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HAITI FORSE 200MILA MORTI.

20 GLI ITALIANI DISPERSI

ROMA - Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon si rechera' domenica ad Haiti. Lo ha


annunciato in serata un portavoce dell'Onu. Poco prima era stato lo stesso Ban ad
anticiparlo ai dipendenti haitiani delle Nazioni Unite, incontrandoli per esprimere loro il suo
cordoglio e la sua solidarieta'.
PRIMA VITTIMA ITALIA, 20 DISPERSI E 1 SOTTO MACERIE
di Marina Perna
ROMA - Una prima vittima italiana, venti connazionali ancora dispersi tra i quali uno già
individuato sotto Le macerie di un supermarket di Port-au-Prince e due funzionari dell'Onu
per i quali si nutre "seria preoccupazione". A tre giorni dal terremoto che ha colpito Haiti,
si aggrava il bilancio anche per l'Italia. Mentre sono 180 i connazionali 'in salvo', quelli che
si è riusciti a contattare - "direttamente o indirettamente" - fa sapere la Farnesina, sale
l'angoscia per quelli di cui non si hanno notizie. Soprattutto per "tre persone", aveva
avvertito il ministro degli Esteri Franco Frattini nel pomeriggio. Poco prima cioé della
precisazione della Farnesina: uno di quei tre, è stato 'individuato'. Purtroppo sotto le
macerie di un supermercato, mentre restano forti i timori per la sorte dei due dipendenti
delle Nazioni Unite.
Tra i 20 connazionali che risultano dispersi, ha spiegato in tarda serata il responsabile
dell'Unità di Crisi della Farnesina, Fabrizio Romano, ci sono anche la "persona deceduta" -
una donna di 70 anni nata e residente ad Haiti - quella individuata sotto le macerie del
supermarket e i due funzionari "missing" dall'Agenzia Onu. Nel frattempo si studia un
piano di evacuazione: nel pomeriggio il team italiano, arrivato ieri nell'isola, ha chiamato a
raccolta, anche con un appello via radio, i connazionali che finora è stato possibile
contattare. Un primo raduno si è svolto nel primo pomeriggio. Un'altra riunione è prevista
nel pomeriggio, quando in Italia sarà già notte, per fare il punto sulla situazione. E a far
scattare, se sarà ritenuto necessario, l'evacuazione dall'isola, ha spiegato lo stesso Frattini,
mentre dalla Farnesina si apprende che alcuni dei connazionali 'non residenti' hanno
espresso la volontà di lasciare il prima possibile l'isola. Un'operazione che potrebbe
avvenire a stretto giro, con lo stesso C130 dell'areonautica militare, atteso per oggi, che
porterà a Port-au-Prince un ospedale da campo.
Mentre si continua a scavare tra le macerie e il team italiano è da ore al lavoro per cercare
di rintracciare i connazionali, anche 'battendo' la città porta a porta - nei luoghi dove si ha
notizia potessero risiedere o trovarsi i connazionali - ieri è stata registrata la prima vittima
italiana: una signora settantenne, Gigliola Martino, nata da genitori italiani ad Haiti e
morta in ospedale in seguito alle ferite riportate nel crollo della sua abitazione a Port-au-
Prince. Le ricerche si concentrano anche nei pressi dei due maggior alberghi della città,
frequentati dagli stranieri, il Montana ed il Christopher (base, quest'ultimo, dell'Onu). Al
momento, comunque, secondo le prime indicazioni rimbalzate da Haiti non risulterebbero
vittime tra i corpi recuperati finora al 'Montana', dove oggi sono stati individuate ancora
persone in vita ed estratto dalla macerie - sopravvissuto dopo 50 ore - un cittadino
americano. Oggi intanto partiranno per Haiti 'rinforzi' al team italiano: altri due funzionari
della Farnesina per aiutare il personale diplomatico già in loco ad assistere gli italiani
presenti sull'isola. E continuare la ricerca, se sarà ancora necessario, dei connazionali che
mancano all'appello.
La Farnesina ha fatto intanto sapere che sarà la presidenza di turno spagnola a coordinare
gli aiuti europei. Un coordinamento da giorni auspicato dal ministro Frattini per evitare
qualsiasi 'confusione'. Dolore, angoscia, e gioia si susseguono intanto sul web nelle ore più
drammatiche per chi ha perso i contatti con i propri cari ad Haiti: da Napoli a Bergamo, da
Milano a Roma, rimbalzano sulla rete richieste di informazioni.
 
