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Piccola Biblioteca 218

FERNANDO PESSOA

Lettere alla fidanzata

ADELPHI
DELLO STESSO AUTORE:
FERNANDO PESSOA
Pagine esoteriche
Poesie di Alvaro de Campos
Una sola moltitudine, I
Una sola moltitudine, II
Lettere alla fidanzata
CON UNA TESTIMONIANZA DI OPHÉLIA QUEIROZ

A cura di Antonio Tabucchi

ADELPHI EDIZIONI
TITOLO ORIGINALE: INDICE
Cartas de Amor deFernando Pessoa

Fernando e io DI OPHÉLIA QUEIROZ 9


Lettere di Fernando Pessoa 35
1920 37
1929 91
APPENDICE: Una poesia di Alvaro de Campos 109

Un Faust in gabardine DI ANTONIO TABUCCHI 113

Dodicesima edizione: gennaio 2012

© 1978 EDICÒES ATICA LISBOA


) 1988 ADELPHI EDIZIONI S.P.A. MILANO
WWW.ADELPHI.IT
ISBN 978-88-459-0304-5
FERMANDO E IO
DI OPHÉLIA QUEIROZ
Come lo conobbi

Risposi a un annuncio del « Diàrio de Noti-


cias ». Avevo diciannove anni, ero allegra,
sveglia, indipendente e, contro la volontà dei
miei familiari, decisi di trovare un impiego.
Non ne avevo certo bisogno, dato che essen-
do la più giovane di otto fratelli e l'unica non
sposata mi coccolavano molto e mi davano
tutto ciò che volevo.
Mi ero diplomata in francese dopo cinque
anni di studio, scrivevo e parlavo corrente-
mente il francese commerciale, sapevo scri-
vere a macchina con qualsiasi tipo di tastiera
e conoscevo anche un po' di inglese (Fernan-
do un giorno mi promise che una volta spo-
sati me lo avrebbe insegnato meglio).
Un giorno ricevetti una comunicazione per
la risposta che avevo dato all'annuncio: « Per
questioni che La riguardano La preghiamo
di presentarsi alla Direzione... ». Era una dit-
ta che commerciava in trapani, al numero
42 di Rua d'Assuncào: « Félix, Valladas &
Freitas Limited ». Era appena agli inizi e
indo avanti solo tre mesi, poi fallì. Vi entrai
:ome unica impiegata, con uno stipendio di
liciotto scudi al mese, che a quel tempo era
una discreta somma... Anzi, all'inizio voleva-
no darmene soltanto quindici, e fu proprio
Fernando che insistette per farmi dare
quanto io chiedevo, perché, secondo quanto
mi disse in seguito, « aveva assoluta necessità
di vedermi ancora ». Del resto fin dal primo
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giorno capii che egli mi guardava in un certo de Jesus, col quale successe un episodio di-
modo... vertente. Mi aveva conosciuta in ufficio ma
La ditta era composta da tre soci: Félix, che non si era mai accorto, come del resto gli
aveva messo il capitale; Mario Freitas da Co- altri, che fra me e Fernando c'era del tenero.
sta, che era cugino di Fernando; Valladas, Quando arrivammo a Largo Camóes 1 mi si
che apparteneva alla Guarda Nacional Re- avvicinò, mi salutò e mi disse: « Posso accom-
publicana. Fernando non era propriamente pagnarla o la comprometto? ». « Certo che
un impiegato della ditta, non so neppure se mi compromette » gli risposi.
ricevesse un regolare stipendio. Aiutava il Gli altri componenti del gruppo erano Si-
cugino nella corrispondenza. Traduceva di- mào de Laboreiro, che era direttore di un
rettamente in francese e in inglese ciò che giornale; un fratello di Coelho de Jesus; uno
suo cugino dettava in portoghese. Come è spagnolo, un certo Pantoja, e qualche altro
noto Fernando parlava molto bene le lingue che non ricordo. Spesso apparivano anche
straniere, specialmente l'inglese. I suoi amici molti giovani per chiedere a Fernando la sua
dicevano scherzando che egli pensava addi- collaborazione a giornali e riviste. E lui non
rittura in inglese. Veniva molto spesso in rifiutava mai.
ufficio, un po' perché era molto legato a suo
cugino, e poi perché vi si riuniva spesso a
conversare un gruppo di amici. Fra questi Conobbi Fernando il giorno in cui mi pre-
ricordo Luis de Montalvor,1 che veniva quasi sentai per il colloquio. L'episodio è diverten-
tutti i giorni e che non perdonava a Fernan- te e vale la pena riferirlo. A quell'epoca le
do che egli non pubblicasse la sua opera. Gli ragazze non usavano uscire da sole, e mi ac-
diceva: « Fernando, è un delitto che lei con- compagnò una cameriera di una mia sorella
tinui a essere sconosciuto ». E lui risponde- nella cui casa io allora vivevo, la madre del
va: « Non ha importanza, alla mia morte la- futuro poeta Carlos Queiroz. Quando arri-
scerò qualche baule pieno ». Veniva anche vammo l'ufficio era ancora chiuso e dovem-
Ferreira Comes, e anch'egli nutriva una mo attendere. A un certo punto vedemmo
grande ammirazione per Fernando. Anni che saliva le scale un signore tutto vestito di
dopo, per caso ci saremmo ritrovati al Secre- nero (più tardi seppi che portava il lutto al
tariado Nacional da Informacào. Era un patrigno). Aveva gli occhiali, un cappello
uomo molto scherzoso. E poi c'era Coelho
1. Nome che aveva all'epoca l'attuale Largo D. Joào
1. Poeta e letterato portoghese (1891-1947), fondato- da Càmara, davanti alla stazione del Rossio, nel cuore
re con Pessoa della rivista « Orpheu », portavoce del eli Lisbona. In questa piazza abitava la sorella di Ophé-
Modernismo. lia. Il toponimo ricorre spesso nelle lettere.
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con la falda alzata e nastrata, una cravatta a
farfalla. E portava i pantaloni infilati nelle
ghette, com'era naturale. Non so perché mi
dette una grande voglia di ridere. Solo
controllandomi con un grande sforzo riuscii
a dire, rispondendo alla sua domanda, che
mi trovavo lì per via dell'annuncio sul gior-
nale.
Con molta cortesia ci pregò di attendere,
perché egli non era il proprietario. Entram-
mo nell'ufficio e poco dopo arrivò suo cugi-
no, col quale parlai del lavoro. Fernando as-
sistette a tutto il colloquio, seduto dietro a
una scrivania, con un leggero sorriso sulle
labbra come se trovasse la cosa divertente.
Fui assunta tre giorni più tardi. Mi ricevette
lo stesso Fernando. Al mio arrivo lo trovai
ad attendermi. Si sedette davanti alla mia
scrivania e mi affidò il primo lavoro, la tra-
scrizione di alcuni indirizzi per l'annuario
commerciale. A un certo punto mi disse ti-
midamente: « Signorina, vorrei avvertirla di
una cosa: nella guida delle scale c'è un
buco... stia attenta a non inciampare... ». Poi
tacque e dopo qualche minuto disse ancora:
« C'è un'altra cosa di cui vorrei avvertirla.
Uno dei proprietari, il signor Valladas, è un
po' rude. Non è una cattiva persona, sa, ma Ophélia Queiroz all'epoca del namoro
è della Guarda Nacional Republicana, e non con Fernando Pessoa
vorrei che i suoi modi potessero turbarla... ».
Disse tutto questo con aria un po' circospet-
ta, ma con molta amabilità. E poi comincia-
rono le occhiate... il corteggiamento...
Quello stesso giorno successe anche un epi-
sodio divertente. Io stavo scrivendo a mac-
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china. Qualcuno entrò nella stanza, non ri-
cordo chi, e disse: « Fernando, ci vorrebbe
un bacetto su quel collo, non trova? ».
« Non trovo » rispose lui seccamente, visibil-
mente infastidito. Più tardi mi disse che era
già la gelosia...
Fernando era molto geloso, ma non si arrab-
biava, non diceva niente. Soffriva. Non gli
piaceva che portassi dei vestiti scollati o che
mi intrattenessi a chiacchierare coi giovanot-
ti. Un giorno mi disse: « Oggi per la prima
volta sono stato geloso degli occhi di mio cu-
gino ». Gliene chiesi la ragione. « Perché io
ieri non ti ho visto, ed essi invece ti hanno
visto » mi rispose. Era un lunedì, e la dome-
nica avevo incontrato casualmente suo cugi-
no per strada. Un'altra volta mi vidi arrivare
un bigliettino dove c'era scritto: « Stavi fa-
cendo gli occhi dolci a Pantoja ». Ma gli pia-
ceva anche ingelosirmi, per vedere la mia
reazione. Un giorno venne fuori con un epi-
sodio che gli era capitato in tram. Commen-
tando il potere e la forza che certe persone
posseggono mi raccontò che una volta, fis-
sando i capelli biondi di una signora che se-
deva davanti a lui, aveva fatto sì che essa si
voltasse e che lo guardasse con insistenza.
Capii subito con quale intenzione mi raccon-
tava l'episodio, e per molto tempo gli parlai
della signora bionda, fingendo di esserne ge-
losa. Lui era deliziato e si adoperava per con-
vincermi che la signora bionda non esisteva.
Fernando era molto superstizioso, specie con
i cani che guaivano. Diceva che quando tor-
nava a casa i cani guaivano al suo passaggio,
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e questo significava che c'era qualcosa in lui una parola mi baciò appassionatamente, fol-
che li faceva guaire. lemente.
Si riferiscono a quell'episodio i primi versi
che egli mi dedicò; versi che purtroppo
smarrii, ma che non ho mai dimenticato.
La prima lettera
Fiquei louco, fiquei tonto,
Un giorno in ufficio mancò la luce. Il signor Meus bejos foram sem conto,
Freitas non c'era e Osório, il piccolo fattori- Apertei-a cantra mim,
no, era uscito per una commissione. Fernan- Enlacei-a nos meus brafos,
do andò a prendere un lume a petrolio, lo Embriaguei-me de abracos,
accese e lo collocò sulla mia scrivania. Pochi Fiquei louco e fot assim.
minuti prima dell'ora di chiusura mi lasciò Da-me beijos, dà-me tantos
cadere sulla scrivania un bigliettino dove c'e- Que enleado em teus encantos,
ra scritto: « La prego di restare ». Io indu- Preso nos abrafos teus,
giai a uscire. Mi ero già accorta dell'interesse Eu nào sinta a pròpria vida
che Fernando provava per me e anch'io, lo Nem a minha alma, ave perdida
confesso, provavo una certa simpatia per No azul-amor dos teus céus.
lui... Mi stavo infilando il cappotto quando
egli entrò nella mia stanza. Si sedette sulla Boquinha dos meus amores,
mia seggiola, posò il lume che reggeva in Lindinha como as flores,
mano e proteso verso di me, all'improvviso, Minha boneca que tem
si dichiarò come Amieto si dichiara a Ofelia: Bracinhos para enla^ar-me
« Oh! Cara Ofelia! Maneggio male i miei E tantos beijos p'ra dar-me
versi, ho poca arte per misurare i miei sospi- Quantos eu Ihe dou também.
ri, ma ti amo all'estremo! Oh, fino all'ultimo Botào de rosa menina,
estremo, credilo! ». Carinhosa, pequenina,
Naturalmente restai molto turbata, e senza Corpinho de tentacào,
sapere che atteggiamento assumere finii di Vem morar na minha vida,
infilarmi il cappotto e mi accomiatai frettolo- Da em ti terna guarìda
samente. Fernando si alzò, col lume in Ao meu pobre coragào...1
mano, per accompagnarmi alla porta. Ma
improvvisamente lo posò su una mezza pare- \. « Sono ammattito, sono instupidito, / non ho potu-
te divisoria e senza che me lo aspettassi mi to contare i miei baci, / l'ho stretta contro di me, / l'ho
prese per la vita, mi abbracciò e senza dire allacciata
'
fra le braccia, / mi sono ubriacato di abbrac-
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Interdetta e confusa andai a casa. Passarono eccetera. Forse perché ero molto giovane e
alcuni giorni e Fernando si comportò come di indole scherzosa, Fernando non riusciva
se non fosse accaduto niente, tanto che decisi a convincersi che mi piacesse davvero; e me
di scrivergli una lettera chiedendogli spiega- lo confessava, come ad esempio in questi
zioni. Ciò dette origine alla sua prima lettera versi che un giorno mi mandò:
datata 1° marzo 1920. Fu così che cominciò
il nostro namoro.1 Os meus pombinhos voaram.
Elles pr'a alguem voariam.
Eu so sei que m'os tiraram;
Nào sei a quem os dariam.
Il « namoro » Meus pombinhos, meus pombinhos,
Que ja nào tèm os seus ninhos
Ci vedevamo tutti i giorni in ufficio dove, Ao pé de mim.
come ho già detto, Fernando veniva in quali- Sào assim os meus carinhos
tà di traduttore e di amico. Tutto cominciò Matam-os todos assim!!
con sguardi, bigliettini, messaggi che mi la-
sciava di soppiatto sulla scrivania. E anche Kssendo molto minuta e magrolina (però
piccoli regali che al mattino trovavo nel cas- avevo braccia e gambe rotondette, una figu-
setto. Conservo ancora qualche biglietto: ra graziosa), e dato che non mi truccavo,
« Kiss me »; « Dammi un bacetto, vuoi? »; sembravo ancor più giovane di quanto non
« Non è niente, Bebé geloso, poi te lo dico »; lo fossi. Avevo allora diciannove anni, dun-
que fra me e Fernando c'era una differenza
di dodici anni. Lui mi trovava molto diver-
ci, / sono ammattito, ed è stato così. // Dammi dei baci, tente. Per tenerezza mi chiamava « Bebé »,
dammene tanti / che avvinto nei tuoi incanti, / prigio- « Bebé piccolino », « Bébézinho ». Scrisse
niero degli abbracci tuoi, / io non senta neppure la
stessa vita / né l'anima mia, uccello perduto / nell'az- anche dei versi sul mio aspetto. Eccoli:
zurro-amore dei tuoi cicli. // Boccuccia dei miei amori,
/ graziosa come i fiori, / mia bambola che ha / braccine O meu amor è pequeno,
per allacciarmi / e tanti baci da darmi / quanti anche Pequenino nào o acho.
io gliene do. // Bocciolo di rosa bambina, / tenera, pie-
colina, / corpicino di tentazione, / vieni ad abitare nella
mia vita, / offri in te tenero riparo / al mio povero
cuore... ». 1. « I miei piccioni sono volati. / Verso qualcuno do-
1. Namoro è il periodo di relativa intimità che di solito vevano volare. / Io so soltanto che me li hanno tolti; /
precede il fidanzamento ufficiale. Piuttosto che tra- non so a chi li potrebbero dare. // Piccioni miei, piccio-
durlo con « flirt », « amoreggiamento » e simili si è ni miei, / che non hanno più i loro nidi / accanto a me.
preferito mantenere l'originale. / Così sono le mie tenerezze / le uccidono tutte così ».
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Urna pulga deu-lhe um coice, una sorpresa quando arrivavo. Un giorno
Deitou-o da cama abaixo.l trovai una scatola di fiammiferi con due Mei-
guinhos dentro. I Meiguinhos erano una cop-
O anche questi: pia di minuscoli bambolotti che andavano di
Eu tenho um Bebé moda a quell'epoca, un uomo e una donna
Que è fatti di fil di ferro ricoperto di seta. Non li
Quanto ao tamanho
posseggo più. Un'altra volta trovai un brac-
Assim: cialetto di filigrana, che ho sempre usato e
che conservo ancora. Infine due scatoline
Quanto ao amar que Ihe tenho dorate, sempre di filigrana, molto belle. E
està linha da a volta ao mundo
Ai de mim!2
conservo anche un medaglione di smalto,
con due piccoli gatti, che Fernando mi rega-
Un giorno arrivò in ufficio con un regalo. lò perché ci mettessi la sua fotografia, cosa
Era una seggiolina da bambola, alta un pal- che non potei mai fare, dato che l'unica foto-
mo, di paglia rossa, perché io mi ci sedessi. grafia sua che possedevo (com'è noto non gli
L'aveva comprata in Praca da Figueira. Mi piaceva affatto farsi fotografare) era molto
disse: « Quando ci sposeremo comprerò un grande, non entrava nel medaglione e mi
panchettino perché tu ci salga sopra per dar- spiaceva di sciuparla ritagliandola. Vi misi
mi un bacio quando io torno a casa. Io entro invece una fotografia di mio nipote Carlos, e
e faccio: "Non avete mica visto mia moglie vi è ancora.
da queste parti?". Allora tu ti fai vedere e io Fernando, che sapeva bene quanto fossi
dico: "Ah, eri qui! Sei così piccola che non ti ghiotta, mi regalava spesso cioccolatini e ca-
avevo visto" ». ramelle. Dentro una scatola di caramelle un
Era di una delicatezza e di una tenerezza im- giorno trovai questi versi:
mense. Quasi tutti i giorni mi portava un pic- Bombom è um doce
colo regalo che nascondeva nei cassetti della Eu ouvi dizer
mia scrivania, come ho già detto, per farmi Nào que isso fosse
Bom de saber
O doce emfim
1. « II mio amore è piccolo, / piccolino non lo trovo. Nào è para mim. '
/ Una pulce gli ha dato un calcio, /lo ha buttato giù dal
letto ».
2. « Io ho un Bebé / che è / quanto alla dimensione / 1. « II bonbon è un dolce / l'ho sentito dire / non che
così: / quanto all'amore che gli voglio / questa linea fa ciò fosse / buon da sapere / il dolce poi / non è per
il giro del mondo / povero me! ».
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Conservo anche una sua pipa. Fumava pro- re di Sidónio Pais che mi offrì ma che pur-
prio tanto, pipa e sigarette. troppo sono andati perduti, così come sono
Aveva le punte delle dita gialle. Io lo sgrida- andate perdute le altre poesie che prima ho
vo spesso e per scherzo gli dicevo: « Un gior- ricordato. Le sue idee monarchiche erano
no o l'altro ti rubo codesta pipa ». E gliela note. Tuttavia teneva a specificare: « Io non
rubai per davvero. Lui trovò la cosa molto sono monarchico, sono talassa.1 Non posso
divertente, come del resto trovava divertente passare davanti al caffè della Brasileira
tutto quanto facessi o dicessi, e non me la perché mi aggredirebbero. Passo sull'altro
chiese mai indietro. La posseggo ancora. marciapiede, altrimenti mi becco una basto-
Ci vedevamo tutti i giorni, quando uscivo nata ».
dall'ufficio, quasi sempre davanti alla Libre-
ria Inglese in Rua do Arsenal, dove Fernan-
do era solito comprare i giornali. E poi ci Fernando mi adorava e aveva degli improv-
scrivevamo molto. Di solito le lettere mi era- visi momenti di passione che mi spaventava-
no recapitate dal fattorino dell'ufficio. Il no- no ma che contemporaneamente mi lusinga-
stro fu un namoro semplice, e in certa misura vano. Per esempio, un giorno che suo cugino
uguale a quello di tutti, sebbene Fernando era uscito entrò nella mia stanza. Senza dire
non avesse mai voluto presentarsi a casa mia, una parola mi prese in braccio, mi portò nel-
come sarebbe stato normale per un innamo- la stanza accanto, mi mise su una sedia e si
rato. Mi diceva: « Sai, devi capire che è una inginocchiò ai miei piedi dicendomi le più
cosa da persone comuni, e io non sono una grandi tenerezze. Un'altra volta, mentre era-
persona comune ». Io lo capivo e lo accetta- vamo alla fermata del tram in Rua de Sào
vo così com'era. Spesso mi diceva anche: Bento, mi spinse dentro un portone. Lì per
« Non dire a nessuno che noi "amoreggia- lì non capii che cosa stesse succedendo, pen-
mo". È ridicolo. Noi ci amiamo ». sai anzi che magari, data la sua timidezza,
Passeggiando parlavamo di tutto: delle cose avesse notato una persona conosciuta e vo-
più semplici, delle sue aspirazioni, della fa- lesse evitare che fossimo visti insieme. E in-
miglia. Mi ricordo che diceva di essere « si- vece, senza che me lo aspettassi, mi abbracciò
donista ».' Un giorno scrisse dei versi in ono- con forza e mi baciò: un bacio lunghissimo,

