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Linguistica testuale - Professore Manco

Linguistica del testo - Angela Ferrari

Capitolo 1 - Ai confini della disciplina

Dallo studio della lingua allo studio delle parole


Ferdinand de Saussure è il fondatore della linguistica moderna che ha
presentato la lingua come l'oggetto privilegiato della scienza linguistica.
Secondo lui la lingua si contrappone alle parole. La prima consiste nel
sistema astratto di segni storicamente e socialmente determinato mentre la
seconda è l’azione e il risultato dell'impiego della prima a scopo
comunicativo. Chi si occupa della lingua descrive e spiega le
caratteristiche generali delle lingue naturali, mentre chi si occupa delle
parole descrive e spiega cosa si fa quando si utilizza la lingua per
comunicare e quali sono le forme che essa assume quando viene
impiegata. Inizialmente si studiò soltanto la lingua, poi a partire dagli anni
50-60 si è sentita la necessità di uno studio che rendesse conto anche delle
parole. Questo perché studiando soltanto la lingua si presentavano dei
limiti, il primo che si suggerisse l'immagine troppo semplificata della
comunicazione linguistica; il secondo consiste nella comprensione stessa
della lingua: essa non può essere compresa se non c’è lo studio anche delle
parole.

Discipline centrate sul testo


Le discipline che pongono al centro dello studio il testo condividono l'idea
che esso sia l'unità fondamentale della comunicazione linguistica e che
possieda un'organizzazione di cui occorre proporre una descrizione e una
spiegazione. Queste discipline possono essere raggruppate in due classi: la
prima si chiama “analisi conversazionale”, che è di tradizione
angloamericana. La seconda è nota come linguistica testuale e si è
sviluppata soprattutto in Germania. Oltre a queste due in area francofona si
è diffuso anche il termine di analisi del discorso.

Analisi conversazionale
Oggetto di questa analisi è l'interazione tipicamente parlata tra individui in
tutte le sue forme da quelle istituzionalizzate a quelle più ordinarie e
spontanee, quindi dalle interazioni in tribunale a quelle tra medico e
paziente… il suo obiettivo è quello di individuare l'organizzazione
regolare del comportamento nella conversazione privilegiando la
componente sociale. L'analisi deve essere empirica per quanto riguarda la
raccolta dei dati, ma anche per quanto riguarda i metodi e gli strumenti
concettuali utilizzati. Il punto di vista adottato è sicuramente quello di
partecipanti e attraverso le loro reazioni si definiranno quali aspetti siano
rilevanti per l'andamento della conversazione

Linguistica del testo


La linguistica del testo è molto diversa dall'analisi conversazionale, essa
non affonda le radici nelle scienze sociologiche, e offre alle lingue una
posizione predominante. Inoltre essa non si concentra sull'interazione
orale, ma lavora su spazi discorsivi, sia parlati che scritti con una
predilezione per quelli scritti.

Analisi del discorso


L'analisi del discorso comprende in sostanza sia il tipo di studio dell'analisi
conversazionale, sia lo studio della linguistica del testo.

Capitolo 2 - La linguistica del testo dai suoi inizi ad oggi

La linguistica del testo è una disciplina particolare il cui obiettivo


fondamentale consiste nel capire come le frasi siano organizzate all'interno
del testo e soprattutto come definire quest'ultimo. I primi tentativi di
definizione del testo si basavano su criteri legati alla sua superficie
sintattico - lessicale, ma è stato subito chiaro che se voleva divisione
obiettivi questi del testo doveva porre al centro i fenomeni legati al suo
significato.
In questo contesto è importante considerare il concetto di grammatica del
testo la quale ha il compito di dire quali sono le unità di composizione del
testo e le regole a partire da cui queste unità possono essere nominati in
modo coerente. L'approccio sintattico lessicale si definisce grammaticale
della frase mentre invece l'approccio semantico si definisce grammatica
del testo. Sono stati proposti diverse ipotesi di grammatica del testo, quella
più nota si articola in una componente microstrutturale e in una
macrostrutturale.
Quella micro strutturale definisce la semantica del testo che è vista come
una sequenza di proposizioni.
La componente macrostrutturale è costituita da uno o più proposizioni di
carattere generale che prevedono un rapporto di trasformazione in cui
intervengono operazioni cognitive di astrazione, generalizzazione e
condensazione.
Le grammatiche del testo fanno ricorso all'intuizione degli analisti ma
anche a testi inventati con l'obiettivo di isolare i particolari fenomeni
esame eliminando così i fattori di disturbo presenti in ogni realtà
comunicativa.
Esse nel corso del tempo hanno fatto passi avanti nella comprensione della
gestualità, il primo è quello di concepire il testo la superiorità in termini
fondamentalmente semantici e non relativi alla superficie linguistica.
Ovviamente il rapporto tra la configurazione linguistica del testo e la sua
struttura semantica non consiste semplicemente nel concetto sintattico di
frase o nella somma di dispositivi di coesione come anafora, connettivi, e
tempi verbali. Un’analisi linguistica infatti dice che bisogna tener conto
anche della punteggiatura, della differenza tra subordinazione e
coordinazione, eccetera…

Capitolo 3 - Testo, discorso, linguistica del testo

Quando compiamo atti linguistici a scopo comunicativo, produciamo dei


discorsi. Essi sono entità molto complesse che per essere comprese devono
essere analizzate in alcuni punti di vista. Uno di questi è il dominio
grammaticale, che riguarda la costruzione linguistica delle frasi che
compongono il discorso; poi c'è il dominio contestuale, che considera i
fattori di tipo linguistico ed extralinguistico, fattori sociali, culturali,
cognitivi, eccetera… infine c'è il dominio testuale che concerne i modi in
cui le unità del discorso si intrecciano sia dal punto di vista del significato,
sia da quello della forma linguistica. Questo dominio è l'oggetto della
disciplina a cui è stato dato il nome di linguistica del testo. Quest'ultima ha
infatti il compito di farci capire come le frasi all'interno del discorso si
legano l'una all’altra.

Decodifica e inferenza
L’interpretazione del testo mette in gioco due tipi diversi di operazione: la
decodifica e l’inferenza. Attraverso la decodifica associamo significati
alle espressioni linguistiche. Con l'inferenza facciamo interagire questi
significati con le nostre conoscenze per arricchirli e trasformarli in vari
modi.

