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NUOVO GRANDE COMMENTARIO BIBLICO 41

21
DEUTERO-ISAIA E TRITO-ISAIA
Carroll Stuhlmueller, C.V.

BIBLIOGRAFIA

21:1
BEGRICH, J., Studien zu Deuterojesaja (TBü 20, München 1969); BONNKARD, P.-E., Le Second haïe (EBib, Paris 1972);
CLIFORD, R.J., Fair Spoken and Persuading (New York 1984); DE BOER, P.A.H., Second-Isaiah's Message (OTS 11, Leiden
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1968); MELUGIN, R.F., The Formation of Isaiah 40-55 (BZAW 141, New York 1976); MUILENBURG, J., “The Book of Isaiah,
Ch. 40-66”, IB 5,381-773; NORTH, C.R., The Second Isaiah (Oxford 1964); ORLINSKY, H.M. – SNAITH, N.H., Studies on the
Second Part of the Book of Isaiah (VTSup 14, Leiden 1967); Rignell, L.G., A Study of Isaiah Ch. 40-55 (LUA, Lund 1956);
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66), Roma 1996; ALONSO SCHÖKEL, L. – SICRE DÍAZ, J.L., I Profeti, Roma 1984, 293-384].

INTRODUZIONE

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(I) Autore e Redattore. Fino al XVII secolo si ritineva che Isaia di Gerusalemme Is avesse scritto tutti i 66
capitoli del libro che ne porta il nome. C'è una sola indicazione con nome e data dell'autore Is 1,1; Is 40 e 56
iniziano senza introduzioni separate. Tutti i 66 capitoli, per di più, sono stati redatti utilizzando diversi temi
unificanti (cf. B.S. CHILDS, CIOTS 310-338; J.D.W. WATTS, Isaiah 1-33 [WBC 24, Waco 1985] xxvii-xxxii).
L'attribuzione a un unico autore fu messa in discussione da Ibn Ezra (ca. 1167; cf. LEVY, Deutero-Isaiah, 2), ma un
attacco vigoroso fu portato da J.C. Döderlein (1775) e J.G. Eichhorn (1780-1783). Questi studiosi sostenevano che
i ce. 40-66 erano stati scritti da un autore diverso, che sarebbe vissuto all'incirca 150 anni dopo, durante l'esilio
babilonese. Lo chiamarono Deutero- o Secondo Isaia Dt-Is. Nel 1892, B. Duhm propose un autore diverso per i
Canti del Servo Sofferente (vedi sotto) e per i cc. 56-66, che chiamò Trito- o Terzo Isaia Tr-Is. Gli studiosi
protestanti furono generalmente convinti della validità dei nuovi argomenti. I cattolici, benché con alcune
esitazioni, erano tendenzialmente d'accordo (p. es., A. CONDAMIN, Le Livre d'haïe [Paris 1905]). Una risposta
negativa della Pontificia Commissione Biblica, 29 giugno 1908, provocata dal timore del movimento modernista,
riportò gli studiosi cattolici al punto di vista ultraconservatore di un singolo autore – EB 294; RSS 119. Una volta
risolti i problemi teologici, così che l'ispirazione delle parti più importanti della Bibbia non era più messa in
discussione, ma solo le questioni stori-che e letterarie relative al nome e alla datazione di un autore, i cattolici
iniziarono di nuovo a proporre autori distinti di Is; si iniziò con i commenti di F. Feldmann (Münster 1926), J.
Fischer (Bonn 1939), e specialmente E. J. Kissane. La maggioranza degli studiosi cattolici accetta ora la tesi di un
Dt- e Tr-Is (→ Pronunciamenti della Chiesa, 72:5.27).
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Le ragioni per distinguere l'autore dei cc.40-55 sono, prima di tutto, storiche. I destinatari non sono più gli
abitanti di Gerusalemme ma gli esuli in Babilonia (43,14; 48,20). Gerusalemme, infatti, è stata distrutta e adesso
aspetta la ricostruzione (Dt 44,26-28; 49,14-23). Babilonia non è più un'alleata (2Re 20,12-13), avendo distrutto
