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Rapporto di Ricerca

Luglio 2010

La creatività giovanile per il territorio


Una nuova sfida per l’impresa sociale
di Paolo Cottino con Marco Lanza
Indice

Prefazione
Indice
Prefazione di Emil Abirascid.................................................................................................7
Prefazione di Flaviano Zandonai.........................................................................................11

Protagonismo e utilità sociale dei giovani:


l’impresa della contaminazione.............................................. 13
1. Giovani e politiche giovanili nell’epoca della precarietà.................................................15
2. Protagonismo dei giovani e uso degli spazi.....................................................................16
3. Utilità sociale della creatività giovanile...........................................................................18
4. L’impresa sociale dalla ragione sociale alle ragioni sociali..............................................19
5. Incubatori territoriali: spazi di contaminazione..............................................................21

Due “incubatori” per l’utilità sociale dei giovani a Milano:


spazio alla contaminazione!...................................................23
Jobox Connaction
25.........................................................................................................................................25
1. Il promotore e le ragioni dell’incubatore
26.........................................................................................................................................26
2. Il contesto in cui si inserisce l’incubatore
29.........................................................................................................................................29
3. prospettive di contaminazione associate all’incubatore
32.........................................................................................................................................32
4. Obiettivi e azioni messe in campo attraverso Open Space
36.........................................................................................................................................36
5. Prove di contaminazione: i primi impatti
40.........................................................................................................................................40
6. Prospettive di contaminazione: gli sviluppi futuri
42.........................................................................................................................................42

Cosa manca a questi incubatori?........................................... 47


1. Incubatori tecnologici e incubatori territoriali................................................................49
2. Thinking outside the boxes: il punto di vista dei protagonisti.......................................51
3. Verso il territorio: il punto di vista dei promotori..........................................................56
4. I commenti di alcuni osservatori privilegiati...................................................................59
Prime riflessioni per orientare la valutazione......................................................................60

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Contaminazioni possibili:
altre esperienze di “contaminazione”.....................................65
Prefazione
Indice

1. Contaminazioni tra mercato culturale di altro profilo


e intervento sociale sul territorio.....................................................................................67 Questo rapporto di ricerca è stato realizzato nei mesi di aprile, maggio e giugno 2010 nell’ambito
del Progetto Open Space, cofinanziato da Regione Lombardia “Nuova generazione di idee. Le
1.1. CHOCOLATE FACTORY - L’industria artistico-creativa come volano
politiche e le linee di intervento per i giovani di Regione Lombardia” e Comune di Milano con
per la rigenerazione sociale del quartiere Haringey di Londra....................................67
le risorse POGAS.
1.2. CHAPITÔ - La professionalizzazione delle arti circensi come opportunità
Gli autori hanno lavorato su incarico de la Cooperativa sociale La Cordata e a partire dai materiali
per i giovani in difficoltà del quartiere Alfama di Lisbona.........................................69
e dalle informazioni messe a disposizione dai suoi operatori. Il coordinamento scientifico e
1.3 WUK - Uno spazio per promuovere l’incontro tra cultura internazionale operativo del lavoro di ricerca svolto è stato di Paolo Cottino. I contenuti del rapporto sono stati
e progetti socio-culturali locali a Vienna......................................................................72 discussi e condivisi dai due autori e dai committenti, tuttavia la responsabilità dei testi è così
2. Contaminazioni tra sviluppo del settore dei servizi alla comunità ripartita: a Paolo Cottino quella relativa alla prima, terza e quarta parte, a Marco Lanza quella
e partecipazione degli abitanti.........................................................................................75 relativa alla seconda parte.

2.1. CERC - Un incubatore di imprese autogestite per riorganizzare i servizi locali Paolo Cottino (1976), urbanista, dottore di ricerca in Pianificazione e Politiche Pubbliche del
in un quartiere periferico di Luton..............................................................................75 territorio presso lo IUAV di Venezia, insegna Analisi delle politiche urbane e Urban Management
presso la Facoltà di Architettura e Società del Politecnico di Milano, ed è assegnista di ricerca
2.2 ATENEU POPULAR - Il progetto di un centro artistico-culturale presso il Dipartimento di Architettura e Pianificazione. Si occupa di disegno delle politiche
per coinvolgere e attivare direttamente la comunità di un barrio a Barcellona..........77 urbane con particolare attenzione ai contesti periferici, agli obiettivi di rigenerazione urbana
2.3 YPPENPLATZ - Rivitalizzazione delle strutture legate ad un mercato rionale e alla costruzione delle condizioni di fattibilità di nuovi modi di abitare la città e impiegare gli
attraverso l’introduzione di servizi sociali gestiti dalla comunità a Vienna.................79 spazi urbani in modo da valorizzare i potenziali inespressi e aumentare la qualità sociale del
territorio. Tra le sue pubblicazioni più recenti: Competenze possibili. Sfera pubblica e potenziali
sociali nella città, Jaca Book, Milano, 2009; Attivare risorse nelle periferie. Guida alla promozione
CONCLUSIONI di Andrea Pellegata..................................83 di interventi nei quartieri difficili di alcune città italiane, Franco Angeli, Milano, 2009; (con Paolo
Zeppetella) Creatività, sfera pubblica e riuso sociale degli spazi, Fondazione Cittalia, ANCI Ricerche,
Roma, 2010; “Reinventare il paesaggio urbano. Approccio di politiche e place-making”, Ri-Vista,
n.12, Firenze University Press, 2010.
Marco Lanza (1977), vive e lavora a Milano come giornalista freelance. Si occupa in prevalenza di
temi legati alle scienze e alle loro applicazioni sotto forma di nuove tecnologie. Dedica particolare
attenzione all’innovazione di processo e prodotto nei contesti industriali di piccole e medie
dimensioni, ai brevetti e ai processi creativi capaci di dar vita a nuove attività imprenditoriali.
L’impatto della tecnologia sulla vita quotidiana è la prospettiva da cui osserva i cambiamenti
che l’innovazione implica: in proposito ha scritto per Nova24 - il Sole24Ore, inserto settimanale
di ricerca, innovazione e creatività de Il Sole 24 ore (http://innovhub.nova100.ilsole24ore.
com)e per il suo spazio blog (http://lastanzadellemeraviglie.nova100.ilsole24ore.com), per
Innov’azione e per il Manifesto. Si occupa più in generale della produzione di contenuti scritti
in ambito ICT e di comunicazione sui nuovi media attraverso strumenti di social networking.

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di Emil Abirascid1

Prefazione
Fare impresa significa guadagnare, creare valore, posti di lavoro, fatturati. Per
ottenere i risultati sperati bisogna farlo consapevoli del contesto, del momento
storico, delle opportunità che oggi sono sostanzialmente legate alla capacità di
proporre idee, progetti, prodotti, servizi innovativi. Quindi qualcosa che possa
rispondere a un bisogno in modo nuovo e, possibilmente, diffuso. Un’idea
da sola non basta, un buon team da solo non è sufficiente, anche se entrambi
questi elementi sono fondamentali; servono capacità di azione, flessibilità
necessaria per cogliere le opportunità in un contesto di continui e repentini
cambiamenti, e, naturalmente servono soldi per partire, serve un minimo di
infrastruttura e la sensibilità giusta per andare sul mercato.
Questa è la teoria. La pratica, come sempre accade, ha mille variabili,
mille imprevisti, mille decisioni che devono essere prese ogni giorno, mille
opportunità che si possono cogliere e, soprattutto, propone contesti sempre
nuovi. Se il cosiddetto ecosistema dell’innovazione italiana che si fa impresa,
animato dai giovani imprenditori, dal mondo industriale, da quello accademico
e da quello finanziario, almeno da coloro che hanno intuito il potenziale di
questo fenomeno, negli ultimi cinque anni ha fatto passi avanti enormi fino a
essere quello che vediamo oggi con imprese che hanno successo, nel frattempo
nuovi scenari si sono aperti.
Quello che Paolo Cottino e Marco Lanza descrivono e raccontano è uno dei più
promettenti tra i nuovi scenari perché mette in luce come non necessariamente
la missione dell’imprenditore è in contrasto con la capacità di creare anche
valore sociale, legato alle specificità del territorio, capace di sostenere
fenomeni artistici e culturali. Certo imprenditori maggiormente illuminati
hanno mostrato già in passato la loro volontà di ‘restituire’ al territorio che
li ha resi facoltosi una parte della loro fortuna, pratica questa più nota nel
mondo anglosassone che da noi, ma anche in Italia non mancano alcuni
casi significativi. Ma è solo un primo passo, una sorta di punta dell’iceberg
che invece riserva grandi opportunità che sono quelle, benché ancora in fase
embrionale, descritte in questo rapporto di ricerca che analizza sia il contesto
più generale, sia casi concreti di progetti avviati e in fase di avvio.
L’impresa innovativa e sociale è una bella alchimia, assai promettente, capace
di sposare valori e cogliere opportunità trasversali, di dare concretezza alla
“contaminazione” tra diverse competenze e passioni, ma è anche e soprattutto
una sfida. Serve pensare in modo innovativo non solo il prodotto o il servizio

7
che si vuole sviluppare ma anche la relazione con il contesto, serve dare valore Il richiamo della ricerca al concetto di “incubatori” è significativo perché
a quegli asset intangibili che vanno oltre i più ‘tradizionali’ come sono per sottolinea come queste strutture, nate sia in ambito pubblico e accademico
Prefazione

Prefazione
esempio le competenze e la proprietà intellettuale, ma che devono includere sia privato, si dimostrano, con gli opportuni aggiustamenti, adatte anche
gli effetti in termini di ricaduta sociale, di capacità di creare opportunità a sostenere l’avvio di imprese innovative sociali e, senza l’evoluzione
professionali per le giovani generazioni, di dare vita a luoghi di aggregazione e dell’ecosistema dell’innovazione che si fa impresa anche nel nostro Paese, questi
di produzione non solo di iniziative imprenditoriali ma anche di cultura e arte. incubatori sarebbero oggi ancora ‘oggetti’ oscuri. L’incubatore per imprese
Affinché l’insieme di questi elementi possa essere visto come capacità concreta innovative sociali è quindi una sorta di evoluzione dell’incubatore tradizionale
di creare valore, e quindi capace di attirare investimenti, persone con le dove i concetti di collaborazione, di trasversalità, di sinergia, di capacità di
competenze che servono, opportunità di mercato e, non ultima, attenzione fare sistema acquisiscono significato ancor più ampio. E sarebbe un errore, a
mediatica, è fondamentale definire parametri capaci di misurarne l’efficacia e questo punto, pensare che tali imprese hanno meno slancio sul fronte del ‘fare
l’efficienza e soprattutto servono esempi, servono uno o due campioni capaci business’ rispetto a quelle più tradizionali; quasi accade il contrario: le realtà
di dimostrare che il modello è vincente e diventare esempi di riferimento. socialmente consapevoli che entrano negli incubatori sono assai dinamiche e
È questa la parte più difficile in questa fase per due ragioni: la prima è che molte di loro quando arrivano sono già pienamente operative, fatturano, creano
l’impresa sociale innovativa muove oggi i primi passi e quindi non ha ancora valore e sfruttano il contesto dell’incubatore per accrescere esponenzialmente
acquisito quell’abbrivio necessario per iniziare a dimostrare compiutamente le opportunità attraverso la realizzazione di progetti congiunti.
la sua bontà, la seconda è legata allo specifico carattere innovativo che hanno Innovazione nel contenuto e nell’approccio quindi, ma anche innovazione
questo tipo di imprese che si concretizza nella capacità di sposare il business della cultura imprenditoriale che tende ad abbandonare polverosi assiomi
con gli aspetti sociali, matrimonio non facile da comprendere per molti degli come la indelebile macchia del fallimento che invece deve diventare esperienza
attori del sistema economico ancora legati a modelli più tradizionali. costruttiva, come la ritrosia verso i soci di capitale che invece vanno salutati
Così questa ricerca si pone come sorta di finestra su un mondo nuovo, dinamico, con favore, come la concorrenza vista esclusivamente come attrito invece che
in piena evoluzione e ricco di promesse, ma anche di fatti e di esperienze che come capacità di fare sistema e dare maggiore slancio alla nuova generazione
deve essere conosciuto a fondo anche da chi nelle sfere dell’industria e della di imprese. Se poi a questi elementi si aggiungono quelli di sensibilità sociale
finanza ha la capacità di portare risorse, competenze, sostegno economico nel senso più ampio e completo del termine allora il profilo della nuova
e di esperienza. Le storie che la ricerca racconta - e partire dalle storie è impresa innovativa-creativa-consapevole appare completo e delineato nella sua
sempre la scelta vincente per descrivere un nuovo fenomeno - fanno scuola, potenzialità di tradursi in successo.
sono animate da spirito pionieristico e mostrano come è proprio grazie alla
progressiva maturazione dell’ecosistema dell’innovazione che si fa impresa
che oggi i tempi sono maturi per ampliare questo fenomeno coinvolgendo la
società e investendo in luoghi e persone che solo apparentemente sono lontani
dal concetto di impresa nel suo senso più ampio.
Le esperienze descritte nella ricerca offrono spunti e l’embrione di un modello,
sociale e di business, che non è lontano dall’essere economicamente sostenibile 1 Emil Luca Abirascid (1966) è giornalista professionista e si occupa da molti anni dei temi legati
all’innovazione in Italia, con attenzione focalizzata in particolar modo sulle start-up imprenditoriali
ma che, al medesimo tempo, è capace di sfruttare al meglio risorse altrimenti e il crescente fenomeno dell’incubazione di impresa e dei poli tecnologici. Collabora dal 2001 con
inutilizzate e di creare opportunità per coloro che non trovano nel concetto ilSole24Ore e l’inserto “Nova24”, dal 2005 per conto di Smau organizza l’area “Percorsi dell’innovazione”
tradizionale di impresa il modo efficace per dare corpo alle loro idee, progetti, dedicata alle start-up, nel 2008 fonda il business network Startupbusiness (www.startupbusiness.it) e la
rivista bimestrale Innov’azione (www.lobbyinnovazione.it) di cui è direttore responsabile. Infine dal 2009
ambizioni. per l’edizione italiana di Wired cura la rubrica “Italian Valley” e il sito omonimo, vetrina di progetti
innovativi italiani.

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di Flaviano Zandonai2
Prefazione

Prefazione
Ci sono molti aspetti dell’esperienza di Jobox che possono essere presi
in considerazione per valutarne le attività e, mutuando il linguaggio dei
progettisti, per favorirne la disseminazione e la trasferibilità: le sue finalità,
l’organizzazione interna e, naturalmente, il numero di imprese create, il loro
livello di innovazione e così via. Ma l’aspetto che personalmente più mi colpisce
di questa iniziativa è la sua collocazione. Si potrebbe iniziare dalla classica
collocazione geospaziale: Jobox si trova all’interno di una delle più avanzate
esperienze di imprenditoria sociale: un centro di servizi ad accessibilità plurima,
dove persone diverse possono usufruire di attività altrettanto differenziate ma
non per questo estranee l’una dalle altre. Anzi, l’obiettivo è di favorire processi
di ibridazione, grazie anche alla prossimità “fisica”, di bisogni e risorse,
favorendo, per quanto possibile l’apprendimento reciproco di competenze e,
in senso lato, di sensibilità. Nello stesso spazio fisico si trovano infatti servizi
di welfare, ospitalità turistica, housing sociale, produzione culturale e, last but
not least, il nostro incubatore di imprese creative. Non male per organizzazioni
spesso dipinte come succursali della pubblica amministrazione, ormai molto
distanti da quelle finalità di “interesse generale della comunità” che ne avevano
fondato la nascita ormai più di trent’anni fa. In un mercato delle parole
chiave monopolizzato da nuovi termini alla moda come innovazione sociale,
social business, ecc., Jobox contribuisce a rinverdire i fasti dell’impresa sociale
all’italiana. In altri termini, non si limita ad agire sulla sola innovazione di
prodotto come qualsiasi altro incubatore, ma più in generale si pone l’obiettivo
di “re ingegnerizzare” il processo sociale ed economico all’origine del suo
particolare modello d’impresa. Come? In primo luogo allargando agli estremi
la platea di stakeholder coinvolti, per esempio sperimentando sinergie tra il
lavoro sociale degli operatori del welfare e i professionisti che, letteralmente,
disegnano il contesto: architetti, urbanisti, ecc. Professionalità queste ultime
che, come recitava una canzone dell’underground milanese di qualche anno
fa, “hanno in mano la città”. E che, guarda caso, pongono sempre più al centro
del loro operato la produzione di uno dei più tipici beni di interesse collettivo:
la coesione sociale. Per averne ulteriore conferma basta raggiungere Venezia e
visitare la Biennale di architettura attualmente in corso. Il padiglione Italia è
infatti monopolizzato da micro progettualità che rispondono ai quesiti fondanti
un qualsiasi progetto di imprenditorialità sociale: “quali spazi per le comunità?”;
“quali le nuove forme dello spazio pubblico”; “è possibile costruire in modo
solidale?”, ecc. In secondo luogo, Jobox, da buon progetto di impresa sociale,

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non si è fatto ingabbiare in una politica e nel relativo filone di interventi. Ha
accettato la sfida di mettersi all’incrocio tra politiche giovanili, del lavoro, sociali
Protagonismo e utilità
Prefazione

ecc. “Stare nel mezzo” non tanto per soddisfare una qualche vena narcisistica,
ma piuttosto per salvaguardare il proprio margine di libertà nel rapportarsi in
sociale dei giovani: l’impresa
maniera non mediata con le questioni e i temi che intende affrontare. Infine
dalla documentazione prodotta a margine delle progettualità si nota il tentativo
della contaminazione
costante, anch’esso figlio della migliore tradizione dell’imprenditoria sociale,
di delineare la prospettiva di senso dell’iniziativa, intesa come significati PREMESSA
associati all’azione e come direzione strategica. Il miglior viatico per rispondere
al più classico dei problemi di queste strutture: la sostenibilità nel medio lungo Dall’esperienza di due cooperative, riflessioni
periodo. Da questo punto di vista un adeguato sistema di rendiconto sociale
sull’innovazione dell’imprenditoria sociale rivolta
dell’operazione Jobox potrebbe completare il quadro conoscitivo e soddisfare
ai giovani
le più che legittime aspettative degli interlocutori che, a diverso titolo, hanno
contribuito al suo funzionamento e al suo successo.

Il tema dell’impresa sociale è ormai da parecchio tempo al centro dell’attenzione


tanto nell’ambito delle generali riflessioni sulle possibili evoluzioni dei sistemi
di welfare quanto nel dibattito specifico interno a variegati campi di politiche,
specialmente di quelle applicate al contesto urbano. Se ne parla tuttavia in modo
non omogeneo: varie interpretazioni dell’impresa sociale e di come introdurre
all’interno del campo “del sociale” alcuni elementi della cultura imprenditoriale
distinguono le diverse posizioni, sia nel dibattito scientifico sia a ridosso delle
sperimentazioni messe in campo dagli operatori.
Per molte cooperative sociali il campo delle politiche giovanili ha rappresentato
nel corso degli anni uno dei più fertili terreni di sperimentazione, riflessione e
apprendimento circa le strategie d’innovazione nel campo dell’imprenditoria sociale.
Nel contesto delle città contemporanee le necessità e le opportunità di cambiamento
del modo di fare impresa sociale “con e per” i giovani si prestano particolarmente bene
a un ragionamento strategico circa le evoluzioni possibili del senso e della mission di
una impresa sociale.
In questa sezione della rivista sono presentate alcune riflessioni e alcuni spunti
in proposito raccolti nel corso di una conversazione con Davide Branca e Andrea
Pellegata, due operatori di cooperative del Consorzio SiS da tempo impegnati sul
versante di progetti e iniziative per il miglioramento della condizione dei giovani negli
ambienti urbani.
2 Flaviano Zandonai, sociologo, si occupa di organizzazioni di impresa sociale. È segretario di Iris
Network, la rete degli istituti di ricerca sull’impresa sociale.innovativi italiani.

