Sei sulla pagina 1di 17

1.

I sistemi eolici

1. I SISTEMI EOLICI

1.1 I SISTEMI EOLICI

La turbina eolica è la macchina che converte l’energia del vento in energia meccanica, in modo
concettualmente non diverso da qualunque altra turbina. Tuttavia, questa macchina ha alcune
particolarità che ne rendono difficile lo studio a sé stante e richiedono invece che si prenda in
considerazione ciò che la precede – il vento – e ciò che la segue – le macchine utilizzatrici. Si deve
studiare cioè la turbina come componente primario del sistema eolico.
Si intende per sistema eolico un insieme di componenti - meccanici, elettrici e idraulici- integrati che
ha la funzione di convertire l'energia del vento in altra forma direttamente utilizzabile (elettrica,
meccanica, idraulica); il vento va considerato parte integrante del sistema. Per indicare un sistema di
conversione dell'energia eolica viene spesso adoperata la sigla inglese WECS (Wind Energy
Conversion System).
Nella Fig.1.1 vengono mostrati gli schemi dei sistemi che più frequentemente trovano applicazione.
Si tratta di schemi semplificati, per una prima descrizione, nei quali non vengono indicati gli ausiliari
non indispensabili al funzionamento.
a) Wind-Electric Conversion System b) Mechanical Wind Pumping System
2 10
0 3
1 11
0 1
4
5 12
8
0. vento cc/ac)
1. turbina eolica
2. moltiplicatore 13
3. generatore 9
4. linea elettrica
5. adattatore elettrico 2 3
6. motore elettrico 0 1
7. pompa rotativa 10
8. impianto idraulico 4
9. serbatoio di alimentazione c) Wind Electric 5 6 7
(pozzo, fiume, ecc.) Pumping System 8
10. serbatoio di accumulo
11. eccentrico
9
12. asta del pistone (tige)
13. pompa alternativa Fig. 1.1
Nel caso a) abbiamo i sistemi di conversione energia eolica  energia elettrica; nel caso b) i
sistemi di conversione energia eolica  energia idraulica per via meccanica; nel caso c) i sistemi di
conversione energia eolica  energia idraulica per via elettrica. I sistemi di conversione diretta
energia eolica  energia meccanica ("mulini a vento") sono molto semplici, ma non verranno descritti
in dettaglio, trattandosi di una tecnologia obsoleta che solo raramente trova applicazioni.
Nello schema a), che è il più diffuso fra le macchine di piccola, media e grande potenza, il
moltiplicatore ha la funzione di innalzare meccanicamente il numero di giri, in modo da renderlo
adeguato alla macchina elettrica; questa può essere un alternatore o - più raramente- una dinamo; la
corrente viene inviata via cavo ad un adattatore elettrico, che ha funzioni diverse a seconda dei casi e
rende direttamente utilizzabile la corrente all'utenza.
Nei sistemi meccanici b) una pompa di tipo alternativo viene azionata direttamente per via meccanica
da un'asta verticale mossa da un eccentrico, che trasforma il moto rotatorio della turbina in moto
alternativo del pistone (con o senza una variazione di velocità); la pompa ad asse verticale è immersa
nel pozzo. Questi sistemi di piccola potenza sono molto diffusi per il pompaggio di acqua con venti di

1
1. I sistemi eolici

bassa intensità.
La catena di componenti del sistema elettrico a) è comune al tipo c), che in più include nel sistema
anche l'utenza, costituita da un motore elettrico che trascina meccanicamente una pompa centrifuga;
questa a sua volta solleva l'acqua da una vasca di alimentazione (o pozzo o altro) ad un serbatoio di
accumulo. Tali sistemi sono piuttosto rari.
Nei capitoli che seguono verranno descritti singolarmente i componenti dei sistemi, con particolare
approfondimento della turbina eolica.

1.2. LA TURBINA EOLICA (ROTORE)

1.2.1 Definizioni

La turbina eolica (detta anche rotore) è la macchina fluidodinamica che converte l'energia cinetica
di un flusso d'aria (vento) in energia meccanica all'asse. La turbina è costituita da un certo numero di
pale (da un minimo di 1 ad un massimo intorno a 20, ma anche più) fissate ad un albero motore.
Questo può essere orizzontale (il caso tuttora più diffuso) o verticale: nei due casi si parlerà di turbina
eolica ad asse orizzontale (HAWT = Horizontal Axis Wind Turbine) e turbina eolica ad asse
verticale (VAWT = Vertical Axis Wind Turbine). Queste ultime non sono molto diffuse, in quanto
macchine ancora poco affidabili, e non le tratteremo in dettaglio.
A causa della bassa densità dell'aria che investe la turbina, la concentrazione energetica è modesta e
le turbine hanno sempre dimensioni molto grandi (da qualche metro a diverse decine di metri). Ciò
rappresenta una prima caratteristica che le distingue dalle omonime macchine impiegate per vapore,
acqua o gas. Inoltre, le turbine eoliche sono per definizione macchine "aperte", investite cioè da un
flusso illimitato.
Introdurremo ora le teorie fluidodinamiche che consentono la definizione dello scambio energetico
con le pale.

1.2.2 Elementi di teoria unidimensionale

La teoria unidimensionale è fondata su un


Au
modello molto semplice (disco attuatore), e A
consente di definire i parametri in gioco e lo Ao
scambio globale. Vo V Vu
Nella Fig.1.2 è rappresentato schematica- o
mente il flusso d'aria che investe il disco di flusso 
indisturbato
una turbina ad asse orizzontale (il caso di una turbina
(disco attuatore)
turbina verticale è del tutto simile). Nel
Fig.1.2
funzionamento operativo di una turbina che
estragga potenza dal flusso, la velocità media di questo deve diminuire e quindi le linee di corrente
divergono (flusso è subsonico).
Il tubo di flusso della corrente indisturbata a monte che investe l'area A percorsa dalle pale della
turbina (disco battuto) ha una superficie Ao minore di A, e la velocità V dell'aria che investe
direttamente le pale sarà minore di quella Vo del vento indisturbato; analogamente, la densità 
dell'aria sul disco è maggiore di quella o dell'ambiente (effetto di compressione).
La portata d'aria che investe il rotore è:

   o Vo Ao   V A
m (kg/s) (equazione di continuità) (1.1)

e la sua energia cinetica trasportata nell’unità di tempo è:


1
Ec  m  Vo2  1  o Ao Vo3 (kg m 2 / s 3  W  dimensionidi una potenza) (1.2)
2 2
Questo è il flusso di energia che il vento mette a disposizione (energia disponibile) e che la
macchina deve utilizzare, convertendolo in potenza meccanica all'asse.

