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guerra mondiale, Seconda Conflitto nel quale furono coinvolti quasi tutti i paesi

del mondo, combattuto dal 1939 al 1945. I principali contendenti furono Gran
Bretagna, Francia, Stati Uniti d’America e Unione Sovietica da una parte, Germania,
Italia e Giappone dall’altra. Fu una guerra totale sotto diversi aspetti:
geografico, perché interessò tutti i continenti; economico, perché costrinse i
paesi coinvolti a uno sforzo produttivo senza precedenti; ideologico, perché
combattuta per ideali radicalmente contrapposti; demografico, perché coinvolse la
popolazione civile in pari misura/">misura delle forze militari.

1. Le premesse

1.1 Il fallimento della Società delle Nazioni


- I presupposti del trattato di Versailles, che addossavano alla Germania e
all’Austria la responsabilità della Prima g., non potevano alla lunga essere
accettati dai Tedeschi; d’altra parte, le condizioni finanziarie e territoriali
imposte alla Germania, mentre da un lato erano troppo dure, dall’altro non erano
sufficienti a impedirne la risurrezione militare e industriale. Di fatto, le
clausole del trattato costituirono il terreno di coltura per una rinascita del
militarismo e del nazionalismo tedesco.

Altre minacce alla pace si andarono addensando nel corso degli anni 1930, mostrando
la debolezza della Società delle Nazioni. L’impresa giapponese in Manciuria (1931-
32), con la costituzione dello Stato vassallo del Manchoukuo, inferse un primo
colpo al principio della sicurezza collettiva e si concluse con l’uscita del
Giappone dalla Società delle Nazioni, abbandonata nel 1933 anche dalla Germania,
dopo il fallimento della Conferenza di Ginevra per il disarmo. Mentre il governo
nazista dava libera attuazione a un massiccio incremento delle forze militari, in
violazione delle limitazioni imposte dal trattato di pace, rimasero anche prive di
efficace applicazione le sanzioni decretate dalla Società delle Nazioni contro
l’Italia quando attaccò l’Etiopia (1935). Quando la Germania rioccupò militarmente
la Renania (7 marzo 1936), fu la Gran Bretagna, nello spirito proprio della
diplomazia tradizionale volta a un equilibrio delle forze, per contrastare in
Europa l’influenza di URSS, Francia e Italia, a negare il suo consenso a un
intervento attivo della Società delle Nazioni. L’uscita formale dell’Italia
fascista dalla Società delle Nazioni nel dicembre 1937 ne sanzionò definitivamente
la crisi.

1.2 Le relazioni internazionali


La conquista dell’Etiopia aveva visto la Germania nazista a fianco dell’Italia
fascista: il legame si rafforzò con l’accordo sull’annessione tedesca dell’Austria
(11 luglio 1936), la nascita dell’Asse Roma-Berlino (incontro Hitler-Ciano, 20-24
ottobre 1936), e la comune politica riguardo la guerra civile in Spagna (1936-39),
dove si misurarono per la prima volta direttamente le forze del fascismo e
dell’antifascismo europeo. Da allora la scena politica internazionale fu dominata
dalle manifestazioni violente della volontà di potenza germanica. Nel marzo 1938 si
ebbe l’annessione tedesca dell’Austria. L’accordo di Monaco del settembre 1938, che
autorizzò la Germania a occupare, i Sudeti salvò provvisoriamente la pace ma, dopo
l’annessione dei Sudeti, l’occupazione tedesca di Boemia e Moravia, con la
conseguente dissoluzione della Cecoslovacchia (15 marzo 1939), rese chiara alla
classe dirigente britannica l’impossibilità della politica di appeasement fino
allora perseguita. Il governo di Londra approvò ingenti stanziamenti per le forze
armate e la coscrizione obbligatoria. Il 22 maggio 1939 fu conclusa a Berlino
l’alleanza italo-tedesca (nota anche come patto d’acciaio).

Il patto di non aggressione tedesco-sovietico (patto Ribbentrop-Molotov), siglato


il 23-24 agosto 1939, in vista dell’attacco alla Polonia, costituì l’antecedente
immediato dell’attacco tedesco alla Polonia e quindi della nuova guerra mondiale.
Il 1° settembre 1939 la Polonia fu invasa; il 3 Francia e Gran Bretagna
dichiararono guerra al Reich. L’Italia fin dal 1° settembre aveva invece dichiarato
la ‘non belligeranza’, l’astensione dal conflitto essendo imposta tanto
dall’impreparazione militare e morale del paese, quanto dall’ostilità della corona
e di gran parte delle stesse sfere dirigenti fasciste.

