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NASH

Uno studio condotto in Italia sottolinea quanto sia diffusa questa patologia, spesso
sottostimata. Delle lesioni pre-NASH compaiono in 2 milioni di persone all'anno in Italia, su una
popolazione di 56 milioni di abitanti. Ogni anno si contano da 200.000 a 400.000 casi di
steatoepatiti non alcoliche e da 110.000 a 140.000 cirrosi che ne sono la conseguenza.

La Steatosi epatica non alcolica è presente in Italia nel 10-25% della popolazione tra 18 e 75
anni. Si prevede un aumento nei prossimi anni, di pari passo con l’aumentare della prevalenza
dell’obesità, del diabete e della sindrome metabolica. In Italia si stima che ci siano 2 nuovi casi
per 100.000 abitanti per anno.

Steatoepatite non alcolica (NASH): sintomi, diagnosi, terapia

La steatoepatite non alcolica (NASH) è una malattia del fegato che spesso rimane silente:
assomiglia molto alla cirrosi epatica, ma colpisce pazienti astemi o quasi astemi. La
caratteristica principale della steatoepatite non alcolica è l’accumulo di grasso (lipidi) nel
fegato, accompagnato da infiammazione e lesioni epatiche; la maggior parte dei pazienti colpiti
dalla steatoepatite non alcolica non presenta sintomi e quindi non sa di avere un problema al
fegato, tuttavia questa patologia può essere anche grave e portare all’epatopatia alcolica, cioè
a una situazione in cui il fegato subisce danni e lesioni permanenti e non è più in grado di
funzionare correttamente.

La steatoepatite non alcolica colpisce una percentuale variabile tra il 2 e il 5 percento degli
americani, oltre a questi pazienti una percentuale compresa tra il 10 e il 20 per cento della
popolazione presenta un accumulo di grasso nel fegato, senza infiammazioni né danni
all’organo: questo disturbo è detto “fegato grasso”. Avere del grasso nel fegato non è una
condizione normale, ma da sola probabilmente provoca danni e lesioni permanenti piuttosto
lievi. Se a seguito di analisi del sangue o dopo un’ecografia epatica si sospetta la presenza di
grasso nel fegato, il disturbo diagnosticato è detto fegato grasso non alcolico. L’eventuale
biopsia evidenzierà che alcuni dei pazienti soffrono di steatoepatite non alcolica, mentre altri
semplicemente di fegato grasso.

Sia la steatoepatite non alcolica sia il fegato grasso non alcolico si stanno diffondendo sempre
di più, forse per via dell’aumento dell’obesità se si pensa che rispetto al decennio scorso la
percentuale di persone obese negli Stati Uniti è raddoppiata tra gli adulti e triplicata tra i
bambini bambini.

L’obesità è anche uno dei fattori di rischio per il diabete e per il colesterolo alto, che a loro
volta possono causare ulteriori problemi di salute ai pazienti affetti da steatoepatite non
alcolica. Anche il diabete e il colesterolo alto sono sempre più diffusi nei paesi occidentali.

Cause

La steatoepatite non alcolica è sempre più diffusa, ma di fatto non è ancora stata fatta piena
luce sulle sue cause. Si verifica con maggior frequenza nei pazienti:

 di mezza età,
 in sovrappeso od obesi.
Molti pazienti affetti dalla steatoepatite non alcolica hanno il colesterolo e i trigliceridi alti e
molti sono diabetici o prediabetici ma, viceversa, non tutti gli obesi o i diabetici sono affetti
dalla NASH. Inoltre alcuni pazienti affetti dalla NASH non sono né obesi né diabetici e hanno il
colesterolo e i lipidi normali. La steatoepatite non alcolica può presentarsi anche in mancanza
di fattori di rischio apparenti e persino nei bambini, quindi non si tratta semplicemente di
obesità che colpisce il fegato.

La causa delle lesioni al fegato che provocano la NASH non è nota con esattezza, però ci sono
alcuni possibili candidati:

 insulinoresistenza,
 rilascio di proteine tossiche che provocano infiammazione da parte delle cellule grasse
(citochine),
 stress ossidativo (deterioramento cellulare) delle cellule epatiche.

Sintomi

La steatoepatite non alcolica è un disturbo silente, cioè presenta sintomi lievissimi o addirittura
nessun sintomo.

I pazienti nei primi stadi della malattia di solito si sentono bene e iniziano ad avvertire i sintomi
come

 affaticamento,
 dimagrimento,
 debolezza
 solo quando il disturbo è in uno stadio più avanzato o si sviluppa la cirrosi.

La steatoepatite può insorgere nel giro di qualche anno o addirittura di qualche decennio, il
processo può arrestarsi spontaneamente e, in alcuni casi, guarire senza ricorso a terapie
specifiche.