1. Sidónio Pais, maggiore dell'esercito portoghese, 1. Così, dall'omonima parola greca che apriva un ap-
già matematico dell'Università di Coimbra, nel 1917, pello inviato dal Brasile ai monarchici portoghesi, si
con l'appoggio del partito monarchico, impiantò una e hiamarono i partigiani di Joào Franco, presidente del
dittatura a regime presidenzialista che fu causa di Consiglio nel 1906 e autore di un colpo di stato al
grandi turbamenti sociali. Fu assassinato nel 1918. quale mise fine il regicidio del 1908.
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veramente lunghissimo. Oppure, non so, ca- le piccole smorfie e mi tirava baci. Poi scen-
pitava che stessimo parlando con tutta calma deva per la via (pare impossibile, per un
e all'improvviso mi dicesse una cosa che non uomo come lui...) salendo e scendendo i gra-
c'entrava niente, per esempio: « acido solfo- dini di ogni porta a saltelli, perché io mi di-
rico ». Ma detto con una grande passione. vertissi. E poi il lunedì, quando ci vedevamo,
Fra il marzo e l'aprile di quell'anno lasciai commentavamo la scena e ridevamo come
gli uffici « Felix & Valladas » e mi impiegai matti.
nella ditta « C. Dupin », nel Cais do Sodré.1 Fernando di solito era molto allegro. Rideva
Tutti i giorni Fernando mi accompagnava come un bambino e trovava sempre il lato
dal Cais do Sodré fino a casa di mia sorella, divertente delle cose. Soleva dire: « Hai sen-
nel Rossio. I miei genitori vivevano in Rua latito? », invece di « hai sentito? ».1 Quando
dos Poiais de Sào Bento, angolo Rua Caeta- usciva per farsi lucidare le scarpe mi diceva:
no Palha, ma io passavo gran parte del mio « Vengo subito, vado un attimo a lavarmi i
tempo in casa di mia sorella maggiore, che piedi dall'esterno ». Un giorno mi mandò
aveva venti anni più di me. Mi trattava come questo biglietto: « II mio amore è piccolino,
una figlia, mi adorava, e poiché aveva un ha le mutande color rosa ». Io mi arrabbiai.
unico figlio (il futuro poeta Carlos Queiroz) All'uscita dell'ufficio gli dissi con aria offesa:
apprezzava moltissimo la mia compagnia. E « Fernando, come può sapere se le mie mu-
anch'io, data la mia giovane età e la mia in- tande sono rosa, lei non le ha mai viste... »
dole allegra, preferivo stare da lei piuttosto (ci davamo sia del lei che del tu). E lui mi
che a casa mia. Mia madre, poveretta, stava rispose ridendo: « Non ti arrabbiare, Bebé,
giorni interi senza vedermi, finché presa dal- tutte le bebé piccoline hanno le mutande
la nostalgia non mi pregava di fare ritorno. rosa ».
Nei periodi in cui restavo a casa mia, io e Poco tempo dopo cambiai di nuovo lavoro.
Fernando combinavamo un'ora perché io Mi impiegai come traduttrice in una ditta di
stessi affacciata alla finestra quando lui pas- materiale di aviazione che aveva sede a Be-
sava, per poterci almeno vedere. Mi mettevo lém. 2 Fernando veniva a prendermi tutti i
alla finestra all'ora convenuta e lo vedevo ar- giorni e conversavamo durante tutto il per-
rivare. Passava sul marciapiede di ^fronte, corso del tram. A quel tempo era molto
con fare indifferente, con la discrezione che preoccupato, perché doveva traslocare da
lo caratterizzava, e di nascosto mi faceva del-
. In originale ouvìstaste invece di ouviste.
1. Piazza di Lisbona, di fronte all'omonimo molo, sul - Quartiere alla periferia ovest di Lisbona, dove è
porto, dove c'è la stazione della piccola linea ferrovia- l'omonima torre manuelina che domina la foce del
ria Lisbona-Cascais. 'lago.
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Benfica per una casa in Rua Coelho da Ro- una volta mi disse scherzando: « E se finges-
cha, all'Èstréla. Sua madre, che viveva nel simo di sbagliarci e prendessimo un tram
Transvaal con le sorelle, lo aveva incaricato per il Poco do Bispo? ».
di trovare loro una casa a Lisbona, e lui do- L'ufficio dove lavoravo fu trasferito in Rua
veva occuparsi di tutto da solo. Morais Soares, e così Fernando cominciò a
È noto che Fernando era molto solo. Spesso venirmi a prendere là. In quel momento lui
non aveva chi si interessasse di lui, ed egli se lavorava come corrispondente commerciale
ne lagnava. Era veramente molto innamora- nella ditta Toscano, in Rua de Sào Paulo. Vi
to di me, posso affermarlo, e aveva una ne- lavorava anche la domenica mattina, e di lì
cessità enorme della mia compagnia, della mi telefonava. Però a Fernando non piaceva
mia presenza. In una lettera mi dice: « Non affatto parlare al telefono.
puoi immaginare la nostalgia di te che provo Per poterci vedere anche la domenica, io, in-
in questa circostanza di malattia, di abbatti- vece di andare a messa alla chiesa di San Do-
mento e di tristezza ». E lo dimostra questa mingos, come ero solita fare, cominciai ad
quartina che scrisse per me: andare alla chiesa della Conceicào Velha,
Quando passo um dia inteiro perché così Fernando (lui non veniva a mes-
sem ver o meu amorzinho sa, era credente ma non praticante) mi ac-
cobre-me um frio de Janeiro compagnava a casa e avevamo più tempo per
no Junho do meu carinho.1 conversare strada facendo. Molte volte mi
chiese di uscire anche il pomeriggio, me lo
Nel maggio del 1920 la compagnia dei tram chiede perfino in una lettera; ma non fu mai
proclamò uno sciopero di alcuni giorni e così possibile. I miei genitori, specie mio padre,
dovemmo andare a Belém in treno. Affinchè che era all'oscuro di tutto, erano molto seve-
mio padre non si accorgesse di niente, io ri, e non mi era facile trovare un pretesto
prendevo il treno a Santos, e Fernando al per uscire.
Cais do Sodré. Avevamo tutto il tempo del l'ornando era una persona molto speciale.
viaggio per conversare (non dico « amoreg- Tutta la sua maniera di essere, perfino nel
giare », perché a Fernando non piaceva la vestire, era speciale. Ma forse io allora non
parola). Quando lo sciopero terminò ripren- me ne accorgevo, perché ero troppo inna-
demmo il nostro solito tram, ma siccome a morata. La sua sensibilità, la sua tenerezza,
Fernando il percorso pareva troppo breve, la sua timidezza, la sua eccentricità mi incan-
lavano. A volte era un po' assente, ad esem-
1. « Quando passo un giorno intero / senza vedere il pio quando si presentava come Alvaro de
mio amore / mi copre un freddo di gennaio / nel giu- ( lampos. Mi diceva: « Sai, oggi non ero io, al
gno della mia tenerezza ». mio posto è venuto il mio amico Alvaro de
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Campos... ». In quei momenti si comportava punto » mi rispose. Un'altra volta mi disse:
in un modo completamente diverso dal suo: « II tuo amore per me è quasi carità cristia-
era sconclusionato, diceva cose senza senso. na. Sei così giovane e graziosa, e io così vec-
Un giorno mi disse: « Gentile signorina, ho chio e brutto ».
una commissione per lei: dovrebbe buttare Un altro episodio. Il compleanno di Fernan-
l'abietta immagine di quel tale Fernando do era il tredici di giugno, giorno di santo
Pessoa in un secchio pieno d'acqua, a testa Antonio (lui diceva di chiamarsi Fernando
in giù ». Io gli obiettai:« Detesto Àlvaro de perché il nome secolare di santo Antonio era
Campos, mi piace solo Fernando Pessoa ». Ibernando Bulhào), e il mio compleanno era
« Chissà poi perché, » riprese lui « guarda il quattordici. C'è un errore anagrafico sul
che invece a Campos piaci molto ». mio certificato di nascita, perché risulto nata
Raramente parlava di Caeiro, di Reis o di il diciassette. A proposito della differenza
Soares. del nostro compleanno, Fernando commen-
tava: « Meno male che non compiamo gli
anni nello stesso giorno, perché le coppie
che sono nate nello stesso giorno non sono
Fernando, specialmente quando era giù di I dici ». E citava come esempio il caso di re
morale, non riusciva a credere che io lo Don Carlos e di Donna Amelia.1
amassi. In una lettera mi dice: « Se non puoi
amarmi, fingilo, ma fingilo così bene che io
non possa accorgermene ». E in questa quar- Fernando era estremamente riservato. Par-
tina: l.iva pochissimo della sua vita intima; non
O meu amorja nào me quer iivcva neppure un vero amico intimo (a quel
Ja me esquece e me desama Icinpo Sà-Carneiro era già morto).2 In una
Tào pouco tempo a mulher lei i era mi dice: « Non c'è nessuno che sappia
Leva a provar que nào ama.l del mio amore per te, perché non mi sono
i rinlìdato con nessuno ».
Un giorno, passeggiando per la Calcada da I ina persona che frequentava molto all'epo-
Estréla, mi disse: « II tuo amore per me è
grande come quell'albero ». Io finsi di non
capire. « Ma non c'è nessun albero... ». « Ap- I I >on Carlos de Braganga, penultimo re portoghese,
In .issassinato assieme al figlio in una piazza di Lisbo-
n.i nel 1908.
1. « II mio amore più non mi vuole / già mi scorda e ' M.i rio de Sà-Carneiro, grande amico di Pessoa,
non mi ama / così poco tempo la donna / impiega a <••.) M inclite di punta del primo Modernismo portoglie-
provare che non ama ». li morto suicida a Parigi nel 1916, a ventisei anni.
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ca, e presso cui soleva cenare una volta la
settimana, era Lobo d'Avila,1 che viveva in
Praga Rio de Janeiro, oggi Principe Real. Gli
altri erano solo amici di caffè. Ci sono varie
prose di Fernando che dicono quanto egli
fosse riservato: « Ho la necessità di nascon-
dere il mio intimo agli sguardi ». Oppure:
« Non voglio che nessuno sappia ciò che sen-
to ». E ancora: « Fernando Pessoa sente le
cose ma non si muove, neppure dentro di
sé ».

Il nostro namoro durò fino al novembre del


1920. La sua ultima lettera porta la data del
29 di questo mese. Piano piano egli si allon-
tanò da me, fino a che cessammo completa-
mente di vederci. E non ci fu una ragione
concreta. Egli stette alcuni giorni senza farsi
vedere e senza scrivermi, perché diceva che
non si sentiva la testa a posto e voleva ricove- II percorso più lungo per accompagnare Opheha
rarsi in una clinica psichiatrica. dall'ufficio a casa, disegnato da Pessoa
Ci incontrammo ancora, per caso, due o tre (in margine l'annotazione « strategia »)
volte, ma non ci parlammo neppure.

// ritratto
Passarono nove anni. Un giorno mio nipote
Carlos Queiroz portò a casa quella famosa

1. Si tratta con probabilità di Artur Eugenio Lobo


d'Avila, scrittore e giornalista portoghese nato nel
1856 e morto nel 1945.

30
fotografia di Fernando, scattata da Manuel
Martinho da Hora, che lo ritrae mentre beve
un bicchiere di vino nella mescita Abel Perei-
i a da Fonseca. C'era questa dedica: « Carlos,
questo sono io da Abel, cioè ormai vicino al
Paradiso Terrestre, d'altronde perduto. Fer-
nando, 29.9.29 ». Mi piacque molto, come è
comprensibile, e dissi a mio nipote che avrei
voluto averne una anch'io. Carlos lo riferì a
l'ornando, che qualche giorno dopo me ne
mandò una uguale con questa scritta: « Fer-
nando Pessoa in flagrante delitro ».
( Mi scrissi per ringraziarlo ed egli mi rispose.
Ricominciammo allora il nostro namoro. Era
il 1929. Io in quel momento non lavoravo
|>iù e vivevo in casa di mia sorella. Fernando
CHI diverso. Non soltanto tìsicamente (era
abbastanza più grasso), ma principalmente
nel modo di essere. Era sempre nervoso, vi-
veva ossessionato dalla sua opera. Spesso mi
« l i c e v a di avere paura di non potermi fare
(elice, a causa del tempo che doveva dedica-
i c alla sua opera. Un giorno mi disse: « Dor-
ino poco e con un foglio e una penna sul
i omodino. Durante la notte mi sveglio e scri-
vo, ho necessità di scrivere, sarebbe una sec-
( adira per te, non potresti neanche dormire
ir.mquillamente ». E poi temeva di non po-
Icrini offrire il livello di vita al quale ero abi-
t u a t a . Non voleva lavorare tutti i giorni, per-
« he voleva anche delle giornate per sé, per
1.1 sua vita privata, che era la sua opera. Si
( e «meritava, per vivere, dell'essenziale; il re-
,«tlo gli era indifferente. Non aveva ambizioni
ne vanità. Era semplice e leale. Mi diceva:
31
« Non dire mai a nessuno che sono un poeta. si di passare dalla Rua do Ouro, nella spe-
Tutt'al più faccio dei versi ». ranza di incontrarti. Ebbene, non ti incon-
Fu solo allora che Fernando cominciò a fre- trai, ma incontrai tua sorella. Le chiesi di te,
quentare la mia casa, ma in qualità di amico ti mandai il mio ricordo attraverso di lei: e
di mio nipote Carlos, col quale si trovava ciò mi dette un po' di consolazione ».
molto bene. Entrava, salutava timidamente Anche dopo aver cessato completamente di
e ci mettevamo tutti e tre in salotto a conver- vederci e di scriverci, continuammo a scam-
sare. Parlavamo di poesia, di libri, di amici biarci gli auguri di buon compleanno per te-
come Sà-Carneiro e Antonio Botto.1 Sebbe- legramma. L'ultimo che ricevetti è del 1935,
ne la sua tenerezza per me fosse immutata, anno della sua morte.
io sentivo che lui era cambiato. Del resto non Un giorno suonarono alla porta e la came-
risposi alle sue ultime lettere perché non c'e- riera ritornò con un libro. Era Mensagem,
ra niente da rispondere. Non valeva la pena. con una dedica di Fernando. Quando chiesi
Sentivo che erano lettere senza risposta. alla ragazza chi lo avesse portato, capii dalla
Forse per un'altra donna non sarebbe stato sua descrizione che era venuto lui stesso.
possibile avere un amore con Fernando. Ma Corsi alle scale, ma con mio grande dispiace-
io lo capivo. Lo capivo e mi piaceva. Non re non riuscii a vederlo. Poco prima che mo-
avvertivo neppure ciò che poteva esserci di risse, mio nipote Carlos lo incontrò al Mar-
ridicolo nelle sue eccentricità. li nho da Arcada e Fernando gli chiese come
Continuammo a vederci e a scriverci fino al slavo. Poi gli strinse le mani con forza e con
gennaio del 1930. A quel tempo Fernando gli occhi pieni di lacrime gli disse: « Che ani-
mi diceva costantemente di essere pazzo. Del ma bella! Che anima bella! ».
resto basta leggere le sue ultime lettere per
capire in quale stato di spirito si trovasse. (La presente testimonianza è stata raccolta e tra-
Penso che mi amasse ancora. Credo che non filila dalla nipote della Signora Queiroz, Maria
cessò mai di pensare a me, neanche durante da Graga Queiroz, alla quale si deve anche la
quei nove anni in cui non ci vedemmo. Una trascrizione delle lettere di Pessoa).
volta mi disse: « A volte accadono cose incre-
dibili. Avevo una grande nostalgia di te.
Avrei voluto rivederti. Come sai io passavo
sempre dalla Rua Augusta, e un giorno deci-