Ieri Maria non è venuta alla riunione. Suo figlio si sentiva poco bene.
Grazie alla decodifica sappiamo che questa frase evoca il figlio di una
persona non identificata che in un momento precedente all'enunciato non
stava molto bene. Grazie all’inferenza, dalla seconda frase deduciamo
anche che si tratta del figlio di Maria e che il problema di salute si è
presentato il giorno prima dell'enunciazione. Volendo andare ancora oltre,
diremmo anche che la salute del figlio è il motivo per cui Maria non si è
presentata alla riunione. La decodifica dunque può essere definita come un
processo bottom-up, mentre l’inferenza un processo top-down.

Testo e grammatica della frase


La lingua è dunque capace di offrire istruzioni relative all'organizzazione
del testo. Esse possono provenire da tutti livelli linguistici quali il lessico,
la sintassi, la punteggiatura. Tutti livelli linguistici dunque intervengono in
modo paritario, e non ce n'è uno che prevalga sull’altro.
Per quanto riguarda l'aspetto linguistico, l'elaborazione del discorso mette
in opera due sistemi costruttivi: la costruzione grammaticale della frase e
la costruzione del testo, cioè l'organizzazione delle frasi le une rispetto alle
altre. La prova di questo è dato dal fatto che si possono incontrare
sequenze di frasi difettose dal punto di vista grammaticale, ma
perfettamente collegate dal punto di vista testuale. Viceversa, sequenze di
frasi grammaticali possono essere testualmente collegate in modo non
adeguato. Naturalmente inoltre ci possono essere casi in cui fanno difetto
entrambi i sistemi di costruzione linguistica.

Capitolo 4 - La struttura del testo: una prima sistemazione

Il testo è l'unità fondamentale della comunicazione linguistica. Esso è


prima di tutto una unità di significato semantica o concettuale.

Organizzazioni del testo: le relazioni tra le unità del testo


La sostanza del testo, essendo semantica, va vista come insieme di concetti
di vario tipo e variamente collegati. L'unità comunicativa è fondamentale
perché è necessaria e sufficiente affinché il testo esista.
In generale la unità del testo sono collegate ad una rete di relazioni che
appartengono a tre piani semantici diversi: Il piano logico, il piano
referenziale, il piano enunciativo.
• Il piano logico concerne la logica in base alla quale si collegano le
diversità:
Ho studiato tutto il giorno. Eppure non sono stanco.

• Il piano referenziale concerne il collegamento dell'unità riguardo a ciò


che esse evocano:
La mia nonna era una grande donna. (soggetto sottinteso) Mi faceva
sentire sempre a
casa.

• Il piano enunciativo tiene conto dei diversi punti di vista o discorsi che si
alternano all'interno del testo. Ad esempio il punto di vista del narratore
che lascia spazio a quello del protagonista.

Una sequenza di unità comunicative che forma un testo è caratterizzata da


tre proprietà semantiche fondamentali:
• Unitarietà: quando il contenuto del testo può essere ricondotto a uno o
più nuclei semantici di cui esso è l'espansione attraverso la
cancellazione, l’astrazione e la condensazione;
• Continuità: se ogni unità comunicativa si collega in qualche modo al
contesto precedente;
• Progressione: se ogni unità comunicativa contribuisce a modificare,
annullare, o arricchire quello che è stato comunicato in precedenza.

Capitolo 5 - La sostanza semantica del testo

Il contesto
Il testo è un'entità di natura semantica, il cui contenuto è il risultato di due
operazioni di carattere fondamentalmente diverso: la decodifica e
l’inferenza. In particolare esse si appoggiano a delle informazioni
contestuali, che fanno quindi parte di un insieme di informazioni a cui
diamo il nome di contesto. Prima di definire il contesto, si parla anche
dello sfondo cognitivo, il quale coincide con l'insieme di conoscenze a
partire dalle quali viene ritagliato il contesto in senso stretto. Quest'ultimo
dunque è costituito dall'insieme di conoscenze estratte dallo sfondo
cognitivo, che si rivelano necessarie per capire il significato esplicito di
un particolare discorso e le informazioni implicite che esso intende
comunicare. Il contesto quindi è il presupposto stesso della
comunicazione. La costruzione del contesto avviene sotto la guida della
lingua che offre un insieme di indicazioni riguardo al modo e alla misura
in cui va completato e arricchito il significato. Gli scopi della
comunicazione decidono quali tra le conoscenze che fanno parte dello
sfondo cognitivo degli interlocutori, vengano realmente costituire il
contesto e quali invece vadano scartate o rielaborate. Sulla base di questi
scopi comunicativi quindi il contesto viene ulteriormente precisato e
arricchito in funzione di un vasto insieme di principi tra cui il principio di
cortesia ( “Sono stanco morto”, da interpretare come “Gradirei che tu te ne
andassi”) e il principio di pertinenza (se sto parlando di Francesca, nella
frase successiva utilizzerò il pronome “la”, es. “La stimo molto”.

Significato esplicito
Il significato che risulta dal processo di decodifica ha la caratteristica di
essere povero ecco perché il contesto interviene per:
• arricchirlo: quando vengono aggiunti pronomi personali o avverbi
deittici;
• precisarlo;
• completarlo: in questo caso è molto rilevante l’asserzione olofrastica del
“Sì”, es. “Sì, arrivo prima delle otto";
• disambiguarlo: interviene quando occorre scegliere una delle possibili
interpretazioni di espressioni ambigue.

Significato implicito
Il contesto svolge un fondamentale anche nella costruzione di significati
impliciti, al punto che porterà ad un'enunciazione esplicita.
Esistono due tipi fondamentali di significato implicito: le presupposizioni
e le implicature.
La presupposizione è un'inferenza che rimane vera anche nel caso in cui la
preposizione da cui deriva viene negata:

Giorgio è riuscito a fermarsi in tempo.

Giorgio non è riuscito a fermarsi in tempo.