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1. Giovani e politiche giovanili nell’epoca della
precarietà
Il campo delle politiche giovanili esprime da tempo domande di cambiamento
che in larga parte dipendono dalle sostanziali trasformazioni del contesto in
cui i giovani si trovano a vivere. Oggi è significativamente diverso il modo di
“essere giovani” all’interno della società, perché sono diverse le prospettive e
soprattutto le possibilità che la società offre ai giovani. Riguardata dal punto

Parte prima
di vista degli operatori, si può descrivere il mutamento della condizione
giovanile riconoscendo come non più valido l’immaginario della crescita
delle persone come un percorso “a tappe”. Per molto tempo, infatti, gli
operatori delle politiche giovanili sono stati chiamati a lavorare con gli
adolescenti, intesi come persone impegnate in una fase spazio-temporale del
percorso di crescita prevalentemente associata al “tempo libero”: si trattava
allora di garantire ai giovani delle occasioni per sperimentare lo sviluppo di
competenze diverse, per imparare a conoscere se stessi e le proprie abilità senza
urgenza e necessità, indipendentemente dai percorsi di formazione lavorativa.
Oggi non è più così: non è più possibile costruire una relazione costruttiva e
densa con la popolazione giovane al di fuori di un ragionamento prospettico,
esplicitamente inteso come investimento sul futuro occupazionale. I ragazzi
non si possono permettere di coltivare sperimentazione e apprendimento al
di fuori di un percorso di professionalizzazione: l’adolescenza è un tempo
da sfruttare fino in fondo per sviluppare quelle competenze necessarie alla
futura collocazione sul mercato lavorativo. Si è sostanzialmente ridotta in
modo radicale la distanza e la separazione tra tempo da dedicare al lavoro e
tempo da dedicare all’intrattenimento.
All’origine di questa situazione sono soprattutto i cambiamenti indotti dalle
trasformazioni del mercato del lavoro che caratterizzano l’epoca contemporanea.
Viviamo un periodo di transizione, di superamento del modello economico
moderno-industriale e di costruzione di un modello differente, che richiede
adattamenti e progettazione di nuovi assetti organizzativi. Si tratta di una
fase che, per tutti ma soprattutto per i giovani, ha delle evidenti implicazioni
negative che sono sotto gli occhi di tutti: precarietà e incertezza aumentano
le insicurezze, inducono a impostare le relazioni interpersonali più sul piano
della competizione che su quello della cooperazione, riducono la possibilità
per le persone di dedicarsi a contribuire in modo disinteressato allo sviluppo
della comunità e mettono a repentaglio la qualità della vita dei singoli. È

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vero però che, nella medesima situazione, sembra possibile riconoscere sull’insieme delle relazioni sociali “a partire dai giovani”. Anziché concepire
anche alcune implicazioni positive, soprattutto per quanto riguarda il lavoro l’intervento nei termini di azioni verticali “sui” giovani, si è passati a progettare
che gli operatori svolgono “per e con” i giovani. Lo spazio dell’interazione azioni orizzontali “con” i giovani.
tra loro risulta infatti più autentico, maggiormente ancorato alla concretezza Questo diverso orientamento, che implica metodi e approcci di intervento
dei problemi della vita quotidiana: i giovani sono chiamati a giocarsi desideri diversi da quelli tradizionali, ha inciso in modo significativo sulla collocazione
e competenze fino in fondo, prendendo sul serio i percorsi proposti. Nella delle politiche giovanili all’interno delle politiche pubbliche. Da politiche
costrizione a tenere assieme tempo libero e tempo lavorativo i giovani sviluppano settoriali (sottoinsieme delle politiche sociali), le politiche giovanili sono state
maggiormente quella capacità di controllare contestualmente diversi aspetti sempre più inquadrate come campo d’azione per politiche trasversali, per la
Parte prima

Parte prima
della vita quotidiana che, in passato, maturavano soltanto nell’età adulta. I cui programmazione è possibile far ricorso a fondi di diversa natura all’interno
giovani hanno l’opportunità di diventare maggiormente consapevoli delle delle Pubbliche Amministrazioni, e per la cui attuazione risulta necessario
diverse esigenze che li muovono, di riconoscere le molteplici responsabilità e ricorrere ad altre competenze rispetto a quelle “educative” intese in senso stretto,
imparare a gestirle costruendo condizioni di equilibrio compatibili con le loro più prossime a quelle dell’animazione sociale e dell’attivazione di comunità. Si
individualità. In queste mutate circostanze il lavoro con i giovani si configura tratta di un orientamento che, dopo aver rappresentato il filo rosso capace
come particolarmente delicato e al contempo importante, in quanto da esso di tenere assieme un arcipelago di esperienze nel campo della cooperazione
sembra in buona parte dipendere la tenuta e la sostenibilità dei nuovi assetti sociale, alle soglie del millennio ha trovato conferma anche all’interno di
sociali in un contesto instabile e mutevole: pertanto le politiche giovanili sono documenti istituzionali di rilievo, funzionali a orientare la programmazione
necessariamente chiamate a tener conto dei suddetti cambiamenti e della delle politiche e l’azione strategica. In particolare, riprendendo le iniziative
loro velocità e a riorientare la loro azione in relazione a essi. assunte in maniera autonoma dalle diverse istituzioni locali e nazionali e in
assenza di una legislazione unitaria europea in materia di gioventù, è il Libro
Bianco della Commissione Europea “Un nuovo impulso per la gioventù
2. Protagonismo dei giovani e uso degli spazi europea” che nel 2001 ha accolto il paradigma comunitario e riconosciuto
La parola chiave attorno a cui si è progressivamente andato costruendo questo la valenza strategica degli interventi di valorizzazione della risorsa costituita
riorientamento del discorso sui giovani è quella del “protagonismo”. Nei dai giovani (e delle risorse di cui i giovani sono portatori) in un’epoca di
discorsi tra operatori, nei progetti giovani, nei centri di aggregazione giovanile stagnazione e crisi che mette seriamente a rischio la coesione sociale.
è andata affermandosi in modo sempre più condiviso la necessità di un La riflessione circa le modalità con cui mettere concretamente in pratica
ribaltamento di prospettiva rispetto alla “questione giovanile”: quantomeno questa strategia è tuttavia in larga parte demandata alla capacità degli operatori
tra gli addetti ai lavori è ormai opinione diffusa la necessità di guardare ai di apprendere dall’esperienza e dalle sperimentazioni. Nel contesto italiano,
giovani non più come a una categoria sociale con problemi specifici da sia a nord che a sud, la riflessione e il dibattito sulle modalità più efficaci per
trattare in maniera settoriale, passando invece a considerare i giovani stessi “mobilitare” i giovani, soprattutto nei contesti più difficili e meno stimolanti, è
come un nuovo possibile punto di attacco all’intervento sulla società nel da tempo in corso. Soltanto alcuni anni fa un famoso numero dei quaderni del
suo complesso e al contempo come una risorsa strategica per ridefinire certi gruppo Abele dedicato a “giovani e periferie” raccoglieva una serie di riflessioni
equilibri e puntare al miglioramento della qualità della vita delle comunità che volendo fare il punto sulla questione del protagonismo si orientavano a
urbane. Dal punto di vista della teoria delle politiche giovanili si è trattato di un sottolineare il ruolo decisivo degli spazi fisici: per “far spazio” ai giovani in
sostanziale cambiamento di paradigma associato a un cambiamento culturale: senso lato e metaforico si riteneva indispensabile cominciare col ragionare
si è passati dall’approccio cosiddetto “riparativo o adattivo”, rivolto a garantire sul modo in cui “dar spazio” ai giovani in senso stretto. Posta in questo modo,
alla popolazione giovane le condizioni per “star dentro” le dinamiche della la questione internalizzava una delle principali istanze attorno a cui i giovani
società, a un approccio “sistemico” o “comunitario”, ossia rivolto a lavorare impegnati politicamente nei movimenti sociali urbani avevano per anni

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incentrato le loro rivendicazioni per una maggiore democrazia urbana. Non a luoghi, accesso al credito ecc.) per accompagnare efficacemente la messa in
caso proprio a partire dalla “questione degli spazi”, per esempio, negli ultimi pratica di idee e proposte spesso belle, innovative e apprezzabili in relazione
anni ha provato a costruire un percorso innovativo l’assessorato alle Politiche all’impatto sociale che potrebbero generare.
Giovanili della Provincia di Milano. Tuttavia si tratta di una posizione che, per Da questo punto di vista la creatività, da più parti ritenuta condizione
non rischiare di risultare ideologica, chiede di essere completata attraverso un indispensabile per lo sviluppo in fasi di crisi, verrebbe a essere intesa non
ragionamento rivolto a chiarire le modalità di impiego di tali spazi: si chiede come una risorsa scarsa (di cui approvvigionarsi attingendo all’esterno della
alle politiche pubbliche di garantire spazi ai giovani, ma per fare che cosa? comunità), ma come processo generativo di innovazione sociale da realizzare
valorizzando le risorse interne alla comunità e connettendo in modo originale
Parte prima

Parte prima
domanda e offerta a cominciare dai contesti locali. In particolare valorizzare
3. Utilità sociale della creatività giovanile la creatività giovanile per l’innovazione significa procedere per iniezioni
In generale un intervento si configura come politica pubblica nella misura in successive di “giovanilismo” nell’economia locale nell’ottica di allargare le
cui è rivolto (direttamente o indirettamente) a generare una qualche utilità potenzialità di sviluppo e modificare le visioni al futuro “attraverso i giovani”.
collettiva. Possiamo dire che la creazione di uno spazio dedicato a una o più Assecondare le intuizioni di questi ultimi nei limiti di quanto è fattibile
categorie sociali entra a pieno titolo a far parte di una politica pubblica se e potrebbe portare a orientare verso la crescita della comunità quei conflitti che
quando assolve una funzione sociale all’interno della comunità. I tipici spazi normalmente risultano paralizzanti e, in quanto tali, sono solitamente trattati
dedicati alle politiche giovanili (per esempio i CAG - centri di aggregazione riducendo lo spazio di azione per le componenti ritenute più problematiche.
giovanile), in quanto ambiti di erogazione di servizi per il tempo libero degli In questo senso la sfida sarebbe quella di supportare la nascita e lo sviluppo di
adolescenti, hanno storicamente funzionato come interventi utili, oltre distretti “creativi”, all’interno dei quali sviluppo economico e crescita sociale
che ai giovani stessi, anche alla comunità nella misura in cui riducevano le si combinino all’insegna dell’innovazione e investendo di responsabilità
probabilità per le sue componenti più fragili di ricadere in comportamenti proprio le categorie sociali più fragili e solitamente escluse dai processi di
devianti che potevano essere di ostacolo allo sviluppo della comunità stessa. trasformazione, quali i giovani. Tuttavia, trattandosi di processi spesso lenti
Detto altrimenti, l’utilità sociale di questi spazi consisteva nel sottrarre i giovani e difficilmente in grado di generare impatti misurabili nel breve periodo, è
ai processi di sviluppo della comunità. indispensabile porsi delle domande circa la natura del soggetto che potrebbe
Diversamente, l’ottica del “protagonismo” spinge a concepire gli spazi delle assumere l’onere di portare avanti questa sfida nella quale sfera “economica” e
politiche giovanili come “palestre” in cui i giovani possano impegnarsi sfera “sociale” risultano strettamente intrecciate.
nell’avanzamento dei loro percorsi di crescita professionale all’interno della
comunità. Da questo punto di vista l’utilità sociale di questi luoghi è associata
alla relazione che questi posti aiutano a stabilire tra le risorse e le competenze
4. L’impresa sociale dalla ragione sociale
di cui i giovani sono portatori e lo sviluppo della comunità. Si configurano alle ragioni sociali
come ambiti deputati a stabilire una relazione vera e autentica dei giovani con Il concetto stesso d’impresa sociale allude a una commistione di logiche
il mondo “esterno” e funzionali ad accompagnare la trasformazione del mondo tradizionalmente considerate distinte e separate: quella più propriamente
esterno accogliendo e supportando le ambizioni e le intuizioni dei giovani. Le imprenditoriale e quella del lavoro orientato a finalità sociali. Tuttavia,
opportunità e le domande in questo senso non mancano: gli utenti-tipo dei storicamente, le circostanze in cui si è data l’affermazione e l’evoluzione di
servizi territoriali per gli adolescenti sono sempre meno gruppi di amici che questo dispositivo non hanno realmente favorito la sua piena e compiuta
chiedono lo spazio per fare una festa e sempre di più giovani laureati che hanno realizzazione. In una primissima fase, infatti, l’impresa sociale è nata in relazione
in mente un progetto e chiedono di essere aiutati a realizzarlo. La frustrazione alla mancanza di competenze specifiche interne al settore pubblico per gestire
degli operatori dipende in genere dalla mancanza di strumenti concreti (spazi, certi problemi e determinati profili di disagio: in questo senso, l’innovazione
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sul piano dei contenuti degli interventi non ha dovuto necessariamente sollecitazioni e spunti per operazioni creative, che chiedono di essere sostenute
procedere di pari passo con la contaminazione in senso imprenditoriale del e accompagnate dalla sperimentazione sul campo, anziché ricondotte a percorsi
campo sociale, sostanzialmente perché quest’ultimo continuava comunque a formativi standard e “in vitro”. Quest’ultima è un’intrapresa a sfondo sociale,
configurarsi come un “mercato protetto”. Una seconda fase si è invece aperta in verso la quale sarebbe opportuno indirizzare il lavoro delle imprese sociali. In
corrispondenza della progressiva crisi del settore pubblico che ha comportato assenza di certezze metodologiche e modelli di riferimento certi, si tratta di
una rapida riduzione delle risorse pubbliche disponibili per l’intervento nel progettare strumenti e metterli alla prova dei fatti.
campo sociale: per la spartizione delle poche risorse disponibili sono stati
quindi attivati meccanismi competitivi tra imprese sociali fondati su criteri
Parte prima

Parte prima
tipicamente di mercato (soprattutto la riduzione dei costi di gestione dei 5. Incubatori territoriali: spazi di contaminazione
servizi) che hanno in realtà finito per precludere lo spazio per l’innovazione sul
Per poter favorire e orientare verso le ragioni sociali (o del sociale) i processi di
piano dei contenuti (e anzi tendevano a premiare la standardizzazione).
innovazione è indispensabile intercettare tali processi, i quali si sviluppano in
Oggi, in una situazione che vede l’intervento sociale chiamato ad affrontare relazione a circostanze mai del tutto prevedibili e anticipabili. Ecco perché è
nuove domande e problemi differenti da quelli del passato (in un rapporto cruciale per l’impresa sociale essere presente sul territorio, nei luoghi investiti
stretto con le trasformazioni del mercato del lavoro descritte nel primo da processi di trasformazione, in tutti quegli ambiti di organizzazione sociale
paragrafo) e sostanzialmente immutata la condizione di scarsità delle risorse sottoposti a tensioni e cambiamenti.
pubbliche, la sfida sembra essere proprio quella di perseguire congiuntamente
efficacia ed efficienza dell’intervento sociale. A tal fine non sembra sufficiente È importante essere presenti in questi contesti avendo qualcosa da offrire a quella
(e nemmeno necessario) continuare a concentrare l’attenzione sull’impresa parte della popolazione che risulta portatrice di competenze e opportunità, nella
sociale intesa come forma giuridica atta a garantire che il lavoro sociale si prospettiva di catalizzare interessi, risorse e progettualità. Si tratta in definitiva
svolga in un contesto separato e diverso tanto dal settore pubblico quanto di offrire occasioni per fare massa critica, per sviluppare sinergie ed economie di
da quello privato: perde cioè d’importanza la ragione sociale del soggetto scala. È proprio per rispondere a questa esigenza che nell’economia di mercato,
soprattutto per favorire l’innovazione tecnologica, in anni recenti ha preso a
che affronta in modo efficace ed efficiente alcuni problemi della comunità
funzionare la logica dell’incubazione: la disponibilità di spazi a costi contenuti
locale, mentre risulta cruciale sostenere le ragioni sociali all’interno di
e la prossimità tra imprese potenzialmente “complementari” nel costruire
percorsi di innovazione che hanno luoghi e attori molteplici. Quello che
un’offerta di mercato competitiva, ha interessato percorsi imprenditoriali di
conta è in definitiva l’intrapresa sociale che consiste proprio nella costruzione
diverso tipo specialmente nella fase di avvio (start-up).
delle condizioni utili a produrre contaminazioni tra campi d’azione fino a
oggi rimasti separati. La mission dell’impresa sociale non deve essere quella L’esperienza ha messo in luce che la convenienza degli incubatori dipende non
di clonare se stessa e generare altre imprese esterne all’economia locale, ma al soltanto dalle economie di scala che questi modelli insediativi sono in grado di
contrario quella di provare a orientare socialmente tali imprese e/o facilitare generare, ma anche dall’utilità degli scambi tra settori, competenze e approcci
la nascita di quelle che incontrano difficoltà. In questo senso è possibile differenti che questi spazi, in quanto ambiti di condivisione, rendono possibili.
riguardare all’impresa sociale come a un dispositivo di contaminazione tra Da questo punto di vista, un incubatore si configura come uno spazio fisico
campi d’azione distinti, utile a intercettare la creatività che emerge tanto da che funziona da dispositivo di contaminazione.
processi avanzati quanto da situazioni ancora immature. Applicato ai processi che connettono domanda e offerta rispetto
Come sostengono da tempo nei Paesi anglosassoni, l’impresa sociale è di fronte all’organizzazione delle comunità sul territorio, si offre come uno strumento
a una nuova sfida: Unleashing the potentials!, ossia evitare che potenziali e a cui ricorrere ogni qual volta si ambisce a incidere su tali processi, generando
opportunità di innovazione e sviluppo per le comunità locali vadano dispersi. occasioni di scambio tra sfere e campi d’azione che fino a oggi hanno funzionato
I giovani da questo punto di vista garantiscono più di altre categorie sociali come compartimenti stagni.

20 21
In generale possiamo dire che l’utilità sociale di un siffatto dispositivo è
riconducibile ad almeno tre ragioni:
Due “incubatori” per l’utilità
✚✚ rende possibile e accompagna lo sviluppo di risorse creative che
rischierebbero di rimanere sottoutilizzate o sprecate
sociale dei giovani a Milano:
✚✚ promuove contaminazioni tra logiche e approcci differenti e in questo spazio alla contaminazione!
senso sostiene l’innovazione
✚✚ si offre come potenziale ambito di ricomposizione delle competenze PREMESSA
Parte prima

disponibili per interventi locali/territoriali.


Tenendo conto dell’orizzonte strategico descritto nei paragrafi precedenti, Il progetto Open Space per i giovani a Milano
inoltre, l’incubatore può essere concettualizzato come un’occasione per (macro-azione 3)
riconsiderare il “sociale”: da termine che connota un campo d’azione diverso e
separato dal mercato, a elemento che qualifica una specifica prospettiva verso
la quale orientare iniziative imprenditoriali nascenti. L’orizzonte strategico descritto nel capitolo precedente ha trovato una prima occasione
Cimentarsi con la costruzione di un incubatore di questo tipo, per una impresa di concretizzazione attraverso alcuni progetti recentemente promossi da due cooperative
sociale, significa affrontare una sfida del tutto nuova: non più quella di consorziate al SiS, La Cordata e Grado16. Si tratta di due iniziative rivolte a
occuparsi esclusivamente dello sviluppo di altre “imprese sociali”, ma piuttosto sostenere lo sviluppo dell’imprenditorialità creativa giovanile, orientandola verso
quella di accompagnare soggetti imprenditoriali “normali” verso obiettivi di obiettivi di utilità sociale. I due progetti operano attraverso l’impiego di un medesimo
utilità sociale. strumento operativo, la creazione di spazi di incubazione di nuove attività all’interno
del quale si possano generare forme di contaminazione tra mondo dell’impresa e
In particolare, applicata al campo delle politiche giovanili, la prospettiva di mondo del sociale.
lavoro rivolta alla creazione di questo genere di incubatori sembra garantire un
approccio innovativo almeno sui tre seguenti piani: La concretizzazione di questi progetti, denominati Jobox e ConnAction, è stata
resa possibile dalle risorse destinate dal Comune di Milano alle politiche giovanili
✚✚ sostiene l’emancipazione dell’intervento sui/con i giovani dall’ambito (POGAS) a cavallo del 2009. In particolare, il Comune ha proposto e strutturato un
del mero intrattenimento all’interno del quale è stato per lungo tempo partenariato con la Regione Lombardia per un progetto facente parte del programma
confinato “Nuova generazione di idee. Le politiche e le linee di intervento per i giovani di
✚✚ confuta l’idea che la creatività giovane possa offrirsi alla collettività Regione Lombardia” e denominato “Officina dei Giovani”, e successivamente
soltanto attraverso il coinvolgimento dei giovani stessi all’interno di rinominato “Open Space”.
un’impresa sociale Il progetto Open Space prevede 9 macro-azioni sul territorio, che vanno dall’assistenza
✚✚ garantisce occasioni per articolare e moltiplicare gli spazi di contatto e sociale verso categorie svantaggiate al rilancio delle attività economiche private sul
relazione con la popolazione giovane della città. territorio locale. La terza macro-azione fa riferimento a forme di intervento rivolte alla
promozione dell’imprenditoria giovanile e ha previsto un bando pubblico attraverso il
quale si chiedeva ai soggetti partecipanti di proporre strumenti innovativi con cui agire
per tradurre sul piano operativo gli obiettivi. Il Consorzio SIS, con le cooperative La
Cordata e Grado16, ha partecipato e vinto il bando con una proposta centrata sulla
realizzazione di due incubatori “socio-imprenditoriali”, aggiudicandosi il diritto a un
finanziamento di 18 mesi utile allo start-up dei progetti, Jobox e ConnAction.
22 23
Un incubatore per
l’imprenditoria giovanile
dentro a un progetto di
housing sociale

Parte seconda
Spazio per le attività
sociali dentro un progetto
di riuso temporaneo di
un’area privata

25
La Cordata, impresa e valore sociale che porta a intercettare soprattutto le difficoltà della popolazione
giovane e gli ostacoli che i giovani incontrano nel proiettare lo
La Cooperativa La Cordata è il soggetto promotore dell’attività rivolta
sguardo verso il futuro.
al sostegno dell’imprenditoria giovanile denominata Jobox, che dal
2009 rappresenta un nuovo capitolo della sua attività. Nel tentativo di articolare gli strumenti attraverso i quali provare a
incidere sulla condizione giovane è stato deciso di accogliere e sviluppare
La Cordata si occupa da sempre di fornire accoglienza a soggetti
il progetto di Jobox, rivolto a sostenere le ambizioni e le aspettative di
portatori di differenti bisogni e, fin dalla sua fondazione nel 1989, si è
giovani aspiranti imprenditori.
caratterizzata per l’imprenditorialità del suo approccio al settore sociale,
agendo secondo criteri di efficacia e di efficienza, per la sostenibilità Non è soltanto il focus sui giovani ma anche e soprattutto l’attenzione
dell’azione in modo da renderla ripetibile nel tempo e per la flessibilità verso una interpretazione diversa dal consueto dell’idea stessa del
nel dare risposte adeguate ai bisogni dei soggetti individuati come “fare impresa” che sta particolarmente a cuore a La Cordata: non si
referenti. tratta solo di attività economica, ma di un processo attraverso cui si
acquisiscono conoscenza e consapevolezza del mondo e delle modalità
Più recentemente l’attività della cooperativa si è concentrata nella
Parte seconda

Parte seconda
attraverso cui ciascuno può intervenire al suo interno portando il
realizzazione e nella gestione di strutture di housing sociale, tematica
proprio contributo.

