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Filippo Martini
UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI PERUGIA 2014/2015

RIASSUNTI DI
MERCEOLOGIA
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MERCEOLOGIA

Il ruolo delle scienze merceologiche


La merceologia è la disciplina che si occupa di studiare la produzione, le caratteristiche e l’uso delle merci: si
parla delle imprese che hanno una attività di import – export, considerando l’Unione Europea come un’unica
entità (a 28 stati) negli scambi con i paesi terzi.
Nella merceologia si tiene conto delle recenti disposizioni normative dell’UE, le quali hanno subito notevoli
cambiamenti al fine di adeguarsi alle nuove esigenze dell’attuale contesto economico – commerciale.
Una branca della merceologia è la merceologia doganale, che è lo studio di quanto è oggetto di scambio
internazionale, considerato da un punto di vista legato alla sua immissione al consumo dopo
l’attraversamento di una linea doganale, delle modalità di tale attività e dei problemi che ne conseguono.
Tale branca della merceologia è dovuta dalla diversa negoziazione delle merci che può avvenire sia
all’interno di un territorio doganale sia tra paesi diversi separati da una linea di dogana.

Globalismo – Globalità - Globalizzazione


• Globalismo  il mercato mondiale rimuove o sostituisce l’azione politica. Questa corrente crede che
la globalizzazione abbia una sola dimensione economica (riduzione della multidimensionalità della
globalizzazione alla dimensione economica e subordina le altre, ecologica, culturale, politica e
civile), impossibile da influenzare, e che il mercato si autoregoli nel migliore dei modi senza l’aiuto
dello Stato che, inoltre, deve lasciare che l’economia e la società si regolino da soli. Sancisce il
primato dell’economia sulla politica.

• Globalità  percezione di vivere in una società globale: tutto quello che avviene nel nostro pianeta
non è un evento isolato localmente perciò le azioni, le organizzazioni e le istituzioni vanno adattate
al concetto “locale/globale”.

• Globalizzazione  processo di interdipendenza economica, sociale, culturale, politico e tecnologico, i


quali effetti, positivi e negativi, hanno una rilevanza planetaria, tendendo ad uniformare il commercio,
le culture, i costumi e i pensieri. Questo significa anche non Stato mondiale, cioè società mondiale
senza Stato mondiale e senza governo mondiale, dove gli strumenti di politica economica adottati
dai singoli Stati perdono efficacia (tasso d’interesse, tasso di cambio e interventi di politica fiscale).

La delocalizzazione produttiva delle merci


Per delocalizzazione produttiva si intende la produzione dislocata in regioni o stati diversi da quello di
origine: alcune fasi produttive possono essere totalmente delocalizzate in luoghi ritenuti più adatti.
Sempre più spesso gli operatori economici dei paesi sviluppati fanno ricorso a tale fenomeno, andando a
investire e collocando parte della propria attività, prevalentemente quella a più bassa intensità di capitale, in
aree caratterizzate da costi industriali inferiori alle aree di origine. Questa divisione internazionale dell’attività
produttiva contribuisce all’espansione dei traffici commerciali doganali.
Alla delocalizzazione si contrappone la localizzazione produttiva e l’internalizzazione, che riguardano i
processi di adattamento di un prodotto, pensato e progettato per un mercato o un ambito definito, ad altri
mercati o ambiti esteri. La localizzazione riguarda l’aggiunta di particolari caratteristiche che permettono di
utilizzare i prodotti in specifici mercati o ambiti locali; invece, l’internalizzazione consiste nell’adattamento dei
prodotti per un utilizzo più generale, al di fuori del mercato o ambito in cui sono stati progettati i prodotti
stessi.
La scelta dell’internalizzazione, di importanza strategica per il nostro sistema produttivo, è praticamente
obbligata per le imprese che vogliono svilupparsi, confrontandosi in un contesto competitivo sempre più
ampio.

Le aree di libero scambio, l’unione doganale, l’Unione Europea


• Aree di libero scambio  è un accordo di integrazione economica, in cui i paesi concordano di
eliminare dazi e quote tariffarie su parte o tutti i beni tra loro scambiati, tramite un accordo di libero
scambio. Quindi, tra gli stati contraenti non ci sono imposizione daziarie sulle merci
commercializzate, in quanto ciascun paese è libero di imporre diritti doganali sulle merci provenienti
da paesi terzi.
Lo scopo della creazione di tali aree è quello di eliminare gli ostacoli tariffari tramite una
cooperazione economica commerciale.
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Le aree di libero scambio più importanti sono:


1) EFTA: sorta tra paesi europei nel 1959;
2) UMA: comprende stati asiatici, creata nel 1989 con lo scopo di creare una stabilità regionale,
migliorare il coordinamento politico e inserire gradualmente la libera circolazione dei beni, servizi
e dei fattori di produzione tra gli stati membri;
3) NAFTA: creata nel 1993 tra i paesi del nord America, sulla base di un precedente accordo di
libero commercio tra USA e Canada (FTA). Lo scopo è che i beni e i servizi di un paese
aderente all’accordo non devono essere sottoposti a trattamenti diversi da quelli riservati agli
stessi beni nazionali.
4) ASEAN: creata nel 1967 tra i paesi del sud – est asiatico, ed ha lo scopo di accelerare la
crescita economica e di promuovere la pace e la stabilità regionale.
5) MERCOSUR: nato nel 1991 da alcuni paesi dell’America latina, viene considerato però come un
unione doganale

• L’unione doganale  è un accordo commerciale (preferenziale) tra paesi che aderendo fanno si che
vengano abbattute le barriere commerciali che impediscono la libera commercializzazione delle
merci con l’istituzione di una tariffa doganale esterna comune. Quindi gli stati contraenti adottano
una tariffa doganale uguale per le merci provenienti da paesi terzi.
Il principale problema alla base della costituzione di una unione doganale è l'esistenza di costi
causati dalla diversione commerciale, ossia l'invio delle merci da una destinazione autorizzata ad
un'altra non sottoposta all'approvazione delle autorità competenti.

La differenza tra l’unione doganale e l’area di libero scambio, è che anche se entrambe sono accordi
commerciali, i membri di una area di libero scambio non hanno la stessa politica doganale verso i paesi non
membri, ciò significa che ciascun paese membro può applicare differenti dazi o quote tariffarie a paesi non-
membri.

L’Unione Europea
L’UE è un’unione politica ed economica di carattere sovrannazionale, che è formata dai 28 stati membri del
continente europeo. Essa è un’unione tra stati sovrani che esercita un potere pubblico (affari esteri, politica
economica…). A tale nome si è arrivati con il trattato di Maastricht nel 1992.
Come detto l’Unione Europea è caratterizzata dalla presenza di 5 istituzioni sovrannazionali:
1) Parlamento, eletto dai cittadini degli stati membri (organo controllo democratico, con funzione
legislativa);
2) Consiglio, in rappresenta dei governi degli stati membri (funzione legislativa);
3) Commissione, motore ed organo esecutivo;
4) Corte di giustizia, che garantisce la conformità con il diritto;
5) Corte dei conti, che verifica la gestione del bilancio UE, che deve essere sano e corretto.

Tali istituzioni sono affiancate da altri 5 organi:


1) Comitato economico e sociale europeo, che è il portavoce delle opinioni della società civile;
2) Comitato delle regioni, è il portavoce delle opinioni degli enti regionali e locali;
3) Banca centrale europea (BCE), responsabile della politica monetaria e della gestione dell’euro;
4) Mediatore europeo, tratta le denunce presentate dai cittadini contro i casi di cattiva amministrazione
nell’azione di un’istituzione o di un organo UE;
5) Banca europea degli investimenti, contribuisce al conseguimento degli obbiettivi UE tramite il
finanziamento di progetti di investimento.

Compiti delle istituzioni sovrannazionali


Parlamento europeo = è l'assemblea legislativa dell'Unione europea insieme al Consiglio dell'Unione
europea, costituisce una delle due camere che esercitano il potere legislativo nell'Unione. Esso rappresenta i
cittadini dell’unione europea in quanto è eletto da questi, con suffragio universale ogni 5 anni. Esso ha
diverse funzioni:
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− discutere e approvare le normative europee;


− controllare le altre istituzioni dell’UE per accertarsi che agiscano democraticamente;
− discute e adottare il bilancio dell’UE.