HAITI: SI TEMONO 200 MILA MORTI, RABBIA NELLE STRADE
ARRIVA H.CLINTON, CUBA APRE A AEREI USA. CORSA CONTRO IL TEMPO
 Mentre la conta dei cadaveri rende piu' precise e per questo piu' terribili le stime sul
numero dei morti (ora se ne temono 200 mila), si segnalano le prime manifestazioni di
rabbia dei sopravissuti di Port-au-Prince che si sentono abbandonati. Nel quarto giorno dal
terremoto che ha distrutto Haiti, dopo tre notti trascorse in strada fra macerie e cadaveri
alla ricerca di acqua e di cibo, con la paura di nuove scosse, cresce la tensione e sono
state viste anche barricate e blocchi stradali eretti usando anche i cadaveri. Ed e' in questo
scenario che il segretario di stato americano Hillary Clinton si reca oggi ad Haiti, dove
entro lunedi' giungeranno anche diecimila soldati americani per proteggere la sicurezza e
l'ordine pubblico e devastato dal terremoto. Per agevolarli, Haiti ha concesso agli Usa il
controllo temporaneo dell'aeroporto di Port-au-Prince. Nella capitale la gente si sente
abbandonata, malgrado gli sforzi umanitari di tutto il mondo e la corsa contro il tempo per
salavare quante piu' vite possibili dalle macerie. E lo stesso presidente haitiano, Rene'
Preval, ha ammesso oggi di temere una ''violenta rivolta popolare''. Si tenta di
sopravvivere in mezzo ai cadaveri e continua l'apprensione per gli italiani che ancora
mancano all'appello. C'e' anche la prima vittima italiana, Gigliola Martino, di 70 anni, figlia
di italiani ma nata a Haiti. Da parte sua la Farnesina a fronte di 180 italiani rintracciati,
indica che ''20 risultano dispersi'', tra i quali uno gia' individuato sotto Le macerie di un
supermarket di Port-au-Prince e due funzionari dell'Onu per i quali si nutre ''seria
preoccupazione''. Intanto si continua scavare tra le macerie dell'Hotel Christophe e del
Montana, dove i soccorritori francesi e spagnoli hanno estratti vivi diversi stranieri, ma non
ci sono notizie di connazionali. Impossibile ancora un bilancio delle vittime, che nella
stragrande maggioranza sono ancora sotto le macerie, dove la gente, lasciata a se' stessa,
cerca ancora sopravvissuti. In serata un sottosegretario haitiano ha riferito che sono stati
sotterrati ''40 mila corpi'' ma ha aggiunto di ritenere che oltre a questi ve ne siano da
inumare ''altri 100 mila''. La stima, inferiore solo a quella di mezzo milione formulata da un
senatore haitiano, supera le cifre fornite di fonti piu' attendibili e caute. La Nazioni Unite
hanno fino ad ora conteggiato circa 9.000 cadaveri, circa 7.000 dei quali sono stati sepolti
ieri in una fossa comune. La Croce Rossa haitiana parla per ora prudentemente di 40-50
mila morti; la Panamerican Health Organization (Paho), braccio americano
dell'Organizzazione mondiale della Sanita', di un numero oscillante fra i 50 e i 100 mila.
C'e' poi il dramma degli sfollati: l'Ufficio Onu per gli affari umanitari (Ocha) stima che le
persone ancora senza cibo ne' aiuti siano circa due milioni e parla di 300.000 senzatetto
nella sola capitale e di circa 3,5 milioni di persone colpite dal sisma fra Port-au-Prince (2,8
milioni), le aree rurali e altri centri urbani come Jacmel e Carrefour. Un ministro haitiano
ha indicato il numero dei senzatetto in 1,5 milioni. Ma esperti di Strasburgo analizzando
immagini satellitari stimano che siano il 20%. ''Ma e' un dato che va preso con prudenza
perche' ci sono degli edifici interamente distrutti e altri che sono crollati solo
parzialmente'', dice Kader Fellah, ingegnere del Sertit. Ma la situazione fuori dalle citta' e'
ancora poco conosciuta: secondo l'ong Oxfam, ''l'epicentro del disastro si trova nelle aree
rurali del Paese, ma l'accesso alle campagne e' interrotto ed e' quindi impossibile stabilire
l'entita' dell'emergenza e i bisogni della popolazione'' Il mondo si e' mobilitato per la
tragedia che ha colpito il Paese piu' povero dell'emisfero occidentale, l'Onu ha lanciato un
appello per raccogliere 550 milioni di dollari per l'emergenza e i soccorsi cominciano ad
arrivare insieme ai primi aiuti internazionali. Ma sul posto manca il coordinamento. ''Manca
tutto, acqua cibo e carburante'', scrivevano ancora stamani testimoni su Twitter. ''C'erano
morti e feriti ovunque, ma niente ospedali, nessuno che potesse accoglierli, cadaveri per
terra, e gente che si affollava intorno'', racconta un francese all'arrivo a Parigi. E' in questo
quadro che la Clinton vedra' di persona il funzionamento della macchina degli aiuti,
appena entrata in moto, e ascoltera' di persona dal presidente Preval e dagli altri membri
del governo la priorita' delle necessita' del paese dopo la catastrofe. Intanto lo sforzo
umanitario ha scavalcato le barriere politico-ideologiche: il governo di Cuba ha concesso il
suo spazio aereo ai voli americani che partono dalla base di Guantanamo, dove gli Usa
stanno portando alcuni dei feriti evacuati da Haiti, per creare un corridoio Guantanamo-
Miami che accorcia i voli di 90 minuti. La missione Onu (Minustah), che nel sisma ha perso
36 dipendenti, ha giudicato per ora ''sotto controllo'' la situazione della sicurezza ad Haiti e
il ministro della difesa Usa, Robert Gates, l'ha definita ''buona'': ''L'elemento chiave - ha
detto il capo del Pentagono - e' far giungere viveri e acqua con la massima rapidita'
nell'area colpita, evitando che la gente, trascinata dalla disperazione, si abbandoni ad atti
di violenza''. Episodi di sciacallaggio vengono ovunque segnalati, anche se il Pam, l'agenzia
Onu per l'alimentazione che ha gia' portato cibo a 60.000 persone, ha smentito la notizia
circolata oggi che un suo magazzino ad Haiti fosse stato saccheggiato. Secondo il
presidente haitiano, ''col passare del tempo, sono sempre piu' impazienti e cresce la rabbia
e la furia''. Inoltre, circa 4.000 detenuti sono alla macchia dopo il crollo del carcere
centrale di Port-au-Prince. (ANSA).
 