2. Il conflitto in Europa: 1939-40 (fig. 1)

2.1 Polonia e Finlandia.- Superiori in numero e provviste di mezzi corazzati e


dell’appoggio dell’aviazione, le forze tedesche liquidarono rapidamente la
resistenza della Polonia, che il 15 settembre fu invasa anche dalle truppe
sovietiche. Il 28 settembre (Varsavia era caduta il giorno prima) la firma di un
trattato fra Germania e URSS definì i rispettivi possessi nella Polonia e le zone
d’influenza delle due potenze in Europa orientale. Occupate Lettonia, Estonia e
Lituania, i Sovietici attaccarono la Finlandia (30 novembre), che aveva rifiutato
cessioni territoriali e che capitolò dopo una strenua difesa (marzo 1940).

2.2 Danimarca
e Norvegia. -Respinta da Gran Bretagna e Francia un’offerta di pace (6 ottobre
1939), la Germania mosse contro la Danimarca e la Norvegia (9-27 aprile 1940) per
procurarsi una linea di basi per circondare la Gran Bretagna. La Danimarca,
territorialmente contigua, fu occupata senza resistenza in poche ore; il rapido
successo dell’attacco alla Norvegia fu dovuto alla superiorità aerea della
Germania, che le consentì il dominio dello Skagerrak e sconsigliò l’Ammiragliato di
Londra dall’impegnarsi a fondo in una zona lontana dalle proprie basi.

2.3 Paesi Bassi


, Belgio e Francia. - Con l’attacco contro l’Occidente, iniziato il 10 maggio 1940,
nei Paesi Bassi i Tedeschi costrinsero alla capitolazione l’esercito olandese in 5
giorni. Il 13 maggio avevano sfondato ogni difesa fra Namur e Sedan. Il comando
francese, poiché la rottura sulla Mosa misurava solo 50 km e la linea Maginot (➔
linea) era intatta, pensò fosse sufficiente concentrare truppe di riserva, a N e a
S delle colonne nemiche di sfondamento, per tamponare il versamento e prendere più
tardi l’offensiva. Ma non era preparato a sostenere una guerra manovrata dalle
grandi unità corazzate tedesche. Di catastrofe in catastrofe (il Belgio si arrese
il 28), la battaglia della Manica si concluse, il 3 giugno, con la riuscita
evacuazione delle truppe britanniche da Dunkerque. Il 5 giugno, con la battaglia di
Francia iniziò l’ultima fase della campagna dell’Ovest: dal 5 all’11 giugno,
l’esercito francese fu annientato e il 22 giugno, a Rethondes, la Francia firmò
l’armistizio con la Germania, e il giorno seguente con l’Italia, intervenuta il 10
giugno.

Tra le conseguenze politiche del crollo francese è da includere il rafforzamento


dell’Asse con la firma del Patto tripartito (27 settembre 1940) tra Germania,
Italia e Giappone.

2.4 La battaglia aerea d’Inghilterra


Il successo radicale e in misura non prevista sulla Francia pose al comando tedesco
il problema di un grande sbarco in Gran Bretagna, che, guidata ora da W. Churchill,
aveva respinto nuove proposte di pace (19 luglio 1940). Hitler e il generale A.
Jodl, autori del piano d’invasione, si proposero anzitutto la conquista della
superiorità aerea sulla Manica, in modo da interdire durevolmente le acque di quel
mare alla Marina britannica. Un massiccio attacco aereo tedesco, attuato tra l’8
agosto e il 31 ottobre (ma fino al maggio successivo sarebbero proseguiti
bombardamenti notturni nelle città industriali), si concluse con l’insuccesso.
L’aviazione tedesca, per la mancanza di bombardieri a grande autonomia di volo, si
rivelò impotente a sottoporre l’intero territorio nemico ad attacchi pesanti,
prolungati e precisi. Gli Inglesi, superiori nell’addestramento al volo strategico,
si giovarono inoltre del radar, ancora ignoto ai Tedeschi. Il fallimento della
battaglia aerea d’Inghilterra ebbe conseguenze risolutive sull’esito della guerra,
perché la Gran Bretagna mantenne il controllo aereo della Manica e la Germania
dovette rinunciare al piano d’invasione progettato.

2.5 L’intervento dell’Italia


Il 10 giugno l’Italia aveva dichiarato guerra alla Francia e alla Gran Bretagna,
nell’errata convinzione che le sorti del conflitto fossero decise. Le operazioni
(battaglia delle Alpi Occidentali) contro la Francia, ormai disfatta, si svolsero
fra il 21 e il 23 giugno e furono sospese il 24 con l’armistizio di Villa Incisa.

