Sei sulla pagina 1di 5

Udienza 28 giugno 1886; Pres. Vigliani P. P., Est. Giordano, P. M. Manfredi (concl. conf.

);
Reboa e Gavasso (Avv. De Rossi) c. Bertes e LL. CC. (Prof. Serafini e Avv. Casini)
Author(s): P. Casini
Source: Il Foro Italiano , 1886, Vol. 11, PARTE PRIMA: GIURISPRUDENZA CIVILE E
COMMERCIALE (1886), pp. 789/790-795/796
Published by: Societa Editrice Il Foro Italiano ARL

Stable URL: https://www.jstor.org/stable/23092010

JSTOR is a not-for-profit service that helps scholars, researchers, and students discover, use, and build upon a wide
range of content in a trusted digital archive. We use information technology and tools to increase productivity and
facilitate new forms of scholarship. For more information about JSTOR, please contact support@jstor.org.

Your use of the JSTOR archive indicates your acceptance of the Terms & Conditions of Use, available at
https://about.jstor.org/terms

Societa Editrice Il Foro Italiano ARL is collaborating with JSTOR to digitize, preserve and
extend access to Il Foro Italiano

This content downloaded from


84.33.155.126 on Wed, 30 Sep 2020 12:04:30 UTC
All use subject to https://about.jstor.org/terms
789 GIURISPRUDENZA CIVILE E COMMERCIALE 790

maniera e giusta gli articoli 134 n. 2, 158 n. 3,166, La Corte ecc. — Ritenuto che con sentenza del 20
167 a 392 codice di procedura civile, e quindi al settembre 1884 il tribunale civile di Portoferraio,
trettanto e non più ha il dovere di fare il cessionario, facente funzioni di tribunale di commercio, dichiarò
dovere al quale nella specie l'attore cessionario si è il fallimento di Pietrina Reboa, vedova Gavassa ,e
appunto attenuto, seguendo il rito sommario adottato,
siccome assicura la sentenza impugnata allorché afl'annullamento: questa connivenza però la legge non può ragione
volmente presumere: chi l'allega deve provarla. A casi normali dun
ferma che il debitore ceduto ebbe tutta la opportu
que, non ó il debitore che rende possibile la sentenza di condanna,
nità di prendere visione del titolo, alla base del quale e perciò non può dirsi che la relativa ipoteca derivi dal fatto
l'azione fu istituita. di lui.

Per questi motivi rigetta, ecc. Del resto, seguendo 1* ordine delle idee espresse del Vidari chi
non vede che assai più delle ipoteche giudiciali, si potrebbero
ritenere derivanti dal fatto dell'uomo quelle legali, nascenti da un a
CORTE DI CASSAZIONE DI FIRENZEconvenzione che le parti erano libere di fare o di non fare ? Eppure,
10 stesso Vidari esclude qualunque specie d'ipoteca legale dalla pre
sunzione di frode stabilita dalla legge.
Udienza 28 giugno 1886; Pres. Viqliani P. P., Est.
Nulla rileva poi la osservazione di quell'egregio scrittore, che an
Giordano, P. M. Manfredi (conci, conf.); Reboa e
che per mezzo dell'ipoteca giudiciale si possono fraudare i diritti della
Gavasso (Avv. De Rossi) c. Bertes e LL. CC. (Prof.
massa, come nel caso di connivenza fra creditore e debitore per ot
Serafini e Avv. Casini). tenere la sentenza di condanna. Ciò è verissimo; ma qui non si
tratta di vedere se l'ipoteca giudiziale può prestarsi o no alla frode:
Fallimento — Ipoteche giudiziali — Iscrizione dopo si tratta invece di determinare se il legislatore l'abbia o no pre
la cessazione dei pagamenti, ma prima della di sunta affetta da frode. Se la frode c' è stata, se chi l' allega rie
chiarazione del fallimento — Validità (Cod. Comm.sce a provarla, l'ipoteca deve certamente cadere; ma ragioni per
1882, art. 707-710). presumerla fraudolenta quando è iscritta in viitù di un titolo otte
nuto contro il debitore, non ve ne sono davvero, e bene ha fatto
Fallimento — Vendita di mobili pignorati avve
11 nuovo legislatore a stabilire coll'art. 710, quanto alle ipoteche giu
nuta dopo la cessazione del pagamenti, ma prima diziali, una eccezione alla regola consacrata dal precedente art. 709
della sentenza di rallimento — Diritto di prela num. 4.