IL PRESIDENTE PREVAL, TEMO UNA RIVOLTA POPOLARE
Il presidente haitiano, René Preval, ha ammesso in un incontro a Port-au-Prince con il
ministro della difesa brasiliano Nelson Jobim che teme una violenta rivolta popolare a
causa della frustrazione che sta sempre più dilagando tra i sopravvissuti al terremoto. Lo
ha reso noto la Bbc Brasil. "Purtroppo, con il passare del tempo, sono sempr più impazienti
e cresce la rabbia e la furia", ha avvertito a sua volta David Wimhurst, il portavoce della
missione di stabilizzazione dell'Onu (Minustah), guidata dal Brasile. Tant'é che i
soccorritori, che stanno distribuendo generi di prima necessità, soprattutto acqua e cibo,
hanno chiesto l'aumento delle misure di sicurezza attorno a loro, poiché si teme che,
prima o poi, possa esplodere una qualche azione di rivolta.
HAITI: 6.000 DETENUTI EVASI DALLE CARCERI
Quasi 6.000 detenuti sono evasi dalle prigioni haitiane, parzialmente distrutte e lasciate
senza sorveglianza. dopo il terremoto di martedi' scorso. Lo hanno reso noto fonti
governative. Dei 6.000 evasi, 4.000 erano detenuti nel carcere di Port-au-Prince e di questi
molti erano stati condannati all'ergastolo. La mancanza di sicurezza e' una delle principali
fonti di preoccupazione dei team internazionali e delle squadre di soccorso oltre che degli
abitanti di Port-au-Prince, vittime di saccheggi a quattro giorni dal terremoto che ha
sconvolto l'isola.
 
