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Rivista tecnico-scientifica

del Corpo forestale dello Stato

focus
La tutela giuridica degli
animali

La banca centrale
del DNA Forestale
I controlli ambientali preventivi
L'indice funzionalità fluviale
L'inquinamento elettromagnetico

anno V- n. ll
gennaio - aprile 2009

...____
Direttore Editoriale
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Direttore Responsabile
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Coordinamento editoriale
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Hanno collaborato a questo numero
Settimio ;idriani, Andrea "4mici, Luciano "4rcella,
Laura Armenise, Gaetano Arena, Eleonora Bitti,
Antonella Castelli, Guido Conti, Giancarlo D'Amato,
Giovanna Di Carlo, Maria Rosaria Esposito,
Flavio Ferdani, Marco Fratoni, Carlo Gambescia,
Silvano Landi, Federico Laurenzi, "4nnamaria Manzoni,
Francesca Martini, Maurizio Messina, Giovanni
Monastra, Elisabetta Morgante, Giuseppe Paolella,
Ginseppe Piacentini, Alessandra Pirro, Mfonso Piscitelli,
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Marco Cosimo Simeone, Pietro Stampa,
AlPssandru Stefani, Ciro Troiuno, Lncu Zaiu

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Corpo .forestale dello Stato- Ispettorato Generale
focus
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anno V- n. ll
Stampato su carta ecologica gennaio - aprile 2009
Monnezza e dintonri

MONNEZZA E DINTORNI
" ... Sbarazzarsi in breve tempo ed a costi accettabili. Il sistema tradizionale di smalti-
mento, la discarica, non sembra attualmente sostituibile se non per una quota parte degli
ingenti quantitativi di rifiuto da smaltire.

di Giuseppe Piacentini*

L'emergenza rifiuti ha assunto dimensioni allarmanti, tanto che la discussione è aperta e


le opinioni divise, tra i sostenitori del progressismo, ambientalisti e tradizionalisti. In que-
sto ambito il Corpo forestale dello Stato, a fronte di esperienze maturate sul campo, può
esprimere delle valutazioni globali sulla situazione.
l criteri di smaltimento dei rifiuti seguono diverse procedure: la raccolta differenziata,
che permette il recupero dei materiali cosiddetti riciclabili; la produzione di compost com-
merciabile, che gode di cospicui sgravi fiscali sulle tariffe dei rifiuti; lo smaltimento tradi-
zionale in discarica; la raccolta del differenziato alla fonte, mediante, però un macchino-
so "porta a porta" e la combustione nei termovalorizzatori, che permette la produzione
di energia elettrica.
Qualunque sia il sistema, gli esborsi sono gravosi e i ritorni, come nel caso della differen-
ziazione, sono scarsi: in termini economici i rifiuti pesano sul bilancio dello Stato in modo
paradossale, poiché, proprio per la loro natura, dovrebbero essere avanzi di cui sbaraz-
zarsi al minor costo possibile. Amministratori, tecnici e politici devono prendere coscien-
za che i cittadini pagano per l'immondizia un prezzo troppo alto, non solo in termini
ambientali.

Garbage emergency assumed an alarming extent, so that the debate is open and opinions
are split among progressivism sustainers, ecologists and traditionalists. In this context,
the State Forest Corps can express a global assessment on the situation, also in the light
of the experiences carried out in the jield.
Domestic 1.-aste disposal criterio have different procedures: differentiate rubbish collec-
tion, that allou:s the so called recyclable materia/ recovery: marketable compost produc-
tion, which can take advantage of large tax relieves on garbage charges; traditional
waste disposal in dump sites; differentiated refuse collection at source, however through
an excessively complicated "door to door" process; waste combustion in incinerators,
which allows electrical energy production.
Whatever the system may be, costs are high and benefits are low, as it occurs for diffe-
rentiate collection: from an economie point of view, paradoxically, garbage heavily wei-
ghs on national accounts budget, since, just for its own nature, it should be something to
be eliminate with the lowest possible expense. Administrators, technicians and politicians
ha ve to become aware that people pay an extremely high price for garbage and not only
from an ecologie point of view.

