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NEWSLETTER T&P N°43 ANNO V

GENNAIO 2011

NEWSLETTER
Trifirò & Partners Avvocati

Editoriale
Ben ritrovati con il primo numero della nostra newsletter.
Dal marzo 2007 è un appuntamento fisso mensile, con novità in tema di
lavoro e civile.
L’anno è iniziato, in ambito lavoristico, all’insegna del Collegato
Lavoro. Numerosi incontri sono stati e vengono effettuati in ogni sede.
Il nostro Studio ha organizzato, per i propri clienti, una serie di incontri e
l’adesione è stata al di sopra di ogni aspettativa, tanto è vero che si sono
dovuti mettere in calendario ulteriori incontri rispetto a quelli, pur numerosi,
già programmati.
Il nuovo regime delle impugnazioni, i contratti a termine, le procedure di
conciliazione e arbitrato occupano un posto di rilievo in questi convegni,
ma bisognerà vedere se, soprattutto per quel che riguarda conciliazioni
ed arbitrati, lo occuperanno anche nella nostra realtà di lavoro. Vedremo
se dubbi e perplessità, da ogni parte sollevati, troveranno riscontro in fase
applicativa.
La newsletter 2011 mantiene lo schema delle precedenti e, quindi, si apre
con il Diritto del Lavoro dove, nell’Attualità, trattiamo della valutazione
rischi da stress da lavoro – correlato, con le indicazioni provenienti
SOMMARIO dalla nuova circolare emanata dal Ministero del Lavoro il 18 novembre
2010 in tema di metodologie della valutazione del rischio.
✦ EDITORIALE
Nelle “Nostre sentenze” segnaliamo, nella “Sentenza del mese”, una
✦ DIRITTO DEL LAVORO recentissima pronuncia applicativa del Collegato Lavoro.
Seguono le “Altre sentenze” con temi peculiari, quali: limiti di età
✦ ATTUALITÀ 2
posti per l’assunzione, obblighi solidali e diritto di regresso
✦ LE NOSTRE SENTENZE 4 nell’appalto, contratto a progetto e reintegrazione.
Nella sezione di Diritto Civile, Commerciale e Assicurativo ricordiamo,
✦ CIVILE, COMMERCIALE, anche con un articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore, un’importante
ASSICURATIVO questione trattata dal nostro Studio in tema di normativa antitrust e
conseguenze civili.
✦ ATTUALITÀ 6
Seguono le “Assicurazioni” e il “Il Punto su…” con un interessante
✦ ASSICURAZIONI 7 caso in tema di conflitto tra diritto alla privacy e diritto alla difesa in
sede disciplinare.
✦ IL PUNTO SU... 8
Gli Eventi e la Rassegna Stampa chiudono il numero I del 2011 e, nel
✦ EVENTI 10 rinnovare gli auguri di Buon Anno, vi lasciamo alla sua lettura, con un
arrivederci alla prossima newsletter.
✦ R. STAMPA 11
Stefano Beretta e il Comitato di Redazione composto da: Stefano
✦ CONTATTI 12 Trifirò, Marina Tona, Francesco Autelitano, Luca D’Arco, Teresa
Cofano, Claudio Ponari, Tommaso Targa e Diego Meucci

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Diritto del Lavoro


Attualità
ULTIMA ORA
Proprio mentre la newsletter andava alle stampe, la Corte di Cassazione ha depositato
un’ordinanza (28 gennaio 2011) con cui ha rimesso alla Corte Costituzionale la questione di
legittimità costituzionale dell’art. 32, commi quinto e sesto, del Collegato Lavoro, ritenendo che
la limitazione del risarcimento danni (prevista in misura da 2,5 a 12 mensilità) contrasti con
“principi di ragionevolezza”  ed “effettività del rimedio giurisdizionale” espressi negli artt. 3,
secondo comma, 24 e 111 Cost., nonché con l’art. 4 Cost. che garantisce il diritto al lavoro e con
l’art.117 Cost. per violazione degli impegni assunti in sede internazionale. Sotto quest’ultimo
aspetto la Corte di Cassazione rileva che il potere legislativo non può “intromettersi
nell’amministrazione della giustizia”, limitando la misura del risarcimento rispetto al danno
effettivamente subito. La parola ora passa alla Corte Costituzionale.
✦Ordinanza Corte di Cassazione - 28 Gennaio 2011

