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De Cesarei 25.03.

2020
Con oggi finisce la parte su PERCEZIONE e ATTENZIONE.
Nella lezione di oggi faremo 2 argomenti principali: L’astrazione e le costanze

Dell’ASTRAZIONE abbiamo già accennato quando ci siamo fatti la domanda:


“CHE TIPO DI RAPPRESENTAZIONE ABBIAMO” NEL MOMENTO IN CUI PERCEPIAMO UNA SCENA ?
Abbiamo una rappresentazione incompleta: a qualche livello noi lavoriamo con i “significati” e
non con i dettagli.
Ora con l’argomento delle “ASTRAZIONI” noi entriamo più direttamente in questa domanda

Le COSTANZE invece fanno riferimento al fenomeno per cui nonostante il mondo cambi
continuamente – e il fatto che cambi continuamente lo abbiamo già accennato parlando di
sensazione- ciò nonostante ci dà una sensazione di continuità.
Es. nel momento in cui la mia gatta si allontana, io continuo a percepirla come la mia gatta.
Tuttavia la proiezione che arriva alle mie retine è sempre diversa !

Le ASTRAZIONI:
Il rapporto che c’è tra informazione -dettagli- significato.
Se io vi dico che poi vi farò vedere la fotografia di una persona che: “sta di fronte a uno sfondo
sfuocato, ha un berretto però è un berretto senza tesa; sotto al cappello spuntano alcuni capelli, e
questi capelli sono un po’ scompigliati, e attenzione vi dico anche qualcosa sulla luce, infatti vi dico
che la luce arriva da sx. Ci sono diverse rughe (e non righe) tra cui alcune di queste sono rughe di
espressione perché la persona è sorridente. La bocca è chiusa. I muscoli zigomatici sono attivati nel
creare il sorriso e c’è anche una collana”.
Io potrei proseguire in questo modo per molto tempo ma non vi veicolerei l’informazione
fondamentale relativa a questo esempio, informazione che invece diventa immediatamente
evidente nel momento in cui vi presento questo (?). Questo corrisponde esattamente alla
descrizione che vi ho fatto prima: c’è una persona, sorridente ma con la bocca chiusa, con un
copricapo senza tesa, con i capelli leggermente spettinati, la luce arriva da sx , ha la collana ecc.
Quindi la presentazione che vi ho fatto non era sbagliata, semplicemente non cattura quello che è
l’essenza dell’immagine.
Se voi doveste descrivere a un’altra persona cosa c’è qui, in due parole direste che è un’immagine
del Papa, in primo piano, sorridente, e a questo aggiungereste poc’altro perché il resto sono solo
dettagli che se non vi vengono richiesti non sono poi così fondamentali. Il fatto che sia più o meno
spettinato o il fatto che lo sfondo sia più o meno a fuoco, sono due dettagli che non sono
fondamentali per l’immagine in sé.
Quindi il più delle volte quello che cogliamo di una scena è una sua caratteristica molto astratta
rispetto ai dettagli che la compongono.
Di questo ne abbiamo parlato, parlando della change blindness (cecità al cambiamento) in cui vi dicevo:
la rappresentazione che noi abbiamo di una scena, e che ci permette di riconoscere che,
nonostante l’interruzione che c’è stata in mezzo, la strada con le macchine è la stessa, -> in quel
caso ci trae in inganno, ma ci racconta anche che grossomodo la strada è la stessa- è una
rappresentazione astratta, poco dettagliata, che non coincide con la somma dei dettagli che
sono presenti.
E la ns percezione funziona proprio basandosi su queste astrazioni.
Quindi da uno sguardo noi non siamo in grado di cogliere una rappresentazione esaustiva;
piuttosto raccogliamo alcune informazioni che per noi sono “rilevanti”.