* V.Q.A.F. del Corpo forestale dello Stato in servizio presso il Comando Provinciale di Modena

T SILVJE- Anno V n. 11-239


Mmmezza e dintorni

Puro e impuro: e il rusco dove lo metto?

a visione biblica di un cosmo decaduto a causa del peccato da uno

L stato di primigenia "purità", e dal quale è necessario purificarsi


per entrare nei luoghi del sacro, fornisce l'etimologia- e natural-
mente non solo quella- al concetto di "immondizia" o immondezza: "ciò
che è immondo, il contrario di mondezza e pulizia, dal latino mundus"1 •
Da notare, in quella medesima concezione, al contempo etica ed estetica,
che tutto quello che ci dà anche solo vagamente l'idea di corruzione e di
morte (anch'essa una conseguenza del peccato di Adam) entra necessa-
riamente nell'orbita di ciò che è "immondo", e che come tale ha la pro-
prietà di contaminare anche quello che è mondo.
Molto più prosaica, la parola "spazzatura" indica quello che rimane
dopo avere pulito: sarebbe l'emiliano "rusco" che in termine dialettale
suona "ròsc".
L'esperienza degli antichi, che con l'immondizia hanno avuto a che
fare tanto quanto noi, e non solo gli ebrei, se persino ai tempi delle pala-
fitte i villaggi dovevano spostarsi quando la convivenza con i loro stessi
rifiuti diveniva insopportabile (le terramare oggetto di studio di Gaetano
Chierici2 , prima di lui utilizzate come fertilizzante), ci consente di sgom-
berare subito il campo dai miti e dagli spropositi neo-romantici o neo-
bucolici del riciclo/recupero totale3: con la monnezza bisogna fare dei
conti precisi e trovare delle soluzioni percorribili; da semplice sacco da
gettare essa può trasformarsi in enorme ed informe mostro avviluppante
e paralizzante, Neapolis docet.

Entropia e economia: lanciati a folle corsa nello spreco di risorse e di


energia soffochiamo nei loro sottoprodotti

Le leggi della termodinamica, altrettanto ferree come quelle divine,


e, al contrario di quelle, sperimentabili "scientificamente" (per la teo-
logia biblica è molto grave "tentare/provare" Dio, sarebbe come avere
su di Lui una sorta di "potere", al quale Egli si sottrae deliberatamen-
te) ci indicano, in senso più generale, che ogni trasformazione energe-
tica genera degrado e sottoprodotti non voluti, sotto forma di calore e
di disordine; più al nostro sistema forniamo input energetici più otte-
niamo disordine, perdite energetiche e sottoprodotti vari - ovvero

l Dal Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana di Ottorino Pianigiani.


2 Gaetano Chierici (Reg!(io Emilia 1838- 1920), naturalista e paletnologo, fu tra i primi a studiare le terramare,
sino ad allora note e utilizzate come fertilizzante.
3 L'epigono di una visione fortemente ideologica ed irrealizzabile del ""recupero totale" in Italia è Walter Gana-
pini, alle cui numerose 1.ubhlicazioni rimando.

240- SILVJE- Anno V n. 11


T
Monnezza e dintorni

monnezza - di cui il calore (effetto serra!) è solo uno degli effetti fisici
indesiderati.
Nella civiltà dell'energia è quindi necessario investire molte risorse
nella purifìcazione e nella ramazza, non essendo possibili gli spostamen-
ti tipici dell'età del bronzo; e questo accade in proporzione all'energia
immessa nei cicli produttivi.
Un diverso ordine di considerazioni, di tipo specificatamente econo-
mico, è concorrente ad indicare e giustificare le montagne di rifiuti che
nottetempo i nostri netturbini fanno sparire: l'appartenere al nord opu-
lento del mondo ci privilegia - ingiustificatamente - dal punto di vista
della sproporzionata disponibilità di materie prime, che non paghiamo
per quello che valgono: o perchè direttamente o indirettamente in mano
nostra, o per qualche forma di retaggio neo-coloniale, o perchè '"scam-
biate" nella bilancia del pagamenti dei paesi terzi con prodotti tecnologi-
camente avanzati (fra cui le armi). Chi è stato, per esempio, in Cina, sa
bene che buttare anche solo un bicchiere di plastica (operazione per noi