1. Antonio Botto (1897-1959), finissimo poeta di gu-


sto estetizzante, sul quale Pessoa scrisse un saggio cri- I,'unico volume di versi in portoghese icato
tico molto discusso. vita da Pessoa, nel 1935.
32 33
LETTERE DI FERNANDO PESSOA
1920
1° marzo 1920
Ophelinha,
per mostrarmi il suo disprezzo, o se non al-
tro la sua effettiva indifferenza, non era ne-
cessario il palese camuffamento di un discor-
so così lungo, né tutta la serie di « ragioni »
così poco sincere e convincenti che lei mi ha
scritto. Bastava dirmelo. Perché così ho com-
preso ugualmente, ma mi ha addolorato di
più.
Se preferisce a me il giovanotto che la cor-
Icggia e che evidentemente le piace molto,
come posso avermene a male? Lei, Opheli-
nha, può preferire chi vuole: non è certo ob-
bligata ad amarmi, né deve (a meno che non
oglia divertirsi) fingere di amarmi.
hi ama davvero non scrive lettere che sem-
hi ano requisitorie avvocatesche. L'amore non
studia così tanto le cose, né tratta gli altri
tome rei da « incastrare ».
Perché non è franca con me? Che gusto pro-
a far soffrire chi non le ha fatto alcun
male - né a lei né a nessun altro —, chi sente
là fin troppo il peso e il dolore della propria
/ila isolata e triste senza che altri debbano
,111 meritarli creando false speranze, mostran-
do finti affetti? E a quale prò, poi, con quale
>po?
Riconosco che tutto ciò è comico, e la parte
più comica di tutto sono io. Io stesso troverei
Li cosa divertente, se non la amassi tanto e se
39
avessi tempo per pensare ad altro e non alla rispondere a quanto mi chiede, le altre cose,
sofferenza che lei gode nel causarmi senza mio amoruccio caro (speriamo che Osório
che io, se non per il fatto di amarla, me lo non stia a guardare), dovrei scriverti molto
meriti: e sono fermamente convinto che di più, e non posso.
amarla non è ragione sufficiente per merita- Scusami, sì?
re simile sofferenza. Fernando Pessoa
Le mando il « documento scritto » che mi
chiede. La mia firma è autenticata dal notaio
Eugenio Silva.
Fernando Pessoa

19 marzo 1920
alle 4 del mattino
Amore mio, mio caro Bebé,
18 marzo 1920 sono le quattro circa del mattino e, nono-
si ante abbia il corpo dolorante e avido di ri-
Le sono molto grato per la sua lettera. Ho poso, desisto definitivamente di cercare di
passato dei momenti molto spiacevoli per dormire. Sono tre notti che mi succede la
motivi che può immaginare. Per di più sono sicssa cosa, ma oggi veramente è stata una
due notti che non dormo, poiché l'angina mi delle più orribili che ho passato in vita mia.
procura una costante salivazione, e mi succe- fortunatamente per te, amore mio, non
de stupidamente di dover sputare ogni due puoi immaginarlo. Non si trattava soltanto
minuti, il che non mi lascia riposare. Ora mi dell'angina, con quella stupida necessità di
sento al contempo un po' meglio e un po' dover sputare ogni due minuti, che mi impe-
peggio di stamani: la gola mi brucia di meno, diva il sonno. Il fatto è che, anche senza feb-
ma in compenso ho la febbre, che al mattino bre, deliravo, mi sentivo impazzire, avevo
non avevo. (La prego di notare che questa voglia di gridare, di gemere a voce alta, di
lettera è scritta nello stesso stile della sua, I.ne mille cose insensate. Questo dipende
perché Osório è qui accanto al letto, dove io non solo dall'influenza diretta del malessere
sto scrivendo, e naturalmente ogni tanto dovuto alla malattia, ma perché ieri ho pas-
butta un'occhiata su ciò che scrivo). s.uo la giornata afflitto per via delle cose, che
Non mi è possibile scrivere di più, a causa i u n i si risolvono, relative all'arrivo della mia
della febbre e del mal di testa che ho. Per I.muglia. E oltretutto ho appreso da mio cu-
40 41
gino, che è venuto a trovarmi alle sette e na compagnia: né era da aspettarselo. Perciò
mezzo, una serie di notizie sgradevoli che a quest'ora della notte mi pare di essere in
non mette conto raccontarti, perché per for- un deserto. Ho molta sete e non c'è nessuno
tuna, amore mio, non hanno niente a che che mi possa dare qualcosa. Mi sento impaz-
fare con te. E infine c'è il fatto di essermi zire per la solitudine, e non c'è nessuno che
ammalato proprio in una circostanza in cui mi possa vegliare un po' mentre io tento di
ho tante cose urgenti da fare, cose che non addormentarmi.
posso delegare ad altri. Ho molto freddo. Mi corico un po' per finge-
Capisci, mia piccola adorata, qual è lo stato re di riposarmi. Non so quando ti manderò
di spirito in cui ho vissuto in questi giorni, questa lettera o se aggiungerò ancora qual-
soprattutto questi ultimi giorni? E non im- cosa. Ah, mio amore, mio Bebé, mia piccola
magini la nostalgia folle, la nostalgia costante bambola, potessi averti con me! Molti, molti,
che ho avuto di te. Ogni volta la tua assenza, molti, molti, molti baci dal tuo, sempre tuo
anche solo da un giorno all'altro, mi prostra. Fernando
Ed ecco che mi capita di non poterti vedere
per tre giorni di seguito!
Dimmi una cosa, amore mio: perché nella
tua seconda lettera, quella che mi hai man- ore 9 del mattino
dato ieri per Osório, fai capire di essere così
abbattuta e triste? Capisco che tu possa avere
nostalgia della mia presenza: ma ti riveli di Mio caro piccolo amore,
un nervosismo, di una tristezza e di un ab- è stato davvero un toccasana l'averti scritto
battimento tali che la tua lettera mi ha pro- quanto sopra. Subito dopo mi sono coricato
curato un grande dolore. È successo qualco- senza nessuna speranza di addormentarmi,
sa, amore mio, oltre alla nostra separazione? e invece ho dormito tre o quattro ore filate.
Ti è successo qualcosa di peggio? Perché Non molto, ma non puoi sapere il bene che
parli in un tono così disperato del mio amo- mi ha fatto. Mi sento molto più sollevato. E
re, come se tu dubitassi di esso, quando non sebbene la gola sia ancora infiammata e gon-
ne hai nessun motivo? lia, il fatto che le mie condizioni generali sia-
Sono totalmente solo, posso ben dirlo, dato no così migliorate significa, credo, che la ma-
che le persone di questa casa (che comunque laitia sta passando.
mi hanno curato benissimo) mi trattano con Se il miglioramento si accentua, forse oggi
perfetta formalità, e appaiono durante il stesso vengo in ufficio, ma senza trattener-
giorno solo per portarmi una tazza di brodo, iiiid molto; e allora io stesso ti consegnerò la
il latte o le medicine; e non mi fanno nessu- presente. Spero molto di poter venire, anche
42 43
perché ho delle faccende urgenti da sbrigare in queste cose, pensare che gli altri sono stu-
che posso trattare stando in ufficio pur senza pidi.
spostarmi in giro per la città. Di qui, tuttavia, Su questa tale « persona » e su quanto di lei
mi è impossibile occuparmene. mi hai detto (naturalmente perché te lo han-
Addio, mio angioletto Bebé. Ti ricopre di no riferito), avrei due osservazioni da fare:
baci pieni di nostalgia il tuo, sempre sempre 1. che essa « sa » che io sono innamorato di
tuo te; 2. che « sa » che sono innamorato di te
Fernando con idee poco serie.
Ora, cominciamo da questo: nessuno può sa-
pere se io sono innamorato di te, perché io non
ho mai fatto confidenze a nessuno. Suppo-
niamo tuttavia che questa « persona rispetta-
bile » non « sappia » ma immagini che io
sono innamorato di te. Poiché la sua immagi-
19 marzo 1920 nazione deve pure basarsi su qualcosa, que-
sta persona avrebbe colto qualche nostro
Mio Bebé piccolo (e attualmente molto cat- sguardo, o avrebbe notato qualcosa fra noi
tivo), (diciamo meglio, in questo caso, qualcosa di
accludo qui la tua lettera, che ti avevo man- mio verso di te). Ciò significa che si tratta di
dato a casa attraverso Osório. Spero di po- una persona di questo ufficio, o che lo fre-
tertele consegnare entrambe domani, quan- quenta con una certa assiduita, oppure che
do verrò ad aspettarti all'uscita degli uffici riceve informazioni da chi viene qui assidua-
Dupin. mente. Ma, per potere affermare, in base ad
Quanto all'informazione che ti hanno dato affermazioni altrui, che io sono innamorato
su di me, non solo voglio ripeterti che è inte- di te, questa tale persona, se non è qualcuno
ramente falsa, come dirti anche che la « per- che frequenta quest'ufficio, può essere sol-
sona rispettabile » che ha dato questa infor- in rito qualche familiare di mio cugino (a cui
mazione a tua sorella o si è inventata tutto egli abbia eventualmente confidato « sospet-
quanto e dunque, oltre che bugiarda, è paz- t i » sul mio amore per te), oppure un fami-
za; oppure che questa persona non esiste e liare di Osório.
tua sorella se l'è inventata (non dico che ab- Tutte queste sono supposizioni, e anche que-
bia inventato la persona, ma che abbia inven- sf idea che si tratti di un familiare di qualche
tato che una certa persona abbia detto una impiegato del mio ufficio significa concedere
cosa che nessuno poteva dirle). troppo al fatto che qualcuno sappia che io
Senti bene, amore mio: è sempre un errore, sono innamorato di te.
44 45
Ma se non c'è praticamente nessuno (nessu- ta di nessuna trama, ma semplicemente di
no che lo sappia dalle mie confidenze, quasi un alibi che tu stai cercando per allontanarti
nessuno che possa « immaginarlo ») che sap- da me? Che ne so... Suppongo qualsiasi cosa;
pia con certezza che io sono innamorato di ho il diritto di supporre qualsiasi cosa.
te, tanto meno c'è nessuno — be', proprio Ma francamente meriterei di essere trattato
nessuno — che possa dire che io sono inna- meglio dal Destino di quanto non sia tratta-
morato di te con idee poco serie. Per dire to: dal Destino e dalle persone.
questo sarebbe necessario essere dentro il Vediamo se riesco a farti pervenire questa
mio cuore; e anche così, bisognerebbe essere lettera oggi stesso, con qualche pretesto. Se
miopi, perché si tratta di una grande scioc- no, te la darò domani, quando ci troveremo
chezza. qui a mezzogiorno e mezzo. Leggi attenta-
Quanto infine alla « donna » che io ho, se mente anche la lettera che ti ho scritto sta-
non te la sei inventata tu per allontanarti da inani all'alba e che non ti ha trovato, perché
me, dovresti porre le seguenti domande alla ( Xsório te l'ha portata a casa proprio mentre
rispettabile persona (ammesso che esista) che in venivi qui. Vedi un po' cosa significa scri-
ha informato tua sorella: vere una lettera e ricevere in risposta una
1. Che donna è? serie di notizie e « scherzi » come quelli che
2. Dove ho vissuto o dove vivo con lei, e mi hai dato.
dove la incontro (ammettendo che siamo
due amanti che viviamo separati), e da quan- l'.S. Ma poi quale sarà la verità in tutta que-
to tempo la conosco? Nla storia? Comincio a diffidare di tutto e di
3. Qualsiasi altra informazione concernente
questa « donna ». (Iosa significa il fatto che non volevi anda-
Se tutta quanta la storia non è una tua inven- re... e poi invece sei andata... nella ditta Du-
zione, ti garantisco che assisterai a una « riti- pli i? Perché all'improvviso decidi di fare confi-
rata » immediata della persona che ti ha dato denze a tua sorella?
queste informazioni; « ritirata » di tutti colo- iomincio a non capire bene...
ro colti in menzogna. E se la cosiddetta « per- ioinincio a non sapere quel che pensare.
sona rispettabile » avesse la sfacciataggine di Fernando
fornire dei dettagli, basterà che tu li verifi-
chi. Vedrai che è tutta una menzogna, dal l'.S. IF. Ancora una cosa: se la tale « persona
principio alla fine. Ah, questa è certo una rispettabile » esiste (cosa di cui dubito), cerca
trama — infame e, come molte cose infami, ih capire quali fini personali può avere per
molto stupida - per allontanarmi da te! Da alii intanarmi da te. Vedi se non ci siano, al-
chi partirà tutto questo? Oppure non si trat- meno, ragioni di amicizia verso qualche altro
4(ì 47
tuo pretendente. Ma sicuramente, quanto a chiedere ospitalità, alla Baixa, a Mariano
esistenza reale, questa « persona rispettabi- e Sant'Anna, che oltre a ricevermi di buon
le » deve essere parente del signor Grosse.1 rado, mi cura la gola con competenza,
Ti aspetto domani in ufficio all'ora stabilita. ome ha fatto il 19 u.s. quando ho avuto Tai-
Ah, amore mio, amore mio: sei forse tu che ra angina.
mi vuoi sfuggire per sempre, o qualcuno che Non puoi immaginare la nostalgia di te che
si oppone al nostro amore? provo in questa circostanza di malattia, di
Tuo, sempre tuo abbattimento e di tristezza. L'altro giorno mi
Fernando è parso (e credo di averne buoni motivi) che
l'argomento ti annoiava, che ti interessava
poco. Io capisco perfettamente come, go-
dendo di buona salute, tu abbia poca pazien-
za per quello che possono soffrire gli altri,
anche quando questi « altri » sono, ad esem-
20 marzo 1920 pio, io, che dici di amare. Capisco che una
persona malata è seccante, che non è facile
Mio Bebé, mio piccolo caro Bebé, sentire tenerezza per lei. Ma io ti ho chiesto
solo di fingere un po' di tenerezza, di simulare
senza sapere quando ti consegnerò questa un po' di interesse per me. Almeno non mi
lettera, ti sto scrivendo in casa, oggi, domeni- addolorerebbe tanto come la mistura del tuo
ca, dopo aver finito di sistemare le mie cose interesse per me e della tua indifferenza per
per il trasloco di domani mattina. il mio stato di salute.
Ho di nuovo il mal di gola, piove, sono lonta- Domani e dopo, con i due traslochi e la ma-
no da te: e questo è quanto ho per consolar- l.illia, non so quando ti vedrò. Conto di ve-
mi oggi, con la prospettiva della grande sec- derti domani all'ora indicata — alle 8 di sera
catura del trasloco, forse sotto la pioggia e o dopo. Vedrò però se mi sarà possibile tro-
in questo stato di salute, in una casa dove varti a mezzogiorno (anche se mi pare diffi-
non c'è anima viva. cile), perché alle 8 chi si sente come mi sento
Quello che ho intenzione di fare (a meno io dovrebbe essere a letto.
che non mi senta completamente rimesso e Ciao, amore. Fa' il possibile per volermi bene,
sistemi le cose in qualche modo), è di andare nei sentire le mie sofferenze, per desiderare
la mia salute: o almeno, cerca di fingerlo.
1. A.A. Grosse è il nome col quale Pessoa partecipò Molti, molti baci dal tuo, sempre tuo, ma
per lungo tempo ai concorsi sciaradistici del « Times » inolio abbandonato e desolato
di Londra. Fernando
48 49
mille sterline, e non da trecento, che non ri-
solverebbero niente)! Capisci?
Sono tornato da poco dall'Estréla, dove ero
22 marzo 1920 andato a vedere quel 3° piano da 70.000 reis
(per la verità, dato che al 3° non c'era nessu-
Mio Bebé angioletto, no, ho visto il 2°, che ha naturalmente gli
non ho molto tempo per scriverti, né avrei stessi vani). Alla fine ho deciso di fare il cam-
in verità, mio piccolo amore cattivo, molte bio. È una casa più che buona, magnifica! È
cose da dirti che non possa dirti assai meglio più che sufficiente per mia madre, fratelli,
domani, a voce, durante il tempo, purtroppo infermiera e zia; e per me (ma per questo
breve, che dura il tragitto da Rua do Arsenal punto ho un'altra cosa da dirti, e te la dirò
fino a casa di tua sorella. domani).
Non voglio che tu ti preoccupi; voglio veder- ( liao, amore. Non ti scordare del signor Gros-
ti allegra, come è tua natura essere. Promet- se, va bene? Pensa che egli ha molta amicizia
timi di non preoccuparti, o di fare il possibile fn'r noi e può esserci (a me e a te) molto utile.
per non lasciarti preoccupare. Non hai nes- Molti baci di tutte le misure dal tuo, sempre
suna ragione di preoccuparti, credilo. tuo
Senti, piccolo Bebé... Nei tuoi voti chiedi una Fernando
cosa, che prima mi sembrava impossibile,
per via della mia poca fortuna, ma che ora
mi pare più - molto di più - possibile. Chie-
di che il signor Grosse azzecchi un grosso
concorso — un premio di mille sterline — a
cui ha partecipato. Non puoi immaginare 23 marzo 1920
quanto sarebbe importante per noi se ciò si
verificasse! E poi, guarda, ho visto nel gior-
nale inglese che ho ricevuto oggi che egli si Mio caro Bébézinho,
è già trovato a una sterlina di quota in un <>Hgi, praticamente con la certezza che Osó-
concorso in cui le sue sorti erano piuttosto i io non ti potrà vedere, poiché, oltre che do-
scarse; tutto è dunque possibile. Attualmen- vi-i aspettare Valladas in ufficio deve anche
te egli è dodicesimo su circa 20.000 (ventimila) pollare lo zucchero a casa di mio cugino, è
concorrenti. È dunque proprio impossibile i|ii;isi inutile che io ti scriva. Ad ogni modo
c l i c un giorno arrivi al primo posto? Ah, se I» 11 lo giù queste righe nell'ipotesi di riuscire
ciò potesse succedere, mio piccolo amore, e larti pervenire la lettera. Per fortuna l'in-
proprio in un concorso di quelli grossi (da ii i rii/ione che abbiamo poco fa subito è ca-
r>o 51
pitata proprio alla fine della nostra conversa-
zione, quando stavamo per salutarci. Difatti
è stato proprio per evitare questo tipo di in- 24 marzo 1920
terruzioni che io oggi ho scelto di fare il per-
corso che abbiamo fatto. Domattina ti aspet- Mio caro piccolo amore,
to alla stessa ora, d'accordo, Bebé? oggi sono stato occupatissimo, sia in ufficio
Non mi rassegno all'idea di doverti scrivere. che fuori. Ti mando giusto due righe per
Vorrei parlarti, averti sempre accanto, e che provarti che non ti dimentico (come se fosse
non fosse necessario scriverti lettere — le let- tacile dimenticarti).
tere sono segni di separazione — o almeno Si ai a sentire: faccio il trasloco da Benfica
segni, per la necessità di scriverle, del fatto all'Estréla la mattina del 29 prossimo. Ciò si-
di essere lontani. gnifica che domenica prossima non ci vedre-
Non ti stupire di una certa laconicità delle mo, dato che passerò la giornata in Benfica
mie lettere. Le lettere le uso con le persone .1 lare bagagli, perché certamente non avrò
alle quali non mi interessa parlare; a costoro lempo di farlo durante gli altri giorni della
scrivo volentieri. A mia madre, ad esempio, settimana.
non ho mai scritto volentieri proprio perché Sono stanchissimo, e ho ancora varie cose da
le voglio molto bene. lare. Sono le cinque e mezzo, mi informa
Vorrei che tu lo capissi, che tu sapessi ciò ( Xsório.
che sento e penso a questo proposito, in Si usami se non ti scrivo di più, va bene? Dò-
modo da non ritenermi freddo, secco, indif- inani, alla stessa ora, ci vedremo e parle-
ferente. Non lo sono proprio, mio Bebé remo.
bambinello, mio cuscinetto rosa da trafigge- [lino, mio amore piccolino.
re di baci (che grande sciocchezzai). lolti baci dal tuo, sempre tuo
Ti mando un gingillino cinese. E ciao, a do-
mani, angelo mio. Un casamento intero di Fernando
migliaia di baci dal tuo, sempre tuo
Fernando 9
( )sói io ti porta il gingillino cinese in una sca-
tola di fiammiferi. 25 marzo 1920
Mio caro piccolo amore,
'^i ho passato una giornata vagante, non
ho un posto mio; voglio dire che sono anda-
52 53
to per tutto il santo giorno dal Martinho da potessi vedere domenica, il pomeriggio, per
Arcada al Martinho di Largo Camòes e vice- esempio.
versa. È una cosa molto seccante (oltre che Ciao, amore mio. Baci, bacini, bacioni, ba-
dispendiosa) per chi non ha più l'abitudine, ciotti, bacetti e bacettini dal tuo, sempre tuo
e neanche più il gusto, di passare la vita nei Fernando
caffè.
Vedremo come riuscirò a sistemare la mia
vita, per non continuare in questi andirivie-
ni. E tutto per via della ditta Félix Valladas 10
e Freitas, visto che il Valladas evidentemente
non vuole che io mi sistemi là, la casa in par- 26 marzo 1920
te è sua, e mio cugino non ha il coraggio di
imporsi, o almeno di opporsi. Insomma, ti I io caro piccolissimo Bebé,
ho già spiegato tutto...
Spero di poter affidare questa lettera a Osó- hi i trovo al Martinho da Arcada, sono le 3 e
rio, affinchè te la porti oggi stesso. Speriamo [tuv.zo del pomeriggio, e la mia giornata è
non ci siano complicazioni. completata », nel senso che ho fatto tutte
Senti, piccola Ophélia, non si potrebbe tro- f cose di una certa importanza che dovevo
vare il modo, il tempo e l'ora di vedersi uno line prima delle 6 (dico prima delle 6, per-
di questi giorni, in maniera da poter parlare ché dopo devo occuparmi di altri problemi
un po' più del solito quarto d'ora che abbia- jtlla Kstréla).
mo nel nostro percorso dal Corpo Santo fino 1 hinque, circa un'ora fa sono passato dall'uf-
alla casa di tua sorella? Domani, quando ci l u i o postale di Rua de Santa Martha, dove
troviamo, vedi se trovi il modo di darmi li.inno trasferito le caselle postali. Per il si-
qualche suggerimento a questo proposito. uno r Crosse non c'era niente (evidentemente
Mi sento ancora stanco, ma ora è la stupidii Li sterlina » non è ancora arrivata, oppure
stanchezza di non aver fatto niente tutto il l'Ii.inno spedita raccomandata, e le racco-
giorno. Non è che abbia perso la giornata, lti.melate non erano ancora in distribuzione);
visto che ho avuto una conversazione impoi non c'era niente neanche nella casella 146,
tante (questioni d'affari) con un mio amico. india di mio cugino. Invece, con mio gran-
Ma sono stanco, e di tutto quello che avrei ir stupore, ho trovato nella casella 147 (la
dovuto fare non ho fatto quasi niente. Ve- kttia), oltre a una lettera e una cartolina per
diamo se oggi riesco ad andare a Benfica mi JHir anche una lettera per mia madre e una
po' prima, per cominciare a preparare Ir MI uno dei miei fratelli] Poiché le due lettere
cose per il trasloco. Sarebbe splendido se 11 vano il timbro di partenza rispettivamen-
54 55
te del 17 e del 18 febbraio, significa che mia un trasloco in fretta e furia. Non so se questa
madre e mio fratello in quella data non era- lettera ti giungerà oggi; non ho ancora visto
no già più nel Transvaal. Dunque sono quasi Osório e sono quasi le sei pomeridiane. Ti
sicuro che si siano imbarcati sul Lourengo sto scrivendo dal Caffè Arcada e la mia fret-
Marques e che arrivino il quattro aprile, come ta è aumentata dal fatto che fra pochi minuti
precedentemente avevo supposto. passa di qui mio cugino.
Ora mi metto in azione. Mi aspettano dei no- Ho fatto sapere a Osório, attraverso il por-
tevoli giorni di lavoro. Oggi vado all'Estréla tiere del n. 42, di raggiungermi qui. Vedia-
non a vedere la donna bionda con gli occhi mo se fa ancora in tempo a portarti la let-
azzurri (!!!), ma a organizzare il trasloco del- tera.
la mobilia di mia madre. Per fortuna ho finito di fare tutte le giravolte
Ho di nuovo mal di gola, e temo una ricadu- che dovevo. Mi resta solo da trattare il pro-
ta. Figurati un po' che bello scherzo sarebbe blema del trasloco di mia madre, e lo risolvo
una ricaduta in questa circostanza! oggi alle otto e mezzo, all'Estréla.
Tutte le mie carte sono giù in [parola illeggi- Domani, come ti avevo detto, non esco da
bile}. Unifica. Lunedì ti aspetto intorno alle otto
Ciao, amore. Qualche volta pensa a me, nei dintorni della casa di tua sorella. Cerche-
quando non sei distratta... Sono proprio si- rò di fare il trasloco della mobilia di mia ma-
curo (per quanto mi riguarda) di essere in- dre, che è fissato per martedì, nel pomerig-
namorato di te. Sì, credo di poter affermart- gio. Se non ci riesco perdiamo di nuovo la
ene sento per te un certo affetto. nostra passeggiata del mezzogiorno. Co-
Un reggimento di bacini dal tuo, sempre tuo ni nnque sarò più preciso lunedì sera.
Fernando Sta arrivando Osório. Lo mando via prima
i he arrivi mio cugino. Per questo chiudo ra-
pidamente (e bruscamente). Scusa, amore
mio.
Milioni di baci dal tuo, sempre tuo
11
Fernando
27 marzo 1920