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Quindi per es. l’identità, soprattutto nel caso di persone famose (il Papa o un attore ecc) è una
cosa che viene rilevata con facilità; lo stesso vale per le fotografie dei ns familiari, infatti se noi
vediamo la foto di un ns parente diventa immediatamente evidente di chi si tratta.
Anche l’espressione è un qualcosa che viene colto senza un particolare compito. E poi ovviamente
tutto quello che è necessario per l’attività che sto svolgendo.
Ad. es. io posso avere come obiettivo di catalogare tutte le immagini che abbiamo sul cellulare e
dividerle in due gruppi a seconda se sono “a fuoco” o “non a fuoco”. Oppure le possiamo
suddividere in base a come siamo vestiti, cioè se indossiamo abiti “da casa” o “vestiti eleganti”.
Quindi in ogni singolo sguardo noi raccogliamo le informazioni che per noi sono rilevanti (in questo
caso: identità, espressione e quello che mi serve), ma tutto il resto non lo raccogliamo!
Infatti di questa immagine voi sicuramente non raccogliete l’informazione su quante e quali
imperfezioni ci siano sulla pelle di questa persona. Inoltre non andiamo a fare delle inferenze su
“da dove viene la luce”, o “che momento sia della giornata (mattina, pomeriggio ecc), in base a “da
dove” proviene la luce.
Queste non sono informazioni/inferenze che noi normalmente facciamo, ma che però hanno a
che fare con la ns relazione con il mondo esterno: un mondo popolato da luce, da oggetti
illuminati, ecc
Quindi:
- da un lato noi siamo in grado di guardare un’immagine, coglierne alcuni tratti fondamentali e
ignorare tutto il resto.
-dall’altro lato siamo in grado -sulla base di informazioni percettive completamente diverse tra
loro - da un lato c’è una fotografia e dall’altro c’è qualcosa di deformato- di giungere alla stessa
identificazione.
Per es. in questo disegno tutti riconoscete che si tratta di Di Caprio.
Tuttavia è molto diverso dal vero Di Caprio, è una caricatura: la forma del viso è diversa, i toni della
pelle sono diversi, le rughe sono diverse, l’apertura degli occhi è diversa, l’angolazione delle
sopracciglia è diversa ecc. Però qualche caratteristica la coglie, infatti la bravura del caricaturista
sta proprio nel riuscire a cogliere qualcosa, ad ASTRARRE qualcosa, cioè cogliere qualcosa di
NON REALE che permetta poi alle persone di fare questo processo inferenziale e di arrivare alla
identificazione della persona a cui ci si voleva riferire.
E questo funziona anche quando sono possibili delle interpretazioni differenti, magari anche aiutati
da elementi contestuali, ad es. la musica, i vestiti, ad es. le aspettative e il film. Se io vi faccio
vedere questo (?) voi immediatamente cogliete le somiglianze: l’originale è quello a sx, tuttavia
quello a dx ha fatto un’ottima interpretazione, però se voi guardate i tratti del volto del
personaggio a dx, tutto sommato ha una somiglianza con questa persona (?); io lo trovo più
somigliante a questa persona che non a quella a sx.
Questo toglie qualcosa alla bravura dell’attore, alla potenza dell’interpretazione? Ovviamente no.
Semplicemente c’è il fatto che il contesto, la musica, e tutto quello che le aspettative creano,
fanno in modo che da questa interpretazione si astragga -tra le varie possibilità- quella desiderata
dagli autori cioè Freddy Mercury.
Se vi ricordate questa (?) è stata una delle prime slide che vi avevo fatto vedere, che ha proprio a
che fare con queste cose di cui stiamo parlando- ossia che noi possiamo avere delle stimolazioni
sensoriali completamente diverse tra loro, che tuttavia corrispondono allo stesso significato .
Questi sono i lavori di Picasso che sono un prodotto dell’arte cubista del secolo scorso, ma è
altrettanto vero che per fare questa cosa qui Picasso si è ispirato ai dipinti rupestri delle caverne,
quindi è una cosa molto antica l’utilizzare delle figure stilizzate che quindi non corrispondono a
nulla di vero, per rappresentare cose vere.

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Quindi la PERCEZIONE lavora su delle rappresentazioni semplificate e astratte e non su
rappresentazioni fedeli punto-punto alla realtà, cioè fedeli in ogni dettaglio, (ad es. se stiamo
parlando di uno schermo, pixel per pixel).

