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Settecento-Millecento - Atti - I

Atti
I

a cura di
Rossana Martorelli

Cagliari, Scuola Sarda Editrice


€ 40 2013
Settecento-Millecento
Storia, Archeo­logia e Arte nei “secoli bui” del Mediterraneo

Dalle fonti scritte, archeo­logiche ed artistiche


alla ricostruzione della vicenda storica.
La Sardegna laboratorio di esperienze culturali

Convegno di Studi

Cagliari, Dipartimento di Storia, Beni culturali e Territorio

Cittadella dei Musei - Aula Roberto Coroneo

17-19 ottobre 2012

a cura di Rossana Martorelli


con la collaborazione di Silvia Marini

Volume 1.1
Cagliari - Scuola Sarda Editrice 2013
Progetto finanziato nell’ambito della Legge Regionale 7 agosto 2007, n. 7: “Promozione della
ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica in Sardegna”. Progetti di ricerca di base

Gli articoli raccolti in questo volume sono stati sottoposti alla peer review secondo la
procedura del ‘doppio cieco’.

© 2013 Scuola Sarda Editrice


Tutti i diritti riservati. Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta, memorizzata in
sistemi d’archivio o trasmessa in qualsiasi forma o mezzo elettronico, meccanico, fotocopia,
registrazione o altri senza la preventiva autorizzazione scritta dell’editore.

ISBN 978 88 87758 48 1


Opera in due volumi

Collana
De Sardinia Insula. Atti e opere miscellanee, Volume 1.1
Comitato scientifico:
Rossana Martorelli, Donatella Mureddu, Cecilia Tasca, Fabio Pinna

Progetto grafico
Scuola Sarda Editrice

Copertina
Disegno di Marco Muresu

Impaginazione
Scuola Sarda Editrice

Volume stampato con i contributi di:


Regione Autonoma della Sardegna all’interno del Progetto: Settecento-Millecento
Storia, Archeo­logia e Arte nei “secoli bui” del Mediterraneo. Dalle fonti scritte,
archeo­logiche ed artistiche alla ricostruzione della vicenda storica. La Sardegna
laboratorio di esperienze culturali.

Università degli Studi di Cagliari, Dipartimento di Storia, Beni Culturali e Territorio

Stampa e confezione
Scuola Sarda Editrice
Via delle Serre, Residenza Le Onde
09044 Quartucciu (Ca)
Tel. 39 070 884419
Fax +39 070 8807156
info_scs@tiscali.it
INDICE

VOLUME 1.1
Prefazione (Francesco Atzeni).............................................................................................. 9
Premessa (Sergio Milia)............................................................................................................. 11
Introduzione (Andrea Augenti)............................................................................................ 14

Il progetto

R. Martorelli, I cd. “secoli bui” della Sardegna: problematiche, meto-


di, filoni d’indagine da una storiografia consolidata e aspettative
dal nuovo progetto............................................................................................................. 19

Il ruolo della Sardegna nell’impero bizantino: aspetti e problemi

O. Schena, La Sardegna nel Mediterraneo bizantino (secoli VIII-XI):


aspetti e problemi storici................................................................................................ 41
M. Orrù, Teofilatto d’Acrida, gli errori dei Latini e la Sardegna................... 55
G. Serreli, Il passaggio all’età giudicale: il caso di Càlari................................. 63
C. Tasca, I documenti giudicali negli archivi italiani e stranieri: “di-
spersione” archivistica e “recupero” della memoria...................................... 83
M. Garau, I documenti giudicali conservati in Sardegna: una nota sulle
Carte Volgari dell’Archivio Arcivescovile di Cagliari................................... 123
D. Mureddu & M.G. Messina, La ricerca storica: l’apporto del mate-
riale degli archivi moderni alla conoscenza del periodo............................ 137
S. Dore, La ricerca storica: l’apporto del materiale conservato nell’ar-
chivio corrente della Soprintendenza per i Beni Archeo­­logici per le
Provincie di Cagliari e Oristano............................................................................... 143

Vita e morte dei centri urbani fra ’700 e 1100: fine della città tardoantica?

E. Zanini, L’VIII secolo a Gortina di Creta e qualche idea sulla fine


della città antica nel Mediterraneo......................................................................... 177
R. Martorelli & D. Mureddu, Cagliari: persistenze e spostamenti
del centro abitato fra VIII e XI secolo.................................................................... 207
S. Cisci, M.G. Messina, D. Mureddu & M. Tatti, Cagliari. Indagini
archeo­­logiche presso il Bastione di Santa Caterina. Campagna
2012-2013................................................................................................................................. 235
P. Fois, P.G. Spanu & R. Zucca, Le città della Sardegna centro-occiden-
tale fra VIII e XI secolo................................................................................................... 249
J. Bonetto & A.R. Ghiotto, Nora nei secoli dell’alto medioevo.................. 271
D. Rovina & L. Biccone, La villa di Thatari (fine X-XI secolo)..................... 301
L. Biccone & A. Vecciu, Bosa bizantina e giudicale. Nuove riflessioni
sulla base dell’evidenza ceramica............................................................................. 341
R. D’Oriano & G. Pietra, Olbia dal collasso della città romana al Giu-
dicato di Gallura: punti fermi e problemi aperti............................................ 365
M. Cadinu, Elementi di derivazione islamica nell’architettura e nell’ur-
banistica della Sardegna medievale. I segni di una presenza stabile. 387

VOLUME 1.2
All’origine delle sedi del potere giudicale

B. Fadda, I luoghi di redazione dei documenti giudicali. Considerazio-


ni su alcune pergamene del giudicato di Torres.............................................. 427
L. Mura & L. Soro, I luoghi giudicali: dai documenti alle testimonianze
archeo­logiche......................................................................................................................... 445
F.G.R. Campus & L. Biccone, Il palazzo/castello di Ardara tra fonti
scritte e primi dati archeo­­logici................................................................................. 473
D. Dettori, La domo giudicale di Thergu (IX-XI secolo). Organizzazio-
ne, evoluzione e dati di vita quotidiana............................................................... 513

L’assetto del territorio

P. Fois & G. Spanu, Gli insediamenti rurali della Sardegna tra tarda
Antichità e alto Medioevo (V-IX secolo).............................................................. 533
D. Artizzu, Ambiente e agricoltura in Sardegna fra la fine del VII secolo
e le prime incursioni arabe. Il caso di Sinnai (CA) tra fonti e archeo­­
logia............................................................................................................................................. 553
D. Salvi & A.L. Sanna, Frequentazioni altomedievali nel Barigadu: il
templum Iovis di Bidonì................................................................................................ 571
E. Trudu, Il territorio della Sardegna centro-orientale: la continuità di
frequentazione dall’età romana fino all’VIII-IX secolo............................. 605
F. Sanna, Cultura artistica rupestre di età bizantina nel nord Sardegna:
i casi di Oschiri e Mores................................................................................................. 631
Indicatori cronologici e socio-economici dalla cultura materiale

