Sei sulla pagina 1di 10

Percorso di lettura

Leggere
Articoli d cronaca, di divulgazione e di opinione

l’attualità

Il dibattito delle idee


Articolo di cronaca
Massimo Gramellini, Martina che non voleva dormire
Articolo di divulgazione
Giovanni Caprara, Anche l’Etna ora si agita
Articolo di opinione
Chiara Saraceno, Felpe e coltelli
2 Leggere l’attualità

Massimo Gramellini TIPOLOGIA TESTUALE


informativo/espositivo
GENERE TESTUALE
articolo di cronaca
Martina TEMATICA
che non voleva dormire la prontezza di spirito
dei giovani
salva la vita
INQUADRIAMO IL TESTO L’articolo che stai per leggere appartiene al genere della
cronaca; racconta infatti un episodio avvenuto nel marzo 2010, quando un
maremoto (un terremoto sottomarino) provocò uno tsunami, una terribile ondata che
colpì le coste del Cile provocando danni disastrosi e centinaia di morti.

M
M
artina Maturana ha dodici anni, vive sull’isola di Robinson Crusoe1, al
largo della costa del Cile, e non dorme.
Ha appena sentito tremare il materasso sotto la schiena. Una vibrazione l’ha
svegliata, ma neanche troppo. Potrebbe tranquillamente girarsi dall’altra parte
e ricominciare a dormire, come stanno facendo tutti gli altri seicento abitanti
dell’isola di Juan Fernandez.
Martina invece scende dal letto. Vuole capire.
Scuote il padre poliziotto, rintanato sotto le coperte. «Cosa è stato, papà?»,
«Cosa è stato cosa? Niente, torna a letto». Lei ci va, ma non riesce a prendere
sonno.
Allora, in punta di piedi, raggiunge la finestra, guarda in basso e vede. Vede
ondeggiare le barche nella baia, al chiaro di luna. E capisce. «Lo tsunami!»
Si precipita in piazza e suona il gong. Adesso sono tutti svegli e corrono
all’impazzata verso la cima dell’altura che domina l’isola. Appena in tempo: nel
volgere di qualche minuto un’onda gigantesca sommerge la baia, inonda la
piazza, distrugge il municipio e le case circostanti. La bambina che non voleva
dormire ha salvato la vita di tutti coloro che non volevano svegliarsi.
Ricordiamoci di lei, ogni volta che ci rassegniamo alle spiegazioni rassicu-
ranti e rimuoviamo la realtà per non essere costretti ad affrontarla.
Martina incarna lo spirito di ogni essere umano, com’era al momento della
nascita e come dovrebbe essere sempre e invece non è quasi mai: presente a se
stesso, capace di meravigliarsi.
In una parola: vivo.
(M. Gramellini, in «La Stampa», 2 marzo 2010)

1. l’isola di Robinson Crusoe: isola dell’arcipelago (1660-1731), autore del romanzo Le avventure di
Juan Fernandez, nell’oceano Pacifico, così chiama- Robinson Crusoe.
ta in onore dello scrittore inglese Daniel Defoe
S. Damele, T. Franzi, Storie che contano © Loescher Editore, 2010
Percorso di lettura 3

SCHEDA DI ANALISI Martina che non voleva dormire


IL GENERE TESTUALE
L’articolo di cronaca
Le caratteristiche del testo corrispondono perfettamente al genere giornalistico cui
appartengono: la cronaca. Si tratta infatti di un testo breve, poche decine di righe che
forniscono le informazioni necessarie per la conoscenza di un avvenimento realmente
accaduto. La comunicazione è efficace, perché utilizza frasi semplici, divise in paragra-
fi, e una terminologia chiara e accessibile. Il racconto segue l’ordine cronologico ed
espone i fatti nella successione in cui si sono verificati, alternando i tempi passati al pre-
sente storico, che rende più immediata la comunicazione. Quasi assente la voce dell’au-
tore, che racconta i fatti in modo oggettivo e limita il suo intervento a un breve com-
mento finale.

RI
FL
ES
SIO NE
NE I O
e P RODUZ
Percorso di analisi

Il genere testuale
1 Individua nel testo le informazioni relative alla cosiddetta “regola delle cinque W”.
a) Chi (Who?) è il protagonista dell’avvenimento?
b) Dove (Where?) si è verificato il fatto?
c) Quando (When?) è accaduto?
d) Che cosa (What?) è successo?
e) Perché (Why?) la protagonista si è comportata come ha fatto?

