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1) Premessa con indicazione sintetica dei caratteri architettonici generali dell’opera

L'odierna villa si presenta quale elemento residuale di uno dei complessi di maggior
pregio sito entro il vasto territorio palermitano, simbolo fondamentale del florido e
maturo prestigio della casata nobiliare e imprenditoriale dei Whitaker di via Cavour.
Al suo stato originario il giardino si estendeva per circa 9000 mq, dal prolungamento
della via Cavallacci, per proseguire lungo l’area della Conigliera fino a giungere alla
copertura ̶ in termini di estensione spaziale ̶ delle attuali via Lazio e via Giusti. La
sua origine si fa risalire al 13 novembre del 1886, anno in cui il terreno – il firriato di
Sperlinga, residenza di campagna dei duchi Oneto e oggi sede del Tribunale
minorile - fu acquistato da Joshua e Euprhosine Whitaker. Si trattava del luogo di
ritrovo della colonia inglese, della nobiltà cittadina, della ricca borghesia e di
appassionati tennisti.
Di impianto informale, essa era costituita da ampie distese prative pianeggianti,
attraversate da lunghi viali ad andamento sinuoso, rettilineo e circolare. La parte
originaria è quella a sud, dove è situato il padiglione, in stile arabo-normanno, e la
vasca circolare; la restante sezione dell'emiciclo porta a compimento l’elaborazione
del progetto realizzato nell'ambito della lottizzazione degli anni ‘50. La progettazione
e sistemazione del parco fu affidata a Emilio Kunzmann (1835-1908), maestro
giardiniere dei Whitaker: le differenti specie arboree impiantate diedero vita ad un
ecosistema costituito da differenti tipologie di palme, ma anche alberi d'alto fusto
(conifere e specie tropicali), l’eterogeneità della componente floreale congiunta alla
varietà di orchidee. È possibile, inoltre, constatare la scomparsa del laghetto
artificiale, alimentato dal canale Passo di Rigano che oggi fluisce e decorre interrato
per mezzo d’una grotta artificiale che, in parte, persiste inglobata in un giardinetto
condominiale.

2) Stato degli studi


Ad oggi è possibile ricostruire gran parte dell'assetto planimetrico della villa
ottocentesca e il percorso del canale Passo di Rigano grazie al prezioso ausilio delle
carte tecniche OMIRA datate 1935 e delle carte d’impiego militare da parte
dell’esercito statunitense nel corso degli anni della Seconda guerra mondiale (​U.S.
Army Map Service​ del 1941 e 1943-44)​.
La struttura territoriale della piana dei colli è ben descritta nell’opera del 1998 di
Marcella Aprile “​Dal giardino al paesaggio. Annotazioni sul giardino, sulla città, sulla
campagna​”; preziose informazioni sono registrate e discusse nel volume “​Guida ai
giardini pubblici di Palermo​” pubblicato, nel 2015, a cura di Rosanna Pirajno e Arturo
Flaibani: grazie all’apporto di quest’ultima fonte è possibile acquisire un'ampia e
dettagliata documentazione delle specie arboree - d'importazione ed autoctone – e
della percentuale registrata dei rispettivi collocamenti, delle medesime, presenti
sull'intera superficie della villa. 
Le attività che venivano svolte all'interno dell'immenso giardino, così come le
eccentricità dei costumi, gli interessi e i più noti avvenimenti concernenti i membri
della famiglia Whitaker di Palermo, sono narrati da Beatrice Gozzo Palmigiano.
Particolarmente noto è un articolo di ricerca della studiosa, pubblicato nel numero
18 del 2007 della rivista PER della fondazione “Salvare Palermo”, nel quale sono
raccolte, tra l’altro, diverse fotografie storiche tratte dagli album di Euphrosine
Whitaker. 

3) Profilo storico-critico speditivo dell’autore e valutazione del valore dell’opera


Da numerose fonti si evince che la committenza giocò un ruolo di particolar rilievo
nell’ideazione concettuale della villa, e tuttavia, ad onor del vero, la stupefacente
fama legata all'opera e alla dimensione strettamente paesaggistica ̶ cui seguì il suo
inserimento tra le più importanti e illustri esemplificazioni di progettazione di giardini
all'inglese nel contesto urbano ed europeo ̶ è riconducibile principalmente
all'esperienza e all’arte del giardiniere della famiglia Whitaker, Emilio Kunzmann.
Il paesaggista, nato a Baden-Baden nel 1835 e morto a Palermo nel 1908, curò
l'organizzazione esterna e l'impianto formale non soltanto della villa Sperlinga, ma
anche di numerose altre proprietà della famiglia Whitaker, come Villa Malfitano e
Villa Sophia, esemplificativi del gusto dell'Inghilterra dell'epoca. A questi si deve
anche l'ideazione del cosiddetto “​Square Ingham”​ , ovvero del giardino di quartiere
che, su modello inglese, rappresentava il centro e fulcro dell'allora quartiere Orti
Carella, corrispondente all'attuale via Mariano Stabile.
La notorietà e il prestigio di questi giardini sarà legata, grazie alla sapiente opera di
Kunzmann, all'introduzione di fioriture di esemplari unici e specie poco diffuse.