sabato 16 gennaio 2010

Quei corpi accatastati ad Haiti che


gridano alla nostra coscienza
di Andrea Tornielli
Ad Haiti, in queste ore, l’unica cosa che non manca sono i
cadaveri. I circuiti mediatici internazionali mettono in rete
immagini sconvolgenti: distese di corpi a perdita d’occhio,
ammassati uno sull’altro, sfigurati. Immagini impietose e
crude, che indugiano sui corpi straziati dei bambini. E come
se non bastasse, viene rilanciata la notizia che gruppi di
abitanti della capitale haitiana Port-au-Prince avrebbero
persino creato dei posti di blocco con i cadaveri per chiedere
di essere considerati, per chiedere di ricevere soccorso e
generi di prima necessità. A tre giorni dal sisma che ha
ucciso seppellendolo sotto cumuli di macerie un numero
enorme di persone, migliaia di disperati hanno inscenato
proteste per chiedere acqua, cibo, e aiuto nel tentativo di
estrarre chi è ancora vivo sotto le case crollate.
Shaul Schwarz, fotografo di «Time», ha raccontato di aver
visto almeno due posti di blocco formati con i cadaveri delle
vittime del terremoto. «Stanno cominciando a bloccare le
strade con i cadaveri. La situazione sta diventando davvero
brutta. Le persone sono stufe di non ricevere aiuto», ha
detto il fotografo all’agenzia Reuters. Sul sito Web del
magazine americano, è online il reportage di Schwarz, e lì in
realtà non si parla di «posti di blocco» formati
volontariamente, ma si dice soltanto che i cadaveri sono
tantissimi, che vengono accumulati ai lati delle strade e che
le stanno ostruendo. Intanto il presidente di Haiti, René
Preval, ha annunciato che in una fossa comune sono state
seppellite settemila persone uccise dal sisma. Oltre 1.500
morti sono stati ammassati davanti e all’interno dell’obitorio
del Policlinico di Port-au-Prince, e i camion requisiti dalla
polizia continuano a scaricare in questa impressionante
fossa comune a cielo aperto centinaia di cadaveri in
decomposizione a causa delle temperature tropicali. Queste
immagini ostentate e orrende richiamano, nella loro
drammaticità, altre immagini ormai lontane nel tempo,
quelle dei cumuli di corpi scheletriti degli ebrei vittime della
barbarie nazista nei campi di sterminio. Le richiamano per il
modo disumano con cui le vittime sono ammassate,
formando una distesa informe, dalla quale spuntano mani,
piedi, teste. E tutto viene doviziosamente filmato,
fotografato a distanza ravvicinata, indugiando sui dettagli.
Di fronte a queste immagini qualcuno potrà chiedersi dove
sia andata a finire la pietà per i morti. Quella pietà che da
tempo immemore ha sempre distinto la civiltà dalla
barbarie. E se davvero gruppi di cittadini esasperati avessero
usato barricate di corpi per fermare il traffico e attirare
l’attenzione sulla loro tragica situazione, un atto che si
vorrebbe non fosse mai avvenuto, il giudizio indignato dovrà
tener conto di quale sia il grado di angoscia nel Paese più
povero dei Caraibi. Un Paese che sta vivendo la prova più
difficile della sua storia, se davvero si fa scempio dei
cadaveri, se davvero viene meno la pietà verso i morti solo
per richiamare l’attenzione del mondo alla necessaria pietà
per i sopravvissuti. Se davvero si usano i resti delle vittime
del sisma per entrare, in qualche modo, nel circuito
mediatico.
Ma c’è una domanda che in queste ore dovrebbe porsi chi
segue il dramma haitiano attraverso la televisione o la rete
web. Una domanda che scaturisce proprio da quelle
immagini di morte e devastazione. È più grave la mancanza
di rispetto verso i morti di chi, forse, ha usato dei cadaveri
per inscenare una protesta, o è più grave inondare i circuiti
mediatici internazionali di immagini che non solo
documentano l’entità della tragedia limitandosi a scorci
d’insieme, ma scavano con i teleobiettivi tra i volti tumefatti
di bambini, donne, uomini? Poveri corpi di povera gente
accumulati come sacchi d’immondizia in una discarica,
cadaveri ai quali non si sa come dare sepoltura, ma che
meriterebbero innanzitutto il nostro rispetto e la nostra
pietà. Lo stesso rispetto e la stessa attenzione che i media
hanno avuto, nell’aprile scorso, per le vittime del terremoto
in Abruzzo. Perché i morti meritano lo stesso trattamento
nel primo, nel secondo come nel terzo mondo. L’aiuto
concreto alla popolazione di Haiti rappresenta oggi la vera
sfida per la comunità internazionale e per ciascuno di noi.
Certe immagini, certi pugni nello stomaco posso essere utili
per sensibilizzare l’opinione pubblica. Ma la pietà verso i
morti dovrebbe impedire che alcune di queste circolassero.
Si possono sentire i disgraziati abitanti di Haiti vicini e
fratelli anche senza vederle.
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Purtroppo le persone al mondo non sono tutte uguali;


esistono quelle cattive, quelle troppo cattive e quelle la cui cattiveria colpisce talmente a fondo la
sensibilità umana che in alcuni sorge la voglia di comportarsi, verso di loro, peggio di come
si comportano loro stessi.