✦Il primo tentativo di “scollegare” il collegato lavoro di Stefano Beretta


BLOG JOBtalk - JOB24 - Il Sole 24 Ore: 01/02/11

LA VALUTAZIONE DA STRESS LAVORO – CORRELATO


A cura di Stefano Trifirò
Nella nuova e aggiornata edizione 2011 del Codice di Diritto del Lavoro, curato dal nostro
Studio, nel commento all’art. 2087 cod. civ. si tratta della valutazione dei rischi da “stress lavoro
- correlato”. Anche nei nostri Highlights 2010 si ricorda che, dal 31 dicembre 2010, il datore di
lavoro avrebbe dovuto valutare lo “stress lavoro - correlato”.

Lo stress lavoro - correlato viene descritto dall’art. 3 dell’Accordo Europeo dell’8 ottobre 2004 - così
come recepito dall’accordo interconfederale del 9 giugno 2008 - quale “condizione che può essere
accompagnata da disturbi e disfunzioni di natura fisica, psicologica e sociale ed è conseguenza del
fatto che taluni individui non si sentano in grado di corrispondere alle richieste o aspettative riposte in
loro”. Non tutte le manifestazioni di stress sul lavoro possono essere considerate come stress lavoro
- correlato. Lo stress lavoro - correlato è quello causato da vari fattori propri del contesto e del
contenuto del lavoro. La valutazione del rischio da stress lavoro - correlato viene effettuata dal
datore di lavoro a mezzo del Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione, con l’ausilio
del medico competente e previa consultazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.

Il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali ha emanato la circolare del 18 novembre 2010 che
indica il percorso “metodologico” per adempiere alle disposizioni sopra riportate. Di seguito
ripercorriamo i capi saldi della “metodologia” della valutazione.

La valutazione si articola in due fasi: a) una necessaria o preliminare; b) l’altra eventuale.

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✦La valutazione necessaria consiste nell’esaminare le rilevazioni di indicatori oggettivi e


verificabili di stress, es.: indici infortunistici; assenze per malattia; turnover; procedimenti
disciplinari e relative sanzioni; lamentele da parte di altri dipendenti; conflitti interpersonali, etc. Ove
in questa valutazione necessaria non emergano elementi da rischio da stress lavoro - correlato, il
datore di lavoro ne darà atto nel documento di valutazione del rischio.
✦Nell’ipotesi in cui, invece, si rilevino elementi di rischio da stress lavoro - correlato si passa al
piano b), cioè alla “valutazione eventuale” e/o approfondita. Questa consiste nel predisporre, ad
es., questionari, indire e tenere apposite riunioni con il coinvolgimento diretto dei lavoratori nella
ricerca delle soluzioni più efficaci per evitare lo stress.

Nel documento di valutazione dei rischi deve essere indicata la programmazione temporale delle
suddette attività di valutazione. Allo scopo di verificare l’efficacia della metodologia indicata ed anche
per valutare l’opportunità di integrazioni alla medesima, la Commissione Consultiva permanente per
la Salute e Sicurezza sul Lavoro provvederà ad elaborare una relazione entro 24 mesi
dall’approvazione delle indicazioni metodologiche, a seguito dello svolgimento del monitoraggio sulle
attività realizzate.

I datori di lavoro che già al 31 dicembre 2010 abbiano effettuato la valutazione del rischio da
stress lavoro - correlato, non debbono ripetere l’indagine, ma devono solo tenere aggiornato il
documento valutativo già predisposto.