4) Lineamenti del contesto socio-culturale e del momento storico


5) Ricognizione relativa al contesto ambientale (urbano o territoriale)
6) Inquadramento storico del contesto ambientale

L'epoca in cui vengono pensate e realizzate queste opere è posteriore all'insearsi


storico di due fenomeni che matureranno una notevole ripercussione ed un peso
rilevante sullo sviluppo urbano contemporaneo: da una parte è possibile osservare
l’acquisto ̶ progressivamente consuetudinario ̶ da parte dei nobili palermitani di
terreni posti al di fuori delle mura perimetrali cittadine nel tentativo di realizzare
l’edificazione di ville e giardini dove ritirarsi nel periodo estivo; dall’altra parte
l'evento, culturalmente emblematico, dell'Esposizione Universale del 1891.
Il primo portò al conseguente sviluppo urbanistico di tutte le aree intorno alla città, in
particolare della cosiddetta Piana dei Colli, a Nord; il secondo consentì e favorì la
graduale ascesa di alcune dinastie di imprenditori inglesi, tra cui gli stessi Whitaker,
e locali come i Riso, i Chiaramonte Bordonaro, e soprattutto i Florio.
Conclusasi l’Esposizione, demoliti i padiglioni, sui lotti vennero edificati due nuove
tipologie di costruzione, la palazzine multipiano e le cosiddette “villette”,
rigorosamente in stile Liberty. 
Il 1891 segnò la fine della corrispondenza fra centro storico e centro geografico della
città. I ceti abbienti si trasferirono in massa dal vecchio centro storico alla nuova
zona, causando uno spostamento, di fatto, del centro cittadino, confermato
dall’ulteriore prolungamento verso la Piana dei Colli della via Libertà, fino a giungere
presso Piazza Vittoria (oggi Piazza Vittorio Veneto).
La seconda metà nel novecento segna, con la crisi dovuta alle due guerre mondiali,
una progressiva distruzione delle aree di vegetazione urbana e di moltissimi luoghi
d’interesse storico che avevano caratterizzato la città di Palermo nel secolo
precedente.
Nel 1952 il Comune accettò di svincolare l’area destinata al verde privato di Villa
Sperlinga, un’area precedentemente appartenuta alla famiglia Whitaker e ora sotto il
saldo possesso della Società Edilizia Villa Sperlinga, controllata dell’Immobiliare
Vaticana. In cambio della cessione di 18.250 mq destinati a verde pubblico la
società ottenne il permesso di costruire nei rimanenti 59.440 mq. Per convincere
l’amministrazione comunale, i proprietari non esitarono a sradicare, con l’impiego di
tritolo, alcune piante secolari. E sono proprio delle piante secolari ̶ ficus magnoliae,
per l’esattezza ̶ tutto ciò che rimane della contigua Villa Conigliera, una ex proprietà
della famiglia Florio. La casina di caccia interna al parco fu distrutta da un “provvido
incendio”, i residui ficus non danneggiati dal fuoco furono salvati solo grazie alle
proteste di un gruppo di cittadini, ma, purtroppo, prontamente circondati dal cemento
della nuova Via delle Magnolie. 
Ultimo tassello della speculazione nell’area fu la convenzione stipulata tra i noti
mafiosi e speculatori, Giovanni e Nicolò Di Trapani, e il Comune che prevedeva lo
svincolo di un agrumeto, attiguo alla Villa Sperlinga, destinato dal Piano a verde
privato, a favore dei Di Trapani che, a loro volta, avrebbero dovuto cedere in
cambio, al Comune, i terreni necessari per il prolungamento delle vie Giusti, Sciuti,
Principe di Paternò e per un incremento del verde pubblico della villa Sperlinga, in
piazza Unità d’Italia. In meno di dieci anni una vasta zona del centro residenziale
cittadino a nord della città vecchia, vincolata dal Piano di Ricostruzione a verde
privato, si trasformò così in un settore caratterizzato da edilizia intensiva, con alti
palazzi in cemento armato destinati alla media borghesia.

