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fobie
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poi sugli adolescenti di oggi, alle prese con problemi antichi e nuovi, come il
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dei tanti stereotipi che ruotano intorno alla figura del leader,
per confrontarsi a testa alta con le false leggende del settore. Liliana Dell’Osso è professore ordinario e direttore della Clinica Psichiatrica e della Scuola di Specializzazione in Psichiatria dell’Universi-
Esamina ogni mito della leadership, proponendo un’analisi tà di Pisa. Presidente del Collegio nazionale dei Professori ordinari di Psichiatria, è autrice o coautrice di oltre 800 pubblicazioni su riviste
pragmatica e convincente dei luoghi comuni più dilaganti, scientifiche prevalentemente internazionali.
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Liliana Dell’Osso è professore ordinario e direttore della Clinica Psichiatrica e della Scuola di Specializzazione in Psichiatria dell’Univer-
sità di Pisa e presidente del Collegio nazionale dei Professori ordinari di Psichiatria.
Dario Muti è dottore di ricerca in Storia della Scienza presso l’Università di Pisa.
Barbara Carpita è medico, specializzata in Psichiatria presso l’Università di Pisa.

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Periodico bimestrale. Registrazione del Tribunale di Firenze n. 2317 del 28.11.1973.
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issn: 0390-346x – anno xlvi – marzo-aprile 2020 – n. 278

Fondata nel 1974 da Giuseppe Martinelli

Numero 278
MARZO/APRILE 2020

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DIRETTORE
LUCA MAZZUCCHELLI

COMITATO SCIENTIFICO Attribuzioni e diritti: Copertina: Studiostoks/Shutterstock; 7-9: cortesia dell’Autore; 11:
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di uno speciale rapporto di collaborazione 93: Webphoto. Dove altrimenti non indicato, le immagini appartengono all’Archivio Giunti.
con Psychologie Heute (Germania) L’editore si dichiara disponibile a regolare eventuali spettanze per quelle immagini di cui
e Sciences Humaines (Francia). non sia stato possibile reperire la fonte.

2 / MARZO-APRILE 2020
EDITORIALE
L
Caro lettore,

tra i primi fenomeni psicopatologici ad essere osserva- verbiale fulmine a ciel sereno, l’attacco di panico rap-
ti, le fobie sono quei timori intensi, persistenti e spro- presenta un evento drammatico di angoscia e terrore
positati che viviamo nei confronti di animali, oggetti, che sembra non avere eguali nell’esperienza umana.
situazioni, persone o contesti. Questo numero di Psi- Con l’articolo di Umberta Telfener, lasciamo lo sce-
cologia contemporanea è dedicato proprio alle fobie e, nario individuale per avventurarci nel contesto rela-
come vedrai, si tratta di un tema affascinante.  zionale, in particolare nella dimensione della coppia.
Benché utilizzati in modo intercambiabile, i termini Dalla fobia del tradimento alla paura di essere abban-
“paura” e “fobia” non sono sinonimi. Mentre la paura donati, dalla fobia dell’intimità alla paura di non es-
è un’emozione “amica” e adattiva, che ha l’obiettivo di sere amabili: il rapporto a due può diventare teatro di
salvarci la vita, le fobie finiscono per limitarcela in manifestazioni fobiche o psicopatologiche, che pos-
maniera talora invalidante. Quando viviamo una fo- sono attenere alla storia del singolo o emergere dalla
bia, infatti, anche il solo pensiero di imbatterci nello «danza tra i partner».
stimolo incriminato ci causa un’ansia e un malesse- Restando in ambito relazionale, il contributo di Lilia-
re intensi. Nei casi più gravi, la persona organizza la na Dell’Osso e Primo Lorenzi ci aiuta a fare il punto
propria vita in funzione dell’evitamento dell’oggetto su una manifestazione fobica estremamente attuale:
temuto, limitando e compromettendo così il proprio la xenofobia, ossia la paura del diverso, l’avversione
funzionamento. verso ciò che ci è estraneo. Un’analisi approfondita
Questa e altre differenze tra paure e fobie, oltre che e completa del fenomeno ne mette in risalto tanto
nell’intervista all’esperto Paolo Moderato, sono ap- gli aspetti innegabilmente distruttivi quanto quelli,
profondite nell’articolo a cura di Giorgio Nardone e meno intuitivi, di organizzatore psichico.
Moira Chiodini, i quali entrano nel merito dei mecca- Negli altri articoli e rubriche del presente numero tro-
nismi psicologici attraverso cui le fobie si strutturano verai ulteriori spunti per approfondire il tema delle fo-
e delle tecniche psicoterapeutiche per liberarsi dalla bie nelle sue varie sfaccettature. L’augurio, caro lettore,
loro morsa. è che alla fine di queste pagine ti senta più equipag-
L’articolo di Donato Cattani si concentra invece sulla giato per capire quali paure tenerti strette e su quali,
manifestazione più estrema della paura patologica, invece, pensare di lavorare per acquisire quella libertà
ovvero l’attacco di panico. Sia che si manifesti come necessaria per vivere serenamente la vita.
ultimo atto di una situazione fobica dalla quale non
ci si può allontanare, sia che ci sorprenda come il pro- / Luca Mazzucchelli /

Luca Mazzucchelli - Psicologo


Psicologia con Luca Mazzucchelli
luca.mazzucchelli

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 3
SOMMARIO

24
di Umberta Telfener
I sintomi di un malessere
6 Luca Mazzucchelli intervista...
Paolo Moderato
nella coppia

10 / il caso / 30 / self-help scientifico /


di Gennaro Romagnoli
di Anna Oliverio Ferraris
Adescatori online Benvenuta la paura

12
32
/ lista d’attesa / di Liliana Dell’Osso, Primo Lorenzi
di Alessio Beltrami, Luca Mazzucchelli Xenofobia
Imparare a donare
contenuti
38 / psicosoluzioni /
di Giorgio Nardone
14 / oltre i propri limiti /
Fobia e controfobia
di Filippo Ongaro
Gli ostacoli come
strumenti di crescita
40
di Donato Cattani
L’urlo del diavolo: il panico

FOBIE
46 / un altro punto di vista /

16
di Giorgio Nardone, Moira Chiodini di Giulia Lamarca
Vecchie paure e Resilienza:
nuove manie: accettare sfide e produrre
antichi e moderni rimedi soluzioni creative

4 / MARZO-APRILE 2020
/ notizie flash /
di Elettra Pezzica, Paola A. Sacchetti
72 Una scansione cerebrale
ridurrà i suicidi?
73 Cioccolato fondente, umore
e sintomi depressivi
74 Il pericolo delle fake news
75 Il partner ideale?
Una persona gentile
76 Il mio benessere dipende
da come lo interpreto?
77 Parenti e salute
78 Sono un bravo bugiardo

48 / adolescenti e genitori /
di Laura Turuani
Le mamme di oggi
79 Sguardo da campione

riescono a tollerare 80 / leadership /


di Paolo Ruggeri
il dolore dei figli? Scrivere i propri
obiettivi

54 / l’impatto delle tecnologie /


82 / persone e lavoro /
di Giuseppe Riva di Guido Sarchielli
L’impatto dell’uso della Un’insidia per
tecnologia nei bambini la diversità
nei luoghi di lavoro

56 / psicologia del lavoro /


di Andrea Castiello d’Antonio
La selezione psicologica
84 / libri per la mente /
di Davide Lo Presti, Luca Mazzucchelli,
Paola A. Sacchetti
nel mondo del lavoro
88 / in-formazione /
di Diego Ingrassia

62 / crescere / Gestione delle emozioni:


di Silvia Bonino
il disprezzo
Oltre lo sfogo:
la regolazione emotiva
90 / sesso insolito /
di Ayzad

64 / lavoro e psicologia / Squick! Sesso, paure


di Pino De Sario e devianze
Il capo facilitatore
92 / cinema /
di Roberto Escobar

70 / comunicazione efficace / L’ufficiale e la spia


di Roberta Milanese
La (difficile) arte
94 / itinerari psicologici /
dell’ascolto di Elettra Pezzica

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 5
LUCA MAZZUCCHELLI intervista...

Paolo
Moderato Scopriamo insieme quali sono i tratti più
caratteristici di una fobia, un’avversione – spesso
paralizzante – per animali, oggetti, situazioni
della vita quotidiana, che oltre una certa soglia
si può risolvere solo consultando un
professionista della salute

Cos’è una fobia, professor Moderato? lontano, chi invece soffre per esempio di fobia delle
farfalle esce a precipizio dalla macchina, senza con-
La fobia è una paura intensa, incontrollata, per- siderare i pericoli di questa azione, se per caso una
sistente e irrazionale verso un evento-stimolo farfalla entra dai finestrini, abita possibilmente ai
che non rappresenta un pericolo reale, ma che piani alti e controlla che le finestre in primavera-
è percepito come tale. Questa paura si traduce in estate siano ben chiuse. Le fobie, quindi, possono
comportamenti di fuga, di evitamento e protettivi: essere piuttosto invalidanti, come nel caso dell’a-
se l’evento o lo stimolo temuto compare all’improv- gorafobia o delle fobie sociali, che impediscono di
viso, la reazione è di terrore e fuga; se si pensa che vivere una vita “normale”. La persona che soffre di
si possa verificare l’evento temuto, la reazione è di fobie è perfettamente consapevole dell’irrazionali-
evitamento totale (rimanere chiusi in casa), oppu- tà della sua paura, ma è altrettanto perfettamen-
re parziale, mettendo in atto comportamenti pro- te incapace di controllarla razionalmente. Perciò è
tettivi (sedersi vicino alle uscite, ai bagni, control- del tutto inutile, anzi spesso peggiora le cose, dirle:
lare la chiusura delle finestre). I comportamenti di «Sforzati, ce la puoi fare» e frasi simili di incitamen-
evitamento mantengono la fobia e ne impediscono to. Le fobie possono essere classificate come fobie
la remissione spontanea. La fobia è diversa dal di- generalizzate, quali l’agorafobia – la paura di stare
sgusto e dalla repulsione: molti provano repulsione in mezzo alla gente, di uscire, di viaggiare –, fobie
per ragni, scarafaggi e insetti vari, e se ne tengono sociali – per esempio, la paura di esporsi in pubbli-

6 / MARZO-APRILE 2020
co – e fobie specifiche – insetti, cani e gatti, luoghi In base a quale meccanismo psicologico si svilup-
chiusi o stretti, sangue e aghi, aerei ecc. C’è un’altra pa e si mantiene in vita una fobia?
particolare forma di fobia, la dismorfofobia, diret-
ta verso il proprio corpo, o parti di esso, percepite Uno dei punti deboli che vengono giustamente
come brutte, sproporzionate, inguardabili, mentre rimproverati alla psicologia è di essere una scien-
non lo sono nella realtà. za non unificata o non paradigmatica, cioè di non
avere sviluppato – come è accaduto ad altre scien-
Quale relazione intercorre tra fobia e paura? ze, per esempio la fisica e la biologia – un metodo

La paura è un’emozione primaria di difesa in rispo-


sta a una situazione di pericolo; possiamo dire che la
fobia ne è un sottoinsieme particolare. La paura nei
confronti di un pericolo reale ha assicurato, fin dai
tempi della vita nella savana e nelle caverne, e con-
tinua ad assicurare ancora oggi, la sopravvivenza di
molte specie, compresa quella umana. La paura, oltre
che dalla situazione presente, può essere evocata dal
ricordo di una situazione passata, oppure può essere
anticipatoria, paura di qualcosa che non si è ancora
verificato e che appartiene al futuro, come interroga-
zioni ed esami. La paura ha dei correlati fisiologici, di
cui è responsabile il sistema nervoso autonomo, che
preparano l’organismo a fronteggiare la situazione
minacciosa d’emergenza. Nei contesti adeguati, per-
tanto, la paura è un evento necessario e fisiologico;
diventa problematica quando si attiva in contesti
inadeguati, nei confronti di stimoli o eventi che non
sono di per sé minacciosi, o si attiva in continua-
zione, anche se con minore intensità. In tal caso
si può parlare di una situazione di ansietà.

Chi soffre di una fobia


sa di avere un timore
irrazionale, ma non riesce
a controllarlo

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 7
LUCA MAZZUCCHELLI intervista...

di ricerca e una prospettiva comune e condivisa da


cui elaborare teorie, principi e interventi terapeutici
di efficacia verificabile. Detto questo, da oltre cin-
quant’anni si è affermata una prospettiva, basata
su robuste evidenze, che ha messo in discussione
le teorie interpretative e simboliche dell’inizio del
XX secolo, ricorrendo a principi più solidi sperimen-
talmente. Parliamo della psicologia cognitivo-com-
portamentale che vede le fobie come prodotto invo-
lontario e sgradito del processo di apprendimento,
e che può agire in vari modi: per qualche esperien-
za negativa diretta, con la situazione che diventerà
l’oggetto della fobia, o per esperienza indiretta, vi-
caria, come nel caso dei processi di imitazione alla
base del modelling, o verbale, compresi gli aspetti
cognitivi e di autoverbalizzazione (doverizzazione,
fusione cognitiva, evitamento esperienziale ecc.).
Senza entrare in tecnicismi, si può dire che noi es-
seri umani possiamo apprendere contenuti non solo
cognitivi, ma anche emotivi, possiamo imparare a
superare il dolore fisico e a non avere paura sotto il
fuoco del nemico in guerra, o ad avere paura di un
Non sempre dietro
essere innocuo e delicato come una farfalla. Non di- una fobia c’è
mentichiamoci che molti dei nostri incontri e delle
nostre interazioni sono dovute al caso. Non c’è sem- un trauma subito
pre bisogno di aver avuto un’esperienza traumatica
specifica per aver appreso e sviluppato una fobia,
dall’individuo
l’ansia e la paura possono nascere dalle interazio-
ni quotidiane di vita in un contesto famigliare an-
siogeno, nevrotizzante, con modelli patologici. Allo
stesso modo, tante persone che hanno subito espe- A partire dal secondo dopoguerra, e particolarmente
rienze traumatiche certe non hanno sviluppato for- negli anni del boom economico, sono cambiati diver-
me fobiche. Resilienza e vulnerabilità sono termini si disturbi psicologici, alcuni sono pressoché scom-
e processi che ancora richiedono molte ricerche. parsi, come l’isteria da conversione da cui è partita la
psicoterapia freudiana, altri si sono intensificati, co-
Ci sono particolari tipi di fobie diffuse in questi me i disturbi d’ansia e da stress, tra cui i più noti sono
ultimi anni che caratterizzano la nostra epoca ri- gli attacchi di panico e il disturbo da stress post-trau-
spetto al passato? matico. Molti di questi disturbi sono legati ai cambia-
menti socioculturali avvenuti nella società, nei ritmi
e modi di vita. Anche negli ultimi anni si sono ve-
rificati diversi cambiamenti. Per esempio, nei bam-
bini, accanto alle paure naturali tipiche delle varie

Alcune forme fobiche età, sono aumentati i disturbi d’ansia da separazione,


che poi sfociano in fobie scolastiche e forme agora-
di oggi dipendono dalla fobiche piuttosto invalidanti. Poi ci sono forme fobi-
che dovute a quella che definirei l’“adultizzazione”
adultizzazione a cui dei bambini, volontaria o per carenza di attenzione.
sottoponiamo i bambini Mi riferisco al fatto che c’è una tendenza a trattare i
bambini come adulti, a farli diventare adulti troppo
presto, dimenticando le loro caratteristiche infantili,

8 / MARZO-APRILE 2020
e a non prestare adeguata attenzione alle loro inte-
razioni con i media. Per esempio, parecchi bambini
sviluppano forme acute e persistenti di paura dopo Una fobia curata male
aver visto, in molti casi insieme ai genitori, film ina-
datti alla loro età (horror, thriller). Questi genitori è ovviamente
non si rendono conto del processo di apprendimento
della paura, giustificandosi con espressioni del tipo
più esposta
«Ma io gli ho spiegato che la mummia era finta, che a ripresentarsi
era solo un film!», cioè dimenticando che noi adulti
quando guardiamo un film proviamo le stesse emo-
zioni di paura (altrimenti il regista dovrebbe cam-
biare mestiere), ma abbiamo una maturità emotiva tarlo, per esempio non terminando la terapia appena
e un principio di realtà che ci consentono di tollerare il paziente si sente meglio, ma facendo dei controlli
lo stress momentaneo. In altri casi i bambini frui- (follow-up) dilazionati nel tempo. Naturalmente se
scono in modo indipendente di alcuni media (tablet, una fobia è curata male, cioè in maniera frettolosa,
smartphone, TV) approfittando della disattenzione senza comprenderne il processo e il contesto di insor-
dei genitori. Un altro disturbo in crescita è la neofo- genza, allora la ricaduta è più probabile.
bia alimentare, ossia la reazione di rifiuto – a volte
anche estremo – di fronte a nuovi cibi, che produce Quale suggerimento si può dare a chi ci sta leggen­
una iperselettività alimentare nei bambini (ma pu- do?
re negli adulti). Anche qui la componente culturale è
evidente: nei bambini la pratica di svezzamento e di Attenzione alle parole: c’è la tendenza a patologizza-
educazione dei nuovi gusti richiede tempi e modi che re anche l’espressione fisiologica di un’emozione. Se
l’organizzazione e le necessità della giornata lavora- si prova una certa dose di attivazione/ansia prima
tiva spesso rendono difficili; negli adulti i nuovi mo- di sedersi davanti a un esaminatore, è normale, non
delli culturali che potremmo definire “non onnivori” è un attacco di panico. Non attribuiamo patologia a
(vegetariani, vegani, crudisti ecc.) costituiscono un ciò che patologico non è. D’altra parte, dobbiamo fa-
contesto che favorisce forme di inflessibilità. re attenzione, soprattutto con bambini e adolescenti,
ai segnali non verbali che possono indicare stati di
È sempre necessario l’intervento di un profes­ disagio, come bullismo, ritiro sociale o anoressia, e
sionista per superare le proprie fobie? E ci sono lì agire tempestivamente. Come dicono gli america-
casi di fobie che ritornano dopo un’apparente gua­ ni, «One stitch in time saves seven», cioè «Un piccolo
rigione? intervento di supporto previene lacerazioni succes-
sive». Nessun fai-da-te. La valutazione clinica non si
Viviamo in un’epoca di contestazione della profes- impara al Google College. «Ce la voglio fare da solo» è
sionalità, in cui le persone si fanno autodiagnosi e un motto d’orgoglio che inizialmente gratifica il pro-
autoterapie informandosi su Internet. Direi che se si prio Sé, ma che alle lunghe non funziona e talvolta
ha un raffreddore ci si può curare stando a casa ri- lo distrugge.
guardati un paio di giorni, ma se si ha una polmoni-
te è meglio andare dal medico. Si può convivere con
qualche forma fobica leggera, ricordando però che è PAOLO MODERATO è ordina-
rio di Psicologia all’Università
molto facile che questa si aggravi e si estenda. Se una
IULM. Past president di EABCT
persona soffre di una fobia che progressivamente ri- e presidente di CBT-Italia, di
duce i suoi gradi di libertà di movimento, di vivere recente ha pubblicato Pensie-
una vita di valore, come un’agorafobia o una fobia so- ri, parole, emozioni (con G.
Presti, Franco Angeli, 2019).
ciale, è consigliabile un intervento professionale per
risolvere il problema. Può tornare? Le ricadute sono
nell’ordine delle cose in ogni terapia, anche medica,
e alcuni disturbi sono più soggetti di altri a ricadu- Per gli abbonati, la versione audio su
te, per esempio gli attacchi di panico. Un buon pro- www.psicologiacontemporanea.it
fessionista conosce questo rischio e sa come affron-

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 9
IL CASO

SPESSO GLI ADULTI CHE ATTIRANO A SÉ


ADOLESCENTI VIA INTERNET, RECITANO
LA PARTE DI MENTORI IN GRADO DI CAPIRLI
E APPREZZARLI COME NESSUN ALTRO

ADESCATORI
ONLINE
/ Anna Oliverio Ferraris /

N
on era mai capitato cebook, che all’età di 13 anni incon-
al papà di Cristina di trò Alex, un ragazzo di 18 anni con
sentirsi così colpevo- cui iniziò uno scambio di messaggi I MOLESTATORI
le, confuso e depres- su com’erano le rispettive giornate,
so. Era stato proprio dove andavano in vacanza, che mu-
SI FINGONO
lui a insistere perché il giorno del- siche ascoltavano, quali erano i can- PIÙ GIOVANI DI
la prima comunione lui e sua mo- tanti preferiti, che luoghi frequen-
glie regalassero lo smartphone al- tavano quando uscivano con gli QUEL CHE SONO
la “bambina”. «Lo chiede da tempo amici. Alex le aveva poi inviato una
e con insistenza. Ce l’hanno tutte propria foto in palestra mentre si dei genitori, che riponevano la mas-
le sue amiche. Questo è il mondo esercitava alle macchine. Sebbene sima fiducia nella loro unica figlia.
in cui si cresce oggi. Non possiamo il viso fosse seminascosto, si vede-
farne una “diversa”: si sentirebbe va un corpo atletico, ben palestrato. Il passaggio dal mondo virtuale
emarginata e maltrattata», aveva Cristina di rimando gli aveva invia- al mondo reale si verificò quando
spiegato alla moglie, perplessa e to una foto di lei al parco sui pattini Cristina si accordò con Alex, sem-
poco favorevole a quel regalo, per a rotelle. Erano poi passati alle fo- pre via Internet, per un incontro
convincerla all’acquisto. to sulla spiaggia in costume da ba- al parco dove era solita andare a
Cristina era stata felice. Aveva ab- gno. Le sue in primo piano, quelle di pattinare con due sue amiche. Nel
bracciato e baciato papà e mam- Alex in campo lungo. vederlo in carne ed ossa per la pri-
ma con entusiasmo. «Saprò usarlo Ogni volta che Cristina inviava una ma volta, Cristina rimase un po’
bene, non ti preoccupare», aveva foto, Alex le faceva complimenti sorpresa perché Alex appariva più
promesso alla mamma che le rac- sul suo fisico che la lusingavano: grande e non del tutto somigliante
comandava di non eccedere e di quanto erano affascinanti i suoi alle foto che le aveva inviato; ma
spegnerlo nel pomeriggio quando occhi verdi, quanto erano lumino- lui, pieno di entusiasmo, l’aveva ab-
doveva fare i compiti. E infatti Cri- si i capelli, come erano slanciate bracciata e baciata sulle labbra fa-
stina lo aveva sempre tenuto spen- e ben fatte le gambe, e così via in cendola arrossire.
to di pomeriggio. Lo riaccendeva un crescendo che man mano portò Conquistata da tanto calore, Cri-
soltanto quando andava a letto e, Cristina a esibirsi davanti alla foto- stina aveva accettato di seguirlo
sola nella sua stanza, si metteva in camera del cellulare in biancheria in una zona poco frequentata del
contatto con le amiche. intima e poi a spogliarsi, fino a pra- parco, dove la vegetazione era più
Per un po’ prima di addormentarsi ticare giochi erotici su richiesta di fitta. Le amiche, che avevano vi-
navigava in Internet. E fu lì, su Fa- lui. Il tutto ovviamente all’insaputa sto Alex abbracciare Cristina e poi

10 / MARZO-APRILE 2020
L’ADOLESCENTE
CERCA SPESSO
CONFERME
DI CIÒ CHE È
bisogno che un occhio esterno la
guardi e risponda a quesiti per lei
cruciali, quali: «Sono bella?», «Piac-
proporle «una breve passeggiata», ri utilizzano essenzialmente due cio?», «Sono attraente?». Il nuovo
avevano cercato di dissuaderla dal strategie: nel primo caso cercano amico conosciuto in Rete sembra
seguire «quell’uomo», ma senza di fingersi coetanei delle ragazze la persona ideale per rispondere
successo. E quando, trascorsa una (o ragazzi) da adescare e di stringe- a quel tipo di interrogativi. L’ade-
buona mezz’ora, lei era tornata da re un rapporto di amicizia virtuale. scatore lo sa, oppure lo intuisce, e
sola al pattinatoio, avevano notato Nel secondo caso dichiarano la loro sfrutta questa condizione psicolo-
che i suoi capelli, pantaloni e ma- età reale e cercano di diventare un gica tipica di quell’età.
glietta erano sporchi di fango e di appoggio morale ed economico agli Inutile aggiungere altro. Quando si
foglie. Cristina però, rossa in viso occhi dei ragazzi, fingendosi degli mette nelle mani dei ragazzini uno
e trasognata, aveva confidato alle ottimi ascoltatori o rendendosi at- strumento così potente, così polie-
amiche che Alex era pazzamente tenti alle esigenze delle loro vitti- drico, così seduttivo e avvolgente,
innamorato di lei e che di lì a due me. Frasi del tipo «Sei in gamba», come uno smartphone, bisogna poi
giorni si sarebbero rivisti. «Sei bellissima», «Loro non ti capi- seguirli e metterli in guardia dalle
Tornate a casa, le amiche avevano scono», «Ho già vissuto la tua stes- trappole in cui possono incappare.
riferito quell’episodio ai loro geni- sa esperienza e potrei aiutarti» so- Serve anche controllare i siti che
tori, i quali avevano ritenuto di do- no modalità con cui cercano di ot- frequentano. E naturalmente serve
ver allertare i genitori di Cristina. tenere la fiducia del/della giovane. spiegare che, se dovessero trovar-
Quando papà e mamma le chiesero si nei pasticci o in situazioni poco
spiegazioni, Cristina dapprima ne- Ma che cosa si agita nella mente di chiare, i genitori sono sempre di-
gò tutto affermando che le amiche una ragazzina che accetta di spo- sponibili per aiutarli a uscirne.
avevano inventato quella storia gliarsi e di esibirsi di fronte alla fo-
per gelosia; poi, messa alle strette, tocamera? Esibizionismo, trasgres-
spiegò tra le lacrime che Alex era sione, erotismo, probabilmente. Ma
un bravo giovane, che erano inna- anche la ricerca di qualcuno con
morati l’uno dell’altra. Quando il cui confidarsi e il bisogno di un ri-
padre, dopo aver fatto alcune ricer- scontro sul proprio fisico. A 13 anni
che sul computer, scoprì le imma- il corpo non ha più le fattezze in- ANNA OLIVERIO FERRARIS, do-
gini sexy che la figlia aveva invia- fantili. Sta assumendo, mese dopo cente universitaria, scrittrice, psi-
coterapeuta. Collabora con que-
to ad Alex segnalò il caso alla Poli- mese, forme sempre più femmini- sta rivista dal 1975. Scrive sulle
zia Postale. Emerse così che non si li e tondeggianti. Questa trasfor- riviste Mind, UPPA, Conflitti e tie-
trattava affatto di un diciottenne, mazione viene seguita con grande ne la rubrica «Gli anni della cre-
ma di un trentenne che aveva una coinvolgimento dalla proprietaria scita» sulle sue pagine Facebook.
Pubblicazioni recenti: Chi manipo-
raccolta di immagini hard di mi- del corpo. A volte con soddisfazio- la la tua mente? (Giunti); Più for-
norenni ottenute sempre median- ne, altre volte con apprensione. La ti delle avversità (B&B); Sopravvi-
te l’utilizzo di falsi nickname con giovane si guarda allo specchio, si vere con un adolescente in casa
i quali egli aveva avuto accesso ai ispeziona, confronta il proprio lo- (BUR); Tutti per uno (Salani), un
romanzo che descrive la forma-
social network. ok con quello delle amiche e delle
zione di un gruppo di adolescenti
Dalla Polizia Postale i genitori star degli schermi. È alla ricerca di costruttivo e resiliente.
vennero a sapere che gli adescato- rassicurazioni. In particolare ha

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 11
LISTA D’ATTESA

IMPARARE Anche condividere la nostra idea,


il nostro pensiero e rendere chia-
ra quella che è la nostra sensibili-

A DONARE
tà in campo professionale, richie-
de coraggio. Qui non è questione
di sbagli o imprecisioni, ma di ac-
cettazione. Cosa penseranno di

CONTENUTI
noi gli altri e, di conseguenza, co-
me accetteranno ciò che siamo?
Preferiremmo evitare di condivi-
dere il nostro punto di vista per-
ché sappiamo bene che è sul piano
personale che fioriscono contra-
/ Alessio Beltrami, Luca Mazzucchelli / sti e spaccature, ma perderemmo
una grande opportunità.
La nostra preoccupazione è tra-

DONARE RICHIEDE sversale – dai colleghi ai pazien-


ti – perché il nostro interlocutore
CORAGGIO E QUESTO costruirà un’opinione sul nostro
lavoro utilizzando anche elemen-
RENDE COMPLESSO ti personali.
Vista così, potrebbe sembrare una
E DELICATO IL PROCESSO scelta saggia quella di evitare di
esporci ed evitare di fornire prete-
CHE GUIDA OGNUNO DI NOI sti che potrebbero essere mal in-
terpretati, ma non esiste modo di
NEL FARE UN DONO donare – ossia di fare marketing

I
sano – senza inserire questi ele-
l marketing che può aiutare ti a scopo divulgativo, per rendere menti. È vero, i pericoli ipotizzati
i professionisti del benessere chiari alcuni concetti e aumenta- esistono e nessuno li può negare.
andrebbe interpretato al pa- re il grado di comprensione di chi Ma torniamo per un istante al do-
ri di un dono. Infatti, per es- ci legge, richiede il coraggio della no. Non è forse vero che fare un
sere apprezzati per le nostre responsabilità. Indipendentemen- brutto regalo ha il potere di com-
competenze e la nostra esperien- te dal tema trattato, avremo la re- promettere una relazione? Eppu-
za, dovremmo imparare a dona- sponsabilità delle parole scelte, re non ci tratteniamo dal fare un
re. Non è un discorso romantico o della verifica delle informazioni e regalo se abbiamo a cuore la per-
una metafora, ma la realtà dei fat- della fruibilità di quel contenuto. sona cui è destinato. Cercheremo
ti: possiamo promuovere il nostro Una responsabilità che eviterem- semmai di evitare che il regalo ri-
lavoro solo se entriamo nell’otti- mo volentieri, visto che la nostra sulti inopportuno, sbagliato, e in
ca di donare al prossimo qualcosa. professione ci mette di fronte a un generale cercheremo di evitare
Ecco perché fare marketing per carico di responsabilità già molto che la nostra scelta possa appa-
ogni professionista del benessere alto. Per farlo, per compiere quel rire come banale o poco sentita.
richiede coraggio. passo, non serve essere più prepa- Ciò che dovrebbe essere chiaro a
Proviamo a riflettere insieme sul rati, serve il coraggio di affrontare questo punto è che il marketing
carico emotivo richiesto ogniqual- situazioni in cui potremmo diven- svolto tramite i contenuti funzio-
volta decidiamo di usare in modo tare vulnerabili anche per un pic- nerà nella misura in cui la scelta
sano gli strumenti di marketing colo errore. Per una virgola fuori dei contenuti da condividere sarà
e comunicazione che abbiamo a posto, per una data sbagliata od fatta con gli stessi criteri con cui
disposizione. Facciamo qualche omessa, e per qualsiasi altra im- scegliamo un regalo importante.
esempio per capirci meglio. Condi- perfezione che contraddistingue I contenuti sono potenti strumen-
videre contenuti utili per i pazien- la comunicazione umana. ti di marketing per ogni professio-

12 / MARZO-APRILE 2020
NON C’È REGALO
CHE NON ABBIA
BISOGNO DEL
BIGLIETTO
nista del benessere e le occasioni
per utilizzarli sono davvero tante.
Quando pubblichiamo un articolo
sul nostro blog stiamo regalando
contenuti, e lo stesso accade quan-
do pubblichiamo qualcosa sui so-
cial o quando inviamo informa-
zioni via e-mail. Queste ed altre i modi utilizzati per promuovere e accompagnare il nostro contenuto
sono le situazioni quotidiane che distribuire quel contenuto non so- con un biglietto significa privare
ci vedono protagonisti nella cre- no favorevoli a renderlo desidera- chi lo riceve di informazioni im-
azione e diffusione dei contenuti. bile. Se il regalo è importante, i mo- portanti per apprezzarlo.
Ora, tenendo a mente il regalo che di dovrebbero confermarlo. Perché
dobbiamo fare, proviamo a vede- allora trattiamo la pubblicazione In conclusione, non è un lavoro
re come costruire una strategia dei nostri contenuti come un’atti- semplice promuovere la nostra at-
di marketing efficace impiegando vità di poco conto? tività, ma al tempo stesso è un la-
gli stessi parametri di scelta per i • IL MOMENTO. Il tempismo nella voro di relazione, è un lavoro uma-
contenuti. vita è tutto, anche quando si trat- no. I contenuti sono il modo miglio-
ta di fare un regalo. Lo scopo del- re di umanizzare il nostro lavoro.
• LA SCELTA. A quali argomenta- la comunicazione è anche quello A noi l’impegno per riuscirci.
zioni è più sensibile il nostro inter- di rendere reale la nostra presenza
locutore? Cosa gli interessa mag- e non esiste soluzione che escluda
giormente e su cosa cerca risposte una nostra presenza costante. Es-
con più forza? Qui siamo a un bivio: serci, esserci in maniera regolare è
regalare i contenuti che sono più in- ciò che serve, e quando parliamo
teressanti per noi o valutare cosa di contenuti significa pubblicare
interessa al nostro interlocutore? in maniera regolare. ALESSIO BELTRAMI, docente di
• LA CONFEZIONE. Forma e so- • IL BIGLIETTO. Nessun regalo Teorie e tecniche dei nuovi me-
dia presso l’Università Bicocca di
stanza si bilanciano sempre. La sarà mai abbastanza importante Milano, è consulente di comuni-
carta da regalo quando parliamo da poter fare a meno di un biglietto. cazione specializzato in Content
di contenuti è rappresentata dal- Accompagnare i nostri contenu- marketing e fondatore di Content
la forma e questo include la for- ti con un “biglietto” significa pre- MarketingItalia.com
ma del contenuto. È più adeguato stare attenzione a tutto ciò che li LUCA MAZZUCCHELLI, psicolo-
un video o un articolo testuale per accompagna sotto gli occhi dell’u- go e psıcoterapeuta, è direttore
regalare informazioni a chi ci se- tente. Per un video YouTube il bi- di Psicologia contemporanea. Ha
gue? Ecco cosa significa scegliere glietto è rappresentato dal titolo e fondato il Servizio Italiano di Psi-
cologia Online e il canale YouTube
la confezione. dalla descrizione, per un libro è la “Psicologia con Luca Mazzucchel-
• I MODI. Consegnare un regalo sua quarta di copertina e così via. li”. Con Giunti Psychometrics ha
richiede modi appropriati. La fru- Esiste sempre un “biglietto” che pubblicato il volume Fattore 1%.
strazione di tanti professionisti ha lo scopo di precisare e sottoli- Piccole abitudini per grandi risul-
tati (2019) e, con Davide Algeri
che creano contenuti è quella di neare alcune cose importanti che
e Sara Gabri, Consulenza psico-
non essere apprezzati, ma a ben sarebbe bene comprendere prima logica online (2018).
vedere si scopre che in molti casi di fruire di quel contenuto. Non

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 13
OLTRE I PROPRI LIMITI

OSTACOLI
IMPARARE AD AFFRONTARE

GLI
LE DIFFICOLTÀ E I PROBLEMI
TRASFORMANDO I LIMITI IN
RISORSE: per questo sono parti-

COME STRUMENTI colarmente adatti gli interventi


del coaching strategico che pun-
tano a fare affrontare i limiti per-

DI CRESCITA
sonali e a trasformarli in risorse. Il
processo prevede l’identificazione
delle cosiddette tentate soluzioni
ridondanti, ossia di quelle azioni
che adottiamo pensando di risol-
/ Filippo Ongaro / vere il problema ma che invece so-
no proprio alla base del suo mante-
nimento. Nel coaching strategico

TRASFORMARE ALCUNI verrà inoltre identificata la sen-


sazione di base dominante nella
IMPEDIMENTI IN OCCASIONI persona tra paura, rabbia, dolore e
ricerca del piacere, e saranno adot-
DI MIGLIORAMENTO DI NOI tate strategie spesso paradossali
per superare gli ostacoli. Gli inter-
STESSI LO POSSIAMO FARE DA venti si fondano sul superamento
dell’approccio di primo ordine del
SOLI, MA TALORA SOLTANTO fare più delle stesse cose che abbia-
mo sempre fatto e nell’instaurare
CON L’AIUTO DI UN COACH invece un approccio di secondo

