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Table of Contents

Cambia l’abitudine di essere te stesso


Prefazione
Introduzione La più grande abitudine da cambiare è essere se stessi
Andare oltre il “sapere”... per “sapere come fare”
Il cambiamento come scelta, non come reazione
Panoramica dell’opera
Prima parte: la scienza dell’Essere
Seconda parte: Il cervello e la meditazione
Terza parte: Andare incontro a un nuovo destino
Prima Parte LA SCIENZA DELL’ESSERE
Capitolo 1 Il Sé quantistico
Se vuoi cambiare la tua vita, modifica la tua idea di realtà
Solo materia, niente pensiero? Solo pensiero, niente materia?
Einstein: agitare non solo le acque, ma anche l’universo
Il solido terreno su cui poggiamo i piedi… non è affatto solido
Un altro enigma: le particelle subatomiche e gli oggetti più grandi rispettano
leggi diverse
Dalla materia all’energia: le particelle riescono veramente a scomparire
La creazione della realtà: l’energia risponde all’attenzione consapevole
Un numero infinito di realtà possibili attende l’osservatore
Nel campo quantistico siamo connessi a tutte le cose
Scienza bizzarra: possiamo influenzare il passato?
Modo d’essere o stato mentale: quando mente e corpo sono una cosa sola
Pensieri + emozioni producono risultati in provetta
Pensieri ed emozioni: trasmettere i nostri segnali elettromagnetici al campo
quantistico
Per sperimentare un cambiamento, osserva un risultato nuovo con un nuovo
modo di pensare
Il cambiamento richiede coerenza: allinea pensieri ed emozioni
Perché i risultati quantistici dovrebbero sorprenderci
Creazione quantistica: essere riconoscenti ancor prima di ottenere un
risultato
Intelligenza universale e campo quantistico
Siccome noi siamo un’estensione di questa intelligenza, possiamo emularla
Riceviamo quello che esprimiamo
Chiedi un feedback quantistico
La fisica quantistica è “controsenso”
Superare lo spazio e il tempo
Per entrare nel campo, entra in uno stato simile
Come una ragazzina insegna
Capitolo 2 Superare i condizionamenti esterni
Se vuoi cambiare, sii superiore alle circostanze, al corpo e al tempo
Il nostro mondo interiore è fatto di ricordi
I ricordi familiari ci “rammentano” di riprodurre le stesse esperienze
Le nostre abitudini: collegati con il tuo sé del passato
Programmato per i tempi duri
Ecco come crei l’abitudine di essere te stesso
La grandezza si basa sui sogni e non risente dell’ambiente
I giganti della storia: perché i loro sogni erano “assurdità irrealizzabili”
Prove mentali: in che modo i pensieri possono trasformarsi in esperienza
Capitolo 3 Superare il corpo
Il loop di pensieri e sensazioni
È la tua mente a controllare il corpo, o viceversa?
Spesso siamo svegli solo in apparenza
Quando il servo diventa il padrone
Entrare nel subconscio per cambiarlo
Colpevole fino a prova contraria
L’aiuto è a portata di pensiero
Da solo, il pensiero consapevole positivo non può superare le sensazioni
subconscie negative
Sensazioni memorizzate ci costringono a ricreare il passato
Controllare la dimensione interiore: il mito della genetica
I geni: ricordi di un ambiente passato
L’epigenetica suggerisce l’idea che possiamo istruire i geni affinché
riscrivano il nostro futuro
Perpetuare stati emotivi obsoleti ci avvia verso un destino genetico
indesiderato
Stati mentali superiori possono determinare una espressione dei geni più
sana?
Cambiare il corpo: perché muovere un dito?
Capitolo 4 Superare il tempo
Dalle emozioni agli umori ai temperamenti ai tratti della personalità:
condizionare il corpo a vivere nel passato
Non possiamo cambiare se viviamo in un futuro prevedibile
Vivere nel passato, che è il tuo futuro
Vivi il nuovo futuro desiderato nel prezioso presente
Trascendere la Grande Triade: esperienze culmine e stati normali di
coscienza alterati
Capitolo 5 Sopravvivenza versus Creazione
Il pensiero può innescare la reazione umana di stress e mantenerla attiva
Sopravvivenza: vivere sentendosi “qualcuno”
Dipendenza dall’essere “qualcuno”
Il sé egoista
Visto che i nostri pensieri riescono a farci stare male, sono anche in grado
di farci stare bene?
Creazione: vivere da “nessuno”
Il lobo frontale: dominio della creazione e del cambiamento
1. Metacognizione: diventare consapevoli di se stessi per inibire stati
mentali e fisici indesiderati
2. Creare una nuova mente per pensare nuovi modi d’essere
3. Rendere il pensiero più reale di qualsiasi altra cosa
Perdi la testa, libera la tua energia
Seconda Parte IL TUO CERVELLO E LA MEDITAZIONE
Capitolo 6 Tre cervelli: pensare, fare, essere
Il cambiamento richiede nuovi modi di pensare, fare ed essere
Dal pensare al fare: la neocorteccia elabora ciò che abbiamo appreso, poi
ci sollecita a metterlo in pratica
Da nuovi eventi a nuove emozioni: il cervello limbico produce sostanze
chimiche per aiutarci a ricordare le esperienze
Dal pensare e dal fare all’essere: il cervelletto immagazzina pensieri,
atteggiamenti e comportamenti abituali
Un esempio concreto dei tre cervelli in azione
Incarnare il sapere attraverso l’esperienza: insegnare al corpo ciò che ha
appreso la mente
Passare direttamente dal pensare all’essere: un preludio alla meditazione
Capitolo 7 Il divario
Le esperienze di vita definiscono la nostra identità, tenersi occupati tiene a
bada le emozioni indesiderate
Mezza età: una serie di strategie per tenere sepolti i sentimenti repressi
Una mezza età diversa: un tempo per affrontare i sentimenti e lasciare
andare le illusioni
Cambiamento e relazioni: rompere i vincoli che ci legano
Ciò che alla fine conta davvero
Ci vuole sempre di più
Il divario più grande: la dipendenza emotiva
Colmare il divario - effetti collaterali
Dal vittimismo all’abbondanza inaspettata: ecco il modo in cui una donna ha
colmato il divario
Uscendo dal passato, possiamo indirizzare lo sguardo verso il futuro
Come ha avuto inizio la mia trasformazione... e magari qualche ispirazione
per la tua
Capitolo 8 Meditazione, demistificazione della mistica e onde del futuro
Una definizione di meditazione: prendere confidenza con il sé
Decidi di smettere di essere il tuo vecchio Io
Medita su una nuova, più grande espressione del sé
Una seconda definizione di meditazione: coltivare il sé
Meditare per il cambiamento: dall’inconscio al conscio
Le onde del tuo futuro
Lo sviluppo delle onde cerebrali nel bambino: dalla mente subconscia alla
mente conscia
Onde cerebrali negli adulti: panoramica
Tre livelli di onde Beta gestiscono le nostre ore di veglia
Onde Beta elevate: un meccanismo di sopravvivenza a breve termine, una
fonte di stress e squilibrio a lungo termine
Uno stato prolungato di onde Beta manda il cervello in confusione
Uno stato prolungato di elevate onde Beta ostacola la focalizzazione sul
nostro sé interiore
I segnali incoerenti delle onde Beta elevate producono pensieri disordinati
La consapevolezza, e non l’analisi, permette di penetrare nell’inconscio
Come funziona la meditazione
La meditazione conduce oltre il pensiero analitico e all’interno del
subconscio
La meditazione ci porta dalla frequenza delle onde Beta a quella delle onde
Alfa e Theta
I momenti migliori per meditare: mattino e sera, quando le porte del
subconscio si aprono
Assumere il controllo del processo di meditazione
Promuovere la coerenza
Il cervello coerente getta le basi per la guarigione
Meditazione più azione: il percorso di una donna per superare una vita di
mancanza
Una volta messo in pratica il sapere, si è pronti per l’esperienza
Terza Parte ANDARE INCONTRO A UN NUOVO DESTINO
Capitolo 9 Il processo meditativo: introduzione e preparazione
Introduzione
Trasformare piccoli passaggi in un’unica e semplice abitudine
Costruire una rete neurale di meditazione
Programma consigliato di quattro settimane
Preparazione
Preparare gli strumenti
Predisporre l’ambiente
Preparare il corpo
Trovare il tempo per meditare
Preparare la mente
Capitolo 10 Aprire le porte alla propria dimensione creativa (Prima settimana)
FASE 1: INDUZIONE
Induzione: aprire le porte alla dimensione creativa
Panoramica sull’induzione corporea32
Induzione corporea: come funziona
Il perché
Induzione della sorgente d’acqua34
Capitolo 11 Cambiare l'abitudine di essere te stesso (Seconda settimana)
FASE 2: RICONOSCIMENTO
Riconoscere: identificare il problema
Prendere in esame la propria vita
Scegliere un’emozione che si desidera rimuovere
Osservare gli effetti che l’emozione da rimuovere ha sul corpo
Definire lo stato mentale associato all’emozione
FASE 3: AMMISSIONE E DICHIARAZIONE
Ammettere: riconoscere il vero io al posto di quello mostrato agli altri
Dichiarare: riconoscere apparentemente le emozioni limitanti
Cosa si intende dichiarare?
FASE 4: RESA
Resa: arrendersi a un potere superiore e lasciare che sciolga i propri limiti
e i propri blocchi
Capitolo 12 Annullare il ricordo del tuo vecchio modo di essere (Terza settimana)
FASE 5: OSSERVAZIONE E RICORDO
Osservare: diventare consapevoli del proprio stato mentale effettivo
Promemoria: ricorda gli aspetti del vecchio sé che non vuoi più
FASE 6: RIDIREZIONAMENTO
Cambiare rotta: il gioco del cambiamento
La voce più alta nella tua testa
I ricordi associativi innescano reazioni automatiche
Impedisci a te stesso di “essere inconscio”
Capitolo 13 Crea una nuova mente per il tuo nuovo futuro (Quarta settimana)
Fase 7: Creare e ripetere mentalmente
Panoramica: crea e ripeti il tuo nuovo sé
Crea il tuo nuovo sé
Ripeti il tuo nuovo sé
Creazione: usa l’immaginazione e l’invenzione per fare esistere il tuo nuovo

Ripetizione: memorizza il tuo nuovo sé
Acquisisci familiarità con il tuo nuovo sé
Acquisire una nuova personalità genera una nuova realtà
Creare un nuovo destino
Panoramica: meditazione guidata sulla ripetizione mentale
Guida per continuare la meditazione
Rendi tuo questo processo meditativo
Continua a rimuovere gli strati
Migliora ulteriormente la tua comprensione
Capitolo 14 Dimostrare ed essere trasparenti: vivi la tua nuova realtà
Dimostrare: vivi nei panni del tuo nuovo sé
Dimostrare significa “essere il nuovo sé” tutto il giorno
Attendi un riscontro
Attua il progetto del nuovo sé nell’equazione della vita
Domande di fine giornata
Sii trasparente: passa dall’interno all’esterno
Verrà il momento...
L’ultimo esperimento
Conclusione Abitare il sé
Appendice A Induzione delle parti del corpo (Prima Settimana)
Appendice B Induzione dell’innalzamento del livello dell’acqua (Prima settimana)
Appendice C Meditazione guidata: tiriamo le somme (Da due a quattro settimane)
Ringraziamenti
l’autore
Note
Joe Dispenza

CAMBIA
L’ABITUDINE
DI ESSERE
TE STESSO

La fisica quantistica nella vita quotidiana


Copy right © 2012 by Joe Dispenza
Published and distributed in the United States by: Hay House, Inc.
Interior design: Nick C. Welch • Interior illustrations: Laura S. Craig
Titolo originale: Breaking the habit of being yourself : how to lose your mind and create a
new one

Traduzione: Katia Prando


Editing: Enza Casalino
Revisione: Sonia Vagnetti, Marco Morra
Impaginazione e Grafica di copertina: Matteo Venturi
Stampa: Fotolito Graphicolor snc Città di Castello (PG)

I° Edizione: Settembre 2012

© 2012 Edizioni MyLife


www.my life.it
Via Garibaldi, 77 - 47853 Coriano di Rimini
ISBN 978-88-6386-803-6

L’autore di questo libro non dispensa consigli medici né prescrive l’uso di alcuna tecnica come forma di trattamento per problemi fisici e medici senza il parere di un medico, direttamente o indirettamente. L’intento dell’autore è semplicemente
quello di offrire informazioni di natura generale per aiutarvi nella vostra ricerca del benessere fisico, emotivo e spirituale. Nel caso in cui usaste le informazioni contenute in questo libro per voi stessi, che è un vostro diritto, l’autore e l’editore
non si assumono alcuna responsabilità delle vostre azioni.

Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta tramite alcun procedimento meccanico, fotografico o elettronico, o sotto forma di registrazione fonografica; né può essere immagazzinato in un sistema di
reperimento dati, trasmesso, o altrimenti essere copiato per uso pubblico o privato, escluso l’”uso corretto” per brevi citazioni in articoli e riviste, senza previa autorizzazione scritta dell’editore.
A Robi
PREFAZIONE

Ogni azione che fai, come pensare, provare emozioni, agire e interagire con gli altri, coinvolge il tuo
cervello. Esso è, infatti, l’organo in cui risiedono la personalità, il carattere, l’intelligenza ed è da lì
che parte ogni tipo di decisione. Negli ultimi vent’anni si è scoperto, grazie a risonanze magnetiche
effettuate su decine di migliaia di pazienti in tutto il mondo, che quando il cervello lavora nel modo
giusto tu stai bene, ma quando il cervello è turbato, risulta molto più probabile che tu possa andare
incontro a delle difficoltà.
Una mente sana porta con sé maggior benessere, forma fisica, felicità, equilibrio, decisioni giuste,
successo, longevità; ma, al contrario, se il cervello non è sano per qualsivoglia motivo (un trauma
cranico piuttosto che uno shock emotivo legato al passato) si è più tristi, deboli, malati, dotati di
scarsa capacità di giudizio e meno brillanti.
È facile capire quanto un trauma possa danneggiare il cervello, ma i ricercatori hanno anche
osservato quanto il pensiero negativo e i “programmi disfunzionali del passato” possano influire
sfavorevolmente.
Per esempio, io sono cresciuto con un fratello maggiore che si comportava da tiranno nei miei
confronti. La tensione e la paura, a cui ero costantemente sottoposto, accrebbero il mio livello di
ansia e mi portarono ad assumere un modello negativo di pensiero; e siccome non ero in grado di
prevedere quando mi sarebbe accaduto qualcosa di brutto, stavo sempre in guardia. Questa paura fu
la causa di un lungo periodo di iperattività, che nasceva da quella parte del cervello preposta
all’ansia. Col passare del tempo, per fortuna, fui in grado di risolvere il problema.
In questo libro Cambia l'abitudine di essere te stesso, che si basa su solide teorie scientifiche, il mio
collega, il dottor Joe Dispenza, ti guiderà nell’ottimizzare sia l’“hardware” sia il “software” del tuo
cervello, aiutandoti a raggiungere una nuova condizione mentale. Basandosi su solide teorie
scientifiche, egli continua a parlare con sensibilità e saggezza, come già aveva fatto nel pluripremiato
film Ma che... bip... sappiamo veramente!? e nel suo primo libro.
Io considero il cervello simile a un computer, dotato cioè di un hardware e di un software, ma, allo
stesso tempo, ritengo che l’hardware (l’effettiva parte fisica funzionante del cervello) e il software
siano inseparabili, come inseparabile è la loro costante programmazione e configurazione, che
avviene continuativamente per tutto il corso della vita. Queste due parti esercitano una forte influenza
l’una sull’altra.
Nel corso dell’esistenza, la maggior parte di noi subisce dei traumi e ne riporta segni e cicatrici che
si ripercuotono sulla quotidianità. Liberarsi da queste esperienze, divenute parte integrante della
struttura cerebrale, può rivelarsi incredibilmente terapeutico. Ovviamente, avere abitudini salutari
per il cervello (come, per esempio, seguire una dieta e un esercizio corretti o assumere sostanze che
lo nutrano) è indispensabile affinché il sistema funzioni nel modo giusto. Inoltre, attimo dopo attimo, i
tuoi pensieri esercitano un potente effetto guaritore sul cervello... ma possono anche agire a tuo
detrimento. Lo stesso vale per le esperienze passate: esse possono diventare veri e propri
“programmi” del cervello, che si avviano automaticamente.
Lo studio che conduciamo nelle cliniche Amen è chiamato “tomografia SPECT cerebrale”. La
SPECT (tomografia computerizzata a emissione di fotone singolo) è una pratica adoperata in
medicina nucleare e consiste nell’analisi del flusso sanguigno e dell’attività degli schemi neurali. La
tomografia computerizzata è diversa dalla TAC o dalla risonanza magnetica, perché queste ultime
analizzano l’anatomia del cervello, mentre la SPECT ne studia il funzionamento. Il nostro lavoro
sulle SPECT, che conta ormai un database di oltre settantamila scansioni, ci ha insegnato numerose e
importanti lezioni sul cervello, come:

le lesioni cerebrali possono rovinare la vita di una persona;


l’alcol è deleterio e spesso causa danni significativi, rilevati dalle scansioni SPECT;
un gran numero di farmaci assunti comunemente, come gli ansiolitici, non fanno bene al cervello;
malattie come l’Alzheimer si sviluppano decenni prima che se ne manifestino i sintomi.

Inoltre la SPECT ci ha mostrato che, in quanto società, dobbiamo prestare maggiore cura e rispetto
per il cervello, e ci ha anche insegnato che permettere ai bambini di praticare sport da contatto (come
il calcio o l’hockey) non è una buona idea.
Una delle lezioni più interessanti che ho imparato è che le persone possono letteralmente modificare
il loro cervello e cambiare la propria vita assumendo abitudini cerebrali sane e regolari, possono
inoltre abbandonare le convinzioni negative e utilizzare processi di meditazione come quelli illustrati
dal dottor Dispenza.
Da una serie di studi da noi pubblicati si evince che la pratica della meditazione, come suggerisce il
dottor Dispenza, serve a incrementare il flusso sanguigno nella corteccia prefrontale, quella parte del
cervello che più di ogni altra è predisposta al pensiero. Le SPECT ci hanno permesso di notare che,
dopo otto settimane di meditazione quotidiana, la corteccia prefrontale risulta più forte quando è a
riposo e i ricordi dei nostri pazienti appaiono più nitidi.
Esistono parecchi modi per curare e potenziare il cervello. Spero che, come me, svilupperai una
sorta di “invidia del cervello” e desidererai migliorarne le prestazioni. Il lavoro che ho svolto con la
tomografia cerebrale ha cambiato completamente la mia vita. Infatti, quando nel 1991 iniziai a
effettuare le SPECT, decisi di esaminare anche il mio cervello. All’epoca avevo trentasette anni.
Quando scoprii il suo aspetto malsano e irregolare capii subito che non era in buone condizioni.
Nella mia vita avevo fatto uno scarso uso di alcol, non avevo mai fumato né mi era mai capitato di
assumere sostanze illegali. Allora perché il mio cervello appariva così malridotto? Prima di
diventare un esperto in salute del cervello umano, ero solito ricadere in cattive abitudini che
danneggiavano il mio cervello: mangiavo nei fast food, e le bibite gassate, anche se senza zucchero,
erano le mie migliori amiche; spesso dormivo dalle quattro alle cinque ore a notte e sentivo il peso
di ferite passate mai definitivamente rimarginate. Ero sedentario, mi sentivo costantemente stressato
ed ero in sovrappeso di una dozzina di chili. Mi stavo facendo involontariamente del male... e non
poco.
In una scansione tomografica che ho fatto di recente, invece, il mio cervello appare più sano e molto
più giovane di quanto non lo fosse vent’anni fa. Anche il tuo può migliorare se te ne prendi
seriamente cura. Dopo aver esaminato la mia prima scansione, decisi di migliorare le mie condizioni
cerebrali. Questo libro ti aiuterà a fare altrettanto.
Spero che troverai la lettura interessante quanto lo è stata per me.

DOTTOR D
ANIEL G. A
MEN
INTRODUZIONE

LA PIÙ GRANDE ABITUDINE


DA CAMBIARE È ESSERE SE STESSI

Quando penso a tutti quei libri in commercio che danno consigli su come vivere la “vita dei sogni”,
mi rendo conto di come molti di noi siano ancora alla ricerca di approcci validi, con solide basi
scientifiche e che funzionino davvero.
I recenti studi sul cervello, sul corpo, sulla mente e sulla coscienza hanno fatto un vero e proprio
salto in avanti nell’ambito scientifico, e suggeriscono che esistono estese possibilità per realizzare
ciò che conosciamo intrinsecamente come il nostro vero potenziale.
In veste di chiropratico a capo di un centro olistico ben avviato, e come educatore nel campo delle
neuroscienze, delle funzioni cerebrali, della biologia e della chimica del cervello, ho avuto il
privilegio di essere stato uno dei precursori nell’ambito di queste ricerche. I miei studi non si sono
limitati alle discipline menzionate, ma si sono spinti fino all’osservazione degli effetti di questa
nuova tecnologia una volta applicata a persone comuni come te o come me. Ora è arrivato il momento
di trasformare in realtà le potenzialità di questa nuova scienza.
Sono testimone di miglioramenti notevoli nello stato di salute e nella qualità della vita di alcune
persone che hanno cambiato davvero il loro modo di pensare. Negli ultimi anni ho avuto
l’opportunità di intervistare tantissime persone che sono riuscite a superare patologie gravi,
considerate terminali o permanenti. Secondo la dottrina medica contemporanea, queste guarigioni
sono classificate come “remissioni spontanee”.
Tuttavia, dopo un approfondito esame del percorso interiore intrapreso da queste persone, fu
evidente il coinvolgimento di una forte componente mentale... E fu anche evidente come, dopotutto, i
loro progressi fisici non fossero così spontanei. Questa scoperta incoraggiò i miei studi di
specializzazione post laurea in tomografia cerebrale, neuroplasticità, epigenetica e
psiconeuroimmunologia. Semplicemente, avevo capito che doveva accadere qualcosa nel cervello e
nel corpo su cui era necessario focalizzare l’attenzione, e questo qualcosa doveva essere riprodotto.
In questo libro desidero condividere e mostrarti alcune delle cose che ho imparato lungo il mio
cammino, esplorando il modo in cui mente e materia sono interrelati e come sia possibile applicare
questi principi non solo in riferimento al corpo, ma a ogni aspetto della tua vita.

ANDARE OLTRE IL “SAPERE”... PER “SAPERE COME FARE”


Parecchi lettori del mio primo libro, oltre a inviarmi un discreto numero di pareri positivi,
formularono un’unica, profonda e sentita domanda: “Mi è piaciuto molto il suo libro; l’ho letto due
volte. L’ho trovato molto scientifico e anche molto accurato e illuminante, ma può dirmi come poter
mettere in pratica i suoi suggerimenti? In che modo posso espandere la mente?”.
Per tutta risposta, diedi inizio a una serie di seminari nei quali spiegavo passo per passo cosa i miei
seminaristi avrebbero potuto fare per ottenere cambiamenti duraturi sia a livello fisico che mentale.
Dopo i seminari, ho assistito a guarigioni inspiegabili, ho visto persone liberarsi da vecchie ferite
mentali ed emotive, superare difficoltà cosiddette “impossibili”, le ho viste creare nuove opportunità
e sperimentare un magnifico stato di benessere, soltanto per citare pochi esempi. (Nelle pagine
seguenti conoscerai alcune di queste persone.)
Per comprendere questo libro non è necessario aver letto anche il mio precedente volume. Ma, se già
conosci il mio lavoro, sappi allora che ho scritto Cambia l'abitudine di essere te stesso pensandolo
come un pratico manuale fai da te, da abbinare al mio primo libro. Il mio sincero obiettivo è quello
di rendere questo libro semplice e facile da capire. In alcuni punti, tuttavia, sarò costretto a fornirti
qualche informazione più precisa sui nuovi concetti che intendo portare avanti e di cui sono il
precursore. Il mio scopo è quello di costituire un modello funzionante e reale di trasformazione
personale, che ti aiuti a capire come cambiare.
Cambia l'abitudine di essere te stesso è il frutto dei miei appassionati studi: esso rappresenta un
sincero sforzo di demistificazione, ed è scritto in modo che ogni lettore comprenda realmente quali
siano le proprie potenzialità e quello di cui ha bisogno per innescare importanti cambiamenti nella
propria vita. Non solo vogliamo “sapere”, ma vogliamo “sapere come fare”. In che modo possiamo
applicare, adattandoli alla nostra vita, i nuovi concetti scientifici e l’antica saggezza per uscirne
arricchiti? Quando riusciremo a ricomporre le tessere del puzzle di ciò che la scienza sta scoprendo
sulla natura della realtà, e quando ci sarà permesso di applicare quei principi alla nostra vita
quotidiana, solo allora saremo mistici e scienziati allo stesso tempo.
Ti invito, dunque, a sperimentare tutto quello che imparerai da questo libro e a osservarne
oggettivamente i risultati. Se ti sforzi di modificare il tuo mondo interiore, fatto di pensieri e
sentimenti, l’ambiente che ti circonda reagirà di conseguenza, dimostrandoti che la tua mente ha agito
sul mondo “esteriore”.
Se darai un valore filosofico a ciò che stai per imparare, e lo introdurrai nella tua vita, praticandolo
fino a padroneggiarlo, da filosofo diventerai maestro. Non arrenderti,… prove scientifiche
dimostrano che tutto questo è possibile.
Ovviamente ti chiedo di mantenere la mente aperta e ricettiva, in modo da applicare insieme, passo
per passo, i concetti fondamentali esposti nel libro. Ciò che devi fare è mettere in pratica queste
informazioni, altrimenti rimarranno solo buoni argomenti di conversazione, giusto? Una volta aperta
la mente alla realtà delle cose, e messe da parte le convinzioni errate con cui di solito sei abituato a
inquadrare la realtà, dovresti raccogliere i frutti dei tuoi sforzi. Questo è quanto ti auguro.
Le informazioni che troverai in queste pagine ti forniranno la prova del divino creatore che è in te.
Non dobbiamo aspettare che sia la scienza a darci il permesso di agire in modo diverso e fuori dal
comune, perché altrimenti trasformeremmo la scienza in religione. Dobbiamo invece essere tanto
coraggiosi da riflettere sulla nostra vita, fare ciò che riteniamo essere “fuori dagli schemi” e farlo
ripetutamente. In questo modo potremo accrescere il nostro potere personale.
La vera conquista del potere giunge quando iniziamo a esaminare approfonditamente le nostre
convinzioni, spesso radicate nei condizionamenti della religione, della cultura, della società,
dell’educazione, della famiglia, dei media e addirittura dei nostri geni (questi ultimi, infatti, possono
essere influenzati sia dalla nostra esperienza sensoriale presente sia da quella di innumerevoli
generazioni). A quel punto potremo mettere sulla bilancia le vecchie idee e i nuovi paradigmi, e
scoprire così che questi ultimi fanno di più al caso nostro.
I tempi stanno cambiando. In quanto individui che hanno aperto gli occhi su una realtà più grande,
possiamo essere partecipi di un vero e proprio cambiamento a dir poco rivoluzionario. I sistemi e i
modelli di riferimento attuali stanno crollando ed è ora che emerga qualcosa di nuovo. Il
cambiamento sta avvenendo a tutti i livelli: i nostri modelli di politica, economia, religione, scienza,
educazione, medicina, il nostro rapporto con l’ambiente, tutto ciò si apre su uno scenario diverso da
quello anche solo di una decina d’anni fa.
Metter da parte il vecchio e abbracciare il nuovo sembra facile, ma molto di quello che abbiamo
acquisito e sperimentato è diventato parte di noi e lo indossiamo come un vestito. Sappiamo anche
che ciò che è vero oggi, potrebbe non esserlo domani. La realtà e la nostra interazione con essa sono
il frutto dell’evoluzione di idee e convinzioni, proprio come, a livello scientifico, siamo
gradualmente giunti a interrogarci sull’essenza degli atomi come solide particelle di materia.
Inoltre siamo consapevoli che abbandonare ciò che ci è familiare, e a cui siamo stati abituati, e
imbarcarci in qualcosa di nuovo è come nuotare controcorrente: richiede uno sforzo e, francamente, è
disagevole. Soprattutto ci accompagnano, lungo il percorso, la derisione, la messa al bando, la
disapprovazione e la denigrazione di chi vuole rimanere aggrappato a ciò in cui ha sempre creduto.
Chi di noi, con insolita inclinazione, è disposto ad andare incontro a tali avversità nel nome di
concetti che non si possono afferrare con i sensi, ma che continuano a rimanere vivi nella testa? Ma
quante volte nella storia chi è stato inizialmente considerato pazzo o eretico, e per questo ha subito
violenze inaudite, è stato poi rivalutato come genio, santo o maestro?
Oserai anche tu andare controcorrente?

IL CAMBIAMENTO COME SCELTA, NON COME REAZIONE


Sembra che la natura umana sia tale da ostacolare qualsiasi cambiamento, fino a che le cose non
peggiorano tanto da non riuscire più ad andare avanti. Ciò vale sia per gli individui sia per le
società. Aspettiamo che sopraggiunga una crisi, un trauma, una perdita, una malattia o una tragedia e
solo allora ci domandiamo chi siamo, cosa stiamo facendo, in che modo stiamo vivendo, cosa stiamo
provando e in cosa crediamo, e iniziamo il cammino verso un vero cambiamento. Spesso è
l’avverarsi della peggiore delle ipotesi a dare inizio a cambiamenti in grado di migliorare la nostra
salute, le nostre relazioni, la carriera, la famiglia e il futuro. Il mio messaggio è: perché aspettare?
Possiamo imparare e cambiare in uno stato di dolore e sofferenza, o possiamo evolvere partendo da
uno stato di gioia e ispirazione. La maggior parte delle persone però non se ne rende conto, e non fa
nessuno sforzo per cambiare se non è obbligata dalle circostanze.
Se invece decidiamo di abbracciare la seconda ipotesi, dobbiamo solo avere la consapevolezza che
la nostra volontà di cambiamento ci porterà ad affrontare qualche disagio, degli imprevisti,
l’interruzione di una quotidianità prevedibile e un periodo di incertezza. La maggior parte di noi,
però, è già abituata a provare un senso di disagio temporaneo derivato dall’incertezza. Quando
impariamo a leggere, per esempio, inciampiamo nei primi tentativi di comprensione, ma nel giro di
poco tempo apprendiamo una nuova capacità che poi diventa abitudine. E di certo, quando abbiamo
iniziato a suonare il violino o la batteria, i nostri genitori avrebbero voluto farci esercitare in una
stanza insonorizzata. Povero quello sfortunato che si è fatto prelevare il sangue da uno studente di
medicina alle prime armi, magari laureato, ma che mancava ancora di quella destrezza che si
acquisisce solo con la pratica.
Acquisire in prima battuta la conoscenza (il sapere), e poi l’esperienza pratica applicando ciò che
hai imparato, e in ultimo far tua tale capacità (sapere fare), probabilmente è la modalità attraverso la
quale hai acquisito la maggior parte di ciò che ora fa parte di te (il sapere fare qualcosa). Allo stesso
modo, imparare a cambiare la propria vita è una questione di conoscenza e di applicazione del
sapere. Ecco perché questo libro è diviso in tre sezioni principali.
Nella Prima e nella Seconda parte elaborerò le idee in sequenza, fino a delineare un modello più
ampio e generale che potrai personalizzare. Se alcuni concetti possono sembrare ripetitivi, lo sono
per fare in modo che tu “tenga a mente” qualcosa che non voglio che sia dimenticato. La ripetizione
rinforza le sinapsi del cervello e forma connessioni neurali che, nei momenti di debolezza, ti aiutano
a rimanere concentrato sulle cose importanti. Una volta entrati nel merito, la Terza parte, grazie alla
solida base di conoscenze acquisite, ti sembrerà meno complessa, e potrai sperimentare in prima
persona la “verità” di ciò che sai.

PANORAMICA DELL’OPERA

Prima parte: la scienza dell’Essere


La nostra esplorazione inizierà con una panoramica dei paradigmi scientifici e filosofici correlati
alle ultime ricerche sulla natura della realtà, dell’essere, del perché cambiare sia così difficile per
alcuni, e di ciò che puoi fare in quanto essere umano. Questa parte sarà di facile lettura, te lo
prometto.

– Il Capitolo 1: Il sé quantistico ti introduce alla fisica dei quanti. Non ti allarmare: parto da qui
perché è importante che inizi ad accettare l’idea che la mente (soggettiva) eserciti un effetto sul
mondo (oggettivo). In fisica quantistica, l’effetto esercitato dall’osservatore stabilisce che l’energia
confluisce laddove poni l’attenzione. Ne consegue che tutti noi esercitiamo un’influenza sul mondo
materiale (che, d’altronde, è costituito in gran parte da energia). Se fai tua questa idea anche solo per
un momento, riuscirai a focalizzarti su ciò che desideri piuttosto che su ciò che non vuoi. E potresti
addirittura ritrovarti a pensare: “Se un atomo è composto al 99,99999 per cento di energia e per lo
0,00001 per cento di materia1, allora di fatto io sono meno di niente! Ma allora perché rivolgo la
mia attenzione unicamente a quella piccola percentuale di materia, quando io sono molto di più? Il
mio più grosso limite è forse quello di definire la mia realtà in base a ciò che percepisco con i miei
sensi? ” .
Dal capitolo 2 al capitolo 4, esamineremo ciò che significa cambiare, oltrepassare i limiti del corpo
e del tempo e diventare qualcosa di diverso da quello che ci circonda.

– A quel punto della lettura, probabilmente, avrai già accarezzato l’idea che i pensieri che fai
determinano la tua vita. Ma nel Capitolo 2: Superare i condizionamenti esterni, tratterò del modo
in cui, qualora permetti al mondo esterno di controllare i tuoi pensieri e i tuoi sentimenti, nel tuo
cervello si vanno formando circuiti che uniformano il tuo pensiero a ciò che ti è familiare. Di
conseguenza, finisci per creare sempre la stessa cosa; fai della mente lo specchio dei tuoi problemi,
delle tue condizioni personali e delle circostanze della tua vita. Se vuoi cambiare, dunque, devi
essere più grande delle cose materiali della tua vita.

– Nel Capitolo 3: Superare il corpo continuerò a esaminare il modo in cui agiamo. In questo
capitolo scopriremo che le nostre azioni sono basate su una serie di comportamenti, pensieri e
reazioni emotive memorizzate le quali, allo stesso modo dei programmi informatici, lavorano “dietro
le quinte” della nostra consapevolezza. Ecco perché “pensare positivo” non basta: gran parte di ciò
che siamo, infatti, potrebbe risiedere a livello subconscio nel nostro corpo sotto forma di negatività.
Alla fine di questo libro saprai come fare breccia nel sistema operativo della tua mente subconscia e
attuare cambiamenti permanenti.

– Il Capitolo 4: Superare il tempo prende in esame sia il modo in cui viviamo in attesa degli eventi
futuri, sia il modo in cui attingiamo ripetutamente dal passato, finché non ci convinciamo fisicamente
di vivere in un’epoca diversa da quella presente. Sappi però che le ultime ricerche avallano la tesi
secondo cui è insita in noi un’inclinazione naturale ad attuare cambiamenti sia fisici sia mentali con
la sola forza del pensiero, in modo che un evento futuro possa addirittura sembrare di appartenere
biologicamente al passato. Poiché puoi rendere il pensiero più reale di qualsiasi altra cosa, se parti
da una corretta comprensione dell’intero processo sei anche in grado di cambiare il tuo modo di
essere, modificando dal neurone fino al gene. Quando imparerai in che modo usare la tua attenzione e
in che modo rapportarti al presente, varcherai la soglia del campo quantistico, regno di infinite
potenzialità.

– Il Capitolo 5: Sopravvivenza versus Creazione illustra la differenza tra sopravvivere e vivere


creando. Il concetto di “sopravvivenza” implica stress e materialismo, poiché ti porta a credere che
il mondo esterno sia più reale di quello interiore. Quando il tuo sistema nervoso si ritrova “tra
l’incudine e il martello”, e può scegliere solo tra fuga o lotta, è governato da un cocktail di sostanze
nocive. Automaticamente, quindi, le uniche cose di cui ti preoccupi sono il tuo corpo, gli oggetti, le
persone attorno a te e la tua ossessione per il tempo. Mente e corpo non sono in equilibrio. Conduci
una vita prevedibile. Al contrario, quando ti trovi in uno stato creativo, non sei né corpo, né materia,
né tempo, e ti dimentichi di te stesso. Diventi pura consapevolezza e ti liberi dalle catene di una
identità che ha costantemente bisogno di una realtà esterna che le ricordi quello che crede di essere.
Seconda parte: Il cervello e la meditazione
– Nel Capitolo 6: Tre cervelli: pensare, fare, essere, familiarizzerai con l’idea di possedere tre
“cervelli”, i quali ti permettono di passare dalla sfera del pensiero a quella del fare e dell’essere.
Quando ti impegni a escludere l’ambiente circostante, il corpo e il tempo, puoi facilmente passare
dal pensiero all’essere senza alcuno sforzo. In un tale stato mentale, il cervello non distingue tra
quello che accade nel mondo esterno della realtà e quello che accade nel tuo mondo interiore. Di
conseguenza, se riuscirai a vivere l’esperienza che desideri anche solo col pensiero, potrai
sperimentare le emozioni legate a quell’evento prima che esso si manifesti concretamente. A quel
punto, poiché il tuo corpo e la tua mente funzioneranno all’unisono, ti sposterai in un nuovo stato
dell’essere. Quando riuscirai a concentrarti su un potenziale evento futuro e inizierai ad avvertire che
esso sta per accadere realmente, significa che starai riorganizzando le tue abitudini automatiche, i
tuoi atteggiamenti e gli altri programmi subconsci e involontari.

– Nel Capitolo 7: Il divario ti spiegherò le modalità per liberarti dalle emozioni memorizzate (che
costituiscono la tua personalità). Ti spiegherò inoltre come colmare il divario tra il tuo Io reale,
interiore e privato, e il tuo Io sociale che appare al mondo esterno. Tutti noi arriviamo a un punto in
cui la nostra conoscenza si arresta, e realizziamo che ciò che proviene dall’esterno non può
vanificare le sensazioni legate al passato. Se potessimo prevedere qualsiasi emozione legata a ogni
esperienza della vita, non ci sarebbe più spazio per nessuna novità, poiché avremmo una prospettiva
rivolta soltanto al passato e non al futuro. Questo è il punto di congiuntura in cui l’anima o si libera o
cade nell’oblio. Imparerai a liberare la tua energia sotto forma di emozioni, e così si ridurrà il
divario tra il modo in cui appari e ciò che sei davvero. Quando essere e apparire coincideranno,
allora sarai veramente libero.

– La Seconda parte si conclude con il Capitolo 8: Meditazione, demistificazione della mistica e


onde del futuro. Qui il mio scopo è demistificare la meditazione, e farti capire ciò che stai facendo e
perché. Parlando, in maniera semplice, della tecnologia delle onde cerebrali, dimostrerò come il
cervello muta a livello elettromagnetico a seconda che si trovi in uno stato di concentrazione
piuttosto che in uno stato di stimolazione da parte di fattori legati allo stress. In questo capitolo
imparerai che il vero scopo della meditazione è oltrepassare il pensiero analitico e penetrare nel
subconscio, in modo da rendere i cambiamenti reali e permanenti. Se ti risvegli dalla meditazione e
rimani la stessa persona di prima, vuol dire che in te non è cambiato niente, su nessun piano. Quando
mediti e ti connetti a una realtà superiore, crei e poi immagazzini una tale coerenza tra pensieri ed
emozioni che nulla nella realtà esterna (nessuna cosa, persona o condizione in alcun luogo e in alcun
tempo) può smuoverti dal livello di energia raggiunto. In quel momento riesci a dominare l’ambiente
circostante, il corpo e tempo.

Terza parte: Andare incontro a un nuovo destino


Se la Prima e la Seconda parte hanno lo scopo di fornirti le conoscenze necessarie, la Terza parte, ti
spiegherà appunto come mettere in pratica ciò che hai appreso. Quest’ultima parte richiede che ti
applichi con impegno in una disciplina reale: un esercizio mentale da praticare nella vita quotidiana.
Si tratta di una pratica di meditazione che ti spiegherò passo per passo, pensata in modo che tu possa
effettivamente mettere in pratica la teoria che ti è stata insegnata.
A proposito, la tua mente ha mostrato segni di esitazione quando ho accennato a un percorso
suddiviso in fasi progressive? Se è così, sappi che non è come pensi. Certo, imparerai una sequenza
di azioni, ma subito la sperimenterai in una o due semplici fasi. Dopotutto, tieni presente che durante
la vita, compi numerosissime azioni multiple, senza che te ne renda conto. Per esempio, ogni volta
che ti accingi a guidare la macchina aggiusti il sedile, allacci la cintura di sicurezza, controlli gli
specchietti, accendi il motore e le luci, ti guardi attorno, metti la freccia, freni, parti e fai retromarcia,
acceleri e così via. Sin da quando hai imparato a guidare, hai eseguito questa procedura in modo
semplice e automatico. Ti assicuro che accadrà la stessa cosa una volta che avrai imparato ogni
singolo passo della Terza parte.
Potresti anche domandarti: “Perché devo leggere la Prima e la Seconda parte? Salterò subito alla
Terza.” Lo so, anch’io penserei la stessa cosa. Ma ho deciso di dedicare le prime due parti del libro
alla spiegazione delle nozioni fondamentali, in modo che quando giungerai alla Terza parte nulla ti
sembrerà lasciato alle congetture, ai dogmi o alla speculazione. Quando ti approccerai alla
meditazione, saprai esattamente cosa stai facendo e perché. Una volta compreso il cosa e il perché,
saprai anche agire meglio quando giungerà il momento opportuno. Perciò avrai maggiore potere e
volontà di sostenere il cambiamento reale del tuo modo di pensare.
Applicando le fasi spiegate nella Terza parte, potrai accettare la tua capacità innata, che risiede
dentro di te, di mutare le cosiddette “situazioni impossibili” della vita. Potresti addirittura scoprire
di avere potenzialità che prima non avresti mai pensato di possedere (potresti iniziare ad agire in
modo del tutto insolito!). Questo è quello che desidero che si realizzi per te entro la fine del libro.
Se dunque riesci a resistere alla tentazione di saltare direttamente alla Terza parte, ti prometto che
quando ci arriverai ti sentirai sicuro riguardo a ciò che avrai imparato. Sono testimone delle virtù di
questo tipo di approccio, ne ho testato la validità in molti seminari da me condotti in giro per il
mondo. Quando le persone acquisiscono una giusta conoscenza, la assimilano totalmente e poi hanno
la capacità di metterla in pratica… come per magia, riescono a cogliere i frutti dei loro sforzi sotto
forma di cambiamenti (che testimoniano più di qualsiasi altra cosa l’efficacia del loro agire).
La Terza parte ti fornisce le competenze meditative per cambiare sia a livello mentale che fisico, e
per produrre effetti anche sul mondo esterno. Una volta che ti sarai reso conto che quello che è
accaduto dentro di te ha avuto riscontro anche nella realtà esterna, desidererai ripetere l’esperienza.
Quando si manifesterà una nuova esperienza nella tua vita, accoglierai l’energia provata sotto forma
di emozione sublime, come una sorta di potenziamento, timore reverenziale o immensa gratitudine; e
quella stessa energia ti guiderà ancora nelle tue azioni. Ora sei sulla strada giusta verso una reale
evoluzione.
Ciascuna fase di meditazione descritta nella Terza parte è associata ai concetti esposti nelle sezioni
precedenti del libro. Quindi, una volta che avrai compreso il significato profondo che soggiace alle
tue azioni, sarà fugato qualunque tipo di dubbio o ambiguità che potrebbe confonderti.
Rimanere concentrato, imparare a meditare, espandere la mente sono azioni che inizialmente
potrebbero costarti qualche sforzo. Ma è stato così anche per la maggior parte delle abilità che nel
corso della vita hai acquisito. In questo processo devi evitare di ricadere nei comportamenti abituali
e devi cercare di rimanere concentrato su quello che stai facendo, senza dare troppa importanza agli
stimoli esterni, affinché le tue azioni siano in linea con le tue intenzioni.
Proprio com’è accaduto quando hai provato per la prima volta a cucinare thailandese, a giocare a
golf, a ballare la salsa, a guidare con il cambio automatico, la novità dell’impegno ti richiederà una
pratica continua, esercitando sia il corpo sia la mente affinché ogni fase sia memorizzata.
Considera che la maggior parte delle istruzioni è stata suddivisa in più parti, in modo che mente e
corpo possano iniziare a lavorare all’unisono. Una volta assimilati i concetti, ogni singola fase
analizzata riemergerà in un unico processo omogeneo. L’approccio metodico e lineare fluirà
perfettamente in un’unica e semplice dimostrazione olistica. A questo punto, tutti i concetti saranno
stati assimilati. Alle volte lo sforzo richiesto potrà essere tedioso, ma se persisti con un po’ di buona
volontà ed energia, col tempo godrai di risultati certi.
Tieni presente che, quando conosci “come” fare qualcosa, sei sulla buona strada per riuscire a fare
quel qualcosa. Sono molto felice di poter dire che parecchie persone in diverse parti del mondo
stanno già applicando i concetti contenuti in questo libro per concretizzare i cambiamenti nella loro
vita. È mio sincero desiderio che anche tu possa cambiare l’abitudine di essere te stesso per
realizzare la vita che desideri.
E ora si parte...
PRIMA PARTE

LA SCIENZA
DELL’ESSERE
CAPITOLO 1

IL SÉ QUANTISTICO

I primi fisici suddivisero il mondo in materia e pensiero, e successivamente in materia ed energia.


Ciascun elemento delle suddette coppie era considerato completamente separato dall’altro… ma non
è affatto così! Nondimeno, questo dualismo mente/materia ha plasmato per secoli la nostra visione
del mondo, instillando l’idea che la realtà fosse essenzialmente predeterminata e che le persone
potevano fare ben poco per cambiare le cose con le azioni, figuriamoci con il puro pensiero.
Ma ora poniamoci nel nostro moderno punto di vista quantistico: noi facciamo parte di un vasto
campo energetico invisibile, che contiene tutte le possibili realtà e riflette i nostri pensieri e le nostre
emozioni. Oggi, proprio grazie agli scienziati che esplorano le connessioni tra pensiero e materia,
possiamo fare altrettanto nella nostra vita personale. Così ci domandiamo: “Può la mente influenzare
la realtà in cui vivo?”. Se così fosse, questa capacità può essere appresa e usata per creare la vita
desiderata?
Diciamoci la verità, nessuno è perfetto. Se volessimo cambiare il nostro Io fisico, emotivo o
spirituale, desidereremmo tutti la stessa cosa: una vita che corrisponda all’ideale di ciò che
pensiamo di noi o crediamo di poter essere. Quando ci guardiamo allo specchio e notiamo le
maniglie dell’amore, non vediamo soltanto l’immagine riflessa di quel lieve accumulo di grasso. Ci
percepiamo anche, a seconda dell’umore in cui ci troviamo quel giorno, snelli e in forma oppure
grassi e appesantiti. Quale delle due immagini corrisponde alla realtà?
Quando di notte ci corichiamo e ripensiamo alla giornata trascorsa e ai nostri sforzi per essere
genitori più tolleranti e meno istintivi, non vediamo solo una persona che urla contro il proprio figlio
per sfinimento e che cede subito e in silenzio a una sua semplice richiesta. Ci raffiguriamo come
angeli la cui pazienza è stata messa alla prova, oppure come vittime innocenti sottoposte a tortura,
oppure come brutali orchi che distruggono l’autostima di un bambino. Quale di queste immagini è
reale?
La risposta è: lo sono tutte, e non solo queste immagini estreme, ma lo è un’infinita gamma che va dal
positivo al negativo. Com’è possibile? Per farti capire meglio perché nessuna di queste versioni
dell’essere è più o meno reale delle altre, sarò costretto a demolire la concezione ormai in disuso
della natura del reale, e dovrò sostituirla con una nuova.
Potrebbe sembrare un’impresa titanica, e in parte lo è, ma so anche che la ragione più probabile che
ti ha spinto a leggere questo libro è che il tuo impegno passato per ottenere un cambiamento radicale
nella tua vita (fisica, emotiva o spirituale) non ti ha portato a realizzare quell’idea di te stesso che ti
eri immaginato. Il motivo per cui questo tentativo non è andato a buon fine riguarda più che altro la
tua condotta di vita, compresa un’evidente mancanza di volontà, tempo, coraggio o immaginazione.
Per poter cambiare bisogna riuscire a concepire se stessi e il mondo sempre in modo diverso, in
modo da adottare diversi punti di vista e fare nuove esperienze.
Questo è ciò che devi aspettarti dalla lettura di questo libro.
Ricorda, però, che le tue mancanze del passato possono essere ricondotte a un’unica grave
dimenticanza: non ti sei impegnato a condurre una vita fondata sul principio secondo il quale i
pensieri hanno una portata così grande da creare la realtà in cui vivi.
Il punto è che tutti hanno la fortuna di poter raccogliere i frutti del proprio impegno. Non dobbiamo
accontentarci della realtà presente; possiamo crearne una nuova ogni volta che lo vogliamo. Tutti ne
sono capaci perché, nel bene o nel male, i pensieri che facciamo condizionano la nostra esistenza.
Sono sicuro che per te non sia una novità, ma mi chiedo se la maggior parte della gente crede
veramente a questo concetto in modo istintivo. Se credessimo davvero che i pensieri producono
effetti tangibili nella nostra vita, non cercheremmo con tutte le forze di allontanare qualsiasi pensiero
che non vorremmo si traducesse in esperienza reale? E non ci concentreremmo su ciò che vogliamo,
invece di lasciarci ossessionare continuamente dai nostri problemi?
Pensaci: se credessi che ciò fosse vero, lasceresti davvero passare un solo giorno senza contribuire a
creare il destino che desideri?

SE VUOI CAMBIARE LA TUA VITA, MODIFICA LA TUA IDEA DI


REALTÀ
Spero che questo libro cambi la tua visione del mondo, che ti convinca di avere più potere di quanto
pensi e che ti spinga ad accettare l’idea che i tuoi pensieri e le tue convinzioni esercitano un
profondo effetto sulla realtà che ti circonda.
Finché non muti il tuo modo di considerare la realtà, i cambiamenti saranno sempre casuali e
transitori. Perché le cose accadano, e per ottenere risultati duraturi, devi ristrutturare il tuo modo di
pensare. Per farlo, dovrai essere aperto e accogliere una nuova interpretazione della realtà e della
verità.
Per aiutarti ad assumere questa nuova disposizione mentale e creare la vita che desideri, devo
iniziare con un breve accenno alla cosmologia (lo studio della struttura e delle dinamiche
dell’universo). Ma non ti preoccupare, passeremo velocemente in rassegna “I fondamenti della natura
della realtà” e il modo in cui la nostra visione a riguardo si sia evoluta fino a raggiungere l’attuale
stato di conoscenza. Tutto ciò serve a spiegare (necessariamente in modo semplice e veloce) com’è
possibile che i pensieri possano plasmare il tuo destino.
Questo capitolo potrebbe mettere alla prova la tua decisione di abbandonare quelle idee che ti hanno
formato sia a livello conscio che subconscio. Una volta acquisita una nuova prospettiva sulle forze e
sugli elementi che costituiscono le fondamenta della realtà, abbandonerai il tuo attuale punto di vista,
secondo: in natura prevalgono l’ordine e la linearità. Preparati a sperimentare cambiamenti radicali
nel tuo modo di pensare.
Di fatto, se inizi a guardare le cose da questa nuova prospettiva, la tua stessa natura cambierà. Ti
auguro di non essere più la stessa persona che eri all’inizio.
Ovviamente, sto per lanciarti una sfida, ma voglio che tu sappia che sono totalmente in empatia con
te, perché anch’io ho dovuto abbandonare il certo per l’incerto. Per rendere più accessibile questo
nuovo modello di pensiero sulla natura del mondo, vediamo come la visione di quest’ultimo sia stata
influenzata dal concetto iniziale secondo cui materia e pensiero sono separati.

SOLO MATERIA, NIENTE PENSIERO?


SOLO PENSIERO, NIENTE MATERIA?
Riuscire a trovare una connessione tra il mondo fisico ed empirico e quello interiore e metafisico è
sempre stata una sorta di sfida per scienziati e filosofi. Ancora oggi, per parecchi di noi, la mente
sembra priva di contatti con la sfera materiale. Potremmo concordare sul fatto che il mondo materiale
influenzi il pensiero, ma in che modo il nostro pensiero è verosimilmente in grado di produrre
cambiamenti tangibili nella nostra vita? Corpo e mente sembrano essere separati... e questo sembra
implicare che, se la nostra idea di mondo fisico non cambia, le cose materiali di certo esistono.
Ebbene, in questo assioma si è verificata una sorta di cambiamento, e per tracciarne le origini non
dobbiamo andare molto lontano. Gli storici considerano l’era moderna come un’età permeata
dall’idea che la natura dell’universo sia ordinata, prevedibile e comprensibile. Prendiamo in
considerazione Cartesio, matematico e filosofo del XVII secolo. Egli ha sviluppato concetti che
ancora oggi hanno una grossa risonanza in vari campi, come quello della matematica (“Penso, dunque
sono” ti suona familiare?). In retrospettiva, alcune delle sue teorie hanno avuto più effetti negativi
che positivi. Cartesio, infatti, proponeva un modello meccanicistico dell’universo: una visione
secondo cui tutta la materia è governata da leggi matematiche e prevedibili.
Quando Cartesio cercò di applicare questa teoria al pensiero umano, si trovò dinnanzi a una vera
sfida: la mente umana presentava troppe variabili per essere perfettamente adattabile a una qualunque
legge. Non essendo riuscito a conformare la sua concezione di mondo fisico con quella di mondo
spirituale, e dovendo giustificare la presenza di entrambi, Cartesio ricorse a un abile gioco mentale
(un gioco di parole, per intenderci). Affermò che la sfera mentale non è soggetta alle leggi del mondo
fisico e oggettivo, e per questo non soggetta a un’indagine scientifica. Secondo Cartesio, quindi, lo
studio della materia sarebbe spettato alla scienza (solo materia, niente pensiero), mentre il pensiero,
che nella sua concezione incarnava lo strumento di Dio, doveva essere studiato dalla religione (solo
pensiero, niente materia).
Essenzialmente Cartesio fondò un sistema filosofico che impose una dualità tra i concetti di materia e
pensiero. Per secoli questa divisione sulla natura del reale è stata unanimemente ritenuta valida.
Un altro grande pensatore che contribuì a perpetuare le convinzioni di Cartesio, fu Isaac Newton.
Newton, scienziato di nazionalità inglese, non solo avvalorò il concetto di universo come
“macchina”, ma introdusse una serie di leggi secondo cui l’uomo era perfettamente in grado di
determinare, calcolare e prevedere con precisione il modo secondo cui funziona il mondo fisico.
In base al modello fisico “classico” di Newton, tutto poteva essere quantificato. Per esempio,
l’energia poteva essere intesa come una forza che muove gli oggetti o che cambia lo stato fisico della
materia. Ma come vedrai, l’energia è molto di più di una forza esterna esercitata sulle cose materiali.
L’energia è il tessuto reale che compone tutte le cose materiali e reagisce alla mente.
In senso lato, il lavoro di Cartesio e di Newton ha imposto una visione secondo cui la realtà opera in
base a principi meccanicistici, ma, se così fosse, il pensiero dell’uomo avrebbe pochissima
rilevanza. Tutta la realtà risulterebbe predeterminata. Data questa premessa, c’è da stupirsi se gli
esseri umani hanno avuto difficoltà ad accettare l’idea della rilevanza delle loro azioni, per non
parlare dei pensieri, o che il libero arbitrio abbia un qualche ruolo nel grande schema dell’universo?
Non ti sembra che parecchie persone siano ancora oggi oppresse (inconsciamente o meno)
dall’assunto secondo il quale l’essere umano è poco più che una vittima?
Considerando che queste convinzioni radicate hanno dominato per secoli, c’è stato bisogno di un
nuovo modello di pensiero per contrastare le teorie di Cartesio e di Newton.

EINSTEIN: AGITARE NON SOLO LE ACQUE, MA ANCHE


L’UNIVERSO
Circa duecento anni dopo Newton, Albert Einstein introdusse la sua famosa equazione E=mc2, per
dimostrare come l’energia e la materia siano talmente collegate da potersi considerare la stessa cosa.
Essenzialmente, il suo lavoro provò che materia ed energia sono assolutamente intercambiabili.
Questo contraddisse in modo evidente le teorie di Newton e Cartesio e inaugurò una nuova teoria sul
funzionamento dell’universo.
Einstein non solo sgretolò la visione precedente sulla natura del reale, ma la minò fin nelle sue
fondamenta, mandando in frantumi il precedente limitato e rigido modo di pensare. Le sue teorie
diedero il via allo studio dello (sbalorditivo) comportamento della luce. In seguito gli scienziati
osservarono che la luce talvolta si comporta come un’onda (quando incontra superfici curve) e
talvolta come una particella. Ma come mai la luce può essere considerata sia onda che particella?
Secondo il punto di vista di Cartesio e di Newton non potrebbe, poiché un fenomeno deve essere o
l’uno o l’altro.
Ben presto fu chiaro che il modello dualistico cartesiano/newtoniano era difettoso alle fondamenta:
vale a dire nella parte subatomica. Con il termine subatomico ci si riferisce alle parti (elettroni,
protoni, neutroni ecc.) di cui è fatto l’atomo e più in generale tutto il mondo fisico. Il nostro
cosiddetto mondo fisico è essenzialmente formato sia da onde (energia) sia da particelle (materia), a
seconda del punto di vista dell’osservatore (su questo argomento torneremo più avanti). Per capire
come funziona il mondo, dobbiamo analizzarlo nelle sue parti più piccole.
Così, grazie a questi esperimenti specifici, nacque un nuovo tipo di scienza, chiamata fisica
quantistica.

IL SOLIDO TERRENO SU CUI POGGIAMO I PIEDI… NON È


AFFATTO SOLIDO
Questo cambiamento portò alla concezione di un mondo totalmente diverso da quello in cui avevamo
creduto di vivere. Fu come se quest’ultimo finisse per sgretolarsi sotto i nostri piedi, che si
illudevano di essere ben piantati su un solido terreno. Come mai? Ripensa a quei vecchi modelli di
atomo fatti con stuzzicadenti e palline di polistirolo. Prima che fosse inaugurata la fisica quantistica
si credeva che l’atomo fosse costituito da un nucleo relativamente solido con particelle più piccole e
meno solide collocate dentro o intorno a esso. La scoperta che con uno strumento sufficientemente
potente si potessero misurare (calcolare la massa) e contare (numerare) le particelle subatomiche che
costituivano l’atomo, fece rimanere di stucco. Gli atomi sembravano fatti di materia solida, giusto?

CLASSICA RAFFIGURAZIONE DI UN ATOMO

Figura 1A. Versione classica e newtoniana di un atomo.


L’attenzione è concentrata sulla sua parte materiale.

Nulla sembrava essere più lontano dalla verità rivelata dal modello quantistico. Gli atomi sono
formati essenzialmente da uno spazio vuoto; gli atomi sono energia. Pensa a questo: tutto quello che
c’è di fisico nella tua vita non è fatto solo di materia solida, ma piuttosto di campi di energia o da
schemi ritmici di informazioni. Tutta la materia è piuttosto “nessuna cosa” (energia) che “qualche
cosa” (particelle).

RAFFIGURAZIONE QUANTISTICA DI UN ATOMO


Figura 1B. La nuova versione quantistica di atomo con una nube di elettroni. L’atomo è al 99,99999 per cento energia e allo 0,00001 per cento materia. A livello di materia è quasi inesistente.

IL VERO ATOMO QUANTISTICO

Figura 1C. Questo è il modello più realistico di atomo. Non è “niente” a livello di materia, ma tutto a livello potenziale.

UN ALTRO ENIGMA: LE PARTICELLE SUBATOMICHE E GLI


OGGETTI PIÙ GRANDI RISPETTANO LEGGI DIVERSE
Ma questo non era sufficiente per spiegare la natura della realtà. Einstein e gli altri avevano un altro
enigma da risolvere: la materia non sembrava comportarsi sempre nello stesso modo. Quando gli
studiosi di fisica iniziarono a osservare e a misurare il minuscolo mondo dell’atomo, notarono che a
livello subatomico i suoi elementi fondamentali non obbedivano alle leggi della fisica classica, come
succedeva invece con gli oggetti più grandi.
Gli eventi che riguardavano gli oggetti del “grande” mondo visibile accadevano in modo prevedibile,
riproducibile e sistematico. Quando la leggendaria mela cadde dall’albero verso il centro della
Terra, finendo sulla testa di Newton, la sua massa accelerò con una forza costante. Ma gli elettroni, in
quanto particelle, si comportavano in modo imprevedibile e inconsueto. Quando interagivano con il
nucleo dell’atomo muovendosi verso il suo centro, acquistavano e perdevano energia, apparivano e
scomparivano, e sembravano comparire ovunque, prescindendo da spazio e tempo.
Il mondo invisibile e quello visibile operano davvero secondo leggi diverse? Essendo le particelle
subatomiche, come gli elettroni, alla base di qualsiasi cosa in natura, come possono essere soggette a
una serie di leggi diverse da quelle che regolano le cose che esse stesse costituiscono?

DALLA MATERIA ALL’ENERGIA: LE PARTICELLE RIESCONO


VERAMENTE A SCOMPARIRE
Gli scienziati possono misurare alcune caratteristiche degli elettroni dipendenti dall’energia: come la
lunghezza d’onda, il potenziale di voltaggio e simili. Ma queste particelle hanno una massa così
infinitesimale e provvisoria da risultare quasi inesistenti.
È questo che rende unico il mondo subatomico, poiché presenta caratteristiche legate al mondo fisico
e non. In verità la materia a livello subatomico esiste solo come fenomeno temporaneo. Essa è così
evanescente che appare e scompare costantemente; si presenta in tre diverse dimensioni per poi finire
nel nulla, nel campo quantistico, senza tempo né spazio: si trasforma da particella (materia) in onda
(energia) e viceversa. Ma dove vanno a finire le particelle quando svaniscono?

COLLASSO DELLA FUNZIONE D’ONDA

Figura 1D. L’elettrone esiste come onda di probabilità in un preciso momento, e successivamente appare come particella solida, per poi scomparire nel nulla e riapparire altrove.

LA CREAZIONE DELLA REALTÀ: L’ENERGIA RISPONDE


ALL’ATTENZIONE CONSAPEVOLE
Prendiamo di nuovo in considerazione il vecchio modello di atomo fatto con stuzzicadenti e palline
di polistirolo. Non eravamo portati a credere che gli elettroni ruotassero intorno al nucleo come i
pianeti intorno al Sole? Se fosse così, potremmo individuarne la collocazione nel sistema solare,
giusto? La risposta in un certo senso è sì, ma la ragione non è affatto quella che crediamo.
Infatti gli studiosi di fisica quantistica hanno scoperto che la persona che osserva (o misura) le
minuscole particelle che formano l’atomo ne influenza il comportamento, l’energia e la sostanza. Gli
esperimenti quantistici hanno dimostrato che gli elettroni esistono simultaneamente in un’infinita
gamma di possibilità e probabilità, e in un invisibile campo d’energia. Ma è solo quando
l’osservatore si concentra sulla posizione di un elettrone che quel dato elettrone appare. In altre
parole, una particella non può manifestarsi nella realtà, ossia nella nostra dimensione spazio
temporale, finché non la osserviamo.2
La fisica quantistica chiama questo fenomeno “collasso della funzione d’onda” o “effetto
dell’osservatore”. Ora sappiamo che nel momento in cui l’osservatore cerca un elettrone, c’è uno
specifico punto nel tempo e nello spazio in cui sussistono tutte le probabilità che l’elettrone collassi
in un evento fisico. A seguito di questa scoperta, non possiamo più considerare pensiero e materia
dimensioni separate; esse sono intrinsecamente correlate, perché il pensiero soggettivo produce
cambiamenti quantificabili nel mondo fisico e oggettivo.
Inizi a capire perché ho chiamato questo capitolo “l’essere quantistico”? A livello subatomico,
l’energia risponde alla tua attenzione consapevole e si trasforma in materia. Come cambierebbe la
tua vita se imparassi a indirizzare l’effetto dell’osservatore e a far cadere infinite onde di probabilità
nella realtà da te scelta? Non credi che potresti migliorare “ osservando ” la vita che vuoi?

UN NUMERO INFINITO DI REALTÀ POSSIBILI ATTENDE


L’OSSERVATORE
Parti da questo presupposto: tutto l’universo materiale è fatto di particelle subatomiche alla stregua
di elettroni. Per loro natura queste particelle, esistendo in potenza, se non osservate, si trovano sotto
forma di onde. Sono potenzialmente “tutto” e “niente” fin quando non sono sottoposte a osservazione.
Perciò tutto nella nostra realtà fisica esiste a livello di pura potenzialità.
Se le particelle subatomiche possono esistere simultaneamente in un infinito numero di luoghi
possibili, siamo potenzialmente in grado di far collassare nell’esistenza un infinito numero di
possibili realtà. In altre parole, se riesci a immaginare nella tua vita un evento futuro che scaturisca
da un desiderio personale, a livello potenziale quella realtà esiste già nel campo quantistico e aspetta
solo di essere osservata. Se la tua mente può influenzare l’aspetto di un elettrone, allora teoricamente
può influenzare qualsiasi possibilità.
Questo significa che nel campo quantistico esiste una realtà possibile in cui godi di ottima salute,
benessere e felicità e dove possiedi tutte le qualità e le capacità dell’Io idealizzato che hai in mente.
Seguimi e scoprirai che con un’attenzione tenace, un sincero impegno nella nuova disciplina e
costanti sforzi quotidiani, potrai usare la tua mente, in veste di osservatore, per far collassare le
particelle quantistiche producendo un vasto numero di onde subatomiche di probabilità capaci di
trasformarsi nell’evento desiderato e di costituire ciò che nella tua vita chiami esperienza.
Come l’argilla, l’energia delle infinite possibilità è plasmata dalla consapevolezza: la mente. Se tutta
la materia è fatta di energia, ha senso dire che la consapevolezza (in questo caso “la mente” come
l’hanno definita Newton e Cartesio) e l’energia (“la materia”, secondo il modello quantistico) sono
così intimamente correlate da essere una cosa sola. Mente e materia sono completamente intrecciate.
La tua consapevolezza (la mente) ha effetti sull’energia (la materia) perché la prima è energia e la
seconda possiede una consapevolezza. Hai il potere di influenzare la materia perché, a livello più
elementare, sei energia consapevole. Tu sei materia consapevole.
Secondo il modello quantistico, l’universo fisico è un campo immateriale di informazioni,
interconnesso e unificato, tutto in potenza e niente nella realtà. L’universo quantistico aspetta solo che
giunga un osservatore cosciente (te o me) a influenzare, attraverso la mente e la consapevolezza (che
sono esse stesse energia), l’energia sotto forma di materia potenziale, in modo che le onde di
probabilità energetiche si fondano con la materia. Proprio come l’onda di possibilità dell’elettrone si
manifesta sotto forma di particella all’interno di uno specifico evento temporaneo, noi osservatori
facciamo in modo che una particella, o gruppi di esse, si manifesti sotto forma di esperienze fisiche o
di eventi nella nostra vita.
Questo passaggio è fondamentale per capire in che modo puoi agire e apportare cambiamenti nella
tua vita. Quando imparerai ad affinare le tue capacità di osservazione per riuscire effettivamente a
modificare il tuo destino, sarai sulla buona strada per vivere la versione ideale della tua vita,
diventando la versione ideale di te stesso.

NEL CAMPO QUANTISTICO SIAMO CONNESSI A TUTTE LE


COSE
Come qualsiasi cosa esistente nell’universo, anche noi, in un certo senso, siamo connessi a una marea
di informazioni all’interno di una dimensione spazio temporale. Secondo le teorie quantistiche, per
produrre effetti su un elemento materiale o esserne influenzati non c’è bisogno di avere un contatto
ravvicinato. La materia è costituita da modelli organizzati di informazioni ed energia, in relazione
con tutto quello che esiste all’interno del campo quantistico.
Tu, come tutti, veicoli un preciso schema energetico, come una sorta di firma. Tutta la materia, infatti,
emette specifici schemi energetici. Questa energia veicola informazioni. I tuoi stati mentali fluttuanti,
a livello conscio e inconscio, modificano continuamente quella firma, perché tu sei molto di più di un
corpo fisico; sei una coscienza che usa un corpo e un cervello per esprimere diversi livelli di
pensiero.
Un altro modo di considerare la relazione tra noi uomini e il campo quantistico è mediante il concetto
della correlazione quantistica o connessione quantistica non locale. Essenzialmente, una volta che
due particelle si connettono fra loro, lo saranno sempre nello spazio e nel tempo. Di conseguenza,
tutto ciò che può influenzare una particella, influenzerà anche l’altra ad essa collegata, anche se sono
separate nello spazio. Ciò implica che anche tutti noi, che siamo fatti di particelle, siamo
implicitamente interconnessi gli uni agli altri a livello spazio temporale. Quello che facciamo agli
altri, lo facciamo a noi stessi.
Pensa alle implicazioni di questa teoria. In più, se la accetti dovrai anche concordare sull’assunto
che l’“Io” esistente in un probabile futuro è già connesso con l’“Io” che esiste ora, in una dimensione
governata dal tempo e dallo spazio. Preparati, entro la fine del libro questo concetto ti sembrerà del
tutto normale!

SCIENZA BIZZARRA: POSSIAMO INFLUENZARE IL PASSATO?


Assumendo che tutti gli uomini sono connessi attraverso il tempo e lo spazio, si può dare il caso che i
nostri pensieri influenzino gli eventi passati al pari di quelli che desideriamo accadano in futuro?
Nel luglio del 2000, il medico israeliano Leonard Leibovici condusse un test di controllo
randomizzato che coinvolgeva 3.393 pazienti, suddivisi in un gruppo di controllo e in uno di
“preghiera”. Desiderava verificare se la preghiera potesse avere qualche effetto sulla loro
patologia.3 Gli esperimenti di preghiera forniscono un valido esempio del modo in cui la mente può
influenzare la materia a distanza. Ma ora cerca di seguirmi attentamente, perché non tutto è come
sembra.
Leibovici selezionò alcuni pazienti affetti da setticemia (un’infezione) durante la loro degenza in
ospedale. A una metà, scelta a caso, di questi pazienti sarebbero state dedicate delle preghiere,
mentre per l’altra metà non sarebbe stata recitata nessuna orazione. Infine lo scienziato confrontò i
risultati, suddividendo i pazienti in base a tre categorie: la durata della febbre, la durata della
degenza in ospedale e il numero di morti provocati dall’infezione.
I malati del gruppo che beneficiò della preghiera presentarono un repentino abbassamento della
temperatura e un periodo di ricovero più breve; mentre, per quanto riguarda i decessi, la differenza
tra i due gruppi non fu statisticamente significativa, benché leggermente minore fra i primi.
Questo è un esempio emblematico dei benefici della preghiera e della possibilità di inviare
un’intenzione al campo quantistico attraverso i pensieri e le emozioni. Ma c’è ancora un particolare
di questa storia che dovresti conoscere. Non ti è sembrato leggermente strano che nel luglio del 2000
siano stati riscontrati più di 3.000 casi di infezione contemporaneamente e nello stesso ospedale? Era
davvero un posto così malamente sterilizzato, o si trattava di una sorta di epidemia?
In realtà, coloro che pregavano non lo facevano per i pazienti che avevano contratto l’infezione nel
2000. A loro insaputa, questi pregavano per persone che erano state ricoverate tra il 1990 e il 1996,
da quattro a dieci anni prima dell’esperimento! I pazienti oggetto delle preghiere di fatto
migliorarono nel corso degli anni Novanta, grazie all’esperimento condotto anni dopo. Mi spiego
meglio: i pazienti per cui si era pregato nel 2000, mostrarono tutti notevoli cambiamenti nel loro stato
di salute, ma quei cambiamenti ebbero un effetto retroattivo.
Un’analisi statistica dell’esperimento dimostrò che era molto più di una semplice coincidenza.
Questo prova che le nostre intenzioni, i pensieri, le emozioni e le preghiere non solo hanno effetto sul
presente o sul futuro, ma possono agire anche sul passato.
Ora è il caso di porci la seguente domanda: se tu pregassi (o concentrassi la tua intenzione) per
ottenere una vita migliore, tale preghiera potrebbe influenzare ugualmente passato, presente e futuro?
La legge quantistica stabilisce che tutto ciò che esiste in potenza, esiste simultaneamente. Il nostro
pensiero e le nostre emozioni influenzano tutti gli aspetti della vita, a prescindere dallo spazio e dal
tempo.

MODO D’ESSERE O STATO MENTALE: QUANDO MENTE E


CORPO SONO UNA COSA SOLA
Tieni presente che in questo libro tratterò come sinonimi l’avere e il creare un modo d'essere o uno
stato mentale. Per esempio, potremmo dire che pensieri ed emozioni creino un modo d’essere.
Voglio che tu capisca che quando uso i termini modo d'essere e stato mentale, includo anche il tuo
corpo come parte di quello stato. Come scoprirai in seguito, infatti, parecchia gente conduce un tipo
di vita in cui il corpo “ha preso il posto” della mente, poiché quest’ultima è dominata quasi
esclusivamente dal corpo e dalle sue sensazioni. Perciò, quando dico che l’osservatore produce un
effetto, non mi riferisco solo al cervello che, funzionando, influenza la materia, ma anche al corpo. È
il tuo stato mentale (quando mente e corpo sono una cosa sola) in veste di osservatore, che produce
effetti sul mondo esterno.

PENSIERI + EMOZIONI PRODUCONO RISULTATI IN PROVETTA


Noi comunichiamo con il campo quantistico soprattutto attraverso il pensiero e le emozioni. Siccome
i nostri pensieri sono fatti di energia (come ben sai, gli impulsi elettrici generati dal cervello possono
essere facilmente misurati con esami come l’elettroencefalogramma), essi costituiscono uno dei
mezzi primari per mezzo dei quali i segnali sono inviati al campo quantistico.
Prima di addentrarmi in nuovi dettagli in merito al funzionamento, desidero condividere con te un
importante studio che dimostra come i nostri pensieri e le nostre emozioni influenzino la materia.
Nel suo dottorato di ricerca in biologia cellulare, Glen Rein ha ideato una serie di esperimenti per
testare la capacità dei terapeuti di influenzare gli apparati biologici. Essendo il DNA più stabile di
sostanze come cellule o colture di batteri, il ricercatore decise di mettere in provetta il DNA dei
terapeuti.4
Questo studio fu condotto nel centro di ricerca HeartMath in California. (Lì sono state condotte
ricerche straordinarie sulla fisiologia delle emozioni, sulle interazioni cuore cervello e su molti altri
aspetti.) Essenzialmente, è stata documentata una certa corrispondenza tra stati emotivi e ritmo
cardiaco, dimostrando che se proviamo emozioni negative (come rabbia e paura) il battito cardiaco
diventa irregolare e disordinato. Contrariamente, emozioni positive (amore e gioia, per esempio)
producono uno schema ritmico estremamente armonico e regolare che i ricercatori di HeartMath
chiamano coerenza cardiaca.
Nel suo esperimento, il dottor Rein, per stabilire la cosiddetta coerenza cardiaca, dapprima studiò un
gruppo di dieci persone pratiche nell’uso delle tecniche insegnate presso il centro HeartMath. Furono
applicate tecniche che producono sentimenti intensi ed elevati, come l’amore e l’apprezzamento, poi
per due minuti furono fatte tenere in mano ampolle contenenti campioni di DNA sospesi in acqua
deionizzata. A seguito dell’analisi dei campioni di DNA, non fu riscontrato alcun cambiamento
apprezzabile.
Al secondo gruppo di partecipanti, i cui componenti già conoscevano le suddette tecniche, fu fatta
fare la stessa cosa, ma invece di procurare loro soltanto emozioni positive di amore e
apprezzamento, furono indotti a esprimere un’intenzione (un pensiero) che determinasse un
avvolgimento e un dispiegamento dei filamenti di DNA. Questo gruppo produsse cambiamenti
statisticamente rilevanti nella conformazione (forma) dei campioni di DNA. In alcuni casi il DNA fu
avvolto o dispiegato con una percentuale del 25 per cento!
Il terzo gruppo di soggetti, altrettanto preparati, fu incaricato di esprimere chiaramente l’intento di
modificare il DNA, e per questo ai membri non fu indotta alcuna emozione positiva. In altre parole, il
loro unico scopo fu quello di influenzare la materia attraverso il pensiero (intenzione). Il risultato? I
campioni di DNA rimasero immutati.
Le emozioni positive sperimentate dal primo gruppo non produssero alcuna trasformazione nel DNA.
Ugualmente, anche il gruppo che aveva espresso un pensiero intenzionale, non accompagnato da
emozioni, non produsse alcun effetto. Solo quando i soggetti avevano provato forti emozioni
associate a chiari obiettivi, vennero rilevati gli effetti ricercati.
Un pensiero intenzionale ha bisogno di uno stimolo, di un catalizzatore, e questa energia è
rappresentata da una emozione elevata. Dal cuore e dalla mente al lavoro all’unisono. Da pensieri e
sentimenti uniti in un modo d’essere. Se un modo d’essere riesce ad avvolgere e a districare i
filamenti di DNA in soli due minuti, cosa si può dire riguardo alla nostra capacità di creare la realtà?
Ciò che dimostra l’esperimento svolto al centro HeartMath è che il campo quantistico non risponde
semplicemente ai nostri desideri, alle nostre esigenze emotive; non risponde soltanto alle nostre
intenzioni, ai nostri pensieri. Esso reagisce solo quando entrambi sono allineati e coerenti, ossia nel
momento in cui trasmettono lo stesso segnale. Quando una emozione elevata è accompagnata da un
sentimento sincero, da un’intenzione consapevole e da un pensiero chiaro, suggeriamo al campo
quantistico di reagire in modi meravigliosi.
Il campo quantistico non risponde a quello che vogliamo, ma a quello che siamo.

PENSIERI ED EMOZIONI: TRASMETTERE I NOSTRI SEGNALI


ELETTROMAGNETICI AL CAMPO QUANTISTICO
Poiché ogni potenzialità nell’universo è un’onda di probabilità dotata di un campo elettromagnetico e
di energia, ha senso affermare che anche i nostri pensieri e le nostre emozioni non facciano
eccezione.
Trovo che sia efficace considerare i pensieri sotto forma di carica elettrica nel campo quantistico e
le emozioni sotto forma di carica magnetica.5 I pensieri che generiamo inviano un segnale elettrico al
campo. Le emozioni che proviamo attirano magneticamente gli eventi. Insieme, ciò che pensiamo e
ciò che proviamo producono un modo d’essere, che a sua volta genera una firma elettromagnetica che
influenza ogni atomo del nostro mondo. Questo dovrebbe spingerci a chiederci: cosa trasmetto (a
livello conscio o inconscio) regolarmente?
Tutte le esperienze potenziali esistono nel campo quantistico sotto forma di segnali elettromagnetici.
C’è un numero infinito di potenziali segnali elettromagnetici (per l’ingegno, la ricchezza, la libertà, la
salute) che esiste già come modello di frequenza energetica. Se potessi creare un nuovo campo
elettromagnetico cambiando il tuo modo d’essere, in modo che corrisponda a quel potenziale nel
campo quantistico dell’informazione, sarebbe possibile che il tuo corpo venisse attratto da
quell’evento o sarebbe quello stesso evento a venirti incontro?

POTENZIALI ELETTROMAGNETICI NEL CAMPO QUANTISTICO

Figura 1E. Tutte le esperienze potenziali esistono all’interno del campo quantistico come un mare di infinite possibilità. Quando trasformi il tuo segnale elettromagnetico in modo che si adatti a uno già esistente nel campo, il tuo
corpo sarà attratto dall’evento, tu ti muoverai in una nuova direzione temporale o l’evento ti verrà incontro.

