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SISTEMI PER LA GESTIONE DELLE INFORMAZIONI

LEZIONE 1 ENTREPISE 2.0


Il nome impresa 2.0 (impresa di nuova generazione) ci fa venire in mente il web 2.0: infatti le
tecnologie, i metodi, il modo di relazionarsi, i modelli sociali sono molto ispirati al fenomeno
che si è verificato con l’avvento del web 2.0.
GOVERNO
Il governo di che cosa? Enterprise 2.0 è una locuzione che tra origine da un lavoro di Andrew
McAfee (docente della Harvard Business School) pubblicato nel 2006. In questo lavoro McAfee
riporta: “questo andamento è l’uso di una tecnologia che porta le persone a lavorare insieme e
ad interagire senza specificare come dovrebbero svolgere questa a ttività. Mentre questo ci
sembra una ricetta per il caos è esattamente il contrario. La tecnologia del web 2 e
dell’entrepise 2.0 ha la bellissima proprietà di produrre modelli e struture che appaiono nel
tempo anche se non sono stati specificati.”
Quindi c’è una visione di Enterprise 2.0 non come struttura o modello predefinito e stabile di
organizzazione, ma un andamento che si adatta, modifica e si sviluppa nel tempo.
Il termine Enterprise 2.0 descrive un insieme di approcci organizzativi e tecnologici orientati
all’abilitazione di nuovi modelli aziendali basati sul coinvolgimento diffuso e la collaborazione
emergente. La collaborazione implica un cambiamento dei metodi organizzativi e di lavoro, dei
modi di relazionarsi con i colleghi di gruppo.
Quali sono le attività svolte?
Il Governo è un attività di progettazione e attuazione organizzativa. Vengono sostenuti gli
obiettivi e definita l’organizzazione sia in termini di risorse umane che fisiche (economiche e di
apparecchiature) di un’impresa.
Il governo aiuta a circoscrivere ed a sostenere l’operatività
Quindi nel nostro ambito considereremo il governo di un Enterprise 2.0 come il sostegno
operativo della parte di gestione politica di un’impresa.
ATTIVITA’ NELL’ORGANIZZAZIONE
L’attività nell’organizzazione va a definire:
Gli obiettivi e le attese.
Le regole che definiscono il comportamento, regoleper l’uso delle risorse disponibili, regole
per il proseguire continuamente verso gli obiettivi comuni definiti dall’azienda.
Le linee guida per l’utilizzo delle risorse, per soddisfare le attese nei confronti dei colleghi e dei
dipendenti, e per raggiungere gli obiettivi comuni.
Un quadro per una verifica continua per misurare, valutare ed eventualmente correggere
l’andamento del gruppo di lavoro verso il raggiungimento degli obiettivi comuni.
IT GOVERNANCE
Fa riferimento sia alla gestione delle tecnologie dell’informazione che sono adottate
nell’impresa, sia all’impatto che l’uso di queste tecnologie può avere: cioè l’eventualità che si
possa tornare indietro sui metodi di gestione generali delle Enterprise.
Sono state date alcune definizioni diverse per IT Governance, non opposte.
In ambito accademico viene considerata IT Governance la specifica dei diritti decisionali e
amministrativi per incoraggiare comportamenti desiderabili nell’uso delle tecnologie. Quindi
prettamente la gestione delle tecnologie.
Associazione per la valutazione ed il controllo dei sistemi informativi ha costituito un istituto
per l’IT Governance che si occupa di queste problematiche e considera la IT Governance come
la leadership, le strutture organizzativeed i processi che assicurano che l’organizzazione delle
tecnologie sostenga e estenda l’organizzazione, le strategie e gli obiettivi del management di
un’impresa.
La primaria attività dell’IT Governance è incoraggiare il web 2.0 per i seguenti motivi:
La sua socialità, cioè i modelli di interazione, di relazione con le varie persone.
Lo stimolo dell’interattività intesa come attività da svolgere in comune per raggiungere gli
obiettivi condivisi.
La collaborazione, metodi di collaborazione fortemente stimolati dal web 2.0
Per la buona gestione degli investimenti in information tecnology devono essere bilanciate
due forze:
Adeguato utilizzo delle risorse: si rifà agli obiettivi dell’impresa, quindi alla sua identità
tradotta in termini operativi per il management e la Governance.
La strutturazione bottom-up (dal basso): bisogna fare attenzione e seguire alcuni punti:
Potenzialità degli strumenti: scelta degli strumenti adatti e la formazione del personale al loro
utilizzo.
Lasciare che i lavoratori usino queste tecnologie e che attribuiscano un significato a queste
tecnologie durante l’uso.
Determinismo sociale: corrente di filosofia della tecnologia checonsidera il prodotto
tecnologico inserito nel mercato nascere in quel momento: la vita del prodotto si svolge
durante il suo uso.
Per comprendere i valori del governo e delle tecnologie dell’informazione dobbiamo
considerare l’orientamento organizzativo, le pratiche lavorative e gli artefatti ICT come delle
dimensioni per comprendere sia i valori, sia il percorso da svolgere e seguire per il
raggiungimento di questi valori, sia come utilizzare al meglio gli strumenti web 2.0.
L’ orientamento organizzativo propone:
La creatività collettiva che comporta un cambiamento drastico dai metodi di lavoro individuali
verso quelli di gruppo.
L’innovazione aperta intende che l’individuo va contestualizzato in un lavoro di gruppo, il
gruppo va contestualizzato in una realtà più ampia e l’organizzazione stessa deve considerare
come membri della propria comunità sia i stakeholder, sia i clienti, sia gli avversari che ora
vengono considerati collaboratori.
Le pratiche lavorative da seguire sono:
La scelta e l’utilizzo ottimale delle potenzialità tecnologiche
Le quali devono risultare complementi delle attività di governo quindi attività direzionali e
organizzative
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Quattro principi sono seguiti:
Usi desiderabili delle tecnologie: gli utenti devono essere messi in condizioni di scoprire le
potenzialità delle tecnologie per creare innovazione ai prodotti tecnologici che abbiamo deciso
di adottare nella nostra impresa.
Usi indesiderati in contrasto all’adattamento a norme di comportamento o di uso a norme
predefinite
Sprigionare valore dall’ uso degli strumenti
Controllo dell’efficacia il processo collaborativo deve essere controllato e misurato per il suo
andamento verso gli obiettivi
Nuove competenze perché le tecnologie non sono la panacea per l’ottimizzazione dei metodi
di lavoro, ma possono facilitare a patto che esistano delle competenze di stimolo e
coordinamento di queste attività
Vantaggi della sperimentazione: la sperimentazione spontanea sia dei membri del gruppo, sia
dei dirigenti deve essere stimolata. E’ opportuno sviluppare nuovi modi di elaborazione in un
apprendimento dinamico che ci porta ad un continuo miglioramento dello staff, quindi dei
gruppi di lavoro.
I gruppi di lavoro devono emergere spontaneamente, possono essere guidati e stimolati ma
non forzati. Questo può portare alla nascita di gruppi che hanno intesa lavorativa ed eventi a
cui partecipano membri della comunità inattesi.
Il lavoro in collettività cambia sia la sua partecipazione sia il suo dinamismo: possono esserci
conferenze svolte virtualmente con persone in altre parti del mondo che altrimenti non
sarebbero potute intervenire.
Non ci devono essere gerarchie: queste vengono sostituite con strutture di partecipazione
orizzontale o gerarchie speciali chiamate adocrazione che sono pensate ad hoc per la necessità
del momento.
Faremo riferimento ad un eco-sistema inteso come insieme di organismi interconnessi tra loro
e con l’ambiente.
La cultura della collaborazione deve essere continuamente sostenuta sia con la diffusione di
queste pratiche sia anche con una formazione continua delpersonale sia verso la tecnologia
che verso i metodi di comportamento e di lavoro. Se la collaborazione viene meno si ha la
dissoluzione del sistema. Quello che deve esserci è:
Promozione del web 2.0
I nuovi membri devono essere incentivati a collaborare ed avere un atteggiamento attivo nella
comunità.
Vanno eliminati l’individualismo come valore primario nello svolgimento della attività e
raggiungimento degli obiettivi comuni
Non bisogna essere gelosi delle proprio idee, ma bisogna collaborare. Lo scopo della
condivisione non è il giudizio, il lavoratore non deve sentirsi valutato, l’obiettivo è
l’arricchimento della conoscenza comune. Bisogna far capire perché/cosa/come contribuire
all’attività collettiva.
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Perché? La somma dei contribuiti individuali è minore della somma dei contribuiti collettivi.
Cosa: gli obiettivi comuni e la condivisione delle idee individuali.
Come: attraverso le nuove tecnologie web 2.0
La massa critica della comunità in comunicazione è la chiave del successo della collaborazione:
un sistema di riconoscimento e premio accompagnato da un’adocrazia, metodo organizzativo
dinamico, può aiutare a sostenere la massa critica della comunità in comunicazione.
AMBIENTE INTEGRATO PER LA COLLABORAZIONE ICE
Ambiente integrato per la collaborazione come insieme di strumenti come ambiente
tecnologico che sostiene il governo IT di un Enterprise.
E’ una piattaforma per l’interattività usabile con un PC in una rete esistente, quindi non
richiede nuovi costi. Un ambiente di questo tipo prevede l’attivazione di una comunità
virtuale, ma l’esistenza di quest’ultima non implica che le nuove tecnologie siano la panacea
per il suo funzionamento. E’ richiesto inoltre che ci sia una gestione della comunità virtuale da
parte di una comunità reale.
La piattaforma è un ambiente di lavoro general purples, cioè non è un ambiente definito e
sviluppato per specifici obiettivi e applicazioni, ma per uso configurabile e adattabile. In questa
piattaforma potremmo sviluppare le applicazioni o leggere (programmazione) o utilizzare
applicativi.
Le caratteristiche fondamentali sono:
L’interattività è un insieme di tecniche e metodi studiate nel settore HCI (Human Computer
Interaction), settore che si occupa della collaborazione, comunicazione, interattività attraverso
il computer.
Nell’interattività vengono svolte attività comuni: diversi membri svolgono delle attività svolte a
raggiungere gli obiettivi comuni.
Il flusso di informazioni è bi-direzionale, non esiste un emittente ed un ricevente.
La comunicazione è pluri-direzionale, quindi posso comunicare direttamente con tutti.
L’utente deve essere attivo: è alla base dell’interattività.
Quali sono le funzionalità disponibili per comporre gli ambienti che ci serviranno di volta in
volta?
Audio, video conferenza
Strumenti per la gestione di streaming (video)
Condivisione di desktop
Condivisione di testi (aree comuni della rete). Una necessità di questa funzione è il versioning.
La comunicazione sincrona è quella dei messaggi scambiati con la presenza dell’interlocutore
online (IM, Chat).
La comunicazione asincrona consiste in forum, e-mail, gruppi di discussione.
Interfaccia intuitiva.
Lo sviluppo di ambienti di groupware è una questione ancora aperta e complessa: implica una
doppia dimensione, sociale e tecnologica. Quali sono i migliori strumenti per sostenere questo
tipo di attività? La progettazione multidisciplinare è un approccio progettuale necessario.
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Le influenze inter-disciplinari sono richieste sia all’esterno dell’organizzazione sia anche
all’interno per la condivisione delle informazioni e la collaborazione fra i differenti
dipartimenti. Questo favorisce la condivisione degli obiettivi.
Vi possono essere però dei rifiuti alla collaborazione. I motivi possono essere:
Inconsapevolezza della grandezza dei risultati raggiungibili
La conoscenza non condivisa per è considerata un potere e tenuta stretta
Carenza di tempo che possono essere superati con l’applicazione opportuna delle tecnologie.

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LEZIONE 2 ENTERPRISE RESOURCE PLANNING
Gestione delle risorse di un’azienda.
GLOSSARIO
Dagli anni ‘80 le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, sono molto utilizzate
nella progettazione, nella modellazione e nella gestione dei processi lavorativi.
La Business Process Management (BPM – gestione dei processi organizzativi), il workflow
management (WfM – gestione dei processi lavorativi) e la Business Process Reengineering
(BPR – riorganizzazione dei processi lavorativi) pur essendo integrati con le tecnologie non
hanno trovato una loro specifica collocazione.
Non vi è una chiarezza linguistica:
Business Process per esempio non ha una sua definizione precisa, ma ne ha diverse accettabili
e parzialmente sovrapposte.
Di conseguenza la gestione dei processi aziendali non viene caratterizzata immediatamente
rispetto al WfM.
Il concetto di Workflow
BPR
BUSINESS PROCESS
DEFINIZIONE 1
Il Business Process è visto come una collezione di attività in cui vengono elaborati input
generici (informazioni o materiale in caso di manifatturiero); viene prodotto un output di
interesse, quindi il processo lavorativo ha un risultato; esiste uno scopo preciso quindi sono
attività svolte per raggiungere determinati obiettivi; l’attività lavorativa è influenzata dal
contesto lavorativo (di chi svolge questa attività) e contesto ambientale (organizzativo); il
processo lavorativo interagisce con altri processi della stessa organizzazione o nell’ambiente
circostante.
In seguito è stato necessario restringere la collezione di attività a quelle collegate tra di loro in
maniera sistematica e ordinata. Da cui la seconda definizione.
DEFINIZIONE 2
Insieme di attività lavorative strutturato e misurato nel tempo e nello spazio con inizio e fine di
svolgimento. Vengono elaborati dei dati e prodotti output identificati destinati ad uno
specifico cliente o mercato. E’ inoltre enfatizzato il modo in cui è svolto il lavoro, il prodotto e
lo spazio e il tempo.
DEFINIZIONE 3
Questa definizione è un’estensione della seconda definizione con l’aggiunta di un focus sugli
attori e la loro collaborazione. Le attività sono significative svolte in collaborazione da persone
e macchine per svolgere funzioni trasversali ai processi in un contesto anche esterno. Questa
definizione considera l’ambito tecnologico collaborativo: questoemerge proprio dalla
considerazioneche gli attori che svolgono le attività di un processo organizzativo possono
essere sia attori umani, che device e infrastrutture tecnologiche acquisite. Inoltre si parla di
collaborazione e interattività.
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DEFINIZIONE 4
E’ una sintesi delle tre definizioni precedenti. Il processo lavorativo èuna serie o una rete di
attività (una struttura di attività) di valore aggiunto (quindi rilevanti) svolte da ruoli (da persone
o macchine) rilevanti in collaborazione per raggiungere consapevolmente un comune
obiettivo. Consapevolmente perchéper gli attori umani la consapevolezza e la motivazione
sono rilevanti per l’efficacia e l’efficienza dell’attività.
CICLO DI VITA DEL BPM
Vediamo ora il ciclo di vita di un Business Process Management
Progettazione del processo: la progettazione è automatica, il processo è definito in maniere
elaborabile e supportata da una macchina quindi siamo già nell’ambito tecnologico.
Configurazione del BPMS (Business Process Management System): la configurazione sia
dell’ambito lavorativo (definizione di ruoli e risorse e del contesto lavorativo), sia anche la
configurazione effettiva del sistema tecnologico di supporto in termini di personalizzazione
funzionale e la definizione dei parametri per il suo corretto funzionamento.
Attivazione del processo: ilprocesso definito nella prima fase viene attivato ed eseguito dalla
macchina.
Diagnostica: serve per il controllo dell’effettivo svolgimento del processo, del corretto
avvicinamento alla realizzazione degli obiettivi aziendali, individuazione di colli di bottiglia,
eventuali vie di fuga cioè situazioni che rallentano e creano problemi allo svolgimento
automatico del workflow.
BUSINESS PROCESS REENGINEERING BPR
Il BPR è un’attività di radicale sostituzione dei processi esistenti più estrema e drastica rispetto
al cambiamento introdotto dal BPM. I processi possono essere completamente riprogettati e
implementati portando ad una discontinuità organizzativa dell’impresa. Una definizione viene
dalla Gartner (multinazionale di consulenza tecnologica fondata nel 1979) e afferma che la
BPM è una disciplina della gestione dei processi, quindi non è una tecnologia ed è sostenuta
dalla tecnologia del WfM. Inoltre si occupa della raffinazione di processi esistenti (modifica e
adattamento di processi già presenti). E’ un metodo pratico, iterativo ed incrementale.
WORKFLOW MANAGEMENT
La WfM Coalition (consorzio nato nel 1993 da alcuni partner commerciali) ha dato una
definizione di WfM definendolo come l’automazione di un processo lavorativo, gestione dei
documenti prodotti durante lo svolgimento dell’attività da parte dei vari attori (umani o
supporti tecnologici). Inoltre devono essere rispettati dei protocolli per la comunicazione tra
gli attori, per lo svolgimento dell’attività e per l’interoperabilità.
PROSPETTIVE PROCESSI LAVORATIVI
Vi sono due prospettive, una gerarchica e una funzionale.
PROSPETTIVA GERARCHICA
Focalizza l’attenzione sull’organigramma, cioè la struttura organizzativa dell’azienda. Pone
l’accento sull’assegnazione dei ruoli e le rispettive responsabilità nell’ambito

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dell’organizzazione, definisce una gerarchia dei processi lavorativi che dipende da quella
dell’organigramma.
La gerarchia dei processi gestionali venne proposta e studiata da R. N.Antony ed è diventata
un modello di organizzazione aziendale consolidato e tradizionale. Prevede tre livelli:
Controllo operativo: assicura l’efficienza e l’efficacia delle attività. Raccoglie ed elabora dati
dalle attività operative, quindi del quotidiano.
Controllo gestionale: assicura che le risorse necessarie siano disponibili e utilizzate con
efficacia ed efficienza per raggiungere gli obiettivi previsti dall’organizzazione. I dati elaborati
sono in questo caso dati più sintetizzati, che riguardano i vari settori aziendali.
Pianificazione strategica: vengono definiti gli obiettivi dell’organizzazione, le risorse che serve
dedicare e le politiche da adottare per ottenere queste risorse. A questo livello vengono decisi
obiettivi considerando anche la concorrenza, i fornitori e gli attori del mercato esterni
all’organizzazione. I dati acquisiti ed elaborati riguardano perciò l’intero mercato.
PROSPETTIVA FUNZIONALE
Il focus è sui processi e sui ruoli funzionali che li svolgono (competenze interne
all’organizzazione). L’organizzazione funzionale prevede tre classi di attività:
Core business: attività principali, caratterizzanti l’organizzazione, che generano i profitti
previsti.
Attività gestionali: attività di sostegno, cioè coordinamento e gestione operativa.
Attività di supporto: non generano guadagni ma sono rilevanti. Spesso sono date in gestione
all’esterno (outsourcing).
PROSPETTIVA STORICA
L’universo dei software applicativi viene organizzato in una gerarchia.

Sistemi operativi: programmi che permettono la gestione basilare dei sistemi informatici
(gestione della memoria, file system, etc).

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Applicativi generici: software di base, applicativi destinati a usi più avanzati ma general
purpose, per un ampio spettro di utenti. Ad esempio i sistemi per la gestione delle basi di dati,
i fogli elettrici e l’editing basilare.
Applicativi specifici: sono rivolti ad attività specifiche delle aziende o a dipartimenti
monotematici dell’organizzazione. Ci si riferisce quindi a sistemi di supporto alle decisione,
software per il sostegno di call center, ecc.
Applicativi su misura: sono progettati per soddisfare esigenze specifiche dell'organizzazione
che dipendono sia dalla specificità dell’organizzazione stessa sia dalle necessità contingenti.
Negli anni 60 (Fase 1) esistevano solo due livelli, infatti su un sistema operativobasilare
venivano inserite applicazioni su misura. Questo ha portato allo sviluppo di una miriade di
applicativi specifici.
Questo ha fatto nascere(Fase 2) la necessità di progettare sistemi generali, riutilizzabili
edeventualmente specializzabili, con l’organizzazione piramidale sopra descritta. Nascono
negli anni ‘70 e ‘80sistemi basati sull’approccio data driven: l’organizzazione dei dati e la
definizione delle funzioni per la loro elaborazione hanno portato allo sviluppo di applicativi di
utilità per l’archiviazione, il recupero e la modellazione di dati.
Negli anni ’90(Fase 3) viene adottato l’approccio process driven.L’impulso a questo
cambiamento avviene sia grazie allo sviluppo della rete, sia per risolvere due problemi specifici
che si sono venuti a creare in quegli anni: il passaggio dall’anno 1999 al 2000 e l’introduzione
dell’euro. Questi due eventi comportavano infatti delle modifiche contingenti ai sistemi già
esistenti. Pur cominciando lo sviluppo dei sistemi process driven c’era una carenza: mancanza
di standard di riferimento per le architetture dei sistemi di process management.
Questa evoluzione avviene nella Fase 4: internet è diffuso, il metodo di progettazione del
software è basato sul riuso ed evolve verso sistemi modifica al volo (su cui è possibile
intervenire in tempi brevi) e verso sistemi component-based. Questi ultimi sono sistemi
generici (secondo livello) che possono essere configurati e specializzati per offrire soluzioni
specifiche fino a diventare del terzo livello. I livelli terzo e quarto sono perciò visti come un
deposito di applicativi per lo sviluppo dei livelli più generali.
Nella piramide vista in precedenza possiamo considerare come il secondo livello comprenda i
BPMS per la gestione del WfMS, mentre il terzo livello sia riferito agli ERPS che contengono
come componenti integrati i WfMS.

