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I valori fondanti della Costituzione

ARTICOLO 1
L'Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Sostiene principalmente il valore della democrazia, ossia una forma di governo in cui l’organo titolare della
sovranità è il popolo, al quale spettano le decisioni relative all'organizzazione e al funzionamento dello Stato.

Negli Stati moderni la democrazia avviene in modo rappresentativo o indiretto: il popolo elegge i propri
rappresentanti, ai quali spetta la guida dello Stato. In Italia i cittadini eleggono i propri rappresentanti in
Parlamento, quest’ultimo ha il compito di emanare le leggi ed eleggere il Presidente della Repubblica.
Il capo dello Stato nomina il Governo, che detiene il potere esecutivo. In Italia quindi tutti i maggiori organi
dello Stato hanno un’investitura di origine popolare.

La democrazia prevista dalla Costituzione italiana è una democrazia competitiva, in quanto la legge del nostro
Stato garantisce ai gruppi sociali che costituiscono il popolo la possibilità di creare un’equa competizione tra
loro. Per questo sono necessarie:
• diritto di voto (libero, segreto, a suffragio universale)
• elezioni libere e periodiche
• pluralismo politico → più partiti politici e confronto democratico delle diverse idee
• libertà di espressione
• libertà di accesso al dibattito politico
• tutela delle minoranza politiche
• decisioni prese a maggioranza

I limiti della sovranità popolare (Art.1) consistono nel non portare lo Stato a una forma di governo dittatoriale
a causa di comportamenti arbitrari dei cittadini, i quali devono invece esprimere la loro sovranità in modo
trasparente e ordinato, e rispettando i principi costituzionali.

Gli strumenti di democrazia diretta


S'intende democrazia diretta quando i cittadini esercitano in prima persona il potere decisionale. Ciò può
avvenire in tre modi:

 Diritto di petizione (art.50) → consiste in una richiesta scritta, con cui uno o più cittadini, le cui firme
devono essere autenticate, si rivolgono alle Camere riguardo materie di pubblico interesse. Il
Parlamento non ha l'obbligo di provvedere alla richiesta popolare.

 Iniziativa di legge popolare → consiste in una proposta di legge presentata dal popolo in Parlamento,
che deve essere redatta in articoli e accompagnata da una relazione che la illustra. Può essere
presentata solo se promossa da almeno 50.000 cittadini.

 Referendum si divide in 3 tipi:


• referendum abrogativo → è una votazione attraverso la quale il popolo decide di mantenere in
vita o meno una determinata legge, o una parte di essa. La richiesta di referendum abrogativo può
essere presentata da 5 consigli regionali o da 500.000 elettori e deve essere poi mandata alla
Corte di Cassazione da un comitato promotore, il quale deve raccogliere le firme autenticate entro
tre mesi. La Corte di Cassazione esamina la regolarità delle firme (controllo formale) e se dà esito
positivo inoltra la richiesta alla Corte Costituzionale che deve valutare l’ammissibilità del quesito
(controllo sostanziale). Se la corte Costituzionale da il suo consenso il Presidente della Repubblica
indice il referendum e ne fissa la data.
Il referendum abrogativo sarà valido solo se partecipa la maggioranza degli elettori aventi diritto
(quorum). Nella maggior parte dei casi il quorum non viene raggiunto a causa dell’elevato
astensionismo, che diventa quindi un problema in quanto l’obiettivo del referendum non viene
raggiunto. Tra i referendum abrogativi più importanti ci sono quello sul divorzio, quello sull'aborto,
quello sull'utilizzo dell'energia nucleare.
• referendum costituzionale → ha per oggetto una legge di revisione costituzionale, cioè una legge
che apporta modifiche al testo della Costituzione. Se una legge costituzionale viene approvata
dalle Camere in seconda votazione con la maggioranza assoluta, l’articolo 138 prevede che entro 3
mesi dalla sua pubblicazione un quinto dei componenti di una Camera o 500.000 elettori possono
richiedere un referendum costituzionale. Questo referendum non richiede un quorum per la sua
validità, solo se prevalgono i SI la legge entrerà in vigore.
• referendum regionale → lo statuto di una Regione viene sottoposto al referendum popolare per
essere approvato, se entro 3 mesi dalla pubblicazione ne facciano richiesta un cinquantesimo degli
elettori della Regione o un quinto dei componenti del Consiglio regionale. Lo statuto sottoposto a
referendum non è promulgato se non è approvato dalla maggioranza dei voti validi.

