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l’influenza dell’inglese non si esaurisce nelle interferenze lessicali, ma attraverso di esse

giunge a interessare altri settori. Sul piano grafico si nota un maggior impiego nel linguaggio
pubblicitario delle lettere non tradizionali (specie k, y e x), il ricorso gergale a grafemi
anglicizzanti (briosha), usi iconici di lettere (inversione a U su U-turn, T-shirt). Per la fonetica
è vinta la resistenza alle finali consonantiche, presenti in neoformazioni e in certi usi
emergenti (ad es. l’estensione del non finale tonico). Nella prefissazione è noto l’uso di co-
anche davanti a consonante (cobelligerante, copilota) e di non- coi nomi (indotta da prestiti e
calchi come nonsenso, nonviolenza, no comment, non conformismo). Numerosi i nuovi
formanti ottenuti con clipping: e- da electronics (e-mail, e-book), cyber- da cybernetics, docu-
da document, net- da internet, ecc.; -matic da automatic, -cam da camera, -gate da Watergate,
ecc. Il suffisso -ese, su modello americano, è usato per indicare varietà o stili linguistici
(giornalese, politichese).

Vale menzionare i termini ‘europeismi’ e ‘internazionalismi’: si tratta di parole (come


television/ televisione, telephone/ telefono) o espressioni (come iron curtain/ cortina di ferro,
public relations/ publicche relazioni, Third World/ Terzo Mondo) che non sono nate dal
diretto contatto interlinguistico e dall’interferenza tra inglese e italiano, ma sono comuni a
molte lingue: qui c’entra il latino, come lingua sovranazionale del passato, e l’inglese, per la
sua grandissima diffusione. Latino e inglese vengono a sommare la loro capacità di
penetrazione in altre lingue nei cosiddetti ‘anglolatinismi’, parole di origine inglese ma
costruite a partire da elementi lessicali del latino (o del greco): da television (che fa da
modello per televisione) a symposium (adatto in simposio) a editor o exhaustive (che portano
ai paronimi italiani editore ed esaustivo). Secondo Iamartino si tratta il più volte di parole
dotte che “la lingua italiana è pronta ad accogliere proprio perché sono consonanti con la sua
matrice etimologica”.

Guardando gli anglicismi non adattati, si è notato che essi con massima frequenza entrano in
settori e discipline nuove, a differenza di quanto accade negli ambiti delle discipline già
stabilite, che tendono a scegliere invece di adattare il prestito in qualche modo. Un esempio
del fenomeno sopracitato è il linguaggio dell’informatica, che ha un’alta tolleranza per gli
anglicismi non adattati, a differenza del mondo della medicina e della fisica, dove spesso
viene preferito il metodo di adattamento linguistico. Parole tecnologiche come per esempio
byte, hardware, file, e software sono state accettate completamente, mentre sono meno le
parole che hanno avuto successo in forma alterata, come per esempio resettare e formattare.
Di norma, le discipline maggiormente esposte all’ingresso di prestiti non adattati

sono quelle di nuova formazione come l’economia e l’informatica. Le discipline affermatesi


da tempo (medicina, scienze naturali, fisica, chimica ecc.), che hanno adottato nomenclature
internazionali di base neolatina e posseggono terminologie già sperimentate e stabili,
importano invece prestiti adattati (“bannare”, scannerizzare”, “switchare”, “schedulare”,
“scrollare”, “customizzare”, “randomizzato” ecc.) e calchi traduzione (“stadiazione” da
staging, “convalida concorrente” da concurrent validation ecc.)

. Per i prestiti di necessità, si tratta soprattutto di esigenze di precisione e rigore. Quando


infatti non esiste un corrispettivo in italiano per un nuovo conio tecnico, l’anglicismo presenta
il vantaggio di essere funzionale alla comunicazione scientifica. Alla formazione dei prestiti
di necessità Scarpa attribuisce anche altri due fattori: 1. Difficoltà di tradurre facilmente e
adeguatamente in italiano la forma della parola: per esempio, i sostantivi che terminano con
una preposizione (“turnover”, top-down”) o con la forma in -ing (“computer profiling”,
“aliasing”). 2. Concisione e flessibilità dell’inglese rispetto al corrispondente italiano: va
infatti rilevata in molti casi l’inadeguatezza dei possibili traducenti a livello sia terminologico
sia sintattico. Per esempio, gli ingombranti “deposito di una copia della chiave” per tradurre
key escrow (sicurezza informatica) e “documentazione relativa alla fabbricazione del lotto”
per tradurre batch record (norme di buona fabbricazione dei medicinali).