zione (Cod. comm. 1882, art. 699; cod. proc. ciFinalmente


v., il Vidari sostiene che la sua opinione è confermata dal
fatto che il legislatore, all' articolo 709 num. 4, parla in genere di
art. 651 e 653, ult. cap.).
ipoteche, fra le quali vi sono pure quelle giudiciali. Anco questa os
Sono valide ed efficaci per il nuovo codice di com
servazione per altro non è migliore delle altre.
mercio le ipoteche giudiziali iscritte dopo la ces L'art. 709, n. 4, non parla in genere di ipoteca, sibbene di ipo
teche costituite sui beni del debitore, e tali non sono le ipoteche
sazione dei pagamenti, ma prima della sentenza
giudiciali, che emanano, non dal debitore, ma dal giudice. Comun
dichiarativa del fallimento. (1) que, astrazione fatta dalla parola costituite , se la voce ipoteche
Il prezzo ricavato da una vendila giudiciale di mo fosse generica, dovrebbe pur comprendere quelle legali, che, a con
bili pignorali a carico del debitore dichiaralo fal
fessione dello stesso scrittore, sfuggono alla presunzione di frode sta
bilita dal citato art, 709, n. 4.
lilo posteriormente, dev'essere distribuito con pre
L'obiezione salta agli occhi di tutti, e non è sfuggita nò poteva
lazione fra i creditori istanti ed i creditori op sfuggire al Vidari, il quale volle prevenirla con queste parole: « Né
ponenti. (2) si dica espressa dichiarazione non esservi neanche per le ipoteche
legali; imperocché la esclusione di queste è nella natura stessa delle
(1) Vedasi su questa importante questione la nota pregevolissima cose, è implicita nella legge, e sarebbe, anzi, necessaria una espres
del Prof. Bolaffio alla sentenza della Corte d' appello di Lucca sa dichiarazione per comprendervele, se mai si volesse commettere
30 giugno 1885, in questa Raccolta (1885, I, 1063). quest' errore ».
Conformemente alla Cassazione fiorentina si erano già pronunziate Ma se si tratta di studiare la lettera della legge, la natura della
varie Corti d'appello, le cui decisioni possono riscontrarsi nella ciipoteca non può esser presa in considerazione. Una delle due adun
tata nota: ma in senso opposto ha recentemente risoluto la que que: o la parola ipoteche è generica e devo comprendere qualunque
stione la Corte d'appello di Torino (dee. li) maggio 1886; Giurispr. specie di esse, e per conseguenza anche le legali; o non lo è, ed al
ital., 1886, II, 434). lora, come si può dimostrare che non comprende le ipoteche legali,
Anche il Vidari (Corso di dir. commerc., vol. Vili, p. 318) pro deve pure esser lecito dimostrare che non comprende nemmeno le
fessa una opinione contraria, sostenendo che anche le ipoteche giu giudiciali, il che è stato appunto ritenuto, e molto saviamente a no
diciali debbono ritenersi comprese nella presunzione stabilita dalstro avviso, dalla dotta decisione che stiamo annotando.
l' art. 709, n. 4 « perchè, egli dice, esse pure derivano dal fatto vo (2) Ammessa, di fronte alle innovazioni introdotte dalla legge che
lontario dell' uomo, il quale rese possibile la sentenza di condanna ora ci governa, la validità delle ipoteche giudiciali iscritte poste
al pagamento, in base a cui si ottenne poi l'ipoteca giudiziale, riormente
e alla cessazione dei pagamenti, purché prima della sentenza
perchè anche per mezzo di questa si possono fraudare i diritti della dichiarativa del fallimento, sarebbe stato illogico ed assurdo negare
massa, come avverrebbe se il fallito, connivente col proprio credi la efficacia dei privilegi nascenti dal pegno giudiciale che si opera
tore, si lasciasse condannare in contumacia, o male si difendesse in conseguenza della esecuzione mobiliare.
ecc., per rendere più facile e pronta la sentenza di condanna, e Infatti, al modo istexso che la ipoteca distrae dal concorso della
quindi di più facile e pronta attuazione il diritto d'ipoteca ». massa una parte del patrimonio immobiliare del fallito, cosi il pegno
L'errore su cui poggiano queste argomentazioni, si scorge pe sottrae una parte di quello mobiliare. Ora, se il legislatore volle che
raltro molto facilmente. non fosse colpita neppure da una presunzione di nullità la ipoteca,
allorché il diritto, alla medesima sorgeva indipendentemente dalla
L'ipoteca giudiziale non deriva di certo dal fatto del debitore; egli
volontà del debitore, e per opera dell'autorità giudiziaria, deve
ben lungi dall'aver reso possibile la sentenza di condanna, può an
aver voluto del pari, per essere conseguente a sé stesso, che anche
che essersi difeso virilmente, come può essere rimasto contumace, sa
pendo che nulla poteva eccepire contro le domande dell'attore; on il diritto di pegno, acquistato senza il concorso del fallito e derivante
d'è che la sentenza di condanna è pronunziata malgrado la volontà o dalla legge o dalla pronunzia del magistrato, fosse immune da
del debitore, non per fatto suo. Che se vi fosse stata connivenza fra qualsiasi sospetto di frode, e rimanesse perciò valido ed efficace
debitore e creditore per ottenere la sentenza stessa (il che ammet sinché non venisse annullato col rimedio concesso dagli art. 708 del
tiamo anco noi possa verificarsi) sarà allora il caso di promuovernecodice di commercio e 1235 del codice civile, per impugnare tutti