1. Il promotore e le ragioni dell’incubatore

Cooperativa Grado16, officine dell’autopromozione disagio o della devianza sono evidenti – per le loro potenzialità di essere
La cooperativa sociale Grado 16 – Officine dell’autopromozione, nasce risorsa per se stessi e per la comunità. Tutti i progetti della cooperativa
nel 1994 col nome di Nuova Pratica Sociale, per volontà di un gruppo di sono infatti configurati come laboratori territoriali o servizi che mirano a
operatori sociali con diverse professionalità: animatori sociali, psicologi, coinvolgere i giovani e i ragazzi rendendoli protagonisti, a valorizzare le loro
formatori e consulenti di comunità. Lavora per favorire lo sviluppo delle idee e le loro competenze, a stimolarne la creatività e la capacità progettuale,
comunità territoriali, promuovendo e sostenendo l’interazione con e fra compiendo così sia un percorso di crescita individuale sia un cammino
i diversi soggetti sociali che in esse risiedono, vivono, operano e lavorano, che nella dimensione collettiva del “fare insieme” e nella “imprenditività”
attraverso la progettazione e la gestione di servizi, ricerche, interventi, progetti sociale, culturale, imprenditoriale fonda le sue possibilità di trasformazione,
di promozione sociale, economica e culturale e sviluppo di comunità. Le sue cambiamento, sviluppo e sostenibilità. I progetti realizzati in questo
iniziative sono orientate alla crescita e al consolidamento di una cultura e ambito, tutti improntati a questa filosofia, vanno dunque dagli interventi
di una pratica dell’autopromozione, intesa come supporto e sviluppo della di prevenzione della dispersione e dell’abbandono scolastico rivolti ai pre–
cittadinanza attiva all’integrazione sociale, alla cooperazione fra i cittadini, adolescenti agli interventi di educativa di prevenzione dell’abuso di sostanze;
le loro organizzazioni, le istituzioni, i soggetti economici e sociali. dai progetti di educativa di strada – finalizzati a ingaggiare i gruppi, le
compagnie, le crew di ragazzi e ragazze nei loro luoghi abituali di ritrovo (la
Grado 16 fin dalla sua nascita si è caratterizzata per l’innovazione delle strada, la piazza) in percorsi di crescita, sviluppo di relazioni positive con
sue proposte rivolte al mondo dei giovani, mai guardati innanzitutto il territorio e gli spazi, utilizzo creativo e generativo del tempo libero – alla
come portatori di problemi, ma sempre visti – anche laddove i sintomi del

26 27
Come sostiene Claudio Bossi, presidente di Cordata, “quello che conta Zumbini 6: housing sociale e comunità innovative
per noi è il processo attraverso cui si crea valore”: anzi il processo che
È nel quartiere Barona, alla periferia di Milano, che La Cordata è da alcuni
vede giovani impegnati “nel fare impresa” è di per sé un valore, che può
anni impegnata in una iniziativa che considera la migliore espressione del
crescere in relazione alle caratterizzazioni “sociale”, “responsabile”,
suo approccio e al contempo una occasione di sviluppo di progettualità
“etico” … che tale processo assume.
innovative. In questa zona La Cordata gestisce il pensionato sociale integrato
Da questo punto di vista per La Cordata gestire un incubatore per di via Zumbini 6, una struttura che offre accoglienza e ospitalità temporanea a
l’imprenditoria giovanile significa creare le condizioni per un intervento un’utenza “mista”, fatta di studenti universitari, lavoratori, disabili, madri sole
socialmente orientato, ossia per darsi la possibilità di incentivare il con bambini ecc., e che a sua volta è collocato all’interno del Villaggio Barona.
miglioramento della qualità della vita delle comunità attraverso la
Il Villaggio Barona è stato voluto dalla Fondazione privata e benefica Cassoni
promozione di attività economiche che consentano alle persone di
nel 2001 e realizzato in accordo con la Pubblica Amministrazione. Si tratta di
mettersi in gioco.
un intervento di riqualificazione del territorio cittadino, per creare una nuova
“centralità” nel quartiere. Si tratta di un intervento di riqualificazione urbana
Parte seconda

Parte seconda
che ha interessato un’area dismessa di 40.000 mq per sperimentare modalità
di sviluppo aperte, fornendo contemporaneamente risposta alle nuove povertà

1. Il promotore... 2. Il contesto...
gestione di Centri di Aggregazione Giovanile; dalla gestione di Centri per Tim Tribù Village: aggregazione underground
l’informazione giovanile alla promozione di eventi socio-culturali; dalla e riuso temporaneo
promozione degli scambi internazionali ai servizi di promozione e supporto
dell’associazionismo giovanile. Nel contesto del quartiere Bovisa, storico quartiere operaio della prima
periferia milanese, da alcuni anni investito da un processo di rigenerazione
In particolare, negli ultimi quattro anni Grado 16 ha sviluppato una propria trainato dalla localizzazione al suo interno di una delle sedi cittadine
metodologia di lavoro nell’ambito del supporto all’imprenditoria giovanile, del Politecnico, che nel 2008 la Cooperativa Grado 16 individua
attraverso due esperienze concrete: Spazio Aurora di Rozzano e lo Spazio un’opportunità per affrontare in modo creativo il problema del reperimento
Polifunzionale del Comune di Opera. Per la promozione e il consolidamento di spazi per il protagonismo e l’imprenditorialità giovanile. In via Cevedale
di gruppi e associazioni nel 2007 è stato creato il percorso denominato Grow 5 si colloca un’area dismessa di proprietà dell’immobiliare Ceccarelli,
Up in collaborazione con la Provincia di Milano, tutt’ora attivo. L’esperienza nota come “Tara Bianca”. Si tratta di un’area collocata ai margini del
di Grow Up ha messo nettamente in evidenza il problema principale per quartiere e a ridosso del tracciato ferroviario, al momento vincolata a usi
un’associazione o un’impresa in via di consolidamento: la disponibilità di industriali: dunque un bene immobile che, per diverse ragioni, richiedeva
spazi, che a sua volta dipende dai prezzi di locazione, particolarmente alti in un investimento progettuale funzionale a costruire le condizioni per una
città. futura valorizzazione stabile.
Con il contributo della Groovy Production, l’immobiliare mette a punto un

28 29
e costruendo opportunità di sviluppo per la comunità locale. Il Villaggio verso il Naviglio Grande, si trova la Domus Academy. Infine va considerata
include numerosi servizi che riguardano fasce diverse di popolazione: servizi l’esistenza di un micro-distretto imprenditoriale in via Malaga, via Pestalozzi
abitativi (case in affitto a canone agevolato, comunità protette, un pensionato e nell’area dell’ex Richard-Ginori. Il mutamento è grande se si considera che
studentesco, un ostello e case per ragazze madri), servizi commerciali e per la Barona è un quartiere prevalentemente residenziale (monofunzionale) e poco
ristorazione, servizi sociali (per disabili e altre figure svantaggiate), spazi per sviluppato dal lato dei servizi. Inoltre nell’area è presente anche il collettivo
attività culturali e sportive (teatro, palestra ecc.) e d’impresa (un incubatore di creativo Art Kitchen e la Web Radio della comunità parrocchiale.
imprese creative giovanili e spazi per micro imprese). Al fine di perseguire questa integrazione tra attività sociali e contesto territoriale,
Si tratta di una delle prime e più note esperienze di housing sociale a livello la Cordata si orienta a usare gli spazi del pensionato per creare occasioni di
nazionale, e rappresenta indubbiamente una buona pratica nel settore delle contatto tra comunità e pratiche differenti. Un esempio è proprio la scelta
politiche abitative. Una volta consolidata la sua struttura e la sua organizzativa di adibire la sala di lettura a un’iniziativa quale quella dell’attivazione di un
interna, gli sviluppi del Villaggio sono associati alle relazioni che saprà incubatore di imprese creative giovanili, assunta con l’obiettivo di intercettare
stabilire con il suo intorno. Nonostante il Villaggio sia collocato nell’angolo e introdurre all’interno del Villaggio persone, organizzazioni e processi capaci
a nord-est del quartiere Barona, vicino alla circonvallazione esterna, il luogo di dinamizzare la situazione attuale e sollecitarla da diversi punti di vista.
Parte seconda

Parte seconda
è denso di opportunità di relazione con soggetti giovani e dinamiche di L’obiettivo è quello di arrivare a sentir parlare delle Comunità Innovative di
trasformazione. Oggi sorge l’Università privata IULM e il Collegio di Milano, via Zumbini 6, relativamente a diversi temi e questioni di interesse “sociale”,
residence universitario del Politecnico; mentre poco più distante, a ovest quali l’abitazione, il lavoro, la cultura, il benessere…

2. Il contesto in cui si inserisce l’incubatore


progetto di uso temporaneo degli spazi, prevedendo all’interno dell’area e servizi. È nell’intenzione di orientare la presenza dei giovani all’interno
l’allestimento di strutture provvisorie dedicate all’aggregazione giovanile. dello spazio in questione non solo alla fruizione dell’offerta del Village,
Viene realizzato il primo centro indoor per la street culture e per lo sport ma anche a forme di protagonismo socialmente orientato, che interviene
underground: 3000 mq di strutture per skateboard, bmx, roller, parkour, la Cooperativa Grado 16. L’accordo prevede che, limitatamente ai temi
break dancing, slamball e così via, sotto la forma del comodato gratuito. in cui l’area rimarrà destinata a funzioni temporanee per l’aggregazione
La sponsorizzazione da parte dell’operatore di telefonia mobile TIM, ha giovanile, la palazzina possa ospitare attività e progetti a valenza sociale
portato a coniare il marchio “TimTribùVillage”: all’interno del Village, il promossi da enti del terzo settore, associazioni e realtà di volontariato
Trinity Skatepark è rapidamente diventato un punto di riferimento per della zona 9 e coordinati da Grado 16. L’intenzione è quella di ricavare
molti giovani della città e non solo. L’elevata frequentazione degli spazi ha dallo spazio in questione non solo una risorsa da mettere a disposizione
portato all’apertura all’interno della struttura di un bar, di un negozio di dell’associazionismo giovane per fronteggiare la cronica carenza di spazi,
abbigliamento legato alla cultura underground, di alcuni spazi per l’arte tra ma anche un meccanismo capace da fungere da volano per lo sviluppo di
cui la sede del collettivo The Bag, da tempo attivo nel quartiere. progettualità innovative. La situazione offriva alcuni stimoli interessanti
All’interno dell’area dismessa, concessa in comodato d’uso dall’immobiliare da questo punto di vista, soprattutto se si tiene presente che il contesto
alla Groovy Production, rimanevano tuttavia alcuni spazi non destinati: in è quello di un’area privata al momento destinata a funzioni aggregative
particolare una palazzina di circa 300 mq che un tempo ospitava uffici (commerciali) rivolte ai giovani, ma senza alcuna garanzia rispetto al futuro.

30 31
Scambiare tra progetti sociali Per questo la mission sociale di Jobox presenta degli aspetti pionieristici
e il mercato della creatività nell’ambito dei processi di incubazione.
Jobox è lo strumento operativo messo in campo dalla cooperativa La Cordata La funzione che il progetto attribuisce allo spazio dell’incubatore è per
per introdurre all’interno del Villaggio, che ospita (e si caratterizza per il certi versi è simile a quello degli incubatori tecnologici: nei fatti si tratta
fatto di includere ad affrontare) situazioni di disagio ed emarginazione inizialmente di fornire supporto alla creazione d’impresa, dalla ragione
sociale, anche dinamiche economiche capaci di generare relazioni con sociale fino ai primi servizi fiscali.
l’esterno. La funzione di promozione e di sostegno al protagonismo della Quello che differenzia profondamente la realtà che stiamo prendendo
popolazione giovane viene dunque assunta in chiave strategica. in considerazione è l’orientamento strategico a lavorare sulla creatività
Il clima economico europeo in cui si attiva l’azione di Jobox delinea un per generare micro-economie di scala, capaci a loro volta di arrivare sul
contesto dove si moltiplicano le politiche pubbliche a sostegno della territorio locale sia in termini di valore monetario che di coinvolgimento
nascente imprenditoria (il termine Start-Up è ormai diffuso e la pratica di soggetti terzi. I soggetti incubati, vale la pena sottolinearlo, sono a tutti
dell’incubazione è una realtà anche in Italia), tuttavia solitamente si gli effetti delle imprese profit, mentre l’incubatore è non-profit, con lo
Parte seconda

Parte seconda
osserva un’attenzione rivolta esclusivamente verso i settori legati all’alta scopo principale di creare occasioni di relazione tra le imprese incubate e
tecnologia, capaci di ritorni economici elevati. l’esterno, massimizzando i potenziali impatti sociali della loro azione.

3. prospettive di contaminazione associate all’incubatore

Fare spazio al pubblico esperienze e usi collettivi dall’altra. Si tratta di creare le condizioni per
dentro un investimento privato coniugare diversi interessi in gioco, ognuno preservando, perseguendo e
mantenendo la propria specificità, i propri obiettivi e i propri ruoli.
Da anni il dibattito su cosa sia definibile come “pubblico” investe vari
ambiti, da quelli più accademici a quelli più politici passando attraverso Milano è una metropoli ricca di creatività artistica, sociale e culturale in
il non profit e l’area dell’impresa sociale in vari modi strutturata. Spesso attesa di opportunità e risposte alle proprie domande. Un luogo come lo
accade in realtà che molte esperienze non riconducibili al “servizio spazio di Via Cevedale, in cui convivono diverse esperienze (Tim Tribù
pubblico” classicamente inteso (ovvero non emanazione diretta di un Village, lo spazio musica, il laboratorio teatrale ecc) anche autonome tra
ente pubblico) si diano nei territori come dato di fatto oltre e al di là dei loro, è esattamente il luogo in cui poter indirizzare in modo concreto e
dibattiti formali. La finalità dell’incubazione, intesa nei termini proposti non irreale le proposte (tantissime) di festival musicali, teatrali, mostre
dal progetto ConnAction proposto dalla Cooperativa Grado 16 all’interno d’arte, installazioni, reading, manifestazioni sportive non tradizionali,
del Tim Tribù Village, è dunque quella di approfittare di un’opportunità cinematografiche che non hanno avuto sino a ora possibilità di espressione.
“privata” per supportare la capacità e propensione di attori dell’impresa L’obiettivo, e la scommessa, è dunque fare in modo che lo spazio di via
sociale di farsi realizzatori di servizi e progetti destinati alla pubblica Cevedale possa divenire una risorsa “pubblica”, dall’alto valore sociale,
utilità da una parte, e la possibilità delle comunità locali di avere un culturale e imprenditoriale, ospitando e integrando diverse attività che lo
ruolo protagonista nel contribuire a determinare il definirsi di luoghi di rendano parte attiva e pulsante della Zona in cui è collocato, ma anche un

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Jobox sostiene e accompagna la nascita e il consolidamento sul mercato di certe categorie più in difficoltà. Non esistono tuttavia formule magiche
idee imprenditoriali creative e di imprese giovani, occupandosi al contempo in questo senso: da una parte si tratta di processi nei quali giocano un
di orientare la loro azione (anche) verso obiettivi di utilità sociale. ruolo fondamentale l’improvvisazione e la capacità di cogliere opportunità
Nel caso di Jobox si tratta di valorizzare, innanzitutto, la vicinanza fisica e le e sapersi muovere sul filo della contingenza, dall’altra la stima di come
occasioni di contatto tra i progetti sociali del Villaggio e le imprese interne e quanto le azioni economiche e creative delle imprese siano utili alla
all’incubatore per sviluppare sinergie, per influenzarsi reciprocamente e collettività e al territorio rinvia a un processo continuo di monitoraggio e
per aprire percorsi di possibile collaborazione che sappiano incrementare aggiustamento “in corso d’opera”.
l’efficacia degli interventi già in atto e migliorare la qualità della vita nel
territorio in questione.
Attivare reti e elaborare idee a partire dal confronto e dallo scambio
tra punti di vista e preoccupazioni differenti, quelle rivolte al mercato
e quelle attente alle ragioni sociali: la creatività, è questa l’ipotesi, può
Parte seconda

Parte seconda
rappresentare un punto di convergenza interessante, nella misura in cui
significa mettere a valore le competenze e la capacità imprenditoriale dei
giovani trasformandola in un valore aggiunto per la collettività e per

3. prospettive di contaminazione associate all’incubatore

progetto/laboratorio per la città di Milano, dove le numerose operazioni attivi funzioni di supporto logistico/tecnico e di consulenza, finalizzate
di riqualificazione spesso sono sconnesse con il tessuto comunitario locale. allo sviluppo di percorsi di impresa caratterizzati da creatività, innovazione
Aver creato questo progetto all’interno di uno spazio inizialmente pensato e produzione culturale. Il termine Open Source, mutuato dalle nuove
solo come investimento edile privato potrebbe apparire in contrasto, ma pratiche informatiche, è usato informalmente per qualificare alcuni spazi
al contrario mette in evidenza il ruolo di ConnAction nell’operazione. Si di ConnAction, proprio a voler sottolineare la scelta di far partecipare
potrebbe parlare della creazione di uno spazio pubblico non istituzionale il pubblico, la cittadinanza. In generale, come se fosse un manifesto, il
in cui collaborano imprenditoria privata, impresa sociale, impresa creativa progetto di ConnAction è rivolto ad associazioni, gruppi e imprese creative
e cittadinanza. Visto in quest’ottica il progetto ConnAction è una risorsa per sviluppare eventi, laboratori, produzione artistica o multimediale da
pubblica, collocata la dove era previsto solamente un progetto privato per offrire alla cittadinanza, a sua volta invitata a partecipare attivamente.
privati. Questo tipo di indirizzo spiega allo spazio di via Cevedale di contaminarsi
ConnAction interviene proprio in questa direzione, “aprendo le porte” con soggetti diversi integrando la funzione sociale insieme a quella
alle associazioni e gruppi giovanili di Milano e Provincia, promovendo al creativa, artistica ed espressiva già presente e sviluppabile nel progetto.
contempo la connessione di queste esperienze con il territorio e attivando
processi di sviluppo locale. La visione al futuro è quella di sperimentare
in Via Cevedale la fattibilità di un polo che, nell’ottica dell’open source,

34 35
Costruire una rete per nuove forme di economia sono stati chiamati alcuni artisti che hanno “colorato” gli spazi, rompendo
in parte la sobrietà di un luogo anzitutto dedicato alla produttività.
Nel corso del 2009 il progetto Jobox prende avvio con un bando rivolto a
giovani sotto i 35 anni, in cerca di spazi all’interno dei quali avviare attività Le reti
imprenditoriali in qualche modo orientate ad affrontare in modo creativo
temi e questioni di interesse sociale. Il primo screening di aspiranti imprese è stato effettuato su circa 80
realtà coinvolte attingendo a una rete di contatti pregressa, derivante
Gli spazi in buona parte dall’attività di sportello effettuata negli anni precedenti
dalla Cooperativa. Ad oggi solo cinque realtà hanno iniziato il percorso
I lavori di adeguamento della sala di lettura vengono affidati a una società
di incubazione: la rinuncia degli altri è dipesa in parte dalla non congruità
di architetti ponendo pochi vincoli operativi: la sala dovrà risultare divisa
degli obiettivi dei giovani aspiranti imprenditori con la filosofia, e in parte
in 7/8 spazi indipendenti, non totalmente chiusi. La scelta è motivata dalla
dall’esigenza manifestata da alcuni di disporre di locali con una vetrina su
volontà esplicita di alimentare i rapporti di socialità, favorendo uno scambio
strada (condizione non presente nell’offerta di Jobox e in generale in quella
di opinioni tra i soggetti attivi nei box. Le scelte sono state operate anche
di un incubatore). La situazione dimostra che il progetto Jobox deve ancora
Parte seconda