Mio piccolo Bebé cattivo e grazioso,


ho a malapena il tempo di scriverti, e sani
così per tre o quattro giorni, con questa con-
fusione del trasloco e, quel che è peggio, di
56 57
12 0 sul pavimento?), e lui non conta. E come ti
avevo promesso, fanciullina, ti scrivo per
29 marzo 1920 dirti, almeno, che sei molto cattiva; eccetto
che in una cosa, l'arte di fingere, in cui mi
Appena due righe, mio piccolo caro amore, accorgo che sei eccellente.
per dirti di non aspettarmi alle otto. Dopo- Lo sai? Ti sto scrivendo ma non sto pensando
tutto ci siamo visti a mezzogiorno. a te. Sto pensando alla nostalgia che ho dei
Domani, dato che posso contare su Pantojas tempi in cui davo la caccia ai piccioni; e questa
che mi sostituisce, penso di poterti vedere è una cosa, come sai, in cui tu non c'entri
alla solita ora. Eventualmente aspettami un per niente...
momento. In linea di massima va bene la Li- E stata bella, oggi, la nostra passeggiata,
breria Inglese. vero? Tu eri di buonumore, io ero di buonu-
Il trasloco finalmente è finito. I mobili non more, e anche la giornata era di buonumore
hanno preso pioggia, invece mi sono bagna- (il mio amico, no. A.A. Grosse è in buona
to io. salute: una sterlina di salute, quanto basta
Non ho ancora parlato a Mariano de San- per non essere raffreddato).
t'Anna per chiedergli ospitalità, ma lo faccio Non ti stupire se la mia calligrafia è un po'
ora. Non mi sento molto bene, ma non sto si rana. Ci sono due motivi. Il primo è che
peggio di quanto stessi a mezzogiorno, quan- questo foglio (l'unico che ho a disposizione)
do ci siamo visti. r troppo liscio, e la penna ci corre sopra
Ciao, Bebé, a domani. Baci e ancora baci d;il troppo velocemente; il secondo è che ho tro-
tuo, sempre tuo v.ilo qui in casa una bottiglia di eccellente
Fernando |>oilo, che ho aperto e di cui ho già bevuto
1.1 metà. Il terzo motivo è che ci sono solo
« l u e motivi, e dunque non c'è affatto un ter-
/ < > motivo (Àlvaro de Campos, ingegnere).
< M i,iudo ci potremo incontrare da soli da
13 i|u.il< he parte, amore mio? Ho la bocca stra-
l i , i , sai, perché non ho baci da tanto tempo...
5 aprile 1920 Mio Bebé da sedere in collo! Mio Bebé da
M i < > l l < - I t e piccolo e capriccioso,
IHcndere a morsi! Mio Bebé da... (e poi il
uni) Bebé diventa cattivo e mi picchia...).
I M < ne MO in casa solo soletto, eccetto l'in (.<•!• < orpicino di tentazione », ti ho chiamato;
1< 11 M,Me c t u - sta mettendo la carta alle pareli 1 1.1 le continuerai a essere, ma lontano da
e.lido' l , i dovrebbe forse mettere sul soffiilo ine

59
Bebé, vieni qui, vicino al tuo Nininho, vieni Sei ammalata, piccola mia? Fammi sapere
fra le braccia del tuo Nininho, con la tua pic- qualcosa, per l'amor di Dio!
cola bocca contro la bocca del Nininho... Vie- Ti sto scrivendo in fretta, nel Caffè Arcada,
ni... Sono così solo, così solo di baci... per correre a consegnare la lettera a Osório.
Potessi almeno avere la certezza che ti manco Speriamo che lo trovi.
davverol Almeno sarebbe una consolazione... Fammi avere tue notizie, va bene?
Ma tu, forse, pensi meno a me che a quel Mille baci dal tuo, sempre tuo
ragazzo del gargarismo, e a quello del Fernando
D.A.F., e al contabile della ditta C.D.! Catti-
va, cattiva, cattiva, cattiva, cattiva!!!...
Ti ci vorrebbero tanti sculaccioni!
Ciao. Mi vado a buttare a testa in giù dentro 15
un secchio, per riposare lo spirito. Così fan-
no tutti i grandi uomini, almeno quando 16 aprile 1920
hanno: 1. spirito; 2. testa; 3. secchio dóve
mettere la testa. Mio Bebé cattivo,
Un bacio solo che dura tutto il tempo che il
mondo deve ancora durare dal tuo, sempre devo essere a casa a mezzogiorno in punto,
tUO fltljO pol/llE dunque non posso venire all'ora stabilita.
Vado in cerca di Osório per affidargli questa
Fernando lettera, fra mezzogiorno e mezzogiorno e
mezzo.
Tot resti venire domani, nei paraggi della Li-
breria Inglese, verso le undici? Credo che
14 questa ora, almeno per alcuni giorni, sia me-
glio che il mezzogiorno. Domani alle undici,
8 aprile 1920 se- puoi venire, ti spiego meglio.
( liao, mio piccolo amore. Immensi baci dal
Mio piccolo Bebé, Ino, sempre tuo
noti ti ho scritto ieri perché sono rimasto in Fernando
< ;is;i con una forte indisposizione; e oggi ho
a v u t o il dolore e la delusione di non vederti,
nonostante sia rimasto alla porta della Libre-
ria Inglese dalle dieci fino a mezzogiorno,
lorsr anche mezzogiorno e mezzo.
61
16 Domani, alla stessa ora, passo da Largo Ca-
mòes. Apparirai alla finestra?
27 aprile 1920 Sempre tuo
Fernando
Mio piccolo Bebé bello,
non puoi immaginare come ti ho trovata di-
vertente oggi affacciata alla finestra di casa
di tua sorella! Meno male che eri allegra e 17
hai dimostrato piacere a vedermi (Àlvaro de
Campos).
Ho passato un periodo di grande tristezza, e 29 aprile 1920
anche di grande stanchezza. Tristezza non
solo per non poterti vedere, ma anche per le Mio Bebé cattivello (e molto),
complicazioni che altre persone hanno inter- ho ricevuto ieri, alla mia casella postale, le
posto sulla nostra strada. Arrivo a pensare lue due letterine del 25 e del 27 scorsi. Oggi
che l'influenza costante, insistente, abile di sono molto sconsolato per non avere avuto
cedeste persone, senza osteggiarti né os^aco- lettere tue.
larti in modo palese, ma lavorando lenta- Ieri non ho avuto possibilità di scriverti; lo
mente sul tuo spirito, riuscirà a far sì che tu laccio oggi, alle sette e mezzo del mattino.
cessi di amarmi. Mi sento già diverso; e tu Mi sono appena alzato, e approfitto della cal-
non sei più la stessa di quando venivi in uffi- ma in casa per scriverti.
cio. Non voglio dire che tu ne sia consapevo- Dunque il mio Bebé è stato triste? Anche il
le; ne sono consapevole io, o perlomeno cre- suo Nininho lo è stato. E poi al Nininho non
do di esserlo. Dio voglia che mi sia sbaglia- è piaciuto, ieri, di dar spettacolo al suo pas-
to... saggio sotto la tua finestra. Infatti c'erano va-
Senti, piccolina: non vedo il futuro molto rie persone (non ho visto chi fossero) all'altra
chiaro. Voglio dire: non so come andrà a liuestra, quella sull'angolo. Ho solo avuto
finire, che cosa ne sarà di noi, vista la tua modo di accorgermi che codeste persone sta-
indole incline a cedere a tutte le influenze vano seguendo i miei movimenti; perciò, no-
della tua famiglia e ad essere sempre di opi- nostante oggi pensi di passare come di solito
nione contraria alla mia. alla stessa ora, è probabile che passi sul mar-
Quando venivi in ufficio eri più docile, più ciapiede dall'altra parte della strada. Non so
dolce, più amorosa. M- riuscirò a farti avere questa lettera prima
Insomma... i he io passi, perché te la manderò attraverso
62 63
Osório, e magari te la porterà proprio intor- 18
no a quell'ora.
No, non mi sono dimenticato della foto- 6 maggio 1920
grafia. Il fatto è che ho sempre avuto una
certa riluttanza a farmi delle fotografie. Ad Mio piccolissimo Bebé,
ogni modo lo farò. Forse addirittura i miei dunque il mio Bebé mi ha fatto una smorfia
fratelli possono farmene una. quando passavo?
Il signor Grosse ha mandato l'altro ieri una Dunque il mio Bebé, che aveva detto che mi
risposta al concorso, e ieri un'altra. Oggi ne avrebbe scritto ieri, non mi ha scritto?
spedisce una terza. Le prime due sono con- Dunque il mio Bebé non ama il suo Nini-
corsi piccoli, non c'è niente da sperare. La nho? (Non è per la smorfia, ma perché non
risposta di oggi è per un concorso di 250 ini scrive).
sterline. Ma in questi giorni partirà la rispo- Senti, Nininha, scherzi a parte: oggi mi è
sta al concorso da mille sterline, che chiude sembrato che tu avessi un'aria allegra, che
il 13 maggio prossimo. Dunque c'è tempo. In fossi di buonumore. Mi è sembrato anche
Mi chiedi se la Rua Saraiva de Carvalho è lon- che ti piacesse vedere il tuo Ibis, ma non
tana da qui. No, è vicinissima, è qui accanto. posso affermarlo, potrei sbagliarmi.
Naturalmente dipende dalla parte che ti inte- l'tendi ancora in giro il tuo Nininho? (Àlva-
ressa. È una via lunghissima; un pezzo è qui 10 de Campos).
all'angolo, ma comincia nel Largo do Rato e Non so se domani verrò a Belém. È probabi-
finisce nel Cimitero dei Prazeres. La Rua Coel- le, come ti avevo detto. Ad ogni modo sai
ho da Rocha si trova vicino alla parte finale. ( he se non mi vedi fino alle 6 e mezzo vuoi
Vedrò di passare oggi (e anche gli altri gior- diie che non vengo più, così non stai ad
ni) per Largo Camóes. Però non so a che aspettarmi.
ora. E dunque ti prego di non trascurare I lai capi-pito?
quel che devi fare per stare alla finestra. Mi I a nti baci e un abbraccio all'altezza della cin-
darebbe molta allegria vederti quando passo, u n a. Sempre tuo
ma non vorrei che tu interrompessi il tuo
lavoro per questo. Fernando
Ciao, piccolo Bebé; molti bacini dal tuo, mol-
lo Ino
Fernando
l'.S. La cartolina inglese reca questo motto:
« Né cartolina, né lettera, né niente! ».
64
19 20
22 maggio 1920 23 maggio 1920
Mio Bebé piccolino,
Mio piccolo Bebé,
il foglio ti dice da dove ti sto scrivendo. Mi
sono fermato qui per ripararmi dalla pioggia oggi, dopo essere passato per la tua strada,
e così ho rimandato varie cose che dovevo e averti vista, sono tornato indietro per chie-
fare. Non potrò passare a prenderti alle 6 a derti una cosa, ma tu eri sparita.
Belém per accompagnarti a Lisbona. Volevo chiederti cosa farai domani, dato lo
Sono un po' migliorato (di salute, non di giu- sciopero dei tram, che naturalmente non du-
dizio), ma mi sento ancora abbastanza indi- rerà un giorno soltanto. Non vorrai certo an-
sposto. dare a Belém a piedi. La cosa migliore è che
Domani (salvo indisposizioni o altri imprevi- in scriva al proprietario della fabbrica spie-
sti) passerò nella tua strada fra le 11 e le 11 gando la ragione — del resto evidente — per
e mezzo. Se tu vorrai stare alla finestra ve- 1.1 quale non puoi andare. È una distanza im-
drai passare il tuo Nininho. Se lei non lo vor- possibile per chiunque, figuriamoci per te,
rà, non lo vedrà. (È autore di questa ultima che non sei forte.
frase il mio caro amico Alvaro de Campos). I l o appena scritto quanto sopra e mi viene
È un peccato che la fabbrica di Belém non jn mente che per Belém ci sono treni. An-
abbia il telefono. Se lo avesse potrei almeno l i a i in treno? E dove lo prenderai, forse a
avvisarti quando non vengo, così l'Ibis dell'I- iintos? Probabilmente ti sarà difficile trova-
bis non starebbe ad aspettare invano il suo '!• posto, dato che molta gente prenderà il
Ibis. i ci io nel Cais do Sodré — tutta quella gente
Ciao, mio caro Bebé. Molti bacini dal tuo cat- la mattina riempie i tram che vanno a
livo, sempre tuo ^Iclém — e che non lascerà un posto libero.
Jon so che fare, piccola mia. Ho già chiesto
Fernando In I orinazioni qui nel Caffè Arcada, da dove
lì si o scrivendo, ma nessuno conosce l'orario
lidia linea di Cascais.
Jon vorrei perdere l'occasione di vederti,
Ha non vorrei nemmeno (domani ho molto
In lare) perdere tempo inutilmente cercan-
doli dove non sarai o dove non passerai,
i ivimi domani per dirmi qualcosa, e non
67

