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1.

�Eccomi sola,
Tradita, abbandonata,
Senza Enea, senza amici e senza regno.

2. Precipiti Cartago,
Arda la reggia, e sia
Il cenere di lei la tomba mia.

3. E dell�Ibere stelle
Al fausto balenar,
Tutti i regni del mar
Tornino in calma

la �Didone abbandonata� appartiene al periodo iniziale dell�attivit� creativa di


Tartini. Infatti venne pubblicata dal Le C�ne ad Amsterdam nel 1734, nell�Op. I:
Sonate a Violino e Violoncello o Cembalo, col basso numerato.
Come il �Trillo�, la �Didone� � in sol min. e monotonale, con tempi bipartiti
e ritornelli. Inoltre ha col �Trillo� alcuni addentellati melodico-armonici nei
temi dei primi due tempi, Affettuoso e Presto. Nessuna parentela invece fra i tempi
finali delle due sonate. I versi che hanno ispirato Tartini sono tratti dall�ultima
scena del terzo atto del giovanile dramma omonimo di P. Metastasio, rappresentato
nel 1724 al Teatro S. Bartolomeo di Napoli, con la musica di D.Sarto. Nell�
Affettuoso Didone si dispera per l�abbandono da parte di Enea, e sembra invocare
l�amante fuggitivo. Nel Presto la sua ira esplode, mentre l�incendio della citt� si
avvicina ed essa sta per gettarsi fra le fiamme della reggia. Nell� Allegro finale
appare Nettuno, che nella �Licenza� o commiato conclude il dramma auspicando la
pace dei mari.

Per l�occasione, ho montato un video, estratto dallo splendido film �Eneide�


di Franco Rossi del 1971, che riesce in maniera straordinaria a fotografare l�animo
della regina di Cartagine e a farne sentire il tormento interiore come pochi
registi riescono a fare. Nella parte centrale del filmato ho inserito la musica di
Tartini eliminando volutamente le voci.