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Le Nostre Sentenze
LA SENTENZA DEL MESE
ILLEGITTIMITÀ DEL RAPPORTO DI APPRENDISTATO E APPLICABILITÀ
DELL’ART. 32, L. 4 NOVEMBRE 2010, N. 183 (C.D. COLLEGATO LAVORO)
(Tribunale di Roma, 13 gennaio 2011)

Il caso giudicato dal Tribunale di Roma attiene alla legittimità di due contratti a termine e di un contratto
di apprendistato, sottoscritti a breve distanza l’uno dall’altro.
Il dipendente assunto con detti contratti, al termine dell’apprendistato è stato estromesso dall’azienda
ed ha in seguito impugnato i contratti a tempo determinato, sostenendo la nullità del termine per
insussistenza delle ragioni giustificative, nonché l’apprendistato, assumendone l’illegittimità per mancata
formazione. Il Tribunale di Roma ha accertato la legittimità dei due contratti a tempo determinato,
facendo applicazione di noti principi; in particolare, in merito ad uno di essi, concluso per “incremento
dell’attività produttiva non previsto”, il Tribunale ha affermato che l’art. 1 del Decreto Legislativo n.
368/01 consente l’apposizione del termine per esigenze produttive anche se riferibili all’ordinaria attività
del datore di lavoro, respingendo, perciò, l’eccezione del dipendente, che aveva sostenuto che il
termine fosse nullo perché le ragioni della sua assunzione non erano imprevedibili ed eccezionali.
Ma la decisione è innovativa laddove ha applicato al contratto di apprendistato, risultato illegittimo e
convertito dal suo inizio in rapporto a tempo indeterminato, l’art. 32 della Legge n. 183/2010: si tratta di
una delle prime pronunce in materia.
Il Giudice di Roma ha evidenziato che il contratto di apprendistato è notoriamente un tipo di contratto a
termine che, se dichiarato illegittimo, fino alla data di entrata in vigore della Legge n. 183/2010
comportava quale conseguenza l’obbligo per il datore di lavoro di ripristinare la funzionalità del rapporto
e di versare al lavoratore, a titolo risarcitorio, le retribuzioni maturate dalla data in cui lo stesso aveva
messo a disposizione le sue energie lavorative (ovvero dalla messa in mora).
Attualmente, invece, i commi 5 e 7 dell’art. 32 del c.d. Collegato, entrato in vigore il 24 novembre 2010,
dispongono che, nei casi di conversione del contratto a tempo determinato, il Giudice condanna il
datore di lavoro al risarcimento del lavoratore, stabilendo un’indennità omnicomprensiva nella misura
compresa fra un minimo di 2,5 e un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto,
avuto riguardo ai criteri indicati nell’art. 8 della Legge 15 luglio 1966 n. 604 (numero di dipendenti
occupati, dimensioni dell’impresa, anzianità di servizio, comportamento e condizioni delle parti).
La disposizione citata trova un’applicazione per tutti i giudizi, compresi quelli pendenti alla data di
entrata in vigore della legge e, quindi, anche per quello in esame, instaurato nel 2009.
Il Tribunale ha precisato che l’indennità risarcitoria “omnicomprensiva” dovuta al lavoratore ai sensi della
nuova disciplina non può ritenersi aggiuntiva al diritto del lavoratore al pagamento delle retribuzioni,
perché, fondamentalmente, il lavoratore non ha affatto diritto al pagamento delle retribuzioni per il
periodo non lavorato, ma solo al risarcimento del danno in misura pari alle retribuzioni maturate alla data
di offerta della prestazione lavorativa, previa detrazione dell’aliunde perceptum e, secondo un
orientamento molto diffuso nella giurisprudenza romana, limitatamente a tre anni, in applicazione dell’art.
1227 cod. civ. (che impone di considerare, ai fini della quantificazione del danno, anche il
comportamento del lavoratore che non si è attivato per la ricerca di una nuova occupazione).
La sentenza in commento ha soggiunto che l’indennità risarcitoria prevista dall’art. 32 potrebbe, in
ipotesi, essere anche più favorevole per il lavoratore rispetto al risarcimento del danno commisurato alle
retribuzioni decorrenti dalla data di messa in mora, in quanto prescinde del tutto dall’aliunde perceptum
e dalla effettiva ricerca di altra occupazione che, secondo l’orientamento sopra citato, dovrebbe
presumibilmente concludersi nell’arco di tre anni.
Altre sentenze, al contrario, hanno affermato che l’indennità di cui all’art. 32 citato è aggiuntiva al
risarcimento del danno corrispondente alle retribuzioni perdute dalla cessazione del rapporto dichiarato
nullo o illegittimo (così Trib. Busto Arsizio, 29 novembre 2010).
(Causa curata da Marina Olgiati)