Gerusalemme e deportato gli Israeliti. Le precedenti profezie sulla distruzione di Gerusalemme si sono realizzate Is
1,21-31; 7,1-15; Ez 22; 24, e Israele ora si aspetta un nuovo, più glorioso futuro (Dt 41,21-23; 42,9-10; 54).
Diversamente dall'autore dei Dt 1-39, Dt-Is nomina la dinastia di Davide solo una volta, e per trasferirne i privilegi
all'intera nazione (Dt 55,3-5). Nel Tr-Is Israele è di nuovo in patria, e i problemi sono diversi da quelli esposti in Is
1-39 (→ 50).
Gli argomenti letterari sono altrettanto decisivi. Il tono è mutato dalle minacce e condanne di Is alle
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consolazioni e afflizioni del Dt-Is, alle afflizioni e visioni del Tr-Is. Is era breve, criptico, e imperioso, brillante
nell'uso del contrasto e del paradosso; la sua predicazione contiene molto materiale autobiografico. Dt- e Tr-Is non
rivelano neanche i loro nomi. Lo stile del Dt-Is è espansivo, ridondante, solenne, e lirico; quello di Tr-Is manca di
originalità e non riesce a sostenere le immagini. Ciononostante, benché intriso di malinconia e frustrazioni, Tr-Is ha
nuove visioni per il futuro. Il mantello profetico di Is conferisce autorità alla predicazione del Dt- e del Tr-Is; questi
da parte loro aggiornano la profezia originale di Is alle crisi successive e ai nuovi sviluppi teologici.
Analogamente, i temi dottrinali o pastorali di Dt-Is e Tr-Is manifestano un cambiamento di accenti rispetto a Is.
Prima dell'esilio, Israele e specialmente gli abitanti di Gerusalemme erano relativamente ricchi, eccessivamente
fiduciosi in se stessi, e preoccupati delle cose materiali; al contrario, Dt-Is vide un popolo scoraggiato, stordito, e
misero, fortemente tentato dall'apostasia. Il popolo in esilio doveva essere consolato, non punito; la sua fede doveva
essere sostenuta, non essere ulteriormente messa alla prova. Nella Gerusalemme del post-esilio la sua fede doveva
aprirsi alle possibilità che il giudaismo diventasse una religione mondiale. Is considerava le nazioni straniere
flagelli della rabbia divina (Dt 10,5), Dt-Is mezzi per salvare Israele (Dt 41,1-5; 45,1-7). Tr-Is apre a loro i servizi
del Tempio e il sacerdozio (Dt 56,1-8; 66,21). Tr-Is ci introduce agli scritti apocalittici, dato che neanche la morte
intaccherà i cieli nuovi e la terra nuova creati dal Signore (Dt 66,17-20).
Sebbene la questione dell'autenticità ci porti ad una successione di autori per i Dt 1-39; 40-55; 56-66 dobbiamo
ancora occuparci del redattore dell'opera nel suo complesso. Costui non ha solo attinto soprattutto dalle tradizioni
orali e scritte di tre individui, ma ha anche incluso alcuni insegnamenti e riflessioni dei loro discepoli (cf. Dt 8,16;
30,1-8; 50,10; 54,17; 52,6; 65,13). Il redattore ha centrato l'intero libro su Gerusalemme. In qualche modo il primo
Tempio doveva essere distrutto ed in seguito il popolo si doveva purificare dalle false speranze nelle cose esteriori.
Tuttavia anche il nuovo Tempio del post-esilio viene macchiato da ignobili capi. Questa triste, peccaminosa
situazione porta infine ad aprirsi ai non ebrei. Il redattore ha fatto sì che tutte le sezioni principali iniziassero con
una disposizione favorevole nei confronti degli stranieri: Dt 11,10-16; 23,17-18; 27,12-13; 33,17-24; 35,5-6; 49,6;
56,1-8; 66,18-21.

