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LOUISE GLÜCK

Poesie scelte

Roma, 2020
Poesie per te

Un sussulto e c’è vita! La dolcezza del mattino


Uno sguardo e c’è anima. mi confonde.
Un soffio di carezza e c’è amore... La carne tua rosa
mi turba.
Non preoccuparti, Il sole si alza,
Non agitarti, un’alba sibillina
resta pur certa: ci attende.
l’aria è intrisa di un noi...
Il tuo profumo
Perché io? mi pervade tutto,
Perché tu? la tua dolcezza
Perché noi? mi inonda da ogni dove.
Nel nostro silenzio, La tua bellezzza
Anche la inevitabile noia mi coglie sprovvisto,
Acquisisce un suo senso. sempre più!

Strisciami dentro Quello che tu solo puoi...


Scopri il mio cuore Dammi la mano
Ci troverai tanto amore per te ti darò la vita,
Amore che non chiede. dammi un soffio
ti darò l’amore,
Ti ho sempre amato per quello che sei, con tutti i tuoi sbalzi di dammi un bacio
umore ed incupimenti vari che ben conosco; ma mai e poi mai ti darò l’anima.
ho pensato di smettere di amarti...e giammai smetterò.
La vita non è
Io son qua bella,
disarmato davanti a te la noia è
il tempo e lo spazio non contano per me conti solamente tu triste,
Dammi vita per dare amore il sesso non è
piacere,
Luci ed ombre la luna è
s’accostano, fastidiosa,
e il bianco e il nero Senza di te...
s’aggrovigliano:
non aver paura, Senza di te?
la strada si dipanerà, Non penso ci
da sola. sia molto da dire...

Ti amo ancora piccola


Ovunque guardo vedo i tuoi occhi
Non c'è una donna che si avvicini a te
Avanti piccola, proviamoci ancora senza paura.

1
SOMMARIO

Il papavero rosso................................................................................................................................ 3
Vespro................................................................................................................................................ 4
I gigli bianchi....................................................................................................................................... 5
Lago-cratere....................................................................................................................................... 6
I bambini annegati............................................................................................................................... 7
Filadelfo.............................................................................................................................................. 8
Mattutino............................................................................................................................................. 9
Fine dell’estate.................................................................................................................................. 10
Tramonto.......................................................................................................................................... 11
Primogenito....................................................................................................................................... 12
Inizio di Dicembre a Croton-on-Hudson............................................................................................13
Aprile................................................................................................................................................. 14
Bucaneve.......................................................................................................................................... 15
Terra di serpenti................................................................................................................................ 16
I Santi................................................................................................................................................ 17
La paura dell’amore.......................................................................................................................... 18
Origini............................................................................................................................................... 19

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IL PAPAVERO ROSSO

Il massimo
è non avere
mente. Sentimenti:
oh, quelli ne ho; mi
governano. Ho
un signore in cielo
che si chiama sole, e mi apro
per lui, mostrandogli
il fuoco del mio cuore, fuoco
come la sua presenza.
Che altro può essere una simile gloria
se non un cuore? Oh, sorelle e fratelli,
eravate come me una volta, tanto tempo fa,
prima di essere umani? Vi
concedeste di aprirvi
una volta per poi non aprirvi
mai più? Perché in verità
adesso io sto parlando
come voi. Io parlo
perché sono distrutta.

3
VESPRO

Una volta credevo in te; ho piantato un fico.


Qui, in Vermont, paese
senza estate. Era una prova: se l’albero viveva,
allora tu esistevi.
 
Questa logica dice che non esisti. O esisti
esclusivamente nei climi caldi,
nella torrida Sicilia, in Messico, in California,
dove crescono inimmaginabili
albicocche e fragili pesche. Forse
vedono la tua faccia in Sicilia; qui, vediamo appena
l’orlo del tuo vestito. Devo addestrarmi
a dare una parte dei pomodori a John e a Noah.
 
Se c’è giustizia in qualche altro mondo, a quelli
come me, che la natura spinge
a vite di astinenza, dovrebbe toccare
la parte più abbondante di tutte le cose, di tutti
gli oggetti della fame, l’insaziabilità
essendo lode di te. E nessuno loda
più appassionatamente di me, con
desiderio più dolorosamente frenato o più merita
di sedere alla tua destra, se esiste, partecipando
del perituro, il fico immortale,
che non viaggia.

4
I GIGLI BIANCHI

Mentre un uomo e una donna fanno


un giardino tra loro come
un letto di stelle, qui
fanno passare la sera d’estate
e la sera diventa
fredda del loro terrore: potrebbe
finire, sarebbe capace
di devastazione. Tutto, tutto
può perdersi, nell’aria odorosa
le strette colonne
che salgono inutilmente e, di là,
un ribollente mare di papaveri –
 
Taci, mio amato. Non mi importa
quante estati vivo per tornare:
questa sola ci ha dato l’eternità.
Ho sentito le tue mani
seppellirmi per liberare il suo splendore.