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ALTRE SENTENZE
NON COSTITUISCE DISCRIMINAZIONE IL LIMITE DI ETÀ POSTO PER
L’ASSUNZIONE DI UN DIPENDENTE
(Tribunale di Milano - Sezione Lavoro, ord. 29 luglio 2010)
Il Tribunale di Milano veniva adito nell’ambito del procedimento speciale introdotto dall’art. 4 del D.lgs. n.
216/2006 nel quale veniva chiesto di accertare la pretesa natura discriminatoria del comportamento di una
società e consistito nel richiedere ai fini dell’assunzione oltre ad alcuni requisiti di carattere tecnico un’età
anagrafica non superiore a 45 anni. Secondo la prospettazione attorea l’introduzione tra i requisiti di selezione
delle offerte di lavoro quello afferente all’età anagrafica contrasterebbe con le previsioni di cui alla Direttiva
200/78/Ce ed al D.lgs. n. 216/2003. Il Giudice del Lavoro ha precisato che, in realtà, fermo restando il
principio generale concernente il divieto di discriminazione in ambito lavorativo, sia la normativa comunitaria
che quella nazionale ammettono casi in cui trattamenti differenziati risultano compatibili con l’ordinamento
giuridico e con il diritto antidiscriminatorio. Tali ipotesi ricorrono laddove le condizioni personali del prestatore di
lavoro rappresentino, considerata la natura dell’attività ed il contesto in cui essa viene espletata, requisiti
essenziali o determinanti ai fini dello svolgimento della stessa ovvero laddove sussista una finalità legittima -
oggettivamente giustificabile - perseguita attraverso mezzi appropriati e necessari.
Nel caso di specie il requisito dell’età anagrafica era stabilito dall’art. 1 all. B del DM n. 513/1998. Il Giudice del
Lavoro ha ritenuto che il requisito anagrafico è strettamente correlato con le attitudini tecnico-pratiche richieste
per l’esercizio di mansioni di conducente autoferrotranviario nell’ambito di un servizio pubblico e con la finalità
della salvaguardia dell’incolumità degli utenti e la sicurezza della circolazione. È stato ritenuto dato di comune
esperienza che nella generalità dei casi l’avanzare dell’età incide negativamente sui riflessi, reattività, capacità
di concentrazione oltre che sull’apprendimento di nuove attività. Tali profili sono stati ritenuti destinati ad
incidere direttamente sul livello di affidabilità nello svolgimento ex novo di una mansione fisicamente
impegnativa e quindi tali da giustificare ed essere compatibile con il diritto antidiscriminatorio.
(Causa curata da Giacinto Favalli e Luca D’Arco)

OBBLIGHI SOLIDALI E DIRITTI DI REGRESSO


(Tribunale di Milano, 11 novembre 2010)
Un lavoratore - dipendente di una subappaltatrice - conveniva in giudizio la società datrice di lavoro
(appaltatrice) nonché la committente al fine di ottenere il pagamento del Tfr e di altre differenze retributive.
La società committente, chiamata quale responsabile in via solidale ex art. 29 D.lgs. n. 276/2003, nel resistere
chiedeva, in via subordinata, la condanna della società datrice di lavoro a rimborsarle quanto eventualmente
corrisposto al lavoratore in esecuzione della sentenza. Il Tribunale, in accoglimento della suddetta richiesta,
rilevava che “nulla ostava all’accoglimento della pronuncia di condanna richiesta dalla committente nei
confronti dei condebitori solidali, essendo riconoscibile il diritto di regresso della prima nei confronti dei
secondi, in conseguenza della pronuncia - con la presente sentenza - di condanna al pagamento a favore del
creditore principale”, così consentendo alla società committente di accelerare i tempi per un recupero coattivo
delle somme pagate in via solidale.
(Causa curata da Giorgio Molteni e Sara Lovecchio)