Il linguaggio
2 Le frasi sono prevalentemente:
a lunghe e complesse.
b complesse ma brevi.
c brevi e semplici.

3 La terminologia usata è:
a specialistica.
b accessibile.
c generica.

4 Quali tempi verbali sono usati nell’articolo?

5 L’autore dell’articolo interviene nel finale per esprimere una considerazione.


Riassumila brevemente.
S. Damele, T. Franzi, Storie che contano © Loescher Editore, 2010
4 Leggere l’attualità

I contenuti
6 Che cosa mette in allarme Martina?

7 A chi si rivolge Martina in un primo tempo e con quale esito?

8 Quale indizio permette a Martina di capire cosa sta per accadere?

9 Che iniziativa prende Martina e con quale risultato?

Scrittura finalizzata

Scrivere un articolo di cronaca


10 Racconta un episodio interessante della tua vita o un avvenimento a cui hai assistito o ti è
stato raccontato, in forma di articolo di cronaca. Dovrai rispettare la “regola delle cinque W”
e usare un linguaggio appropriato.

S. Damele, T. Franzi, Storie che contano © Loescher Editore, 2010


Percorso di lettura 5

Giovanni Caprara TIPOLOGIA TESTUALE


informativo/espositivo
GENERE TESTUALE
articolo di divulgazione
Anche l’Etna ora si agita TEMATICA
l’azione dei vulcani
INQUADRIAMO IL TESTO L’articolo seguente appartiene al genere divulgativo; attivi
tratta infatti un argomento desunto dall’attualità, ma lo approfondisce fornen-
do informazioni, notizie e dati in grado di accrescere le conoscenze del letto-
re sull’argomento.

IL FENOMENO | IL GHIACCIO È CADUTO SULLA LAVA PROVOCANDO L’ESPLOSIONE

L’eruzione dopo due secoli


«Anche l’Etna ora si agita»
I vulcanologi: l’emergenza potrebbe durare a lungo
Quando il vulcano Eyjafjallajokul1 eruttò l’ultima volta nel 1821 la sua atti-
vità durò addirittura un anno e mezzo. Ma allora gli aeroplani non volavano e
quindi tutti si augurano che il risveglio sia più clemente. La nube di cenere tra-
sportata dalle correnti invade persino il Nord Europa e le microscopiche parti-
celle silicee, le stesse di cui sono formate le rocce vulcaniche, sono una polvere
terribilmente abrasiva quando si abbatte sulle ventole dei reattori. Per questo
non si può volare.
L’Islanda è terra di vulcani che si collocano su una linea che inizia nelle pro-
fondità dell’Oceano Atlantico e poi riemerge verso Nord: è la dorsale medio
oceanica, una linea di frattura che sta aprendo sempre più in due l’Atlantico.
Proprio il movimento delle due placche2 genera il vulcanismo che di frequente
si manifesta nella suggestiva terra islandese.
«Di solito questi vulcani non sono molto esplosivi» spiega Warner Marzoc-
chi vulcanologo dell’Istituto italiano di geofisica e vulcanologia (Ingv) che rag-
giungiamo a Parigi dove assieme ad altri due scienziati, un americano e un
australiano, coordina la rete mondiale degli osservatori vulcanici per tenere
sotto controllo i fenomeni e fornire informazioni adeguate anche alle compa-
gnie aeree al fine di evitare i pericoli. «Ma adesso l’eruzione è avvenuta sotto
uno strato di ghiaccio» continua Marzocchi «rendendo il fenomeno esplosivo.
Quando infatti il ghiaccio cade sulla lava e nella frattura che la genera è come
aggiungere acqua su una pentola d’olio bollente. Inevitabilmente si provoca per
reazione una proiezione di particelle e gas che vanno a formare la nuvola». Nel
1989 un Jumbo della Klm si infilò senza accorgersi nella nube provocata dal
vulcano Redoubt in Alaska; per otto minuti tutti i quattro reattori si fermarono