Esperimento: ve ne avevo accennato ieri parlando di stimoli ambigui (vedi ieri pag.14) ,
è un esperimento del ’32 è di Carmichael e altri, in cui a delle persone venivano presentate queste
figure stilizzate. Dopodichè queste immagini venivano nascoste e veniva presentata una lista di
parole: occhiali da sole, clessidra ecc
Dopo la lettura della lista di parole le persone cosa disegnavano? Disegnavano questo:
deformavano quello che avevano visto in modo da renderlo COERENTE con quello che era nella
lista di parole.
Se la lista di parole cambiava -e si passava ai manubri, al tavolo, anche la riproduzione cambiava:
per cui diventava i manubri, un tavolo da pic-nic, un 8, un sole, un 4 e un cappello.
Questo esperimento evidenzia che dopo la lettura delle parole, il significato delle figure cambiava
e cambiava a seconda della lista di parole che veniva presentata.
Questo ci dice un aspetto importante legato a quello di cui stiamo parlando ora, cioè il fatto che
quello che noi abbiamo raccolto di una stimolazione -in questo caso quello al centro- non è un
qualcosa di indeformabile e di fotografico, ma è un qualcosa che è soggetto a deformazioni sulla
base del contesto.
Es: creiamo un contesto in cui c’è una clessidra-> allora quella X con la riga sopra e sotto che è in
2° posizione assomiglierà proprio a una clessidra, e diventerà per es. un po’ più arrotondata.
La stessa cosa vale per tutti gli altri disegni.
Questo esperimento conferma e ribadisce quello che dicevamo prima e che è importante
ricordarsi perché è il messaggio più importante dello studio della percezione: il ns cervello -il
luogo dove si costruiscono le rappresentazioni del mondo esterno- non ha alcuna relazione con il
mondo esterno  e quindi questa relazione se la deve “costruire” e dovendosela “costruire”
usa una serie di processi inferenziali  i quali funzionano perdendo molta informazione !
(per es. in questo caso qui dell’astrazione la cosa fondamentale è che ci perdiamo moltissime
cose)!
Quindi nel processo inferenziale alcune cose si perdono, altre vengono deformate o ricevono un
bias sulla base dell’effetto del contesto.
Quindi a tutti i livelli quello che percepiamo non è necessariamente quello che c’è là fuori nel
mondo reale. (e l’abbiamo visto su tutti i versanti: dall’attenzione alle costanze, all’astrazione,
all’identificazione, al ruolo del contesto)
In questo caso PERCEZIONE e MEMORIA sono guidate da percezioni astratte e non solo sensoriali

C’è un’altra cosa che vi voglio far vedere.


Io vi faccio vedere una scena per pochi secondi e vi chiedo di disegnarla. Dopo averla disegnata vi
darò 2 opzioni e mi direte se la scena che avete disegnato assomiglia di più all’immagine che ho
rappresentato a dx o all’altra opzione.
Guardando i disegni che avete fatto vedo che tutti quanti avete completato l’immagine: avete
completato le punte della staccionata, i bidoni, ecc cioè avete completato le parti che
nell’immagine originale di dx, non c’erano!
Il senso di quello che voglio dirvi è che:
Tutti hanno disegnato + di quanto c’era nel disegno originale  avete fatto delle inferenze su
quello che c’era nell’immagine.
Quindi parlando di RAPPRESENTAZIONI ASTRATTE questo ne è un esempio, cioè la vs
rappresentazione della scena (cioè quello che avete riprodotto) non è esattamente quello che
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avete visto, MA E’: quello che avete visto + una serie di nozioni che voi avete rispetto agli oggetti
reali, (bidoni, coperchi, staccionate ecc) e avete combinato assieme il tutto, per completare le
figure.
Questo fenomeno si chiama BOUNDARY EXTENSION ed è esattamente quello che il nome
suggerisce: quando noi percepiamo una scena e la ricordiamo (anche disegnandola a memoria),
tendiamo a COMPLETARE il contesto spaziale ai bordi dell’immagine  proprio perché noi
viviamo in un mondo che è soprattutto navigabile cioè possiamo muoverci per girare attorno agli
oggetti.
Perciò abbiamo necessità di “costruire” quello che non è immediatamente visibile nel mondo reale
(costruire le parti mancanti degli oggetti, mancanti in quanto non illuminate cioè nascoste
dall’ombre ecc).
E questo ci dice che PERCEZIONE e MEMORIA sono guidate da rappresentazioni astratte, dove
per “astratte” si intende tutto quello che non è immediatamente presente in quel momento
e NON SOLO da rappresentazioni sensoriali dove per “sensoriale” si intende tutto quello che è
presente in quel posto, in quel momento, cioè in quell’immagine lì (quindi con le punte della
staccionata che mancano, il bidone con un fianco che non si vede ecc).

Quindi questa parte sulle ASTRAZIONI ci aiuta a focalizzare un aspetto:


la ns percezione non si basa -a un certo livello- sull’input neurone per neurone di quello che
abbiamo davanti, ma si basa su rappresentazioni molto semplificate
Per es vedete che nel disegno inferiore ci sono anche delle scritte: quindi c’è una staccionata, un
bidone della plastica ecc, sono tutte rappresentazioni non necessariamente visive-sensoriali ma
che mi raccontano qualcosa del mondo che ho davanti-> e siccome il mondo che ho davanti è
navigabile e io mi devo spostare in mezzo agli oggetti allora io tenderò a crearmi una
rappresentazione dell’ambiente!