T
ordine, ossia nel fare qualcosa di
utti sappiamo che una da fare è sull’impatto che essi han- dirompente che faccia vivere un’e-
vita vissuta appieno no sulla nostra esistenza: nel caso sperienza emozionale correttiva.
non è priva di proble- in cui siano problematiche davve- Per esempio, nel caso di una paura
mi o di ostacoli da su- ro invalidanti, ossia atte a impe- che ci ostacola, invece di suggerire
perare. Anzi, una vita dirci in modo permanente di svol- di provare a non pensarci, la perso-
intensa e profonda si fonda sul- gere la nostra vita nella maniera na sarà invitata, al contrario, a in-
la crescita, sul progresso, e questi migliore, è necessario il supporto gigantirla volontariamente (tecni-
non possono esistere senza osta- diretto di uno specialista, in gene- ca della peggiore fantasia) per poi
coli da superare e nuove condi- re uno psicoterapeuta. Se invece imparare progressivamente a con-
zioni da creare. Gli ostacoli, quin- l’ostacolo è lì e lo vogliamo supera- tenerla fino a smontarla del tutto.
di, vanno visti come un’opportu- re, ma pensiamo di poter trovare
nità di crescita, come strumenti le risorse per farlo, possiamo pen- IMPAR ARE AD ESSERE PIÙ
per forgiare la nostra capacità di sare di affrontarlo da soli o con l’a- POSITIVI. Qui viene in aiuto tutto
adattamento. iuto di un buon coach. il filone della positive psychology,
Oggi sappiamo che anche le espe- Detto questo, gli approcci opera- e in particolare il lavoro di Martin
rienze più traumatiche e difficili, tivi al superamento degli ostacoli Seligman, che ha sviluppato il co-
se affrontate con l’atteggiamento possono suddividersi in 3 categorie siddetto PERMA model, una sor-
giusto, sono in grado di stimola- piuttosto distanti tra loro, che però ta di teoria scientifica della felici-
re una crescita positiva, chiama- nella mia esperienza potrebbero tà. In questo caso la persona vie-
ta post-traumatic growth (crescita benissimo convivere per dare, in ne aiutata a lavorare su una serie
post-traumatica). Esistono vari ap- fasi distinte, una diversa tipologia di caratteristiche che definiscono
procci al superamento degli osta- di supporto alla persona. Si tratta una vita piena e felice:
coli che la vita ci pone davanti. La di percorsi di apprendimento di P (Positive emotions): emozioni
prima distinzione fondamentale nuove modalità di azione. positive e ottimismo sono gli in-

14 / MARZO-APRILE 2020
gredienti di base delle persone
che affrontano e superano agil-
mente gli ostacoli della vita. Con-
trariamente a quanto si pensi,
queste non sono determinate né
dalla genetica né dalla fortuna,
ma piuttosto sono sviluppate la-
vorando contro il bias negativo
naturale del nostro cervello che
nota e assimila gli avvenimenti
negativi con maggiore intensità NON TUTTI GLI
rispetto a quelli positivi.
E (Engagement): le persone che OSTACOLI DELLA
superano gli ostacoli hanno un
livello di coinvolgimento e impe-
VITA SI POSSONO 8. Mantenere una prospettiva a
lungo termine e considerare gli
gno superiore agli altri. Spesso il SUPERARE eventi stressanti in un contesto
mancato superamento di un pro- ampio.
blema trae origine da una scarsa IMPARARE AD ACCETTARSI. 9. Mantenere una prospettiva di
motivazione a superarlo. A volte il Non tutto può essere cambiato e speranza e visualizzare ciò che de-
problema stesso diventa un modo non tutti gli ostacoli della vita so- sideriamo.
per attirare l’attenzione e sentirsi no superabili. A volte bisogna ri- 10. Curare il corpo e la mente con
importanti agli occhi degli altri. correre ad altre strategie, come allenamento fisico, una sana nu-
Coinvolgersi appieno e impegnar- quelle basate sul perdono, sulla trizione e imparando a badare al-
si a fondo per quello che ci far sta- gratitudine e sull’accettazione ti- le proprie necessità e alle proprie
re bene è fondamentale per supe- piche della meditazione buddista emozioni.
rare gli ostacoli che incontriamo. o della mindfulness. La capacità
R (Relationship): le relazioni sono chiave necessaria per rialzarsi do- Al di là degli specifici interventi
una delle principali fonti di forza po le batoste a cui la vita a volte ci che si adottano, la cosa più impor-
e sostegno che possiamo avere. espone, però, è la resilienza. Svilup- tante è non rassegnarsi e non cade-
Farsi aiutare dagli altri a supera- parla ha a che fare con azioni e at- re nella visione illusoria che la vita
re gli ostacoli e non isolarsi sono titudini che si possono mettere in debba essere tutta in discesa. Que-
ricette importanti da tenere pre- atto immediatamente. L’A merican sta errata aspettativa ha la grave
senti quando si affrontano pro- Psychological Association suggeri- conseguenza di rendere ogni pro-
blemi e momenti di crisi. sce 10 mosse per sviluppare mag- blema, anche il più piccolo, un osta-
M (Meaning): il senso di scopo e giore resilienza:  colo insormontabile.
significato è uno dei fattori fon- 1. Mantenere buoni rapporti con i
damentali per vivere bene. Supe- propri familiari, amici e con le per-
rare gli ostacoli dovrebbe esse- sone che si frequentano.
re un modo per soddisfare mag- 2. Evitare di vedere una crisi o un
giormente il senso di significato evento stressante come qualcosa
che percepiamo nella nostra vita. di intollerabile e di inaffrontabile.
FILIPPO ONGARO, medico de-
Questo ci permetterà di trovare 3. Accettare le situazioni che non si gli astronauti dal 2000 al 2007, è
risorse nascoste che non sappia- possono cambiare. il primo italiano ad avere ottenu-
mo nemmeno di avere. 4. Sviluppare obiettivi realistici e to la board certification in Medi-
A (Accomplishments): un ostaco- muoversi verso quella direzione. cina anti-aging negli USA. Ha stu-
diato problem solving e coaching
lo superato diventa una vittoria e 5. Prendere decisioni, non rimane-
strategico ed è autore di numero-
le vittorie, ossia i risultati ottenu- re immobili. si best seller, tra cui Mangia che
ti, sono l’esempio a cui rifarsi per 6. Cercare opportunità di scoperta dimagrisci (Piemme, 2012) e Fi-
sviluppare le competenze e le giu- personale e crescita dopo perdite no a cent’anni (Ponte alle Grazie,
2016). Vive e lavora in Svizzera.
ste emozioni per affrontare i suc- o crisi.
www.filippo-ongaro.com
cessivi problemi che incontriamo. 7. Sviluppare sicurezza in sé stessi.

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 15
Pieter Bruegel il Vecchio, Il Trionfo della morte, Museo del Prado, Madrid.

16 / MARZO-APRILE 2020
VECCHIE
PAURE
E NUOVE
MANIE:
ANTICHI E MODERNI RIMEDI
/ Giorgio Nardone, Moira Chiodini /

F
in dalla notte dei tempi l’essere umano si è
dovuto confrontare con eventi che incute-
vano timore e paura. La paura sorprende SOSTENEVA IL FILOSOFO
l’uomo mettendogli di fronte la sua limita-
ta possibilità di controllo rispetto a ciò che THEODOR ADORNO:
lo circonda. Il timore che suscitano il mare in tor-
menta, l’eruzione di un vulcano, la carestia od ogni «QUEL CHE TEMIAMO
altro disastro naturale è commisurato alla certezza
dell’uomo di non potere alcunché di fronte a circo- PIÙ DI OGNI COSA,
stanze del genere. È per gestire questa impotenza
che si sono costruite divinità talmente potenti da
HA UNA PROTERVA
essere cause e artefici di tutti i fenomeni naturali, e
di conseguenza del destino degli uomini.
TENDENZA A SUCCEDERE
Se le divinità avevano volontà, allora, a differenza REALMENTE». È UNA
della incontrollabilità della natura, potevano esse-
re servite e omaggiate al fine di ingraziarsi la loro LEGGE INELUTTABILE?
benevolenza. Attraverso preghiere e sacrifici era

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 17
possibile mantenere buoni anche quei fenomeni
spaventosi che, da un momento all’altro, si sareb-
bero potuti abbattere sull’umanità. Non è quindi
un caso che Phobos, il dio greco della paura, fosse
spesso rappresentato negli scudi dei guerrieri che
gli offrivano sacrifici prima di scendere in batta-
glia. Sembra che persino il grande condottiero Ales-
sandro Magno, come riportato da Plutarco nelle Vi-
te parallele, avesse compiuto sacrifici a questa divi-
nità, alla vigilia della battaglia di Gaugamela contro
Dario III.

PAURA SANA
E PAURA PATOLOGICA
Potremmo dire che nasciamo avendo in dotazione
un patrimonio di paure che alcuni definirebbero
ancestrali, come la paura del buio, dell’ignoto, degli
eventi naturali, delle catastrofi e della morte. Que-
ste, da un lato, fungono da monito e da regolatore
dell’agire umano ricordan-
do che per essere temerari Jack Nicholson e Helen Hunt
occorre avere rispetto del in una scena del film del 1997
pericolo; la non considera-
zione del rischio, infatti, è
La paura sana ci fa Qualcosa è cambiato.

pura incoscienza. D’altro riconoscere un pericolo.


canto, la paura può diveni- noi sa che la paura nasce e
re amplificatore del senso La paura patologica si mantiene in primo luogo
di insicurezza, rendendo
l’uomo vittima dei propri ti-
ce ne rende schiavi attraverso le nostre perce-
zioni. Ciò che conta non è di
mori. Ed è proprio su questo che cosa io possa aver pau-
crinale che si gioca la parti- ra, ma che cosa farò o evi-
ta fra paura “sana” e paura “patologica”. terò di fare in virtù della percezione che ho di quella
La paura sana è quella che ci è amica, che permette precisa realtà.
di prendere sul serio il pericolo e l’impresa che stia- Un esempio può chiarire la questione. Immaginia-
mo affrontando. Alexander Huber, famoso arrampi- mo una persona con la paura dei gatti, la quale per
catore e alpinista tedesco, racconta nel suo libro pro- evitare di trovarseli di fronte inizi a stare a debita
prio il rapporto fra paura e coraggio, che sono due distanza da ogni felino. Immaginiamo che questa
facce di una stessa medaglia, in cui l’una non può stessa persona inizi a rinunciare a far visita ad ami-
esistere senza l’altra. La paura, tuttavia, può pure ci e parenti per scongiurare il pericolo di incontrare
assumere la veste del timore estremo che impedi- il temuto nemico. Capiamo bene allora che la paura
sce alla persona anche solo il pensiero di trovarsi di cessa di essere amica o parte del coraggio, per dive-
fronte alla situazione temuta, obbligandola a indie- nire limite fobico a tutti gli effetti. Perché la paura
treggiare, a fuggire, a evitare. Ciò che spaventa può diventi fobia occorrono quindi alcuni ingredienti, il
essere rappresentato letteralmente da qualsiasi cosa, primo dei quali, come abbiamo visto, è proprio l’e-
e ognuno di noi ne ha avuto una qualche esperienza. vitamento sistematico e progressivo di ciò che spa-
Chi può dire di non aver mai avuto timore, per esem- venta, arrivando a condizionare e limitare drastica-
pio, del buio, dei cani, degli insetti, di una malattia, mente la vita.
dei ladri, del terremoto? Questo significa che siamo Così, possiamo trovare persone che per anni non
tutti fobici? Ovviamente no, significa che ognuno di hanno messo piede sull’erba o camminato su un

18 / MARZO-APRILE 2020
UN CIRCOLO VIZIOSO
Se la loro particolarità può far sorridere, la sofferen-
za di chi ne è affetto è invece drammaticamente se-
ria. Perciò occorre chiedersi cosa è che mantiene tale
paura patologica e impedisce alla persona di vivere.
Chi soffre di una fobia sa bene che la prima risposta
per proteggersi dalla paura è quella di scansare il più
possibile ciò che spaventa. Azione che sembra assolu-
tamente ragionevole, ma che, nei suoi effetti, porta a
confermare la pericolosità di ciò da cui stiamo scap-
pando, finendo per renderlo terrificante. Aver evitato
la situazione temuta, pur producendo una sensazio-
ne di sollievo immediato, conferma sia la pericolosità
della situazione sia l’idea di nostre inadeguatezza e
incapacità. Ciò significa che ogni evitamento e fuga
conduce all’evitamento successivo, fino a rendere la
persona incapace di esporsi a situazioni potenzial-

Fobie di star
Anche tanti personaggi famosi sono colpiti da tale
paura: risulta che Naomi Campbell, per il timore
dei germi, indossi in aereo sempre un paio di guanti
in lattice e disinfetti immediatamente il posto dove
dovrà viaggiare. Charlize Theron e Cameron Diaz
hanno il terrore dello sporco, motivo per cui la
pulizia diviene per loro una vera e propria mania.
Le fobie e le manie hanno una diffusione molto
democratica, rappresentando anche l’eccentricità
prato per paura delle formiche, o persone che non di alcune star e la peculiarità degli sportivi; gli atleti
e gli artisti, anzi, sono fra le persone maggiormente
mangiano mai fuori di casa perché hanno timore
colpite da strane manie e rituali. Woody Allen, pare,
che piatti e posate non siano sufficientemente puliti.
di fobie e manie ne ha davvero molte, fra cui la
Uno straordinario Jack Nicholson ne dà una rappre- paura di cani, insetti, spazi stretti, cervi, folla, colori
sentazione mirabile quando, interpretando Melvin vivaci. Persino i più grandi performer provano ansia
Udall nel film Qualcosa è cambiato, va a mangiare da prestazione prima di salire sul palco o scendere
tutti i giorni in un locale portandosi dietro le proprie in campo, escogitando fantasiosi rituali per tenere
posate di plastica per paura dei germi. La poliedri- a bada l’ansia. Se il cantante Alice Cooper mangia
cità delle paure e la loro democratica diffusione le le caramelle Skittles e guarda film di kung-fu prima
hanno anche rese oggetto di curiosità e di interesse, di salire sul palco, Leonard Cohen era obbligato
tanto che alcune famose riviste, come The Richest, a recitare la frase «Pauper sum ego, nihil habeo»
hanno stilato una sorta di classifica delle fobie più («Sono povero, non ho niente») prima di ogni
stravaganti. Alcune fobie sono talmente particolari esibizione. Gli esempi possono essere molteplici,
da quello di dover compiere sempre lo stesso gesto
da poter essere ritenute un’invenzione giornalistica
a quello di mangiare sempre la stessa cosa prima
o televisiva, ma sono assolutamente reali e talvolta
di una prestazione, all’indossare un certo colore o
nemmeno troppo rare. Possiamo così trovare la pau- un certo indumento, e così via. Tali azioni possono
ra dei capelli, delle parole troppo lunghe, delle cose costituire, se limitate e circoscritte, una sorta di rito
raggruppate per 4 o addirittura dei colori. Ma a que- che agevola e permette una migliore concentrazione
ste se ne possono aggiungere anche di più strava- e prestazione; al contrario, se diventano vere
ganti come la paura degli angoli o quella dei tappi e proprie manie, finiscono per invalidare e
(Nardone, 2003). compromettere la prestazione.

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 19
Tippi Hedren terrorizzata da uno stormo
di uccelli, in una scena del film Gli uccelli,
diretto da Alfred Hitchcock nel 1963.

Evitare il contatto
mente critiche, limitandone
drammaticamente la liber-
con l’oggetto della fobia arrossendo o sudando co-
piosamente. In virtù di que-
tà di azione e movimento è una falsa soluzione, sto timore può iniziare a
(Nardone, 2003). prendere precauzioni come
Ed è proprio l’interruzione specie alle lunghe evitare di vestirsi troppo, o
di questa tendenza elusiva mettersi vicino a una fine-
a divenire fondamentale per stra aperta, oppure evitare
sospendere il circolo vizioso di dare la mano o di essere
della paura patologica. Attraverso l’esposizione agli troppo visibile. Tale modalità di gestione ossessiva
stimoli, oggetti o situazioni ritenute spaventose, ossia fornisce, purtroppo, solo un’illusione di controllo, an-
attraverso graduali e sistematici contro-evitamenti, dando viceversa ad amplificare la sensazione di ten-
diventa possibile superare tale disturbo (Davey, 1997). sione e timore. Nel caso del wedding (paura di suda-
Ma non è solo l’evitamento l’ingrediente che rende re), ciò assume una valenza drammaticamente para-
la paura “insana”. Per gestire ciò che la spaventa, la dossale in quanto il controllo aumenta l’attivazione
persona può attuare una sistematica, e a volte elabo- fisiologica e l’innalzamento di alcuni parametri, fra
rata, analisi delle circostanze. Può, per esempio, pia- cui proprio il battito cardiaco e la sudorazione. Appa-
nificare una serie di contromosse al fine di evitare di re chiaro che, in questi casi, esporsi a ciò che spaven-
imbattersi in ciò che crea timore e spavento. In modo ta non sortisce alcun effetto se nel contempo non si
meticoloso, può identificare e mettere in atto una se- riduce il controllo ossessivo, portando gradatamente
rie di precauzioni che costituiscono una vera e pro- la persona a sospendere le precauzioni poste in atto
pria strategia difensiva. per proteggersi dal pericolo. Ciò permette di uscire
Immaginiamo che la persona abbia la paura di per- dalla trappola del controllo, che conduce di fatto a
dere il controllo di sé stessa in pubblico, per esempio una perdita di controllo.

20 / MARZO-APRILE 2020
da avere la pelle del corpo segnata da vere e proprie
escoriazioni. In questi casi le azioni che vengono mes-
se in atto per gestire la paura funzionano dapprima
talmente bene che la persona sente diminuire la sua
ansia. Ed è proprio in virtù di questo iniziale effetto
positivo che la persona fini-
sce per non poter più fare a
meno di allestire tali rituali.
Dal punto di vista logico, si
Molte compulsioni assiste alla situazione in cui,
rivolte a esorcizzare a partire da un’azione appa-
rentemente ragionevole –
una paura non fanno «Per non essere sporco, mi
lavo» –, si arriva a un punto
che riattualizzarla di completa irragionevolez-
za per il quale «Ogni lavag-
LA FALSA SOLUZIONE gio fa temere di essere con-
DELL’EVITAMENTO taminato, costringendo a lavarsi ancora di più».
Capiamo, quindi, come le compulsioni su base fobica
Come dicevamo, la paura non è di per sé patologica, si alimentino drammaticamente proprio della solu-
anzi ha un’importante valenza adattiva. Allo stesso zione che la persona aveva escogitato per combattere
modo, le strategie di coping, ovvero le soluzioni che la paura. Compiere quelle azioni diventa tanto neces-
la persona adotta per fronteggiare eventi stressanti sario che la paura di non eseguire i propri rituali di-
o problematici, non sono di per sé disfunzionali, ma viene ancora più forte della paura originaria. In que-
lo diventano in virtù dei loro effetti. Così, se l’evitare sti casi è fondamentale riuscire a smontare la com-
e il prendere precauzioni possono inizialmente da- pulsione per mezzo di azioni mirate che permettano
re un senso di sollievo, con il passare del tempo di- di riprendere il controllo di ciò che ormai è completa-
ventano conferma della pericolosità della situazione, mente fuori controllo. È divenuta famosa la prescri-
che induce la persona a evitare o proteggersi ancora zione che viene data, all’interno dell’approccio stra-
di più. Alcune paure hanno preso il posto di altre, tegico, alle persone che compiono rituali di lavaggio.
probabilmente in virtù dei cambiamenti sociali e di Si dice alla persona: «Di qui alla prossima volta che
vita. In tal modo, la paura dei serpenti è stata sosti- ci vediamo vorrei che, ogniqualvolta lei mette in atto
tuita da quella dei piccioni, di fatto molto più comuni uno dei suoi rituali di lavaggio, e per esempio si lava
e diffusi: se, difatti, è rarissimo imbattersi in un ser- le mani, se lo fa una volta lo ripetesse cinque volte,
pente, è assai più probabile incontrare questa specie né una volta di meno né una volta di più. Potrà non
di pennuti nelle nostre piazze e strade. Chi ha paura farlo, ma se lo farà una volta, lo dovrà ripetere cin-
degli uccelli è come se si trovasse all’interno dell’o- que volte, né una volta di più né una volta di meno».
monimo film di Hitchcock, in cui occorre sopravvi- Una prescrizione del genere mira a far riprendere il
vere alla minaccia di attacchi improvvisi da parte controllo della situazione al soggetto, sottraendolo
di corvi, gabbiani, volatili ritenuti di per sé innocui. all’ossessione e alla mania. In questo modo, infatti,
L’ultimo ingrediente che rende la paura qualcosa di l’individuo attuerà il suo rituale non sotto un impul-
patologico sono i comportamenti ripetuti, vere e pro- so irrefrenabile, ma dietro richiesta e dietro una de-
prie compulsioni attuate dalla persona per protegger- cisione volontaria (Nardone e Portelli, 2013).
si dal pericolo. Il timore dello sporco o di essere conta- Per smontare sia la paura originaria sia quella legata
minati è una paura molto diffusa che spesso obbliga alla compulsione occorre che anche la percezione si
la persona a lunghi ed estenuanti rituali di pulizia modifichi. È necessario guidare la persona ad avere
che a volte costituiscono l’occupazione predominan- una cosiddetta “esperienza emozionale correttiva”
te della giornata. I lavaggi di pulizia per combattere che le permetta di sentire, e poi capire, diversamen-
la paura possono anche toccare punte estreme, come te. Così, per esempio, si porta la persona a percepire
il lavarsi solo con sostanze aggressive a base di clo- la paura di essere completamente pulita, perché nel
ro o ammoniaca, o il lavarsi talmente di frequente momento in cui lo è, o lo sono le sue cose, ogni picco-

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 21
la traccia di sporco rischia coltà. Proteggerli da ciò che
di metterla in crisi, costrin- li spaventa non li rende più
gendola a infiniti lavaggi.
Accompagniamo forti, ma conferma loro che
Iniziando a percepire che il il bambino che il mondo è pieno di insidie.
piccolo sporco la protegge Se prendiamo come esem-
dal grande sporco, che con- ha paura del buio pio la paura del buio dei
cedendosi un piccolo disor- bambini piccoli, vediamo
dine ella riesce a mantenere
a esplorare l’oscurità come un genitore, al fine
il giusto equilibrio e il giu- di far superare quella pau-
sto ordine, si potranno inse- ra in modo sano e renderla
rire esperienze diverse fino al completo superamen- alleata, dovrebbe rassicurarlo, ma non proteggerlo
to della paura e dell’ossessione. troppo. In quest’ottica, si potrà condurre il bambino
a esplorare l’oscurità per verificare che lì non si na-
sconde alcun mostro (contro-evitamento) e lo si po-
EVITARE DI EVITARE trà guidare ad affrontare rischi graduali che lo rassi-
curino, passando, per esempio, dalla luce alla penom-
La paura va considerata una naturale e vitale carat- bra, fino all’oscurità.
teristica umana che, solo se combattuta o evitata, si Se non la si può evitare, la paura va accettata, e con
trasforma in fobia. Sapendo questo, la persona può essa i nostri limiti. Soltanto nel momento in cui ac-
coltivare la propria abilità nell’orientare la paura in cetto e mi concedo le mie debolezze, queste smettono
modo funzionale, per esempio interrompendo tutto di essere fragilità, per diventare punti di forza che
ciò che la trasformerebbe da alleata in pericolosa ne- mi spingono in avanti.
mica. Si può iniziare, così, ad agire guidati dal moni-
to che ogniqualvolta si evita per paura, la difficoltà
tenderà ad aumentare in modo esponenziale. In tal
modo la persona può decidere di evitare di evitare le RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
situazioni temute, creandosi un’esperienza emozio- Davey G. C. (1997), Phobias: A handbook of theory,
nale positiva di fiducia nelle proprie capacità. research, and treatment, John Wiley & Sons Inc., Ho-
boken.
Una certa quota di paura e di angoscia è ineliminabi-
Huber A. (2013), La paura. La tua migliore amica
le, anzi è addirittura necessaria per la maturazione e (trad. it.), Corbaccio, Milano.
la crescita, per non relegare i bambini – poi i giovani – Nardone G. (2003), Non c’è notte che non veda il gior-
in un falso paradiso in cui si neghino le difficoltà e no, Ponte alle Grazie, Milano.
gli ostacoli. Errori pedagogici di segno opposto si so- Nardone G., Portelli C. (2013), Ossessioni compulsioni
manie. Capirle e sconfiggerle in tempi brevi, Ponte alle
no alternati sulla scena famigliare e sociale. In pas- Grazie, Milano.
sato erano molti i genitori che ritenevano necessario
“temprare” il carattere dei figli, soprattutto dei figli
maschi, non concedendo loro alcuna indulgenza alle GIORGIO NARDONE, fondato-
debolezze o forzandoli a superare le loro paure. Oggi, re, insieme a Paul Watzlawick,
invece, capita di vedere adulti iperprotettivi che te- del Centro di Terapia Strategica
di Arezzo, è internazionalmente
mono che i loro figli possano soffrire e che a volte so- riconosciuto sia per la sua crea-
no anche più spaventati di questi ultimi. Accade così tività che per il suo rigore meto-
di imbattersi in proposte estreme, quale quella di eli- dologico.
minare gli elementi angosciosi delle favole, dal lupo di
Cappuccetto Rosso alla strega di Biancaneve!
Dal punto di vista educativo diventa fondamentale MOIRA CHIODINI, psicologa
aiutare i bambini e i ragazzi a fronteggiare e supe- e psicoterapeuta, e docente
rare ostacoli e piccole difficoltà affinché costruisca- presso il Centro di Terapia Stra-
tegica di Arezzo, è responsabi-
no un sano senso di fiducia nelle proprie capacità. I le dello studio clinico affiliato
genitori, ovviamente, devono ascoltare, supportare, di Firenze dove svolge attività
motivare, ma nel contempo devono essere in grado di psicoterapia e consulenza.
di lasciare che i figli facciano esperienza della diffi-

22 / MARZO-APRILE 2020
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24 / MARZO-APRILE 2020
I SINTOMI DI
UN MALESSERE
NELLA COPPIA
/ Umberta Telfener /

C
he cos’è una coppia? L’unione di due per- L’ICEBERG
sone che condividono una dimensione
emotiva, sociale e sessuale. Che condivi- Ogni rapporto di coppia è fatto di giochi, regole e
dono un’intimità che è la consapevolez- rituali. Le coppie sottoscrivono dei contratti la cui
za della disponibilità affettiva reciproca caratteristica è quella di somigliare a un iceberg: la
nella relazione, manifestantesi attraverso un moni- parte emersa è costituita da norme esplicite e accordi
toraggio emotivo contraccambiato. Le dinamiche consapevoli; la parte sommersa, da vincoli non con-
non sono sempre uguali nel tempo, durante il ciclo sapevoli di natura affettivo-emotiva che riguardano
vitale di una coppia, e neppure nel tempo storico-so- il soddisfacimento dei bisogni e la convalida dell’im-
ciale, che propone modelli diversi nel gioco dei ruoli, magine di sé. I sintomi che emergono in una coppia
nelle aspettative e nello srotolarsi emotivo delle sto- riguardano a volte la storia particolare di una perso-
rie. I cambiamenti sociali ci hanno portato a vivere in na singola e derivano dalla sua specifica personalità,
un periodo storico attuale che definisco «ipermoder- sono connessi alla sua storia di vita, ai suoi problemi,
no» (Telfener, 2018), in cui una coppia, una relazione, alle sue esperienze; altre volte, i sintomi emergono
l’amore non sono più codificati a priori dalla società, dal gioco relazionale che unisce i partner. Attengo-
non sono neppure stabiliti da regole condivise, ma no alla storia del singolo la paura di non essere ama-
sono quello che emerge dall’uso fatto dalle specifi- bile, di non sentirsi abbastanza, di non valere e non
che persone dei termini “coppia”, “relazione”, “amore”. meritare amore, e le conseguenti fobie di essere tra-
Abbiamo pertanto molti modelli diversi di relazione. dito; oppure la paura di amare, di stare in una rela-

SONO TANTI E DIVERSI I MODELLI


DI RELAZIONE DI COPPIA. COSA SUCCEDE
QUANDO AL LORO INTERNO COMINCIANO
A LAMPEGGIARE ALCUNE SPIE DI MALESSERE
E COME PROVARE AD AFFRONTARLE?

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 25
zione che si approfondisce, tiva. Si tratta di sintomi di-
la paura di assumersi la re-
sponsabilità dell’impegno,
Ci sono momenti in cui versi per ogni coppia, che se-
gnalano un disagio relazio-
quella di perdere la liber- sentiamo di non valere nale non sempre evidente.
tà; fa paura anche l’ipotesi In questo articolo intendo
di essere abbandonati, che e di non meritare occuparmi dei sintomi che
spesso scaturisce da un im-
printing molto precoce di
l’amore del partner emergono dalla danza dei
partner. Alcuni esempi fra i
abbandono. tanti possibili.
Queste credenze, questi at-
teggiamenti verso di sé/l’altro e il mondo influenze-
ranno naturalmente la coppia, ma appartengono a MARIA E CARLO
uno dei due e al suo mondo interno. Al suo modo spe-
cifico di vivere la vita, la relazione e il coinvolgimento Maria, dopo dieci anni di legame, ha voglia di sepa-
reciproco. Sono sintomi che si riferiscono invece di- rarsi. Non si sente vista, non è più curiosa del compa-
stintamente alla coppia quei comportamenti e quel- gno, la sera non ha voglia di tornare a casa, nei fine
le emozioni che emergono a seguito unicamente del- settimana non ha voglia di organizzare qualcosa di
la “danza” tra i partner: l’incomunicabilità e la paura speciale. Contemporaneamente ha paura di questo
che sorgono a seguito di disattenzioni e soprusi, l’in- “nuovo” moto del suo animo: lavora ma non è auto-
sicurezza reciproca o la sciatteria che distingue un noma sotto il profilo economico, e poi ci sono i fi-
nucleo, la scarsa attenzione all’altro, l’ossessività nel gli e non vuole farli soffrire. Il suo compagno Carlo
fare per evitare una condivisione mentale ed emo- si è adattato al livello minimo di relazione, sembra
soddisfatto così: televisione, partite di calcio da com-
mentare, la domenica pomeriggio dai rispettivi geni-
tori. Ogni volta che Maria pensa alla “libertà” possi-
Malesseri psichici e ciclo bile si sente rinascere, ma anche in colpa e spaven-
di vita della coppia tata, finché un giorno non viene sopraffatta da un
I sintomi non dovrebbero fare paura, sono dei attacco di panico che la lascia stordita e terrorizzata.
messaggi che ci vengono inviati dalla psiche La donna viene in seduta accompagnata dal compa-
per segnalare che qualcosa non va. Sono
gno: con fierezza mi dice di aver bisogno di lui, di non
comunicazioni di un disagio, emergenze che
poterne fare a meno, la deve accompagnare ovun-
segnalano che vi è una sofferenza e che le regole
che hanno funzionato fino a quel momento, ora que perché senza di lui è perduta. Non resta con Car-
vanno riviste e rinegoziate. Individuo 3 percorsi a lo perché lo ha scelto, perché ha superato la propria
seguito del processo di illusione-delusione: crisi personale, ma perché ne ha bisogno, indecisa –
• elusione della crisi: percorso messo in penso – se esplicitarlo o meno. Ora che lei ha questi
atto per evitare i vissuti di delusione; ciclo attacchi di panico, è il bisogno a organizzare la loro
ripetitivo e spesso insoddisfacente, sempre relazione e a permettere alla coppia di rimanere in-
uguale, basato sulla negazione e a volte sulla sieme nel tempo. Certo, lei deve continuare ad avere
comparsa di sintomi fisici e psichici a ricordare i propri sintomi, almeno ogni tanto, almeno per non
che qualcosa non va; sentire il bisogno di fuggire, ma non ne è consapevo-
• ingresso nel circuito della delusione: comparsa le. Gli attacchi di panico sembrano una buona occa-
di sintomi nel sistema: uno dei partner
sione per rimanere insieme senza sceglierlo e senza
oppure uno dei figli presenterà un sintomo
migliorare la relazione.
mai espresso prima, che segnala l’esistenza
di un problema e la necessità di intervenire
psicologicamente;
• accettazione della realtà propria e dell’altro, AGATA E TOMMASO
ricontrattazione e comparsa di nuova energia
a seguito della decisione, a volte anche Agata e Tommaso hanno avuto un colpo di fulmine
razionale, di restare insieme, a patto di non che li ha portati a vivere insieme e poi a sposarsi con
sentire l’altro come nemico e di collaborare grande fretta e passione. Fretta di stare insieme, di
a una vita creativa e di soddisfazione. amarsi, di darsi reciprocamente attenzione e cura.

26 / MARZO-APRILE 2020
Così come velocemente si sono amati, altrettanto ve-
locemente si sono stabilizzati in un ménage distan-
te, che definiscono «freddo». Vengono in terapia per
“alzare il termostato”, ma presto ci accorgiamo che,
malgrado le lamentele esplicite, ciascuno dei due
è più contento di quanto dichiari della distan-
za a cui “ballano”. Si sono ingaggiati in un co-
siddetto “contratto fraudolento” nel quale cia-
scuno dei due ama l’altro proprio non aman-
dolo “troppo”: sembrano organizzati da una
massima condivisa che recita «Se mi ami,
non amarmi» (Elkaïm, 1992). Ognuno di lo-
ro due ha subito traumi nell’infanzia: Aga-
ta la morte precoce del padre quando aveva
un anno; sua madre si è poi ricostruita una
famiglia poco dopo, con altri figli da amare.
Tommaso è vissuto in una famiglia in cui il
padre era alcolista e la madre spesso depres-
sa. Ciascuno dei due ha alimentato la paura
di sentirsi in balia degli altri se si fidava e si
investiva senza garanzie; ciascuno dei due ha
imparato a stare sulle proprie gambe molto pre-
cocemente. Nella relazione, ognuno di loro due ha
paura a consegnarsi e fidarsi. Lo hanno potuto fare
nel momento dell’innamoramento, che sapevano
temporaneo. Quando lo hanno fatto su richiesta
della terapeuta, a turno hanno provato sinto-
mi che non avevano mai avuto prima: Agata
si è sentita invasa da pensieri ossessivi sulla
pulizia e Tommaso ha aumentato la paura
degli aerei e dei treni. Sembravano dar-
si il cambio, uno dei due stava male ogni
volta che l’altra chiedeva maggiore vici-
nanza e intimità. L’eccesso di difesa, la fo-
bia dell’intimità sembrano incongruenti
con l’amore che hanno provato l’una per
l’altro, ma appare coerente con la loro sto-
ria di vita e con le paure a seguito delle loro
esperienze infantili. In terapia concorderemo sul-
la necessità di “scaldare” la relazione, ma con cautela,
con estrema cautela, e solo dopo aver preso le distan-
ze dalla storia di abbandono
e disattenzioni infantili e
aver recuperato la fiducia in
sé stessi. La giusta distanza
in amore, infatti, non è defi- Attraverso i sintomi
nita dall’esterno, ma spesso
contrattata inconsapevol- comunichiamo
mente dai partner in giochi
relazionali che possono an-
di avere un disagio
che non essere consapevoli. e chiediamo aiuto

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 27
Una coppia che chiede
aiuto si mostra bloc-
cata nella sua rappre-
sentazione della cop-
pia stessa e di ciascu-
no dei partecipanti.
Usualmente ripete le
soluzioni che si sono già
dimostrate fallimentari,
reificando un circolo vi-
zioso che si incista sempre
più. Ciascuno dei due è poi
molto impegnato a cercare di
cambiare l’altro e non consi-
dera la propria partecipazio-
ne al gioco in atto.