2
1. I sistemi eolici

Tuttavia, solo una parte di questa energia può essere effettivamente utilizzata. Una prima perdita, di
carattere non-viscoso, si verifica per il fatto che la massa d'aria non annulla la propria velocità nel
passare attraverso la turbina, ma a valle possiede ancora una velocità Vu>0. La teoria unidimensionale
(riportata nel cap.2) consente di dimostrare che l'energia cinetica posseduta dal flusso uscente a valle
non può essere minore del 40% circa di quella entrante. Pertanto, anche per una macchina ideale (cioè
investita da un flusso non-viscoso) circa il 40% dell'energia disponibile non è in nessun caso
utilizzabile: cioè il rendimento ideale della conversione è sempre minore del 60%.
A questa perdita non-viscosa si aggiungono le perdite dissipative, dovute ai fenomeni di attrito
superficiale ed alla vorticosità della scia.
Rimandando al cap.2 per gli approfondimenti, ci limiteremo qui alla formulazione fenomenologica
dello scambio aria-turbina. Si assume come flusso energetico di riferimento la quantità:
Eo   o A Vo3
1
(1.3)
2

Notiamo che Eo non è il flusso energetico entrante (che è invece Ec) ma una quantità maggiore,
essendo A>Ao. Tuttavia si usa adoperare Eo come flusso energetico di riferimento in quanto tale
quantità è definita in base a grandezze di riferimento note (densità e velocità del flusso entrante ed area
del disco battuto della turbina).
Indicando allora con P la potenza meccanica trasmessa all'asse della turbina, si definisce il
coefficiente di potenza come rapporto fra la potenza fornita e il flusso di energia disponibile:
P  C p  o A Vo3
1
C p  P / Eo  (1.4)
2

Questo, pur presentandosi formalmente come "efficienza" della turbina, in realtà non è un vero
rendimento per il fatto che Eo non è l'energia entrante. Tuttavia, il coefficiente di potenza viene
usualmente adoperato come indice dell'efficienza della macchina. Bisogna infatti tenere presente che
essendo l'energia eolica libera in natura, rinnovata e "gratuita" 1, il concetto di rendimento perde gran
parte del suo significato economico; e perciò il vero rendimento (che potrebbe essere facilmente
introdotto adoperando Ec invece di Eo (con qualche difficoltà analitica, in quanto Ao non è noto a-priori
ed è variabile) può essere sostituito da una quantità simile e di semplice definizione, quale il Cp, che
viene soprattutto adoperato per i confronti fra condizioni operative e fra macchine, piuttosto che come
grandezza significativa in sé.
Il coefficiente di potenza può essere misurato tramite la (1.4) facendo ricorso a modelli. Infatti, per le
turbine operanti in regime subsonico è valida la similitudine fluidodinamica, in base alla quale i
coefficienti adimensionali come il Cp sono invarianti della scala geometrica. A parità quindi di numero
di Reynolds (e con piccole correzioni quando il numero di Reynolds è leggermente diverso), le prove
condotte in galleria del vento su modelli di turbina in scala ridotta consentono la determinazione del
Cp per tutte le turbine geometricamente simili.
Analogamente a quanto accade per tutte le turbine convenzionali (idrauliche, a vapore o a gas), la
variabile funzionale della similitudine è il rapporto di velocità periferica (tip speed ratio), che per le
macchine eoliche indicato usualmente con  :
u  DN r
  (1.5)
Vo 60 Vo

essendo u la velocità periferica della turbina:


u (m/s) =  r =  D Nr/60 (1.6)

dove r la velocità angolare del rotore (rad/s), r e D sono il suo raggio e diametro (in metri) e Nr il
numero di giri al minuto (rpm).
La Fig.1.3 mostra l'andamento tipico della curva caratteristica Cp() di una turbina eolica. Tale curva
parte da zero per  =0, presenta un massimo, Co, per  = o ( ottimo), e si annulla nuovamente per
=f ( di fuga).

1
A differenza di quanto accade per l'energia idraulica, l'energia eolica non dipende da un potenziale, non è
accumulabile e la sua risorsa non si riduce quando viene sfruttata.
3
1. I sistemi eolici

Cp Una volta noto (sperimentalmente) il


Co coefficiente di potenza, la potenza disponibile
all'asse della turbina sarà data da:
P   o C p A Vo3   o C p D 2 Vo3
1 1
(1.7)
2 8

dove la seconda espressione vale per turbine


o f ad asse orizzontale, per le quali A= D2/4 è
0 l'area circolare del disco battuto di diametro D

dell'elica.
Fig.1.3

1.2.3 Prime considerazioni pratiche

La (1.7) mostra che la potenza dipende linearmente dalla densità dell'aria, la quale a sua volta
dipende dalla pressione e soprattutto dalla temperatura (assoluta). L'effetto di quest'ultima non
trascurabile, se si considera che una escursione di 40°C a pressione costante determina una variazione
del 15% della potenza (ovviamente a favore dell'ambiente freddo). Poiché le variazioni di pressione
sono molto limitate rispetto a quelle di temperatura, per tenere conto dell'effetto di questa sulla densità
si può adoperare la seguente formula valida alla pressione standard di 1.03 bar:
  1.2939  0.00441 t (N s 2 /m 4 ) (1.8)

dove t è la temperatura in gradi Celsius.


Per calcoli rapidi della potenza media ottenibile da una turbina di diametro D, può adoperarsi la
relazione seguente:
P  0.1 D 2 Vo3 (1.9)

ottenuta assumendo un valore medio di Cp=0.2 e la densità dell'aria a 15°C.

E’ utile l'osservazione della seguente tabella, nella DNr (m/min) per vari  e Vo
quale sono riportati i valori del prodotto DNr, per diversi  Vo=5 m/s Vo=10 m/s Vo=15 m/s
valori di  e di Vo. Per una data velocità tale prodotto 1 95.5 191 286.5
cresce al crescere di , il che permette la realizzazione di 3 286.5 573 859
elevati diametri e/o di elevati numeri di giri. La potenza 6 573 1146 1719
aumenta aumentando il diametro, mentre l'aumento di Nr 10 955 1910 2865
consente la riduzione del rapporto di moltiplicazione con
il generatore elettrico.
Supponendo ad esempio di effettuare il progetto per Vo=10 m/s e di aver bisogno di un diametro di 5
m, con  =3 sarà Nr =573/5=114.6, mentre con  = 6 si passa a Nr =1146/5=229 e con  =10 a Nr
=382. Il valore di Nr aumenta poi se la velocità del vento per la quale viene effettuato il progetto è più
alta, mentre si riduce se la potenza richiesta è maggiore e perciò deve essere più grande D.
Supponendo d'altra parte che la turbina alimenti un alternatore (caso molto frequente), si consideri la
nota relazione:
pN g
f  (1.10)
60

che lega la frequenza f, il numero di coppie polari p ed il numero di giri del generatore Ng. Tenendo
presente che: a) bisogna effettuare il progetto per una frequenza di 50 Hz (60 in alcuni paesi), e: b) per
limitare il costo ed il peso dell'alternatore è necessario che il numero di coppie polari sia basso, la
(1.10) mostra allora che ad esempio un alternatore commerciale a due paia di poli per produrre
corrente a 50 Hz chiede di essere trascinato a 1500 rpm, valore molto più alto di quello ottenibile per
Nr dalla tabella precedente. Ciò dimostra la necessità di ricorrere ad un moltiplicatore di giri fra l'asse
della turbina e quello del generatore. Su tutti questi problemi si tornerà diffusamente in seguito, ma era
necessario anticipare tali considerazioni, che conducono per ora alle due seguenti conclusioni:

4
1. I sistemi eolici

-il numero di giri Nr della turbina usualmente si aggira da 20 a 300 rpm;


- è necessario un moltiplicatore di giri fra turbina e generatore.

