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La Società Olistica

e le Discipline Bionaturali

Dicembre 2009
Francesco Bergantino

Dedica

L’anno appena trascorso è stato semplicemente straordinario. I miracoli


accadono tutti i giorni: bisogna solamente saperli vedere. E capitano al momento
giusto.

Condividere il percorso di vita con i nostri simili in alcuni frangenti diventa


entusiasmante. E poi certe aggregazioni “casuali” non possono non lasciare il segno.
La vita pulsa ancora nel cuore degli esseri umani i quali non attendono altro che di
poter riversare nel mondo l’amore che sonnecchia nelle loro profondità.

Un grazie di cuore a Itra, Maria Grazia, Marzia, Roberto, Orlando ed altri più o
meno di passaggio. Oltre ad un profondo debito di riconoscenza a chi ha saputo
animarci verso consapevolezze difficilmente esprimibili: Claudia.

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Indice

Introduzione pag. 4

Olismo, un concetto polivalente pag. 5

Olismo e “iperfisicità” pag. 8

L’olismo come esperienza diretta pag. 11

L’olismo contemporaneo e l’emergenza di una nuova spiritualità pag. 12

Caratteristiche fondamentali dell’olismo


pag. 14

L’informazione globale pag. 18

Una rete di ottimismo e concretezza pag. 22

L’olismo è superficiale o immorale? pag. 25

La visione olistica e le medicine naturali pag. 30

Ruolo delle discipline olistiche (bionaturali) pag. 33

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Introduzione

A cosa attribuire l’attenzione sempre più pressante manifestata particolarmente


nel mondo occidentale riguardo le cosiddette discipline olistiche? Si tratta forse di una
moda passeggera dettata dall’instancabile impulso verso la ricerca di novità da parte
di un sistema che si protende all’individuazione di nuovi sbocchi per le attività
commerciali? Ci si avvicina all’olismo semplicemente perché offre nuove opportunità in
campo lavorativo? E’ il segnale di una società profondamente annoiata da quanto già
possiede sul piano materiale o soffocata dall’estrema indigenza?

Non è certamente agevole dare risposta a queste ed altre innumerevoli


domande che si potrebbero porre su questo tema. Esistono inoltre delle difficoltà in
quanto, al di là delle definizioni fornite dai dizionari, la stessa etichetta di “olismo”, o
l’aggettivo “olistico” non sono affatto utilizzati coerentemente ed univocamente. Vi
sono tali e tante differenti prospettive di interpretazione di tali termini da non
permettere una trattazione agevole. D’altronde questo è un fenomeno tipico di tutte
quelle terminologie che tentano di definire in modo univoco concetti squisitamente
astratti. In questi casi i significati ed i contenuti possono variare enormemente e
perfino essere in contrasto tra di loro fino al punto che qualunque riflessione su un
determinato argomento, al di là delle enunciazioni di facciata o puramente concettuali,
possono portare a veri e propri problemi di reale incomunicabilità.

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Olismo, un concetto polivalente

Può essere utile per i nostri scopi produrre un esempio illuminante. Il termine
“psiche” fa parte ormai del lessico comune e viene usato correntemente sia in ambito
scientifico sia in ambito popolare. Tuttavia sarebbe abbastanza semplice dimostrare
che l’uso che se ne fa ha assunto ormai così tante accezioni da renderne pressoché
impossibile, o quanto meno difficile, capirne con immediatezza il reale contenuto.
Rifacendoci alla sua etimologia si viene rinviati al periodo della Grecia classica allorché
il termine significava semplicemente “anima”. Ma, anche qui, cos’è l’anima, ovvero
che cosa intendevano con questo termine coloro che per primi lo coniarono? Nella loro
visione del mondo si riferivano a qualcosa di corporeo, materiale, oppure a qualcosa di
immateriale? Era una pura astrazione oppure il termine denotava qualcosa che
apparteneva alla loro esperienza diretta?

Oggigiorno per molte persone il termine anima rinvia ad un contenuto religioso


oppure esprime solamente una pura astrazione, un modo per oggettivare un qualcosa
di impalpabile che altrimenti non sarebbe possibile esprimere.

Nel contempo, il ricercatore scientifico contemporaneo si pone in una


prospettiva completamente diversa, dovendo rispondere ai criteri di oggettivazione
richiesti dalla comunità a cui appartiene. Sicuramente, di fronte alle prove di
laboratorio l’anima semplicemente non esiste e molto probabilmente non sarà mai
localizzata sperimentalmente. Così, l’anima o psiche molto semplicemente non rientra
nel dominio delle conoscenze scientifiche e quindi gli argomenti ad essa correlati
vengono ignorati (talvolta con una malcelata e sottile forma di sarcasmo) oppure, nei
casi di pura ortodossia scientifica, vengono considerati una forma di superstizione.

Esiste tuttavia un’ulteriore possibilità interpretativa dell’anima che presenta un


notevole elemento di interesse ma anche un possibile irrigidimento interpretativo.
Nell’ambito degli studi intorno all’essere umano, le neuroscienze si stanno inoltrando
sempre di più nella conoscenza del sistema nervoso ed in particolare della struttura
dettagliata e delle funzioni dell’encefalo. Presso laboratori scientifici all’avanguardia si
stanno conducendo studi tesi a chiarire i meccanismi cerebrali che vengono attivati da
soggetti che praticano regolarmente la meditazione. I cosiddetti stati mentali vengono
sempre meglio vivisezionati con sempre maggiore precisione. Si potrebbe affermare
che l’umanità è pervasa da un’inesauribile sete di conoscenza che la porta a cercare di

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comprendere sempre di più la propria natura, perché sente l’irresistibile richiamo delle
proprie origini. L’umanità è in qualche modo alla ricerca di se stessa e del significato
della propria esistenza.

Ma cosa dimostrano ad oggi tali studi? Tra i ricercatori vi sono delle correnti di
pensiero molto importanti che considerano l’attività psichica come la risultante
dell’attività cerebrale. E quest’ultima viene a sua volta considerata il risultato ultimo
dell’attività biochimica. A questo punto dovrebbe essere abbastanza facile
comprendere il perché del seguente quesito: è la psiche la risultanza finale degli
infiniti movimenti di particelle biochimiche oppure, al contrario, l’infinito movimento
biochimico è la risultante materiale di un’attività che parte da sfere iperfisiche? Forse
c’entra qualcosa l’anima? La psiche è pertanto solo materia, comunque dinamizzata,
oppure è altro?

Ecco quindi che quando nel contesto moderno si parla di psiche (l’anima dei
greci classici!) si spazia da una concezione astratta ad una iperfisica, per investire o
limitarsi alla dimensione puramente biochimica. Esiste una visione che racchiude
unitariamente tutti questi contenuti? Allora è opportuno porsi ulteriori domande. Di
cosa si parla? In cosa si crede? O, meglio, di cosa si ha esperienza?

Il cammino della conoscenza ha accelerato il suo passo per divenire vorticoso.


Ciò che vale oggi potrebbe anche solo domani essere completamente ribaltato. E così
come il pensiero dotto, scientifico, evolve, anche la conoscenza delle masse viene
influenzata in modi anche molto profondi. Le innovazioni sono tali e tante da non
permettere un adeguato acclimatamento al nuovo ambiente che via via l’umanità si
autocostruisce.