J ^É,
dimenticare che ho delle giornate pienissi- to dall'ufficio con la certezza che io non c'e-
me. Ad ogni modo, passo domani per la tua ro, in modo di fare quelle domande a Osório
strada, o dalle 10 alle 10 e un quarto del con la scusa di dovermi parlare.
mattino, oppure, cosa più sicura, alle 7 e mez- Sia come sia, a me l'argomento non interes-
zo del pomeriggio. sa, e tanto meno il giovanotto. Ma mi avvili-
D'accordo, Bebé? Salvo qualche imprevisto sce che i suoi complotti e le sue scempiaggini
che mi si metta in mezzo. li affliggano, sia direttamente, sia indiretta-
Molti bacini dal tuo mente: per quello che egli ha detto a tuo
Fernando padre e per il tormento che ti procura come
intermediario di tuo padre.
Veniamo ai punti principali della questione:
va molto bene, o quasi, quello che tua sorella
li ha consigliato di dire a tuo padre. Su que-
21 sto punto non ti posso dare consigli migliori
«li tua sorella. Ma affinchè la storia sia com-
28 maggio 1920 pleta e interamente coerente, devi anche ag-
Mio Bebé piccolino, mia Nininha, l^iungere questo: che non andavi a spasso co-
simi temente con me, e che lo hai fatto solo
ho appena ricevuto la tua lettera di ieri. Mi tmalche volta. Dai la colpa a me, se lo vuoi,
ha afflitto molto, a causa tua, quello che ni i dicendo che, dato che facevamo la stessa
racconti, e che mi aspettavo succedesse; non M rada, era naturale che io ti accompagnassi
solo per quanto già mi avevi anticipato, ma quando ci incontravamo, né avresti potuto
anche perché Osório mi aveva detto ieri ch< rii iiitare. Sarebbe bene che tu aggiungessi
quel giovanotto era passato al mattino dal i he ti potrebbero aver vista con me quando
l'ufficio di Rua d'Assumpgào. Il giovanotto Hi lavoravi da Dupin, e che in quel periodo
veniva per chiedere qualcosa a me; e dalo ri a la cosa più naturale del mondo, dato che
die io non c'ero fece varie domande a Oso « mezzogiorno tu andavi a pranzo da tua so-
rio: se io ti corteggiavo, che mi aveva vislo idla e io proprio a quell'ora di solito passavo
( < > i i le, eccetera, eccetera. («•i il Cais do Sodré o per la Rua do Arsenal
S< mi voleva parlare era certamente a pio ilove sono solito comprare i giornali inglesi
Cosilo di quella sua minaccia che mi avr\ ( t u l i o questo detto con naturalezza, nel caso
« l i - n ò , i me che era sua intenzione andan .1 f Ite il giovanotto possa aver detto, o possa
l . n r m i i i g l i i presso un tuo nuovo inn.aui<> i»vrntualmente dire a tuo padre che noi ci
lalo Vnlrvamo ancora prima che tu lavorassi a
< > | . | > I I K , < osa ancora più probabile, è passa Urli-in, e dunque prima che io, come dirai,
68 69
ti facessi la dichiarazione). Hai capito bene, ti fanno proprio temere questo. Su questo
Bebé? argomento, con un padre, niente di meglio
E ora veniamo al giovanotto. Poveretto, mi che esagerare, dire che hai quasi paura di usci-
da voglia di ridere; e confesso che ho quasi re sola, per il timore che egli ti combini qual-
pena dello stato mentale in cui deve trovarsi. che brutto scherzo; che è impossibile vivere
Non mi preoccupo certo di lui: mi preoccu- in questa paura, eccetera.
pa invece che egli ti possa affliggere. Ti dico Tutto ciò evidentemente non migliora affat-
cosa devi fare per tagliargli i ponti. to la mia situazione: diciamo che almeno
Dato che egli ti infastidisce da parte di tuo porta un miglioramento peggiorando quella
padre, devi cercare di mettere tuo padre del giovanotto.
contro di lui. Non è necessario mentire o Hai ben capito, piccola Nininha?
creare intrighi. Devi semplicemente dire due l'arò il possibile per passare oggi alle 7 e
cose a tuo padre, e dirle in modo che lui ne mezzo. Ma è una giornata difficile, perché
prenda nota. Per prima cosa devi raccontar- devo essere presto a casa per poter ritornare
gli quello che il giovanotto ha minacciato di ìdla Baixa alle 9; e ora con questo blocco dei
fare, cioè di impedire attraverso intrighi un 11 asporti tutto richiede un margine di tempo
nuovo tuo fidanzamento: intrighi che egli incredibile per potersi spostare da una parte
metterebbe in atto andando a parlare col tuo all'altra. Non ho tempo per aggiungere qui
innamorato. Sottolinea bene con tuo padre a l t r e cose che vorrei dirti. Le serbo per una
che questi intrighi costituiscono una diffa- prossima lettera. Migliaia di baci dal tuo,
mazione della tua reputazione, e chiedigli se sempre e molto tuo
gli pare giusto mettersi dalla parte di chi li Fernando
vuole diffamare, anzi ti sta già diffamando,

(
visto che ha già cominciato a dire menzogne
a tuo padre e che sicuramente continuerà
questa campagna contro di te ancora più li-
beramente, con persone estranee alla tua fa- 22
miglia, alle quali può dire cose che evidente-
mente non si azzarderebbe a dire a tuo pa- 28 maggio 1920
dre. Hai capito? Detta come si deve, è una cos;i fronda lettera
che entra nell'animo di tuo padre.
L'altra cosa da chiedere a tuo padre è chi li .«mato piccolo Bebé del suo Ibis,
difenderà da un eventuale sgarbo che egli i i lii lettera che ti ho appena scritto e che ho
possa arrecare quando sei sola per strada, vi l^iii impostato non contiene, come ti ho det-
sto che il suo atteggiamento e le sue minacce to, lutto quello che volevo dirti. Il fatto è
70 71
che, proprio quando stavo per finire (per chiedo io, di concentrare il tuo spirito in un
fortuna non prima), è arrivato mio cugino al atteggiamento di indifferenza verso tutto ciò
Caffè Arcada, da dove ti stavo scrivendo (e che non sia il tuo Nininho? Se non sei capace
dove ora ti sto scrivendo). Sono stato dunque di far questo, non sai ancora amare.
costretto a interrompere, con una certa irri- Lo so bene, ti affliggono da ogni parte, ti
tazione: non verso di lui, poveretto, che non seccano, ti stancano. Occupati di te stessa (capi-
ne ha colpa (anzi, avevamo preso proprio sci?) e non pensare a tutto il resto.
appuntamento per quell'ora), ma con il De- Mi vuoi bene? Ami il tuo Ibis, il tuo Nininho?
stino, che aveva combinato tutto quanto così lo sono molto nervoso, ma ho educato il mio
male. carattere al punto di saper affrontare con
Come ti dicevo nella prima lettera, dovevo sangue freddo le cose peggiori e le più com-
ritornare alla Baixa alle nove. Ebbene, con- plicate. Se avessi dieci anni (ma che dico? ba-
versando con mio cugino si erano intanto si crebbero due anni) di meno, tutto quello
fatte le sette meno un quarto; appena lui se che mi hai raccontato mi avrebbe stravolto.
n'è andato ho chiuso la lettera, sono uscito ;i Mi dispiace molto per te, ma per quanto mi
impostarla... e mi sono ricordato solo allora riguarda non puoi immaginare come mi sen-
che dovevo ancora farmi la barba. Risultato: 10 calmo, tranquillo, in ordine dentro la te-
non ho tempo per andare a cena a casa e nia. E tu mi piaci molto, piccola mia, credimi;
ritornare alla Baixa alle nove. Perciò sono 11 che non vuoi dire che non ti amo; vuoi
ritornato qui al Caffè Arcada, da dove ti sto dire che, in mezzo a tutti questi problemi, io
scrivendo, per mangiare un boccone. ilo solo importanza a te e a me, il resto non
Piccolina mia, quello che ti volevo dire nella ini interessa.
lettera precedente, e ti dico solo ora, è qu< Sri capace di farmi un favore? Cerca di avere
sto, e ti prego di fissarlo bene e, se mi ami. i , ili uà, disprezzo e indifferenza. Guarda che
di ascoltare il mio consiglio: il Destino < «lai dando un gran piacere a quel giovanotto:
come una persona e cessa di importunali i ila ine non ricava nessuna soddisfazione...
quando si accorge che non diamo imperi;ni Uomani devo vederti. La cosa più probabile
/a a quello che ci fa. Per questo tu devi av< i < (• < IH- venga a Belém quando esci a pranzo,
la (orza di volontà di pensare solo questo: vo dopo mezzogiorno. Ma cercherò di essere
glio bene a Fernando, non esiste altra cosa. rtll.i sta/ione di Santos domattina per metter-
(.Miei giovanotto, e tutto quanto dice, trai (.ili i li d'accordo.
« oii disprezzo, ma con un disprezzo autenli» Non lo immagini: ho veramente una sensa-
CO C vero. Non pensare a lui. Ti pare diffui* zione di allegria. Mi stanno creando degli
Ir Non c'è da meravigliarsene, perché .s«Ji oil.ic oli, e forse a me non dispiace rimuovere
mollo giovane; ma non saresti capace, se Ir /i li ostacoli.
73
Asciugati le lacrime, piccola mia! Oggi hai Naturalmente ci vedremo domani, ma non
dalla tua parte il mio vecchio amico Alvaro so se potrò venire a Belém, forse è più pro-
de Campos, che in generale è sempre stato babile che venga solo alla stazione di Santos,
soltanto contro di te. Rallegrati! Solo quello anche se mi piacerebbe di più la prima ipo-
che si consegue con sforzo vale la pena. tesi.
Mille baci, bacini e abbracci dal tuo, sempre Le condizioni in cui ti sto scrivendo questa
tuo lettera, con mio cugino che mi gira intorno
qui in casa, non sono delle migliori. Perciò
Fernando approfitto un momento che lui non sia vici-
P.S. Può darsi che per qualche motivo indi- no a me per mandarti molti bacini.
pendente dalla mia volontà non possa farmi Tuo, sempre tuo
vivo domattina. In tal caso aspettami a Bc Fernando
lem subito dopo mezzogiorno. Stai attenta a
quando arrivo e vienimi incontro. Non <•
probabile che ci sia tuo padre, vero? Quanto
al giovanotto, non ti preoccupare, perché i 24
anche se c'è non ha importanza.
31 maggio 1920

Urbe piccino del Nininho-ninho,1


23
Oli!
30 maggio I i scivo quetta letteina per dire al Bebé pic-
l i n o che mi è piaciuta tanto la sua letteina.
Mio caro Bebé, Oh!
hi ero tanto tiste pecche non avevo il mio
figurati che oggi, per la stanchezza che avevi Urbe vicino a dargli tanti cicini.
addosso (ieri mi ero alzato prestino), mi soiM < >h! Questo Nininho è così piccininino!
svegliato alle undici. Sono sceso verso IÉ < >Kgi questo Nininho qui non viene a Belém
llaixa solo dopo mezzogiorno, e sono pasNfl ( i r t e he non sa se funzionano i tram e deve
io per la tua strada verso mezzogiorno tfj r w i e qui alle sei.
i in v/o. Mi è dispiaciuto molto non vedo 11, I » < M i l a n i , se tutto va bene, il tuo Nininho esce
i n . i non ini sono stupito che a quell'oi i i n
non I ossi alla finestra. Scusami, Bebé, M
lano mancato all'appuntamento: non <• si,« I I i•(!<-r;i scritta in linguaggio puerile che si è cercato
I ir i «il 11.1 mia, ma del mio sonno. i l i in-iiiiciicre in traduzione.

- i 75
di qui alle cinque e mezzo (cioè alla calza del- II tuo Nininho ti rende nervoso [parola illeg-
le cinque e mezzo).1 gibile}, di una cosa che, dopotutto, il Nininho
Domani il mio Bebé appetta il suo Nininho, non ha colpa? Sei nervosa perché ti piace,
sì? A Belém, sì; sì? perché ami il tuo Nininho? Magari fosse
Cicini, cicini e cicini vero!
Fernando Molti baci, moltissimi, dal tuo
Ibis