Per entrambi questi due enunciati si può considerare la proposizione


“Giorgio ha cercato di fermarsi”.
Il concetto di enunciazione nel testo assume un valore particolare in
quanto si presenta come direttamente o indirettamente già dato nel
contesto di enunciazione.
In generale si ricorre ad un'interpretazione che può essere effettiva o meno:
quando lo è si dice che la presupposizione sia risolta, quando invece non lo
e, ci sono due possibilità. La prima consiste nell'accettare comunque la
presupposizione, e si parla di “accomodamento” di quest'ultima; la
seconda consiste nella messa in discussione della presupposizione stessa.
La presupposizione è creata da particolari dispositivi linguistici a cui viene
dato il nome di “attivatori della presupposizione”, e tra questi ci sono ad
esempio i verbi di cambiamento di stato come smettere, iniziare, perdere,
oppure gli avverbi come solo, persino, anche.

Per quanto riguarda invece le implicature, esse riguardano contenuti


semantici che il testo suggerisce grazie a ragionamento inferenziali. A
differenza delle supposizioni, le implicature aggiungono sempre significati
nuovi all'interno del testo. Si distinguono diversi tipi di implicatura, molto
lontani gli uni dagli altri. La più importante è quella conversazionale
(Grice), che si divide a sua volta in “implicatura di prevenzione”, e
“implicatura di riparazione”. Tutte le implicature presenti nei testi scritti
possono essere ricondotte a tutte e quattro le massime di Grice (quantità,
qualità, modo, relazione). Le implicature possono diventare delle vere
proprie unità comunicative, pienamente integrate nell'architettura
semantica del testo.

Capitolo 6 - Le unità del testo

L'unità fondamentale dell'articolazione semantica del testo è l’unità


comunicativa. Il suo corrispettivo linguistico è l’enunciato, il quale è
caratterizzato da diversi fenomeni linguistici, Che possono essere
interpuntivi, sintattici, o lessicali.

Uno dei più importanti è sicuramente la punteggiatura, che si distingue in


forte e debole. La punteggiatura forte si associa solitamente ad un cambio
di enunciato, ma questo può avvenire anche nel caso della punteggiatura
debole, come ad esempio con la virgola. Vediamo infatti come nel caso
della subordinazione avverbiale, le due frasi si comportino come
costituenti sintattici indipendenti dall'altro:

Gianni non accetterà mai, se mi è permesso parlare di lui.

Lo stesso vale anche per la coordinazione:


Provaci, e te ne pentirai.

Si ha un enunciato anche quando l'espressione linguistica è racchiusa tra


parentesi o tra trattini lunghi. Ad essi si da il nome di incisi, i quali si
pongono su un piano semantico diverso da quello realizzato degli altri
enunciati. Essi possono sviluppare un punto di vista alternativo a quello
principale o possono intervenire a sostenere il piano principale del testo,
completando, precisando o spiegando.

Il contenuto semantico dell'enunciato può articolarsi in unità informative.


L'unità centrale prende il nome di nucleo, il quale può essere espresso da
un sintagma, una frase autonoma, una frase reggente, coordinata,
subordinata o complessa. Tutte le altre unità informative prendono il nome
di unità di sfondo, ed esse possono essere realizzate da frasi subordinate o
coordinate.

Le unità comunicative si riuniscono tipicamente in sequenze unitarie a cui


si dà il nome di “movimenti testuali”: E se si caratterizzano per il fatto di
svolgere globalmente una stessa funzione testuale. Il movimento testuale È
tipicamente costituito da una sequenza di enunciati globalmente unitaria e
provvista di un’organizzazione gerarchica interna. Essi si possono
sviluppare per:
• Esemplificazione;
• Narrazione;
• Descrizione;
• Citazione e domanda-risposta.
Un criterio importante per distinguere l'organizzazione interna dei vari
movimenti testuali è dato dal tipo di relazione logica che la sequenza di
enunciati intrattiene con l’enunciato principale.

Capitolo 7 - Le connessioni testuali

I contenuti delle unità nel testo sono collegati da diversi tipi di relazione:

• Le relazioni logiche, che riguardano la logica in base alla quale gli atti
linguistici e le proposizioni del testo si concatenano. Esse si distinguono
tre tipi:
- Relazioni di composizione testuale, attraverso le quali si organizza il
pensiero all'interno del testo. Si può compiere quindi un atto di
esemplificazione, di motivazione, di opposizione. Oltre agli enunciati, le
relazioni di composizione testuale interessano anche le altre unità del
testo, vale a dire i movimenti testuali e le unità informative, le quali
consistono in relazioni esemplificate;
- Esistono però, al contrario, anche relazioni illocutive, come ad esempio
la relazione domanda-risposta. Esse sono caratteristiche della
conversazione orale o mediata dal computer;
- Infine abbiamo le relazioni tra processi dove si vede come un testo può
essere costruito anche attorno a relazioni logiche tra i processi evocati
dalle varie unità testuali: di tempo, di causa, di condizione, di
opposizione ecc…
• Le relazioni referenziali concernono la connessione dei referenti di
volta in volta evocato nel testo. Essi prendono il nome di referenti
testuali, i quali sono caratterizzati da particolari status cognitivi e
informativi. Si tratta dell'entità o dell'evento che entra a far parte del
discorso e che diventa oggetto di esso. Questa entità può essere di primo
grado e quindi caratterizzata da persone, animali o cose, oppure di livello
superiore, fatta di astrazioni, processi o azioni. Una volta evocato
l'oggetto, ad esso si possono attribuire proprietà, azioni o eventi;
• Le relazioni enunciative, che riguardano il modo in cui le voci e i punti
di vista si alternano nel testo. Quest’alternanza coglie una dimensione
importante nell'organizzazione del testo. Si consideri infatti
l'articolazione del testo secondo voci e punti di vista diversi che può
essere segnalato in molteplici modi. Ad esempio nel caso del testo
narrativo si guarda all'uso delle virgolette e dei vari segni che
identificano il discorso diretto o indiretto, in modo da attribuire quello
che viene detto alle voci del testo stesso.

Molto spesso le relazioni logiche, referenziali ed enunciative si


intrecciano, variando e rafforzando la connessione semantica degli
enunciati che compongono il testo. Inoltre, possono anche compensarsi e
prevalere gli uni sugli altri in funzione del tipo di testo o del tipo di
movimento testuale.