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LEZIONE 3 SISTEMA GESTIONE RISORSE D’IMPRESA ERPS
I sistemi di gestione delle risorse d’impresa sono degli applicativi generici, cioè basati su un
software applicativo generale configurato sulla base delle necessità della singola impresa. I
moduli software che servono a soddisfare l’insieme delle funzionalità vengono scelti e
raggruppati a costituire lo specifico Enterprise Resource Planning per quella data impresa.
Questi applicativi generici hanno come obiettivo principale la gestione delle informazioni:
queste informazioni devono essere uniche, cioè misurate solo da un dato nell’ambito dei vari
archivi dell’impresa e non devono esserci informazioni ridondanti.
La base di dati su cui si basano i sistemi deve essere unica, in genere centralizzata o costituita
da archivi distribuiti con un controllo centrale.
La base dei dati è condivisa: tutti i moduli, i reparti, le interfacce che costituisco gli strumenti
per l’interattività dei dipendenti devono poter accedere alla base dei dati.
Tutte le funzioni di gestione dell’impresa devono poter accedere a queste informazione e
offrire un'altra interoperabilità che indica che le varie funzioni possono da un lato comunicare
tra di loro e dall’altro scambiare informazioni.
I vari settori funzionali di questi sistemi sono sostenuti da moduli e componenti software che
permettono lo svolgimento adeguato per gli scopi dell’impresa.
FUNZIONALITA’
Vediamo quali sono le funzionalità principali che questi sistemi devono sostenere.
CONTABILITA’ FINANZIARIA E GESTIONALE
Devono permettere la gestione del bilancio e la stesura della reportistica e delle statistiche che
lo accompagnano.
Per fare questo saranno necessarie funzionalità di gestione dei costi dell’impresa, costi che
andranno a toccare vari settori, come quello commerciale per i costi dei prodotti acquisiti e i
costi del personale (stipendio, struttura, energia, viaggi, uffici). Inoltre bisognerà considerare
anche i costi delle singole attività, sia interne che quelle commissionate a consulenze esterne.
FUNZIONALITA’ PER IL PERSONALE
Queste funzionalità servono sia per la gestione della pianta organica, quindi per le assunzioni,
sia per la formazione del personale volta a seguire, archiviare e tracciare il percorso di crescita
del personale che collabora allo svolgimento delle attività dell’impresa.
Bisognerà occuparsi di questioni riguardanti i costi diretti del personale, cioè i costi pagati ai
dipendenti per lo svolgimento delle proprie attività,questioni che riguardano le pari
opportunità, di uguaglianza sul lavoro ed etiche, questioni che riguardando i pensionamenti,
sia per pianificare l’assunzione di nuove risorse, sia per misurare la presenza del personale da
qui ad un breve periodo di tempo, per prevedere i costi di uscita e per pianificare attività sulla
base delle persone che saranno nell’impresa in futuro.
Bisognerà misurare anche le variazioni meno attese: cambiamenti dovuti a trasferimenti sia
tra gli stessi reparti dell’impresa, sia per trasferimenti ad altri sedi, sia per dimissioni e
assunzioni in altre imprese.
FUNZIONALITA’ PER LA PRODUZIONE
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C’è bisogno di funzionalità per l’acquisizione dei materiali e degli ordini, acquisizione che
richiede una programmazione per avere l’immagine delle risorse disponibili oggi, dell’ordinato
e di quanto e cosa è necessario ordinare per attività future. La presenza di questi materiali
richiede una gestione dei magazzini per misurare la durata nel breve/medio periodo delle
attività sulla base delle risorse attualmente disponibili, i cui ordini sono già stati smaltiti e le
risorse erogate.
Il controllo della qualità è la verifica che le attività svolte dall’azienda siano soggette ad una
normativa ufficiale di riferimentoin cui vengono definite sia le modalità di svolgimento delle
attività sia la documentazione che deve essere svolta e mantenuta durante lo svolgimento
stesso. Questa documentazione è sia una traccia di come sono state svolte le attività, sia una
guida fornita alla nuove risorse dell’azienda sia di utilità ai vari reparti dell’impresa. I
documenti prodotti servono per la gestione dei processi produttivi per quanto riguarda il
flusso produttivo, cioè lo svolgimento delle singole attività non solo dal punto di vista dei costi
ma anche dal punto di vista della correttezza temporale di svolgimento delle varie attività.
Tutte queste attività devono garantire la gestione del ciclo di vita dei prodotti.
GESTIONE CATENA DI FORNITURA
Si tratta della gestione delle entrate delle risorse umane o materiali.
Pianificazione catena produttiva: si intende come catena produttiva tutto l’insieme delle
attività svolte nella produzione.
Programmazione delle forniture sia di risorse sia umane che materiali.
Verifica pagamento ordini. C’è una differenza tra erogazione dell’ordine e verifica che l’ordine
sia stato smaltito.
Inventario degli acquisti: le scorte vengono immagazzinate quando entrano nell’impresa e
l’inventario permette di avere una visione delle risorse disponibili in un dato momento.
Configurazione dei prodotti sia in quantità, sia in qualità, sia in collocazione(in quale
magazzino sono state archiviate).
Gestione dei reclami: riguarda il tratto finale del prodotto, quando il prodotto è passato al
cliente (acquistato). Possono esserci reclami, richieste di modifiche, aggiornamenti o
manutenzione.
GESTIONE DI PROGETTO
Un progetto di impresa deve essere innanzitutto pianificato: bisogna analizzare le attività e le
risorse e la quantificarela loro necessità per poter concludere il progetto.
GESTIONE RELAZIONI CON IL CLIENTE
La fase di gestione delle relazioni col cliente è una fase che copre sia la parte iniziale del ciclo
di vita del prodotto (fase di marketing, di indagine delle necessitàdegli utenti per creare
prodotti giusti) sia la fase di analisi dei feedback per valutare il prodotto ed individuare
eventuali modifiche o aggiornamenti.
La gestione delle relazioni con il cliente riguarda anche i servizi che può essere necessario
svolgere per il cliente: servizi di informazione e discussione sui prodotti venduti e raccolta di
feedback.
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La gestione del contatto con i clienti è un’attività specifica, svolta da uffici specifici che
verranno a loro volta supportato da altri uffici tecnici. I Call Center sono centri dedicati proprio
alla raccolta dei dati proveniente e per il cliente.
FUNZIONI TRASVERSALI
Il controllo di gestione, la manutenzione degli impianti e servizi informativi sostengono tutte le
funzionalità di un’impresa.
COMPONENTI DELLA COMUNICAZIONE
Sono rilevanti sia per l’interattività dei dipendenti dell’organizzazione sia per il rapporto con il
cliente.
Sono basati su sistemi per la gestione delle transazioni (movimento dati)
Sono basati sul portale gestionale, un’applicazione web che serve da una parte a fornire
informazioni all’esterno (come ad esempio presentare il prodotto e fare propaganda) dall’altra
a offrire servizi di vario tipo: raccolta di feedback, forum,posta, tutto ciò che è utile per il
rapporto col cliente. In caso di sezioni protette può servire anche per lo scambio di
informazioni all’interno dell’organizzazione stessa.
L’analisi deidati raccolti è un’attività importante per le imprese utile sia al marketing sia per la
pianificazione distrategie future sia per la produzione dei rapporti di presentazione delle
attività svolte.
Sostenuti dalle moderne tecnologie è possibile accedere a servizi esterni all’impresa. L’ ERPS
può infatti utilizzare funzionalità di moduli offerti da piattaforme remote.
Funzionalità importanti sono gli strumenti per la ricerca delle informazioni, chepossono
consistere in accessi ad archivi non necessariamente gestiti dall’azienda.
Sistemi di gestione dei contenuti più focalizzata all’argomento dato invece che alla semantica.
Comunicazione di vario tipo, sia sincrona (chat) che asincrona (mail, forum, wiki)
VISIONE D’INSIEME
L’ERPS è un sistema complesso che ha un’ampia copertura funzionale e offre una serie di
funzionalità necessarie alle conduzione delle diverse attività svolte dai versi reparti
dell’azienda.La diversità dei reparti richiede un alta interoperabilità tra i vari moduliper
favorire lo scambio dei dati ed inoltre i moduli non devono avere problemi a svolgere parti di
attività complesse.La complessità viene gestita da un modulo supervisore per la gestione dei
moduli specializzati.
GESTIONE INTEGRATA
Esistono due tipi di gestione integrata:
Gestione integrata dei processi per un maggior risparmio, per prendere decisioni veloci e
precise e offrire dei dati visibili in tutta la realtà aziendale ed eventualmente (nel caso di
gestione dei rapporti con il cliente) anche all’esterno delle imprese.
Gestione integrata delle informazioni
Richiede la condivisione e l’aggiornamento delle basi informative.
Permette una revisione delle strategie fornendo dati aggiornati, robusti e di prospettiva.
Permette di ottimizzare i processi che fanno riferimento alla stessa base informativa corretta.
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Le informazioni ben gestite permettono una coerenza ed un omogeneità, non sono ridondanti.
Una buona gestione delle informazioni fornisce un integrità e unicità delle informazioni.
Sostiene la comunicazione all’interno e verso l’esterno.
Sostiene una formazione globale sostenuta dallapossibilità di accesso alle info uniche
dell’impresa alla documentazione che serve per aggiornare le risorse che vengono acquisite
dall’impresa.
SEGRETI DEL SUCCESSO
La corretta scelta del sistema (contesto aziendale), la configurazione specifica adatta a questo
contesto, l’integrazione nei servizi attualmente erogati, l’appropriazione da parte degli utenti
(sia esterni che interni) sono le chiavi del successo dell’ERPS di un’impresa.
Il non comprendere preventivamente servizi funzionali, necessità e gli obiettivi a cui punta
un’impresa sono la chiave dell’insuccesso di un ERPS.
Quindi il successo non è nell’acquisizione di un moderno sistema tecnologico, ma
l’acquisizione del corretto sistema tecnologico.
ADEGUAMENTO AL CAMBIAMENTO
Il sistema informativo è un sistema complesso utilizzato per lunghi periodi in un’impresa e
l’adeguamento al cambiamento delle richieste è stato fino a poco tempo fa carente perché,
soprattutto gli applicativi che servivano per lo svolgimento delle attività, venivano
commissionati e implementati su misura, basati su soluzioni prodotte per risolvere problemi
pregressi.
Nella prima fase dello sviluppo dei sistemi c’è stata un evoluzione verso l’inclusione di moduli
stand-alone, implementate da un solo sviluppatore, che fornissero la massima integrazione e
efficienza, due valori positivi ma che fanno perdere in modularità, aggiornamento e
modificabilità di un sistema complesso.
Nella seconda fase di sviluppo dei sistemi si passa alla strategia “il meglio disponibile” cioè le
soluzioni vengono prodotte acquisendo nuovi prodotti e sviluppando funzionalità che fossero
riferite al meglio disponibile sul mercato. Sono sviluppate ancora dal singolo implementatore
ma che ha come riferimento l’alta integrazione nel sistema aziendale.
La terza fase dello sviluppo è la fase di integrazione del meglio disponibile: non
necessariamente i sistemi vengono implementati. (Vedi definizione di ERPS).
Lo sviluppo di un ERPS porta cambiamenti non solonella gestione delle informazioni e delle
attività, ma anche nei processi lavorativi, nello staff e nell’operatività.
Le carenze dell’implementazione di un sistema informativo portano ad una riscrittura parziale
del codice o all’implementazione di nuove specifiche funzioni o ad interfacciamento a sistemi
esterni che possono essere interpellati per lo sviluppo di nuove funzionalità.
I principi realizzativi per questi sistemi sono l’integrazione di elementi o moduli software che
siano autonomi e interoperabili, sia sintatticamente che semanticamente. Lo scambio di dati è
coerente, la base di dati comune ed in genere è utile che abbiano a diposizione un motore per
la gestione dei workflow (WfMS).

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LEZIONE 4 ARCHITETTURA DI UN ERPS INFORMAZIONI
SCHEMA ARCHITETTURA

Il front office è quella parte di un organizzazione che interagisce con i fornitori e i clienti, ha
quindi un rapporto con l’esterno.
Il back office include tutti gli uffici e i dipartimenti che sostengono le funzioni offerte
all’esterno. Le funzionalità offerte dal BO sono quelle viste nelle precedenti lezioni, quindi
funzionalità per la contabilità, per il personale, ecc.
Le informazioni sono integrate, il che non significa centralizzate. Gli archivi possono infatti
essere creati da organizzazioni differenti (basi di dati distribuite), l’importante è che il controllo
sia centralizzato nell’organizzazione che monitora il corretto mantenimento della base dati,
alimentata da dati esterni e interni.
Gli strumenti per la comunicazione servono sia per l’interazione con il mondo esterno, sia per
la comunicazione interna (ad esempio tra il personale).
PRINCIPI FONDATIVI
I principi fondativi della buona progettazione di un ERPS sono i seguenti:
Integrazione di elementi e moduli autonomi e interoperabili: tutte le funzionalità offerte per
la gestione dell’impresa sono sostenute da moduli specifici che devono essereautonomi,
perché contengono tutto ciò che serve per il loro funzionamento, e interoperabili, perché
devono comunicare con gli altri moduli del sistema.
Scambio di dati coerente:bisogna acquisire e scambiare informazioni in maniera corretta e
coerente al tipo di attività che si svolge.
Base dati comune, non centralizzata, conferme a obiettivi e attività comuni svolte per
sostenere l’impresa.
Motore di gestione (WfMS): per la pianificazione ed il controllo gestionale delle attività e
processi interni all’organizzazione.
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INTEROPERABILITA’
L’interoperabilità è la capacità di cooperare. Esistono tre tipi di interoperabilità:
Sintattica: comunicazione e scambio di dati tra moduli e persone. I dati devono essere
scambiati in modo corretto e non ambiguo.
Semantica: riguarda l’interpretazione delle informazioni ricevute. Se le informazioni non sono
interpretate allo stesso modo da chi riceve e chi invia sono inutili; per questo servono
protocolli e strumenti per un intesa comune.
Inter-domini: riguarda il lavoro di interesse comune: quando più organizzazioni con obiettivi
specifici diversi si trovano a operare insieme hanno bisogno di una possibilità di intesa, un
protocollo di comportamento che permetta di svolgere le proprie attività in maniera coerente
e convergente verso i comuni obiettivi.
Vi sono due tipi di standard per l’interoperabilità:
Aperti: definiti a tavolino. Le organizzazioni importanti di un settore si siedono a tavolino e
decidono i protocolli che devono rispettare tutti coloro che svilupperanno soluzioni e proposte
in un certo settore.
De facto: sono standard che hanno conquistato la loro posizione di riferimento sul campo:
sono dovuti alla diffusione di uno strumento/abitudine che di fatto diventa uno standard, un
riferimento condiviso, non predefinito o proposto.
BASE di INFORMAZIONI
Una base di dati contiene solo le informazioninecessarie e non ridondanti che devono essere
accessibili da tutti i moduli del sistema. Queste informazioni riguardano: i prodotti, iclienti e i
fornitori(ordini, consegna, catalogo dei fornitori, etc), la disponibilità dei prodotti in termini di
durata e consegna, la contabilità (acquistie pagamenti).
Un aspetto fondamentale riguardante le basi informative è lamigrazione dei dati.Come già
detto in precedenza un ERPS dura molto tempo e può essere sottoposto a molti
aggiornamenti: ad ogni cambiamento può rendersi necessaria una migrazione dei dati dal
vecchio al nuovo sistema. Queste attività di migrazione sono costose in termini di tempo e
impegno: le informazioni devono essere cambiate di formato, copiate ed eventualmente
riorganizzate. Si sta parlando di informazioni che possono essere cruciali per la progettazione,
la pianificazione e l’implementazione di tutti i sistemi tecnologici che si basano
sulleinformazioni aziendali.
Ci sono diversi tipi di informazioni che costituiscono una base di dati.
INFORMAZIONI IPERTESTUALI
Una struttura ipertestuale è composta da nodi, cioè frammenti di documento collegati tra loro
sintatticamente o semanticamente da link.
Queste strutture sono basate sull’uso delle ancore, cioè parti di un nodo attive e visibili che
manifestano una possibilità di approfondimento o dettaglio, e fungono quindi da aggancio ad
un nodo successivo.
Il tipo di ricerca di informazioni in una struttura ipertestuale è la navigazione e non l’accesso
diretto (quest’ultimo è effettuato a fronte di un interrogazione): in poche parole si entra, si
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naviga e si cercano informazioni percorrendo i collegamenti tra un nodo all’altro.
INFORMAZIONI NARRATIVE
Riguardano il corpora documentari, cioè un insieme di documenti rilevanti ed esaustivi per un
certo settore, argomento o tema.
Vi è una differenza tra data retrieval, cioè la ricerca di record che corrispondono esattamente
alla mia descrizione di dato, fatta ad esempio per cognome o codice fiscale,
einformationretrieval, dove le informazioni sono rilevanti per il loro significato, quindi ad
esempio ha importanza un documento che contiene informazioni dello stesso ambito del dato
ricercato.
Di notevole importanza è l’indicizzazione: i documenti contengono trattati ed elaborati per
produrre descrizioni sintetiche di quelli che sono i veri elementi semantici che li
rappresentano.
Uno strumento a supporto dell’indicizzazione sono i Tesauri: insieme di termini strutturati in
classi tematiche, che non hanno valore sintattico, ma hanno valore per il loro significato.
La qualità del recupero delle informazioni è composta da quattro parametri:
Precisione: numero dei documenti rilevanti recuperati / documenti recuperati.
Richiamo: documenti rilevanti recuperati / documenti rilevanti in archivio che non sono stati
recuperati perché la ricerca e l’indicizzazione non lo hanno permesso.
Rilevanza: è un parametro soggettivo che si riferisce sia all’aggiornamento dell’informazione
rilevata, siaal fatto che l’informazione sia autorevole, di qualità, innovativa.
Ranking: è un parametro introdotto come riferimento alle pagine web e si riferisce alla
posizione delle pagine rispetto alla frequentazione dei navigatori. Il ranking è misurato da un
algoritmo chiamato page rank che misura la popolarità della pagina ed è stato ideato a Larry
Page. L’ algoritmo è registrato ed il meccanismo brevettato dallaStanford University.
informazioni strutturate
Per le informazioni strutturate bisogna considerare sia il sistema di gestione della basi di dati
(DBMS), cioè i sistemi, strumenti e programmi che servono a gestire la base di dati, sia la basi
di dati stessa (DB).
Gli obiettivi sono:
Condivisone archivi comuni
Diffusione informazioni
Affidabilità dei dati (corretti, non duplicati, di riferimento).
Riduzione costi acquisizione delle informazioni.
Le funzionalità sono:
Evita la ridondanza dei dati, l’incongruenza dei dati, e l’inconsistenza dei dati (dati che hanno
varie versioni),
Integrità, confrontabilità e integrazione dei dati
Gestione multi-utenza (una volta che i dati sono organizzati in basi di dati i costi sono
ammortizzati permettendo l’uso a vasta utenza)
Strumenti per ilfacile accesso alle basi di dati
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Sicurezza rispetto alla privacy e agli interventi di modifica da parte di malintenzionati.
MODELLO DI DATI
Nell’organizzazione dei dati, di notevole importanza è il modello di dati, costituito da una
struttura e da alcune operazioni.
Ci sono diversi tipi di strutturedati:
Gerarchica: record strutturati permettendo l’accesso a più figli, ma ogni record ha un solo
padre.
Reticolare: ogni record può avere più padri.
Orientate agli oggetti: abbiamo il concetto di incapsulamento: gli attributi che descrivono gli
oggetti sono accompagnate da metodi che possono essere utilizzati per operare sui dati.
Relazionale: è la struttura più diffusa e struttura i dati su base tabellare.

DBMS RELAZIONALE
Un DBMS relazionale è composto da una parte statica, che consiste nello schema e nello
stato(oistanza), cioè la foto dei dati contenuti in quel momento del database, e da una parte
dinamica costituita dalle operazioni che permettono la definizione dello schema, la
manipolazione dei dati (inserimento,modifica, cancellazione) e l’interrogazione(che avviene
tramite SQL o supporto grafico).
I concetti chiavi di una base di dati relazionale sono:
Cardinalità: indica il numero delle righe delle tabelle.
Grado: numero delle colonne.
Righe (record, tuple, ennuple): sono costituite da N elementi chiamatiattributi o campi
individuati da un nome.
Dominio:insieme dei valori che possono essere assunti da un campo.
Chiave generica o esterna: ha una funzione di indice per il recupero efficiente delle righe di
una tabella, ma anche per il legame tra le varie tabelle.
Chiave primaria: oltre alle caratteristiche della chiave generica in più ha un valore univoco in
ogni record.
Il progetto di una base di date èeffettuata a due livelli:
Progetto concettuale: realizzazione da un grafico ER(entità-relazione).
Progetto implementativo: il grafico ER viene tradotto in tabelle in cui ogni entità o relazione
ètrasformato in tabelle collegate attraverso chiavi.

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LEZIONE 5 ARCHITETTURA DI UN ERPS COMUNICAZIONE
ARCHITETTURA ORIENTATA AI SERVIZI (SOA)
L’ Oasis ha fornito la definizione di questo tipo di architettura. Vedi cos’è Oasis.
Paradigma per l’organizzazione e l’utilizzazione delle risorse distribuite che possono essere
sotto il controllo di domini di proprietà differenti. Fornisce uno strumento uniforme per offrire,
scoprire, interagire e usare le risorse per produrre gli effetti voluti in accordo coi presupposti e
aspettative misurabili.
E’ un paradigma, una definizione usata come riferimento per progettare applicazioni basate su
servizi complessi. Le risorse possono essere distribuite quindi non stiamo parlando di
architetture installate sul singolo host, ma che possono essere installate su macchine remote
sotto domini differenti: questo complica l’implementazione di questa architettura.
Questo tipo di architettura ha le seguenti caratteristiche:
E’ strutturata in servizi: c’è l’erogazione di servizi (attività automatizzate).
C’è uno scambio sicuro di messaggi tra i vari moduli
E’ basata su protocolli standardper l’interoperabilità e per lo scambio di messaggi.
E’ basata sull’integrazione di sistemi esistenti: si punta ad un sistema che possa essere esteso
con ulteriori servizi proposti e forniti da altri domini.
SERVIZIO
Un servizio ha le seguenti caratteristiche:
E’ l’attività erogata da un applicazione auto-contenuta: l’applicazione che svolge il servizio
deve contenere tutte le operazioni e le informazioni che servono per svolgere il servizio.
Ogni servizio deve essere ripetibile quante volte serve.
I servizi sono componibili perché sono gli elementi basilari componibili per costruire un
servizio più complesso da fornire all’utente.
Ogni modulo deve essere all inclusive, come abbiamo detto gli elementi implementati devono
essere autonomi.
Questi moduli devono essere indipendenti, cioè non dipendono funzionalmente da altri
moduli. Questo permette il riuso dei sorgenti e dei componenti per comporre servizi più
complessi.
INTERFACCIA
Un interfaccia è la descrizione delle modalità di accesso alle funzionalità offerte da quel
modulo, quindi una sorta di descrizione del servizio fornito, ed offre inoltre una garanzia sullo
scambio di messaggi.
MESSAGGIO
Un messaggio è portatore di semantica, cioè vengono utilizzati per la richiesta dei vari
elementi attivi che costituiscono il complesso sistema e il loro coordinamento. E’ un portatore
di dati ben formato secondo un preciso protocollo. I messaggi sono definiti con l’obiettivo di
coordinare i servizi.
METADATI

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Sono descrizioni delle informazioni utilizzate per costituire i servizi e dagli applicativi che
verranno utilizzati per realizzare questi servizi.
I metadati dovranno avere una forma e una descrizione utilizzabile da chi progetta i sistemi
complessi (uomini), ma siano anche comprensibili dalle applicazioni che le utilizzeranno,
GESTIONE SERVIZI WEB
Un servizio web è un’applicazione remota che espone le proprie operazioni e che fa uso di un
protocollo per invocarle.
Ci sono alcuni ruoli importanti per sviluppare un’applicazione che eroghi un servizio basato sui
Web Services.
Catalogo: archivio che contiene i servizi pubblici, i servizi che possono essere utilizzati e
ricercati. Questi servizi saranno descritti secondo un opportuno protocollo: WSDL (Web
Service Description Language).
Fornitore: colui che avendo realizzato un modulo che eroga un servizio di cui riconosce la
pubblica utilità inserisce con opportuna descrizione il nuovo servizio nel catalogo offerto a
pubblico dominio.
Richiedente: è l’utente che cerca uno specifico servizio. Può essere la persona che in quel
momento ha bisogno del nuovo servizio per soddisfare una sua necessità oppure può essere
un’applicazione.
SOAP (SIMPLE object access PROTOCOL)
Il SOAP è un protocollo di comunicazione per la ricerca, la richiesta e la fornitura di servizi web.
I messaggi scambiati sono basati sull’uso del linguaggioXML e vengono utilizzati a supporto
due protocolli di comunicazione: HTTP(protocollo per la navigazione web) e SMTP(protocollo
per l’invio di messaggi di posta elettronica).
PROTOCOLLO SOAP
Definisce un pacchetto che racchiude il messaggio con le informazioni per manipolarlo ed
elaborarlo
Indica come i dati sono codificati
Specifica la comunicazione, quindi la procedura per la richiesta e la fornitura delle risposte.
MESSAGGIO SOAP
Un messaggio SOAP è costituito da:
Un pacchetto che identifica il documento XML come messaggio SOAP
Una testata(header)come contenitore di meta-informazioniper l’instradamento, la sicurezza e
la gestione delle transazioni o dell’orchestrazione dei servizi
Il corpo che contiene sia le chiamate che le risposte di invocazione del servizio
La descrizione degli errori che si sono verificati durante l’attività di erogazione dei servizi.

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NODI SOAP
Il protocollo SOAP definisce diversi nodi:
Nodo trasmittente è quello da cui parte la richiesta.
Nodo ricevente è il destinatario che può essere intermediario.
Nodo intermediario cioè che inoltra la richiesta a qualcun altro.
Ricevente finale è il destinatario.
Percorso del messaggio è la sequenza di tutti i nodi che hanno letto, elaborato o inoltrato il
messaggio.

VISIONE D’INSIEME

LINEE GUIDA
Il protocollo SOAP ha bisogno di alcune linee guida:
Contratto normativo: svincola la progettazione di un servizio complesso dalla sua
implementazione.
Accoppiamento debole tra i servizi cioè sono svincolati funzionalmente dagli altri servizi.
Astrazione: descrizione non di dettaglio delle attività svolte.
Riusabilità
L’uso di servizi web impone la separazione tra la descrizione del funzionamento e la sua
implementazione. Si parla di applicativi implementati da qualsiasi fornitore in qualsiasi
linguaggio di programmazione purchévengano rispettati determinate regole per la
pubblicazione e l’interfacciamento agli altri servizi.
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Autonomia: servizi indipendenti da altri servizi o essere a conoscenza di eventuali servizi utili
per il funzionamento del servizio complesso
Raggiungibilità: i cataloghi sono lo strumento per la raggiungibilità.
Componibilità
Granularitàopportuna
Ci si riferisce alla possibilità di utilizzare applicativi sconosciuti prima della descrizione fornita
dal catalogo. Questi servizi devono essere riutilizzati, composti conaltri di altri fornitori e ogni
servizio verrà erogato con un applicazione a se stante che trasporta tutti i dati necessari alla
propria esecuzione.
Rilevanza: un web service deve svolgere attività interessanti.
Attività normalizzate: per evitare la ridondanza.
Ottimizzate nella loro esecuzione.
A - localizzatecioè non si sa a propri chi è il fornitore che lo eroga.
I servizi perciò devono svolgere attività consistenti e devono poter essere richiesti da qualsiasi
parte (da qui l’intervento dei cataloghi che permettono la ricerca di queste attività senza
indicare la locazione in rete).
ORCHESTRAZIONE
Per poter organizzare questi web services interviene l’orchestrazione, che non è altro che uno
strumento che descrive il comportamento che devono avere nel loro funzionamento i vari
elementi costituenti. L’orchestrazione prevede l’integrazioneautomatizzata, il coordinamento
dei servizi e la gestione dei servizi.
Queste attività sono svolte su strumenti di calcolo, sistemi di servizi intermedi e
minimamente sui servizi allo scopo di costituire sistemi complessi.
L’orchestrazione fa riferimento anche al Wf (per servizi interni ed esterni) allo scambio di
messaggi sia per il controllo dell’esecuzione sia per il controllo della regia che è unica.
L’orchestrazione ha una regia: i servizi che vengono coordinati seguono un workflow, un'unica
regia.
COREOGRAFIA
La coreografia è un altro modo di definire il comportamento di un servizio complesso. E’ un
tipo di composizione di servizi visto da una prospettiva globale in cui vengono definiti i
comportamenti in esecuzione e dove ogni partecipante si limita a eseguire un ruolo in accordo
con gli altri. C’è perciò l’assenza di un unico controllo.
Si propone un ordinamento del tutto differente dall’orchestrazione, in cui il coordinamento
dell’attività è distribuita tra i vari servizi.
E’ un caso estremo di progettazione dei servizi.

