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CAP.

8 I FENOMENI VULCANICI

Uno dei segni dell’irrequietezza del nostro pianeta è rappresentato dai 600 vulcani attivi,
tipiche forme di paesaggio da cui fuoriescono lava, vapori e gas. L’importanza del vulcanismo
è, ancora oggi, evidente.
Il più grande vulcano, fino ad oggi scoperto, è su Marte, mentre l’attività vulcanica più intensa
è quella di Io, il satellite più interno di Giove.
L’ATTIVITA’ VULCANICA può manifestarsi in modi molto diversi, dalla tranquilla effusione di
lava ad esplosioni così violente da sconvolgere un’ampia regione.

RUOLO DEL VULCANISMO: Trasferire imponenti quantità di materiali dall’interno all’esterno


del pianeta.
Tutto questo avviene attraverso la continua fusione di rocce in profondità, seguita dalla
risalita dei materiali fusi (magmi) e dalla loro solidificazione, per raffreddamento, in
superficie.
Tale meccanismo ha portato anche alla formazione dell’atmosfera e dell’idrosfera,
proseguendo con un successivo sviluppo della biosfera.
I vulcani vengono sfruttati molto dall’uomo ad esempio come giacimenti minerari, materiali di
costruzione, energia geotermica e zone fertili.

I magmi si originano all’interno della crosta e nella parte alta del mantello, tra i 15 e i 100 km di
profondità. Il processo di fusione si verifica in presenza di PARTICOLARI CONDIZIONI
CHIMICHE E FISICHE: come l’aumento di temperatura, la diminuzione di pressione, l’arrivo di
fluidi. L’attività vulcanica può apparire in qualche settore della superficie terrestre per rimanerci
per un tempo più o meno lungo prima di estinguersi per la fine di quelle condizioni che
avevano provocato la formazione del magma.

Il processo di fusione delle rocce avviene GRADUALMENTE: materiale in origine molto caldo,
ma ancora solido, si trasforma in una MASSA PASTOSA, al cui interno sono presenti
minuscole gocce di magma che si separano dal residuo refrattario (cioè in grado di resistere
ad alte temperature senza fondere o subire alterazioni). Quando un volume pari al 5-20% del
materiale originario è fuso, le singole gocce trovano spazio sufficiente per MUOVERSI E
FONDERSI con altre. La massa fusa si muove verso l’alto per la sua minore densità rispetto ai
materiali circostanti. Isostasia= i materiali della crosta terrestre galleggiano al di sopra dei
materiali del mantello, più densi

La velocità di risalita di una massa di magma dipende dalla sua COMPONENTE CHIMICA,
dalla PROFONDITA’ della zona in cui si origina e dalla TEMPERATURA DELLE ROCCE
CIRCOSTANTI.
La risalita del magma può rallentare fino ad arrestarsi, per riprendere successivamente: se il
magma arriva in superficie si innescano i fenomeni vulcanici. Al diminuire della profondità la
densità delle roccie solide diminuisce e di conseguenza la spinta termina e l’accumulo porta
alla formazione di una camera magmatica. Col tempo l’energia che si accumula nella camera
magmatica con la liberazione di gas finisce per superare la resistenza della copertura e si apre
un condotto vulcanico attraverso il quale il materiale fuso e i gas si riversano sull’esterno.

EDIFICI VULCANICI, ERUZIONI E PRODOTTI DELL’ATTIVITA’ VULCANICA


Il “trasferimento” di materiale fuso sulla superficie
terrestre presenta alcuni aspetti fondamentali:
- Costruzione di nuove forme, cioè gli EDIFICI
VULCANICI;
- Come si sviluppano tali forme, cioè i TIPI DI
ERUZIONI;
- In che cosa si trasforma il magma, cioè i
PRODOTTI DELLE ERUZIONI

2.1 La forma degli edifici vulcanici


Fin’ora si è parlato genericamente di “materiale
fuso o magma”, ma chiariamo bene le loro definizioni: parliamo di MAGMA, identificando il
materiale fuso presente all’interno della crosta; si parla, invece, di LAVA, intendendo il
materiale che fuoriesce in superficie perdendo gran parte dei gas e vapori che conteneva.
Gas e vapori vanno ad arricchire l’atmosfera, mentre i prodotti solidi si accumulano fino a
costruire l’EDIFICIO VULCANICO, il quale si accresce nel punto in cui il materiale fuso
fuoriesce, quindi: all’estremità aperta in superficie, il cratere; e lungo spaccature che

penetrano profondamente nell’interno della Terra.