1. vulcano Eyjafjallajokul: vulcano islandese. stre; alcune sostengono i continenti, altre co-
2. placche: porzioni in cui è divisa la crosta terre- stituiscono i fondali oceanici.
S. Damele, T. Franzi, Storie che contano © Loescher Editore, 2010
6 Leggere l’attualità

e solo la fortuna permise la riaccensione di due garantendo l’atterraggio e la sal-


vezza dei passeggeri.
Difficile esprimere ora delle previsioni secondo lo studioso. «Tutto dipende»
dice «da come si comportano le fratture eruttive. Se continuano a estendersi
proseguirà la generazione della nuvola polverosa, se invece rimarranno conte-
nute il tutto si affievolirà. L’incognita per il momento rimane».
Di certo il passato non promette nulla di buono. Nel 1783 il vulcano Laki
nel Sud islandese scatenò la sua violenza eruttiva riversando nell’atmosfera 120
milioni di tonnellate di biossido di zolfo provocando 21 mila morti in Inghilter-
ra e molte migliaia sul continente fino all’inverno 1784. Persino il Nordamerica
ne risentì. Sull’intera Europa i gas scatenarono persistenti anomalie meteorolo-
giche accentuando il caldo estivo e il freddo invernale, provocando acute gelate
e disastrose inondazioni con conseguenti distruzioni dei raccolti. Gli effetti si
fecero sentire pure negli anni successivi contribuendo ad espandere la povertà.
Da alcuni mesi anche l’Etna dà segni di agitazione. «Ci aspettiamo un’eru-
zione nel giro di alcuni mesi» precisa Enzo Boschi, presidente dell’Ingv. «In par-
ticolare nella zona della valle del Bove dove non presenta pericoli. Lo stiamo
monitorando da tempo e l’edificio vulcanico si sta gonfiando. Ma per l’Etna è
una condizione normale: è più il tempo di attività che non quello della quiete».
(G. Caprara, in «Corriere della Sera», 16 aprile 2010)

SCHEDA DI ANALISI Anche l’Etna ora si agita


IL GENERE TESTUALE
L’articolo di divulgazione
Come ogni altra forma di giornalismo, il giornalismo divulgativo trae lo spunto da un
evento o da una circostanza nata da una situazione o un fatto reale. A differenza della
cronaca, però, non si limita a riferire i fatti, ma li approfondisce attraverso i precedenti
storici, gli aspetti scientifici o culturali, facendo a volte anche previsioni sull’evoluzione
futura. L’articolo sul vulcano islandese Eyjafjallajokul non si limita quindi a registrarne
la ripresa d’attività, ma analizza i precedenti e le analogie con altri fenomeni, le origini
della situazione attuale, le conseguenze immediate e nel tempo. La comprensione dei
concetti è facilitata da esempi e riferimenti a situazioni concrete.
Lo spessore del contenuto determina una particolare cura nel presentarlo: l’occhiello, il
titolo e il sommario sono predisposti in modo da fornire un’idea generale dell’argomen-
to («L’eruzione»), ma anche per attrarre l’interesse del lettore con riferimenti a una real-
tà a lui più vicina («Anche l’Etna ora si agita»).
Trattandosi di un argomento geografico-scientifico, la struttura del testo collega le
informazioni in forma logica, evidenziando anche sintatticamente le relazioni causali e
consequenziali. Inoltre, per facilitare la lettura e la comprensione, il testo è diviso in
paragrafi, con sottotitoli evidenziati.
Il linguaggio è semplificato, ma fa uso di una terminologia specifica.

S. Damele, T. Franzi, Storie che contano © Loescher Editore, 2010


Percorso di lettura 7

RI
FL
ES
SIO NE
NE I O
e P RODUZ
Percorso di analisi

Il genere testuale
1 Attribuisci a ciascuna parte del titolo la corrispondente definizione.
Scegli tra: titolo, sommario, occhiello.

IL FENOMENO | IL GHIACCIO È CADUTO SULLA LAVA


PROVOCANDO L’ESPLOSIONE ....................................................

L’eruzione dopo due secoli


«Anche l’Etna ora si agita» ....................................................

I vulcanologi: l’emergenza potrebbe durare a lungo ....................................................

2 Il testo è diviso in paragrafi con sottotitoli: qual è il loro scopo?

3 Le informazioni vengono fornite:


a in ordine cronologico.
b in base ai rapporti causali e consequenziali.
c a caso.

4 Quale paragone viene usato per spiegare l’effetto del ghiaccio sulla lava?

I contenuti
5 Perché l’eruzione di cui si parla nel titolo è pericolosa per il volo degli aerei?

