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LEZIONE 11 MARZO

In questa lezione vedremo come da una parte della casa Editrice Einaudi siano nate altre case editrici
minori e lo faremo analizzando proprio il percorso che porta da una collana specifica einaudiana alla nascita
dell’editore Boringhieri.

Prima di tutto vale la pena soffermarsi sulle collane. La volta scorsa abbiamo cominciato a vedere come
funziona il catalogo Einaudi consultandolo per autori (Proust, Kafka ed Hemingway), da quella prima parte
di storia fotografica della casa editrice, in effetti la prima sezione che troviamo è l’indice bibliografico degli
autori, successivamente l’elenco delle collane e solo alla fine un indice per argomenti. La cosa interessante
è che non è più così, tanto è vero che attualmente anche sul sito Einaudi questa sistemazione non è più
considerata una via maestra d’accesso alla casa editrice. Soprattutto dagli anni ‘30 agli anni ‘80, la
collanologia era diventa un’assurda forma di scienza e da questo si può capire il ruolo fondamentale svolto
dalle collane. Cos’è una collana? È un raggruppamento di libri, un modo per suddividere la produzione della
casa editrice. Solitamente si riconosce visivamente poiché ogni collana possiede un proprio layout grafico
che comprende l’impostazione della copertina e dell’interno nonché il formato e l’impostazione del libro.
Per fare una collana non basta il layout ma sarà necessaria la figura di un redattore responsabile di quella
collana in particolare e soprattutto è necessaria un’idea che distingua i libri prodotti in quella collana dagli
altri di altre case editrici e addirittura per distinguerli all’interno della produzione della casa editrice stessa.
Le collane possono essere pensate in maniera analoga a un’inquadratura fotografica, avendo un oggetto a
seconda dell’inquadratura possiamo dare diverse sfumature, significati diversi. Una collana si può pensare
come un modo per incasellare dei libri. Che un autore o un testo siano presenti da una collana a un’altra
può cambiare la percezione di quell’autore o di quel testo se è la prima volta che appaiono, per esempio se
è un autore esordiente o che viene pubblicato per la prima volta.

Parleremo di diverse collane citando le più importanti come per esempio:

 LA BIBLIOTECA DI CUTURA STORICA (1935); nel catalogo viene presentata come una tra le più
antiche collane che risale agli inizi della casa editrice stessa e successivamente vengono presentati
tutti collaboratori che hanno contribuito alla realizzazione della stessa. Quindi sarà una collana di
alto valore scientifico.
 I SAGGI (1937); è importante poiché esistono ancora con praticamente lo stesso layout. Ci viene
presentata come una collana di saggistica ma non specialistica composta da più o meno 600
volumi.
 NARRATORI STRANIERI TRADOTTI (1938); prima collana narrativa della casa editrice ed è
interessante che sia composta da autori stranieri. Non solo le traduzioni di questa collana sono
estremamente accurate ma fanno riferimento a figure che sono più che semplici traduttori per
esempio Pavese (poeta e scrittore).
 I MILLENNI-CORALLI (1947); i Millenni sono la collana impegnativa canonizzante e proprio in questi
uscirà quasi subito Hemingway. Questa collana viene dotata di un carattere molto classico dato dai
libri racchiusi al suo interno (dalla lirica al racconto, dalla cronaca alla narrativa. I Coralli sono nati
nello stesso anno ed è la collana narrativa più importante della casa editrice
 COLLANA VIOLA (1948); è una collezione di studi religiosi, etnologici e psicologici introducendo
queste scienze umane in Italia
 GETTONI (1951-58); viene definita la collana di E. Vittorini
 COLLEZIONE DI TEATRO (1953)
 CENTOPAGINE (1971-85); anche questa si indentifica con il suo direttore ovvero Italo Calvino e si
propone di cercare testi narrativi che potessero essere stampati in meno di 100 pagine.
 SCRITTORI TRADOTTI DA SCRITTORI (1983-2000); voluta fortemente da Einaudi stesso.
Un’altra collana molto importante all’interno della casa editrice è LA BIBLIOTECA DI CULTURA SCIENTIFICA
(1938) che come ‘Scrittori tradotti da Scrittori’ ha come responsabile direttamente l’editore ovvero Giulio
Einaudi, la persona che si occupa non solo di gestire i rapporti con gli autori ma che si occupa anche di
creare il catalogo di questa collana quindi di reperire i vari testi, trovare i traduttori etc.