1.2.4 Le turbine eoliche

Il valore massimo di Cp, la forma 0.6


della curva caratteristica ed i valori Cp
di o e f dipendono dal tipo di rotore ideale
3 pale 2 pale
turbina (modello). Poiché si tende a monopala
far funzionare la turbina sempre in 0.4
prossimità dio, e questo valore è olandese moderno
tanto più grande quanto maggiore è Darrieus
0.3 (verticale)
la velocità periferica (a pari velocità multipala
(mulino
del vento), le turbine si definiscono 0.2
americano)
come veloci, lente o intermedie a mulino
seconda del valore più o meno 0.1
olandese
grande di o. Savonius
(4 pale)
La Fig.1.4 mostra il campo di curve 0
(verticale) 
caratteristiche per varie categorie di 0 2 4 6 8 10 12
turbine, mentre nella Fig.1.5 sono Fig.1.4
raffigurati schematicamente i tipi più
diffusi di turbina ad asse orizzontale e ad asse verticale.
I valori di o come si vede vanno da 1 a 6-7 per i casi più frequenti, mentre in alcuni casi si può
superare 10, Anche i valori di Co sono diversi a seconda del tipo di turbina, anche se tale differenza è
meno forte di quella esistente fra i o.

1 Se introduciamo la solidità  della turbina, definita



MULTIP ALA
come:
superficietotaledelle pale
0.8
 (1.11)
area del disco battuto
0.6
4 P ALE
si osserva che il  ottimo delle turbine cresce al
diminuire della solidità, secondo l'andamento indicato
0.4
3 P ALE nella Fig.1.6 .Ciò si può spiegare in modo semplice
2 P ALE
MONOP ALA considerando che quanto minore è la solidità e quindi la
0.2
frazione di area del tubo di flusso effettivamente
occupata dalle pale, tanto maggiore dovrà essere (ad
una data velocità del vento) la velocità di rotazione
0
0 2 4 6 8 10 
delle pale per poter influenzare sensibilmente le linee di
Fig.1.6 corrente ed estrarre dal flusso il massimo di energia
possibile. Perciò, le turbine veloci devono avere bassa
solidità (poche pale), mentre quelle lente hanno solidità elevata (molte pale).
E’ anche intuitivo capire come le turbine di bassa solidità godano di un elevato valore della coppia
motrice all'avviamento ( r  u =0), mentre il contrario avviene per quelle di alta solidità. Infatti,
quando la turbina è ferma, una bassa solidità non consente al vento di esercitare una forte azione
dinamica su di essa, mentre ciò è possibile quando la superficie esposta è maggiore.
Nel cap.1.2.3 si visto che un valore elevato di o consente, per una data velocità Vo, grandi diametri D
e quindi elevate potenze, oppure un elevato numero di giri Nr. Quindi le turbine di bassa solidità
operanti in venti molto intensi sono le macchine più adatte all'azionamento dei sistemi eolico-elettrici.
Invece un basso valore di o ed una elevata solidità saranno necessari per le turbine azionanti pompe
alternative, che richiedono basse velocità di funzionamento.

5
1. I sistemi eolici

LE TURBINE AD ASSE ORIZZONTALE


TURBINE AD ASSE ORIZZONTALE SONO LE PIU' DIFFUSE ED EFFICIENTI
RICHIEDONO UN COMPLESSO SISTEMA

Fig.1.5 DI TRASMISSIONE ELETTRO-MECCANICA


A TERRA

MONOPALA BIPALA TRIPALA

generatore

tim one di
orientam ento

AEROGENERATORE
bilanciere
palo
cavo elettrico MULTIPALA

Maggiore è la velocità m edia del vento, m inore deve es sere il num ero
di pale della turbina.
Le turbine più diffus e per velocità m edio-alte s ono bi- e tripala
Le turbine m ultipala - dette anche "m ulino am ericano" vengono
im piegate per venti di intensità m odesta

TURBINE AD ASSE VERTICALE


 - DARRIEUS GIROMILL
LE TURBINE AD ASSE VERTICALE
SONO MENO DIFFUSE E AFFIDABILI
SONO COSTRUTTIVAMENTE PIU'
SEMPLICI, MA PRESENTANO
DIFFICOLTA' DI AVVIAMENTO E
PROBLEMI DI STABILITA'
STRUTTURALE
IN FASE DI SPERIMENTAZIONE

Si dice Sistema Eolico la m acchina


cos tituita da: vento, turbina eolica,
tras m is sione m eccanica e utilizzazione
Esis tono due principali s is tem i eolici che
s i dis tinguono per la finalità:
produzione di energia elettrica
GENERAT ORE
pompaggio di acqua
ELET T RICO

m oltiplicatore
Il sistem a elettrico di giri
generatore
è adoperato s ia per produrre
IL PROBLEMA PRINCIPALE DELLO
m ulino energia per una rete elettrica
SFRUTTAMENTO EOLICO STA NELLA s ia per alim entazione dom estica
albero cavo
IRREGOLARITA' DEL VENTO E QUINDI elettrico
turbina
NEL FATTO CHE L'ENERGIA RICAVATA Il pom paggio m eccanico avviene
E' MOLTO VARIABILE E NON RISPONDE per tras m is sione diretta - tram ite
ALL'ANDAMENTO DELLA DOMANDA. pozzo eccentrico il m oto rotatorio viene turbina
tras form ato in m oto alternato
falda ed aziona una pom pa a stantuffo
albero eccentrico
E' NECESSARIO ACCUMULARE L'ENERGIA acquifera ins tallata in un pozzo s otto la
PRODOTTA IN MODO DA UTILIZZARLA verticale della m acchina
QUANDO E' RICHIESTA. QUESTO E' FACILE asta
ED ECONOMICO SOLO CON L'ACQUA.
L'ENERGIA ELETTRICA PUO' ESSERE UTILIZZATA pom pa
BENE SE VIENE IMMESSA IN RETE, MENTRE E' MOLTO La potenz a di targa degli aerom otori
COSTOSA LA GENERAZIONE ELETTRICA AUTONOMA. com m erciali varia da poche pozzo
centinaia di Watt a 1-2 MW

6
1. I sistemi eolici

Una importante classificazione delle turbine è quella fra asse orizzontale ed asse verticale, i cui tipi
più diffusi sono indicati nella Fig.1.5.
Di un tipo e dell'altro esistono sia vantaggi che svantaggi, di cui i principali possono essere così
riassunti:
a) Turbine ad asse orizzontale (HAWT)
 vantaggi: tecnologia ormai ben collaudata dall'esperienza, maggiori valori di energia disponibile
per un dato ingombro frontale, possibilità di elevate efficienze, nessun problema di avviamento
 svantaggi: necessità di provvedere all'orientamento della macchina e problemi di trasmissione
dell'energia elettrica
b) Turbine ad asse verticale (VAWT)
 vantaggi: semplicità costruttiva, nessun problema di orientamento, struttura autoportante, minore
costo
 svantaggi: impossibilità di avviamento autonomo (salvo per il tipo Savonius), minore efficienza,
maggiori sollecitazioni delle pale
Nella pratica, le HAWT sono molto più diffuse delle VAWT, che si possono considerare macchine
tecnologicamente ancora in fase sperimentale.
Diametro necessario della turbina (in metri)
Nella Tabella che segue, facendo uso della (1.9), per una data potenza e velocità
sono stati calcolati i valori del diametro necessario P (kW) Vo =5 m/s Vo =10 m/s Vo =15 m/s
in funzione della potenza media ottenibile e della 1 9 3 1.7
velocità di progetto. 5 20 7 3.8
Come si vede, si possono ottenere ragione- 10 28 10 5,4
volmente potenze dell'ordine del MW solo con 50 63 22 12
velocità elevate; ma anche in tal caso occorrono 100 89 32 17
turbine di alcune decine di metri di diametro. 500 200 71 38.5
1000 283 100 54
2000 400 141 77

