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FIRENZE

architettura 1&2.2005

Periodico semestrale
Anno IX n.1&2
costruire la natura
Euro 10
Spedizione in abbonamento postale 70% Firenze
FIRENZE

architettura
In copertina:
Cave di marmo
foto I. Bessi, Carrara
Archivio Fondazionze Michelucci

1&2.2005

editoriale Contro Kafka


Luciano Semerani 2
percorsi Friedrich Schlegel e l’architettura “gotica”
Daniele Pisani 8
progetti e architetture Arrigoni Architetti
La casa del gabbiere
Fabrizio Arrigoni 24
Fabio Capanni
Palestra “La Fonte” a Sesto Fiorentino
Fabio Capanni 30
Francesco Collotti, Giacomo Pirazzoli e Valentina Fantin
La memoria nella pietra
Francesco Collotti 36
Maria Grazia Eccheli e Riccardo Campagnola con Michelangelo Pivetta
Giardini
Riccardo Campagnola 42
Flaviano Maria Lorusso, Pier Paolo Perra e Alberto Loche
International design competition for a New Tomihro Museum of Shi-ga
Flaviano Maria Lorusso 48
Loris Macci con Andrea Giunti
Landscraper: costruire con il paesaggio
Fabio Fabbrizzi 54
Fabrizio Rossi Prodi e Massimiliano Larinni
Piscina Comunale a Firenzuola
Fabrizio Rossi Prodi 60
Paolo Zermani
Il Cimitero di Sesto Fiorentino
Elisabetta Agostini 66
costruire la natura Giorgio Grassi
Ricostruzione del castello di Valkhof a Nimega 72
Luis Barragán Morfin 78
Silvano Zorzi
Paesaggi della ragione
Eleonora Mantese 92
riflessi Ma da una ferita è scaturita la bellezza
Alberto Breschi 100
Ogni uomo è un’isola - Curzio Malaparte
brani scelti da Gianni Pettena 108
I giardini medicei del Cinquecento:
natura e arte nel Journal de Voyage di Michel de Montaigne
Grazia Gobbi Sica 118
Periodico semestrale* del Dipartimento di Progettazione dell’Architettura Il Giardino di Boboli
viale Gramsci, 42 Firenze tel. 055/20007222 fax. 055/20007236 Giorgio Verdiani con il contributo di Gianni Sani 128
Anno IX n. 1&2 - 1° semestre 2005
Autorizzazione del Tribunale di Firenze n. 4725 del 25.09.1997 Costruire nella Phisis
Prezzo di un numero Euro 7 numero doppio Euro 10 Roberto Berardi 134
Finotti
Direttore - Marco Bini Antonio Paolucci 140
Coordinamento comitato scientifico e redazione - Maria Grazia Eccheli
Comitato scientifico - Maria Teresa Bartoli, Roberto Berardi, Giancarlo Cataldi, Loris Macci, Adolfo Natalini, Paolo Zermani eredità del passato Trovare nella terra le ragioni di un fatto poetico 1972-1975
Capo redattore - Fabrizio Rossi Prodi, Giovanni Michelucci e il Memorial Michelangiolesco
Redazione - Fabrizio Arrigoni, Valerio Barberis, Fabio Capanni, Francesco Collotti, Fabio Fabbrizzi, Francesca Mugnai, Giorgio Verdiani, Claudio Zanirato Fabio Fabbrizzi 146
Info-grafica e Dtp - Massimo Battista
Segretaria di redazione e amministrazione - Gioi Gonnella tel. 055/20007222 E-mail: progeditor@prog.arch.unifi.it. Giovanni Michelucci, ritorno alla natura
Francesca Privitera 154
Proprietà Università degli Studi di Firenze eventi Banca CR Firenze: un progetto per il futuro
Progetto Grafico e Realizzazione - Centro di Editoria Dipartimento di Progettazione dell’Architettura Claudio Zanirato 160
Fotolito Saffe, Calenzano (FI) Finito di stampare febbraio 2005
*consultabile su Internet http://www.unifi.it/unifi/progarch/fa/fa-home.htm letture a cura di: Fabrizio Arrigoni, Riccardo Butini, Fabio Fabbrizzi, Michelangelo Pivetta, Francesca Mugnai 164
Contro Kafka

Luciano Semerani

Il progetto di architettura è dettato dalla geografia. Assume il luogo come punto di partenza imprescindibile, ma al contempo lo modifica, ne
muta le condizioni originarie tanto da giungere – nei casi più significativi e convincenti – a quella natura artificiata che sembra essere il punto di
equilibrio tra la generalità di un’idea (o di un tipo) e la particolarità di un luogo.
Avendo come riferimento tale sperimentato orizzonte, Firenze Architettura ha raccolto in questo numero progetti, riflessioni e spunti di ricerca che
- in vario modo e secondo diverse declinazioni – possano dar conto dello stato dell’arte sulla questione. In questo ambito avevamo chiesto a Luciano
Semerani un contributo che indagasse l’oscillante rapporto tra artificio e natura nel particolarissimo caso di Lina Bo Bardi, per la quale lo stesso
Semerani in occasione della recente Biennale di Venezia ha curato una importante mostra monografica e il catalogo edito per i tipi di Marsilio.
Le riflessioni di Semerani partono dalla vita e dalle opere di questa singolare protagonista di un “Altro Moderno” trapiantata in Brasile, ma
trascendono la circostanza specifica offrendoci il generoso contributo di un intellettuale capace di ridiscutere gli assiomi sui quali ci eravamo
acquietati, pensando che dal naturale all’artificiale fosse il percorso unico e scontato di ogni progetto.
Contro Kafka: quella che proponiamo come editoriale è dunque la riflessione di un pensatore che costruisce e scrive – in ciò si ritrova l’allievo
forse più autentico di Ernesto Nathan Rogers - forzando il paradosso fino a metterlo in grado di generare senso, e facendoci intravedere
un’imprevista conclusione secondo la quale sarebbe invece la natura a mutare le condizioni del progetto.
la redazione

La mostra su “Lina Bo Bardi architet- psicoanalisi di Jung alla psicologia del- gliarsi scarafaggi e di poter essere
to”, che si è conclusa al Museo d’arte la Gestalt ci si è interrogati sull’origine schiacciati come scarafaggi è seduta
moderna di Ca’Pesaro, ha destato delle forme e sulla loro pre-esistenza al- tra gli impiegati delle Poste Imperiali e
grande interesse. Immagino i perché l’esperienza sensibile e intellettuale. delle Assicurazioni Generali, è il vero
ma non val la pena porre, di questi tem- E ancora, come terza domanda, ci si fantasma che gira per l’Europa portan-
pi, inutili domande. posti e ci si pone la questione del pae- dosi dietro l’ombra dell’indegnità ri-
Lina si interrogava e si rispondeva da saggio. Se esso sia direttamente il frut- spetto ai ruoli prestabiliti. Paradossal-
sola, e alla fine la sua poesia allontana le to di una coltivazione agricola o indu- mente, ci dice Lina, è il recupero di una
nostre paure. Il suo è un modo di pensa- striale o se esista quella coltivazione ar- dignità per le formiche, per gli scarafag-
re e un modo di lavorare che ci aiuta. chitettonica della terra di cui aveva gi, per i serpenti ed anche per le Vac-
Per tutto un secolo uomini onesti come parlato Hegel. che, meglio se meccaniche, che si tra-
Dostojewsky e Musil si sono chiesti, in Ci si è chiesti se il Giardino delle Affinità scina dietro la dignità della persona:
forma più o meno esplicita quale delle Elettive o l’arte topiaria all’italiana o alla E anche quella dell’architettura civile. E
due vie, se il suicidio o l’assassinio, fos- francese fossero il modo migliore per anche quella dell’architetto.
se la migliore per “scrollarsi di dosso la amare e guardarsi nella natura. “... in Brasile sono sempre riuscita a
cappa dell’ordine”. Se visitiamo l’opera di Lina Bo Bardi fare quello che volevo senza accettare
O, come Kafka, hanno solo atteso di queste sono tre domande che non inte- condizionamenti o intrallazzi. Pur es-
essere assassinati. ressano un granché, perché esse sono sendo non solo architetto, ma per giun-
Il vero ruolo dell’assassino, questa è state bruciate, nella sua esperienza. ta donna.”
stata sempre la prima domanda. “Nao pise as formigas, nao mate as Anche per quel che riguarda le forme,
Un secondo interrogativo, più teorico, baratas – contra Kafka”. la loro compiutezza ed intangibilità,
ha posto la questione della provenienza La raccomandazione delle mamme. Lina spinge avanti un “polochon” che
delle figure e delle relazioni tra le forme. Non si uccidono le formiche. Ma allora è quel poggiatesta cilindrico, la cui fo-
Da Gottfried Semper a Warburg, dalla neanche i bambini? La paura di sve- dera è fermata con due bottoni, del 1

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“canapè”, ovvero del divano-letto alla per tipi e per copie, e dall’altra si ritrova
francese. l’archetipo, che nella sua primordialità
Si trasforma in un maiale con due te- ha la stessa forza, tanto quando si pre-
ste, o due sederi. Una goduria surreali- senta come una astratta quintessenza,
sta che ci introduce subito nel mondo come “Urtypen”, quanto quando ci ag-
degli animali fantastici, le sirene, i cen- gredisce con la sua bruttezza sublime.
tauri, l’araba fenice, e in quello delle È così che incontriamo di seguito l’ar-
creature fantastiche, gli arcangeli, i se- chetipo dell’arco di trionfo nello “studio
rafini, i cherubini, che Lina coinvolgerà per il logotipo del MASP”, il prototipo
nelle sue esposizioni di ex-voto e di nella “la sedia da bordo strada”, il ca-
oggetti sacri o magici ma anche nelle rattere ne “el gattino”.
mostre di giocattoli “Capiras, Ca- La presenza di valori primordiali e del-
piaus: Pau-a Pique”. l’archetipo, nei riferimenti culturali di
La scelta di un oggetto da esposizione, Lina Bo Bardi, chiama in causa quel
l’ordinamento di un’esposizione è un tipo di conoscenza, fra i tanti, che na-
atto creativo tanto quanto l’invenzione sce dalle figure. Non sarà più la tasso-
di un’opera. E un tanto vale anche per nomia teutonica o durandiana a tenere
un allestimento. Se un esposizione è il campo, né la meccanica del disegno
costruita, come lo era l’allestimento del industriale. Vale per tutti il progetto del-
MASP, sull’Einfühlung, sulla simpatia la “Vaca Mecanica” che su ruote,
tra gli oggetti, sul loro valore iconico e “possibilmente FIAT”, avrebbe dovuto
non sul loro valore estetico o storico, circolare tra i bambini del “SESC/
nella contaminazione e nel meticcia- Pompeia” distribuendo dalle sue pop-
mento delle lingue ci si libera del- pe metalliche latte caldo, caffè, e caffè-
l’“interrogativo sull’origine”. latte. Difficilmente troveremo un altro
E, cosa ancora più importante, ci si li- incesto così persuasivo e così critico
bera della ricerca dell’originale. nei confronti delle teorie “Industrial De-
Da una parte si ritorna alla classicità, sign” come questa “Wunderkammer”
quando il mondo dell’arte si mostrava dove il zoomorfico si accoppia con 6

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“l’outil”- arredo mobile. neppure una integrazione organicista
La metonimia regna sovrana. Innesti e ma piuttosto un lasciarsi prendere, del-
trapianti, assemblaggi, smontaggi e ri- la costruzione, distinta e autonoma
montaggi, grottesco e “non-sense” nella sua logica interna, dentro la realtà
non solo si sostituiscono al tentativo di della foresta, o della metropoli, o delle
realizzare “un ordine impossibile”, qua- culture altre, attraversando e rendendo
le in fondo era stato il sogno del Nove- indistinti i confini. Lina Bo Bardi è se
cento italiano in cui Lina era cresciuta e stessa, con la sua propria storia di in-
maturata, ma impongono alla tragedia contri culturali in Italia e dopo. È la più
contemporanea la presenza del “Mito”, brasiliana tra tutti gli architetti brasiliani
una presenza surrealista ed assurda, perché è la più autenticamente libera di
conquistata nel sonno della ragione, essere brasiliana.
spesso giocosa, ma anche talvolta Alla fine il monile ed il tatuaggio si spo-
drammatica, come nei “ponti di colle- stano dal corpo nudo del “selvaggio”
gamento del SESC/Pompeia”, tesi all’architettura, la foresta si inerpica
come le braccia di Prometeo tra i grat- sull’architettura dandole una nuova
tacieli della metropoli. Ancora un para- identità. Certamente Lina si domanda
dosso o, se vogliamo, un’iperbole nel ogni volta quanto questi siano elementi
riconnettere l’inconnettibile. L’innesto aggiuntivi, superflui, parassitari e
dei ponti, che uniscono, per mestiere, quando siano espressioni di autentici-
sulle torri-grattanuvole, che di mestiere tà. “Autentico” deriva, etimologica-
esprimono il potere solitario. mente, da “fatto da sé”. Il tatuaggio è
Lina esorcizza a modo suo la violenza vestito e linguaggio “fatto a mano”. Il
del Nuovo Mondo. monile è segno di appartenenza,
Ma non ha problemi neanche di fronte un’appartenenza vasta e indefinita
alla violenza della natura, da cui in buo- come è proprio dell’architettura e della
na sostanza si lascia prendere. Il mon- musica, che dicono quel che le parole,
do naturale ed il mondo selvaggio di- più precise nel loro significato, non rie-
ventano il suo mondo. Non sono “sere- scono a far intendere.
nate al chiaro di luna”, e neppure “notti La natura stessa come efflorescenza
trasfigurate”. Piuttosto è il principio del- rampicante che si insinua e avvolge i
la “metamorfosi” che porta nel progetto materiali duri, l’animaleria popolare e 7
architettonico quei processi germinali, fantastica, che esce dalla foresta e si
di riproduzione e crescita che sono pro- presenta a teatro, si siede a tavola,
pri del mondo naturale. come nelle favole e nei sogni, e lo stes-
L’albero, e segnatamente “gli alberi so interloquire delle “Marionette” e dei
maestri” il fiore, e meglio una “scala “Balocchi”, più come feticci e come
fiore” le piante tutte e gli animali della presenze balorde, tutto questo ci aiuta
foresta e della “fazenda”, magari radu- a scoprire “una realtà che non ha la pre-
nati su una “Grande aia”, che è una sunzione del veritiero”, ma che conser-
“trapunta di cotone nero”, non si ap- va invece l’intensità emotiva della “rap-
poggeranno più, come ornamenti, alla presentazione”, e ci commuove. Pagine precedenti:
costruzione ma la contamineranno in- 1
Lina Bo Bardi
sinuandosi, ancora tronchi, foresta, Disegno di studio la “scala fiore”
paglia e strame sui muri, sul tetto, do- 2
vunque, anche in verticale come nel Lina Bo Bardi
Museo d’Arte di San Paolo (MASP), 1957-68
progetto per il “Nuovo Municipio di 3
San Paolo”. Lina Bo Bardi
Gli schizzi in cui le efflorescenze ag- Museo d’Arte di San Paolo (MASP), 1957-68
L’allestimento della pinacoteca
gressive, poi soppresse nel definitivo, 4
scompongono i tamponamenti del Lina Bo Bardi
“MASP”, il progressivo immedesimarsi Casa do Chame-Chame, 1958
5
nelle terre, nelle loro forme e nella loro Lina Bo Bardi
materialità selvaggia, gli impasti di pie- Casa Cirell, 1958
tre, cocci di ceramica e terra delle case 6
Lina Bo Bardi
“Cirell” e “Chame-Chame”, inducono SESC-Pompéia, 1977
una progressiva vegetalizzazione e mi-
neralizzazione dell’architettura. 7
Lina Bo Bardi
A questo punto il rapporto è rovescia- Casa Cirell, 1958
to: non siamo noi che coltiviamo la ter- 8
ra, non siamo noi che disegniamo la Lina Bo Bardi
“Vaca Mecanica”,
natura ma è la natura che disegna noi. schizzo di studio e prototipo realizzato per la
Non più un impegno alla mimesi, e mostra della Biennale di Venezia 8

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Friedrich Schlegel e l’architettura “gotica”

Daniele Pisani

La morte di Novalis, il 25 marzo del 1801, suggella Friedrich; nei primi mesi del 1802, quest’ultimo si
di fatto lo scioglimento del circolo jenese del- trovava a Dresda a tenere, insieme a Tieck, lunghe
l’“Athenaeum”, da tempo attraversato da forti e or- discussioni sull’arte con Runge; nel semestre inver-
mai insostenibili tensioni interne. A quel punto, i nale dell’anno accademico 1802/1803, Schelling
suoi diversi membri prendono strade diverse. teneva le sue lezioni sulla Filosofia dell’arte. Per
La svolta nell’esistenza e nell’opera di Friedrich quanto significativo, l’interesse rivolto in particolare
Schlegel, che del circolo costituiva il fulcro, è parti- alla pittura da parte di Friedrich e dei membri del
colarmente netta. Nel giugno del 1802 si trasferisce circolo dell’“Athenaeum” non è tuttavia in alcun
insieme alla compagna Dorothea Veit a Parigi. Nella modo confrontabile con quello rivolto alla letteratu-
capitale francese, oltre a tenere lezioni sulla storia ra. Se l’incontro con i Boisserée risulta fondamenta-
della letteratura, si dedica allo studio della letteratu- le è, così, perché esercita su Friedrich un doppio
ra medievale e delle lingue orientali, progetta di fon- effetto: ne accentua l’interesse per l’arte e introduce
dare un’accademia franco-tedesca e dirige “Euro- ex novo quello per l’architettura, fino allora presso-
pa”, rivista da lui stesso fondata per la quale ap- ché assente dalla sua riflessione.2
pronta numerosi saggi. Nel 1803 sposa Dorothea. Nella riflessione di Friedrich Schlegel sull’arte, irre- 1
Sempre lo stesso anno, e sempre a Parigi, conosce movibile punto di riferimento era sempre stato Win- Karl Friedrich Schinkel
Melchior e Sulpiz Boisserée. ckelmann. Nella sua costruzione teorica, come Duomo gotico sull’acqua, 1813
(copia di Wilheim Ahlborn, 1823;
A settembre – quando incontrano Friedrich e Do- noto, quest’ultimo concepiva l’arte greca in termini Staatliche Museen Preuszischer Kulturbesitz a partire da queste premesse il passo non sarà lun- dell’interesse di Schlegel per l’architettura, il ruolo culturale tedesco, segnano inoltre l’inequivocabile
rothea – i due fratelli sono in visita a Parigi. Nativi di sostanzialmente sovratemporali, ponendola di fat- Nationalgalerie, Berlin) go; ciò che a Herder fa difetto rispetto ai giovani di mentori.8 Nella primavera del 1804, in particolare, ingresso dell’architettura all’interno dell’universo
3
Colonia, cattolici, appassionati d’arte e d’architettu- to come modello assoluto. Come osserva Haskell, romantici è in sostanza soltanto una rivalutazione egli intraprende insieme ai Boisserée e al loro amico problematico romantico. A risultarne è un’opera
Pagine successive:
ra, negli anni successivi si segnaleranno tra i princi- tuttavia, alla cultura tedesca si era al tempo stesso 2 della religione cristiana e del suo ruolo nella società Bertram un viaggio da Parigi a Colonia, a testimo- come in cui finiscono per trovarsi riunite storia eru-
pali collezionisti d’arte tedeschi, in particolare di resa evidente la possibilità di “estendere ad altre Karl Friedrich Schinkel e nella cultura medievali.6 nianza del quale restano i Briefe auf einer Reise dur- dita e antiquaria, da un lato, e storia filosofica, della
quella medievale della Renania; Sulpiz, il maggiore epoche un concetto che era sempre stato implicito Colonia, Santi Apostoli, 1816 Il rapporto con i Boisserée è decisivo nel suggerire a ch die Niederlande, Rheingegenden, die Schweiz, cultura, dall’altro. Per quanto Schlegel non abbia
(disegno a matita)
dei fratelli, sarà autore di fondamentali testi sull’ar- in tutta la sua opera [di Winckelmann]: la grandezza 3 Friedrich di sottoporre ad esame, oltre che l’arte und einen Theil von Frankreich, che qui si propon- compiuto in prima persona alcuna ricerca docu-
chitettura medievale tedesca e soprattutto sul duo- dell’arte greca era dovuta a una combinazione uni- Karl Friedrich Schinkel medievale, anche l’architettura; dal canto suo, que- gono per la prima volta in italiano. mentaria, infatti, i Briefe non possono in alcun modo
mo di Colonia.1 Certo è che alla conoscenza con i ca di fattori sociali, politici, religiosi, climatici e di Colonia, San Gereone, 1816 st’ultima viene ad assumere tutti i connotati per po- I Briefe, che costituiscono in buona parte la rielabo- venire considerati alieni dalla coeva produzione sto-
(disegno a penna)
fratelli Boisserée, che con Friedrich stabiliscono su- altra natura. Senza una trasformazione completa 4 ter essere individuata come creazione emblematica razione del diario tenuto durante quello e un secon- riografica; vanno anzi – e questo è un aspetto di
bito un rapporto molto stretto, corrisponde un deci- del mondo attuale non sarebbe stato possibile far Karl Friedrich Schinkel del Medioevo, ossia a sua volta come un emblema. do viaggio da Colonia a Parigi, compiuto da Friedri- particolare rilevanza – visti a fianco dei tentativi più
so riorientamento dei suoi interessi. rivivere quella combinazione”;4 poté in tal modo af- Colonia, San Gereone, 1816 Nel campo dell’interesse di Schlegel per l’architet- ch in solitudine nell’inverno del 18049 , si trovano al- marcatamente scientifici di sottoporre ad analisi
(disegno a penna)
Di arti figurative, Schlegel si era sempre interessato. fermarsi “la nozione secondo cui, proprio come la 5 tura, la conoscenza con i fratelli Boisserée costitui- l’intreccio di almeno due forme letterarie. Da un l’architettura gotica. Tant’è che una parte consi-
Pare che da giovane, assiduo frequentatore dell’An- supremazia dell’arte greca era stata resa possibile Karl Friedrich Schinkel sce infatti una svolta. Ancora nel gennaio del 1803, lato, s’inscrivono in quella tradizione della letteratu- stente della loro influenza sulla cultura europea av-
tikensammlung della Gemäldegalerie di Dresda, solo da una combinazione unica (e probabilmente Il Siebengebirge visto da Godesberg, 1816 considerava l’architettura come la “più incompresa ra odeporica che tra l’altro, nei medesimi anni, sta viene con l’influsso esercitato sull’opera degli stori-
(disegno a penna)
avesse assunto l’abitudine di farsi rinchiudere, la irripetibile) di circostanze, anche il gotico, nelle sue 6 e la più sublime” di tutte le arti, e di essa confessava non poco contribuendo al recupero tedesco del ci di professione: come osserva Frankl, numerosi
sera, nella Renaissancehalle, per potervi contem- manifestazioni più alte, era stato il prodotto di Karl Friedrich Schinkel di “non aver visto nulla”:7 era vissuto per sei mesi a “gotico”.10 Dall’altro, si rivelano partecipi e protago- sono quelli – come Costenoble e Stieglitz – che fa-
plare tutta la notte indisturbato i calchi in gesso del- un’Età della Fede”.5 Tale possibilità si era tramutata Il Castello di Ehrenfels, 1816 Parigi senza visitare nemmeno Notre-Dame. Poi nisti di primo piano del coevo tentativo di trovare ranno riferimento proprio ai Briefe.13
(disegno a penna)
le sculture antiche. Il fatto poi che il primo, decisivo con Herder nella convinzione secondo cui ogni po- 7 l’incontro con i fratelli Boisserée. E, come era suc- una sistemazione propriamente storica del Medioe-
incontro tra buona parte dei membri del futuro cir- polo – e non solo quello greco – ha un proprio ca- Karl Friedrich Schinkel cesso una trentina d’anni prima a Goethe al cospet- vo patrio, e della sua arte e architettura in particola- Non occorre sfogliare le pagine dei Grundzüge der
colo jenese, nell’estate del 1798, avvenisse nelle rattere e, con esso, una propria arte “caratteristi- Il Reno nei pressi di Bingen con i castelli di to del duomo di Strasburgo, anche per Friedrich re.11 Tra i due generi letterari, nei Briefe, si compie gotischen Baukunst, la versione riveduta e ampliata
Rheistein e di Falkenburg, 1816
sale della medesima Gemäldegalerie dà la misura ca”, diversa da qualsiasi altra e dotata di qualità (disegno a penna) l’incontro con l’architettura – medievale – non rima- un intreccio inestricabile. Essi, che secondo Rob- dei Briefe che Schlegel mette a punto per la pubbli-
dell’importanza, non del tutto trascurabile, attribuita peculiari. Di qui alla riconsiderazione del mondo e 8 ne privo di conseguenze: a un tratto, tutta una serie son-Scott rappresentano “il primo tentativo serio e cazione delle proprie opere complete nel 182314 ,
da parte loro alle arti figurative. Nell’agosto del dell’arte medievali compiuta dalla cultura tedesca a Karl Friedrich Schinkel di interessi e temi si coagula e s’intreccia intorno articolato della letteratura tedesca di investigare la per avvertire un accento marcatamente nazionali-
Il Reno nei pressi di Bingen con il castello di
1799, sul terzo numero dell’“Athenaeum” usciva I partire dagli ultimi decenni del XVIII secolo e, addi- Ehrenfels, 1816 all’architettura del Medioevo, tedesco in particola- natura e l’origine dell’architettura gotica”,12 e per di stico. Come fenomeno generale, quest’ultimo s’im-
dipinti. Un dialogo di August Wilhelm, fratello di rittura, all’attribuzione ad essi del ruolo di modello, (disegno a penna) re. Saranno i due fratelli a svolgere, nel contesto più da parte di una delle principali figure del mondo porrà nella vita culturale e politica tedesca soprat-

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tutto a partire dal 1806, con la sconfitta subita dalla dell’architettura gotica”: nei suoi capolavori, so- mente, in un’ottica nazionalistica, come prodotto di quel mondo attuale che, invece, è “quanto di più possibilità per il presente di dar vita a qualcosa di Colonia e in altri capolavori, è magnifica e sublime,
Prussia nelle battaglie di Jena e Auerstädt; ma nei stiene al contrario, si possono osservare, “accanto peculiarmente tedesco. Ma la lettura in chiave tutta distante dall’arte e dal bello” vi sia; una sorta di iso- grande, e quindi pure a una grande architettura. A ma fu il risultato di una determinata epoca […]. Noi
Briefe esso risulta già sin troppo marcato. Rispetto alla più grande ricchezza delle decorazioni, una for- vegetale del duomo di Colonia ha pure altre e assai la, insomma, immersa nella “barbarie dominante un presente incapace di proporre qualcosa che sia possiamo ammirare e imitare queste opere, ma non
all’empito cosmopolitico proprio del pensiero pri- te simmetria e una uniformità nella ricchezza” e più complesse ragioni. Caratteristica dell’essere ve- oggigiorno”, con l’“avido anelito a distruggere” che dotato di un effettivo valore, resta il compito di “pre- crearle, giacché le condizioni esterne da cui poté
moromantico, l’involuzione sciovinista compiuta “una simmetria altra, completamente diversa da getale, con la sua “organica infinità e inesauribile la caratterizza. servare nel frattempo la conoscenza del bello nel nascere quell’arte sono del tutto tramontate”. Coe-
15
dalla riflessione di Schlegel spicca nettamente. quella greca, e assolutamente peculiare”. Ad ogni pienezza”, è - a parere di Schlegel - che tutte le sue Il definitivo dilagare della barbarie sembra essere petto fedele” (di conservare cioè l’eredità del passa- rentemente, Moller, allievo di Weinbrenner, si astie-
Non a caso, a interessare a Schlegel non è tanto modo, tra l’architettura “classica” e quella “gotica” parti, seppur correlate e necessarie, stanno in un mera questione di tempo. Nel presente non com- to tanto con la tutela dei monumenti quanto con la ne nel corso della sua attività di progettista da qual-
l’architettura in quanto tale quanto piuttosto quella sussiste, storicamente, un rapporto preciso. Schle- rapporto non immediato con il fine cui sono volte, al pare alcun segno che lasci presagire il rifiorire della loro storia), nell’auspicio del “rinnovamento dei siasi recupero in chiave progettuale dell’architettu-
religiosa del Medioevo tedesco. Ai suoi occhi si trat- gel non nega le origini classiche della cultura – e contrario che nell’essere animale, in cui ogni parte è grande arte e architettura; dal canto loro, i fiori grandi tempi antichi” e nella “speranza di un futuro ra “gotica”. Ma che dire di Schinkel, il quale, nei
ta in primo luogo dell’architettura connaturata al dell’architettura – cristiana;21 inoltre, intuisce non direttamente determinata dal fine cui mira. In quan- sbocciati nel passato sono ineluttabilmente desti- più ricco”. A questa “attesa di tempi migliori”, corri- medesimi anni, affianca a considerazioni analoghe
popolo tedesco – inteso come elemento naturale ed solo la differenza, all’interno dell’architettura me- to analogo a un essere vegetale, il duomo di Colonia nati a scomparire. E se Notre-Dame appare intac- sponde di fatto una prassi confinata entro ambiti a quelle di Moller sull’inattualità dell’architettura
etnico – e alla nazione tedesca – intesa come pro- dievale, tra una maniera “antico-cristiana” e una è così composto di parti necessarie ma, pure, non cata, erosa ma ancora sostanzialmente intatta, Sa- angusti e modesti, ridotta unicamente a ciò che “nel “gotica” affermazioni relative a una sua assoluta
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dotto culturale. “Cristiano” e “tedesco” tendono a propriamente “gotica”, ma pure l’impossibilità di “funzionali”. Piuttosto che la Zweckmäßigkeit, è la int-Denis è già stata violata. Ovunque, ormai, ma in frattempo” si può e si deve fare. In un tale intermez- superiorità rispetto a quella “classica”?32 Non è al-
porsi come sinonimi.17 Razza, nazione e Cristianesi- separarle nettamente: giacché tra di esse si dispie- Mannigfaltigkeit – la “molteplicità” – a costituirne il particolar modo nella “moderna capitale del mon- zo non vi è spazio per alcuna forma di architettura lora la pratica stessa dell’architettura a risultare at-
mo diventano criteri in base ai quali leggere i pro- ga tutta una serie di stadi intermedi.22 carattere precipuo. Proprio l’unità nella Mannigfalti- do”, la grande architettura “gotica” non può quindi che aspiri in qualche modo alla grandezza. Alla fine, traversata da una costitutiva contraddizione, che
dotti culturali. Per cogliere il carattere distintivo del- Di architettura “gotica” Colonia, una delle culle del- gkeit – Schlegel parla, “classicamente”, dell’edificio che costituire una sporadica eccezione. Nel mondo così, quel che resta non è altro che un arcigno, vano sfocia nella cosciente rinuncia dell’ideale perché ri-
l’architettura gotica occorre così, secondo Schle- l’arte tedesca medievale, ne possiede “una scorta come di un “intero concorde con sé stesso in tutte attuale, afferma Schlegel, non vi è spazio per la bel- attaccamento al passato: “sarebbe desiderabile tenuto irraggiungibile in un’epoca di decadenza?
gel, interrogarsi sulla peculiarità della “razza” ancora piuttosto completa”. Finché questa scorta si le sue parti” – costituisce forse il carattere precipuo lezza e per l’arte. Quel poco che ne rimane è al conservare – afferma a un certo punto Schlegel – Forse aveva colto nel segno Paul Frankl, nel mo-
tedesca; e visto che, a suo parere, quest’ultima af- conserva, è auspicabile – sostiene Schlegel – “scri- che Schlegel attribuisca alla configurazione del- chiuso, preservato nelle sale di un museo, impossi- anche i peggiori monumenti di un tempo”. mento in cui avvertiva come la cultura della Goe-
fonda a sua volta in una particolare concezione del- vere una dettagliata ed esatta storia dell’architettura l’edificio gotico. Ma, all’interno della riflessione del bilitato a uscirne. Della tensione verso il futuro degli Persiste, certo, la vaga speranza di una svolta futu- thezeit fosse sin troppo consapevole di non poter
la natura, è quest’ultima che va indagata. Da un gotica”. La storia rivela qui come sua fondamentale primo romanticismo, la Mannigfaltigkeit, prima che anni dell’”Athenaeum”, con la prospettiva di rige- ra. Il presente tuttavia è completamente privato resuscitare il tanto decantato “gotico”: “si sentiva
lato, nel mondo tedesco, la natura viene intesa esigenza quella di conservare, di proteggere, di un carattere di ordine formale, lo è di ordine socio- nerazione e di palingenesi che l’animava, nessuna della possibilità di determinarla. La grandezza vie- troppo debole per riportarlo in vita […]. Il romantici-
come un ambiente originariamente sfavorevole che “salvare quanto è ancora salvabile” – nelle parole di politico. “Codesta aspirazione – sostiene a tale ri- traccia sembra più restare. ne di volta in volta traslata nel futuro, nel passato, o smo conosceva l’impossibilità di soddisfare la pro-
l’assidua opera dell’uomo trasforma “in un grande Georg Moller –, di sottrarre le opere d’arte al corso guardo Assunto – a recuperare il molteplice e il vario Come se non bastasse, il passato additato come in entrambi. Al presente non restano che la nostal- pria aspirazione”.33
giardino ininterrotto”; dall’altro, viene contemplata e del tempo, all’immane imperversare del declino.23 della tradizione e della natura [...] era comune a tut- modello si fa sempre più piccolo e meschino, sem- gia e, appunto, la speranza. A nulla può l’attività. I
ammirata nel suo stato selvaggio, nel suo carattere Pur plasmando e volgendo con grande disinvoltura ta la cultura romantica; ed esigeva, come principio pre più di maniera, più strumentalizzato politica- principali superstiti del circolo jenese, e Schlegel in
“sublime”, nel suo essere – in altri termini – non toc- a conferma delle proprie tesi una serie di dati con- di ordine interno, l’unità che non rimuovesse il diver- mente e, non da ultimo, più impotente. Del resto, primis, “da creatori del romanticismo” si sono or-
cata dalla (empia) mano dall’uomo. Le due conce- tradditori, eterogenei e di dubbia provenienza, Sch- so, ma anzi lo avvalorasse conservandolo in sé. Si nell’ottica di Schlegel, l’avversata modernità, una mai trasformati in “codificatori del programma ro- 1
Cfr. almeno S. Boisserée, Ansichten, Rissen und
zioni della natura sono – come in tutto il pensiero legel prova a tratteggiare a grandi linee origine, pe- voleva la diversità armoniosa, la molteplicità ordina- volta confinate le ultime oasi di alterità – ossia le mantico ed in storici della poesia “romantica” del einzelne Theile des Doms von Köln, Stuttgart 1821,
romantico, in cui convivono – inconciliabili: è evi- culiarità e sviluppo dell’architettura medievale tede- ta, e non la molteplicità tumultuosa o la diversità preziose vestigia del passato – in luoghi delimitati Medioevo”.31 Dell’“attrazione del futuro” trapelano e Id., Geschichte und Beschreibung des Domes zu
dente che se la natura è ciò da cui ci si deve astene- sca e dichiara la necessità di sottoporla a minuziose dissonante; da qui, comunque la si voglia giudicare, e destinati a venir sempre più ridimensionati, ha di ormai solo tracce sporadiche. La speranza dell’av- Köln, nebst Untersuchungen über die alte Kirchen-
baukunst, als Text zu den Ansichten, Rissen und
re dal porre mano, allora risulta preclusa la possibi- indagini di natura storica: afferma così che “soltanto la romantica nostalgia di un Medioevo “romanzo”, fatto vinto la sua battaglia: le restano ormai soltan- vento di ciò che era una promessa, non più carica einzelnen Theilen des Doms von Köln, Stuttgart
lità di qualsiasi sua trasformazione e, a rigori, di esatte misurazioni, messe a confronto con quelle di dove le lingue diverse erano state unificate dall’ecu- to piccoli, sparuti sacrari da conquistare, la qual di attese messianiche ma pur sempre grande, im- 1823. Più in generale, cfr. M. Boisserée, Sulpiz Bois-
qualsiasi azione. A consentire un labile, provvisorio altri edifici dello stesso tipo, potrebbero dare istrut- mene religiosa, ed al molteplice degli individui e del- cosa – vista la direzione verso cui il tutto volge – mette nell’opaca miseria del presente un tenue rag- serée, Stuttgart 1862. Sulpiz riuscirà tra l’altro a
coinvolgere Goethe – e insieme a lui opinione pub-
punto d’incontro tra le due contrastanti concezioni tivi chiarimenti sul mistero di quell’armonia così rile- le genti aveva dato ordine il sistema feudale, con le farà in un breve arco di tempo. Il declino imperver- gio, un bagliore che un poco lo illumina; ma è poca blica e mondo intellettuale tedeschi – nella vicenda
sono soltanto le rovine, su cui non a caso Schlegel vante per il più tenero sentimento”. È come se Sch- sue cavalleresche gerarchie”.27 Non è proprio per sa ovunque, e non si è affatto arrestato: dovrà per- cosa rispetto a quel tempo gravido di avvenire cui del suo completamento (su questo cfr. almeno R.
tanto si sofferma, definendole “monumenti dell’età legel considerasse la sua opera come una promes- tale ordine di (presunte) ragioni, d’altro canto, che il tanto inevitabilmente giungere il momento in cui la cultura romantica si era rivolta. Collocata in un Ewald, Goethes Architektur. Des Poeten Theorie
und Praxis, Weimar 1999). Come esempio della po-
eroica dell’uomo”, in atto di sprofondare nel grembo sa e al tempo stesso uno stimolo a ulteriori e più Medioevo, con il suo equilibrio tra le varie entità in- anche le superstiti oasi del bello e dell’arte verran- futuro eventuale, la grandezza additata nel passato polarità e della stima in cui veniva tenuto Sulpiz, si
di “madre natura”. accurate ricerche. dividuali e un forte elemento di coesione – la religio- no a loro volta violate. medievale si vede preclusa la possibilità di aver veda ad esempio la dichiarazione di Brentano a
Le rovine più toccanti sono quelle degli antichi ca- Pur nella sua incompiutezza, per Schlegel come per ne cristiana –, assurge (e già con Novalis) al ruolo di Alla domanda se nulla possa intervenire a invertire luogo nel presente. D’altro canto la rinuncia coatta Runge, nella lettera del 21 gennaio 1810, secondo
cui questi sarebbe il più serio studioso di architettu-
stelli abbarbicati sulle rupi, frutto di un’“audacia” molti suoi contemporanei è il duomo di Colonia a ideale socio-politico romantico? Comunque sia, la la tendenza è possibile per Schlegel offrire un’unica alla grandezza viene talora ad assumere parados- ra e pittura medievali, cfr. I romantici tedeschi, a c. di
che costituisce un “nuovo principio a partire da un detenere la palma di capolavoro architettonico del predilezione schlegeliana per la Mannigfaltigkeit risposta: l’arte “dovrebbe impregnare la vita” in tutti salmente tratti positivi: è in virtù di essa che ciò che G. Bevilacqua, IV, Teatro ed epistolari, Milano 1996,
sentimento della natura del tutto peculiare”, quello Medioevo tedesco. Il suo utilizzo da parte delle piuttosto che per la Zweckmäßigkeit non sembra i suoi vari aspetti. Dovrebbe perché non può; do- ha valore, custodito negli spazi dell’intangibile, vie- pp. 823-4.
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Sporadiche – seppur non di rado significative –
proprio del popolo tedesco, appunto, il più “incor- truppe rivoluzionarie francesi come magazzino per estranea al tentativo di trasporre sul piano formale, vrebbe, tuttavia, e forse potrebbe, se solo ci fosse ne preservato da ogni possibile contaminazione erano state fino allora le considerazioni sull’architet-
rotto e primigenio” di tutti (“Urvolk”, lo definisce le armi, nel 1794, lo aveva del resto reso emblema architettonico, tale ordine di questioni; per quanto “un sostegno sicuro per l’agire, una terra che faccia con l’attuale decadenza. tura sparse nei frammenti di Friedrich. In un fram-
Schlegel). Tra i concetti di “natura” e di “tedesco” dell’orgoglio nazionale tedesco che si ribella alle svincolato dalle originarie implicazioni socio-politi- da madre, un cielo, un’aria viva”, come avveniva mento composto tra 1797 e 1798, Schlegel defini-
sce ad esempio “l’architettura gotica importante
viene a stabilirsi un rapporto privilegiato. Al loro sopraffazioni francesi; in un breve volgere di tempo che, il duomo di Colonia osservato e descritto da nella Grecia antica e nel Medioevo cattolico. La co- Del tutto errato, a questo punto, sarebbe sia accan- per conoscere l’epoca sentimentale”, F. Schlegel,
punto d’incontro si situa la più grande delle archi- l’attribuzione ad esso del ruolo di Nationaldenkmal Schlegel le contiene e le esprime in una forma che struzione ex nihilo di tale sostegno era stata, fino a tonare la costruzione teorica di Schlegel, contrap- Frammenti critici e poetici, a c. di M. Cometa, Torino
tetture, quella religiosa medievale, che del caratte- per eccellenza sarebbe divenuta di dominio pubbli- ad esse fa comunque seppur implicito riferimento; pochi anni prima, l’obiettivo della “nuova mitologia” ponendola frontalmente a forme più “scientifiche” 1998, p. 135 (V, 202). In un frammento, scritto tra
1799 e 1801, sostiene apoditticamente che
re precipuo del popolo tedesco costituirebbe la co.24 Non è quindi un caso che le riflessioni di Sch- in una certa misura l’ideale socio-politico della di cui Schlegel, insieme a tanti suoi contemporanei, di indagine storica, sia liquidarla per il suo eccessi- “l’architettura=K/0 (arte assoluta)”, ivi, p. 401 (IX,
manifestazione suprema.18 Dall’equivalenza tra legel – che proprio al suo interno, il 18 aprile 1808, si Mannigfaltigkeit vi viene pertanto realizzato ma, al aveva proclamato l’esigenza, con lo scopo di risol- vo passatismo e per il circolo vizioso in cui invischia 680), senza però sviluppare tale enunciato. In un al-
“naturale” e “tedesco” consegue, infine, quella tra converte al cattolicesimo – sfocino e culminino nel- tempo stesso, neutralizzato in una mera forma. levare i destini di “un’umanità che, allo stato attuale qualsiasi forma di attività – e in particolare la pratica tro frammento coevo, Friedrich afferma che “l’archi-
tettura in ogni popolo [è] il suo culmine, assoluta-
“tedesco” e “gotico”.19 l’analisi del duomo di Colonia. delle cose, non può che ringiovanirsi o soccombe- architettonica. Al di là di ogni semplicistica liquida- mente individuale”, ivi, p. 402 (IX, 685). Molti di tali
In quanto creazione peculiare della razza tedesca, il L’aspetto forse più caratteristico della descrizione Nel contraltare di Colonia, ossia nella città moder- re”.29 Come in Einige Gedanken di Gilly, nel passo zione, occorre infatti innanzitutto comprendere spunti verranno sviluppati in seguito.
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“gotico” non può avere origini arabe né classiche, offerta da Schlegel consiste nell’evidenziazione del na per eccellenza (Parigi), “lercia, angusta e me- finale dei Grundzüge è nell’architettura che viene in- come una tale riflessione non costituisca, rispetto al Cfr. ad esempio Nerdinger, Architettura e storici-
smo, ovvero: dalla verità dell’arte allo stile corretto,
per quanto il modello ideale dell’architettura “clas- carattere vegetale dell’edificio. Schlegel esamina schina”, con i suoi sobborghi “desolati, sterili e af- dividuato il fondamento della futura “riorganizzazio- contesto da cui è sorta, una semplice deviazione, in L’avventura delle idee nell’architettura 1750-1980,
sica” sia per Schlegel ancora incombente.20 Quan- infatti il duomo riprendendo il topos secondo cui flitti” (Saint-Denis), 28 l’architettura “gotica” può ne complessiva”.30 Ma, oggi, è proprio questo so- una sporadica eccezione, alle cui contraddizioni e a c. di V. Magnago Lampugnani, Milano 1985, p. 40.
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do, osservando il palazzo comunale di Lovanio, si l’architettura religiosa gotica costituirebbe la pietri- emergere soltanto quale eccezione, quale monu- stegno a mancare. L’intellettuale è così condannato aporie saremmo del tutto estranei pure noi. F. Haskell, Le immagini della storia. L’arte e l’inter-
pretazione del passato, Torino 1997, p. 201.
dice attratto dalla compresenza di “ricchezza delle ficazione di una foresta. In particolare, sembra fare mento di un glorioso passato aggredito da ogni a uno sconsolato isolamento: non può che dar vita a Nella prefazione del 1815 alla prima grande tratta- 5
Ivi, p. 202.
decorazioni e bella semplicità, pura armonia”, Sch- riferimento a Georg Forster, che aveva paragonato parte e in buona misura già deturpato: Notre-Dame opere condannate all’autorefenzialità. E la sua si zione illustrata dell’architettura medievale tedesca, 6
Questa rivalutazione risulta invece ben evidente
legel si affretta però poi subito a dichiarare che “del le colonne fascicolate del duomo di Colonia agli “al- è così “una veneranda figura, degna di tutti gli ono- configura come un’attività di mera resistenza. i Denkmäler der deutschen Baukunst, un architetto nelle Herzensergießungen di Wackenroder, nello
Sternbald di Tieck, in Die Christenheit di Novalis e
tutto erronea è la supposizione che queste ultime beri di una foresta primigenia”.25 Il carattere per così ri, nel bel mezzo del mondo e dell’ambiente moder- I Grundzüge – in un passo assente nella redazione come Georg Moller sostiene: “L’arte, che si espri- nelle Reden di Schleiermacher, opere tutte risalenti
qualità siano assolutamente bandite dalle opere dire naturale del duomo lo caratterizza immediata- no”; la presenza di una dimensione altra all’interno dei Briefe – si chiudono con la dichiarazione dell’im- me nella cattedrale di Strasburgo, nel duomo di agli anni compresi tra il 1797 e il 1799.

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Cit. in H. Eichner, Einleitung a Kritische Friedrich- saggi di storia dell’arte e dell’architettura; continui gioco nel dire come era”, I romantici tedeschi, cit., Friedrich Schlegel provenienti da questa stessa chiesa di Saint-Denis e a tutt’oggi conservate nell’antico
Schlegel-Ausgabe, a c. di E. Behler, in collaboraz. rimandi all’architettura costelleranno le sue lezioni pp. 825-26; “colmato dal desiderio di salvare quel convento dei Petits Augustins, sono quel che di tutto ciò si è salvato.3
con J.-J. Anstett e H. Eichner, vol. IV, Ansichten sulla Storia della letteratura; cfr. Eichner, op. cit., pp. che è ancora salvabile, ho messo mano all’opera, Lo visione di queste macerie trascinò i nostri pensieri via, lontano dal presente, a quella
und Ideen der Christlichen Kunst, a c. di H. Eich- XLVIII-XLIX. per quanto mi hanno concesso il tempo e le circo- Lettere da un viaggio per i Paesi Bassi, la Renania, remota epoca in cui la Francia venne conquistata e dominata dai tedeschi; a come poi
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ner, München – Paderborn – Wien 1959, p. XXX. Cfr. L. Mittner, Romanticismo e Germanesimo. stanze, e consegno queste pagine alle stampe col con Ugo Capeto, finalmente cessate le guerre tra famiglie cittadine e l’innaturale
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Molte delle riflessioni contenute nei Briefe, come Lezioni di letteratura tedesca tenute nell’Anno Ac- desiderio che esse possano indurre a simili e ancor la Svizzera e una parte della Francia1 unione con la Germania e con l’Italia sotto le due prime dinastie franche, iniziò la vera e
nei saggi sull’arte apparsi su “Europa”, oltre che cademico 1945-46, Venezia s. d., p. 336 in partico- più complete raccolte”, afferma da parte sua G. propria storia francese e un’epoca, a quanto pare, inizialmente davvero felice. Questo
basarsi su informazioni attinte dai due fratelli, porta- lare. Moller nel breve testo introduttivo (1815) ai suoi può certo suonare singolare per coloro che, nella storia come nella vita, giudicano
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no a sviluppo loro intuizioni e convinzioni: non a Cfr. C. Cesa, Popolo, nazione e stato nel Roman- Denkmaehler der Deutschen Baukunst. L’angoscio- soltanto in base allo splendore esteriore e all’apparenza; ma a me sembra che questo
caso si è parlato di una vera e propria “collaborazio- ticismo tedesco, in Figure del Romanticismo, a c. sa percezione della continua scomparsa delle pre- Parigi sia stato il periodo più felice della storia francese; in genere se ne parla pochissimo,
ne”, cfr. W. D. Robson-Scott, The literary Back- di M. Cottone, Venezia 1987, p. 154. ziose e irripetibili opere d’arte del passato non è irre- È talmente vario lo spettacolo della vita sociale che, alla fine, si inizia a provare nelle nostre trattazioni, e forse è proprio per questa ragione che è da lodare come il più
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ground of the Gothic Revival in Germany, Oxford Su questa equiparazione, più in generale, cfr. L. lata ad alcuni precisi avvenimenti storici, e in parti- nostalgia della natura; e da quest’ultima non si può essere più separati che a Parigi. felice; per lo meno, la Francia non ha mai goduto di una pace tanto interna quanto
1965, p. 132. Il rapporto tra Schlegel e i Boisserée è Mittner, Storia della letteratura tedesca. Dal Pieti- colare ai decreti napoleonici, in base ai quali chiese Nei giardini e nelle piazze piantumate, il primo, tenero verde viene definitivamente esterna così duratura come nel primo secolo dopo Capeto. Se a questo si aggiunge il
di intenso scambio reciproco; se i fratelli introduco- smo al Romanticismo (1700-1820), Torino 1971, e monasteri erano stati chiusi in gran numero, e al- offuscato da una polvere che tutto consuma nel giro di poche giornate calde, non fatto che proprio in quest’epoca cade l’invenzione della poesia cavalleresca così come
no Schlegel all’architettura e perfezionano le sue pp. 801 sgg., pp. 807-08 in particolare. cuni di essi addirittura demoliti; le opere d’arte cu- diciamo d’estate, ma già anche soltanto primaverili. Se, pure, si è riusciti a fuggire dalla il fiorire della poesia francese e delle canzoni provenzali, si ha un’immagine tanto più
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conoscenze in campo artistico, quest’ultimo dà loro “Da nessun altro monumento traspare così per- stoditevi spesso distrutte, e solo sporadicamente città in una qualsiasi direzione, si ha l’impressione di venirne perseguitati ancora per bella di quell’epoca alto-francese in cui sembrano permanere così tante tracce della
una compiuta formazione letteraria: essi partecipa- fettamente lo spirito in generale del medio evo, e trafugate e messe in salvo da appassionati estima- ore ed ore. Sulle stradine secondarie che si sono percorse, il frastuono, la ressa e la fedeltà e della cordialità tedesche; come non meravigliarsi poi del fatto che né tutta né
no al corso di lezioni sulla storia della letteratura te- particolarmente il tedesco, quanto da quelli di que- tori. Un caratteristico aneddoto a questo proposito, polvere sono non da meno che in città e, tra le tante case di campagna che si vedono la maggioranza della nobiltà fosse di stirpe tedesca. Ultime, toccanti apparizioni
desca che Friedrich tiene nella sua casa parigina di sta architettura così detta gotica”, F. Schlegel, Sto- coinvolgente lo stesso Schlegel, viene narrato da ovunque, si crede di trovarsi ancora nei suoi sobborghi. Se poi finalmente, dopo successive a quelle remote, migliori epoche sono da considerare San Luigi e, ancora
rue de Clichy, dove addirittura si trasferiscono in ria della letteratura antica e moderna, Torino 1974, Boisserée, cfr. Robson-Scott, op. cit., p. 157. L’acu- parecchie ore, si raggiunge una quieta boscaglia, su qualche collina ridente, si trova più tardi, la pulzella d’Orleans.
pianta stabile. Anche in seguito i rapporti rimarran- pp. 162-3. ta percezione di quanto i resti del passato scompa- certo rasserenamento e ristoro, ma nulla delle grandi, sublimi bellezze della natura, di [Le figure scultoree salvate dalla devastazione che ritraggono i sovrani franchi di un
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no molto stretti. È in tale contesto che s’inserisce la questione rissero, e di quanto fosse urgente intervenire per cui chi ne ha fatto a lungo a meno è il primo a sentire la più profonda nostalgia. tempo sono scolpite, come quasi tutti le figure scultoree del Medioevo, nell’arenaria, a
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Anche la composizione dei Briefe sembra risalire concernente la denominazione dell’architettura co- salvarli, finché vi era tempo, alimentava il concetto Parigi è situata in un’ampia, aperta vallata che si distende tra colline lungo un fiume grandezza naturale, interamente vestite, e mi sono sembrate lavorate con eccellenza
a due momenti diversi; in parte prima del settem- siddetta “gotica”, al cui proposito Schlegel, pur ri- romantico di un “ideale” posto nel passato e perdu- mediocre. La regione è qui e là gaia e piacevole, ma nel complesso niente affatto ben altra rispetto a quella di molte altre successive opere di scultura – un’arte per la
bre 1804, in parte dopo il ritorno a Colonia nel mar- fiutando la denominazione di “tedesca”, ne conser- to. notevole e tutt’altro che ricca. Alla lunga nemmeno le opere d’arte riescono a quale i moderni, al giorno d’oggi, non hanno una disposizione pari a quella per altre arti
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zo 1805. va tutte quante le accezioni nazionalistiche, trasfe- Si vedano le dichiarazioni di Joseph Görres sul compensare la privazione della natura che essa comporta. È questa la ragione per cui i figurative. Le si doveva di certo vedere ancora nella loro antica collocazione, all’interno
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Si pensi ad esempio alle Ansichten vom Nieder- rendole, sulla scia di Fiorillo, nella denominazione di “Rheinisches Merkur” del 20 novembre 1814. quadri e le statue, posti in un ambiente estraneo come sono qui, risultano privi del bel della chiesa; così isolate, sono completamente estrapolate dal loro contesto. Si devono
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rhein (1791) di Forster, alla Beschreibung einer Rei- “gotica”: “con i Goti ha inizio il predominante influs- G. Forster, Ansichten vom Niederrhein, in Georg contesto e della compagnia dell’architettura. La vista di una costruzione sublime resta, infatti considerare le figure scultoree nelle chiese gotiche soltanto come una sorta di
se durch Deutschland und die Schweiz (uscita in so della razza germanica e del sentire tedesco all’in- Forsters Werke. Sämtliche Werke, Schriften, Ta- per me, un’esperienza ogni volta nuova; mi approprio pienamente di un certo luogo e opere d’intaglio e di decorazioni, e soltanto come tali le si devono giudicare;
dodici volumi tra 1783 e 1796) di Nicolai, ai Reisen terno della storia, delle tradizioni e delle nazioni del- gebücher, Briefe, vol. IX, Berlin 1958, p. 23. L’opera riesco ad avvertirne sempre meglio la grandezza, nel caso in cui possa vederlo analogamente, anche il bassorilievo ha, presso gli antichi, le sue proprie leggi peculiari,
durch einen Teil Deutschlands, Ungarns, Italiens, l’Occidente”. Se la denominazione di “tedesca” non di Forster aveva costituito la ‘guida’ nel viaggio per quotidianamente. La vicinanza di un bell’edificio solleva impercettibilmente il cuore di un e non è lecito che venga esclusivamente valutato in base a quelle della scultura o del
und Frankreichs in den Jahren 1798 und 1799 è opportuna, è perché essa è, paradossalmente, li- Renania e Paesi Bassi che Sulpiz aveva già compiu- essere sensibile e mantiene constantemente nello stato d’animo in cui ci si deve trovare disegno. La parte deve servire al tutto; le stesse figure scultoree ornamentali si devono
(1804) di Arndt. mitativa rispetto all’importanza dell’influenza eser- to; direttamente o meno, pertanto, Schlegel – che per contemplare le opere d’arte; la sensibilità nei confronti dell’architettura costituisce adeguare al fatto che nelle chiese gotiche tutto si protenda, eretto e slanciato, verso le
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Si pensi alla Geschichte der zeichnenden Künste citata dai popoli gotici. La convinzione, a quel tem- nel 1797 aveva peraltro pubblicato un lungo articolo pertanto il supporto di tutto la sensibilità per le altre discipline artistiche. [Gli edifici più lontane altezze; ed è proprio da questo che origina la postura generalmente eretta
von ihrer Wiederaufhebung bis auf die neuesten po assai diffusa tra i tedeschi, secondo cui le archi- su Forster – è a conoscenza di tale opera e, presu- famosi di Parigi sono però moderni, assolutamente moderni non solo quanto all’epoca a delle figure, e persino quella magrezza e quella sproporzionata esilità che mi hanno
Zeiten (1798-1808) e alla Geschichte der zeichnend tetture gotiche di tutta Europa sarebbero state mibilmente, pure di tale passo. cui risalgono ma anche al loro carattere – un piatto tendere a un antico non poco sempre colpito, in particolare nelle figure degli antichi sovrani, per il resto realizzate con
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Künste in Deutschland und den Vereinigten Nieder- creazioni di Baumeister tedeschi dispersisi poi in Non a caso, per Schlegel come per i suoi contem- infiacchito e limitato ma, pure, ancora una volta significativamente migliorato, con tanta grazia eppure anche con tanta sobrietà. Si pensi solo a una colonna gotica che si
landen (1815-20) di Fiorillo, a Die Ruinen am Rhein tutto il continente per diffondervi la loro grande ma- poranei, l’architettura “gotica” è per eccellenza in- alterazioni in qualche modo volte al fine di poter piacere al mondo intero]. Su tutto ciò, protende slanciata verso l’alto e ad una poderosa figura marmorea antica a tutto
(1810) di Ritter, a Über altdeutsche Architektur un niera di costruire, viene sintomaticamente fatta pro- commensurabile. Secondo Forster, per quanto altro non so dire. La tanto magnificata facciata del Louvre può nel suo genere risultare tondo, e subito si avvertirà il divario. Senza dubbio una figura scolpita nell’arenaria non
deren Ursprung (1812) di Costenoble (1812), ai nu- pria pure da Goethe ancora nel suo Von Deutscher “l’incommensurabilità dell’universo non si lasci per- meritevole. Ma cosa ci stanno a fare venti o trenta colonne italiane o greche in un paese può mai avere, del marmo, la naturale morbidezza e la vita, e neppure la delicatezza di
merosi contributi di Rumohr su “Deutsches Mu- Baukunst del 1823. cepire in uno spazio limitato”, la tensione ascensio- e in un clima estranei, in mezzo a costumi, usanze e innumerevoli edifici che sono contorno; tuttavia la finezza nella lavorazione dei panneggi strettamente aderenti, la
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seum”, la rivista diretta dallo stesso Friedrich Schle- Così, “quello che più di tutto stupisce chi abbia nale dell’interno conduce “l’immaginazione nell’illi- tutt’altro che greci? Qui il divario colpisce in particolar modo, poiché la facciata è semplice posa eretta e l’ingenua, devota sincerità nell’espressione del volto possono
gel, alla grande costruzione storica di Stieglitz (dalla l’opportunità di osservare con attenzione la maggior mitato”, Forster, op. cit., p. 23; Tieck, nello Stern- applicata su di un edificio che non è né vecchio né nuovo, né greco né gotico, ma innalzarla al rango di una decorazione pregevole quanto bella].
Encyklopädie der bürgerlichen Kunst (1792-8) a Von parte dei monumenti dell’architettura gotica è la balb, vede il duomo di Strasburgo come nient’altro che sgraziato al massimo grado. [La scultura, come ogni forma di modellazione plastica, affonda in principio soprattutto
altdetuscher Baukunst (1820)), sempre più incentra- bellezza delle proporzioni, la semplicità, l’armonia “un’immagine dell’infinito”, cit. in Robson-Scott, [L’unica bella eccezione è costituita dall’antica chiesa di Notre-Dame, in stile gotico, nel terreno dell’architettura, a cui – quasi si trattasse del suo suolo natìo – sembra
ta sull’architettura medievale tedesca, alle ricerche nella grazia, la leggerezza nella grandezza”; Schle- op. cit., p. 122; Goethe, alcuni anni dopo i Briefe, grande e ornata con dovizia di decorazioni. Tuttavia anche qui il piacere viene guastato esser cresciuta solidamente ancorata persino nei tempi più remoti, come si può tra
di Büsching, autore di numerosi saggi storico-critici gel arriva al punto di parlare di “nobile semplicità”. afferma che l’architettura gotica ha la facoltà di da qualcosa; questa chiesa si trova in una zona misera e fuori mano, in cui non dà l’altro osservare assai bene nell’arte egizia; ed è solo faticosamente e lentamente che
sul gotico e titolare, nel 1820, del primo corso, pres- Anche l’insistenza sul progressivo passaggio del- “rendere afferrabile lo smisurato”, cit. in Ewald, op. affatto nell’occhio; se ne coglie bene la facciata principale, ma la visione della parte la scultura riesce a svincolarsi da questa radice della sua stessa origine. È presso i
so l’Università di Breslavia, interamente incentrato l’arte e dell’architettura medievali da un’iniziale fase cit., p. 218; secondo A. W. Schlegel, l’architettura restante va perseguita con grande pazienza, poiché è in parte nascosta, in parte Greci che, in massimo grado, la plastica si è separata dall’architettura e si è sviluppata
sull’architettura gotica (poi pubblicato come Versu- di sana rozzezza a una, precaria ma esemplare, di gotica “sembra toccare i limiti dell’impossibile”, cit. deturpata da costruzione addossate]. Entrambe le torri sono state ultimate all’incirca fino indipendentemente; è sempre presso i Greci che quest’ultima ha abbandonato quel
ch einer Einleitung in die Geschichte der Altdeut- equilibrio a una, infine, di eccesso e di decadenza, in N. Pevsner, Some Architectural Writers of the Ni- a metà, come capita in così tante cattedrali gotiche: dapprima sono state le guerre suo primevo carattere immenso e sublime ed è passata ad una simmetria puramente
schen Bauart (1821)), e infine, ma non da ultimo, al- per quanto riprenda un topos interpretativo anti- neteenth Century, Oxford 1972, p. 14. cittadine a interromperne la costruzione, poi il diverso andamento del commercio ha gradevole; e proprio per questo è sempre presso i Greci che la scultura, non avendo da
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l’opera di rilievo e ridisegno dei capolavori del goti- chissimo, va con ogni probabilità considerata di R. Assunto, Introduzione a Schlegel, Storia, cit. dato al denaro un’altra direzione, fino a quando la Riforma, insieme a tutto ciò che ne badare al concorso di cause estranee, ha potuto raggiungere un grado di perfezione
co tedesco di Hundeshagen, Benzenberg, Fischer e ascendenza winckelmanniana. pp. XXIX-XXXI. seguì, determinò un ordine delle cose completamente nuovo. A Parigi, il fatto è forse da assolutamente incomparabile. Al contrario, la scultura del Medioevo non ha mai potuto
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Müller ma soprattutto di Georg Moller, con i suoi “Il cristianesimo (quale i Tedeschi lo ricevettero Così Friedrich descrive Parigi nella lettera al fra- attribuire anche a un gusto mutato già precocemente. La chiesa inoltre non è separarsi del tutto dall’architettura cristiana e tanto meno svilupparsi autonomamente.
Denkmähler der deutschen Baukunst (1815-51) e le dai Romani) da un lato, e il libero spirito del Nord tello del 2 dicembre 1804. Pochi anni prima, Kleist ragguardevole in quanto a dimensioni e non è in alcun modo commisurata alla Dal punto di vista storico, questo si può ricondurre a due ragioni: in primo luogo, al
sue Bemerkungen über die aufgefundene Original- dall’altro, costituirono i due elementi, dai quali impiegava quasi esattamente le stesse parole, de- grandezza della città. Durante la rivoluzione, infine, la facciata venne danneggiata e fatto che nell’architettura gotica la fantasia è talmente predominante e determinante
zeichnung des Domes zu Köln (1818), e di Sulpiz emerse il nuovo mondo [...]. Il nordico sentimento finendo nella lettera a Karoline von Schlieben del sfigurata dall’asportazione delle statue e in altri svariati modi. [Ma ancora più grave è la che, per un pieno appagamento del senso artistico sotto questo aspetto, rimaneva
Boisserée. naturale, che si volse in parte verso la tradizione an- 18 luglio 1801 la capitale francese “pallida, scial- mutilazione dell’interno, intrapresa già in precedenza rendendo tonde le colonne quanto meno l’esigenza di colmare l’occhio di sempre ulteriori opere scultoree; in
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Robson-Scott, op. cit., p. 130. Sul significato at- tica, durata anche sotto il cristianesimo, pigliandovi ba, insulsa”. fascicolate, alla maniera gotica, e modernizzando quanto più possibile]. Il divario tra secondo luogo al fatto che, solitamente, nei soggetti di venerazione da collocare nelle
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tribuito all’architettura “gotica” nella Goethezeit, cfr. soltanto una nuova forma, e parte nella germanica In tali termini si esprimeva nel Discorso sulla mi- l’esterno e l’interno costituisce un disturbo insopportabile; e quale autentica mancanza chiese cristiane, una simbologia dei colori pregna di significato era così efficace ed
almeno anche P. Frankl, The Gothic. Literary Sour- direzione del vivere, fu la radice da cui s’innalzò il tologia; si veda F. Schlegel, Dialogo sulla poesia, a. di gusto occorre per non avvertirlo, e per voler introdurre dappertutto con la violenza e in essenziale che le raffigurazioni necessarie per la devozione potevano venire soddisfatte
ces and Interpretations through Eight Centuries, nuovo edifizio dell’ingegno dei popoli settentrionali. c. di A. Lavagetto, Torino 1991, p. 38. un modo dissennato come questo il numero e la misura greci. [Tale intollerante tentativo soltanto grazie a dei dipinti; per questa ragione, poi, la pittura dovette acquisire e
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Princeton (N. J.) 1960, pp. 458 sgg.; G. Germann, E il cristianesimo [...] è stato il lume superno da cui F. Gilly, Einige Gedanken über die Nothwendi- di persecuzione in campo artistico era tuttavia sin troppo spesso accompagnato da conservare pure nel più recente sviluppo dell’arte la decisa prevalenza su qualsiasi
Gothic Revival in Europe and Britain: Sources, In- quegli altri elementi furono di bel nuovo chiariti e gkeit, die verschiedenen Theile der Baukunst, im quella falsa mania dell’imitazione dell’antico che, nel diciottesimo secolo, risultò così forma di opere scultoree].
fluences and Ideas, Cambridge (Massachussets) foggiati in un sol corpo”, Schlegel, Storia, cit., p. wissenschaftlicher und praktischer Ansicht, mögli- epidemica; e c’è da temere che essa sia qua e là tuttora sufficiente per distruggere Anche la vecchia chiesa di Reims, la città in cui un tempo venivano incoronati i re, era
1973, pp. 48-50; K. Niehr, Gotikbilder – Gotiktheo- 121. chst zu vereinen, in Essays zur Architektur 1796- qualche preziosa opera d’arte o qualche monumento del Medioevo. riccamente ornata di figure scultoree di santi; sulla facciata esse erano allineate, come
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rien. Studien zur Wahrnehmung und Erforschung Sull’importanza di tali considerazioni, cfr. Frankl, 1799, a c. di F. Neumeyer, Berlin 1997, p. 185. Tuttavia anche così la chiesa di Notre-Dame è, per l’arte, il più importante edificio di a Notre-Dame, in una galleria di archi ciechi, in posizione eretta, l’una accanto all’altra.
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mittelalterlicher Architektur in Deutschland op. cit., p. 462. Il primo, in Germania, ad aver stabi- Cfr. Mittner, Storia, cit., p. 804. Parigi; una dignitosa, veneranda figura avita nel bel mezzo del mondo e dell’ambiente In tutta la Germania, nei Paesi Bassi e perfino nella Renania le statue di tal genere sono
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zwischen ca. 1750 und 1850, Berlin 1999. lito una differenza tra le due “maniere” dell’architet- A questo proposito sono del tutto espliciti alcuni moderni. state asportate e distrutte quasi ovunque, e questo costituisce forse il danno più grave
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Cfr. Frankl, op. cit., pp. 466-7. tura medievale sarebbe stato Stieglitz nella sua En- scritti di Schinkel come Entwurf zu einer Begräb- In questo stato d’animo, con questi esigenze e sentimenti, a inizio primavera che la Rivoluzione Francese abbia arrecato all’arte. La chiesa di Reims sembra quasi
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Tra l’uscita dei Briefe e quella dei Grundzüge, zyklopädie; cfr. Robson-Scott, op. cit., pp. 137, 245. nißkapelle für Ihre Majestät die hochselige Königin abbandommo per qualche tempo l’universalmente magnificata capitale]. essere di uno stile ancora più antico rispetto a quella di Parigi, con decorazioni ancora
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Schlegel continua a dedicarsi allo studio dell’archi- “... se avessi studiato disegno – affermerà alcuni Luise von Preußen e Ueber das Project des Baus più variopinte ma di lavorazione più grezza; anche qui le torri non sono state ultimate,
tettura, medievale in particolare: nel 1806, tra l’altro, anni dopo Brentano nella lettera a Runge del 21 einer Cathedrale auf dem Leipziger Platz zu Berlin, Saint-Denis ma sembrano esser state portate a un maggior stato di compiutezza rispetto a quelle
progetta di proseguire con il fratello l’opera intrapre- gennaio 1810 – o un amico mi facesse compagnia, als Denkmals für die Befreiungskriege, in A. von Anche da questa parte i dintorni di Parigi sono quanto di più desolato. Hanno qualcosa di Notre-Dame.
sa con i Briefe; nel 1810 confessa a Sulpiz l’inten- attraverserei tutta quella parte della nostra patria Wolzogen, Aus Schinkel’s Nachlaß. Reiseta- di sterile e di afflitto, la qual cosa non è priva di un certo fascino; ci si sente inclini ad
zione di pubblicare i saggi di “Europa” insieme ai che ha avuto una ricca storia per conservare con le gebücher, Briefe und Aphorismen, Berlin 1863, III, una silente mestizia. Ma questa sensazione risulta non poco alterata e intensificata nel Cambrai
Briefe e ad alcuni nuovi scritti, tra cui uno sulla mie linee le innumerevoli creazione dell’arte più me- pp. 153-62, 189-208. momento in cui ci s’imbatte nelle rovine della vecchia cattedrale. Quello che senza La regione tra Parigi e i Paesi Bassi si presenta come desolata, piuttosto insignificante,
“orientalische Baukunst”, come Briefe über die ravigliosa che stanno per andare in rovina... cono- 33
Frankl, op. cit., p. 450. eccessiva fatica si poteva distruggere è stato distrutto; sono rimasti soltanto i muri, monotona e, per lo più, nemmeno tanto fertile. Nel complesso, il cuore della Francia
Kunst, cui poi lavora negli anni successivi, arrivando sco vecchie e umide volte di chiese, ricolme dei più nudi, e le colonne e gli archi poderosi. Non appena ne venne spalancato il portale, uno interna non è propriamente un paese benedetto dalla fortuna; la Borgogna e la
al punto di definire, nei propri appunti, il ruolo occu- meravigliosi dipinti antichi su legno, ma completa- stormo di cornacchie e di civette si levò in volo strappato alla sua quiete; e a quel Normandia costituiscono delle eccezioni. Risulta così ben comprensibile come la
pato dall’architettura all’interno del “Geist des Mit- mente rovinati; così essi vi marciscono... Di questo punto vedemmo, scoperchiate, le tombe dei re che il guardiano ci indicava minuziosa- nazione miri ad appropriarsi di possedimenti stranieri, e tutti quelli che ha conquistato
telalters”; nel 1812 fonda “Deutsches Museum”, su passo cent’anni basteranno per cancellare ogni mente, una per una, così come il posto in cui si trovava l’altare argenteo di Dagoberto.2 nell’ultimo secolo e mezzo sono da annoverarsi tra i più belli e i più ricchi di tutta
cui avrebbe aveva pubblicato e accolto numerosi traccia della vecchia scultura e la filosofia avrà facile Ci sovvenimmo delle antiche statue di Clodoveo, Chilperico e Dagoberto che, Europa. Si potrebbe, certo, nutrire più di qualche dubbio sul fatto che i raccolti sui suoli