S. Marini, La ceramica da fuoco in Sardegna tra 700 e 1100.......................... 661


E. Sanna, Contenitori da trasporto tra VIII e XI secolo: dati e problemi. 675
D. Corda, Ceramiche dipinte alto-medievali in Sardegna: attestazioni e
problemi cronologici......................................................................................................... 705
M. Muresu, I reperti metallici in Sardegna tra VIII e XI secolo: proble-
matiche e prospettive di ricerca................................................................................. 729
I. Sanna & L. Soro, Nel mare della Sardegna centro meridionale tra 700
e 1100 d.C. Un contributo dalla ricerca archeo­logica subacquea........ 761
D. Anedda & C. Nonne, Proposta metodologica per l’analisi delle tecni-
che costruttive altomedievali in Sardegna.......................................................... 809

La sfera ecclesiastica: Chiesa Romana, Bizantina o Sarda? L’architet-


tura delle chiese, i monasteri, il culto dei santi

M. Vidili, Per una mappa ecclesiastica della Sardegna dal V all’XI seco-
lo.................................................................................................................................................... 835
D. Salvi, P. Fois, San Saturnino: specchio di una società multiculturale
fra IX e X secolo................................................................................................................... 853
E. Curreli, Riflessi iconografici della religiosità: status quaestionis sul-
la pittura in Sardegna fra VIII e XI secolo......................................................... 881
N. Usai, La decorazione pittorica della cripta di San Lussorio a Fordon-
gianus......................................................................................................................................... 901
A. Pala, Il bisso sardo nei paramenti pontificali di Leone IV (847-855).... 933

Alcune osservazioni conclusive per prospettive di ricerca futura: un bi-


lancio del convegno (Rossana Martorelli).......................................................... 949
19 445

I LUOGHI GIUDICALI: DAI DOCUMENTI


ALLE TESTIMONIANZE ARCHEO­LOGICHE
Lucia Mura
Assegnista di Ricerca
Università degli Studi di Cagliari, Dipartimento di Storia, Beni Culturali e Territorio
mural@unica.it
Laura Soro
Scuola di Specializzazione in Beni Archeo­­logici
soro.laura@libero.it

Riassunto. Il presente contributo ha come oggetto l’individuazione e la localizzazione


dei siti scelti dai giudici sardi come sede di redazione degli atti da essi firmati nel periodo
compreso tra 700 e 1100, nella prospettiva di comprendere le modalità di insediamento
dei luoghi del potere. A partire dai toponimi presenti nei documenti giudicali, si è
effettuata un’analisi comparata dei dati storici e archeo­­logici in nostro possesso relativi
ai siti dei giudicati di Cagliari e di Arborea, con l’obiettivo di una rilettura organica e
integrata del territorio.
Parole chiave: luoghi di redazione, giudicato di Cagliari, giudicato di Arborea,
archeo­­logia del territorio.
Abstract. The objective of this paper is the individuation and location of sites selected
by Sardinian judges as a place of documents editing signed by themselves, during the period
between 700 and 1100 a. D., in order to understand the dynamics of power place settlements.
Starting with toponyms found in giudicali documents, it was made a comparative analysis
of historical and archaeological evidences in our possession relative to giudicati of Cagliari
and Arborea, with the aim to make an organic supplemented rereading of the territory.
Keywords: places of documents editing; giudicato of Cagliari, giudicato of Arborea,
archeo­­logy of the territory.

Obiettivo del presente studio all’interno del gruppo di lavoro (cfr. supra, in
questi Atti) è stato quello di individuare e analizzare i siti che fossero in qual-
che modo legati alle famiglie giudicali, nella prospettiva di comprendere le
modalità dell’insediamento dei luoghi del potere.
In una prima fase, a partire dai documenti selezionati negli archivi locali
e nazionali e nelle raccolte edite, sono stati estrapolati tutti i toponimi che
vedevano come protagonisti i giudici, principalmente in occasione di atti di
donazione. Il numero di siti così selezionato, tuttavia, si è rivelato troppo ele-
vato per poter essere analizzato nell’ambito di questa ricerca, perciò si è scelto,
come criterio di selezione per una successiva analisi storico-archeo­­logica, di
concentrare l’attenzione sui luoghi in cui i giudici hanno redatto fisicamente
446 Settecento-Millecento Storia, Archeo­­logia e Arte nei “secoli bui” del Mediterraneo

gli atti nel periodo compreso fra il 700 e il 1100.


Questa analisi ha permesso di individuare i seguenti toponimi relativi ai quat-
tro giudicati:
per il Giudicato di Cagliari, Uta e Karalis/es1; in alcuni documenti presi in esa-
me è inoltre attestato il toponimo Pluminos, come altro nome del giudicato;
per il Giudicato di Arborea, Aristanis, Mansio Capre e Salavanum2;
per il Giudicato di Gallura, Surake e Civita3;
per il Giudicato di Torres, Curcas, Ardara e Salvennor/Salbenor4.
Le problematiche conseguenti alla domanda iniziale – individuare i luoghi
legati alle famiglie giudicali – sono diverse e complesse: per esempio, dove
fossero ubicati tali siti, se possano essere identificati con centri ancora esi-
stenti, se esistano tracce di età giudicale attualmente visibili oppure, nel caso
contrario, capire che memoria si ha di essi, se vi siano preesistenze risalenti
all’epoca bizantina che consentano di ipotizzare una certa continuità di fre-
quentazione, oppure se si tratta “di nuove occupazioni”. In questa ottica, la
nostra attenzione si è concentrata sull’analisi dei toponimi del giudicato di
Cagliari e di quello di Arborea.

Giudicato di Cagliari

Vico que dicitur Uta


Il territorio di Uta presenta tracce di frequentazione dal Neolitico Recente
(3300-2700 a.C. circa) alle prime fasi del Basso Medioevo (XII secolo). In
età medievale faceva parte della curatoria di Decimo e vi sorgevano diverse
chiese, alcune delle quali legate ai Vittorini: S. Maria, S. Leone, S. Tommaso,
S. Ambrogio, S. Nicola, S. Maria Magramisci, S. Sebastiano, S. Lucia, S. Ge-
nesio5. Inoltre, erano presenti due villaggi, Uta susu (superiore) e Uta jossu
(inferiore): il primo corrispondente all’attuale centro abitato, con la chiesa ro-