1.2.5 Le pale

pala elica pale in lamiera profilo circolare

longherone
longherone tubolare

svergolamento profili aerodinamici NACA


N.A.C.A 2409
squadrette

N.A.C.A 0006

N.A.C.A M3

N.A.C.A 64

Fig.1.7
pala in metallo cavo estruso pala composita pala metallica rinforzata

rivetti
tubo tubo

7
nido d'ape fibra di vetro nervature lamiera metallica
1. I sistemi eolici

Nella Fig.1.6 sono raffigurati alcuni esempi della forma delle pale.
Una prima classificazione delle pale si può fare in base al tipo di profilo che forma la sezione della
pala. Nella Fig.1.7 distinguiamo fra: lastre curve e profili aerodinamici. I primi hanno in genere la
forma di un arco di cerchio, ma in alcuni casi possono essere piani o con curvatura non circolare.
I profili aerodinamici sono spesso della serie NACA, di tipo simmetrico (corda rettilinea) per le
VAWT (asse verticale) e asimmetrico (corda curva) per le HAWT (asse orizzontale). Spesso vengono
adoperati i profili NACA 009, 012 e 015 (simmetrici) e NACA 4412, 4415, 23012, 23015
(asimmetrici).
I profili a sezione circolare e piana sono stati studiati per la realizzazione di turbine con pale fisse
(non regolabili) in lamiera o in tela, per modeste velocità di vento.
Le differenze costruttive fra i due tipi di profili sono importanti. Le pale a profilo aerodinamico sono
autoresistenti e possono essere impiegate per qualunque diametro e velocità. Sono realizzate in metallo
(in genere leghe leggere, talvolta acciaio), oppure sempre più spesso in fibra di vetro; talvolta anche in
legno. In genere sono cave, allo scopo di ridurre il peso e le sollecitazioni centrifughe. La figura
mostra alcune sezioni della struttura delle pale aerodinamiche.
Le pale a piastra curva sono invece in lamiera di acciaio, talvolta in tela (pale a vela); la resistenza è
limitata e, per dimensioni superiori a 1-1.5 metri, le pale devono essere sostenute da longheroni
tubolari. In compenso possono essere realizzate facilmente da carpenterie meccaniche, a costi modesti.
I profili aerodinamici consentono in genere un Cp più alto delle piastre curve; ma un guadagno del
10-20% non sempre giustifica i maggiori costi, tenendo presente che un 20% in meno sul Cp può
essere compensato da un aumento del 10% del diametro. Si può dire perciò che la scelta del tipo di
profilo dipende soprattutto dalla resistenza che si vuol ottenere e quindi dalle velocità previste.

Nelle HAWT, dove la pala ha uno sviluppo


radiale, per adattare l'angolo di incidenza  direzione del vento
del profilo (Fig.1.8) alla direzione del vento L cos
L= portanza 
relativo w (composizione fra vento frontale V L
D= resistenza L sen
e velocità periferica u), l'angolo  fra w e u u V
 
deve variare con il raggio r (dato che u= r). D w
Per tale ragione le pale devono essere
svergolate (e cioè al crescere di r diminuisce
c
l'angolo di calettamento  rispetto al piano direzione di rotazione
frontale). Lo svergolamento fra base e punta Fig.1.8
della pala sarà tanto più grande quanto
maggiore è la velocità periferica della turbina, e quindi quanto maggiore è  .
Nelle VAWT l'angolo di incidenza non è costante ma varia durante la rotazione per effetto della
rotazione del profilo intorno all'asse verticale, per cui non viene realizzato nessuno svergolamento.

Un'altra classificazione è quella fra pale fisse e


pale a passo variabile. Le prime sono Cp
 = 4°
rigidamente calettate al mozzo, che ruota con
l'asse meccanico, sicché ad una data velocità del
vento e ad un dato numero di giri l'angolo di
incidenza del profilo è assegnato. Le seconde 2
possono ruotare intorno ad un asse radiale, 0
modificando il proprio assetto (passo) rispetto -2
alla direzione del vento, sicché l'incidenza del -4
profilo può variare indipendentemente da V e da -6
Nr. Le pale fisse sono quindi caratterizzate da 
un'unica curva Cp(), mentre le seconde Fig. 1.9
presentano diverse curve caratteristiche per ogni
angolo di calettamento (Fig.1.9), ed possibile far funzionare la turbina lungo l'inviluppo di tali curve.
Lo scopo di tale variabilità è quello di consentire la regolazione della potenza fornita(vedi il
prossimo paragrafo) mediante la variazione del Cp; in particolare può essere realizzato il controllo del
numero di giri della turbina. Le turbine a pale fisse invece devono ricorrere ad altri sistemi, poiché
non è modificabile la potenza disponibile ad una data velocità.
8
1. I sistemi eolici

La regolazione del passo delle pale implica una delicata tecnologia meccanica ed elettronica (per
l'asservimento ai sensori di velocità), e quindi costi elevati. Un compromesso si realizza nelle piccole
macchine con l'impiego di regolatori meccanici o elettrici.
Per ragioni di carattere sia costruttivo che economico, le pale a passo variabile sono a profilo
aerodinamico (ma non sempre vale l'inverso), mentre le pale a profilo curvo sono sempre fisse.

1.2.6 Controllo, regolazione ed orientamento

Nel funzionamento di una turbina eolica accoppiata ad un utilizzatore, si presenta sempre il problema
della limitazione della velocità massima; in molti casi, esiste anche la necessità di controllare la
velocità di regime.
Se la turbina fosse libera di ruotare ad un numero di giri che dipende solo dal vento e dal carico, al
crescere della intensità del vento il numero di giri e la potenza aumenterebbero indefinitamente.
Inoltre, il numero di giri della macchina dipenderebbe dalla velocità del vento. Nell'ipotesi in cui
l'accoppiamento fra turbina e carico sia realizzato in modo tale da conservare costante  (si vedrà in
seguito a quali condizioni ciò è possibile), il numero di giri varia linearmente con la velocità del vento,
mentre la potenza cresce con il cubo.
Infatti, dalle definizioni si ha che Nr = 60 Vo/D  Vo, mentre se  = cost. anche Cp= cost, e la (1.7)
dice che P  Vo3.
Più spesso, l'accoppiamento non consente la costanza di , ma in ogni caso le sue limitate variazioni
non mutano sensibilmente il problema: che cioè la velocità di una turbina priva di sistemi di
controllo cresce indefinitamente con la velocità del vento, mentre la resistenza meccanica degli
organi (pale, alberi motori) richiede che il numero di giri e la potenza trasmessa non superino un
valore limite Nr,max e Pmax. Occorre perciò un sistema che controlli la velocità della macchina ed
impedisca il superamento dei limiti. Ovviamente, tali limiti vengono decisi a-priori, in base ad un
compromesso fra l'energia che viene mediamente persa impedendo alla macchina l'utilizzazione dei
venti più intensi, ed i costi dipendenti dal proporzionamento meccanico, che deve essere effettuato per
le condizioni più spinte, e quindi con il vento più intenso.
Le norme prevedono che gli aeromotori vengano progettati per sopportare i venti di massima
intensità del sito (spesso si impone il calcolo a 40 m/s); ma in realtà la macchina viene progettata e
dimensionata dinamicamente per limiti più bassi, cioè alla massima velocità (Vf) a cui è previsto il
funzionamento, e per i 40 m/s vengono fatti soltanto i calcoli statici.