Questa collana nasce nel 1938 e ha un’idea di fondo molto innovativa, ovvero, quella di far parlare
direttamente i grandi scienziati creando dei volumi con forte carattere divulgativo che non abbiano nessun
apparato para testuale (nessuna introduzione, nessuna prefazione etc.) ma che appunto sia direttamente
Albert Einstein a spiegare il concetto di relatività. Effettivamente è una collana che nei primi 7 anni di vita,
dal 1938 fino alla guerra, riesce a infilare una sequenza folgorante di titoli con una serie di scienziati Nobel
(Fotocopie). Gli ambiti fondamentali di interesse della collana sono la Fisica e la Scienza Evoluzionistica ma
una cosa molto importante che salta all’occhio è che tra tutti questi personaggi non vi sono italiani, questo
perché gli italiani effettivamente fanno fatica a fare della divulgazione scientifica alta. Quando Einaudi
progetta questa collana sul mercato editoriale vi erano due modi di parlare di scienza: scienziati per altri
scienziati o di professori per gli studenti universitari o comunque testi di difficile acceso; per esempio
editori che lavoravano verso questo ambito erano Zanichelli a Bologna, Hoepli a Milano; oppure vi erano
delle collane di divulgazione popolare ma di bassa livello. In effetti mancava un livello intermedio quindi
per un lettore colto ma non specialista in cui possiamo identificare il lettore classico dell’Einaudi, la
divulgazione scientifica alta fatta da scienziati per tutti mancava o comunque era molto difficile da trovare
proprio perché non c’era una buona divulgazione in Italia piuttosto che la mancanza della ricerca. La
motivazione principale è che in questi anni l’intellettuale più influente Benedetto Croce e il suo prima
compagno di strada e poi rivale Giovanni Gentile, avevano un’idea della scienza piuttosto attardata come di
un qualcosa assolutamente inferiore alla filosofia e di un qualcosa legato prettamente alla tecnica e non
alla più nobili arti come la filosofia e la letteratura. Nel 1905 Croce scrive, rispondendo a una stroncatura
della sua Logica:
<La matematica non possedendo né verità storica né (poiché riposa su postulati arbitrari) verità filosofica,
non è scienza ma strumento e costruzione pratica>

la matematica è uno studio proprio di ingegni minuti. Nella Logica parlerà delle discipline scientifiche come
‘’pseudo-concetti’’. La scienza è strumentale ovvero è una tecnica e chi si dedica alla matematica è
qualcuno di ingegno limitato.

Altro episodio interessante era quello del 1911, gli scienziati italiani c’erano e facevano scienza avanzati ed
erano molti interessati a riflettere sui fondamenti della scienza. In particolare Federico Enriques
(matematico) ha organizzato un congresso ovvero il Congresso della Società Filosofica Italiana dove vi
erano presenti molti scienziati e dove si parlava anche dei vari fondamenti della scienza. C’è uno scontro
violento con Croce e il risultato è che il tentativo di Enriques fallisce e da quel momento per una trentina
d’anni la filosofia italiana si disinteressa completamente alla scienza. Gentile, invece, diventa il ministro
della pubblica istruzione nel 1923 e fa una riforma della scuola che separa nettamente la carriera di coloro
che fanno gli istituti tecnici dalla carriera di coloro che fanno un liceo classico, che consente di avere
accesso all’università. Questo liceo ha un fondamento umanistico e le sue basi sono le lingue morte (greco
e latino), l’italiano e la filosofia, tutto il resto ha meno importanza e proprio per questa struttura il liceo
classico è l’unico che concede l’accesso agli studi universitari quindi anche chi vuole intraprendere una
carriera basata sulla fisica dovrà passare comunque da questo liceo, non ricevendo di conseguenza le basi
necessarie. Tutto questo però non impedisce la ricerca avanzata però crea un terreno culturale poco
favorevole alla divulgazione scientifica seria.