1
Cfr. Appendice documentaria, nn. 1-5.
2
Cfr. Appendice documentaria, nn. 6-12.
3
Cfr. Appendice documentaria, nn. 13-14.
4
Cfr. Appendice documentaria, nn. 15-19.
5
Dalla ricerca nell’Archivio della Soprintendenza per i Beni Archeo­­logici per
le province di Cagliari e Oristano si ha notizia del rinvenimento di una base di colonna
in località S. Ambrogio (cfr. contributo S. Dore in questi Atti).
I luoghi giudicali: dai documenti alle testimonianze archeo­­logiche 447

manica di S. Maria6; il secondo, oggi scomparso, si trovava 2 km a sud-est del


precedente, presso la distrutta chiesa di S. Tommaso (Angius, 1840 pp. 492-
493; Day, 1973 p. 30; Fara, 1992 pp. 210-211; Ciccone, 2000; Serreli, 2008). Con
il termine “vicus” si intende effettivamente un abitato ridotto, un villaggio;
tuttavia queste attestazioni non sono sufficienti, al momento, per avanzare
un’ipotesi di localizzazione del luogo di redazione del documento.
È necessario, però, tenere in considerazione che dal territorio circostante, tra
Assemini, Villasor e Decimoputzu, provengono altre testimonianze ricondu-
cibili all’ambito cronologico oggetto della ricerca e di livello sociale medio-
alto: le note iscrizioni in lingua medio-ellenica (cfr. da ultimo Coroneo, 2011
pp. 397-400, 434-440, con bibliografia precedente), incise su marmi, probabili
frammenti di arredo liturgico, hanno carattere dedicatorio da parte di alcuni
personaggi forse membri dell’aristocrazia (i coniugi Unuspiti e Sorica) o in-
signiti della carica di arconte o di protospatario (Torcotorio, Salusio) e sono
datate tra la metà del X e l’inizio dell’XI secolo. Esse sono in relazione con altri
elementi scultorei, quali plutei, lastre e pilastrini, che testimoniano una ricca
decorazione degli edifici di culto mediobizantini cui dovevano appartenere
(Coroneo, 2000 pp. 61-68-69, 209-213, 225-226, 259-260).
Altro elemento da non trascurare sono le tombe a camera interrate, con por-
tello e volta a botte, databili ad età bizantina, venute alla luce in vari contesti
della Sardegna centro-meridionale, tra cui Villasor e Decimoputzu (Serra,
1990; Salvi, c.s. con bibliografia precedente)7. Sono sepolture sia individuali
che collettive, in alcuni casi inserite in piccole necropoli insieme ad altre se-
polture più povere, in prossimità di edifici di culto con probabile fase bizanti-
na; il più delle volte, tuttavia, sono state rinvenute apparentemente isolate, in
realtà perché sono ancora assenti scavi in estensione che permettano di capire
se sono comprese in aree cimiteriali più ampie. Secondo l’interpretazione di
Donatella Salvi, più che tombe privilegiate o d’élite esse rappresentano un
carattere di novità, legato probabilmente a nuovi arrivi di gruppi di ambito

6
La chiesa di S. Maria si presenta in forme risalenti alla seconda metà del XII
secolo, ma si imposta su un impianto preesistente (Coroneo, 1993 pp. 178, 183; Lilliu,
2010).
7
Le ricerche nell’archivio della Soprintendenza per i Beni Archeo­­logici hanno
fornito notizie relative a sepolture bizantine a Villasor e Decimoputzu (cfr. contributo
S. Dore in questi Atti).
448 Settecento-Millecento Storia, Archeo­­logia e Arte nei “secoli bui” del Mediterraneo

greco-orientale, a cui sarebbero attribuibili anche gli elementi scultorei so-


pramenzionati.
Il territorio in questione appare strategico per le risorse economiche legate
all’agricoltura e all’allevamento e per la presenza di corsi d’acqua diretti nella
vicina laguna di S. Gilla. Già in epoca romana presso Decimo (attuale Deci-
momannu) vi era un importante snodo stradale, che sostanzialmente si man-
tiene anche in età altomedievale (Fanari, 2008).
Questi elementi appaiono fondamentali al fine di comprendere le dinamiche
insediative di quest’area nella fase di passaggio fra l’età bizantina e quella giu-
dicale. Le epigrafi, gli elementi di arredo liturgico – associati ad edifici di culto
la cui origine risale al VI-VII secolo – e le sepolture rimandano ad un ambito
sociale di alto livello (Coroneo, 2000 pp. 23-30, 37-43); il testo delle iscrizioni
riporta al contesto culturale e militare greco, per il formulario e le titolatu-
re con cui tali personaggi si definiscono (cfr. contributo O. Schena in questi
stessi Atti). Il punto su cui si vorrebbe focalizzare l’attenzione è la relazione di
tutti questi dati noti col territorio: possono costituire indizio della presenza
continuata in questa area di una comunità o di personaggi di rango e di ori-
gine bizantina, connessi con i ruoli dell’esercito, dai quali potrebbe essersi
sviluppata almeno parte della dinastia giudicale. La “presenza giudicale” si
innesterebbe non a caso in un contesto già noto, sfruttato e occupato da epo-
che antiche e scelto anche da insediamenti ecclesiastici.

Karalis
Sulle rive della laguna di S. Gilla, poco lontano dalla zona esaminata in prece-
denza, prenderà forma la cittadella di S. Igia, nella quale il palazzo giudicale è
attestato nel 1196 (Belgrano & Imperiale, 1901 pp. 63-64; cfr. anche Petrucci,
1988 p. 18) e negli anni Trenta del XIII secolo (Piras, 2008-2009 pp. 56-62, docc.
II, III), mentre la “villa” omonima è citata per la prima volta già nel 1066-1074,
come oggetto di donazione dal giudice all’arcivescovo (Tola, 1861 pp. 154-155,
doc. VIII; Solmi, 1905 pp. 13-15, doc. I; Blasco Ferrer, 2003 pp. 43-50; Zedda &
Pinna, 2009). Gli scavi condotti negli anni Ottanta del secolo scorso lungo la via
Brenta hanno inoltre portato alla luce contesti con materiali e frammenti cera-
mici databili tra l’età tardoantica e il XIII secolo (Pani Ermini, 1987 pp. 93-95; L.
Pani Ermini in Pani Ermini & Giuntella, 1989 pp. 73-75; C. Tronchetti in Tron-
chetti et al., 1992 pp. 13, 33-35; Pani Ermini, 1994 pp. 390-391; Garau, 2002).
Cagliari in quanto civitas nei secoli dell’altomedioevo subisce importanti mu-
I luoghi giudicali: dai documenti alle testimonianze archeo­­logiche 449