Parte seconda
secondo il criterio dell’economicità, che ha portato comunque a delle
calibrare bene la sua strategia per attrezzarsi a intercettare le risorse e i
soluzioni funzionali: armadi, scaffalature di ferro e divisori conferiscono al
processi più utili a perseguire i suoi obiettivi. Per far questo è stata pensata
luogo un tocco minimale, ma al tempo stesso moderno e dinamico. Infine

4. Obiettivi e azioni messe in campo attraverso Open Space

Offrire alcuni servizi rivolti alle associazioni oscuramento e così via). Alcuni spazi sono stati poi destinati a un uso
condiviso e alternato, e per questo sono stati attrezzati alla stregua di
La realizzazione di ConnAction inizia a prendere forma nel febbraio 2008,
sala riunioni, conference room e sala multimediale (dove è stata creata
addirittura precedendo il bando Open Space: l’accordo di comodato gratuito
una web-radio) attraverso il reperimento di strumentazione tecnica come
raggiunto con l’immobiliare (soltanto in un secondo momento divenuto
telecamere, videoproiettori o microfoni.
un vero e proprio contratto d’affitto) e il buono stato di conservazione
della struttura permettevano infatti fin da subito l’accessibilità degli spazi. Le reti
Gli spazi Quando gli spazi di ConnAction erano ormai pronti e il progetto
formalizzato, è iniziata la comunicazione attraverso i canali consolidati di
I primi soggetti associativi contattati hanno dimostrato il loro interesse
Grado16 e a uno spettro di 600 associazioni è stato proposto di visitare
per il progetto partecipando in prima persona all’adattamento dello spazio
gli spazi. Hanno risposto all’appello circa 80 organizzazioni. A cavallo del
a “luogo di lavoro”. L’arredamento delle sale è avvenuto inizialmente in
nuovo anno due realtà si sono insediate in maniera stabile: una scuola
forma autorganizzata (imbiancatura in stile fai-da-te; tavoli e attrezzature
di italiano per stranieri e la redazione del settimanale gratuito di cultura
di base reperiti facendo ricorso alle reti della Cooperativa ecc.), mentre in
underground MilanoX; mentre una terza realtà, al momento della stesura
un secondo tempo è stato fatto un investimento specifico per attrezzare gli
del testo, è in fase di contrattazione, si tratta di un gruppo di videomaker
uffici andando incontro alle esigenze dei fruitori (connessione, apparecchi,

36 37
la creazione di una rete di soggetti: gli Amici di Jobox. Si tratta di esperti in attività di pubbliche relazioni e proposte di progetti di collaborazione.
in settori attinenti alle attività imprenditoriali (finanza, comunicazione, A fronte di quanto descritto qua sopra, il contratto d’incubazione è stato
economia d’impresa, terzo settore), che aiutano a fare brainstorming e modulato sulla reale capacità delle idee imprenditoriali di creare reddito
offrono la loro competenza in circostanze specifiche, valorizzando l’attività nel brevissimo periodo. Come ricordato in precedenza, l’incubatore è a
delle neo-imprese in relazione alla mission dell’incubatore stesso. sua volta in fase di start-up, non essendo ancora “a regime” con sette
imprese insediate. Allo stato attuale i canoni percepiti da Jobox non
La sostenibilità coprono i costi della struttura: indicativamente la soglia di sostenibilità del
La gestione economica di Jobox si è dimostrata poco onerosa, anche se progetto si colloca intorno ai 100.000 euro annui.
attualmente rimane dipendente da forme di cofinanziamento esterno. I
contratti firmati dalle imprese insediate comprendono l’uso degli spazi, le
infrastrutture di telecomunicazione (oltre alla connettività è disponibile una
linea telefonica in ogni box) e servizi vari come la definizione del business
plan, l’analisi del fabbisogno economico o la fornitura di competenze per
Parte seconda

Parte seconda
l’accesso al credito. Fa parte dell’offerta anche la creazione del network
di relazioni, che evidentemente ha un costo in termini di tempo investito

4. Obiettivi e azioni messe in campo attraverso Open Space

indipendenti. Sono soggetti che per loro stessa natura lavorano su una privilegiato per individuare realtà da coinvolgere. Tuttavia nel 2010
grossa mole di persone, potenzialmente aumentando le connessioni diverse organizzazioni che pur avevano già definito il loro business plan, si
verso ConnAction. Vale la pena sottolineare l’apertura degli spazi a una dichiaravano impossibilitate a insediarsi perché non in grado di sostenere
pluralità di soggetti capaci di mettere in movimento reti sociali molto il contributo richiesto. Quest’ultimo è stato di conseguenza rimodulato al
estese: per esempio, oggi frequentano gli spazi di ConnAction un corso ribasso: questo significa però che alla scadenza del finanziamento Open
di canto popolare, un corso di fisarmonica, il laboratorio di PCOfficina. Space l’attività di ConnAction verrà parzialmente interrotta e parzialmente
gestita con risorse umane ridotte e su base di volontariato (per coprire il
La sostenibilità lavoro di cinque persone e le collaborazioni saltuarie di professionisti per i
Dopo una complicata fase iniziale in cui ConnAction restava un progetto corsi e alle attività di sportello).
senza un budget autonomo e dunque attuato solo in parte drenando risorse
dalle casse della cooperativa, da maggio 2009 il finanziamento associato
al bando Open Space ha permesso l’attivazione di tutti i servizi previsti.
In particolare sono stati proposti una serie di attività di sportello (servizi
di assistenza fiscale, ricerca di fondi e affiancamento per l’ottenimento di
risorse o la strutturazione dell’attività), che hanno costituito un canale

38 39
Comunicazione sociale, partenariati, eventi nell’allestimento e gestione di una sala multimediale permanente.
Alcuni primi significativi risultati sono stati raggiunti da Jobox a distanza ✚✚ Promozione, realizzazione e allestimento di una mostra fotografica
di solo qualche mese dal 23 novembre 2009, data di inaugurazione dello sul tema della “crisi economica” all’interno degli spazi comuni
spazio. interni al Pensionato.
Le imprese incubate hanno iniziato a creare relazioni con soggetti terzi, ✚✚ Gestione congiunta di un bando sui temi della promozione e della
interni ed esterni alla struttura, nonché tra gli imprenditori stessi, in linea sostenibilità ambientale.
con la visione promossa da La Cordata. ✚✚ È in fase di ultimazione una proposta che prevede l’offerta di corsi
I processi più rilevanti riguardano le connessioni che si sono stabilite con di formazione all’interno degli spazi dell’incubatore, valorizzando
gli utenti e le attività del pensionato sociale integrato. le competenze plurime dei soggetti professionali presenti.
Vediamo nel dettaglio alcune iniziative che sono state realizzate all’interno ✚✚ è stato realizzato un evento a porte aperte, pensato per presentare
del Pensionato con il coinvolgimento di alcune delle imprese incubate: pubblicamente l’attività de La Cordata e dello scenario più ampio
rappresentato dalle attività presenti nel Villaggio Barona.
Parte seconda

Parte seconda
✚✚ Produzione di un video con la partecipazione dei fruitori dei
servizi del pensionato sociale integrato e loro coinvolgimento ✚✚ Per valicare i confini di Jobox ed entrare in contatto con la
popolazione, si può anche ricorrere a forme di comunicazione

5. Prove di contaminazione: i primi impatti

Spazi e opportunità per l’auto-formazione alcuni docenti, ricercatori e studenti del vicino Politecnico (Sede
Bovisa), per una riflessione attorno al tema del riuso temporaneo
Affrontando difficoltà e ostacoli legati principalmente alla precarietà della
degli spazi dismessi e delle loro potenzialità per la riorganizzazione
situazione (soprattutto la mancanza di garanzie circa la disponibilità futura
dei servizi di welfare e la soddisfazione di bisogni emergenti.
dello spazio, che inibisce i partecipanti da qualsiasi investimento economico
sull’adeguamento della struttura), dalla sua apertura a oggi ConnAction ✚✚ la creazione della PCOfficina per soddisfare l’interesse di alcuni
ha sviluppato un percorso che è stato capace di evidenziare alcuni primi soggetti della zona verso il riuso dell’hardware. Nella sala dedicata
risultati. Spunti progettuali emersi a partire da esigenze e opportunità alle iniziative su proposta è stato allestito un laboratorio informatico,
concrete manifestatesi all’interno di questo luogo sono riusciti a tradursi la cui principale attività è il riciclo di vecchi computer, assemblando
in iniziative concrete, tra le quali: pezzi di varia provenienza, resi utilizzabili nonostante l’obsolescenza
grazie a sistemi operativi derivati da Linux.
✚✚ innanzitutto l’apertura dello sportello informativo e di
consulenza, di cui si detto nel paragrafo precedente, resa possibile ✚✚ l’apertura della scuola di italiano per stranieri ha coinvolto
dal finanziamento del progetto Open Source, che ha sua volta ha una parte della popolazione locale, offrendo uno strumento di
potuto appoggiarsi alle competenze e agli spazi disponibili. fondamentale per la cittadinanza attiva: la comprensione della
lingua. Gli stessi soggetti hanno manifestato il bisogno di acquisire
✚✚ la creazione di un rapporto stabile di scambio e collaborazione con
un altro alfabeto, indispensabile al giorno d’oggi, quello che

40 41
mediata. è stata così realizzata una produzione di DVD e filmati Scambiare con il territorio in un’ottica di prossimità
per diffondere strumenti di alfabetizzazione all’imprenditorialità,
La missione futura di Jobox è quella di puntare a stabilire relazioni con il
i cui contenuti non sono dedicati agli aspetti burocratici, quanto
territorio, oltre i confini del Villaggio stesso, verso il quartiere, la zona e
piuttosto alla spiegazione di pratiche imprenditoriali concrete. Una
la città. Nel concreto si intende un percorso di studio capace di portare
rivista, infine, diventerà l’organo ufficiale dell’attività di Jobox.
le aziende incubate all’individuazione dei modi migliori per operare nel
territorio, ma anche per comprendere chi siano i soggetti più adatti da
coinvolgere nel processo di rinnovamento. La finalità ultima, ovviamente,
è il raggiungimento di una condizione di “benessere diffuso” e, per far
questo la movimentazione dell’economia, anche attraverso la profittabilità
delle attività incubate in Jobox, è di fondamentale importanza.
A tal fine è necessario però un passo preliminare: la comprensione del
territorio, l’esplorazione dell’intorno del Villaggio, la conoscenza della
Parte seconda

Parte seconda
popolazione locale “dal vivo”, mentre abita gli spazi e manifesta i propri
bisogni. Cosa succede quando le imprese tecnologiche si rapportano

6. Prospettive di contaminazione: gli sviluppi futuri

permette l’uso dei mezzi informatici. Da questo bisogno è nato il Sviluppare competenze spendibili in altre occasioni
rapporto con PCOfficina, che ha destinato parte del suo tempo a
Il futuro di ConnAction è al momento incerto, strettamente legato com’è
dei corsi dedicati alla popolazione straniera.
alla temporaneità della concessione degli spazi da parte dell’immobiliare
✚✚ corsi di autoformazione. La proposta iniziale di prevedere spazi per proprietario dell’area e dunque dipendente da dinamiche non del tutto
la formazione si è trasformata nel tempo. A seguito dei corsi basati controllabili dai promotori dell’iniziativa. Il lavoro finora condotto ai fini
sull’approccio “noi definiamo l’offerta” è emersa da parte di alcuni della attivazione di rapporti stabili con il quartiere e le realtà presenti
la richiesta di poter trasmettere la conoscenza in loro possesso. Oggi sul territorio è da intendersi in questo senso come strategico: si tratta di
quindi, all’interno di ConnAction chi ha delle competenze può tentare di creare le condizioni affinché sia evidente l’utilità pubblica di
strutturare un corso e offrirlo a prezzi contenuti. Esiste un catalogo un presidio “sociale” all’interno dell’area, e di conseguenza sia possibile
che raccoglie questa nuova offerta. negoziare il mantenimento di uno spazio dedicato a tali funzioni all’interno
delle trasformazioni che verranno prospettate per l’area. Il caso della
Stecca degli Artigiani all’interno del quartiere Isola è da questo punto di
vista emblematico: una struttura dismessa che era stata provvisoriamente
riutilizzata da parte di associazioni e gruppi locali in attesa degli sviluppi
progettuali sull’area Garibaldi-Repubblica. L’importanza che le attività

42 43
con il mondo reale, con il territorio? Jobox si sta già qualificando come dei quartieri Baggio, Giambellino/Lorenteggio, Gratosoglio e Barona. Per
un soggetto di riferimento per entrare in contatto con il “sociale”. quest’ultimo le parole chiave sono creatività, cultura e arte. All’interno di
Nell’incubatore sono presenti imprese ricche di esperienza diretta sul ogni quartiere sono in via di definizione degli hub capaci di catalizzare
campo, capaci di una progettazione basata su studi e ricerche, ma anche funzioni specifiche del territorio. Jobox potrebbe essere il soggetto
competenti nella gestione di eventi che prevedono l’interazione con deputato ad assumere questo ruolo.
un’audience locale e promotrici di momenti di formazione. Inoltre,
muove in questa direzione la costruzione di un rapporto privilegiato con il
gruppo di Design del Territorio del Politecnico di Milano, coordinato dal
Professor Ezio Manzini, con il quale si intende promuovere un percorso di
studio attorno alla parola chiave prossimità che prevede l’incubazione di
un’impresa composta da studenti attivi su questi temi.
Sempre all’interno di un percorso di valorizzazione del territorio è da
segnalare che il quartiere Barona rientra nel progetto di coesione sociale
Parte seconda

Parte seconda
“Punto e Linea”, promosso da Fondazione Cariplo. L’area di intervento
di questo progetto è il territorio a sud-ovest di Milano e nello specifico

6. Prospettive di contaminazione: gli sviluppi futuri

svolte avevano acquisito per gli abitanti del quartiere e per la città nel suo e perfezionare le competenze necessarie per rendere più efficiente ed
complesso ha giocato un ruolo non indifferente nel far sì che, quando efficace l’intervento “a tempo determinato” all’interno di aree ed edifici
l’immobiliare proprietaria dell’area si è trovata a realizzare il progetto di dismessi. Si tratta di costruire un modello leggero di intervento, capace
riqualificazione ha ritenuto opportuno prevedere uno specifico spazio di aggirare gli ostacoli dipendenti dalla precarietà delle situazioni in cui
da dedicare a esse. Per ConnAction, lavorare in questa prospettiva si prevede la replica dell’esperienza e di massimizzare le opportunità
vorrebbe dire da una parte investire maggiormente nel coinvolgimento associate a una fruizione temporanea. Più che un ruolo da intermediari
diretto e nella implicazione personale nell’ambito del progetto di figure tra le parti, la specializzazione sull’uso temporaneo degli spazi potrebbe
rappresentative della comunità locale, dall’altra prestare attenzione a essere definita come la creazione di percorsi rivolti ad attivare le comunità
rendere evidenti e comunicabili il valore pubblico del progetto. locali, coinvolgendole direttamente nella gestione temporanea di spazi,
È pur vero che, per non rischiare di disperdere il patrimonio di relazioni come occasione per fare esperienza e sviluppare competenze tali da rendere
e di progettualità generati finora, sarebbe importante predisporsi anche rapidamente autonome le organizzazioni nella ricerca di soluzioni più
a uno scenario differente, che preveda la necessità di rilocalizzare altrove stabili.
ConnAction. In questo senso, ferme restando le ipotesi iniziali circa
l’importanza di sperimentare pratiche innovative circa il riuso temporaneo
degli spazi, appare di fondamentale importanza lo sforzo di riconoscere

44 45
Cosa manca a questi
incubatori?
PREMESSA

Elementi per una prima valutazione di Jobox e


ConnAction
Jobox e ConnAction si configurano come iniziative sperimentali e pionieristiche nel
campo delle politiche giovanili; si tratta di progetti la cui validità e la cui efficacia
rispetto agli obiettivi indicati nel capitolo introduttivo non possono essere date per
scontate.
In primo luogo, infatti, il ricorso al modello degli “incubatori” è stato assunto in modo
esplorativo, senza far riferimento a esempi e buone pratiche di riferimento e senza un
approfondimento mirato delle condizioni che permettono il funzionamento di questo
strumento nel mondo dell’economia di mercato.
In secondo luogo, l’adattabilità di un modello concepito soltanto a livello teorico
(se pur come intuizione fondata sulle esperienze e i trascorsi nel lavoro svolto dalle
cooperative promotrici nell’ambito delle politiche giovanili) poteva essere soltanto
verificata sul campo, alla prova del rapporto con i processi reali e le esigenze concrete
dei giovani.
È sembrato pertanto importante, a compendio della descrizione dell’impianto
strategico e del contenuto specifico dei progetti, puntare ad alcune prime considerazioni
funzionali a sostenere il percorso valutativo (paragrafo 5), fondate su:
✚✚ uno sguardo comparativo con il modello degli incubatori tradizionali (paragrafo 1)
✚✚ la considerazione del punto di vista dei protagonisti (i referenti delle imprese
incubate che sono stati coinvolti in una tavola rotonda di discussione dei temi
fondamentali sollevati dalla ricerca) (paragrafo 2)
✚✚ la raccolta di spunti e sollecitazioni da parte dei promotori del progetto (paragrafo
3) e di alcuni osservatori privilegiati ai quali gli stessi promotori hanno chiesto di
monitorare l’avanzamento delle esperienze (paragrafo 4).

47
1. Incubatori tecnologici
e incubatori territoriali
In Italia la pratica degli incubatori professionali comincia a diventare una
prassi nelle dinamiche economiche a cavallo del millennio, come possibile
soluzione al bisogno impellente di un rinnovamento del tessuto imprenditoriale
nazionale.
Il fenomeno, nuovo nel nostro Paese, ha le sue origini nel mondo anglosassone,
fondandosi su una elaborazione teorica di fine anni Sessanta, poi diffusasi nel
resto d’Europa durante gli anni Settanta.
In Italia il fenomeno si è caratterizzato da subito per un legame stretto con
le facoltà ingegneristiche (Torino è stata la prima esperienza, seguita subito
dopo dall’acceleratore d’impresa del Politecnico di Milano), portando così ad
associare nel linguaggio comune il concetto di “incubatore” allo sviluppo di
nuove tecnologie.
Si è diffusa l’espressione high-tech, per qualificare l’iniziativa privata rivolta a
utilizzare il valore aggiunto dell’innovazione su base tecnologica per generare
grandi fatturati. In particolare biotecnologie, nuove energie, ingegneria e
informatica sono i settori di maggiore interesse per i processi d’incubazione.

Parte terza
Gli incubatori universitari seguono una logica parzialmente differente.
Promossi nell’ambito di percorsi di ricerca e in continua relazione con questi,
spesso prendono il nome di Parchi Tecnologici e lavorano all’ottimizzazione
del passaggio di know-how (ossia del processo di trasferimento tecnologico).
Alle imprese poi il compito di trasformare in breve tempo la conoscenza
scientifica in questo modo generata in prodotti carichi di valore commerciale,
beneficiando del contributo e del sostegno delle politiche pubbliche per
l’innovazione.
Tuttavia, originariamente il processo d’incubazione era stato pensato anzitutto
e soprattutto come un’occasione per il rilancio dello sviluppo in territori
caratterizzati da un’economia depressa, piuttosto che come uno strumento
orientato prioritariamente all’innovazione direttamente spendibile sul
mercato.
La concentrazione delle imprese in un medesimo contesto lavorativo era stata
infatti pensata e sostenuta in base alla ricaduta positiva e al benessere diffuso
che si supponeva potesse indurre nell’ambiente circostante.