Il numero degli europarlamentari è calcolato in funzione della popolazione di ciascuno di essi, ogni paese
può contare da un massimo di 96 a un minimo di 6 deputati per un totale di 750 deputati più il presidente. I
gruppi parlamentari sono organizzati in base allo schieramento politico.

Consiglio dell’Unione Europea = denominato anche consiglio dei ministri europei, rappresenta tutti i governi
degli stati membri, i ministeri di tutti i paesi dell’UE si riuniscono per adottare le normative e coordinare le
politiche. Detiene - insieme col Parlamento europeo - il potere legislativo nell'ambito dell'Unione europea.
Le sue funzioni sono:
− approva la legislazione dell’UE;
− coordina le politiche economiche dei paesi membri;
− firma gli accordi tra l’UE e gli altri paesi;
− approva l’annuale bilancio dell’UE;
− elabora la politica estera e di difesa dell’UE;
− coordina la cooperazione fra i tribunali e le forze di polizia nazionali degli stati membri.
− non ci sono membri fissi, ma ad ogni riunione, ogni paese è rappresentato dal ministero
responsabile della materia di cui si tratta;
− le discussioni e le votazioni sono pubbliche e l’approvazione avviene a doppia maggioranza, ad
eccezione delle decisioni importanti che richiedono l’unanimità.

Non deve essere confuso col Consiglio d'Europa, che è un'organizzazione internazionale del tutto
indipendente dall'Unione europea che riunisci tutti i capi di Stato e di governo; e inoltre, va tenuto distinto,
inoltre, dal Consiglio europeo, che (benché strettamente collegato) è un diverso organo dell'Unione europea.

Commissione europea = è l’organo esecutivo e promotrice del processo legislativo, è composta da un


delegato per stato membro (commissario), a cui è richiesta la massima indipendenza dal governo nazionale
che lo ha indicato. La Commissione rappresenta e tutela gli interessi dell'UE nella sua interezza; avendo il
monopolio del potere di iniziativa legislativa, propone l'adozione degli atti normativi comunitari, la cui
approvazione ultima spetta al parlamento europeo e al Consiglio dell’Unione europea.
Il presidente viene nominato dal consiglio, mentre i commissari dal consiglio e dal presidente, ed entrambi
vanno approvati dal parlamento.
Le sue funzioni sono:
− propone atti legislativi;
− gestisce il bilancio e concede finanziameni;
− controlla che venga applicato il diritto dell’UE;
− rappresenta l’UE a livello internazionale.

Corte di giustizia = ha il compito di fare rispettare il diritto europeo, il quale deve essere applicato
uniformemente in tutti i paesi dell’UE. Essa è composta da un giudice per ogni stato membro e da nove
avvocati nominati di comune accordo dai governi degli stati membri. Si pronuncia su:
− rinvio pregiudiziale;
− ricorso per inadempimento;
− ricorso di annullamento;
− ricorso di carenza;
− ricorso diretto.

La corte è aiutata nelle decisioni da un tribunale, che si pronuncia sulle cause presentate dai cittadini o
imprese, in materia di concorrenza. Per ogni caso sottoposto al giudizio della corte vengono designati un
giudice e un avvocato e il procedimento viene diviso in due fasi: una scritta, dove vengono presentati dalle
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parti documenti scritti; e una orale, dove vi è una pubblica udienza, in cui l’avvocato espone le sue
conclusioni e il giudice emette la sentenza.

Corte dei conti = verifica il finanziamento delle attività dell’UE. Essa deve migliorare la gestione finanziaria
dell’UE e riferire in merito all’uso dei fondi pubblici. Dal momento che la corte dai controlli scopre delle frodi o
delle irregolarità ne informa gli organi competenti, in quanto non ha poteri giuridici propri. È composta da un
membro per ogni paese e da un presidente nominato dai membri. Le sue funzioni sono:
− presentare al parlamento europeo e al consiglio una relazione annuale sull’esercizio precedente;
− esprimere dei pareri sulla legislazione finanziaria della UE;
− ispezionare le istituzioni europee, i paese membri e quelli che beneficiano delle sovvenzione
UE.

Compiti degli organi dell’Unione europea


Comitato economico e sociale europeo = rappresenta la società civile, i datori di lavoro e i lavoratori, è un
forum di discussione sulle questioni legate al mercato unico. Ha come compito quello di offrire ai gruppi di
interesse (sindacalisti) la possibilità di esprimersi sulle proposte legislative dell’UE. È composto da membri
provenienti dai gruppi di interesse economico e sociale di tutta Europa, nominati dai governi nazionali e dal
consiglio dell’UE.

Comitato delle regioni = rappresenta le autorità regionali e locali, il suo compito è quello di far si che la
legislazione dell’UE tenga conto della prospettiva locale e regionale. Anche esso è composto da membri
provenienti da tutti i 28 paesi, e sono nominati dal consiglio.

Banca centrale europea (BCE) = è responsabile della politica monetaria europea. I suoi obbiettivi sono quelli
di mantenere la stabilità dei prezzi; e, mantenere stabile il sistema finanziario. Le banche centrali dei vari
paesi membri più la BCE vanno a formare il SEBC.
La BCE è costituita dal: comitato esecutivo; il consiglio direttivo; e, il consiglio generale.

Mediatore europeo = indaga sulle denunce contro organi istituzionali, uffici e agenzie dell’UE, esso è eletto
dal parlamento.

Banca europea degli investimenti = finanzia i progetti d’investimento dell’UE e sostiene le piccole e medie
imprese attraverso il fondo europeo per gli investimenti. Essa assume prestiti sui mercati dei capitali e
concede prestiti.

Gli organi dell’UE sono competenti ad emanare i seguenti atti:


1) regolamenti;
2) direttive;
3) decisioni;
4) raccomandazioni e pareri.

Il regolamento si sostituisce e si sovrappone alla regolamentazione interna dei singoli stati membri; ha
portata generale, è obbligatorio in tutti i suoi elementi ed è direttamente applicabile in ciascuno degli stati
membri. Entra in vigore a seguito della semplice pubblicazione nella GU della comunità, trascorsa una
vacatio legis di venti giorni, oppure entro un limite di volta in volta stabilito. Esso è uno strumento di
attuazione immediata del potere normativo conferito alle istituzioni sovrannazionali dai trattati.
La direttiva riguarda il risultato da raggiungere, salvo restando la competenza degli organi nazionali in merito
alla forma ed ai mezzi per trasformale in norme di dettaglio. Essa è il provvedimento che gli stati membri
devono adottare per realizzare gli obbiettivi comunitari.
Le decisioni hanno portata concreta, è un atto vincolante e quindi il soggetto a cui è destinata è tenuto ad
osservarla, acquista efficacia con la notifica ai loro destinatari. Quindi, tramite le decisioni le istituzioni
decidono se qualcuno deve agire o astenersi dall’agire imponendo obblighi e diritti.
I pareri sono atti di diritto comunitario derivato che tende a fissare e a rendere noto il punto di vista
dell’istituzione che lo emette in ordine ad una questione.
Infine, troviamo le raccomandazioni, esse hanno lo scopo di far si che il destinatario tenga un certo
comportamento. Questi ultimi due atti elencati hanno tra di loro punti in comune:
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− privi di vincolo normativo, in quanto sono provvedimenti non normativi;


− i loro contenuti sono presi in considerazione dalla corte ai fini dell’interpretazione delle norme
comunitarie;
− non contengono obblighi giuridici nei confronti dei destinatari.

Oltre a dei punti in comune ci sono anche delle differenze, che sono le seguenti:
− da un punto di formale i pareri vengono richiesti agli organi comunitari, mentre le raccomandazioni
provengono da autorità degli organi comunitari;
− da un punto di vista sostanziale, i pareri permettono di pronunciarsi in modo non vincolante senza
imporre obblighi giuridici, mentre le raccomandazioni consentono di seguire una linea di condotta
riguardo problemi di carattere più ampio.