In altri casi, invece, la NASH può peggiorare lentamente provocando cicatrici (fibrosi) che si
accumulano nel fegato; con il progredire della fibrosi si sviluppa la cirrosi: il fegato subisce
quindi danni molto gravi, si indurisce e non è più in grado di funzionare normalmente.

Non tutti i pazienti affetti dalla NASH soffriranno anche di cirrosi ma, qualora siano già presenti
lesioni gravi o cirrosi, sono poche le terapie in grado di arrestarne il decorso.

I malati di cirrosi soffrono di:

 ritenzione idrica,
 deperimento muscolare,
 sanguinamento intestinale,
 insufficienza epatica.

Il trapianto di fegato è l’unica terapia possibile per la cirrosi avanzata con insufficienza epatica
ed è sempre più frequente tra i pazienti affetti da steatoepatite non alcolica. La NASH è una
delle principali cause di cirrosi negli Stati Uniti, insieme all’epatite C e all’epatopatia alcolica.

Diagnosi

La steatoepatite non alcolica viene di solito diagnosticata grazie ad alcuni esami del sangue di
routine per la salute del fegato: i livelli di alcuni parametri, come l’alanina aminotransferasi
(ALT) o l’aspartato transaminasi (AST) risultano insolitamente alti.
Se ulteriori esami escludono altre possibili cause del disturbo al fegato (assunzione di farmaci,
epatite virale o abuso di alcol) e se le radiografie o la TAC evidenziano la presenza di grasso, il
sospetto diventa più fondato.

L’unico modo per diagnosticare con sicurezza la NASH ed escludere il fegato grasso è la biopsia
epatica e per effettuarla si preleva un minuscolo campione di tessuto del fegato mediante una
siringa. Si può arrivare alla diagnosi di steatoepatite non alcolica se l’esame del tessuto al
microscopio evidenzia la presenza di grasso, accompagnata da infiammazione e lesioni alle
cellule epatiche.

Se il tessuto contiene grasso ma non è né infiammato né danneggiato, la diagnosi è di fegato


grasso o di fegato grasso non alcolico. Un’altra informazione importante che si può ricavare
dalla biopsia è l’eventuale presenza di cicatrici nel fegato.

Attualmente né gli esami del sangue né esami di altro tipo possono individuare le cicatrici con
precisione.

Cura e terapia

Attualmente non esistono terapie specifiche per la steatoepatite non alcolica, ma i consigli più
importanti per chi ne è affetto sono:

 dimagrire (se obesi o in sovrappeso),


 seguire una dieta sana e bilanciata,
 aumentare l’attività fisica,
 evitare l’alcol,
 evitare i farmaci non strettamente necessari.

Si tratta di consigli di buonsenso, che però sono in grado di fare la differenza. Potrebbero
essere utili anche per altre patologie, ad esempio per i disturbi cardiaci, il diabete e il
colesterolo alto.

È fondamentale fare tutto il possibile per raggiungere il peso forma, i pazienti affetti da
steatoepatite non alcolica, se dimagriscono, riescono a migliorare gli esiti degli esami del
fegato e possono addirittura arrestare il progresso del loro disturbo. Le ricerche attuali stanno
cercando di dimostrare se c’è un legame tra il dimagrimento e il miglioramento delle condizioni
del fegato, e se questo miglioramento è in qualche modo definitivo.

Chi soffre di NASH spesso è anche affetto da altri disturbi come il diabete, l’ipertensione o il
colesterolo alto, che dovrebbero essere curati con farmaci appositi e tenuti ben sotto controllo.
La steatoepatite non alcolica e i valori alti degli enzimi epatici non dovrebbero impedire ai
pazienti di curare questi altri disturbi.

Tra gli approcci sperimentali attualmente in fase di studio sui pazienti affetti dalla NASH
ricordiamo gli antiossidanti, come la vitamina E, il selenio e la betaina. Questi farmaci
diminuiscono lo stress ossidativo che sembra maggiore nei pazienti affetti dalla NASH. Non si
sa con esattezza se queste sostanze siano davvero efficaci nella cura del disturbo, ma i risultati
degli esperimenti clinici saranno resi noti con ogni probabilità nei prossimi anni.

Un diverso approccio terapeutico per la NASH è l’uso dei farmaci antidiabetici di ultima
generazione, anche nei pazienti non diabetici. La maggior parte dei pazienti che soffrono di
NASH, infatti, è soffre anche di insulinoresistenza: la loro insulina è meno efficace nel controllo
del glucosio e degli acidi grassi ematici rispetto a quella dei pazienti sani. Gli antidiabetici di
ultima generazione aumentano la sensibilità dell’organismo all’insulina e potrebbero far
diminuire le lesioni al fegato nei pazienti affetti dalla steatoepatite non alcolica. Le ricerche su
questi farmaci (tra cui ricordiamo la metformina, il rosiglitazone e il pioglitazone) sono
finanziate dal National Institute of Health e dovrebbero farci capire definitivamente se si tratta
di una terapia efficace contro la NASH.