CONTRATTO A PROGETTO E REINTEGRAZIONE


(Tribunale di Milano, ordinanza 26 ottobre 2010)
La reintegrazione nel posto di lavoro in via d’urgenza ex art. 700 cod. proc. civ. non può essere richiesta a
fronte della pretesa illegittimità di un contratto a progetto; l’accertamento della riqualificazione del rapporto ex
art. 69 della “legge Biagi” e la conseguente condanna alla riammissione in servizio possono essere pronunciati
solo in seguito ad un giudizio ordinario, per la complessità dell’istruttoria che richiedono, non compatibile con
la sommarietà del procedimento cautelare. Il periculum in mora, quale presupposto del provvedimento
cautelare, è rappresentato da un rischio di pregiudizio imminente e irreparabile a carico del ricorrente; non
hanno rilevanza le allegazioni, contenute nel ricorso, che si riferiscono a ipotetici danni subiti da soggetti diversi
da quello che ha richiesto il provvedimento (nel caso di specie, un insegnante estromesso dal posto di lavoro
ha fondato la domanda di riammissione in servizio sul pregiudizio subito dai “suoi” studenti, richiamando i
principi costituzionali del diritto al libero insegnamento e all’istruzione).
(Causa curata da Tommaso Targa)

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Civile, Commerciale,
Assicurativo
Attualità
NORMATIVA ANTITRUST E CONSEGUENZE CIVILI
A cura di Francesco Autelitano, Andrea Beretta e Vittorio Provera

Tra le questioni giuridiche più rilevanti degli ultimi anni, meritano certamente menzione
quelle concernenti le conseguenze civili delle violazioni della normativa antitrust.

Il nostro Studio si è occupato, in materia, di un complesso contenzioso, concernente la congruità del


corrispettivo richiesto da un gestore aeroportuale alle compagnie aeree, quale controprestazione di
servizi resi a queste ultime (come, ad esempio, la gestione del sistema di smistamento e riconsegna
bagagli e la gestione tecnica dei pontili per l’imbarco e lo sbarco dei passeggeri).

Dette compagnie aeree, ritenendo che il gestore applicasse corrispettivi troppo elevati e che, in tal
modo, si comportasse quale soggetto monopolista e abusasse di una c.d. “posizione dominante” -
anche in violazione del Trattato CE - con determinazione congiunta, avevano, da qualche anno,
provveduto a pagare solamente una quota pari al 65% dei corrispettivi richiesti dal gestore stesso,
pur continuando a fruire dei menzionati servizi. Il gestore aeroportuale, in questo contesto, aveva
invece preteso anche il pagamento del restante ammontare (35%): da qui, l’origine del contenzioso.
La vicenda, di cui anche la carta stampata ha dato evidenza, è stata peraltro definita con un accordo
transattivo di reciproca soddisfazione, (v. “Sea-Alitalia, pace fatta sui debiti AirOne” Il Sole 24 Ore,
20 Gennaio 2011 riportato di seguito).

✦Sea-Alitalia, pace fatta sui debiti AirOne


“Sea e Alitalia hanno chiuso ieri un contenzioso in corso dal 2004 relativo a mancati pagamenti
da parte di AirOne stimato in circa 17 milioni di euro. La transazione (della quale, tuttavia, non si
conosce l'entità reale) sarà pagata da Alitalia, che aveva ereditato il contenzioso dalla
precedente gestione, nei prossimi 5 giorni. Sulla vicenda pendevano ben nove cause in Tribunale
a Milano, che ora vengono a cadere con l'accordo siglato ieri «frutto - si legge in una nota
dell'azienda - di un rapporto tra Sea e Alitalia importante, sia in termini commerciali che di
prospettive». Il gestore degli aeroporti milanesi e la compagnia aerea affermano poi di voler
«proseguire ed accrescere il grado di cooperazione in essere, attraverso lo sviluppo delle
rispettive attività».”
Il Sole 24 Ore, 20 Gennaio 2011

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Assicurazioni
A cura di Bonaventura Minutolo e Teresa Cofano