tamenti urbanistici (cfr. contributo Martorelli, Mureddu in questi stessi Atti),


ma fino all’VIII secolo la sede del potere è ancora negli stessi spazi della città
romana e tardoantica, come attesterebbe il ritrovamento di exagia presso l’at-
tuale piazza del Carmine, probabili segni della presenza di un ufficio per la
riscossione dei tributi e il controllo di pesi e misure (Serra, 1989 pp. 45, 52)8.
La città, inoltre, dopo la conquista di Cartagine da parte degli Arabi nel 697,
diventa centro della zecca (Spanu, 1998 pp. 20-22; Martorelli et al., 2003 pp.
389-401; Martorelli, 2004 p. 289; Spanu & Zucca, 2004 p. 41; Cosentino, 2008
p. 202; Simbula & Spanu, 2012 pp. 580-581).
Nel IX secolo è attestata l’esistenza di arconti/iudices/principes Sardiniae, ossia
i maggiorenti (Spanu, 2008 pp. 369-370); solo a partire dall’XI secolo è testi-
moniata la figura dell’arconte della sola parte di Cagliari, come dimostrano
diversi sigilli a legenda greca (Spanu & Zucca, 2004 p. 48).
Rimane aperto il problema dell’identificazione della sede del potere a partire
dal IX fino almeno alla fine del XII-inizi XIII secolo, quando si hanno le pri-
me attestazioni certe di un palazzo giudicale a S. Igia. Infatti, i documenti esa-
minati, datati tra il 1089 e il 1141, non specificano un luogo di redazione, ma
contengono l’indicazione “apud Karalis/es”, che di fatto è generica e potrebbe
essere riferita sia alla città intesa come entità urbana o, in senso più ampio,
come entità territoriale, politica o anche religiosa, dal momento che i giudici
vi figurano non come attori principali delle donazioni, ma come garanti o
compartecipi della gerarchia ecclesiastica. Si noti, tra l’altro, che i documenti
riguardano esclusivamente donazioni ai monaci Vittorini.
Estendendo l’analisi al XIII secolo, bisogna tenere in considerazione che nel
1216 è attestato come luogo di redazione una “curia palacii de Decimo” (Sol-
mi, 1917 pp. 405-406), un palazzo contemporaneo quindi alla sede di S. Igia
e ubicato nell’ambito territoriale precedentemente analizzato, ma del quale
non rimane alcuna traccia archeo­­logica. Il dato esula dall’arco cronologico in
oggetto, ma potrebbe costituire il prosieguo di una situazione che affonda le
sue origini nei secoli in esame9.

8
Sono stati rinvenuti exagia e tesserulae anche nel territorio oristanese (Serra,
1989 p. 45; cfr. infra, p. 466).
9
Ancora dalla ricerca nell’archivio della Soprintendenza per i Beni Archeo­­
logici risultano generici “resti di età medievale” in località Tanca Su Notariu, in
comune di Decimo (cfr. contributo S. Dore in questi Atti).
450 Settecento-Millecento Storia, Archeo­­logia e Arte nei “secoli bui” del Mediterraneo

Inoltre, il fatto che i documenti giudicali siano redatti in luoghi differenti ha


portato all’ipotesi di un ufficio di cancelleria o scrivania “itinerante”, che se-
guiva il giudice cagliaritano nei suoi spostamenti nel territorio, pur avendo
sede stabile e ufficiale nel palazzo presso S. Igia, dove doveva essere anche
l’archivio (Schena, 2004 p. 62; Schena, 2011 p. 35).

Pluminos/Plominos/Polminus
Un toponimo presente in altri documenti più tardi, datati all’inizio del XIII
secolo, anche se non come luogo di redazione, è “Pluminos”, col quale viene
identificato il territorio dell’intero giudicato10. La parola ha il significato gene-
rico di “fiumi” e sopravvive in numerosi toponimi dell’intera regione sarda,
laddove è riscontrabile la presenza di un corso d’acqua.
Nell’immediato retroterra del litorale orientale di Cagliari, in un’area tra i
comuni di Quartu S. Elena e Quartucciu, si trovano alcune località chiamate
Flumini (o Flumini Cuba, dal nome del rio che vi scorre). Lo Spano (Spano,
1872 p. 91) identificava in questa zona un villaggio degli antichi giudici caglia-
ritani, distrutto già ai suoi tempi, più precisamente nel sito detto “sa domu de
su Giugi”, dove si trovavano ruderi e frammenti di marmo e di mosaici. La sua
interpretazione era che anticamente vi fosse una casa o villa di età romana,
poi divenuta residenza di campagna dei giudici di Cagliari11.
Il toponimo “sa domu su Giugi” attualmente risulta essere nel territorio co-
munale di Quartucciu12, in un’area interna non lontana da Flumini. In questo
areale non mancano i ritrovamenti databili all’altomedioevo, quali strutture
edilizie e sepolture che rimandano ad una intensa frequentazione, e le notizie

10
Tola, 1861 p. 217, doc. LVII; Solmi, 1905 pp. 27-36, doc. XII, XIII, XIV (anno
1215); Virdis, 2003 p. 192, sch. 145,7; p. 236, sch. 182,2. Anche l‘arcivescovo è definito
“de Pluminus” (Solmi, 1905 p. 26, doc. XI). La località è citata anche nel Condaghe di
S. Pietro di Silki (Delogu, 1997 pp. 204-207, sch. 298).
11
Il Taramelli invece, seguendo una suggestione del Solmi, ipotizzava, pur
senza dati certi, di identificare Pluminos con lo sbocco nello stagno di S. Gilla dei
corsi d’acqua della regione di Assemini, dove in località Ischiois si trovavano i resti di
un complesso termale romano (Taramelli, 1906). Questa ipotesi tuttavia non ha avuto
seguito.
12
Per la ricerca del toponimo è stato utilizzato il servizio “Sardegna Geoportale”
presente nel sito web istituzionale della Regione Autonoma della Sardegna: http://
www.sardegnageoportale.it/ [26-02-2013].
I luoghi giudicali: dai documenti alle testimonianze archeo­­logiche 451

di villaggi e insediamenti ecclesiastici di età medievale, ubicati in prossimi-


tà della strada verso il Sarrabus di origine romana (Lilliu, 1950 pp. 504-505;
Sorgia, 1976; Salvi, 1990; Serreli, 2008b). In particolare, nella località di Pisci-
na Nuxedda, nel 1968 il Boscolo portò alla luce parte di un edificio a pianta
quadrangolare – con esedra, vasca e canalizzazioni con fistule plumbee – con
tracce di mosaico e intonaci dipinti (Boscolo, 1976).
Lo studioso lo interpretò come resti di un complesso termale di età romana,
poi riadattato in età medievale forse come bagno arabo, da cui il nome “pi-
scina”. Secondo la sua lettura, inoltre, il nome “nuxedda” deriverebbe da una
corruzione del nome di Mugahid, il capo della spedizione musulmana contro
le coste sarde nel 1015. In questa località sarebbe avvenuto lo sbarco e l’occu-
pazione – che durò un anno – da parte di Mugahid, che vi avrebbe costruito il
“Castro de Mugeti” noto dalle fonti (cfr. la cosiddetta “Carta sarda in caratteri
greci” in Blasco Ferrer, 2003 pp. 51-62). In questa zona vi sarebbe stata una
delle sedi del giudice cagliaritano, motivo per cui Mugahid avrebbe diretto
qui la sua azione (Boscolo, 1978 pp. 123-127; Serreli, c.s.). Effettivamente l’area
ha molti indizi di frequentazione, dall’età preistorica in poi, particolarmente
per l’età altomedievale e giudicale, con toponimi, agiotoponimi e notizie di
donazioni da parte dei giudici. Allo stato attuale delle ricerche, tuttavia, questi
dati rimangono da approfondire e necessariamente da integrare con indagini
archeo­­logiche mirate, che possano fornire elementi fondamentali per dipana-
re la questione.
Anche nel territorio di Quartucciu, inoltre, è presente una tomba a camera,
nota dagli anni Settanta del secolo scorso (Serra, 1990 pp. 138-141). Ancora
una volta sembra che gli indizi si assommino13.

L.M.