BEN E SANDRO
Ben e Sandro non comunicano più
tra loro. Le parole permettono di
perturbare copioni già scritti, di mo-
dificare i vissuti e i comportamenti,
ma tra loro ci sono sempre meno pa-
role, sempre più accuse e rivendicazio-
ni. «Te ne andrai, mi lascerai, mi abban-
donerai», se lo ripetono esplicitamente o
mentalmente a turno, spaventati e ran-
corosi. Con le parole si sono spenti an-
che la magia del rapporto e il loro de-
siderio. Ciascuno dei due vorrebbe ve-
dere il desiderio negli occhi dell’altro,
ma nessuno dei due investe sul pro-
prio, nessuno dei due va verso l’altro.
Ognuno valuta e critica i comportamenti
del partner, ma nessuno dei due si impegna a ottene- nale quella di non raccontare niente di sé all’altro e di
re ciò che non sa di volere e non osa raggiungere. Si recriminare la distanza dell’altro; è un modo efficace
sono persi come individui e sentono la coppia come per distanziare l’altro addossandogli la colpa. In re-
una minaccia e una prigione. Alla relazione danno la altà, nessuno dei due si assume più la responsabilità
responsabilità di sentirsi “addormentati”. Accusano per la relazione (Telfener, 2015) e ciascuno è diventa-
che la mancanza di curiosi- to “fobico” dell’altro, che vie-
tà verso sé stessi e verso l’al- ne considerato un nemico.
tro, curiosità che potrebbe
diventare un ponte da attra- Non raccontare
versare e riattraversare più UNA NUOVA
volte. L’attrazione implica niente di sé stessi PARTE DI SÉ
infatti una danza reciproca
e loro hanno smesso di dan-
non fa bene L’ultimo esempio si riferisce
zare. È una trappola relazio- alla relazione a una situazione relaziona-

28 / MARZO-APRILE 2020
le assai frequente in questa tenzioni e di esplorare parti
epoca ipermoderna. Si trat-
ta di un tradimento in cui
La crescita e l’evoluzione nuove di sé, anche sessuali.
Per lei, tradire non è un at-
la donna tradisce non per- del desiderio tacco alla relazione, bensì
ché non ami il suo compa- un percorso parallelo tutto
gno, ma perché con il nuovo non avvengono suo, privato, personale, na-
amante è in grado di esplo-
rare una parte di sé creativa
all’unisono nei partner scosto. Tradisce per allon-
tanarsi da chi era diventata,
che non ha mai incontrato per cambiare, per esplorare
prima. Uno spazio/tempo nuovi aspetti di sé. La don-
parallelo che per lei non mette in crisi il rapporto na chiederà di venire in terapia con il marito, che ha
primario, la cura della coppia originaria, la loro ses- sviluppato – “inaspettatamente” – una paura irrazio-
sualità ricca. Il tutto finché l’uomo non se ne accor- nale di inghiottire e sintomi ipocondriaci. Per rassi-
ge e non mette in crisi il rapporto. Il tradimento ha curarlo si dichiara pronta a interrompere il rapporto
a che fare con un rinnovato desiderio di ricevere at- con l’amante, che afferma di non amare, desiderando
riguadagnare la fiducia del marito. Non vuole per-
derlo e desidera essere perdonata.
Le fasi della vita di una coppia
Quando due persone si incontrano e si piacciono Le coppie si scelgono con uno stesso livello di indi-
nasce una storia nuova tutta da scrivere, ricca
viduazione dalle famiglie di origine e dal mondo, ma
di potenzialità e di vincoli. Dopo l’incontro, le
poi non proseguono all’unisono, uno dei due matura
coppie passano attraverso delle fasi che sembrano
trasversali alla loro storia e simili per tutte le più velocemente e così le aspettative e i desideri non
relazioni importanti. sono più allineati. Non sempre la crescita individua-
• Fase dell’illusione: è la prima fase, quella le e la crescita nella relazione di coppia coincidono;
per questo e per altre ragioni le coppie sono sempre
dell’incontro, della formazione della coppia,
dell’investimento nel Noi. È un periodo di più spesso a termine. L’amore sta nei gesti e nei com-
collusione: ciascuno dei due si rispecchia portamenti mediante cui si esprime. Si tratta di un
negli occhi dell’altro e tende a cercare i punti atto di volontà, si tratta di un’intenzione e di un’azio-
di accordo. I livelli delle regole e dei bisogni ne. La volontà implica anche una scelta: non siamo
combaciano. obbligati ad amare, scegliamo di farlo, perché quan-
• Fase della delusione (inevitabile): la quotidianità do amiamo esprimiamo apertamente e onestamente
entra nella vita della coppia, le famiglie di origine
cura, affetto, responsabilità, rispetto, impegno, fidu-
intrudono, la nascita dei figli è desiderio e
cia, anche desiderio. Ad amare si impara; l’amore è il
responsabilità, le beghe lavorative e le ambizioni
di carriera complicano, la fatica del triplo lavoro privilegio delle persone libere.
per le donne (figli e casa, lavoro fuori, famiglie
d’origine da accudire…) stanca; tutte queste cose
rendono difficile far combaciare il dentro con il
fuori, diventa necessario fare i conti con il reale, RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
con nuove regole, con una ridefinizione dei ruoli. Elkaïm M. (1992), «Se mi ami, non amarmi» (trad. it.),
In questa fase tante coppie si separano, cercano Bollati Boringhieri, Torino.
all’esterno una nuova idealizzazione e rischiano Telfener U. (2015), La manutenzione dell’amore, Ca-
di passare a un’altra relazione in cui, di nuovo, stelvecchi, Roma.
Telfener U. (2018), Letti sfatti, Giunti, Firenze.
vivranno le stesse dinamiche. Le coppie più
fortunate e più consapevoli propongono una
rinegoziazione e riescono a incontrarsi ancora.
• Fase della disillusione e rinegoziazione: consente UMBERTA TELFENER, psico-
loga per la salute, è didatta del
nuove distanze e ruoli diversi, una riscrittura
Centro milanese di Terapia del-
del copione che li aveva uniti fino a quel la famiglia e membro del board
momento, una rottura della narrazione usuale e dell’European Family Therapy
l’introduzione di differenze. È una fase generativa Association - Training Institutes
che può portare la coppia a migliorare la relazione Chamber (EFTA-TIC).
e a restare insieme.

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 29
SELF-HELP SCIENTIFICO

BENVENUTA
«La tua vita inizia quando superi
tutte le tue paure». Una frase d’im-
patto che in realtà mente, dato che

LA PAURA
la paura, come ogni altra emozio-
ne, non può svanire nel nulla.
Anzi, se ci pensiamo bene, si trat-
ta di un atteggiamento mentale
limitante: immaginiamo per qual-
che istante di dover affrontare una
delle cose che molti dicono essere
/ Gennaro Romagnoli / «davvero ansiogene», come il par-
lare in pubblico. Sappiamo di do-
ver affrontare una certa presta-

PRIMA DI UNA PROVA zione davanti a un gran numero di


persone, prepariamo le nostre ar-
IMPORTANTE, ACCETTIAMO gomentazioni e le nostre belle slide
e poi siamo pronti. Ma se temiamo
IL BRIVIDO DI PAURA CHE la situazione, o perché l’abbiamo
affrontata poche volte o perché si
SPESSO COMPORTA: SEGNALA tratta di qualcosa che ci spaventa
nello specifico (una reazione fobi-
CHE A QUELLA PRESTAZIONE ca), ecco che improvvisamente si
avvicenderanno nella nostra men-
TENIAMO DAVVERO te scenari devastanti.

L
a paura è un’emozione È facile immaginare che un bambi- Immaginiamo di risultare impac-
di base con la quale tut- no piccolo senza paura sia in grave ciati, di non essere apprezzati, di
ti dobbiamo fare i con- pericolo, perché, non riconoscendo non essere visti come autorevoli, di
ti sin dalla più tenera le situazioni spaventose, potrebbe essere sommersi da domande alle
età. E molto velocemen- ferirsi gravemente. In realtà, esse- quali non riusciremo a rispondere
te capiamo che esistono vari livel- re “privi di paure” può danneggiar- ecc. Spesso può capitare di ritro-
li di espressione e gestione di essa: ci a qualsiasi età, perché gli indica- varsi in questo vortice di pensie-
guardiamo il nostro vicino di ca- tori di paura fungono da segnali ri, soprattutto prima di un evento
sa che si lancia in salti acrobatici fondamentali che, al pari degli sti- al quale attribuiamo importanza.
con la bici o con lo skate e pensia- moli nocicettivi (cioè quelli doloro- Succede perché non siamo davvero
mo che sia “coraggioso”; vediamo si), sono utili durante tutta la no- preparati? No, nella maggior parte
un nostro conoscente che teme di stra vita. (Per converso, come nei dei casi accade perché la mente è
tuffarsi in acqua e pensiamo che terribili casi di insensibilità conge- una sorta di simulatore di realtà, e
sia un “codardo”.  nita al dolore, che mette a repenta- quindi quando le diamo corda essa
«La tua vita inizia quando superi glio la vita dei neonati). simula ogni genere di scenario, fra
tutte le tue paure»: ci sono perso- Una persona priva di paura non è cui anche quelli negativi.
ne che pubblicano frasi del genere coraggiosa: il coraggio lo si acquisi- Ora, se una persona sa gestire ta-
sui social convinte che tutti i mali sce affrontando ciò che ci spaven- le emozione, sa perfettamente che
del mondo derivino dalla “paura”, ta, nonostante la sensazione di ti- essa prima di un evento importan-
come se eliminandola ci si potesse more. È un concetto che abbiamo te è naturale e persino leggermen-
realmente sentire liberi in qualsia- già trattato in questa rubrica, ma te piacevole, perché, a pensarci be-
si situazione. La verità è che la pau- purtroppo nell’ambito del nostro ne, quella sensazione di tensione
ra, come ogni emozione, è presen- caro self-help, cercando di sempli- pre-gara è il segnale che mente e
te dentro di noi per diversi motivi ficare e di promuovere concetti di corpo si stanno preparando alla
specifici riguardanti soprattutto la forte impatto, si tende sempre a prestazione; non il segnale del fat-
nostra sopravvivenza. iper-semplificare con frasi come: to che resterai impalato come un

30 / MARZO-APRILE 2020
baccalà sul palco (lo so che è ciò
che maggiormente ci spaventa,
ma la verità è che nella maggior
parte dei casi sarà più intensa la
simulazione della realtà). A quanti
è capitato di pensare una cosa del
genere: «Aiuto, non sono per niente
pronto, non riuscirò a parlare, mi
guarderanno tutti male», per poi
rendersi conto che la cosa era assai
meno intensa di quanto previsto?
Scommetto che è accaduto a molti; LA PAURA
è la nostra mente che per proteg-
gerci e per simulare può mostrarci È SPIA
ogni tipo di scenario. Ovviamente
non sto facendo riferimento a una
DI UN PERICOLO raggiosi. Se eliminassimo la paura,
come descritto dai titoli di molti
fobia, cioè alla paura patologica, POSSIBILE libri di self-help, non solo rischie-
che comunque segue questi stessi remmo la pelle ogni giorno, non
processi mentali, ma mi riferisco farai sarà cercare di staccarti da avvertendo le minacce, ma non ri-
alla sensazione di naturale timo- quel bacino emozionale, ottenendo usciremmo più a comunicare tra
re prima di affrontare qualcosa di due effetti: accorgerti di non riu- di noi alla incredibile velocità con
importante. E come si fa a sapere scire a mettere completamente da cui ci riusciamo oggi. Le emozioni
se una cosa è importante o meno? parte la paura se non con comples- servono anche a ciò: a comunicare
Questo dipende da te, solo da te! si stratagemmi e varie distrazioni, all’esterno cosa ci accade dentro, e
In altre parole, più quella presen- e di non riuscire ad accedere al tuo se non sentissimo la paura rischie-
tazione sarà importante per te e lato “emotivo”, che è ciò che, se tra- remmo di perdere la capacità di
più sentirai “attivazioni emotive”; smesso nelle parole, coinvolge dav- capire se i nostri comportamenti
quindi, ogni volta che avverti quel- vero il pubblico. Non solo: i tenta- spaventano chi ci circonda o che è
la sensazione di “paura” devi tene- tivi di continuare ad evitare i pen- bene non entrare in un edificio che
re a mente che si sta verificando sieri che generano paura possono ha appena preso fuoco.
perché stai per fare qualcosa che, trasformarsi in un vero e proprio Se cancelliamo le emozioni, elimi-
a un qualche livello, ti sta a cuore. evitamento che, nel tempo, può niamo una fonte preziosa di in-
mutare quel timore in una fobia.  formazioni dall’ambiente esterno
Hai mai visto una persona su un Quando qualcuno nel campo del e dalle persone che ci circondano.
palco mentre parla? Cosa trasci- self-help cerca di convincerti che il Insomma, se non senti un filino di
na il pubblico? Un sacco di accor- male è una qualsiasi emozione, co- paura prima di un evento impor-
gimenti tecnici, penserai, e avrai me per esempio la paura, o la rab- tante, forse c’è qualcosa che non va:
ragione; tuttavia ciò che maggior- bia, o la tristezza, sta’ molto atten- forse non ci tieni così tanto.
mente attira il pubblico è l’aristote- to perché probabilmente non sa di
lico pathos, cioè il fatto di parlare cosa sta parlando. So che i lettori di
con emozione e in modo coinvol- questa rubrica sono “utenti avanza-
gente, emozionante. Per farlo, devi ti” della psicologia, tuttavia è facile
essere in contatto con le tue emo- farsi illudere dal marketing che ci
zioni; a meno che tu non sia un at- invita a superare tutte le paure per
tore consumato, dovrai sempre fa- sempre, anche quando conosciamo
re appello al tuo mondo emotivo bene i limiti di questi argomenti. GENNARO ROMAGNOLI, psico-
per riuscire a trasmettere quel pa- Spero quindi di avere illustrato logo e psicoterapeuta, è autore di
“Psinel”, il podcast di psicologia e
thos al pubblico. Se cerchi di elimi- l’impossibilità di cancellare la no-
crescita personale più ascoltato in
nare la paura, la tratti come un ne- stra paura e contemporaneamente Italia. Si occupa di divulgazione
mico da scacciare. Provando a non l’importanza di affrontarla, perché online dal 2007.
percepirla e a non sentirla, ciò che è questo che ci rende realmente co-

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 31
Miracolo del diacono Giustiniano, particolare della predella della Pala di San Marco, tempera su tavola, 1440, di fra Giovanni da Fiesole,
detto il Beato Angelico (ca. 1400-1455), Basilica di San Marco, Firenze. [Si tratta di trapianto di un arto da donatore di colore].

XENOFOBIA
/ Liliana Dell’Osso, Primo Lorenzi /

32 / MARZO-APRILE 2020
UN COMPITO FONDANTE Il microbioma umano
All’interno del nostro corpo ci sono migliaia
Cominciamo dalla biologia. Compito fondamentale
di altri organismi che vivono con noi in uno
di ogni organismo è quello di distinguere ciò che è stretto equilibrio caratterizzato da una forte
suo da ciò che non lo è; ovvero da ciò che non è co- interdipendenza reciproca. Si tratta di batteri,
dificato dal proprio patrimonio genetico. Negli or- funghi, acari, protozoi, virus, vermi… e sono
ganismi più complessi questo compito è svolto dal tanti! Qualcuno ha cercato di dar loro un peso,
sistema immunitario. Il quale, per giunta, deve an- indicandolo in circa il 3% del nostro peso totale.
che essere così preciso da potersi permettere il lusso Non poco: circa 1 kg! Le piccole dimensioni fanno
di saper tollerare, all’interno dell’organismo stesso, sì che, in proporzione, il loro materiale genetico
tanto materiale biologico che non è proprio, ma che, complessivo superi di gran lunga il nostro.
nonostante ciò, è utile, spesso indispensabile. Basti Il microbioma svolge un ruolo cruciale per la
pensare che nel “nostro corpo” viaggia (“integrato” nostra vita, a cominciare dalla possibilità di
digerire certe forme di cibo che altrimenti non
ma estraneo) un buon 90% di materiale genetico
potremmo assimilare, per arrivare alla produzione
non umano – appartenente ai tanti organismi con
di varie sostanze benefiche, come le vitamine
cui conviviamo in una stretta interdipendenza –, a e taluni antinfiammatori naturali.
costituire il cosiddetto microbioma (si veda il box
qui a fianco), che è parte in-
tegrante del nostro organi- greca). Nemici, dunque, ma
smo al punto che qualcuno anche “ospiti amici” perché
vorrebbe riconoscervi un
vero e proprio “organo”, sia
“Xenos”, nella lingua in molti casi svolgono fun-
zioni che sono utili alla vita
pure sui generis. Un orga- greca, indica sia stessa dell’organismo ospi-
no fatto di tanti organismi tante. Anche l’accezione di
estranei, ma ospiti. “Xenoi”, l’“ospite amico” che “ospite amico” fa parte in-
avrebbero detto i greci, con
tutta l’apertura semanti-
il “diverso pericoloso” tegrante della parola greca
“xenos”.
ca che la parola veicola: es- Il sistema immunitario vi-
si sono, infatti, “stranieri” e gila dunque su questa vita
potenzialmente alternativi alla parte “umana” in cui “estranea e vicina”, nei confronti della quale, nella
convivono. fisiologia, deve esercitare una tolleranza selettiva,
A tal proposito basti pensare a cosa succede appena ossia una tolleranza utile. La tolleranza non segue il
dopo la morte, quando è proprio questa parte “non codice binario del “tutto o niente”. Un sistema immu-
umana” della nostra vita a prendere il sopravven- nitario troppo “tollerante” può far sì che il materiale
to e a portare avanti la vita. Ma quello che è norma biologico “not self” prolifichi troppo, fino a sopraf-
nel post mortem può avvenire anche in vita, a far fare l’organismo ospitante; all’opposto, un sistema
sì che tali xenoi siano non solo estranei, ma anche immunitario iperattivato può arrivare a non tollera-
“pericolosi” (altra accezione semantica della parola re forme di vita utile. Fino a muoversi contro quel-

L’ALTRO, A COMINCIARE DALLO STRANIERO,


PUÒ RAPPRESENTARE O UN ELEMENTO
A CUI DELEGHIAMO PARTE DELLA NOSTRA
IDENTITÀ O UN ELEMENTO SULLA CUI
NEGAZIONE FONDIAMO NOI STESSI

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 33
le aree grigie in cui “self” (inteso come frutto stesso
del genoma umano) e “not self” si possano embricare.
Continuo e discontinuo in natura
Con una complessa spiegazione matematica
Con la possibilità che anche parti di genoma uma- René Thom cercò di costruire una dimostrazione
no arrivino ad essere considerate “not self”. È il caso del fenomeno del continuo e del discontinuo
della cosiddetta autoimmunità, in cui un sistema ne- in natura, un problema che era stato avvertito
cessario alla vita si può rivelare dannoso e finanche come fondamentale fin dai pensatori antichi
mortale, come preso in un furor sanandi che lo può (ricordiamo il detto latino «Natura non facit
portare ad aggredire chi dovrebbe tutelare. saltus»). Secondo Thom, i fenomeni naturali sono
disposti secondo una varianza quantitativamente
ordinata (un continuo) che fino a un certo punto
è quantitativa (cambia solo una caratteristica
LA FOBIA PER L’ESTRANEO del fenomeno). Ma da un certo punto in poi (lui
lo chiama «punto di catastrofe») la variabilità ne
“Xenofobia”, cioè “fobia dell’estraneo”, questo il si-
fa cambiare l’essenza stessa: il cambiamento da
gnificato letterale della parola: da “fobos” (in greco,
quantitativo diventa qualitativo. La vita è piena
“paura, avversione”) e “xenos” (con tutto il menzio- di eventi “catastrofici”. Pensiamo, per esempio,
nato alone semantico di “estraneo, straniero, ospite al variare della temperatura dell’acqua che dai
amico”). Lo stigma con cui oggi la cultura dominante 99 °C fino all’1 °C non comporta modifiche alla
circonda il termine “xenofobia” lo mette subito fra le qualità del fenomeno “acqua”. Ma che, con la
cose esecrabili, da rigettare prima ancora di parlarne. sola variazione di un grado ulteriore, allo 0 °C
Tantomeno, dunque, lo mette fra le cose degne di at- diventa ghiaccio: da liquido diventa solido. Cioè
tenzione medica, malgrado il possibile accostamento diventa qualitativamente un’altra cosa.
ad altre “fobie”: nosofobia, agorafobia, aracnofobia…
Possiamo accettare questa semplificazione? Nel suo
nucleo di senso, il termine sta a indicare l’avversione, sul primo anno di vita del bambino ne ha localizzato
appunto fin proprio alla fobia, per ciò che è estraneo. l’acquisizione all’ottavo mese, e ne ha definito le ca-
Lo straniero in primo luogo, ma non solo. Anche allu- ratteristiche. Attraverso di essa, il bambino impara
dendo a un sentimento fisiologico che, oltre un certo a separare e distinguere ciò che gli sta intorno. In
punto, diventa patologico. In questa linea di pensiero particolare, la madre (il caregiver principale) dalle
non diadica, il suffisso medico “fobia” riprende tut- altre persone. La distinzione fra madre ed estraneo
ta la sua pregnanza di significato. E di sfida! Perché diventa, così, uno dei grandi organizzatori del nostro
non è facile stabilire il punto in cui qualcosa di fisio- psichismo. Il quale ora può cominciare a inquadrare
logico si incrementa quantitativamente fino a cam- il mondo fra ciò che appartiene e ciò che non appar-
biare la sua natura, fino a trasformarsi da fisiologico tiene. L’estraneo, in queste fasi costitutive della sog-
in patologico. In natura, e in psicopatologia, il proble- gettività, si definisce come ciò che nega il mio Sé, ma
ma è ben presente (si veda il box qui accanto), docu- che, negandomi, pone le premesse perché io possa
mentabile per esempio nella sfida per capire quando riconoscermi e definirmi.
un sentimento fisiologico come l’ansia (o la gelosia) Di qui l’immediato emergere dell’ambivalenza di cui
può diventare patologico. il rapporto con lo xenos è, fin da subito, intessuto. Da
Abbiamo visto come la distinzione – e anche la con- un lato infatti, negandomi, l’estraneo si fonda come
trapposizione – da ciò che è estraneo-xenos sia fon- il massimo della negatività: è quello che mi nega e,
damentale per la vita biologica. Ora stiamo introdu- con ciò, mette a rischio la mia stessa esistenza. Ma
cendo il concetto che lo sia dall’altro lato, contrappo-
anche per la vita psicologi- nendosi, finisce per spin-
ca. Per cui l’avversione nei germi verso una definizio-
confronti di ciò che si sente ne, mi dà un confine e mi fa
diverso, e dunque estraneo, Il Sé è costituito nascere come soggettività:
appare come uno dei segna-
li più importanti della na-
anche da tutti gli è il primo passo per la mia
individuazione e separazio-
scita di ogni singola sogget- estranei che, essendo ne (Mahler et al., 1978).
tività. René A. Spitz (1965)
nel suo magistrale lavoro sé stesso, non è

34 / MARZO-APRILE 2020
DECLINAZIONI DI UN’ESPERIENZA niero-amico” allo “straniero-estraneo” che definisce
FONDANTE l’“altro più altro”; ovverosia colui che non promuove
alcun processo identificativo.
L’avversione per l’estraneo già mostra tutta la sua Nello sviluppo psicologico del bambino possiamo
ambivalenza fin da questa sua prima definizione. Da cogliere vari momenti organizzativi, evidenziati
qui può partire una serie di declinazioni che fanno, dalla comparsa di specifici comportamenti:
di un sentimento ubiquitario, un protagonista capace • il sorriso di fronte al volto umano (terzo mese);
di svolgere un gran gioco nell’avventura della vita. • l’angoscia per l’estraneo (ottavo mese);
L’angoscia per l’estraneo dell’ottavo mese diventa • il no del secondo anno di vita;
così l’avversione per lo sconosciuto, che spinge una • infine la capacità di mentire: la bugia, che san-
soggettività ancora a uno stato aurorale verso una ziona un processo identificativo giunto a compi-
definizione sempre più precisa e insieme apre alla mento, almeno nelle sue grandi linee (Dell’Osso
possibilità dell’arroccamento. Ma, insieme, inserisce e Conti, 2017).
nello stesso primo abbozzo identificativo qualcosa
di nuovo che obbliga a un confronto. In tal modo Comportamenti-segnacoli attraverso le cui anoma-
apre la strada a un possibile arricchimento, sia at- lie (ritardi, assenze, ipertrofie ecc.) possiamo ricono-
traverso una migliore definizione identificativa sia scere, nelle sindromi autistiche, la gravità del danno
con l’adattamento o addirittura l’acquisizione di ciò neuroevolutivo (Dell’Osso e Lorenzi, 2018). Con l’an-
che l’altro propone. L’idea di goscia nei confronti dell’e-
“altro” si apre allora a tutto straneo a fare da giro di
un gradiente di variazioni boa: la sua presenza testi-
(proprio come la parola gre- monia che già si è formato
ca “xenos”) che definisco- Interessante il un abbozzo autorappresen-
no la soggettiva apertura tativo. Anzi, ne costituisce
e accettazione: dallo “stra-
sopraggiungere anche uno dei solidificanti
dell’angoscia per
l’estraneo nel neonato

Hieronymus Bosch, Adorazione dei Magi, Museo del Prado, Madrid.

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 35
Jean-François de Troy, Giasone
giura eterno affetto a Medea,
National Gallery, Londra.
Alcuni comportamenti
attuali di una persona
più efficaci, a rappresenta- semplici, ordinate secondo
re un vero e proprio “codi- ci possono dire tanto l’attribuzione valoriale bi-
ce di base” a cui ricorrere
quando la nostra soggetti-
del suo passato naria “bene/male”. In queste
condizioni l’estraneo si pre-
vità sia sotto scacco e mi- sta a diventare o il “salvato-
nacciata. O anche sempli- re” (il portatore di cose buo-
cemente per “tenerla su” quando le sue travi identi- ne e di un mondo nuovo) o il portatore di sole istanze
ficative siano costitutivamente fragili. negative fino a diventare minaccia pura. Posizioni
Essendo matriciale, i modi, la quantità e le declina- opposte, ma derivate da uno stesso punto germina-
zioni pratiche possono dirci molto sulle caratteristi- le. Si può avere, così, una persona che si consegna al
che con cui quella soggettività si è formata, fornen- nuovo perché, in un particolare contesto esistenzia-
doci anche una chiave per capirne certe attualizza- le, ha smarrito il senso di sé stessa, oppure perché lo
zioni. Vale a dire come certi comportamenti attuali ha sempre avuto precario. Con tutti i rischi connessi.
di una singola persona possano non solo rappresen- Una splendida descrizione di quanto stiamo dicendo
tarci il presente, ma dirci pure molto del suo passa- ci può venire dal personaggio della figlia (Merry) in
to. Immettendoci in una specie di spazio a quattro Pastorale americana di Philip Roth.
dimensioni con il tempo (quello della psicogenesi) a Il discorso potrebbe essere allargato fino a coinvol-
mostrarsi nel determinismo del presente. gere il bisogno di consegnarsi a persone cariche di
Parlando dell’angoscia dell’estraneo e delle reazioni fascino o di carisma, capaci di stabilizzare un’iden-
al diverso, va sottolineato che ci poniamo di fronte a tità precariamente fondata. Specie quando la loro
un qualcosa di così costitutivo della condizione uma- soggettività vive un momento di cambiamento. Fa-
na da superare la dimensione del singolo individuo, cendo un salto nel mito, viene da domandarsi per-
per estendersi alle comunità allargate: la famiglia, ché Arianna si consegni a Teseo; e con sé consegni
il clan, le comunità ideologiche, religiose, politiche. anche il fratello Asterione e tutta la sua famiglia (Lo-
Realtà sociali che funzionano, anch’esse, secondo renzi e Zerbetto, 2016). E perché faccia la stessa cosa
questo codice di base: quando si sentano minacciate Medea con Giasone, arrivando a rinnegare il proprio
o sotto scacco, faranno ricorso a meccanismi di tipo passato e a uccidere il fratello. In entrambi i casi lo
schizoparanoideo volti a difendere la propria sogget- straniero viene accolto con immedesimazione com-
tività attraverso il ricorso ad attribuzioni di senso pleta, come complemento e rimedio capace di stabi-

36 / MARZO-APRILE 2020
lizzare un’identità còlta in per la tragedia della secon-
un suo momento di passag-
gio. Nelle due eroine del mi-
La reazione da guerra mondiale. Possia-
mo concludere dicendo che
to (Arianna e Medea) si trat- e la relazione la reazione a chi non rientra
ta di donne che cercano un nel proprio assetto identifi-
nuovo percorso identificati- con l’altro da noi cativo (lo xenos) si declina
vo in alternativa a quello fa-
migliare, infantile e confu-
copre un’ampia gamma secondo un’ampia possibi-
lità di significati. Definen-
sivo. E lo trovano in un uo- dosi in primo luogo come
mo dai forti tratti apollinei, sentimento ubiquitario, fi-
sentito come capace di fare da traghettatore verso siologico e addirittura fondante ogni processo identi-
un assetto identificativo nuovo e auspicato. Insom- ficativo, sia esso proprio a un individuo, a un gruppo
ma, una sorta di “principe azzurro”, su cui proiettare o a intere comunità. Fra le tante possibilità evolutive,
le cose migliori; un “altro da sé” che, proprio perché si vi sono anche quelle cliniche che giustificano l’atten-
costruisce con tali caratteristiche, pone le premesse zione medica e lo stesso termine “fobia”. Da intender-
per drammatiche delusioni. L’adesione a nuovi credo, si come un estremo quantitativo di un sentimento
alternativi a quelli di origine (movimenti politici, set- ubiquitario che, con la sua presenza, può rivelare e
te, nuove visioni del mondo ecc.), o a persone dai forti documentare la fragilità definitoria di quella perso-
tratti carismatici si muove sulla stessa linea. na o gruppo di persone. In tal senso, pure spia di un
All’opposto, anche l’estraneo (lo xenos) caricato di disagio più complesso, capace di manifestarsi anche
ogni male, visto come colui che arriva a minacciare con altre evidenze cliniche e psicopatologiche.
l’identità, può rivelarsi un mezzo potente per ricom-
pattare identità precarie, del singolo individuo oppure
di intere comunità. E questo può funzionare da vera RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Dell’Osso L., Conti L. (2017), La verità sulla menzo-
calamita per delle età dell’esistenza (per esempio l’a- gna. Dalle origini alla post-verità, ETS, Pisa.
dolescenza) in cui il confronto con la vita adulta pone Dell’Osso L., Lorenzi P. (2018), L’ombra dell’autismo.
sempre problemi di definizione identificativa. L’estra- Declinazioni cliniche e psicopatologiche dello spettro
neo, per esempio uno straniero, può allora essere visto autistico sottosoglia, Franco Angeli, Milano.
Lorenzi P., Zerbetto R. (2016), Arianna. Dalla vicenda
come la causa di ogni male; il suo rifiuto, un mezzo per mitica alla sindrome clinica, Alpes, Roma.
ricompattare la propria identità, formare un cemen- Mahler M., Pine F., Bergman A. (1978), La nascita psi-
to identificativo con persone accomunate dalle stesse cologica del bambino (trad. it.), Bollati Boringhieri, To-
fragilità e magari per sentirsi parte di una comunità rino.
Spitz R. A. (1965), The first year of life: A psychoanalytic
rispetto a cui, in primis, ci si sentiva soggettivamente study of normal and deviant development of object re-
stranieri. In questo caso l’estraneo (lo xenos) si costru- lations, International Universities Press, New York.
isce come minaccia, fino magari a diventare un nemi-
co da eliminare con tutti i mezzi. Qui si ha il confine
verso la xenofobia psicopatologicamente definita. LILIANA DELL’OSSO è direttore
dell’Unità Operativa di Psichia-
Un tale percorso psicopatologico e un tale modo di tria dell’Università di Pisa. Con
funzionare del singolo individuo, in alcuni momenti Giunti Psychometrics ha pub-
storici, arrivano a coinvolgere intere comunità. Nel blicato Fatti di quotidiana follia
bene e nel male. Il primo nucleo dell’identità euro- (2019) e Il caso Coco Chanel.
L’insopportabile genio (con D.
pea si forma nella lotta contro l’islam ormai dilaga- Muti e B. Carpita, 2018).
to fino a Poitiers. La cacciata dei moriscos diventa
il suggello dell’identità spagnola, e nella guerra con-
tro “il tedesco” e l’“inutile strage” della prima guerra PRIMO LORENZI è medico,
specialista in psichiatria, e psi-
mondiale il nostro risorgimento trovò il proprio epi- coterapeuta. Ha lavorato e inse-
logo e riconoscimento corale. Un popolo che ha subi- gnato presso la Clinica Psichia-
to il processo unitario ora se ne fa partecipe, contro trica dell’Università di Firenze.
il nemico teutonico. Allo stesso modo, la lotta contro È autore di numerose pubblica-
zioni su riviste nazionali e inter-
il nemico (lo xenos) interno ed esterno pone le pre- nazionali.
messe per l’avvento del nazismo nel popolo tedesco e

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 37
ALCUNI INTERVENTI PSICOTERAPEUTICI SU
FOBIE E DISTURBO OSSESSIVO-COMPULSIVO
SONO RIGOROSAMENTE PROTOCOLLATI
MA ANCHE ADATTATI AL SINGOLO PAZIENTE

FOBIA
E CONTROFOBIA
/ Giorgio Nardone /

C
os’ha in comune colui Ebbene, tutti loro rappresenta- duto, oppure sulla base di riti pro-
che ha la fobia degli an- no varianti del Disturbo Osses- piziatori riguardo a eventi da evi-
goli, per la quale può sivo-Compulsivo (DOC), psicopa- tare o da favorire. Questa differen-
stare solo alla fievole tologia che rappresenta la quin- ziazione funzionale del Disturbo
luce di piccole candele tessenza delle fobie. Un disturbo Ossessivo-Compulsivo permette
che non facciano percepire gli spi- spesso così severo da invalidare di calibrare con precisione l’inter-
goli delle cose e che si circonda solo totalmente la vita di chi ne soffre, vento terapeutico, che deve calzare
di oggetti dalle forme tondeggian- benché possa persistere anche in alla dinamica del disturbo, per po-
ti e morbide, con chi non può vede- forma lieve, caratterizzato cioè da terlo condurre alla sua estinzione.
re bottiglie stappate ed è costretto piccole manie o atti scaramantici, Se questo, per esempio, è rappre-
compulsivamente a tapparle an- o in forma media, manifestandosi sentato dalla ripetizione compulsi-
che contro il volere altrui (ci si im- come costrizione ad atti compul- va di riti propiziatori, la terapia ef-
magini la sua presenza al ristoran- sivi, fastidiosi e limitanti ma non ficace non è cercare di convincere il
te)? O con la persona terrorizza- completamente invalidanti. paziente della irragionevolezza del
ta da “neutroni”, piccole particelle suo agire, anche perché di questo
scoperte dalla fisica, la quale cerca Ciò, come ben rappresentato da- egli è già consapevole, ma non può
di combatterne costantemente la gli esempi, può essere strutturato fare a meno di eseguirlo. Piuttosto
presenza con onde elettromagne- sulla base di esasperati comporta- si deve condurre costui a ritualiz-
tiche intorno a sé? Oppure, meno menti preventivi nei confronti di zare in sequenze prefissate l’agi-
creativamente, con chi è costretto ciò che spaventa o di atti riparatori re propiziatorio, rubando il potere
a igienizzarsi ossessivamente per di fronte a ciò che si teme sia acca- alla fobia, poiché il sintomo viene
scongiurare immaginari contagi? prescritto come terapia. Questo va
Cosa unisce queste cose a chi è co- a incidere sulla percezione di ciò
stretto a ripetere “formule menta- che spaventa, rendendolo control-
li” propiziatorie perché non gli ac- labile e pertanto anche annullabile.
cada nulla di male o a chi, sebbene LE PSICOTERAPIE Se si prescrive alla persona affetta
bello o bella, si veda addosso ine- da questo DOC di ripetere volonta-
sistenti difetti estetici da correg- SONO UN MIX riamente, ad ogni scoccare dell’ora,
gere chirurgicamente, altrimenti
non può vivere perché costretto/a
DI SCIENZA il suo rito propiziatorio per un cer-
to tempo o numero di ripetizioni,
a non farsi vedere dagli altri? E ARTE ciò la condurrà ad assumere para-

38 / MARZO-APRILE 2020
CI SONO
OSSESSIONI CHE
SI SPEZZANO
CON I PARADOSSI
verso un trattamento rigoroso ma
al tempo stesso calzato al soggetto
e alla tipologia del suo disturbo.
Si deve, dunque, studiare “tecnolo-
gicamente” il funzionamento del
persistere e dell’esacerbarsi della
dinamica ossessivo-compulsiva,
invece che andare a ricercarne le
cause nel passato, cause che, an-
che qualora venissero verificate,
non potrebbero essere cambiate; e
significa che si deve, piuttosto, in-
tervenire con specifiche tecniche
terapeutiche in grado di rompere
la rigida ripetizione di tali pattern
disfunzionali. Queste sono spesso
dossalmente la gestione del ritua- anche prolungata dimostrano non replicabili per quei DOC struttura-
le, invece di subirlo passivamente, solo l’efficacia di questa terapia, ma ti secondo schemi ben noti, mentre
permettendole poi di allargare lo anche i suoi effetti persistenti nel in altri casi si devono letteralmen-
spazio tra un’esecuzione volontaria tempo, tanto da rendere tale ap- te “inventare” dei controrituali te-
del rituale e la successiva, cosicché proccio terapeutico la best practi- rapeutici calzati all’originalità del-
il rituale stesso da patologico si tra- ce nell’ambito del trattamento del- la dinamica del disturbo. Del resto,
sformerà in terapeutico, fino a che le fobie e del DOC. oggi la psicoterapia non può non
non s’interromperà del tutto. Que- Ciò significa che ad oggi si può essere una “scienza”, ma al contem-
sto è un esempio del trattamento guarire totalmente anche dalla pa- po nemmeno può perdere la sua
del DOC messo a punto qualche tologia che per molto tempo è sta- anima di “arte”. 
decennio fa e che è andato perfe- ta ritenuta inguaribile poiché resi-
zionandosi attraverso il costante stente sia ai trattamenti farmaco-
lavoro di ricerca e intervento sul logici sia a quelli psicologici e che
reale campo della pratica clinica, per questo è stata anche la patolo-
con molti casi trattati con successo. gia alla quale si sono applicate le
tecniche più invasive, come le mi-
Per ognuna delle varianti di DOC è cro-elettroconvulsioni (il vecchio GIORGIO NARDONE, fondatore,
stato predisposto un protocollo te- elettroshock più calibrato), gli ul- insieme a Paul Watzlawick, del
rapeutico che si attaglia alla sua di- trasuoni a bassa frequenza e, negli Centro di Terapia Strategica di
Arezzo, è internazionalmente ri-
namica, composto da specifici stra- ultimi tempi, la risonanza magne-
conosciuto sia per la sua creatività
tagemmi terapeutici in grado di tica transcraniale, il tutto con scar- che per il suo rigore metodologico.
scardinarne la rigida struttura per si risultati terapeutici. Insomma,
condurla alla sua totale estinzione. la “bestia nera” della psichiatria e
Le ripetute valutazioni della fine della psicoterapia
della terapia attraverso follow-up può essere davve- Per gli abbonati, la versione audio su
di controllo a distanza di tempo ro domata attra- www.psicologiacontemporanea.it