49
Nelle esperienze di incubazione descritte nell’ambito di questo lavoro di ricerca a essere) il centro, l’hub, di una rete di relazioni tra imprese e area, imprese e
il territorio torna a essere centrale. È nel territorio, infatti, che si individuano quartiere, imprese e “professionisti sostenitori del progetto”, cioè una rete di
le potenzialità a cui appoggiare la crescita e il consolidamento delle imprese competenze capaci di contaminare il lavoro delle imprese incubate.
incubate. Non è tanto un fatto economico in senso stretto quanto – ed è stato Allo stesso tempo la scelta operata sulle imprese avviate al percorso di
spiegato adeguatamente nella prima parte di questo lavoro – una questione incubazione è basata sulla possibilità di avere dentro gli incubatori dei soggetti
che attiene il valore sociale, che cresce quanto più le persone sono impegnate eterogenei tra loro, configurando internamente Jobox e ConnAction come
in iniziative che le rendono protagoniste e soddisfano le loro aspettative e le promotori di un tipo di incubazione multipurpose (cioè non orientato a un
loro ambizioni. singolo settore merceologico), e comunque orientato verso soggetti disponibili
Il lavoro di Jobox e ConnAction è anzitutto questo: mettere il territorio al a rivolgere almeno una parte delle loro attività verso obiettivi di sviluppo
centro del processo, interrogarlo, far emergere le competenze dei soggetti che sociale del territorio.
lo vivono, accompagnando il loro impiego diretto all’interno di un’impresa che
sappia o possa restituire al territorio qualcosa.
E ancora, far maturare nuove esigenze e mettere in relazione soggetti che
2. Thinking outside the boxes: il punto di vista
diversamente avrebbero meno possibilità di incontrarsi. In pratica fare dei protagonisti
“promozione” dello sviluppo territoriale affrontando direttamente – attraverso Il primo e prioritario punto di vista da considerare circa il funzionamento
il sostegno alla creazione di imprese locali – e/o indirettamente – orientando delle esperienze descritte e la loro effettiva capacità di soddisfare gli obiettivi
verso il territorio i progetti di impresa incubati – il problema della attivazione prefissati sembra essere quello dei soggetti in esse direttamente implicati
e messa in rete delle risorse. e coinvolti, ossia i giovani che occupano gli spazi degli incubatori portando
Non è quindi la tecnologia ciò che preme a Jobox e – ancora meno – a avanti i loro progetti.
ConnAction, ma la creazione di un altro tipo di valore che si sviluppa di pari
Parte terza

Parte terza
Attraverso l’organizzazione di un apposito workshop aperto ai rappresentanti
passo alla stabilità economica delle imprese (comunque fondamentale). delle imprese incubate, abbiamo inteso sottoporre alla loro attenzione i temi
Un valore dato dalle relazioni (umane, fisiche, progettuali) di prossimità: sin qui sollevati, per raccogliere la loro visione rispetto ad alcuni aspetti
un valore “sociale” aggiunto con il quale si intende impattare sul territorio, indagati dalla ricerca (le relazioni con gli altri soggetti imprenditori all’interno
contribuendo al suo sviluppo. dell’incubatore, il rapporto con il territorio, la valenza sociale del lavoro
L’impatto sul benessere locale e sulla qualità del territorio, dunque, non come professionale, la stessa tematica del protagonismo dei giovani), provando in
effetto secondario e solo eventuale della localizzazione degli incubatori, ma questo modo anche a verificare il loro livello di consapevolezza circa la funzione
come oggetto prioritario di attenzione dell’incubatore, verso cui orientare “sociale” degli incubatori all’interno dei quali si collocano.
l’attività delle imprese. Il titolo di questa sezione rimanda alla volontà dei promotori di questo
La configurazione di queste esperienze di incubazione è quindi ibrida rispetto incontro di sollecitare i giovani coinvolti a far emergere le loro idee rispetto al
alle esperienze descritte all’inizio, dove il ruolo “promozionale” era attribuito senso dell’esperienza, il loro punto di vista circa la vision dell’impresa sociale
a soggetti pubblici esterni, ma per certi versi non è del tutto inedita nella sua che li sostiene nei percorsi di sviluppo imprenditoriale, giocando sul contrasto
configurazione. tra incubazione, essere in un box, e pensare fuori dagli schemi (outside the box).

Esistono infatti dei riferimenti teorici già elaborati che richiamano le prassi
attuate da Jobox e ConnAction: anzitutto quella dei cosiddetti networked
incubator, a cui i nostri due casi sono assimilabili in quanto sono (o ambiscono

50 51
LibLab • Nata come associazione, dal 2007 è una società a responsabilità limitata Don’t Movie • Non è ancora una vera e propria società, ma per il momento un
(srl) che opera nel settore della comunicazione integrata con obiettivi di valorizzazione aggregato di quattro soggetti a Partita IVA individuale che operano a un progetto
etica delle risorse umane, delle competenze professionali, dei temi veicolati. LibLab comune. Con le loro competenze coprono in maniera quanto più possibile originale
produce e distribuisce contenuti multimediali, gestendo in proprio l’elaborazione ogni aspetto della videoproduzione: la tipologia dei progetti è in parte dedicata alla
strategica e creativa, nonché la produzione e post-produzione. Opera inoltre nell’e- lavorazione di video aziendali e in parte a cortometraggi, di tipo documentale, come
learning, soprattutto a favore di ordini professionali, e diffonde le competenze di anche di fiction o docu-fiction. La loro esperienza lavorativa è iniziata prima ancora
cui è portatrice attraverso numerosi corsi tecnici e creativi. I temi su cui LibLab sta della laurea e quella che fin da subito è stata sentita come una vera passione viene
tracciando percorsi originali riguardano l’innovazione sostenibile e la produzione- messa alla prova inviando alcune produzioni a concorsi di settore, dove ottengono
distribuzione indipendente, di cui è protagonista in qualità di casa di produzione di immediatamente dei riconoscimenti che li spingono a continuare.
documentari internazionali e come centro editoriale di inchieste territoriali. LGF – Linee Grafiche Formazione • Lorenzo Gabriele Fignon è specializzato in
Nanook • Nanook è una cooperativa a capitale variabile fondata nel dicembre 2008. grafica computerizzata realizzata con l’uso dei pacchetti software Adobe, di cui è
Si qualifica come distributore di materiale audiovisivo, sia on-line che on-site. La anche insegnante certificato. Oltre a Photoshop e Indesign, sta cercando di ampliare
caratteristica principale della proposta di Nanook è che offre un catalogo di fiction l’offerta didattica, fino ad aprire un centro di Formazione certificato Adobe. Lavora
e documentari suddiviso in sezioni tematiche che include sia classici cinematografici sui temi della brand identity, attraverso la progettazione di siti web o dvd con menu di
di difficile reperibilità, sia titoli solitamente esclusi dalle linee di distribuzione navigazione personalizzato (dvd authoring), oppure attraverso l’elaborazione della più
commerciali o che altrimenti non avrebbero alcun modo per circolare. Nel caso del tradizionale immagine coordinata su supporti cartacei. In passato ha anche lavorato
rapporto diretto con l’acquirente dei filmanti possono nascere forme di consulenza nel settore della programmazione e dei videogiochi.
con l’obiettivo di definire un percorso didattico specifico. Attualmente loro commessa Fliz • Si tratta di una società che sta realizzando un sito internet per servizi immobiliari
principale è costituita dagli ordini delle biblioteche pubbliche; la vendita è aperta in stile web 2.0, a fronte della mancanza in rete dei servizi relativi alla compravendita
anche a soggetti privati tramite la sezione di e-commerce del sito. di case. L’obiettivo è quello di realizzare una mappatura dettagliata della zona dove si
KCity • La società nasce con il nome Pr.Ho.So. nel 2007, per sostenere l’aggregazione trova l’immobile e dei servizi che vi sono attorno. In prospettiva sarà uno strumento
di competenze diversificate attorno alla promozione, progettazione e allo sviluppo di strategico per gli agenti immobiliari che lo affiancheranno alle loro proposte di
interventi di housing sociale, nell’ottica di offrire agli operatori (pubblici e privati) vendite e locazioni, mentre dall’altra parte permette al potenziale cliente di avere più
la possibilità di curare simultaneamente i diversi aspetti delle iniziative immobiliari informazioni e quindi trasparenza sui reali servizi che avrà a disposizione nella zona
socialmente orientate. Il riconoscimento dell’esistenza di una domanda di mercato dove andrà ad abitare, aumentando la consapevolezza della sua scelta. È un progetto
più ampia e articolata, la necessità di dare risposte integrando differenti competenze pensato circa due anni fa da un gruppo di sei amici con profili formativi eterogenei,
e il confronto con la situazione in altri Paesi nei quali il settore dell’Housing Sociale è che quindi si integrano a vicenda: si tratta di due programmatori, uno per il web e uno
parte del settore della Rigenerazione Urbana, spinge nel 2010 alla costituzione di KCity. specializzato in database, due grafici, un urbanista e un sociologo.
KCity si propone come piattaforma per la progettazione e lo sviluppo di interventi nel
campo dell’innovazione delle politiche e delle strategie di rigenerazione urbana, che
avvalendosi di collaborazioni qualificate è in grado di curare le differenti fasi della
progettazione, della realizzazione e della gestione di iniziative di trasformazione urbana.
cruciali.

percorsi avviati?”
che altrimenti non avremmo fatto…”
giovanili non può che dare buoni risultati.”

giovani una valida alternativa a questa realtà.”


GIOVANI E PROTAGONISMO NEGLI SPAZI

“Ciò che contraddistingue la condizione dei giovani nell’epoca


contemporanea non è tanto il fatto che si è ridotto lo spazio/tempo a
queste iniziative; altre politiche dovrebbero farsi carico di costruirne la

perché alla evanescenza dei processi si affianca anche l’evanescenza dei


“È interessante che le politiche giovanili si facciano carico di avviare
che ci hanno coinvolto e spinto a buttarci in questa sfida, che al momento noi

del lavoro: oggi i giovani sono costretti ad arrabattarsi per portare a casa i
nella città è forte e l’opportunità dell’accompagnamento è ghiotta per chi vuole

“Anche nel nostro caso il percorso è anomalo: gli ideatori e promotori della

soldi anziché aver la possibilità di scegliere tra percorsi lavorativi diversi ma


resi conto che quello che cercavano non era il posto fisso, ma libertà d’azione sul

Uno spazio attrezzato e a basso costo era ciò di cui avevamo più bisogno: ecco la

disposizione prima di doversi dedicare al lavoro, ma piuttosto il fatto che si è


disintegrata la tradizionale concezione del lavoro, si è frammentato il mondo
sostenibilità economica. Altrimenti, esauriti i fondi POGAS, che ne sarà dei
molla (o la calamita) che ci ha portato qua, prima ancora di venire a conoscenza

vediamo a cavallo tra l’offerta di lavoro e la sfida imprenditoriale. È un tentativo


nostra iniziativa imprenditoriale non siamo noi giovani: sono due persone anziane
della filosofia di Jobox, che comunque ci interessa e incuriosisce. Il bisogno di spazi
“A dire il vero noi non siamo lo stereotipo del giovane precario: siamo giovani
che avevano avuto la fortuna di partire con un lavoro stabile ma che invece si sono

prodotti. La vera sfida di progetti come questo è quella di contribuire a dare ai


iniziare una sfida imprenditoriale: secondo noi questo riorientamento delle politiche
mercato. Abbiamo trovato un finanziamento start-up e abbiamo deciso di rischiare.

chiari e stabili. Il lavoro nell’epoca della precarietà è un non-lavoro, l’economia


dell’immateriale è molto più alienante rispetto al lavoro in catena di montaggio
Di seguito proponiamo alcuni tra i passaggi più significativi della discussione
avvenuta nell’ambito del workshop, accorpati con riferimento ai nodi ritenuti

53

Parte terza
UTILITÀ SOCIALE ATTRAVERSO L’IMPRESA selezione delle imprese e a preoccuparsi prima di tutto della crescita delle imprese
incubate. Si tratta di una propensione pedagogica, che tuttavia non può e non
“L’utilità sociale del nostro lavoro è legata ai valori che veicoliamo con i deve del tutto sostituire l’attenzione alla comunicazione. Perché a che cosa serve
nostri prodotti culturali (che non interessano al mercato), alla loro localizzazione questo lavoro se nessuno lo sa? Lavorare sugli aspetti comunicativi servirebbe
nei luoghi della vita sociale (e non nei luoghi del mero commercio) e alla visibilità anche a far funzionare le imprese e a qualificare le proposte (anche quelle
che garantiamo ad autori che altrimenti rimarrebbero sconosciuti” unitarie) che rivolgiamo al territorio.”
“La nostra iniziativa si colloca intenzionalmente nel processo di “L’utilità sociale di Jobox dovrà misurarsi sul territorio, luogo nel quale i
ripensamento dei sistemi di welfare, della cui riorganizzazione pratica le nostre processi immateriali incontrano l’economia reale e i suoi prodotti. Un intervento
iniziative ambiscono a essere una miccia scatenante, creando circuiti economici come quello di Jobox può fare la differenza, ma logicamente serve del tempo: alle
sostenibili attorno alle iniziative sociali anziché lasciarle alle nicchie del mercato imprese per sviluppare un equilibrio tra creatività/innovazione e dimensione
pubblico senza risorse. D’altra parte creare economia per il sociale significa routinaria e a Jobox per creare una piattaforma di sviluppo fondata sulla
anche creare nuove occasioni lavorative: si tratta di uno dei possibili approcci mobilitazione delle diverse risorse disponibili.”
con cui affrontare la crisi economica. Da questo punto di vista l’esperienza di
Jobox in cui ci collochiamo è un esempio delle opportunità che il territorio e le
logiche dello sviluppo locale possono offrire ai giovani e non solo: la prossimità CONTAMINAZIONI
è un’opportunità per lavorare sulla fiducia e sulle sinergie tra servizi, mentre “È molto accattivante la prospettiva di comporre le diverse competenze
la nuova economia e i rapporti a distanza contribuiscono ad affermare logiche delle imprese interne a Jobox per spenderle all’interno di progetti unitari da
individualistiche che stanno alla base della precarietà. Ecco perché Jobox può proporre sul territorio: questa tuttavia non può essere che la seconda fase di
essere utile soprattutto se si fa carico di una sorta di regia dello sviluppo di sistemi un processo di incubazione che al momento ci vede impegnati a consolidare le
di reciprocità a base territoriale (pensiamo per esempio a quanto pesa su chi identità e competenze di ciascun soggetto.”
ha famiglia la fatica di gestire da soli la collocazione dei figli e come invece si “Più che occasioni per incontrarci tra di noi lavoratori, servirebbero
Parte terza

Parte terza
potrebbe utilmente lavorare sulla comunanza delle esigenze e sulla costruzione di occasioni e opportunità per sviluppare progettualità comuni tra le imprese.
un sistema di servizi fondato sulla prossimità).” La combinabilità delle nostre competenze è sin troppo evidente: pensiamo
“Jobox, e in generale lo strumento dell’incubatore ‘socialmente orientato’, si a quanto i progetti di trasformazione che investono i territori potrebbero
rivolge a creare occasioni di sviluppo di meccanismi di sinergia e sostegno reciproco beneficiare di un lavoro integrato tra esperti di politiche urbane, comunicazione,
tra le componenti della società più sottoposte agli effetti della ristrutturazione rappresentazione, processi culturali ecc. Per promuovere questo lavoro comune
economica; vanno pensati come dispositivi di riduzione collettiva dei danni (e conquistare potenziali committenti) servono dei dispositivi che illustrino e
collaterali della precarietà e di sviluppo di sinergie lavorative. Di per sé questo visualizzino questo valore aggiunto (dei software? delle mappe interattive?) e
sarebbe già un contributo fondamentale allo sviluppo della società; se ci serve qualcuno che si occupi di farle conoscere (il ruolo di regia che potrebbe
aggiungiamo il fatto che il nostro lavoro può anche essere orientato al sociale, ci avere Jobox?)”
rendiamo conto che in questo luogo stiamo sperimentando strategie di economia “Il successo del meccanismo che stiamo sperimentando dipende dalla
alternativa, rispetto alle quali la logica della prossimità (da intendersi non come funzione di regia che Jobox può esercitare, rivolta a costruire connessioni tra
mera vicinanza fisica ma come sistema di reti territoriali) diventa cruciale. (…)” le imprese e con il territorio: non si tratta di una attività (o di un servizio
“Rispetto ad altri incubatori che puntano maggiormente sulla vendibilità separato) perché non può darsi al di fuori di un rapporto stretto con le imprese
dei prodotti imprenditoriali se presentati in modo aggregato e di conseguenza stesse, ma solo raccogliendo da loro input e spunti e lavorando con loro a
lavorano quasi esclusivamente sulla comunicazione, qui si punta sulla creazione rielaborarli/svilupparli all’interno di proposte progettuali (si tratta del modello
di un valore aggiunto sociale che dipende dall’assunzione di logiche e modelli ‘laboratorio’); tuttavia è fondamentale non appesantire il lavoro delle imprese
organizzativi e culturali differenti. Questo orienta Jobox ad adottare certi criteri di con incombenze extra-imprenditoriali e pertanto serve un contributo esterno.”

54 55
3. Verso il territorio: il punto di vista dei promotori Ciò significa che l’incubatore – accanto alle sue consuete attività
di formazione e consulenza – è intenzionalmente volto da un lato a
Complessivamente le sollecitazioni offerte dai protagonisti delle esperienze supportare la creazione di reti strumentali all’attività imprenditoriale
di incubazione configurano un quadro plurale e articolato, solo in parte (siano esse interne o esterne a Jobox), e dall’altro a sostenere lo sviluppo
rispondente alle aspettative e alle previsioni che avevano inizialmente orientato di una cultura e di modalità operative/organizzative che permettano
la “stesura” del progetto. I promotori ne sono coscienti e stanno lavorando l’attivazione di nuove relazioni con il territorio.
per “imparare dall’esperienza” attrezzandosi per integrare/modificare alcuni
aspetti dell’esperienza e per organizzare la risposta agli aspetti emergenti. Ad un anno dall’avvio del servizio, Jobox è “invitato” dalle start-
In particolare, Andrea Pellegata ideatore e responsabile del progetto Jobox, up – come emerso nel corso del workshop – ad assumere un ruolo di
sintetizza e prova a definire nel modo seguente le questioni che sembrano regia che consenta alle giovani imprese di sperimentare una performance
essere in gioco, alla luce del primo anno di attività. imprenditoriale nel territorio in cui è posizionato.
Questo stimolo per noi non può che essere considerato un buon

1 I motivi che spingono i giovani a candidarsi per poter entrare a far punto di arrivo, a proposito della maturazione di una sensibilità e di uno
parte del processo di incubazione sono diversi: il buon rapporto fra costi/ stile d’impresa delle giovani imprese, che si avvicina a quanto avevamo
benefici; la necessità di connettersi con altre imprese per ri-aggregare forze in mente di realizzare fin dall’inizio. Oltre a ciò, questa “spinta” segna
disperse da un mercato del lavoro sin troppo frammentato che rende i la potenziale partenza verso una nuova fase di sperimentazione. Che
giovani precari; il desiderio di provare un’esperienza professionale in un dev’essere ancora del tutto progettata e sperimentata.
contesto – ancora da esplorare – che offre spazi e opportunità di sviluppo I soggetti coinvolgibili in questa “impresa sociale” diventano molti:
anche con valenze sociali. l’incubatore, la cooperativa che lo gestisce, le start-up, gli attori socio-
Quando poi insediano le loro attività e iniziano i processi di scambio economici del territorio. In gioco c’è l’avvio di un percorso molto innovativo
di promozione di un’economia sociale integrata e allargata ad altri
Parte terza

Parte terza
e conoscenza con le altre start-up e con i soggetti gestori, la consapevolezza
di essere in un posto particolare, nel quale possono giocarsi partite non soggetti, del sociale, della cultura e così via.
preventivate, cambia; maturano allora altre necessità e richieste al sistema
nel suo insieme.
In qualche modo lo stare a fianco di altri, in questi contesti, favorisce
l’uscita da una condizione di solitudine e il superamento di una sorta di
3 Nel promuovere azioni rivolte al territorio, non intendiamo – com’è
ovvio e come già chiarito anche in premessa – promuovere una logica
di “volontariato” d’impresa, spingendo le nostre imprese ad adottare
“sindrome di onnipotenza” (psicologicamente necessaria, forse, per iniziare dispositivi (in uso da parte di realtà imprenditoriali consolidate) come la
la navigazione solitaria nell’oceano del mercato). E lo stare con altri, “donazione” di giornate-lavoro a beneficio della comunità. Questa è una
favorendo l’abbassamento delle difese, permette l’avvio di ipotesi diverse di scelta che ogni start-up, se intende, potrà assumere a sua discrezione.
sviluppo e di business. Per quanto attiene Jobox l’idea è un’altra. Infatti per noi il lavoro sul
territorio non è azione “caritatevole”; né vogliamo spingere le imprese a

2 La funzione pedagogica, oltre a quella esercitata attraverso il sostegno confondere l’orientamento sociale con azioni di marketing. Non si tratta
allo sviluppo della singola attività d’impresa e nella promozione di neppure di azioni di responsabilità sociale d’impresa. Ciò che si vuole
momenti di scambio fra imprese, è declinata con l’esercizio di una promuovere invece è un processo grazie al quale le imprese – i giovani –
funzione di orientamento verso l’apprendimento di una cultura possano diventare, anche con l’impiego dei propri network relazionali e
dell’imprenditorialità “civile”, in grado di stabilire con il territorio e i suoi professionali, fautori di processi di innovazione sociale sostenibili, capaci
attori un rapporto di scambio e di reciprocità. cioè di identificare e valorizzare risorse utili a promuovere azioni orientate
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a produrre benefici per la comunità e, al contempo, per l’economia 4. I commenti di alcuni osservatori privilegiati
dell’impresa. Ciò potrebbe rappresentare, anche per l’impresa sociale
che promuove questi nuovi approcci, un’importante occasione di ri- Gli incubatori in questione sono iniziative che portano l’impresa sociale a
posizionamento nelle comunità locali. cimentarsi, più di quanto non faccia abitualmente, con i sistemi di mercato: a
essi prova ad attingere, da essi prova a farsi contaminare, ma in una prospettiva
Oltre alle singole competenze delle imprese start-up, si apre la il più possibile critica e consapevole e strumentalmente rivolta a obiettivi sociali.
possibilità di una azione concertata di promozione di servizi e pratiche di
prossimità in cui la comunità potrebbe assumere un ruolo attivo e di reale Usare il mercato per provare a innovare le forme dell’impresa sociale è una
partecipazione. Altresì le giovani imprese start-up potrebbero apportare strategia tanto ambiziosa quanto rischiosa, in relazione soprattutto alle
nuovo sapere e nuove reti utili ad arricchire in modo esponenziale difficoltà di gestire dinamiche e logiche, solitamente assenti all’interno dei
l’iniziativa di sviluppo comunitario. Jobox è spinto in questa direzione mercati protetti in cui l’impresa sociale ha tradizionalmente gravitato.
dalle imprese che ha incubato e ha tutte le intenzioni di accettare la sfida. Per procedere in tal senso Jobox e ConnAction hanno scelto di attrezzarsi,
dotandosi di una rete di figure a cui far riferimento e a cui chiedere consigli.