Capitolo 8 - Coerenza e coesione

Capitolo 9 - La dimensione logica del testo


All'interno delle relazioni di composizione testuale e delle relazioni tra
processi troviamo un importante elemento: i connettivi.
Il termine correttivo indica ciascuna delle forme linguistiche
morfologicamente invariabili. Essi appartengono a classi diverse:
• Possono essere congiunzioni subordinanti (perchè, mentre, quando…);
• Possono essere congiunzioni coordinanti (e, o, ma….);
• Possono far parte della classe degli avverbiali ho dei sintagmi nominali e
preposizionali con funzione avverbiale (infatti, quindi, tuttavia, per
esempio…);
• Possono essere preposizioni o locuzioni preposizionali (a causa di…).
Ci sono inoltre espressioni che non sono connettivi, ma in certi casi
funzionano come tali, ad esempio l'espressione “per questo”.
Il significato del connettivo può essere visto come un'istruzione offerta
destinatario per individuare la relazione logica che occorre introdurre nel
testo. Queste istruzioni possono essere povere, e quindi ritrovarsi arricchite
per inferenza (come ad esempio il connettivo “e”), oppure possono essere
ricche nel senso che ogni connettivo aggiunge dei tratti semantici specifici
(come quando con “perché” viene descritta la causa di qualcosa).

In base ai connettivi stessi, all'interno delle relazioni tra processi si


instaurano queste relazioni:
• Relazione di opposizione: data dai connettivi ma, mentre, al contrario,
invece…;
• Relazioni di tempo: che situa un evento nel tempo rispetto al secondo
evento. Tra i due ci può essere contemporaneità (quando, mentre,
come…) anteriorità (prima che, finché, fino a quando…) posteriorità
(dopo, una volta, poi, prima…);
• Relazione di conseguenza: essa si esprime attraverso un costrutto
consecutivo implicito o esplicito (talmente… che, tanto… da, di modo
che… );
• Relazione di fine: quando il motivo secondo dell'azione si colloca nel
futuro e coincide con un'intenzione dell’agente (perché, affinché…);
• Relazione di concessione: questa connessione è complessa e si divide in
concessione diretta O indiretta e può essere espressa da subordinate con
perché, malgrado, anche se, oppure da avverbi come ciononostante,
tuttavia, comunque;
• Relazione di condizione: quando la causa o il motivo non sono dati di
fatto, ma ipotesi. La manifestazione più caratteristica è data dalla
subordinata ipotetica, le cui forme verbali indicano il grado di
realizzabilità che si attribuisce all'ipotesi;
• Relazione di comparazione e relazione di esclusione: la prima fa dei
paragoni, la seconda è solitamente introdotta dall’avverbio “senza”.

Per quanto riguarda invece le relazioni di composizione testuale le


relazioni che si instaurano concernono la maniera in cui il locutore
organizza il pensiero e la comunicazione all'interno del testo e sono:
• Relazioni di consecuzione: che possono avere una vera e propria
dimostrazione (come nel caso del sillogismo) o avere un valore
contingente e relativo soltanto a dei casi specifici. Questa relazione è
introdotta da subordinate consecutive (sicché, dunque, quindi, di
conseguenza….) oppure da sintagmi preposizionali (per questo, a causa
di ciò, ne consegue che…);
• Relazione di motivazione: che può essere espressa dalle congiunzioni
causali come perché, infatti, difatti, oppure da espressioni come “il fatto
che”, “basti pensare che”…;
• Relazione di illustrazione ed esemplificazione: illustrazione quando un
contenuto viene proposto per rendere più comprensibile una precedente
asserzione e si manifesta spesso con i due punti; esemplificazione invece
quando si vuole dare un'ulteriore spiegazione, talvolta introdotta
dall’espressione "per esempio";
• Relazione di riformulazione: quando cioè uno stesso contenuto viene
espresso in altre parole con connettivi come cioè, ossia, vale a dire
che…;
• Relazione di opposizione: quando si accostano definizioni, idee o punti
di vista che sono in contrasto sono introdotte da connettivi come al
contrario, viceversa, ma, invece…;
• Relazione di concessione: che si indica con espressioni non subordinanti
come eppure, tuttavia, ciononostante o con il costrutto coordinato “ma”;
• Relazione di aggiunta: quando si aggiungono degli enunciati evocando
le conseguenze di quanto detto nei precedenti; esse vengono introdotte
dal connettivo “addirittura”;
• Relazione di rettifica: quando viene ridimensionata la validità di un
contenuto e può manifestarsi o come l'annullamento di quanto si è detto
in precedenza, oppure come la semplice modifica (un'espressione tipica è
“o meglio…”);
• Relazione di specificazione e di generalizzazione: specificazione
quando si offrono maggiori dettagli ed è introdotta da in particolare,
precisamente, specie… Generalizzazione invece quando dalla proprietà
specifica si va a quella generale (in generale…);
• Relazione di commento: quando il locutore abbandona la descrizione
per esprimere un commento sui contenuti, quindi quando si mettono delle
considerazioni tra parentesi;
• Relazione di background: quando un contenuto offre pertinenza ad un
contenuto che segue che sarà poi sviluppato in seguito. Questa relazione
è vicina a quelle di generalizzazione e di specificazione, ma si differenzia
perché non va nei dettagli come nelle altre due;
• Relazione di alternativa: quando due singoli contenuti sono altrettanto
adeguati per raggiungere un determinato scopo comunicativo;
• Relazione di dispositio: che sono segnalate da espressioni come
dapprima, poi, in seguito, Per concludere….

Capitolo 10 - La dimensione referenziale del testo

Collegamenti referenziali
Un collegamento referenziale si ha quando un'espressione linguistica si
riferisce ad un referente (che può essere un individuo concreto, una
proprietà, un’ astrazione o un evento) che viene evocato altrove all'interno
dello stesso testo. Oltre che in un collegamento, un'espressione
referenziale può essere coinvolta anche in altri tipi di connessione testuale,
le quali a loro volta possono essere dirette o indirette. I collegamenti
residenziali più comuni sono dati dall’anafora e dalla catafora.

Anafora
L’anafora si ha quando gli elementi linguistici si collegano al cotesto
precedente. Esse possono avvenire per ripetizione, quando la testa lessicale
dell’espressione analogica e quella dell’antecedente coincidono (viene
ripetuta la stessa cosa), oppure per sostituzione quando si utilizza
un'espressione linguistica diversa dalla precedente.