Quindi quella creata da Einaudi è una collana estremamente nuova e innovativa e in più a questa collana
Einaudi cerca di affiancare fin da subito una rivista, il Saggiatore, che però non ha grandissimo successo
poiché Einaudi fa fatica a raccogliere scienziati disponibili a parlare su questa rivista. Quest’ultima è
importante però in quanto tramite la ricerca di scienziati Einaudi crea e consolida una rete di contatti che
saranno fonte di alimentazione per le sue collane scientifiche.

Torniamo un attimo alla collana perché è interessante che gli autori non sono italiani, tranne in casi rari,
ma se andiamo a considerare i traduttori si tratta di traduttori non professionisti. Per esempio Ubardo
Richard era un matematico allievo del professore di matematica della cattedra di Torino, Oliviero era un
allievo di Giuseppe Levi, cattedra di fisiopatologia della cattedra di Torino etc. Einaudi non riesce ad avere
buoni scienziati capaci di parlare ad un pubblico non specialista però nel momento in cui traduce gli
scienziati stranieri capaci di divulgazioni, i traduttori tirati in causa sono degli scienziati questo perché la
saggistica scientifica ha questo problema che non è detto che un traduttore estremamente bravo riesca a
tradurre un testo scientifico poiché questo testo avrà delle conoscenze pregresse non comprensibili se non
a uno specialista. Il circolo in cui Einaudi riesce a trovare i suoi traduttori è un ambiente universitario,
inizialmente torinese.

La figura di Massimo Aloisi è molto interessante perché invece lavora a Roma, fu intercettato negli anni ’40
quando apre la sede romana della casa editrice, è un comunista clandestino e successivamente dopo la
guerra si iscriverà al Partito Comunista. Lui è un biologo e soprattutto ne parliamo perché sostanzialmente
dopo la guerra Einaudi smette di occuparsi di questa collana e il consulente esterno che se ne occupa è
questo Massimo Aloisi che non svolgerà un buon lavoro. Aveva un modo sbagliato di gestire a
testimonianza delle lettere di Cesare Pavese in cui si lamenta del fatto che Aloisi manda lunghi elenchi di
libri da tradurre ma poi di fatto quando poi ci sono dei libri da ancorare quindi leggere, rivedere la
traduzione etc. questo lavoro non lo fa. Infatti abbiamo una metà degli anni ’40 in cui questa collana non
funziona tantissimo, in corrispondenza agli di Aloisi e successivamente dal 50 in poi le cose cominciano a
funzionare meglio. Questo perché arriva qualcuno ad occuparsene a tempo pieno, non da consulente
esterno non pagato bensì da redattore interno retribuito e si tratta di Paolo Boringhieri. Entra nel 49 per un
po’ si occupa dell’ufficio stampa e successivamente viene mandato ad occuparsi della Biblioteca di cultura
scientifica svolgendo un ottimo lavoro, facendo funzionare appieno la collana (nel 50 ci furono ben sette
uscite, nel 1951 altre cinque)

Paolo Boringhieri è un cittadino svizzero. C’è stata una fase nella storia dell’industrializzazione italiana in
cu li svizzeri migravano in Italia per fondare delle industrie. Figlio di un industriale venuto qui in Italia per
fondare un’industria di birra e in quanto cittadino svizzero non viene reclutato militare ma nonostante ciò
nel 1943 partecipa alla Resistenza. Si lega in quegli anni (1949) a Felice Balbo entrando tramite
quest’ultimo nella casa editrice. La figura di Balbo è importante perché all’interno dell’Einaudi non era solo
il filosofo chiacchierone che correggeva male le bozze, come racconta Natalia Ginzburg, ma aveva anche un
interesse per la scienza e per la filosofia della scienza e di conseguenza porta questi suoi interessi
all’interno della casa editrice e queste sue attenzioni verso qualcosa che sarebbe arrivato anche in Italia.