13
Un’altra ipotesi localizza Pluminos nell’isola di S. Antioco, in base alle
trasformazioni linguistiche dell’attuale toponimo Is Pruinis (Pinna, 2009). L’antica
Sulci era un centro importante per la famiglia giudicale, come dimostrerebbero
alcune lastre scolpite con figure umane e un’iscrizione analoghe a quelle esaminate in
precedenza (Coroneo, 2011 pp. 438-439, 467-470).
452 Settecento-Millecento Storia, Archeo­­logia e Arte nei “secoli bui” del Mediterraneo

Giudicato di Arborea

Orestano/Arestano/Aristanis
La redazione di atti giudicali avvenuta ad Oristano è documentata a partire
dal 1102, quando la città compare nella carta di permuta fra il giudice Torbeno
di Laconi e Costantino d’Orrubu, semplicemente come “in Aristanis”14 . Suc-
cessivamente essa viene menzionata nel 113115 e ancora nel 119216 ed entrambi
i documenti sono stati redatti presso la cattedrale di S. Maria. La città figura
ancora in una carta del 1157, firmata presso il palazzo arcivescovile17. Si evin-
ce, già da questi pochi elementi, come i luoghi scelti dai giudici arborensi per
redigere gli atti nella città di Oristano non esulino mai dalla sfera ecclesiasti-
ca, almeno non per il XII secolo. Secondo la tradizione storiografica, riferita
da Giovanni Francesco Fara (Fara, 1992 I, p. 190), Oristano fu sede dei giudici
arborensi a partire dalla fine dell’XI secolo (anno circiter 1070), quando il giu-
dice Orroccus seu Orzocorus Zori18 si spostò, insieme al suo popolo, ex urbe
Tharre (Tharros), sito riconosciuto come punto nevralgico per il potere locale
politico (con la sua struttura di castrum)19 e religioso (in quanto civitas episco-
pale, con sede verosimilmente presso la chiesa di San Giovanni o quella di San
Salvatore in Sinis) (Giuntella & Pani Ermini, 1989; Coroneo, 1993; Martorelli,
2010 p. 53; Simbula & Spanu, 2012 pp. 579-580). L’illustre storico, tuttavia, non
specifica da quale codice abbia estrapolato la notizia, ma cita genericamente
un antiquus manuscriptus codex20.

14
Cfr. Appendice documentaria, n. 6.
15
Cfr. Appendice documentaria, n. 7.
16
Cfr. Appendice documentaria, nn. 10-11.
17
Cfr. Appendice documentaria, n. 9.
18
La storicità del giudice arborense Orzocco sembra confermata anche da una
lettera che il pontefice Gregorio VII inviò ai giudici sardi nel 1073, trascritta dallo
stesso Fara (Registrum del pontefice conservato presso la Biblioteca Vaticana in Das
Register Gregors VII, hrsg. Von E. Caspar, I, n. 29, p. 46; Turtas, 2000 pp. 219-230).
19
Giorgio di Cipro nella sua Descriptio Orbis Romani menziona anche il
Κάστρον τού Τάρων, nonché la diocesi del Sinis, che ormai gli storici tendono ad
identificare con il toponimo legato alla chiesa di S. Giovanni (Georg. Cypr., Descriptio,
684, p. 35).
20
Raimondo Turtas ha eseguito un’attenta analisi delle informazioni
tramandateci dal Fara, mettendo in evidenza i punti forti e le lacune, i fatti storici
I luoghi giudicali: dai documenti alle testimonianze archeo­­logiche 453

Per quel che concerne le evidenze archeo­­logiche, allo stato attuale della ricerca
non sono visibili testimonianze monumentali riconducibili alla presenza di
una sede del potere per l’arco cronologico compreso tra l’VIII e il XII secolo,
nonostante la città di Oristano fornisca numerose tracce legate al potere giu-
dicale, come alcuni residui dell’antico circuito difensivo, databili però a parti-
re dal XIII secolo (Gaviano, 1991 p. 109)21. L’esistenza stessa di un palatium a
Oristano, inoltre, è comprovata solo dal 1263, quando un palatium iudicis Ar-
boree è citato in una cronaca dell’arrivo in città dell’arcivescovo di Pisa Federi-
co Visconti (Bèriou & Le Masne de Chermont, 2001 p. 1065; Sitzia, 2008-2009
p. 76). In effetti, le informazioni di carattere cronachistico sono numerose e
non fanno che confermare una certa vitalità della città ma, nonostante ciò, le
attestazioni archeo­­logiche di una Arestano attiva come capitale giudicale nel
XII secolo attualmente sono piuttosto esigue. Certamente si possono tenere
in considerazione numerosi fattori, al di là del dato storiografico, come gli
esiti degli scavi condotti sotto il sagrato della cattedrale di S. Maria alla fine
degli anni Ottanta, che hanno confermato l’esistenza di sostrati archeo­­logici
databili tra il V-VII secolo, grazie ai reperti ceramici connessi in parte ad un
coemeterium22 di età altomedievale (Zucca, 1987; Depalmas, 1990 pp. 201-217;
Sebis & Gelichi, 1990 pp. 559-560; Zucca, 2008); la fase successiva messa in
evidenza nel corso delle indagini risale, invece, direttamente al XII-XIII seco-
lo, quando sorse il primo impianto della basilica romanica (Coroneo & Serra,

attendibili e le imprecisioni. Egli conferma la storicità del personaggio di Orzocco


d’Arborea, ma sulla traslazione della sede giudicale da Tharros a Oristano nel 1070 va
piuttosto cauto. Ad ogni modo, lo storico considera valida l’ipotesi di un’importante
modifica del sistema diocesano sardo avvenuta verso la fine dell’XI secolo, in seguito
alle disposizioni del pontefice Alessandro II (1061-1073), il quale ordinò la formazione
di nuove sedi suffraganee (Turtas, 2000 pp. 235-236; Turtas, 2002 p. 36).
21
Il circuito difensivo trecentesco, di cui residuano solo pochi tratti murari e le
due torri, Portixedda e di San Cristoforo (Coroneo, 1993 p. 293), si deve alla volontà
del giudice Mariano II. Secondo alcuni studiosi le fortificazioni potrebbero essere state
anche antecedenti al XIII secolo, ma non esistono dati archeo­­logici a sostegno di tale
ipotesi (Aa.Vv, 2004 p. 22).
22
Furono individuate sia tombe a cassone prive di corredo, datate al V-VII
secolo, sia tombe terragne, di cui solo una con corredo (orecchini di bronzo con
globetti, di VII secolo) (Sebis & Gelichi, 1990 pp. 559-560).
454 Settecento-Millecento Storia, Archeo­­logia e Arte nei “secoli bui” del Mediterraneo

2004 pp. 299-303; Coroneo et al., 2008 pp. 19-22)23.