Il CONDOTTO VULCANICO o CAMINO VULCANICO


mette in comunicazione l’edificio esterno con l’area di
alimentazione del vulcano, che può trovarsi fino a 100
km di profondità. Nella risalita, in genere, il magma può
ristagnare in una CAMERA MAGMATICA, a debole
profondità.

La forma di un edificio vulcanico dipende dal tipo di prodotti che vengono eruttati e,
rappresentano un’importante informazione sulla natura del vulcano. Possiamo riconoscere
due tipi di vulcani:

 VULCANI-STRATO: caratterizzati dalla tipica forma a cono e da ERUZIONI ESPLOSIVE di


frammenti sminuzzati di lava, alternati a fasi di effusioni laviche, che si depositano intorno al
cratere, dando origine ai piroclastici, ovvero scorie, ceneri.

• VULCANI A SCUDO: nelle Hawaii ed in Islanda, troviamo dei vulcani che hanno una forma
appiattita, dovuta alla notevole fluidità delle lave eruttate. Queste lave sono in grado di
scorrere per molti km in larghe colate, anche di modesto spessore,
prima di consolidarsi. Assenti gli episodi esplosivi.
Tra tali vulcani si annoverano i vulcani più grandi della Terra: il maggiore tra essi è il Mauna
Loa, nell’Isola Hawaii, si alza per oltre 4 km sopra il livello del mare, ma la sua base è a 5
km di profondità, per un totale di 9 km, con un diametro alla base di circa 250 km.

2.2 I diversi tipi di eruzione


La classificazione dei vulcani in base al tipo di eruzione presenta dei limiti, dovuti al fatto
che nello stesso vulcano, possono alternarsi o succedersi nel tempo tipi di attività diversi.

I fattori che influenzano il tipo di attività sono:

1. VISCOSITA’ DEL MAGMA IN RISALITA: la viscosità varia moltissimo: è molto elevata nei
magmi acidi, che danno origine a lave di tipo riolitico, e molto minore nei magmi basici,
da cui derivano lave di tipo basaltico.

2. CONTENUTO IN AERIFORMI IN ACQUA: si esprime attraverso la capacità di espansione


esplosiva (esplosione) del vapore ad alte temperature, quando diminuisce la resistenza
dell’ammasso roccioso attraverso il quale il magma risale.

Ritroviamo, quindi, vari tipi di eruzioni:


Quando il MAGMA E’
BASICOFLUIDO: il magma basico è
particolarmente caldo, raggiungendo la
temperatura di circa 1200° C. Esso
viene emesso nel corso di eruzioni
tranquille, e pertanto scorre
velocemente sul suolo. Solidificando da
origine a VULCANI A SCUDO, molto
larghi e piatti, il cui nome deriva dal
fatto che il loro profilo è simile a quello
di uno

scudo greco appoggiato a terra. Non a caso il PiU’ ESTESO VULCANO DEL GLOBO, il
Mauna Loa (nelle isole Hawaii), è proprio a scudo e ha un diametro di
250 km. Dal momento che i vulcani a scudo sono appunto tipici delle Hawaii, questo tipo di
eruzione è detta:
• Eruzioni di tipo hawaiano: caratterizzate da
abbondanti effusioni di lave molto fluide, che danno
origine ai tipici vulcani a scudo. Nelle prime fasi
dell’eruzione, in questi vulcani è
possibile che i gas vengano liberati con una certa violenza, dando origine alle fontane di
lava, alte più di 100m, tipiche ad esempio del vulcano Kilauea, mentre in un secondo tempo
i gas si liberano più lentamente e senza provocare esplosioni (vedi immagini pag 529 del
libro delle superiori). La lava basica, se incontra sul suo

cammino una depressione, chiamata CALDERA,


la riempie formando un lago di lava, che solidifica:
il raffreddamento ne provoca anche la
contrazione, così che la crosta solidificata si
frattura in blocchi poligonali.

