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Pubblicazione: 11-01-2009, STAMPA, NAZIONALE, pag.

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Sezione: Estero  
Autore: QUIRICO DOMENICO  
Kinshasa, caccia ai piccoli stregoni Buttati
in strada dai parenti: ''Portano sfortuna''
il caso DOMENICO QUIRICO CORRISPONDENTE DA PARIGI La loro casa e' la
notte, la sua penombra, i suoi pericoli, il crivello di una spietata lotta per la vita, e l'aria
tropicale e' acquosa, morbida, calda di erbe macerate, di fogne, inasprita dagli odori
dell'umanita' derelitta. Allora la civilta', le regole, a KINSHASA, svaniscono nel buio in
un ultimo orgasmo, inizia la legge dell'odio, legame ancor piu' potente, che esige
obbedienza. Di giorno i «she'gue's» si acquattano nell'umilta' da lustrascarpe, danno
informazioni agli automobilisti su come evitare i ciclopici ingorghi della capitale del
Congo, vendono acqua agli angoli delle strade, si prostituiscono, rubano, si offrono per
qualsiasi lavoro sporco che renda qualche franco. Ti seguono con il loro piglio di
zanzare, tenaci, insistenti, pacati come chi ha tutto il tempo per vivere e per morire. Ma
per sapere quanto possa essere bollente il loro mondo bisogna aspettare l'ora in cui i
ricchi e gli stranieri, i «wabenzi», ovvero quelli che hanno la Mercedes, si rifugiano nel
loro quartiere della Gombe. Le strada della citta', immenso caotico infernale agglomerato
di case miserabili sottratte ad ogni vicenda di decadenza e di progresso e di grattacieli,
ammonticchiata sulle rive del Congo in un eterno vapore di marciume, citta' che macera e
corrode, che impaluda e nutre, ritornano alla legge africana della foresta e della savana:
in questa immensa china di cemento si recita la caccia dei predatori alle vittime, bisogna
battersi come gnu, gazzelle, zebre indifese. Le persone vengono modellate dai luoghi. I
«she'gue's» sono prede, non possono mai dormire sui marciapiedi sgangherati e sudici; si
puo' uccidere per rubare il loro fagotto di stracci, la moneta conquistata a caro prezzo.
Nessun poliziotto indaghera' mai per un she'gue' sgozzato. Perche' sono bambini, tra i
cinque e i 15 anni, venti trenta cinquantamila, il numero non lo ha mai censito nessuno.
Abbandonati dalle famiglie con l'accusa di essere stregoni, di portare disgrazia, sono
diventati teppisti piccoli delinquenti vittime. Hanno facce gia' vecchie, assuefatte al lato
oscuro della vita. Sono non persone, li vedono solo quando vogliono odiarli. Eppure non
sono mendicati dimessi e pazienti, ringhiano dall'impazienza, si battono. Li chiamano
cosi', pare, per la contrazione di Che Guevara, audacia e violenza compresa ma senza la
mitologia rivoluzionaria. E li ha resi famosi, questi figli perduti dell'asfalto congolese,
una canzone del musicista Papa Wemba. Nel 70 per cento dei casi le loro famiglie li
hanno cacciati di casa con l'accusa di ospitare spiriti maligni, di portare disgrazia. Per la
maggior parte degli africani, anche per quelli che vivono in citta', che hanno studiato, che
usano Internet, dietro le malattie, la morte, gli incidenti non ci sono soltanto fatti naturali,
concatenazioni di cause e effetti. Sempre c'e' una magia cattiva di un nemico, un rivale.
Qui gli uomini politici, i presidenti assumono lo stregone che li avverta, li guidi. La vita
ribolle di imboscate continue di spettri malefici, spiriti lugubri e infernali, fatture
spietate. Ospiti silenziosi, ascoltatori invisibili. Ma per i she'gue's la stregoneria e' una
scusa: l'Aids ha moltiplicato gli orfani come la caduta della speranza di vita - per gli
uomini e' di 47 anni - e i parenti non vogliono prenderli con loro, la poverta' ha reso
avara la famiglia tradizionale che sapeva accogliere tutti i suoi figli. Ora i mariti rifiutano
i figli di primo letto della moglie. O ci si vuole sbarazzare dei bambini turbolenti o con
turbe. E poi se l'Aids contamina qualcuno in famiglia, ecco sono loro i piccoli stregoni i
monatti del contagio. Le accuse si sono moltiplicate da quando le nuove confessioni, «le
chiese del risveglio» che mescolano cristianesimo e riti africani si annunciano come
specializzate nell'esorcismo. Si raccontano di terribili riti sui bambini, lasciati per giorni
senza cibo, costretti a camminare su cocci di vetro, chiusi in luoghi senza luce. Quando il
maligno non se ne va c'e' la strada. E' stato inghiottito dalla corruzione e dalla guerra
tutto cio' che dovrebbe aiutare questi bambini, scuola servizi sociali giustizia. Coloro che
dovrebbero proteggerli, i poliziotti, sono i loro maggiori persecutori; commettono abusi
sessuali, e estorcono il ricavato dei piccoli furtarelli. Durante le elezioni gli uomini
politici li reclutano per disturbare i comizi degli avversari, aumentare la folla dei propri,
per creare violenze che vengono poi attribuite all'avversario. Jean Pierre Bemba, rivale
sconfitto del presidente Kabila, oggi in carcere per crimini contro l'umanita', ne aveva
fatto un esercito privato padrone delle strade. La polizia ogni tanto li rastrella a centinaia
e li spedisce a «imparare il lavoro dei campi». Tornano subito in strada, talvolta per
l'intervento dell'Unicef.