Il pensiero cartesiano, meccanicistico, ha ormai esaurito da tempo la sua


funzione e spinta propulsiva, aprendo così la strada a nuove ardite concezioni riguardo
il nostro universo, esseri umani compresi. Einstein ha definitivamente correlato
materia ed energia, il solido con il sottile, stimolando le menti più innovative e curiose
in campo scientifico a rivolgere l’attenzione verso dimensioni di conoscenza via via
sempre più rarefatte, immateriali, sottili.

Questa spinta intellettuale sta inevitabilmente aprendo nuovi orizzonti anche in


campo medico. Tra le discipline più recenti comincia a farsi spazio la cosiddetta
P.N.E.I., la Psico (sic!), neuro, endocrino, immunologia. Il corpo fisico, solido,
materiale viene via via correlato alla cosiddetta sfera psichica, intendendo con ciò un

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allontanamento progressivo dalla sola ed unica fisicità. Le risposte si cominciano a
cercare altrove…

Ma l’olismo, allora, cos’è? Coincide o ha qualche rapporto con la P.N.E.I.?


Oppure è ancora qualcos’altro? E’ proprio qui che possono nascere fraintendimenti
anche molto profondi. Per lo scienziato “concreto” parlare di psiche significa comunque
parlare di qualcosa di connesso alla pura fisicità, una specie di prolungamento di
quest’ultima. Non viene negata l’esistenza di una cosa denominata anima, ma viene
supposto implicitamente che nel momento in cui si riuscirà a dimostrarne l’esistenza
ciò sarà semplicemente dovuto al fatto che si saranno resi disponibili strumenti di
laboratorio atti a rivelarne la sua reale consistenza. E pertanto individuato lo
strumento se ne individua la corporeità e tutto rientra nel normale decorso del
pensiero scientifico. In questo stesso modo sono state dimostrate tante altre cose nel
campo della fisica, con gli strabilianti progressi nel settore della fisica quantistica, e si
è riusciti a cogliere alcuni aspetti di quelle forze che cadono sotto l’argomento energia.

Oggigiorno è abbastanza inevitabile che molti adottino anche inconsciamente


una simile visione delle cose. La pressione continua e sempre più soffocante dei mezzi
di informazione, il sistema del business, le meravigli del progresso tecnologico
sembrano tutti deporre a favore di una lettura materiale-scientifica dell’universo,
compresa la dimensione più strettamente umana.

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Olismo e “iperfisicità”

Va comunque notato che, in contrasto con una visione del tipo sopra delineato e
attraverso percorsi non necessariamente scientifici, vi sono molte persone che
propendono verso una visione “olistica” del mondo intesa non come la semplice
risultante di una ricomposizione di tutte le parti. Esiste infatti una concezione del
termine olismo secondo cui, pur sommando ed integrando tutte le dimensioni note con
quelle anche solo preconizzate dallo spirito umano, vi sia sempre dell’altro che sfugge
continuamente proprio quando sembra che sia stato raggiunto il limite ultimo. Esiste
ed esisterà sempre un “oltre” indefinibile secondo i paradigmi scientifici correnti, un
qualcosa di indefinibile, che non appare sempre con la dovuta chiarezza, ma che
attraverso l’esperienza dello spirito umano viene percepito e condiviso da un sempre
maggior numero di individui.

Il cammino dell’umanità è costellato di paradossi. Tornando indietro nel tempo


non è possibile non rimanere colpiti dalle antiche vestigia di grandi civiltà del tutto
scomparse. Non si può rimanere indifferenti di fronte alla grandezza di alcune opere
realizzate nel passato, anche remoto. Ancora oggi opere monumentali come le
piramidi egizie, le città sacre azteche, i dolmen e i menhir della Bretagna,
Stonehenge, le città maya sulle Ande, Petra (la città scavata nella roccia) e moltissime
altre realizzazioni delle civiltà “antiche” destano il più grande stupore e mantengono
ancora profondi misteri. Talvolta di fronte alla loro realtà oggettiva può persino
subentrare un senso di sconcerto, forse anche di smarrimento. Se il corso della storia
procedesse in modo semplice, lineare e progressivo oggi dovremmo vedere la
realizzazione di opere straordinariamente più maestose di quelle che abbiamo appena
citato. Eppure molte di quelle antiche realizzazioni porrebbero ancora oggi problemi di
non facile soluzione, un chiaro segno del livello evolutivo raggiunto da quelle civiltà.

Anche l’espressione artistica è costellata da realizzazioni di perfezione e bellezza


ineguagliata, una manifestazione di elementi e contenuti che non si possono
semplicemente abbinare a civiltà “primitive”. Se è solo per questo, ancora oggi
esistono popolazioni che non manifestano nel concreto un tale grado di perfezione
nelle loro realizzazioni, siano esse opere d’arte oppure l’edificazione di elementi
architettonici elementari.

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La cosiddetta ispirazione posseduta dai grandi geni dell’umanità, in qualunque
campo si sia avuta, andrebbe considerata un fenomeno solistico. Si tratta di una
accezione del termine olismo in base alla quale la fonte dell’ispirazione sarebbe da
rinvenirsi proprio in quella dimensione che appartiene all’”oltre”, una dimensione che
ancora oggi non si lascia catturare pienamente da alcun tipo di speculazione filosofica
od anche scientifica.

E’ difficile credere, ad esempio, che l’opera di un Leonardo da Vinci sia


semplicemente il risultato di una summa di processi biochimici realizzatisi all’interno
del suo corpo materiale. E’ parimenti difficile pensare che le opere di un Mozart siano
semplicemente la risultante dell’aggregazione di molecole semplici o complesse, che
seguirebbero dei modelli o schemi “artistici”, la cui finalità biologica è praticamente
difficile se non impossibile da immaginare. Cos’è una Monna Lisa per un atomo di
carbonio? Cos’è il Requiem per una glicoproteina?

In questa sede, per brevità di trattazione, occorre fare appello alle più alte
capacità di astrazione e discernimento di cui è capace l’essere umano: tutti i fatti
menzionati non fanno altro che proclamare apertamente l’esistenza di una sorgente
che appartiene ad una sfera che si potrebbe definire “iperfisica”, che è cioè al di sopra
della purà fisicità. Iperfisiche, a questo punto, sarebbero anche tutte quelle forze od
energie come l’elettricità, il magnetismo ecc. La fisica quantistica ormai si approssima
sempre più al limite estremo della materia…

A questo punto appare abbastanza ingenuo considerare le civiltà antiche e le


grandi manifestazioni della “genialità” umana come espressione di epoche poco
evolute o primitive. Si potrebbe essere tentati a pensare il passato come involuto,
specialmente quando si mette a confronto con le indiscutibili meraviglie dell’epoca
contemporanea. Ma resta il fatto che le altezze raggiunte in epoche precedenti
rimangono delle vette anche per il nostro tempo. Probabilmente è vero che alcuni
esseri hanno, in ogni epoca, saputo attingere a quelle fonti dell’ispirazione che restano
eternamente le più elevate manifestazioni dell’entità uomo, indipendentemente dalle
modalità di esecuzione. Non a caso ci si riferisce ancora oggi ai “grandi maestri” di
questa o di quell’arte, ed appare evidente che tali manifestazioni non siano altro che
la manifestazione di un olismo puro ed autentico.