Per l’Italia in un primo periodo la guerra ebbe come teatro esclusivo il


Mediterraneo: le battaglie di Punta Stilo (8-9 luglio 1940) e di Capo Teulada (27
novembre 1940) mostrarono l’inferiorità strategica della Marina italiana per la
mancanza di navi portaerei; la situazione italiana si aggravò ulteriormente per
l’attacco aereo di sorpresa contro la flotta concentrata a Taranto (11 novembre).
Nella battaglia di Capo Matapan (27-28 marzo 1941), l’uso notturno del radar da
parte britannica avrebbe aggravato la sconfitta della flotta italiana, che non
avrebbe più potuto contrastare la superiorità nemica.

3. La guerra in Africa

Nell’Africa Orientale Italiana l’entrata dell’Italia nel conflitto portò l’Asse a


contatto con l’Impero britannico in Egitto, Sudan, Uganda, Kenya, Somalia, per una
frontiera di circa 6000 km. Nelle più lontane regioni del suo Impero d’Africa lo
Stato Maggiore britannico, per guadagnare tempo e per risparmiare energie e uomini,
abbandonò le zone più minacciate dalla schiacciante superiorità iniziale italiana:
così fu evacuata la Somalia britannica. La controffensiva fu preparata
contemporaneamente in Africa Orientale e in Libia: nel primo territorio, per il
netto squilibrio delle forze opposte, dopo circa un anno e mezzo di operazioni, la
difesa italiana non poté evitare la vittoria britannica (6 aprile 1941,
capitolazione di Addis Abeba; 27 novembre 1941, caduta di Gondar, ultimo presidio
italiano in Etiopia a deporre le armi).

In Africa settentrionale, dopo l’occupazione di Sidi Barrani a opera dell’Esercito


italiano comandato da R. Graziani (12 settembre 1940), gli Inglesi, al comando del
generale A.P. Wavell sferrarono un’offensiva (8 dicembre 1940-9 febbraio 1941) che
si spinse fino a Bengasi, minacciando gravemente in Africa l’Italia. L’intervento
di rinforzi aerei tedeschi e di un reggimento corazzato (Afrika Korps), al comando
di E. Rommel invertì i rapporti delle forze: fra il 28 marzo e il 29 aprile 1941,
le forze britanniche, in una situazione di netta inferiorità (tanto più che il
governo aveva disposto che una parte dell’armata della Cirenaica fosse inviata in
Grecia), furono costrette all’abbandono della Cirenaica. Restava in mano britannica
Tobruk, importante punto d’appoggio per le future operazioni, inutilmente assediata
dalle forze dell’Asse.

4. Il conflitto nel 1940-41

4.1 Le campagne dell’Asse in Grecia e nei Balcani. - La guerra d’aggressione contro


la Grecia intrapresa dall’Italia il 28 ottobre 1940, dopo un’iniziale penetrazione
nel settore dell’Epiro, per l’accanita resistenza greca si era risolta in un
sostanziale fallimento, costringendo le armate italiane a retrocedere, subendo
forti perdite, in posizione più vicina ai porti di sbarco. Per rafforzare la
situazione dell’Asse nella regione balcanica, compromessa dagli insuccessi della
campagna italiana in Grecia, Hitler accentuò la pressione sulla Bulgaria, che il 1°
marzo 1941 aderì al Tripartito; per fronteggiare le conseguenze del colpo di Stato
antinazista in Iugoslavia (27 marzo 1941), il 6 aprile ebbe inizio la campagna per
l’occupazione della Iugoslavia, che il 18 fu costretta all’armistizio.

Intanto, le armate tedesche provenienti dalla Bulgaria occupata entrarono in


Tracia; la linea Metaxàs (eretta nella zona di confine della Grecia con la
Bulgaria) fu rapidamente aggirata e le masse corazzate tedesche raggiunsero
Salonicco dove, dopo il reimbarco del corpo di spedizione britannico, il 23 aprile
fu firmato l’armistizio tra Grecia e potenze dell’Asse. Padroni di Salonicco, della
valle del Vardar e della conca di Monastir, i Tedeschi occuparono dopo una rapida
campagna tutta la Grecia (3 maggio 1941) e in 24 giorni fu operata la conquista
aerea di Creta.

4.2 La prima campagna contro l’URSS


Dopo il vano tentativo di piegare la Gran Bretagna e di persuadere la Spagna alla
collaborazione militare, Hitler, nel timore di un intervento sovietico contro la
Germania, decise di invadere l’URSS, che aveva conquistato territori a O (giugno
1940, annessione degli Stati baltici, acquisizione dalla Romania di Bessarabia e
Bucovina settentrionale). In gara sotterranea con la diplomazia sovietica, l’Asse
conseguì decisivi successi in Europa centro-orientale: adesione (novembre 1940) al
Tripartito di Ungheria e Romania (seguite dalla Bulgaria); dopo l’occupazione di
Iugoslavia e Grecia, a Vienna il 23 aprile la diplomazia italo-tedesca sanciva la
nascita del Nuovo ordine balcanico: condominio dell’Asse sulla Slovenia,
assegnazione della costa dalmata all’Italia, che otteneva anche il protettorato sul
ricostituito Montenegro, compensi territoriali in Iugoslavia a Ungheresi e Bulgari
(questi ultimi s’ingrandivano anche a spese della Grecia).

