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Capitolo 1.

6 tratto da: Le prove Civili di Stefano Previti, Cedam


2018

1.6. IL GIURAMENTO
(Rossana Mininno)

Sommario: 1.6.1. Introduzione – 1.6.2. Il giuramento decisorio – 1.6.2.1. Le


condizioni di ammissibilità – 1.6.2.2. La c.d. decisorietà della formula –
1.6.2.3. Le modalità della delazione – 1.6.2.4. (Segue): la formula del
giuramento e la capitolazione – 1.6.2.5. (Segue): il potere di deferimento –
1.6.2.6. Aspetti procedurali: la verbalizzazione – 1.6.2.7. (Segue): la notificazione
dei provvedimenti – 1.6.3. Il giuramento suppletorio – 1.6.3.1. La natura e
l’oggetto – 1.6.3.2. Il potere del giudice di deferire il giuramento suppletorio –
1.6.3.3. Le condizioni di ammissibilità: la c.d. semiplena probatio – 1.6.3.4. La
determinazione della formula – 1.6.3.5. Aspetti procedurali: la verbalizzazione –
1.6.4. Il giuramento estimatorio – 1.6.4.1. La finalità e le condizioni di
ammissibilità – 1.6.4.2. Il giuramento in materia di rendimento del conto –
1.6.4.3. La formula del giuramento.
Casi: Formula del giuramento nell’ipotesi di deduzione da parte del debitore
dell’avvenuta estinzione dell’obbligazione. Indeferibilità del giuramento deci-
sorio al fallito.

1.6.1. Introduzione
Il giuramento è disciplinato dagli artt. 2736 ss. c.c.
Anche il giuramento, al pari della confessione, è una prova costituenda che si
forma in giudizio, dotata dell’efficacia probatoria della prova legale, efficacia
derivante dalla solennità della forma.
L’ordinamento prevede due specie di giuramento: quello decisorio e quello
suppletorio (art. 2736 c.c.)
Prevede, altresì, il giuramento estimatorio, costituente una species del
giuramento suppletorio.

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1.6.2. Il giuramento decisorio


Il giuramento decisorio è quello che «una parte deferisce all’altra per farne
dipendere la decisione totale o parziale della causa» (art. 2736, n. 1, c.c.).
Il giuramento decisorio si concreta in una solenne dichiarazione di verità
(quando si riferisce ad un fatto proprio del giurante) o di scienza (quando
attiene alla conoscenza che il giurante abbia di un fatto altrui) circa l’esistenza
o meno di un determinato fatto favorevole a chi lo presta, resa al giudice da
una parte su istanza dell’altra (Cass., sez. III, 9.5.1983, n. 3193; Cass., sez. II,
16.11.1973, n. 3051).
Con il deferimento del giuramento la parte deferente affida alla lealtà della
controparte l’accertamento di quanto forma oggetto della formula all’uopo
articolata (Cass., sez. III, 9.5.1983, n. 3193).
Il giuramento decisorio si distingue, tradizionalmente, in giuramento c.d. de
veritate, allorquando attenga a fatti di cui il soggetto chiamato a prestarlo
sia stato autore o partecipe e c.d. de scientia, allorquando contenga la
specificazione che il fatto altrui sia stato, in qualche modo, inequivocabilmente
appreso o constatato da chi debba prestarlo (Cass., sez. II, 15.1.2008, n. 647).
L’art. 2738, comma 1, c.c. attribuisce al giuramento decisorio (prestato) natura
di prova legale, con preclusione di ogni prova contraria e con esclusione di
qualsiasi discrezionalità da parte del giudice85 (Cass., sez. III, 7.10.1998, n. 9912).
La prestazione del giuramento decisorio implica una presunzione iuris et de
iure in ordine all’esistenza dei fatti che ne hanno formato oggetto (Cass., sez.
III, 16.10.2009, n. 22037).

Giuramento decisorio
Art. 2736, n. 1, c.c. Il giuramento decisorio è quello che «una parte
deferisce all’altra per farne dipendere la decisione
totale o parziale della causa». Si distingue,
tradizionalmente, in giuramento c.d. de veritate,
allorquando attenga a fatti di cui il soggetto
chiamato a prestarlo sia stato autore o partecipe e
giuramento c.d. de scientia, allorquando contenga
la specificazione che il fatto altrui sia stato, in
qualche modo, inequivocabilmente appreso o
constatato da chi debba prestarlo.

85
  In ordine all’ammissibilità del giuramento decisorio secondo Cass., sez. II, 27.1.2009, n. 1901: «Il
giudice del merito deve sempre ammettere il giuramento decisorio, sia esso “de scientia” o “de veritate”,
ed, in particolare, anche quando dalla confessione giudiziale o stragiudiziale o da altra prova privilegiata,
già risulti provata una situazione di fatto contraria a quella che con il giuramento si intende provare».
Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza del giudice di secondo grado che aveva ritenuto inammissibile il
giuramento decisorio diretto a dimostrare il mancato pagamento di fatture recanti l’annotazione “pagato”.

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La prova nel procedimento di primo grado

1.6.2.1. Le condizioni di ammissibilità


Le condizioni di ammissibilità del giuramento decisorio concernono la sua
idoneità alla definizione della lite e l’essenza della formula (ovvero il requisito
della c.d. decisorietà della formula), nonché le modalità della delazione.
Si tratta di condizioni non derogabili dalle parti, quindi, non rimesse alla
loro disponibilità (Cass., sez. II, 24.5.2004, n. 9927; Cass., sez. III, 28.10.2014,
n. 2280586).
La ricorrenza delle dette condizioni deve essere verificata dal giudice, anche
d’ufficio (Cass., sez. I, 30.12.2004, n. 24246).
L’ammissione – sull’accordo delle parti – della formula del giuramento
decisorio non preclude, neanche in sede di decisione sul merito, una nuova
valutazione delle condizioni per l’ammissibilità del giuramento prestato su
quella formula, in quanto il doveroso esercizio, da parte del giudice, della
verifica della ricorrenza delle condizioni di ammissibilità del giuramento
non trova ostacolo né nell’art. 2738, comma 1, c.c. – che attribuisce efficacia
di prova legale al prestato giuramento, con preclusione di ogni prova
contraria – né nell’art. 177, comma 3, n. 1, c.p.c., che sancisce l’irrevocabilità
delle ordinanze emesse sull’accordo delle parti in materia della quale queste
possano disporre (Cass., sez. II, 24.5.2004, n. 9927; Cass., sez. III, 28.10.2014,
n. 22805).
È inammissibile il giuramento decisorio deferito in sede d gravame allorché
verta su una circostanza non dedotta in primo grado, in quanto l’introduzione
di un quid novum nella fase di appello modificherebbe il principio devolutivo e
quello della disponibilità delle prove nei limiti delle regole processuali (Cass.,
sez. III, 19.10.2015, n. 21073).
Qualora la controversia sia stata definita in primo grado in base a
giuramento suppletorio, il giudice dell’impugnazione non può revocare
l’ordinanza di ammissione del giuramento stesso, ma solo procedere alla
rivalutazione del materiale probatorio raccolto prima della delazione del
giuramento e, se pervenga al convincimento che gli elementi così acquisiti
risultavano di per sé idonei alla decisione della vertenza, pronunciare
sentenza prescindendo dall’esito del giuramento (Cass., sez. II, 31.12.2014,
n. 27563).
La parte che con il ricorso per cassazione sostenga che il giudice del merito ha
errato nel non ammettere il deferimento del giuramento decisorio ha l’onere
di trascrivere, nel ricorso, il contenuto della formula del giuramento stesso,

86
  «L’ordinanza ammissiva del giuramento decisorio può essere revocata anche dopo la prestazione
dello stesso se il giudice si convinca che non sussistevano le condizioni per il suo deferimento, senza
che assuma rilevanza il contegno processuale delle parti, in quanto trattasi di mezzo istruttorio per il
quale la legge pone condizioni di ammissibilità non derogabili dalle parti e dunque non rimesse alla loro
disponibilità».

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onde consentire la valutazione delle questioni da risolvere e della decisività


dello stesso (Cass., sez. II, 4.3.2015, n. 436587).