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Ecco quindi, che quando si parla di olismo si può intendere o, meglio, includere
quel qualcosa che ancora oggi è difficile racchiudere in una definizione terminologica
limitativa. L’olos si apre alle regioni dell’”infinito”, dell’”insondabile”, e non riesce e
non riuscirà mai ad essere compresso all’interno di rigide categorizzazioni, essendo lo
strumento linguistico alquanto rozzo in questo campo.

Un dizionario filosofico riporta la seguente definizione del termine olismo:


“tutto, intero; è la teoria secondo cui l’intero è un tutto superiore rispetto alla somma
delle sue parti. L’intero riveste quindi un significato diverso o superiore rispetto a
quello delle singole parti prese autonomamente.” Sulla base delle argomentazioni sin
qui addotte non dovrebbe esserci alcuna difficoltà a capire in quale accezione debba
essere compresa l’affermazione “l’intero è un tutto superiore rispetto alla somma delle
parti”.

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L’olismo come esperienza diretta

Esiste, infine, un’ulteriore ostacolo da superare sulla via della comprensione


dell’intero. Se ad un primo livello occorre una chiarificazione concettuale, ciò non
toglie che esista la necessità di comprendere anche l’oggetto che tale termine designa,
di comprenderne cioè il suo reale contenuto. Una simile comprensione può avvenire
soltanto con il dischiudersi di un’adeguata esperienza interiore derivante dalla propria
esperienza diretta, dal proprio vissuto, dal proprio provare, dal proprio sentire. La
genuina concezione olistica non può assolutamente prescindere dall’esperienza vissuta
in prima persona, “calandosi nella realtà”. Qualunque concezione priva di questo
requisito non può che portare ad una visione limitativa delle cose, se non addirittura
ad un travisamento della realtà stessa delle cose o addirittura a delle vere e proprie
aberrazioni. In questo modo l’olismo non può non includere l’essere umano inteso
anche come territorio dell’insondabile, dell’infinito.

In tutto il mondo occidentale sono sempre di più le persone che richiedono uno
stile di vita più armonico e rispettoso degli esseri umani e dell’ambiente. La ricerca di
metodi di cura naturale sta assumendo proporzioni sempre più ampie. Nonostante i
progressi indiscutibili della ricerca in campo medico, sempre più persone sentono il
bisogno di essere considerate ben di più che un “semplice” ammasso di elementi
chimici. Forse la scientificità della scienza medica sta toccando il limite più basso nella
considerazione che ha verso il corpo umano. Oggi dire oliamo significa tener conto
della sfera psichica, e persino spirituale dell’individuo. E questo ovviamente va a
toccare interessi economici molto forti. Oltre che gli interessi presenti nelle istituzioni
che storicamente si occupano della sfera metafisica della vita. L’uomo moderno vuole
esperire se stesso, sente che il progresso scientifico e la tecnologia lo stanno
degradando sul piano umano, appiattendone le sue possibilità espressive. Le teorie
cominciano a non bastare più. Le ideologie sono scomparse da tempo.

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L’olismo contemporaneo e l’emergenza di una nuova spiritualità

Sta nascendo qualcosa di nuovo, un qualcosa di cui si possono trovare tracce in


tutti gli angoli del pianeta. Si tratta di qualcosa che assume i contorni di una nuova
filosofia, di una nuova spiritualità. Non si fonda su alcuna organizzazione, non ha una
propria organizzazione e, al contempo, non ha alcuna pretesa di detenere la verità
assoluta. Attualmente questa nuova corrente si trova in una condizione di una lenta
ma progressiva avanzata, e mantiene ancora una posizione di non completa
manifestazione rispetto alle religioni tradizionali, che pretendono visibilità e ruoli
ufficiali. Tuttavia, questa nuova corrente potrebbe facilmente diventare la principale
forma di spiritualità presente in ogni latitudine del pianeta.

Questa nuova corrente filosofico-spirituale si ispira, o cerca di approssimarsi il


più possibile, all’olismo polivalente di cui si è parlato in precedenza. Il messaggio,
ancora disarticolato, contiente elementi promettenti e soprattutto si rifà ad aspetti
eminentemente pratici. I suoi motivi ispiratori prendono le mosse dalla constatazione
della condizione attuale in cui versa il pianeta e le società umane che lo popolano.

La situazione attuale può essere delineata nel modo seguente:

 la Terra, il meraviglioso pianeta verde e azzurro, è messa in pericolo


dall’espansione di un’unica specie (ci sono già più di 6 miliardi di abitanti e ce ne
saranno sempre di più);

 l’evoluzione tecnologica e sociale procede ad un ritmo vertiginoso. L’informazione,


per mezzo dei sistemi informatici è ormai disponibile ovunque. Ormai il pianeta
sarà sempre di più un villaggio globale interdipendente;

 si sperimentano conflitti, guerre e genocidi;

 vi è una prosperità senza precedenti con opportunità di cui non si sarebbe mai
immaginato di poter disporre. Ma esistono anche la povertà, la fame,
l’inquinamento e l’ingiustizia: anche queste ad un livello senza precedenti;

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 le religioni tradizionali non dispongono degli strumenti per far fronte alle esigenze
del mondo attuale. La pretesa di detenere una verità spirituale esclusiva riduce la
loro utilità nel contesto di un mondo la cui caratteristica fondamentale è la
diversità. I contatti tra migliaia di culture differenti aumentano al punto da dar
luogo ad un calderone sempre più grande, e la pretesa di avere il monopolio della
verità diventa irrispettoso ed anche antiquato;

 analogamente, anche il laicismo e il materialismo intellettuale possono essere di


ben poco aiuto, dal momento che negano la sacralità e la solennità dell’esistenza.
L’approccio ateistico rifiuta qualsiasi religione istituzionale, ma non può scardinare
la spiritualità istintiva e l’esperienza della bellezza e del mistero nella natura e
nell’universo.

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Caratteristiche fondamentali dell’olismo

Il nuovo approccio alla spiritualità integra e trascende le polarità tradizionali


della religione in opposizione all’ateismo. Non si tratta soltanto di una teoria, ma di un
modo di pensare e di comprendere la realtà che si adatta perfettamente al mondo
moderno, ai suoi interminabili mutamenti e al flusso di nuove informazioni.

Ecco alcune delle sue caratteristiche chiave:

 il cuore, il mondo del sentimento, deve essere aperto come deve essere aperta la
mente, il pensiero;

 la diversità è benvenuta, non essendo e non potendo più soddisfare le esigenze di


interscambio globale;

 c’è una sempre maggiore percezione che ogni forma di vita è interconnessa ed
interdipendente ;

 aumenta la necessità di rispettare la vita, di favorire la crescita al fine di consentire


la sua massima espressione; non c’è forma di vita che non sia degna della nostra
attenzione e della nostra cura;

 si prova sempre un maggior senso di inadeguatezza rispetto ai dogmi e alle


certezze offerte delle religioni storiche;

 si percepiscono tutte le forme di vita come aventi un di sacro e di


meravigliosamente misterioso;

 si asserisce che l’essenza della spiritualità è quella di entrare in contatto e


sperimentare la meraviglia e la bellezza di ogni forma di vita;

 si riconosce che tutti gli esseri si trovano in un processo di sviluppo spirituale (un
cammino spirituale);

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 si accettano e si rispettano tutti i diversi modi di esplorare il significato, lo scopo e
il mistero dell’esistenza, considerandoli tutti altrettanto strumenti utili per
conseguire tale obiettivo.