This content downloaded from


84.33.155.126 on Wed, 30 Sep 2020 12:04:30 UTC
All use subject to https://about.jstor.org/terms
PARTE PRIMA

dei suoi figli Socrate, Umiltà ed Amedeo, e con altra


Atteso, sul primo motivo, che di fronte al lette
sentenza del 31 ottobre successivo determinò al 14
rale disposto degli art. 707 a 711 del codice di
ottobre 1883 l'epoca della cessazione de' pagamenti.
commercio, coi quali, come ognun vede, il legisla
Fra i crediti, pei quali fu fatta la dichiarazione tore contempla e classifica con diversità di effetti
in cancelleria e fu domandata l'ammissione al pas la diverse specie di atti e contratti posti in essere
sivo del fallimento, ve ne furono tre a favore re da) fallito o contro di lui in tre distinti e successivi
spettivamente di Luigi Bertes, di Olimpia Di-Giacomo,periodi, e cioè nel periodo anteriore alla cessazione
vedova Ferrini, e di Santa Francesconi, vedova de' pagamenti, in quello che corre tra la data, stata
Gavassa, risultanti tutti e tre da sentenze pronun determinata dal tribunale, di cotesta cessazione e la
ziate posteriormente alla cessazione dei pagamentisentenza dichiarativa del fallimento, e in quello poste
e garantiti da ipoteche iscritte anteriormente allariore a siffatta sentenza, non si sa davvero compren
sentenza dichiarativa del fallimento; e ve ne furono dere come si possa sul serio sostenere dai ricorrenti
altri due a favore delle stesse Di-Giacomo e Fran che: « dal giorno in cui i falliti cessano i loro paga
cesconi, le quali ne chiedevano il pagamento con « menti, i rapporti di diritto e di obbligazione tra essi
prelazione di fronte agli altri creditori sul prezzo « ed i terzi non possono essere minimamente alterati,
ricavato dalla vendita giudiziale di alcuni carati di « e nessun creditore può staccarsi dalla massa, né
un bastimento : vendita che aveva avuto luogo pa « pretendere un trattamento speciale per il suo
rimenti nell' intervallo tra la cessazione dei paga « credito in capitale ed interessi, salvo che abbia
menti e la sentenza dichiarativa del fallimento al « un titolo valido di ipoteca, di pegno o di altro
. seguito di pignoramento fatto dalla Ferrini, e nelsorto anteriormente alla data della ces -
« privilegio
quale la Francesconi avea fatta opposizione prima « sazione de' pagamenti ».
della vendita. Sulla validità e legittimità degli ac Cotesto primo motivo, che contrasta in modo così
cennati cinque crediti, come sulla validità dei titolimanifesto con la parola della legge, non ha dunque
che li giustificavano, non fu sollevata alcuna conte alcun fondamento, come del resto mostrò di esserne
stazione. Soltanto dai creditori chirografarì furono convinto lo stesso difensore de'ricorrenti coll'averlo
contestati i diritti di prelazione, con cui si era abbandonato alla saviezza della Corte nella discus
chiesta 1' ammissione, pel motivo che i titoli dai sione della causa all'udienza.
quali risultavano, benché anteriori alla, sentenza di Atteso, sul secondo motivo, che a differenza del
chiarativa del fallimento, erano posteriori alla datacodice di commercio del 1865, il quale, in via asso
della cessazione dei pagamenti. luta e con una disposizione che non ammetteva la
Il tribunale accolse tale opposizione, escludendo qua prova in contrario, fra gli altri atti e contratti com
lunque prelazione pe' cinque crediti suddetti; ma la presi nella enunciazione dell'art. 555 dello stesso co
Corte di appello di Lucca andò in avviso totalmente dice colpiva di nullità anche « le iscrizioni di ipo
opposto con sentenza del 22 giugno 1885, che è quella « teche prese sopra i beni del debitore dopo il tempo
di cui ora si domanda la cassazione per tre motivi. « della cessazione de'pagamenti o nei dieci giorni