ARTICOLO 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si
svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Viene affermato il principio personalista, che colloca la persona umana nella sua dimensione individuale e in
quella sociale, al vertice dei valori riconosciuti dall'ordinamento giuridico.
L'individuo è considerato parte integrante della comunità, inserito in una rete di formazioni sociali (come la
scuola, i partiti, i sindacati, la famiglia) fondamentali per la sua crescita. Quindi sulla base del principio
pluralista, vengono riconosciuti e garantiti gli stessi diritti dell'individuo.
Nella parte finale dell'articolo viene affermato il principio solidarista, in base alla quale ogni cittadino ha il
dovere di operare a vantaggio della comunità. Ad esempio rispettando l'obbligo di contribuire alle spese
pubbliche, partecipando attivamente alla vita politica, economica e sociale del Paese.

ARTICOLO 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di
religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine morale e sociale, che, limitando di fatto la libertà e
l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i
lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Il primo comma sancisce il principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, secondo il criterio
dell’uguaglianza formale. Nel secondo comma invece si sostiene l’impegno dello Stato a eliminare gli ostacoli
che potrebbero impedire la messa in pratica del principio di uguaglianza; secondo il principio dell’uguaglianza
sostanziale lo Stato deve quindi attuare provvedimenti differenziati e di favore verso le categorie più deboli
della società. L'uguaglianza sostanziale implica il diritto alla differenza.
Es: Le donne per molto tempo hanno vissuto in una condizione di inferiorità sociale e giuridica rispetto gli
uomini. Lo Stato con l'emanazione di leggi adeguate ha progressivamente eliminato queste discriminazioni in
vista del raggiungimento di una situazione di piena uguaglianza tra i due sessi.

A questo principio corrisponde lo Stato sociale (art.38), che garantisce ai cittadini più deboli il diritto
all’assistenza sociale, attraverso le pensioni, i sussidi e l'indennità.
Dopo l'entrata in vigore della Costituzione molte situazioni di disparità sociale sono state eliminate o
contenute. Nonostante questo, però, sono ancora presenti nella nostra società pregiudizi sociali e
atteggiamenti razzisti.

Il principio di uguaglianza è sancito anche dalla Costituzione europea, che vieta ogni forma di discriminazione,
sancisce la parità tra uomini e donne e tutela tutti i diritti dei più deboli.
ARTICOLO 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che
concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Nel primo comma si afferma il principio del diritto al lavoro, che però non prevede l’obbligo per lo Stato di
garantire un lavoro a tutti. Lo Stato si deve però impegnare per promuovere le condizioni per rendere il lavoro
accessibile a tutti, adottando ad esempio politiche volte ad aumentare i posti di lavoro.
Nel secondo comma il lavoro viene definito un dovere civico che deve essere adempiuto dai cittadini e che in
caso di sua elusione non prevede l’applicazione di sanzioni da parte dello Stato. Il lavoro inteso come dovere
civico non implica necessariamente un impegno extra domestico o una remunerazione. Secondo la
Costituzione sono lavoratori anche quelle persone che svolgono un lavoro casalingo o una attività di
volontariato.
Il lavoro non è solo un mezzo di sussistenza ma anche uno strumento per affermare le proprie capacità e la
propria personalità. In questo modo si consente all'individuo la piena esplicazione delle sue libertà e il pieno
godimento dei suoi diritti. Inoltre si proietta il singolo nella dimensione sociale, condividendo con gli altri la
partecipazione attiva al progresso materiale e spirituale della società.