PER SPERIMENTARE UN CAMBIAMENTO, OSSERVA UN


RISULTATO NUOVO CON UN NUOVO MODO DI PENSARE
Molto semplicemente, la nostra routine, i pensieri e le sensazioni consuete perpetuano lo stesso modo
d’essere, che a sua volta crea i medesimi comportamenti e una realtà sempre identica. Se dunque
vogliamo cambiare alcuni aspetti della nostra realtà, dobbiamo pensare, sentire e agire in modo
diverso; dobbiamo “essere” diversi in termini di reazioni alle esperienze che viviamo. Dobbiamo
“diventare” una persona nuova. Dobbiamo formulare un nuovo modo di pensare... abbiamo bisogno
di osservare un risultato nuovo con un nuovo modo di pensare.
Da un punto di vista quantistico, in veste di osservatori, dobbiamo creare un modo d’essere diverso e
generare così un nuovo segnale elettromagnetico. Fatto questo, andremo incontro a una realtà
potenziale che esiste solo come segnale elettromagnetico all’interno del campo. Una volta instaurata
una corrispondenza tra ciò che siamo/cosa veicoliamo e il potenziale elettromagnetico del campo,
saremo attratti da quella realtà potenziale o, al contrario, sarà questa a venirci incontro.
So quanto può essere frustrante quando la vita produce una successione infinita d’insignificanti
variazioni del medesimo risultato negativo; ma finché rimani la stessa persona, e finché continuerai a
trasmettere lo stesso segnale elettromagnetico, non potrai mai aspettarti un cambiamento. Cambiare la
tua vita significa cambiare la tua energia, ossia trasformare radicalmente il tuo pensiero e le tue
emozioni.
Se desideri ottenere un risultato diverso, dovrai cambiare l’abitudine di essere te stesso e inventare
una nuova identità.

IL CAMBIAMENTO RICHIEDE COERENZA: ALLINEA PENSIERI


ED EMOZIONI
Cosa hanno in comune il tuo modo d’essere e un laser? Farò questo paragone per illustrare un altro
concetto che ti sarà utile se vuoi cambiare la tua vita.
Il laser è un esempio di segnale molto coerente. Quando in fisica si parla di segnale coerente, ci si
riferisce a un segnale fatto di onde “in fase”, ossia quando i ventri (punti più bassi) e le creste (punti
più alti) sono paralleli. Se le onde sono coerenti, sono anche molto più potenti.

MODELLI DI ONDE

Figura 1F. Le onde ritmiche e in fase sono più potenti di quelle fuori fase.

Le onde di un segnale possono essere allineate o non allineate, coerenti o incoerenti. Lo stesso vale
per i pensieri e le emozioni. Quante volte, tentando di creare qualcosa, hai ritenuto il risultato finale
possibile anche se in cuor tuo sapevi che non lo era affatto? Qual è stato il risultato di quel segnale
incoerente e fuori fase che stavi inviando? Perché non è accaduto nulla? Come hai potuto vedere,
grazie allo studio condotto all’HeartMath, la creazione quantistica funziona solo quando pensieri ed
emozioni sono allineati.
Proprio come le onde di un segnale (che risultano molto più potenti se sono coerenti) anche il tuo
pensiero e le tue emozioni ottengono più forza quando sono allineati. Quando pensi in modo chiaro e
mirato a raggiungere un obiettivo, e sei profondamente coinvolto a livello emotivo, trasmetti un
segnale elettromagnetico più forte che ti spinge verso una realtà potenziale corrispondente ai tuoi
desideri.
A chi frequenta i miei seminari, spesso parlo di mia nonna, che ho adorato. Era un’italiana vecchio
stampo, tanto intrisa di senso di colpa cattolico, quanto della tradizione di preparare la salsa di
pomodoro per condire la pasta. Pregava costantemente, desiderando una vita diversa, ma il senso di
colpa che le era stato instillato con l’educazione rendeva confuso il suo segnale. Riusciva a
manifestare solo nuovi motivi per sentirsi in colpa.
Se finora le tue intenzioni e i tuoi desideri non hanno prodotto alcun risultato significativo,
probabilmente hai inviato al campo un segnale confuso e incoerente. Potresti desiderare di essere
ricco, potresti volerlo razionalmente, ma se ti senti povero, non attrarrai mai la ricchezza. Perché no?
Il cervello comunica attraverso i pensieri e il corpo attraverso le emozioni e, in questo caso, i tuoi
pensieri e le tue emozioni trasmettono messaggi differenti; quando mente e corpo sono in
opposizione, il campo non invierà alcuna risposta significativa.
Al contrario, quando mente e corpo lavorano all’unisono, quando i nostri pensieri sono allineati alle
nostre emozioni, quando cambiamo il nostro modo d’essere, allora stiamo inviando un segnale
coerente sulle onde radio dell’invisibile.

PERCHÉ I RISULTATI QUANTISTICI DOVREBBERO


SORPRENDERCI
Adesso cerchiamo di ricomporre un altro pezzo del puzzle. Per cambiare la nostra realtà, il modo in
cui si manifestano i risultati che attraiamo deve sorprenderci e stupirci. Le nostre creazioni, e le
modalità in cui si realizzano, dovrebbero coglierci di sorpresa, per risvegliarci dal torpore della
routine a cui siamo avvezzi, dissipando qualsiasi dubbio sul fatto che la nostra coscienza sia in
contatto col campo quantistico dell’intelligenza e invogliandoci a ripeterne l’esperienza. Questo è il
bello del processo creativo.
Perché dovresti desiderare una sorpresa quantistica? Se tu riuscissi a prevedere un evento, questo
non ti procurerebbe alcun elemento di novità, sarebbe automatico e rientrerebbe nella routine
quotidiana, al pari di tante altre esperienze. Nel momento in cui sei in grado di anticipare un
avvenimento, ottieni il solito risultato a cui sei abituato. Infatti, se cerchi di controllare l’esito degli
eventi, vuol dire che hai sposato la teoria di Newton. La fisica (classica) newtoniana si sforzava di
anticipare e prevedere gli eventi; si basava esclusivamente su rapporti di causa ed effetto.
Ma cosa significa “essere newtoniani” quando si tratta della tua capacità creativa? Significa che il
mondo esterno controlla il tuo mondo interiore (i tuoi pensieri e le tue emozioni) in una relazione di
causa ed effetto.
Al contrario, modifica il tuo ambiente interiore (il modo in cui pensi e le tue emozioni) e poi osserva
come le circostanze esterne ne sono influenzate. Sforzati di creare un’esperienza futura nuova e
sconosciuta, perché quando un evento che non prevedevi si verificherà, ne rimarrai piacevolmente
sorpreso. Allora potrai essere considerato un creatore quantistico. Passerai dalla modalità “causa ed
effetto” al “causare un effetto”.
Fai in modo che il tuo intento sia chiaro, ma lascia i dettagli del “come” realizzarlo
all’imprevedibile campo quantistico. Lascia che orchestri un evento nella tua vita nel modo più
giusto per te. Se proprio devi aspettarti qualcosa, aspettati l’inaspettato. Arrenditi, abbi fiducia e
lascia che l’evento desiderato si manifesti.
Per molti questo è l’ostacolo più grande da superare, perché noi esseri umani desideriamo
controllare il futuro, cercando di ricreare le condizioni del passato.

CREAZIONE QUANTISTICA: ESSERE RICONOSCENTI ANCOR


PRIMA DI OTTENERE UN RISULTATO
Ho appena parlato dell’allineamento dei nostri pensieri ed emozioni per ottenere il risultato
desiderato... così come avviene, tralasciando i dettagli che riguardano la modalità di manifestazione
dell’evento. Si tratta di un atto di fede necessario se vogliamo trasformare una vita monotona e
prevedibile in una vita felice, costellata di nuove esperienze e sorprese quantistiche.
Ma è necessario un ulteriore atto di fede per tramutare i nostri desideri in realtà.
In quali circostanze ti senti particolarmente grato? Potresti rispondere: “Sono grato per la mia
famiglia, per la bella casa che possiedo, per i miei amici e per il mio lavoro.” Ciò che queste cose
hanno in comune è il fatto di appartenere già alla tua vita.
Generalmente, ci sentiamo grati per qualcosa che è già accaduto o che è già presente nella nostra
vita. Ci hanno fatto credere che ci deve essere una ragione per essere felici, per essere grati e per
amare. Secondo questo modello, è la realtà esterna a condizionarci e a farci sentire diversi; siamo
ancora all’interno del modello newtoniano.
Il nuovo modello di realtà, invece, ci sfida, in quanto creatori quantistici, a cambiare interiormente,
nella mente e nel corpo, nei pensieri e nelle emozioni, prima di averne la prova tangibile, attraverso i
sensi.
Riesci a esser grato e a provare le emozioni elevate che accompagnano un evento desiderato, prima
ancora che questo si verifichi? Sei in grado di immaginare un evento futuro tanto intensamente da
immedesimarti e riuscire a viverlo nel presente?
In termini di creazione quantistica, puoi mostrare gratitudine per qualcosa che esiste a livello di
potenzialità nel campo quantistico ma che non si è ancora verificato nella realtà? Se ci riesci, stai
passando dal concetto di causa ed effetto (aspettare che un evento esterno operi un cambiamento
dentro di te) a quello di causare un effetto (cambiare qualcosa dentro di te per produrre un effetto
all’esterno).
Quando ti trovi in uno stato di gratitudine, trasmetti al campo un segnale che sta a indicare che un
nuovo evento si è appena verificato. La gratitudine è molto più che un semplice processo mentale
intellettuale. Devi sentirti come se tutto ciò che desideri fosse reale. In questo modo il tuo corpo (che
percepisce solo sensazioni) si convince di avere il quoziente emotivo dell’esperienza futura, come se
questa appartenesse al presente.
INTELLIGENZA UNIVERSALE E CAMPO QUANTISTICO
Spero che ormai tu sia concorde con alcuni dei concetti basilari relativi al modello quantistico.
Ricorda che, secondo questo modello, la realtà materiale è essenzialmente energia all’interno di
un’ampia rete che si snoda attraverso lo spazio e il tempo. Quella rete, il campo quantistico, è il
regno delle probabilità che noi possiamo trasformare in realtà attraverso i pensieri (coscienza), la
riflessione, le emozioni e il nostro modo d’essere.
Ma cos’è la realtà se non una serie di indifferenziate forze elettromagnetiche che agiscono l’una in
risposta all’altra? Il nostro spirito può essere semplicemente definito come una funzione biologica e
casuale? Ho avuto la possibilità di parlare con persone che la pensano in questo modo. Alla fine, la
discussione porta a un dialogo che si sviluppa all’incirca così:

Da dove viene l'intelligenza che fa battere il nostro cuore?


Fa parte del sistema nervoso autonomo.

Dov'è collocato questo sistema?


Nel cervello. Il sistema limbico del cervello fa parte del sistema nervoso autonomo.

E all'interno del cervello, sono presenti tessuti specifici responsabili del battito cardiaco?
Sì.

Di cosa sono fatti questi tessuti?


Di cellule.

E queste cellule?
Di molecole.

E le molecole?
Di atomi.

E gli atomi?
Di particelle subatomiche.

E queste particelle subatomiche?


Di energia.
Quando si giunge alla conclusione che la nostra parte fisica è fatta della stessa materia che
costituisce l’universo, la gente si scontra con l’idea che ciò che anima il corpo è una forma d’energia
(lo stesso 99,99999 per cento di “nulla” di cui è fatto l’universo). Quella stessa gente, poi, scrolla le
spalle andandosene via oppure finalmente realizza che, in virtù di questo approccio, esiste un
principio unificatore che pervade tutta la realtà materiale.
Non è dunque assurdo concentrarsi su quello 0,00001 per cento di materia? Stiamo forse
tralasciando qualcosa?
Se questo nulla è fatto di onde energetiche che trasportano informazioni, e questa forza sostiene la
nostra struttura materiale e il suo funzionamento, allora ha sicuramente senso riferirsi al campo
quantistico come intelligenza invisibile. E poiché l’energia costituisce la base della realtà materiale,
è quella stessa intelligenza, di cui ti ho appena parlato, a organizzarsi sotto forma di materia.
Pensa alla conversazione precedente come a una sorta di schema di costruzione della realtà da parte
di questa intelligenza. Il campo quantistico è energia invisibile e potenziale, in grado di organizzarsi
in particelle subatomiche, in atomi e poi in molecole, fino a pervadere tutto. Da una prospettiva
fisica, l’energia organizza le molecole in cellule, in tessuti, in organi, in sistemi, fino a formare il
corpo nella sua interezza. Guardando da una altro punto di vista, potremmo dire che questa energia
potenziale riduce la sua frequenza d’onda quando assume una forma solida.
È questa intelligenza universale che dà vita a quel campo e a tutto ciò che contiene, compresi te e me.
Questo potere è la stessa mente universale che anima ogni aspetto dell’universo materiale.
Quell’intelligenza fa battere il nostro cuore, fa in modo che lo stomaco digerisca ciò che mangiamo e
sovrintende a un numero incalcolabile di reazioni chimiche che ogni secondo hanno luogo in ogni
singola cellula. Inoltre, questa stessa intelligenza fa sì che gli alberi diano i loro frutti e che le
galassie si formino e poi collassino.
Poiché l’energia esiste in ogni luogo e in ogni tempo, esercitando il suo potere fuori e dentro di noi,
può essere considerata sia personale sia universale.

SICCOME NOI SIAMO UN’ESTENSIONE DI QUESTA


INTELLIGENZA, POSSIAMO EMULARLA
Ciò che devi comprendere è che questa intelligenza universale possiede la stessa consapevolezza che
ci rende individui consci o attenti. Benché questo potere sia universale e oggettivo, esso possiede una
consapevolezza di sé e delle sue capacità tale da muoversi e agire all’interno dell’universo
materiale.
Inoltre esso è completamente consapevole a tutti i livelli, non solo nei suoi confronti ma anche nei
nostri. Poiché la coscienza nota ogni cosa, osserva e fa attenzione anche a noi. Conosce i nostri
pensieri, i sogni, i comportamenti e i desideri. “Osserva” tutto quello che esiste in forma materiale.
Come può una coscienza che ha creato la vita, che spende costantemente la sua energia a regolare
ogni funzione del nostro corpo per mantenerci in vita, che ha manifestato un così profondo e duraturo
interesse nei nostri confronti, essere nient’altro che amore puro?
Abbiamo parlato di due aspetti di questa coscienza: la coscienza/intelligenza oggettiva del campo e
quella soggettiva che è libera, consapevole e individuale. Quando cerchiamo di emulare le proprietà
di tale coscienza, diventiamo creatori. Quando avvertiamo corrispondenza con questa intelligenza
amorevole, diventiamo come lei. L’intelligenza orchestrerà un evento, una reazione energetica, per
andare incontro a tutto quello che il pensiero soggettivo immette nel campo quantistico. Quando la
nostra volontà coincide con la sua, quando il nostro pensiero coincide con il suo e quando il nostro
amore per la vita coincide con il suo, stiamo attuando questa coscienza universale. Diventiamo quel
potere supremo che trascende il passato, risana il presente e apre le porte del futuro.

RICEVIAMO QUELLO CHE ESPRIMIAMO


Ecco come questa combinazione di eventi agisce nella nostra vita. Se abbiamo sofferto, e sia nella
mente che nel corpo vi è traccia di questa sofferenza che si manifesta attraverso i pensieri e le
emozioni, trasmetteremo al campo quel segnale energetico. L’intelligenza universale risponde
inviando nella nostra vita un altro evento che riprodurrà la stessa risposta intellettuale ed emotiva.
I nostri pensieri inviano quel segnale (sto soffrendo), e le nostre emozioni (sto soffrendo) attraggono
un evento che corrisponde a quella frequenza emotiva, fornendoci, in questo caso, un buon motivo per
soffrire. In realtà, ciò che chiediamo in ogni momento è una prova dell’esistenza di questa
intelligenza universale, che a sua volta risponde sempre, agendo in base alle circostanze esterne.
Ecco dimostrato quanto siamo potenti.
La vera domanda che ci poniamo in questo libro è: Perché non inviamo un segnale che ci faccia
ottenere un risultato positivo? Come possiamo cambiare in modo da trasmettere un segnale in
armonia con il tipo di vita che vorremmo? Cambieremo quando crederemo fermamente che,
attraverso il pensiero/segnale inviato, produrremo un effetto osservabile e inaspettato.
Questa intelligenza oggettiva non ci punisce per i nostri peccati (pensieri, sentimenti e azioni), ma
attraverso di essi. Quando proiettiamo nel campo un segnale basato sui nostri pensieri ed emozioni
(come la sofferenza), causato da esperienze spiacevoli appartenenti al passato, c’è da meravigliarsi
se il campo risponde con la stessa modalità negativa?
Quante volte hai pronunciato parole simili: “Non posso crederci, perché succede sempre a me?”.
Partendo dalle nuove conoscenze acquisite sulla natura del reale, non credi che una frase del genere
rifletta la tua accettazione del modello newtoniano/cartesiano, in cui non sei che una vittima del
processo di causa ed effetto? Non pensi di essere pienamente capace tu stesso di causare un effetto?
Non credi che, invece di farti domande del tipo suddetto, potresti chiederti: “In che modo posso
produrre pensieri, emozioni e azioni che mi facciano ottenere l’effetto/risultato che desidero?”.
Il nostro compito, dunque, consiste nell’acquisire deliberatamente quello stato di consapevolezza che
ci permette di connetterci all’intelligenza universale, di entrare in contatto diretto con il campo delle
possibilità, e inviare un chiaro segnale dal quale aspettarci in risposta il cambiamento e i risultati
desiderati.

CHIEDI UN FEEDBACK QUANTISTICO


Quando crei con intenzionalità, richiedi alla coscienza quantistica un segno della vostra interazione.
Osa chiedere sincronismi relativi ai desideri che speri si realizzino. Agendo così, ti dimostri deciso
a voler sapere con certezza se questa coscienza è reale e consapevole dei tuoi sforzi. Una volta
accettato tutto questo, puoi creare in una condizione di gioia e ispirazione.
Questo principio ci chiede di mettere da parte ciò che pensiamo di sapere, di arrenderci a ciò che
non conosciamo e di osservare gli effetti che giungono a noi come risposte. Questa è la forma
migliore di apprendimento. Quando riceviamo indicazioni positive (ovvero quando le circostanze
esterne prendono una piega favorevole), abbiamo la prova che qualsiasi cosa sia successa dentro di
noi, è stata quella giusta. Naturalmente, saremo in grado di ricordare le nostre azioni, in modo da
poterle ripetere.
Così, quando inizi a ricevere dei feedback, puoi scegliere di comportarti come uno scienziato in un
percorso di scoperta. Perché non monitorare ogni cambiamento, in modo da accertare la benevolenza
dell’universo nei confronti dei tuoi sforzi, e mettere alla prova il tuo potere?
Come possiamo connetterci, dunque, a quello stato di coscienza?

LA FISICA QUANTISTICA È “CONTROSENSO”


Gli studiosi di fisica newtoniana hanno postulato che esiste sempre una serie lineare d’interazioni
prevedibili e ripetibili. Tu sai che se A+B=C, allora C+D+E=F. Ma nello stravagante mondo del
modello di realtà quantistico, tutto comunica all’interno di un campo dimensionale superiore,
olisticamente legato allo spazio e al tempo.
Una ragione per cui la fisica quantistica è così elusiva, è che per anni siamo stati abituati a pensare
basandoci esclusivamente sui sensi. Se misuriamo e riaffermiamo la realtà attraverso i sensi,
rimaniamo impantanati nel paradigma newtoniano.
Al contrario, il modello quantistico richiede che la nostra conoscenza della realtà non sia basata sui
sensi (la fisica quantistica è controsenso). Nel processo di creazione della realtà futura attraverso il
modello quantistico, i sensi dovrebbero essere gli ultimi a sperimentare le creazioni della nostra
mente. Perché?
La realtà quantistica è multidimensionale ed esiste a prescindere dai sensi, in una dimensione dove
tempo e materia scompaiono. Dunque, per spostarsi e creare in quel dominio, dovrai dimenticarti per
un attimo di avere un corpo. Dovrai inoltre distogliere temporaneamente la tua attenzione dalle
circostanze esterne, ossia da tutto quello che identifichi con la “tua vita”. Il tuo compagno, i tuoi figli,
ciò che possiedi e i tuoi problemi fanno parte della tua identità; attraverso questi ti identifichi col
mondo esterno. E infine, dovrai mettere da parte il concetto di linearità del tempo. Tutto questo
significa che, nel momento in cui osservi intenzionalmente una potenziale esperienza futura, devi
essere talmente presente che la mente non potrà più vacillare tra i ricordi del passato e le aspettative
di un futuro “sempre uguale”.
Non è paradossale che per influenzare la tua realtà (l’ambiente esterno), guarire il corpo o cambiare
il corso degli eventi futuri (tempo), devi completamente lasciar andare il mondo esterno (nessuna
cosa), liberare la tua consapevolezza fisica (nessun corpo)... perdere la concezione del tempo
(nessun tempo). Devi diventare, in poche parole, pura coscienza.
Agendo in questo modo, riuscirai ad avere il controllo sulla realtà esterna, sul corpo e sul tempo.
(Ho ribattezzato affettuosamente questi elementi la Grande Triade.) E poiché il mondo subatomico
del campo è fatto di pura coscienza, non puoi entrarci se non acquisendo anche tu la sua stessa natura.
Non puoi varcare la soglia del campo quantistico restando “qualcuno” (con il corpo), ma devi
entrarci come se fossi “nessuno” (privo di corpo).
La tua mente possiede la capacità innata di sfruttare questa possibilità (continua la lettura per saperne
di più). Quando sarai consapevole di possedere le capacità per fare tutto questo, metterai il mondo
da parte ed entrerai in una nuova realtà senza tempo né spazio e sarai naturalmente ispirato a
riprodurla nella tua vita.

SUPERARE LO SPAZIO E IL TEMPO


Cosa significa superare lo spazio e il tempo? Spazio e tempo sono stati introdotti dall’uomo per
spiegare i fenomeni fisici che si verificano in un certo luogo e in un certo tempo. Quando prendiamo
in considerazione, per esempio, un bicchiere su un tavolo, ci riferiamo a questo in termini spaziali
(dove è collocato nello spazio) e temporali (da quanto tempo si trova in quel posto). Come esseri
umani siamo ossessionati da questi due concetti: dove ci troviamo e da quanto tempo; quanto tempo
ci rimarremo e dove andremo successivamente. Anche se di fatto il tempo non è qualcosa che
possiamo sperimentare con i sensi, lo avvertiamo nel modo in cui i sensi ci localizzano nello spazio:
“avvertiamo” i secondi, i minuti e le ore che scorrono, proprio come il nostro corpo avverte di
essere collocato su una sedia e con i piedi ben piantati a terra.
Nel campo quantistico, le infinite probabilità di rendere materia la realtà oltrepassano il tempo e lo
spazio, perché il concetto di potenziale non esiste ancora. Se qualcosa non esiste, non può avere una
collocazione spaziale o occupare una posizione temporale. Tutte le cose, prive di esistenza materiale,
ossia prive di onde di probabilità collassate nella realtà delle particelle, esistono al di là dello
spazio e del tempo.
Poiché il campo quantistico è probabilità immateriale, prescinde dallo spazio e dal tempo. Ma, non
appena osserviamo una delle infinite probabilità e questa si materializza, essa acquista queste due
caratteristiche.

PER ENTRARE NEL CAMPO, ENTRA IN UNO STATO SIMILE


Fantastico! Abbiamo il potere di materializzare la realtà che ci appartiene, selezionandola dal campo
quantistico. Per farlo, però, dobbiamo accedere in questa realtà. Siamo sempre connessi con essa, ma
in che modo possiamo ottenerne una risposta? Se emettiamo costantemente energia, e quindi inviamo
e riceviamo informazioni dal campo, come possiamo comunicare con questo in modo più efficace?
Nei prossimi capitoli, approfondirò le modalità per entrare nel campo. Per ora, ciò che ti serve
sapere è che devi entrare in uno stato simile, che prescinde dallo spazio e dal tempo.
Ti è mai sembrato che spazio e tempo sparissero? Pensa a quei momenti in cui, mentre sei alla guida
della tua macchina, i pensieri si focalizzano su una qualche preoccupazione. Quando accade, ti
dimentichi del tuo corpo (perdi il concetto di spazio), ti dimentichi di ciò che ti circonda (il mondo
esterno scompare) e ti dimentichi del tempo (non hai idea del tempo in cui sei rimasto “sospeso”).
In momenti come quelli, sei stato sul punto di varcare la soglia del campo quantistico e agire
all’unisono con l’intelligenza universale. In sostanza hai sperimentato pensieri più reali di qualsiasi
altra cosa.
Ti insegnerò, in seguito, come acquisire regolarmente questo stato di coscienza.
Cambia il tuo modo di pensare,
cambia la tua vita
In questo capitolo ti ho fatto prendere le distanze dal concetto secondo cui mente e materia sono
totalmente indipendenti dal modello quantistico che, al contrario, afferma la loro indissolubilità. Il
pensiero è materia e la materia è pensiero.
Perciò, tutte le volte che in passato hai cercato di cambiare qualcosa nella tua vita, forse il tuo
pensiero è stato troppo limitato. Forse credevi che fossero le circostanze esterne a dover cambiare:
“Se non avessi altro a cui pensare, potrei perdere il peso in eccesso ed essere felice.” Tutti, più o
meno, abbiamo pensato la stessa cosa nella stessa maniera. “Se fosse così, allora sarebbe in quel
modo.” Causa ed effetto.
E se invece tu potessi cambiare i pensieri, le emozioni e il tuo modo di essere prescindendo dai
confini spazio temporali? E se potessi cambiare anzitempo e notare gli effetti di quei cambiamenti
interiori riflettersi sul mondo che ti circonda?
Puoi farlo.
Ciò che ha profondamente e positivamente cambiato la mia vita e quella di molte altre persone, è
l’aver compreso che un diverso modello di pensiero (e quindi l’acquisizione di nuove esperienze e
di nuove idee) può essere raggiunto solo cambiando il proprio modo d’essere. Quando riesci a
ottenere il pieno controllo dei sensi, quando capisci che non sei imprigionato dalle catene del
passato, quando conduci una vita in cui superi i confini del corpo, dello spazio e del tempo, tutto
diventa possibile. L’intelligenza universale che anima l’esistenza di tutte le cose ti sorprenderà e ti
delizierà allo stesso tempo. Il suo compito è proprio quello di farti ottenere tutto quello che desideri.
In pratica, se cambi il tuo modo di pensare, anche la tua vita cambia.

COME UNA RAGAZZINA INSEGNA


Prima di proseguire, mi piacerebbe raccontarti una storia che illustra il modo in cui il potere e
l’efficacia dell’essere in contatto con l’intelligenza superiore possano cambiare gran parte della tua
vita.
I miei figli, ormai quasi adulti, da piccoli erano dediti a una pratica di meditazione simile al
processo che descriverò nella Terza parte di questo libro. Grazie all’esercizio di tali tecniche, hanno
sperimentato incredibili avventure. Sin dalla loro infanzia ho chiesto loro di impegnarsi solo nella
creazione di cose materiali o eventi che desiderino veramente sperimentare. Tuttavia il patto che
abbiamo stabilito prevede anche che io non interferisca nel conseguimento dei risultati. Devono
riuscire a raggiungere i loro obiettivi da sé, usando la loro testa e interagendo col campo quantistico.
Mia figlia, di circa vent’anni, studia arte all’università. Era primavera, e le chiesi cosa desiderasse
fare nelle successive vacanze estive. Fece una lista lunghissima! Invece dei classici lavoretti estivi,
voleva andare a lavorare in Italia, imparare cose nuove e fare un’esperienza diversa dal solito,
desiderava visitare almeno sei città italiane e trascorrere una settimana a Firenze, dove aveva alcuni
amici. Intendeva lavorare nelle prime sei settimane a inizio estate, mettendo da parte un bel gruzzolo
per poi trascorrere il resto dell’estate a casa. Mi congratulai con lei per le sue idee chiare riguardo a
quello che voleva e le ricordai che l’intelligenza universale le avrebbe spianato la strada affinché il
suo sogno estivo si realizzasse. Lei avrebbe dovuto preoccuparsi del “cosa”, e una coscienza
superiore avrebbe pensato al “come”.
Essendo mia figlia esperta nell’arte del pensare e dell’avvertire un’esperienza prima che questa
accada, le ricordai semplicemente di non esprimere soltanto un’intenzione ogni giorno su come
sarebbe andata quell’estate (le persone che avrebbe conosciuto, cosa sarebbe successo e che posti
avrebbe visitato), ma anche di provare come sarebbe stato sperimentare tutte queste novità. Le chiesi
di sforzarsi di creare nella mente una visione il più verosimile e chiara possibile in modo che si
trasformasse in esperienza reale, affinché le sinapsi del suo cervello iniziassero a elaborare quelle
informazioni come se fossero reali.
Se avesse continuato a essere la ragazza che si chiudeva nella sua stanza a sognare di andare in Italia,
sarebbe rimasta la stessa persona e avrebbe continuato a vivere quella identica realtà. Così a marzo
iniziò a “essere” quella giovane donna che era stata in Italia per metà dell’estate.
“Non ci sono problemi”, disse. Aveva già fatto un’esperienza simile quando aveva voluto partecipare
a un video musicale e quando aveva provato l’ebbrezza dello shopping sfrenato. Entrambe le
esperienze si erano realizzate senza alcun intoppo.
Poi ricordai a mia figlia: “Quando ti desterai dalla tua proiezione mentale dell’esperienza desiderata,
non sarai più la stessa persona di prima. Al tuo risveglio ti sembrerà di aver trascorso la più bella
estate delle tua vita.”
“Ho capito”, disse. Accettò il mio consiglio e quotidianamente modificò il suo modo d’essere. Dopo
ogni creazione mentale, viveva ogni momento della giornata in uno stato di gratitudine suprema,
generato dall’esperienza provata.
Mia figlia mi chiamò qualche settimana dopo dicendomi: “Papà, l’università offre un corso estivo di
arte in Italia. Posso riuscire a ottenere una riduzione del costo del programma e delle spese, da
settemila a quattromila dollari. Puoi aiutarmi?”.
Be’, non sono certo un genitore che si tira indietro quando si tratta di aiutare i figli, ma la cosa non mi
sembrava coincidere con il suo obiettivo iniziale. Stava cercando di pilotare l’esito del futuro invece
di lasciare che il campo quantistico orchestrasse gli eventi. Le suggerii di vivere realmente quel
viaggio in Italia e di pensare, sentire, parlare e sognare “in italiano” prima di perdersi
nell’esperienza.
Quando mi richiamò alcune settimane più tardi, la sua eccitazione era evidente. Era stata in
biblioteca, aveva chiacchierato con il suo professore di arte e alla fine si erano ritrovati a conversare
in italiano, entrambi in modo fluente. A quel punto il professore disse: “Ho un’idea. Un mio collega
ha bisogno di qualcuno che insegni italiano ad alcuni studenti americani che frequenteranno il corso
in Italia l’estate prossima.”
A quel punto, ovviamente, mia figlia era stata ingaggiata. Senti un po’: non solo avrebbe ricevuto un
compenso per insegnare (tutte le spese sarebbero state coperte), ma avrebbe trascorso sei settimane
in sei città differenti, di cui l’ultima settimana a Firenze, e sarebbe tornata a casa nella seconda metà
dell’estate. Aveva realizzato il suo sogno lavorativo e tutto coincideva con la sua visione originaria.
Questo non era il caso di una ragazza che cercava di realizzare il suo sogno con la tipica
determinazione di trovare una soluzione navigando su internet, inseguendo i professori e così via.
Invece di seguire il principio di causa ed effetto, mia figlia aveva modificato il suo modo d’essere al
punto di causare un effetto. Stava vivendo secondo la legge quantistica.
Connessa a livello elettromagnetico con il destino desiderato, esistente nel campo quantistico, aveva
fatto in modo che il suo corpo fosse attratto dall’evento futuro. Era stata l’esperienza stessa ad
andarle incontro. L’esito fu imprevedibile, giunse in modo inaspettato e sincronico e non ci furono
dubbi che era stato il suo impegno interiore a determinarlo.
Pensaci un momento. Quali opportunità ti aspettano là fuori? Chi sei in questo momento... e in ogni
altro momento? Il tuo modo d’essere sarà in grado di attrarre tutto ciò che desideri?
Puoi cambiare il tuo modo d’essere? E una volta che la tua forma mentis è mutata, puoi sperimentare
un destino diverso? Il resto del libro ti fornirà tutte queste risposte.
CAPITOLO 2

SUPERARE I CONDIZIONAMENTI ESTERNI

A questo punto sono sicuro che inizi ad accettare l’idea che il pensiero soggettivo possa influenzare
il mondo oggettivo. Potresti addirittura appassionarti al fatto che un osservatore sia in grado di
influenzare il mondo subatomico e uno specifico evento, facendo semplicemente collassare un
singolo elettrone da un’onda energetica in una particella. A questo punto, potresti anche credere che
gli esperimenti scientifici di meccanica quantistica, di cui ti ho parlato, attestano che la coscienza
controlla direttamente il minuscolo mondo degli atomi, essendo questi ultimi fatti sostanzialmente di
coscienza ed energia. Si tratta di fisica quantistica applicata, giusto?
Ma forse non riesci ancora ad accettare l’idea secondo cui la nostra mente agisce sulla realtà in
modo reale e quantificabile. Potresti chiederti: “In che modo il mio pensiero può influenzare il corso
degli eventi e cambiare la mia vita? Come posso far collassare gli elettroni in uno specifico evento,
ossia in una nuova esperienza che desidero fare in futuro?”. Non mi sorprenderebbe se ti stessi
interrogando sulla tua capacità di creare esperienze verosimili nel vasto mondo della realtà.
Il mio intento è quello di farti constatare l’esistenza di basi scientifiche, che ti inducano ad accettare
l’idea che i tuoi pensieri possano creare una nuova realtà. Se nutri dei dubbi, tuttavia, vorrei che
provassi almeno ad accettare la possibilità che il tuo modo di pensare influenzi direttamente la tua
vita.
Se continui a pensare e a sentire nello stesso modo, continuerai a creare la stessa realtà
Se accetti questo paradigma, allora, a rigor di logica, dovrai anche concordare con ciò che sto per
dirti: per creare qualcosa di diverso rispetto al mondo in cui sei abituato a vivere, devi cambiare
quotidianamente il tuo modo di pensare.
D’altra parte, se ti ostini a pensare sempre nello stesso modo, continuerai a creare le medesime
circostanze, tali da suscitare in te le stesse emozioni, che il tuo pensiero rispecchierà perfettamente.
Correrò il rischio, ma permettimi di paragonare questa situazione al proverbiale criceto nella ruota.
Se pensi costantemente ai tuoi problemi (consciamente o inconsciamente), non farai altro che
aumentarne la portata. E forse sei così concentrato su di essi perché è stato proprio il tuo pensiero a
crearli. Forse le tue preoccupazioni sembrano tanto reali perché continui a rivivere le stesse
emozioni che hanno inizialmente determinato il problema. Se insisti nel pensare e nel sentire allo
stesso modo in relazione ai fatti della tua vita, continuerai a riaffermare quella identica realtà.
Quindi, nei prossimi capitoli, voglio porre l’attenzione su ciò che devi capire per poter cambiare.

SE VUOI CAMBIARE, SII SUPERIORE ALLE CIRCOSTANZE, AL


CORPO E AL TEMPO
La maggior parte delle persone si concentra su tre aspetti della vita: le circostanze esterne, il proprio
corpo e il tempo. Non solo vi pongono tutta la loro attenzione, ma pensano in base a essi. Tuttavia, se
vuoi cambiare l’abitudine di essere te stesso, devi pensare più in grande rispetto alle circostanze
della tua vita, alle emozioni che hai memorizzato, e vivere in una nuova dimensione temporale.
Se vuoi davvero ottenere un cambiamento, devi avere in mente un ideale di te stesso, un modello da
emulare, diverso e migliore di quello che esiste oggi in questo luogo, con questo corpo e in questo
momento. Tutti i grandi personaggi della storia hanno saputo fare questo, e tu puoi ottenere la stessa
grandezza se impari a gestire i concetti e le tecniche che introdurrò a breve.
In questo capitolo affronteremo le modalità con cui si possono superare i condizionamenti
dell’ambiente esterno e porremo le basi per i due capitoli successivi, nei quali discuteremo di come
superare le barriere del corpo e del tempo.

IL NOSTRO MONDO INTERIORE È FATTO DI RICORDI


Prima di spiegarti come puoi cambiare “l’abitudine di essere te stesso”, desidero appellarmi al tuo
buon senso per qualche istante. In che modo nasce la consuetudine di pensare sempre nello stesso
modo?
È possibile rispondere a questa domanda solo se si parla del cervello, luogo d’origine dei nostri
pensieri e delle nostre sensazioni. Gli attuali studi neuroscientifici affermano che il cervello è
strutturato per riflettere tutto quello che conosciamo del mondo esterno. Ogni informazione, che
abbiamo acquisito nella nostra vita sotto forma di conoscenza ed esperienza, è immagazzinata nelle
connessioni sinaptiche del cervello.
Le relazioni con le persone che abbiamo conosciuto, la varietà di cose che possediamo e che ci sono
familiari, i luoghi che abbiamo visitato e in cui abbiamo vissuto in diversi momenti della nostra vita,
la miriade di esperienze fatte negli anni: sono tutti elementi, questi, configurati nella nostra struttura
cerebrale. Anche la vasta gamma di azioni e di comportamenti che abbiamo memorizzato e
ripetutamente svolto nella nostra vita è impressa nelle intricate pieghe della materia grigia.
Perciò, tutte le esperienze personali legate a situazioni e a persone, in un dato tempo e in un dato
luogo, sono letteralmente impresse nelle reti di cellule nervose celebrali (neuroni) che formano il
cervello. Come sono chiamati tutti questi “ricordi” di persone e situazioni sperimentate nella nostra
vita in luoghi e tempi diversi? Sono proprio loro a definire ciò che viene chiamato ambiente esterno.
In gran parte, il nostro cervello corrisponde all’ambiente in cui viviamo, al ricordo del passato e al
riflesso di quello che abbiamo vissuto.
Nelle ore di veglia, tramite l’interazione costante con i diversi stimoli che riceviamo, l’ambiente
esterno attiva vari circuiti cerebrali. Come conseguenza di questa risposta quasi automatica, iniziamo
a pensare (e a reagire) adattandoci alle circostanze. Poiché le circostanze esterne ci portano a
pensare, le reti di cellule nervose richiamano alla memoria le esperienze precedenti relative a
quell’evento: insomma, i nostri pensieri sono automaticamente indotti, e nei modi consueti, dai
ricordi che arrivano dal passato.
Se sono i pensieri a determinare la tua realtà, e tu continui a pensare nello stesso modo (come azione
riflessa dell’ambiente circostante), allora, giorno dopo giorno, continuerai a produrre la stessa realtà.
In questo modo, i tuoi pensieri e le tue sensazioni corrispondono esattamente alla tua vita esteriore,
perché è questa (con tutte le sue problematiche, condizioni e circostanze) a influenzare la tua realtà
interiore.

I RICORDI FAMILIARI CI “RAMMENTANO” DI RIPRODURRE LE


STESSE ESPERIENZE
Ogni giorno, dato che incontri le stesse persone (il tuo capo, per esempio, il tuo compagno o i figli),
ripeti meccanicamente le stesse cose (vai al lavoro, svolgi le tue solite mansioni giornaliere, vai ad
allenarti), ti rechi nei soliti posti (il tuo bar preferito, il negozio dove vai di solito a far la spesa, il
posto di lavoro) e hai sempre a che fare con gli stessi oggetti (la macchina, la casa, il tuo
spazzolino... e addirittura il tuo corpo). I ricordi collegati al tuo mondo ti “rammentano” di
riprodurre le stesse esperienze.
Potremmo dire che l’ambiente esterno, di fatto, controlla la mente. Poiché la neuroscienza definisce il
pensiero come “cervello in azione”, tu riproduci ripetutamente lo stesso tipo di pensiero, che ti
ricorda quello che sei rispetto al mondo esterno. La tua identità si definisce attraverso tutto ciò che
sta al di fuori di te, poiché tendi a identificarti con quello che costituisce il mondo esterno. In questo
modo, osservi la realtà in cui vivi con una impostazione mentale che si uniforma alla realtà stessa, e
riduci le infinite onde di probabilità del campo quantistico in pochi eventi che riflettono il tuo modo
di concepire la realtà. Non fai altro che ricreare sempre la stessa cosa.
D’altro canto potresti essere convinto che ambiente esterno e pensieri, in fondo, siano comunque
indipendenti e che la tua realtà soggettiva non sia così facilmente riproducibile. Ma se consideri che
nel cervello è registrato tutto il tuo passato, e che il pensiero è il prodotto della tua coscienza, in un
certo senso, potresti sempre pensare al passato. Reagendo agli stimoli esterni con il medesimo
hardware cerebrale (che corrisponde ai tuoi ricordi) crei un livello di pensiero identico al tuo
passato. Il cervello, infatti, attiva automaticamente quei circuiti che riflettono tutto quello che già
conosci, che hai sperimentato e che, quindi, puoi anche prevedere. In base alla legge quantistica (che,
tra l’altro, sta ancora lavorando per te), il passato diventa il tuo futuro.
Vedila in questo modo: se attingi ai ricordi passati, puoi solo ricreare esperienze passate. Dato che
tutte le cose note della tua vita inducono il cervello a pensare in modo consueto, si determinano
risultati prevedibili, e tu continui a riaffermare un modello di vita che già conosci. Siccome il tuo
cervello rispecchia l’ambiente circostante, ogni mattina, i tuoi sensi si collegano alla medesima
realtà, che già conosci, e danno il via allo stesso flusso di coscienza.
Qualsiasi stimolo sensoriale proveniente dal mondo esterno, sia esso acquisito attraverso la vista,
l’odorato, l’udito o il tatto, viene elaborato dal cervello, il quale conforma lo stimolo che ha ricevuto
a qualcosa della realtà esterna che già gli è familiare. Ti svegli al mattino e sai che la persona che
giace accanto a te è il tuo compagno, ne sei certo per le esperienze passate. Senti abbaiare fuori dalla
porta e sai che è il tuo cane che aspetta di essere portato fuori. Avverti un dolore dietro la schiena e ti
ricordi che è lo stesso che hai già provato ieri. Associ il tuo mondo esteriore e familiare alla persona
che credi di essere, ricordando come sei in questa dimensione e in questo particolare spazio e tempo.

LE NOSTRE ABITUDINI: COLLEGATI CON IL TUO SÉ DEL


PASSATO
Che cosa fa la maggior parte di noi ogni mattina, dopo che ci siamo collegati alla nostra realtà
tramite quei promemoria sensoriali che ci dicono chi siamo, dove siamo e così via? Bene, restiamo
collegati al nostro sé del passato seguendo un insieme fortemente abitudinario e inconscio di
comportamenti automatici.
Ti svegli dallo stesso lato del letto, ti infili la vestaglia come sempre, ti guardi allo specchio per
ricordarti chi sei e ti fai la doccia seguendo un’abitudine automatica. Poi ti spazzoli e ti vesti per
avere l’aspetto che tutti quanti si aspettano da te e ti lavi i denti nel modo in cui fai sempre. Bevi il
caffè dalla tua tazza preferita e mangi i soliti cereali. Indossi la giacca che usi ogni giorno e
inconsciamente la abbottoni. Poi, guidi automaticamente fino al lavoro seguendo il tragitto di sempre.
Al lavoro svolgi attività consuete che ormai hai memorizzato, imparando a farle così bene. Vedi le
stesse persone, che accendono in te sempre le solite reazioni emotive e che, di conseguenza, ti
inducono a sviluppare gli stessi pensieri su di esse, sul lavoro, sulla vita.
Più tardi, ti affretterai sulla via del ritorno a casa, così potrai mangiare di fretta e correre a vedere il
tuo programma televisivo preferito per poi precipitarti a letto e alzarti di fretta l’indomani, ripetendo
tutto di nuovo. Il tuo cervello è cambiato nel corso dell’intera giornata?
Perché mai ti aspetti segretamente che accada qualcosa di diverso nella tua vita, se pensi sempre le
stesse cose, compi le stesse azioni e vivi le stesse emozioni ogni santo giorno? Non è una follia? A
tutti noi è capitato di cadere preda di questo tipo di vita limitata. Adesso però capisci il perché.
Se poni mente all’esempio che ti ho appena descritto, capisci quanto sia corretto dire che ogni giorno
siamo portati a riprodurre lo stesso livello mentale. E se il mondo quantistico dimostra che
l’ambiente è un’estensione della tua mente (e che la mente e la materia sono una cosa sola) allora,
fintanto che la tua mente resta la stessa di sempre, anche la tua vita rimarrà invariata.
Ancora, se il tuo ambiente resta inalterato e tu reagisci pensando allo stesso modo, in base al
modello quantistico della realtà, non dovresti forse creare nulla più di ciò che crei ogni giorno?
Mettila così: lo stimolo è il medesimo, perciò anche la reazione si mantiene inalterata. Quindi come
puoi creare qualcosa di nuovo?

PROGRAMMATO PER I TEMPI DURI


C’è un’altra possibile conseguenza che devi tenere presente, nel caso in cui tu decidessi di vivere la
tua vita tutti i giorni allo stesso modo, attivando solo reiterati schemi neurali. Ogni volta che reagisci
a una realtà che già conosci, ricreando così ogni volta lo stesso percorso mentale (vale a dire,
attivando le medesime cellule affinché il cervello funzioni sempre secondo le stesse modalità), in un
certo senso “programmi” il cervello per corrispondere alle condizioni abituali presenti nella tua
realtà, buone o cattive che siano.
In neuroscienza esiste un principio chiamato “Legge di Hebb”. Fondamentalmente esso afferma che “i
neuroni che si attivano all’unisono, rispondono agli stessi stimoli”. La teoria di Hebb dimostra che
neuroni di uno stesso gruppo, se stimolati ripetutamente, si attiveranno all’unisono ogni volta più
facilmente. Alla fine questi neuroni svilupperanno una relazione a lungo termine.6
Quindi, quando uso il termine programmato intendo dire che gruppi di neuroni si sono attivati così
tante volte secondo le medesime modalità, da organizzarsi in schemi particolari che si fondano su
connessioni a lungo termine. Quanto più queste reti di neuroni vengono attivate, tanto più vengono
programmate a compiere insiemi statici e predeterminati di attività. Nel corso del tempo, a
prescindere da quale sia il tipo di pensiero, il comportamento o il sentimento ricorrente, una
determinata reazione diventerà un’abitudine automatica e inconscia. Quando l’ambiente influenza la
mente a tal punto, il tuo habitat diventa la tua abitudine.
Così, continuando a fare gli stessi pensieri e le stesse cose, a provare sempre le stesse emozioni,
inizierai a programmare il tuo cervello secondo uno schema predefinito, direttamente riflesso dalla
realtà che ti circonda. Di conseguenza, sarà più facile e naturale per te riprodurre la stessa
disposizione mentale istante dopo istante.
Questo ingenuo ciclo di reazioni porta il cervello, e di conseguenza la mente, a rinforzare
ulteriormente la realtà particolare che rappresenta il tuo mondo esteriore. Quanto più, reagendo alla
vita esteriore, attivi i medesimi circuiti, tanto più programmerai il cervello affinché sia uguale al tuo
mondo personale. Ti attacchi neurochimicamente alle situazioni che contraddistinguono la tua vita e,
nel tempo, inizierai a pensare in modo limitato, perché il tuo cervello attiverà solo una determinata
serie di circuiti da cui scaturisce un approccio mentale decisamente circoscritto. Tale approccio si
chiama personalità.

ECCO COME CREI L’ABITUDINE DI ESSERE TE STESSO


Un effetto di questa consuetudine neurale è che le due realtà pertinenti alla mente interiore e al mondo
esteriore sembrano diventare quasi inseparabili. Per esempio, se pensi continuamente ai tuoi
problemi, mente e vita si fonderanno l’una nell’altra come se fossero una cosa sola. Il mondo
oggettivo si colora delle percezioni della tua mente soggettiva, la quale di continuo cercherà di
conformarsi alla realtà. Ti perdi nell’illusione del sogno.
Potresti chiamare tutto questo routine, e tutti noi ci cadiamo, ma è una cosa che va molto più in
profondità: non sono solo i pensieri a essere ripetitivi, ma lo sono anche gli atteggiamenti e i
sentimenti che provi. Hai creato l’abitudine di essere te stesso diventando, in un certo senso, schiavo
dell’ambiente in cui vivi. I pensieri sono uguali alle situazioni che sperimenti e così tu, come
l’osservatore quantistico, crei una mente che si limita a riaffermare le circostanze che già conosce,
facendole diventare la tua realtà. Tutto ciò che fai è reagire a un mondo esteriore noto e immutabile.
Sei diventato un effetto delle situazioni che avvengono all’esterno. Hai permesso a te stesso di
rinunciare al controllo del tuo destino. A differenza del personaggio di Bill Murray nel film
Ricomincio da capo, non provi nemmeno a lottare contro l’incessante monotonia di ciò che ti sei
convinto di essere e di ciò che è diventata la tua vita. Peggio ancora, tu non sei affatto la vittima di
una forza misteriosa e invisibile che ti ha messo in un circuito ripetitivo: tu sei il creatore del
circuito.
La buona notizia è che questo circolo vizioso, siccome sei tu ad averlo creato, puoi decidere di
interromperlo.
Il modello quantistico della realtà ci dice che per cambiare le nostre vite, dobbiamo
fondamentalmente cambiare modo di pensare, agire e sentire. Dobbiamo cambiare il nostro modo
d’essere. Dal momento che pensieri, sentimenti e comportamenti rappresentano essenzialmente la
nostra personalità, è proprio quest’ultima a creare la nostra realtà personale. Quindi per creare una
nuova realtà, una nuova vita, dobbiamo creare una nuova personalità; dobbiamo diventare qualcun
altro.
Cambiare, allora, significa pensare e agire più in grande rispetto alle circostanze del presente, più in
grande rispetto all’ambiente in cui viviamo.

LA GRANDEZZA SI BASA SUI SOGNI E NON RISENTE


DELL’AMBIENTE
Prima di iniziare ad analizzare le modalità con cui puoi pensare più in grande rispetto al tuo ambiente
di riferimento, e cambiare così l’abitudine di essere te stesso, voglio ricordarti una cosa.
È possibile pensare più in grande della tua realtà presente, e i libri di storia sono costellati di nomi
di persone che l’hanno fatto, uomini e donne come Martin Luther King, William Wallace, Marie
Curie, Mahatma Gandhi, Thomas Edison, Giovanna d’Arco. Ciascuno di loro aveva in mente un’idea
sulla realtà futura che esisteva sotto forma di potenzialità nel campo quantistico. Questa visione era
viva nel mondo interiore come possibilità al di là dei sensi e, col tempo, ciascuna di queste persone
ha trasformato la sua idea in realtà.
Caratteristica comune è che avevano un sogno, una visione o un obiettivo molto più grande di loro.
Nella loro mente credevano in un destino così reale e concreto che iniziarono a vivere come se quel
sogno si fosse già realizzato. Essi non potevano sperimentare attraverso i sensi quel futuro in cui
credevano tanto, ma ne erano talmente posseduti da agire in anticipo in modo corrispondente a quella
realtà potenziale. In altre parole, si comportavano come se la loro visione fosse già realtà.
Per esempio, il dictat imperiale a cui doveva soggiacere l’India nel periodo coloniale nei primi anni
del Novecento stava demoralizzando la popolazione. Ciononostante, Gandhi credette in una realtà
non ancora presente nelle esistenze della sua gente. Egli sosteneva con tutto il cuore e con strenua
convinzione idee di uguaglianza, libertà e non violenza.
Anche se Gandhi desiderava che il suo popolo non fosse schiavo degli inglesi, la realtà dei fatti era
molto diversa. Le convinzioni diffuse in quell’epoca erano in netto contrasto con le sue speranze e
aspirazioni. Sebbene l’esperienza della libertà non fosse una realtà quando Gandhi iniziò a
impegnarsi per cambiare l’India, egli non permise all’evidenza esteriore, avversa, di far vacillare la
sua speranza né di rinunciare al suo ideale.
Per lungo tempo, i risultati non furono all’altezza delle aspettative. Ma Gandhi raramente permetteva
alle circostanze esteriori di controllare il suo modo d’essere. Credeva in un futuro che non poteva
ancora vedere né sperimentare con i sensi, ma che era talmente vivido nella sua mente da non
permettergli di vivere diversamente. Abbracciò la nuova vita futura, mentre viveva fisicamente
l’esistenza presente. Capì che il modo in cui pensava, agiva e sentiva avrebbe modificato l’ambiente
circostante. E alla fine, come risultato dei suoi sforzi, la realtà iniziò a cambiare.
Quando il nostro comportamento rispecchia le nostre intenzioni, quando le azioni corrispondono ai
pensieri, quando la mente e il corpo lavorano all’unisono, quando le nostre parole e le nostre azioni
sono allineate... siamo mossi da un potere immenso.

I GIGANTI DELLA STORIA: PERCHÉ I LORO SOGNI ERANO


“ASSURDITÀ IRREALIZZABILI”
I più grandi personaggi della storia si sono impegnati nella realizzazione del loro destino senza avere
bisogno di ricevere nessun riscontro dall’ambiente. Per loro aveva poca importanza il fatto che non
avessero ancora ricevuto nessuna indicazione sensibile, né la prova evidente del cambiamento che
desideravano; questi grandi personaggi hanno ricordato ogni giorno a loro stessi la realtà possibile
su cui si erano focalizzati. La loro mente era già oltre le circostanze del presente, perché l’ambiente
circostante non controllava più i loro pensieri. Erano veramente all’avanguardia rispetto ai tempi.
Un altro elemento fondamentale, comune a tutti questi personaggi celebri, consisteva nell'avere bene
chiaro in mente ciò che volevano far accadere. (Ricorda, lasciamo il come fare a una mente
superiore; e loro dovevano sapere anche questo.)
Qualcuno, ai loro tempi, potrebbe averli definiti poco realistici. In effetti non lo erano affatto e lo
stesso valeva per i loro sogni. L’evento che accoglievano con il pensiero, con l’azione e con
l’emozione non era realistico perché quella realtà non si era ancora manifestata. L’ignorante e il
cinico potrebbero anche aver considerato la loro visione come un’assurdità, e tali bastian contrari
avrebbero avuto ragione: una visione della realtà futura era “non sense”, vale a dire che esisteva in
una dimensione non percepibile con i sensi.
Giovanna d’Arco, per fare un altro esempio, era considerata temeraria, persino pazza. Le sue idee
misero in discussione le convinzioni del tempo e rappresentarono una minaccia per il sistema
politico a lei contemporaneo. Ma una volta che la sua visione divenne realtà, fu ritenuta
profondamente virtuosa.
La grandezza sta nel coltivare il proprio sogno a prescindere dalle circostanze esterne. Più avanti
vedremo che il superamento dell’ambiente è indissolubilmente collegato al superamento del corpo e
della dimensione temporale. Nel caso di Gandhi, egli non era influenzato da ciò che accadeva nel
mondo esteriore (ambiente), non si preoccupava di come si sentiva e di ciò che gli sarebbe accaduto
(corpo) e non gli importava di quanto avrebbe impiegato a realizzare il suo sogno di libertà (tempo).
Sapeva soltanto che prima o poi tutti questi elementi si sarebbero piegati alla sua volontà.
Per tutti questi giganti della storia, è possibile che le loro idee siano prosperate nelle fucine della
mente a tal punto che per il cervello fu come se fossero già diventate realtà? Anche tu puoi cambiare
chi sei con il solo pensiero?
PROVE MENTALI: IN CHE MODO I PENSIERI POSSONO
TRASFORMARSI IN ESPERIENZA
La neuroscienza ha dimostrato che possiamo cambiare il nostro cervello, e quindi i comportamenti,
gli atteggiamenti e le convinzioni, semplicemente pensando in modo diverso (in altre parole, senza
cambiare nulla dell’ambiente in cui viviamo). Attraverso prove mentali (vale a dire immaginando
ripetutamente di svolgere un’azione), i circuiti nel cervello possono riorganizzarsi per rispondere ai
nostri obiettivi. Possiamo far diventare i nostri pensieri talmente reali da costringere il cervello a
cambiare per allinearsi all’evento che è appena diventato una realtà concreta. Possiamo persino
modificarlo, il cervello, in modo che anticipi qualsiasi esperienza del mondo esteriore.
Ecco un esempio. I partecipanti a un esperimento, impegnati in esercizi mentali al pianoforte
(dovevano suonare per due ore al giorno muovendo una sola mano, ma senza mai toccare realmente
la tastiera dello strumento), furono rilevati quasi gli stessi cambiamenti cerebrali riscontrati nelle
persone che si erano esercitate fisicamente eseguendo i medesimi movimenti con le dita sul
pianoforte a parità di durata.7 Le scansioni del cervello mostravano che tutti i partecipanti avevano
attivato ed espanso gruppi di neuroni nella stessa area specifica. Fondamentalmente, le persone che
si erano esercitate mentalmente nell’esecuzione di scale e accordi avevano attivato all’incirca lo
stesso numero di circuiti cerebrali del gruppo che aveva svolto l’attività alla tastiera.
Lo studio dimostra due cose importanti: innanzitutto non solo siamo in grado di cambiare il cervello
pensando in modo diverso, ma siamo anche in grado, quando siamo veramente concentrati e
determinati, di impedire al cervello di riconoscere la differenza tra mondo interiore mentale e ciò
che viviamo nell’ambiente circostante. I pensieri che facciamo, quindi, possono diventare le nostre
esperienze di vita.
Questo concetto è fondamentale per la riuscita degli sforzi che facciamo per sostituire le vecchie
abitudini (eliminare vecchie connessioni neuronali) con abitudini nuove (creare nuove reti di
neuroni). Allora diamo un’occhiata più da vicino a come avviene la sequenza di apprendimento in
quelle persone che si esercitano mentalmente al pianoforte ma che non suonano mai concretamente
nessuna nota.
Sia che acquisiamo un’abilità a livello fisico o a livello mentale, gli elementi che entrano in gioco
per cambiare il cervello sono quattro: conoscenze apprese, istruzioni pratiche, attenzione e
ripetizione.

L’apprendimento di conoscenze crea nuove congiunzioni sinaptiche;


le istruzioni pratiche coinvolgono la sfera del corpo, creando un nuovo tipo di “esperienza” la
quale, poi, andrà ad arricchire il cervello;
l’attenzione e la ripetizione costante della nuova abilità appresa permetteranno al cervello di
cambiare realmente.

Il gruppo che ha suonato concretamente le scale e gli accordi ha attivato nuovi circuiti cerebrali
perché ha seguito questa formula.
Ma anche i partecipanti che hanno svolto solo prove mentali hanno rispettato questa formula, tranne
per il fatto che non hanno coinvolto fisicamente il corpo. Per loro, a livello mentale, non è stato
affatto difficile simulare di suonare il pianoforte.
Ricorda, dopo che questi soggetti si sono esercitati ripetutamente a livello mentale, il loro cervello
ha manifestato i medesimi cambiamenti neurologici avvenuti nei partecipanti che hanno suonato
concretamente il pianoforte. Si sono formate lo stesso nuove reti di neuroni (reti neurali), a
dimostrazione del fatto che, in effetti, anche loro si sono esercitati nell’esecuzione di scale e accordi
senza fare fisicamente pratica. Si potrebbe dire che il cervello di questi soggetti “esisteva nel
futuro”, prima ancora che avvenisse l’esperienza fisica di suonare il pianoforte.
Grazie alle dimensioni considerevoli del lobo frontale e alla nostra capacità unica di rendere i
pensieri più reali di qualsiasi altra cosa, il proencefalo riesce spontaneamente ad “abbassare il
volume” di ciò che avviene nell’ambiente esterno, in modo che venga elaborato soltanto un pensiero
ben preciso. Questo tipo di elaborazione interna ci coinvolge nel processo immaginifico mentale così
in profondità da indurre il cervello a modificare i suoi programmi senza aver sperimentato l’evento
nella realtà. Se riusciamo a cambiare la mente a prescindere dall’ambiente esterno, e quindi ad
abbracciare un ideale concentrandoci stabilmente su di esso, il cervello anticiperà le circostanze
ambientali.
In questo consistono le prove mentali: sono un importante strumento per cambiare l’abitudine di
essere te stesso. Se pensiamo ripetutamente a qualcosa, e riusciamo a escludere tutto il resto, ci sarà
un momento in cui il pensiero diventerà realtà. Quando ciò accade, significa che l’hardware neurale è
stato riprogrammato per riflettere il pensiero sotto forma di esperienza. Questo è l’istante in cui il
pensiero cambia il cervello, e quindi la mente.
Comprendere che la trasformazione neurologica può avvenire in assenza di interazioni fisiche a
livello ambientale è fondamentale per riuscire a cambiare l’abitudine di essere te stesso. Pensa alle
molte implicazioni dell’esperimento sull’esercizio del pianoforte. Se applichiamo lo stesso
procedimento (le prove mentali) a qualsiasi altra cosa che vogliamo fare, possiamo cambiare il
nostro cervello prima ancora che sia la realtà esterna a cambiarlo.
Se riesci a influenzare il cervello affinché cambi prima di vivere l’evento desiderato futuro, crei i
circuiti neurali adatti che ti permetteranno di comportarti in armonia con la tua intenzione prima che
diventi realtà nella tua vita. Provando e riprovando un modo migliore di pensare, agire o essere,
“installerai” l’hardware neurologico necessario per prepararti fisicamente al nuovo evento.
In effetti fai molto più di questo, perché l’hardware del cervello, secondo l’analogia che ho scelto di
utilizzare in questo libro, corrisponde alla struttura fisica dell’organo, alla sua anatomia, ai neuroni
che lo compongono. Se continui a installare, rinforzare e perfezionare il tuo hardware neurologico,
come risultato finale otterrai una inedita rete neurale: in pratica, avrai un nuovo programma software.
Proprio come il software di un computer si avvia automaticamente, così anche il tuo nuovo
“programma” (che può essere un comportamento, un’attitudine o uno stato emotivo) inizierà a
funzionare spontaneamente.
A questo punto hai raffinato il cervello e lo hai preparato per la nuova esperienza; inoltre la mente
sarà all’altezza di gestire la sfida. Quando cambi la mente, anche il cervello cambia.
Così, quando arriverà il momento in cui dovrai dimostrarti autonomo o in controtendenza rispetto alle
circostanze ambientali, potrai essere già pronto a pensare e ad agire mosso da una convinzione forte
e incrollabile. Infatti, quanto più formuli l’immagine di un comportamento relativo a una situazione
futura, tanto più facile sarà per te mettere in atto un nuovo modo d’essere.
Allora, riesci a credere in un futuro che non puoi ancora vedere o sperimentare attraverso i sensi, ma
a cui hai pensato un numero sufficiente di volte tanto che il tuo cervello è cambiato davvero,
assumendo l’aspetto che avrebbe se quell’esperienza fosse accaduta realmente, prima ancora che
l’evento si sia verificato sul piano fisico nell’ambiente esterno? Se è così, allora il tuo cervello non è
più una registrazione del passato, ma è diventato una mappa del futuro.
Ora che sai di poter cambiare il tuo cervello pensando in modo diverso, è possibile cambiare anche
il tuo corpo affinché “sembri” che abbia già vissuto una certa esperienza, prima ancora che le
circostanze si siano realmente verificate? La tua mente è tanto potente? Resta sintonizzato.
CAPITOLO 3

SUPERARE IL CORPO

I tuoi pensieri non girano a vuoto. Ogni volta che ne fai uno, nel tuo cervello avviene una reazione
biochimica, e si crea un vero e proprio composto chimico. Come vedrai, a quel punto il cervello
rilascia particolari segnali chimici che agiscono da messaggeri di quel pensiero. Quando il corpo
riceve questi messaggi chimici, vi si attiene all’istante, avviando una serie corrispondente di reazioni
in armonia con ciò che il cervello sta pensando in quel momento. Quindi il corpo rispedisce subito al
cervello un messaggio con il quale conferma di sentirsi esattamente come pensa il cervello.
Per comprendere questo processo (cioè il modo in cui pensi all’unisono col tuo corpo e come puoi
dare forma a una nuova mente), per prima cosa devi apprezzare il ruolo svolto dal cervello e dai suoi
composti chimici nella tua vita. Negli ultimi decenni, abbiamo scoperto che cervello e resto del
corpo interagiscono tramite potenti segnali elettromagnetici. Tra le orecchie abbiamo una enorme
“centrale chimica” che orchestra una miriade di funzioni fisiologiche. Ma rilassati, parlerò solo
dell’abc della chimica e tutto quello che ti servirà sapere è una manciata di termini tecnici, nulla più.
Ogni cellula ha un recettore sulla sua superficie esterna che riceve le informazioni provenienti al di
fuori dei suoi confini. Quando un recettore e un segnale proveniente dall’esterno entrano in contatto,
la cellula si “accende” sia a livello chimico, che di frequenza e di carica elettrica, per eseguire
determinati compiti.
I neurotrasmettitori, i neuropeptidi e gli ormoni sono i composti chimici di causa effetto per
l’attività cerebrale e la funzionalità del corpo. Questi tre composti chimici, chiamati leganti (dal
latino ligare), si connettono alla cellula, interagiscono con essa o la attivano nella frazione di
millisecondi.

ATTIVITÀ DELLA CELLULA


Figura 3A. Cellula con recettore che riceve informazioni fondamentali in entrata dall’esterno. Il segnale può attivare la cellula nello svolgimento di una miriade di funzioni biologiche.

– I neurotrasmettitori sono messaggeri chimici che si occupano principalmente di trasmettere i


segnali tra i neuroni, permettendo al cervello e al sistema nervoso di comunicare. Esistono diversi
tipi di neurotrasmettitori e ciascuno è responsabile di un’attività specifica. Alcuni stimolano il
cervello, altri lo rallentano, altri ancora ci fanno dormire o svegliare. I neurotrasmettitori sono in
grado di ordinare a un neurone di sganciarsi dalla sua connessione o di ancorarsi meglio. Possono
persino modificare il messaggio che viene inviato al neurone, riscrivendolo in modo che tutti i
neuroni a esso collegati ricevano un segnale diverso.
– I neuropeptidi, il secondo tipo di legante, costituiscono la maggior parte di questi messaggeri. Per
lo più essi sono prodotti in una zona del cervello chiamata ipotalamo (ma studi recenti dimostrano
che sono prodotti anche dal sistema immunitario). Successivamente, questi composti chimici passano
attraverso l’ipofisi, che rilascia un messaggio chimico al corpo, con precise istruzioni.
– Mentre i neuropeptidi si fanno strada nel flusso sanguigno, e si attaccano alle cellule dei diversi
tessuti (principalmente ghiandole), si attivano gli ormoni (il terzo tipo di legante). Essi ci
influenzano ulteriormente, e ci fanno sentire in un determinato modo. Neuropeptidi e ormoni sono le
sostanze chimiche responsabili dei nostri sentimenti ed emozioni.
In questo libro, pensiamo ai neurotrasmettitori come messaggeri chimici che agiscono principalmente
tra cervello e mente, ai neuropeptidi come segnalatori chimici che fanno da ponte tra cervello e
corpo per farci sentire come pensiamo, e agli ormoni come a composti chimici fondamentali correlati
alle sensazioni fisiche.
Quando, per esempio, hai una fantasia erotica vengono chiamati in causa tutti e tre questi fattori.
Inizialmente, quando fai i primi pensieri a riguardo, il tuo cervello sguinzaglia alcuni
neurotrasmettitori che accendono una rete di neuroni, che a loro volta creano le immagini nella mente.
Successivamente questi composti chimici stimolano il rilascio di particolari neuropeptidi nel flusso
sanguigno. Una volta raggiunte le ghiandole sessuali, questi peptidi si legano alle cellule di tali
tessuti; accendono il tuo sistema ormonale e subito iniziano ad accadere delle cose. Le tue fantasie
sono state talmente realistiche che il corpo si è predisposto a una vera e propria esperienza sessuale
(prima ancora che accadesse). La connessione tra mente e corpo è davvero potente.
Allo stesso modo, se intendi affrontare tuo figlio adolescente per parlargli dell’ammaccatura
comparsa misteriosamente sulla tua macchina, i neurotrasmettitori attivano nel cervello tutta una serie
di pensieri per creare uno stato mentale ben preciso che ti faccia sentire un po’ arrabbiato. Una volta
che i peptidi hanno raggiunto le ghiandole surrenali, queste verranno stimolate a rilasciare gli ormoni
adrenalina e cortisolo; e alla fine di questo processo sarai decisamente in collera. Dal punto di vista
chimico, il tuo corpo è pronto a dare battaglia.

PANORAMICA DEL RUOLO SVOLTO DAI LEGANTI NEL CERVELLO


E NEL CORPO

Figura 3B. I neurotrasmettitori sono messaggeri chimici tra i neuroni.


I neuropeptidi sono corrieri chimici che trasmettono segnali a diverse ghiandole del corpo attivando in loro la produzione degli ormoni.

IL LOOP DI PENSIERI E SENSAZIONI


Dal momento che fai pensieri diversi, i circuiti cerebrali si attivano in base a sequenze, schemi e
combinazioni corrispondenti, che a loro volta determinano livelli mentali equivalenti a quei pensieri.
Una volta che queste particolari reti di neuroni vengono attivate, il cervello produce composti
chimici specifici in grado di combinarsi a quei pensieri in modo che tu riesca a sentirti proprio come
volevi.
Quindi, quando fai pensieri belli, amorevoli o gioiosi, produci sostanze chimiche che ti fanno sentire
bello, pieno d’amore o felice. Lo stesso però vale anche se fai pensieri negativi, carichi di paura o
ansia: nel giro di pochi secondi inizi a sentirti negativo, ansioso o impaziente.
Tra cervello e corpo, istante dopo istante, si instaura una certa sincronicità. Infatti, siccome la mente
è in costante comunicazione con il corpo, mentre iniziamo a sentirci nel modo in cui pensiamo,
iniziamo anche a pensare nel modo in cui ci sentiamo. Il cervello monitora costantemente le
sensazioni del corpo e, in base alle reazioni chimiche che riceve, genera altrettanti pensieri che
producono sostanze chimiche corrispondenti al modo in cui si sente il corpo. Questo è il motivo per
cui iniziamo a sentirci come pensiamo e, successivamente, a pensare come ci sentiamo.

CICLO DI PENSIERI E SENSAZIONI

Figura 3C. Relazione neurochimica tra cervello e corpo. Quando fai certi pensieri, il corpo produce delle sostanze chimiche che ti portano a sentirti esattamente nel modo in cui stavi pensando. Una volta che ti senti come pensi, inizi
a pensare come ti senti. Questo ciclo continuo innesca un loop di risposta chiamato “modo d’essere”.

Nel corso del libro approfondiremo questo concetto, tuttavia tieni presente che i pensieri sono
principalmente connessi alla mente (e al cervello) mentre le sensazioni al corpo. Quindi, mentre le
sensazioni del corpo si allineano ai pensieri a partire da uno specifico stato mentale, mente e corpo
lavorano insieme come se fossero una cosa sola. Quando mente e corpo agiscono all’unisono il
prodotto finale viene chiamato “modo d’essere”. Potremmo anche affermare che il ciclo ininterrotto
di pensieri-sensazioni e sensazioni-pensieri determina un modo d’essere che influenza la realtà.
Quando ci troviamo in un determinato modo d’essere, significa che abbiamo preso confidenza con un
certo stato mentale ed emotivo (vale a dire con un certo modo di pensare e di sentire) che è diventato
parte integrante della nostra identità personale. Così ci descriviamo in base a come pensiamo (e
quindi a come ci sentiamo) o a come siamo nel momento in cui parliamo. Sono arrabbiato, sto male,
sono ispirato, sono insicuro, sono negativo...
Anni trascorsi a fare certi pensieri, e quindi a provare certe sensazioni, e poi a pensare in modo
analogo a quelle stesse sensazioni (il criceto nella ruota) determina uno stato emotivo memorizzato
che ci spinge a dichiarare enfaticamente: “Io sono così…” come se fosse una verità assoluta.
Arriviamo al punto di definire noi stessi attraverso quel modo d’essere. Pensieri e sensazioni si sono
fusi insieme.
Per esempio, diciamo: “Sono sempre stato pigro; sono una persona ansiosa; non sono sicuro di
me; ho problemi di autostima; vado facilmente in collera e sono impaziente; non sono poi tanto
intelligente ” e così via. Queste specifiche sensazioni memorizzate contribuiscono a creare la nostra
personalità.
Attenzione: se le sensazioni diventano la misura dei nostri pensieri, o se non riusciamo a pensare più
in grande di come ci sentiamo, non riusciremo mai a cambiare. Per cambiare dobbiamo pensare più
in grande di come ci sentiamo. Cambiare significa agire più in grande rispetto alle sensazioni
familiari del nostro sé memorizzato.
Facciamo un esempio pratico. Supponiamo che sia mattina e che tu stia guidando verso l’ufficio; inizi
a pensare all’animoso incontro che hai avuto qualche giorno prima con il tuo collega. Mentre ripensi
a quella persona e a quella esperienza specifica, il cervello inizia a rilasciare sostanze chimiche nel
corpo. In poco tempo, ti senti esattamente nel modo in cui stavi pensando. Probabilmente diventi
arrabbiato.
Il corpo risponde inviando al cervello un messaggio che dice: “Accidenti, sono veramente
arrabbiato.” Naturalmente, il cervello, che è in costante comunicazione con il corpo e monitora il suo
ordine chimico interno, viene influenzato dal brusco cambiamento del modo in cui ti senti. Di
conseguenza inizi a pensare in maniera diversa. (Ricorda: nell’istante in cui inizi a sentire come
pensi, cominci a pensare come ti senti.) Inconsciamente, rafforzi la medesima sensazione
continuando a fare pensieri carichi di rabbia e frustrazione, che ti portano a sentirti ancora più
arrabbiato e frustrato. In effetti, adesso sono le tue sensazioni a controllare il tuo pensiero. Ed è il
corpo che guida la mente.
Il ciclo continua, e i pensieri carichi di rabbia immettono nel corpo ulteriori sostanze chimiche, che a
loro volta innescano le combinazioni chimiche surrenali correlate alle sensazioni di rabbia. Così
diventi furioso e aggressivo. Ti senti avvampare, hai un nodo allo stomaco, la testa ti pulsa e i
muscoli iniziano a tendersi. Mentre tutte queste sensazioni esasperate sommergono il corpo e ne
alterano la fisiologia, il cocktail chimico innesca una serie di circuiti cerebrali portandoti a fare
pensieri identici alle emozioni che provi.
Nell’intimità della mente, al tuo collega, ne stai dicendo di tutti i colori. Indignato, sciorini una
sequenza di eventi passati per motivare il tuo stato d’animo attuale, immagini di scrivere una lettera
nella quale riassumi tutte le cose di cui avresti sempre voluto lamentarti. Col pensiero, hai già
spedito quella lettera al tuo capo prima ancora di arrivare al lavoro. Scendi dalla macchina
sconvolto e pieno di rabbia, a un soffio dall’omicidio. Saluti, cammini e parli da arrabbiato… e tutto
questo è scaturito da un solo pensiero. In questo momento ti sembra impossibile pensare più in
grande di come ti senti; ecco perché è così difficile cambiare.
Il risultato di questa comunicazione ciclica tra cervello e corpo è che tendi a reagire in modo
prevedibile alle situazioni. Crei modelli di pensieri e sensazioni ormai noti, ti comporti
inconsciamente in modo automatico e sei impantanato in questi circuiti di routine. È così che funziona
il tuo Io chimico.
È LA TUA MENTE A CONTROLLARE IL CORPO, O VICEVERSA?
Perché è tanto difficile cambiare?
Supponi che nel tempo ti siano capitate alcune esperienze piuttosto dure, che ti hanno fatto soffrire.
Questi ricordi suscitano ancora in te una reazione emotiva, riferita a una persona in particolare,
legata a un luogo particolare e a un momento particolare della tua vita. Hai pensato così spesso al
passato che ora rievochi questi ricordi facilmente, anche in modo automatico. Immagina di aver
pensato e sentito, sentito e pensato il dolore per più di vent’anni.
Stando così le cose, adesso non devi più nemmeno pensare all’evento passato per provarne la
sensazione corrispondente. E ti sembra di non poter pensare o agire in modo diverso da come hai
sempre sentito. Hai memorizzato il dolore attraverso pensieri e sensazioni ricorrenti, sia collegate a
quell’incidente, sia ad altri eventi della tua vita. I pensieri su di te e sulla tua esistenza tendono a
essere influenzati da sentimenti di vittimismo e autocommiserazione. La ripetizione degli stessi
pensieri e delle medesime sensazioni, perpetrati per più di vent’anni, ha spinto il tuo corpo a
rievocare la sensazione di dolore senza un vero e proprio pensiero conscio. Adesso sembra una cosa
del tutto normale. È ciò che sei. Tutte le volte che cerchi di cambiare qualsiasi aspetto di te, è come
se la strada ti riportasse sempre al punto di partenza. Ritorni sempre dal tuo vecchio sé.
Ciò che la maggior parte della gente non sa è che quando ripensa a un’esperienza dal forte carico
emotivo, attiva le stesse sequenze e modelli cerebrali di quella volta; le persone programmano il
cervello in base al passato, rinforzando così i circuiti in reti sempre più condizionate. Inoltre,
cervello e corpo (a vari livelli) producono sempre le stesse sostanze chimiche, come se stessero
rivivendo quell’esperienza. Tali sostanze addestrano il corpo a memorizzare ulteriormente quella
emozione. Le reazioni chimiche che derivano dal ciclo di pensieri e sensazioni, sensazioni e pensieri,
così come l’attivazione e la programmazione dei neuroni in schemi e reti, condiziona mente e corpo
limitandoli a una serie limitata di programmi automatici.
Nel corso della vita, siamo capaci di rivivere un evento passato centinaia, forse migliaia di volte. È
questa ripetizione inconscia che abitua il corpo a ricordare lo stato emotivo in modo identico, o
persino meglio, di quanto faccia la mente conscia: quando il corpo è la mente, si parla di abitudine.
Gli psicologi sostengono che la nostra identità o personalità è completamente formata verso i
trentacinque anni. Ciò significa che quelli di noi che hanno più di trentacinque anni hanno
memorizzato un insieme selezionato di comportamenti, atteggiamenti, convinzioni, reazioni emotive,
abitudini, capacità, associazioni di idee e di ricordi, reazioni condizionate e percezioni che adesso
sono programmate dentro di noi a livello subconscio. Questi programmi ci guidano, perché il corpo è
diventato la mente.
Ciò significa che penseremo gli stessi pensieri, sentiremo le medesime sensazioni, reagiremo in modi
identici, ci comporteremo alla stessa maniera, crederemo agli stessi dogmi e percepiremo la realtà
allo stesso modo. Alle soglie della mezza età,8 circa il 95 per cento della nostra personalità non è
altro che una serie di programmi subconsci ormai diventati automatici: guidare la macchina, lavarsi i
denti, mangiare eccessivamente quando siamo stressati, preoccuparsi per il futuro, giudicare gli
amici, lamentarsi, incolpare i genitori, non credere in noi stessi e ostinarsi a essere cronicamente
infelici, solo per dirne alcuni.
SPESSO SIAMO SVEGLI SOLO IN APPARENZA
Dal momento che il corpo diventa la mente subconscia, è facile capire che in un contesto del genere
la mente conscia non ha più molto a che fare con il nostro comportamento. Nell’istante in cui
produciamo un pensiero, una sensazione o una reazione, il corpo inserisce il pilota automatico.
Agiamo in modo inconscio.
Prendi per esempio una madre che guida un pulmino per accompagnare i figli a scuola. In che modo
riesce a muoversi nel traffico, sedare le liti, bere il caffè, cambiare le marce e aiutare uno dei figli a
soffiarsi il naso… tutto in una volta? Quasi come il programma di un computer, queste azioni sono
diventate funzioni automatiche che possono avvenire in modo molto fluido e semplice. Il corpo della
mamma fa abilmente ogni cosa perché, attraverso un’assidua ripetizione, ha memorizzato come
compiere tutte queste azioni. Non pensa più in modo conscio come farle: sono diventate un’abitudine.
Rifletti su quanto segue: il 5 per cento della mente è cosciente, in lotta contro il restante 95 per cento
che invece esegue programmi automatici subconsci. Abbiamo memorizzato talmente bene tutta una
serie di comportamenti da esserci trasformati in una entità mente-corpo che agisce in modo
automatico. Infatti, quando il corpo ha memorizzato un pensiero, un’azione o una sensazione al punto
da diventare la mente (cioè quando mente e corpo sono un tutt’uno) siamo il ricordo di noi stessi. Se
il 95 per cento della nostra personalità, a partire dai trentacinque anni, è un insieme di programmi
involontari, comportamenti memorizzati e reazioni emotive abituali, ne consegue che restiamo
incoscienti per il 95 per cento delle nostre giornate. Sembriamo solo svegli, accidenti!
Quindi una persona, consciamente, potrebbe anche voler essere felice, in salute o libera, ma l’aver
ospitato per vent’anni sofferenza e dolore, e l’essersi assuefatta al reiterato ciclo di sostanze
chimiche legate al dolore, ha condizionato a livello inconscio il corpo a mantenere sempre lo stesso
stato. Viviamo “per abitudine” quando non siamo più consapevoli di ciò che pensiamo, facciamo o
sentiamo: diventiamo inconsapevoli.
L’abitudine più grande che dobbiamo cambiare è quella di essere noi stessi.