Definire questa nuova spiritualità con i termini “olismo” od “olistica” è tanto


pragmatico quanto appropriato. Definirla “spiritualità aperta e contemporanea senza
leader né dogmi” non sarebbe sufficiente. “Olismo” è un concetto e un termine di
grande valore nel contesto attuale. Questa parola, coniata originariamente nel 1926
dal grande statista e naturalista Jan Smuts, deriva dal greco holos, che significa tutto,
o intero. Si tratta, inoltre, di un termine che viene già utilizzato da molte persone che
desiderano un approccio più umano e delicato in materia di sanità, educazione e
politica. Racchiude, con la dovuta modernità, i più profondi istinti spirituali:

 diventare un essere umano completo e realizzato;

 creare comunità sane e integre, a livello locale e globale;

 includere ogni elemento e dimensione;

 stabilire una connessione e percepire che siamo parte del pieno significato e del
mistero dell’esistenza;

In quanto concetto scientifico, ha un significato ancor più preciso, anch’esso


rilevante e utile (sebbene più limitativo, come ampiamente illustrato nella prima
parte):

 non è possibile comprendere pienamente alcunché, a meno che non si consideri


l’intero sistema di cui fa parte;

 un intero è sempre più che la somma delle sue parti;

 ci sono elementi casuali che continuano a emergere e ad auto-organizzarsi in modo


da formare unità coerenti.

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Ma lo stesso Jan Smuts era pienamente consapevole del valore spirituale
dell’olismo. Nella sua opera Holism and Evolution si preoccupò molto più di
consapevolezza e metafisica che di scienze naturali. Scrisse in proposito: Il concetto
di intero e di totalità non dovrebbe essere confinato in un contesto biologico;
si tratta di qualcosa che riguarda sia le sostanze inorganiche sia le più alte
manifestazioni dello spirito umano.

L’olismo descrive, inoltre, un universo naturale in cui tutto è in continuo


mutamento e nel quale non cessano mai di emergere nuovi elementi. La struttura di
un intero non è mai fissa. Si tratta di un modello che, ben lungi dall’essere statico,
continua a mutare e a espandersi in modo da assorbire nuovi fattori e dinamiche. In
quanto tale, descrive non solo le forze evolutive del cosmo, ma anche il significato
della vita nel mondo moderno: interconnesso e in continuo mutamento.

Sulla base di questa comprensione, nell’olismo si presta una grande attenzione


alla formulazione delle teorie, giacché si desidera evitare l’irrigidimento su forme di
credo aprioristiche, mantenendo il più possibile l’apertura verso nuove intuizioni e
spiegazioni. In tal senso la nuova spiritualità è un’emanazione del mondo moderno e
assomiglia sempre meno a quelle comunità di fede che si concentrano esclusivamente
su particolari maestri o credenze. Si tratta di un movimento di massa, emerso in virtù
delle svariate e fluide circostanze del villaggio globale. A differenza delle fedi
tradizionali, in cui traspare l’ansia di prevalere sulle fedi altrui, la spiritualità olistica
accoglie a cuore aperto qualsiasi contributo alla grande celebrazione della vita.
Nell’abbracciare le novità, si preoccupa comunque di mantenere una coerenza e
l’armonia dell’intero sistema.

Nel prossimo futuro è prevedibile che sempre più persone vorranno definire il
loro credo religioso come “olistico”. In tal modo potranno testimoniare di vivere la vita
secondo una prospettiva spirituale, asserendo nel contempo che il loro approccio è
aperto e rispetta tutte le vie in cui la ricerca spirituale può manifestarsi.

E’ inoltre plausibile che molte altre persone, pur essendo soddisfatte della loro
fede tradizionale, vorranno dichiararsi aperte nel cuore e nello spirito, e quindi si
percepiranno e dichiareranno come “cristiani olistici”, “musulmani olistici”, “atei
olistici” e via dicendo.

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Naturalmente tutti questi cambiamenti si rifletteranno anche nelle società del
futuro, nell’ambito del commercio, dell’educazione, della politica, della salute e di tutti
gli altri aspetti principali della vita sociale. Ci saranno molte persone che vorranno
definirsi “olistiche”, intendendo con ciò di avere un’attenzione amorevole ed un
profondo rispetto per l’intero di cui si sentono parte.

Ogni sistema, dagli atomi alle galassie, è un intero. Ciò significa che non può
essere ridotto ai suoi componenti. La sua specifica natura e le sue capacità derivano
dall’interattività e dalle relazioni delle sue parti. Tale interazione è sinergica, e genera
“proprietà emergenti” e nuove possibilità che non sono prevedibili sulla base delle
caratteristiche delle parti separate – proprio come nel caso dell’acqua, la cui umidità
non potrebbe essere prevista prima che ossigeno e idrogeno si combinino, o ancora
nella resistenza alla trazione dell’acciaio, che è di gran lunga superiore alla somma
della resistenza del ferro e del nickel. - Joanna Macey

In sintesi l’olismo emergente ha a che fare con una nuova spiritualità globale che può
essere caratterizzata succintamente in questo modo:

 Implica una percezione istintiva, ma non per questo infondata, dell’appartenenza e


della interconnessione con un universo permeato da bellezza, mistero e significato;

 Include il desiderio di esplorare e approfondire questo genere di connessione;

 Suscita una spinta verso la ricerca comune in relazione ai più profondi interrogativi
dell’umanità. Perché siamo qui? Da dove veniamo? Dove stiamo andando?

 Traduce l’istinto a trascendere i confini del proprio ego sino ad includere,


attraverso la forza dell’amore, il proprio prossimo.

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L’informazione globale

I sociologi sottolineano che questa nuova spiritualità emerge nel contesto di


situazioni in cui la gente si sente al sicuro e svincolata dalle autorità tradizionali.
Hanno sicuramente ragione. Ma c’è anche un altro elemento fondamentale da tenere
in considerazione: la rivoluzione dell’informazione che caratterizza questa nostra
epoca. Anche chi non gode delle garanzie offerte dalle condizioni di vita ideali può
cercare di capire quale sia il significato dell’esistenza e reperire informazioni e
interpretazioni adeguate.

Nel villaggio globale l’informazione scorre a fiumi nelle più diverse forme, e
chiunque può avervi accesso. L’olismo, in quanto movimento culturale e spirituale,
emerge da quest’abbondanza, dal flusso libero delle informazioni. E’ normale e
salutare che gli esseri umani cerchino di dare un significato alla loro esistenza, e di
scoprire che cosa può renderli soddisfatti e realizzati, ma nella storia dell’umanità le
risposte possibili sono sempre state limitate. Se un migliaio di anni fa avessimo voluto
trovare una risposta ai grandi interrogativi sullo scopo e il senso della vita, sulla
felicità e la realizzazione, sulla sofferenza e l’etica, a chi avremmo potuto indirizzarci?
Non erano sicuramente molte le risorse a nostra disposizione! C’era il prete della zona,
ma di norma manifestare troppo esplicitamente i propri dubbi poteva risultare
pericoloso. Discutere la tradizione religiosa dominante comportava il rischio di
esclusione dalla comunità, se non addirittura la morte. Viste le limitazioni dei sistemi
di comunicazione, il livello di alfabetizzazione assai basso e la gestione del potere
basata sulla forza, i sistemi di credenze locali potevano facilmente mantenere un
monopolio assoluto. Tradizionalismo e fanatismo imponevano un rigido controllo su
quelle poche informazioni disponibili. Per esempio, le chiese cristiane hanno ritenuto
per secoli che l’alfabetismo dovesse essere riservato ai sacerdoti e che le funzioni
dovessero essere tenute in un linguaggio incomprensibile. Le religioni erano solite
approfittare del monopolio dell’informazione per ciò che concerneva le sfere di loro
competenza.