ERUZIONI DI TIPO ISLANDESE:


nelle quali, però, la lava, sempre
molto fluida, fuoriesce da lunghe
fessure invece che da un edificio
centrale. Il ripetersi di tali eruzioni
dalla stessa fessura porta alla
formazione di vasti espandimenti
lavici basaltici, quasi orizzontali, di
spessore relativamente modesto,
ma

estesi per centinaia di migliaia di km. La più grande di queste eruzioni si verificò nel 1783 dal
vulcano islandese Laki.

ERUZIONI DI TIPO STROMBOLIANO:


(dall’Isola di Stromboli, nelle Eolie) predomina
un’attività esplosiva più o meno regolare. La
lava, abbastanza fluida, ristagna periodicamente
nel cratere, dove inizia a solidificare. Si forma
così una nuova crosta solida, al di sotto della
quale si vanno accumulando i gas che
continuano a liberarsi dal magma: nel giro di
un’ora o anche solo pochi minuti, la pressione di
questi gas cresce fino a far saltare la crosta con
modeste esplosioni,

che lanciano in aria brandelli di lava fusa. Esaurita la spinta dei gas, la lava torna a ristagnare
sul fondo del cratere e si forma una nuova crosta solida, fino al ripetersi del fenomeno.

Quando il MAGMA E’ ACIDO:

ERUZIONI DI TIPO VULCANIANO: (Dall’Isola Vulcano, sempre nelle Isole Eolie), sono
caratterizzate da un meccanismo simile a quello stromboliano, solo che in tal caso la lava è
molto più viscosa. Perciò i gas si liberano con più difficoltà, e la lava solidifica nella parte
alta del condotto, dove forma un “Tappo” di grosso spessore. I gas impiegano quindi tempi
più lunghi per raggiungere pressioni sufficienti a vincere l’ostruzione; quando ciò avviene,
l’esplosione è violentissima.

Le eruzioni di tutti i grandi vulcani, se il loro cratere è ostruito, avvengono di regola con una
fase iniziale di violenta attività vulcanica.

ERUZIONE VESUVIANA: In un primo tempo avviene un’esplosione


violenta, che svuota la parte superiore del condotto vulcanico; il
magma che risale dà allora origine ad una nube di cenere, che si
spinge a notevole altezza e poi ricade coprendo un’area molto ampia.
Quando l’eruzione vesuviana avviene con particolare violenza, si
parla di ERUZIONE PLINIANA, perché essa è stata descritta nei

particolari da Plinio il Giovane nel 79 d.C: in questo caso la colonna di vapori e gas
fuoriesce dal condotto con tale forza e velocità da salire diritta verso l’alto per alcuni km,
prima di perdere energia ed espandersi in una gran nuvola, che assume così una
caratteristica forma che ricorda un pino marittimo. Dalla nuvola ricadono su un’ampia
area grandi quantità di frammenti di
lava vetrificata, sotto forma di pomici.

ERUZIONI DI TIPO PELE’EANO: la lava ad altissima viscosità e a temperatura


relativamente bassa (600-800°) viene spinta fuori dal condotto già quasi solida e forma
cupole o torri alte qualche centinaio di metri. Dalla base sfuggono nuvole di gas e vapori,
che scendono come valanghe lungo le pendici del vulcano e si espandono con grande
velocità. Il nome di tale eruzione deriva dal vulcano La Peleè, nella Martinica.