Interpretando l'art. 16 delle preleggi alla luce degli art. 2, 3 e 10 cost., per il
principio della gerarchia delle fonti, poiché costituiscono diritti inviolabili della
persona umana sia il diritto alla salute ed all'integrità psicofisica sia il diritto ai
rapporti parentali - familiari, il risarcimento dei danni (patrimoniali e non
patrimoniali) subiti dallo straniero (anche extracomunitario) in conseguenza
DIRITTO AL
della lesione di tali diritti, può essere fatto valere con l'azione risarcitoria,
RISARCIMENTO DEL
indipendentemente dalla condizione di reciprocità di cui all'art. 16 delle
DANNO
preleggi, senza alcuna disparità di trattamento rispetto al cittadino italiano, e
quindi non solo contro il danneggiante (o contro il soggetto tenuto al
risarcimento per fatto altrui), ma anche con l'azione diretta nei confronti
dell'assicuratore o del Fondo.
(Cassazione, 11 gennaio 2011, n. 450)

"In tema di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile derivante da


circolazione di veicoli e di natanti, relativamente a fatto antecedente al 1
maggio 1993, per persona danneggiata, ai sensi della L. 24 dicembre 1969,
RCA - PERSONA
n. 990, art. 21 deve intendersi non solo la vittima diretta dell’incidente, ma
DANNEGGIATA -
anche i prossimi congiunti o gli aventi causa della stessa, così che i
REGIME
conseguenti danni non devono necessariamente essere soddisfatti tutti
ANTECEDENTE AL 1
MAGGIO 1993 nell’ambito del massimale previsto per ogni singola persona, ma il limite del
risarcimento e, distintamente per ciascun danno, quello previsto per ciascuna
persona danneggiata, fermo nel complesso il massimale per singolo sinistro”.
(Cassazione, 16 novembre 2010, n. 23097)

L'onere della preventiva richiesta, all'assicuratore, di risarcimento del danno,


posto dall'art. 22 l. n. 990/69 a carico del danneggiato che intenda esercitare
l'azione giudiziaria, è adempiuto - in caso di impresa assicuratrice in
RCA E INSOLVENZA
DELL’IMPRESA liquidazione coatta amministrativa - mediante richiesta al commissario
ASSICURATRICE liquidatore che sia stato autorizzato, a norma dell'art. 9 d.l. n. 857/76, a
procedere alla liquidazione dei danni anche per conto del fondo di garanzia
per le vittime della strada, in deroga all'art. 19 comma 3 l. n. 990/69, non
essendo necessaria ulteriore richiesta all'impresa designata.
(Cassazione, 14 dicembre 2010, n. 25241)

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Il Punto su...
A cura di Vittorio Provera