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 39
L’URLO
DEL DIAVOLO:
IL PANICO
/ Donato Cattani /
L
etimologia del termine “panico” è universal- L’EPOCA DEL PANICO
mente nota. Affonda le sue radici nel greco
“panikós”, relativo cioè a Pan, dio minore del- Il premio Nobel per la chimica Paul Crutzen, illustre
la mitologia greca, metà uomo e metà capro, chimico olandese, è stato il primo, nell’anno 2000, a
considerato il protettore dei boschi e delle utilizzare in maniera scientifica il termine “antro-
campagne. Secondo la mitologia, il suo urlo era così pocene”, per definire la prima era geologica (quella
pauroso da provocare, nei poveri sventurati che vi si attuale, in sostanza) in cui clima, atmosfera e inte-
imbattevano, uno stato di paralisi e di totale sgomento. ro equilibrio della terra sono stati così fortemente
Sul panico si è studiato e scritto davvero moltissi- influenzati e alterati dalle attività umane. Se tutta-
mo. Gli articoli scientifici sull’argomento sono innu- via il focus degli studi di Crutzen non fosse stato il
merevoli e ogni anno vengono pubblicate ricerche e nostro pianeta, ma la sola dimensione del benessere
scoperte sempre più innovative e sorprendenti. Se en- psicologico dell’Homo Sapiens Sapiens nell’era con-
trassimo poi in una qualsiasi libreria o biblioteca, ci temporanea, si sarebbe forse parlato di una vera e
accorgeremmo subito di quanto questo argomento sia, propria “epoca del panico” o, più suggestivamente,
indiscutibilmente, il più diffuso, trattato e rappresen- “panicocene”, a causa dell’enorme impatto e perva-
tato nella sezione dedicata ai volumi di psicologia cli- sività nella vita di chi ne soffre e data la vasta diffu-
nica, psicoterapia e psichiatria. Allo stesso modo, ansia sione del fenomeno.
patologica e attacchi di panico rappresentano tema- Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, in-
tiche onnipresenti in TV, nelle rubriche sulla salute, fatti, i disturbi d’ansia, tra cui proprio il disturbo di
nei talk show e perfino sulle nostre pagine personali panico, rappresentano le malattie mentali più comu-
dei social network, attraverso la condivisione di post, ni al mondo e, in base ai più recenti dati del NIMH
articoli e inserzioni pubblicitarie. Ma come mai tutto (National Institute of Mental Health), il 18% degli sta-
questo fermento, attenzione e interesse attorno a tale tunitensi (circa 40 milioni di persone!) soffre attual-
fenomeno? mente di un disturbo d’ansia. L’età media d’insorgen-
Sottraendoci strategicamente alle ovvie quanto labi- za degli attacchi di panico è la prima età adulta (22-23
rintiche considerazioni legate agli interessi di natura anni) per poi raggiungere il picco di frequenza intor-
economica, la risposta, in questo caso, è semplice: il pa- no ai 30 anni. Più comuni nel genere femminile, so-
nico è un fenomeno diffusissimo. Ne soffrono decine no più rari negli anziani e nei bambini. Negli ultimi
di milioni di persone in tutto il mondo e, nonostante il anni, inoltre, si sta registrando un preoccupante au-
progresso scientifico e la crescente disponibilità e of- mento anche nel delicato periodo dell’adolescenza.
ferta di cure psicoterapiche Insomma, ansia patologica
e farmacologiche sempre e panico sono il vero e pro-
più all’avanguardia, efficaci prio male del secolo.
e diversificate, gli attacchi Anche se all’apparenza può
di panico continuano ineso- Sono decine di milioni sembrare difficile da com-
rabilmente ad aumentare. prendere, una delle cause
Fornire una spiegazione del in tutto il mondo principali di questa massic-
perché ciò avvenga risulta,
tuttavia, un’operazione deci-
le vittime di questa cia presenza è da rintrac-
ciarsi proprio nella società
samente più complessa. psicopatologia stessa e nello stile di vita

VEDIAMO DA VICINO IL DISTURBO DI PANICO,


UNA DELLE PATOLOGIE MENTALI PIÙ DIFFUSE
E INVALIDANTI DELLA NOSTRA EPOCA, CONSIDERATO
IL VERO E PROPRIO MALE DEL SECOLO

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 41
contemporaneo. Oggetti-
La faccia negativa dello famigliare, la scuola e ad-
vamente, infatti, un livel- stress agisce contro dirittura il tempo libero,
lo di ricchezza e di benes- attraverso la totalizzante
sere materiale come quello molti aspetti della vita invadenza del web e dei so-
attuale in alcune parti del
mondo non è mai stato rag-
quotidiana di oggi cial network. L’uomo con-
temporaneo soffre così di
giunto in nessun’altra epoca una iatrogena modernità
storica. L’aspettativa di vita, della quale gli attacchi di
rispetto ai secoli scorsi, è decisamente aumentata e panico rappresentano uno dei più evidenti epifeno-
l’essere umano può godere oggi di tecnologie sempre meni e all’interno della quale, inevitabilmente, que-
più sofisticate e di una modernità costituita da agi sti proliferano.
sempre più a portata di mano. Ad aggravare maggiormente la situazione, esiste poi
Paradossalmente invece, come se esistesse una sorta una pericolosa tendenza all’abuso e all’utilizzo poco
di dantesco contrappasso da espiare per tutto que- consapevole dei farmaci ansiolitici, spesso in regime
sto illusorio benessere, la società contemporanea è di automedicazione e senza alcun controllo di natu-
divenuta enormemente più esigente e competitiva. I ra medica. Senza la supervisione di uno specialista,
ritmi lavorativi sono diventati sempre più frenetici, infatti, questa diffusa abitudine non solo può rivelar-
le sfide quotidiane più pressanti e gli standard psico- si davvero dannosa per la salute (e in alcuni casi ad-
sociali esponenzialmente più elevati. Il futuro è per- dirittura fatale), ma può anche concorrere in manie-
cepito con sempre maggiore incertezza e il presente ra determinante alla cronicizzazione degli attacchi
enormemente stressante. Lo stress negativo permea di panico stessi e quindi alla loro ulteriore diffusio-
ineluttabilmente tutte le dimensioni e gli spazi di vi- ne. Assumere benzodiazepine ogni volta che si deve
ta dell’uomo contemporaneo: il lavoro, l’ambiente affrontare una situazione temuta o alla prima lieve

42 / MARZO-APRILE 2020
sensazione o sintomo di ansia percepiti, costituisce Tremavo, sudavo e sentivo il cuore battermi in go-
una vera e propria forma di evitamento. Così facendo, la. Sentivo di soffocare, come se qualcuno mi stesse
sebbene il paziente riesca effettivamente a calmarsi e strangolando con forza. Ero certa che sarei morta di
ad affrontare la situazione, lì a poco!». Così Anna, giova-
si convincerà erroneamen- ne studentessa italiana, rac-
te di non poterne affronta- conta quei tragici momenti
re di nuove senza assumere
ancora il farmaco. Ciò com-
Ci si sente poco efficaci che mai potrà dimenticare.
I pazienti che soffrono di di-
porta un aumento del senso e sempre più vulnerabili: sturbo di panico o chi, per
di impotenza e un vertigi- propria fortuna, ne ha fatto
noso crollo dell’autostima è qui che l’attacco di esperienza raramente o an-
e dell’autoefficacia. Inoltre,
in questo modo, si sottrarrà
panico attecchisce che soltanto una volta nel
corso della vita raccontano
alla preziosa opportunità di vissuti di estremo malesse-
verificare che i suoi pensieri re, paura e sgomento. Senza
catastrofici, riguardo ai sintomi percepiti, sono com- la necessità di ricorrere a chissà quale esercizio di
pletamente infondati, che il panico tende a scompa- fantasia o artificio immaginativo, tali vissuti pos-
rire in maniera spontanea e veloce, e soprattutto che sono essere paragonati con facilità a esperienze di
non conduce affatto alla morte. vita oggettivamente più inquietanti e traumatiche.
Celebre, al proposito, è il resoconto di un colloquio
avuto negli anni Ottanta dal famoso psichiatra Da-
PANICO E ANGOSCIA DI MORTE vid Sheehan con un veterano della seconda guerra
mondiale, reduce dallo sbarco in Normandia e affet-
L’attacco di panico, di fatto, rappresenta una delle to da disturbo di panico. Secondo il medico, l’ansia
esperienze più spiacevoli che si possano vivere. Com- che il soldato aveva provato sulle spiagge francesi
pletamente sopraffatto e paralizzato da un improv- nel corso del D-day era da considerarsi lieve, se pa-
viso terrore e da una serie di sintomi spaventosi (tra ragonata al terrore che avvertiva di solito durante i
cui sensazione di soffocamento e asfissia, dolore al suoi episodi di panico.
torace, sensazione di svenimento, derealizzazione e Inoltre, potendo scegliere tra l’eventualità di subire
depersonalizzazione), chi ne soffre solitamente espe- un nuovo attacco di panico e quella di prendere nuo-
risce anche una terribile quanto realistica sensazio- vamente parte allo sbarco, avrebbe, senza alcun dub-
ne di essere sul punto di impazzire e – aspetto deci- bio, scelto la seconda. E sorprendentemente, tornan-
samente cruciale al fine di comprenderne l’essenza – do ai racconti di Shinji, Brett e Anna, all’apparenza
perfino di morire. Può esistere per un essere umano davvero molto simili per intensità, pathos e dram-
esperienza più violenta e angosciante dell’improvvi-
sa consapevolezza di un’imminente quanto inspie-
gabile morte? Dal panico alla guarigione
«Volevo solo scappare da quell’inferno […], la testa mi Guarire dal disturbo di panico è possibile.
girava per la paura […]. Mi accasciai a terra. La mia Il trattamento degli attacchi di panico, infatti,
mente era svuotata, le energie prosciugate». Que- rappresenta attualmente l’area d’intervento in cui
ste le parole utilizzate dal diciannovenne giappone- la psicoterapia – soprattutto l’approccio cognitivo-
se Shinji, per descrivere il dramma appena vissuto comportamentale e la terapia breve strategica –
(Mikamo, 2015). ha ottenuto i migliori risultati. Inoltre, sono oggi
disponibili farmaci sempre più specifici ed efficaci
E Brett, imprenditore di Città del Capo, così raccon-
che, esclusivamente sotto lo stretto controllo di
ta la sua terribile e surreale esperienza: «Incredulità.
un medico specialista, sono in grado di ridurre e
Disperazione. Un senso di orrore che si diffonde len- limitare gli spiacevoli sintomi collegati. Tutta la
tamente […]. Lo stomaco mi si contrae sotto le costole, letteratura scientifica è comunque concorde sul
fatico a respirare. Lo sento. Dentro di me, lo sento. fatto che la strategia vincente, soprattutto nei
Morirò qui!» (Archibald, 2017). casi di panico più gravi, è data dall’integrazione di
«Cominciai a provare, inaspettatamente, un’intensa queste due vie: psicoterapia e farmacoterapia.
sensazione di paura che ben presto diventò terrore.

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 43
maticità, solo uno di questi rappresenta realmente la mediante le allegorie delle fiabe o i tragici racconti e
narrazione di un episodio di attacco di panico. Provi avvenimenti di famiglie una volta decisamente più
il lettore a capire quale sia, se ci riesce. Ma se fallirà, numerose. Il confronto con la tematica della vita che
come è probabile, di certo non se ne avranno Shinji volge al termine è un esercizio ormai antiquato, al
Mikamo, adolescente di Hiroshima che il 6 agosto del quale la nostra mente non è più correttamente edu-
1945 fu vittima della devastazione della bomba ato- cata. L’angoscia di morte, così, non trova più alcun
mica, o Brett Archibald, sfortunato turista sudafri- luogo da abitare nella nostra psiche. Paradossalmen-
cano che nell’aprile del 2013 cadde da una nave, nel te, in un’epoca in cui si vive più a lungo, più in salute
cuore della notte, in pieno Oceano Indiano in tempe- e più sicuri, la morte fa ancora più paura. E allora, so-
sta. In entrambi i casi, infatti, il terrore provato nel prattutto a seguito di eventi traumatici, lutti inatte-
vivere momenti oggettivamente tanto drammatici si, diagnosi infauste di malattie ad amici o familiari,
e inquietanti, non appare poi così diverso o lontano ecco che la persona è completamente impreparata e
dallo sgomento esperito da Anna, durante il suo pri- vulnerabile dinanzi all’improvvisa idea della morte.
mo, terribile attacco di panico. Un normale stato di quiete può, così, essere violen-
Ad accomunare queste tre temente spezzato dalla per-
storie, benché tra loro così cezione improvvisa di un
distanti, la stessa improv- giramento di testa, di una
visa e drammatica perce- semplice tachicardia, di
zione: quella di essere sul
Uno stravolgimento un dolore intercostale ecc.,
punto di perdere la propria psicofisico che è e ben presto, attraverso il
vita. E l’essere umano, si sa, subdolo intervento di pen-
ha sempre nutrito una cer- come uno sieri automatici erronei e di
ta riluttanza ad accettare di
dover morire, anche al co-
tsunami dell’anima interpretazioni catastrofi-
che, trasformarsi in un tra-
spetto di eventi e condizioni gico «sto per morire». Quan-
purtroppo ineluttabili; figu- do poi, dopo il primo terribi-
riamoci in ascensore o in fila al supermercato. Secon- le episodio, gli attacchi si fanno sempre più frequenti,
do Biondi (2015) è proprio questa angoscia di morte a convivere quotidianamente con «sto morendo» rap-
rappresentare il nucleo centrale attorno a cui prende presenta una condizione esistenziale davvero in-
forma e si struttura il disturbo di panico. Un timore sopportabile. Lo stesso Dante Alighieri, nell’ultimo
al quale, per giunta, risulta molto difficile sfuggire. A canto dell’Inferno, nel tentativo di descrivere l’orrore
differenza infatti della paura, la cui fonte è oggetti- provato alla vista di Lucifero (quindi per descrivere
va, nota, concreta, e dell’ansia, che origina da preoc-
cupazioni dai contorni sfumati e lontane nel tempo e
nello spazio, il panico genera da un terrore che nasce L’ansia anticipatoria
dall’interno, solitamente dal corpo stesso. E a sé stes- Il fenomeno dell’ansia anticipatoria è cruciale per
si, come è facile intuire, non ci si può certo sottrarre. comprendere come da un singolo attacco di panico
Non sono gli ascensori, i mezzi di trasporto, l’auto- si possa strutturare un vero e proprio disturbo di
strada o gli altri luoghi e contesti in cui il disturbo panico. È l’ansia associata alla preoccupazione
di subire un nuovo attacco e si verifica quando
generalmente si presenta ad essere centrali. È l’im-
una persona, che ha già sperimentato uno o più
provviso e agghiacciante timore di morire, che mai
episodi, manifesta ansia al solo pensiero di poter
prima d’ora si era palesato in maniera tanto violen- o dover affrontare in futuro le situazioni e i luoghi
ta nella vita del paziente. Il panico sarebbe dunque temuti connessi con i primi attacchi di panico.
così diffuso poiché viviamo in epoca storica e cul- L’ansia anticipatoria fa sì che il soggetto metta in
turale nella quale la morte viene allontanata dalla atto tutta una serie di comportamenti protettivi,
vita quotidiana, sempre più celata ai nostri occhi e come l’evitamento e la fuga, che non fanno altro
negata con forza. Si muore sempre di più lontano da che contribuire al mantenimento delle credenze
casa e negli ospedali. Tra i 20 e i 40 anni (fascia di età erronee e catastrofiche legate al panico («Sto per
in cui il disturbo di panico è più frequente) si assi- soffocare, sto impazzendo, sto avendo un infarto,
ste sempre meno alla morte dei propri coetanei e i sto per morire» ecc.), in quanto ne anticipano e ne
bambini non fanno quasi più esperienza del morire prevengono la disconferma.

44 / MARZO-APRILE 2020
la Paura assoluta, quella con la “p” maiuscola) scri- nella nostra epoca, a un terrificante, infernale urlo
veva: «Io non mori’ e non rimasi vivo», secondo i cri- del Diavolo. Chiunque, suo malgrado, ne abbia fatto
tici alludendo alle due paure in assoluto più temute esperienza non potrà che concordare con questa se-
dall’uomo: quella di andare verso l’ignoto della morte conda versione.
e quella di perdere il bene più sicuro che si possiede,
la vita. Un attacco di panico, verosimilmente, le con-
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
tiene entrambe. Archibald B. (2017), Solo. Disperso in acqua nell’Ocea-
L’antica civiltà greca, caratterizzata da un’irripetibi- no Indiano (trad. it.), Nutrimenti, Roma.
le saggezza, aveva senz’altro colto gran parte dell’es- Biondi M. (2015), Pensieri terapeutici, Alpes Italia, Roma.
senza della malattia che origina da Pan. Nel medio- Cattani D., Scapellato P. (2019), Attacchi di panico e an-
sia acuta. Soccorso psicologico di base, Giunti Psycho-
evo, tuttavia, il destino della divinità non apparter- metrics, Firenze.
rà più alle verdi e lussureggianti selve terrestri, ma Mikamo A. (2015), Sopravvissuto alla bomba atomica.
a un luogo decisamente più inquietante: l’inferno. Una storia vera (trad. it.), Newton Compton, Roma.
La tradizione cristiana, infatti, pur conservando le Stossel S. (2018), Ansia. Paure e speranze alla ricerca
di una pace interiore (trad. it.), Giunti Psychometrics,
stesse sembianze caprine, lo assimila e lo trasforma Firenze.
in Satana, il diavolo, signore degli inferi e massima
espressione del male. Oggi, nonostante il termine
originario sia rimasto immutato nel tempo, risulta DONATO CATTANI, psicologo
e psicoterapeuta specializzato
impossibile ignorare quanto il panico sia diventato in terapia cognitivo-comporta-
pervasivo e invalidante, non solo per il singolo pa- mentale e in psicologia dell’e-
ziente che ne soffre, ma per l’intera società contem- mergenza, è in servizio presso
poranea. Così, sulla scia medievale della metamor- il Centro di Selezione e Reclu-
tamento Nazionale dell’Esercito
fosi che dal satiro ci ha condotti a Satana, il pur spa- Italiano come ufficiale psicologo.
ventoso urlo di Pan appare molto più somigliante,

Attacchi di panico e ansia acuta


Soccorso psicologico di base
di Donato Cattani, Paolo Scapellato
112 pp. - 18,00 €

ISTRUZIONI DETTAGLIATE, FASE PER FASE

CON FOTOGRAFIE E STRUMENTI DI APPROFONDIMENTO

DISPONIBILE IN VERSIONE CARTACEA E DIGITALE

L’attacco di panico è molto frequente nella popolazione mondiale: oltre una persona su quattro
potrebbe esperirlo durante la propria vita. È sempre più probabile, anche nel corso di eventi
pubblici, assistere a episodi del genere e dover intervenire. La maggior parte di noi non sa bene
come gestirli, con il rischio di provocare effetti controproducenti. Il libro risponde a questa
esigenza di primo soccorso psicologico con un protocollo accessibile a tutti.

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PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 45
UN ALTRO PUNTO DI VISTA

EQUILIBRIO NON È SEMPRE MANTENERE


LE COSE COME STANNO. DEL RESTO, ANCHE
IL FUNAMBOLO, PER NON CADERE, OSCILLA
L’ASTA DI CONTINUO

RESILIENZA:
ACCETTARE SFIDE
E PRODURRE
SOLUZIONI CREATIVE
/ Giulia Lamarca /

L
a vita mi ha insegnato ti, credo, c’è un momento nel quale
molte cose, ma la più im- questa corsa aumenta il suo livello
portante è stata la resi- RESILIENZA di difficoltà. Quindi, ostacoli doppi
lienza. Ci si chiede sem- e tripli, con doppia frequenza, tutta
pre se la resilienza si È L’ARTE in salita e anche con un tempo ser-
possa apprendere e come, ma so-
prattutto come e cosa possiamo
DI ACCETTARE rato per vincere la corsa. A questo
punto le opzioni sono due: non par-
imparare dalle persone resilien- LE SFIDE tecipare alla corsa o provare il tut-
ti. Sì, ma chi sono le persone resi- to per tutto e vincere questa gara. 
lienti? Secondo me le persone con lora cosa fanno e cosa sanno fare? Io scelsi la seconda. Scelsi di pro-
disabilità sono persone resilien- «Giulia, come fai allora?». vare a vincere. La mia gara? Nove
ti.  Ma prima di spiegarvi il per- Credo che si possa dire che la dif- mesi di ospedale, comprendere co-
ché, la questione rimane sempre la ferenza è che, malgrado gli ostacoli sa mi fosse successo e rimettermi
stessa: cercare una nuova defini- caduti, esse arrivano sino alla fine a vivere e riprendere la mia vita tra
zione di “resilienza”.  della gara. Io credo che la resilienza le mani e senza l’uso della gambe.
«Giulia, ma come fai ad essere così sia un’arte, l’arte di saper accettare Questa è stata una delle più gran-
resiliente? Qual è la tua forza, ti le sfide e produrre soluzione crea- di sfide che ho deciso di intrapren-
pieghi e non ti spezzi? Le perso- tive. La vita è una corsa a ostacoli, dere nella mia vita, ma sono sicura
ne resilienti sono quelle capaci di ma non come un gara, peggio! Gli che adesso chiunque stia leggendo
schivare i colpi della vita, quelle ostacoli non sono messi su una pi- abbia in mente la grande sfida della
che in una corsa a ostacoli non li sta in piano come nelle gare di atle- propria vita. 
fanno cadere?».  tica, ma sono collocati alle volte in Nonostante tali esempi, il grande
No, sbagliato.  salita e alla volte in discesa, e ogni mistero rimane come si può “alle-
Le persone resilienti si spezzano, tanto si presentano anche doppi.  nare” la resilienza. 
anche, si fanno livide e sbagliano Mettiamo subito una cosa nero
anche loro una gara a ostacoli fa- Ecco, questo accade per tutti. Nel- su bianco: essere resilienti signifi-
cendone cadere qualcuno… ma al- la mia vita, come nella vita di tut- ca essere elastici. Significa essere

46 / MARZO-APRILE 2020
dinamici. Significa abbracciare il impegnativo, un test di ammissio-
cambiamento. Questa è la prima ne o di quanto eravate innamorati,
regola: anche se il cambiamento vi
spaventa e vi fa paura, non conge-
I CAMBIAMENTI di un colloquio di lavoro, un nuovo
obiettivo più importante. 
latevi, non allarmatevi, non pen- SI IMBOCCANO La vita è fatta di sfide, dove si alza-
sate che l’equilibrio sia mantenere no sempre di più il ritmo e gli osta-
l’equilibrio.  Affrontare i cambia- CON ELASTICITÀ coli; le sensazioni e i compiti sem-
menti, accoglierli e saperli gestire è
davvero la base, a mio avviso, della
E DINAMISMO brano sempre più difficili. In realtà,
però, cambiano le tematiche, non le
resilienza.  nostre sensazioni: l’essere umano
Ma come essere propositivi davan- di, non riusciranno a reggere il pas- tende all’omeostasi ed è naturale
ti a un cambiamento che spaven- saggio successivo. E questo si im- quindi dire: «No, non cambio». Tut-
ta? La risposta sta nella strategia: para con l’esperienza. Passo dopo tavia, capirete che siete cambiati e
non bisogna visualizzare il cambia- passo, piccolo cambiamento dopo che vi siete rinnovati mille volte, e
mento nella sua totalità e comples- piccolo cambiamento, vedrete che che mille volte siete cresciuti e mi-
sità, bensì dividerlo in tante piccole a un certo punto avrete affrontato gliorati. 
parti e comportamenti da effettua- il cambiamento nella sua totalità, Tutti abbiamo un po’ di resilienza,
re. È importante iniziare anche so- senza esservi congelati.  magari abbiamo bisogno solo di ri-
lo da un piccolissimo gesto, ma far- Ora forse alcuni diranno: «Prima o flettere e di ricordare quella sensa-
lo nel preciso momento in cui si sta poi arriverà un cambiamento an- zione provata alla fine di una gara,
vivendo, nel famoso qui e ora.  cora più grande da affrontare. Ma- quella frase che dice: «Ce l’ho fatta,
gari, in quello non riuscirò». Ecco, hai visto?».
Mio padre era un alpinista e credo essere resilienti significa ricordar-
che, senza volerlo, mi abbia inse- si delle proprie capacità, significa
gnato di non pensare solo ad arriva- essere consapevoli delle proprie
re in cima; mi ripeteva: «Pensa solo risorse, di quelle attuali e di quelle
al prossimo appiglio. Fattone uno, passate. 
pensa e prendi tempo per decidere Quindi dovete guardare indietro
quale sarà quello dopo. Non guar- e ricordarvi che quella esatta sen- GIULIA LAMARCA, psicologa,
dare su, l’importante è l’appiglio sazione di non riuscire a farcela, ama viaggiare e, insieme al marito
Andrea, è una travel blogger. In-
che ti serve adesso, perché quello di non essere abbastanza, di non
sieme girano il mondo e lo raccon-
deve reggere tutto il peso per poter essere bravi l’avete già provata e tano attraverso il blog MyTravel-
andare verso quello dopo».  almeno una volta avete già scon- sTheHardTruth.
fitto quella sensazione negativa.
Nella vita è la stessa identica cosa: Magari vi ricorderete quel mo-
si deve fare un passo alla volta, un mento in partico-
Per gli abbonati, la versione audio su
appiglio alla volta, perché se la pre- lare, quell’esame o
www.psicologiacontemporanea.it
sa, se l’appoggio non sono ben sal- un trasloco troppo

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 47
ADOLESCENTI E GENITORI

LE MAMME DI OGGI
RIESCONO A TOLLERARE
IL DOLORE
DEI FIGLI?
/ Laura Turuani /

48 / MARZO-APRILE 2020
«TI PREGO, SII FELICE»: UNA COMPLICATA
RICHIESTA ALLA BASE DEL NUOVO PATTO,
FORSE TROPPO COLLABORATIVO, CHE LA MAMMA
POSTMODERNA STIPULA CON IL FIGLIO

N
egli ultimi decenni è avvenuto un seguito all’ausilio di sofisticate tecnologie. Un livel-
vero e proprio stravolgimento nel lo di preziosità e iperinvestimento affettivo che dif-
modo di intendere e interpretare ficilmente può essere immune da una moltitudine di
la famiglia nelle sue principali proiezioni, aspettative e desideri di riuscita.
dinamiche e nei suoi principali Sembra lontano il modo in cui Freud descriveva i ne-
modi di esprimere affetti e gestire onati: piccoli perversi polimorfi da regolamentare,
relazioni. Gli ingredienti che la costituiscono sono ammansire e castrare negli impulsi, infanti conside-
del tutto nuovi: diverse modalità di interpretare rati dei selvaggi colmi di istinti primordiali da civi-
lo sviluppo e la realizzazione del Sé adulto hanno lizzare, intrisi di desideri e impulsi. Le moderne teo-
influenzato la relazione di coppia e i suoi antichi rie psicologiche raccontano, piuttosto, di un bambino
rituali, così come il criterio di vivere i ruoli materni che nasce già competente, non certo una tabula rasa,
e paterni. con una natura buona, pieno di talenti e capacità da
esprimere, coltivare e sviluppare, spostando irrevoca-
bilmente il baricentro educativo dall’“inculcare nel fi-
UNA SOCIETÀ PUEROCENTRICA glio insegnamenti e regole” al “tirar fuori da lui il posi-
tivo già esistente”, con molta relazione e molto affetto.
Se ci si concentra sui figli, le infanzie odierne appaio- Da questo punto di vista, risulta facile comprende-
no più serene di un tempo, meno gravate da conflitti re alcuni dei cambiamenti sostanziali avvenuti nella
o violenze, grazie al fatto che nell’ultimo mezzo seco- maniera di intendere la maternità e la paternità nelle
lo sono stati fatti moltissimi sforzi, almeno nella no- trame affettive e nelle dinamiche relazionali della fa-
stra metà del mondo, per garantire ai bambini gioco, miglia odierna. Innanzitutto diventare mamma, oggi,
serenità, attenzione ai bisogni e sensibilità ai dirit- è frutto di una valutazione attenta e oculata: la mater-
ti. La famiglia affettiva, culla indiscussa delle ulti- nità non è più un destino inscritto nella biologia, né
me generazioni, si è messa al servizio del “cucciolo”, tantomeno un dovere atteso socialmente. Un tempo
ha garantito ai figli molto impegno, cure amorevoli, non avere figli era un’opzione impopolare o un’even-
grandi dosi di calore e vicinanza, un’attenzione e una tualità temuta, e significava essere collocate in cate-
dedizione impensabili in altre epoche. gorie ben precise, non sempre lusinghiere: le zitelle,
Nella nostra società, non a caso definita “puerocen- le folli, le streghe, le sante religiose o le eccentriche
trica”, si sono rarefatti i momenti formali e impettiti intellettuali. Negli ultimi decenni invece, complice
attorno agli adulti e ai loro insegnamenti, mentre è anche la diffusione dei metodi anticoncezionali, che
sempre più comune cingersi hanno svincolato la sessua-
intorno ai figli, rapiti e stupi- lità dalla procreazione, la
ti dalle loro molteplici com- maternità è diventata una
petenze e imprese. Abbiamo scelta: spesso procrastinata,
cresciuto figli assai pensati, Oggi si diventa madri di certo molto investita, co-
desiderati, cercati, a volte munque inserita in un pro-
programmati solo dopo il
per libera scelta, non per getto esistenziale più ampio
conseguimento di molte al- ottemperare a un dovere e complesso.
tre mete evolutive, a volte Il ruolo materno oggi si fa
attesi spasmodicamente in sociale o biologico largo in una donna che pri-

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 49
ADOLESCENTI E GENITORI

ma di vivere l’esperienza della sala parto, ha già prece- È quindi sempre di corsa, accelerata, se non nel pas-
dentemente investito e coltivato molti altri Sé oramai so, certamente nel pensiero. Redige di continuo liste
considerati irrinunciabili. Il Sé femminile, il Sé socia- di cose da fare, mentali, cartacee o digitali, le accu-
le, il Sé professionale, il Sé coniugale, solo per citarne mula e poi nella maggior parte dei casi non le leg-
alcuni, hanno richiesto impegno, tempo e la dedizione ge, perché nella realtà non riesce a fare a meno di
necessaria al titanico bisogno di voler fare tutto, e far- pensarle: le ha sempre in testa, come i ritornelli delle
lo al meglio, che la cultura narcisistica oggi impone. canzoni che si sentono di prima mattina e che resta-
Il figlio è il nuovo “per sempre”, ancora spesso unico, no in mente tutto il giorno.
prezioso, tardivo, e la mamma si prepara ad accoglier- Da parte sua, anche il figlio ben presto si accorge di
lo cercando, sì, di difendere tutti i propri Sé, ma anche poter accedere da qualsiasi luogo al contatto con la
pronta a mettere al servizio della sua cura il perfezio- madre: si tratta “solo” della possibilità di ascolto del-
nismo che la contraddistingue, affinando la propria la sua voce, ma non è cosa di poco conto, specie se
capacità multitasking e il proprio bisogno di controllo. si considerano le potenzialità taumaturgiche che la
voce materna ha sempre avuto nella storia del bam-
bino. Durante l’infanzia, attraverso il cellulare, i file
LA MADRE VICINA vocali scambiati, le foto, gli aggiornamenti continui
ANCHE DA LONTANO che la possibilità di stare sempre in contatto virtual-
mente consente, il figlio riesce a cogliere appieno i
Quando diventa mamma coglie da subito l’impor- benefici di tale vicinanza virtuale e simbolica e a
tanza della vicinanza e del nutrimento, non solo convincersi definitivamente che la mamma è sem-
reale e concreto, ma soprattutto affettivo e psico- pre disponibile per lui.
logico, e quando deve tornare al lavoro, gestisce la L’imponenza e l’importanza della presenza materna,
lontananza fisica cercando di arrivare dappertut- percepite nella straordinaria e profonda relazione
to, mantenendo la regia della lunga quotidianità a affettiva che ella tesse durante la crescita del figlio,
distanza. Il tutto richiede un’organizzazione serra- le conferiscono un senso d’importanza che rasenta
ta e minuziosa, un gioco d’incastri millimetrici che l’onnipotenza, ma che la mette in ansia o la fa senti-
sembra una partita di Tetris esistenziale. La mam- re tremendamente in colpa ogniqualvolta qualcosa
ma vuol esserci sempre, almeno simbolicamente: de- sfugge dal suo controllo oppure non viene bene, o
ve programmare ogni dettaglio perché le cose pro- anche solo come lei vorrebbe.
cedano in sua assenza, deve mantenere la regia del La mamma postmoderna che aveva il dilemma della
sistema di cura del cucciolo e della famiglia intera, lontananza da risolvere, che sapeva di dover gestire
deve lavorare dentro e fuori casa e, nel pochissimo una separazione precoce dal cucciolo e ne temeva le
tempo che resta, deve (e vuole) continuare ad essere conseguenze, è in realtà arrivata dappertutto, pre-
una donna. sidiando ogni spazio della crescita e della vita del
Così come lei cerca rocambolescamente di non ri- figlio, sorvegliato e protetto sempre da una presen-
nunciare ad alcuna parte di sé, vorrebbe che anche za adulta sostitutiva, geolocalizzato se necessario,
il figlio sviluppasse tutte le proprie parti migliori, e a pedinato sui registri elettronici, sempre in contatto
tal fine gli avvicina risorse, esperienze, corsi, allena- e collegato durante tutta la giornata. Complice an-
menti, al fine di impreziosirlo e fargli coltivare com- che una notevole automitigazione del ruolo pater-
petenze e talenti, in una sorta di patto narcisistico, no, ne risulta nel complesso una famiglia massiva-
una relazione intensa e collaborativa – simmetrica mente centrata sugli affetti, democratica, dialogica,
– per lo sviluppo di tutti i Sé dove vige un gran legame,
di entrambi. una densità a volte vischio-
“Radiocomanda” cloni e col- sa delle relazioni, dove le re-
laboratori, scelti in base al- gole vengono spiegate e non
la sua rappresentatività, Le madri di oggi, imposte, più centrata sul
delegando ben poco e con- benessere e la realizzazio-
trollando i figli a distanza; come geolocalizzatori, ne che sulla tolleranza alla
difficilmente le sfugge una
verifica, un saggio o una
arrivano dappertutto frustrazione, una famiglia
dove si obbedisce più per
festicciola con i compagni. e vedono tutto amore che per paura.