Il trattato di Maastricht
Il trattato sull’Unione Europea (TUE), firmato a Maastricht il 7 Febbraio del 1992 dai 12 paesi che allora
facevano parte della comunità europea, è entrato poi in vigore il 1 Novembre del 1993.
Fissa le regole politiche e i parametri economici necessari per l’ingresso dei vari stati nell’UE. L’Unione
Europea da esso creata è costituita da tre pilastri:
1. Il primo pilastro è costituito dalla Comunità europea, dalla Comunità europea del carbone e
dell’acciaio (CECA) e dall’Euratom e riguarda i settori in cui gli Stati membri esercitano
congiuntamente la propria sovranità attraverso le istituzioni comunitarie. Vi si applica il cosiddetto
processo del metodo comunitario, ossia proposta della Commissione europea, adozione da parte
del Consiglio e del Parlamento e controllo del rispetto del diritto comunitario da parte della Corte di
giustizia.
2. Il secondo pilastro instaura la Politica estera e di sicurezza comune (PESC), esso consente agli Stati
membri di avviare azioni comuni in materia di politica estera.
3. Il terzo pilastro riguarda la cooperazione nei settori della giustizia e degli affari interni. L’Unione deve
svolgere un’azione congiunta per offrire ai cittadini un livello elevato di protezione in uno spazio di
libertà sicurezza e giustizzia.

I fattori che hanno contribuito alla formazione dell’UE sono di diverso tipo: abbiamo quelli di natura esterni,
come il crollo del comunismo e la prospettiva dell’unificazione tedesca; e quelli di natura interni, dove gli Stati
membri volevano espandere con delle riforme i progressi realizzati dall’atto unico europeo.
I suoi obbiettivi sono:
• rafforzare la legittimità democratica delle istituzioni;
• rendere più efficaci le istituzioni;
• instaurare una unione economica e monetaria;
• sviluppare la dimensione sociale della comunità;
• instaurare una politica estera e di sicurezza comune.

Il trattato instaura politiche comunitarie in sei settori nuovi:


1) reti transeuropee;
2) politica industriale;
3) tutela dei consumatori;
4) istruzione e formazione professionale;
5) gioventù;
6) cultura.

Il mercato unico viene completato dall’instaurazione dell’unione economica e monetaria (UEM). La politica
economica comporta tre elementi: coordinamento delle politiche economiche; istituzione di una sorveglianza
multilaterale di tale coordinamento; e infine, sono soggetti a norme di disciplina finanziaria e di bilancio.
La politica monetaria, invece, ha come scopo principale quello di istituire una moneta unica, e mira a
garantire la stabilità tramite la stabilizzazione dei prezzi e al rispetto dell’economia di mercato.
Il trattato prevede l’instaurazione di una moneta unica in tre fasi successive:
− la prima fase, che liberalizza la circolazione dei capitali (1/07/1990);
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− la seconda fase (1/01/1994) che permette la convergenza delle politiche economiche degli Stati
membri;
− la terza fase (1/01/1999) deve iniziare con la creazione di una moneta unica e la costituzione di una
BCE.

Con il protocollo sulla politica sociale allegato al trattato, le competenze comunitarie vengono estese al
settore sociale. Il protocollo si prefigge i seguenti obbiettivi:
• promuovere l’occupazione;
• migliorare le condizioni di vita e di lavoro;
• garantire un’adeguata protezione sociale;
• promuovere il dialogo sociale;
• sviluppare le risorse umane per garantire un livello elevato e sostenibile d’occupazione;
• integrare le persone escluse dal mercato del lavoro.

Tra le grandi innovazioni del trattato figura l’istituzione di una cittadinanza europea, che si aggiunge a quella
nazionale. Chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro è anche cittadino dell’Unione. Tale
cittadinanza conferisce nuovi diritti:
• il diritto di circolare e risiedere liberamente nella Comunità;
• il diritto di votare e di essere eletti alle elezioni europee e comunali nello Stato di residenza;
• il diritto alla tutela da parte delle autorità diplomatiche e consolari di uno Stato membro diverso da
quello d’origine nel territorio di un paese terzo nel quale lo Stato membro di cui hanno la cittadinanza
non è rappresentato;
• il diritto di petizione dinanzi al Parlamento europeo e il diritto di sporgere denuncia al mediatore
europeo.

Il trattato sull’Unione adotta come norma generale il principio di sussidiarietà. Tale principio precisa che nei
settori che non sono di sua esclusiva competenza, la Comunità interviene soltanto se gli obbiettivi possono
essere realizzati meglio a livello comunitario che a livello nazionale
Quindi, per riassumere, il trattato di Maastricht rappresenta una tappa determinante della costruzione
europea. Attraverso l’istituzione dell’Unione Europea, la creazione di un’unione economica e monetaria e
l’estensione dell’integrazione europea a nuovi settori, la Comunità entra in una dimensione politica.
Consapevoli dell’evoluzione dell’integrazione europea, degli ampliamenti futuri e delle necessarie modifiche
istituzionali, gli Stati membri hanno inserito una clausola di revisione del trattato.
Una delle modifiche è apportato dal trattato di Amsterdam (1997):
• esso permette di rafforzare i poteri dell’Unione attraverso la creazione di una politica comunitaria in
materia di occupazione;
• rafforza le misure volte ad avvicinare l’UE ai suoi cittadini;
• semplificazione e rinumerazione degli articoli dei trattati.

In seguito, nel 2001, c’è stato il trattato di Nizza che ha apportato alcune risoluzioni di questioni lasciate
aperte dal trattato di Amsterdam, ossia i problemi istituzionali legati all’ampliamento. Esso semplifica il
ricorso alle procedure di cooperazione rafforzata e rende più efficace il sistema giurisdizionale.

Trattato di Lisbona
Il trattato di Lisbona è entrato in vigore il 1 Dicembre 2009, mettendo fine a diversi anni di negoziazione sulla
riforma istituzionale. Esso modifica il trattato sull’Unione europea e il trattato che istituisce la Comunità
europea, senza tuttavia sostituirli. Il nuovo trattato dota l’Unione del quadro giuridico e degli strumenti
necessari per fare fronte alle sfide del futuro e rispondere alle aspettative dei cittadini.
I punti del trattato sono i seguenti:
1) Un Europa più democratica e trasparente, che rafforza il ruolo del Parlamento europeo e dei
parlamenti nazionali, offre ai cittadini maggiori possibilità di far sentire la loro voce e chiarisce la
ripartizione delle competenze a livello europeo e nazionale.
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2) Un Europa più efficace, che semplifica i suoi metodi di lavoro e le norme di voto, rendendo il
processo decisionale più efficace ed efficiente, offre poi un quadro istituzionale più stabile e
semplice, e di conseguenza migliora la vita degli europei.
3) Un Europa di diritti e valori, di libertà, solidarietà e di sicurezza, esso precisa e rafforza i valori
democratici, il trattato comprende i diritti dei cittadini e la Carta dei diritti fondamentali, garantisce
libertà ai cittadini europei, solidarietà tra gli stati membri e maggiore sicurezza per tutti.
4) Un Europa protagonista sulla scena internazionale, il cui ruolo viene potenziato raggruppando gli
strumenti comunitari di politica estera.

Politica Agricola Comune (PAC)


La politica agricola comune dell’UE è in continua evoluzione, alla sua origine, 50 anni fa, l’accento ero posto
sulla necessità di produrre cibo sufficiente per un Europa che usciva da un decennio di carestie dovute al
conflitto mondiale. L’attuale politica dell’UE punta a far si che i produttori degli alimenti di ogni genere siano
in grado di competere in modo autonomo sui mercati dell’UE e su quelli mondiali.
A tale fine, i testi normativi sono stati resi più brevi e comprensibili, e in questo caso, sono stati soppressi
circa 80 atti legislativi.
Le reti di assistenza finanziaria sono state mantenute, ma vengono utilizzate in maniera molto più selettiva,
ad esempio, la PAC interviene con un sostegno finanziario a favore degli agricoltori colpiti da catastrofi
naturali o epidemie animali. Se necessario la PAC provvede ad integrare il reddito degli agricoltori per
assicurare a loro un tenore di vita accettabile; questa assistenza tuttavia è legata al rispetto degli obbiettivi
più generali di rispetto dell’igiene degli allevamenti, sicurezza alimentare, salute e benessere degli animali,
tutela del paesaggio rurale.
Sono state fatte riforme per promuove alimenti di qualità e competitivi a livello internazionale, processi
innovativi nell’agricoltura e nella trasformazione alimentare, nonché lo sviluppo rurale. I consumatori sono
divenuti più attenti alla qualità, e i marchi volontari dell’UE permettono loro di operare scelte consapevoli.
Le riforme della PAC sono state realizzate anche per rendere il commercio mondiale più equo, dove si punta
ad una concorrenza più leale, con una eliminazione delle sovvenzioni all’esportazione o riducendo in
maniera significativa i dazi all’importazione sui prodotti agricoli.
Un’ultima iniziativa è la “valutazione dello stato di salute della PAC”, essa prevede una serie di riforme per
adattare la PAC a nuove sfide ed opportunità, come ad esempio il cambiamento climatico. L’obbiettivo
principale è quello di modernizzare e semplificare la PAC e sopprimere le restrizioni nei confronti degli
agricoltori, aiutandoli a reagire meglio ai segnali dei mercati e a far fronte alle nuove sfide. Esempio di
questa sono: eliminazione dell’obbligo di mettere a riposo almeno il 10% dei terreni coltivabili; aumento
graduale della quota latte fino alla loro abolizione, e ricorso all’intervento dei mercati, con l’acquisto della
merce in eccedenza da parte della UE, come sistema di sicurezza in caso di abbassamento eccessivo dei
prezzi alimentari.
Nonostante le varie riforme la PAC resta la più integrata di tutte le politiche dell’UE, e di conseguenza,
assorbe buona parte del bilancio dell’Unione europea, ad oggi è circa il 34% del bilancio, ma aveva raggiunti
picchi massimi anche del 70% negli anni ’70.
Gli obbiettivi della PAC, vennero inizialmente stabiliti dall’articolo 39 del Trattato di Roma, i quali erano:
• Aumento della produttività incentivando il progresso tecnologico;
• Assicurare un livello equo di vita per gli agricoltori;
• Stabilizzare i mercati;
• Garanzia della sicurezza degli approvvigionamenti;
• Raggiungimento di prezzi ragionevoli per i consumatori;