Passiamo alle COSTANZE , la 5° e ultima funzione della percezione.

Le COSTANZE hanno a che vedere col fatto che nonostante variazioni fisiche di molti oggetti, noi
siamo in grado di MANTENERE una rappresentazione COSTANTE delle loro REALI caratteristiche.
Quindi: una persona che si allontana da noi  diventa sempre + piccola, cioè sulla mia retina c’è
un pezzetto sempre più piccolo di retina che corrisponde al mio amico che si sta allontanando;
tuttavia io non percepisco questa cosa: io percepisco il mio amico che è sempre alto uguale, e
che si sta allontanando. (cioè io percepisco che la sua altezza rimane costante)
E quindi cosa faccio?
Sulla base del fatto che io sono abituato a vivere in un mondo “stabile” in cui gli oggetti
rimangono della loro dimensione abituale e perciò uso questa informazione per inferire -per
esempio- la distanza di un oggetto da me.
E dato che uno stimolo prossimale può essere ambiguo (e questo lo abbiamo visto in vari momenti) la
passata esperienza/quello che io so di quell’oggetto, decide per l’una o per l’altra interpretazione.
(quindi varie cose possono portarci verso l’una o l’altra interpretazione di un oggetto: tra cui
l’apprendimento, la memoria, la passata esperienza, tutto quello che fa parte del mio bagaglio)

Vediamo adesso la stanza di Ames: in questa stanza ci sono 3 persone: una appare molto bassa,
una appare di altezza normale e una appare molto alta. In realtà le 3 persone hanno tutte e tre la
stessa altezza; è un’illusione che deriva dal fatto che la stanza è fatta in modo tale da ingannare
il ns sistema percettivo. La prima cosa importante che va detta è che non stiamo esattamente
parlando di una stanza ma è un ambiente che si può osservare solamente “dal buco della
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serratura”, che è il punto da cui lo stiamo guardando noi. (non si può sporsi più in là o più in
qua). E’ un’illusione che funziona solo vista da questo punto da cui stiamo guardando noi, e vista
da qui sembra una stanza normale: le pareti sono parallele, pavimento e soffitto sono paralleli,
porte e finestre sono rettangolari, come ci aspettiamo che siano nella realta.
In realtà la fregatura sta proprio lì, nel senso che la stanza è fatta in questo modo:
fuori dalla stanza, vestita di azzurro, voi vedete la persona che era nella ns posizione di prima, cioè
che stava guardando esattamente come noi stavamo guardando la stanza.
All’interno della stanza vedete le due persone: quella che appare grande vestita di rosso e quella
che appare piccola vestita di bianco.
E poi vedete la struttura della stanza, che è fatta di linee continue.
La struttura della stanza non è assolutamente una stanza normale perché: le 2 pareti non sono
della stessa lunghezza, non sono parallele, il pavimento non è piatto, il soffitto non è piatto, e la
stanza è molto più alta dove c’è la persona vestita di bianco, e molto più bassa dove c’è la persona
vestita di rosso, -> ragion per cui soffitto e pavimento tendono a convergere, sia sulla parete di
fondo che sulla parete a dx dell’osservatore.
E l’osservatore perché non se ne accorge?
Perché la stanza vista da quel particolare punto di osservazione qui, tutti gli angoli delle pareti, che
sono tra loro trapezoidali, si bilanciano in modo da dare l’impressione di essere della stessa
dimensione.
Questo è visto dall’alto. Vedete, anche qui visto dall’alto, avete di nuovo il punto di fissazione
(in questo caso è verso il basso) e poi avete la persona B, dov’è realmente, e dove appare.
La parete su cui è appoggiata la persona che appare più bassa è la parete che è sia più lontana sia
più grande, rispetto a quella a cui è appoggiata la persona che sembra alta.
Qual è il trucco?.
Il trucco è che il “di quanto è più lontana” e il “di quanto è più grande”, si bilanciano
completamente uno con l’altro -> quindi appaiono della stessa misura.
Rispetto quindi al punto di vista dell’osservatore, basta che il pavimento vada leggermente a salire,
e il soffitto vada leggermente a scendere, e anche il piano di soffitto e pavimento saranno paralleli.
Le finestre, sul fondo, sembrano rettangolari ma in realtà sono trapezoidali, quindi tutta la stanza
è stata costruita per essere trapezoidale ma per sembrare quadrata.
Ovviamente “sembra” quadrata “solamente da 1 punto di osservazione” -che è quello dove c’è la
persona che sta guardando- ma da quel punto lì le persone appaiono cambiare di dimensione.
Il prof vi manda 3 video e dice il 3° è il migliore : il video fa vedere l’effetto, e il prof lo commenta:
Ci sono delle persone che sono in una stanza con uno sfondo che sembra normale. Una sembra più
alta e una sembra più piccola e si lanciano una palla. Il pavimento è inclinato, anche il soffitto è
inclinato, inoltre la parete verso cui c’è la persona che appare + bassa, è + lontana da noi.
Ed è + lontana esattamente di quanto è + grande, in modo che la maggiore lontananza vada a
bilanciare la maggiore dimensione. A quel punto, a noi, in termini di angolo visivo, cioè la porzione
di retina che va a colpire ciascuna delle 2 pareti, -quella su cui sta la persona alta e quella su cui sta
la persona bassa- è la medesima. Quella è la base della stanza di Ames.
Poi l’effetto può essere ulteriormente rafforzato se noi sulle pareti ci mettiamo qualcosa, ossia
delle porte, delle finestre, una lampadina ecc.
Se poi all’interno della stanza ci sono delle persone che si muovono, che si scambiano i posti, ecco
che allora può cominciate a diventare un po’ + evidente ( dalla postura dei corpi)
La stanza di Ames è un’illusione molto potente, e anche se si sa che c’è e si sa com’è fatta, in
realtà ci si casa ogni volta, perché va a catturare “qualcosa” del ns funzionamento percettivo.