indistintamente gli atti che si dimostrassero in realtà compiuti in forse» dal debitore, è possibile una segreta intelligenza e quindi una
fraudem cveditorùm. collusione fra debitore e creditore. Ma noi torniamo anco qui a ri
L'art. 709, al n. 4, parla delle ipoteche e dei pegni costituiti sui spondere che, ove il caso si verificasse, non sarebbe preclusa la via
beni del debitore: so dunque, quanto alle ipoteche, è stato già dimo ai creditori che si ritenessero ingiustamente danneggiati, per far
strato che si volle con questa frase unicamente accennare alle ipo dichiarare la nullità del pegno giudiciale, potendo essi insorgere con
teche convenzionali, è d'uopo concludere che, anco quanto ai pegni, l'azione revocatoria, e dimostrare che vi fu collusione e quindi frode,
la presunzione di frode sia limitata a quelli che siano stati posti in e che perciò l'atto non merita più la protezione della legge.
essere coll'opera e col concorso del debitore, vale a dire a quelli Gioverà infine osservare che gli art. 651 e 653, insieme combinati,
convenzionali.
del codice di procedura civile, anziché esser d'ostacolo al principio
Ed è ben naturale che sia cosi. L'art. 555 del codice passato da noi propugnato, lo suffragano in un modo sicuro ed incontra
comminava la nullità dei pegni, delle ipoteche e delle anticresi, sol stabile.
perchè verificatesi dopo la cessazione dei pagamenti o nei dieci Infatti, se malgrado la dichiarazione del fallimento, validamente
giorni precedenti, nè ammetteva alcuna eccezione in contrario. L'art. ponno proseguirsi gli atti esecutivi sui beni del debitore dichiarato
709 invece del codice vigente ha voluto ricondurre il sistema della fallito dopoché tali atti fossero stati intrapresi (art. 699 cod. di
annullabilità degli atti compiuti dal fallito dopo la cessazione deicomm.), è manifesto che rimangono sempre applicabili anche nello
pagamenti ai principii generali che regolano l'azione pauliana, crestato di fallimento le disposizioni dei citati art. 6M e 653, ultimo
ando soltanto una presunzione di frode allo scopo di esonerare capov., la della procedura civile, dalle quali rilevasi in modo ben chiaro
massa dei creditori dall'obbligo della prova, che, seconJo le norme che il prezzo ricavato dalle vendite di beni mobili pignorati si di
comuni del diritto civile, le sarebbe spettata. Ma noi sappiamo che stribuisce in ragione dei crediti respettivi tra i creditori istanti e i
negli atti a titolo oneroso, onde la pauliana sia esperibile, la frode creditori opponenti, senza che gli altri creditori possano partecipare
deve risultare dal canto di ambedue i contraenti. Dunque se al pegno alla ripartizione del prezzo medesimo, in pregiudizio di coloro che
giudiciale, come alla ipoteca giudiciale, è estranea, per la naturafecero valere le loro ragioni prima della vendita.
stessa di questi atti, l'opera del debitore, in quanto essi sorgono adImperocché, se fosse diversamente, e dovesse ritenersi che il prezzo
onta della volontà del debitore e per autorità della legge, diveniva ricavato dalla vendita degli oggetti pignorati profittasse alla massa
irragionevole qualsiasi sospetto di frode, e, venendo a mancare dei la creditori, la facoltà concessa dal citato art. 699 di proseguire,
ragione su cui era fondata la presunzione, rimaneva questa del
anche avvenuta la dichiarazione del fallimento, gli atti esecutivi
tutto ingiustificata, e più non poteva logicamente ammettersi. intrapresi prima di essa, non avrebbe pratico scopo, né condurrebbe
Si è obiettato, al solito, che anco di fronte ad una esecuzione mo
ad alcun utile resultato.
biliare, in apparenza subita, ma in realtà consigliata e suggerita Avv. P. Casini.