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(II) Il profeta. La poesia del Dt-Is rivela un autore riflessivo, ardente, ottimista, e passionale. Così forte era la
sua fede nel Dio della storia che ogni avvenimento contribuiva alla redenzione di Israele (44,24; 15,7).
profeta colloca le tradizioni antiche in un quadro cosmico, così che il nuovo esodo spiani le montagne o faccia
scaturire fiumi sulle cime (40,3-5; 41,17-20). Il patto di Mosè viene allargato ad un patto col mondo citando i patti
con Noè (54,9) e con Abramo e Sara (51,1-3), ed in quest'ultimo caso il Dt-Is vede il giardino del paradiso
emergere davanti ai suoi occhi. Lo spirito della liturgia prorompe con nuova vitalità attraverso i suoi inni, lamenti,
e proclamazioni della parola.
Dt-Is e Tr-Is probabilmente appartenevano a una scuola isaiana di pensiero religioso (8,16). Essi riprendono
diverse espressioni o argomenti chiave di Is: p. es., l'uso della parola “segno” (7,11-14; 8,18; 19,20; 20,3; 37,30;
38,7; 55,13; 66,19) o l'importante titolo di YHWH “il Santo d'Israele” (17 volte in Is; 13 volte in Dt-Is; 4 volte in
Tr-Is; cf. J.J.M. ROBERTS, Int 36 [1982] 130-143). Diversamente da Is, comunque, essi dipendono anche dalle
tradizioni del nord: (a) Dt e Dtr (i temi dell'elezione, della parola e dell'obbedienza); (b) Os (YHWH sposo d'Israele
e il tema dell'esodo); e (c) Ger (lamenti e missione profetica). I Salmi sicuramente hanno contribuito alla forma
della predicazione di Dt-e Tr-Is: universo come ambito di adorazione Sal 8; 19; 29; 104); lamenti come nei Sal 22;
44; esodo nei Sal 114; 136. I Salmi più tardi si ispireranno all'opera di Dt- e Tr-Is (YHWH come re, Sal 96-98;
lamenti, Sal 51).
Dt-Is predicò durante l'ultima parte del periodo dell'esilio, intorno al 550. Ciro è già in marcia (41,1; 45).
Poiché c'è un'evidente cesura tra i cc. 41-48; 49-54, sia nel tono che nei temi principali, i Dt 49-54 rappresentano il
profondo malcontento del profeta nei confronti di coloro che guidarono il primo ritorno in Palestina nel 537 e la sua
conseguente emarginazione da parte loro. I quattro principali canti del Servo Sofferente derivano dal ripudio di Dt-
Is da parte dei rimpatriati. Guidati da Ag e Zc, il gran sacerdote Giosuè ed il governatore Zorobabele, preferirono la
teologia dell'altro profeta dell'esilio, Ezechiele. Tr-Is mantiene lo stesso distacco dai rimpatriati, un gruppo di
vedute molto ristrette, per niente aperto nemmeno agli Israeliti che erano rimasti in patria e non erano mai andati in
esilio (Hanson).

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(III) Il messaggio religioso.
(a) Il nuovo esodo. Questo è il tema dominante del Dt-Is, che percorre tutta la sua opera (SNAITH, Studies, 147;
Stuhlmueller, Creative Redemption, cap. 4).

(b) Il primo e l'ultimo. Un'intera serie di poemi è dedicata al primo e ultimo, generalmente nella forma letteraria
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di un'argomentazione o di una controversia giuridica (42,12-31; 41,1-5.21-29; 42,8-9; 43,8-13; 44,6-8; 45,18-22;
46,9-13; 48,1-19). In essi si discute del compmento di profezie precedenti, delle cose prime, e perciò del necessario
compimento della profezia finale o ultima che inaugurerà un'epoca straordinaria per Israele (cf. STUHLMUELLER,
CBQ 29 [1967] 495-511).
(c) YHWH creatore. Dt-Is non introduce il tema di YHWH creatore come prova o causa ma piuttosto come
indicazione della forma eccezionalmente nuova e ampia di ciò che accadrà a Israele. Il vocabolario sulla creazione
del Dt-Is è ricco bara', “creare”, ricorre 16 volte).
(d) La Giustizia di Dio. Poiché ogni promessa divina sta per compiersi, Dt-Is e Tr-Is lodano la giustizia di Dio
(41,2-16; 42,6; 61,3; 62,11-12); cf. Scullion, Isaiah 40-66, 138-140.211-212.
(e) Il potere della parola divina. Dalle sue dichiarazioni d'apertura (40,5-8) alla sua ricapitolazione finale
(55,10-11), Dt-Is si sofferma più di qualsiasi altro profeta sul potere della parola divina. Questa parola non consiste
ora tanto in messaggi scritti o parlati quanto in fatti mirabili.
(f) Gerusalemme. Nel Dt-Is e nel Tr-Is, Gerusalemme occupa un ruolo centrale. A volte il profeta vede
Gerusalemme mentre annuncia il ritorno di Israele attraverso il deserto alla sua propria terra (40,9-10), altre volte
come una vedova sola che diventerà la madre felice di molti figli (54,1-10; 65,17-25). Solo una volta, in un versetto
molto controverso (44,28), Dt-Is menziona il Tempio. Dt-Is trasferisce l'immagine del Tempio al mondo esterno
(40,3-5; 53,4-6); Tr-Is condanna severamente gli avidi capi del Tempio del periodo post-esilico (56,9-57,13).

