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Riassunto Verso

un'Architettura- Le Corbusier
Architettura
Politecnico di Milano
3 pag.

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LE CORBUSIER- VERSO UN’ARCHITETTURA

Nel 1924 si studia la casa per l’uomo comune, per il primo che capita. Significa ritrovare le basi umane, la
scala umana, le necessità e funzioni tipo. Si annuncia un nuovo periodo in cui l’uomo rinuncia allo sfarzo. La
casa diventa uno strumento, una macchina da abitare.

Estetica dell’ingegnere, architettura


Due cose solidali, l’una in piena fioritura l’altra in regresso.
L’architetto crea un ordine che è pure creazione della sua mente, provoca emozioni attraverso i rapporti che
egli crea e ci fa avvertire bellezza.
L’architettura è un bisogno dell’uomo poiché la casa è sempre stata indispensabile. Gli uomini moderni,
nonostante i progressi fatti nelle scienze, vivono in case invecchiate.

Gli ingegneri impiegano il calcolo derivato dalle leggi della natura, ci fanno raggiungere l’armonia. Le
Corbusier critica aspramente le accademie di architettura del suo tempo e si auspica un nuovo modo di fare
architettura più simili al modo di ragionare degli ingegneri. Decide così di dare dei suggerimenti agli
architetti della sua generazione.
IL VOLUME
Tre avvertenze agli architetti:
1. Gli occhi sono fatti per vedere le forme nella luce
2. Le forme primarie sono belle perché si leggono chiaramente
3. Oggi gli architetti non realizzano più forme semplici
Operando con il calcolo gli ingegneri soddisfano gli occhi con la geometria e lo spirito con la matematica.
L’architettura non ha niente a che vedere con gli stili, essi sono come il cappello su una donna, carino
qualche volta ma non essenziale. Il volume e la superficie sono gli elementi attraverso cui si manifesta
l’architettura, la pianta è invece ciò che determina il tutto, l’elemento generatore.
Le forme più belle sono quelle che la luce esalta e dove l’immagine ci appare netta e tangibile. L’architettura
greca, egizia e romana sono architetture basate sui volumi puri. Le cattedrali gotiche non richiamano forme
pure, non sono opere d’arte ma una lotta contro il peso della materia. Gli architetti di oggi dovrebbero basare
i loro progetti sui volumi e le forme semplici e non su fregi e colonnine.
Gli elementi, come porte e finestre, che bucano la superficie del volume non devono distruggere la forma ma
esaltarla. Le corbusier esalta nuovamente l’opera degli ingegneri americani e il loro progetti nelle fabbriche
dove le aperture enfatizzano il volume così come avevano fatto Bramante e Raffaello.
La pianta sta alla base, senza pianta non c’è grande di intenzione o espressione, non ci sono ritmo, volume o
coerenza. Senza pianta ci sono povertà, disordine ed arbitrio. La pianta richiede immaginazione e disciplina.
Nella pianta è fondamentale il ritmo, una buona pianta ha una legge infinitamente modulabile.
I grandi problemi che verranno, dettati da necessità collettive ripropongono la questione della pianta. Quando
si sarà compreso quale indispensabile grandezza di vedute occorra infondere al tracciato della città si entrerà
in un periodo che nessuna epoca ha ancora conosciuto.
Le Corbusier si pone anche il problema urbanistico, egli loda le soluzioni dove una regola unitaria
distribuisce i volumi e fissa gli spazi secondo le necessità pratiche. Vengono qui proposte le teorie sulle città-
torri. E’ tempo di ripudiare le forme delle nostre attuali città. Le torri darebbero in altezza quello che fino a
oggi prendevano in superficie lasciando adibito a verde le zone circostanti. In questo capitolo si parla anche
della teoria delle città sui pilotis, che in questo caso avrebbero il compito di sollevare i piani terra degli

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edifici e i marciapiedi di 5-6 metri e lasciare lo spazio sottostante per la circolazione dei camion, dei condotti
o le linee della metropolitana.

IL TRACCIATO REGOLATORE
L’obbligo dell’ordine, il tracciato regolatore è una garanzia contro l’arbitrio, è la gioia dello spirito.
Anche gli uomini primitivi nei loro templi utilizzavano moduli e proporzioni. Le piante hanno una
matematica primitiva che le regge, le misure condizionano tutto. Il costruttore ha preso la più costante unità
di misura: il suo passo, il suo piedi o il suo gomito. Scegliendo un modulo e misurando ha dato ordine al suo
lavoro. Le corbusier illustra poi una serie di progetti dei maestri del passato che hanno utilizzato tracciati
regolatori per le loro opere.