Quindi il RIDIMENSIONAMENTO della DISTANZA-GRANDEZZA funziona secondo un’equazione


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in cui: (legge di Emmert)
- S è la dimensione reale dell’oggetto (ad esempio una persona può essere alta 1,70 -1,80 m
quindi il numero dell’altezza andrà messo al posto della S.
- K è una costante e non ci interessa perché è sempre la stessa.
-R è “quanto” grande è la dimensione sull’occhio->quindi quella tal persona che è alta 1,80m
copre una piccola parte del mio campo visivo/della mia retina
-moltiplicato D che è la distanza percepita dall’oggetto

Quindi la dimensione reale, la dimensione retinica e la distanza percepita sono in rapporto tra
loro, e conoscendo 2 di queste, io posso facilmente risalire all’altra.

Questa che vi ho detto è la legge di Emmert (1881), con la sua formula da s può ricavare come
passare da D R a S -che è quella che vi ho fatto vedere- oppure da S R a D, ecc.
La legge di Emmert (1881) dice:
A parità di immagine retinica, la distanza percepita fa percepire come + grande l’oggetto + lontano

Quindi se 2 oggetti danno la stessa proiezione sull’immagine , ma io -a causa di fattori contestuali,


o conoscenze pregresse, ecc.- so che uno dei due è + lontano dell’altro, allora lo percepirò anche
come + grande  perché nonostante sia + lontano occupa la stessa porzione di retina di un
oggetto + vicino.