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all’interno dei vecchi confini fossero sufficienti per il sostentamento della nazione, dal stile di questa nuova maniera di costruire è il predominio di un elemento quale la più Milano copia in tutto lo stile tedesco. Ora, in questa maniera marmorea italiana propria leggermente diverso, una piega del destino leggermente altra, ed egli, che abitando in
momento che non la si può annoverare tra le più diligenti e laboriose, come sarebbe audace delle fantasie; tale tratto distintivo trae origine dalla radice germanica e a buon del più antico stile delle chiese gotiche si manifesta quel principio e quell’aspirazione alla una terra di confine aveva la possibilità di scegliere, avrebbe potuto stabilirsi in
invece indispensabile per effettuare una coltivazione più scrupolosa. Potrebbe pertanto diritto può pertanto venir definito come «gotico». Che questo ingresso di un nuovo più ricca pienezza della fantasia che contraddistingue specificamente l’architettura Germania e legarsi alla lingua tedesca che, forse, sarebbe stata più conforme al suo
sembrare per così dire costretta dalla necessità a compiere conquiste, allo stesso principio nell’architettura e in altri rami della cultura e della vita, a partire da un gotica, poiché nelle decorazioni in marmo l’artisticità non può spingersi sino alle vette spirito; e presso di noi, a lungo andare, non sarebbe certamente stato così miscono-
modo di innumerevoli tribù delle pressoché disabitate steppe dell’Asia centrale. sentimento della natura del tutto peculiare, abbia avuto inizio, in un senso più consentite dall’arenaria del Nord, in parte per le molteplici forme di mescolanze sciuto come lo è ora in Francia.
A Cambrai e nei suoi dintorni sono rimasto incantato da uno spettacolo quant’altri mai strettamente storico, proprio con i Goti, e che risulti riconoscibile a partire da quel policrome dei marmi, alla maniera dei mosaici, in parte pure perché a dominare di gran
meraviglioso, cui ho potuto assistere solamente di passaggio ma che ho tuttavia potuto momento, sebbene sia riuscito a propagarsi e ad affermarsi solo più tardi e gradual- lunga è la propensione per mosaici veri e propri, per facciate riccamente decorate, per Aquisgrana
seguire con lo sguardo per una mezz’oretta in virtù delle svariate svolte che la strada mente, tutto questo è già documentato a sufficienza dai monumenti architettonici di pavimenti artisticamente lavorati o, in alto, per volte sfarzose, come nella chiesa di San [Colli, vallette e limpidi rivoli, come spesso se ne trovano in Germania, annunciano la
continuava a compiere. Si trattava della cuspide traforata di una torre gotica, che se ne Ravenna. Delle due epoche dell’architettura gotica, però, la definizione più opportuna Marco a Venezia, nel duomo di Siena e in altre chiese alto-italiane. prossimità di Aquisgrana; il fresco profumo del bosco investe a folate, e ci si sente
sta ancora là, solitaria, unico resto della cattedrale, adagiata su di un’altura, che è stata di quella più antica potrebbe essere quella di «paleocristiana», a causa dell’idea Rappresentazioni allegoriche come quelle del giudizio universale, del peccato originale piacevolmente propensi al ricordo e alla contemplazione. Un fascino tutto particolare lo
venduta una volta nazionalizzata. Questo avvenne durante il terrore – l’acquirente ha prevalente in tale stile di chiese; designeremo invece la maniera di costruire più e della religione trionfante, collocate in posizioni significative delle antiche chiese come possiede il colle che sorge accanto ad Aquisgrana, sul quale sgorgano l’una accanto
pagato in assegni, e già solo con il marmo delle tombe e con il terreno deve aver recente, quella che gli inglesi denominano «stile normanno fiorito», come «romantica», l’ingresso e il pulpito nel bel mezzo alla chiesa, non sono da considerare come semplici all’altra acqua fredda e calda. Sull’altura si sono formati alcuni placidi laghetti, in mezzo
guadagnato molto di più del prezzo pagato. – Eccezionale maniera di costruire! A partire dal momento che proprio in essa il fattore dalla più audace fantasia architettonica ha decorazioni. [Il significato era la meta più nobile di quegli artisti di un tempo, e non si ai quali ce ne andavamo piacevolmente a passeggio in un sereno giorno primaverile.
dal piano superiore dell’alta torre si erge, a rasentare le nubi, una piramide o forse – per la prima volta conseguito la sua piena esplicazione]. possono nutrire dubbi sul fatto che il loro deliberato e consapevole intento fosse quello Appena più lontano giacciono, sempre in mezzo agli specchi d’acqua, le rovine del
chissà – un obelisco, tutto traforato, tutto trasparente. Decorato da esili canne che di rappresentare e di alludere negli edifici ecclesiastici reali alla Chiesa stessa – ora Frankenberg, che devono risalire ai tempi di Carlo Magno. La rocca fortificata è
spuntano in boccioli,4 s’innalza più acuminato di una piramide ma meno di un obelisco Bruxelles combattente ora in apoteosi, a seconda delle circostanze – in senso spirituale, nella interamente crollata, alcuni cigni scivolavano sulle acque placide, un bambino se ne
per poi concludersi in una cuspide tutta sbocciante. Di tutte le torri propriamente gotiche [La differenza tra i Paesi Bassi e la Francia interna è estramemente netta ed evidente. sua propria idea. – Com’è però possibile descrivere la magnificenza e la magica stava seduto accanto alla fonte intento a leggere uno di quei libri dal carattere popolare
che sono state costruite, se ne trovano solamente poche che siano perfettamente Certo, il terreno è ancora pianeggiante; ma questa fertilità diffusa ovunque, questo tenero impressione provocata da una vetrata dipinta come quella sopra menzionata, quando in cui ancora sopravvivono i pallidi resti della fiaba e della poesia di un tempo].
integre. Ho una grande predilezione per l’architettura gotica; ovunque ne abbia scovato verde che risplende nei prati e nei campi irrigati, ovunque piacevolmente cinti e interrotti l’illuminazione è proprio favorevole – quando c’è luce, ma non al punto da accecare e, Qui si trovava la residenza preferita di quel Carlo Magno i cui incisivi pensieri e le cui
un monumento, un rimasuglio, me ne sono rimasto in sua contemplazione e in insistita da macchie d’arbusti e da filari d’alberi, offrono lo spettacolo di un immenso giardino pure, non è troppo tetro? È come un tappeto celestiale di pietre preziose e di cristalli, istituzioni in parte non hanno a tuttora perduto del tutto la loro efficacia. Rimane
meditazione; giacché mi sembra che non se ne siano ancora affatto compresi il senso ininterrotto. Tale fertilità non costituisce soltanto un dono gratuito della natura; è assai più come la scintillante superficie luminosa di un mare di fiori di fuoco nel cui moto ondoso singolare il fatto che egli abbia scelto per i suoi castelli e per le sue dimore soltanto
profondo e l’autentico significato. Tuttavia un’unione di grazia esteriore, smisurata e il frutto, e ne ha pure l’impronta, dell’operosità umana che, in tal modo dispiegata, di fronte ai nostri baluginano sempre di nuovo occhi tutti i misteri dei colori e della luce queste regioni settentrionali lungo il Reno, a Nimwegen, Aquisgrana e Ingelheim. Ma si
impenetrabile artisticità nella lavorazione e carattere grandioso, immenso e immane appare quasi come un’attitudine per l’arte e che, tramite coltivazioni di questo genere, in enigmatici intrecci]. sa anche dalla storia che nell’impero dei Franchi la lingua di corte presso entrambe le
dell’opera nella sua interezza come quella che vi si realizza costituisce indubbiamente trasforma il territorio e persino il suolo in un’opera d’arte. Per una simile, incomparabile Anche questa splendida opera era destinata a cedere di fronte alle recenti disposizioni e prime due dinastie era il tedesco e che i principi pertanto amavano il tedesco, poiché
un’unione rara e veramente bella di facoltà e di modi di sentire opposti della mente utilizzazione e trasformazione di un suolo almeno in parte sfavorevole, è la Svizzera, oltre alle necessarie trasformazioni, e sarà forse costretta a migrare in Inghilterra, dove è erano essi stessi ancora tedeschi, e finché si continua a raffigurarsi Carlo come uno dei
umana, nel suo anelare, anche nel più piccolo, a ciò che vi è di supremo. ai Paesi Bassi, a fornirci un esempio affine in tutto e ancora migliore. Nel carattere della giunta anche la maggior parte delle vetrate dipinte di Saint-Denis. re di Francia, che avrebbe intrapreso le proprie conquiste a partire da quest’ultima, resta
Nel campo dell’arte, nessuna maniera deve soppiantare le altre. I più remoti monumenti razza tedesca si annida una particolare attitudine a questo genere di operosità artistica, sempre sorprendente il fatto che abbia potuto stabilire la sua sede così lontana dal
dell’arte greca ad Atene, Agrigento e Paestum mi colmerebbero certamente di timore la cui ragione va forse ricercata già nella loro storia più remota. Lovanio centro, così prossima ai confini, per quanto pure le guerre contro i Sassoni lo
reverenziale, se è vero che bastano vaghi schizzi e disegni delle antichità e delle E non si creda che questo genere minore di attitudine per l’arte, questa operosità bella e Son passati i tempi in cui la sola Lovanio poteva offrire un impiego a domicilio a inducevano a rimanere nelle vicinanze. Ma forse lo indussero, secondo le usanze di quei
colossali opere egiziane, persiane e indiane per colmarmi del più profondo stupore e di ingegnosa, non sia in relazione con i processi attraverso cui si forma l’arte superiore. Non quattromila impiegati nel settore tessile, Mecheln a più di tremila e Gent a quarantami- tempi, motivi molto più semplici di quelli politici. Occorre certamente dire a chiari termini
ammirazione. Ciò che così spesso viene definito gusto greco è però per lo più soltanto sono affatto sempre ed esclusivamente le terre più ricche e più meridionali a rivelarsi le la, e in cui in proporzione fiorivano anche altri tipi di artigianato. Commercio e mestieri che in un primo momento gli avi di Carlo dominavano l’Austrasia e che, verosimilmente,
conformato e imitato a partire dalle opere dell’epoca più tarda, in cui il senso della più favorevoli per l’arte; là la natura dà tutto, tutto nella vita viene da sé e gli uomini si avevano allora la propria sede in Germania e soprattutto nei Paesi Bassi, come ora ce la consideravano come l’autentico possesso della loro stirpe, e la Neustria e l’Aquitania,
grandezza già era andato perduto – la qual cosa, presso i Greci, avvenne con pari fanno inerti. Al nord invece, dove già persino le condizioni necessarie all’esistenza l’hanno in Inghilterra; su quanto ricca e fiorente nel commercio e nell’artigianato fosse invece, come pure la zona interna della Francia, come una più recente acquisizione.9
rapidità anche nelle altre arti – e in cui, al suo posto, si ricercava soltanto una simmetria devono venir procurate e fondate artificialmente, là tutto viene conservato e abbellito la Germania ancora sotto Massimiliano se ne può leggere in Machiavelli una Nel duomo di Aquisgrana riposavano le ossa di Carlo; ma qui, come di consueto,
gradevole ma insignificante. artificialmente soltanto grazie all’arte, dal momento che la vita stessa è come un’arte.6 descrizione singolare e quasi da non credere.7 – Tuttavia il Brabante risulta tuttora un sussiste ormai poco o niente delle opere di Gerhard, il suo intendente in architettura. Il
[L’architettura «gotica» o «tedesca», come secondo Fiorillo5 sarebbe più corretto definirla, Per tale ragione, la povera Europa settentrionale è anche la vera e propria patria dell’arte; paese assai riccamente dotato e privilegiato nonché, per un viaggiatore incline alla coro risale a una fase più recente dell’architettura tedesca; non proprio da biasimare, ma
dal momento che era comune a tutti i popoli tedeschi e che i Baumeister tedeschi, come la ricca Asia certamente la primeva terra materna della poesia, nell’arte ha però dovuto riflessione, notevole per le tracce e i monumenti della ricchezza e dell’arte di un tempo nulla di particolarmente eccellente. I numerosi archi delle finestre, lunghi, sottili, poco
nota ogni dotto studioso, realizzarono i più importanti edifici cosiddetti «gotici» anche in cedere il passo alla figlia, più giovane]. Per una ragione analoga l’Egitto, che è almeno in sparsi ovunque. decorati, allineati fitti l’uno accanto all’altro e separati solo da costoloni estremamente
Italia, Francia e Spagna – che l’architettura alto-tedesca merita perlomeno che si aspiri a parte assai sfavorito dalla natura e ha potuto diventare quello che era solo con la lotta e [Anche la città di Lovanio conserva un celeberrimo monumento dell’architettura gotica massicci, tradiscono lo stile del quattordicesimo secolo, quando l’architettura gotica già
penetrarne le profondità ancora inesplorate. Ai suoi tempi fiorì soprattutto nei Paesi con mezzi artificiali, ha forse conseguito nelle arti figurative un grado più elevato di quello nell’ammirevole palazzo comunale, eccezionalmente integro. Lo osservammo era in declino. A ornare la chiesa circolare e il monumento sepolcrale sono colonne di
Bassi, e a quanto pare vi raggiunse la suprema perfezione. Non esiste quasi città in tutto che ha potuto essere raggiunto in Persia o in India. attentamente nel lucore grigiastro della prima luce mattutina; avevo spesso notato porfido che vennero per questo scopo asportate dall’antica chiesa di San Gereone a
il Brabante che non ne contenesse questo o quel notevole monumento]. [In particolare, però, al nord risultava spontanea una sconfinata inclinazione, fattasi quasi come, in una notte chiara o al crepuscolo, su di uno sfondo non troppo accecante, i Colonia, alla quale erano state donate dall’imperatrice Elena, madre di Costantino il
[Del resto, la denominazione di architettura «gotica» potrebbe risultare appropriata e si seconda natura, ad una artisticità che tutto conformasse, tutto impiegasse e tutto contorni degli edifici emergano con ancor maggiore chiarezza e nettezza. Ciò che in Grande; allo stesso modo, frammenti di templi pagani venivano non di rado impiegati per
potrebbe assumere una volta per tutte non appena s’intendesse il nome di questa ornasse]. Non c’è alcun tipo operosità in ambito artistico che non sia fiorita nei Paesi particolare contraddistingue questo edificio è, accanto alla finezza degli esterni, decorare chiese cristiane pure in Italia e in Grecia. Queste colonne si trovano ora a Parigi;
grande nazione solamente nel suo senso più lato, in riferimento alla maniera Bassi, visto che, in quanto paesi liberi, conducevano un’esistenza propria e stavano in l’impressione di ricchezza, bella semplicità e perfetta armonia che suscita. Giacché del una di esse, che era rimasta a Colonia, è stata distrutta nel corso della guerra.
paleocristiana e romantica di costruire propria del Medioevo, a partire da Teodorico felice unione con l’impero tedesco. L’allontanamento da quest’ultimo e dalla lingua tutto erronea è la supposizione che queste ultime qualità siano assolutamente bandite L’architettura cristiana dei tempi più remoti si fondava senza dubbio, per quanto
fino all’epoca moderna; analogamente, non conviene nemmeno rinunciare all’apparen- tedesca ha certamente dovuto ricacciare i suoi abitanti indietro di molti gradini; dalle opere dell’architettura gotica; è vero che in alcuni casi l’armonia viene violata da riguarda i singoli elementi, sulla tarda architettura greca e romana; ma poiché con il
temente arbitraria e poco calzante denominazione di «romantica», che ci consente oggi soprattutto in campagna si riconoscono però ancora agevolmente le tracce dell’arte un’evidente irregolarità, come nella cattedrale di Strasburgo; ma non si tratta di una Cristianesimo, a partire da Costantino, intervennero nell’architettura un’idea e un
di indicare in maniera così caratteristica il predominio della fantasia nella poesia tedesca. I volti non sono affatto come ci s’immaginerebbe astraendo il principio ideale legge universale, bensì di una semplice eccezione. In altri edifici gotici si osserva, significato completamente nuovi, che continuarono poi ad esercitare il loro influsso
medioevale, e che non può venir sostituita da alcun’altra definizione di carattere storico delle figure fiamminghe dai pittori più tardi, spesso arbitrariamente manierati come sono. accanto alla più grande ricchezza delle decorazioni, una rigorosa simmetria e una lungo tutto il Medioevo, questa architettura costantiniano-grecizzante non è più affatto
altrettanto pregna di significato]. Le fattezze dei volti sono anzi nette, marcate e angolose, ma amichevoli e schiette; la pervasiva uniformità pur nella ricchezza].8 Giacché sono state asportate tutte le statue da annoverare fra le antichità greche, giacché appartiene piuttosto al nuovo ordine
Dal momento che erano anch’essi popoli gotici, i Burgundi, i Vandali e pure una parte dei capigliatura nera è la più frequente. Nelle città, invece, dove l’antico stampo si era ormai dalla facciata del municipio di Lovanio, in cui se ne trovavano più di cento, come si può delle cose. La religione costituisce anche in questo caso l’autentico elemento di
Longobardi hanno dapprima fondato regni cristiani nella Germania meridionale e in da lungo tempo mescolato con gli stranieri, è diverso; di prototipi per le forme tozze e dedurre dai posti lasciati vuoti nella piccola teoria di archi ciechi in cui erano collocate, separazione. Così anche la poesia cristiana, o quella in rima della tarda romanità, non
Francia, in Italia e in Spagna, e mettendo radici fino nel nord, nei paesi scandinavi, hanno confuse proprie di codesti pittori olandesi ve ne si possono trovare a profusione; di rado, anche questa bella opera d’arte risulta oggi parecchio sfigurata e deturpata. la si annovera più fra la letteratura antica. E tuttavia in seguito, a partire da quei
quindi al tempo stesso regnato sulla Russia meridionale e sui paesi che vanno dalla del resto, la mescolanza tra le razze risulta vantaggiosa per l’aspetto. modesti inizi, è sorto nell’architettura gotica qualcosa di assolutamente peculiare e di
Polonia all’Ungheria; tale è pertanto il nome appropriato per la totalità delle tribù Nella grande piazza del mercato di Bruxelles si può vedere un bel palazzo municipale Liegi completamente nuovo; ricondurre le meravigliose opere dell’architettura alto-tedesca
germaniche e tedesche nella storia universale; [giacché con i Goti ha inizio il predominio in stile gotico; un angelo Michele tutto dorato con il drago ne decora, in alto, l’artistica La campagna intorno a Liegi è florida, la città in una bella posizione ma brutta quanto a solo e soltanto a questa loro prima origine sarebbe infatti come voler fare risalire i
dell’influsso della razza germanica e dello spirito tedesco nella storia, nei costumi e negli torre slanciata. È da vedere inoltre il Kuilenbergisches Haus, con quella stessa altana in costruzioni; e anche gli abitanti non colpiscono per la gradevolezza di linguaggio, tratti grandi capolavori della poesia più recente, quella di un Dante o di Calderon, ai versi
stati come nell’arte e nella poesia dell’Occidente. Le consuete obiezioni che certi critici cui il duca d’Alba se ne rimase ad assistere alla decapitazione di Egmont. del viso e costumi. Ci si crederebbe già sul suolo tedesco e ci si ritrova su quello leonini degli antichi solo perché anche in quest’ultimi si trova la rima, e pure prima.
d’arte oppongono al nome «gotico» dipendono esclusivamente dal fatto che non sono in A suscitare in particolar modo la mia attenzione è stato il duomo di Santa Gudula. Ha francese. Il francese che parlano i Valloni è però estremamente irregolare, la qual cosa La popolazione di Aquisgrana sembra assai vivace e allegra, quale generalmente era
grado di intendere tale denominazione con sufficiente ampiezza e consapevolezza della l’impianto della maggior parte delle cattedrali; collocato sull’altura più libera della città, il viene ascritta all’influsso esercitato dalle potenti colonie di spagnoli e di italiani che l’antica stirpe franca. Il tedesco che vi si parla è un dialetto particolare, piuttosto
storia mondiale. Si potrebbe indagare e tracciare minuziosamente il decisivo contributo suo ingresso principale, decorato sul lato occidentale da due alte torri, consiste in tre Carlo V vi insediò. Il modo in cui, qui sul confine, si incrociano il francese, il fiammingo irregolare, che al forestiero non dispiace per la sua cantilena. Lo stesso avviene pure a
offerto dalle maestranze tedesche, anche in quest’arte, nelle opere e nelle creazioni di portali disposti l’uno accanto all’altro; coro e altare maggior ad oriente; le torri non sono e il tedesco potrebbe fornire materia per singolari considerazioni sulla direzione Colonia: potrebbe dapprima sembrare trattarsi di Plattdeutsch, ma non lo è in alcun
altri paesi; non possiamo tuttavia chiamare «tedesca» una maniera di costruire che è decorate tanto riccamente, e sembrano piuttosto concresciute e spuntate da torri minori; dell’immigrazione e più in generale delle migrazioni di un tempo. È da queste terre modo; si tratta piuttosto di particolari mescolanze di Oberdeutsch e di Niederdeutsch,
fiorita in tutti quei paesi un tempo dominati dai Goti, dall’estremo Oriente sino alle più e anche nei contrafforti della facciata laterale si slancia tutto in torrette gemmate per franco-tedesche di confine che proviene il primo condottiero dei crociati, il celebre che si contraddistinguono soltanto per il fatto di esser rimaste più rozze e meno
remote propaggini dell’Occidente cristiano], visto che una denominazione limitativa come concludersi graziosamente. Le torri sono entrambe incompiute, l’interno della chiesa è Goffredo di Buglione, un cui tratto notevole è stato riconosciuto nel fatto che, parlando elaborate.10 Ma a partire da queste mescolanze, laddove le diverse componenti
quella di «tedesco» ricondurrebbe la patria tedesca – a partire dal momento in cui stato distrutto così totalmente nel corso della guerra che una violenta trasformazione altrettanto speditamente entrambe le lingue, sapeva tanto meglio placare la reciproca dell’Oberdeutsch e del Niederdeutsch risultano fuse meglio e più intimamente unite, si
l’imperatore Corrado la separò dagli altri regni – all’interno di barriere decisamente potrebbe davvero risultare inevitabile. Una vasta, grandiosa vetrata dipinta sul lato avversione tra i cavalieri tedeschi e quelli francesi. è sviluppato, specialmente nella Germania centrale, quel tedesco colto da cui è
troppo anguste; [d’altro canto, qualora si volesse chiamare «germanica» questa occidentale rappresenta il Giudizio universale, come non di rado avviene anche in altre Il duomo di Liegi è andato interamente distrutto; è stato proprio il piombo di cui eran derivata l’attuale lingua scritta. Perciò non sarebbero indegni dell’attenzione degli
particolare architettura, ci si accorgerebbe di essere risaliti ad un’antichità troppo chiese gotiche; il pulpito di legno, per contro, è intagliato in modo meravigliosamente fatte le sue coperture ad attirare su di sé la rapacità. Se devo fare affidamento a studiosi di lingua nemmeno questi dialetti, forse non molto colti. In una delle prime
primitiva, ancora oscura per l’arte]. La denominazione di architettura «altosassone», così artistico, sotto il peccato originale, in alto la madre di Dio in una corona di stelle con il un’incisione su rame e alle conferme fornitemi da alcuni esperti, per l’arte non si trattò poesie epiche tedesche fino ad ora conosciute, la poesia in lode di sant’Annone,11 le
come di «normanna fiorita» per quella più tarda, è, dal canto suo, sì perfettamente bambin Gesù che, con la croce, schiaccia la testa del serpente; l’albero ne costituisce affatto di una grave perdita. Il cattivo e il mediocre appartengono a tutte le epoche e a tracce del dialetto di Colonia risultano inconfondibili.
appropriata per l’Inghilterra, dal momento che designa le due principali epoche della più l’intera meravigliosa struttura, che altro non ne è che la chioma; Adamo, piegato sotto al tutti i generi; li si ritrovano tra i monumenti tedeschi come tra quelli greci. Solo, sarebbe Nel dialetto di Colonia si trovano ancora parecchie parole romane, per quanto piuttosto
antica storia di questo paese, ma meno per il resto dell’Europa. Certo, a favore del nome peso, contribuisce a reggere il pulpito. – Del disegno fornito all’artista che l’ha eseguito, desiderabile conservare anche i peggiori monumenti di un tempo piuttosto che storpiate e al principio irriconoscibili. I traffici con i navigatori olandesi con la massa di
«alto-sassone» si vorrebbe addurre, a favore della Germania, il particolare fiorire al critico potrebbe non andare tutto a genio; ma l’arte dell’intagliatore era certamente rimettere il giudizio alla saccenteria di uomini come costoro, che hanno interesse a forestieri che vi affluiva dovettero provocare, in una città commerciale così multietnica,
dell’architettura sotto i grandi imperatori sassoni, come pure il fatto che Colonia, in cui si degna d’ammirazione, e dopo di allora ci si è difficilmente spinti di nuovo a un livello così screditarli, magari per il proprio guadagno. una qualche commistione anche nella lingua. Qualcosa di franco, qua ad Aquisgrana,
trovano riunite le più splendide opere di questo stile, della maniera più remota come di eccelso. Opere in legno, o anche in ferro e bronzo, di suprema artisticità e decoratività Tra le tante particolarità del popolo vallone non ve ne è alcuna che colpisca tanto lo c’era già sin a partire dal primo insediamento, giacché gli Ubii o gli Oberländer
quella più tarda, è stata proprio la città più ragguardevole dell’antica Sassonia. Anche costituiscono per una chiesa gotica un’ornamentazione straordinaria; il marmo risulta straniero quanto il suo tutto particolare e assolutamente smodato amore per la musica, dobbiamo attribuirli a quest’ultimo ceppo.12 A Colonia invece la base, in quanto a
così però la denominazione rimane troppo limitativa, se è vero che la si potrebbe invece sempre inappropriato e arreca disturbo – si tratti di tombe, statue o anche degli che arriva sino alle competizioni canore tra fringuelli ammaestrati ad arte – competizio- lingua come a ceppo e carattere, è nella sua essenza assolutamente alto-sassone;
estendere all’intero occidente cristiano e all’antico impero romano, che in massima parte ordini minori degli altari o dei monumenti. In Italia il marmo, in quanto materiale da ni canore che, come vere e proprie feste popolari, vengono affrontate con tutta la questo del resto lo si percepisce ancora molto chiaramente anche a Bonn. A Coblenza,
è diventato germanico proprio attraverso i Goti. costruzione e costitutivo delle chiese più antiche, ha posto i fondamenti di uno stile del passione con cui lo erano gli antichi tornei. Di questo amore per la musica degli abitanti al contrario, si tratta già assolutamente in tutto della maniera franca, più leggera e
[Che i primi rozzi inizi ed elementi dell’architettura cristiana fossero neogreci o tutto peculiare di architettura gotica che si può designare come «italiano» e il cui esempio di Liegi si trovano le tracce già nel Medioevo. Resta ancora da osservare che Diderot vivace; la linea di confine tra il ceppo e il carattere franchi e quelli alto-sassoni va infatti
neoromani è un fatto generalmente riconosciuto e che necessita quindi appena di venir più puro si può considerare il meraviglioso duomo di Siena; la cattedrale di Firenze era nato in questa città così particolare, che, sebbene parlasse francese, a quei tempi ricercata da qualche parte a metà tra queste due città.
indicato specificamente. Quello che però caratterizza in termini specifici e peculiari lo contiene già qualche accostamento alla maniera di costruire antica, mentre il duomo di non poteva in alcun modo essere annoverata tra quelle francesi. Uno stato delle cose

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Neuß mente rigettato e disprezzato. Rimane pertanto la più pericolosa di tutte le esperienze Specialmente per quanto riguarda l’architettura gotica, qui la ricchezza è veramente opere e i prodotti della natura stessa; a un occhio esaminatore, perlomeno, l’impressio-
In quanto a stile, la chiesa di questa cittadina fa parte delle più antiche chiese gotiche. quella di voler accogliere tradizioni estranee anche in campo artistico; ciò che è proprio inestimabile. Vi si trovano splendidi edifici che costituiscono testimonianze ed esempi ne è la medesima, e come la struttura, la trama e il fogliame di un essere vivente sono
L’entrata principale, con un solo portale in facciata, ha pure solo un’unica, poderosa, va di certo perduto, e ciò che è estraneo, per quanto ad esso si sia aspirato, non viene significativi non solo di ogni singolo passo della storia dell’arte, ma di ogni deviazione e tanto impenetrabilmente ricche, così pure la ricchezza della forma di un impianto
massiccia torre quadrangolare, dalle decorazioni, peraltro, belle e ricche. La cuspide è quasi mai raggiunto. In pittura, forse, se ne può ancora discutere con ragioni reali quanto diversificazione per qualche verso importante, risalenti tanto ai tempi più remoti, quando architettonico del genere risulta impossibile da abbracciare con lo sguardo. Tutto è
stata abbattuta dalle intemperie; e così ora la torre assomiglia più alla massiccia, solida evidenti; ma in architettura il contrasto e la distruzione non solo di tutta l’arte ma anche l’architettura non era del tutto dissimile da quella cristiano-greca, quanto a quelli più formato e foggiato e decorato, e forme e decorazioni sempre più elevate e maestose
torre di una rocca fortificata che ad una torre slanciata e come concresciuta di delle tradizioni, da parte di una maniera di costruire che imiti ciò che è straniero, sono tardi, in cui iniziò a perdersi nella fastosa ma sovraccarica architettura spagnola dei sorgono a partire da quelle precedenti e inferiori. Ma le forme e le decorazioni sono
innumerevoli decorazioni e di piccole torrette e protesa verso l’alto, come se ne vedono davvero troppo rilevanti e non possono venire attenuati né migliorati da alcunché. Ogni Gesuiti, ossia nell’architettura moderna. Oltre alle chiese, è dato ancora di trovare pure quasi tutte tratte dal regno vegetale, dal momento che in quest’ultimo la figurazione sta
invece nelle più perfette e decorate costruzioni gotiche. [Per quanto riguarda la questione nazione, ogni paese ha un’architettura che le è peculiare, sua propria e solo ad essa un certo numero di case private piuttosto ben conservate risalenti alla medesima epoca, solo lontanamente in rapporto con lo scopo pratico e con il nudo bisogno, o almeno
dell’origine dell’architettura gotica, tuttavia, non sono prive di importanza le goffe, pesanti conforme, oppure non ne ha affatto alcuna. Questo risulta lampante a chiunque osservi nel medesimo stile dell’architettura religiosa gotica, e in particolare di quello più antico, all’apparenza non rimanda affatto a quanto a tale scopo è volto. La membratura
torri che qua e là, e non di rado, si vedono proprio nelle chiese più antiche. Ne ho persino con occhio attento la storia dell’arte e della tradizione e del loro reciproco influsso. abitualmente denominate case del Tempio in base alla convinzione diffusa, seppur dell’essere animale, al contrario, rimanda sempre direttamente al suo scopo e alla
viste alcune con i merli dei castelli, a chiara prova del fatto che quanto in esse ci ricorda Quadri di Rubens in cui ne risalti la natura migliore, presentandosi pressoché privi di infondata, che fossero abitate da templari. Un esperto nel settore potrebbe qui procurarsi funzione per cui venne formato quale strumento. Di per sé la configurazione animale,
le antiche rocche fortificate degli ordini cavallereschi non costituisce un’affinità arbitraria qualsiasi commistione con i manieristi, sono a mio giudizio il ritratto di sé e della prima ragguagli e insegnamenti di non poco conto sulle branche minori e sulla parte meccanica pertanto, senza badare alla sua espressione, non è altrettanto bella di quella vegetale; e
o una somiglianza fortuita, bensì un’intenzionale imitazione dell’antica, veneranda moglie seduti in una pergola,13 il ritratto così profondo – e che tuttavia appare lieve – di dell’architettura gotica, certo assai notevole e strabiliante, in considerazione delle il fiore è la forma delle piante fattesi, in quanto ornamenti della natura, immagine
maniera di costruire. Non è pertanto affatto necessario far derivare le torri gotiche da un generale dei francescani,14 una Madonna, cinta da tutta una corona di fiori e conoscenze matematiche e scientifiche applicate.17 Dovesse ancora essere possibile archetipica di tutte le decorazioni, anche di quelle dell’arte dell’uomo].
quelle delle moschee, con le quali per giunta non presentano la minima somiglianza. Del angeli,15 e alcuni altri. Originariamente il suo colore forse non era così manierato come redigere una dettagliata ed esatta storia dell’architettura gotica, prima che la barbarie Da un punto di vista puramente architettonico, a un approfondito calcolo della struttura
resto, è già stato provato da altri quanto l’ipotesi di un’origine araba dell’architettura appare adesso; il cinabro impiegato con tale profusione originariamente non spiccava oggigiorno dominante e l’avida smania di distruggere abbiano completamente devastato artistica dell’intero edificio anche queste supreme creazioni artistiche del secondo stile
gotica sia del tutto erronea. Anche le notizie e le descrizioni relative a quegli edifici dei certo così nettamente, visto che, in proporzione, gli altri colori possono essersi sbiaditi tutti gli antichi monumenti, allora proprio e unicamente qui ce ne sarebbe una riserva fiorito dell’architettura gotica si dimostrano fondate sulle medesime figure del triangolo
quali, da un punto di vista storico, si sa che erano stati costruiti in Sicilia e in Spagna da maggiormente. tuttora piuttosto completa; quello che si vede in altri luoghi è, per lo più, soltanto isolato e del quadrato, oltre che su quelle della sfera e della croce, proprie dello stile delle
maestri mori suonano affatto diverse da quelle relative agli edifici alla maniera gotica. Di e, al di fuori del suo contesto, può di rado venire compreso e apprezzato. chiese paleocristiane. Ma queste figure non si manifestano più nel loro rigore e nella
tale ipotesi non resta propriamente nulla se non una generica somiglianza dovuta a una Colonia [Di tutti i monumenti il più notevole è il duomo. Fosse stato portato a compimento, loro purezza geometrica: tutto ora è rivestito da una doviziosa ornamentazione di
grande ricchezza di decorazioni]. Le piccole torri delle moschee si basano su di A buona parte dei forestieri questa antica città di solito non piace; come ogni grande l’architettura gotica avrebbe avuto da mettere in mostra un’opera colossale, tale da fogliame e dalla più fiorente pienezza della vita, allo stesso modo in cui, anche sul
un’esigenza della tradizione orientale: da esse viene annunciata, presso i maomettani, la città caduta in declino non può poi suscitare un’impressione gradevole. Non mancano eguagliare le più superbe tra quelle tanto della nuova quanto dell’antica Roma. Venne tappeto della primavera, nella dovizia del verdeggiante regno vegetale, la legge della
preghiera pubblica. Il successivo scopo e impiego delle torri delle chiese si ha nello stile tuttavia piazze belle e grandi o costruito soltanto circa un terzo della struttura e l’intima geometria della
costruttivo occidentale: servono a sorreggere le campane, i cui rintocchi ne risuonano che, con piccole trasformazioni, chiesa, senza la cupola e le parti laterali18 natura non si manifestano più nei singoli
così splendidi per la devozione dei fedeli. Ma quanto più grandiosamente e riccamente si potrebbero venire abbellite. Gli che dovrebbero configurare la forma a dettagli, ma tutto fiorisce liberamente
è sviluppata la torre cristiana, fino al più audace culmine costituito dall’architettura edifici più notevoli e più croce, e neppure la metà di un’unica nell’infinità della vita dispiegando così la
gotica, rispetto alle torrette arabe? [Neppure una somiglianza maggiore di questa importanti sono collocati in torre. Tuttavia anche questo poco è più di propria bellezza.
potrebbe dimostrare che l’una sia stata presa in prestito dall’altra, dato che entrambe, posizioni opportune e quanto si vede comunemente da [L’essenza dell’architettura gotica
l’architettura araba come quella gotica e cristiana, hanno in un certo qual modo attinto favorevoli, isolate e sopraeleva- qualsiasi altra parte, per la grandezza consiste quindi in una pienezza e in
ad una sorgente comune]. Poiché pure gli arabi impiegarono certamente anche ciò che te. Più di un biasimo dei della costruzione e ancor più per la un’infinitudine tanto della figurazione
trovarono nelle città della Siria e dell’Egitto, o altrove, negli edifici greci e romani; soltanto viaggiatori di passaggio è bellezza dello stile. Konrad von quanto delle decorazioni floreali,
che, ovviamente, modificarono tutto in base all’esigenza della moschea, all’idea basilare inoltre dovuto alla loro Hochstaden, lo stesso uomo audace il analoghe a quelle della natura. Perciò le
della loro religione e ai loro costumi; così facendo non sembrano però essere arrivati a incapacità di riconoscere le cui concreto influsso oppose al terribile instancabili, innumerevoli, eterne
grande altezza artistica. Così come nella poesia, anche nell’architettura del Medioevo – in esigenze locali; le strade, Federico II più di un anti-imperatore, fu ripetizioni dei medesimi ornamenti,
quella dell’Oriente non meno che dell’Occidente cattolico – la fantasia s’impone quale soprattutto quelle che portano pure l’artefice di questo immenso perciò il loro stesso carattere vegetale; e
elemento preponderante di quell’intera epoca del mondo. Su di essa si basa quella al Reno, sono per lo più pensiero.19 Ne esiste ancora una pianta perciò, di conseguenza, accanto allo
complessiva concordanza che non è necessario far derivare esclusivamente né da una anguste, giacché tutto il traffico dettagliata, opera di Maestro ignoto, stupore al cospetto della grandezza, pure
né dall’altra parte; e, per il resto, resta una differenza ancora essenziale e netta tra l’arte e e l’attività premono su questa ultimata fino alla definizione delle l’impressione di intima commozione, di
la fantasia cristiane e quelle orientali, come pure tra la nostra lirica più antica e le fiabe zona; qui, del resto, strade decorazioni.20 La costruzione iniziò nel toccante mistero, di lieta soavità e
arabe o le poesie cavalleresche persiane. molto ampie non sarebbero 1248, il coro, ultimato, venne però vitalità. L’architettura gotica ha un
Una volta Neuss era ubicata nelle vicinanze del Reno, la cui sponda dista ora invece un affatto auspicabili anche per il inaugurato nel 1322. significato, e precisamente quello
bel quarto d’ora; anche in molti altri luoghi il bel fiume ha mutato il proprio letto. 2 rigore delle folate d’aria che, in 3 La grandezza di questo sublime 4 supremo; e se la pittura deve acconten-
Mutamenti che nelle cronache, malgrado la loro importanza, si trovano segnalati con primavera e in autunno, spirano dal Reno. frammento afferra chiunque dallo stupore, e in particolare lo sguardo sulla parte tarsi di pallide, indeterminate, mistificatrici, distanti allusioni al divino, così concepita e
minore diligenza di quanto non siano le stoltezze degli uomini, molte delle quali, pure, La splendida ubicazione della città, ad anfiteatro sul Reno, lungo la cui sponda forma superiore delle volte del coro riempie il cuore di meraviglia. Ma quel che qui più di tutto impiegata l’architettura può al contrario rappresentare e rammentare immediatamente
sono svanite senza lasciare nemmeno una traccia. Ma chi riuscisse per un istante a una mezza luna percorribile in un’oretta, l’enorme quantità di giardini perfino in città, la colpisce chi abbia avuto l’opportunità di osservare con attenzione la maggior parte dei l’infinito stesso, attraverso la pura imitazione della pienezza della natura e anche senza
trasferirsi in quei tempi remoti, allorché i tedeschi dapprima si espansero lungo il Reno bellezza della passeggiata interna e di quella esterna lungo i bastioni e la considerevole monumenti dell’architettura gotica è la bellezza delle proporzioni, la semplicità, alludere alle idee e ai misteri del Cristianesimo, i quali hanno d’altro canto esercitato una
come lungo il Danubio, e si insediarono sulle fertili sponde del regale fiume, quale idea sopraelevazione di una parte della città, tutto questo ricompensa per la carenza, di non l’armonia nella grazia, la leggerezza nella grandiosità. Chiunque abbia sensibilità per non trascurabile influenza sulla nascita e sullo sviluppo dell’architettura religiosa.
assolutamente altra del modo di vivere, dei costumi, della forma di governo di un poco conto, di passeggiate nei dintorni, e per la distesa circostante complessivamente tutto ciò, prova la medesima impressione; un sentimento di tal sorta non si lascia Dinnanzi a una simile meraviglia dell’arte qualsiasi descrizione è costretta a soccombere.
tempo e della legislazione dei nostri grandi antenati ci consentirebbe una tale visione, pianeggiante, e che solo in lontananza appare limitata dal Siebengebirge – nella misura tuttavia ulteriormente descrivere o spiegare; soltanto esatte misurazioni, poste a Rivolgo quindi la mia attenzione alle prime chiese gotiche di Colonia, poiché è proprio in
rispetto a quella che rivela la storia, mutilata e da ultimo completamente stravolta e in cui tutto questo può ricompensare per tale posizione. – Ma, sia come sia, possa confronto con quelle di altri edifici dello stesso genere, potrebbero offrire istruttivi esse che, una volta mostrata la peculiare essenza dell’architettura gotica nel suo
falsata dalla critica del dover essere! anche corrispondere il meno e il peggio possibile alle pretese del gusto attuale, per chiarimenti sul mistero di quell’armonia che un animo sensibile percepisce così esempio supremo, si chiarisce al meglio l’origine di questa notevole maniera di costruire.
l’amante dell’arte e delle antichità Colonia è una delle città più importanti e istruttive intensamente. Quel che è certo è che le principali chiese gotiche, anche quelle Si è già notato come, nell’architettura gotica, esistano due epoche assolutamente
Düsseldorf della Germania. celeberrime e rinomatissime, in confronto a questa sembrano da un lato ancora un po’ diverse: una più antica che, per alcune somiglianze con la maniera di costruire
Tra i tanti preziosi dipinti posseduti dalla collezione locale, per la sua ricchezza si Vi si trovano radunate antichità risalenti alle epoche più disparate. Qua si possono rudi e pesanti, dall’altro però sovraccariche, superbe e meno conformi al loro fine. costantiniana e bizantina, si potrebbe chiamare «grecizzante»; e quindi quella posteriore,
segnala soprattutto la sala di Rubens. Tant’è che ci si può fare un’idea completa di ancora vedere una torre romana e dei lacerti di mura romane di regolari pietre, Soltanto il palazzo comunale di Lovanio potrebbe venirgli accostato, in piccola scala, in compiuta, incommensurabilmente più artistica e propriamente «tedesca», su cui è
questo artista anche solo da quanto vi è esposto. Se però lo si vuole conoscere non squadrate in forme svariate e i cui variopinti colori creano una grande varietà se non quanto a nobile semplicità e a bellezza dello stile. Nell’impianto complessivo, il duomo è caduto il discorso nella descrizione del duomo. All’interno di entrambi i generi esistono
solo nella sua Maniera, che nel complesso non è affatto troppo apprezzabile in quanto addirittura un ornamento, o che, posate solidamente e irremovibilmente al modo di come le chiese propriamente gotiche o tedesche sono solite essere, una volta che lo poi declinazioni e variazioni estremamente ampie; così, ad esempio, la torre di Santo
a rigore artistico, ma anche da un lato più favorevole, non ci si deve allora fermare ai quel popolo straordinario in tutto, configurano un tempietto. Qua ci si indica ancora il stile ancora grecizzante della maniera paleocristiana di costruire venne completamente Stefano a Vienna e il duomo di Strasburgo appartengono certamente all’ultimo genere,
suoi dipinti più celebri, dal momento che la misura della sua fama venne definita in posto in cui si trovava il Campidoglio e quanto di notevole avvenne sotto i Cesari, il trasformato per opera di una grande artisticità. A oriente la croce latina si conclude, con ma pure, e il secondo in particolare, hanno non poco di particolare e di divergente. E
un’epoca in cui anche in Italia il gusto era già del tutto corrotto, determinato com’era luogo in cui avevano luogo le naumachie, degli acquedotti per le quali, condotti sin dai un’abside, nel coro; due alte torri ornano il triplice ingresso principale verso occidente, e inoltre, sebbene la maniera grecizzante sia la più antica, entrambe le epoche si
dai medesimi pregiudizi e dalle tendenze dominanti nella moda, che allontanavano monti dell’Eifelgebirge, restano ancora alcune rovine; qua il punto sul Reno in cui, i transetti avrebbero dovuto formare due ulteriori entrate laterali rivolte nelle altre due sovrappongono l’una all’altra, in parte perché un nuovo stile non s’impone mai tutto ad
persino l’artista dalla retta via. Giacché in un uomo così eccellente quale era Rubens, in quando l’acqua si abbassa più del consueto, ancora affiorano i piloni del ponte in direzioni. Nel bel mezzo, proprio sopra al reliquario dei tre Re Magi doveva innalzarsi la un tratto, dal momento che quello precedente è solito conservare seguaci ancora per un
uno spirito dalla forza così straordinaria, si deve sempre distinguere la predisposizione, pietra di Costantino. Qua vediamo la vecchia collegiata di Santa Maria, il cui coro risale cupola; non venne però realizzata. Le torri, un corpo composto di innumerevoli colonne certo periodo mentre il nuovo già viene seguito da altri, e in parte perché spesso, quando
buona per natura, dall’influsso nocivo della moda e di altre dannose influenze a cui ad epoca pre-carolingia, e il ritratto verosimilmente contemporaneo o di poco slanciate, come concresciuto di finestre ad arco slanciantesi sempre più in alto e da già lo stile posteriore è fiorito, per alcuni tempi si costruisce ancora nel vecchio, a causa
l’artista soggiacque, pure nel caso in cui la sua applicazione dei canoni dell’arte e della posteriore di Plectrudis, la fondatrice, consorte di Pipino di Heristal, avo di Carlo torrette gemmate, dovevano essere di cinque piani; l’ultimo, un obelisco traforato di dei costi più contenuti o nel caso che non si tratti di un’opera di primo piano].
bellezza appaia in tutto e per tutto riprovevole. Magno; ora, poi, la poderosa torre di una rocca fortificata che è rimasta incompiuta e racemi trasparenti e di grandi gemme che si concludevano in un unico grande fiore; ma L’origine e la spiegazione dell’architettura gotica nel suo complesso sono da ricercare
Rubens sembra infatti riunire in sé quasi tutti gli errori che al suo tempo e poco prima di che oggi si trova nel bel mezzo della città, nei pressi di San Gereone, che si iniziò vennero ultimati solo due piani di un’unica torre. Torri di tal sorta sono come incommen- nell’idea fondamentale, nella natura peculiare e nel significato della chiesa cristiana,
lui venivano compiuti nelle diverse scuole italiane: la violenza, l’affettazione, l’esagerazio- l’anno santo, nell’undicesimo secolo, accanto alla porta urbana e con propositi non surabili escrescenze vegetali intrecciate insieme da una ricca opera d’intaglio, nonché nella natura della maniera di costruire nordica – di quella in uso al nord e al
ne dei manieristi della scuola di Michelangelo; la trascuratezza e la sconsideratezza dei proprio amichevoli. Per non dire poi di così tanti altri monumenti eccellenti risalenti a superbamente protese verso l’alto; la gran massa di poderosi sostegni con tutti i loro clima nordico conforme –, al cui proposito si deve inoltre tener conto della natura del
naturalisti più avventati; la ricerca del solo effetto come nei puri coloristi; e perfino le ogni fase dell’intero Medioevo. archi rampanti, decorazioni, germogli, cuspidi e torri è così da paragonare a un bosco. materiale, giacché la minore bellezza dell’arenaria rispetto al marmo doveva condurre
allegorie arbitrarie e infelici del pittore erudito. Ma ciò nonostante egli rimane straordina- Per farla breve, sotto i Romani Colonia fu la capitale di quella Germania secunda che ai In alto, dove formano un arco cuspidato svariatamente traforato, le colonne gotiche l’arte della decorazione, in un sempre più pronunciato sforzo verso l’abbellimento, a
riamente singolare; e di lui altro non si potrebbe dire se non che, in virtù della sua forza e loro occhi rivestiva una tale importanza; anche nella successiva Austrasia rivestì un stesse – proprio come quelle del duomo, che sembrano rappresentare un intreccio di vette che difficilmente avrebbero potuto essere applicabili a un altro materiale
ricchezza, vale tutti gli altri cattivi pittori messi insieme. È talmente pericolosa ruolo di pari importanza, in quanto sede da Ottone il Grande in poi del più potente tante canne slanciate legate l’una all’altra piuttosto che un’unica canna, la base architettonico. Tutte le peculiarità più vistose dell’architettura gotica si possono
l’imitazione della Maniera straniera da far fallire persino il genio autentico. Quale altro elettorato ecclesiastico, città anseatica tra le più potenti e sede universitaria tra le più solamente accennata da due sporgenze non molto pronunciate, il fusto che schizza in facilmente far derivare da questi semplici fondamenti interpretativi; noi perlomeno
grado dell’arte, quale altra altezza nella bellezza avrebbe potuto raggiungere quest’uo- importanti del Medioevo, in cui si raccolsero dai più svariati paesi del mondo celebri alto e il semplice capitello fogliato, composto ora da viticci ora da altri innumerevoli tentiamo di farlo con alcune delle più importanti; intendiamo inoltre ricondurre al
mo straordinario se avesse scelto come proprio modello, invece degli italiani, già personalità. Qui studiò quello Snorri Sturluson, proveniente dalla remota Islanda, che fogliami locali – le si è non inopportunamente volute paragonare alla superba volta di un fondamento quelle chiese più antiche il cui stile sembra ancora grecizzante. Di
completamente corrotti e degenerati, i nostri pittori olandesi di un tempo, o van Eyck, raccolse e riunì le saghe nordiche nell’Edda16 e che di questo libero stato scandinavo alto viale alberato; altri han voluto riconoscere una somiglianza con le colonne di quest’ultima maniera, a Colonia le più notevoli e belle sono le chiese di San Gereone e
così intriso d’arte e fedele alla natura, o altri come lui, e avesse ulteriormente elevato e allora così fiorente era a capo; e sempre qui giunse da Napoli San Tommaso d’Aquino, basalto che si trovano in natura; in relazione all’altezza della volta si potrebbe anche dei Santi Apostoli. Entrambe sono libere su pressoché tutti i lati e cadono bene
abbellito la reintroduzione dello stile bello e corretto di tutti costoro attraverso il suo gionane ventenne fuggito dalla sua nobile famiglia per prendere i voti. Non mancano di paragonarle al travolgente getto d’acqua di una fontana, allorché ricade non meno fitto all’occhio. Rammento a questo riguardo che, per cogliere con lo sguardo tutte le belle
colore brillante. Quel che è peggio, nell’imitazione degli stranieri in campo artistico, è conseguenza nemmeno ricordi interessanti e curiosità di ogni sorta, in questa antica di quando era sprizzato verso l’alto. E se da fuori, da lontano, il tutto con tutte le sue chiese di questa città, e pure da diverse distanze, è particolarmente raccomandabile la
che interviene in genere solo quando l’arte, nel paese imitato, è ormai decaduta e città precipitata dalle altezze di un tempo a causa di guerre interne, per effetto della innumerevoli torri e torrette pare non dissimile da un bosco, avvicinandosi un poco tutte passeggiata sul lato interno delle mura urbane e la veduta che si dispiega a partire dalla
degenerata rispetto alla perfezione raggiunta un tempo; analogamente, anche l’epoca Riforma e per il più o meno generale declino della Germania, avvenuto con il mutare quanto le escrescenze vegetali sembrano invece rassomigliare piuttosto ad un’immane gru del duomo.21 La città intera si presenta nella sua massima bellezza dal lato opposto
attuale imita, timorosa, quello che – seppur greco di nome, di fatto risalente a epoche dello stato delle cose; condivide ora con le altre città sulla sponda sinistra del Reno la cristallizzazione. Capolavori artistici come questo, in breve, in quanto a organica del Reno, da dove forma una vasta mezza luna ben delimitata da parecchie belle chiese
successive, già degenerate – gli stessi veri e propri antichi Greci avrebbero assoluta- medesima sorte toccata ai francesi. infinitudine e a inesauribile pienezza della configurazione, rammentano soprattutto le e da una vecchia, solida torre. Soprattutto il duomo appare, visto da qui, magnifico;

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niente di meno che magnifica è la sua stessa posizione, su di un’altura assai pronuncia- nordica, contraddistingue pure i portali, in cui numerosi archi, compressi gli uni sugli sfarzo coloristico. Alcune, che erano danneggiate, sono rifinite in uno stile posteriore può proprio manifestarsi. Ma nulla riesce a rendere più bella e intensa l’impressione di
ta a partire da cui si dischiude un’ampia visuale. Peccato soltanto che una tale bella altri, restringendosi e arretrando sempre più producono e formano la più piena e ricca che è più luminoso e maturo nella rappresentazione ma non altrettanto sfarzoso. Nella quanto non facciano le tracce dell’audacia umana che si manifesta nelle rovine della
posizione risulti ancora più deturpata da costruzioni di minori e maggiori dimensioni che accumulazione ornamentale che sia possibile. Le più antiche finestre gotiche sono in maniera più antica, dal momento che non si sapevano ancora amalgamare i colori, i visi natura, audaci rocche fortificate su rupi selvagge – monumenti di quell’età eroica
le si sono addossate, di una maniera costruttiva diversa e peggiore, come avviene pure massima parte a forma di trifoglio; ma è dal fatto che anche qui si sia cercata la forma venivano realizzati monocromatici, tutti in marrone, e in genere i colori composti non dell’uomo che fa seguito alle supreme età eroiche della natura; la sorgente dell’entusia-
ad altri grandi duomi.22 Analogamente, purtroppo, per far posto a un altare italiano, che ad archi snelli e slanciati – di modo che ogni parte, per quanto grande potesse essere, vengono ancora molto impiegati; in considerazione però dello sfarzo cromatico degli smo sembra effondersi, ben visibile, davanti ai nostri occhi, e il vecchio fiume patrio ci si
sicuramente nel suo genere può pure essere bello, ma non si addice in alcun modo a fosse ancora conforme rispetto al tutto e che, pure in tutta la sua varietà, si manifestas- arabeschi, consistenti per lo più di foglie di trifoglio, di rose, occhi di pavone e altre presenta ora come un poderoso fiume di arte poetica che si fa nunzia della natura –
una chiesa gotica, circa quarant’anni fa è inoltre stato abbattuto il vecchio tabernacolo – se sempre la stessa forma fondamentale – che sono derivate le decorazioni delle decorazioni che incorniciano l’immagine, si potrebbe quasi accordare la preferenza a
interamente lavorato con la massima grazia e artisticità nel medesimo stile della chiesa, finestre, divenute poi consuete nella maniera di costruire gotica più compiuta, questa Maniera più antica. Wie kühn auch andre Quellen sprudeln, brausen,
composto da un proliferare di torrette e di gemme – che per così dire offriva all’osserva- accostando due archi di tal sorta al solito trifoglio, per farli ricongiungere a grandi Wo sonst die Dichter schöne Weihe tranken,
tore una rappresentazione del grandioso edificio nel suo insieme in proporzioni ridotte e altezze. Nel duomo tutte quante le decorazioni, che appaiono così artistiche e ricche, Viaggio sul Reno Den Kunstberg stets anklimmend ohne Wanken,
nella forma di distillato di tutta l’arte che, in quest’ultimo, è dispiegata troppo sono in tutto e per tutto semplici, composte solo a partire dal trifoglio e dalla rosa. In tutta la sua bellezza, la Renania ha inizio nei pressi della ridente Bonn: una vasta Bis wo die ewig heitern Götter hausen;
diffusamente per poter essere colta in un’unica occhiata. Nell’antica maniera grecizzante San Gereone, chiesa anch’essa dell’undicesimo campagna riccamente ornata che sale per una giornata di viaggio come una grande gola Ich wähle dich, o Rhein, der du mit Sausen
[Nelle chiese più antiche non è insolito l’impianto con l’ingresso principale formato da secolo, è forse ancor più bella degli edifici di cui abbiamo sinora fatto menzione. Una in mezzo a colli e a monti fino alla foce della Mosella nei pressi di Coblenza; a partire da lì Hinwogst durch enger Felsen hohe Schranken,
un’unica, pesante, semplice torre, e il coro, decorato con due torrette più piccole, la cui rotonda – o meglio un decagono – che si conclude in una cupola costituisce la parte fino a St. Goar e a Bingen la vallata si fa sempre più stretta, le rupi più erte, la regione più Wo Burgen hoch am Abhang auf sich ranken,
ultima cavità si prolunga in una semirotonda tra quest’ultime. San Cuniberto e San anteriore della chiesa; al coro, posto a un livello considerevolmente superiore, si selvaggia; e qui il Reno è nella sua massima bellezza. Tutto quanto ovunque vivificato Ans Herz der Wandrer greift ein ahndend Grausen.
Severino sono proprio così, entrambe di forme nobili e grandiose. La torre di San accede salendo numerosi gradini. Esternamente il coro è decorato solo da due torri. dalle operose sponde, sempre nuovo per le svolte del fiume e significativamente Schnell fliegt in Eil auf grünlich hellen Wogen
Martino, del decimo secolo, è ancora più squisita; la possente torre centrale è cinta e L’interno della chiesa è di straordinaria bellezza; e, all’esterno, lo è l’armonia delle decorato dagli audaci frammenti di antiche rocche fortificate che spiccano sulle pendici; Das Schifflein munter hin des deutschen Rheines,
decorata, nei quattro angoli, da quattro più piccole; solamente due di esse sono proporzioni e l’artistica semplicità delle ornamentazioni. Già compaiono le teste questa regione sembra essere un dipinto compiuto in se stesso e una ben ponderata Wohlauf gelebt! das Schifflein kehrt nicht wieder.
intatte. Incomparabilmente più artistica è la chiesa dei santi Apostoli, dell’undicesimo e zoomorfe, in qualità di apparato decorativo secondario, come nei doccioni; nell’archi- opera d’arte di uno spirito creativo piuttosto che un prodotto del caso. Procedendo Mut, Freud’ in vollen Bechern eingesogen
dodicesimo secolo. Un’unica, possente, pesante torre forma anche in tal caso l’entrata tettura gotica l’impiego di figure tratte dal mondo animale si limita pressoché contro corrente, tra le tante rovine che glorificano il Reno inizia a levarsi, a partire dalla Krystallen flüssig Gold des alten Weines,
principale. Il coro è formato da tre mezze rotonde sormontate da cuspidi; due torri esclusivamente a elementi del tutto subordinati come questi. Manca ancora però quasi regione pianeggiante, il Godesberg; una delle più belle, non per l’altitudine e l’audacia, Singend aus freier Brust die Heldenlieder.23
ornano la rotonda centrale, a conclusione del coro, e sopra alle tre rotonde e alle del tutto, in questo stile più antico dell’architettura gotica, l’elemento vegetale; qui non ma per la preziosa veduta e la posizione amena. Il Drachenfels, che fa la sua comparsa
si vede mai nessuna di quelle poco oltre, sul lato opposto, stimola subito l’attesa di tutte le fiere e singolari rocche [Lungo il Reno, volgendo lo sguardo verso l’alto, si vedono ancora molti ruderi di
gemme e di quelle torrette fortificate rupestri che, in alto, cingono il fiume. – Tali rovine di antichi castelli, le si fortificazioni, torri e mura romane, che danno adito ad alcune considerazioni. Un tempo
gemmate che, in seguito, contemplano o con una commozione soltanto superficialmente estetica – irrinunciabile qui passava il confine, scrupolosamente sorvegliato, dell’impero romano; quanto simili
sarebbero comparse così sottofondo romantico di ogni sorta di sentimento moderno – oppure vi si riconoscono sono di sovente anche i tempi più lontani; e cosa ne sarebbe poi mai stato della razza
numerose e che a prima vista soltanto castelli di briganti che vennero, e dovrebbero venire, distrutti per la pubblica umana, in quale abisso d’umiliazione senza fondo sarebbe sprofondato tutto, se questi
potrebbero quasi sembrare ciò che salvaguardia della pace; indubbiamente molti furono tali, e forse la maggior parte di quelli confini romani fossero rimasti e il più nobile popolo della terra non li avesse finalmente
vi è di essenziale; le principali di cui ancora oggi si vedono le macerie; ma non si dovrebbe sempre e comunque infranti ponendo fine alla sottomissione e introducendo al suo posto un ordinamento
colonne dell’interno sono spesso scambiare l’estrema degenerazione con la cosa in sé, rendendosi così insensibili nei fondato, più di qualsiasi altra magnificata istituzione dei tempi antichi e moderni, sulla
ancora senza capitello fogliato, e confronti del senso dei più splendidi tra i monumenti del passato. Se solamente fedeltà e sulla libertà, sugli aviti costumi, sull’onore e sulla giustizia?] In verità un confine
pure senza tutte le loro anse e le volessimo interrogare la storia, essa c’insegnerebbe, credo, che di questi rocche così arbitrario non poteva restare un confine. Ma, per riuscire a comprendere il modo di
loro spire; l’unica decorazione dei fortificate se ne eressero per secoli, finché scoppiò la grande ostilità tra la nobiltà di procedere dei Romani, non lo si può giudicare in base al nostro punto di vista e alle
capitelli in vista è la doratura. Si campagna e le ricche città commerciali, in una specie di continua guerra civile durata nostre condizioni. A noi non sembra affatto opportuno voler considerare come un confine
5 6 vede inoltre un ordine minore di secoli interi, finché infine si pensò di stabilire l’ordine pubblico in base al diritto del più naturale un fiume, che è anzi piuttosto un reciproco mezzo di traffici vivaci e di unione da
relative cuspidi s’innalza una cupola esagonale sormontata a sua volta da un’altra. Un colonne che formano il piano superiore dell’esterno della rotonda, ma che vengono forte, con tutto ciò che ne seguì; infatti l’inclinazione da parte dei tedeschi ad abitare sui ambo le parti; giacché di confine naturale, tra gli uomini, non ve ne è altro che non sia la
edificio per così dire composto di più edifici artisticamente imbricati; non un semplice impiegate pure nelle finestre e nei chiostri. Sono di basalto, molto esili e slanciate, e monti, a insediarsi possibilmente sui monti, è così antica che la si potrebbe – e certo non lingua, oltre che, nel territorio, le alte catene montuose o, al loro posto, anche le grandi
tempio, bensì un superbo trofeo di più templi che s’innalzano l’uno sull’altro. Furono, in sono binate ma, nei punti principali, raggruppate a quattro. Il capitello è in parte liscio, a torto – ricondurre al carattere originario della nazione. Un’inclinazione sublime non aree boschive. Ma a quei tempi, vista l’inesperienza delle stirpi meridionali dei tedeschi a
fondo, già l’idea e la predisposizione più antiche della chiesa cristiana a condurre a come nelle colonne di cui sopra, in parte decorato a fogliame, in cui s’intrecciano meno che nobile! Già uno sguardo dall’alto e un respiro su monti aperti ci conducono riguardo di tutto quanto riguardi la navigazione, e in mancanza di efficaci mezzi
questo stiparsi e intrecciarsi di più edifici in uno. Già Costantino aveva voluto che la uccelli, draghi e altre piccole figure. Negli edifici gotici dell’epoca successiva, quella più quasi in un altro mondo più lieve e costituiscono per noi un ristoro ritemprante, in d’assedio, per i Romani il fiume ha potuto costituire una difesa sufficiente.
sua chiesa venisse costruita a forma di croce; poco più tardi si diffuse l’aspirazione a artistica, non si trova assolutamente mai più questa stessa colonnina. Tutto ciò occasione del quale ci Nei pressi di Rüdesheim, prima di Bingen, nel punto in cui la gola rupestre si restringe
contrassegnare l’altare principale tramite una cupola centrale innalzata quanto più in dovrebbe tuttavia venir determinato ulteriormente mediante misurazioni e chiarito scordiamo della e si fa spaventosa e in cui dall’antica torre tedesca si dischiude una veduta così unica,
alto possibile al di sopra di tutte le altre parti del tutto o delle cupole secondarie, come definitivamente mediante disegni. Per il momento, basti questo poco]. monotonia delle pianure, vi è, proprio sulla sponda del fiume, una delle più notevoli rovine romane.
in Santa Sofia a Costantinopoli o in San Marco a Venezia, che ad essa è ispirata. Il Al fine di una diversificazione e di una caratterizzazione dei due differenti generi di e alla vista, ai nostri piedi, Ma quella serie di rovine di antichi castelli tedeschi che qua e là incoronano così
coro, nel suo ruolo di palcoscenico di coloro che prendono parte attiva alla funzione architettura gotica, vogliamo ancora addurre quanto segue. Nello stile costruttivo di magnifiche distese magnificamente il fiume Reno ci fornisce, oltre a un immediato sentimento della natura,
divina, era originariamente separato dal ben definito spazio maggiore riservato ai fedeli; paleocristiano, del quale San Gereone a Colonia offre un modello così perfetto, gli inspiriamo un nuovo l’opportunità di un’ulteriore considerazione, dal momento che riconosciamo in questa
e questo doveva avvenire in base al concetto dominante: il coro formava così quasi schemi fondamentale del triangolo e del quadrato, della croce e del cerchio così come coraggio di vivere. Ma abitudine e inclinazione originariamente tedesca alle più audaci costruzioni rupestri
una chiesa più piccola in quella più grande. La necessità di un accesso diretto al coro pure della stella esagonale e di altri innumerevoli poligoni, non sono esclusivamente quanto assolutamente l’elemento primario dell’architettura gotica tedesca, in seguito sviluppatasi così
fu all’origine dei passaggi laterali, accanto a quello principale costituito dalla navata, nascosti nella struttura interna; emergono bensì in una bellezza, se così si può dire, diverso dev’essere viverci artisticamente. I tedeschi ebbero e costruirono rocche fortificate sin dai tempi più antichi,
che se ne distingueva a tal punto in quanto ad altezza che, in alcune chiese, questi geometrica, ben visibile nelle masse principali e nella cuspide dell’edificio, e ed esserci sempre, là già nelle foreste germaniche, come rammenta Tacito nella storia di Arminio e Marobo-
passaggi laterali erano persino costituiti da annessi più bassi stretti intorno al corpo conferiscono con ciò all’edificio una configurazione siderea tutta peculiare; il loro dove noi ora c’arrampi- duo;24 assai prima della realizzazione di città compatte – che, anzi, vennero cinte da mura
principale. In tal modo tutto condusse da ogni parte spontaneamente ad un’estrema meraviglioso accostamento suscita un’impressione di mistero perfettamente 7 chiamo a fatica un’unica secondo il modello delle rocche fortificate – erano di uso generalizzato quelle più grandi
molteplicità di intrecci che, in seguito, divenne il carattere e l’idea fondamentale da cui appropriata per una chiesa, in quanto edificio sacro che deve per così dire offrire in volta, in giorni particolari, per sentire ancora, anche per una sola volta, quale dev’essere comunità di case rurali e di insediamenti di contadini cui diamo in nome di villaggi. Tali
quasi tutto deve venir fatto derivare. Come ad esempio la natura delle colonne gotiche. piccolo un’analogia dell’eterna struttura del cielo. Questa configurazione siderea e lo stato d’animo di chi vive e respira in piena libertà; e quanto diverso dev’essere vedere rocche fortificate, disperse tra sporadiche fattorie, erano la residenza di principi ed eroi
Già nelle chiese più antiche, quelle ancora grecizzanti, si trovano in massima parte bellezza geometrica si ritrae poi nel secondo stile fiorito dell’architettura gotica in cui, sempre davanti a sé la terra nella sua preziosa ornamentazione in ogni momento del poste a loro difesa dai nemici in faide di ogni genere e a loro solida vigilanza, in una
colonne non semplicemente tonde, bensì formate da parecchie fasciate in una, come di tutte tali figure, solamente quella della croce rimane manifesta ed emerge ben giorno e dell’anno, là dove tutto si mostra distinto e singolare – il passaggio delle nubi, il condizione di pace sempre armata. Gli antichi Germani non avevano vere e proprie case
conseguenza della connessione tra il passaggio più alto costituito dalla navata e quelli visibile; ma anche quest’ultima rivestita dal più dovisioso ornamento e come avvolta da fiorire della primavera, il chiaro di luna, persino i temporali e, d’inverno, i campi tutti di Dio, poiché di regola accendevano i fuochi sui monti e offrivano i sacrifici nei pressi di
laterali, dato che le colonne della prima sono al tempo stesso i sostegni delle seconde; rose in fiore. In quest’ultima maniera di costruire, la configurazione di colonne, archi e imbiancati. Per me le regioni belle sono solamente quelle che vengono abitualmente un lago solitario, oppure negli antri più solitari della foresta, all’ombra delle sacre querce.
oppure a suo fondamento sta anche qui la propensione all’intreccio e alla molteplicità. finestre, da cui spuntano morbidi viticci, come di rami che s’intrecciano, la piena definite aspre e selvagge; Anche le salme degli eroi venivano sepolte nei tumuli delle tombe megalitiche, oppure
A partire da inizi confusi come questi, si è sviluppata una delle più peculiari bellezze ornamentazione fogliata delle decorazioni e, soprattutto, l’elemento floreale e quello poiché sono le uniche a immerse sul fondo del letto di una deviazione del fiume. L’intera maniera germanica di
della maniera di costruire gotica: quelle colonne fascicolate – intendo – che schizzano vegetale costituiscono la forma fondamentale e la peculiare bellezza, la cui vera origine essere sublimi, e erigere per lo più costruzioni torreggianti sui monti non è pertanto derivata dai templi e
in alto come canne slanciate e la cui singolare bellezza ha poi dato adito a così tanti e il cui primo fondamento sono da ricercare nel profondo sentimento tedesco della solamente regioni sublimi dalle tombe in uso presso altri popoli, bensì in maniera completa ed esclusiva dalle
profondi paragoni. Le colonne del duomo rivelano chiaramente di essersi sviluppate a natura e nella fantasia, intesa quale elemento spirituale predominante in quell’epoca. possono essere belle e rocche fortificate, in grado di rispondere all’esigenza di una difesa più agevole e di offrire
partire da quelle più antiche; a costituirne il nucleo è infatti una grande colonna tonda Ora, se nello stile delle chiese paleocristiane sia stata raggiunto lo stesso grado di suscitare l’idea della il vantaggio di una vista libera; anche altre nazioni guerriere, analogamente, avevano
alla quale sono addossate sui quattro lati quattro colonnine poco pronunciate, a tal eccellenza e perfezione che nello stile fiorito dell’architettura romantica del duomo di natura. Nel caso in cui si spesso collocato le fortificazioni proprio sulle vette. Soltanto che presso gli altri popoli
punto da non distinguersene del tutto; in ogni intervallo compreso tra di esse se ne Colonia – a questo riguardo oso appena pronunciarmi, ma tendo a dubitarne, dal sia rimasti lungamente questa abitudine non è stata così generalizzata in ogni epoca come presso tutti quelli
trova a sua volta ancora un’altra, decisamente più piccola, quasi tutta sporgente; lungo momento che un genere come questo presenta un amplissimo spettro che non si può prigionieri nelle città, la tedeschi e gotici; a questo proposito, risulta ben riconoscibile anche la propensione a
la navata principale, però, in ogni intervallo ve ne sono due, nelle colonne sotto la esaurire e attuare in una vetta incontrovertibilmente suprema, per quanto a modo suo visione di distese di scegliere preferibilmente proprio le posizioni più audaci, e a sospendere o ad abbarbicae
cupola invece tre; cosicché ogni colonna, se si eccettua quella che ne costituisce il San Gereone possa davvero risultare quasi altrettanto stupefacente quanto il Duomo di campi rigogliose e ricche saldamente le torri e le mura come nidi d’aquila sulle rupi più scoscese in maniera
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nucleo, consiste in quattro di modeste dimensioni che lo cingono, e di quattro, otto o Colonia, e per quanto siano degni d’ammirazione pure la Basilica di San Marco a ridesta gradevolemente a spesso incredibile. Pure il sentimento tedesco della natura e la propensione, fattasi per
dodici ancora più piccole, a seconda della minore o maggiore importanza della Venezia, in stile grecizzante, e il Duomo di Siena, in quello marmoreo italiano. un gioioso godimento della vita; simili incanti della natura in fiore commuovono infatti in l’occhio esigenza, di pascersi nella veduta di un simile splendore della natura terrena
colonna. Ora, dove si incontrano alcuni di tali sistemi di colonne, come nel lato interno Di alcuni notevoli quadri, collocati nelle chiese come in collezioni private, si parlerà in maniera tanto più travolgente quanto più vengono goduti di rado. Tutto è qui soltanto hanno offerto il loro contributo; ancor’oggi vediamo con commozione le macerie del
del pilastro angolare della torre, la molteplicità delle colonne fascicolate in una risulta altra occasione. Avvertito dall’indicazione di un dotto studioso d’arte, mi recai con delle sentimento di un presente gradevolmente leggiadro; nulla ci rimanda alla grandezza del grande castello di Teodorico a Terracina, sulla cima del monte, la vista che domina sino a
impercettibile sia allo sguardo che all’impatto. Proprio con questo si spiega inoltre la torce nella cripta della chiesa di Santa Maria, sulle cui volte si trovano ancora delle passato. Quelle rupi che, in un regno della natura ancora selvaggio, si ergono come grande distanza, sul mare. Goffa può dunque anche essere stata l’originaria maniera di
particolare forma degli archi gotici. Il fatto che siano acuti è certamente una conse- tracce di dipinti risalenti all’epoca di Carlo Magno. Si tratta però solo di tracce; sono monumenti posti in segno delle guerre di un tempo e che testimoniano in così chari costruire delle rocche fortificate, e rozza può esser rimasta nella maggior parte dei casi,
guenza della forma ad angolo acuto propria dei tetti del nord – in ogni opera, interno e ormai alcuni anni che la cripta è stata murata, e la presenza, qua e là, di frammenti dai termini delle terrificanti battaglie condotte dalla terra nel suo violento contoncersi, sono mentre certo migliaia di castelli venivano costruiti e nuovamente distrutti, prima che si
esterno devono risultare consonanti, a meno di non esigere un’eccezione dai principi contorni mezzo svaniti non poteva suscitare una grande impressione né giustificare tuttavia eternamente belle e provocano sempre la stessa identica impressione, che non raggiungesse l’arte e la sfarzosa bellezza dell’eccelso castello imperiale di Barbarossa;
fondamentali. Ma in alto, per proseguire in base a tale principio formale, i ceppi di alcun giudizio. Se ci sia un mezzo per salvare questi resti, non so. – Tra le tante vetrate accenna mai a scemare. Allo stesso modo in cui il mormorio di un bosco e lo scrosciare ma lo spirito peculiare di tali castelli alto-tedeschi e della maniera di costruirli e che
colonne fascicolate dovevano per così dire divaricarsi in rami e rametti; è così che dipinte che si trovano nelle chiese menzionate e di cui se ne potrebbero trovare di pari di una sorgente ci sprofondano sempre nella stessa mestizia, e in cui il grido solitario di insieme ad essi si è sviluppato ha esercitato un incalcolabile influsso sul formarsi
hanno avuto origine i cosiddetti archi a schiena d’asino, incrociati ad angolo acuto, eccellenza da poche altre parti, le più notevoli sono quelle un tempo universalmente uccelli selvaggi esprime un’inquietudine dolorosamente gioiosa e una brama di libertà, dell’architettura gotica. Quest’ultimo non risiede in singole somiglianze; poiché, dove se
grazie ai quali le alte navate, oltre alla grandezza che le caratterizza, acquisiscono la rinomate della navata laterale del duomo, in virtù delle grandi raffigurazioni che vi sono alla vista delle rupi noi immancabilmente sentiamo la natura stessa; poiché soltanto ne trovano tra alcune chiese e le rocche fortificate, e dove si manifestano nei merli e pure
più ricca molteplicità; una buona parte della splendida impressione suscitata dagli state eseguite, risalenti al periodo migliore e più fiorente nella realizzazione di vetrate grazie ai monumenti risalenti alle più remote epoche della natura, allorché a grandi nel resto della struttura, si tratta per lo più soltanto di chiese in uno stile più rozzo, in cui
edifici gotici sgorga certamente da questa peculiare maniera di edificare le volte. La dipinte (la seconda metà del quindicesimo secolo), e quelle in San Cuniberto, in virtù ondate irrompono davanti ai nostri occhi il ricordo e la storia, volgiamo uno sguardo nella tutto questo risulta caratteristico. Nella tendenza complessiva e nell’intimo concetto di
forma dell’arco, derivata dalla forma dei tetti a falde propria della maniera di costruire dell’epoca molto più remota cui risalgono (la metà del secolo tredicesimo) e del cupo profondità di tale sublime concetto, che, nel godimento di una piacevole esteriorità, non questi castelli di montagna è però insita una predisposizione a eccitare e ad alimentare

