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La stagione delle avanguardie

Il termine “avanguardia” appartiene al vocabolario militare ed indica la pattuglia di soldati che va in


avanscoperta e affronta così i maggiori pericoli. Nell’Ottocento il termine viene utilizzato in senso politico
per indicare i gruppi che si ponevano a capo di movimenti rivoluzionari. Invece, nel Novecento, si estende a
designare anche alcune tendenze letterarie e artistiche. Viene impiegato a proposito di movimenti – il
futurismo, il dadaismo, il surrealismo, ecc – oggi detti “avanguardie storiche”, per distinguerli dalle
neoavanguardie più recenti. Questi gruppi rifiutano la tradizione culturale del passato e le stesse opere
d’arte tradizionali. È una rivolta intenta a colpire le ideologie dominanti. L’intenzione è anche politica e mira
a rinnovare totalmente la società e in uno dei manifesti futuristi si proporrà una ricostruzione futurista
dell’universo. Per ricostruire e dunque per rifondare è necessario distruggere ciò che c’era prima. Inoltre,
proponevano un profondo rinnovamento delle forme dell’arte , in quanto le opere devono abbandonare i
canoni estetici tradizionali e risultare di difficile comprensione, proponendosi con un intento provocatorio.
L’avanguardia presenta un carattere militante con un forte ruolo di intervento ideologico e politico.
Nasce quindi l’esigenza di costituirsi in gruppi per svolgere un’azione più efficace e la necessità di formulare
dei programmi per chiarire le ragioni di scelte che potevano apparire incomprensibili, data la
sperimentazione di linguaggi arditi e sconcertanti. La prima delle avanguardie storiche è il Futurismo, nato
in Italia, e diffuso ben presto in Europa e nel mondo.

Il Futurismo
Nel 1909 viene pubblicato il Manifesto del Futurismo sul quotidiano parigino “Le Figaro” da Filippo
Tommaso Marinetti. Egli proponeva un programma di rivolta contro la cultura del passato per promuovere
una concezione della vita integralmente rinnovata. Il mondo futurista si basa sulla velocità, sul dinamismo,
sullo sfrenato attivismo, che ha il suo emblema nel mito della macchina.
Il futurismo respinge le organizzazioni politiche e sindacali ed è a favore dell'individualismo, in cui si può
notare un nuova incarnazione del mito del superuomo. Di qui l'adesione all’ideologia nazionalista e
militarista, che celebra la guerra come sola igiene del mondo. Anche l’uomo si riduce ad un essere
meccanico e dinamico. I futuristi ripudiano la dimensione psicologica, gli atteggiamenti spirituali e
sentimentali verso la donna e l’amore. Inoltre, disprezzavano la letteratura precedente, espressione di una
civiltà ormai superata. Solo la velocità può contemperare in sé tutti i valori, spirituali e morali dell’uomo,
come riportato in un manifesto del 1916.

Il manifesto tecnico della letteratura futurista, scritto da Marinetti nel 1912, si propone di colpire le
strutture della comunicazione ideologica costituite dal linguaggio. Il futurismo respinge ogni forma di
casualità e consequenzialità, sostituendo all’impianto logico del pensiero una forma più sintetica e
abbreviata, cioè quella dell’analogia. Marinetti propone la formula del “sostantivo doppio”: accostare
realtà diverse e lontane tra loro. I futuristi hanno il proposito di distruggere la sintassi e di abolire i
tradizionali elementi di interpunzione. Viene elaborata la teoria delle parole in libertà, che consiste nel
disporre i sostantivi a caso.
I manifesti e gli altri interventi programmatici riguardano le diverse esperienze artistiche: il manifesto dei
pittori futuristi e la pittura futurista di Boccioni, Severini o il manifesto dei musicisti futuristi di Pratella.
Il futurismo sorge a Milano, la città più moderna d’Italia, e poi si diffuse nel resto della penisola. Tra i
maggiori esponenti ci sono: Paolo Buzzi, Enrico Cavacchioli, Francesco Cangiullo, Luciano Folgore e Bruno
Corra.
Filippo Tommaso Marinetti
Nato ad Alessandria d’Egitto nel 1876, ricevette una formazione cosmopolita, a diretto contatto con le
novità della cultura parigina (scrisse molte opere in francese). Nel 1905 fondò a Milano la rivista “Poesia”
per far conoscere i nuovi scrittori italiani e stranieri. Nel 1909 pubblicò il Manifesto del futurismo sul
giornale parigino “Le Figaro”, fondando così ufficialmente il gruppo. Nel 1912 pubblicò il Manifesto tecnico
della letteratura futurista per definire i procedimenti della scrittura letteraria. Egli continuò a pubblicare
manifesti, che divennero un vero e proprio genere letterario.
Alla base della sua ideologia vi era l'attivismo, il dinamismo e la guerra come sola igiene del mondo. Egli fu
inoltre un acceso interventista e prese parte alla Prima Guerra Mondiale. Aderì al fascismo ma finì tuttavia
per trasformarsi in un intellettuale di regime e venne nominato accademico d’Italia. Continuò nella sua
opera di scrittore collaborando con importanti organi di stampa. Morì a Bellagio nel 1944.

Manifesto del Futurismo


Il testo scritto da Filippo Marinetti apparve per la prima volta sul “Figaro” di Parigi nel 1909. Il manifesto ha
un significato ideologico: enuncia infatti i principi fondamentali della rivoluzione futurista. I futuristi si
oppongono alla mentalità del passato. Questi credono in una progressione sul piano culturale, ginnico-
sportivo, fino all’aggressività e alla violenza. Il manifesto presenta inoltre componenti politiche: si identifica
con il militarismo, il patriottismo e prende le distanze da anarchici e comunisti. Inoltre, il manifesto esalta la
modernità: si celebra la bellezza della macchina e la velocità. Lo stesso linguaggio del manifesto tende a
risolversi nell’azione, attraverso la concitazione espressiva, l’uso di uno stile nettamente scandito, l’energia
di una volontà che trova espressione nei futuri e negli imperativi. Il “noi” con cui è condotto il discorso
collega l’appello di Marinetti all’autorità del gruppo.

Manifesto tecnico della letteratura futurista


Nel testo precedente si analizza la portata ideologica del futurismo, mentre qui, Marinetti enuncia, da un
punto di vista operativo e tecnico, i procedimenti su cui intende basarsi la nuova letteratura futurista. Si
esprime la necessità della distruzione della sintassi, e poi di sostituirla con altri elementi:
• l’uso del verbo all’infinito, eliminando la connotazione specifica della persona e del tempo
• l’eliminazione dell’aggettivo e dell’avverbio, con la sola indicazione del sostantivo quale referente
dell’oggetto.
• i segni matematici come sostitutivi dell’interpunzione
• l’analogia come sostantivo doppio
• le parole in libertà
• il disordine e il brutto
Marinetti intende inoltre dar voce e consistenza non alla psicologia dell'uomo ma alla realtà della materia,
riproducendo il rumore, il peso e l’odore.