Il tema del lavoro fu posto dai Costituenti come fondamento della Repubblica e come diritto e dovere civico.
Inoltre nella prima parte della Costituzione dall’articolo 35 al 40 si ribadisce:
• la tutela del lavoro in tutte le sue forme e applicazioni
• il diritto dei lavoratori a una retribuzione dignitosa
• la protezione delle donne lavoratrici nei periodi di gravidanza e di maternità
• la tutela di chi è inabile al lavoro
• il diritto ad organizzarsi in sindacati
• il diritto di sciopero.

Anche nell’ambito dell’Unione europea viene data molta importanza al lavoro. Si riconoscono ai lavoratori i
diritti all’informazione e alla consultazione nell’ambito dell’impresa, alla tutela in caso di licenziamento
ingiustificato, alla sicurezza e alla protezione della salute.

ARTICOLO 5
La repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo stato il
più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi e i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia
e del decentramento.

In seguito all’unificazione italiana (1861) lo Stato era caratterizzato da un forte accentramento che venne
ampliato durante il fascismo. L’assemblea costituente sancì all’articolo 5 il principio del decentramento, che si
concretizza nel trasferimento di funzioni e poteri decisionali, dagli organi centrali dello Stato a quelli degli enti
locali. Con la promozione delle autonomie locali lo Stato riconosce agli enti pubblici territoriali la facoltà di
gestire le attività pubbliche relative al soddisfacimento dei bisogni della cittadinanza locale.
L’autonomia degli enti locali è stata rafforzata nel 2001 da una riforma costituzionale in seguito alla quale
Regioni, Province e Comuni possiedono, oltre a un’autonomia amministrativa e normativa, un’autonomia
statutaria, cioè possono dotarsi di una legge fondamentale definita statuto, che definisce la loro
organizzazione e il loro funzionamento. È stato introdotto anche il principio di sussidiarietà, secondo il quale
lo Stato provvede alla soddisfazione di interessi pubblici solo nella misura in cui gli enti locali non siano in
grado di farvi fronte.
La riforma costituzionale del 2001 ha inoltre introdotto il principio federalista, secondo cui vengono rafforzati i
caratteri dello Stato regionale. In particolare si mira ad ottenere il federalismo fiscale, che prevede un
autonomia di entrata e di spesa riconosciuta dagli enti locali attraverso tributi. È stato poi approvato il decreto
sul federalismo demaniale che prevede il trasferimento di beni statali agli enti locali, con lo scopo di
valorizzarli e utilizzarli a fini turistici, artistici e culturali. Infine è stato introdotto il federalismo municipale,
volto a rafforzare l’autonomia economica dei comuni. Le principali disposizioni sono:
• l’istituzione di una tassa di soggiorno → i comuni possono istituire a carico dei turisti una tassa allo
scopo di finanziare interventi di manutenzione e di restaurazione dei beni culturali
• possibilità di aumentare l’IRPEF, una quota dovuta dai cittadini che percepiscono redditi e il cui
importo spetta al comune
• introduzione dell’imposta municipale IMU, dovuta dai proprietari di immobili nel territorio comunale.

ARTICOLO 6
La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

La Repubblica Italiana si impegna a tutelare le minoranze linguistiche appartenenti al gruppo franco-


provenzale in Valle d'Aosta, al gruppo germanofono in Trentino Alto Adige, al gruppo sloveno in Friuli Venezia
Giulia e a quello ladino nelle valli dolomitiche.
La Costituzione vieta qualunque discriminazione che possa scaturire dalla diversità linguistica e si impegna alla
tutela del patrimonio linguistico e culturale delle minoranze. Anche la Carta dei Diritti fondamentali
dell'Unione europea sancisce il divieto di qualsiasi discriminazione fondata sulla lingua (art.21) e afferma il
rispetto per le diversità linguistiche oltre che culturali e religiose (art.22).

Lo Stato italiano assicura interventi di tutela sia per le minoranze nazionali già riconosciute (francese, tedesco,
friulano, sloveno e ladino) sia per tutte le altre minoranze storiche (albanese, greco, croato, sardo).
Le scuole, le università e le amministrazioni pubbliche hanno il compito di promuovere la conoscenza e la
conservazione, nell'ottica della tutela e della ricchimento del patrimonio umano e culturale del nostro Paese.