QUANDO È IL CORPO A CONDURRE IL GIOCO

Di seguito trovi alcuni esempi pratici sul comportamento del corpo in uno stato abituale. Ti è
mai capitato di non riuscire a ricordare consciamente un numero di telefono? Ci provi in tutti i
modi, ma non riesci a ricordare nemmeno tre cifre della stringa di numeri necessaria per fare la
chiamata. Eppure, prendi in mano il telefono e osservi le tue dita comporre agili il numero di cui
hai bisogno. Il tuo cervello conscio e pensante non riesce a ricordare il numero, ma hai ripetuto
così tante volte questa azione con le dita che il tuo corpo adesso se lo ricorda meglio del tuo
cervello. (Questo esempio è per quelle persone che sono cresciute prima dell’avvento delle
tastiere a composizione rapida o dei cellulari; magari ti è capitata la stessa cosa digitando il
PIN del bancomat o inserendo una password online.)
Ugualmente ricordo quando andavo in palestra e avevo un armadietto con la combinazione.
Dopo l’allenamento ero talmente stanco che non riuscivo mai a ricordarla. Fissavo il lucchetto
cercando di ricordare la sequenza dei tre numeri, ma non riaffiorava. Tuttavia, non appena
iniziavo a far girare le rondelle con i numeri sul lucchetto di chiusura, la combinazione
riemergeva da sola, quasi per magia. Ancora una volta, ciò accadeva perché lo avevo già fatto
talmente tante volte che il mio corpo era più preparato della mente conscia. Il corpo aveva
preso il posto della mente.
Ricorda che il 95 per cento del nostro essere a partire dai trentacinque anni si trova nel
medesimo sistema subconscio di memoria nel quale il corpo, automaticamente, innesca un
insieme programmato di comportamenti e reazioni emotive. In altre parole, è il corpo a condurre
il gioco.

QUANDO IL SERVO DIVENTA IL PADRONE


In verità, dovrebbe essere il corpo a servire la mente. Ma, se i ruoli si scambiano, allora il servo
assurge al ruolo di padrone. Il padrone precedente (la mente conscia) è andato a dormire. La mente
potrebbe pensare di essere ancora al comando, ma il corpo influenza le decisioni in base alle
emozioni memorizzate.
Supponiamo che la mente voglia riguadagnare il controllo. Cosa pensi che direbbe il corpo?
Dove sei stata? Tornatene a dormire. Me la cavo benissimo da solo. Non hai la forza di volontà, la
tenacia né la consapevolezza per fare quello che ho fatto io per tutto questo tempo mentre tu
seguivi inconsciamente i miei ordini. Negli anni ho modificato addirittura i miei recettori per
servirti meglio. Tu credevi di gestire le cose, mentre invece sono stato io a influenzarti e a
spingerti a prendere le decisioni in base a ciò che ti sembrava familiare e giusto.
Quando il 5 per cento conscio si oppone al 95 per cento che esegue programmi automatici subconsci,
il 95 per cento agisce talmente di riflesso che basta solo un pensiero isolato, o un singolo stimolo
dall’ambiente, per attivare nuovamente il programma automatico. Così facciamo ritorno alla solita
vecchia storia; pensiamo gli stessi pensieri e compiamo le medesime azioni, aspettandoci tuttavia
che succeda qualcosa di nuovo.
Quando la nostra mente cerca di riguadagnare il controllo, il corpo invia segnali al cervello per
dissuaderci dai nostri obiettivi consci. Il nostro chiacchiericcio interiore va alla carica con una selva
di ragioni sul perché non dovremmo cercare di fare qualcosa di inconsueto, e sul perché dovremmo
limitarci a mantenere il modo d’essere a cui siamo abituati. Farà leva su tutte le nostre debolezze, che
conosce e alimenta, e le scaglierà contro di noi una per una.
Per non doverci elevare al di sopra di quelle sensazioni ormai familiari, arriviamo persino a creare
scenari mentali apocalittici. Quando cerchiamo di rompere l’ordine chimico interiore, che è
diventato ormai come una seconda pelle per noi, il corpo va nel caos. Ci tormenta senza darci tregua
tant’è che spesso non resistiamo e soccombiamo.

ENTRARE NEL SUBCONSCIO PER CAMBIARLO


La mente subconscia conosce solo quello per cui tu stesso l’hai programmata a fare. Ti è mai capitato
di scrivere alla tastiera del tuo portatile e tutt’a un tratto il computer inizia ad avviare programmi
automatici sui quali non hai nessun controllo? Quando cerchi di usare la mente conscia per fermare i
programmi automatici subconsci immagazzinati nel corpo, è come se stessi inveendo contro un
computer in tilt, con diversi programmi in esecuzione e finestre che si aprono e mostrano più di
quanto tu sia in grado di gestire. “Ehi! Fermati! ” . Il computer non registrerà nemmeno il tuo altolà.
Continuerà imperterrito a fare quel che sta facendo finché non ci sarà una specie di intervento, finché
non entrerai nel sistema operativo e cambierai qualche impostazione.
Grazie a questo libro, imparerai a entrare nel subconscio e a riprogrammarlo con un nuovo insieme
di strategie. In effetti, devi disimparare, o deprogrammare il tuo vecchio modo di pensare e sentire, e
quindi imparare nuovamente, o riprogrammare, il cervello con nuovi modelli emotivi e di pensiero
basati su chi vuoi essere. Quando condizioni il corpo tramite una mente fresca e nuova, i due non
possono più agire in contrasto l’uno con l’altra, ma devono essere in armonia. Questo è il punto di
svolta… della creazione di sé.

COLPEVOLE FINO A PROVA CONTRARIA


Userò una situazione reale per mostrare ciò che succede quando decidiamo di interrompere uno stato
emotivo memorizzato e cambiare la mente. Credo che possiamo rifarci tutti a un modo d’essere molto
diffuso: il senso di colpa. Lo userò per illustrare in modo pratico come questo ciclo di pensieri e
sensazioni lavori contro di noi. Individuerò poi alcuni degli sforzi intrapresi dal sistema corpo-mente
per mantenere il controllo e preservare il modo d’essere negativo.
Supponi di sentirti spesso in colpa. Se qualcosa va storto in una relazione (una semplice
incomprensione, qualcuno ha rovesciato su di te la propria rabbia senza alcuna ragione, o altro)
reagisci assumendotene la colpa e stando male. Pensa a te stesso come a una di quelle persone che si
ripetono, o pensano continuamente: “È colpa mia.”
Dopo aver passato vent’anni infliggendoti tutto questo, ti senti in colpa e fai pensieri di colpevolezza
in modo automatico. Hai creato un ambiente di colpa su misura per te. Hanno contribuito anche altri
fattori, ma per ora limitiamoci a constatare che i tuoi pensieri e le tue sensazioni hanno creato il
modo d’essere e l’ambiente in cui ti trovi.
Ogni volta che fai un pensiero di colpevolezza, invii un segnale al corpo affinché produca sostanze
chimiche specifiche, che ti inducono a farti sentire in colpa. Hai ripetuto questo processo così tante
volte che le tue cellule nuotano in un mare di senso di colpa chimico.
I recettori sulle cellule si adattano in modo da riuscire ad assorbire e a elaborare ancora meglio le
speciali espressioni chimiche del senso di colpa. L’enorme quantità di colpevolezza che bagna le
cellule fa sembrare a loro normale questo stato e alla fine, ciò che il corpo percepisce come normale
inizia a essere interpretato come piacevole. È un po’ come vivere per un anno vicino a un aeroporto.
Ti abitui talmente al rumore da non percepirlo più a livello cosciente, a meno che un jet non voli più
basso del solito e il rombo dei suoi motori non sia così forte da attirare la tua attenzione. Lo stesso
accade alle tue cellule. Esse letteralmente si desensibilizzano alle sostanze chimiche legate al senso
di colpa; e avranno bisogno di un’emozione più forte e intensa, di una soglia maggiore di stimoli, per
attivarsi la prossima volta. E quando una “dose” più forte di sostanze chimiche del senso di colpa
richiama l’attenzione del corpo, le cellule “si ricaricano” grazie a quella stimolazione, proprio come
la prima tazza di caffè nero per un bevitore di caffè.
Quando le cellule, alla fine della loro vita, si dividono e generano una cellula figlia, il recettore sulla
membrana della nuova nata si attiverà con una soglia più alta di senso di colpa. Adesso il corpo
richiede un afflusso emotivo più forte di sensazioni negative per riuscire a sentirsi vivo. Così
facendo, sviluppi una dipendenza dal senso di colpa.
Se qualcosa non va per il verso giusto o va a rotoli, assumi automaticamente la parte del colpevole.
Ma questo atteggiamento adesso ti sembra normale. Non devi nemmeno pensarci: ti senti già
colpevole. Non solo la tua mente non è consapevole di come tu esprima il tuo stato di colpa
attraverso ciò che dici e fai, ma il tuo corpo vuole sentire il livello di colpa a cui è avvezzo, perché è
così che l’hai abituato. Senza rendertene conto, ti senti in colpa la maggior parte del tempo: il tuo
corpo è diventato la mente.
Solo quando, per esempio, un’amica ti fa notare che non c’è bisogno di chiedere scusa al commesso
perché ti ha dato il resto sbagliato, realizzi quanto questo aspetto della tua personalità sia diventato
predominante. Diciamo che questo episodio innesca uno di quei momenti di illuminazione,
un’epifania, e pensi: “Ha ragione. Perché mi scuso sempre? Perché mi assumo la responsabilità degli
errori commessi dagli altri?”. Dopo aver riflettuto sulla tua costante inclinazione a “dichiararti
colpevole”, dici a te stesso: “Oggi smetto di incolparmi e di chiedere scusa per gli errori degli altri.
Voglio cambiare.”
Grazie a questa decisione, non farai più gli stessi pensieri né proverai più le stesse sensazioni di
sempre. Nel caso in cui dovessi vacillare nel tuo proposito, fai un patto con te stesso, impegnandoti a
smettere e a ricordarti della tua intenzione. Passano due ore e ti senti benissimo. Pensi: “Wow,
funziona già.”
Purtroppo, le cellule del tuo corpo non si sentono altrettanto bene. Negli anni, le hai abituate a
richiedere sempre più molecole emotive (legate al senso di colpa, in questo caso) per soddisfare i
loro bisogni. Hai addestrato il tuo corpo a vivere come un procedimento chimico memorizzato, ma
ora lo hai interrotto, negandogli le sostanze chimiche necessarie e opponendoti ai suoi programmi
subconsci.
Il corpo instaura una dipendenza dal senso di colpa o da qualsiasi altra emozione esattamente come
succederebbe con la droga.9 All’inizio ti basta una piccola dose di emozione/droga per sentirla; poi
il tuo corpo si desensibilizza e le cellule, per sentirla ancora, ne vogliono sempre di più. Cercare di
modificare il tuo schema emotivo è come affrontare una crisi di astinenza.
Quando le cellule non ricevono più dal cervello il solito segnale che induce il senso di colpa,
iniziano a esprimere preoccupazione. Prima, corpo e mente collaboravano per instillare nelle tue
sensazioni la percezione del senso di colpa; adesso invece non pensi e non senti, non senti e non
pensi più allo stesso modo. Ora vuoi produrre più pensieri positivi, ma nel tuo corpo è ancora attiva
la produzione di sensazioni di colpa basate su pensieri dello stesso tipo.
Immaginala come una specie di catena di montaggio altamente specializzata. Il cervello ha
programmato il corpo affinché quest’ultimo gli invii un certo composto chimico che poi verrà
adattato a un processo di assemblaggio più grande. Tutt’a un tratto, mandi a questa ipotetica catena di
montaggio un altro pezzo, che non si incastra nello stesso spazio dove trovava posto il vecchio
“senso di colpa”. Suona l’allarme e l’intero processo si blocca.
Le cellule spiano sempre quello che accade nel cervello e nella mente; il corpo è bravissimo a
leggere nella mente. Così tutti i componenti della catena smettono di fare quel che stavano facendo,
guardano in su, verso il cervello, e pensano: “Cosa stai combinando lassù? Insistevi nel dire che eri
colpevole e noi da anni seguiamo fedelmente i tuoi comandi! Abbiamo memorizzato a livello
subconscio il programma del senso di colpa attraverso i tuoi pensieri e le tue sensazioni ripetitive.
Abbiamo modificato i recettori in modo da riflettere la tua mente e abbiamo alterato lo stato
chimico, così che tu, cervello, potessi sentirti automaticamente in colpa. Abbiamo mantenuto
l'ordine chimico interno indipendentemente dalle circostanze esterne. Siamo talmente abituati allo
stesso equilibrio chimico che il tuo nuovo stato emotivo ci sembra scomodo ed estraneo. Vogliamo
qualcosa di familiare, prevedibile e naturale. Tutt'a un tratto hai deciso di cambiare? Non è
possibile! ” .
Così le cellule si radunano e dicono: “Inviamo un messaggio di protesta al cervello. Ma dobbiamo
essere furbe perché vogliamo che pensi di essere il responsabile di questi pensieri. Non vogliamo
che sappia che provengono da noi. ” Così le cellule inviano un messaggio con scritto URGENTE su
per la spina dorsale, fino alla superficie del cervello pensante. La chiamo la “via breve”, perché il
messaggio va dritto al sistema nervoso centrale nel giro di qualche istante.
Mentre accade tutto questo, la chimica del corpo (lo stato chimico del senso di colpa) adesso si trova
a un livello più basso, perché non pensi e non senti allo stesso modo di prima. La cosa non passa
inosservata. Anche l’ipotalamo, il termostato del cervello, invia un segnale di allarme che dice: “I
valori delle sostanze chimiche stanno scendendo. Dobbiamo produrne di più! ”.
Quindi l’ipotalamo segnala al cervello pensante di ritornare alla vecchia, solita modalità. Questa è la
“via lenta”, perché le sostanze chimiche ci mettono di più a circolare nel flusso sanguigno. Il corpo
vuole che torni al tuo Io chimico memorizzato, perciò ti influenza a pensare in modo familiare e
abituale.
Le reazioni cellulari lungo la “via breve” e la “via lenta” avvengono simultaneamente. Poi inizi a
sentire nella testa un brusio di pensieri come questi: “Oggi sei troppo stanco. Puoi cominciare
domani. Domani è meglio. Davvero, puoi farlo anche dopo.” E il mio preferito: “Non mi sembra
giusto.”
Se non funziona, parte un secondo subdolo attacco. L’entità corpo-mente vuole riprendere il
controllo, così inizia a prendersela un po’ con te: “È giusto se ti senti male adesso. È colpa di tuo
padre. Non ti senti male per quello che hai fatto in passato? Diamo un’occhiata al tuo passato così ci
rinfreschiamo la memoria sul perché sei diventato così. Guardati! Sei un disastro, un perdente. Sei
patetico e debole. La tua vita è un totale fallimento. Non cambierai mai. Sei proprio come tua madre.
Perché non lasci perdere e basta?”. Mentre continui ad abbruttirti in questo modo, il corpo cerca di
far ritornare la mente allo stato che aveva inconsciamente memorizzato. A livello razionale, ciò è
assurdo. Ma ovviamente, con un gioco di parole, in questi casi stare male ci fa sentire bene.
Nell’istante in cui diamo ascolto a quelle insinuanti voci che provengono dal corpo e crediamo a
quei pensieri, reagiamo provando le vecchie e familiari sensazioni. Subentra così un’amnesia
mentale e ci dimentichiamo del perché avevano deciso di cambiare. La cosa divertente è che
iniziamo veramente a credere a ciò che il corpo ordina al cervello di dirci. Veniamo nuovamente
assorbiti dal programma automatico e torniamo a vivere nei panni del nostro vecchio sé.
La maggior parte di noi conosce bene questo scenario. Non è molto diverso da quando abbiamo
cercato di interrompere un’abitudine, o una dipendenza qualsiasi: sigarette, cioccolato, alcol,
shopping, gioco d’azzardo, mangiarsi le unghie. Nel momento in cui sospendiamo l’azione abituale,
tra la mente e il corpo inizia imperversare il caos. Accettiamo pensieri che intimamente si
identificano con pulsioni di indulgenza. Quando cediamo al bisogno e alla voglia disperata,
continuiamo a ottenere gli stessi risultati, perché corpo e mente sono in opposizione tra loro. Pensieri
e sensazioni lavorano in contrasto gli uni con le altre e se il corpo è diventato la mente, saremo
sempre preda di come ci sentiamo.
Finché useremo le sensazioni a noi familiari come termometro, o come riscontro dei nostri sforzi per
cambiare, ci distoglieremo continuamente dalla grandezza. E non saremo mai in grado di pensare più
in grande di come ci sentiamo dentro. Non riusciremo a vedere la miriade di risultati possibili,
diversi da quelli negativi del nostro passato. Pensieri e sensazioni hanno un grande potere su di noi.

L’AIUTO È A PORTATA DI PENSIERO


Capire l’importanza della collaborazione tra mente e corpo e l’importanza dell’interruzione del
costante stato chimico-emotivo della colpa, della vergogna, della rabbia, della depressione è il
successivo passo per cambiare l’abitudine di essere te stesso. Resistere alla richiesta del corpo di
ripristinare il vecchio e malsano status quo non è facile, ma hai un aiuto a portata di pensiero.
Nelle prossime pagine imparerai che, affinché avvenga un reale cambiamento, è fondamentale
“dememorizzare” un’emozione diventata ormai parte ingombrante della tua personalità e poi
riabituare il corpo a una mente fresca e nuova.
È facile sentirsi disperati quando ci rendiamo conto che la chimica delle nostre emozioni ha abituato
il corpo a un modo d’essere troppo spesso generato dalla rabbia, dalla gelosia, dal risentimento,
dalla tristezza e così via. Dopo tutto, ho detto che questi programmi e queste propensioni sono sepolti
nel nostro subconscio.
La buona notizia, però, è che possiamo diventare consapevoli di queste inclinazioni. Tratterò
approfonditamente questo concetto nelle prossime pagine. Per ora, spero tu possa accettare che per
cambiare personalità devi cambiare modo d’essere, che è intimamente connesso alle sensazioni che
hai memorizzato. Proprio come le emozioni negative possono inserirsi nel sistema operativo del
subconscio, lo stesso vale per quelle positive.

DA SOLO, IL PENSIERO CONSAPEVOLE POSITIVO NON PUÒ


SUPERARE LE SENSAZIONI SUBCONSCIE NEGATIVE
A tutti sarà capitato di affermare: “Voglio essere felice.” Ma finché il corpo non riceve istruzioni
diverse, continuerà ad “avviare” gli stessi programmi di colpa, infelicità o ansia.
La mente conscia, razionale, può affermare di desiderare la gioia, ma il corpo è programmato da anni
a sentire diversamente. Stiamo in piedi sopra una cassetta della frutta proclamando che il
cambiamento è nel nostro massimo interesse, ma a livello viscerale non riusciamo a richiamare la
sensazione della vera felicità. Questo avviene perché corpo e mente non stanno lavorando
all’unisono. La mente conscia vuole una cosa, il corpo un’altra.
Se ti sei impegnato a sentirti male per anni, quelle sensazioni hanno creato un modo d’essere
automatico. Potremmo dire che sei inconsciamente infelice, giusto? Il tuo corpo è stato condizionato a
essere negativo; sa come essere infelice meglio di quanto la tua mente conscia sappia essere felice.
Non devi nemmeno pensarci. Sai solo che è così che sei. Ma in che modo la mente conscia può
controllare questo atteggiamento nel complesso subconscio corpo-mente?
Alcuni sostengono che la risposta sia il “pensiero positivo”. Voglio chiarire che da solo il pensiero
positivo non funziona. Molti cosiddetti pensatori positivi si sono sentiti male per gran parte della
loro vita e adesso cercano di pensare positivo. Si trovano nella condizione estrema di cercare di
pensare in un certo modo per annullare come realmente si sentono dentro. Pensano consciamente in
un modo, ma sono l’opposto. Quando corpo e mente sono in conflitto, non può esserci
cambiamento.

SENSAZIONI MEMORIZZATE CI COSTRINGONO A RICREARE IL


PASSATO
Per definizione, le emozioni sono il prodotto finale di esperienze passate.
Quando vivi un’esperienza, il cervello riceve informazioni vitali dall’esterno attraverso i cinque
diversi percorsi sensoriali (la vista, l’olfatto, l’udito, il gusto e il tatto). Nel momento in cui i dati
sensoriali accumulati raggiungono il cervello e vengono processati, reti di neuroni si dispongono
secondo schemi specifici che riflettono l’evento esterno. Nell’istante in cui quei neuroni si mettono
l’uno in fila all’altro, il cervello rilascia delle sostanze chimiche che vengono chiamate “emozioni” o
“sensazioni”. (In questo libro, uso sensazioni ed emozioni in modo intercambiabile.)
Nel momento in cui quelle emozioni iniziano a inondare chimicamente il tuo corpo, distingui un
cambiamento nell’ordine interno (pensi e senti diversamente rispetto a prima). Naturalmente, quando
noti un cambiamento nello stato interiore, presti attenzione a chi o a cosa lo ha causato nell’ambiente
esterno. Quando riesci a individuarlo, quell’evento in sé per sé lo chiami ricordo. A livello
neurologico e chimico, codifichi quella informazione ambientale nel cervello e nel corpo. In questo
modo riesci a ricordarti meglio le esperienze vissute, perché richiami alla memoria le sensazioni che
hanno provocato dentro di te quando sono avvenute: sensazioni ed emozioni sono tracce chimiche
delle esperienze passate.
Facciamo un esempio. Il tuo capo viene da te per la valutazione del tuo operato; noti subito che è
paonazzo, persino irritato. Quando inizia a parlare ad alta voce, percepisci odore di aglio nel suo
alito. Ti accusa di indebolire la sua posizione davanti agli altri impiegati e aggiunge di averti scartato
per una promozione. In questo momento sei teso, ti tremano le ginocchia, hai la nausea e il tuo cuore
galoppa. Hai paura, ti senti tradito e arrabbiato. Tutte le informazioni sensoriali raccolte, tutto quello
che hai sentito, visto, odorato e udito, altera il tuo stato interiore. Associ l’esperienza esterna a un
cambiamento interiore, e questo ti segna emotivamente.
Torni a casa e rivivi più volte nella mente questa esperienza; ricordi lo sguardo accusatorio e
intimidatorio sul volto del tuo capo, pensi a come ti ha urlato contro, a quello che ha detto e anche al
suo odore. Ancora una volta, provi paura e rabbia; produci nel cervello e nel corpo le stesse sostanze
chimiche, come se la valutazione del tuo operato fosse ancora in corso. Dal momento che il tuo corpo
crede che sia così ogni volta che ci ripensi, lo stai condizionando a vivere nel passato.
Ragioniamoci ulteriormente. Pensa al tuo corpo come alla mente subconscia, o come a un servo
obiettivo che prende ordini dalla tua coscienza. Questo servo, il corpo, è talmente obiettivo che non
conosce la differenza tra le emozioni create dalle esperienze nel tuo mondo esteriore e quelle
prodotte dai soli pensieri del tuo Io interiore. Per il corpo essi sono la stessa cosa.
E se questo ciclo di pensieri e sensazioni continuasse per anni? Se tu insistessi a rimuginare
sull’episodio col tuo capo, o a rivivere quelle sensazioni familiari, giorno dopo giorno continueresti
a inviare al corpo sensazioni chimiche associate al passato. Questa continuità chimica inganna il
corpo e lo spinge a credere che stia ancora rivivendo l’esperienza del passato. In questa maniera il
corpo continua a vivere la stessa esperienza emotiva. Quando i tuoi pensieri e le tue sensazioni
memorizzate costringono il corpo a “restare” nel passato, potremmo dire che il corpo diventa la
memoria del passato.
Se queste emozioni memorizzate hanno guidato i tuoi pensieri per anni, allora il tuo corpo vive nel
passato ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette, cinquantadue settimane l’anno. Nel
tempo, il corpo si ancora al passato.
Sai bene che quando ricrei continuamente le stesse emozioni fino a non riuscire a pensare più in
grande di quanto senti, le sensazioni diventano il mezzo dei tuoi pensieri. E dal momento che le tue
sensazioni sono la traccia delle esperienze passate, pensi rivolto al passato. Secondo la legge
quantistica, ricrei sempre più quell’esperienza ormai trascorsa.
Morale della favola: la maggior parte di noi vive nel passato e oppone resistenza a vivere in un
nuovo futuro. Perché? Perché il corpo è talmente abituato a memorizzare le tracce chimiche delle
esperienze passate che sviluppa un attaccamento a esse. Diventiamo letteralmente dipendenti da
quelle sensazioni familiari. Così, quando vogliamo guardare il futuro, sognare nuovi scenari e audaci
paesaggi in una realtà non troppo remota, il corpo, la cui valuta sono le sensazioni, oppone resistenza
nei confronti dell’improvviso cambio di direzione.
Compiere questo voltafaccia è il grande obiettivo del cambiamento personale. Tantissime persone
lottano per creare un nuovo destino, ma non riescono a superare il ricordo passato di chi si erano
convinte di essere. Anche se desideriamo ardentemente avventure ignote e sogniamo possibilità
future, sembriamo costretti a rivivere il passato.
Sensazioni ed emozioni non sono negative di per se. Sono il prodotto finale delle esperienze. Ma se
riviviamo sempre le medesime, non possiamo accogliere nulla di nuovo. Hai conosciuto gente che
sembra sempre parlare “dei bei tempi andati”? Quello che stanno dicendo in realtà è: “Nella mia vita
non accade niente di nuovo che stimoli le mie sensazioni; così sono costretto a riaffermare me stesso
riesumando vecchi momenti di gloria del passato.” Se crediamo che i pensieri abbiano a che fare col
nostro destino, allora, in quanto creatori, molti di noi non fanno altro che muoversi in circolo.

CONTROLLARE LA DIMENSIONE INTERIORE: IL MITO DELLA


GENETICA
Finora, nel discutere in che modo il modello quantistico della realtà affronta il cambiamento, ho
passato la maggior parte del tempo parlando di emozioni, di cervello e di corpo. Abbiamo visto che
superare i pensieri e le sensazioni memorizzate dal corpo è un imperativo, se vogliamo cambiare
l’abitudine di essere noi stessi.
Un altro aspetto fondamentale che caratterizza l’interruzione di questa abitudine ha a che vedere con
la nostra salute fisica. Sicuramente, nella gerarchia di cose che la maggior parte di noi desidera
cambiare nella vita, le questioni di salute occupano uno dei primi posti. Quando si tratta di ciò che
vorremmo cambiare della nostra salute, ci imbattiamo in una serie di dogmi che dovremo esaminare e
fugare: il mito che i geni determinano la malattia e l’inganno del determinismo genetico.
Analizzeremo anche un’interpretazione scientifica, che magari ti suona come nuova, chiamata
epigenetica: il controllo dei geni dall’esterno della cellula o, più precisamente, lo studio dei
cambiamenti nella funzionalità genetica che avvengono senza che si verifichi un’alterazione nella
sequenza di DNA.10
Proprio come possiamo creare nuove esperienze da vivere, come ha fatto mia figlia, allo stesso modo
possiamo prendere controllo su una parte importantissima della nostra vita: ciò a cui comunemente
pensiamo come al nostro “destino genetico”. Andando avanti nella lettura, scoprirai che sapere
qualcosa sui tuoi geni è fondamentale per comprendere la ragione per cui devi cambiare dall’interno.
Un comune paradigma scientifico affermava che i geni sono responsabili della gran parte delle
malattie. Poi, circa vent’anni fa, la comunità scientifica ha ritrattato, riconoscendo (come se niente
fosse) di aver sbagliato. Si annunciò che è l’ambiente, attraverso l’attivazione o la disattivazione di
alcuni geni in particolare, la causa principale scatenante delle malattie. Oggi sappiamo che meno del
5 per cento delle patologie deriva da problemi legati a un singolo gene (come la malattia di Tay-
Sachs e quella di Huntington), mentre il 95 per cento dipende dallo stile di vita, dallo stress cronico
e da fattori intossicanti presenti nell’ambiente.11
Tuttavia, i fattori ambientali esterni sono solo una parte del quadro. Come si spiega il fatto che,
esposte due persone alle medesime condizioni ambientali tossiche, solo una si ammali mentre l’altra
no? Come si spiega che in un soggetto affetto dal disturbo di personalità multipla, una personalità
manifesti una grave forma di allergia a qualche sostanza, mentre un’altra personalità nello stesso
corpo si dimostri immune allo stesso antigene? Perché la maggior parte di chi lavora negli ospedali,
come medici e infermieri, essendo regolarmente esposta agli agenti patogeni, non è sempre malata?
Inoltre esistono tantissimi casi di studio che documentano come gemelli identici (che quindi
condividono lo stesso patrimonio genetico) abbiano goduto di salute e longevità molto diverse. Per
esempio, come si spiega il caso in cui ci sia una malattia ricorrente nella storia familiare, solo uno
dei due gemelli la contragga? Stessi geni, diversi sviluppi.12
In tutti questi casi, la persona che rimane sana potrebbe essere dotata di un ordine interiore talmente
coerente, equilibrato e vitale da non risentire degli influssi del mondo esterno. L’ambiente non riesce
a nuocere all’espressione dei suoi geni e quindi non può ordinare ai geni stessi di sviluppare la
malattia, neanche se il suo corpo viene esposto alle medesime condizioni ambientali tossiche?
È vero che l’ambiente esterno influenza la dimensione interiore. Tuttavia, cambiando lo stato
interiore possiamo superare gli effetti esercitati da un ambiente tossico o stressante in modo che certi
geni non vengano attivati? Potremmo non essere in grado di controllare tutte le condizioni esterne, ma
certamente abbiamo la possibilità di controllare il nostro ambiente interiore.

I GENI: RICORDI DI UN AMBIENTE PASSATO


Per spiegare in che modo possiamo controllare il nostro ambiente interiore, ho bisogno di parlare un
po’ della natura dei geni. I geni sono elementi basilari della vita e vengono espressi nel corpo quando
le cellule producono particolari proteine.
Possiamo dire che il corpo è una fabbrica che produce proteine. Le cellule dei tessuti muscolari
creano proteine chiamate actina e miosina, le cellule epiteliali generano le proteine della pelle
chiamate collagene ed elastina, e le cellule dello stomaco producono proteine che si chiamano enzi
mi. La maggior parte delle cellule del corpo creano proteine e lo fanno attraverso i geni. Esprimiamo
geni specifici attraverso cellule specifiche, le quali producono particolari proteine.
Il modo in cui la maggior parte degli organismi si adatta alle condizioni ambientali segue una
graduale trasformazione genetica. Per esempio, quando un organismo si trova di fronte a situazioni
ambientali difficili come temperature estreme, predatori pericolosi, caccia rapida, venti violenti,
forti correnti e così via, per sopravvivere si trova costretto a superare le avversità del proprio
mondo. Dal momento che gli organismi registrano queste esperienze, programmando il cervello con
le emozioni del corpo, nel corso del tempo cambieranno. Se i leoni cacciano prede che possono
superarli in velocità, e questo evento si ripete per generazioni, essi svilupperanno zampe più lunghe,
denti più affilati o cuori più grandi. Tutti questi cambiamenti sono il risultato della produzione di
proteine da parte dei geni che modificano il corpo affinché si adatti all’ambiente di riferimento.
Restiamo in ambito animale per vedere come funzioni tutto questo in termini di adattamento ed
evoluzione. Un ipotetico gruppo di mammiferi è migrato in un territorio dove la temperatura è molto
bassa, diciamo che va da meno ventisei gradi a più quattro. I geni di questi mammiferi, nel corso di
generazioni, vengono stimolati a produrre una nuova proteina che sviluppi una pelliccia più folta e
peli più lunghi (peli e pelliccia sono proteine).
Numerose specie di insetti hanno sviluppato la capacità di mimetizzarsi. Quelli che vivono sugli
alberi o tra le foglie, per sfuggire allo sguardo dei volatili, si sono adattati a somigliare a rami o
spine. Probabilmente il camaleonte è l’esemplare più famoso tra gli animali in grado di mimetizzarsi,
e deve la sua capacità di cambiare colore all’espressione genetica13 delle proteine. In questi
processi, i geni codificano le condizioni del mondo esterno. Questa è l’evoluzione, giusto?

L’EPIGENETICA SUGGERISCE L’IDEA CHE POSSIAMO ISTRUIRE


I GENI AFFINCHÉ RISCRIVANO IL NOSTRO FUTURO
I geni sono modificabili, come è modificabile il nostro cervello. Le ultime ricerche in questo campo
dimostrano che geni diversi vengono attivati in momenti diversi: essi sono in continua mutazione e
subiscono costanti influssi e condizionamenti. Ci sono geni dipendenti dall’esperienza che si attivano
quando c’è una crescita, una guarigione o un apprendimento; ci sono geni che dipendono dagli stati
comportamentali e sono influenzati da situazioni di stress, stimolazioni emotive o dai sogni.14
Una delle aree di ricerca più attive oggi è quella dell’epigenetica (che letteralmente significa “sulla
genetica”). L’epigenetica studia le modalità in cui l’ambiente controlla l’attività dei geni. Essa sfida
il modello genetico convenzionale; secondo quest’ultimo, infatti, il DNA controlla tutta la vita e tutte
le espressioni dei geni che avvengono all’interno della cellula. Questa prospettiva obsoleta ci
condannava a un futuro prevedibile, nel quale il nostro destino era in balia dell’eredità genetica, e la
vita cellulare era predeterminata, come un “fantasma nella macchina” [Ndt: Espressione coniata dal
filosofo Gilbert Ryle].
In effetti, le mutazioni epigenetiche nell’espressione del DNA possono essere trasmesse alle
generazioni future. Ma come può avvenire questo passaggio se il codice del DNA resta immutato?
Dal momento che un approfondimento scientifico dell’argomento esula dagli orizzonti del presente
libro, ci limiteremo a fare un’analogia. Paragoniamo una sequenza genetica a un progetto: immagina
di avere il progetto di una casa e di inserirlo nel tuo computer. Poi, usando un programma di
fotoritocco, ne modifichi l’aspetto, cambiando tutta una serie di caratteristiche. Non per questo il
progetto verrebbe snaturato. Per esempio, potresti intervenire sull’espressione di alcune variabili
come il colore, la dimensione, le proporzioni, le misure, i materiali e così via. Migliaia di persone
(che rappresentano le variabili ambientali) potrebbero creare immagini diverse, ma sarebbero
sempre l’espressione del medesimo progetto.
L’epigenetica ci dà il potere di pensare al cambiamento in modo più profondo. La nuova prospettiva
offerta dal paradigma epigenetico ci offre il libero arbitrio, o meglio la possibilità di attivare la
funzionalità dei geni e di modificare il nostro destino genetico. Per amore di semplicità, quando
parlerò di attivazione di un gene tramite una sua diversa espressione, dirò che questo gene viene
“acceso”. In realtà, i geni non si accendono né si spengono; vengono attivati da segnali chimici e si
esprimono in modi specifici producendo svariate proteine.
Già solo cambiando i nostri pensieri, le sensazioni, le reazioni emotive e i comportamenti (per
esempio, facendo scelte di vita più sane in relazione all’alimentazione e allo stress), inviamo nuovi
segnali alle cellule che creano nuove proteine, senza modificare il progetto genetico di partenza.
Così, sebbene il codice del DNA resti identico, una volta che una cellula viene attivata in un modo
nuovo tramite una nuova informazione, essa può creare migliaia di variazioni dello stesso gene.
Quindi possiamo istruire i geni affinché riscrivano il nostro futuro.

PERPETUARE STATI EMOTIVI OBSOLETI CI AVVIA VERSO UN


DESTINO GENETICO INDESIDERATO
Esattamente come alcune aree del cervello sono programmate e congenite, mentre altre sono più
flessibili (cioè in grado di essere modificate tramite l’apprendimento e l’esperienza), così anche i
geni condividono le stesse prerogative. Ci sono certe parti del nostro patrimonio genetico che si
lasciano accendere con maggior facilità, mentre altre sequenze sono più radicate e condizionate. Ciò
significa che è più difficile attivarle, perché sono presenti da più tempo nella nostra storia genetica.
Almeno questo è ciò che dice la scienza per ora.
In che modo teniamo accesi certi geni e spenti gli altri? Se restiamo nello stesso stato tossico di
rabbia, nello stesso nostalgico stato di depressione, nello stesso stato vigile d’ansia, o nello stesso
stato riduttivo di indegnità, questi segnali chimici ridondanti di cui abbiamo parlato continuano a
premere gli stessi bottoni genetici, che alla fine determinano lo sviluppo di determinate malattie.
Emozioni cariche di stress, come imparerai, tirano veramente il “grilletto genetico”,
deregolamentarizzano le cellule (con deregolamentazione s’intende l’indebolimento di un
meccanismo fisiologico atto alla regolamentazione) e creano la malattia.
Quando pensiamo e sentiamo allo stesso modo per la maggior parte della vita, e memorizziamo stati
emotivi familiari, l’assetto chimico interiore continua ad attivare gli stessi geni: questo significa che
continuiamo a creare le stesse proteine. Ma il corpo non riesce ad adattarsi a queste continue
richieste e inizia a collassare. Se lo facciamo per dieci, vent’anni, i geni iniziano a logorarsi e a
produrre proteine “più a buon mercato”. Cosa intendo dire? Prova a pensare a quello che succede
quando invecchiamo. La pelle si affloscia perché il collagene e l’elastina vengono prodotti con
proteine più scadenti. Cosa succede ai muscoli? Si atrofizzano. Be’ non c’è di che stupirsi: anche
l’actina e la miosina sono proteine.
Ecco un’analogia per capire meglio. Le parti metalliche della tua automobile vengono prodotte con
uno stampo. Ogni volta che viene usato, lo stampo subisce determinate forze, comprese quelle
esercitate dal calore e dalla frizione, che iniziano a consumarlo. Come puoi intuire, i componenti
delle automobili vengono costruiti con tolleranze molto basse (in altre parole le variazioni concesse
sono estremamente ridotte). Nel corso del tempo, quello stampo si logora al punto da produrre parti
che non si adattano più perfettamente alle altre. È un po’ quello che accade nel corpo. Come risultato
dello stress o dell’abitudine di essere sempre arrabbiati, spaventati, tristi e così via, il DNA (usato
dai peptidi per produrre le proteine) inizierà a funzionare malamente.
Quale pensi che sia l’impatto genetico se resti aggrappato a situazioni abituali e familiari, se inneschi
sempre le stesse reazioni emotive, se fai sempre le medesime cose e gli stessi pensieri? Vedendo
sempre le stesse persone e memorizzando la vita in base a uno schema prestabilito, finisci col
proiettarti verso un destino genetico che non vuoi; resti bloccato negli stessi schemi, uguali a quelli
delle generazioni che ti hanno preceduto. Se non fai altro che rivivere i ricordi emotivi che arrivano
dal passato, allora sappi che ti stai incamminando verso una fine prevedibile: il corpo inizierà a
sviluppare le stesse condizioni genetiche affrontate dalle generazioni precedenti.
Il corpo resterà uguale a se stesso fintanto che giorno dopo giorno ci sentiamo allo stesso modo. E se
la scienza ci dicesse che è l’ambiente a istruire i geni coinvolti nell’evoluzione, cosa succederebbe
se l’ambiente non cambiasse mai? Cosa succederebbe se avessimo memorizzato le medesime
condizioni nel mondo esteriore e stessimo sperimentando gli stessi pensieri, comportamenti e
sensazioni? E se la nostra vita restasse inalterata?
Hai appena appreso che l’ambiente esterno invia segnali chimici ai geni attraverso le emozioni
suscitate da un’esperienza. Quindi, se le esperienze della tua vita non cambiano, lo stesso varrà per i
segnali chimici inviati ai tuoi geni. Le tue cellule non sono raggiunte da nessuna nuova informazione
dall’esterno.
Il modello quantistico implica che possiamo istruire il corpo a livello emotivo, alterando una catena
di eventi genetici senza prima aver avuto nessuna particolare esperienza fisica collegata a quella
emozione. Non abbiamo bisogno di vincere una gara, la lotteria, né di ottenere una promozione per
sperimentare le emozioni legate a questi eventi. Ricordati infatti che possiamo creare un’emozione
semplicemente pensandola. Possiamo provare gioia o gratitudine, senza attendere che sia il mondo
esterno a farcele sentire, a un punto tale che il corpo finisce col credere che siano già un fatto
concreto. Ne consegue che possiamo istruire i geni affinché creino nuove proteine per cambiare il
corpo affinché sia in anticipo rispetto all’ambiente attuale.

STATI MENTALI SUPERIORI POSSONO DETERMINARE UNA


ESPRESSIONE DEI GENI PIÙ SANA?
Ecco un esempio di come, quando iniziamo ad accogliere emotivamente un evento futuro ancora in
potenza, possiamo inviare segnali a nuovi geni in modi nuovi.
In Giappone è stato condotto uno studio per scoprire quale effetto potrebbe esercitare lo stato
mentale del soggetto sulla malattia. I soggetti analizzati facevano parte di due gruppi di pazienti con
due tipologie di diabete; tutti quanti, comunque, avevano sviluppato dipendenza da insulina. Tieni
presente che la maggior parte dei diabetici viene curata con l’insulina per rimuovere lo zucchero
(glucosio) dal sangue e depositarlo nelle cellule, dove può essere sfruttato nella produzione di
energia. Ai tempi di questo studio, le persone coinvolte assumevano compresse o iniezioni di
insulina per tenere sotto controllo gli elevati livelli di zucchero nel sangue.15
A ciascun gruppo fu misurato il livello di zucchero nel sangue a digiuno per stabilire un valore di
base. Poi, per un’ora, un gruppo vide uno spettacolo comico mentre quello di controllo assistette a
una noiosa conferenza. Successivamente tutti i soggetti mangiarono un pranzo delizioso, dopo il quale
furono nuovamente rilevati i livelli di glucosio nel sangue.
Fu registrata una sensibile discrepanza tra i soggetti che godettero dello spettacolo comico e quelli
che invece parteciparono alla monotona conferenza. In media, questi ultimi ebbero un innalzamento
dei livelli di glucosio nel sangue fino a 123 mg/dl, quanto bastava per aver bisogno di assumere una
dose di insulina e tenersi alla larga dalla zona di pericolo. Nel gruppo allegro, che aveva riso per
un’ora, i valori di zucchero nel sangue dopo la cena luculliana si alzarono della metà (appena fuori il
livello normale).
Inizialmente, i ricercatori pensarono che i soggetti allegri avessero abbassato i livelli di glucosio
perché, ridendo, avevano contratto gli addominali e il diaframma. Spiegarono che, quando un
muscolo si contrae, usa energia e l’energia in circolo nel sangue è proprio il glucosio.
Ma la ricerca andò oltre. Esaminarono la sequenza genetica degli individui allegri e scoprirono che
questi diabetici avevano alterato ventitré espressioni genetiche diverse semplicemente ridendo
durante lo spettacolo comico a cui avevano assistito. Il loro stato mentale elevato apparentemente
aveva attivato il cervello affinché inviasse nuovi segnali alle cellule, che a loro volta avevano dato il
via ad alcune variazioni genetiche, permettendo spontaneamente al corpo di iniziare a regolare i geni
responsabili dell’elaborazione dello zucchero nel sangue.
Questo studio ha dimostrato chiaramente che le emozioni sono in grado di accendere alcune sequenze
genetiche e di spegnerne altre. Già solo istruendo il corpo tramite l’invio di una nuova emozione, i
soggetti che avevano riso alterarono il loro stato chimico interno andando anche a modificare
l’espressione dei geni.
Talvolta un cambiamento nell’espressione genetica può essere repentino e radicale. Non hai mai
sentito parlare di persone a cui sono venuti i capelli bianchi nel giro di una notte, a causa di un forte
stress? È un esempio dell’azione dei geni. Evidentemente, questi soggetti hanno provato una reazione
emotiva talmente forte che la chimica alterata del corpo ha acceso il gene per l’espressione dei
capelli bianchi spegnendo del tutto, e nel giro di poche ore, l’espressione del colore normale. Hanno
inviato segnali a nuovi geni in modi nuovi alterando emotivamente, e quindi chimicamente, il loro
ambiente interno.
Come ho spiegato nel precedente capitolo, quando “sperimenti” un evento tante volte vivendo
mentalmente ogni suo aspetto, provi le stesse cose che sentiresti se lo vivessi davvero. Poi, se cambi
il circuito nel cervello pensando in modo nuovo e accogli le emozioni di un evento prima ancora
della sua manifestazione fisica, è possibile che tu riesca a modificare geneticamente il tuo corpo.
Sei in grado di cogliere una potenzialità nel campo quantistico (ogni potenzialità già esiste,
comunque) e accogliere emotivamente un evento futuro prima che si verifichi nella realtà? Riesci a
farlo così tante volte da condizionare emotivamente il corpo a una nuova mente, inviando così segnali
a nuovi geni in modi nuovi? Se sì, è altamente probabile che inizierai a plasmare e formare il tuo
corpo e il tuo cervello secondo una nuova espressione… di modo che cambino fisicamente prima che
la realtà potenziale auspicata si manifesti.

CAMBIARE IL CORPO: PERCHÉ MUOVERE UN DITO?


Potremmo dunque credere di riuscire a cambiare il cervello con il pensiero, ma quali effetti, se mai
ce ne sono, avrà tutto questo sul corpo? Possiamo trarre grandi benefici dal semplice processo di
vivere mentalmente un’attività, senza muovere un dito. Ecco un esempio di come questo
letteralmente accada.
Come descritto in un articolo pubblicato sul Journal of Neurophysiology16 [Giornale di
neurofisiologia] del 1992, alcuni soggetti furono suddivisi in tre gruppi:

al primo gruppo fu chiesto di esercitarsi contraendo e rilassando un dito della mano sinistra per
cinque sessioni la settimana da un’ora, per quattro settimane;
il secondo gruppo svolse mentalmente lo stesso esercizio, con la stessa tabella di marcia, senza
attivare fisicamente nessun muscolo del dito;
i soggetti del terzo gruppo di controllo non fecero esercizio né fisicamente né mentalmente.

Alla fine dello studio, gli scienziati confrontarono i risultati. Il primo gruppo di partecipanti fu
sottoposto al test della forza con il dito con cui avevano svolto gli esercizi e gli esiti furono
confrontati con quelli del gruppo di controllo. Una stupidaggine, giusto? Il gruppo che aveva eseguito
veramente gli esercizi dimostrò di avere sviluppato nel dito una forza maggiore del 30 per cento
rispetto al gruppo di controllo. Sappiamo tutti che se mettiamo ripetutamente un peso su un muscolo,
ne aumenteremo la forza. Ciò che forse non ci aspetteremmo è che il gruppo che ha svolto gli esercizi
mentalmente ha manifestato un aumento della forza muscolare del dito del 22 per cento! La mente,
allora, produce un effetto fisico quantificabile sul corpo. In altri termini, il corpo è cambiato senza
fare nessuna esperienza fisica reale.
Proprio come i ricercatori hanno lavorato su soggetti che eseguivano l’esercizio con le dita
mentalmente e su altri che immaginavano di suonare le scale musicali del pianoforte, gli esperimenti
hanno messo a confronto esperienza pratica e prova mentale in individui che praticavano il
bodybuilding. I risultati furono i medesimi. Sia che i partecipanti eseguissero fisicamente gli esercizi
ai manubri sia che li facessero mentalmente, registrarono tutti un potenziamento della forza muscolare
nei bicipiti. Tuttavia, gli esercizi mentali dimostrarono cambiamenti psicologici senza che si fosse
mai verificata l’esperienza fisica.17
Se il corpo cambia fisicamente/biologicamente come se avesse vissuto una certa esperienza facendo
solo uno sforzo mentale, allora da una prospettiva quantistica, ciò dimostra che l’evento è già
affiorato nella realtà. Se il cervello migliora il suo hardware come se l’esperienza fosse accaduta
fisicamente, e il corpo cambia geneticamente o biologicamente (e ci sono le prove che ciò sia
successo), ed entrambi sono diversi senza che si sia “fatto” nulla sul piano tridimensionale, allora
l’evento è avvenuto sia nel mondo quantistico della coscienza sia nel mondo fisico della realtà.
Se metti mentalmente in scena una realtà futura fino a modificare fisicamente il tuo cervello come se
quell’esperienza fosse accaduta davvero, e se hai accolto emotivamente una nuova intenzione così
tante volte che il tuo corpo è cambiato manifestando lo stato che assumerebbe se ciò fosse realmente
accaduto, aspetta… perché è proprio quello l’istante in cui l’evento ti viene incontro! E arriverà nel
modo in cui meno te lo aspetti, senza lasciare adito al dubbio che derivi dalla tua connessione con
una coscienza maggiore: così sarai ispirato a farlo ancora e ancora.
CAPITOLO 4

SUPERARE IL TEMPO

È stato scritto tantissimo sull’importanza di restare nel presente. Ci sono statistiche che indicano
chiaramente quanto la gente faccia fatica a restare ancorata al presente, in qualsiasi momento della
vita, dalla guida distratta al divorzio. Lascia che aggiunga il mio contributo, esprimendo questo
concetto in termini quantistici. Nel presente, tutte le possibilità esistono simultaneamente nel campo.
Quando siamo nel presente, quando siamo “nell’istante”, possiamo andare oltre lo spazio e il tempo e
trasformare in realtà una qualsiasi di quelle possibilità. Se siamo impantanati nel passato, però,
queste potenzialità non esistono.
Nei capitoli precedenti hai imparato che quando noi esseri umani cerchiamo di cambiare, reagiamo
come se avessimo una dipendenza, perché effettivamente dipendiamo dai nostri modi d’essere
chimici più familiari. Sai bene che quando hai una dipendenza è come se il tuo corpo avesse una
mente tutta sua. Nel momento in cui gli eventi del passato innescano le stesse reazioni chimiche
dell’incidente originario, il corpo pensa di rivivere nuovamente lo stesso evento. Una volta che il
corpo viene condizionato a essere la mente subconscia, prende il sopravvento sulla mente: esso, in un
certo senso, diventa la mente quindi, è come se riuscisse a pensare.
Ho appena spiegato in che modo il corpo si sostituisca alla mente nel ciclo di pensieri e sensazioni,
sensazioni e pensieri. Ma ciò avviene anche secondo un’altra modalità che si basa sui ricordi del
passato.
Ecco come funziona: vivi un’esperienza che comporta un carico emotivo; poi fai un pensiero su
quell’evento specifico del passato. Il pensiero si tramuta in ricordo, il quale successivamente
riproduce in modo riflesso l’emozione dell’esperienza. Se continui a rievocare quell’esperienza,
ricordi, pensieri, ed emozioni si fonderanno gli uni negli altri e tu “memorizzerai” l’emozione. Per
questo motivo vivere nel passato non è tanto un procedimento conscio, quanto subconscio.

MEMORIZZAZIONE DELLE EMOZIONI


Figura 4A. Il pensiero produce un ricordo, il quale a sua volta ingenera un’emozione. Se questo processo si ripete per un certo numero di volte, possiamo definire il pensiero come il ricordo che diventa emozione. In questa maniera
l’emozione è ormai memorizzata.

Il subconscio gestisce la maggior parte dei processi fisici e mentali che avvengono al di sotto della
coscienza vigile. Molte delle sue attività consistono nel mantenere il corpo in funzione. Gli scienziati
chiamano questo apparato di regolarizzazione sistema nervoso automatico. Non dobbiamo pensare
consciamente per respirare, per far battere il cuore, per alzare o abbassare la temperatura del corpo
o per svolgere uno qualsiasi dei milioni di processi che coadiuvano al mantenimento del corpo sano
e in funzione.
Detto questo, credo che tu possa intuire il pericolo insito nell’affidare ai ricordi e all’ambiente e a
questo sistema automatico il controllo delle nostre reazioni emotive quotidiane. L’insieme delle
risposte subconscie di routine è stato variamente paragonato a un pilota automatico e ai programmi in
esecuzione automatica nel computer. Queste similitudini vogliono farti capire che è l’esistenza di
qualcosa sotto la superficie della nostra consapevolezza, che controlla il nostro comportamento.
Ecco un esempio per chiarire il concetto. Immagina che in gioventù, ritornando a casa, tu abbia
trovato sul pavimento il cadavere del tuo cane a cui eri affezionato. Ogni impressione sensoriale di
quell’esperienza ti è rimasta, come si dice, incisa nel cervello. Ti ha segnato.
Esperienze traumatiche come questa, ti fanno capire come le emozioni correlate possano trasformarsi
in reazioni memorizzate inconsce a sollecitazioni ambientali, che ti ricordano che hai perso qualcosa
a cui tenevi. Adesso sai che quando ripensi a quel fatto, ricrei le stesse emozioni nel cervello e nel
corpo, come se l’evento si stesse verificando nuovamente. Per attivare quel programma basta un
pensiero casuale, una reazione a un evento nel mondo esterno, e tu inizi a sentire di nuovo l’emozione
legata al tuo passato dolore. La miccia potrebbe consistere nel vedere un cane che assomiglia al tuo,
oppure trovarti in un luogo dove lo portavi da cucciolo. Qualsiasi sia lo stimolo sensoriale, esso
innescherà un’emozione. Questi grilletti emotivi possono essere evidenti o sottili, ma ti condizionano
tutti a livello subconscio. Così, prima che tu possa elaborare l’accaduto, ti ritrovi di nuovo in quello
stato emotivo/chimico di dolore, rabbia e tristezza.
Quando ciò accade, è il corpo che governa sulla mente. Puoi usare la mente conscia per cercare di
tirarti fuori da quello stato emotivo, ma sentirai comunque di non averne il controllo.
Pensa a Pavlov e ai suoi cani. Nel decennio tra il 1890 e il 1900 lo scienziato russo fece un
esperimento di questo tipo: teneva alcuni cani legati a un tavolo per un certo periodo di tempo, poi
suonava una campanella e dava loro un pasto abbondante. Dopo aver ripetutamente sottoposto i cani
allo stesso stimolo, si limitava a suonare la campanella e i cani, come reazione automatica,
salivavano in anticipo sul pasto vero e proprio.
Questa si chiama risposta condizionata e si innesca in modo automatico. Come mai? Perché il corpo
inizia a reagire in modo automatico (pensa al sistema nervoso automatico). La cascata di reazioni
chimiche che prendono il via nel giro di pochi istanti cambia il corpo a livello fisiologico; e tutto ciò
avviene in modo pressoché inconscio, con un minimo sforzo consapevole, o addirittura senza.
Questa è una delle ragioni per cui è così difficile cambiare. La mente conscia potrebbe anche trovarsi
nel presente, ma il corpo-mente subconscio sta vivendo nel passato. Se iniziamo ad aspettarci che
avvenga un fatto prevedibile futuro in relazione a un ricordo del passato, siamo esattamente come i
cani di Pavlov. Un’esperienza relativa a una persona o cosa in particolare in un preciso momento e
luogo del passato determina automaticamente (o autonomicamente) la nostra reazione sul piano
fisiologico.
Una volta che abbiamo interrotto le dipendenze emotive radicate nel passato, non ci sarà più nessuno
stimolo che ci riporti ai programmi automatici del nostro vecchio sé.
Inizia ad avere senso il fatto che sebbene “pensiamo” o “crediamo” di vivere nel presente, in verità
ci sono buone probabilità che il corpo sia ancora nel passato.

DALLE EMOZIONI AGLI UMORI AI TEMPERAMENTI AI TRATTI


DELLA PERSONALITÀ: CONDIZIONARE IL CORPO A VIVERE
NEL PASSATO
Purtroppo, per la maggior parte di noi, dal momento che il cervello lavora sempre con ripetizioni e
associazioni, non serve un grande trauma per spingere il corpo a sostituire la mente.18 Anche stimoli
minori possono innescare reazioni emotive che sembrano essere fuori dal nostro controllo.
Facciamo un esempio. Stai guidando verso il lavoro e ti fermi al solito bar che però ha finito il tuo
caffè preferito, quello alla nocciola. Deluso, borbotti tra te e te “com’è possibile che una catena di
bar grande come questa abbia scorte così esigue di un prodotto molto richiesto”. Al lavoro, scopri
che un’altra macchina occupa il tuo parcheggio preferito e ne sei indispettito. Salendo in ufficio,
nell’ascensore deserto, provi una certa esasperazione nello scoprire che qualcuno prima di te ha
schiacciato tutti i pulsanti.
Quando entri finalmente in ufficio, qualcuno commenta: “Cos’è successo? Sembri giù di corda.”
Racconti la tua storia e le persone solidarizzano con te. Poi concludi: “Sono di cattivo umore. Mi
passerà.”
Il fatto è che le cose non stanno così.
L’umore è un modo d’essere chimico, di solito di breve durata, espressione di una reazione emotiva
prolungata. Qualcosa nel tuo ambiente (in questo caso la mancata soddisfazione delle tue esigenze da
parte del barista, seguita da altri fastidi minori) ha innescato una risposta emotiva. Le sostanze
chimiche di quella emozione non vengono consumate subito, quindi il loro effetto permane per un po’.
Lo chiamo periodo di rifrazione ed è il tempo che intercorre tra il loro rilascio iniziale e la
diminuzione dell’effetto che esercitano.19 Ovviamente, quanto più lungo è il periodo di rifrazione,
tanto più a lungo proverai quelle sensazioni. Quando il periodo di rifrazione di una reazione emotiva
dura da ore a giorni, prende il nome di umore.
Cosa succede quando quell’umore recentemente innescato perdura? Da quel giorno ti senti giù di
corda e ora ti ritrovi a guardarti attorno durante una riunione del personale, e tutto quello a cui riesci
a pensare è che la cravatta di quel collega è orribile e che il tono nasale del capo è peggio del
rumore di unghie che grattano sulla lavagna.
A questo punto non si tratta più soltanto di umore. Ora rifletti un temperamento, vale a dire una
tendenza all’espressione abituale di un’emozione tramite certi comportamenti. Il temperamento è una
reazione emotiva con un periodo di rifrazione di settimane o mesi.
Alla fine, se lasci che il periodo di rifrazione di un’emozione si protragga per lungo tempo, questa
tendenza diventa un tratto della personalità. A quel punto gli altri ti descriveranno come “acido” o
“rancoroso”, come “rabbioso” o “critico”.
I tratti della nostra personalità, quindi, spesso si basano sulle emozioni passate e perciò, il più delle
volte, la nostra personalità (il modo in cui pensiamo, agiamo e sentiamo) rimane ancorata al passato.
Così, per cambiare la personalità, dobbiamo cambiare le emozioni che memorizziamo. Dobbiamo
uscire dal passato.

CREARE MODI D’ESSERE DIVERSI

Figura 4B. Progressione di diversi periodi di rifrazione.


Ogni esperienza innesca una reazione emotiva che può trasformarsi in umore, poi in temperamento e infine in tratto della personalità. Noi, in quanto personalità, memorizziamo le nostre reazioni emotive e viviamo nel passato.

NON POSSIAMO CAMBIARE SE VIVIAMO IN UN FUTURO


PREVEDIBILE
C’è ancora un altro modo in cui restiamo bloccati e ci impediamo di cambiare. Infatti, possiamo
anche addestrare il corpo affinché diventi la mente per vivere in un futuro prevedibile, basato sui
ricordi di un passato noto: così ci perdiamo ancora una volta il prezioso “qui e ora”.
Come sai, possiamo condizionare il corpo a vivere nel futuro. Naturalmente, quello può essere un
mezzo per cambiare in meglio la nostra vita; quando facciamo la scelta consapevole di concentrarci
su una nuova esperienza desiderata, come ha fatto mia figlia quando si è trovata il suo lavoro estivo
in Italia. Come dimostra la sua storia, se ci focalizziamo su un evento futuro intenzionale e poi
pianifichiamo come prepararci a esso e come viverlo, ci sarà un momento in cui saremo così
determinati e focalizzati su quel possibile futuro che i pensieri che facciamo inizieranno a
trasformarsi in esperienza reale. Una volta che il pensiero diventa esperienza, il suo prodotto finale è
un’emozione. Quando iniziamo a vivere l’emozione dell’evento prima ancora che accada, il corpo
(come la mente inconscia) inizia a reagire come se l’evento fosse in svolgimento.
D’altro canto, cosa succede se iniziamo ad anticipare un’esperienza futura indesiderata, o persino a
farci ossessionare da uno scenario apocalittico basato su un ricordo del passato? Stiamo sempre
programmando il corpo a vivere un evento futuro prima ancora che si verifichi. Adesso il corpo non
è più nel presente o nel passato; sta vivendo nel futuro: tuttavia si tratta di un futuro basato su
costruzioni del passato.
Quando ciò accade, il corpo non riconosce la differenza tra evento reale che diventa realtà e
immaginazione. Dal momento che spingiamo affinché salti fuori da ovunque potrebbe provenire, il
corpo inizia a prepararsi. E in un modo molto realistico, il corpo è nel bel mezzo dell’evento.
Ecco qui un esempio di come si vive nel futuro restando ancorati al passato. Immagina che ti venga
chiesto di tenere una conferenza davanti a trecentocinquanta persone, ma hai paura di stare sul
palcoscenico a causa dei ricordi di disastrosi discorsi in pubblico che provengono da un lontano
passato. Ogni volta che pensi all’imminente discorso, ti visualizzi sul palco mentre balbetti e perdi il
filo dei pensieri. Il corpo inizia a reagire come se quell’evento futuro fosse in svolgimento ora; le
spalle si irrigidiscono, il cuore galoppa e sudi copiosamente. Anticipando quel giorno tanto temuto
con l’immaginazione, spingi il tuo corpo a vivere già in quella realtà carica di tensione.
Bloccato e ossessionato dalla possibilità di fallire ancora, sei così concentrato sulla realtà che ti
aspetti, che non riesci a focalizzarti su nient’altro. Corpo e mente sono polarizzati e si spostano
continuamente dal passato al futuro e di nuovo indietro. Di conseguenza neghi a te stesso la novità di
un meraviglioso risultato futuro.
Per fare un esempio più generalizzato di futuro prevedibile, diciamo che, per anni, ogni nuovo
giorno ti svegli solo per scivolare automaticamente nella vecchia serie automatica di azioni
inconsce. Il corpo è talmente abituato ad anticipare l'esecuzione di atteggiamenti quotidiani che
passa quasi meccanicamente da un compito all'altro. Bisogna dare da mangiare al cane, lavarsi i
denti, vestirsi, fare il tè, portare fuori la spazzatura, ritirare la posta...… insomma hai capito.
Malgrado tu possa svegliarti con l’idea di fare qualcosa di diverso, non si sa come ti ritrovi a
compiere sempre le stesse vecchie azioni come se fossi un semplice spettatore.
Dopo aver memorizzato queste tipologie di azioni per dieci anni o forse più, il corpo è addestrato ad
“aspettarsi” continuamente di fare le stesse cose. Infatti, esso è stato inconsciamente programmato a
vivere nel futuro (e questo, ad esempio, ti permette di dormire al volante,… si potrebbe persino dire
che non sei nemmeno più tu a guidare la macchina). Ora, il tuo corpo non può vivere nel presente. È
stato preparato a controllarti gestendo numerosi programmi inconsci mentre resti seduto sul sedile
posteriore e gli permetti di andare verso un destino noto e monotono.
Per superare le abitudini divenute quasi automatiche, con l’obiettivo di non anticipare più il futuro, è
necessaria la capacità di vivere più in grande rispetto alla dimensione temporale. (Ne parleremo
ancora in seguito.)

VIVERE NEL PASSATO, CHE È IL TUO FUTURO


Ecco qui un altro esempio che dimostra come emozioni consuete creino un futuro a loro
corrispondente. Sei invitato a una grigliata di Ferragosto. Dovrebbero prendervi parte tutti quelli del
tuo ufficio. L’ospite non ti piace neanche un po’. Vuole sempre fare il numero uno e non fa nessuno
sforzo per non darlo a vedere, specialmente a te.
Tutte le volte che ha organizzato un evento prima d’ora, hai finito col passare ore d’infelicità a causa
di questo tizio che pizzicava ogni tuo nervo scoperto. Adesso, mentre guidi verso il ritrovo, non pensi
ad altro che all’ultima festa, quando ha interrotto tutti mentre mangiavano per presentare la moglie al
volante di una nuova BMW. Sei certo, come hai ripetuto alla tua compagna nel corso della settimana
precedente la grigliata, che questo sarà un giorno terribile. E così è, infatti.
Non ti fermi allo stop e prendi una multa. Un collega rovescia la birra sulla tua camicia e sui
pantaloni. L’hamburger che hai chiesto a media cottura ti viene consegnato praticamente crudo.
Ma come potevi aspettarti che le cose andassero diversamente se avevi permesso a
quell’atteggiamento (al tuo modo d’essere) di prevalere? Ti sei svegliato sapendo in anticipo che
questa giornata si sarebbe trasformata in un film dell’orrore ed è stato proprio così. Ti sei
ossessionato per un futuro indesiderato (anticipando quello che sarebbe successo) e hai vissuto nel
passato: hai paragonato gli stimoli attuali a quelli che avevi ricevuto in passato, creando così sempre
più sensazioni sgradevoli.
Se inizi a tenere una traccia dei tuoi pensieri e a scriverli, scoprirai che il più delle volte o stai
guardando avanti oppure indietro.

VIVI IL NUOVO FUTURO DESIDERATO NEL PREZIOSO


PRESENTE
Allora ecco qui un’altra grande domanda: se sapessi che stando nel presente e recidendo o limitando
i collegamenti col passato potresti avere accesso ai tutti i risultati possibili nel campo quantistico,
perché sceglieresti di vivere nel passato e di continuare a creare per te lo stesso futuro? Perché non
faresti ciò che è già in tuo potere: alterare mentalmente l’impostazione fisica del cervello e del corpo
in modo da poter cambiare tu stesso prima ancora di qualsiasi vera e propria esperienza desiderata?
Perché non opteresti per vivere nel futuro che scegli ora, in anticipo?
Invece di ossessionarti col pensiero di un evento stressante o traumatico che temi si verifichi nel
futuro e che si basa sulle esperienze del passato, lasciati ossessionare da una nuova esperienza
desiderata che non hai ancora accolto emotivamente. Permetti a te stesso di vivere ora in quel
potenziale nuovo futuro, al punto che il tuo corpo inizi ad accettare o a credere di vivere nel presente
le emozioni elevate di quel nuovo risultato futuro. (Stai per imparare come farlo.)
Ricordi quando ho detto che mia figlia aveva bisogno di vivere la sua vita presente come se avesse
già provato le esperienze di quella meravigliosa estate in Italia? Così facendo, ha trasmesso al
campo quantistico il messaggio che l’evento era già avvenuto fisicamente.
Le personalità più importanti del mondo lo hanno dimostrato, migliaia di cosiddette “persone
normali” lo hanno fatto e anche tu ne hai le capacità. Disponi di tutti i congegni neurologici necessari
per trascendere il tempo, per trasformare tutto questo in un’abilità. Quelli che qualcuno potrebbe
definire dei miracoli, io li descrivo come casi di individui impegnati a cambiare il loro modo
d’essere, così che corpo e mente non siano più un mero archivio del passato ma partner attivi che
intraprendono i passi necessari per una vita nuova e migliore.

TRASCENDERE LA GRANDE TRIADE: ESPERIENZE CULMINE E


STATI NORMALI DI COSCIENZA ALTERATI
A questo punto, avrai capito che l’ostacolo principale per cambiare l’abitudine di essere te stesso è
il pensare e sentire in base al tuo ambiente, al corpo e alla dimensione temporale. Naturalmente,
quindi, imparare a pensare e a sentire (essere) più in grande della Grande Triade è il tuo primo
obiettivo mentre ti prepari al processo di meditazione che imparerai nel libro.
Scommetto che a un certo punto della tua vita (e magari anche di frequente), sei stato capace di
pensare più in grande del tuo ambiente, del corpo e della dimensione temporale. Alcuni chiamano
“essere nella corrente” i momenti nei quali viene trascesa la Grande Triade. Esistono tantissimi modi
per descrivere cosa accade quando ciò che ci circonda, il corpo e il senso dello scorrere del tempo
svaniscono e diventiamo “insensibili” al mondo. Parlando davanti a gruppi di persone in tutto il
mondo, chiedo spesso al pubblico di descrivere i momenti creativi nei quali erano talmente presi da
quello che stavano facendo, o erano così rilassati e a loro agio, da avere l’impressione di entrare in
uno stato di coscienza alterato.
Queste esperienze di solito ricadono entro due categorie. La prima comprende le cosiddette
esperienze culmine, momenti trascendenti nei quali raggiungiamo un modo d’essere che associamo ai
monaci e ai mistici. Se paragonati a questi eventi spirituali elevati, gli altri potrebbero sembrare
molto più terreni, normali e banali, ma ciò non significa che siano meno importanti.
Durante la scrittura del libro, questi momenti normali mi sono accaduti molte volte (sebbene non
tanto spesso quanto avrei voluto). Quando mi siedo a scrivere, spesso ho in mente molte altre cose: il
mio intenso programma di viaggio, i pazienti, i miei figli, il mio staff, la fame, il sonno, la felicità.
Nei giorni buoni, quando le parole sembrano scorrere liberamente fuori da me, è come se le mani e la
tastiera fossero un’estensione della mia mente. Non sono consciamente consapevole delle dita che si
muovono o della schiena che appoggia contro la sedia. Gli alberi che ondeggiano nel vento fuori
dall’ufficio svaniscono, quella leggera contrattura al collo non pretende più la mia attenzione e sono
completamente focalizzato e assorbito dalle parole che compaiono sullo schermo. A un certo punto,
mi rendo conto che è già passata un’ora o più in quello che mi è sembrato un solo istante.
Probabilmente è successo anche a te, magari mentre guidavi, guardavi un film, ti godevi una cena in
buona compagnia, leggevi, facevi la maglia, suonavi il pianoforte o semplicemente sedevi immerso
nella natura.
Non so tu, ma spesso io mi sento sorprendentemente rigenerato dopo aver vissuto questi momenti, nei
quali l’ambiente, il corpo e il tempo sembrano svanire. Non capitano sempre quando scrivo, ma dopo
aver ultimato il mio secondo libro, ho notato che stanno accadendo con maggior frequenza. Con la
pratica, sono riuscito ad assumerne il controllo. Così, trovarmi nella corrente non avviene più tanto
per caso o per fortuna come all’inizio.
Superare la Grande Triade per favorire il verificarsi di momenti simili è fondamentale per “perdere
la testa” e creare una mente nuova.
CAPITOLO 5

SOPRAVVIVENZA VERSUS CREAZIONE

Nel precedente capitolo ho fatto di proposito l’esempio della scrittura per spiegare il mio punto di
vista su come trascendere la Grande Triade. Infatti, quando scrivi (sia sulla pagina che in un file
digitale), crei le parole. La stessa creatività è all’opera quando dipingi, suoni uno strumento, lavori
un pezzo di legno al tornio o svolgi un’attività qualsiasi che ha l’effetto di rompere i legami che la
Grande Triade ha con te.
Perché è tanto difficile vivere in questi momenti creativi? Se ci focalizziamo su un passato
indesiderato o su un futuro temuto, significa che viviamo per lo più in uno stato di tensione, attivando
la modalità di sopravvivenza. Sia che ci facciamo ossessionare dalla salute (la sopravvivenza del
corpo), dal pagamento del mutuo (il bisogno fondamentale di un riparo che ci protegga dall’ambiente
esterno) o dalla mancanza di tempo per fare il necessario per sopravvivere, la maggior parte di noi
ha più familiarità con lo stato di dipendenza mentale che chiamiamo “sopravvivenza” che con quello
in cui siamo i creatori.
Nel mio primo libro, ho descritto approfonditamente la differenza tra vivere nella modalità di
creazione e in quella di sopravvivenza. Nelle pagine seguenti, invece, delineerò solo brevemente la
differenza tra le due.
Pensa a una vita in modalità di sopravvivenza: immagina un animale, un daino, che pascola beato
nella foresta. Supponiamo che sia in omeostasi, vale a dire in perfetto equilibrio. Ma se il daino
dovesse percepire un pericolo nel mondo esterno, magari un predatore, attiverebbe il suo sistema
nervoso di fuga o attacco. Il sistema nervoso simpatico fa parte del sistema nervoso autonomo, che
mantiene attive le funzioni automatiche del corpo, come la digestione, la regolazione della
temperatura, i livelli di zucchero nel sangue e simili. Per preparare l’animale ad affrontare
l’emergenza che ha individuato, il corpo cambia chimicamente: il sistema nervoso simpatico attiva
automaticamente le ghiandole surrenali affinché mobilitino un’enorme quantità di energia. Se il daino
viene inseguito da un branco di coyote, utilizza quell’energia per scappare. Se è abbastanza agile da
fuggire illeso, allora forse dopo quindici, venti minuti dallo scampato pericolo, l’animale riprenderà
a pascolare, e il suo equilibrio interiore sarà ristabilito.
Anche noi esseri umani abbiamo lo stesso sistema. Quando percepiamo un pericolo, il sistema
nervoso simpatico si attiva, mobilita l’energia e tutto il resto, proprio come accade nel daino. Agli
albori della storia umana, questa risposta meravigliosamente adattiva ci ha aiutati ad affrontare le
minacce dei predatori e molti altri rischi che mettevano in pericolo la nostra sopravvivenza. Tali
qualità umane ci sono servite per la nostra evoluzione come specie.

IL PENSIERO PUÒ INNESCARE LA REAZIONE UMANA DI


STRESS E MANTENERLA ATTIVA
Purtroppo ci sono molte differenze tra l’Homo sapiens e gli altri abitanti del Pianeta appartenenti al
regno animale, differenze che spesso non ci sono affatto utili. Ogni volta che facciamo perdere al
corpo il suo equilibrio chimico creiamo uno stato di “stress”. La risposta di stress è la reazione
spontanea del corpo quando perde il proprio equilibrio, anzi è ciò che fa per recuperarlo. Sia che
vediamo un leone nel Serengeti, che c’imbattiamo nel nostro ex non particolarmente amichevole al
supermercato, o che diamo di matto in coda sull’autostrada perché siamo in ritardo a una riunione,
accendiamo la risposta di stress in reazione all’ambiente esterno.
A differenza degli animali, siamo in grado di attivare la reazione attacco o fuga con il solo pensiero.
Quel pensiero non deve vertere su qualcosa che fa parte del nostro presente. Possiamo accendere
quella reazione come anticipazione a un qualche evento futuro. Ancora peggio, possiamo innescare la
risposta di stress rivivendo un ricordo infelice, cucito nel tessuto della nostra materia grigia.
Quindi, a seconda che anticipiamo esperienze che generano risposte di stress o che le ricordiamo, il
corpo vive nel futuro o nel passato. A nostro discapito, trasformiamo situazioni stressanti a breve
termine in situazioni a lungo termine.
D’altro canto, per quanto ne sappiamo, gli animali non hanno l’abilità (o forse dovrei dire la
disabilità) di accendere la risposta di stress tanto frequentemente e facilmente di quanto non riescano
a disattivarla. Quel daino, tornato felicemente a pascolare, non è consumato dai pensieri riguardo a
ciò che è accaduto pochi minuti prima, per non parlare di quella volta che, due mesi prima, è stato
inseguito da un coiote. Questo genere di stress ripetuto è nocivo per noi, perché nessun organismo è
stato progettato con un meccanismo in grado di gestire gli effetti negativi sul corpo quando la risposta
di stress viene innescata spesso e per periodi prolungati. In altre parole, nessuna creatura può evitare
le conseguenze di vivere in una situazione di emergenza a lungo termine. Se accendiamo la risposta
di stress e non siamo in grado di spegnerla, siamo destinati a incorrere in un qualche tipo di crollo
fisico.
Supponiamo che tu continui ad attivare il sistema di attacco o fuga a causa di alcune circostanze che
minacciano la tua esistenza (reali o immaginarie che siano). Mentre il cuore galoppa e pompa enormi
quantità di sangue alle estremità, e il tuo corpo esce dalla sua omeostasi, vieni preparato dal sistema
nervoso a fuggire o a combattere. Ma diciamocelo: non puoi scappare alle Bahamas, né puoi
strozzare il tuo collega, sarebbe da selvaggi. Di conseguenza, condizioni il cuore a correre tutto il
tempo e potresti sviluppare problemi di pressione alta, aritmie e così via.
Inoltre, quanta energia di scorta ti rimane se insisti a mobilitarla per continue situazioni di
emergenza? Se investi il grosso dell’energia in qualche problema nell’ambiente esterno, ne resterà
ben poca per l’ambiente interiore del tuo corpo. Il sistema immunitario, che monitorizza il tuo mondo
interiore, non può affrontare sviluppo e riparazioni in uno stato di carenza energetica. Così ti ammali,
che si tratti di raffreddore, cancro o artrite reumatoide. (Sono tutte patologie immuno-mediate.)
Se ci pensi, la vera differenza tra noi e gli animali è che sebbene sperimentiamo entrambi lo stress,
gli essere umani rivivono e “pre-vivono” situazioni traumatiche. Cosa c’è di tanto nocivo nel fatto
che la risposta di stress venga innescata da pressioni del passato, del presente e del futuro? Se ci
capita spesso di perdere il nostro equilibrio chimico, alla fine quello stato di squilibrio diventa la
norma. Di conseguenza, siamo destinati a vivere il nostro destino genetico e nella maggioranza dei
casi ciò porta a sviluppare una malattia.
La ragione è evidente: l’effetto domino generato dalla cascata di ormoni e altre sostanze chimiche,
che rilasciamo in risposta allo stress, può deregolamentare alcuni dei nostri geni creando così la
malattia. In altre parole, il ripetersi dello stress schiaccia i bottoni genetici che ci spingono verso il
compimento del nostro destino genetico. Così quello che un tempo era sia un comportamento molto
adattivo che una risposta biochimica provvidenziale (attacco o fuga) è diventato ora fortemente
maladattivo e dannoso.
Per esempio, se un leone dava la caccia ai tuoi antenati, la risposta di stress faceva ciò per cui era
stata progettata: li proteggeva dall’ambiente esterno. Questo è un comportamento adattivo. Ma se per
giorni e giorni ti agiti per quella promozione, se sei iperconcetrato sulla presentazione che dovrai
fare davanti ai grandi capi, oppure sei in ansia per tua madre all’ospedale, inneschi nel corpo la
produzione delle stesse sostanze chimiche come se fossi inseguito da un leone.
Ora, questo è un comportamento maladattivo. Resti per troppo tempo nella modalità di emergenza. Lo
stato di attacco o fuga consuma l’energia di cui ha bisogno il tuo ambiente interiore. Il tuo corpo
sottrae questa energia vitale dal sistema immunitario, digestivo ed endocrino, e la direziona verso i
muscoli che useresti per scappare da un predatore o per sfuggire a un pericolo. Ma nella tua
situazione, questo meccanismo è controproducente.
Da un punto di vista psicologico, la sovrapproduzione degli ormoni dello stress crea le emozioni
umane della rabbia, della paura, dell’invidia e dell’odio; suscita sentimenti di aggressività,
frustrazione, ansia e insicurezza e ci porta a provare dolore, sofferenza, tristezza, disperazione e
depressione. Molte persone passano la maggior parte del tempo preoccupate da pensieri e sentimenti
negativi. È possibile che la gran parte delle cose che stanno accadendo nel presente sia negativa?
Ovviamente no. La negatività è così alta perché o stiamo vivendo in anticipo lo stress oppure lo
stiamo rivivendo attraverso la memoria, quindi la maggioranza dei nostri pensieri e sentimenti sono
guidati dai forti ormoni dello stress e della sopravvivenza.
Quando viene innescata la risposta di stress, ci focalizziamo su tre cose che sono della massima
importanza:

il corpo, di cui bisogna prendersi cura;


l’ambiente, dove posso andare per sfuggire a questa minaccia?
il tempo, quanto ne devo usare per sfuggire a questa minaccia?

Il fatto che viviamo nella modalità di sopravvivenza è la ragione per cui noi esseri umani siamo così
dominati dalla Grande Triade. La risposta di stress e gli ormoni che vengono innescati ci costringono
a concentrarci sul corpo, l’ambiente e il tempo (e a esserne ossessionati). Di conseguenza, iniziamo a
definire il nostro “Io” entro i confini della dimensione fisica, diventiamo meno spirituali, meno
consci, meno consapevoli e meno presenti.
In altri termini, cresciamo diventando “materialisti”, vale a dire abitualmente consumati dai pensieri
sulle cose nell’ambiente esterno. La nostra identità viene avvolta dal corpo. Siamo assorbiti dal
mondo di fuori perché è ciò a cui le sostanze chimiche ci costringono a prestare attenzione: alle cose
che possediamo, alle persone che conosciamo, ai posti dove dobbiamo andare, ai problemi da
affrontare, al taglio di capelli che non ci piace, alle parti del corpo, al nostro peso, al nostro aspetto
in confronto a quello degli altri, a quanto tempo abbiamo o non abbiamo; insomma penso che ti sia
fatto un’idea. Ci ricordiamo di chi siamo basandoci fondamentalmente su ciò che sappiamo e sulle
cose che facciamo.
Vivere nella modalità di sopravvivenza ci porta a focalizzarci sullo 0,00001 per cento della realtà
invece che sul restante 99,99999 per cento.