Non è un caso che venga coinvolto Ludovico Geymonat nelle traduzioni del 48 di ‘’Aritmetica e Logica’’ di
Frege. Geymonat è quello che effettivamente inizia a lavorare per resuscitare la filosofia della scienza e in
particolare fonda un centro di studi a Torino al quale partecipa pure Bobbio. Quindi dentro la casa editrice
abbiamo Balbo che ha interessi per i rapporti tra filosofia, scienza e tecnica; abbiamo Bobbio che è un
senatore di Einaudi che lavora al suo Centro di studi Metodologici insieme a Ludovico Geyomnat che con la
casa editrice non ha mai un rapporto redazionale o di consulente ma è comunque un consulente per
quest’area della filosofia. Effettivamente Einaudi lavora in questi anni per cercare di smantellare l’antipatia
cruciale per la filosofia della scienza.

Tra le cose che non piacevano a Croce c’era la Psicoanalisi di Freud e infatti abbiamo un’altra collana
chiamata I Manuali Einaudi che a differenza di Biblioteca di cultura scientifica il lettore non è generico ma
si tratta dello studente universitario, siamo infatti nell’ambito dell’insegnamento della didattica della
ricerca più avanzata. All’interno di questa collana è presente un libro ovvero il trattato di psicoanalisi di
Cesare Luigi Musatti. Si tratta del primo manuale universitario della psicoanalisi a livello didattico e fu
pubblicato nel 1949. In realtà questo libro era già pronto dal 1938 però come esattamente come il libro di
Einstein le leggi raziali non permettevano autori ebrei come Freud e Cesare Musatti (padre della
psicoanalisi in Italia). Da Torino, quindi, ci spostiamo a Padova, Musatti si forma come assistente di Vittorio
Benussi che seguiva un'altra impostazione di ricerca scientifica sulla psicologia umana, però Benussi
ciononostante lascia libero spazio alle ricerche del suo allievo Musatti che si appassiona molto presto della
psicoanalisi e già nel 1933-34 comincia a fare corsi universitari sulla psicoanalisi. Il libro è pronto nel 1938
perché sostanzialmente a Musatti viene l’idea di scrivere un libro con base le sue dispense universitarie che
preparava per i suoi studenti, di conseguenza lo propone ad Einaudi che accetta subito perché è
interessato a tutto ciò che è ricerca avanzata e quindi anche la psicoanalisi e ovviamente l’idea di
connettere la psicoanalisi a un’impostazione scientifica ci dà un inquadramento molto chiaro di Freud. Però
nel 1938 Musatti che è ebreo perde il posto, infatti, viene espulso dall’università e 3-4 anni dopo lo
ritroviamo a Ivrea, essendo la sede della fabbrica dell’Olivetti (macchine da scrivere). Adriano Olivetti non
ha ancora in mano l’azienda di famiglia e si dedica a vari progetti non solo imprenditoriali ma anche
culturali e quindi in questi anni, precisamente nel 1942 inizia a progettare una casa editrice. Sempre in
quell’anno Adriano Olivetti ha una posizione abbastanza forte da poter proteggere altri intellettuali che
avevano perso il posto e tra questi troviamo Musatti. Tra tutte le cose che Olivetti vorrebbe pubblicare ci
sono tutti i testi fondamentali della psicoanalisi e quindi anche se per le leggi raziali non sono pubblicabili,
Olivetti ne compra i diritti di pubblicazione non solo di Freud ma anche di Jung e tanti altri psicoanalisti
importanti. Dopo la guerra Olivetti cambia idea cambiando completamente la sua casa editrice e di
psicanalisi non pubblicherà nulla e si conseguenza i diritti di pubblicazione in suo possesso sarà oggetto di
contesa per molte case editrici italiane.