Altri interessanti indizi di carattere archeo­­logico, legati al periodo compreso
fra il VII e l’XI secolo, sono costituiti dal rinvenimento di due exagia, oggi
conservati al Museo Archeo­­logico Nazionale di Cagliari, datati tra il VI e
l’VIII secolo, messi in luce, peraltro, anche a Cagliari e a Cabras (Serra, 1989
pp. 45-46)24; ancora, nell’area del convento di Santa Chiara fu ritrovato un fol-
lis dell’imperatore bizantino Michele II (1071-1078), che confermerebbe non
solo la frequentazione dell’area per quegli anni, ma soprattutto una certa con-
tinuità nei rapporti con la sfera bizantina (Spanu & Zucca, 2004 p. 68, nota 13;
Zucca, 2008 p. 15)25.

Curia que vocatur mansio Capre


Nel 1131 un atto fu rogato presso la curia que vocatur mansio Capre26 , ma la
prima menzione del sito compare in un documento ancora più antico, datato
al 1102, in cui Nibata, moglie del giudice Orzocco I, dona alla villa il salto di
Suberiu27. Si può, dunque, desumere che già all’inizio del XII secolo esistesse
l’abitato di Mansio Capre (Simbula & Spanu, 2012 pp. 579-580).
Effettivamente, sino a pochi decenni fa, si aveva un riscontro della presenza di
un rudere attribuito dalla tradizione all’epoca giudicale e considerato, peral-
tro, la “residenza di Eleonora d’Arborea”. Oggi tali resti non sono più visibili;
restano solo alcune fotografie, che non facilitano la formulazione di un’ipotesi
di lettura stratigrafica muraria e non permettono di confermare una precisa
cronologia attribuibile all’età alto-giudicale.
Nonostante, quindi, manchi una conferma tramite le evidenze archeo­­logiche
di una residenza giudicale a Cabras, il territorio circostante ha restituito una
situazione per certi versi simile a quella riscontrata nel Cagliaritano, in re-

23
L’impianto romanico è stato datato al 1228, grazie alla firma del maestro
Piacentino sui due picchiotti bronzei in forma di protomi leonine. Dell’originario
impianto romanico, quello relativo al XII secolo, restano solo alcuni capitelli, sedici
colonne marmoree e i due noti plutei decorati con scene zoomorfe, forse appartenenti
alla primitiva recinzione presbiteriale (Coroneo & Serra, 2004 pp. 299-303; Coroneo,
2008 p. 19).
24
Cfr. supra, p. 461.
25
Cfr. anche Guido, 2002.
26
Cfr. Appendice documentaria, n. 8.
27
La pergamena è conservata presso l’Archivio di Stato di Genova.
I luoghi giudicali: dai documenti alle testimonianze archeo­­logiche 455

lazione alle testimonianze di età bizantina e ancora una volta legata ad una
sfera sociale medio-alta: anche in quest’area, nel territorio di Siamaggiore, fu
scoperta una tomba a camera (Serra, 1990), che ci conferma la presenza nel
territorio di un ceto sociale almeno medio; inoltre, dalla località San Giorgio
di Cabras provengono i noti sigilli bizantini28. Inquadrati come indizio della
presenza di un archivum in cui venivano redatti e custoditi documenti di na-
tura civile-amministrativa, i sigilli custodiscono una miniera di informazio-
ni di carattere toponomastico, genealogico, nonché politico-amministrativo;
due in particolare, entrambi a legenda greca e datati all’XI secolo, ci permet-
tono di fare maggiormente luce sulla cronologia dei primi giudici arborensi:
uno rivela un Ζὲρκις ἄρχων Ἀρβορὲ(ας), identificato con il Cerkis citato alla
scheda n. 66 del Condaghe di S. Maria di Bonarcado29 (Virdis, 2003 pp. 124-
127)30, il primo giudice attestato per la «parte» di Arborea31; l’altro sigillo, pro-
veniente forse dalla medesima località di San Giorgio, rivela il nome di ἂρχων
Ὀ(ρ)ζοκόρ, verosimilmente Orzoccus I o II, colui al quale il Fara attribuiva la
traslazione della capitale da Tharros a Oristano, nonché il destinatario dell’e-
pistola del 1073 di Gregorio VII (Spanu & Zucca, 2004 pp. 145-147). Se la suc-
cessione cronologica che vede Zerkis predecessore di Orzocco fosse corretta,
allora saremmo di fronte all’attestazione di un giudice (Zerkis) avente ancora
sede a Tharros, prima che la capitale venga traslata a Oristano forse anche per
ragioni di sicurezza legate alle incursioni arabe (Pinelli, 1977; Spanu, 1998;
Meloni, 2002 pp. 29-30; Ortu, 2002 pp. 33-37; Spanu & Zucca, 2004; Pinna,
2010; Simbula & Spanu, 2012 pp. 579-580).
Un altro indizio della concentrazione di un potere di carattere amministra-
tivo è costituito da alcuni exagia, rinvenuti a Tharros-Cabras che, come nel
caso delle già citate Cagliari e Oristano, costituiscono un segnale della presen-
za di una determinata forma di potere32.

28
Per un approfondimento sullo studio dei sigilli rinvenuti in Sardegna si
vedano Spanu & Zucca, 2004.
29
Manoscritto n. 277, Biblioteca Universitaria di Cagliari.
30
Si tratta della cd. Carta de Gilcare, una carta del tardo XII sec., costituita dalla
trascrizione di documenti risalenti all’XI secolo.
31
Per un approfondimento sullo studio genealogico relativo al giudice Zerkis si
veda Zucca, 2000.
32
Cfr. supra, p. 461.
456 Settecento-Millecento Storia, Archeo­­logia e Arte nei “secoli bui” del Mediterraneo

Un’interessante considerazione di carattere storico: i due documenti del 1131,


rogati rispettivamente a Oristano e a Mansio Capre, sembrerebbero essere sta-
ti firmati allo stesso momento, forse negli stessi giorni33, e in occasione del-
la richiesta di protezione a Genova da parte del giudice Comita di Arborea,
preoccupato dell’invadenza dei Pisani (Ortu, 2002 pp. 38-39). Eppure sono
stati redatti in due luoghi diversi: a Cabras viene ufficializzata la protezione
richiesta a Genova, peraltro alla presenza del notaio genovese Buongiovanni
Coinardo; a Oristano vengono stabilite le donazioni perché siano legittimate
dall’arcivescovo Pietro (Ortu, 2005 pp. 70-71). Un’interessante chiave di lettu-
ra è fornita dagli storici Geo Pistarino e Gabriella Airaldi, i quali sottolineano
i differenti gradi di solennità in relazione alle due nature dell’atto, quella civile
e quella religiosa. In particolare, la Airardi specifica come l’atto redatto a Ca-
bras sia stato formulato con un taglio “cancelleresco”, con la presenza di un
notaio, il garante della legittimità del documento, segno di un’evoluzione del
sistema politico del comune genovese, rispetto a quello giudicale sardo, per il
quale era la Chiesa la garante sia della solennità sia della legittimità dell’atto
(Airaldi, 1981; Pistarino, 1981).
Tutto ciò ci permette di ipotizzare che, ancora nella seconda metà del XII se-
colo, comunque, nonostante, secondo la tradizione, Oristano sia già divenuta
centro del potere politico-religioso, in realtà sembra che Cabras detenga un
ruolo importante per la famiglia giudicale: trent’anni dopo l’assedio del 1131,
nel 1164, la residenza è ancora protagonista delle vicende storiche, poiché il
giudice Barisone vi subisce un altro assedio intrapreso dai giudici di Cagliari
e Torres e dai Pisani (Simbula, 1995 p. 106; Casula, 2010 p. 70).
Una probabile chiave interpretativa per questo interessante passaggio storico
può essere formulata nella possibilità che nel XII secolo fosse Cabras a rive-
stire il ruolo di residenza, forse di carattere privato, della famiglia giudicale,
una sede che i giudici continuavano a frequentare, nonostante il nuovo polo
del potere si stesse concentrando a Oristano, e la presenza di un ipotetico ar-
chivum di età altomedievale in località San Giorgio rafforza certamente tale
ipotesi.
Masone de Cabras compare, per l’ultima volta con questo toponimo, in un
documento del Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, in una data compre-