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quell’audace fantasia propriamente architettonica che ha contrassegnato in ogni sua quelle chiese più simili a castelli, specialmente in quelle province tedesche dove l’arte, nazioni questo sembra invece precluso, visto che in esse persino le più splendide greca, scompare completamente l’auspicato chiarimento della natura particolare e della
epoca l’architettura gotica, e che già alla sua prima apparizione e nelle sue prime in quanto a decorazioni, non giunse al supremo fiorire della perfezione. È tutto questo bellezze della natura vengono rovinate e deturpate dall’opera volgare, miserabile e peculiarità dell’architettura gotica.40 Quand’anche, in un singolo caso, si fosse
realizzazioni, con Teodorico, venne interpretata e considerata come la sua qualità più che una completa storia dell’architettura gotica dovrebbe rappresentare nel suo raffazzonata dell’uomo. – Non è possibile descrivere a parole quanto bello sia il dimostrato storicamente che, da parte del Baumeister di un determinato edificio, tali
evidente e come il suo segno caratteristico. Le varie funzioni, di guerra come di pace, sviluppo complessivo, cosa che, dopo così tanti lavori preparatori compiuti su casi Rodano nei pressi di Ginevra! di un blu cupo e, pure, così trasparente che si vede ogni siano veramente stati l’idea o l’intenzione di questa forma di imitazione e di somiglianza,
che dovevano venire conciliate in una rocca cavalleresca di questo genere, i siti e gli particolari, sarebbe davvero realizzabile non appena venisse una buona volta afferrata sassolino sul fondo, anche a grande profondità; e, impetuosamente, scorre rapido. pure, anche da ciò non dovrebbe affatto essere lecito trarre alcuna conclusione relativa
ambienti differenti e le particolari circostanze locali che occorreva tenere in considerazio- correttamente e stabilita l’idea posta a fondamento del tutto. Com’è del tutto diverso in quanto a colore e a carattere rispetto al Reno, quieto e all’architettura gotica nella sua interezza, all’idea, alla vera origine e allo spirito supremo
ne, le configurazioni spesso complicate e singolari della rupe su cui l’edificio doveva Un’altra vecchia chiesa di Strasburgo, vale a dire San Tommaso, è una di quelle che maestoso, e com’è anch’esso bello a modo suo! Peccato che un po’ oltre venga che la caratterizzano: e tutto ciò sarebbe da considerare come una deviazione, che un
innalzarsi portarono inevitabilmente con sé una grande irregolarità che ben presto nelle forme esterne presenta la massima somiglianza con le rocche fortificate. Nella intorbidato da altri fiumi, che, perfino in città, la riva sia deturpata da alcune orribili, proprio posto ce l’ha solamente tra le interpretazioni e le declinazioni secondarie
stimolò un compiacimento per l’audace e per il singolare, determinarono un’aperta presa collezione di dipinti di Strasburgo il più notevole ai miei occhi è risultato il ritratto di un luride capanne, e che da nessuna parte il sentimento possa dispiegarsi indisturbato]. dell’architettura. Analogamente, tra i monumenti architettonici del Medioevo in
di posizione a suo favore e diedero fondamento a quella meravigliosa fantasia, propria di santo di Pietro Perugino; ha uno sfondo tutto chiaro, è privo di attributi, solo un ritratto Inghilterra si potrebbero indubbiamente trovare alcuni esempi che parrebbero
tale maniera di costruire, che, dell’architettura gotica, è diventata l’elemento primario; a mezza figura.26 Il capo e lo sguardo chini accrescono ulteriormente l’atmosfera di Lione appartenere proprio a questa categoria; ma tanto meno se ne potrebbe far uso
l’altro lo si trovò nello stile delle chiese paleocristiane e nel suo significato sidereo; e quieta e severa leggiadria così consona a questo maestro. Dato che, presa di per sé, la [Con lo sguardo, il Monte Bianco potei seguirlo ancora a lungo, mentre davanti ai miei nell’ambito di una definizione dell’architettura gotica nella sua totalità e di quella della
questi stessi elementi, se considerati insieme, racchiudono l’esaustiva spiegazione singola figura non si poteva considerare come un dipinto, presumibilmente era occhi continuavano a succedersi colline a vallate, e io pensavo ai tempi in cui questa sua origine, in quanto il suo processo evolutivo è stato completamente altro. Nella sua
dell’intero enigma di questa singolare manifestazione artistica. collocata su di un’ala di una pala d’altare andata distrutta. Quante opere d’arte stupenda regione apparteneva alla Germania insieme al regno dei Burgundi, e gli epoca più antica, ossia nello stile costruttivo paleocristiano, non si trova la minima
[Il sentimento della natura tedesco, in quanto radice e sorgente viva da cui tutto è possono essere analogamente state smembrate, negli ultimi tempi – come pure anche antichi imperatori – i Corrado e i Federico – nelle città burgunde tenevano le loro traccia di tali ghirlande di tralci o di tali verghe di vimini delle capanne, per quanto lo
sgorgato, deve però sempre rimanerci presente. La ricchezza della terra o la natura, in l’arte in quanto tale – attraverso così numerose funeste dislocazioni! assemblee imperiali. stile più tardo della maniera di costruire romantica si sia sviluppato tutto a partire da
arte, vengono intese in duplice maniera anche negli antichi dipinti tedeschi: come La città di Strasburgo può fregiarsi dei nomi di uno Schilter, di uno Scherz e di così Per Lione vale lo stesso che per Ginevra: la posizione non potrebbe essere migliore, la questo fondamento dell’architettura religiosa. Allo stesso modo in cui, una volta, si era
giardino oppure come selva. Come giardino, vale a dire come sgargiante tappeto tanti altri, a splendida dimostrazione del fatto che lo spirito e la dottrina tedeschi non città vera e propria è invece brutta come buona parte di Parigi, le strade quasi ancora abbandonato il tetto piano della basilica antica e si era fatta corrispondere la volta
primaverile o, in un senso più profondo, come floreale abito nuziale della beata vergine: hanno smesso di conservarsi anche sotto la dominazione francese]. più strette e sporche; dappertutto la stessa maniera di costruire francese. La più bella interna al tetto, ora si poteva o mantenere, dell’antica architettura, l’antica rotonda
oppure come selva, vale a dire, per proseguire con la stessa immagine simbolica della veduta della città la si ha dal colle che s’innalza al suo interno. cupolata, o preferire il tetto a spiovente cuspidato proprio della maniera di costruire
verità, come velo mezzo squarciato del dolore eterno e come perpetuo lamento di una Basilea Il clima mi parve più meridionale che a Ginevra, la qual cosa dipende certo dalla nordica; ed è proprio in tal modo che il grande passo venne compiuto. Le multiformi
vedova. Il giardino, in questo senso simbolicamente artistico, è uno stato di elevazione, [Anche l’Alsazia è una bella regione. È vero, qui lungo il Reno non ci sono paesaggi differente altitudine. A metà novembre vidi alberi di quel verde tenero che in autunno colonne polistile, composte da molte altre, insieme all’aspirazione a innalzare,
bellezza e trasfigurazione; la natura vera e propria è invece nel luogo desolato, il cui come quelli tra Bingen e Bonn, ma la regione è fertile e offre una bella visuale, quando spunta di nuovo. imponente, il coro principale con una mezza volta al di sopra delle nevate laterali e delle
sentimento ci colma di quel profondo dolore che al tempo stesso possiede qualcosa di si allarga tra i Vosgi e il Reno, in un pendio dolce e graduale dalle cime giù sino al Nella collezione dei dipinti mi colpirono un Giovanni Evangelista e un vescovo36 del volte secondarie, dovettero condurre alla volta spezzata e quindi all’arco acuto; a
così meravigliosamente attraente. Solitario sta il figlio del cielo nella selvatichezza della fiume. Se già a valle il colore verdognolo delle acque del Reno risulta assai sorprenden- Perugino; belle figure sacre, ora però scompaginate e smembrate, dal momento che quest’ultime seguirono, in un breve volgere di tempo, le finestre, le porte e le torri nella
natura, ed erra a destra e a manca nel tentativo di riconquistare il cuore del padre, che te, lo è di gran lunga di più in una città dalla splendida ubicazione come Basilea; qui facevano verosimilmente parte di una composizione più grande. Inoltre una crocifissio- medesima forma ad arco acuto, tesa verso l’alto, per configurare un insieme concorde
ha perduto, nel dolore mai del tutto colmato e mitigato della separazione. In arte, tale è esso è del verde più intenso. ne alto-olandese di piccole dimensioni, alla consueta maniera in cui tale soggetto viene con se stesso in tutte le sue parti; e così la nuova architettura gotica nel suo stile fiorito
il duplice senso che assumono la natura e il bel paesaggio nella pittura. Come una Nella sua collezione pubblica, questa città ospita alcuni dipinti assai notevoli di Holbein [il trattato in questa scuola e, in seguito, soprattutto da Dürer; soltanto non altrettanto fu compiuta. I suoi primi elementi, tuttavia, giacciono in nuce, per quanto irriconoscibili,
barriera tutta cintata o un solido castello eretti a fini bellici, si ergono pure alcuni antichi Giovane], che ce lo presentano sotto ancora un altro aspetto rispetto a quello che si squisita, con un che anzi di grossolano e di contadinesco. Ma a che valgono, isolate tra già nello stile delle chiese paleocristiane: nel principio, vale a dire, del più ricco
edifici rupestri tedeschi, nella desolazione della natura selvaggia, e il sentimento nei manifesta nell’arte del ritratto, in cui è così eccellente, ma pressoché esclusivamente in un paio di dozzine di quadri moderni di scarsa importanza, in una città in cui artisti riprodursi tanto dell’intero edificio, composto da più edifici insieme, quanto delle sue
loro confronti fa certamente tutt’uno con quella meravigliosa maniera di costruire. Ma un’unica Maniera. Sempre qui si trovano anche alcuni suoi quadri storici, e davvero in stili stranieri possono arrivare solo di rado, un paio di simili antichità, che se riunite, singole colonne; e poi nel principio dell’innalzamento della cupola principale o della
nell’architettura più eccelsa non è più la natura selvaggia nella sua valle di lacrime a molto diversi. Una cena del primo periodo, quasi irriconoscibile, alla Maniera di Dürer, conservate e classificate, potrebbero invece risultare così istruttive? In questa volta del coro al di sopra delle altri parti quanto più possibile. Questa doppia aspirazione
essere imitata o rappresentata, bensì la natura trasfigurata, la natura che fiorisce come anche la maggior parte dei disegni.27 Un’altra cena mi parve più simile alla Maniera collezione c’è da ricordare anche una notevole flagellazione di Palma il Vecchio.37 verso un’infinita pienezza e verso la maggior altezza possibile costituisce pure il
liberamente e pienamente nella trasfigurazione quale celeste città divina, ed è la ben di Tiziano, un po’ come nei suoi discepoli di Emmaus.28 Anche piccoli quadri della Il Duomo di Lione, nelle sue forme, mi parve la più pesante e la più rozza di tutte le fondamento dell’architettura gotica successiva, che ha solamente dato al medesimo
ordinata casa siderea della glorificata creazione, secondo l’idea-fondamento, Passione, assai considerevoli, che colpiscono per una particolare illuminazione, in mezzo chiese gotiche nello stile delle rocche fortificate che io abbia visto]. principio il massimo sviluppo e dispiegamento. Nulla di nuovo è subentrato, se non gli
dominante nello stile paleocristiano, della Chiesa compiuta]. ad una moltitudine di ombre nere.29 Un Cristo morto, pallido, lungo e disteso, mi ricorda ornamenti a forma di fiori, la cui intera ricchezza è scaturita dal semplice archetipo della
più il modo in cui Correggio tratta proprio questi soggetti.30 In breve, in questi quadri Parigi rosa a più petali e di quella sorta di fiore che è il trifoglio. Questi ornamenti della rosa e
Strasburgo storici di Holbein ne risultano altrettanto evidenti sia la poliedricità che la tendenza più [La regione tra Lione e Parigi, se si prende la via che passa attraverso la provincia di del trifoglio, tuttavia, non si lasciano più derivare dal canestro di tralci della capanna di
[Celebre in tutto il mondo, il duomo merita proprio la sua fama, ed è indiscutibilmente prossima alla Maniera italiana, dalla quale Dürer rimase assolutamente distante in ogni Auxerre e il Borbonese, non è particolarmente amena. Ininterrotte lievi alture stancano i legno e di vimini; essi non poterono infatti venire scelti altrimenti che in base a un libero
uno dei monumenti più eccellenti dell’architettura gotica. La chiesa è esageratamente sua opera. Ma non ce n’è uno, in questa collezione, di qualità tale da stare alla pari viaggiatori, senza che con questo la regione tutt’intorno cessi nel complesso di essere proposito, mentre già molto presto, se non proprio originariamente, l’idea poteva esser
piccola e ancor meno squisita. La sua costruzione venne intrapresa già nel 1015, ma fu dell’ineguagliabile dipinto di Dresda.31 – Due ritratti femminili di piccole dimensioni, pianeggiante. La grande differenza climatica tra Francia e Germania deriva forse meno rivolta anche al significato simbolico della struttura regolare di quella triplice o
portata a termine solo nel 1275. La torre fu iniziata nell’anno 1277 da Erwin von raffigurati dal vero ma con riferimenti simbolici, assomigliano, nei toni tenui della dal fatto, non molto rilevante, che la prima è situata molto più a Sud, quanto dalla quadruplice forma floreale; senza che sia lecito sforzarsi di attribuire loro, arbitrariamen-
Steinbach;25 alla sua morte, avvenuta nel 1318, a proseguire la costruzione fino al 1339 carnagione e nella pregnanza ricertata quanto sospesa del volto, più ai dipinti di diversa altitudine. La Francia è uno tra i paesi più pianeggianti. Solo nella parte te, un senso altro o più profondo rispetto a quello che venne veramente inteso e sentito.
furono i suoi figli, Sabina e Johannes. Ma il tutto fu terminato solo da Johann Hülz, Leonardo che agli altri di Holbein.32 Oltre a quelli menzionati, vi sono parecchi dipinti meridionale si trovano un massiccio e una catena montuosa considerevoli. È però Ciò che più di tutto mi attrasse furono le nuove stanze aperte al Louvre. Naturalmente,
Baumeister di Colonia che visse fino al 1449. Il sito su cui sorge non è in posizione ottimamente eseguiti con il noto, eccellente trattamento assolutamente realistico proprio verosimile che l’intera fascia continentale europea sia emersa dal mare solo in un molti dei quadri qui esposti li avevo già visti nella dala dei restauri, e ne avevo altrove
sopraelevata, ma è libero su tutti i lati ed è meno disturbato da piccole costruzioni a di Holbein; alcuni pezzi di questa maniera abbelliscono la collezione dei fiamminghi di secondo momento, o che anche in tempi non tanto remoti sia stata nuovamente dato notizia (nel quarto numero di «Europa»).41 Di conseguenza, mi limito qui a quei
ridosso di quanto solitamente accada altrove. Anche qui la Rivoluzione ha causato Basilea. Dell’affresco della celebre Danza macabra, resta ormai solo poco da vedere.33 sommersa, come alcune sterili distese sabbiose sembrano testimoniare; e questo pochi altri. A questo riguardo, faccio riferimento al Supplement à la Notice des tableaux
notevoli danni, con l’asportazione delle figure scultoree che decoravano la torre con La collocazione del duomo, su un colle da cui la vista si apre tutt’intorno, è splendida; sembra valere specialmente per la Francia. E forse sarebbe occorsa soltanto una du Musée Napoléon. An XIII.42
particolare ricchezza. Lo stile della maniera di costruire è quello artistico della seconda lo stile però è goffo e, certo, meno aggraziato che nei monumenti dell’architettura violenza ancora maggiore o una diversa direzione dell’ultima grande inondazione Di Raffaello non c’era niente di nuovo da vedere, se non un vigoroso ritratto del cardinale
epoca dell’architettura gotica, in cui vennero costruiti anche il duomo di Colonia e la gotica sopra menzionati]. perché la configurazione dell’Europa risultasse del tutto diversa; la Spagna sarebbe Bibbiena43 e un’ascensione di Maria, eseguita però dai suoi allievi Fattore e Giulio
torre di Santo Stefano a Vienna. Così perlomeno risulta alla prima impressione, e un’isola come la Gran Bretagna, la Francia per la maggior parte un fondale marino e Romano, e singolare per il modo penetrante in cui è trattato e realizzato il dipinto nella
considerando l’insieme; ma ad un’osservazione più circostanziata, nei dettagli vengono Berna pure la Germania sarebbe diversa. Certo, quest’ultima è montuosa; i monti intorno a parte superiore, attribuita a Fattore, e in quella inferiore, attribuita a Giulio Romano.44
alla luce divergenze di grande rilievo. Qui le decorazioni vegetali si sono già in massima [Accedere a un paese sereno come la Svizzera da questa parte, in cui le montagne Treviri, il Massiccio Scistoso Renano, i Vosgi, il Giura, le Alpi, le montagne della Il Trionfo di Tito e Vespasiano di Giulio Romano, di piccole dimensioni, possiede tutta le
parte trasformate in arbitrari arabeschi. Persino i motivi decorativi delle trabeazioni e torreggiano le une sulle altre sempre più alte, assistere allo spettacolo di un così Boemia, della Slesia e della Sassonia e, a settentrione, l’Harz costituiscono un muro di forza dell’antica Roma e la poderosa pienezza che contraddistingue quest’artista, privo
dei fregi della torre del duomo di Colonia sono di fogliame; nella cattedrale di singolare impiego del territorio e delle malghe e delle montagne innevate che scintillano protezione su pressoché tutti i lati nonché un solido massiccio. però di grande profondità o di scrupolosa accuratezza. Nel modo di trattare l’adorazione
Strasburgo sono invece meri ghirigori. Questo stesso fatto risulta assai ben percettibile al sole offre un piacere non alieno da un senso di quiete; al cospetto dell’inatteso Mi ha colpito, in questa fascia interna della Francia tra Lione e Parigi, la quasi dei pastori, emerge anche la sua non meno nota inclinazione marziale; insolitamente, è
già alla prima impressione, cosicché tanto il tutto quanto parecchie delle parti che lo spettacolo l’inconfessato desiderio di una patria s’acquieta nell’appagamento. È un universale piccolezza delle figure; si tratta forse di un segno distintivo della razza san Longino, di straordinarie dimensioni, in armatura completa, a occupare il primo
costituiscono suscitano più l’effetto di un immane meccanismo artificiale, o ancor più paese, questo, a cui si è costretti a affezionarsi non appena lo si vede, e sin dal primo celtica, che nemmeno la mescolanza con più nobili popoli germanici ha potuto piano di un quadro che, per il resto, non è particolarmente squisito.45 Una sacra famiglia
di un artificiale marchingegno metallico, piuttosto che quella di una vegetazione momento si comprende la nostalgia di casa tipica dei suoi abitanti. innalzare pienamente. Una striscia considerevole come questa la si deve attraversare di Tiziano – ritratto a mezza figura in cui un santo Stefano regge una lunga palma – è in
pietrificata. Da questo punto di vista la cattedrale di Strasburgo – e a quanto pare, Berna è proprio una bella città e, per come la intendo io, non so se questo si possa di tutta fretta, se si vuole evitare di ricevere un’idea non molto favorevole della figura tutto e per tutto secondo la maniera più antica, soave nella sua semplicità e bella:
perlomeno nella sua struttura esteriore, anche la chiesa di Westminster a Londra – ancora dire di molte città. Alcune sono ubicate in una bella posizione, in molte si umana; se vi si presta attenzione non si scorge quasi altro che brutture, che si leggera, quasi fosse soffiata, e tuttavia senza alcunché di teatrale, estremamente
costituisce il punto di passaggio verso i primordi dell’architettura italiana, quella ancora trovano singole splendide costruzioni, ma vicinissime a queste anche alcune pessime e manifestano nella loro massima bruttezza nell’indeterminatezza e nella piattezza dei vigorosa ma serena e piena di sentimento.46 Di Palma il Vecchio si può vedere una sacra
mezzo gotica. Nel grande duomo di Milano, costruito da un Baumeister tedesco, non di rado in tutte le possibili maniere di costruire, alla rinfusa, forse in un’allusione tratti, quasi non fossero stati pienamente portati a compimento. famiglia con sant’Antonio eremita.47 Questo pittore è sempre uguale a se stesso,
Heinrich Gamodius o Zamodius, non vi è assolutamente più nulla di vegetale nelle all’altrettanto enorme confusione dei modi di pensare. Berna invece è tutta d’un pezzo, Di rado capita di far ritorno a Parigi dopo un po’ di tempo senza trovare in un modo o semplice, modesto, tenero e bello: rincuorante prova del fatto che anche presso i
forme; persino le torrette non terminano con cuspidi e gemme traforate, bensì con uno interamente costruita in un unico modo di pensare. I possenti portici in pietra, le nell’altro mutata la scena. Quando ce n’eravamo andati, era in corso la congiura e Veneziani, quando il Manierismo già aveva cominciato a imperversare, restarono sempre
spiovente spoglio su cui sono collocate alcune figure scultoree. Eppure, la disposizione modeste dimensioni della città, gli argini, le grandi masse dei monti che la cingono Moreau era stato imprigionato.38 Le barriere erano chiuse; tutto era tranquillo ma, pure, e comunque singoli artisti fedeli all’antica semplicità. Una sacra famiglia di Giorgione
complessiva è – con le due torri sull’entrata principale, una cupola torreggiante al di tutt’intorno, il carattere massiccio persino dell’architettura, rinvenibile anche nel era diffuso un pervasivo senso di paura. Ora ci si occupava solo dell’incoronazione, si con san Sebastiano; assolutamente semplice e di grande forza, ma senza la profonda
sopra del coro e la massa di torrette ornamentali – ancora assolutamente gotica; vecchio duomo gotico, tutto ciò provoca la medesima, unica impressione in un aspettava il Papa e si facevano i preparativi per le celebrazioni, che spesso, viste da verità e l’accuratezza che si trovano in altri dipinti di questo maestro.48 Si potevano
soltanto, viene a mancare la pienezza delle restanti decorazioni e delle gemme, e lo accordo perfettamente consonante. La città tutta è come una solida rocca fortificata,34 presso, sembrano assai meno splendenti e sfarzose di quanto ne dicano i giornali.39 inoltre vedere pure parecchi impareggiabili ritratti femminili di Tiziano e della scuola
stile è incomparabilmente meno artistico. Pure nella chiesa di Santa Maria del Fiore a incoronata da possenti montagne, come da più alte mura di rocche in lontananza]. Non appena rimisi piede nella Biblioteca, vi trovai, tra le altre dotte novità e gli scritti veneziana. La freschezza della carnagione, la magnificenza degli abiti e dei gioielli e
Firenze si possono ancora rinvenire alcune tracce dello stile gotico. Anch’essa, d’arte, anche l’opera di un inglese sull’architettura gotica. Quanto bizzarramente è specialmente la vivacità dell’espressione conferiscono ai ritratti femminili della scuola
analogamente, era stata impostata da un Baumeister tedesco, che gli italiani chiamano Sul lago di Ginevra organizzato il cervello di certi uomini! –. Questo autore nell’architettura gotica ha scorto veneziana un fascino di una tale forza e pienezza che, a parità di realismo, risultano
Arnolfo di Lapo o di Cambio; ma la cupola è già tutta puramente italiana, di Brunelle- [Qui la natura è già sensibilmente diversa, il cielo più meridionale. Splendido è la e svelato la figura dell’albero – le chiome nelle alte navate e i rami nelle volte –, la natura superiori ai ritratti di Holbein; nei ritratti maschili la superiorità potrebbe invece stare
schi. A questa chiesa anche Bramante deve aver fatto riferimento nel suo progetto per spettacolo offerto dal lago, cupo, agitato e sempre mutevole, cosparso di barchette che floreale di tutte le decorazioni e soprattutto la somiglianza con il vegetale e la forma dalla parte di Holbein, per la grande profondità e per l’assoluta accuratezza della
il grande San Pietro a Roma, il capolavoro dell’architettura italiana che, passando da lontano, con le loro vele, sembrano uccelli che si librino rasentandone la superficie; i delle piante. Ma anziché riconoscervi una peculiare forma del bello, l’idea fondativa caratterizzazione. In un dipinto di Tiziano in cui è raffigurato Francesco I, l’occhio riesce
attraverso numerosi stadi e passaggi, di cui se ne potrebbero incontestabilmente monti della Savoia, la singolare apparizione del Monte Bianco e la rigogliosa vallata in dello stile fiorito della maniera di costruire romantica, egli offre una spiegazione in chiave a malapena a riconoscere i tratti caratteristici del maestro, a tal punto l’antipatia del
identificare molti altri, si è gradualmente sviluppata a partire dall’architettura gotica. fiore di Chamonix formano poi un bell’insieme. Si crede già quasi di trovarsi in Italia, o esclusivamente materialistica: il tutto sarebbe sorto a partire dalla fedele imitazione di soggetto soppianta ogni altra impressione.49 Né l’arte di Leonardo né quella di Tiziano
Nell’intero ambito della sua inestimabile ricchezza l’architettura gotica abbraccia d’altra almeno si avverte la prossimità del bel paese. La piacevole impressione mi risultava non so quali capanne rurali di verghe di salice intrecciate insieme o di ogni altra sorta di furono in grado di rendere in qualche modo passabile l’indescrivibile bruttezza di questo
parte, accanto ai due generi principali, significative sottospecie, singolari deviazioni, ulteriormente accresciuta dal fatto di trovarmi circondato dall’amicizia.35 cesti di vimini. Questa e altre del genere sono più che altro arbitrarie supposizioni; allo viso pingue, dall’espressione da un lato maligna, sleale e testarda e dall’altro ottusa,
notevoli passaggi e stadi intermedi, tra quelle due scuole artistiche o epoche Ginevra è situata in una posizione eccellente, ma la città è tutto tranne che bella. stesso modo si poteva anche far derivare la maniera greca di costruire, nello stile delle con i piccoli occhi ammiccanti. La loro fatica risultò qui sprecata! –
profondamente diverse tra le quali lo stile è profondamente mutato. I monumenti Nell’impianto, nella sistemazione e nella maniera di costruire delle città si palesa un sue artistiche colonne, dall’imitazione di rozzi pali e di ceppi lignei che il bisogno del Il più importante tra tutti i dipinti che vi erano esposti per la prima volta è forse il
propriamente moreschi in Spagna e in Portogallo hanno un carattere peculiare; uno certo senso artistico che un tempo, oltre che degli italiani, era proprio anche dei selvaggio conficcò nella terra l’uno accanto all’altro per farsi una misera dimora e Giovanni Battista di Leonardo da Vinci, un ritratto a mezza figura in una tonalità tutta
stile ancora altro caratterizza gli edifici dei Templari, in Oriente o dove se ne trovano in tedeschi, e che proprio presso quest’ultimi si è spesso esplicato in un impiego congiunse in alto tramite alcune travi. E mentre – nella genericità, che non dice nulla, di brunastra, con uno sfondo marrone scuro. La forma del volto, sottile, incorniciato da
Occidente; le chiese marmoree italiane formano poi una maniera particolare, così come estremamente ingegnoso di siti e di ambienti apparentemente sfavorevoli. Ad alcune una siffatta derivazione, proprio troppo naturalistica – si spiega ora pure l’architettura una capigliatura di superba sovrabbondanza, è idealmente sublime; intorno alla bocca

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aleggiano però quel sorriso e quella grazia che si trovano in numerosi quadri di 1
I Briefe auf einer Reise durch die Niederlande, Rheingegenden, die Schweiz und einen Teil von Frankreich, in 10
Il Niederdeutsch e l’Oberdeutsch costituiscono rispettivamente le principali famiglie di dialetti della Ger- di Basilea.
Leonardo e che diverranno in seguito regola, ossia Maniera, nella scuola del Correggio. Poetisches Taschenbuch 1806 (Berlin 1806), vennero poi ripubblicati, con alcune aggiunte e modifiche, nel mania meridionale e settentrionale; il Plattdeutsch è la famiglia di dialetti invalsa nell’uso quotidiano. 33
Il Basler Totentanz, realizzato intorno al 1440, probabilmente a seguito della disastrosa epidemia di peste
Ma quale meravigliosa esecuzione; e com’è dipinto, e come sono delicati i contorni e sesto volume, Ansichten und Ideen der Christlichen Kunst, dei Sämmtliche Werke (Wien 1823) di Friedrich 11
Il cosiddetto Annolied è un poemetto agiografico, composto probabilmente tra 1080 e 1085, che trae il del 1439, era dipinto a tempera sulla parete interna del muro di cinta del cimitero del convento domenicano,
come viene catturato al volo il più fine alito dell’espressione, e trattenuto nel suo stato di Schlegel, con il titolo di Grundzüge der gothischen Baukunst; auf einer Reise durch die Niederlande, Rheinge- proprio titolo dal nome di Annone, arcivescovo di Colonia morto nel 1075; la narrazione delle gesta del e misurava quasi sessanta metri di lunghezza; le figure vi erano rappresentate a grandezza naturale. Nella
sospensione e presentato e trattato con un’accuratezza mai eccessiva. Se si genden, die Schweiz und einen Teil von Frankreich (Tratti fondamentali dell’architettura gotica; da un viaggio per potentissimo arcivescovo in toni epici rende l’Annolied un capostipite del poema medievale tedesco. notte tra il 5 ed il 6 agosto del 1805 il muro venne abbattuto; del Totentanz si salvarono solo alcuni frammenti,
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considerano quadri di Leonardo come questo, non si sa più cosa pensare di alcuni altri i Paesi Bassi, la Renania, la Svizzera e una parte della Francia). La traduzione dei Briefe è stata condotta sul Gli Ubier (Ubii, in latino) erano un popolo di radice germanica insediato sul lato orientale del Reno. In oggi custoditi presso l’Historisches Museum della città.
che, pure, portano il suo nome; e quella che fino a un momento prima sembrava la più testo stabilito nella Kritische Friedrich-Schlegel-Ausgabe, a c. di E. Behler, in collaboraz. con J.-J. Anstett e H. contrapposizione ai Niederländern, gli abitanti dei paesi bassi, gli Oberländer sono gli abitanti delle regioni Dal momento che Schlegel visita Basilea nell’ottobre del 1804, deve aver visto il Totentanz ancora nella sua
alta perfezione di esecuzione obiettivamente possibile passa nuovamente in secondo Eichner, vol. IV, Ansichten und Ideen der Christlichen Kunst, a c. di H. Eichner, München – Paderborn – Wien limitrofe al corso del Reno più a monte. collocazione originaria, già in forte stato di degrado.
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piano. A quanto stretto contatto stanno però la degenerazione e addirittura l’eccesso, 1959, pp. 155-204. Tra i Briefe e i Grundzüge sussistono non trascurabili differenze. Innumerevoli sono le Si tratta dell’ Autoritratto con la moglie Isabella Brant sotto la pergola di caprifoglio, oggi conservato presso La proposizione di Schlegel – “Die ganze Stadt ist wie Eine feste Burg” – è chiaramente ricalcata su di un
nell’arte, con ciò che vi è di più elevato! Nelle opere di Leonardo si crede di scorgere piccole – ma spesso non neutre – correzioni, come le sostituzioni di vocaboli, volte tanto a precisare alcune la Alte Pinakothek di Monaco. celeberrimo versetto della traduzione della Bibbia da parte di Lutero: “Der Name des Herrn ist eine feste Burg”
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proprio la massima perfezione, e però, se si prende a stabilire confronti e a riflettere, questioni, migliorandone la formulazione, quanto a innalzare il tono complessivo dell’opera. A queste correzioni Si tratta del Ritratto di francescano con teschio e libro, ora presso la Alte Pinakothek di Monaco. (Spr. (Prv.) 18.10).
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nelle sue opere si scorge proprio il primo germe degli accorciamenti, delle convulsioni e non si è qui fatto riferimento, e si è assunto il testo dei Briefe. Dei Grundzüge è però parso utile proporre tutte Si tratta dell’Assunzione della vergine, tuttora a Düsseldorf, presso la Städtische Kunsthalle. A Coppet, sul lago di Ginevra, Schlegel trascorre nell’autunno del 1804 sei settimane, ospite, in compagnia
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delle contorsioni dei manieristi della scuola di Michelangelo, da un lato, e poi anche la le principali e spesso consistenti aggiunte rispetto al testo pubblicato nel 1806: oltre ad operare minute corre- La Snorra Edda, in prosa, composta intorno al 1220, faceva seguito alla Saemundar Edda, in versi, opera del fratello August Wilhelm, di Madame de Staël.
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fonte prima dell’affettazione in quanto a uso del chiaroscuro e a leziosa leggiadria della zioni, infatti, Schlegel aggiunge anche alcuni lunghi passi che, visto il loro carattere spesso spiccatamente di Sämund Sigfusson. Dovrebbe trattarsi dell’opera Santi Ercolano e Giacomo minore, che aveva fatto parte del polittico realizza-
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scuola lombarda. Non soltanto un erroneo concetto di natura e verità, non soltanto teorico, risultano di grande importanza per la comprensione della sua riflessione, anche per quanto riguarda Se il professor Wallraff (un tempo canonico e rettore dell’Università di Colonia, in seguito e tuttora professore to da Perugino per la chiesa di Sant’Agostino a Perugia, e tuttora conservata presso il Musée des Beaux-Arts
l’imitazione dell’antico, le cui leggi e le cui forme non sono per niente applicabili alla l’architettura gotica. Fermo tuttavia restando che, nei quasi vent’anni intercorsi tra la redazione del testo e la di archeologia presso la Zentralschule), dotto studioso di arte antica e storia del Medioevo, riuscisse a trovare di Lione. Sant’Ercolano vi viene rappresentato con i tradizionali paramenti vescovili.
pittura, hanno spesso fuorviato gli artisti, ma è stata la teoria stessa della pittura ad aver sua ripubblicazione, molto nel pensiero di Schlegel è mutato, e che pertanto i passi più recenti non si possono il tempo e la calma necessari a rendere noto il tesoro delle sue conoscenze in questo ambito e ad elaborare una 37
Si tratta del Cristo alla colonna, opera però di Palma il Giovane e non di Palma il Vecchio, tuttora conserva-
prodotto errori peculiari. Non intendo la moderna teoria estetica, che, essendo senza considerare come delle semplici integrazioni rispetto al testo pubblicato nel 1806. storia dell’architettura gotica, per la quale impresa può difficilmente esistere qualcuno che sia attrezzato quan- to presso il Musée des Beaux-Arts di Lione.
fondamento e senza contenuto, non ha potuto produrre proprio nulla, né di buono né di I passi assenti nei Briefe e aggiunti da Schlegel nei Grundzüge vengono qui riportati tra parentesi quadre […]. to lui di tutto ciò che occorre! Per le osservazioni qui di seguito, lo ringrazio per gli svariati aiuti che mi ha 38
Nel 1804 Napoleone scopre e sconfigge il complotto realista di Moreau-Pichegru-Cadoudal; dopo esser
cattivo; intendo l’antica teoria artistica, di cui Leonardo deve essere certamente visto Tutte le note, qualora non indicato diversamente, sono del curatore. gentilmente fornito, così come delle assai istruttive conversazioni che mi ha concesso (nota dell’autore). stato imprigionato, Moreau verrà esiliato.
come il padre. Suo vero e proprio oggetto sono i misteri della prospettiva; a partire da 2
Parole molto simili erano state pronunciate poco prima da Chateaubriand, di ritorno dall’Inghilterra all’inizio Nei Grundzüge, la nota diventa: [Il canonico Wallraf, dotto studioso di arte antica e del Medioevo a Colonia, 39
Il 2 dicembre 1804 Napoleone viene consacrato imperatore per mano del papa Pio VII nella cattedrale di
allora essa allargò il proprio campo anche al chiaroscuro o all’effetto esercitato dalla del 1800, nel suo Génie du christianisme: “Esse non sono più, queste sepolture (…): Saint-Denis è deserta; ha il merito esser stato il primo nella nostra epoca a rivolgere nuovamente l’attenzione alle magnifiche ric- Notre-Dame.
prospettiva sui colori, agli accorciamenti o all’effetto della prospettiva sulle forme. Ma le l’uccello l’ha presa come passaggio, l’erba cresce sui suoi altari infranti; e in luogo del cantico della morte, che chezze dell’antica città renana; e pure a me la sua amichevole guida e la sua istruttiva conversazione hanno 40
Schlegel sta evidentemente facendo riferimento a una delle opere del geologo scozzese James Hall, sebbe-
conseguenze deleterie sono certamente da ricondurre meno agli errori nei presupposti o rieccheggiava sotto le cupole, non si sentono più che le gocce di pioggia che cadono dal suo tetto scoperto, la fatto da molteplice stimolo nel primo impatto con questi tesori dell’arte.] ne il curatore della Kritische Ausgabe sostenga trattarsi del celebre commento di Warburton, vescovo di
nelle deduzioni in cui di tanto in tanto si poteva incorrere che al fatto che, al di là di ciò caduta di qualche pietra che si stacca dalle mura in rovina…”. Come nel caso della vicenda del duomo di 18
Si tratta dei transetti, mai portati a compimento in base al progetto originario e la cui realizzazione verrà Gloucester, alle Epistles to several Persons di Pope, che Schlegel avrebbe trovato nel volume miscellaneo
che è solo mezzo e strumento, ci si dimenticò e si trascurò sempre più l’essenziale. Ma Colonia, cui l’occupazione francese aveva dato immenso stimolo, anche per la cultura francese – così come intrapresa parecchi anni dopo la morte di Schlegel, ossia a partire dal 1842, a coronamento degli sforzi e della Essays on Gothic Architecture, by the Rev. T. Warton, Rev. T. Bentham, Captain Grose, and the Rev. J. Milner,
l’essenziale è quel significato divino che, solo, rende bellezza la bellezza e ideale per Schlegel – il vilipendio delle testimonianze del passato (nazionale, soprattutto) costituisce uno dei fonda- perseveranza di Sulpiz Boisserée, principale sostenitore della necessità di portare a compimento il duomo di London 1800, pp. 121 sgg. (cfr. Kritische Friedrich-Schlegel-Ausgabe, cit., p. 198 n.). Che non possa trattarsi
l’ideale. Se non si considerano bellezza e ideale sotto questa luce, si tratta soltanto di mentali elementi di stimolo alla riconsiderazione e alla tutela dell’architettura medievale, tra l’altro; paradigma- Colonia. di quest’ultimo lo dice assai chiaramente la critica che Schlegel gli rivolge: solo Hall, e non Warburton, aveva
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chiacchiere prive di contenuto, di un fare il verso a formulazioni filosofiche del cui tica la narrazione effettuata da Chateaubriand dell’impatto su di lui esercitato dalla stato di rovina in cui, al suo Nel contesto delle lotte tra impero e papato, particolarmente accentuate sotto Federico II, Konrad di sviluppato una vera e propria teoria evolutiva dell’architettura gotica, con tanto di dimostrazione pratica nella
originario senso quei buoni studiosi di estetica potrebbero avere scarsa famigliarità. rientro dall’Inghilterra, nel 1800, si trovano i grandi «templi» parigini. Hochstaden, arcivescovo di Colonia, aveva avuto un ruolo di primo piano, in particolare quando – il primo forma di un esperimento compiuto nei primi anni novanta del Settecento. A conferma del fatto che Schlegel
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Concludo con un quadro del Perugino che raffigura la madre di Dio in una gloria di Nel 1789 i possedimenti della Chiesa vengono – come noto – nazionalizzati; molti conventi vengono chiusi e i novembre del 1248, pochi mesi dopo aver posato la prima pietra del duomo di Colonia – incoronò ad Acqui- sta facendo riferimento a Hall vi è, inoltre, il fatto che i Works di Pope, con il commento di Warburton alla
angeli; in basso stanno, disposti con grande semplicità, i santi Michele e Giovanni, loro averi confiscati dallo Stato; molti di quest’ultimi – tra cui innumerevoli opere d’arte – destinati ad essere sgrana Guglielmo d’Olanda anti-imperatore. quarta epistola dei Moral Essays, erano usciti nel 1751 e non potevano quindi essere intesi come una novità
Caterina e Lucia, adoranti in devoto entusiasmo.50 Qui risulta ben visibile quella fiamma venduti. Vengono così istituiti alcuni depositi in cui poterne compiere una cernita. Il più importante è di gran 20
[Dopo di allora l’opera di Boisserée, degna in quanto a zelo e a senso artistico del supremo duomo, si è (nonostante il passo di Warburton fosse recentemente stato ripubblicato) né – come invece afferma esplicita-
della devozione, quell’amore celeste nel pieno del suo splendore che della pittura tutta lunga quello che ha sede nel convento dei Petits Augustins, a Parigi. Diretto da Gabriel-François Doyen tra il volta a gettare su questo tema e sull’architettura gotica nel suo complesso la piena luce di cui, in questi mente Schlegel – come “l’opera di un inglese sull’architettura gotica”, in quanto quella di Warburton non era
costituisce il fine e l’obiettivo. 1790 e il 1792 e, quindi, da Alexandre Lenoir, il convento s’arricchisce nel corso degli anni di una quantita abbozzi, sono stati soltanto delineati e tratteggiati i primi raggi] (nota dell’autore). un’opera sull’architettura gotica, ma un commento letterario contenente un breve, per quanto fondamentale,
Avremmo così fatto nuovamente ritorno in quella che qui viene definita la moderna sempre maggiore di capolavori artistici. La proclamazione della Repubblica (1792) e l’abolizione del cristianesi- Schlegel fa qui riferimento a S. Boisserée, Ansichten, Rissen und einzelne Theile des Doms von Köln, Stuttgart passo sull’architettura gotica; quando era invece l’Essay a costituire, oltre che una pubblicazione relativamen-
capitale del mondo, in cui la vita di società turbina senza posa alla rinfusa, in un piacere mo (1793), in particolare, portano con sé un atteggiamento e una politica sempre più virulente nei confronti delle 1821, e a Id., Geschichte und Beschreibung des Domes zu Köln, nebst Untersuchungen über die alte Kirchen- te recente, un tentativo di stabilire una teoria sull’origine dell’architettura gotica. Cfr. J. Hall, Essay on the
dei sensi in moto perpetuo, nel mezzo di una polvere che tutto avvolge, sinché alla fine, testimonianze del passato. A destare scalpore, tra i vari atti di «vandalismo», è più di ogni altra cosa la profana- baukunst, als Text zu den Ansichten, Rissen und einzelnen Theilen des Doms von Köln, Stuttgart 1823. Origin and Principles of Gothic Architecture, in «Transactions of the Royal Society in Edinburgh», IV, 1798 e Id.,
con l’arrivo dell’inverno, anch’essa non abbandona a sua volta la scena e tutti i trafficati zione delle grandi tombe dei re di Francia, nell’Abbazia di Saint-Denis, che, iniziata il 6 agosto 1793, prosegue 21
Si tratta della celeberrima gru che da secoli si ergeva dalla torre meridionale del duomo, a – involontario – Essay on the Origin, History and Principles of Gothic Architecture, London 1813; sulla teoria di Hall a proposi-
tracciati stradali all’ancor meno piacevole neve fradicia. ininterotta per tre giorni e tre notti. A questo infiammarsi della furia distruttiva corrisponde l’assunzione da parte emblema della sua incompiutezza. to dell’architettura gotica, cfr. tra l’altro J. Rykwert, La casa di Adamo in Paradiso, trad. it. di E. Filippini e R.
Quanto distante dall’arte e dal bello è il mondo attuale! Ciò che di prezioso Parigi dei Petits Augustins di un ruolo di ancora maggiore importanza. Tra il 1793 e il 1796 un’enorme massa di 22
Dopo di allora la parte retrostante del coro, volta in direzione del Reno, verso levante, è stata liberata da tutto Lucci, Milano 1972, pp. 99-102; J. Baltrusaitis, Il romanzo dell’architettura gotica, in Id., Aberrazioni. Saggio
conserva, di opere di tal sorta, è racchiuso tutto insieme all’interno di poche sale, frammenti delle antiche tombe – oltre a pale d’altare, tesori, sculture – viene portata ai Petits Augustins, dove ciò che di estraneo vi era stato edificato; la qual cosa consente una splendida veduta tanto da presso quanto sulla leggenda delle forme, trad. it. di A. Bassan Lievi, Milano 1983, pp. 97-8; G. Germann, Gothic Revival in
solitari rifugi dal frastuono del mondo per lo spirito silente che, di eccelse impressioni e viene accuratamente identificata da Lenoir e in parte subito sottoposta a restauro. Lenoir, tutt’altro che entusia- da lontano, in virtù della quale, e soltanto ora, la sua bellezza può in tutta chiarezza venir percepita nella sua Europe and Britain: Sources, Influences and Ideas, tr. ingl. di G. Onn, Cambridge (Massachusetts) 1973, pp.
sensazioni come queste, se ne va alla ricerca. Fuori, nella vita, di tutto questo non vi è stico estimatore dell’arte medievale, ha subito la forte la percezione del fatto che un tesoro inestimabile sta pienezza (nota dell’autore). 30-1. Alcuni studiosi, come W. D. Robson-Scott, The literary Background of the Gothic Revival in Germany,
23
più nulla; tutto è unicamente volto al godimento più facile come alla precipitosa rapina andando in fumo, e profonde immensi sforzi nel tentativo di salvare l’arte medievale francese, esponendosi in tal “Quanto ardite zampillano, scrosciano anche altre belle fonti sacre / Da cui un tempo bevevano i poeti, / Oxford 1965, p. 143, e J. Pieper, Steinerne Bäume und künstliche Astwerk. Die gotischen Theorien des James
del giorno fuggente, e l’universale assenza di forma propria dell’esistenza, degli edifici modo all’accusa di essere un «controrivoluzionario»; nel 1795, così, su sua iniziativa, mentre la sua immagine di Sempre intenti a scalare il monte dell’arte, senza vacillare, / Sino a dove, eternamente lieti, dimoravano gli Hall (1761-1832), in «Bauwelt», 10, 1982, pp. 328-32, sostengono esplicitamente che Schlegel sta qui facen-
e degli abiti, come di tutti i prodotti e gli ornamenti della vita, viene qua e là inframmez- eroico salvatore del patrimonio nazionale si fa ormai di dominio pubblico, il deposito viene trasformato nel dei; / Sei tu che eleggo, Reno, tu che mormorando / Scorri tra alti sbarramenti di rupi anguste, / Laddove do riferimento all’opera di Hall.
zata soltanto dallo scintillante irrompere della moda, con i suoi repentini cambiamenti, Musée des Monuments Français. Le sue sale e i suoi giardini, adibiti anch’essi all’esposizione di opere d’arte, ancora s’abbarbicano alte le rocche, / Il cuore del viandante viene afferrato da un presentimento di terrore. / Robson-Scott ipotizza inoltre che Schlegel possa essere venuto a conoscenza dell’opera di Hall tramite
e dai suoi capricciosi umori. iniziano a partire da questo momento a venire solcate da un grande numero di visitatori. Rapida scorre in tutta fretta sulle chiare onde verdognole / del tedesco Reno, agile, la barchetta, / Buona Büsching, che nel 1820 ne aveva trattato nel nono volume dei «Wiener Jarhbücher der Literatur» e, l’anno
4
Dovrà dunque rimanere sempre così e non cambiare mai? Non dovrà l’arte poter Per «Knosp», letteralmente «bocciolo», «germoglio» o «gemma», Schlegel sembra intendere il fiore crucifor- fortuna! La barchetta non fa ritorno. / Coraggio, gioia, ingurgitati in bicchieri ricolmi / Il liquido oro di cristalli successivo, nel suo Versuch einer Einleitung in die Geschichte der altdeutschen Baukunst; questo significhe-
finalmente subentrare di nuovo al posto della moda e nobilitare e impregnare l’intera me, disposto sulla sommita di pinnacoli, ghimberghe o altre sommità a guglia, che in tedesco viene general- del vino vecchio, / Cantando a squarciagola i canti eroici”. Dopo essere stata pubblicata, all’interno dei rebbe che Schlegel avrebbe avuto la possibilità di consultare sia l’Essay on the Origin and Principles of
vita con una metodica formazione, così come avvenne presso i Greci e, in maniera mente designato come «Kreuzblume». Rispetto a quest’ultimo termine, «Knosp» sottolinea in misura molto Briefe, nel Poetisches Taschenbuch (Berlin 1806), la poesia – sempre con il titolo di Rheinfahrt (Viaggio sul Gothic Architecture del 1798 che l’Essay on the Origin, History and Principles of Gothic Architecture, versio-
diversa, anche nel Medioevo cattolico? – Per quanto riguarda le idee sull’arte, maggiore il carattere dinamico, in fieri, dell’ornamentazione vegetale dell’architettura gotica; lo si è reso con Reno) – lo sarà in Friedrich Schlegels Gedichte (Berlin 1809) e, nei Sämmtliche Werke (Wien 1823), tanto ne ampliata, sistematizzata e corredata da 59 illustrazioni del saggio precedente, e uscita in forma di libro nel
all’ammirazione nei suoi confronti e pure alla conoscenza del bello di un tempo non «gemme», senza impiegare un termine tecnico che Schlegel, d’altronde, non impiega, per mantenere l’idea all’interno dei Grundzüge, nel sesto volume, quanto delle poesie, nel nono. 1813. Il fatto che il lungo passo schlegeliano sull’opera di Hall sia presente soltanto nei Grundzüge der
manca oggi nulla, secondo i singoli aspetti; molto manca però per una sua messa in della crescita vegetale associata all’architettura gotica. 24
Arminio, comandante dei Germani, e Maroboduo, re degli Svevi; si veda in particolare TAC. Ann. 2, 46-8. I gotischen Baukunst del 1823, costituendone una delle principali integrazioni, non sembra tuttavia una ragio-
pratica e per un suo incidere in modo vitale e generale sulla vita reale. Certamente il 5
[Si vedano la sua Geschichte der Malerei (Storia della pittura) e le sue artistische Abhandlungen (dissertazio- rimandi a Tacito proseguono fitti anche nel passo successivo, come ad esempio nel caso dell’affermazione ne sufficiente per diffidare di Schlegel e per sostenere che egli avrebbe consultato l’opera del 1813. Fino a
pittore, indipendente come il poeta o il filosofo, quale eremita all’interno della sua ni sull’arte). Entrambe contengono ricerche estremamente istruttive, e pure dotte non meno che innovative, secondo cui gli antichi Germani avrebbero svolto le loro pratiche religiose «all’ombra delle sacre querce». prova contraria, è forse più opportuno fidarsi di Schlegel, quando afferma di aver consultato l’opera di Hall di
officina, separato dal suo tempo e incurante nei suoi confronti, può riuscire a resistere in particolare sull’origine e sulle epoche più remote delle arti figurative dei moderni] (nota dell’autore). Si 25
Al mitico Baumeister del duomo di Strasburgo, il giovane Goethe aveva dichiarato la propria smisurata ritorno a Parigi, e pertanto negli ultimi mesi del 1804; se questo è vero, doveva però necessariamente trattar-
e a realizzare le sue più alte idee artistiche in singole opere. Ma non appena il discorso tratta, più esattamente, della Geschichte der Künste und Wissenschaften seit der Wiederherstellung dersel- venerazione rivolgendogli quella sorta di inno di lode che è Von Deutscher Baukunst. Il breve ma fondamentale si dell’Essay on the Origin and Principles of Gothic Architecture del 1798.
cadesse su di una riorganizzazione complessiva, non si dovrebbe tuttavia dimenticare ben bis an das Ende des achtzehnten Jahrhunderts. Zweite Abteilung. Geschichte der zeichnenden Künste, scritto di Goethe, pubblicato nel 1773 nella miscellanea Von deutscher Art und Kunst, curata da Herder, aveva 41
Sul quarto numero di «Europa», la rivista diretta da Friedrich Schlegel stesso, erano comparsi nel 1803 lo
che l’architettura costituisce il solido fondamento ed il terreno e il sostegno comune di Göttingen 1798-1808, e delle Kleine Schriften artistischen Inhalts, Göttingen 1803-6. Johann Dominicus segnato l’emergere, nel mondo tedesco, di un rinnovato interesse per l’architettura gotica. Che al testo di Zweiter Nachtrag alter Gemählde e il Dritter Nachtrag alter Gemählde, cui l’autore fa ora riferimento. Entram-
tutte le altre arti figurative, e che il rinnovamento deve iniziare a partire da qui, e cioè da Fiorillo (1748-1821) insegnò storia dell’arte a Göttingen dal 1781 sino alla sua morte; in ambito artistico la Goethe Schlegel non faccia riferimento, e che tralasci completamente la mitizzazione di Erwin compiuta dal bi facevano seguito al Nachricht von den Gemählden in Paris, uscito sul primo numero della rivista, a Vom
una struttura degli edifici d’abitazione pregna di senso artistico; poiché soltanto a sua opera costituì il principale punto di riferimento per un’intera generazione di intellettuali tedeschi. giovane Stürmer può non essere affatto casuale, visti i cattivi rapporti tra Friedrich e Goethe e l’aperta polemica Raphael, uscito sul secondo numero, e al Nachtrag italiänischer Gemählde, uscito sul terzo.
6 42
partire da un’esistenza rinnovata potrebbe prendere le mosse anche una nuova epoca L’insistito impiego, in questo passo, del sostantivo «Kunst» e dei suoi derivati, l’avverbio e l’aggettivo anti-goethiana che molti dei progetti schlegeliani dei primi anni del diciannovesimo secolo – tra cui «Europa» – [Si veda il terzo fascicolo della descrizione dei dipinti, intorno alla fine, e l’inizio del quarto. I numeri riportati
nell’arte. Ora però, nell’universale inartisticità che caratterizza il nostro tempo, di tutto «künstlich», è impossibile da rendere in italiano; in tedesco, infatti, non esiste distinzione tra «artistico» e perseguono; è del resto possibile che il giudizio sprezzantemente negativo formulato da Schlegel sul duomo di qui di seguito fanno riferimento al Supplément à la notice des tableaux du Musée Napoleon, tredicesima
ciò manca assolutamente qualsiasi indizio. Certo, anche oggi è possibile adottare la «artificiale», «artisticamente» e «artificialmente». I Paesi Bassi sono così un’opera d’arte in virtù della loro Strasburgo abbia come causa non accessoria anche il contrasto con Goethe, e la necessità di proporre un annata] (nota dell’autore).
romantica maniera di costruire del Medioevo imitandola in piccolo in singole residenze natura artificiale; e, inversamente, quest’ultima costituisce in sé una forma di artisticità. modello architettonico alternativo. A partire dal secondo decennio del XIX secolo, per contro, pure Goethe Si tratta del Supplément à la notice des tableaux des trois écoles, exposés dans la Grande Galerie du Musée
7
di campagna, come accade di sovente nelle tenute britanniche; i mezzi ci sono tutti e Scelto come «nunzio e mandatario» fiorentino alla dieta di Costanza del 1507 e poi sostituito da Francesco volgerà la propria attenzione sul “sublime frammento” del duomo di Colonia, prendendo addirittura parte nella Napoleon. A Paris, De l’Imprimerie des Sciences et Arts…, XIII (1804). Si sono eliminati i rimandi numerici al
nessun ostacolo si frappone, soltanto il senso non è più lo stesso. Si potrebbero Vettori, Niccolò Machiavelli aveva comunque compiuto una missione ufficiale presso l’imperatore Massimi- vicenda del duomo di Colonia, coinvoltovi da Sulpiz Boisserée; il suo scritto sull’architettura del 1823, intitolato Supplément riportati da Schlegel.
43
costruire ancora nuove chiese, concepite con la stessa ricchezza artistica e forse ancor liano I. Al suo ritorno, aveva redatto il Rapporto di cose della Magna, il Discorso sopra le cose della Magna e – come quello giovanile – Von Deutscher Baukunst, nasce proprio come recensione, uscita su «Kunst und Il Ritratto del cardinal Bibbiena, oggi a Palazzo Pitti, ma a Parigi tra il 1797 e il 1815.
44
più belle nella realizzazione, in stile paleocristiano e in senso simbolico. Finora però il sopra l’Imperatore e il Ritracto delle cose della Magna; è soprattutto a quest’ultimo, risalente al 1512, che Altertum», alla Geschichte und Beschreibung des Doms von Köln di Boisserée. Si tratta dell’Assunzione o, più esattamente, dell’Incoronazione della Vergine, per la cui realizzazione era
26
modo di pensare del nostro tempo tende più ad abbandonare al loro declino le antiche Schlegel fa qui cenno. Non è stato possibile identificare questa opera. inizialmente stato incaricato Raffaello da parte del convento perugino di Monteluce; oggi viene attribuita alla
8 27
dimore di Dio, piuttosto che a fondarne e ad innalzarne di nuove contribuendo alle Al posto di questa frase, nei Grundzüge si troverà: [In altri edifici gotici si osserva, accanto alla più grande L’ultima cena, che si suppone facesse parte di un Ciclo della Passione per una chiesa di Basilea, e tuttora bottega di Giulio Romano e, talvolta, a Giulio Romano in persona per la parte superiore e a Giovan France-
spese e con tenace zelo. Ci rimane perciò, per l’arte, soltanto il ricordo dei bei tempi ricchezza delle decorazioni, una rigorosa simmetria e un’universale uniformità e armonia pur nella bella pie- conservata presso la Öffentliche Kunstsammlung della città. sco Penni, detto il Fattore, per quella inferiore; l’Assunzione è oggi conservata presso i Musei Vaticani.
28 45
passati e la speranza di un futuro più ricco; nel frattempo altro non resta che preservare nezza. Per la bellezza delle sue proporzioni e la sua finissima armonia, tra le opere dell’architettura gotica il Una seconda versione de L’ultima cena, anch’essa conservata presso la Öffentliche Kunstsammlung di Si tratta della Adorazione dei pastori fra san Longino e san Giovanni evangelista, di cui al Louvre si trova un
nel petto fedele la conoscenza del bello, visto che nel presente non le si può più municipio di Lovanio costituisce in piccola o media scala – come il duomo di Colonia in quella massima – un Basilea (la medesima che nel 1829 Sulpiz Boisserée sosterrà trattarsi del frammento della parte centrale di arazzo su disegno attribuito a Giulio Romano; anche il Trionfo di Tito e Vespasiano è tuttora conservato al Louvre.
46
accordare alcun vivo consenso, finché un nuovo epocale slancio della forza non abbia gradino eccezionalmente alto di perfezione. Giacché quegli sporadici casi di vistosa violazione della simme- un altare); l’opera di Tiziano cui viene paragonata è La cena di Emmaus, al Louvre. In realtà si tratta della Madonna con il bambino e i santi Stefano, Girolamo e Maurizio, tuttora al Louvre.
29 47
impresso una svolta allo spirito; allora, ciò che è grande sarà nuovamente possibile]. tria, per un qualunque motivo legato alla fantasia, costituiscono soltanto un’eccezione. Ma, del resto, a domi- Si tratta probabilmente del Ciclo della Passione, di cui fa tra l’altro parte la prima delle cene menzionate da Non ci è stato possibile idenificare questa opera.
48
nare non è certo una carenza di simmetria, nelle opere gotiche portate a compimento; si tratta però di una Schlegel. Dovrebbe verosimilmente trattarsi della Madonna con bambino e san Sebastiano, non di Giorgione ma di
30
simmetria altra, del tutto diversa da quella greca e assolutamente peculiare, che ha il suo proprio principio e la Si tratta del Cristo nel sepolcro, tuttora conservato presso la Öffentliche Kunstsammlung di Basilea. Giovanni Cariani.
31 49
sua propria legge nella fantasia architettonica] (nota dell’autore). Si tratta verosimilmente del Ritratto di Charles de Solier, Sire de Morette, passato alla Gemäldegalerie nel Si tratta di Francesco I re di Francia, tuttora al Louvre.
9 50
Austrasia e Neustria sono i nomi attribuiti rispettivamente alla parte orientale e a quella occidentale dell’im- 1746 e tuttora conservatovi. Precedentemente attribuito a Leonardo, venne riconosciuto come opera di Si tratta forse della Madonna in gloria col Bambino tra angeli e i Santi Michele Arcangelo, Caterina d’Ales-
pero dei franchi in epoca merovingia; in epoca carolingia la distinzione venne a decadere, in virtù della loro Holbein da Rumohr, amico di Schlegel e suo collacoratore su «Europa». sandria, Apollonia, Giovanni Evangelista; realizzata per una cappella di San Giovanni in Monte, a Bologna,
32
unificazione. Si tratta di Venere e Amore e di Laide di Corinto, tuttora conservati presso la Öffentliche Kunstsammlung venne requisita dalle truppe francesi nel 1796 e poi restituita, nel 1815, alla Pinacoteca Nazionale di Bologna.

22 23
Arrigoni Architetti

La casa del gabbiere


Fabrizio Arrigoni

Il disegno è resto e condensa di figure di cipressi e dolcemente inclinato; sul


sparse e dissimili; la scrittura è corda fondo, tra quattro colonne superstiti, un
che stringe le loro tracce, analogo ai monolite di ghisa: la chiesa di san Giu-
fogli dei taccuini ed alla memoria. sto. La sagoma rettangolare è un buco
opaco nella luce ed il cielo è come diste-
“Totus ille collis, cui urbium Etruscarum so sullo stilobate della fabbrica. Meravi-
antiquissima superstructa est ex maris glia resa possibile dall’ergersi sul culmi-
sedimentis exurgit sibi invicem impositi, ne stretto di una balza, terra nuda e gua-
et horizonti parallelis, ubi multa strata sta che ha trascinato in ciclica rovina
non lapidea veris conchis…” Volterra, necropoli etrusche e cimiteri cristiani,
cesura tra le valli della Cècina e dell’Era, case minute e monasteri imponenti:
è stata con insistenza detta attraverso la “naturam expelles furca, tamen usque
sua geologia. Cumuli di argille plioceni- recurret…” (Orazio, Epistole I, x, 24)
che azzurre e bigie sormontate da ban-
chi di sabbie calcarifere nelle tonalità Programma funzionale: è richiesto il
dell’ocra, il tufo travertinoso di Pignano, riordino di un piccolo spazio pubblico,
l’affioramento vulcanico quaternario di denominato piazza dei Fornelli, il rifaci-
Montecatini, costituito dalla selagite, mento della scala di emergenza di un
roccia buia ma fiammeggiante di scaglie edificio di recente edificazione -con re-
di mica, la serpentina verde-nero detta lativa pertinenza- ed in ultimo la siste-
gabbro; e poi l’alabastro derivato del mazione di una corte imperfetta che,
solfato di calcio idrato, secondo i tipi del per vicende travagliate, si schiude ge-
bardiglio, del cenerino, dell’agata ed in- nerosamente sui vuoti precedenti.
fine dello scaglione, il più nobile per co-
lore perlaceo e trasparenza di tessuto. Torcendo il collo in alto, verso la cinta
altomedievale, le architetture si mostra-
Sito: l’isolato coinvolto dalle trasforma- no come fronte di cava spazzolata dal
zioni sorge a meridione in adiacenza vento; John Robert Cozens dipinse
alla piazza di San Giovanni -sede del qualcosa di affine nel 1790, a seguito di
Battistero e del Duomo- e tangente via un soggiorno napoletano. Qui, come
lungo le Mura. Il suolo è trattenuto da nell’acquarello dell’inglese, l’artificiale è
una coperta d’asfalto roso e scompo- colto sulla soglia del disfacimento, nel
sto capace comunque, quale fluido ge- punto dove i confini certi della cosa
lato, di avvolgere un dislivello di oltre stingono nel più vasto mondo minerale
due metri; i profili sghembi dell’intorno da cui essa origina. Se esiste genio il
Concorso di idee
definiscono una successione spaziale suo emblema non può che essere se- per la sistemazione di
precisa che avvicina la domesticità pro- gno di questa distanza radicale tra il Piazzetta dei Fornelli e
pria di un interno alla libertà dell’aperto, secco, il rigido, lo spigoloso della città- completamento della fabbrica
di via Ortotondo a Volterra
del non condizionato. macigno e l’umido, il morbido, il curvili-
neo universo delle valli -misteriosamen- Progetto:
A settentrione, oltre porta San France- te illese da progressi esiziali- che la cin- Fabrizio Arrigoni
Marco Arrigoni
sco, uno slabbro su via di Borgo lascia gono in placido assedio. Damiano Dinelli
apparire un piano d’erba, ampio, orlato 2003

24 25
Scopo: andare oltre i desideri della
committenza, spingendo alla superficie
significati in latenza; tramutare, per
quanto concesso, un adeguamento
tecnico-legale privato in un fatto urba-
no pubblico. Un’architettura di/sul mar-
gine quale protesi scopica, per un rin-
novato anschauliches Denken: uno
spazio la cui morfologia determina una
variata tipologia di visioni, di possibili
intrecci percettivi, capaci di tramare il
prossimo ed il distante. Tra il mito del
puro Sguardo prospettico e la violenta
bramosia dell’occhio desiderante si of-
fre l’intervallo angusto dove la coscien-
za si mescola con il mondo e si “com-
pie il prodigio di aprire all’anima ciò che
non è anima: il gaio dominio delle cose,
e il loro dio, il sole” (M. Merleau-Ponty,
L’Œeil et l’Esprit, 1964).
3 6

Le indagini del Meiss del Battisti e del


Paolucci concordano nel fissare al
1472 la commissione a Piero del dipin-
to poi battezzato Pala di Brera; nel mar-
gine destro Federico compare avvolto
da una scintillante buccia acciaiosa,
degna della maestria di Vulcano. È ar-
duo immaginare che fosse la stessa
con cui pochi mesi addietro il principe
mercenario sfregiò la vita nella città per
due interminabili giorni. Volterra è luogo
che tradisce la vulgata umanista; inevi-
tabile che il suo patrimonio più cospi-
cuo siano due tavole del Rosso.

Materie: all’esterno tutti i fronti saranno


rivestiti in pietra colombino di forte
spessore montata in ricorsi di altezza
degradante. Lavorazioni del paramen-
to: rigatura orizzontale nella zona basa-
4 7
mentale, scalpellatura in mediana, sab-
biatura nel coronamento. All’interno:
tutte le superfici realizzate in cemento
arricchito con pozzolana, rugato e pati-
nato con cera; la lamina-velario sarà un
mosaico di pannelli di alabastro bianco,
sostenuti da una struttura a fili tesi. Le
lastricature in panchina volterrana di re-
cupero; in alternativa si impiegherà are-
naria di Firenzuola extradura.