4 Fonte: Rapporto rifiuti 2006, curato da APAT- Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e per i servizi Tec-
nici e ONR- Osservatorio Nazionale Rifiuti (Roma, gennaio 2007). Il rapporto è reperibile direttamente in
rete su: http://www.apat.gov.it. Ne riportiamo ampio stralcio per maggiore chiarezza ed informazione con
l'avvertenza che i dati si riferiscono al 2005. "La produzione dei rifiuti urbani fa, purtroppo, registrare, un
ulteriore aumento nel2005, raggiungendo 31,7 milioni di tonnellate, con un incremento di ben 1,6 milioni di
tonnellate rispetto al 2003 (+5,5%), ed un pro capite di circa 539 kg/abitante per anno (6 kg/abitante per
anno in più rispetto al 2004 e 15 kg/abitante per anno in più rispetto al 2003). Una risposta positiva è data
dall'incremento della raccolta differenziata che, nel 2005, si colloca al 24,3% della produzione totale dei
rifiuti urbani. Tale valore risulta, tuttavia, ancora sensibilmente inferiore rispetto al target del 35%, origi-
nariamente previsto per il 2003 dal D.Lgs. 22/97 e successivamente posticipato al 31 dicembre 2006 dal
D.Lgs. 152/2006. Difficilmente il gap di oltre lO punti percentuali potrà essere colmato nell'arco di un anno
considerando, anche, che con la finanziaria 2007, il Governo ha fissato il raggiuntimento dell'obiettivo di
almeno il 40o/o entro il 31 dicembre 2007. La situazione appare, comunque, decisamente diversificata pas-
sando da una macroarea geografica all'altra; infatti, mentre il Nord, con un tasso di raccolta pari al38,l o/o,
supera ampiamente l'obiettivo del35% (tale target era già stato conseguito nel2004), il Centro ed il Sud, con
percentuali rispettivamente pari all9,4% ed all'8,7o/o, risultano ancora decisamente lontani da tale obietti-
vo. In questo contesto, particolarmente rilevante è il dato relativo alla crescita del settore del compostaggio
che, nel 2005, fa registrare un incremento percentuale dell3o/o circa, dopo l'andamento negativo riscontra-
to nel periodo 2002-2004; aumentano sia i quantitativi di rifiuti trattati (oltre 2 milioni di tonnellate di rifiu-
ti urbani), che il numero di impianti presenti sul territorio nazionale. Vale la pena di sottolineare che il rici-
claggio della frazione biodegradabile degli RU e la sua trasformazione in compost assume particolare signifi-
cato anche ai fini del ripristino di un adeguato tenore di sostanza organica nei suoli per il mantenimento della
fertilità e la limitazione dei fenomeni di erosione e desertificazione, assai accentuati in alcune aree del nostro
Paese. Inoltre, la trasformazione dei rifiuti biodegradabili ed il loro utilizzo agronomico, rispondono alla
necessità di allontanare la frazione organica dalla discarica con l'obiettivo prioritario di ridurre la produ-
zione di metano, un gas serra 21 volte più potente del biossido di carbonio. Nell'anno 2005, ben il22,6% dei
rifiuti urbani, pari ad oltre 8,4 milioni di tonnellate, è stato avviato ad impianti di biostabilizzazione e pro-
duzione di CDR. Non può, invece, commentarsi in termini positivi il perdurare di elevate percentuali di rifiu-
ti urbani allocati in discarica. Lo smaltimento in discarica, pur mostrando una lieve riduzione, pari al 3%,
si conferma, anche nel 2005, come la forma di gestione più utilizzata, con oltre 17 milioni di tonnellate di
rifiuti. Va, comunque, registrata la progressiva diminuzione del numero di discariche (61 in meno rispetto al
2004), soprattutto al Sud del Paese dove maggiore era la loro concentrazione e la loro inadeguatezza rispet-
to agli standard fissati dalla direttiva europea in materia. L'incenerimento, che interessa ill0,2% dei rifiuti
gestiti, registra una crescita di poco inferiore al 9% e raggiunge quota 3,8 milioni di tonnellate. Dei 50
impianti operativi, 30 dei quali localizzati al Nord, ben 47 sono dotati di recupero energetico e molti di essi
sono di nuova generazione e dotati di efficaci sistemi di abbattimento, secondo gli standard imposti dalle
migliori tecniche disponibili."

T SILVJE- A,nno V n. Il- 241


MoiUlezza e dintorni

consueta) consente di trovare immediatamente qualche raccoglitore assai


poco schifiltoso.

Quanti ''sacchi" sono?

Una pluriennale esperienza di lavoro nel Corpo forestale dello Stato


nel settore consente a chi scrive di esprimere qualche valutazione di meri-
to sulla situazione dei rifiuti nel nostro Paese4.
Di veramente recuperabile da RU5, a parte la frazione organica di cui
si dirà, c'è carta, vetro, plastica (con limitazioni) e i metalli.
I conti sono presto6 fatti: ogni italiano produce quasi 550 Kg di rifiuti
(RU) ogni anno, dei quali la percentuale di recupero può essere circa un
quarto, senza arrivare al terzo. Percentuali maggiori, riferibili al nord del
paese, solitamente nascondono in realtà il fatto che si aggregano al recu-
perato o recuperabile gli "assimilabili" agli urbani, come ad esempio gli
imballaggi di cartone dei supermercati, che poco o nulla hanno a che vede-
re con la monnezza vera, ma che sono per loro natura pienamente recu-
perabili in un qualche circuito di lavorazione della carta. Questo consen-
te di facilitare le procedure logistiche e giuridiche di recupero e di immet-
tere direttamente al recupero - senza passare da un impianto autorizzato
-materiali "standard" vari: carte e cartoni, mobili, abiti usati, ecc.
Aumentare gli "assimilabili" recuperando di più, dal punto di vista
statistico incrementa le percentuali di recupero, ma aumenta proporzio-
nalmente i Kglprocapite/giorno di rifiuto urbano, e da qui la confusione
che regna sui conti e la differenza anche notevole fra provincie, ma della
quale è detto più sotto con due città - esempio.