Oggi non è più così. Tutta una serie di circostanze culturali ha completamente
rovesciato la situazione, smantellando le pretese di chi voglia definirsi l’unico
detentore della verità. Ormai la quasi totalità della popolazione sa leggere e scrivere,
e può documentarsi riguardo i testi delle differenti fedi religiose. Di conseguenza tutti
possono rendersi conto che ci sono molte religioni diverse, ognuna delle quali

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proclama invariabilmente di possedere la Verità. Solo qualche centinaio di anni fa, di
tali religioni non si conosceva neppure l’esistenza. Di sicuro non capitava di frequente
che buddhisti e cristiani potessero incontrarsi. Oggi la diverse concezioni della
spiritualità si trovano fianco a fianco sugli scaffali delle librerie, o tra le pagine di un
qualsiasi supplemento settimanale. Ci sono persino siti internet che affermano di aver
raccolto e pubblicato i testi sacri di tutte le religioni del mondo.

Sono state le circostanze storiche a permettere alle diverse fedi di mantenere


separazioni e dogmatismo, ma la situazione attuale annulla qualsiasi possibilità
d’isolamento. Oggi come oggi, non appena decidiamo di esplorare il significato della
vita, ci troviamo al cospetto di un’ampia gamma di possibilità. Basta entrare in una
qualsiasi libreria, ed ecco che abbiamo diverse sezioni: “religioni”, “scienze”, “salute”,
“crescita personale”, “femminismo”, “filosofia”, “psicologia”, “new age”, “mente-corpo-
spirito”, “paganesimo”, “ecologia”, “metafisica”, eccetera. C’è una bella differenza con
il poter semplicemente consultare il parroco del villaggio, che conosceva soltanto i
testi di sua pertinenza. Per la prima volta nella storia dell’umanità,abbiamo accesso a
tutte le idee che in precedenza erano vincolate a determinate culture e aree
geografiche. La famosa ipotesi di Marshall McLuhan, secondo la quale “il mezzo è il
messaggio”, si applica alla perfezione alla situazione attuale. In passato il mezzo era il
sacerdote del posto, l’unico rappresentante del solo messaggio religioso dell’unica
grande organizzazione fondata dal solo grande profeta dell’umanità. Oggi il mezzo è
una babele di milioni di diverse ipotesi, che cambiano continuamente e saltano fuori
da ogni direzione.

I libri sono i veicoli della civilizzazione. Senza i libri, la storia sarebbe silenziosa,
la letteratura muta, la scienza zoppa e il pensiero e la speculazione paralizzati.
Henry David Thoreau

Le risposte alle nostre ricerche sul significato dell’esistenza possono essere


trovate ovunque: possiamo rivolgerci a tutta una serie di personalità, dai professori di
cosmologia ai portavoce del rap duro. Messaggi ricchi di significato, nel senso che
possono darci un’idea su come vivere e in che cosa credere, possono emergere tanto
dal copione di un personaggio di una telenovela quanto dalle chiacchiere di una delle
tante celebrità fugaci dello star system che ci elargiscono i loro consigli in materia di
filosofia, cosmologia o terapie.

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Siamo letteralmente circondati da migliaia di storie e ipotesi diverse. La
rivoluzione dell’informazione comporta una trasformazione genuina. Finora le strutture
di potere della nostra società si erano basate sulla capacità di gestire, nascondere e
monopolizzare le informazioni, servendosi della forza e del controllo delle fonti. Ciò
valeva per qualsiasi genere di organizzazione, fosse questa una chiesa, un tempio, un
governo, una struttura militare, economica, educativa o culturale: sappiamo cose che
tu non sai, quindi obbedisci. Oggi le informazioni circolano liberamente e non sono più
proprietà esclusiva di pochi eletti. Il loro flusso è abbondante, è come se fosse crollata
una diga. È una rivoluzione che conduce alla democratizzazione, nel senso che può
regalarci un mondo senza segreti e senza dogmi. Quelle stesse informazioni che in
precedenza erano trattenute in rivoli e stagni facili da controllare, oggi cadono a
pioggia, ovunque. Le gerarchie dominanti del sapere stanno lasciando il posto a reti di
comunicazione fluide. Le linee gerarchiche si espandono fino a formare sistemi di
cooperazione. La spiritualità olistica è una risposta a questa nuova realtà. Fa parte
della cultura di massa, che si sta servendo di questo nuovo ambiente, e ne sta
comprendendo il significato.

Avendo compreso che viviamo in un ambiente in cui l’informazione circola


liberamente, non possiamo che aprire il nostro cuore e la nostra mente e metterci alla
ricerca di strutture, progetti e relazioni collettive, non abbiamo altra scelta.

Se stiamo cercando di dare un senso alla nostra vita e di godere di una certa
felicità, perché mai dovremmo rivolgere la nostra attenzione a un solo sistema di
credenze, a una sola fede? Il mondo moderno ci offre un intero assortimento di
metodi e intuizioni, che possono illuminarci e renderci più profondi in modo molto più
consistente di quanto possa fare una singola tradizione spirituale. L’approccio olistico
è compatibile con la diversità e con l’abbondanza di conoscenze. Emerge dal nuovo
ambiente globale, è un approccio aperto, che rende omaggio alla cultura moderna e
alle sue infinite sfaccettature. Ci offre un modo di vedere quali siano gli aspetti comuni
e ci guida attraverso la grande quantità di ipotesi in competizione.

Nel considerare le motivazioni della straordinaria popolarità di questo nuovo


approccio alla spiritualità, non va dimenticato il senso di liberazione, di sollievo.
Nell’olismo troviamo una liberazione spirituale, giacché non c’è più nessuno che può
dirci in che cosa e come credere. Nel XVIII secolo l’Illuminismo liberò molte menti
dalle manipolazioni autoritarie e superstiziose delle chiese e delle corti, ma tutto ciò fu

La società olistica e le discipline bionaturali Pagina 20


rimpiazzato da analoghe, dogmatiche certezze: quelle della scienza, della medicina,
delle ideologie politiche e dell’egemonia intellettuale. Se l’essere umano ha una
possibilità di scelta, non gradisce che gli venga detto cosa fare o pensare. È una
caratteristica della nostra specie, e l’olismo la rispetta, sostenendo e incoraggiando
ogni genere di ricerca.