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LEZIONE 6 SVILUPPO DI UN ERPS
GENERALITA’
La definizione di un metodo di sviluppo di un sistema è la seguente:
Percorso di attività conforme al ciclo di vita di un ERPS
Significa che vengono definite le attività che devono essere svolte con le relative modalità, le
figureprofessionali che devono essere coinvolte ed il metodo di lavoro per organizzare queste
figure e le diverse attività.
ELEMENTI COSTITUENTI
Gli elementi costituenti sono i seguenti:
Figure professionali: ne vengono coinvolte diverse, tra cui:
Committente: è la persona che presenta il problema o il sistema da migliorare
Utente: è la persona del committente che utilizzerà i sistemi modificati
Analista: studiano il contesto lavorativo
Progettista: propone una soluzione
Sistemista: si occupa della manutenzione degli strumenti
Programmatore: realizza i programmi e installa gli applicativi
Segretario e coordinatore per la verbalizzazione delle riunioni
Strumenti di documentazione: la documentazione serve per due motivi:
Trasmettere i risultati di ogni fase alle figure professionali che interverranno successivamente.
Per l’intervento futuro di nuove figure che devono essere informate sullo stato del sistema.
Attività: sono diverse e sono caratterizzanti il metodo di sviluppo per il modo in cui vengono
organizzate.L’ obiettivo dello sviluppo di un ERPS è il contenimento dei tempi e dei costi:il
lavoro vuole essere fatto in maniera efficiente, cioè in un tempo minore rispetto alle risorse
disponibili,e con costi in termini di impegno e risorse umane/economiche minori.
PROCESSO DI SVILUPPO
Il processo di sviluppo di un ERPS è composto dalle seguenti fasi.
FASE DI ANALISI E PIANIFICAZIONE
Viene data una prima visione del contesto lavorativo. Le attività svolte sono:
Selezione dei gruppi: vengono selezionate le figure professionali necessarie allo svolgimento
dell’attività.
Capire l’ambito: le figure devono capire l’ambito, cioè capire quali sono i problemi presentati
dal committente, che non è un esperto analista o progettista, maha un problema che deve
essere compreso in termini di possibili interventi tecnologici e modifiche ed in termini di
possibili soluzioni che si possono intraprendere.
Analisi dei processi lavorativi: bisogna decidere come verrà svolta l’attività rispetto ai problemi
presentati dal committente.
Studio di fattibilità: valutazione del realismo, cioè della possibilitàtecnologica di
realizzazionedella soluzione prospettata,realizzabilità economica e misurazione temporale.

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Pianificazione: scelta la soluzione, viene effettuata la pianificazione del programma di lavoro
per la costruzione della soluzione, quindi vengono impostate le risorse umane, economiche e
di calcolo e le tempistiche.
PROGETTAZIONE
La progettazione vienesvolta in due fasi:
Progettazione di massima: prevede la descrizione di uno schema logico della possibile
soluzione.
Progettazione di dettaglio: si interverrà con dettagli implementativi (scelta linguaggi di
programmazione, risorse di calcolo, applicativi, ambienti di sviluppo), corsi di formazione per il
personale ed in caso cambi dell’ambiente lavorativo.
IMPLEMENTAZIONE
C’è la realizzazione del sistema tecnologico.
Programmazione: è un attività tipica della soluzione tecnologica.
Acquisizione e pulizia dei dati.
Acquisizione: vengono prodotti gli schemi di come dati e documenti devono essere organizzati
e quali sono gli strumenti di acquisizione.
Pulizia dei dati: nel caso di aggiornamento di un sistema dovremmo modificare ad esempio il
formato dei dati, l’organizzazione, i sistemi di gestione, selezionare i dati obsoleti.
Documentazione
VALIDAZIONE E ATTIVAZIONE
Le attività svolte sono le seguenti:
Validazione: significa testare l’oggetto tecnologico con simulazioni o prove con campioni di
utente.
Attivazione in ambiente di lavoro: la soluzione è passata in ambito lavorativo, gli utenti
cominciano a provare la soluzione ed a valutare da una parte l’innovazione proposta e
dall’altra la sua accettabilità e assimilabilità.
Sviluppo programmi di formazione: possono essere necessarie attività di aggiornamento e
formazione sui nuovi strumenti.
MANUTENZIONE
E’ l’ultima fase e consiste in:
Controllo continuo e valutazione: le soluzioni proposte vengono controllate nel tempo, viene
monitorato il corretto funzionamento, gli esiti e la reazione del personale alle modifiche
effettuate.
Aggiornamenti e miglioramentisul sistema possono essere proposti.
METODI PARTECIPATIVI
Il metodotradizione, chiamato metodo ciclico è stato rimpiazzato dai metodi partecipativi
negli anni ‘80. Il metodo ciclico aveva due caratteristiche che si sono rilevate fallimentari
perché troppo costose per questo metodo di sviluppo: la sequenzialità delle attività svolte in
maniera compartimentata ed il coinvolgimentodell’utente e del committente solo nella fase
finale. Questo implicava che un errore per una non conformità alle richieste presentate dal
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committente causavano la necessità di rieffettuare il ciclo e modificare fasi di attività
pregresse.
I metodi partecipativi introduconocaratteristiche di discontinuità:
Eventuale giusta architettura software: già qui vediamo una differenza. Non necessariamente
la soluzione è lo sviluppo di uno strumento tecnologico, può darsi che quello che manca è
dovuto a una necessità di modifica dell’ambiente lavorativo, figura professionali nuove e
aggiornate, ecc. Il metodo ciclico puntava direttamente alla costruzione di uno strumento
tecnologico.
Metodo rivolto all’utente, così come la soluzione: non è lo strumento da proporre al centro
dell’attenzione, ma il benessere dell’utente.
Coinvolgimento dell’utente in ogni fase del processo di sviluppo, naturalmente con
coinvolgimento più o meno rilevante. In ogni faseci sono figure professionali rappresentanti
ogni fase dell’attività in modo che ognuno possa valutare limiti e carenze dell’attività in corso.
Sono basati sulle tecniche di lavoro di gruppo: la tecnica più diffusa è quella del brain
storming: poche persone, tempo limitato, ma libertà di pensiero.
Cercare la corretta soluzione: la soluzione tecnologica è eventuale, come già detto sopra.
Evitare l’iterazione: tutti sono coinvolti in ogni fase per comunicare in tempo problemi ed
evitare di tornare indietro sui propri passi.
Scambio continuo: il lavoro di gruppo permette ad esempio uno scambio linguistico, cioè si
parla lastessa lingua di figure professionali diverse.
Continua verifica: ogni figura professionale può costantemente valutare il lavoro svolto dalle
altre.
I vantaggi del lavoro di gruppo sono:
Soluzioni migliori e varie, perché sono coinvolte mentalità diverse.
Uso delle risorse comune e quindi più efficiente.
Vengono eliminate le idee meno valide con la discussione.
La produttività viene accresciuta.
Anche l’apprendimentoè più veloce, si migliora sia nel proprio ambito che negli altri
Vediamo quali sono i metodi di sviluppo partecipativi.
Joint Application DevelOpment
Il suo obiettivo è la qualità del sistema: può essere sviluppato qualcosa di nuovo o migliorate
soluzioni esistenti.
Le fasi di questo metodo sono le seguenti:
Definizione del progetto: individuata la soluzione viene descritto il modello logico e vengono
effettuate le scelte implementative che porteranno alla costruzione del sistema.
Ricerca delle informazioni e proposta delle eventuali scelte alternative.
Preparazione della sessione: vengono stabilite un gruppo di riunioni necessarie pianificate e
valutate nella loro dimensione temporale.
Sessione: viene svolta e coordinata da un moderatore ed un segretario (se si tratta di una
riunione) oppure se sono sessioni di progettazione o realizzative saranno seguite da una
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presentazione dei risultati raggiunti, da una discussione (coordinata da un moderatore, che di
solito è il capo progetto, e verbalizzata da un segretario) e da una fase di documentazione.
Integrazione: ogni gruppo realizza la porzione di sistema a lui affidata.
Validazione: come già detto può essere effettuata in laboratorio o sottoposta a campioni di
utenti.
Stesura documento finale: documentazione che attesti il funzionamento, le scelte
implementative effettuate, ecc.
Rapid Application DevelOpment
L’obiettivo è la velocità di consegna del sistema (la rapidità è pagata con una scarsa
ottimizzazione).
Le fasi di questo metodo sono le seguenti:
Pianificazione delle necessità: analisi dell’ambiente di lavoro, del problema prospettato,
analisi delle figure professionali e della loro preparazione.
Progettazione (o aggiornamento) del sistemacon l’utente: si parla di consegna rapida quindi
le modifiche devono essere evitate.
Costruzione rapida: esistono ambienti che permettono con l’interazione grafica di comporre
applicativi complessi semplicemente unendo simboli grafici che rappresentano una procedura
a granularità inferiore del sistema da costruire.
Transizione: passaggio dal sistema costruito all’ambito lavorativo in tempi rapidi (transazione
continua tramite prototipi).
Partecipatory Design
L’obiettivo è la qualità del lavoro e non è detto che la soluzione proposta sia tecnologica.
I possibili interventi che si possono avere sono:
Risistemazione arredamento: ad esempio la posizione tastiera, tavolo, sedie in ufficio.
Riorganizzazione ruoli: il problema è di aggiornamento delle risorse professionali o manager.
Tecnologia: potrebbe essere necessario creare o modificare uno strumento tecnologico.
Bilanciamento tra le pratiche tradizionali e le innovazioni: ci si riferisce alla necessità di
prevedere una fase di assimilazione delle soluzione proposte.

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LEZIONE 7 FLUSSO LAVORATIVO (WORKFLOW)
DEFINIZIONE COMUNE
La prima definizione, già consolidata e usata, afferma che il workflow:
Rappresenta un’astrazione di un attività lavorativa.
Ha una rappresentazione virtuale: siamo nel digitale quindi bisogna formalizzare e descrivere
il modello dell’attività lavorativa in termini leggibili e interpretabili da un calcolatore.
La rappresentazione del flusso di lavoro è progettata secondo una specifica prospettiva (ne
esistono 5 a seconda).
Prevede la descrizione della sequenza di operazioni svolte da individui, gruppi e
organizzazioni.
Prevede che l’attività lavorativa sia composta di attività elementari connesse tra loro e svolte
in una sequenza specifica. Non ci sono attese tra un attività e l’altra e ogni attività elementare
viene conclusa prima dell’altra.
Un workflow è composto da:
Diagrammi di flusso: descrivono materialmente il workflow.
Input: può essere un informazione, un materiale o energia a seconda dell’output che bisogna
produrre.
Algoritmi: le attività vengono descritte tramite processi automatizzati.
Persone o strumenti esecutori
Output a task successivo: ogni output prodotto è passato al task successivo per la sua attività.
I task sono delle attività che posso essere svolte localmente oppure posso consistere in task
remoti, cioè chiamate a servizi remoti invocati via rete (ad esempio tramite web services).
Questo richiede una verifica della disponibilità dei servizi (effettuata grazie ai cataloghi) ed
unaverifica della qualità del servizio (stabilità della connessione, efficienza del servizi).
DEFINIZIONE WORKFLOW MANAGEMENT COALITION
Ilconsorzio WFMC, costituito nel Maggio del1993 da alcuni partner commerciali, èorientato
alla definizione di norme per l’interoperabilità tra i sistemi di WfM. Quindi non tratta
necessariamente la certificazione dei servizi, ma è orientato alla definizione delle norme che
devono essere osservate.
Il WFMC definisce il workflow come:
Automazione di processo lavorativo completo o parziale.
Parziale perché il processo può essere complesso e richiedere strumenti differenti per
l’automazione a seconda del tratto che si percorre, quindi il processo viene parcellizzato per
poterlo trattare in maniera più analitica.
Il workflow richiede il trattamento dei documenti, delle informazioni e dei task passati tra
operatori per svolgere attività secondo regole procedurali.
Quindi il workflow rende conto delle informazioni di processo durante le attività, delle
informazioni prodotte come risultato dei singoli task, della documentazione di supporto e delle
informazioni di controllo all’intero processo.
SISTEMA GESTIONE WF
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DEFINIZIONE
E’ un sistema software che permette la definizione, l’attivazione, la gestione e l’esecuzione dei
flussi di lavoro. Quindi deve disporre di componenti come:
Workflow engine: componente software che interpreta le descrizioni usate per descrivere il
flusso di lavoro
Ambiente per produrre le definizioni, quindi specificare le risorse e gli attori e darne una
descrizione interpretabile
Un interfacciaagevole che permette il controllo, l’esecuzione e la visualizzazione delle varie fasi
del processo lavorativo
Un interoperabile interfacciamento con strumenti ICT interni o esterni all’organizzazione
chiamati eventualmente tramite web services.
Ci sono quattro categorie di strumenti ICT a supporto del WFM:
Componenti integrate: si rivolgono a sistemi integrati in sistemi più complessi: moduli per il
WFM integrati in sistemi aziendali più complessi.
Soluzioni specifiche rivolte a specifiche imprese per la gestione di più casi di processi lavorativi
richiesti al loro interno (no gestione generale).
Soluzione fissarivolta a casi fissati la cui descrizione è esplicitata nell’applicativo. Qualunque
modifica alla descrizione del caso prevede un intervento sull’applicativo, quindi non è prevista
una coreografia (no gestione generale).
Sistema gestione workflow generale che permettono tutte le funzionalità per la definizione,
esecuzione, gestione ed estensione dei flussi di lavoro.
Coreografia: prevede la definizione degli elementi di elaborazione, dei moduli che
costituiscono un sistema e delle loro interrelazioni sia per il flusso informativo sia per il tipo di
comunicazione.E’ lo stabilire le regole generali da rispettare per l’orchestrazione.
Orchestrazione: èl’integrazioneautomatizzata, ilcoordinamento della gestione di strumenti di
calcolo che vengono integrati e gestiti attraverso l’utilizzo di sistemi intermedi (back end) che
effettuano l’orchestrazione dei diversi attoriautomatici che intervengono per l’offerta di
servizi.
L’attività svolta da ogni attore orchestrato secondo le regole definite nella coreografia svolge
un servizio.
In questo modo sono costituiti sistemi complessi integrati.
PROSPETTIVE DI WFM
Esistono cinque prospettive di workflow.
PROSPETTIVA CONTROLLO DEL FLUSSO
Richiede l’individuazione delle singole attività
Richiede l’individuazione del percorso di attivazione che può essere sequenziale oppure
condizionato (alcune attività sono previste nella descrizione, ma sono eseguite solo se
vengono soddisfatte alcune condizioni). L’esecuzione dei task può essere parallela o ciclica.
Bisogna disporre di funzionalità per la definizione dello schema complessivo del processo
lavorativo.
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PROSPETTIVA DELLE RISORSE
In questa prospettiva bisogna definire le seguenti risorse:
Umane (Ruoli): sono definiti:
I ruoli delle singole persone.
Come dovranno svolgere il loro lavoro.
Quali sono i task a loro assegnati.
Con quali autorizzazioni e diritti di accesso al sistema dovranno svolgere le attività.
Umane (Organizzazione):vengono definiti i gruppi che lavoreranno nell’organizzazione per lo
svolgimento dei task a loro assegnati.
Tecnologiche: vengono definite le risorse tecnologiche con le finalità a cui sono destinati
nell’ambito del workflow.
Specifica organizzazione: vengono definite le relazioni tra i vari gruppi e individui nell’ambito
dell’organizzazione.
Specifica degli attori:vengono definiti gli attori con le risorse assegnate (umane o
tecnologiche) o le relazioni individui-gruppi.
Le prospettive sono generiche e non specifiche per un caso.
PROSPETTIVA DIPENDENTE DA CASI
Un caso è un istanza di schema di workflow.
I task sono definiti sui casi.
I task sono coerenti con lo schema del workflow.
I task sono eseguiti sulle adeguate risorse assegnate.
Un caso è dunque una descrizione di un reale flusso di lavoro.
PROSPETTIVA SU DATI E INFORMAZIONI
Ci sono due tipi di dati e documenti.
Dati e documenti di controllo: controllo del flusso di lavoro.
Dati e documenti di produzione: ci si riferisce a quei dati prodotti nell’esecuzioni dei singoli
task.
PROSPETTIVA DEI TASK
I task sono operazioni elementari svolte da risorse.
In questa prospettiva il fuoco è sulle attività elementari e sulla disponibilità delle risorse.
Esempi
Descrivere il workflow di uno di questi punti:
Pubblicazione in linea: descrivere la fase della catena editoriale, dalla produzione (editing) alla
diffusione sui canali di rete.
Sistema di gestione della qualità: il sistema di gestione definisce per un organizzazione regole,
modulistica e documentazione da produrre con le rispettive procedure da rispettare.
Geographic Information System: le informazioni acquisite da diverse sorgenti, gruppi,
dipartimenti, sono assemblate e confezionate in modi differenti.
Wikipedia: modello stocastico. Analizzare il modo di lavoro e definire per un attività
(discussione, editing pagina) il flusso delle attività.
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Stampa digitale: definire il task, le persone, le tecnologie per il controllo pre-post processing.
Applicazione SOA:servizi distribuiti e interagenti controllati da un WfMS: produzione attività
vista come servizi offerti complessi e strutturati.
Architettura WfMS
Vediamo un esempio di architettura proposto dal WFMC.

Servizio di attivazione del Wf: è un ambiente che permette l’amministrazione, l’attivazione e il


controllo di tutti gli elementi.
Definizione del processo: deve fornire l’ambiente per la definizione del workflow, quindi
descrizione dei task, le risorse umane individuali e di gruppo, le risorse tecnologiche e quelle
organizzative. Queste descrizioni sono eseguibili da un calcolatore e devono essere eseguite
dal
MotoreWf, che è un interprete delle descrizioni automatiche prodotte dal Wf.
Applicazioni client: sono applicazioni nuove, sviluppate in tempi diversi dal sistema, prodotte
nell’organizzazione che possono interfacciarsi con le altre componenti del sistema di WfM.
Applicazioni esterne: sono applicativi sviluppati da organizzazioni esterne a cui è concesso il
collegamento al nostro sistema. Quindi bisognerà prevedere un opportuno sistema di
interfacciamento e gestione di interoperabilità per le componenti del sistema (interne o
esterne).
Gestione e controllo: serve per controllare lo svolgimento dei singoli task, individuare
eventuali colli di bottiglia e vie di fughe che possano compromettere l’efficienza dello
svolgimento delle attività.
L’interoperabilità è il Wf advanced programming interface: interfaccia di programmazione
offerta ai programmatori per legare le varie componenti.

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LEZIONE 8 GESTIONE RELAZIONI COL CLIENTE (CRM)
introduzione
Tradizionalmente l’approccio gestionale di un’impresa è orientato alla vendita, cioè si punta
alla qualità del prodotto,alla sua vendita in grandi quantità e al ricavo di più profitto possibile.
In questa prospettiva il cliente viene trascurato.
La visione cliente-centricaha bisogno di alcune modifiche:
Organizzazione: bisogna assumere nuovi strumenti tecnologici che favoriscono una maggior
relazione con il cliente per conoscerlo, fidelizzarlo e avere riscontri immediati del
soddisfacimento per il prodotto, in modo da poter pianificare degli aggiornamenti.
Strategie: bisogna passare dal focus sul prodotto al focus sul cliente. Questo porta a dover
attuare politiche di aggiornamento tecnologico, nell’organigramma e nella formazione
aziendale del personale.
Strumenti di contattocon i clienti per la loro acquisizione e fidelizzazione.
Queste variazioni si riassumono nella gestione delle relazioni col cliente (CRM).
PRIMA DEFINIZIONE
Una definizione del CRM lo definisce come un approccio commerciale ai seguenti ambiti:
Vendita: gestisce sia il rapporto commerciale con il cliente siail rapporto post-commerciale,
quindi l’assistenza post-vendita del prodotto.
Marketing: per conoscere interessi, gusti e soddisfacimento del cliente bisogna seguirne le
necessità e le reazioni.
Gestione delle transazioni: segue le transazione economiche, gli acquisti e la fornitura dei
prodotti focalizzando sulle necessità e il soddisfacimento del cliente.
Servizi forniti ai clienti: i servizi forniti si estendono considerando tutta la gamma di servizi che
possono essere fatti, dall’annuncio delle offerte all’accettazione dei reclami utilizzando vari
canali.
Gestione problemi e esigenze: l’impresasi aspetta un contribuito attivo da parte del cliente.
L’organizzazione in questa prospettiva deve anticipare e soddisfare le richieste del cliente:
questo è possibile perché si può conoscere velocemente il volere del cliente nel momento in
cui si manifesta senza dover aspettare reclami o che il cliente si rechi dal fornitore. Il
rafforzamento della relazione con il cliente avviene grazie agli strumenti ICT che, pur non
essendo la soluzione, rappresentano un valido aiuto al raggiungimento degli obiettivi.
seconda definizione
Questa definizione venne proposta da Bolding nel 2005 in un articolo di carattere scientifico in
cui venne riportato che il CRM ha le seguenti caratteristiche:
E’ una strategia che può essere attuata con delle tecnologie varie, convergenti, ma non
necessariamente con uno specifico metodo o strumento tecnologico.
C’è la creazione duale di valore: produttore e cliente collaborano alla produzione del valore da
una parte producendo e aggiornando il prodotto e dall’altra manifestando le caratteristiche
che il prodotto deve avere.

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Vengono usati dati e tecnologie che non sono la soluzione, ma sono di aiuto. I dati sono
raccolti in molti modi: questionari, reazioni telefoniche, proteste, raccolte online (navigazione,
scelte, pagine più consultate, prodotti più acquistati, etc), geolocalizzazione.
C’è l’acquisizione e la diffusione di conoscenza dei clienti: è il cliente che alla fine conosce
meglio le proprie esigenze, esigenze che possono essere modellate con le tecniche di
marketing dalle imprese. Il cliente può relazionarsi con altri clienti o con contatti attraverso le
social community.
Sviluppo delle relazioni con clienti specifici (chi si è registrato ad esempio con la propria email)
e gruppi di utentiindividuati ad esempio per la generazione temporale, livello culturale, stato
sociale, soldi da spendere, tipo di prodotti.
Un obiettivo è l’allineamentoai nuovi obiettivi aziendali delle persone (che devono adattarsi ai
processi), dei processi (che devono essere aggiornati) e delle tecnologie. Un altro obiettivo è lo
scambio del risultato con il cliente: in questo modo si hanno dei riscontri in tempo reale. Per
raggiungere questi obiettivi è necessario ci sia un impegno nella direzione ed una
partecipazione di tutti i dipendenti che si devono allineare per questo nuovo rapporto con la
clientela.
SVILUPPO ICT
Lo sviluppo ICT allo svilupparsi di prospettiva dell’utente, come utente sociale, nel senso che
non è solo la singola persona, ma è un entità in rete che può partecipare e scambiare pareri
con gruppi di consumo tramite comunità virtuali dedicate ai vari temi e prodotti. Allo stesso
tempo le tecnologie hanno permesso l’apertura dell’azienda verso l’esterno, estendendo la
comunità del back office con la comunità dei clienti collegati, che partecipano e discutono in
questa comunità sociale e che sono contattati tramite il front office dell’azienda.
Lo sviluppo ICT ha introdotto dinamismo e interattività grazie alla facilità d’uso e alla facilità di
socializzazione.
E’ opportuno sfruttare questo entusiasmo per la socievolezza delle persone per coinvolgere
l’influenza sulla produzione, che tradizionalmente si ferma alla commercializzazione del
prodotto.
FORZE AGENTI
Tre forze sono intervenute e agiscono ancora attualmente sull’approccio CRM.
INFORMATION
C’è la raccolta dei dati del cliente: esistono dati commerciali (raccolti dagli acquisti del cliente
che ci dicono qualcosa anche sulla sua agilità con l’uso delle tecnologie), dati raccolti con
questionari, dati raccolti grazie alla tracciatura dell’utente (lepagine che consulta sono
analizzate e vengono raccolti dati sui suoi gusti).
I dati vengono sintetizzati per creareprofili utenti, continuamente aggiornati con i suoi
successivi comportamenti e con l’analisi degli scambi effettuati nella comunicazione (forum e
social network).
Le informazioni vengono utilizzati nella comunicazione indiretta (chat) o indiretta, cioè
finalizzata a mandare un riscontro all’azienda.
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Questo permette all’azienda di produrre previsioni sulla base delle indicazioni ricevute
direttamente o indirettamente dai clienti.
Le pianificazioni sono rafforzate dalla possibilità di avere riscontri immediati con l’utente.

SOCIAL
Tocca come primo punto l’interattività: svolgere attività insieme verso scopi condivisi.
La comunicazione è diventato un bene conosciuto, una necessità di base per molte attività
non solo commerciali e di impresa.
La condivisione sia delle informazioni sia dei propri pareri, quindi l’informazione elaborata.
Le informazioni sono aggiornate: avendo un rapporto comunicativo diretto e immediato
possiamo fornire informazioni immediatamente.
I riscontri sono resi quasi obbligatori a chi partecipa alla social community e permettono
all’impresa di poter conoscere nell’immediato il riscontro del social cliente, utente.
MOBILE
Si riferisce agli strumenti per l’interazione continua, che ci permettono di essere raggiungibili e
di poter comunicare in qualunque istante. Il mobile permette un interazione ubiqua: possiamo
essere in contatto dovunque ci troviamo.

architettura di un crms
Gli ERPS sono sistemi complessi composti da un back office per la gestione dell’offerta al
cliente (interno) contattato attraverso il front office che gestisce il rapporto con i fornitori ed i
clienti (esterno) ed è implementato da un CRMS.

L’efficienza di un CRMS è basato sul:


Frequenza delle interazioni: quante interazioni l’azienda riesce ad avere con l’utente.
Durata del rapporto commerciale con l’utente.
Multicanalità, cioè in quanti diversi canali l’impresa riesce ad avere uno scambio con le
community.
Totale delle relazioni con i clienti, quanti scambi l’impresa è riuscita ad avere.