1.6.2.2. La c.d. decisorietà della formula


Il giuramento decisorio è ammissibile soltanto se dalla sua prestazione o
dalla mancanza di essa dipende la definizione della causa perché i fatti su
cui è deferito sono decisori ovvero risolutivi della controversia (Cass., sez. II,
23.2.1999, n. 1526; Cass., sez. I, 7.5.2014, n. 983188).
In altri termini, il giuramento decisorio – per essere ammesso – deve avere ad
oggetto, come espressamente richiede l’art. 2736, comma 1, c.c., circostanze
dalle quali dipende la decisione di uno o più capi della domanda, ossia
circostanze tali che al giudice, previo accertamento dell’an iuratum sit, non
resti altro che accogliere o rigettare la domanda ovvero singoli capi di essa,
basandosi, quanto al fatto, solo sul giuramento prestato ovvero sulla mancata
prestazione del medesimo (Cass., sez. II, 8.6.2007, n. 13425; Cass., sez. II,
25.6.2012, n. 1057489).
È, invece, inammissibile se vertente su circostanze attinenti a fasi dell’iter
logico da seguire per decidere detti capi, in quanto in tal caso non sarebbe
distinguibile da altre risultanze processuali soggette alla valutazione del
giudice per pervenire alla decisione (Cass., sez. III, 14.2.2000, n. 1634).
È del pari inammissibile il giuramento decisorio formulato in maniera tale
da condurre all’acquisizione di meri elementi di giudizio da cui desumere o
interpretare i fatti risolutivi della controversia (Cass., sez. II, 23.2.1999, n. 1526),

87
  «per il principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, tale controllo deve poter essere compiuto
dalla Suprema Corte sulla base delle deduzioni contenute in tale atto, alle cui lacune non è dato sopperire
con indagini integrative». Secondo Cass., sez. I, 16.4.2014, n. 8872: «Nel giudizio di rinvio, allorché la Corte
di cassazione abbia dichiarato la nullità della sentenza di appello per una ragione (nella specie, per avere
indebitamente dato ingresso ad una domanda non ritualmente proposta in primo grado) che, in forza del
principio di cui all’art. 159, primo comma, cod. proc. civ., non abbia posto nel nulla tutto il giudizio di appello
svoltosi fino al momento della decisione, il giudice è investito del potere-dovere di riesaminare il merito della
causa sulla base di quanto acquisito sino al momento della emissione della sentenza cassata, fermo restando,
per le parti, il limite posto dall’art. 394 cod. proc. civ., con conseguente impossibilità di richiedere nuove
prove (salvo il deferimento del giuramento decisorio), di depositare nuovi documenti (ad eccezione di quelli
che era stato impossibile produrre prima per causa di forza maggiore) o di prendere nuove conclusioni».
88
 «La valutazione (positiva o negativa) della decisorietà della formula del giuramento è rimessa
all’apprezzamento del giudice del merito, il cui giudizio circa l’idoneità della formula a definire la lite è
sindacabile in sede di legittimità con esclusivo riferimento alla sussistenza di vizi logici o giuridici attinenti
all’apprezzamento espresso dal predetto giudice».
89
  «In tema di giuramento, l’accertamento, in concreto, della decisorietà della formula adottata rientra
nell’apprezzamento di fatto del giudice di merito, insindacabile in sede di legittimità se sorretto da
motivazione esente da vizi logici e giuridici, così come è incensurabile in tale sede il mancato esercizio,
da parte del medesimo giudice, della facoltà di modificare la formula del giuramento, facoltà, peraltro,
consentita solo per quanto attiene ad aspetti formali della formula stessa, al fine di renderne più chiaro
il contenuto».

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ovvero tale che il soggetto chiamato a prestarlo finirebbe con l’esprimere una
mera valutazione personale (Cass., sez. II, 15.1.2008, n. 647).
Il giuramento decisorio – attese le sue finalità – non può servire per
l’acquisizione di elementi presuntivi, da valutarsi in concorso ed in relazione
con gli elementi istruttori già raccolti (Cass., sez. III, 23.2.2006, n. 4001).
A tale riguardo, le disposizioni dell’art. 2738, comma 1, c.c., sono indicative della
volontà del legislatore di impedire ogni possibilità di rimettere in discussione,
per effetto delle deduzioni difensive delle parti, l’esito della causa determinato
dalla prestazione del giuramento (Cass., sez. III, 17.1.2005, n. 737).
Il giuramento decisorio con formula de veritate può vertere non solo su
fatti propri del giurante, ma anche su fatti altrui che siano comunque caduti
sotto la sua diretta percezione, a condizione che ciò risulti dalla formula del
giuramento (Cass., sez. III, 13.1.2009, n. 47690).
La formulazione delle circostanze deve condurre, in caso di ammissione dei
fatti rappresentati, automaticamente all’accoglimento della domanda e non
deve richiedere una valutazione di tali fatti da parte del giudice di merito
(Cass., sez. lav., 3.1.2011, n. 3991).
Il giuramento da deferire alla controparte difetta del requisito della decisorietà
allorquando non attenga a fatti di cui il soggetto chiamato a prestarlo sia
stato autore o partecipe (giuramento c.d. de veritate), ovvero non contenga la
specificazione che il fatto altrui sia stato, in qualche modo, inequivocabilmente
appreso o constatato da chi debba prestarlo (giuramento c.d. de scientia),
cosicché la solenne affermazione o negazione finirebbe con l’esprimere una
mera valutazione personale (Cass., sez. II, 15.1.2008, n. 647).
Una volta che il giuramento decisorio sia stato ammesso, pur rimanendo
salvo il potere del giudice di revocarlo in un momento successivo anche alla
sua prestazione (Cass., sez. III, 28.10.2014, n. 22805), al giurante non restano
altre facoltà che quella di prestare il giuramento medesimo, eventualmente
apportando le variazioni consentite, o di riferirlo alla controparte (Cass., sez.
I, 10.2.1999, n. 1111).
Il giuramento decisorio deferito subordinatamente all’eventuale non ammissione
di altri mezzi di prova richiesti in via principale può essere ammesso dal giudice
del merito solo dopo che egli abbia escluso l’ammissibilità e la rilevanza degli
altri mezzi di prova (Cass., sez. III, 11.2.2005, n. 2854; Cass., sez. III, 13.11.2009,

90
  Nella specie, la Suprema Corte ha statuito l’inammissibilità del giuramento decisorio de veritate deferito
all’erede del creditore, nella cui formula era stato chiesto di giurare l’avvenuta estinzione del debito, senza,
tuttavia, precisare come e quando il giurante avesse avuto diretta percezione del pagamento.
91
  Nella specie, relativa all’accertamento di un rapporto di portierato, i fatti dedotti nei capitoli – quali
l’apertura e chiusura del portone, l’accensione e spegnimento delle luci, la pulizia delle scale, il ricevimento
degli atti giudiziari – non comportavano, anche se ammessi, il riconoscimento della subordinazione, ma
richiedevano una valutazione ai fini della qualificazione del rapporto. La Suprema Corte, in applicazione
del principio statuito, ha rigettato il ricorso, confermando la decisione del giudice di merito.

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n. 24025). Peraltro, tale valutazione negativa, non esigendo una motivazione


espressa, può risultare per implicito dall’iter logico seguito dal giudice che
abbia ammesso soltanto il giuramento (Cass., sez. lav., 2.2.1999, n. 861).
Gli effetti del giuramento decisorio trovano il loro limite nel contenuto della
formula. In altri termini, se il giuramento è stato deferito per risolvere uno
solo dei punti della controversia, il giudice è vincolato alle risultanze del
giuramento soltanto per quel fatto che ha formato oggetto della dichiarazione
solenne, ma non anche per gli altri fatti che non vi sono compresi (Cass., sez.
III, 18.3.1971, n. 772; Cass., sez. II, 27.11.1982, n. 6471).
La libertà di scelta del giurante non è garantita solo dalla formula di giuramento
“affermo o nego che”, ma anche da quella, più semplice, “affermo che” ovvero
“nego che”, dovendosi ritenere la possibilità d’invertire in senso contrario una
delle suddette formule implicita nella stessa natura del giuramento decisorio
diretto a confermare in modo solenne, in senso positivo o negativo, la verità
o meno di un fatto decisivo ai fini della risoluzione della lite, senza che ciò
costituisca, in realtà, una modificazione della formula stessa, ma soltanto
la scelta dell’alternativa che si è inteso porre al giurante quale particolare
sistema di risoluzione della lite (Cass., sez. VI-3, 10.12.2014, n. 26027).

1.6.2.3. Le modalità della delazione


Al fine della sua ammissione, il giudice di merito deve accertare soltanto se il
giuramento sia stato o meno prestato in conformità alla formula con la quale
è stato deferito (Cass., sez. II, 11.10.2004, n. 20124).
Il giuramento, sia esso de scientia o de veritate, deve essere ammesso
anche quando dalla confessione giudiziale o stragiudiziale o da altra prova
privilegiata già risulti provata una situazione di fatto contraria a quella che
con il giuramento si intende provare (Cass., sez. II, 27.1.2009, n. 190192).
Il giuramento decisorio è, altresì, ammissibile quando, benché deferito in
via subordinata, i fatti con esso dedotti siano stati già accertati o esclusi in
base alle risultanze probatorie, purché il contenuto del giuramento abbia
il carattere della decisorietà in ordine al thema decidendum oggetto della
controversia (Cass., sez. III, 17.5.2010, n. 11964).
Quanto all’oggetto, il giuramento decisorio non può vertere sull’esistenza o
inesistenza di rapporti giuridici o di situazioni giuridiche, né può deferirsi
per provocare l’espressione di apprezzamenti od opinioni e, tantomeno, di
valutazioni giuridiche, dovendo la sua formula avere ad oggetto circostanze
determinate, che, quali fatti storici, siano stati percepiti dal giurante con i
sensi o con l’intelligenza (Cass., sez. II, 30.4.2013, n. 10184).

92
  Nella specie, la Suprema Corte ha cassato la sentenza del giudice di secondo grado, che aveva ritenuto
inammissibile il giuramento decisorio diretto a dimostrare il mancato pagamento di fatture recanti
l’annotazione “pagato”.