VULCANISMO IDROMAGMATICO: Dovuto all’interazione tra magma a modesta profondità, e


acqua che permea le rocce. Il brusco passaggio dell’acqua allo stato di vapore genera enormi
pressioni che possono far saltare l’intera colonna di rocce sovrastanti. Dal cratere esce con
grande violenza una colonna di vapore che trascina con sé frammenti di rocce e lava
finemente polverizzata. Crateri di origine idromagmatica e relativi prodotti si riconoscono nei
vulcani laziali e campani, come il Vesuvio, la cui eruzione del 79 d.C., ebbe tragiche
conseguenze proprio a causa di una forte attività idromagmatica.
2.3 I prodotti dell’attività vulcanica

Nel corso di un’eruzione, in relazione al grado di acidità del magma, emette diversi tipi di
prodotti:

- MATERIALI AERIFORMI: vapore d’acqua, anidride carbonica, zolfo, azoto, cloro, fluoro.
Essi hanno contribuito a formare gran parte dell’atmosfera e continuano ad alimentarla. I gas
sciolti in un magma sono analoghi all’anidride carbonica sciolta in uno spumante: quando si
comincia a togliere il tappo dalla bottiglia, la
- pressione all’interno di quest’ultima diminuisce e subito l’anidride carbonica comincia a
liberarsi dal vino sotto forma di bollicine; togliendo completamente il tappo, l’anidride
carbonica si libera e fuoriesce dalla bottiglie, trascinando parte del liquido. Mentre, però,
una volta esaurita l’anidride carbonica, una parte del vino rimane nella bottiglia e non
può più uscire spontaneamente, nel caso dei vulcani, esaurita l’energia dei gas hanno
provocato l’eruzione, il meccanismo viene “ricaricato” da
altri gas, che risalgono dall’interno della Terra.

- MATERIALI SOLIDI: colate di lava (cui le lave danno


origine per raffreddamento) ; piroclastiti, che si formano
per accumulo di frammenti solidi di varie dimensioni,
espulsi dal vulcano nelle fasi esplosive della sua attività.
La presenza in un
edificio vulcanico di sole lave o di soli piroclastiti dipende dal tipo di eruzione e, quindi, dal tipo
di magma che è risalito e ha alimentato l’attività effusiva.

- MATERIALI LIQUIDI: rappresentati dalle lave.

L’aspetto di una COLATA DI LAVA dipende da vari fattori.

Quando la lava che fuoriesce è molto FLUIDA, alla sua superficie si forma rapidamente una
crosta levigata, sotto la quale la lava continua a scorrere come in un tunnel dalle pareti isolanti,
fino ad arrivare a grande distanza.
Se, invece, la lava è più VISCOSA, la superficie della
colata si frantuma in numerosi frammenti spigolosi e
taglienti ed assume un aspetto scabroso.
Se la colata FUORIESCE SUL FONDO DI UN OCEANO, a causa del brusco raffreddamento a
contatto con l’acqua, la sua superficie si riveste rapidamente di una crosta vetrosa, che la
pressione, dovuta all’arrivo di nuova lava, fa rompere in vari punti: dalle fessure escono flotti di
lava che a loro volta si rivestono di un guscio vetroso. Alla fine la colata appare come una
catasta di grosse “focacce” o “lava a cuscini”. Anche le PIROCLASTITI possono
assumere
aspetti diversi:

La liberazione dei gas da lave abbastanza fluide può dare origine al lancio di brandelli di lava,
che ricadono ancora incandescenti e, raffreddandosi, formano le
SCORIE VULCANICHE.

Se i brandelli sono di grandi dimensioni e si induriscono in superficie, si arriva alle BOMBE


VULCANICHE di forma affusolata.

Nelle fasi esplosive i gas trascinano via grandi quantità di rocce sbriciolate e di lava in minute
goccioline, che si trasformano in vetro vulcanico.
A seconda delle dimensioni dei frammenti, si parla di polvere vulcanica (molto fine), cenere
vulcanica (simile ad una sabbia), lapilli (come piccoli ciottoli), blocchi (anche di decine di
tonnellate).