This content downloaded from


84.33.155.126 on Wed, 30 Sep 2020 12:04:30 UTC
All use subject to https://about.jstor.org/terms
GIURISPRUDENZA CIVILE E COMMERCIALE

« precedenti », il nuovo codice invece, con un sisteé colpito dalla presunzione di frode e, in mancanza
ma più razionale, dichiara, nel n. 4 dell'art. 709, della prova contraria, deve annullarsi il titolo co
sospette di frode a danno della massa de' creditori stitutivo della ipoteca, quando sia stato posto in
e, in mancanza della prova contraria, vuole quindi essere dopo la cessazione dei pagamenti.
annullate le ipoteche costituite sui beni del debitore, Con questo obietto, che in fondo si risolve in una
ma soggiunge nel successivo art. 710 che: « le iscri petizione di principio, il ricorso pretende da una
« zioni ipotecarie, prese in virtù di un titolo rico premessa vera di far dipendere una conseguenza
« nosciuto valido, non sono comprese nelle disposi clie colla stessa non ha alcun nesso logico, e che per
« zioni degli articoli precedenti, purché siano ante di più contrasta colla lettera e collo spirito della
« riori alla sentenza dichiarativa del fallimento ». legge. Se, nome dianzi si è notato, la legge nella
Ora, in presenza di siffatte disposizioni, massime espressione
se ipoteche costituite non comprende altro
letta senza perdere di vista i motivi che determi che le ipoteche convenzionali, né si estende alle al
narono il legislatore a modificare così profondamente tre specie di ipoteche derivanti dalla legge o dalla
il sistema della nullità derivanti dalla cessazione autorità del giudice, la sola conseguenza veramente
dei pagamenti (e che trovansi accennati logica nei verbali
e giuridica che se ne può indurre è, che per
della commissione compilatrice del dettoqueste nuovo ipoteche
co deve starsi alla, regola ; ossia in
dice, nella relazione con cui il Ministro di grazia e altri termini, che in ordine alla sentenza da cui
giustizia presentò, nella tornata del 2 luglio 1880, fu prodotta la ipoteca ed in virtù della quale fu
alla Camera dei deputati il progetto di legge per presa la iscrizione, vale il principio generale del
dare facoltà al Governo di pubblicare e mettere in l' articolo 708 dello stesso codice di commercio che :
esecuzione il codice stesso, e nella relazione della « tutti gli atti fatti in frode dei creditori, in
commissione della Camera dei deputati sul detto « qualunque tempo abbiano avuto luogo, devono
progetto di legge); e quando d'altra parte si consi « essere annullati secondo le disposizioni dell'arti
deri che l'art. 709, stabilendo una presunzione di « colo 1235 del codice civile », coli' obbligo in chi
frode, ed invertendo l'onere della prova, costituisce allega la frode di provarla ; ciò che nel caso con
una disposizione eccezionale e quindi di stretta in creto non si è fatto.

terpretazione; che la detta presunzione mal si con Attesoché, dopo quanto si è superiormente osser
cilia colla solennità di una pronunzia giudiziaria; e vato, ben poco rimane a dire in confutazione del
che la espressione ipoteche costituite, dal legislatoreterzo motivo, col quale si denunzia la violazione
adoperata nel citato n. 4 dell'art. 709, nella soggettadegli art. 699 e 713 del codice di commercio, la falsa
materia di atti presunti fraudolenti, non può rife applicazione degli art. 651 e 653 del codice di pro
rirsi che alle ipoteche sorte dalla libera costituzione cedura civile, e sostanzialmente si censura la sen
per parte del debitore fallito, ossia alle convenzio tenza impugnata per avere ritenuta valida la ese
nalii, è forza concludere che nella predetta disposi cuzione mobiliare dalla Di Giacomo vedova Ferrini