Dalla nuova torre, rivolti ad occidente,


immersi nei vapori di un giorno calante,
ancora gonfio di pioggia: “la verde cam-
pagna si solleva in onde ed in creste Pagine precedenti:
aguzze, ma è come guardare il mare 1-2
mosso dalla prua di un’alta nave; qui a Veduta interna, maquette, modelli

Volterra cavalchiamo sopra il mondo…” 3-8


(D. H. Lawrence, Sketches of Etruscan Quaderni di studio
places and other italian essays, 1932)
Pagine successive:
9 - 10
5 8 Planimetria e vedute esterne

26 27
9 10

28 29
Fabio Capanni

Palestra “La Fonte” a Sesto Fiorentino


Fabio Capanni

La palestra “La Fonte” nasce all’interno L’ordine compositivo sul quale è fon-
di un plesso scolastico ubicato in dato il progetto si arricchisce di tensio-
un’area al limite fra il Comune di Sesto ni provenienti dal luogo e da alcune ri-
Fiorentino ed il Comune di Firenze ed è flessioni sul caractére: il vicino terreno
stato concepito perché possa essere collinare, costruito con lentezza e fidu-
usufruito anche indipendentemente cia, dove l’inseguirsi degli orizzonti di-
dall’attività scolastica. segnati dai muri a retta e le frange di
Si tratta di un edificio realizzato con uliveti e vigneti riflette ancor oggi un
l’utilizzo di una struttura prefabbricata in ordine formato sulla contrapposizione
calcestruzzo precompresso, estrema- armonica fra il lavoro dell’uomo e l’am-
mente semplice nella sua composizione biente naturale, fra l’astrazione della
planimetrica e volumetrica per poter regola e l’insondabile segreto della 1
agevolare l’impiego di tale tecnologia. complessità organica; ancor più vici-
La stessa Amministrazione aveva peral- no, l’aggressività delle nuove espan-
tro suggerito di sviluppare la progetta- sioni edilizie, dove una analoga com-
zione su due livelli paralleli: se da una plessità prende forma in un caos indi-
parte si invitava ad utilizzare una struttu- stinto configurandosi nell’elemento
ra prefabbricata che potesse permette- costruito, contrapponendolo alla strut-
re costi limitati di realizzazione, del tutto tura resistente della centuriazione la
analoga a quelle che punteggiano le quale da secoli segna con geometrica
aree di recente espansione industriale, precisione l’estensione della “piana”
commerciale ed artigianale, dall’altra, si che collega Firenze al mare.
stimolava a dedicare un lavoro attento In un contesto animato dalla doppiezza
alla qualificazione formale dell’edificio fra ordine razionale e complessità orga-
che permettesse di donargli una dignità nica, ha preso forma un idea del pro-
ed una riconoscibilità proprie di un’ope- getto all’interno della quale, oltre agli
ra pubblica, lontana dall’omologazione stimoli provenienti dal luogo, gli usi del-
anonima dei capannoni prefabbricati. l’architettura hanno sollecitato una ri-
Ne è scaturito un edificio articolato da flessione sull’essenza delle cose: il mi-
due volumi di matrice rettangolare e di stero del corpo umano, la meraviglia
altezze diverse che riflettono le funzio- del suo movimento, visitati nella loro
ni principali: il corpo più alto formato momentanea sovrapposizione ad una
da un rettangolo compiuto ospita il precisa esperienza progettuale come
campo di gioco ed è il fulcro della quella della costruzione di una palestra,
composizione, mentre il corpo più hanno fornito la possibilità di un affasci-
basso, identificato da un frammento di nante confronto con la forza originaria Progetto:
una figura ancora rettangolare ottenu- di questi elementi e l’occasione di tra- Fabio Capanni
ta come per gemmazione dalla figura sformarla in materiale per il progetto. con
Gabriele Bartocci
principale, ospita gli spogliatoi e tutti i Una selezione critica dei caratteri del Daniele Buzzegoli
locali servizio; un semplice corridoio luogo, filtrata attraverso alcuni tratti del- Roberta Ricci
distribuisce i vari ambienti e collega, l’essenza delle cose è diventata mate- 1997-2002
separandoli, i due corpi tramite i quali riale privilegiato da costruzione e, passo Foto:
si articola la composizione. dopo passo, ha generato spazi, struttu- Lucia Baldini

30
re, e ordinato materiali, luci, superfici.
Se il volume degli spogliatoi rivestito in
lastre di travertino di Tivoli definisce un
nuovo orizzonte murato quale provvi-
sorio elemento di ordine, il volume del
campo di gioco, in accordo con il carat-
tere dell’edificio, sfrutta l’idea del movi-
mento del corpo umano che avviene al
proprio interno e la propaga fino a cor-
romperne la superficie esterna. Qui,
un’immaginaria fibra muscolare, evo-
cata dai disegni anatomici di Leonardo,
prende vita nell’essenza mutevole del
rame con la quale è costruita e si
espande con quella tensione centrifuga
già rilevabile nell’articolazione planime-
trica; viene generato un corpo che si di-
lata verso l’alto a segnare una crescita
di un carattere organico quasi non fos-
se costruito ma nato. 4 5

32 33
7

Pagine precedenti:
1
Leonardo da Vinci
Muscoli del braccio destro, spalla e petto
(K/P 140v, RL 19008v)
Biblioteca Reale di Windsor
2
Veduta dell’angolo Nord della palestra
3
Veduta dell’edificio dalla zona d’ingresso
4
Pianta piano terra
5
Veduta del fronte Nord

6
Veduta del blocco servizi
7
Materiali di rivestimento:
travertino di Tivoli e lastre di rame
8
Sezione della parete ventilata in ferro zincato,
6 doghe di legno e lastre di rame 6/10 8

34 35
Francesco Collotti
Giacomo Pirazzoli e Valentina Fantin

La memoria nella pietra


Francesco Collotti

Corazzata di acciaio e cemento sepolta segnato la storia di questo luogo.


nella montagna di pietra. Costruita tra il Messa in opera della memoria attraver-
1908 e il 1913 dall’Impero austrounga- so il progetto di architettura, dunque.
rico dentro e sopra uno sperone di roc- Un progetto che non solo fosse capace
cia pericolosamente in bilico sulla Val di raccontare la vicenda bellica di que-
d’Astico: ultima propaggine degli Alti- sta macchina scavata nelle viscere del-
piani di Folgaria Lavarone e Luserna la montagna (i bombardamenti, la
verso sud, prima voglia di pianura per i drammatica vita quotidiana dei soldati
generali austriaci che da qui cercavano nelle gallerie sotterranee), ma che chia-
Vicenza in fondo nella nebbia di valle e masse a far parte della storia dell’edifi-
– pare - nelle belle giornate all’alba di- cio anche le successive demolizioni
cevano di aver intravisto da lungi i ri- operate in epoca fascista per recupera-
flessi della laguna di Venezia. Forte Bel- re il ferro, oppure la riappropriazione da
vedere/Werk Gschwent apparteneva al parte degli abitanti di Lavarone di pezzi
complesso sistema di fortificazioni co- del Forte che avrebbero rivissuto una
struito per la difesa della Vallagarina e seconda vita altrove… una putrella in
della testa della Valsugana verso Tren- ferro, un bandone ricurvo, un’anta di le-
to. Progetti dettagliatissimi di ingegneri gno, il telaio di una porta o un interrut-
militari dediti a queste tremende mac- tore di porcellana.
chine da guerra sotterranee, collegate Per questi motivi il restauro del Forte
tra loro da eliografi e altri strani appa- doveva lasciar leggere quasi in una
recchi per guardare e traguardare sen- stratigrafia le tracce di queste diverse
za farsi vedere, riflettori e bagliori a storie. Profondamente scorretto sul
sciabolare le tenebre: terra dove non piano del restauro architettonico sareb-
annotta ebbe a scrivere Montale in ser- be stato riportare l’edificio al suo pre-
vizio nella Grande Guerra di fronte ad sunto originario aspetto. Gran parte del
una di queste fortezze. fascino (talvolta sinistro) di quest’edifi- Progetto per il recupero
In un più ampio incarico di risignifica- cio è legato al passaggio della storia, al della fortezza austroungarica di
zione di paesaggi fortificati attraverso suo essere stato per pochi mesi, per Belvedere/Werk Gschwent
a Lavarone con destinazione a
operazioni di coltivazione architettoni- pochi anni, al centro del mondo e delle Museo della memoria della guerra e
ca del paesaggio abbiamo lavorato al cronache di guerra, per molti decenni della pace, dei popoli e delle nazioni,
recupero e alla valorizzazione del Forte poi vuoto e silenzioso oggetto dismes- della comunità e del territorio
Committente:
Belvedere con destinazione a Museo so. Volevamo che il recupero consen- Comune di Lavarone
della Grande Guerra. tisse ancora di leggere le modificazioni, (Provincia Autonoma di Trento)
Scartato da subito un improbabile ripri- le aggiunte e le incertezze che di volta Progetto 1998-2000
Realizzazione 2000-2003
stino dello stato originario che avrebbe in volta hanno reso questo edificio più
cancellato la memoria esaltando le ra- interessante, enigmatico e misterioso Progetto:
gioni tecnocratiche e morbose dell’in- (una scaletta iniziata e mai finita, una Francesco Collotti
Giacomo Pirazzoli
gegneria da guerra, il progetto si è con- uscita per la fanteria poi murata, una Valentina Fantin
centrato su una interpretazione dell’edi- nicchia riscoperta, un rinforzo alla co-
ficio che desse conto del passare del pertura aggiunto sotto i bombardamen- Consulente storico: 1
Lucio Fabi La fortezza di Belvedere in una storica foto aerea
tempo e di tutte le drammatiche vicen- ti dai soldati che uscivano di notte sul Immagine coordinata: 2
de che nel corso del Novecento hanno tetto e usavano i resti dei proiettili Valentina Biorcio Planimetria

36 37
3

6
3-4
Pioggia di bombe: subito prima e subito dopo
installazione Giacomo Pirazzoli
5
Dettaglio allestitore guerra bianca
6
Prospetto, sezione, pianta piano terra
7-8
Foto storiche 8

esplosi per impastare il cemento). La cio: riportare il ferro al Forte e, per que- fortuna oggi distanti dalla nostra vita di moderne impiegate dagli austriaci... dai dal visitatore (una vicinanza irriducibi- subito prima), le vicende drammatiche
spoliazione conseguente alla cessazio- sta via, elaborare e ricomporre la me- tutti i giorni: ecco allora il portone rive- soffitti esistenti però non abbiamo volu- le)... oggetti magari riprodotti in grande della nuvola di fumo che aleggia sul
ne dell’uso militare ha lasciato impronte moria ferita di questo incredibile ogget- stito come la corazza di un animale bar- to togliere le vecchie stalattiti in cui il serie o di massa (questo fu la Grande Belvedere bombardato, le cupole cen-
profonde sui muri, strani vani che pos- to cui gli abitanti di Lavarone guardano, barico, il rifacimento dei pavimenti in corso del tempo ha voluto pietrificare Guerra), ma che sono ormai diventate trate, le foto rubate dei servizi segreti
siamo immaginare occupati da fasci di malgrado tutto con rispetto e affetto. battuto di cemento grezzo oppure in la- l’acqua che scendeva dalla copertura cose che ci raccontano una storia pre- italiani che dimensionano l’opera se-
cavi di rame, macchinari, ventilatori, E si tratta di ferro di forte spessore, rice (legno resinoso, tecnico, non da ar- crepata dagli obici. cisa, inevitabile, che ci dicono della greta telemetrando la scarica di sassi
apparecchi delle trasmissioni, tubi ottici acidato e trattato così da rievocare per redatore), le tabelle con la originaria de- Di ferro acidato sarà pure il cubo di 3,5 traccia individuale delle persone che le che piomba verso valle. E poi il silenzio,
per la segnalazione luminosa, pompe durezza e per effetti quel mondo di ac- stinazione dei locali ricavate scavando x 3,5 metri in corso di realizzazione che hanno usate e che forse, dopo pochi dopo la guerra. La perdita di senso, la
idrauliche, isolatori di porcellana. Di tut- ciaio e lamiere tipico delle corazzature a tutto spessore con la fiamma lastre di segnerà l’ingresso al forte dal piazzale minuti sono caduti nel bosco qui vicino. deliberata (e forse giusta) amnesia.
to ciò resta un mondo fatto di figure in militari, delle cupole Skoda, delle mi- ferro profonde, allestimenti fatti di la- contenenente la biglietteria e i servizi. A questo lavoro di recupero e valorizza- Distanti dai toni di scontro nazionalisti-
negativo stampate nelle spesse pareti. tragliatrici che spuntavano dagli scudi mieroni e di scatole della memoria che Nelle vecchie stanze recuperate alcune zione si è aggiunta la grafica, la segna- co che hanno caratterizzato molti mu-
L’immaginazione, vero materiale da co- posti nei punti adatti a battere l’intorno non cercano di adattarsi con grazia alle bacheche raccolgono i pochi disperati letica e l’immagine coordinata. Un rac- sei della Prima Guerra Mondiale, abbia-
struzione del sito museale, ci ha aiutato della fortezza. camerate, ma che si isolano dalle pare- oggetti rimasti, una collezione per forza conto disposto su pannelli di alluminio mo cercato di dar corpo e forma ad un
così a completare la collezione. Ragionando sulla natura dell’edificio, ti, lasciandole così come sono con i di cose laconica, composta senza an- con grandi fotografie ha completato museo volto più al recupero della me-
Ma è il risarcimento l’unica vera opera- sulla sua missione di guerra, abbiamo chiodi, le percolature di umidità, tracce sia di completezza e allestita con quel l’allestimento ricostruendo la storia dei moria del manufatto e alla storia delle
zione che oggi il Forte accetta. Gli inter- cercato di lavorare su quella natura di canali o tubi, vani tecnici oramai vuo- distacco che consente agli oggetti che luoghi e degli uomini, ripercorrendone i genti dell’Altopiano in guerra come nel-
venti da noi proposti riflettono allora su dura e priva di orpelli che lo caratteriz- ti. I soffitti, ricostruiti filologicamente recano ricordo di divenire anche oggetti momenti felici delle tavolate con i sol- la successiva faticosa pace.
una chiara idea che ancora oggi ci sem- zava, entrando in quel mondo fatto di ove era necessario per guadagnare alla il cui uso è sospeso, oggetti esposti, dati e gli ufficiali sul piazzale esterno
bra l’unica possibile strada praticabile forti spessori, di ragioni tattiche che so- mostra lo spazio indispensabile, hanno messi su un piedistallo o sotto un vetro, (persino quei fiori leziosi disposti in un
per restituire un qualche senso all’edifi- vraintendono alla forma di oggetti per consentito di ragionare sulle tecniche incorniciati a prender la giusta misura vasetto jugendstil memore della pace

38 39
12 13

9 - 10 - 11
Allestimenti del Museo
12 - 13
Pianta piano primo e piano secondo

40 41
Maria Grazia Eccheli e Riccardo Campagnola
con Michelangelo Pivetta

Giardini
Riccardo Campagnola

Nella città antica – per usare la sinteti- Restituiti, forse per l’ultima volta, con
ca, ma precisa ed evocativa definizio- una rappresentazione che - fedele o
ne di M. Poëte - la presenza della natu- meramente simbolica che fosse - ne
ra, suo antipolo e modello antagonista preservava l’integro significato, i giardini
ad un tempo, costituiva, artificiale o di Verona vi figurano con tal evidenza da
meno, l’elemento fondamentale del stridere sia con le ben note motivazioni
suo variegato e multiforme volto. amministrative che con gli stessi obietti-
I vasti spazi liberi custoditi all’interno vi “scientifici” di una mappa catastale.
dell’esatto circuito delle mura ne erano All’edificato, rappresentato mediante
componente non solo necessaria – la sola e canonica occupazione del
così da costituire categoria analitica suolo, il disegno dei giardini aggiunge,
decisiva per la ricostruzione della sto- infatti, norme sconosciute e certo non
ria della città e dell’intricata genealo- pertinenti:
gia dei suoi tipi edilizi – ma anche il - si veda l’evocazione di stagioni stori-
dato caratterizzante, al punto da dive- che della città attraverso l’enumerazio-
nire talvolta il principium individuatio- ne dei suoi capisaldi verdi (il Broilum
nis di ogni singola città. Magnum attinente ai Palazzi Scaligeri e
Il sito naturale - la conformazione geo- il giardino degli Esposti già di Taddea di
logica e altimetrica del luogo, il fiume Carrara nei pressi del Duomo, i rinasci-
che l’attraversa o lambisce, il colle che mentali giardini di Palazzo Giusti, di pa-
la domina, ecc – si trasformava imme- lazzo Murari Bocca Trezza ecc);
diatamente, da dato razionale, nel- - oppure il ruolo rivelatore della geome-
l’elemento dialettico delle scelte di tria segreta della città che assumevano
configurazione formale della città. gli allineamenti, gli assi di simmetria e le
Quale città sarebbe comprensibile inspiegabili partizioni che informavano i
senza quel rapporto piano/natura che disegni dei giardini in una sorta di aral-
ne delinea la disposizione spaziale e dica naturale, esibendo al contempo la
ne sostanzia, nel corso del tempo, loro vera natura di continuazione al-
ogni singola invenzione? l’aperto delle omesse planimetrie.
Verona, di cui forse le osservazioni pre- Per spiegare la puntigliosa ed inspie-
cedenti sono fin troppo scopertamente gabile presenza di tali raffigurazioni in
una generalizzazione dei caratteri, co- documenti che, legati ad una nuova
stituisce un exemplum paradigmatico. politica d’imposizione, avrebbero ri-
chiesto il censimento della mera quan-
Elogio di un catasto tità, si è ricorso alla presenza di mae-
I giardini, che per il catasto austriaco stranze di ascendenza pittorica. Una
di Verona nella versione del 1847, non spiegazione attendibile ma che tutta-
sembrano già più un oggetto degno di via non tiene conto di quanto quei di-
nota se non meramente quantitativa, segni additano: in un passaggio epo-
costituivano invece per il precedente cale della storia, un’idea di città più Progetto:
catasto napoleonico uno dei criteri pri- comprensiva e complessa di quanto Maria Grazia Eccheli
Riccardo Campagnola
vilegiati di descrizione, se non d’inter- l’incipiente e astratta città ottocente- Michelangelo Pivetta
pretazione, della città. sca avrebbe in seguito inverato. 2004

42
7

Pagine precedenti:
1
La porta che unisce i due giardini

2
Vista dall’interno
3-4
Il giardino dei frammenti a b
5
Pianta:
a - il giardino dei frammenti (quota 0.00)
b - il giardino di pietra (quota + 0.20)
c - torre - biblioteca
c
d - il giardino degli aromi (quota + 0.80) e
e - il giardino delle siepi (quota + 0.80)

Pagine successive:
6-7 d
Vista del giardino a quota + 0.80
8
Il giardino di pietra 5

44
I giardini vi figurano anche come inter- tà, quell’altimetria comunemente omes- te un “corpo semplice”, posto a delimi- mentazione delle proprietà, corrispon- due identiche facciate: portici virtuali
preti della stessa particolare natura del sa nella cartografia storica, viene resti- tare una piccola corte e che s’affaccia, a dendo invece, nelle dimensioni, all’uni- formati dalla fitta iterazione di alte
suolo urbano e custodi di qualità che tuita dalla presenza dei giardini come un concludere la sequenza longitudinale tà dei fronti su strada. aperture che si corrispondono, paral-
l’odierna esasperazione puramente fatto straordinariamente concreto che della casa, su di un giardino posteriore, Poiché il progetto non ha altro fine che lele, ai due lati del prato.
quantitativa dei fatti urbani ha ormai ne rivela la capacità maieutica di quanto a tal punto necessario che talvolta, vie- l’inventio di tracce catastali e della loro, La facciata a nord, sempre assolata, è
annullato. un tempo, a delimitare possibilità degne ne innalzato, per forza di geologia, a li- per quanto minimale, virtù di testimo- vuota - quasi un rudere o, forse, mac-
Così il suolo urbano ricompare con va- dell’esaudimento della costruzione, velli superiori della stessa casa. nianza della struttura della città, il muro china del variare delle ombre – e deli-
lenze dimenticate: orientamento, espo- erano designate come idee giuste In forme e misure dimesse, si tratta tut- di separazione tra i due giardini è stato mita una stanza a cielo aperto, pavi-
sizione, rapporto con il sito geologico (“idee, secondo Alain, che non negano tavia della ripetizione del medesimo ge- mantenuto – anche per la diversità di mentata in pietra, che custodisce al
sembrano parametri ancora plausibili. nulla dell’elemento naturale”). sto e della stessa ragione con cui il quota tra i due giardini –, stabilendo tut- suo interno uno dei tre alberi da frutto
Si tratta forse dell’ultima possibile so- poco lontano giardino del Palazzo Giusti tavia la loro compresenza mediante che caratterizzano il giardino.
pravvivenza o dell’ultima ancora com- Elogio di un sito - un archetipo del giardino cinquecente- l’apertura di porte e finestre aperte sul Le due facciate sono unite tra loro da
prensibile versione di atti come l’elezio- L’edificato in fregio alla romana Via sco - mette in opera la natura, declinan- verde. La piccola casa a torre di tre pia- un percorso in pietra sul quale s’allunga
ne del sito, il fine ultimo dell’inestricabi- Postumia (l’attuale Via San Nazaro) do un’identica situazione geologica. ni, posta sul confine comune ai due la panca in muratura adiacente al muro.
le coacervo dei riti di fondazione. termina, a nord, contro l’alta parete tu- giardini e destinata interamente a biblio- Il secondo giardino, alla quota superio-
Un’aria di perenne inizio (questo il sen- facea del Monte Castiglione, che s’er- Il progetto teca, detta il luogo della porta tra i due re, è definito dalle alte siepi di alloro di-
so di augurale?) o di ricominciamento ge all’improvviso dal livello della città, È bastato diradare o trasformare quan- spazi verdi: essa è aperta all’interno del- sposte ad uniformare un perimetro
diviene fatto concreto, restituendo la quasi tipo particolare di costruzione. to nel corso del tempo aveva sommer- la piccola panca semicircolare che risol- troppo disomogeneo e gravato da ser-
lieve ansia che percorre i trattati d’ar- Ogni edificio è formato da una doppia so lo spazio libero compreso tra la cit- ve la diversità di quota tra i due spazi. vitù di vista. Un percorso in pietra divi-
chitettura nel fondarne l’esigenza. Voci costruzione: alla parte principale, posta tà e la natura per riscoprire il carattere Dalla presenza del muro discende poi de le poche essenze arboree, scelte in
vecchie di secoli divengono familiari… in fregio a Via San Nazaro, s’aggiunge formativo di spazi liberi che si rivelano la diversa natura dei due spazi a verde. funzione di una sorta di rotazione dei
La stessa situazione geologica della cit- un secondo corpo edilizio, generalmen- talvolta indipendenti dalla stessa fram- Il giardino a quota zero è definito da colori secondo le stagioni.
Flaviano Maria Lorusso
Pier Paolo Perra e Alberto Loche

International design competition


for a New Tomihro Museum of Shi-ga
Flaviano Maria Lorusso

“... Più d’ogni cosa, il nuovo museo mente la terra al cielo, la natura alla
sarà il luogo per creare il mondo che mente perspicua, nell’unità d’una defi-
Hoshino costantemente ricerca, nitiva organicizzazione. Così come per
il mondo della gentilezza, del coraggio Casa Malaparte, a Capri, altro sguardo,
di vivere, e amare...”. di un architetto e di uno scrittore assie-
me: e altro paradigma, manufatto d’ar-
Sul limite tra naturale ed artificiale, è lo caica elementarità inciso dall’eco d’una
sguardo dell’architetto -ma non solo il cavea antica e tuttavia sagomato da
suo- il primo artificio che si pone: nel- purpurea torpedine all’ancora, per il
l’idea-immagine, nello schizzo, nel- quale solo, compiutamente, la natura
l’enunciazione d’una parola-concetto: attorno si chiarisce nella sua possibilità
virtuale solco di fondazione che, pren- di identità estetica. Laddove la stanza
dendo posizione -la propria, da un immateriale del terrazzo, rinunciando a
dove- e gettandosi sull’oltre della natu- parapetti, realizza -inedito istmo archi-
ra -ciò che precede, che “è prima del- tettonico- lo spazio della perfetta fusio-
l’esserci”-, vi immette una relazione, ne con paesaggio e cielo in cui si pro-
un’interpretazione. E’ in esso l’inizio dei tende e che su di essa dilagano.
due artifici per eccellenza -il più con- E come accade nella pittura cinese
creto, l’architettura che abita, ed il più classica, per cui i paesaggi non espri-
astratto, la parola che nomina-, i quali mono bellezza in assenza di figure
congiunti delineano e prefigurano, infi- umane e delle loro opere. Come acca-
ne, uno spazio -dell’emozione, dell’uso de infine per lo SHI-GA, genere figurati-
e dell’espressione- che ne sanziona già vo-letterario giapponese, per cui la cor-
la metamorfosi in costruzione culturale, porea bellezza della natura, ricreata
in prodotto e segno del passaggio dal nell’artificio dell’immagine di un dise-
mero stato di natura a luogo: del corpo, gno ad acquerello, trova compimento
della mente, dell’anima. Prima immis- estetico nell’accostamento, a subita-
sione -nella natura che dapprima sem- nea perequazione, ai segni degli incor-
plicemente è, sta, nè bella nè brutta nè porei ideogrammi d’un poema.
significante- del progetto/atto della for- Alla produzione artistica ed al pensiero
ma: l’artificio come imprescindibile dell’ex atleta Hoshino, immobilizzato
marcatore antropico che solo, del natu- totalmente, tranne il capo, per un grave
2
rale, può rivelare e determinare il possi- infortunio, è dedicato il nuovo Museo di
bile statuto di valore e perfino di senso Azuma, che deve ricrearne stile di vita e
etico-estetico: opposti, o distinti, ma messaggio etico ed estetico, dedotti
ineludibilmente necessari per il recipro- dallo sguardo sulla splendida natura at-
co chiarimento di individuazione. torno al suo villaggio e instillati negli
Come per Castel del Monte, misterio- Shi-ga, sintesi esemplari delle due po-
so, assoluto paradigma d’uno sguardo larità universali, la natura e l’umanità.
acuto che seppe intravedere e posare, Il progetto asserisce, a fronte della so- Progetto: ...coraggio di vivere e di amare...: il museo prende la forma di un’architettura che, incastonata con discrezione nell’antico
in cima al colle prima muto, interroga- verchiante potenza naturalistica del Flaviano Maria Lorusso cuore di granito della montagna, come la vita stessa che si ancora alla memoria ed alla natura, osa lo slancio di un inaudito
Pier Paolo Perra
zioni e risposte in forma di pietre astrat- sito, la strategia concettuale di una re- Alberto Loche aggetto di sè nella bellezza del paesaggio per sospendersi in esso: l’azzardo, tecnico e simbolico, del coraggio proiettivo e
tamente disposte per raccordare final- lazione alla pari dell’architettura in ter- 2002 fiducioso, appassionato e affettivo del più profondo umanesimo...

48 49
mini di netto contrappunto, figurato in
un monolito dall’archetipica esattezza
geometrica di un elementare prisma
quadrato, ad un solo piano, dell’intera
superficie funzionale richiesta.
Diverse figure concettuali ispirate agli
auspici del bando ed alla personalità di Pagine precedenti:
1
Hoshino ne plasmano il carattere fina- Veduta prospettica del Museo
le. Innanzitutto, i concetti di radica- 2
mento fisico nel sito, di ancoraggio re- Planimetria generale
lazionale all’arteria stradale e di rap- 3
presentazione simbolica del coraggio Copertura, pianta e sezioni
vitale di Hoshino e del suo richiamo al- 4
Vista planimetrica
l’immersione nella natura. 5
Il Museo si incunea del tutto, fisicamen- Veduta prospettica dall’alto
te e simbolicamente, nella massa grani-
Pagine successive:
tica del suolo, naturale grembo primi- 6
genio; evita quindi di emergere rispetto 4 Vista dal lago
alla strada per non interromperne la
percezione del panorama e ne dilata
anzi la spazialità sotto forma di coper-
tura-terrazza; si aggetta, infine, oltre il
ciglio del pendio sul lago, con un po-
tente sbalzo, senza enfasi strutturalista,
ma secondo una inapparenza, una na-
turalezza dello sforzo assorbito nella
sua configurazione morfologica.
Lo slancio verso il paesaggio determi-
na la variazione di trattamento materi-
co del Museo, dapprima rivestito e la-
stricato col più classico dei materiali
giapponesi, il legno; quindi, verso l’af-
faccio sul lago, con il cristallo, traspa-
rente o opalino, secondo una crescen-
te rarefazione a geometria fratta, per
dissimulare e fondere sempre più l’ar-
tificio architettonico con gli elementi
naturali più immateriali -l’aria, la luce-
in cui si distende.
Rarefazione ribadita all’interno, a ci-
fra del Museo, che dalla trascolorata
leggerezza, dalla diafana matericità
degli acquerelli, dall’astratta purezza
dei versi e dei loro ideogrammi traduce
l’eleganza, la gentile raffinatezza, l’im-
materialità spirituale articolando lo
spazio con stanze di legno chiaro per
funzioni racchiuse che richiamano
l’esterno; quindi, ricorrendo solo a dia- 5

frammi di vetro, di policarbonato, di


tessuto a varia finitura e colorazione,
intervallati con patii-lucenari in vetro
colorato sparsi come captatori-diffu-
sori opalescenti di luce e con teche di
plexiglass variamente colorato e trat-
tato. Fino alla galleria-balcone total-
mente vetrata, compreso pavimenta-
zione e struttura portante, che si pro-
lunga con ulteriore aggetto per
immergere corpi e sguardi, secondo
l’esortazione di Hoshino, in ogni dire- ...gentilezza...: un umanesimo della eleganza interiore che fa della discrezione gentile, della conquista progressiva della
zione, nella sostanza estetica e morale leggerezza, la forma-immagine del museo, che si propone come un prisma luminescente, a progressiva rarefazione materica,
dispiegata dalla natura circostante. 3 dove la luce, nelle sue molteplici variazioni, diviene la materia del nuovo spazio...

50 51
...shi-ga...: materia trascolorata, diafanizzata come la materia degli acquerelli, come le loro velature di colori tenui, diluiti, che
vetro, plexiglass, policarbonato, di varia pasta, consistenza, pigmentazione, simulano per creare all’interno, trasfigurati fino
all’astrazione pura delle parole dei poeti, un tenue, incantato giardino di Alice...”

52 53
Loris Macci con Andrea Giunti

Landscraper: costruire con il paesaggio


Fabio Fabbrizzi

Da molto tempo si affronta in maniera di riferimento nella ricerca di possibili


sistematica all’interno del dibattito d’ar- vie d’azione al progetto d’architettura.
chitettura, il tema della natura. Esso, A poco a poco, l’immissione del senso
pare costituire una sorta di nuova paro- del luogo, delle sue tracce, delle stratifi-
la d’ordine e l’ennesimo paradigma di cazioni, delle latenze, delle vocazioni e
riferimenti, ai quali il progetto contem- delle misure che lo caratterizzano, si è
poraneo deve aderire pena l’esclusione orientata verso un’operatività che “usa”
o la caduta nel provincialismo nei con- la stessa dimensione fisica del luogo
fronti dei grandi circuiti culturali. come matrice, ma anche come materia
Ma dietro questa attenzione che forse il di progetto. In altre parole, come se lo
più delle volte nasconde solo atteggia- stesso luogo fosse soggetto e oggetto
menti di facciata e posizioni di comodo della dimensione formativa e strutturan-
per contrabbandare vecchie concezioni te, sia essa figurale, simbolica o solo tet-
di architettura in nuove vesti alla moda, tonica, dell’idea di progetto.
1
esiste un nucleo prezioso che solo la Questo si traduce sul piano operativo in
parte più sensibile della ricerca e del una serie di architetture che il neologi-
progetto contemporaneo, paiono avere smo anglosassone landscraper sintetiz-
recepito. Nucleo che riesce ad evolvere za alla perfezione. Architetture costruite
e declinare all’interno di variegate sensi- nel paesaggio, con esso e per esso, ado-
bilità linguistiche, i presupposti di una perandolo come matrice figurale, come
Ökologische Aesthetik di cultura tede- matrice compositiva, ma anche come
sca e di una Environmental Aesthetic di “materiale” reale per la sua realizzazione.
cultura anglosassone, le cui visioni han- Sono architetture che costruiscono
no contribuito a formare il substrato per nuovi scenari ambientali e nelle diverse
una nuova sensibilità tematica, linguisti- particolarità dell’ambiente, si inserisco-
ca e progettuale che sempre più sta no ora prepotentemente a ribadirne una
orientandosi nella direzione di una vera caratteristica essenziale, ora delicata-
e propria “nuova alleanza” tra i sensi mente a sottolinearne unicità e poesia.
della natura e quelli dell’architettura, ri- Sono architetture il cui legame con il
fondando la complessità della disciplina senso della natura avviene il più delle
progettuale, sulla dimensione fisica e volte attraverso l’intrecciarsi di piani di-
spirituale del luogo. versi, generando di volta in volta una
All’ancoraggio di respiro europeo, si formatività che allestisce tutte le moda-
somma la percorrenza di uno spazio lità di relazione tra le due polarità, ovve-
teorico e operativo d’intatta lungimi- ro ponendosi come frammento asso- Impianto di Compostaggio
a Faltona nel Mugello
ranza, ovvero quella pratica all’inter- nante nei confronti della stessa natura,
pretazione sensibile dei valori che co- o innescando operazioni di mimesi con Progetto:
stituiscono il senso dell’identità di un essa, o più semplicemente dando l’av- Loris G. Macci
Andrea Giunti
luogo, di un contesto, di un paesaggio, vio a operazioni di vera e propria costru- 2002
che costituendosi come l’eredità forse zione della natura.
più interessante lasciata dalla lezione L’opera di Loris Macci, da sempre atten- Collaboratori:
Paolo Frongia
italiana degli anni ’50, è progressiva- ta interprete di un’architettura ineccepi- Guido Murdolo
mente divenuta un termine ineludibile bile sul piano delle relazioni con il luogo, Francesco Stolzuoli 2

54 55
incorpora con matura sensibilità riscon- che dopo essere passato attraverso una
trabile in molte realizzazioni e in molti strada-galleria, verrà introdotto nelle
progetti, i nuclei della poliforme via con- nove biocelle nelle quali permarrà il tem-
temporanea al rapporto tra artificiale e po necessario per una prima maturazio-
naturale. Molte delle sue architetture, ne. Successivamente, sempre all’inter-
pur in collimazione con le derivazioni e i no della struttura, il materiale avviato alla
purismi della grande lezione del Moder- maturazione, verrà vagliato e introdotto
no, contengono al contempo molti dei in un successivo padiglione suddiviso in
temi che appartengono alla riconoscibi- settori, nei quali compirà la maturazione
lità dell’idea di Scuola Fiorentina, dila- definitiva. In adiacenza al padiglione di
tandone in molti casi le intuizioni più in- ingresso del materiale, viene previsto un
teressanti. All’interno del vastissimo piccolo padiglione sviluppato su tre li-
tema della natura, Macci ha saputo velli destinato ai servizi per il personale.
evolvere quella scintilla già presente in Ne risulta una aggregazione di elementi
germe in molte opere di questo segmen- funzionali diversi, vertebrati dalla pre-
to, ampliando temi e suggestioni in esse senza dell’elemento di collegamento
contenute. L’idea di natura architettata longitudinale, pensato come una serra
presente in alcune realizzazioni di Spa- vetrata a volta che oltre ad accomunare
dolini, la metafora delle colline artificiali le varie parti dell’insieme, illuminerà l’in-
dell’ultimo Gamberini, il rispetto per il terno degli ampi spazi previsti.
suolo professato da Savioli, il senso del La compattazione degli ambiti, l’inter-
radicamento di Ricci e le impercettibili ramento parziale dei volumi fino alla
“correzioni” della fisicità dei luoghi mes- quota delle stratificazioni rocciose e il
se in atto da alcune visioni micheluccia- relativo contenimento dei fronti ottenu-
ne, radicano l’opera di Macci, ad un di- to con rampe verdi addossate a prose-
venire che è espressione di contempo- guimento del verde dell’intorno, genera
raneità e interpretazione di un accento nell’insieme una continuità mimetica
ben definito della tradizione. frutto di un delicato equilibrio tra il sen-
Il progetto per l’impianto di compo- so della natura e quello dell’architettu-
staggio che verrà realizzato nel Comu- ra, coinvolgendo nello stesso itinerario
ne di Borgo S. Lorenzo, a Faltona nel progettuale sensi apparentemente in-
Mugello, articola con straordinaria effi- conciliabili tra loro. Fondendo cioè, in
cacia i punti di questo duplice itinerario un unicum al contempo forte e poetico,
interpretativo, prefigurando un’architet- le valenze per così dire retoriche della
tura che costruirà con i materiali del pa- natura legate alla sua percezione lette-
esaggio, l’essenza ambientale del luo- rale e oleografica, alla dimensione tec-
go. Per questo Macci sceglie di integra- nica, modificandole e trasformandole in
re non solo visivamente ma anche morale e forza propositrice.
fisicamente l’edificio alla naturalità del Da sottolineare il trattamento delle su-
sito, progettando una serie di movi- perfici verticali che emergono dalle
menti di terra che contengono, come quote della sistemazione a verde, otte-
concrezioni antropizzate del terreno, le nuto con l’utilizzo di un rivestimento in
diverse funzioni. Nell’assecondare il “pietra a sacco” che tampona una
naturale andamento del suolo, l’impo- retrostante ossatura in c.a.. Questo si-
stazione generale risulta costituita dal- stema, che impiega una gabbia a rete
l’avvicendarsi di piccole bastionature, metallica per il contenimento di pietre a
annunciate da un sistema di muri di so- spacco a dimensione variabile, garanti-
stegno che indicano la presenza di un sce nelle sole aree destinate all’alloggio
“sotto” ricco di significati e relazioni. degli impianti, la necessaria circolazio-
Relazioni che mettono in pratica uno ne dell’aria, aiutata dove necessario, da
schema tecnologico di impianto predi- tagli ed asole protetti da persianature
sposto con la consulenza di una società metalliche orientabili meccanicamente.
olandese leader a livello mondiale nel All’esterno l’articolazione dei pochi se-
campo del compostaggio. In pratica gni che emergono dal verde, lascia intu-
l’avvicendarsi dei volumi, contiene una ire la dislocazione degli ambiti principali
linea di trattamento completamente svi- dell’impianto. La copertura del padiglio-
luppata “in interno”, con l’evidente van- ne d’accesso e quella del padiglione per
taggio dell’annullamento dell’impatto vi- la maturazione definitiva, vengono previ-
sivo, acustico e olfattivo, verso l’esterno. ste con un “tetto rovescio” che verrà
Funzionalmente il sistema si articolerà completato con uno strato superficiale
con un primo padiglione adiacente al di ghiaione dall’ampio potere filtrante,
piazzale di arrivo, nel quale avverrà la mentre la copertura dell’ambito ospitan-
prima raccolta del materiale da trattare, te le biocelle, viene ipotizzata con tre 3

56 57
grandi vasche d’acqua a ricambio conti-
nuo, che serviranno al raffreddamento
dei sottostanti sistemi tecnici. Tutte le al-
tre coperture verranno realizzate con
movimenti di terra di riporto a formare
sistemi artificiali di “prato armato”, ovve-
ro terrazze e piani inclinati verdi, che
consentiranno il quasi totale assorbi-
mento del nuovo sistema nell’ambiente
naturale dell’intorno.
Questo progetto di Macci, incarna al
meglio le molte sfaccettature della di-
mensione contemporanea che il ricerca-
to equilibrio tra natura e architettura as-
sume, definendo con immutata forza ma
con nuove modalità, l’eterna relazione
tra ragione e sentimento, tra poesia e
tecnica. Una ricerca che è ancora legitti-
mata culturalmente dalla forza propositi-
va del Moderno, dalla carica utopica e
felicemente innovativa che la sua astra-
zione conteneva, declinata poi alla più
concreta serie di possibilità che la cultu-
ra del dopo Moderno ha offerto alla ri-
cerca progettuale, ma al contempo con-
tiene la consapevolezza, sublimata in
prassi, di una necessaria mitigazione
dell’utopia, orientata verso una strada
maggiormente umanizzata. E in questa
contraddizione, ben colta da Macci,
l’unica via ammissibile pare essere quel-
la di una serena appropriatezza, che su-
perando le aporie del Moderno, propone
di non risolversi esclusivamente nella ri-
cerca di un consenso unanime tra nuclei
di valori inconciliabili, quanto piuttosto 4

promuovendo lo stimolante incontro tra


le diversità. Incontro che significando re-
cupero di universali significati e umaniz-
zazione di questa universalità, lascia in-
travedere un senso della natura che da
assoluto presupposto di riferimento, di-
viene progressivamente elemento varia-
bile di un ben più ampio divenire.
Per questo, mentre l’icona architettoni-
ca per eccellenza del XX Secolo è stata
lo skyscraper, cioè il grattacielo, l’icona
che riuscirà a rappresentare l’innovazio-
ne espressivamente più caratteristica
del XXI Secolo, sarà credo, quella di
questa architettura che costruisce la
sua essenza con l’essenza dello stesso
paesaggio, caratterizzata dalla preva-
lenza della dimensione orizzontale, dal Pagine precedenti:
recupero del rapporto con il suolo, con 1
Veduta generale dell’intervento
la terra, con la materia, con la natura. 2
Architettura, che riconfermando ancora Planimetria generale
una volta, il tratto ciclico dell’evoluzione 3
Sezioni
formale e tematica della propria dimen-
sione progettuale, riuscirà a sancire in 4
inedite organizzazioni e in nuovi sistemi, Veduta della copertura delle biocelle con le
vasche d’acqua
una serie di antichissimi significati. 5
Prospetto Nord 5

58 59
Fabrizio Rossi Prodi e Massimiliano Larinni

Piscina Comunale a Firenzuola


Fabrizio Rossi Prodi

La piscina in costruzione sorge in una muri e pilastri. Ne deriva un montaggio


valle ai margini del Santerno che corre di solidi cavati, disposti all’interno di
a sud di Firenzuola, piccolo centro po- una sagoma geometrica che subisce
sto nell’Appennino tosco-emiliano. La anch’essa alcune variazioni ai suoi
piscina comprende una vasca regola- margini, verso la città o verso il fiume,
mentare e una per bambini, gli spo- proprio come se tutto l’organismo
gliatoi, un bar e una piccola palestra avesse subito erosioni e dilavamenti
con sauna. I servizi sono circondati da dalle acque del torrente.
ampi spazi all’aperto, da pergolati e
portici. La pietra serena cavata in que- Nel ridiscendere il Passo del Giogo,
ste montagne attorno a Firenzuola, il verso Firenzuola, mi avevano colpito
legno dei boschi e il colore dell’acqua quelle vedute di rocce che affiorano
e della natura, costituiscono i materiali dai pascoli e poi ancora i campi morbi-
della costruzione. La struttura è in mu- di interrotti dai resti del bosco, solcati
ratura rivestita di pietra serena con un dai torrenti. L’acqua del Santerno inci-
motivo orizzontale con lastre allunga- de il terreno, strappa ciottoli alla strati-
te, alternate a travertino a ricorsi varia- ficazione delle pareti rocciose, li accu-
ti, in modo da esaltare - nel contrasto - mula sul suo fondo, li scava, come i la-
il principio della stratificazione litica. voratori cavano la pietra serena e poi
Una griglia di travi in legno copre gli l’accumulano e la ordinano; più tardi la
ambienti e crea i loggiati, sostenendo rimontano, a strati, nel rivestire i muri,
la copertura, rivestita in zinco-allumi- vi sovrappongono il legno delle coper-
nio. Anche gli infissi sono in legno, ture, talvolta più volgarmente la lamie-
mentre i cristalli sono caratterizzati da ra. L’evidenza insolitamente ripetuta di
una sfumatura verde acqua. Le pavi- questi tre materiali si lega ad alcuni
mentazioni esterne - e parte di quelle pensieri sull’acqua e sul nuoto. Corpi
interne - sono in pietra serena, oltre al che si muovono, leggerezza, corpi che
klinker di alcuni ambienti e del piano si mostrano al sole, sguardi. Il riparo,
vasca. La copertura e i loggiati sono l’acqua e la natura sono sensazioni
interrotti e incisi da alcune aperture, forti, quasi come un salto di scala:
attraversate dalla luce e da alcune grande freddo, grande caldo, il contat-
piante. Pur assumendo orientamenti e to della pelle con le pietre, con l’erba,
regole osservati nei principi insediativi con l’acqua; e tutto con una vertigine
della città di Firenzuola, l’organismo da distanza, con prospettive troppo
architettonico è deliberatamente inter- fluide, con un tempo immobile, come
Progetto:
rotto sia nella pianta, privata di alcune quello del sole lento nella calura di un Fabrizio Rossi Prodi
parti, sia nella copertura, frequente- pomeriggio estivo. È un’occasione di Massimiliano Larinni
mente incisa, ma soprattutto ricerca esperienze sensuali: la brezza inonda 2002
un contrasto fra il guscio petroso della la pelle e le membra e par le faccia re- Collaboratori:
struttura e la morbida azione di risarci- spirare. Sono pori che si aprono, sono Simone Abbado
mento compiuta da infissi e pannelli in rivelazioni di fisicità plastica, trasali- Jacopo MariaGiagnoni
Emiliano Romagnoli
legno, contrasto accentuato dalla fra- mento e vertigine che si oppongono a Nicola Spagni
gilità della copertura, appoggiata su un principio classico di equilibrio del Marco Zucconi 2

60 61
62 63
5

sé con la natura.
Dunque governa l’ordine di un organi-
smo classico e il disordine e lo strania-
mento dei desideri individuali, l’oriz-
zontale dell’acqua e della pietra contro
la verticale della luce e della vegeta-
zione. Le tracce incancellabili di me-
morie, tutte di terme, di portici e di
stoà sono avversate dalla distanza an-
Pagine precedenti: tiprospettica delle impressioni tattili,
1 come il timore di scivolare, l’importan-
Il portico e la pergola verso la piscina za del contatto con la materia, la brez-
2
Pianta za e il calore, la profondità spaziale, il
3 verde, cedendo la scena a vedute che
Veduta dell’ingresso evaporano al sole, quando la realtà
4
Veduta del fronte verso la piscina cede al sogno della luce sensuale e del
riverbero e suscita immagini surreali di
5-6 oggetti che perdono i limiti della loro
Modello
7 figura, come resti acropolici contro il
Planimetria d’insieme cielo e il paesaggio. 7

64 65
Paolo Zermani

Il cimitero di Sesto Fiorentino


Elisabetta Agostini

L’adesione ad una autentica ragione camera (a ciò che è protetto da una


dei luoghi e alla sottile arte delle diffe- volta), proseguendo la lenta e costante
renze che ne ha perpetrato l’identità, opera di scavo archeologico, perman-
conferisce voce chiara del tempo al gono a rimarcare la straniante distanza
progetto per il cimitero di Sesto Fioren- che intercorre tra le cose, che è infausta
tino. Paolo Zermani, memore della pa- soluzione di continuità tra interno ed
ziente ed operosa intelligenza con cui, esterno.
alle soglie del XIX secolo, veniva com- Il cimitero di Sesto Fiorentino si identifi-
presa la matrice unitaria delle necropoli ca in una pausa di misura, teso a rac-
riemerse, generata dall’addensarsi in cordare la lontananza dei monti, l’abita-
una folta successione organica della to e la pianura che si estende verso
geometria esatta dei tumuli sepolcrali, l’autostrada, ed a stabilire il margine del
affida all’identità dei paesaggi pervenu- costruito verso la Piana, e fa sì che a
ti sino a noi come filamenti sottili, la tra- quest’ultima l’impianto offra il corpo
ma del proprio pensiero. duro della composizione: un fronte gra-
L’ipogeo sepolcrale, assunto come nu- donato dal forte spessore contiene la
cleo in grado di suscitare il carattere sequenza organica delle piazze interne, 1
stanziale dei luoghi, ripercorre, in un iti- campi per le sepolture inumate. Sul lato
nerario di natura, il significato del tumu- opposto una teoria di sacelli funerari
lo etrusco, operato nella sottrazione e definisce il fondale dei campi di inuma-
nel riposizionamento di materia, a voler zione nella euritmica successione delle
plasmare il suolo, il confine tra terra ed cappelle famigliari che giacciono al di-
aria, nella superficie increspata del velo sotto del leggero tumulo erboso deter-
erboso disteso a protezione del molte- minato dallo scavo, che, a partire dal
plice reiterarsi della singola camera in canale esistente, individua una vasca di
tal modo svelata, e misurata dal taglio esondazione a monte delle stesse nel
della sua sezione. profilo della sezione. Il rapporto tra la
Dalle seducenti narrazioni dei luoghi at- vita e la morte risiede nella distensione
traversando la loro odierna condizione, del tumulo a grande scala, abitato al
lo sguardo di Paolo Zermani si posa ad suo interno dalla memoria dei vivi che lì
osservare la piana tra Firenze e Prato, esercitano il proprio ricordo.
luogo designato ad accogliere il cimite- Il recinto cimiteriale è individuato all’in- Progetto:
Paolo Zermani con
ro di Sesto Fiorentino, e riflette sulla terno del perimetro generato dalla teo- Mauro Alpini,
condizione di odierna opacità e di ce- ria continua delle cappelle ed ha Fabio Capanni,
sura che i nostri paesaggi sembrano ri- un’unica parte emersa in corrisponden- Giacomo Pirazzoli,
Fabrizio Rossi Prodi,
verberare: elementi incongrui sono za della prima corte in cui trova spazio Paolo Osti (strutture)
frapposti tra pianura, città e collina. Tali la Cappella cimiteriale. Al centro della 1999
presenze, a partire dal momento in cui corte sta l’Ossario: dalla fossa per l’inu-
Collaboratori:
la città abbatte il confine e profilo su cui mazione collettiva, ricavata nel suolo, Elisabetta Agostini
da tempo secolare si esercitava il “pun- l’edificio si eleva in forma circolare Patrizia Alberini
to di vista” dei suoi abitanti verso il pae- come in un processo di osteogenesi - Gabriele Bertocci
Fabio Gioé
saggio, e che coincide con il desiderio analogamente all’impianto cimiteriale Giovanna Maini
di ricondursi al senso originario della suddiviso in stralci funzionali edificabili Valeria Ronchini

66
in progressione – e si configura come
corpo permeabile all’aria, in struttura di
ferro con un elemento di distribuzione e
di accesso centrali e la corona delle
urne individuali a definirne il perimetro.
La materia dell’architettura è la pietra lo-
cale, l’alberese, ed il manto erboso che
veste la sommità delle cappelle famiglia-
ri ed il corpo degli avelli, secondo lo
stesso felice binomio che si scopre in
lontananza osservando la presenza dei
luoghi in cui l’uomo cavava la materia
della propria costruzione sottraendola
all’opera della Natura.
Dall’interno del cimitero, percorrendo la
strada di spina centrale, si vedono colli-
na e cielo; al disopra del corpo grado-
nato, percorribile in quota, si osservano
Sesto, Villa S. Lorenzo, e la Piana. Il ci-
mitero si identifica come percorso di
avvicinamento graduale al luogo della
memoria, accompagnato dalla pro-
spettiva del paesaggio, anch’essa inte-
sa come forma del com-prehendere.
Il progetto di sezione come ambito di
paesaggio in cui vengono richiamati in
un unico gesto interno ed esterno, dà
voce ad una solida tradizione toscana e
chiarisce la natura dello spazio del cimi-
tero che nell’espletare il tema della se- 4

poltura, offre un autentico tributo spa-


ziale ad una brano del paesaggio italia-
no, assumendone pienamente l’eredità,
dal lontano lascito dell’universo etrusco
a ciò che di esso ci consente di ricucire i
frammenti della nostra identità, nella
consapevolezza di una ineluttabile di-
scontinuità e limitatezza della percezio-
ne, resa impervia dal frapporsi di episo-
di incongrui. Il progetto preliminare per il
cimitero di Sesto Fiorentino volge lo
sguardo del progetto di architettura al-
l’interpretazione del territorio italiano
come straordinaria opera illustrata, in
cui al fianco di figure a tutta pagina
stanno pagine dai margini finemente
istoriati come frutto della stessa mano. 5
Il fondale allora si identifica con la conti- Pagine precedenti:
nuazione, l’amplificazione del soggetto 1
Franciszek Smuglewicz
centrale delle raffigurazioni, oppure con Rilievo della Tomba del Cardinale,1763-66
la sua antitesi diretta; ma in ogni modo Wurzburg, Martin von Wagner-Museum der
l’arte ed il paesaggio si richiamano l’un Universitat
2
l’altro, completandosi, e dando conti- Vista del modello
nuità all’antico rapporto dialettico tra
opera dell’uomo ed opera di Natura. 3
Piante del primo modulo
Così il significato dell’architettura pas- 4
sa necessariamente attraverso la decli- Prospettiva dell’interno
nazione della relazione possibile tra in- 5
Vista prospettica verso i monti
terno ed esterno in un dialogo conti- 6
nuo, reso manifesto da un osservabile e Vista prospettica verso la piana
classificabile ordine.
Pagine successive:
7
3 6 Vista del modello

68 69
Giorgio Grassi

Ricostruzione del castello di Valkhof a Nimega

Con la demolizione del castello di struzione del castello di Valkhof avreb-


Valkhof e la sua trasformazione in par- be avuto senso solo se fosse riuscita a
co pubblico due secoli or sono è anda- trovare un convincente equilibrio fra le
to perduto un elemento fondamentale diverse componenti in gioco e, in parti-
della forma-urbis di Nimega. Di qui il colare, sul piano della risposta archi-
proposito della città di far sì che questa tettonica, fra castello e parco ottocen-
parte importante della sua memoria tesco e poi fra il castello e la sua nuova
storica possa tornare a essere prota- destinazione d’uso.
gonista della trasformazione fisica del- Per noi ricostruire vuol dire costruire,
la città, oltre che della sua vita, e la de- nel senso più ampio del termine, l’og-
cisione, coraggiosa, di ricostruire ‘do- getto necessario e la forma corrispon-
v’era’ il castello di Valkhof. dente, la forma plasmata dal bisogno,
Non sfugge a nessuno la differenza che ma anche l’aspettativa che è legata a
c’è fra la pura e semplice riconoscibili- quella forma, il posto che occupa nella
tà del luogo in cui il castello si trovava e memoria collettiva. Ricostruire il ca-
invece la sua presenza fisica, il suo stello di Valkhof vuol dire costruirlo do-
concreto emergere sul profilo della cit- v’era e com’era senza alterazioni o de-
tà. Di fatto oggi il parco pubblico con la viazioni, ma anche costruirlo con i no-
sua presenza esclude il castello e così stri occhi e con i nostri mezzi, cioè
facendo lo cancella dalla memoria sto- come lo vediamo noi oggi e con i mezzi
rica della città. espressivi e tecnici di cui disponiamo,
È evidente che la questione della rico- per la città di oggi.
struzione di un monumento dell’impor- Proviamo a fare l’esempio di un castel-
tanza del castello di Valkhof è una que- lo che ha perduto nel tempo, se non i
stione aperta e problematica e per que- segnali della sua identificazione come
sto divide chi ha a cuore il destino della tale, quantomeno la connotazione di-
città. Ma è altrettanto evidente che solo fensiva, la sua caratteristica chiusura
la proposta concreta, cioè il come della verso l’esterno, per assumerne un’al-
ricostruzione, è in grado di far chiarez- tra, adeguata a nuovi obiettivi, ad
za e di dirimere la questione. Solo il esempio un castello diventato Resi-
come del progetto è in grado di spiega- denza, palazzo aperto sui suoi giardini,
re senza equivoci la ragione di essere con ampie finestre e loggiati, ecc., ma
della ricostruzione, il suo perché. pur sempre un castello, con le mura, le
Anche noi per prima cosa ci siamo po- torri, ecc. Sarebbe per questo un ca- Ricostruzione del castello
sti il problema della opportunità della stello meno vero? Non è forse questa di Valkhof a Nimega,
Olanda, 1997
ricostruzione, e quindi del senso del la storia di tanti castelli centroeuropei, Concorso a inviti
nostro lavoro, a partire dai dati razionali per non parlare dell’Italia?
del programma, ma anche dalle moti- Ma non è forse questa anche la storia Progetto:
Giorgio Grassi
vazioni più generali, dalle aspettative, del castello di Valkhof? Forse la sua con
ecc., consapevoli del fatto che l’archi- forma non l’ha registrata in passato U. Barbieri
tettura è in grado di rispondere solo a con la stessa chiarezza di altri castelli N. Dego
E. Grassi
determinate domande. E la nostra con- (Heidelberg ad esempio), ma la sua S. Malcovati
clusione provvisoria è stata che la rico- storia certamente sì e oggi la sua rico- S. Pierini 2

72 73
3

Pagine precedenti:
1
Veduta del modello
2
Planimetria

3
Fronte ovest e sezione sul corpo principale
4
Fronte est e sezione sulla corte chiusa
5
Pianta piano terra
6
Pianta piano tipo

Pagine successive:
7
Fronte sud
8
Veduta del modello 5 6

74 75
struzione, per così dire, lo esige. La preciso in cui si trovava grazie alle rovi-
nuova condizione di necessità del ca- ne esistenti e alle tracce di fondazioni
stello di Valkhof, non è forse proprio sopravvissute. Un nuovo complesso
anche il nuovo ruolo che lo aspetta, la edilizio che orgogliosamente ripete i
sua nuova relazione con la città? Il suoi segnali di riconoscimento, le mura
Valkhof come Residenza, come grande e le torri circolari, la grande torre mae-
storico palazzo aperto alla città attra- stra e l’edificio principale a forma di
verso i suoi nuovi giardini. croce con i corpi minori quasi incorpo-
rati alle mura. Poi i pochi elementi del-
Il parco ottocentesco l’austero linguaggio dell’architettura
Si è detto dell’incompatibilità parco/ del Valkhof: i corpi edilizi tutti indistin-
castello, escluso quest’ultimo e ridotto tamente conclusi in alto dai loro Trap-
a innocua, pittoresca rovina. Ma, come gevel o Tuit-gevel secondo dimensioni
il castello, anche il vecchio parco ap- e importanza, i tetti aguzzi e le grandi
partiene ormai definitivamente alla cit- superfici murarie interrotte solo dalle
tà, alla sua memoria, e sarebbe una aperture delle grandi finestre crociate o
violenza altrettanto gratuita quella di di quelle più piccole a feritoia. Il tutto in
escluderlo a sua volta. Col nostro pro- mattoni rossi, com’era presumibilmen-
getto abbiamo voluto anzitutto rime- te l’antica costruzione e come sono del 7
diare a questa assurda, storica con- resto le due cappelle rimaste, e i tetti
trapposizione. Abbiamo voluto aggiun- dell’edificio principale rivestiti con la-
gere alla forma del vecchio castello stre piane di zinco. E poi il corpo nuovo
quegli elementi architettonici che ne dei loggiati e del portico, aggiunto sui
favoriscono, ed esprimono, la relazione fronti sud e ovest, quelli rivolti verso il
col parco, i loggiati, il portico, i giardini parco e la città: alto e sottile, una se-
pensili, ecc. e anche la nuova destina- conda facciata molto aperta, costruita
zione come palazzo ad uso pubblico in pietra arenaria affinché l’addizione
aperto alla città: la forma del castello risulti ben evidente e anche il suo sco-
adeguata al nuovo compito e il vecchio po, che è appunto quello di rappresen-
parco come elemento complementare, tare, con la trasparenza della struttura
anzi come elemento necessario stavol- e l’uso di un materiale diverso e più
ta, del castello. prezioso, i nuovi compiti dell’edificio.
Infine le mura rese percorribili come
Il centro manifestazioni nel sottosuo- passeggiata panoramica a completa-
lo del Valkhof mento del perimetro del parco, i vecchi
Un’analoga questione d’incompatibili- cortili chiusi e i tetti piatti dei corpi mi-
tà si pone col nuovo programma delle nori come giardini pensili e come ter-
funzioni ed è relativa alla compresenza razze su cui si apre a quote diverse
di due fatti di valore e anche di dimen- l’edificio del castello.
sioni molto diversi: il castello ricostrui-
to e il centro per grandi manifestazioni
previsto nel sottosuolo. Nel nostro pro-
getto abbiamo cercato di perseguire il
più possibile, insieme all’unità architet-
tonico/costruttiva di queste due parti,
anche la loro compatibilità, per così
dire, tipologica. Nel progetto l’edificio
del castello inizia nel sottosuolo, in un
vasto spazio ipogeo, il cui modello ar-
chitettonico sono le grandi cisterne ro-
mane e medioevali (la Piscina Mirabile
di Baia ad esempio) e la sua pianta cru-
ciforme si adatta con coerenza costrut-
tiva alla struttura sottostante, fino a
fare delle due parti così vistosamente
diverse un insieme unitario e plausibile
sul piano tipologico: un castello con i
suoi vasti e profondi sotterranei.

L’architettura del Valkhof


La forma del castello ricostruita in base
a una notevole documentazione e a ri-
lievi attendibili, impostata nel luogo

76
Luis Barragán Morfin

… Mi emoziona profondamente il fatto Dai tempi più remoti è presente. Dai


che questo premio mi venga concesso tempi più remoti è presente negli orna-
perché si è ritenuto che il mio impegno menti corporali, nei tatuaggi, e si sono
nel campo dell’architettura sia “un atto abbellite non soltanto le dimore ed i
sublime di immaginazione poetica”, templi ma anche gli attrezzi di lavoro e
secondo quanto dichiarò alla stampa il gli oggetti di uso quotidiano. Non riesco
Sig. Jay A. Pritzker. In me si premiano, ad immaginare una vita sana e morale
quindi, tutti coloro che inseguono la in cui la bellezza sia assente.
poesia e la bellezza.
Dalla maggioranza delle pubblicazioni Silenzio
di architettura e dai quotidiani sono Nei miei giardini, nelle mie case, ho
scomparse le parole bellezza, poesia, sempre cercato di far sì che il placido
fascino, magia, sortilegio, incantesimo. sussurro del silenzio prevalesse dapper-
Le parole, serenità, silenzio, mistero, tutto. Nelle mie fontane canta il silenzio.
stupefazione, incanto. Parole tutte che
amo profondamente. Per questo cre- Solitudine
do che in me si premino coloro che in- Nella solitudine ritroviamo noi stessi.
seguono queste parole meravigliose e La solitudine è la fonte della nostra
la realtà che in loro si rispecchia. Non ispirazione. La solitudine è una buona
pretendo di esserci riuscito, tuttavia, compagna.
questo è stato sempre l’interesse prin-
cipale della mia vita. Serenità
L’Uomo ha sempre cercato di proteg-
Religione e mito gersi dall’angoscia e dal timore. Ha
Non si può capire l’Arte e la sua storia cercato di fare in modo che gli spazi da
senza il sentimento religioso e senza il lui abitati siano fonte di serenità. Me-
mito di cui è provvisto il fenomeno arti- diante alcuni elementi e una tavolozza
stico. Se così non fosse, esisterebbero di pochi colori, ne sono sempre stato
le piramidi egiziane? I templi greci? Le alla ricerca. Sentiamo il bisogno ed è
cattedrali gotiche? Le meravigliose nostro dovere creare ambienti sereni.
danze rituali di Haiti, dell’Africa, dei Dobbiamo far sì che tale sensazione
Mari del Sud? venga diffusa e trasmessa.
“Nell’arte di tutti i tempi e di tutti i popoli 1
impera la logica irrazionale del mito”, mi Allegria Fontana dell’Abbeveratoio
disse un giorno il mio amico, Edmundo È indispensabile alla vita. Allorché gli Atizapán de Zaragoza
Stato del Mexico, 1959-62
O’Gorman, e con o senza il suo per- uomini perdono l’allegria, ci è impossi-
messo, ho fatto mie queste sue parole. bile poter pensare che siano ancora vivi. Pagine successive:
Come si gioisce della vita nella danza, 2-3-4-5
Fontana degli Amanti
Bellezza nelle fiere, nella musica, nelle risate dei Atizapán de Zaragoza
Mi è difficile definire quest’idea, ciò no- bambini, nei colori dei muri, delle porte Stato del Mexico, 1964
nostante credo che tutti siano in grado e altri elementi che formano l’ambiente 6
Scuderia San Cristóbal
di riconoscerla quando è presente. delle genti e particolarmente nelle ar- Atizapán de Zaragoza
L’Uomo è alla sua ricerca da sempre. chitetture popolari. Stato del Mexico, 1967-68

78
Ritengo che un lavoro sfiori la perfe-
zione quando in solitudine si gode del-
la sua allegria, della sua serenità e del
suo silenzio.
La grande architettura esprime allegria
silenziosa e serena.

La morte
È fonte di vita. Quando le creazioni
umane sopravvivono al loro artefice e
permangono vive dopo la sua morte, la
morte diventa vita.

Giardini
La natura, per quanto bella, non è giar-
dino se non è stata addomesticata dalla
mano dell’Uomo, per creare un mondo
personale che gli serva di rifugio contro
l’aggressione del mondo esterno.
La costruzione e il piacere di un giardi-
no fa sì che la gente si abitui alla bel-
lezza, al suo uso istintivo e ad esserne
partecipe.
“L’anima dei giardini racchiude il mag-
gior grado di serenità di cui possa di-
sporre l’Uomo” diceva saggiamente
Ferdinand Bac.
Fu Ferdinand Bac che risvegliò in me
l’ambizione di creare giardini. Diceva:
“In questo piccolo territorio (i giardini
di Les Colombièrs) non ho fatto altro
che unirmi alla solidarietà millenaria a
cui tutti siamo soggetti, che non è
nient’altro che l’ambizione di esprime-
re con la materia un sentimento comu-
ne a molti uomini alla ricerca di un vin-
colo con la natura, creando un luogo di
riposo, di piacere sereno”.
I giardini devono essere poetici, miste-
riosi, magici, sereni e allegri.
Quando mi ritrovai in un campo di lava
a sud di Città del Messico, meraviglia-
to dalla bellezza di questo paesaggio
vulcanico, decisi di creare giardini che
rendessero tale luogo abitabile, mera-
viglioso e che lo completassero. Pro-
cedevo tra crepe di lava, muri alti di
roccia, per giungere, con mia sorpre-
sa, a bellissime valli le cui forme fanta-
stiche erano straordinariamente belle
e capricciose. Ho provato una sensa-
zione simile mentre percorrevo il tun-
nel, basso e scuro, che conduce al
“Patio de los Mirtos”, de L’Alhambra,
dove ci si immerge in una serenità
sconcertante.
2 3
Abbiamo la sensazione che un giardi-
no contenga l’universo intero.

Giardini di silenzio
Nel 1941 creai il mio primo giardino a
Città del Messico.
Acquistai un terreno con vari dislivelli,

80 81
4

82
7

7
Casa Gustavo R. Cristo
Guadalajara
Stato di Jalisco, 1929
8
Casa Ortega
Colonia Tacubaya
Mexico D.F., 1940-43
9 - 13
Casa studio Barrágan
Colonia Tacubaya
Mexico D.F., 1947-48 8 9

84
11

12

86
completai ed appianai vari ripiani in
modo tale da creare un giardino diviso
in scompartimenti, ricordando la bel-
lezza dei giardini e cortili di L’Alhambra
e del Generalife.

Fontane
Una fontana ci dà pace, allegria e gra-
devole sensualità.
Le fontane sono allegre e serene,
Quando si possono considerare incan-
tate, sono perfette.
Mi ritornano in mente le bellissime fon-
tane, le fontane della mia gioventù; gli
scoli dell’acqua superflua degli sbarra-
menti; i depositi e gli specchi d’acqua
delle tenute, i canali di irrigazione che
circolano allegramente; gli acquedotti
che vengono da lontano per gettarsi in
uno stagno.

Architettura
La mia opera è autobiografica, come
dice Emilio Ambasz nel libro che tratta
del mio lavoro pubblicato dal Museo di
Arte Moderna di New York.
Si tratta dei ricordi del rancho con i ca-
valli, della provincia. Il mio lavoro è tra-
sferire al mondo contemporaneo tale
nostalgia.
Sin dall’infanzia ho tratto piacere dal-
l’architettura popolare: dalle pareti im-
biancate a calce, dall’allegria e dall’in-
cantesimo della pace dei cortili e dei
frutteti; dal colore delle case, dagli ac-
quedotti, dagli abbeveratoi e dai gra-
nai. Insomma, da svariati spazi costru-
iti con tanta bellezza e spontaneità in 14
campagna e in provincia.
Più tardi avrei apprezzato ed accettato
l’influenza dell’architettura popolare
delle genti dell’Africa del Nord: Maroc-
co, Tunisia e altri.
Come cattolico, ho visitato spesso
conventi e chiese, ho sempre sentito
benessere e pace nei chiostri e negli
spazi religiosi.
Di tutta questa tradizione ho voluto tra-
sferire, rinnovandolo, il modo così bello
di risolvere i problema della vita quoti-
diana, e poter offrire così all’essere
umano una dose di “sapore” che gli dia
il raccoglimento e la vita interna di cui
sono sprovviste le città moderne.
L’architettura è azione visiva. Dobbia-
mo essere in grado di guardare in
modo spontaneo affinché l’analisi non 14
prevalga in noi. Vorrei qui menzionare, A Karl Lagerfeld fashion shoot in front of the
Satélite Towers, Vogue, January, 1966
a guisa di omaggio, il nome di un gran-
de amico il cui infallibile gusto estetico Pagine successive:
ci ha guidato in varie occasioni, il pitto- 15 - 18
Torri del Satellite
re Jesùs Chucho Reyes Ferreira. Un Naucalpan
grande maestro che con umiltà ed af- Stato del Mexico, 1957-58

88
17

fetto ci insegnò a vedere. Attualmente, con il mio socio Raùl Fer-


Dell’importanza di vedere, ricordo i ver- rera e con la nostra piccola équipe,
si del mio caro amico, il grande poeta cerchiamo di svolgere il nostro lavoro
Carlos Pellicer: sulla base dei concetti che abbiamo
elencato e che condividiamo. Se nel
Attraverso gli occhi il bene e il male riuscire a raggruppare nei nostri lavori
giungono fino a noi alcuni di questi concetti non saremo in
occhi che non vedono niente grado di risolvere i problemi dell’Uo-
anime che non attendono niente mo, almeno collaboreremo affinché la
sua vita sia più gratificante, più bella e
Bisogna ricreare e rinnovare la nostal- più sopportabile e lo aiuteremo a non
gia, rendendola contemporanea, per- cadere preda della disperazione.
ché una volta che l’architettura ha Grazie.
soddisfatto i bisogni utilitari e funzio-
nali, sul suo cammino vi sono altre Nota: Discorso pronunciato da L. Barragán in oc-
mete da raggiungere. casione del premio Pritzker consegnatogli a
La bellezza e il fascino delle sue solu- Washington nel 1980.
(da BARRAGÁN opera completa, Logos Impex srl,
zioni, se vuole continuare ad essere Modena 1996)
16 annoverata tra le belle arti. Foto: Fondazione Barragán Vitra Design Museum 18

90 91
Silvano Zorzi

Paesaggi della ragione


Eleonora Mantese

Nell’opera di Silvano Zorzi, uno dei stranze, di conoscenza dell’evoluzione


grandi protagonisti dell’ingegneria ita- tecnica delle macchine; il “prendersi
liana, la ricerca di un rapporto necessa- cura” complessivo dei molteplici aspet-
rio e appropriato dell’opera con il luogo ti lo guidava verso una generale “eco-
è stata una costante all’interno del pro- nomia dell’opera”.
cedimento logico che accompagnava il Descrivendo lo sviluppo del suo lavoro
suo lavoro. Era una costante di natura in una pubblicazione del 1981 che è
complessa per la consuetudine a di- un’avvincente esposizione sulle ragioni
sporre simultaneamente, con molta delle scelte dei sistemi strutturali e co-
chiarezza, sul tavolo di lavoro, il mag- struttivi, Zorzi scrive di un “unico pro-
gior numero di variabili per inquadrare cesso logico” che impegna il progettista
un tema di progetto e arrivare a una in modo sempre più complesso nell’as-
concezione strutturale e figurativa uni- sumere come fattori inscindibili lo sche-
ca per il luogo dato e il problema posto. ma strutturale, i materiali, i procedimenti
L’opera avrebbe dovuto trasmettere, esecutivi e le macchine coinvolte.
senza ostentazioni, un’idea di con- La soluzione arrivava per logica conse-
gruenza con il luogo senza esibizione di guenza in un ragionamento ininterrotto,
uno sforzo strutturale secondo l’afori- spesso condotto, a voce alta, con i suoi
sma di Jacques-François Blondel: collaboratori. 1
“Tout ce qui sent l’effort fatigue l’esprit.” Conclude il testo introduttivo a un libro Silvano Zorzi con Lucio Lonardo e Enrico Faro
Viadotto sul torrente Paola,
Per ricordare alcune variabili che entra- sui ponti e viadotti con queste parole: Masso Santa Maria, Vercelli, 1973
vano come componenti primarie nel- “…A prescindere dai successivi labo-
l’impostazione di un progetto che, come riosi sviluppi, la fase iniziale richiede Pagine successive:
2
Zorzi scrive, “è sempre il frutto di un tra- esperienza, sensibilità e intuito struttu- Silvano Zorzi con Lucio Lonardo
vaglio inventivo personale che coinvol- rale; e poi matita, carta e un semplice Progetto per un ponte sul Rio Guayllabamba,
ge conoscenza e coscienza” certamen- regolo calcolatore”. Ecuador, 1968
Prospettiva
te il senso della durata dell’opera era Raramente si ripetono nel suo lavoro 3
una preoccupazione continua. soluzioni uguali, essendo di volta in vol- Veduta del modello
Zorzi parla di una necessità di perma- ta diverso l’approccio alla situazione re- 4
Sezione longitudinale e pianta di un tratto di
nenza fisica delle opere e lega la persi- ale, concreta in cui la ricerca dell’inno- ponte, dettagli costruttivi
stenza nel tempo alla qualità dei mate- vazione si innesta, avanzando, rispetto 5
riali, vero e proprio settore di ricerca nel alle soluzioni precedenti, sempre esen- Planimetria generale
schema di dimensionamento componenti e
suo studio, e alla necessità di costruire te da cifre stilistiche autoreferenziali. particolari costruttivi
“a regola d’arte.” Anche la componente del calcolo sen- 6-7
L’analisi topografica, geomorfologica e za dubbio attentissima e sempre più, Silvano Zorzi con Lucio Lonardo
e Sabatino Procaccia
storica dei luoghi era condotta come nel tempo, accompagnata dall’espe- Ponte sul torrente Sfalassà,
un’esplorazione profonda delle pecu- rienza e dall’intuizione è dominata dal- Bagnora Calabra, 1968-72
liarità fisiche di ogni ambito geografico l’idea che modella la struttura e il mate- 8
Viadotto per la superstrada
e portava a una condizione di “unicità” riale in forma resistente e lo adegua alla Porto Empedocle - Caltanisetta, 1978
della scelta finale dopo aver vagliato sua funzione, è una logica conseguen- 9
sempre altre possibili soluzioni. L’unici- za di un procedimento costruttivo. Silvano Zorzi con Sabatino Procaccia
Progetto per la regolazione delle bocche di
tà delle soluzioni era legata allo stretto Le sue parole descrivono con consue- porto di Venezia,
rapporto con il tipo di impresa, di mae- ta, emblematica chiarezza, questo tipo Prospettiva bocca di Malamocco, 1976

92
2 3

di preoccupazione e di interesse con- scere a fondo i problemi statici e le loro Zorzi con Lucio Lonardo esamina van-
creto: “…L’argomento ponti e viadotti implicazioni matematiche, egli deve an- taggi e svantaggi di molte possibili so-
è, per ogni progettista responsabile, che disporre di mentalità imprenditoria- luzioni che vengono di volta in volta
uno dei più affascinanti perché trattasi le, determinare i procedimenti costrutti- scartate per gli elevati costi e la compli-
di opere che, a differenza di quelle mo- vi, conoscere le macchine coinvolte, cazione costruttiva.
numentali, testimoniano la civile volon- sapere come sfruttarle nelle diversifica- L’obiettivo è di trovare una soluzione che
tà dell’uomo di programmare architet- te esigenze, essere in grado di preventi- non turbi il paesaggio con pile che richie-
ture strutturali utili allo sviluppo delle vare costi e tempi dell’opera.” dano tagli sui versanti e contemporanea-
comunicazioni tra i paesi e le genti; indi- Da un’impostazione di questo tipo deri- mente raggiunga il massimo di econo-
pendentemente da ambizioni fideisti- vano, necessariamente, forme e siste- mia e di razionalità nell’esecuzione.
che o magniloquenze autoritarie; non mi strutturali e costruttivi diversi a se- La soluzione finale si configura in una 4
soggette a momentanei stili architetto- conda dell’insieme dei dati di partenza tensostruttura in cemento armato pre-
nici o mode capricciose, testimoni solo rispetto al luogo. compresso di sezione molto sottile: un
di un intrinseco rapporto tra correttezza Come ricorda Eduardo Torroja “ogni nastro di cemento armato precompres-
tecnica ed espressività estetica. L’ope- valle trova il ponte che le si addice, il so di 10.50 metri di larghezza con uno
ra da realizzare deve infatti certamente tecnico deve trovare la soluzione al spessore di 30 centimetri aumentato a
essere la più funzionale ma, nel con- caso specifico, come si fa per un anel- 50 in corrispondenza dei cordoli, di 300
tempo, essa deve configurarsi come un lo da infilare al dito.” metri di lunghezza tra gli appoggi.
armonico e durevole inserimento nel- Nel breve spazio di queste note e ri- Zorzi studia le pendenze di imbocco e di
l’ambiente e costituire una visione di spetto al tema specifico della costru- uscita in modo tale che chi si accinge ad
per sé appagante. In gergo tecnico, zione del paesaggio il progetto del attraversare il ponte percepisca un gio-
ponti e viadotti sono chiamati ‘opere 1968 per un ponte sul fiume Guaylla- co di prospettive che renda consapevoli
d’arte maggiori’ e, in effetti, il progetti- bamba, in Ecuador, assume un valore della leggerezza della struttura. Ciò che
sta, nell’impostarne lo studio, dovrebbe iconografico esemplare. è di particolare interesse, oltre all’imma-
percorrere le tappe della creazione arti- Il paesaggio gli sta di fronte a una di- gine di un’essenzialità condotta al limite,
stica. Egli perciò non deve passivamen- stanza che diventa fonte di obiettività: tema ricorrente nel lavoro di Silvano Zor-
te adeguarsi alla metodologia del mo- una valle molto profonda con una pen- zi, è il tipo di procedimento costruttivo
mento; piuttosto deve anticiparne gli denza molto accentuata dei versanti unito alla previsione delle diverse fasi di
sviluppi, essere il protagonista delle in- comportava la necessità di un attraver- cantiere che fanno del ponte un organi-
novazioni. Di conseguenza, in virtù del samento a una quota tale da portare la smo modellato e sagomato durante la
progresso tecnologico, oltre che cono- sua lunghezza a 360 metri. costruzione attraverso sollecitazioni che 5