Se la brusca liberazione di gas avviene in un magma acido si forma una specie di schiuma
vetrosa, che l’eruzione esplosiva riduce in frammenti: tali frammenti trascinati a grande altezza,
quando ricadono si accumulano in livelli di POMICI: la struttura vetrosa è dovuta al rapido
raffreddamento della lava che non ha permesso lo sviluppo di cristalli. I gas si sono liberati in
bollicine ed hanno lasciato numerosi pori. Tutti questi sono casi di depositi piroclastici da
ricaduta. Ben più importanti sono i depositi piroclastici da flusso. Quando si verifica
un’esplosione violenta, frammenti di materiali solidi vengono trascinati verso l’alto
coinvolgendo grandi volumi d’aria. Si formano così le nubi ardenti. Densa sospensione ad alta
temperatura di gas, vappore e materiale solido. Questa colonna eruttiva sale ad alta quota,
finchè i gas si raffreddano e non sostengono più la parte solida che cade e si trasforma in una
colata piroclastica che si muovono a velocità elevate.

2.4 Altri fenomeni legati all’attività vulcanica

Nell’attività vulcanica l’acqua è spesso presente in abbondanza, per la fusione di neve che
ricopre la sommità del vulcano e per altri fenomeni simili. Come conseguenza, i detriti
piroclastici, formati da granuli “sciolti”non attaccati tra loro, assorbono acqua fino a diventare
abbondanti e finiscono per diventare instabili e per trasformarsi in COLATE DI FANGO.
Queste colate, note anche con il nome di LAHAR, si incanalano lungo le valli e scendono con
forza distruttiva per parecchi km. Quando si arresta, il fango indurisce rapidamente e si
trasforma in una solida roccia che imprigiona tenacemente tutto quello che ha travolto e
sepolto.

Alla fine del 1985 nell’eruzione del Nevado, in Colombia, il magma fece Fondere
rapidamente un ghiacciaio posto alla sommità del vulcano: la colata di fango
formatasi in tal modo investì e sommerse la città di Armero e i villaggi circostanti,
provocando quasi 30 000 vittime.

I lahar possono formarsi anche molto tempo dopo l’eruzione e possono innescarsi anche lungo
le pendici dei rilievi circostanti il vulcano. Prima o poi le acque che circolano nei terreni
superficiali o che derivano da prolungate precipitazioni, finiscono per imbibire (ostacolare) quei
materiali e trasformarli in colate di fango che scivolano veloci verso la pianura.

E’ quanto è successo a Sarno, in Campania, investita da numerose colate Di fango


formate a spere delle piroclasti.

Altri fenomeni legati all’attività vulcanica sono le


MANIFESTAZIONI TARDIVE. Per molto tempo dopo
che è cessata l’emissione di lava, dalle profondità della
terra continuano a salire i gas residui che per il loro
contenuto vengono utilizzate a scopi curativi.

E’ il caso delle Terme di Abano (Padova), dove il


vulcanismo estinto addirittura

Da 30 milioni di anni, oppure degli impianti a cura di Ischia e di tante altre località termali

Fenomeni legati a queste manifestazioni sono i GEYSER, nome derivato dalla sorgente
termale islandese Big Geysir, che significava “emettere a flotti”: il fenomeno si manifesta
quando da una cavità aperta in superficie viene emessa, ad intervalli quasi regolari, una
colonna d’acqua molto calda, che viene spinta a grandi altezze, come un’enorme fontana.

Altre manifestazioni minori sono le FUMAROLE, emissioni di gas e vapori caldi, le MOFE’TE,
emissioni di acqua e anidride carbonica. Queste ultime possono essere molto pericolose, in
quanto l’anidride carbonica, essendo più pesante dell’aria, si raccoglie nelle cavità e nelle
depressioni del terreno. Essa, pur non essendo velenosa, può risultare mortale per gli essere
viventi che vi si trovino immersi, in quanto sottrae ossigeno all’aria.