Secondo il Besta, invece, i due atti furono redatti in giorni diversi (Besta,
33

1908 pp. 103-104; Ortu, 2005 p. 71).


I luoghi giudicali: dai documenti alle testimonianze archeo­­logiche 457

sa tra il 1185 e il 1211, in cui il giudice Ugo di Bas presenzia in occasione di


un accordo tra il monastero di Bonarcado e Barusone de Serra Taliabuccone
(Virdis, 2003 sch. 101, cap. 44r, pp. 154-155). Quindi, ancora alla fine del XII-
inizi del XIII secolo, Cabras viene scelta dal giudice per discutere questioni di
carattere politico-territoriale.

Salavanum34
Attualmente non esiste una precisa localizzazione del toponimo. Un’ipotesi di
lettura è stata proposta da Alessandro Soddu, il quale suggerisce di identifica-
re Salavanum con Solanas, frazione di Cabras. L’ipotesi si basa sul fenomeno
linguistico, ben noto in ambito sardo, della caduta della “v” intervocalica e il
passaggio dalla “a” alla “i”. Pertanto, il toponimo si sarebbe evoluto da Sala-
vanum in Salanum35, quindi in Silanu/Silano e, infine, Solanas. Ad avvalorare
tale ipotesi, si aggiunge la dedica dell’attuale parrocchiale di Solanas a San
Pietro, così come a San Pietro era dedicata la chiesa di Salavanum (Scano,
1941)36.

Altri siti
Nell’ambito della presente ricerca, nelle fasi iniziali dello studio erano stati
inclusi non solo i documenti redatti in una data compresa tra il 700 e il 1100,
ma anche alcuni documenti risalenti al XIII secolo inoltrato, poiché potevano
costituire indizio della presenza di una sede dei giudici in quell’area già prima
di quella determinata data. Tali documenti, tuttavia si sono rivelati troppo
distanti dal periodo oggetto del Convegno. È questo il caso di Furonus (Santu
Chirigu-Riola Sardo) che compare nella scheda 9937 del Condaghe di Bonar-
cado (Virdis, 2003 pp. 148-150) e in un documento del 1224 (Puncuh, 1996 p.

34
Cfr. Appendice documentaria, n. 12.
35
Si consideri che in diversi documenti del Condaghe di Santa Maria di
Bonarcado compare il toponimo “Salanis”, come luogo d’origine del giudice Gonario-
Comita de Salanis (Virdis, 2003 schede nn. 36, 207).
36
Doc. CLIX (1246, giugno 22, Lione): lettera di Innocenzo IV al priore di
Bonarcado, dietro segnalazione del chierico Bencivennus della diocesi di Perugia, sulla
collazione della chiesa di S. Pietro di Silano (diocesi di Arborea).
37
Documento del 2 agosto 1205: in corona sua in Fununi in corte ki fuit de
Mariane Guzeri.
458 Settecento-Millecento Storia, Archeo­­logia e Arte nei “secoli bui” del Mediterraneo

290), e di Cetronum, menzionata addirittura come palazzo nel 1233 (Puncuh,


1996 pp. 390-391).
Nel caso di Bonarcado, nonostante rientrasse da un punto di vista cronologico
ai limiti della forbice cronologica, si è stabilito di rimandare l’approfondimen-
to ad un’altra sede di studi, in quanto non possiamo per ora parlare di “sede
giudicale” in senso stretto: infatti, i documenti, identificati nelle schede n. 144
e n. 145 del Condaghe, sebbene redatti nel XII secolo, non furono firmati pres-
so una sede giudicale civile, bensì presso la clesia nova dedicata a Santa Maria,
in occasione della sua consacrazione (Virdis, 2003 sch. 144-145)38.

L.S.

Conclusioni

Tentando una sintesi su quanto analizzato, peraltro su un argomento assai


complesso, è emerso che nei documenti esaminati non compaiono luoghi di
redazione antecedenti la seconda metà dell’XI secolo, dato che si accorda con
la prima attestazione certa dei quattro giudici: il 1073.
Non si hanno elementi per ritenere che le sedi individuate nei documenti come
luoghi di redazione per l’XI secolo siano decentrate e subordinate rispetto
ad una centrale, almeno non per questa prima fase giudicale, probabilmente
perché quelle che nel XIII secolo sono note come capitali giudicali – S. Igia,
Oristano – in questo momento sono ancora in formazione. Piuttosto, appare
più plausibile l’ipotesi di una pluralità di nuclei quali punti di riferimento per
le famiglie giudicali, legati forse a proprietà già esistenti o a località strategiche
sotto vari punti di vista (viabilità, preesistenze, risorse economiche, fattori
climatici).
È comunque valida l’ipotesi di corti itineranti, con il giudice e la Corona che si
spostavano nel territorio per amministrare la giustizia, presenziare ad assem-
blee locali e, quindi, redigere atti ufficiali.

38
La data di consacrazione della chiesa è stata confermata per il 1146-1147 dagli
annali dei camaldolesi (Coroneo, 1993 pp. 105-107; Virdis, 2003 pp. 8-11; Coroneo,
2011 p. 358), ma la fondazione dell’abbazia camaldolese sarebbe avvenuta nel 1110
circa, periodo al quale risale la scheda n. 1 del Condaghe (per un approfondimento si
veda anche Zanetti, 1974 pp. 140-141).
I luoghi giudicali: dai documenti alle testimonianze archeo­­logiche 459