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La scelta di un CRMS è una scelta personalizzata, cioè la configurazione del sistema è
specializzata alle esigenze dell’azienda sulla base dei suoi obiettivi e del personale.
L’architettura è composta di solito di tre elementi.
Collaborativo: è composto da azienda e clienti che interagiscono con il livello operativo.
Operativo: effettivo contatto con i clienti.
Analitico: si occupa della gestione dei dati.

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LEZIONE 9 CRM 2.0
E’ una locuzione adottata dalla seconda generazione del web, caratterizzata dallo sviluppo del
sociale. Il CRM si chiama 2.0 perché ha seguito un evoluzione verso un maggiore rapporto
sociale con il cliente anche grazie alla spinta causata dalla forza mobile, sia cellulari e tablet, sia
gli altri device.
SOCIAL CRM
Il Social CRM èun’estensione del CRM che porta ad una maggiore partecipazione del cliente e
la maggiore partecipazione è richiesta dal nuovo atteggiamento dell’azienda customer-center.
Questa maggior partecipazione è raggiunta estendendo la rete dell’impresa con l’inserimento
delle comunità di clienti e la costituzione di reti che coinvolgono clienti. In questo modo il
dialogo diviene interattivo e c’è la partecipazione allo svolgimento dell’attività di comunità di
attori.
Questo ha portato ad un estensione del customer management con il nuovo
elementoengagement: c’è ricerca e fidelizzazione del cliente.
FATTORI SCATENANTI
Due fattori hanno influenzato questo fenomeno:
User Generated Content: fa riferimento alle informazioni prodotte dagli utenti
Social media: nuovi canali che permettono a quantità di attori di scambiare messaggi,
mandare informazioni, comunicare.
I clienti diventano editori: produttori dei loro pareri, dei feedback da mandare alle aziende.
Le imprese entrano nella rete sociale per partecipare alle conversazioni con i clienti, avere un
diretto riscontro dei loro pareri, poter controllare i loro desideri (venirne a conoscenza
immediatamente) ed intervenire nel ciclo produttivo con modifiche rapide, tempestive.
I clienti diventano clienti sociali: gli acquisti sono influenzati dalle opinioni e i giudizi di altri
clienti, infatti il prodotto è promosso dal cliente che presenta la sua esigenza a la sua
soddisfazione. Questo ha reso il cliente utente: non è più solo consumatore del prodotto, ma
comunica il proprio parere, partecipa alla modifica del prodotto stesso.
OUTCOME BASED COMMUNITY
In questo ambito socialenascono le Outcome based community, cioè delle comunità che
coinvolgono i clienti e sono orientate al raggiungimento di obiettivi di interesse per
l’organizzazione. Queste community permettono:
Ilcoinvolgimento del cliente
La co-produzione di prodotto e servizi: i clienti vengono coinvolti come utenti per essere
coinvolti nella gestione del ciclo produttivo dei prodotti.
I prodotti usati sono effettivamente sceltidagliutenti: sono adottati non perché alla moda, ma
scelti consapevolmente.
Le aziende possono acquisire nuove idee a basso costo, fornite dagli utenti coinvolti nel ciclo
di vita del prodotto dalle organizzazioni.
Questa quantità di interazioni sociale produce una gran quantità di informazioni che vengono
inviate e scambiate e inducono la necessità di integrazione dei dati, di valutazione delle fonti e
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di analisi delle sensazioni individuabili nei messaggi che sono analizzati nella sentiment
analysis.
INTEGRAZIONE DEI DATI
I dati vengono acquisiti da:
Social media:direttamente oppure analizzando i messaggi scambiati nelle community network.
Back office: gestisce dei dati e li organizza in quelli che sono i data warehouse (organizzazione
tematica dei dati sorretti da archivi eterogenee e distribuiti gestiti dall’organizzazione).
WEB REPUTATION
La web reputation fa riferimento:
Attendibilità di una fonte: la sua rispettabilità, validità, correttezza.
Pertinenza: le informazioni devono riguardare l’argomento.
Importanza: sia in termini di rilevanza per chi le recupera, sia in termini oggettivi di importanza
per il problema informativa che si sta affrontando.
SENTIMENT ANALYSIS
La sentiment analysis fa uso dell’analisi del linguaggio naturale, della linguistica
computazionaledegli strumenti e dell’analisi dei testi per analizzare le informazioni ricevuta
dagli utenti ed evidenziare ed estrarre pareri e sentimenti.
MOBILE CRM
E’ una strategia di CRM che utilizza tecnologie multicanale per la comunicazione,
pubblicazione, diffusione delle informazioni e serve d’aiuto sia ai dipendenti fuori sede sia per
il contatto ubiquo con il cliente, cioè contattare il cliente ovunque si trovi.
DEFINIZIONE
La Mobile Marketing Association ha proposto ha proposto una definizione del mobile CRM:
Utilizzo strumenti wireless, veicolo per trasferimento di contenuti e per dare una risposta
diretta all’utente in un ambito di comunicazione integrate.
BENEFICI
I benefici sono:
Il cliente in movimento è raggiungibileovunque si trovi, istantaneamente in maniera
persistente.
E’ possibile raccogliere dati contestuale usando ad esempio geolocalizzazione, in cui viene
interrogato il device e non il cliente. In questo caso ovviamente èrichiesta l’accettazione da
parte del cliente per essere localizzato e per accettare questo scambio di informazione.
STRUMENTI
I sono diversi tipi di approccio al mobile: sms, MMS, app, prossimità digitale, servizi di
geolocalizzazione.
RACCOLTA E GESTIONE INFORMAZIONI
L’attività primaria in questo ambito è il database marketing, dedicato alla raccolta e all’analisi
dei dati per procurare clienti potenziali o per comunicare clienti attuali.

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Il CRMS supporta questa attività con i suoi tre elementi: collaborativo (opera mediante il front-
office), operativo (CSS – customer service support) eanalitico (archiviazione, organizzazione,
produzione delle sintassi di base dei dati).
I dati sono eterogenei e organizzati tematicamente in data warehouse:con tutti questi dati
non è possibile supporre una gestione omogenea per quanto riguarda il sistema adottato.
TIPI DI DATI
Vi sono due fonti di dati:
Dati primari: sono dati che forniscono un parere diretto su prodotti e servizi.
Sono prodotti dall’azienda attraverso esperimenti (contatto diretto dei clienti) e indagini
(questionari).
L'acquisizione di questi dati è impegnativa e costosa, ma necessaria perché sono i dati diretti
sul prodotto e la fonte è apprezzabile dall’organizzazione.
Dati secondari: sono una base per dedurre dati diretti su prodotti.
Sono dati disponibili, pubblicati.
Possono essere
Interni: vendite, feedback, comunicazioni, marketing
Esterni: pubblicazioni, ordini d’acquisto, internet.
CATEGORIE DI DATI
Ci sono diverse categorie di dati:
Identificazione (anagrafici),
Demografici
Psicografici e dello stile di vita: riguardanti le preferenza dei clienti ì, le attitudini.
Transazionali: non posso essere procurati da fonti esterne, ma sono procurati da acquisti e resi
con il produttore o il fornitore.
Marketing: dipendono dall’azienda.
ONLINE DATABASE MARKETING
E’ svolto con diverse attività rilevanti.

web analytics
Si occupa della raccolta di dati online, della loro misurazione e delle loro analisi al fine di
individuare dei profili utente e produrre rapportiche ci facciano capire e ottimizzare il
comportamento commerciale dell’utente.
PROFILAZIONE ONLINE
Questa attivitàci permette di avere una visione completa dell’utente attraverso informazioni su
lavoro e istruzione, hobby, tipi di navigazione e acquisti. Questi dati vengono integrati con le
sue conversazioni, gli acquisti effettuati, le interazioni (attraverso app, dati di navigazione,
acquisti, frequenza azioni,), interessi diretti o attraverso FOAF (metodo di analisi degli interessi
delle persone in rete).
Come funziona il processo per la costruzione di un profilo? Va creata un identità online da una
registrazione attraverso cui l’utente consapevolmente decide di fornire le proprie
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informazioni, oppure in assenza della registrazione viene usato l’indirizzo IP di chi naviga.
Questo inizio di identità viene arricchito con la tracciatura di tutte le azioni svolte dall’utente:
queste informazioni vengono ripulite, analizzate, raggruppate e integrate per costruire delle
informazioni rilevanti.
Vi sono due tipi di raccolta dati:
Reattiva: il cliente è consapevole e deve essere usata per la raccolta di informazioni delicate.
Non reattiva: il cliente è inconsapevole ela cattura delle informazione durante la navigazione
in rete. In realtà è un inconsapevolezza leggera perché tutte e operazioni fatte in rete vengono
archiviate dai server per questioni di sicurezza, protezione della privacy, individuazione di
accessi scorretti e per produrre o contribuire all’analisi dei comportamenti che possono
riguardare il sito specifico o i profili di utenti.
Vi sono due tecniche di raccolta dati:
Accessi al server: tutte le operazioni in rete vengono archiviate dal server in un access log file
che contiene indirizzo IP dell’utente, il suo identificativo (in caso di login), data e ora
dell’azione, codice dell'esito dell’operazione, il volume della risposta (utile l’analisi del traffico
di informazioni), agente (riga descrittiva del sistema operativa usato dell'utente).
Page tag: sono istruzioni javascript sorgente inseriti nella pagina web per misurare
l’interazione dell’utente con la pagina per controllare questo tipo di attività e conteggiare
l’accesso al a pagine o le interazioni effettuate.

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LEZIONE 10 ENTERPRISE CONTENT MANAGEMENT (ECM)
concetti di base
definizione ecm
La AIIM è un organizzazione non profit nata nel 1993, ha sede negli Stati Uniti ed ha dato la
prima definizione di ECM. Questa definizione è stata poi aggiornata, sviluppata e divulgata nel
2005: Tecnologie per la raccolta, l’archiviazione, la gestione, la manutenzione e la distribuzione
di contenuti e documenti di lavoro. I contenuti fanno riferimento al valore semantico, mentre i
documenti fanno riferimento al tipo di supporto.
Nel 2010 il termine “tecnologie” viene modificato in “Strategie, metodi e strumenti”: adesso si
considera il content manager non più legato alle tecnologie di supporto, ma propone anche
strategie e metodi eventualmente supportati da strumenti tecnologici.
Nella pratica quindi l’ECMS non è un sistema chiuso, ma racchiude la gestione della ricerca,
raccolta, elaborazione e distribuzione dei contenuti. Si occupa della gestione dei documenti
che li trasportano, dei contenuti sul web, della collaborazione (organizzare in maniera
comunitaria i contenuti ed i loro supporti), della basi di dati, delle risorse digitali, del workflow.
Per una buona gestione dei contenuti è necessario definire un comune sistema di riferimento
basato su delle linee guida condivise tra gli attori di questa attività, orientate agli obiettivi
comuni in modo che i dati offerti siano affidabili e valutabili, cioè consultabili e verificabile la
loro provenienza.
Per questo una cosa importate sono i metadati, cioè la descrizione dei dati. Possono descrive
dati di tipo amministrativo, gestionale, strutturale del documento, descrittivi del file system, di
immagini o dati geospaziali, di programma. I metadati sono accompagnati da un registro che
indica quali sono le informazioni autorevoli cioè le caratteristiche per considerarle tali, e da
una descrizione semantica di questi dati.
OBIETTIVI ECM
Gli obiettivi dell’ECM sono:
Controllo dell’informazione: intendiamo sia la localizzazione dell’informazione che la
valutazione della qualità, l’attualità, gestione del versioning.
Accesso semplice: l’informazione deve essere organizzata in modo che possa essere raggiunta
con semplicità (no ridondanza).
Accesso uniforme: strumenti che sono utilizzati a supporto della gestione delle informazioni
devono accedere alle informazioni in modo uniforme.
Economia e uniforme: strumenti e metodi di organizzazione dei contenuti devono permettere
una gestione rapida ed efficiente (in tempo reale) ed in modo economico.
CICLO DI VITA
Il Content Management è il supporto al ciclo di vita dell’informazione composto da:
Recupero, raccolta effettuata da varie fonti.
Categorizzazione: divisione in gruppi specifici per uno stesso argomento.
Organizzazione perché possano essere utilmente archiviate e raggiungibili con facilità.
Archiviazione
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Pubblicazione

CATEGORIE
Le categorie servono a organizzare i contenuti una volta ottenuti.
Sono infatti elementi con proprietà comuni.
Non sono necessariamente disgiunte, al contrario delle classi.
Ci sono delle eccezioni: contenuti che non rispettano determinate regole comuni e possono
essere gestiti al di fuori delle norme comuni degli altri contenuti.
CONTENUTO
Cos’è un contenuto? Un contenuto fa riferimento ad un unità semantica, ad un significato o ad
un senso che ci interessa. Questa unità può essere mostrata come testo, immagine, audio,
video, ecc. Il contenuto viene classificato sulla base del supporto, della forma che ha il
messaggio che lo supporta:
Messaggi sincroni: chat, sms
Messaggi asincroni: mail, forum
Articolo: è trasportato come contribuito di blog e forum.
Ha una validità piuttosto limitata nel tempo, dopodiché l’utente può archiviarla.
Ha un formato libero: la formattazione non ha rilevanza per il tipo di contenuto trasportato,
perché sarà un informazione semplice.
Ha una struttura semplice: può essere solo un messaggio, un post.
Ha una dimensione ridotta: è un messaggio sintetico.
Il contenuto è statico, ha valore limitato e non viene modificato, sia per la semplicità del
contenuto sia per la validità temporale ridotta.
Pagine: pagine web, wiki.
Ha una validità permanente.
Hanno una struttura dinamica: la pagina viene modificata e aggiornata.
Il contenuto è dinamico: mantiene il senso di ciò che è trasportato, ma le informazioni
possono essere aggiornate.
Il formato è libero.
La dimensione è screen, ha la dimensione di una videata.
Documenti: formattati come articoli tradizionali con una struttura a indice e delle
caratteristiche specifiche.
Ha una validità permanente.
Ha un formato strutturato perché è complesso il senso che trasportiamo.
La struttura è complessa: la struttura semantica.
La dimensione è medio/lunga: il limite è nella trasportabilità, nell’agevolezza della
consultazione.
Il contenuto è statico: non indica che è vietato l’aggiornamento, ma che sono documenti pre-
elaborati e ci si aspetta che gli aggiornamenti possano essere meno frequenti.

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LEZIONE 11 ARCHITETTURA DI UN ECMS
quadro d’insieme
Esiste una grande varietà di ECMS estesa anche dalla possibilità di consultazione e
presentazione dei contenuti nel web. Vediamo alcuni criteri di confronto:
Licenza: possono essere liberi, opensource o a pagamento.
Tipo di installazione: ci sono tre tipi di installazione:
Il sistema è scaricato e installato dove si decide.
Il sistema viene scaricato e gestito in casa.
Ci si appoggia ad un altro fornitore (hosted).
Le funzionalità sono l’insieme delle operazioni supportate automaticamente dal sistema.
L’ottimizzazione è supportata da attività quali la compressione delle pagine, la pulizia della
memoria da documenti e dati obsoleti, il controllo delle sessioni native, l’attivazione di azioni
temporizzate (pubblicazione automatica di documenti), search engine optimization per
l’utilizzo da parte dei motori di ricerca.
Personalizzazione rispetto alle esigenze dell’utente.
Sicurezza delle informazioni: protezione tecnologica da accessi non desiderati o non
autorizzati.
Al livello base ci sono i componenti di gestione dei documenti
che vengono selezionati sulla base delle necessità funzionali
dell’organizzazione.
Questi componenti sono integrati con un’appositastruttura.
La struttura è accessibile tramite un interfaccia utente che
permette l’accesso uniforme, semplificato e protetto. L’utente
che vi accede può avere svariati ruoli. Questa interfaccia offre
la possibilità di utilizzare una serie di servizi (raccolta,
gestione, etc).

attivita EMCS
RICERCA DELLE INFORMAZIONI
La raccolta può essere svolta:
Digitalizzando documenti cartacei
Ricercando in rete o su altri archivi documenti già esistenti
Producendone nuovi documenti
Modificando documenti esistenti
Destrutturando contenuti: scomporre un contenuto complesso in unità più semplici rispetto
all’argomento trattato dal contenuto principale.
Una volta raccolti questi dati vengono:
Catalogati: vengono prodotte descrizioni sintetiche dei documenti e categorizzati per tema.
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Vengono prodotte eventualmente traduzioni oppure prodotti metadati per questo.
Bisogna gestire le versioni: o le vecchie versioni vengono eliminate oppure bisognerà gestirle
per riconoscerle.
La pubblicazione dei documenti può essere automatica
La pubblicazione può essere offline: non pubblicata all’esterno, ma solo per il personale di
controllo.
GESTIONE DELLE INFORMAZIONI
La gestione riguarda:
Gestione documenti/web: web vuol dire o pagine web o documenti che sono offerte nella
rete web.
Controllo in/out di un documento: il controllo “in” prevedere ad esempio protezione dai
danneggiamenti, trasporto di virus, correttezza, fonte.
Organizzazione dei documenti: sia come sono gestiti in archivio, sia come strutturazione,
trasporto, backup, ecc.
Controllo consistenza: il versioning si occupa di questo, cioè di evitare che vi siano versioni
non congrue, differenti, che facciamo riferimento allo stesso contenuto.
Sintesi dei documenti: attraverso applicativi di mash up.
Catalogazione: raggruppamento tematico e produzione di descrizioni sintetiche.
Gestione dati formattati: tratti da DBMS che possono essere di supporto a questi documenti.

gestione del workflow


Per workflow indichiamo unasequenza di attività che devono essere svolte e che sono
modulate dalla necessità e dalle esigenze, quindi riferite ad un caso specifico, un attività che
deve essere portata a termine per raggiungere uno scopo comune.
Un esempio di workflow è la creazione di un articolo in cui abbiamo la creazione, la revisione,
la pubblicazione e l’eventuale copertura futura. La definizione automatica di questo workflow
richiede quindi:
Definizione processi lavorativi
Lista funzionalità: non sempre fornita da un sistema ECMS
Tracciare le attività: per attivare le attività seguenti
Tracciare la comunicazione
Componenti specifiche di gestione processi lavorativi in un CMS sono rare perché la gestione
dei workflow è automatizzata con applicativi complessi e costosi non sempre inclusi in queste
piattaforme.
ARCHIVIAZIONE
L’archiviazione può essere:
Temporanea: contenuti che hanno validità temporale ridotta.
A lungo termine: sono necessari strumenti per l’archiviazione a lungo termine. Quindi
dovranno essere presi provvedimenti per la loro protezione e di salvataggio backup.
La manutenzione dei dati prevede:
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La conversione dei formati
L’adozione standard: vengono scelti formati standard
Migrazione dei dati nel tempo, quindi non devono esserci restrizioni all’aggiornamento di
strumenti fisici.
Aggiornamento sistemi di base delle risorse fisiche.
collaborazione
Si riferisce al supporto di attività contemporanee di attori diversi all’interno o all’esterno
dell’organizzazione.
Interattività: supporto ad attività svolte contemporaneamente da più persone per raggiungere
lo stesso obiettivo.
Interazione su archivi e documenti: gestione multiutenza o organizzazione documenti
collaborativi che permettono la condivisione dei dati e la loro manipolazione
Strumenti per la gestione della comunicazione: sono di ogni genere (lavagne virtuali
condivise, condivisione schermo.
DISTRIBUZIONE (PUBBLICAZIONE)
La distribuzione è un’attività complessa che interagisce con varie altre attività che riguardano
la gestione dei contenuti: gestione, archiviazione, conservazione (archiviazione a lungo
termine).
Vediamo l’architettura funzionale della componente di distribuzione di un ECMS.

La distribuzione di svolge in tre attività.


Trasformazione
Controllata: le modifiche effettuate sulla presentazione dei contenuti devono essere registrate
per mantenere traccia delle variazioni effettuate sul supporto del contenuto.
Compressione dei supporti: c’è una modifica non permanente e non strutturale sul supporto
per ottimizzare la trasmissione del dato.
Trasformazione: specializzazione per i vari canali
Presentazione canali
Sicurezza
Possono essere usati vari strumenti per la sicurezza del trasferimento:
Chiavi pubbliche per la protezione da eventuali modifiche al supporto non modificate.
Firma digitale

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Privatezza: normative sulla privatezza uso che si può fare dei dati trasferiti. Livello di
riservatezza dei contenuti trasferiti.
Copyright: rispetto diritti commerciali e diritti di autore.

Canali di pubblicazione
I canali sono vari: Rete (mobile, portali, mail, fax, …), EDI, XML, TV digitale, CD, DVD, Carta.

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LEZIONE 12 13 14 CLOUD COMPUTING
DEFINIZIONE DI CLOUD COMPUTING
Il NIST (Nation Institute for Standard and Technology) è un laboratorio di definizione di
standard del governo americano istituito nel 1901, che ha dato una prima definizione di Cloud
Computing.
Il Cloud Computing è definito un modello per la gestione di risorse di calcolo che sono:
Ubique: le risorse possono essere localizzate in qualunque posizione, non è rilevante dove la
risorsa fisica sia localizzata.
Convenienti: è possibile con questa gestione un risparmio economico perché non è necessario
acquistare e gestire le risorse fisiche.
A richiesta: il richiedente di un servizio cloud può richiedere un ammontare di risorse da
utilizzare.
Fornite rapidamente: il meccanismo di gestione delle risorse (misurazione e allocazione) deve
essere molto efficiente.
Rilasciate rapidamente: alla fine dell’uso da parte dell’applicazione di una risorsa, questa
risorsa deve essere disponibile subito.
Minima interazione tra fornitore e richiedente delle risorse.
Altre definizioni lo vedono come un modello orientato alla:
Scalabilità: le risorse disponibili sono molto ampie, più ampie della disponibilità delle risorse
fisiche.
Ottimizzazione delle risorse: controllo e gestione.
Business model: pagamento ad uso e collaborazione.
Risparmio: non è necessario comprare le risorse fisiche di cui si ha bisogno
Usabilità: facilità di richiesta e configurazione di questi servizi.
Collezione risorse di calcolo: metodo che permette il raggruppamento e la gestione di insieme
eterogenei che servono per un dato servizio.
Il Cloud Computing è considerato avvolte anche una locuzione di marketing, un termine alla
moda, gergale privo di una definizione tecnico-scientifica che fa esclusivamente riferimento ad
una distributività delle risorse.
E’ anche considerato una locuzione informatica, facendo riferimento a sistemi funzionanti
tramite altri sistemi indipendenti dalla locazione geografica e indipendenti dalle infrastrutture.
La definizione attuale comprensiva considera il modello gestionale di estese concentrazione di
risorse che sono gestite in maniera virtuale, facilmente accessibili, usabili, sfruttate a richiesta
dall’utente e pagate al consumo.
CALCOLO UBIQUO
E’ un modello di calcolo le cui caratteristiche sono:
Esecuzione da qualsiasi device: i device che richiedono i servizi possono essere localizzati
ovunque.
Qualsiasi localizzazione delle risorse fisiche
Gestione di qualsiasi formato delle risorse
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Gli strumenti di supporto per il calcolo ubiquo sono:
Internet
Middleware avanzato: parte di gestione automatica delle risorse per accesso, richiesta,
gestione.
Sistemi operativi
Interfaccia utente: agile e facilmente riconosciuta dal sistema di base.
Reti: sia come connessione tra le varie risorse sia per l’accesso alle risorse che devono essere
utilizzate.Sono la struttura dorsale di sostegno e quindi dovranno essere veloci e affidabili.
Protocolli mobile: devono essere soddisfatti per includere più utenti possibili.
Sensori geolocalizzati: possibilità di accedere ai servizi sia da parte di utenti umani che di
sensori che richiedono operazioni.
Alcuni sinonimi di calcolo ubiquo sono:
Calcolo pervasivo: fa riferimento non all’indipendenza della localizzazione delle risorse, ma al
fatto che le risorse possono essere distribuite uniformemente o ovunque su un area.
Intelligenza ambientale: focalizza l’attenzione sull’ambiente che comprende risorse di calcolo.
Everyware: indica l’insieme delle risorse di calcolo collocate ovunque.

ELEMENTO CARDINE
Un elemento cardine è la virtualizzazione di HW e SW: si intende che ogni risorsa viene
presentata all’utente in forma simulata estendendone così la disponibilità. Il controllo richiede
la misurazione delle risorse erogate e la loro gestione completa di allocazione rilascio e
riassegnazione.

MODELLO CLOUD COMPUTING


Il modello Cloud Computing è costituito da tre elementi:
Caratteristiche essenziali
Modelli di servizio
Classi di consumatori

CARATTERISTICHE ESSENZIALI
Le caratteristiche essenziali sono:
Risorse self-service a richiesta
L’accesso alla rete è basilare sia per accedere al servizio Cloud sia per permettere l’interazione
tra Cloud diversi quindi la rete deve essere efficiente
Il raggruppamento delle risorse
Elasticità rapida: gestione efficiente delle risorse
Misurazione dei servizi: per essere erogati a richiesta ed a consumo i servizi devono essere
misurati.