50 / MARZO-APRILE 2020
Essere genitori troppo
DALLA FAMIGLIA accudenti e protettivi dolore, senza pensare che in
NORMATIVA tal modo, invece di proteg-
ALLA FAMIGLIA significa minare gerli, li rendono più fragili. 
SUPPORTIVA l’autonomia dei figli In nome di nuovi valori edu-
cativi e affettivi orientati
I castighi sono caduti in un alla ricerca primaria del be-
cono d’ombra, per non dire nessere e della soddisfazio-
in disuso, ed è molto più facile che dopo un guaio o ne personale, al bisogno – considerato ormai vitale –
un brutto voto si tema più lo sguardo deluso della di rispecchiamenti narcisistici continui che rassi-
mamma (con la quale, magari, si era ripassato fino curino su successo e adeguatezza, la presenza ac-
a tarda ora) che le punizioni del padre. Dopo tanta cudente e iperprotettiva dei genitori rischia a lungo
dedizione e altrettante aspettative, la trama narci- termine d’infragilire una generazione sempre meno
sistica ha invaso le relazioni: figli speciali, genitori avvezza all’ampia (e diffusissima) gamma delle emo-
speciali, rapporti speciali, bisogno continuo di ri- zioni negative. Il comparire di tristezze, rabbie, pau-
specchiamenti e valorizzazioni, alti ideali da perse- re, inciampi, fatiche e insuccessi, rischia che questi
guire nelle relazioni e con sé stessi. siano vissuti come l’equivalente simbolico del falli-
Se la famiglia etico-normativa in cui vigeva l’impor- mento di cotanto lavoro di investimento relaziona-
tanza dell’educazione, dell’istruzione, del rispetto le e di vicinanza affettiva, oppure l’inequivocabile
delle regole, della legge, dei ruoli e dell’autorità ave- espressione dell’infrangersi delle aspettative colti-
va l’obiettivo di costruire figli bravi e adattati alla vate lungo l’intero arco della crescita.
norma, completamente diverso appare il mondo dei Con il crescere dell’età del figlio, i benefici di questo
piccoli nati e cresciuti nelle trame della famiglia af- nuovo modo di stare vicini, affettivamente sempre
fettiva e narcisistica finora descritta, dove l’obiettivo presenti, iperprotettivi, risolutori anzitempo di pro-
primario dei genitori è che il figlio sia felice. Ci tro- blemi rischiano dunque di trasformarsi in limiti e
viamo al cospetto di adulti sempre più in difficoltà debolezze. Alle soglie dell’adolescenza, infatti, den-
davanti al dolore dei figli, che mal tollerano le loro tro il bambino diventato ormai ragazzo è fisiologi-
tristezze, si spaventano delle loro rabbie o rimango- co e auspicabile che si accenda il motore evolutivo
no profondamente delusi dalle loro mancate realiz- che spinge verso l’emancipazione, la soggettivazione,
zazioni. Genitori atterriti, pietrificati, impauriti all’i- verso la definizione dell’identità e la nascita di una
dea di vedere i propri cuccioli, tanto amati, frustrati, mente rigorosamente autonoma e autoctona. Dopo
tristi, annoiati o semplicemente in difficoltà, genito- aver coltivato competenze e garantito la massima
ri convinti che la felicità passi per l’eliminazione del espressione dei talenti, il compito primario durante

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 51
ADOLESCENTI E GENITORI

l’adolescenza dei figli è quel- so dell’adolescenza a trova-


lo di consentir loro di met- re compromessi nel doverle
tere ciò che abbiamo loro
Ai nostri ragazzi invece mitigare, mediare e
insegnato al servizio delle insegniamo sopportare di non poterle
autonomie e della crescita, sempre corrispondere. Di-
di permetter loro di acqui- che cadere venta così fondamentale
sire un sufficiente senso di ricevere testimonianza sin-
sicurezza per sperimentare
non è irreparabile cera che nella vita adulta è
il nuovo e lo sconosciuto, as- possibile non solo raggiun-
sumendosi i rischi di prove, gere dei successi, ma anche
tentativi ed errori. Diventa necessario, pertanto, am- sopravvivere ai fallimenti, inciampare, cadere e re-
pliare progressivamente luoghi reali o virtuali che sistere alla vergogna della caduta.
fungano da incubatori psichici in cui coltivare pro- Spesso è il padre, meno spaventato e dotato di stru-
getti, avventure, spazi di segreto, dove affrontare le menti più razionali, il mediatore preziosissimo nei
paure e gli eccitamenti prodotti dai cambiamenti momenti in cui le aspettative narcisistiche più in-
della crescita e dalla nascente mente separata. tense si sono fatte sentire con prepotenza, pronte
a generare lancinanti esperienze di mortificazione,
l’allenatore della delicata partita con gli ideali, che
IL RUOLO DEL PADRE sa trasmettere al figlio una capacità di resilienza
all’insuccesso insperata. Quando la mamma assiste
Avere i genitori, e in particolare la mamma, sempre a questa buona e proficua collaborazione tra i due,
vicino, vederla comparire simbolicamente ovunque finalizzata sia a che il figlio si emancipi da lei sia a
finisce per far sentire il figlio soffocato, pedinato, che egli sappia gestire il crollo delle aspettative, la di-
ostacolato nel proprio percorso di crescita. Il bisogno sposizione a dismettere tutti i propri poteri virtuali è
di separarsi diventa allora decisivo e necessita di es- in lei meno preoccupata e l’opportunità di fermarsi a
sere sviluppato. Come fare, però, a seminare una ma- godere lo spettacolo della crescita del figlio si fa non
dre dotata di superpoteri, che ti sa inseguire anche solo possibile, ma anche appassionante.
senza corpo? Molto spesso un contributo prezioso L’adolescente di oggi deve dunque sfidare non tanto
viene proprio dal padre, che nella trama presentata il potere normativo del padre, come accadeva ai suoi
sarà sembrato poco presente, ma solo perché la sto- coetanei delle generazioni passate, quanto il potere
ria dell’emancipazione adolescenziale è stata descrit- simbolico della mamma, inseritasi in tutti gli inter-
ta dall’interno della relazione madre-figlio. In realtà, stizi della sua crescita. L’impresa spesso è difficile o
quando le cose vanno per il meglio, la sfida della se- può essere molto lunga, ma, una volta disinnescati
parazione dalla mamma e dell’individuazione si av- tutti i poteri materni, le cose vanno sempre meglio. Il
vale del ruolo fondamentale del padre, che per aprire figlio si sente meno bambino, più capace e quindi più
spazi utili al figlio a svicolare lontano da lei e speri- adulto; la mamma comprende che è possibile avere
mentare un mondo privo della sua presenza, gene- meno ansia, meno bisogno di intervenire, meno sen-
ralmente parla con un linguaggio diverso, meno an- so di colpa e soprattutto meno paura.
ticipatorio, più responsabilizzante, meno spaventato
nei confronti del nuovo e delle dipendenze, dei molti
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
potenziali pericoli. Ma, oltre a coadiuvare i lavori di Turuani L., Comazzi D. (2015), Mamme avatar, BUR,
emancipazione dalla madre, il padre appare più ca- Milano.
pace di affiancare il figlio anche nei momenti in cui
s’incontrano le fatiche e le difficoltà della crescita,
quelle che ti confrontano con i limiti, con i fallimen- LAURA TURUANI è psicologa e
psicoterapeuta e docente alla
ti, con l’imperfezione del corpo e della mente. Scuola di Psicoterapia psicoa-
Una generazione che, come abbiamo visto, ha sem- nalitica dell’adolescente e del
pre sentito, fin dall’infanzia, di doversi confrontare giovane adulto dell’Istituto Mi-
con aspettative ideali molto alte, di doverle assecon- notauro. Ha scritto Narciso in-
namorato (con G. Pietropolli
dare e avvicinare, imbonire con prestazioni straor- Charmet, Rizzoli, 2015).
dinarie, ha spesso bisogno di essere aiutata nel cor-

52 / MARZO-APRILE 2020
PREVENZIONE E INTERVENTI
TERAPEUTICI DEI DISTURBI
DELLA SFERA EMOZIONALE
IN ETÀ EVOLUTIVA 16
CREDITI
ECM
Gestione dei sintomi
psicotici, dell’ansia
e della depressione
nei bambini e negli
adolescenti

Fabio Celi
Antonella Gagliano

27-28 marzo 2020

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o contatta la segreteria: segreteria.formazione@giuntipsy.com • 0556236501
L’IMPATTO DELLE TECNOLOGIE

L’IMPATTO mostrato chiaramente che la mag-


gior parte dei bambini di 2-3 anni
non rispetta le indicazioni dell’Or-

DELL’USO DELLA ganizzazione Mondiale della Sa-


nità e di varie associazioni pedia-

TECNOLOGIA
triche che, in questa fascia di età,
suggeriscono un’esposizione agli
schermi (sia televisivi che di tec-

BAMBINI
nologie digitali) non superiore a

NEI
un’ora al giorno.

In particolare, su un campione sta-


tunitense di oltre 3500 bambini, il
79% dei bambini di 2 anni e il 95%
dei bambini di 3 anni superano si-
/ Giuseppe Riva / gnificativamente detto valore. Lo
studio mostra anche quali sono i
fattori di rischio associati al man-
PERCHÉ UN’ESPOSIZIONE cato rispetto di tali indicazioni: il
principale è il tempo passato dalla
PROLUNGATA DEI BAMBINI madre davanti agli schermi (mag-
giore è il tempo della madre, mag-
ALLO SCHERMO DI TABLET giore è quello del figlio), seguito
dall’iscrizione a un asilo nido (chi
E SMARTPHONE È DANNOSA è iscritto a un asilo ha meno rischi

C
di chi sta a casa con un parente o
ome già abbiamo vi- molti genitori in perfetti baby-sit- una baby-sitter).
sto in questa rubrica, la ter. Davanti a questa situazione le Ma cosa succede a chi supera que-
nascita dell’iPhone nel domande da porsi sono due. È una sto valore? La risposta alla doman-
2007 e quella dell’iPad cosa giusta? E che cosa implica per da viene da un secondo studio, «As-
del 2010 hanno rimosso le loro menti e le loro future capa- sociations between screen-based
dall’interazione con la tecnologia cità cognitive ed emotive? Data media use and brain white matter
la barriera linguistica che a lungo la novità del fenomeno, per tanto integrity in preschool-aged chil-
aveva rappresentato il principale tempo non ci sono state risposte dren» («Associazioni tra uso dei
requisito di base per accedere alle chiare a queste domande. Tuttavia, media basati su schermo e integri-
potenzialità dei nuovi media: per una serie di studi recentissimi ha tà della materia del cervello bianco
poter utilizzare uno smartpho- cominciato a chiarire quali posso- nei bambini in età prescolare», sca-
ne o un tablet non è più necessa- no essere gli effetti a lungo termi- ricabile su http://tiny.cc/zwaxgz).
rio saper leggere o scrivere. Basta ne di tali scelte. In particolare, la Lo studio, che ha usato la risonan-
saper controllare le proprie dita. E rivista americana JAMA Pediatrics za magnetica per analizzare gli ef-
questo ha aperto il mondo digitale ha pubblicato negli ultimi mesi di- fetti sul cervello dell’esposizione
anche a bambini che hanno pochi versi articoli che offrono indica- agli schermi, ha mostrato per la pri-
mesi di vita, e soprattutto prima zioni assai chiare. ma volta la presenza di alterazioni
ancora che questi abbiano impara- Il primo studio, «Prevalence of pre- nello sviluppo delle aree cerebrali.
to a leggere e a scrivere. schoolers meeting vs exceeding Sebbene i risultati siano solo preli-
Il problema è che a qualunque screen time guidelines» («Preva- minari, vista la limitata ampiezza
bambino interagire con le tecno- lenza di ragazzi in età pre-scolare del campione (47 bambini statuni-
logie digitali piace molto, anche che seguono o eccedono le linee tensi di età compresa fra i 3 e i 5
troppo. Non solo, lo smartphone o guida relative al tempo di esposi- anni), i risultati sono molto chiari.
il tablet assorbono completamen- zione agli schermi», articolo scari- Superare le linee guida va ad alte-
te l’attenzione, trasformandosi per cabile su http://tiny.cc/2kaxgz), ha rare una serie di aree cerebrali che

54 / MARZO-APRILE 2020
venire se il bambino concentra la
propria attenzione sugli schermi.
Insomma, dare lo smartphone in
mano a un bambino prima che ab-
bia sviluppato la competenza lin-
guistica può portarlo a un ritardo
nell’apprendimento del linguag-
gio, che può essere associato a pro-
blemi più seri, come la dislessia o i
disturbi dell’apprendimento.
In realtà, però, non tutti gli scher-
mi sono dannosi per lo sviluppo
cognitivo del bambino. Tra i 18 e i
24 mesi sono molto efficaci le app
in grado di permettere il gioco sim-
bolico, meglio se di gruppo. Queste
app, che riproducono i contesti del-
la vita quotidiana – la casa, l’asilo,
sono legate allo sviluppo del lin- il negozio – permettono al bimbo
guaggio, delle capacità di alfabe- di far finta di essere qualcun altro,
tizzazione e delle funzioni esecu- CI SONO APP UTILI sviluppando la dimensione creati-
tive. A tal proposito gli autori con- va e l’interiorizzazione di regole e
cludono dicendo che i loro risultati ALLO SVILUPPO comportamenti. Più precisamente,
«sollevano dubbi sul fatto che un
uso non corretto dei media possa
COGNITIVO tramite l’imitazione dei comporta-
menti degli adulti di riferimento
fornire una stimolazione non ot- DEL BAMBINO – per esempio, cucinare, comprare,
timale dello sviluppo neurologico fare i genitori – il bambino impara
durante la prima infanzia». a parlare, il rischio è quello di fo- a dare senso agli episodi della vita
calizzare la conoscenza sul qui e quotidiana. Inoltre, tramite l’inter-
Perché? Una possibile risposta è ora dello stimolo specifico, piutto- pretazione e la ripetizione dei com-
legata a come l’interazione con sto che sulle relazioni tra oggetti e portamenti il bambino impara ad
la tecnologia può alterare i mec- sulla loro persistenza al di fuori del acquisire i comportamenti e le re-
canismi di strutturazione della momento immediato di interazio- gole ad essi associate, migliorando
conoscenza. Uno dei principali ne (capacità che si apprende a par- la propria capacità di costruire re-
obiettivi del linguaggio è quello tire dagli 8 mesi). Questa capacità lazioni arbitrarie.
di permettere al bambino di iden- è infatti fondamentale per poter
tificare relazioni tra stimoli. Per costruire relazioni arbitrarie, cioè
esempio, se a un bambino chiedo: non direttamente esperite dal sog-
«Mi dai la palla grande?», la rispo- getto in precedenza. La capacità si
sta è necessariamente relazionale, sviluppa tra i 17 e i 24 mesi ed è alla
cioè legata alla capacità di coglie- base dello sviluppo linguistico. Per
re la relazione tra due stimoli – la esempio, è attraverso tali relazio- GIUSEPPE RIVA è ordinario di
palla “piccola” e la palla “grande” ni che il bambino impara a distin- Psicologia della comunicazione
– e di analizzarla. Invece, la mag- guere le “cose di papà” da “quelle di all’Università Cattolica di Milano.
Tra i suoi ultimi libri, Selfie. Narci-
gior parte delle app pensate per i mamma”, che possono non avere sismo e identitˆ (Il Mulino, 2016).
bambini è basata sulla risposta a proprietà fisiche simili. Inoltre, la www.giusepperiva.com
stimoli specifici: premo il tasto e costruzione di questa capacità pas-
succede qualcosa, come evitare un sa necessariamente per l’intera-
ostacolo o muovere un oggetto. Se zione con soggetti
Per gli abbonati, la versione audio su
il bambino impara a usare il tablet significativi, cosa
www.psicologiacontemporanea.it
o lo smartphone prima di iniziare che non può av-

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 55
PSICOLOGIA DEL LAVORO

LA SELEZIONE
PSICOLOGICA
NEL MONDO
DEL LAVORO
/ Andrea Castiello d’Antonio /

56 / MARZO-APRILE 2020
N
el mondo del lavoro sono realizza-
ti numerosi interventi specialistici
che hanno come oggetto la valu- È SEMPRE PIÙ
tazione (assessment) delle risorse
umane: la selezione è una di queste, IMPORTANTE STABILIRE
si colloca nel momento iniziale di
incontro tra individuo e organizzazione, costituisce L’IDONEITÀ PSICHICA,
la porta d’entrata nel mondo del lavoro e rappresenta
un’attività estremamente delicata che porta con sé
OLTRE CHE TECNICA,
una notevole assunzione di responsabilità non solo
professionale, ma anche etica e sociale, da parte di
DEL CANDIDATO.
coloro che la svolgono. CONSIDERANDO ANCHE
L’AMBIENTE SOCIO-
L’AREA PSICOLOGICA
ORGANIZZATIVO
Ciò che interessa in questo articolo è precisamente la
selezione “psicologica” delle risorse umane (Castiel- DI RIFERIMENTO
lo d’Antonio, 2015; Chamorro-Premuzic e Furnham,
2010). È quindi bene differenziare gli approcci alla
selezione attuati nel mondo del lavoro, almeno in 3 fessionale, in cui si svolge un vero e proprio esame
aree distinte. La prima è l’area psicologica, che è o delle conoscenze e delle competenze operative del
dovrebbe essere di esclusiva competenza di psicolo- candidato nei termini di ciò che sa e che sa fare rela-
gi professionisti e di cui ci occuperemo nelle prossi- tivamente al ruolo di destinazione; questo genere di
me pagine. Vi è poi l’area della selezione tecnico-pro- valutazione è condotto da esperti della specifica ma-

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 57
PSICOLOGIA DEL LAVORO

teria (per esempio da un professional di informatica SCEGLIERE DEI BUONI LEADER


che valuta le conoscenze del candidato presentato-
si per una posizione di sviluppo software o sistemi- Le perplessità sulle applicazioni della psicologia alla
stica). Infine, al termine degli iter di selezione, e sol- realtà organizzativa non provengono solo dal mondo
tanto per i candidati che hanno superato i primi due delle imprese, ma anche dal mondo accademico, ove
passaggi, si colloca il colloquio conclusivo, nel quale in molti hanno pensato, e ritengono, che la psicologia
si discutono e si precisano gli aspetti inquadramen- sia (ancora!) una scienza troppo giovane per metter-
tali, retributivi e logistici del previsto inserimento si alla prova sul piano della realtà concreta: le cono-
della risorsa nell’organizzazione. Questo colloquio scenze che si possiedono non sarebbero ancora suffi-
finale è condotto da un esponente della funzione Ri- cientemente certe; i metodi della psicologia, traslati
sorse Umane (RU) e costituisce il prologo alla firma nel contesto vivo della vita di lavoro, non potrebbe-
del contratto. ro essere applicati in modo corretto. In tale ottica, da
Nonostante la selezione sia un’attività che tutte le or- alcuni psicoanalisti (quindi da soggetti non proprio
ganizzazioni private e pubbliche svolgono e dovran- “competenti” rispetto alla psicologia del lavoro) è sta-
no sempre svolgere, nel mondo del lavoro si riscontra ta sostenuta l’impossibilità di valutare le persone de-
spesso un atteggiamento di scarsa attenzione, quasi stinate alla carriera in magistratura (Castiello d’Anto-
di noncuranza, rispetto non solo al chi svolge la se- nio, 2005). Ma, come ha autorevolmente affermato lo
lezione (è il tema delle competenze professionali del psicoanalista Otto Friedmann Kernberg (1998, trad.
selezionatore e delle sue qualità personali, che non it. 1999), «scegliere dei buoni leader è uno dei compiti
sono meno rilevanti) ma anche al come essa è realiz- più importanti di tutte le organizzazioni» e, da tale
zata. Oggi in Italia, di fatto, chiunque può svolgere punto di vista, è augurabile che la psico-diagnosi ma-
attività di selezione di genere psicologico o presun- nageriale (Castiello d’Antonio, 2013) potrà trovare nel
to tale, perché l’area della valutazione delle risorse futuro un suo spazio ben definito e articolato. Forse
umane esterne non è codificata né normata (come, ancora oggi si sconta il pregiudizio ideologico nega-
invece, è accaduto per l’area della valutazione del tivo degli anni Sessanta-Settanta che colpì ogni pra-
potenziale, almeno nei contesti pubblici). Quindi si tica definibile “discriminatoria”, mentre da parte di
possono incontrare “selezionatori” che operano sul- alcuni accademici si sente affermare con malcelata
le cosiddette soft skill (competenze trasversali) e che soddisfazione che «la selezione è persa» (nel senso
sono laureati in qualunque disciplina (alcune grandi che è persa per la comunità degli psicologi, come se
organizzazioni impiegano persino giovani stagisti!), ciò fosse qualcosa di cui andar fieri!), tant’è vero che
casualmente interessati o, all’opposto, nient’affat- sovente non compare nemmeno nelle pagine dei te-
to motivati a svolgere tale attività, troppo giovani sti di studio di psicologia del lavoro.
per capire davvero l’impegno a cui sono chiamati, o Di fatto, è l’intera scelta e selezione delle risorse uma-
semplicemente incompetenti circa le tecniche di as- ne ad avere un ruolo vitale per qualunque organizza-
sessment: “pseudo-assessors” che in genere basano il zione o istituzione, e in ogni ambiente meritocratico
loro lavoro su un colloquio di tipo general-generico. ci si guarda bene dal sottovalutare la selezione o dal
In molte situazioni applicative sembra che non si va- relegarla a una mera pratica da sbrigare (Castiello
da molto oltre l’uso di ciò che Mark Cook (2009) definì d’Antonio, 2016). Si ripropone, pertanto, l’argomento
il «classic trio»: la compilazione del modulo informa- delle aree di valutazione delle qualità umane in rela-
tivo, la raccolta di referenze e l’intervista individuale zione alle metodologie di indagine. Un argomento che
di tipo general-generico (in realtà, le prime due fon- va incastonato in una domanda di maggiore interes-
ti di informazioni non sono se: come fare a ottenere una
da classificare tra i metodi conoscenza sufficientemen-
di assessment, mentre l’in- te completa e affidabile, in
tervista informale condotta tempi limitati e con l’ausilio
da figure non specificamen- La selezione di strumenti non infallibi-
te preparate non ha alcuna li, finalizzata alla valutazio-
rilevanza o validità tecnica delle risorse umane ne delle qualità psicologiche
– tantomeno teorica – ed è
fonte, perciò, di risultati del
ha un ruolo essenziale di una persona per l’inseri-
mento in un contesto di la-
tutto aleatori). in un’organizzazione voro?

58 / MARZO-APRILE 2020
Bisogna capire
quanto la persona
L’aspetto affascinante della un importante numero di
selezione e valutazione del- sia psicologicamente teorie e di modelli, è possi-
le potenzialità delle risorse bile identificare indicatori
umane, dal punto di vista
adatta al ruolo di valutazione che ricopro-
psicologico, è che chiama in no un campo assai esteso.
causa 3 grandi metodologie Ciò che guida lo psicologo
di assessment e punta a far luce su ampie aree del- professionista in questo mare magnum di tecniche
la personalità. Le 3 metodologie che sono utilizza- e obiettivi è costituito dalle finalità per le quali si at-
te sono rappresentate dai test, questionari e tecni- tua la scelta e selezione del capitale umano. E anche
che proiettive; dai metodi di/in gruppo; dai colloqui- circa le finalità il panorama è ricco e differenziato: si
interviste individuali. Avvalendosi di questi 3 poten- va dalle prove attitudinali e dai colloqui in commis-
ti vettori di conoscenza dell’essere umano è possibi- sione di esame previsti dal pubblico concorso fino
le osservare e valutare alcune dimensioni delle se- alle sofisticate valutazioni psicodiagnostiche appli-
guenti aree di qualità mentali: la motivazione, l’intel- cate ai candidati per ruoli di elevata responsabilità
ligenza, la relazionalità, l’orientamento ai risultati e organizzativa nelle imprese multinazionali.
l’equilibrio emotivo (o, viceversa, la psicopatologia). Si tratta, in sostanza, di stabilire l’idoneità psichi-
ca del candidato in relazione sia a un ruolo o a una
famiglia di ruoli sia all’assunzione di specifiche re-
IDONEITÀ PSICHICA sponsabilità, all’inserimento nell’ambiente organiz-
zativo, nel sistema di valori e di cultura, e alle pro-
Quel che arricchisce il quadro di indagine è la varie- spettive di sviluppo. Così come il medico del lavoro,
gata ampiezza degli orizzonti di fronte a cui ci si tro- tramite gli esami medici e di laboratorio, stabilisce se
va. Per ciò che attiene alle metodologie di assessment, un candidato è idoneo a svolgere la mansione asse-
si hanno un’infinità di tecniche di testing psicolo- gnatagli, allo stesso modo lo psicologo, per mezzo dei
gico, diagnostico e psico-attitudinale, una miriade suoi strumenti e delle sue conoscenze, è chiamato
di tipologie di colloqui-interviste e una notevole va- a stabilire l’idoneità psichica del soggetto al lavoro,
rietà nelle impostazioni degli assessment in gruppo. esaminando le sue peculiari qualità umane.
Specularmente, le specifiche qualità soggettive che Ma quali sono le qualità umane e professionali del
si vuole valutare presentano un amplissimo venta- “buon” selezionatore? Quando il sottoscritto ha ini-
glio di variabili e di dimensioni: per esempio, nell’a- ziato a lavorare nel campo delle risorse umane, alla
rea della motivazione, oltre ad aversi a disposizione fine degli anni Settanta, era in auge un libro scrit-

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 59
PSICOLOGIA DEL LAVORO

Nel mondo del


lavoro c’è molta
to da Marvin D. Dunnette ta manualità e nessuna pau-
(1966) dal titolo invitante: psicopatologia. ra del sangue! D’altro canto
La psicologia nella selezione
del personale. Un testo nel
A tutti i livelli non si deve ignorare che di-
versi psicologi sono entrati
quale, in realtà, vi era mol- nel mondo delle aziende a
to poca “psicologia”, e che fare selezione privi di una
lasciava chiaramente intendere che la competenza vera motivazione, e, anzi, effettuando una vera scel-
principe dell’assessor doveva essere di natura sta- ta di ripiego. Ma per tutti gli altri la psicologia del la-
tistico-matematica! Al colloquio-intervista di sele- voro e le attività di assessment delle risorse umane
zione, l’autore dedicava solo un paio di pagine bol- nascondono un vero e proprio tesoro di conoscenze.
lando questa tecnica come inefficace e utile, al più Sulla base della motivazione specifica alla diagno-
come «mezzo per le pubbliche relazioni»… Purtrop- si psicologica e dell’interesse reale verso le metodo-
po in molti hanno proseguito su quella strada e an- logie di valutazione, le competenze dello psicologo
cora oggi può sembrare che per “fare selezione” non trovano le loro fondamenta sulla conoscenza delle
sia necessario uno/una psicologo/a, ma un esperto teorie della personalità e dei modelli settoriali di ri-
di software statistici, con una caratterizzazione “da ferimento (intelligenza, relazionalità, motivazione
sperimentatore di laboratorio”. Ma i candidati non ecc.). Chi ha l’opportunità di sviluppare conoscenze
sono topi in un labirinto e le analisi statistiche, an- in ambito clinico si accorgerà che anche nel mondo
che se sofisticate, da sole non dicono nulla su chi è e del lavoro vi è molta psicopatologia e che sta alla re-
su com’è fatto un essere umano. sponsabilità del professionista saper individuare i
candidati apparentemente brillanti ma portatori di
sottili disfunzioni caratteriali.
NON FERMARSI ALLA SELEZIONE Eppure la sapienza teorica e tecnica non è sufficien-
te: proprio come nel campo della psicologia clinica,
In un quadro del genere, persino la competenza psi- è necessario che il professionista psicologo sia egli
cologica del selezionatore è stata messa in dubbio: stesso sano quanto basta ed equilibrato, per il sem-
anni fa, in un dibattito tra psicologi sul tema, alcuni plice (ma fondamentale) fatto che ogni attività di as-
hanno sostenuto che per «fare selezione» fosse suf- sessment – così come ogni attività di training – passa
ficiente saper ascoltare e non avere fretta di trarre per la dimensione interpersonale. E sicuramente è
una conclusione. Come a dire che per esercitare la di grande interesse per il selezionatore non fermarsi
professione di medico chirurgo basta avere una cer- al processo selettivo e spaziare su altre aree. Infatti,

60 / MARZO-APRILE 2020
I test psicologici nella selezione nuovo, specifico tessuto organizzativo. Le pratiche
di socializzazione al lavoro e di diversity & inclusion
delle risorse umane
Agli albori della selezione del personale – cioè ai management dovrebbero perciò riguardare tutti
tempi dei cosiddetti centri psicotecnici – gli unici i neoassunti e non soltanto i giovani neolaureati o
test che erano impiegati erano i test di attitudine, neodiplomati. In tal senso, la selezione dovrebbe rap-
anzi batterie attitudinali, composte da diversi sub- presentare un ambito specialistico del lavoro dello
test (un esempio è il DAT-5). Sono poi comparsi test psicologo professionista, integrandosi con gli altri
di intelligenza assai più interessanti, le APM - sistemi di gestione, valutazione e di sviluppo del ca-
Advanced Progressive Matrices di John Raven e pitale umano. Il futuro è dunque aperto all’integra-
uno strumento più recente come il BOMAT o Test zione intelligente di attività scientifico-professionali
delle Matrici di Bochum, e il panorama si è aperto (Salgado, 2001) e la psicologia (che dal 22.12.2017 è uf-
ai questionari di personalità: il 16 Personality ficialmente e definitivamente una «professione sani-
Factors di Raymond Cattell (giunto alla quinta
taria») dovrebbe riconquistare ciò che ha perso o che
release), l’EPQ-R, ossia la versione aggiornata
ha trascurato nell’ambito delle applicazioni alle real-
dell’Eysenck Personality Questionnaire, e il Gordon
Personal Profile-Inventory. Da quando si è iniziato tà di lavoro, perché è dell’essere umano che si tratta,
a parlare di “intelligenza emotiva” sono numerosi della sua salute e del suo progetto di vita.
i questionari che valutano tale costrutto: per
esempio, il BEES - Balanced Emotional Empathy RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Scale, indirizzato nello specifico a chi opera nei Castiello d’Antonio A. (2005), «Sulla selezione psico-
contesti educativi e sanitari. attitudinale dei magistrati», Psicoterapia e Scienze
Infine vi sono le tecniche proiettive. Benché alcuni Umane, 3, 390-394.
erroneamente ritengano che non sia possibile Castiello d’Antonio A. (2013), L’assessment delle qualità
manageriali e della leadership. La valutazione psicolo-
applicare i test proiettivi in selezione del personale
gica delle competenze nei ruoli di responsabilità orga-
(naturalmente da parte di psicologi professionisti, nizzativa, Franco Angeli, Milano.
legati al segreto professionale), tecniche come Castiello d’Antonio A. (2015), La selezione psicologica
quelle di Hans Zulliger, il Picture-Frustration Study delle risorse umane, Franco Angeli, Milano.
di Saul Rosenzweig e la stessa Psicodiagnostica Castiello d’Antonio A. (2016), «Lavorare con entusia-
di Hermann Rorschach sono impiegabili assai smo. Engagement e benessere lavorativo», Psicologia
proficuamente. contemporanea, 256, 36-43.
Castiello d’Antonio A., d’Ambrosio Marri L. (2011), «Pri-
Tutti i test citati sono disponibili nel catalogo Giunti mi passi in azienda», Psicologia contemporanea, 225,
Psychometrics. 44-47.
Chamorro-Premuzic T., Furnham A. (2010), The psycho-
logy of personnel selection, Cambridge University Press,
Cambridge.
una volta concluso l’iter selettivo, il lavoro dello psi- Cook M. (2009), Personnel selection and productivity.
Adding value through people (5th ed.), John Wiley &
cologo dell’organizzazione non è terminato. Si trat- Sons, New York.
ta di individuare le modalità di accertamento degli Dunnette M. D. (1966), La psicologia nella selezione del
esiti della selezione per poter effettuare un saluta- personale (trad. it.), Franco Angeli, Milano, 19872.
re “controllo di qualità” del processo selettivo effet- Kernberg O. F. (1998), Le relazioni nei gruppi. Ideologia,
conflitto e leadership (trad. it.), Raffaello Cortina Edito-
tuato. Ma si tratta anche di accompagnare le risorse re, Milano, 1999.
neoassunte (i newcomers) sulla strada di un profi- Salgado J. (2001), «Some landmarks of 100 years of
cuo e costruttivo inserimento nella realtà organiz- scientific personnel selection at the beginning of the
zativa (Castiello d’Antonio e d’Ambrosio Marri, 2011). new century», International Journal of Selection and
Assessment, 9, 3-8.
Che si tratti di giovani alle prime armi o di profes-
sional di esperienza, chiunque necessita di un mini-
mo di orientamento e tutoraggio nell’inserimento in ANDREA CASTIELLO D’ANTO-
NIO, psicoterapeuta e psicologo
quel particolare contesto che alcuni definiscono la delle organizzazioni, già profes-
tribù aziendale. E ogni azienda, impresa o pubblica sore straordinario all’Università
amministrazione è completamente diversa da altre: Europea di Roma, ha pubblica-
pertanto non si può dare per scontato che un neoin- to 20 volumi e circa 200 artico-
li scientifici e divulgativi in varie
serito, pur se con molti anni di esperienza di lavoro aree applicative della psicologia.
alle spalle, riesca automaticamente a integrarsi nel

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 61
CRESCERE

SAPER VERBALIZZARE LE PROPRIE EMOZIONI


È UN MODO PER CONTROLLARLE. UNA VIRTÙ
CHE ANDREBBE APPRESA FIN DA BAMBINI

OLTRE LO SFOGO:
LA REGOLAZIONE
EMOTIVA
/ Silvia Bonino /

È
successo a tutti di vede- psicologia e le neuroscienze già dal
re bambini di 4 o 5 anni secolo scorso ci hanno insegnato,
(ma anche più grandi) in NON SEMPRE al contrario, che un’emozione è di-
preda ad accessi di rab- versa a seconda delle modalità tra-
bia quando qualcosa che È POSITIVO mite le quali si esprime. Ciò signifi-
desiderano parecchio viene loro
negato, oppure quando trovano un
LO SFOGO FISICO ca che non c’è un quantum prede-
terminato di energia emotiva che,
ostacolo e non riescono a fare qual- DELLE EMOZIONI raggiunto un dato livello critico, si
cosa cui tengono molto, per esem- deve obbligatoriamente scaricare,
pio un disegno o una costruzione. me più contenute, quali quelle ver- e significa che l’esternazione mo-
Alcuni bambini reagiscono a que- bali. Lo sfogo motorio delle proprie toria, viceversa, comporta un au-
sta frustrazione con pianti e urla, emozioni sarebbe infatti utile, e mento progressivo dell’attivazione
si buttano per terra, gettano gli og- anzi necessario, per impedire dan- emotiva, sempre più automatico e
getti, scalciano, picchiano l’adulto ni psicologici maggiori: in concre- sempre meno controllabile. Ne con-
che sta tentando di calmarli. Altri to, per evitare che il bambino cre- seguono la fissazione progressiva e
bambini della stessa età, nella me- sca represso e complessato, con il l’apprendimento di moduli compor-
desima situazione, non si abbando- corollario che possa manifestare tamentali che non sono utili né a li-
nano a simili manifestazioni psi- in seguito le sue emozioni in modo vello individuale né sul piano rela-
comotorie ma esprimono la loro ancora più pericoloso e distruttivo. zionale: buttare gli oggetti fa stare
irritazione in modo più contenu- Convinzioni del genere sono ancora peggio e non aiuta certo a risolvere
to sul piano fisico, ricorrendo so- assai diffuse, benché siano basate il compito; inoltre gli altri – non so-
prattutto alla parola per esprime- su una concezione “idraulica” (det- lo gli adulti, ma per primi proprio i
re i sentimenti negativi che stanno ta anche, in modo più colloquiale, bambini – tendono a evitare chi si
provando. “della pentola a pressione”) del fun- comporta in questo modo.
Tanti adulti sono convinti che non zionamento psichico, ed emotivo
si debba intervenire quando i bam- in particolare, mutuata dalla fisica In concreto, ciò significa che è di-
bini reagiscono esternando le pro- ottocentesca. Secondo tale visione verso, non solo a livello psicologi-
prie emozioni in azioni e manife- l’energia emotiva si accumula e, se co ma anche a livello neurofisiolo-
stazioni fisiche, nella convinzione non trova espressione saltuaria in gico, esprimere la rabbia urlando,
che sia meglio che “si sfoghino” in sfoghi motori, finisce per tracima- scalciando e picchiando, oppure
quel modo anziché ricorrere a for- re con danni ancora maggiori. La attraverso le parole. Nel primo ca-

62 / MARZO-APRILE 2020
PADRONEGGIARE
LE EMOZIONI
È UNA FORMA
DI EQUILIBRIO
so, l’emozione è molto più forte e
travolgente, in un crescendo di at-
tivazione fisica e psicologica ben
più marcato e sempre più difficil-
mente regolabile da parte dell’indi- L’alternativa, quindi, non è tra l’e- fisico, in primis attraverso il lin-
viduo; egli sarà sempre più in balia spressione fisica e motoria dell’e- guaggio, non può aspettare l’ado-
della propria emozione, la quale di- mozione e la sua repressione. Non lescenza, ma dev’essere attuata fin
venterà soverchiante. Questa espe- si tratta di far finta che il bambi- da quando il bambino comincia a
rienza lascerà, di conseguenza, una no non provi alcunché – che non parlare, sapendo che si tratta di un
traccia forte e persistente, e si fisse- senta rabbia, tristezza, paura, ge- processo lento e graduale. Non po-
ranno nei nostri circuiti neuronali losia – negandogli la possibilità di chi educatori, primi fra tutti i ge-
delle abitudini di comportamento esprimere ciò che sta dolorosamen- nitori, rimandano invece all’ado-
che finiranno per scattare in futu- te vivendo. Si tratta di insegnargli lescenza la richiesta a ragazzi e ra-
ro sempre più in modo automatico a esprimere queste emozioni so- gazze di esprimere ciò che li agita,
di fronte a determinati stimoli. prattutto attraverso la parola, che non più in modo fisico: «Ormai sei
Verrà così a mancare sempre più è lo strumento principe della ri- grande e devi saperti controllare».
quella capacità di regolazione emo- flessione su di sé e della coscien- Le delusioni sono in genere cocen-
tiva che è oggi riconosciuta dagli za: ragioni per le quali la parola è ti, perché a quell’età il ragazzo e la
psicologi come una delle competen- stata definita il “microcosmo della ragazza avranno ormai imparato a
ze essenziali sia per un buon equi- coscienza”. Il bambino deve sentire, utilizzare modalità fisiche, e saran-
librio personale sia per intessere grazie alla disponibilità di ascolto no quindi impreparati ad affronta-
buone relazioni sociali. Esprimere e di condivisione dell’adulto, che re con altri strumenti le tempeste
l’emozione per mezzo della parola gli è consentito dire quello che emotive dell’età, incapaci sia di da-
non impedisce la manifestazione sta provando; in tal modo impa- re un nome a ciò che vivono sia di
dell’emozione, ma la fa vivere in rerà gradualmente a dare un nome sentirsi in grado di fronteggiarlo.
modo diverso, con minore attiva- all’oscuro disagio fisico che prova, Rischiano così di cadere in un giro
zione fisiologica: l’emozione viene senza reprimerlo ma anche senza vizioso di emozioni negative: dalla
infatti, per così dire, messa fuori abbandonarsi ad esso. Per questo, rabbia al senso di fallimento per
di sé, e può quindi essere guardata riconoscimento delle proprie emo- come le hanno espresse e per come
e valutata con maggiore distacco. zioni e autoregolazione vanno in- ne sono stati travolti.
Inoltre, in questo modo, essa diven- sieme, poiché solo la comprensione,
ta condivisibile. La rappresentazio- per quanto graduale, dell’emozione
ne simbolica attraverso la parola che viviamo permette di regolarla
permette insomma di guardare le sempre di più. Il vissuto della ca-
situazioni, e le emozioni che susci- pacità di regolare l’emozione fa
tano, dall’esterno, trovando insieme poi sentire chi la vive, e non solo il
modi per affrontarle e gestirle, co- bambino, padrone di sé stesso e di SILVIA BONINO è professore ono-
me realtà padroneggiabili. Anche la conseguenza rafforza la fiducia in rario di Psicologia dello sviluppo
rappresentazione simbolica trami- sé e l’autostima. nell’Università di Torino. Tra le
sue ultime pubblicazioni ricordia-
te il disegno, che è complementare Da quanto si è detto, risulta chia- mo Amori molesti (Laterza, 2015).
a quella tramite la parola, svolge la ro che l’educazione a esprimere le www.silviabonino.it
medesima funzione. emozioni in modo simbolico e non

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 63
LAVORO E PSICOLOGIA

64 / MARZO-APRILE 2020
IL CAPO
FACILITATORE
/ Pino De Sario /
della persona, dandole volto e speranza, affiancan­
dola al ruolo produttivo, possano tener conto di un
L’IMPORTANZA terzo fattore dirimente? Non bastano il ruolo e la
persona! Cosa occorre aggiungere ancora?
DI UNA FIGURA
DI RIFERIMENTO, RUOLO, PERSONA E SPECIE:
ALL’INSEGNA DELLA L’ESORDIO DELLA NATURA

SEMPLIFICAZIONE Le figure di comando in azienda sono state chiamate


in tutti i modi: “leadership situazionale”, “trasforma­
DEI PROCESSI tiva”, “visionaria”, “per il cambiamento”, “condivisa” e
“sistemica”. Ecco, possiamo immaginare un filo che
ORGANIZZATIVI E DEL corre orizzontale (Fig. 1) a questi approcci, un enzima
– la facilitazione – che mette questi stessi modelli in
PROBLEM-SOLVING grado di passare dal loro disegno ideale al piano della
realtà. Il punto che qui ci interessa di più.