CONOSCIAMO UN PO' PIU' DA VICINO TARTINI E LA SUA MUSICA


Rivoluzionario � il concetto di musica imposto da Tartini. L�invenzione
ritmica � accurata; la quadratura simmetrica del periodo strofico spezzata
frequentemente con frasi di 10 o 12 battute, contro le 8 consuete; la �coloritura�
della pagina persegu�ta come una finalit� espressiva e non come un elemento di
virtuosismo. La composizione tende a svolgere un contenuto sentimentale ed emotivo,
in rapporto con l�estetica naturalistica del tempo: anche se la precisazione di
formule descrittive non � cos� evidente come in altri maestri (si pensi a Couperin,
a certo Vivaldi, a Rameau). Non di rado si trovano in testa ai suoi Adagi (pi�
raramente negli Allegri) motti sentenziosi e strofette poetiche attinte
specialmente dalle opere del Metastasio, con le quali pare che il musicista
ricercasse una sollecitazione creativa, un orientamento espressivo. Talvolta, tali
versetti sono riportati sui manoscritti con un sistema di scrittura cifrata o
criptografica, per lungo tempo rimasta illeggibile. Non � facile trovare una valida
motivazione a un comportamento di questo tipo, ma si � ragionevolmente supposto che
il procedimento debba essere messo in relazione con i misteriosi vagheggiamenti
degli ultimi anni, quando le tendenze occultistiche, che sovente si rivelarono
espressione maniaca, divennero un elemento fondamentale della sua psiche.
La monumentale opera strumentale di Tartini comprende esclusivamente concerti
e sonate. I primi sono complessivamente 131 (tutti per violino, ad eccezione di 2
per violoncello e 2 per flauto); le seconde possono essere per violino solo o per
violino e basso (complessivamente si tratta di almeno 174 sonate, pi� altre dubbie
e numerosi movimenti isolati) o per due violini e basso (una quarantina) o, infine,
per 2 violini viola e violoncello (4).
Nel settore dei concerti, Tartini parte dalle esperienze di Corelli e di
Vivaldi e, se nei primi anni il modello formale � quello del �concerto barocco�
(con la marcata distinzione fra solo e tutti), in seguito � verso il 1730 � Tartini
elabora un tipo di concerto che d� maggior spazio al solista, dilatandone le
possibilit� virtuosistiche, ma sempre in chiave espressiva. Il tematismo si fa pi�
consistente, meno frantumato in episodi, e il concetto di sviluppo e di
elaborazione tematica assume funzione determinante.
Le medesime considerazioni valgono nel campo sonatistico (dove l�influenza
corelliana � pi� evidente), di cui Tartini ha lasciato esempi mirabili, in tre o
quattro movimenti, con Allegri ritmicamente molto marcati e con Adagi in cui
l�elemento patetico, drammatico e lirico fa presagire una tensione gi� romantica. E
di questo precorrimento romantico � testimonianza sicura, oggetto di questo post,
la Sonata in sol min. detta Didone abbandonata (pubblicata nel 1734), ispirata al
celebre �dramma per musica� del Metastasio, vecchio solo una decina d�anni, ma gi�
messo in musica da pi� autori e qui �tradotto� dal Tartini in termini non di
�musica a programma�, ma di strumentalismo patetico, tragico e malinconico in tutti
i movimenti, fornendo in tal modo un modello che trover� poi un culmine
nell�omonima sonata pianistica di Clementi (1821). (dal vol.5 della STORIA DELLA
MUSICA Ed. EDT a cura di Alberto Basso)
la �Didone abbandonata� appartiene al periodo iniziale dell�attivit� creativa di
Tartini. Infatti venne pubblicata dal Le C�ne ad Amsterdam nel 1734, nell�Op. I:
Sonate a Violino e Violoncello o Cembalo, col basso numerato.
Come il �Trillo�, la �Didone� � in sol min. e monotonale, con tempi bipartiti
e ritornelli. Inoltre ha col �Trillo� alcuni addentellati melodico-armonici nei
temi dei primi due tempi, Affettuoso e Presto. Nessuna parentela invece fra i tempi
finali delle due sonate. I versi che hanno ispirato Tartini sono tratti dall�ultima
scena del terzo atto del giovanile dramma omonimo di P. Metastasio, rappresentato
nel 1724 al Teatro S. Bartolomeo di Napoli, con la musica di D.Sarto. Nell�
Affettuoso Didone si dispera per l�abbandono da parte di Enea, e sembra invocare
l�amante fuggitivo. Nel Presto la sua ira esplode, mentre l�incendio della citt� si
avvicina ed essa sta per gettarsi fra le fiamme della reggia. Nell� Allegro finale
appare Nettuno, che nella �Licenza� o commiato conclude il dramma auspicando la
pace dei mari.

Per l�occasione, ho montato un video, estratto dallo splendido film �Eneide�


di Franco Rossi del 1971, che riesce in maniera straordinaria a fotografare l�animo
della regina di Cartagine e a farne sentire il tormento interiore come pochi
registi riescono a fare. Nella parte centrale del filmato ho inserito la musica di
Tartini eliminando volutamente le voci.