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La prova nel procedimento di primo grado

Al giuramento decisorio si applica la disposizione di cui all’art. 208 c.p.c.,


concernente la decadenza dall’assunzione della prova, in quanto, essendo
deferito su fatti e tendendo al loro accertamento, costituisce un mezzo di
prova vero e proprio (Cass., sez. lav., 23.11.2012, n. 2077793).
Nell’ipotesi di domande fondate su un’identica causa petendi proposte nei
confronti di due convenuti, l’ammissione di un convenuto resa in merito ad una
domanda proposta nei confronti dell’altro convenuto non costituisce prova a
favore dell’attore se a sua volta quest’ultimo abbia proposto, nei confronti
dello stesso convenuto, una domanda fondata su causa petendi identica a
quella del primo attore, perché la dichiarazione che una parte rende di fatti
favorevoli a sé stessa può costituire prova in danno di un’altra soltanto se è
resa sotto il vincolo del giuramento decisorio deferitole dalla predetta (Cass.,
sez. III, 2.4.1999, n. 3205).
Il giuramento decisorio deve considerarsi prestato anche quando il giurante
abbia apportato alla formula del giuramento aggiunte e varianti che ne
costituiscano semplici chiarimenti senza, tuttavia, alterarne la sostanza (Cass.,
sez. III, 3.7.2008, n. 18207).
L’ipotesi in cui il deferito presti il giuramento decisorio apportando modifiche
alla formula ammessa dal giudice tali da alterarne l’originaria sostanza è
legittimamente assimilabile a quella di mancata prestazione del giuramento
(Cass., sez. VI-2, 9.5.2017, n. 1132894).
L’art. 2739 c.c. pone il divieto di deferire il giuramento decisorio su fatti
illeciti. La ratio di tale divieto risiede nell’opportunità di non obbligare il
giurante a confessarsi autore di un atto per lui potenzialmente produttivo di
responsabilità non soltanto penale, ma anche civile o amministrativa (Cass.,
sez. III, 4.6.2009, n. 12866; Cass., sez. III, 19.3.2014, n. 6347).
La locuzione “fatto illecito” (che ha sostituito quella di “fatto delittuoso”
contenuta nell’art. 1364 del previgente codice) deve essere intesa nella sua (più
ampia) portata di atto contrastante con norme imperative, di ordine pubblico
o di buon costume, o comunque turpi o riprovevoli secondo la coscienza
collettiva e si estende a qualunque ipotesi di illiceità. Esso, peraltro, riguarda

93
  «Anche nel rito del lavoro, la mancata notifica dell’ordinanza ammissiva del giuramento decisorio nei
termini fissati dal provvedimento comporta l’impossibilità di considerare soccombenti le parti alle quali
il giuramento è stato deferito e non presentatesi a prestarlo, secondo il disposto dell’art. 239 cod. proc.
civ., ma non determina la decadenza del deferente dalla facoltà di farlo assumere, dovendo considerarsi
solo ordinatori i termini di cui all’art. 237 cod. proc. civ., in difetto di un’espressa disposizione che li dichiari
perentori».
94
  Nella specie, la Suprema Corte ha confermato la decisione impugnata che, con riguardo ad un giuramento
deferito relativamente alla mancata soddisfazione di un credito, aveva ritenuto come ammessa la mancata
estinzione dell’obbligazione, per avere il giurante reso una dichiarazione non conforme alla formula
deferitagli, non avendo saputo indicare l’entità della somma asseritamente corrisposta al creditore a saldo
del debito.

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le sole circostanze specificamente capitolate, trovando applicazione soltanto


quando oggetto del giuramento sia un comportamento illecito del giurante,
ovvero un comportamento illecito della controparte che possa desumersi
automaticamente da quello del giurante, e non anche quando si tratti di un
fatto materiale in sé neutro, perché non attributivo di comportamento illecito
a nessuna delle parti, la cui responsabilità deve, invece, essere desunta da
altri fatti per via di inferenze e correlazioni (Cass., sez. III, 4.6.2009, n. 1286695).
Il giuramento decisorio non può essere deferito o riferito in materia di diritti
indisponibili (art. 2739 c.c.).
È, altresì, vietato deferire o riferire il giuramento su un fatto illecito (art. 2739
c.c.).
Detto divieto trova applicazione soltanto quando oggetto del giuramento
sia un comportamento illecito del giurante, ovvero un comportamento
illecito della controparte che possa desumersi automaticamente da quello
del giurante, e non anche quando si tratti di un fatto materiale in sé neutro,
perché non attributivo di comportamento illecito a nessuna delle parti, la
cui responsabilità deve, invece, desumersi da altri fatti per via di inferenze
e correlazioni (Cass., sez. III, 4.6.2009, n. 12866; Cass., sez. III, 15.3.2007,
n. 599496).
Il divieto di deferire giuramento su fatti illeciti trova la sua ratio nell’esigenza
di impedire che il giurante sia costretto a scegliere tra l’ammettere circostanze
lesive della sua dignità e del suo decoro ed il giurare il falso (Cass., sez. II,
29.11.2013, n. 2685197).
L’art. 2739 c.c. vieta la prova per giuramento sull’esistenza di un contratto per
il quale sia richiesta la forma scritta ad substantiam, perché nessuna prova
potrebbe supplire al documento mancante.
Il giuramento è ammissibile per dimostrare l’esistenza e il contenuto dell’atto
scritto richiesto a pena di nullità nell’ipotesi in cui il documento sia stato
smarrito o distrutto senza colpa del contraente che se ne voglia avvalere,
se di tale circostanza si offra prova e si faccia menzione nella formula del

95
  Conforme Cass., sez. I, 25.8.1998, n. 8423, la quale, pronunciando in sede di controversia circa le
condizioni della separazione personale tra due coniugi, nella quale il giudice di merito aveva ritenuto
inammissibile il giuramento decisorio deferito alla moglie dall’ex marito circa la presunta asportazione
di vari oggetti dalla casa coniugale, attesane la natura di giuramento su fatto illecito, nel sancire il riferito
principio di diritto, ha confermato la decisione impugnata.
96
  Nella specie, relativa alla domanda di danni esperita dai congiunti del deceduto a seguito di un incidente
stradale, asseritamente trasportato sulla moto condotta dal convenuto, la Corte di merito aveva ritenuto
inammissibile il giudizio decisorio a questo deferito in quanto avrebbe inciso sulla prova dell’omicidio
colposo del giurante. Poiché era incontestabile che il fatto potesse essere considerato illecito, anche se non
era stato accertato dal giudice penale, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso della sorella della vittima.
97
  Nella specie, la Suprema Corte ha statuito che non può deferirsi giuramento in ordine all’esistenza di
un patto commissorio imposto al debitore dal creditore per l’esclusiva realizzazione dei propri interessi,
integrando esso pur sempre un atto illecito o comunque un atto con causa illecita.

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La prova nel procedimento di primo grado

giuramento ovvero allorché il giudice di merito abbia ritenuto che risulti già
provato questo presupposto di ammissibilità del giuramento (Cass., sez. lav.,
29.10.2015, n. 22127).
È, altresì, ammissibile nel caso in cui l’atto scritto esista e la prova tenda
a dimostrare non l’esistenza del contratto, ma soltanto il suo carattere
simulatorio (Cass., sez. III, 18.2.2010, n. 3899).
Il divieto di deferire giuramento in merito ad un contratto per la validità del
quale sia richiesta la forma scritta, poiché mira ad evitare che il contraente
possa in tal modo superare la nullità derivante dall’inosservanza della forma
prescritta ad substantiam, opera solo tra le parti del contratto e non anche
nei confronti del terzo che invochi il contratto inter alios acta semplicemente
come fatto storico (Cass., sez. lav., 24.3.2001, n. 430898).

1.6.2.4. (Segue): la formula del giuramento e la capitolazione


Il giuramento decisorio deve essere formulato in articoli separati, in modo
chiaro e specifico e – dovendo esso vertere su fatti idonei a risolvere (in tutto
o in parte) la lite – la relativa formula deve essere congegnata in modo che
il destinatario possa, a sua scelta, giurare e vincere la lite o non giurare e
perderla.
Pertanto, un giuramento formulato in modo da non consentire l’attuazione
di detto meccanismo è inammissibile, in quanto la sua mancata prestazione,
non potendo essere considerata come riconoscimento della fondatezza della
pretesa della parte avversa, non potrebbe essere posta a base della sentenza
di condanna. L’accertamento, in concreto, della decisorietà della formula
adottata rientra nell’apprezzamento di fatto del giudice di merito, al quale
è riconosciuta la facoltà di modificare la formula del giuramento (facoltà,
peraltro, consentita solo per quanto attiene ad aspetti formali della formula
stessa) al fine di renderne più chiaro il contenuto (Cass., sez. lav., 2.9.2003,
n. 12779; Cass., sez. II, 25.6.2012, n. 1057499).
Dovendo, in altri termini, i capitoli del giuramento decisorio essere formulati
in modo tale che il destinatario possa, a sua scelta, giurare e vincere la lite o
non giurare e perderla, ne consegue l’inammissibilità di una capitolazione che
non contenga tale alternativa, ma, al contrario, prefiguri la soccombenza della
controparte sia ove presti il giuramento sia ove vi si sottragga (Cass., sez. III,
15.4.2010, n. 9045).

98
  Nella specie, la Suprema Corte ha confermato la decisione di merito resa sulla base dell’esito negativo
del giuramento deferito, nell’ambito di una controversia per il riconoscimento di mansioni superiori, dal
lavoratore nei confronti dell’istituto di credito datore di lavoro, avente ad oggetto la stipulazione da parte
del primo di contratti di mutuo con enti pubblici.
99
  Secondo la Suprema Corte è incensurabile in sede di legittimità il mancato esercizio, da parte del giudice
di merito, della facoltà di modificare la formula del giuramento.