Due città a caso

Il confronto dei dati fra due città prese "a caso" nel panorama nazio-
nale, la prima fra quelle a minore produzione di rifiuti pro capite e la
seconda fra quelle a maggiore, la prima al sud e la seconda nel nord, ci
consente di esemplificare i casi (ma non sono casi limite) entro i quali si
compendiano, a vario grado, le 100 città italiane.
Napoli, una delle città singolarmente (sigh!) a minore produzione pro
capite di rifiuti nel panorama nazionale, nel 2005 produceva 520 Kg di

S Rifiuti Urbani
6 Se si analizza il sacchetto medio della spazzatura degli italiani~ si scopre che buona parte dei rifiuti prodotti~
circa il43o/o del totale~ è costituita da rifiuti organici (in particolare, scarti alimentari e vegetali). L'altra prin-
cipale componente dei nostri rifiuti è costituita dagli imballaggi (circa 40%) suddivisibili a seconda della mate-
ria prima di cui sono fatti, in carta e cartone (22%), vetro (7%), plastica (7%) e metalli (3%). Dati della Fon-
dazione Eni Enrico Mattei.

242- SILVJE ·Anno V n. ll


'T
Monnezza e dintorni

rifiuti a persona, dei quali meno del 10% derivanti dalla raccolta diffe-
renziata, diciamo più o meno 40 Kg. L'indifferenziato rimanente, circa
480 Kg, è quello che potremmo chiamare il "sacco nero": più leggero a
motivo del peso analogo del reddito pro capite (ci si pensa su due volte
prima di dire: butto e poi ricompro) e per la capillare diffusione, nella
città campana, di esercizi e mercati nel settore della distribuzione che
limitano non solo gli imballaggi7 , ma anche gli sprechi di sostanze ali-
mentari8.
Per contro questa città fa poco o nulla per la raccolta differenziata:
quasi tutto finisce nel cassonetto.
Reggio Emilia, invece, "differenzia" in modo spinto, anche per l'im-
pegno costante di amministratori, tecnici, e municipalizzate: le proiezio-
ni 2007 9 indicano quote da capogiro: quasi il 50% di raccolta differen-
ziata, ma la produzione di rifiuti pro capite "passa" a 760 Kg, più di una
volta e mezza quella partenopea. L'indifferenziato pro capite di Reggio
Emilia, al netto della raccolta differenziata, risulta perciò "solo" di 70 Kg
inferiore a Napoli, 410 contro 480 Kg/giorno, attestandosi su un "noccio-
lo duro" difficilmente intaccabile, quello dei fatidici 1.1 Kg/g a persona lO.

Ma "composto" da cosa?

Mi ricordo la favola dei lombrichi, che venivano allevati per "digeri-


re" i sottoprodotti, e che venivano venduti ad altri che iniziavano l'alle-
vamento. Poi anche questi li rifilavano ad altri ... C'era una volta un re ...
Nessun agricoltore che non voglia lucrare sui rifiuti anziché lavorare
guadagnandosi il pane col sudore della fronte porta sul suo campo - dove
coltiva roba da mangiare- quello che avanza della sua pattumiera, e tan-
tomeno di quella degli altri, per quanto meravigliosamente compostato e
maturato 11 ; né si è mai visto allevare gerani sul terrazzo con un terriccio
che sia eterogeneamente troppo sospetto: il compost commerciabile è in
realtà quello proveniente da raccolta differenziata: residui di potatura,
residui industriali, frazione umida di RU separato alla fonte, ecc.

7 La standardizzazione della distribuzione e le necessità logistiche impongono ormai tre ordini di imballaggi per
le merci.
8 È noto che uno degli effetti collaterali della grande distribuzione e dei suoi ""sconti'' è lo spreco di prodotti ali-
mentari, che può arrivare anche al 40o/o dell'acquistato.
9 I dati dell'Osservatorio Provinciale Rifiuti di Reggio Emilia si riferiscono in realà so]o al primo semestre 2007.
10 Ecco i dati completi, riferiti alle due provincie, de] rapporto citato per il2005: Napoli: abitanti 3.086.622,
produzione pro capite di rifiuti: 523~45 Kg; di cui da raccolta indifferenziata Kg 483,10 e differenziata Kg
40,35; Reggio Emilia: abitanti 494.212, produzione pro capite di rifiuti: 759,56 Kg; di cui da raccolta
indifferenziata Kg 414,07 e differenziata Kg 345,49; la media pro capite UE era di 580 Kg procapitc nel
2004.
l l Assai differente è i] caso dei fanghi di depurazione, smaltiti in agricoltura, assimilabili ai 1etami ed ai reflui di
allevamento essendo il prodotto digestivo dei batteri responsabili dei processi di depurazione.