Per quanto riguarda la ripetizione, sappiamo che essa è sempre stata


antipatica alla lingua italiana, anche se la situazione oggi sta cambiando
perché la scrittura contemporanea, sempre più incline ad accogliere i modi
del parlato, accetta di conseguenza casi di ripetizione. È più importanti
sono dati da:
• Scarto referenziale:
Stabilire un confine non rientrava tra i suoi obiettivi. Uno di questi
obiettivi era…

• Cambiamento di discorso:

“Quando la Cina si sveglierà, il mondo tremerà". La Cina si è


svegliata…

• Scarto informativo, quando la ripetizione è per inciso:

L'incontro di Chomsky fu casuale, (del resto Chomsky aveva sempre


coltivato tali interessi…).
Per quanto riguarda invece la sostituzione, dal punto di vista della loro
categoria grammaticale, le espressioni anaforiche (per sostituzione) sono
molto varie:
• Nomi comuni, solitamente accompagnati dall'articolo determinativo o da
un dimostrativo;
• Pronomi, personali, dimostrativi e indefiniti come entrambi, tutti… Si
osserva in particolare che la scelta tra sintagma nominale e pronome ha
ragioni complesse. Certo è che si preferisce il sintagma nominale quando
È disponibile più di un antecedente, nei casi quindi di ambiguità oppure
quando con l'anafora non si vuole solo mantenere lo stesso referente, ma
anche inserire nel testo un arricchimento semantico aggiungendo dei
tratti descrittivi. Inoltre è importante anche la distanza: se l'antecedente è
distante, è necessaria una sua ri-nominalizzazione attraverso un nome
proprio o un sintagma nominale;
• Avverbi pronominali;
• Soggetto sottinteso, che è molto diffuso nella lingua italiana e si alterna
con pronomi soggettuali come egli, esso, essa…;
• Aggettivi possessivi.

L’anafora può anche contenere una valutazione, delle conoscenze che non
concernono i referenti in quanto tali, ma i sentimenti del parlante nei
confronti del referente stesso: in questi casi si parla di anafora empatica.
Esse possono essere trasmesse con gli elementi dimostrativi; se infatti
utilizziamo il pronome “quello” per indicare qualcuno, si può dedurre una
lontananza affettiva del parlante dal soggetto che egli ha definito tale.
Catafora
La catafora si ha quando gli elementi linguistici si collegano al cotesto
successivo. Le espressioni che più caratteristicamente funzionano come
catafore sono:
• Pronomi, particolarmente quelli personali di terza persona, ma anche
aperti terminali come “ci”,”vi”, i pronomi dimostrativi e i pronomi
indefiniti;
• Aggettivi possessivi, in particolare “suo”, che compare molto in ambito
giornalistico;
• Soggetto sottinteso;
• Sintagmi costruiti intorno al nome comune come “fatto”, “cosa”.

Inoltre, in testi di una certa ampiezza, la relazione tale espressione


anaforica È l'antecedente che instaura il referente è tipicamente mediata da
altre espressioni anaforiche. Si forma così una “catena anaforica": le
anafore che la costituiscono sono i suoi anelli, l’elemento che instaura per
la prima volta il referente all'interno del testo viene chiamato capo-catena.
Tipicamente, in un testo compaiono più catene anaforiche, che possono
essere parallele, intersecarsi, o diramarsi. Lo stesso vale anche la catafora,
per cui si creano catene anaforiche.

Capitolo 11 - La dimensione enunciativa del testo

La dimensione enunciativa del testo rende conto dei fenomeni che ruotano
attorno all’ enunciazione. Quest'aspetto della testualità, è noto con il
termine di “discorso riportato”, che da senso al testo facendo affidamento
sulla parola di individui diversi dal locutore, oppure sulle parole dello
stesso locutore proferite in un momento diverso da quello
dell'enunciazione del testo.
Le funzioni del discorso riportato sono molteplici.
Nei testi narrativi, il suo contributo si osserva soprattutto riguardo
all'interazione con il piano referenziale del testo. Riportare la parola altrui
permette di mettere in scena una rappresentazione "più vera", e dunque in
un certo senso più vivace del mondo narrato.
Per quanto riguarda i testi argomentativi ed esplicativi, il discorso riportato
permette di fare affidamento su parole considerate o presentate come
autorevoli. Inoltre può essere una strategia per prendere le distanze da un
determinato contenuto e dalle condizioni che ne conseguono. In generale il
ricorso al discorso altrui offre una maggiore precisione al dettato e alla
linea esplicativa prescelta.
Il discorso riportato può essere diretto o indiretto.

Il discorso diretto
Il discorso diretto è quello in cui il l'importo Mette in scena una forte
vicinanza con il discorso originario, cioè con il discorso o pensiero che
viene riprodotto. Questa vicinanza è dovuta al fatto che il discorso diretto
mantiene intatto il suo centro di riferimento, vale a dire il suo centro
deittico (origine). Punto di vista linguistico, altre tracce della vicinanza con
il discorso originario consistono nel mantenimento di tutte le forme
lessicali della produzione originaria, in particolare le interiezioni e i vari
segnali discorsivi. Molte volte però capita che non ci sia nessun segno
grafico di discorso diretto (due punti, virgola, trattini…), cioè manca
l'indicazione della fonte e il verbo dire: in questo caso si parla di discorso
diretto libero. Imparentate con quest’ultimo, ci sono le cosiddette isole
testuali, cioè frammenti di citazione diretta che emergono dall'interno di
discorsi indiretti o di discorsi narrativi.

Il discorso indiretto
Il discorso indiretto prevede che l'enunciazione originaria non sia
riprodotta come nel caso del discorso diretto, ma raccontata. Questo tipo di
discorso è accompagnato da una cornice linguistica, la quale comprende
l'indicazione della fonte enunciativa originaria e/o un verbo di dire o un
verbo di percezione. Anche per il discorso indiretto, troviamo la variante
del discorso indiretto libero in cui si intersecano il centro deittico del
discorso citante E quella del discorso citato:

Disse che Maria doveva andarsene, e subito!

In questo caso vediamo come ci sia una trattamento dei pronomi personali
tipico del discorso indiretto cioè la terza persona e una struttura
esclamativa caratteristica del discorso diretto.