I mercati dei prodotti agricoli sono stati organizzati considerando tre principi fondamentali: quello dell’unicità
del mercato; quello della preferenza comunitaria; e, di solidarietà finanziaria.
Dazi agricoli: sono prelievi riscossi sulle importazioni di prodotti agricoli, cioè tutti i prelievi e supplementi,
importi supplementari o compensatori, importi o elementi addizionali ed altri diritti fissati dalle istituzione
comunitarie sugli scambi con i paesi non membri.

GATT
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In italiano sta a significare accordo generale sulle tariffe e sul commercio, general agreement on tariffs and
trade, e da questo appunto deriva l’acronimo GATT. Accordo nato dopo la seconda guerra mondiale, nel
1974 a Ginevra, e fatto da 23 paesi (quelli che detenevano la gran parte del commercio mondiale) con lo
scopo di riorganizzare il commercio internazionale, dove vengono stabilite le basi per un sistema di relazioni
commerciali con lo scopo di favorire la liberalizzazione del commercio mondiale, con il conseguente sviluppo
delle economie delle parti contraenti attraverso la conclusione di negoziati diretti all’abolizione delle
discriminazioni, delle restrizioni quantitative negli scambi e ad una graduale riduzione dei dazi.
Obbietti dei negoziati furono:
 Facilitare gli scambi, ossia libertà di transito sia per le merci che per i veicoli;
 Regolare la politica commerciale;
 Uniformare la misure daziarie, con il quale si vogliono evitare forme di protezionismo;
 Agevolazioni per i paesi in via di sviluppo (PVS), dove vengono riconosciuti e affrontati i loro
problemi.

Nel 1994 il GATT viene sostituito dal WTO (World Trade Organization), ossia organizzazione mondiale del
commercio.

WTO
L’organizzazione mondiale del commercio venne istituita nel 1994 con la stesura atto finale in conclusione
dell’Uruguay Round.
Il WTO è l’istituzione internazionale più importante, e per questo è considerata come l’organismo di governo
del commercio mondiale, i suoi obbiettivi sono gli stessi dell’istituzione di cui ha preso il posto, ossia quello di
liberalizzazione e nello stesso tempo di controllo del commercio internazionale dei beni; i paesi membri si
sono impegnati a contribuire alla riduzione delle tariffe, alla rimozione delle barriere commerciali ed
all’eliminazione di ogni trattamento discriminatorio nelle relazioni internazionali commerciali, favorendo i
PVS; quindi per riassumere è stato istituito per attivare una concezione liberista del mercato.
Tale organizzazione si fonda su diversi accordi, come quello sui diritti della proprietà intellettuale, sulle
misure sanitarie, sui settori del commercio dei prodotti agricoli e tessili; ha potere legislativo, esecutivo e
giudiziario, e i membri che non si adeguano alle regole stabilite negli accordi possono essere costretti al
rispetto attraverso sanzioni commerciali.
Il GATT, organizzazione che ha preceduto il WTO copriva solo la regolamentazione del commercio dei beni,
il WTO ora copre anche il settore dei servizi e delle proprietà intellettuali.
Il WTO permette ad un paese di chiamare in giudizio un altro accusandolo di violare le regole del commercio
internazionale. Le controversie sono risolte da giurie di tre persone che lavorano a porte chiuse, e il paese
che perde la causa ha tre possibilità:
− cambiare le proprie leggi;
− pagare delle compensazioni permanenti al paese vincente;
− affrontare sanzioni commerciali.

Tutti gli accordi firmanti hanno in comune alcuni punti (obbiettivi):


• ridurre le tasse doganali  con la riduzione o eliminazione dei dazi doganali sui prodotti si riducono le
spese di esportazione, creando al contempo, nuovi mercati per i produttori;
• trattamento di nazione più favorita  obbliga ogni stato a trattare investitori e compagnie straniere
allo stesso modo, cioè uno stato non può bandire le importazioni di un prodotto da uno stato se
continua a importare quel prodotto da altri (regimi oppressivi);
• trattamento nazionale  obbliga i governi a trattare le compagnie straniere almeno allo stesso modo
con cui tratta quelle nazionali, questo principio mira ad eliminare la possibilità di incentivi a produttori
locali;
• eliminazione di quote restrittive  proibisce l’uso di restrizioni all’import – export delle merci.

Vantaggi:
− da voce ai paesi più piccoli;
− i principi fondamentali rendono il sistema economico più efficace e permettono di tagliare i costi;
− il commercio libero riduce il costo della vita
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− …… e tanti altri.

Normativa doganale
Il codice doganale comunitario Reg. CEE N.2913/92 stabilisce e definisce la legislazione applicabile alle
importazioni e alle esportazioni di merci tra la comunità e i paesi terzi. Questo nuovo codice mira a facilitare
il commercio, garantendo, inoltre, un alto livello di sicurezza alle frontiere.
Il codice doganale comunitario Reg. CEE N.450/2008 sostituisce il precedente codice e concerne le
disposizioni generali relative al campo di applicazione della legislazione doganale, al ruolo delle dogane e ai
diritti e obblighi; principi base ai quali sono applicati i dazi all’importazione e all’esportazione; obbligazioni
doganali e garanzie di tali obbligazioni; immissione in libera pratica; regimi doganali speciali. Le nuove
disposizioni riguardano la razionalizzazione dei regimi doganali per facilitare il commercio e prevenire nuove
minacce, attraverso un rafforzamento dei quadri normativi e operativi comuni, condivisi dalle autorità
doganale, il codice istituisce processi moderni basati su procedimenti informativi.
Il codice doganale dell’Unione del 2013 sostituisce quello del 2008 i cui precetti per la maggior parte non
sono mai divenuti applicabili per via della mancata adozione del regolamento.