~ SILVJE - Anno V n. ll - 2 43
Monnezza e dintorni

O, a voler essere veramente alternativi, quello prodotto nel giardino


di casa: perfetto contrappasso della sindrome NIMBY 12. In quest'ultimo
caso, per ottenere un ·rapporto corretto carbonio/azoto, sarebbe addirit-
tura necessaria una frequente spruzzata di urea, anche questa di fonte
naturale, com'è facilmente intuibile dalle assonanze.
Di "digestioni anaerobiche" bisognerebbe parlare solo con la discre-
zione con cui si menziona solitamente l'ultima porta a destra: ricordano
troppo da vicino -per forza di cose: il processo è il medesimo - quello che
avviene nei nostri visceri, ed anche i suoi sottoprodotti solidi, liquidi ed
eterei sono poco simpaticamente analoghi.
La FOS (frazione organica stabilizzata) proveniente dal compostaggio
"industriale" degli RU indifferenziati (cioè procedimenti di lavorazione e
separazione del contenuto dei "sacchi neri") è normalmente utilizzata per
ricoprire periodicamente la monnezza tale e quale nelle discariche, men-
tre sopra e sotto questo strato "pulito" vi giace anche la frazione non
recuperata (anche oltre il 50%), proveniente, anch'essa, dagli impianti di
compostaggio: siamo davvero sicuri che valga la pena di investire tanto-
in termini di energia, di tempi, di impianti, di trasporti - per ottenere
questo, anche idealmente, ben misero risultato?
La spinta alla produzione di compost è costituita in realtà dai contri-
buti e soprattutto dalla fortissima detassazione, anche oltre 1'80% della
tariffa, di cui godono i rifiuti derivanti dai processi di recupero, spesso
ottenuti in settori border-line ed in "zone grigie" non normate: la Regio-
ne Emilia Romagna solo nel 2006 ha introdotto una percentuale "mini-
ma" di recupero per ottenere lo sconto di tariffa, e di consueto non è l'ul-
tima regione italiana a entrare nel merito.
Una domanda è più che lecita: ma alla fine chi paga?

Porta a porta: anche l'etere va differenziato alla fonte

La forma preferibile di recupero, nel campo degli RU, è quello alla


fonte: educativo, efficace, reale. In questo caso, tutta la frazione organi-
ca diventa potenzialmente recuperabile in compost, anche se a prezzo di
un aumento considerevole dei costi della gestione delle reti di raccolta e,
naturalmente, di un certo incremento del disagio individuale e collettivo
nella gestione quotidiana del problema dei rifiuti: il "porta a porta" si
ottiene solo con una capillare e impegnativa educazione ambientale spe-
cifica, e funziona in ambiti urbani di livello piccolo e intermedio, carat-

12 "Not In My Back Yard'\ non nel mio giardino, è lo slogan consueto di chi non vuole discariche e inceneritori
troppo poco distanti da casa. Potremmo scherzosamente coniare un neologismo per la sindrome da riciclo pri-
vato: JIMBY (Just In My Back Yard).

~
244- SILVJE- Anno V n. 11
Monnezza e dintorni

terizzati da una forte identità e coscienza ambientale - caso "classico"


quello di Graz - mentre diventa meno facile pensarlo attuabile ad ogni
livello ed in ogni situazione.
Il motivo principale è di ordine generale: saturato il mercato del com-
post, i cui impianti già oggi sono sottoutilizzati rispetto alle potenzialità,
si dovranno aumentare sensibilmente anche a valle gli incentivi, tali da
far giungere i costi del processo ad un limite insuperabile.
Si parla di percentuali da sogno, oltre il 50 e fino al 60% di RU "dif-
ferenziato", ma ci si riferisce alle esperienze pilota, e guai ad applicare
queste quote al recupero finale: ogni processo di gestione e di recupero
del rifiuto produce scarti e sovvalli in quantità davvero imbarazzanti: è
sufficiente un singolo maldestro atto di smaltimento "indiffe.renziato" per
fare "buttare a mare" (terramare?) tutta la partita, rendendo vano anche
lo sforzo altrui contro l'entropia.
Rimane quindi a valle dei processi di recupero una quantità di indif-
ferenziato o di scarto che, a parere di chi scrivel3, non si discosterà sen-
sibilmente in meno dal chilo al giorno a testa.
È perciò evidente che la raccolta differenziata e che anche le forme più
o meno spinte di raccolta "porta a porta" non possono costituire un'al-
ternativa "piena" alle forme tradizionali di gestione, come dimostra l'in-
tera l'esperienza europea ed oltre. Se persino Calcuttal4 ha le sue disca-
riche, come si suoi dire: un motivo ci deve pure essere.