3. VULCANISMO EFFUSIVO ED ESPLOSIVO


La frequenza con cui i diversi tipi di eruzioni si manifestano e la quantità di prodotti cui ognuno
di essi dà origine, suggeriscono che si ha a che fare essenzialmente con due tipi di
vulcanismo: uno EFFUSIVO e l’altro ESPLOSIVO: questi due tipi fondamentali di vulcanismo
hanno una distribuzione geografica diversa: in certi settori del pianeta domina il vulcanismo
esplosivo, in altri quello effusivo.

3.1 Il vulcanismo effusivo delle dorsali oceaniche e dei punti caldi

Le eruzioni effusive sono caratterizzate dall’emissione di


lave, con un modesto sviluppo di aeriformi.
Raffreddandosi, la lava basica va incontro a una
diminuzione di volume determinando la cosiddetta
FESSURAZIONE COLONNARE che taglia l’intera crosta
oceanica e
che segna l’asse delle DORSALI OCEANICHE, le quali corrispondono a settori di fondo
oceanico nettamente rilevati formando una fascia larga un migliaio di km e lunga oltre 60 000
km; che va dal Mar Glaciale Artico attraversando l’Atlantico e l’Indiano percorrendo l’intero
Pacifico Meridionale ed Orientale. Il sistema di dorsali oceaniche corrisponde ad un
incarnamento del fondo oceanico, lungo la cui sommità si aprono le fessure da cui fluisce il
magma.

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Spostandoci in ambiente subacqueo, il magma che esce viene a contatto con l’acqua, si
raffredda e quindi solidifica in tipiche forme tondeggianti dette
PILLOWS (CUSCINI).
Dal momento che l’eruzione avviene a grande profondità, la forte pressione esercitata dalla
colonna d’acqua non consente ai gas di liberarsi, e quindi non si verificano esplosioni.

Nel caso in cui le dorsali oceaniche si trovino invece molto vicine alla superficie dell’acqua, la
minore pressione esercitata sulla lava permette la liberazione dei gas, con la formazione di
nuvole di vapore acque.
Le eruzioni effusive sono tipiche anche dei cosiddetti PUNTI CALDI, nei quali il vulcanismo è
attivo da milioni di anni. E’ il caso dell’arcipelago delle Hawaii, dove avvengono eruzioni
imponenti di magma basico, che si forma costantemente in profondità ed alimenta vulcani
come Mauna Kea e Mauna Loa.
I punti caldi sono zone ristrette della superficie terrestre (ne sono state identificate alcune
decine) con diametro di 100-200 km, caratterizzate da vulcanismo attivo persistente da milioni
di anni. Sotto i punti caldi si ha una continua fusione del materiale presente e che, a causa
delle enormi quantità di lava che traboccano in superficie, esso viene costantemente
“rimpiazzato” dalla risalita da grandi profondità nel mantello di “pennacchi” di materiale
caldissimo.

3.2 Il vulcanismo esplosivo

Quando il magma è viscoso iniziano a liberarsi in singole bollicine, ma la viscosità non


permette loro di espandersi liberamente e la pressione da essi esercitata sale continuamente.

Qualunque sia il meccanismo, quando si arriva all’esplosione i gas roventi fuggono dal
condotto con estrema violenza, trascinando frammenti di rocce sbriciolate e lava polverizzata.
Si forma così una nube ardente, una densa sospensione ad alta temperatura (oltre 300° C) di
gas, che sale in verticale a gran velocità (da 100 a 400 km/h) per migliaia di metri.

Quando la nube perde energia e i gas si disperdono, la colonna di materiale solido ricade sul
vulcano e scorre velocemente lungo le sue pendici, formando estese colate piroclastiche,
prima di arrestarsi (dopo decine di km) e di originare un accumulo di piroclastiti.

Se, a causa di una parziale ostruzione del cratere, l’esplosione avviene lateralmente invece
che verso l’alto, la nuvola rotola lungo il pendìo con grande velocità.