I
Un esempio: pensare che la continua spinta a nuovi
n materia di leadership, non si sentiva di cer­ obiettivi non crei anche agitazione e quindi scontri
to il bisogno di un altro modello, visti i tanti più frequenti tra colleghi e uffici è un pensiero idea­
che in questi ultimi anni si sono affacciati sul le e poco reale. Come è ideale il costante richiamo
palcoscenico delle aziende. Il presente artico­ a fare squadra, tra la produzione e il commerciale,
lo, quindi, non ha finalità modellistiche, bensì non tenendo conto delle reciproche resistenze. Per
di mero aggiornamento su un’ipotesi in cui il non parlare di attaccamenti e possessi che si mate­
capo unisce e facilita. Gli studi sul cervello ci dicono rializzano su sedie, computer, stanze, funzioni, come
che facilmente le nostre capacità di adulti – capacità manifestazione quotidiana di chiusure, infantilismi,
complesse e riflessive – crollano perché insidiate da regressioni. Gestire davvero le persone è il compito
funzioni innate grevi, terra terra, primitive. E sem­ più difficile, ancora di più al tramonto delle autorità
pre il cervello ci permette di dialogare solo se aiuta­ e dei paternalismi del secolo passato.
to da alcune capacità nuove specifiche che qui ve­
cambiamento
Situazionale

diamo. Altrimenti deborda nella fretta, nel possesso


Trasformativa

Visionaria

Condivisa

vorace, in varie forme di scorciatoie.


Per il

Il capo facilitatore chi è allora? Forse voi direte un


missionario, un monaco votato alla comprensione?
CAPO I L I TA
E ancora, è pensabile che le organizzazioni, che nei FAC TORE
decenni, a fatica, hanno potuto assorbire la variabile Figura 1. Approccio facilitatore, requisito fondativo dei vari modelli.

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 65
LAVORO E PSICOLOGIA

Il capo facilitatore questi nello studio dell’economia


aspetti li vede, li subodora riconosce le limitazioni evi-
da tempo, comprende che Il capo facilitatore denti nella razionalità degli
tra un piano ideale e quello
reale c’è uno scarto vastissi-
con le persone: individui, ai soliti strumenti
matematici di massimizza-
mo, che le persone, gli uma- meno prediche zione dell’utilità preferen-
ni, per primo lui (o lei), sono do la ricerca volta a scoprire
strani, ondivaghi, ambiva- e più pratiche gli aspetti delle preferenze
lenti e che occorre imparare e delle influenze sulle scelte
a prenderli per il verso giu- delle persone. 
sto. E per fortuna non ci so- Se partiamo dunque da que-
no più le salvifiche formule novecentesche, tra cui sto piano, che vede il comportamento (umano, socia-
la minaccia, il dividere, lo stigma sul malcapitato, la le e organizzativo) quale luogo di latenti flop, di in-
persuasione fondata sull’ignoranza, e più in generale congruenza e ambivalenza, occorrono nuove mappe,
il granitico, l’incrollabile, il fedele e via di quel passo. che le stesse psicologia sociale e psicologia del lavo-
I nuovi avventi degli ultimi lustri ci devono spingere ro a mio avviso non riescono a dare. Su questo ver-
a nuove culture, a nuovi strumenti e atteggiamenti sante, con un piglio empirico fondato sull’osserva-
su come prendere le persone. Da alcuni autori questa zione, da anni con colleghi (Liss, 1992; De Sario, 2017)
è denominata la «spinta gentile». stiamo cercando di allestire i metodi della “facilita-
“Funzionalmente” è un termine che richiama il gran- zione esperta”, un compendio di strumenti semplici,
de apparato innato presente in noi persone; tutte,
davvero tutte, attraversate da medesimi funziona-
menti naturali, che abbiamo dalla nascita, per il gio- Gestione delle persone
co del camminare, del pensare e del parlare. Oltre a con metodo
“ruolo” e “persona”, quindi, nel linguaggio del capo fa- Vediamo quali sono i punti di indirizzo
cilitatore fa esordio la parola “specie”. Al tavolo di riu- qualificante di un capo facilitatore.
1. Aumento delle risorse in gioco: il suo obiettivo
nione e in ufficio sono parimenti importanti i riflessi
è l’azione, ma anche la manutenzione delle
che derivano funzionalmente dal cablaggio neuroce-
persone, tramite forme alternate di cura
rebrale (la specie), come quelli assegnati da obiettivi dei compiti, come pure dei vissuti.
produttivi (il ruolo), oltre ai filtri temperamentali di 2. Trasformazione di interessi particolari
introversione ed estroversione, pessimismo e ottimi- in interessi di insieme: operare il passaggio
smo (la persona). Siamo esseri natural-culturali. dalla “sindrome dell’orticello” alla “cultura
del campo”, un cambio che comporta
barriere e resistenze.
LA RAZIONALITÀ LIMITATA 3. Fare e parlare, il nesso di produzione
e partecipazione: sviluppare metodi e culture
Ma allora il capo facilitatore, oltre ad essere un po’ del lavoro che possano rinforzare l’incontro
“monaco”, deve anche improvvisarsi “neuro-qualco- moderato tra i due piani, provando
a contenere i reciproci eccessi.
sa”? Per primo ci è arrivato il sociologo Herbert Si-
4. Saper unire: essere ben consci delle tante
mon a chiamarla «razionalità limitata», idea secondo
forze che dividono. Forze interne alla persona
cui, durante il processo decisionale, la razionalità di (bio), forze interne ai gruppi (psico), forze
un individuo è limitata dalle informazioni che pos- tipiche degli ambienti organizzativi e delle
siede, dai limiti della sua mente, dalla quantità li- culture (socio).
mitata di tempo di cui dispone. Poi sono arrivati gli
studi di Daniel Kahneman (2012) e Amos Tversky, se- Il capo facilitatore sa bene che le aggregazioni
condo cui una decisione deve caracollare nelle sabbie di persone, se poste sotto pressione, possono
dell’avversione alle perdite, per cui, per quasi tutti regredire a credenze o bisogni inconsci più
noi, la motivazione a evitare una perdita è superiore primitivi, che continuano a esistere come
alla motivazione a realizzare un guadagno. Infine, relitti di modelli di comportamento molto più
ecco gli studi recenti dell’economia comportamenta- antichi, in quanto forme di risposte di gruppo
automatiche in presenza di pericolo.
le e della «spinta gentile» di Richard Thaler (2018), che

66 / MARZO-APRILE 2020
Un capo
produttivo,
sintetici e realistici, ad uso sui bisogni essenziali mate-
di adulti – capi appunto –, ma anche protettivo riali; di atmosfere emotive,
gruppi, organizzazioni. Per
passare dalle prediche, fon-
e costruttivo di umore, di avvertenze ae-
ree percepite, spesso annu-
date su idealizzazioni e teo- sate, proiettate. Ma è frut-
rie, alle pratiche, imperniate to anche del governo della
su realismo funzionale e applicazioni; dal come si do- ragione, della riflessione, del calcolo, della moralità,
vrebbe essere al come concretamente si è. sebbene basti pochissimo all’interno di vari episodi
quotidiani, in cui le traversie lavorative divengano
precarie e insicure, perché, come dei “clic” di un ter-
EMOZIONI E MATERICITÀ SONO mostato, scattino il cervello rettiliano, materico e re-
PIÙ FORTI DELLA RAGIONE gressivo, e quello emotivo, enfatizzante e fuorviante.
Per questo nei gruppi di lavoro talora assistiamo a
Se fossimo a razionalità illimitata avremmo un cer- comportamenti stravaganti, imprevisti, ambivalen-
vello delle stesse dimensioni, piuttosto grande, ma ti, a forme di legnosità e lagna, a rigidità, timore ec-
composto da una sola tipologia di circuiti. Cosa che cessivo, rabbia inconsulta, resistenza dura a cambia-
invece non abbiamo: anzi, ne presentiamo addirit- menti e novità.
tura 3 tipi. Contiamo su 3 cervelli distinti, che nel- Si conferma, quindi, il concetto già sopra illustrato:
la nostra lunga storia evolutiva si sono andati con- non è vero che siamo solo soggetti razionali, compo-
formando in 3 distinte epoche: l’epoca rettiliana sti, conseguenziali tra ciò che diciamo e ciò che fac-
(materico-corporea, nell’accezione di “materico” co- ciamo, sempre congruenti tra ciò che predichiamo
me incontro tra materialità, fisicità e corporeità; la e ciò che davvero riusciamo a fare. Non è così. Un
convergenza di varie necessità e pulsioni, tra cui con- capo facilitatore, come prima cosa, abbraccia questo
cretezza, tornaconto, evidenza fisica dei fenomeni, concetto integrato natural-culturale nel quale i feno-
bisogno inconscio di sopravvivenza); l’epoca paleo- meni quotidiani in ufficio o in officina vengono letti
mammifera (emotiva); l’epoca mammifera (raziona- sotto questa lente binoculare.
le). Nella sua evoluzione il nostro cervello si è esteso Ma perché richiami materiali ed emozioni sono più
in maniera notevole, mantenendo tuttavia le carat- forti della ragione? Sono aspetti che la ricerca anco-
teristiche di 3 formazioni, che riflettono la dinami- ra non ha definito nella loro interezza. Per gli studi
ca conflittuale tra riflessi assai primitivi centrati sul di questi anni e anche per la personale osservazione
mangiare, il bere e basta, con automatismi umorali nelle aziende possiamo azzardare alcuni elementi: a)
che hanno effetti enfatici e divisivi, con infine capa- i due cervelli più antichi hanno più storia, rispetto al
cità immani di visione, immaginazione, convivenza, cervello più moderno (la corteccia) e quindi un mag-
tutte a sfondo ragionatore. giore automatismo inconsapevole; b) i due cervelli
Il nostro comportamento, così, è il prodotto di livelli sono più incorporati e quindi godono di aree fisiche
molto bassi e gretti, comunque nobili perché centrati e nervose più ampie e per questo più amplificate; c) i

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 67
LAVORO E PSICOLOGIA

Unire equivale a non


cervelli “bassi” sono veloci negare le differenze, base a: a) le condizioni per-
e la corteccia lenta e pigra, sonali di quel momento; b)
proprio per sue caratteristi- ma a metterle in colui che si ha di fronte; c)
che costitutive; d) la cortec-
cia è, per così dire, “democra-
relazione tra loro quali sono le necessità pro-
duttive del momento.
tica” rispetto agli altri nostri Aiutare, attivare, coinvol-
ospiti cerebrali, i quali se la gere. F2-coinvolgere: nei
cavano con schemi ruvidi di “bene/male” e “sì/no” (co- piani comunicativi agiscono barriere che riducono i
me quando uno vuole articolare un pensiero e l’altro, messaggi in forme distorsive, motivo per cui occor-
strafottente, gli risponde a monosillabi). re introdurre il “pendolo Sé-Altro”, fondato su forme
dialettiche e dialogiche. F3-aiutare: accogliere, conte-
nere e trasformare gli episodi conflittuali con la co-
IL GRAPPOLO DELLE CAPACITÀ siddetta “capacità negativa”, per gestire il comporta-
mento negativo con una doppia sequenza: esplorare
Il grappolo (Fig. 2) illustra le capacità nuove dell’u- e agire. F4-attivare: attivazione e positività, svilup-
nisci e facilita, al tramonto di quelle usanze retrive po di conoscenza e apprendimenti centrati sull’espe-
e non più sostenibili del divide et impera. Vediamole rienza, sul sentimento e sulle relazioni.
in sintesi. Parole, emozioni, corporeità. Il prototipo di fare
Il capo per prima. Nella gestione post-novecentesca gruppo è l’incrocio di questi 3 piani – parole, emo-
di gruppi e uffici, ci sembra importante affermare zioni, corporeità –, ovvero: a) scambi comunicati-
che sono i capi, i direttori, a dover fare il primo passo, vi circolari che mettano in minoranza la dittatura
sulla strada di un nuovo “stile di convivenza lavora- del monologo, per immettere inclusione; b) centrali-
tiva”. Sia perché sono essi stessi fonti di insorgenza tà delle emozioni, che di per sé stesse non sono solo
di negatività sia perché sono da esempio per i loro fuorvianti (lo sono davvero!), ma portano anche forti
team. dosi di vitalità, intuizione, velocità, carica di senso;
Direttivo e partecipativo. F1-guidare (“F” sta per c) una nuova attivazione corporea, simboleggiata
“Facilitazione”): leadership “integrata”, che sia al tem- dalla sedia, ma anche dalle gambe, che bisogna muo-
po stesso direttiva e partecipativa. Entrambi gli stili vere e far andare.
presentano vantaggi e svantaggi. Occorre muoversi Unire persone e gruppi. Quando proviamo a mette-
sul continuum, alternando ora uno e ora l’altro, in re insieme due tendenze differenti, due reparti, due

68 / MARZO-APRILE 2020
Le tecniche del capo facilitatore Senti-momento: brevi momenti in riunione in cui
Apprezzamento: forma di valorizzazione altruistica, l’attenzione va anche sul sentimento, sul mondo
tramite brevi riscontri verbali positivi su azioni svolte percettivo di come si avverte il problema, e non solo
con capacità. di come lo si descrive tecnicamente.
Brevità e ritmo, cambio turno: unità di misura Corpo piccolo: forme di mobilizzazione alquanto
del coinvolgimento; il monologo esclude, il cambio piccole da farsi in riunione: corpo fermo è sinonimo
turno include già di suo, occorre cioè far girare di mente persa e distratta; corpo mobile, di mente
la parola. attenta che ricorda.
Ascolto attivo: ascolto dotato di attenzione Terzo tempo: riparazione post-conflitto,
e immedesimazione, di vicinanza ai fatti riepilogati nel cui ambito può esserci una rosa di funzioni,
e ai vissuti impliciti. dall’autocritica alle scuse, dalla chiarificazione
Tipi di feedback: arte della domanda al rinforzo direttivo di una data funzione.
e dell’intercettare i messaggi del collaboratore, Cambio di cappello: tecnica che sta per “cambio
la via più espressa per comprendere l’altro di ruolo”, da capo a facilitatore e viceversa; serve
e le situazioni lavorative che va illustrando. per marcare la posizione che il capo assume in quel
Mediazione tra le parti: in casi di contrasti dato momento.
e divergenze tra persone, occorre prima far Riunione produttiva: 3 sequenze (espressiva,
emergere le reciproche critiche, per poi far seguire regolativa, performativa) che vanno accompagnate
i possibili accordi. con ritmo e metriche comunicative differenti.
Parola chiave e direzionale: forma di ascolto Riunione di ascolto: riunioni senza ordine del giorno,
attrezzato in casi di negatività e delusione, capacità centrate sulle persone, dove è escluso il dibattito
di cogliere la parte essenziale, per passare dalle “giusto/sbagliato” e al cui centro si alternano brevi
opinioni vaghe ai fatti situati. turni di racconto personale e di ascolto.

persone, contribuiamo all’aumento delle risorse. nessuna parte, come del resto neanche loro. Il capo
Quando differenze, persone e tendenze si collegano, facilitatore è un soggetto appartenente a una spe-
tendono a generare nuova vitalità. La regola-base per cie, i mammiferi sapiens, a forte caratura sociale, ul-
unire è distinguere le parti e poi collegarle. Unire = tra-sociale, che ha il business in testa ma anche una
distinzione + collegamento, fenomeno che mette in laica dimensione socializzante e umana. Senza que-
moto modalità spiccatamente trasformatrici. sta, il capo non va da nessuna parte, perché per an-
dare da una parte servono tutti e due. All’insegna di
tre qualità: produttività, protettività, costruttività.

DIRETTIVO
PARTECIPATIVO
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
De Sario P. (2005), Professione facilitatore, Franco An-
geli, Milano.
AIUTARE
ATTIVARE
COINVOLGERE
De Sario P. (2017), L’intelligenza di unire, Mimesis, Mi-
lano-Udine.
Kahneman D. (2012), Pensieri lenti e veloci (trad. it.),
RUOLO PAROLE Mondadori, Milano.
PERSONA EMOZIONI Liss J. (1992), La comunicazione ecologica (trad. it.), La
SPECIE CORPOREITÀ
Meridiana, Molfetta.
Thaler R. (2018), Misbehaving. La nascita dell’econo-
UNIRE mia comportamentale (trad. it.), Einaudi, Torino.
PERSONE
E GRUPPI

PINO DE SARIO da anni è consu-


Figura 2. Il “grappolo” delle capacità del capo facilitatore. lente e formatore in “facilitazio-
ne esperta” nelle aziende. Psi-
cologo dei gruppi, ha insegnato
Concludiamo dicendo che il capo facilitatore (Fig. 2) Strumenti di facilitazione nel
non è un monaco, non è un “neuro-qualcosa”, è solo conflitto all’Università di Pisa.
una persona che riveste un ruolo importante di gui- www.pinodesario.it
da, la quale sa che senza i collaboratori non va da

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 69
COMUNICAZIONE EFFICACE

SPESSO SI DIMENTICA CHE IL MIGLIOR


PRESUPPOSTO PER UNA COMUNICAZIONE
FUNZIONALE È CHE GLI INTERLOCUTORI
SAPPIANO ASCOLTARSI L’UN L’ALTRO

LA (DIFFICILE) ARTE
DELL’ASCOLTO
«
/ Roberta Milanese /
Se abbiamo due orec- cui concorrono molteplici fattori: locutore in maniera dolce e senza
chie e una bocca, è per la lingua che parliamo, la cultura forzatura ad accettare le nostre te-
ascoltare il doppio di in cui siamo cresciuti, l’educazione si partendo proprio dal suo punto
quanto parliamo», so- che abbiamo ricevuto e, in genera- di vista. Il percorso di persuasione
steneva Epitteto quasi le, tutte le nostre esperienze di vita. non si oppone mai alle convinzioni
duemila anni fa. In realtà, quando Questo fa sì che la nostra perce- o credenze dell’altro, ma le rispet-
vogliamo convincere qualcuno, si zione di quella che comunemente ta e le utilizza, permettendo così di
tratti di una negoziazione lavora- chiamiamo “realtà” sia unica e in- aggirare le sue naturali resistenze
tiva, di una conversazione tra ami- dividuale, sebbene spesso tendia- al cambiamento.
ci o di una discussione di coppia, mo a considerarla universalmen- Il presupposto di una comunica-
ci concentriamo prevalentemen- te condivisa. Ecco perché l’uso del zione efficace diventa quindi un
te sui contenuti della nostra argo- convincimento, in cui si utilizzano ascolto efficace: parafrasando So-
mentazione (il che cosa dire), sen- spiegazioni logiche e razionali per crate, l’arte della persuasione ini-
za interrogarci molto sul come dir- portare l’altro a riconoscere le no- zia con l’aprire la mente e le orec-
lo e tantomeno sull’importanza di stre argomentazioni come corret- chie, non la bocca.
ascoltare prima di parlare. E così te, è spesso fallimentare.
ci ritroviamo a discutere, tentan- Nella maggior parte dei casi, se vo- DOMANDARE, INVECE DI AF-
do invano di convincere l’altro del- gliamo comunicare efficacemente, FERMARE. Se vogliamo compren-
la giustezza delle nostre argomen- dobbiamo sostituire al processo di dere il punto di vista dell’altro, il
tazioni, il più delle volte rimanen- convincimento quello di persua- primo passo è lasciarlo esporre
do frustrati e con la sensazione sione. Persuadere, ossia “condur- per primo. Possiamo quindi inizia-
che costui sia irragionevole. re soavemente a sé”, è un proces- re la conversazione facendo una
Anche quando ascoltiamo, spesso so comunicativo che guida l’inter- domanda aperta («Mi vuole spie-
lo facciamo più con l’obiettivo di gare qual è la situazione?»; «Vorrei
rispondere che con quello di com- capire meglio cosa pensi/provi…»)
prendere. Il sublime autoinganno che ci permetta di comprendere
per cui esiste un unico punto di da quale prospettiva l’altro veda
vista corretto (il nostro) ci impe- OCCORRE APRIRE quella realtà. Possiamo poi pro-
disce di ricordare che non esiste seguire con quelle che sono state
un’unica realtà “vera”, ma tante che LA MENTE E LE definite “domande strategiche”, le
variano a seconda del punto di vi-
sta adottato. Ognuno di noi perce-
ORECCHIE PRIMA quali, prevedendo solo due alter-
native di risposta, ci aiuteranno a
pisce la realtà in modo differente, DELLA BOCCA esplorare la percezione dell’altro in

70 / MARZO-APRILE 2020
maniera rapida ed estremamente
puntuale. Potremmo per esempio
chiedere: «Questa cosa le capita
sempre o solo ogni tanto?»; «Quan-
do si comporta in questa maniera,
si sente peggio o meglio?». Si tratta
di domande molto potenti, poiché
permettono di far sentire all’altro
certi aspetti della sua situazione
che magari non aveva contempla-
to prima, innescando già così un
sottile processo persuasivo. Men-
tre domandiamo, è importante che
anche il nostro non-verbale comu-
nichi ascolto e attenzione: la po-
stura dev’essere rilassata, lo sguar-
do fluttuante sul viso e sul corpo
dell’altro, il tutto accompagnato da
auto-toccamenti del volto e da am-
miccamenti, cenni mimici di ac- efficace possiamo “partire dopo
cordo che comunicano che stiamo per arrivare prima”, dal momento
ascoltando e capendo. Gli ammic- ASCOLTA che esporremo le nostre argomen-
camenti, inoltre, innescano nell’al- tazioni solo una volta conosciute
tro risposte non-verbali analoghe, O LA TUA LINGUA quelle dell’altro. Come ricordato in
in una reciprocità che contribui-
sce notevolmente alla creazione di
TI RENDERÀ un evocativo proverbio cherokee:
«Ascolta o la tua lingua ti renderà
una buona relazione e alla possibi- SORDO sordo».
lità di un accordo finale.
suasivo successivo. Tramite la pa-
CHIEDERE VERIFICA, INVECE rafrasi, inoltre, possiamo spostare
DI SENTENZIARE. Ogni due o tre leggermente l’accento sugli aspetti RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Nardone G. (2005), Correggimi se
domande, è importante riassume- della situazione che riteniamo più
sbaglio, Ponte alle Grazie, Milano.
re quanto detto dall’altro, chieden- importanti. Di fronte a un pazien- Nardone G., Salvini A. (2004), Il
dogli conferma di aver compreso te fobico, per esempio, il semplice dialogo strategico, Ponte alle Gra-
bene. Questa parafrasi dev’essere parafrasare «Se ho compreso me- zie, Milano.
fatta sempre in una modalità “one- glio, quando lei evita le situazioni
down”, che comunichi all’altro che che teme la sua paura peggiora», ci
siamo davvero desiderosi di com- permette di enfatizzare un aspet-
prendere il suo punto di vista, sen- to importante, che guida l’altro a
za alcun tipo di valutazione o giu- sentire, e non solo capire, quanto
dizio. Per esempio, potremmo chie- il meccanismo dell’evitamento sia
dere: «Se ho compreso bene, ma mi disfunzionale. ROBERTA MILANESE, autrice di
corregga se sbaglio, lei pensa/sente Ovviamente, il domandare e il numerose pubblicazioni, è docen-
te nella Scuola di Specializzazione
che…». Chiedere verifica piuttosto parafrasare rappresentano solo
in Psicoterapia Breve Strategica di
che sentenziare persegue un dupli- i primi elementi del processo di Arezzo e Firenze e in master di spe-
ce obiettivo: da un lato, verificare persuasione, cui seguiranno altre cializzazione in Italia e all’estero.
di aver realmente capito il punto di modalità di intervento “più atti-
vista dell’interlocutore; dall’altro, ve”, ma ne costituiscono elementi
farlo sentire ascoltato, rispettato e imprescindibili e
compreso, elementi imprescindibi- fondanti. Ascol- Per gli abbonati, la versione audio su
li per predisporre il processo per- tando in maniera www.psicologiacontemporanea.it

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 71
NOTIZIE FLASH / Elettra Pezzica, Paola A. Sacchetti /

UNA SCANSIONE CEREBRALE Dai risultati delle scansioni, i soggetti con una storia
RIDURRÀ I SUICIDI? di tentativi di suicidio hanno mostrato meno con-
nettività nella rete di controllo cognitivo e tra questa
/ PAS / e il default mode network, cioè proprio in quei circui-
ti neuronali associati al controllo cognitivo e all’im-
Identificare le persone a rischio di suicidio sarà pos- pulsività. Inoltre, le scansioni effettuate sui soggetti
sibile? Secondo l’équipe coordinata da Jonathan P. dopo 1-4 mesi sono state in grado di identificare con
Stange dell’Università dell’Illinois a Chicago, sì. I ri- buona precisione i pazienti con la storia di tentati-
cercatori hanno voluto comprendere quali fossero i vi di suicidio, proprio grazie all’attività “tipica” di ta-
meccanismi cerebrali rilevanti per il rischio di sui- li regioni cerebrali. I risultati suggeriscono, quindi,
cidio in persone con disturbo dell’umore, valutan- che è possibile individuare i sottotipi di soggetti con
do con la risonanza magnetica funzionale allo stato disturbi dell’umore che possono essere a rischio di
di riposo la connettività di una serie di circuiti che comportamento suicidario.
erano stati identificati dagli studi precedenti come Secondo i ricercatori, conoscere le differenze di con-
associati alla depressione. I circuiti che s’intende- nettività potrebbe fornire indicazioni per ideare dei
vano osservare erano la rete di controllo cognitivo, trattamenti con neuromodulatori: comprendendo
coinvolta nella funzione esecutiva, nella risoluzione come migliorare la connettività all’interno delle reti
dei problemi e nell’impulsività; la rete emotiva e di cerebrali, potrebbe essere possibile ridurre il rischio
salienza, implicata nell’elaborazione e nella regola- di suicidio. Anche se sarà necessario compiere ulte-
zione delle emozioni; e il default mode network, una riori studi con campioni più numerosi e rilevare la
rete di regioni corticali e sottocorticali che si attiva connettività dei circuiti cerebrali in modo regolare
quando l’individuo, in condizioni di piena vigilanza, nel corso del tempo, i risultati ottenuti sono incorag-
non presta attenzione ad alcun compito specifico e gianti. Dato che negli ultimi anni i tassi di suicidio
nelle ore di riposo. sono aumentati, trovare un modo per individuare le
Sono stati quindi selezionati 212 giovani adulti per persone esposte a un rischio maggiore di mettere in
sottoporli alla risonanza magnetica funzionale, di atto tale comportamento potrebbe fare davvero la
cui 18 con un disturbo dell’umore caratterizzato da differenza, consentendo prevenzioni mirate e mag-
una storia di comportamenti suicidari (con almeno giormente efficaci.
un passato tentativo di suicidio); 60 con un distur-
Stange J. P., Jenkins L. M., Pocius S., Kreutzer K., Bes-
bo dell’umore e con una storia di ideazione suicida- sette K. L., DelDonno S. R., Kling L. R., Bhaumik R.,
ria, ma che non avevano mai tentato di togliersi la Welsh R. C., Keilp J. G., Phan K. L., Langenecker
vita; 52 con un disturbo dell’umore senza storia di S. A. (2019), «Using resting-state intrinsic network
connectivity to identify suicide risk in mood dis-
comportamenti o pensieri suicidari; 82 giovani sani orders», Psychological Medicine, 1, doi: 10.1017/
e senza disturbi mentali. S0033291719002356
CIOCCOLATO FONDENTE,
UMORE E SINTOMI DEPRESSIVI
/ EP /
Un recente studio condotto dai ricercatori dell’Uni-
versity College of London (UCL) e pubblicato sulla ri-
vista Depression and Anxiety fornisce nuove eviden-
ze sulla relazione tra cioccolato e tono dell’umore. In
particolare, il consumo di cioccolato fondente corre-
lerebbe con un ridotto numero di sintomi depressivi.
Per scoprirlo i ricercatori dell’UCL, in collaborazione
con l’Università di Calgary e l’Alberta Health Servi-
ces Canada, hanno analizzato un campione di 13 626
adulti dell’US National Health and Nutrition Exami-
nation Survey.
I dati rispetto al consumo di cioccolato dei parteci-
panti sono stati correlati con diverse misure relati-
ve alla loro salute fisica e psichica, tra cui i sintomi
depressivi. I ricercatori hanno corretto le loro anali-
si per una serie di fattori (tra cui altezza, peso, stato
civile, etnia, istruzione, reddito famigliare, attività
fisica, fumo e problemi di salute cronici), per essere
sicuri di isolare la relazione tra il cioccolato e i sinto- il passo successivo sarebbe quello di chiarire il mec-
mi di interesse. canismo biologico sottostante, al fine di determinare
Quello che hanno scoperto è che coloro che aveva- il tipo e la quantità di consumo necessario. Il ciocco-
no riferito un consumo di cioccolato fondente ave- lato potrebbe a quel punto essere inserito come uti-
vano una probabilità inferiore del 70% di riportare le complemento di terapie gold standard per questi
sintomi depressivi clinicamente rilevanti rispetto a sintomi (farmacoterapia e psicoterapia).
coloro che avevano riferito di non mangiarne affat- Ci sono diversi meccanismi potenziali tramite i quali
to. La correlazione tra consumo di cioccolato di qual- il cioccolato potrebbe impattare su umore e sintomi
siasi tipologia (non solo fondente) e ridotti sintomi depressivi. Innanzitutto, il cioccolato contiene una
depressivi clinicamente rilevanti, benché esistente, serie di componenti psicoattivi che hanno effetti si-
non è risultata significativa. mili a quelli dei cannabinoidi responsabili dell’eufo-
«Questo studio fornisce alcune prove del fatto che ria da cannabis. Contiene anche feniletilamina, un
il consumo di cioccolato fondente potrebbe esse- neuromodulatore ritenuto importante per la regola-
re associato a una riduzione di sintomi depressivi zione degli stati d’animo. Mentre quanto detto sopra
clinicamente rilevanti», ha spiegato Sarah Jackson è vero per tutti i tipi di cioccolato, quello fondente ha
dell’UCL. «Tuttavia, sono necessarie ulteriori ricer- anche una maggiore concentrazione di flavonoidi,
che per chiarire meglio la natura dell’associazione e sostanze antiossidanti in grado di migliorare i profili
l’eventuale direzione del nesso di causalità». Potreb- infiammatori, che, secondo alcune ipotesi, avrebbero
be, infatti, anche darsi che la depressione induca le un ruolo nella depressione.
persone a perdere il loro interesse nel mangiare il
cioccolato, oppure potrebbero esserci altri fattori
Jackson S. E., Smith L., Firth J., Grabovac I., Soysal
che rendono le persone contemporaneamente meno P., Koyanagi A., Hu L., Stubbs B., Demurtas J., Ve-
propense a mangiare cioccolato e depresse. ronese N., Zhu X., Yang L. (2019), «Is there a relation-
Al contrario, se si dovesse stabilire una relazione ship between chocolate consumption and symptoms
of depression? A cross-sectional survey of 13,626
causale che dimostri un effetto protettivo del con- US adults»,  Depression and Anxiety, doi: 10.1002/
sumo di cioccolato fondente sui sintomi depressivi, da.22950

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 73
NOTIZIE FLASH

IL PERICOLO DELLE FAKE NEWS a favore. Nemmeno l’indicazione che alcune notizie
erano inventate ha modificato il numero di falsi ri-
/ PAS / cordi, che si sono ridotti ma non in misura significa-
tiva. Secondo gli autori, tale dato dimostra la facilità
Le fake news possono creare falsi ricordi: è quanto con cui si possono innestare ricordi del tutto inven-
sostiene il recente studio coordinato da Gillian Mur- tati, sebbene fosse stata data l’informazione esplici-
phy dell’Università di Cork, in Irlanda. Per indagare ta della presenza di notizie false.
come le false informazioni influenzassero i ricordi Considerando i risultati al test cognitivo, i ricercatori
e i comportamenti di voto delle persone, i ricercato- hanno rilevato che non vi erano differenze significa-
ri hanno reclutato 3140 elettori online la settimana tive nella creazione di falsi ricordi tra chi aveva otte-
precedente al referendum del 2018 sull’aborto in Ir- nuto punteggi più bassi o più alti. Tuttavia, i soggetti
landa. I soggetti, dopo aver risposto se e come avreb- con i punteggi più bassi avevano maggiori probabi-
bero votato al referendum, hanno letto 6 articoli lità di ricordare le fake news relative alla posizione
giornalistici, di cui 2 falsi, che raccontavano di com- opposta alla loro, in quanto erano notizie che si alli-
portamenti illegali o non corretti relativi a entram- neavano con le loro opinioni preesistenti. Per gli au-
be le posizioni (pro e contro la legalizzazione dell’a- tori, questa scoperta suggerisce che chi ha capacità
borto). Dopo aver letto ogni articolo, gli autori hanno cognitive più elevate potrebbe avere maggiori pro-
chiesto loro se avevano sentito parlare dell’evento babilità di mettere in discussione i propri pregiudizi
descritto e, in caso positivo, se ne avessero ricordi e le notizie che legge.
specifici. In seguito, li hanno informati che alcuni I risultati dello studio sono un chiaro campanello
articoli erano falsi e li hanno invitati a indicare quali d’allarme: le persone sono più suscettibili a formarsi
secondo loro lo fossero. Infine, hanno somministra- dei falsi ricordi per notizie inventate che si allineano
to a ognuno un test cognitivo. con le loro convinzioni, in particolare se hanno scar-
Dai risultati è emerso che quasi la metà dei soggetti se capacità cognitive. Come non farsi fuorviare dalle
ha indicato un ricordo per almeno uno degli even- fake news? A parere degli autori, soltanto lo studio
ti inventati, e un terzo di questi ha riportato ricor- degli effetti psicologici delle notizie false potrà for-
di specifici riguardo alla notizia falsa. Anzi, alcuni nire una risposta. Fino ad allora, ricordiamoci di ve-
hanno raccontato dettagli “aggiuntivi” che non era- rificare le fonti delle notizie che leggiamo.
no inclusi negli articoli. Com’era prevedibile, tra chi
ha riportato i falsi ricordi, gli elettori a favore della
legalizzazione ricordavano con maggiore frequenza Murphy G., Loftus E. F., Hofstein Grady R., Levine
L. J., Greene C. M. (2019), «False memories for fake
gli scandali della posizione opposta, così come i con- news during Ireland’s abortion referendum», Psycho-
trari ricordavano di più quelli relativi alla campagna logical Science, doi: 10.1177/0956797619864887