Dazio
Il dazio in campo economico è una barriera artificiale ai flussi di beni e/o fattori tra due o più paesi, barriera
che nasce da esigenze di politica economica di un singolo Stato (o gruppo di Stati) e si manifesta in
manipolazioni amministrative dei flussi di beni in entrata e in uscita dallo stato stesso. Nella maggior parte
dei casi il dazio viene riscosso attraverso una dichiarazione doganale. Il dazio quindi è un imposizione
doganale, cioè soldi che vanno nella casse dell’Unione Europea, e sono anche un tributo indiretto che
gravano sulle merci.
Essi hanno diversi funzioni, tra cui quella economica, in quanto sono destinati a proteggere le merci
comunitarie e alcuni settori della produzione che altrimenti sarebbero scomparsi a causa della concorrenza
estesa. Nel 1968 ci fu la soppressione dei dazi tra i paesi comunitari cosa da completare l’unione doganale
tra i paesi dell’UE. Una volta però venutasi a creare un unione doganale tra i paesi membri della UE è stato
però necessario creare una tariffa doganale comune per le merci importate da paesi extracomunitari.
Classificazione dei dazi:
• Dazi d’importazione, sono quelli che si applicano sulle merci quando sono immessi in libera pratica;
• Dazi d’esportazione, che si applicano, al contrario dei precedenti, alle merci che sono ancora in
regime di esportazione;
• Dazi protettivi, che mirano a proteggere alcuni prodotti nazionali dalla concorrenza straniera;
• Dazi fiscali, applicati in diretta contrapposizione a quelli protettivi, la cui finalità risulta essere quella
di assicura un maggior gettito di moneta alle casse dello Stato.
• Dazi agricoli, sono prelievi riscossi sulle importazioni di prodotti agricoli, cioè tutti i prelievi e
supplementi, importi supplementari o compensatori, importi o elementi addizionali ed altri diritti fissati
dalle istituzione comunitarie sugli scambi con i paesi non membri.
• Dazi aggiuntivi, sono dazi mobili che si applicano all’importazione di alcuni prodotti provenienti da
paesi terzi.
• Dazi ad valorem, il quale la loro entità è commisurata al valore delle merci;
• Dazio specifico, è un diritto di riscossione in funzione della quantità della merce importata.

Il territorio doganale è un insieme delle zone geografiche sotto la sovranità degli stati membri, tale territorio è
delineato da una linea doganale.
Obbligazione doganale è l’obbligo da parte del debitore doganale di corrispondere i diritti che le dogane sono
tenute a riscuotere in applicazione delle vigenti disposizioni ed in relazione alle operazioni doganali.
Il termine importazione viene genericamente utilizzato per le merci aventi come destinazione finale e
definitiva un paese membro, ma il termine si identifica con immissione in libera pratica a seguito
dell’assolvimento dei tributi comunitari, mentre con il pagamento delle fiscalità interne nazionali avviene la
immissione in consumo, che meglio si identifica con la nozione usuale di importazione definitiva.

Gli strumenti di difesa commerciale dell’UE


I paesi membri della CE elaborano una politica commerciale comune verso i paesi terzi, finalizzata a favorire
lo sviluppo del commercio mondiale, l’abolizione progressiva delle restrizioni agli scambi e la riduzione della
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barriere tariffarie. La liberalizzazione degli scambi presuppone però tuttavia dei diritti ed obblighi da parte di
tutti i partner commerciale: ciò comporta la necessità di prevedere meccanismi che consentono di assicurare
il rispetto delle regole di una corretta concorrenza tra le imprese che operano nel commercio internazionale.
Le principali misure di difesa commerciale sono:
A) misure antidumping, nei confronti di importazioni effettuate sul mercato comunitario da parte di
imprese di paesi terzi che vendono sul mercato europeo prodotti a prezzi inferiori al prezzo di
vendita sul mercato d’origine della merce.
B) misure antisovvenzione, nei confronti di importazioni che godono di aiuti e sovvenzioni statali
concessi dai governi alle proprie imprese.
C) salvaguardi, che possono essere attivate in presenza di grave danno alle imprese comunitarie
derivante da distorsioni del mercato.

Queste politiche di difesa commerciale rappresentano quindi un aspetto importante della politica
commerciale comune, in quanto operano come strumenti volti ad assicurare, a livello internazionale, la
coerenza dei comportamenti aziendali con le regole della libera concorrenza internazionale.

Misure antidumping = servono a proteggere il mercato comunitario di un determinato bene dai danni al
sistema produttivo derivanti dalle importazioni di beni offerti a prezzi inferiori ai prezzi degli stessi beni
venduti sul mercato d’origine. Con dumping si intende una vendita di un bene su un mercato estero (mercato
di importazione) ad un prezzo inferiore a quello di vendita, o addirittura a quello di produzione, del medesimo
prodotto sul mercato di origine (mercato di esportazione) da non consentire ai produttori del territorio di
competere con esso.
I dazi antidumping sono applicati, se nel corso del procedimento, sono accertate 4 condizioni: esistenza
della pratica di dumping; esistenza di un importante pregiudizio a carico dei produttori comunitari derivante
dal dumping; esistenza di un nesso causale tra il pregiudizio e il dumping; e, interesse della comunità.
Il dazio è applicato a tutte le imprese esportatrici del Paese da cui proviene la merce in dumping, e il livello
del dazio antidumping sarà pari alla differenza tra il prezzo in vigore nel paese d’origine della merce e il
prezzo di vendita nel mercato europeo. Sono legittimati a presentare ricorso i produttori del bene in
concorrenza con quello importato che rappresentino almeno il 25% del totale della produzione comunitaria.

Misure antisovvenzione = servono a proteggere il mercato comunitario di un determinato prodotto dai danni
al sistema produttivo derivanti dalle importazioni di beni prodotti da aziende di paesi terzi che beneficiano o
hanno beneficiato di aiuti di stato. Tale procedimento prevede, in caso di accertamento dell’esistenza di aiuti
di stato vietati, prevede l’applicazione di dazi compensativi all’importazione, ovvero di dazi che sono diretti
ad innalzare il prezzo finale del bene importato, compensando l’effetto al ribasso causato dai sussidi. Il dazio
è applicato se sono accertate 4 condizioni: esistenza di un aiuto di stato specifico; esistenza di un importante
pregiudizio a carico dei produttori comunitari derivante dalle importazioni sovvenzionate; esistenza di un
nesso causale tra il pregiudizio e il sussidio; e, interesse della comunità, cioè i benefici derivanti
dall’introduzione del dazio devono essere superiori ai costi che ne deriverebbero.

Misure di salvaguardia = servono a proteggere il mercato comunitario di un determinato prodotto dai danni al
sistema produttivo derivanti da sensibili alterazioni dei flussi commerciali. Tale procedimento, in caso di
accertamento dell’esistenza di una grave crisi o di pericolo di grave crisi determinata da improvvise
alterazioni dei flussi commerciali, consente l’applicazione di dazi o di quote all’importazione nei confronti di
un determinato prodotto alla scopo di proteggere in via eccezionale e temporanea la produzione comunitaria.
La misura di salvaguardia è applicabile se, nel corso del procedimento, sono accertate tre condizioni:
incremento, improvviso, evidente e rilevante delle importazioni del prodotto in esame; esistenza di una grave
crisi attuale o di una minaccia di potenziale crisi di un settore produttivo comunitario, derivante da un
repentino e sostanziale incremento delle importazioni; interesse della comunità, cioè i benefici derivanti dal
dazio devono essere superiori ai costi che ne deriverebbero. La durata della proceduta è fissata in 9 mesi
dalla data del suo inizio, prorogabili, in caso di necessità per altri 2 mesi.

Sovraimposta di confine
Sulle merci importate che, se prodotte nel territorio della UE, sono soggette alle accise ovvero alle imposte
sulla produzione e sui consumi, gli uffici delle dogane sono tenuti a riscuotere, per conto dello stato in cui la
merce verrà immensa al consumo, una sovraimposta di confine, di importo pari all’accisa gravante sugli
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stessi prodotti comunitari che, invece, se esportati, godono di esenzione da tali imposte, concessa mediante
abbuono o restituzione.

Accise
Per accisa si intende un imposta sulla fabbricazione e vendita dei prodotti di consumo, deriva dalla parola
latina accidere che significa “cadere sopra”, ed esso è un tributo indiretto che colpisce singole produzioni o
singoli consumi. Viene detto indiretto poiché il produttore che paga il tributo lo rigira al consumatore; e
tipicamente l’accisa si distingue dagli altri tributi perché:
• vengono applicate a specifiche categorie di prodotti;
• vengono applicate sulla quantità e non sul prezzo;
• condizionano il prezzo rivolto al consumatore finale, in quanto rappresenta un alta % del prezzo
finale.

Le destinazioni doganali
Per destinazione doganale della merce si può intendere:
• La sua introduzione in zona franca o deposito franco, questo sono parti del territorio dell’UE o aree
in cui le merci sono considerate per l’applicazione di dazi all’importazione e delle misure di politica
doganale all’importazione, come merci non situate nel territorio doganale. Ogni stato membro deve
destinare parte del territorio a zona/deposito franco, le persone e i mezzi che vi entrano possono
essere sottoposti a controlli e l’accesso può essere negato a coloro che non offrono le garanzie
necessarie. Le merci in queste zone/depositi non hanno limiti, ad eccezione delle merci pericolose
che possono essere soggette a restrizioni.
• La sua riesportazione fuori dal territorio doganale dell’UE, le merci non comunitarie possono essere
riesportate o possono essere distrutte.
• La distruzione o l’abbandono all’erario delle merci devono avvenire alle disposizioni nazionali e non
devono comportare alcuna spesa per il pubblico erario.
• Il vincolo della merce ad un regime doganale, essi sono l’importazione definitiva ed immissione in
libera pratica del territorio doganale; l’esportazione; il deposito doganale; il perfezionamento attivo o
passivo; la trasformazione sotto controllo doganale; l’ammissione temporanea; e infine, il transito.