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LE PROVE CIVILI

Il giuramento deferito da una parte all’altra conserva il carattere della decisorietà


anche se da esso possa dipendere la decisione soltanto parziale della causa, cioè
quando sia deferito per decidere un punto particolare della controversia, dotato
di una propria autonomia, perché relativo ad uno dei capi della domanda ovvero
ad uno dei momenti necessari dell’iter da seguire per la decisione, rispetto al
quale il giuramento esaurisce ogni indagine (Cass., sez. II, 6.12.2001, n. 15494).
La valutazione (positiva o negativa) della decisorietà della formula del
giuramento è rimessa all’apprezzamento del giudice del merito (Cass., sez. III,
13.11.2009, n. 24025; Cass., sez. I, 7.5.2014, n. 9831).

1.6.2.5. (Segue): il potere di deferimento


È inammissibile il giuramento deferito con atto non sottoscritto personalmente
dalla parte o da difensore munito di mandato speciale, come richiesto
dall’art. 233 c.p.c., ma dal difensore munito soltanto dell’ordinaria procura
ad litem (Cass., sez. III, 18.9.2009, n. 20125; Cass., sez. III, 28.10.2014, n. 22805).
Il giuramento decisorio può essere deferito dal procuratore della parte solo se sia
munito di mandato speciale, in quanto il potere di deferimento non è compreso
nella facoltà – conferita nella procura rilasciata a margine dell’atto processuale – di
“deferire i giuramenti di rito”, essendo tale attribuzione priva di qualsiasi riferimento
ai fatti da assumere ad oggetto del mezzo100 (Cass., sez. III, 14.4.2000, n. 4847).
Il mandato speciale non deve essere conferito necessariamente in un atto
del processo. È, tuttavia, necessario che sia sottoscritto, senza, peraltro, che
occorra l’autenticazione della sottoscrizione (Cass., sez. III, 11.5.2006, n. 10965).
Le modificazioni sostanziali della formula del giuramento decisorio possono
essere apportate soltanto dalla parte personalmente o da un suo procuratore
munito di mandato speciale (Cass., sez. lav., 10.6.1998, n. 5789).
Il giuramento decisorio può essere deferito, ai sensi dell’art. 233 c.p.c., in
qualsiasi stato della causa, quindi, anche nello stato iniziale dell’appello (Cass.,
sez. III, 17.12.2002, n. 18005).
Tuttavia, se la dichiarazione di deferimento del giuramento decisorio è
presentata per la prima volta con atto allegato alla comparsa conclusionale, il
mezzo di prova non è ammissibile, per tardività della relativa istanza, poiché
gli scritti difensivi successivi alla rimessione della causa al collegio possono
contenere solo le conclusioni già fissate davanti al giudice istruttore (Cass.,
sez. II, 26.9.2016, n. 18833).

100
  Secondo Cass., sez. lav., 20.12.1995, n. 12997: «Il potere di conciliare o transigere la controversia,
riconosciuto, ai sensi del secondo comma dell’art. 420 cod. proc. civ., al procuratore (il quale deve essere
a conoscenza dei fatti di causa) previsto da tale norma e nominato con atto pubblico o scrittura privata
autenticata, comprende la facoltà di deferire il giuramento decisorio – la quale, al di fuori del rito del
lavoro, può essere esercitata solo dalla parte o dal suo procuratore munito di mandato speciale -, atteso
che detto giuramento può definire la lite al pari della conciliazione o della transazione».

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La prova nel procedimento di primo grado

Il giuramento decisorio che, pur essendo stato ritualmente deferito, sia stato
dichiarato inammissibile in primo grado può essere riproposto in grado
d’appello101. L’atto con il quale ne è richiesta l’ammissione deve essere, a
pena di inammissibilità, sottoscritto personalmente dalla parte o da un suo
procuratore munito di mandato speciale, in ossequio a quanto previsto
dall’art. 233 c.p.c. (Cass., sez. III, 28.10.2014, n. 22805102). Non è, invece,
necessaria una nuova trascrizione dei capitoli in cui si articola il giuramento,
essendo a tal fine sufficiente richiamare l’atto del giudizio di primo grado con il
quale il giuramento stesso era stato deferito (Cass., sez. lav., 23.1.2003, n. 1014).

1.6.2.6. Aspetti procedurali: la verbalizzazione


Non comportano la nullità del giuramento decisorio l’omissione o la mancata
menzione nel verbale di udienza dell’ammonizione rivolta dal giudice alla
parte (Cass., sez. II, 23.10.1999, n. 11945).
Quanto alle conseguenze della mancata verbalizzazione della formula e
dell’omessa pronuncia della parola “giuro”, secondo un primo orientamento
della giurisprudenza di legittimità esse comportano nullità del giuramento
decisorio, in quanto la pronuncia della parola “giuro” concretizza e riassume
la ratio della efficacia di prova legale attribuita dalla legge al mezzo istruttorio
in esame (Cass., sez. II, 23.10.1999, n. 11945103).
In tal caso, peraltro, secondo i medesimi giudici non potrebbe parlarsi
di mancata prestazione, in quanto ai sensi dell’art. 239 c.p.c. la mancata
prestazione si ha solo quando la parte si sia ingiustificatamente assentata
dall’udienza, ovvero si sia rifiutata di prestare il giuramento o di riferirlo

101
  Secondo Cass., sez. VI-5, 18.4.2017, n. 9768: «Nel giudizio di rinvio, configurato dall’art. 394, comma
3, c.p.c. quale giudizio ad istruzione sostanzialmente chiusa, non sono ammesse nuove conclusioni e
richieste di nuove prove, ad eccezione del giuramento decisorio, salvo il caso in cui la sentenza d’appello
sia stata annullata per vizio di violazione o falsa applicazione di legge, che reimposti secondo un diverso
angolo visuale i termini giuridici della controversia, così da richiedere l’accertamento dei fatti, intesi in
senso storico o normativo, non trattati dalle parti e non esaminati dal giudice di merito perché ritenuti
erroneamente privi di rilievo».
102
  «È inammissibile il giuramento decisorio deferito con atto di appello non sottoscritto personalmente
dalla parte o da difensore munito di mandato speciale, come richiesto dall’art. 233 cod. proc. civ., ma dal
difensore munito soltanto dell’ordinaria procura “ad litem”, anche se il giuramento sia stato ritualmente
deferito in primo grado».
103
  Secondo Cass., sez. lav., 12.11.2008, n. 27026: «Ai sensi dell’art. 157, comma secondo, cod. proc. civ.,
affinché sussista l’obbligo del giudice di esaminare l’eccezione di nullità (relativa) di un atto processuale,
è necessario che la deduzione della medesima ad opera della parte, avvenga nella prima istanza
successiva all’atto viziato o alla notizia di esso; in mancanza di tale deduzione, la nullità resta sanata e
non può più essere eccepita dalla parte che, non opponendosi nella prima difesa successiva all’atto, ha
implicitamente rinunciato a farla valere». La fattispecie sottoposta al vaglio dei Supremi Giudici era relativa
all’attestazione – nel verbale del giuramento prestato dinanzi alla Corte d’appello prima che questa si
ritirasse per la decisione – dell’avvenuta pronunzia delle parole “nego” anziché “giuro e giurando nego”.

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all’avversario, con sua conseguente soccombenza rispetto alla domanda


o al punto di fatto relativamente al quale il giuramento medesimo è stato
ammesso. Si tratterebbe, invece, di un vizio di forma che inficia il mezzo
di prova ed impone, in base alla regola generale di cui all’art. 162 c.p.c., di
rinnovarlo d’ufficio (Cass., sez. II, 23.10.1999, n. 11945).
Il giuramento deve considerarsi prestato anche quando il giurante abbia
apportato alla formula del giuramento stesso aggiunte e varianti che ne
costituiscano semplici chiarimenti, senza alterarne la sostanza (Cass., sez. II,
23.10.1999, n. 11945).
Secondo altro orientamento, la mancata verbalizzazione della formula e l’omessa
pronuncia della parola “giuro” non comportano nullità, atteso che essa, ipotizzabile
solo nei casi tipizzati dalla legge a norma dell’art. 156 c.p.c., non è prevista dagli
artt. 238 e 239 c.p.c., a condizione, però, che l’atto presenti tutti i requisiti formali
indispensabili per il raggiungimento dello scopo per il quale è stato introdotto, a
norma dell’art. 156, comma 3, c.p.c. (Cass., sez. lav., 12.11.2008, n. 27026104).

1.6.2.7. (Segue): la notificazione dei provvedimenti


La mancata notifica dell’ordinanza ammissiva del giuramento decisorio nei
termini fissati dal provvedimento comporta l’impossibilità di considerare
soccombente la parte alla quale il giuramento è stato deferito e non presentatasi
a prestarlo, secondo il disposto dell’art. 239 c.p.c., ma non determina la
decadenza del deferente dalla facoltà di farlo assumere, dovendo considerarsi
solo ordinatori i termini di cui all’art. 237 c.p.c., in difetto di un’espressa
disposizione che li dichiari perentori (Cass., sez. lav., 23.11.2012, n. 20777).
Devono essere notificati personalmente alla parte chiamata a rendere il
giuramento decisorio, anche se non contumace e salvo che non sia stata
presente alla loro emissione, anche i provvedimenti di rinvio dell’udienza
fissata per la sua assunzione, nonostante la precedente notifica del
provvedimento ammissivo abbia posto la parte in condizione di conoscere i
termini del giuramento (Cass., sez. II, 21.5.2007, n. 11770105).