Strutture linguistiche polifoniche


In un testo, il discorso riportato non è l'unico mezzo linguistico per dare
voce ad individui diversi dal locutore. Ci sono alcune strutture linguistiche
che rinviano a voci diverse da quella del locatore senza denunciarlo
esplicitamente. Esse prendono il nome di strutture polifoniche, le quali si
distinguono in:
• Strutture concessive: esse possono essere estese a tutti gli impieghi
concessivi del connettivo “ma”, e spesso sono inoltre accompagnate
dall'avverbio confermativo “certo”, che però non è necessario:

Certo fa bello, ma mi fanno male i piedi.

Fa bello, ma mi fanno male i piedi.

• Enunciati ironici: in genere sono visti come enunciati che consistono nel
dire una cosa per far capire, con maggiore forza, il suo contrario:

Proprio un bell’esame!

Questa frase può essere usata per far sapere all'interlocutore che in realtà
giudica l’esame un vero
disastro.
• La negazione: l'uso più naturale della negazione “non” è quello che mette
in relazione il contenuto dell’enunciato che lo contiene con la sua
controparte positiva:
A Secondo me, Pietro è intelligente.
B No, non è intelligente.
La relazione può essere anche polemica:
Pietro non è gentile. Al contrario, è detestabile.

O metalinguistica:

Pietro non è intelligente, È geniale.

• La presupposizione.

La deissi
La deissi consiste nel ricorso ad espressioni che in un enunciato facciano
riferimento alla situazione spazio-temporale in cui l'enunciato è emesso o
alle persone che lo emettono. Alle espressioni (avverbi, pronomi, verbi)
che realizzano la deissi si da il nome di elementi deittici. La deissi può
essere:
• Personale: quando si fa riferimento alle persone che partecipano alla
comunicazione, in primis al locutore e all'interlocutore, ma anche ad altri
soggetti presenti nella situazione di enunciazione. Questo tipo di deissi è
iscritta nei pronomi personali e possessivi di prima e seconda persona
singolare e plurale;
• Spaziale: quando un'espressione viene interpretata facendo riferimento al
luogo in cui si trova il locutore;
• Temporale: che si organizza attorno al momento dell'enunciazione E si
realizza grazie ad un ampio insieme di espressioni: gli avverbiali ora,
adesso, allora, i sintagmi come fra tre giorni, due settimane fa, gli
aggettivi temporali come prossimo, ehi dimostrativi queste quello;
• Sociale: che è connessa al rapporto interattivo e sociale che lega tra loro i
personaggi della comunicazione.
In particolare vediamo come per mezzo delle espressioni deittiche spaziali
e temporali si può realizzare un altro tipo di deissi noto come “deissi
testuale”. Essa consiste in quella forma di deissi in cui un parlante nel
discorso fa riferimento al discorso stesso o al discorso in atto in quel
momento. Si potrebbe creare confusione con l'anafora ma mentre gli
elementi anaforici evocano un referente del mondo rappresentato dal testo
che è stato già introdotto da un'espressione nominale presente nel cotesto,
gli elementi dei tipici fa diretto riferimento alla materialità del testo in
corso.
Capitolo 12 - Tipi di testo

I testi scritti possono essere organizzati in tipi sulla base di criteri diversi,
ognuno dei quali privilegia un aspetto a scapito degli altri. L'idea è che il
parametro fondamentale consiste nell'intenzione di regolare in maniera più
o meno rigida l'attività interpretativa del destinatario. Distinguiamo così tre
vincoli interpretativi:
• Testi fortemente vincolanti: dove l'emittente ritiene necessario dichiara
il bisogno di regolare la libertà di interpretazione del testo da parte del
destinatario. A questa classe appartengono i testi scientifici, quelli
normativi e quelli tecnico operativi;
• Testi mediamente vincolanti: dove l'emittente ottiene che il destinatario
abbiamo un'interpretazione aderente alla sua e che egli proceda
gradualmente da un suo precedente stato di conoscenza a quelle che
eventualmente gli vengono proposte. Si tratta dei trattati, manuali di
studio, enciclopedie e saggi critici;
• Testi poco vincolanti: essi riguardano la classe della produzione
letteraria Dove l'emittente non pretende dal destinatario
un'interpretazione aderente al proprio pensiero, perché la materia che
tratta è costituita da posizioni molto personali.
Questi diversi vincoli interpretativi sono caratterizzati dal fenomeno
dell'implicitezza, che è poco presente nei testi molto vincolanti e molto
presente nei testi poco vincolanti.

A partire da ciò, possiamo quindi descrivere quelle che sono le diverse


tipologie di testo:
• Testo narrativo;
• Testo dispositivo;
• Testo argomentativo;
• Testo descrittivo;
• Testo prescrittivo.
Oltre a questi, esistono anche delle sottodistinzioni e in questi casi si parla
di generi e sottogeneri. Ad esempio, se prendiamo in considerazione il
sottogenere “manuale di geografia”, sappiamo che esso è incluso nel
sottogenere “manuali studio”, che appartiene al genere “saggi divulgativi”,
che rientrano nel tipo “testi espositivi”. Esistono inoltre anche i testi misti,
caratteristici della scrittura contemporanea e rappresentati da prosa
saggistica e giornalistica.

Testo narrativo (attenzione alle forme verbali)


Il testo narrativo si propone di raccontare un fatto o una storia, facendo
affidamento sulla percezione temporale degli eventi. La sua architettura
semantica è molto complessa. Per quanto riguarda la sua caratterizzazione
globale esso si definisce invasati parametri:
• Distanza degli eventi dal mondo narrato, per cui tanto più un evento è
narrato nei particolari, tanto minore è la distanza che il narratore
interpone tra lui e il mondo narrato. Ad esempio un’autobiografia è un
testo che ha una distanza narrativa molto breve;
• Selezione degli eventi, che dipende proprio dagli eventi che si sceglie di
narrare nel testo, e quelli che al contrario si evitano.
In particolare queste due caratteristiche insieme determinano anche un'altra
grandezza che è la:
• Velocità degli eventi, che è data dal rapporto tra il tempo degli
avvenimenti nel mondo narrato e il tempo effettivo di lettura;
• Ordine degli eventi, che può rispettare quello degli eventi del mondo
narrato oppure distanziarsi da esso in vari modi, introducendo delle
anacronie, che possono avvenire per posticipazione (analessi), o per
anticipazione (prolessi).