SOPRAVVIVENZA: VIVERE SENTENDOSI “QUALCUNO”


La maggior parte di noi accetta l’idea di se stesso come un convenzionale “qualcuno”. Ma quello che
siamo non ha nulla a che vedere con la Grande Triade. Siamo una coscienza connessa al campo
quantistico d’intelligenza.
Quando diventiamo questo “qualcuno” (ovvero ci immedesimiamo nell’Io materialistico che vive
nella modalità di sopravvivenza) dimentichiamo chi siamo davvero. Ci scolleghiamo e ci sentiamo
isolati dal campo universale dell’intelligenza. Quanto più viviamo sotto l’influsso degli ormoni dello
stress, tanto più la loro scarica chimica diventa la nostra identità.
Se pensiamo a noi stessi esclusivamente in termini di entità fisica, ci limitiamo a percepire solo con i
sensi fisici. E quanto più utilizziamo i sensi per definire la nostra realtà, tanto più permettiamo loro
di determinarla. In questo modo scivoliamo nel modello di pensiero newtoniano, che ci imprigiona
nel tentativo di predire il futuro in base a qualche esperienza passata. Se ti ricordi, il modello
newtoniano della realtà si concentra sulla previsione del risultato. Cerchiamo di controllare la realtà
invece di arrenderci a qualcosa di più grande: non facciamo altro che cercare di sopravvivere.
Se, in ultima analisi, il modello quantistico della realtà definisce ogni cosa come energia, perché
consideriamo noi stessi più come esseri fisici che come esseri fatti di energia? Potremmo dire che le
emozioni orientate alla sopravvivenza (le emozioni sono energia in movimento) hanno bassa
frequenza o bassa energia. Vibrano a una lunghezza d’onda più lenta e quindi ci radicano nell’essere
fisico. Diventiamo più densi, più pesanti e materiali, perché l’energia ci porta a emettere a nostra
volta una vibrazione più lenta. Il corpo, letteralmente, si compone così di più massa e meno energia,
più materia e meno mente.20

EMOZIONI DI SOPRAVVIVENZA VERSUS EMOZIONI ELEVATE


Figura 5A. Le onde con frequenza elevata (in alto) vibrano più velocemente e quindi sono più vicine alla velocità dell’energia e meno a quella della materia. Scendendo di livello, puoi vedere che più lenta è la lunghezza d’onda, più
l’energia diventa “materiale”. Così, le emozioni della sopravvivenza ci costringono a essere più orientati verso la materia e meno verso l’energia. Emozioni quali la rabbia, l’odio, la sofferenza, la vergogna, la colpa, il giudizio e il
desiderio ci fanno sentire più fisici, perché hanno una frequenza più lenta molto simile a quella degli oggetti materiali. Di contro, più le emozioni sono elevate, come l’amore, la gioia e la gratitudine, più alta è la loro frequenza. Ne
consegue che sono più simili all’energia e meno materiali.

Quindi ha senso affermare che se inibiamo le nostre emozioni di sopravvivenza più primitive e
iniziamo a interrompere la nostra dipendenza da esse, la frequenza della nostra energia
aumenterebbe. E, in questa maniera, sarà meno probabile che saremo costretti a vivere ancorati al
corpo. In un certo senso, quando il corpo è “diventato” la mente, possiamo rilasciare l’energia dal
corpo e liberarla nel campo quantistico. Quando le nostre emozioni diventano maggiormente elevate,
ascendiamo spontaneamente a un livello di coscienza superiore, più vicino alla Sorgente… e ci
sentiamo più connessi all’intelligenza universale.

DIPENDENZA DALL’ESSERE “QUALCUNO”


Quando la risposta di stress viene attivata, sia che si tratti di una minaccia reale o inventata, una
potente cascata di sostanze chimiche viene immessa con forza nel nostro sistema dandoci una sferzata
di energia, “risvegliando” temporaneamente il corpo e certe parti del cervello affinché concentrino
tutta la nostra attenzione sulla Grande Triade. Ciò crea una forte dipendenza perché è un po’ come
bere un caffè triplo: ci “accendiamo” per alcuni istanti.
Nel tempo, sviluppiamo inconsciamente una dipendenza dai nostri problemi, dalle circostanze
sfavorevoli in cui viviamo, o dalle relazioni malsane in cui ci troviamo. Manteniamo queste
situazioni per alimentare la nostra dipendenza dalle emozioni orientate alla sopravvivenza, in modo
da poter ricordare chi pensiamo di essere, ovvero quel “qualcuno”. In realtà, semplicemente,
adoriamo la sferzata di energia che attingiamo dai nostri problemi!
Inoltre, associamo questo picco emotivo a ogni persona, cosa, luogo ed esperienza nota e familiare
del mondo esteriore. Così diventiamo dipendenti anche dal nostro ambiente e lo confondiamo con la
nostra identità.
Se possiamo attivare la risposta di stress solamente con il pensiero, allora è ragionevole sostenere
che siamo in grado di ottenere la stessa iniezione di sostanze chimiche dello stress, che creano
dipendenza, come se fossimo inseguiti da un predatore. Ne consegue che diventiamo dipendenti dai
nostri stessi pensieri; inconsciamente, iniziano a farci raggiungere da un picco di adrenalina e
troviamo difficilissimo pensare diversamente. Pensare più in grande di come ci sentiamo, oppure
pensare fuori dai proverbiali schemi, diventa semplicemente troppo faticoso. Nel momento in cui
cominciamo a negarci la sostanza da cui siamo dipendenti (in questo caso, i pensieri e i sentimenti
familiari associati alla nostra dipendenza emotiva) sentiamo un desiderio disperato, crisi di astinenza
e una miriade di voci interiori che ci incitano a non cambiare. Così restiamo incatenati alla nostra
realtà familiare.
Quindi i nostri pensieri e sentimenti, che sono per lo più autolimitanti, ci tengono legati a tutti i
problemi, le situazioni, i fattori di stress e le scelte sbagliate che generarono innanzitutto la reazione
di fuga o lotta. Manteniamo attorno a noi tutti questi stimoli negativi così da poter generare la
reazione di stress, perché quella dipendenza rinforza l’idea che abbiamo di noi e ci serve per
riaffermare la nostra identità personale. Detto in parole semplici, la maggior parte di noi è
dipendente dai problemi e dalle situazioni che producono stress. Sia che si tratti di un brutto lavoro o
di una brutta relazione, ci teniamo stretti i nostri problemi perché rinforzano il “qualcuno” che siamo;
alimentano le nostre dipendenze dalle emozioni a bassa frequenza.
La cosa peggiore, è che viviamo nella paura che se quei problemi scomparissero, non sapremmo più
cosa pensare e come sentirci. E non sperimenteremmo più la sferzata di energia che ci permette di
ricordare chi siamo. Dio non voglia che smettiamo di essere quel “qualcuno”. Non sarebbe orribile
essere “nessuno”, non avere un’identità?

IL SÉ EGOISTA
Come vedi, ciò che individuiamo come il nostro sé esiste entro il contesto dell’associazione emotiva
collettiva che facciamo con i nostri pensieri e sentimenti, con i nostri problemi e con gli elementi
della Grande Triade. C’è da meravigliarsi se la gente trova tanto difficile entrare dentro se stessa e
lasciarsi alle spalle questa realtà autoprodotta? Come faremmo a sapere chi siamo se non fosse per
l’ambiente, il corpo e il tempo? Ecco perché dipendiamo così tanto dal mondo esterno. Ci limitiamo
all’uso dei sensi per definire e coltivare le emozioni, così da ricevere un feedback fisiologico che
riconfermi le nostre personali dipendenze. Facciamo tutto questo per sentirci umani.
Quando la nostra reazione di sopravvivenza è sproporzionata rispetto a quanto accade nel mondo
esteriore, l’eccesso di ormoni prodotto dalla reazione di stress ci induce a fissarci entro i parametri
del sé. Siamo ossessionati dal corpo o da un aspetto particolare dell’ambiente e viviamo schiavi del
tempo. Siamo intrappolati in questa realtà specifica e ci sentiamo incapaci di cambiare, di rompere
l’abitudine di essere noi stessi.
L’eccesso di emozioni legate alla sopravvivenza rovescia l’equilibrio di un ego sano (l’ego è il sé a
cui ci riferiamo quando diciamo “io” consapevolmente). Se l’ego è sotto controllo, per sua natura
cerca di assicurarsi la nostra protezione nei confronti del mondo esterno. Per esempio, l’ego fa in
modo che stiamo discosti da un falò o dall’orlo di un dirupo. Quando l’ego è in equilibrio, il suo
istinto naturale è l’autopreservazione. C’è un equilibrio sano tra i suoi bisogni e quelli degli altri, tra
l’attenzione che riserva a se stesso e agli altri.
Invece quando siamo in modalità di sopravvivenza, nel mezzo di una situazione di emergenza, il sé
prende il sopravvento. Ma quando i composti chimici dello stress cronico e a lungo termine creano
uno squilibrio nel corpo e nel cervello, l’ego si concentra eccessivamente sulla sopravvivenza e
mette il sé al primo posto, escludendo tutto il resto: in questo modo diventiamo costantemente egoisti.
Diventiamo indulgenti con noi stessi, centrati su di noi e presuntuosi, colmi di compatimento e
disprezzo. Quando l’ego è sottoposto a uno stress costante, mette se stesso davanti a tutto.
In queste condizioni, fondamentalmente l’ego si preoccupa di prevedere il risultato di ogni
situazione. Esso è iperconcentrato sul mondo esterno e si sente del tutto separato dal 99,99999 per
cento della realtà. Infatti, quanto più definiamo la realtà attraverso i sensi, tanto più essa diventa
legge per noi. Ma la realtà materiale non è tutto, anzi è l’esatto opposto della legge quantistica. Ciò
su cui poniamo la nostra consapevolezza diventa la nostra realtà. Di conseguenza, se la nostra
attenzione è concentrata sul corpo e sulla dimensione fisica, e se restiamo bloccati in un segmento
specifico del tempo lineare, allora tutto questo diventa la nostra realtà.
Dimenticarci delle persone che conosciamo, dei problemi che abbiamo, delle cose che possediamo e
dei posti dove andiamo; perdere la cognizione del tempo; spingerci oltre il corpo e la necessità di
alimentare le sue abitudini; rinunciare al picco emotivo di esperienze familiari che riaffermano
continuamente la nostra identità; distaccarci dal tentativo di prevedere una situazione futura o di
rivivere un ricordo del passato; destituire l’ego egoista che si preoccupa solo dei suoi bisogni;
pensare o sognare più in grande di come ci sentiamo, e desiderare l’ignoto: questo è l’inizio della
libertà nelle nostre esistenze.

VISTO CHE I NOSTRI PENSIERI RIESCONO A FARCI STARE


MALE, SONO ANCHE IN GRADO DI FARCI STARE BENE?
Facciamo un passo avanti. Prima ho spiegato che possiamo attivare la reazione di stress con il solo
pensiero. Ho anche fatto riferimento al fatto scientifico per il quale sostanze chimiche associate allo
stress “tirano il grilletto genetico”, creando un ambiente molto duro all’esterno delle cellule e
determinando così la malattia. Quindi è logico dedurre che i nostri pensieri possano farci ammalare.
Se le cose stanno così, allora è vero anche che possono farci stare bene?
Poniamo il caso che una persona, entro un breve periodo di tempo, viva delle esperienze che la
portino a provare risentimento. Come risultato di queste reazioni inconsce ai fatti che le sono
capitati, si attacca alla propria amarezza. Le sostanze chimiche corrispondenti a questa emozione
inondano le sue cellule. Nel corso delle settimane, questa emozione si è trasformata in umore, il
quale, persistendo nei mesi, è diventato temperamento. Negli anni questa persona ha formato un forte
tratto della personalità chiamato risentimento. Ha memorizzato così bene l’emozione che il corpo è
giunto a conoscere il risentimento meglio della mente conscia, perché è rimasto bloccato in un ciclo
pensiero-sensazione, sensazione-pensiero per anni.
In base a quanto hai appreso sulle emozioni (ricorda: esse sono la firma chimica di una esperienza)
sei d’accordo nel dire che fintanto che la persona resta aggrappata al risentimento, il suo corpo
reagirà come se stesse ancora sperimentando quegli eventi del passato che originariamente l’hanno
spinta ad abbracciare questa emozione? Inoltre se la reazione fisica alle sostanze chimiche del
risentimento ha sconvolto la funzionalità di certi geni, e se questa reazione prolungata ha continuato a
stimolare gli stessi geni affinché rispondessero in modo identico, alla fine il corpo potrebbe
sviluppare una patologia fisica come il cancro?
Se fosse così, è possibile che una volta dememorizzata l’emozione di costante risentimento
(smettendo di fare i pensieri che hanno creato i sentimenti di risentimento e viceversa) il suo corpo,
così come la mente conscia, si affrancherebbe da questa schiavitù emotiva? Nel tempo, smetterebbe
di stimolare i geni allo stesso modo?
E infine supponiamo che questa persona abbia iniziato a pensare e a sentire in modo nuovo, e sia
riuscita a inventare un nuovo ideale di sé correlato a una nuova personalità. Entrando in un nuovo
modo d’essere, potrebbe stimolare i geni in modo benefico e condizionare il corpo affinché assuma
uno stato emotivo elevato, prima ancora che si verifichi a tutti gli effetti un miglioramento della
salute? Potrebbe riuscire a farlo in modo che il corpo cambi grazie al solo pensiero?
Ciò che ho appena descritto in termini molto semplici è successo veramente al partecipante di un mio
seminario, che ha sconfitto il cancro.
Bill, cinquantasette anni, era un carpentiere specializzato nella riparazione dei tetti. A un certo punto
gli comparve sul viso una lesione che un dermatologo diagnosticò come melanoma maligno.
Malgrado Bill si fosse sottoposto a un intervento chirurgico, alla radioterapia e alla chemioterapia, il
cancro si diffuse nel collo, poi sul fianco e infine al polpaccio. Ogni volta si sottopose alla medesima
serie di trattamenti.
Ovviamente, Bill visse momenti drammatici in cui si domandava: “Perché io?”. Si rendeva conto che
l’eccessiva esposizione ai raggi solari rappresentava un fattore di rischio, ma conosceva altre
persone, abituate a una esposizione analoga, che non avevano sviluppato il cancro. Si era fissato
sull’ingiustizia della situazione.
Dopo il trattamento per la cura dello stesso tipo di cancro comparso sul fianco sinistro, Bill iniziò a
chiedersi se i suoi stessi pensieri, emozioni e atteggiamenti non avessero contribuito allo sviluppo
della patologia. In un momento di introspezione, si rese conto che per più di trent’anni era rimasto
bloccato nel risentimento, pensando e sentendo di dover sempre rinunciare a ciò che voleva per
amore degli altri.
Per esempio, dopo le superiori aveva voluto diventare musicista professionista. Ma quando, in
seguito a un incidente, suo padre non fu più in grado di lavorare, Bill dovette entrare a far parte della
società di carpenteria di famiglia. Da quel momento in avanti aveva rivissuto abitualmente i
sentimenti provati quando gli avevano detto che avrebbe dovuto rinunciare alle sue aspirazioni al
punto che il suo corpo continuava a vivere nel passato. Questa situazione determinò anche uno
schema di sogni differiti. Tutte le volte che qualcosa andava per il verso sbagliato, per esempio il
collasso del mercato immobiliare subito dopo l’espansione della sua impresa, trovava sempre
qualcuno o qualcosa da biasimare.
Bill aveva memorizzato lo schema della risposta emotiva dell’amarezza a tal punto che essa
dominava la sua personalità ed era diventata un programma inconscio. Il suo modo d’essere aveva
stimolato gli stessi geni così a lungo da sviluppare la malattia che ora lo affliggeva.
Bill non poteva più permettere al suo ambiente di controllarlo: per tutta la vita erano state le persone,
i posti e le influenze a stabilire come doveva pensare, sentire e comportarsi. Percepiva che per
rompere i lacci che lo vincolavano al suo vecchio sé e reinventarne uno nuovo, avrebbe dovuto
staccarsi dall’ambiente che gli era familiare. Così per due settimane si ritirò a Baja, Messico,
lontano dalla sua vita abituale.
Le prime cinque mattine, Bill rifletté su come si sentiva quando provava risentimento. Divenne un
osservatore quantistico dei suoi pensieri e dei suoi sentimenti; divenne consapevole della sua mente
inconscia. Successivamente, prestò attenzione ai comportamenti e alle azioni inconsce precedenti.
Decise di sospendere qualsiasi pensiero, comportamento o emozione che non esprimesse amore nei
confronti di se stesso.
Dopo la prima settimana di vigilanza, Bill si sentì libero perché aveva affrancato il corpo dalla
dipendenza emotiva del risentimento. Inibendo i pensieri e i sentimenti familiari che avevano guidato
il suo comportamento, in un certo senso Bill impedì ai segnali delle emozioni legate alla
sopravvivenza di condizionare il corpo ad assumere lo stesso atteggiamento mentale.
Successivamente, il suo corpo rilasciò l’energia mettendola a disposizione della ridefinizione di un
nuovo destino per sé.
Nella settimana successiva, Bill si sentì così sollevato che pensò al nuovo sé che voleva essere e
come avrebbe reagito alle persone, ai posti e alle influenze che prima lo controllavano. Per esempio,
decise che ogniqualvolta sua moglie e i suoi figli avessero espresso un desiderio o un bisogno,
avrebbe risposto con gentilezza e generosità invece di farli sentire un peso. In breve, si focalizzò su
come voleva pensare, agire e sentire in situazioni che in passato lo avevano messo a dura prova.
Stava creando una nuova personalità, una nuova mente e un nuovo modo d’essere.
Bill iniziò a mettere in pratica ciò che si era prefissato sulla spiaggia di Baja. Poco dopo il rientro,
notò che il tumore al polpaccio era diminuito. Dopo una settimana circa, quando andò dal dottore, il
cancro era sparito e da allora non è più tornato.
Stimolando il cervello in modo nuovo, Bill ha cambiato a livello biologico e chimico rispetto al suo
precedente sé. Di conseguenza ha stimolato nuovi geni in modi nuovi, e le cellule cancerose non sono
riuscite a coesistere con la sua nuova mente, con la nuova chimica interna e con il nuovo sé. Una
volta era prigioniero delle emozioni del passato, ora invece vive in un nuovo futuro.

CREAZIONE: VIVERE DA “NESSUNO”


Alla fine del capitolo precedente, ho descritto brevemente in cosa consista vivere in modo creativo.
Sono quelli i momenti in cui si è totalmente presi e immersi nella situazione così che l’ambiente, il
corpo e il tempo sembrano immateriali e non invadono i pensieri consci.
Vivere nella creazione è come vivere da “nessuno”. Non hai mai notato che quando stai creando
qualcosa ti dimentichi di te stesso? Ti dissoci dal mondo conosciuto. Non sei più un “qualcuno” che
associa la propria identità a certe cose che possiede, a particolari persone che conosce, ai compiti
che svolge o ai diversi posti in cui è vissuto in particolari periodi della sua esistenza. Potresti dire
che quando ti trovi in uno stato creativo, ti dimentichi dell’abitudine di essere te. Deponi il tuo ego
egoista e diventi altruista.
Ti sei spostato oltre il tempo e lo spazio e sei diventato consapevolezza pura, immateriale. Una volta
che non sei più collegato a un corpo, non più focalizzato sulle persone, sui posti o sulle cose del tuo
ambiente esterno, quando sei oltre il tempo lineare, varchi la soglia del campo quantistico. Non puoi
entrare come un “qualcuno”, devi farlo da “nessuno”. Devi lasciare alla porta il sé incentrato
sull’ego ed entrare nel regno della consapevolezza pura. E come ho detto nel capitolo 1, per
cambiare il tuo corpo (per favorire una salute migliore), qualcosa nelle circostanze esterne (magari
un nuovo lavoro o una nuova relazione), o la linea del tempo (verso una realtà futura possibile) devi
diventare nessuno, niente, senza tempo.
Allora ecco qui un grande consiglio: per cambiare qualsiasi aspetto della tua vita (il corpo,
l’ambiente o il tempo) devi trascenderlo. Devi lasciarti alle spalle la Grande Triade per poterla
controllare.

IL LOBO FRONTALE: DOMINIO DELLA CREAZIONE E DEL


CAMBIAMENTO
Quando creiamo, attiviamo il centro creativo del cervello, il lobo frontale (parte del proencefalo
comprendente la corteccia prefrontale). È la parte più nuova ed evoluta del sistema nervoso umano
ed è anche la sezione del cervello che si adatta di più. Tende a essere il centro creativo di chi siamo
e il CEO del cervello, ovvero la sua struttura decisionale. Il lobo frontale è la sede dell’attenzione,
della concentrazione focalizzata, della consapevolezza, dell’osservazione e della coscienza. È qui
che speculiamo sulle possibilità, dimostriamo la nostra ferma intenzione, prendiamo decisioni
consapevoli, controlliamo i comportamenti e le emozioni impulsive e impariamo cose nuove.
Per il bene della nostra comprensione, il lobo frontale svolge tre funzioni fondamentali. Le attiverai
quando imparerai e metterai in pratica le istruzioni delle fasi meditative intese a cambiare l’abitudine
di essere te stesso, contenute nella Terza parte del libro.

1. Metacognizione: diventare consapevoli di se stessi per inibire stati mentali e


fisici indesiderati
Se vuoi creare un nuovo sé, prima di tutto devi lasciarti alle spalle quello vecchio. Nel processo di
creazione, la prima funzione del lobo prefrontale è di sviluppare la cognizione del sé.
Dal momento che disponiamo di capacità metacognitive (il potere di osservare i nostri stessi
pensieri e il nostro sé) possiamo decidere come non vogliamo più essere, pensare, agire e sentire.
Questa capacità di introspezione ci permette di esaminarci minuziosamente e di fare un piano per
modificare i nostri comportamenti, in modo da ottenere risultati più illuminati o desiderabili.21
La tua attenzione sta dove concentri l’energia. Per usare l’attenzione al fine di rafforzare la tua vita,
dovrai esaminare ciò che hai già creato. È così che inizi a “conoscere te stesso”. Considera le tue
convinzioni sulla vita, su di te e sugli altri. Sei ciò che sei, sei dove sei e sei chi sei per via di quello
che credi di te. Le tue convinzioni sono i pensieri che, consciamente o inconsciamente, continui ad
accettare come legge nella tua vita. Che ne sia consapevole o meno, influenzano la tua realtà.
Quindi se davvero vuoi una nuova realtà, inizia a osservare tutti gli aspetti della tua personalità
attuale. Dal momento che principalmente le convinzioni, di cui probabilmente non sei mai stato
consapevole, agiscono al di sotto del livello di consapevolezza cosciente, quasi come i programmi di
un computer, dovrai andare dentro di te e osservarle. Dato che la personalità comprende il tuo modo
di pensare, agire e sentire, devi fare attenzione ai pensieri inconsci, ai comportamenti riflessivi e alle
reazioni emotive automatiche: tutti elementi da mettere sotto osservazione, per stabilire se sono
autentici e se vuoi continuare ad alimentarli con la tua energia.
Prendere confidenza con i tuoi stati mentali e fisici inconsci comporta un atto di volontà,
un’intenzione e una accentuata consapevolezza. Se diventi più consapevole, sei anche più attento. Se
diventi più attento, sei più cosciente. Se diventi sempre più cosciente, noti più cose. Notando di più,
svilupperai una maggiore capacità di osservare te stesso e gli altri e gli elementi sia interiori che
esteriori della realtà. Infine, quanto più osservi tanto più ti risvegli dallo stato di mente inconscia,
diventando coscientemente consapevole.
Diventare consapevole di sé è quello di non permettere più a pensieri, azioni o emozioni che non
vuoi vivere di solcare la tua consapevolezza. Così, nel tempo, la tua capacità di inibire consciamente
questi modi d’essere interromperà l’attivazione e la programmazione dei vecchi circuiti neurali
collegati alla vecchia personalità. Siccome non ricrei più quotidianamente lo stesso stato mentale,
elimini l’hardware collegato al vecchio sé. Inoltre, interrompendo i sentimenti associati a quei
pensieri, non stimoli più i geni allo stesso modo. Impedisci al corpo di riaffermarsi come se fosse la
medesima mente. Questo processo prevede semplicemente che tu inizi a “perdere la testa”.
Prendendo confidenza con tutti gli aspetti del tuo vecchio sé, alla fine diventerai più consapevole. Il
tuo obiettivo è disimparare chi eri abituato a essere, in modo da liberare l’energia necessaria per
creare una nuova vita, una nuova personalità. Non puoi creare una nuova realtà personale restando
lo stesso di prima. Devi diventare qualcun altro. La metacognizione è il tuo primo compito per
creare un futuro nuovo e allontanarti dal passato.

2. Creare una nuova mente per pensare nuovi modi d’essere


La seconda funzione del lobo frontale è creare una mente nuova, uscire dagli schemi neurali prodotti
dai modi in cui il tuo cervello si attiva ormai da anni, e influenzarlo affinché li riprogrammi
nuovamente.
Quando ci ritagliamo del tempo e troviamo uno spazio in privato per pensare a un nuovo modo
d’essere, il lobo frontale s’impegna in questa creazione. Riusciamo a immaginare altre possibilità e a
farci importanti domande su ciò che vogliamo davvero, su come e chi vogliamo essere, e su cosa
vogliamo cambiare di noi e di quello che viviamo.
Dal momento che il lobo frontale è collegato a tutte le altre parti del cervello, è in grado di
esaminare tutti i circuiti neurali per assemblare ininterrottamente frammenti di informazioni
immagazzinate sotto forma di circuiti di sapere ed esperienza. Poi, per creare una mente nuova, il
lobo frontale sceglie tra questi circuiti neurali e li combina in modi differenti. Nel farlo, crea un
modello o una rappresentazione interiore che noi percepiamo come l’immagine del risultato
desiderato. Ha senso, quindi, affermare che di quanto più sapere disponiamo, maggiore è la varietà
di circuiti neurali installati, e più siamo capaci di creare modelli dettagliati e complessi.
Per avviare questa fase di creazione, è sempre bene assumere un atteggiamento di stupore,
contemplazione, possibilità, riflessione o speculazione. Devi anche porti alcune importanti domande:
le domande aperte sono le più provocatorie e determinano un flusso di coscienza scorrevole:

Come sarebbe fare...?


Qual è il modo migliore per essere...?
Se fossi questo tipo di persona, se vivessi questa realtà?
Quale personaggio storico ammiro e quali sono i suoi tratti positivi?

IL LOBO FRONTALE COME CREATORE

Figura 5B. Quando il lobo frontale lavora in modalità creativa, contempla il cervello nella sua totalità raccogliendo tutte le informazioni cerebrali utili per creare un nuovo modo di pensare. Se la compassione è il nuovo modo
d’essere che vuoi creare, allora una volta che hai chiesto a te stesso come sarebbe essere compassionevole, il lobo frontale combina spontaneamente diversi circuiti neurali in modo da creare un nuovo modello o visione. Potrebbe
attingere da informazioni immagazzinate da libri, DVD o esperienze personali e così via, per far lavorare il cervello in modi nuovi. Una volta insediata la nuova opinione, vedrai un’immagine, un ologramma o una visione di ciò che
la compassione significa per te.

Le risposte date andranno spontaneamente a formare una nuova mente. Infatti, se rispondi con
sincerità, il tuo cervello inizierà a lavorare in modalità diverse. Vivendo mentalmente nuovi modi di
essere, inizi a riprogrammare te stesso a livello neurologico, e crei una nuova mente: quanto più
riesci a conoscere te stesso, tanto più cambierai il tuo cervello e la tua vita.
Sia che tu voglia essere ricco, oppure un genitore migliore (o anche un grande stregone, per quel che
importa) potrebbe non essere una cattiva idea riempire il cervello con le conoscenze relative alla
materia scelta, così da avere a disposizione più mattoncini per costruire il nuovo modello della
realtà che vuoi abbracciare. Ogni volta che acquisisci nuove informazioni, aggiungi nuove
connessioni sinaptiche che serviranno come materia prima per rompere i vecchi schemi. Quanto più
impari, tante più munizioni hai per sradicare la vecchia personalità.
3. Rendere il pensiero più reale di qualsiasi altra cosa
Il terzo ruolo fondamentale del lobo frontale è rendere, durante il processo creativo, il pensiero più
reale di qualsiasi altra cosa. (Ti spiegherò come fare nella Terza parte.)
Quando siamo in modalità creativa, il lobo frontale è fortemente attivato e abbassa il volume nei
circuiti presenti nel resto del cervello affinché poco altro venga elaborato al di fuori di un
determinato pensiero.22 Siccome il lobo frontale è l’esecutivo che fa da mediatore per il resto del
cervello, può monitorare tutta la “geografia”. Così abbassa il volume nei centri sensoriali
(responsabili di sentire il corpo), nei centri motore (responsabili di far muovere il corpo) nei centri
associativi (dove risiede la nostra identità) e nei circuiti che elaborano il tempo… per calmarli tutti.
In caso di attività neurale minima, potremmo dire che non c’è nessuna “mente” a elaborare gli stimoli
sensoriali (ricorda che la mente altro non è che il cervello in azione), nessuna “mente” ad attivare il
movimento all’interno dell’ambiente e nessuna “mente” ad attribuire una dimensione temporale alle
attività; così cessiamo anche di avere un “corpo”, diventiamo “niente”, non abbiamo più una
dimensione temporale. In quel momento siamo pura consapevolezza. Una volta eliminato il brusio in
quelle aree del cervello, nello stato di creatività non esiste ego o sé come siamo abituati a
conoscerli.

IL LOBO FRONTALE COME CONTROLLO DEL VOLUME

Figura 5C. Quando il pensiero di cui ti stai occupando diventa esperienza, il lobo frontale calma il resto del cervello in modo che non venga elaborato nient’altro all’infuori di quel determinato pensiero. Diventi calmo, smetti di
avvertire il tuo corpo, non percepisci più né il tempo né lo spazio e ti dimentichi di te stesso.

Quando sei in modalità creativa, il lobo frontale svolge la funzione di controllo. È talmente preso che
i tuoi pensieri diventano la tua realtà e la tua esperienza. Qualsiasi cosa pensi, in quei momenti viene
elaborata dal lobo prefrontale. Abbassando il volume nelle altre aree del cervello, lascia fuori le
distrazioni. Il mondo interiore, del pensiero, diventa tangibile quanto la realtà del mondo esterno. I
tuoi pensieri vengono catturati a livello neurologico ed etichettati nell’architettura del cervello come
esperienza.
Se metti in moto il processo creativo in modo efficace, produrrai un’emozione, come tu ben sai,
inizierai a sentirti come se quell’evento stesse accadendo veramente nel presente. Sei tutt’uno con i
pensieri e le sensazioni associate alla realtà desiderata. Ora ti trovi in un nuovo modo d’essere.
Potresti dire che in quel momento stai riscrivendo i programmi subconsci ricondizionando il corpo a
un nuovo modo di pensare.

PERDI LA TESTA, LIBERA LA TUA ENERGIA


Durante l’atto della creazione, quando diventiamo quel nessuno o quel niente senza dimensione
temporale, non produciamo più lo stimolo chimico a cui siamo abituati, perché non siamo più la
stessa identità; non sentiamo né pensiamo allo stesso modo di prima. I circuiti neurali programmati
dal pensiero di sopravvivenza vengono disattivati e la personalità che dipendeva dalla costante
stimolazione del corpo a produrre gli ormoni dello stress… sparisce.
In breve, il sé emotivo che viveva nella modalità di sopravvivenza non è più in funzione. Nel
momento in cui accade, la nostra precedente identità, il “modo d’essere” legato ai pensieri e ai
sentimenti di sopravvivenza, non esiste più. Visto che non siamo più lo stesso essere, l’energia
emotiva prima legata al corpo adesso è libera di muoversi.
Ma dove va a finire l’energia che prima alimentava quel sé emotivo? Deve pur andare da qualche
parte, si sposta in un luogo nuovo. Quell’energia, sotto forma di emozione, sale lungo il corpo dai
centri ormonali verso la zona del cuore (sulla via verso il cervello) e tutt’a un tratto ci sentiamo alla
grande, felici, espansi. Ci innamoriamo della nostra creazione. È a quel punto che sperimentiamo il
nostro modo d’essere naturale. Una volta che smettiamo di dare energia a quel sé emotivo rinforzato
dalla risposta di stress, passiamo dall’essere egoisti all’essere altruisti.23
Con quella vecchia energia trasmutata in emozione ad alta frequenza, il corpo viene liberato dalla sua
schiavitù emotiva. Veniamo sollevati al di sopra dell’orizzonte per guardare un nuovo paesaggio.
Non percependo più la realtà attraverso la gabbia delle emozioni di sopravvivenza passate, vediamo
nuove possibilità. Ora siamo osservatori quantistici di un nuovo destino. E questo affrancamento
guarisce il corpo e libera la mente.

Rivediamo la mappa dell’energia e delle frequenze a partire dalle emozioni di sopravvivenza fino a
quelle elevate (vedi figura 5A). Quando la rabbia, la vergogna o il desiderio vengono rilasciati dal
corpo, si trasformano in gioia, amore o gratitudine. In questo viaggio per trasmettere energia più
elevata, il corpo (che prima si era sostituito alla mente) ora diventa “meno mente” e più energia
coerente; la materia che compone il corpo assume un ritmo vibrazionale più elevato e ci sentiamo
maggiormente connessi a qualcosa di più grande. In breve, esprimiamo meglio la nostra natura
divina.
Quando vivi nella modalità di sopravvivenza, cerchi di controllare o forzare un risultato: questo è
ciò che fa l’ego. Quando vivi all’insegna dell’elevata emozione della creazione, ti senti talmente
sollevato che non cerchi più di analizzare come e quando si presenterà il destino che desideri.
Confidi nel fatto che avverrà perché lo hai già sperimentato nella mente e nel corpo: nel pensiero e
nelle emozioni. Sai che succederà perché ti senti connesso con qualcosa di più grande. Sei in uno
stato di gratitudine perché ti senti come se fosse già successo.
Potresti non conoscere tutti i dettagli del risultato auspicato (quando si avvererà, dove e in quali
circostanze) ma confidi in un futuro che non puoi vedere né percepire con i sensi. Per te quell’evento
si è già verificato al di fuori dello spazio e del tempo, da cui nascono tutte le cose materiali. Sei in
uno stato di perspicacia, puoi rilassarti nel presente e smettere di vivere nella modalità di
sopravvivenza.

I DUE STATI DELLA MENTE E DEL CORPO

Figura 5D. Modalità di sopravvivenza versus modalità di creazione.

Anticipare o analizzare quando, dove e come l’evento accadrà non farebbe altro che causare il
ritorno della tua vecchia identità. Ti trovi in uno stato di tale gioia che è impossibile cercare di
indovinarlo; questo infatti è ciò che fanno gli esseri umani quando vivono in uno stato limitato di
sopravvivenza.
Mentre permani in questo stato creativo nel quale non sei più la tua identità, i neuroni che una volta si
attivavano tutti insieme per formare il vecchio sé, non sono più programmati all’unisono. Questo
avviene quando la vecchia personalità viene smantellata biologicamente. I sentimenti connessi a
quella identità, che condizionavano il corpo alla medesima mente, non stimolano più gli stessi geni
con la medesima modalità. E quanto più superi il tuo ego, tanto più cambiano i segni fisici della
vecchia personalità. Il vecchio Io se ne è andato.
Completando la Prima parte di questo libro hai, grazie anche al tuo impegno, acquisito una
conoscenza di base che ti aiuterà a creare un nuovo sé. Adesso ripartiamo da queste fondamenta.
Abbiamo scoperto diverse possibilità:

l’idea che la tua mente soggettiva possa influenzare il tuo mondo oggettivo;
la possibilità di cambiare il cervello e il corpo diventando più grande del tuo ambiente, del tuo
corpo e del tempo;
la prospettiva di poter uscire dalla modalità reattiva e stressante di sopravvivenza, che ti
impone come reale il solo mondo esteriore, ed entrare nel mondo interiore dove sei tu il
creatore.

Spero che adesso anche tu possa considerare queste potenzialità come realtà possibili.
Se ci riesci, allora ti invito a proseguire con la Seconda parte, dove otterrai informazioni specifiche
sul ruolo del cervello e sul processo meditativo, e che ti preparerà a creare un cambiamento reale e
duraturo nella tua vita.
SECONDA PARTE

IL TUO CERVELLO E LA MEDITAZIONE


CAPITOLO 6

TRE CERVELLI: PENSARE, FARE, ESSERE

Spesso è utile paragonare il cervello di una persona a un computer e il tuo, proprio come un
computer, ha già tutto l’hardware che gli serve per cambiare il tuo sé e la tua vita. Ma, questo
hardware, sai usarlo al meglio e sei in grado di installare un nuovo software?
Immagina due computer, dotati di un hardware e di un software identici, uno nelle mani di un neofita
della tecnologia e l’altro invece in quelle di un esperto di informatica. Il principiante sa ben poco di
ciò che un computer può fare, e non sa nemmeno come fare.
L’intento di questa Seconda parte, in parole povere, è quello di darti informazioni pertinenti sul
cervello affinché tu, in qualità di suo operatore, quando inizierai a usare il processo meditativo per
cambiare la tua vita, saprai cosa e perché deve accadere nel cervello e durante le meditazioni.

IL CAMBIAMENTO RICHIEDE NUOVI MODI DI PENSARE, FARE


ED ESSERE
Se sai come si guida una macchina, allora probabilmente hai già sperimentato il processo che ti porta
dal pensare, al fare all’essere. All’inizio, dovevi pensare a ogni azione che facevi e a tutte le regole
del codice della strada. In seguito, prestando attenzione conscia alle tue azioni, sei diventato molto
abile alla guida. Alla fine sei diventato un guidatore: la mente conscia si è fatta da parte
trasformandosi in passeggero e da allora, probabilmente, la mente subconscia ha occupato il posto
del guidatore la maggior parte delle volte. Guidare per te è diventata un’azione automatica e
un’abitudine. Molto di quello che apprendi passa attraverso queste tre fasi: pensare, fare e essere. E
ci sono tre aree specifiche del cervello che facilitano questa modalità di apprendimento.
Ma devi anche sapere che puoi passare direttamente dal pensare all’essere (ed è probabile che ti sia
già capitato). Attraverso la meditazione, che è il punto focale di questo libro (il presente capitolo ne
rappresenta un preludio), puoi passare dal pensare al sé ideale che vuoi diventare, direttamente a
esserlo. Questa è la chiave della creazione quantistica.
Il cambiamento parte sempre dal pensiero: possiamo formare all’istante nuove connessioni e circuiti
neurologici che riflettano i nostri nuovi pensieri. E niente eccita di più il cervello di quando impara,
assimilando conoscenze ed esperienze. Le esperienze sono afrodisiaci per il cervello; esso, infatti,
“amoreggia” con ogni segnale ricevuto attraverso i cinque sensi. Ogni secondo elabora miliardi di
dati; analizza, esamina, identifica, estrapola, classifica e archivia informazioni, che, “al bisogno”,
recupera per noi. Il cervello umano rappresenta davvero l’ultima frontiera dei supercomputer.
Come ricorderai, per cambiare la tua mente devi avere bene chiaro il concetto di “programmazione”,
ovvero la modalità in base alla quale i neuroni si legano in relazioni abituali e di lunga durata. Ho
parlato della teoria dell’apprendimento di Hebbian, la quale afferma che “le cellule nervose che si
attivano insieme, sono tutte collegate tra loro”. (I neuroscienziati erano convinti che dopo l’infanzia,
la struttura del cervello divenisse relativamente immutabile. Recenti scoperte hanno invece rivelato
che molti aspetti del cervello e del sistema nervoso possono cambiare in età adulta a livello
strutturale e funzionale: come, per esempio, ciò che riguarda l’apprendimento, la memoria e il
recupero da danni cerebrali.)
Tuttavia tieni presente che è vero anche il contrario, cioè che “le cellule nervose che non si attivano
più insieme, non sono più collegate tra loro”. In altre parole, se non le usi, le perdi. Puoi anche
utilizzare il pensiero focalizzato per disconnettere o scollegare tra loro connessioni indesiderate. È
perciò possibile lasciare andare un po’ delle “cose” a cui sei attaccato e che contraddistinguono il
tuo modo di pensare, agire e sentire. Il cervello riprogrammato non si attiverà più in base ai circuiti
del passato.
Il dono della neuroplasticità24 consiste nella possibilità di creare un nuovo livello mentale. Si
verifica una specie di “addio al vecchio e benvenuto al nuovo”, un processo che i neuroscienziati
chiamano potatura e germogliazione, mentre io lo chiamo semplicemente disimparare e imparare.
Esso ci offre la possibilità di elevarci al di sopra dei nostri limiti attuali e di essere più grandi del
nostro condizionamento o delle circostanze in cui ci troviamo.
Nel creare la nuova abitudine di essere noi stessi, fondamentalmente non facciamo altro che assumere
un controllo consapevole su quello che è diventato un modo d’essere inconscio. Al posto di far
lavorare la mente verso un obiettivo (es: “Non mi comporterò da persona arrabbiata ” ) e il corpo
verso un altro (restiamo arrabbiati e continuiamo a sguazzare in queste sostanze chimiche
familiari), bisogna mirare a unificare l’intenzione della mente con le reazioni del corpo. Per farlo,
dobbiamo creare un nuovo modo di pensare, fare ed essere.
Per cambiare la nostra vita, prima di tutto dobbiamo cambiare pensieri e sentimenti, poi fare
qualcosa (cambiare azioni o comportamento) per provare nuove esperienze, che a loro volta
produrranno nuovi sentimenti. Dobbiamo memorizzare questi ultimi fino a che non creiamo un modo
d’essere (quando mente e corpo sono tutt’uno). Oltre alla neuroplasticità, potremmo dire di avere più
di un cervello con cui lavorare. Precisamente tre.
(Questo capitolo si limiterà a focalizzare le funzioni dei “tre cervelli” specificatamente correlate al
processo di cambiamento dell’abitudine di essere noi stessi. Personalmente, trovo che lo studio di
ciò che il cervello e le altre componenti del sistema fanno per noi sia un’investigazione dal fascino
inesauribile. Il mio primo libro copre questo argomento più nel dettaglio di quanto serva al nostro
scopo qui; sul mio sito www.drjoedispenza.com trovi ulteriori fonti di studio e naturalmente ci sono
molte altre pubblicazioni e siti web per chi volesse saperne di più sul cervello, la mente e il corpo.)

I TRE CERVELLI
Figura 6A. Il “primo cervello”, la neocorteccia o cervello pensante (in bianco). Il “secondo cervello” è quello limbico o emotivo, responsabile della creazione, del mantenimento e dell’organizzazione delle sostanze chimiche nel
corpo (in grigio). Il “terzo cervello”, il cervelletto, è la sede della mente subconscia (in nero).

DAL PENSARE AL FARE: LA NEOCORTECCIA ELABORA CIÒ


CHE ABBIAMO APPRESO, POI CI SOLLECITA A METTERLO IN
PRATICA
Il nostro “cervello pensante” è la neocorteccia. Essa si trova nella parte esterna del cervello e ha
forma di noce. Hardware neurologico più innovativo e avanzato dell’umanità, la neocorteccia è la
sede della mente conscia, della nostra identità e di altre funzioni cerebrali di rilievo. (Il lobo
frontale, discusso nei capitoli precedenti, è una delle quattro parti che compongono la neocorteccia.)
Fondamentalmente, la neocorteccia è l’architetto e il progettista del cervello: ti permette di imparare,
ricordare, ragionare, analizzare, pianificare, creare, speculare sulle possibilità, inventare e
comunicare. Dal momento che è in quest’area che registri i dati sensoriali (ciò che vedi e senti), la
neocorteccia ti permette di essere collegato alla realtà esteriore.
In generale, la neocorteccia elabora il sapere e l’esperienza. Innanzitutto, per stimolare la
neocorteccia, dovresti raccogliere il sapere sotto forma di fatti o informazioni semantiche (concetti
filosofici o teorici o idee che apprendi a livello intellettuale): aggiungerai così nuove connessioni e
circuiti sinaptici.
In secondo luogo, una volta che avrai deciso di personalizzare o mettere in pratica le conoscenze
acquisite (per dimostrare ciò che hai imparato) avrai anche creato una nuova esperienza. In questo
modo, nella neocorteccia, vengono a formarsi configurazioni di neuroni chiamate reti neurali. Queste
reti rinforzano ciò che hai appreso intellettualmente.
Se la neocorteccia avesse un motto, potrebbe essere: “Il sapere è per la mente. ”
In altri termini, il sapere è il precursore dell’esperienza: la tua neocorteccia è responsabile
dell’elaborazione di tutte quelle idee che non hai ancora sperimentato nella realtà, ma che esistono
come potenziale da accogliere nel futuro. Quando fai pensieri nuovi, inizi a impostare la modifica del
tuo comportamento, in modo che, quando ti si presenterà l’occasione, agirai in modo diverso e
otterrai risultati diversi. Una volta alterato il normale corso delle tue azioni e dei comportamenti
tipici, dovrebbe accadere qualcosa di diverso dalla normalità, che a sua volta genererà un nuovo
evento da vivere.

DA NUOVI EVENTI A NUOVE EMOZIONI: IL CERVELLO


LIMBICO PRODUCE SOSTANZE CHIMICHE PER AIUTARCI A
RICORDARE LE ESPERIENZE
Il cervello limbico (noto anche con il nome di cervello mammaliano), situato sotto la neocorteccia, è
un’area del cervello altamente sviluppata e specializzata, soprattutto nei mammiferi diversi dagli
esseri umani, nei delfini e nei primati superiori. Puoi pensare al cervello limbico come al “cervello
chimico” o al “cervello emotivo”.
Quando ti trovi nel mezzo di una nuova esperienza, i tuoi sensi inviano alla neocorteccia una raffica
di informazioni provenienti dal mondo esterno, e le sue reti neurali si organizzano in modo da
riflettere l’evento. Perciò, l’esperienza arricchisce il cervello persino di più delle nuove conoscenze.
Nell’istante in cui le reti di neuroni si attivano secondo uno schema specifico conformato su quella
nuova esperienza, il cervello emotivo produce e rilascia peptidi. Questo cocktail chimico ha una
firma specifica, la quale riflette le emozioni che stai vivendo in quel momento. Come ora sai, le
emozioni sono i prodotti finali dell’esperienza; una nuova esperienza crea una nuova emozione (che
stimola nuovi geni in modi nuovi). Così, le emozioni inducono il corpo a registrare chimicamente
l’evento: significa che inizi a incarnare ciò che stai imparando.
Nel processo, il cervello limbico favorisce la formazione di ricordi a lungo termine: grazie a esso,
poiché ti permette di ricordare meglio un’esperienza perché puoi richiamare alla memoria come ti sei
sentito emotivamente durante l’evento. (La neocorteccia e il cervello limbico insieme ci permettono
di formare ricordi dichiarativi, tramite i quali possiamo “dichiarare” ciò che abbiamo appreso o
vissuto.25 Guarda la Figura 6B[1] per capire meglio i ricordi dichiarativi e non dichiarativi.)
Ora capiremo in che modo esperienze molto intense siano in grado di segnarci emotivamente. Tutti
quelli che si sono sposati non hanno nessun problema a ricordare dove si trovavano e cosa stavano
facendo quando il loro partner si è proposto. Magari stavano cenando sulla veranda del loro
ristorante preferito, accarezzate dalla brezza rigenerante di quella sera d’estate: mentre si godevano
il tramonto sulle note di un’aria di Mozart suonata dolcemente in sottofondo, il loro partner si è
inginocchiato e ha tirato fuori dalla tasca una scatoletta nera.
La combinazione di tutto ciò che stavano vivendo in quel momento le ha fatte sentire in modo molto
diverso rispetto al loro solito sé. Ciò che era il loro solito equilibrio chimico è stato messo fuori
gioco da ciò che vedevano, sentivano e provavano. In un certo senso, si sono risvegliate dagli stimoli
ambientali familiari e abituali che di solito bombardano il cervello e ci spingono a pensare e a
sentire in modi prevedibili. Gli eventi nuovi ci sorprendono al punto che diventiamo più consapevoli
del presente.
Se il cervello limbico avesse un motto, potrebbe essere: “L'esperienza è per il corpo.”
Se il sapere è per la mente e l’esperienza è per il corpo, allora quando metti in pratica il sapere e
crei una nuova esperienza, insegni al corpo ciò che la mente ha appreso intellettualmente. Il sapere
senza l’esperienza è mera filosofia; l’esperienza senza il sapere è ignoranza. In te deve avvenire un
certo progresso. Devi prendere il sapere e viverlo: accoglierlo a livello emotivo.
Se mi hai seguito fino a qui, in questa mia spiegazione di come fare per cambiare la tua vita, avrai
imparato ad acquisire il sapere, per poi agire i modo tale da ottenere una nuova esperienza e un
sentimento nuovo. Poi, devi memorizzare quel sentimento e spostare ciò che hai appreso dalla mente
conscia a quella subconscia. L’hardware per fare tutto questo si trova nel terzo cervello, di cui
parleremo a breve.

DAL PENSARE E DAL FARE ALL’ESSERE: IL CERVELLETTO


IMMAGAZZINA PENSIERI, ATTEGGIAMENTI E
COMPORTAMENTI ABITUALI
Ricordi quando parlavo della tipica situazione in cui non riusciamo a ricordare consciamente un
numero di telefono, il PIN del bancomat o la combinazione di un lucchetto, ma abbiamo “eseguito”
queste sequenze numeriche talmente spesso che il corpo le conosce meglio del cervello e le nostre
dita svolgono automaticamente la funzione? Potrebbe sembrare una piccola cosa. Ma quando il corpo
ne sa quanto la mente conscia, o persino di più, quando sei in grado di ripetere un’esperienza senza
un grande sforzo consapevole, allora significa che hai memorizzato l’azione, il comportamento,
l’atteggiamento o la reazione emotiva fino a farla diventare un’abilità o un’abitudine.
Quando raggiungi questo livello di abilità, ti sei spostato in un modo d’essere. Per fare questo hai
attivato la terza area del cervello, che gioca un ruolo fondamentale nel cambiare la tua vita: il
cervelletto, la sede del subconscio.
Parte più attiva del cervello, il cervelletto è situato nella zona posteriore del cranio. Pensalo come il
microprocessore e il centro della memoria del cervello. Ogni neurone nel cervelletto ha il potenziale
di connettersi con almeno duecentomila (e fino a un milione) di altre cellule. Il cervelletto elabora
l’equilibrio, la coordinazione, la consapevolezza della relazione spaziale tra le parti del corpo e
l’esecuzione di movimenti controllati; inoltre immagazzina certi tipi di azioni e abilità semplici,
insieme ad atteggiamenti condizionati, reazioni emotive, azioni ripetute, abitudini, comportamenti
condizionati e riflessi, e abilità inconsce che abbiamo padroneggiato e memorizzato. Avendo a
disposizione un incredibile deposito di ricordi, è facile scaricare varie forme di informazioni
apprese, trasformandole in stati mentali e fisici programmati.
Quando ti trovi in un modo d’essere, inizi a memorizzare un nuovo sé neurochimico. Ciò avviene
quando il cervelletto prende il sopravvento facendo di quel nuovo stato una parte implicita della tua
programmazione subconscia. Il cervelletto è la sede dei ricordi non dichiarativi, il che significa che
hai fatto o praticato una cosa talmente tante volte che è diventata un’abitudine e non devi più
pensarci; è diventata una cosa talmente automatica che è difficile spiegare o descrivere come la fai.
Quando ciò accade, arrivi a un punto in cui la felicità (o qualsiasi atteggiamento, comportamento,
abilità o tratto sul quale ti sei focalizzato provandolo mentalmente o fisicamente) diventerà un
programma memorizzato innato del nuovo sé.
Facciamo un esempio concreto per osservare nella pratica in che modo questi tre cervelli ci portano
dal pensare al fare all’essere. Prima di tutto, vedremo come attraverso un’esecuzione mentale
consapevole, il cervello pensante (la neocorteccia) usa il sapere per attivare nuovi circuiti in modi
nuovi per creare una mente nuova. Poi, il nostro pensiero crea un’esperienza e tramite il cervello
emotivo (limbico) produce una nuova emozione. Il cervello pensante e quello emotivo spingono il
corpo verso un nuovo modo di pensare. Infine, se raggiungiamo il punto in cui la mente e il corpo
lavorano insieme, come una cosa sola, il cervelletto ci permette di memorizzare un nuovo sé
neurochimico e il nostro nuovo modo d’essere diventa un programma innato nel subconscio.

UN ESEMPIO CONCRETO DEI TRE CERVELLI IN AZIONE


Per farci un’idea palpabile di queste nozioni, supponiamo che di recente tu abbia letto qualche libro
che ti abbia stimolato riflessioni sul tema della compassione. Poniamo, per esempio, che tu abbia
letto un testo scritto dal Dalai Lama, una biografia di Madre Teresa e un resoconto dell’opera di San
Francesco d’Assisi.
Il sapere che hai appreso ti ha permesso di pensare fuori dagli schemi. Leggere queste pagine ha
creato nuove connessioni sinaptiche nel tuo cervello pensante. Fondamentalmente, hai imparato
qualcosa sulla filosofia della compassione (attraverso l’esperienza degli altri, non la tua). Inoltre hai
rafforzato quelle connessioni neurali ripassando ogni giorno ciò che hai imparato: ne sei talmente
entusiasta che stai risolvendo tutti i problemi dei tuoi amici dando loro molti consigli. Sei diventato
il grande filosofo. A livello intellettuale, conosci bene la materia.
Mentre guidi verso casa di ritorno dal lavoro, tua moglie ti chiama per avvisarti che siete stati
invitati a cena da tua suocera da lì a tre giorni. Accosti seccato, mentre pensi a quanto tua suocera
abbia smesso di piacerti da quella volta, dieci anni fa, che ha ferito i tuoi sentimenti. Subito fai una
lunghissima lista mentale: non ti è mai piaciuto il suo modo supponente di parlare, la tendenza a
interrompere gli altri, il suo odore, persino come cucina. Tutte le volte che le sei vicino, il tuo cuore
accelera, la mascella si contrae, il viso e il corpo sono tesi, ti senti agitato e l’unica cosa che vuoi è
saltar su e andartene.
Restando seduto in macchina, ti ritornano in mente quei libri sulla filosofia della compassione e
ripensi a ciò che hai appreso a livello teorico. Rifletti: “ Magari, se cercassi di mettere in pratica
quel che ho letto nei libri, potrei farmi un'idea diversa di mia suocera. Delle cose che ho
imparato, quali potrei fare mie per cambiare l'esito di questa cena? ” .
Quando prendi in considerazione di mettere in pratica con tua suocera quello che hai imparato, inizia
ad accadere una cosa meravigliosa. Decidi di non reagire con la solita serie di programmi
automatici. Invece, inizi a pensare a chi non vuoi più essere e a chi vuoi diventare al suo posto. Ti
chiedi: “ Come non voglio sentirmi e come non ho intenzione di agire, quando la vedrò? ” . Il tuo
lobo frontale inizia a “raffreddare” i circuiti neurali collegati al vecchio Io; stai cominciando a
smantellare o potare quel vecchio Io e a impedirgli di funzionare come identità. Si potrebbe dire che,
dal momento che il tuo cervello non si sta attivando nello stesso modo, non stai più creando la stessa
mente.
Poi ripassi ciò che i libri dicevano per aiutarti a pianificare come vuoi pensare, sentire e agire nei
confronti di tua suocera. Ti domandi: “ Come posso modificare il mio comportamento (le mie
azioni) e le mie reazioni affinché le esperienze che vivo mi portino a provare un sentimento
nuovo? ” . Così ti visualizzi nell’atto di salutare e abbracciare tua suocera, di farle domande su cose
che le interessano, complimentandoti con lei per il suo nuovo taglio di capelli o per la montatura
degli occhiali. Nel corso dei giorni successivi, mentre provi mentalmente il tuo nuovo sé ideale,
continui a installare sempre più l’hardware neurologico in modo da avere, quando ti ritroverai a
interagire con tua suocera, i circuiti giusti al posto giusto (a tutti gli effetti, un nuovo programma
software).
Per la maggior parte di noi, passare dal pensare al fare è come convincere una lumaca ad affrettare il
passo. Vogliamo restare nel regno intellettuale e filosofico della nostra realtà; ci piace identificarci
con le sensazioni memorizzate e riconoscibili del nostro sé abituale.
Invece, se abbandoni i vecchi modelli di pensiero, interrompi le tue abituali reazioni emotive e
rinunci a comportamenti impulsivi (e quindi provi a pianificare nuovi modi di essere), ti metti
nell’equazione di quel sapere che hai appreso e inizi a creare una nuova mente. Stai ricordando a te
stesso chi vuoi essere.
Ma c’è un altro passo che dobbiamo affrontare qui.
Cosa è successo quando hai iniziato a osservare in modo distaccato il “sé della tua vecchia
personalità” correlato ai pensieri familiari, ai comportamenti abituali e alle emozioni memorizzate
che prima associavi a tua suocera? In un certo senso, sei entrato nel sistema operativo della mente
subconscia, dove si trovano quei programmi, e ne sei diventato l’ osservatore. Quando riesci a
diventare consapevole o a notare chi sei, stai acquisendo coscienza del tuo sé inconscio.
Mentre, a livello psicologico, hai iniziato a progettare te stesso in base a una situazione potenziale
prima ancora dell’esperienza vera e propria (la cena incombente), hai cominciato anche a
riprogrammare il circuito neurale affinché quest’ultimo si configurasse come se l’evento fosse già
avvenuto. Una volta che quelle nuove reti neurali hanno cominciato ad attivarsi all’unisono, il tuo
cervello ha creato un’immagine, una visione, un modello. Hanno creato, in sostanza, quello che io
chiamo ologramma (una immagine multidimensionale) che rappresenta il sé ideale che vorresti
essere e sul quale ti sei focalizzato. Nell’istante in cui ciò è avvenuto, hai reso più reale di qualsiasi
altra cosa quello a cui pensavi. Il cervello ha catturato il pensiero, l’ha interpretato come
un’esperienza, e ha “migliorato” la sua materia grigia affinché sembrasse come se l’esperienza fosse
già avvenuta.

INCARNARE IL SAPERE ATTRAVERSO L’ESPERIENZA:


INSEGNARE AL CORPO CIÒ CHE HA APPRESO LA MENTE
Il giorno fatidico arriva e ti ritrovi seduto a cena, faccia a faccia con la “buona vecchia mammina”.
Invece di reagire d’impulso quando si comporta nella sua maniera tipica, mantieni la tua
consapevolezza, ricordi quello che hai imparato e decidi di fare una prova. Invece che giudicare,
attaccare o sentire animosità nei suoi confronti, fai qualcosa di completamente diverso. Come
suggerivano i libri, vivi in pieno il momento presente, apri il cuore e ascolti veramente quello che sta
dicendo. Non la tieni più bloccata nel passato.
È così che modifichi il tuo comportamento e contieni le reazioni emotive impulsive, creando una
nuova esperienza con tua suocera. In questo modo predisponi il cervello limbico a preparare una
nuova miscela di sostanze chimiche, le quali a loro volta generano una nuova emozione. Tutt’a un
tratto, inizi veramente a provare compassione per lei. La vedi per quello che è; addirittura riscopri in
lei aspetti che ti appartengono. I tuoi muscoli si rilassano, il cuore si apre e riesci a respirare
profondamente e liberamente.
Quel giorno hai provato una sensazione meravigliosa che ancora permane. Adesso sei ispirato e hai
la mente aperta e scopri di provare affetto per tua suocera. Mentre associ a questa persona, nella tua
realtà esterna, la tua nuova sensazione interiore di benevolenza e amore, colleghi la compassione a
tua suocera. Stai formando un ricordo associativo.
Una volta che hai iniziato ad avvertire il sentimento della compassione, in un certo senso, a livello
chimico, hai istruito il corpo con le informazioni a disposizione della mente (a livello filosofico), e
questo ha attivato e modificato alcuni tuoi geni. Ora sei passato dal pensare al fare: i tuoi
comportamenti corrispondono alle tue intenzioni consce; le tue azioni equivalgono ai tuoi pensieri;
mente e corpo sono allineati e lavorano insieme. Hai fatto esattamente quello che era descritto nei
libri. Così, imparando intellettualmente la compassione con il cervello e con la mente, e poi
dimostrando questo ideale nel tuo ambiente attraverso l’esperienza, hai incarnato questo sentimento
elevato. Mente e corpo hanno lavorato all’unisono. Hai incarnato la compassione. In un certo senso,
la parola si è fatta carne.
Due cervelli ti hanno portato dal pensare al fare, ma sei in grado di creare un modo d’essere?
Grazie agli sforzi per incarnare la compassione, ora la tua neocorteccia e il tuo cervello limbico
lavorano insieme. Sei uscito fuori dagli schemi del tuo sé familiare e abituale, che agisce all’interno
di un insieme di programmi automatici, e ti trovi in un nuovo ciclo di pensieri e sentimenti. Ora sai
cosa significa provare compassione e ti piace molto di più che sentire una malcelata ostilità, una
sensazione di rifiuto e di rabbia repressa.
Non mollare però, non sei ancora pronto per la santità! Non è sufficiente che mente e corpo lavorino
insieme una sola volta. Sei passato dal pensare al fare, ma puoi riprodurre quella sensazione di
compassione tutte le volte che vuoi? Sei in grado di incarnare ripetutamente la compassione
indipendentemente dalle condizioni ambientali, in modo che nessuna persona o situazione possa mai
ricreare dentro di te il vecchio modo d’essere?
Se la risposta è no, non hai ancora padroneggiato la compassione. La mia definizione di padronanza
comporta che il nostro stato chimico interno debba essere più grande di qualsiasi altra cosa nel
mondo esterno. Padroneggi qualcosa quando hai condizionato te stesso con pensieri e sentimenti
selezionati, hai memorizzato stati emotivi/chimici desiderati e nulla della tua vita materiale ti
distoglie dai tuoi obiettivi. Niente, nessuno e nessuna esperienza nello spazio e nel tempo dovrebbero
turbare la tua coerenza chimica interiore. Puoi pensare, agire e sentire in modo diverso tutte le volte
che decidi di farlo.

SE RIESCI A PADRONEGGIARE LA SOFFERENZA, ALLORA PUOI


PADRONEGGIARE FACILMENTE ANCHE LA GIOIA
Probabilmente conosci qualcuno che padroneggia la sofferenza, vero? Quindi lo chiami e gli
chiedi: “Come stai?”.
“Così così.”
“Ascolta, vado con degli amici in una nuova galleria d’arte e poi ceniamo in un ristorante che ha
dei dolci sani e leggeri. Dopo cena andremo in un locale dove fanno musica dal vivo. Ti va di
venire con noi?”.
“No, non me la sento.”
Ma se questa persona dicesse ciò che intende davvero, direbbe: “Ho memorizzato questo stato
emotivo e niente nel mio ambiente (né persona, esperienza, condizione, cosa) mi smuoverà dal
mio stato chimico interiore di sofferenza. Mi fa stare meglio provare dolore piuttosto che
lasciarlo andare ed essere felice. Per ora mi godo la mia dipendenza e tutte queste cose che tu
vuoi fare potrebbero distrarmi dalla mia dipendenza emotiva.”
La sai una cosa? Possiamo padroneggiare altrettanto facilmente uno stato chimico interiore,
come quello della gioia o della compassione.

Dall’esempio precedente con la suocera, hai capito che se eserciti i pensieri, i comportamenti e i
sentimenti un numero sufficiente di volte, “essere” compassionevole diventa naturale. Passerai dal
pensarlo, al farlo, all’esserlo. “Essere” qualcosa significa che è facile, naturale, spontaneo, normale
e inconscio. La compassione e l’amore diventeranno emozioni automatiche e familiari come quelle
autolimitanti che hai appena cambiato.
Quindi adesso devi replicare l’esperienza di pensare, sentire e agire in modo compassionevole. Se lo
fai, romperai la dipendenza dal tuo stato emotivo del passato e condizionerai il corpo e la mente a
livello neurochimico, affinché memorizzino lo stato chimico interiore, chiamato compassione, meglio
della tua mente conscia. Infine, se ricrei l’esperienza della compassione tutte le volte che vuoi,
praticandola a prescindere dalle circostanze, il tuo corpo assumerà il modo di pensare della
compassione. Memorizzerai la compassione così bene che niente di ciò che appartiene al mondo
esteriore potrà smuoverti da questo modo d’essere.
Ora tutti e tre i cervelli stanno lavorando insieme, e a livello biologico, neurochimico e genetico, ti
trovi in uno stato di compassione. Quando la compassione diventa incondizionatamente normale e
familiare per te, significa che sei passato dal sapere, all’esperienza alla saggezza.

PASSARE A UN MODO D'ESSERE:


IL RUOLO DEI NOSTRI DUE SISTEMI DI MEMORIA

Abbiamo tre cervelli che ci permettono di passare dal pensare al fare all’essere. Dai uno
sguardo a questo schema.
Figura 6B[1]. Sistemi di memoria dichiarativa e non dichiarativa.

Nel cervello ci sono due sistemi di memoria.


- Il primo è chiamato sistema di memoria dichiarativa o esplicita. Quando ricordiamo e
riusciamo ad affermare ciò che abbiamo appreso o sperimentato, ci riferiamo ai ricordi
dichiarativi. Ne esistono di due tipi: il sapere (ricordi semantici derivati dal sapere filosofico)
e l’esperienza (ricordi episodici derivati da esperienze sensoriali, coincidenti con eventi della
nostra vita in relazione a particolari persone, animali o oggetti, mentre facevamo una certa cosa,
o ne eravamo testimoni, in un preciso momento spazio temporale). I ricordi episodici tendono a
imprimersi più a lungo nel cervello e nel corpo rispetto a quelli semantici.
- Il secondo sistema di memoria è quello non dichiarativo o dei ricordi impliciti. Quando
eseguiamo una cosa talmente tante volte da trasformarla in abitudine, non dobbiamo più
pensarci; è come se fossimo incapaci di spiegare come riusciamo a farla: corpo e mente sono un
tutt’uno. Questa è la sede delle nostre abilità, dei comportamenti automatici, dei ricordi
associativi, degli atteggiamenti inconsci e delle reazioni emotive.

SAPERE + ESPERIENZA = SAGGEZZA

Figura 6B[2]. Tre cervelli: pensare, fare, essere.


Quindi, quando prendiamo ciò che abbiamo imparato intellettualmente (neocorteccia) e lo mettiamo
in pratica, lo personalizziamo o ne diamo dimostrazione, in un certo qual modo modifichiamo il
nostro comportamento. Quando lo facciamo, creiamo una nuova esperienza che genererà una nuova
emozione (cervello limbico). Se riusciamo a ripetere, replicare o eseguire quell’azione a piacere, ci
sposteremo in un modo d’essere (cervelletto).
La saggezza è sapere accumulato, ottenuto grazie alla ripetizione dell’esperienza. E quando “essere”
compassionevole diventa naturale tanto quanto soffrire, giudicare, biasimare o essere frustrati,
negativi o insicuri, allora siamo saggi. Ci siamo liberati per cogliere nuove opportunità, perché in
qualche modo la vita sembra organizzarsi in base a come o a chi siamo.

EVOLVI IL TUO CERVELLO

Figura 6C. Questo schema mostra la progressione di come i tre cervelli si allineino per mettere in correlazione diversi percorsi di evoluzione personale.

PASSARE DIRETTAMENTE DAL PENSARE ALL’ESSERE: UN


PRELUDIO ALLA MEDITAZIONE
Passare dal pensare al fare all’essere è un processo che abbiamo sperimentato tutti molte volte, sia
quando abbiamo imparato a guidare, a sciare, a fare la maglia, o come quando per una persona
parlare una seconda lingua diventa un’abitudine.
Adesso parliamo di uno dei più grandi doni dell’evoluzione umana: la capacità di spostarci dal
pensare all’essere, senza intraprendere nessuna azione materiale. Detto in altri termini, possiamo
creare un nuovo modo d’essere ancora prima di farne un’effettiva esperienza materiale.
Lo facciamo continuamente e qui non si tratta di “fare finta finché non ce la fai”. Per esempio, hai una
fantasia sessuale nella quale sperimenti interiormente i pensieri, le sensazioni e le azioni che aspetti
con trepidazione di vivere quando il tuo partner tornerà da un viaggio. Sei talmente dentro
l’esperienza interiore che il tuo corpo è chimicamente alterato e reagisce come se quell’evento futuro
stesse accadendo proprio in quel momento. Ti sei spostato in un nuovo modo d’essere. Ugualmente,
sia che provi mentalmente il discorso che stai per dare, o che ricordi a te stesso come dovrai gestire
il chiarimento che hai bisogno di avere con il tuo collega, o immagini quello che vuoi mangiare
quando sei affamato ma bloccato nel traffico (e in ognuno di questi casi pensi solo a una cosa,
escludendo tutto il resto) il tuo corpo inizierà a spostarsi in un determinato modo d’essere già solo
con il pensiero.
Okay, ma quanto puoi andare lontano? Attraverso il solo pensiero e le sensazioni puoi essere la
persona che vuoi? Puoi creare e vivere la realtà che hai scelto, come mia figlia quando ha fatto il
lavoro estivo dei suoi sogni?
È qui che entra in gioco la meditazione. Le persone usano le tecniche di meditazione per diverse
ragioni, come sai. In questo libro, imparerai una meditazione speciale ideata per uno scopo
specifico: aiutarti a superare l’abitudine di essere te stesso e diventare quel sé ideale che desideri.
Grazie alla parte restante di questo capitolo, collegheremo alcune delle nozioni apprese finora con la
meditazione che presto imparerai. (Tutte le volte che parlerò di meditazione o di processo
meditativo, mi riferirò al processo su cui ci concentreremo nella Terza parte.)
La meditazione ci permette di cambiare il cervello, il corpo e il modo d’essere. Cosa ancora più
importante, possiamo compiere queste trasformazioni senza intraprendere nessuna azione materiale
né avere alcuna interazione con l’ambiente esterno. Attraverso la meditazione, possiamo installare
l’hardware neurologico necessario, proprio come quei pianisti e quelle persone che, esercitando le
dita, hanno apportato cambiamenti esclusivamente attraverso prove mentali. (I soggetti di quella
ricerca avevano eseguito soltanto esercizi mentali, ma per i nostri scopi, questa è solo una
componente del processo meditativo, quantunque importantissima.)
Se ti chiedessi di pensare alle qualità che il tuo sé ideale potrebbe avere, o se ti suggerissi di
riflettere su come sarebbe essere una persona di spessore come Madre Teresa o Nelson Mandela,
solo pensando a un nuovo modo d’essere, attiveresti il tuo cervello in modi nuovi e creeresti una
mente diversa. Questa è una prova mentale in azione. Adesso ti chiedo di riflettere su come sarebbe
sentirti felice, soddisfatto, contento e in pace. In meditazione, prendi quel sapere e ti inserisci
nell’equazione. Invece di limitarti a chiederti come sarebbe essere felice, ti disponi a praticare uno
stato di felicità, e quindi a vivere al suo interno. Dopo tutto, sai come ci si sente a essere felici. Lo
hai già sperimentato in passato, e hai visto altre persone in quello stato. Adesso, devi selezionare e
scegliere da quel sapere (ed esperienza) per creare un nuovo ideale di te stesso.
Ho già detto come, tramite il lobo frontale, attivi nuovi circuiti in modi diversi per creare un nuovo
modo di pensare. Una volta che lo sperimenti, il tuo cervello crea una specie di immagine olografica
che ti dà un modello da seguire nella creazione della tua realtà futura. Dal momento che hai installato
nuovi circuiti neurali prima di qualsiasi esperienza reale, non devi compiere una rivoluzione non
violenta, come fece Gandhi; non devi guidare la tua gente ed essere arso al rogo, come fece Giovanna
d’Arco. Devi usare semplicemente il sapere e l’esperienza di quelle doti di coraggio e
determinazione per generare un effetto emotivo dentro di te. Il risultato sarà uno stato mentale.
Producendo ripetutamente il medesimo stato mentale, esso diventerà familiare, e creerai nuovi
circuiti. Quanto più spesso produci lo stesso stato mentale, tanto più quei pensieri diventeranno la tua
esperienza.
Una volta che è avvenuta la trasformazione di pensiero ed esperienza, il prodotto finale di quella
esperienza sarà un sentimento e un’emozione. Quando ciò accade, il tuo corpo (come la mente
inconscia) non riconosce la differenza tra un evento che avviene nella realtà materiale e le emozioni
che hai creato solo con il pensiero. Come chi condiziona il corpo verso un nuovo modo di pensare, ti
accorgerai che il cervello pensante e quello emotivo ora lavorano in armonia. Ricorda che i pensieri
sono legati al cervello e le sensazioni al corpo. Quando pensi e senti in modo particolare come parte
del processo meditativo, sei diverso rispetto a quando hai cominciato. I nuovi circuiti installati, i
cambiamenti neurologici e chimici che sono stati generati da quei pensieri e da quelle emozioni, ti
hanno modificato in modo tale che tanto nel cervello quanto nel corpo sono presenti segni evidenti di
quei cambiamenti.
A questo punto, sei entrato in un modo d’essere. Non stai più solo esercitandoti con la felicità o la
gratitudine o altro, sei grato e felice. Puoi riprodurre quello stato mentale e fisico ogni giorno; puoi
sperimentare nuovamente e costantemente un evento e innescare la reazione emotiva in base a come ti
sentiresti se vivessi quell’esperienza nei panni del tuo nuovo sé ideale.
Se riesci ad alzarti dopo la sessione di meditazione in quel nuovo modo d’essere (quindi cambiato a
livello neurologico, biologico, chimico e genetico) significa che hai attivato quei cambiamenti prima
dell’esperienza reale, e sarai quindi più incline ad agire e a pensare in sintonia con chi vuoi essere.
Hai cambiato l’abitudine di essere te stesso!
Ricordati inoltre che, quando ti trovi in un nuovo modo d’essere (in una nuova personalità) crei
anche una nuova realtà personale. Lasciamelo ripetere. Un nuovo modo d'essere crea una nuova
personalità, una nuova personalità genera una nuova realtà personale.
Come fai a capire se questa pratica meditativa ha attivato i tuoi tre cervelli affinché realizzino
l’effetto desiderato? È semplice: se investi in questo processo, ti sentirai diverso. Se ti senti
esattamente come prima, se gli stessi catalizzatori producono le medesime reazioni dentro di te,
allora significa che nel campo quantistico non è successo niente. Pensieri e sentimenti identici
riproducono lo stesso segnale elettromagnetico nel campo.

DA PENSARE A ESSERE
Figura 6D. Puoi passare dal pensare all’essere senza dover fare niente. Se stai provando mentalmente a pensare in modo nuovo, ci sarà un momento in cui il pensiero che stai facendo diventerà esperienza. Quando ciò accadrà, il
prodotto finale di quella esperienza interiore sarà un’emozione o un sentimento. Una volta che riesci a sentire come sarebbe essere quella persona, il tuo corpo (come la mente inconscia) inizia a credere di trovarsi in quella realtà.
Ora la tua mente e il tuo corpo cominciano a lavorare in armonia, e tu sei quella persona senza dover fare niente ancora. Quando ti sposti in un nuovo modo d’essere con il solo pensiero, sei più incline a fare e a pensare cose in
armonia con ciò che vuoi essere.

Non sei cambiato chimicamente, neurologicamente, geneticamente né in nessun altro modo. Ma se


alla fine delle sedute di meditazione ti senti diverso rispetto a quando le hai cominciate, e se riesci a
mantenere quello stato mentale e fisico alterato, allora sei cambiato.
Ciò che hai cambiato dentro di te (il nuovo modo d’essere che hai creato) adesso dovrebbe generare
un effetto anche all’esterno. Sei andato al di là del modello di causa effetto dell’universo, di
quell’obsoleto concetto newtoniano secondo il quale esiste qualcosa di esterno che controlla i tuoi
pensieri, azioni ed emozioni. Su questo punto tornerò tra poco.
Ti renderai conto dei frutti della meditazione, come risultato dei tuoi sforzi, se nella tua vita accadrà
qualcosa di inaspettato e nuovo. Ricorda: il modello quantistico ci dice che se hai creato un nuovo
modo di pensare e di essere, hai modificato anche la tua firma elettromagnetica. Dal momento che
pensi e senti in modo diverso, stai cambiando la realtà. Insieme, pensieri e sentimenti possono farlo;
se sono separati invece no. Permettimi di ricordartelo ancora una volta: Non puoi pensare in un
modo e sentire in un altro e aspettarti che nella tua vita accada qualcosa di diverso. La
combinazione di pensieri e sentimenti dà il tuo modo d’essere. Cambia il tuo modo d’essere… e
cambierai la tua realtà.
È proprio qui che entrano in gioco i segnali di coerenza. Se riesci a inviare nel campo quantistico un
segnale coerente sia nel pensiero che nel sentimento (modo d’essere), a prescindere dal mondo
esteriore, allora nella tua vita si manifesterà qualcosa di diverso. Quando ciò accade, senza dubbio
sperimenterai una potente risposta emotiva, che ti ispirerà ancora una volta a creare una nuova realtà.
Puoi usare quella emozione per generare un’esperienza ancor più meravigliosa.
Ma ora torniamo a Newton. Siamo tutti condizionati dal concetto newtoniano secondo cui la vita è
dominata dalla causa e dall’effetto. Quando ci accade qualcosa di positivo, esprimiamo gratitudine o
gioia. Così, nella vita, aspettiamo che qualcosa o qualcuno all’esterno regoli i nostri sentimenti.
Invece, ti chiedo di assumere il controllo e di invertire il processo. Piuttosto che aspettare
l’occasione che ti faccia stare in un certo modo, crea quel sentimento prima ancora che si verifichi
l’esperienza nel regno fisico; convinci emotivamente il corpo che un’esperienza “che produce
gratitudine” sia già avvenuta.
Per farlo, puoi cogliere una potenzialità nel campo quantistico ed entrare in contatto con le sensazioni
che proveresti se la stessi vivendo. Ti chiedo di usare il pensiero e il sentimento per metterti nei
panni di quel sé futuro, di quell’Io possibile, in modo tanto vivido da condizionare il tuo corpo a
credere di essere già quella persona. Quando aprirai gli occhi dopo la sessione di meditazione, che
cosa vorrai essere? Cosa proveresti se fossi il tuo sé ideale, o se vivessi l’esperienza desiderata?
Per cambiare definitivamente l’abitudine di essere te stesso, dì addio a causa ed effetto e accogli il
modello quantistico della realtà. Scegli la realtà potenziale che desideri, vivila nel pensiero e nei
sentimenti e mostra gratitudine prima ancora che l’evento accada nella realtà. Riesci ad accettare
l’idea che una volta cambiato il tuo stato interiore, non avrai più bisogno che il mondo esterno ti dia
il motivo di sentire gioia, gratitudine o qualsiasi altra emozione positiva?
Quando il corpo percepisce che l’evento sta accadendo proprio in quello stesso momento, e il fatto ti
sembra reale in virtù di ciò su cui sei focalizzato a livello mentale e di ciò che senti emotivamente,
allora significa che stai sperimentando il tuo futuro. Nel momento in cui ti trovi in quel modo
d’essere, in quell’ora, e sei presente nell’esperienza auspicata, sei anche connesso con tutte le realtà
possibili che esistono nel campo quantistico. Ricorda che se sei nel passato o nel futuro, in base alle
emozioni familiari o all’anticipazione di una situazione, hai accesso soltanto ad alcune fra tutte le
possibilità che contiene il campo quantistico. Il solo modo per accedervi è essere nel qui e ora.
Ricordati che non può trattarsi esclusivamente di un processo intellettuale. Pensieri e sentimenti
devono essere coerenti tra loro. In altre parole, questa meditazione richiede di spostarti di venti
centimetri, dalla testa fin dentro al cuore. Apri il tuo cuore e pensa a come sarebbe se tu fossi una
combinazione di tutti i tratti che ammiri e che compongono il tuo sé ideale.
Potresti obiettare che non lo puoi sapere, perché quelle caratteristiche non le hai mai possedute
realmente. La mia risposta è che il tuo corpo può vivere tutto questo prima ancora che tu ne abbia una
prova concreta, fisica, prima ancora che i tuoi sensi lo sperimentino: se un desiderio futuro, che non
hai mai sperimentato prima, si manifestasse davvero nella tua vita, concorderai con me che
proveresti una forte emozione (gioia, eccitazione, gratitudine…). Quindi queste emozioni sono ciò su
cui ti puoi focalizzare. Invece di essere schiavo di emozioni che non sono altro che residui del
passato, adesso usi emozioni elevate per creare il futuro.
Le emozioni positive, come la gratitudine, l’amore e così via, hanno tutte una frequenza elevata che ti
permetterà di spostarti in un modo d’essere nel quale ti sentirai come se gli eventi desiderati fossero
già accaduti. Se sei in uno stato di grandezza, i segnali che invii nel campo quantistico dicono che
quegli eventi sono già avvenuti. Esprimere gratitudine ti permette di condizionare emotivamente il tuo
corpo, fino a credere che ciò che suscita gratitudine in te sia già accaduto. La meditazione, tramite
l’attivazione e il coordinamento dei tuoi tre cervelli, ti permette di passare dal pensare all’essere;
una volta che ti trovi in un nuovo modo d’essere, sei più incline ad agire e a pensare in armonia con
chi vuoi essere.
Forse ti stai chiedendo perché potrebbe essere difficile spostarsi in uno stato di gratitudine o
esprimere riconoscenza prima ancora che l’esperienza reale si sia verificata. È possibile che tu abbia
vissuto in base a una emozione memorizzata che è diventata una parte della tua identità a livello
subconscio, al punto che adesso non riesci a stare in nessun altro modo se non in quello a cui sei
abituato? Se è così, forse la tua identità ormai si riduce a come appari agli occhi del mondo esterno,
e ti distoglie dal cambiare il modo in cui ti senti dentro.
Nel prossimo capitolo, esamineremo come colmare questo divario e ottenere la piena liberazione.
Quando riesci a sentire prontamente gratitudine e gioia, o a innamorarti del futuro (senza aver
bisogno che una persona, una cosa o un’esperienza suscitino in te questa emozione) allora queste
emozioni elevate saranno a tua disposizione per alimentare il processo di creazione.
CAPITOLO 7

IL DIVARIO

Un giorno me ne stavo seduto sul divano riflettendo sul significato della felicità. Pensando alla mia
totale mancanza di gioia, considerai come la maggior parte delle persone che erano importanti per me
mi avrebbero immediatamente impartito un discorso di incoraggiamento. Me lo immaginai parola per
parola: “Sei incredibilmente fortunato. Hai una famiglia meravigliosa, con dei figli bellissimi. Sei
un chiropratico di successo. Tieni conferenze davanti a migliaia di persone, giri il mondo
visitando posti insoliti, hai preso parte al film Bleep – Ma che... bip... sappiamo veramente? e
molta gente ha apprezzato il tuo messaggio. Hai persino scritto un libro e sta andando bene.” Ma
per me c’era qualcosa che non andava.
Ero arrivato a un punto della mia vita in cui viaggiavo di città in città ogni fine settimana per tenere
conferenze; a volte, nel giro di tre giorni, mi fermavo in due città diverse. Mi resi conto di essere
talmente occupato da non avere il tempo di mettere in pratica quello che insegnavo.
Fu un momento sconcertante, perché iniziai a capire che tutta la mia felicità era stata creata dal di
fuori e che la gioia che provavo quando viaggiavo e tenevo le conferenze non aveva niente a che
vedere con la vera gioia. Mi sembrava di aver bisogno delle persone, delle cose e dei posti del
mondo esteriore per sentirmi bene. L’immagine che stavo proiettando al mondo dipendeva da fattori
esterni. E quando non stavo tenendo una conferenza o facendo un’intervista o curando i pazienti, ed
ero a casa, mi sentivo vuoto.
Non fraintendermi: per certi versi tutte quelle cose esteriori che facevano parte di me erano
meravigliose. Se chiedessi a qualcuno che mi ha visto durante una conferenza, o profondamente
assorbito nella preparazione di una presentazione durante un volo, o mentre rispondevo a dozzine di
e-mail nella sala d’attesa dell’aeroporto o nella hall di un hotel, l’osservatore ti avrebbe risposto che
sembravo decisamente felice.
La triste verità è che se lo avessi chiesto a me in uno di quei frangenti, probabilmente ti avrei
risposto più o meno così: “Sì, le cose vanno alla grande. Sto bene. Sono un uomo fortunato.”
Ma se mi avessi colto in un momento di tranquillità, quando tutti quegli stimoli esteriori non mi
stavano bombardando, ti avrei risposto in un modo completamente diverso: “C’è qualcosa che non
va. Mi sento instabile. Sembra sempre la solita vecchia storia. Manca qualcosa.”
Un giorno mi resi conto di quale fosse la ragione centrale della mia infelicità, e capii anche che
avevo bisogno del mondo esteriore per ricordarmi chi ero. La mia identità si era confusa con le
persone con cui parlavo, le città che visitavo, le cose che facevo mentre viaggiavo e le esperienze di
cui avevo bisogno per riaffermare me stesso come Joe Dispenza. Quando non avevo attorno qualcosa
del mondo esteriore che mi facesse ricordare chi ero, non ero sicuro di chi fossi. Capii infatti che
tutta la felicità che provavo non era altro che una reazione agli stimoli del mondo esterno, che mi
facevano sentire in un certo modo. A un certo punto compresi di essere completamente dipendente dal
mio ambiente e dai segnali esterni che alimentavano la mia dipendenza emotiva. Che momento fu
quello per me! Avevo sentito dire un milione di volte che la felicità viene da dentro, ma non mi aveva
mai toccato in quel modo prima di allora.
Quel giorno, mentre sedevo sul divano di casa, guardai fuori dalla finestra e visualizzai un’immagine.
Vidi le mie mani, una sopra l’altra, separate da uno spazio vuoto.
La mano in alto rappresentava come apparivo all’esterno e quella sotto era come sapevo di essere
dentro. Mentre riflettevo, mi sovvenne che noi esseri umani viviamo in una dualità, come divisi in
due entità separate: “come appariamo” e “chi siamo veramente”.