Il controllo della velocità limite può essere ottenuto in vari modi. Per le HAWT i metodi di controllo
più frequentemente adoperati sono i seguenti:

a) controllo dell'angolo di incidenza delle pale (pitch control) T


(Fig.1.10): quando si raggiunge il numero di giri massimo o il u
vento raggiunge la velocità massima accettabile, un attuatore
meccanico dispone le pale "in bandiera" (angolo di calettamento pitch control
al quale corrisponde il punto di fuga della curva caratteristica) T
ossia (Fig.1.3) il valore f di , e quindi Cp =0 e P =0;
b) stallo (stall control) (Fig.1.10): quando l'incidenza di un u
profilo raggiunge il valore di stallo, l'efficienza crolla
bruscamente; le pale sono disegnate in modo che al crescere del T
stallo
numero di giri entrino in stallo progressivamente partendo dalla
punta, dove la u è maggiore, verso la base; in tal modo una parte u
sempre più estesa della pala diventa inefficiente e non area in stallo
contribuisce alla produzione di potenza; anche il numero di giri, stall control
il cui valore dipende dall'equilibrio delle potenze, viene limitato;
alla velocità massima del vento tutta la pala va in stallo e la
potenza si annulla; area attiva
Fig.1.10

9
1. I sistemi eolici

c) imbardata della turbina (yaw control) (Fig.1.11): la turbina è turbina a) fronte vento
libera di ruotare intorno ad un asse (orizzontale o verticale), ed il molla
vento
controllo fa sì che al crescere della velocità essa abbandoni
l'assetto fronte-vento offrendo al vento solo una componente del timone
deriva laterale
disco battuto: alla velocità massima la turbina si deve disporre
quasi parallela al vento (turbina "in bandiera"); in tal caso la
b) imbardato
potenza si annulla;
vento
d) freno: quando si raggiunge la velocità limite un attuatore fa
intervenire un freno che blocca l'asse della turbina.
turbina
I primi tre metodi di controllo della velocità massima sono
anche metodi per il controllo continuo della potenza, e c) fuori vento
consentono cioè di limitare la potenza massima ad un valore
costante entro un certo campo. Di ciò si parlerà meglio nel vento
prossimo paragrafo.
turbina
Fig. 1.11
Nella Fig.1.11 è illustrato un sistema di controllo tramite
deriva. La turbina può ruotare intorno ad un asse verticale; il sistema è basato su un piano di controllo
(deriva di coda o timone) incernierato, che tende sempre a disporsi parallelamente alla direzione del
vento; la deriva è collegata tramite molla di trazione al basamento della turbina; questo a sua volta è
libero di ruotare intorno ad un asse verticale. Il bilanciamento della coppia esercitata dal timone può
essere ottenuto, come nella figura, con una deriva laterale oppure con un disassamento fra l’asse di
rotazione verticale del gruppo e l’asse della turbina (in tal caso la spinta della turbina esercita una
coppia equilibratrice).
La spinta del vento sulla piastra laterale e quella sull'asse turbina determinano una coppia rispetto
all'asse di rotazione del basamento, che viene contrastata dall'azione della molla. Per raggiungere un
equilibrio fra queste due coppie il sistema deve ruotare di un angolo ("imbardata") che dipende dalla
intensità del vento. La molla è calcolata in modo che alla massima velocità ammissibile si realizzi la
disposizione in bandiera (turbina fuori vento). Per i dettagli si veda l’Appendice A.
La deriva consente anche l'orientamento della turbina secondo la direzione del vento, che è variabile
nel piano orizzontale. Quando tale direzione cambia, il timone si allinea con essa e, tramite la molla,
obbliga la turbina a disporsi contro il vento (con un angolo di imbardata che dipende dalla intensità del
vento).

Nelle macchine che non adoperano la deriva per il


controllo della velocità, l'orientamento viene
realizzato con altri sistemi, di cui i principali sono
riportati nella Fig.1.12:
a) una piccola elica, perpendicolare alla turbina,
assolve alla stessa funzione della deriva;
b) un servomotore, comandato da un sensore della
direzione del vento, ruota la turbina intorno all'asse
verticale;
c) la disposizione della turbina sottovento rispetto
all'asse di rotazione verticale costituisce un sistema
orientamento con servomotore comandato turbina sottovento
autoallineante. rotore ausiliario da sensore anemometrico
Quest'ultimo sistema evidentemente è il più Fig.1.12
semplice ed economico, perché non richiede alcun
accorgimento. Tuttavia non sempre viene adoperato, in quanto presenta lo svantaggio che le pale della
turbina sono interessate da un flusso disturbato dalla presenza della gondola (la carenatura che
racchiude la trasmissione e il generatore) e soprattutto della struttura di sostegno (palo o traliccio). Ciò
riduce le prestazioni e provoca vibrazioni nella struttura.

10
1. I sistemi eolici

1.2.7 Le curve di potenza

Se alla espressione (1.7), che qui riportiamo:


P   o C p A Vo3   o C p D 2 Vo3
1 1
(1.7)
2 8

associamo la relazione analitica o grafica Cp() e la definizione di :


u  DN r
  (1.5)
V 60 Vo

per una data densità dell'aria ed un dato diametro D della turbina si ottiene la legge P(Nr,Vo), che
permette di determinare la potenza disponibile all'asse della turbina in funzione della velocità del
vento e del numero di giri della turbina.
Nella Fig.1.13 viene mostrato l'andamento
tipico delle curve di isovelocità (Vo =cost) nel Potenza
piano (P,Nr). Queste curve rappresentano le potenza disponibile
caratteristiche di funzionamento della turbina della turbina optimum carico
(curve di potenza); la raffigurazione indica, per
una data velocità Vo, la potenza disponibile A
all'asse della turbina in funzione del numero di
giri.
Nel piano (P,Nr). può essere riportata anche la 7
8
9 Vo =10 m /s
6
curva del carico, ossia la potenza necessaria, 4 5
3
richiesta dalla utenza, in funzione del numero di Fig. 1.13 num ero di giri
giri (ovviamente tale potenza non dipende da V).
Il punto A di intersezione di tale curva con una delle linee di isovelocità della potenza disponibile
rappresenta, per il caso di equilibrio stazionario, la condizione in cui la potenza richiesta uguaglia
quella disponibile, e quindi il punto di funzionamento per quella data velocità Vo. Per ogni data
velocità sarà conveniente che tale punto sia il più vicino possibile al massimo, ossia che la turbina
funzioni a  = , fornendo il coefficiente di potenza Co. I punti A di funzionamento possono essere
poi riportati in un piano (P,Vo), più interessante dal punto di vista operativo della macchina.
Il luogo dei punti di massimo è una cubica semplice, sia in funzione di Vo (P  Vo3) che in funzione di
Nr (P  Nr), come si vede dalle (1.5) ed (1.7) quando si supponga  =  e Cp=Co.
Le curve di potenza hanno una generazione semplice per una turbina a pale fisse disposta fronte
vento, perché in tal caso la curva Cp() è univoca e la potenza non dipende da altri fattori. Questo non
avviene quando il passo delle pale varia o la turbina modifica il proprio assetto rispetto al vento: ossia
quando la macchina viene regolata.
Nel primo caso le curve Cp() 1200
Turbina multipala imbardata Pmax
dipendono dalla velocità Vo; nel
D = 5m
secondo l'angolo di imbardata  della 1000
P (W) 9

turbina dipende con continuità da Vo, in 800


1 0
8

base alle condizioni di equilibrio del 1 1


7

sistema di deriva; con una certa 600 1 2


6

approssimazione si può supporre che la


400 1 3
5

potenza sia data ancora dalla (1.7), dove 1 4

però al posto di Vo compaia la 200 1 5


4

componente Vocos perpendicolare al


3

V = 2

0
piano del rotore; in ogni caso l'effetto 0 10 20 30 40 N r (rpm) 50
della regolazione è tale che le curve di Fig.1.14
potenza non crescono indefinitamente,
come richiederebbe la legge cubica, ma raggiungono un massimo, per poi diminuire. La Fig.1.14
mostra un esempio di curve di potenza calcolate per una turbina multipala regolata mediante deriva.
Come si vede, la potenza prima cresce con la velocità, poi decresce fino ad annullarsi.