74 / MARZO-APRILE 2020
IL PARTNER IDEALE? per esempio relative al sesso. Gli uomini occidenta-
li hanno assegnato una quantità maggiore del loro
UNA PERSONA GENTILE budget all’avvenenza fisica rispetto alle donne (22%
/ EP / vs. 16%), mentre le donne di qualsiasi provenienza
hanno allocato più denaro alle buone prospettive fi-
Se dovessi tratteggiare il profilo di un partner ideale nanziarie rispetto agli uomini (18% vs. 12%).
per una relazione a lungo termine, quali caratteri- I risultati hanno anche mostrato una differenza
stiche includeresti? E quale sarebbe quella davvero importante in un’altra caratteristica, il desiderio di
irrinunciabile? I criteri che guidano la scelta di un avere dei bambini, che è stata una priorità solo per
compagno di vita sono stati al centro di uno studio le donne occidentali. Nelle culture in cui la contrac-
svolto presso l’Università di Swansea in Gran Bre- cezione è diffusa, il desiderio di un partner di avere
tagna e pubblicato sulla rivista Journal of Persona- bambini può essere determinante nella costruzione
lity. I ricercatori hanno chiesto a circa 2500 studenti di una famiglia con figli. Al contrario, nelle cultu-
universitari provenienti da diverse parti del mondo re in cui l’uso della contraccezione è meno diffuso,
di partire da un budget e di “acquistare” le caratteri- avere figli può essere una conseguenza naturale del
stiche che avrebbero voluto in un partner ideale. Tra sesso all’interno di una relazione, rendendo meno ri-
gli attributi in cui spendere il proprio tesoretto figu- levante un desiderio di avere bambini.
ravano l’attraenza fisica, le buone prospettive finan-
ziarie, la gentilezza, l’umorismo, la creatività e altri.
La scelta non riguardava solo quali tratti comprare,
ma anche in quale quantità. Thomas A. G., Jonason P. K., Blackburn J. D., Ken-
In un primo momento, gli studenti avevano a dispo- nair L. E. O., Lowe R., Malouff J., Stewart-Williams S.,
sizione un budget illimitato e spendevano molto per Sulikowski D., Li N. P. (2019), «Mate preference prio-
rities in the East and West: A cross-cultural test of the
tante caratteristiche. Tuttavia, man mano che l’espe- mate preference priority model», Journal of Persona-
rimento procedeva, il budget si restringeva, spingen- lity, doi: 10.1111/jopy.12514
do i partecipanti a capire veramente quali fossero
le caratteristiche per loro fondamentali. Lo studio
ha confrontato le preferenze tra coloro che proveni-
vano da Paesi occidentali (Gran Bretagna, Norvegia
e Australia) e orientali (Singapore, Malesia e Hong
Kong), e tra uomini e donne. I risultati? Mentre, tra
Oriente e Occidente, c’erano alcune differenze c’era-
no soprattutto notevoli somiglianze. In generale, a
prescindere dal territorio di provenienza e dal sesso,
il tratto a cui è stata data la massima importanza è
la gentilezza, in cui i partecipanti hanno speso in me-
dia il 25% dei fondi. Le altre due caratteristiche più
“acquistate” sono state l’avvenenza fisica e le buone
prospettive finanziarie, mentre ad altri tratti, co-
me la creatività o la religiosità, è stato riservato uno
scarso interesse.
Questa ricerca può aiutare a far luce sull’universalità
di alcuni comportamenti umani. «Se uomini e donne
agiscono in modo simile in tutto il mondo, ciò dà cre-
dito all’idea che alcuni comportamenti si sviluppino
malgrado la cultura, piuttosto che a causa di essa»,
ha spiegato Andrew Thomas, tra gli autori dello stu-
dio. Al netto di queste importanti somiglianze, sono
state trovate anche alcune interessanti differenze,

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 75
NOTIZIE FLASH

IL MIO BENESSERE DIPENDE controllabili, mentre chi ha avuto punteggi elevati


DA COME LO INTERPRETO? li ha attribuiti a cause stabili, interne e controllabili.
Secondo gli autori, tali dati confermano l’esistenza
/ PAS / di un “pregiudizio egoistico di positività” e rilevano
un’associazione significativa tra l’attribuzione a fat-
Il modo in cui ci spieghiamo gli eventi influisce sul tori stabili controllabili personalmente e benessere
nostro benessere soggettivo, soprattutto quando at- soggettivo. In altre parole, quando si tratta di identi-
tribuiamo i successi a fattori interni e gli insuccessi ficare la causa del proprio benessere, le persone po-
a fattori esterni. Ma quanto l’idea che i nostri succes- sitive e con alta autostima tendono a vedersi come
si dipendano da noi e dal nostro impegno influisce artefici della propria felicità, in particolare quando
su come ci sentiamo? Secondo i ricercatori dell’Uni- si impegnano per raggiungere un risultato. Il pregiu-
versità del Missouri, molto. La maggior parte delle dizio egoistico sembra quindi essere un buon alleato,
persone preserva la propria felicità e autostima at- soprattutto quando si tratta di affrontare un falli-
traverso una specie di pregiudizio “egoistico”: questo mento senza intaccare troppo la propria autostima
rende più probabile prendersi il merito dei succes- e il proprio benessere generale. Ma senza esagerare:
si attribuendoli a qualità personali e considerare i se fosse eccessivo, potrebbe impedirci di imparare
fallimenti dovuti al caso o a cause non controllabili. dai nostri errori e di fare meglio la volta dopo; sapere
Proprio per l’esistenza di questo “pregiudizio di posi- che esiste, però, può aiutarci a fare autovalutazioni
tività”, secondo gli autori, i sentimenti positivi in un più realistiche.
determinato momento e il benessere soggettivo più
elevato in generale sono associati ad attribuzioni più Titova L., Sheldon K. M. (2019), «Why do I feel this
way? Attributional assessment of happiness and
stabili, interne e controllabili. unhappiness», The Journal of Positive Psychology, 14
Per verificarne il legame, sono stati condotti 3 studi. (5), 549-562, doi: 10.1080/17439760.2018.1519081
Nel primo, è stato chiesto ai 281 partecipanti di ricor-
dare i momenti della loro vita in cui erano stati felici o
infelici e di valutarne i sentimenti associati in termini
di causalità (interna o esterna), stabilità, quantità di
controllo personale interno ed esterno, oltre al livello
di benessere soggettivo in quel momento. I soggetti,
come avevano previsto gli autori, ritenevano che nei
periodi felici il controllo fosse loro e in quelli infeli-
ci dipendesse da altre persone o situazioni esterne.
Nel secondo studio, 169 soggetti hanno indicato i
sentimenti provati in situazioni in cui erano riusciti
a raggiungere o meno un obiettivo (come il successo
in un colloquio di lavoro) e in relazioni che erano an-
date bene o male; i risultati hanno rilevato che le per-
sone si consideravano fautrici della propria felicità
nelle situazioni in cui ottenevano un risultato e non
nelle relazioni amorose. In questo caso, quindi, la fe-
licità dipenderebbe davvero dal rapporto con il par-
tner, e non da quanto si pensi di averne il controllo.
Il terzo studio ha coinvolto 142 soggetti suddivisi in
3 gruppi, a cui sono stati forniti dei feedback rela-
tivi ai livelli di benessere soggettivo: uno ha avuto
i livelli reali, gli altri due hanno ricevuto dati falsi,
uno molto sotto la media, l’altro assai elevato. Chi
ha avuto feedback di scarso benessere ha interpre-
tato tali livelli come il risultato di fattori esterni in-

76 / MARZO-APRILE 2020
PARENTI E SALUTE
/ EP /
Esiste un legame tra i rapporti sociali che intrattenia-
mo e il nostro benessere fisico? La ricerca sostiene
di sì: diversi studi, nel tempo, hanno mostrato come
la qualità della relazione con il nostro partner abbia
una ricaduta non solo sul nostro umore e sulla nostra
emotività, ma anche sulla nostra salute a lungo ter-
mine. In altre parole, le persone coinvolte in rapporti
amorosi stabili e supportivi sarebbero mediamente
più “in forma” dal punto di vista fisico rispetto a co-
loro che vivono relazioni più tese e conflittuali.
Una nuova ricerca, pubblicata sul Journal of Family
Psychology, ci dice qualcosa in più: la qualità dei rap-
porti con i nostri parenti (genitori, fratelli o familiari
allargati) avrebbe un impatto ancor più significativo.
Per arrivare a questa conclusione, un team di ricerca- precedente, la qualità della relazione con il partner
tori dell’Università del Texas ha analizzato i dati di a una rilevazione non aveva alcun peso sulla salute
circa 2800 americani, che sono stati monitorati per riscontrata alle rilevazioni successive.
un periodo complessivo di vent’anni, dal 1995 al 2014. «Siamo rimasti sbalorditi dal fatto che non esistesse
In particolare, sono state effettuate 3 misurazioni a alcuna correlazione tra clima emotivo nella relazio-
distanza di dieci anni: nel 1995-96, nel 2004-06 e in- ne con il partner e salute», ha detto Sarah Woods, au-
fine nel 2013-14. In ognuna delle 3 rilevazioni, i parte- trice principale dello studio. I ricercatori teorizzano
cipanti hanno risposto a domande relative alla qua- che la mancanza di tale associazione potrebbe esse-
lità delle loro relazioni famigliari, in termini sia di re dovuta al fatto che le relazioni amorose possono
tensione percepita (per esempio, «Escludendo il tuo terminare, mentre le relazioni famigliari hanno più
partner, con quale frequenza i membri della tua fa- probabilità di mantenersi nel tempo, insieme al lo-
miglia ti criticano?») sia di supporto ricevuto («Quan- ro effetto. In un’epoca in cui le unioni avvengono in
to puoi contare sull’aiuto della tua famiglia se hai più tarda età, quando è più facile che si interrompa-
un problema serio?»). Le stesse domande sono state no o che diversi partner si avvicendino nel tempo,
poi poste in riferimento al partner, sempre in termi- il peso connesso alle relazioni famigliari può essere
ni sia di tensioni e conflitti («Quanto spesso discuti particolarmente rilevante. «In coloro che soffrono di
con il tuo partner?») sia di sostegno («Il tuo partner una condizione cronica, un clima emotivo famigliare
quanto ti apprezza?»). La salute è stata misurata sul- negativo può peggiorare la salute nel tempo; al con-
la base del numero totale di condizioni di cattiva sa- trario, un supporto famigliare può migliorarla», con-
lute, come ictus, mal di testa e altre condizioni medi- clude Woods. «Questo è il motivo per cui incoraggio
che, esperite nei 12 mesi precedenti alle rilevazioni. sempre i pazienti a portare i familiari con loro alle
Ogni volta, i partecipanti valutavano anche la loro visite con i curanti, e a creare un dialogo aperto sulle
salute generale, da «eccellente» a «scarsa». loro condizioni di salute e sulle preoccupazioni. Ave-
I risultati hanno mostrato che una maggiore tensio- re quel supporto ha sicuramente un effetto significa-
ne nelle relazioni famigliari rilevata in un partico- tivo sulla qualità della vita e sul benessere».
lare momento era associata a un maggior numero
di condizioni di cattiva salute e a una peggiore au-
tovalutazione del benessere fisico dieci anni dopo. Woods S. B., Priest J. B., Roberson P. N. E. (2019),
Similmente, un maggior sostegno famigliare ricevu- «Family versus intimate partners: Estimating who
matters more for health in a 20-year longitudinal stu-
to era associato a un migliore stato di salute nella dy», Journal of Family Psychology, doi: 10.1037/
rilevazione successiva. Contrariamente alla ricerca fam0000600

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 77
NOTIZIE FLASH

SONO UN BRAVO BUGIARDO tate in particolare a colleghi, amici o partner, e pre-


valentemente in interazioni faccia a faccia.
/ PAS / Infine, per verificare le strategie d’inganno, i soggetti
sono stati suddivisi in base a come si consideravano –
Anche dire bugie senza farsi scoprire è una dote, ed bugiardi mediocri, neutri o bravi – ed è emerso che la
è soprattutto maschile. O quantomeno è ciò che pen- strategia più usata, indipendentemente dal fatto che
sano i partecipanti allo studio coordinato da Brian- si ritenessero mediocri o bravi, riguardava il tralascia-
na Verigin della Maastricht University. I ricercatori re alcune informazioni. L’essere vaghi è infatti la stra-
volevano studiare gli individui che si ritengono bu- tegia più indicata da chi pensava di non saper men-
giardi esperti, come e a chi mentono e a quali stra- tire, in modo significativamente maggiore rispetto
tegie ricorrono per riuscirci senza farsi scoprire. I agli esperti. Questi ultimi, invece, creavano una sto-
194 soggetti reclutati per lo studio hanno risposto a ria credibile, inserendo la menzogna tra informazioni
un questionario su quanto si consideravano bravi a veritiere e mantenendo le loro storie chiare e sempli-
ingannare gli altri e sul loro comportamento da bu- ci. Chi si riteneva bravo, inoltre, attribuiva un valo-
giardi: quante bugie avevano raccontato nelle pre- re maggiore alle strategie verbali per ingannare con
cedenti 24 ore, il tipo di bugie dette (per esempio bu- successo, anche se tutti hanno indicato l’importanza
gie “bianche”, omissioni, esagerazioni), a chi avevano del comportamento non-verbale per mentire in modo
mentito (familiari, amici, colleghi, datore di lavoro credibile, tra cui il non eludere lo sguardo dell’inter-
ecc.) e come lo avevano fatto (faccia a faccia, per te- locutore e il non aumentare i movimenti del corpo.
lefono, sui social media o tramite e-mail). La secon- Insomma, i maschi sono i bugiardi più bravi e sanno
da parte del questionario indagava le strategie che di esserlo. Manipolano in modo strategico il proprio
impiegavano per ingannare con successo, cioè come comportamento verbale per raccontare storie plau-
facevano a non farsi smascherare. sibili, semplici e chiare, vicine alla verità, rendendo
Dai dati, il primo risultato inatteso riguardava il quindi le bugie più difficili da individuare. Per sco-
legame tra abilità nel mentire e genere: gli uomini prire le loro bugie, secondo gli autori, saranno neces-
avevano più del doppio di probabilità di considerar- sari nuovi studi partendo proprio da questi dati.
si dei bugiardi esperti rispetto alle donne. Inoltre è
emerso che quasi la metà (38.5%) di tutte le bugie è
raccontata da un numero molto limitato di sogget- Verigin B. L., Meijer E. H., Bogaard G., Vrij A. (2019),
«Lie prevalence, lie characteristics and strategies
ti, solo 6 in tutto il campione (meno dell’1%), definiti of self-reported good liars», PLOS ONE, 14 (12):
dagli autori «bugiardi prolifici», e che il 39% ha affer- e0225566; doi.org/10.1371/journal.pone.0225566
mato di non aver mentito il giorno prima. Dati non
in linea con la letteratura sull’argomen-
to, secondo cui la maggior parte delle
persone dice 1 o 2 bugie al giorno. Per
i ricercatori, si tratta solo di dati non
accurati: infatti la media delle risposte
coincide, con 1.6 bugie al giorno, tuttavia
non è distribuibile su tutti i sogget-
ti, poiché è un piccolo numero di
bugiardi ad essere responsabile
della maggior parte delle bugie
segnalate.
Sono proprio i bugiardi più
prolifici a ritenersi abili menti-
tori, e più le persone si ritengo-
no brave a mentire, maggiore è
il numero di bugie che raccon-
tano al giorno, soprattutto bugie
bianche ed esagerazioni, raccon-

78 / MARZO-APRILE 2020
SGUARDO DA CAMPIONE stazione fisica tra i due gruppi, questa prima parte
dello studio getta luce su un dettaglio interessante: i
/ EP / soggetti appartenenti al gruppo di controllo, pur non
avendo ricevuto alcuna istruzione a farlo, hanno esi-
La “faccia da competizione” (in inglese, “game face”) bito durante la prova la stessa espressione facciale
è una particolare configurazione del volto, evocan- del gruppo sperimentale. In altre parole, la game face
te serietà, concentrazione e determinazione, che di- sembrava emergere spontaneamente in una situa-
versi atleti assumono prima di disputare una gara zione legata allo sforzo, al dolore e alla competizione.
e che, secondo alcuni aneddoti del settore sportivo, Nel secondo esperimento – la prova cognitiva – ai sog-
andrebbe ad aumentarne significativamente le pre- getti è stato chiesto di completare un puzzle mandala
stazioni. Ma è davvero così? di cento pezzi in cinque minuti. In questo caso coloro
Un gruppo di ricercatori dell’Università del Tennes- a cui era stato chiesto di esibire l’espressione facciale
see ha voluto mettere alla prova questa credenza da hanno riportato una prestazione migliore del 20% ri-
un punto di vista scientifico e i risultati, pubblica- spetto a chi faceva parte del gruppo di controllo. Gli
ti sulla rivista Stress and Health, sembrano confer- stessi soggetti hanno anche mostrato un miglior re-
marla. Gli studiosi hanno coinvolto un totale di 62 cupero a seguito del compito stressante.
partecipanti in 2 esperimenti, il primo che andava a Insomma, i risultati di questo lavoro sembrano sug-
valutare una performance fisica e il secondo una co- gerire la potenzialità di un’espressione del volto di
gnitiva. Prima di iniziare la parte sperimentale dello contribuire al miglioramento prestazionale: l’atto di
studio, a metà dei soggetti sono state mostrate foto- assumere volontariamente la game face rendeva poi
grafie di personaggi del mondo dello sport e di altri effettivamente i soggetti più concentrati e determi-
ambiti che esibivano la game face, ed è stato chiesto nati, con il risultato che performavano meglio. Que-
loro di assumere un’espressione simile, di «intensa sto studio si inserisce in un filone di ricerca relativa-
determinazione», durante le prove che avrebbero af- mente recente che esplora le modalità attraverso cui
frontato. All’altra metà dei soggetti, il gruppo di con- il nostro corpo (in termini di postura, mimica faccia-
trollo, non è stata data alcuna istruzione. le ecc.) può influenzare le nostre risposte affettive,
Nel primo esperimento – la prova fisica – i soggetti cognitive e comportamentali, e non solo il contrario.
dovevano mantenere una mano immersa in un reci-
piente pieno di acqua gelida il più a lungo possibile, Richesin M. T., Oliver M. D., Baldwin D. R., Wicks L.
A. M. (2019), «Game face expressions and perfor-
entro un limite di 5 minuti. Sebbene non siano sta- mance on competitive tasks», Stress and Health, doi:
te rilevate differenze significative in termini di pre- 10.1002/smi.2899

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 79
LEADERSHIP

SCRIVERE
grande differenza per la mia car-
riera nel settore della consulenza
aziendale. Tenni quel foglietto con

I PROPRI
su scritte le mete nel portafoglio e
lo consultai di tanto in tanto. Cin-
que anni dopo, ad aprile del 1997,
non avevo scritto il libro. Avevo
sicuramente fatto altri progressi,

OBIETTIVI
ma, come scoprii in seguito, a vol-
te realizzare mete importanti ri-
chiede un periodo un po’ più lungo,
che va dai sette ai dieci anni. Infat-
ti, scrissi il libro nel 2002 – I nuovi
condottieri – e in seguito vendette
quasi 200 000 copie. Ma se anche ne
avesse vendute solo 3000 sarebbe
stato comunque un successo stra-
/ Paolo Ruggeri / ordinario.
La mia seconda intuizione fu che
quando scrivi le tue mete e dirigi la
METTERE NERO SU BIANCO tua energia verso la realizzazione
di qualcosa, se non demordi prima
LE METE CHE CI PREFIGGIAMO o poi, quella cosa riesci a farla ac-
cadere. Usai quell’intuizione anche
AIUTA A CONSEGUIRLE quando decisi di iniziare a vendere
i miei servizi di motivazione e ge-
NELLA REALTÀ stione del personale all’estero, pri-

I
ma in Paesi limitrofi, come la Spa-
l secondo incontro che con- di persone che aveva scritto le pro- gna o l’Europa dell’Est, in seguito
tribuì a forgiare la mia car- prie mete, in termini economici arrivando a venderli anche in In-
riera avvenne nell’aprile del guadagnava più di tutto il restante ghilterra e negli Stati Uniti. Un lea-
1992. Mi recai a un corso di 97% messo assieme. der è colui che impegna la propria
formazione per venditori e, Dopo averci raccontato quella sto- forza e le proprie energie verso al-
durante quell’incontro, un forma- ria (che anni dopo mi spiegarono cune mete che desidera ardente-
tore belga di nome Patrick mi rac- non essere completamente vera) il mente. Per un professionista, per
contò che all’Università di Yale, relatore ci chiese di scrivere su un uno psicologo, per una persona che
quarant’anni prima, avevano con- foglio le mete che ci ponevamo per i ambisca ad affermarsi, ciò signifi-
dotto un esperimento prendendo successivi 5 anni, cioè entro il mese ca che dovresti mettere su carta gli
tutti gli studenti dell’ultimo anno di aprile del 1997. Fra le importanti obiettivi che ti poni per i prossimi
di Economia e chiedendo chi tra mete professionali e personali che cinque o dieci anni. Farlo ti fornirà
loro avesse delle mete nella vita. scrissi la prima fu: «Io ho scritto un focalizzazione, concentrazione e
Tutti avevano risposto in modo af- libro sulla gestione del personale…». soprattutto risultati.
fermativo. Poi chiesero alle stesse La mia terza intuizione avvenne a
persone chi di loro avesse scritto le Avevo 25 anni, non ero diplomato Padova, poco tempo dopo. Mentre
proprie mete da qualche parte. So- e, come confermato dai miei voti lavoravo per costruire la rete ven-
lamente il 3% delle persone presen- durante le scuole superiori, non ec- dite di un’azienda incontrai An-
ti in quella stanza affermò di aver- cellevo in italiano. Ciò nonostante, drea, un potenziale venditore. Mi
lo fatto. Vent’anni dopo ricontatta- decisi di lasciarmi andare e scrissi resi subito conto che egli non era
rono tutte le persone che avevano quella meta tanto importante. Pen- il classico commerciale alla ricer-
preso parte a quell’esperimento e, savo, infatti, che scrivere e pubbli- ca di un mandato, ma molto di più.
sarà una coincidenza, ma quel 3% care un libro avrebbe fatto una Nonostante si trovasse in difficol-

80 / MARZO-APRILE 2020
tà economiche per alcuni errori ge- di jeans era riuscito a sconvolgere
stionali fatti un po’ di tempo prima, il mio modo di guardare alle cose.
aveva un’energia straordinaria. UN BUON LEADER Avere mete chiare, puntare al suc-
Durante il colloquio mi raccontò cesso delle altre persone, non in-
che anni prima era stato uno dei NON INCOLPA MAI colpare mai e considerarsi la cau-
manager in un’impresa con 10 000
venditori e che lo scopo di quell’a-
GLI ALTRI DI UN sa degli insuccessi: con la mia cre-
scita personale stava crescendo
zienda non era fare utili, ma por- INSUCCESSO anche la mia influenza sulle altre
tare al successo i propri venditori e persone.
che, di conseguenza, la loro priorità La mia quarta intuizione avvenne
era farli guadagnare assai bene. a causa di un paio di blue jeans. Nel
1993, dovendomi recare a New York
Mettendo il successo del loro col- per lavoro, un amico mi chiese di
laboratore al centro delle priorità, comprargli un paio di jeans Levi’s
erano diventati rapidamente un’a- nel negozio “Macy’s”. Mentre paga-
zienda leader. E questa fu la mia vo vidi alla cassa in offerta il libro
PAOLO RUGGERI, imprenditore di
terza intuizione: se vuoi costruire Le 7 regole del successo di Stephen successo a livello internazionale, è
un gruppo forte e vuoi crescere co- Covey e lo comprai. Lo lessi di not- autore di numerosi best seller ed
me azienda, la tua priorità dev’es- te sull’aereo che ritornava a Mi- è socio fondatore della casa edi-
sere il guadagno e il successo del- lano e compresi un concetto fon- trice OSM.
le persone che lavorano per te. L’a- damentale: noi eravamo la causa
zienda non esiste per portare al della quasi totalità delle cose che
successo il suo fondatore, ma è un ci accadevano e, se volevamo es- Paolo A. Ruggeri
atto del fondatore per portare al sere leader, non dovevamo incol- LE 10 REGOLE
DEL SUCCESSO.
successo i suoi collaboratori. Deci- pare gli altri, ma, di fronte a risul- Vivi da
demmo di costruire assieme un’a- tati non ottimali, dovevamo sem- protagonista,
rivoluziona
zienda che inglobasse quell’impor- pre guardare a noi stessi. Era nata le tue idee e
i tuoi rapporti
tante principio e da quasi trent’an- quella che negli anni successivi io con gli altri per
ni siamo leader in Italia nella definii causatività: non è il mondo migliorare i tuoi
risultati
consulenza e formazione delle pic- a dover cambiare, ma siamo noi a OSM, 2019
cole e medie imprese. dover cambiare noi stessi. Un paio

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 81
XERSONE E LAVORO
P

NEL LAVORO COME NELLA VITA,


IL “PREGIUDIZIO IMPLICITO” INFICIA
IL VALORE POSITIVO DELLE DIFFERENZE

UN’INSIDIA PER
LA DIVERSITÀ
NEI LUOGHI DI LAVORO
/ Guido Sarchielli /

L’
anno scorso fece mol- deologia di facciata, una sorta di
to scalpore la decisione “vetrina di moda” per migliorare
della nota multinazio- UN BUON la reputazione aziendale o solo
nale del caffè Starbucks per evitare possibili cause legali
di sottoporre obbliga- MANAGEMENT per discriminazione. Limitandoci
toriamente 175 000 dipendenti a
un addestramento intensivo sul-
SA GESTIRE comunque alle aziende intelligen-
ti che sono spinte ad affrontare
la diversità nei luoghi di lavoro LE VARIETÀ le diversità da intenzioni etiche
(diversity management). Era so- e da assunzioni di responsabi-
lo un esempio del persistente in- zazione (più varietà di risorse e lità sociale, è assai facile notare
teresse delle organizzazioni su competenze, più spinte innova- un’insoddisfazione per gli scarsi
questo tema, che non è isolato, se tive e creatività, prestazioni mi- risultati ottenuti nei termini di
è vero che la maggior parte delle gliori), dall’altro molti segnalano abbassamento dei rischi di discri-
grandi imprese di successo ana- l’altra faccia della medaglia: au- minazione e intolleranza. Talvol-
lizzate annualmente dalla rivista mento dei costi di coordinamen- ta sono emersi addirittura effetti
Fortune attua interventi analo- to, crescita tra i lavoratori del so- contrari alle attese: aumento del-
ghi di sensibilizzazione, forma- spetto di non essere trattati con lo stigma sociale verso le persone
zione e riorganizzazione focaliz- giustizia ed equità, aumento dei che sono oggetto di formali azio-
zati sul diversity management. microconf litti interpersonali, ni positive (donne, migranti, disa-
Non è ben chiaro se tali iniziati- della diffidenza e di contrasti tra bili ecc.), con rinforzo di opinioni
ve producano risultati duraturi gruppi per conseguire o mante- infondate e sconsiderate del tipo
che aiutino a diffondere politiche nere privilegi, dell’insoddisfazio- «gli italiani al primo posto».
sensate per governare la crescen- ne e del disimpegno. Gli psicologi hanno più volte se-
te eterogeneità della forza lavoro, gnalato uno dei fattori princi-
ormai estremamente differenzia- Perdipiù la gestione delle diver- pali della modesta efficacia dei
ta dal punto di vista demografi- sità nei contesti di lavoro, che programmi di diversity mana-
co, linguistico, etnico, religioso, da molti anni fa parte delle fun- gement, quasi sempre basati
culturale, valoriale, di orienta- zioni di un “buon management”, sulla tradizionale trasmissione
mento sessuale ecc. Del resto, se non sempre si presenta come una dall’alto di dichiarazioni e princi-
da un lato si sostiene che la pre- strategia chiara e ben motivata. pi egualitari, su lezioni sui com-
senza delle diversità rappresenta In tanti casi, infatti, il diversity portamenti appropriati o sulla
un fattore positivo per l’organiz- management rappresenta un’i- diffusione di minuziose regole e

82 / MARZO-APRILE 2020
minacce di sanzioni. Ci si riferi-
sce agli effetti pervasivi delle “di-
storsioni implicite” (implicit bias).

Si tratta di veri e propri pregiu-


dizi e stereotipi non consapevoli
contro una persona o un gruppo,
di cui si è facile preda nella vita
organizzativa quotidiana perché
svolgono una funzione di “econo-
mia cognitiva”, ossia di semplifi-
cazione dei giudizi e dei norma-
li processi decisionali, ma che
può diventare molto pericolosa.
In questi casi non c’è l’intenzio-
ne di trattare le persone in modo fidenza a un cognome straniero, a rali anche attraverso modalità di
scorretto e iniquo (sarebbe non inconsuete abitudini etniche o re- gestione delle risorse umane che
soltanto moralmente sbagliato, ligiose ecc. siano coerenti con le esigenze di
ma anche illegale), tuttavia l’im- inclusione, a tutto vantaggio del-
plicit bias svolge silenziosamen- In che modo ridurre le insidie le persone e delle organizzazioni
te la sua opera corrosiva minan- dell’implicit bias? Gli psicologi stesse.
do di fatto la trasparenza e la cor- stanno stimolando le organizza-
rettezza delle relazioni lavorative zioni a passare dalla semplice ge-
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
soprattutto nelle fasi di recluta- stione amministrativa e difensiva Gündemir S., Martin A. E., Homan
mento, di colloquio di selezione, di delle differenze a una prospettiva A. C. (2019), «Understanding di-
assegnazione dei compiti, di valu- di inclusione sociale impostata su versity ideologies from the target’s
tazione delle carriere, di organiz- più passi: a) il primo è riconoscere perspective: A review and future di-
rections», Frontiers of Psychology,
zazione dei team, di distribuzione la possibilità di essere influenzati
10 (282), 1-14.
delle ricompense ecc. Si pensi, per dai pregiudizi impliciti e che non Marcelin J. R., Siraj D. S., Victor
esempio, all’uso involontario di un ci si può permettere di ignorarli; R., Kotadia S., Maldonado Y. A.
linguaggio sessista; a come può es- b) concedersi un po’ più di tempo (2019), «The impact of uncon-
scious bias in healthcare: How to
sere distorto il modo di prestare nelle decisioni (onde ridurre il ri-
recognize and mitigate it», The
attenzione e di ascoltare i mem- schio di conclusioni affrettate e Journal of Infectious Diseases,
bri di gruppi sociali svantaggiati preconcette) e provare a vedere le 220, 62-73.
o dissimili dal nostro; a come, nel cose anche nella prospettiva de- Sabharwal M. (2014), «Is diversity
giudicare una persona, si possano gli altri, considerati sempre come management sufficient? Organiza-
tional inclusion to further perfor-
privilegiare (in negativo) aspet- persone e non come membri di mance», Public Personnel Mana-
ti superficiali quali il linguaggio, categorie sociali; c) insistere non gement, 43 (2), 197-217.
l’accento, il modo di vestire, la “bel- solo sul miglioramento della pro-
la presenza”, il genere, o a come si pria sensibilità individuale verso
reagisce in automatico e con dif- l’equità e la giustizia collettiva, ma
spingere per la creazione di una
cultura organizzativa proattiva
che permetta l’espressione delle
differenze (quindi l’incontro diret- GUIDO SARCHIELLI è professore

DOBBIAMO to, il dialogo e il confronto) grazie


emerito di Psicologia del lavoro
all’Università di Bologna.
al clima di rispetto e accettazione
VALORIZZARE reciproci; d) coinvolgere i dirigen-
IL BELLO DELLE ti nel preservare il
valore delle diver- Per gli abbonati, la versione audio su
DIVERSITË se identità cultu- www.psicologiacontemporanea.it

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 83
LIBRI PER LA MENTE / Davide Lo Presti, Luca Mazzucchelli /

FOBIE TOTEM E TABÙ


Un contributo estremamente interessante e sugge-

I
stivo per comprendere meglio l’origine delle fobie ci
nsetti, ragni, serpenti. Sebbene siano in molti arriva dal padre della psicoanalisi. In Totem e tabù
a trovarli sgradevoli e repellenti, ci sono alcuni Sigmund Freud analizza, col suo finissimo acume,
individui che finiscono per sviluppare delle ve- alcune dinamiche delle tribù primitive, in particola-
re e proprie fobie, ossia delle reazioni ansioge- re il legame verso l’animale totemico attorno al qua-
ne irrazionali ed esagerate. C’è poi chi ha paura le ogni gruppo tesse la propria storia, e il valore dei
degli spazi chiusi (claustrofobia) o degli spazi aper- tabù. Questi ultimi rappresentano quei comporta-
ti (agorafobia). Ma a cci sono anche altre avversioni fo- menti rigorosamente vietati, variabili a seconda del-
biche apparentemente ent più incomprensibili agli occhi le culture, che ogni appartenente a un dato gruppo
esterni, come la pediofobia
diof (la paura delle bambole) o deve scrupolosamente evitare di mettere in atto, pe-
la omfalofobia (la pau
paura dell’ombelico), solo per citar- na l’esclusione dal gruppo stesso. Per esempio, può
ne alcune. essere tabù uccidere l’animale totemico, oppure ave-
Sul perché si forminoino le fobie esistono diverse teorie, re rapporti sessuali con le donne dello stesso clan.
e naturalmente anche che le relative terapie finiscono per Per Freud questo atteggiamento di evitamento nella
fare leva su fattoriri diversi
di per risolvere il problema. società moderna si manifesta in forma individuale
Dall’approccio psicoanalitico,
coa incentrato sulle espe- nelle fobie, dove il soggetto ha il fortissimo impulso
rienze del passato,, a quello
q cognitivo, che dà risalto ad allontanarsi ora da alcuni animali, ora da alcuni
all’elaborazione dell’informazione,
ll’in fino agli ultimi svi- oggetti o situazioni, che di per sé non rappresentano
luppi dell’approccioo breve
br strategico più orientato alla necessariamente un pericolo, ma che il soggetto av-
ricerca delle soluzioni,
oni, ecco di seguito tre diverse pro- verte come estremamente dannosi.
spettive sul mondo o delle
de fobie.

Volumi consigliati dal gruppo


Facebook “Libri per la Mente”
• COME VINCERE L’ANSIA SOCIALE. SUPE-
RARE LE DIFFICOLTÀ DI RELAZIONE CON GLI
ALTRI E IL SENSO DI INSICUREZZA, di Signe A.
Dayhoff (Erickson). Consigliato da Marta Ronco.
• NON C’È NOTTE CHE NON VEDA IL GIOR-
NO. LA TERAPIA IN TEMPI BREVI PER GLI AT-
TACCHI DI PANICO, di Giorgio Nardone (TEA).
Consigliato da Francesca Luzzi.
• SCONFIGGI L’ANSIA. MANUALE PRATICO
PER LIBERARSI DA PAURE, FOBIE, PANICO E Sigmund Freud
OSSESSIONI, di Martin M. Antony, Peter J. Nor- TOTEM E TABÙ
ton (Eifis). Consigliato da Raffaele Ciruolo. Psicologia delle masse e analisi dell’io
• CHI HA PAURA DELLA PAURA? RICONOSCE- Bollati Boringhieri, 220 pp., 16 €
RE E AFFRONTARE TIMORI, ANGOSCE, FO-
BIE, di Christophe André, L. Corradini Caspani
(TEA). Consigliato da Leonardo Di Venosa.
• LA PAURA È UNA SEGA MENTALE. COME
LIBERARSENE PER SEMPRE, di Giulio Cesare
Giacobbe (A. Mondadori). Consigliato da Sara
Delo.

84 / MARZO-APRILE 2020
L’ANSIA E LE FOBIE PAURA, PANICO, FOBIE
L’avversione o persino la paura verso alcune situazio- Dall’evoluzione del modello di Palo Alto, un approc-
ni non ha di per sé niente di sbagliato; al contrario, cio alle fobie innovativo. Secondo il modello breve
si rivela utile per proteggere l’individuo da possibi- strategico di Nardone, descritto in Paura, panico, fo-
li pericoli. Si tratta quindi di meccanismi non solo bie, l’accento va posto non tanto sulle cause remote
funzionali per il benessere della persona, ma persino che hanno scatenato la fobia, quanto sulle tentate
adattivi e vitali. Tuttavia, precisa Aaron Beck, fonda- soluzioni che la alimentano, ovvero su quei compor-
tore della terapia cognitiva, in alcune circostanze un tamenti e atteggiamenti che la persona attua nel
sistema che ha la funzione di proteggere l’individuo tentativo di risolvere il problema, ma che di fatto
può finire per elaborare in modo erroneo le informa- hanno invece l’effetto di aggravarlo, come per esem-
zioni del mondo esterno, percependo a livello cogni- pio le strategie di evitamento.
tivo come pericolose situazioni che in realtà non lo Nel libro sono inoltre spiegati puntualmente pro-
sono affatto. tocolli di intervento specifici e le relative tecniche
Il compito del terapeuta cognitivista consiste per- utilizzate in casi di fobie, come quella della “peggio-
tanto nel modificare le cognizioni del soggetto ri- re fantasia” in cui il soggetto viene invitato dal tera-
spetto alla situazione temuta. Fra le tecniche spiega- peuta, mediante un linguaggio persuasorio, a calar-
te nella seconda parte del libro, quella più pratica: la si volontariamente nelle proprie paure per mezz’ora
ristrutturazione. Si tratta di una manovra terapeu- al giorno, sfruttando così l’effetto della saturazione
tica che consiste nel guidare il soggetto ad attribui- per azzerare la fobia. Elemento assai interessante e
re significati diversi all’oggetto temuto, spogliandolo utile del libro sono i casi clinici presenti in appendi-
quindi della sua carica fobica e restituendogli così la ce, che offrono al lettore una concreta applicazione
sua natura innocua. delle tecniche descritte nella prima parte del volume.

Aaron T. Beck, Gary Emery Giorgio Nardone


L’ANSIA E LE FOBIE PAURA, PANICO, FOBIE
Una prospettiva cognitiva La terapia in tempi brevi
Astrolabio Ubaldini, 384 pp., 22 € TEA, 300 pp., 12 €

DAVIDE LO PRESTI, psicologo clinico, è autore di La profezia che si autorealizza. Il potere delle aspet-
tative di creare la realtà (Flaccovio Editore, 2018); www.psicologomontecatini.com
LUCA MAZZUCCHELLI, psicologo e psicoterapeuta, è direttore di Psicologia contemporanea
e autore di Fattore 1%. Piccole abitudini per grandi risultati (Giunti Psychometrics, 2019).
Appassionati di saggistica, gestiscono insieme il gruppo Facebook “Libri per la Mente”.