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SELF SERVICE A RICHIESTA
L’utente ha una sua autonomia.
Autonomia nelvisionare i cataloghi di serviziche gli presentano la gamma di risorse e servizi
disponibili, quindi le memorie, i collegamenti in rete, la possibilità di utilizzare ambienti di
sviluppo o infrastrutture HW virtualizzate.
Autonomia dal fornitore: l’utente di un servizio cloud deve potersi configurare
autonomamente i propri servizi, scegliersi le proprie risorse, minimizzando i chiarimenti che
devono essere richiesti al fornitore.
La configurazione dei servizi dipende dal tipo di servizio scelto.
ACCESSO ALLA RETE
Tutte le risorse di calcolo sono disponibili indipendentemente dalla loro localizzazione quindi
dovranno essere accedute dalla rete che dovrà essere efficiente.
Client HW leggeri (solo operazioni di richiesta)e pesanti sono utilizzabili per la richiesta di
servizi.
I client SW utilizzabili possono essere standard, come browser e applicativi per la posta,
oppure client cloud specifici per l’uso del servizio, forniti e sviluppati eventualmente dai
fornitori stessi del servizio.
RAGGRUPPAMENTO RISORSE
Le risorse che possono essere richieste sono:
Memoria
Sistemi di archiviazione di vario tipo
Elaborazione: risorse di calcolo, calcolatori o cluster di calcolatori strutturati in qualche modo
gestiti dal livello middleware del cloud.
Per il buon raggruppamento delle risorse è necessario che i seguenti elementi siano efficienti:
Larghezza di banda: è basilare per la qualità del servizio
Condivisione delle risorse sia per l’utilizzo da parte delle altre risorse di calcolo, sia da parte
degli utenti che hanno manifestato richiesta contemporanea di una risorsa di calcolo analoga.
Allocazione dinamica delle risorse, quindi misurazione, allocazione, rilascio, riassegnazione
Gestione complessiva delle richieste
ELASTICITA’ RAPIDA
La gestione di servizi a richiesta ed a consumo richiede:
L’efficienza nel sapere quante risorse sono state utilizzate, quante ne serviranno e dove
reperire in un dato istante la risorsa richiesta.
La gestione automatica
La gestione secondo le necessità per la richiesta e per il calcolo in atto. Se la computazione sta
esaurendo la risorsa il sistema di gestione deve mettere a disposizione la nuova risorsa
necessaria.
Disponibilità illimitatadelle risorse grazie alle virtualizzazione
MISURAZIONE DEI SERVIZI

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Misurazione specifica del servizio: per una gestione dinamica delle risorse ogni utilizzo di
risorsa va misurato. Il sistema deve sapere durante l’erogazione di un servizio quante risorse
sta utilizzando, quante ne servono per il calcolo successivo e dove sono reperibili eventuali
risorse necessarie.
Questo avviene tramite un controllo automatico e continuo per garantire la qualità del
servizio e ottimizzarne l’uso.
Report riguardanti l’uso e la gestione delle risorse verranno prodotti per fornire ai gestori del
servizio i dati di misurazione effettuati sul servizio.
ALTRE CARATTERISTICHE
Altre ulteriori caratteristiche sono:
Application Programming Interface: rende agevole l’interazione uomo-macchina ad esempio
per realizzare delle app.
Virtualizzazione per l’agevole trasferimento delle applicazione. E’ uno degli elementi basilari
per l’erogazione illimitata delle risorse e per una gestione dinamica, ma fornisce anche un
vantaggio per il facile trasferimento di applicazioni che non sono dipendenti dalle risorsa fisica
che gestiscono.
Maggiore affidabilità: proviene dalla ridondanza e dalla ripetizione delle risorse. La
virtualizzazione facilita la duplicazione delle risorse a scopo di salvaguardia di eventuali guasti.
APP
Le app sono applicazioni mobile utilizzate su client leggeri (smartphone, tablet, etc).
Il termine app nasce nel 2010 ed è stato considerato termine dell’anno negli Stati Uniti.
I limiti dello sviluppo delle app sono che i device hanno un alimentazione limitata, uno
schermo ridotto e variabile e offrono una scarsa potenza fisica di calcolo.

tipi DI SERVIZI
Vediamo una rassegna di tutti i modelli di servizio per la gestione delle risorse.
Software as a Service
Platform as a Service
Infrastructure as a Service
Storage as a Service
Data as a Service
Business Process as a Service
Desktop as a Service: per la condivisione di monitor per attività collaborative e di gruppo.
Network as a Service
DATA AS A SERVICE
Accesso ad archivio di dati eterogenei, servizi forniti con interfacce che permettono sia di
organizzare i dati sia di ricercarli e produrne nuovi a valore aggiunto.
L’acceso ai dati avviene da applicazione: si presuppone che l’utente abbia necessità di
integrare dati per produrre nuova conoscenza.
Viene fornito l’uso via mashup dei dati.
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Mashup
Sono applicazioni web per l’integrazione semplice di contenuti da fonti differenti. Questo
permette di avere:
Risultati arricchiti
Risultati non previsti
Servizio singolo
Unica interfaccia utente
Questi applicativi richiedono l’utilizzo di componenti, connettori standard per collegare i vari
contenuti acceduti per un integrazione semplice dei contenuti.
Sono stati definiti degli abilitatori per la conversione dei contenuti: non si è puntato alla
standardizzazione dei formati, ma alla trasformazione.
SOFTWARE AS A SERVICE
Uso di applicazioni: fa riferimento alla gestione di un’applicazione completa offerta all’utente
che ne fa richiesta.
Sono applicazione fornite specificatamente dal provider del servizio, sono state sviluppate da
lui o da terzi
Possono essere acceduteda vari client, anzi in genere nel modello di erogazione di servizi
Cloud è lasciata libertà di scelta di client.
L’utente non ha un controllo dell’infrastruttura sottostante, ma solo dell’applicazione stessa.
La configurazione può essere parziale, dipendente dal livello di servizio richiesto, dal tipo di
applicazione e dal tipo di accesso del servizio stesso.
Alcuni esempi sono:
Accesso a caselle di posta
Google apps
Desktop virtuali: applicazioni che simulano un terminale
Customer Relationship Management System: l’utente i trova davanti ad un applicazione
finita, quindi siamo nell’ambito dell’uso di un’applicazione finita.
Le Google apps
Sono un servizio di risorse di calcolo
Sono un servizio dedicato alle aziende
Permettono la collaborazione online, cioè l’utilizzo condiviso delle risorse attraverso il cloud
computing.
Le Google apps integrano servizi di Google
Permettono la creazione di account personalizzati: l’utente ha possibilità di accesso
differenziato per le proprie esigenze.
Esiste un ambiente di amministratore per definire le utenze e le loro caratteristiche.
BUSINESS PROCESS AS A SERVICE
Fa riferimento ad una gamma di servizi a sistemi informativi aziendali di tutti i tipi disponibili,
quindi accesso da utente aziendale ad un applicazione piuttosto complesso.
Ad esempio gli accessi a funzionalità di gestione dei Wf.
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Da notare che l’accesso a questo tipo di servizio non richiede una particolare esperienza di
informatico
PLATFORM AS A SERVICE
Si tratta di un offerta di servizio più aperta.
Ambiente di sviluppo dell’utente: siamo davanti ad un ambiente applicativo in cui si possono
sviluppare le proprie applicazioni.
In questo caso non è permesso il controllo dell’infrastruttura su cui è installato l’ambiente di
sviluppo.
L’utente ha il controllo della personalizzazione dell’ambiente di sviluppo.
L’utente ha il controllo dell’applicazione che ha sviluppato.
Alcuni esempi sono:
DBMS: all’utente è fornito il sistema di gestione di una base di dati e la possibilità di sviluppare
nuove interfacce o programmi di altri genere che accedano ai DB offerti.
Service SW: l’utente può sviluppare il proprio sito web o installare la propria applicazione.
Strumenti di sviluppo generali di applicazioni.
INFRASTRUCTURE AS A SERVICE
Fa riferimento all’offerta di un infrastruttura HW virtualizzata.
L’utente organizza le proprie risorse: l’utente seleziona le risorse che gli interessano.
L’utente non ha il controllo dell’infrastruttura di base, ma ha solo un se non parziale.
Controllo al SO offerto per la gestione delle risorse.
Alcuni esempi sono:
Offerta di macchine virtuali all’utente.
Server HW: viene offerta una macchina virtuale su cui potrà installare server SW di qualsiasi
tipo.
Sistema Operativo concesso a consumo e non licenza d’uso.
STORAGE AS A SERVICE
Fa rifermento a servizi per l’archiviazione di dati. Offrono spazi comuni per memorizzare dati
accompagnato da possibilità di scegliere gli utenti con cui condividere.
Alcuni esempi sono Dropbox, Google Drive, SkyDrive, Ubuntu One.
NETWORK AS SERVICE
L’utente chiede la possibilità di collegamento alla rete senza specificare le risorse che saranno
collegate. In questo caso sarà importante la larghezza di banda e la protezione della rete.
E’ possibile richiedere un accesso generico alla rete oppure un accesso a Cloud diversi.
Questo modello di servizio è basato sul SoftwareDefinedNetworking, un paradigma di
architettura di rete in cui il livello di controllo della rete è separato dal livello dei dati. Questo
permette una gestione del servizio di rete più dinamico e potente. E’ basato sul protocollo
OpenFlow, un concetto di gestione della rete standardizzato che permette una potenza
notevole.
Per separare il controllo della rete dal livello dei dati si fa uso di API per
Integrare servizi di valore aggiunto
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Gestire l’indipendenza dall’ HW, quindi presentare una versione virtualizzata degli accesi alla
rete.
La gestione dinamica
La qualità superiore del servizio
CLASSI DI CONSUMATORI
Esistono quattro classi di consumatori.
Cloud privato
Cloud di comunità
Cloud pubblico
Cloud ibrido

CLOUD PRIVATO
E’ utilizzato da un organizzazione che ha un utenza compatta con uno scopo condiviso ed un
sistema di gestione comune.
La proprietà, la gestione e l’attivazione possono essere o dell’organizzazione stessa o di un
fornitore esterno o di entrambi
Adottare un Cloud privato richiede un grande impegno perché l’ambiente lavorativo virtuale
offre una nuova sfida organizzativa sia se ci poniamo come gestori delle risorse sia se ci
poniamo come utenti. La diversa pianificazione delle risorse fa parte di questa sfida. Queste
variazioni portano però ad un miglioramento del lavoro perché il lavoro è più economico, non
ci sono limiti di risorse, possiamo utilizzare il tipo di servizio più consono alle nostre esigenze.
Proprio per questi motivi la richiesta di sicurezza è molto alta dovuta.
CLOUD DI COMUNITA’
L’uso è indirizzato a organizzazioni che hanno interessi comuni, i cui scopi abbiamo delle
caratteristiche che motivino un qualche coordinamento nell’utilizzo di queste risorse.
La proprietà, la gestione e l’attivazione può essere affidata ad una delle organizzazioni facente
parte della comunità che ha le competenze adatte o ad un fornitore esterno o da entrambi.
In cui possono partecipare più gruppi, si fa riferimento ad una collettività di utenti che hanno
degli accordi di intesa e degli scopi condivisi o concordati.
CLOUD PUBBLICO
L’uso è diretto al pubblico.
La proprietà, la gestione e l’attivazione può essere affidata a imprenditori, università, pubblica
amministrazione o una combinazione dei tre.
CLOUD IBRIDO
E’ indirizzato a infrastrutture eterogenee.
La proprietà, la gestione e l’attivazione può essere fatta da privati, da comunità di privati o da
organismi pubblici.
E’ necessaria garantire l’interoperabilità tra i sistemi di gestione delle risorse, riferirsi a metodi
e procedure standard, permettere il trasporto dei dati in qualunque locazione fisica o virtuale

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ed attraverso qualunque sistema di calcolo, deve permettere il trasporto delle applicazioni da
un Cloud all’altro o nel caso di cluster di Cloud il bilanciamento.
CLOUD COMPUTING a confronto
vantaggi
I vantaggi si includono in due classi.
Condivisione delle risorse
Infrastruttura convergente, ovvero il modo di gestire le risorse
CONDIVISIONE DELLE RISORSE
La condivisione delle risorse permette:
Un uso coerente: seleziona le risorse necessarie secondo la qualità e la qualità necessaria per
l’impegno computazionale richiesto dal servizio voluto dal cliente
Questo modo di agire favorisce l’economia di scala, dovuta essenzialmente alla
virtualizzazione delle risorse.

INFRASTRUTTURA CONVERGENTE
E’ uno degli elementi fondamenti del modello
Integrazione ICTs: si riferisce alla possibilità di selezionare e integrare risorse di calcolo non in
dipendenza diretta alla richiesta dell’utente, ma per soddisfare le sue esigenze.
Questo richiede un ambiente di gestione per la misurazione, per l’allocazione e per il rilascio.
Questo tipo di gestione non è interattiva, ma automatizzata
C’è un ambiente di orchestrazione perché le risorse devono essere selezionate, stabilito il loro
ruolo e descritto il loro comportamento. Deve essere definita una regia e coordinate.
Tutto questo permette di avere:
Soluzioni ottimizzate sulle necessità dell’utente e anche per quanto riguarda i costi.
Una gestione centralizzata sotto la gestione dello stesso middleware.
Un economia economica: per il soddisfacimento del servizio richiesto l’utente non ha bisogno
di acquisire risorse fisiche sovrabbondanti
Uso efficace delle risorse con vantaggio del fornitore dei servizi e per gli utenti.

Concetto di orchestrazione
E’ una descrizione dell’automazione di:
Assegnazione dei ruoli alle varie risorse (fisiche, software, servizi)
Il coordinamento tra i vari elementi deve essere descritto
La gestione viene prevista sempre nella descrizione
Questo permette di organizzare gli elementi in sistemi complessi.
L’orchestrazione del Cloud agisce su tre livelli:
Fisico: tenendo presente che le risorse sono virtualizzate, quindi ci si riferisce a queste.
Middleware: le parti che si occupano del livello gestionale
Consumo: livello dei servizi, dove interagisce l’utente e dove gli attori in gioco sono proprio i
servizi
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Ecco una sintesi grafica del funzionamento dell’orchestrazione in un modello Cloud.

supporto concettuale
Vediamo tre modelli di gestione delle risorse di calcolo che hanno una rilevanza sia nel
supporto logico sia nella nascita del modello di erogazione dei servizi chiamato Cloud
Computing:
Service-Oriented Architecture (SOA)
Grid computing
Utility computing

SOA
E’ stato definito dall’Oasis, un consorzio no-profit con sede negli Stati Uniti, che si occupa dello
sviluppo di standard legati alle tecnologie di Web Services. Il Service-Oriented Architecture è
paradigma per l’organizzazione e l’utilizzazione delle risorse distribuite che possono essere
sotto il controllo di domini di proprietà differenti. Fornisce uno strumento uniforme per offrire,
scoprire, interagire e usare le risorse per produrre gli effetti voluti in accordo coi presupposti e
aspettative misurabili.
Si parla di un paradigma, non siamo nell’ambito della tecnologia. Le risorse possono essere
sotto domini differenti, quindi non è importante né la localizzazione né il gestore. Il paradigma
fornisce uno strumento uniforme, cioè le risorse dovranno comunque essere presentate in
maniera omogenea e unitaria orientata alla richiesta dell’utente; non si hanno interfacce
specifiche, ma l’accesso ha una sua uniformità.
Lo scopo è molteplice:
La gestione semplice
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La gestione automatica altrimenti i tempi di sovraccarico gestionale sarebbero eccessivi.
Le reti di calcolatori sono gli attori che intervengono nella realizzazione del paradigma. Ogni
calcolatore conosce la disponibilità delle risorse adiacenti, ma non ha controllo gestionale sulle
altre macchine
Ognuno gestisce il servizio o l’insieme di servizi a cui è dedicato
Interoperabilità dei vari servizi e degli attori (le macchine) coinvolti in questa architettura.

GRID COMPUTING
Il grid computing unitamente alla qualità del servizio ed all’affidabilitàcostituisce il modello
Cloud Computing.
Il grid computing:
E’ un modello di calcolo distribuito, quindi fa riferimento ad una rete di calcolatori (non locale
o geografica).
Le unità mantengono un collegamento debole
Fa riferimento ad un middleware, un livello gestionale per selezione, gestione e
coordinamento delle attività e l’attivazione delle unità di calcolo adatte alla conduzione del
processo di attualizzazione del servizio.
L’organizzazione così composta permette di avere super computer virtuali in grado di
effettuare grandi processi in termini di complessità e uso di risorse di calcolo.

UTILITY COMPUTING
E’ un modo di confezionamento delle risorse: ci si riferisce alla disponibilità di risorse di
calcolo che devono essere raggruppate per un obiettivo. Le risorse sono orientate al servizio.
C’è una misurazione del servizio e della risorsa per poter permettere un erogazione dei servizi
a costi iniziali bassi in quanto non è necessario con questa offerta di risorse offrire all’utente
l’intera risorsa fisica con lo spreco di una parte. Inoltre così è possibile un erogazione sulla
base dell’uso, della quantità richiesta dall’utente.
Il problema dellacompatibilità dei dati viene risolta da questo tipo di gestione che è orientata
alla necessità dell’utente ed opera affinché vi sia un interoperabilità almeno sintattica.
Anche gli applicativi devono essere compatibili e permettere scambio di dati.
Le risorse sono virtualizzate quindi c’è un aumento delle risorse che sono così illimitate
Con questo pacchetto un erogazione tipica comprende:
Hardware
Accesso a Internet, ad un collegamento a rete
SaaS: accesso a uso di applicativi
Accessi a servizi Grid Computing
Accesso a servizi di gestione dei dati
svantaggi
Vediamo alcuni degli svantaggi di un modello Cloud:

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L’erogazione del servizio dipende dalla velocità del collegamento che può essere gestita dal
gestore diverso da quello del Cloud
C’è una forte dipendenza dalla QoS (qualità del servizio): protezione da accessi indesiderati.
Un Cloud pubblico è molto soggetto a questo tipo di problemi:
Attacchi hacker
Accesso mediato ai dati
Assenza di garanzia tecnica dell’uso
La virtualizzazione se da una parte rende la gestione molto più potente e scalabile, dall’altra
rende la privacy più complessa e offre un punto di entrata agli accessi di malintenzionati
La de-localizzazione delle risorse può causare problemi per quanto riguarda la competenza
giuridica.

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LEZIONE 15 COLLABORATIVE SOFTWARE
Si tratta di software per il sostegno, la costituzione e la gestione di comunità virtuali, che come
già detto richiedono sempre la presenza di una comunità reale che le coordinano.
La tecnologia non è la soluzione per la gestione del lavoro collettivo, ma solo un supporto
operativo.

caratteristiche
Vediamo le caratteristiche di questi ambienti software.
Danno un supporto all’interattività, intesa come l’insieme di tecniche e metodi per la
conduzione di attività da parte di più persone condotte secondo un obiettivo comune e
condiviso, con partecipazione (contributo individuale) da postazioni eventualmente remote.
L’ambiente è interattivo, quindi supporta sia l’attività individuale sia quella svolta in
collettività, considerando che quest’ultima non deve sostituire la prima, ma integrarla.
Devono sostenere lo studio individuale e quella collettivo.
Questo genere di sistemi offre una grande complessità all’ambiente che li studia. Il settore
disciplinale che se ne occupa primariamente è la Human Computer Interaction,estesa poi per
affrontare tematiche più ampie dal Computer Supported Cooperative Work, cioè lavoro
sostenuto dal calcolatore. La complessità viene dal fatto che vi sono due aspetti da
considerare, quello tecnologico relativo a quali strumenti sviluppare e quello sociale relativo
all’analisi dei metodi di relazione, gestione e lavoro di gruppo.
Questi ambientivengono analizzati seguendo tre dimensioni:
Interattività: che può essere di tre tipi:
Conversazionale
Transazionale
Collaborativa
Coordinamento delle attività e delle persone che le svolgono
Un insieme di strumenti di supporto alla soluzione dei problemi.
INTERATTIVITA’ CONVERSAZIONALE
E’ l’attività di comunicazione per socializzare.
Lo scopo è creare relazioni senza uno scopo fissato.
Lo scambio di informazioni è rilevante. Se viene specificato un tema sul quale dibattere si parla
di interattività conversazionale giustificativa del discorso che stiamo conducendo.
A - localizzazione: possibilità di gestire conversazioni da postazioni remote.
Il supporto multilingua è fondamentale come conseguenza dell’a-localizzazione.
INTERATTIVITA’ TRANSAZIONALE
E’ il caso ad esempio di commercio elettronico.
Ha lo scopo di alterare, creare delle relazioni: nel momento in cui acquisto un prodotto su un
sito di e-commerce non sono più un utente generico, ma un acquirente, quindi sto alterando la
mia relazione attuale da utente generico a acquirente e sto quindi creando una nuova
relazione con il fornitore.
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Vengono scambiatedelle entità, intesa come il bene che vado ad acquistare.
L’entità scambiata è stabile: dopo aver effettuato un acquisto, il fatto di averlo acquistato non
può più cambiare.
Un altro esempio sono le aste online.

INTERATTIVITA’ COLLABORATIVA
Il suo scopo è alterare, creare un entità. In questo caso l’entità è un qualcosa che deve essere
creato in modo collaborativo, ad esempio un documento in cui il contributo individuale
consiste nella modifica del documento stesso.
L’entità è instabile, viene modificata continuamente.
L’applicativo deve aiutare a integrare i vari contribuiti individuali verso l’artefatto collettivo.
C’è la possibilità di coordinare o gestire l’intera comunità, ad esempio attraverso
l’accettazione dei nuovi membri e la definizione dei loro ruoli.
Interoperabilità delle componenti: si parla di ambienti integrati che possono far uso di diverse
componenti quindi è necessario che tutti questi strumenti software siano sviluppati secondo
standard che permettono la comunicazione spontanea tra i vari strumenti.
Gestione della documentazione: ad esempio la verbalizzazione delle discussioni fatte per
arrivare ad un accordo sul contenuto del documento.
I piani di lavoro devono essere gestisti sia rispetto alle tempistiche (scadenza prefissate in
comune accordo) sia rispetto alle attività che devono essere svolte in ordine, in maniera
strutturata o entro intervalli di tempo prefissati.
Gestione dei tempi: possibilità di definire agende e attualizzarle.
Brainstorming: sostegno per la soluzione dei problemi.
Costruzioni di modellie simulazioneper strutture dati per poterne discutere.
FUNZIONALITA’
Le funzionalità si riferiscono agli strumenti esistenti, o meglio al tipo di attività che possono
svolgere questi strumenti.
Possiamo individuare quattro categorie di funzionalità:
Comunicazione (scambio informativo semplice):
Conferenze (scambio dinamico, un interattività dialettica)
Collaborazione (interattività operativa)
Coordinamento, management della comunità

STRUMENTI PER LA COMUNICAZIONE


Abbiamo a disposizione molti strumenti, ma questo non implica che devo integrarne più
possibile, ma devo integrare lo strumento che più mi serve. Gli strumenti che abbiamo sono le
email, i fax, la voice mail, la messaggistica istantanea, il telefono.

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STRUMENTI PER LE CONFERENZE
Strumenti per le conferenze sincrone, quali Skype e messaggistica istantanea, che richiedono
la presenza di tutti i membri che partecipano.
Strumenti per le conferenze asincrone, come ad esempio i forum
Lavagne condivise, virtuali, su cui più persone a-localizzate possonoscrivere sulla stessa
lavagna.
Condivisione dello schermo

STRUMENTI PER LA COLLABORAZIONE


Strumenti per la condivisione delle applicazioni
Sistemi per la gestione delle conoscenza
Wiki
Web publishing
Documentversioning e retention (conservazione dei documenti)
Strumenti di archiviazione e condivisione dei documenti
STRUMENTI PER IL COORDINAMENTO, MANAGEMENT
Gestione dei tempi (diagramma di gant) e dei costi
Gestione dei progetti
Gestione del WfMS
Social computing
Enterprise bookmarking: agenda per l’organizzazione
Gestione di fogli elettronici online comuni
Rappresentazioni diagrammatiche, come le lavagne.
TIPI DI GRUPPI
Esistono diversi tipi di gruppi che possono essere definiti.
Gruppi aperti: non abbiamo specifiche, ma un gruppo solo a cui partecipano i membri
Gruppi chiusi, ristretti
Gruppi aperti in lettura o in scrittura (in ascolto o in parola)
Definizione dei diritti: permette di assegnare ad ogni gruppo le attività e le modalità di
svolgimento delle stesse.
Temporalità di ruoli e comunità: la comunità è legata al tempo di durata del progetto e alle
necessità che indicheranno il tipo di organizzazione da dare.
La costituzione di una comunità virtuale è basata su tre tipi di documenti:
Modello sociale e di lavoro
Metodo di interattività
Strumenti che permettono di svolgere i compiti
Vediamo tre esempi di comunità online con tre modelli di lavoro diversi.
Wikipedia: comunità aperta, gestita da gruppi estemporanei di coordinatori ed ha come
obiettivo la costruzione di conoscenza generica. C’è una sezione dedicata alla comunità, un
portale alla comunità in cui vengono pubblicate il modello di lavoro, di interattività, i ruoli ed i
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modi di svolgere le attività. Possono esserci anche regole di comportamento sociale e
professionali con eventuali metodi correttivi per l’infrazione di regole.
Futurium: comunità aperta con lo scopo di definire linee scientifiche e tecnologiche a partire
dai pareri della cittadinanza. E’ proposta una sezione “About” in cui sono presentate la visione
offerta dai progettisti della comunità, i ruoli previsti e le attività svolte. Anche in questo caso
c’è un riferimento alla filosofia ispiratrice.
Foresight: ha lo stesso scopo della precedente, ma è orientata ai ricercatori. Il modello di
interattività è definito nell’Home Page, presentata come un documento in cui ci sono i
riferimenti a altre specializzazioni.