104
  La fattispecie sottoposta al vaglio della Suprema Corte era relativa all’attestazione – nel verbale di
prestazione negativa del giuramento decisorio deferito sull’intervenuto recesso del lavoratore per
dimissioni – dell’affermazione “nego”, anziché dell’affermazione solenne “giuro e giurando nego”, in una
controversia in cui l’atto aveva raggiunto lo scopo cui era diretto, ovvero quello di obbligare il dichiarante
ad affermare/negare le circostanze dedotte nei capitoli dell’avversario e ad assumersi piena responsabilità,
a tutti gli effetti di legge, della propria dichiarazione.
105
 Secondo Cass., sez. lav., 14.8.1998, n. 8015: «In materia di giuramento decisorio l’effetto della
soccombenza – che l’art. 239 cod. proc. civ. collega solo alla mancata comparizione del delato od al suo
rifiuto di prestare il giuramento – deve escludersi nell’ipotesi in cui il giudice rinvii ad altra udienza il
compimento dell’atto; in tal caso tale provvedimento (al pari di quelli con cui siano stati in ipotesi disposti
ulteriori rinvii) deve essere notificato alla parte personalmente, a meno che la stessa non sia presente
all’udienza in cui il rinvio è stato disposto».

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La prova nel procedimento di primo grado

Qualora l’espletamento del giuramento decisorio sia stato differito ad altra


udienza (dovendosi, in tal caso, ritenere che il giudice abbia implicitamente
considerato fondato il motivo dell’assenza della parte che lo doveva prestare),
alla successiva udienza deve essere accertato se il giuramento sia stato reso o
meno, onde decidere conformemente la causa, restando preclusa al giudicante
la facoltà di esaminare nuovamente la fondatezza della già ritenuta ragione
giustificativa dell’assenza e, conseguentemente, di considerare non prestato
il giuramento per la mancata presenza della parte all’udienza originariamente
fissata a tal fine (Cass., sez. II, 3.4.2007, n. 8237).

1.6.3. Il giuramento suppletorio


1.6.3.1. La natura e l’oggetto
Secondo la definizione legislativa, il giuramento suppletorio è quello «deferito
d’ufficio dal giudice a una delle parti al fine di decidere la causa quando la
domanda o le eccezioni non sono pienamente provate, ma non sono del tutto
sfornite di prova» (art. 2736, n. 2, c.c.).
Tradizionalmente, si distingue, nell’ambito della definizione legislativa, il
giuramento suppletorio propriamente detto (ovvero quello avente come
scopo di integrare la prova non pienamente fornita sull’azione e sull’eccezione)
e quello estimatorio (ovvero quello avente per scopo, nelle ipotesi in cui
sia stato pienamente accertato l’an debeatur, di stabilire il quantum non
diversamente determinabile).
Il giuramento estimatorio costituisce una species di quello suppletorio.
A norma dell’art. 2739 c.c., il giuramento suppletorio è ammissibile solo se
ha per oggetto un fatto proprio della parte alla quale è deferito, dovendo
intendersi per “fatto proprio” non soltanto l’attività personale della parte,
ma anche ogni avvenimento esterno, nonché i fatti e le dichiarazioni di altri
soggetti, nei limiti in cui possono essere stati percepiti dal giurante medesimo
(Cass., sez. lav., 8.9.2006, n. 19270).
Il giuramento suppletorio non può essere deferito o riferito in materia di
diritti indisponibili (art. 2739 c.c.).
È, altresì, vietato deferire o riferire il giuramento su fatti illeciti, trovando
detto divieto il suo fondamento nell’opportunità di non obbligare il giurante
a confessarsi autore di un atto per lui potenzialmente produttivo anche di
responsabilità civile.
Detto divieto non è limitato agli atti contrastanti con norme imperative,
di ordine pubblico o di buon costume o, comunque, turpi o riprovevoli
secondo la coscienza collettiva, ma si estende a qualunque ipotesi
di illiceità. Esso, peraltro, riguarda le sole circostanze specificamente
capitolate, trovando applicazione soltanto quando oggetto del giuramento
sia un comportamento illecito del giurante, ovvero un comportamento

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illecito della controparte che possa desumersi automaticamente da quello


del giurante, e non anche quando si tratti di un fatto materiale in sé neutro,
perché non attributivo di comportamento illecito a nessuna delle parti, la
cui responsabilità deve, invece, desumersi da altri fatti per via di inferenze
e correlazioni (Cass., sez. III, 4.6.2009, n. 12866; Cass., sez. III, 19.3.2014,
n. 6347).
È, altresì, oggetto di divieto il giuramento suppletorio vertente sull’esistenza
o inesistenza di rapporti giuridici o di situazioni giuridiche, ovvero volto
a provocare l’espressione di apprezzamenti od opinioni e di valutazioni
giuridiche, dovendo la sua formula avere ad oggetto circostanze determinate,
che, quali fatti storici, siano stati percepiti dal giurante con i sensi o con
l’intelligenza (Cass., sez. II, 30.4.2013, n. 10184).

Giuramento suppletorio
Art. 2736, n. 2, c.c. Il giuramento suppletorio è quello «deferito d’ufficio
dal giudice a una delle parti al fine di decidere la causa
quando la domanda o le eccezioni non sono pienamente
provate, ma non sono del tutto sfornite di prova». Si
distingue, tradizionalmente, il giuramento suppletorio
propriamente detto, ovvero quello avente come
scopo di integrare la prova non pienamente fornita
sull’azione e sull’eccezione e quello estimatorio,
ovvero quello avente per scopo, nelle ipotesi in cui sia
stato pienamente accertato l’an debeatur, di stabilire il
quantum non diversamente determinabile.

1.6.3.2. Il potere del giudice di deferire il giuramento suppletorio


Il giuramento suppletorio è un mezzo istruttorio complementare
e sussidiario, ammissibile d’ufficio ed eccezionalmente sottratto alla
disponibilità delle parti (Cass., sez. III, 10.2.2016, n. 2676).
La delazione del giuramento suppletorio rientra nel potere pienamente
discrezionale del giudice di merito, con la conseguenza che la parte può
esclusivamente sollecitarne l’esercizio (Cass., sez. III, 20.10.2016, n. 21235106).
Il carattere complementare e sussidiario del mezzo istruttorio in esame
impone al giudice di provvedere, prima di ammetterlo, sugli altri mezzi di

106
 «il giudice d’appello può sempre ammettere il suddetto giuramento ove ritenga la domanda o le
eccezioni non pienamente provate ma non del tutto sfornite di prova, senza incontrare impedimento –
nei giudizi assoggettati al rito del lavoro – nell’art. 437 c.p.c., il quale regola l’attività delle parti, ma non
limita in alcun modo i poteri che il giudice può esercitare d’ufficio, con l’ulteriore conseguenza che, non
applicandosi al giuramento suppletorio la norma testé menzionata, la sua deferibilità non è condizionata dalla
indispensabilità, prevista dallo stesso articolo quale condizione per l’ammissione dei nuovi mezzi di prova».

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prova eventualmente richiesti dalle parti a fondamento della domanda o delle


eccezioni (Cass., sez. III, 11.6.1999, n. 5752).
Il giuramento suppletorio ha valore di prova legale quanto ai fatti che
ne formano oggetto, fatti che, all’esito del suo rituale compimento, non
possono non considerarsi definitivamente accertati. L’efficacia probatoria
del giuramento suppletorio deriva dalla sua stessa prestazione in una
situazione in cui la domanda, pur se non pienamente provata, non è, tuttavia,
completamente sfornita di prova (Cass., sez. I, 15.11.2001, n. 14317107).

1.6.3.3. Le condizioni di ammissibilità: la c.d. semiplena probatio


La valutazione sull’opportunità di disporre il giuramento suppletorio,
trattandosi di mezzo di prova eccezionalmente sottratto alla disponibilità
delle parti ed ammissibile d’ufficio, è rimessa al prudente e discrezionale
apprezzamento del giudice di merito, il quale stabilisce se ricorrono le
condizioni previste dall’art. 2736, n. 2, c.c., se cioè la domanda o le eccezioni,
pur non pienamente provate, non siano del tutto sfornite di prova, essendo,
a tal fine, facultato ad avvalersi anche di elementi di valutazione desumibili
dal comportamento processuale e stragiudiziale delle parti e di semplici
presunzioni, indipendentemente dalla loro gravità, precisione e concordanza
(Cass., sez. III, 10.2.2016, n. 2676).
L’ammissione del mezzo istruttorio in esame postula la sussistenza di una
situazione di semiplena probatio, ovvero di «quella zona grigia tra prova
mancata e prova fornita in modo completo» (in termini, Cass., sez. III,
11.6.1999, n. 5752). Ne consegue che esso è deferito alla parte che, secondo
il prudente apprezzamento del giudice di merito, abbia fornito il maggiore
contenuto probatorio (Cass., sez. III, 27.6.2006, n. 14768).
Il giuramento suppletorio è deferibile, in base al prudente apprezzamento
delle risultanze istruttorie, anche quando il fatto da provare sia diverso
rispetto a quello che il giudice abbia ritenuto costituire semiplena probatio
della domanda o dell’eccezione (Cass., sez. III, 10.2.1998, n. 1355108).
Il potere del giudice di merito di deferire il giuramento suppletorio ha natura
eminentemente discrezionale (Cass., sez. III, 11.2.2004, n. 2659; Cass., sez. III,
10.2.2016, n. 2676).

