Sei sulla pagina 1di 2

Il tema dello spazio nella storia del pensiero filosofico - e successivamente

scientifico - ha sempre giocato un ruolo chiave, imprescindibile, all'interno


dell'indagine che affronta il mondo come oggetto in virtù della percezione di un
soggetto.
Il concetto di spazio è essenziale nella filosofia della natura come nella
filosofia della civiltà. NOTA Si veda a questo proposito CASSIRER E. "Philosophy of
Symbolic Forms. The Phenomenology of Knowledge Volume 3"
Dal topos aristotelico all'insieme di luoghi gerarchizzati nel Medioevo, dallo
'spatium' cartesiano inteso come intervallo all'estensione dello spazio offerta da
Galilei e dal metodo scientifico, questa dimensione ineludibile oggi si concretizza
per noi in uno spazio di dislocazione, definito dalle relazioni fra nodi, dalla
prossimità degli elementi.
Lefebvre promuove un'interpretazione dello spazio come processo sociale continuo,
rifiutandone la lettura kantiana di spazio statico e compiuto.
NOTA Lefebvre "The Production of Space"

Questo paradigma che prevede una diffusione di concause e una rete di singoli
elementi che si relazionano fra loro in una maglia in cui varie forze giocano un
ruolo importante (NOTA
Michael De Certeau "Practice of Everyday Life" Chapter IX Spatial Stories p.211
"Spaces" and "places") è parte di un generale cambio di prospettiva avvenuto nella
seconda metà del Novecento, da cui emerge un rinnovato approccio estetico di cui
l'arte installativa è testimone.
citare Claire Bishop "Installation Art" per un discorso sull'approccio post-
coloniale e strutturalista della pratica installativa, e del valore dell'esperienza
e dello spazio.

Il suono, per sua stessa natura, supera i confini tipici della vista, oltrepassa le
pareti e attraversa i materiali; contemporaneamente, esso rende percepibile il
tempo: lo spazio è inestricabilmente interconnesso al tempo.
Ciò che è stato detto in relazione alla installation art è addirittura più valido e
riconoscibile se applicato al ramo della sound installation art.
Il compositore e docente Di Scipio scrive: ...

La distinzione tra oggetto sonoro ed evento sonoro operata da Di Scipio, al fine


del presente articolo si inserisce in maniera significativa nel discorso portato
avanti da autori quali De Certeau e Meyrowitz sul solco della geografia
fenomenologica riguardo la distinzione tra spazio e luogo. Shaun Moores sostiene
che col passare del tempo le persone sviluppano con gli spazi fisici ma anche
virtuali - i media - delle abitudini e una familiarità che di fatto mutano lo
spazio in luogo. (Moores "Media, Place and Mobility" Macmillan International Higher
Education 2012)

Il suono come evento dunque crea lo spazio, lo modifica e lo connota, esattamente


come la radio accesa nel tragitto in automobile dalla casa all'ufficio e viceversa
rende quella dimensione uno spazio quasi domestico, riconoscibile e riconosciuto,
definito più dall'atmosfera e dall'evento che dalle sue limitazioni fisiche e
spaziali. Secondo Meyrowitz, dunque, gli ambienti tradizionali e mediali non devono
essere visti in contrapposizione ma piuttosto come parte di un continuum. ("No
Sense of Place: The Impact of Electronic Media on Social Behavior 1986 Oxford
University Press").
Perciò se il concetto di luogo è inteso "come esito dell'esperire" (Moores
"Interpreting Audiences" SAGE Publications 1993), esso comprende anche i prodotti
culturali, divenendo luogo antropologico, e trasformando, ad esempio nel caso
dell'opera oggetto di questo articolo, un lavoro sonoro in un luogo elevato a
potenza il cui esponente dipende da una rete di circostanze fisiche, geografiche,
esperienziali, personali.
DA QUI

3. iNSECTA & AVES


Alla luce di quanto appena detto, e applicando ora la teoria atmosferica di Böhme
al suono, possiamo localizzare la sound atmosphere in una posizione a metà strada
fra soggetto e oggetto, poiché l'atmosfera è "an almost objective sensation spilled
into space" (NOTA Böhme, G.

creazione dei suoni senza fare un'operazione didascalica e perfetta, altrimenti


avrei usato una registrazione rigorosa.
Il metodo scelto è quello di ricreare un ambiente simile, analogo, una simulazione
sulla falsa riga di, ma lasciando comunque spazio all'errore, alla distanza, alla
diversità affinché questi suoni rappresentino degli animali sì riconoscibili ma
comunque diversi, indipendenti, di natura digitale. Il cervello dell'ascoltatore fa
già il resto da solo, associando, ricostruendo le parti mancanti, unendo i puntini
ecc.
Per questo motivo ho scelto un approccio di costruzione quasi di grani sonori, un
paio di semplici strumenti che permettono qui di generare segnali brevi e
costantemente diversi, che si modulano a vicenda, "accordati" (tuned) a un registro
frequenziale specifico e molto alto (13k) talvolta per qualcuno addirittura troppo
alto.
Descrizione dell'algoritmo.

"and the visual sense, remember, is the only one that allows us to detach; all
other senses involve us" M. McLuhan Playboy Interview

citare Julie Reiss "From Margin to Center: The Spaces of Installation Art" (1999)
per essere uno dei testi di riferimento che ha esplorato i confini della pratica
artistica