La psicoanalisi in Italia arriva anche relativamente presto solo che ha dei rivali abbastanza importanti:

 Croce e Gentile e in generale tutto l’orientamento idealistico della cultura italiana;


 La psicoanalisi è troppo materialista: come il fondamento della psiche e dall’arte secondo Freud
sarebbe una cosa materiale e brutale come le pulsioni che poi hanno un origine sessuale;
 La cultura cattolica e in particolare Padre Agostino Gemelli, gesuita e fondatore della Cattolica di
Milano e tra le altre cose è anche uno psicologo;
 Dal 1938 c’è una parte della cultura fascista (antisemita) che impone la censura e la psicoanalisi era
considerata una scienza giudaica.

Ci sono comunque delle traduzioni abbastanza precoci tra il 1915 e il 1921 però come tutte le cose nuove
spesso arrivano dalla periferia e cioè l’opera di Marco Levi Bianchini che è uno psichiatra che non praticherà
mai la psicoanalisi cioè lui continuerà a fare il suo lavoro ma solo da psichiatra. Affascinato però da Freud
inizia a tradurre tre libri molto importanti e la cosa più importante di questo periodo è che qualcuno arriva
in Italia e inizia a praticare la psicoanalisi e questo qualcuno è appunto Edoardo Weiss che ha in cura grandi
intellettuali e scrittori come Umberto Saba, Giorgio Voghera e Roberto Bazlen.

Nel 1925 Marco Levi Bianchini fonda a Teramo la Società Psicoanalitica italiana e poi abbiamo sempre per
questo ambito delle traduzione non pubblicate da Bianchini nelle sue collane ma da case editrici più
importanti come Laterza. Infatti quest’ultima possedeva una collana che si occupava non tanto di psicologia
ma di antropologia. A Croce non piaceva molto questa collana ma nonostante questa sua disapprovazione
la collana aveva un grande successo e tra i libri che la costituivano viene pubblicato anche ‘’Totem e tabù’’
quindi uno dei testi più antropologici ed etnologici di Freud. Mentre per arrivare a testi di psicoanalisi più
propri dobbiamo aspettare il 1931 con Weiss che pubblica dei saggi di introduzione alla psicoanalisi per
Hoepli. Nel 1938 ci sono le leggi raziali e si scioglie la Società Psicoanalitica italiana e Weiss, che non aveva
la nazionalità italiana, si trasferisce negli Stati Uniti. Nel 1942, però, vediamo Jung tradotto da Einaudi nei
Saggi e anche nel 1948 dove nella collana ‘’viola’’ di Einaudi escono altri due testo dello psicologo e
psichiatra svizzero.
Emerge successivamente come protagonista un’altra casa editrice che si chiama Astrolabio, fondata a Roma
da Ernst Burkhart che è un psicoanalista che nel 900 è stato importante tanto quanto Weiss. Burkhart
diventa il consulente di questa casa editrice che inizia a pubblicare non solo Jung ma anche Freud. Ed è
proprio Astrolabio che si mette in competizione con Einaudi per acquisire quei diritti di pubblicazione che
erano in possesso di Olivetti. A Pavese (casa editrice Einaudi) interessa soprattutto Jung poiché quest’ultimo
era più vicino ai suoi interessi in quanto metteva insieme l’analisi scientifica della psiche con la scelta degli
archetipi, della mitologia quindi tutta una connessine con l’antropologia che in Freud non era così potente.
In effetti andando a vedere la collana viola si ritrovano molte traduzioni di Jung che di Freud.