25
26
4 giugno 1920
11 giugno 1920
Mio Bebé Nininha,
che cosa è successo ai tuoi nervi fra il princi- Mio amato Bebé,
pio e la fine della tua letterina? Hai comin- dunque il mio Bebé non è rimasto scontento
ciato bene e allegra; hai finito con tristezza. ini del suo Ibis? Lo hai trovato tenero e de-
È stato perché hai pensato al braccialetto gno di bacini? Meno male, perché l'Ibis non
perduto? È stato quel sogno che mi riguarda ama che la sua Nininha sia triste, o irritata
e che pare averti tanto preoccupata? Non es- i 011 lui, perché al suo Ibis, e perfino ad Alva-
sere così preoccupata, Bebé mio, al tuo Ni- 10 de Campos, la Nininha piace tanto, tantis-
ninho non piace. simo.
Domani, da Belém a Lisbona, racconti tutto Senti, Nininha: oggi sono molto seccato.
al tuo Ibis, d'accordo? E prometti fin d'oi.i Non voglio dire di cattivo umore, ma certa-
(a te stessa, perché io purtroppo non ci saio iiK-nte seccato. Mi sentirei molto meglio se
quando leggerai questa lettera) di essere dì •olissi vederti subito e scendere con te verso
migliore umore. .1 lìaixa da soli, senza Alvaro de Campos,
l'uò darsi che nel negozio dove sei stata ab- «Lilo che a te non piacerebbe certamente che
biano trovato il braccialetto. Prova un po' .1 (pici distinto ingegnere apparisse.
( hirderlo, oggi o domani, se vai alla Baixa. VI 1.1 cara Nininha, sono veramente molto
un rato. Le cose della mia vita, anzi una cosa
1 ( . u n o di parole intraducibile: meia, in portoglieli1, i IH lio preparato e studiato per una iniziati-
MKIII|K ,i •• (al/a », e « mezzo ». Nella lettera oiigiii.il* Vii (<• (orse più di una), è molto indietro. Non
• e i <|iicsio p i l l i l o il disegno di una calza. (In o c l i c stia andando male; è semplicemen-
71»
te indietro, cioè non si mette in moto in nessun tale situazione. Il male consiste nel sentire la
senso, né bene né male. vita ferma, e si riferisce più al futuro che al
Inoltre, fra gli amici che frequento e ai quali presente, o meglio, al presente solo in rela-
questa iniziativa (o iniziative) interesserebbe- zione al futuro. So bene che questa situazio-
ro quanto a me, non trovo nessun appoggio; ne si risolverà, e so anche con certezza, come
voglio dire, non hanno la sufficiente volontà il cartomante che ha previsto per me un fu-
di coniugare i loro sforzi con i miei per la turo prospero, che in realtà avrò un futuro
realizzazione di queste idee. Vorrebbero che di prosperità; e che questo futuro comincerà
io facessi tutto, che mi occupassi, oltre che (anche se non in piena, almeno in relativa
di avere le idee e di indicare l'organizzazione prosperità) fra non molto tempo. Tuttavia
della cosa, anche di trovare i capitali per rea- ci sono giorni in cui mi sento scoraggiato: e
lizzare concretamente il progetto. Essi poi oggi è uno di questi giorni; e il momento
apparirebbero nominalmente nella cosa or- attuale, uno di questi momenti. Oggi, in ve-
ganizzata; il che è comodo per loro, ma non rità, avrei avuto un grande desiderio di par-
rappresenta certo un grande cameratismo. lare con te, non per seccarti con questi di-
Ora, in questo genere di cose ognuno deve' scorsi, ma per vederti e per sentirmi, vicino
avere il suo ruolo ben preciso. Io, con l'orga- a te, più tranquillo.
nizzazione dell'idea, e con gli studi che ho l'a/.ienza, amore, sarà per domani. Passerò
fatto sul suo funzionamento, ho assolto al alle sei. Molti e molti baci dal tuo, sempre
mio compito, e mi pare di aver fatto il prin- più tuo
cipale, cioè di aver gettato le basi dell'iniziati Fernando
va. Loro esigono che faccia anche il resto, il
che è come volere, in un ufficio commercia-
le, che la stessa persona faccia da capufficio,
da ragioniere, da dattilografo e da appren- 27
dista.
Non so se queste cose ti possono interessare, 13 giugno 1920
piccola mia. Te le dico unicamente perché il
semplice fatto di dirle mi da un po' di sollic Mio caro piccolo Bebé,
VO. Naturalmente ti annoio; ad ogni modo M ti^i non ho avuto nessuna lettera tua, e ov-
1 1 . 1 1 1 . 1 p u r sempre di cose che riguardano MI i vi.unente non me ne sono stupito, perché sa-
< I n il i n o futuro, perché riguardano il mio lii -vo dalla tua lettera di ieri (quella che mi
Non voglio dire di vivere con difficoltà. No; li.ti (lalo in tram) che non avresti avuto tem-
< In ILI i .is.i e famiglia non può essere in un.i |MI i l i scrivermi.
VH
Dato che questa lettera ti perverrà domatti- 29
na, voglio mandare al mio Bebé moltissimi
auguri, molti baci, il desiderio che tu sia feli- 19 giugno 1920
ce e che i tuoi futuri compleanni ti trovino
sempre contenta. Mio Bebé piccolino,
Sarebbe bello se il prossimo anno io ti potessi forse sarei potuto venire ad aspettarti, ma
fare i miei auguri al mattino, prima di alzarti. non mi hai detto esattamente dove, né a che
Capisci, Nininha?
ora. Non ti ho telefonato per due motivi:
Molti, moltissimi baci dal tuo primo, perché è imbarazzante telefonare
Fernando così, anche lasciando un messaggio « falso »,
in un ufficio dove tu sei entrata da un gior-
no; secondo, perché non dispongo di un te-
lefono dal quale parlarti senza farmi sentire
28 da altri, e non mi piace farmi sentire da altri.
I i re telefoni dai quali a volte ti chiamo sono:
17 giugno 1920 uno nel Caffè Arcada, e lì significa pratica-
niente parlare in pubblico; un altro nella
Mio piccolo Bebé, cartoleria Vieira, dove le condizioni sono
appena due parole per spiegarti la mia as- Identiche; il terzo in un ufficio che frequen-
senza, perché non ho un minuto di tempo. lo, e qui l'apparecchio è nello stanzone prin-
Stiamo realizzando una delle iniziative delle ( ipale, in mezzo agli impiegati.
quali ti avevo parlato giorni fa. Ho lavorale» Dunque aspetto un momento migliore e
come un negro. È evidente che con tulio un'occasione più propizia per parlarti e per
questo daffare non mi è stato possibile vem vederti dalle parti dell'Avenida Almirante
re a Belém. E quanto a scriverti... ancora pi 11 Kris.
impossibile. Inoltre tutte queste cose da trai Continuo a lavorare alla realizzazione del
l a t e mi indispongono, sicché la stanche//.! lino progetto. La mia salute non è ottima, e
aumenta. I miei nervi neppure, ma non ha importan-
Vengo solo dopodomani, giorno 19, all'ora so /.i I Io appena il tempo di scriverti.
lila. Scusami, e scusa il foglio sul quale li Domattina, tornando dalla Baixa, posso fare
s< I I V O . hi ina strada, dalla parte del Conde Barào,1
M o l l i baci dal tuo ILI mezzogiorno e mezzogiorno e mezzo.
Fernando
I I .liinde magazzino di Lisbona.
HU 81
Ciao, mia Ibis. Sono molto stanco. Molti baci Arcada non hanno fogli. Ma non ti importa,
dal tuo, molto tuo .vero?
Fernando Ho appena ricevuto la tua lettera con la car-
tolina, che ho trovata molto graziosa.
Ieri è stata una coincidenza simpaticissima —
vero? — che io e mia sorella scendessimo ver-
30 so la Baixa contemporaneamente a te. Inve-
ce non è stato affatto simpatico che tu sparis-
2 luglio 1920 si, nonostante i segni che ti facevo. Io ho ac-
compagnato mia sorella fino all'hotel Aveni-
Amato Bebé,
da Palace, perché lei andava a fare compere
la tua lettera mi ha fatto sobbalzare e mi ha con la madre e la sorella di un ragazzo belga
preoccupato moltissimo. Che cosa hai? Sei che sono alloggiate lì. Sono uscito quasi subi-
sempre indisposta, sempre triste, sempre mi- lo, e speravo di incontrarti nelle vicinanze
steriosa. E poi non riesco solo a preoccupar- IMT poter parlare con te. Non lo hai voluto.
mi per te: alla mia preoccupazione si aggiun- I lai avuto tanta fretta di andare a casa di tua
gono dubbi, timori di ogni sorta, cose a volte .sorella!
orribili... I', poi, quando esco dall'hotel, vedo la fine-
Non dico altro. Mi hai preoccupato per vari Hit;! di tua sorella trasformata in palco (con
motivi, ma specialmente per via di questa tua ftrdie supplementari) per lo spettacolo del
misteriosa malattia... mio passaggio. È evidente che essendomi ac-
Ti auguro intensamente una pronta guari- corto di tutto ciò ho proseguito per la mia
gione. Dio voglia che ti possa vedere e pari;i »l rada come se la finestra fosse deserta. Se
re domani. Molti baci dal tuo decidessi di fare il pagliaccio (professione
Fernando |MT la quale la mia indole è d'altronde poco
in I.il la) mi offrirei direttamente al Coliseu.
( !i mancava anche questa: che io tollerassi lo
m herzo di essere offerto en spectacle alla tua
31 I,muglia!
Nr non avevi maniera di stare alla finestra se
31 luglio lion con 148 persone, potevi almeno evitar-
M ,i Ibis,
li >' I )alo che non hai voluto aspettarmi o par-
liinni, almeno potevi avere la cortesia, visto
II i i s . i m i per il foglio inadatto su cui ti s c r i v i ) i l i < non potevi apparire sola alla finestra, di
< l ' u n i r ò e he avevo nella borsa, e qui al C a l l e HHH (urli, vedere.
II 83
Ora, io non posso davvero stare a spiegarti 33
simili cose. Se il tuo cuore (supponendo l'esi-
stenza di questo signore) o la tua intuizione 15 agosto 1920, domenica
non te le dettano istintivamente, io non pos-
so improvvisarmi il tuo professore in mate- Vipera,
ria. Quando mi dici che desideri che io ti ho ricevuto la tua lettera cattiva, e in verità
sposi, è un peccato che tu non aggiunga che non capisco come non ci siamo incontrati ieri
contemporaneamente dovrei sposarmi con né ieri l'altro. Differenza di orologi? Non
tua sorella, tuo cognato, tuo nipote e non so credo, perché non mi è parso, arrivando alla
quante clienti di tua sorella. liaixa, che il mio orologio andasse indietro o
Sempre e molto tuo avanti.
Fernando 'l'i scrivo solo poche righe per dirti che do-
P.S. Ho scritto questa lettera dimenticando mani a mezzogiorno in punto sarò in fondo
che hai l'abitudine di mostrare le mie lettere alla Avenida das Cortes. Tu vai in ufficio di
a tutti. Se me ne fossi ricordato la avrei res;i Kua da Victória alla una. Dovresti avere tem-
un po' più soave, credimi. Ma ormai è tardi, po a disposizione. Il problema è che tu abbia
non importa. Del resto niente importa. ima compagnia. Ma ad ogni modo io ti
(«spetterò fino alle dodici e un quarto.
Fernando Ti auguro di star meglio. Ma il tuo non è
dolore, è viperinità, cioè cattiveria.
.Sempre e molto tuo
32 Fernando
2 agosto 192(1 h sto scrivendo dal Caffè Arcada ed è mez-
/u(.;ioi no e tre quarti. Per questo scrivo poco,
Cara piccola Nininha, t'unirò la mia abitudine, per cercare di passare
ti aspetterò al Conde Barào dalle otto e mc/,« |M-i la tua strada intorno alla una.
/o. Ti scrivo dal luogo che questo foglio m ,i
stampato, e Osório ti porterà la preseni« i
< ; i sa di tua sorella.
Senti: ti aspetto nel Conde Barào, ma all'ali*
golo della Panetteria Inglese, all'ora suddcl*
la, che suppongo ti sia conveniente.
Sempre e molto tuo
Feniani!»!
84 85
34 colpa è stata poco mia: è stata di quel Desti-
no che condanna il mio cervello a uno stato
18 agosto 1920 che, se non irreversibile, certo necessita di
un trattamento accurato, come non so se po-
Bebé Nininha, trò avere.
oggi mi sono non solo irritato, ma anche Ho l'intenzione (senza voler applicare ora il
preoccupato. Non ti ho trovata a Belém, e celebre decreto dell'undici maggio) di rico-
non so se è stato perché non potevi aspetta- verarmi in una clinica il mese prossimo, per
re, se hai pensato che non sarei venuto o se vedere se riesco a trovare una cura che mi
sei malata. permetta di resistere all'onda nera che si sta
Come ti avevo detto ieri, era probabile che abbattendo sul mio spirito. Non so quale
oggi arrivassi un po' più tardi. Sono infatti sarà il risultato della cura, non riesco a pre-
arrivato che mancavano due o tre minuti alle vederlo.
sei e mezzo. Ti ho aspettata per dieci minuti, Non mi aspettare mai, se ti apparirò ancora
e poi, visto che non arrivavi, ho pensato ai sarà di mattina, quando ti rechi in ufficio, lì
motivi che ti ho detto. ìli Poco Novo.
Passerò fra poco per Largo Camóes: spero Non preoccuparti.
di poterti vedere alla finestra di tua sorci 1.1 Dopo tutto di cosa si è trattato? Mi hanno
Ma prima ti imposterò questa lettera nel («ambiato per Àlvaro de Campos!
Terreiro do Pago. Ti sto scrivendo dal C a l l < Srmpre tuo
Arcada: per questo ricevi la lettera in questo Fernando
foglio, mentre la busta con l'indirizzo scrino
a macchina l'avevo già nella borsa.
Molti baci dal tuo, sempre tuo
Fernandn 36

29 novembre 1920
35
Ophelinha,
15 ottobre In i ingrazio per la lettera. Essa mi ha portato
fliiloie e sollievo allo stesso tempo. Dolore
Piccolo Bebé, "ITI < l i é queste cose addolorano sempre; sol-
hai più di mille, hai milioni di ragioni |>« I
,|f*v<> perché, in verità, l'unica soluzione è
||HI si.t: non prolungare oltre una situazione
essere offesa, seccata, irritata con me. M.i 1 1
86 87

J
che ormai non trova più una giustificazione so carattere, e perfino la sua irritazione non
nell'amore, né da una parte né dall'altra. Da riesce ad essere cattiva. Quando si sposerà,
parte mia, almeno, resta una stima profon- se non avrà la felicità che si merita, certa-
da, un'amicizia inalterabile. mente non sarà colpa sua.
Lei non mi negherà altrettanto, vero? Quanto a me...
Né lei, Ophelinha, né io, abbiamo colpa di L'amore è passato. Ma le mantengo un affet-
tutto questo. Solo il Destino ne avrebbe hi to inalterabile, e non dimenticherò mai —
colpa, se il Destino fosse una persona a cui mai, lo creda — né la sua figurina graziosa e
potere attribuire delle colpe. i suoi modi di ragazzina, né la sua tenerezza,
Il Tempo, che invecchia i volti e i capelli, la sua dedizione, la sua adorabile indole, può
invecchia anche, ma ancora più rapidamen- essere che mi sbagli, e che queste qualità che
te, gli affetti violenti. La maggior parte dell.i le attribuisco fossero una mia illusione; ma
gente, per la sua stupidità, riesce a non ac non credo che lo fossero né, se lo sono state,
corgersene, e crede di continuare ad amare sarei villano ad attribuirgliele.
perché ha contratto l'abitudine di sentire se Non so che cosa desidera che le restituisca:
stessa che ama. Se non fosse così, non ci s;i lettere o che altro ancora,
rebbe al mondo gente felice. Le creature su lo preferirei non restituirle niente, conser-
periori, tuttavia, sono private della possibili vate le sue lettere come il ricordo vivo di un
tà di codesta illusione, perché non possono passato morto come ogni passato; come un
credere che l'amore sia duraturo, né, quan- tjiialcosa di commovente in una vita quale la
do sentono che esso è finito, si sbagliano in mia, in cui l'avanzare negli anni va di pari
terpretando come amore la stima, o la grati- passo con l'avanzare nell'infelicità e nella de-
tudine, che esso ha lasciato. lusione.
Queste cose fanno soffrire, ma poi il dolci, I,e chiedo di non fare come la gente comu-
passa. Se la stessa vita, che è tutto, passa, ne, che è sempre grossolana: che non giri la
perché non dovrebbero passare l'amore, il Irsi a quando ci incontreremo; né abbia di
dolore e tutte le altre cose che sono solo |>;u il lile un ricordo in cui ci sia spazio per il ran-
della vita? lOle.
Nella sua lettera è ingiusta con me, m.i 1.1 |,11 piego, siamo l'uno con l'altro come due
peisoue
comprendo e la scuso. Certo l'ha scritta « »\\, forse perfino checonsi dolore;
conoscono in.i dall'infanzia,
I,i che
lì amarono da bambini e, sebbene nella vita
maggior parte della gente — uomini e doiuiM diluita seguano altre strade e altri affetti,
- avrebbe scritto, nel suo caso, in un i < Midi luus( i vano sempre, in una piega dell'animo,
ancor più acerbo e in termini ancora più ini (I i M orcio profondo del loro amore antico e
giusti. Ma lei, Ophelinha, ha un meraviglili j l M I t l l e .

88 89
Per quanto forse « altri affetti » e « altre stra- 1929
de » possano concernere lei, Ophelinha, non
certo me stesso. Il mio destino appartiene
ad altra Legge, della cui esistenza lei è all'o-
scuro, ed è subordinato sempre più all'obbe-
dienza a Maestri che non permettono e non
perdonano.
Ma non è necessario che capisca quanto dico.
Basta che mi conservi affettuosamente nel
suo ricordo come io, sempre, la conserverò
nel mio.
Fernando
37
11 settembre 1929
Ophelinha,
la sua lettera mi è piaciuta di tutto cuore. E
in verità non vedo come la fotografia di un
mascalzone, anche se questo mascalzone è il
fratello gemello che non ho, possa costituire
motivo di ringraziamento. Dunque un'om-
bra ubriaca occupa un posto nei ricordi?
Nel mio esilio, che sono io stesso, la sua lette-
ra è arrivata come un'allegria familiare, e
sono io che devo ringraziarla, piccola cara.
Prendo l'occasione per chiederle scusa di tre
cose, che sono la stessa cosa, e di cui non ho
avuto colpa. L'ho incontrata tre volte e non
l'ho salutata perché non l'ho vista bene, o
leglio, non l'ho vista in tempo. La prima
volta è stata già qualche tempo fa, nella Rua
io Ouro, di sera; lei era a fianco di un giova-
lotto che credetti il suo fidanzato, o innamo-
rato, ma in verità non so se poi era ciò che
sarebbe giusto che fosse. Le altre due volte è
stato di recente, sul tram che fa capolinea
all'Estréla. L'ho vista, una di queste volte,
solo con la coda dell'occhio, e i poveretti che
portano gli occhiali hanno la coda dell'oc-
chio che lascia molto a desiderare.
Un'altra cosa... No, non è niente, bocca dol-