Consolidata a proprio favore la situazione strategica, la Germania diede inizio il


22 giugno 1941 alle operazioni di guerra contro l’URSS. Il piano d’attacco
(operazione Barbarossa) fu quello di totale annientamento ideato da Hitler, portato
a sottovalutare la consistenza militare del nemico. La strategia dell’Armata rossa,
cui si dovette la salvezza dell’URSS, fu di impegnare il nemico quanto più a lungo
possibile, salvo, al momento critico, sottrarsi al combattimento facendosi scudo
dello spazio: furono interposte distanze anche di 250 km, in modo da esaurire le
formazioni motocorazzate, che giungevano alla fine della tappa prive di carburante;
inoltre, poiché città e campagne venivano distrutte secondo la tattica della ‘terra
bruciata’, i complessi corazzati tedeschi rimanevano fermi in attesa dei
rifornimenti. Anche per il ritardo imposto all’avanzata dai complessi difensivi
della linea Stalin, solo il 10 novembre 1941 le forze tedesche affrontarono il
sistema difensivo di Mosca: quando il 6 dicembre, dopo giorni di combattimenti
sostenuti nelle più avverse condizioni di clima e di terreno, il meccanismo della
Wehrmacht concentrato contro Mosca cessò di funzionare, i Sovietici si lanciarono
nella prima controffensiva d’inverno.

4.3 La diplomazia alleata


Nell’agosto 1941 si manifestarono già gli effetti politico-diplomatici della nuova
aggressione tedesca: un accordo anglo-sovietico portò all’occupazione comune
dell’Iran, indispensabile ponte di transito per i rifornimenti che dalla Gran
Bretagna alimentarono la resistenza sovietica.

Nel frattempo, con l’applicazione del Lease and Lend Act (11 marzo 1941), una
poderosa corrente di aiuti militari alle democrazie s’era messa in movimento dagli
USA, dove il Congresso fin dal 1937 aveva abbandonato la politica isolazionistica
dando inizio al riarmo della nazione. Il 14 agosto 1941 F.D. Roosevelt e Churchill
si incontrarono ad Argentia (Terranova) per la compilazione della Carta atlantica,
chiara manifestazione del proposito statunitense di partecipare direttamente alla
guerra.

4.4 L’attacco giapponese contro gli USA


Il 27 settembre 1940, all’indomani della sconfitta francese, il Giappone aveva
aderito al Patto tripartito che lo legava a Germania e Italia con lo scopo che
servisse ai suoi propositi di penetrazione in Asia orientale. In effetti,
l’atteggiamento di sostanziale collaborazione imposto al governo francese dalla
Germania consentì al Giappone di sottomettere gradualmente nel 1940-41 tutta
l’Indocina francese. Oltre a essere fonte preziosa di materie prime, il possesso
del Sud-Est asiatico doveva servire per rescindere ogni contatto degli USA con la
Cina e l’intera Asia orientale, fino a Singapore; una volta sconfitta la Cina con
l’occupazione delle vie di rifornimento statunitense in Birmania, gli Stati Uniti
sarebbero stati infine costretti a riconoscere la preminenza del Giappone in
Estremo Oriente. Gli strepitosi ma illusori successi riportati dai Tedeschi nella
campagna di Russia dell’estate-autunno 1941 avevano convinto i circoli militari
nipponici che la resistenza sovietica stesse per crollare e che fosse giunto per il
Giappone il momento d’inserirsi nel conflitto in atto in Occidente. Mentre erano in
corso trattative diplomatiche con Washington, il 7 dicembre 1941 (un’ora prima che
avesse luogo alla Casa Bianca l’udienza richiesta dalla rappresentanza diplomatica
giapponese) il governo del generale H. Tojo, mediante l’attacco di Pearl Harbor
diede repentinamente inizio, alla guerra con gli USA (Italia e Germania entreranno
in guerra contro gli Stati Uniti l’11 dicembre). Il 10 dicembre, 2 unità
britanniche a grande raggio d’azione, la Repulse, e la Prince of Wales, furono
affondate nel Pacifico. In 4 mesi, il Giappone attuò la parte più importante del
programma iniziale di espansione territoriale in Asia: la Thailandia invasa si
alleò con il Giappone (21 dicembre), che da quel territorio scatenò l’offensiva
contro la Malaysia e Singapore; Hong Kong cadde a dicembre, a gennaio furono invase
Birmania, Indie Orientali Olandesi, Nuova Guinea, Salomone e Filippine.