zione non sono comprese le ipoteche giudiziali, e che fatta in danno dei falliti nell'intervallo fra la data
queste, se anche il giudicato da cui emanano fosse della cessazione dei pagamenti e la sentenza dichia
posteriore alla data della cessazione dei pagamenti, rativa del fallimento; e quindi, in applicazione dei
purché siano state iscritte prima della sentenza di citati art. 651 e 653, ammesse la stessa Di Giacomo
chiarativa del fallimento, sono valide ed efficaci fin e l'altra creditrice opponente prima della vendita,
ché efficace e valido rimane il titolo, ossia il giudi signora Francesconi, vedova Gavassa, ad essere pa
cato, in virtù del quale furono prese, giusta il di gate con prelazione di fronte agli altri creditori sul
sposto dell'art. 710. prezzo ricavato dalla vendita.
Laonde, torna evidente come a torto, con questo La insussistenza di quest'ultimo motivo, che mette
secondo mezzo, il ricorso censuri la denunziata sen capo nel medesimo errore che travaglia i primi due
tenza per avere ritenuto valide ed efficaci le iscri e che al pari di essi si aggira sempre in un circolo
zioni prese dagli intimati Bertes, Di Giacomo, vedova vizioso, apparirà manifesta, ove soltanto si consideri
Ferrini, e Francesconi, vedova Gavassa, anterior che l'art. 699, quello stesso che si pretende violato
mente alla sentenza dichiarativa del fallimento, ed disponendo che dal giorno della dichiarazione del
in virtù di giudicati, pronunziati bensì dopo la ces fallimento nessun atto esecutivo sui beni mobili o
sazione de' pagamenti, ma la cui validità non era immobili del fallimento può promuoversi o prose
stata minimamente scossa, perché mai si era par guirsi, se non contro il curatore, implicitamente sì,
lato di collusione intervenuta tra i creditori che li ma necessariamente, viene a presupporre ed am
ottennero ed il fallito. mettere la validità degli atti esecutivi compiuti
Né si dica, come dice il ricorso, che l'art. 710 del prima di quella dichiarazione. Ma Sb, compiuta pri
codice di commercio « non sanziona altro che la ma della dichiarazione di fallimento, e quindi va
« validità di una iscrizione di una ipoteca efficace, lida fu la esecuzione mobiliare fatta dalla Di Gia
« ma non regola affatto la quistione della efficacia como, non poteva non ammettersi a favore di lei,
« o meno del titolo costitutivo della ipoteca, per cuicreditrice istante, nd a favore della Francesconi,
« questa quistione non può essere regolata che dal creditrice opponente prima della vendita, la prela
« u. 4 del precedente art. 709 », a tenore del quale zione stabilita dai citati art. 651 e 653 del codice

This content downloaded from


84.33.155.126 on Wed, 30 Sep 2020 12:04:30 UTC
All use subject to https://about.jstor.org/terms
795 PARTE PRIMA