IL CONFLITTO TRA IL DIRITTO ALLA PRIVACY E DIRITTO ALLA


DIFESA IN SEDE DISCIPLINARE

L’attuale sistema normativo posto a tutela di alcuni fondamentali diritti può determinare, in
diverse situazioni della vita aziendale, conflitti che debbono essere necessariamente risolti con
la prevalenza dell’uno o dell’altro.
Il caso che qui si riporta coinvolge una problematica assai rilevante, determinato dal contrasto tra diritto
alla privacy e quello di difesa ed è stato affrontato dalla Suprema Corte con la sentenza n. 18279 del
2010 che, prendendo spunto anche da una precedente decisione sempre dei Giudici di Legittimità (n.
15327 del 2009), offre interessanti spunti di riflessione.
✦Il Caso
Un lavoratore dipendente di una Società (peraltro operante nel settore delle comunicazioni) aveva ricevuto
una prima contestazione disciplinare, con la quale si addebitava al medesimo l’invio di messaggi
elettronici tramite computer ad una Collega, la quale non aveva evidentemente gradito e gli aveva
intimato di cessare tale condotta. Nonostante il dipendente avesse replicato di aver tenuto un
comportamento irreprensibile, tali episodi erano stati oggetto di contestazione disciplinare con
applicazione della sanzione conservativa di tre giorni di sospensione. Quindi la Società, in diverso
successivo momento, aveva addebitato - sempre al medesimo dipendente - un ulteriore e più grave
episodio, consistente nel tentativo di baciare o toccare la Collega durante l’orario di lavoro e nei locali
aziendali. A fronte della nuova contestazione, il lavoratore aveva negato ogni addebito e l’Azienda aveva
provveduto ad emettere un provvedimento di licenziamento. Promossa la causa avanti al Tribunale per
l’impugnativa della risoluzione contrattuale, il Giudice di primo grado aveva dichiarato l’illegittimità della
risoluzione, disponendo la reintegra del lavoratore. La sentenza è stata confermata dalla Corte di Appello.
In tali decisioni era stata rilevata la genericità della lettera di contestazione, priva di importanti e necessari
elementi specificativi ed indicativi anche con riferimento all’identità della lavoratrice offesa. La Società si
era peraltro difesa, nei citati procedimenti, sottolineando che la contestazione sarebbe stata puntuale e,
precisando di aver omesso l’indicazione dell’identità della dipendente offesa dalle condotte, in ossequio ai
principi che presiedono le norme sulla tutela della privacy. In merito aveva argomentato che non si poteva
far prevalere il diritto di difesa del lavoratore su quello della tutela alla riservatezza della persona vittima
dell’episodio, anche considerando la particolare “delicatezza” del medesimo.
Sul punto è intervenuta la Suprema Corte, nell’ambito del ricorso promosso dalla datrice di lavoro.
I Giudici di legittimità hanno ribadito, innanzitutto, l’orientamento giurisprudenziale consolidato secondo il
quale la contestazione dell’addebito, soprattutto in situazioni di mancanze gravi che possono portare al
licenziamento disciplinare, deve consentire al lavoratore un’immediata difesa e soddisfare i requisiti di
specificità, al fine di individuare i fatti dai quali l’Azienda faccia derivare l’infrazione disciplinare, in
violazione degli obblighi di legge e di contratto. La valutazione relativa all’esistenza del requisito di
specificità costituisce un’indagine di fatto non censurabile in sede di legittimità, laddove peraltro i Giudici
di merito avevano proceduto ad una motivata ricostruzione dei comportamenti.
Nello specifico, uno degli elementi rilevanti di censura della condotta Aziendale era proprio costituita
dall’omissione del nominativo della persona coinvolta. Infatti la conoscenza dell’identità avrebbe
permesso al dipendente, poi licenziato, di contrapporre circostanze di tempo e di luogo eventualmente
incompatibili con la denuncia della lavoratrice importunata e fornire altre circostanze atte a diversamente
delineare le condotte.

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Più in generale la Suprema Corte ha ammesso - innanzitutto - che vi sono difficoltà interpretative ed
applicative per delineare una regola generale che definisca, in modo esaustivo, l’ambito di tutela della
privacy nelle situazioni in cui si debba dar corso ad un contemperamento tra due importanti diritti in
conflitto, che godono entrambi di tutela costituzionale. Nel caso in esame: quello relativo alla tutela dei
dati personali e quello inerente il primario diritto alla difesa. Tuttavia quest’ultimo, garantito in modo
pregnante dall’art. 24 Cost., assume carattere prevalente sulla base del principio affermato dalla
Suprema Corte.
Infatti, nell’ipotesi di contrapposizione tra le sopra riportate istanze di tutela e garanzia “va applicato il cd.
criterio di gerarchia mobile, dovendo il Giudice procedere di volta in volta ed in considerazione dello
specifico “thema decidendum” alla individuazione dell’interesse da privilegiare a seguito di una equilibrata
comparazione tra diritti in gioco…. Ne consegue che il richiamo, ad opera di una parte processuale, al
doveroso rispetto del diritto alla privacy…. non può legittimare una violazione del diritto di difesa che,
inviolabile in ogni stato e grado del procedimento, non può incontrare nel suo esercizio ostacoli ed
impedimenti nell’accertamento della verità materiale a fronte di gravi addebiti suscettibili di determinare
ricadute pregiudizievoli alla controparte in termini di un irreparabile vulnus alla sua onorabilità e, talvolta,
anche alla perdita di altri diritti fondamentali come quello del posto di lavoro”.
Si tratta di una statuizione importante poiché consente, anche all’Azienda, di avere un metro di riferimento
in ordine ai limiti entro i quali può, legittimamente, ritenere sacrificabile il cd. diritto alla privacy.