94 95
saranno quelle massime nella sua vita lano, Roma, Venezia a cui nel tempo si
futura. È un cantiere organizzato intorno affiancavano altri, nel mondo, e della
alla vita del ponte che ha un tempo di professionalità e dell’impegno dei suoi
nascita e uno di assestamento. collaboratori.
È chiaro che questo progetto, non rea- Il suo lavoro ha percorso l’evoluzione
lizzato, viene assunto qui come esem- della tecnica nel nostro paese dagli anni
pio paradigmatico della sua ricerca ri- cinquanta agli anni novanta e in questo
spetto alle condizioni di luogo; a fronte viaggio costruttivo dal nord al sud del
di una situazione geomorfologica parti- paese si rintracciano i principali temi che
colarmente complessa reagisce con hanno costruito il paesaggio italiano.
una figura che tende al limite. In realtà il Ricordo con quanto incoraggiamento
suo lavoro è connotato da una mole di volesse indirizzarmi per la tesi di laurea
opere costruite che lui stesso riordina, che avrebbe seguito personalmente a
con molta stringatezza, secondo i pro- una ricerca sul tema delle infrastrutture,
cessi costruttivi; leggendo le relazioni in Italia, in una comparazione con il re-
che accompagnano le opere ricorre sto del mondo; questo tema, oggi così
sempre una strategia per configurare il attuale nelle facoltà di architettura era
progetto e il punto di partenza è sempre impensabile nel 1975.
il luogo, la sua conoscenza fisica, ma- Accadeva spesso che la lungimiranza
teriale, percettiva: è del luogo che Zorzi fosse per lui anche motivo di dispiaceri
si impossessa, innanzitutto, per trasfor- e di amarezza; lo ricorda Giorgio Mac-
mare la natura in un paesaggio della ra- chi con un particolare riferimento alla
gione attraverso le sue straordinarie in- mancata attuazione, nel 1957, della pri-
venzioni costruttive. ma soluzione proposta per il ponte sul
Po a Mortizza.
Dramatis personae C’era una passione sociale, etica, poli-
Per l’amicizia che ha legato la mia fami- tica nel mettere a fuoco i diversi temi e
glia a Silvano e Alessandra Zorzi e ai alcuni a cui aveva lavorato e che lo ap-
fratelli Ceti e Francesca nell’arco di tut- passionavano particolarmente sono
ta la vita, molti ricordi si affacciano scri- oggi di straordinaria attualità, quali le
vendo queste brevi note, alcuni stretta- soluzioni per le bocche di porto a Vene-
mente legati al suo modo di lavorare, di zia e le riflessioni sul ponte sullo stretto
viaggiare, di vivere. di Messina; anche qui la preoccupazio-
6
Nel suo divertito ripetere alcune condi- ne verso l’ambiente e il paesaggio, uni-
zioni di vita passata, accennava spesso ta a considerazioni tecniche e critiche,
alla sua formazione classica, con qual- era particolarmente forte.
che intenzionalità pedagogica nei ri- Ho un ricordo intenso, in un viaggio ne-
guardi di noi, allora, ragazzi; parlava del- gli Stati Uniti con Silvano e Alessandra
la consuetudine alla traduzione dal gre- di una visita al museo della Nasa. Lui
co al latino e viceversa e all’importanza conosceva molto dello sbarco sulla
e al piacere della conoscenza di molte luna, ci spiegava ogni dettaglio con
lingue. Una giovinezza impregnata di un’animosità particolare: avevamo la
studi umanistici ha influito moltissimo netta impressione che avrebbe lavorato
nell’impostazione logica del suo lavoro; molto volentieri in nuovi spazi, che
diceva che avrebbe seguito studi di filo- stesse pensando a che cosa avrebbe
sofia se non fosse stato per l’incontro potuto fare sulla luna.
con Gustavo Colonnetti in Svizzera. Contemporaneamente, insisteva mol-
Vittorio Gregotti ci ricorda che in Inghil- to, negli ultimi tempi, su qualche cosa
terra all’ingegnere era attribuita la de- che sarebbe stato più di un desiderio,
nominazione di Philosopher nel senso ritornare a costruire ponti in pietra, an-
di chi affronta la specificità del proprio cora per un’idea di permanenza nel
sapere con il senso di responsabilità di tempo e contro il prevalere di standar-
ricoprire un ruolo eminente nella condi- dizzazioni macchinistiche che appiatti-
zione storico- sociale. vano una vera ricerca innovativa.
E Silvano Zorzi ha sempre vissuto stori- A fronte della complessità crescente
camente e socialmente; era molto con- dei problemi richiamava spesso un
sapevole della responsabilità e del valore concetto di libertà come sinonimo di
della professione nel suo accalorarsi per conoscenza, un invito ad affrontare i
alcune condizioni politiche e sociali diffi- temi ineludibili delle singole specializ-
cili del nostro paese, per alcune scelte zazioni solo con chi possedesse una
che riteneva sbagliate, improprie, miopi. conoscenza più generale.
Parlava sempre con molto orgoglio del- Nel ricordarlo a dieci anni dalla scom-
la qualità del lavoro dei suoi studi di Mi- parsa, sentendo fortemente la mancan- 7

96 97
8

za della sua indipendenza intellettuale e impone la più accorta impostazione e soluzione dipende, caso per caso, da
della sua grande umanità, possiamo progettazione. diversificati e contrastanti fattori che
constatare quanto lo spessore di un Le opere devono risultare durature, comportano, per ogni progettista re-
pensiero profondo accentui la sua vali- come facenti parte dello stesso conte- sponsabile, un percorso obbligato sem-
dità travalicando contingenze temporali. sto naturale; possibilmente senza con- pre più faticoso, da intraprendere, senza
gegni meccanici artificiosi, necessitanti schematizzazioni aprioristiche, con
Silvano Zorzi conclude il suo libro Pon- costante manutenzione: più ci si affida a umiltà ed entusiasmo creativo, avendo a
ti e viadotti con queste parole: questi, più si deve paventare l’incuria e cuore l’espressione essenziale della
“Oggi, anno 1980, in un periodo di ral- il guasto del tempo; meglio valersi di struttura e la sua corretta esecuzione.
lentamento dello sviluppo e di ripensa- schemi strutturali autonomi, che sfrutti- In clima di grande competitività e a
mento, il momento di un generale bilan- no le intrinseche caratteristiche elasto- fronte di committenti per lo più distratti,
cio cade opportuno, sotto molteplici plastiche dei materiali componenti. egli si troverà purtroppo sovente solo.”
aspetti, su quanto è stato fatto e sul da Si è visto che l’impiego delle macchine
farsi. Si è costruito molto, spesso si è ha prepotentemente sostituito l’opera
costruito male. dell’artigiano, la cui sapienza sta
Per un approfondimento sull’opera e il pensiero di
È ormai scaduta l’ipotesi consumistica scomparendo; in una società in rapida Silvano Zorzi si rimanda in particolare a:
che ponti, viadotti, strade urbane, so- evoluzione il processo pare irreversibi- Silvano Zorzi, Ponti e viadotti, De Luca ed., Roma
vrappassi debbano essere program- le, ma c’è il rischio che, in funzione del 1981, in occasione della Mostra Al Museo di Ca-
stelvecchio, genn-febb 1981 coordinata da Licisco
mati come “strumenti per la viabilità”, a reimpiego dei macchinari, vengano a Magagnato, curata da Arrigo Rudi e da Massimina
tempi di ammortamento brevi. volte riproposti schemi strutturali ina- Lauriola per la IN.CO
Essi, al contrario devono essere previ- datti o sproporzionati, oppure inseri- Angelo Villa, Ermes Martinelli, a cura di, Silvano
Zorzi ingegnere 1950-1990, Electa ed., Milano
sti come inserimenti permanenti nel- menti inadeguati. Mi auguro che, in 1995, in occasione della mostra “Silvano Zorzi. La
l’ambiente. una società più riflessiva, sia ancora difficile semplicità”, Palazzo dei Trecento, Treviso,
Mancano gli spazi per altre diverse futu- possibile il recupero dell’antica espe- 1995, curata da Toni Follina e Eleonora Mantese
Stefania Casucci, Stefania Lincetto, Silvano Zorzi e
re collocazioni; si riducono le fonti delle rienza e anche, a volte, il ritorno a for- i suoi ponti, biblioteca di Galileo, collana diretta da
materie prime e scarseggiano quelle me più armoniose, meno drammatica- Enzo Siviero, Padova 1995
energetiche per la trasformazione; il co- mente esasperate dalle esigenze fun- Massimina Lauriola, a cura di, Realizzazioni IN.CO,
Fortuna ed., Milano 1981
sto del lavoro in costante aumento, an- zionali delle macchine operatrici. Filmato La strada di Silvano Zorzi, diretto da Fran-
che se solo riferito a quello dei materiali, Il travaglio della scelta circa l’ottimale cesco Villa e A. Dall’Olio, 1995 9

98 99
Ma da una ferita è scaturita la bellezza1

Alberto Breschi

La giornata, come in genere lo sono La discussione che era seguita dopo la


quelle invernali in cui domina l’alta visita non era stata allora particolar-
pressione, era bellissima. mente interessante ed era parso troppo
Arrivammo a Città di Castello dopo un arduo, in quelle ore assonnate di prima
breve viaggio per lo più immersi nella mattina, avventurarsi in una lettura di
nebbia e soltanto nella sosta d’obbligo Piero della Francesca che andasse ol-
a Monterchi, per vedere la Madonna del tre le notazioni della storia dell’arte,
Parto di Piero della Francesca, gli stu- troppo difficile trovare le connessioni
denti si erano ripresi dal torpore che li con Leon Battista Alberti, l’architettura
aveva fino ad allora ammutoliti. e le sue tematiche.
Non sono sicuro se a causare questo Si era parlato per lo più delle modalità
risveglio sia stata la folgorante e altera espositive del dipinto e su questo argo-
bellezza di quel volto rinascimentale mento tutti avevano concordato sul fat-
tratteggiato con una ineguagliabile per- to che il luogo prescelto dal Comune,
fezione, oppure il sole che, inaspettata- dopo la rimozione dalla piccola cappel-
mente, aveva spazzato via la densa la del Cimitero, e individuato in via
coltre di nebbia e ci aveva rivelato le li- provvisoria in un’anonima scuola ele-
nee ondulate e spezzate e i colori ora mentare degli anni ’60 modestamente
lievi e ora intensi dello splendido pae- riadattata, non fosse certamente all’al-
saggio rurale dell’alta valle tiberina. tezza del compito. Non lo era per la col-
Di fronte a quella giovane donna prele- locazione urbanistica perché marginale
vata da una delle tante corti rinasci- al nucleo più antico e carente di un’area
1
mentali a cui lo stato goffo e orgoglioso di parcheggio adeguata; non lo era per
di gestante niente toglieva alla solenni- l’impianto funzionale banalizzato da
tà della figura, ognuno di noi aveva av- una successione di stanze anonime
vertito una sorta di inquietudine. Un di- senza neppure quei servizi comple-
sorientamento che la pittura di Piero mentari - informazioni, book shop, au-
produce spesso nello spettatore per- diovisivi,…- ormai indispensabili per
ché, come efficacemente ci avverte ogni spazio espositivo; non lo era, so-
Longhi, se anche è perfetta sintesi pro- prattutto, per la qualità dell’architettura,
spettica di forma-colore, è spesso perché i modesti interventi di ristruttu-
drammaticamente priva di ogni tra- razione non riuscivano a riscattarne
scendenza, se non di sentimenti. Reso l’originaria matrice di edilizia scolastica
ancor più drammatico da una totale as- corrente da manuale.
senza di movimento “il pittore toscano Per non incorrere nel facile e scontato
non dipinge un sorriso labile o un pu- atteggiamento polemico nei confronti
dore fugace, non dipinge rimpianto o dell’incompetenza e dell’incapacità
attesa, ma rilievo di ossa e calore di dell’Amministrazione ad assumere una
sangue”.2 Questo è un volto di carne a maggiore e responsabile operatività, mi
cui non è possibile scorgere un desti- ero dilungato nel descrivere e commen-
no, una speranza se non quella della tare alcuni interessanti progetti commis-
condizione umana reclusa nella propria sionati dal Comune di Monterchi, ben
esistenza terrena. sapendo che a quei progetti, ancora una

100 101
volta, non era stato dato alcun conse- tura e quel disincanto carico di pessi-
guente e concreto esito operativo.3 mismo verso il mestiere che sembra es-
A città di Castello ci aveva accolto un sere il tratto più evidente della persona-
freddo pungente e una luce tersa e vi- lità delle nuove generazioni.
vissima che metteva ancor più in risalto Entrando negli Essiccatoi il rapporto tra
i contorni, le ruvidezze e i contrasti di l’espressione artistica e l’architettura è
una città e di una popolazione che sono così intrinseco ed immediato che non ci
espressione di quell’“Umbria remota fu bisogno di alcuna premessa esplica-
delle stimmate e dei sudari, delle vero- tiva. Ci trovammo immersi in un luogo
niche e dei raffinati paliotti popolari,”4 in che rendeva superfluo ogni sottolinea-
cui vanno ricercate le radici più profon- tura, tanto era evidente l’integrazione
de della poetica di Burri. tra le opere ed il suo contenuto. 2
Poiché eravamo un po’ in anticipo sul- Il brusio, a volte divertito e distratto che
l’apertura del Museo, approfittammo sempre accompagna una visita didatti- razione dello spazio dato e dell’architet- viene dalle altre località della valle del
per una breve visita a questo piccolo ca, cessò di colpo . Ognuno diventò im- tura con la soggettività dello spettato- Belice. Avvicinandosi ulteriormente se
centro che i raffinati e colti signori del mediatamente partecipe di quell’evento. re…-6 in quel momento ero sicuro che ne coglie la particolare conformazione a
Castello, i Vitelli, rinnovarono completa- Una stupefacente serie di quadri su una sarebbero state comprese, perché il blocchi dalle dimensioni variabili da 10 a
mente dalla seconda metà del cinque- scala gigantesca, i Cellotex erano di luogo riusciva a trasmettere un’emozio- 20 metri separati tra loro da profonde
cento, ristrutturando il borgo medievale fronte a noi, si fondevano con quel con- ne che nessuna parola poteva efficace- fenditure di 1,60 di profondità e 2, 3 me-
murato con criteri rinascimentali, allar- testo e ne stabilivano un legame inscin- mente descrivere. I quadri appesi alle tri di larghezza, percorribili a piedi.
gando e dando respiro a strade e piazze dibile. Come attori di una rappresenta- pareti erano impressionanti per dimen- Ma il grande cretto di Gibellina è qual-
e inserendo in ogni quartiere splendidi zione arcaica, riuscivano a stabilire con sione e impatto visivo. cosa di più di un’opera ambientale dalle
palazzi di famiglia riccamente decorati. noi muti e sorpresi spettatori uno stra- Evocavano quell’emotività misteriosa dimensioni inusuali, è anche un immen-
L’eccessivo numero degli studenti ci ordinario coinvolgimento emotivo. che trasfigurava il dipinto in un oggetto so e terribile sacrario perché sorge sugli
costrinse a dividere il gruppo in due Un’architettura del silenzio, resa anco- più da meditare che da assaporare pia- stessi luoghi dove un violento terremoto
parti ed io mi trovai a iniziare la visita ra più vibrante dal freddo intenso che cevolmente. Si avvertiva chiaramente distrusse, nel lontano 1968, l’intero abi-
all’opera di Burri a ritroso nel tempo: richiamava alla memoria i grandiosi che erano il risultato di un’indagine per- tato di Gibellina. Sovrapponendosi a
partendo dall’Essiccatoio con la produ- spazi ipogei e più monumentale dal- seguita attraverso un estremo rigore e quelle rovine che non fu possibile né ri-
zione dell’ultimo periodo e proseguen- l’essenzialità della struttura e dalla una assoluta semplicità cromatica ed costruire, né rimuovere, questa gigante-
do successivamente in palazzo Albizzi- semplicità delle finiture. essenzialità compositiva. sca distesa di materia rievoca i terribili
ni dove è raccolta in un percorso anto- La sequenza con cui l’artista li aveva momenti della distruzione in cui tutto si
logico tutta la produzione a partire dagli collocati e ordinati ci faceva compren- è frantumato, immortala le sofferenze
anni del dopoguerra. dere con grande immediatezza il senso dei suoi abitanti e al tempo stesso, con
Fu questo un ottimo espediente per en- delle relazioni che venivano ad instau- la sua struttura, recupera la memoria
trare subito in argomento con ciò che rarsi reciprocamente e con l’ambiente. dell’antico tracciato viario, con gli isolati
più mi premeva: l’esperienza artistica, Dovendo ricorrere ad una metafora, e le piccole strade interne. Percorrendo
le contaminazioni e le analogie con l’ar- essi rappresentavano una sinfonia, quelle tracce è come immergersi in un
chitettura, i suoi materiali e le tematiche un’opera composita dove ogni pezzo sudario, se ne percepisce il senso di
sul costruito e le sue trasformazioni. era collocato in sequenza e concorreva morte reso ancora più intenso dal sin-
Il collegamento è certamente irto di pe- alla creazione di un unicum. golare contrasto che l’opera crea con
ricolose suggestioni formalistiche ma è Si veniva così a formare uno spazio nuo- l’ambiente circostante, aspro soltanto a
3
oltremodo efficace per fornire argo- vo, inscindibile, tra l’opera e l’ambiente. tratti, ma per lo più misurato e rassicu-
menti di riflessione nella costruzione di Due soli colori, il grigio del pavimento Uno spazio che non esprimeva dinami- rante per l’ordinata coltivatazioni dei vi-
quel pensiero progettuale che rischia di in cemento industriale e il nero o il che, né movimento, ma solo l’estremo gneti lungo i pendii delle colline.
essere compromesso dal dilagare di bianco delle pareti definivano uno spa- silenzio delle profondità inesplorate del- I cretti rimandano alla materia, pur non
immagini di architetture che le riviste zio immenso di luogo senza tempo, un la ragione e di un ordine superiore. essendo materia nel senso tradizionale.
specializzate e Internet ci riversano luogo sacrale senza icone religiose, Una atmosfera non terrena, immateria- Richiamano alla mente aride distese
quotidianamente e che i giovani stu- animato soltanto da queste misteriose le sublimata dal colore e dalla luce. assolate e terreni riarsi senza vita in cui
denti acquisiscono a modello senza olimpiche presenze con cui Burri sep- Ne è peraltro testimonianza il recente una sorta di trama sottile, chiara e ordi-
una vera presa di coscienza. Atteggia- pe mirabilmente esprimere il suo di- vincolo del Ministero dei beni ambientali nata nella sua razionalità, ne ha traccia-
mento spesso provinciale che tende a stacco, in questo spazio grande come 4
a tutelare non solo le opere ma anche to e disegnato lo schema compositivo:
far assumere acriticamente, senza la scena del mondo, da “un mondo l’edificio che le contiene, gli Essiccatoi. dalla grande alla piccola scala.
comprenderne appieno i moventi con la sempre più confuso, più intollerante e Il riferimento alla dimensione spaziale, in In una trama infinita di spaccature la
sola esibizionistica preoccupazione di più legato a problemi avulsi dalla realtà un campo dove si fa più stretta la rela- luce è intrappolata e mette in equilibrio i
apparire aggiornato e moderno, i lin- degli avvenimenti”.5 zione con l’architettura, era già stato af- vuoti con i pieni che hanno percettiva-
guaggi e i comportamenti della speri- Alcune riflessioni che durante il corso frontato da Burri con il periodo dei Cretti mente il sopravvento sulla consistenza
mentazione architettonica più avanzata avevo cercato di trasmettere agli stu- e si era concretizzato in quella surreale e natura della materia.
e innovativa, con soluzioni continua- denti e di cui, in fondo, dubitavo che operazione di land art a Gibellina. Sono una materia ambigua, non natura-
mente fuori luogo e in fin dei conti inca- venissero realmente assimilate - ... “Ri- Una distesa di cemento bianco con le le né totalmente artificiale, il cui ”valore
paci di rappresentare un’istanza di rea- conquistando appieno la sua realtà dimensioni di un quadrilatero dalla for- dell’organico è tutt’uno con il geometri-
le modernità. Una consuetudine e un contingente il luogo si carica di quelle ma irregolare di circa 300 x 400 si dispie- co, come se la nuova esistenza della
apprendimento che finisce per produrre qualità di orientamento, scala, luce, at- ga dolcemente sul crinale della monta- materia spontaneamente si organizzas-
un rassegnato distacco verso l’architet- mosfera, che si determinano per l’inte- gna ed è ben visibile anche da chi pro- se secondo i ritmi profondi, gli appelli più

102 103
semplici e persuasivi della ragione”.7 metrico e strutturale che ordisce e
Questi paesaggi ci chiariscano i termini compone l’immagine.
di una delle tematiche più affascinanti “ La geometria e la materia dei quadri
della ricerca architettonica contempo- di Burri, pur essendo legate da una re-
ranea: natura e architettura che si fon- lazione tesa e profonda, non si risolvo-
dono insieme in un rimando continuo, no l’una nell’altra e rimangono sempre
natura che si fa architettura, architettu- distinte e separate, negando a chi guar-
ra che diventa natura. da sia l’orrore di vedere la geometria
Quella che è stata definita una nuova sopraffatta e travolta dalla materia, sia il
ecologia architettonica, - i progetti di al- sollievo di veder la materia inquadrarsi,
cuni contemporanei, dai Foreign Office rarefarsi nella struttura geometrica: la
ad Eisenman e Miralles, solo per citarne presenza della materia contraddice e
alcuni che hanno caratterizzato l’ultima distrugge lo spazio, così come la pre- 5
Biennale di Venezia sul tema della Me- senza della geometria contraddice e di-
tamorfosi8 - la scommessa cioè di tra- strugge il tempo.”10
sformare la natura in architettura e vice- Ed è proprio questo rapporto tra l’orga-
versa, credo che abbia proprio nei cretti nico e il geometrico, questo nuovo signi-
un precedente molto significativo. ficato che la materia assume quando
Anche se l’esempio che mi venne spon- quasi spontaneamente si organizza se-
taneo di portare all’attenzione per un condo una sorta di geometria nascente,
confronto non era di un architetto ma di sta a testimoniare che “non è la pittura a
un altro grande protagonista della scena fingere la realtà, ma la realtà a fingere la
artistica del periodo informale: Arnaldo pittura”11 e il suggerimento alla costru-
Pomodoro. Con il progetto per il cimitero zione del progetto d’architettura è in tal
di Urbino l’artista era riuscito a fornire senso straordinario: guardare alle mate-
6
una sorprendente invenzione tipologica rie architettoniche che ci circondano – e
richiamando, con quella lacerazione alla in particolare a quelle più modeste e de-
terra, mitiche architetture arcaiche di gradate - come ad un mondo in divenire
grande suggestione formale. Il segno il cui disegno, già tracciato al loro inter-
tracciato da Pomodoro sulla collina urbi- no, occorre far emergere con una tra-
nate è anch’esso un intervento di land smutazione che si attua nel pensiero
art, come i segni nel deserto di De Maria, dove la realtà è immaginata cioè creata.
gli argini di Smithson, gli scavi di Heizer, Le materie che Burri sceglie sono per lo
le trincee di Oppenheim, ma è anche un più i resti di cose che hanno avuto una
bellissimo esempio di architettura, storia. I sacchi, i legni e i ferri, che l’arti-
“un’occasione per imparare a fare del sta usa e struttura con bruciature, lace-
nuovo, per sentire l’orgoglio e la capaci- razioni, rattoppi e balenanti inserti di
tà, proprio in termini democratici e cultu- colore rosso o nero testimoniano con la
rali, di saper fare del nuovo.”9 loro natura la vita degli uomini, le loro
I cellotex e i cretti rappresentano l’ulti- esistenze, il senso della vita che scorre
ma e straordinaria evoluzione della ri- e la memoria che stringe un rapporto Pagine precedenti:
cerca estetica di Burri, ma anche tor- inscindibile con il passato. 1
nando indietro nel tempo, all’incessan- Bergson ha detto che la materia è me- Interno degli ex essiccatoi di tabacco
a Città di Castello
te irrequieta sperimentazione sulle moria e in queste materie che ci parlano 2
materie più disparate fin dai primi anni della corruttibilità del tempo entra il ge- Frank Gehry, Steven Holl,
del dopoguerra, troviamo utili analogie sto dell’uomo, il suo pensiero, “questo Jean Nouvel, Philip Stark
interni
e fecondi argomenti di riflessione in re- granello accidentale che può cambiare 3-4
lazione all’architettura. il corso della natura”.12 È un insegna- Alberto Burri
È preziosa a questo riguardo la visita al mento prezioso non solo per gli archi- serie di “Cellotex” e “Plastiche”

palazzo Abissini dove lo stesso Burri tetti ma per tutti coloro che sono chia- 5-6
ha personalmente curato la disposizio- mati a confrontarsi con un costruito, Alberto Burri
ne delle opere secondo un istruttivo ovvero con la necessità di provocare serie di “Sacchi” e “Ferri”
7
percorso cronologico. In tutta la prece- una trasformazione dell’esistente. Peter Eisenmann
dente produzione è infatti costante- Una nuova sensibilità che ci dispone in Foreigne Office of Architecture, OBDC
mente presente un tratto significativo e modo più partecipe e ci aiuta a trovare progetti presentati a “Metamorph” IX Mostra
Internazionale Architettura di Venezia, 2004
caratteristico della sua ricerca che, in questo contesto, la sua intrinseca na- 8
qualunque fosse la materia trattata, si è tura e la sua storia ovvero le matrici di Arnaldo Pomodoro
sempre svolta costantemente tra i due una possibile trasformazione. Gli into- Cimitero di Urbino
particolari del modello
versanti, integrati e distinti contempo- naci lacerati e segnati dalle vicende
raneamente, rappresentati l’uno da umane, i metalli che la ruggine e il tem- Pagine successive:
un’attenzione alle materie prelevate po hanno corroso, i marmi e le pietre lo- 9
Alberto Burri
dalla realtà e assimilate alla superficie gorate dalle impronte di una umanità veduta del “Cretto di Gibellina”
del quadro e l’altro da un ordine geo- spesso dolente, i legni deumidificati gri- foto di Giovanni Chiaramonte

104 105
gi come foreste pietrificate, consunti e Rella, un luogo di smarrimento ma an-
bruciati, le stoffe lacerate e strappate che di scoperta: uno spazio fatto di
che mostrano le trame delle macchine frammenti disomogenei, di realtà in-
che le hanno generate, perfino i fram- compiute e di degradazioni, che non
menti di oggetti che a fatica la mente ri- possono essere chiuse in uno sguardo;
costruisce nella memoria, entrano defi- se il nostro contesto è pertanto quello
nitivamente in una dimensione estetica reale, composto da monumenti e pre-
che è ormai parte integrante anche della gevoli nuclei storici ma anche e soprat-
cultura architettonica più aggiornata. Mi tutto da vuoti urbani e anonimi caser-
vengono in mente gli interni di J. Nouvel moni, da manufatti e infrastrutture tec-
per il “Bordeaux Hotel” con i rivestimen- nologiche, da viadotti e raccordi
ti e gli intonaci originari del vecchio de- autostradali, da relitti industriali e attrez-
crepito albergo e le pareti e gli ingranag- zature dimesse, da esso dobbiamo trar-
gi dell’antico teatro del “Triatrix“di P. re il massimo delle iterazioni possibili.
Stark a Madrid, integrati perfettamente E pare particolarmente efficace l’ana-
in nuova e coraggiosa architettura, o, logia con le operazioni artistiche di
addirittura, progetti più sorprendenti Burri da cui potremo derivare un più
come la “Texas House” di Steven Holl o costruttivo rapporto con il contesto e
la “Doreen Residence” di Frank Gerhy. in architettura, rinnovare soluzioni for-
Ma la realtà del mondo ci parla non solo mali di un nuovo fondamentalismo ma-
di materie naturali, vissute con una loro terico di assolutezza espressiva.
genesi ed una storia, ci parla anche di Materia e forma questi due termini che
materie artificiali, i catrami e le plastiche, non solo il pensiero figurativo, ma an-
che non hanno mai avuto una forma e che quello architettonico, vuole divisi,
che rappresentano metaforicamente il torneranno di fatto a coincidere.
segno più degradato dello sviluppo in- Come quando in un dipinto figurativo i
dustriale. Su queste l’operazione di Bur- tagli e le cesure aprono squarci di cielo
ri, uscito da un lungo periodo di stasi dobbiamo disporsi di fronte al progetto
dovuto all’immobilità della malattia, è con analogo e partecipe atteggiamen-
ancora più sconvolgente. to; il risolversi dell’informe nella forma
Questa nuovo campo di indagine è il per un architetto significa, come già ci
prodotto di un processo industriale aveva insegnato Alberto Burri, acco-
massificato irrazionale e dilagante. Su gliere i più insignificanti frammenti del
questo scenario si volge lo sguardo panorama quotidiano, accettarli nella
dell’artista, non solo critico ma comun- loro banalità e trasformarli in una forma,
que pervaso da un’inesauribile energia una dignità figurativa, un “ordine che
d’invenzione e costruzione. congiunge la forma umana ad una real-
Questa nuova materia, bianca o nera, tà più alta, quella dello spirito”.13
trasparente, sgradevolmente appannata
o dimessamente lucente non può essere
trattata con una cucitura o uno strappo.
La composizione in questo caso è affi- 1
James Johnson Sweeney, Alberto Burri, Catalo-
data ad un mezzo diverso dalla manuali- go della VII Quadriennale Nazionale d’Arte, Roma,
Novembre 1955 – Aprile 1956
tà quasi rituale con cui aveva operato in 2
Oreste del Buono, Piero della Francesca, Rizzoli
precedenza. Per la sua consistenza mo- editore, Milano, 1967
3
lecolare solo il fuoco può aggredirla, Arch. Paolo Zermani: nuovo museo per la Ma-
donna del Parto, Arch. Gino Tavernelli: ampliamen-
solo la fiamma ossidrica può dipingerla. to del cimitero di Monterchi
Tuttavia l’operazione non è mai casuale, 4
Francesco Arcangeli, presentazione alla Mostra
il fuoco non distrugge ma, sotto il con- “Opere di Alberto Burri” Galleria La Loggia, Bolo-
gna: 22 Ottobre – 1 Novembre 1957
trollo attento e partecipe dell’artista, 5
Bruno Matura, Presentazione al Catalogo della
crea con questa materia, la più insignifi- Mostra “Alberto Burri”, Galleria Nazionale d’Arte 9
cante e anonima, combustioni, pieghe e Moderna, Roma: 15 Gennaio – 14 Marzo 1976
6
Dalla relazione della Tesi di Laurea di Nicola Faini
crateri che si aprono su fondi neri e lucidi e Renata Sicilia, Soundscape: spazi e attrezzature
a comporre nuovi e grandiosi territori. per attività musicali - A.A 1989-90, Relatore: prof.
L’artista attua in sostanza la più antica Alberto Breschi, correlatore: arch. R. M. Ansari
7
Giulio Carlo Argan, Salvezza e caduta dell’arte
delle metamorfosi: trasforma la materia moderna, Milano, 1964
più umile in oro con la magia dell’alchi- 8
Metamorph Trajectories – 9° Mostra internazio-
mia. Questo è un processo che potreb- nale di Architettura, Venezia 2004
9
Paolo Volponi in Il cimitero sepolto, Feltrinelli ed.,
be investire anche l’architettura se rap- Milano, 1982
porteremo quelle materie artificiali alle 10
Giulio Carlo Argan, op. cit.
11
materie dei contesti informi delle aree Giulio Carlo Argan, op. cit.
12
Maurizio Fagiolo, Rapporto 60 - Le arti oggi in
metropolitane e periferiche. Italia, Roma, 1966
Sono un labirinto della città per dirla con 13
James Johnson Sweeney, op. cit.

106 107
Ogni uomo è un’isola
Curzio Malaparte
ma
la
brani scelti da Gianni Pettena

Gli scritti malapartiani qui presentati, mol- poranea anche in questo campo, ma
ti dei quali inediti o poco conosciuti, sono che soprattutto illustrano quale fosse la
stati selezionati con l’intento di mettere in ‘sua’ idea di architettura, il suo modo di
luce sia alcune delle tematiche che stan- guardare al contesto abitato dall’uomo.
no alla base della genesi concettuale del- Uno sguardo, certo, di poeta, rivolto,
la casa di Capo Massullo a Capri, sia più che a ciò che l’uomo ha creato, al-
quanto la vita e l’opera dello scrittore di l’osservazione del rapporto tra natura e
questa abbiano partecipato. Senza pre- costruito così come viene a determinar-
tendere in alcun modo di ‘catalogare’ si nella storia, creato dai sentimenti e
l’opera di Malaparte in base a argomenti dalle vicende umane. Architettura è per
o soggetti - impresa d’altra parte quasi lui un ‘palazzo di acqua e di foglie’ o una
impossibile in un autore tanto prolifico e ‘città di pane’, una strada di Napoli o di

par
di tale complessità e ampiezza di riferi- Prato, o i pini marittimi che inquadrano
menti - i brani, le poesie, le pagine di dia- una casa di pescatori.
rio, le lettere e le estrapolazioni da testi di Non si sono riportati i brani che esprimo-
volumi o di raccolte sono stati suddivisi, no opinioni ‘ufficiali’ sull’architettura di
per ordinare e agevolare la lettura, in tre regime, ma si è inteso piuttosto illustrare
gruppi, dei quali i primi due introducono, quel sentire poetico che per Malaparte
in modo diverso, al tema centrale della legava l’architettura alla vita degli uomini
‘casa come me’ e del contesto naturale in e alla natura: quel medesimo sentire che
cui lo scrittore scelse di collocarla. egli esprime nella ‘casa come me’.
Gli scritti raccolti sotto il titolo L’isola illu- Nella terza parte, La casa e il contesto
strano esperienze, ricordi e impressioni naturale, si compongono e si arricchi-
legati sia agli anni del confino a Lipari e scono i racconti e i concetti visti in pre-
Ischia, sia a quelli successivi della vita a cedenza. L’isola, come idea di libertà e
Capri. “Ogni uomo è un’isola”, scrive scelta di solitudine, e l’architettura come
Malaparte, e se inizialmente ciò può deri- espressione delle vicende umane e del
vare da un’idea di costrizione obbligata, contesto naturale che le sottolinea e
di prigione imposta, lentamente l’idea di comprende, trovano compimento nella

te
‘isola’ si trasforma in una visione di sere- casa voluta a immagine di sé in un luogo
na e composta libertà che si esprime nel- che è insieme sfida e conforto.
l’osservazione della natura e della classi- La casa viene illustrata nelle sue forme e
cità mediterranea o nel racconto, a volte negli aspetti di vita, anche i più quotidia-
disincantato e ironico, del mondo capre- ni, che in essa si svolgono, ma è soprat-
se. L’isola finisce dunque per rappresen- tutto protagonista dell’opera poetica,
tare, per Malaparte, proprio questa idea ideale palcoscenico di un mondo creato
di raggiunta libertà, che si traduce nella dallo scrittore. Malaparte scrive della
scelta di isolamento nella casa quasi casa nella casa. Guardandosi intorno,
inaccessibile a picco sul mare. descrive e ricrea in molti racconti, quasi
Per Idee di architettura sono stati scelti senza accorgersene, la casa e il paesag-
brani, corsivi e osservazioni che da un gio, tante volte prima già immaginato,
lato dimostrano come Malaparte fosse del Massullo e di Matromania.
attento al mondo della cultura contem- G. P. foto di Mario Cozzi e Alberto Scribani

108 “Ogni uomo è un’isola” Curzio Malaparte - brani scelti da Gianni Pettena - foto Mario Cozzi e Alberto Scribani - inserto staccabile di Firenze Architettura 1.2005 109
L’ISOLA sforzo di immaginazione che mi occorreva nei primi tempi per non sentire la mia condizione di prigioniero, per dove entra in mare, che tinge l’acqua salsa di un da Città come me, 1937
da Gli ultimi giorni di Capri, 1944 persuadermi che ero libero come sulla cima di un monte, era grandissimo. Ma a poco a poco mi ero venuto tenue color d’erba e di foglie, così il vento Vorrei costruirmela tutta con le mie mani, pietra su pietra, mattone su mattone, la città del mio cuore. Mi farei
(...) Ogni uomo è un’isola, l’umanità intera un arcipelago. Ogni esistenza umana è un’isola sulla quale l’uomo vive abituando a questa mia singolare sensazione di libertà, e quando mi toglievano dalla mia cella, per farmi entrava nel cielo, ogni giorno a quell’ora, architetto, muratore, manovale, falegname, stuccatore, tutti i mestieri farei perché la città fosse mia, proprio
solo, in una perpetua solitudine ch’egli, con la sua fantasia, e con la sua fame di calore umano, popola di affetti, camminare un’ora al giorno in un piccolo corridoio largo tre passi e lungo dieci passi, era come se mi tingendolo di quel verde antico che han le mia, dalle cantine ai tetti, mia come la vorrei. Una città che mi assomigliasse, che fosse il mio ritratto e
di illusioni, di speranze, in una parola, di sentimenti. I quali in gran parte non si sarebbero sviluppati nell’uomo, chiudessero. Non avevo l’impressione di essere prigioniero che durante quell’ora, quando alzavo gli occhi e marine selve profonde d’alghe e di coralli. insieme la mia biografia... E tutti, appena entrandoci, sentissero che quella città sono io, che quelle strade
se questi fosse stato fin dall’origine un uomo socievole, e vissuto in grandi famiglie umane. Si son sviluppati in vedevo su di me una stretta striscia di cielo. La vista del cielo mi dava un’impressione di angustia. Non potevo Anche il colore dell’aria nella piazza mutava sono le mie braccia aperte ad accogliere gli amici. L’intonaco dei muri, le persiane, gli scalini di pietra serena
lui per la necessità che egli aveva di crearsi un mondo abitato da esseri come lui, e, in mancanza di questi, da respirare. Non ero veramente libero che nella mia cella.7 (...) lentamente: si faceva roseo come il corallo. Il davanti alle porte delle case e delle chiese, i davanzali delle finestre, il Duomo, il Palazzo del Comune,
simboli, cioè da sentimenti e da idee. Sotto questo aspetto, Robinson Crusoe è sommamente moderno, poiché fianco del campanile, dalle cella campanaria l’ospedale, le carceri, i caffè, il cimitero, le botteghe, le fontane, i giardini, vorrei che fossero la parte migliore
nessuno, quanto l’uomo moderno, è un’isola, è un essere insulare, che vive isolato dal resto del mondo.1 (...) da La pelle, 1949 fino alla base, era in ombra, e appariva tutto di me, i lineamenti del mio viso e del mio spirito, gli elementi fondamentali dell’architettura e della storia della
(...) Avevo riconosciuto quel silenzio. Nell’inverno del 1940, per fuggire la guerra e gli uomini, per guarirmi di coperto di scaglie rosee, come un corno di mia vita. Che m’assomigliasse, e che ciascuno sentisse, vivendoci, di stare dentro di me.
Mattino a Marina Corta quello schifoso male che la guerra fa nascere nel cuore degli uomini, m’ero rifugiato a Pisa, in una casa morta, corallo antico, ossidato dal tempo11 (...) Vorrei edificarla sul davanzale di una pianura, allo sbocco di una valle ventosa, ai piedi di colline verdi di vigne,
Lipari, 18 aprile 1934 in fondo a una delle strade più belle e più morte di quella bellissima e morta città. Avevo con me Febo, il mio di olivi, di boschi di cipressi, di lecci e di querce: e un po’ più indietro i monti, dai fianchi selvosi e dalle cime
Seduti lungo il muro bianco cane Febo, che avevo raccolto morente di fame sulla spiaggia di Marina Corta, nell’isola di Lipari, che avevo IDEE DI ARCHITETTURA nude, dove si vedesse il macigno affiorar tra le ginestre. Monti morbidi e insieme acuti, che t’invogliassero a
sul trapezio d’ombra che oscilla curato, allevato, cresciuto, nella mia casa morta di Lipari, e m’era stato unico compagno durante i miei deserti da L’isola di Adamo ed Eva, 1934 salirvi e ti rompessero le gambe proprio sotto la vetta. Il fiume che farei scorrere per quella valle dovrebbe
nel candido fuoco mattutino anni d’esilio in quella triste isola, così cara al mio cuore.8 (...) (...) O felicissimi uomini! Veramente quei due avere più del torrente che del fiume, e spumeggiar tra i sassi, precipitar di rupe in rupe, urtar mugghiando
intorno alle ceste lucenti sono lo specchio vivo del come si debba contro le rive scoscese, in una gola profonda, fra pareti a picco e montagne nere di selve. E a un tratto,
di scaglie rosse verdi gialle, da L’isola di pietra galleggiante, 1934 intendere e amare la natura: direttamente, a tu sbucando fuor della valle in pianura, gli darei lentezza e dignità di vero fiume, farei il suo letto ampio tra rive
i pescatori masticano amari (...) Ma è davvero una prigione, quella casetta bianca appollaiata in sommo all’antica Acropoli? Sembra per tu, senza intermediari, senza il lenocinio dolci: ma non profondo, chè lo vorrei di poca acqua, sparsa tra ciottoli bianchi e isola di sabbia dorata. La
grumi di sonno turchino. piuttosto una gabbia d’uccelli, appesa all’orlo dei bastioni del Castello a picco sul mare, formidabili bastioni di della mitologia, della letteratura, dell’arte, della corrente accompagnerebbe verso la foce, verso il mare, foglioline argentee d’olivi, larghi pampani, aghi di
L’isola dorme alla deriva pietra squadrata e liscia, interrotti ogni tanto da rupi rossastre che paion di rame. E tornano in mente quei storia. Che importa a loro di Ulisse, di Enea, di pino, e quell’erbetta molle che galleggia nei ruscelli. Allo sbocco della valle metterei, lungo le sponde quiete,
sotto un cielo di vetro rosa versi dell’Odissea dove Omero descrive il Castello quale appare di lontano ai marinai “tutto recinto di Tifeo, di Gerone Siracusano, di Vittoria ville su clivi lentissimi, rivi che scendessero mormorando giù per le pieghe dei poggi, chiesine solitarie con i
dove si specchia fuggitiva sfolgoranti mura di rame”. (...) Colonna? Essi credono più alla natura che alla due cipressi-carabinieri davanti al sagrato, e cimiterini pieni di fiori selvatici, con le tombe nascoste sotto
un’azzurra ombra amorosa. (...) Dall’alto del Castello, verso sera, si vedono i monti di Calabria azzurri in fondo all’orizzonte, e le montagne storia. Nei tramonti sereni, quando il Castello d’Ischia si tinge di croco e sfuma lentamente in azzurro, e l’erba come i solchi sotto il grano. E case di contadini, pagliai gialli di sole, e giù giù, a mano a mano che il
Sull’alta rupe le mura di Sicilia di un verde triste e denso. La rupe di Scilla, proprio là in faccia, manda bagliori rossastri, e pare una dall’azzurro in viola, sullo sfondo cinereo della lontana penisola di Sorrento e della costiera di Capri, non si fiume s’avvicina alla città, gli darei un’aria trasognata, l’aria di un contadino che scende per la prima volta in
d’Eolo, sonore nel vento, stella che sorga fra i vapori del tramonto. può forse mirare estatici l’alta rocca e le cupole e le mura severe, senza pensare a Gerone di Siracusa, agli città. Ma non vorrei che entrasse dentro le mura. Mi piacerebbe che scivolasse via lungo le mura rossastre,
mandan bagliori di rame. Sulla ragnatela delle correnti marine, che s’incurvano e s’incrociano disegnando chiari tatuaggi, un piroscafo Aragonesi e allo sposalizio di Vittoria Colonna? È proprio così: bisogna saper guardare un capitello come si accarezzando pigramente le pietre dal bel colore di sangue raggrumato: e seguitasse il suo corso a zonzo per
Si copre di verdi squame tutto bianco, alto di bordo, si profila lontano con la prua verso la punta di Monte Rosa, e il fumo si scioglie in guarda la chioma di un pino; una chiesa, un palazzo, un monumento come si guarda un bosco; una colonna i campi, voltandosi indietro ogni tanto a rimirar da lontano le torri e i campanili oscillanti nell’azzurro.
sotto la brezza viva riccioli morbidi nell’aria di vetro. Dall’America e dalla Francia vengono i bastimenti davanti ad Acquacalda a come si guarda un albero; una statua come si guarda un uomo vivo12 (...) Per entrare in città dalla parte del fiume, farei un ponte di mattoni e di pietra, e in capo al ponte una porta
l’onda dai capelli d’argento caricare la pietra pomice cara a Catullo, leggerissima, candida, dolce al tatto (...) alta e stretta, difesa da merli e barbacani, non già perché temessi qualche brutto scherzo dagli abitanti del
addormentata sulla riva.2 (...) Il monte Pelato incombe su Acquacalda come un’alpe nevosa... e le pioggie improvvise trascinano giù per Un palazzo d’acqua e di foglie, 1940 contado, ma per dare ai cittadini il senso che la città è una casa, una grande casa. Non soltanto mia, ma di
i fianchi del monte fiumane precipitose di ciottoli di pomice, che si rovesciano in mare come valanghe. Le Vi sono palazzi che paiono di carne, e hanno figura d’uomo, forma di membra umane. Altri sembrano mobili tutti: dove, chiusi usci e finestre, riposare tranquilli delle fatiche della giornata. Ben cinque porte aprirei
Isola, 1934 onde, il vento, le correnti spingono alla deriva quei fiumi di pietre, che a poco a poco dilatandosi formano un lussuosi, di antico legno; o giganteschi monili; o immense lacrime d’ambra. Altri paiono animali: palazzi- nelle alte mura: una per ciascun vento, perché l’aria della campagna entrasse da padrona senza dover
Su questa poca terra immenso tappeto bianco: sembra, di lontano, una innumerevole moltitudine di gabbiani in riposo, una nuvola cavalli, palazzi-uccelli, palazzi-pesci. Altri, alberi: come lucenti e funebri lecci, e carrubi generosi e severi, e perdere tempo a cercarsi un varco. Una porta per il tramontano, una per lo scirocco, una per il libeccio,
Immensamente io vivo. a fior d’acqua, un’isola errante. pioppi chiari. Altri ancora hanno in sé qualcosa d’inesplicabilmente femminile: palazzi-donne dai lunghi un’altra per il grecale, e la quinta per quel venticello di stagione che soffia quando gli pare, svogliato,
Smisurati orizzonti Anche Omero parla di queste isole vaganti, le famose planctae, di cui i dotti grecisti dissertano infaticabili capelli che il vento scioglie nell’aria tiepida e stanca della sera, sui tetti della città triste e nebbiosa. (E vi capriccioso e bighellone com’è, e se non gli dai il passo si mette a far le bizze e riman tutta la notte a
al mio cuor fanno guerra.3 per tentar di spiegare a che cosa volesse alludere omero con questa favola d’isole vagabonde. Le barche son palazzi dalle radici sprofondate per sempre nella terra. Prigionieri immoti, insensibili, non vedono, non mugolar fuori le mura, raspando le pietre, come un cane che ha trovato chiuso l’uscio di casa. E ti tocca
dei pescatori, quando incontrano una plancta v’entrano arditamente, e paiono slitte su un campo di neve: odono, non parlano. Ma vi sono altri che camminano sotto la luna, e son della stessa materia di cui son fatti alzarti dal letto e aprir l’uscio.
da Kaputt, 1944 intorno la pietra galleggiante frigge e s’imperla di bollicine d’aria, fa un sussurro che si allontana in cerchi i sogni). E vi son case e palazzi che son fatti come noi, della nostra stessa carne, e il sangue scorre nelle Le strade le farei non troppo larghe né diritte, ma tagliate secondo una prospettiva armoniosa e prudente, che
(...) In prigione, il carcerato fissa per ore e ore, per giorni, per mesi, per anni, le pareti della sua cella, sempre sempre più larghi (...) loro vene, e odono, vedono, parlano, hanno una voce grave, umana, piena di musiche umane. Quasi tutte le mettesse in vista e in luce gli angoli dei palazzi, lo sfondo di una chiesa, di un muro, di una piazza. Le case le
quelle pareti lisce e bianche: in quelle pareti egli vede il mare, ma non può figurarselo azzurro, non può (...) Lontano, una plancta alla deriva splende sotto la luna già torbida. L’orizzonte si oscura all’improvviso, il nostre antiche città son fatte di case e di palazzi che giocano con i bambini, che sorridono alle donne: e par vorrei tutte di bella pietra, ben squadrate, con le altane aperte sui golfi del cielo. Alcune intonacate di grigio,
immaginarselo che bianco, liscio, nudo, senza onde, senza tempeste, uno squallido mare illuminato dalla luce cielo si copre di nere nuvole gonfie di vento tempestoso, tra poco la furia dello scirocco getterà la plancta che vivano dentro di noi, non già che noi viviamo dentro di loro. Tanto è dolce il senso della loro familiarità altre di quel bianco avorio che la pioggia e la polvere fanno lucido e vivo. Altre le farei che la pietra si vedesse,
scialba che penetra tra l’inferriata della finestra. È quello il suo mare, quella la sua libertà: un mare bianco, contro gli scogli... la bianca isola errante, l’immensa lastra di pietra, si spezza, vola in frantumi, e le onde affettuosa. Tutta la storia d’Italia è fatta di queste segrete parentele di carne e di pietra. nuda e liscia, a riflettere il variare della luce secondo il volgere del sole. Le chiese le vorrei pure e tristi, con le
liscio, nudo, una libertà squallida e fredda. sconvolte scagliano contro la riva una tempesta di ciottoli, che battono e rimbalzano sul lido come se Ma vi sono palazzi e case che non hanno nessun rapporto con la natura né con l’umanità: che vivono di vita facciate di marmo bianco e di marmo verde a strisce alterne, come nei campi i solchi ondeggianti di tenero
Ma quello davanti a me era il mare, il tiepido e delicato mare napoletano, il libero e azzurro mare di Napoli, veramente li avventasse la mano irata di Poseidone.9 propria, secondo una loro legge misteriosa, aliena da quella che regola la vita degli alberi, dei monti, degli grano e l’incavo di terra tra un solco e l’altro. Ad ogni chiesa il suo campanile, schietto e snello, con le
tutto arricciato di piccole onde, che si rincorrevano con dolce strepito sotto la carezza del vento, odoroso di animali. Talché sempre, in loro cospetto, io rimango incerto, pieno di timore e di dubbio: in che cosa la loro campane dal suono grave appese alla trave (...) Nelle piazze belle fontane, con acqua viva zampillante da
sale e di rosmarino. Quello davanti a me era il mare azzurro, era l’immenso, libero mare increspato dal vento, da Axel Munthe e gli uccelli, 1938 sorte sia diversa da quella umana, e quali siano le loro oscure libertà e le loro oscure schiavitù nei confronti bocche nascoste, da dare un canoro senso di fresco alle case intorno nelle sere d’estate (...)
non era il bianco, freddo, liscio, nudo mare della prigione, ma il tiepido, azzurro mare profondo. Quello davanti Già da qualche momento una nube grigia e rosea s’è levata a picco sulla Punta della Campanella, e viene della natura e degli uomini. I tetti li vorrei di tegole rosse, ben cotte, di quella pasta d’argilla porosa che raccoglie la polvere e il polline
a me era il mare, era la libertà, e io piangevo, guardandolo di lontano dall’alto di una strada che attraverso una oscillando verso l’isola. Che siano uccelli? Ed ecco un’altra nuvola, in tutto simile alla prima, ma di color più V’è senza dubbio, nell’animo di certi architetti, una zona misteriosa e vietata: dalla quale nascono, come dal (...) Una distesa di tetti rossi, ecco la città del mio cuore vista dall’alto. Moderna, ma con una cert’aria
grande piazza scendeva verso la marina4 (...) chiaro, apparire sopra Sorrento, e viene dal golfo di Castellamare, dalle pendici del Vesuvio... [e] ...voltandomi grembo di una donna, esseri strani e inesplicabili, che vivono oltre le quattro regole del Vignola. E il proprio antica, e in qualche punto vecchiotta. Tutta nuova, ma con certe macchie di muffa qua e là, e ciuffi d’erba
verso Mastro Adamo che mi accompagna in questa mia gita al vertiginoso davanzale della Migliara, vedo venir dell’architettura è, appunto, non solo di creare nell’ordine umano quel che corrisponde agli alberi, ai monti, fra pietra e pietra, fra mattone e mattone. Le soglie le farei consunte, a dar l’idea di un gran via vai di
da La passeggiata, 1936 dall’isola d’Ischia un’altra nuvola di colore verdissimo, quasi d’erba, e galleggiare nell’aria azzurra proprio a ai fiumi nell’ordine della natura, ma di creare organismi viventi, esemplari complessi di una superiore vita generazioni: e lisci e lucidi i davanzali delle finestre, come se cento generazioni di ragazze ci avessero
(...) Sentiva che la cella n.461 del IV braccio di Regina Coeli era dentro di lui, era rimasta dentro di lui: era mezzo fra Ischia e Capri. animale. Com’è di questo Palazzo della Montecatini, che Giò Ponti ha sentito e pensato non solamente appoggiati i gomiti nelle mattine di primavera... Tutta pulita, tutta piena di luce e d’aria la vorrei: con
divenuta la forma segreta del suo spirito. Pensò ad un uccello che avesse ingoiato la propria gabbia. Si “Sono proprio uccelli” mi dice Mastro Adamo, indovinando il mio pensiero. quale una forza elementare della natura, bensì quale un essere vivo, un organismo intelligente e sensibile, qualche vicoletto piuttosto sudicio, sparso di fogli di carta, di bucce d’arance, di gusci di lupini e di semi di
portava la sua cella con sé, dentro di sé, in quel viaggio verso Lipari, come una donna incinta porta il suo “Uccelli migratori?” dotato di cinque sensi, come l’uomo (...) Già l’aspetto di questo uomo di pietra rivela il segreto della natura zucca. Un po’ di vicoli sporchi ci vogliono in una città, perché sia vera e ci si possa vivere. Ma tutte le altre
bambino nel ventre.5 “No - mi risponde Mastro Adamo, - sono gli uccelli di Capri. Hanno saputo che Axel Munthe è partito lombarda nella sua forza e nella sua dolcezza, più esatte e più inaccessibili. Sulla facciata di marmo d’un strade le vorrei di bucato, col lastrico di bella pietra grigia, dalle scaglie azzurre incise dal ferro degli
stamane, col piroscafo delle otto, e se ne tornano a casa.” verde chiarissimo e sensibile, che varia d’intensità secondo le ore del giorno e le stagioni, passa come su scalpellini. Dietro le case, in una cinta di muri altissimi, vorrei giardini segreti, folti di melograni, di magnolie,
Senza titolo, 1934 Tornano a Capri? E dov’erano andati? Mastro Adamo mi guarda e sorride. Un sorriso che sta fra quello del uno schermo il paesaggio caro a Giò Ponti, architetto lombardo. Il suo paesaggio interiore. Aperti orizzonti, di allori, dove un innumerevole popolo di passerotti cinguettasse dall’alba al tramonto, e il cinguettìo
Ed ora eccomi qui, su questa piccola isola di Lipari (...) L’isola entra nella notte come una nave in porto, e le marinaio e quello del pastore, ed è il sorriso di tutti i buoni Capresi, dove la saggezza, la prudenza, la misura laghi dal viso sereno, specchi delicatissimi dove trasmigrano nuvole gonfie di tenere foglie. illuminasse gli angoli più oscuri delle case.14 (...)
stelle che si accendono ad una ad una alte sui verdi monti lontani della Calabria e sulle turchine vette della geografica del mondo e quella morale delle cose umane si fondono in un’ironia nobile e antica e nobile. Qualcosa di astrattamente poetico è in questa esatta architettura, dove il gioco dei vuoti e dei pieni è
Sicilia, splendono come i fanali sugli alberi delle navi, vengono incontro all’isola per il cielo terso e l’ombra “Tornano al nido - mi dice - tutte le volte che Axel Munthe se ne parte per qualche suo viaggio (...) ma appena equilibrato secondo un ritmo la cui cadenza è assolutamente libera da leggi norme convenzioni, fino a da Maledetti Toscani, 1956
frana da ponente con un opaco rombo silenzioso che si diffonde sul mare con un oscurarsi successivo. sanno che è di ritorno, tutti gli uccelli di Capri scappano via (...) “E scappano per paura?” crearsi una regola sua propria, una ragione prospettica che tiene altrettanto dell’arte quanto della natura: i (...) Chi voglia persuadersi di questa greca virtù dei toscani, la più greca delle loro virtù, e cioè del senso
S’alzano serene le voci dei pescatori da Marina Corta, s’odono i fianchi delle barche rimbombare cupi, i “No - risponde Mastro Adamo strizzando gli occhi nel sole - fuggono per noia.” vuoti apparendo qui in funzione di pieni, con le loro superfici lisce di vetro e di alluminio, dove il cielo non della misura, guardi la pittura senese e fiorentina, dove le architetture son così fatte, che un uomo a cavallo
pescatori con i lunghi remi sulle spalle scendono alla marina uscendo dai vicoli intorno alla mia casa, e (...) “Il guaio è che Axel Munthe vuol troppo bene agli uccelli”. E mi racconta che un tempo, prima che soltanto si specchia, ma si scompone e si ricompone, direi, chimicamente; e ora è acqua, ora è aria, ora è empie tutta la contrada, e sopravanza del capo il tetto più alto, e le montagne son più piccole degli alberi, e
passando davanti alla mia porta alzano il capo salutando. I piedi nudi sull’acciottolato fan un lieve fruscio, quell’illustre medico svedese sbarcasse per la prima volta in quest’isola felice, Capri era veramente il paradiso erba, ora è luce meridiana, ora è luna. Le stagioni vi lasciano un loro ineffabile segno. gli uomini sembrano bambini a petto delle viti, degli olivi, delle ginestre, e di quell’uccellino che canta lassù,
come se camminassero tra l’erba. Il mare è fermo, piatto, teso, lucido come un’immensa lastra di marmo degli uccelli. Da tempo immemorabile, tutte le specie di uccelli mediterranei avevano eletto il nido su queste L’inverno v’incide i suoi crudi lineamenti, e il marmo, il vetro, l’alluminio vi splendono algidi e astratti. La fra i rami di quel cipresso: che non è per difetto di prospettiva, ma per antipatia di ogni magniloquenza.
rosso che i riflessi d’acciaio della notte percorrono guizzando. Seduto presso la finestra, nella mia grande rupi, in queste selve di pini, di cipressi, di lecci, in questi vigneti e in questi giardini di aranci. L’aria, la primavera vi lascia la sua carne rosea, i suoi lampi teneri e dolci. L’estate vi abbandona le sue albe tramortite, i E se i palazzi e le torri ti suggeriscono a prima vista l’idea che i toscani siano un popolo di giganti, quando
stanza fredda e nuda, con un libro aperto sulle ginocchia, io seguo Achille tra i canneti dello Scamandro, il vegetazione, la forma degli scogli e dei monti, questa luce particolare di Capri, fatta per sostenere le ali e veli pesanti dei suoi meriggi assonnati, i suoi tramonti di fuoco. L’autunno le sue lente evasioni; le sue poi guardi le case dove quel popolo vive, mangia, dorme, che son case piccolissime, ti meravigli che gli
pallido e funebre Achille vestito di ferro, dalla corta turchina veste svolazzante intorno alle ginocchia bianche e aiutare il volo, sembrano create apposta per la felicità degli uccelli. Così tutta l’isola echeggiava di gorgheggi, maturazioni intime, le sue stanchezze, le sue speranze... E così, egualmente, le ore del giorno vi alternano le stessi uomini, i quali han costruito Santa Maria del Fiore, il Bargello, il Palazzo della Signoria, la Torre di
lisce, - Oh! Lasciami morire fra...6 dove le cadenze spagnole si mescolavano a quelle siciliane, dove gli accenti liguri si confondevano con quelli loro fugaci profezie. E che l’ha visto, all’alba, uscir dalla nebbia notturna nel nitore di un cielo ancora acerbo, Arnolfo, la Torre del Mangia, Palazzo Strozzi, Palazzo Pitti, San Lorenzo, Santa Maria Novella, possano
saraceni, dove la parlata greca s’intonava con quella toscana. L’armonia di quelle voci divine, in gara con la non dimenticherà mai il senso misterioso (di un’infanzia appena avvertita, appena accennata, in equilibrio ai abitare in così piccole case: con quelle porticine, quelle finestrine, ma il tutto disegnato con tale armonia,
da Il lebbroso di Lipari, 1934 musica del mare e col mormorar delle fronde, faceva l’aria meravigliosamente limpida e lieve. limiti di una speranza) che assume la città in quell’ora, da quella magica apparizione. Milano appare con tal preciso senso della statura, o per meglio dire, della natura umana, che una volta dentro, benché
(...) Egli sembra guardare la vita di Lipari e il popolo dall’alto. Ho notato in seguito che i malati vedono e (...) “Eppure - esclama a un tratto Mastro Adamo, fermamdosi serio serio a guardarmi in viso - eppure il Dottor all’improvviso mutata, liberata dai suoi stessi significati, di mano in mano che quell’eccelsa architettura esce alzando una mano tu giunga a toccare il soffitto, ti paion più grandi di Palazzo Pitti. E non perché i toscani
guardano le cose dall’alto. Non si può dire che un lebbroso guarda il mondo “dal fondo della sua abbiezione” Munthe dovrebbe saperlo che gli uccelli son come gli uomini, e amano faticare e lavorare per campar la dal grembo della notte, e par che oscilli nell’aria tersa, come un albero che muova la chioma verde nel primo siano bassi di statura (...), ma perché l’uomo, se lo guardi da vicino..., è un animale piccolo, e ha bisogno di
ma “dall’alto della sua abbiezione”. Anch’io guardo il mondo dall’alto della mia sventura e della mia tristezza, e famiglia! Che diamine! Han bisogno anche loro, per esser felici, di sudare e di penare. Sarebbero le creature verde vento mattutino (...) Le immagini della città notturna svaniscono a poco a poco nell’acqua limpida dei vivere, per sentirsi uomo, in mezzo a cose fatte a misura sua. (...)
il senso della mia abbiezione mi esalta, o mi consola. Nulla, né la viltà degli amici, né la cattiveria, né la più disgraziate del mondo se dovessero accontentarsi di star fermi sui rami ad aspettare che il Dottor Munthe suoi cristalli (il grido ansioso delle sirene nelle officine, l’urlo breve dei primi camion, simili al pianto rauco dei (...) Le case altissime, dalle facciate tinte di un intonaco biondo, dove il rosa e il verde si confondono,
disonestà, mi potranno mai impedire di essere un uomo civile, un uomo onesto, un uomo libero. Non mi sono venga a imbeccarli di miglio e d’acqua minerale, d’aranciata e di pancotto. Per fortuna - conclude - gli uccelli gabbiani nella foschia dell’alba, nei porti. Il sole illumina il palazzo-albero, il palazzo-selva. (Questa architettura splendono al sole con riflessi d’oro e di verderame, come l’acqua dei canali sparsa di chiazze d’olio. Le
mai sentito libero come da quando sono entrato in prigione. Quando ero nella mia cella della prigione romana di Capri san come fare” e mi mostra con la mano tesa le tre nuvole grigie e rosee, che ormai son giunte a verde, come un parco nel cuore della città: il suo valore di parco cittadino). Poi, nel meriggio a picco, il persiane hanno il colore delle foglie secche, son pallide e polverose. Un senso di nobiltà un po’ stanca, di
di Regina Coeli (...) io mi son detto che, per rimanere un uomo civile, per salvarmi dalla inevitabile umiliazione, picco sul nostro capo, congiungendosi con festosi gridi come tre eserciti alleati, che s’incontrano e Palazzo si specchia fra le case come un lago alpestre; s’indovinan nel fondo le immagini capovolte dei monti, libertà popolaresca, è nell’architettura aperta e liscia di queste case, le più belle del Mediterraneo15 (...)
abbiezione, degenerazione, del regime del carcere, della clausura, io avrei dovuto, non mi restava che s’uniscono prima d’inoltrarsi in paese nemico.10 le selve d’erbe acquatiche, i fiori diafani che salgono lentamente a galla, come da un cielo profondissimo.
coltivare in me il senso della mia libertà personale. Ogni catena, ogni sbarra, ogni cancello che io andavo Al tramonto, il cielo in fiamme, color di carne viva, diffonde nei suoi marmi un’ombra pura e trasparente. da Città di pane, 1940
scoprendo, mi aumentavano in cuore questo sereno e delicato senso della libertà. Ero incatenato ma libero. da Un delitto cristiano, I, 1944 Abissi azzurri si aprono nel curvo seno della facciata, grotte marine dove pesci luminosi scivolano lentissimi. Compatta città, senza una fessura, senza uno spiraglio, una città di muri lisci, impenetrabili. Costruita tutta di
Ero imprigionato, ma libero. La cella era stretta, buia, sorda, ma io mi ci sentivo come in uno sconfinato, (...) In quel momento una nuvola bianca spuntò di dietro le cupole della chiesa, e si fermò nel cielo turchino, E il Palazzo, nella sera milanese grave di suoni, di odori, di parole, di sentimenti, di sapori, pare un’enorme mattoni, murati l’uno su l’altro, l’uno stretto all’altro... Una città, direi, costruita non da architetti, ma da
immenso, smisurato spazio. La finestra era chiusa da grosse sbarre, protetta da una persiana di vetro opaco, proprio sulla prima cupola dipinta col bianco di calce, gonfia anch’essa come una nuvola, e il cielo cominciò selva di corallo, che a poco a poco s’accende, affonda nella notte, simile a un’enorme testa di Argo dai capomastri e semplici muratori, con l’aiuto soltanto di una squadra e di un filo a piombo. Con un misurato,
chiusa da una rete metallica, ma io mi ci sentivo come davanti a un cielo aperto, a un orizzonte immenso. Lo a poco a poco a mutar colore. Era il vento d’Ischia, il foràneo, che tingeva il cielo di verde. Come fa un fiume mille occhi fosforescenti.13 cauto, ostinato, totale senso del volume e del peso. Talché non solo le porte e le finestre, ma perfino le piazze, le