Molto importante nel testo narrativo è anche la morfologia dei verbi, che
indicano la posizione temporale degli eventi rispetto al momento
dell'enunciazione ed eventualmente degli uni rispetto agli altri.
Ci sono alcune forme verbali che situano l'evento riguardo
esclusivamente il momento dell'enunciazione e che per questo vengono
dette deittiche. Esse sono l'indicativo presente, indicativo futuro, il passato
prossimo, il passato remoto è imperfetto. Esse decadono soltanto quando si
passa dalla narrazione degli eventi alla loro riproduzione, utilizzando il
discorso diretto.
Oltre alle forme verbali deittiche, ce ne sono altre che hanno una semantica
temporale più complessa, e che si fondano sul momento dell'enunciazione
e su un altro momento fissato all'interno del mondo narrato:

Dopo che fu entrato in aula, si accorse improvvisamente della sua


presenza.

Ci sono qui due eventi situati in passato rispetto al momento


dell'enunciazione, e in particolare il secondo si verifica in un momento
posteriore rispetto al primo. Le forme verbali che caratterizzano questo
tipo di frasi sono il trapassato prossimo, il trapassato remoto, il futuro
anteriore e il condizionale composto.

La morfologia verbale definisce anche la gerarchia degli eventi


rappresentati, in cui si considerano l'aspetto perfettivo e quello
imperfettivo.
L’aspetto perfettivo considera l'evento nella sua globalità con l’inclusione
del punto finale. In particolare esso tende ad essere associato ad una messa
in rilievo di alcuni eventi rispetto ad altri, a differenza dell'aspetto
imperfettivo che fa il contrario.
Quest’ultimo considera l'evento nel suo svolgersi.

Testo espositivo (attenzione alla punteggiatura)


Il testo espositivo ha come scopo quello di trasmettere informazioni e
richiede la comprensione dei concetti tramite analisi e sintesi. C’è dunque
la trasmissione di un sapere, che è accompagnata da una spiegazione. Dal
punto di vista comunicativo, esso si caratterizza per una asimmetria
cognitiva tra il locutore e il destinatario non molto marcata; infatti, chi
produce un testo espositivo ne sa più di chi ascolta o legge.
È possibile distinguere tra testi espositivi analitici e testi espositivi
sintetici. La materia semantica dei primi è molto dettagliata e
accompagnata da ampi movimenti logici e esplicativi; la seconda invece è
sommaria e schematica e rappresentata da riassunti di vario tipo.
Il testo espositivo si caratterizza per un controllo molto attento alle
relazioni logiche che devono rendere più chiaro, preciso e fondato il suo
contenuto, e anche ad introdurre le informazioni in modo calibrato,
marcandone di volta in volta l’importanza, la completezza e il grado di
generalità.

Assodato che, all'interno del testo espositivo sia fondamentale


l'espressione linguistica, consideriamo che la scelta della punteggiatura
occupi una posizione di rilievo.
In particolare, il punto segna dei confini linguistici già proiettati dalla
sintassi; esso crea autonomamente dei confini quando spezza delle unità
sintattiche coese. In particolare, quando stacca una subordinata avverbiale
o una coordinata dalla frase a cui esse si agganciano, gli atti linguistici e
gli atti di costituzione testuale vengo a moltiplicarsi:

Non ha superato l'esame. Perché non ha studiato.

Avviene lo stesso anche per i costituenti subfrasali:

Nicole per la prima del suo film aveva scelto un abito color ruggine
leggero. Come una sottoveste: si.

Si tratta quindi di una simulazione di dialogo, che con il punto acquista


una verosimiglianza.

La virgola invece, agisce sull'interpretazione del testo. La manifestazione


superficiale della vita, caratterizza tipicamente la coordinazione asindetica.
Al contrario, la cosiddetta “virgola-che-apre-e-che-chiude”, si manifesta
sempre in coppia, e una delle due può essere assorbita da un segno
interpuntivo più forte.
Testo argomentativo (attenzione alle espressioni connettive)
Il testo argomentativo ha l’obiettivo di sostenere una tesi attraverso un
ragionamento e che chiama in causa la valutazione di concetti posti in
relazione tra loro. Esso può essere dimostrativo o persuasivo. Il primo si
fonda su premesse certe per arrivare a conclusioni che si presentano come
vere; il secondo parte da premesse la cui validità è più contingente, per
giungere a conclusioni probabili. Le argomentazioni persuasive possono
appoggiarsi a procedimenti cosiddetti associativi e dissociativi:
• Associativi, quando si sfruttano affinità tra elementi e proprietà,
trasportando elementi da una classe all'altra e estendendo proprietà da un
elemento all’altro;
• Dissociativi, quando si procede per esempio alla ridefinizione di un
termine o alla correzione dell'estensione della sua applicazione.

Il cuore di un testo argomentativo è costituito da tre elementi che sono la


tesi, l'argomento e la regola generale. Vi è inoltre la fonte, che può
attribuire autorità all’argomento, oppure la riserva, che evoca un fatto che
se si realizzasse finirebbe con l'indebolire o annullare una tesi (introdotto
spesso da “a meno che”), o ancora il rinforzo che assume tipicamente la
forma di un contro-argomento annullato (introdotto spesso da
“malgrado”).

Quando le relazioni che strutturano il contesto sono esplicite, esse possono


appoggiarsi ai connettivi in senso stretto, oppure possono ricorrere ad
espressioni non intenzionalmente connettive, come in particolare i verbi e
nomi. Solitamente i connettivi hanno un significato intrinseco di tipo
istituzionale, mentre invece i verbi e i nomi hanno un significato
denotativo. Questi ultimi si caratterizzano in particolare per le reazioni
logiche a cui si riferiscono in quanto componenti descrittive.