Fernando
93

li
38
I-redo che passerò per la Piazza del dramma-
turgo. Non che non possa, solo che non tro-
14 settembre l ( i " i vo divertente vederla a quarantun metri di
Piccolina, disianza (dall'angolo dell'Avenida alla fine-
li i,i di casa sua). Spero di poterla vedere e
mi è piaciuta molto la sua lettera, ma mi < di parlarle. E se le telefonassi oggi stesso?
piaciuto ancora di più quello che veniva pi i I-orse.
ma della lettera, cioè la sua persona. E CON! K«o. Quasi due pagine di seccatura. Ma in
la traversata dal Rossio alla Estréla, che non (ondo lei ci guadagna... La seccatura sarà
la si può definire di transatlantica belle//.i. Mia, ma la tristezza resta con me.
ieri è stata due volte piacevole, eccetto che Queste parole sono di un individuo che a
alla fine della seconda volta, perché, almeno parte il fatto di essere « pessoa »,* si chiama
per ieri, è finita lì. Se fosse stata, invece clic preliminarmente
transatlantica, transvitale (bizzarra e inspie Fernando
gabile espressione!) sarebbe stata preferibile
anche al fatto che è stata preferibile a tulio
È esattamente questo che mi chiede e a cui
rispondo.
Non so scrivere lunghe lettere. Scrivo tal 39
mente per obbligo e per maledizione che ar- Abel,2 18 settembre 1929
rivo ad avere orrore di scrivere per un fine
utile o gradevole. Preferisco parlare, perché )ornanda in carta bollata
per parlare bisogna essere presenti, entram-
bi presenti — salvo nel caso infame del telefo- •emando Pessoa, celibe, maggiorenne, ecce-
no, dove ci sono voci senza volti. era, abitante dove a Dio piace concedergli
Se un giorno qualsiasi, per uno di quei lap- li abitare in compagnia di diversi ragni, mo-
sus in cui è sempre piacevole cadere di prò che, zanzare e altri elementi di ausilio al
posilo, ci incontrassimo e salissimo per sba- >uon sonno e al buon stato delle case; aven-
glio sul tram che va al Lumiar o al Poco do
Bispo1 (35 minuti), be', avremmo più tempo
per incontrarci per caso. I . Gioco di parole col significato del suo cognome, in
Domenica, cioè domani, le telefono, ma non portoghese « persona ».
2,. Abel Pereira da Fonseca, mescita frequentata dal
l'nota dove gli era stata fatta una fotografia che giurila
1. Quartieri allora periferici di Lisbona. nelle mani di Ophélia aveva segnato il loro riavvidna-
inento
i (cfr. la testimonianza di Ophélia Queiroz).
94
95
do ricevuto indicazione — anche se soltanto Rua do Ouro, la cui lucidità è restata sotto
telefonica — che potrà essere trattato come un camion all'angolo di Rua S. Nicolau, e il
un cristiano a partire da una data da stabili resto anche.
re; e che il suddetto trattamento da cristiano La mia (?) piccola Vespa mi ama davvero?
sarebbe costituito da: non un bacio, ma la Ma perché ha questa strana predilezione per
semplice promessa di esso, e da essere pro- le persone anziane? Nella sua lettera dice
crastinato indefinitamente finché egli Fer- che è un sacrificio per lei sopportare due zie,
nando Pessoa non dimostri che 1. ha otto che poi zie non sono, rispettivamente di ot-
mesi di età; 2. è bello; 3. esiste; 4. piace alla tanta anni e di cinquanta e oltre; come può
entità deputata alla distribuzione della mer- dunque pretendere di sopportare di buon
cé; e 5. non si suicida prima del termine, grado una creatura di età simile e che non
come sarebbe suo naturale obbligo; chiede, può nemmeno essere zia dato che, fino a
per la tranquillità della persona incaricata prova contraria, per tale professione è indi-
della distribuzione della mercé, che gli venga spensabile essere donna? Per essere zia, è
rilasciato un certificato attestante che 1. non evidente, bisogna essere donna due volte, o
ha otto mesi di età; 2. è un racchio; 3. non anche più. E io, fino ad ora, sono riuscito a
esiste nemmeno; 4. è disprezzato dalla entità malapena ad essere uno zio, solo della figlia
distributrice; 5. si è suicidato. di una sorella, che (è curioso) mi chiama
(È finita la carta bollata). « zio Penando » perché 1. sono effettiva-
A questo punto dovrebbe scriversi « Resta in mente suo zio; 2. mi chiamo (si ricorda?)
attesa con ossequi », ma non attende niente Fernando; 3. non sa pronunciare la lettera
Fernando r.
Dato che lei non vuole vedermi e che è per
lei un sacrificio volere non voler vedermi, e
dato che vuole che io le telefoni perché al-
meno al telefono la persona non è presente,
40 e che io le scriva perché scrivere significa es-
sere lontani; ebbene, Vespa che non è mia,
24 settembre 1929 io le ho già telefonato e ora le sto scrivendo;
anzi, posso dire di averle già scritto, perché
E così la mia Vespa, che è proprio vespa, ma qui chiudo.
non è mia, mi viene a dire che cosa deve Sto preparando la cartella nera per portarla
scriverle, per farle piacere, una creatura la con me. Capito?
cui intelligenza è caduta da qualche parte in Vorrei andare contemporaneamente in In-
96 97
dia e a Pombal.1 Curiosa mistura, non è magine mentale, nel buco dell'acquaio, es-
vero? Ad ogni modo è solo una parte del sendo materialmente impossibile dare que-
mio viaggio. sta destinazione, che peraltro giustamente
Si ricorda di questa geografia, Vespa vespis- competerebbe a quell'entità fintamente uma-
sima? na, se ci fosse giustizia al mondo.
Fernando Voglia gradire i complimenti di
Alvaro de Campos
(Ingegnere Navale)
41

Abel, 25 settembre 1929


42
Gentilissima Signora Ophélia Queiroz,
26 settembre 1929
un abietto miserabile individuo chiamato Fer-
nando Pessoa, mio personale e caro amico,
mi ha incaricato di comunicare alla Signoria Piccola Ophelinha,
Vostra — considerando che il di lui stato non so se mi vuole bene, ma le scrivo esatta-
mentale gli impedisce di comunicare alcun- mente per questo motivo.
ché, neppure a una mosca (esempio di obbe- Poiché mi ha detto che domani non vuole
dienza e disciplina) — che alla Signoria Vo- vedermi fino a quando non ci troveremo alla
stra è vietato: 1. pesare di meno; 2. mangiare fermata del tram, cioè fra le cinque e un
poco; 3. non dormire; 4. avere la febbre; 5. quarto e le cinque e mezzo, verrò dunque là.
pensare all'individuo suddetto. Tuttavia, dato che si verifica la circostanza
Da parte mia, come intimo e sincero amico che l'Ingegnere Alvaro de Campos domani
di quel poco di buono della cui comunicazio- mi deve accompagnare per gran parte della
ne, seppur con sacrificio, mi faccio carico, giornata, non so se sarà possibile evitare la
consiglio la Signoria Vostra di prendere l'im- presenza (del resto gradevole) di questo si-
magine mentale che eventualmente possa es- gnore durante il cammino verso certe fine-
sersi fatta dell'individuo la cui menzione sta stre di un colore che ora non ricordo.
rovinando questo foglio di carta soddisfa- Il mio vecchio amico che ho testé nominato
centemente bianco, e di buttarla, quest'im- ha poi qualcosa da dirle. Rifiuta di fornirmi
qualsiasi indiscrezione sull'argomento, ma
1. Cittadina nel centro del Portogallo. ho fiducia che in sua presenza abbia possibi-
98 99
lità di dirmi, o dirle, o dirci di che cosa si proprie qualità e l'intelligenza raggiunge la
tratta. sua massima forza e capacità. È dunque il
Fino a quel momento sarò silenzioso, atten- momento di realizzare la mia opera lettera-
to, e perfino fiducioso. ria, completando alcune cose, raccogliendo-
E a domani, boccuccia dolce. ne altre, scrivendone altre ancora che sono
Fernando restate da scrivere. Per realizzare quest'ope-
ra ho bisogno di tranquillità e di un certo
isolamento. Non posso, purtroppo, lasciare
l'ufficio in cui lavoro (non posso, è ovvio,
perché non ho altre rendite), ma posso inve-
43
ce, lasciando per il lavoro due giorni la setti-
mana (mercoledì e sabato), essere a mia com-
domenica, 29 settembre 1929 pleta disposizione i giorni rimanenti. Ecco
Piccola Ophelinha, cosa significa il progetto di Cascais.
Tutta la mia vita futura dipende dal fatto
poiché non voglio che dica che io non le ho che io riesca o meno a fare quanto ho detto:
scritto per il fatto di non averle veramente e in breve tempo. Del resto la mia vita gira
scritto, le sto scrivendo. Non sarà una linea, intorno alla mia opera letteraria — buona o
come ho promesso, ma non saranno molte. scadente che essa sia o che possa essere. Tut-
Sono malato, principalmente a causa della to il resto della vita ha per me un interesse
serie di preoccupazioni e seccature che ho secondario: ci sono cose, naturalmente, che
avuto ieri. Se non vuole credere che sono amerei avere; altre che mi è perfettamente
malato, lo faccia pure. Ma le chiedo il favore indifferente avere o non avere. È necessario
di non dirmi che non ci crede. Mi è più che che tutti coloro che hanno dei rapporti con
sufficiente essere malato; ci mancherebbe me si convincano che io sono fatto così, e
ancora che qualcuno ne dubitasse o mi chie- che esigere da me i sentimenti, del resto de-
desse ragioni della mia salute come se dipen- gnissimi, di un uomo normale e banale, sa-
desse dalla mia volontà, o che io dovessi dare rebbe come pretendere che io avessi gli occhi
conto a qualcuno di qualcosa. azzurri e i capelli biondi. E trattarmi come
Quanto le ho detto sul mio trasferimento a se io fossi un'altra persona non è la miglior
Cascais (Cascais vuoi dire un luogo qualsiasi maniera per mantenere il mio affetto. E pre-
fuori di Lisbona, ma vicino, e può significare feribile trattare « così » chi è davvero « così »,
anche Sintra o Caxias) è la pura verità: per- e dunque « rivolgersi a un'altra persona »
lomeno quanto all'intenzione. Sono arrivato (vale una qualsiasi altra frase simile a que-
a quell'età in cui si ha il pieno dominio delle sta).
100 101

_
Lei, Ophelinha, mi piace molto, davvero bebé) ne ha ancora di più. Abel ha dell'a-
molto. Apprezzo moltissimo la sua indole e guardente, ma la bocca del Bebé è dolce, e
il suo carattere. Se mi dovessi sposare, non forse un po' ardente, ma va bene così. Io le
potrei che sposarmi con lei. Resta da sapere piaccio? Perché? Sì?
se il matrimonio o vita coniugale (o come lo Sono matto, e non posso scrivere una lettera:
si voglia chiamare) sia una forma di vita che so scrivere solo scemenze. Se potesse darmi
possa andare d'accordo con la mia vita intc- un bacio, lo farebbe? E allora perché non lo
riore. Ne dubito. Per ora, e nel più breve fa? Cattiva. La verità è che oggi la giornata
tempo possibile, desidero organizzare la mia si è annodata in modo tale che ho appena il
vita intcriore, il mio lavoro. Se non riuscissi a tempo di scriverle poco e male. Vespa.
organizzarli, è chiaro che non potrei nean- Scappo di corsa a casa per cenare verso le
che pensare di progettare un matrimonio. E otto e poi vado da quel mio amico dal quale
se li organizzassi in forma tale da accorgermi sono solito andare il sabato a cena. Oggi ci
che il matrimonio potesse turbarli, è eviden- passo solo dopo cena. Belva.
te che non mi sposerei. Ma può anche darsi E ho finito, ecco. Mi da la sua boccuccia da
che non sia così. mangiare?
Il futuro — ed è un futuro prossimo — lo dirà.
Ecco: questa è, francamente, la verità. Ibis (nome di un uccello dell'Egitto,
Arnvederci, Ophelinha. Mangi, dorma, e che è questo stesso)
non perda grammi.
Il suo affezionato
Fernando
45

9 ottobre 1929
44

2 ottobre 1929

Buon giorno, Bebé: mi vuole davvero bene?


I Terribile Bebé,
mi piacciono le sue lettere, che sono dolci
dolci, e mi piace lei, che è pure dolce dolce.
E bonbon, ed è vespa, ed è miele, che è delle
Non vengo da Abel, ma avrei dovuto farlo; api e non delle vespe, e tutto va bene, e il
e ad ogni modo anche il Bebé ha influenza Bebé deve scrivermi sempre, anche se io non
sullo stile di Abel. Ha influenza a distanza, scrivo, che è sempre, e io sono triste, e sono
ma in braccio (situazione naturalissima per i matto, e nessuno mi vuoi bene, e perché do-
102 103
vrebbero volermene, proprio così, e siamo Le sto scrivendo subito dopo la telefonata
daccapo, e credo proprio che oggi le telefo- che le ho fatto, e naturalmente le telefonerò
no, e vorrei baciarla sulla bocca, con passio- ancora, se non le fa male ai nervi; e natural-
ne e ghiottoneria e mangiare i bacini che vi mente questo avverrà non in un momento
sono nascosti, e poggiarmi sulla sua spalla r qualsiasi, ma nel momento stesso in cui le
arrivare alla tenerezza dei colombi, e chie- telefonerò.
derle scusa, ma scusa per finzione, e rico- Vuole bene a me perché me è me, o perché
minciare molte volte, e punto e daccapo per no? O non vuoi proprio bene senza né me
poi ricominciare, e come mai la piccola Ophé- né no? O dunque? 1
lia può amare un mascalzone come il sotto- Tutte queste frasi e maniere di non dire
scritto e un villano e un porco e un individuo niente sono segno che l'ex Ibis, l'estinto Ibis,
con la faccia da gasista e con l'aspetto di chi l'Ibis senza possibilità di riparazione e di pia-
non è qui ma nel cesso della casa accanto, cimento altrui, va a Telhal o a Rilhafoles,2 e
proprio così, e finalmente, e ora la smetto ha luogo una grande manifestazione per la
perché sono matto e lo sono sempre stato di sua magnifica assenza.
natura, che è come dire dalla nascita, e mi Ho sempre più bisogno di andare a Cascais,
piacerebbe che tu, Bebé, fossi una bambola, alla Bocca dell'Inferno 3 — ma una bocca coi
e io farei come un bambino, ti spoglierei, e denti — a testa in giù, e fine! e basta! e l'Ibis
il foglio finisce qui e pare impossibile che tut- non c'è più. Questo animale-uccello merite-
to questo sia stato scritto da un essere uma- rebbe proprio di strusciare la sua fisionomia
no, invece l'ho scritto io sulle pietre. Ma se il Bebé gli desse un bacio,
l'Ibis sopporterebbe la vita un po' di più. Sì?
Fernando
Ecco la molla rotta: r-r-r-r-r-r-r-r-r-r-r-r.
In fede
Fernando
46

9 ottobre 1929

Bebé belva,
chiedo umilmente scusa se la faccio spazien- 1. La bizzarra grammatica dell'originale è tradotta
letteralmente.
tire. Si è rotta la molla della vecchia automo- 2. Ospedali psichiatrici di Lisbona.
bilina che ho dentro la testa e il mio senno, 3. Scogliera nei pressi di Cascais con cavità dall'aspet-
che già era inesistente, ha fatto: tr-tr-r-r-r... to tenebroso.
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47 Questa poesia deve essere letta di notte, in
una stanza senza luce. Inoltre, debitamente
16 dicembre 192(.) utilizzata, serve a fare bigodini per bambole
di pezza, a chiudere il buco della serratura
Bebé, contro il freddo, gli sguardi e le chiavi, e an-
le mando — per mantenere almeno una prò che a prendere la misura del piede per com-
messa — il rispettivo, non rispettabile, m;i prare scarpe che siano di una misura non
preferibile (all'attuale) ceffo dell'ibismo di superiore a quella del foglio. Mi pare di aver
quarantanni fa esatti. l Paragonando la fi- fatto tutte le raccomandazioni per l'uso. Non
sionomia relativamente umana del piccolo è necessario agitare prima dell'uso.
animale che il ritratto rappresenta, alla imi- Ciao
tazione di muso malincolico, che attualmente Ibis
offende l'umanità, sul collo del firmatario
della presente - paragonando... Oh, piccolo
Bebé, un bacio da
Fernando Casa Branca - Barreiro A.
(Poema piai)

Toda a gente que lem as màos frias


48 Deve mettè-las dentro das pias
Pia numero UM,
11 gennaio 1930 Para quem mexe as orelhas emjejum.
Bebé, Pia nùmero DOIS,
Para quem bebé bifes de bois.
ottenuta la debita autorizzazione del signor
Ingegnere Alvaro de Campos, le mando la Pia nùmero TREZ,
poesia scritta fra la stazione di Casa Branca Para quem espirra so meia vez.
e Barreiro, la cui ispirazione era finita alla Pia numero QUATRO,
stazione di Moita.2 Para quem manda as ventas ao theatro.
Pia nùmero CINGO,
1. Pessoa inviò a Ophélia la fotografia di se stesso Para quem come a chave do trinco.
bambino.
2. Piccola località sulle rive del Tago nei dintorni di Pia nùmero SEIS,
Lisbona. Para quem se penteia com bolos-reis.
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Pia numero SETE, APPENDICE
Para quem canta aie que o telhado se derrete. Una poesia di Alvaro de Campos
Pia nùmero GITO,
Para quem quebra nozes quando è afoito.
Pia nùmero NOVE,
Para quem se parece com urna couve.
Pia nùmero DEZ,
Para quem colla sellos nas unhas dos pés.
E, como as màos jà nào estào frias,
Tampa nas piasi
MOTTA
Silèncio na estafào
a vontade do freguez1

1. « Casa Branca - Barreiro A. / (Poesia dell'acquaio)


// Tutte le persone con le mani fredde / devono mei
terle dentro l'acquaio. // Acquaio numero UNO, / pel
chi muove le orecchie a digiuno. // Acquaio numero
DUE, / per chi beve bistecche di bue. // Acquaio nume-
ro TRE, / per chi starnutisce solo mezza volta. // Ac-
quaio numero QUATTRO, / per chi manda il suo muso
a teatro. // Acquaio numero CINQUE, / per chi mangi;i
la chiave della serratura. // Acquaio numero SEI, / per
chi si pettina col panettone. // Acquaio numero SETTE,
/ per chi canta finché il tetto si scioglie. // Acquaio
numero OTTO, / per chi schiaccia noci quando ha co-
raggio. // Acquaio numero NOVE, / per chi somiglia a
un cavolfiore. // Acquaio numero DIECI, / per chi incol-
la francobolli sulle unghie dei piedi. // E, siccome le
mani non sono più fredde, / il coperchio sull'acquaio!
// MOITA // Silenzio nella stazione / a discrezione dell'u-
tente ».
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Todas as cartas de amar sào Tutte le lettere d'amore sono
Ridìculas.
ridicole.
Nào seriam cartas de amar se nào fossem Non sarebbero lettere d'amore se non fossero
Ridìculas.
ridicole.
Também escrevi em meu tempo cartas de amar, Anch'io ho scritto ai miei tempi lettere d'amore,
Como as outras,
Ridìculas. come le altre,
ridicole.
As cartas de amar, se ha amar, Le lettere d'amore, se c'è l'amore,
Tèm de ser
Ridìculas. devono essere
ridicole.
Mas, afinal,
Ma, dopotutto
So as criaturas que nunca escreveram solo coloro che non hanno mai scritto
Cartas de amor
È que sào lettere d'amore
Ridìculas. sono
ridicoli.
Quem me dera no tempo em que escrevia Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo
Sem dar por isso
senza accorgermene
Cartas de amor
Ridìculas. lettere d'amore
ridicole.
A verdade è que hoje La verità è che oggi
As minhas memórias
sono i miei ricordi
Dessas cartas de amor
E que sào di quelle lettere d'amore
Ridìculas. a essere
ridicoli.
(Todas as palavras esdrùxulas, (Tutte le parole sdrucciole,
Como todos os sentimentos esdrùxulos, come tutti i sentimenti sdruccioli,
Sào naturalmente
Ridìculas). sono naturalmente
ridicole). 21 ottobre 1935
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UN FAUST IN GABARDINE
DI ANTONIO TABUCCHI
Hai tanto potere su di me: via, trasformami
in un uomo che sia capace di ciò che è ovvio.
KAFKA, in una lettera a Felice