tre principali categorie per suddividere i prestiti inglesi stabilmente presenti nel vocabolario
informatico italiano: a) termini che vengono utilizzati con la stessa frequenza degli
equivalenti italiani. Es: hard disk / disco fisso (o disco rigido); software/programma;
display/schermo; b) termini che vengono utilizzati più frequentemente degli equivalenti
italiani. Es. file/archivio, Internet/Rete; sharing/condivisione, e computer, i cui corrispondenti
elaborare e calcolatore sono ormai usati soltanto di rado. c) termini che vengono utilizzati
esclusivamente nella lingua d'origine quando non esistono equivalenti italiani. Es: server,
banner, lurker, cookie, mouse, password, browser, scanner, router, etc. Gli equivalenti
italiani di server, banner, lurker, cookie, mouse, password e browser, o, rispettivamente,
'servitore', 'annuncio pubblicitario', 'spiatore', 'biscotto', 'topo’, 'parola chiave' (o 'parola
d'ordine') e 'navigatore' sono utilizzati solo nel lessico comune. L'uso di 'biscotto' e 'topo' per
rendere cookie e mouse si riscontra solo in contesti informatici ironici e scherzosi.

b) Pseudoanglicismi

Pseudoanglicismi sono i “falsi” anglicismi, dovuti a parlanti che hanno una certa familiarità
con elementi inglesi, ma che li interpretano in modo errato o li riutilizzano per nuove
creazioni indipendenti da un preciso modello. Ci sono gli pseudoanglicismi dovuti a un
fraintendimento della struttura o del significato: prestiti decurtati (lift per liftboy),
reinterpretazioni semantiche (parking “luogo di parcheggio” invece che “sosta”), calchi
inesatti (aria condizionata da air conditioned “condizionato per mezzo dell’aria”, fuga di
cervelli su brain drain “esodo di cervelli”). Ci sono anche gli anglicismi apparenti, creati in
modo più o meno corretto in italiano impiegando analogicamente strutture formative
dell’inglese, note dai prestiti o dalla lingua (da trendsetter e opinion maker si è fatto
trendmaker).

Per annoverare alcuni esempi di pseudoanglicismi vale menzionare che golf coat abbreviata
diventa solo golf, con apparente modifica del significato da uno sport a un elemento del
vestiario. Un altro esempio del genere e jolly joker che abbreviato a joker potrebbe sembrare
trasformazione da un aggettivo positivo all’equivalente di wildcard. Un esempio dal mondo
sportivo con un vero significato alterato, è la parola bomber, usata in italiano per indicare un

giocatore che segna tanti gol. Björkenvall nota che, specialmente nel linguaggio giovanile, gli
pseudoanglicismi giocano un ruolo importante nella comunicazione quotidiana.

V. Linguaggi speciali
Le lingue speciali sono caratterizzate da un patrimonio lessicale specialistico e condividono
principali caratteristiche: monoreferenzialità (rapporto biunivoco fra significato e
significante), precisione referenziale, trasparenza, sinteticità e neutralità motiva. La
definizione delle lingue speciali che sta sulla Treccani è “Le varietà di una lingua usate da
gruppi particolari di persone e caratterizzate dall’uso di un lessico s. (terminologie esclusive
di quel settore o termini appartenenti al lessico comune o ad altri settori della lingua e usati
con accezioni peculiari); in questo senso, l’espressione comprende sia le varietà d’uso più
ristretto e specialistico, come per es. la lingua della chimica, sia quelle meno rigidamente
codificate e dunque accessibili da parte di ampi settori della comunità linguistica come il
linguaggio televisivo, politico, giornalistico ecc.”.

a) Il lessico delle lingue speciali

l’adozione dell’inglese come “lingua franca” della scienza e della tecnologia risulta
problematica per l’italiano specialistico, che sta in pratica perdendo alcune sue lingue speciali.
Per esempio, in alcune discipline come la fisica e la chimica, gli studiosi preferiscono scrivere
direttamente in inglese gli articoli da pubblicare sulle riviste specializzate e i manuali di
studio di livello universitario sono per lo più traduzioni di testi scritti originariamente in
inglese. Scarpa conclude che l’inglese è oggi la lingua

internazionale del progresso tecnologico e scientifico globale e, in questa prospettiva,


l’anglicizzazione dell’italiano specialistico può apparire come un fatto di per sé non
necessariamente negativo a fronte degli enormi passi in avanti fatti negli ultimi anni in questi
settori del sapere. L’influenza dell’inglese sull’italiano e sulle altre lingue può infatti essere
considerata come un’indesiderabile quanto necessaria conseguenza nel processo di
costruzione di un discorso scientifico e tecnologico internazionale condiviso, che realizza
l’ampio consenso che oggi esiste su ciò che costituisce un modo internazionale di “fare”
scienza e tecnologia. Quando un anglicismo viene introdotto in una lingua speciale
dell’italiano in alternativa a un termine già esistente, i due termini coesistono per qualche
tempo in una situazione di conflitto semantico. Per esempio, nella terminologia degli studi
dell’emigrazione, a “paese di arrivo” si sono aggiunti negli anni i tre sinonimi“paese di
accoglienza”, “società ospitante” e “società ricevente” derivanti rispettivamente da host
country (i primi due) e da receiving country.