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 85
LIBRI PER LA MENTE / Paola A. Sacchetti /

Q
uella paura intensa, totalizzante, che paralizza il corpo e rende il respiro corto e affannoso, quasi a
sentirsi soffocare, senza riuscire a pensare a nient’altro. Una paura persistente e spropositata verso
qualcosa che non rappresenta un reale pericolo: un innocuo animale, una banale situazione, un nor-
male elemento corporeo… Le fobie sono più forti e intense delle paure e chi ne soffre può organizzare tutta la
propria vita per evitarle.

IL VOLTO DEL MIO ASSASSINO CHIUDO GLI OCCHI E IL MONDO


MUORE
Clara è paralizzata in un letto dalla paura. Dove si tro-
va? Cos’è successo? Chi è quell’uomo accanto a lei? Si Ogni giorno Alex deve riuscire a distinguere ciò che
è svegliata in un letto d’ospedale senza alcun ricordo è reale da ciò che è fantasia. Da quando ha 7 anni e la
della sua vita. Nulla di ciò che le racconta Roland, l’uo- schizofrenia ha fatto ingresso nella sua vita, vive con
mo che dice di essere suo marito, le è familiare, nem- la costante paura di vedere cose che non esistono, di
meno il proprio nome. È stata vittima di un’aggres- essere derisa e additata dai compagni di scuola come
sione brutale a casa sua, ma non ricorda niente. Solo strana o, peggio, pazza. Tutta la realtà può essere terro-
incubi confusi di una sagoma senza volto in mezzo rizzante se non si riesce a capire cosa è vero e cosa no,
al fumo. Deve riappropriarsi della propria storia: chi solo il filtro della macchina fotografica sembra placare
era? Perché non ha amici? Che fine ha fatto la sua fa- quella paura ed essere per Alex il mezzo con cui filtrare
miglia? Durante la ricerca di qualche brandello di ri- la realtà, con cui dare ordine al disordine, un nome a
cordo, qualcuno tenta nuovamente di ucciderla spin- ciò che percepisce, incasellandolo tra “vero” o “allucina-
gendola sotto un camion. Salva per miracolo grazie ai zione”. Quando all’ultimo anno di liceo, in una scuola
riflessi dell’autista, Clara capisce che non può fidarsi nuova, pensa di esser diventata brava nel cogliere le
di nessuno, forse nemmeno di quella mente che non differenze tra vero e non vero, smette di prendere le
vuole ricordare, se è vero che ha dei vaneggiamenti ed medicine che tengono sotto controllo le sue allucina-
è paranoica come le ha detto Roland. Di certo l’idrofo- zioni. E Miles, il ragazzo scontroso e interessante con
bia è reale, quel terrore profondo appena si avvicina gli occhi più blu che abbia mai visto, l’unico che sem-
all’acqua. Lo è anche la paura atavica di essere da sola bra davvero capirla e accettarla per quella che è, forse
nella baita sul lago, isolata da tutto. E, più di tutto, ha potrebbe essere solo frutto della sua fantasia. Torna il
paura di sé stessa, di scoprire cose di sé così terribili terrore di non potersi fidare di sé e dei suoi pensieri, di
da non poterle accettare, che il mostro sia dentro di sé quello che prova e percepisce. Miles è reale? Può fidarsi
e non fuori nell’ombra. Ma sapere è l’unico modo che di lui, tanto da raccontargli della propria malattia? Può
ha per salvarsi, e per non diventare davvero pazza. davvero affrontare le proprie paure con qualcuno?

Sophie Kendrick Francesca Zappia


IL VOLTO DEL MIO ASSASSINO CHIUDO GLI OCCHI E IL MONDO MUORE
Giunti, 312 pp., 19 € Giunti, 384 pp., 14 €

a cura di PAOLA A. SACCHETTI, psicologa funzionale e dell’età evolutiva,


editor senior per Giunti Edu, appassionata di cinema nonché lettrice vorace.

86 / MARZO-APRILE 2020
IN-FORMAZIONE

GESTIONE regola i comportamenti che presie-


dono al controllo del territorio, ga-

DELLE
rantendo una distribuzione equi-
librata degli appartenenti a una
specie nello spazio vitale disponi-

EMOZIONI:
bile; seleziona i più forti, attraverso
combattimenti fra rivali (selezio-
ne sessuale); stabilisce gerarchie

IL DISPREZZO
all’interno del gruppo. Milioni di
anni di evoluzione hanno genera-
to meccanismi capaci di regolare
questo tipo di aggressività, svilup-
pando comportamenti stereotipa-
/ Diego Ingrassia / ti che permettono agli individui di
sfidarsi senza mettere realmente
in pericolo la loro esistenza; questo

IL DISPREZZO È PARENTE tipo di scontri non ha infatti quasi


mai effetti letali. L’importanza del
DEL DISGUSTO, MA NE lavoro di Lorenz consiste nell’aver
dimostrato l’efficacia di tali com-
DIFFERISCE PER ALCUNI portamenti aggressivi ritualizza-
ti, che riescono a sublimare l’atto
ASPETTI. È UN’EMOZIONE violento in un atteggiamento di
minaccia.
COLLEGATA AL NOSTRO
Prima di chiederci se questa ere-
PATRIMONIO DI VALORI dità biologica funzioni con la me-

P
desima efficacia nelle comunità
iù volte all’interno di che inducano a pensare a relazioni umane, possiamo affermare che
questa rubrica abbia- umane regolate da sfida e inimici- tra le persone il disprezzo assol-
mo ricordato che non zia, anche perché, nel linguaggio ve la funzione di poter salvaguar-
esistono emozioni posi- comune, alla parola “disprezzo” dare il proprio ruolo e affermare
tive e negative, ma che viene assegnata quasi sempre una la propria superiorità evitando lo
ogni emozione, in particolare se te- valenza fortemente negativa. Per scontro fisico. Il trigger universale
niamo conto dell’aspetto adattivo, chiarire quest’apparente contrad- del disprezzo, cioè il suo attivato-
svolge un ruolo utile e importante. dizione può essere utile riprendere re, è contrastare un’azione ritenuta
Paul Ekman spiega che il disprezzo in mano Il cosiddetto male, un libro immorale o comunque contraria
è parente stretto del disgusto, ma che il padre dell’etologia moderna ai propri valori. I comportamenti
ne differisce per alcuni aspetti. Lo e premio Nobel, Konrad Lorenz, ha che sostengono questa emozione
si prova, infatti, solo verso le per- dedicato al tema dell’aggressività. possono limitarsi all’espressione
sone e le loro azioni, in quanto il di- Il titolo anticipa in qualche modo la del volto (un solo angolo della boc-
sprezzo è un’emozione strettamen- tesi del volume, interamente dedi- ca si comprime e si solleva, la testa
te connessa ai nostri principi mo- cato a spiegare la funzione adatti- si inclina lievemente da un lato, co-
rali e valoriali. La dimensione di va dell’aggressività intra-specifica, me per guardare qualcuno dall’al-
riferimento è dunque l’interazione che a un primo sguardo sembrereb- to verso il basso), oppure essere
sociale, all’interno della quale il di- be contraddire i principi di salva- accompagnati da qualche battuta
sprezzo svolge la funzione di mo- guardia all’interno della specie. sarcastica, per arrivare a segnala-
dulare le relazioni tra le persone. L’aggressività intra-specifica svol- zioni più forti, come la derisione, lo
Può darsi che queste prime consi- ge invece un ruolo di primaria im- scherno e in alcuni casi l’insulto. Il
derazioni non aiutino a cogliere l’a- portanza ai fini della conservazio- tradimento della fiducia, compor-
spetto positivo di tale emozione, o ne della specie nel mondo animale: tamenti inadeguati o aggressivi e

88 / MARZO-APRILE 2020
benessere emotivo oppure predit-
tivi di un’eventuale rottura della
loro relazione. Dall’attenta lettu-
ra dei dati statistici è emerso che
le coppie sposate che manifesta-
vano micro-espressioni facciali di
disprezzo e disgusto nei confronti
del partner, avevano poi divorziato
in un arco temporale fra i quattro
e i sei anni (questi dati sono emersi
da uno studio follow-up, effettua-
to circa sei anni dopo, descritto nel
dettaglio nel manuale Why marria-
ges succeed or fail: What you can
IL DISPREZZO learn from the breakthrough re-
search to make your marriage last
la falsità sono situazioni che pos- RIGUARDA IL di Gottman). Lo studio dimostra
sono innescare il disprezzo. Appa-
re evidente come la componente
COMPORTAMENTO che in assenza di consapevolezza,
di fronte a questo tipo di emozioni,
personale sia molto forte, perché DELL’ALTRO l’esito della relazione appare quasi
siamo in presenza di un’emozione scontato. Ma qualunque relazione
che va a toccare la nostra reputa- te perché ciò che è in gioco è una è recuperabile se abbiamo consa-
zione sociale, il giudizio sul nostro dinamica di relazione: la consape- pevolezza delle nostre emozioni e
valore, la stima degli altri e la no- volezza. Riuscire ad essere consa- siamo disposti a metterci in gioco
stra autostima. pevoli della dinamica di relazione con i nostri sentimenti, con l’inten-
Gli aspetti legati alla gestione di nella quale siamo coinvolti espan- zione di far evolvere quella situa-
tale emozione ci riportano alla do- de la nostra possibilità di azione e zione in modo positivo.
manda sull’efficacia di quei com- soprattutto ci aiuta a non cadere Paul Watzlawick assegnava a ta-
portamenti ereditati biologica- nel tranello della sfida, nella “esca- le capacità, definita «metacomu-
mente: il dubbio è più che lecito di lation simmetrica” che degenera nicazione» (la capacità di parlare
fronte agli innumerevoli episodi nell’aperto conflitto. Ci si può di- esplicitamente della relazione), un
di aggressione tra persone che si fendere molto bene, se siamo og- valore molto alto: «La capacità di
risolvono con esiti letali. Lorenz getto del disprezzo altrui, deci- metacomunicare in modo adegua-
stesso nel suo trattato afferma dendo di non rispondere in modo to non solo è la conditio sine qua
che l’uso delle armi, per esempio, simmetrico dal punto di vista rela- non della comunicazione efficace,
ha reso del tutto inefficaci antichi zionale e affidando la nostra rispo- ma è anche strettamente collegata
meccanismi che nulla avevano a sta alle parole, utilizzate in modo al grosso problema della consape-
che fare con l’utilizzo di coltelli o indiretto oppure metaforico. volezza di sé e degli altri».
pistole. Un ulteriore aspetto può
essere legato a una componente E se siamo noi, all’interno di una
culturale che rende difficile assu- relazione, a provare disprezzo per
mere un atteggiamento remissivo l’altro? John Gottman, dell’Uni-
e di sottomissione teso a inibire il versità di Washington, e Robert
comportamento violento. Levenson, dell’Università di Ber-
Tutto ciò ci porta però a isolare keley, hanno svolto una ricerca, DIEGO INGRASSIA, CEO di I&G
l’aspetto che si rivela come fon- durata quattro anni, su un cam- Management, si è specializzato
damentale punto di partenza per pione di coppie, volta a scoprire in Executive Coaching e si occu-
pa di Assessment e Formazione
poter gestire questa emozione; ta- quali comportamenti verbali e
comportamentale e manageriale
le aspetto vale anche per le altre non-verbali fossero più frequen- presso importanti realtà multina-
emozioni, ma nel caso del disprez- ti nella loro dinamica di relazione zionali.
zo è particolarmente importan- e quali di essi fossero correlati al

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 89
SESSO INSOLITO

SQUICK!
corpo prepubere viene spiegata in
chiave di assenza dei tratti adulti.
«Pelle glabra, liscia», «senza seno»,
«privo di grossi muscoli/curve» so-

SESSO, PAURE
no descrizioni ricorrenti che tra-
discono il ribrezzo per un fisico
adulto che spesso non è altro che
uno specchio impietoso della pro-

E DEVIANZE pria stessa perdita di innocenza,


imperfezione percepita o banale
caducità. Il disturbo parafilico di
cui stiamo parlando è ovviamen-
/ Ayzad / te complesso e non si può ridurre a
questo genere di osservazioni, tut-
tavia lascio a voi valutare quanto
UNO SGUARDO CURIOSO sarebbe utile dare loro una mag-
giore importanza nell’affrontare
SULLE PARAFILIE PUÒ l’argomento.

RIVELARE DINAMICHE Un altro esempio può apparire me-


no inquietante grazie alle reazioni
INTERESSANTI PER TUTTI che scatena, in genere molto più di-

S
vertite che orripilate. Mi riferisco
esso e paura non vanno Partiamo dalla pedofilia, così al- ai furry, una sottocultura tutt’al-
granché d’accordo. A vol- meno non potremo che migliora- tro che piccola (circa due milioni di
te una scarica di adrenali- re. La definizione classica parla di partecipanti in tutto il mondo) ma
na può contribuire ad au- “attrazione per i bambini”, che è in- spesso vilipesa perfino nell’am-
mentare l’eccitazione, cer- discutibile, ma tace un aspetto im- biente assai inclusivo delle sessua-
to; entrambi gli impulsi hanno però portante, rilevabile in oltre metà lità alternative. I furry – che in in-
una forte componente istintiva che dei casi studiati. E cioè che nume- glese significa “dotati di pelliccia” –
già è difficile tenere sotto controllo rose persone pedofile rivolgono la sono individui che si identificano
quando se ne presenta uno solo; l’u- loro attenzione sui minori soprat- in animali antropomorfi, simili a
nione di due emozioni così potenti tutto perché temono le interazioni quelli dei film animati tipo il Ro-
complica ulteriormente le cose. Con sessuali con gli adulti. Nelle loro bin Hood della Disney o Zootopia.
risultati spesso disastrosi. descrizioni i bambini vengono si- La maggior parte di loro esprime
Alcune dinamiche sono più fre- gnificativamente indicati soprat- questa identità solo virtualmen-
quenti e note di altre. Un esempio tutto come «puri», «sinceri», «in- te, adottando avatar digitali a te-
sono i casi di abuso le cui vittime capaci di mentire o tradire», «non ma nei molti gruppi, forum e siti
associano l’abuso stesso al concet- manipolatori» e con altre caratte- online dedicati agli appassionati.
to di relazione o amore, e quindi ristiche che identificano per con- Secondo Furscience.com, che rac-
vivono poi relazioni amorose con trasto gli adulti come coloro che coglie studi scientifici e sondaggi
l’ansia derivante dal trauma pati- rappresentano un pericolo, capace sull’argomento, più della metà pro-
to, contribuendo così alla reitera- di infliggere gravi ferite emotive. duce materiale creativo (disegni,
zione della violenza. Occupando- Lo stereotipo dello stupratore che racconti ecc.) che alimenta e sup-
mi di parafilie, mi capita tuttavia punta vittime incapaci di difen- porta le narrative personali.
di incontrare fenomeni ancora più dersi è quindi senz’altro valido, ma Circa 300 000 furry vanno ben ol-
estremi, bizzarri, ma anche inte- non andrebbe limitato al conflitto tre e indossano costumi comple-
ressanti per cogliere aspetti che fisico. ti simili a quelli delle mascotte
possono poi contribuire alla com- Questa considerazione viene raf- dei parchi a tema, senza contare
prensione di situazioni apparente- forzata dai casi – numericamente tutti coloro che si limitano inve-
mente molto più “normali”. inferiori – in cui l’attrazione per il ce a usare accessori meno invasi-

90 / MARZO-APRILE 2020
positivamente la fobia e cercare di
disinnescarla. Se avete mai visto
quelle terapie di esposizione pro-
gressiva usate, per esempio, per
avvicinare gli aracnofobici a ragni
sempre più impressionanti, ave-
te presente ciò di cui sto parlan-
NON SEMPRE IL do. L’intento non è quello di trau-
matizzare e tutto si svolge con la
SESSUALMENTE massima dolcezza, comprensione
ALTERNATIVO e affetto possibili; semplicemente,
la coppia riconosce l’irrazionalità
SI ACCETTA dietro la paura e sceglie di giocarci
riprendendo il controllo delle emo-
zioni, senza fretta di ottenere al-
vi, quali cerchietti per capelli con no a masturbarsi con scenari in cui cunché, bensì con lo stesso spirito
orecchie da animale, code, ma- un ippogrifo sodomizza un ippo- con cui affronta altre esplorazioni
schere e così via. potamo in tutù: è solo che non san- erotico-sensoriali.
Ciò che salta all’occhio quando si no accettarlo e accettarsi, magari A differenza di quanto immagina-
studia questa comunità è l’assolu- anche per accedere a un percor- no le riviste di gossip, l’obiettivo
ta prevalenza di materiale porno- so psicologico che li accompagni delle sessualità insolite non è cer-
grafico a tema, prodotto soprat- a relazionarsi anche con partner to “fare sempre di più” o “supera-
tutto in maniera anonima dai suoi completamente umani. re ogni limite”, ci mancherebbe. In
membri… e la forte negazione pub- effetti, solo una minoranza segue
blica di ogni elemento sessuale. Altre sottoculture erotiche hanno l’approccio sopra descritto anche
Addirittura, chi mostra interessi sviluppato strategie certo imper- perché, quando ci si dà la possibi-
erotici viene ufficialmente bollato fette ma più avanzate per affron- lità di esplorare forme alternati-
come “furvert”, cioè come “anima- tare le paure. Nell’ambito interna- ve di piacere, non vi è alcuna ne-
le pervertito”. I dati citati prima, zionale dell’eros insolito, per defi- cessità di intestardirsi proprio su
nondimeno, non lasciano dubbi: nire una fobia o una pratica che quelle che risultano più ostiche.
il mondo furry ha una prevalenza causa una reazione di forte disa- Quando però ci si prova, il risulta-
abnorme di soggetti provenienti gio anche al suo solo pensiero, si to più comune è che servano molti
da situazioni famigliari o sociali usa il neologismo “squick”. «Quel- meno sforzi del previsto non solo
difficili, che sono stati vittima di la cosa mi squicka» non è solo una per superare l’ansia, ma sovente
episodi di bullismo o si identifi- buffa onomatopea, ma anche un anche per imparare a godere pro-
cano come gay o transessuali non messaggio forte che la esclude dal- prio di ciò che fino a poco prima ci
dichiarati. Quando si chiede loro la negoziazione degli elementi che “squickava” tanto.
cosa li abbia attratti di una sotto- possono entrare in gioco nel rap-
cultura tanto insolita, la frequente porto. Nell’usarla vi è anche una
risposta menziona l’apertura men- certa autoironia per i propri limiti,
tale del gruppo, «perché fra anima- spesso effettivamente incompren-
li non ci si fa problemi tanto com- sibili in contesti nei quali magari
plicati». ci si sottopone con gioia a tratta-
Anche in questo caso, allora, è fa- menti massacranti, ma poi si ha il
cile capire come e perché l’impulso terrore del solletico o di pratiche AYZAD è il più attivo divulgatore
sessuale venga deviato lungo il per- relativamente innocue. italiano nel campo delle sessualità
alternative. Autore di diversi testi
corso di minor resistenza – anche Ciò che può accadere in casi così, di riferimento sul tema, è personal
se poi le regole sociali impongono specie se la fiducia fra i partner coach ed è stato nominato fra i 5
salti mortali improbabili per nega- è ben solida e c’è un’adeguata se- sex blogger più influenti al mondo,
re l’evidenza. Il problema dei furry, renità, è allora che si approfitti di per il suo sito www.ayzad.com.
in fin dei conti, non è che si diverto- questa condizione per affrontare

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 91
CINEMA

L’UFFICIALE
E LA SPIA / Roberto Escobar /

In un’Europa percorsa
da risorgenti forme
di intolleranza, l’acclamata
versione cinematografica
dell’affaire Dreyfus firmata
da Roman Polanski

S
iamo nel 1906. Dopo do- prima della grande guerra oppose strano la prosopopea dello stato
dici anni, Alfred Dreyfus francesi a francesi. Il titolo origina- maggiore dell’Armée, la ritualità
(Louis Garrel) è stato as- le del suo film è J’accuse, come la ipocrita del tribunale militare, le
solto. Non ha passato lui lettera che il 13 gennaio 1898 Émile menzogne del ministro della guer-
informazioni militari Zola indirizza dalla prima pagina ra, Auguste Mercier (Wladimir
alla Germania. Ora è di fronte a di «L’Aurore» a Félix Faure, presi- Yordanoff), e in parallelo mostra-
Georges Picquart (Jean Dujardin), dente della Repubblica (il giorno no la miseria umana dei giudici,
ministro della guerra e fino a po- dopo, il giornale socialista pubblica dei generali, dei politici. Abbando-
che settimane prima difensore in i nomi di scrittori, scienziati, pro- nando gli interni solenni e pompo-
pubblico della sua innocenza. A lui fessionisti e accademici che pren- si del potere, sempre la macchina
chiede ancora giustizia: gli sia ri- dono le parti del capitano Dreyfus, da presa ci riconduce nelle stanze
conosciuto il grado che gli spette- dando inizio di fatto all’engage- sporche, puzzolenti, quasi sordide
rebbe se per cinque anni l’Armée, ment novecentesco degli intellet- della sezione di statistica, nome
l’esercito di Francia, non lo avesse tuali). Dopo la condanna del 22 di- di comodo con cui viene indicato
espulso dai ranghi degli ufficiali. cembre 1894, il “traditore ebreo” è il servizio segreto dell’esercito. Lì
Picquart è drastico. Occorrereb- stato deportato sull’Île du Diable, sono state falsificate le prove che
be una legge specifica, e il Parla- al largo della Guyana. Da là torna hanno portato alla prima e alla se-
mento non la voterebbe. Il motivo nel 1899 per essere di nuovo proces- conda condanna. E lì Picquart ini-
è lo stesso che ha indotto i giudi- sato, condannato e subito graziato. zia a dubitare dell’Armée, cui pure,
ci a condannarlo per tradimento. Nel 1906 è riabilitato, ma in Fran- con orgoglio, sente di appartenere.
Nel 1906 come nel 1894, la colpa di cia continuerà la campagna d’odio Polanski racconta l’affaire con un
Dreyfus è di essere ebreo. Così fi- contro di lui, e contro la memoria cinema intenso e lineare, didattico
nisce L’ufficiale e la spia (Francia e dell’“italiano” Zola, morto nel 1902. nel significato migliore. Il suo pun-
Italia, 2019, 126’). to di vista non è però quello della
In un’Europa percorsa di nuovo Come la lettera pubblicata da vittima, ma proprio quello di Pic-
da numerose forme di intolleran- «L’Aurore», anche L’ufficiale e la quart. Nominato nel 1895 respon-
za, Roman Polanski sceglie di rac- spia è un’accusa. Polanski e il co- sabile della sezione di statistica al
contare lo scandalo che trent’anni sceneggiatore Robert Harris mo- posto del maggiore Jean Sandherr

92 / MARZO-APRILE 2020
È un film
sulla pochezza
(Eric Ruf), il tenente colonnello è umana di giudici, Picquart sceglie quest’altro lato,
antisemita, ma «non fervido». Così liberandosi almeno un po’ dalla
lo definisce Polanski. Disprezza gli generali, politici miseria del suo antisemitismo. E
ebrei, ma non li odia, come spiega in tal modo mette a rischio la sua
allo stesso Dreyfus, suo allievo alla definire civile, e morale: questo è il stessa vita, e certo mette a rischio
scuola di guerra. E questo disprez- suo esercito, non il mio. la sua carriera. Al contrario, Henri
zo, aggiunge, non mi spinge a nega- Da un lato, trionfa la cecità dell’ap- e tanti altri come lui – non solo ne-
re il senso di onore e giustizia. partenenza, la convinzione indi- gli anni Novanta dell’Ottocento –
scutibile che il gruppo o la razza si chiudono con ostinazione nel
In ogni caso, presto Picquart si siano il solo “luogo” in cui stanno i gruppo e nella razza, mettendosi a
deve confrontare con un senso di valori e in cui è dato di essere mo- disposizione dell’odio, pronti a uc-
onore e giustizia ben diverso dal rali. Vuole, questa convinzione (an- cidere se glielo si ordina, convinti
proprio, quello dello stato maggio- cora) molto diffusa, che il singolo che il loro lavoro sporco sia per l’o-
re dell’Armée e del suo immediato non sia che un momento trascura- nore e la giustizia. Per questi pic-
sottoposto alla sezione di statisti- bile, sostituibile del gruppo o della coli uomini, Dreyfus, l’innocente
ca, il tenente colonnello Hubert-Jo- razza, e che per sé stesso non ab- Dreyfus, si porta addosso una col-
seph Henry (Grégory Gadebois). bia dignità. Dall’altro lato, ci sono pa incancellabile.
Nonostante i suoi inganni, le sue la fatica del dubbio, la capacità e il Fuggito dal ghetto di Cracovia nel
falsificazioni e i suoi silenzi crimi- coraggio di mettere in dubbio ap- 1943, a 10 anni, e con una madre
nali, Henri non ha dubbi. L’onore partenenza e valori, affrontando i morta ad Auschwitz, Polanski ri-
e la giustizia stanno dentro l’eser- pericoli della libertà. corda bene di quale colpa si tratti.
cito, solo dentro l’esercito, dice al
suo superiore con un orgoglio pari
alla violenza dei toni. Se l’esercito ROBERTO ESCOBAR, filosofo politico e critico cine-
matografico, insegna Filosofia politica e Analisi del
mi ordina di uccidere un uomo, io
linguaggio politico presso l’Università degli Studi di
lo uccido, e se anche fosse un erro- Milano e scrive per Il Sole 24 Ore.
re, io non ne avrei colpa. Picquart www.facebook.com/roberto.escobar.7374
gli dà la sola risposta che si possa

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 93
ITINERARI PSICOLOGICI / Elettra Pezzica /

CONVEGNI/CORSI/WORKSHOP CONVEGNI/CORSI/WORKSHOP

6 e 7 marzo 6 e 7 marzo
Milano (per informazioni sulla sede si veda AUDITORIUM DELLA TECNICA
il sito web) viale U. Tupini 65, Roma
IPSO STUDY DAYS 2020 2° CONVEGNO DELLE
ASSOCIAZIONI ITALIANE
Due giornate di studio organizzate dalla DI ANALISI TRANSAZIONALE
IPSO, l’associazione che raccoglie gli ana-
listi in formazione appartenenti alle diver- Le 7 associazioni italiane di Analisi Tran-
se società psicoanalitiche sparse nel mon- sazionale (AT) organizzano il loro secon-
do. Ospite dell’evento: Nancy McWilliams, do Convegno nazionale, dal titolo E pur
esperta stimata di diagnosi psicoanalitica. si muove. L’AT in un mondo che cambia.
Lingua ufficiale: inglese. Un’opportunità di incontro e dialogo per
https://www.ipsostudydaysmilan2020.com gli analisti transazionali.

https://www.convegnoat2020.it

PER PROFESSIONISTI PER PROFESSIONISTI

CONVEGNI/CORSI/WORKSHOP FESTIVAL/FIERE/MOSTRE

7 e 8 marzo dal 16 al 22 marzo


Milano (per informazioni sulla sede si veda in tutta Italia
il sito web) LA SETTIMANA DEL CERVELLO
TRAINING SUL METODO
GOTTMAN PER LA TERAPIA Al via la quinta edizione della Settimana
DI COPPIA del Cervello: 7 giorni di eventi per divulgare
le neuroscienze a tutti in modo gratuito e
Training di due giornate sul metodo di John accessibile. Laboratori, screening, incontri
Gottman, uno dei più importanti terapeu-
formativi, dibattiti e molte altre iniziative,
ti al mondo in tema di coppia. Docente del
lungo tutto lo Stivale.
corso: William Bumberry, terapeuta di cop-
pia, membro del Gottman Institute e con- https://www.settimanadelcervello.it
sulente del metodo Gottman. Evento in in-
glese con traduzione simultanea in italiano.

https://www.international-isc.com/

PER PROFESSIONISTI PER TUTTI

94 / MARZO-APRILE 2020
FESTIVAL/FIERE/MOSTRE CONVEGNI/CORSI/WORKSHOP

dal 3 al 5 aprile dal 3 al 5 aprile


MAXXI – MUSEO NAZIONALE DELLE ARTI APC
DEL XXI SECOLO via B. Mazzarella 25, Lecce
via G. Reni 4/a, Roma CORSO IN COMPASSION
SPIRAGLIO FILM FESTIVAL FOCUSED THERAPY
DELLA SALUTE
DELLA SALUTE MENTALE
Workshop di 3 giornate sulla Compassion
In partenza la decima edizione dello Spira- Focused Therapy (CFT, Terapia basata sulla
glio Film
glio Film Festival della Salute Mentale, un Compassione), approccio cognitivo-compor-
appuntamento che racconta il mondo della tamentale di terza generazione sviluppato
salute mentale nelle sue molteplici declina- da Paul Gilbert. Docente: Nicola Petrocchi,
zioni attraverso immagini, con l’obiettivo di trainer supervisore di CFT, collaboratore di
avvicinare un vasto pubblico a temi psicolo- Gilbert e curatore dell’edizione italiana di un
gici e psichiatrici. suo libro.

http://www.lospiragliofilmfestival.org/ https://www.apc.it/

PER TUTTI PER PROFESSIONISTI

riguarda

Dal 20/3 (fino al 4/10): master in Neuroriabilitazione


e aging brain, organizzato da Fondazione Santa
ALTRI EVENTI Lucia IRCCS, Giunti Psychometrics e Giunti
Academy, presso Fondazione Santa Lucia IRCCS,
19 aprile via Ardeatina 306-354, Roma.
UNAHOTELS Expo Fiera CONVEGNI/CORSI/WORKSHOP
via G. Keplero 12, Pero (MI)
VIVERE DA GUERRIERI DI PACE Dal 2 al 5/4: Festival della Salute globale, presso
CON DAN MILLMAN diverse location nella città di Padova. Programma
consultabile su www.festivalsaluteglobale.it
Evento di una giornata con Dan Millman, ex
campione mondiale di atletica, stimato esperto CONVEGNI/CORSI/WORKSHOP
di crescita personale e autore del best seller La
via del guerriero di pace, che ha ispirato milio- Dal 4 al 6/4: training DEBT-Adolescenti,
ni di persone. Evento in inglese con traduzione con Alec Miller, che ha adattato la Dialectical
consecutiva in italiano. Behaviour Therapy alla fascia giovanile. Evento orga-
nizzato presso Hotel NH Bologna De La Gare,
https://www.life-strategies.it/ piazza XX Settembre 2, Bologna.
CONVEGNI/CORSI/WORKSHOP

Dal 18/4 (fino al 22/10): master in


Neuropsicologia clinica nel ciclo di vita,
organizzato da Studio RiPsi, presso Hotel Ibis,
PER TUTTI Via F. Aprile 2, Milano.
CONVEGNI/CORSI/WORKSHOP

PSICOLOGIA CONTEMPORANEA / 95
DISPONIBILI IN VERSIONE CARTACEA E DIGITALE

Ansia
Paure e speranze alla ricerca di una pace interiore
di Scott Stossel
448 pp. - 23,50 €

TESTIMONIANZA PERSONALE E DATI SCIENTIFICI


L’autore, un uomo di successo, sin da bambino è afflitto da una forma d’an-
sia. L’ha tenuta nascosta per anni, poi con questo libro ha deciso di svelare
al mondo la propria sofferenza, cercando nuove vie per gestirla.
Stossel combina un racconto intimo di sé con una sorta di manuale di
psicologia che indaga il problema dal punto di vista medico e culturale.
Il volume si rivolge a chi soffre d’ansia sia per la competizione e la richiesta
di prestazioni tipiche della società attuale sia per le incertezze dei tempi in
cui viviamo.

Scott Stossel, giornalista ed editore americano, con questo titolo nel 2014 ha vinto il premio Erikson Institute Prize for Excellence in
Mental Health Media, riservato ad autori di importanti contributi divulgativi su temi della salute mentale.

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Nell’ultimo decennio, molte terapie dedicate alla salute mentale hanno iniziato
a includere le abilità di mindfulness, intese come strumenti utili per aiutare le
persone in relazione ai loro problemi. Mindfulness e vita quotidiana descrive in
modo chiaro ed efficace come impiegarle nella vita di tutti i giorni, con semplici
spiegazioni, esempi ed esercizi. Questo libro, scritto da due specialiste del Ser-
vizio sanitario britannico esperte nell’insegnamento delle abilità di mindfulness,
propone un approccio pratico con risposte chiare alle domande più frequenti.
Gli esempi tratti dalla vita reale permettono di scoprire facilmente come af-
frontare gli alti e bassi della vita moderna.

Christine Dunkley è consulente psicoterapeuta con trent’anni di esperienza nel Servizio sanitario britannico, professoressa onoraria
presso la Bangor University e direttore clinico a Grayrock.

Maggie Stanton è consulente in Psicologia clinica. È stata alla guida del Dipartimento di Terapie psicologiche del Servizio sanitario britan-
nico e attualmente si dedica alla formazione, alla supervisione e alla consulenza nel Regno Unito, in Europa, negli Stati Uniti e in Australia.

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Ci sono eventi fuori dal comune che coinvolgono e stravolgono le persone,
cambiando il corso dei fatti fino a un attimo prima lineari e prevedibili.
UN’ANALISI STIMOLANTE E DIVERTENTE Questo libro mette in relazione i fatti di cronaca con la psichiatria, offrendo
illuminanti informazioni e strumenti per interpretare le vicende. L’autrice rileg-
PER AVER SUCCESSO NEL PROPRIO AMBITO ge in chiave scientifica temi delicati e complessi, dal terrorismo alla violenza
di genere, entrambi accomunati dal trauma psichico. Lo sguardo si sofferma
poi sugli adolescenti di oggi, alle prese con problemi antichi e nuovi, come il
Un libro che vi aiuterà a diventare leader più capaci e ad bullismo. Con stile giornalistico, supportato da un approccio scientifico,
essere di maggiore ispirazione per il vostro team e poten- l’autrice svela i “fatti invisibili” che sottendono casi visibili di pura cronaca.
ziare la vostra organizzazione. Jo Owen fa piazza pulita
dei tanti stereotipi che ruotano intorno alla figura del leader,
per confrontarsi a testa alta con le false leggende del settore. Liliana Dell’Osso è professore ordinario e direttore della Clinica Psichiatrica e della Scuola di Specializzazione in Psichiatria dell’Universi-
Esamina ogni mito della leadership, proponendo un’analisi tà di Pisa. Presidente del Collegio nazionale dei Professori ordinari di Psichiatria, è autrice o coautrice di oltre 800 pubblicazioni su riviste
pragmatica e convincente dei luoghi comuni più dilaganti, scientifiche prevalentemente internazionali.
e rivela la verità attraverso casi studio, teorie di leadership e
interviste di approfondimento. Coinvolgente e ricco di esempi DELLA STESSA AUTRICE

Il caso Coco Chanel


reali, I miti della leadership si svincola dal gergo gestionale e
critica i trend di leadership più acclamati per fornirvi i migliori
consigli pratici per diventare un leader migliore.
L’insopportabile genio
Jo Owen, pluripremiato come autore di best seller sul tema della leadership, è un relatore di spicco e un imprenditore sociale. Ha di Liliana Dell’Osso, Dario Muti, Barbara Carpita
fondato otto organizzazioni no-profit, fra cui Teach First, la più grande società per l’impiego nel Regno Unito, e ha scritto per Fortune, 176 pp. - 16,00 €
Financial Times e per la BBC.

UNA LEADERSHIP DI ALTRI TEMPI, TRA GENIO E FOLLIA


DELLO STESSO AUTORE Dicono di lei che abbia liberato le donne dai corpetti, aprendo loro la via di
un’epoca nuova. Chi la conosceva la definiva insopportabile, bizzarra, a volte
persino crudele. Capace di esprimere originalità ed energia senza precedenti,
ancora oggi la sua esistenza rimane un mistero abilmente dissimulato.
IL MANAGER AVERE Il libro, nel ricostruire la psicobiografia di Gabrielle Chanel, racconta il vissuto
GLOBALE SUCCESSO della stilista e la dissonanza fra la sua dimensione pubblica di icona della
Come raggiungere Da buon manager moda e quella privata. In una forma divulgativa e accessibile si approfondisce
prestazioni elevate a grande leader così il nesso fra creatività e sintomatologia psichiatrica.

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Liliana Dell’Osso è professore ordinario e direttore della Clinica Psichiatrica e della Scuola di Specializzazione in Psichiatria dell’Univer-
sità di Pisa e presidente del Collegio nazionale dei Professori ordinari di Psichiatria.
Dario Muti è dottore di ricerca in Storia della Scienza presso l’Università di Pisa.
Barbara Carpita è medico, specializzata in Psichiatria presso l’Università di Pisa.

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Michael Port è esperto di gestione di piccole imprese e noto formatore nell’ambito della comunicazione. Ai professionisti e alle
aziende offre diversi programmi di training e di coaching sul marketing e sulla comunicazione. Oltre a questo volume, è autore di
vari libri entrati nelle classifiche best seller del New York Times e del Wall Street Journal: Steal the show, Beyond booked solid,
The contrarian effect, The think big manifesto. Vecchie paure
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