La nuova interdipendenza elettronica ricrea il mondo nell’immagine di un


villaggio globale.
Marshall McLuhan

Viviamo un momento storico nel quale i cambiamenti sono talmente accelerati


che cominciamo a renderci conto del presente quando ormai sta svanendo sotto i
nostri occhi.
R.D. Laing

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Una rete di ottimismo e concretezza

Al cuore dell’olismo si troviano atteggiamenti di inclusività e ottimismo.


L’inclusività deriva dal riconoscimento che tutte le forme di vita sono connesse e
interdipendenti. L’ottimismo deriva dall’osservazione che tutto sta crescendo in modo
da giungere al suo massimo potenziale, e che nuovi elementi casuali continuano a
emergere ovunque, auto-organizzandosi sino a formare nuovi interi, belli e coerenti.
Inclusività e ottimismo non sono sentimenti idealistici. Si tratta del riflesso diretto di
una realtà scientifica e naturale. In tutto il mondo naturale, e nell’intero universo, vi
sono nuovi elementi che vengono continuamente alla luce – esseri umani, piante,
stelle, idee, atomi, particelle, onde – ed essi non si comportano caoticamente. C’è una
dinamica impercettibile, una forza motrice che spinge continuamente questi nuovi
elementi a unirsi tra loro. I nuovi organismi, i nuovi componenti del creato, si auto-
catalizzano sino a creare sistemi coerenti. Non restano disorganizzati e disconnessi:
emergono, si connettono e formano interi.

Quando il cosmo fu creato, la materia che lo componeva avrebbe ben potuto


restare nello stato di caos accidentale in cui si trovava. E invece le particelle causali e
le onde energetiche aderirono le une alle altre, sino a formare sfere perfette, soli e
stelle, capaci di muoversi in orbite meravigliosamente definite, nel contesto di galassie
altrettanto meravigliosamente strutturate. Possiamo osservare processi dello stesso
genere nella formazione dei cristalli di ghiaccio, nella struttura sociale e architettonica
degli alveari, nel complesso ecosistema delle foreste pluviali, nella coerenza di una
galassia, nonché nel modo in cui un migliaio di sconosciuti che circolano in un centro
commerciale finiscono per formare strutture di flusso e movimento che possono
essere sfruttate concretamente. Il pubblico di un centro commerciale è composto di
migliaia di persone che non si conoscono, e che nessuno ha organizzato, eppure
finiscono per muoversi istintivamente sulla base di strutture di flusso che permettono
a ognuno di loro, e all’intero sistema, la folla, di ottenere i propri scopi.

Tutto ciò conferma uno dei principi fondamentali dell’olismo: elementi diversi
emergono e si auto-organizzano, fino a creare sistemi coerenti che sono qualcosa di
più della somma delle singole parti. In altri termini, ogni cosa è interconnessa e si
sviluppa assieme alle altre. Se posto in condizioni di isolamento, non c’è niente che
possa davvero raggiungere un qualsiasi scopo. Possiamo smontare un’auto e disporre
i suoi pezzi per terra, nel garage, e tutto ciò che otterremo sarà molto meno di

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un’auto completa e funzionante. Analogamente, possiamo fare a pezzi un corpo
umano, e constatare che l’autentico significato di ogni organo si manifesta unicamente
nel contesto di un corpo intero e vivo. Se mettiamo un cuore umano su un banco, o
un cacciavite su un prato, ci rendiamo conto che queste parti, di per se stesse, non
hanno più alcun senso. Dobbiamo necessariamente prendere in considerazione l’intero
sistema. Consideriamo le parti, e poi l’intero, e le connessioni. È un qualcosa che
cresce contemporaneamente e in cui ogni parte influisce su ogni altra parte.

Lo stesso principio vale per ognuno di noi. Nessuno è separato dagli altri, e il
semplice essere vivi implica la presenza di relazioni con un cosmo da cui siamo
completamente dipendenti. Mangiamo, respiriamo, ci serviamo di ogni altra risorsa
possibile, e quindi siamo intimamente legati alla natura, agli animali, alle piante, al
terreno, all’acqua, alla luce del sole. Nessuno di noi vive come un eremita. Gli esseri
umani non crescono bene da soli. Viviamo a stretto contatto con gli altri, con i quali
siamo intimamente connessi in tutta una serie di ambienti naturali, sociali, culturali e
psicologici.

L’olismo riflette tale realtà ricordandocela e, cosa più importante, ci offre anche
un approccio pratico. Per esempio, quando ci viene detto che è meglio considerare
l’essere umano nel suo complesso – e cioè come un qualcosa in cui si fondono corpo,
emozioni, pensieri, personalità, ambiente sociale e anima – non si tratta soltanto di
una prospettiva spirituale. In realtà, ogni malattia grave, quale che sia l’organo
colpito, potrebbe ben avere le sue radici in qualche disagio sociale o spirituale che poi
si manifesta a livello fisico. Non ha alcun senso cercare di guarire un fegato, agendo
unicamente su di esso, se all’origine del problema c’è la dieta, lo stress o un fattore
ambientale. Una prospettiva olistica, e in particolare una prospettiva capace di
prendere in considerazione le esigenze dell’anima umana, che ambisce al proprio
compimento e all’integrità, conduce sicuramente a una diagnosi e a delle soluzioni più
accurate.

Anche a livello di organizzazioni alla ricerca di una migliore produttività o


adattabilità non può esserci una singola risposta unidimensionale. È necessario
comprendere l’intero sistema, e in particolare il comportamento e le motivazioni della
sua risorsa primaria: gli esseri umani che vi lavorano. Nell’affrontare le gravi crisi
globali che ci minacciano dobbiamo comprendere che qualsiasi soluzione che non
prenda in considerazione l’intero sistema risulterà troppo ingenua e superficiale per

La società olistica e le discipline bionaturali Pagina 23


poter funzionare. La trama dell’interdipendenza è talmente vasta che diventa
assolutamente necessario comprendere la sua organizzazione olistica e fare ricorso a
soluzioni olistiche. Tali soluzioni pratiche sono alimentate e ispirate da una dinamica
sperimentale: l’esperienza, la conoscenza, l’istinto e l’intuizione del nostro vivere in un
mondo meraviglioso e interdipendente, che allo stesso tempo ci offre e richiede amore
e cooperazione.

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L’olismo è superficiale o immorale?

Ovviamente questa nuova spiritualità ha suscitato molti dubbi, e diversi scrittori


l’hanno attaccata, definendola superficiale e destinata a svanire rapidamente.
Essendo un fenomeno che interessa soprattutto la borghesia post-industriale,
l’olismo è viene considerato più una moda passeggera che una filosofia di vita
utile e significativa. L’olismo è eterogeneo e include molti diversi approcci, ed è
proprio per tale motivo che è stato criticato e considerato frivolo, una sorta di
supermercato del benessere fai-da-te modellato sui canoni del consumismo
moderno. Chi lo attacca sostiene che, trattandosi di un riflesso delle condizioni
attuali, l’olismo non fa che rispecchiare il nostro consumismo ossessivo e il
nostro continuo bisogno di un’auto-gratificazione istantanea. Ci staremmo
comprando forme di spiritualità usa e getta che non hanno alcuna comprensione
della realtà globale, sociale o psicologica. L’olista sarebbe una sorta di turista che
passa da un approccio spirituale, psicologico o filosofico all’altro, ed evita la
profondità che deriva dallo studio e dalla pratica assidua di una sola tradizione.
In sostanza, la spiritualità olistica sarebbe inconsistente.