IL DIVARIO NELL’IDENTITÀ

Figura 7A. Il divario tra “chi siamo veramente” e “come appariamo”.

Come appariamo è l’immagine o la facciata che proiettiamo al mondo. Il sé è tutto quello che
facciamo per dare mostra di noi in un certo modo e per presentare agli altri una realtà esteriore
coerente. Questo primo aspetto del sé è una patina che rappresenta come vogliamo che gli altri ci
vedano.
Come siamo veramente, rappresentato nel disegno dalla mano che sta sotto, coincide con come ci
sentiamo, soprattutto quando non siamo distratti dall’ambiente esterno. Si tratta delle nostre emozioni
familiari quando non siamo preoccupati dalla “vita”. È quello che nascondiamo di noi.
Quando memorizziamo stati emotivi di dipendenza (come il senso di colpa, la vergogna, la paura,
l’ansia, il giudizio, la depressione, la presunzione o l’odio) sviluppiamo un divario tra come
appariamo e chi siamo veramente. Il primo caso coincide con il modo in cui vogliamo che gli altri
ci vedano. Il secondo rappresenta lo stato in cui ci troviamo quando non stiamo interagendo con tutte
le esperienze, le cose e le persone nei vari momenti e luoghi della nostra vita. Se restiamo seduti
abbastanza a lungo senza fare niente, iniziamo a sentire qualcosa. Quel qualcosa è ciò che siamo
realmente.
GLI STRATI DELL’EMOZIONE CHE MEMORIZZIAMO E CHE
CREANO IL DIVARIO

Figura 7B. Le dimensioni del divario cambiano da persona a persona. “Chi siamo veramente” e “come appariamo” sono separati dai sentimenti che memorizziamo nei diversi momenti che compongono la nostra vita (e che si
basano su esperienze passate). Più grande è il divario, più intensa è la dipendenza dalle emozioni che memorizziamo.

Strato su strato, ci portiamo addosso diverse emozioni, che vanno a formare la nostra identità. Per
ricordare chi pensiamo di essere, dobbiamo ricreare le medesime esperienze, riaffermando così la
nostra personalità e le emozioni corrispondenti. In quanto identità, ci attacchiamo al mondo esteriore
identificandoci con le cose e con le persone, così da ricordarci il modo in cui vogliamo riflettere noi
stessi nel mondo.
Come appariamo diventa la facciata della nostra personalità, la quale, per percepire se stessa come
un “qualcuno” ben definito, ha bisogno di affidarsi alla realtà esteriore. La sua identità è
completamente dipendente dall’ambiente. La personalità fa tutto il possibile per nascondere come si
sente davvero o per scacciare quella sensazione di vuoto: Possiedo queste macchine, conosco
queste persone, sono stato in questi posti, so fare queste cose, ho fatto queste esperienze, lavoro
per questa azienda, ho successo... Si tratta di chi pensiamo di essere in relazione a ciò che ci
circonda.
Ma tutto ciò è ben diverso da chi siamo veramente (ovvero da come ci sentiamo) senza gli stimoli
della realtà esterna: i sentimenti di vergogna e di rabbia per il fallimento del matrimonio; la paura
della morte e i dubbi sulla vita dopo la morte in relazione alla perdita di una persona cara o anche di
un animale domestico; il senso di inadeguatezza causato dalle pretese di perfezionismo di un genitore
che vuole a ogni costo vederci realizzati; il senso di libertà repressa per essere cresciuti in
condizioni alle soglie della povertà; la preoccupazione di avere un corpo inadeguato per apparire in
un certo modo agli occhi del mondo. Questo genere di sentimenti sono ciò che vogliamo nascondere.
È ciò che siamo veramente, il vero sé nascosto dietro l’immagine che proiettiamo. Ci risulta difficile
anche solo pensare di mostrare quel sé al mondo, così facciamo finta di essere qualcun altro.
Creiamo un insieme di programmi automatici memorizzati che mascherano le nostre parti vulnerabili.
Fondamentalmente, mentiamo su chi siamo perché sappiamo che nella società non c’è spazio per quel
tipo di persona. Quel tipo di individuo è “nessuno”. Dubitiamo che possa piacere agli altri e che
possa essere accettato.
Specialmente quando siamo più giovani e stiamo formando la nostra identità, siamo più inclini a
mettere in atto questo tipo di mascherata. Vediamo i giovani cambiare identità con la stessa frequenza
con cui si cambiano d’abito. E in verità, ciò che gli adolescenti indossano spesso non è altro che un
riflesso di chi vogliono essere, più che di ciò che sono veramente. Chiedilo a qualsiasi esperto di
salute mentale specializzato nel lavoro con i giovani, e ti dirà che esiste una parola per definire
l’essere adolescenti: insicurezza. Di conseguenza, adolescenti e preadolescenti cercano conforto
nella omologazione e nei numeri.
Invece di far sapere al mondo chi sei veramente, approvi e ti adatti (perché tutti sanno cosa succede a
quelli che vengono considerati diversi). Il mondo è complesso e spaventoso, ma fare parte di un
gruppo lo rende più semplice e meno terrificante. Scegli il tuo gruppo. Scegli il tuo veleno.
Alla fine, quella identità ti sta bene. Ci cresci dentro. O almeno è quello che racconti a te stesso.
Insieme all’insicurezza, sopraggiunge anche un grande senso di autoconsapevolezza. Fioccano le
domande: “È questo ciò che sono davvero? È questo ciò che voglio essere?”. Ma è molto più facile
ignorare queste domande piuttosto che trovare una risposta.

LE ESPERIENZE DI VITA DEFINISCONO LA NOSTRA IDENTITÀ,


TENERSI OCCUPATI TIENE A BADA LE EMOZIONI
INDESIDERATE
Da giovani, tutti noi siamo stati segnati emotivamente da esperienze traumatiche o difficili. All’inizio
della vita, abbiamo vissuto eventi significativi, le cui emozioni hanno contribuito, strato dopo strato,
a farci diventare ciò che saremmo diventati. Dobbiamo accettarlo: tutti siamo stati marchiati da
eventi emotivamente pesanti. Avendo continuato a ripetere mentalmente quelle esperienze, il corpo ha
iniziato a riviverle, solo con il pensiero. Abbiamo mantenuto attivo quel periodo refrattario emotivo
tanto a lungo che siamo passati da una mera reazione emotiva a uno stato d’animo, a un temperamento
e infine a un tratto della personalità.
Da giovani ci teniamo occupati facendo cose che, per un po’, sostituiscono le vecchie e intense
emozioni, nascondendole sotto il tappeto. È inebriante fare nuove amicizie, visitare posti nuovi,
lavorare sodo e ottenere una promozione, imparare una nuova abilità, o fare un nuovo sport.
Raramente sospettiamo che molte di queste azioni siano motivate dai sentimenti lasciati da eventi
precedenti.
Allora ci teniamo veramente occupati. Andiamo a scuola, poi se possibile all’università, compriamo
una macchina, ci trasferiamo in una nuova città, regione o Stato; iniziamo un percorso professionale,
conosciamo gente nuova, ci sposiamo, compriamo casa, mettiamo su famiglia, teniamo degli animali
domestici; potremmo divorziare, facciamo esercizio, iniziamo una nuova relazione, pratichiamo
un’abilità o un hobby, usiamo tutto quello che conosciamo nel mondo esterno per definire la nostra
identità e per distrarci da come ci sentiamo veramente dentro di noi. E dal momento che tutte queste
esperienze uniche generano una miriade di emozioni, ci accorgiamo di come queste ultime si portano
via i nostri sentimenti nascosti. E per un po’ funziona.
Non fraintendermi. Tutti noi, negli anni della crescita, raggiungiamo traguardi importanti
impegnandoci in quello che facciamo. Per realizzare tante cose nella vita, dobbiamo spingerci oltre
la nostra “comfort zone” e andare al di là dei sentimenti familiari che una volta ci definivano. Sono
assolutamente convinto di questa dinamica. Ma se non superiamo i nostri limiti e continuiamo a
portare sulle spalle il peso del passato, resteremo sempre bloccati. Di solito questo accade a partire
dai trentacinque anni (ma dipende molto da persona a persona).

MEZZA ETÀ: UNA SERIE DI STRATEGIE PER TENERE SEPOLTI I


SENTIMENTI REPRESSI
A partire dai trentacinque o quarant’anni, quando la personalità è completa, abbiamo sperimentato
molto di ciò che la vita ha da offrire. Di conseguenza, riusciamo ad anticipare piuttosto bene la
maggior parte delle esperienze. Sappiamo già, prima ancora di viverle, come ci faranno sentire. Dal
momento che abbiamo avuto diverse relazioni buone e cattive, abbiamo gareggiato nel lavoro o ci
siamo stabilizzati nella nostra carriera, abbiamo sofferto per le sconfitte e gioito per i successi,
sappiamo cosa ci piace e cosa no, conosciamo le sfumature della vita. Siamo in grado di prevedere
le emozioni probabili prima dell’esperienza reale, e stabiliamo se vogliamo provare quell’evento
“noto” prima ancora che si realizzi. Naturalmente, tutto questo accade dietro le quinte della nostra
consapevolezza.
È qui che le cose si complicano. Dal momento che riusciamo a prevedere i sentimenti che potrebbero
scaturire dalla maggior parte degli eventi, sappiamo già cosa sarebbero in grado di nascondere i
sentimenti relativi a chi siamo veramente. Tuttavia, quando raggiungiamo i trentacinque anni, niente
può far sparire del tutto quel senso di vuoto.
Ti svegli ogni mattina e senti di essere la stessa persona. Il tuo ambiente, al quale ti affidi così tanto
per rimuovere il dolore o il senso di colpa o la sofferenza, non fa più sparire quei sentimenti. Come
potrebbe? Sai già che quando le emozioni provenienti dal mondo esterno scompaiono, tornerai a
essere lo stesso lupo di sempre, che perde il pelo ma non il vizio.
Questa è la crisi di mezza età che molti conoscono. C’è chi si sforza in tutti i modi di tenere sepolti i
sentimenti repressi tuffandosi sempre più a fondo nella realtà esteriore. Alcuni si comprano la
macchina sportiva del momento (oggetto); altri prendono una barca in affitto (un altro oggetto). Altri
ancora partono per una lunga vacanza (luogo). Poi c’è chi si iscrive a un social network per
conoscere gente nuova e farsi nuovi amici (persone). Qualcuno ricorre alla chirurgia plastica
(corpo). Molti riarredano o cambiano stile alla loro casa (acquisto di oggetti e sperimentazione di un
nuovo ambiente).
Sono tutti sforzi inutili per fare o cercare qualcosa di nuovo, per sentirsi meglio o diversi. Ma,
emotivamente, una volta che la novità si è esaurita, si ritrovano di nuovo bloccati nella stessa
identità. Ritornano a essere chi sono veramente. Vengono respinti verso la solita realtà nella quale
vivono da anni, solo per mantenere in vita la sensazione di chi pensano di essere. La verità è che più
fanno (quanto più comprano e consumano) più la sensazione che hanno di chi “sono davvero” si
rafforza.
Cerchiamo di sfuggire al vuoto, o di scappare da qualsiasi emozione che faccia male, perché
guardarla in faccia è troppo disagevole. Così quando quel sentimento inizia ad andare leggermente
fuori controllo, la maggior parte di noi accendono la TV, navigano in internet, chiamano o scrivono un
sms a qualcuno. Nel giro di pochi secondi riusciamo a modificare le nostre emozioni così tante volte:
… possiamo guardare un telefilm o un video su YouTube e ridere in modo isterico, poi guardare una
partita di calcio e provare competizione, infine seguire il telegiornale e sentire rabbia o paura. Tutti
questi stimoli esterni riescono a distrarci facilmente dai sentimenti indesiderati che abbiamo dentro.
La tecnologia rappresenta una grande fonte di distrazione e una potente droga. Pensaci: puoi
modificare immediatamente lo stato chimico interno e scacciare una sensazione cambiando qualcosa
al di fuori. E a prescindere da quale sia l’elemento esterno che ti ha fatto stare meglio dentro,
conterai su di esso per distrarti ancora e ancora. Tra l’altro, non è necessario ricorrere alla
tecnologia; servirà allo scopo qualsiasi cosa momentaneamente appassionante.
Prova a indovinare cosa succede alla fine se continuiamo con quel diversivo. Per cambiare come
stiamo dentro, ci riduciamo a essere sempre più dipendenti da qualcosa che sta al di fuori di noi. Ci
sono persone che scivolano sempre più giù in questo pozzo senza fondo, usando diversi aspetti del
loro mondo per mantenersi preoccupate, nello sforzo di ricreare il sentimento iniziale generato dalla
primissima esperienza che le ha aiutate a evadere. Cercano di essere sovrastimolate, così da riuscire
a sentirsi diverse da come sono veramente. Ma, presto o tardi, tutti si rendono conto di avere sempre
più bisogno di quella cosa per stare meglio. Diventa una logorante ricerca del piacere e dei modi per
evitare il dolore a ogni costo: una vita edonistica guidata da certi sentimenti che sembrano non
volersene andare.

UNA MEZZA ETÀ DIVERSA: UN TEMPO PER AFFRONTARE I


SENTIMENTI E LASCIARE ANDARE LE ILLUSIONI
In questo momento della vita, le persone che, a differenza di molti, cercano di mantenere in superficie
i propri sentimenti si pongono alcune grandi domande: “Chi sono? Qual è lo scopo della mia vita?
Dove sto andando? Per chi sto facendo tutto questo? Cos’è Dio? Dove andrò dopo la morte? C’è
qualcosa di più importante nella vita del ‘successo’? Che cos’è la felicità? Cosa significa tutto
questo? Che cos’è l’amore? Amo me stesso? Sono capace di amare?”. L’anima di queste persone
inizia a risvegliarsi.
Domande del genere cominciano a occupare la nostra mente, ci consentono di andare oltre l’illusione
e ci fanno sospettare che niente di ciò che si trova all’esterno possa farci felici. Qualcuno, alla fine,
si renderà conto che niente nell’ambiente esterno potrà mai “aggiustare” il modo in cui ci sentiamo.
Riconosciamo anche l’enorme quantità di energia che ci vuole per mantenere in funzione questa
proiezione del sé come immagine da mostrare al mondo, e capiamo quanto sia estenuante mantenere
corpo e mente in uno stato di costante preoccupazione. Alla fine arriviamo a comprendere che il
nostro inutile tentativo di mantenere un ideale a uso e consumo degli altri è solo una strategia per fare
in modo che i sentimenti incombenti, dai quali stiamo fuggendo, non ci abbiano mai. Quanto a lungo
possiamo fare giochi di prestigio, tenendo in aria tante palline, per far sì che la nostra vita non cada a
pezzi?
Invece di comprare una TV più grande o l’ultimo modello di smart phone, queste persone smettono di
sfuggire al sentimento che cercano di scacciare da così tanto tempo, lo affrontano a testa alta e lo
osservano attentamente. Quando ciò accade, l’individuo inizia a svegliarsi. Dopo un po’ di
introspezione, scopre chi è veramente, ciò che ha cercato di nascondere e cosa non va più bene per
sé. Così lascia andare la propria facciata, i giochi e le illusioni. È sincero con se stesso, a ogni costo,
e non ha paura di perdere tutto. Questa persona smette di sprecare energia per mantenere intatta
un’immagine illusoria.
Essa entra in contatto con i suoi sentimenti e poi, rivolgendosi alle persone che fanno parte della sua
vita, dice: “Sai una cosa? Mi importa poco se non ti faccio più felice. Sono troppo ossessionata da
come appaio agli occhi degli altri o da ciò che pensano di me. Così finisce che vivo per gli altri.
Voglio liberarmi da queste catene.”
È un momento profondo nella vita di una persona. L’anima si sta svegliando e spinge a dire la verità
su chi è davvero! La bugia è finita.

CAMBIAMENTO E RELAZIONI: ROMPERE I VINCOLI CHE CI


LEGANO
La maggior parte delle relazioni è basata su ciò che hai in comune con gli altri. Pensaci: conosci una
persona e subito confronti con lei le vostre esperienze reciproche, come per verificare che le
rispettive reti neurali e i ricordi emotivi siano allineati. Dici qualcosa del tipo: “Riconosco queste
‘persone’. Appartengo a questo ‘posto’ e ho vissuto in questi posti in diversi ‘momenti’ della mia
vita. Ho frequentato questa scuola e ho studiato queste materie. Possiedo e faccio queste ‘cose’. E
soprattutto ho fatto queste ‘esperienze’.”
Allora l’altra persona risponde: “Riconosco queste ‘persone’. Ho vissuto in questi ‘posti’ in quei
‘momenti’. Anch’io faccio queste ‘cose’. Ho avuto le stesse ‘esperienze’.”
Così, vi collegate l’uno all’altro e si instaura una relazione basata su modi d’essere neurochimici.
Infatti se condividete le stesse esperienze, condividete anche le medesime emozioni.
Pensa alle emozioni come a “energia in movimento”. Se condividete le stesse emozioni, condividete
anche la stessa energia. E proprio come due atomi di ossigeno condividono un campo invisibile di
energia oltre lo spazio e il tempo per formare un legame che generi l’aria, tu sei collegato a ogni
cosa, persona e luogo della tua vita in un campo invisibile di energia. Tuttavia, i legami tra le
persone sono i più forti, perché le emozioni hanno più energia. Finché entrambe le parti in causa
restano immutate, le cose vanno a gonfie vele.

LEGAMI EMOTIVI
Figura 7C. Se condividiamo le stesse esperienze, condividiamo anche le stesse emozioni e la medesima energia. Proprio come due atomi di ossigeno si legano per formare l’aria che respiriamo, un campo invisibile di energia (oltre
lo spazio e il tempo) ci lega emotivamente gli uni agli altri.

Quando il nostro amico dell’esempio inizia a dire la verità su come si sente veramente, le cose
cominciano a diventare sgradevoli. Se le sue amicizie si sono basate sulle lamentele che ha sempre
espresso nei confronti della vita, allora, nelle sue relazioni, è legato energeticamente ai sentimenti di
vittimismo. Se, in un momento di illuminazione, ora decide di rompere con l’abitudine di essere se
stesso, non si mostrerebbe più ad amici e conoscenti nei panni della stessa persona. Tuttavia, anche
chi fa parte della sua vita lo sta usando per ricordarsi, a sua volta, chi è emotivamente. Amici e
familiari rispondono: “C’è qualcosa che non va in te oggi. Hai ferito i miei sentimenti!”. Che
andrebbe tradotto con: “Pensavo che ci fosse qualcosa di speciale tra noi! Ti ho usato per confermare
la mia dipendenza emotiva e ricordare chi penso di essere come ‘qualcuno’. Ti preferivo com’eri
prima.”
Quando cambiamo, la nostra energia è connessa con tutto quello che abbiamo vissuto nel mondo
esteriore. Interrompere la dipendenza da una emozione che abbiamo memorizzato, o dire la verità su
chi siamo, richiede una certa dose di energia. Proprio come serve energia per separare due atomi di
ossigeno uniti in un legame, allo stesso modo ci vuole energia per rompere i lacci che ci tengono
stretti alle persone che fanno parte della nostra vita.
Così può succedere che gli individui vicini a quella persona, con la quale hanno condiviso gli stessi
legami emotivi, si riuniscano e dicano: “Non è più lui ultimamente. Forse è impazzito. Portiamolo da
un dottore!”.
Ora ricorda che si tratta di persone con le quali ha condiviso le stesse esperienze, quindi anche le
medesime emozioni. Ma adesso lui sta rompendo i vincoli energetici con tutto e tutti (persino con i
luoghi). È un momento minaccioso per chi ha giocato con lui lo stesso gioco per anni. Sta
abbandonando la nave.
Così lo portano dal dottore, che gli prescrive il Prozac o qualche altro farmaco e, in breve tempo,
riemerge la precedente personalità. Eccolo lì a mostrare al mondo la sua vecchia immagine di sé, a
stringere la mano in accordi emotivi con gli altri. Ancora una volta è tornato a essere intorpidito e
sorridente: qualsiasi cosa pur di far svanire le sensazioni. La lezione non è stata recepita.
È vero, quella persona non era più la stessa (cioè non era più la “mano in alto” del disegno, a cui
tutti si erano abituati). Era diventata invece la “mano in basso”, quella con un passato e del dolore. E
chi può biasimare quelle persone care che hanno insistito affinché ritornasse a essere il sé intorpidito
di sempre “con cui era facile rapportarsi”? Il nuovo sé emerso è imprevedibile, persino radicale. Chi
vuole stare accanto a quel tipo di persona? Chi vuole stare vicino alla verità?

CIÒ CHE ALLA FINE CONTA DAVVERO


Se hai bisogno dell’ambiente esterno per ricordare chi sei come persona, cosa succede quando muori
e l’ambiente sparisce? Sai cosa svanisce insieme a esso? Quella persona, quel “qualcuno”, l’identità,
l’immagine, la personalità (la mano in alto) che si è identificata con tutti gli elementi noti e
prevedibili della vita, che era dipendente dall’ambiente. Potresti essere la persona più di successo,
popolare o bella, e potresti avere tutta la ricchezza del mondo... ma quando la tua vita giunge al
termine e la realtà esterna viene spazzata via, ciò che sta fuori di te non può più definirti. Sparisce
tutto.
Ciò con cui rimani è chi sei veramente (la mano in basso), non come appari. Quando la tua vita
giunge al termine e non puoi più contare sul mondo esteriore per definire chi sei, resti con quel
sentimento che non hai mai affrontato. Non ti sarai evoluto come anima nel corso dell’esistenza.
Per esempio, se cinquant’anni fa hai avuto un’esperienza che ti ha segnato come persona insicura o
debole e hai continuato a sentirti così, allora hai smesso di crescere emotivamente cinquant’anni fa.
Se lo scopo dell’anima è quello di imparare dalle esperienze e guadagnare saggezza, ma resti
bloccato in quella particolare emozione, non trasformerai mai l’esperienza in una lezione di vita; non
trascenderai quell’emozione scambiandola con del sapere. Mentre quel sentimento continua ad
ancorare mente e corpo agli eventi passati, non sei libero di avanzare nel futuro. E se ti capita di
vivere un’esperienza simile nel presente, quell’evento innesca la medesima emozione e tu sei spinto
ad agire come la persona che eri cinquant’anni fa.
Così la tua anima dice: “Fai attenzione! Ti sto facendo capire che niente può darti la felicità. Ti sto
dando delle forti spinte. Se continui a giocare a questo gioco, smetterò di cercare di attirare la tua
attenzione e tornerai a dormire. Ci vedremo poi, quando la tua vita sarà conclusa...”.

CI VUOLE SEMPRE DI PIÙ


La maggior parte delle persone che non sa come cambiare, pensa: “Come posso fare per scacciare
questo sentimento?”. E se il piacere di accumulare cose nuove si spegne e smette di funzionare, che
cosa fanno? Guardano a cose più grandi, un intero nuovo strato da mettere sopra a dove si trovano, e
le loro strategie di elusione diventano come una droga: “Se prendo questa sostanza o bevo dell’alcol,
questo sentimento se ne andrà via. Questo elemento esterno produrrà una trasformazione chimica
interna e mi farà stare magnificamente. Farò un sacco di shopping (anche se non ho soldi) così quella
sensazione di vuoto svanirà. Guarderò qualche filmato pornografico... giocherò con i videogames...
giocherò d’azzardo... mangerò all’eccesso...”.
LA CRISI DI MEZZA ETÀ: IL TENTATIVO DI CREARE UNA NUOVA
IDENTITÀ DALL’ESTERNO

Figura 7D. Quando le stesse persone e le stesse cose nella nostra vita creano le stesse emozioni, e il sentimento che stiamo cercando di scacciare cessa di cambiare, cerchiamo nuove persone e nuove cose, oppure cerchiamo di
andare in posti nuovi, nel tentativo di cambiare come ci sentiamo emotivamente. Se non funziona, passiamo al livello successivo: la dipendenza.

A prescindere dal tipo di dipendenza, le persone continuano a pensare che una certa sensazione sarà
scacciata da un elemento esterno. E ricorda: abbiamo una naturale inclinazione ad associare un
elemento esterno che faccia allontanare quel sentimento a un cambiamento dello stato chimico
interiore. Quella cosa esterna ci piace se ci fa sentire bene. Così rifuggiamo da ciò che ci fa stare
male o che ci fa soffrire, e andiamo verso ciò che ci fa sentire bene e a nostro agio o che ci dà
piacere.
Dal momento che la dipendenza stimola costantemente i centri del piacere nel cervello,
dall’emozione scaturita dall’esperienza si ottiene un flusso di sostanze chimiche. Il problema è che
tutte le volte che si gioca d’azzardo, si beve o si sta alzati fino a tardi a giocare online, la volta
successiva se ne avrà bisogno un pochino di più.
La ragione per cui le persone hanno bisogno di sempre più droga, di fare più shopping o di avere un
numero maggiore di relazioni occasionali è che la scarica chimica generata da quelle attività attiva i
recettori sulla membrana esterna delle cellule, e “accende” le cellule medesime. Ma se i recettori
cellulari vengono costantemente stimolati, si desensibilizzano e si spengono. Così di volta in volta
per attivarsi c’è bisogno di un segnale più forte, di una stimolazione maggiore: servirà un picco
chimico per generare i medesimi effetti.
Adesso devi scommettere venticinquemila euro invece di diecimila, perché altrimenti non c’è
brivido. Una volta che la spesa folle di cinquemila euro non ti fa più né caldo né freddo, devi
esaurire il fido di due carte di credito per riuscire a sentire la stessa emozione. E tutto questo solo
per scacciare la sensazione di chi sei veramente. Ciò che fai per ottenere lo stesso picco, dovrai
continuare a ripeterlo sempre più, con maggiore intensità. Più droghe, più alcol, più sesso, più
scommesse, più shopping, più TV. Hai afferrato l’idea?
Nel tempo diventiamo dipendenti da una cosa per alleviare il dolore o l’ansia o la depressione con la
quale conviviamo tutti i giorni. Sbaglio forse? Non credo. La maggior parte della gente si comporta
così perché non sa come fare per cambiare da dentro. Si limita a seguire l’impulso innato di ricavare
sollievo dai sentimenti, e inconsciamente pensa che la salvezza derivi dal mondo esterno. Nessuno ha
mai spiegato loro che usare il mondo esteriore per cambiare la realtà interiore non fa che peggiorare
le cose... allarga solo il divario, il vuoto.
Supponiamo che la nostra ambizione nella vita sia avere successo e accumulare sempre più cose. Se
ci riusciamo, rinforziamo chi siamo, senza mai affrontare come ci sentiamo in realtà. Questo io lo
chiamo essere posseduti dai nostri possessi. Ci facciamo possedere dagli oggetti materiali che
rinforzano l’ego, che ha bisogno dell’ambiente per ricordarsi chi è.
Se aspettiamo che sia qualcosa all’esterno a farci felici, allora non stiamo seguendo la legge
quantistica. Ci affidiamo a ciò che sta fuori per cambiare come siamo dentro. Se pensiamo che
quando saremo ricchi a sufficienza da comprarci più cose allora saremo strafelici, abbiamo capito
male. Affinché si manifesti l’abbondanza, dobbiamo essere felici prima.
Cosa succede se chi ha una dipendenza non riesce a ottenere più “droga”? Prova ancora più rabbia,
frustrazione, amarezza, vuoto. Potrebbe provare con altri metodi, per esempio aggiungendo il gioco
d’azzardo al bere, lo shopping alla TV e alla via di fuga offerta dai film. Alla fine però, non basta
mai. I centri del piacere si sono ricalibrati a un livello talmente alto che quando il mondo esterno non
innesca cambiamenti chimici interiori, chi soffre di dipendenza ha l’impressione di non poter trovare
gioia nelle piccole cose. Il punto è capire che la vera felicità non ha niente a che vedere col piacere,
perché la dipendenza del nostro benessere da certe cose intensamente stimolanti non fa che
allontanarci dalla vera felicità.

IL DIVARIO PIÙ GRANDE: LA DIPENDENZA EMOTIVA


Non voglio sminuire la gravità del danno causato da ciò che qui ho indicato in modo generico come
dipendenze materiali: dalla droga, dall’alcol, dal sesso, dal gioco d’azzardo, dal consumismo e così
via. Questi problemi causano molto dolore alle numerose persone che ne soffrono e a coloro che le
amano o che ci lavorano. Sebbene molte persone che vivono queste o altre dipendenze possano usare
i passi suggeriti in queste pagine per superarle, dal momento che fanno sempre parte della Grande
Triade, va oltre lo scopo del libro affrontare questo tipo di dipendenze nel dettaglio. Ma è
fondamentale capire che dietro a ogni dipendenza c’è una emozione memorizzata che porta ad avere
un certo comportamento.
Ciò che non va oltre lo scopo di questo libro, ma che anzi rappresenta il suo proposito centrale, è
aiutare le persone a cambiare l’abitudine di essere se stesse, sia che ciò comporti smettere di essere
un alcolizzato, dipendente dal sesso o dallo shopping compulsivo, un giocatore d’azzardo o sentirsi
cronicamente soli, depressi, arrabbiati o fisicamente indisposti.
Pensando al divario, è probabile che ti sia detto: “Be’, è ovvio che nascondiamo agli altri le nostre
paure, le insicurezze, le debolezze e il lato oscuro. Se permettessimo a queste cose di esprimersi
pienamente, probabilmente nessuno terrebbe a noi, a parte noi stessi.” In un certo senso, questo è
vero. Ma se vogliamo essere liberi, dobbiamo affrontare il vero sé e portare alla luce il lato oscuro
della nostra personalità.
Il vantaggio del sistema che utilizzo è che puoi affrontare i lati oscuri di te stesso senza portarli alla
luce nella tua realtà quotidiana. Non devi andare al lavoro o trovarti con la tua famiglia e annunciare:
“Ehi, gente, ascoltate! Sono una brutta persona perché provo risentimento per i miei genitori che
hanno passato tanto tempo con i miei fratelli e sorelle minori, trascurando i miei bisogni. Quindi ora
sono una persona molto egoista che desidera ardentemente l’attenzione degli altri e ha bisogno di
gratificazioni immediate per smettere di sentirsi inadeguata e non amata.”
Invece, nell’intimità della tua stessa casa o della tua stessa mente, puoi lavorare per estinguere gli
aspetti negativi del sé e sostituire quelle caratteristiche (o almeno, metaforicamente, riducendo il
ruolo che svolgono facendole comparire solo occasionalmente) con altre più positive e produttive.
Voglio che ti dimentichi degli eventi passati che sostengono le emozioni memorizzate, ormai parte
della tua personalità. Non risolverai mai i tuoi problemi se li analizzi quando sei ancora invischiato
nelle emozioni del passato. Ripensare a vecchie esperienze o rivivere gli eventi che hanno creato il
problema non farà altro che risollevare le emozioni del passato e ti darà una ragione per sentirti
sempre allo stesso modo. Se cerchi di risolvere la tua vita con la stessa consapevolezza che l’ha
creata, troverai una giustificazione per tutto e ti scuserai per non compiere nessun cambiamento.
Invece, dememorizziamo le nostre emozioni autolimitanti. Un ricordo privato del suo carico emotivo
si chiama saggezza. In questo caso possiamo guardare indietro con obiettività agli eventi del passato
e a chi eravamo senza il filtro dell’emozione. Se ci impegniamo a dememorizzare lo stato emotivo (o
a eliminarlo al meglio delle nostre possibilità), allora conquisteremo la libertà di vivere, pensare e
agire indipendentemente dalle restrizioni o limitazioni di quel sentimento.
Quindi, se una persona rinunciasse all’infelicità ed andasse avanti con la sua vita (instaurando una
nuova relazione, cambiando lavoro, trasferendosi in una nuova città e facendo nuove amicizie) e poi
riconsiderasse quel fatto del passato, vedrebbe che ha rappresentato l’ostacolo necessario affinché
superasse ciò che era e diventasse una persona nuova. La sua prospettiva cambierebbe, anche solo
rendendosi conto che ha potuto davvero superare il problema.
Colmare e persino eliminare il divario tra chi siamo e come ci presentiamo al mondo probabilmente
è la sfida più grande che dobbiamo affrontare nella vita. Sia che lo definiamo “vivere in modo
autentico”, “conquistare noi stessi” o “fare in modo che gli altri ci accettino per quello che siamo”, si
tratta comunque di qualcosa che la maggior parte di noi desidera. Cambiare (colmare il divario) deve
partire da dentro.
Eppure fin troppo spesso, la maggior parte di noi cambia solo quando si trova davanti a una crisi, a
un trauma o a una diagnosi scoraggiante di qualsiasi tipo. La crisi di solito arriva sotto forma di
prova, che può essere fisica (un incidente o una malattia), emotiva (la perdita di qualcuno che
amiamo, per esempio), spirituale (una serie di fallimenti che ci spingono a interrogarci sul nostro
valore e su come agisce l’universo) o economica (magari la perdita del lavoro). Nota che si tratta
sempre di perdere qualcosa.
Perché aspettare che si verifichi un trauma o una perdita e far perdere equilibrio all’ego a causa di
quello stato emotivo negativo? Chiaramente, quando sei travolto da una calamità, devi agire, non
puoi continuare a gestire le cose come al solito quando, come si suol dire, sei messo in ginocchio.
In quei momenti critici, quando siamo sempre più stanchi di essere schiacciati dalle circostanze,
diciamo: “Non posso più andare avanti così. Non importa cosa devo fare o come mi sento (corpo).
Non importa quanto ci vuole (tempo). Non importa cosa sarà della mia vita (ambiente), cambierò.
Devo farlo.”
Possiamo imparare e cambiare in uno stato di dolore e sofferenza, oppure in uno stato di gioia e
ispirazione. Non dobbiamo aspettare di essere talmente a disagio da sentirci costretti a uscire dallo
stato di torpore.

COLMARE IL DIVARIO - EFFETTI COLLATERALI


Come sai, una delle abilità chiave che hai bisogno di sviluppare è l’autoanalisi e la consapevolezza
di te stesso. È ciò che intendo quando parlerò di meditazione nel prossimo capitolo. Durante la
meditazione, analizzerai lo stato emotivo negativo che ha esercitato un simile impatto sulla tua
esistenza. Riconoscerai la condizione principale della tua personalità e che muove i tuoi pensieri e i
tuoi comportamenti, così da familiarizzare intimamente con ogni loro sfumatura. Nel tempo, userai il
potere di osservazione per dememorizzare lo stato emotivo negativo. Così facendo, cederai
l’emozione a una mente superiore, colmerai il divario tra ciò che sei e ciò che hai mostrato al mondo
in passato.
Visualizzati in una stanza con le braccia aperte e distese, come se due pareti opposte spingessero
contro di te. Hai idea di quanta energia consumeresti se cercassi di impedire a queste due pareti di
collidere? Invece, cosa succederebbe se lasciassi andare quelle due pareti, facessi un paio di passi
avanti (dopo tutto, quel divario è un po’ come una porta, non trovi?) e uscissi dalla stanza per entrare
in una nuova? Cosa ne sarebbe della stanza che ti sei lasciato alle spalle? Be’, le pareti si sarebbero
avvicinate al punto da non permetterti più nemmeno di entrare. Il divario sarebbe colmato e le parti
separate riunite. E cosa succederebbe a tutta quell’energia che stavi consumando? La fisica afferma
che l’energia non può essere creata né distrutta; può solo essere trasferita o trasformata. È
esattamente quello che ti succederà non appena arriverai al punto in cui nessun pensiero, emozione,
comportamento subconscio passerà inosservato.
Puoi vederla anche in questi termini: entrerai nel sistema operativo del subconscio e porterai tutti i
dati e le istruzioni a livello della tua consapevolezza conscia, per scoprire veramente dove si trovano
gli impulsi e le tendenze che hanno assunto il controllo della tua vita. Diventerai conscio del tuo sé
inconscio.
Quando rompiamo le catene di quel legame, liberiamo il corpo. Non è più la mente, che vive nello
stesso passato giorno dopo giorno. Quando liberiamo il corpo a livello emotivo, colmiamo il
divario, rilasciando l’energia che prima è stata usata per crearlo. Ora quell’energia rappresenta la
materia prima con cui creare una nuova vita.
Un altro effetto collaterale che può derivare dall’affrancamento dalle tue dipendenze emotive è che il
rilascio di energia assomigli a una sorsata di un meraviglioso e salutare elisir. Non solo ti senti pieno
di energia, ma provi anche una sensazione che non avvertivi da tanto: la gioia. Quando liberi il corpo
dalle catene della dipendenza emotiva, ti senti sollevato e ispirato. Ti è mai capitato di fare un lungo
viaggio in macchina? Quando scendi e finalmente ti stiri un po’ e respiri aria fresca e il suono dei
pneumatici sulla strada o della ventola del riscaldamento o dell’aria condizionata si spegne, provi
una magnifica sensazione. Immagina come sarebbero più forti queste sensazioni se fossi rimasto
chiuso nel bagagliaio per duemila chilometri! Molti di noi si sono sentiti esattamente alla stessa
maniera per un lungo periodo di tempo. Ricordati che non è sufficiente che ti limiti a notare il modo
in cui pensi, senti e ti comporti. La meditazione richiede che tu sia più attivo di così. Devi anche dire
la verità su te stesso. Devi confessare e rivelare quello che nascondi nella parte oscura di quel
divario. Devi riportare quelle cose alla luce del sole. E una volta che ti sei reso conto di quello che
stai facendo a te stesso, devi guardare quel disastro e dire: “ Non serve più al mio massimo
interesse. Non mi serve più. Non mi ha mai fatto bene.” Quindi puoi decidere di essere libero.

COLMARE IL DIVARIO

Strato dopo strato, quando dememorizzi le emozioni, liberi energia.

INDEGNITA'

INDEGNITA'

Figura 7E. Quando dememorizzi le emozioni che sono diventate parte della tua identità, elimini il divario tra come appari e chi sei veramente. L’effetto collaterale di questo fenomeno è il rilascio di energia sotto forma di
un’emozione immagazzinata nel corpo. Una volta che la mente di quella emozione viene liberata dal corpo, l’energia torna libera nel campo quantistico e la puoi usare in qualità di creatore.

DAL VITTIMISMO ALL’ABBONDANZA INASPETTATA: ECCO IL


MODO IN CUI UNA DONNA HA COLMATO IL DIVARIO
Una persona che ha raccolto i benefici per aver affrontato la sua vita con il coraggio di
un’osservatrice quantistica è Pamela, una delle partecipanti di un mio seminario. Pamela aveva gravi
problemi economici perché per due anni l’ex marito disoccupato non aveva pagato l’assegno di
mantenimento del figlio. Frustrata, piena di rabbia e sentendosi vittima, reagiva negativamente anche
a situazioni a questa non direttamente collegate.
La meditazione che facemmo quel giorno riguardava il prodotto finale di qualsiasi esperienza:
l’emozione. Dal momento che molte delle nostre esperienze coinvolgono la famiglia e gli amici,
condividiamo con loro le emozioni che ne derivano. Di solito è una cosa positiva: i legami con i
posti in cui siamo stati, le cose che abbiamo fatto (persino gli oggetti che abbiamo condiviso)
possono rafforzare la nostra connessione con le persone. Tuttavia il rovescio della medaglia è che
condividiamo anche le emozioni associate alle esperienze negative. Ci leghiamo energeticamente
l’uno all’altro in un luogo al di là dello spazio e del tempo. Dal momento che siamo legati agli altri
(per usare termini quantistici) e spesso siamo vincolati a emozioni orientate alla sopravvivenza, è
quasi impossibile cambiare se siamo ancora in connessione con esperienze ed emozioni negative.
Così la realtà resta immutata. Nel caso di Pamela, l’ansia, il senso di colpa e i sentimenti di
inferiorità dell’ex marito, per non essere in grado di sostenere i suoi figli, si erano intrecciati al
tessuto del modo d’essere di lei, insieme alle sue stesse emozioni di vittimismo, risentimento e
mancanza. Tutte le volte che si presentava l’occasione, il vittimismo alzava la sua brutta testa e
determinava un risultato indesiderato. Queste emozioni distruttive e l’energia a esse associata
praticamente l’avevano cristallizzata in uno stato stagnante di pensiero, azione ed essere. A
prescindere dai suoi tentativi per cambiare la situazione, lei e il suo ex marito erano legati
vicendevolmente dalle reciproche esperienze, emozioni ed energie negative; così nessuno dei suoi
sforzi era mai riuscito a cambiare la situazione con lui.
Il seminario aiutò Pamela a capire che doveva rompere questo vincolo. Doveva lasciare andare le
emozioni che la limitavano nel presente. Imparò anche che pensare, sentire e agire per anni nello
stesso modo poteva generare un effetto a cascata capace di attivare i geni della malattia, e non voleva
che ciò accadesse. Bisognava cedere.
Mi piace questa frase perché come Pamela mi disse in seguito, durante la meditazione si era resa
conto delle emozioni dannose innescate dal suo vittimismo (l’impazienza con i figli, lamentele e
biasimo, sentimenti di disperazione e mancanza). Lasciò andare queste emozioni associate alle
esperienze passate, rilasciando simultaneamente il suo modo d’essere, e li rimise alla mente
superiore.
Così facendo Pamela liberò nel campo quantistico tutta l’energia congelata, colmando il divario tra
chi pensava di essere e come si presentava al mondo. Lo fece talmente bene (iniziò a sentirsi
iperfelice e riconoscente) da desiderare abbondanza per tutti, non solo per sé. Passò dal provare
emozioni egoiste a emozioni altruiste. Si alzò dalla meditazione come una persona diversa da prima.
Il rilascio energetico di Pamela stimolò il campo a produrre risultati adatti al nuovo sé che era in
procinto di diventare. Ottenne quasi subito una prova in due modalità.
La prima riguardava la sua attività su internet. In precedenza, quando aveva tentato di fare una
promozione, si era preoccupata della risposta continuando a controllare il sito e riscontrando soltanto
risultati mediocri. Iniziò la sua seconda promozione la mattina del seminario, ma durante la giornata
fu troppo impegnata per pensare ai risultati. Quella sera sperimentò gli effetti positivi di aver
lasciato andare il passato. Si sentì ancora meglio quando scoprì di aver guadagnato quasi diecimila
dollari quel giorno, grazie alla promozione che aveva lanciato!
Pamela ricevette la seconda prova tre giorni dopo, quando l’assistente sociale la chiamò per
informarla che il suo ex aveva inviato un assegno non solo per quel mese, ma a totale copertura dei
dodicimila dollari che le doveva per gli alimenti. Era più che compiaciuta di aver “fatto” quasi
ventiduemila dollari dopo la meditazione. Non aveva fatto nulla nel regno fisico per determinare quei
risultati, e non avrebbe potuto prevedere come quei soldi avrebbero trovato la strada verso di lei, ma
era enormemente grata che lo avessero fatto.
Ciò che dimostra la storia di Pamela è il potere insito nel lasciare andare le emozioni negative.
Quando siamo impantanati in un atteggiamento mentale logoro e in comportamenti e percezioni
abituali, non abbiamo la possibilità di trovare le soluzioni a problemi che affondano nel passato. E
quei problemi (esperienze, in verità) generano emozioni energetiche potenti. Una volta che le
abbandoniamo, sperimentiamo un enorme rilascio di energia e magicamente la realtà assume un
nuovo aspetto.

USCENDO DAL PASSATO, POSSIAMO INDIRIZZARE LO


SGUARDO VERSO IL FUTURO
Pensa a quanta della tua energia creativa è legata al senso di colpa, al giudizio, alla paura o all’ansia
correlate a persone ed esperienze del passato. Immagina quanto bene potresti fare convertendo
l’energia distruttiva in energia produttiva. Rifletti su ciò che potresti realizzare se non fossi
focalizzato sulla sopravvivenza (emozione egoista), ma lavorassi alla manifestazione delle tue
intenzioni positive (emozione altruista).
Chiediti: “A quale energia da esperienze del passato (sotto forma di emozioni limitate) sono ancora
attaccato che rinforza la mia vecchia identità e mi blocca emotivamente in queste circostanze? Potrei
usare questa energia e trasformarla in uno stato elevato dal quale creare un nuovo e diverso
risultato?”.
La meditazione ti aiuterà a rimuovere qualche strato e a eliminare alcune delle maschere che hai
indossato. Entrambe queste cose hanno impedito il flusso di quella meravigliosa intelligenza che sta
dentro di te. Lasciando andare gli strati, diventerai trasparente. Sei trasparente quando il modo in cui
appari coincide con chi sei. E quando vivi la tua vita in questa maniera sperimenti uno stato di
gratitudine, di gioia elevata, che sono convinto sia il tuo modo d’essere naturale. Se lo fai, inizi a
emergere dal passato e riesci a indirizzare lo sguardo verso il futuro.
Eliminando i veli che bloccano il flusso di questa intelligenza interiore, diventi più simile a essa. C’è
più amore dentro di te, sei più disposto a dare, sei più consapevole, più determinato, perché questa è
la sua intenzione. Il divario viene colmato.
In questa fase ti senti felice e completo. Non ti appoggi più al mondo esteriore per definire te stesso.
Le emozioni elevate che senti sono incondizionate. Niente e nessuno può farti stare così. Sei felice e
ti senti ispirato semplicemente in virtù di chi sei.
Non vivi più in uno stato di mancanza o di bisogno. E sai la cosa buffa di non sentire più la mancanza
o il bisogno di qualcosa? È proprio allora che inizi a manifestare le cose spontaneamente. La
maggior parte delle persone, invece di creare partendo da uno stato di gratitudine, entusiasmo o
pienezza, cerca di costruire qualcosa quando si trova in uno stato di mancanza, indegnità, separazione
o in uno stato caratterizzato da qualche altra emozione limitata. È solo a queste ultime condizioni che
il campo ti risponde nel modo più favorevole.
Tutto questo comincia col riconoscere l’esistenza del divario e con la meditazione sugli stati emotivi
negativi che lo hanno generato, dominando la tua personalità. A meno che tu non sia preparato a
svolgere un profondo lavoro di introspezione e a valutare le tue inclinazioni con amorevole onestà
(senza autoflagellarti per i tuoi fallimenti), resterai per sempre impantanato in un evento del passato e
nelle emozioni negative che ha prodotto. Osservalo. Comprendilo. Lascialo andare. Crea con
l’energia a tua disposizione portando la mente fuori dal corpo e liberandola nel campo.

IL RAPPORTO CON LA PUBBLICITÀ


Ti prego di capire che le agenzie pubblicitarie e le aziende loro clienti conoscono benissimo il
concetto di mancanza e come questo giochi un ruolo di comando nel nostro comportamento.
Vogliono farci credere di avere le risposte per colmare il divario, spingendoci a identificarci
con il loro prodotto.
I pubblicitari sfruttano persino i volti dei personaggi famosi nelle loro pubblicità per convincere
il consumatore a identificarsi inconsciamente con quella persona come “nuovo Io”. Ti senti
male con te stesso? Compra qualcosa! Non trovi posto nella società? Compra qualcosa! Provi
un'emozione negativa a causa del senso di perdita, separazione o desiderio? Questo forno a
microonde/ TV con mega schermo/ macchina/ telefono cellulare... eccetera è proprio quello
che ti ci vuole. Ti sentirai meglio con te stesso, verrai accettato dalla società e il vuoto si
ridurrà del 40 per cento! Siamo tutti controllati emotivamente da questo concetto di mancanza.

COME HA AVUTO INIZIO LA MIA TRASFORMAZIONE... E


MAGARI QUALCHE ISPIRAZIONE PER LA TUA
Ho cominciato questo capitolo raccontandoti di quella volta in cui ero seduto sul divano e ho capito
che c’era un divario tra la persona che ero veramente e l’identità che mostravo al mondo. Così vorrei
chiudere questo capitolo raccontandoti il resto della storia...
Nel periodo in cui ebbi questa rivelazione viaggiavo spesso, tenendo conferenze davanti alle persone
che mi avevano visto nel film Bleep – Ma che... bip... sappiamo veramente?. Quando parlavo al
pubblico mi sentivo davvero vivo e, ne sono certo, davo l’impressione di essere felice. Ma in verità
mi sentivo intorpidito. Ed ecco quando me ne sono reso conto. Dovevo apparire come tutti si
aspettavano che fossi, proprio in base all’idea di me che davo nel film. Iniziai a credere di essere
qualcun altro e avevo bisogno che il mondo mi ricordasse chi pensavo di essere. In effetti stavo
vivendo due vite diverse. Non volevo più trovarmi in questa trappola.
Mentre me ne stavo seduto sul divano, quella mattina, sentii battere il cuore e iniziai a pensare a chi
lo stesse facendo battere. In un baleno, capii di avere preso le distanze dalla mia intelligenza innata.
Chiusi gli occhi e mi concentrai completamente su di essa. Iniziai a riconoscere chi ero stato, cosa
avevo nascosto e quanto fossi infelice. Cominciai a cedere alcuni aspetti di me stesso a una mente
superiore.
Poi ricordai chi non volevo più essere. Decisi come non volevo più vivere in base a quella stessa
personalità. Successivamente, analizzai i comportamenti, i pensieri e i sentimenti inconsci che
rafforzavano il mio vecchio sé e li riesaminai finché non divennero familiari.
Quindi riflettei su chi volevo essere come nuova personalità... finché non lo divenni.
Improvvisamente iniziai a sentirmi diverso, pieno di gioia. Non aveva niente a che vedere con tutte le
cose fuori di me; faceva parte di una identità indipendente da tutte le cose esteriori. Sapevo di aver
trovato qualcosa.
Dopo quella prima meditazione sul divano ebbi una reazione immediata e me ne resi subito conto
perché, quando mi alzai, non mi sentivo più la stessa persona di prima. Mi levai in piedi e mi sentii
consapevole e vivo. Fu come vedere tantissime cose per la prima volta. Alcune maschere erano state
eliminate e volevo continuare quel processo.
Così mi ritirai a vita privata per circa sei mesi. Continuai con la mia pratica clinica, ma cancellai
tutte le conferenze. Gli amici pensavano che stessi perdendo la testa (in effetti era così), perché
Bleep – Ma che... bip... sappiamo veramente? era ai vertici e mi fecero presente quanti soldi avrei
potuto guadagnare. Ma dissi loro che non sarei più salito su un palcoscenico finché non avessi
smesso di vivere nei panni dell’ideale che il mondo si aspettava da me. Iniziai invece a incarnare
l’ideale per me stesso. Non volli più tenere conferenze finché non divenni l’esempio vivente di tutto
quello di cui parlavo. Ebbi bisogno di prendermi del tempo per le mie meditazioni e per apportare
reali cambiamenti alla mia vita; inoltre volevo che la mia gioia provenisse da dentro e non da fuori.
Volevo che fosse questo a emergere durante le mie conferenze.
La mia trasformazione non fu immediata. Meditavo tutti i giorni, analizzando le emozioni
indesiderate, e una per una, iniziai a dememorizzarle. Avviai il mio personale processo meditativo
per disimparare e reimparare, e lavorai mesi per cambiare me stesso. Durante questo processo,
smantellai deliberatamente la mia vecchia identità e cambiai l’abitudine di essere me stesso.
Fu allora che iniziai a essere felice senza motivo. Divenni sempre più felice e questa condizione non
aveva nulla a che vedere con il mondo esterno. Oggi mi prendo del tempo per meditare tutte le
mattine perché voglio espandere questo modo d’essere.

Qualunque sia la cosa che ti ha attirato di questo libro, quando decidi di cambiare, devi spostarti in
un nuovo stato di coscienza. Devi avere ben chiaro quello che stai facendo, come pensi, come vivi,
come senti e come sei... al punto da non essere te stesso e da non desiderare più esserlo. E questo
cambiamento deve raggiungerti a livello viscerale.
Ciò che stai per imparare è quello che io stesso ho fatto, i passi che ho intrapreso per compiere il
mio personale cambiamento. Ma rincuorati: potresti benissimo aver già fatto qualcosa di simile nella
tua vita. C’è solo un’altra piccola cosa da sapere relativa al processo di meditazione, per trasformare
questo metodo di cambiamento in una abilità. Ecco cos’è.
CAPITOLO 8

MEDITAZIONE, DEMISTIFICAZIONE DELLA MISTICA


E ONDE DEL FUTURO

Nel capitolo precedente ho scritto della necessità di creare un ponte tra chi siamo veramente e
l’immagine di noi stessi che offriamo al mondo. Quando riusciamo a farlo, ci avviciniamo alla
liberazione dell’energia necessaria per diventare quel sé ideale, modellato su qualche grande
personaggio della storia mondiale, come Gandhi e Giovanna d’Arco.
E come ho detto, una delle chiavi per cambiare l’abitudine di essere te stesso consiste nel diventare
il più possibile un attento osservatore. Questo significa che devi aumentare il tuo livello
metacognitività (monitorando efficacemente i tuoi pensieri), accogliere la calma e il silenzio, oppure
concentrare maggiore attenzione sui tuoi comportamenti e su come gli elementi dell’ambiente
innescano in te reazioni emotive. A questo punto del libro la grande domanda è: Come fare tutto
questo?
In altre parole, come puoi diventare un osservatore migliore, infrangere i vincoli emotivi che ti
legano al corpo, all’ambiente e al tempo e colmare il divario?
La risposta è semplice: con la meditazione. Avrai notato che fino a questo punto ti ho provocato con
brevi accenni alla meditazione come al modo per cambiare l’abitudine di essere te stesso e iniziare a
creare una nuova vita nei panni del tuo sé ideale. Ti ho detto che la Prima e la Seconda parte ti
avrebbero preparato a comprendere in cosa consiste l’applicazione del processo meditativo che
avresti messo in pratica nella Terza parte. Ora è giunto il momento di spiegare il funzionamento
interiore del processo a cui mi sono riferito con il termine “meditazione”.
Quando uso la parola meditazione, potrebbe venirti in mente l’immagine di una persona seduta a
gambe incrociate di fronte a un altare, uno yogi barbuto con indosso una tunica seduto in un eremo
sull’Himalaya, o qualche altra figura simile che per te rappresenta il “mettersi tranquilli”, lo svuotare
la mente, focalizzarsi su un pensiero, o impegnarsi in una qualunque delle altre varianti della pratica
della meditazione.
Esistono tantissime tecniche di meditazione, ma in questo libro il mio desiderio è aiutarti a ottenere
dalla meditazione il migliore beneficio. Devi essere in grado di entrare nel sistema operativo della
mente subconscia, così da allontanarti dall’essere semplicemente te stesso, dai tuoi pensieri, dalle
convinzioni, dalle azioni e dalle emozioni per passare all’osservazione di tutti questi elementi... e,
una volta che ci sei, riprogrammare a livello subconscio cervello e corpo con un nuovo modo di
pensare. Quando passi dalla produzione inconscia di pensieri, convinzioni, azioni ed emozioni a
prendere il controllo su di essi attraverso l’applicazione conscia della tua volontà, puoi infrangere le
catene del tuo vecchio sé e crearne uno nuovo. In che modo arrivare al punto di essere in grado di
accedere a quel sistema operativo e portare l’inconscio a livello cosciente è l’argomento che
affronteremo nella parte restante del libro.

UNA DEFINIZIONE DI MEDITAZIONE: PRENDERE CONFIDENZA


CON IL SÉ
In lingua tibetana, meditare significa “prendere confidenza con”. Allo stesso modo, uso il termine
meditazione come sinonimo di introspezione e di autosviluppo. Dopo tutto, per prendere confidenza
con qualcosa dobbiamo passare del tempo a osservarlo. Ancora una volta, il momento chiave per
fare qualsiasi cambiamento consiste nel passaggio dall’esserlo all’osservarlo.
Un altro modo per pensare a questa transizione è quando passi dall’essere una persona che agisce
all’osservare chi agisce. Una semplice analogia potrebbe essere questa: quando gli atleti o gli artisti
(giocatori di golf, sciatori, nuotatori, ballerini, cantanti o attori) vogliono cambiare qualcosa della
loro tecnica, la maggior parte dei coach fa guardare loro delle registrazioni di passate performance.
Come puoi passare da un vecchio modo di agire a uno nuovo se non riesci a cogliere la differenza tra
vecchio e nuovo?
Lo stesso vale sia per il tuo vecchio che per il tuo nuovo sé. Come puoi smettere di fare le cose in
una certa maniera senza sapere in cosa consiste quel modo? Spesso uso il termine disimparare per
descrivere questa fase di cambiamento.
Il processo del “prendere confidenza con il sé” funziona in entrambi i modi: devi “vedere” sia il
vecchio che il nuovo sé. Devi essere vigile e osservarti attentamente, come ho descritto, così da non
permettere a nessun pensiero, emozione o comportamento inconscio di passare inosservato. Dal
momento che hai gli strumenti per farlo grazie alle dimensioni del tuo lobo frontale, puoi guardarti e
decidere cosa cambiare per fare meglio nella vita.

DECIDI DI SMETTERE DI ESSERE IL TUO VECCHIO IO


Quando riesci a prendere coscienza degli aspetti inconsci del vecchio sé a cui sei abituato, radicato
nel sistema operativo del subconscio, inizi il processo di cambiare te stesso.
Quali sono i passi che compi normalmente quando decidi seriamente di fare qualcosa in modo
diverso? Ti allontani dal mondo esterno il tempo sufficiente per pensare a cosa fare e cosa no.
Cominci a diventare consapevole di molti aspetti del tuo vecchio sé e inizi a pianificare una serie di
azioni in relazione al nuovo sé ideale.
Per esempio, se vuoi essere felice, il primo passo è smettere di essere infelice, vale a dire smettere
di pensare cose che ti rendono triste, smettere di sentire emozioni di dolore, sofferenza e amarezza.
Se desideri diventare ricco, probabilmente deciderai di smettere di fare cose che ti rendono povero.
Se vuoi essere in salute, dovrai smettere di avere uno stile di vita malsano. Questi esempi servono
per dimostrarti che prima di tutto devi decidere di smettere di essere il tuo vecchio Io, in modo tale
da creare spazio per una nuova personalità: pensare, agire e fare.
Quindi, se hai eliminato gli stimoli dal mondo esterno chiudendo gli occhi e calmandoti (diminuendo
l’introduzione di dati sensoriali), portando il tuo corpo in uno stato di immobilità e smettendo di
focalizzarti sul tempo lineare, sei riuscito a diventare consapevole esclusivamente di come pensi e
senti. E se inizi a prestare attenzione agli stati inconsci di mente e corpo e “prendi confidenza” con i
programmi automatici e inconsci fino a farli diventare consci, non staresti forse meditando?
La risposta è sì. “Conoscere te stesso” significa meditare.
Se non sei più legato a quella vecchia personalità, ma riesci a notarne i diversi aspetti, concorderesti
nel dire che sei la coscienza che osserva i programmi di quella passata identità? In altre parole, se
osservi consapevolmente il tuo vecchio sé, significa che non lo sei più. Quando passi dall’essere
inconsapevole all’essere consapevole, inizi a oggettivare la tua mente soggettiva. Vale a dire che
prestando attenzione alla vecchia abitudine di essere te, la tua partecipazione cosciente ti permette di
distaccarti da quei programmi inconsci e ti dà maggiore controllo su di essi.
A tal proposito, se riesci a bloccare gli stati mentali e fisici abituali, allora “i neuroni che non si
attivano più all’unisono, smettono di farlo”. Se smantelli l’hardware neurologico del vecchio sé,
smetti anche di stimolare gli stessi geni in modo identico. Stai cambiando l’abitudine di essere te.

MEDITA SU UNA NUOVA, PIÙ GRANDE ESPRESSIONE DEL SÉ


Adesso facciamo un ulteriore passo in avanti. Una volta che hai preso confidenza con il vecchio sé al
punto che nessun pensiero, comportamento o sentimento ti farà più ricadere inconsciamente negli
schemi precedenti, concorderai che può essere una buona idea ora prendere confidenza con un nuovo
sé. Quindi, potresti chiederti: “Qual è una più grande espressione di me stesso che mi piacerebbe
essere?”.
Se accendi il lobo frontale e mediti su quegli aspetti del sé, inizierai a far funzionare diversamente il
cervello rispetto al passato. Quando il tuo lobo frontale (il CEO) riceve questa domanda, osserva il
resto del cervello e combina ininterrottamente tutto il tuo sapere e le esperienze immagazzinate in un
nuovo modello di pensiero. Concorre alla creazione di una rappresentazione interiore sulla quale
potrai iniziare a concentrarti.
Questo processo di contemplazione costruisce nuove reti neurologiche. Mentre rifletti sulla domanda
fondamentale di cui sopra, i neuroni, siccome stai pensando in modo diverso, iniziano ad attivarsi e a
formare nuove sequenze, schemi e combinazioni. E tutte le volte che fai lavorare il cervello
diversamente, trasformi anche la mente. Mentre pianifichi le tue azioni, rifletti su nuove possibilità,
crei nuovi modi d’essere e inventi nuovi stati mentali o fisici, c’è un momento in cui il lobo frontale
si attiva e abbassa il volume della Grande Triade. Quando ciò accade, i pensieri che fai diventano
un’esperienza interiore, installi nuovi programmi software e hardware nel sistema nervoso e
sembrerà che l’esperienza di essere il tuo nuovo sé sia già stata realizzata nel cervello. Se ripeti
questo processo tutti i giorni, la tua volontà ideale diventa uno stato mentale familiare.
Vorrei aggiungere un’altra cosa in proposito. Se presti bene attenzione al pensiero sul quale ti stai
concentrando, tanto da trasformarlo letteralmente in esperienza, allora il suo prodotto finale sarà
un’emozione. Una volta creata l’emozione, inizi a sentirti come il tuo nuovo sé ideale, e quel nuovo
sentimento inizierà a diventare familiare. Ricordati che quando il tuo corpo comincia a reagire come
se l’esperienza fosse già presente nella realtà, stimolerai i geni in modo nuovo... e il corpo avvierà
un processo di cambiamento prima ancora che accada l’evento specifico corrispondente. Adesso ti
trovi proprio nell’istante prima che quel qualcosa accada, e soprattutto ti sposti in un modo d’essere
nel quale mente e corpo lavorano all’unisono. Se ripeti il processo costantemente, anche questo modo
d’essere diventerà familiare per te.
Se riesci a mantenere quello stato alterato di mente e corpo, indipendentemente dall’ambiente
esterno, dalle esigenze emotive del corpo e dal tempo, nel tuo mondo dovrebbe accadere qualcosa di
diverso. Questa è la legge quantistica.
Riassumiamola così: in base al nostro modello di meditazione, tutto quello che devi fare è ricordare
a te stesso chi non vuoi più “essere”, finché ciò non diventa tanto familiare da conoscere il tuo
vecchio sé (i pensieri, i comportamenti e le emozioni connesse con il vecchio Io che desideri
cambiare) nella misura in cui “disattivi” e “smantelli” la vecchia mente e smetti di inviare segnali
agli stessi geni con le stesse modalità. Successivamente, mediti ripetutamente su chi vuoi “essere”.
Di conseguenza, attivi e programmi nuovi livelli mentali, ai quali condizionerai emotivamente il
corpo finché non diventeranno familiari e abituali. Questo è il cambiamento.

UNA SECONDA DEFINIZIONE DI MEDITAZIONE: COLTIVARE IL



Oltre al significato che ha nella lingua tibetana, meditare in sanscrito significa “coltivare il sé”. Mi
piace molto questa definizione per via delle possibilità metaforiche che offre, che toccano l’ambito
del giardinaggio e dell’agricoltura. Quando coltivi un terreno, prendi una vanga o un aratro e rivolti
la terra soda che è stata lasciata a maggese. Così facendo porti alla luce “nuova” terra e nuove
sostanze nutrienti, e permetti ai semi di attecchire e ai teneri germogli di mettere radici. A volte
coltivare un campo richiede anche l’estirpazione delle piante rimaste dalla stagione precedente, delle
erbacce passate inosservate e della rimozione del pietrisco.
Secondo questa analogia, le piante della stagione passata rappresentano le tue creazioni andate,
derivate da pensieri, azioni ed emozioni tipiche del tuo vecchio, consueto Io. Le erbacce stanno a
indicare gli atteggiamenti che nel tempo hai consolidato, le convinzioni o le percezioni di te stesso
che stanno inconsciamente minando i tuoi sforzi, di cui non ti sei accorto perché eri distratto da altre
cose. I sassi e il pietrisco possono simboleggiare i molti strati dei tuoi blocchi e limiti personali (che
nel tempo affiorano spontaneamente in superficie e ostacolano la tua evoluzione). Se vuoi piantare un
nuovo giardino nella mente, devi prenderti cura di tutto questo e fargli spazio. Altrimenti, se piantassi
un nuovo giardino o nuove sementi senza un’adeguata preparazione, otterresti pochi frutti.
La mia speranza è che tu adesso abbia capito che è impossibile creare un futuro diverso se sei ancora
radicato nel passato. Devi spazzare via i resti del vecchio giardino (della mente) prima di poter
coltivare un tuo nuovo sé, piantando i semi di nuovi pensieri, comportamenti ed emozioni che a loro
volta genereranno una nuova vita.
L’altro elemento chiave è assicurarsi che il giardino della tua mente non cresca a casaccio: non
stiamo parlando di piante selvatiche, che spargono i loro semi malamente sul terreno, di cui solo una
piccola percentuale giunge a maturazione. Coltivare comporta il prendere decisioni consapevoli:
devi sapere quando lavorare il suolo, quando piantare, cosa piantare, in che modo le piante
cresceranno in armonia con le altra, quanta acqua e fertilizzante dare e così via. La pianificazione e
la preparazione sono fondamentali per il successo dell’impresa, e per questo c’è bisogno di una
“attenzione consapevole” quotidiana.
Allo stesso modo, quando diciamo che qualcuno coltiva un interesse in particolare, intendiamo dire
che ha studiato in profondità quell’area di interesse. Inoltre, una persona colta è qualcuno che ha
scelto con attenzione a cosa avvicinarsi e che ha accumulato una vastità di sapere ed esperienze.
Niente di tutto questo è fatto sull’onda di un capriccio, e ben poco viene lasciato al caso.
Quando coltivi qualcosa stai cercando di avere il controllo, ed è proprio quello che ti serve quando
cambi una parte del tuo sé. Al posto di lasciare che le cose evolvano “spontaneamente”, intervieni e
intraprendi consapevolmente dei passi per ridurre le possibilità di fallimento. Lo scopo di questo
sforzo è mietere un abbondante raccolto. Se coltivi una nuova personalità con la meditazione, il
raccolto che vuoi ottenere è una nuova realtà.
Creare una nuova mente è come coltivare un giardino. Le manifestazioni che produci nel giardino
della tua mente saranno esattamente come i raccolti che provengono dalla terra. Prenditene cura.

MEDITARE PER IL CAMBIAMENTO: DALL’INCONSCIO AL


CONSCIO
Per riassumere il processo meditativo, devi cambiare l’abitudine di essere te stesso e reinventare un
nuovo sé; perdere la “testa” (la mente) e crearne una nuova; sfrondare vecchie connessioni sinaptiche
e rafforzarne di nuove; dememorizzare le emozioni passate e ricondizionare il corpo a un nuovo
modo di pensare e a nuove emozioni; lasciare andare il passato e creare un futuro nuovo.
Diamo un’occhiata più da vicino ad alcuni elementi di questo processo. Ovviamente, per evitare che
qualsiasi pensiero o sentimento indesiderato superi i tuoi controlli, devi sviluppare potenti doti di
osservazione e attenzione. Noi esseri umani abbiamo una limitata capacità di focalizzarci e di
assorbire uno stimolo, ma possiamo fare molto meglio di quanto accade normalmente nello stato
inconscio (in cui per lo più ci troviamo).
Per cambiare l’abitudine di essere te stesso, sarai tanto saggio da selezionare un tratto, inclinazione o
caratteristica e concentrare la tua attenzione su quel singolo aspetto del tuo vecchio sé che vuoi
cambiare. Per esempio, potresti iniziare a chiederti: “Quando provo rabbia, quali sono i miei schemi
di pensiero? Cosa dico agli altri e a me stesso? Come agisco? Quali altre emozioni nascono dalla
rabbia che provo? Come si manifesta la rabbia nel mio corpo? In che modo posso diventare
consapevole di ciò che innesca la rabbia in me, e come posso cambiare la mia reazione?”.

IL MODELLO BIOLOGICO DEL CAMBIAMENTO


Figura 8A. Il modello biologico del cambiamento comprende la trasformazione del passato familiare in un nuovo futuro.

Il processo di cambiamento prima di tutto richiede di disimparare, poi di imparare. Imparare, a


livello cerebrale, significa attivare e collegare; disimparare invece significa tagliare alcuni circuiti.
Quando smetti di pensare alla stessa maniera, quando inibisci le tue abitudini e interrompi le
dipendenze emotive, il vecchio sé inizia a essere sfrondato a livello neurologico.
E se ogni connessione tra i neuroni rappresenta un ricordo, allora quando quei circuiti vengono
smantellati, i ricordi del tuo vecchio sé se ne andranno con loro. Quando penserai alla tua vita
precedente e a chi eri, sarà come pensare a un’altra esistenza. Dove sono immagazzinati adesso quei
ricordi? Verranno consegnati all’anima sotto forma di saggezza.
Quando i tuoi sforzi consapevoli bloccano i pensieri e le sensazioni che prima stimolavano il corpo,
l’energia liberata dalle emozioni limitate viene rilasciata nel campo. Adesso hai a disposizione
l’energia con cui progettare e creare un nuovo destino.
Quando usiamo la meditazione come strumento di cambiamento, quando diventiamo consci e
consapevoli, quando prendiamo confidenza con ciò che bisogna fare per sradicare un tratto
indesiderato e coltivarne uno desiderato e quando siamo disposti a farlo, compiamo ciò che i mistici
fanno da secoli.
Infatti, sebbene abbia un approccio evidentemente biologico al cambiamento, questa è la stessa cosa
che hanno fatto i mistici. Solo che loro hanno usato una diversa terminologia per descrivere il
processo. Il risultato finale però è lo stesso: interrompere la dipendenza dal corpo, dall’ambiente,
dal tempo. Solo quando facciamo questa separazione possiamo cambiare. Solo quando pensiamo più
in grande della Grande Triade possiamo veramente vivere a prescindere da essa e ristabilire il
dominio quotidiano su come pensiamo e sentiamo. Da troppo tempo attiviamo programmi inconsci
che ci controllano. La meditazione ci permette di riconquistare il comando.
Prima di tutto ci vuole consapevolezza: riconoscere quando e come queste reazioni programmate
prendono il sopravvento è fondamentale. Quando passi dall’inconscio al conscio, inizi a colmare il
divario tra come appari e chi sei.

LE ONDE DEL TUO FUTURO


Dal momento che il sapere, come abbiamo visto, è il precursore dell’esperienza, avere una
conoscenza base di quello che succede nel cervello durante la meditazione ti sarà utile per quando
inizierai ad apprendere e sperimentare il processo meditativo che illustrerò a breve, nella Terza
parte.
Probabilmente sai già che il cervello è elettrochimico per natura. Quando i neuroni si attivano, si
scambiano elementi carichi che generano campi elettromagnetici. Dal momento che la variegata
attività elettrica del cervello può essere misurata, questi effetti possono fornire importanti
informazioni su ciò che stiamo pensando, provando, imparando, sognando e creando e su come
stiamo elaborando le informazioni medesime. La tecnologia più comune usata dagli scienziati per
registrare l’attività elettrica del cambiamento nel cervello è l’elettroencefalogramma (EEG).
La ricerca ha scoperto l’esistenza di un’ampia gamma di onde cerebrali, che vanno da livelli molto
bassi di attività riscontrati nel sonno profondo (onde Delta) a uno stato intermedio tra il sonno
profondo e la veglia (Theta), allo stato creativo e immaginativo (Alfa), a frequenze più elevate colte
durante il pensiero consapevole (onde Beta), fino ad arrivare alle frequenze più alte (onde Gamma)
registrare negli stati elevati di coscienza.26
Per aiutarti a capire meglio il tuo viaggio alla volta della meditazione, ti darò un quadro generale di
come ciascuno di questi stati si relazioni con te. In questo modo sarai maggiormente in grado di
riconoscere quando ti trovi nello stato di onde cerebrali in cui l’ego cerca inutilmente di cambiare se
stesso (Dio solo sa se non ci sono stato) e quando sei invece nello stato di quelle onde cerebrali che
sono terreno fertile per il vero cambiamento.
Durante la fase di crescita del bambino, le frequenze che predominano nel cervello passano da Delta
a Theta ad Alfa e poi a Beta. Il nostro compito nella meditazione è diventare come un bambino,
passando da Beta ad Alfa a Theta e (per l’esperto o il mistico) a Delta. Quindi comprendere la
progressione dei cambiamenti nelle onde cerebrali durante lo sviluppo umano può aiutarci a
descrivere esattamente il processo di meditazione.

LO SVILUPPO DELLE ONDE CEREBRALI NEL BAMBINO:


DALLA MENTE SUBCONSCIA ALLA MENTE CONSCIA
Delta. Tra la nascita e i primi due anni di vita, il cervello umano funziona principalmente ai livelli di
onde cerebrali più basse, da 0,5 a 4 cicli al secondo. Questa frequenza di attività elettromagnetica è
nota con il nome di onde Delta. Gli adulti si trovano nello stato Delta quando sono nel sonno
profondo; ciò spiega perché i neonati solitamente non riescono a restare svegli per più di pochi
minuti alla volta (e perché i bambini piccoli possono dormire anche con gli occhi aperti). Quando i
bambini di un anno sono svegli, fondamentalmente si trovano ancora in uno stato di onde Delta,
perché agiscono soprattutto in modo inconscio. Le informazioni dall’esterno penetrano nel loro
cervello con ben poca elaborazione, pensiero critico o giudizio. Il cervello pensante (la
neocorteccia, o mente conscia) a questo punto opera a livelli molto bassi.

Theta. Dai due fino ai cinque o sei anni, il bambino inizia a dimostrare modelli leggermente elevati
di EEG. Queste frequenze di onde Theta misurano da 4 a 8 cicli al secondo. I bambini che operano in
Theta tendono a essere in uno stato simile alla trance e sono primariamente connessi con il loro
mondo interiore. Vivono in astratto e nel regno dell’immaginazione e mostrano pochi tratti tipici del
pensiero critico e razionale. Perciò è facile che i bambini piccoli accettino quello che dici loro
(come “Babbo Natale esiste”). In questa fase, ci sono alcune frasi che esercitano un enorme impatto,
esempio: “I bambini grandi non piangono. Le bambine andrebbero viste e non sentite. Tua sorella è
più intelligente di te. Se prendi freddo ti viene il raffreddore.” Questo genere di frasi va dritto alla
mente subconscia, perché questo stato a onde cerebrali lente è il regno del subconscio (capito
l’antifona?).
Alfa. Tra i cinque e gli otto anni le onde cerebrali cambiano ancora passando alla frequenza Alfa: da
8 a 13 cicli al secondo. La mente analitica, a questo punto dello sviluppo infantile, inizia a formarsi; i
bambini cominciano a interpretare e a trarre conclusioni sulle leggi della vita esteriore. Allo stesso
tempo, il mondo interiore dell’immaginazione tende a essere tanto reale quanto quello esteriore della
realtà. I bambini di questa fascia d’età solitamente hanno un piede in entrambi i mondi. Ecco perché
fingono così bene. Per esempio, potresti chiedere a un bambino di fingere di essere un delfino nel
mare, un fiocco di neve nel vento o un supereroe che accorre in salvataggio, e ore dopo sarà ancora
nel personaggio. Chiedi a un adulto di fare lo stesso e be’... sai già la risposta.