4 Ad oggi è difficile capire se questo tipo di “incubatore” possa Si tratta di persone a diverso titolo esperte di processi di mercato e al contempo
rappresentare già un modello di riferimento oltre che un’esperienza in sintonia con le ragioni e la filosofia dalla sfida in questione.
replicabile: abbiamo ancora tanto da fare e da consolidare. Forse è presto. Queste persone hanno commentato nel modo seguente i primi passaggi del
Uno stretto legame con la realtà del territorio in cui ci troviamo, la percorso degli incubatori:
Barona, va ancora costruito. In questo anno però – anche con lentezza
– abbiamo cominciato a ragionare sulle condizioni per farlo in modo Paolo Chiaia1
originale, che è per noi un segno irrinunciabile del nostro posizionamento: dopo aver osservato i criteri di selezione, osserva che: “Le modalità di
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la costruzione di occasioni di progetto con altri attori del territorio scelta non sono centrate solo sugli aspetti economici, ma sono stati presi in
(conoscersi sul campo, anziché conoscersi per conoscersi). Il nostro modo considerazione il carattere creativo dell’azione imprenditoriale e la capacità di
di operare può ulteriormente svilupparsi attraverso l’interazione con altri fare rete con il territorio”
soggetti e strumenti che – al pari nostro – sostengono l’attività d’impresa e
di innovazione dei giovani.
Adrio De Carolis2
La nostra esperienza imprenditoriale ci ha permesso di maturare e forte della sua esperienza legata all’editoria locale, dove le inserzioni
consolidare modelli di management e di progettazione che reggono alle pubblicitarie sono legate ai servizi artigianali e al concetto di prossimità,
sfide della crisi e della compressione delle risorse per il welfare e che al dichiara: “Jobox attualmente è uno spazio per attività prettamente immateriali,
contempo promuovono nuove iniziative di partecipazione e attenzione in futuro sarebbe interessante prevedere anche spazi per la produzione
alle fasce deboli delle comunità locali. Innovazione, creatività e impresa materiale”.
– specie se giovanile – possono, da questo punto di vista, costituire una
piattaforma di riferimento e, insieme, un approccio innovativo per dare
risposte ai problemi locali e per la promozione di contesti micro economici
Andrea di Stefano3
nel suo ruolo di economista ricorda che: “È importante cercare di fare
e di relazioni.
sistema tra soggetti che si lanciano nell’imprenditoria con risvolti sociali, soggetti
che altrimenti rischierebbero di fare entropia e vanificare il loro sforzo”.

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Paola Domenichini4 progetto e possibilità di collaborazione che si aprono in relazione a opportunità
sostiene che “Ci sono cose che si costruiscono facendole, provando” e contingenti.
ancora, “La messa in relazione con il mondo degli artigiani è un buon passo Nei fatti accade che le imprese incubate stiano cominciando ora, forse dopo
perché, oltre a entrare in contatto con il territorio, si cerca una relazione con una necessaria scoperta di sé, a scoprirsi reciprocamente (a distanza di un
la parte della città che produce concretamente, ci si muove in direzione di una anno dall’apertura dell’incubatore e dopo un percorso di insediamento che
maggiore creatività, intesa in senso etimologico”. ciascuna realtà ha condotto in tempi diversi), in una fase in cui sono ancora
prevalentemente impegnate a consolidare la loro attività verso indispensabili e
Maurizio Figiani5 prioritari obiettivi di sostenibilità economica.
vede il lato sperimentale della vicenda: “Inizialmente è utile giocare con le A sua volta Jobox, come struttura di orientamento e gestione dell’incubatore,
idee, prospettare modalità di promozione della creatività nel tentativo di creare sta ancora mettendo a fuoco le specificità del suo compito, ovvero le modalità
piccole economie di scala, tenendo conto che il periodo di crisi non aiuta di per esercitare una mission che si è assunto, le competenze e gli expertise
certo gli investimenti nella creatività”. necessari per un accompagnamento efficace di un processo straordinariamente
complicato, che tuttavia sta affrontando nell’unico modo in cui parrebbe
Alex Foti6 possibile farlo, e cioè provandoci.
esterna tutto il suo amore per le culture underground: “Gli aspetti Ecco, dunque, perché possiamo permetterci anche di dire che in fin dei conti
più rappresentativi della cornice fisica in cui si sviluppa ConnAction sono a questi incubatori non manca “nulla”: si tratta di iniziative che dispongono
la presenza di laboratori, la creatività diffusa, le sottoculture giovanili e il della risorsa più preziosa, lo spazio e l’opportunità per cimentarsi con un
meticciato in generale. Tutto questo alleva e sostiene l’innovazione sociale”. progetto inedito, l’occasione per sperimentare un campo d’azione innovativo
e per confrontarsi con una sfida tanto complicata quanto apparentemente
5. Prime riflessioni per orientare la valutazione “a portata di mano” (perché concretamente riconducibile all’attività che già
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vede quotidianamente impegnate decine di persone, nei diversi momenti della
Cosa manca a questi incubatori, dunque? Stando agli spunti e alle indicazioni giornata, in quelli prettamente lavorativi, come in tutti quegli intervalli di
contenute nelle note presentate in questo capitolo la risposta potrebbe essere tempo dedicati a pensare “come fare” qualcosa di nuovo o “cosa si potrebbe
duplice e contraddittoria. “Tutto e niente”. fare” insieme).
“Tutto” perché l’immagine che emerge è quella di esperienze ancora fragili dal È bene ricordare che questi processi, questi spazi di nuova agibilità progettuale,
punto di vista della capacità di dar risposta agli obiettivi che via via si sono messi di creatività e innovazione, sono dati non già per cause improvvise e occasionali,
a fuoco: se infatti sono riuscite rapidamente a offrire opportunità di sostegno quanto invece in ragione di strategie e investimenti di imprese sociali che di
allo sviluppo di progetti d’impresa ai giovani (primo obiettivo importante), esse questo hanno fatto un terreno di innovazione degli interventi a favore dei
ancora stanno cercando le strade per andare oltre, sviluppando contaminazioni giovani e delle comunità locali.
significative tra le imprese e generando impatti notevoli sul territorio di
Questi incubatori, in definitiva, si configurano prima di tutto e soprattutto
riferimento. C’è sicuramente una difficoltà nella tracciabilità di dati e processi
come degli “spazi per fare”, luoghi di sperimentazione in cui l’impresa sociale
che attengono all’interazione quotidiana tra le imprese, gli scambi impliciti e
investe e innova, e così facendo permette ai giovani, portatori di risorse
l’influenza reciproca (mai del tutto codificabile); c’è una “normale” questione
creative, di promuovere un orientamento all’innovazione e di mantenere
che attiene i lunghi tempi che solitamente caratterizzano le ricadute territoriali
(e condividere) una preoccupazione “sociale”. Merce rara in tempi di crisi
di qualsiasi iniziativa; c’è infine un problema legato alla disponibilità di risorse
economica e precarietà sociale, di scarsità di risorse e di generale tendenza alla
(umane, economiche, ma anche temporali) per dar seguito a intuizioni di
dissipazione dei dispositivi di costruzione di progetti di interesse collettivo.

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Questa visione ottimistica e questo pregiudizio positivo nei confronti di queste ✚✚ la creazione di economie di scala tra le imprese (che, sul piano strategico,
esperienze – che si giustifica in relazione alla sempre più stringente necessità di corrisponde a misurare le possibilità di sviluppo e l’efficacia di modelli
occasioni di innovazione e mescolamento delle categorie stereotipate in cui si alternativi di economia, fondati su rapporti di reciprocità e prossimità
realizza l’intervento sociale – tuttavia non può e non deve sostituire e occultare – obiettivo economico)
in alcun modo il problema della loro valutazione (e la problematicità di questo ✚✚ la crescita del mercato urbano delle singole imprese (che, sul piano
genere di operazione). La valutazione dei progetti e delle politiche sociali è di strategico, corrisponde all’obiettivo di evitare che la città perda o
per sé una questione insidiosa, un mestiere che non a caso richiede competenze sottoutilizzi il patrimonio di intelligenze e conoscenze che contribuisce
specifiche ed expertise tecnici. Lo è, tuttavia, a maggior ragione nei casi (come a produrre – obiettivo politico)
questo) in cui le iniziative di cui si vorrebbe valutare l’efficacia sono processi
aperti, terreni di sperimentazione sviluppati senza modelli di riferimento e in ✚✚ la maggior innovatività delle proposte dei servizi de La Cordata (che,
assenza di una chiara definizione dei problemi e dei bisogni a cui sono chiamati sul piano strategico, equivale a misurare il contributo che soggetti di
a dar risposta. All’interno delle esperienze considerate, appare tanto chiaro e mercato possono dare all’incremento del benessere della comunità,
forte l’orizzonte strategico di riferimento, quanto si mantiene ambiguo nei suoi qualificando e migliorando le prestazioni di un servizio sociale in
confini e nei suoi contenuti il terreno degli obiettivi e dell’operatività a cui le prossimità del quale le imprese promuovono il loro stato nascente –
strategie generali dovrebbero/vorrebbero far riferimento. Tipicamente si tratta di obiettivo sociale)
situazioni nelle quali resta labile e incerto il confine tra analisi, progettazione e Pare evidente che assumere l’uno piuttosto che l’altro tra questi punti di vista
azione e che pertanto, allo stato delle cose, rendono difficile qualsiasi possibilità orienterebbe in modo radicalmente diverso qualsiasi percorso di valutazione.
di valutazione sulla base di criteri certi. A differenza di altri ambiti di lavoro in Al fine di supportare tale scelta e quanto ne conseguirà sembra importante
cui la missione e il piano di intervento sono predefiniti e contenuti all’interno suggerire almeno due piste di lavoro che potrebbero essere utilmente coltivate
di percorsi dalla fattibilità in qualche misura pre-esplorata, il funzionamento dai promotori di Jobox nel futuro prossimo:
degli incubatori considerati è (al momento) affidato alla contingenza di eventi
Parte terza

Parte terza
✚✚ un ampliamento dell’orizzonte di riferimento (qualche spunto e un
ed episodi imprevisti, all’episodicità, all’eccezionalità e talvolta alla casualità primo contributo in questa direzione può derivare dalla rassegna di
delle relazioni che possono generare, in modo indistinto e secondo sequenze buone pratiche ed esempi offerta dal capitolo successivo)
imprevedibili, traiettorie di lavoro comuni tra le diverse imprese.
✚✚ la definizione di un’ipotesi operativa di lavoro. Lo sviluppo e la messa
La valutazione – intesa soprattutto come impegno nella creazione di dispositivi alla prova della “funzione di regia” di Jobox ipotizzata nel corso del
per la misurazione del ritorno sociale di questi investimenti – è assolutamente workshop (e riportata nei paragrafi precedenti) potrebbe essere assunta
necessaria per evitare soprattutto che proprio in questi luoghi, nei quali le come una buona occasione per passare a definire degli asset di sviluppo
ambizioni in molti casi sono (molto) elevate, si possano generare effetti e quindi delle traiettorie di riflessione e ricerca utili alla definizione di
controproducenti, tra cui – tipicamente – il senso di frustrazione associato obiettivi specifici e criteri di valutazione.
alla sproporzione tra energie investite e difficoltà a produrre esiti significativi
e visibili in tempi brevi. In particolare sono tre i livelli sui quali pare importante volgersi a lavorare:

Si tratta, per cominciare, di chiarirsi meglio (in base a criteri inevitabilmente 1. Il rapporto tra Jobox e le imprese
soggettivi e arbitrari) circa gli obiettivi principali attribuiti (e quindi le modalità Quali competenze è utile che Jobox metta a disposizione delle imprese a
di valutazione del successo) di un’esperienza come Jobox, che equivale a porsi integrazione di quelle già disponibili?
delle domande a proposito del senso e delle ragioni che sostengono lo sviluppo 2. Il rapporto tra le imprese incubate
di un investimento del genere da parte dei suoi promotori. Per esempio, è Come facilitare/sostenere/promuovere la contaminazione anziché
molto diverso accingersi a valutare gli impatti generati da Jobox rispetto a: lasciarla al caso/eventualità?

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3. Il rapporto tra le imprese e il territorio
Come combinare le risorse rappresentate dalle imprese entro progetti
Contaminazioni possibili:
di sviluppo del territorio? In che modo il territorio può essere campo di
business per le imprese? (strumenti, modalità, dispositivi, esempi).
altre esperienze di
È questo il genere di domande che all’interno dell’incubatore, nelle
preoccupazioni dei suoi promotori e sostenitori, stanno cominciando
“contaminazione”
giustamente a emergere a un anno di distanza dall’apertura di quello che si
propone di considerare a tutti gli effetti come un laboratorio di innovazione PREMESSA
sociale, economica e politica urbana. Work in progress.
Due traiettorie di ricerca per rafforzare
1 Consulente nella gestione dei rischi finanziari per la valutazione degli aspetti tecnici. È impegnato in Jobox e ConnAction
prima persona come imprenditore con investimenti nella manifattura di moto custom. Viene a conoscenza
del progetto Jobox tramite l’amicizia con Davide Corritore. La prima occasione di contatto con lo spazio Pur accomunate dalla medesima tensione progettuale e da un orizzonte strategico
di incubazione avviene il giorno stesso dell’inaugurazione, lo scorso novembre. Il profilo di Chiaia porta a condiviso, Jobox e ConnAction rappresentano due esperienze tra loro abbastanza diverse
includere aspetti finanziari nell’attività dell’incubatore, prospettando acquisizioni o investimenti nelle start-up
con strumenti come il Private Equity. per quanto riguarda le modalità operative prescelte, i temi di lavoro assunti, le iniziative
finora messe in campo e i loro destinatari.
2 Presidente di Dmail Group, società che edita molte testate locali in Lombardia, Piemonte e Valle
d’Aosta avendo come obiettivo le province al posto dei centri urbani. Una parte della società propone anche
La ricostruzione del percorso condotto finora (vedi capitolo 2) si è conclusa, in entrambi
un catalogo di gadget e oggettistica. Entra in contatto con Jobox in virtù della conoscenza pregressa con i casi, con l’evidenziazione delle prospettive future che ciascuno dei due progetti sembra
Davide Corritore, La Cordata e Andrea Pellegata. Ha partecipato alla fase di progettazione del sistema di orientato a perseguire e delle direzioni che sembra più opportuno intraprendere per
incubazione, contribuendo con la sua esperienza di imprenditore che lavora nello locale, sia pure nel settore
della comunicazione giornalistica. rispettare le aspettative che i promotori nutrono circa l’evoluzione delle esperienze.
Parte terza

Due sembrano essere in particolare le traiettorie verso le quali sembrerebbe opportuno


3 Direttore della rivista Valori, centrata sui temi dell’economia e della sostenibilità sociale. La relazione con indirizzare la ricerca e l’approfondimento di esperienze sviluppate altrove, per
Jobox avviene nella dimensione della comunicazione, anche in relazione alle finalità del progetto che sono
molto affini a quelle della rivista. verificare la possibilità di apprendere da esse e di trarne spunti e sollecitazioni in base
ai quali provare a riorientare, o più semplicemente rafforzare, i percorsi avviati nel
4 Si occupa di comunicazione sociale e politica tramite la società Nelson. La sua partecipazione alla rete degli contesto milanese:
Amici di Jobox nasce dalla conoscenza precedente dei soggetti promotori de La Cordata e dell’incubatore
stesso. L’occasione principale in cui le competenze di Domenichini producono valore aggiunto nel rapporto ✚✚ da una parte la questione dell’integrazione tra dinamiche di trasformazione e
con il progetto Jobox coincide con l’inaugurazione stessa dello spazio, il 23 novembre 2009. Domenichini e sviluppo dei contesti territoriali in cui si inseriscono
Nelson si occupano dell’organizzazione dell’evento, che prevede la partecipazione delle istituzioni cittadine,
con la presenza del sindaco Moratti, a cui si aggiungono la Provincia, la Regione e l’Unione degli Artigiani. ✚✚ dall’altra la questione del coinvolgimento diretto della comunità locale, il
radicamento delle esperienze e la valorizzazione delle opportunità offerta da spazi
5 Architetto e designer, insegna al Politecnico di Milano. Il contatto con ConnAction, e più in generale con
temporaneamente disponibili per attivare le comunità locali innescando percorsi
tutta l’area Tara Bianca, è motivata dall’esperienza concreta di uso degli spazi da mostrare agli studenti del
Corso di Design all’interno del Politecnico di Bovisa e Como. La parola d’ordine nel mostrare le pratiche di destinati a consolidarsi.
uso degli spazi e di progettazione è: “bisogna provare”.
In quest’ultima sezione sono raccolte sei schede relative ad alcune esperienze di progetti
6 Dirige la rivista MilanoX, che è incubata negli spazi di ConnAction. È residente in Bovisa, quartiere di locali che, pur non qualificandosi esplicitamente come “esperienze di incubazione”,
cui conosce le dinamiche essendone attento osservatore. Proprio per questo motivo è utile sentire la sua si sono intenzionalmente rivolti a sostenere lo sviluppo di contaminazioni tra sfere
visione rispetto al progetto in cui è incluso. Foti è attivista cittadino sui temi della sicurezza e dell’antirazzismo, d’intervento tradizionalmente separate. Tre di esse fanno riferimento alla prima
nell’intento di trasformare questa sua visione in un’attività che fosse fonte di reddito, ha trovato un’affinità di
visione con Davide Branca e il progetto ConnAction. traiettoria di ricerca, le altre tre all’altra.

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1. Contaminazioni tra mercato culturale di altro
profilo e intervento sociale sul territorio
1.1. CHOCOLATE FACTORY
L’industria artistico-creativa come volano per la
rigenerazione sociale del quartiere Haringey di Londra
Lo spazio e la sua storia
L’ex fabbrica di cioccolato della Barratts Confectionery di Clarendon Road, si
colloca nel quartiere di Haringey/Wood Green, in una zona degradata a nord
di Londra ed è stata dismessa negli anni Novanta del Novecento. La struttura,
che vanta una superficie totale di 10.000 mq, è stata rilevata dalla Workspace
Group plc, una delle più grandi immobiliari della capitale britannica, che si
contraddistingue sul mercato per una offerta competitiva sul piano dei costi,
della qualità e della flessibilità delle soluzioni commerciali.
Il riutilizzo si inserisce nell’ambito degli investimenti sostenuti dalla London
Development Agency (LDA) per la trasformazione della zona di Harringey/
Wood Green in distretto culturale. Senza costi di ristrutturazione, 5.000
mq dell’intero complesso sono stati concessi a un’agenzia no profit locale
che lavora per la promozione dell’arte e dell’industria, l’Haringey Arts
Council (oggi Collage Arts). Creata nel 1985 dall’Assessorato per l’Arte del
distretto di Haringey, l’HAC dal 1996 ha ricavato 75 atelier a disposizione
di oltre 150 artisti. Sulla scia del successo di questa operazione (denominata
Chocolate Factory 1), anche i rimanenti 5.000 mq sono stati destinati al
sostegno della microindustria creativa, con una particolare focalizzazione sulle
nuove tecnologie digitali applicate a design, suono, film, video, animazione,

Parte quarta
televisione, radio, musica e fotografia (Chocolate Factory 2).