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LAGO-CRATERE

C’era una guerra tra il bene e il male.


Decidemmo di chiamare il corpo bene.
Ciò fece della morte il male.
Rivolse l’anima
completamente contro la morte.
Come uno scudiero che vuole
servire un grande guerriero, l’anima
voleva parteggiare per il corpo.
Si rivolse contro il buio,
contro le forme di morte
che riconosceva.
Da dove viene la voce
che dice supponiamo che la guerra
sia male, che dice
supponiamo che il corpo ci abbia fatto questo,
ci abbia resi paurosi di amare.

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I BAMBINI ANNEGATI

Lo vedi, non hanno giudizio.


Per forza poi annegano,
prima il ghiaccio che li porta sotto
e poi, per tutto l’inverno, le sciarpe di lana
che gli ondeggiano dietro mentre affondano
finché infine se ne stanno quieti.
E lo stagno li solleva nelle sue molte, nere braccia.
 
Ma la morte gli arriva in un altro modo,
molto prossima al principio.
Come se fossero sempre stati
ciechi e senza peso. Perciò
il resto è sognato, la lampada,
la tela bianca, quella buona, che copriva il tavolo,
i loro corpi.
 
Eppure sentono i nomi che si usavano
come richiami scivolanti sullo stagno:
che cosa aspettate,
tornate a casa, tornate a casa, perduti
nelle acque, azzurre e permanenti.
 

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FILADELFO

Te lo dico, non è la luna.


Sono questi fiori
che illuminano il giardino.
 
Li odio.
Li odio come odio il sesso,
la bocca dell’uomo
che sigilla la mia bocca, il corpo
dell’uomo che mi paralizza –
 
e il grido che esce sempre,
l’infima, umiliante
premessa dell’unione –
 
Stanotte, tra me e me
ascolto la domanda e cerco la risposta
fusa in un suono
che sale e sale e poi
si spacca nei vecchi sé,
gli stanchi antagonismi. Vedi?
Ci hanno preso in giro.
E il profumo del filadelfo
entra dalla finestra.
 
Come faccio a riposare?
Come posso sentirmi soddisfatta
se nel mondo
c’è ancora quell’odore?

8
MATTUTINO

Padre irraggiungibile, quando all’inizio fummo


esiliati dal cielo, creasti
una replica, un luogo in un certo senso
diverso dal cielo, essendo
pensato per dare una lezione: altrimenti
uguale… la bellezza da entrambe le parti, bellezza
senza alternativa… Solo che
non sapevamo quale fosse la lezione. Lasciati soli,
ci esaurimmo a vicenda. Seguirono
anni di oscurità; facemmo a turno
a lavorare il giardino, le prime lacrime
ci riempivano gli occhi quando la terra
si appannò di petali, qui
rosso scuro, là color carne…
Non pensavamo mai a te
che stavamo imparando a venerare.
Sapevamo solo che non era natura umana amare
solo ciò che restituisce amore.

9
FINE DELL’ESTATE

Dopo che mi vennero in mente tutte le cose,


mi venne in mente il vuoto.

C’è un limite
al piacere che trovavo nella forma…

In questo non sono come voi,


non ho risoluzione in un altro corpo,

non ho bisogno
di un riparo fuori di me…

Mie povere ispirate


creazioni, siete
distrazioni, in ultimo,
puri inceppi; siete
alla fine troppo poco simili a me
per piacermi.

E così candide:
volete essere ripagate
della vostra scomparsa,
pagate tutte con qualche parte della terra,
qualche ricordo, come una volta eravate
compensate per il lavoro,
lo scriba pagato
con argento, il pastore con orzo
per quanto non è la terra
a durare, non
queste schegge di materia…

Se apriste gli occhi


mi vedreste, vedreste
il vuoto del cielo
specchiato in terra, i campi
di nuovo nudi, senza vita, coperti di neve…

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poi luce bianca
non più travestita da materia.

TRAMONTO

La mia grande felicità


è il suono che fa la tua voce
chiamandomi anche nella disperazione; il mio dolore
che non posso risponderti
in parole che accetti come mie.

Non hai fede nella tua stessa lingua.


Così deleghi
autorità a segni
che non puoi leggere con alcuna precisione.

Eppure la tua voce mi raggiunge sempre.


E io rispondo costantemente,
la mia collera passa
come passa l’inverno. La mia tenerezza
dovrebbe esserti chiara
nella brezza della sera d’estate
e nelle parole che diventano
la tua stessa risposta.