Iscritta fra la parodia della dichiarazione di


Amieto a Ofelia, in bigliettini nascosti in sca-
tole di caramelle, e un finale in forma di fila-
strocca nonsense, la storia di questo amore se-
gretissimo e casto, così ottimisticamente pue-
rile e insieme così senza speranza, potrebbe
forse sembrare ridicola se non partecipasse,
proprio come i veri grandi amori, del ridico-
lo e del sublime.
Qui c'è un Faust in gabardine, soggetto a
tonsilliti e impiegato in ditte lisbonesi di im-
port-export, costretto a barattare la sua fra-
gile Margherita, intelligente e un po' diso-
rientata, per un Mefistofele implacabile e to-
talitario rimpiattato nel Progetto di un'Ope-
ra (« Del resto la mia vita gira intorno alla
mia opera letteraria — buona o scadente che
essa sia o che possa essere. Tutto il resto del-
la vita ha per me un interesse seconda-
rio... »). È impossibile non pensare a una let-
tera di Kafka a Felice Bauer del 1912:
« La mia vita consiste ed è consistita, in fon-
do, da sempre, in tentativi di scrivere ... Il
mio tenore di vita è organizzato soltanto in
vista dello scrivere, e se subisce mutamenti,
li subisce perché corrisponda meglio, possi-
bilmente, allo scrittore, poiché il tempo è
breve, le forze sono esigue, l'ufficio è uno
spavento, l'abitazione è rumorosa e bisogna
caversela con artifici, quando non è possibile
farlo con una bella vita diritta ».
115

I
Ed è impossibile non figurarsi questa scelta come l'ex idiot de la famille rinchiuso a spiare
come un ovvio, e forse un po' banale Ersatz: il mondo dietro le finestre, avrebbe potuto
Pessoa ha scelto la letteratura semplicemente legittimamente dichiarare che la vita « sem-
perché non poteva scegliere l'amore. bra tollerabile soltanto se si riesce a schivar-
Ma ogni lettore di Pessoa sa come l'ovvio e il la »; e la sua opera, specie le più struggenti
banale siano categorie inadeguate per un composizioni di Àlvaro de Campos (Passagem
personaggio che visse una vita da impiegato das horas e Tabacaria] ne sono la conferma.
di concetto come se fosse un impiegato di con- Ecco perché il sillabario di queste lettere ci
cetto, trattò se stesso come se fosse un altro, procura il malessere di un peccato doloroso
scrisse poesie sue come se fossero altrui. Il sen- e inutile: come di qualcuno che voglia vivere
timentalismo più deteriore, così impeccabil- con estrema convinzione qualcosa di cui non
mente di cattivo gusto e così inappellabil- è convinto; come certe macchine ingegnose
mente « normale », conferisce a queste lette- e perfette che non servono a nulla. Perché ci
re un'ovvietà troppo ovvia per essere ovvia inducono a pensare che Pessoa abbia delega-
davvero. È il primo sospetto che queste lette- to a un altro, che era lui stesso, il compito di
re ci comunicano, e con esso il primo disagio. vivere una storia d'amore e di scrivere lette-
Come se in queste missive innocue di insul- re d'amore alla signorina Ophélia Queiroz,
saggine corresse sotterraneo qualcosa di in- anch'essa impiegata in ditte di import-export
decifrabilmente nocivo e peccaminoso. In nella Lisbona degli Anni Venti. E che lui sia
queste lettere non c'è l'ovvietà, ma l'Ovvio rimasto a guardare il suo Bouvard e Pécu-
maiuscolo e platonico, la sua struttura pro- chet, che era lui stesso, che ricopiava le sue
fonda, la fenomenologia in forma epistolare stesse lettere. Tutto Pessoa è « come se », ha
di un paradigma: il codice minacciosamente scritto Luciana Stegagno Picchio. A loro
stupido dell'Amore. modo anche queste lettere sono un « come
Credo che non sarebbe piaciuto a Stendhal, se ».
questo amore così povero di connotazioni Ma anche i « come se » danno dolore, certo.
storiche e di implicazioni sociali per essere E forse anche piacere. Come una protesi. E
degno di figurare nel suo trattato. Ma se postulano una sintonia con la sensibilità del
queste lettere fossero cadute sotto gli occhi terminale a cui si riferiscono: dunque sono
di Bouvard e Pécuchet, forse i due metafisici dotati degli stessi princìpi di quello, posseg-
della Bétise avrebbero emesso con soddisfa- gono gli stessi meccanismi, magari il mate-
zione la loro sentenza preferita: « Che fare- riale è il medesimo. Il Fernando Pessoa che
mo di tutto questo? Niente riflessioni! Copia- vive il suo « come se » è evidentemente an-
mo! ». Con Flaubert, del resto, Pessoa mo- ch'egli Fernando Pessoa. Seguendo la scarna
stra una grande affinità elettiva. Anch'egli, cronaca del suo « come amore » avremo
116 117
« un'ulteriore superfìcie, un ulteriore strato si, a immaginare itinerari, a segnare una fit-
del labirinto che Pessoa è sempre stato ».' tissima rete topografica fatta di strade, di
piazze, di vicoli, di banchine del porto, di
fermate del tram e che si iscrive nella Lisbo-
Di che cosa ci parlano queste lettere? Intanto na deputata (la Baixa) del Campos avan-
ci parlano di orari. Il che può sembrare ab- guardista e del Bernardo Soares scrivano de-
bastanza plausibile per un uomo che scandì cadente.1 E c'è, infine, la proiezione di se
la sua vita sull'immutabile metronomo del stesso sull'essere amato per amarvisi narcisi-
piccolo impiegato. Ma in queste lettere la sticamente, tale che pare di sentire i versi di
presenza delle lancette è talmente ossessiva Ricardo Reis:
da diventare qualcosa di diverso da una Ninguém a outro ama, senào que ama
mera misurazione delle ore. Pessoa ha sem- O que de si ha nele, ou è suposto.2
pre il potere di maiuscolizzare la banalità,
come sanno fare i grandi nevrotici. In lui il Che cosa ama (o suppone) di sé in Ophélia,
vezzo diventa tic, il tic mania, la mania osses- Fernando Pessoa? Ama il bambino che egli
sione; e l'ossessione rimanda a zone buie, a è, la sua più urgente puerilità finalmente sot-
minuscoli abissi quotidiani, a totem domesti- tratta alle censure del superego e mostrata
ci e tascabili, ma non per questo meno mi- nella sua più insolente nudità: che significa
nacciosi e prepotenti. Ci parlano anche del balbettio infantile, desiderio di tènere per-
terrore-rifiuto per la fotografia, per quella cosse materne, voglia del grembo, invidia-
« provvisoria immagine di se stesso », come nostalgia di un mondo nel quale il giudizio
la definì nella dedica a una zia che gliela ave- sul reale era delegato agli adulti.
va richiesta insistentemente, che ha senz'al- Certo fu un bel rapporto nevrotico, mania-
tro qualcosa in comune con l'angustia del cale come lo sono gli amori che di norma
« reale visibile » che sempre accompagnò la durano tutta una vita: proprio il contrario
poesia di Campos. Ci parlano infine della di certe passioni liberatorie, travolgenti e
coniugazione dell'insolito binomio Amore/ tutte basate sui lombi. No: questo fu, senza
Deambulazione, dettato dal criterio schizoi- esserlo, un matrimonio, e come tale si nutrì
de di trovarsi in un luogo e di pensare a di abitudini, di decoro, di devozione e di me-
quando si troverà in un altro luogo. Che lo
costringe ossessivamente a tracciare percor- 1. Per un suggestivo itinerario dei luoghi cari a Pessoa
(specie a Campos e Soares), cfr. Maria José de Lanca-
stre, Peregrinatio ad loca fernandina: la Lisbona di Pessoa,
1. Così David Mourào Ferreira, al quale va l'iniziativa in « Quaderni portoghesi », 1, 1977, pp. 117-135.
della pubblicazione delle lettere, nell'eccellente saggio 2. « Nessuno ama un altro, ama soltanto / ciò che di
che accompagna l'edizione portoghese. sé c'è in lui, o che suppone ».
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schinità. Non travolse niente, non liberò II punto centrale di queste lettere, come di
niente e non produsse niente. Solo che si tutta la poesia di Pessoa, è dunque il proble-
esaurì nella pura idea o nella pura struttura ma della finzione, cioè dell'eteronimia. Non
matrimoniale, prescindendo dal talamo. Ma poteva essere altrimenti, perché la « finzione
poi il sesso qui che c'entra? Per Pessoa questo vera » di Pessoa, secondo una sua sottile di-
fu l'essenza dell'amore, non la sua realizza- stinzione, è un atteggiamento verso il reale,
zione sul piano del pragma, così come l'orto- non solo una dimensione letteraria, e fu usa-
nimo lo aveva teorizzato in poesia: ta nella letteratura e nella vita senza nessuna
O amar è que è essencial. differenza. La presenza degli eteronimi veri
O sexo è so um addente. e propri si riduce qui principalmente alla
Pode ser igual persona di Àlvaro de Campos, visto che,
Ou diferente. come dichiara Óphélia nella sua testimo-
O homem nào è um animai: nianza, « Fernando parlava raramente di
E urna carne inteligente, Caeiro, di Reis e di Soares ». C'è anche, è
Embora às vezes doente. ' vero, la presenza del signor Grosse, lo sciara-
dista dal nome sciaradistico che passò la vita
E l'« accidente » non si verificò. Presumibil- a concorrere ai premi enigmistici del « Ti-
mente una tale accidentalità era vietata a mes » di Londra. Ma la sua apparizione non
questo tipo di amore e le lettere lo palesano. rappresenta mai un'interferenza fra i due
E del resto perché parlare dell'uomo Pessoa? innamorati: anzi, è un personaggio confor-
Chi gioca qui, anche se si chiama come lui (o tante e protettore, eventuale dispensatore di
anche se è proprio lui), è uno dei suoi tanti beni materiali nella felice ipotesi di una sua
alter ego, un « doppio » doppio. Più che mai vincita. La presenza dell'ingegnere Àlvaro
personaggio di se stesso, questo Pessoa orto- de Campos, sempre trattato con ironica de-
nimo che scrive lettere d'amore ai tavolini ferenza col suo titolo di studio, è affatto di-
dei vecchi caffè di Lisbona vive la vita in let- versa. La sua esistenza si insinua ben presto
teratura: come Campos, Reis, Caeiro e gli nella storia d'amore di Óphélia e Fernando,
altri eteronimi vive cioè una vita che è la reclama diritto al giudizio, all'azione, alla
quintessenza della vita, il suo codice.,2 partecipazione. « Non ti stupire se la mia cal-
ligrafia è un po' strana », raccomanda Fer-
1. « È l'amore che è essenziale. / II sesso è solo un nando nella lettera 13; e giustifica questa
accidente. / Può essere uguale / o differente. / L'uomo
non è un animale: / è una carne intelligente, / anche
se a volte malata ». J.A. Scabra, Amor e fingimento. Sobre as « Cartas de Amar
2. Il problema della « finzione » che attiene alle lette- de Fernando Pessoa », in « Persona », 3, Centro de Estu-
re a Óphélia è stato analizzato con grande finezza da dos Pessoanos, Porto, 1979, pp. 77-85.
120 121
stranezza con due motivi: la qualità del fo- consciamente) come elemento di « distur-
glio e lo stato di ebbrezza in cui si trova. E bo », allora il suo ruolo nella storia d'amore
poi aggiunge esserci questo terzo motivo: diventa abbastanza complesso, perché in
« che ci sono solo due motivi, e dunque non qualche modo egli viene a costituire il terzo
c'è affatto un terzo motivo ». È un tipico os- lato del classico triangolo amoroso, pur se
simoro alla Carnpos, che tra parentesi firma dotato di un segno diverso. Del resto Ophé-
questa paradossale asserzione; ma non biso- lia, con la sua intelligenza e con la sua sensi-
gna dimenticare un vero motivo sottinteso ailità, aveva intuito in Campos una presenza
al non-motivo apparente: il vezzo di Pessoa minacciosa e nemica. La sua antipatia per lui
di cambiare calligrafia a seconda dei suoi ete- è rimproverata a varie riprese da Fernando,
ronimi. In ciò la reale stranezza (leggi diffe- che più di una volta si lagna dell'avversione
renza) della calligrafia. dell'innamorata per l'ingegnere, nonostante
Resta da sapere perché, fra i tre eteronimi che a costui « la Nininha piace tanto, tantissi-
maggiori, proprio ad Àlvaro de Campos sia mo » (lettera 26). Un entusiasmo, quello del-
toccato in sorte di partecipare della storia l'ingegnere avanguardista, di breve data, vi-
d'amore di Fernando. Certo egli godette di sto che appena un mese prima Fernando
uno statuto speciale che agli altri eteronimi terminava una lettera con questa esortazio-
non toccò. Alberto Caeiro morì molto giova- ne: « Asciugati le lacrime, piccola mia! Oggi
ne, nel 1915, dopo aver trascorso tutta la vita hai dalla tua parte il mio vecchio amico Àlva-
in provincia presso una vecchia zia. Ricardo ro de Campos, che in generale è sempre sta-
Reis se ne andò presto dal Portogallo, emi- to soltanto contro di te » (lettera 22).
grò in Brasile a causa delle sue idee monar- La presenza di Campos si fa in breve massic-
chiche e non fece più ritorno. Àlvaro de cia e tende addirittura a spodestare Fernan-
Campos, ingegnere navale disoccupato, visse do, a sostituirsi a lui. Nella lettera 35, dove
tutta la vita con Pessoa, frequentò e amò gli Fernando confida a Ophélia il progetto di
stessi luoghi (la Baixa, i moli del porto, i caf- ricoverarsi in una clinica psichiatrica per cer-
fè liberty, le bottegucce e le tabaccherie di care una cura che gli permetta di resistere
Rua dos Retroseiros), cessò di scrivere quan- all'onda nera che si è abbattuta sul suo « cer-
do Pessoa cessò di scrivere, cioè morì con vello condannato », con una scherzosa frase
lui. Ma credo che bisogna tener conto anche di commiato cerca di minimizzare un avveni-
di un'acuta osservazione di Jorge de Sena mento che per certo è stato grave e pertur-
che concerne la natura di Campos, l'unico batore. Ma il tono da boutade non riesce a
omosessuale di tutto il gruppo eteronimo. Se mascherare il panico per un « gioco » che
questa osservazione è esatta, se cioè Campos forse non è più controllabile. È l'ottobre del
è stato scelto da Pessoa (consciamente o in- 1920, vigilia della prima rottura, e la frase
122 123
dice: « Dopo tutto di cosa si è trattato? Mi
hanno scambiato per Àlvaro de Campos ».
Né, nove anni più tardi, quando dopo la lun-
ga separazione si riaccende effimero il guiz-
zo di una nuova fiamma, l'ingegnere navale
si tira discretamente nell'ombra. Anzi, ora
egli entra nel rapporto a due con sicurezza e
prosopopea, incaricandosi di scrivere di suo
pugno alla « rivale » per convincerla a non
pensare più a Fernando (lettera 41). E ha il
sapore di vendetta (meglio: di una resa dei
conti) l'invito che Campos rivolge a Ophélia
di buttare nella fogna « l'immagine menta-
le » di Pessoa. Ormai l'ortonimo e l'eteroni-
mo godono dello stesso statuto, sono en-
trambi un'immagine mentale, un'invenzio-
ne, l'idea di un qualcuno che è Fernando
Pessoa ma che non è nessuno dei due.
E il « vero » Pessoa intanto dov'è? In quale
luogo si svolge la sua vita? Che cosa fa questo
latitante di se stesso? Pessoa è in qualche al-
trove che si pensa e che si scrive. Il suo desti-
no « appartiene ad altra Legge ... ed è subor-
dinato sempre più all'obbedienza a Maestri
che non permettono e non perdonano » (let-
tera 36). Come questo amore, che fu un pen-
siero, anche la « vera » vita di Pessoa sembra
un pensiero, come se tutto fosse stato pensa-
to da un altro. Esiste, ma non ha luogo. È un
testo. In questa assenza la sua conturbante
grandezza.

124
«Risposi a un annuncio del "Diàrio de Notìcias".
Avevo diciannove anni, ero allegra, sveglia, in-
dipendente e, contro la volontà dei miei fami-
liari, decisi di trovare un impiego». Così Ophélia
Queiroz si trovò a lavorare nello stesso ufficio di
Fernando Pessoa. «Tutto cominciò con sguardi,
bigliettini, messaggi che mi lasciava di soppiat-
to sulla scrivania». Ed era già il namoro, come si
chiama in portoghese quel vago periodo che pre-
cede il fidanzamento ufficiale. Queste lettere te-
stimoniano la profonda, irriducibile irrealtà in
cui Pessoa sapeva lasciar precipitare ogni evento
della sua vita personale, come se già questa lo-
cuzione fosse per lui un'incongruità. E tale era.
Tanto più preziose, tanto più insostituibili que-
ste sue lettere alla fidanzata, che accettano subi-
to di partecipare, «proprio come i veri grandi a-
mori, del ridicolo e del sublime» (Tabucchi).
A cura di Antonio Tabucchi.

ISBN 978-88-459-0304-5

€ 10,00 9 "788845"903045