11
1. I sistemi eolici

Riportando nel piano (P,V) i punti di funzionamento P (b) controllo


definiti come sopra, si ottengono le curve rappresentate (a) controllo del passo di stallo/imbardata
nella Fig.1.15, dove è riportata anche la curva di Pr
incremento cubico illimitato che si avrebbe senza
regolazione e con  costante. A seconda del tipo di legge cubica
regolazione si ottengono curve di tipo diverso, ma  = cost
qualitativamente equivalenti.
Il controllo del passo, essendo programmato e
comandato da servomotori, consente una regolazione Vc
discontinua; in particolare consente di mantenere
costante la potenza in un certo intervallo di velocità. I Vr Vf V
controlli mediante stallo e deriva funzionano [0] [1] [2] [3]
“spontaneamente” al variare della velocità, e la curva Fig.1.15
di potenza è continua.
Con riferimento al controllo di passo e per analogia con gli altri sistemi di controllo, si possono
definire le grandezze fondamentali del funzionamento operativo della macchina di potenza:
1) Potenza di regime (rated power), Pr; nelle turbine a passo variabile è un valore costante, negli
altri sistemi di regolazione è un valore medio nella zona del massimo.
2) Velocità di spunto o avviamento (cut-in wind speed), Vc: è la velocità del vento al di sotto della
quale la potenza disponibile non è sufficiente a vincere le resistenze meccaniche ed elettriche del
sistema; si può vedere anche dalla Fig.1.13 che la curva di carico non passa per l'origine degli assi e
non taglia perciò le curve di isovelocità al di sotto di un certo valore della velocità.
Per Vo<Vc la turbina non necessariamente è ferma: essa può girare, ma la potenza prodotta non è
sufficiente: a) ad attivare il generatore (questo richiede una corrente minima per l'eccitazione), b) ad
attivare il carico.
La velocità di spunto perciò è una caratteristica di un dato accoppiamento, e dipende cioè da tutte le
componenti del sistema: turbina, trasmissione, generatore, carico. Tuttavia sono decisive le
caratteristiche della turbina (in particolare la coppia di avviamento e la coppia a bassi ) e quelle del
generatore (corrente di eccitazione). Nel caso in cui il carico presenti una soglia minima al di sotto del
quale esso non si attiva (per esempio il pompaggio di acqua: perché l'acqua si metta in movimento è
richiesto che la pompa produca una prevalenza pari a quella geodetica da superare) anche questa
condizione è decisiva per la definizione della velocità di spunto.
A seconda dei casi, Vc può valere dai 2 ai 5 m/s, e anche più. Ovviamente tale valore è condizionante
per la scelta della turbina e dell'accoppiamento in base alla intensità media del vento nel sito.
3) Velocità nominale o di regime (rated wind speed), Vr: è la velocità del vento in corrispondenza
della quale si raggiunge la potenza di regime; nelle turbine a passo variabile, la potenza si mantiene
costante per Vo>Vr, mentre in quelle a passo fisso tale valore serve solo a definire il campo di velocità
in corrispondenza del quale la turbina raggiunge la massima potenza e per il quale deve essere
progettata. La Vr può andare dai 4-6 m/s ai 15 m/s, a seconda delle caratteristiche della macchina.
4) Velocità di arresto o di stacco (cut-out o cut-off wind speed), Vf: è la velocità del vento alla
quale, mediante uno dei sistemi indicati nel cap.2.6, la macchina viene arrestata o posta nelle
condizioni di funzionamento a potenza fornita nulla. Questa velocità può valere dai 10 ai 20-25 m/s, a
seconda del tipo di macchina.

1.3 LA STRUTTURA DI SOSTEGNO

Allo scopo di raccogliere il flusso dell'aria in una zona che risenta il meno possibile degli effetti di
attrito e turbolenza indotti dalla presenza del suolo, e dove perciò la turbina sia in grado di ricevere
una maggiore quantità di energia dal vento, le turbine eoliche vengono montate sopra strutture ad una
altezza più o meno grande da terra, a seconda della potenza impegnata e del diametro, e delle
caratteristiche della località di installazione (sito). In genere l’altezza della struttura di sostegno è
superiore al diametro della turbina.
Le strutture di sostegno devono sostenere il peso della macchina e sopportare le sollecitazioni
(flettenti e torcenti) trasmesse dalla macchina, nonché l'azione di spinta del vento sulla struttura stessa.

12
1. I sistemi eolici

Devono quindi essere calcolate sia per sopportare tali sollecitazioni sia per evitare le vibrazioni che
possono essere indotte dalla dinamica del vento e della macchina.
Nella Fig.1.16 vengono mostrate alcune delle soluzioni più diffuse: pali autoportanti in acciaio (o in
cemento armato) e torri in cemento armato per le strutture di maggiore altezza, tralicci per le strutture
minori
Nel caso di macchine di dimensioni modeste, il montaggio di tutta la struttura può essere effettuato
con il sostegno coricato in posizione orizzontale, per poi essere ruotato in posizione verticale mediante
un sistema di erezione a trazione o a pressione oleodinamica. Le strutture di grandi dimensioni
vengono montate mediante gru.

falcone

plinti cerniera verricello

palo tralicci torre

Fig.1.16

1.4 IL GENERATORE ELETTRICO

Dopo la turbina, il componente più importante del sistema eolico è il generatore elettrico, il quale ha
la funzione di trasformare la potenza meccanica fornita dalla turbina in energia elettrica.
La corrente prodotta può essere continua o alternata. Una corrente continua può essere prodotta
direttamente da una dinamo oppure raddrizzando una corrente alternata. Una corrente alternata può
essere prodotta da un generatore sincrono (alternatore) o da un generatore asincrono.
Descriveremo brevemente queste macchine, limitandoci agli aspetti che interessano i sistemi eolici.
Vogliamo prima però mettere in evidenza un aspetto comune a tutti i generatori. Questi, rispetto al
motore primo del sistema di conversione (nel nostro caso la turbina eolica), costituiscono una
macchina operatrice; tuttavia tale macchina non può essere considerata a sé stante, perché essa a sua
volta aziona altre macchine, ed il carico con la sua legge al variare del numero di giri dipende dalla
destinazione finale dell'energia.
Pertanto le caratteristiche di accoppiamento dei generatori elettrici dipendono a loro volta dalla
natura del carico; questo può essere puramente resistivo (nel caso di lampade ad incandescenza o
resistenze per la produzione di calore) o più generalmente resistivo-induttivo (motori elettrici).