Se Jung va alla collana viola, Freud continua ad essere inquadrato innanzitutto come scienziato quindi lo si
ritrova nella Biblioteca di cultura scientifica nel 1951-52 con dei saggi curati da altri psicoanalisti: Servadio e
Lucentini. Giulia Boringhieri commentando l’inquadratura data a Freud da Einaudi dice che proprio l’opera
dello psicoanalista viennese veniva proposta inequivocabilmente scientifica, in contrapposizione ad
Astrolabio che la presentava in una collana che dopo i primi testi di psicologia era declinata su un versante
più di spiritualità e mitologia. Quindi Astrolabio con a capo uno junghiano crea un contesto per le opere di
Freud che vira in quella direzione, mentre il Freud di Einaudi è riconosciuto appieno come scienziato.

Ora affronteremo il passaggio della Biblioteca di cultura scientifica che dal 1949 è nella mani di Boringhieri a
Boringhieri Editore. La storia è legata alla mancanza di capitali che affligge la casa editrice soprattutto negli
anni 50. Nel 1951 la Biblioteca di cultura scientifica insieme ad altre quattro collane viene scorporata e
trasformata in una società a parte di cui Einaudi è secondo azionista di conseguenza mette a disposizione il
capitale ma comunque conserva una funzione dirigenziale nei confronti dell’azienda, mentre Antonino
Ragusa mette solo i soldi e non ha facoltà decisionali. Questo è un modo per far entrare i capitali richiesti.
Infatti le Edizioni Scientifiche Einaudi, così si chiameranno dal 1951 al 1957, funzioneranno come quasi una
casa editrice autonoma diretta appunto da Paolo Boringhieri a cui ormai Giulio Einaudi non si interessa
quasi più. All’ennesima crisi economica della casa editrice Raffaele Mattioli propone una nuove soluzione
consigliando ad Einaudi di venderla direttamente a Boringhieri visto che comunque in un certo senso
quest’ultimo agisce già da editore autonome. Boringhieri ha la possibilità di farlo, compra queste cinque
collane e crea la sua casa editrice. Nell’aprile del 1957 c’è la vendita e nel luglio dello stesso anno c’è il
cambio di nome.

Dai documenti che ritroviamo sembra Giulio Einaudi pensasse che Boringhieri avrebbe continuato ad agire
come aveva fatto negli anni precedenti e quindi quasi si offendesse nel momento in cui Boringhieri cambia
nome, stemma, grafica e tutto il layout di partenza. La fonte di questi dibattiti è il diario di Dario Ponchiroli.
Nel suo diario è molto interessante quello che dice il 9 gennaio del 1958, cioè quando Boringhieri ha
comprato la casa editrice, gli ha dato il suo nome e teoricamente dovrebbe essere totalmente autonomo. È
come se nella testa di Einaudi Boringhieri non avesse effettivamente la libertà di agire come dovrebbe fare
a tutti gli effetti un editore e ovviamente il giudizio su quello che fa è negativo. La cosa interessante che già
prima dell’autonomizzazione completa Boringhieri parlava del suo lavoro alle collane scientifiche come di
un lavoro già autonomo, parlava della Repubblica autonoma di via Brofferio che sostanzialmente era
l’indirizzo delle Edizioni Scientifiche Einaudi. La distanza era minima tra le due sedi ma questa lontanezza
fisica rispecchiava l’importanza che le Edizioni Scientifiche Einaudi avevano all’interno della casa editrice. Lo
stesso Boringhieri affermava questo tanto che a un certo periodo si trovò ad essere l’unico responsabile e
l’unico interessato alle collane. Questo perché quando la casa editrice entrò in un periodo incentrato più
verso la politica anche Einaudi perse interesse per queste collana, proprio per questo Boringhieri parla di
repubblica autonoma. Tutto questo suo pensiero inoltre è confermato dai documenti delle famose riunioni
del Mercoledì dove delle Edizioni Scientifiche Einaudi non se ne parla.