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(IV) I poemi del Servo. Duhm per primo isolò quattro canti. La loro esatta lunghezza resta controversa; qui li
identifichiamo con 42,1-7; 49,1-7; 50,4-9; 52,13-53,12. Un numero crescente di studiosi, quali Muilenburg,
Bonnard, Scullion, McKenzie, Clifford, e Melugin, sottolinea la relazione dei canti del servo con il resto del Dt-Is.
Se i quattro canti maggiori vengono studiati nel contesto degli altri passi sul servo nei cc. 40-66, la personalità
e la missione del servo diventano più complesse: (a) in un senso positivo, il servo indica una persona amata e
prescelta, redenta da YHWH, sia egli Israele (41,8-9; 43,10; 44,1-21), Israele sotto il nome di Giacobbe (45,4;
48,20), o il profeta Dt-Is e suoi discepoli (50,10; 52,13-53,12), visti da altri israeliti o da stranieri, o dallo straniero
Ciro (44,26); (b) in un senso negativo, il servo è il popolo di Israele – cieco, sordo, e depredato (42,19), schiavo dei
re (49,7) – sotto il peso dei suoi peccati (43,23, qui viene usato un verbo); o YHWH gravato dei peccati d'Israele
(di nuovo viene usato un verbo, 43,24); (c) al pl., la parola appare una volta in Dt-Is per tutto Israele (54,17) e
costantemente in Tr-Is sia riferendosi ai pochi israeliti fedeli (54,17; 63,17; 65,6-15; 66,14) sia agli stranieri che
sono chiamati a servire nel Tempio (56,6; come verbo, 60,12).
Da questi passi risulta ancora più evidente che il servo ha una missione: 43,10 – Israele o Giacobbe saranno
testimoni; 44,26; 45,4 – Ciro da inizio al nuovo esodo d'Israele; 42,1 – la missione silenziosa del servo lo distingue
da Ciro; 49,1-7; 50,4-9 – la sofferenza unisce il servo a tutto Israele, o 52,13-53,12 – lo separa da un Israele
colpevole. In 49,3 il servo è semplicemente chiamato “Israele”, benché in Dt 49,6 la missione del servo superi i
confini di Israele, per diventare luce delle nazioni. Nel Tr-Is i servi sono i pochi Israeliti buoni (62,1-3; 65,8-16)
che sono fonte di conversione per l'Israele peccatore (63,17).
Benché i canti del servo si inseriscano nel grande sviluppo di pensiero dei cc. 40-66, nondimeno testualmente
ci sono dei problemi ogni volta che i canti occorrono (cf. SUHLMUELLER, CBQ 42 [1980] 21-27). I versetti
collegati sono malamente inseriti da altri luoghi (48,22; 57,21) o si presentano come commenti redazionali (50,10-
11; 51,4-6). I quattro canti, inoltre, se rimossi assieme ai frammenti che li circondano, consentono una lettura fluida
del testo di Dt-Is; la scena del processo in 41,21-29 si congiunge a 42,8-9; il nuovo esodo in 48,21-22 a 49,9-12;
l'immagine del vestito in 50,3; 50,9. Una volta estratti dal contesto, i quattro canti del servo acquistano un loro
proprio unico sviluppo teologico: 49,1-7 – il servo, benché maltrattato ed umiliato, è nuovamente incaricato di una
missione; cc. 50,4-9 – egli è istruito e rafforzato dalla sofferenza; 52,13-53,12 – perfino gli stranieri sono visti in
reverenziale contemplazione davanti al servo sofferente e rifiutato; 42,1-7 – la missione del servo ai Gentili è
compiuta diversamente dallo straniero Ciro; 61,1-3 – la missione del servo continua tra i suoi discepoli rimpatriati.
La particolarità dei canti, perciò, ci consente di respingere l'interpretazione collettiva per assumere quella di un
servo individuale di santità suprema, più grande di qualsiasi singolo israelita del passato. H. Hegermann ha
mostrato che il giudaismo pre-cristiano diede un'interpretazione messianica ai canti del servo, ma fu Gesù a
identificare se stesso come il servo. Paolo, però, continua l'interpretazione collettiva, in quanto considerava se
stesso il servo (At 13,47; Ga 1,15; Rm 15,21). Per la reinterpretazione dei canti del servo nelgiudaismo e nei primi
tempi del cristianesimo, cf. GRELOT, Les Poèmes, 77-260 [trad. it. cit., 73-223].