110 “Ogni uomo è un’isola” Curzio Malaparte - brani scelti da Gianni Pettena - foto Mario Cozzi e Alberto Scribani - inserto staccabile di Firenze Architettura 1.2005 “Ogni uomo è un’isola” Curzio Malaparte - brani scelti da Gianni Pettena - foto Mario Cozzi e Alberto Scribani - inserto staccabile di Firenze Architettura 1.2005 111
strade, i vicoli, sembrano scavati a furia di scalpello e di piccone nella compatta muraglia delle case. Una città come visi umani, aperti e intelligenti, dove il gioco dei marmi, ora bianchi ora neri, ora bianchi ora di quel idea che gli uomini si fanno, e cioè che l’architettura di un luogo si presti a ogni parte del luogo: e per Da Benedetti Italiani, 1961 (postumo)
che ha una sua architettura singolarissima, legata alla natura del materiale con che è stata costruita: l’assenza verde di Prato che par rubato a certa erba, al fogliame dell’alloro, ora di quel grigio azzurro della pietra Capri, che l’architettura così detta caprese si adatti egualmente al versante sul golfo, a quello di Marina Apro la finestra, ed è la notte di Capri sul mare, chiudo la finestra, ed è la notte di Capri nella mia casa
del marmo e della pietra si finisce per non avvertirla più, tanto è naturale la parentela del mattone col legno, là serena, che par rifletta il cielo di seta pallida di Firenze e di Siena, imita i giochi d’ombre e di luci del viso Piccola, a quello idillico, episodeo, di Anacapri, e a quello greco di Matromania. solitaria a picco sul mare, la notte italiana sui libri e sui quadri della mia biblioteca: sulla Spiaggia normanna di
dove le colonne son di tronchi d’alberi, e le architravi di quercia sorreggono severi castelli di terracotta. umano. Nulla, insomma, di quella Toscana leggiadra e crudele che si è spesso tentati di credere uno Qui, nessuna casa appariva. Io ero dunque il primo a costruire una casa in quella natura. E fu con timore Dufy, sui tre Paysages parisiens di Delaunay, sulla giovane donna del Concerto di Kokoschka, sul Déjeuner sur
Una città dove il barocco non è riuscito a penetrare se non per insidia, si direbbe, e con immensa fatica e specchio della vita, dell’umana felicità, e delle cose terrene. reverente che mi accinsi alla fatica, aiutato non da architetti, o da ingegneri (se non per le questioni legali, l’herbe di Pascin, sulla Crocifissione di Chagall; la notte greca di Capri sul mazzo di fiori di Giorgio Morandi,
prudenza, e solo in pochi tratti meno difesi, meno muniti, per quei varchi, per dove penetrano di solito nelle città Qui tutto è sotterraneo, qui la vita si è rifugiata nelle tombe. Le sole città rimaste da quegli antichissimi tempi, per la forma legale), ma da un semplice capomastro, il migliore, il più onesto, il più probo, fra quanti abbia sulla Spiaggia della Versilia di De Pisis, sul pavimento di mattonelle di maiolica bianca con la lira incoronata di
i cavalli di legno. E ci sta a suo rischio e pericolo o, meglio, a suo disdoro. Un tutto, insomma, così compatto, son le necropoli. Le sole città etrusche costruite di pietra, son le necropoli, le città eterne. (...) mai conosciuti. Piccolo di statura, silenziosissimo, poverissimo di gesti e di parole, l’occhio nero coperto da alloro, disegnata da Goethe in margine al manoscritto del Viaggio in Italia. Apro la finestra, e fra poco sarà
così solido, che a toglierne un mattone, uno solo, la città crollerebbe come un castello di carte. Da questa (...) Lì davanti, sull’altra riva, fuma una fornace, e i bei mattoni rossi, ammucchiati in riposata architettura su una palpebra lenta e prudente e saggia, Mastro Adolfo Amitrano cominciò col tastar la roccia con la mano: l’alba. Il cielo è chiaro sui monti del Cilento, bianchi di neve, sulle colonne dei templi di Pesto, là di fronte, e il
immensa catasta di mattoni, ogni tanto, è pur vero, qualche mattone tenta fuggirsene al volo: e a quel primo, una saliente prospettiva d’erba, fanno col prato, di un verde intenso qua e là illanguidito da zone pallide, un allora si scendeva sulla Punta Massullo calandosi lungo uno sperone di roccia a picco. Passavamo là, su promontorio di Agropoli, el il capo Palinuro. Fra poco il sole romperà il guscio dell’orizzonte, e sul mare, il
cento, mille altri tengono dietro, e questa è l’origine delle molte torri di questa città, che la fanno famosa. (...) contrasto risentito e impaziente. Un fianco di quell’architettura di mattoni è più chiaro, quasi giallo, di quel quella punta ventosa, gran parte delle nostre giornate, ed era inverno. Ma egli seguiva le mie parole, le idee monte, le rive, da questo deserto d’acque, di rocce, di pini, di cipressi, di mirti, nascerà la voce dell’uomo.
Su questi immensi, continui muri, la luce non genera colori, ma toni, che è tutt’altra cosa. Il rosso, da padrone giallo papale che sulle prime sembra stonare col colore vivo dell’erba e con gli aurei riflessi del sole, poi, a che gli andavo spiegando sulla casa, approvando o negando. Per mesi e mesi squadre di muratori hanno Esco, ed è già l’alba, m’avvio su per il sentiero che sale a Matromania, e nel prato di asfodeli mi fermo a
di casa, vi si adagia con garbo; e sopra quell’ampio letto si stendono i verdi, i gialli, i bruni, i neri, l’un tono poco a poco, entra nell’intimità del paesaggio, diventa, direi, di casa, s’imparenta con la storia di quel lavorato su quell’estremo davanzale di Capri, finché a poco a poco la casa cominciò a uscir dalla roccia, cogliere una fronda di leccio. Questa fronda è l’immagine dell’Italia, queste foglie verdi, frastagliate come
entra nell’altro, rispettandosi tuttavia a vicenda, in una gradazione di tinte che ha del familiare e del magico... prato, di quella riva erbosa, di quei poggi, di quell’orizzonte. La fornace è rossa e nera, sovrastata da una sposata a quella, e prese forma, si rivelò per la più ardita e intelligente e moderna casa di Capri. Molti eran coste marine, sono l’Italia: che è cosa della natura, un frutto della natura, e gli uomini che nascono da lei sono
Il volume, la forma, il peso, tutto vi è dato dal tono, non dal disegno. Una pittura, si direbbe, tonale: tutta luce, selva di pini che incoronano il ciglio di un colle. Nuvole gonfie, dai contorni netti, si appoggiano ai monti, ai quelli che avrebbero voluto che io concedessi allo stile caprese, senza pensar che è proprio qui, nel cose della natura anch’essi, sono i frutti di questa fronda, sono animali bellissimi, e nel chiarore argenteo
meravigliosamente. Una luce calda, saporosa, se pur lieve, dove predominano il rosa, il verde e il nero che son boschi, alle case, con un’insolenza pigra e sontuosa. Ogni tanto qualche nuvola si muove, entra di sghembo concedere e nel far stile, che io mi rifiutavo e stavo sul mio. Nessuna colonnina romanica, perciò, nessun dell’alba li odo chiamarsi da roccia a roccia, da olivo a olivo, da barca a barca, e hanno voci dolci, lente,
poi i colori di questa campagna emiliana, se vi aggiungi il giallo delle crete sui poggi intorno alla città. Il nell’altra... generando una strana geometria che ha l’innocenza ermetica dei sogni infantili. arco, nessuna scaletta esterna, nessuna finestra ogivale, nessuno di quegli ibridi connubi, tra stile moresco, remote. E non son voci d’uomini, son voci della natura, come la voce del mare, del vento, delle fronde degli
mattino, sui tetti e sui muri, ha riflessi morbidi e stanchi... Un che di preciso e insieme di fantastico è infatti nell’aria...18 romanico, gotico e secessionista, che certi tedeschi, trenta o cinquant’anni or sono, portarono a Capri, alberi, degli uccelli marini, come le voci degli animali che si chiamano dalla terra e dal mare.24 (...)
(...) In nessuna città, come in questa, si avverte la dolorosa assenza di alberi, di acqua, di erba. E dentro la inquinando la purezza e semplicità delle case capriote.
cerchia delle mura pochi i giardini e gli orti: chiusi, quei pochi, fra muri altissimi, magri e deserti. Due o tre da Kaputt, 1944 I problemi da risolvere non erano pochi, e non erano facili. A cominciare dall’orientamento poiché c’era da Un delitto cristiano, 1944
soltanto i parchi pubblici... L’occhio cerca invano un po’ di verde per riposarsi: e solo qua e là, fra mattone e (...) Passeggiammo per qualche tempo nel parco, sotto i pini gonfi di vento, poi Axel Munthe mi condusse scegliere fra due venti, il greco e lo scirocco, che vi battono spesso. E io preferii affrontarli col gomito, per II.
mattone, in qualche invisibile incrinatura del muro, o al riparo di qualche ornato di cotto, scopre con inattesa nella più alta stanza della sua torre. In antico doveva essere una specie di granaio, ora egli ne ha fatto la sua così dire, orientando la casa con gli angoli volti a tagliare i quattro punti cardinali. In quanto alla sua forma, Quando il sentiero che da Tragara prosegue verso Matromania, svolgendosi a picco sul golfo roccioso di
delizia un esile ciuffo di erba, o qualche fungo trasparente, o appena un’ombra, forse verde, forse rosea. (...) camera da letto per i giorni di nera solitudine, quando si chiude lassù come nella cella di una prigione, essa m’era dettata dall’andamento della roccia, dalla sua struttura, dalla sua pendenza, dal rapporto dei suoi Tragara, ai piedi dei Faraglioni e del Monacone, scendendo e risalendo per rocce e valli e botri selvosi o
tappandosi gli orecchi col cotone per non udir la voce umana. (...) sessanta metri di lunghezza con i suoi dodici metri di larghezza. La feci lunga, stretta dieci metri, lunga 54. E nudi scogli a picco sul mare, giunge alla svolta che è sotto il Pizzolugno, l’aspetto del paesaggio cambia
(...) Eran cominciati i giorni chiari e le notti bianche dell’estate finlandese, e le ore mi sembravano poiché, a un certo punto, dove la roccia s’innesta al monte, la rupe si incurva, si abbandona, formando come all’improvviso... È un paesaggio deserto dove l’uomo si sente straniero. Non è più la grazia languida del
interminabili nelle trincee e nei camminamenti del fronte di Leningrado. L’immensa, grigia città, sullo sfondo una specie di collo esile, io qui gettai una scalinata, che dall’orlo superiore della terrazza scende a triangolo.21 golfo di Napoli, ma la dura bellezza e selvaggia della Grecia. Un paesaggio abbandonato, rifiutato
verde dei boschi, dei prati e delle paludi, mandava strani riflessi metallici nel sole notturno: a volte pareva dall’uomo, come Delfo, Micene. Cui l’uomo rinunzia, per sua debolezza, per paura. (Per paura di sé). Rari
una città d’alluminio, tanto il bagliore era dolce e spento, a volte una città di acciaio, tanto il bagliore era Da Kaputt, 1944 sono i passeggeri che si addentrano per quelle rocce e quelle fitte selve di mirti, di ginepri, di lecci, di
freddo e crudele, a volte una città d’argento, tanto il bagliore era vivo e profondo. (...) (...) Dovevo ripartire la mattina dopo per Riga e per Helsinski... Ci avviammo verso il centro della città, io cipressi, fra i quali il pino prorompe solenne e triste. (...) Non v’appaion case, né segni della presenza
(...) La via Kàlevala è stretta, e la facciata della casa, vista di sotto in su, pareva pendere in bilico, incombere camminavo accanto a Louise... Aveva smesso di piovere, le sera era tiepida e chiara, senza luna. (...) dell’uomo, del suo lavoro, della sua vita. La montagna cade a picco sul mare, dalla cresta del Pian delle
minacciosa sulla piccola folla raccolta sul marciapiede di fronte. Era una casa modernissima, costruita con “Perché non viene a passare la sua luna di miele in Italia, Louise?” Noci e di Tiberio, sulla selva di Matromania, e tutta scavata di grotte segrete, profonde, che aggiungono al
grande abbondanza di cristalli e di acciai cromati: e le antenne della radio irte sul tetto, la bianca facciata “Ah, lei sa già che mi sposo? Da chi l’ha saputo?” misterioso e pauroso di quei luoghi. Come spaurito di quella selvaggia natura, lo sguardo si ritrae dal
nuda e liscia, dove le innumerevoli orbite di vetro delle finestre specchiavano il chiaro cielo notturno con un “Me lo ha detto l’altro giorno Agata Ratibor. Venga a Capri, a casa mia. Io sarò lontano, in Finlandia, sarà lei la monte, si allontana per un’immensa e dolcissima prospettiva d’acqua, di cieli, di isole remote, di remote
gelido nitore d’alluminio... uno spettro modernissimo, quale sembrano evocare le architetture di Le Corbusier, padrona di casa. La luna, a Capri, è veramente dolce come il miele”.22 (...) rive, delicate nella luce rossa e grigia, tenuissima. L’occhio trascorre dal golfo di Castellamare, da Sorrento,
la pittura di Braque e di Salvador Dali, la musica di Hindemith e di Honegger: di uno di quei nichelati spettri al ciglio verde della montagna di Agerola, al clivio di Ravello lontanissimo, alle lontananze delicate e grigie
‘streamlined’, che appaiono talvolta sulla funebre soglia dell’Empire State Building, o sull’eccelso cornicione da La pelle, 1949 del golfo di Salerno. Nei giorni chiari, proprio di faccia, è visibile oltre il golfo la costa di Pesto, oltre la foce
del Rockfeller Center, sulla tolda di un transatlantico o nella gelida luce azzurrina di una centrale elettrica. (...) (...) Era il tramonto, e il mare prendeva a poco a poco il colore del vino, che è il colore del mare in Omero. del Sele, oltre Agropoli: e in certe ore del mattino, quando l’aria è trasparente, si vedono rosseggiare, sulla
(...) Al principio della guerra mi trovavo a Napoli, al tempo dei primi bombardamenti aerei. Una sera mi recai Ma laggiù, fra Sorrento e Capri, le acque e le alte rive scoscese e i monti e le ombre dei monti si riva sabbiosa (un’apparizione misteriosa, quasi un ricordo), le colonne dei templi di Pesto.
a cena a casa di un mio amico, che abita al Vomero. Il Vomero è quell’alto ciglio che domina la città, dal accendevano lentamente di un vivo color di corallo, come se le selve di coralli che coprono il fondo del In quella parte dell’isola, la particolare bellezza di Capri esprime con libera intensità la sua profonda,
quale si stacca e scende in mare la collina di Posillipo. Il luogo è incantevole, e fino ad alcuni anni or sono golfo emergessero lentamente dagli abissi marini, tingendo il cielo dei loro riflessi di sange antico. La dolorosa tristezza. L’uomo, di fronte alla natura, è per sé stesso vile. Accetta la bellezza senza lotta, senza
era un paese agreste, sparso di casette e di ville smarrite nella verdura. Ogni casa aveva il suo orto: un po’ scogliera di Sorrento, folta di giardini d’agrumi, sorgeva, lontana, dal mare, come una dura gengiva di resistenza, come un dono felice. (...)
di vigna, qualche olivo, e terrazze dove fiorivano le melanzane, i pomidoro, i verzi, i piselli, dove odoravano il marmo verde: che il sole morente feriva obliqua dall’opposto orizzonte con le sue stanche saette, traendone III.
basilico, le rose e il rosmarino. Le rose e i pomidoro del Vomero non cedevano per bellezza e per fama alle il dorato e caldo bagliore delle arance, e i freddi, lividi lampi dei limoni. Il paesaggio si appoggiava dolcemente al vetro della finestra, con le sue delicate tinte di pastello sbiadito.
antiche rose di Pesto e ai pomidoro di Pompei. Oggi gli orti son mutati in giardini. Ma tra gli enormi edifici Simile a un osso antico, scarnito e levigato dalla pioggia e dal vento, stava il Vesuvio solitario e nudo L’alta parete rocciosa di Matromania faceva da quinta al remoto abbandono della costa di Amalfi,
di cemento e di vetro qualche antica villa e qualche umile casa di contadini sopravvivono, e ogni tanto il nell’immenso cielo senza nubi, a poco a poco illuminandosi di un roseo lume segreto, come se l’intimo fuoco del pallidissima nel cielo di un verde tenue, venato di lievi cicatrici rosee. Cosimo era seduto sul divano, nella
verde di un orto solitario stinge dolcemente sul pallido, immenso azzurro del golfo: laggiù, di fronte, Capri suo grembo trasparisse fuor della sua dura crosta di lava, pallida e lucente come avorio; finché la luna ruppe “corte”, quasi immerso nel paesaggio appoggiato al vetro del finestrone. Si cominciò a muovere piano piano,
sorge dal mare in una caligine argentea; a destra Ischia, e il suo alto Epomeo, a sinistra la costa di Sorrento, l’orlo del cratere come un guscio d’uovo, e si levò chiara ed estatica, meravigliosamente remota, nell’azzurro su un fianco, cercando di non respirare. Si alzò in piedi, mosse qualche passo sul lastricato del pavimento.
appaiono attraverso lo specchio trasparente del mare e del cielo...19 (...) abisso della sera. Salivano dall’estremo orizzonte, quasi portate dal vento, le prime ombre della notte. (...) La suola di gomma delle sue scarpe da tennis aderiva strettamente alla superficie ruvida della pietra di
(...) Il mare, aggrappato alla riva, mi guardava fisso. Mi guardava fisso con i suoi grandi occhi verdi, ansando, Massa. Gli pareva di far fatica a camminare... si avvicinò in punta di piedi alla porta che dà sul corridoio
LA CASA E IL CONTESTO NATURALE come una bestia aggrappata alla riva: mandava un odore strano, un forte odore di bestia selvatica. Lontano, interno, sulla piccola anticamera interna. Nella penombra dell’anticamera intravide gli aspetti familiari delle
Il mondo è lo scrittore che lo crea (da Brano senza titolo, 1947) verso l’occidente, dove il sole già declinava in un orizzonte caliginoso, dondolavano ancorati al largo del porto due stampe colorate di Alessandro di Russia. (...) In quel suo primo tentativo quasi inconscio, in quel suo
L’altra notte, a un certo punto, alzai il viso e deposi la penna sul tavolo... il mare urlava sotto le mie finestre, centinaia e centinaia di piroscafi, avvolti in una densa foschia grigia, rotta dal bianco bagliore dei gabbiani. Altre primo istinto, in quel suo primo incerto e pallido tentativo di volontà, e di azione, egli si aggrappava
Orione già camminava in bilico sul filo dell’orizzonte. Scrivere, dissi, scrivere: la gioia dello scrittore non è navi solcavano remote le acque del golfo, laggiù, nere contro l’azzurro spettro trasparente dell’isola di Capri: e inconsapevolmente a tutti gli appigli che gli capitavan sotto mano nel breve tragitto dalla corte alla stanza di
(...) Il cielo si accende di colori violenti, le crete biancheggianti delle colline si tingono a poco a poco di soltanto nello scrivere, nel creare immagini e forme, nell’esprimere il suo mondo segreto, il mondo nel quale una tempesta che saliva da scirocco, ingombrando a poco a poco il cielo (erano nubi livide, spaccate da lampi Lavinia. Ora era fermo davanti alle due stampe appese al muro... Si mise a ridere, mordendosi il dorso della
riflessi di fiamma. Le nuvole paion volute di fumo, qualcosa brucia nell’orizzonte, forse un fienile, forse un egli vive. La gioia dello scrittore, la più alta e la più pura, è nella coscienza del potere che lo scrittore ha sul sulfurei, da improvvise, sottili incrinature verdi, da accecanti neri bagliori), spingeva innanzi a sé bianche vele mano sinistra appoggiata al muro. E a un tratto tornò indietro. Aprì adagio adagio la porta, si fermò sulla
campo di stoppie. Il mattone comincia a cuocere nella rossa sera, tutta la città lievita come se le case, i mondo, sulla vita sociale e morale di tutti gli uomini, anche di coloro che non lo leggono. Più di ogni altra smarrite, che cercavano scampo verso il porto di Castellammare. La scena era triste e viva, con quelle navi soglia, misurò con lo sguardo l’immenso salone. (...)
plazzi, le torri, fossero di pasta, e quando la notte s’apre a oriente, simile a un forno, e il riverbero del arte, più della scultura, più della pittura, dell’architettura, della musica, l’arte dello scrivere crea e trasforma fumose in fondo all’orizzonte, quelle vele fuggenti innanzi al balenar verde e giallo della nera tempesta, con
tramonto fiammeggia in quella nera bocca, Bologna sembra un’immensa forma di pane appena sfornata, e il mondo a propria immagine (...) Il mondo è lo scrittore che lo crea. 20 quella remota isola errante nell’abisso azzurro del cielo: era un paesaggio mitico, e in margine a quel paesaggio
un grato odore di pane si spande tiepido per la pianura.16 Andromeda incatenata a uno scoglio piangeva, chi sa dove, Perseo, chi sa dove, uccideva un mostro. (...)
Ritratto di pietra, 1940 (...) Durante i giorni ch’egli trascorreva nella mia casa di Capri, il Generale Cork si alzava all’alba, e, solo,
da Cielo e terra, 1938 (Una casa tra greco e scirocco) andava a spasso nel bosco dalla parte dei Faraglioni, e si arrampicava su per le rocce che cadono a picco sulla
(...) Per quanto siano particolarmente visibili nei Toscani un certo orgoglio, una certa intima persuasione della Il giorno in cui io mi son messo a costruire una casa non credevo che avrei disegnato un ritratto di me mia casa dalla parte di Matromania, o, se il mare era calmo, usciva in barca con me e con Jack a pescare tra gli
propria superiorità sulle stesse forze naturali alle quali soggiaciono, e contro le quali stanno in perpetua lotta, stesso. Il migliore di quanti io non abbia disegnati finora in letteratura. Da tutto ciò che vi è di autobiografi- scogli sotto il Salto di Tiberio. Gli piaceva sedere alla mia tavola con me e con Jack davanti a un bicchiere di
un certo, direi, disprezzo per tutto ciò che sfugge al dominio della loro cauta e parsimoniosa ragione, è chiara co nelle opere di ogni scrittore, è facile trarre gli elementi, le linee del suo ritratto morale. Anche dalla mia vino di Capri, spremuto dai vigneti del Sordo. La mia cantina era ben fornita di vini e di liquori, ma al miglior
tuttavia in loro quella modestia che nasce dal senso delle proporzioni, dei rapporti, delle parentele. Il mondo in opera letteraria è facile trarre le linee del mio viso morale. Ma non posso dire che i miei libri diano di me un Borgogna, al miglior Bordeaux, al vino del Reno o della Mosella, al più regale Cognac, egli preferiva il semplice,
cui i Toscani vivono è un mondo umano, il più umano fra tutti quelli nei quali vivono i vari popoli. Un mondo ritratto essenziale, nudo, senza ornamenti, quel ritratto che ogni scrittore idealmente si prefigge di sé. Uno schietto vino delle vigne del Sordo, sul Monte di Tiberio. La sera, dopo cena, andavamo a sdraiarci davanti al
dove ogni oggetto, ogni persona, ogni elemento, ogni forza, ogni animale o pianta, ha il suo posto, non scrittore dipinge sempre se stesso, in un certo senso, anche quando descrive un oggetto, un albero, un camino, sulle pelli di camoscio che coprono le lastre di pietra del pavimento: è un immenso camino, e in fondo
assegnato dalle sole leggi della natura, ma dalle leggi dell’uomo, da quelle, specialmente, cui presiede la animale, una pietra. Quando io scrivevo “Donna come me”, ad esempio, era il mio ritratto che io dipingevo al focolare è murato un cristallo di Jena. Attraverso le fiamme si vede il mare sotto la luna, i Faraglioni sorgenti
particolare ragione dei Toscani, una ragione senza fantasia. Tutto è governato, in quel mondo, non soltanto da in quell’essere strano, che prendeva dal cavallo, dal cane, gli elementi della sua forma interiore, il calco del dalle onde, le rocce di Matromania, e il bosco di pini e di lecci che si stende dietro la mia casa. (...)
leggi fisiche, ma da norme morali: dalle regole di un’architettura che è la stessa per le cupole, gli archi, le proprio mondo interno. Fra tutti gli scrittori italiani, credo di essere fra quelli, assai pochi, che più hanno (...) Un giorno, a Capri, la mia fedele housekeeper, Maria, venne ad avvertirmi che un Generale tedesco,
case, le forme e i colori dei monti e degli alberi, i pensieri, le azioni e i sentimenti degli uomini.17 (...) avuto il coraggio di mostrare quali sono. accompagnato dal suo aiutante di campo, era nell’atrio, e desiderava visitare la casa. Era la primavera del 1942,
Ma non m’era mai avvenuto di mostrare quale io sono, come quando mi sono provato a costruire una casa. poco prima della battaglia di El Alamein, la mia licenza era finita, il giorno dopo dovevo partire per la Finlandia.
da Benedetti italiani, 1961 (postumo) E benché siano molte, e strane le prevenzioni che uno ha dell’architettura, considerata un tabù, un’arte (...) Andai incontro al Generale tedesco, lo feci entrare nella mia biblioteca... lo accompagnai di stanza in stanza
(...) Un contadino, davanti alla sua casa non ha una piazza, ha il campo. Da qui viene l’origine del nome ‘campo’ difficile, etc., io mi accinsi alla prova con un coraggio e una decisione, che nessuna difficoltà, nessuna per tutta la casa, dalla biblioteca alla cantina, e quando tornammo nell’immenso atrio dai finestroni aperti sul
che i veneziani danno alle loro piazze. Si affacciano sulla piazza come i contadini si affacciano sul loro campo. ostilità sono riusciti mai a diminuire. E prima fu la scelta del luogo dove costruire la casa. V’era a Capri, più bel paesaggio del mondo, gli offrii un bicchiere di vino del Vesuvio, dei vigneti di Pompei. Disse “Prosit”
Guardano il cielo, l’aria libera, lo spazio. Nella loro coscienza, in fondo alla loro memoria antica, la piazza nella parte più selvaggia, più solitaria, più drammatica, in quella parte tutta volta a mezzogiorno e ad levando il bicchiere, bevve tutto d’un fiato, poi, prima d’andarsene, mi domandò se avessi comprato la mia
rievoca il campo, la campagna, gli alberi; i canali, che si chiamano ‘rio’, che è il nome dei fossi nelle campagne oriente, dove l’Isola da umana diventa feroce, dove la natura si esprime con una forza incomparabile, e casa già fatta, o se l’avessi disegnata e costruita io. Gli risposi - e non era vero - che avevo comprato la casa
venete, ricordano loro i fossi. I vicoli senza uscita son come i rami secchi di un albero, ed essi li chiamano rami. crudele, un promontorio di straordinaria purezza di linee, avventato in mare come un artiglio di roccia. già fatta. E con un ampio gesto della mano, indicandogli la parete a picco di Matromania, i tre scogli
I rami dell’antica boscaglia che tuttora vive nel fondo della loro memoria. A certe calli i veneziani danno il nome Nessun luogo, in Italia, ha tale ampiezza d’orizzonte, tale profondità di sentimento. È un luogo, certo, solo giganteschi dei Faraglioni, la penisola di Sorrento, le isole delle Sirene, le lontananze azzurre della costiera di
di ‘salzada’: in ricordo delle stradette di campagna fiancheggiate di salici. Lo stesso nome di corte, che essi adatto per uomini forti, per liberi spiriti. Chè facile è lasciarsi dominare dalla natura, diventarne lo schiavo, Amalfi, e il remoto bagliore dorato della riva di Pesto, gli dissi: “Io ho disegnato il paesaggio”.
danno non ai cortili, ma a certi spiazzi aperti fra le case, ricorda loro le ‘corti’ che si aprono fra le braccia dei lasciarsi stritolare da quelle fauci delicate e violente, farsi ingoiare in quella natura come Jona nella balena. “Ach, so!” esclamò il Generale Rommel. E dopo avermi stretta la mano, uscì.
loro casolari, nella campagna veneta, quel che in Toscana ha il nome di ‘aia’, dove battono il grano, spogliano il Mi apparve chiaro, fin dal primo momento, che non solo la linea della casa, la sua architettura, ma i Io rimasi sulla porta a guardarlo mentre saliva la ripida scala, tagliata nella roccia, che dalla mia casa porta a
granturco e si riuniscono nelle sere d’estate a godersi il fresco che scende dai monti. (...) materiali con cui l’avrei costruita, avrebbero dovuto esser intonati con quella natura selvaggia e delicata. Capri. A un tratto lo vidi fermarsi, volgersi di scatto, fissarmi a lungo con un duro sguardo: poi voltarsi e
(...) Nulla di quella vanità, che spinge gli uomini tutti, e anche i toscani, a costruire palazzi, e chiese, e Non mattoni, non cemento, ma pietra, soltanto pietra, e di quella del luogo, di cui è fatta la roccia, il monte. andar via.23 (... )
monumenti, a dipingere muri che tutti posson vedere, ad architettare facciate di chiese e di palazzi che son E come nessuna concessione poteva da me esser fatta alla natura, così nessuna concessione a quella falsa

112 “Ogni uomo è un’isola” Curzio Malaparte - brani scelti da Gianni Pettena - foto Mario Cozzi e Alberto Scribani - inserto staccabile di Firenze Architettura 1.2005 “Ogni uomo è un’isola” Curzio Malaparte - brani scelti da Gianni Pettena - foto Mario Cozzi e Alberto Scribani - inserto staccabile di Firenze Architettura 1.2005 113
IV.
Il cielo s’incrinò a un tratto, e dal labbro della lieve ferita
uscì a poco a poco un paesaggio triste e severo, un
ordine di colonne rossastre sullo sfondo azzurro dei
monti. Erano le colonne dei templi di Pesto, di contro ai
monti del Cilento, bianchi di neve. Il cielo era di una
purezza spettrale, sembrava un cielo di plenilunio. Quasi
una macchia il sole pendeva dall’arco azzurro, dello
stesso colore del cielo, forse un poco più opaco. E non
dava ombra... Un profondo silenzio era sospeso come
una luce sul mare. Solo il grido dei gabbiani rodeva ogni
tanto l’orlo di quel silenzio... Gli alberi sorgevano
lentamente nella luce intensa, diffusa, ingigantivano, si
addensavano in macchie di un verde denso, umido,
profondo. Anche le rocce emergevano dai fianchi del
monte, gli arbusti, i cespugli, i fili d’erba. Paolo
camminava lungo il sentiero che sale a Matromania, e
proprio nella selva di asfodeli, che si stende dal piede
degli olivi del Massullo verso Matromania, udì un sibilo
lieve, un richiamo dolce e sottile, udì frusciare nell’erba,
si fermò, rimase in ascolto. (...)
V.
(...) L’aria era serena, il cielo puro. Ma ogni tanto qualche
improvviso soffio di vento, uscito chi sa di dove, penetrava
acuto come una lama di coltello dentro le macchie d’erba
e di rovi, sibilando. Nubi di polvere si alzavano lontano, dal
nudo monte del Deserto, era una polvere rossa, che si
spandeva sul mare, nel vento di greco... Poi, una mattina,
dopo tre giorni di attesa inquieta, il mare prese un colore
scuro e denso, di un bel turchino triste, lucidissimo. Il
vento di grecale vi trascorreva sollevando veli d’acqua e di
schiuma bianchi, pareva un ghiacciaio, l’immensa distesa
di un ghiacciaio all’annuncio primo della tormenta. Eppure
la natura intorno era calma, se non serena. La voce dei
grilli al calar del sole risuonava acuta, allegra, giovanile,
spensierata, era una voce giovane, un canto fiducioso e
tenero. Il canto incrinava il cristallo puro della notte. Erano
gli ultimi giorni di luna, la luna sorgeva assai tardi, nel cuor
della notte, tramontava nel chiarore bianco dell’alba. (...)
VI.
(...) Stefano usciva all’alba, si arrampicava sulle rocce,
andava a vedere il refrigerio che la notte aveva apportato
agli alberi e alle piante e agli animali. Il cielo si tingeva di
rosa, deliziosamente, dietro lo schermo vitreo dei monti
del Cilento... Il mare era teso come una tela di seta, i
gabbiani gridavano dal Monacone, senza avventurarsi
nell’aria già calda. Dietro il “castello”, verso settentrione,
le piante non avevano sofferto. La terra vi è grassa,
profonda, e l’ombra della costruzione massiccia vi
tratteneva gelosamente l’umidità. (...) Ed era in quelle ore
della prima mattina, che Stefano assaporava la severa
purezza della natura e quel senso mortale, funebre, della bellezza dell’isola. Alla ineffabile dolcezza del alla ‘corte’, con le spalle appoggiate al muro, il piede destro un po’ più avanti del sinistro, e a un tratto si Lettera a Maria Montico, 1941 senz’acqua d’estate.
paesaggio della costiera di Sorrento e di Amalfi, quelle lontananti prospettive argentee e azzurre, quella mosse, lentamente, La luce che, rimbalzando sul mare, veniva a frangersi nel soffitto e di lì pioveva sul Capri, 30 novembre 1941 XX 13° L’ultimazione della terrazza esterna è importantissima, perché permetterà la raccolta dell’acqua piovana
diffusa, aerea, sospesa caligine argentea e verde nell’aria, quel delicato suggerir di piani remoti, uno stinto pavimento, lo illuminava in pieno. E così si fermò, guardò giù il mare. Una lieve brezza increspava le onde. Cara Maria, nella cisterna piccola, la quale dovrà servire ai lavori di intonacamento della casa.
sull’altro, fino alle quasi invisibili montagne dell’interno..., la nuda, aspra, dura, severa, funebre nudità di Tramontana. Un po’ di bracia palpitava nel grande camino. Non son fatto per questo, si disse. Provava un durante la mia assenza, la prego di curare perché siano condotti a termine, o comunque eseguiti, i lavori di cui 14° A poco per volta faccia portare giù in cantina le bottiglie in deposito in casa Amitrano.
Capri, quella precisa, immediata, definitiva presenza di acque, di scogli, di alte pareti di rocce precipiti, sentimento strano, giovanile. Da bambino, gli pareva di giocare. Senza accorgersi attraversò il salone, il segue l’elenco, raccomandandosi per l’esecuzione a Mastro Amitrano e a Ciro. 15° Tutte le mattine, quando piove, accenda la stufa nel mio studio, in modo che la stanza si mantenga
quelle rupi a picco, quelle macchie di verde nei crepacci del monte, quell’improvviso trascolorar argenteo di corridoio, l’anticamera, spinse la porta della stanza di Lavinia...25 (...) 1° Il tappezziere deve fare la tenda nel mio studio, lunga fino a terra, e della larghezza indicata dal segno in sempre asciuttissima, e così i libri, quando verranno, non troveranno umidità e non soffriranno, come pure
olivi contro la rossa e dura roccia, quell’argenteo verde trascolorar dei rosmarini, quei bianchi cieli stellati lapis da me tracciato sul muro. non soffrirà la grande stampa alla parete. Nei giorni di bel tempo, accenda la stufa due giorni la settimana. Ma
delle selve di asfodeli lungo il sentiero di Matromania e, a ponente, l’architettura guerriera, mitica dei da Calagrande all’Argentario, 1937 2° Il tappezziere deve fare le tende nel salone con la stoffa esistente: la stoffa è piuttosto scarsa, ma ciò non l’accenda per tutta la giornata, non per un’ora sola.
Faraglioni, facevan duro contrasto, creavano all’improvviso, all’occhio e allo spirito distratti e migranti nella (...) Ad ogni passo mi veniva incontro un’aria densa di odori violenti dove il sentore acuto del vento si deve impedire che le tende siano eseguite. Vuol dire che verranno senza cannoli. Ciò non ha importanza, 16° Mantenga sempre puliti i fori d’innesto dei ferri delle finestre, in modo che le finestre si possano chiudere
delicatezza del remoto paesaggio oltremarino, un paese non di amanti, non di amori, ma di spettri, di nudi mescolava a quello dei licheni, degli aranci, dell’uva... L’odore caldo del mare si alzava davanti a me, come un poiché le tende saranno quasi sempre aperte. benissimo.
spiriti in lotta. (...) È qui che Stefano si sentiva finalmente in accordo con la natura. È qui che la coscienza alto muro. (...) 3° Il tappezziere deve fare la tenda nella mia camera da letto, lunga fino a terra, e della larghezza delle prime 17° Il fabbro Massimino di Anacapri ha avuto i soldi in acconto per gli scaffali di ferro nella cantina. Lo
della sua impurità cessava di umiliarsi, diveniva attiva. (...) Così piccola cosa è l’uomo, e i suoi sentimenti più (...) Lì enormi rupi piombavano a picco sul mare. È come una conca, un arco che per lungo tratto abbraccia due tende del mio studio, con quella stessa stoffa. E così pure la tenda nella stanza della favorita. solleciti, perché la cantina senza scaffali è un disastro. Come pure lo solleciti per la rete alla finestra della
profondi e più veri, a confronto con quel gelido riserbo della natura, con quella attesa immota... Il belar di un profondissimo specchio d’acqua, dove le barche dei pescatori trovan rifugio nei giorni di tempesta: i due 4° Il tappezziere deve coprire i tre divani. cantina: se no, entrano i topi.
qualche capra spersa sul monte, il suono di voci che sale dal mare, voci di pescatori modulate su una lunga promontori che terminano l’arco stringono lo specchio marino come nelle morse di una tenaglia, e pareva 5° Il falegname deve ultimare l’osteria e il camino, deve ultimare lo studio (sostituire la cornice alla libreria, 18° Copra il prosciutto con un velo, per evitare che ci si posi il moscone.
nota acuta, il cigolio dei remi negli scalmi; lo stridere dei gabbiani roteanti intorno alla cima dei Faraglioni, infatti di udire uno scricchiolio strano (era certo lo strepito delle onde contro gli scogli), simile allo nel punto in cui si è rotta, verso la stufa, applicare la cimosa sulla scrivania, sotto l’orlo della finestra, e la 19° Solleciti Ciro perché metta i bagni di marmo. Li voglio trovare al mio arrivo. Ciò renderà abitabile il piano
l’ombra del falco raggiato di sole, a picco sul mare, e il battere ritmico delle onde sul tamburo del mare, ... il scricchiolio di una lastra di materia dura stretta fra le morse di una tenaglia.26 (...) persiana e la pedana sotto la scrivania) e togliere la linea barocca alle porte di Guardascione (quelle del superiore (mi organizzerò provvisoriamente, col mio letto di giù, la stanza della favorita) e permetterà di
mormorio del vento negli alberi, e quei gridi improvvisi dolorosi, subito spenti nel gran silenzio azzurro piano nobile). Per questi lavori non è necessaria la mia presenza. mettere il passamano alla scala-stradetta. Se il marmista non ci si ritrovasse con i marmi, chiami Castello, che
intorno... (...) da La tempesta, 1940 6° Ciro deve far chiudere i margini sotto i finestroni, e applicare lo stucco a vernice sotto i cristalli, all’esterno, mi ha aiutato a fare il disegno, e può aiutare il marmista.
VII. (...) Stefano si andava talvolta abbandonando ai pensieri più inconsueti, nelle ore notturne che egli trascorreva come promesso da Mastro Giovanni. 20° Scriva ogni tanto al vetraio Lettera per gli specchi. Mi faccia la cortesia, quando riceverà i soldi, di
Cosimo uscì e la seguì di lontano. Lavinia camminava sulla terrazza, si stagliava contro il cielo nero. Era nella immensa corte del ‘castello’ seduto davanti ai cristalli, di fronte alla pura e immota fuga delle rive e delle 7° Il falegname deve dar la cera alla scala mia, la cera alla scala di servizio, raschiare e dar la cera al ordinare a Lembo due vetri della grandezza delle finestrine dei bagni degli ospiti (le finestrine in alto sul
vestita di bianco, pareva una statua. Il vento le gonfiava i capelli, era come un’apparizione. (...) Fu allora che acque, nella luce fredda degli astri, nel loro riverbero nel mare. (...) pavimento dell’osteria, riguardare e aggiustare le porte sbagliate. corridoio) e li faccia mettere. Così non si sentiranno più gli ospiti lavarsi. Li ordini spessi, i vetri, così
Cosimo osservò la grande nuvola nera che incombeva sul mare. Era una grande nuvola color pece, densa (...) Si metteva a ridere, guardandosi intorno, sentendo quella presenza di sé, quella presenza estranea di sé, a 8° Ciro deve far mettere i sifoni - o cassette - in tutti i bagni. Stia bene attenta al cattivo odore. Ho già detto attutiranno i rumori.
lucente, la sua ombra cadeva a picco sul mare sconvolto e sul tetto di quella nuvola una luce rosea sé medesimo, presente e sensibile. Spesso si addormentava davanti al cristallo, e si svegliava all’alba, nel a Mastro Adolfo che lui mi deve fare il piacere di eliminarmi questo grave inconveniente, di chiunque sia la 21° Sorvegli Cerrotta per il maiale. Quel fesso è capace di farlo morir di fame. Vada a trovare Guglielmo [il
splendeva, era la luce della luma, che a poco a poco saliva dalle profondità del cielo. Di contro a quel cielo tramonto della luna. Usciva allora sulla terrazza del ‘castello’ e lì, davanti a quella morte dolcissima della notte, responsabilità. maiale] ogni tanto.
tempestoso, la muraglia di Matromania si drizzava dura e minacciosa, tutta percorsa da lenti guizzi bluastri, davanti a quel labbro orientale che si tingeva di rosa, a quella bocca ancora immersa nell’ombra che a poco a 9° Ciro deve far mettere il pavimento (pietre e mattoni) sulla terrazza esterna, e sui pianerottoli esterni. 22° Se il prosciutto si guasta, mangiatelo.
da enormi e profonde vene verdi. Il sommo della muraglia era avvolto in gialli vapori, che il vento poco si accendeva, si muoveva, e le parole giungevano dapprima indistinte, fino al grido, al primo grido rosso 10° Mastro Adolfo deve far mettere il passamano alla scala-stradetta, di legno nei punti meno pericolosi, di 23° Cerchi di lasciarmi una delle due forme di lardo croato.
scomponeva rabbioso, come una capigliatura. Il mare urlava, e quel grido lungo, insistente, doloroso, dava del giorno sul mare cinereo (...) ferro nell’ultimo tratto e, se ne avanza, anche presso la roccia a punta a metà scala. Deve far mettere anche 24° Quando verranno i tappeti, li metta all’asciutto. Li poseremo per terra al mio ritorno, a stagione buona.
alla scena selvaggia della tempesta un accento di pietà, un delicato tono, quasi una voce triste e dolce. (...) (...) Si udiva il mare battere fiaccamente contro lo scoglio, l’acqua, l’onda dentro le cavità della roccia faceva il cancello a metà scala. 25° Importante! Per illuminare le statue, ci vuole una lampada dall’alto, a circa trenta-quaranta centimetri sulla
Stefano era disteso fra i mirti, e guardava Lavinia muoversi lentamente sull’immensa terrazza, camminare nel una musica dolce e triste, quasi la voce di un animale. Il mare respirava lento dietro la porta, come una 11° Stia attenta alle macchie di umido che si formano sui muri. Se son basse, è segno che provengono dal testa delle statue; al centro, in alto. Bisogna che Vittorio l’elettricista mi metta l’attacco per questa lampada.
nero vento della tempesta, inciampare ogni tanto nel rauco respiro delle onde che saliva dal mare selvaggio. mucca. Gli astri, nel cielo altissimo, e puro, splendevano intensamente, senza tremolare, con una loro fissità basso, se son alte, provengono dall’alto. Sorvegli i punti di innesto dei ferri della ringhiera della terrazza nel L’attacco deve essere comandato dalle due porte d’ingresso del salone.
IX. immota che ne accresceva lo splendore, dava un che di misterioso e di intenso al loro fisso splendore. Un pavimento della terrazza stessa. È di lì che passa l’umido. 26° Faccia comperare un coniglio maschio e due femmine, e li faccia mettere sul roccione, in cima. Ciro sa
Debbo ricominciare da capo, si disse, son partito col piede sbagliato. E come uno che si prepara a partire fuoco era acceso sulla sommità dei monti, laggiù dietro Pesto. Era un fuoco pallido, in astro esangue.27 (...) 12° Faccia mettere il quadro elettrico, e il motore della cisterna. Si ricordi, che passato l’inverno, la dove. Così in pochi mesi avremo conigli a bizzeffe.
per una corsa, che allunga il piede innanzi, l’altro dietro, e si curva in avanti, teso, Cosimo si mise in fondo cisterna deve essere pulita e piena d’acqua, e che nessuno deve più tornarci. Altrimenti rimarremo 27° Quando saranno andati via gli scalpellini, faccia pulire tutto intorno alla casa, ma pulire sul serio, per

114 “Ogni uomo è un’isola” Curzio Malaparte - brani scelti da Gianni Pettena - foto Mario Cozzi e Alberto Scribani - inserto staccabile di Firenze Architettura 1.2005 “Ogni uomo è un’isola” Curzio Malaparte - brani scelti da Gianni Pettena - foto Mario Cozzi e Alberto Scribani - inserto staccabile di Firenze Architettura 1.2005 115
evitare che si formino le zanzare e le mosche. amarezza. Sono salito con lei, andato da Cianca, poi a cena all’Ercolano dove ho avuto un incidente con
28° Faccia raschiare e pulire con cera la tavola della panca davanti al camino. una delle tante sporche spie americane. Alle 23 tornato a casa.30
29° Nel caso ci siano ospiti, non serva la colazione a letto la mattina. Ma la prepari nell’osteria, con tutti i
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bricchini, etc. Gli ospiti, chiunque essi siano, faranno colazione dopo essersi lavati e vestiti, tutti insieme. Si da Gli ultimi giorni di Capri (1944), in E. Ronchi Suckert, “Malaparte”, vol. VI,
ricordi che in una casa signorile si fa così. Ponte alle Grazie, Firenze 1993.
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30° Si fissi un giorno alla settimana di vacanza, per esempio la domenica. Anche se ci sono ospiti. Nel qual Poesia Mattino a Marina Corta (1934), in E. Ronchi Suckert, “Malaparte”, vol. III,
caso, prepari il sabato da mangiare (freddo: carne fredda, etc.) e così la domenica lei è libera. Può darsi che Ponte alle Grazie, Firenze 1992.
3
per la domenica gli ospiti vadano a mangiare in paese. Si ricordi che in tutte le case inglesi la domenica si Poesia Isola (1934), in “L’Arcitaliano e tutte le altre poesie”, Vallecchi, Firenze 1963.
4
mangia freddo, appunto per questa ragione. Dunque non è mancar di riguardo agli ospiti eventuali, chiunque da Kaputt (1944), in C. Malaparte, “Kaputt”, Aria d’Italia, Roma-Milano 1948,
essi siano. pp.460-461.
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31° Tolga il suo mangiare per sé, prima di portare in tavola. Se lo ricordi. da La passeggiata, racconto in “Fughe in prigione” (1936), in ‘Il meglio dei rac-
32° Cerchi di essere sempre vestita, o con un grembiule (se ne faccia fare, o bianchi, o verdi, o rossi, o azzurri conti di Curzio Malaparte’, Oscar Mondadori, 1991.
6
etc.) o col vestito croato. Il grembiule deve essere ampio e lungo. Lei non lo vuole capire, ma sta molto meglio da Brano senza titolo (Ed ora eccomi qui, su questa piccola isola di Lipari ...,
così. Lei ha un po’ l’abitudine di andare in giro per la casa vestita come Dio vuole. 1934), in E. Ronchi Suckert, “Malaparte”, vol. III, Ponte alle Grazie, Firenze 1992.
7
33° Prenda una donna per lavar la biancheria pesante. da Il lebbroso di Lipari (1934), in E. Ronchi Suckert, “Malaparte”, vol. III, Ponte
34° Faccia portare il carbone a casa. Si provveda di legna. Bisogna che ci sia sempre legna in abbondanza. alle Grazie, Firenze 1992.
8
Caso mai telefoni al padrone del ristorante Campanile, al marito di Maria, Signor Cannavale. È lui che vende la Brano da La pelle (1949), in C. Malaparte, “La pelle”, Aria d’Italia, Roma-Milano
legna. Non si fidi della pigrizia di Ciro, che dice sempre “domani”. 1949, pag. 201
9
35° Se vengono i libri, li tolga dalle casse e li disponga nella libreria . Li mettrò in ordine io, per materie, al mio da L’isola di pietra galleggiante (1934), in “Il Corriere della sera”, 28 novembre 1934.
10
ritorno. da Axel Munthe e gli uccelli (1938), in “Il Corriere della sera”, 27 aprile 1938.
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36° Se viene Margherita, si faccia sempre vedere vestita bene. Margherita è austriaca, e dà molta importanza da Un delitto cristiano, I (1944), in E. Ronchi Suckert, “Malaparte”, vol. VI, Ponte
a queste cose. Che sono molto più importanti per lo stile di una casa signorile (tipo castello come il Massullo) alle Grazie, Firenze 1993. L’autrice riporta di seguito (pp. 527-541) nove diversi
di quanto lei non creda. inizi per “Un delitto cristiano”.
12
37° Quando il pavimento è finito, e asciutto, metta pure il tavolone sulle due colonne-base. Lo metta parallelo da L’isola di Adamo ed Eva (1934), in “Il Corriere della sera”, 31 agosto 1934
13
alla finestra di tre metri che guarda i Faraglioni. Lo faccia spolverare, e dargli una mano di cera, di quella Un palazzo di acqua e di foglie (1940), in “Aria d’Italia”, 21 maggio 1940
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buona, solex, che abbiamo noi. Sempre, per i mobili, e le pareti dell’osteria, faccia adoprare il solex (anche da Città come me (1937), in “Il Corriere della sera”, 14 febbraio 1937
per la scala di legno).28 15
Brani da Maledetti Toscani (1956), in C. Malaparte, “Maledetti Toscani”, Leonar-
do editore, Milano, pp. 35-36, 127.
16
Lettera a Orfeo Tamburi, 1942 da Città di pane (1940), in “Il Corriere della sera”, 26 aprile 1940
17
Capri, 16 novembre 1942 da Cielo e terra (1938), in “Il Corriere della sera”, 5 gennaio 1938
18
Caro Tamburi, Brani da Benedetti Italiani (1961, postumo), in C. Malaparte, “Benedetti Italiani”,
ormai la casa è finita. Sto ficcando nel muro gli ultimi chiodi, appendendo gli ultimi quadri. E ogni tanto mi Vallecchi, Firenze 1961, pp. 157-158, 191, 254-255.
19
metto a seder per terra, guardo il muro liscio e bianco dell’anticamera, tenendo in una mano la foto del suo da Kaputt (1944), in C. Malaparte, “Kaputt”, Aria d’Italia, Roma-Milano 1948,
mosaico, e socchiudo gli occhi pensando a come starebbe il muro col suo Apollo e col suo Marsia. Starebbe pp. 8, 251, 254, 292-293.
20
bene? quel verde un po’ giallo, non stonerebbe? oppure, come vede dentro di sé Tamburi, io non ne capisco Il mondo è lo scrittore che lo crea (da Brano senza titolo, 1947), in E. Ronchi
niente, come tutti gli scrittori, del resto? Son dunque proprio un cretino? e se così fosse? Suckert, “Malaparte”, vol. VII, Ponte alle Grazie, Firenze 1993.
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Nell’anticamera superiore starebbe bene la Madonna etiope nel caso che io mettessi il suo mosaico in quella Ritratto di pietra (Capri, 1940), in Atti del Convegno “First Soviet-Italian Sympo-
inferiore. Così si stabilirebbe un rapporto di toni, che non mi dispiacerebbe. Avevo già condannato la sium on macromolecules in the functioning cells”, Capri 1978. Poi pubblicato
Madonna etiopica, l’ho tirata fuori del ripostiglio, l’ho messa con le spalle al muro, e mi son venuto senza data con il titolo Una casa tra greco e scirocco in “Il Mattino del sabato” di
persuadendo che se metto il Marsia metto la Madonna, e se metto la Madonna metto il Marsia, e che non Napoli, 20 giugno 1978.
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posso metter la Madonna senza il Marsia, e non il Marsia senza la Madonna che te frega. Brano da Kaputt (1944), in C. Malaparte, “Kaputt”, Aria d’Italia, Roma-Milano
Ma la Madonna lei me l’ha consegnata senza una striscia laterale, e allora dovrei tagliarla, e tagliandola 1948, pag. 285.
23
verrebbe troppo stretta e lunga, non più in proporzione col Marsia. Vuol farmi la cortesia di vedere, caro Brani da La pelle (1949), in C . Malaparte, “La pelle”, Aria d’Italia, Roma-Milano
Tamburi, se ha in casa sua, o allo studio, quei pezzi di stoffa con aquile, fiori ecc. decorativi, che rimasero 1949, pp.45-46, 174-175, 249-250, 253-254.
24
inutilizzabili di tutte le pitture etiopiche? Se ne ha, me ne mandi qualche striscia, debbo riempire una striscia Brano da Benedetti Italiani (1961, postumo), in C. Malaparte, “Benedetti Italia-
di un metro e mezzo per 30-40 cm. Faccia la carità al povero Belisario e mi risponda subito, la prego, in modo ni”, Vallecchi, Firenze 1961, pp-7-8.
25
che mi sappia regolare. Un delitto cristiano II, III, IV, V, VI, VII, IX (1944) in E. Ronchi Suckert, “Malapar-
Se poi si decide a venir da me, a passar qualche tempo di delizia e di lavoro, venga pure, e mi farà un te”, vol. VI, Ponte alle Grazie, Firenze 1993. L’autrice riporta di seguito (pp. 527-
immenso piacere. 541) nove diversi inizi per “Un delitto cristiano”.
26
Il suo Curtino da Calagrande all’Argentario (1937), in “Il Corriere della sera”, 19 ottobre 1937.
Preferirei dei pezzi di quei grossi fiori, tipo margheritone, si ricorda? Sono nel margine in alto delle Madonne.29 27
da La tempesta (1940), in E. Ronchi Suckert, “Malaparte”, vol. V, Ponte alle
Grazie, Firenze 1992
28
Giornale segreto, 1943 Lettera a Maria Montico (20 novembre 1941), in M.I. Talamona, “Casa Malapar-
Capri, 28 Settembre 1943, Martedì te”, clup, Milano 1990.
29
Ruggero Marotta a colazione. Cianca sta male. Febbre molto alta. Alle 2 terribile temporale da ponente, Lettera a Orfeo Tamburi (16 novembre 1942), in E. Ronchi Suckert, “Malaparte”,
un’enorme tromba marina che si scioglie, anzi si scatena, in pioggia e in turbine di vento. Alle 16,30, saliamo vol. VI, Ponte alle Grazie, Firenze 1993.
30
in paese, Marotta, Didi Rulli ed io. Alla Solitaria incontriamo [....] che viene a portarmi il libro di Junger (Rocce Giornale segreto (1943), in ibidem
di marmo). Io porto un chilo di riso a Cianca. Visto Bracco e l’abbacchiato Nutti. Poi da Cianca, con Elena
Croce, Craveri e la sorella. Cianca si era assopito. Per non disturbarlo siamo entrati nella camera del Magg.
Munthe e del Ten. Galliegos. Sul tavolino da notte di Galliegos c’era un’edizione completa di Shakespeare, e
un - Lexicon of the italian painters.
Fo da infermiere a Cianca, finché torna Tarchiani andato a cena. Temporale. Poi dai Dombré. C’era Elsimar
soltanto. Didi ha dormito in paese.
29 Sett. Mercoledì Postfazione marca di nuovo il proprio territorio...). covero per una rete di tonnara.
Lavorato, un po’ stanco. Iniziato la Parte Terza: “I cani” di Kaputt. Alle 13,30 tornato Didi. Alle 16 dormivo, son Nell’avvicinarmi a Casa Malaparte, a E poi la fatica della costruzione, portar Casa Malaparte, anche in questa chia-
venuti: Marotta e Gastone de Luca, il giovane chirurgo. Maria è andata in paese. (Ho mandato i pesci fritti a
Tarchiani). Alle 18 sono salito da Cianca. Sta meglio. Venuta Elena Croce e due sorelle. Poi Schiano, Aldo ciò che ha rappresentato per lo scritto- giù i materiali, accompagnare sul luo- ve, mi ha raccontato molto, molte si-
Garosci, Craveri. Poi il Magg. Munthe, col quale ho parlato di Axel Munthe in Svezia ecc. Garosci grosso, re, a ciò che racconta a noi oggi, sono go i muratori, gli artigiani, e ancora militudini a comportamenti deducibili
grasso, preciso e abbondante. Craveri semplice, moderno, intelligente, simpatico. Poi con Didi ad assistere stato guidato dal coinvolgimento in un l’attenzione allo sviluppo della costru- da ciò che lo scrittore ci ha lasciato, in
Cianca fino alle 21,30. Poi a casa. Alle 23 a letto. Giornata non ancora del tutto serena, e un po’ più fresca.
30 Sett. Giovedì processo di simile avventura, all’isola zione - alimentata dal costante dialogo forma di poesia scritta con i mattoni,
Bellissima giornata. Mentre lavoro, passa il convoglio inglese e americano diretto a Napoli: sei trasporti d’Elba: l’innamoramento nei confronti con gli amici - e ai diversi momenti ma anche come diario, un insieme di
speciali, con due incrociatori... Le navi cariche di carri. Poi, alle 11, venuti Cottrau, poi Francis Buselli, la di un luogo a picco sul mare, isolato e solo tuoi che il divenire della costruzio- osservazioni minuziose sull’avventura
piccola Croce. Non salgo nel pomeriggio in paese. Didi è rimasto in paese. Non ho chiuso occhio per la fame.
7 Ottobre 1943, Giovedì ‘selvaggio’, il rapporto con una natura ne, già abitata, interpreta. Ora, trascor- dell’acquisto e sulla costruzione, così
Non ho dormito. Mi sono alzato alle ore 6. Tempesta in mare. Sceso a tirare su il sandolino che il mare forte, prevalente, che ha le sue regole si gli anni, sono già guidato a una rivi- come scritti più generali, più teorici.
minacciava di portare via. Ho deciso di parlare francamente a X, presente Y. Sarà l’ultimo tentativo di e ti costringe a un dialogo che si svi- sitazione, perché la somma dei piccoli Lo scrittore rivela così, intatte, quelle
salvare X dalle sporcizie che dicono sul suo conto. Se non riesco neppure così, rinunzierò a X, sebbene con
rammarico. Se io fossi stato a Capri quando X l’hanno preso come ospite, ciò non sarebbe probabilmente luppa nell’attenzione ai dettagli, alle reperti lasciati da chi in quel luogo ha attitudini che, indagate e coltivate, rie-
accaduto. Poi, après tout, vadano al diavolo loro e le loro démangeaisons (si scrive così? meglio dire materie, nel costruire una ragione per abitato anche per brevi periodi - com- scono a far emergere la nostra capaci-
pruriti). Stamani, alzandomi all’alba, ho pensato quanto tristi diventano i giorni, allorché una donna li essere lì (ci si scopre, ogni volta che si presi i miei - costituisce ormai un pic- tà di comprendere e relazionare con
sporca, L’alba era anche essa grigia e sporca. Nel pomeriggio ho mandato a X una lunga lettera. Alle 16 son
venuti Longanesi e Steno, sotto un violento temporale: erano bagnati fradici. Poi è sopraggiunto X. Leo torna, a compiere dei rituali che sono colo universo di stratificazioni succes- l’ambiente nel modo che, chi parla an-
trova la casa bellissima. Leo e Steno partiti, X e io abbiamo parlato gentilmente, se pur con grande del tutto simili a quelli dell’animale che sive, a partire dall’originario ruolo di ri- cora il suo vernacolo, sa fare.

116 “Ogni uomo è un’isola” Curzio Malaparte - brani scelti da Gianni Pettena - foto Mario Cozzi e Alberto Scribani - inserto staccabile di Firenze Architettura 1.2005 117
I giardini medicei del Cinquecento:
natura e arte nel Journal de Voyage di Michel de Montaigne

Grazia Gobbi Sica

Si j’estois du mestier, ni, dei suoi costumi e, come vedremo larmente apprezzata, in un primo mo-
je naturaliserois l’art qui in particolare, nella sua attitudine a mento, nonostante la vista panoramica
comme ils artialisent la nature. trasformare l’ambiente che lo circonda, dal campanile di Giotto (“Je ne sçay
(M. de Montaigne) rendono Montaigne, agli occhi di noi pourquoi cette ville soit surnommée
posteri, una figura di studioso di asso- belle par privilege; elle l’est, mais sans
Nel saggio Montaigne e il suo viaggio in luta modernità, per il desiderio di cono- aucune excellence sur Boulongne, et
Italia Alessandro D’Ancona individua il scere, di vedere e scoprire quanto più peu sur Ferrare, et sans comparaison
rapporto tra il diario di viaggio e molti possibile senza stabilire graduatorie au dessous de Venise”, p. 83); quel-
capitoli degli Essais “nell’assidua os- d’importanza. Come afferma ancora il l’opinione sarà rivista dopo una ulterio-
servazione del proprio interno e nella D’Ancona: “Nulla vi ha di frivolo per lui, re visita, quando Montaigne dichiarerà:
sagace e retta considerazione delle perché nulla ei guarda con frivolezza”.4 “infine confessai ch’è ragione che Fi-
cose esterne”.1 Oltre le Alpi, dove Mon- Qui, isolando alcuni frammenti all’in- renze si dica “La bella””).5
taigne si reca attratto dal mito di Roma terno dell’opera di Montaigne, e parti- Al tempo di Montaigne esistevano gui-
non meno che alla ricerca di rimedi effi- colarmente del Journal, ci proponiamo de che indicavano i luoghi da visitare,
caci per la sua salute, si apre un vasto di analizzare una zona d’interesse col- davano informazioni sulle abitudini e
campo di osservazione in cui vi è la laterale, ma che testimonia secondo sui costumi dei popoli, citavano i mo-
possibilità di osservare direttamente noi, per l’appunto, un gusto e una sen- numenti pubblici e privati più significati-
mores hominum multorum et urbes. sibilità assolutamente moderni: si con- vi. Fra questi Baedeker del XVI secolo
Osservazione dell’uomo e osservazio- sidererà l’attenzione di Montaigne per era la Cosmografia Universale di Seba-
ne della natura, dunque: “la grande il paesaggio che egli ha modo di osser- stian Münster, corredata delle piante
image de nostre mere Nature”2 interes- vare scendendo in Italia, e in particola- delle città; delle maggiori essa riportava
sa infatti Montaigne soprattutto in re per i giardini. anche gli epiteti (Venezia la ricca, Mila-
quanto teatro delle azioni umane. Nella Si è detto che la modernità della figura no la popolosa o la grande, Genova la
sua osservazione dell’uomo e della na- di Montaigne, non semplice turista ma superba, Firenze la bella, Bologna la
tura Montaigne, dotato dell’“honneste autentico viaggiatore, emerge nella cu- grassa, ecc.). Montaigne probabilmen-
curiosité de s’enquerir de toutes cho- riosità e nell’amore per la scoperta che te aveva consultato queste guide prima
ses”, ritiene che “il fault tout mettre en lo portano ad adeguarsi alle varie pecu- di partire, ma anche se si dispiace di
besongne et emprunter chascun selon liarità dei luoghi senza preconcetti, anzi non averle portate in viaggio, come ri-
sa marchandise, car tout sert en me- con uno spirito assolutamente aperto corda il suo segretario, probabilmente 1

snage”.3 Precursore di quel Grand Tour alle realtà diverse e multiformi che si non ne avrebbe seguito le indicazioni:
che diverrà moda ricorrente un secolo e presentano al suo sguardo; e poi nel- egli non è interessato infatti alle consi-
mezzo più tardi per la rifinitura educati- l’attenzione prestata agli spettacoli più derazioni generali, quanto al particola-
va della classe dirigente, egli sostiene vari e ai percorsi meno convenzionali: re; non a quello che avrebbe dovuto ve-
che il viaggiare sia un esercizio giove- anche lo svolgimento del suo itinerario dere, quanto a quello che ha realmente
vole, perché “l’anima si esercita conti- è determinato da un’attitudine libera da visto. Durante il viaggio, l’interesse
nuamente a notare le cose sconosciute categorie precostituite. Inoltre, in ogni maggiore di Montaigne è per la città
e nuove”: non c’è scuola migliore “per occasione Montaigne si mostra pronto come aggregato di costruzioni e di fun-
formare la vita che di metterle continua- a rivedere la prima opinione che aveva zioni; l’architettura suscita grandemen-
mente avanti la diversità di tante altre espresso, se ha la possibilità successi- te la sua attenzione, specie nella sua
vite, idee e usanze, e di farle gustare vamente di una più approfondita cono- contrapposizione al territorio. Numero-
una così perpetua varietà di forme della scenza e di una più meditata riflessio- sissime sono le notazioni sui caratteri
1
nostra natura”. Il desiderio di scoprire ne: si veda per esempio l’opinione del paesaggio, e dell’agricoltura che di Giambologna, 1580 ca.
l’uomo nella varietà delle sue inclinazio- espressa su Firenze, città non partico- quest’ultimo è elemento costitutivo e il Gigante Appennino nel parco di Pratolino

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centrale. Ancor di più suscitano la sua le e tutti gli altri giardini visitati, ad ecce- zione fra luogo e azione umana, che si scono immediatamente Montaigne: gne provenienti da luoghi diversi. Os- d’eau qui vous vont baignant jusques au haut du
attenzione palazzi e chiese, così come zione di quelli lucchesi che formano un ritrova anche in altri passi del Journal. Il y a de miraculeux une grotte à plusieurs serva ancora il Battisti: “I meccanismi logis. La beauté et richesse de ce lieu ne se peut
ville e giardini: questi ultimi in particola- capitolo a parte, vengono messi a con- Ma è soprattutto al giardino, cui viene demeures et pieces: cette partie surpasse tout ce ora acquistano un autonomo e genera- representer par le menu.
re sono l’oggetto, come si è detto, della fronto con le realizzazioni medicee, che dedicata una descrizione puntuale e que nous ayons jamais veu ailleurs. Elle est le apprezzamento come meraviglia Il Buontalenti fu l’inventore dei com-
nostra indagine. evidentemente risultano il caposaldo di piena di ammirazione, che si rivolge encroustée et formée partout de certaine matiere d’ingegno, come imitazione della natu- plessi meccanismi che con giochi d’ac-
Prima di tutto, seguendo le tappe del questa esperienza. tutto l’interesse di Montaigne, e in par- qu’ils disent estre apportée de quelques ra spinta all’estremo limite delle possi- qua e figurazioni semoventi animavano
viaggio, consideriamo quali sono i giar- Consideriamo più in dettaglio quali sono ticolare non tanto agli elementi “natu- montaignes; et l’ont cousue à tout des clous bilità umane, e anche come via per co- il parco. Egli convogliò le acque che
dini visitati da Montaigne. La prima tap- gli elementi che richiamano l’attenzione rali”, per così dire, di esso, quanto alle imperceptiblement. noscere nuove nozioni sulla realtà. sgorgavano dalla fonte dell’Appennino,
pa per una visita a un giardino è a Pra- di Montaigne, e che suscitano le sue de- creazioni attraverso cui la natura è sot- La grotta, elemento fondamentale del L’imagerie fiabesca, il gusto biomorfi- che si trovava nel “parco nuovo” a
tolino (novembre 1580); segue la villa di scrizioni così minuziose e attente. tomessa all’arte. Anzi, è proprio a parti- giardino manieristico che cattura subi- co, naturalmente trionfano”.8 nord, per portarle nelle stanze terrene
Castello (24 novembre 1580); del giar- re dal presupposto di considerare la to l’attenzione di Montaigne, aveva già Uno dei motivi dominanti e più originali della villa, dove azionavano i mantici
dino di Boboli e di palazzo Pitti non c’è Pratolino materia del giardino alla stessa stregua fatto la sua comparsa nel giardino di e fastosi di queste scenografie naturali è idraulici che muovevano gli automi, per
menzione alcuna, anche se nel 1580 il Nel percorso da Bologna a Firenze, dell’architettura, cogliendola essen- Castello. Anch’essa è notata e descrit- il sistema delle fontane e il gioco delle poi disperdersi nei numerosi condotti
palazzo aveva già subito gli amplia- avendo varcato l’Appennino seguendo zialmente nei suoi valori di manipolabi- ta da Montaigne nella sua visita del 24 acque che ne è connesso. L’acqua del del parco. La capacità inventiva e tecni-
menti dell’Ammannati, e la sistemazio- la vecchia via Bolognese, e dopo una lità, che si ha la scomparsa di ogni in- novembre resto ha anche un preciso significato ca, il gusto manierista degli architetti
ne del primo nucleo del giardino con sosta a Scarperia, Montaigne annota: conciliabilità qualitativa fra edificio Il y a aussi là une belle grotte, où il se voit toute sociale: serve a celebrare il potere gran- che erano allestitori degli apparati di
l’anfiteatro. Dopo il soggiorno romano, et passasmes un beau chemin entre plusieurs (cioè la parte propriamente architetto- sorte d’animaux representés au naturel, rendant ducale in una città che ne era povera e corte e delle scenografie, si applica qui
c’è la visita della villa d’Este a Tivoli (4 collines peuplées et cultivées. Nous destourna- nica) e il mondo per sé “a caso posto” qui par bec,qui par l’aisle, qui par l’ongle ou lo sfoggio delle acque nelle fontane, in al disegno del paesaggio, passando
aprile 1581); poi, al ritorno da Roma at- smes en chemin sur la main droite environ deux dalla natura; ciò che, sulla scorta della l’oreille ou le naseau, l’eau de ces fontaines. città come nel territorio, è legato a un con estrema duttilità e abilità dalle figu-
traverso l’Umbria e le Marche, Montai- milles pour voir un palais que le Duc de Florence y concezione albertiana di cui si diceva, La grotta rappresenta uno dei temi di lavoro di ingegneria idraulica che creava razioni in legno, cartapesta gesso e tela
gne è di nuovo a Firenze, e visita Ca- a basti depuis douze ans, ou il employe tous ses costituirà l’idea-fondamento del giardi- maggiore interesse nel giardino manie- acquedotti che dalla collina conduceva- al disegno di verzure, concrezioni in po-
stello (il 3 maggio, ma senza poter visi- cinq sens de nature pour l’embellir. Il semble no rinascimentale e manierista: il giar- rista: secondo Eugenio Battisti “il tardo no le acque alla città. Fontane, giochi mice, spugne, conchiglie e madreperle,
tare il giardino) e la villa di Poggio a qu’expres il ait choisi une assiette incommode, dino diviene la perfetta quintessenza Cinquecento, alla cupola, oppone un d’acqua, vivai e peschiere con una ricca giochi d’acqua. Montaigne, nella sua
Caiano (il giorno successivo); segue un sterile et monteuse, voire et sans fontaines, pour dell’armonia naturale, di una natura tema del tutto inconsueto all’occidente e sofisticata iconografia celebravano il sconfinata ammirazione per i risultati
lungo soggiorno al Bagno alla Villa di avoir cet honneur de les aller querir à cinq milles more geometrico demonstrata, e cioè cristiano e d’una drammaticità arcaica: potere mediceo. Fra tutti i capolavori che sono sotto i suoi occhi, non dimen-
quasi due mesi, poi c’è il ritorno a Firen- de là, et son sable et chaux à autres cinq milles. di una natura sottomessa alle leggi del- la grotta naturale o artificiale”. Nella d’arte generalmente riconosciuti e le tica mai il lavoro e l’ingegno umano che
ze e la terza visita a Castello (22 giugno) C’est un lieu, là, ou il n’y a rien de plain. On a la la geometria, spazio di volumi puri grotta si realizza quella trasposizione molte invenzioni artistiche e tecniche, li hanno permessi, spesso sottolinean-
e di nuovo a Pratolino (29 giugno). In- veue de plusieurs collines, quiest la forme stretti da precise relazioni, anzi da rap- della natura in artificio tipica delle ricer- Montaigne mostra un particolare inte- do come l’arte produca un effetto total-
torno al 10 agosto Montaigne è a Lucca universelle de cette contrée. La maison s’appelle porti geometrici oltre che da significati che del tempo; essa è elemento per ec- resse anche per i giochi d’acqua delle mente naturale. Arte e natura cospirano
per una visita alle ville lucchesi (fra le Pratellino. Le bastiment y est meprisable à le voir e luoghi simbolici.6 cellenza naturale ma ricreato con mate- fontane. Le invenzioni delle macchine per restituire un simulacro perfetto di
tante sono citate la Buonvisi, Pinitesi e de loin, mais de prés il est très-beau, mais non de La villa di Pratolino sorgeva sul crinale riali artificiali, sì da mimare una natura idrauliche catturano la sua fantasia, egli naturalezza artefatta, secondo la con-
la villa del Vescovo a Marlia Viterbo e la plus beaux de nostre France: il disent qu’il y a six della collina, mentre il parco si svolgeva assolutamente artefatta.7 le ammira addirittura estasiato: nella cezione del tempo per cui ars est celare
villa Lante a Bagnaia) e poi a Caprarola vingts chambres meublèes; nous en vismes dix ou sui due lati del pendio sottostante, divi- La più grandiosa grotta di Pratolino, grotta di Galatea a Pratolino artem: lo scopo è far dimenticare la par-
(30 settembre). douze des plus belles. Les meubles sont jolis, mais so da un muro in due parti: il “parco detta di Galatea, era rivestita di pietra il y a non seulement de la musique et harmonie qui te di artificio che interviene nelle incre-
Un primo aspetto che vale la pena di non magnifiques. nuovo” situato sul versante nord della pomice, e suddivisa in sei scomparti se fait par le mouvement de l’eau, mais encore le dibili invenzioni. Di questi concetti, par-
sottolineare è l’interesse particolare su- È interessante notare qui prima di tutto collina e il “parco vecchio” in quello ricchi di giochi idrici studiati da Lazzaro mouvement de plusieurs statues et portes à divers ticolarmente dell’idea di felice concor-
scitato dai giardini medicei, che Mon- l’approccio visivo dell’autore all’ogget- sud. Per passare da un parco all’altro delle Fontane; la grotta era immaginata actes que l’eau esbranle, plusieurs animaux qui s’y renza fra arte e natura si trovano
taigne non si accontenta di visitare to che si appresta ad esaminare: è l’av- era necessario attraversare la villa pas- sul punto di crollare, e raffigurava un plongent pour boire, et choses semblables. A un numerose eco anche negli Essais.9
un’unica volta ma che sceglie come vicinamento che fa scoprire le sue qua- sando attraverso le grotte che si trova- paesaggio marino, con le pareti rivesti- seul mouvement toute la grotte est pleine d’eau, Il giardino di Pratolino si articolava
oggetto di ulteriori approfondimenti: a lità, mentre da lontano esso appare ad- vano al piano terreno: Grotta Grande, di te di madreperla, e scogli ricoperti di tous les sieges vous rejaillissent l’eau aux fesses; et estendendosi davanti e dietro alla villa,
Castello torna tre volte – anche se in dirittura meprisable. Emerge inoltre qui Galatea, della Stufa, della Spugna bian- coralli, conchiglie, cristalli. Qui la ninfa fuyant de la grotte, montant contremont le escalier collegato ad essa mediante terrazze e
una di queste gli è impedito l’accesso – una concezione, di stampo albertiano, ca, dei Satiri, della Samaritana. Sono usciva da una porta su una nicchia, tira- du chasteau, il sort de deux en deux degrés de cet scalinate. La parte di giardino geome-
e a Pratolino due volte. Tutte le altre vil- dell’architettura come precisa intera- appunto queste che a Pratolino colpi- ta da delfini, con la scorta delle compa- escalier, qui veut se donner ce plaisir, mille filets trico “all’italiana” era circondata da una

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vasta zona a parco, solcata da viali che scalici o come rispecchiamento dell’or-
ne geometrizzavano l’impianto più li- dine (o del disordine) cosmico – allego-
bero, a partire dal grande vialone cen- rie, miti meccanicistici, riti di omaggio
trale che funge da asse di simmetria alla magia degli elementi attraverso
del complesso. Ecco la descrizione di giochi d’acqua, moto di automi e ripro-
Montaigne: duzione artificiale di suoni naturali, rap-
Au dessous du chasteau, il y a, entre autre presentano concretamente quella ten-
choses, une allée large de cinquante pieds et denza al superamento della natura da
longue de cinq cens pas ou environ, qu’on a parte dell’uomo che è il motivo domi-
rendue quasi egale, à grande despense. Par les nante di tutta la letteratura artistica cin-
deux costés, il y a des longs et trés-beaux quecentesca”. 11 In Montaigne c’è
accoudoirs de pierre de taille de cinq ou de dix en un’ammirazione per le invenzioni tecni-
dix pas; le long de ces accoudoirs, il y a des che e architettoniche che nobilita
surgeons de fontaines dans la muraille, de facon quanto di ingannevole l’arte come “ar-
que ce ne sont que pointes de fontaines tout le tifice par excellence de la séduction”
long de l’allée. Au fond, il y a une belle fontaine contiene in sé. Se altrove l’autore degli
qui se verse dans un grand timbre par le conduit Essais critica gli eccessi di poeti e arti- Pagine precedenti:
2
d’une statue de marbre, qui est une femme faisant sti (“Si j’estois du mestier, je naturalise-
Giusto Utens, 1599
la buée. Elle esprint une nappe de marbre blanc, rois l’art comme ils artialisent la natu- Pratolino,
du degout de laquelle sort cette eau; et au re”),12 nella sua critica alla “artialisation tempera su tela, cm.145x245,
Firenze, Museo Firenze com’era
dessous il y a un autre vaisseau, ou il semble que de la nature” non sono compresi gli ar-
3
ce soit de l’eau qui bouille, à faire buée. [La grotta tifici della invenzione tecnica e archi- Salvatore Vitale, 1639
del Diluvio] Elle esprint une nappe de marbre tettonica: l’ingegnosità delle macchine Pratolinum Magni Ducis Hetruriae, Firenze
4
blanc, du degout de laquelle sort cette eau; et au idrauliche semplicemente suscita il suo
Giovanni Guerra, 1598 ca.
dessous il y a un autre vaisseau, où il semble que entusiasmo ed è ripetutamente pre- Grotta del Cibo, penna e acquerello cm.
ce soit de l’eau qui bouille, à faire buée. Il y a aussi sente nelle ammirate descrizioni delle 22,6x16,7 Vienna GSA
5
une table de marbre en une salle du chasteau en visite che egli compie durante il viag-
Bottega del Giambologna, 1585 ca.
laquelle il y a six places, à chacune desquelles on gio. Si sarebbe tentati di affermare anzi Giambologna mostra al principe il modello di
soubleve de ce marbre un couvercle à tout un che, più che l’idea generale dell’im- una fontana per Pratolino,
Firenze Museo Nazionale del Bargello
anneau, au dessous du quel il y a un vaisseau qui pianto del giardino, sono proprio gli
se tienr à ladite table. Dans chacun desdits six aspetti legati alle invenzioni tecniche 6
vaisseaux, il sourd un jet de vifve fontaine, pour y che catturano la sua attenzione: im- Dettaglio della grotta degli animali di Antonio
Lorenzi (?) nel giardino di Castello
rafraischir chacun son verre, et au milieu un grand pressione che viene confermata anche
7
à mettre la bouteille. Nous y vismes aussi des dalla successiva visita a Castello. Bartolomeo Ammannati, 1565 ca.
trous fort larges dans terre, où on conserve une L’Appennino nel giardino di Castello
8
grande quantité de neige toute l’année, et la Castello
Il giardino di Castello in una foto recente
couche-t’on sur une litiere d’herbe de genest, et Nel pomeriggio del 23 novembre, dopo 9
puis tout cela est recouvert bien haut, en forme de aver pranzato con il Granduca, sua mo- Dettaglio delle fontane al centro del giardino del
laberinto a Castello nella lunetta di Giusto Utens 6
pyramide, de glu, comme une petite grange. Il y a glie Bianca Cappello e i fratelli minori,
mille gardoirs. Et se bastit le corps d’un geant, qui Montaigne si reca insieme a quattro
a trois coudées de largeur à l’ouverture d’un oeil, gentiluomini e a una guida a visitare “un
le demeurant proportionné de mesme, par où se lieu du Duc qu’on nomme Castello”. Qui
versera une fontaine en grand abondance. Il y a si mostra più direttamente interessato
mille gardoirs et estangs, et tout cela tiré de deux alla forma propriamente del giardino:
fontaines par infinis canals de terre…. La maison n’a rien qui vaille; mais il y a diverses
Il colosso del Giambologna raffigurante pieces de jardinage, le tout assis sur la pente
l’Appennino, in costruzione al momento d’une colline, en maniere que les allées droites
della visita di Montaigne, è l’elemento sont toutes en pente, douce toutesfois et aisée;
culminante della zona del parco dietro les transverses sont droites et unies. Il s’y voit là
la villa. Qui, la prevalenza assoluta del- plusieurs bresseaux [berceaux], tissus et couverts
l’elemento scultoreo si realizza nell’evo- fort espois, de tous arbres odoriferants, comme
luzione estrema del concetto di fontana cedres, cyprès, orangiers, citronniers, et
tradizionale, che cede il posto al gigan- d’oliviers, les branches si jointes et entrelacées
te-montagna “di grandezza tale che la qu’il est aisé à voir que le soleil n’y sauroit trover
testa serve per camerino, e gli occhi per entrée en sa plus grande force, et des tailles de
finestre, ove il gran duca Francesco cyprès, et de ces autres arbres disposés en ordre,
staua all’hora a diporto a pescare es- si voisins l’un de l’autre qu’il n’y a place à y
sendo questa gran figura fatta a giacere passer que pour trois ou quatre.
sopra la rippa di un gran stagnio d’ac- Un altro degli elementi che colpiscono
qua” come testimonia lo Zuccari.10 l’attenzione di Montaigne è l’articola-
Manfredo Tafuri ha scritto: “Nel giardi- zione del giardino superiore dove
no cinquecentesco – vero e proprio te- Il y a un grand gardoir entre les autres, au milieu
atro volta per volta creato a fini dida- duquel on voit un rochier contrefait au naturel, et 7 9