Montagne e "montagnole" di monnezza: le discariche

Le nostre terramare sono il metodo più semplice per disfarsi dei rifiu-
ti, interrandoli in un buco e ricoprendoli, e la semplicità, quando è ora
di trattare con materiale non solo povero, ma di cui tutti si vogliono sba-
razzare, e che ha per giunta costi forti di trasporto, di stoccaggio, di even-
tuale lavorazione, può davvero essere una strategia vincente.
La ''montagnola" di Bologna, parco pubblico frequentatissimo, è una
ex.
Dire che inquinano le falde è da irresponsabili: vengono scelti siti ido-
nei e opportunamente impermeabilizzati, ed il percolato finisce normal-
mente al depuratore.
Producono gas (C02, CH4, ecc.) dalla fermentazione né più né meno
delle nostre naturalissime quanto imbarazzanti flatulenze; parlare di

13 È un caso di inquinamento metafisico o ""spamming": 11abbondanza di numeri sui rifiuti rende impossibile repe-
rire questo dato significativo a livel1o provinciale o anche nazionale: il netto recuperato e il resto delle opera-
zioni di recupero, quello che si impara alle elementari: peso lordo -peso netto= tara.
14 Qualche lustro fa un vecchio prete di montagna, don Zanni, le raccontava con un misto di pudore e di sconcerto
puntina te qua e là di piccole sfere biancastre rotondeggianti, segno di quanto "potè il digiuno" .

• SILVJE - Anno V n. 11 - 2 45
Monnezza e dintorni

effetto serra è improprio: qui è solo il ciclo del carbonio che si chiude, e
succederebbe, almeno a grandi linee, con qualunque altro metodo o siste-
ma, compreso il compost, l'abbruciamento, la digestione, l'incenerimen-
to, ecc. a meno di non voler spedire i rifiuti sulla luna.
Portarli invece in Germania, dove gli standard richiesti sono elevati -
ad essi vi si adegua costantemente la normativa europea - ma le discari-
che non mancano, e dove anche gli autotrasporti ci sono ormai concor-
renziali (potenza teutonica) è folle: le discariche devono essere non trop-
po distanti dai luoghi di produzione, ed è giusto ed equo che ogni città o
provincia abbia le sue.
Imballarli e poi stoccarli su campi presi in affitto a prezzo salatissimo,
in attesa di una collocazione opportuna, non trova altro motivo se non la
connivenza con speculatori senza scrupoli.
Il contributo del metano prodotto dalle discariche all'effetto serra è
tema tutto da discutere, ma non sembra argomentazione discriminante
per preferire un sistema di trattamento dei rifiuti all' altro 15.

"Ricordati uomo che sei cenere ed in cenere ritornerai" - i termova-


lorizzatori

Il primo "messaggio" che Dio dà all'uomo decaduto per il peccato, ina-


spettatamente e scandalosamente "materialistico", e ben differente da
altre affermatissime concezioni religiose, che pongono la fine dell'indivi-
dualità fra gli epifenomeni apparenti e/o recuperandone qualche scarno
brandello nei cicli della reincarnazione- ci offre lo spunto, alludendo a
tutti gli effetti (fra le altre cose) al ciclo del carbonio, per affrontare il
tema in titolol6.
15 Anche se meno presente della C02~ il metano sembra responsabile del20% dell'innalzamento dell'effetto serra.
Il metano è infatti prodotto dai batteri responsabili della decomposizione della materia organica in condizioni
di anaerobiosi ~ cioè in mancanza o scarsità di ossigeno - e quindi dalle discariche e dalla normale attività bio-
logica di molti animali, come i milioni di bovini e suini presenti sulla terra. Si emette metano anche durante la
produzione e il trasporto di carbone e gas naturale. Il bilancio del metano, che contribuisce all'effetto serra
oltre 20 volte più della anidride carbonica a parità di peso, è peraltro assai complesso: si stima che 110 milioni
di tonnellate all~anno di emissioni di metano provengono dalla produzione di energia, 40 milioni di tonnellate
dalle discariche, 25 dal trattamento dei rifiuti, 40 dalle biomasse bruciate, 20 dalle termiti, 15 dall'oceano, 10
dagli idrati, 115 dai ruminanti e 225 dalle zone umide (risaie, ma anche paludi). Il contributo delle discariche
sarebbe così inferiore al 7o/o di tutte le emissioni. Inoltre Il metano è sequestrato dall'atmosfera nel processo
naturale di formazione dell~acqua e rimane in atmosfera per 11-12 anni, meno di molti altri gas serra. Su '"le
Scienze" di aprile 2007 è apparso un articolo di Frank Keppler e Thomas Rockmann che ha stimato il possibi-
le contributo delle piante vive (non in condizioni di anaerobiosi) al metano presente in atmosfera e sono arri-
vati a un valore impressionante compreso tra 60 e 240 milioni di tonnellate all'anno. Il valore più alto corri-
sponde a ben un terzo delle emissioni totali in atmosfera. La ricerca è tuttavia ancora in fase di forte discus-
sione. In ogni caso il metano prodotto dalle discariche, essendo relativamente concentrato, può essere facil-
mente controllato (bruciato) o addirittura sfruttato.
16 In realtà il detto biblico dice più esattamente "polvere'\ '"'"terra'~: Adam, in ebraico, allude ad Adamà (terra)
allo stesso modo del latino Homo che allude a Humus (Cfr. Luigi Rigazzi: "'"e Dio disse ... " Silvana Piolanti edi-
tore, 2007). I due termini sono peraltro accostati spesso (Gn 18.27; Gh 2.12, 42.6, ecc.) e ] 1uso di polvere o cene-
re sul capo o addosso assume il medesimo significato di memento mori.