Regimi doganali
Le merci destinate ad un regime doganale devono essere dichiarate al regime prescelto e il ricorso a
qualsiasi regime è subordinato al rilascio di una autorizzazione dell’autorità doganale. I regimi doganali sono
i seguenti:
L’importazione definitiva ed immissione in libera pratica del territorio doganale consiste nell’importare
definitivamente una merce non comunitaria e immetterla in libera pratica nel territorio doganale
equiparandola ad una merce comunitaria. Esso è il regime più diretto e più usato nel commercio
internazionale per immettere una merce non comunitaria nel territorio doganale.
L’esportazione, tale regime permette alle merci comunitarie di uscire dal territorio doganale dell’UE e
comporta l’applicazione della formalità previste all’atto di uscita, cioè le misura di politica commerciale e i
dazi all’export, anche se solitamente le esportazioni non sono gravate da dazi o da particolari altri tributi per
ragioni di sviluppo economico a favore delle imprese che esportano; è possibile che l’esportazione di un
prodotto sia subordinata alla presentazione di un autorizzazione concessa dalla commissione su richiesta di
uno stato membro, qualora questo ritenga che ci sia la necessità di misure di salvaguardia all’export. La
restrizione quantitativa sta ad indicare il divieto di importare o esportare beni considerati in modo specifico o
dar luogo a contingentamenti per quantità espresse ad valorem, nel caso di importazioni i contingentamenti
rispondo ad esigenze protezionistiche mentre nel caso di esportazioni sono dettati da motivi di scarsa
produttività di talune merci insufficienti al fabbisogno comunitario.
Il deposito doganale è un regime sospensivo dei diritti doganali, il cui pagamento di questi diritti viene
differito al momento in cui cessa la validità del regime stesso, ovvero al momento in cui sorge una
obbligazione doganale e si applica a merci non comunitarie che vengono immagazzinate in un luogo
predisposto a tale fine, sotto la vigilanza delle autorità doganali; il deposito doganale può essere pubblico,
gestito direttamente dall’autorità doganale, o privato, destinato a immagazzinare merci dal depositario,
durante la loro permanenza nel deposito da cui non debbono essere sottratte possono subire talune
manipolazioni intese a garantire la conservazione o a migliorarne la presentazione ecc..
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Il perfezionamento attivo, o anche temporanea importazione, consente di sottoporre a lavorazione sul


territorio doganale UE per far subire loro una o più operazioni di perfezionamento, merci non comunitarie
destinate ad essere riesportate fuori dal territorio sotto forma di prodotti compensatori, tali merci non sono
soggette ai dazi all’importazione ed a misure di politica commerciale, al fine di incoraggiare e agevolare le
industrie comunitarie di trasformazione. Le lavorazioni possono essere: trasformazione, montaggio,
assemblaggio, adattamento ad altre merci e ripartizioni, compreso il riadattamento e la messa a punto. Tale
regime viene applicato secondo due sistemi, il primo detto sistema della sospensione, è applicabile a
qualsiasi merce; il secondo è il sistema del rimborso che richiede il pagamento dei dazi all’importazione e poi
vengono rimborsati al momento dell’esportazione finale. L’autorizzazione al regime viene solitamente
concessa nel caso di merci o materie prime non disponibili nella UE, nel caso di materie che non hanno la
qualità richiesta, in caso di materie con prezzo troppo elevato, nell’esecuzione di un contratto di lavorazione
per conto di committenti di paesi terzi. La stessa autorità doganale stabilisce il termine entro cui i prodotti
compensatori devono essere esportati.
Il tasso di rendimento: il regime di perfezionamento cessa quando i prodotti vengono esportati fuori dal
territorio doganale, è di grande importanza pertanto la determinazione del coefficiente di rendimento che
tiene conto della corrispondenza quantitativa tra merci lavorate e prodotti ottenuti che consente l’esenzione
dei diritti doganali, al contrario la quantità di merce non trasformata deve essere considerata come immessa
in libera pratica e di conseguenza non esentata dal pagamento dei diritti.
La compensazione per equivalenza = a titolo di eccezione al principio della compensazione per identità
(utilizzazione diretta delle merci importati) qualora le circostanze lo giustifichino, possono essere esportati
come compensatori prodotti provenienti dal trattamento di altre materie prime equivalenti, in libera pratica nel
territorio doganale. Sono merci equivalenti le merci comunitarie utilizzabili, per la fabbricazione dei prodotti
compensatori, al posto delle merci di importazione in quanto della stessa qualità ed aventi le stesse
caratteristiche, ovvero rientranti nei limiti di tolleranza di determinati parametri di riferimento.
L’esportazione anticipata = i prodotti compensatori ottenuti da merci equivalenti possono essere esportati
fuori dall’UE prima ancora che arrivano le merci di importazione che non verranno quindi utilizzate e che
andranno a rimpiazzare quelle equivalenti impiegate senza essere soggette a diritti doganali, tale
esportazione è possibile solo in caso di ordini urgenti.
Il traffico triangolare = è stato voluto per spingere le imprese comunitarie ad una collaborazione
commerciale, le materie prime di importazione vengono ripartite tra i prodotti compensatori in funzione dei
tassi di rendimento o precedono ad opportuni calcoli, come il metodo della chiave quantitativa o della chiave
valore.
Il perfezionamento passivo consente di esportare temporaneamente merci comunitarie fuori dal territorio
doganale per sottoporle a operazioni di perfezionamento, e successiva importazione dei prodotti lavorati che
possono essere immessi in libera pratica in esenzione (totale o parziale) dei dazi doganali. Le merci
temporaneamente esportate sono sottoposte ad eventuali dazi all’esportazione e misure di politica
commerciale e inoltre vi si possono eseguire lavorazioni. Le merci comunitarie non possono essere
sottoposte al perfezionamento passivo quando: se prima dell’esportazione erano state ammesse in
esenzione dei dazi; se la loro esportazione da luogo alla concessione di restituzione all’esportazione; se
l’esportazione da luogo ad un rimborso o a uno sgravio dei dazi all’importazione. Anche in questo caso
l’autorità doganale determina il coefficiente di rendimento ed il termine entro il quale i prodotti compensatori
devono essere reimportati nel territorio doganale.
Il sistema degli scambi standard è quando in luogo della merce perfezionata altra merce venga importata in
sostituzione dei prodotti compensatori, anche nel caso di perfezionamento passivo i prodotti di sostituzione
devono essere equivalenti.
La trasformazione sotto controllo doganale consente di usare nel territorio doganale della UE merci non
comunitarie per sottoporle ad operazioni che ne modifichino la specie o lo stato senza assoggettarle ai dazi
dell’importazione ed alle misure di politica commerciale per poi immettere in libera pratica i prodotti ottenuti
detti anche “prodotti trasformati”, il quale sono destinati al mercato interno e su questi vengono applicati dei
dazi; l’autorizzazione viene rilasciata su domanda di chi intende effettuare la trasformazione e i destinatari
sono persone stabilite nell’UE, inoltre nei prodotti trasformati si devono riconoscere i prodotti importati, e il
ricorso a tale regime non deve influire sulle regole in materia di origine delle merci. Questo regime presenta
gli stessi vantaggi economici del perfezionamento attivo, però ha alcune sostanziali differenze: i prodotti
trasformati sono destinati al mercato interno; su questi (anziché le materie prime) vengono pertanto applicati
dei dazi; e infine, il regime è quindi sospensivo.
L’ammissione temporanea prevede che siano usate nel territorio doganale della UE merci extracomunitarie
in esonero totale o parziale dei dazi all’importazione e senza che siano soggette alle misure di politica
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commerciale. Queste merci devono essere riesportate senza aver subito nessuna modifica a parte il normale
deprezzamento.
Il transito, con questo regime sono previste una serie di misure intese a ridurre al minimo le formalità e le
procedure doganali e di conseguenza facilitare il trasporto da un territorio doganale all’altro, non confinante
però, creando una sorta di ponte tra la dogana di partenza e quella di arrivo. Un esempio è la convenzione
TIR del 1959, che consente sotto scorta di uno speciale documento di garanzia, denominato carnet TIR,
valido per un solo trasporto e per un solo veicolo con itinerario prestabilito, un carico di merce trasportato su
strada possa attraversare un territorio doganale senza essere sottoposto a formalità. Le dogane di
passaggio si limiteranno solo ad accertare che il carnet TIR sia valido per il territorio di competenza, il
veicolo e il contenitore sia scortato da certificato, non si riscontrino tracce di manomissione e i contrassegni
doganali siano integri.