L’insieme dei dati archeo­­logici di entrambi i territori analizzati, pur non for-
nendo degli elementi chiari e puntuali per un approfondimento sul singolo
luogo sede di redazione, apporta comunque un contributo importante per lo
studio del territorio gravitante attorno a questi centri. Nel corso della ricerca
sono state riscontrate alcune problematiche e criticità soprattutto in merito
all’approccio metodologico, come alcuni dati storiografici forniti dalla tradi-
zione che in realtà andrebbero messi maggiormente in discussione, come nel
caso di Pluminos, della notizia riferita dal Fara o ancora della datazione del
rudere di Cabras.
Alcune deduzioni confermano la tesi della continuità della presenza nel ter-
ritorio fra potere bizantino e giudicale, l’influsso della lingua e della cultura
greca, l’importanza e la centralità del ruolo dell’aristocrazia militare (Cosen-
tino, 2002; Schena, 2004 pp. 64-66). Tuttavia, è proprio lo studio integrato
delle testimonianze del territorio che può aiutare a colmare le lacune nella
comprensione delle dinamiche insediative delle famiglie giudicali. Oltre alla
comparazione dei dati che sono emersi dalle giornate di questo Convegno,
potrebbe costituire oggetto di approfondimento, ad esempio, il confronto con
contesti extrainsulari riferibili ad aree sottoposte al controllo bizantino che,
pur avendo avuto esiti storico-politici differenti da quelli sardi, partono da
una stessa matrice e almeno inizialmente si evolvono in maniera analoga, con
una graduale prevalenza delle cariche militari su quelle civili (Borri, 2005).
Da un punto di vista delle fonti storiche il dibattito è ben avviato, ma risul-
ta ormai imprescindibile l’apporto di nuove indagini archeo­­logiche, con uno
studio più sistematico del territorio ed una maggiore attenzione alla cultura
materiale.
460 Settecento-Millecento Storia, Archeo­­logia e Arte nei “secoli bui” del Mediterraneo

Appendice documentaria

Giudicato di Cagliari

1.
5 maggio 1066
Donazione di sei chiese, con servi e pertinenze delle medesime, fatta da Tor-
chitorio I, rex Sardigniae de loco Call., alla chiesa e monastero di Montecas-
sino.
scripsit … in vico que dicitur Uta
Tola, 1861 pp. 153-154, doc. VII; Saba, 1927 pp. 135-136, doc. II.

2.
22 aprile 1089
L’arcivescovo di Cagliari Ugo dona alcune chiese ai Vittorini, tra cui la chiesa
di S. Saturno, alla presenza del giudice Costantino.
Data Karalis
Tola, 1861 pp. 163-164, doc. XIX.

3.
2 marzo 1112
Conferma di una donazione da parte di Benedetto, vescovo di Dolia, e con-
temporaneamente del giudice di Cagliari, Mariano, che conferma le donazio-
ni fatte dai suoi predecessori ai Vittorini.
Data Karales
Tola, 1861 pp. 153-154, doc. VII.

4.
2 marzo 1112
Mariano, iudex karalitanus, conferma le donazioni fatte ai Vittorini.
Data Karalis
Tola, 1861 pp. 154-155, doc. VIII.

5.
<post 25 marzo-ante 31 dicembre> 1141
Costantino, arcivescovo di Cagliari, dona ai Vittorini il monastero di S. Sa-
I luoghi giudicali: dai documenti alle testimonianze archeo­­logiche 461

turno ed altre chiese. Il giudice Costantino, figlio di Mariano conferma la


donazione.
Data Karalis
Guerard, 1857 pp. 467-468, n. 1008.

Giudicato di Arborea

6.
15 ottobre 1102
Carta di permuta fra Torbeno e Costantino d’Orrubu.
ego presbitero Mariani…iscrisi ista carta…in Aristanis
Archivio di Stato di Genova, Archivio Segreto, Ducato Sardegna, 20/360, n. 2.

7.
Dicembre 1131
Comita II, giudice di Arborea, dona a Genova la chiesa di S. Pietro de Claro
e varie curie.
Actum in ecclesia Sancte Marie de Arestano
Puncuh, 1996 pp. 314-316, n. 379.

8.
Dicembre 1131 (?)
Comita II, giudice di Arborea, chiede protezione a Genova.
factum fuit hoc in curia que vocatur mansio capre
Puncuh, 1996 pp. 316-317, n. 380.

9.
31 ottobre 1157
Barisone, giudice di Arborea, dona alla sua sposa tre curtes.
Actum in Aristano apud ecclesiam Sanctae Dei Genitricis Mariae archyepisco-
patus Arboreae in palatio archyepiscopi eiusdem ecclesiae.
Tola, 1861 pp. 220-221, n. LXIV.

10.
20 febbraio 1192
Guglielmo Burono, console di Genova, definisce i rapporti tra il giudicato di
462 Settecento-Millecento Storia, Archeo­­logia e Arte nei “secoli bui” del Mediterraneo

Arborea e il comune di Genova.


Acta sunt hec in ecclesia Sancte Marie de Arestano
Puncuh, 1996 pp. 338-344, n. 392.

11.
20 febbraio 1192
Pietro, giudice di Arborea, assicura ai genovesi protezione nel giudicato.
Acta sunt hec in ecclesia Sancte Marie de Arestano
Puncuh, 1996 pp. 366-370, n. 403.

12.
1 marzo 1192
Si attesta un pegno nei confronti dei Genovesi da parte del curatore del giudi-
ce di Arborea, Raimondo de Turrigia.
Actum in Sardinia videlicet apud Salavanum
Puncuh, 1996 pp. 345-346, n. 394.

Giudicato di Gallura

13.
<14 marzo 1112-8 maggio 1116>
Conferma di donazione all’opera di S. Maria di Pisa da parte di Itthocorre di
Gunale, giudice di Gallura.
in partibus Sardiniae in loco et finibus Suraghe in regno gallurensi.

14.
8 maggio 1116
Othocorre di Gunale dona all’opera del Duomo di Pisa quattro chiese e con-
ferma alcune donazioni fatte dal suo predecessore.
Actum in curatoria de Civita in cimiterio Santi Simplicio.

Giudicato di Torres

15.
1063-1064
Barisone I di Torres dona delle chiese ai Cassinesi
I luoghi giudicali: dai documenti alle testimonianze archeo­­logiche 463

Nicita ebita iscribanus in palactio regis iscrisi…

16.
30 aprile 1113
Donazione della chiesa di S. Pietro de Iscanu fatta da Costantino I di Lacon
all’eremo di S. Salvatore di Camaldoli.
in regno qui dicitur Ardar.

17.
24 maggio 1120
Gonario di Lacon dona ai Monaci di Montecassino alcune chiese.
iscripsi ista carta in regno qui dicitur Ardar.

18.
20 maggio 1136
Costantino di Athen dona ai Cassinesi la chiesa di S. Michele di Therricellu.
In regno qui dicitur Ardar.

19.
13 settembre 1113
Unione delle due chiese di S. Maria e S. Nicola de Soliu ordinata da Costanti-
no I di Lacon e da sua moglie.
Ego Melaci iscrixi ista carta…in Salbennor.
464 Settecento-Millecento Storia, Archeo­­logia e Arte nei “secoli bui” del Mediterraneo

BIBLIOGRAFIA

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1

Fig. 1. Uta e il territorio circostante (da Google Maps).


Fig. 2. Piscina Nuxedda e il territorio circostante (da Google Maps).
3

Fig. 3. Territorio dell’Oristanese (rielaborazione da Google Maps).


4

Fig. 4. Ruderi del cd. Castello giudicale di Cabras, in località Sa perda longa (da Camboni, 1995).