1.4.1 Dinamo
Nella dinamo un avvolgimento (indotto) viene fatto ruotare dentro un campo magnetico costante,
prodotto da un magnete permanente o da una corrente continua di eccitazione. Nella Fig. 1.17 è
mostrata la soluzione più pratica: il circuito indotto è realizzato sul rotore mentre il campo magnetico
induttore è statorico. Gli avvolgimenti dell'indotto sono collocati entro cave parallele all'asse del
rotore (lungo le generatrici). Le forze elettromotrici generate nei conduttori dell'indotto sono
alternative, ed un apposito organo, il collettore a lamelle, realizza la connessione fra indotto e circuito
di utilizzazione, orientando queste f.e.m. in modo da produrre una corrente unidirezionale, di valore

13
1. I sistemi eolici

dinamo Coppia
alternatore
+ c.c. + sincrono a
c.a. giri costanti
statore statore
rotore spazzole N
sincrono a
giri variabili
S dinamo
N

S
indotto indotto
rotore numero di giri
Potenza
+ dinamo
+ eccitazione
eccitazione sincrono a
Fig.1.17 giri costanti
sincrono a
giri variabili
pressoché costante. Contatti striscianti (spazzole) portano poi
all'esterno la tensione generata.
Quando il campo magnetico non viene prodotto da un magnete
permanente ma da una corrente continua, questa può provenire da
numero di giri
batterie di accumulatori o più spesso da una piccola dinamo di tensione
eccitazione, oppure ancora raddrizzando la corrente di rete. Vo
Quando la corrente di eccitazione è prodotta indipendentemente
dalla corrente di carico si parla di dinamo ad eccitazione
indipendente. La corrente di eccitazione può essere anche
prodotta da autoeccitazione della macchina, sfruttando la
magnetizzazione residua dello statore (eccitazione derivata).
La Fig.1.18 mostra le caratteristiche-tipo delle dinamo: la coppia dinamo
meccanica Q e la potenza elettrica P ai morsetti al variare del sincrono
cos  >0 cos  =0
numero di giri Ng della macchina, e la tensione V al variare della I
corrente o
intensità I della corrente erogata. L'andamento delle curve Fig.1.18
rappresentate è qualitativo, poiché, come si è detto, la
caratteristica reale dipende dalle modalità di eccitazione nonché dal carico sulla rete.
La dinamo non presenta alcun problema nel funzionare a numero di giri variabile, ed è perciò adatta
all'accoppiamento con rotori che seguono liberamente il vento. La dinamo inoltre è utile quando si
debba generare corrente in località isolate; in tal caso si presenta infatti la necessità di accumulare
l'energia prodotta, e l'unico modo semplice per accumulare energia elettrica sono le batterie. Per la
carica queste richiedono corrente continua, perciò possono essere caricate direttamente da una dinamo.
Gli svantaggi di questo generatore sono però molti: consumo delle spazzole e necessità di loro
sostituzione periodica; elevato peso e costo; basso rendimento; basse tensioni. Inoltre l'utenza in
corrente continua non sempre è possibile, poiché gli utilizzatori elettrici di tipo commerciale sono
usualmente per correnti alternate, e quelli per corrente continua hanno costi molto maggiori. In genere,
quando si debba accumulare energia elettrica in batterie, si preferisce ricorrere a generatori in corrente
alternata, raddrizzando la corrente all'uscita del generatore mediante diodi.

1.4.2 Generatore sincrono (alternatore)


In questa macchina un campo magnetico rotante induce una corrente alternata nei circuiti
dell'indotto. Nella Fig.1.17 il campo magnetico rotante è realizzato alimentando un elettromagnete
solidale al rotore, mentre il circuito indotto è sullo statore. L'elettromagnete è composto da nuclei
polari in numero pari (coppie polari), magnetizzati alternativamente in senso contrario. La corrente
alternata generata nell'indotto viene inviata all'esterno attraverso morsetti fissi.
La corrente di eccitazione che alimenta il campo magnetico è una corrente continua prodotta da una
piccola dinamo montata sullo stesso asse del rotore, o più spesso da un piccolo alternatore a campi
invertiti (eccitazione statorica e corrente rotorica), la cui corrente viene raddrizzata mediante diodi.
In alcuni casi , frequentemente adottati in campo eolico, il campo magnetico rotante è prodotto da un
magnete permanente, che non richiede alimentazione e fornisce una eccitazione permanente
(alternatore a m.p.).
14
1. I sistemi eolici

Se p è il numero di coppie polari, la frequenza della corrente alternata prodotta è data (dalla nota
relazione:
p Ng
f  (Hz) (1.12)
60

ed proporzionale al numero di giri del generatore. Se quindi si vuole produrre corrente alternata a
frequenza costante occorre che anche il numero di giri sia costante. Ciò richiede che, al variare della
velocità del vento, venga effettuato un controllo del numero di giri della turbina (e di conseguenza del
generatore) mediante la regolazione del passo delle pale. Poiché però tale procedura oltre a stabilizzare
il numero di giri limita anche la potenza disponibile, stabilizzandola sul valore di regime, riducendo
perciò la potenza estraibile dal vento, non è possibile avviarla a basse velocità del vento, altrimenti la
potenza della macchina resta troppo piccola. Pertanto, in un primo campo di velocità del vento, la
macchina è lasciata libera di aumentare il proprio numero di giri e la propria potenza al crescere del
vento. Solo quando la velocità ha raggiunto il valore stabilito per il regime della macchina ha inizio la
regolazione del passo ed il controllo del numero di giri (Fig.1.15). Perciò solo per velocità del vento
superiori a quella nominale la frequenza della corrente può essere mantenuta costante, mentre al di
sotto di tale velocità la frequenza cresce al crescere della velocità e del numero di giri. Nei sistemi con
turbina a pale fisse non esiste invece nessun campo di velocità in cui la frequenza si mantenga
costante.
Nelle macchine di nuovissima concezione si tende a svincolarsi da queste condizioni lasciando che la
macchina produca una corrente a frequenza diversa da quella di rete e trasformando poi con opportuni
ausiliari elettronici la frequenza variabile in frequenza costante. Ciò accresce i costi del sistema ma
consente alla macchina di funzionare a rendimento più alto.
Negli alternatori monofase e in quelli trifase con carico equilibrato fra le tre fasi la potenza elettrica
uscente dall'alternatore data dalle relazioni:
P  V I cos  (monofase)
(1.13)
P  3 V I cos   3 V ' I cos  (trifase)