6 L’eruzione ha creato disagi solo in Islanda?

7 A quale fenomeno geografico si collega il vulcanismo presente in Islanda?

8 Che funzione ha avuto la presenza di ghiaccio nell’esplosione vulcanica?

9 Ci sono stati precedenti pericolosi per il volo aereo?

10 I vulcanologi sono in grado di fare previsioni sull’evoluzione futura del vulcano islandese?

11 Quale vulcano italiano dà segni di agitazione? Ci sono pericoli imminenti?

Scrittura finalizzata

Scrivere un articolo divulgativo


12 Scegli un argomento di tipo scientifico-ambientalista che ti interessa, raccogli
le informazioni, poi scrivi un articolo prendendo a modello la struttura di quello
che hai appena letto.

S. Damele, T. Franzi, Storie che contano © Loescher Editore, 2010


8 Leggere l’attualità

Chiara Saraceno TIPOLOGIA TESTUALE


argomentativo
GENERE TESTUALE
articolo di opinione
Felpe e coltelli TEMATICA
le bande giovanili e la
INQUADRIAMO IL TESTO Il testo seguente appartiene al genere degli articoli di mancanza di identità
opinione. L’autrice analizza il problema delle bande giovanili non a partire dal-
la cronaca, ma dando una sua interpretazione del fenomeno, considerato nei
suoi termini generali: che cosa sono le bande giovanili, da chi sono composte, che cosa
fanno e perché.

I
I l termine “bande giovanili” – “baby gang”, quando si tratta di adolescenti – è
usato spesso impropriamente per indicare qualsiasi fenomeno in cui gruppi di
giovani o adolescenti sono protagonisti di aggressione e violenza verso cose e
persone. Si tratta di un errore sia di rappresentazione che di diagnosi del feno-
meno della violenza giovanile. È vero che l’individuazione e l’aggressione di un
“nemico”, o di una vittima, spesso sono strumenti per mantenere la lealtà e per
fornire identità a gruppi effettivamente organizzati come bande. Succede nelle
tifoserie identitarie1 e violente, come nelle bande di quartiere che si contendo-
no il controllo del territorio, o in quelle che si identificano con ideologie politi-
che estreme e spesso a sfondo razzista. Succede anche in gruppi di persone
socialmente emarginate, allorché reagiscono con l’aggressione di gruppo orga-
nizzata violenta e spesso gratuita alla mancanza di senso e di futuro in cui si sen-
tono gettate. Tenere sotto controllo il fenomeno delle bande giovanili, conte-
nerne la violenza e proteggerne le potenziali vittime, provare ad intercettarne i
componenti, costruire alternative sono perciò sicuramente atteggiamenti saggi,
oltre che necessari. Ma pensare (e agire) come se ogni fenomeno di violenza di
gruppo fosse un fenomeno di banda non consente di vedere quanto la violenza
di gruppi di ragazzi e giovani possa essere molto più casuale, non organizzata e
perciò insieme più sfuggente e pericolosa. Così come definire “banda” qualsiasi
aggregazione giovanile un po’ trasgressiva rischia di produrre fenomeni di cri-
minalizzazione che possono innescare essi stessi comportamenti violenti. Se
guardiamo alla cronaca nera, la maggior parte delle violenze perpetrate da ado-
lescenti e giovani sembra scaturire da reazioni impulsive: alla noia, al sospetto
di una offesa, alla sovra-eccitazione provocata da un sentito dire, alla voglia di
dare una lezione a qualcuno, o solo di mostrarsi più forti. Che si tratti di getta-
re massi da un ponte, di distruggere una stazione di paese o una scuola, di
aggredire un barbone, di dare una lezione a chi “si è permesso” di guardare una
ragazza “non sua”, o di picchiare un compagno di scuola, o rubargli il cellulare
piuttosto che qualche altro oggetto simbolo. Ciò che emerge non è tanto l’orga-
nizzazione, ma l’inerzia per cui dall’idea lanciata da qualcuno si arriva all’azio-
ne di gruppo, senza un pensiero sul perché e sulle conseguenze. Non c’è neppu-