In realtà, è vero il contrario: la nuova spiritualità riconosce e approfondisce


l’essenza di tutte le tradizioni religiose, cogliendone gli aspetti migliori e più utili.
Nell’olismo si intende rendere omaggio alla peculiare forma culturale assunta dalle
diverse fedi, ma si è interessati soprattutto alle qualità e ai precetti fondamentali, che
risultano essere anche universali. Si concentra l’attenzione sui principi cardinali e sui
punti di contatto con le altre tradizioni. Grazie allo studio dell’universalità che
costituisce il nocciolo di tutte le fedi, possiamo giungere a intuizioni significative e
opportune. Se, per esempio, prendiamo in esame le pratiche religiose e le qualità
spirituali ritenute fondamentali, possiamo distinguere quelle che rappresentano un
patrimonio comune e che l’olismo stesso sviluppa e incoraggia.

Tra queste qualità e precetti comuni a tutte le fedi, vi sono:

Sapersi fermare e ricentrare.


Saper osservare se stessi e la vita con compassione e distacco.
Saper entrare in contatto, sperimentare ed esplorare la meraviglia, la bellezza e il
mistero della vita.
Riuscire a compiere un’onesta auto-analisi.

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Riconoscere il valore e lasciarsi ispirare dalle storie e dall’esempio degli altri.
Gestire in modo accorto la propria educazione e il proprio sviluppo spirituale.
Sostenere gli altri nel loro sviluppo e nella loro crescita.
Rispondere con compassione alla sofferenza.
Avere il coraggio di abbandonare l’agiatezza e la routine per andare in aiuto del
prossimo.
Essere determinati a cambiare.

Tra le critiche mosse alla nuova spiritualità, la seconda in ordine d’importanza,


pronunciata soprattutto dai membri delle comunità di fede tradizionali, è che l’olismo è
talmente inclusivo e relativistico che finisce per non disporre affatto di una moralità
chiara e netta; vale a dire che di fronte alla sofferenza, all’ingiustizia sociale e alle
questioni etiche non offrirebbe alcuna guida, dimostrandosi talmente incapace di
prendere posizione da finire per colludere con la violenza e l’ingiustizia. Inoltre,
nell’olismo, si darebbe più importanza al narcisismo e allo sviluppo personale che alla
compassione o alla generosità, il che equivale a dire che l’olismo si dimostrerebbe
amorale.

Si tratta di un giudizio severo ma comprensibile. Per sua stessa natura, chi è


legato a una certa tradizione si trova a disagio al cospetto di un cambiamento troppo
rapido. In effetti, molte delle forme sociali che sembravano garantire una qualche
stabilità morale sono state spazzate via. L’età non è più considerata un indicatore
irrinunciabile di saggezza e autorità, e i più anziani non sono automaticamente i più
rispettati. Portare un’uniforme (come nel caso dei militari, dei preti, dei sacerdoti e dei
rappresentanti delle istituzioni o della cultura) non conferisce più alcun prestigio.
L’idea che il sesso debba essere praticato soltanto all’interno del matrimonio si è
dissolta e il matrimonio stesso non è più considerato l’unico contesto possibile per la
procreazione. Le forme d’arte hanno travalicato ogni confine andando oltre le forme e
i colori delle proporzioni classiche, fino a essere oscene, frammentarie, discontinue e
caotiche. Ma tutto ciò è cultura, non morale. La morale non ha gusto o stile. Ha a che
vedere con l’essenza. Riguarda l’anima.

In realtà la spiritualità olistica ha profonde radici etiche. La sua morale emerge


dai principi etici condivisi dalle grandi tradizioni spirituali del mondo, e li rispetta. È
questa una delle grandi qualità della spiritualità moderna. Raggiunge il cuore delle
vecchie tradizioni, apparentemente in conflitto, superando le diverse sfaccettature con

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cui si presentano e trovando le reciproche somiglianze. Potranno esserci diversi tabù
in relazione al cibo, al vestiario e ad altri aspetti culturali superficiali, ma in definitiva il
messaggio fondamentale sul come vivere nel quotidiano è identico:

Non danneggiare le forme di vita;

Essere compassionevoli;

Sviluppare una generosità di spirito;

Amare.

La spiritualità olistica non annacqua la morale ma la rinforza. Nel relativismo


non si perde nulla, e con l’universalità si ottiene tutto. Le diverse strutture si
combinano in modo da acquisire un significato più profondo. La nuova spiritualità trae
la sua morale anche da altre fonti. Per esempio, è ispirata dall’etica
dell’ambientalismo. L’olismo è assolutamente consapevole della natura e dell’universo,
riconosce la sua armonia e la sua bellezza, e anche il bisogno di un’etica ecologica.
Considera altresì il modo in cui i sistemi naturali emergono e interagiscono, e ricerca

La società olistica e le discipline bionaturali Pagina 27


qualsiasi cosa permetta e nutra una crescita sana. Ciò ci fornisce una guida pratica ed
etica per meglio creare società e persone sane.

Anche la psicologia moderna, specialmente nel suo approccio evolutivo e nello


studio della gerarchia dei bisogni umani, indica chiaramente l’etica sulla quale deve
poggiare il comportamento umano al fine di promuovere lo sviluppo di persone e
comunità sane. L’olismo rafforza l’etica attingendo al meglio delle tradizioni spirituali e
accogliendo il nuovo. In tal modo si impegna nelle sfide etiche della modernità con un
linguaggio adeguato e contemporaneo. Descrive e mostra chiaramente la natura di
relazioni e connessioni, la sinergia e le dinamiche che ci conducono a un’etica attuale
e pertinente.

Se il XXI secolo non sarà spirituale, non ci sarà affatto. - André Malraux

Nel corso dei prossimi anni, l’olismo, comunque si voglia definirlo, diventerà la
forma prevalente di spiritualità al mondo. È precisamente questa nuova spiritualità
che può conferire un senso alla crisi della società moderna, affrontandola nella sua
integrità. In realtà, l’intera crisi della modernità potrebbe rappresentare qualcosa di
diverso dalla fatale indifferenza dell’auto-gratificazione più sfrenata, potrebbero essere

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gli straordinari spasmi del parto di un nuovo mondo, qualcosa di meglio di quanto si
sia mai visto prima d’ora: una comunità globale di sei miliardi di anime che vive in
piena armonia ecologica, sociale e spirituale. L’umanità sta per entrare poco a poco in
una nuova visione dell’universo.

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La visione olistica e le medicine naturali

L’avvento della società olistica sta riportando in auge, perfezionandole, antiche


tecniche di cura, destinate sì al recupero dello stato di salute ma anche dirette al
ripristino di quello che è il moderno concetto di benessere integrale. In tutte le
medicine naturali l'uomo viene visto come un microcosmo inserito nel macrocosmo.
Ogni parte riflette l'insieme e pertanto ogni fenomeno è visto nella sua
capacità/necessità di coinvolgimento di tutto l'uomo e del cosmo stesso.