107
  Secondo Cass., sez. II, 31.12.2014, n. 27563: «Qualora la controversia sia stata definita in primo grado
in base a giuramento suppletorio, il giudice dell’impugnazione non può revocare l’ordinanza di ammissione
del giuramento stesso, ma solo procedere alla rivalutazione del materiale probatorio raccolto prima della
delazione del giuramento e, se pervenga al convincimento che gli elementi così acquisiti risultavano di
per sé idonei alla decisione della vertenza, pronunciare sentenza prescindendo all’esito del giuramento».
108
  La Suprema Corte ha affermato il riportato principio in un caso in cui, a seguito di effrazione di cassetta
di sicurezza bancaria, era stata provata a mezzo di giuramento suppletorio la circostanza che il giorno del
furto si trovassero preziosi nella stessa sulla base della semiplena probatio costituita dall’abitualità del
deposito di preziosi nella cassetta.

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Al giudice di merito è riservata sia la valutazione circa la sussistenza del


requisito della semiplena probatio e dell’opportunità di avvalersi o meno di
tale mezzo di prova integrativo, sia la scelta della parte alla quale il giuramento
deve essere deferito (Cass., sez. lav., 8.1.2003, n. 101).
Tuttavia, il giudice di merito – che ritenga la causa giunta ad uno stato di
semiplena probatio – ha la facoltà e non l’obbligo di deferire il giuramento
suppletorio ai sensi dell’art. 2736, n. 2, c.c. (Cass., sez. III, 2.4.2009, n. 8021).
Alla parte che abbia assolto in modo insufficiente al proprio onere probatorio
deve essere riconosciuto, simmetricamente, un mero interesse di fatto a quel
deferimento, ma non anche la possibilità di dolersi per il fatto che l’organo
giudicante non abbia, in ipotesi, esercitato il relativo potere (Cass., sez. lav.,
8.9.2006, n. 19270).

1.6.3.4. La determinazione della formula


Anche nella determinazione della formula il giudice di merito esercita
un potere discrezionale, non essendo in alcun modo vincolato a quanto
affermato dall’una o dall’altra parte, ma essendo libero di indicarla sulla base
degli elementi di fatto acquisiti al processo e nei limiti del thema probandum,
potendo, nell’esercizio del potere discrezionale di cui dispone, modificare
l’assunto delle parti con riferimento a detti elementi, in modo che attraverso
l’esperimento del giuramento si possa raggiungere la prova piena che la parte
interessata non aveva fornito (Cass., sez. III, 11.6.1999, n. 5752; Cass., sez. III,
22.4.2010, n. 9542).
La formula del giuramento suppletorio non deve essere necessariamente
riproduttiva degli assunti difensivi dei contendenti (Cass., sez. II, 2.2.1995,
n. 1257).
È illegittima la formula del giuramento suppletorio che immuti la causa petendi
contenuta nella domanda e che – anziché avere ad oggetto circostanze ben
determinate che, quali fatti storici, siano state percepite dal giurante con i
sensi o con l’intelligenza – verta sul giudizio circa l’esistenza di un rapporto
giuridico (Cass., sez. I, 22.2.1996, n. 1407109).
La decisività delle circostanze oggetto del giuramento suppletorio deve essere
apprezzata in relazione al carattere complementare e sussidiario del mezzo
di prova in esame, quindi in relazione al materiale probatorio già acquisito
(Cass., sez. I, 15.1.2003, n. 525).
Il deferimento di un giuramento suppletorio non preclude al giudice,
pur dopo la prestazione dello stesso, di decidere la domanda in senso

109
  Nella fattispecie sottoposta al vaglio della Suprema Corte, l’attore aveva chiesto, nei confronti della
convenuta, il rimborso di anticipazioni da mandato, mentre la formula del giuramento si fondava sul
rapporto successorio tra la convenuta ed il di lei padre, nonché su un rapporto di mandato tra quest’ultimo
e l’attore, rapporto che non era stato dedotto.

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La prova nel procedimento di primo grado

favorevole alla parte che lo abbia prestato, prescindendo dalle risultanze


del giuramento (con conseguente implicita revoca dell’ordinanza
ammissiva) (Cass., sez. lav., 26.9.1996, n. 8508; Cass., sez. III, 20.6.2008,
n. 16800110).
I giudici di legittimità hanno ritenuto manifestamente infondata la
questione di legittimità costituzionale dell’art. 2736, n. 2, c.c., sollevata
in relazione agli artt. 3, 24 e 102 Cost., sia sotto il profilo della disparità
di trattamento determinata dal potere, attribuito al giudice, di scegliere,
in modo sottratto ad ogni controllo, tra il ricorso alla regola di giudizio e
il deferimento del giuramento suppletorio ad una delle parti in contesa,
anche disattendendo il principio dell’onere probatorio, sia sotto il profilo
della preclusione alla parte, dopo la prestazione del giuramento, di produrre
nuove prove. Invero, la situazione processuale in cui il giudice deferisce il
giuramento suppletorio e quella in cui la causa sia decisa sulla base della
regola di giudizio non sono eguali ed i poteri istruttori conferiti al giudice
non impediscono in via generale l’operatività del principio dell’onere della
prova come regola di giudizio, né la scelta motivata del giudice – che deve
indicare perché sussiste la semiplena probatio, perché ritiene di ricorrere al
potere officioso e perché ritiene di deferire il giuramento ad una o all’altra
parte – è libera, ben potendo essere sottoposta a controllo da parte dello
stesso giudice, del giudice d’appello o in sede di legittimità. Inoltre, la parte
diversa da quella alla quale è deferito il giuramento può contestare nello
stesso processo il carattere decisivo delle circostanze che hanno formato
oggetto del giuramento e, in caso di falso giuramento, esercitare i propri
poteri nel processo penale e ricorrere, in ultima analisi, alla tutela risarcitoria
(Cass., sez. I, 15.1.2003, n. 525).
La valutazione in ordine all’ammissibilità e rilevanza del giuramento
suppletorio, anche qualora sia stato espressamente richiesto da una parte,
rientra nella discrezionalità del giudice di merito, le cui valutazioni in
ordine alla sussistenza del requisito della cosiddetta semiplena probatio ed
alla scelta della parte alla quale deferirlo costituiscono apprezzamenti di

110
 «La valutazione con cui sia stato disposto o negato il giuramento suppletorio, ovvero si sia
proceduto alla revoca del giuramento suppletorio già disposto, è censurabile in cassazione come vizio
di violazione di norme sul procedimento ai sensi del n. 4 dell’art. 360 cod. proc. civ. sia quando una
motivazione manchi, sia quando il giudice abbia giustificato l’esercizio del suo potere assumendo
che il relativo presupposto non sia quello della “semiplena probatio” bensì diverso, sia quando la
motivazione sia esplicitata ed il giudice abbia assunto a presupposto della conseguente decisione
rispettivamente l’esistenza o meno di una situazione di “semiplena probatio”, attribuendo o negando
tale natura alla situazione probatoria esistente nel giudizio in relazione alla fattispecie giudicata con
una valutazione che risulti erronea secondo le categorie della logica generale o di quella giuridica
pertinenti nella specie».

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fatto al medesimo riservati111 (Cass., sez. III, 10.3.2006, n. 5240; Cass., sez. III,
22.4.2010, n. 9542; Cass., sez. II, 31.3.2015, n. 6560112).
In ogni caso, deve escludersi che il potere del giudice di deferire il giuramento
suppletorio sia libero, dovendo, al contrario, la sua ammissione o l’eventuale
rigetto essere motivati. Peraltro, la decisione sul punto è assoggettata al
controllo della stesso giudice che si è pronunziato, il quale può revocare il
provvedimento (Cass., sez. lav., 2.4.2004, n. 6570).
Il giuramento suppletorio (al pari di quello decisorio) non può vertere
sull’esistenza o inesistenza di rapporti giuridici o di situazioni giuridiche, né
può deferirsi per provocare l’espressione di apprezzamenti od opinioni, e,
tantomeno, di valutazioni giuridiche, dovendo la sua formula avere ad oggetto
circostanze determinate, che, quali fatti storici, siano stati percepiti dal
giurante con i sensi o con l’intelligenza (Cass., sez. II, 30.4.2013, n. 10184113).
La libertà di scelta del giurante non è garantita solo dalla formula di giuramento
“affermo o nego che”, ma anche da quella, più semplice, “affermo che” ovvero
“nego che”, dovendosi ritenere la possibilità d’invertire in senso contrario una delle
suddette formule implicita nella stessa natura del giuramento suppletorio diretto
a confermare in modo solenne, in senso positivo o negativo, la verità o meno
di un fatto decisivo ai fini della risoluzione della lite, senza che ciò costituisca, in
realtà, una modificazione della formula stessa, ma soltanto la scelta dell’alternativa
che si è inteso porre al giurante quale particolare sistema di risoluzione della
lite (Cass., sez. VI-3, 10.12.2014, n. 26027). Quanto all’efficacia probatoria, ai sensi
dell’art. 2738 c.c. la prestazione del giuramento suppletorio (al pari di quello
decisorio) implica una presunzione iuris et de iure in ordine all’esistenza dei fatti
che ne hanno formato oggetto (Cass., sez. III, 16.10.2009, n. 22037).
Conseguentemente, non sussiste alcun rapporto di pregiudizialità rispetto al
procedimento penale per falsità del giuramento, essendo l’esito del giudizio
civile svincolato da quello dell’eventuale procedimento penale, la cui definizione
può soltanto costituire titolo per le pretese risarcitorie da avanzare nei confronti
del soggetto che abbia giurato il falso (Cass., sez. III, 16.10.2009, n. 22037: nella
specie, la Suprema Corte ha statuito l’erroneità della disposta sospensione

111
  Secondo Cass., sez. III, 11.2.2004, n. 2659: «Quanto ai poteri del giudice di appello allorché la lite sia
stata definita in primo grado in base al predetto mezzo di prova, escluso che egli possa revocare l’ordinanza
ammissiva del giuramento, essi si sostanziano nella (ri)valutazione del materiale probatorio raccolto prima
della delazione del giuramento, sicché, qualora egli pervenga al convincimento che gli elementi acquisiti
risultavano di per sé idonei alla decisione della vertenza, nel senso tanto dell’accoglimento, quanto del rigetto
delle domande, potrà allora legittimamente pronunciare sentenza che prescinda dall’esito del giuramento».
112
  «Ai fini del deferimento del giuramento suppletorio, il giudice deve scegliere la parte maggiormente
favorita dalle risultanze della prova esperita o più meritevole di fiducia, anche in considerazione del
comportamento processuale».
113
  Nella specie, la Suprema Corte ha statuito che non può costituire oggetto di giuramento la qualità di
amministratore di condominio, in quanto essa implica l’accettazione della nomina, che è un atto negoziale
e non un fatto storico.