4.5 La conferenza di Washington


Churchill e Roosevelt nella prima conferenza di Washington (22 dicembre 1941-14
gennaio 1942) decisero di concentrare lo sforzo principale di guerra contro la
Germania, al fine d’impedire l’attuazione del suo piano di controllo di tutto il
potenziale economico europeo mediante lo schiacciamento dell’URSS e di restare
provvisoriamente sulla difensiva nel Pacifico. Rimasti con poche corazzate a
disposizione dopo Pearl Harbor, gli USA costruirono a ritmo accelerato le
portaerei, per adeguarsi alle nuove esigenze della tattica aeronavale. Si
assicurarono in tal modo il successo contro i Giapponesi nelle battaglie del Mar
dei Coralli (7-8 maggio 1942) e delle Midway (4-6 giugno 1942), che sventarono la
minaccia diretta verso l’Australia.

5. Le operazioni belliche nel 1942-43 (fig. 2)

5.1 La battaglia di Stalingrado. -Nella pausa invernale, i Sovietici avevano


riorganizzato i corpi corazzati e soprattutto rafforzato potentemente l’artiglieria
anticarro, mentre le forniture degli Angloamericani seguivano una curva ascendente.
In campo tedesco lo sforzo venne a gravitare quasi solo sul gruppo sud che, al
comando di F. von Bock, avrebbe dovuto distruggere le armate sovietiche distribuite
fra il Mar d’Azov e la regione di Kursk, sfondare tra Voronež e Šachty, sul vertice
dell’ansa del Don (di fronte a Stalingrado), quindi, con un movimento di
conversione, marciare verso Mosca da tergo. Il piano difensivo sovietico
considerava obiettivo fondamentale il mantenimento del settore di Voronež, per
evitare l’avvolgimento diretto di Mosca da E. I successi conseguiti a luglio e
nella prima decade di agosto contro il nemico in rotta che abbandonava, decimato,
immensi territori, condussero l’alto comando tedesco alla decisione di sottrarre
all’armata corazzata di von Bock, diretta verso Stalingrado, un buon terzo degli
effettivi, per lanciarlo alla conquista dei petroli del Caucaso. Così la Wehrmacht
si trovò a perseguire simultaneamente due obiettivi separati l’uno dall’altro da
distanze enormi in cui la mancanza di vie di comunicazione rendeva impossibili gli
scambi degli uomini e dei mezzi. L’attacco sovietico lanciato il 19 novembre, aveva
imprigionato la VI armata tedesca nel settore di Stalingrado, tra il Don e il
Volga. La controffensiva sovietica d’inverno, sviluppatasi dal 10 gennaio 1943,
ricacciò i Tedeschi (marzo 1943), sul medio Donez. L’esito della battaglia di
Stalingrado (➔ Stalingrado) segnò la fine dell’impulso offensivo tedesco e diede
inizio alla guerra di esaurimento, a tutto vantaggio della coalizione anglo-russo-
statunitense.

Alla campagna di Russia presero parte unità italiane: il Corpo di Spedizione


Italiano in Russia (CSIR), operante al comando del generale G. Messe (luglio 1941-
autunno 1942), fu successivamente integrato con altre unità fino a raggiungere
l’entità di una armata (VIII armata o ARMIR, Armata Italiana di Russia), al comando
del generale I. Gariboldi. Combatté, in drammatiche condizioni di inadeguatezza di
mezzi, la battaglia difensiva del Don.

5.2 La campagna d’Africa, 1941-43. -


Il generale britannico C. Auchinleck, disponendo delle truppe del Commonwealth dopo
la capitolazione dell’Africa Orientale Italiana e utilizzando i primi mezzi forniti
in grande misura dagli Stati Uniti, scatenò un’offensiva (11 novembre 1941-11
gennaio 1942) con cui riuscì a rioccupare tutta la Cirenaica. Il grosso delle forze
mobili dell’Asse aveva però potuto mettersi in salvo, e pochi giorni dopo il
comando dell’Asse, ricevuti notevoli rinforzi, sferrò la terza offensiva (21
gennaio-10 febbraio 1942), che sorprese gli Inglesi esauriti e li costrinse a
ritirarsi dalla Cirenaica, a eccezione del porto di Tobruk.

Nella quarta e ultima offensiva dell’Asse (27 maggio-30 giugno 1942), occupata
Tobruk (21 giugno) e caduta Marsa Matruh, gli Inglesi furono inseguiti fino
all’istmo di el-’Alamèin, dove il 30 le forze italo-tedesche si attestarono. Il
nuovo comandante inglese, B.L. Montgomery, il 23 ottobre sferrò la terza offensiva
britannica, travolgendo il 3 novembre il diaframma difensivo di el-’Alamèin. L’Asse
perdette l’iniziativa delle operazioni; gli Alleati l’8 novembre sbarcarono in
Algeria e in Marocco, portandosi nel febbraio 1943 ai margini della Tunisia, dove a
Mareth e Akarit gli Italiani si difesero validamente contro l’VIII armata
britannica. Il 17 aprile-13 maggio, gli Angloamericani sferrarono l’offensiva
finale, che eliminò le forze dell’Asse in Africa. L’11 maggio, il generale H.-J.
von Arnim firmò la resa dei Tedeschi, il 13 maggio si arresero anche gli Italiani.