Nella tradizione sciamanica degli Indiani d'America, la natura è un elemento


integrante (insieme a corpo, mente e spirito) delle pratiche di guarigione. Per essi la
natura comprende anche le relazioni dell'individuo con il suo contesto sociale (tribù):
ogni disarmonia in questo contesto può essere causa di malattia per l'individuo, e la
malattia, a sua volta porta squilibrio nel tessuto sociale. Il rituale di guarigione è un
tentativo di ristabilire un'armonia perduta.

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In molte medicine naturali vengono tenuti in considerazione i ritmi del cosmo
per impostare la terapia o per preparare i rimedi curativi, sempre nella concezione che
la scelta di un momento adatto può rendere più potente l'azione di riequilibrio della
cura. L'uso di riferimenti topografici su alcune zone del corpo, considerate
rappresentazioni dell'intero organismo, ai fini sia diagnostici che terapeutici è un altro
importante elemento olistico comune a tante di queste tradizioni mediche.

La Medicina Tradizionale Cinese offre un esempio molto esauriente: l'esame


della lingua, la palpazione dei polsi radiali, l'esame del viso (e nella tradizione
giapponese derivata da quella, anche la palpazione dell'addome o ampuku) sono tutte
basate su una sistema di riferimenti topografici che permette di relazionare quanto
osservato o percepito, ad un preciso disequilibrio dell'organismo. L'auricolopuntura, la
rino-faciopuntura, la podopuntura e le tecniche derivate (reflessologia plantare) usano
simili criteri topografici. L'iridologia stessa si rifà ad una lettura dell'occhio come
mappa dell'intero organismo. E' interessante, per contrasto, ricordare la tecnica cinese
della craniopuntura, che invece di seguire un criterio topografico di tipo olistico, si rifà
a proiezioni superficiali di aree cerebrali sottostanti il cuoio capelluto (criterio
anatomo-fisiologico).

L'affermare, come fanno le medicine naturali, che ogni fenomeno coinvolge


l'intero sistema di equilibri che ci circonda ricorda singolarmente quello che in fisica
quantistica è noto come il principio di indeterminazione di Heisenberg. Tale principio
afferma che è impossibile misurare al tempo stesso posizione e velocità delle particelle
subatomiche, in quanto, come spiegava Heisenberg stesso "nella fisica nucleare è del
tutto impossibile trascurare le modificazioni prodotte da ogni osservazione nell'oggetto
osservato."

L'applicazione corretta delle medicine naturali implica la consapevolezza che


ogni correzione apportata ad un disequilibrio porta ad un nuovo equilibrio. Il
benessere non si raggiunge, in questa visione, per una via rettilinea, ma per
aggiustamenti successivi e il buon terapeuta deve riconoscere l'influsso che il suo
intervento esercita sull'equilibrio del paziente. L'omeopatia classica dà un valido
esempio di questo processo. La somministrazione di un rimedio, specie se ad alta
diluizione, può in alcuni casi portare ad un aggravamento temporaneo della
sintomatologia, che è segno di efficacia. In altri casi la somministrazione può portare

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al riemergere di altri disequilibri precedenti, che devono essere osservati e trattati
adeguatamente.

La Medicina ufficiale ha abituato i pazienti e, purtroppo, anche molti medici a


considerare l'intervento terapeutico e in particolare quello farmacologico, come una
semplice correzione di un guasto biofisico e non come un'interazione con un
organismo estremamente complesso e spesso poco conosciuto. Una risposta
"anomala" o una non risposta al farmaco non trova a volte un'adeguata spiegazione,
tant'è vero che si parla in certi casi non di farmaci inefficaci, ma di pazienti "non-
responder". L'approccio terapeutico naturale è invece, nel complesso, rispettoso e
consapevole delle dinamiche energetiche di ogni individuo.

Uno speciale rilievo va fatto per tutti gli interventi a carattere puramente
energetico. Approcci come quello della pranopratica (pranoterapia, metodica
vibrazionale ecc.), eminentemente energetici, sembrano incarnare appieno di
quell’olismo che tiene conto anche della dimensione iperfisica, o metafisica. La natura
di queste metodiche mette inevitabilmente in contatto con le cosiddette dimensioni
“sottili” dell’universo. Non è infatti possibile avvicinarsi a queste pratiche se non si
fanno propri i principi di altruismo e rispetto reciproco che costituiscono il fondamento
dell’olismo a tutto campo. Il non seguire i principi fondanti potrebbe portare ad esiti
insoddisfacenti se non addirittura pericolosi. La ricerca di quella forma di energia
sottile chiamata da tempo immemorabile col termine di “amore” costituisce il
prerequisito indispensabile alla corretta applicazione di tutte le metodiche bionaturali,
all’interno delle quali il rapporto interpersonale riveste un ruolo di cardinale
importanza.

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Ruolo delle discipline olistiche (bionaturali)

Pertanto, le discipline olistiche si occupano di 'preservare-mantenere-aiutare a


recuperare' l'ottimale stato di benessere psico-fisico e ciò che le differenzia dalle Arti
Sanitarie propriamente dette (la Medicina Allopatica, la Fisioterapia, ecc.) consiste nel
'prendersi cura' in senso globale della persona, di non lavorare sul quadro
sintomatologico e, quindi, sulla cosiddetta 'malattia', ma hanno l'obiettivo primario di
'sollecitare' le risorse di cui ciascun organismo (o per meglio dire di ciascuna
'Persona') è dotato al fine dell'ottimale stato di salute e benessere. Come anche la
stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha sancito, la salute non indica
semplicemente uno stato di mancanza di malattia, bensì una più ampia condizione e
pienezza di vita in cui la persona si esprime ed opera in completa armonia con sè
stessa e con l'ambiente in cui si trova ad interagira (casa, famiglia, lavoro, società).

In sostanza l'Operatore Olistico non è un medico od una figura paramedica e


non svolge attività di pertinenza medica (ovvero 'diagnosticare' le eventuali patologie
e tarare un iter 'terapeutico'), ma è una figura che potremmo definire di 'Educazione
al Benessere' che, attraverso conoscenze ed esperienze specifiche, 'accompagna' la
Persona verso il pieno Benessere; per usare una terminologia anglofona potremmo
definirlo un 'Wellness Counselor', un Consulente al Benessere.

Talvolta l'azione di un Operatore Olistico, laddove se ne presentino le


opportunità e condizioni, affianca e coadiuva una terapia medica ufficiale,
consentendo alla persona di magari meglio rispondere (stimolando le naturali ed
innate risorse interne) alla terapia in atto.

La grande valenza delle discipline olistiche però è quella di anticipare o meglio


evitare che un'eventuale situazione di disarmonia, disagio e magari anche malessere
generale (non essenzialmente di tipo fisico) sfoci in una vera e propria 'patologia', la
quale il più delle volte non è altro che la risultante finale di tutta una serie di
condizioni, situazioni, modi di vivere, atteggiamenti soprattutto mentali nei confronti
della vita, che si traduce, col tempo, in un grosso 'avvertimento' che il corpo fisico
(altrimenti detto 'soma') ci rivolge affinchè ci si prenda meglio cura di sè stessi ma
non solo sul piano strettamente fisico! In tal senso sorge spontanea una domanda:
"non è meglio allora evitare di alimentare una condizione che potrebbe portarci un

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giorno a stare male?" Ovviamente sì! Ed è proprio questo il grande campo d'azione in
cui le Medicine Naturali o Complementari, o semplicemente Olistiche in cui si
muovono.

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