CONOSCIAMO UN PO' PIU' DA VICINO TARTINI E LA SUA MUSICA


Rivoluzionario � il concetto di musica imposto da Tartini. L�invenzione
ritmica � accurata; la quadratura simmetrica del periodo strofico spezzata
frequentemente con frasi di 10 o 12 battute, contro le 8 consuete; la �coloritura�
della pagina persegu�ta come una finalit� espressiva e non come un elemento di
virtuosismo. La composizione tende a svolgere un contenuto sentimentale ed emotivo,
in rapporto con l�estetica naturalistica del tempo: anche se la precisazione di
formule descrittive non � cos� evidente come in altri maestri (si pensi a Couperin,
a certo Vivaldi, a Rameau). Non di rado si trovano in testa ai suoi Adagi (pi�
raramente negli Allegri) motti sentenziosi e strofette poetiche attinte
specialmente dalle opere del Metastasio, con le quali pare che il musicista
ricercasse una sollecitazione creativa, un orientamento espressivo. Talvolta, tali
versetti sono riportati sui manoscritti con un sistema di scrittura cifrata o
criptografica, per lungo tempo rimasta illeggibile. Non � facile trovare una valida
motivazione a un comportamento di questo tipo, ma si � ragionevolmente supposto che
il procedimento debba essere messo in relazione con i misteriosi vagheggiamenti
degli ultimi anni, quando le tendenze occultistiche, che sovente si rivelarono
espressione maniaca, divennero un elemento fondamentale della sua psiche.
La monumentale opera strumentale di Tartini comprende esclusivamente concerti
e sonate. I primi sono complessivamente 131 (tutti per violino, ad eccezione di 2
per violoncello e 2 per flauto); le seconde possono essere per violino solo o per
violino e basso (complessivamente si tratta di almeno 174 sonate, pi� altre dubbie
e numerosi movimenti isolati) o per due violini e basso (una quarantina) o, infine,
per 2 violini viola e violoncello (4).
Nel settore dei concerti, Tartini parte dalle esperienze di Corelli e di
Vivaldi e, se nei primi anni il modello formale � quello del �concerto barocco�
(con la marcata distinzione fra solo e tutti), in seguito � verso il 1730 � Tartini
elabora un tipo di concerto che d� maggior spazio al solista, dilatandone le
possibilit� virtuosistiche, ma sempre in chiave espressiva. Il tematismo si fa pi�
consistente, meno frantumato in episodi, e il concetto di sviluppo e di
elaborazione tematica assume funzione determinante.
Le medesime considerazioni valgono nel campo sonatistico (dove l�influenza
corelliana � pi� evidente), di cui Tartini ha lasciato esempi mirabili, in tre o
quattro movimenti, con Allegri ritmicamente molto marcati e con Adagi in cui
l�elemento patetico, drammatico e lirico fa presagire una tensione gi� romantica. E
di questo precorrimento romantico � testimonianza sicura, oggetto di questo post,
la Sonata in sol min. detta Didone abbandonata (pubblicata nel 1734), ispirata al
celebre �dramma per musica� del Metastasio, vecchio solo una decina d�anni, ma gi�
messo in musica da pi� autori e qui �tradotto� dal Tartini in termini non di
�musica a programma�, ma di strumentalismo patetico, tragico e malinconico in tutti
i movimenti, fornendo in tal modo un modello che trover� poi un culmine
nell�omonima sonata pianistica di Clementi (1821). (dal vol.5 della STORIA DELLA
MUSICA Ed. EDT a cura di Alberto Basso)
la �Didone abbandonata� appartiene al periodo iniziale dell�attivit� creativa di
Tartini. Infatti venne pubblicata dal Le C�ne ad Amsterdam nel 1734, nell�Op. I:
Sonate a Violino e Violoncello o Cembalo, col basso numerato.
Come il �Trillo�, la �Didone� � in sol min. e monotonale, con tempi bipartiti
e ritornelli. Inoltre ha col �Trillo� alcuni addentellati melodico-armonici nei
temi dei primi due tempi, Affettuoso e Presto. Nessuna parentela invece fra i tempi
finali delle due sonate. I versi che hanno ispirato Tartini sono tratti dall�ultima
scena del terzo atto del giovanile dramma omonimo di P. Metastasio, rappresentato
nel 1724 al Teatro S. Bartolomeo di Napoli, con la musica di D.Sarto. Nell�
Affettuoso Didone si dispera per l�abbandono da parte di Enea, e sembra invocare
l�amante fuggitivo. Nel Presto la sua ira esplode, mentre l�incendio della citt� si
avvicina ed essa sta per gettarsi fra le fiamme della reggia. Nell� Allegro finale
appare Nettuno, che nella �Licenza� o commiato conclude il dramma auspicando la
pace dei mari.