di procedura aprirebbe civile, come


l'adito alla negligenza, alla mala fede, app
pugnata sentenza, la quale anche in questa parte alle frodi. Ma non bisogna confondere (ed in ciò ap
merita plauso e non censura. punto sta l'errore del ricorso) cotesta ipotesi coll'al
Per questi motivi, rigetta ecc. tra, tutto affatto diversa, che è quella della clausola
attuale, in cui si stipuli la esonerazione della re
CORTE DI CASSAZIONE DI FIRENZE. sponsabilità indiretta o pel fatto altrui, e nemmeno
bisogna confondere l'armatore o proprietario della
Udienza 14 giugno 1886; Pres. Visliani P. P., Est. nave col capitano, che sta sempre sulla nave e che
Giordano, P.M. Manfredi; Pierazzini,(Avv. Biondi) direttamente e personalmente eseguisce il trasporto.
c. Porter e C. (Avv. Brenzini) e Evan Mackenzie La convenzione con cui si stipula la irresponsa
(Avv. Cappellini). bilità dell'armatore pei fatti del capitano e dell' e
Noleggio — Pollila ili carico — Clausola della quipaggio (che in sostanza equivale, per parte del
non responsabilità dell'armatore pel fatto del l'armatore stesso, a non assumere la garanzia del
capitano (Cod. comm., art. 416, 418). fatto altrui, e, per parte del caricatore, a con ten
È valida la clausola di una polizza di carico con tarsi della garanzia personale del capitano) non ha
nulla che possa dirsi illecito o contrario al buon co
cui si statuisce la irresponsabilità dell' armatore
stume; e ciò è tanto vero che il cessato codice di
o proprietario della nave per la negligenza o
commercio nell'art. 78 espressamente faceva facoltà
colpa del capitano e dell'equipaggio. (1)
al commissario di stipulare la esenzione dalla re
La Corte ecc. — Attesoché, per quanto la ditta ri
sponsabilità tanto pel ritardo, quanto per le a
corrente siasi studiata di formulare tre distinti mezzi
varie e per la perdita delle merci. E notisi che,
di annullamento, pure essi convergono tutti ad un
mentre così disponeva a riguardo del commissionario,
medesimo punto di controversia, cosicché una sola è
il detto codice non conteneva poi alcuna disposizione
la questione che deve oggi esaminarsi da questa Corte
analoga rispetto al vetturalè; locchè rafferma la di
di cassazione, come una sola fu la questione colla im
scretiva poc'anzi accennata e fornisce la prova più
pugnata sentenza decisa dalla Corte di merito; e irrecusabile, che se il vetturale, che eseguisce diret
tutto sta nel vedere: se nel contratto di trasporto tamente il trasporto, per un principio di ragione e
marittimo sia valida ed obbligatoria la stipulazione di morale, deve sempre sottostare alla responsabilità
che escluda o limiti la responsabilità dell'armatore del fatto proprio, invece a colui che, come il commis
o proprietario della nave per la colpa o negligenza sionario, non eseguisce direttamente il trasporto, non
del capitano e dell'equipaggio; in altri termini: se si può e non si deve interdire di stipulare la propria
sia valida ed obbligatoria la clausola inserita nella po. irresponsabilità, ossia di non assumere la garanzia
lizza di carico, con cui si stabilisca che il proprie del fatto altrui.
tario della nave non sarà responsabile della colpa o Nè meglio fondata è l'affermazione che la stipu
negligenza del capitano e dell'equipaggio. lazione anzidetta sia contraria all'ordine pubblico:
Siffatta questione fu risoluta dalla Corte di merito « come quella che turberebbe il regolare andamento
nel senso della validità; e di cotesta soluzione si la del commercio e della navigazione, che sono d'inte
menta il ricorso censurandola; ma senza alcun fon
resse generale »; ed è vero invece che se si vietasse
damento di ragione. la stipulazione medesima, ne deriverebbe non lieve
Che invero non havvi disposizione di legge da danno cui, al commercio, che vive di libertà nelle sue
sia pure indirettamente o per analogia, possa infe contrattazioni e si giova della facilità degli scambi
rirsi il divieto della stipulazione anzidetta; e la ditta
e della mitezza dei prezzi di trasporto. E poiché, per
ricorrente, che pur dice violati gli art. 388, 400, 491,
legge economica, che non ammette eccezione, il prezzo
496, 498, 416 e 618 del cod. di commercio, e 1843, del trasporto è in relazione della responsabilità che
1844, 1629, 1866 del cod. civ., non trovando in essi incombe al vettore, egli è chiaro che se all'armatore
alcun addentellato, alcun argomento plausibile e si o proprietario della nave s'interdicesse di regolare
curo a sostegno del proprio assunto, dopo qualche contrattualmente la sua responsabilità, non si rie
osservazione generica affatto inconcludente, è co scirebbe in definitivo che ad intralciare e danneg
stretta a trincerarsi nella insostenibile affermazione'
giare il commercio, il cui sviluppo, giova ripeterlo,
che una stipulazione di simil fatta sia contraria alla
è in ragione diretta della facilità e della mitezza
morale e all'ordine pubblico. del prezzo dei trasporti.
Senza dubbio una convenzione intesa ad esonerare
Non è dunque altrimenti vero che la clausola, con
l'armatore o proprietario della nave dalla respon cui si esclude o si limita la responsabilità dell' ar
sabilità immediata, diretta ed assoluta, colla quale,
matore pel fatto altrui, sia contraria alla morale
in altri termini, si stabilisse che egli non debba ri o all'ordine pubblico; ed a confermare che noi sia,
spondere dei fatti propri, ripugna alla morale ed èsoccorrono, se non l'art. 491, certamente gli articoli
riprovata da tutte le leggi civili, siccome quella che 618 e 416 del vigente codice di commercio, dalla sen
tenza denunciata opportunamente invocati e che il
(1) Si vegga la sentenza confermata della Corte d'appello di Lucca
ed ivi la nota riassuntiva di dottrina e giurisprudenza dell'avvo ricorso male a proposito dice violati.
cato Millelire-Albini. Soccorre l'art. 618, per ciò che esso, benché indi

This content downloaded from


84.33.155.126 on Wed, 30 Sep 2020 12:04:30 UTC
All use subject to https://about.jstor.org/terms