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T
Mmmezza e dintorrù

L'incenerimento o termovalorizzazione (il ciclo di lavorazione è eso-


termico con una discreta produzione di energia, nemmeno paragonabi-
le, ovviamente, a quella delle centrali energetiche) è un'ottima soluzio-
ne tecnica per i RU, pienamente abbracciata, solo per fare uno fra i
tanti possibili esempi, da un paese come la Svizzera, che in fatto di puli-
zia (ma per il danaro vale come sarcasmo) non ha da imparare niente
da nessuno 17 .
Compostare prima per ottenere CDR18 pare una inutile complicazio-
ne: meglio bruciare tutto subito.
Dire che producono diossina è allarmismo irresponsabile: è noto che
per evitare il problema è sufficiente regolare la temperatura della cal-
daia. La diossina si produce casomai a bruciare i rifiuti - le plastiche -
all'aria aperta, cosa che accade quotidianamente nel caso di eventuali
emergenze monnezza.
Quanto all'effetto serra, vale quanto già detto: se la materia che si
brucia è organica (cioè dedotta la plastica ed assimilati) non si fa che
accelerare la chiusura del ciclo del carbonio: la C0 2 prodotta è la mede-
sima che le piante - solitamente nel corso di un solo anno nei cicli agrico-
li- avevano fissato sottraendola all'atmosfera, ed è la medesima che si
otterrebbe molto più lentamente con l'utilizzo del compost nel terreno ad
opera degli organismi decompositori.
Inoltre una sola ciminiera monitorata e munita di filtro in chiusura
è sempre tecnicamente ed ambientalmente molto più affidabile dal
punto di vista delle emissioni di tante "stufette" diffuse, ed il controllo
diretto o indiretto dell'apparato pubblico - nel nostro paese questa è
una chimera: si punta sull'allarmismo per avere uditorio - dovrebbe
dare quella fiducia sufficiente alla popolazione non troppo distante: gli
inceneritori, riducendo il volume dei rifiuti a circa il 30% in peso ed il
10% in volume del materiale immesso, per poi collocare il sottoprodot-
to in discarica (per rifiuti speciali non pericolosi), devono necessaria-
mente essere ubicati vicino alle fonti di produzione del rifiuto stesso, e

17 In Europa l'incenerimento interessa la metà f'irea dei rifiuti smaltiti in discarica~ con oltre 600 impianti. Volen-
do fare una panoramica più generale sulla destinazione dei rifiuti in Europa: il numero di impianti di discari-
ca è superiore a 11.000 (8.700 considerando solo gli Stati membri UE25). Particolarmente elevato appare il
numero di discariche presenti in Germania, Turchia~ Regno Unito, Polonia e Grecia. Il numero di impianti di
incenerimento censiti dall'OCSE sul territorio europeo risulta pari a 646~ di cui 562 dotati di sistemi atti a
garantire il recupero di energia. Per quanto riguarda i rifiuti urbani si calcola un ammontare complessivo di
rifiuti urbani smaltiti in discarica superiore a 90 milioni di tonnellate; l'incenerimento può essere quantifìcato
in circa 45 milioni di tonnellate di rifiuti trattati~ quasi interamente avviati ad impianti dotati di sistemi per il
recupero di energia. Nei Paesi UEI5 l'ammontare di RU complessivamente inl~eneriti è pari ad oltre 40 milioni
di tonnellate. I trattamenti biologici e le operazioni di riciclo, infine, si attestano, entrambi~ a circa 37 milioni
di tonnellate. Dal 1995 al 2003, l'incenerimento nell'UE15 aumenta di circa 27 kg/abitante per anno, da 81
kg/abitante per anno a 108 kg/abitante per anno~ ehe si traduce in una creseita percentuale superiore al 33%.
Da: ""Rapporto ... ", cit.
18 Combustibile da Rifiuto.