VI. La lingua di informatica

Nel corso di quest’ultimo ventennio c’è stata la rapida espansione della letteratura tecnico-
scientifica in diversi campi del sapere. Uno degli ambiti specialistici in costante evoluzione è,
quello informatico. Un fenomeno significativo è la crescente incidenza della terminologia
della rete, che, insieme a quella delle nuove tecnologie, è ampiamente debitrice innanzitutto
della lingua inglese, non solo per i prestiti, ma anche per neologismi di varia origine e
formazione.

a) Caratteristiche del linguaggio informatico

Dei diversi linguaggi specialistici, quello informatico è senza dubbio il più ricco di
acronimi. Ad esempio, ASCII (American Standard Code for Information Interchange),
SDRAM (Synchronous Dynamic Random Access Memory).1 Un altro tratto sarebbe la
risemantizzazione di termini presenti nella lingua comune, attraverso quello che Bloomfield
definisce “accordo di definizione”: ad esempio, la specifica declinazione di significato, nella
lingua dei social network, del verbo condividere (spesso integrato da neologismi o prestiti
formali, come nell’espressione condividere un post) o, più in generale, nel linguaggio
informatico, il particolare impiego del verbo salvare, calco semantico dalla lingua inglese.2 La
prossima caratteristica del linguaggio informatico è l’introduzione di prestiti formali come
computer, file, password, blog, smartphone, e-mail; l’adozione di lessemi, originariamente
appartenenti ad altri ambiti semantici nella lingua inglese, con valore di “definizioni
analogiche”, come mouse o desktop.3 Oltre a questo, c’è la sostantivazione di aggettivi
stranieri, che rimandano a espressioni di larga popolarità e di diffuso impiego: ad esempio, se
ci si riferisce ai social, il rimando è chiaramente legato ai social network o ai social media.

1 Capuzzo, Barbara. Il linguaggio informatico inglese e italiano: considerazioni su alcuni aspetti lessicali dal
confronto tra le due lingue. Mots Palabras Words 2015.(p.61)

2 Stocchi, Christian. Tecnologia informatica, giornalismo online e lingua della comunicazione digitale: alcune
considerazioni sul sottocodice della rete. “Tigor: Rivista di Scienze della comunicazione e di argomentazione
giuridica. –A.VI (2014) n.2”.(P.4.)
3 ibid.
Poi, vale menzionare anche l’uso di latinismi e aulismi: sebbene più rari, non mancano
nemmeno casi di questo genere, come ad esempio forum o virus, che, attraverso un nuovo
processo di ridefinizione semantica, assumono un significato tecnicamente pregnante, così
come i derivati da virus, ad esempio virale o viralità, che certo non appartengono né sono mai
appartenuti a un registro linguistico quotidiano. E alla fine, non bisogna dimenticare
l’introduzione di simboli non alfanumerici (ad esempio, le cosiddette emoticon, diffuse nella
comunicazione dei social network), che interagiscono direttamente sui processi di selezione
lessicale.4

b) Il lessico inglese nella lingua informatica italiana

Uno degli elementi più evidenti nel linguaggio informatico italiano è la notevole influenza che
l'inglese esercita sulla terminologia informatica italiana. Come Nikolic osserva, è negli

Stati Uniti d'America che sono nati e si sono sviluppati i due sistemi operativi più diffusi nel
mondo – Windows e Mac-OS, ed è l'inglese la lingua dominante della letteratura scientifica
internazionale. Proprio come Nikolic ha concluso, non sorprende, quindi, che il peso
dell'inglese nella lingua italiana sia particolarmente evidente nel caso specifico della
terminologia informatica. Inoltre, a proposito del linguaggio tecnicoscientifico
dell'informatica, la forza che spinge alla standardizzazione di termini anglosassoni è
rappresentata in primo luogo da una comunità internazionale di tecnici e ricercatori che ha nel
proprio patrimonio genetico la preferenza per un linguaggio il più possibile comune, uniforme
e privo di ambiguità, e trova nell'inglese la lingua franca dalla quale in primo luogo attingere
nella costruzione di questo linguaggio. Inoltre, è stato già menzionato che gli anglicismi
tendono a restare non adattati nel linguaggio informatico italiano, a differenza di cosa accade
nel campo di, per esempio, medicina o fisica, dove spesso avviene adattamento linguistico.

4 ibid, (p.5)

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