Per l�occasione, ho montato un video, estratto dallo splendido film �Eneide�


di Franco Rossi del 1971, che riesce in maniera straordinaria a fotografare l�animo
della regina di Cartagine e a farne sentire il tormento interiore come pochi
registi riescono a fare. Nella parte centrale del filmato ho inserito la musica di
Tartini eliminando volutamente le voci.

CONOSCIAMO UN PO' PIU' DA VICINO TARTINI E LA SUA MUSICA


Rivoluzionario � il concetto di musica imposto da Tartini. L�invenzione
ritmica � accurata; la quadratura simmetrica del periodo strofico spezzata
frequentemente con frasi di 10 o 12 battute, contro le 8 consuete; la �coloritura�
della pagina persegu�ta come una finalit� espressiva e non come un elemento di
virtuosismo. La composizione tende a svolgere un contenuto sentimentale ed emotivo,
in rapporto con l�estetica naturalistica del tempo: anche se la precisazione di
formule descrittive non � cos� evidente come in altri maestri (si pensi a Couperin,
a certo Vivaldi, a Rameau). Non di rado si trovano in testa ai suoi Adagi (pi�
raramente negli Allegri) motti sentenziosi e strofette poetiche attinte
specialmente dalle opere del Metastasio, con le quali pare che il musicista
ricercasse una sollecitazione creativa, un orientamento espressivo. Talvolta, tali
versetti sono riportati sui manoscritti con un sistema di scrittura cifrata o
criptografica, per lungo tempo rimasta illeggibile. Non � facile trovare una valida
motivazione a un comportamento di questo tipo, ma si � ragionevolmente supposto che
il procedimento debba essere messo in relazione con i misteriosi vagheggiamenti
degli ultimi anni, quando le tendenze occultistiche, che sovente si rivelarono
espressione maniaca, divennero un elemento fondamentale della sua psiche.
La monumentale opera strumentale di Tartini comprende esclusivamente concerti
e sonate. I primi sono complessivamente 131 (tutti per violino, ad eccezione di 2
per violoncello e 2 per flauto); le seconde possono essere per violino solo o per
violino e basso (complessivamente si tratta di almeno 174 sonate, pi� altre dubbie
e numerosi movimenti isolati) o per due violini e basso (una quarantina) o, infine,
per 2 violini viola e violoncello (4).
Nel settore dei concerti, Tartini parte dalle esperienze di Corelli e di
Vivaldi e, se nei primi anni il modello formale � quello del �concerto barocco�
(con la marcata distinzione fra solo e tutti), in seguito � verso il 1730 � Tartini
elabora un tipo di concerto che d� maggior spazio al solista, dilatandone le
possibilit� virtuosistiche, ma sempre in chiave espressiva. Il tematismo si fa pi�
consistente, meno frantumato in episodi, e il concetto di sviluppo e di
elaborazione tematica assume funzione determinante.
Le medesime considerazioni valgono nel campo sonatistico (dove l�influenza
corelliana � pi� evidente), di cui Tartini ha lasciato esempi mirabili, in tre o
quattro movimenti, con Allegri ritmicamente molto marcati e con Adagi in cui
l�elemento patetico, drammatico e lirico fa presagire una tensione gi� romantica. E
di questo precorrimento romantico � testimonianza sicura, oggetto di questo post,
la Sonata in sol min. detta Didone abbandonata (pubblicata nel 1734), ispirata al
celebre �dramma per musica� del Metastasio, vecchio solo una decina d�anni, ma gi�
messo in musica da pi� autori e qui �tradotto� dal Tartini in termini non di
�musica a programma�, ma di strumentalismo patetico, tragico e malinconico in tutti
i movimenti, fornendo in tal modo un modello che trover� poi un culmine
nell�omonima sonata pianistica di Clementi (1821). (dal vol.5 della STORIA DELLA
MUSICA Ed. EDT a cura di Alberto Basso)