Il rapporto tra distanza immagine retinica e immagine reale perciò è semplice perché “l’immagine
retinica” abbiamo capito cos’è, la dimensione reale sappiamo cos’è e la dimensione percepita è
“dove” noi stimiamo che si trovi un oggetto nel mondo fisico.
Questi sono in relazione tra di loro e ci servono per spiegare qualche fenomeno in cui incorriamo
tra cui l’illusione della luna.
L’illusione della luna corrisponde al fatto che a volte vediamo una luna enorme quando è vicina
all’orizzonte. Ma se provate a fotografarla vi apparirà come un puntino nel cielo.
Allora vi accorgete che c’è qualcosa che non va e questo qualcosa è l’effetto”illusione della luna”.
La luna quando è vicina all’orizzonte appare + grande rispetto a quando è alta nel cielo, cioè
quando è allo zenit.
In merito a questo effetto esistono varie interpretazioni, e una di queste ha a che vedere con
quello di cui abbiamo parlato prima e cioè il fatto che: per quanto riguarda gli oggetti, le cose, le
persone con cui abbiamo normalmente a che fare, siamo abituati che tanto + queste cose si
allontanano da noi e tanto + ci appaiono piccole.
Questa è la ns esperienza con il mondo esterno e questa esperienza ci è molto utile perché noi
siamo abituati a vivere sulla Terra e ad avere a che fare con fenomeni terrestri e quindi con
distanze terrestri.
La luna non è un oggetto terrestre bensì un corpo celeste, quindi in termini di “distanze” gli
effetti che valgono per i corpi terresti sono su una scala diversa rispetto a quelli che coinvolgono
la luna.
Cosa succede per un oggetto terrestre ?
Aereo che decolla e che ci passa sopra la testa; quindi noi siamo di fronte all’aeroporto, vediamo
l’aereo che è abbastanza piccolo e abbastanza in lontananza .Vediamo che decolla ed è vicino
all’orizzonte. Dopodichè man mano che si avvicina diventa sempre un po’ più grande .
Si alza da terra e noi lo percepiamo come più vicino, più alto e più grande.
Si alza ancora un po’ nel cielo -fino a passarci sopra- e diventa ancora + vicino + alto e +grande ecc.
Perchè succede questo?
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L’aereo ci appare così perché gli oggetti della Terra nel momento in cui si stanno allontanando
dall’orizzonte -rimanendo però a una distanza con cui noi siamo abituati ad avere a che fare-
(quindi l’esempio vale fino a quando l’areo sta decollando ed è più o meno sopra di noi, e non
quando è alto nel cielo) l’aereo si comporta come tutti gli oggetti terrestri : + è lontano e + è
piccolo; più è vicino e più è grande.
Quindi un oggetto terrestre, in questo caso qui:
-quando è alto nel cielo e vicino  è grande
-quando è basso nel cielo e lontano è piccolo.
Quindi l’aeroplano si comporta così:
-quando è appena decollato laggiù in lontananza è piccolo
-quando sta per passare sopra la ns testa, -e noi siamo fuori dall’aeroporto- è molto grande, e
prende una grossa fetta del nostro campo visivo/della ns retina.
Quindi se un aereo ci sorvola, provenendo dall’orizzonte, l’angolo visivo sotteso aumenterà,
e la costanza di dimensione ci porta a considerare l’aereo della stessa dimensione.
(ovviamente io non penso che l’aereo nel frattempo si sia gonfiato come un palloncino, ma penso
semplicemente che prima fosse lontano e poi fosse vicino).

Passiamo alla luna.


La luna è una cosa diversa perché non è un oggetto terrestre, e quindi se l’aereo prima
aumentava di dimensione di X volte, perché tutto sommato è un oggetto relativamente vicino a
me, la luna invece si comporta in modo diverso: è di una certa dimensione quando è vicina
all’orizzonte, e poi quando si alza dall’orizzonte -esattamente come fa l’aereo- aumenta un
pochino di dimensione, una cosa proprio impercettibile, (io nella slide ve l’ho ingrandito proprio
per dare un po’ l’idea di qualcosa che possa essere percettibile, ma in realtà il suo aumentare è
proprio un’inezia). E ancora di più quando la luna si alza, quindi potrebbe anche esserci un
incremento, ma è impercettibile!  perché la distanza è molto grande !
E allora qual è il problema?
Il problema è il ns sistema percettivo che si aspetta che un oggetto che si sta allontanando
dall’orizzonte si comporti come gli oggetti terrestri, ossia come si comporta l’aereo  quindi man
mano che si stacca dall’orizzonte debba aumentare di dimensione.
E quindi cosa fa il mio sistema percettivo?
cerca di compensare con la dimensione percepita, il fatto che le attese percettive siano disattese:
io mi sarei aspettato che la luna all’orizzonte fosse una luna molto piccola, invece non è così, infatti
è praticamente uguale a quando è allo zenit, o a quando è molto alta nel cielo.
Come potrebbe compensare il mio sistema percettivo?
Potrebbe assumere che la luna sia + grande.
Se l’aereo fosse più grande e man mano che si avvicina a noi si riducesse di dimensione, allora ci
apparirebbe sempre della stessa dimensione!
Immaginatevi un palloncino che parte dall’orizzonte molto grande e poi man mano che si alza
verso l’alto si riduce di dimensioni perché si sgonfia perché quello che lo fa andare verso l’alto è
proprio l’aria che esce. (quindi +va in alto + si sgonfia + si rimpicciolisce)
Da un lato vi appare più vicino (come l’aereo che vi sorvola) e quindi più grande, però dall’altro
diventa anche più piccolo perché è uscita l’aria che prima lo rendeva grande.
Il risultato è che a quel punto il palloncino vi appare sempre della stessa dimensione.

Allora quando è appena partito ed è basso vicino all’orizzonte, è ancora molto grande , e allora

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la sua grande dimensione COMPENSA la sua distanza.