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necessaria del procedimento civile, non ricorrendo alcun caso di pregiudizialità


né alcuna delle altre situazioni legali che autorizzino detta sospensione).

1.6.3.5. Aspetti procedurali: la verbalizzazione


Non comportano la nullità del giuramento suppletorio l’omissione o la mancata
menzione nel verbale di udienza dell’ammonizione rivolta dal giudice alla
parte, mentre comportano nullità la mancata verbalizzazione della formula
e, in particolare, l’omessa pronuncia della parola “giuro”, che concretizza e
riassume la ratio della efficacia di prova legale attribuita dalla legge al mezzo
istruttorio in esame. In tal caso, peraltro, si tratta non di un’ipotesi di mancata
prestazione – che, ai sensi dell’art. 239 c.p.c., si ha solo quando la parte si sia
ingiustificatamente assentata dall’udienza, ovvero si sia rifiutata di prestare
il giuramento o di riferirlo all’avversario, con sua conseguente soccombenza
rispetto alla domanda o al punto di fatto relativamente al quale il giuramento
medesimo è stato ammesso – ma di un vizio di forma che inficia il mezzo
di prova ed impone, in base alla regola generale di cui all’art. 162 c.p.c., di
rinnovarlo d’ufficio (Cass., sez. II, 23.10.1999, n. 11945).
Il giuramento deve considerarsi prestato anche quando il giurante abbia
apportato alla formula del giuramento stesso aggiunte e varianti che ne
costituiscano semplici chiarimenti, senza alterarne la sostanza (Cass., sez. II,
23.10.1999, n. 11945).

1.6.4. Il giuramento estimatorio


Il giuramento estimatorio (o d’estimazione) costituisce una species del
giuramento suppletorio (art. 2736 c.c.).

1.6.4.1. La finalità e le condizioni di ammissibilità


Il giuramento estimatorio è consentito solo per determinare il valore
della cosa domandata e non anche per determinare l’esistenza della cosa
medesima, salvo il caso previsto, in tema di rendimento di conto, dall’art. 265
c.p.c. (Cass., sez. lav., 12.2.1982, n. 877).
In altri termini, al fine della sua ammissibilità presuppone la certezza dell’an
debeatur, sul quale non vi deve essere più discussione (Cass., sez. III, 20.8.1984,
n. 4659114).
La determinazione della somma fino a concorrenza della quale il giuramento
di estimazione avrà efficacia è rimessa al prudente criterio discrezionale del
giudice di merito (Cass., sez. I, 9.10.1974, n. 2718).

114
  Il giuramento estimatorio «è deferibile anche se concerne una somma di denaro allo scopo di stabilire
il suo esatto ammontare».

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Del pari, il giuramento estimatorio, essendo ammesso solo per determinare il


valore della cosa domandata (non altrimenti determinabile), non può essere
deferito per accertare il fatto storico del prezzo convenuto e pagato in un
contratto di vendita (Cass., sez. II, 30.10.1981, n. 5753).
Poiché, a norma dell’art. 241 c.p.c., il giuramento estimatorio richiede
che il giudice determini la somma fino a concorrenza della quale il
giuramento avrà efficacia, una volta che sia stato deferito dal giudice un
giuramento concernente soltanto l’esistenza – e non anche l’ammontare –
del debito, deve escludersi efficacia di giuramento ad affermazioni fatte
dal giurante circa il valore economico della prestazione (Cass., sez. III,
25.8.1978, n. 3976).
Nel giuramento estimatorio ciò che rileva è l’essenzialità dell’accertamento
del valore della cosa in relazione al petitum, onde il giuramento può essere
deferito anche per stabilire il valore di una cosa perduta o perita a causa
dell’inadempimento di un’obbligazione strumentale alla sua conservazione e,
dunque, per determinare il tantundem dovuto a fini risarcitori (Cass., sez. III,
10.2.1998, n. 1355; Cass., sez. I, 15.3.2016, n. 5090115).
La valutazione in ordine all’ammissibilità e rilevanza del giuramento
estimatorio rientra nella discrezionalità del giudice di merito (Cass., sez. lav.,
18.8.2004, n. 16157; Cass., sez. III, 22.4.2010, n. 9542).

1.6.4.2. Il giuramento in materia di rendimento del conto


Il giuramento che il giudice può deferire ai sensi del secondo comma
dell’art. 265 c.p.c. a chi non rende il conto costituisce una forma speciale di
giuramento suppletorio (Cass., sez. I, 9.10.1974, n. 2718).
L’art. 265 c.p.c. autorizza il giudice ad avvalersi del giuramento estimatorio
per il solo fatto che la parte tenuta a rendere il conto non lo presenti,
indipendentemente da ogni indagine su un’eventuale colpa della parte
medesima, quindi, senza necessità di accertare se la mancata presentazione
del conto possa essere giustificata. Ciò si evince chiaramente dal dato
testuale del secondo comma dell’articolo citato, che consente il deferimento
del giuramento in casi nei quali nessuna colpa della controparte sia
ipotizzabile.
L’unico presupposto richiesto dalla legge al fine del deferimento consiste
nell’accertata impossibilità di determinare altrimenti il credito dell’avente
diritto (Cass., sez. I, 1.6.1976, n. 1970).

 Nella specie la Suprema Corte, in applicazione del principio statuito, ha confermato la sentenza
115

impugnata, che aveva ritenuto ammissibile il giuramento suddetto deferito per accertare, oltre al numero
ed alla qualità, anche il valore dei gioielli custoditi presso una banca in una cassetta di sicurezza e trafugati
durante una rapina.

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1.6.4.3. La formula del giuramento


Ai sensi dell’art. 241 c.p.c., il deferimento del giuramento estimatorio deve
avvenire secondo una formula che lasci libero il giurante di stabilire il valore
della cosa domandata entro un limite massimo che il giudice stabilisce
secondo il suo prudente apprezzamento.
Non può, peraltro, essere considerata contra legem una formula che faccia
riferimento ad un valore fisso predeterminato, specie quando questo
corrisponda a quello indicato in domanda dal giurante, poiché anche il valore
così determinato assolve sostanzialmente alla funzione voluta dalla legge, che
è quella di porre un limite massimo al riconoscimento della pretesa dedotta in
giudizio, sottraendolo all’arbitrio del giurante, il quale potrebbe valersi della
natura di prova legale del giuramento per ottenere una prestazione esorbitante
rispetto alle risultanze obiettive di causa (Cass., sez. I, 21.5.1983, n. 3521).

CASO – FORMULA DEL GIURAMENTO NELL’IPOTESI DI DEDUZIONE


DA PARTE DEL DEBITORE DELL’AVVENUTA ESTINZIONE
DELL’OBBLIGAZIONE
Fatti: Tizio e Caio hanno proposto opposizione avverso il decreto ingiuntivo emesso
nei loro confronti dal Giudice di Pace su istanza dell’Avv. Sempronio. Tizio e Caio hanno
opposto all’Avv. Sempronio la prescrizione presuntiva del suo diritto di credito. L’Avv.
Sempronio ha deferito a Tizio e Caio il giuramento decisorio al fine di paralizzare detta
eccezione. Il Giudice di Pace, dopo aver ammesso il giuramento, ha rigettato l’opposizione.
Tizio e Caio hanno impugnato la sentenza. Il Tribunale ha revocato il decreto ingiuntivo
opposto e, quanto al giuramento prestato, ha osservato che «l’eccezione di prescrizione
presuntiva formulata dagli opponenti non potesse dirsi in alcun modo superata dall’esito
del giuramento prestato dagli stessi nel corso del giudizio di primo grado, nel senso che
il relativo articolato ammesso dal Giudice di Pace non aveva per oggetto l’intervenuta
estinzione dell’obbligazione, bensì circostanze diverse, quali l’avere i predetti opponenti
contattato varie volte l’appellato per pagarlo chiedendo la riduzione della parcella e
l’avergli offerto la somma di lire 1.500.000 a saldo dell’importo ingiunto, onde il fatto
che i medesimi avessero negato le circostanze sopra indicate non era certo idoneo ad
escludere la riferita estinzione del debito».
Domande delle parti: l’Avv. Sempronio ha proposto ricorso per cassazione della
sentenza del Tribunale, deducendo che «il giuramento decisorio, per essere ammesso,
deve avere ad oggetto circostanze dalle quali dipende la decisione di uno o più capi
della domanda (ovvero circostanze tali che al giudice, previo accertamento dell’an
iuratum sit, non resti altro che accogliere o rigettare la domanda stessa), laddove gli
articolati del giuramento decisorio ammessi dal primo Giudice avevano per oggetto
circostanze idonee a provare l’avvenuta estinzione dell’obbligazione, onde, sul punto,
la motivazione della sentenza impugnata è insufficiente e carente».