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10 11

semble qu’il soit tout glacé au dessus, par le Il y a aussi un cabinet entre les branches d’un souverainement bien le degout d’une petite pluie, attrattiva del giardino: dalla grandiosa cando la condizione invernale del giar- della natura per realizzare un artefatto
moyen de cette matiere de quoy le Duc a couvert arbre tousjours vert, mais bien plus riche que nul de quoy ils furent tout arrosés par le moyen de vasca ottagonale si eleva un sistema di dino e assaporandone con la fantasia la “naturale”: così anche Tivoli, dove la
ses grottes à Pratellino, et au dessus du roc une autre qu’ils eussent veu car il est tout estoffé des quelque ressort souterrain que le jardinier remuoit fusi verticali finemente decorati e piatti, bellezza della condizione estiva, anda- musica degli organi idraulici produce
grande medaille de cuivre, representant un homme branches vives et vertes de l’arbre; et tout partout à plus de deux cens pas de là, avec tel art de de di misura decrescente, scolpiti in mar- va troppo al di là della realtà. una vera musica come di organi naturali;
fort vieil, chenu, assis sur son cul, ses bras croisés: ce cabinet (est) si fermé de cette verdure qu’il n’y là en hors, il fasoit hausser et baisser ces mo dal Tribolo e da Pierino da Vinci, fino ma si sono visti molti altri esempi.
de la barbe, du front et poil duquel coule sans a nulle veue qu’au travers de quelques ouvertures eslancemens d’eau comme il luy plaisoit, les al gruppo bronzeo delle due statue Poggio a Caiano Quanto alle ville medicee, può essere
cesse de l’eau goutte à goutte de toutes parts, qu’il faut pratiquer, faisant escarter les branches courbant et mouvant à la mesure qu’il vouloit. opera dell’Ammannati: Ercole solleva Nel frattempo il 4 maggio, attraversan- interessante, ai fini di una ricostruzione
representant la sueur et les larmes, et n’a la çà et là. Et au milieu, par un cours qu’on ne peut Appare singolare, invece, che Montai- Anteo stringendolo fino alla soffocazio- do Prato, Montaigne si porta a Poggio a minuziosa e al tempo stesso globale di
fontaine autre conduit que celuy là. deviner, monte un surgeon d’eau jusques dans ce gne non faccia menzione della statua ne, così che dalla sua bocca si sprigio- Caiano ma da questa villa, opera di come essi si presentavano, considerare
Si tratta della statua eseguita da Barto- cabinet au travers et milieu d’une petite table de della Venere del Gianbologna, la cui re- na un violento getto d’acqua, simbolo Giuliano da Sangallo, non appare trop- le descrizioni verbali di Montaigne pa-
lomeo Ammannati, che rappresenta marbre. Là se fait aussi la musique d’eau… alizzazione sembra doversi collocare dello spirito vitale che lo abbandona. po colpito: rallelamente a quelle pittoriche del fiam-
l’Appennino nelle forme di un vecchio I motivi di sorpresa nel giardino sono intorno al 1570-72, e che quindi al- Alla drammaticità dell’invenzione scul- nous prismes une autre transverse de bien 4 mingo Justus Utens. Queste ultime fu-
barbuto tremebondo, il quale nel dise- numerosi: gli elementi naturali vengono l’epoca del Journal doveva essere pre- torea si accompagna così lo straordina- milles de destour, pour aller à Poggio, maison de rono eseguite nel 1599 a decorazione
gno iconografico celebrativo inventato usati con lo scopo di creare meraviglia, sente nel giardino grande.14 Se l’Am- rio effetto dell’acqua, che ricadendo nel quoy ils font grand feste, appartenent au Duc, del salone principale della villa di Artimi-
da Benedetto Varchi è il punto dal quale sospensione; l’architetto paesaggista mannati ha rovesciato con l’Appennino piatto sottostante “fa un vedere meravi- assise sur le fleuve Ombrone; la forme de ce no, per celebrare il potere mediceo at-
si dipartono, attraverso condotti sotter- si può dire che abbia l’obiettivo di scuo- il concetto tradizionale di fontana, fa- glioso”, come disse Vasari. bastiment est le modele de Pratolino. C’est traverso la raccolta iconografica dei
ranei, le acque che alimentano i fiumi tere la sicurezza dello spettatore, attra- cendo sgorgare l’acqua dalla barba stil- Dopo la visita compiuta nel novembre merveille qu’en si petite masse, il y puisse tenir possedimenti della famiglia. Il procedi-
della Toscana: Arno, Mugnone, Ombro- verso tutta una serie di effetti illusioni- lante del vecchio tremebondo, un’altra 1580, a Castello Montaigne tornerà due cent très-belles chambres. mento del pittore, in questo caso, è
ne, raffigurati da statue virili poste nel stici dovuti alle invenzioni, in cui è diffi- invenzione che moltiplicava gli artifici il- volte. La prima il 3 maggio 1581: Oltre alle belle stoffe che ricoprono i let- quello di una riproduzione attenta – ma
giardino inferiore. cile distinguere tra la deliberata lusionistici sul filo tra realismo e magia L’endemain… allasmes pour voir Castello, de quoy ti, una cosa degna di attenzione gli ap- non sempre fedele nelle simmetrie degli
L’attenzione rapita di Montaigne è pie- intenzionalità dell’artefice e i suggeri- era data appunto dalla Venere posta al j’ay parlé ailleurs; mais parce que les filles du Duc y pare il gabinetto di distillazione del spazi, per le costrizioni della cornice
namente giustificata: per la prima volta menti offerti dalla natura stessa. L’ac- centro del giardino del Laberinto e in estoient, et sur cette mesme heure alloient par le Duca; ancora un particolare “meccani- della lunetta o per desiderio di sottoline-
nella storia del giardino moderno d’Oc- qua che sgorga dalla terra, scaturisce cui confluivano le acque dalle fonti del- jardin ouïr la Messe, on nous pria de vouloir co”, che riguarda, pur se in scala più are una concezione in tutto proporzio-
cidente, a Castello il giardino diventa dalle statue, zampilla dalle fontane se- l’Arno e del Mugnone. Viceversa Mon- attendre, ce que je ne voulsis pas faire… piccola, la trasformazione della natura: nata e armoniosa – della realtà, di cui
oggetto di un ambizioso disegno com- grete, costituisce un elemento fonda- taigne ci fornisce una dettagliata de- la seconda il 22 giugno: Nous y vismes le cabinet des distilloirs du Duc et fornisce un’immagine completa e detta-
plessivo per il quale la posizione della mentale del giardino, e tende nelle sue scrizione dell’altra fontana presente nel venni a desinare a Castello, in un’osteria dirimpetto son ouvroir du tour, et autres instrumens: car il est gliatissima, senza abbellimenti o omis-
villa, in leggera pendenza, permette la diverse emergenze a coinvolgere lo giardino centrale: al palazzo del Granduca, dove fummo di poi grand mechanique. sioni. Talvolta, certo, rintracciare il siste-
realizzazione di un complesso piano di spettatore nello spettacolo improvviso Ils virent aussi la maistresse fontaine qui sort par desinare a considerare più minutamente questo È evidente da questa rassegna di passi ma di corrispondenze fra la descrizione
utilizzazione delle acque, e dove le sta- degli elementi. Di quest’intenzione, che le canal de deux fort grandes effigies de bronze, giardino. E m’avvenne là come in più altre cose: citati seguendo il percorso seguito nel letteraria e quella pittorica, porterebbe a
tue, le grotte, le curiosità, vengono as- sulla scorta di Tafuri possiamo definire dont la plus basse prende l’autre entre les bras, et l’immaginazione trapassava l’effetto. L’avea visto Journal, quanto in Montaigne, nelle sue riscontrare le divergenze fra le due: o
sunte in una concezione unitaria, che è, ludica,13 il Montaigne si mostra destina- l’estreint de toute sa force; l’autre demy pasmée, l’invernata, ignudo e spogliato. giudicava della sua descrizioni dei luoghi e delle opere visti, per i mutamenti avvenuti in quel breve
ad un tempo, raffigurazione allegorica tario bendisposto e ricettore ideale, la teste renversée, semble rendre par force par la bellezza futura nella più dolce stagione, più che sia costante l’ammirazione per le inven- spazio di anni (i berceaux che tanto col-
della Toscana e, insieme, rappresenta- nell’entusiasmo con cui mostra di ap- bouche cette eau, et l’eslance de telle roideur non mi parve al vero. zioni dell’ingegno umano; non c’è mai piscono Montaigne a Castello, per
zione celebrativa delle virtù della casata prezzare le invenzioni: que, outre la hauteur de ces figures, qui est pour È significativo che Montaigne torni più infatti solo il riferire ciò che egli ha sotto esempio, sono scomparsi nella vignetta
medicea che governa la regione, come Ailleurs ils virent, par très plaisante experience, ce le moins de vingt pieds, le trait de l’eau monte à volte sui suoi passi nell’esame dei giar- gli occhi, ma a questa comunicazione si dell’Utens), o, come si diceva, per le esi-
Giorgio Vasari documenta puntualmen- que j’ay remerqué cy dessus: car, se proumenant trente sept brasses au delà. dini visitati, nella considerazione minu- accompagna sempre una valutazione genze imposte dalla volontà di sottoli-
te nella Vita del Tribolo. Le acque inca- par le jardin, et en regardant les singularités, le Si tratta della Fontana grande o di Erco- ziosa e nel confronto tra essi. L’ultima più articolata di cause ed effetti, attra- neare la simmetria della concezione
nalate dall’acquedotto della Castellina jardinier les ayant pour cet effect laissés de le e Anteo che, al tempo di Montaigne impressione di Castello, rivisto nella verso confronti e riflessioni, e una globale (ancora nel caso di Castello, la
andavano ad alimentare fontane e sta- compaignie, comme ils furent en certain endroit à era posta sopra un ripiano rettangolare stagione più favorevole al giardino, è espressione del proprio gusto, in modo lunetta riporta una corrispondenza fra
tue e parte di esse confluiva in un giar- contempler certaines figures de marbre, il sourdit realizzato nel pendio del giardino e col- questa considerazione che “l’aspettati- fortemente personale. In questo quadro, l’asse dell’edificio e quello del parco,
dino segreto il cui elemento di sorpresa sous leurs pieds et entre leur jambes, par infinis legato ad esso mediante una gradinata. va trapassava l’effetto”, con cui egli re- come si è cercato di mettere in eviden- che in realtà non c’è). Ma anche nei casi
era una quercia di cui Montaigne dà la petits trous, des traits d’eau su menus qu’ils La fontana, insieme con la grotta degli spinge ogni retorica per riconoscere za, l’arte è vista come prodotto dell’in- di perfetta corrispondenza, per così
stupita descrizione: estoient quasi invisibles, et representant animali, rappresenta la più spettacolare che ciò che aveva immaginato giudi- gegno umano che si avvale delle risorse dire, tra i due sistemi, verbale e iconico,

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12

il disegno, che in questo caso ha il ca- ne ambiguità, perfettamente colta da Claudio Tolo-
rattere quasi documentario di una foto- mei in una lettera a Giovan Battista Grimaldi quando
afferma che: “mescolando l’arte con la natura, non
grafia, non restituirà il senso globale che si sa discernere s’ella è opera di questa o di quella,
le notazioni descrittive di Montaigne anzi or altrui pare un naturale artifizio, e ora una arti-
sottendono, cioè il rimando continuo ficiale natura” cit. in E. Battisti, L’Antirinascimento,
Milano, 1962, p. 176.
dalla forma esterna della realtà circo- 7
Continua il Battisti: “La grotta in un certo senso è
stante alla forma interna dell’uomo che come l’Inferno di Dante una cupola capovolta, pun-
quella realtà modella e manipola con tata verso la terra, invece che verso il cielo. Ma è,
ancora di più, una guglia invertita. La sua zona di
arte e artificio: quel trapassare, insom- maggior interesse non è tanto la parte più luminosa,
ma, da un piano all’altro che si diceva quanto quella più buia; verso quel buio dobbiamo
all’inizio, con le parole di D’Ancona. procedere, pur sapendo di non tendere verso la co-
noscenza ma verso il mistero. La grotta inoltre, spe-
“Les idées sont mes maitresses”, ha cie se artificiale, ha la capacità di accompagnarci e
dichiarato Montaigne; ma è pur vero sprofondarci progressivamente nel cuore della na-
che il gioco delle idee nel Journal si tra- tura. La sua decorazione, infatti, non è astratta
come quella della cupola, ma naturalistica: già le
duce vividamente in un affresco della sue pareti sono rivestite di tufo e di conchiglie, fa-
realtà avvicinata in ogni suo aspetto mosi scultori si affrettano a immetterci le riproduzio-
con la curiosità intellettuale che anima ni di tutti gli animali della terra; i fabbricanti di automi
vi evocano canti di uccelli, e di Orfei che domano le
l’autore. Ancora egli afferma: “Un belve… La grotta ha in sé qualcosa di statico, di
uomo dotto non è dotto in tutto; ma un fuori del tempo. La grotta riconduce l’uomo a se
uomo di talento ha del talento in ogni stesso, lo isola dalle accecanti apparenze, lo inseri-
sce nel cuore più autentico della realtà” (L’Antirina-
cosa, perfino nell’ignorare”. scimento, Milano, 1962, p. 182).
8
E. Battisti, L’Antirinascimento, cit., p. 235.
9
Cfr. F. Rigolot, introduction à M. de Montaigne,
Questo testo è il risultato di una serie di conversazio- Journal de voyage, Paris, Presses Universitaires de
ni avute con Beatrice Sica durante l’autunno 2003. France, p. XXIX.
1 10
Cfr. la prefazione all’Italia alla fine del secolo XVI: cfr. F. Zuccaro, L’idea de’ pittori, scultori e architet-
Journal de Voyage de M. de Montaigne, Città di ti, a cura di D. Heikamp, Firenze 1961, p. 260. Le
Castello, 1889; poi in Viaggiatori e avventurieri, Fi- esperienze scenografiche e teatrali di questo perio-
renze, 1912 (ora 1974). do sono la matrice culturale, insieme agli apparati Pagine precedenti:
2
Essais I, 25. per feste e cerimoniali di corte, che determina e in- 10
3
Essais I, 25. fluenza la composizione giardiniera nelle realizza- Giusto Utens, 1599
4
D’Ancona, cit., p. 14. zioni più significative del tardo cinquecento fiorenti- Castello,
5
L’epiteto è probabilmente mutuato dalla Cosmo- no, attraverso la geniale personalità di un artefice tempera su tela, cm.147x233
grafia del Münster (v. più avanti nel testo). come il Buontalenti nel suo rapporto con un mece- Firenze, Museo Firenze com’era
6
Sebastiano Serlio, nel suo Trattato, illustrando “di- nate-artista come il granduca Francesco. “È questa 11
segni per compartimenti di giardini” aggiunge “an- corrente – secondo il Tafuri – una delle più importan- Giusto Utens, 1599
cora che per altre cose potrebbero servire” chiaren- ti per valutare il senso di quella fondamentale com- Poggio a Caiano,
do definitivamente le basi di astrazione geometrica ponente di naturalismo cinquecentesco che sfocia tempera su tela, cm. 141x237,
cui la natura deve sottostare. Da affermazioni di tale nell’imagerie, nell’ironia, nel gioco” (M. Tafuri, Il mito Firenze, Museo Firenze com’era
intransigenza, del resto perfettamente conformi agli naturalistico nell’architettura del Cinquecento, in
ideali culturali del Rinascimento, deriveranno, oltre “L’Arte”, V (1968), pp. 23-26. 12
11
ai principi compositivi generali, le tecniche di tratta- M. Tafuri, Il mito naturalistico nell’architettura del Poggio a Caiano,
mento architettonico delle masse arboree, delle sie- Cinquecento, in “L’Arte”, V (1968), p. 23. le quattro stagioni, dettaglio del fregio
12
pi, dei percorsi, fino ai luoghi monumentali del giar- Essais III, 5, 874 c. sull’architrave del portico
13
dino stesso, costretti ad una astratta perfezione di Cfr. M. Tafuri, cit., pp. 25-26. (Giuliano da Sangallo, Bertoldo, Andrea
14
volumi e superfici. In questi estremi risultati acquisiti Si veda per questo H. Keutner, La statua del Giam- Sansovino 1490 ca.)
nella pienezza del secolo XVI si nasconde natural- bologna (Venere Fiorenza), in AA.VV., Fiorenza in vil- 13
mente un principio di contraddizione intrinseco che la, a cura di C. Acidini Luchinat, Firenze, 1987; e C. A. Allori, 1578-1582
sfocerà nel tardo manierismo e nel secolo successi- Acidini Luchinat, G. Galletti, Le ville e i giardini di la Fortuna, dettaglio della lunetta nel salone
vo in una gara fra arte e natura, sul filo di una peren- Castello e Petraia a Firenze, Pisa, 1992, pp. 191-200. di Poggio a Caiano 13

126 127
Il Giardino di Boboli

Giorgio Verdiani con il contributo di Gianni Sani

Estendendosi per circa quarantacin- sua prima trasformazione in giardino di


quemila metri quadri, il Giardino di Bo- palazzo.
boli rappresenta la più grande area di La cava di arenaria presente alle spalle
verde entro le mura di Firenze. La dizio- di Palazzo Pitti era stata aperta su un
ne entro le mura assume poi, in questo terreno precedentemente utilizzato ad
caso, un carattere del tutto particolare, orti, e se questa parte, oggetto del pri-
in quanto il confine stesso del parco mo progetto di creazione del giardino,
comprende una porzione significativa usufruisce in maniera efficace della
delle fortificazioni superstiti al rinnova- morfologia dovuta alla cava per otte-
mento urbano ottocentesco. nerne un anfiteatro, al tempo stesso il
Il visitatore ha la percezione della dele- progetto seicentesco di ampliamento 1
Giardino di Boboli
mitazione data dalle muraglie in manie- verso Porta Romana beneficia del ba- La statua rappresentante il gioco del
ra avvertibile e chiara solo quando visi- cino artificiale presente lungo il pendio “Saccomazzone”, posta lungo il “viottolone”
ta le parti confinanti con il Forte Belve- e realizzato a supporto dell’attività a partire dalla metà del XVII secolo, opera di
Orazio Mochi e Romolo Ferrucci, rappresenta
dere e quando si trova nel Giardino del agricola lì praticata. In questo senso il un gioco popolare fiorentino, dove i due
Cavaliere - che per l’appunto indica un verde di Boboli è un verde estrema- contendenti, bendati, cercano di colpirsi a
bastione, un cavaliere -, lungo il ripido mente progettato, non solo come adat- vicenda utilizzando dei panni, senza togliere
la mano appoggiata su un ceppo. La parte di
viottolo di confine che risale il limite tamento e trasformazione di un terreno scultura raffigurante il panno del contendente
Sud del parco a partire dalla fontana non urbanizzato, ma come vero e pro- superiore è andata perduta.
dei Mostaccini e nei pressi dell’uscita prio intervento di recupero e trasforma- foto Giorgio Verdiani

su Porta Romana. zione delle destinazioni d’uso, in Pagine successive:


Nel parco sono compresenti due entità un’area soggetta ad attività umane di 2
tangibili: il parco progettato secondo tipo agricolo e estrattivo. In un certo Boboli pianta generale,
tratta dal Cabreo conservato presso
una struttura chiara, e quella del parco senso rimpiazza due attività di trasfor- l’Archivio Centrale dello Stato a Praga
progettato secondo interventi di inte- mazione dinamica con una soluzione foto di Martin Hrubes
grazione e modifica del progetto com- statica, portando un assetto relativa- in Alessandra Contini, Orsola Gori
“Dentro la Reggia, Palazzo Pitti e Boboli nel
plessivo, adottati per adeguare la strut- mente stabile e fortemente ordinato ri- settecento”, Edifir, Firenze, 2004
tura principale al mutare delle esigenze spetto a delle condizioni soggette a 3
e non sempre pienamente reintegrati, continua mutazione, lo scavo nel suo Giardino di Boboli
Veduta dell’anfiteatro con le nicchie e le
con la conseguente definizione di parti progredire, le colture nel loro alternarsi. statue aggiunte nelle modifiche operate nel
autonome che presentano caratteristi- Il principale intervento di trasformazio- XVIII secolo.
che molto diverse tra di loro e scarsa- ne, immediatamente successivo all’ac- foto Giorgio Verdiani
4
mente legate, sia a livello formale che a quisizione del palazzo e dei terreni da Giardino di Boboli
livello percettivo, con il contesto gene- parte di Eleonora di Toledo, consorte di L’anfiteatro di Boboli sorge sull’invaso
rale del giardino. Cosimo dei Medici, è dovuto al proget- prodotto da una precedente cava di pietra
forte. L’assetto originale, dovuto al Tribolo,
Il Giardino di Boboli, il cui etimo ha to di Niccolò Tribolo, con successive prevedeva una struttura di “verzura”.
dubbia origine, ma probabilmente è da integrazioni e completamenti ad opera foto Giorgio Verdiani
riferirsi ad una iniziale proprietà del ter- di Giorgio Vasari, Bartolomeo Amman- 5
Giardino di Boboli
reno, viene definito secondo una serie nati e Bernardo Buontalenti, mentre il La fontana dell’isola, vista dal perimetro
di progetti di recupero e trasformazio- grande ampliamento verso Porta Ro- esterno. Sviluppata nell’ambito dell’ultimo
ne di una porzione di territorio compre- mana, avvenuto sotto Cosimo II dei grande ampliamento del giardino, la vasca si
basa su di un precedente bacino di
so entro le mura della città e già forte- Medici ha come progettisti Giulio e Al- irrigazione impiegato per le colture.
mente antropizzato al momento delle fonso Parigi. foto Giorgio Verdiani

128
2

Questi interventi, con la definizione dei pale asse del progetto Parigi -. ne di espedienti ludici e mitologici che che sfugge così ad alcune ipotesi di Con l’andare degli anni, oltre alle sta- anche nella scelta delle essenze arbo-
due assi di sviluppo del giardino, costi- Il giardino vede quattro fasi significati- portano al distribuirsi, lungo il pendio trasformazione in “Giardino all’Inglese” tue appositamente eseguite per il par- ree, con una forte predilezione per le
tuiscono gli aspetti principali dell’orga- ve di sviluppo, diversamente caratte- verso Porta Romana di una folta schie- ipotizzate tra la terza e la quarta fase di co si aggiungono numerose opere pro- essenze sempreverdi, preferite, specie
nizzazione della miriade di episodi do- rizzate e tutte tra loro interrelate, in ra di statue, fontane, e allestimeti verdi sviluppo, ma mai passate in fase ese- venienti da altre proprietà medicee e nel periodo di Cosimo I, come metafora
vuti all’architettura, alla vegetazione e quanto ogni fase di intervento si svilup- che propongono un ambiente variato cutiva. da altre locazioni. Oltre all’obelisco po- di una presunta primavera perenne do-
alla scultura; tuttavia, se taluni episodi pa rispetto alle precedenti e prevede tra aspetti mitologico-simbolici e ri- Questa continua trasformazione del sto al centro dell’anfiteatro, risultano vuta alla stabilità politica derivata dalle
si legano in maniera efficace alla strut- sempre delle rivisitazioni dello stato di chiami alla vita agreste e popolare. parco è fatta di significative modifiche particolarmente importanti le statue scelte del governo mediceo.
tura principale, alcune vicende secon- fatto dei precedenti progetti. Nella terza fase, avvenuta sotto gli morfologiche, del terreno, della struttu- dei Prigioni di Michelangelo Buonarro- La continua trasformazione del parco
darie appaiono in evidente contrasto La prima fase, vede la nascita del giar- Asburgo-Lorena nel XVIII secolo, si ha ra complessiva del giardino, degli alle- ti, poi trasferite dalle grotte al museo beneficia indubbiamente di una condi-
con l’organizzazione principale portan- dino nella sua prima forma, con una l’integrazione nel Giardino di alcuni, stimenti e della disposizione dei nume- del Bargello, le sculture di epoca roma- zione derivante dall’integrarsi delle
do come risultato la definizione di spazi soluzione d’asse rispetto alla struttura particolari, edifici che sottolineano e rosi contributi scultorei, che portano na dei Daci in catene, e le grandi statue parti e dal loro disgregarsi che comun-
che appaiono inconsueti e disattesi ri- dell’originale Palazzo Pitti, una forma arricchiscono le scelte progettuali pre- allo spostamento da una parte all’altra del giardino delle colonne, composte que riesce sempre a risarcirsi in una
spetto alle caratteristiche predominanti delimitata tra questo corpo di fabbrica, gresse, come nel caso della Kaffehaus del parco di intere fontane monumen- da teste originali, perlopiù di matrice forma complessiva sostanzialmente
del parco. Il caso principale in questo il Forte Belvedere e la cinta delle mura. che viene posta a Est della parte origi- tali, come nel caso della fontana di romana, ricollocate su busti realizzati omogenea, forse in virtù della continua
senso sono i cupi boschi di lecci cre- Questa prima fase, sviluppata a partire nale del giardino, al termine del prolun- Oceano, opera del Giambologna, tra- ex-novo. crescita delle piantumazioni, del loro
sciuti nelle risulte lasciate dalla rampa dal 1550, è ben rappresentata nella ve- gamento dell’asse del progetto Parigi. sferita al posto della Venere al bagno al Su queste basi, l’aspetto stanziale della infittirsi, del continuo combattere tra la
delle carrozze, eseguita nella prima duta Belveder con Pitti, opera di Giusto Nella quarta ed ultima significativa fase centro della Vasca dell’Isola. soluzione del giardino in vece della mu- razionalità del taglio imposto dal giardi-
metà dell’Ottocento per volere del Utens, del 1599. La seconda fase, svi- di trasformazione, avvenuta all’incirca Le stesse statue di Esculapio ed Ippoli- tevole cava e delle alterne colture, non niere e la libera organicità della ricre-
Granduca Leopoldo II e dalla rampa luppata nell’arco del Seicento a partire tra il 1830 e il 1850, si ha la forzatura di to e quella di Igea, disposte lungo il sembra certo tanto stabile. Tuttavia si scita delle fronde e del serpeggiare
stessa, ottenuta al costo della demoli- dall’ampliamento del giardino - neces- alcune scelte utilitarie di poca felice ri- “viottolone” presentano visibili tracce di deve tenere conto che la volontà stessa delle radici che in qualche maniera ela-
zione dei labirinti di siepi che fiancheg- sario a soddisfare le esigenze di rap- soluzione, come la già citata rampa per una originaria struttura idraulica che ne del progetto originale immaginava un bora, uniforma, frantuma e ricompone
giavano sul lato Sud del “viottolone” - presentanza di Cosimo II dei Medici - le carrozze, ma anche il consolidamen- attesterebbe una precedente destina- assetto ben solido e poco incline alla l’assetto formale e percettivo degli
ovvero del viale che sottolinea il princi- vede in maniera maggiore l’introduzio- to definitivo del carattere del Giardino zione al decoro di qualche fontana. mutazione, una intenzione percepibile spazi, fino a riportarli ad una condizio-

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ne di equilibrio tra naturale e progettato A volte, però, gli spettacoli erano dav-
che racchiude l’essenza di questo mo- vero belli le libagioni davvero interes-
numento vivente. santi e le chiacchere avvincenti; ho
A chiudere queste considerazioni un sentito dire che dietro la collina sia sta-
racconto inedito di Gianni Sani, archi- to fatto un teatro e che quelle musiche
tetto, che qui presenta l’avvicendarsi e quelle belle storie che vengono rac-
del tempo e degli eventi nel Giardino di contate delle quali qui non arriva che un
Boboli secondo un punto di vista del eco lontana provengono proprio da lì.
tutto particolare. Ma io non posso vederle, io vivo qui,
da sempre.
Folli, rapidi, brulicanti. Ormai sono vecchio.
A volte fastidiosi. Ma altissimo.
Credo che sia lo stesso per voi quando Mi ricordo quando ero poco più di
una zanzara vi ronza promettente una quattro metri e l’Eleonora di Toledo
puntura attorno all’orecchio; un rumo- venne qui ed apprezzò le mie forme e
re veloce, ma carico di significati. decise di non farmi abbattere.
Ormai sono più di quattrocento anelli Quei Medici, strana gente, ne ho visti
che vivo qui e ne ho viste passare di passare di qua: Cosimi, Lorenzi, Ferdi-
cose. nandi, con le loro mogli, le loro sorelle;
Prima cavalli, carrozze, feste, ora non- nel bene e nel male però li preferivo agli
ni, ragazzi e turisti. Asburgo Lorena, quelli arrivati nel sette-
Affannati salgono per il viale dei giova- cento, quelli che hanno costruito la Li-
ni cipressi, quelli arrivati nei primi anni monaia, il Kaffehaus e la Palazzina della
del seicento, quando quel tipo, amico Meridiana, quelli che poi, quando è arri-
del Galilei, un tale Cosimo secondo, vato quel tal Napoleone hanno abban-
della famiglia dei proprietari di qui, de- donato tutto.
cise di rimaneggiare viali e fontane. Poi sono tornati e da allora non è suc-
Mi ricordo il gran movimento quando cesso più niente.
portarono enormi conche di agrumi O meglio, qua sotto non è successo
laggiù vicino alla vasca che chiamano più niente perché invece fuori ne sono
dell’oceano e poi piantarono la cerchia successe di cose.
grande un folto gruppo di Lecci intrec- È stato terribile quel giorno delle bom-
ciati a formare una galleria ed i piccoli be; all’inizio credevamo fossero fuochi
bossi topiati a labirinto… scomparsi d’artificio come tante altre volte, ma
nell’ottocento. poi ci siamo accorti che non era così.
Io ero già qui a vedere tutto. C’è stato molto silenzio e molto dolore 3
Sono nato qui, assieme a tanti altri per diverso tempo e poi, piano piano la
come me, ancora prima che queste gente è tornata.
belle colline diventassero l’orto dei Pit- Palloni, risate, corse, carezze mi fanno
ti. Eravamo giovani e spensierati e par- compagnia.
tecipavamo felici ala nascita di questa Spero solo di non ridurmi come il po-
comunità di artisti e mecenati, ci pia- vero Pino giù, vicino al palazzo; lo han-
ceva ascoltare le canzoni che poeti ed no imbracato, puntellato, legato per-
innamorati si scambiavano furtiva- ché pare che rischi di cadere giù.
mente qui sotto. Ed io da quassù continuo ad osservare
Ed è stato affascinante seguire i lavori quei folli, rapidi e brulicanti esseri
del Tribolo, del Fortini, del Vasari, del- umani che passano di qua.
l’Ammannati e del Buontalenti e poi
quell’istrione del fiammingo, il Giam-
bologna.
Il 1637 è stato un anno memorabile,
che incredibile evento fu il trasporto del
gruppo scultoreo al centro della fonta- Bibliografia essenziale:
na, erano tutti preoccupatissimi, urla- AA.VV. a cura di Litta Maria Medri, Il Giardino di
vano e si raccomandavano a destra e a Boboli, Silvana Editoriale, Milano, 2003.
Arianna Nizzi Griffi, La fontana dei Mostaccini e gli
sinistra, e le decine di operai, capoma- antichi labirinti nel Giardino di Boboli, Collana Ta-
stri, buoi, cavalli tutti intenti a tirare, a scabili da Passeggio, Edizioni Sillabe, Città di Ca-
far scorrere corde, ad oliare carrucole. stello, 2002.
Claudio Pizzorusso, A Boboli e altrove. Sculture e
Ne ho viste di persone faticare, spin- scultori fiorentini del Seicento, Casa Editrice Leo
gere, tirare, pulire, potare, allestire e S. Olschki, Firenze, 1989.
smontare e tutto per il breve sollazzo Marco Vannucchi, Giardini e Parchi. Storia Morfo-
logia Ambiente, Alinea Editrice, Firenze, 2003.
di pochi benvestiti signorotti intenti Mariella Zoppi, Guida ai Giardini di Firenze, Alinea,
solo a bere, mangiare e divertirsi. Firenze, 1996. 4 5

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Costruire nella Phisis

Roberto Berardi

A Delfi, in una geografia senza uomini, terra. Il fondatore si chiama, in greco, kti-
preistorica, Apollo sceglie il luogo del stzès”: Dal tempio di Apollo Pythio, ai
suo tempio. L’Inno omerico ad Apollo (VI piedi dell’Acropoli, ad Atene, a date va-
secolo) ci pone davanti al dio della guari- riabili, una processione raggiungeva Del-
gione e delle epidemie, come a un fon- fi, passando per Eleusi, sul tracciato del-
datore di città. La sua prima fondazione la strada aperta a colpi d’ascia dagli Ate-
avviene a Delo, l’isola che non aveva niesi che, secondo una leggenda,
avuto paura della sua nascita, poi a Cri- avevano accompagnato il Dio nell’orga-
sa, nei pressi di Delfi, ai piedi del Parna- nizzazione della regione dell’Attica.
so. Qui la volontà detta la sua decisione Ancora a Crisa, ma questa volta sulla riva
e la decisione è la fondazione di un tem- del mare, vicino al porto, propaggine sul
pio. La scelta è innanzitutto quella del golfo della città in collina, Apollo vuole far
luogo: collina rivolta a occidente, ai piedi erigere un altare. Con uno stratagemma
del Parnaso coperto di neve. Su di essa che ricorda quello di Dioniso e i pirati,
incombe una rupe e sotto si estende una cattura dei marinai di Creta e ne fa i pro-
valle profonda. È questo il luogo e la pri sacerdoti. Il sacrificio di fondazione
scelta che presiederà alla costruzione di dell’altare è un’offerta di farina bianca,
tutti i templi greci, dalla Penisola alla dono di Demetra, signora della terra ferti-
Megale Hellas, da Bassae a Epidauro a le e del grano. L’intera Delfi è fondata:
Segesta a Tindari ad Agrigento. Talvolta, acropoli, territorio, fonte di acqua dolce e
come a Selinunte e a Siracusa, il mare porto, le strutture dell’economia e del
avrà la sua parte. Altre volte a Selinunte, commercio e le forme della venerazione
a Epidauro, saranno i monti lontani e la della potenza sono stabilite.
pianura fertile. Ma le caratteristiche del Il tempio, insieme all’altare che gli è cor-
luogo, le potenze in giuoco, sono fissate relativo, è la prima costruzione a partire
per sempre. Dunque, innanzitutto, è il dalla quale si definisce la geografia delle
luogo che è sacro, pieno di ninfe dell’ac- civiltà urbane. L’architettura è la tecnica
qua e di boschi ombrosi, della forza cto- divina per riunire gli uomini intorno a
nia delle montagne, della fertilità della una devozione comune, al commercio,
terra, tema di un dramma cosmico che all’agricoltura e all’allevamento che pro- 1
ha per centro Demetra e per paredri ducono ricchezza per loro e per il tem- Tempio d’Aphaia
Kore-Persefone e Hades. pio del dio, signore dei luoghi e protet-
Pagine successive:
Appena Apollo ha scelto, dopo il disbo- tore degli uomini. 2
scamento e secondo le sue direttive ap- Sul sito di Cirene l’Inno di Callimaco ad Paestum basilica
paiono due architetti, Agamede e Trofo- Apollo ci narra di un’altra fondazione, 3
Templi di Paestum
nio, che sulle fondamenta ampie, pro- nella quale è celebrata la nobiltà di Calli- 4
fonde, compatte costruite dal Dio, maco stesso. A quattro anni, il Dio, che Segesta vista d’insieme
alzano il podio: e infiniti uomini, poi, le ha bevuto da Temi la precoce giovinez- 5
Segesta particolare
mura con pietre solidamente impiantate, za, decide di fondare, in Libia, Cirene. In- 6
perché (il tempio) fosse in eterno cele- nanzitutto, come materiale da costruzio- Segesta particolare
brato nel canto. “Disboscare per abitare ne, la sorella cacciatrice, Artemide, am-
Tutte le immagini sono foto di Henri Stierlin
e fondare un insediamento è una attività mucchia sulla riva teste di animali dalle tratte da “Monde grec”
essenziale della fondazione, è ktizein una grandi corna. Con queste corna, Apollo Office du Livre, Fribourg, 1966

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costruisce le fondazioni del proprio tem- nunte; ad Agrigento, sulle rocce o nella città, nella sua interezza è sacra, e per- sino del suo saper far corrispondere, edificio per i soli sacerdoti e per il simu- poggiano le direttrici delle scanalature.
pio, poi l’altare e infine il teikos, alto muro valle; a Segesta, tra le nubi i monti e le ché è fondata secondo le norme divine, giuocando, funzione e distribuzione fino lacro divino. Ora, già in questa semplici- Essi materializzano l’elevazione della
che lo racchiude. Questo è il dato origi- valli; ad Aphaia, nella cerchia del mare e delimitata, rispetto all’universo natura- a sorriderne, l’architettura greca -quella tà di impianto prendono a giocare rela- colonna come sommatoria; le scanala-
nario. Poi l’eroe Batto, antenato di Calli- di Egina; a Bassae, tra montagne prive le –la chora – da un temenos, come un del Partenone o di Epidauro come quella zioni numeriche: numeri pari sul pronao, ture danno il senso preciso di un solido
maco, che l’oracolo di Delfi ha mandato d’acqua e tempestate dal sole; ad Ate- tempio. L’idea del tempio, come artefat- delle case di Delo- benché impallidita numeri dispari sul lato, legati a una misu- di rotazione. Moto circolare uniforme im-
a fondare la città di Cirene, traccia, se- ne, in vetta all’Acropoli o ai sui piedi, a to collocato nella chora, nella natura in- nella sua usura e nei sui crolli, emette il ra uniforme di intercolumnio; e realtà ge- perniato sul podio di base e nell’echino
condo le giuste regole, i recinti dei san- Didima o ad Ortygia, il tempio è costru- differenziata, è molto ampia, come si è richiamo di ciò che è senza compromes- ometriche costruite su osservazioni otti- svasato o rigonfio. Tra rocchio e rocchio,
tuari, disegna la via sacra e costruisce la ito come una cosa altra, inconfondibile, visto. Senza attribuire un particolare fer- so se non con il cosmo, che non si con- che: quasi nessun allineamento è retto: i perni di bronzo assicurano la moltiplici-
città, feudo di Apollo dio delle soglie, serrato in una legge inflessibile, vibran- vore religioso a tutti i Greci, tuttavia que- fonde con null’altro che se stessa, come tutti hanno una curvatura che corregge, tà lungo gli assi, come le staffe di bronzo
delle porte, dei percorsi dei supplici, del- te, nella sua costruzione, nella sua ma- sta sacralità ancestrale è ben presente se uscisse a sua volta dalla natura, altra nell’occhio, le alterazioni prodotte nella sigillate dal piombo assicurano la stabili-
la decima e dei rituali di purificazione. teria, nella sua luce, nei modi del suo nei poeti, come Pindaro, negli storici, dalla natura, ma fatta di natura trasfigu- geometria dalla percezione. Così –an- tà dei grandi conci dei muri, fanno di
Fuori dal mito, e dentro la storia delle volume, di una vita a prima vista incom- come Pausania, nelle leggende del Ri- rata: luogo, pietra, muri un integrale di
colonizzazioni greche: l’Asia Minore, prensibile, non naturale, eppure torno come nell’Iliade e nell’Odissea, scultura, colore, bron- pietre. Tutta questa
nei XIII-IX secoli, la Megale Hellàs, dal- espressa con pieno diritto, con totale nelle Opere e i Giorni come nei Tragici. zo e oro, istituendo geometria matemati-
l’VIII secolo: il fondatore di colonie oiki- naturalezza: è un evento, allo stesso ti- Nei Sette a Tebe, nell’Orestea, sono gli l’intelligenza dei ma- ca compone l’archi-
stès procederà secondo le norme apol- tolo di un evento naturale, come quelli dèi stessi a scendere in campo, a inter- teriali, della loro lavo- trave, articola il fregio,
linee, sia nella scelta del luogo, suscet- che lo circondano e verso cui si orienta: ferire nelle vicende della città. razione, della loro la cornice, presiede al
tibile di essere consacrato, che nelle Un tempio greco, un teatro greco, un pri- messa in opera nello timpano triangolare; è
procedure rituali di fondazione. Poiché tanèo, come li vediamo noi, dalla Sicilia spazio in vista di una capace di accogliere
le terre non sono sempre inabitate, si alla Campania alla Grecia, sono cose ragione, non esprimi- la scultura policroma,
può pensare che Ares, la guerra, abbia della memoria: monumenta; ma sono bile in parole, del- come è capace di ac-
provveduto allo spopolamento o alla ri- provocazioni: posseggono, nella relazio- l’opera e per mezzo di cordare i diversi toni
duzione in schiavitù. Ma poi l’oikistes ne di sguardo, di visione, di studio che strumenti intellettuali di pietra usati per pe-
diventa ministro del sacro: porta dalla stabiliscono con noi, la forza di un invito indistinguibili dal- ristilio e per la cella.
nave il fuoco sacro (Hestia) tratto dal- e quella di una interrogazione. Sono l’opera stessa. Questo rapporto di
l’altare del Pritaneo della patria, costru- cose del tempo che passa, ossa e ma- Come ci appare nel misure, questo accor-
isce l’altare originario, compie il primo ceria di creazioni su cui si sono accaniti i VII-VI secolo, il tem- do di materiali, questa
sacrificio, definisce i recinti dove saran- venti, la sabbia, le tempeste, i terremoti, i pio è effettivamente la complementarietà di
no edificati i santuari, delimita i lotti e saccheggi, ogni usura; stremati dall’ab- materializzazione in tecniche espressive
costruisce le mura che proteggono l’in- bandono, spogliati o distrutti dalle guer- un hic di una costru- fanno pensare inevi-
sediamento. La relazione con il luogo 2 re e dagli incendi, morsi dall’erosione, la zione mentale so- tabilmente alla musi-
consiste nella creazione del luogo stes- natura tenta lentamente di riassorbirli in stanzialmente immu- ca e alla danza, con
so, i cui modi sono fissati da norme di è un corpo ma è anche un’immagine; è sé Ha tutto il tempo che è e che sarà, e i tabile. Qualunque sia l’architettura arti
ispirazione divina, e che lo trasformano la presenza, il marchio di una potenza, nostri restauri, le nostre anastilosi, le no- il dio che vi ha eletto maggiori tra i Greci. E
secondo principi universali di armonia e ma anche il segno di una devozione stre protezioni sono sempre fragili di la sua dimora, il tem- probabilmente è in
di apertura di un universo civile. umana espressa in società cittadina. fronte alla sua forza. La città di Bam, in pio è sempre uguale, questa intelligenza di
Il vero luogo cultuale è il temenos (e chi Non c’è città senza templi, senza volere Iran, si è disfatta in polvere; chi mai potrà nelle sue parti e nel 3 dialogo tra pesi, mi-
è stato a Didima ne ha una nozione im- concorde di dèi; non c’è città senza leg- restituirla, se non in immagine? Lenta- suo tutto; differirà, se sure e numeri che ri-
pressionante), con il suo altare per le gi scritte, senza colture, senza vigne e mente le pietre di Segesta, di Agrigento, mai, per le dimensioni. Questa materia- che se non sempre- il tempio è anche siede la sostanza vera di queste archi-
carni, fuori dal tempio, un podio spia- stalle per i buoi e per le pecore; non c’è di Epidauro, vedono riaffiorare per l’ero- lizzazione è specifica e differisce da tutte una serie di approssimazioni alla retta, al tetture. Il Timeo di Platone attribuirà al
nato, offerto alla visione del cielo che città senza Pritaneo, senza Bouleute- sione gli strati della roccia in cui sono le altre costruzioni per la presenza di un volume cubico, al cilindro come è nel Dio modi affini nella creazione della ma-
ne pretende l’omaggio. L’altare e il tem- rion. Pritaneo e Bouleuterion sono tem- state tagliate; ma finché giungerà quel ri- sistema matematico-geometrico di rife- caso delle colonne, dove l’entasis, che è teria e delle cose del mondo.
pio sono chiusi nel recinto sacro, come pli come i templi. Nel primo, brucia il chiamo, quell’interrogazione, qualcosa rimento che investe tutto lo spazio, tutti i una regola consapevole, è una costru- La bellezza nella proporzione che regola
la città è chiusa dentro le sue mura. fuoco di Hestia, colei che radica nella dell’antica, inconoscibile lezione di que- volumi, e li mette in stretta, esatta rela- zione geometrica e una tecnica costrut- il tempio, l’indefinita variabilità dei rap-
Questo, dice Callimaco, è l’insegna- terra ed esprime in volute profumate il ste rovine continuerà a evocare un sen- zione- una relazione numerica semplice- tiva -intellettuale e materiale- operata at- porti e della giustezza dei rapporti nella
mento di Apollo per la fondazione degli fumo del sacrificio verso il cielo. È il luo- so. Così per noi, queste forme che, da gli uni con gli altri. La pianta più semplice traverso la creazione di un inviluppo che visione fa sì che l’esperimento può esse-
insediamenti. Queste caratteristiche go in cui la città ospita gli ambasciatori e lontano, a volte, appaiono intatte, sono del tempio, quella in antis, ci riporta a un genera una curva e trasforma l’allungato re ripetuto indefinitamente, senza che lo
dureranno fino ai tempi di Roma, dove dove abitano i suoi magistrati. Nel Bou- un richiamo verso una realtà, che fu loro, passato molto antico, di cui resta testi- tronco di cono del fusto in un elastico standard venga meno o sia risucchiato
la geometria rigorosa dei recinti si in- leuterion vengono votate le leggi sopra ed è scomparsa, e però, in qualche mi- monianza in certi modellini in terracotta cilindro nella visione dei fedeli. Colonna nell’uniformità. E cioè il tempio, come
scriverà, nelle città molto antiche, all’in- l’altare che sta al centro della cavea sura, ancora traspare: realtà impressio- che risalgono all’età geometrica, e che e tempio si costruiscono su un paradig- evento, come avvento di una cosa che
terno di un tessuto del tutto diverso. quadrata o semicircolare. Lo Zeus ospi- nanti, che mozzano il respiro per la loro rappresentano piccole costruzioni a un ma che si coniuga e si declina attraverso conosce e segue le procedure segrete
Il sacro è separato, la città è murata. Il tale e Dike, la Giustizia, sono, con He- capacità di spingerci, oltre il loro aspetto solo vano, precedute da un portico a misure che seguono le leggi di propor- della natura, ci appare ogni volta come
tempio è chiuso in un temenos e in stia, i loro signori. Certo, la santità civile, attuale, verso traguardi della costruzione due o tre colonne, forse ricordo del me- zione tra quantità e di generazione delle un riferimento a un pensiero che non
esso, dal cielo, è caduta l’effigie di le- la probità, l’integrità di fronte a Dike –della creazione- non raggiungibili, for- garon miceneo, a sua volta ripreso da forme dalla materia. Nello spazio del verrà mai perfettamente materializzato,
gno o la pietra sacra del dio (xoanon) sono di un altro ordine rispetto all’indi- se, ma che sono come il nord del nostro quello dei palazzi di Creta. Ma la pianta tempio, nella configurazione delle colon- ma intorno alla cui figura, ideale, tutti gli
nei tempi immemoriali delle origini. scutibilità dell’antichissimo, divino tribu- orientarci: segno perentorio, non localiz- del tempio classico rimane quella di un ne, la costruzione indaga sulle forme esperimenti architettonici gravitano, per-
Così a Troia, il Palladio, in Tauride, la nale di Temi. Il fuoco di Hestia, attinto a zabile, sfuggente quando si crede di grande vano, sdoppiato in due celle op- profonde, non visibili, della natura gene- ché senza quel pensiero nessun tempio
statua di Artemide, per fare solo due quello del Pritaneo, brilla sugli altari do- averlo raggiunto. Eppure, per molti an- poste, santuario e tesoro, quasi sempre rante: sulle serie geometriche, sulle spi- sarebbe mai stato così com’è apparso.
esempi. Nel paesaggio sempre impres- mestici, ma anche su inconfessabili de- cora necessario. Al dilà della bellezza, avvolto da una o due file di colonne (ul- rali, sulla gemmazione per elementi. I Guardiamo costruzioni così distanti tra
sionante: a Paestum, orientati verso le viazioni, inerenti alla condizione umana. ma attraverso di lei; al dilà dell’eleganza teriore temenos) che sembrano, da sole, rocchi delle colonne si sovrappongono loro. A Selinunte, a Siracusa, ad Agri-
montagne aride incombenti sulla pia- Proprio questo ci farà aggiungere a que- matematica, dei sottili inviluppi della ge- sostenere il tetto a protezione del ricetto senza sfalsamento; sopra le loro basi gento, a Segesta sono le colonne su-
nura fertile; nella pianura alla confluen- sti un altro tempio, di rilevanza cruciale ometria, della sapienza, della scelta e in penombra, occupato dall’immagine sono iscritti il pentagono, il decagono e il perstiti ai terremoti che ruotano su se
za tra il corso del Sele e il mare, a Seli- per la città: il teatro. D’altra parte tutta la del trattamento dei materiali, al dilà per- sacra. La cella, e cioè il santuario, è un doppio decagono regolari sui cui vertici stesse davanti ai nostri occhi; sono le

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loro architravi che scandiscono quel rit- anche altri edifici, a loro volta solenni, polis, e più vicini ad istanze religiose e con Urartu e con i Medi, tra nono seco-
mo, calmo ed eguale, materializzato perché consacrano nella realtà visibile e profondamente radicate e attinenti alla lo e ottavo secolo prima di Cristo.
dalle frequenze delle modanature come nell’azione pratica la comunione dei cit- natura effimera della vicenda umana, La relazione tra l’opera dell’uomo e
dall’alternanza dei triglifi e dei vani delle tadini nelle tante, fragili e preziose forme sono i Telesteria, tra i quali i più noti sono quella della natura sembra essere stata
metope. È da queste rovine che si ridi- che la Grecia ha sperimentato. Si tratta quelli di Eleusi e di Megalopolis. Si tratta, instaurata, in Grecia Classica, attraver-
segna nel nostro pensiero quella solida dei Bouleuteria, degli Ekklesiasteria e ad Eleusi, di un luogo sacro ai Misteri di so due versanti: quello dello studio del-
e pacata crescita della pietra in tempio. dei Telesteria, presenti in tutte le poleis a Demetra e Kore. Lì i fedeli assistono ai l’Essere e delle cose del mondo, iniziato
Diversa dalla terra, dalla pietra, dagli al- governo democratico o aristocratico. I l riti, seduti su gradinate che formano il da Anassimandro -il primo greco che
beri, dal volo degli uccelli e dalle onde bouleuterion quadrato a Priene e semi- perimetro dell’edificio, chiuso su se scrisse un libro- (ma nella leggenda fu
del mare, questa costruzione, invariante circolare a Mileto e ad Atene, è la sala, stesso, illuminato da un lucernario al di- Orfeo, che parlava nei suoi rotoli della
per variazioni non è una intromissione: è coperta da un tetto a capriate e prece- sopra di un’edicola sacra. In penombra, natura degli dèi e del cosmo), e prose-
una presenza, che si accampa sul mon- duta da un portico, dove i pritani, magi- dunque, questa cavità circondata da guita dalla scuola pre-socratica, con i
do in luoghi scelti e lì fa parte della real- strati della città, votano le delibere di in- muri ciechi, forati solo da porte, è in- suoi matematici, i suoi geometri, i suoi
tà: senza choc, senza usurpazione dello teresse pubblico e consacrano i loro gombra di colonne, bene ordinate, che fisici. Per Anassimandro come per Pita-
spazio, senza improprietà di materia, voto sull’altare che sta al centro,, nello rendono isotropo e isomorfo lo spazio: gora, Talete, Anassimene, Anassagora,
accogliendo anzi, e inscrivendo su di stesso modo in cui l’oratore deponeva il dunque senza direzione, mai visibile nel- lo studio della natura della materia, della
sé, le figure e i colori che evocano l’esi- suo scettro, cedendolo al successivo, la sua totalità, sempre interno a se stes- dinamica degli astri, dei meccanismi di
stenza della vita. Anche il roccioso tem- nelle assemblee degli Achei. Santità del so, come un pozzo o una cisterna. I mi- riproduzione della vita, come anche in
pio di Zeus ad Agrigento, crollato su se 4 potere ricevuto in delega, santità della steri di Demetra e Kore avevano a che Democrito, in Eraclito, in Empedocle, in
stesso, che non rivedremo mai, nella legge, responsabilità conseguente alle fare con Hades, il dio dell’oltretomba Parmenide, definiscono un rapporto tra
sua durezza accentuata dagli enormi te- calmo o in tempesta (Siracusa, Apollo- scalfita: è un appoggio e le si imprime deleghe sono il contenuto civile di que- sotterraneo, fratello di Zeus e di Posei- gli dèi, la natura e l’uomo, il contingente
lamoni di pietra, con la sua grande area nia) o sul porto ricco di navi (Mileto), o una forma che era già contenuta in nuce, ste costruzioni che sembrano piccoli e l’eterno che segnano profondamente
e la sua enorme altezza doveva porsi in sulla pianura fiorente dei frutti di Deme- ma contenuta per la percezione e la ri- odeon incastrati nel tessuto cittadino. il rapporto tra città e territorio, tra luogo
cadenza, variazione impressionante, tra, (Atene, Segesta, Priene) stretta tra cerca dell’uomo che progetta e costrui- Tempio, dunque, promiscuo, ricondotto e luogo, tra costruzione dell’uomo e re-
con le altre forme canoniche. ondulazioni di colline (Epidauro) o si af- sce. Solo là dove il tronco di cono si in- in unità da Dike, garante dell’armonìa, lazione con l’intorno marino, montano,
Ma adesso, al margine superiore del faccia su varchi tra speroni di monti terrompe appaiono muri di sostegno. ed anche luogo di esorcismo del pole- arido o boscoso, fertile e roccioso, in-
tronco di cono che appoggia la sua (Delfi). La Terra -la materia plasmabile Questo frammento di costruzione, que- mos, cruda e quotidiana realtà dell’epo- tatto o trasformato dalla coltura arbori-
base minore sulla terra, scandito in da cui, per leggi sottili, si producono le sta geometrizzazione di un pendìo ac- ca, sia dentro le mura che fuori. cola o cerealicola; e certamente questa
anelli di pietra secondo un andamento forme- si apre, sotto il cielo sereno da colgono come un’ eco lo spazio che li A Paestum a Metaponto, ad Agrigento, fusione di elementi conoscitivi e di inter-
scalare, si rivela allo sguardo questa cui possono scaturire le nubi,, rimbom- circonda e fa loro fronte. A Segesta, in- a Delo, tra sesto e quinto secolo, appa- pretazioni scientifiche, diffuse attraver-
conca ascendente, discendente, rac- bare i tuoni, scatenarsi le folgori e rove- torno alla conca, è una natura serena, iono gli Ekklesiasteria: gradinate circola- so i poemi dei filosofi deve aver finito
colta intorno a un centro, che è il tem- sciarsi le acque che rendono Gea fertile fertile, boscosa, che sfuma nei monti ri all’aria aperta, inserite nell’agorà, e de- per influenzare, anche in forma incon-
pio millenario del massacro di Dioniso, e vengono dal trono di Zeus. lontani. A Epidauro, ondulazioni bosco- stinate a una grande, periodica riunione scia, ma profondamente, la forma men-
della sua ri-generazione, della sua pe- Mentre sulle gradinate di pietra, gremite se temperano l’aridità; ad Atene, lo di popolo, l’ekklesìa: Sono gli antesigna- tis del popolo greco.
regrinazione tra gli uomini; ed è anche il di pubblico, passa lo svariare del gior- sguardo vaga sulle montagne dell’Attica ni del bouleuterion, che li sostituisce nel L’altro versante, altrettanto potente nel
tempio dove si incontrano e scontrano no, il colore delle sue atmosfere, il mor- e sul mare del Pireo; a Dodona, sui monti quarto secolo, e possono ospitare fino a modellare percezione e pensiero, è
(Eumenidi, Prometeo) le due giustizie: so o la carezza dei suoi climi, nel fondo altissimi dell’Epiro; a Delfi, sul Parnaso e ottomila persone. Grandi edifici, dun- quello nella credenza negli dèi, così in-
quella di Temi, la figlia di Urano e di della cavea risuona, udibile egualmente sulla valle profonda, tra il profumo di ci- que, cinti da muri ciechi molto alti, dove 6 trecciati alla natura –Gaia o Gea, ma un
Gea, originaria eterna, e quella di Dike, da ogni ordine di posti, la dizione scan- pressi e di pini; a Mileto, a Priene, sulla certe forme di dignità civile si organizza- tempo Gé, madre degli dèi- alla sacralità
degli dèi olimpici e della polis. dita dell’ipermetro, dell’anapesto, del piana del Meandro; a Delo sul mare e sul no in una nuova formula, il cerchio inte- don. Demetra, sorella di Zeus e sua spo- dunque della terra, del cibo vegetale, del
Il tronco di cono, a gradini di pietra, che dimetro giambico, delle variate misure porto; a Pergamo, sullo scoscendimen- ro, chiuso su se stesso a proteggere sa, come Hera, e madre di Kore-Perse- miele e della carne contesa appunto a
fa apparire al limite una figura della geo- del verso, organizzate con il loro ritmo to ripido verso la pianura ondulata. l’assemblea e a definire l’eguaglianza di fone, è la fertilità della terra, la produttri- Zeus da Prometeo che la percezione
metria, ma la reinventa, appoggiato na- nella cadenza della strofe, lungo la qua- Dal pensiero e dagli esperimenti che ognuno con ognuno, espressa attraver- ce di grano e di orzo, donatrice dell’ali- stessa del luogo come materiale per
turalmente, senza scasso, contro il pen- le si insinua la musica. Cui Apollo ha hanno dato forma al teatro provengono so l’isonomìa proprio come per i punti mento vegetale agli uomini; capace però l’azione e come sito divino deve aver
dìo della collina, non è un recinto chiu- dato le leggi che Orfeo ha sviluppato e del cerchio. Questa volta il tronco di di provocare sterilità e morte. Persefone prodotto una visione e una misura,
so: anzi è spalancato. La sua base Pitagora ha ritrovato con gli strumenti cono è chiuso e le sue gradinate si rac- incarna le stagioni, il loro passare sulla come abbiamo visto del resto per i tem-
maggiore, dove pullula il pubblico, si della geometria e della matematica. colgono intorno a un punto centrale, terra con aridità e fecondità. Il vuoto pro- pli, che non rimane in nessun racconto
prolunga verso l’alto: il cielo, le nuvole, Per costruire questo teatro-tempio, cu- dove la parola riguarda e illustra gli fondo del Telesterion era il teatro e il se non, indiretta, nelle liturgie dei miti e
le pendici di monti più alti, come a Per- stode delle memorie del mito e della aspetti e le necessità del bene comune, tempio dei significati che legavano le nella straordinaria descrizione della Gre-
gamo, come a Segesta; la sua base mi- complessità della condizione mortale, fondamentale principio di unione per la anime ai cicli di morte e resurrezione. cia fatta da Pausania. Tuttavia, benché
nore, dove suonano gli strumenti a cor- sede del tribunale della Giustizia, della città, che per consacrarsi ha posto nel- L’a-direzionalità del suo spazio, l’uso inconoscibili, questa visione e questa
da e a fiato e danzano i cori, non è né un santità delle leggi e della consacrazione l’agorà le statue degli dèi agoraioi. probabile dei semi di papavero o il pro- capacità di azione nello spazio geografi-
cerchio né un semicerchio, ma dodici del diritto della città, la cultura greca ha Pritanei e i Bouleuteria, Ekklesiasteria fumo dell’oppio dovevano far entrare gli co, la sapienza nella creazione del
ventesimi di cerchio, dove appare il fon- sperimentato il tracciato circolare dei sono interni alla città, non la guardano iniziati in un mondo sospeso tra la realtà tòpos, la sua risoluzione in armonia rie-
damento pentagonale (Così ad Epidau- gradini di pietra, la pendenza migliore necessariamente dall’alto, non sono pro- della vita e lo smarrimento della morte, scono a giungere fino a noi, al nostro
ro; nove sedicesimi di cerchio a Mega- per lo sguardo e per l’orecchio, per la tetti da un temenos e si trovano nei pres- mentre la spiga di Demetra e il ritorno di sguardo, alla nostra esperienza, al no-
lopolis: quattordici ventiquattresimi di convergenza dell’attenzione su un solo si dell’agorà o nell’agorà stessa. Non Persefone dovevano rivelare loro la via stro studio. Certo, si tratta di altro rispet-
cerchio a Corinto, sette dodicesimi a punto, facendolo così comune a tutti, sono palazzi, ma il loro volume spicca nel della resurrezione. E sono proprio i Tele- to all’assetto architettonico e alla cultura
Delfi, e così via, ricalcando il rapporto ma lo ha spalancato, volume di suoni, di tessuto, introflesso, concentrato sull’uni- steria a suggerire una lunga catena di originaria: eppure preme, come una ne-
tra il numero di colonne del pronao e immobilità e di concentrazione, sulla tà garantita dalla legge. Sono creazioni ascendenze con le sale ipostile delle cessità che il nostro sapere sente anco-
quello del fianco di un tempio). Al dilà presenza della natura, e, attraverso di della città, non delle potenze del cosmo, regge e delle case dei dignitari nella ne- ra, mentre la storia, come un maglio,
della piccola costruzione della scena, la essa e delle peripezie dei mortali, su che pure ospitano e venerano. mica Persia degli Achemenidi, nel sesto piomba su tutto e lo sfigura.
conca del teatro si spalanca sul mare quella di tutti gli dèi. La natura è appena 5 Meno prossimi al senso politico della secolo, e attraverso di loro, con gli Hittiti

138 139
Finotti

Antonio Paolucci

Alla base di tutto c’è la scoperta della re a simili risultati occorre una discipli-
divina bellezza che abita i grandi mate- na assoluta molto simile all’ascesi.
riali della scultura: lo statuario di Car- Il premio di un così alto dominio della
rara, il marmo di Candoglia, il rosa del materia, è l’arte. Non si tratta di un tra-
Portogallo, il nero del Belgio, il bronzo. guardo obbligato perché l’arte, come
L’incredibile sapienza tecnica di No- la Grazia, Dio la dà a chi vuole.
vello Finotti, quel suo prodigioso me- Mi sembra, però, che nel caso di Fi-
stiere che fa venire in mente Bernini e notti il passaggio sia quello. Vada cioè
Finelli, Leone Leoni e Giambologna, dalla perfezione del mestiere che do-
presuppongono, secondo me, un at- mina i materiali fino al punto di entrare
teggiamento che è, all’origine, di rive- in loro e di identificarsi con loro, allo
rente sottomissione al primato dei splendore dell’arte. È questo per me il
grandi materiali: chiusa, minacciosa, tracciato di Finotti, questa la porta
inattingibile bellezza, intatto inviolabile stretta che egli ha saputo varcare.
splendore. Quando la porta stretta è varcata,
Cosa c’è di più bello del marmo di Car- quando il dominio della tecnica sulla
rara che è puro e luminoso come la materia è diventato assoluto – ma è
carne viva? O del nero del Belgio, pro- necessario che io insista sulla fatica,
fondo come la notte, insondabile sulla durata, sull’attesa che hanno ac-
come il destino? Materiali così assoluti compagnato il percorso – allora la
esigono un culto esclusivo, pretendo- Fantasia, il Sogno, il Mito possono di-
no l’omaggio della rigorosa sapienza e spiegarsi compiutamente. Allora suc-
del prodigioso mestiere. cede, davvero, il miracolo che Miche-
Finotti ha accettato l’azzardo e ha dedi- langelo descrive nel sonetto famoso. Il
cato la vita a studiare e a perfezionare i “concetto” che vive nella mente del-
modi e le tecniche che permettono di l’artista è già vivo e reale dentro il mar-
avvicinare quelle nobili sostanze, di ca- mo che lo circoscrive e “solo a quello
pirle, di ascoltarle, di penetrarle. È un arriva la mano che ubbidisce all’intel-
duro percorso che richiede una atten- letto”. Ma la “mano” e cioè la qualità
zione totale e una fatica tesa fino allo tecnica deve raggiungere un grado di
spasimo. Ma alla fine del duro percorso eccellenza tale da perdere ogni mec-
i nobili materiali diventano benevoli canica materialità, deve trasfigurare in 1
Novello Finotti
come divinità generose disposte a pre- una sorta di sapere mentale. Altrimenti Il tronco dei miei amori, 1992
miare la fedeltà, la devozione e l’attesa. il “miracolo” non avviene.
Ogni volta che guardo le sculture di Fi- Guardo “Clessidra” del 1989, un melo- Pagine successive:
2
notti dico a me stesso che non si può dioso elastico nudo di donna che po- Novello Finotti
essere più bravi di così nel levigare o trebbe anche essere un giovane albe- Omaggio a Shakespeare, 1980 - 1984
satinare un marmo, nel modularlo e nel ro, una conchiglia, un ciottolo di fiume 3-4
Novello Finotti
proporzionarlo secondo una logica e levigato da milioni di anni. Clessidra, 1989
una necessità che sono sue (del mar- Mi viene fatto di pensare che la curva 5
mo intendo dire) prima di essere, per delle reni e quella piega ondulata che Novello Finotti
Fossile, 1995
simbiotica osmosi, dell’artista. Chiun- attraversa lo sterno cavo della “donna- Tutte le fotografie sono di Aurelio Amendola,
que ha pratica d’arte sa che per arriva- albero-sasso” già c’erano nel blocco tratte da Finotti, Edi.Artes

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142 143
3 4

bianco di Carrara che Finotti ha pene- riche e il loro rimescolamento (nono- noi stupiamo con lui) di fronte alla sigil-
trato, modulato e accarezzato così in- stante questi fenomeni, anzi proprio lata eleganza della memoria.
tensamente e così a lungo da liberarlo perché questi fenomeni esistono e tutti Guardo il meraviglioso “Fossile” del
del suo “soverchio”. ci coinvolgono e ci inquietano) la figu- 1995 così pulito, così elegante, così
Il fatto è che la scultura di Finotti è una razione resta il “medium” ancora intel- senza tempo e al tempo stesso così
scultura mentale e non solo per i sim- ligibile e meglio praticabile: un fragile attuale, e mi chiedo a che cosa pensa-
boli e le allegorie che la abitano (il “Co- ponte alto sugli abissi. va Finotti quando ha concepito una in-
bra” e “Shakespeare”, il “Grande Nilo”, venzione tanto straordinaria. Pensava
e la “Colonna di Eva”, l’”Uovo” primi- Finotti, come un magico funambolo ai calchi pompeiani? Oppure alla gra-
genio e “Anubi”, la generazione degli senza rete, cammina sugli abissi. Vede ziosa mummia del Tirolo che proprio in
Uomini e la contemplazione della Mor- il Sogno e il Mito, contempla con clas- quegli anni veniva scoperta? Non lo
te), ma perché egli crede, fermamente sico distacco gli orrori e gli splendori so, i percorsi di Finotti sono come il la-
crede, nel destino affabulatorio, illu- dell’umana condizione. Scopre il fasci- birinto di Cnosso immaginato da Bor-
strativo e persuasivo (mentale dunque) no ipnotico del “Grande Cobra”, il to- ges, circolare, illusorio, senza uscita,
dell’arte. Per questo ha voluto rimane- tem nero che abita in fondo alle nostre pieno di specchi che moltiplicano lo
re fedele all’albero figurativo perché paure e ci attende alla fine del viaggio. stupore e l’attesa. In qualunque luogo
egli è persuaso – come io sono per- Scopre la gioia e l’ironia degli incontri puoi incontrare la malinconia e la sag-
suaso – che nonostante la dissoluzio- d’amore (l’incantevole, sofisticato, gezza del Minotauro o di Teseo la spa-
ne dei linguaggi, nonostante la Babele squisitamente manierista “Siamesi da misericordiosa.
degli idiomi, l’eclisse delle culture sto- con lumachina” del 1993) stupisce (e

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Trovare nella terra le ragioni di un fatto poetico
1972-1975
Giovanni Michelucci e il Memorial Michelangiolesco

Fabio Fabbrizzi

Già all’interno della “fase dell’espressio- dell’architettura, come molte altre mani-
ne”, percorsa da Michelucci con la rea- festazioni umane, solo la sua traduzione.
lizzazione di opere molto diverse, come Nell’ultima stagione della sua vita, una
la Chiesa dell’Autostrada e l’Osteria del sola certezza pare affiorare dal suo per-
Gambero Rosso, nelle quali si passa corso; una certezza mutevole, fragile e
con disincatata disinvoltura dalla sacra- al contempo eterna che si radica al cor-
lità ricca di simbolismo della struttura a po profondo dei suoi progetti, alla dire-
tenda della Chiesa alla spiritosa1 spazia- zione delle sue osservazioni. Questa
lità dell’Osteria, è possibile registrare scintilla di certezza, è rappresentata ap-
uno stimolo che ritornerà prepotente nei punto, dalla complessità e dall’universa-
segmenti successivi della sua poetica. lità della natura, le cui leggi sono le uni-
Questo stimolo è rappresentato dalla che sicurezze che Michelucci riconosce.
natura, ovvero dalla gestione delle molte Una natura che viene introdotta con
accezioni con le quali il concetto di natu- sempre maggiore intensità nello spes-
ra si declina all’architettura: dalla media- sore creativo ed immaginifico del suo
zione tra interno ed esterno, dall’inter- mondo e che riverberando ogni gesto e
pretazione della forma intesa come ogni pensiero, diviene a poco a poco
frammento assonante con lo spazio na- l’ossatura portante del progetto.
turale dell’intorno, fino alla definizione Ma come credo appaia ovvio, quella alla
mimetico-interpretativa di alcuni ele- quale Michelucci guarda, non è un con-
menti ricorrenti come l’albero, la foglia, il cetto di natura oleograficamente inteso
ramo, la radice e il petalo. e nemmeno una via alla contemporanei-
L’approdo agli anni ’70, segna nell’opera tà; quanto piuttosto un necessario orien- 1
Cave di marmo, Carrara
di Michelucci, un abbandono progressi- tamento, indispensabile ad ogni agire foto I. Bessi
vo alla consueta pratica del cantiere e umano. Una riscoperta che porta oltre la Archivio Fondazione Michelucci
questo orienta gradualmente il proprio semplice manifestazione degli elementi
Pagine successive:
orizzonte verso le suggestioni della sola del mondo naturale; una natura che 2-3
fase inventiva, nella multiforme variabili- dona all’uomo soltanto la capacità d’os- Plastico di studio
tà di un fare, che a poco a poco diventa servazione: “ma così non si conosce la realizzato da Bruno Sacchi - Studio Forte ’63
foto A. Coppitz
sempre più metaprogettuale. La sua natura, si conosce l’ombra dell’albero o i Archivio Fondazione Michelucci
opera è pervasa da nuove aggettivazio- suoi rami, ma questa non è la natura. Na- 4
ni, da una riscoperta di valori e di spunti tura è ciò che entrando dentro di noi su- Cave di marmo, Carrara
foto I. Bessi
formali mai sopiti e da una, potremo de- scita un’evoluzione tale per cui ci si ac- Archivio Fondazione Michelucci
finire, universalità che prima non cono- corge che s’è sbagliato ogni cosa.”2 5
sceva, nella quale però rimane intatta, la Questo nuovo significato che Michelucci Plastico di studio
realizzato da Bruno Sacchi - Studio Forte ’63
sua proverbiale inclinazione al dubbio. E assegna al progetto, porta direttamente foto A. Coppitz
c’è il paradosso dell’uomo che rinasce, e paradossalmente in un capovolgimen- Archivio Fondazione Michelucci
della parabola della vita, della fiaba della to di ruoli, a riscoprire la natura attraver- 6
Plastico di studio particolare della struttura di
natura, nelle sue ultime poetiche posi- so l’architettura, cioè come unico mezzo copertura
zioni; frutto e segnale del rincorso rinno- insieme al mito, in grado di porsi come Archivio Fondazione Michelucci
vamento di uno spirito al contempo ter- metafora universale delle sue leggi. Molti 7 - 11
Giovanni Michelucci
reno e superiore, laico e religioso, comu- dei suoi disegni, si condensano attorno Disegni di progetto
ne e simbolico, reale e assoluto, che fa alla metafora dell’ulivo, radice, tronco e Archivio Fondazione Michelucci

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2

ramo, a loro volta metafora di flussi e langelo che accarezzava il sogno di po-
movimenti che come nell’acuta interpre- tere realizzare “un colosso che da lungi
tazione portoghesiana, incarnano una apparisse a’ naviganti,4 una grande scul-
“logica di sofferta strutturalità di deside- tura collocata sulla cima dei bacini mar-
rata, frenata liberazione.”3 miferi, che opportunamente illuminata
Una liberazione progressiva dalle inibizio- da una gran face, potesse costituire una
ni della costruzione e che trova in sorta di riferimento e contemporanea-
un’espressività finalmente depurata, fi- mente di “misura” dell’intero territorio.
nalmente assurta al ruolo d’icona, ancora Questa stessa idea, dopo vari tentativi
una volta, tutta la felicità della propria, al avvenuti nel corso del ’900, come quello
contempo ingenua e navigata, purezza. d’inizio secolo con cui si proponeva di
Momento generativo di questa tendenza, realizzare una grande insegna luminosa
è rintracciabile nel progetto per il Memo- visibile dal mare e come quello lanciato
rial Michelangiolesco alla Foce di Pianza. nel 1964 dal quotidiano “Il Telegrafo”, ri-
La cava dismessa di Morlungo situata prenderà corpo all’inizio del 1972, quan-
nell’irripetibile scenario delle Alpi Apua- do il cenacolo artistico “Arturo Dazzi” in-
ne, a quota 1300m d’altitudine, alla Foce carica lo scultore Henry Moore e l’archi-
di Pianza, tra il Monte Sagro e il Monte tetto Giovanni Michelucci, della
Borla, è stata nel corso dei secoli, una realizzazione di un monumento dedicato
delle localizzazioni principali dalla quale “al mito e alla leggenda di Michelangelo
si è cavato il marmo adoperato da gran- nell’era spaziale,” da costruirsi proprio
di artisti per le loro opere, come Arp, nel bacino estrattivo di Foce di Pianza.
Martini, Moore e Marini in tempi recenti e Le indicazioni iniziali, che prevedevano
come Michelangelo in tempi passati, la realizzazione di una sfera, una grande
che in questi luoghi scelse e lavorò diret- struttura visibile illuminata e illuminante,
tamente i blocchi per molte delle sue come nell’idea michelangiolesca, anche
opere. Luogo di straordinaria potenza dal mare, vengono a poco a poco elabo-
evocativa, sospeso tra cielo, terra e rate da Michelucci, che trasforma l’idea
mare, influenzò anche lo stesso Miche- del monumento in un “Centro Speri-