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HIGHLIGHTS 2010

Attualità, approfondimenti, novità legislative e


giurisprudenziali, sentenze scelte ed una panoramica
sulle principali notizie inerenti l’attività dello Studio,
gli Eventi, le Pubblicazioni e la Rassegna Stampa
annuale.

Gli Highlights T&P 2010 sono consultabili su


www.trifiro.it nella sezione Highlights e sui profili T&P su
Scribd e twitter.

Eventi
✦Milano, Studio T&P Avvocati, 17/18 Febbraio 2011
Evento formativo accreditato: Il Collegato Lavoro
Relatori: Vittorio Provera, Mario Cammarata, Marina Tona, Angelo Di Gioia

✦Tencarola di Selvazzano (Padova), Hotel Piroga, 18 Febbraio 2011, 14.30


Convegno AGI - Ordine dei Consulenti del Lavoro di Padova: La Crisi Aziendale. Gli strumenti di
gestione del personale in esubero
“Il licenziamento collettivo - La procedura di mobilità”
Relatore: Avv. Giacinto Favalli
Programma (PDF)

✦Milano, Grand Hotel et de Milan, 22 Febbraio 2011


✦Roma, Regina Hotel Baglioni, 2 Marzo 2011
Convegno: Licenziamento, contratto a termine e lavoro a progetto
“Le novità in materia di conversione del contratto a tempo determinato”
Relatore: Avv. Giacinto Favalli
Programma (PDF)
www.aidp.it

✦Milano, Studio T&P Avvocati, 14, 20, 21, 28 Gennaio e 3/4 Febbraio 2011
Incontri in Studio con Clienti sul Collegato Lavoro
Relatori: Stefano Beretta, Anna Maria Corna, Vittorio Provera, Giorgio Molteni, Mario
Cammarata, Marina Tona, Damiana Lesce, Luca D’Arco, Angelo Di Gioia

Archivio Eventi:
✦Savona, Unione Industriali, 31 Gennaio 2011
Seminario:  Il contenzioso in materia di lavoro. Le novità del Collegato Lavoro. Clausola
compromissoria. Conciliazione ed arbitrato.
Relatore: Avv. Stefano Beretta
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NEWSLETTER T&P N°43 ANNO V PAG. 11

BLOG JOBtalk - JOB24 - Il Sole 24 Ore: 01/02/11


RASSEGNA twitter 24job http://twitter.com/24job
Il primo tentativo di “scollegare” il collegato lavoro
di Stefano Beretta
STAMPA
BLOG JOBtalk - JOB24 - Il Sole 24 Ore: 27/01/11
twitter 24job http://twitter.com/24job
L’art.2 del collegato lavoro e le prime deviazioni di percorso
di Anna Maria Corna

✦GiocoNews.it: 26/01/11
Scatti anzianità, il Tribunale di Aosta: “Corrette le modalità di
calcolo del Casinò di Saint Vincent”

✦Osservatorio di Gazzetta Forense - Il Denaro: 26/01/11


Licenziamento: i termini di impugnazione
di Alessandro Sampaolesi

✦IlSole 24 Ore: 20/01/11


Sea-Alitalia, pace fatta sui debiti AirOne

✦Corriere della Sera: 14/01/11


Licenziato: quando faccio ricorso?
Contratto a termine illegittimo: che fare?
di Giacinto Favalli

✦Codice di Diritto del Lavoro - CELT


Aggiornato con il Collegato Lavoro (L. 4 novembre 2010, n. 183)
Sommario Codice di Diritto del Lavoro
Struttura del Codice
a cura di Giacinto Favalli, Luca D’Arco, Studio Trifirò &
Partners

✦Codice del Lavoro Pocket 2011 - CELT


✦T&P su twitter Aggiornato con il Collegato Lavoro (L. 4 novembre 2010, n. 183)
Sommario Codice del Lavoro Pocket 2011
✦ T&P su Scribd a cura di Giacinto Favalli, Luca D’Arco

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