Quindi l’aumento di dimensione della luna man mano che si alza dall’orizzonte sia così piccolo
anzi sia inesistente quasi del tutto, è spiegato dal fatto che noi crediamo erroneamente che la
luna all’orizzonte sia più grande della luna alta nel cielo o allo zenit (o alta sull’orizzonte).

Ci sono diverse interpretazioni dell’ illusione della luna. Questa è una delle interpretazioni che ha
a che vedere con la COSTANZA DI GRANDEZZA e per questo ve ne ho parlato.

L’aspetto cruciale è che noi ci aspettiamo che la dimensione di un oggetto terrestre vari man
mano che si alza dall’orizzonte.
Effetto dell’aereo che ci sorvola e che proviene dall’orizzonte: se l’aereo è estremamente alto lo
vediamo prima come un puntino piccolissimo e poi lo vedo meglio quando è sopra di me; se invece
l’aereo è a bassa quota sarà piccolino in lontananza e molto grande quando è sopra di me.
In ogni caso vale la regola che + è lontano e + è piccolo,
+ è sopra di me e + è grande  noi ci aspettiamo che un oggetto
del mondo fisico/un oggetto terrestre si comporti in questo modo,
e si comporti anche con una certa proporzionalità rispetto alle dimensioni che noi riusciamo a
stimare: nel senso che se si avvicina di 1km aumenterà di tot, se si avvicina di 800 m. aumenterà
un po’ di meno ecc.  quindi c’è una relazione tra la DISTANZA e la DIMENSIONE .

Il problema della Luna è che noi a “distanze estremamente lontane” funzioniamo malissimo” !
infatti nelle distanze estremamente lontane come quelle della luna le differenze di dimensione
retinica che ci sono, sono piccole e quindi io mi trovo con un oggetto che -diversamente da quello
che fa l’aereo, che man mano che si allontana dall’orizzonte e viene sopra di me, diventa più
grande- rimane grossomodo sempre della stessa dimensione.

Il mio sistema percettivo -come fa nella stanza di Ames- deve dare un senso a quello che in una
scena appare della stessa dimensione: deve interpretare/dare un significato a quello che è
“grande” e a quello che è “piccolo”, in una scena.
Nel caso della stanza di Ames, il ns sistema percettivo utilizza l’informazione della stanza per
dare una dimensione alle persone. E non è qualcosa che noi facciamo intenzionalmente, ma è
qualcosa che noi immediatamente percepiamo.

Per quanto riguarda l’illusione della luna:


- questo (?) è quello che noi ci aspetteremmo da un oggetto del mondo fisico (da un oggetto terreno),
- questo (?) è quello che fa la luna
E la domanda è:
Cos’è che fa il ns sistema percettivo? E Perché il ns sistema percettivo si comporta così?
Il ns sistema percettivo fa l’inferenza che: siccome la differenza tra la luna all’orizzonte e la luna
alta nel cielo è molto piccola, quasi impercettibile, allora la luna all’orizzonte è più grande
rispetto alla luna “alta”.  questa è 1 delle spiegazioni dell’illusione della luna.

Ci sono anche altre spiegazioni dell’illusione della luna ma questa è collegata alla stanza di Ames.
La stessa descrizione che vi ho dato la trovate anche nel vs manuale.

Attenzione: mi sono dimenticato di dirvi che la foto che vi ho fatto vedere all’inizio è un
fotomontaggio; quando voi vedete quelle immagini lì, sono tutti fotomontaggi, perché l’illusione
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della luna non è possibile fotografarla !! infatti quando io ho scattato questa fotografia qui in cui
la luna è un puntino, io in realtà vedevo una luna enorme, era davvero molto grande! Ho fatto la
fotografia e come foto mi è venuto questo piccolo puntino nel cielo!

Passiamo alla COSTANZA di COLORE


Qui c’è una scacchiera fatta da quadrati grigi e grigio scuro,e sulla scacchiera ci sono degli oggetti.
E’ fatta da un tronco di cono che proietta dell’ombra; in particolare c’è un quadratino A e un
quadratino B.
Se questa non fosse una lezione di psicologia della percezione e se io vi chiedessi qual è più scuro
tra A e B voi rispondereste A.
Se io creo 2 bande (come avevo fatto l’altra volta) grigie da sotto a sopra, identiche, e le sposto, voi
vedete che A e B sono esattamente dello stesso colore!