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PRIMOGENITO

Le settimane passano. Io le ripongo,

Sono tutte uguali, come barattoli di minestra scorticati…

I fagioli inacidiscono nel pentolino. Guardo la cipolla

isolata

Che galleggia come Ofelia, incrostata d’unto:

Tu svogliato, giochi col cucchiaio.

E adesso? Ti mancano le mie premure? Il tuo cortile matura

In un padiglione di rose, come un anno fa quando suore di servizio

Mi spingevano lungo la corsia…

Tu non potevi guardare. Vidi

L’amore convertito, tuo figlio,

Sbavare sotto vetro, affamato…

Mangiamo bene.

Oggi il mio macellaio spunta il suo coltello esperto

Sul vitello, la tua passione. Io pago con la mia vita.

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INIZIO DI DICEMBRE A CROTON-ON-HUDSON

Lance di sole. Lo Hudson si

Scheggia di ghiaccio.

Sento i dadi d’osso

Della ghiaia nel vento scricchiolare. Pallida

D’osso, la neve recente

Aderisce come pelliccia al fiume.

Stasi. Partivamo per consegnare

Regali di Natale quando scoppiò la gomma

L’anno scorso. Sopra le morte valve pini cimati

Da un temporale stavano, i rami spogli…

Ti voglio.

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APRILE

Nessuna disperazione è come la mia disperazione…

Non avete luogo in questo giardino


di pensare cose simili, producendo
i fastidiosi segni esterni; l’uomo
che diserba cocciuto tutta una foresta,la donna che zoppica, rifiutando di
cambiar vestito
o lavarsi i capelli.

Credete che mi importi


se vi parlate?
Ma voglio che sappiate
mi aspettavo di più da due creature
che furono dotate di mente: se non
che aveste davvero dell’affetto reciproco
almeno che capiste
che il dolore è distribuito
fra voi, fra tutta la vostra specie, perché io
possa riconoscervi, come il blu scuro
marchia la scilla selvatica, il bianco
la viola di bosco.

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BUCANEVE

Sapete cos’ero, come vivevo? Sapete


che cos’è la disperazione; allora
l’inverno dovrebbe avere senso per voi

Non mi aspettavo di sopravvivere,


con la terra che mi schiacciava. Non
mi aspettavo
di svegliarmi, di sentire
nella terra umida il mio corpo
capace di rispondere di nuovo
ricordando
dopo tanto tempo come riaprirsi
nella luce fredda
della primavera agli albori
impaurito, sì, ma di nuovo fra voi
gridando sì rischiare la gioia
nel vento aspro del nuovo mondo

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TERRA DI SERPENTI

Resche camminavano sulle onde al largo di Hatteras,

E c'erano altri segni

che la Morte ci coneggiava, per acqua, ci corteggiava

perterra: fra i pini

un mocassino acquatico disteso che strisciava sul muschio

si levò nell'aria inquinata.

La nascita, non la morte, è la perdita fone.


Lo so, Anch'io vi ho lasciato una pelle.

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I SANTI

Anche ora questo paesaggio si sta facendo.

Le colline si oscurano. I buoi

dormono nel loro giogo blu,

i campi essendo stati

ripuliti, i mannelli

legati regolarmente sui lati della strada

fra la potentilla, mentre la luna dentata sorge:

questa è la nudità

del raccolto o della pestilenza

e la moglie che si piega dalla finestra

con la mano profesa, come a pagamento,

e i semi

distinti, dorati, a gridare

vieni qui

vieni qui, piccola

E l'anima striscia fuori dall'albero.

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LA PAURA DELL’AMORE

Quel corpo steso accanto a me come pietra obbediente:

una volta i suoi occhi sembrava stessero per aprirsi,

avremmo potuto parlarci.

A quel tempo era già inverno.

Di giorno il sole sorgeva nel suo elmo di fuoco

e di notte anche, specchiato nella luna.

La sua luce passava su di noi liberamente,

come se ci fossimo coricati

in modo da non lasciare ombre,

solo queste due lievi impronte nella neve.

E il passato, come sempre, si stendeva dinnanzi a noi,

fermo, complesso, impenetrabile.

Quanto siamo restati Îì coricati

mentre, a braccetto nei loro mantelli di piume,

gli dei scendevano passeggiando

dal monte che costruimmo per loro?

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ORIGINI

Come se una voce stesse dicendo:

Dovresti già essere addormentata…

Ma non c'era nessuno, Né

s'era oscurata l'aria

per quanto la luna fosse lì,

già riempita di marmo.

Come se, in un giardino affollato di fiori,

una voce avesse detto:

Come stancano, questi ori,

così sonori, così ripetitivi

finché chiudevi gli occhi,

coricata fra di loro, tutti

balbertanti fiamma...

Eppure non potevi dormire,

povero corpo, la terra

ti era ancora attaccata...

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