Funzioni sociali e attività


La Chocolate Factory oggi è uno dei più noti e rilevanti esperimenti di
realizzazione di un hub creativo del nord Europa. Offre spazi per studi e atelier
di diverse dimensioni (da 20 mq a 150 mq cad.) e a prezzi contenuti (circa 200
euro/mq all’anno incluse spese e utenze ed escluse le tasse) per artisti, artigiani
e creativi emergenti che contribuiscono all’affermazione e allo sviluppo del
distretto culturale locale. Grazie alla Chocolate Factory oggi è possibile per
molti giovani talenti londinesi (da quelli diplomati presso le migliori scuole
agli autodidatti) di disporre delle condizioni minime per sperimentarsi in
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un percorso di crescita professionale in un contesto stimolante e rinomato, misura in cui da una parte per poter prendere gli spazi in affitto gli
contribuendo (direttamente o indirettamente) alla riqualificazione del artisti devono dimostrare di essere in qualche modo coinvolti da
quartiere di Haringey/Wood Green, un tempo molto malfamato e degradato. operazioni creative sul territorio di Haringey, dall’altra il funzionamento
In particolare a oggi all’interno della struttura gli spazi dedicati agli studi artistici della struttura è associato alla sua riconoscibilità sul territorio che ne
sono 75 e sono divisi in studi per la creazione delle sculture, dei mosaici, dei garantisce la fruizione da parte di esterni (ristorante, club, open studio,
gioielli, degli abiti e dei tessuti, studi fotografici, stamperia litografica a altro. Nel corsi di formazione ecc.)
frattempo sta crescendo l’altra parte destinata alle nuove discipline artistiche Il Collage Arts (ex Harengey Arts Council) ha il ruolo di gestione e di
con una particolare focalizzazione sulle nuove tecnologie digitali applicate a coordinamento della struttura e funziona da agenzia di intermediazione
design, suono, film, video, animazione, televisione, radio, musica e fotografia. per lo sviluppo e la messa in rete delle comunità creative nel territorio di
Ci sono poi spazi destinati ad attività collettive e spazi aperti all’esterno: aule Harringey. Lavora all’interno della comunità locale tentando di riconoscere
per le lezioni e per i seminari, 2 ristoranti, uno spazio wi-fi lounge, un bar e un e valorizzare i talenti (prestando particolare attenzione alle componenti sotto-
locale (Karamel club) che offre un programmazione regolare. All’interno della rappresentate della comunità, quali per esempio le minoranze etniche e nere,
Chocolate Factory si svolgono anche attività sociali e artistiche legate al teatro i richiedenti asilo e rifugiati, le donne, i disabili ed ex detenuti) e offrendo
contemporaneo, al cinema e alla letteratura, si svolgono festival di vario genere loro occasioni di formazione e acquisizione di competenze specifiche mirate
e workshop per la formazione e l’inserimento professionale (business support). alla educazione, all’impiego e all’imprenditorialità. Il Collage Arts si sostiene
Talvolta gli spazi collettivi vengono richiesti e utilizzati da altre strutture sia con finanziamenti pubblici che attraverso forme di autofinanziamento
come il Middlesex University Fine Arts Department, la Mountview Theatre associate per esempio al ristorante, al club e ai progetti territoriali.
School e lo Scanlan Studios che si occupa di animazione. Una volta all’anno
l’evento “Open Studios” offre l’occasione alla cittadinanza di due giornate di 1.2. CHAPITÔ
totale apertura della Chocolate Factory, per entrare in contatto con gli artisti, La professionalizzazione delle arti circensi come opportunità
acquistare i prodotti, visitare gli atelier e osservare il lavoro artigianale, e per i giovani in difficoltà del quartiere Alfama di Lisbona
indirettamente contribuire a rivitalizzare questo pezzo di città.
Lo spazio e la sua storia
Contenuti creativi e forme organizzative Un ex riformatorio, di proprietà del Ministero della Giustizia, collocato
Alla Chocolate Factory corrisponde una visione della creatività intesa (ed sulla collina del Castello di São George, nei pressi del quartiere Alfama. L’ex
espressa) in diversi modi; in particolare la spinta più recente all’innovazione riformatorio è un edificio risalente all’800, recuperato nei primi anni del ‘900
Parte quarta

Parte quarta
è venuta dalla centratura sulle nuove tecnologie che ha spinto gli artisti verso per ospitare il carcere minorile di Lisbona. L’ex riformatorio, di proprietà del
sperimentazioni oltre le classificazioni tradizionali. I fattori chiave del successo Ministero di Grazia e Giustizia, si sviluppa su 4 differenti livelli: un edificio
del modello Chocolate Factory hanno a che vedere con la possibilità di principale sul fronte strada di tre livelli ospitava gli uffici, le camere e i servizi;
mantenere molto bassi i costi di affitto degli spazi associata a: una grande terrazza centrale, un livello inferiore rispetto la strada, funzionava
come cortile ricreativo; un terzo spazio sotto il livello della terrazza ospitava le
✚✚ l’utilizzo di spazi grezzi, che per essere degli atelier o dei laboratori non
celle e il pozzo per l’acqua.
necessitano di interventi di ristrutturazione particolarmente onerosi
Nel 1987 l’ex riformatorio è stato messo a disposizione dal “Ministèrio da
✚✚ la condivisione degli spazi, ossia l’utilizzo del medesimo atelier da parte
Justiça” per l’attività che Teresa Ricou, o meglio, il personaggio da lei creato, la
di artisti diversi che abbatte i costi e favorisce lo sviluppo di relazioni e
pagliaccia Tetè, dalla fine degli anni Settanta del Novecento porta avanti: un
di sinergie tra gli artisti
progetto di formazione circense e teatro di strada per giovani disagiati. Il primo
✚✚ il legame con il quartiere che rappresenta un elemento cruciale nella progetto era nato in Bairro Alto con la formazione del “Circo Mariano Franco”,

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in omaggio al ballerino di “sapateado” (tip tap) e compagno di “Tetè”; mentre il gioco e un piccolo giardino con una casetta di legno installata su
in quanto entità formale, lo Chapitô sorgeva nel 1981, con la formazione della un albero. Le attività specifiche sono: Atelier de Circo e Atelier de
“Colectividade Cultural e Ricreativa de Santa Caterina”. Le attività svolte in Capoeira.
Bairro Alto, presso il centro “Dia de Idosos”, riguardavano la formazione e Nell’area della Formazione lo Chapitô offre:
l’azione sociale, e, presto, il progetto si estese ad altri luoghi della città fino ai
quartieri periferici di Lisbona. La collaborazione con “l’Istituto de Reinserçao ✚✚ Escola Profissional de Artes e Ofícios do Espectáculo (EPAOE).
Social” del “Ministèrio”, iniziata alla fine degli anni Ottanta e consolidatasi Fondata nel 1991, la Escola Profissional de Artes e Ofícios do
con la creazione della scuola dello Chapitô, è tutt’oggi in corso. Espectáculo corrisponde a un progetto di insegnamento professionale
artistico; offre un certificato professionale di 3° livello, in accordo alla
Funzioni sociali e attività regolamentazione dell’Unione Europea.
Il progetto si iscrive nel quadro dei movimenti artistici degli anni Settanta. ✚✚ Corsi serali. I corsi serali offrono una formazione orientata agli amatori,
Le arti circensi, lo spettacolo popolare performativo e l’intervento socio- ai professionisti o agli appassionati dell’espressione artistica. I corsi sono
culturale sono state alcune delle azioni sviluppate durante gli anni Settanta da i seguenti: capoeira; giocoleria; Tip Tap; trucco scenico; espressione
Teresa Ricou con l’obiettivo di lavorare sull’integrazione sociale dei giovani. drammatica; tecnica circense, interpretazione teatrale, atelier infantili.
In particolar modo attraverso l’insegnamento dell’arte circense e del teatro di ✚✚ Workshop. Regolarmente lo Chapitô organizza workshop sulle diverse
strada, lo Chapitô lavora sull’inserimento dei giovani usciti dai riformatori e arti, privilegiando il Circo e le tematiche circensi.
dei giovani disagiati con difficoltà di inclusione sociale.
✚✚ Tutti i settori dello Chapitô contribuiscono all’area della Cultura, della
Il progetto fa parte di un’idea unitaria ma può essere scomposto in 4 aree produzione e della promozione di eventi. Si integra in questa area la
tematiche: azione sociale; formazione; cultura; produzione. All’interno Companhia do Chapitô, creata nel 1996 come progetto che articola
dell’area Azione sociale vengono portati avanti tre progetti: le diverse arti dello spettacolo definite Teatro del Gesto, e Biblioteca e
✚✚ Animazione e Azione. Dal 1987, lo Chapitô collabora con “l’Istituto de Centro de Documentaçao Luìsa Neto Jorge, un elemento singolare che
Reinserçao Social” del “Ministèrio da Justiça” mediante un accordo. Il contiene un archivio e una bibliografia rara sul mondo dello spettacolo
progetto “Animaçao em Acçao” ha come obiettivo di offrire, ai bambini in generale e del circo in particolare. È uno spazio aperto al pubblico,
e ai giovani sotto tutela, l’opportunità di partecipare alle diverse attività dedito alla lettura, ma anche ai dibattiti, alle proiezioni di documentari
ludiche e di espressione artistica, contribuendo alla loro formazione, al e film.
loro sviluppo personale e all’inserimento sociale. Il settore della Produzione dispone di un equipe di produttori professionisti
Parte quarta

Parte quarta
✚✚ Appoggio ai giovani in difficoltà/Residenza Aperta. Il legame creato e ingloba due importanti settori: “Produções Chapitô”; “Audiovisuais e
tra questi giovani e lo Chapitô ha dato luogo a un altro progetto: Multimédia”. Questi due settori producono eventi specifici, spettacoli e
Apoio a jovem em dificultade / Residencia Aberta. Il progetto lavora animazioni che integrano i diversi linguaggi artistici e delle arti circensi.
con i giovani che compiuti 18 anni devono lasciare i centri educativi Lo spazio è pensato per accogliere diverse attività ed è articolato in tre corpi
fornendo un orientamento professionale, aiuto psicologico, pedagogico distinti. Il corpo principale affaccia su strada, qui si trovano gli uffici e la
e formativo. La finalità del progetto è di facilitare l’inserimento sociale scuola professionale; al piano inferiore si trova una terrazza dove è collocato
di questi ragazzi offrendogli un accompagnamento personalizzato e un un secondo edificio con due ristoranti (uno al primo piano e uno al secondo) e
alloggio temporaneo. dalla quale si scorge la città di Lisbona. Sulla terrazza si sviluppa una struttura/
✚✚ Centro di accoglienza infantile Joao dos Santos. Il centro è uno spazio tenda dove si svolgono le lezioni di preparazione fisica della Escola Profissional
creato per ricevere bambini ed è composto da un atelier, una sala per de Artes e Oficios. Dalla terrazza è possibile accedere al piano interrato dove è

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situata la biblioteca Luìsa Neto Jorge. La biblioteca contiene un archivio e una di Vienna. La struttura, di proprietà della municipalità viennese si articola
bibliografia sulle arti circensi e sul mondo dello spettacolo. Oltre ai libri, nello intorno a una corte centrale e occupa una superficie di 13.500 mq, di cui
spazio della biblioteca, è possibile utilizzare i computer e nelle ore pomeridiane 12.000 mq coperti.
e serali partecipare a dibattiti e incontri di diverso tipo. Accanto al tendone Dopo la dismissione della struttura, per un breve periodo alcune parti
si trova il “Centro de Acolhimento e Animaçao da Infanzia-Joao do Santos”, dell’edificio sono state utilizzate come museo della tecnologia. Rimasta
dedicato ai bambini dagli 8 mesi ai 12 anni. nuovamente in disuso nel 1981 la struttura è stata occupata da un gruppo
di artisti, insegnanti, architetti, studenti e operatori sociali, con la finalità di
Contenuti creativi e forme organizzative creare uno spazio culturale dove potessero convivere arte, politica e integrazione
La spinta originale di questo progetto consiste in primo luogo nella capacità sociale. Negli anni Novanta, l’Amministrazione Pubblica di Vienna, dopo
che un’istituzione pubblica come il Ministero di Grazia e Giustizia ha avuto una lunga negoziazione, ha deciso di regolarizzare la situazione e ha concesso
nell’inglobare le attività dello Chapitô all’interno delle proprie politiche di lo spazio a titolo di affitto gratuito all’associazione non profit Umbrella che
reinserimento sociale ed educativo; in secondo luogo nella forte carica sociale raccoglie i 130 gruppi oggi attivi (in larga parte a titolo volontario) all’interno
che il progetto di Teresa Ricou propone da più di 30 anni: l’arte circense della struttura, che hanno preso in carico la ristrutturazione dello spazio.
e il teatro di strada come veicolo per avvicinare i giovani disagiati e per
lavorare insieme a loro, in modo costruttivo, all’individuazione di percorsi di Funzioni sociali e attività
inserimento sociale e professionale. La struttura oggi offre spazi con caratteristiche differenti in base alle attività
Nel corso del tempo lo Chapitô si è trasformato da associazione culturale svolte, che fanno riferimento a 3 aree tematiche, rispettivamente rivolte a:
senza fini di lucro a organizzazione non governativa, lavora con la Pubblica ✚✚ alimentare l’offerta culturale della città, proponendo spazi e opportunità
Amministrazione e con enti privati sia a livello nazionale che internazionale. per esposizioni legate alle arti visive, alla fotografia, cinematografia,
Il proprietario dello spazio è il Ministero di Grazia e Giustizia che ha ceduto media art, teatro, danza, musica, letteratura, eventi politico culturali
in comodato d’uso la struttura allo Chapitô. Lo spazio vive di un’economia di varia natura
sociale e in quanto servizio pubblico riceve sussidi dallo Stato per i progetti
relativi all’area educativa, alla cultura, alle arti e all’integrazione sociale. La ✚✚ promuovere una prospettiva di contrasto della marginalità attraverso
scuola EPAOE è finanziata del Fondo Sociale Europeo. Inoltre l’associazione iniziative di integrazione socio-lavorativa delle persone(soprattutto dei
ha delle entrate economiche vanno a supportare le aree di intervento: le entrate giovani) attraverso progetti di formazione, assistenza, counselling e
arrivano dagli spettacoli, da alcuni eventi specifici, dai concerti, dall’area della creazione di opportunità occupazionali per disoccupati
Parte quarta

Parte quarta
Produzione, dai corsi serali e dall’affitto dei ristoranti. ✚✚ ospitare e sostenere lo sviluppo della creatività delle persone e dei
gruppi, garantendo spazi dedicati e strutture attrezzate per 7 ambiti di
1.3 WUK intervento: musica, teatro/danza, pittura, workshop, bambini e giovani,
Uno spazio per promuovere l’incontro tra cultura iniziative socio-assistenziali, iniziative interculturali.
internazionale e progetti socio-culturali locali a Vienna In particolare all’interno della struttura oggi sono presenti spazi ricreativi aperti
Lo spazio e la sua storia al pubblico (un bar e un ristorante al piano terra, entrambi rivolti sulla corte
interna), una sala per proiezioni cinematografiche per la programmazione di
Una ex fabbrica di locomotive risalente al diciannovesimo secolo si trova
cineforum, 4 gallerie d’arte (di 400 mq, 100 mq, 250 mq e 25 mq), studi per
nel centro di Vienna in Währinger Strasse, nel 9° distretto nel quartiere di
artisti, studi di produzione (video e audio) e sale concerti, uffici amministrativi,
Alsergrund. Währinger Strasse si sviluppa tra il cuore del Ring, appena a nord
2 piccole residenze per ospitare artisti stranieri e 2 spazi per le iniziative sociali
di Shottenring, e il Gürtel, l’infrastruttura che collega da nord a sud la città
e interculturali (rispettivamente di 100 mq e di 40 mq), diversi spazi per

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workshop artistici, 2 scuole private (una elementare e una media, che seguono 2. Contaminazioni tra sviluppo del settore dei
un programma di istruzione sviluppato all’interno dell’associazione), alcuni
servizi alla comunità e partecipazione degli
laboratori di artigiani che lavorano la terracotta, laboratori tessili, un’officina
per la riparazione delle biciclette e dei motorini e una carpenteria, un centro abitanti
di ascolto per le donne, uno sportello di consulenza al lavoro per giovani
disoccupati, un centro servizi per gli stranieri. 2.1. CERC
Un incubatore di imprese autogestite per riorganizzare i
Contenuti creativi e forme organizzative servizi locali in un quartiere periferico di Luton
Il Wuk (Werkstätten und Kulturhaus, ovvero Officine e Casa della Cultura) nasce
Lo spazio e la sua storia
in un contesto politico e culturale in forte cambiamento, difatti tra la fine degli
anni Settanta e gli inizi degli anni Ottanta Vienna vede sorgere diverse attività Collocata alla periferia di Luton (una delle principali città industriali inglesi),
artistiche, sociali e politiche. Il progetto si pone come alternativa all’offerta la Coulter’s Electronic era una fabbrica di materiale elettrico attorno a cui negli
artistico culturale classica (prevalentemente museale): si fonda su una idea anni Sessanta del Novecento è stata concepita la realizzazione di un quartiere
ampia di cultura, vicina alla società, aperta a tutti e attenta ai diversi aspetti satellite, Marsh Farm. Con la crisi industriale il quartiere è diventato una
della vita quotidiana. In particolare WUK si propone di offrire una occasione zona degradata, priva di servizi e abitata da una popolazione in prevalenza
per lo sviluppo di potenziali sociali presenti nel contesto locale. Dal punto di povera e multietnica, giovane e disoccupata, nel frattempo la fabbrica (una
vista concettuale la proposta del WUK cerca di coniugare due modelli, quello struttura di 12.000 mq) dopo essere stata rilevata da una società americana ha
del centro locale socio-culturale e quello del centro di arte e cultura di alto progressivamente ridotto le sue attività.
profilo e di raggio sovralocale: All’inizio del 1998 la dismissione e le prime proposte di riutilizzo da parte
✚✚ del primo prende la spinta ad accompagnare processi di emancipazione delle associazioni e dei gruppi di abitanti attivi in quartiere: in particolare un
e mutuo aiuto, di lavoro culturale territoriale e di autogestione gruppo di giovani locali che in quegli anni si era reso protagonista di esperienze
di occupazione e riutilizzo a fini di aggregazione di altri edifici dimessi nella
✚✚ del secondo prende la propensione per la produzione artistica e zona, propone la destinazione dell’edificio a servizio della comunità per
culturale sperimentale, innovativa, transdisciplinare che travalica i ospitare “progetti di auto-inclusione autogestiti dagli abitanti”. Dopo alcuni
confini territoriali. anni di dibattito e di conflitti locali rispetto a questa ipotesi, nel 1999 le varie
Dal punto di vista organizzativo il progetto del Wuk risponde alla sfida di organizzazioni di quartiere (tra cui il gruppo di giovani) insieme alle principali
istituzioni locali (la Municipalità di Luton, l’Università, la polizia locale) hanno
Parte quarta

Parte quarta
sviluppare un approccio manageriale senza ricadere in una organizzazione
gerarchica ed esclusiva, e al contrario promuove pratiche partecipate e formato una agenzia per lo sviluppo locale (Marsh Farm Community Development
cooperative, processi decisionali trasparenti e aperti e costantemente rivolti alla Trust, MFCDT) e si sono aggiudicati i finanziamenti legati a un programma di
ricerca del consenso più allargato possibile. Il WUK si sostiene sia attraverso rigenerazione urbana di rilevanza nazionale, usando i quali hanno acquistato
l’autofinanziamento legato alle entrate relative ad alcune attività svolte al suo la fabbrica e iniziato a trasformarla in un centro dedicato al coinvolgimento
interno (concerti, feste) sia attraverso contributi finanziari da parte di istituzioni della popolazione e alla attivazione di imprese di quartiere (CERC, community
di diverso scopo e livello: a livello locale il Dipartimento per la Cultura di enterprises and resources center)
Vienna, il Fondo per la promozione del lavoro e il Fondo per l’integrazione
sociale; a livello regionale i Servizi per il Mercato del Lavoro; a livello nazionale
la Sezione delle Arti della Cancelleria Federale Austriaca e Il Ministero per gli
Affari Sociali; a livello europeo il Fondo Sociale Europeo (FSE).