148 149
mentale del Marmo” dedicato a Miche- divenire”, come transitoria ma orientata
langiolo, affiancando, nella prefigurazio- affermazione di stimoli e d’intenzioni.
ne di una comunità artistica e scientifica, “Io ho percorso coste e crinali per ren-
anche un osservatorio solare e ricorren- dermi conto dei punti di vista, ma anche
do ad una serie di elementi architettonici per avere sensazioni precise in rapporto
che nascono come parziali “correzioni” alle cose vicine e lontane. Ad un certo
alla confermazione al contempo natura- punto si ha una cava, una grande cava, di
le e artificiata delle cave. fronte, in cui si vede il lavoro. Allora si
“Michelangelo non ha bisogno (...) di sente che il lavoro, il lavoro reale, (si vede
monumenti. Il mio progetto prevede la la gente che si muove, si sentono i colpi
creazione di elementi architettonici che di mazza) ha una precisa funzione e fisio-
sono in parte ricavati, “scolpiti” nel terre- nomia: e di fronte a questo il lavoro dicia-
no della montagna: un piccolo teatro al- mo intellettuale può apparire, qui, fuori
l’aperto ad esempio dove potersi ritrova- posto e fuori scala. Ti porti dietro un ap-
re, sarà ottenuto “correggendo” di poco parire, qui, fuori posto e fuori scala. Ti
la forma naturale del suolo. Per questa porti porti dietro un oggetto che ti sem-
via, anziché un elemento inerte dovreb- bra importante, e qui è falso (...). E questo
be sorgere sulla foce apuana un organi- succede perché qui si cambia noi, ci si
smo vivo e operante, un centro di attività spoglia di tante cose. Qui ci sono delle
e di cultura (...). Io non vedo la ragione di forme: delle forme che sbalordiscono
creare una sfera, e non sarei capace di (...). Il mio discorso è quindi quello di ade-
progettarla. D’altra parte l’antenna per rire alla terra e di trovare nella terra le ra-
l’osservatorio sarà alta una sessantina di gioni di un fatto poetico, di scendervi con
metri, ed avrà alla sua sommità una sfe- queste forme, con questi percorsi. Inutile
ra, funzionale, che potrà forse in parte cercare quassù le altezze; non si potrà
soddisfare le aspirazioni dei promotori.”5 mai competere con questo mondo. Non
Il corpus dei disegni elaborato dal ’72 al ci si fa; si farebbe una brutta figura!”7
’75, è sostanzioso e fittissimo di variazio- La lucida interpretazione del rapporto
ni, di abbandoni, di riconferme e di di- con la natura, si affianca con un’altra in-
sgregazioni dell’idea iniziale, quella cioè teressante polarità registrabile, anche se
di un assemblaggio di architetture sug- in filigrana, nell’ultimo segmento miche- 5
gerite dalla forma della roccia e delle lucciano, ovvero il ritorno al classicismo.
cave. Prendono forma fin dal primo nu- Classicismo già percorso anche in pre-
cleo di disegni, i frammenti di un’ideazio- cedenza e che pur non rasentando la let-
ne figurale che pur declinati in infinite va- terarietà di alcune realizzazioni passate,
riazioni, rimarranno costanti in tutte le re- convive con gli assoluti della natura con
visioni, ovvero: la grande copertura, la spregiudicata prolificità, portando ad in-
torre osservatorio, la gradonata del tea- travedere nei due approcci, apparente-
tro all’aperto, gli spazi laboratorio e i per- mente così distanti, una base comune.
corsi, quest’ultmi, vera rappresentazione Una sorta di commudolarietà d’intenti
di flussi sottratti al terreno, in un progetto cioè, che confidando sul fatto che già nel
che “nasce attraverso successive esplo- classico è solidificata un’allusiva trascri-
razioni del rapporto fra natura e architet- zione di una naturalità implicita, delle sue
tura, cogliendo dal terreno i suggerimenti leggi, delle sue proporzioni, dona all’ulti-
plastici e dal paesaggio delle cave la dia- mo segmento michelucciano, il tentativo
lettica tra l’informale della natura e il for- di una progettualità totale.
male dell’intervento dell’uomo.”6 Ma si tratta di un atteggiamento proget-
I disegni delle diverse fasi, esprimono la tuale che va a ripercorrere come acuta-
complessità della natura e la particolari- mente osserva Belluzzi,8 la declinazione
tà del sito, lasciando percepire con i barocca del classico, privilegiando quel-
consueti tratti filamentosi, ora sommari la sintassi della dilatazione dello spazio,
ora insistiti, l’idea di piani di sosta so- tipica premessa della composizione tar-
vrapposti e sfalsati tra loro, la flessuosità dorinascimentale, attraverso una spa-
delle forme del teatro all’aperto, così zialità fluida, ma al contempo imbrigliata
come i tralicci che sorreggono la coper- da contrappunti di ordine gigante, che
tura della cava, con una struttura ondu- nel progetto in questione vengono incar-
lata e flessuosa come una foglia, il tutto nati dalla torre osservatorio e dal tralic-
saldato da una visibile variabilità che uni- cio a sostegno della copertura a foglia,
sce la discontinuità dell’esistente con che mentre definisce un ambito, si apre
quelle del progetto, in un magmatico av- a incorporare il paesaggio, riconferman-
vicendarsi di correzioni, di verifica e di do la parabola di un uomo, che come ri-
sostituzioni che testimoniano l’idea del cordava Padre Balducci,9 era profonda-
progetto come esclusivo momento “in mente disturbato da ogni segno di recin- 6

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7 8

9 10 11

zione, fisica, culturale e mentale. fruizione turistica. Completa l’insieme ripetibili. La triade torre-tenda-scultura corale osservazione di una dimensione di la della propria apparente inconciliabili- pia in: AA. VV. Michelucci per la città, la città per Mi-
L’immensa transitorietà di temi e figure una cavea per rappresentazioni teatrali va rifusa e poi disfatta non in brandelli, artistica che nasce dal lavoro stesso. tà con qualunque approccio di regola, di chelucci, Firenze 1991, pagg. 33 e segg.
10
Cfr. ZEVI B., Michelangelo sotto la tenda, in:
sperimentate da Michelucci durante le ottenuta con minimi adeguamenti degli ma in dissonanze anche cromatiche, po- “…alla base di questa mia proposta c’è, trasmissione e di riferimento, pare riceve- L’Espresso del 23/11/1975.
varie fasi dell’elaborazione, viene “fer- andamenti esistenti, un complesso lidirezionate, onde coagulare e centrifu- oltre a fattori pratici, un aspetto morale: il re conforto, indicazioni e strumenti, per la 11
Cfr. MICHELUCCI G., messaggio inviato in occa-
mata” attraverso un grande plastico di d’abitazioni e di studi per artisti. Al tutto gare in senso anticlassico, disarmonico, monumento va eretto a chi ha faticato ed propria auspicata rigenerazione. sione della presentazione del progetto nell’audito-
rium della Camera di Commercio di Carrara, avve-
gesso, realizzato con l’ausilio di Bruno si aggiunge la grande statua di Moore cioè aperto, capace di completarsi nel- è morto tra questi dirupi scoscesi senza nuta il 10 Novembre 1975, in: NALDI F., Op. Cit.
Sacchi e dello Studio Forte ’63. Prende dedicata alla Fratellanza Universale e un l’estensione di un interno insieme dolce scoprirne ad ammirarne la bellezza. E c’è
visibilità quindi, la copertura a foglia, im- connettivo naturalmente intonso, che è e drammatico. Tra gli architetti viventi, infine un desiderio utopico: che in virtù di L’autore ringrazia la Fondazione Michelucci e l’Ar- Bibliografia:
ch. Corrado Marcetti, che ha gentilmente messo a AA.VV. Michelucci per la città, la città per Michelucci, Fi-
maginata con una struttura metallica re- al contempo architettura e paesaggio. Michelucci è l’unico che possa affronta- una solidarietà nuova, del progresso disposizione, tempo, materiale e indicazioni. renze 1991.
ticolare, prima ipotizzata con un rivesti- Il progetto, non eseguito per motivi eco- re questa sfida (…).”10 scientifico e delle sue applicazioni tecni- BELLUZZI B., CONFORTI C., Giovanni Michelucci, Mila-
1
mento in rame sostituito poi da un più nomici ed organizzativi, pur incontrando Ma la critica di Zevi, tutta incentrata sulla che, la fatica si trasformi in contempla- Cfr. KÖENIG G. K., Architettura in Toscana 1931- no 1990.
1968, Torino 1968, pag. 99. BORSI F., Michelucci: memorial michelangiolesco sulle
ambientato manto di cemento, che co- i pareri favorevoli delle amministrazioni forma, non pare interessare Michelucci, zione e l’arte fiorisca spontaneamente 2
Cfr. MICHELUCCI G., nell’intervista di M. LUPA- Apuane, in L’Architettura. Cronache e storia, n°224, 1974.
pre lo spazio di due cave abbandonate, che ne inaugurarono la realizzazione po- come sempre ben conscio della portata nel momento del lavoro.”11 NO, Colloquio con Giovanni Michelucci, in Domus CONDIVI A., Vita di Michelangiolo, Roma 1553.
poggiandosi per tre lati sui bordi delle sando la prima pietra, si scontrò con i esistenziale della propria opera, rispetto Parole che anticipano l’essenza delle sue n° 720 1990, pag. 24. GODOLI E., Il progetto di Michelucci per un Centro spe-
3
Cfr. PORTOGHESI P., Imparare dalla natura, in rimentale del marmo dedicato a Michelangelo sulle
rocce e sorreggendosi sul quarto lato pareri più critici di qualche addetto ai la- ai valori arbitrari della dimensione forma- ultime visioni progettuali, concrezioni di AA.VV. Michelucci per la città, la città per Micheluc- Apuane, in AA.VV. IX Biennale internazionale di scultura
con il traliccio metallico portatore dei vori, come per esempio Bruno Zevi, che le. Felicemente conscio del fatto che al- una natura scabra e squillante affidata a ci, Firenze 1991, pag.18. Città di Carrara, Milano 1998.
4
collegamenti verticali che raggiungono dalle pagine dell’Espresso registrò tutte l’interno di un progetto come questo, disegni nei quali, oltre all’inchiostro si ag- Cfr. CONDIVI A., Vita di Michelangiolo, Roma LUPANO M., Colloquio con Giovanni Michelucci, in Do-
1553, in: NALDI F., Centro Sperimentale del marmo mus n° 720, 1990, pag. 24.
le passerelle sistemate sotto lo spazio di le incongruenze di questo progetto trop- esiste sicuramente la visione di un pro- giungono pochi toni di colore: le cere i dedicato a Michelangelo Foce di Pianza (Carrara) MARTELLACCI R., Giovanni Michelucci: progetto per un
copertura. Si precisa anche la torre del- po “puro”, rimproverando a Michelucci getto di fruizione simbolica che come un pennarelli, a indicare il cielo, il verde, l’ac- 1972-75, in: La città di Michelucci, catalogo della centro sperimentale del marmo dedicato a Michelangelo
l’osservatorio solare, immaginata come l’impostazione paratattica di un’aggre- vero e proprio aspetto etico, investe l’uso qua, i segni della natura uniti a quelli del- mostra, Fiesole 1976, Pagg.183-190. a Foce di Pianza, 1972-1975. Catalogo dei disegni, in:
5
Cfr. MICHELUCCI G., in: P. C. SANTINI, L’ultimo Op. Cit. pag. 110-129.
uno stelo alto 60m e largo 2m, alla cui gazione che rifiuta una ricerca finalizzata e la realizzazione del complesso. Ovvero, l’uomo, nei quali la metafora arborea delle Michelucci e un’idea per Michelangelo, in: Ottago- NALDI F., Centro Sperimentale del Marmo dedicato a
sommità viene innestata una sfera di ad affrontare nuovi orizzonti linguistici. un aspetto, che oltre al rapporto con la radici e delle ramificazioni, ormai consue- no, IX, n°34, 1974, pag. 103. Michelangelo. Foce di Pianza (Carrara), in La città di Mi-
6
10m di diametro che viene circondata “La “tenda” sembra troppo preziosa (…). natura inteso come veicolo d’apertura ta ossessiva predominanza, si confonde Cfr. BORSI F., Michelucci: memorial michelangio- chelucci, Catalogo della Mostra, Fiesole, 1976, pagg.
lesco sulle apuane, in L’Architettura. Cronache e 183-190.
da un ampio belvedere e affiancata a li- Forse occorre lacerarla, agire come Mi- verso nuove relazioni umane, viene pro- con la visione dell’Arca incagliata tra le storia, n°224 1974. ROSAIA L., Un punto di incontro di lavoro e di cultura, in:
vello più basso da una piastra che fun- chelangiolo rispetto agli “ordini” rinasci- teso ad incarnare il desiderio di una nuo- rocce. Simbolo estremo del relazionarsi 7
Cfr. MICHELUCCI G., in: SANTINI P. C., Op. Cit. La Voce Repubblicana, del 11/02/1975.
8
ziona come piazza sopraelevata in rac- mentali, con gestualità dissacrante, tesa va visione del progresso scientifico, se- reciproco tra il potere dell’architettura e Sull’argomento cfr. BELLUZZI A., Le malie della SANTINI P. C., L’ultimo Michelucci e un’idea per Miche-
forma e gli imperativi della morale in BELLUZZI A, langelo, in Ottagono, IX, n° 34, 1974, pag. 103.
cordo ai movimenti del terreno circo- a reintegrare quanto la sintassi quattro- gnando la metamorfosi di un valore lega- quello della natura, dalla quale l’uomo, CONFORTI C., Giovanni Michelucci, Milano 1990. ZEVI B., Michelangelo sotto la tenda, in: L’Espresso del
stante ospitanti tutte le attrezzature di centesca aveva scomposto in moduli ir- to al lavoro, alla fatica dei cavatori, in l’uomo universale e l’uomo Michelucci, al 9
Cfr. BALDUCCI E., Un dialogo tra memoria e uto- 23/11/1975.

152 153
Giovanni Michelucci, ritorno alla natura

Francesca Privitera

Tutto nel cielo ti protendi solo schiana, iniziata proprio attraverso il


non curando se l’ultime tue foglie contatto quotidiano con gli spazi del
cadono lente tremolando al suolo, paesaggio fiesolano, si affianca una
chè nella notte nera che t’assorbe concezione della natura ormai lontana
passa l’azzurro della primavera dalla visione poetica degli anni giovani-
ch’ogni tuo ramo aveva gemmato d’oro li, durante i quali un sentimento panico
(Giovanni Michelucci, L’albero, 1920) per la natura si completava con un pro-
fondo “francescanesimo”.
La meditazione di Michelucci sui muta- Da questo momento in poi il ragiona-
menti della vita, degli spazi e sulla verità mento di Michelucci relativo al rapporto 1
dell’architettura, lo costringe ad una con- architettura – natura cambia radical- Chiesa di San Giovanni Battista,
Campi Bisenzio
tinua “messa in crisi” della propria opera. mente i propri termini. Superate le posi- Pilastro con persona, 1961
In un canovaccio per una lezione uni- zioni vernacolari de “Il Frontespizio”, i 2
versitaria dedicata all’illustrazione della dibattiti sull’architettura organica dalle Chiesa di San Giovanni Battista,
Campi Bisenzio
propria opera, Michelucci, riferendosi pagine de “La nuova città ” e anche Studio di albero pilastro con teschio animale,
alla Basilica di San Lorenzo, appunta: l’eredità rinascimentale, Michelucci 1961-64
chiarisce che la relazione fra opera del-
Pagine successive:
(…) ”VAGAVO” VIVEVO SPAZIO CHE dal l’uomo e natura non è un problema di 3
SAGRATO - piazza mi conduceva SACRISTIA = ambientamento e di intonazione ma Chiesa di San Giovanni Battista,
CHIOSTRO fino a trovarmi contatto CUPOLA = piuttosto di evocazione: Campi Bisenzio
Genesi della forma del pilastro: dal tronco
CAMPANILI = TETTI (…) ENTRA AULA SE NAVATA d’albero all’immagine dell’uomo crocifisso 1
CENTRALE COVONE FIENO non sorpresi, tanto (…) il rapporto vero con la natura si stabilisce alla struttura portante, 1961-64
qui in questo SP/ SENSO NATURA d’attorno FI / quando la costruzione sa evocare gli spazi e le 4
Chiesa di San Giovanni Battista,
Una CIVILTÀ SECOLARE cercato precisare un forme naturali anche se non è immersa nella natura; Campi Bisenzio
RAPP / INEQUIVOCABILE UO = NATURA: dell’UO non quando la imita o, addirittura, la modella (…).2 Studio di sezione, 1961-64
/ con S / ESIGENZE pratiche = spirituali. Ed è 5
Veduta di paesaggio con casa sull’Appennino
precisazione raggiunta con DISPOSIZIONE FILARI La volontà di cercare oltre al fatto for- pistoiese, 1942-45
VITI = ULIVI con andamento solchi campi: muretti, male le ragioni più profonde dell’archi- 6
canali opere insomma che servono garantire tettura, che sono sempre incentrate Santuario della Beata Vergine della
Consolazione, Borgo Maggiore
produzione agricola; e quelle che servono sull’uomo, sembra condurre Michelucci Sezione con inserimento ambientale
ABBELLIMENTO: rose rifiorenti fra ULIVI. QUESTA attraverso un percorso a ritroso, “appa- dell’edificio e indicazione del sito, 1962-64
è NATURA di cui SATURO SPA / BR / (…) Dopo rentemente regressivo”, come il sogno 7
Veduta di Firenze, 1945
questa scoperta considerai mia attività conclusa. dell’Angelo che abita una capanna nel 8
Dovevo iniziare con nuovi concetti (…).1 bosco,3 verso la sostanza originaria Paesaggio, 1941
della costruzione: la natura, anzi lo spa- 9
Alberi e struttura architettonica, 1990
Michelucci divide così esattamente in zio della natura, diventa archetipo dello
due periodi la propria opera. La Chiesa spazio architettonico. Ritornare alla na- Fonti iconografiche:
di Santa Maria a Larderello chiude la tura per ritrovare il cammino dell’archi- 1-7
Giovanni Michelucci, Disegni, 1935-1964,
prima fase, il progetto per la Cassa di tettura diventa allora un percorso ne- Fondazione Giovanni Michelucci (a cura di),
Risparmio di Firenze apre la seconda: cessario per progredire verso il futuro, ed Diabasis, Reggio Emilia, 2002.
lo spartiacque è la rilettura critica di perché tornare alle radici della costru- 8-9
Michelucci per la città, la città per Michelucci,
Brunelleschi. zione significa tornare alle primordiali e catalogo della mostra, ed Artificio,
Alla comprensione dell’opera brunelle- quindi genuine esigenze degli uomini, Firenze, 1991 2

154 155
3 4

alla verità delle cose necessarie. centrato prima sullo spazio, vera carta I pilastri arborescenti della Chiesa di San segni di paesaggio fatti a La Cugna, du- (…) mi ha sempre sorpreso Ungaretti = vita zione e natura non c’è soluzione di
L’osservazione della natura diventa allo- di tornasole dell’evoluzione dell’uomo e Giovanni Battista, le cavità rocciose del rante gli anni della guerra, subisce an- natural durante, portò propri versi continue continuità. Lo spazio brunelleschiano
ra fonte di rinnovamento per l’architet- quindi della società e, solo successiva- Santuario della Beata Vergine della Con- ch’essa un’ulteriore sintesi: la casa rura- varianti. Così che considerò sua poesia non mai riflette esso stesso il senso della natura
tura che rigenera in essa le proprie for- mente, sulle forme. solazione a Borgo Maggiore, i disegni di le toscana diventa il paradigma architet- compiuta. Egli non creava cosa nuova anche se senza ricorrere all’imitazione o alla mi-
me e i propri spazi. Anche quando la suggestione delle fi- “radici di città” sono allora l’espressione tonico della perenne evoluzione e riscriveva il tutto, ma dava nuova versione mesi perché rispecchia il carattere e la
Racconta Michelucci: gure naturali subita dall’Architetto sem- di un modello architettonico - naturale continuità della natura. Essa nasce e si argomento di fondo suo mondo poetico; nuova misura della natura toscana, come i ci-
bra essere esplicita e le forme dell’archi- primitivo. L’albero come struttura statica trasforma per soddisfare le esigenze definizione se stesso e suo tempo (…).8 pressi e le rocce dipinte da Giotto rias-
(…) Salivo un giorno verso un convento, lungo un tettura arrivano quasi alla mimesi e alla coerente e sempre diversa, privato delle dell’uomo che cambiano con il mutare sumono l’intero paesaggio umbro. Il
percorso alberato da cipressi altissimi, a fianco dei imitazione di quelle della natura, la sola accoglienti fronde ombrose dei disegni delle stagioni e della storia. La casa co- Si avvia da questi presupposti critici e senso della natura quindi è nell’uomo
quali c’erano grandi prati. Salendo ho visto due ragione della determinazione della for- giovanili e quasi essiccato, la caverna lonica, priva di muri di recinzione, rap- filosofici il principio della città variabile. prima che nell’opera, in Brunelleschi
persone, penso fossero marito e moglie, che ma architettonica si conferma in realtà come primordiale ricovero dell’uomo, la presenta non tanto la continuità fisica fra Michelucci non concepisce più l’archi- come in Giotto come in Michelucci. La
avevano posto un tavolino e due sedie sul prato, come la soddisfazione di un’esigenza radice come fondazione. La continuità opera dell’uomo e natura ma piuttosto la tettura come opera compiuta ma come continuità fra natura e costruzione è
avevano apparecchiato la tavola, e stavano umana pratica ma soprattutto spirituale. spaziale e strutturale raggiunta nella continuità culturale fra interessi umani e opera in divenire e in perenne creazio- quindi continuità culturale ed emotiva
chiacchierando. Queste due persone avevano L’uomo rimane costantemente al cen- Chiesa dell’Autostrada, tale da rendere naturali. L’aia è il luogo dove l’osmosi di ne, come la casa colonica, come il bo- prima che fisica. I muri delle fabbriche
scoperto gli spazi della natura portando con sé gli tro del ragionamento sull’architettura, difficile la distinzione fra recinto e coper- tali interessi è totale, essa è simultanea- sco, come la poesia di Ungaretti. di Brunelleschi sembrano perdere la
elementi della casa. Più in là un giovane steso come chiarisce Michelucci in una lette- tura e fra spazialità discendente ed mente il luogo della celebrazione di riti A questi presupposti culturali e filosofi- loro consistenza materica, diventano
sull’erba prendeva il sole; un po’ più distanti alcuni ra – confessione indirizzata all’amico ascendente, sembra così trovare il suo collettivi connessi alla vita sociale della ci si affianca, integrandoli e precisan- una cortina provvisoria oltre la quale si
bambini giocavano. Queste persone formavano gli Luigi Figini: modello non tanto nei profili delle colline comunità e di riti connessi invece alla doli, la lettura critica di Brunelleschi percepisce non solo la città ma l’eco
abitanti di quello spazio. Da loro ho scoperto come che circondano Firenze quanto nella vita dei campi e ai tempi della natura. che determina il definitivo superamen- della collina e dell’alternarsi delle sta-
possa venire dalla natura l’insegnamento spaziale, (…) la genesi di ogni forma che io proponga, ha al “bellezza dei luoghi celesti, là dove il fiu- Mutamento e continuità quindi come to da parte di Michelucci della conce- gioni. Lo spazio architettonico perde
cioè quale spazio occorra veramente all’uomo. suo centro gli uomini, alla cui vita mi ispiro; così me, il mare, le montagne si fondono in vita, non solo biologica, come quella zione rinascimentale del rapporto na- allora di staticità, diventa variabile e
Uno cercava l’ombra, l’altro il sole, qualcuno che potrebbe avvenire che le mie forme una unità totale”.6 del bosco che cambia colore nelle di- tura- architettura alla quale è legato quindi vitale, come lo spazio della na-
giocava. Queste persone hanno creato il “testo” divenissero quasi conchiglie ad immagine umana La natura propone allora un insegna- verse stagioni, fino agli anni cinquanta. tura, dei fienili e delle case coloniche
delle esigenze reali dell’uomo. (…) Scopriamo così (…) debbo confessare (tu mi permetti la più mento di metodo e non dei modelli da Emerge attraverso la riflessione sul- ma anche della Chiesa di Campi Bisen-
che l’apparente immobilità della natura è invece un aperta sincerità), che io non ho mai pensato di copiare: l’insegnamento è nel suo con- (…) passando dal bianco al celeste e poi al rosso l’opera di Brunelleschi un insegnamen- zio e di quella di Borgo Maggiore.
mondo che si viene formando sulle esigenze <<ispirarmi>> ad una forma naturale, e tanto tinuo divenire, nel suo essere sempre secondo il tempo delle fioriture (…)7 to fondamentale: Brunelleschi porta la La spazialità di Brunelleschi è quindi
dell’uomo che lo abita (…).4 meno di imitarla; non ho mai pensato cioè di diversa, nella sua continuità fisica e natura dentro l’architettura, rompe ide- fondata su un principio di continuità fra
trarre ispirazione dagli stupendi <<iceberg>> o biologica. ma anche e forse soprattutto come vita almente il recinto che racchiude la co- spazio interno e spazio esterno e il mo-
Il ragionamento, come sempre nel pen- dalle montagne che tu documenti, per progettare La riflessione sull’architettura sponta- dell’animo in perenne evoluzione, così struzione separando lo spazio interno vimento è l’elemento di coesione dei
siero critico del Maestro toscano, è in- la chiesa dell’autostrada (…).5 nea, le cui prime tracce affiorano nei di- annota Michelucci: da quello esterno così che fra costru- due sistemi.

156 157
Attraverso questi presupposti critici Mi- lucci, ritratto solitario e panicamente
chelucci approda ad una concezione immerso nella natura nei disegni che
dello spazio aperta, senza soluzione di precedono la guerra, protagonista dello
continuità fra città e natura. Completa il spazio assieme ad una formicolante
ragionamento sulla “rottura del recinto” umanità in movimento in quelli succes-
iniziato con una riflessione sullo spazio sivi, abbandona ora la scena. Nei dise-
racchiuso fiorentino, maturato succes- gni di radici della città la presenza del-
sivamente attraverso l’osservazione l’uomo scompare, o forse, più probabil-
delle rovine di Ercolano e Pompei e cor- mente, l’uomo c’è ma il groviglio delle
roborato nella tragica esperienza delle radici lo avviluppa e lo rende prigioniero
macerie fiorentine. Il Maestro toscano di ciò che lui stesso ha creato aggre-
scompone definitivamente la “scatola dendo sconsideratamente la natura.
muraria” percepita come ostacolo al- Ma l’uomo, Teseo contemporaneo, tro-
l’incessante fluire dello spazio e della verà la via della salvezza proprio attra-
vita e riconosce al sistema dei percorsi verso il caos che lo imprigiona. La radi-
il valore di matrice dell’architettura: giu- ce, infatti, è anche generatrice di vita ed
stificazione di una forma, come si legge è quindi soltanto attraverso di essa, o
5
in appendice ad uno dei primissimi meglio, tornando ad essa, ovvero tor-
schizzi per la chiesa dell’Autostrada. Lo nando alla propria origine e quindi alla
spazio diventa allora percorso, ovvero propria identità che l’architettura potrà
lo spazio è la sintesi di città e natura, trovare la via del suo rinnovamento e
principio che verifica per la prima volta progredire così verso il futuro.
nei progetti per le chiese di San Gio-
vanni Battista a Campi Bisenzio e del 8
Santuario della Beata Vergine della
Consolazione a Borgo Maggiore e che Ringraziamenti.
diverrà la sigla di tutti i progetti futuri. Si ringrazia la Fondazione Giovanni Michelucci di
Il percorso sembra allora essere per Mi- Fiesole, in particolare l’architetto Corrado Marcet-
ti, che ha consentito alla pubblicazione di un
chelucci l’approdo di quel cammino a estratto inedito tratto dall’Archivio delle lezioni di
ritroso attraverso la natura alla ricerca Giovanni Michelucci.
dell’essenza della costruzione, della 1
Fondazione Giovanni Michelucci, Fiesole, “Archi-
verità del rapporto tra uomo – natura – vio delle lezioni”.
architettura, sigillo di tutta la sua opera. 2
Fabrizio Brunetti, “Abbiamo perso la fiducia in noi
Il sentiero nel bosco, tratteggiato da stessi e non abbiamo più il senso della storia” in
Giovanni Michelucci intervista sulla nuova città,
Michelucci tante volte nei suoi disegni Laterza, Roma, 1981.
giovanili a ricordare la presenza del- 3
Il racconto del sogno dell’Angelo ricorre costante-
l’uomo, è interpretato ora come radice mente, ogni volta con qualche piccola variante, ne-
gli scritti, nei colloqui e nelle interviste a Michelucci.
della costruzione, archè della città. 4
Affacciato alla finestra, in “L’Arca”, n. 48, pag. 4-
Ma come sempre nel pensiero Miche- 8, 1991
5
lucciano il “punto di partenza” è l’uo- Lettere a Chiese & quartiere in “Chiesa & Quartie-
6 re”, n.33, pag.2-5, 1965
mo, allora come la conchiglia assomi- 6
Eglise de l’Autoroute du soleil, pres Florence, in
glia ad un’immagine umana e l’albero “L’architecture d’Aujourd’hui”, n. 113, pag. 166-
assomiglia al pilastro e, ancora prima 171, 1964
7
Colloquio I “Gli anni della formazione: Pistoia e la
forse l’albero assomiglia all’uomo, così guerra” in Giovanni Michelucci, intervista, a cura di
è la radice che assomiglia alla strada e Franco Borsi, ed LEF, Firenze, 1966
8
non viceversa. La felicità e il caos: Le radici di Michelucci, in Alle
radici di Giovanni Michelucci Pistoia come luogo feli-
ce, a cura di Giovanni Battista Bassi, ed Alinea, 1992
9
(…) I sentieri nella natura hanno una loro vita Le radici della città 1985, in Giovanni Michelucci,
particolare, nacquero dalle impronte, dapprima incontri di giugno, a cura di Fabrizio Brunetti, ed
Lalli, Poggibonsi, 1988
timorose, che lasciò il passaggio dell’uomo.
Da questi tortuosi percorsi si diramarono punti di Fonti bibliografiche oltre ai testi citati nelle note:
incontro, luoghi per la sosta, tende, case, borghi, Gilberto Rossini, La chiesa di Michelucci a San
Marino, Aiep editore, 1987
città meravigliose. Ma il sentiero, poi strada, resta Giovanni Michelucci, Brunelleschi Mago, ed. Telli-
il punto di riferimento più immediato fra l’uomo e ni, Pistoia, 1972
la natura (…).9 Giovanni Michelucci, Non sono un maestro, ed
Carpena, 1976
Michelucci: il linguaggio dell’architettura, ed Offici-
Nei disegni di Radici di città le strade na, 1979.
trasformate in radici di alberi avviluppa- Giovanni Michelucci, abitare la natura, ed Ponte
alle Grazie, Firenze, 1991
no la città o, piuttosto, le strade sono la Lettere, Michelucci a Halprin, Halprin a Michelucci
labirintica radice di una città che invade in “La nuova città”, n.2, pag.14-15, 1987
lo spazio della natura. Mario Lupano, Colloquio con Giovanni Michelucci,
in “Domus”, n. 720, pag. 21-32, 1990
L’uomo, fino a questo momento pre- Giovanni Michelucci fotografo, ed Mandragora,
7 senza incessante nei disegni di Miche- Firenze, 2001 9

158 159
Banca CR Firenze: un progetto per il futuro

Claudio Zanirato
1

La Banca CR di Firenze ha program- zialità ma nel pieno rispetto delle regole


mato di spostare gli uffici della Direzio- costruttive ed aggregative della città.
ne Generale in una nuova sede più am- Così, accanto al “castello-cattedrale”
pia, di più facile accessibilità e di una del Palazzo di Giustizia, assoluta ecce-
migliorata funzionalità, capace di ga- zione, e vicino alla trama minuta degli
rantire anche un adeguato possibile altri edifici già pianificati, la costruzione
sviluppo nel tempo; l’area prescelta è a a corte della Banca ha indotto i proget-
Novoli, molta vicino al costruendo Pa- tisti a rilevare il fronte su Viale Guidoni
lazzo di Giustizia lungo viale Guidoni e con maggiore enfasi, dovendo qui con-
baricentrica rispetto al nascente polo templare anche la presenza degli spazi
direzionale ed universitario. direzionali di maggiore rappresentan-
La volontà di realizzare un’ampia area za: per tutti i concorrenti questo è risul-
centrale a giardino, di oltre un ettaro, tato un fronte chiuso e compatto, a dif-
ha indotto una disposizione compositi- ferenza di quello contrapposto, che per
va dei volumi edificati lungo il perime- i più doveva rimanere più aperto e per-
tro regolare del lotto, ed ha quindi co- meabile nei confronti del vuoto dello
stituito una costante nelle sette propo- spazio centrale.
ste progettuali messe a confronto su Il coinvolgimento progettuale di questo
invito, assieme all’evidenziazione della spazio aperto-racchiuso ha trovato in-
parte direzionale posta sul fronte d’in- terpretazioni molto diverse: il richiamo,
2
gresso privilegiato. più o meno esplicito, alla tradizione ita-
A confrontarsi sono stati i lavori degli liana del giardino appare evidente nei
studi parmensi e fiorentini di Paolo Zer- lavori di Steven Holl soprattutto, e di
mani e di Fabrizio Rossi Prodi, dei mila- Norman Foster, anche se, in questo,
nesi Giorgio Grassi e Mario Bellini, dei l’omogeneità del luogo è molto fram-
newyorkesi Steven Holl e Lee Polisano mentata; favolistica appare invece la
1
per KPF Associates, e quello londinese proposta di Mario Bellini, con un dise- Giorgio Grassi
di Norman Foster. gno quasi esuberante, in cui prevale plastico
L’inserimento della sede centrale di una l’intento decorativo; di tutt’altro segno 2
Paolo Zermani
banca nello scenario in divenire della è, invece, la trasformazione in grande plastico
nuova cittadella direzionale di Novoli piazza pavimentata ed alberata del pro- 3
equivale, per valore simbolico, all’im- getto di Lee Polisano; più utilitarie e Fabrizio Rossi Prodi
plastico
pianto urbano di un palazzo signorile in funzionali all’impianto organizzativo
epoche passate: il ruolo scenografico- delle costruzioni sono, infine, i giardini Pagine successive:
percettivo, la trasmissione di un preciso strutturati rigorosamente sui percorsi di 4
Steven Holl
ruolo sociale e del suo valore collocati- Fabrizio Rossi Prodi e di Giorgio Grassi. plastico
vo, sono gli aspetti referenziali principa- Il disegno di una “facciata” privilegiata, 5
li della traduzione architettonica del quasi una quinta urbana, diventa per Mario Bellini
plastico
compito assegnato. In questo modo, Giorgio Grassi e Norman Foster la 6
l’edificio è un episodio compositivo scomposizione in tre corpi gerarchizzati Norman Foster
compiuto, che s’inserisce in piena au- e collegati, per Paolo Zermani la so- plastico
7
tonomia nella compagine urbana, di- spensione su un’arcata tesa quasi al- KPF Associates
stinguendosi con evidente autoreferen- l’infinito e schiacciata a terra, per Fabri- plastico 3

160 161
4 6

5 7

zio Rossi Prodi una sequela di setti che struzioni dalle murature compatte e tuariamente squarciate da ampie ve- volumetrie più frammentate o dall’im- spesso condizionata dalla volontà di
disegnano un avancorpo colonnato spesse, si ritrova ricorrente in molti di trate: solo Fabrizio Rossi Prodi e Lee piego più diffuso di vetrate. connotarsi come costruzione possente,
con ordine gigante quanto trasparente. questi progetti, nel lavoro di scavo del- Polisano contrappongono in maniera Anche il tema della copertura fortemen- solida depositaria dei valori economici,
Questa composizione chiusa ed orien- la materia dei volumi e nelle scelte ma- decisa un’intelaiatura, fatta di pareti te aggettante e/o staccata dal corpo di e perciò ha prevalso di sovente il ricor-
tata ha posto quasi tutti i progettisti a teriche, in cui la pietra, spesso propo- cieche e di pilastri, con vetrate conti- fabbrica o in subordine l’accenno al so agli elementi costitutivi simbolici ri-
confrontarsi con la necessità di un im- sta in estese lastre, è prevalente, ed, in nue impiegate in funzione dialettica. loggiato di coronamento, che si posso- tenuti più appropriati a questa forma di
pianto improntato alla simmetria: gli subordine, il mattone tesse pareti non Ad eccezione del progetto di Giorgio no riscontrare in diversi progetti, sono comunicazione: l’analogia con il palaz-
unici che sembrano sfuggire a tale logi- meno possenti, mentre al vetro è de- Grassi, che si propone perfettamente tutti riconducibili allo scenario fiorenti- zo nobiliare di città trova molti punti in
ca sono Lee Polisano, che sovrappone mandato il compito soprattutto di spet- speculare nel disegno degli involucri no: soluzioni conclusive che diventano comune, com’è possibile confrontare
un secondo piano compositivo interno tacolarizzare, conferendo profondità esterni ed interni, nelle altre proposte si enfasi dell’intera proposta progettuale con i progetti presentati, e la scelta di
leggermente ruotato, e Steven Holl, volumetrica con la sua trasparenza. avvertono differenze di trattamento, in Norman Foster, che la reinterpreta premiare la proposta di Giorgio Grassi
che sposta verso gli angoli l’attenzione L’articolazione dei fronti urbani avviene anch’esse confrontabili con il reperto- addirittura con un monolitico anello di forse conferma questa riflessione, in
principale. pertanto con masse compatte, con rio usuale del Palazzo a corte: in tutti gli copertura “sospeso” dall’edificio con quanto è più in sintonia con la visione
L’idea di massività, propria di molta ar- prevalenza della scansione dei piani altri prevale il bisogno di una maggiore una riflessione metallica. consolidata dell’edificio bancario.
chitettura fiorentina conferita alle co- orizzontali con piccole aperture, sal- leggerezza nei fronti interni, data da L’architettura delle banche è stata

162 163
letture
Ulisse Tramonti, Sergio Martellucci (a cura di) dell’epoca, ai temi ecclesiastici e monumentali. Tra la cura, costituiscono un testo chiave, per la com- dizione dagli autori, oltre all’eccellente ed evidente alcune delle strategie impiegate al fine della rico-
Vincenzo Pilotti 1872-1956 i progetti a carattere urbano, si evidenziano tra gli prensione della storia artistica e sociale di una co- risultato scientifico, sono lì a testimoniarci ancora struzione della città europea, ipotesi antitetica al
Città immaginata città costruita altri, ad Ascoli Piceno le nuove costruzioni intorno munità. una volta -pare una banalità ma sempre più spes- territorio dell’ipermoderno.
Alinea Editrice, Firenze 2003 ai chiostri di San Francesco, il progetto di isola- Mariacristina Gori analizza il patrimonio artistico so nel mondo della ricerca e del progetto si trala- Dai miei quaderni olandesi e Voglia di città sono
mento del San Francesco e il Palazzo INA e il pro- degli ospedali e delle strutture sanitarie di Forlì, scia questa elementare verità- che la progettualità due contributi inediti dell’autore; analoghi alla
La straordinaria vicenda progettuale di Vincenzo getto per il nuovo Istituto Tecnico, a Teramo la nuo- mentre il ben supportato contributo di Ulisse Tra- in ogni forma la si voglia intendere, legata all’arte, scrittura che da molto tempo accompagna l’impe-
Pilotti, architetto marchigiano nato nel 1872, ha va Casa Littoria, il Palazzo Postelegrafico, a Pe- monti, traccia le vicende architettoniche dell’istitu- all’architettura, o alla tecnologia, non può prescin- gno progettuale –ed il disegno- intrecciano spunti
trovato finalmente dopo lunghi anni di completa scara la piazza dei Vestini e il nuovo quartiere zione ospedaliera, partendo dal progetto di Giu- dere dalla natura dell’uomo. Un uomo, i cui biso- letterari, di analisi, biografici. Testi spurî, dal tono
trascuratezza, un corretto e doveroso inquadra- intorno al Palazzo Comunale, il nuovo ponte per la seppe Merenda, Cavaliere dell’Ordine di Malta, gni, i cui desideri, le cui necessità e cure, sostan- privato, che si mostrano quali frammenti, parti di
mento critico, attraverso la sistematizzazione del- città, il Palazzo per l’Economia Nazionale e il bellis- fino alle varie fasi dei contemporanei sviluppi del zialmente invariate nel corso della sua evoluzione, un racconto lungo che sembrano trovare interlocu-
l’intera sua produzione. L’organizzazione di un’in- simo quanto inaspettatamente razionalista, monu- complesso. rimangono a ricordare la sua finitezza e parzialità. tori per chance fortuita (una mostra, un catalogo,
teressantissima mostra tenutasi ad Ascoli Piceno mento a D’Annunzio, una sorta di teatro all’aperto Il Grande Ospedale dell’Ordine dei Cavalieri di Fabio Fabbrizzi una rivista…). I temi sono di natura diversa ma tutti
nel 2003 nei locali della Cartiera Papale, e del sud- felicemente integrato al paesaggio circostante. Malta, costruito a La Valletta nel 1575, costituisce hanno come centro invisibile l’architettura quale
detto libro che funziona come catalogo, hanno tol- Vengono presentati inoltre molti esempi di residen- il modello al quale si ispira il giovane Giuseppe strumento privilegiato di indagine, conoscenza e
to dall’oblio di una macroscopica disattenzione ze, come il villino Puccini a Viareggio e il villino per Merenda, quando nel 1720 inizia la progettazione costruzione di un mondo (il filo potrebbe essere
storiografica, l’intenso lavoro di questo architetto il senatore Gentile a Rosburgo, oggi Roseto in pro- della Nuova Casa di Dio per gli Infermi di Forlì. Il qui teso con le pagine dell’Autobiografia aldoros-
che formatosi nel clima di fin de secle ha attraver- vincia di Teramo. bellissimo modello in legno di noce, conservato Adolfo Natalini siana). Suggeriamo un prossimo lavoro editoriale
sato tutta la prima metà del Novecento. Il libro, pur nella parzialità della propria veste di alla Pinacoteca Comunale della città, oltre a testi- Album Olandese dal carattere più intransigente e meno corretto. Un
La formazione accademica romana prima e quella catalogo di mostra, riesce ad approfondire la com- moniare l’innovativo impianto planimetrico forma- AIÓN Edizioni, Firenze 2003 volume che accosti risolutamente la narrazione
fiorentina poi, accanto a personaggi come Coppe- plessità dei temi linguistici incrociati da Pilotti nella to dall’innesto urbano di una corsia a T per i malati ISBN 88-88149-11-2 alla fotografia –sulla ruota di alcuni prototipi di ini-
dè e Fantappiè e sotto la guida di architetti quali loro multiforme declinazione, offrendo la sottoline- e delle altre funzioni necessarie alla conduzione zio XX secolo; lontano dalla cronaca e dalle vicen-
Vincenzo Micheli ed Enrico Ristori, profondamente atura della sua evoluzione linguistica, attraverso della struttura, intramezzate dalla presenza di due La pubblicazione si presenta come primo esempio de contraddittorie che sempre accompagnano il
legati agli stilemi di un tardo accademismo storici- l’avvicendarsi di “voci” diverse che nel corso del chiostri interni, mostra una serie di invenzioni tec- di una collana di approfondimenti monotematici mestiere, questi fogli futuri avvicineranno il sotter-
sta e monumentalista, generano in Pilotti, le basi tempo si alternano, sovrappongono o sostituisco- niche di notevole caratura, come le latrine-armadio promossa dalla rivista fiorentina. In centoundici raneo all’eretto, il continuo all’occasionale, il sin-
per un atteggiamento progettuale di tipo eclettico. no ai valori d’impianto che per Pilotti restano forte- disposte a separazione di ogni posto letto, oltre ad pagine di ampio formato è allestita una significati- golo al collettivo, in un salto privo di rete (ma l’ar-
Un eclettismo anomalo, trasversale alla coeva mente ancorati alla formazione accademica rice- una cura e ad un livello generale di attenzione per il va panoramica dell’attività dell’architetto in terra chitettura non è un lapsus tra lapis e lapide?).
compagine architettonica italiana, non solo vuta, nella caparbia convinzione, espressa su più benessere del malato, di straordinaria attualità. olandese. Comprese in un arco di tempo di tredici Fabrizio Arrigoni
espressione di ridondanza formale, ma capace di fronti, che “in Italia non esiste uno stile vero e pro- Tramonti passa poi ad analizzare con cura scienti- anni si documentano sei realizzazioni –dalla rico-
contenere nell’accumulo di temi, istanze e figure, prio moderno, che sia veramente originale e tale da fica, i frammenti dell’evoluzione architettonica e struzione della Waagstraat a Groningen (1991-
profondamente distanti tra di loro e fuse in una caratterizzare l’epoca attuale.” urbana di questo luogo, e degli altri che poi nel 1996) alla torre ed edificio per uffici a Roermond
spregiudicatezza che non sfiora nessuna critica Fabio Fabbrizzi corso del tempo hanno affiancato la struttura ini- (1999-2002)- e sette progetti –dal concorso per
morale, la possibilità di delineare una personale ziale, descrivendo per la prima volta la storia di l’area Markt-Maas a Maastricht (1994) al concorso Paolo Zermani
quanto preziosa parabola espressiva, ricca co- un’architettura che costituisce uno dei nodi di per l’area delle Lange Stallen a Breda (2003). Il Identità dell’architettura
munque di inaspettate quanto innovative soluzioni maggiore interesse della realtà forlivese. Il suo saggio di apertura di Hans Ibelings è centrato su Officina Edizioni, vol. 1 1995, vol. 2 2002
compositive. “racconto”, affronta i numerosi progetti, gli entu- due questioni. Una prima concerne la paradossale
Il libro disseziona l’itinerario compositivo di Pilotti, Ulisse Tramonti, Mariacristina Gori (a cura di) siasmi, le revisioni, gli ampliamenti, e le conferme, fortuna nataliniana in Olanda, sospesa tra l’ammi- Scritti a distanza di sette anni l’uno dall’altro, i due
nei suoi momenti principali, andando, con gli scritti I beni della salute che sono andati di pari passo alle proclamazioni di razione, non affievolita, per la trascorsa avventura libretti gialli di Paolo Zermani contengono una niti-
di: Adele A. Amadio, Antonello Alici, Gerardo Doti, Il patrimonio dell’Azienda Sanitaria di Forlì intenti, alle mutate necessità e alle variabili sorti radicale (fu lo stesso Rem Koolhaas ad invitare da costruzione teorica sui possibili principi geneti-
Adriano Ghisetti Giavarina, Sergio Martellucci, Ma- Federico Motta Editore, Milano 2004 politiche e sociali che hanno delineato l’immagine l’architetto pistoiese ad insegnare all’Architectural ci dell’architettura contemporanea, definendo, allo
ria Luisa Neri, Ulisse Tramonti e Stefania Zoboletti, e la sostanza contemporanea della struttura ospe- Association School of Design di Londra sul finire stesso tempo, la poetica dell’architetto emiliano. A
ad approfondire le esperienze compiute ad Ascoli, La messa in funzione del nuovo complesso ospe- daliera, ben conscio che attraverso il racconto del- dei sessanta) ed il grande favore che le proposte corredo e dimostrazione degli enunciati espressi
a Teramo, a Pescara, insieme all’analisi di ricorren- daliero di Forlì, ha rappresentato un’interessante l’avvicendarsi delle forme, si evinca il ben più utile ‘neomoderne’ di questi anni riscuotono tra un pub- che, per lo stile secco e aforistico talvolta conferi-
ze nella sua produzione, come la realizzazione in occasione, subito colta dalla locale Azienda Sani- avvicendarsi delle idee. blico vasto. Lo scritto più che misurare la distanza scono allo scritto i tratti del manifesto programma-
diverse varianti della tipologia della villa, la parteci- taria, per costruire una serie di iniziative culturali In questa storia, spicca il capitolo degli anni ’30, tra queste esperienze dissimili, insegue le tracce tico, sono portate le esperienze progettuali dello
pazione a numerosi concorsi di architettura e la atte a celebrare l’evento. In particolare, molte di durante i quali furono costruiti gli interessantissimi che testimoniano una continuità dell’azione e del stesso autore. In filigrana quasi un teorema, co-
collaborazione con il pittore Adolfo de Carolis. loro sono state volte a rendere note tutte le ricer- edifici del Complesso Sanatoriale IX Maggio a pensiero dell’autore (indagine già in parte istruita struito sulla certezza della logica ma vibrante di
All’enorme produzione progettuale di Pilotti, si che che da molto tempo venivano effettuate all’in- Vecchiazzano, Forlì, nel quale Tramonti riesce a da Pierluigi Nicolin in altre occasioni). Un secondo una poetica inclinazione ad istituire relazioni ina-
deve affiancare un’altrettanto fervida attività di in- terno del vasto patrimonio, che da quasi tre secoli penetrare al di là dell’evidente lettura di un formali- nodo –anche se non direttamente espresso- ri- spettate.
segnamento, che lo vide prima insegnante di dise- di distanza, dalla costruzione cioè della Casa di smo simbolista e macchinista degli edifici di cui si guarda i rapporti tra queste prove e quelle rubrica- In entrambi i volumi il primo capitolo di riflessioni
gno nella R. Scuola Tecnica a Caltagirone, poi nel- Dio, la prima struttura sanitaria con un preciso ca- componeva originariamente il complesso, nel- te sotto la sigla new traditionalism o romantic ar- teoriche introduce i due successivi dedicati alla
l’analogo istituto di Ascoli Piceno, per passare poi rattere architettonico e monumentale eretta a Forlì, l’acuta registrazione di una indubbia qualità com- chitecture da critici quali Martin van Schaik e Wer- descrizione dei progetti e del percorso intellettuale
dopo un anno come professore di Disegno d’Or- costituisce una preziosa quanto sconosciuta riser- positiva, non immune da caratterizzazioni di ordine ner van den Belt. Al fondo del problema stanno le che li ha generati.
nato e Architettura Elementare all’Università di Ca- va di opere d’arte e di storia locale. psicologico. Infatti, oltre all’immagine della nave modalità, non scontate, del rapporto della con- Nel solco tracciato dal ragionamento intrapreso da
gliari, all’Università di Pisa nella R. Scuola d’Inge- Ulisse Tramonti e Mariacristina Gori, coordinatori dell’aereo, del carro armato e della torre di control- temporaneità con le forme ereditate, con il conte- Aldo Rossi sulla centralità del monumento nelle di-
gneria per insegnare Architettura Tecnica e Gene- delle ricerche effettuate e curatori del bel libro che lo, a cui gli edifici paiono alludere, la lettura ci con- sto, con gli statuti della disciplina. Anche in questo namiche di sviluppo della città, Zermani pone
rale, dove ebbe tra i numerosi allievi anche ha funzionato anche come supporto alla mostra duce a soffermarci sugli aspetti che legano l’archi- caso la lettura di Ibelings, rilevando il grado di come istanza la necessità di tornare ad ‘ascoltare’
Giovanni Michelucci. tenutasi a Palazzo Albertini a Forlì, hanno avviato tettura al tema del benessere, che individua una astrazione delle sintesi –alle diverse scale- di Na- i monumenti, i quali, pur vivendo una “condizione
La vastissima produzione di Pilotti, documentata la proficua riflessione attorno ad una narrazione spazialità, che al di là della retorica, contiene un talini, trova un decisivo antecedente nelle ricerche anomala” di isolamento per l’aggressione mossa
dalla presentazione dei bei disegni, quasi tutti ese- inedita che incrocia i valori positivi dell’architettu- prezioso carattere confortante, sottolineato oltre sulle culture materiali degli anni settanta, quale pri- dalla civiltà contemporanea, “rimangono la scatu-
guiti con matita su carta lucida, spazia dai temi ur- ra, della pittura, della scultura, e della tecnologia, che da un appropriato studio cromatico, dalle rela- mo tentativo orientato al disvelamento di una rigine fondamentale da cui l’architettura può gene-
bani, ai temi residenziali sviluppati per l’alta bor- con quelli di carattere morale come la solidarietà e zioni con l’esterno, con il clima, e con il paesaggio. “semplicità originaria”. L’intervento di Roberto rarsi”, fidi depositari del codice di trasmissione del
ghesia marchigiana o per altri personaggi illustri la carità, ricordando che molto spesso i luoghi del- I due itinerari di ricerca, svolti con impeccabile de- Mantovani, Rileggendo l’album olandese, ricorda carattere dei luoghi.

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distrutto, da osservare con la lente di ingrandimen- sui banchi dell’Istituto di Agraria di Firenze. La struttura del libro si articola in quattro capitoli,
to della contemporaneità, si presta ad una fertile Nel 1928, dopo aver conseguito il diploma, Porci- L’identità toscana nel progetto di paesaggio, La
operazione di astrazione dalla quale nascono alcu- nai si trasferisce per qualche mese all’estero, a matrice dello spazio urbano: la veduta, Strumenti
ne delle architetture di Zermani, concepite proprio Bruxelles, presso il vivaio Draps, ed in seguito nel di progetto: la tecnica fotografica e il disegno di
come frammenti fuori scala: il “basamento abitabi- parco del castello di Fürsterstein, vicino a Bresla- architettura, La costruzione del paesaggio, nei
le” del Museo e Famedio del Cimitero di Torino; il via, in Germania, dove viene in contatto con la so- quali l’autrice isola i principali temi che alimentano
rocchio di colonna del Museo dell’Acropoli di Ate- lida tradizione tecnica e botanica dei paesi del la ricerca poggiana, analizzando il metodo nella
ne; di nuovo il basamento, che si fa recinto e co- centro Europa. Queste esperienze giovanili gli messa a punto della prefigurazione dei progetti: il
lombario, nel cimitero di Sansepolcro. conferiranno un’attenzione rigorosa per il dettaglio panorama, la veduta, la continuità ricercata tra
Per Zermani, è lo sguardo, attraverso dilatazioni e tecnologico e costruttivo ed una concretezza pro- spazio interno e spazio esterno o spazio urbano e
contrazioni, inclusioni ed esclusioni, a compiere gettuale abbastanza rara tra i professionisti suoi paesaggio. Questi sono affrontati dall’architetto
quella misurazione necessaria per ricostruire la contemporanei operanti in Italia. I due anni di prati- negli scritti e nei progetti, dalle prime commissioni
struttura che tiene insieme i vari elementi del pae- ca spesi nell’ufficio tecnico del vivaista pistoiese architettoniche di ville fino agli importanti interventi
saggio contaminato, in uno stato di sospensione Martino Bianchi, dal 1932 al ’34, contribuiranno ad di trasformazione urbana per Firenze.
tra la temporaneità e l’atemporalità. “Realtà mate- istruirlo sulle dinamiche della produzione vivaisti- Le soluzioni progettuali sono messe a confronto
riale e mente si avvicinano nell’osservazione del ca, fornendogli nozioni preziose per la progettazio- con il contenuto degli scritti autografi, come nel
paesaggio divenendo parti attive del processo in- ne e realizzazione di spazi verdi di ogni tipologia e caso di Brevi parole sopra il viaggio in Maremma,
ventivo dell’architettura. Il confine tra il vedere e il dimensione. con le annotazioni di un viaggiatore affascinato,
non vedere e soprattutto la soglia tra il vedere il Nei primi lavori come progettista autononomo, una soprattutto, dai rapporti di veduta, costruiti o natu-
vero e il vedere l’immaginario costituisce un modo serie di giardini privati per edifici d’abitazione, rali, che caratterizzano il paesaggio osservato o di
singolare di rapportare interno ed esterno, cioè come la scomparsa villa Scarselli a Sesto Fiorenti- Ricordi della vita e documenti d’arte dove sono ri-
l’essenza stessa dell’architettura”. Così il Padiglio- no (1932), la villa Il Quercione a Settignano (1937), portate annotazioni sulle vicende progettuali e os-
Significativamente l’autore parla di “luoghi apocri- ne di Noceto diventa un diaframma che nella sua o villa La Striscia ad Arezzo (1937), Porcinai effet- All’interno del testo principale, Milena Matteini de- servazioni di carattere teorico. nald, ponendosi questioni diverse sia per l’origine
fi” istituendo una evidente associazione tra il pae- trasparenza raccorda le colline e il mondo agrario tua scelte compositive di tipo geometrico e tradi- linea con precisione il percorso personale e pro- Gli appunti e le riflessioni di Poggi sulle trasforma- della trattazione che per l’obiettivo della stessa,
saggio contemporaneo ed un testo letterario che con quello più recente, ma già superato, della fer- zionale, d’obbligo nell’ambiente toscano dell’epo- fessionale di Porcinai, alternando la narrazione e la zioni messe in atto sul finire del XIX secolo nelle offrono importanti riflessioni sui temi del rapporto
sia stato alterato, nel tempo, da addizioni e so- rovia; mentre nella Biblioteca Pavese a Parma, che ca, caratterizzato dalla riproposizione degli schemi descrizione delle opere con l’esame diacronico di Capitali del Nord Europa e quelle raccolte sulla tra fatto archeologico ed interpretazione architet-
vrapposizioni. Anche per quello del paesaggio, è metafora della funzione che ospita, lo sguardo è classici del giardino all’italiana, secondo l’immagi- tematiche specifiche, quali l’uso dell’acqua, o gli struttura del paesaggio toscano confluiscono, sot- tonica pur senza voler arrivare ad esiti definitivi.
che è un testo mutevole, in continuo divenire, può tutto introverso, raccolto all’interno di due libri ne parziale e storicamente alterata che di esso studi sull’illuminazione, o le influenze formali sul tolinea l’autore, ne “la ricerca di uno spazio pubbli- L’opera di Massimiliano Falsitta, in questo ambito,
sorgere un problema di autenticità e quindi di com- aperti, il cui fuori scala allude al salto dimensionale aveva fornito la celebre Mostra del ’31 in Palazzo processo progettuale. co in cui tessuto urbano e paesaggio, monumenti diviene probabilmente un nuovo riferimento, poi-
prensibilità quando alla lingua condivisa si sostitu- e temporale che compie chi si accinge alla lettura. Vecchio, della quale peraltro Porcinai non apprez- Il volume, presentato da Annalisa Maniglio Calca- e collina sono strettamente connessi, per esprime- ché sembra riuscire nell’intento di chiarire, dal
iscono segni indecifrabili, o privi di senso parteci- David Kaspar Friedrich, Rudolf Borckhardt, Attilio zò l’impostazione culturale, né la banalità dei risul- gno, comprende, oltre alla corposa disamina cro- re ed esaltare il valore dell’opera architettonica, in punto di vista dell’architettura, i temi fondanti il ca-
pato, che impoveriscono, o perfino arrestano, il e Bernardo Bertolucci, Alfred Roth, Henry James, tati in campo progettuale. nologica e critica dell’intera attività professionale, una vera e propria costruzione del paesaggio nel rattere di unicità della Villa stessa; attraverso un
secolare flusso della narrazione. Preservare l’iden- Martin Heidegger (solo per citarne alcuni) sono i Negli anni successivi il paesaggista abbandona le curata dall’autrice, una sezione che riporta alcuni dialogo incessante con l’opera di Natura”. percorso di analisi meticolosa (che trae le proprie
tità, includendo la contaminazione, significa allora riferimenti che guidano il percorso intellettuale di soluzioni formali di impostazione neo-classica, per degli scritti di Porcinai, introdotti da Alessandro Uno scritto interessante, chiaro nella stesura e nei origini anche dalle ricerche sui temi della Tipologia
disegnare “una continuità comprensibile, a fronte Zermani, che ci pare significativo di un approccio raggiungere una maturità progettuale, supportata Giannini ed una serie di saggi tematici: Ippolito contenuti, quello proposto da Elisabetta Agostini e della Città cari alle esperienze degli anni settanta
della frantumazione dei codici e delle categorie umanistico all’architettura, volto a fondare la disci- da un metodo rigoroso e da una competenza tec- Pizzetti analizza le scelte botaniche del paesaggi- come primo esito della ricerca intrapresa su Giu- ed ottanta) l’autore pone in relazione quelle che
canoniche di riferimento”. Non un nostalgico va- plina su basi più ampie di quelle meramente spe- nica eccezionale che gli consentono di operare in sta, e Caterina Zappia si occupa degli elementi ar- seppe Poggi. sono le questioni di ordine storico della figura di
gheggiamento dei tempi andati ma un rifiuto netto cialistiche per riportarla nell’alveo di un sapere ogni tipo di situazione, creando giardini e paesaggi tificiali nei giardini di Porcinai, mentre Carlo Ca- Il libro consente di avvicinarsi, con un taglio preci- Adriano inteso come genius, oltre che come nuova
della cancellazione della memoria dai processi ge- complesso e restituirle il valore di esperienza cul- contemporanei di straordinaria bellezza. marlinghi ci rivela, attraverso i numerosi brevetti so, all’opera dell’architetto fiorentino e fornisce gli ed inedita esegesi della mutata condizione artisti-
netici dell’architettura. “L’identità è temporanea. turale totale. E anche se essa “non può guarire i Le realizzazioni dagli anni ’50 agli ’80, mostrano un depositati, le capacità di un grande designer. elementi per una opportuna riflessione sul mutato ca e culturale del tardo impero. Per arrivare a ciò, il
L’identità non si crea e non si distrugge: si trasfor- mali del mondo” Zermani sembra suggerire una via talento compiuto e consapevole ed una perfezione L’esame dei titoli della biblioteca di Villa Rondinelli, rapporto tra progetto d’architettura e paesaggio. Falsitta, si concede un’ampia ed interessante ri-
ma. Ciò deve avvenire senza dissipazione”. morale e civile al progetto di architettura facendo esecutiva perseguita fino al minimo dettaglio, unite infine, curato da Biagio Guccione, ci mostra un Riccardo Butini cerca introduttiva imperniata anche sulle proble-
Del resto Zermani assume come punto di partenza fronte comune con chi si oppone ad un progresso ad una non comune libertà compositiva, come nei professionista aggiornatissimo sulle pubblicazioni matiche filosofiche di tipo umanistico dell’intera-
del progetto proprio la lettura della realtà modifica- omologante e distruttivo. celebri progetti per i giardini di Villa Il Roseto a Pian internazionali di settore, ma anche un lettore ap- zione tra l’apollineo ed il dionisiaco, concludendo,
ta – “apocrifa” appunto – e fa della comprensione Francesca Mugnai dei Giullari (1960-’65), Villa il Martello a Fiesole passionato e curioso di testi di architettura, urbani- come osserva Gianugo Polesello nella sua breve
del difficile rapporto (“non risolto”, per dirla con (1973), Villa Il Castelluccio a Santa Croce sull’Arno stica, storia, filosofia ed archeologia. ma intensa prefazione, che“… per comprendere
Pasolini) tra passato e presente, la chiave per usci- (1971-’80), Villa Riva ad Alpino (1951-’52) e Villa Chiude il volume un’interessante raccolta di testi- Massimiliano Falsitta l’antitesi è da considerare l’ontologico, il senso
re dall’impasse della babele architettonica dei no- Fiorita a Saronno (1953-’58), questi ultimi con Lud- monianze su Porcinai, uomo e paesaggista, rac- Villa Adriana dell’essere come luogo di origine e di destinazione
stri giorni. ovico Barbiano di Belgiojoso e lo studio di architet- contato da una galleria nutrita di collaboratori, Una questione di composizione architettonica del viaggio/ricerca, come in una descrizione del-
Ordine e Misura sono gli strumenti di questa ope- Milena Matteini tura BBPR. committenti, professionisti, colleghi e personaggi Skira editore, Milano 2000 l’interno e dell’esterno del Sé”.
razione attinti dal patrimonio architettonico classi- Proposte di lettura - Pietro Porcinai, Diverse fattive collaborazioni, vengono intrecciate della cultura, ed il fondamentale regesto delle ope- Stabilito un ordine logico, l’analisi dell’architettura
co, i quali, traghettate le acque del Moderno, assu- architetto del giardino e del paesaggio da Porcinai anche con professionisti come Luigi re, ordinate cronologicamente a cura di Gianni La dimora che Publio Elio Adriano volle costruirsi della Villa si inserisce in un preciso quadro storico
mono qui un senso anch’esso modificato. Electa, Milano 2004 (terza edizione) Cosenza, per il Parco Olivetti a Pozzuoli (1951- Medoro. sulle colline di Tivoli da circa cinque secoli concen- e l’autore predispone il terreno per una chiara os-
A colmare il vuoto lasciato dall’abbandono del ca- ’52), Oscar Niemeyer per il parco ecologico della tra tutte le linee di una ricerca di tipo rifondante, servazione di tipo analitico-architettonico sui temi
none classico, viene invocata la necessità di una Esce nel 2004 la terza edizione del prezioso libro di nuova sede Mondadori a Segrate (1972), Marco attraverso un ideale tentativo di ricombinazione di dell’importante rapporto tra natura ed artificio, po-
nuova forma di Ordine all’interno della quale “i Milena Matteini, sulla vita e le opere di Pietro Porci- Zanuso per il Parco di Collodi (1963-’72), e poi an- alcuni concetti sostanziali quali quello dell’autorità nendo, caso per caso, l’accento sulla profondità di
frammenti che ci sono stati lasciati… abbiano an- nai, pubblicato per la prima volta nel 1991, a Mila- cora con Carlo Scarpa, Vittoriano Viganò, Franco logica dell’antico e della semantica dell’imitazione. approccio che Adriano (e chi con lui) ebbe nella
cora un significato o ne assumano uno nuovo”. Un no, per i tipi di Electa. Albini e Franca Helg, e molti altri. Elisabetta Maria Agostini La Villa appare in effetti come un territorio di mez- concezione dei singoli edifici, che posti in corri-
Ordine, dunque, capace di arginare e superare il Il testo è accompagnato da un ricco apparato foto- Costanti e proficui sono anche i rapporti di Porci- Giuseppe Poggi zo, sospesa da sempre tra architettura e storia e spondenza tra loro in un insieme di relazioni libere -
caos, che restituisca un senso all’immagine confu- grafico ed iconografico, costituito dalle splendide nai con i colleghi europei, come i paesaggisti ingle- La costruzione del paesaggio tra archeologia e filologia. Vi possono essere alme- spesso anche in opposizione anti-logica - insisto-
sa di quel difficile mosaico che è il paesaggio con- immagini a colori ed in bianco e nero di Karl Dietri- si Geoffrey A. Jellicoe, Sylvia Crowe e Russell Diabasis Editore, Reggio Emilia 2002 no due modi sostanziali per osservare e compren- no comunque in un unico esteso schema in cui
temporaneo, facendosi carico di ristabilire i nessi ch Bühler, e dai bozzetti, progetti e disegni esecu- Page, la tedesca Gerda Gollwitzer e lo svizzero dere questo caso architettonico: il modo dell’ar- convergono trasfigurate tutte le esperienze e le
perduti o, al contrario, di creare le necessarie di- tivi provenienti dall’Archivio fiesolano dello Studio Willi Neukom, il belga René Pechère, il danese Carl “Il paesaggio quale materia plasmata e interrogata cheologia, fatto di rilievi preziosi e precise ricostru- memorie trascritte qui in un grande testamento di
stanze. Ma l’assoluto kahniano del “progettare è Porcinai, a villa Rondinelli. Theodor Sørensen, e la svedese Ulla Bodorff. Nel dall’uomo come espressione della perfezione divi- zioni e quello dell’architettura che con la Villa pietra e calce.
comporre forme in ordine” viene ricondotto da Zer- Il libro, apparso cinque anni dopo la morte di Por- 1948 Porcinai fa parte del gruppo internazionale di na, condensato in quel connubio equilibrato di na- interagisce attraverso alcune delle proprie catego- Il libro oltre a risultare un’ottima epitome alle ricer-
mani ai termini contingenti della odierna “prolifera- cinai, ha avuto il merito di abbozzare per primo e paesaggisti che, a Cambridge, fonda l’Internatio- tura e artificio che il Rinascimento aveva espresso rie come quelle della composizione, della tipolo- che architettoniche fin qui svolte su Villa Adriana,
zione selvaggia” rispetto alla quale “possiamo of- con cura, il ritratto di uno dei maggiori paesaggisti nal Federation of Landscape Architects e, nel ’79, e strutturato in uno dei suoi momenti più alti, e an- gia, del dettaglio e della tecnica. L’archeologo ri- si permette, in maniera notevole, di essere uno
frire… solo proposte di odine differenziate e fram- del Novecento, delineandone la vicenda umana e unico italiano, viene insignito dalla Bayerische cora colto sul finire del XIX secolo dai viaggiatori manda continuamente alla catalogazione, all’as- strumento di conoscenza -interpretabile a più livel-
mentate”, che aderiscono di volta in volta alla professionale con la competenza critica e l’acutez- Akademie der schénen Kunste, dell’anello di Frie- che a Firenze indagavano la misure di questo rap- sunzione di dati e di elementi anche generalizzanti, li- dei principi fondamentali che guidano da sem-
specificità del contesto. za d’indagine di Milena Matteini, architetto pae- drich Ludwig von Sckell, la massima onorificenza porto, rappresenta il sostrato noetico con cui si in- mentre l’architetto indaga i temi della versificazio- pre il fare architettura, utilizzando i concetti validi
Tornare a misurare i monumenti, questa volta in saggista, che di Pietro Porcinai è stata allieva e concessa in Germania ad un paesaggista. traprende la lettura dell’opera poggiana”. ne, attraverso un itinerario che dall’accettazione di per l’Adriano architetto che volle ricondurre la mol-
maniera “fortemente percettiva”, attraverso uno collaboratrice. L’attenzione per le tematiche ecologico-ambientali Le parole tratte dalla nota introduttiva del libro se- fatti a-poetici, come il rilievo e la ricostruzione arri- teplicità in un unico tema compositivo perfetta-
sguardo critico e selettivo che sappia cogliere la Pietro Porcinai nasce nel 1910 a Settignano, in una e per la fitosociologia ante litteram e l’ampiezza gnano con efficacia i termini di una ricerca dal trat- va agli assunti della teoria architettonica fino ai mente concepito ed assimilabile ad una immensa
distanza concettuale fra le cose, è condizione es- abitazione annessa alla Villa Gamberaia dove il pa- degli orizzonti professionali che spaziano dal recu- to originale sull’esperienza teorica e progettuale suoi principi filosofici. trasposizione del sapere tecnico ed umanistico del
senziale per ripristinare i ‘rapporti’ interrotti. dre Martino lavora come capo-giardiniere per la pero di cave dismesse e siti contaminati, allo stu- dell’architetto fiorentino Giuseppe Poggi. Gli scritti del Ligorio ed i disegni del Piranesi sulla periodo con l’obiettivo di superare l’astrazione
“La misurazione si esprime come osservazione principessa rumena Catherine Jeanne Ghika che, dio di giardini ‘aziendali’ e luoghi per il lavoro, ai Elisabetta Agostini compie una paziente ricogni- Villa sono vere miniere di descrizioni filologiche, di temporale della propria soggettiva morte fisica e
delle mutate condizioni”, afferma l’autore: il gesto proprio in quegli anni, trasforma il celebrato parter- parchi archeologici o sostenibili, fanno di Porcinai zione archivistica che le consente di raccogliere rilievi e di rappresentazioni dei frammenti degli edi- quella oggettiva del suo mondo attraverso la mate-
simbolico di Le Corbusier che tenta di misurare la re settecentesco in un inconsueto water garden, una figura di paesaggista matura e completa, di- numerosi documenti praticamente mai esaminati fici visibili a quell’epoca e ci permettono oggi di rialità spaziale dell’architettura costruita.
circonferenza di una colonna del Partenone con un secondo un raffinato disegno formale, oggi non più sinvolta e capace anche nella gestione della scala fino ad ora: i disegni, le fotografie e gli scritti deli- comprendere una fase importantissima della storia Michelangelo Pivetta
abbraccio impossibile, ci restituisce in modo ica- esistente. territoriale, come dimostrano i progetti per la siste- neano un percorso di lavoro contraddistinto da del complesso di Tivoli, fase in cui esso era ancora
stico la distanza incolmabile tra due mondi. Un Il giovane paesaggista inizia così la sua formazione mazione del sito di Abu Simbel (1963), in seguito ai esemplare coerenza intellettuale, che a partire dai vera rovina, adagiata sul suo colle nell’attesa di
rocchio di colonna a terra è tanto a portata di mano tra le aiuole della Gamberaia, icona del giardino lavori per la diga di Assuan, o, dal ’65, la preziosa numerosi interventi toscani porta, dal 1864, al essere scoperta, luogo esclusivo per pochissimi
quanto inafferrabile nella sua originaria condizione, storico italiano, seguendo il lavoro del padre e del- consulenza paesaggistica prestata per la realizza- complesso delle proposte per l’ampliamento di Fi- studiosi ma allo stesso tempo pascolo di greggi.
ma il suo essere parte di un tutto irrimediabilmente la principessa, per continuarla successivamente zione dell’Autostrada del Brennero. renze Capitale d’Italia. Anche i recenti volumi della Ricciotti e di McDo-

166 167
1 2 3 4 5

6 7 8 9

1
Fabrizio Arrigoni
2
Fabio Capanni
3
Giacomo Pirazzoli e
Francesco Collotti
10 11 12 13 4
Maria Grazia Eccheli, e
Riccardo Campagnola
5
Flaviano Maria Lorusso
6
Loris Macci
7
Fabrizio Rossi Prodi
8
Paolo Zermani
9
Daniele Pisani
10
Roberto Berardi
11
Alberto Breschi
14 15 16
12
Grazia Gobbi Sica
13
Giorgio Verdiani
14
Giorgio Grassi
15
Luciano Semerani
nella casa de vidro
16
Silvano e Alessandra Zorzi
17 In vendita presso le librerie:
Novello Finotti
18 Libreria Alfani
Luis Barragán via Degli Alfani, 84r
19 Firenze
17 18 19 Giovanni Michelucci
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Firenze

SopraTUTTOLIBRI
UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI FIRENZE - DIPARTIMENTO DI PROGETTAZIONE DELL’ARCHITETTURA via Matteotti, 35
Direttore - Marco Bini - Sezione Architettura e Città - Gian Carlo Leoncilli Massi, Loris Macci, Piero Paoli, Ulisse Tramonti, Alberto Baratelli, Prato
Antonella Cortesi, Andrea Del Bono, Paolo Galli, Bruno Gemignani, Maria Gabriella Pinagli, Mario Preti, Antonio Capestro, Enzo Crestini,
Renzo Marzocchi, Andrea Ricci, Claudio Zanirato - Sezione Architettura e Contesto - Adolfo Natalini, Giancarlo Cataldi, Pierfilippo Checchi, Libreria Internazionale Hoepli
Stefano Chieffi, Benedetto Di Cristina, Gian Luigi Maffei, Guido Spezza, Virginia Stefanelli, Paolo Vaccaro, Fabrizio Arrigoni, Carlo Canepari, via Hoepli, 5
Gianni Cavallina, Piero Degl’Innocenti, Grazia Gobbi Sica, Carlo Mocenni, Paolo Puccetti - Sezione Architettura e Disegno - Maria Teresa Milano
Bartoli, Marco Bini, Roberto Corazzi, Emma Mandelli, Stefano Bertocci, Marco Cardini, Marco Jaff, Barbara Aterini, Alessandro Bellini, Gilberto
Campani, Carmela Crescenzi, Giovanni Pratesi, Enrico Puliti, Paola Puma, Marcello Scalzo, Marco Vannucchi - Sezione Architettura e Innova- Libreria Mondadori
zione - Roberto Berardi, Alberto Breschi, Antonio D’Auria, Marino Moretti, Mauro Mugnai, Laura Andreini, Lorenzino Cremonini, Flaviano Maria San Marco, 1345
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