(DBT 531-533; BALTZER, A., “Zur formgeschichtlichen Bestimmung der Texte vom Gottes-Knecht”, Probleme biblischer
Theologie [Fest. G. von Rad; ed. H.W. WOLFF, München 1971] 27-43; BONNARD, Second haïe, 37-56; CAZELLES, H., RSR 43
[1955] 5-51; DION, P.-E., Bib 51 [1970] 17-38; GRELOT, P., Les Poèmes du Serviteur [LD 103, Paris 1981; trad, it., I canti del
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servo, Bologna 1983]; HEGERMANN, H., Jesaja 53 in Hexapla, Targum und Peschila [Gütersloh 1954]; NORTH, C.R., The
Suffering Servant in Deutero-Isaiah [London 19562]; Scullion, Isaiah 40-66,133-137; → 16 e 44-46).

Gli stranieri, etichettati come nazioni, genti, estremità della terra, o isole lontane, sono frequentemente
interpellati dal Dt-Is. Secondo D.E. HOLLENBERG (VT 19 [1969] 23-36), queste parole possono comprendere
“cripto-Israeliti”, apostati che erano passati nelle file dei Babilonesi ma vengono adesso chiamati alla conversione
(42,24-25; 43,22-28; 48,1-11; 50,1-2). In Dt-Is le varie parole per “nazioni” possono anche riferirsi ai pagani
stranieri che sono generalmente rifiutati (47; 49,26) o che vengono in Israele in umiltà e catene (45,14). Nel quarto
canto del servo (52,13-53,12) le nazioni restano stordite e spaventate di fronte al servo sconfitto e tuttavia
trionfante, e nel Tr-Is essi sono chiamati sempre più serratamente e rispettosamente nelle file di Israele.

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(V) Stile e forma letteraria. Dt-Is si dimostra maestro nell'usare e talvolta fondere forme letterarie tradizionali:
(a) l'oracolo di salvezza, ben rappresentato nella Bibbia (Gen 21,17; 26,24; Gl 2,21-22): Is 41,8-13; 41,14-16;
43,1-7; (b) una variante di questo, identificata da Westermann, l'annuncio della salvezza: 41,17-20; 43,16-21; (c)
l'inno, generalmente un abbellimento all'interno di altre forme, come entità indipendente solamente in 42,10-13;
44,23; 48,20-21 per marcare un'importante conclusione; (d) il giudizio o arringa (Os 4,1-3; Am 4,1-3; Is 1,2-3.10-
20), frequentemente impiegati dal Dt-Is nel mettere gli idolatri e i loro dèi sotto processo: 41,1-5; 43,9-13; (e)
disputa o dialogo, una variante informale dei precedenti: 40,18-24; 41,27-31; 44,24-28. Vedi anche
STUHLMUELLER, Creative Redemption, 16-40.Nessuno ha illustrato l'eleganza retorica del Dt-Is meglio di
Muilenburg: l'uso dell'allitterazione (40,5; 47,1); l'onomatopea dove il suono ebraico suggerisce il significato della
parola (40,1; 42,14); versi che iniziano e finiscono con lo stesso suono (40,12; 45,9-20); forti contrasti (41,17-18);
domande (43,19; 44,7); imperativi (43,11-25).