La dogana
Le dogane sono istituzione antica la cui missione non ha mai cessato di evolvere. In origine, il nucleo
essenziale di questa missione era individuabile nella riscossione dei diritti doganali, ovvero nell’acquisizione
di risorse a vantaggio di un’autorità territoriale.

Con la progressiva liberalizzazione dei mercati la dogana però ha dovuto rivedere i suoi obbiettivi, che ora
sono:
− rendere più efficace e uniforme in tutti i paesi membri l’accertamento dei tributi doganali;
− garantire la sicurezza e la compatibilità ambientale dei prodotti;
− combattere il commercio dei prodotti contraffatti, il traffico di specie protette e di sostanze illecite.

Quindi, non si tratta solamente di difendere beni di valore incommensurabile, quali la salute e la sicurezza
pubblica. Da un punto di vista economico, si tratta ancora di presidiare le regole che garantiscono un
ordinato e sicuro sviluppo del commercio internazionale.
Per fare tutto ciò, richiesto dalla nuova visione che hanno le dogane, si punta sull’innovazione tecnologica e
amministrativa:
• AIDA  Automazione Integrata Dogane e Accise, questo sistema informativo è stato sviluppato
utilizzando una metodologia basata sull’analisi dei processi e dei flussi informativi. La metodologia
adottata ridisegna i processi eliminandone le inefficienze e sfruttando le opportunità offerte dalla
nuova tecnologia. Svolge tutto questo offrendo servizi standardizzati ed integrati, agevola gli scambi,
riducendo i costi di transizione: promuove, pertanto, la competitività delle aziende nazionali
nell’ambito del commercio internazionale.
• FALSTAFF  Acronimo di Fully Automated Logical System to Against Forgery Fraud questo è un
sistema informativo finalizzato alla lotta contro la contraffazione e all’usurpazione attraverso la
creazione di una banca dati multimediale dei prodotti autentici. Il sistema punta su una diretta
sinergia tra imprese titolari di diritti di proprietà industriali (marchi, disegni, brevetti) e i funzionari
delle dogane attraverso lo scambio di informazioni a livello telematico.

L’unione doganale
L'unione doganale rappresenta un tipico esempio di accordo di commercio preferenziale (su base regionale)
tra Paesi. Tra i paesi aderenti ad una unione doganale, vengono abbattute le barriere commerciali che
impediscono la libera circolazione delle merci e, a differenza dell'Area di libero scambio, viene istituita una
tariffa doganale esterna comune.
L’unione doganale ha abolito i dazi doganali alle frontiere interne creando un uniforme sistema sulle
importazione che poi ha portato alla conseguente abolizione dei controlli alle frontiere interne.
I doganieri si trovano ai confini esterni dell’UE e garantiscono il flusso degli scambi; la tutela dell’ambiente e
del patrimonio culturale; e, proteggono l’occupazione combattendo la contraffazione e la pirateria.
I loro compiti quindi sono:
− fare rispettare le norme comunitarie e internazionali;
− verificare la legalità delle esportazioni;
− individuare le merci contraffatte e i prodotti pirata, per la sicurezza pubblica e dei posti di lavoro delle
imprese che lavorano a norma di legge;
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− controllano il riciclo di denaro o l’evasione fiscale;


− combattono il traffico di essere umani, di stupefacenti e di materiale pedopornografico.

I proventi ricavati dai dazi doganali e quelli sulle importazioni agricole vanno a contribuire a finanziare il
bilancio dell’Unione Europea, e questi ricavi valgono almeno il 15% del bilancio comunitario.

Nomenclatura combinata (NC) e TARIC


I movimenti di merci fra i diversi stati sono contraddistinti da un sistema di classificazione che prevede
l’attribuzione di un codice ad ogni tipo di merce. L’intera classificazione è composta da 21 sezioni e 99
capitoli, ad ogni prodotto corrisponde un codice numerico di otto cifre: le prime sei indicano le voci e
sottovoci della nomenclatura del sistema armonizzato, la settima e l’ottava corrispondono alla nomenclatura
combinata; a queste si aggiungono ulteriori due cifre che indicano le sottovoci TARIC che determinano per le
merci in importazione le aliquote dei dazi doganali, in funzione dell’origine delle merci e varie misure di
politica commerciale.
La codifica delle merci è importante in quanto influenza l’applicazione dei dazi all’importazione.
La nomenclatura combinata è la nomenclatura tariffaria e statistica dell’UE, essa consente l’applicazione
delle politiche comunitarie relative all’import e all’export delle merci, e risponde alle esigenze di raccogliere,
trasmettere e pubblicare dati relativi alla statistiche del commercio estero dell’UE. Essa inoltre è usata per
raccogliere e comunicare le statistiche del commercio nell’ambito degli scambi intracomunitari
La TARIC è la tariffa integrata dell’UE. Essa determina per le merci importate le aliquote dei dazi doganali in
funzione dell’origine delle merci e delle misure di politica commerciale; è anche uno strumento di
informazione per gli operatori interessati agli scambi internazionali, contiene la raccolta delle disposizioni
degli obblighi e della fiscalità a cui sono assoggettate le merci all’introduzione sul territorio doganale della
comunità.

ITV (Informazione Tariffaria Vincolante)


L’informazione tariffaria vincolante è prevista e disciplinata dal codice doganale e sono delle decisioni
amministrative di rilievo comunitario per mezzo delle quali le autorità doganali attribuiscono la classificazione
doganale ad una certa merce con l’assegnazione del codice di nomenclatura combinata o TARIC.

Le procedure di accertamento
Dopo la presentazione e l’accettazione delle operazioni doganali possono essere effettuate dei controlli sia
sulla merce che sui documenti. Questi controlli doganali, diversi da quelli a campione, hanno il compito di
valutare i rischi e le possibili irregolarità presenti nell’oggetto di controllo. I controlli vengono disposti usando
un procedimento informatico che seleziona le dichiarazioni e le destina a tre canali: canale verde, che mette
la merce a disposizione senza nessuna verifica; canale rosso, che obbliga sia al controllo che alla visita delle
merci; e al canale giallo, controlli limitati alla dichiarazione doganale. In seguito all’assegnazione di uno dei
tre canali, viene inviata una risposta con una sigla: NC, nessun controllo; CD, controllo documentale; VM,
vista merce.

L’operatore economico autorizzato (AEO)


Un operatore economico autorizzato è l’operatore economico autorizzato dalle autorità doganali a
beneficiare di agevolazioni doganali. La scelta è individuale, infatti gli operatori economici non sono obbligati
a richiedere questo status, che si ottiene presentando istanza presso l’ufficio delle dogane, e inoltre, il
richiedente deve avere certi requisiti, essi infatti devono dimostrare di essere solubili e professionalmente
seri, oltre che avere un sistema di controllo interno e strutture aziendali sicure. Da tale riconoscimento
derivano i seguenti benefici:
− acquisizione di uno status di affidabilità e sicurezza;
− riduzione dei controlli;
− semplificazioni doganali;
− facilitazioni nel settore della sicurezza;
− migliori relazioni con le autorità doganali;
− maggiore velocità nelle operazioni doganali;
− mutuo riconoscimento con altri programmi di affidabilità e sicurezza di paesi terzi.
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Nonostante l’acquisizione di questo da parte di alcuni operatori economici, possono essere sempre fatti dei
controlli per accertarsi dell’applicazione della disciplina.