T SILVJE - Anno V n. l l - 24 7
MoiUlezza e dintorni

cioè non troppo distante dalle case dei loro produttori, che verranno
anche riscaldate con gli avanzi di calore non diversamente recuperabi-
li nella cogenerazione.
Le difficoltà di collocazione di eventuali impianti sono perciò da valu-
tare opportunamente - costituiscono un costo oggettivo ed un possibile
fattore di fallimento - nella loro previsione. Collocandosi ad un livello
intermedio, gli inceneritori non sono sostitutivi delle discariche, indi-
spensabili nei momenti di stop tecnico, di problemi di emissioni, di pro-
blemi con immancabili "comitati", nonché per la collocazione dei loro
cinerei sottoprodotti.

Conclusioni

Prima ancora dei problemi sanitari e ambientali, è il nostro innato


senso estetico - quello descritto nelle rubriche liturgiche del sacrificio e
delle abluzioni del libro del Levitico come quello desunto dal comporta-
mento dei progenitori dell'età del bronzo- a farci aborrire la monnezza.
L'insegnamento degli antichi è semplice e buono: da essa bisogna sempli-
cemente liberarsi, il prima possibile, ad una distanza ragionevolmente
vicina (ma non dietro casa, è sempre la NIMBY!) ed al costo più basso
possibile. lnvestirvi risorse ulteriori è costoso e alle volte inefficace, talo-
ra addirittura controproducente.
Anche dalla parabola di Re Mida dobbiamo imparare: la rincorsa
all'opulenza fine a sé stessa rischia, alla lunga, di ingolfarci di cose inuti-
li e dei loro voluminosi e maleodoranti - e inquinanti - sottoprodotti.
Tutto è potenziale rifiuto, anche l'oro zecchino, se troppo abbondante e
se troppo avulso dalle nostre necessità vitali.
Neapolis quoque docet: il "rifiuto" è oggi uno dei temi qualificanti del
compito di amministratori, tecnici e politici, non solo perchè le tariffe
relative cominciano a pesare sulle tasche dei loro amministrati, ma anche
perchè se non c'è soluzione al problema le città possono diventare davve-
ro invivibili. E, nell'emergenza, fare qualcosa è davvero difficilissimo. Si
sviluppano nella pubblica opinione paure irrazionali che i media amplifi-
cano e rinfocolano quotidianamente nel progressivo e autodistruttivo
(per entrambi) circolo vizioso: più l'informazione scorretta spaventa, più
è richiesta.
Bene il recupero alla fonte degli urbani - quelli industriali va da sé -
ma non lo si ponga come "alternativa" ai tradizionali sistemi di smalti-
mento: non lo è.
È indispensabile poter contare in un ipotetico territorio provinciale
(una delle 100 e non una delle due) su almeno qualche discarica e diffe-

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~
Monnezza e dintorni

renziare: visti i tempi ed i costi e le difficoltà di localizzazione e realizza-


zione degli impianti, quando insorgono difficoltà non si può fare altro che
allargare quelle esistenti. Le discariche "'rimangono" anche nel caso della
termovalorizzazione, che si deve appoggiare a strutture di stoccaggio e di
collocazione a destino finale esistenti. Ma prima di proporre quest'ultima
soluzione è indispensabile contare su un sufficiente grado di consenso
pubblico.
Ogni soluzione che si voglia assumere deve quindi affrontare il pro-
blema in modo molteplice - dalla riduzione alla fonte alla collocazione
finale - ma nel contempo essere praticabile, flessibile ed economica oltre
che ambientalmente corretta, tenendo in debito conto gli aspetti costitui-
ti dalla opinione pubblica, dalla coscienza ambientale e dai processi
amministrativi per la sua piena attuazione.
Forse qualche futuro Gaetano Chierici, in un'epoca imprecisata,
andrà a cercare le terramare dell'era della plastica, per vedere com'era-
no i suoi antenati: arduo da dire, ma ci valuterà forse sciuponi e spreco-
ni, causa diretta ed indiretta di degrado complessivo del pianeta e
quant'altro. Ma una cosa mi pare certa: non le potrà nè le vorrà utiliz-
zare come fertilizzante .

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