Beta. Dagli 8 ai 12 anni e in avanti, l’attività cerebrale aumenta fino a raggiungere frequenze ancora
più elevate. 13 cicli al secondo nei bambini rappresentano la frontiera delle onde Beta, che
proseguono e crescono a partire da lì per tutta l’età adulta, e rappresentano il pensiero consapevole e
analitico.
Dopo i dodici anni, di solito la porta tra la mente conscia e quella subconscia si chiude. Le Beta
attualmente sono divise in onde a frequenza bassa, media e alta, così come sono state riscontrate in
molti adulti.

ONDE CEREBRALI NEGLI ADULTI: PANORAMICA


Beta. Mentre leggi questo capitolo, molto probabilmente ti trovi nello stato quotidiano di veglia
dell’attività cerebrale in onde Beta. Il cervello sta elaborando i dati sensoriali e cerca di creare un
senso che correli mondo esteriore e interiore. Mentre sei impegnato con i contenuti del libro, potresti
avvertire il peso del tuo corpo sulla sedia, potresti sentire della musica in sottofondo oppure alzare
lo sguardo e vedere fuori dalla finestra. Tutti questi dati vengono elaborati dalla neocorteccia
pensante.
LO SVILUPPO DELLE ONDE CEREBRALI

Figura 8B. Progressione dello sviluppo delle onde cerebrali da Delta, nell’infanzia, a Beta, nella maturità. Osserva la differenza tra le tre frequenze Beta: le onde Beta ad alta frequenza possono essere il doppio di quelle medie.

Alfa. Ora supponiamo che tu chiuda gli occhi (l’80 per cento delle informazioni sensoriali
provengono dalla vista) e vada deliberatamente dentro di te. Dal momento che stai riducendo i dati
sensibili dall’ambiente, nel tuo sistema nervoso entrano meno informazioni. Le onde cerebrali
rallentano fino allo stato Alfa. Ti rilassi. Gli elementi nel mondo esterno ti preoccupano meno e la tua
attenzione è attratta dalla dimensione interiore. Tendi a pensare e analizzare meno. Quando è in Alfa,
il cervello si trova in un leggero stato meditativo (quando eseguirai la meditazione nella Terza parte,
andrai in uno stato Alfa ancora più profondo).
Ogni giorno, il cervello entra in stato Alfa senza un grande sforzo da parte tua. Per esempio, quando
stai imparando qualcosa di nuovo a una conferenza, di solito il cervello funziona con frequenze Beta
basse o medie. Ascolti il messaggio e analizzi i concetti presentati. Poi, una volta che hai sentito
abbastanza o sei attratto da qualcosa di particolarmente interessante che si adatta a te, ti interrompi
spontaneamente e il cervello scivola nello stato Alfa. Lo fai perché quella informazione viene
consolidata nella materia grigia. E quando hai lo sguardo perso nel vuoto, ti concentri sui tuoi
pensieri e li rendi più reali del mondo esteriore. Quando ciò accade, il tuo lobo frontale trasmette
quelle informazioni all’architettura cerebrale... e come per magia, riesci a ricordare quello che hai
appena imparato.

Theta. Negli adulti, le onde Theta emergono nello stato intermedio o lucido, durante il quale alcune
persone si ritrovano a essere mezze sveglie e mezze addormentate (la mente conscia è sveglia mentre
il corpo in un certo senso è addormentato). Questo è lo stato in cui l’ipnoterapista riesce ad accedere
alla mente subconscia. Nello stato Theta, siamo maggiormente programmabili perché non c’è più il
velo tra mente conscia e subconscia.
Delta. Per la maggior parte di noi, le onde Delta rappresentano lo stato di sonno profondo. In questo
regno c’è pochissima consapevolezza conscia e il corpo si rigenera.

Come dimostra questa panoramica, quando passiamo a stati di onde cerebrali più lenti, affondiamo
più in profondità nel mondo interiore della mente subconscia. È vero anche il contrario: spostandoci
in stati di onde cerebrali con frequenze più elevate, diventiamo più consapevoli e ci occupiamo del
mondo esteriore.
Facendo un costante esercizio, questi territori della mente inizieranno a diventarti familiari. Proprio
come qualsiasi cosa in cui persisti, riuscirai a capire come ti fa sentire ciascuno schema di onde
cerebrali. Ti renderai conto quando starai analizzando o pensando troppo in Beta; ti accorgerai di non
essere presente perché stai oscillando tra le emozioni del passato e le anticipazioni del futuro.
Avvertirai anche di essere in Alfa o Theta, perché sentirai la loro coerenza. Nel tempo, saprai
quando ti troverai in quegli stati e quando no.

ONDE CEREBRALI

Figura 8C. Un confronto tra i grafici di diverse onde cerebrali


negli adulti.

GAMMA: LE ONDE CEREBRALI PIÙ VELOCI DI TUTTE


Le frequenze cerebrali più veloci di cui si abbia riscontro sono le onde Gamma, da 40 a 100
hertz. (Le onde Gamma sono più compresse e hanno un’ampiezza ridotta rispetto agli altri
quattro tipi di onde cerebrali di cui ho parlato, perciò nonostante i loro cicli al secondo siano
simili alle onde Beta più elevate, non esiste una correlazione precisa tra le due tipologie.)
Un’elevata attività coerente in onde Gamma solitamente viene collegata a stati mentali elevati
come la felicità, la compassione e persino una consapevolezza espansa, che di solito comporta
una migliore formazione della memoria. Si tratta di un accresciuto livello di coscienza che le
persone tendono a descrivere come “esperienza trascendente” o “esperienza picco”. Per il
nostro scopo, pensiamo alle onde Gamma come all’effetto collaterale di un cambiamento di
coscienza.

TRE LIVELLI DI ONDE BETA GESTISCONO LE NOSTRE ORE DI


VEGLIA
Dal momento che passiamo la maggior parte delle ore di veglia cosciente in onde Beta e focalizzando
l’attenzione sull’ambiente esterno, ora tratteremo diffusamente dei tre livelli di queste frequenze
cerebrali.27 Conoscerli ti permetterà, durante lo stato meditativo, di spostarti più facilmente da Beta
ad Alfa e infine a Theta.

1. Le onde Beta a bassa frequenza sono correlate a un’attenzione rilassata e interessata che va dai 13
ai 15 hertz (ciclo per secondo). Se ti stai godendo la lettura di un libro e l’argomento ti è familiare,
probabilmente il tuo cervello attiverà onde Beta basse, perché stai prestando un certo grado di
attenzione senza essere in un vero e proprio stato di allerta.

2. Le onde Beta a media frequenza vengono prodotte in caso di attenzione focalizzata su stimoli
esterni prolungati. Lo studio e l’apprendimento sono un buon esempio: se ti interrogassi su quel che
hai letto mentre ti gustavi quel libro in onde Beta basse, per rispondere prontamente dovresti
concentrati un po’ di più, così da produrre pensiero analitico e una maggiore attività nella
neocorteccia. Le onde Beta medie operano tra i 16 e i 22 hertz.
Le frequenze Beta medie, e persino quelle basse fino a un certo punto, riflettono il nostro pensiero
cosciente e razionale e il nostro stato di allerta. Sono il risultato della ricezione da parte della
neocorteccia degli stimoli provenienti dall’ambiente incanalati attraverso i sensi, e della sua attività
di assemblaggio delle informazioni in un complesso organizzato in modo da formare un livello
mentale. Come puoi immaginare, quando focalizzi l’attenzione su ciò che vedi, senti, gusti, provi e
odori si genera una grande complessità e attività nel cervello affinché venga prodotto quel livello di
stimolazione.

3. Le onde Beta a alta frequenza sono caratterizzate da frequenze cerebrali tra i 22 e i 50 hertz.
Vengono prodotte durante situazioni stressanti, nelle quali sono rilasciate nel corpo le sostanze
chimiche cattive della sopravvivenza. Mantenere una concentrazione tanto prolungata in uno stato di
grande eccitazione non è il tipo di focalizzazione che utilizziamo per studiare, creare, sognare,
risolvere un problema o persino per guarire. In verità, potremmo dire che il cervello in onde Beta
elevate funziona impiegando troppa concentrazione focalizzata. La mente è sovraccarica e il corpo è
troppo stimolato per avere anche solo una parvenza d’ordine. (Quando ti trovi in onde Beta elevate,
sappi fin da ora che probabilmente ti stai concentrando su qualcosa in maniera eccessiva e non riesci
a smettere.)

ONDE BETA ELEVATE: UN MECCANISMO DI SOPRAVVIVENZA


A BREVE TERMINE, UNA FONTE DI STRESS E SQUILIBRIO A
LUNGO TERMINE
Le situazioni di emergenza generano sempre un significativo bisogno di maggiore attività elettrica nel
cervello. La natura ci ha dotati della reazione fuga o lotta per aiutarci a focalizzare rapidamente tutte
quelle situazioni potenzialmente pericolose. La forte stimolazione fisiologica di cuore, polmoni e
sistema nervoso simpatico porta un cambiamento notevole negli stati psicologici. La nostra
percezione, i comportamenti, gli atteggiamenti e le emozioni sono tutte alterate. Questo tipo di
attenzione è molto diverso da quello che impieghiamo di solito. Ci spinge ad agire come animali su
di giri dotati di una grande banca della memoria. L’ago della bilancia dell’attenzione pende verso
l’ambiente esterno, generando uno stato mentale di eccessiva concentrazione. Ansia, preoccupazione,
rabbia, dolore, sofferenza, frustrazione, paura e persino gli stati mentali competitivi portano le onde
Beta ad alta frequenza ad avere la meglio durante le crisi.
Nel breve termine, questo meccanismo è utile agli organismi. Non c’è niente di male in questo tipo di
attenzione iperconcentrata e ristretta. Riusciamo a “portare a termine i nostri progetti” perché questa
iperconcentrazione ci dà la capacità di realizzare tante cose.
Tuttavia, se restiamo nella “modalità di emergenza” per un lungo periodo, le onde Beta elevate ci
fanno perdere l’equilibrio. Mantenere questo stato, infatti, richiede una enorme quantità di energia (e
anche perché questo è il genere più reattivo, instabile e volatile di frequenze cerebrali). Quando le
onde Beta elevate diventano croniche e incontrollate, il cervello viene stimolato più di quanto sia
salutare farlo.
Purtroppo le onde Beta ad alta frequenza sono fin troppo utilizzate dalla maggioranza della
popolazione. Siamo ossessivi o compulsivi, insonni o cronicamente affaticati, ansiosi o depressi, ci
spingiamo con energia in tutte le direzioni per essere onnipotenti oppure, disperati, restiamo
aggrappati al nostro dolore per sentirci completamente impotenti, siamo in competizione con gli altri
per avanzare oppure ci sentiamo vittime delle circostanze.

UNO STATO PROLUNGATO DI ONDE BETA MANDA IL


CERVELLO IN CONFUSIONE
Per avere la giusta prospettiva, pensa al normale funzionamento del cervello come parte del sistema
nervoso centrale, che controlla e coordina tutti gli altri sistemi del corpo: fa battere il cuore, digerire
il cibo, regola il sistema immunitario, mantiene il respiro a un ritmo regolare, bilancia i livelli
ormonali, controlla il metabolismo ed elimina le scorie, per citare solo alcune delle sue funzioni.
Finché la mente è coerente e disciplinata, i messaggi che viaggiano dal cervello al resto del corpo
attraverso la spina dorsale innescano stimoli sincronizzati al fine di mantenere il corpo sano ed
equilibrato.
Tuttavia molte persone passano le ore di veglia in un prolungato stato di onde Beta ad alta frequenza.
Per loro, ogni cosa è un’emergenza. Il cervello resta costantemente su cicli molto veloci,
penalizzando l’intero sistema. Vivere in questo spettro ristretto di onde cerebrali è come guidare una
macchina sempre in prima schiacciando contemporaneamente il pedale dell’acceleratore. Queste
persone “viaggiano attraverso” la loro vita senza mai fermarsi a riflettere sulla possibilità di
cambiare marcia e di accedere ad altri stati cerebrali.
La costante ripetizione di pensieri basati sulla sopravvivenza genera, tra gli altri, sentimenti di
rabbia, paura, tristezza, ansia, depressione, competizione, aggressività, insicurezza e frustrazione. Le
persone rimangono talmente invischiate in queste emozioni intossicanti che cercano di analizzare i
loro problemi dentro a questi sentimenti familiari, cosa che le porta a fare solo altri pensieri
eccessivamente focalizzati sulla sopravvivenza. Inoltre, ricorda che possiamo attivare la reazione di
stress con il solo pensiero: il nostro modo di pensare rinforza lo stato in cui si trovano corpo e
cervello, il che ci spinge a pensare sempre nello stesso modo... e così via, in un ciclo continuo. È il
serpente che si mangia la coda.
Le onde Beta elevate e prolungate producono un cocktail malsano di sostanze chimiche legate allo
stress, che possono far perdere l’equilibrio al cervello, come un’orchestra stonata. Parti del cervello
possono smettere di coordinarsi efficacemente con altre aree e intere regioni lavorano isolatamente e
in contrasto con le altre. Come una casa divisa da lotte intestine, il cervello non comunica più in
modo organizzato e olistico. Dal momento che le sostanze chimiche dello stress costringono il
cervello pensante/neocorteccia a isolarsi, potremmo agire come chi è affetto dal disturbo della
personalità multipla, solo che le sperimentiamo tutte insieme, anziché una alla volta.
Ovviamente, quando stimoli disordinati e incoerenti emessi dal cervello trasmettono ai restanti
apparati messaggi inaffidabili di natura elettrochimica attraverso il sistema nervoso centrale, ciò crea
squilibrio nel corpo, sconvolgendo la sua omeostasi o equilibrio, e gettando le basi perché si
sviluppi la malattia.
Se viviamo per lunghi periodi in questa modalità altamente stressante caratterizzata da un’attività
cerebrale caotica, il cuore ne risente (si manifestano aritmie o un innalzamento della pressione
sanguigna), la digestione inizia a dare problemi (indigestione, reflusso e sintomi correlati) e il
sistema immunitario si indebolisce (portando di conseguenza a raffreddori, allergie, cancro, artrite
reumatoide e molto altro).
Tutte queste conseguenze derivano da uno squilibrio nel sistema nervoso che opera in modo
incoerente, a causa dell’azione delle sostanze chimiche dello stress e alle onde cerebrali Beta ad alta
frequenza che riconfermano come il mondo esterno rappresenti la sola e unica realtà.

UNO STATO PROLUNGATO DI ELEVATE ONDE BETA OSTACOLA


LA FOCALIZZAZIONE SUL NOSTRO SÉ INTERIORE
Lo stress di cui sto parlando è un prodotto della nostra dipendenza dalla Grande Triade. Il problema
non è che siamo consapevoli e consci, ma che la nostra attenzione nello stato di onde elevate Beta è
quasi esclusivamente concentrata sull’ambiente (persone, cose, posti), sulle parti e le funzioni del
corpo (“Ho fame... Sono troppo debole... Voglio un naso migliore... Sono grassa in confronto a lei...”)
e sul tempo (Presto! Non c’è più tempo!).
In onde elevate Beta, il mondo esteriore appare più reale di quello interiore. La nostra attenzione e
consapevolezza conscia si concentra principalmente su tutto quello che compone l’ambiente esterno.
Così ci identifichiamo più prontamente con quegli elementi materiali: critichiamo tutti quelli che
conosciamo, giudichiamo l’aspetto del nostro corpo, siamo iperfocalizzati sui nostri problemi, ci
aggrappiamo alle cose che possediamo per paura di perderle, ci teniamo occupati con i posti dove
dobbiamo andare e ci preoccupiamo del tempo. Così ci resta ben poco potere per prestare attenzione
ai cambiamenti che vogliamo fare davvero, per andare dentro di noi... osservare e monitorare i nostri
pensieri, comportamenti ed emozioni.
È difficile concentrarci sulla nostra realtà interiore se siamo eccessivamente fissati sul mondo
esterno. In generale, facciamo fatica a focalizzarci su qualcosa che non sia la Grande Triade, la
nostra mente stenta a oltrepassare i confini del nostro ristretto focus e ci lasciamo ossessionare dai
problemi piuttosto che pensare alle loro soluzioni. Perché lasciare andare l’esteriorità ed entrare
dentro di sé richiede un così grande sforzo? Il cervello in elevate onde Beta non riesce facilmente a
cambiare marcia e a passare al regno dell’immaginazione delle onde Alfa. Le frequenze delle nostre
onde cerebrali ci tengono imprigionati in quegli elementi del mondo esterno come se fossero reali.
Quando sei bloccato in uno stato di elevate onde Beta, è difficile che tu riesca a imparare:
pochissime informazioni nuove (cioè che non corrispondono alle emozioni che stai già vivendo)
riescono a entrare nel sistema nervoso. La verità è che i problemi che ti dai tanto da fare ad
analizzare non possono essere risolti all'interno delle emozioni in cui li stai analizzando. Perché no?
Be’, le tue elucubrazioni non fanno altro che generare frequenze Beta sempre più elevate. Pensare in
questa modalità porta il cervello ad avere una reazione sproporzionata; ragioni male e pensi senza
lucidità.
In vista delle emozioni che ti tengono in pugno, pensi al passato e cerchi di prevedere il momento
successivo basandoti su di esso, ma così facendo il cervello non riesce a elaborare il presente. Non
c’è spazio perché l’ignoto si manifesti nel tuo mondo. Ti senti separato dal campo quantistico e non
riesci nemmeno ad accarezzare nuove possibilità per le circostanze in cui ti trovi. Il tuo cervello non
è in modalità creativa; è fissato sulla sopravvivenza, preoccupato da possibili scenari apocalittici.
Ancora, saranno ben poche le informazioni diverse da quelle previste in uno stato di emergenza a
essere codificate nel tuo sistema. Quando tutto sembra essere in crisi, il cervello fa della
sopravvivenza la sua priorità, lasciando da parte l’apprendimento.
La risposta che cerchi sta al di fuori delle emozioni con cui stai lottando e dei pensieri su cui
rimugini. Essi infatti ti tengono ancorato al passato, ossia a ciò che è familiare e noto. Per risolvere i
tuoi problemi devi partire proprio dal lasciarti indietro quelle sensazioni familiari e sostituire la tua
attenzione rarefatta sulla Grande Triade con un modo di pensare più ordinato.

I SEGNALI INCOERENTI DELLE ONDE BETA ELEVATE


PRODUCONO PENSIERI DISORDINATI
Come puoi immaginare, quando il cervello è in onde Beta elevate e tu stai elaborando dati sensoriali
(che riguardano l’ambiente, il tuo corpo e il tempo) questa attività può creare un po’ di confusione.
Oltre a sapere che gli impulsi elettrici nel cervello avvengono in una certa quantità (cicli per
secondo), è anche importante che tu sia consapevole della qualità del segnale. Esattamente come il
discorso sulla creazione quantistica dimostrava quanto sia fondamentale inviare un segnale coerente
nel campo per indicare il risultato futuro che intendi ottenere, la stessa coerenza è essenziale al tuo
pensiero e alle onde cerebrali.
Ogni volta che sei nella gamma di frequenze Beta, uno degli elementi della Grande Triade riuscirà a
catturare un po’ più la tua attenzione. Se stai pensando di essere in ritardo, la tua attenzione è
concentrata sul tempo: quel pensiero invia un’onda con frequenza più elevata attraverso la tua
neocorteccia. Naturalmente sei anche consapevole del tuo corpo e dell’ambiente e di conseguenza
invii impulsi a essi correlati. È solo nel caso degli ultimi due che invii onde con una frequenza più
bassa attraverso la neocorteccia.

Le onde cerebrali focalizzate sul tempo potrebbero avere questo aspetto:

Le onde cerebrali focalizzate sull’ambiente potrebbero avere questo aspetto:

Le onde cerebrali focalizzate sul corpo potrebbero avere questo aspetto:

Se tenti di focalizzarti simultaneamente su tutti gli elementi della Grande Triade, la tua attenzione
risulterebbe frammentaria e produrrebbe un modello di onde cerebrali che potrebbe avere questo
aspetto:
Come puoi vedere, queste tre raffigurazioni, prese insieme durante un momento di stress, producono
un segnale confuso in elevata modalità Beta. Se sei anche solo un po’ come me, avrai senz’altro
provato esperienze in cui i pensieri assumono una raffigurazione grafica come quella nell’ultimo
disegno: disordinata.
Quando siamo collegati a tutte e tre le dimensioni (ambiente, corpo e tempo) il cervello cerca di
integrare le loro diverse frequenze e modelli di onde. Ciò richiede un’enorme quantità di tempo e
spazio di elaborazione. Se riusciamo a distogliere la nostra attenzione da uno di quegli elementi, gli
schemi ritmici che emergerebbero sarebbero più ordinati e saremmo maggiormente in grado di
elaborarli.

LA DIFFERENZA TRA SEGNALE


COERENTE E INCOERENTE

Figura 8D. Nella prima immagine, l’energia è coerente, organizzata e ritmica. L’energia altamente sincronizzata e schematizzata è molto più potente. La luce emessa da un laser è un esempio di onde energetiche coerenti che si
muovono all’unisono. Nella seconda immagine, gli schemi energetici sono caotici, frammentari e fuori fase. Un esempio di segnale incoerente e meno potente è la luce emessa da una lampadina a incandescenza.

LA CONSAPEVOLEZZA, E NON L’ANALISI, PERMETTE DI


PENETRARE NELL’INCONSCIO
Ecco qui un modo per sapere se sei in uno stato di onde Beta: se analizzi costantemente (definisco
questa modalità “essere nella mente analitica”), sei in Beta e non sei in grado di entrare nella mente
subconscia.
L’espressione “paralisi dell’analisi” qui calza a pennello. Be’, è quello che ci succede quando
viviamo la maggior parte della vita in onde Beta. L’unico momento in cui non siamo in questo stato è
quando dormiamo (allora ci troviamo nella gamma di onde Delta dell’attività cerebrale).
Adesso potresti pensare: “Ma hai detto che dobbiamo essere consapevoli. Dobbiamo prendere
confidenza con i nostri pensieri, sentimenti, schemi di reazione e così via. Tutto questo non richiede
una certa analisi?”.
In verità la consapevolezza può esistere al di fuori dell’analisi. Quando sei consapevole, per
esempio, pensi: “Ho fame.” Quando analizzi invece, vai al di là di questa semplice osservazione e
aggiungi: “Perché questa pagina ci mette così tanto a caricarsi? Chi ha progettato questo stupido sito?
Perché tutte le volte che ho fretta, come adesso che sto cercando di scaricare l’elenco dei film, la
connessione internet va così a rilento?”. La consapevolezza, come la intendo qui, consiste
semplicemente nel notare (osservare) un pensiero o sentimento e andare avanti.

COME FUNZIONA LA MEDITAZIONE


Adesso che abbiamo affrontato gli aspetti fondamentali delle onde cerebrali nei bambini e negli
adulti, e ne hai appreso le informazioni di base, ti fornirò un modello di funzionamento (vedi le
prossime cinque illustrazioni) per aiutarti a capire il processo meditativo.28
Partiamo dalla figura 8E. Grazie agli studi sugli schemi ritmici delle onde cerebrali nei bambini,
sappiamo che alla nascita, siamo completamente immersi nel regno del subconscio.

LA MENTE NELLA PRIMA INFANZIA

Figura 8E. Questo cerchio rappresenta la mente. Quando nasciamo, siamo completamente immersi nella mente subconscia.

Adesso, dai un’occhiata alla figura 8F. I segni più (+) e meno (-) rappresentano il modo in cui la
mente in fase di sviluppo del bambino apprende attraverso identificazioni e associazioni positive e
negative che fanno sorgere abitudini e comportamenti.
Ecco un esempio di identificazione positiva: quando un neonato ha fame o prova disagio, piange,
sforzandosi di comunicare per attirare l’attenzione della madre. Dal momento che il genitore
amorevole risponde nutrendo il figlio o cambiandogli il pannolino, il piccolo fa un importante
collegamento tra mondo interiore ed esterno. Bastano solo poche ripetizioni affinché impari ad
associare il pianto con l’essere nutrito o con il recupero della comodità. Diventa un comportamento.
Un buon esempio di associazione negativa invece è quando un bambino di due anni mette le dita su un
fornello rovente. Impara molto rapidamente a identificare l’oggetto che vede esteriormente, il
fornello, con il dolore provato interiormente, e dopo pochi tentativi impara una preziosa lezione.

LA MENTE IN FASE DI SVILUPPO

Figura 8F. Nel tempo, iniziamo a imparare per associazione attraverso le diverse interazioni tra mondo interiore ed esterno, attraverso i sensi.

In entrambi gli esempi, potremmo dire che nel momento in cui il bambino rileva un cambiamento
chimico interno al corpo, il suo cervello si riattiva e presta attenzione all’elemento dell’ambiente
esterno che ha causato quella alterazione, sia esso di piacere o dolore. Questo tipo di identificazioni
e associazioni inizia lentamente a generare molte abitudini, abilità e comportamenti.
Come hai imparato, a un certo punto verso i sei, sette anni, quando le onde cerebrali passano ad Alfa,
il bambino inizia a sviluppare la mente analitica o critica. Per molti bambini, la mente analitica
solitamente smette di svilupparsi tra i sette e i dodici anni.

LA MEDITAZIONE CONDUCE OLTRE IL PENSIERO ANALITICO E


ALL’INTERNO DEL SUBCONSCIO
Nella figura 8G, la linea che attraversa la parte superiore del cerchio rappresenta il pensiero
analitico, che agisce da barriera per separare il conscio dal subconscio. Negli adulti, a questo
pensiero critico è affidato il compito di ragionare, valutare, anticipare, predire e confrontare ciò che
già si conosce con ciò che non si conosce ancora. Quasi sempre nell’adulto, a livello della sfera
conscia, il pensiero analitico è sempre operativo e quindi sintonizzato sulla frequenza delle onde
Beta.

PENSIERO ANALITICO
Figura 8G. Il pensiero analitico inizia a formarsi all’età di sei o sette anni. Funge da barriera che separa il conscio dal subconscio e, generalmente, termina il suo sviluppo tra i 7 e i 12 anni.

Ora osserva la figura 8H. Sopra la linea che rappresenta il pensiero analitico, si situa la sfera della
mente conscia, che corrisponde al 5 per cento di tutto il processo razionale. Questa è la sede della
logica e del ragionamento che governano la volontà, la fiducia, le intenzioni e le capacità creative.
Il subconscio, che costituisce circa il 95 per cento di ciò che siamo, è fatto di queste identificazioni e
associazioni positive e negative che danno luogo ad abitudini e comportamenti.

IL CONSCIO E IL SUBCONSCIO

Figura 8H. Il cervello è costituito da un 5 per cento di conscio e da un 95 per cento di subconscio. La parte conscia agisce principalmente attraverso la logica e il ragionamento, che danno luogo alla volontà, alla fede, alle capacità
creative e alle intenzioni. Il subconscio è composto da miriadi di identificazioni positive e negative, che generano abitudini, comportamenti, capacità, convinzioni e percezioni.

La figura 8I illustra lo scopo principale della meditazione (rappresentato dalla freccia): andare oltre
il pensiero analitico. Se ci troviamo in questo stato mentale, non siamo nelle condizioni adatte per
cambiare. Possiamo analizzare il nostro vecchio modo di essere, ma non siamo in grado di eliminare
i vecchi programmi e installarne di nuovi.
La meditazione apre un varco tra la sfera del conscio e quella del subconscio. Meditiamo per entrare
nel sistema operativo del subconscio, che è la sede di tutti quei comportamenti e di quelle abitudini
involontarie che sostituiamo in favore di modalità più produttive che sostengano la nostra esistenza.

MEDITARE CONDUCE OLTRE IL PENSIERO ANALITICO

Figura 8I. Uno degli scopi principali della meditazione consiste nel superare la sfera del conscio per entrare nel subconscio, in modo da modificare le cattive abitudini, i comportamenti, le convinzioni, le reazioni emotive, le
inclinazioni e i modi inconsci dell’essere.

LA MEDITAZIONE CI PORTA DALLA FREQUENZA DELLE ONDE


BETA A QUELLA DELLE ONDE ALFA E THETA
Prendiamo in considerazione le modalità in cui puoi modificare i tuoi meccanismi e accedere a una
diversa frequenza d’onda, in modo da dissociarti dal corpo, dalla realtà circostante e dal tempo. Puoi
rallentare il rapido controllo esercitato dal corpo e dalla mente in modo naturale, sintonizzandoli su
una frequenza di onde cerebrali più rilassata, tranquilla e ordinata.
È dunque possibile alterare in modo conscio le onde cerebrali, passando dallo stato ad alta frequenza
Beta a quello delle onde Alfa e Theta (puoi anche esercitarti a salire e a scendere sulla scala di
queste onde cerebrali). Agendo in questo modo, aprirai uno spiraglio per un reale cambiamento
personale. Andrai oltre il pensiero comune alimentato dall’istinto di sopravvivenza ed entrerai nel
regno del subconscio.
Durante la meditazione, le sensazioni fisiche vengono trascese e non sei più alla mercé della realtà
circostante; perdi letteralmente la cognizione del tempo. Ti dimentichi di te stesso in quanto identità.
Non appena chiuderai gli occhi, gli stimoli esterni diminuiranno e la neocorteccia sarà meno
impegnata a pensare e ad analizzare. Di conseguenza, il pensiero analitico andrà in remissione e
l’attività elettrica della neocorteccia rallenterà.
Quando ti impegni e ti concentri su una attività in modo tranquillo e rilassato, il lobo frontale si attiva
automaticamente riducendo le scariche sinaptiche nel resto della neocorteccia. In questo modo, il
volume nei circuiti cerebrali, atti a elaborare i concetti di spazio e tempo, diminuisce. Ciò permette
alle onde cerebrali di rallentare naturalmente in direzione delle onde Alfa. Ed è così che passi dallo
stato di sopravvivenza a quello creativo; quando ciò avviene il cervello si calibra nuovamente su una
frequenza d’onde più coerente e ordinata.
Uno degli ultimi passaggi del processo meditativo, se continui a praticarlo, è muoversi sulla
frequenza delle onde Theta, quando il corpo è addormentato ma la mente è vigile. Da questo momento
entri in una dimensione magica, nella quale puoi raggiungere un livello più profondo del subconscio,
divenendo subito in grado di trasformare le associazioni negative in positive.
Ricorda che se hai allenato il corpo a sostituirsi alla mente e se in qualche modo il primo è
addormentato e la seconda è vigile, si potrebbe affermare che non vi è più alcuna resistenza né da
parte del corpo né da parte della mente. Nella dimensione delle onde Theta, il corpo non assume più
alcun controllo e sei libero di sognare, di programmare il subconscio e di creare a partire da una
condizione di totale libertà.
Una volta che il corpo non domina più la mente, il servo non si comporta più da padrone e tu sei
libero di agire in una dimensione di effettivo potere. Torni a essere nuovamente bambino ed entri nel
regno dei cieli.

DORMIRE, FORSE SCENDERE, POI RISALIRE, LUNGO LA SCALA...


IN MODO NATURALE

Quando dormi, passi attraverso diverse frequenze di onde cerebrali, da quelle Beta alle Alfa,
per poi raggiungere le Theta e le Delta. Al contrario, quando ti risvegli al mattino, passi
naturalmente dalle Delta alle Theta, alle Alfa e alle Beta, ritornando a uno stato di coscienza
consapevole. Quando “rinvieni” dall’aldilà, ti ricordi di te stesso, i problemi riaffiorano alla
memoria, riconosci la persona che ti dorme accanto, la tua casa, il posto dove vivi... e in un
batter d’occhio, per associazione, ritorni a essere te stesso sulla frequenza Beta.
Alcune persone passano velocemente attraverso questi livelli come una pallina d’acciaio che
cade dall’alto di un palazzo. I loro corpi sono così affaticati che la naturale discesa verso la
dimensione del subconscio avviene troppo rapidamente.
Altri non riescono a cambiare marcia e a discendere naturalmente verso la fase del sonno; sono
troppo concentrati a cogliere qualsiasi stimolo che va a rinforzare il loro stato di dipendenza
fisica ed emotiva. Iniziano a soffrire d’insonnia e possono iniziare ad assumere farmaci per
alterare chimicamente il cervello e sedare il corpo.
In ogni caso, i problemi legati al sonno potrebbero indicare che mente e cervello non sono in
sintonia.

I MOMENTI MIGLIORI PER MEDITARE: MATTINO E SERA,


QUANDO LE PORTE DEL SUBCONSCIO SI APRONO
Come conseguenza dei normali cambiamenti quotidiani nella chimica cerebrale29 ci sono due
momenti in cui la porta del subconscio si apre: quando ti corichi alla sera e quando ti svegli al
mattino. I momenti migliori per meditare, quindi, sono al mattino o alla sera, perché potrai più
facilmente scivolare in una frequenza Alfa o Theta.
Io preferisco svegliarmi presto e iniziare subito a meditare: infatti, essendo ancora un po’ assonnato,
mi trovo nello stato Alfa. Personalmente, mi piace creare partendo da zero.
Altri preferiscono la sera, poiché sanno che il corpo (che ha assunto il controllo tutto il giorno) è
stanco di “essere” la mente. Riescono a creare senza alcuno sforzo quando sono ancora svegli,
entrando in fase Alfa e persino in Theta.
Meditare durante la giornata ti potrebbe riuscire difficile, specialmente se il posto di lavoro è
caotico, se devi gestire una casa piena di bambini che richiedono attenzioni o se sei coinvolto in
attività che prevedano un’elevata concentrazione. In tali momenti ti potresti trovare nel picco delle
onde Beta e varcare la soglia del subconscio potrebbe richiedere uno sforzo considerevole.

FUNZIONE DELLE ONDE CEREBRALI

Figura 8J. Il diagramma mostra come le funzioni delle onde cerebrali si muovono dallo stato di attività più alto e più veloce (Beta) a quello più basso e più lento (Delta). Si noti come lo stato Alfa faccia da ponte tra il conscio e il
subconscio. Più la frequenza di onde è bassa e lenta, più facile è entrare nella dimensione del subconscio; più la frequenza è alta e veloce, maggiore è la presenza di uno stato di coscienza.

ASSUMERE IL CONTROLLO DEL PROCESSO DI MEDITAZIONE


Le pratiche di contemplazione interiore insegnano alla tua mente, al tuo corpo e al tuo cervello a
concentrarsi sul presente invece che stressarsi in anticipo per eventi o assilli futuri. Inoltre, la
meditazione libera la mente e il corpo dall’ancora del passato e affranca dalle emozioni che tengono
agganciati al solito tipo di vita.
Quando mediti è un po’ come se cadessi dalla cima di un edificio come una piuma, in modo lento e
progressivo. In principio ti alleni a lasciare che il corpo si rilassi, mantenendo la mente concentrata.
Una volta raggiunta questa fase l’ultimo obiettivo è quello di lasciare che il tuo corpo si addormenti,
sempre mantenendo la mente sveglia e attiva.
Il processo è questo. Se lo stato di coscienza vigile corrisponde alla frequenza delle onde Beta (da
basse a elevate, a seconda del proprio livello di stress), una volta che ti sarai seduto con la schiena
dritta, con gli occhi chiusi, e avrai fatto una serie di respiri consapevoli concentrandoti sulla tua
dimensione interiore, il sistema nervoso simpatico si disattiverà in modo naturale e si attiverà quello
parasimpatico. La fisiologia passerà dalla modalità di protezione ed emergenza (lotta/paura/fuga) a
quella di protezione interiore per progetti di costruzione a lungo termine (crescita e compensazione).
Quando il corpo si rilassa, la frequenza delle onde cerebrali si muove naturalmente verso le onde
Alfa.
Se praticata correttamente, la meditazione riesce a sintonizzare la tua mente su una frequenza di onde
coerente e ordinata. Passerai dal concentrarti sulla Grande Triade, all’essere nessun corpo e
nessuna cosa in nessun tempo. Ora inizi a sentirti connesso, sano e bilanciato e sperimenti forti
sensazioni di fiducia, gioia e ispirazione.

PROMUOVERE LA COERENZA
Se il termine mente indica il cervello in azione, o l’attività del cervello quando elabora differenti
flussi di coscienza, allora la meditazione produce naturalmente stati mentali più sincronizzati e
coerenti.30
D’altro canto, se il cervello è sotto stress, la sua attività elettrica sarà simile a un’orchestra di
strumenti musicali che suonano in modo scoordinato. La mente, al pari dell’orchestra, non avrà né
ritmo, né equilibrio e risulterà stonata.
Il tuo compito è quello di suonare un capolavoro. Se ti ostini a suonare con una band di elementi
disordinati, egocentrici ed egoisti, che ritengono che il proprio strumento debba prevaricare sugli
altri, ma insisti nel farli lavorare insieme e nell’imporre loro il tuo comando, arriverà il momento in
cui si arrenderanno, riconosceranno la leadership e lavoreranno in squadra.
Questo è il momento in cui il cervello è più sincronizzato, e si sposta agevolmente dalla frequenza
Beta ad Alfa e infine a Theta. Circuiti più specifici iniziano a comunicare in modo ordinato e a
elaborare uno stato mentale più coerente. La coscienza passa da un modo di pensare di
sopravvivenza, fisso, limitato, ossessivo a un modo più aperto, rilassato, olistico, presente, ordinato,
semplice e creativo. Questo è il naturale modo d’essere che dovremmo adottare.
Dai un’occhiata all’immagine seguente che illustra il concetto di coerenza o di ciò che è definito
sincronia, quello stato mentale in cui il cervello lavora in armonia.

DIFFERENZA TRA ONDE CEREBRALI COERENTI E INCOERENTI


Figura 8K. Nella prima figura, il cervello è in equilibrio e altamente integrato. Le diverse aree sono in sincronia e formano un circuito di reti neurali che funziona in modo olistico e ordinato. Nella seconda immagine, il cervello è
sbilanciato e in disordine. I differenti comparti non lavorano più come una squadra e, di conseguenza, il cervello è “malato” e non integrato.

IL CERVELLO COERENTE GETTA LE BASI PER LA GUARIGIONE


Un segnale ordinato, sincronizzato, che giunge al corpo da parte del cervello, porta in uno stato di
omeostasi tutti i diversi sistemi: l’apparato cardiovascolare, quello digestivo, quello immunitario e
tutti gli altri tendono alla coerenza. Nel momento in cui il sistema nervoso si ricalibra, tutta l’energia
consumata per la sopravvivenza viene utilizzata per creare. Il corpo inizia il suo processo di
guarigione.
Per esempio, Jose, un uomo che aveva partecipato a una mia conferenza, mi raccontò di quando
sperimentò la meditazione per la prima volta, a vent’anni. In quel periodo aveva una decina di
verruche grandi come olive sulla mano sinistra. Ciò gli creava un tale imbarazzo che spesso
nascondeva la mano in tasca.
Un giorno qualcuno gli regalò un libro sulla meditazione. Il libro gli descriveva semplicemente come
concentrarsi sul respiro e a permettere alla mente di espandersi oltre i confini del corpo. Una sera,
prima di andare a letto, Jose si decise a provare. Nel giro di poco tempo passò da uno stato di
chiusura e rigidità a uno di apertura ed espansione. Nel momento in cui si liberò della sua
personalità, mettendo da parte i soliti pensieri e sensazioni, trasformò i consueti schemi di pensiero
casuali, dettati dall’ego, in uno stato prolungato caratterizzato da apertura e focalizzazione. Nel
momento in cui questo accadde, qualcosa cambiò.
Quando si svegliò, il giorno successivo, le dieci verruche erano completamente scomparse.
Sconvolto e pieno di gioia, provò a controllare sotto le lenzuola, ma non trovò nulla. Disse di non
avere idea di che fine avessero fatto. Gli spiegai che erano tornate al campo quantistico dal quale
provenivano. Suggerii che l’intelligenza universale, che manteneva in ordine il suo corpo
naturalmente, aveva svolto il proprio compito: creare un ordine maggiore, riflesso di una mente più
coerente. Quando il suo rinnovato stato mentale soggettivo e coerente aveva corrisposto
armoniosamente alla mente universale e oggettiva, il potere intrinseco di quest’ultima lo aveva
guarito.
Nel momento in cui si era lasciato alle spalle il suo vecchio modo d’essere, diventando niente e
nessuno e astraendosi dal tempo (nel momento in cui aveva dimenticato se stesso) la sua attenzione
era passata da uno stato di disordine prolungato a uno di ordine prolungato... dalla sopravvivenza
alla creazione... dalla contrazione all’espansione... dall’incoerenza alla coerenza. È stato così che la
consapevolezza illimitata ha riportato l’ordine nel suo corpo donandogli la guarigione.

MEDITAZIONE PIÙ AZIONE: IL PERCORSO DI UNA DONNA PER


SUPERARE UNA VITA DI MANCANZA
Durante i miei seminari, chiedo spesso ai partecipanti di condividere le sorprendenti storie sui
cambiamenti della loro vita. Monique, una terapeuta di Montreal, in Quebec, ha descritto la sua
significativa esperienza.
Per gran parte della sua vita, Monique aveva vissuto, senza accorgersene, in uno stato quasi costante
di mancanza. Non aveva abbastanza denaro. Non aveva abbastanza energia. Non aveva nemmeno il
tempo di fare quello che voleva. In quel periodo stava attraversando proprio un brutto momento:
l’affitto dello studio era aumentato considerevolmente (la sua casa non era abbastanza grande per
accogliere un ufficio), lei e suo marito non erano nelle condizioni economiche per mandare il figlio
al college che aveva scelto, avevano bisogno di una nuova lavatrice e l’economia traballante aveva
costretto parecchi clienti a rinunciare alle sue consulenze.
Un bel giorno, durante la sessione di meditazione descritta in questo libro e mentre rifletteva sulle
sue scelte di vita, Monique realizzò che non poteva continuare a vivere in questo modo (prendere una
posizione e superare la crisi con un atteggiamento pseudopositivo e della serie “povera me, ma le
cose potrebbero andare anche peggio”). Si rese conto di avere sempre preso decisioni o di aver
risolto i problemi da una prospettiva di mancanza: di tempo, di denaro e di energia. Aveva
interiorizzato quel modo d’essere; la mancanza era diventata la sua personalità. Si era trasformata
nella personificazione dell’inerzia, tendendo ad agire senza preoccuparsi delle conseguenze.
Paradossalmente, Monique aveva lavorato con i clienti proprio per aiutarli a superare questi tratti e
per essere più proattivi e meno reattivi.
Con grande determinazione, decise di cambiare la sua personalità. Non voleva più essere travolta
dagli eventi.
Successivamente Monique visualizzò il modello di persona che avrebbe voluto essere, il modo in cui
avrebbe voluto pensare e quello che avrebbe desiderato provare. Si immaginò come una donna in
grado di decidere avendo a disposizione parecchia energia, tempo e denaro. La cosa più importante
era che l’obiettivo di diventare una persona simile era tanto saldo quanto la sua visione era precisa e
dettagliata. Sapeva di non voler essere più in quel modo, e aveva progettato un piano ben preciso su
come il suo nuovo sé avrebbe pensato, sentito e agito.
Quando prendiamo una decisione così radicale e abbiamo un’idea chiara di come vogliamo che sia la
nuova realtà, la chiarezza e la coerenza di tali pensieri producono emozioni corrispondenti. Come
risultato, la chimica interna si trasforma, la struttura neurologica viene alterata (eliminiamo le
vecchie connessioni sinaptiche e diamo vita a nuove), e manifestiamo in modo diverso anche il
nostro codice genetico.
Monique iniziò a condurre la sua vita con la prospettiva di chi ha parecchi soldi ed energia a
disposizione, e di chi riesce sempre a soddisfare le proprie necessità. Si sentiva benissimo.
Ovviamente, tutti i problemi e le preoccupazioni non erano scomparsi, ma iniziava a vivere meglio
grazie al nuovo modo di pensare.
Parecchie settimane dopo aver preso questa decisione così importante, Monique stava lavorando con
l’ultima cliente della giornata. Questa donna, che era cresciuta in Francia, le raccontò di come ogni
mese, i suoi genitori comprassero un biglietto della lotteria, tradizione che lei aveva perpetuato.
Quella sera, di ritorno a casa, Monique non stava pensando affatto alla lotteria. Non aveva mai
pensato di giocarci, ritenendola una spesa superflua, data la sua condizione economica. Si fermò a far
benzina, entrò a pagare e vide che sul bancone erano esposti diversi biglietti della lotteria.
Istintivamente, considerando che la nuova Monique che viveva nell’abbondanza poteva permettersi
di tentare la sorte, acquistò un biglietto.
Si fermò in pizzeria per la cena da asporto e quando arrivò a casa, si era già dimenticata del biglietto
della lotteria. Nel prendere le pizze, si accorse che un po’ d’olio era penetrato attraverso l’involucro,
facendo appiccicare il biglietto della lotteria e macchiando il sedile del passeggero. Appoggiò il
contenitore della pizza sul tavolo, con accanto il biglietto della lotteria. Disse alla sua famiglia di
iniziare a mangiare senza di lei, che sarebbe andata in garage a cercare di rimuovere la macchia di
unto dal sedile. Mentre era intenta a strofinare il sedile, il marito la raggiunse correndo.
“Non ci crederai, ma abbiamo vinto alla lotteria!”.
Ora, si sa che quando il campo quantistico risponde, lo fa in modo imprevedibile. Forse pensi,
sicuramente ha vinto milioni di dollari ed è vissuta felice e contenta.
Non esattamente.
Monique vinse cinquantatremila dollari. Era felice? Stupita era la parola più appropriata. Il debito
che aveva contratto la coppia, tra carta di credito e finanziamento, ammontava esattamente a
cinquantatremila dollari. Monique trasmise tutta la sua eccitazione nel raccontarci la storia, ma
ammise astutamente che la volta successiva, invece di esprimere l’intenzione che tutti i suoi bisogni
venissero soddisfatti, scelse di immaginare che erano soddisfatti e qualcosa in più.

Ciò che evidenzia la storia di Monique è il potere di creare un nuovo modo d’essere. Non riuscì a
farlo immaginando semplicemente di essere una persona diversa, ma aveva dovuto esserlo a tutti gli
effetti. La vecchia Monique non avrebbe mai comprato un biglietto della lotteria; invece la sua nuova
personalità era in sintonia con il comportamento che le avrebbe permesso di raggiungere il suo
obiettivo, e il campo aveva risposto in modo del tutto inaspettato, ma perfettamente consono.
Avendo sviluppato una nuova personalità capace di cogliere le opportunità e agire in modo diverso,
Monique ottenne risultati nuovi e più soddisfacenti rispetto a quelli passati. A una nuova personalità
corrispondeva una nuova realtà personale.
Naturalmente, non c’è bisogno di vincere alla lotteria per cambiare la propria vita; ma si deve
decidere di abbandonare il vecchio modo d’essere, entrare nel sistema operativo inconscio e poi
pianificare con chiarezza quello che si vuole diventare.
Il cervello coerente: fare in modo che sia presente in qualunque circostanza
Prima di chiudere questo capitolo, desidero parlare dei monaci buddisti, oggetto di studio
all’università del Wisconsin, a Madison. Questi “supermeditatori” sono in grado di entrare in uno
stato così coerente di onde cerebrali da superare di gran lunga ciò di cui siamo generalmente capaci.
Quando costoro meditavano su pensieri d’amore e compassione, la coerenza del segnale trasmesso
non riusciva a essere registrata da nessun tracciato.
Ogni mattina, durante la fase di studio, essi meditavano mentre i ricercatori monitoravano l’attività
delle loro onde cerebrali. Dopo di che, erano invitati a uscire dal campus e ad andare in città a
svolgere le attività che più desideravano: visitare i musei, i negozi o impegnarsi in qualsivoglia
attività avessero voluto. Rientrati al centro di ricerche, il loro cervello veniva nuovamente sottoposto
a scansione, senza ricorrere alla meditazione. Sorprendentemente, seppur non meditando per il resto
della giornata ed essendo esposti ai segnali caotici e incoerenti del mondo esterno, questi
mantenevano lo stesso stato cerebrale raggiunto con la meditazione.31
La maggior parte di noi, dinnanzi alla profusione e alla confusione di stimoli provenienti dal mondo
esterno, si rifugia in una modalità di sopravvivenza e inizia a produrre sostanze chimiche originate
dallo stress. Queste reazioni dovute allo stress interferiscono confondendo i segnali cerebrali. Al
contrario, il nostro obiettivo è diventare come quei monaci. Se riusciamo a produrre segnali coerenti
(onde sincrone) tutti i giorni, scopriremo che questa coerenza si manifesta in modo concreto.
Col tempo, se si riesce costantemente a creare una coerenza interiore simile a quella dei monaci, non
si avvertono più gli effetti autolimitanti e sovvertitori degli stimoli prodotti dal mondo esterno. E
perciò, non si provano più le reazioni impulsive che costringono l’individuo ad assumere il vecchio
e familiare modo d’essere che si desidera abbandonare.
Continuando a meditare e creando coerenza, non solo si rimuove tutta una serie di condizioni fisiche
negative che si ripercuotono sul corpo, ma si progredisce verso quel nuovo modo d’essere ideale. La
coerenza interiore può contrastare stati emotivi negativi e reazionari, e permettere di rimuovere i
comportamenti, i pensieri e i sentimenti che li hanno provocati.
Una volta raggiunto uno stato di neutralità/vuoto, sarà molto più facile assumerne uno più elevato
come la compassione; sarà molto più facile manifestare pura gioia, amore, gratitudine o qualsiasi
altro stato emotivo di questo genere. Tutto ciò è reale perché queste emozioni sono già
profondamente coerenti. E quando attraverso il processo di meditazione si crea uno stato di onde
cerebrali che riflette questa purezza, allora si inizia a superare il corpo, le contingenze esterne e il
tempo che avevano prodotto stati emotivi autolimitanti. Non saranno più loro ad avere in mano il
controllo, ma ci sarai tu al comando.

UNA VOLTA MESSO IN PRATICA IL SAPERE, SI È PRONTI PER


L’ESPERIENZA
Adesso hai le conoscenze sufficienti per affrontare la meditazione di cui si discuterà nella Terza
parte, con una piena consapevolezza di ciò che si farà e del perché.
Bisogna ricordarsi che la conoscenza precede sempre l’esperienza. Tutte le informazioni ricevute
hanno avuto lo scopo di prepararti all’esperienza. Una volta appresa la tecnica di meditazione e una
volta che l’hai applicata alla tua vita, inizierai a scorgerne i frutti. Nella sezione seguente imparerai a
mettere in pratica tutto questo e a produrre notevoli cambiamenti in qualsiasi ambito esistenziale.
Mi viene in mente il viaggio in due tappe che parecchi scalatori fanno quando salgono verso la cima
del monte Rainier nello stato di Washington, il vulcano più alto degli Stati Uniti (4.267 metri). Una
volta lasciata la macchina al centro visitatori del Paradise Jackson (1.650 metri), raggiungono
dapprima il Campo Muir (3.072 metri). La sosta al campo base dà loro l’opportunità di ripensare a
tutto il cammino fatto fino a quel momento, di tirare le fila di questa esperienza, di ricevere un
ulteriore addestramento pratico e di riposarsi durante la notte. Questa visione d’insieme può davvero
fare la differenza nel momento in cui continueranno la loro scalata verso la maestosa cima del
Rainier.
La conoscenza acquisita finora ha permesso di arrivare sino a questo punto. Ora sei pronto per
mettere in pratica tutto quello che hai imparato finora. E la tua rinnovata saggezza dovrebbe
permetterti di procedere spedito verso la Terza parte, dove potrai trasformare con maestria e
padronanza la tua vita e il tuo modo di pensare.
Ti invito, dunque, a fermarti un attimo e a prendere nuovamente in considerazione le informazioni
ricevute nella Prima e nella Seconda parte e, in caso di necessità, a rivedere qualsiasi parte ritenuta
importante... per poi seguirmi nella preparazione finale al viaggio meditativo, allo scopo di
raggiungere la tua vetta personale.
TERZA PARTE

ANDARE INCONTRO A UN NUOVO DESTINO


CAPITOLO 9

IL PROCESSO MEDITATIVO: INTRODUZIONE E


PREPARAZIONE

Come ho già ribadito in precedenza, lo scopo principale della meditazione è quello di distogliere la
tua attenzione dall’ambiente circostante, dal corpo e dal fluire del tempo, in modo che i desideri e i
pensieri diventino il centro dell’attenzione, sostituendosi agli stimoli esterni. Puoi allora mutare il
tuo stato interiore, a prescindere da quello esterno. Meditare dà inoltre la possibilità di andare oltre
il pensiero analitico e di entrare in contatto con la mente subconscia. Tutto ciò è fondamentale,
poiché è nel subconscio che risiedono quelle cattive abitudini e quei comportamenti sbagliati che
desideri cambiare.

INTRODUZIONE
Fino a questo momento tutte le informazioni contenute nel libro avevano lo scopo di aiutarti a capire
quello che sperimenterai a breve in questa sezione, ossia imparare a usare il processo meditativo con
l’intento di creare una nuova realtà. E una volta comprese e ripetute le diverse fasi che costituiscono
il processo di meditazione, potrai lavorare su tutto quello che desideri cambiare nella tua vita. È
importante ricordare che attraverso questo processo di cambiamento, abbandonerai le vecchie
abitudini, sviluppando al contempo un nuovo modo di guardare al futuro. Quando metto in pratica il
processo che stai per imparare, desidero perdere consapevolezza di me stesso, dissociarmi dalla
realtà e sbarazzarmi dei pensieri e delle sensazioni che definiscono il mio vecchio modo d’essere.
Inizialmente la novità del compito che stai per intraprendere, potrebbe procurarti turbamento e
disagio. È normale. È il corpo che, sostituendosi alla mente, tenta di opporre resistenza a questo
nuovo processo. Prima di dare inizio alla pratica basta che ti ricordi di questo e ti rilassi; ogni fase è
stata messa a punto in modo che sia facile da capire e da eseguire. Personalmente, tra le attività che
svolgo, la meditazione è quella che preferisco. Vi trovo un tale ordine, una tale pace, chiarezza e
ispirazione che raramente passo un giorno senza praticarla. Mi ci è voluto del tempo per arrivare a
questo punto, perciò ti prego di essere paziente con te stesso.

TRASFORMARE PICCOLI PASSAGGI IN UN’UNICA E SEMPLICE


ABITUDINE
Quando impari qualcosa di nuovo che richiede la tua totale attenzione e un impegno pratico,
probabilmente segui passaggi specifici durante la fase di preparazione iniziale. Questo serve a
facilitare i compiti successivi, in modo da permettere alla mente di rimanere concentrata senza essere
sopraffatta. In qualsiasi attività, l’obiettivo è quello di memorizzare ciò che stai imparando, in modo
da riuscire a metterlo in pratica automaticamente, senza fatica. In altre parole, devi trasformare la tua
nuova abilità in una abitudine.
È più facile che tu acquisisca una nuova abilità quando, attraverso la ripetizione, impari una fase per
volta e passi alla successiva solo dopo aver assimilato quella precedente. Col tempo imparerai a
coordinare tutte le fasi in un unico e coerente processo. Sei sulla strada giusta quando tutte le fasi
iniziano a scorrere in modo semplice e fluido e ottieni finalmente il risultato desiderato. In questo
caso devi acquisire il processo di meditazione passo per passo.
Per esempio, se vuoi imparare a colpire una pallina da golf, la tua mente deve tenere in
considerazione una serie di suggerimenti, in modo che le azioni corrispondano alle intenzioni.
Immagina che, mentre sei sul punto di colpire la pallina per la prima volta, il tuo migliore amico inizi
a urlare: “Tieni la testa bassa! Piega le ginocchia! Schiena dritta e busto eretto! Tieni dritto il braccio
davanti e allenta la presa! Sposta il peso quando stai per colpire! Colpisci la pallina
accompagnandola!”. Ecco, il mio suggerimento preferito è il seguente: “Rilassati!”.
Ricevere in una sola volta tutti questi consigli può essere paralizzante. E se invece si cercasse di
seguire un suggerimento alla volta, seguendo un ordine metodico? Col tempo la battuta diventerà,
ovviamente, un unico e fluido movimento.
Allo stesso modo, se stai sperimentando una nuova ricetta francese, procederai per piccoli passaggi.
Se ripeterai più volte lo stesso procedimento, arriverà un momento in cui la preparazione della
ricetta non sarà più fatta da singoli passi, ma da un unico processo continuativo. Ricorderai le
istruzioni a memoria, e sarai in grado di riassumerne le fasi in modo da realizzare l’intera ricetta
nella metà del tempo che ti occorreva in precedenza. Passerai dal pensiero all’azione e il corpo
memorizzerà le azioni compiute, al pari della mente. Ecco cos’è il ricordo procedurale. Questo
fenomeno accade quando si svolge un compito piuttosto lungo e complesso. Inizi ad acquisire la
consapevolezza di sapere come farlo.

Costruire una rete neurale di meditazione


Ricorda che più ampia è la nostra conoscenza, meglio ci prepariamo ad affrontare una nuova
esperienza. Ogni fase del processo di meditazione sarà basata su quello che si è imparato nella parte
precedente di questo libro; ogni sezione è fondata su principi scientifici e filosofici e nulla sarà
lasciato al caso. Tutte le fasi sono presentate in un ordine specifico per aiutare a memorizzare questo
processo e poter quindi attuare il proprio cambiamento personale.
Pur avendo pianificato lo sviluppo del programma in quattro settimane, affinché l’intero processo
possa essere ben assimilato, consiglio che ti prenda tutto il tempo di cui hai bisogno, affinché
ciascuna fase diventi familiare. Il giusto ritmo da seguire è quello che fa sentire l’individuo a proprio
agio e da cui non ci si sente incalzati.
Inizieremo ogni sessione ripetendo tutte le fasi imparate in precedenza, per poi mettere in pratica
quelle nuove. Poiché spesso è più efficace imparare una serie di passaggi in una sola volta, durante
alcune specifiche settimane ti chiederò di mettere in pratica una o più fasi insieme. Inoltre consiglio
di praticare le stesse fasi per almeno una settimana consecutiva, prima di passare a quelle
successive. In poche settimane riuscirai a costruire una rete neurale di meditazione!

Programma consigliato di quattro settimane


Prima settimana
(Capitolo 10): Ogni giorno, pratica della FASE 1: Induzione.
Seconda settimana
(Capitolo 11) Inizio della sessione giornaliera ripetendo la FASE 1; poi aggiungendo la FASE 2:
Riconoscimento, FASE 3: Ammissione e Dichiarazione e FASE 4: Resa.
Terza settimana
(Capitolo 12): Inizio della sessione giornaliera dalla FASE 1 alla 4, poi aggiungendo la FASE 5:
Osservazione e Memorizzazione e la FASE 6: Ri-orientamento.
Quarta settimana
(Capitolo 13): Inizio della sessione giornaliera dalla FASE 1 alla 6, poi aggiungendo la FASE 7:
Creazione e pratica.

Prenditi tutto il tempo di cui hai bisogno per costruirti una base solida. Se hai già esperienza e
preferisci accelerare il processo, lo puoi fare, ma è bene che lavori seguendo sempre le istruzioni e
impegnandoti nella loro memorizzazione.
Nel momento in cui riuscirai a concentrarti su ciò che stai facendo, senza che i pensieri siano attratti
da stimoli esterni, allora il tuo corpo sarà perfettamente allineato alla mente. Ciò che avrai acquisito
diventerà sempre più facile da mettere in pratica; ricordati infatti della legge di Hebb quando dice
che “due neuroni che scaricano assieme si potenziano reciprocamente”. L’apprendimento,
l’attenzione, l’istruzione e la pratica contribuiranno a sviluppare una connessa rete neurale che
rifletterà le tue intenzioni.

PREPARAZIONE

Preparare gli strumenti


Un supporto per scrivere. In concomitanza con le sessioni di meditazione, incontrerai parti del testo
che descrivono e spiegano ciascuna fase, spesso accompagnati da domande e suggerimenti, sotto la
voce “Spunti di scrittura”. Suggerisco di tenere un quaderno a portata di mano per scrivervi le
risposte. Prima di iniziare la sessione quotidiana di meditazione ti consiglio di rileggere ciò che hai
annotato. In questo modo, i pensieri che hai scritto ti orienteranno durante il processo meditativo,
attraverso il quale accederai al sistema operativo del subconscio.

Prestare ascolto. Se sei alle prese per la prima volta con il processo di meditazione, ti consiglio di
ascoltare le sessioni guidate preregistrate. Per esempio, apprenderai una tecnica d’induzione che
userai in tutte le sessioni giornaliere e che ti aiuterà a raggiungere l’alto e coerente stato cerebrale
delle onde Alfa, in preparazione al tema centrale, affrontato dal capitolo 11 al 13. Inoltre, sarà
possibile seguire ciascuna fase settimanale, in una serie di meditazioni guidate.

DUE TIPI DI APPROCCIO ALLA MEDITAZIONE


(N.B.: LE MEDITAZIONI SONO IN LINGUA INGLESE)

Opzione 1: Tutte le volte che compare il simbolo delle cuffie...

...significa che è disponibile un tipo di meditazione guidata. È possibile scaricare queste


sessioni guidate dal sito www.drjoedispenza.com in formato MP3 o masterizzarle su CD.
Dopo la lettura di ciascun capitolo e dopo aver annotato le risposte su un taccuino, è possibile
scaricare il tipo di meditazione corrispondente. Ogni settimana, mano a mano che si aggiungono
le fasi successive a quelle già praticate la settimana precedente, puoi trovare la corrispondente
meditazione da scaricare. Il tutto è presente sotto la dicitura “Meditazione settimana 1”,
“Meditazione settimana 2”, “Meditazione settimana 3” e “Meditazione settimana 4”
(quest’ultima includerà l’intera sessione di meditazione).
Per esempio, se ascolti la meditazione relativa alla seconda settimana, dovrai ripetere quella
relativa alla prima (che consiste in una tecnica di induzione) per poi aggiungere le tre fasi
successive che saranno praticate durante la seconda settimana. Quando giungerai alla terza
settimana, ripeterai ciò che hai imparato nelle prime due settimane, per poi aggiungervi anche le
novità della terza.

Opzione 2: in alternativa, è possibile trovare la versione scritta di queste sessioni guidate nelle
appendici da consultare, fino a memorizzarne la sequenza, o registrarle su un supporto audio.
Le Appendici A e B forniscono due differenti tecniche di induzione. L’Appendice C riassume
l’intero processo di meditazione e comprende tutte le fasi che verranno acquisite nella Terza
parte. Se decidi di usufruire dell’Appendice C, prima di passare alle fasi successive, inizia
ripetendo ciò che hai imparato nelle settimane precedenti.

Predisporre l’ambiente
Posto, posto, posto. È ormai assodato che il superamento dell’ambiente circostante è una fase
fondamentale per poter abbandonare le tue abitudini. La scelta del posto più adatto a meditare, un
ambiente con poche distrazioni, è davvero di grande supporto nel superare il primo elemento della
Grande Triade (affronteremo gli altri due, il corpo e il tempo, a breve). Scegli un posto comodo dove
puoi stare da solo e lontano dalle seduzioni provenienti dal mondo esterno. Fai in modo che sia un
luogo appartato, privato e facilmente accessibile. Ti consiglio di andarci tutti i giorni e renderlo
speciale, poiché con esso instaurerai un forte legame. Questo sarà il posto dove addomesticherai il
tuo Io distratto e lo supererai per crearne uno nuovo e forgiare un nuovo destino. Col tempo non
vedrai l’ora di essere lì.
Una donna che aveva partecipato a uno dei miei seminari riferì di addormentarsi tutte le volte che
meditava. Questa fu la nostra conversazione:
“Dove pratichi di solito la tua meditazione?”.
“A letto.”
“Cosa dice la legge dell’associazione riguardo al letto e al sonno?”.
“Che si associa il letto al sonno.”
“Cosa dimostra le legge della ripetizione sul fatto di dormire tutte le notti nel proprio letto?”.
“Che se ogni notte dormo sempre nello stesso posto, sto radicando l’associazione letto-sonno.”
“Partendo dal presupposto che le reti neurali sono date dalla combinazione tra la legge di
associazione e quella di ripetizione, può essere che tu abbia formato una rete neurale basata
sull’associazione letto/sonno? Ed essendo le reti neurali programmi automatici utilizzati
inconsciamente ogni giorno, è naturale pensare che quando si è nel proprio letto, il corpo (ossia la
mente) comunichi automaticamente e inconsciamente di cadere nell’oblio?”.
“Sì. Suppongo di dover cercare un posto migliore per meditare!”.
Non solo le suggerii di evitare il letto, ma di cercare un posto diverso dalla camera da letto. Se si
intende costruire una nuova rete neurale, ha senso svolgere la pratica in un luogo che rappresenti
crescita, rigenerazione e un nuovo futuro.
Ma bada a non considerare questo posto come una camera delle torture in cui ci si sente costretti a
meditare. Questo tipo di atteggiamento potrebbe mettere a repentaglio i tuoi sforzi.
Evitare qualsiasi tipo di distrazione esterna. Fai attenzione a che nessuno possa interromperti o
distrarti (un cartello NON DISTURBARE potrebbe essere utile). Per quanto è possibile, riduci al
minimo gli stimoli sensoriali che potrebbero costringere la mente a tornare sui suoi vecchi passi, alla
consapevolezza del mondo esterno o in particolar modo agli elementi che caratterizzano l’ambiente
familiare. Spegni il cellulare e il computer; so che è difficile ma chiamate, messaggi, tweet e e-mail
possono aspettare. Inoltre, evita che l’aroma di caffè o di cibo si diffonda nel luogo di meditazione.
Assicurati che nella stanza ci sia una temperatura adeguata e fai attenzione a evitare spifferi. Io di
solito mi bendo gli occhi.

Musica. La musica può essere utile se però non riporta la mente ad associazioni che possono
distrarre. Se scelgo di ascoltare la musica, ricorro abitualmente a un genere leggero, rilassante,
strumentale e senza testo che induce a uno stato di trance. Se invece decido di non ascoltare alcun
tipo di musica, metto i tappi alle orecchie.
Preparare il corpo
Postura, postura, postura. Io siedo con la schiena molto dritta. La mia schiena è completamente
verticale, il collo eretto, le gambe e le braccia ferme e rilassate, come il mio corpo. E per quanto
riguarda l’utilizzo di uno schienale reclinabile? A parecchie persone capita di addormentarsi, se sono
sedute nel proprio letto. La cosa migliore è mettersi a sedere su una normale sedia, a gambe non
incrociate. Se preferisci sedere per terra a gambe incrociate, va bene ugualmente.
Prevenire le distrazioni fisiche. Devi “mettere il tuo corpo da parte”, per concentrarti senza che
questo procuri alcuna distrazione. Per esempio, mettiti comodo. Consiglio di indossare vestiti
comodi, di togliersi l’orologio, di bere un sorso d’acqua e di fare in modo che tutto sia a portata di
mano. Prima di iniziare è bene non trascurare i morsi della fame.

Capo reclinato o non reclinato. Sempre per quanto riguarda una postura corretta, ecco alcuni
suggerimenti che potrebbero esserti utili durante la pratica. Anche se siedi in posizione eretta, la testa
potrebbe reclinarsi in avanti come quando stai per addormentarti. Questo è un buon segno che indica
che ci si sta muovendo verso lo stato di onde cerebrali Alfa e Theta. Il corpo è abituato a giacere
sdraiato quando il ritmo delle onde cerebrali rallenta. Quando questo accade, il corpo desidera
addormentarsi. Attraverso una pratica costante, il cervello si abituerà a rallentare e il corpo a
rimanere in posizione eretta. La testa smetterà di ciondolare e il corpo rimarrà sveglio.

Trovare il tempo per meditare


Quando meditare. Come ben sai, dati i cambiamenti quotidiani nella chimica del cervello, è più
facile accedere al subconscio al mattino appena svegli o la sera prima di coricarti. Questi sono i
momenti migliori per meditare, perché si raggiungono più facilmente gli stati Alfa e Theta. Io
preferisco meditare tutte le mattine all’incirca alla stessa ora. Se lo si desidera particolarmente, e se
si preferisce meditare in entrambi i momenti della giornata, non c’è alcun problema. Tuttavia, a tutti
quelli che hanno appena iniziato, suggerisco di farlo una sola volta al giorno.
Quanto tempo dedicare alla meditazione. Prima di dare inizio alla sessione di meditazione, è bene
che, per qualche minuto ogni giorno, ti dedichi alla revisione di quello che hai scritto in relazione
alle fasi della meditazione che sei in procinto di praticare (come ho già detto, considera questi
appunti come la mappa del viaggio che stai per intraprendere). Prima di iniziare la pratica potrebbe
esserti utile rileggere le parti del testo che ricordano ciò che stai per fare.
Nella fase di apprendimento, ogni sessione avrà inizio con 10 o 20 minuti da dedicare all’induzione.
Mano a mano che si aggiungono nuove fasi, il tempo da dedicare a ogni fase si allungherà di 10 o 15
minuti. Col tempo, ti muoverai più rapidamente attraverso le varie fasi che diventeranno sempre più
familiari. Quando l’intero processo sarà acquisito, la meditazione giornaliera (inclusa l’induzione)
durerà complessivamente circa 40 o 50 minuti.
Se hai la necessità di terminare entro un tempo stabilito, regola un timer che ti avverta una decina di
minuti prima del termine della sessione. Questo servirà a segnalare l’interruzione della sessione, e
avrai tutto il tempo necessario per portare a termine la pratica, piuttosto che doverla interrompere in
modo brusco. Consiglio di dedicare abbastanza tempo alla meditazione, in modo che l’orologio non
costituisca un motivo di ansia. Dopotutto, se stai meditando e ti ritrovi a pensare all’orologio, vuol
dire che non sei riuscito a superare il limite dato dal tempo. Fondamentalmente, ritagliarti il tempo
necessario alla meditazione comporterà lo svegliarti prima o andare a letto un po’ più tardi.

Preparare la mente
Dominare l’ego. A essere sincero, ci sono alcuni giorni in cui sono costretto a combattere contro il
mio ego con le unghie e con i denti, poiché questo tende a prendere il sopravvento. Alcune mattine,
mentre sono sul punto di iniziare la mia sessione di meditazione, il mio pensiero analitico è rivolto ai
voli da prendere, ai meeting, ai pazienti, alle relazioni e agli articoli che devo scrivere, ai miei figli
e ai loro problemi, alle telefonate che devo fare e a pensieri casuali che affiorano nella mia testa.
Sono ossessionato da tutto ciò che nella mia vita è prevedibile. La mia mente per sua natura tende a
proiettarsi nel futuro o a ritornare nel passato. Quando mi accade questo, devo acquietarmi e pensare
che tutte queste associazioni non hanno nulla a che vedere con la creazione di qualcosa di nuovo nel
momento presente. In questo caso, cerca di superare il tedio del pensiero ordinario e di cogliere
l’attimo creativo.
Dominare il corpo. Se il corpo si ribella come un cavallo senza briglie (per esempio ti induce ad
alzarti e fare qualcosa, a pensare un posto dove ti dovrai recare, o a ricordare un’esperienza
emotiva passata) è perché vuole assumere il controllo. Devi quietarlo inducendolo a rimanere nel
presente e a rilassarsi. Ogni volta, il corpo si rigenera attraverso un nuovo stato mentale e, col tempo,
vi si adeguerà. Tutto ciò è condizionato dall’inconscio, che hai dovuto rieducare; ma ti esorto
comunque ad amarlo, a trattarlo bene e a lavorarci su. Alla fine cederà al suo padrone. Ti suggerisco
di essere determinato, perseverante, motivato, contento, flessibile e ispirato. Se agirai in questo
modo, raggiungerai il divino.

Ora iniziamo...
CAPITOLO 10

APRIRE LE PORTE ALLA PROPRIA DIMENSIONE


CREATIVA
(PRIMA SETTIMANA)

All’inizio della mia carriera professionale ho imparato e poi insegnato le tecniche d’ipnosi e di
autoipnosi. Una delle tecniche che gli esperti d’ipnosi usano per indurre le persone a entrare nel
cosiddetto stato di trance è appunto quella dell’induzione. In parole povere insegnano alla gente a
trasformare le loro onde cerebrali. Tutto ciò che bisogna fare per cadere nell’ipnosi, è spostarsi
dallo stato medio alto delle onde Beta a quello più rilassato delle onde Alfa o Theta. In questo senso,
meditazione e autoipnosi sono simili.
Avrei potuto includere l’induzione nelle informazioni preparatorie presenti nell’ultimo capitolo,
poiché questa tecnica ti prepara appunto a entrare in uno stato coerente di onde cerebrali che poi
sfocia nella meditazione. Attraverso la tecnica dell’induzione, ti sarà possibile costruire una solida
base per le pratiche di meditazione che acquisirai nei prossimi paragrafi. Tuttavia, al contrario di
quegli accorgimenti che dovrai prendere prima di dare inizio alla pratica quotidiana di meditazione
(come spegnere il cellulare o collocare il cane o il gatto in un’altra stanza) l'induzione è una fase da
includere durante la pratica. Essa, infatti, deve essere una delle prime cose da imparare e con cui
iniziare ogni sessione.
Giusto per fugare ogni dubbio, sappi che dopo aver dato inizio alla sessione di meditazione
attraverso l’induzione non ti ritroverai in quello che l’industria del divertimento, ingannevolmente,
dipinge come trance ipnotica, ma sarai perfettamente in grado di portare a termine ciascuna fase del
processo che sarà descritta di seguito nei tre capitoli successivi.

FASE 1: INDUZIONE

INDUZIONE: APRIRE LE PORTE ALLA DIMENSIONE CREATIVA


Consiglio di dedicare almeno una settimana di sessioni quotidiane o più, se lo ritieni necessario, alla
pratica dell’induzione. Tieni ben presente che questo processo ha luogo nei primi venti minuti di
ciascuna sessione di meditazione. Fai in modo che questa pratica diventi un’abitudine sicura e
familiare, quindi evita di essere sbrigativo. Lo scopo è quello di “rimanere presente”.

Prepararsi all'induzione. In aggiunta agli aspetti preparatori discussi in precedenza, fornisco di


seguito un altro paio di suggerimenti: prima di tutto, mettiti a sedere con la schiena dritta e chiudi gli
occhi. Una volta assunta questa posizione, e dopo aver impedito agli stimoli esterni di penetrare, le
onde cerebrali ridurranno la loro frequenza, spostandosi verso il desiderato stato Alfa. Poi lasciati
andare, rimanendo al contempo sempre presente, e prova amore per te stesso. Una musica distensiva,
benché non indispensabile, potrebbe favorire la progressione dallo stato Beta a quello Alfa.

Tecniche d'induzione. Le tecniche d’induzione hanno diverse varianti. Ti consiglio di alternare


giornalmente la tecnica dell’induzione corporea e quella della “sorgente d’acqua” e, se vuoi, di
ricorrere anche ad altri metodi nuovi o già utilizzati in passato.
L’importante è che ti sposti dallo stato analitico Beta a quello sensoriale Alfa, e ti concentri sul tuo
corpo, che rappresenta il subconscio e il sistema operativo, dove avvengono i cambiamenti
desiderati.

PANORAMICA SULL’INDUZIONE CORPOREA32


Questa tecnica d’induzione potrebbe di primo acchito sembrare contraddittoria, poiché richiede di
concentrare l’attenzione sul corpo e sull’ambiente circostante. Questi sono due elementi della Grande
Triade che bisogna superare, ma in questo caso, se ne deve assumere il controllo attraverso il
pensiero.
Perché è auspicabile concentrarsi sul proprio corpo? Ricordati che il corpo e il subconscio sono
strettamente collegati; perciò, quando acquisisci estrema consapevolezza del corpo e delle sue
sensazioni, entri direttamente in contatto con il subconscio e ti ritrovi all’interno di quel sistema
operativo a cui ho fatto spesso riferimento. L’induzione è uno strumento che ti consente di entrare
all’interno di quel sistema.
Il cervelletto gioca un ruolo importante nella propriocezione (la consapevolezza da parte del corpo
di essere collocato nello spazio). Così, con questo tipo d’induzione, se da un lato metti da parte la
consapevolezza delle diverse parti del corpo nello spazio e dello spazio intorno al corpo, dall’altro
usi il cervelletto per mettere in pratica questa funzione. E siccome il cervelletto è la sede del
subconscio, se acquisisci consapevolezza riguardo al tuo corpo nello spazio, puoi accedere al
subconscio aggirando la parte razionale e consapevole del cervello.
Inoltre, l’induzione interrompe il pensiero analitico costringendoti ad attivare una modalità
sensitivo/percettiva. Le sensazioni sono il linguaggio del corpo e dunque del subconscio. Per questo
motivo, grazie all’induzione, puoi usare il naturale linguaggio del corpo per interpretare e modificare
il linguaggio del tuo “sistema operativo”. In altre parole, se riesci a percepire o a essere consapevole
del tuo corpo sotto diversi aspetti, tenderai a pensare meno, al proiettare meno il pensiero analitico
dal passato al futuro e ad estendere l’attenzione su ambiti ben differenti, non ossessivi ma piuttosto
creativi, spostandosi così dallo stato Beta a quello Alfa.
Tutto questo ha luogo se si passa da un tipo di pensiero dalla visuale ristretta a un’attenzione più
ampia sul corpo e sullo spazio che lo circonda. I buddisti la chiamano concentrazione estesa, che si
verifica quando le onde cerebrali diventano naturalmente ordinate e sincronizzate.33 La
concentrazione estesa produce un segnale nuovo e coerente che permette alle varie parti del cervello
di comunicare tra loro. Questo dà la possibilità di produrre un segnale estremamente coerente. Oltre
che poter rilevare questo fenomeno attraverso una scansione cerebrale, ciò che più conta è una
differenza prodotta e percepita di un tipo di pensiero, intenzioni e sensazioni più chiare.

Induzione corporea: come funziona


Nello specifico, ti concentrerai sulla posizione e sull’orientamento del corpo nello spazio. Per
esempio pensa alla posizione della testa che dall’alto si muove gradualmente verso il basso. Poiché
l’induzione si applica alle diverse parti del corpo, diventerai consapevole dello spazio occupato da
ciascuna di queste parti. È inoltre possibile percepire la densità, il peso (o la pesantezza), o ancora il
volume dello spazio che il corpo occupa. Spostando l’attenzione dal cuoio capelluto, al naso, alle
orecchie e così via fino ad arrivare alla punta dei piedi, potrai notare alcuni cambiamenti. Il
movimento da una parte all’altra del corpo, e l’enfasi poi sugli spazi all’interno di altri spazi,
costituisce la chiave di questo processo.
Successivamente acquisterai consapevolezza dell’area a forma di goccia che circonda il corpo e
dello spazio che essa ricopre. Nel momento in cui si percepisce quella parte di spazio che circonda
il corpo, l’attenzione non sarà più incentrata su quest’ultimo. In questo modo diventi qualcosa di più
grande del tuo corpo, e la mente inizia a prevalere.
Acquisti finalmente consapevolezza dello spazio che occupa la stanza in cui ti trovi, e ne percepisci
il volume. Quando raggiungi questo stato, il cervello trasforma il suo modello disordinato di onde, in
uno più bilanciato.

Il perché
È possibile misurare le differenze nella modalità di pensiero e visualizzarle con un
elettroencefalogramma, in modo da constatare il passaggio dall’attività di onde Beta a quella di onde
Alfa. Non si tratta però di uno stato Alfa qualsiasi, ma di uno altamente coerente e organizzato. È per
questo motivo che ci concentreremo dapprima sul corpo e sul suo orientamento nello spazio, poi
sulle sue singole parti, sul volume o sul perimetro dello spazio che lo circonda e infine sull’intero
spazio. Se riesci a sentire e a concentrarti sulla densità dello spazio, ti muoverai naturalmente da uno
stato razionale a uno stato percettivo. Quando questo accade, è impossibile mantenere lo stato Beta,
tipico della modalità di emergenza, di sopravvivenza e di una condizione di eccessiva
concentrazione.

Induzione della sorgente d’acqua34


Un’altra tecnica d’induzione consiste nell’immaginare la stanza in cui ci si trova riempirsi a poco a
poco d’acqua. Osserva (o meglio percepisci) lo spazio in cui la stanza è collocata e quello occupato
dall’acqua. All’inizio, l’acqua arriverà a coprire i piedi; poi salirà dai polpacci alle ginocchia,
arriverà alla vita, al petto, coprirà le braccia, il collo... poi il mento, le labbra, la testa... fino a che
tutta la stanza ne sarà colma. Se alcuni non amano l’idea di essere ricoperti completamente d’acqua,
altri la trovano rilassante e invitante.