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LEZIONE 16 DAL DATO ALLA CONOSCENZA COLLETTIVA
DATO
Il dato è una descrizione elementare, a cui non è stato assegnato un significato ed un uso, ma
che se elaborato permette di costituire qualcosa di più complesso.
Un esempio di dato può essere un dato numerico, che per acquisire significato deve essere
posto in relazione di qualcos’altro.
INFORMAZIONE
L’informazione è un insieme di dati significativi per il ricevente. La condizione è quindi che ci
siano due interlocutori: un trasmittente che manda un messaggio ed una persona che riceve il
dato che per lei ha significato.Le informazioni sono prodotte con dati che vengono elaborati e
raffinati, che hanno un significato e che a seguito di un elaborazione sono strutturati in
strutture più complesse.
Ad esempio il numero 3 è un dato, mentre “3 anni” è un informazione, quindi:
informazione=dato+significato.
La prima definizione formale proviene dalla teoria dell’informazione:
Un informazione consiste di n dati, con n >= 1. Quindi un messaggio silente non può
trasmettere informazione.
I dati devono essere ben formati. Significa che i dati hanno una rappresentazione, una
struttura da seguire, una notazione. E’ u informazione rappresentabile.
I dati devono fornire una novità: una ripetizione di numeri uguali non può trasmettere un
informazione, a meno che non associamo un certo significato alla sequenza.
I dati devono essere significativi nella loro misurazione.
L’informazione deve essere vera: il significato trasportato dal dato deve essere verificabile
come vero.
Un'altra definizione afferma che:
Il dato deve essere utileper il ricevente.
Il dato deve fornire un novità
Il dato deve trasportare un’informazionevera
Il dato deve riguardare qualcosa
Quindi un messaggio casuale, di nessun interesse per il ricevente, ripetizione di dati già inviati
o falso non porta informazione.
CREDENZA
La credenza è un’idea che è stata fatta in seguito ad un’osservazione o ad un esperienza.
L’idea deve essere dedotta o inferita, deve esserci un passaggio di ragionamento
dall’osservazione alla sua rappresentazione, deve essere sostenuta da una motivazione.
Esempio: posso osservare una giornata, colgo l’aspetto del cielo, capisco dall’esperienza o
dalla mia istruzione che la situazione è in variazione verso il bel tempo, oppure sta per
piovere.Riusciamo constatare la veridicità di quanto stiamo dicendo e possiamo parlare di
credenza.
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CONOSCENZA
Esistono diverse definizioni di conoscenza.
Alcune di queste sono legate alla comprensione dei fatti, a verità o informazioni risultati di
esperienza o apprendimento, senza che ci sia un legame con un linguaggio di formulazione o
senza che esista un ricevente. L’unica condizione è la verità.
Un'altra definizione la vede come possesso di informazioni connesse con un valore singolo
inferiore. Questa definizione considera la raccolta di informazioni che organizzate insieme
possono esprimere un valore supplementare.
La terza è la conseguenza del percorso che abbiamo fatto dal dato, all’informazione, alla
credenza.
La conoscenza è una credenza vera e giustificata.
La credenza o convinzione senza evidenza di verità e senza sostegno razionale o dialettico non
è conoscenza.

Esempio di sistema di gestione della conoscenza

Bisogna passare dalla conoscenza individuale


alla collettiva, dall’individuo alla comunità e dal
contributo individuale al condiviso.

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LEZIONE 17LA CONOSCENZA COLLETTIVA
La gestione della conoscenza

La conoscenza è diventata un bene di mercato diretto, cioè che può essere prodotto,
memorizzato, ed un bene che può essere trasferito mediante persone qualificate.
Il processo nasce dalla globalizzazione dell’informazione che è stata introdotta da internet:
l’informazione è a-localizzata, quello che interessa è la sua posizione in rete.
Questo processo di globalizzazione ha prodotto una grande circolazione di informazione, che
in seguito ad un elaborazione ci induce alla credenza, il passo che precede la conoscenza.
Le società dedicate all’erogazione di beni e servizi devono organizzarsi per dare il giusto peso
all’uso della conoscenza distribuita per rispondere a crisi o problemi.
ATTIVITA’
Le attività alla base della gestione della conoscenza sono:
Memorizzazione di informazioni che riguardano:
Informazioni di base: le fonti da elaborare per arrivare a produrre una credenza.
Informazioni elaborate:i contenuti, le informazioni a cui abbiamo dato un significato.
Processi logici e discussioni:hanno poi generato la credenza.
Organizzazionedi:
Bene descritto: quindi archivi di contenuti, documentazione.
Processo di strutture che ci possono servire per aumentare la conoscenza (gruppi di lavoro,
etc).
Combinare i contenuti che abbiamo archiviato, in modo che possano essere gestiti in maniera
snella.
Distribuirei contenuti e gestione distribuita del processo.
OGGETTO
L’oggetto di questa attività sono:
Risorse
Dati e informazioni
Documenti
Esperienza

RISULTATI
I risultati attesi sono:
61
Creare nuovi oggetti di conoscenza, cioè nuovi contenuti.
Acquisirne dall’esterno: se risorse e competenze sono disponibili dobbiamo essere in grado di
raggiungerle. Un fattore di enorme importanza è la condivisione della propria conoscenza.
Aumentare la consapevolezza sia dell’importanza della conoscenza, sia la consapevolezza che
la buona gestione porta ad un aumento di questo processo produttivo della conoscenza.
Aumentare la comprensione dei processi di apprendimento: la conoscenza è basata molto
sulla creatività, ma sono ben noti i processi conoscitivi, le attività lavorative, che possono
portare alla produzione di nuova conoscenza.
MODALITA’
In che modo devono essere attivati questi processi?
Tramite nuove tecnologie di comunicazione
In maniera esplicita, cioè dove possibile dobbiamo produrre i contenuti rappresentandoli in
maniera diffondibile su molti canali che sono utilizzati.
In modo comprensibile
Queste attività favoriscono sia la capacità innovativa, sia la creatività dei singoli individui.
OBIETTIVO
No overload informativo: focalizzare solo informazioni utili, nel momento giusto e senza
doverle richiedere.
Apprendimento organizzativo
L’attività cognitiva parte da una mente individuale, viene proiettata e utilizzata, attraverso le
tecnologie, come elemento costituente della conoscenza collettiva che diventa un attività
sociale che richiede una partecipazione dialettica, cioè i contenuti devono sempre essere
interpretati, e operativa, cioè tutti gli individui che partecipano devono essere attivi, non solo
leggere e ricevere, ma anche offrire il proprio contributo.
La distributività è una caratteristica cognitiva, operativa, temporalee spaziale.
Il processo di produzione delle conoscenza è basato sull’interazione e sull’interattività tra
persone, documenti, strumenti ed esperienze.
TIPI DI CONOSCENZA
Ci sono diversi tipi di conoscenza:
Esplicita: deriva da osservazioni empiriche e può essere descritta e documentata
Tacita: trasmissibile attraverso la propria capacità e può essere percepita con l’apprendimento
e l’intuizione.
APPRENDIMENTO IN ORGANIZZAZIONI
L’apprendimento in organizzazioni prevede:
Padronanza personale: capacità di creare risultati e costruire ambienti organizzativi (guidare
gruppi, sostenere ed alimentare le discussioni)
Sviluppare modelli mentali, cioè astrazioni che ci guidano nella composizione delle nostre
credenze da sviluppare come conoscenza.
Capacità di alimentare una visione condivisa, quindi avanzare una propria visione contributo
e riuscire a modificarla in seguito a contributi di terzi.
62
Apprendimento di gruppo: capacità di interagire col gruppo apprendendo e proponendo il
proprio parere cercando di portare il proprio contributo.
Pensiero sistemico: riuscire ad avere una visione unitaria dello scopo dell’organizzazione senza
dimenticare i contributi parziale e riuscendo a porle in relazione.
La conoscenza viene prodotta come risultato di partecipazione in un sistema sociale di
apprendimento.
Un modello di questo tipo è quello chiamato Modello SECI, il cui acronimo sta per:
socializzazione (tacita-tacita), esternalizzazione (tacita-esplicita), combinazione (esplicita-
esplicita), interiorizzazione (esplicita-tacita). E’ un modello che descrive un processo cognitivo
come un ciclo continuo che parte da una delle 4 attività.
PRINCIPI
I principi della gestione della conoscenza sono:
Negoziazione: i vari contributi devono essere interpretati, non possono essere accettati tutti
così come vengono dati
Aggiornamento: bisogna avere la capacità di cogliere aggiornamenti dall’esterno o di proporne
di propri.
Esplicitabile o tacita: bisogna distinguere i casi e cercare di esplicitare la tacita
Scambio comunicativo
Interpretare i contributi
La produzione di conoscenza è un processo partecipativo e collettivo che non prescinde dai
contributi individuali, ma li rendono adatti con la disponibilità alla collettività.
TRASFORMAZIONE D’IDENTITA’
La produzione di conoscenza produce una nuova identità dell’organizzazione che evolve con la
produzione della conoscenza. Questa trasformazione dell’identità prevede:
Struttura, Governance:
Riduzione della gerarchia
Decentramento: gestione di risorse decentrate
Cooperazione: capacità di gestire, sollecitare l’attività di gruppo
Gestione delle risorse umane
Incentivazione del gruppo: alleggerimento dell’individualità che non deve essere cancellata,
ma non deve essere di ostacolo alla collaborazione ed alla condivisione.
Capacità gestionali di gruppo
Gestione delle competenze:
Groupware: metodi e strumenti che sostengono l’attività interattiva di gruppo.
Profilo culturale: il leader è visto come un progettista, non come un superiore gerarchico.

LEZIONE 18 L’INTELLIGENZA COLLETTIVA


intelligenza
L’intelligenza è una facoltà umana che ci permette di:
Conoscere, acquisire informazioni
63
Adattarle alle proprie necessità e ai pareri che ci vengono da altri interlocutori.
Immaginare, intuire nuove cose.
Valutare la rilevanza del nostro contributo e quello degli altri sia qualitativamente che
quantitativamente.
L’intelligenza è definita come una facoltà che permette la produzione di conoscenza.
INTELLIGENZA COLLETTIVA
L’intelligenza collettivaè:
Distribuita: è determinata dall’insieme delle intelligenze messa a disposizione di un gruppo in
collaborazione per appartenenza alla stessa organizzazione,
Valorizzata: bisogna riconosce la rilevanza dei contributi diversi.
Coordinata: i vari contributi possono superare la somma dei singoli contributi.
Mobilitazione delle competenze: consideriamo intelligenza collettiva come la capacità di un
azienda di rispondere alla domande che si è posta coordinando il personale che fanno parte
dell’organizzazione.
L’intelligenza collettiva poggia sulla convinzione di essere
superiore alla somma delle intelligenze intellettuali, nel
senso che il gruppo di individuo ben coordinato possa
avere un intelligenza più produttiva delle intelligenze
intellettuali.
In un organizzazione l’intelligenza collettiva diventa più
complessa.
N = utenti dei servizi
M = organizzazioni

Per accrescere il Delta serve:


Gestione dell’intelligenza
Gestione delle relazioni con i clienti (feedback, suggerimenti)
Coope-tizione: cooperazione + competizione.
INTELLIGENZA AMPLIATA
L’intelligenza ampliata è considerata l’intelligenza collettiva supportata dagli strumenti
tecnologici per:
Gestione, raccolta, organizzazione delle informazioni
Comunicazione, quindi lo scambio delle informazioni e lo scambio discussivo di messaggi che
trasportano segni di conoscenza tacita
Collaborazione.
FUNZIONALITA’ DELL’ IC
Le funzionalità dell’intelligenza collettiva sono di pensiero, di cooperazione, di innovazione, di
creatività. Sono tutte attività di sostegno al decision making.
RICHIESTE DELL’ IC

64
Un efficace intelligenza collettiva richiede che ci sia una nuova gestione dell’organizzazione
orientata alla gestione dell’intelligenza collettiva.
GESTIONE DELL’IC
Questa nuova gestione deve:
Integrare le competenze delle intelligenze individuali e gli strumenti tecnologici a supporto
dell’IC.
Stimolare l’adozione di strumenti, metodi e processi
Tutto ciò al fine di favorire la connessione delle intelligenze individuali e la loro cooperazione
al fine di raggiungere l’obiettivo comune dell’organizzazione.
La gestione dell’intelligenza collettiva dell’organizzazione deve incentivare la cooperazione
intellettuale considerando sia la cooperazione interna che quella esterna. Quest’ultima
prevede un interazione con:
Clienti: vengono coinvolti nell’attività aziendale con i loro pareri e partecipazione ai gruppi di
discussione.
Fornitori: per acquisire informazioni dalla loro esperienza.
Concorrenti(coope-tizione).
Questo porta alla costituzione dell’impresa estesa.
COOPERAZIONE
L’impresa intelligenza poggia su tre pilastri: l’intelligenza collettiva, la gestione della
conoscenza e le tecnologie per l’informazione e la comunicazione.
L’energia vitale dell’impresa intelligenza è la cooperazione intellettuale.
La cooperazione può essere fraintesa: non avviene necessariamente quando più persone sono
presenti nello svolgimento di un attività, infatti comunicazione, gestione e negoziazione non
sono di per se cooperazione.
Ad esempio non implicano collaborazione le seguenti attività:
Riunioni che coinvolgono più persone
Fornire una risposta ad una richiesta: la collaborazione richiede una spontaneità
dell’intervento.
Il manager che gestisce un gruppo per compito, per incarico istituzionale, non
necessariamente starà appieno collaborando, perché la collaborazione richiede che il ruolo
che stiamo svolgendo sia asservito al raggiungimento dell’obiettivo comune, al coordinamento
e completamento delle competenze collettive.
Svolgere attività di gruppo finalizzata al raggiungimento dei miei interessi, anche se compatibili
con gli obiettivi della comunità.
Al contrario, sto cooperando se:
Fornisco un informazione che non mi è stata richiesta, ma ritengo sia necessaria.
Partecipo e contribuisco per aumentare l’efficacia e l’efficienza comune.
Sostengo gli interessi altrui nel percorso comune del raggiungimento degli obiettivi
dell’organizzazione
Sostengo gli obiettivi altrui come contributo degli obiettivi comuni dell’organizzazione.
65
valori dell’intelligenza collettiva
L’intelligenza collettiva si basa su tre valori: condivisione, responsabilità e rispetto.

CONDIVISIONE
Condivisione di:
Informazioni, che non devono essere preservate con gelosia.
Forza individuale, l’entusiasmo con coi svolgiamo l’attività.
Conoscenza individuale, senza timidezze o gelosie, senza timore di perdere valore
individualmente nell’organizzazione.
Esperienza individuale, cioè la nostra conoscenza tacita.
Capacità individuali di qualsiasi tipo (gestione di gruppi, comprensione).
Fiducia nei processi collaborativi e nelle attività che stiamo svolgendo.
RESPONSABILITA’
Responsabilità nelle:
Decisioni sono state prese dai nostri collaboratori, coerenza con le decisioni che abbiamo
collaborato a prendere.
Azioni che abbiamo partecipato ad assegnare.
Conoscenza degli interlocutori, dobbiamo conoscere ed essere conosciuti dai nostri
collaboratori.
RISPETTO
Il rispetto di:
Idea altrui: considerare costruttivamente le idee poste da altri.
Valori altrui: vanno considerati.
Individui nella loro personalità e come contributi individuali (il loro parere).
CONTRATTO DI COLLABORAZIONE
Condivisione, responsabilità e rispetto possono essere sostenuti da un contratto di
collaborazione, cioè un accordo collettivo che:
Riflette la collettività, rispecchiando le necessita, la cultura e le esperienze.
Deve essere sviluppato in comune.
I principi costitutivinon sono negoziabili.
I contenuti sono negoziabili (la forma)
Verranno definiti comportamenti efficaci e meno.
OSTACOLI
Gli ostacoli in cui si può incorrere nell’intelligenza collettiva sono:
Cultura di potere: credere che la non condivisione ci faccia preservare una maggiore
possibilità di considerazione
La verticalità, l’utilizzo di livelli gerarchici.
L’inerzia, cioè la timidezza nel portare il proprio contributo.
Laresistenza ad un cambiamento perché siamo abituati ad una struttura gerarchica.
66
L’inconsapevolezza dei vantaggi che possono derivare dalla condivisione.
CAPIRE I COLLABORATORI
Capire i collaboratori è una cosa molto importante, perché capire l’interlocutore ci permette di
tessere e gestire con continuità le relazioni umane verso la cooperazione e il coinvolgimento di
tutti gli individui.

67
LEZIONE 19 GOVERNARE L’INTELLIGENZA COLLETTIVA
l’azione di governo
Il governo di un organizzazione indica l’insieme delle attività operative che permettono
l’attuazione delle scelte strategiche, politiche, scopi che sono stati fissati. E’ la traduzione in
operativo della gestione.
G = attività di governo che può essere effettuato sugli
individui oppure sull’attività di intelligenza collettiva.
L’unione delle attività individuale è necessaria, ma
contenuta nel risultato di una buona attività collettiva.
Cioè le individualità vanno preservate, ma viste come
elemento costitutivo delle collettività.
L’ accordo di prestazione è il contratto che si concorda
con il singolo individuo per lo svolgimento della sua
funzione (regole e obiettivo).
Il contratto di collaborazione è l’accordo collettivo che
la comunità che partecipa al raggiungimento degli obiettivi comuni dell’organizzazione
concorda per definirsi delle proprie regole, principi da rispettare, comportamenti efficaci e
inefficaci.
OBIETTIVI DEL GOVERNO
Gli obiettividel governo dell’intelligenza collettiva sono:
Fiducia: fiducia individuale nelle scelte prese dagli altri collaboratori, la fiducia nel metodo
collettivo, nel contributo positivo che si può portare al raggiungimento comune degli obiettivi
dell’organizzazione
Coinvolgimento collettivo: vanno stimolate le partecipazioni individuali, vanno alimentati i
sentimenti di fiducia e coordinato il funzionamento collettivo degli individui.
Per fare ciò deve esserci:
Coinvolgimento nelle decisioni, cioè le decisioni devono essere condivise e accettate dalla
comunità.
Le ragioni delle decisioni devono essere esplicitate
Le regole devono essere chiare, condivise e accettate.
AZIONE DI GOVERNO
L’azione di governo è svolta a diversi livelli:
Individuale: interviene su un singolo individuo chiedendone il contributo.
Collegiale: interviene su un gruppo ristretto (coordinamento su un gruppo o richiesta di un
contributo)
Collettivo: interviene sull’insieme di persone che collaborano alla conduzione
dell’organizzazione.
La scelta del tipo di governo viene fatta in base alle risorse (economiche, temporali etc),
all’ambiente di lavoro e alle scadenze dell’organizzazione.
FASE DI RIFLESSIONE
68
In questa fase abbiamo:
La comprensione dell’azionein cui si cerca di capire il metodo partecipativo che si sta
mettendo in pratica, si prende consapevolezza di ruoli, attività, doveri e contributi che si
possono dare.
L’obiettivo è arrivare al coinvolgimento.
La riflessione collettiva conduce alla realizzazione di un’anteprima realistica: si cerca di
immaginare e costruire mentalmente una visione del futuro, lo scenario a cui si punta, per
immaginare le possibili situazioni e simulare l’andamento che si prospetta per
l’organizzazione.Questo aiuta l’efficienza di governo per evitare situazioni inattese e per
rendere più snello il cambiamento delle attività che si stanno svolgendo.
Effettuata la riflessione e proposta l’anteprima bisogna effettuare una consultazione, in cui si
confronterà l’anteprima con pareri provenienti da persone esterne alla riflessione.
La riflessione collettiva richiede:
Un obiettivo specifico e deve essere strutturata in questa direzione
Richiede trasparenza informativa: le informazioni devono essere rilevanti per l’attività e
condivise in lettura e scrittura.
L’agenda per organizzare una riflessione collettiva è difficoltosa perché bisogna rendere
compatibili agende individuali.
Gli interventi che vengono posti devono essere ponderati: può esserci una fase preliminare di
contributi istintivi, ma nel corso della riflessione il valore dei contributi cresce.
Da interesse individuale a collettivo
Bisogna riconoscere la rilevanza dell’eterogeneità delle prospettive
Tutto ciò allo scopo di trovare una robusta e più forte anteprima realistica che adesso ha il
contributo di diverse persone. Questo porta ad un efficienze di governo soprattutto nella
gestione di eventuali cambiamenti nella politica di converso.
CONSULTAZIONE
La consultazione è di supporto al decision making.
Non è riflessione, ma è successivo, un elaborazione, un completamento del prodotto della
riflessione.
Deve essere effettuata tenendo conto delle rappresentanze di tutti i gruppi di collettività.
FASE DI DECISION MAKING
E’ un attività che può essere svolta a livello:
Individuale: è la decisione ultima presa da una persona singola per qualche motivo deve
assumersi la responsabilità di validare una scelta effettuata magari in un modo collegiale.
Collegiale: si riferisce a gruppi di sostegno (segreteria, gruppo specifico).
Collettivo: quando delle decisione possono essere prese a livello di tutti i collaboratori
dell’organizzazione.
le tecnologie abilitanti
Quando parliamo di governo sostenuto dalle tecnologie parliamo di governo della e-
collaborazione mediante tecnologie per
69
L’informazione: ricerca, gestione, condivisioni, FAQ, etc
La comunicazione: e-mail, Wiki, chat, etc
La collaborazione: discussione, comunità di pratica, e-teaching, ecc.

le capacità
Capacità che sono necessarie alla buona conduzione del governo della collettività:
Gestione delle discussioni: è richiesta una capacità di mediazione e controllo della
discussione.
Aggiornare i partecipanti con lo stato di avanzamento delle attività.
Messaggi efficaci: bisogna riconoscere quando il messaggio deve essere mandato e che valore
semantico debba avere.
Inter-azioni e inter-attività. La prima fa riferimento agli scambi elementari tra le persone,
mentre la seconda è la conduzioni di attività più complesse da parte di diversi individui.
Riunioni virtuali:nella gestione delle riunioni virtuali sottolineiamo che:
Bisogna considerare i vari contributi
Le decisioni devono essere costruite e sostenute considerando tutti i contributi presentati
La partecipazione ad una riunione virtuale deve essere considerata obbligatoria.
Le discussioni devono essere contenute a livello di contributi (brevi e incisivi) ed a livello
temporale.
Ogni domanda posta deve trovare una risposta da parte degli interlocutori o da parte del
leader.
Il conduttore fornirà spunti iniziali per attivare la discussione
Protocollo di comunicazione: formalizzare le regole della collaborazione.
Favorire i cambiamenti nella collettività e negli individui senza imposizioni.
Livello collettività: si agisce nell’ordine su:
Capacità: accesso alla conoscenza, consapevolezza del valore del proprio contributo, contratto
di collaborazione.
Comportamento: appropriazione del metodo e fiducia, acquisizione di nuove pratiche, di
modelli di lavoro e comportamento, assimilazione di nuove procedure e correzioni.
Cultura: si acquisisce una nuova mentalità, si accettano nuovi paradigmi, c’è un cambiamento
di cultura ed un assimilazione della stessa.
Livello individuale: si parte del comportamento:
Comportamento: si propongono comportamenti target, formazione, ambiente lavorativo e
sociale favorevole.
Capacità: gli individui effettuano prove spontanee, osservano nuove possibilità e valutano
quanto stanno svolgendo.
Cultura: un cambiamento culturale duraturo in caso di bilancio positivo.
Capire i collaboratori: ci permette di tessere e gestire con continuità le relazioni umane verso
la cooperazione e il coinvolgimento di tutti gli individui.

70
ONTOLOGIA
DEFINIZIONE
Sviluppare un ontologia equivale a fornire una esplicitaspecifica di concettualizzazione.
Esplicita in quanto l’ontologia è codificata e deve essere interpretata sia da uomini che da
macchine. Gli uomini richiedono un modello che sia utilizzato sia di riferimento per costruire
l’ontologia sia per la rappresentazione della struttura che è stata costruita. Per le macchine
esistono degli strumenti che ci permettono di esprimere la formalizzazione in una forma che
non ci riguarda più.
Specifica in quanto è una rappresentazione astratta del mondo che mostri la realtà così com’è.
In informatica l’ontologia ha le seguenti caratteristiche:
Sono uno strumento per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
E’ un processo concettuale e pragmatico(perché viene da un analisi disciplinare di un dominio
specifico e perché è utile che abbia un utilizzo ben specifico in uno specifico settore).
E’ una formalizzazione condivisa di un area della realtà. Condivisa perché la condivisione della
conoscenza rende più ampio il suo indirizzo.
La rappresentazione riguarda concetti che sono inter-relati: cioè individuazione di concetti
singoli e delle loro relazioni.
I concetti sono estratti o riferiti ad un dominio specifico (dominio di provenienza e target)
La formalizzazione di realtà con linguaggio della logica.
Conduzione dei ragionamenti automatici
Esempio di una reale ontologia utilizzata per un applicazione medica

I nodi della rete concettuale individuano i concetti(a fronte di un esame il protocollo da


seguire, il paziente dell’esame, ci può essere diagnostica per immagine o altro tipo, etc).
Gli archi rappresentano i legami che ci sono tra i vari concetti.
Un esempio di ragionamento automatico applicabile a questo esempio è il seguente:
“Se il paziente x ha la proprietà indice di massa corporea associata ad un valore y, e y è
compreso tra 25 e 29.9, allora x è sovrappeso” Un altro esempio è il seguente: Se il paziente x
ha la proprietà indice di massa magra associata ad un valore y, e y è minore di 18.9, e x ha la
proprietà età associata ad un valore z, e z è compreso tra 18 e 35, e x ha la proprietà sesso
associata ad un valore w, e w è M, allora x è sarcopenico
71
caratteristiche di un ontologia
Le caratteristiche di un ontologie sono:
E’ una rappresentazione semantica interpretabile da un sistema di calcolo: il concetto di
ontologia non proviene dall’ambito informatico, ma la definizione originaria è stata adattata a
questo ambito. L’ontologia che noi consideriamo ha uno scopo di elaborazione automatica,
deve reggere applicazioni riferite a ragionamenti condotti in modo automatico. Il tipo di
rappresentazione fatta di un ontologia deve essere formalizzata ed esprimibile in un linguaggio
di programmazione.
E’ indipendente dall’applicazione specifica, cioè deve essere una base di conoscenza
utilizzabile in più casi possibili.
Per questo motivo deve essere riusabile da applicazioni differenti per scopi differenti.
E’ un tramite tra applicazioni e realtà modellata: le applicazioni risultano la simulazione di
esperienze di fenomeni che agiscono sulla realtà effettiva che abbiamo rappresentato nello
schema dell’ontologie.
Gli schemi della realtà sono rappresentati con linguaggi dichiaratividelle caratteristiche della
realtà che stiamo modellando(OWL, RDF).