Valore delle merci in dogana


Le operazioni doganali di importazione definitiva, successive alla presentazione ed all’accettazione della
dichiarazione, sono finalizzate all’immissione della merce in libera pratica nel territorio dell’UE, in seguito al
pagamento delle imposizioni gravanti sulla merce stessa, una volta effettuati i controlli ritenuti opportuni.
Come più volte affermato, l’importo dei diritti doganali è stabilito, in alcuni casi, con riferimento alla quantità
della merce importata (dazio specifico), altre volte è stabilita un’aliquota commisurata al valore della merce
(dazio ad valorem). Si può rimarcare che un dazio specifico non può tenere conto dei diversi livelli
quantitativi della stessa merce e che il dazio ad valorem risponde meglio ai principi di equità tributaria.
Sono di fondamentale importanza, pertanto, definire il valore della merce in dogana, ovvero la base
imponibile per l’applicazione delle aliquote previste dalla tariffa doganale.
Una nozione teorica del valore in dogana considera imponibile il valore normale della transazione, e cioè il
prezzo effettivamente pagato o da pagare per l’acquisto o la vendita della merce stessa. Il prezzo della
transazione non deve essere influenzato da relazioni commerciali, finanziarie o altro, contrattuali o non, che
potrebbero esistere al di fuori di quelle create dalla vendita stessa, fra il venditore ed il compratore. Qualora il
prezzo risulta lo stesso o molto vicino, il prezzo di transazione dichiarato viene accettato; nell’eventualità che
non sia accettato o perché l’importazione avviene senza fatturazione, il valore in dogana deve essere
determinato utilizzato nell’ordine i seguenti criteri: valore di transizione delle merci identiche, vendute allo
stesso livello commerciale, nella stessa quantità e nello stesso momento o pressappoco; sennò si considera
il valore di transizione delle merci similari, e vale lo stesso procedimento; e, infine, il valore calcolato o
ricostruito, che tiene conto del processo industriale e commerciale subito dalla merce da valutare.

L’origine delle merci


La provenienza sta ad indicare il paese da cui una merce viene importata, questo concetto è differente da
quello di origine, che è il luogo di produzione/fabbricazione, e si considerano originarie di un paese le merci
interamente ottenute in esso, invece, nel caso in cui alla produzione di una merce hanno contribuito più
paesi, si considera originaria del paese in cui è avvenuta l’ultima trasformazione/lavorazione.
Dall’origine della merce può dipendere un trattamento favorevole, come la riduzione o la sospensione dei
diritti di un contingente tariffario, quindi, data l’importanza dell’origine, i controlli doganali sono finalizzati ad
accertare che l’origine delle merci sia comprovata da una valida certificazione.

Le franchigie
La franchigia è l’esenzione da un pagamento dovuto, in questo caso, il regime delle franchigie doganali
riguarda la concessione di franchigie da dazi alle merci in occasione della loro importazione nella CE
(immissione in libera pratica) o della loro esportazione dalla CE.
Il regolamento CE n. 1186/2009 del Consiglio, del 16 Novembre 2009, stabilisce i casi nei quali viene
concessa la franchigia da dazi all’importazione e all’esportazione.
La franchigia dai dazi all’importazione riguarda:
• Beni personali;
• Beni di valore trascurabile, beni privati di carattere commerciale, beni d’investimento e beni contenuti
nel bagaglio personale dei viaggiatori;
• Prodotti agricoli, biologici, chimici, farmaceutici e medici.
• Altri beni, ad esempio gli oggetti di carattere educativo, scientifico o culturale, documentazione
turistica.

La franchigia dei dazi all’esportazione riguarda:


• Beni di valore trascurabile;
• Animali domestici;
• Prodotti agricoli o dell’allevamento ottenuti da produttori agricoli non residenti nell’UE in paesi in
prossimità immediata;
• Sementi esportati per essere utilizzati in proprietà situate in paesi non membri dell’UE;
• Foraggi e alimenti che accompagnano gli animali durante la loro esportazione.
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Le procedure semplificate
Le procedure utilizzabili per dichiarare le merci possono essere di diversi tipi:
− ordinarie, in cui avviene la presentazione della merce allegata alla dichiarazione presso l’ufficio
doganale;
− semplificate, ossia sono caratterizzate dall’eliminazione di alcuni passaggi rispetto alla procedura
ordinaria, e ce ne sono di tre tipi: la dichiarazione incompleta, la dichiarazione semplificata, e la
procedura di domiciliazione.

Le procedure domiciliate
Le procedure domiciliate fanno parte quelle semplificate e permettono al loro titolare di usufruire di due
semplificazioni:
1) Facoltà di compiere operazioni doganali usando i regimi doganali senza presentare la merce in
dogana;
2) Facoltà di presentare la dichiarazione complementare entro 30 giorni dalla operazione doganale.

Tali agevolazioni vengono concesse dalla direzione regionale dell’agenzia delle dogane a coloro che hanno
certi requisiti, oggetti e soggettivi.
Requisiti oggettivi sono: il soggetto, effettui abitualmente scambi con l’estero, utilizzi sistemi di contabilità
idonei ad individuare le movimentazioni delle merci, dimostri con un atto giuridico la sua disponibilità ad
avere apposite aree attrezzate per il carico/scarico merci, deve avere l’autorizzazione all’uso del sistema
telematico doganale.
Requisiti soggettivi sono: iscrizione alla camera di commercio, non essere in stato di fallimento, non risultare
imputati per reati riconducibili alla normativa doganale, non avere commesso illeciti amministrativi, non avere
avuto l’applicazione di misure di prevenzione.

Audit doganale
L'Audit doganale è una metodologia di controllo che, attraverso la valutazione dei sistemi interni aziendali,
mira a stabilire il grado di affidabilità doganale delle società e degli operatori economici, ai fini della
concessione di autorizzazioni e/o benefici in campo doganale.
Ciò permette di dividere le imprese in 4 categorie, in base al livello di affidabilità doganale, ed a ogni livello
vengono riservate delle agevolazioni/benefici per le importazioni o per le esportazioni. L’audit viene eseguito
dagli appositi team istituiti presso ogni direzione regionale dell’agenzia delle dogane. Per fare le suddette
valutazioni vengono presi in considerazione 4 aspetti: societario ed amministrativo, commerciale e
merceologico, contabile e doganale. Per ogni area viene attribuito un punteggio e le aziende che ottengono
almeno un punteggio di 25 per ogni area ricevono la certificazione da parte del team audit, necessario per
ottenere le agevolazioni fiscali.

DAU (documento amministrativo unico)


Il DAU è una dichiarazione doganale per tutti i regimi doganali e le destinazioni doganali utilizzati da tutti gli
operatori. Introdotto nel 1993, il DAU viene usato: per le merci comunitarie dirette a paesi terzi, per le merci
provenienti da paesi terzi presentate in dogana per ottenere la loro destinazione, e per le merci sottoposte a
vincoli doganali che circolano nella comunità.
La redazione del DAU avviene su un formulario stampato su una carta speciale (a ricalco), in una delle
lingue della comunità e assume valore giuridico con la sua accettazione da parte della autorità doganale.
Dal DAU si evince:
− il regime doganale prescelto;
− la tipologia delle merci movimentate;
− i divieti economici e le misure adottate o da adottare di politica commerciale e la forma di garanzia
che si presta.

Bilancio UE
L’Unione Europea non spende i suoi fondi con facilità. L’esame dei programmi di spesa viene effettuato
quando la commissione presenta le sue proposte per l’anno successivo, queste vengono discusse dal
parlamento europeo e dal consiglio dei ministri dell’UE. Il bilancio è adottato se la maggioranza dei membri
del parlamento europeo approvano la totalità del bilancio e 3/5 dei voti sono effettivamente favorevoli. Il
bilancio della UE è finanziato principalmente attraverso tre risorse proprie.
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Meccanismo delle risorse proprie


In genere le fonti di finanziamento delle organizzazioni internazionali si possono ricondurre a:
• Finanziamento mediante contributo degli stati membri;
• Finanziamento mediante entrate proprie.

Le risorse proprie tradizionali sono considerate risorse proprie per natura, poiché si tratta di entrate prelevate
nel quadro delle politiche comunitarie e non già provenienti dagli stati membri e calcolate come contributi
nazionali.
Le risorse proprie sono costituite da:
− Dazi doganali;
− Risorse di origine agricola, ovvero dazi o altri diritti fissati o da fissare dalle istituzioni della UE sugli
scambi con i paesi non membri nel quadro della PAC;
− Frazione dell’imposta sul valore aggiunta (IVA);
− Aliquota applicabile sul RNL.