7) Profilo dei “meccanismi formativi” dell’opera (da quelli “ideativi” a quelli “attuativi”)
8) Individuazione del ruolo della committenza
9) Inserimento dell’opera nel percorso dell’attività dell’autore, dei collaboratori e delle
maestranze
10) Analisi dell’assetto architettonico e floristico dell’opera e individuazione del
relativo grado di “appartenenza”
11) Indagine sull’​iter ​progettuale, sulla configurazione finale e sulle eventuali
influenze

E' così che il giardino Sperlinga, tra le attrazioni più amate della città, si ridusse alla
piccola porzione odierna. Possiamo solo immaginare, tramite i racconti e i
documenti storici, quell'insieme di suggestioni vittoriane, contaminazioni dal gusto
europeo, di eclettismo di spazi e di relazioni con il contesto urbano che doveva
mostrare quest'opera. I Whitaker furono i rappresentanti di una cultura architettonica
e tecnologica innovativa e, insieme con le loro maestranze, portatori della tradizione
dell'artificio paesistico alla Capability Brown mediata con i repertori correnti della
manualistica ottocentesca sui giardini.
I parchi pubblici sorti nell’arco dei precedenti tre decenni nel Regno Unito fungono
da modello per i capi giardinieri dei Whitaker. È il caso dei progetti di John Clausius
Loudon, Joseph Paxton, Joshua Major e del francese Edouard André e, in particolar
modo, di Charles Barry, alle cui soluzioni per il parco di Sydenham (1855) si
direbbero ispirate alcune scelte di Kunzmann per il disegno dei viali nel giardino
della villa Sperlinga. Sul piano compositivo il sistema presenta forme geometriche
che si vanno sempre più sfrangiando, in percorsi a libero sviluppo informale. In
questa fase di maniera del giardino informale palermitano d’età positivista rientrano
anche i giardini privati irregolari urbani e suburbani sul tipo di quelli di villa Amari su
piazza Ruggero Settimo, villa Amato al Giardino Inglese, villa Pietratagliata alla
Noce, di Palazzo Whitaker in via Cavour, di villa Paino in via della Libertà. È un
filone longevo che traghetterà l’esperienza ottocentesca fino allo scadere della Belle
Époque ma che conosce la sua migliore stagione alla metà degli anni Ottanta del
XIX secolo. Anche questi giardini come quelli compositi, oltre a recepire le nuove
tendenze del giardinaggio manualistico, derivano dal «tipo» del Giardino Garibaldi,
elaborato nel 1863 da G.B.F. Basile per la sistemazione a square della piazza
Marina.
Per quanto riguarda la flora ornamentale del giardino è composta in prevalenza dai
seguenti esemplari: Acacia cyanophylla, Albizia julibrissin, Brachychiton discolor,
Brachychiton populneus, Casuarina tortulosa, Cedrus atlantica, Cedrus deodara,
Chorisia speciosa, Erythrina humeana, Eucalyptus calmaduensis, Ficus citrifolia,
Hedera helix, Ligustrum lucidum, Magnolia grandiflora, Phoenix dactyfera, Pinus
roxburghii, Platycladus orientalis, Washingtonia robusta, Aloe arborescens,
Araucaria colmnaris, Bougainville glabra, Brachychiton discolor, Brachychiton
populneus, Brugmansia arborea, Casuarina equisetifolia, Cedrus libani, Chrorisia
speciosa, Cercis siliquastrum, Citrus aurantium, Cupressus arizonica, Cupressus
semperviverens, Cycas revoluta, Dracaena draco, Duranta plumieri, Euphorbia
candelabrum, Euphorbia neriifolia, Ficus benjamina, Ficus elastica, Hibiscus
arnottianus, Hibiscus mutabilis, Hibiscus rosa-sinensis, Hibiscus syriacus,
Jacaranda mimosifolia, Jasmimu, mesnyi, Lantana camara, Livistona chinensis,
Montanoa bipinnatifida, Myoporum tenuifolium, Nerium oleander, Nerium oleander
„variegata“, Olea europaea, Opuntia tomentosa, Philadelphus coronarius, Phoenix
canriensis x Phoenix dactylifera, Phoenix reclinata, Phoenix rupicola, Pinus
canariensis, Pinus halepensis, Pinus pinea, Pittorsporum tobira, Plumbago
capensis, Polygala myrtifolia, Prunus cerasifera „Pissardi“, Quercus ilex, Eobinia
pseudoacacia, Rosa La sevilliana, Schinus molle, Senna bicapsularis, Sophora
secundiflora, Strelitzia alba, Viburnum tinus, Washingtonia filifera, Yucca aloifolia.

12) Conclusioni

13) Note
13) Bibliografia ragionata
Guida ai giardini pubblici di Palermo
Ettore Sessa, Eliana Mauro, Silvana Lo giudice, Edizioni Salvare Palermo, 1967 I
luoghi dei Whitaker
Palermo detto paradiso di Sicilia
Aprile Marcella, dal giardino al paesaggio. Annotazioni sul giardino, sulla città, sulla
campagna, Flaccovio editore, Palemro 1998; pp.267-277 sulla struttura territoriale
della piana dei colli

15) Didascalie delle illustrazioni


16) Apparati o appendici