WEB ONTOLOGY LANGUAGE (OWL)


Individua una famiglia di linguaggi di markup. Questi linguaggi sono dichiarativi e indicano le
modalità di rappresentazione dei documenti (nel nostro caso lo schema dell’ontologia)
Serve per la costruzione di basi di conoscenza e di ontologie
Estende il modello dei dati RDF
E’ un linguaggio sostenuto dal W3C
RESOURCE DESCRIPTION FRAMEWORK (RDF)
E’ una famiglia di specifiche per metadati
Metadati utilizzati per descrizioni concettuali, semantiche e informazioni
E’ un framework realizzato specificatamente per il web
Offre diversesintassi e formati
E’ orientato allo sviluppo di applicazioni per lo sviluppo della conoscenza e di ontologie
E’ unframework sostenuto dal W3C

CARATTERISTICHE PRINCIPALI
Le caratteristiche principali sono tre:
L’obiettivo di un ontologia
Il livello di formalizzazione che è stato adottato
Livello di astrazione
OBIETTIVO
Condivisione della conoscenza
Può rappresentare una formalizzazione di un flusso di lavoro.
72
LIVELLO DI FORMALIZZAZIONE
Può essere differenziato ed avere diversi livelli di formalizzazione (livello di formalizzazione
alto, quindi già espressa in concetti ed esprimibile in un linguaggio eseguibile, oppure
formalizzazione media, cioè i concetti sono già formalizzati, ma la parte di ragionamento non è
ancora espressa in un linguaggio logico eseguibile da un calcolatore).
Il livello di formalizzazione dipende dall’obiettivo e dalla comunità d’uso.

LIVELLO DI ASTRAZIONE
Ci sono diversi livelli di astrazione. A livello alto vengono costruite ontologie composte di
concetti generali e trans-dominio, cioè interessano diversi domini nell’ambito dei quali
verranno sviluppate delle specializzazioni.
Le ontologie legate al dominio sono chiamate ontologie specifiche(ambito medico, etc).
PROTEGE’
E’ uno dei sistemi eseguibili utilizzato per la costruzione di un ontologia.
E’ un ontology editor: possiamo creare concetti e relazioni
Free, open-source
Sviluppato dalla Stanford University e dalla Manchester University
Viene rilasciato dalla licenza 1.1 libera di Mozilla
Viene sostenuto da utenti privati, universitari e governativi
E’ supportata dal OWL 2 e RDF
Ha un architettura a plug-in (derivanti da altri sviluppatori).

STRUMENTI PER L’INFERENZA


Gli strumenti per l’inferenza sono strumenti per lo sviluppo di un ragionamento automatico
sostenuto da un antologia formale.

E’ basato sulla definizione di schema di un ontologia quindi specifica regole semantiche per
l’inferenza di nuova conoscenza.
La possibilità di trarre deduzioni dai dati e dai concetti che abbiamo archiviato è la produzione
di conoscenza nuova che potremo utilizzare per estendere l’ontologia.
SEMANTIC WEB RULE LANGUAGE (SWRL)
E’ uno strumento per la costruzione di dati automatici.
Nasce nel 2004 dall’unione dell’OWL e del Rule Markup Language(RML).
E’ sostenuto dal W3C
E’ un linguaggio che ha un alta espressività basata sulla formulazione di regole formali
generative, cioè regole formata da un antecedente ed un conseguente: se l’antecedente è
verificato, possiamo applicare il conseguente.
RULE MARKUP LANGUAGE (RML)

E’ stato presentato da industria e università


73
Permette l’espressione di regole nel linguaggio XML
Formulazioni di deduzioni
Riscrittura
Vediamo una serie di immagini che descrivono le regole del linguaggio.

74
LEZIONE 21 SVILUPPO DI UN’ONTOLOGIA
TIPI DI ONTOLOGIE
Le ontologie sono classificate in diversi tipi, a seconda dei loro scopi e della struttura della
realtà che vanno a rappresentare.
ONTOLOGIE PER LA RAPPRESENTAZIONE DI CONOSCENZA
Puntano a realizzare delle strutture che potranno essere utilizzate per la strutturazione di
ragionamenti.
META – ONTOLOGIE
Descrivono oggetti di alto livello, cioèconcetti generali che possono essere specializzati in
domini specifici, quindi si tratta di ontologie trans-dominioe riusabili.
ONTOLOGIE DI DOMINIO
Sono legate ad uno specifico dominio applicativo e sono riusabili all’interno di esso.
E’ la classe di ontologia più diffusa perché il dominio ha un linguaggio più specifico, limitato,
controllato, una conoscenza più limitata. Sono infatti basate su tassonomie di concetti e
attività specifiche di dominio.
ONTOLOGIE DI ATTIVITA’ DI DOMINIO
Sono focalizzate su specifici problemi o attività, si tratta infatti di ontologie pensate per la
strutturazione di processi lavorativi o attività o per la risoluzione di specifici
problemi(orientamento al problem solving), riusabili anche in altre realtà (multi – dominio). Il
vocabolario dei termini è quindi legato alla modellazione di questa attività.
ONTOLOGIE APPLICATIVE
Sono legate ad uno specifico dominio in cui l’obiettivo specifico è legato ad un’applicazione.
L’evento che ha richiesto la progettazione dell’ontologia è la realizzazione di un applicazione
specificache èsimulazione di un esperienza reale. Questa ontologia quindi collega la specifica
applicazione alla realtà.
ONTOLOGIE GENERICHE
Sono costituite da una tassonomia di cose, eventi e concetti. Sono ontologie da non
confondere con le meta e le ontologie di alto livello dato che non sono legate ad un settore
disciplinare e non hanno un dominio di riferimento, ma vengono realizzate senza riferimento
ad una futura specializzazione. L’obiettivo è infatti l’a – specificità e la riusabilità.
DESCRIZIONE DEL PROCESSO DI SVILUPPO
Lo sviluppo di un ontologia
E’ un attività complessa e dispendiosa
E’ un attività multidisciplinare perché anche se l’ontologia riguarda un dominio specifico, per
realizzarla servono figure specifiche addette ad esempio al dominio dell’ontologie, esperti
informatici per la formalizzazione ed espressione dell’ontologia in uno dei linguaggi eseguibili
dal calcolatori, esperti che definiscano gli strumenti applicativi.
Il costo dello sviluppo di un ontologia è in termini di
Tempo: la formalizzazione richiede tempo
Risorse economiche: collegato al tempo in cui vengono impiegate le persone.
75
Se è un ontologia di dominio serve la collaborazione di specialisti
MULTIDISCIPLINARITA’
Lo specialista seleziona i concetti chiave
Lo specialista informatico e del dominio organizzano la struttura gerarchica dei concetti.
Questa struttura è una struttura gerarchica “è – un”, cioè un albero in cui se si cambia livello ci
si specializza: un nodo di un livello è collegato al nodo di un livello inferiore se è una sua
specializzazione. Quindi i concetti rappresentati nei nodi sono classi che includono le varie
istanze che sono rappresentati. Una persona è portatrice della conoscenza in maniera esplicita
perché sa consultare i testi di riferimento per la costituzione dell’ontologia, un informatico sa
come costruire l’oggetto e conosce i linguaggi per trattarlo.
La gerarchia classificatoria dell’ontologia è una tassonomia.
Il primo compito dell’informatico sarà la formalizzazione della gerarchia ela rappresentazione
della gerarchia con strumenti opportuni (es.Protegè).
Esempio di tassonomia in ambito medico prodotto con Protegè

METODO DI SVILUPPO
Il metodo di sviluppo di un ontologia è composto di:
Sequenze di attività per la creazione di un ontologia
Insieme di attività che costituiscono la gestione del
ciclo di vita di un ontologia
Metodi adottati operativamente per la creazione
dell’ontologia
Strumenti e linguaggi a supporto dell’ontologia che è
stata costruita

OBIETTIVI DI UN METODO DI SVILUPPO


Gli obiettivi di un metodo di sviluppo sono:
Creare un ontologia
Estendere o modificare un ontologia esistente
Collegare ontologie esistenti

ATTIVITA’ DEL METODO DI SVILUPPO


Le attività che costituiscono il metodo di sviluppo sono:
Specificare il ciclo di vita dell’ontologia.
Scelta la strategia di sviluppopiù opportuna per l’applicazionedell’ontologia.
La costruzione di un ontologia di avvio si riferisce al fatto che una buona tecnica operativa per
lo sviluppo è partire da un ontologia semplice che poi verrà estesa.
Adozione di una strategia di astrazione dei concetti.
Specifica delle attività per la gestione del ciclo di vita.
Specifica delle attività per l’installazione e l’attivazione dell’ontologia
76
Manutenzione, accettazione e condivisione.

SCHEMA DI UN ONTOLOGIA
Lo schema di ontologia è composto da
Classi: sono concetti del dominio.
Istanza: oggetto descritto da un singolo concetto.
Proprietà: esprimono fatti specifici o generici su istanze. Esistono due tipi di relazioni:
Esplicite: legano istanze di più classi
Datatype: legano un istanza ad un valore (attributo).
Entità: classe, proprietà, istanza (un oggetto singolo)
Espressione: formulazione di nozioni complesse del dominio
Assioma: è un asserto valido su un dominio ontologico. Sono regole che devono essere
verificate sempre, dei dogmi.
Tassonomia: struttura dei concetti che vengono identificati e delle relazioni semplici (le
complesse sono descritte dalle proprietà).

Le proprietà hanno le seguenti caratteristiche:

Ci sono tre modi per quantificare una proprietà:


Universale: una proprietà indica in una classe una sottoclasse di istanze. Vale l’universalità se
tutti gli elementi selezionati godono della proprietà.
Esistenziale: come sopra, ma vale se almeno uno degli elementi gode della proprietà.
Cardinalità: permette di indicare minimo o massimo numero di elementi che devono
soddisfare la proprietà.

DATI SPAZIALI

77
Le basi di dati spaziali differiscono dalle basi di dati tradizionali in quanto sono ottimizzate per
la gestione di dati georeferenziati: se questo da una parte offre uno strumento più potente,
dall’altra rende più complessa la gestione dei dati perché complessa è la loro modellazione.
Un DBMS differisce da un SDBMS per una serie di cose:
I DBMS manipolano dati semplici (numeri, stringhe) che vengono trattati con operazioni
semplici.
L’organizzazione viene descritta nello schema DB che comprende i nomi delle tabelle, gli
schemi (nomi e tipi degli attributi) e le relazioni tra le varie tabelle.
Questo tipo di gestione è efficiente anche su grandi quantità di dati.
I DBMS non sono capaci di manipolare dati spaziali, o meglio richiedono una grande quantità
di funzionalità supplementari per poter gestire dati spaziali perché non nascono per questo
scopo.
Le categorie di utenti che utilizzano database spaziali sono:
Commerciali: come ad esempio servizi che consigliano l’utente a seconda della sua
collocazione spaziale, oppure applicazioni che mostrano i punti vendita sul territorio.
Scienziati: ad esempio le applicazione sismologica o geologiche per mostrare la modellazione
del terreno.
Utenti web: ad esempio utenti che organizzano un viaggio.

Viene chiamata georeferenziazione l’attività con cui si assegna una posizione geografica
(insieme di coordinate) ad un’informazione. La georeferenziazione è utilizzata dagli SDBMS, in
cui ogni elemento informativo è georeferenziato.

78
LEZIONE 22 23 BASI DI DATI SPAZIALI
Tipi di dati spaziali
Esistono due tipi di dati spaziali: i dati vettoriali ed i dati raster.
Dati vettoriali
Sono diversi dai dati relazionali e tabellari perché servono per esprimere forme geometriche,
entità che ci servono per costruire il nostro spazio geografico (punti, linee, poligoni). Ad
ognuna di queste entità sono associati degli attributi che sono organizzati in tabelle.Ci sono
diversi tipi di dati vettoriali a seconda della forma che rappresentano.

PUNTI
Sono dati che trascurano la dimensione.
Sono punti che vengono mostrati sulla carta non tanto come figura geometrica, ma per
indicare delle coordinate in cui è posto un monumento oppure per contenere un commento,
un indicazione testuale.

LINEE
Sono elementi monodimensionali che memorizzano forma e dati dimensionali.
Sono utilizzati per rappresentare elementi geografici quali strade, corsi d’acqua, percorsi.

POLIGONI
SONO ELEMENTI BIDIMENSIONALE che costituiscono il confine di un’area.
Sono utilizzati per individuar delle aree geografiche quali confini urbani, laghi, boschi, ecc.
DATI RASTER
Sono noti anche come “dati a griglia” e rappresentano in genere delle superfici acquisite con
fotografie aeree e carte tecniche.
Esistono diversi tipi di dati raster.
TEMATICI
Sono dati prodotti in accordo con due modelli:
Digital Elevation Model (DEM):
E’ un modello digitale in tre dimensioni
Rappresenta una superficie del terreno
E’ prodotto utilizzando dati di altezza
Mostra oggetti sul terreno.
Digital Terrain Model (DTM);
E’ un interpolazione fatta a curve di livello, cioè vengono mostrate delle linee che sono
costituite dai punti che sono posti alla stessa quota
Questo modello riproduce l’andamento della superficie geodetica considerando l’andamento
di queste curve
SPETTRALI
Vengono o prodotti da fotografie aeree o prodotti con processi di digitalizzazione analoghi.
79
Sono matrici bidimensionali di pixel che rappresentano la misurazione di un fenomeno fisico.
Le informazioni rappresentate sono spesso continue, vengono riprese immagini che misurano
il calore, temperatura, umidità, ecc.

PITTORALI

SORGENTI DI DATI SPAZIALI


Ci sono due problemi in questi sistemi di gestione dei dati spaziali, legati tra di loro.
Fonti dei dati: i dati provengono da fonti differenti che possono essere le fonti di produzione
delle immagini o le fonti di elaborazione delle immagini.
Tipo di dato: il dato che costituisce un immagine o una foto è diverso dal tipo di dato
elaborato che mi evidenza per esempio una zona edificata.
Quindi è necessario gestire una grande quantità di dati che sono differenti nel tipo e nella
provenienza.
I dati sono spesso provenienti da fonti differenti e condivisi gratuitamente
Oppure condivisi integralmente o parzialmente come servizio.
La differenza di sorgente porta come conseguenza la differenza di tipo di formato con cui sono
memorizzati i dati.
I dati possono essere acquisiti ad esempio tramite:
Digitalizzazione in modi diversi (satellite, GPS, manuali, modelli)
Provenienza diversa (istituzioni, privati, servizi di rete).

Riferimento ai dati spaziali


Gli strumenti di riferimento ai dati spaziali sono il supporto primario a questo tipo di dati che
sono caratterizzati da una forte eterogeneitàed un organizzazione complessa.

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Per questo motivo richiedono l’uso di metadati standardizzati, cioè dati descrittivi che ci
permettono di avere delle descrizioni di riferimento del sistema.
Bisogna ricordare che tutte le informazioni, grandezze ed entità gestite in un sistema di
gestione di dati spaziali sono georeferenziati, cioè sono accompagnate dalle loro coordinate
sulla Terra. Queste informazioni provengono da fonti differenti, quindi ci sono differenti modi
di rappresentare le coordinate.
I Sistemi per la gestione delle basi di dati spaziali sono riferiti a sistemi di coordinate diverse,
quindi richiedono una trasformazione geografica tra i diversi sistemi.

Sistema di coordinate spaziali


Un sistema di coordinate è un sistema di riferimento che esprime posizioni di entità
georeferenziate fornendo un contesto geografico comune. Questo ci permette di
rappresentare tutte le entità alla stessa maniera, di riportarle allo stesso sistema di
riferimento.Gli elementi costituenti sono:
Un sistema di coordinate (GCS)
Geografico: sistema di coordinate sferiche, rappresentate da latitudine e longitudine.
Latitudine: è pari all'angolo che la verticale di un punto sulla superficie della Terraforma con il
piano equatoriale.
Longitudine è la coordinata che indica la distanza angolare in senso Est o Ovest da un
meridiano di riferimento (Meridiano di Greenwich).
Planimetrico: sistema di coordinate proiettive in cui si ha la proiezione dei punti del globo
terrestre su una superficie di un certo tipo (piana, conica, cilindrica). Un esempio è Gauss-
Boaga.
Unità di misura: una distanza o un ampiezza.
Se i sistemi di coordinate sono diversi o se vogliamo utilizzare un sistema di proiezione su una
superficie di tipo diverso dovremo utilizzare diverse proiezioni.
Dovremo definire qual è lo sferoide di riferimento per rappresentare la forma della Terra, cioè
qual è la superficie che noi considereremo il modello di riferimento per il solido geografico.
Datum: insieme di alcuni punti di riferimento sulla superficie della Terra che servono per
mettere in corrispondenza i punti della superficie di riferimento con i punti effettivi della Terra.

PROIEZIONI
Una proiezione è un operazione matematica che trasforma un insieme di punti da
tridimensionale a bidimensionale.
Questa trasformazione introduce una distorsione, cioè un cambiamento nella forma, nella
dimensione delle aree, nelle distanze tra i vari punti e nella direzione.
Proiezioni diverse causano distorsioni diverse.

PROIEZIONE CONICA SEMPLICE


Questo tipo di proiezione gode delle seguenti caratteristiche:
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Viene prodotta attraverso lo sviluppo di un conosecante la sfera lungo un parallelo. La scelta di
non fare il cono tangente è dovuta al fatto che si è cercato di diminuire le distorsioni dalla
scena reale fin dall’origine.
Questa rappresentazione produce una proiezione dei punti equidistante lungo i meridiani.
Le forme e le aree vengono agevolmente conservate, cioè le modifiche e gli adattamenti che
devono essere considerati sono tollerati per scopi applicativi.

PROIEZIONE CONICA DI LAMBERT


Questo tipo di proiezione conica:
E’ una proiezione utilizzata nella carte aeronautiche
Viene prodotta sovrapponendo un cono alla sfera terrestre, secante in due paralleli di
riferimento.
Vengono prodotte proiezioni che minimizzano le distorsioni lungo i paralleli di riferimento, ma
aumentano allontanandosi.

PROIEZIONE CILINDRICA
Questo tipo di proiezione:
E prodotta dallo sviluppo in piano di un cilindro tangente o secante la sfera, a seconda del tipo
di proiezione che si vuole produrre. (Esempio Gauss-Boaga, Mercatore).
Mantiene la scala, cioè le distanze lungo i meridiani
I meridiani sono spaziati come i paralleli e formano un reticolo a maglie quadrate.
Ha una distorsione notevole ai poli nel movimento est-ovest o viceversa.
Viene utilizzata nelle mappe Google Earth.

PROIEZIONE DI GAUSS-BOAGA
Questo tipo di proiezione in particolare è usata ufficialmente per la cartografia italiana.
E’ una proiezione di tipo cilindrica, quindi prodotta tramite un cilindro secante il meridiano di
riferimento, per ridurre le distorsioni, e ortogonale alla direzione dell’asse terrestre.
Il meridiano è scelto in dipendenza dell’area che si vuole rappresentare, perché non
proiettiamo l’intero globo terrestre, ma aree di 6°.
Abbiamo un equidistanza lungo il meridiano centrale
Il modulo di deformazione è lineare, infatti cresce più ci si allontana dal meridiano centrale.
Ogni area è proiettata su un cilindro specifico.
Per semplicità vengono considerate coordinate introducendo un falso Ovest (origine a 150Km
sul fuso Ovest) e falso ed un falso Est,in modo da poter utilizzare coordinate sempre positive.

PROTEZIONE PIANA (ORTOGRAFICA)


Questo tipo di proiezione viene effettuata su un piano ed ha le seguenti caratteristiche:
Il centro da cui si effettua la proiezione è posto all’infinito, a distanza infinita dal globo
terrestre.
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Il piano su cui si effettua la proiezione è ortogonale alla direzione prospettica.
La proiezione verrà fatta attraverso raggi che incidono sul piano dopo aver attraversato il globo
terrestre provenendo da una distanza infinita.
Questa proiezione è scarsamente impiegata, viene utilizzata solo qualche volta per
rappresentare un singolo emisfero.
Vediamo qualche tipo di proiezione ortografica.

PROIEZIONE EQUATORIALE
La direzione della proiezione è parallela al piano equatoriale.
Proiezione polare
La direzione della proiezione è parallela all’asse polare, mentre il piano è parallelo al piano
equatoriale.
PROIEZIONE OBLIQUA
E’ una proiezione intermedia in cui né il piano di proiezione ne l’asse prospettico sono paralleli
con l’asse polare o col piano equatoriale.

METADATI
Sono considerati uno strumento di supporto perché pur essendo anche loro dati, sono solo
dati descrittivi che servono all’utilizzo dei dati geografici primari, originali.
Sono associati a tutti i dati geografici che abbiamo raccolto
Vengono associati anche ai sistemi di coordinate ed ai tipi di proiezioni specificati.
Per ogni insieme di coordinati i metadati devono specificar il sistema di riferimento e il tipo di
proiezione utilizzato.

IMPLEMENTAZIONE E USO
I metadati sono espressi in XML
I dati espressi in XML facilitano l’uso per i sistemi informatici geografici (GIS)
Sono stati definiti diversi standard per i metadati che definiscono elementi diversi.

Content standard for Digital Geospatial Metadata (CSDGM)


E’ gestito dalla Federal Geographic Data Committee (FGDC) ed descrive l’interpretazione dei
dati geospaziali digitali

ISO 19115
Questo standard è gestito dall’ ISO/TC 211 committee e descrive o fornisce le norme per
descrivere le informazioni, i servizi che il provider intende fornire, i contenuti trasportati o
rappresentati dalle informazioni, la qualità delle informazioni (affidabilità e precisione), le
regole da rispettare per la protezione e i diritti di accesso.

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LEZIONI 24 25 SDBMS SPAZIALI
Un sistema per la gestione delle basi di dati spaziali è un modulo software integrato ad un
DBMS che aggiunge funzionalità spaziali al classico DB.
Un SDBMS offre supporto ai dati spaziali attraverso:
Un adeguato modello dei datispaziali
Un sistema di indici per la gestione fisica dei dati
Strumenti per la gestione e ottimizzazione delle interrogazioni per le quali sono richiesti
confronti geometrici e non solo di uguaglianza semplice.
In questi sistema viene fatto uso di tipi di dati astratti: questi dati possiedono una descrizione
formale della morfologia con cui abbiamo a che fare, raggruppa i dati elementari che
compongono questa forma, fornisce operazione e trasformazioni effettuabili su questi tipi di
dati astratti. Inoltre visto che l’obiettivo di questi sistemi di organizzazione dei dati è l’utilizzo
in settori applicativi finali, vengono fornite specifiche per l’implementazione di queste
strutture di dati complessi.
ARCHITETTURA
E’ un architettura a tre livelli che prevede:
Interfaccia ad applicazioni spaziali (servizi che l’utente richiede)
Interfaccia di livello implementativovisibileagli amministratori del sistema
Elementi funzionali:
Tassonomia spaziale: include le operazione che possono essere effettuati con i vari elementi
Linguaggio di interrogazione
Metodi di elaborazione delle query

TASSONOMIA SPAZIALE
La tassonomia spaziale organizza delle descrizioni di entità spaziali che sono adatte a svolgere
determinate azioni: ogni sistema fa riferimento ai concetti spaziali più adatti per il tipo di
applicazioni che dovranno essere svolte dal sistema.
Vi sono diversi tipi di tassonomia.
Topologica: analizza le relazioni che riguardano la connessione semplice o composta.
A rete: analizza le relazioni generiche tra le varie entità
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Direzionale:analizza le relazioni posizionali relative tra le varie entità
Euclidea: analizza le relazioni geometriche di posizionamento a distanza
Il modello dei dati è un insieme di simboli e regole che servono a rappresentare, identificare,
relazionare le entità, che devono essere ricondotte ad un riferimento spaziale unico. Il
modello può essere:
A oggetto: rappresenta entità sparse (bacini, laghi, città, etc)
A campo: rappresenta entità continue (temperatura, altitudine, etc)
LINGUAGGIO DI INTERROGAZIONE
Questi tipi di linguaggi sono estensioni e specializzazioni di linguaggi di interrogazione
tradizionali (SQL), quindi poggiano su questa sintassi.
Questi linguaggi servono per esprimere interrogazioni spaziali in un modo semplice ed
efficiente.
Semplicità: l’utente deve poter esprimere in maniera sintetica e convenzionale concetti
piuttosto complessi.
Efficienza: le interrogazioni devono essere implementate con una certa potenza per poter
fornire sistemi efficienti, che diano risposta corretta in tempi brevi.
Un esempio di questi sistemi è PostGIS, un applicativo open source che offre un estensione
spaziale di PostgreSQL e che segue le specifiche OGC (Open Geospatial Consortium).