Le corbusier loda l’estetica espressa nelle creazioni dell’industria moderna. Le macchine vengono realizzate
con proporzioni, giochi di volume e materiali che sono ormai paragonabili alle opere d’arte. Al contrario
sembra che le nostre case siano piene di opere artistiche inutili.
Gli architetti della sua generazione restano impantanati nel loro sapere e non hanno l’audacia dei costruttori
dei piroscafi. Gli architetti rifiutano le innovazioni tecnologiche e continuano a preferire i muri spessi a delle
esili costruzioni in calcestruzzo.
Siamo corrotti dalla confusione dell’arte con la decorazione. L’arte fa smorfie su un mondo che ha bisogno di
organizzazione, strumenti, mezzi.
L’architettura è l’unico mestiere dove il progresso non è rigore ma ci si riferisce volentieri al passato.
Un problema ben posto trova una soluzione. La forma dell’aeroplano risponde a delle esigenze bene precise,
le case moderne dovrebbero fare altrettanto. Se esse non riescono a soddisfare i nostri bisogni è impossibile
che il fattore superiore di bellezza e armonia possa intervenire.
PONIAMO IL PROBLEMA.
Una casa: un riparo contro il caldo, il freddo, la pioggia, i ladri. Un certo numero di stanze con funzioni
diverse.
Una camera: una superficie per muoversi liberamente, con un letto per dormire o una sedia per sedersi.
Quante camere: una per cucinare e una per mangiare, una per lavorare, una per lavarsi e una per dormire.
Le corbusier critica le case moderne, piene di oggetti inutili, con stanze di grandi dimensioni e piccole
finestre. Egli loda invece gli armadi a muro, le lampadine piccole ed efficienti al posto dei grandi lampadari,
le finestre a nastro al posto dei piccoli buchi nei muri.
Si riflette sul fatto che le case moderne non sono fatte per essere abitate ma per contenere i mobili, così che
ci si annoi a stare e casa e si cerchino sempre scuse per uscire. Questa concezione di casa uccide la famiglia,
il senso del focolare.
Se il problema dell’abitazione venisse studiato come si studia un telaio di una automobile, si vedrebbero
rapidamente trasformate e migliorate le nostre case.
Bisogna cercare di fissare gli standard per affrontare il problema della perfezione. Il Partenone è un prodotto
di selezione applicato ad uno standard stabilito. Stabilito lo standard si scatena il gioco della concorrenza e
per vince bisogna far meglio degli altri..
Tutti gli uomini hanno gli stessi bisogni. La casa è un bisogno necessario dell’uomo. Realizzare uno standard
significa esprimere tutte le possibilità, dedurre un tipo riconosciuto conforme alle funzioni.

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L’architettura opera su degli standard, ovvero fatti di logica, di analisi, di studio scrupoloso.

La pianta procede da dentro a fuori, l’esterno è il risultato dell’interno. Fare una pianta significa fissa delle
idee. L’asse è ciò che mette ordine nell’architettura, nella realtà gli assi si percepiscono sul terreno. Le
Corbusier critica il modo di fare dell’Ecole de beaux Arts di Parigi, lì si cercano assi che confluiscono in
disegni poco chiari mentre esalta la scelta dei greci nel porre l’asse dell’acropoli in modo tanto originale.
L’occhio umano vede solo le cose semplici, se vogliamo colpire uno spettatore con la nostra architettura non
dobbiamo cercare assi o allineamenti che ci è possibile vedere solo in pianta.
Un viso ci appare bello quando le dimensioni e la disposizione dei lineamenti ci sembra armoniosa. Lo stesso
si può dire per l’architettura, ammiriamo e ci commuoviamo davanti al Partenone non a causa delle sue
decorazioni ma semplicemente perché le sue parti sono in armonia tra di esse. L’architettura è un fatto
plastico, la dimensione plastica è ciò che si vede e si misura con gli occhi. Quasi tutti i periodi
dell’architettura sono legati a ricerche costruttive, si è spesso concluso che l’architettura è la costruzione.
Certo è che l’architetto deve possedere la costruzione come uno scrittore deve possedere la grammatica.
La pianta della casa, il volume e le superfici sono stati determinati in parte dalle esigenze utilitarie del
problema e in parte dall’immaginazione, la creazione plastica. L’architetto dopo aver disposto gli elementi in
maniera armoniosa deve disegnare i lineamenti del suo viso: è intervenuta la mondanatura; essa è
un’invenzione totale che rende un viso radioso o lo offusca. Il Partenone è stato un momento decisivo della
storia dell’architettura apportando una certezza l’emozione superiore di ordine matematico.

CASE IN SERIE
Le Corbusier ritiene che i tempi non siano ancora maturi per avviare un processo di costruzione di case in
serie. L’industria applicata al settore edile si è per lo più concentrata nel mettere a disposizione nuovi
materiali per costruire, sviluppando nuovi tipi di cemento, di materiali isolanti o di profilati in ferro. Tutto
questo arriva alla rinfusa davanti al cantiere dove viene poi sistemato in modo improvvisato.
Dopo aver fabbricato nelle officine tanti camion, aerei e macchine non si potrebbero fabbricare anche le
case?
Le corbusier si augura che in futuro cambi il concetto di casa attuale. La casa non sarà più qualcosa che
pretende di sfidare i secoli o un oggetto attraverso il quale si ostenta la ricchezza. Se si supererà la
concezione arcaica della casa e si guarderà al problema dell’abitare da un punto di vista critico si arriverà
alla casa-strumento, casa in serie accessibile a tutti.
Ognuno sogna di costruirsi un tetto e di garantirsi la sicurezza dell’alloggio, la costruzione di una casa
propria viene vista come il punto di arrivo di una persona realizzata.
ARCHITETTURA O RIVOLUZIONE

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