Allo sbarco angloamericano in Marocco e Algeria, fece seguito la costituzione del


Comitato francese di liberazione, capeggiato dal generale C. De Gaulle. Ebbero
allora inizio in Francia e in tutti i paesi occupati dai Tedeschi (ma anche in
Italia) le azioni della Resistenza: scioperi, sabotaggi e la guerriglia dei
partigiani.

6. La battaglia dell’Atlantico

Dall’inizio del conflitto fino al maggio 1945, ebbe luogo nell’Atlantico il


confronto tra gli Alleati e le forze dell’Asse per il controllo delle rotte di
navigazione utilizzate dai primi per i rifornimenti di armamenti e materie
prime.All’inizio della guerra il naviglio di superficie pesante franco-britannico
era enormemente superiore a quello tedesco. La guerra di corsa volse
all’esaurimento dopo l’eliminazione della corazzata tedesca Graf von Spee nelle
acque del Río de la Plata (17 dicembre 1939) e i sottomarini, come già nella Prima
g., vennero a costituire il nerbo della flotta navale tedesca. La lotta contro gli
U-Boote si fece per gli Alleati progressivamente più faticosa: l’ammiraglio K.
Doenitz nel 1940 aveva costituito a Lorient, in Bretagna, un comando centrale, che
sulla base dei dati informativi raccolti dall’aviazione impartiva ordini ai
sottomarini per guidarli, durante la notte, alla presa di contatto. Gli Inglesi
provvidero alla difesa munendo di reti parasiluri le navi destinate a occupare le
posizioni esterne dei convogli, con nuove fregate a grande autonomia, con il
sistema di rifornire in mare il naviglio di scorta meno efficiente, accrescendone
l’autonomia, con l’impiego di aerei di più grande raggio e, soprattutto, attraverso
la realizzazione progressiva di navi portaerei di scorta. La battaglia conobbe fasi
alterne, ma nell’aprile-maggio 1943, l’introduzione, per la localizzazione dei
sottomarini, di nuovi apparecchi (radar e sonar), pose in crisi la guerra tedesca
ai convogli degli Alleati, e solo in parte i Tedeschi poterono, verso la fine del
1944, riprendere il loro piano di guerra ai convogli applicando agli U-Boote nuovi
dispositivi (Schnorchel) che consentivano una prolungata immersione, al riparo
dall’offensiva aero-navale avversaria.
7. La campagna d’Italia 1943-44

Alla conferenza alleata di Casablanca (14-24 gennaio 1943) fu decisa l’apertura del
secondo fronte e vi prevalse la tesi dello sbarco in Sicilia e dell’invasione
dell’Italia. Nella notte tra il 9 e il 10 luglio 1943, fu sferrato l’attacco
anfibio contro l’isola, che cadde il 17 agosto. Alla caduta del fascismo (25 luglio
1943) seguirono le trattative del nuovo governo Badoglio con gli Alleati, che
portarono il 3 settembre, con la firma dell’armistizio di Cassibile, alla resa
incondizionata. L’8 settembre, con l’annuncio dell’armistizio, le forze tedesche
occuparono la penisola e fronteggiarono lo sbarco effettuato lo stesso giorno dagli
Alleati a Salerno. Con la disgregazione delle superstiti forze armate italiane,
iniziò l’occupazione tedesca della capitale, abbandonata dal re e dal governo che a
Brindisi presero contatto con gli Alleati, a fianco dei quali, il 13 ottobre,
l’Italia entrò in guerra contro la Germania, mentre a Salò si formava sotto il
controllo tedesco il governo della Repubblica sociale italiana.

Ritiratisi a N di Napoli, insorta il 27 settembre, mentre forze statunitensi


sbarcavano ad Anzio (22 gennaio 1944), i Tedeschi opposero una tenace resistenza
sulla linea Gustav, che venne infine spezzata con un attacco a Cassino (11-19
maggio 1944); seguì l’avanzata alleata verso Roma, liberata il 4 giugno. Le forze
tedesche, abbandonata l’Italia centrale, si attestarono sulla linea Gotica lungo
l’Appennino tosco-emiliano: il fronte appennico crollò dopo una nuova offensiva
alleata e l’esercito tedesco, tra il 9 e il 24 aprile, venne disintegrato.