POSTGRESQL
E’ un applicativo open source
E’ un object - relational DBMS
E’ stato sviluppato da Michael Stonebraker

OGC
E’ un consorzio internazionale di industrie che partecipano in un processo di sviluppo di
definizione di interfacce standard per i sistemi di gestione di dati spaziali.
Definisce standard per le funzionalità che un query language adottato da un BDBMS deve
offrire. Presenta un insieme minimale di funzionalità chiamato Simple Feature SQL (SFSQL).
Un linguaggio di interrogazione per dati spaziali deve offrire almeno cinque funzionalità:
Conversione: i dati nel loro formato devono poter essere modificati, convertiti da un formato
all’altro.
Gestione: effettuare qualunque tipo di operazione serva per il settore applicativo specifico per
il sistema che implementiamo
Recupero delle forme che abbiamo mostrato nella specifica tassonomia spaziale, le entità
spaziali a cui facciamo riferimento.
Confronto tra le entità recuperate. Confronto che è di solito geometrico (dimensionale,
topologico).
Generazione di questi archivi richiede una certa complessità, le strutture che sostengono
l’organizzazione di questi dati non sono semplici come i database relazionali.
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ELABORAZIONE QUERY
Un DBMS ha tra gli obiettivi principale quello di produrre un risultato per un utente.
Ci sono due tipi di risoluzione alle interrogazioni.
A passo singolo: ogni tupla recuperata dal sistema è acceduta al più una volta.
A passo multiplo: ogni tupla è analizzata almeno una volta (ogni query che impiega un join fa
parte di questo tipo di interrogazione)
Il join spaziale è un operazione molto più complessa perché viene effettuato su attributi
spaziali e diversi (ad esempio punti e poligoni).

GESTIONE FISICA

organizzazione dati su disco


Un problema notevole per i sistemi che gestiscono basi di dati spaziali è la gestione di grandi
quantità di dati. E’ un tipo di gestione diversa di quella effettuata nei DBMS tradizionali, sia nel
tipo dei dati, sia nei modi di memorizzazione, sia nelle operazioni che è possibile effettuare su
di essi. Per questo servono delle strategie ad hoc per l’esecuzione degli algoritmi.
In un SDBMS:
Sono stati raggiunti notevoli risultati per l’ottimizzazione della velocità di esecuzione, ma
bisogna lavorare sulla strategia di applicazione degli algoritmi.
Si ipotizza che il dataset sia collocato in memoria centrale perché in questo modo è più
semplice l’accesso ai dati che lo compongono e perché sappiano che l’esecuzione è più
efficiente (la RAM è il supporto tecnologico più veloce).
In un DBMS
C’è stata un ottimizzazione dei tempi di accesso alle periferiche I/O
Il traffico delle operazioni di I/O è proporzionale al traffico da disco a RAM.
Se da una parte le RAM sono economiche ed efficienti, la loro quantità non è sufficiente ad
effettuare dei calcoli ingenti e non si può sopperire a questo problema con i dischi che sono sì
efficienti sotto il punto di vista della quantità, ma non lo sono dal punto di vista della velocità,
che è nettamente inferiore a quella delle RAM.
Queste carenza hanno portato ad adottare tecniche di gestione del traffico di dati e sono state
introdotte memorie di transito: si ha una gestione della memoria virtuale che simula su una
memoria di massa prestante un estensione della memoria RAM.Le strutture che permettono la
gestione di queste memorie di transito sono chiamate paginazione, cioè delle strutture a
indici, che permettono il recupero e il movimento verso la memoria rapido e efficace.

INDICI
Gli indici mostrano la memoria di massa come un libro, cioèstrutturata a pagine, in cui ogni
tabella occupa N pagine e verranno portare in memoria centrale solo le pagine che ci
interessano, senza quindi spostare l’intero dataset. Il problema che si andrà ad affrontare è

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come riconoscere la pagina di cui si ha bisogno in un dato momento, recuperarla e portarla
nella posizione corretta nella memoria centrale.
La gestione degli indici in una basi di dati spaziale è diverso da quella delle basi di dati
relazionali, perché il sistema per la gestione delle basi di dati spaziali richiedi la gestione di
relazioni spaziali.
Nella figura è mostrato un ordinamento a pagine del dataset ed immaginiamo di aver spostato
in memoria centrale la pagina 4.
Considerando una continuità temporale, le pagine
considerate contigue alla pagina 4 sono le pagine 3 e 5.
Considerando una relazione spaziale siamo interessati
alla prossimità geometrica e non temporale, quindi le
pagine contigue saranno 3, 7 e 8.

Per l’organizzazione degli indici, nel caso dei DBMS


tradizionali o comunque per ordinamenti naturali di dati
semplici da gestire sono utilizzate delle strutture
gerarchiche chiamate B-Treeche offrono funzionalità di
ricerca, accesso e potatura.
Una struttura gerarchica è una struttura a più livelli in cui elementi di livelli diversi sono
collegati tra loro tramite degli archi.
Una struttura ad albero è una struttura gerarchica in cui ogni nodo padre può avere più figli,
ma un nodo figlio può avere un solo padre.
Un albero binario è un particolare tipo di albero in cui ogni nodo padre può avere al massimo
due figli. Questo tipo di albero viene chiamato albero binario di ricerca se è ordinato, cioè i
suoi sottoalberi sono ordina secondo la regola per cui un etichetta è maggiore del sottoalbero
sinistro, ma minore del destro.
I B-Treesono un estensione degli alberi binari, in cui però possono esserci più di due figli
perché può essere necessario spostare in memoria centrale più pagine.
BOUNDING BOX
Nell’ordinamento spaziale quello che ci interesse arrivare a sapere è quale entità occupa
un’area:per questo motivo non vengono utilizzate direttamente le entità geometriche
rappresentate nella tassonomia, ma vengono utilizzate per un confronto spaziale altre figure,
come i Bounding Box(aree quadrate che circoscrivono un’area).
Per gestire questo tipo di strutture sono state introdotte delle
estensioni del B-Tree, come gli R-Tree, utilizzati da PostgreSQL per
la gestione dei Bounding Box, e Q-Tree.
OTTIMIZZAZIONE DELLE QUERY
In un sistema per la gestione dei dati tradizione le query complessi
vengono gestiti con ottimizzazioni algoritmiche e strategiche che

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aumentino l’efficienza (ad esempio l’aggiunta di una clausola where che riduce l’insieme dei
dati da estrarre).
In un sistema per la gestione dei dati spaziali le query sono complesse e non sempre le
ottimizzazioni strategiche hanno risultati soddisfacenti. La presenta di diverse clausole where
aumenta la semplicità concettuale, ma rimane il costo computazionale. Consideriamo la
seguente query: Trova i campi agricoli < 5 ettari all’interno di uno stesso comune
Abbiamo due clausole where (sotto-query)
Campi agricoli < 5 ettari
Tutti i comuni
In questo caso abbiamo un join spazialein cui bisognerà infatti individuare il perimetro e
calcolarne l’area, che sono computazioni costose.
data mining
L’80% dei dati di organizzazioni sono spaziali, quindi servono tecniche di data mining spaziali
per ridurre i dati da elaborare e per definire strategie di campionamento ad hoc per i dati
spaziali.
Definizione di data mining di Wikipedia: Il data mining è l'insieme di tecniche e metodologie
che hanno per oggetto l'estrazione di un sapere o di una conoscenza a partire da grandi
quantità di dati (attraverso metodi automatici o semi-automatici) e l'utilizzo scientifico,
industriale o operativo di questo sapere.

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LEZIONE 26 SISTEMI INFORMATIVI GEOGRAFICI
Un GIS è un sistema informativo ICT (supportato da tecnologie), costruito e implementato
specificatamente per l’acquisizione, l’analisi, l’archiviazione e la restituzione di dati spaziali, in
cui le informazioni trattate sono tutte georeferenziate.
Un GIS è composto da strumenti software per acquisire, estrarre, memorizzare, trasformare e
visualizzare dati spaziali.
Le funzionalità di un GIS sono:
Overlay topologico: è possibile porre in relazione da mappe(o aree differenti su una mappa)
delle macchie (eventualmente simboliche) di aree per ricostruire e verificare le relazioni
topologiche (raggiungibilità tra aeree differente, presenze di buche, etc).
Query spaziali: permette la formulazione di query che riguardano entità o relazioni spaziali
(geometriche e topologiche). Questo avviene tramite i linguaggi di interrogazione visti in
precedenza o tramite delle interfacce interattive che permettono le interrogazioni in modo
facilitato.
Segmentazione: indica il porre in risalto aree uniformi per individuare aree che hanno
caratteristiche comuni in un immagine.
Buffering: consiste nell’individuare e analizzare l’intorno di un punto di interesse (topologico
osimbolico di eventi che si trovano in vicinanza) e viene utilizzato per le analisi di prossimità,
cioè ricerca di relazioni sia spaziali che temporali di punti vicini. Queste funzionalità sono
utilizzati in indagine di mercato.
Analisi spaziali: permettono l’analisi di un’area per interventi che toccano ad esempio la
visibilità, l’impatto ambientale, il paesaggio, etc.
Analisi geostatistiche: per verificare correlazione dovute a caratteristiche spaziali.
Network analisys: è uno strumento di indagine di relazioni spaziali tra punti di interesse. Viene
utilizzata per studiare reti stradali, tratte aeree, flussi migratori, per individuare il percorso
minimo tra due punti.
Un esempio di GIS è Quantum GIS (QGIS):
Applicativo open source
Crea delle mappe multi-livello in cui ogni livello omogeneo possa rappresentare ad un livello
una mappa stradale, ad un livello la distribuzione di monumenti di interesse, ad un livello la
vegetazione, etc.
Offre le funzionalità viste sopra.
E’ un sistema estendibile con funzionalità aggiuntive attraverso plug-in.
QGIS integra PostGIS, un applicativo open source estensione spaziale di PostgreSQL, quindi
conforme alle specifiche OGC.

CASO DI STUDIO
Supponiamo che sia avvenuto un sisma con epicentro in posizione X, Y e si voglia individuare il
numero di persone coinvolte e le zone dove collocare i centri di assistenza.
I dati che abbiamo a disposizioni sono i seguenti:
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Dati demografici dei comuni lombardi (shapefile).
Carta tecnica regionale della zona
Ortofoto della zona.
Gli effetti del sisma sono stati:
3 zone toccate:
Zona A: gravemente danneggiata (raggio 1 km)
Zona B: mediamente danneggiata (raggio 3 km)
Zona C: poco danneggiata (raggio 5 km)
Ogni zona è ricoperta da comuni
Le zone sono attorno all’epicentro
Per quanto riguarda le persone coinvolte:
La popolazione è uniforme sul territorio
Bisogna calcolare il totale delle persone
Bisogna calcolare la percentuale di anziani e bambini nelle 3 zone
Bisogna calcolare i dati per comune e poi per zona
Per quanto riguarda i centri di assistenza:
Bisogna utilizzare i dati, la carta tecnica e l’ortofoto
Bisogna individuare le zone > 2 ettari
Bisogna individuare le zone pianeggianti
Bisogna individuare le zona < 1,5 km dal centro abitato vicino l’epicentro
Bisogna individuare le zone < 5 metri dalla strada

shapefile
Lo shapefile indica la modalità di organizzazione dei dati nel file system di un GIS.
E’ diventato un formato vettoriale standard de facto, cioè uno standard non proposto da un
ente dedicato, ma è uno standard che nasce dalla diffusione che viene fatta di questo formato.
Descrive entità quali punti, linee, poligoni che rappresentano pozzi, fiumi, etc.
Ha una gestione molto semplice
Organizza gli attributi legati alle forme
E’ costituito da tre file:
.shp: contiene le descrizioni delle entità geometriche in termini di primitive morfologiche.
.shx: contiene un indice per l’accesso alle forme geometriche.
.dbf: contiene le misurazioni legate ad ogni entità.
carta tecnica regionale
E’ una carta topografica delle regioni d’Italia che rappresenta gli elementi senza modificarne
forma e posizione e senza utilizzare simboli convenzionali. Infatti le entità riprese durante
l’acquisizione vengono lasciate così come sono, con la loro morfologia e la loro dimensione in
scala.

ortofoto
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E’ una fotografia modificata e georeferenziata. Viene modificata quando rappresenta un area
particolarmente ampia perché occorre inserire correzioni riguardanti eventuali distorsioni
prospettiche al fine di rendere l’ortofoto equivalente ad una mappa.
GIS
LEZIONE 27 DATA WAREHOUSING
Lo scopo di un sistema per il data warehousing è il supporto alle decisioni di un
organizzazione.
Questo supporto è dato innanzitutto tramite un analisi dei dati a disposizione dell’azienda.
Questi dati:
Derivano sia da sorgenti interne all’azienda che da sorgenti esterne, quindi non si tratta di dati
omogenei.
Sono in continua evoluzione, quindi in continuo aggiornamento, per permettere al decision
maker di disporre delle novità dei dati acquisiti continuamente.
Richiedono un controllo nel tempo, per verificare sia la loro rilevanza che la loro obsolescenza.
Sono permanenti, cioè a livello tecnologico hanno una loro locazione e non vengono mai
modificati, ma solo specificati e associati ad altri dati. Quando il dato diviene obsoleto viene
eliminato dal sistema di archiviazione.
Hanno un interesse temporaneo dovuto alla dinamicità delle attività che è necessario
sostenere.
Sono subject oriented, cioè non sono riferiti alle aree applicative di un organizzazione
(anagrafe del personale, prodotti, etc), ma sono riferiti a vari argomenti di interesse per la
classe decisionale di un organizzazione.
Riguardano le priorità aziendali, che possono variare a seconda di vari fattori.
Quindi è necessaria una gestione dinamica dei dati sia per gestire il continuo flusso sia per il
fatto che non esistono delle classi decisionali prestabilite, ma variano a seconda dei casi.
Ne deriva che deve esserci un interoperabilità dei sistemi utilizzati per l’archiviazione,
l’elaborazione ed il decision making.
Le funzionalità di un sistema per il data warehouse:
Sono orientate al miglioramento delle performance aziendali.
Comprendonodelle interrogazioni (più generali possibili) e delle analisidi argomenti o attività
che è necessario affrontare all’ultimo memento.
Forniscono risposte rapide e voluminose.
Gli utentiprincipali di un data warehouse sono gli appartenenti al gruppo decisionale: questi
hanno bisogno di lavorare su tanti dati in modo veloce, di avere una visione completa del
problema che deve essere affrontato in ambito aziendale e con un accesso semplice, in quanto
il gruppo non è necessariamente composto da tecnici.

PROGETTAZIONE
Ci sono quattro prospettive che devono essere considerate perché un sistema di data
warehouse possa eseguire indagini da queste quattro prospettive.
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Top-down: serve a specificare informazioni rilevanti per il dominio, quindi dovranno essere
raccolte e individuate informazioni che riguardano le strategie aziendali, lo stato dell’arte delle
altre aziende e la configurazione di mercato.
Sorgenti di dati: vengono definite le modalità per la raccolta, l’organizzazione e la gestione dei
dati. Si tratta del livello base, supportato dai DBMS.
Data warehouse: è orientato alla raccolta e all’organizzazione di:
Informazioni sulle attività
Selezione dei dati qualitativi per il controllo e le categorie dei risultati.
Business query: è modello di dati dell’utente finale, cioè il dirigente che deve prendere le
decisioni.Questo livello fa riferimento al modello dei dati concettuali che vorrà attualizzare il
decision maker nel suo processo decisionale.
Per l’individuazione di questi modelli saranno coinvolte diverse capacità (ambito delle
strategie aziendali, programmazione e capacità tecnologica per la corretta presentazione dei
modelli, capacità comunicative).
Il data warehousepuò seguire tre approcci:
Approccio top-down in cui vengono utilizzate tecnologie mature che partono dall’analisi delle
priorità aziendali verso la scelta degli argomenti.
Approccio bottom-up in cui si parte dai dati a disposizione per andare verso l’individuazione
delle priorità aziendali che possono essere supportate quindi ad una richiesta di modifica dei
dati che devono essere acquisiti per un completo sostegno informativo aziendale.
Approccio misto
Un sistema di data warehouse svolge 4 attività:
Scelta delle attività che possono essere modellate
Scelta della granularità della modellazione, quindi quanto dettagliate possono essere le
attività
Scelta delle variabili e degli attributi che servono per misurare i concetti che verranno trattati
nelle analisi
Scelta dei tipi di dati che devono essere organizzati ed elaborati

architettura
E’ un architettura a tre livelli.
Livello basso: troviamo gli RDB (Relational Data Base) che:
Permettono l’accesso e la selezione con API dette Gateway.
Permette ai client di eseguire programmi, quindi devono essere forniti tutti i dati necessari per
l’esecuzione.
Livello esterno: è il livello di interfaccia utente che permette l‘accesso al decision maker in
caso sostenuto da un gruppo tecnico. L’interfaccia svolgerà funzioni di interrogazioni,
elaborazione e data mining.
Livello centrale: troviamo le funzionalità per l’Online Analytical Processing (OLAP) che
possono essere di due tipi:
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Relational (ROLAP): accede ai dati relazionali, genera viste per poter effettuare user query
astratte, quindi permette di aggregare il livello base del data warehouse. Questo richiede che
gli RDB siano progettati opportunatamente.
Multidimensional (MOLAP): prevede una pre-computazione, l’archiviazione di informazioni in
archivi multidimensionali ottimizzati.

Esistono tre tipi di data warehouse:


Enterprise warehouse: fornisce informazioni generali sull’organizzazione costantemente
disponibili che offrono un elaborazione dei dati standardizzata che evolve con l’azienda.
Data mart: contengono informazioni generali di interesse per gli utenti dello specifico settore
e permettono la formulazione di strategie in base ai dati organizzati nell’archivio.
Virtual warehouse: propone delle viste molte complesse sugli archivi aziendali, che sono
semplici da creare ma richiedono unagrande disponibilità di memoria veloce perché spostano
l’elasticità delsistema sula computazione.

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LEZIONE 28 DATA MINING
Il data mining è un processo automatico per la ricerca di pattern in grosse quantità di dati,
quindi si parla di Big Data. Questo processo è piuttosto complesso e richiede una fase specifica
di validazione dei risultati sia per verificarne la correttezza sia per estrarne predizioni e
valutazioni in base ai pattern ritrovati. I sistemi di data mining sono quindi di supporto alla
predizione di osservazioni future.

PATTERN
Un pattern è un insieme di record di dati, eventualmente anomali, cioè diversi dai dati grezzi,
oppure può individuare delle dipendenze tra i record. Esistono diversi tipi di pattern:
Predittivi: patterndi supporto alla predizione di osservazioni future.
Di valutazione rischi o probabilità generica di eventi positivi o negativi.
Suggestivi: pattern che propongono suggerimenti, come ad esempio i pattern di commercio
elettronico che in base all’analisi dei dati propongono l’acquisto di determinati prodotti.
Ricerca di sequenze di dati
Raggruppamenti specifici di dati.

OBIETTIVI
Gli obiettivi principali del data mining sono:
Inferenza di nuova conoscenza partendo da base attuale: dai dati grezzi possono essere
recuperate delle configurazioni che suggeriscono l’esisto di una predizione o la formulazione di
una regola di inferenza, attivando così un successivo ragionamento.
Individuazione automatica di pattern: si parte dalla definizione di un modello di data mining e
su questo modello vengono applicati algoritmi per la verifica della configurazione dei dati
grezzi.
La previsione di eventi o probabilità che si verifichi un evento sulla base di configurazioni
trovate e verificate: questo tipo di pattern può essere usato per generare regole che se
rispettate portano al risultato atteso.
E’ necessario che il ritrovamento di un pattern porti alla creazione di informazioni operative, o
meglio, i dati ritrovati da un operazione di data mining devono essere utilizzati operativamente
per raggiungere operazioni strategiche.
Raggruppamento dei dati: i pattern sono cercati o possono essere verificati automaticamente
se rispettano determinate condizioni.
SETTORI
I settoricoinvolti nel data mining sono quelli per l’intelligenza artificiale, per il ragionamento
automatico (ontologie) e per la statistica.

CATEGORIE
Ci sono due categorie di attività:

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Attività predittive: servono a ipotizzare il valore di uno specifico attributo sulla base del valore
di altri attributi che costituiscono il pattern. Questo tipo di attività viene applicata ad esempio
per i suggeritori, cioè perle applicazioni che suggeriscono l’acquisto di prodotti.
Attività Descrittive: servono per derivare pattern da sintesi di correlazioni tra i vari dati.

OLAP
Un sistema adatto all’integrazione con sistemi di data mining sono i sistemi per l’elaborazione
analitica online (OLAP): l’online analytical processing e data mining sono infatti delle attività
complementari, simili per alcuni aspetti, diverse per altri.
Il data mining permette l’inferenza induttiva perché evidenzia dei pattern che suggeriscono
l’accadere di un evento, di un rischio, danno dei suggerimenti perché possa essere svolta un
attività.
Un sistema di data mining applica regole generali da esempi, mentre l’OLAP permette solo
analisi temporali, cioè analisi di dati che vengono aggiornati nel tempo, ma di cui è possibile
visionare il dettaglio, infatti è possibile considerate l’evoluzione temporale degli attributipresi
in considerazione.
Un OLAP permette analisi multidimensionali, mentre un sistema per il data mining non
considera né la dimensione né la gerarchia.
Il data mining è utile per
Scegliere dimensioni di analisi lungo una specifica direzione di analisi.
Creare nuove dimensioni evidenziate dalla presenze di pattern.
Creazione di nuove misurazioni per effettuare un approfondimento di analisi in seguito al
ritrovamento di un pattern.
L’OLAP è utile invece per analizzare output a diverse granularità, è costruito per un analisi
gerarchica in cui si diminuisce o aumenta la granularità.

PROCESSO DI DATA MINING


Vediamo una rappresentazione grafica del processo di data mining.

DEFINIZIONE DEL PROBLEMA


Definizione degli obiettivi
Definizione dei requisiti a una prospettiva aziendale
Formulazione degli obiettivi in termini di processo di data mining: gli obiettivi devono essere
tradotti in un linguaggio utile per l’applicazione di operazioni di data mining.
Coinvolgimento di esperti del dominio che possono essere suggestivi per la costruzione del
modello, sia per l’accesso a sorgenti di dati non ancora disponibili.

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RACCOLTA E PREPARAZIONE DEI DATI
I dati devono essere raccolti, campionati, esplorati ed interpretati.
Valutazione della qualità dei dati (esplorazione).
Individuazione di due campioni di dati:
Campione esplorativo: massa di dati su cui si effettuerà la prima applicazione del modello di
data-mining quindi la prima ricerca.
Campione di valutazione: massa di dati su cui verrà effettuata una nuova applicazione del
modello per verificarne la ripetibilità.
Selezione dei datial fine di escludere quelli di scarsa qualità, per limitarne la quantità e per
ripartirli nei due campioni.
I dati devono essere preparati per la modellazione (interpretazione)
I dati vengono preparati nel loro formato, non nella loro semantica.

SVILUPPO E VALUTAZIONE DEL MODELLO


Selezione e applicazione di strategie di modellazione: viene deciso come applicare il modello
e la modalità migliore per effettuare la ricerca.
Taratura dei parametri e assegnazione dei valori ottimali al fine di perfezionare i valori dei
parametri che sono attributi al pattern da ricercare.
Validazione del modello basata su dati esplorativi: il modello viene confrontato con i requisiti
di definizione del problema ed in caso non soddisfi il confronto può essere necessario un
ritorno alla fase precedente per correggere gli attributi.
ATTIVAZIONE DEL MODELLO
Il modello viene applicato a nuovi dati.
Validazione del modello basata sul campione di validazione: in caso di validazione non
superata può essere necessario un ritorno alle fase precedenti.
In caso di validazione positiva abbiamo la possibilità di integrare il modello nel sistema di data
warehouse o in altre applicazioni di reporting, ecc.

CREDENZA
Quindi sono state prodotte informazioni operative utilizzabili con l’estensione del modello ad
applicativi che possono rendere più usabili i risultati ottenuti.
VALIDAZIONE DEI RISULTATI
Bisogna verificare che il modello non sia stato valutato su troppe ipotesi, quindi che ci sia stata
un adeguata analisi dei parametri ed un adeguata valutazione delle ipotesi. In caso di esito
negativo ci troviamo in un overfitting, cioè si ha un uso inadeguato del processo di data mining
che produce risultati solo apparentemente significativi, perché non sono predittivi e non sono
riproducibili su nuovi dati. Quindi i dati sono poco usabili, non sono dati operativi che possono
essere considerati sviluppo di nuova conoscenza.
Il processo di validazione prevede:

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Verifica del pattern e individuazione di eventuali parti di pattern non valide o pattern non
presenti (nel caso di pattern complesi).
Viene effettuato un confronto coni requisiti aziendali
In caso di confronto negativo bisogna tornare alla riformulazione del modello
In caso di confronto positivo il pattern verrà interpretato e utilzzato per una successiva
applicazione che porterà alla credenza.
DALLA 29 ALLA 33 LE VIDEOLEZIONI SONO TECNICHE DA SEGUIRE A VIDEO OPPURE DA
TRASCRIVERE

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