1. identitarie: che si riconoscono in un’identità comune, come ad esempio essere tifosi della stessa squadra.
S. Damele, T. Franzi, Storie che contano © Loescher Editore, 2010
Percorso di lettura 9

re un’identità da affermare, una domanda di riconoscimento da avanzare. Ci


sono solo l’inconsapevolezza e l’irresponsabilità. Non vi è neppure la scusante
dell’emarginazione sociale. Questi episodi vedono, infatti, come protagonisti
ragazzi di tutte le classi e condizioni sociali. Più che della emarginazione socia-
le, questi episodi sembrano essere la conseguenza di uno sviluppo mancato del
senso del limite, del rispetto per l’altro e della capacità di assumere responsabi-
lità e fronteggiarne le conseguenze. Direi che più che le bande giovanili, che ci
sono sempre state, è proprio questo diffondersi di una violenza di gruppo
casuale – per gioco, noia, vanteria o semplice gregarismo2 – la preoccupante
novità di questi tempi. Pur riguardando una piccola minoranza di adolescenti e
giovani, è un fenomeno diffuso anche in altri paesi, ponendo seri interrogativi
sul piano dell’efficacia educativa oltre che sull’orizzonte di senso offerto alle
generazioni più giovani. In Italia, paese non per giovani e in cui i protagonisti
del discorso pubblico politico sono i primi a non avere il senso del limite e del
rispetto per gli altri, gli anticorpi sembrano lasciati quasi soltanto a una buona
capacità educativa famigliare.
(C. Saraceno, in «La Repubblica», 22 marzo 2010)

2. gregarismo: comportamento passivo di chi segue le direttive di altri.

SCHEDA DI ANALISI Felpe e coltelli


IL GENERE TESTUALE
L’articolo di opinione
L’articolo di opinione è sempre opera di un autore di particolare spessore: il direttore
del giornale, un inviato o un giornalista di fama, oppure, come nel caso presente, una
persona che ha una propria competenza. L’autrice dell’articolo che hai letto, Chiara
Saraceno, è una sociologa della famiglia, docente presso università italiane e straniere;
in particolare si è occupata del rapporto tra famiglia e lavoro femminile e dei problemi
giovanili. Non stupisce quindi che l’articolo analizzi le bande giovanili, che costituisco-
no un argomento d’attualità, ma anche una realtà complessa.
L’articolo non racconta avvenimenti particolari o fatti di cronaca, ma analizza un feno-
meno (le bande giovanili), approfondendone alcuni aspetti. Sono infatti esposti i termi-
ni del problema: quali aggregazioni danno origine alle bande, da chi sono composte,
quali atteggiamenti assumono, che dinamiche, che cause spingono i giovani a certi
comportamenti e così via. Le opinioni dell’autrice sono sostenute da argomentazioni ed
esempi che ribadiscono i concetti. Non mancano alcuni spunti per possibili soluzioni,
anche se la complessità del fenomeno non consente risposte certe e definitive.
La sintassi è più complessa di quella di un articolo di cronaca e segue il filo logico, non
un’esposizione di tipo cronologico; trattandosi di un ragionamento e di opinioni, sono
presenti numerosi verbi al modo congiuntivo e condizionale. Il lessico è specifico, ma
non di tipo “accademico”, trattandosi di un articolo di giornale che deve essere com-
preso da un largo pubblico.

S. Damele, T. Franzi, Storie che contano © Loescher Editore, 2010


10 Leggere l’attualità

RI
FL
ES
SIO NE
NE I O
e P RODUZ
Percorso di analisi

I contenuti
1 Che cosa si definisce con il termine “baby gang”?

2 In che cosa i gruppi organizzati come bande trovano la propria identità?

3 Quali gruppi, secondo l’autrice, costituiscono esempi di gruppi identitari?

4 Chi sono i componenti di queste bande?

5 I giovani violenti sono consapevoli di ciò che stanno facendo?

6 Da che cosa può nascere la violenza giovanile?

7 Come può essere la violenza dei gruppi di ragazzi e giovani?


a Preordinata e volontaria.
b Casuale e non organizzata.
c Un fenomeno inevitabile.

8 Quali possono essere le cause degli episodi di violenza?

9 Quali esempi di violenza giovanile cita l’autrice?

10 Quale atteggiamento, secondo l’autrice, bisogna adottare per tenere sotto controllo
il fenomeno delle bande giovanili, contenerne la violenza e, infine, proteggere le potenziali
vittime?

11 A chi è affidato in Italia il contrasto agli atteggiamenti di violenza giovanile?

Scrittura finalizzata

Scrivere un articolo di opinione


12 Certamente anche tu hai delle opinioni – e forse anche delle esperienze dirette – in merito
alle bande giovanili. Scrivi un testo in forma di articolo per esprimere la tua opinione. Dovrai
analizzare il problema, esporre le tue considerazioni e opinioni, sostenerle con esempi
e argomentazioni, infine proporre delle possibili soluzioni.

S. Damele, T. Franzi, Storie che contano © Loescher Editore, 2010