Una delle poche volte in cui Boringhieri prende la parola nei verbali delle riunioni del mercoledì è stata
proprio per riproporre nuovamente il primo libro di Primo Levi all’Einaudi. La pubblicazione di questo libro
avviene tramite l’appoggio di Foà mentre il tentativo di Boringhieri fallisce miseramente. Questo sta ad
indicare che Paolo Boringhieri magari all’interno della casa editrice non aveva grande ascolto al di fuori
delle collane scientifiche. Perché Boringhieri pensa che Primo Levi sia necessario all’interno della casa
editrice tanto da pensare anche a una retribuzione? Innanzitutto perché è qualcuno che è già nell’ambito
scientifico essendo non solo chimico ma anche fisico e biologo; consce tre lingue e soprattutto conosce la
letteratura tecnica di queste lingue e infine è una persona molto precisa che consegnato le sue traduzioni
nel momento giusto e le ha curate nei minimi dettagli. In poche parole è la figura ideale del revisore del
consulente della letteratura scientifica.

Boringhieri, inoltre, parla delle traduzioni scientifiche. In precedenza abbiamo detto che in Italia non c’era
negli anni 30-40 una traduzione di alta divulgazione di fatto continua a non esserci anche se il cuore di una
collana scientifica sono proprio le traduzioni. Il problema di una casa editrice che cerca di lavorare
soprattutto sulle traduzioni dei testi scientifici è che il traduttore normale non ha le competenze per
tradurre testi scientifici tecnici e allora il testo si va a mettere nella mani degli scienziati che possono
lavorare tantissimo sul contenuto, ma non essendo dei traduttori di professione non dedicheranno la cura
meticolosa al testo rispetto a come farebbe un vero traduttore. Di conseguenza il lavoro di revisione deve
essere fatto all’interno della casa editrici quindi ci vuole un personale altamente specializzato. Un altro
problema delle traduzioni scientifiche è anche il linguaggio. In Italia mancando una divulgazione scientifica
veniva a mancare anche un linguaggio scientifico italiano di conseguenza nell’atto del tradurre molto spesso
venivano anche inventati dei termini per poter compensare i vuoti. Inoltre ogni ramo della scienza aveva un
linguaggio specifico.

Boringhieri si crea un nome con la traduzione integrale prima delle opere di Freud e poi delle opere di Jung.
La cosa interessante è che questo progetto nasce ben prima della nascita della casa editrice Boringhieri.
Abbiamo una lettera di quest’ultimo che indirizza a Musatti (autore del primo manuale di psicoanalisi)
comunicandogli l’intenzione di fare questa traduzione integrale che non farà con Einaudi ma con la sua casa
editrice. Tra l’altro sappiamo che nell’Einaudi la traduzione integrale non era qualcosa di abituale quindi
forse sarebbe stato un progetto che in Einaudi non sarebbe andato in porto. La traduzione di Freud sarà
una delle più importanti che farà il nuovo editore e sicuramente una tra le più impegnative.

Innanzitutto prima cosa da fare è acquisire i diritti di pubblicazione in Italia delle opere di Freud che non
vengono acquisite direttamente dalle edizioni tedesche ma si attinge a un’edizione dell’opera curata dalla
figlia di Freud in inglese, quindi si trattava di un testo assolutamente affidabile. La traduzione italiana sarà
condotta sul testo della traduzione inglese ma collazionata sul testo originale tedesco, inoltra verrà curata
integralmente da due psicoanalisti, Musatti e Facchinelli, e da due germanisti. Altra scelta di Boringhieri è
che l’opera sarà in ordine cronologico e non tematico però il primo volume che esce nel 1966 è il Terzo che
è appunto L’interpretazione dei sogni. Questa traduzione è importante perché è tramite questa che viene
creato il lessico italiano della psicoanalisi.