Testo descrittivo (attenzione alle strutture sintattico-informative)


Il testo descrittivo delinea le caratteristiche di una persona, di un oggetto
ecc., mettendo in discussione la capacità di riconoscerne le peculiarità.
L'entità descritta può essere reale o fittizia.
In genere si distingue tra descrizione oggettiva, che risulta da un’
osservazione neutra, e descrizione soggettiva che è fortemente marcata
dallo sguardo dell'osservatore e dall'obiettivo della descrizione. In generale
esse possono essere o meno prospettiche: quando lo sono, mettono
chiaramente in scena la scelta di un punto di osservazione da parte di un
descrittore.
Quando si descrive un'entità, si scelgono delle parti delle proprietà da
applicare all’una o all'altra di esse: la descrizione è dunque sempre
selettiva e la selezione è guidata da diversi fattori, tra i quali occorre
menzionare almeno la coerenza con il punto di osservazione e l'obiettivo
globale della descrizione.
Colui che descrive Deve evocare gli elementi selezionati in una
determinata successione, anche se nella realtà essi si presentano in modo
simultaneo. Questo ordine può essere volutamente casuale, quando si
intende suscitare l'effetto di confusione o di semplice accumulo, oppure
essere sottoposto ad un ordine di tipo spaziale, per cui si introducono a
mano a mano degli elementi nuovi.
Le strutture sintattiche degli enunciati che formano il testo descrittivo sono
molto diversificate. Esse possono essere:
• Strutture di base: che sono strutture presentative destinate ad evocare
una componente dell’entità descritta, ho strutture ricreative che
nominano una proprietà dell'entità;
• Strutture predicative: il cui predicato è costruito con un verbo pieno,
accompagnato dai suoi eventuali aggiunti, con un sintagma sostenuto dai
verbi essere o avere;
• Strutture sintattiche complesse: esse sono caratterizzate da più frasi e il
passaggio dall'una all'altra coincide con il cambiamento dell'indicazione
spaziale; inoltre è permesso creare gerarchie informative che sono al
servizio della costruzione e dell'obiettivo globale della descrizione.

Testo prescrittivo (attenzione all'espressione della richiesta)


Il testo prescrittivo indica norme o impone obblighi e divieti. Esso si presta
ad una caratterizzazione linguistica specifica:
• Ricetta di cucina: essa è costituita da una sequenza di atti direttivi,
tipicamente al modo imperativo e ordinati in funzione dei bisogni della
loro realizzazione concreta, che naturalmente è facoltativa;
• Testi giuridici: che contengono norme descrittive e norme costitutive.
Le prima stabiliscono obblighi, mentre le altre attuano il contenuto
dell’enunciazione, oppure sono attributive di uno stato o di una
condizione. Il testo giuridico può essere normativo o amministrativo;
• Foglio illustrativo dei farmaci: qui troviamo appunto le informazioni
inerenti farmaco, ma non è detto che al suo interno non ci siano anche
altri esempi di testo, infatti possiamo trovare anche dei paragrafi di
carattere espositivo.

Capitolo 13 - Linguistica del testo e variazione linguistica

Come insegna la sociolinguistica, una lingua si manifesta necessariamente


sotto forma di varietà che vengono caratterizzate facendo riferimento a
grandezze extra linguistiche. Qui entrano in gioco diversi assi di
variazione:
• Diatopico: relativo al mutamento nello spazio;
• Diastratico: relativo agli strati e ai gruppi sociali;
• Diafasico: relativo al variare delle situazioni comunicative;
• Diamesico: relativo al mutare del mezzo fisico con cui si concretizza il
discorso.
Dunque la varietà linguistica è un insieme di elementi di un sistema
linguistico che tendono a presentarsi in concomitanza con determinate
caratteri extralinguistici; ogni tipo e genere di testo dovrà essere
caratterizzato anche attraverso la sua natura varietistica.
Questa relazione tra tipi e generi testuali con la varietà linguistica si
manifesta in due modi diversi:
• Da una parte ci sono generi che per la loro natura implicano l'emergere di
varietà linguistiche specifiche (come il testo giuridico-normativo);
• Dall'altra ci sono generi che possono coniugarsi con varietà diverse,
come la discussione che può essere scritta o parlata, formale o informale.
A proposito di quest’ultima, molto importante riferimento che si può fare
alla lingua mediata dalla rete.

La lingua dei newsgroup


La lingua mediata dalla rete è un insieme di varietà eterogenee, provviste
ognuna di proprietà specifiche linguistiche, anche molto distanti le une
dalle altre. Basti pensare alle differenze che intercorrono tra i blog
giornalistici e le diverse realizzazioni della chat: mentre la lingua dei primi
è un tipo particolare di scrittura formale, non molto distante da quella degli
articoli giornalistici in forma cartacea, la lingua delle seconde presenta
molte caratteristiche del parlato conversazionale informale. Dal punto di
vista morfologico, a differenza della chat, il blog si indirizza difficilmente
verso scelte pronominali standard. Quanto alla sintassi, mentre la chat è
costruita con enunciati brevi e spesso nominali, il blog alterna questi
costrutti con denunciati più ampi, in cui le frasi si collegano per
coordinazione o subordinazione. Riguardo la costruzione testuale, la
differenza tra i due tipi di intervento è abissale: la chat è molto breve,
mentre l'intervento nel blog è ampio e articolato in capoversi.
L'obiettivo dei newsgroup è quello di scambiare informazioni su
particolari temi, che interessano o appassionano gli utenti. L’interesse
risiede soprattutto nel fatto che il discorso prodotto può appartenere a tutti
i tipi di testo possibili: narrazione, descrizione, esposizione,
argomentazione, prescrizione. Inoltre la comunicazione dei newsgroup è
caratterizzata dalla dimensione pubblica. In merito
Una riflessione importante in merito può riguardare la dimensione via
Messico E quindi le caratteristiche della lingua utilizzata: non siamo di
fronte al parlato conversazionale vestito da scritto. Del parlato dialogico
vero e proprio mancano le manifestazioni più tipiche; in generale non si
osservano frasi interrotte, nei cambiamenti di programma sintattico, e non
si può affermare che la punteggiatura sia intesa a riprodurre aspetti
prosodici del parlato.
Per quanto riguarda la prosa, si può parlare di sintassi e di punteggiatura.
La prima caratteristica di entrambi è l’approssimazione. Essa è dovuta alla
velocità della scrittura, Così come all'abitudine di non rileggersi.
Per quanto riguarda la sintassi, si incontrano infatti incisi a cui manca la
virgola di chiusura, passaggi incoerenti da una frase all'altra, costruzioni
implicite al posto di costruzione esplicita, coordinate che dovrebbe essere
subordinate, frasi indipendenti. Le uniche subordinate davvero frequentate
sono quelle obbligatorie dal punto di vista sintattico-semantico; mancano
inoltre subordinate e coordinate precedute dal punto.
La punteggiatura invece è utilizzata in modo parsimonioso, al punto che
alcuni interventi ne sono del tutto sprovvisti, in particolare quando si
necessita dell’uso della virgola.