(VI) Testo e Versioni. Il TM è molto ben conservato. Fra i DSS, 1QIsa è assai simile al TM e 1QIsª è quasi
identico. I LXX riprendono un testo di molto inferiore. La Vg tende a intensificare le interpretazioni messianiche
(Dt 42,8).

21:8
(VII) Struttura. Dt- e Tr-Is potrebbero essere divisi come segue:

(I) Libro della consolazione (40,1-55,13) (ii) Messaggio di promessa (48,17-19)


(A) Introduzione (40,1-31) (iii) Inno conclusivo (48,20-22)
(a) Missione affidata al profeta (40,1-11) (C) Consolazione di Sion (49,1-54,17)
(b) Dispute con Israele (40,12-31) (a) Dall'afflizione alla redenzione (49,1-51,8)
(B) Compimento profetico nel nuovo esodo (41,1- (i) Missione affidata al servo profeta (49,1-7)
47,15) (ii) Annuncio del nuovo esodo (49,8-13)
(a) Il servo ascolta ed è salvato (41,1-44,23) (iii) Annuncio di salvezza per Sion (49,14-
(i) La salvezza d'Israele acclamata e difesa 26)
(41,1; 12,13) (iv) Fiducia del servo profeta (50,1-11)
(1) Campione di giustizia (41,1-20) (v) Promessa di salvezza (51,1-8)
(2) Vie militari e pacifiche della giustizia (b) Consolazione di chi è in lutto (51,9-52,12)
(41,21-42,13) (i) Lamento e consolazione (51,9-52,6)
(ii) YHWH redentore e ri-creatore (42,14- (ii) Messaggero di salvezza (52,7-10)
44,23) (iii) Conclusione: un nuovo esodo (52,11-12)
(1) Il servo cieco e sordo (42,14-43,21) (c) Ringraziamento per il servo profeta (52,13-
(2) Solo YHWH salva (43,22-44,23) 53,12)
(b) Ciro, il liberatore consacrato (44,24-47,15) (d) Sion, madre e sposa (54,1-17)
(i) Missione affidata a Ciro (44,24-45,13) (D) Conclusione del libro della consolazione
(1) Disputa sugli eventi del mondo (44,24-28) (55,1-13)
(2) Missione affidata a Ciro (45,1-8) (II) Lotta per un nuovo Tempio e nuovi capi (56,1-
(3) Disputa con Israele (45,9-13) 66,24)
(ii) Il decreto del Signore (45,14-25) (A) Oracolo sul culto nel Tempio per gli straneri
(iii) Processo contro Israele (46,1-13) (56,1-8)
(iv) Riprovazione di Babilonia (47,1-15) (B) Lotta per una vera leadership (56,9-59,21)
(c) Conclusione (48,1-22) (a) False guide; alcune persone fedeli (56,9-
(i) YHWH, primo e ultimo (48,1-16) 57,13)
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(b) Consolazione dei fedeli (57,14-21) (D) Dall'afflizione a un nuovo cielo e una nuova
(c) Vero e falso digiuno (58,1-14) terra (63,1-66,16)
(d) Accusa, lamento, e vittoria (59,1-21) (a) Il conquistatore solitario (63,1-6)
(C) La nuova Sion gloriosa (60,1-62,12) (b) Confessione delle colpe (63,7-64,11)
(a) Gloria della nuova Sion (60,1-22) (c) Veri e falsi servi (65,1-25)
(b) Unzione del profeta (61,1-3) (d) Controversia sul nuovo Tempio (66,1-16)
(c) Gloria della nuova Sion (61,4-62,9) (E) Stranieri accolti nella casa di Dio (66,17-24).
(d) Riflessione finale (62,10-12)