PRIMA SETTIMANA
GUIDA ALLA MEDITAZIONE
Ricordo che nella prima settimana di meditazione è preferibile praticare la tecnica d’induzione.
Se decidi di registrarti, assicurati di ripetere le stesse domande che trovi in Appendice nelle
istruzioni all’induzione guidata. Dai enfasi a verbi come senti, nota, percepisci, sii
consapevole, sii conscio e partecipa, o ancora a parole quali volume, densità, perimetro dello
spazio, peso dello spazio e così via, ti aiutano a concentrarti.
Invece di passare immediatamente da una sezione all’altra, è meglio che ti conceda un po’ di
tempo (all’incirca venti o trenta secondi) affinché gli stimoli e gli input sensoriali si
stabilizzino. Consiglio di dedicare i primi venti minuti all’induzione corporea, partendo dalla
testa e giungendo ai piedi o, nel caso della sorgente d’acqua, dai piedi alla testa. Se in
precedenza hai già meditato, non avrai dubbi nel capire che nel momento in cui le onde
cerebrali diminuiscono in frequenza per passare in quello stato Alfa di calma e di tranquillità,
dove il mondo interiore è più reale di quello esteriore, perderai qualsiasi senso del tempo.
CAPITOLO 11

CAMBIARE L'ABITUDINE DI ESSERE TE STESSO


(SECONDA SETTIMANA)

Giunti alla seconda settimana, è ora di aggiungere altre tre fasi al processo di cambiamento
dell’essere te stesso: riconoscimento, ammissione e dichiarazione, e resa. Prima di tutto, devi
studiare queste fasi e scioglierne gli interrogativi. Poi è bene che dedichi almeno una settimana alle
sessioni quotidiane di meditazione in cui, iniziando con l’induzione, procederai attraverso le suddette
fasi. Ovviamente se hai bisogno di più tempo per acquisire una maggiore padronanza è giusto che te
lo conceda.

FASE 2: RICONOSCIMENTO

RICONOSCERE: IDENTIFICARE IL PROBLEMA


Il primo passo necessario per fissare nella mente un concetto consiste nel capire ciò che in quel
momento non funziona. Devi riconoscere e identificare il problema, se desideri dominarlo.
Molte di quelle persone che hanno avuto un’esperienza ravvicinata con la morte raccontano di aver
rivissuto velocemente, come nella visione di un film, tutta la loro vita, le loro azioni segrete e
manifeste, i loro sentimenti espressi e inespressi, i loro pensieri pubblici e privati e tutti i loro
atteggiamenti consci e inconsci. Raccontano di aver rivissuto i pensieri, le parole e le azioni
compiute durante la loro intera esistenza. Riferiscono successivamente di aver sperimentato una
maggiore consapevolezza di se stessi e il desiderio, da quel momento in poi, di condurre una vita
migliore. E in conseguenza a ciò, riescono a intravedere nuove possibilità e nuovi modi di “essere”,
in qualsiasi circostanza si trovino. Poiché si sono osservati da un punto di vista oggettivo, sanno con
certezza cosa cambiare.
La fase del riconoscimento somiglia a un’esperienza di questo tipo, ma reiterata ogni giorno. Poiché
la mente possiede tutti gli strumenti necessari per analizzare il proprio modo di essere, perché non
adoperarli prima di morire e di rinascere nella stessa vita? Attraverso la pratica, questo tipo di
consapevolezza può essere utile a superare ciò che altrimenti sarebbe un destino predeterminato, un
corpo e un cervello programmati automaticamente e che rendono schiavi di emozioni radicate che
condizionano chimicamente il corpo.
Solo diventando realmente consapevoli, puoi iniziare a svegliarti dal sogno. Per diventare calmo,
quieto, paziente, rilassato e poi conscio delle abitudini passate, libera la tua consapevolezza
soggettiva da atteggiamenti sovrautilizzati e da stati emotivi estremi. Il tuo pensiero non è più lo
stesso, perché ti sei liberato dalle catene della natura egocentrica del tuo sé. E quando arriverai a
capire chi sei stato sino a quel momento, capirai che una vita diversa sarà ancora più desiderabile.
Se sviluppi la capacità contemplativa e di auto osservazione, sarai in grado di separare la parte
conscia da quella inconscia, che ha a sua volta definito il proprio vecchio modo di essere. Per fare in
modo che la consapevolezza del tuo vecchio sé diventi quella dell’osservatore oggettivo, devi
sciogliere i legami con il tuo vecchio modo di essere. E nel momento in cui ti rendi conto di ciò che
sei stato fino a quel momento, attraverso la capacità metacognitiva (la facoltà di osservare, attraverso
il lobo frontale, chi si sta per diventare) l’Io cosciente, finalmente, non è più inghiottito
dall’inconscio, ma inizia a diventare consapevole di ciò di cui un tempo non lo era. Questi sono i
primi passi verso un cambiamento personale.

Prendere in esame la propria vita


Per scoprire e analizzare ciò che desideri cambiare, è necessario che tu ti ponga alcune domande
legate al “lobo frontale”.

SPUNTI DI SCRITTURA

Dedica un po’ di tempo a te stesso e poniti domande come le seguenti e metti per iscritto le
risposte:

Che tipo di persona sono stato finora?


Che tipo di persona appaio all’esterno? (Cosa lascio trasparire di me stesso?)
Che tipo di persona sono veramente? (Qual è l’altro lato della medaglia?)
C’è una sensazione che sperimento, o addirittura contro cui combatto, più volte ogni giorno?
Come mi descriverebbero i miei amici più intimi e i miei familiari?
C’è una parte di me che tengo nascosta agli altri?
Su quale aspetto della mia personalità devo lavorare per migliorare?
Cosa voglio cambiare di me stesso?

Scegliere un’emozione che si desidera rimuovere


In seguito scegli uno degli stati emotivi che più ti affliggono e uno degli stati mentali che ritieni più
limitante (gli esempi seguenti possono essere d’aiuto), o una delle abitudini a cui desideri rinunciare.
Poiché le sensazioni memorizzate impongono al corpo di sostituirsi alla mente, esse sono
responsabili dei processi automatici di pensiero, da cui derivano quegli atteggiamenti che
influenzano il pensiero limitato (sul sé in relazione agli altri e al mondo esterno) e che favoriscono le
percezioni personali. Ciascuna delle emozioni elencate di seguito ha origine dall’istinto di
sopravvivenza, che rafforza il controllo dell’ego.

SPUNTI DI SCRITTURA

Scegli un’emozione (questa potrebbe essere una di quelle elencate qui sotto) che desideri
eliminare. Tieni presente che questa parola deve essere significante e familiare; essa costituisce
quella parte del sé che si desidera cambiare. Consiglio di appuntarne il nome da qualche parte,
poiché sarà oggetto di lavoro in questa e nelle fasi successive.

Esempi di emozioni legate alla sopravvivenza

Ansia
Avidità
Depressione
Disgusto
Frustrazione
Giudizio
Insicurezza
Invidia
Odio
Paura
Preoccupazione
Rabbia
Rimpianto
Risentimento
Senso di colpa
Senso di vuoto
Sofferenza
Tristezza
Vergogna
Viltà
Vittimismo

La maggior parte delle persone, leggendo questi esempi, solitamente chiede: “Posso sceglierne più di
una?” È importante, all’inizio, lavorare con un’emozione alla volta. In ogni caso, sono tutte
interrelate a livello neurologico e chimico. Per esempio, hai mai fatto caso che quando sei
arrabbiato, sei anche frustrato? E che quando sei frustrato provi odio? E quando odi, giudichi,
quando giudichi, provi invidia, quando provi invidia sei anche insicuro... così diventi competitivo, e
da competitivo egoista. Tutte queste emozioni sono governate dal medesimo istinto di sopravvivenza,
che ne stimola i relativi stati mentali.
D’altro canto lo stesso vale per gli stati mentali e per le emozioni opposte. Quando sei contento, ami;
quando ami, ti senti libero; quando sei libero sei anche ispirato; quando sei ispirato sei creativo;
quando sei creativo, sei avventuroso... e così via. Tutte queste sensazioni sono determinate da un
istinto diverso, che poi influenza i pensieri e le azioni.
Prendiamo la “rabbia” come esempio di emozione su cui lavorare. Nel momento in cui cerchi di
rimuoverla, tutte le altre emozioni autolimitanti a essa collegate si affievoliranno fino a scomparire.
Se provi meno rabbia, ti senti anche meno frustrato, provi meno odio, giudichi meno, sei meno
invidioso e così via.
La buona notizia è che stai, di fatto, abituando il tuo corpo a non dominare più inconsciamente, e a
non prevaricare sul cervello. Di conseguenza se elimini uno di questi stati emotivi così deleteri, il
tuo corpo sarà meno incline a vivere fuori controllo e potrai cambiare parecchi altri tratti della tua
personalità.

Osservare gli effetti che l’emozione da rimuovere ha sul corpo


Chiudi gli occhi e pensa al modo in cui ti senti quando sperimenti una particolare emozione. Se ti
senti sopraffatto da questa emozione, fai attenzione alle reazioni del tuo corpo. Ci sono diverse
sensazioni corrispondenti ad altrettante emozioni. Voglio che diventi consapevole delle tue reazioni
fisiche. Ti senti agitato, irritato, nervoso, debole, infervorato, estenuato, severo? Analizza il tuo
corpo in ogni sua parte e cerca di localizzare i punti in cui provi queste sensazioni. (Se non ci riesci
va bene lo stesso; rimani concentrato soltanto su quello che desideri cambiare. Attraverso il processo
di osservazione, infatti, lo stai già facendo un po’ alla volta.)
Ora prendi familiarità con lo stato attuale in cui si trova il corpo. Il respiro è cambiato? Provi
impazienza? Avverti qualche dolore fisico e, in tal caso, a questo dolore corrisponde un’emozione?
Se sì, quale? Fai semplicemente attenzione a ciò che accade a livello fisico cercando di non
sfuggirgli. Sii presente. La moltitudine di sensazioni fisiche differenti si trasforma in emozione
quando la si identifica come rabbia, paura, tristezza, o qualsiasi altra, a partire dalla circostanza in
cui ci si trova. Fai dunque attenzione a tutte queste sensazioni fisiche che determinano l’emozione che
desideri rimuovere.
Ti consiglio di provare questa emozione senza lasciarti distrarre da niente e da nessuno. Non agire e
non cercare di sfuggire all’emozione. Quasi tutto quello che hai fatto nella vita è stato cercare di
rimuoverla. Sei ricorso a qualsiasi mezzo esterno per cercare di sbarazzartene. Ma ora non scacciare
l’emozione in questione e falla scorrere come energia all’interno del tuo corpo.
Questa emozione ti ha portato a ricorrere a qualsiasi mezzo disponibile nella realtà circostante per
modellare la tua identità. Per causa sua, invece di creare un ideale di te stesso, hai creato un mondo
ideale.
Questa sensazione corrisponde a ciò che sei realmente. Devi riconoscerla. È una delle tante maschere
della tua personalità. Ha avuto inizio da una reazione emotiva legata a un evento accaduto nella tua
vita, che a sua volta ha procurato uno stato d’animo, divenuto temperamento e poi personalità. Questa
emozione è diventata il ricordo di te stesso. Non è orientata al futuro. L’esserne attaccati significa
essere mentalmente e fisicamente legati al passato.
Se le emozioni sono il prodotto finale dell’esperienza, allora provando le stesse emozioni ogni
giorno, il corpo è portato a credere che il mondo esterno sia sempre uguale. E se il corpo è costretto
a sperimentare sempre le stesse situazioni, non potremo mai evolvere o cambiare. Finché viviamo
con queste emozioni quotidiane, ci si può solo proiettare al passato.

Definire lo stato mentale associato all’emozione


In seguito, ci si ponga questa semplice domanda: “A cosa penso quando provo sensazioni di questo
tipo?”.
Supponiamo che si voglia rimuovere la rabbia come tratto della propria personalità. Ci si domandi:
“Qual è il mio atteggiamento quando provo rabbia?”. La risposta potrebbe essere dispotico o pieno
d'odio, o anche altezzoso. Per lo stesso principio, se si vuole superare la paura, si potrebbe esser
costretti a provare una sensazione di oppressione, di ansia o di disperazione. La sofferenza potrebbe
portare a provare vittimismo, depressione, pigrizia, risentimento o bisogno.
Da questo momento in poi, ti suggerisco di acquisire consapevolezza e di ricordarti di quello che
passa per la mente quando ti trovi in una di queste situazioni emotive. Qual è lo stato mentale che
scaturisce da questa emozione? Ogni azione è influenzata dalla sensazione. Gli stati mentali
costituiscono un atteggiamento che è a sua volta determinato dalle sensazioni radicate inconsciamente
nel corpo. A sua volta un atteggiamento è formato da una serie di pensieri connessi a una sensazione,
o viceversa. È un continuo ciclo di pensieri e sensazioni, sensazioni e pensieri. Perciò si deve
definire la tua abitudine neurale che è influenzata da una particolare dipendenza emotiva.
SPUNTI DI SCRITTURA

Acquisisci consapevolezza di ciò che pensi (del tuo stato mentale) quando sperimenti
l’emozione che desideri rimuovere. È possibile sceglierne una dalla lista sottostante, o
aggiungerne altre che non sono presenti. La scelta sarà basata sull’emozione da eliminare, già
identificata in precedenza, ma considera normale che a quel tipo d’emozione possano
corrispondere uno o più stati limitanti. Ti suggerisco dunque di annotarne un paio, poiché su
quelle dovrai lavorare nelle fasi successive.

Esempi di stati mentali limitanti:


Altezzoso Assente Autocompassionevole
Bisognoso Bisognoso di riconoscimento Colpevolizzante
Competitivo Confuso Confuso Disonesto
Disperato Dispotico Distratto Distratto
Eccessivamente intellettuale Egoista Frettoloso
Ingannevole Lamentevole Pigro
Plateale Poco/troppo sicuro Presuntuoso
Sensibile/ insensibile Sopraffatto Timido/introverso

La maggior parte dei comportamenti, delle scelte e delle azioni corrispondono a queste
sensazioni. Perciò, è ovvio che i pensieri e le azioni risultino prevedibili. Non c’è spazio per il
futuro, ma solo per un passato che si ripete. È tempo di togliersi le lenti colorate e di smettere di
osservare la vita attraverso il filtro del passato. Il tuo compito consiste nel mantenere
quell’atteggiamento emotivo senza fare nulla se non osservarlo.

Hai appena identificato un’emozione indesiderata e il suo stato mentale corrispondente, che desideri
rimuovere. Ma ricorda che ci sono ancora un paio di fasi da memorizzare, prima di passare al
processo unico e completo di meditazione quotidiana...

FASE 3: AMMISSIONE E DICHIARAZIONE

AMMETTERE: RICONOSCERE IL VERO IO AL POSTO DI


QUELLO MOSTRATO AGLI ALTRI
Permettendo a te stesso di essere vulnerabile, oltrepassi il regno dei sensi e inizi a raggiungere la
consapevolezza universale da cui è scaturita la vita. Sviluppi così una relazione con questa
intelligenza superiore e le confessi che tipo di persona sei stata e cosa desideri cambiare di te stesso,
ammettendo tutto ciò che hai tenuto nascosto sino a questo momento.
Confessare chi si è stati veramente, quali sono stati gli errori passati e chiedere di essere accettati
sono tra le sfide più difficili che noi esseri umani dobbiamo superare. Pensa a come ti sentivi
quando, da bambino, dovevi dire la verità ai tuoi genitori, all’insegnante o a un amico. Questo senso
di colpa, di vergogna e di rabbia è mutato ora che si è adulti? Molto probabilmente lo si prova
ancora, ma in modo più lieve.
Ciò che rende accessibile la Fase 3 è l’ammettere i nostri errori e le nostre sconfitte dinnanzi a un
essere superiore e non a un altro essere umano imperfetto come noi. Di conseguenza, quando
confessiamo la verità a noi stessi e al potere universale, non vi è mai:

Colpa.
Dannazione.
Giudizio.
Mancanza d’amore.
Messa al bando.
Punizione.
Raggiro.
Rifiuto.
Rinuncia emotiva.
Risentimento.
Separazione.

Tutte le azioni precedenti derivano dal vecchio paradigma di Dio che lo dipinge come un uomo
insicuro, completamente concentrato su di sé, smarrito tra i concetti di bene e male, giusto e
sbagliato, positivo e negativo, successo e fallimento, amore e odio, paradiso e inferno, dolore e
piacere, paura e ancora più paura. Questo paradigma tradizionale deve essere affrontato, perché
dobbiamo acquisire la consapevolezza alla luce di una nuova consapevolezza.
Questo enigma può essere chiamato intelligenza innata, chi, mente divina, spirito, quanto, forza
vitale, mente infinita, osservatore, intelligenza universale, campo quantistico, potere invisibile,
vita materna/paterna, energia cosmica o potere superiore. A prescindere da quale nome gli
attribuisci, considera l’energia come una risorsa illimitata di potere creatore dentro e intorno a te.
Si tratta della consapevolezza dell’intenzione, dell’energia dell’amore incondizionato. È impossibile
che l’amore possa giudicare, punire, minacciare o mettere al bando qualcuno o qualcosa, perché
significherebbe infierire su se stesso.
Dona solo amore, compassione e comprensione. Egli è onnisciente (siamo noi che dobbiamo
impegnarci per conoscere e sviluppare una relazione con lui). Ci osserva dal giorno in cui siamo
nati. Siamo una sua estensione.
Si aspetta speranza, ammirazione e pazienza... e desidera solo la nostra felicità. E se sei felice di
essere infelice va bene lo stesso. Ecco quanto è grande il suo amore.
Questo campo invisibile che si autogestisce è saggio oltre ogni comprensione, perché esiste
attraverso una matrice interconnessa di energia che si estende nelle dimensioni di spazio e tempo,
passato, presente e futuro. Questo campo registra i pensieri, i desideri, le esperienze, la saggezza,
l’evoluzione e la conoscenza di tutta l’eternità. È un immenso, immateriale, multidimensionale campo
di informazione. “Sa” molte più cose di noi, anche se noi crediamo di sapere tutto. La sua energia è
paragonabile a parecchi livelli di frequenza; e come le onde radio, ogni frequenza veicola
un’informazione. Tutto ciò che è vivente vibra a livello molecolare, respira, danza, risplende ed è
vivo; è completamente ricettivo e malleabile alle nostre intenzioni consapevoli.
Supponiamo di desiderare una vita piena di gioia e di pregare tutti i giorni affinché l’universo ci dia
ascolto. Nonostante questo abbiamo memorizzato così tanta sofferenza nel nostro modo di essere che
ci lamentiamo tutto il giorno scaricando la colpa di questa condizione su chiunque, costruiamo alibi e
ci aggiriamo come anime in pena, commiserandoci costantemente. Ma come possiamo desiderare
gioia e comportarci da vittime? La mente e il corpo sono in conflitto tra loro. Un momento pensiamo
in un certo modo e nel resto della giornata ci comportiamo in modo opposto. Siamo in grado,
umilmente e sinceramente, di ammettere chi siamo stati, cosa abbiamo tenuto nascosto, cosa vogliamo
cambiare, in modo da eliminare un dolore e una sofferenza non necessari, prima di creare le relative
esperienze? Abbandonare il solito e familiare modo di essere per un breve periodo e bussare alla
porta dell’infinito in uno stato di gioia e riverenza conduce molto più velocemente al cambiamento,
piuttosto che permettere alla nostra personalità di frantumarsi fatalmente, a causa del vecchio modo
di essere. Si trasformi la sofferenza in gioia.

SPUNTI DI SCRITTURA

Ora chiudi gli occhi e rilassati. Guarda nell’immensità di questa mente (e in te stesso) e inizia a
confessargli chi sei stato fino a questo momento. Cerca di sviluppare una relazione con questa
coscienza superiore da cui ha origine la vita, parlandogli in modo intimo e sincero. Condividi
con essa i dettagli di quelle storie che ti porti dietro. Scrivere ciò che viene in mente ti sarà utile
per le fasi successive.

Esempi di ciò che puoi ammettere al potere superiore:

Ho paura di innamorarmi perché l’amore arreca troppa sofferenza.


Fingo di essere felice, ma in realtà soffro a causa della mia solitudine.
Non voglio che nessuno sappia che mi sento così colpevole, quindi mento riguardo a me stesso.
Mento agli altri per piacere loro e non sentirmi respinto e inadeguato.
Non posso fare a meno di commiserarmi. Penso, agisco, e provo sempre emozioni di questo
genere perché non sono in grado di agire diversamente.
Mi sono sempre sentito un fallito per tutta la mia vita, così faccio qualsiasi cosa per avere
successo.

Ora concediti un momento per rivedere ciò che hai scritto e ciò che vuoi confessare a questo
potere.

DICHIARARE: RICONOSCERE APPARENTEMENTE LE


EMOZIONI LIMITANTI
In questa parte del processo meditativo, di fatto, devi dichiarare ormai apertamente chi finora sei
stato e ciò che hai tenuto nascosto sul tuo conto. Confessa la verità su te stesso, metti da parte il
passato e colma il vuoto tra il modo in cui appari e chi veramente sei. Rinuncia alla facciata e allo
sforzo costante di essere ciò che non sei. Confessando la verità sul tuo conto, romperai i vincoli
emotivi, gli accordi, le dipendenze e i legami con l’esterno.
Nei seminari che ho condotto in giro per il mondo, questa fase è sempre la più difficile. Nessuno
vuole farsi conoscere per quello che è. Tutti vogliono apparire in modo diverso. Tuttavia, come hai
potuto vedere, ci vuole un’enorme dose di energia per alimentare continuamente un’immagine di
questo tipo. Ed è a questo punto che sarebbe auspicabile liberare quell’energia.
Ricordati di questo: siccome le emozioni sono energia in movimento, tutto ciò che hai sperimentato e
con cui hai interagito nella tua vita possiede una carica energetica. Sei essenzialmente legato a
persone, cose o posti attraverso un’energia che esiste oltre lo spazio e il tempo. È in questo modo che
continuamente ti presenti a te stesso come un Io dotato di personalità, con cui ti identifichi
emotivamente e ti leghi a tutte le cose della vita.
Per esempio se odi qualcuno, l’odio provato ti rende emotivamente legato a quella persona. Il legame
emotivo è l’energia attraverso cui la persona in questione è presente nella tua vita: se provi odio
rinforzi un aspetto del tuo vecchio Io. In altre parole usi quella persona per rimanere dipendente
dall’odio. In ogni caso, ti dovrebbe esser chiaro che a lungo andare l’odio provato nuoce in primo
luogo a te stesso. E poiché il cervello rilascia nel corpo sostanze chimiche, in realtà è come se tu
odiassi te stesso. Confessare la verità, ti libera dall’odio e da ciò che ti rimanda al tuo vecchio modo
di essere.
È bene sapere che la maggior parte delle persone fa riferimento alla realtà circostante per imporre la
propria personalità. Perciò, se hai interiorizzato un’emozione e l’hai resa parte integrante della
personalità, creando una dipendenza da questa, nel momento in cui dichiari il tuo stato emotivo,
richiami a te l’energia (liberandola) dai vincoli emotivi con le cose e le persone. Questa
dichiarazione inconsapevole ti renderà libero dal tuo vecchio modo di essere.
Inoltre se rivendichi i tuoi limiti e riveli consapevolmente cosa hai tenuto nascosto fino a questo
momento, liberi il corpo dal peso di essersi sostituito alla mente; e in questo modo stai colmando il
divario tra il come appari e ciò che sei veramente. Nel momento in cui confessi la tua vera identità,
liberi anche l’energia immagazzinata nel corpo. Questa diventerà “energia libera” che sarà usata in
seguito, durante la meditazione, per creare un nuovo modo di essere e una nuova vita.
Considera che il corpo inizialmente ti si opporrà. L’ego nasconde automaticamente questa emozione
perché, desiderando mantenere il controllo, non vuole che qualcuno conosca la verità. Il servitore si
è trasformato in padrone. Ma ora il padrone deve fare in modo che il servitore riconosca di essere
stato inadempiente, inconsapevole e assente. È dunque normale che il corpo non voglia cedere il
potere, perché non si fida. Ma se solo ti pronunciassi al posto del corpo, questo inizierebbe a sentirsi
più leggero e sollevato, e tu riacquisteresti il comando.
È in questo modo che definiamo la vera identità, che prescinde dalla realtà esterna. Il legame
energetico ed emotivo con tutti gli elementi che costituiscono il mondo esterno si è spezzato. Se
l’ammissione è un traguardo interiore, la dichiarazione è un traguardo esteriore.

Cosa si intende dichiarare?


È giunto il momento di congiungere questa parte relativa alla Fase 3 con quella precedente. Ricordati
che questa sezione fa parte di un unico processo continuo. Prendendo come spunto l’esempio della
rabbia, potresti dichiarare ad alta voce: “In tutta la mia vita sono stato vinto dalla rabbia.”
Tieni a mente la ragione principale della dichiarazione. Durante questa parte del processo meditativo
della settimana, mentre ti siedi a occhi chiusi pronuncia sommessamente il nome dell’emozione che
vuoi dichiarare: rabbia.
Mentre ti prepari a farlo e sei intento a esternare la tua dichiarazione, probabilmente proverai un
leggero disagio. Ma non ti preoccupare e procedi; sono i segnali del corpo.
Come risultato finale ti sentirai ispirato, risollevato e carico d’energia. Cerca di rendere questa fase
semplice, facile e leggera. Ti consiglio di non analizzare eccessivamente quello che hai appena fatto.
Sappi soltanto che la verità ti renderà libero.

Ricordati che non sei ancora abbastanza pronto a iniziare la seconda settimana di meditazione. In
questa sezione, sei riuscito a riconoscere un’emozione indesiderata e il suo stato mentale
corrispondente, lo hai ammesso interiormente a te stesso e poi lo hai esternato. Rimane un’ultima fase
da imparare dopo la quale, aggiungendo anche le quattro fasi precedenti, sarai pronto per la seconda
settimana di meditazione...

FASE 4: RESA

RESA: ARRENDERSI A UN POTERE SUPERIORE E LASCIARE


CHE SCIOLGA I PROPRI LIMITI E I PROPRI BLOCCHI
La resa costituisce la fase finale di questa sezione, nella quale stai finalmente per abbandonare il tuo
consueto modo di essere.
La maggior parte di noi fatica ad accettare l’idea di lasciarsi andare e permette che sia qualcun altro
ad assumere il controllo. Ma se pensi che ti stai per arrendere alla Fonte d’Infinita Saggezza, sarà
tutto molto più facile.
Einstein diceva che nessun problema può essere risolto con lo stesso livello di consapevolezza col
quale è stato creato. Il limitato stato mentale ha creato, appunto, i tuoi limiti, e la risposta non è
ancora giunta... quindi perché non rivolgersi a una coscienza più grande e con maggiori risorse che
aiuti a superare questo aspetto di te stesso? Siccome in questo infinito mare di possibilità, stai
umilmente cercando di affrontare i tuoi limiti in modo diverso dal solito e poiché non hai ancora
trovato il giusto modo per cambiare (e i tentativi messi in atto fino a ora non sono serviti allo scopo)
è tempo di rivolgersi a una risorsa superiore.
La consapevolezza dell’ego non riuscirà mai a trovare la soluzione. Quest’ultimo è immerso
nell’energia emotiva del problema stesso e può, dunque, solo pensare, agire e sentire come la mente,
creando più o meno le stesse cose.
Il cambiamento sarà compiuto senza alcun limite e dalla prospettiva di una mente oggettiva che
osserva tutto da una prospettiva esterna, che percepisce potenzialità a cui, assorti nell’illusione di
affrontare la vita nel solito modo, non si è mai pensato.
Tuttavia se dici di esserti arreso alla coscienza oggettiva affinché ti porga il suo aiuto, senza però
smettere di agire secondo i tuoi criteri, capisci che è impossibile che ti assista cambiando qualcosa
nella tua vita? In virtù del libero arbitrio, ne stiamo ostacolando i tentativi.
La maggior parte di noi ostacola l’intervento di questa entità, perché cerca di risolvere i propri
problemi senza mutare il proprio stile di vita inconscio e abituale. Continuiamo ad agire di testa
nostra. La maggior parte di noi, infatti, aspetta fino a che l’ego non tocchi il fondo e ci porti a non
poter più sostenere una situazione simile. Ciò accade generalmente quando ci arrendiamo e
accettiamo un aiuto di qualche tipo.
Ciò che non puoi fare è arrenderti e al contempo cercare di mantenere il controllo. Arrendersi
significa smettere di affidarsi al proprio pensiero limitato, specialmente per quanto riguarda il
problema che si intende risolvere. Una vera resa l’avrai quando abbandonerai il controllo; quando
avrai fiducia in un risultato a cui non hai ancora pensato, e quando concederai a questa intelligenza
amorevole e onnisciente di prendere in mano la situazione e di trovare la soluzione migliore per te.
Devi capire che questo potere invisibile è reale, ha piena consapevolezza e può completamente
prendersi cura di ogni aspetto della propria personalità. Se ti fidi, organizzerà la tua vita nel modo
che gli è più consono.
Quando chiedi aiuto semplicemente affidando a questa entità superiore l’emozione ammessa e
dichiarata, non dovrai più:

Fare affidamento su qualcuno.


Chiedere aiuto o supplicare qualcuno.
Scendere a patti con qualcuno o fare promesse.
Scendere a compromessi.
Raggirare.
Ricorrere a furbizie.
Chiedere perdono.
Provare colpa o vergogna.
Avere rimpianti.
Avere paura.
Cercare scuse.

Inoltre dovrai evitare di imporre a questa mente superiore condizioni come “Dovresti...” e “Sarebbe
meglio se...”. Non sarà necessario dare consigli a questa grande e illimitata essenza. Se lo fai, stai di
nuovo cercando di gestire la situazione a tuo modo, e naturalmente questa smetterà di fornire aiuto,
cedendo il passo al libero arbitrio. Al contrario, è capace il libero arbitrio di dire: “Sarà fatta la tua
volontà”?
Arrenditi a...

Sincerità.
Umiltà.
Onestà.
Certezza.
Chiarezza.
Passione.
Fiducia.

...e infine fatti da parte.


Abbandona con gioia l’emozione di cui ti vuoi liberare perché quell’intelligenza suprema se ne farà
carico. Quando la volontà, il pensiero e l’amor proprio coincidono con i suoi... è allora che giunge la
risposta.
Gli effetti collaterali della resa includono:
Ispirazione.
Gioia.
Amore.
Libertà.
Riverenza.
Gratitudine.
Entusiasmo.

Quando provi gioia o vivi in uno stato di gioia disponi già del risultato futuro che vuoi realizzare. Se
vivi come se le preghiere fossero già state esaudite, la mente superiore farà del suo meglio per
organizzare la tua vita in modo nuovo e inusuale.
Cosa accadrebbe se sapessi che un tuo problema è già in via di risoluzione? Cosa accadrebbe se
fossi certo che qualcosa di grande ed emozionante sta per accadere? Se esistessero tali certezze, non
proveresti più alcuna preoccupazione, tristezza, paura o stress. Ti sentiresti risollevato e proiettato
verso il futuro.
Se ti dicessi seriamente che tra una settimana porterai qualcuno alle Hawaii, quello non sarebbe
felice già da ora? Il suo corpo inizierebbe a reagire fisiologicamente prima ancora che l’evento abbia
luogo. La mente quantistica, quindi, è simile a un grande specchio che riflette ciò che si ritiene vero.
E di conseguenza, il mondo esteriore è il riflesso di quello interiore. La connessione sinaptica più
importante che si possa mettere in atto è la consapevolezza che questa è reale.
Pensa all’effetto placebo. Noi possediamo tre diversi tipi di cervello che ci permettono di passare
dal pensiero all’azione e infine all’essere. Spesso, soggetti con problemi di salute a cui viene data
una pillola di zucchero, che credono una medicina, pensano che di lì a poco staranno meglio, e
iniziano ad agire come se stessero effettivamente meglio: iniziano a sentirsi meglio e infine stanno
effettivamente meglio. Di conseguenza il loro subconscio, connesso alla mente universale che li
circonda, inizia a trasformare la loro chimica, riflettendo la convinzione di essere guariti. In questo
caso vale lo stesso principio. Abbi fiducia nel fatto che la mente quantistica risponderà alla chiamata
e giungerà in aiuto.
Se inizi a dubitare, a diventare ansioso, preoccupato, scoraggiato o a soffermarti troppo a pensare in
che modo questo aiuto potrebbe arrivare, rendi vano tutto ciò che avevi ottenuto sino a quel momento.
In questo modo hai deciso di agire di testa tua e hai posto un ostacolo alla possibilità di ricevere
aiuto. Le emozioni sono state la prova dei dubbi sulle possibilità quantistiche; di conseguenza hai
perso qualsiasi connessione col futuro che la mente divina aveva in progetto.
A questo punto devi tornare indietro e reimpostare il tuo stato mentale. Ti suggerisco di comunicare
con la mente quantistica come se ti conoscesse, ti amasse e si prendesse cura di te... perché
effettivamente è proprio così.
SPUNTI DI SCRITTURA

Innanzitutto scrivi quello che avresti voglia di comunicare attraverso lo stato di resa.

Esempi di affermazioni di resa:


Pensiero universale che sei in me, perdona le mie preoccupazioni, le mie ansie, i miei piccoli
problemi che io affido a te. So che tu sei in grado di risolverli meglio di quanto io possa fare.
Fai in modo che io possa superare gli ostacoli.
Innata intelligenza, ti dono la mia sofferenza e la mia autocommiserazione. Ho pensato e
agito nel modo sbagliato per troppo tempo. Ti concedo di intervenire e di aiutarmi a
realizzare la vita che più mi si addice.

Prepararsi alla resa. Ora chiudi gli occhi e inizia a prendere familiarità con quello che vuoi dire
all’intelligenza superiore. Riguarda ciò che hai scritto in modo da affidarle i tuoi limiti. Più sei
presente e maggiore concentrazione acquisirai. Mentre reciti le preghiere, ricordati che questa
coscienza invisibile osserva e conosce tutti i pensieri, tutte le azioni e tutte le emozioni.
Chiedere aiuto e trasformare il proprio stato mentale. Successivamente chiedi alla coscienza
universale di appropriarsi di questa parte del tuo sé e di riorganizzarla in modo migliore. Una volta
fatta questa richiesta, lasciale tutto il potere. Alcune persone a questo punto immaginano di aprire una
porta e di varcarne la soglia, altre di annotare la loro richiesta su un foglio, mentre altre ancora di
conservare il foglio in una bella scatola, per poi dissolvere il tutto verso questa mente superiore. Non
importa quello che tu immagini, ma importa che lo lasci semplicemente andare.
Ciò che conta sono le intenzioni, il fatto di sentirsi connessi a questa coscienza universale e
amorevole e che inizi a liberarti dal solito modo di essere affinché tu possa ricevere il suo aiuto. Con
maggiore consapevolezza riuscirai a gestire i pensieri e, una volta libero dalla tua condizione,
riuscirai a provare maggiore gioia. Minore sarà anche la distanza tra te e la volontà superiore, il suo
pensiero e il suo amore.
Esprimere gratitudine. Una volta recitata la preghiera e prima che questa venga realizzata, ricordati
di esprimere la tua gratitudine. Così facendo, invii un segnale al campo quantistico che ha già iniziato
ad agire. La gratitudine è il presupposto ideale per ricevere.

SECONDA SETTIMANA
GUIDA ALLA MEDITAZIONE
Ora sei pronto per iniziare la seconda settimana di meditazione. Le istruzioni che seguono ti
aiutano a ripercorrere facilmente tutto quello che hai imparato finora. Se ritieni di aver già
messo in atto tali tecniche, procedi comunque e ripetile durante le sessioni di meditazione. Il
risultato potrebbe essere sorprendente.

Fase 1: Innanzitutto metti in atto la tecnica d’induzione e continua a ripeterla finché questo
processo non entra a far parte del subconscio.
Fase 2: Poi, una volta acquisita la consapevolezza di quello che, a livello fisico e mentale,
desideri cambiare, devi “riconoscere” i tuoi limiti. Questo comporta che tu individui
un’emozione specifica da rimuovere e ne osservi l’atteggiamento e le sensazioni che
l’accompagnano.
Fase 3: In seguito “ammetti” al potere superiore chi sei stato, cosa vuoi cambiare e cosa hai
tenuto nascosto. Poi “dichiara” che tipo di emozione stai provando, liberando così il corpo
dalla mente e sciogliere il legame/vincolo con la realtà esterna.
Fase 4: Infine, affinché tutto volga al meglio, “arrenditi” alla mente superiore e abbandona la
tua condizione limitata.

Suggerisco di praticare queste fasi una per volta e con regolarità durante le sessioni, finché non
diventino familiari tanto da fondersi in un unico e semplice processo. A questo punto sei pronto
per andare avanti.
Tieni presente che, continuando ad aggiungere fasi al processo, dovrai sempre iniziare dalle
serie delle quattro azioni che hai appreso e in cui esprimi le tue intenzioni.
CAPITOLO 12

ANNULLARE IL RICORDO DEL TUO VECCHIO


MODO DI ESSERE
(TERZA SETTIMANA)

Ancora una volta, prima di iniziare la meditazione della terza settimana, leggerai e scriverai le
impressioni sulle fasi 5 e 6.

FASE 5: OSSERVAZIONE E RICORDO


In questa fase di osservazione, il tuo vecchio sé che desideri abbandonare tende a ritornare a galla.
Come è stato spiegato a proposito della meditazione nella Seconda parte del libro, osservare e
ricordare significa acquisire familiarità, coltivare il proprio sé, conoscere ciò che finora non si
conosceva. In questo caso acquisirai totale consapevolezza attraverso l’osservazione dell’inconscio,
dei pensieri ricorrenti e delle azioni, che sono alla base di quello specifico stato mentale al quale
accennavamo prima, nella Fase 2: il riconoscimento. A questo punto, ti ricorderai (grazie alla
memoria) di tutti quegli aspetti legati al tuo vecchio sé che non desideri più possedere. Acquisirai
familiarità con la vecchia personalità, con i pensieri e con gli atteggiamenti a cui non vuoi lasciare
più alcun potere, in modo da non incorrere più nel tuo vecchio sé. Tutto questo ti rende libero dal
passato.
Ciò che pratichi mentalmente e manifesti fisicamente, è l’Io che esiste a livello neurologico. L’“Io
neurologico” nasce attimo dopo attimo dalla combinazione del pensiero e delle azioni.
Questa fase mira a creare una maggiore osservazione e consapevolezza rispetto a quello che si è stati
(metacognizione). Nel momento in cui rivedi e rifletti sul tuo vecchio sé, ti sarà chiaro ciò che vuoi
eliminare.

Osservare: diventare consapevoli del proprio stato mentale effettivo


Nella Fase 2: Riconoscimento, hai già avuto modo di osservare le emozioni da cui sei guidato. Ora
voglio che acquisti consapevolezza dei tuoi pensieri specifici e delle azioni che ne derivano, a
partire dalle vecchie sensazioni che puoi captare semplicemente vivendo la vita. Attraverso una
pratica costante, puoi acquisire una tale consapevolezza dei vecchi modelli che un tempo definivano
la tua personalità, da poterli evitare. Il risultato finale consiste nell’interporre una certa distanza con
il tuo vecchio sé e nell’averne il controllo. Così, quando inizi ad accorgerti che alla base dei tuoi
pensieri inconsci e delle tue abitudini quotidiane ci sono alcune precise sensazioni, queste diventano
così familiari da riuscire a riconoscerle al minimo sentore.
Per esempio, se stai cercando di superare una dipendenza come quella da zucchero o da tabacco, più
sei capace di scorgerne le avvisaglie che la caratterizzano a livello chimico e fisico, prima ti sarà
possibile combatterla. Tutti sono capaci di captare l’insorgere di un desiderio. Iniziamo ad avvertire
impulsi, urgenze e talvolta voci che suggeriscono: “Fallo! Cedi! Arrenditi! Forza, solo per questa
volta!”. E mentre ci sforziamo di non cedere, riusciamo a scorgere in tempo l’insorgere di questi
impulsi e siamo in grado di gestirli.
Lo stesso vale per quanto riguarda il cambiamento personale, con la differenza che la sostanza
scatenante non si trova all’esterno ma dentro di te. In realtà si tratta proprio di te. Dei pensieri e
delle sensazioni che fanno parte di te. Nondimeno il vero obiettivo, in questo caso, è quello di
diventare consapevole dei tuoi limiti e di non lasciarti sfuggire neanche un pensiero o un
atteggiamento. Quasi tutto ciò che siamo in grado di dimostrare nasce da un pensiero. Ma il solo fatto
di fare un pensiero non significa necessariamente che questo sia reale. La maggior parte dei pensieri
sono solo vecchi circuiti del cervello che sono stati cablati da scelte ripetitive. Perciò è bene che tu
ti chieda: “Questo pensiero è vero o esiste solo in virtù di quello che sto provando adesso? Se
reagisco a questo impulso, a quale risultato mi porterà?”. La verità è che sono echi del passato,
connessi a sensazioni forti, che attivano vecchi circuiti cerebrali e conducono a reazioni prevedibili.

SPUNTI DI SCRITTURA
A cosa pensi automaticamente quando provi la sensazione descritta nella Fase 2? È
fondamentale che tu ne prenda nota e ne memorizzi l’elenco. Ecco di seguito qualche esempio
per riuscire a riconoscere i pensieri limitanti.

Esempi di pensieri autolimitanti

Non troverò mai un altro lavoro.


Nessuno mi darà mai ascolto.
Mi fa sempre arrabbiare.
Tutti mi sfruttano.
Voglio farla finita.
Oggi è una brutta giornata, è inutile cercare di cambiarla.
È colpa sua se la mia vita va in questo modo.
Non sono così intelligente.
Non potrò mai cambiare. Forse in un'altra vita.
Non ne ho alcuna voglia.
La mia vita fa schifo.
Odio la mia situazione con____.
Non riuscirò mai a distinguermi. Non ne sono capace.
A _____ non piaccio.
Devo faticare più degli altri.
È genetico. Sono come mia madre.

I pensieri riportati precedentemente e le azioni ricorrenti sono i responsabili di uno stato mentale
indesiderato. A causa di quelle emozioni che hanno fatto in modo che il corpo prendesse il posto
della mente, sei portato a comportarti nel solito modo. Questo è quello che sei quando ti rivolgi al
tuo subconscio. Inizialmente le intenzioni sono buone ma poi, anche se poche ore prima ti eri
ripromesso di ritornare in forma e di smetterla con comportamenti autolesionisti, finisci seduto sul
divano a mangiare patatine, con il telecomando in una mano e la sigaretta nell’altra.
Sappi che la maggior parte delle azioni inconsce che compi hanno il solo scopo di rinforzare
emotivamente le tua personalità e soddisfare una dipendenza, per sentirti più o meno sempre allo
stesso modo. Per esempio, le persone che provano costantemente un senso di colpa, dovranno agire
in modo tale da soddisfare il loro destino emotivo. Quasi certamente, si ritroveranno nei guai per
sentirsi ancora più colpevoli. Molte azioni inconsce ci si addicono e soddisfano, in questo modo, la
nostra personalità a livello emotivo.
D’altro canto, parecchie persone esibiscono certi comportamenti per avere la sensazione temporanea
di averli eliminati. Ricercano una gratificazione istantanea da qualcosa che giunge dall’esterno e che
li libera temporaneamente dal senso di vuoto e dal dolore. La dipendenza da gioco, droghe, alcol,
cibo, gioco d’azzardo e shopping rappresenta il tentativo di colmare il dolore e il proprio vuoto
interiore.
Le tue dipendenze determinano i tuoi comportamenti. Poiché non esiste nulla fuori di te in grado di
colmare il senso di vuoto, ti sentirai costretto a ripetere i tuoi errori all’infinito. Una volta riproposta
la dipendenza seguirà il brivido e l’impeto, ma sarai costretto ad assumere nuovamente lo stesso
atteggiamento incline alla dipendenza per un tempo prolungato. Tuttavia, nel momento in cui elimini
l’emozione negativa dalla tua personalità, elimini anche il conseguente comportamento inconscio e
distruttivo.

SPUNTI DI SCRITTURA

Pensa all’emozione che vuoi eliminare. Come ti comporti di solito quando la provi? Potresti
riconoscerti in uno degli esempi riportati qui sotto, ma è meglio se aggiungi i tuoi
comportamenti specifici. Ora, prendi nota dei tuoi atteggiamenti quando provi quella specifica
emozione.

Esempi di azioni/comportamenti autolimitanti


(una prova fisica inconscia e quotidiana):
Essere di malumore.
Compiangersi in disparte.
Mangiare per scacciare la tristezza.
Chiamare qualcuno per sfogarsi.
Giocare compulsivamente al computer.
Attaccar briga con la persona amata.
Bere troppo e rendersi ridicolo.
Comprare e spendere oltre le proprie possibilità.
Procrastinare.
Spettegolare.
Mentire riguardo a se stessi.
Avere scatti d’ira.
Mancare di rispetto ai colleghi.
Flirtare con altri pur essendo sposati.
Fare lo spaccone.
Inveire contro tutti.
Giocare eccessivamente d’azzardo.
Guidare in modo aggressivo.
Cercare di essere costantemente al centro dell’attenzione.
Dormire fino a tardi tutti i giorni.
Parlare troppo del passato.
Se hai difficoltà nel rispondere, è bene che ti chiedi a cosa pensi nelle varie situazioni della vita
e cerchi la risposta dentro te. Puoi anche “osservarti con gli occhi” di qualcun altro. In che
modo ti vedi dall’esterno? In che modo reagisci?

PROMEMORIA: RICORDA GLI ASPETTI DEL VECCHIO SÉ CHE


NON VUOI PIÙ
Adesso riguarda il tuo elenco e memorizzalo. Questa è una parte fondamentale della meditazione. Il
tuo obiettivo è “prendere confidenza” con il modo in cui pensi e agisci quando a guidarti è questa
particolare emozione. Questo serve per ricordarti come non vuoi più essere e come ti rendevi
infelice. In questo modo puoi diventare consapevole di come ti comporti inconsciamente e di cosa
dici a te stesso mentre pensi e senti, senti e pensi, così da avere maggiore controllo consapevole
nelle ore di veglia.
Compiere questo passo è un lavoro in corso d’opera. In altre parole, se ti siedi tutti i giorni per una
settimana concentrandoti sul tuo elenco, probabilmente ti ritroverai a modificarlo e a rifinirlo di
continuo. Questo è un bene.
Quando compi questo passo, entri nel sistema operativo dei programmi del “computer” nella mente
subconscia e punti il riflettore su di essi nel tuo riesame. In ultima analisi, vuoi prendere talmente
confidenza con queste conoscenze che per prima cosa impedisci loro di attivarsi. Sfoltirai le
connessioni sinaptiche che costituivano il vecchio sé. E ovunque una connessione neurologica vada a
costituire un ricordo, smantellerai quelli che si riferiscono al tuo vecchio Io.
Nel corso della prossima settimana, continua a riguardare l’elenco così da capire meglio chi non
vuoi più essere. Se riesci a memorizzare tutti questi aspetti del vecchio sé, separerai ancor di più la
tua coscienza dal vecchio sé. Quando i pensieri e le reazioni abituali e automatiche diventano del
tutto familiari per te, non passeranno più inosservate e non identificate. Inoltre sarai in grado di
anticiparle prima ancora che sorgano. Ciò accade quando sei libero.
In questo passo, ricorda: il tuo obiettivo è la consapevolezza.
Adesso sai qual è il tuo compito... leggi la Fase 6 e scrivi; poi sarai pronto per iniziare la terza
settimana di meditazioni.

FASE 6: RIDIREZIONAMENTO
Ecco cosa succede quando utilizzi gli strumenti di ridirezionamento: impedisci a te stesso di
comportarti in modo inconscio e di attivare i vecchi programmi. Ti trasformi a livello biologico,
determinando la disattivazione e la disconnessione dei neuroni. Ugualmente, impedisci che vengano
attivati gli stessi geni con le stesse modalità.
Se stai lottando contro l’idea di perdere il controllo, questo passo ti permette di riprendere in mano
le redini in modo conscio e giudizioso così da cambiare l’abitudine di essere te stesso. Quando
diventi maestro nel ridirezionare te stesso, costruisci solide fondamenta sulle quali creare il tuo sé
nuovo e migliorato.

CAMBIARE ROTTA: IL GIOCO DEL CAMBIAMENTO


Questa settimana, durante le meditazioni, prendi alcune delle situazioni che sono emerse nella fase
precedente e mentre te le raffiguri o le osservi mentalmente, di’ a te stesso (ad alta voce): “Cambia
rotta!”. È facile.
1. Immagina una situazione nella quale pensi o senti in modo inconscio.
...Di’: “Cambia rotta!”.
2. Prendi coscienza di uno scenario (con una persona, per esempio, o una cosa) dove potevi
facilmente cadere in un vecchio modello di comportamento. ...Di’: “Cambia rotta!”.
3. Immaginati in un momento della tua vita nel quale c’è una buona ragione per non essere
all’altezza del tuo ideale. ...Di’: “Cambia rotta!”.

La voce più alta nella tua testa


Dopo aver ricordato a te stesso di restare conscio nel corso della giornata, come hai imparato nella
fase precedente, adesso sei in grado di utilizzare uno strumento per cambiare all’istante. Nella vita di
tutti i giorni, ogni volta che ti sorprendi a fare un pensiero o a tenere un atteggiamento limitante, è
sufficiente che tu dica chiaramente “Cambia rotta!”. Nel tempo, la tua stessa voce sostituirà quella
nella testa e sarà la più alta. Diventerà la voce del cambiamento di rotta.
Interrompendo ripetutamente il vecchio programma, i tuoi sforzi inizieranno a indebolire
ulteriormente le connessioni tra le reti neurali che formano la tua personalità. In base al principio
dell’apprendimento di Hebian, disattiverai i circuiti connessi al vecchio sé nel corso della vita
quotidiana. Contemporaneamente, smetterai di stimolare epigeneticamente gli stessi geni con le stesse
modalità. È un altro passo verso la consapevolezza e lo sviluppo di un “controllo conscio” di te
stesso.
Quando riesci a smettere di reagire d’impulso alle cose o alle persone a te familiari, scegli di
salvarti dal tornare al vecchio Io che pensa e agisce in modi tanto limitati. In base a un concetto
analogo, esercitando un controllo consapevole sui pensieri che potrebbero essere stati innescati da
qualche ricordo vagante o associazione collegata a un elemento ambientale, ti allontanerai dal
destino prevedibile fatto sempre dagli stessi pensieri e dalle stesse azioni. È un promemoria che
metti personalmente nella tua stessa mente.
Diventando consapevole, reindirizzando i tuoi pensieri e sentimenti noti, riconoscendo i tuoi stati
d’essere inconsci, smetti anche di sprecare la tua preziosa energia. Quando vivi nella modalità di
sopravvivenza, attivi nel corpo lo stato di emergenza; così facendo il corpo perde l’omeostasi e
mobilita tantissima energia. Le emozioni e i pensieri di emergenza sono energia a bassa frequenza
bruciata dal corpo.
Quindi se sei consapevole e li trasformi prima che influenzino il corpo, allora ogni volta che li
noterai o li reindirizzerai, risparmierai energia vitale da usare per creare una nuova vita.

I ricordi associativi innescano reazioni automatiche


Dal momento che essere coscienti è fondamentale per creare quella nuova vita, è importante che tu
capisca in che modo i ricordi associativi ti hanno reso tanto difficile esserlo anche in passato, e come
cambiare rotta possa liberarti dal tuo vecchio sé.
All’inizio del libro, abbiamo visto come il classico esperimento di condizionamento di Pavlov con i
cani spieghi meravigliosamente bene perché è così difficile cambiare. La reazione dei cani
(l’esperimento consisteva nell’imparare a salivare al trillo di un campanello) è un esempio di
risposta condizionata basata su un ricordo associativo.
I tuoi ricordi associativi si trovano nella mente subconscia. Si formano nel tempo, quando
l’esposizione ripetuta a una condizione esterna genera una reazione automatica interna nel corpo, la
quale successivamente provoca un comportamento automatico. Quando uno o due sensi reagiscono
allo stesso stimolo, il corpo risponde senza un grande coinvolgimento da parte della mente conscia.
Si attiva semplicemente con un pensiero o con un ricordo.
Allo stesso modo, viviamo secondo numerosissimi ricordi associativi simili nella nostra vita,
innescati da così tanti segnali noti nell’ambiente esterno. Per esempio, se vedi qualcuno che conosci
bene, è probabile che reagirai in modo automatico, senza neanche accorgertene. Vedere
quell’individuo, creerà un ricordo associativo a una esperienza passata connessa a una emozione, che
a sua volta innescherà un comportamento automatico. L’assetto chimico del tuo corpo cambia
nell’istante in cui “pensi” a lui o a lei collegandolo al tuo ricordo passato. Si attiva un programma
generato dal ripetuto condizionamento memorizzato riguardo a quella persona nella tua mente
subconscia. E proprio come i cani di Pavlov, nel giro di pochissimi istanti ti ritrovi a reagire
fisiologicamente in modo inconscio. Il corpo prende il sopravvento e inizia a dirigerti a livello
subconscio, in base a un ricordo del passato.
Adesso al comando c’è il tuo corpo. Sei stato sbalzato fuori dal sedile del guidatore perché adesso a
controllarti è il tuo corpo-mente subconscio. Quali sono gli elementi che fanno accadere tutto questo
con una tale rapidità? Essi dipendono dal tuo rapporto con l’ambiente noto, dalla tua vita, che è
connessa a tutte le persone e cose che hai sperimentato in diversi momenti e luoghi.
Ecco perché è tanto difficile restare consapevoli durante il processo di cambiamento. Vedi una
persona, ascolti una canzone, visiti un luogo, ricordi un’esperienza e il tuo corpo inizia subito ad
“accendersi” basandosi su un ricordo passato. E il tuo pensiero associativo attiva una cascata di
reazioni localizzate sotto la superficie della mente conscia che ti riportano dritto alla tua vecchia
personalità. Pensi, agisci e senti in modi prevedibili, automatici e memorizzati. A livello subconscio,
ti identifichi nuovamente con l’ambiente noto del passato, il quale ti riporta al tuo vecchio sé che in
quel passato ci vive.
Quando Pavlov decise di continuare a suonare il campanello senza offrire il cibo, col tempo la
reazione dei cani si attenuò perché l’associazione si era indebolita. Potremmo dire che la ripetuta
esposizione dei cani al suono del campanello senza l’offerta di cibo ha ridotto la loro reazione
neuroemotiva. Hanno smesso di salivare perché il campanello è diventato un suono privo di un
ricordo associativo.

Impedisci a te stesso di “essere inconscio”


Se ripercorri con la mente una serie di situazioni nelle quali ti impedisci di riportare alla luce il tuo
vecchio sé (emotivamente), nel tempo riuscirai a indebolire la tua reazione emotiva a quella
situazione. E se continui a fare presente a te stesso i tratti ricorrenti della tua vecchia identità e noti le
tue reazioni automatiche, diventerai sufficientemente consapevole da impedirti di “essere inconscio”.
Nel tempo, le associazioni che accendevano i tuoi vecchi programmi diventeranno proprio come
l’esperienza dei cani con il campanello senza offerta di cibo: a livello fisiologico non reagirai più
d’impulso al tuo Io neurochimico, connesso a persone o cose familiari.
Così l’immagine di una persona che ti fa arrabbiare o di un battibecco con il tuo ex fidanzato non
riescono più a colpirti perché ti sei fermato intenzionalmente un numero sufficiente di volte.
Interrompendo la dipendenza dall’emozione, può non esserci alcuna risposta automatica. È proprio la
consapevolezza conscia che in questa fase ti libera dal processo dell’emozione o del ricordo
associativo nella tua vita quotidiana. La maggior parte del tempo, queste reazioni riflesse passano
inosservate perché sei troppo impegnato a “essere” il tuo vecchio Io.
È importante che tu riesca a ragionare al di là del barometro delle sensazioni che provi. In questo
modo puoi comprendere che queste emozioni di sopravvivenza condizionano le tue cellule in modi
negativi, premendo sempre gli stessi bottoni genetici ed esaurendo il tuo corpo. Solleva
l’interrogativo: “Questo sentimento, comportamento o atteggiamento mi fa bene?”.
Dopo “Cambia rotta!”, mi piace dire “Questo non mi fa bene! La ricompensa di essere sano, felice e
libero è molto più importante del restare bloccato nello stesso schema autodistruttivo. Non voglio
stimolare emotivamente gli stessi geni allo stesso modo e condizionare il mio corpo negativamente.
Non ne vale la pena.”

TERZA SETTIMANA
GUIDA ALLA MEDITAZIONE

Durante le meditazioni della terza settimana, il tuo scopo è aggiungere la Fase 5 (Osservare e
Ricordare) e la Fase 6 (Cambiare rotta) a quelle precedenti. In questo modo le avrai praticate
tutte e sei. Alla fine, le Fasi 5 e 6 confluiranno in una sola. Nel corso della giornata, quando
emergeranno pensieri e sentimenti limitanti, osservati e dì automaticamente “Cambia rotta!” a
voce alta, oppure ripetila a mente a più alto volume possibile, in modo che copra le altre.
Quando ciò accade, sarai pronto il processo di creazione.

Fase 1: Come al solito, inizia facendo l’induzione.


Fasi 2-5: Dopo aver riconosciuto, ammesso, dichiarato e rinunciato, è il momento di continuare
ad affrontare i pensieri e le azioni specifiche che passano inosservate alla tua consapevolezza.
Osserva il vecchio Io finché non prendi confidenza con quei programmi.
Fase 6: Successivamente, mentre osservi il vecchio Io durante la meditazione, seleziona alcune
scene della tua vita e di’: “Cambia rotta!” ad alta voce.
CAPITOLO 13

CREA UNA NUOVA MENTE PER IL TUO NUOVO


FUTURO
(QUARTA SETTIMANA)

FASE 7: CREARE E RIPETERE MENTALMENTE


La quarta settimana sarà un po’ diversa dalle precedenti. Innanzitutto, mentre leggerai e riporterai per
iscritto ciò che questa fase prevede, riceverai alcune informazioni sul processo creativo e alcune
indicazioni sul “come” svolgere la ripetizione mentale. Dopodiché, al fine di familiarizzare con il
nuovo processo, potrai dedicarti alla lettura della Meditazione guidata sulla ripetizione mentale.
Successivamente, sarà il momento di mettere in pratica ciò che hai imparato. Ogni giorno di questa
settimana svolgerai gli esercizi relativi alla meditazione della quarta settimana, che comprendono le
fasi da 1 a 7. Nella fase di ascolto, applicherai l’attenzione focalizzata e la ripetizione che hai
utilizzato per creare il tuo nuovo sé e il tuo nuovo destino.

PANORAMICA: CREA E RIPETI IL TUO NUOVO SÉ


Prima di iniziare l’ultima serie di fasi, vorrei sottolineare che quelle precedenti sono state tutte
pensate per aiutarti a cambiare l’abitudine di essere te stesso, affinché tu possa consapevolmente ed
energicamente creare lo spazio necessario per reinventare un nuovo sé. Fino a questo momento, hai
lavorato allo sfoltimento delle vecchie connessioni sinaptiche. Ora invece è il momento di farne
spuntare di nuove, affinché la nuova mente da te creata diventi la base di chi sarai in futuro.
I tuoi precedenti sforzi ti hanno aiutato a disimparare alcune cose relative al tuo vecchio sé, e ne hai
eliminato molti aspetti. Hai familiarizzato con gli stati mentali inconsci che danno un’immagine del
tuo precedente modo di pensare, di comportarti, di sentirti. Attraverso la pratica della
metacognizione, hai osservato consapevolmente le sequenze abituali per mezzo delle quali il cervello
si attivava all’interno dell’involucro della tua precedente personalità. L’abilità dell’autoriflessione ti
ha consentito di separare la coscienza volontaria dai programmi automatici che facevano sì che il
cervello si attivasse seguendo sempre gli stessi passaggi, gli stessi modelli e le stesse combinazioni.
Hai esaminato il modo in cui il tuo cervello funziona da anni. E siccome dal punto di vista operativo
la mente può essere definita come cervello in azione, hai oggettivamente osservato la tua mente
limitata.
Crea il tuo nuovo sé
Ora che stai cominciando ad abbandonare la tua mente, è il momento di crearne una nuova. Iniziamo a
“piantare” un nuovo Io. La meditazione, la contemplazione e la ripetizione quotidiana saranno come
la cura di un giardino, e daranno origine a una più grande espressione di te. La semina del tuo
giardino consisterà nell’acquisire nuove informazioni e fare letture sui grandi personaggi della storia
che rappresentano il tuo nuovo ideale. Quanto più creativo sarai nel reinventare una nuova identità,
tanto più svariati saranno i frutti che assaggerai nel tuo futuro; mentre la ferma intenzione e
l’attenzione consapevole saranno l’acqua e la luce del sole per i sogni del tuo giardino.
Gioirai emotivamente del tuo nuovo futuro prima ancora che si manifesti, getterai una rete di
sicurezza ed erigerai una recinzione per mettere al riparto il tuo vulnerabile destino potenziale da
parassiti e dalle difficili condizioni climatiche; la tua elevata energia, infatti, proteggerà ciò che
avrai creato. Ti innamorerai dell’immagine di ciò che starai diventando, e pertanto ti prenderai cura
di eventuali piante e frutti servendoti di un fertilizzante miracoloso. L’amore è un’emozione
caratterizzata da una frequenza più alta rispetto alle emozioni legate alla sopravvivenza che hanno
consentito alle erbacce e ai parassiti di manifestarsi per primi. Eliminare il vecchio e far posto al
nuovo significa attuare il processo di trasformazione.

Ripeti il tuo nuovo sé


Successivamente, arriverà il momento in cui ti eserciterai più e più volte a creare una nuova mente,
fino a quando non inizierai a prendere confidenza con la tua creazione. Come ben sai, quanti più
circuiti azionerai contemporaneamente, tanto più riuscirai a collegare tali circuiti, creando delle
relazioni durature. Attivando una serie di riflessioni relative a un particolare flusso di coscienza,
sarà più facile per te produrre lo stesso livello mentale in un momento successivo. Pertanto, se
ripeterai lo stesso schema mentale ogni giorno, provando e riprovando mentalmente un nuovo ideale
di sé, col tempo ciò diventerà un’abitudine, un gesto più familiare, più naturale, più automatico e più
subconscio. Inizierai a pensare a te come se fossi qualcun altro.
Nelle fasi precedenti, hai disimparato un’emozione che era stata immagazzinata nel corpo-mente.
Ora, è il momento di ricondizionare il corpo adattandolo a una nuova mente, e di inviare dei segnali
ai geni secondo nuove modalità.
Il tuo obiettivo in questa fase finale sarà quello di imparare a gestire una nuova mente sia nel
cervello che nel corpo. In questo modo, la nuova mente diventerà così familiare che sarai in grado di
riprodurre lo stesso livello d’essere quando vorrai, facendo sembrare questa operazione naturale e
facile. È importante che memorizzi il nuovo stato mentale elaborando nuovi modi di pensare;
altrettanto importante sarà poi memorizzare una nuova sensazione fisica, affinché nulla nel mondo
esteriore possa allontanarti da tale sensazione. A questo punto, sarai pronto a creare un nuovo futuro
e a vivere al suo interno. Attraverso la ripetizione, porterai il tuo nuovo sé fuori dal nulla più e più
volte, e ciò ti consentirà di “sapere come” evocarlo ogni volta che vorrai.

CREAZIONE: USA L’IMMAGINAZIONE E L’INVENZIONE PER


FARE ESISTERE IL TUO NUOVO SÉ
In questa fase inizierai a porti delle domande aperte che ti faranno iniziare a riflettere, a pensare in
maniera diversa rispetto a come fai di solito e a cogliere nuove opportunità. Grazie a esse attiverai il
lobo frontale.
L’intero processo di meditazione costituisce il metodo attraverso il quale potrai costruire una nuova
mente. Stai creando la base del tuo nuovo sé, costringendo il cervello ad attivarsi secondo nuove
modalità. Stai cominciando a cambiare la tua mente!

OPPORTUNITÀ DI SCRITTURA
Ti invito a trovare il tempo di mettere per iscritto le risposte alle seguenti domande. Poi, ti
consiglio di rivederle, di riflettere su quello che hai scritto, di analizzarle e di pensare a tutte le
possibilità che le tue risposte aprono.

Domande per attivare il lobo frontale:

Qual è il più grande ideale che ho di me stesso?


Cosa proverei se fossi ________?
Quale personaggio storico ammiro, e quali imprese ha compiuto tale personaggio?
Chi nella mia vita è/sembra ________?
Cosa occorre per pensare come ________?
Chi desidero prendere a modello?
Come sarebbe se fossi ________?
Cosa direi a me stesso se fossi questa persona?
In che modo parlerei agli altri se cambiassi?
Come o chi voglio ricordare di essere?

La tua personalità è il frutto del modo in cui pensi, agisci, senti. Pertanto, ho raggruppato alcune
domande per aiutarti a stabilire in maniera più precisa come vuoi che si comporti il tuo nuovo sé.
Ricorda: raccogliendo le risposte e riflettendo sul loro contenuto, installi un nuovo hardware nel tuo
cervello e invii dei segnali ai geni affinché si attivino nel corpo secondo nuove modalità. (Se ritieni
di non riuscire a mantenerne una traccia mentale delle risposte, continua pure ad annotarle su un
diario.)
In che modo voglio pensare?

Come penserebbe questa nuova persona (il mio ideale)?


Dietro quali pensieri voglio mettere la mia energia?
Qual è il mio nuovo atteggiamento?
Cosa voglio credere su di me?
Come voglio essere percepito?
Cosa direi a me stesso se fossi questa persona?

Come voglio agire?

Come agirebbe questa persona?


Cosa farebbe?
In che modo mi vedo agire?
Come parlerei se incarnassi questa nuova espressione del sé?

Come voglio sentirmi?

Come sarebbe questo nuovo sé?


Cosa proverei?
Come sarebbe la mia energia se incarnassi questo nuovo ideale?

Quando mediti per creare il tuo nuovo sé, il tuo compito è quello di cercare di riprodurre lo stesso
livello mentale ogni giorno, pensando in modo diverso dal solito e provando sensazioni inusuali.
Devi sforzarti di riprodurre lo stesso stato mentale ogni volta che lo desideri, e cercare di renderlo
normale. Inoltre, devi consentire al tuo corpo di provare la nuova sensazione fino a quando non sarai
diventato realmente quella nuova persona. In altre parole, quando ti alzerai dalla sedia non potrai più
essere la stessa persona che eri quando ti sei seduto. La trasformazione deve avvenire nel qui e ora, e
la tua energia deve essere diversa rispetto a quando hai iniziato. Se quando ti alzi rimani la stessa
persona e provi le stesse sensazioni che provavi quando hai iniziato, significherà che in realtà non è
accaduto nulla. Conservi la stessa identità.
Pertanto, se dici a te stesso: “Oggi non ho voglia; sono troppo stanco; ho troppe cose da fare; sono
impegnato; ho mal di testa; assomiglio troppo a mia madre; non riesco a cambiare; ho voglia di
mangiare qualcosa; inizio domani; non mi piace; forse è meglio se accendo il televisore e guardo il
telegiornale” eccetera; se consenti a tali subvocalizzazioni di insediarsi nel lobo frontale, quando ti
alzerai la tua personalità sarà inevitabilmente la stessa.
Devi usare la volontà, l’intenzione e la sincerità per andare oltre queste spinte del corpo. Devi
riconoscere in queste beffe e chiacchiere il tentativo da parte del vecchio sé di mantenere il
controllo. Consenti pure al vecchio sé di ribellarsi, ma poi riportalo al momento presente, fa’ in
modo che si rilassi, e ricomincia. Col tempo tornerà a confidare nel fatto che chi comanda sei tu.

RIPETIZIONE: MEMORIZZA IL TUO NUOVO SÉ


Ora che hai riflettuto sulle tue risposte, è arrivato il momento di provarle più e più volte. Rivedi il
tuo modo di pensare, agire e sentire alla luce del fatto che adesso incarni un nuovo ideale. Cerchiamo
di essere chiari su questo punto. Non voglio che tu diventi troppo meccanicistico o rigido. Si tratta di
un processo creativo. Concediti di usare la fantasia, di essere libero e spontaneo. Non forzare le tue
risposte in un senso o nell’altro. Non cercare di scorrere il tuo elenco sempre nello stesso modo
durante ogni sessione di meditazione. Ci sono svariati modi per raggiungere il proprio obiettivo.
Prova semplicemente a pensare alla massima espressione di te e poi ripercorri con la mente il
comportamento che terresti. Che cosa diresti, come cammineresti, come respireresti e come ti
sentiresti diventando quella persona? Che cosa diresti agli altri e a te stesso? Il tuo obiettivo è quello
di entrare in un “modo d’essere” e diventare tale ideale.
Per esempio, pensiamo nuovamente a quei pianisti che hanno ripetuto gli esercizi di pianoforte
mentalmente, senza toccare alcun tasto, e a come il loro cervello abbia subito gli stessi cambiamenti
di chi ha fisicamente eseguito le medesime scale e suonato i medesimi accordi nello stesso arco
temporale. Grazie alle ripetizioni quotidiane, il cervello degli esecutori “mentali” ha subito dei
cambiamenti tali da dare l’impressione che questi soggetti avessero già compiuto l’attività dal punto
di vista fisico. I loro pensieri sono diventati la loro esperienza.
Se ripensiamo all’esperimento relativo all’esercizio delle dita, che coinvolge la ripetizione mentale,
ci accorgiamo che importanti cambiamenti fisici si sono manifestati anche nel corpo, senza che i
soggetti abbiano mosso neanche un dito. In questa fase le ripetizioni quotidiane apportano delle
modifiche al tuo cervello e al tuo corpo tali da consentirti di precorrere i tempi.
Ecco perché è così importante ripetere e riproporre il comportamento che il tuo nuovo sé
assumerebbe. È in questo modo che cambi biologicamente il cervello e il corpo affinché non vivano
più nel passato, ma traccino piuttosto una mappa per il futuro. Se il corpo e il cervello cambiano
significa che ci sono prove tangibili del fatto che anche tu sei cambiato.

ACQUISISCI FAMILIARITÀ CON IL TUO NUOVO SÉ


A questo punto della Fase 7 ci si aspetta che tu faccia il salto che ti consentirà di arrivare a un livello
di competenza che potremmo definire “inconsciamente qualificato”. Quando si diventa
inconsciamente abili nel fare qualcosa, significa che si diviene in grado di fare quella cosa senza
dover impiegare una grande quantità di pensiero cosciente o senza mettere molta attenzione nello
svolgimento dell’attività. È come se un guidatore principiante diventasse un conducente esperto. È
come saper lavorare a maglia senza che nessuna azione venga compiuta in maniera volontaria e
consapevole. È come il vecchio slogan pubblicitario Nike: “You are just doing it” [Lo stai già
facendo].
Se questo aspetto dell’esercizio inizia ad annoiarti, considera questo fatto un buon segno. Significa
che stai cominciando a prendere confidenza con il tuo nuovo modo di operare, che tale condotta sta
diventando normale e automatica. Devi arrivare a questo punto se desideri collegare queste
informazioni tra loro e immagazzinarle nella memoria a lungo termine. Sforzati di andare oltre la
noia, perché più ti lascerai coinvolgere dal tuo nuovo ideale, più riuscirai a incarnarlo compiendo
uno sforzo via via minore. Tale esercizio ti consente di iscrivere il nuovo modello di te in un sistema
di memoria che in seguito diventerà sempre più inconscio e naturale. Continuando a esercitarti, non
dovrai più ricorrere al pensiero per essere il tuo nuovo sé; lo diventerai. In conclusione, la pratica
rende perfetti. Ci si allena a compiere questo processo come si fa con qualsiasi altra attività sportiva.
Se svolgi la pratica della ripetizione correttamente, mano a mano che ti eserciti, dovrebbe esserti più
facile superare la prova con successo. Perché? Perché sei avviato; il cervello è pronto, dal momento
che i corrispondenti circuiti sono stati attivati contemporaneamente. Hai anche prodotto la chimica
giusta, che entra in circolo nell’organismo e seleziona una nuova espressione genetica; il corpo entra
nel giusto stato in maniera naturale. Inoltre, hai bloccato e “acquietato” le aree cerebrali collegate al
vecchio sé. Di conseguenza, è meno probabile che i sentimenti che erano associati al tuo vecchio sé
stimolino il corpo con le stesse modalità innate.
Tieni presente che la maggior parte degli esercizi di ripetizione mentale che attivano e generano
nuovi circuiti nel cervello prevedono che si apprenda, si ricevano istruzioni, si presti attenzione e si
ripeta l’abilità più e più volte. Come ben sai, l’apprendimento consiste nel fare nuove connessioni;
istruire significa insegnare al corpo “come” creare una nuova esperienza: prestare attenzione a quello
che si sta facendo è assolutamente necessario per ricollegare il cervello, dal momento che ciò
consente di essere presenti agli stimoli sia fisici che mentali. Infine, la ripetizione innesca le cellule
nervose, creando tra loro collegamenti a lungo termine tra loro. Questi sono gli ingredienti necessari
per generare nuovi circuiti e creare una nuova mente; questo è esattamente quello che fai quando
mediti. Ciò che voglio enfatizzare qui è proprio il concetto di ripetizione.
La storia di Cathy illustra i diversi aspetti della ripetizione mentale. Un grave ictus danneggiò il
centro del linguaggio nell’emisfero sinistro del suo cervello, rendendola incapace di parlare per
mesi. I medici dissero a Cathy, un formatore aziendale, che probabilmente non avrebbe mai più
parlato. Avendo letto il mio libro e avendo seguito uno dei miei seminari, Cathy rifiutò di accettare
questa prognosi devastante.
Al contrario, sulla base delle conoscenze che aveva acquisito e delle istruzioni che aveva ricevuto, e
applicando l’attenzione focalizzata e la ripetizione, Cathy provò a parlare mentalmente di fronte ad
alcuni gruppi di persone. Ogni giorno si impegnò a ripetere questo esercizio nella sua mente.
Nell’arco di diversi mesi manifestò cambiamenti fisici nel cervello e nel corpo tali da riuscire a
riparare i danni al centro del linguaggio nel cervello... e riacquisì totalmente la capacità di parlare.
Oggi Cathy parla ancora in pubblico in maniera scorrevole e impeccabile, senza alcuna esitazione.
Attraverso lo studio personale del materiale qui fornito, hai realizzato alcuni importanti collegamenti
sinaptici, che rappresentano il punto di partenza per vivere nuove esperienze. Entrambi questi
elementi (approfondire le informazioni e avere esperienze) fanno evolvere il cervello. Inoltre hai
ricevuto le informazioni necessarie per disimparare e imparare nel corso del processo di
cambiamento. Comprendi ora quanto sia importante concentrarsi nel compiere sia l’attività mentale
che quella fisica al fine di plasmare il cervello e cambiare il corpo affinché riflettano i tuoi sforzi.
Infine, sai che gli sforzi che ripeti per provare e riprovare il tuo nuovo ideale produrranno più e più
volte lo stesso livello di mente e corpo: la ripetizione sigillerà in maniera duratura i circuiti e
attiverà nuovi geni che potrai ripercorrere con maggiore facilità il giorno successivo. Questa fase ti
consente di esercitarti a riprodurre lo stesso modo d’essere in maniera tale che la cosa diventi più
semplice.
I fattori chiave sui quali devi concentrarti sono la frequenza, l’intensità e la durata. In altre parole,
più lo fai, più diventa facile. Quanto più focalizzi l’attenzione e sei concentrato, tanto più sarà facile
per te accedere a quella particolare mente la volta successiva. Quanto più a lungo riuscirai a
soffermarti sui pensieri e sulle emozioni del tuo nuovo ideale, senza lasciare che la mente venga
distratta da stimoli esterni, tanto più memorizzerai questo nuovo modo d’essere. Lo scopo di questa
fase è quello di farti riuscire a diventare il tuo nuovo ideale quando sei in uno stato di veglia.

ACQUISIRE UNA NUOVA PERSONALITÀ GENERA UNA NUOVA


REALTÀ
Il tuo obiettivo in questa fase è quello di acquisire una nuova personalità, un nuovo modo d’essere.
Pertanto, è corretto dire che acquisendo una nuova personalità diventi qualcun altro? La tua vecchia
personalità, basata su come pensavi, su ciò che provavi e su come agivi, ha creato la realtà che stai
vivendo in questo momento. In breve, la tua personalità è indicativa del tuo modo di essere nella tua
realtà personale. Ricorda, inoltre, che la tua realtà personale è il frutto del tuo modo di pensare, di
sentire e di agire. Svolgendo queste attività secondo nuove modalità, creerai un nuovo sé e una nuova
realtà.
La tua nuova personalità dovrebbe generare una nuova realtà. In altri termini, quando sei qualcun
altro, è naturale che la tua vita sia diversa. Se improvvisamente cambiassi identità, saresti un’altra
persona e di sicuro vivresti come fossi qualcun altro. Se la personalità chiamata John diventasse la
personalità conosciuta come Steve, potremmo dire che la vita di John cambierebbe perché egli non
sarà più John, ma inizierà a pensare e ad agire come Steve, e a provare le sue sensazioni.
Ecco un altro esempio. Una volta, nel corso di una conferenza che stavo tenendo in California, una
donna mi si avvicinò tenendo le mani sui fianchi. Era molto concentrata e con rabbia esclamò davanti
al pubblico: “Com’è possibile che non vivo a Santa Fe?”.
Risposi con calma: “Perché la persona che si è appena rivolta a me è la personalità che vive a Los
Angeles. La personalità che dovrebbe vivere, e che già si trova, a Santa Fe non ha niente a che fare
con l’altra identità.”
Quindi, da un punto di vista quantistico, questa nuova personalità è il luogo perfetto da cui partire per
creare. La nuova identità non è più emotivamente ancorata a situazioni note della tua vita che
continuano a ripetere le medesime circostanze; costituisce pertanto un luogo perfetto da cui partire
per immaginare un nuovo destino. Questo è il luogo in cui devi trovarti se vuoi invocare una nuova
vita. Il motivo per cui le tue preghiere non sono state quasi mai ascoltate in passato è che tentavi di
mantenere un’intenzione consapevole mentre ti perdevi in emozioni minori collegate al vecchio sé,
come il senso di colpa, la vergogna, la tristezza, l’indegnità, la rabbia e la paura. Quei sentimenti
controllavano i tuoi pensieri e i tuoi comportamenti.
La parte conscia delle tua mente, il 5 per cento del totale, combatteva contro il restante 95 per cento,
che corrisponde alla dimensione subconscia del corpo-mente. Formulare pensieri che vanno in una
direzione e provare sentimenti che vanno dalla parte opposta non produce nulla di concreto. Dal
punto di vista energetico, tutto ciò invia segnali contrastanti alla rete invisibile che governa la realtà.
Pertanto, se ti sentivi in colpa per il fatto che il tuo corpo aveva memorizzato questo stato d’animo, è
probabile che nella tua vita si presentassero situazioni che corrispondevano a ciò che eri: situazioni
che generavano ulteriori sensi di colpa. Il tuo obiettivo cosciente non poteva porsi in contrasto con il
tuo essere, che aveva memorizzato quell’emozione.
Tuttavia, acquisendo una nuova identità puoi iniziare a pensare in maniera diversa e a provare nuove
sensazioni rispetto alla vecchia identità. Ora lo stato mentale e la condizione fisica in cui ti trovi ti
consentono di inviare un segnale perfetto, libero dai ricordi del passato. Per la prima volta lo
sguardo della mente va oltre il paesaggio attuale per vedere un nuovo orizzonte. Stai guardando al
futuro, non al passato.
Detto in modo semplice, se mantieni la tua vecchia personalità, non puoi creare una nuova realtà
personale. Devi diventare qualcun altro. Solo quando avrai raggiunto un nuovo modo d’essere, sarà il
momento di creare un nuovo destino.