Quindi la mia percezione, che è una percezione estremamente sicura che B sia chiaro, e quindi
mantenga la sua caratteristica di essere un quadrato “chiaro” esattamente com’è chiaro il
quadrato che è di fianco a A, -perché io lo vedo, ce l’ho l’informazione che la scacchiera è fatta di
quadrati chiari e scuri!- ora il punto è che così come i vs amici rimangono sempre i vs amici sia che
accendiate la luce o la spegniate, che siano al sole o siano in ombra, che si allontanino o che si
avvicinino, allo stesso modo voi siete in grado di capire che il colore di B rimane il medesimo
anche se è all’ombra del cono verde.  Quindi voi mantenete la COSTANZA di quel colore lì
ANCHE se quel colore è diventato IDENTICO al colore scuro.
E se io lo tolgo voi siete ancora convinti che A sia + scuro di B.

Quindi il colore e la luminosità percepite non dipendono solo dalle informazioni in ingresso, ma
anche dalle assunzioni e conoscenze che riguardano il contesto.

DIFFERENZE INDIVIDUALI (fenomeno The Dress)


Una delle poche cose che vi faccio vedere riguardo le differenze individuali è il fatto che:
persone diverse fanno delle assunzioni diverse rispetto al posto dove è stata scattata una
fotografia.
Tutti voi conoscete questa fotografia: qualcuno la vede come un abito bianco e oro mentre
qualcun altro la vede grigio scuro e blu. E questo è un effetto abbastanza solido nel senso che chi
lo vede in un modo, continua a vederlo in quel modo (chi lo vede azzurro e oro non riuscirà a
vederlo grigio e blu!!)
La domanda è:
PERCHE’ chi è convinto di vedere l’abito in un modo, continua a vederlo in quel modo?
E chi è convinto di vederlo nell’altro modo continua a vederlo in quell’altro?

Il fenomeno é un fenomeno legato al fatto che in questa immagine NON ci sono informazioni
legate al contesto: non ci sono persone, quindi come riferimento non possiamo usare il colore
della pelle, e neanche per es. il colore delle piastrelle, inoltre non si sa da che parte arrivi la luce,
non c’è nessuna informazione contestuale!

Quello che caratterizza questa immagine è che: il ns sistema percettivo è lasciato completamente da
solo senza informazioni relative al contesto.

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E se noi non abbiamo un’informazione ce la inventiamo !  e visto che l’informazione ce la
inventiamo ecco che persone diverse fanno assunzioni diverse, e una delle ipotesi che è stata
fatta sul fenomeno The Dress è che:
- le persone che lo vedono bianco e oro immaginano una illuminazione con una luce fredda, (led
o neon) proveniente da in alto a destra,
mentre
-le persone che lo vedono nero e blu immaginano una luce calda (classica lampadina)
proveniente da in alto a sx.

Quindi a seconda dall’assunzione che una persona fa – per riempire il vuoto di informazioni
relative al contesto che appunto non ci sono- il percetto risultante cioè il colore risultante è diverso !!

Poi c’è un’altra domanda:


perché le persone che inizialmente lo vedono di un colore, continuano poi a vederlo sempre
dello stesso colore? Anche dopo che gli è stato fatto notare che altre persone lo vedono di un
altro colore (nero e blu) ?

Questo fenomeno è dato dal fatto che la PERCEZIONE tende a rimanere COSTANTE , perché noi
non siamo abituati a vedere degli abiti che improvvisamente cambiano di colore !
(non siamo abituati a vedere un abito nero e blu che improvvisamente diventa bianco e oro)

Quindi nell’immagine The Dress si rilevano 2 fenomeni:


- un fenomeno legato alla “creazione di un contesto” (che non c’è)
- un fenomeno legato alla “costanza del colore” e alle “esperienze precedenti”

Sicuramente l’aspetto caratterizzante dell’immagine The Dress è che NON esiste un contesto
intorno, non esiste alcun punto di riferimento per capire quali fossero i colori reali .

Adesso c’è anche il fenomeno della Scarpa.


Di che colore è la scarpa?
Azzurra e grigia o rosa e bianca?
Anche qui il motivo della variabilità tra chi la vede di un colore e chi la vede in un altro colore è
che manca il contesto, mancano i punti di riferimento intorno, per capire quali fossero i colori
reali. Infatti lo sfondo non è visibile, il colore della mano è estremamente slavato e quindi non ci
aiuta, e non si capisce da dove proviene la luce.

Tutto questo lascia il nostro sistema percettivo “in dubbio rispetto al contesto”, dubbio che in
qualche modo il nostro sistema percettivo deve riempire.
Quindi il fenomeno della scarpa è esattamente uguale a quello del vestito.

Fine

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