8. Lo sbarco in Normandia e il doppio fronte (fig. 3)

8.1 Il fronte occidentale


. - Il secondo fronte, richiesto dai Sovietici per alleggerire la pressione
tedesca, fu aperto con lo sbarco in Normandia (operazione Overlord), mentre il
comando tedesco aveva concentrato i suoi sforzi difensivi sul Passo di Calais,
capolinea della scorciatoia per la Ruhr. Il Westwall fu rinforzato nell’inverno
1943-44, dopo la nomina di Rommel a ispettore del Vallo Atlantico. Lo sbarco ebbe
luogo il 6 giugno tra la penisola del Cotentin e le spiagge del Calvados. Le forze
alleate, al comando di D.D. Eisenhower, erano preponderanti a terra e sul mare; la
stessa aviazione tedesca poteva considerarsi finita (nel giorno decisivo dello
sbarco, la Luftwaffe effettuò 70 sortite contro 10.585 degli avversari). Conclusasi
la battaglia delle spiagge con la rottura di Avranches del 1° agosto, i Tedeschi,
per evitare l’accerchiamento evacuarono rapidamente la Francia fino alla Mosa. Lo
sbarco in Provenza (operazione Anvil), del 15 agosto, accelerò la marcia alleata
verso E e apportò forze nuove per gli eventi successivi. Il 19 agosto insorse
contro i Tedeschi Parigi, dove C. De Gaulle giunse il 25 successivo. La battaglia
di riconquista della Francia era terminata e stava per iniziare la conquista della
Germania.
8.2 Il fronte orientale
Con la terza campagna invernale del 1943-44 e con la quarta campagna estiva del
1944, i Sovietici, la cui superiorità sui Tedeschi era ormai notevole in uomini e
in armamenti, si rovesciarono sull’Europa orientale, portandosi contemporaneamente
sulla Vistola, nei Balcani e in Ungheria, fino a Budapest.

9. La fine della guerra

9.1 Europa. -
Il fallimento dell’offensiva lanciata a dicembre nell’altopiano delle Ardenne
aggravò la situazione tedesca, resa poi disperata dallo scatenamento dell’offensiva
sovietica della Vistola (gennaio 1945), che costrinse i Tedeschi a ripiegare
sull’Oder, ultima linea di resistenza sul fronte orientale a protezione di Berlino.

Sul fronte occidentale, il 10 marzo 1945 gli Alleati stabilirono una prima testa di
ponte sulla destra del Reno e il 23, mentre l’URSS iniziava la battaglia di Vienna,
pilastro della difesa tedesca a sud-est, iniziarono con un lancio di paracadutisti
la gigantesca operazione finale dell’oltre Reno. Caduta Vienna il 13 aprile, il 16
i Sovietici iniziarono la battaglia di Berlino, presa il 2 maggio, dopo il suicidio
di Hitler (30 aprile). Il 7 maggio, a Reims, fu firmata la resa senza condizioni
della Germania agli Angloamericani; il giorno successivo, a Berlino, quella ai
Sovietici.

9.2Estremo Oriente (fig. 4). L’offensiva alleata nel 1943 e l’avanzata statunitense
nel corso del 1944 avevano determinato una nuova situazione nello scacchiere
bellico del Pacifico. La conquista delle Filippine aprì la via all’invasione dello
stesso Giappone: occupata Iwo Jima (febbraio 1945) a marzo gli Statunitensi
sbarcarono nelle Isole Okinawa. Lo scontro, aeronavale e terrestre, si protrasse
fino a giugno, quando l’isola cadde, mentre gli Alleati liberavano quasi tutta la
Birmania e acquisivano il dominio assoluto del cielo in Cina. Nonostante la quasi
totale distruzione delle risorse belliche, il Giappone resistette, capitolando solo
dopo l’esplosione, autorizzata dal presidente statunitense H. Truman, della bomba
atomica sulle città di Hiroshima (6 agosto) e Nagasaki (9 agosto; nello stesso
giorno l’URSS aprì le ostilità contro il Giappone). La resa fu firmata il 15
agosto.

10. I trattati di pace

I problemi della pace erano stati affrontati da USA, URSS e Gran Bretagna già nel
corso del conflitto nelle conferenze di Teheran (28 novembre-1° dicembre 1943) e
Jalta (4-12 febbraio 1945) con la comune enunciazione di principi ideali e politici
e per la definizione, precisata a Jalta, delle rispettive sfere d’influenza nel
mondo. Nella conferenza di San Francisco (25 aprile-15 giugno 1945) furono
stabiliti gli statuti della futura organizzazione societaria internazionale, le
Nazioni Unite. I ministri degli Esteri di URSS, USA, Gran Bretagna e Francia
elaborarono i trattati di pace nell’aprile-luglio 1946.