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Funzioni sociali e attività della partecipazione diversa da quella tradizionale (consensus building), e intesa
Il CERC di Marsh Farm rappresenta una delle esperienze pioniere di community invece come veicolo per riconoscere, promuovere e rafforzare le condizioni per
hub realizzate negli ultimi anni in Inghilterra nell’ambito delle più innovative lo sviluppo di potenzialità locali. A tal fine è risultata strategica e determinante
politiche rigenerazione urbana. L’idea è quella di coinvolgere direttamente la disponibilità di uno spazio al quale ricondurre l’immaginario della comunità
abitanti e organizzazioni locali nell’utilizzo quotidiano dello spazio per locale, sul quale fare alcune sperimentazioni e all’interno del quale dare
perseguire la riorganizzazione del sistema dei servizi locali: si tratta sia di riscontri visibili e immediati della partecipazione.
creare un luogo di riferimento per sviluppare forme di democrazia partecipata In particolare, per lavorare fin da subito in questa direzione l’agenzia di sviluppo
alle quali affidare le decisioni rispetto servizi da importare dall’esterno, sia (MFCDT) si è dedicata a sviluppare due strutture organizzative deputate a
di usare gli spazi per attivare imprese di servizio autogestite che valorizzino generare progetti di nuovi servizi per il quartiere:
le competenze degli abitanti disoccupati integrandole con specifici percorsi ✚✚ da una parte un consiglio di quartiere composto di abitanti ed eletto dagli
formativi. In questo modo si lavora contemporaneamente a rafforzare il senso abitanti, che a sua volta ha nominato un consiglio di amministrazione
di appartenenza alla comunità e a garantire occasioni di emancipazione dei di quartiere e 8 community manager (uno per ciascuna delle aree
residenti dalla dipendenza dai sussidi di disoccupazione. tematiche ritenute cruciali): attorno alle varie proposte formulate da
Il lavoro di progettazione delle funzioni da insediare all’interno del CERC questi ultimi è stato organizzato un sistematico lavoro di consultazione
ruota attorno ai cinque temi principali definiti dal programma di rigenerazione e confronto tra i residenti che ha condotto a mettere a punto alcune
(occupazione, educazione, criminalità, salute, housing e ambiente) e ad altri due proposte progettuali condivise di nuovi servizi da insediare presso l’hub.
temi, aggiunti in relazione alle specificità di Marsh Farm (servizi di quartiere e ✚✚ dall’altra una prima impresa pilota composta dagli attivisti locali più
minoranze etniche). Si tratta di un lavoro continuativo che impegna personale dinamici e guidata da alcuni dei giovani esperti di autorganizzazione,
stipendiato e abitanti, sia a titolo volontario che come membri nominati con il compito di lavorare a creare le condizioni per la nascita di
nell’ambito delle strutture di rappresentanza. Ad oggi, mentre l’attuazione del nuove imprese comunitarie preso l’hub: coinvolgimento degli abitanti
programma di rigenerazione è ancora in corso, il CERC di Marsh Farm ospita disoccupati, bilancio delle competenze disponibili, identificazione
già diverse attività, alcune trasferite al suo interno dall’esterno (un asilo, un dei possibili temi d’impresa e organizzazione di percorsi progettuali e
centro informatico, una biblioteca, un centro per l’impiego, alcuni sportelli e formativi ad hoc.
servizi sociali, sedi di associazioni etniche e comunitarie, ecc.), altre saltuarie
e provvisorie (un mercato coperto, danza, teatro, musica), altre realizzate 2.2 ATENEU POPULAR
attraverso l’inserimento lavorativo di abitanti disoccupati (studio musicale, Il progetto di un centro artistico-culturale per coinvolgere e
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Parte quarta
caffè-ristorante, officina). Sono poi disponibili alcuni spazi di affitto, da una
attivare direttamente la comunità di un barrio a Barcellona
parte quelli attrezzati per assemblee, riunioni e workshop, dall’altra quelli
ancora grezzi da destinare ad altre attività di interesse per la comunità. Lo spazio e la sua storia
L’ex fabbrica di asfalto, costruita su un’area di proprietà del comune di
Contenuti creativi e forme organizzative Barcellona, si trova nel quartiere Nou Barris a nord-est del centro della città.
Attorno alla progettazione dell’hub, MFCDT ha provato a declinare in modo La fabbrica con una superficie totale è di 1500 mq.
originale le principali indicazioni strategiche proposte dal programma di
Alla fine degli anni Settanta l’ex Fabbrica è stata convertita, in modo autogestito
rigenerazione urbana rispetto al modo di riorganizzare il sistema dei servizi
e spontaneo, in centro culturale dagli abitanti del “barrio” Nou. Alla fine
locali. La prospettiva community-based (che invita ad assumere il punto di vista
degli anni Settanta, l’Amministrazione Pubblica di Barcellona ha deciso di
degli abitanti) e l’approccio capacity building (che spinge a valorizzare e integrare
regolarizzare la situazione e ha concesso lo spazio (per un periodo transitorio)
le risorse già disponibili) si sono infatti coniugate all’interno di una visione

76 77
a titolo di affitto gratuito ai 18 gruppi oggi attivi all’interno della struttura che dell’Ajuntament (Consiglio di quartiere), di contributi da parte di istituzioni di
nel 1979 hanno fondato l’associazione ATENEU POPULAR. diverso scopo e livello: Amministrazione Comunale di Barcellona; Associació
de Circo de Catalunya; Coordinadora Cultural de Nou Barris; Coordinadora
Funzioni sociali e attività d’AAVV de Nou Barris. Un ulteriore canale di finanziamento è costituito
L’ATENEU POPULAR è un centro culturale, le iniziative svolte sono viste dalle entrate relative alle attività svolte e dal tesseramento dei soci. L’area è di
come attività di supporto alle trasformazioni sociali e sono principalmente proprietà pubblica ed è stata concessa ad affitto gratuito per i primi anni di
rivolte a sviluppare e sostenere i progetti della comunità di Nou Barris, ad attività, l’associazione si è attivata affinché il contratto venisse prolungato fino
accogliere e supportare la creatività delle persone e dei gruppi, garantendo spazi a oggi.
dedicati e strutture attrezzate per differenti ambiti di intervento: arti circensi,
teatro/danza, musica, workshop, bambini e giovani, iniziative di solidarietà 2.3 YPPENPLATZ
sociale, iniziative interculturali. Rivitalizzazione delle strutture legate ad un mercato rionale
attraverso l’introduzione di servizi sociali gestiti dalla
Con la finalità di ampliare l’offerta culturale della città, l’ATENEU POPULAR
propone spazi e opportunità per la produzione e per la fruizione culturale. Al comunità a Vienna
suo interno sono presenti spazi ricreativi aperti al pubblico (un bar-ristorante di Lo spazio e la sua storia
120 mq), uno spazio per il teatro e per il cinema (280 mq), uffici per associazioni,
Yppenplatz è una grande piazza collocata al centro del quartiere Ottakring nel
la scuola di circo per bambini e per adulti, gli spazi per la preparazione atletica e
16° distretto di Vienna, dove storicamente si colloca il Brunnermarkt, il più
per i workshop formativi, una galleria espositiva, studi per la produzione video.
grande mercato all’aperto della città. Yppenplatz, è occupata per buona parte
L’animazione circense e il teatro di strada, in particolar modo, rappresentano
da strutture un tempo destinate a esercizi commerciali oppure a magazzini di
per l’associazione uno strumento di integrazione sociale e culturale e un modo
prodotti venduti al mercato, che negli anni Novanta del Novecento hanno
per avvicinare i giovani all’ATENEU.
subito un processo di progressiva dismissione, in larga parte associata alla
concentrazione di popolazione in difficoltà (immigrati, homeless, ecc.).
Contenuti creativi e forme organizzative
Mentre il dibattito cittadino sul futuro della piazza proseguiva, in mancanza
Dal punto di vista concettuale la proposta dell’ATENEU è di creare un centro di investimenti pubblici e privati per la ristrutturazione, le strutture dismesse
locale socio-culturale rivolto al quartiere. Il progetto è nato come risultato di hanno subito un significativo degrado fisico.
diversi sforzi compiuti dai residenti del quartiere per restituire l’area all’uso
pubblico e si fonda su una idea di cultura vicina alla società. In particolare si A metà anni Novanta la Municipalità ha proposto, d’accordo con un imprenditore
Parte quarta

Parte quarta
propone di offrire una occasione per lo sviluppo di potenziali sociali presenti privato, la realizzazione di un unico edificio con funzioni commerciali al piano
nel contesto locale, coniugando educazione, formazione, creatività, produzione terra sovrastate da sei piani di residenza al posto delle strutture dismesse. Gli
e aspetti sociali. abitanti, insieme ai commercianti rimasti, si sono organizzati in un’associazione,
Yppenplatz Forum, e si sono mobilitati per contrastare il progetto che snaturava
Dal punto di vista organizzativo il progetto dell’ATENEU promuove pratiche completamente le caratteristiche della piazza. Nel 1997 la Municipalità allora
partecipate e cooperative, le decisioni riguardanti le attività vengono prese ha rinunciato all’idea e ha previsto, nell’ambito del programma Urban-Wien,
da tutti gli interessati attraverso un processo di condivisione delle scelte e di finanziato dall’Unione Europea, un nuovo progetto finalizzato al rinnovo
partecipazione nella gestione. La Junta del Bidò de Nou Baris si occupa di economico e sociale nell’intera area del Brunnenmarkt. Il progetto, denominato
coordinare la gestione, è formata da 5 persone volontarie che si riuniscono Yppactiv e ultimato nel 2001, prevedeva di ristrutturare la piazza rinforzando
settimanalmente. le qualità dello spazio commerciale tradizionale e introducendo nuovi servizi e
Il finanziamento dell’ATENEU è costituito dall’insieme di sovvenzioni attrezzature per gli abitanti e infrastrutture per il mercato.

78 79
Funzioni sociali e attività Pubblica e abitanti, rappresenta un buon esempio di rinnovamento economico
La riqualificazione della piazza ha sostenuto e promosso la ripresa commerciale e sociale attento alle esigenze degli abitanti, all’uso che questi fanno dello
del quartiere e il suo sviluppo locale. L’intervento ha previsto il riutilizzo delle spazio e alle capacità locali esistenti.
vecchie strutture sia per nuove funzioni commerciali sia per servizi e attività Il processo è stato coordinato dalla Municipalità e dal Consiglio di Zona e,
rivolti al quartiere; questo ha permesso di ospitare progetti di integrazione attraverso pratiche partecipate e cooperative rivolte alla ricerca del consenso più
sociale e di avviare diverse attività culturali. La commistione di usi e funzioni allargato possibile, gli abitanti e i commercianti sono stati coinvolti attivamente
differenti ha dato luogo a uno spazio non omogeneo e ha favorito diversi in ogni fase del lavoro. In particolare l’Amministrazione ha deciso di condurre
modi/tempi per abitare la piazza e il quartiere. Inoltre, come indotto della i lavori di programmazione e progettazione attraverso un gruppo integrato
riqualificazione pianificata intorno a Yppenplatz, sono nati spontaneamente e interdisciplinare, composto da 5 residenti, 5 negozianti del Yppenmarket,
diversi luoghi per il ristoro e per il tempo libero, usati anche da chi non diversi funzionari comunali, politici, urbanisti, azionisti e rappresentanti
abita nel quartiere. Il progetto dell’area ha differenziato i percorsi tra spazi di iniziative locali. All’inizio del processo è stato organizzato un laboratorio
commerciali e spazi per altre attività e l’intera superficie, di 15.600 mq, è stata di progettazione con 35 partecipanti e tre gruppi di studio; questi hanno
suddivisa in tre zone che ospitano funzioni differenti: elaborato alcune proposte per risolvere i temi principali: il mercato, il parco/
✚✚ nella zona est della piazza sono collocati gli spazi commerciali e il spazio aperto e il traffico. Le proposte elaborate dai gruppi sono state discusse
mercato all’aperto lungo la Brunnengasse; il mercato si svolge dal lunedì durante una riunione plenaria e, dopo essere state analizzate e riassunte in
al sabato e proprio il sabato ospita le bancarelle dei prodotti biologici un concetto generale, per ogni aspetto, sono state fissate le priorità. La fase
degli agricoltori della provincia di Vienna; l’associazione commercianti progettuale di dettaglio e la seguente realizzazione hanno avuto luogo tra il
nata in occasione del progetto Yppactiv si occupa della coordinazione 1998 e il 2001.
degli spazi commerciali
✚✚ il centro servizi brunnen.passage, posto nel cuore della piazza, organizza
attività culturali e sociali per il quartiere: corsi e workshop formativi,
lezioni di danza per persone diversamente abili, corsi di danza turca,
performance; il centro è gestito dalla Caritas-Vienna e ha come motto
“Integration und Kunst für alle!” (Integrazione e arte per tutti)
✚✚ lo spazio aperto a ovest è stato attrezzato con strutture per la sosta, uno
Parte quarta

Parte quarta
spazio per lo sport e per il gioco, come il campo da basket e l’isola verde
per i bambini; la piazza viene utilizzata principalmente per il gioco e
come luogo di incontro per i giovani e per le famiglie ed è gestita dal
Dipartimento per le aree verdi del Comune di Vienna.

Contenuti creativi e forme organizzative


L’interesse del progetto di Yppenplatz ha principalmente a che vedere con le
modalità con le quali il progetto è stato sviluppato e guidato. Innanzitutto il
concept generale del programma di lavoro è stato sviluppato collettivamente;
questo ha generato una soddisfazione generale per la realizzazione del progetto.
In secondo luogo la riqualificazione, nata dall’interazione tra Amministrazione

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CONCLUSIONI
di Andrea Pellegata (La Cordata/Jobox)

L’attivazione di Jobox si è inserita in un percorso che La Cordata – impresa e valore


sociale – ha intrapreso da tempo e che rappresenta – insieme a iniziative realizzate da
altre imprese sociali sparse sul territorio nazionale – una fra le più moderne concezioni
del ruolo dell’impresa sociale nell’era post-industriale.
Superato un ruolo riconducibile a un mero esercizio di gestione delle esternalizzazioni
del sistema pubblico di welfare, che ha visto per lungo tempo un’impresa sociale
subalterna alle volontà e disponibilità politiche, oggi l’impresa sociale è chiamata a ri-
posizionarsi e a diventare soggetto proattivo di politiche di coesione e integrazione volte
allo sviluppo sostenibile delle comunità locali.
Ciò richiede creatività e disponibilità a nuove scelte aziendali e di management che
La Cordata sta progressivamente sperimentando e consolidando, nel perseguimento di
opzioni volte alla promozione della democrazia e della cooperazione, sia al suo interno
che verso l’esterno.
Lo sviluppo di comunità, di cui tanto s’è scritto e dibattuto anche a partire da retaggi
di natura culturale e ideologica diversi, oggi assume una valenza nuova – per altro
già prefigurata dai più attenti osservatori e animatori di comunità – in cui irrompe, il
tema dell’economia, diventando l’asse portante del cambiamento sociale.
L’insostenibilità dell’ impianto di un modello di sviluppo economico fondato su
speculazioni finanziarie ha dato prova di sé: milioni di persone senza reddito, Paesi ed
economie intere ridotti sul lastrico si sono aggiunti alla situazione già di miseria in cui
altri milioni di persone passano la loro “normale” esistenza.
È sotto gli occhi di – quasi – tutti (forse perché ha toccato persino le economie
domestiche nelle famiglie dei Paesi più ricchi) quanto serva un’inversione di rotta, un
cambiamento “epocale” dei modelli di sviluppo, di consumo e di distribuzione della
ricchezza.
Accanto alle indispensabili riforme necessarie a impedire nuovi processi
dell’accumulazione speculativa, occorrerebbe un’azione forte a livello nazionale e
locale in cui l’economia reale possa riconnettersi alla sostenibilità sociale, ambientale

Conclusioni
e culturale.
Tale azione può svilupparsi come strategia di governance pubblica in cui molteplici
attori – oggi forse più motivati dalla crisi – ridefiniscano alcuni intendimenti e
modalità di intervento, tesi a evitare il riprodursi di dannose performance di pochi a

83
danno di tanti, mettendo al centro le scelte per uno sviluppo sostenibile. Ciò che aggiungiamo come elemento di valutazione sono però altre due ulteriori
La consapevolezza che tale ipotesi rappresenti poco più di un bell’auspicio, specie per questioni, su cui intendiamo soffermare l’attenzione e misurare il valore aggiunto, oggi
il nostro Paese, non impedisce lo sviluppo di un pensiero che eleva l’impresa sociale, e nel prossimo futuro.
attore fra gli attori economici e sociali, a realistica e concreta struttura organizzativa, Con Jobox diamo una prima – pur parziale – risposta alla frantumazione dei processi
occasione di alternativa socio-economica, (persino) destinata ad accrescere il suo di produzione, riconducendo la diaspora del lavoro, specie di quello giovanile, a
appeal nella promozione di un sistema diverso, ad alto contenuto etico-valoriale e ad un luogo fisico ove la ricomposizione sia possibile e nella quale i giovani possano,
altrettanto significativo valore economico e sociale. attraverso le sperimentazioni della community, ridefinire i profili di organizzazioni e
Tutto ciò può accadere a patto che essa sia in grado di assumere i caratteri di produzioni plurali.
un’impresa dalle funzioni pubbliche capace di dialogare con i soggetti decisori, ma Jobox può essere quindi essere letto anche come una sorta di nuova fabbrica dei beni
anche con quelli economici, della formazione, della cultura e dell’università, con le immateriali ove la precarietà giovanile si incanala in un binario diverso da quello
imprese e le associazioni datoriali, con il mondo del lavoro e delle sue rappresentanze; della disperazione o dei tentativi poco probabili di giocare alla ruota della fortuna.
un’impresa altresì in grado di innescare processi di incontro, definizione di sistemi Esso offre la possibilità di comunicare e stare con altri, quindi di mettere insieme
relazionali e sostegno di nuovi ambiti di progettazione di welfare esteso alle diverse saperi, storie, competenze, mezzi di produzione, fatiche e successi e di tentare strade
dimensioni sociali, culturali ed economiche. articolate di penetrazione nel mercato.
Jobox rappresenta un importante percorso in via di sperimentazione in cui questa sfida Nuovi processi di produzione, nuove articolazioni di un potenziale professionale fra
è raccolta da un’impresa sociale che ospita giovani con idee e progetti e ne consente – pari che si confrontano con un mercato-giudice inflessibile e da cui potrebbero emergere
attraverso servizi di assistenza e di logistica – la realizzazione imprenditoriale. anche nuove forme di reciproco sostegno, mutualità, solidarietà.
Si è disposto un modo per dar luogo a un’inedita soggettività: quella derivata Moderne integrazioni d’un welfare avviato nella sua forma novecentesca al suo
dall’incontro dei giovani imprenditori con l’impresa sociale. inesorabile tramonto?
È infatti nell’incontro fra questi attori (fra start-up e start-up; fra start-up e La L’impresa sociale può orientare, agevolare, sostenere il processo di progettazione e
Cordata; fra gruppo di start-up e La Cordata) – voluto dai promotori – che via via incontro fra risorse, interne ed esterne, necessario alla costruzione di nuovi sistemi
maturano nuove soggettività complesse e che si prefigura lo sviluppo di innovativi di welfare, che dall’incubatore travalicano gli stessi spazi dei box per pervadere e
scenari socio-economici. E la prossima storia ci dirà che cosa saremo riusciti a fare. contaminare quartieri e comunità locali.
Nel misurare il valore di questa esperienza forse basterebbe dire che in un anno si sono In ciò lo stesso agire imprenditoriale delle start-up può diventare risorsa cosciente,
attivate oltre 10 imprese, di cui 7 operano stabilmente in Jobox: ciò porrebbe qualche consapevole, nella ri-strutturazione di una possibile risposta al bisogno emergente.
imbarazzo ai teorici del bamboccismo dei nostri giovani; essi hanno dimostrato che, Rigenerando anche tratti di welfare. (Welfare per sé.)
quando supportati, i giovani sanno persino farsi impresa, dialogano fra imprese e E ancora: i giovani imprenditori, la cui matrice professionale comune affonda nei
producono reddito oltre a creatività e innovazione. territori post-moderni delle produzioni di beni immateriali, possono sperimentare
Potrebbe essere importante, e forse bastare per una valutazione che almeno desti una una loro “materialità” anche attraverso l’ incontro con gli attori locali e lo sviluppo
qualche curiosità, dire che per la prima volta nel panorama italiano un’impresa di servizi a supporto dei processi di produzione, appunto materiale, e dello sviluppo
sociale ha dato luogo a un sistema di sviluppo imprenditoriale i cui destinatari sono locale. L’aleatorietà percepita dei processi di produzione di beni immateriali può
Conclusioni

Conclusioni
start-up profit; come a dire che l’impresa sociale non è solo competente (almeno) quindi essere ridotta attraverso un rapporto proficuo con la comunità locale, mediato
tanto quanto l’impresa profit, ma si assume anche l’onere di coltivarne la crescita e dal sapere e dal saper fare dell’impresa sociale.
lo sviluppo, consapevole che non tutto possa essere compreso entro una unica ragione Qui risiede la novità che propone Jobox entro la cornice imprenditoriale de La
sociale e un’unica cultura d’impresa. Cordata. La start-up è una risorsa il cui valore può precipitare entro una dinamica

84 85
concreta e di innovazione territoriale il cui processo può determinarsi dalla concretezza
del fare dell’impresa sociale di comunità, quale utile piattaforma di mediazione e di
incontro fra imprese, idee, attori, risorse.
Vi sono quindi nuove domande che possono emergere, se si è in grado di leggere le cose
diversamente dalle consuetudini pigre del fare reiterato. I giovani cambiano, come
cambiano le condizioni materiali di vita. È quindi un inutile sperpero di risorse (soldi,
geni, pensieri e idee) la perpetuazione di modelli vetusti che non tengono più conto
delle domande che sono mutate, delle risorse in gioco e delle potenzialità dei giovani
che richiedono risposte adeguate. Moderne.
Jobox offre un dispositivo per l’avvio di nuovi processi: La Cordata si è assunta il
rischio di sostenerli. Se l’impresa sociale investe nel cambiamento, che per La Cordata
significa accogliere, ospitare, stare con... riesce a produrre innovazione. Governare
questi processi non è una cosa semplice, occorre molta forza e volontà. E anche risorse
economiche adeguate. Ma soprattutto vision e grande intelligenza.
Oggi l’ospite di La Cordata si chiama start-up: giovanile, creativa. Affascinante.
Un’ospite d’onore: che porta con sé la freschezza che solo i giovani hanno e uno
sguardo ancora sincero e voglioso di andare oltre.
Per noi, cooperatori e imprenditori sociali di lungo corso, ciò può portare solo ricchezza,
energia e innovazione: per loro, con loro, possiamo inventarci un nuovo pezzo di
welfare che ancora dobbiamo disegnare. Sperando sempre nella costituzione di una
saggia governance, nel mentre facciamo concretamente passi verso il nostro futuro, di
impresa e di cittadini.
Un’occasione che anche amministratori visionari e accorti non si lascerebbero
scappare facilmente, investendo non solo risorse economiche (non ne servono tante) ma
soprattutto spazi di agibilità e costruzione di nuovi linguaggi e modelli organizzativi
delle politiche pubbliche. Con i giovani si potrebbe anche fare.
Conclusioni

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