La forma più devastante di queste esplosioni è però


quella delle nubi ardenti traboccanti che fuoriescono
da fessure lunghe vari km, invece che da condotti
centrali, e che arrivano a centinaia di km di distanza dal
punto di emissione, muovendosi con grande velocità
(oltre 100 km/h).

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L’accumulo piroclastico cui danno origine viene detto ignimbrite (pioggia di fuoco) , ed è
formato da frammenti di vetro (dovuti al rapido raffreddamento della lava), rocce e cristalli,
lungo percorso effettuato. Il vulcanismo esplosivo porta in definitiva all’accumulo di enormi
quantità di prodotti piroclastici e molto meno di lave. Inoltre, durante un’eruzione esplosiva,
gas, vapori e ceneri permangono a lungo nell’atmosfera con pesanti conseguenze.

Nel 1815 l’eruzione del vulcano Tambora, in Indonesia, disperse i suoi prodotti in un’area pari
a un quarto della superficie dell’intera Europa. Fu l’eruzione più grande della storia e provocò
90 000 morti, con l’espulsione di oltre 150 km cubi di materiali, parte dei quali, penetrando in
mare come colate piroclastiche, generò un violento tsunami. Le ceneri più fini salirono fino alla
stratosfera e presero a girare intorno alla Terra, riflettendo nello spazio parte della radiazione
solare, che riscalda l’atmosfera: il 1816 è noto come “l’anno senza estate” e si ebbero raccolti
scarsi in tutto il mondo.

3.3 La distribuzione geografica dei vulcani

La distribuzione dei quasi 600 vulcani attivi sulle terre emerse non è casuale né uniforme:
tende a concentrarsi in lunghe fasce o in catene di edifici, mentre solo una parte dei vulcani
sembra avere una distribuzione sparsa. Possiamo quindi distinguere tre diverse situazioni
principali:

1. Vulcanismo da edifici lineari lungo le dorsali oceaniche ;

2. Vulcanismo da edifici centrali lungo i margini dei continenti o catene di isole ;

3. Vulcanismo da edifici centrali o lineari in centri isolati (punti caldi) all’interno di aree
continentali

Il tipo di vulcanismo più esteso è quello legato all’emissione di gigantesche quantità di lave
basaltiche dalle fessure del sistema mondiale di dorsali oceaniche. Si tratta di un vulcanismo
con grandi accumuli di “lava a cuscini”. In qualche caso il vulcanismo associato alle dorsali
oceaniche arriva a manifestarsi sopra il livello del mare: è quanto avviene in Islanda, dove la
Dorsale Medio-Atlantica emerge per circa 500 km.

I grandi vulcani della Terra, quelli con forma a cono, si sono sviluppati per la maggior parte
lungo i margini di continenti fiancheggiati da depressioni del fondo, ovvero da “fosse abissali”.
Più del 60% di questi vulcani si trova lungo il margine dell’Oceano Pacifico, dove costituiscono
la “cintura di fuoco”. Partendo la “cintura”, si distacca verso Ovest un altro importante
allineamento di vulcani, poi prosegue i monti dell’Asia Minore, fino a raggiungere le isole del
Mar Egeo. Sono tutti vulcani altamente esplosivi. Questi vulcani si contrappongono nettamente
a quelli del gruppo precedente.

I numerosi centri di emissione di prodotti vulcanici sono distribuiti in modo apparentemente


causale in piena area oceanica, o all’interno di un continente. Tra quelli oceanici, uno dei centri
più estesi è quello delle Isole Hawaii. Allo stesso gruppo vengono associati alcuni dei grandi
vulcani e anche l’ETNA, il più grande vulcano d’Europa.

Questo nostro vulcano è formato in realtà da più edifici vulcanici susseguitisi nel tempo,
ognuno dei quali ha parzialmente coperto i precedenti. L’edificio si è accresciuto fino ad
emergere dal mare: alle colate di lava si sono alternate manifestazioni esplosive.
Oltre agli edifici vulcanici, le ricerche hanno individuato un gran numero di piccoli monti
sottomarini a forma di cono, interpretabili come vulcani. Ne sono stati contati oltre 200 000.