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Particolarità del caso: La Suprema Corte di cassazione, dopo aver affermato


che «ai sensi del combinato disposto degli artt. 2959 e 2960 c.c., unici mezzi
idonei a paralizzare l’eccezione di prescrizione presuntiva di pagamento sono
l’ammissione, da parte del debitore, di non avere estinto l’obbligazione, oppure il
giuramento decisorio […] laddove, in quest’ultimo caso, la formula del giuramento
che il creditore, cui sia stata opposta la prescrizione presuntiva del suo diritto,
può deferire al debitore, deve comprendere la tesi di costui relativa all’estinzione
del debito […] onde l’esito di un simile mezzo di prova deve essere l’accertamento
della verificazione dell’estinzione del debito stesso», nel rigettare il ricorso,
ha affermato il seguente principio di diritto: «Al fine di paralizzare l’eccezione
presuntiva di pagamento, unici mezzi idonei sono l’ammissione, da parte del
debitore che la opponga, di non avere estinto l’obbligazione, oppure il deferimento
al debitore, da parte del creditore del cui diritto sia stata opposta la prescrizione,
del giuramento decisorio, la cui formula deve comprendere la tesi del debitore
relativa all’estinzione del debito, sicché l’esito di un simile mezzo di prova sarà
l’accertamento della verificazione dell’estinzione del debito stesso» (Cass., sez. I,
24.9.2004, n. 19240).

CASO – INDEFERIBILITÀ DEL GIURAMENTO DECISORIO AL FALLITO


Fatti: l’Avv. Tizio, nella sua qualità di creditore della società in fallimento Alfa, ha
proposto domanda di ammissione al passivo di detta società. Il G.D. non ha ammesso
la domanda dell’Avv. Tizio, avendo ritenuto fondata l’eccezione di prescrizione
sollevata dal curatore ai sensi dell’art. 2956 c.c. L’Avv. Tizio ha impugnato il decreto con
cui è stata dichiarata l’esecutorietà dello stato passivo. Il Tribunale, in composizione
collegiale, ha confermato il decreto del G.D. L’Avv. Tizio è ricorso per la cassazione del
provvedimento collegiale.
In particolare, nella parte motiva del provvedimento il Tribunale ha ritenuto che «nessuna
prova era stata offerta dal ricorrente professionista avvocato per l’interruzione della
prescrizione, né quanto allo smarrimento dei relativi documenti, mentre irrilevante
doveva considerarsi il riconoscimento del debito espletato in giudizio (e sia pur per
una parte dello stesso) dal legale rappresentante della società fallita, ivi costituito, al
quale nemmeno poteva essere deferito il giuramento decisorio».
Domande delle parti: l’Avv. Tizio ha proposto ricorso per la cassazione del
provvedimento reso dal Tribunale in sede di impugnazione, deducendo «violazione
di legge ai sensi degli artt. 43, 93 l.fall. … avendo il tribunale erroneamente trascurato
che la previsione della partecipazione al giudizio impugnatorio da parte del fallito …
fondava la relativa qualità di parte necessaria del giudizio, con rilevanza di quanto da
questi dichiarato e confessato sui crediti».

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Particolarità del caso:


In merito alla «ritenuta qualità di litisconsorte necessario del fallito» e alla
«valenza da questi assunta come parte processuale nel regime di cui al
d.lgs. n. 5 del 2006, quand’era appunto espressa la regola per cui l’opposizione
allo stato passivo, unitamente al decreto di fissazione dell’udienza, andavano
notificati “al curatore e al fallito” (art. 99 co. 3 l.fall.)» la Suprema Corte di
cassazione ha in primis osservato che «l’art. 98 co. 2 l.fall. sanciva (e tuttora
prevede) con chiarezza che “l’opposizione è proposta nei confronti del curatore”,
così potendosi distinguere il legittimo e necessario contraddittore – e cioè la
parte nei cui confronti la domanda va proposta – dal fallito», il quale ha diritto
solo alla litis denuntiatio.
Secondo il ragionamento dei Giudici di legittimità, «mentre il curatore aveva così
l’onere di costituirsi, almeno dieci giorni prima dell’udienza (art. 99 co. 5), il fallito
poteva chiedere di essere sentito (art. 99 co. 9), secondo una mera facoltà, correlata
ad un potere discrezionale del giudice (da esercitare in modo motivato e non
arbitrario) e nella sostanza riproduttivo del medesimo principio di audizione vigente
nel processo esecutivo individuale»: la presenza, nel giudizio di opposizione allo
stato passivo, del fallito era «unicamente finalizzata all’eventuale apporto volontario
di elementi utili alla decisione», tant’è che l’omessa notifica al fallito dell’atto
di opposizione e del decreto di fissazione dell’udienza «non costituisce causa di
inammissibilità dell’impugnazione, dovendo il tribunale disporre unicamente la
rinnovazione dell’atto mancante».
La Suprema Corte, dopo aver ribadito che il giuramento decisorio «può essere
deferito solo a chi sia costituito in giudizio appunto come parte», ha negato la
deferibilità del giuramento decisorio al fallito in quanto nel giudizio di opposizione
allo stato passivo vige «un principio speciale ed assorbente che annovera solo il
curatore come parte necessaria, si costituisca o meno ed ascrive al fallito la mera
prerogativa … di soggetto che il giudice può scegliere di sentire, se ne abbia fatto
richiesta, … ove la finalità di tale audizione è volta all’acquisizione di chiarimenti,
in un’ottica cooperativa e che possono al più integrare informazioni idonee ad
orientare, su altre e distinte prove ma senza alcun vincolo di prova legale, il
convincimento giudiziale».
Ha, quindi, affermato il seguente principio di diritto: nel giudizio di opposizione allo
stato passivo «il fallito, per quanto destinatario della notifica del ricorso e del decreto
di fissazione dell’udienza, non può rendere alcuna confessione sui fatti oggetto
della domanda, né gli è deferibile il giuramento decisorio» (Cass., sez. I, 24.7.2015,
n. 15570).

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RIEPILOGO

n  In cosa consiste il giuramento? È una prova costituenda che si forma in


giudizio, dotata dell’efficacia probatoria della prova legale.

n  Quante specie di giuramento esistono? Ne esistono due specie: il giuramento


decisorio e quello suppletorio. Il giuramento decisorio è quello che «una parte deferisce
all’altra per farne dipendere la decisione totale o parziale della causa» (art. 2736, n. 1,
c.c.). Si distingue, tradizionalmente, in giuramento c.d. de veritate, allorquando attenga a
fatti di cui il soggetto chiamato a prestarlo sia stato autore o partecipe e giuramento c.d.
de scientia, allorquando contenga la specificazione che il fatto altrui sia stato, in qualche
modo, inequivocabilmente appreso o constatato da chi debba prestarlo. Il giuramento
suppletorio è quello «deferito d’ufficio dal giudice a una delle parti al fine di decidere la
causa quando la domanda o le eccezioni non sono pienamente provate, ma non sono del
tutto sfornite di prova» (art. 2736, n. 2, c.c.). Si distingue, tradizionalmente, il giuramento
suppletorio propriamente detto, ovvero quello avente come scopo di integrare la
prova non pienamente fornita sull’azione e sull’eccezione e quello estimatorio, ovvero
quello avente per scopo, nelle ipotesi in cui sia stato pienamente accertato l’an debeatur,
di stabilire il quantum non diversamente determinabile.

1.7. LA QUERELA DI FALSO


(Giulia Aghemio-Rossana Mininno)

Sommario: 1.7.1. Nozione e oggetto – 1.7.2. Presupposto necessario – 1.7.3.


Forma, modo e tempo di proposizione – 1.7.3.1. Modo di proposizione della
querela: principi generali – 1.7.3.2. Proposizione in via principale – 1.7.3.3.
Proposizione in via incidentale – 1.7.4. Fase istruttoria – 1.7.5. Decisione sulla
querela, contenuto ed esecuzione.
Casi: Piena autonomia del procedimento di querela di falso.

1.7.1. Nozione e oggetto


La querela di falso è lo strumento processuale teso a privare – con un
accertamento che, eliminando ogni incertezza sulla veridicità del documento,
rivesta efficacia erga omnes (Cass., sez. II, 7.10.2008, n. 24725; Cass., sez. lav.,
3.6.2011, n. 12130) – un atto pubblico o una scrittura privata riconosciuta
dell’idoneità ad assumere efficacia di prova privilegiata116 (ovvero a far fede

  La querela di falso, avendo lo scopo di privare il documento dell’efficacia probatoria qualificata che gli è
116

attribuita dalla legge, può investire anche una sentenza, purché attenga a ciò di cui la sentenza stessa fa fede
quale atto pubblico, cioè alla provenienza del documento dall’organo che l’ha sottoscritta, alla conformità
al vero di quanto risulta dalla veste estrinseca del documento (data, sottoscrizione, composizione del

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