A Parigi furono sottoscritti (10 febbraio 1947) quelli riguardanti la Finlandia, la


Romania, la Bulgaria, l’Italia e l’Ungheria. I trattati imponevano sanzioni
economiche (riparazioni) e giuridiche (punizioni dei criminali di guerra; impegno
di istituire le libertà democratiche), misure di disarmo, e vaste diminuzioni di
territorio metropolitano e coloniale (per queste ultime si veda la storia dei
singoli Stati). I contrasti politici delineatisi nel dopoguerra fra gli Alleati
impedirono la definizione del trattato di pace con la Germania.

A quello col Giappone, sottoscritto il 7 settembre 1951 a San Francisco da 48 Stati


membri delle Nazioni Unite, non aderì l’URSS, che nel 1956 concluse col Giappone un
trattato bilaterale.

Il trattato di pace con l’Austria fu concluso a Vienna il 15 maggio 1955.

11. Carattere e conseguenze della guerra

Gli elementi essenziali che contraddistinguono la Seconda g. sono connessi


innanzitutto al carattere ideologico e totale del conflitto. Nel conflitto le
alleanze nazionali acquistarono un carattere di scelta politica, civile, etica;
inoltre, non solo si estese ai 5 continenti ma penetrò profondamente nella
popolazione civile, coinvolgendola sia attraverso le deportazioni, i bombardamenti
delle città, gli stermini, sia attraverso le formazioni combattenti volontarie
civili.

Sul terreno strettamente militare, i protagonisti furono il carro armato, che


liquidò la guerra di trincea e restituì il primato all’attacco, e l’aereo da
bombardamento, il cui uso estensivo fu funzionale tanto alla distruzione di
obiettivi militari quanto alla demoralizzazione delle popolazioni e allo
scompaginamento della vita civile; suo estremo sviluppo si ebbe con l’impiego dei
missili (V1 e V2 tedesche nella battaglia d’Inghilterra) e, tanto più, con l’uso
dell’arma nucleare (conseguita attraverso un’affannosa competizione scientifica tra
Statunitensi e Tedeschi) che pose fine al conflitto aprendo l’era atomica.
Innumerevoli furono gli sviluppi dell’industria bellica e applicata; in tutti i
paesi belligeranti lo sforzo produttivo fu strenuo e vincitrice risultò la
coalizione più forte sul piano economico.

La pratica dell’annientamento del nemico appare centrale nel complesso del


conflitto. Il regime nazionalsocialista tedesco l’applicò innanzitutto all’interno
ancora in periodo di pace, avviando il pianificato sterminio delle minoranze
razziali e politiche. Non meno cruenta fu la risposta alleata (per es., con il
bombardamento di Dresda e quelli di Hiroshima e Nagasaki), anche se priva delle
motivazioni ideologiche che caratterizzavano l’aggressività dei primi. Alla fine
del conflitto furono calcolati oltre 50 milioni di morti (30 nella sola Europa),
oltre 2/3 dei quali civili. La risposta internazionale al disegno
nazionalsocialista divenne efficace quando una larga alleanza contrappose
all’espansionismo dell’Asse una coordinata forza di contenimento e contrattacco; a
questa forza diede un apporto la Resistenza, cioè i movimenti di liberazione delle
nazioni occupate dall’Asse o dell’Asse stesso, e ciò contribuì a delineare il
carattere sovranazionale ed etico, oltre che ideologico, della guerra.

Le conseguenze politiche della Seconda g. si inseriscono in questo quadro. Gli


Stati Uniti d’America erano usciti definitivamente dal tradizionale isolazionismo,
sopportando una parte sostanziosa dello sforzo bellico, e avevano contribuito in
modo decisivo alla vittoria alleata, assicurandosi per l’avvenire un ruolo
preminente nella politica mondiale. Per altri versi, l’URSS emerse dal conflitto
stremata ma con enorme prestigio per aver bloccato in direzione orientale
l’espansione tedesca. In una situazione in cui anche le altre potenze vincitrici
erano afflitte da giganteschi problemi di ricostruzione, fu attorno ai due grandi
Stati che si riorganizzò la vita politica mondiale (sul terreno internazionale, nel
1945 nasceva l’Organizzazione delle Nazioni Unite, che assegnava un ruolo
preponderante a 5 potenze vincitrici: USA, URSS, Cina, Gran Bretagna, Francia). Nel
contempo, l’alleanza del periodo bellico si trasformò rapidamente in rivalità
portando a una divisione dell’Europa e del mondo in sfere d’influenza; questo nuovo
equilibrio bipolare (costituitosi negli anni 1945-49) avrebbe contraddistinto la
politica mondiale fino alla disgregazione del blocco sovietico (1989). In questo
senso, la riunificazione tedesca (1990) ha costituito di fatto la soluzione della
principale delle pendenze politico-territoriali rimaste aperte dopo il conflitto.

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