Il vulcanismo si manifesta anzitutto come il trasferimento di materiali dall’interno caldo del


pianeta fino in superficie, dove si accumulano rocce. Tale trasferimento avviene con processi
diversi:

- Nelle DORSALI OCEANICHE, materiali solidi ma molto caldi risalgono nel mantello,
fondono in prossimità della crosta oceanica e fluiscono attraverso fessure che si aprono e
tagliano tutta la crosta.

- A ridosso delle FOSSE OCEANICHE, i magmi risalgono da profondità minori, ma soprattutto


interagiscono con i materiali della crosta, modificandosi in aeriformi, per cui eruttano in
superificie con esplosioni violente

- Nei PUNTI CALDI, il materiale molto caldo risale da grandissime profondità e alimenta
effusioni per milioni di anni.

4. I VULCANI E L’UOMO
Le grandi eruzioni vulcaniche sono un importante fattore di rischio: ci sono circa 600 vulcani
attivi e di essi 1 su 6 ha provocato vittime. Le manifestazioni dell’attività vulcanica che
provocano danni sono numerose, o comprendono colate piroclastiche, colate di lava, piogge di
ceneri, colate di fango. Per i vulcani che emergono dal mare, bisogna anche ricordare gli
tsunami, gigantesche onde d’acqua più note in associazione a terremoti. In Italia, nel dicembre
2002 l’attività dello Stromboli ha provocato uno tsunami, causato dal collasso di una parte del
versante subaereo e sottomarino ben noto come Sciara del Fuoco.

La vulcanologia è in grado di riconoscere i vulcani pericolosi e di individuare i rischi caso per


caso, in basse allo studio dei depositi vulcanici di eruzioni precedenti. E’ possibile identificare i
probabili percorsi di colate di lava o le zone di espansione, e questo consente di delimitare
aree da abbandonare o su cui evitare l’occupazione stabile. Inoltre è possibile riconoscere
fenomeni premonitori, come tremori, rigonfiamento dei fianchi del vulcano, variazioni di
temperatura delle fumarole ed altri ancora, che segnalano l’imminenza dell’eruzione e
consentono di far evacuare la popolazione a rischio, se esistono strutture organizzate. Se le
eruzioni sono inevitabili, la ricerca scientifica può ridurre gli effetti catastrofici.

IL RISCHIO VULCANICO IN ITALIA


L’Italia è costellata da vulcani. Quelli in piena attività sono l’Etna, le Isole Eolie oppure quelli in
riposo come i Campi Flegrei o il Veuvio.
La continua antropizzazione delle zone circostanti aumenta drasticamente però il rischio
vulcanico in Italia. Esso è definito come il prodotto tra la probabilità di un certo fenomeno
vulcanico e i danni che provocherebbe. Uno dei luoghi con il rischio più alto è il Vesuvio, a
riposo ma attivo. Un’altra area a rischio è quella dei Campi Flegrei i cui bradisismi (movimento
su e giu). Essi sono un grande complesso vulcanico con circa 20 crateri su 65 Km^2. Unica
difesariconoscere l’avvicinarsi dell’eruzione per poter evacuare in tempo. Per il Vesuvio
andrebbero fatti evacuare 600000 abitanti appartenenti ai 18 comuni circostanti.
Se l’eruzione invece è di tipo effusivo si possono creare difese attive per deviare le colate di
lava e.x. Barberi Etna esplosivi mirati 1983.
EFFUSIVA: magma espulso sotto forma di fiumi di lava, colate laviche. È necessario che i gas vengano espulsi per
evitare che la loro pressione conduca ad un’esplosione.
ESPLOSIVA: piroclasti, lapilli... Lava molto acida e viscosa che non permette la liberazione dei gas e porta ad
esplosione.