ARTICOLO 7
Lo Stato e la Chiesa Cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. La modificazione dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono
procedimento di revisione costituzionale.

Lo Statuto Albertino definiva la religione cattolica come “la sola religione dello Stato". Gli articoli 7 e 8 della
Costituzione vedono il superamento del concetto di religione dello Stato e disciplinano i rapporti tra Stato e
confessioni religiose.
Alla Chiesa cattolica vengono riconosciute indipendenza e sovranità.
La Costituzione recepisce i Patti Lateranensi, cioè gli accordi sottoscritti da Mussolini e dal Cardinale Gasparri.
Nell'ultima parte dell'articolo lo Stato italiano si impegna a stabilire di comune accordo con la chiesa ogni
modifica dei Patti Lateranensi. Se tale accordo non viene raggiunto, diventa necessaria una legge
costituzionale che consenta la revisione unilaterale dei Patti.
ARTICOLO 8
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla Cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non
contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

Questo articolo applica in ambito religioso il principio di uguaglianza sancito dall'articolo 3. La Costituzione
pone sullo stesso piano tutte le religioni che non abbiano usi in contrasto con le leggi. Dunque la Repubblica si
ispira ad un atteggiamento di neutralità nei confronti dei diversi culti e si impegna a tutelare senza distinzioni
tutte le confessioni religiose.

ARTICOLO 9
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione.

Nell'articolo vengono enunciati due principi fondamentali: quello della promozione dello sviluppo di cultura e
ricerca e quello della tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico.

Articolo 10
L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione
italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici.

L’Italia adotta percorsi di integrazione e di collaborazione a livello internazionale.


Il primo comma afferma che lo Stato italiano si adegua alle norme del diritto internazionale e subordina le
proprie norme interne a quelle adottate tramite convenzioni e trattati. Il secondo comma afferma che la
condizione giuridica dello straniero è disciplinata dalla legge in conformità delle norme internazionali. I
cittadini dell’UE hanno piena libertà di circolazione, di soggiorno, di lavoro. I cittadini extracomunitari
possono permanere in Italia solo con il permesso di soggiorno valido.

La Costituzione riconosce il diritto di asilo politico, che consiste nella facoltà concessa agli stranieri, di poter
risiedere nel territorio italiano, in quanto perseguitati per motivi politici, religiosi o razziali nel loro paese di
origine.
S’ispira alla convenzione di Ginevra relativa allo status dei rifugiati, secondo la quale è considerato rifugiato,
chi cerca asilo in un altro paese, perché nel proprio è perseguitato per motivi etnici, religiosi o politici. Il diritto
di asilo è garantito anche dalla normativa europea.

L’estradizione è un provvedimento che permette ad uno Stato di chiedere il trasferimento e la consegna di un


imputato o di un condannato che si trova nel territorio di un altro Stato.
L’ultimo comma dell’art.10 specifica che l’estradizione non è ammessa nei confronti di stranieri accusati per
reati politici. Nei Paesi dell’UE il mandato di cattura europeo ha sostituito l’estradizione, in quanto è più rapida
l’attuazione. Questo provvedimento consente agli organi di polizia di qualunque Paese dell’UE di procedere
all’arresto di un cittadino comunitario accusato di un grave reato, sulla base di un mandato di cattura emesso
da un giudice di uno Stato europeo.

ARTICOLO 11
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle
controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un
ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte
a tale scopo.

L’articolo esprime il principio del ripudio alla guerra come mezzo per offendere la libertà di altri popoli e come
strumento di risoluzione di conflitti internazionali.
Il nostro paese si impegna a partecipare e a riconoscere le organizzazioni internazionali che promuovono la
pace e la giustizia fra i popoli. L'Italia infatti aderisce all'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) che ha
come obiettivo quello di garantire la promozione e la tutela della pace.

ARTICOLO 12
La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.