dove I è la corrente di linea, V la tensione stellata (tra fase e neutro), e V' la tensione concatenata (tra
fase e fase), mentre  è lo sfasamento fra V ed I dovuto al carico (  =0 per carichi resistivi,  >0 per
carichi induttivi). Negli alternatori trifase, se i carichi sulle tre fasi sono equilibrati la corrente è uguale
per ogni fase, mentre V’ = 3 V:
Nella Fig.1.18 sono mostrate le caratteristiche-tipo del generatore sincrono. Se il generatore funziona
a numero di giri variabile la sua caratteristica Q(Ng) e P(Ng) non è molto diversa da quella della
dinamo (differisce soltanto per l'esistenza del cos ); se invece funziona a numero di giri fisso,
ovviamente la caratteristica si riduce ad una retta parallela alle ordinate.
Per la possibilità di produrre una frequenza costante se il numero di giri è costante, il generatore
sincrono viene adoperato per la produzione della corrente di rete. Tuttavia, il funzionamento a giri
costanti mentre è facilmente ottenibile con le macchine termiche o idrauliche presenta molti problemi
con le macchine eoliche. Abbiamo visto infatti che il numero di giri della turbina eolica può essere
mantenuto costante mediante la regolazione del passo delle pale solo a partire da una velocità Vr; per
Vo<Vr se il circuito indotto del generatore è chiuso la corrente prodotta avrà una frequenza variabile
con Vo. Se allora la macchina eolica deve produrre corrente da inviare alla rete elettrica - quindi a
frequenza costante- si può adottare una di queste soluzioni:
a) il generatore non è inserito: in tal caso tutta l'energia disponibile per Vo<Vr non viene utilizzata;
b) la corrente prodotta viene portata alla frequenza richiesta con un sistema Ward-Leonard: la
corrente alternata di frequenza variabile viene trasformata prima in corrente continua, alimentando un
motore elettrico asincrono che trascina una dinamo; la corrente continua a sua volta alimenta un
motore elettrico a c.c. che trascina un secondo alternatore sincrono o asincrono a numero di giri
costante. Questa soluzione può essere sostituita da sistemi elettronici risonanti, capaci di produrre la
frequenza voluta. In entrambi i casi il rendimento della trasformazione è basso, e gran parte
dell'energia prodotta per Vo<Vr viene persa.
Invece l'utilizzazione di corrente alternata a frequenza variabile può avvenire in diversi modi:
a) utilizzazione diretta per alcune utenze che funzionano con qualunque frequenza (carichi resistivi,

15
1. I sistemi eolici

lampade ad incandescenza, ecc.);


b) raddrizzamento della corrente mediante diodi (per il caricamento di batterie);
c) ricorso a sistemi risonanti o a gruppi Ward-Leonard per la alimentazione di utenze che richiedono
frequenze tarate (elettrodomestici in genere). Un caso particolare è quello della alimentazione di
elettropompe, ossia di motori asincroni a corrente alternata: questi possono essere alimentati a
frequenza variabile, dando luogo ad una rotazione a numero di giri variabile con la frequenza di
alimentazione.
Abbiamo visto che, salvo il caso degli alternatori a m.p., l'esistenza di una corrente di eccitazione è
indispensabile al funzionamento degli alternatori. Perché però il campo magnetico induttore abbia
intensità sufficiente a produrre una corrente nell'indotto occorre che la corrente di eccitazione
raggiunga una intensità minima. Se tale corrente viene generata da una dinamo o da un alternatore
disposti sull'asse stesso della macchina, occorre che si raggiunga un numero di giri minimo perché
l'eccitazione sia sufficiente. Negli alternatori dei sistemi eolici, che all'avviamento sono trascinati ad
un numero di giri praticamente proporzionale alla velocità del vento, esisterà quindi una velocità
minima del vento, al di sotto della quale l'alternatore non si eccita ed il sistema non è in grado di
convertire energia. Se non esistono altre soglie più gravose imposte dal carico, questa è anche la
velocità di inserimento o avviamento Vc definita nel cap. 2.7.
Il problema dell'eccitazione non si pone invece quando il campo magnetico induttore viene prodotto
da batterie di accumulatori o da un magnete permanente. Nel primo caso l'eccitazione può essere
raggiunta anche a fermo; nel secondo caso si determina non appena l'alternatore viene messo in
rotazione.

1.4.3 Generatore asincrono


La differenza fra generatore sincrono e generatore asincrono sta nel fatto che nel primo il campo
magnetico rotante è prodotto da una corrente di eccitazione continua proveniente dall'esterno, mentre
nel secondo la corrente di eccitazione è alternata e autoindotta nel circuito rotorico, che è
cortocircuitato (chiuso). Gli avvolgimenti statorici sono attraversati da una corrente alternata esterna, a
frequenza fissa, prelevata dalla rete, da altro alternatore o da apposito circuito risonante. La
circolazione di tale corrente alternata negli avvolgimenti statorici produce un campo magnetico rotante
al numero di giri di sincronismo:

N s  60 f / p (1.14)

Questo campo magnetico rotante induce a sua volta una corrente alternata nel rotore, il cui campo
magnetico ruota con il rotore al suo numero di giri Ng. Se Ng=Ns non si determinano azioni magnetiche
reciproche poiché i due campi magnetici sono fra loro fissi. Se Ng>Ns nasce un moto relativo fra i due
campi e si produce una tensione supplementare ed una corrente supplementare negli avvolgimenti
dello statore. Tale corrente ha la stessa frequenza di quella preesistente di eccitazione e si somma ad
essa. Una volta raggiunta l'autoeccitazione, il sistema si mantiene da solo e viene interrotto il
collegamento esterno con la rete o con il circuito di risonanza.
La caratteristica principale del generatore asincrono è quindi che esso deve ruotare ad un numero di
giri leggermente superiore a quello di sincronismo, ma comunque strettamente legato e vicino a
questo; la differenza relativa s = (Ng-Ns)/Ns è detta slittamento.
Ovviamente, per costringere l'indotto a ruotare ad un numero di giri superiore a quello di sincronismo
occorre applicare al suo asse una coppia motrice. In tal caso la macchina funziona da generatore
asincrono. Se invece si applica una coppia resistente, il rotore rallenta e si stabilizza ad un numero di
giri inferiore a quello di sincronismo, tale che la forza elettromotrice che si determina fra i due campi
ruotanti equilibri la coppia resistente applicata. In tal caso la macchina funziona da motore asincrono.
La massima parte dei motori esistenti in commercio è di questo tipo (in quanto la macchina sincrona
per funzionare come motore richiede un avviamento esterno).
Con dei circuiti capacitivi di risonanza, esterni al generatore, è possibile evitare il collegamento alla
rete. Il circuito genera la corrente di eccitazione dopo che la macchina si è avviata; per effetto del
magnetismo residuo del traferro, il movimento del rotore produce una prima corrente debole; questa
viene amplificata dal circuito di risonanza, che alimenta gli avvolgimenti statorici e dà inizio
all'eccitazione vera e propria, determinando una intensificazione progressiva delle correnti indotte,
16
1. I sistemi eolici

fino a che si raggiunge il livello sufficiente alla autoeccitazione stabile del sistema. Poiché il circuito
capacitivo deve essere tarato per una data frequenza, anche in tal caso la macchina produce corrente ad
una frequenza costante data e può funzionare soltanto se il numero di giri è di poco superiore a quello
di sincronismo.
Il rendimento del generatore asincrono è superiore a quello del generatore sincrono; ma, nelle
applicazioni eoliche, il suo svantaggio sta nel fatto che esso può funzionare solo ad un numero di giri
vicino a quello di sincronismo, cosa che presenta grosse difficoltà nell'accoppiamento con turbine
eoliche, anche nel caso di regolazione del passo. Delle due soluzioni per Vo<Vr indicate per generatori
sincroni, per i generatori asincroni può essere adottata solo quella della completa esclusione. Perciò
questo generatore trova applicazione solo nelle grandi macchine, dove la turbina è accoppiata a più di
un generatore elettrico: un generatore sincrono di bassa potenza (o anche più di uno) viene azionato
nel campo Vo<Vr, mentre il generatore asincrono interviene solo nel range di potenza e numero di giri
costante (Vr<Vo<Vf).

17