Creare un nuovo destino


Questo è lo stadio in cui, raggiunta una nuova condizione d’essere e acquisita una nuova personalità,
crei una nuova realtà personale. L’energia che hai eliminato dal corpo in precedenza è ora la materia
prima attraverso la quale puoi creare un nuovo futuro.
Quindi, cosa desideri? Desideri curare qualche parte del corpo o qualche aspetto della tua vita?
Desideri vivere una storia d’amore, speri in una carriera gratificante, desideri una nuova auto o
vorresti estinguere il mutuo? Ti piacerebbe trovare la soluzione giusta per superare un determinato
ostacolo nella vita? Il tuo sogno è quello di scrivere un libro o di mandare i tuoi figli all’università,
oppure vorresti tornare tu stesso a studiare? Ti piacerebbe scalare una montagna, imparare a volare o
liberarti da una certa dipendenza? In tutti questi esempi, il cervello crea automaticamente
un’immagine di ciò che tu desideri.
È partendo da un elevato stato fisico e mentale, trovandosi in una condizione di amore, gioia,
autosviluppo e gratitudine, di maggiore e più coerente energia è possibile vedere nella mente le
immagini di ciò che si desidera creare nella propria nuova vita, una volta acquisita una nuova
personalità. Crea i futuri eventi specifici di cui desideri fare esperienza osservandoli nella realtà
fisica. Lasciati andare e inizia a fare libere associazioni, senza compiere alcun tipo di analisi. Le
immagini che vedi nella mente sono i modelli vibrazionali del tuo nuovo destino. Sei tu, in quanto
osservatore quantistico, a ordinare alla materia di conformarsi alle tue intenzioni.
Mantieni nella mente una chiara immagine di ogni fenomeno per qualche secondo, poi lascialo andare
nella dimensione quantistica affinché venga realizzato da una mente superiore.
Ti stai comportando esattamente come fa l’osservatore in fisica quantistica, che presta attenzione a un
elettrone, il quale, a partire da un’onda di probabilità, si condensa in un evento chiamato particella:
la manifestazione fisica della materia. La differenza è che tu stai operando su una scala molto più
ampia e stai utilizzando la tua “energia libera” per condensare le onde di probabilità in un evento che
costituisce una nuova esperienza nella tua vita. La tua energia si intreccia ora con questa realtà futura,
che ti appartiene. In tal modo, sei un tutt’uno con tale esperienza, che diventa il tuo destino.
Infine, rinuncia a cercare di capire come, quando, dove e con chi. Lascia che una mente che sa molte
più cose di te si occupi di questi dettagli. E sappi che la tua creazione si manifesterà in modi
inaspettati, che ti sorprenderà e non lascerà alcun dubbio sul fatto di essere frutto di un ordine
superiore. Puoi confidare nel fatto che gli eventi della tua vita si adatteranno perfettamente alle tue
intenzioni consapevoli.
Ora stai sviluppando una comunicazione bidirezionale con questa coscienza invisibile, la quale ti
mostra di essersi accorta del fatto che la stai emulando nel suo ruolo di creatore; si rivolge
direttamente a te; ti risponde. Come fa a fare tutto ciò? Crea e organizza avvenimenti insoliti nella tua
vita, rivelando l’esistenza di messaggi diretti provenienti dalla mente quantistica. Ora sei in contatto
con una suprema coscienza amorevole.

PANORAMICA: MEDITAZIONE GUIDATA SULLA RIPETIZIONE


MENTALE
È il momento di reinventare un nuovo te, passando a un nuovo modo d’essere che rifletta la nuova
espressione del tuo sé. Dopo aver fatto ciò, avviando una nuova mente e un nuovo corpo, ripeti
nuovamente quel modo d’essere. Gli sforzi che compirai per ricreare quello stato familiare
cambieranno biologicamente il tuo cervello e il tuo corpo prima della nuova esperienza. Pertanto, nel
momento in cui diventi un nuovo essere nel corso della meditazione, quel nuovo essere rappresenterà
una nuova personalità, e quella nuova personalità creerà una nuova realtà personale. È qui che tu,
utilizzando un’energia elevata, creerai gli eventi specifici della tua vita, ricoprendo il ruolo di
osservatore quantistico del destino. Anche se questa Meditazione guidata sulla ripetizione mentale
comprende tre parti, nel momento in cui la includi nella meditazione della quarta settimana (come la
Meditazione guidata in Appendice C a pag. 342), le parti si integrano perfettamente tra loro.

MEDITAZIONE GUIDATA SULLA RIPETIZIONE MENTALE:


CREA IL TUO NUOVO SÉ
Ora chiudi gli occhi, elimina l’ambiente circostante, lasciati andare e “crea” lo stile di vita che
vuoi condurre.
Il tuo compito consiste nel passare a un nuovo modo d’essere. È tempo di cambiare mente e di
iniziare a pensare in modo nuovo. Quando lo farai, invierai dei segnali ai nuovi geni secondo
nuove modalità, e in tal modo cambierai emotivamente il corpo aprendolo a una nuova mente.
Lascia che il pensiero diventi l’esperienza, e vivi quella realtà futura adesso. Apri il tuo cuore e
rendi grazie in anticipo per l’esperienza concreta, tanto da convincere il corpo a credere che
l’evento futuro si stia già manifestando.
Scegli una possibilità nel campo quantistico e vivila completamente. È tempo di cambiare la tua
energia, di smettere di vivere le emozioni del passato e di iniziare a vivere quelle di un nuovo
futuro. Quando ti alzerai, non potrai più essere la stessa persona che eri quando ti sei seduto.
Ricorda a te stesso chi sarai quando aprirai gli occhi. Quando dovrai pianificare le tue azioni,
tieni a mente come sarai nella tua nuova realtà. Immagina il tuo nuovo sé, pensa a come parlerai
e a cosa dirai a te stesso. Chiediti cosa si prova a essere questo ideale. Concepisci te stesso
come una nuova persona che fa determinate cose, pensa in certi modi e prova emozioni quali
gioia, ispirazione, amore, autoaffermazione, gratitudine e senso di potere.
Sarai così attento alla tua intenzione che i pensieri formulati dal tuo nuovo ideale diventeranno
l’esperienza interiore, e mano a mano che proverai l’emozione generata da questa esperienza,
passerai dal pensare all’essere. Ricorda chi e cosa sarai realmente nel tuo nuovo futuro.

RIPETI IL TUO NUOVO SÉ


Ora, rilassati per qualche istante. Poi “rivedi”, ricrea e ripeti quello che hai appena fatto: fallo
di nuovo. Lasciati andare e prova a vedere se riesci a ripetere questa esperienza con regolarità.
Sei in grado di iniziare a essere quel nuovo ideale con molta più facilità rispetto all’ultima
volta? Riesci a tirarlo fuori dal nulla un’altra volta? Dovresti essere in grado di ricordare con
naturalezza chi stai diventando, in maniera tale da saper evocare quella nuova personalità ogni
volta che lo desideri. Fare lo sforzo di ripetere l’esercizio tante volte ti consentirà di acquisire
l’abilità di “sapere come”. Una volta entrato in questo nuovo modo d’essere, “memorizza la
sensazione”. È fantastico trovarsi in questo posto.

CREA IL TUO NUOVO DESTINO


Ora è il momento di dominare la materia. Partendo da questo elevato stato mentale e fisico, che
cosa desideri per la tua vita futura?
Mano a mano che ti apri al nuovo sé, ricordati di passare a quello stato mentale e fisico in cui ci
si sente invincibili, potenti, completi, ispirati e felici. Lascia che le immagini si manifestino;
concediti di vederle chiaramente, con una perspicacia che ti unisce a quegli avvenimenti e a
quelle cose. Legati a quel futuro come se fosse tuo, senza preoccuparti di nulla se non
dell’aspettativa e della celebrazione. Lasciati andare e inizia a fare libere associazioni senza
pensare a nulla. Consenti al tuo nuovo sé di fortificarti. Conserva una chiara immagine di ogni
manifestazione nella tua mente per alcuni secondi, e in seguito lasciala andare nel mondo
quantistico affinché venga realizzata da una mente superiore... poi passa a quella successiva...
vai avanti... questo è il tuo nuovo destino. Concediti di sperimentare la realtà futura nel
momento presente fino a indurre il corpo a credere emotivamente che l’avvenimento stia per
compiersi ora. Apri il tuo cuore e prova gioia per la tua nuova vita prima ancora che si
manifesti realmente...
Sappi che ponendo la tua attenzione su qualcosa, sarà lì che metterai la tua energia. L’energia
della quale il corpo si è liberato in precedenza è diventata la materia prima attraverso la quale
creerai un nuovo futuro. In uno stato di divinità, di vera grandezza e di gratitudine, benedici la
tua vita con la tua stessa energia e usala per creare, ricoprendo il ruolo di osservatore
quantistico del tuo futuro. Abbraccia la tua nuova realtà. Mano a mano che vedi le immagini di
ciò che vuoi sperimentare utilizzando l’energia di questa nuova personalità, ricordati che quelle
immagini diventeranno i progetti del tuo destino. Stai ordinando alla materia di conformarsi alle
tue intenzioni... Quando avrai finito, lasciati semplicemente andare e sappi che il tuo futuro si
dispiegherà in maniera perfetta.

QUARTA SETTIMANA
GUIDA ALLA MEDITAZIONE

Ora che hai letto il testo relativo alla Fase 7 e che hai preso nota di ciò che tale fase prevede,
sei pronto a svolgere gli esercizi di meditazione della quarta settimana. Ogni giorno ascolta (o
ripeti a memoria) l’intera meditazione della quarta settimana.
Un consiglio utile: nel corso della meditazione guidata, potresti accorgerti di sentirti così bene
da arrivare in maniera del tutto naturale a fare affermazioni, tra te e te o ad alta voce, come
queste: “Sono ricco; sono sano; sono un genio”; ciò avviene perché provi realmente queste
sensazioni. È fantastico. Significa che la mente e il corpo sono allineati. È importante che tu non
esamini ciò che stai sognando. Se lo farai, abbandonerai il terreno fertile dei modelli delle onde
Alpha e tornerai ai modelli delle onde Beta, separandoti così dalla tua mente subconscia.
Limitati a creare un nuovo te senza esprimere alcun giudizio.

GUIDA PER CONTINUARE LA MEDITAZIONE


Hai appena dedicato le ultime settimane ad apprendere una pratica meditativa che può diventare uno
strumento che per tutta la vita potrà aiutarti a evolvere e a creare l’esistenza che desideri. Inoltre, hai
utilizzato tale nuova abilità per iniziare a eliminare un particolare aspetto del tuo vecchio sé, e per
iniziare a creare un nuovo sé e un nuovo destino.
A questo punto, molte persone si pongono domande come queste:

Come posso continuare a migliorare nello svolgimento delle diverse fasi e a incrementare le
competenze meditative?
Una volta imparato questo processo, devo continuare a ripeterlo nello stesso modo per sempre?
Per quanto tempo devo continuare a lavorare sul medesimo aspetto del sé sul quale mi sono
concentrato finora?
Come faccio a capire quando sono pronto a rimuovere un altro “strato della cipolla”?
Mentre continuo a compiere questo processo, come faccio a decidere quale parte del mio
vecchio sé dovrò cambiare in seguito?
Posso utilizzare questo processo per lavorare contemporaneamente su più di un aspetto della
mia personalità?

Rendi tuo questo processo meditativo


Se continui a ripetere tutti i giorni quelle che inizialmente erano soltanto sette fasi, comincerai a
considerarle più semplici e a cogliere una certa fluidità nel passaggio da una fase all’altra. Come è
avvenuto per tutte le altre cose che hai imparato nella vita, potrai migliorare solo continuando a
meditare ogni giorno.
Per quanto riguarda la meditazione guidata e le tecniche di induzione, immagina che siano come le
rotelle con cui si impara ad andare in bicicletta. Se utilizzarle ti è stato utile per apprendere il
processo, continua ad ascoltarle fino a quando ti aiuteranno ad andare avanti. Tuttavia, quando avrai
acquisito abbastanza familiarità con il processo da farlo diventare tuo, e avrai la sensazione che
l’ascolto delle istruzioni guidate possa frenarti, allora abbandonale.

Continua a rimuovere gli strati


Apportare periodicamente delle modifiche alle meditazioni è naturale e prevedibile, dal momento
che con il passare del tempo non sei più la stessa persona che eri quando hai iniziato. Se stai al passo
con le sedute quotidiane, il tuo modo d’essere porterà avanti il suo processo evolutivo, e ciò ti
consentirà di continuare a riconoscere gli aspetti del tuo vecchio sé che desideri modificare.
Solo tu potrai decidere quando sarai pronto a proseguire e con che velocità farlo. Come spiegherò
nel prossimo capitolo, i tuoi progressi dipenderanno non solo dalle meditazioni, ma anche dalla
capacità di fare in modo che il cambiamento diventi una parte integrante della tua vita quotidiana. A
ogni modo, in generale è possibile affermare che lavorando su un particolare aspetto di sé nel corso
delle sedute per un periodo che va da quattro a sei settimane, è probabile che si ottengano dei
risultati tali da sentirsi interiormente motivati a iniziare a rimuovere un altro strato del sé.
Quindi, circa una volta al mese, dedicati a un po’ di autoriflessione. Osserva la tua vita affinché ti
offra un riscontro di ciò che stai creando, e di come ti stai comportando. Un’idea potrebbe essere
quella di rivedere le domande contenute nella Terza parte e di individuare quelle alle quali ora
risponderesti in maniera diversa. Riesamina le sensazioni che provi, ripensa a chi “sei” nella tua
vita, e domandati se mostri ancora l’atteggiamento su cui stavi lavorando. Se hai la sensazione di
avere in parte abbandonato tale atteggiamento, riesci a dire se ci sono altre emozioni indesiderate,
altri stati mentali o abitudini che fanno sentire la loro presenza con maggior rilievo adesso?
In questo caso, un approccio potrebbe essere quello di concentrarsi su questo aspetto della
personalità e ripetere l’intero processo appena completato. In alternativa, è consigliabile continuare
a lavorare su un’area mentre se ne aggiunge un’altra.
Una volta imparato lo schema meditativo di base, puoi accorpare le emozioni su cui stai lavorando,
intervenendo contemporaneamente su più aspetti del tuo sé. Per quanto mi riguarda, dopo aver fatto
molta pratica, lavoro su tutto il mio sé in una sola volta, considerando i miei pensieri con un
approccio olistico, non lineare.
Naturalmente, anche gli elementi del nuovo destino che desideri creare subiranno dei cambiamenti.
Quando inizierai a vivere una nuova relazione o farai esperienza di un avanzamento di carriera nella
tua vita, non avrai certo voglia di fermarti qui. Inoltre, di tanto in tanto, potrai anche pensare di
modificare un po’ gli esercizi di meditazione, giusto per smuovere un po’ le cose. Fidati del tuo
istinto.

Migliora ulteriormente la tua comprensione


Se non lo hai già fatto, ti invito a visitare il mio sito: www.drjoedispenza.com. Ogni volta che
sentirai il bisogno di nuova ispirazione, troverai in questo spazio una serie di strumenti pratici e di
tecniche che ti consentiranno di riprogrammare i tuoi pensieri, di abbandonare i comportamenti
autodistruttivi e di acquisire la capacità di cambiare dall’interno verso l’esterno. I tuoi prossimi
passi potrebbero essere i seguenti:
Partecipa a uno, a due o a tutti e tre i seminari da me personalmente tenuti in tutto il mondo su come
cambiare l’abitudine di essere se stessi.
Assisti a una serie di lezioni televisive dal vivo, comprese le sessioni di Q & A.
Amplia la tua conoscenza attraverso i DVD e i CD audio (in lingua inglese) che vengono descritti nel
mio sito.
CAPITOLO 14

DIMOSTRARE ED ESSERE TRASPARENTI: VIVI LA


TUA NUOVA REALTÀ

Quando manifesti un cambiamento, significa che hai memorizzato un ordine interno che è più grande
rispetto a qualsiasi stimolo ambientale. Significa che il livello della tua energia è alto, e ciò ti
consente di rimanere cosciente in una nuova realtà, indipendentemente dal corpo, dall’ambiente e dal
tempo. Come sarai quando ti addentrerai nella tua vita? Immagina di essere con la tua famiglia, al
lavoro, con i tuoi figli o a pranzo domani. Sei in grado di mantenere questo stato modificato
dell’essere? Se riesci a condurre la tua esistenza conservando la stessa energia della quale ti sei
servito per creare, allora dovrebbe verificarsi qualcosa di diverso nel tuo mondo; è una legge.
Quando i comportamenti corrisponderanno alle intenzioni, quando le azioni equivarranno ai pensieri,
quando sarai qualcun altro, allora starai precorrendo i tempi. L’ambiente nel quale ti trovi non
controllerà più i tuoi pensieri e i tuoi sentimenti; saranno questi ultimi a governare il contesto in cui
vivi. Qui sta la grandezza, che è sempre stata dentro di te...
Nel momento in cui il tuo modo di apparire corrisponderà a chi sei, sarai libero dalla schiavitù del
tuo passato. E quando tutta questa energia sarà stata liberata, chiamerai gioia l’effetto collaterale di
tale libertà.

DIMOSTRARE: VIVI NEI PANNI DEL TUO NUOVO SÉ


Quando il tuo stato neurochimico interno sarà sufficientemente assestato e ben regolato da impedire a
qualsiasi sollecitazione proveniente dal confuso mondo esterno di interferire con chi “sei”, allora
significherà che la mente e il corpo staranno lavorando in armonia. Ora sei un nuovo essere.
Memorizzando questo modo d’essere il tuo mondo e la tua realtà personale cominceranno a riflettere
i cambiamenti interni. Quando l’espressione esteriore del tuo sé uguaglierà il tuo sé interiore,
inizierai ad andare verso un nuovo destino.
Riesci a mantenere il cambiamento nella tua vita in maniera tale da impedire che il corpo ritorni alla
solita mente? Dato che le emozioni si trovano nel sistema subconscio di memoria, devi cercare di
fare in modo che il corpo resti allineato alla nuova mente in maniera cosciente; ciò impedirà a
qualsiasi elemento dell’ambiente esterno di farti riagganciare emotivamente alla vecchia realtà. Devi
memorizzare il tuo nuovo sé e sforzarti di esserlo, in maniera tale che nulla nella tua realtà attuale
possa allontanarti dalla nuova personalità che hai assunto.
Ricordati che, se avrai svolto gli esercizi correttamente, al termine della seduta di meditazione
passerai dal pensare all’essere. Una volta raggiunto un nuovo modo d’essere, sarai maggiormente
propenso a pensare e ad agire in conformità a chi sarai diventato.
Dimostrare significa “essere il nuovo sé” tutto il giorno
In poche parole, dimostrare vuol dire vivere come se le nostre preghiere fossero già state esaudite.
Significa gioire nella propria nuova vita del fatto che si gode di un nuovo livello di aspettativa e di
eccitazione. Vuol dire ricordare a se stessi che si deve mantenere il medesimo stato mentale e fisico
in cui ci si trovava quando è stato creato il nuovo ideale. Non puoi creare una nuova personalità nel
corso della meditazione e poi continuare a vivere nei panni del vecchio sé per il resto della giornata.
Sarebbe come assumere un pasto estremamente sano al mattino e poi passare il resto della giornata
facendo degli spuntini con del cibo spazzatura.
Se desideri vivere una nuova esperienza nella realtà, devi fare in modo che il tuo comportamento
corrisponda al tuo obiettivo; devi allineare i pensieri alle azioni, e fare delle scelte che siano
compatibili con il nuovo modo d’essere. Quando dimostri, applichi fisicamente ciò che hai ripetuto
mentalmente, coinvolgendo il corpo e facendo in modo che l’organismo faccia ciò che la mente ha
appreso.
Pertanto, se desideri che i segnali si manifestino nella tua vita, devi vivere ed essere nella stessa
energia che ti ha consentito di creare. In poche parole, se vuoi che l’universo cominci a rivolgersi a
te in modi nuovi e insoliti, l’energia e la mente che esprimi nella tua vita devono corrispondere
all’energia e alla mente che hanno caratterizzato la meditazione che hai compiuto nei panni del tuo
nuovo ideale. Quando ciò avviene, sarai connesso o intrecciato all’energia creata in una dimensione
che va oltre lo spazio e il tempo, e questo sarà il modo attraverso il quale attrarrai il nuovo evento
nella tua vita.
Quando entrambi gli aspetti del sé sono allineati, il “tu” che vive la “vita presente” corrisponde
all’essere che hai creato durante la meditazione. Ora sei il tuo futuro sé, che esisteva a livello
potenziale nel campo quantistico. Quando il nuovo sé, che hai creato nel corso della meditazione,
mostrerà esattamente la stessa firma elettromagnetica del futuro sé che sarai nella tua vita, ti unirai a
questo nuovo destino. Quando riuscirai a realizzare sul piano fisico il sogno di “essere un tutt’uno
con il tuo futuro sé nel momento presente”, sperimenterai il dono di una nuova realtà. Riceverai una
risposta da parte di un ordine superiore.

Attendi un riscontro
Il riscontro che si manifesta nella tua vita è il risultato di un impegno volto a far coincidere il modo
d’essere/energia del processo creativo con il modo d’essere/energia del processo dimostrativo.
Significa “essere” l’essere che hai inventato su uno specifico piano dimostrativo. Devi condurre la
tua esistenza lungo quella linea temporale nella realtà fisica attuale. Di conseguenza, se mantieni
questo modificato stato mentale e fisico per tutto il giorno, qualcosa di diverso dovrebbe accadere
nella tua vita.
Che tipo di riscontro dovresti cominciare a notare? Aspettati, per fare alcuni esempi, la sincronicità
degli eventi, le opportunità, le coincidenze, il fluire delle cose, i cambiamenti facili, una salute
migliore, le intuizioni, le rivelazioni, le esperienze mistiche e nuove relazioni. I cambiamenti che
riscontrerai ti spingeranno a continuare a fare quello che stai facendo.
Quando i tuoi sforzi interiori daranno come frutto un riscontro esterno, sarà per te naturale mettere in
relazione ciò che stai facendo dentro di te con quello che accade fuori. Questo è un momento
innovativo in sé e per sé. In sostanza, è la prova che stai vivendo sulla base della legge quantistica.
Ti stupisci del fatto che il riscontro di cui stai facendo esperienza è il risultato diretto del lavoro
interiore della tua mente e delle tue emozioni.
Quando metterai in relazione ciò che hai fatto su un piano implicito con la manifestazione esplicita,
presterai particolare attenzione e ripenserai a ciò che hai fatto in precedenza per produrre
quell’effetto, e lo rifarai. Riuscire a correlare il mondo interiore agli effetti sul mondo esterno ti
consentirà di “determinare un effetto” anziché vivere sulla base del processo di causa ed effetto. In
tal modo, creerai la realtà.
Ecco il test: sei in grado di essere nell’ambiente esterno la stessa persona che eri nel tuo spazio
interiore, mentre meditavi? Riesci a essere superiore al tuo attuale contesto, che è collegato alla tua
precedente personalità, ai vecchi ricordi e alle associazioni superate? Sei in grado di interrompere le
tue risposte automatiche al presentarsi delle medesime situazioni? Hai ricondizionato il corpo e
plasmato la mente in maniera tale che precorrano la realtà che si apre davanti a te?
Questo è il motivo per cui dobbiamo meditare. Per diventare qualcun altro nella nostra vita.

Attua il progetto del nuovo sé nell’equazione della vita


Ricordati che durante il giorno dovrai mantenere alto il tuo livello di energia, facendolo
corrispondere a quello del tuo nuovo sé. Eccoti qui a cercare di rimanere cosciente in momenti
diversi delle tue ore di veglia. Puoi prepararti a tracciare consapevolmente dei piccoli segni sulla
tela della tua vita.
Per esempio:
Voglio rendere grazie per alcuni aspetti della mia vita mentre mi faccio la doccia mattutina. Devo
restare in carreggiata mentre mi reco al lavoro e pertanto cercherò di essere contento durante
tutto il tragitto. Come mi comporterò nei panni del mio nuovo ideale quando vedrò il mio capo?
Devo ricordarmi di prendermi un po'di tempo a pranzo per ripensare a chi voglio essere. Quando
vedrò i miei figli stasera, sarò euforico e avrò molta energia, e riusciremo davvero a connetterci.
Voglio prendermi un minuto mentre mi preparo per andare a letto per ricordare a me stesso chi
sono.

Domande di fine giornata


Queste domande rappresentano un modo semplice per ripercorrere il processo di rivelazione del
nuovo sé a fine giornata:
Come mi sono comportato oggi?
In quale momento sono uscito dallo stato di grazia, e perché?
Nei confronti di chi ho reagito, e dove?
Quando ho “perso consapevolezza”?
In che modo posso migliorare il mio modo di agire la prossima volta che ciò accade?

Prima di andare a letto, potrebbe esserti utile riflettere per cercare di capire in quale momento della
giornata hai smarrito il tuo nuovo ideale. Una volta individuato il punto preciso della tua vita che ti
ha spinto a perdere consapevolezza, poniti queste semplici domande: “Se questa situazione
accadesse di nuovo, in che modo potrei agire diversamente?” e “Quale nozione o concetto del sapere
filosofico potrei applicare a questa circostanza nel caso si presentasse di nuovo?”.
Quando avrai individuato una risposta valida e sarai riuscito a metterla in pratica con un minimo di
riflessione, ripeterai mentalmente un nuovo elemento che completerà un’altra parte di te. Collocherai
la nuova rete neurale nel cervello affinché tu sia preparato all’evento futuro. Questo piccolo passo ti
aiuterà a migliorare e a perfezionare il modello del tuo sé rinnovato e potenziato. Dopodiché, potrai
aggiungere questo ulteriore progresso alla meditazione del mattino o a quella della sera.

SII TRASPARENTE: PASSA DALL’INTERNO ALL’ESTERNO


Essere trasparenti significa apparire come si è, e riflettere nell’ambiente esterno i pensieri e i
sentimenti coltivati interiormente. Una volta raggiunto questo stato, la vita e la mente diventano
sinonimi. Tale condizione stabilisce un rapporto definitivo tra te e le tue creazioni esteriori. Ciò
significa che la tua vita riflette la mente in tutti gli ambiti. Tu sei la tua vita, e la tua vita è un riflesso
di te. Se, come suggerito dalla fisica quantistica, l’ambiente è un’estensione della mente, è a questo
punto che la vita si riorganizza in modo da riflettere la nuova mente.
La trasparenza è uno stato di vera autoaffermazione, in cui rendi reale il tuo sogno di trasformazione
personale. Acquisisci saggezza dall’esperienza, e riesci a prevalere sull’ambiente circostante e sulla
tua precedente realtà.
Il segno rivelatore del fatto che stai diventando trasparente è che smetti di formulare pensieri
eccessivamente analitici e critici. Non è più necessario fare pensieri di questo tipo. Ti
allontanerebbero dal tuo stato attuale. Dal momento che gli effetti collaterali della trasparenza sono
la pura gioia, un incremento di energia e la libertà di espressione, qualsiasi pensiero connesso a una
spinta dell’ego attenuerebbe i nobili sentimenti dentro di te.

Verrà il momento...
Quando la tua vita inizierà a manifestare nuovi e meravigliosi eventi ci sarà un momento in cui,
rendendoti conto che è stata la tua mente a crearli, sarai colto da timore reverenziale e stupore e
mostrerai un atteggiamento di massima vigilanza. Nel vivere questo momento di estasi, osserverai da
un punto di vista privilegiato tutta la tua vita passata, e non vorrai cambiare nulla. Non rimpiangerai
nessuna azione, né starai male per ciò che ti è successo, dal momento che nell’attimo della
manifestazione tutto avrà un senso. Comprenderai che è stato il tuo passato a farti raggiungere il
meraviglioso stato in cui ti trovi.
Il risultato dei tuoi sforzi consiste nel fatto che la coscienza di una mente superiore inizia a essere la
tua mente cosciente; la sua natura sta diventando la tua natura. In modo naturale, stai diventando più
divino. Diventi ciò che realmente sei. Questo è il tuo naturale modo d’essere.
Allo stesso modo, mano a mano che colui che è invisibile e che dà la vita inizierà a muoversi dentro
di te, avrai la sensazione di essere te stesso molto più di quanto non ti sia mai capitato in passato. I
traumi che hanno prodotto cicatrici emotive hanno spostato la tua vera personalità dal suo centro. Sei
diventato più complicato, più estremista, più disunito, più incoerente e più prevedibile. Quando
disimpari le emozioni legate alla sopravvivenza che naturalmente abbassano la frequenza della mente
e del corpo, raggiungi un livello più elevato di espressione elettromagnetica, e vieni attivato da una
maggiore frequenza. Sblocchi le porte che ti consentono di far spazio a un’accresciuta capacità di
diventare te stesso, e acquisisci libertà.
Infine, lui diventa te e tu diventi lui. Siete un tutt’uno. E senti un’energia armoniosa chiamata amore.
È l’interiorità che manifesta uno stato incondizionato.
Dopo esserti connesso e aver bevuto dalla sorgente della coscienza, potresti fare esperienza di un
vero e proprio paradosso. È molto probabile che proverai un tale senso di completezza personale,
che farai fatica a desiderare altro. Questa dicotomia è stata un’autentica presa di coscienza per me.
I bisogni e i desideri nascono dall’assenza di qualcosa, di qualcuno, di un posto o di tempo. Nei
momenti in cui sono stato realmente connesso a questa consapevolezza, mi sono sentito talmente bene
che ho avuto difficoltà a pensare ad altro. Mi sentivo così compiuto che non esisteva pensiero in
grado di farmi uscire da quello stato; non vi era pensiero per il quale valesse la pena allontanarsi da
quel luogo.
Quindi, l’ironia è che una volta raggiunto questo spazio dal quale è possibile creare, non si ha più
bisogno di nulla, perché l’assenza e il vuoto che facevano desiderare quelle cose sono stati eliminati,
sostituiti da un senso di pienezza. Di conseguenza, l’unico desiderio sarà quello di mantenere questa
sensazione di equilibrio, amore e armonia.
Credo sia questo l’inizio del vero amore incondizionato. Provare un senso di amore e stupore per la
vita, senza aver bisogno di ciò che viene dall’esterno, si chiama libertà. Significa non essere più
legati agli elementi esterni. È un sentimento così armonioso che giudicarne un altro o reagire
emotivamente alla vita e cambiare a partire da questo stato compromette il sé. Quando ciò avviene,
la consapevolezza superiore alla quale siamo tutti connessi comincia a uscire da noi, e iniziamo a
diventare il mezzo attraverso il quale tale coscienza si esprime. Passiamo dall’essere umani
all’essere divini. Ci facciamo più simili al divino. Diventiamo più amorevoli, più attenti, più potenti,
più generosi, più consapevoli, più gentili e più sani. In altri termini, diventiamo la sua mente.
Comincia a verificarsi anche un’altra cosa sorprendente. Nel momento in cui inizi a provare dei
sentimenti esaltanti e di gioia, ti senti così bene che vuoi condividere la sensazione che stai provando
con qualcun altro. Come si fa a condividere tali grandiosi sentimenti? Donando. Pensi: provo dei
sentimenti così alti e meravigliosi che desidero che anche tu li provi. Eccoti pertanto un dono. Inizi a
dare, e gli altri cominciano a capire che stai facendo loro un dono che ti viene da dentro. Diventi
altruista. Immagina un mondo in cui le cose stanno così.
Tuttavia, se riesci a plasmare una nuova realtà a partire da questo ordine interno di compiutezza, devi
anche sapere che la stai consapevolmente creando da un modo d’essere che non è più separato da
tutto ciò che desideri. Sei un tutt’uno con ciò che hai creato. E se riesci a penetrare all’interno della
tua creazione in modo naturale, e a dimenticare tutto ciò che è legato al tuo vecchio sé, proverai un
tale senso di esuberanza che inizierai a capire che la creazione su cui ti stai concentrando è tua. Sarà
come colpire una pallina da tennis nel punto di dolce impatto o parcheggiare tra due macchine a
pochi centimetri dal marciapiede senza guardare negli specchietti retrovisori. L’unica cosa di cui sei
certo è che è giusto così. In qualche modo lo sai.
Di seguito descrivo la conclusione della mia meditazione quotidiana. Ti suggerisco di avvalerti di
questa pratica, di cui ti faccio dono:

Ora chiudi gli occhi. Sii consapevole del fatto che esiste un'intelligenza che si trova dentro di
te e intorno a te. Ricorda che tale intelligenza è reale. Pensa al fatto che questa coscienza ti
osserva ed è consapevole delle tue intenzioni. Rammenta che si tratta di un creatore che
esiste al di là dello spazio e del tempo.
Sei arrivato alla fase finale del viaggio che ti consentirà di andare oltre i desideri del corpo
e le sfumature della mente egoistica. Quindi, se questa consapevolezza è reale ed esiste
davvero, chiedi che ti venga mostrato un segno che ti consenta di capire se sei entrato in
contatto con la sua essenza oppure no. Di'al creatore: “ Se in qualche modo oggi ti ho
emulato nel tuo ruolo di creatore, invia una risposta nel mio mondo che rappresenti per me
un segno attraverso il quale possa capire che hai notato i miei sforzi. E fammi avere questa
risposta in un modo che non mi aspetto assolutamente, che mi risvegli da questo sogno, e non
mi lasci dubbi sul fatto che viene da te; ciò mi motiverà a comportarmi nuovamente in questo
modo domani. ”

Permettimi di ricordarti ciò che ho spiegato nel capitolo relativo alla dimensione quantistica. Se
ricevi il riscontro in un modo prevedibile o che potevi aspettarti, allora non c’è nulla di nuovo. Non
cedere alla tentazione di cogliere la novità e l’imprevedibilità in ciò che sai essere familiare nel
profondo della tua anima. Nella tua nuova vita, devi essere sbigottito e, in un certo senso, preso alla
sprovvista; non per quello che ti è successo, ma per come ti è successo.
Quando vieni colto di sorpresa, ti svegli dal sogno, e la novità di ciò che ti sta succedendo è talmente
eccitante da catturare completamente la tua attenzione. Ti stacchi dai sentimenti che generalmente
provi. Il riscontro non deve lasciare alcun dubbio, e ciò significa che deve essere così originale e
divertente da farti capire che ciò che stai facendo è realmente efficace. Devi comprendere che questo
insolito avvenimento può provenire solo da questa mente superiore, e che non può essere nient’altro.
L’ULTIMO ESPERIMENTO
Ora puoi dire di avere un rapporto con la coscienza superiore, dal momento che ricevi delle risposte
e che solo tu sai che quello sta accadendo dentro di te produce degli effetti sulla “assenza”. Una volta
che hai compreso ciò, dovresti essere motivato a comportarti nello stesso modo il giorno successivo.
In sostanza, ora puoi utilizzare l’emozione della nuova esperienza come se fosse una nuova energia
attraverso la quale puoi creare e conseguire un altro risultato. Come fossi uno scienziato o un
esploratore, fai degli esperimenti con la tua vita e misuri i risultati dei tuoi sforzi.
Lo scopo della nostra vita non è quello di essere buoni, di piacere a Dio, di essere belli, di essere
popolari o di avere successo. Il nostro obiettivo è quello di togliere le maschere e le facciate che
bloccano il flusso di questa intelligenza e che ci impediscono di essere il mezzo attraverso il quale
questa mente superiore si esprime. Inoltre, dobbiamo cercare di fare in modo che i nostri sforzi
creativi ci rafforzino, e dobbiamo porci delle domande che ci condurranno inevitabilmente verso un
destino più prospero. Dobbiamo aspettarci il miracolo, anziché prospettarci lo scenario peggiore, e
dobbiamo vivere come se questa forza ci favorisse. Analizzare ciò che è insolito, riflettere sui
risultati che abbiamo raggiunto utilizzando questo potere invisibile, e aprire le nostre menti a nuove e
ampie possibilità ci spinge a far evolvere il nostro essere e a far sì che questa mente si esprima
ancora di più attraverso di noi.
Per esempio, il fatto che tu guarisca completamente da una certa malattia dovrebbe naturalmente
portarti a porti delle domande più evolute del tipo: “Sono in grado di guarire un’altra persona
semplicemente toccandola? E se compio questa impresa, è possibile che io riesca anche a curare un
mio caro da lontano?”. Dopo aver imparato a rendere concrete questa possibilità modificando la
materia fisica di quella persona, potresti porti la seguente domanda: “Sono in grado di creare
qualcosa dal nulla?”.
Quanto possiamo andare avanti? Non c’è fine a questa avventura. L’unica cosa che ci limita sono le
domande che ci poniamo, la conoscenza che accettiamo e la nostra capacità di mantenere una mente e
un cuore aperti.

CONCLUSIONE

ABITARE IL SÉ

Una delle più grandi bugie riguardo a noi stessi e alla nostra vera natura a cui abbiamo imparato a
credere è che non siamo altro che degli esseri fisici definiti da una realtà materiale, privi di
dimensione ed energia vitale, separati da Dio; sono certo che a questo punto sai bene che Dio è
dentro di noi e intorno a noi. Evitare la verità riguardo alla nostra reale identità non solo ci rende
schiavi, ma ci spinge anche ad affermare che siamo esseri limitati che vivono una vita lineare priva
di un vero significato.
L’assunto secondo il quale non esiste nessun regno e non c’è vita oltre il mondo fisico, e che sostiene
che non possiamo esercitare alcun controllo sul nostro destino, è una “verità” alla quale né io né tu
dovremmo mai credere. Mi auguro che una parte delle conoscenze contenute in questo lavoro ti
abbiano reso capace di vedere chi sei realmente.
Sei un essere multidimensionale che crea la propria realtà. Il mio sforzo in questo libro è stato quello
di aiutarti ad accettare questa idea, facendola diventare una tua nuova legge e una tua nuova
convinzione. Cambiare l’abitudine di essere te stesso significa che dovrai abbandonare la tua mente e
crearne una nuova.
Ma quando mettiamo da parte del tutto la vecchia e familiare vita o mente e iniziamo a creare quella
nuova, c’è un momento tra i due mondi che è privo di tutto ciò che conosciamo, e la maggior parte di
noi si affretta ad allontanarsi da questo vuoto per tornare a ciò che è familiare. Quel luogo di
incertezza, l’ignoto, è ciò che gli anticonformisti, i mistici e i santi considerano terreno fertile.
Vivere nel regno dell’imprevedibile significa incarnare contemporaneamente tutte le possibilità.
Riesci a sentirti a tuo agio in questo spazio vuoto? Se ci riesci, raggiungi il fulcro di un grande potere
creativo, che chiamiamo “io sono”.
Cambiare dal punto di vista biologico, energetico, fisico, emotivo, chimico, neurologico e genetico, e
smettere di vivere sulla base dell’affermazione inconscia secondo la quale la competizione, il
conflitto, il successo, la fama, la bellezza fisica, la sessualità, il possesso e il potere sono la cosa più
importante della vita, significa spezzare le catene di questa terra. Temo che la cosiddetta “ricetta” per
ottenere il massimo successo nella vita ci abbia spinto a cercare fuori di noi le risposte e la vera
felicità, quando in realtà le vere risposte e la felicità autentica sono sempre stati dentro di noi.
Quindi, dov’è il nostro vero sé e come facciamo a trovarlo? Creiamo un personaggio che viene
plasmato attraverso associazioni che facciamo con l’ambiente esterno e che perpetra la menzogna?
Oppure ci identifichiamo con qualcosa che si trova dentro di noi, che è altrettanto reale di ciò che sta
fuori, e creiamo un’identità unica, dotata di una consapevolezza e di una mente che possiamo imitare?
Proprio così: stiamo parlando di quella infinita risorsa di informazioni e di intelligenza, personale e
universale, che è intrinseca a tutti gli esseri umani. Si tratta di una coscienza energetica che è
talmente ricca di coerenza che quando opera attraverso di noi, non possiamo fare altro che chiamarla
amore.
Quando la porta si apre, la sua frequenza veicola informazioni di vitale importanza che ci cambiano
dall’interno. Questa è un’esperienza per la quale con umiltà ho imparato a vivere.
La mia speranza è che tu comprenda che, se vorrai, potrai sempre accedere a questa coscienza. Al
contrario, se si vive la vita in modo materialista, allora ci si dovrà opporre al fatto che tale coscienza
esista. Perché? Be’, i realisti usano i sensi per definire la realtà: per loro, tutto ciò che non può
essere visto, gustato, annusato, toccato o sentito non esiste, giusto? Questa dualità è un ottimo sistema
per lasciare che le persone si smarriscano nell’illusione. Le induce a focalizzare l’attenzione su una
realtà esterna, che in ultima analisi sarà molto piacevole a livello sensoriale o estremamente caotica,
mentre compiere un viaggio dentro di sé sembrerà loro troppo difficile.
L’energia fluisce là dove poni l’attenzione. Se presterai attenzione solo al mondo esterno e materiale,
quello diventerà il tuo investimento nella realtà. Al contrario, se ordinerai alla tua consapevolezza di
rivelare un aspetto più profondo di te stesso, la tua energia amplierà quella realtà. Tu, in quanto
essere umano, sei libero di mettere la tua consapevolezza in qualsiasi cosa. Il dono consiste nel saper
sviluppare la capacità di gestire e di usare correttamente questa abbondanza di potere. Concentrando
i tuoi pensieri e la tua consapevolezza in un certo ambito, trasformerai quell’ambito nella tua realtà.
Se smetterai di credere che il pensiero è reale, ricadrai nel materialismo e abbandonerai il lavoro. Ti
limiterai a scegliere una dipendenza emotiva o un’abitudine che ti offriranno una gratificazione
immediata, e poi ti convincerai a non darti delle possibilità.
Qui sta il dilemma: la realtà futura che creiamo nella nostra mente non fornisce ancora alcun
riscontro sensoriale e, sulla base del modello quantistico, i nostri sensi sono gli ultimi a sperimentare
ciò che creiamo. Questa è la ragione per cui molti di noi si riavvicinano alla legge del materialismo e
tornano a essere inconsapevoli.
Voglio ricordare che tutte le cose materiali provengono dal campo invisibile dell’immateriale, oltre
lo spazio e il tempo. In parole povere, piantando i semi in questo mondo, col tempo si vedrà che quei
semi daranno dei frutti. Se riesci a fare esperienza di un sogno in maniera completa a livello mentale
ed emotivo nell’ambito del mondo interiore delle possibilità, allora quel sogno sarà già accaduto.
Pertanto, ti basterà arrenderti; il seme deve solo germogliare nella vita esteriore. È la legge.
Ma ecco la parte più difficile di tutto il processo: ricavare o prendere del tempo per consentire al
nostro prezioso sé di compiere davvero il cammino.
Tutto qui. Siamo creatori divini. Lo siamo quando ci sentiamo motivati e spinti ad acquisire nuove
conoscenze. Ma tu e io siamo anche creatori di abitudini. Sviluppiamo abitudini in qualsiasi ambito.
Disponiamo di tre cervelli che ci consentono di evolvere passando dal sapere all’esperienza, alla
saggezza. Per rendere ciò che impariamo connaturato attraverso la ripetizione dell’esperienza,
possiamo insegnare al corpo a diventare la mente; questa è la nostra definizione di abitudine.
Il problema è che abbiamo sviluppato abitudini che limitano la nostra vera grandezza. Le emozioni
legate alla sopravvivenza, che creano dipendenza, ci portano a vivere con delle limitazioni, a sentirci
separati dalla Fonte e a dimenticare che siamo dei creatori. Infatti gli stati mentali correlati allo
stress sono la ragione vera per cui ci troviamo a essere controllati dalle nostre emozioni, viviamo
sulla base di un denominatore inferiore di energia e siamo schiavi di un insieme di convinzioni
radicate nella paura. Questi stati psicologici cosiddetti “normali” vengono accettati dai più come
ordinari e comuni. Si tratta di veri e propri “stati alterati di coscienza”.
Per tale ragione, voglio sottolineare che l’ansia, la depressione, la frustrazione, la rabbia, il senso di
colpa, il dolore, la preoccupazione e la tristezza (le emozioni normalmente manifestate da miliardi di
persone) rappresentano il motivo per cui moltissimi individui vivono una vita priva di equilibrio, che
si discosta dal vero sé. Forse i presunti stati alterati di coscienza raggiunti attraverso la meditazione
durante i veri momenti mistici sono in realtà gli stati “naturali” di coscienza dell’uomo sulla base dei
quali dobbiamo regolarmente sforzarci di vivere. Considero tale tesi la mia verità.
È ora di svegliarsi e di essere l’esempio vivente della verità. Non è sufficiente accettare questa
visione; è il momento di vivere sulla base dei suoi principi, di dimostrarli e di diventare la “causa”
di tutto nei diversi ambiti della nostra vita. Quando tu e io “incarniamo” degli ideali come la verità, e
ne facciamo un’abitudine, tali ideali diventano per natura una parte di noi.
Dal momento che siamo programmati per creare abitudini, perché non facciamo in modo che la vera
grandezza, la compassione, il genio, l’ingegno, l’autoaffermazione, l’amore, la consapevolezza, la
generosità, la guarigione, la manifestazione quantistica e la divinità diventino le nostre abitudini?
Rimuovere gli strati emozionali personali che abbiamo deciso di memorizzare e di far coincidere con
la nostra identità; sbarazzarci delle limitazioni egoistiche alle quali abbiamo conferito il potere di
condizionarci; abbandonare le false convinzioni e percezioni sulla natura della realtà e del sé;
superare gli adattamenti neurali relativi ai tratti distruttivi che minacciano continuamente la nostra
evoluzione; rinunciare a tutti quegli atteggiamenti che ci hanno impedito di sapere chi siamo
veramente... sono tutti sistemi attraverso i quali possiamo trovare il nostro vero sé.
C’è un aspetto del sé che coincide con un essere benevolo che è nascosto dietro tanti veli. Questo
essere corrisponde a ciò che siamo, per esempio, quando non ci sentiamo minacciati, quando non
temiamo la sconfitta, quando non cerchiamo di accontentare tutti, quando non facciamo a gara per
arrivare al successo e non ci arrampichiamo per arrivare in cima a ogni costo; quando non
rimpiangiamo il passato e non ci sentiamo inferiori, privi di speranza, disperati o avidi. Quando
superiamo e rimuoviamo ciò che ostacola il nostro infinito potere e il nostro sé, compiamo un gesto
nobile, non solo per noi ma per tutta l’umanità.
Pertanto, la più grossa abitudine che potrai mai cambiare è l’abitudine di essere te stesso, e la più
grossa abitudine che potrai mai creare è l’abitudine di esprimere il divino attraverso di te. Il che
significa vivere la propria vera natura e la propria vera identità. Si tratta di abitare il sé.
APPENDICE A

INDUZIONE DELLE PARTI DEL CORPO


(PRIMA SETTIMANA)

Ora, riesci ad avere consapevolezza della superficie che le tue labbra occupano nello spazio,
e sei in grado di percepire il volume dello spazio che le labbra occupano... nello spazio...35
Ora, sei in grado di percepire l'area che la tua mascella occupa nello spazio... riesci a
renderti conto del volume dello spazio occupato da tutta la mascella... nello spazio...
Ora, riesci a percepire la superficie che le tue guance occupano nello spazio... e la densità
dello spazio che le guance occupano... nello spazio...
Ora, presta attenzione allo spazio che il naso occupa nello spazio. Riesci a percepire il
volume dello spazio interamente occupato dal naso... nello spazio...
Ora, sei in grado di percepire la superficie che i tuoi occhi occupano nello spazio, e riesci ad
avvertire il volume dello spazio in cui gli occhi sono immersi... nello spazio...
Ora, riesci a prestare attenzione all'area che la tua fronte, comprese le tempie, occupa nello
spazio... Riesci a percepire il volume dello spazio in cui si trova tutta la fronte... nello
spazio...
Ora, riesci a renderti conto della superficie occupata dal tuo viso nello spazio. Sei in grado
di percepire la densità dello spazio occupato dall'intero viso... nello spazio...
Ora, riesci a stabilire qual è la superficie che le tue orecchie occupano nello spazio. Sei in
grado di percepire il volume dello spazio in cui le orecchie si trovano... nello spazio...
Ora, sei in grado di avvertire l'area occupata da tutta la tua testa nello spazio. Riesci a
percepire il volume dello spazio in cui la testa è immersa... nello spazio...
Ora, riesci a stabilire qual è il volume dello spazio che la colonna cervicale occupa nello
spazio. Sei in grado di percepire la densità dello spazio in cui tutto il tuo collo è immerso...
nello spazio...
Ora, riesci ad avvertire l'area che il tronco superiore occupa nello spazio; la densità dello
spazio occupato dal petto, dalle costole, dal cuore e dai polmoni, dall'area che corre lungo
tutta la schiena e le scapole, fino alle spalle... Riesci a sentire il volume dello spazio
occupato da tutta la parte superiore del busto... nello spazio...
Ora, riesci a essere consapevole dell'area che i tuoi arti superiori occupano nello spazio, e il
peso dello spazio in cui sono immersi gli arti superiori... nello spazio... le spalle, le braccia, i
gomiti e gli avambracci; la densità dei polsi e delle mani. Riesci a stabilire qual è il peso
dello spazio in cui sono completamente immersi gli arti... nello spazio...
Ora, sei in grado di percepire il volume dello spazio occupato dal tronco inferiore nello
spazio... l'addome, i fianchi, le costole, tutto il torso fino ad arrivare alla spina dorsale e alla
schiena... Riesci a sentire il volume dello spazio in cui è immerso l'intero tronco inferiore...
nello spazio...
Ora, riesci a cogliere la densità dell'area che gli arti inferiori occupano nello spazio...
compresi i glutei, l'inguine, le cosce; la densità dello spazio delle ginocchia; il peso degli
stinchi e dei polpacci. Riesci a percepire il volume dello spazio che gli arti inferiori, dalle
caviglie alle punte dei piedi, occupano... nello spazio...
Ora, sei in grado di stabilire qual è lo spazio occupato da tutto il tuo corpo nello spazio...
Riesci a cogliere la densità dello spazio in cui è immerso il corpo... nello spazio...
Ora, riesci ad avvertire lo spazio che circonda il corpo nello spazio, e riesci a cogliere il
volume dello spazio che la superficie che circonda il corpo occupa nello spazio, e riesci a
percepire lo spazio occupato da tale superficie... nello spazio...
Ora, riesci a percepire la superficie occupata da questa stanza. E sei in grado di avvertire il
volume dello spazio che questa stanza occupa, in tutto lo spazio...
Ora, riesci a cogliere l'area che tutto lo spazio occupa nello spazio, e il volume dello spazio
occupato dallo spazio... nello spazio...
APPENDICE B

INDUZIONE DELL’INNALZAMENTO DEL LIVELLO


DELL’ACQUA
(PRIMA SETTIMANA)

Il tuo compito in questa induzione è quello di abbandonarti completamente all’interno del tuo corpo,
di lasciare che l’acqua calda rilassi i tessuti, e concederti di provare la sensazione di essere
consumato da questo liquido. Ti consiglio di sederti su una sedia, con la schiena dritta, tenendo i
piedi appoggiati a terra e le mani adagiate sulle ginocchia.

Immagina che l'acqua calda inizi a riempire la stanza... innanzitutto, mentre ti copre i piedi e
le caviglie, avverti il calore che si diffonde nei piedi immersi nell'acqua...
Ora, consenti all'acqua di crescere di livello, fino a oltrepassare i polpacci e gli stinchi, e
fa'in modo che si fermi giusto sotto le ginocchia; e, sott'acqua, senti il peso delle gambe dai
piedi ai polpacci...
Rilassati mano a mano che l'acqua raggiunge le ginocchia e sale andando oltre le cosce...
Mentre l'acqua circonda le cosce, presta attenzione al fatto che le mani sono immerse in
questo liquido caldo... senti il calore consumare i polsi e gli avambracci...
Ora, prendi consapevolezza dell'azione distensiva dell'acqua nel momento in cui circonda i
glutei, l'inguine e l'interno cosce...
Mano a mano che l'acqua sale fino a raggiungere la vita, ti accorgi che sommerge gli
avambracci e i gomiti...
L'acqua calda continua a salire fino ad arrivare al plesso solare; mano a mano che ciò
avviene, presta attenzione al suo movimento fino a quando non si ferma all'altezza della metà
delle braccia...
Ora, percepisci il peso del tuo corpo, immerso fino alla gabbia toracica nel liquido caldo, e
senti che l'acqua consuma le braccia...
A questo punto, consenti all'acqua di circondare il petto e di infilarsi tra le scapole...
Mano a mano che l'acqua sale fino a raggiungere il collo, consentile di coprire le spalle... e
dal collo in giù, percepisci il peso e la densità del tuo corpo, immerso in questo liquido
caldo...
Ora, mentre il livello dell'acqua continua a crescere fino a superare il collo, presta
attenzione al fatto che la colonna cervicale, fino ad arrivare al mento, è immersa
nell'acqua...
Adesso, lascia che l'acqua dal potere lenitivo salga ulteriormente, vada oltre le labbra e
circondi la parte posteriore della testa... mano a mano che oltrepassa il labbro superiore e il
naso, rilassati e lascia che ti consumi, in modo tale che il calore del liquido si faccia sentire
ora proprio sotto i tuoi occhi...
Lascia che l'acqua oltrepassi gli occhi, e senti che tutto, dagli occhi in giù, è immerso in
questo liquido caldo. Ti accorgi che il liquido sale e circonda la fronte, andando oltre la
sommità della testa; mano a mano che la circonferenza diventa sempre più piccola, consenti
all'acqua di superare la testa...
Adesso, abbandonati all'interno di questa calda acqua rilassante e concediti di percepire
l'assenza di gravità del tuo corpo, avvolto dall'acqua. Consenti all'organismo di avvertire la
sua stessa densità, mentre è immerso in questo liquido...
Percepisci il ​ volume dell'acqua che circonda il corpo e lo spazio occupato dall'organismo,
sott'acqua. Lascia che la tua consapevolezza comprenda tutta la stanza, che è sommersa
dall'acqua. Avverti lo spazio che la stanza, consumata dall'acqua calda, riempie... per
qualche istante, concentra l'attenzione sul tuo corpo che galleggia in questo spazio...
APPENDICE C

MEDITAZIONE GUIDATA: TIRIAMO LE SOMME


(DA DUE A QUATTRO SETTIMANE)

Se vuoi, puoi dare inizio a questa meditazione partendo dall’Induzione delle parti del corpo
dell’Appendice A, dall’Induzione dell’innalzamento del livello dell’acqua dell’Appendice B o da
qualsiasi altro metodo di cui ti sei servito in passato o che hai elaborato per conto tuo.

Chiudi gli occhi, respira lentamente e profondamente per rilassare la mente e il corpo.
Inspira con il naso ed espira con la bocca. Fa'in modo che i tuoi respiri siano lunghi, lenti e
regolari. Inspira ed espira ritmicamente fino a quando non ti ritrovi nel presente. Adesso che
hai raggiunto il momento presente, stai per entrare in un mondo di possibilità...
Ora, c'è un'intelligenza potente dentro di te che ti dà la vita e che ti ama molto. Se la tua
volontà corrisponde alla sua volontà, se la tua mente si accorda alla sua mente, se il tuo
amore per la vita sarà pari al suo amore per te, tale intelligenza risponderà sempre. Entrerà
in te e si muoverà tutto intorno a te, e il risultato dei tuoi sforzi saranno delle prove che
potrai osservare nella tua vita. Andare oltre l'ambiente in cui vivi, superare le condizioni
della tua vita, prendere il sopravvento sulle sensazioni che il tuo corpo ha memorizzato,
pensare più in grande rispetto al corpo, prevalere sul tempo, significa tirare la veste del
divino. Il tuo destino, allora, diventerà il riflesso di una co-creazione con una mente
superiore. Ama te stesso abbastanza da riuscire a fare ciò...

SECONDA SETTIMANA
Riconoscere. Ora, non puoi creare un nuovo futuro se conservi le emozioni del passato. Qual
è l'emozione che vuoi cancellare? Ripensa alla sensazione che quell'emozione provoca nel
tuo corpo... E riconosci lo stato mentale familiare prodotto da quell'emozione...

Ammettere. È tempo che tu ti rivolga al potere dentro di te, che faccia la sua conoscenza, e
che gli dica cosa desideri cambiare di te. Inizia ad ammettere chi sei e cosa nascondi di
fronte a tale potere. Parlagli, nella tua mente. Ricorda che è reale. Ti conosce già. E non ti
giudica. Ti ama e basta...
Rivolgiti a tale potere dicendogli: “ Coscienza universale che sei dentro di me e intorno a
me, io sono ________, e voglio realmente uscire da questo limitato modo d'essere... ” .
Dichiarare. È tempo di liberare il corpo dalla mente per colmare il divario che esiste tra
come appari e chi sei, e per liberare la tua energia. Libera il tuo corpo dai legami affettivi
familiari, che ti tengono legato a tutte le cose, tutti i posti e tutte le persone della tua realtà
passata e presente. È il momento di sprigionare la tua energia. Voglio che tu dica ad alta
voce qual è l'emozione che desideri cambiare, e che affranchi sia il corpo che l'ambiente da
tale emozione. Dillo adesso...

Arrendersi. Adesso è il momento di consegnare questo modo d'essere a una mente superiore e
di chiederle di risolvere questo problema in un modo adatto a te. Riesci a cedere il controllo
a un'autorità superiore che ha già le risposte? Arrenditi a questa mente infinita e cerca di
capire che tale intelligenza è assolutamente reale. Si limita ad attendere in adorazione e con
disponibilità. Risponde solo quando chiedi aiuto. Cedi i tuoi limiti a una intelligenza
onnisciente. Ti basterà aprire la porta, arrenderti e lasciarti andare completamente. Lascia
che questa intelligenza allontani da te ciò che ti limita. “ Mente infinita, io ti offro la mia
________. Allontanala da me e dissolvi questa emozione trasformandola in un maggior senso
di saggezza. Liberami dalle catene del mio passato. ” Ora, prova le medesime emozioni che
sentiresti se sapessi che questa mente stesse rimuovendo da te l'emozione memorizzata...

TERZA SETTIMANA
Osserva e ricorda. Ora accertati che nessun pensiero, nessun comportamento, nessuna
abitudine che potrebbe farti tornare indietro al vecchio sé passi inosservata ai tuoi occhi. Per
essere sicuro, prendi coscienza degli stati mentali e fisici inconsci: come eri solito pensare
quando ti sentivi in quel modo? Che cosa dicevi a te stesso? C'era una voce alla quale
credevi e che ora non vuoi più considerare la tua realtà? Osserva quei pensieri...
Inizia a staccarti dal programma. Come ti comportavi una volta? Come parlavi? Acquisisci
una consapevolezza di questi stati inconsci tale che non potranno più passare inosservati ai
tuoi occhi...
Il fatto che inizi a oggettivare la mente soggettiva e che cominci a osservare il programma
significa che non sei più il programma. Il tuo obiettivo è la consapevolezza. Ripensa a chi
non vuoi più essere, ricorda che non vuoi più pensare e comportarti in un certo modo, e che
non vuoi più provare determinate sensazioni. Acquisisci familiarità con tutti gli aspetti della
vecchia personalità, e limitati a osservare. Con ferma intenzione, decidi di non essere più
quella persona, e lascia che l'energia della tua decisione diventi un'esperienza
indimenticabile...

Reindirizzare. Ora è il momento di giocare al “ Gioco del cambiamento ” . Desidero che


immagini tre scenari della tua vita in cui potresti nuovamente iniziare a sentirti come il
vecchio sé; quando ciò accade, vorrei che tu dicessi ad alta voce “ Cambia! ” . Innanzitutto,
immagina che sia mattina, che stai facendo la doccia e che, tutt'a un tratto, mentre ti prepari
per la giornata, ti accorgi che quella sensazione familiare inizia a manifestarsi. Nel momento
stesso in cui te ne rendi conto, afferma “ Cambia! ” , e vedrai che la sensazione cambierà
veramente. Devi farlo perché vivere sulla base di quell'emozione significa compiere un gesto
non amorevole nei tuoi confronti. Ed è inutile inviare il medesimo messaggio agli stessi geni.
Dal momento che non vengono più attivate insieme, le cellule nervose non si collegano più
tra loro. Sei tu a controllare tutto ciò...
Dopodiché, desidero che visualizzi te stesso nel bel mezzo della giornata. Stai guidando
lungo la strada e, all'improvviso, quella sensazione familiare che ti induce a produrre i soliti
pensieri inizia a manifestarsi; cosa fai? Affermi: “ Cambia! ” . E ti accorgi che è proprio
vero, che cambi. Questo perché è molto più importante ricevere come ricompensa la salute e
la felicità che tornare indietro al vecchio sé. Tra l'altro, vivere sulla base di quell'emozione
non ha mai rappresentato un gesto d'amore nei tuoi confronti. Inoltre, sai che ogni volta che
cambi il tuo stato, le cellule nervose non si collegano più tra loro, dal momento che non si
attivano più insieme; pertanto, non attiverai più gli stessi geni nello stesso modo...
Voglio giocare al “ Gioco del cambiamento ” ancora una volta. Desidero che ti veda mentre
ti prepari per andare a letto; tiri indietro le coperte e mentre inizi a infilarti nel letto, ti
accorgi che quella sensazione familiare torna a manifestarsi, invogliandoti a comportarti
secondo la tua vecchia personalità. Cosa fai? Affermi: “ Cambia! ” . E le cose vanno proprio
così. Questo avviene perché le cellule nervose, non attivandosi più insieme, non si collegano
più tra loro. Inviare quel tipo di segnale al gene significa compiere un gesto non amorevole
nei tuoi confronti, e non c'è niente e nessuno per cui valga la pena farlo. Sei tu a controllare
tutto ciò...

QUARTA SETTIMANA
Creazione. Ora, qual è la massima espressione di te che riesci a incarnare? Quali pensieri
formulerebbe e quali azioni compirebbe un grande personaggio? Come vivrebbe tale
individuo? Come amerebbe? Che sensazione dà questa grandezza?...
Desidero che entri in un modo d'essere. È tempo che cambi la tua energia e trasmetti una
firma elettromagnetica tutta nuova. Cambiando la tua energia, cambi la tua vita. Lascia che
il pensiero diventi l'esperienza, e lascia che l'esperienza produca un'emozione elevata, in
maniera tale che il corpo cominci a credere emotivamente che il tuo futuro sé sta già vivendo
adesso...
Concediti di trovare nuovi modi per attivare nuovi geni; invia dei segnali emotivi al corpo
prima che l'evento reale accada; offri a te stesso la possibilità di innamorarti del tuo nuovo
ideale; apri il tuo cuore e inizia a ricondizionare il corpo adattandolo a una nuova mente...
Lascia che l'esperienza interiore diventi uno stato d'animo, poi un temperamento, e, infine,
una nuova personalità...
Entra in un nuovo modo d'essere... Come ti sentiresti se fossi questa persona? Quando ti
alzerai dalla sedia non potrai più essere la stessa persona che eri quando ti sei seduto.
Dovrai provare così tanta gratitudine che il tuo corpo inizierà a cambiare prima ancora che
l'evento si manifesti, e dovrai accettare il fatto che sei già il tuo nuovo ideale...
Diventalo...
Autoaffermarsi (essere libero, illimitato, creativo, geniale, divino) equivale a essere chi sei...
Quando ti sentirai così, memorizza questa sensazione; ricorda quello che provi. Questo è
quel che sei veramente...
Ora lasciati andare ed esprimi tale sensazione per un momento; lasciati semplicemente
andare...

Ripetere. A questo punto, ripetiamo il processo, ricalcando il comportamento di quei pianisti


che hanno cambiato il loro cervello e di quei soggetti che hanno modificato il loro corpo
attraverso gli esercizi delle dita. Sei in grado di creare il tuo nuovo sé dal nulla ancora una
volta?...
Attiviamo e colleghiamo una nuova mente e ricondizionia mo il corpo affinché sia pronto a
provare una nuova emozione. Acquisisci familiarità con un nuovo stato fisico e mentale. Qual
è la massima espressione del tuo sé? Offri a te stesso la possibilità di cominciare a pensare
come questo nuovo ideale...
Cosa diresti a te stesso, come cammineresti, come respireresti, come ti muoveresti, come
vivresti, cosa proveresti? Concediti di sentirti come questo nuovo sé dal punto di vista
emotivo, tanto da cominciare a entrare in un nuovo modo d'essere...
È tempo che cambi nuovamente la tua energia e che pensi a cosa vuol dire essere quella
persona. Espandi il tuo cuore...
Chi vorresti essere quando aprirai gli occhi? Stai inviando dei segnali ai nuovi geni secondo
nuove modalità. Sentiti nuovamente rafforzato. Entra in un nuovo modo d'essere; un nuovo
modo d'essere è una nuova personalità; una nuova personalità crea una nuova realtà
personale...
È qui che crei un nuovo destino. È giunto il momento, a partire da questo elevato stato
mentale e fisico, di dominare la materia, assumendo il ruolo di osservatore quantistico della
nuova realtà. Sentiti invincibile, potente, ispirato e felice...
Ora che sei entrato in questo nuovo modo d'essere, crea un'immagine di un evento di cui
desideri fare esperienza, e lascia che l'immagine diventi per te un modello futuro. Osserva
quella realtà e consenti alle particelle, sotto forma di onde di probabilità, di condensarsi in
un evento che può essere considerato un'esperienza della tua vita. Osserva questo
avvenimento, dominalo, trattienilo, e poi passa all'immagine successiva...
Lascia che la tua energia ora si aggrovigli a quel destino. Questo evento futuro ti troverà, dal
momento che sei stato tu a crearlo con la tua energia. Lasciati andare e crea il futuro che
desideri con certezza, fiducia e con perspicacia...
Non analizzare; non cercare di capire come accadrà. Non è compito tuo controllare il
risultato. Tu devi preoccuparti solo di creare, lasciando i dettagli a una mente superiore.
Mentre guardi il tuo futuro da osservatore, limitati a benedire la tua vita con la tua energia...
Partendo da una condizione di riconoscenza e da un nuovo stato mentale e fisico, sii un
tutt'uno con il tuo destino. Rendi grazie per la tua nuova vita...
Prova le stesse sensazioni che proverai quando queste cose si manifesteranno nella tua
esistenza, dal momento che vivere in uno stato di gratitudine significa vivere in una
condizione di tutela. Sentiti come se le tue preghiere fossero già state esaudite...
Infine, è il momento di rivolgersi a quel potere che si trova dentro di te e di chiedergli di
inviarti un segno nella tua vita: se oggi hai imitato questa mente superiore nel suo ruolo di
creatore, osservando tutta la vita nella sua forma esteriore, e sei entrato in contatto con
questa mente, che si è accorta di tutti i tuoi sforzi e delle tue intenzioni, allora tale
intelligenza dovrebbe produrre delle prove nella tua vita. Sappi che è reale, che esiste, e che
adesso hai creato una comunicazione a doppio senso con lei. Chiedi che questo segno
proveniente dal campo quantistico si manifesti in un modo che non ti aspetteresti mai, che ti
sorprenda e che non ti lasci dubbi sul fatto che la nuova esperienza arriva dalla mente
universale; ciò ti motiverà a ripeterla. Desidero che tu chieda un segno adesso...
Ora sposta nuovamente la consapevolezza in un altro corpo, in un ambiente diverso e in una
linea temporale completamente nuova. Quando sei pronto, porta ancora una volta la
consapevolezza in Beta. Poi, apri gli occhi.
RINGRAZIAMENTI

Ciò che trasforma i nostri sogni in realtà (a parte gli argomenti che ho discusso nel libro) sono le
persone di cui ci circondiamo e che condividono la nostra visione, perseguono uno scopo simile, ci
sostengono nei modi più semplici, si dimostrano affidabili e sono sinceramente altruiste. Sono stato
fortunato ad avere accanto a me persone meravigliose e competenti nel corso di questo processo
creativo. Vorrei presentartele e offrire loro il mio omaggio.
In primo luogo, voglio ringraziare lo staff di Hay House che mi ha sostenuto in tantissimi modi.
“Mille grazie a Reid Tracy, Stacey Smith, Shannon Littrell, e Christy Salinas. Apprezzo tantissimo la
fiducia che avete riposto in me.”
In secondo luogo, voglio esprimere la mia sincera gratitudine ad Alex Freemon, il mio project editor
presso Hay House, per il suo feedback schietto, l’incoraggiamento e la professionalità. “Grazie per
essere stato così cortese e attento.” A Gary Brozek e Ellen Fontana, per aver contribuito al mio
lavoro in modo personalissimo.
Voglio ringraziare anche Sara J. Steinberg, la mia editor personale, per aver intrapreso anche questo
viaggio insieme a me. Siamo cresciuti insieme una volta ancora. “Sia benedetta la tua anima per
essere così attenta, gentile e impegnata. Sei un dono per me.”
Voglio ringraziare John Dispenza per la creazione dell’immagine di copertina dell’edizione
americana. “La fai sempre sembrare una cosa facile.”
Alla talentuosa Laura Schuman, per le belle grafiche e le immagini all’interno del libro. Grazie a Bob
Stewart per aver contribuito alla creazione dell’immagine di copertina con tanta pazienza, abilità e
altruismo.
Grazie a Paula Meyer, la mia meravigliosa assistente personale, che ha la capacità di domare un
migliaio di elefanti pur restando sempre completamente presente. “Apprezzo tantissimo la tua
attenzione ai dettagli.” Inoltre, un grazie di cuore va al resto del team di Encephalon. “A Chris
Richard per il tuo dolce supporto; a Beth e Steve Wolfson, apprezzo il modo in cui vi siete allineati
al mio lavoro; a Cristina Azpilicueta, per la tua meticolosa e raffinata capacità di gestire la
produzione; e a Scott Ercoliani, per tenere sempre uno standard di eccellenza.”
Voglio ringraziare anche lo staff della mia clinica. Sono onoratissimo di lavorare con Dana Reichel,
la mia office manager, che ha il cuore grande come la luna e che è cresciuta con me in tanti modi
diversi. E tra gli altri del team, un grandissimo grazie va al Dr. Marvin Kuni Kunikiyo, Elaina
Clauson, Danielle Hall, Jenny Perez, Amy Schefer, Bruce Armstrong e Ermma Lehman.
Traggo anche grande ispirazione dalle persone sparse nel mondo che condividono queste idee e le
applicano nella loro vita. “Grazie per mettere costantemente in discussione il vostro modo di pensare
aprendovi alle possibilità.”
Inoltre, voglio esprimere un caldo e sincero grazie al dr. Daniel Amen per il suo grande contributo
nella Premessa del libro.
Voglio ringraziare anche mia madre, Fran Dispenza, che mi ha insegnato a essere forte, lucido,
amorevole e pieno di determinazione. “Grazie mamma.”
E ai miei figli, non so esprimere quanto mi abbiano insegnato l’amore incondizionato permettendomi
di avere il tempo e lo spazio di scrivere un altro libro e di tenere parallelamente conferenze in giro
per il mondo. “Mi avete dato un supporto costante con grande altruismo. Grazie per avermi mostrato
questa virtù.”
Infine, questo libro è dedicato al mio amore, Roberta Brittingham. “Resti sempre la persona più
straordinaria che abbia mai conosciuto. Grazie per risplendere di luce. Sei una donna meravigliosa e
racchiudi in te grazia, nobiltà e amore.”
L AUTORE

Joe Dispenza ha studiato biochimica alla Rutgers University. Ha conseguito anche una laurea
triennale in scienze con indirizzo neuroscientifico e il diploma di chiropratico presso la Life
University di Atlanta, Georgia, laureandosi con lode.
La sua formazione post universitaria è avvenuta prevalentemente nell’ambito della neurologia,
neuroscienza, funzionalità e chimica cerebrale, biologia cellulare, formazione della memoria,
invecchiamento e longevità. È membro onorario del National Board of Chiropractic Examiners, ha
ricevuto una onorificenza per l’eccellenza in ambito clinico nel rapporto medico-paziente da parte
della Life University, ed è membro del Pi Tau Delta, società onoraria internazionale di chiropratica.
Nel corso degli ultimi dodici anni, il dottor Dispenza ha tenuto conferenze in più di ventiquattro
nazioni nei sei continenti, formando migliaia di persone sul ruolo e sulla funzionalità del cervello
umano e su come riprogrammare il proprio modo di pensare attraverso principi scientifici
neurofisiologicamente testati. Sono molte le persone che, grazie ai suoi insegnamenti, sono riuscite a
realizzare obiettivi specifici eliminando abitudini autodistruttive. Il suo approccio semplice ma
profondo getta un ponte tra il potenziale umano e le più recenti teorie scientifiche della neuroplastica.
Il dottor Dispenza spiega come cambiando il proprio modo di pensare, e le proprie convinzioni, si
possa letteralmente riprogrammare il cervello. Il suo lavoro si fonda sulla convinzione assoluta che
dentro a ognuno di noi esista un potenziale latente di grandezza e capacità illimitate.
NOTE

1) . Bohr, Niels, On the constitution of atoms and molecules, in Philosophical Magazine, 26: 1–24, 1913. Per amor di precisione, il
volume di un atomo (approssimativamente 1 Angstrom, o 10-10 metri di diametro) è all’incirca 15 gradi di magnitudine più grande del
volume del nucleo (approssimativamente 1 femtometro, o 10−15 metri di diametro), il che significa che l’atomo è composto
all’incirca per il 99,9999999999999 per cento di spazio vuoto. Sebbene la nube di elettroni attorno al nucleo componga la maggior
parte dell’area dell’atomo, questa nube è fatta per lo più di spazio vuoto e, per prima cosa, gli elettroni al suo interno sono minuscoli.
Il nucleo, con la sua alta densità, contiene la maggior parte della massa dell’atomo. Le dimensioni relative di un elettrone in confronto
a quelle del nucleo sarebbero come il volume di un pisello paragonate a quelle di un SUV, e il perimetro della nube di elettroni relativa
al SUV avrebbero le dimensioni dello stato di Washington. Ritorna al testo

2) . Per esempio, si veda Amit Goswami, Ph.D., The Self-Aware Universe, Jeremy P. Tarcher, New York, NY, 1993. Per la
“interpretazione di Copenhagen”della teoria quantistica fornita da Niels Bohr, Werner Heisenberg, Wolfgang Pauli, e altri affermano,
tra le altre cose, che “la realtà è identica nella totalità dei fenomeni osservati (il che significa che la realtà non esiste in assenza di
osservazione)”. Si veda Will Keepin, David Bohm, disponibile sul sito:
http://www.vision.net.au/~apaterson/science/david_bohm.htm. Ritorna al testo

3) . Leibovici Leonard, M.D., Effects of remote, retroactive intercessory prayer on outcomes in patients with bloodstream
infection: randomised controlled trial, in BMJ (British Medical Journal), vol. 323: 1450–1451, 22 dicembre 2001. Ritorna al testo

4) .  McCraty, Rollin, Mike Atkinson, Dana Tomasino, Modulation of DNA conformation by heart-focused intention, pubblicazione n
° 03-008, HeartMath Research Center, Institute of HeartMath, Boulder Creek, CA, 2003. Ritorna al testo

5) . Christ Returns, Speaks His Truth, AuthorHouse, Bloomington, IN, 2007. Ritorna al testo

6) . Hebb, D. O., L’ organizzazione del comportamento, Franco Angeli, Milano, 1975. Ritorna al testo

7) . Pascual-Leone, A., Modulation of muscle responses evoked by transcranial magnetic stimulation during the acquisition of
new fine motor skills, Journal of Neurophysiology, vol. 74 (3), 1037–1045, 1995. Ritorna al testo

8) . Szegedy-Maszek, M., Mysteries of the Mind: Your is mak-ing your everyday decisions, News & World Report, U.S., 28
February 2005. Vedi anche: John G. Kappas, Professional Hypnotism Manual, Panorama Publishing Company, Knoxville, TN,
1999. Vedi anche: John G. Kappas, Professional Hypnotism Manual, Knoxville, Tn: Panorama Publishing Company, 1999. Entrai
in contatto per la prima volta con questo concetto nel 1981, quando studiai ipnosi con John Kappas presso l’Hypnosis Motivation
Institute. A quei tempi Kappas affermava che il subconscio rappresentasse il 90 per cento della mente. Di recente, gli scienziati sono
arrivati a stimare che ne rappresenta circa il 95 per cento. In un modo o nell’altro si tratta sempre di una percentuale elevata. Ritorna
al testo

9) . Sapolsky, R. M., Perché le zebre non si ammalano d’ulcera, McGraw-Hill, 1999. Sapolsky è uno dei maggiori esperti di stress e
degli effetti che esercita sul cervello e sul corpo. Ritorna al testo

10) . Church, Dawson, Ph.D., The Genie in Your Genes: Epigenetic Medicine and the New Biology of Intention, Elite Books, Santa
Rosa, CA, 2007. Ritorna al testo

11) . Lipton, Bruce, La biologia delle credenze, Macro, Cesena, 2007. Ritorna al testo

12) . Rabinoff, M., Ending the Tobacco Holocaust, Elite Books, Santa Rosa, CA, 2007. Ritorna al testo

13) . Ndt: Con espressione genetica si intende il processo attraverso cui l’informazione contenuta in un gene (costituita di DNA)
viene convertita in una macromolecola funzionale (tipicamente una proteina). Ritorna al testo

14) . Church, Dawson, Ph. D., Medicina epigenetica: felicità e salute attraverso la trasformazione consapevole del DNA, Edizioni
Mediterranee, Roma, 2008. Ritorna al testo
15) . Murakami, K., Il codice divino della vita, Edizioni Mediterranee, Roma, 2010. Ritorna al testo

16) . Yue, G., K. J. Cole, Strength increases from the motor program: comparison of training with maximal voluntary and
imagined muscle contractions, Journal of Neurophysiology, vol. 67(5): 1114-1123, 1992. Ritorna al testo

17) . Cohen, Philip, Mental gymnastics increase bicep strength, New Scientist, 21 Novembre 2001. Ritorna al testo

18) . Dispenza, J., Evolvi il tuo cervello. Ritorna al testo

19) . Goleman, D., Intelligenza emotiva. Rizzoli, Milano, 2002. Si veda anche: Goleman D. e il Dalai Lama, Emozioni distruttive:
liberarsi dai tre veleni della mente: rabbia, desiderio e illusione, Mondolibri, Milano, 2004. Ritorna al testo

20) . Bentov, Itzhak, Stalking the Wild Pendulum: On the Mechanics of Consciousness, Destiny Books, Rochester, VT, 1988. Il
modello quantistico della realtà sostiene che “ogni cosa” o “nessuna cosa” sono onde di informazione che vibrano con frequenze
diverse. Ha senso quindi che quanto più lenta è la vibrazione, tanto più densa è la materia e viceversa. Le emozioni legate allo stress
abbassano le nostre vibrazioni per essere più materia e meno energia. Ritorna al testo

21) . Wallace, B. A., La rivoluzione dell’attenzione: liberare il potere della mente concentrata, Ubaldini, Roma, 2008. Ritorna al testo

22) . Robertson, I., Il cervello plastico, Corriere della Sera, Milano, 2011. Vedi anche: Newberg A., D’Aquili E., Rause V., Dio nel
cervello: la prova biologica della fede, Mondadori, Milano, 2002. Ritorna al testo

23) . Da una conversazione con il dottor Rolin McCraty, direttore della ricerca presso l’HeartMath Research Center, Boulder Creek,
California, nell’ottobre 2008, circa il suo studio sul movimento dell’energia dal corpo al cervello attraverso il cuore durante la
coerenza: si veda McCraty, R., et al., The coherent heart: heart-brain interactions, psychophysiological coherence, and the
emergence of system-wide order, Integral Review, vol. 5(2), dicembre 2009. Ritorna al testo

24) . Per neuroplasticità si intende la capacità del cervello di riprogrammare e creare nuovi circuiti a qualsiasi età, in risposta a stimoli
provenienti dall’ambiente e dalla nostra intenzione consapevole. Ritorna al testo

25) . Dispenza, J., Evolvi il tuo cervello. Op. cit. Ritorna al testo

26) . Laibow, Rima, Medical Applications of NeuroFeedback, in Introduction to Quantitative EEG and Neurofeedback, Evans J. e
Abarbane A., Academic Press, San Diego 1999. Vedi anche: Bruce Lipton, La biologia delle credenze. Op. cit. Ritorna al testo

27) . Fehmi, L., Robbins, J., The Open-Focus Brain: Harnessing the Power of Attention to Heal Mind and Body, Trumpeter Books,
Boston, 2007. Ritorna al testo

28) . Kappas, J. G., Professional Hypnotism Manual, Panorama Publishing Company, Knoxville, TN, 1999. Ritorna al testo

29) . Alternativamente, il cervello produce serotonina, neurotrasmettitore che al mattino rende svegli e vigili, e melatonina, un altro
neurotrasmettitore che agisce di sera e aiuta a rilassarsi e a addormentarsi. Ritorna al testo

30) . Murphy, M., Donovan, S., The Physical and Psychological Effects of Meditation: A Review of Contemporary Research with a
Comprehensive Bibliography, 1931–1996,Institute of Noetic Sciences, Petaluma, CA, 1997. Ritorna al testo

31) . Lutz, A., et al., Long-term meditators self-induce high-amplitude gamma synchrony during mental practice, PNAS
(Proceedings of the National Academy of Sciences), vol. 101(46): 16369–16373, 16 novembre 2004. Inoltre, ho avuto una bellissima
conversazione con Richard Davidson nell’aprile del 2008 alla clinica Mayo durante il ciclo di conferenze “Mind and Life” [Mente e
vita] a Rochester, Minnesota. Ritorna al testo

32) . Vedi Appendice A a pag.337. Ritorna al testo

33) . Fehmi, L., Ph.D., e Robbins, J., The Open-Focus Brain: Harnessing the Power of Attention to Heal Mind and Body, Op. cit.
Ritorna al testo

34) . Vedi Appendice B a pag.341. Ritorna al testo


35) . Nell’induzione sulle parti del corpo c’è una ragione per cui uso ripetutamente le parole nello spazio: in base ai dati rilevati con EEG
durante la meditazione guidata dei soggetti analizzati, essi passavano allo stato di onde cerebrali Alfa nel momento in cui venivano
guidati a essere consapevoli dello spazio occupato dal loro corpo e al volume di quello spazio nello spazio medesimo. Queste parole e
le istruzioni corrispondenti fecero riscontrare significative differenze negli schemi di onde cerebrali dei soggetti. Vedi: Fehmi, L.
Ph.D., e Robbins, J., The Open-Focus Brain: Harnessing the Power of Attention to Heal Mind and Body, Op. cit. Ritorna al testo
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