Intanto che iniziano a giungere aiuti da ogni parte del mondo , le cronache locali riportano di fatti
assurdamente inquietanti, anche riportando tali fatti all’interno della cornice in cui
tristememente si svolgono. Sull’isola manca praticamente tutto: corrente, carburanti, cibo, acqua,
linee telefoniche. Si è anche stimato che molte centinaia di persone moriranno ( è dato praticamente
per certo) esclusivamente per la mancanza di aiuto immediato.

Nelle ultime ore sono venute alla luce anche delle fosse comuni e testimoni diretti sostengono che
da esse provengno urla e lamenti di persone ancora vive sepolte sotto i cadaveri; le stesse urla
provengono anche da sotto le macerie.

Come se non bastasse, individui difficilmente definibili come “esseri umani” girano da poche ore
armati di machete ( un lungo coltello, molto simile a una sciabola o una spada)  tra i cadaveri e
soprattutto tra i sopravvissuti depredandoli di quel pochissimo che gli è rimasto; obiettivo di questa
gente di basso livello sono anche i pochi negozi di alimentari rimasti in piedi. Lo sciacallaggio è
uno dei fenomeni più tristi, moralmente parlando, che l’essere umano possa mettere in atto ed il
principio che muove queste persone è ancora peggiore dello stesso fenomeno,in quanto è la assoluta
debolezza e impotenza delle vittime di un qualcosa indipendendente  dallo sciacallaggio che
permette di mettere in pratica quest’ultimo. Ci auguriamo che gli aiuti internazionali blocchino
questa tragedia nella tragedia al più presto.

A.S.
Escalation di saccheggi e violenze, in libertà 6 mila detenuti fuggiti dal carcere

Epidemie e criminalità, Haiti in ginocchio


Sale a 200 mila il bilancio delle vittime stimate, si continua
a scavare tra le macerie. Rischio malattie
MILANO - Il bilancio delle vittime del terremoto che ha devastato Haiti
continua a salire. Il governo ha alzato la propria stima ad almeno 200 mila
persone. Ma si tratta, appunto, solo di una stima, non essendo possibile
stabilire con esattezza quante ancora siano le persone rimaste sotto le
macerie. L'opera dei soccorritori prosegue senza sosta e le squadre cinofile
arrivate da ogni angolo del mondo cercano di indirizzare gli scavi nei punti
dove con più probabilità esistono speranze di trovare qualcuno ancora in
vita. Le operazioni sono difficili e nell'isola si inizia a fronteggiare anche una
nuova emergenza: quella della piccola criminalità. Nuove azioni di
saccheggio e sciacallaggio sono state segnalate in diverse zone di Port-au-
Prince, la capitale, e c'è preoccupazione per quanto potrà accadere con il
passare delle ore, considerando che gran parte della popolazione superstite
Una giovane donna estratta viva dalle
non ha un rifugio dove andare e non sa come procurarsi i generi di
materie viene assistita da soccorritori
e famigliari (Afp)
sussistenza. Molti anche i bambini rimasti orfani.

ERGASTOLANI IN LIBERTA' - Non solo: il sisma ha causato il crollo del carcere della città e ora c'è
il timore per le conseguenze che potrà avere il ritorno in libertà di circa 6 mila detenuti, molti dei quali
erano stati condannati all'ergastolo per reati gravi, fuggiti dopo che le guardie, a seguito delle scosse, se
ne erano andate e avevano lasciato il penitenziario senza sorveglianza. La mancanza di sicurezza è una
delle principali fonti di preoccupazione dei team internazionali e delle squadre di soccorso oltre che
degli abitanti di Port-au-Prince: anche le operazioni di aiuto alla popolazione potrebbero avvenire in
condizioni di scarsissima sicurezza. «Tutti i criminali della città adesso sono in giro nelle strade - ha
detto un poliziotto in una testimonianza riportata dall'Agi -. Derubano le persone ed è un dramma».

GLI AIUTI INTERNAZIONALI - Intanto, nel porto di Port-au-Prince, è arrivato il primo cargo dopo
il devastante terremoto di martedì sera: a bordo un carico di banane e carbone, le prime destinate a
sfamare i sopravvissuti, il combustibile fossile a far bollire l'acqua per evitare il diffondersi di epidemie.
La macchina internazionale degli aiuti si è messa in moto e nelle prossime ore dovrebbero giungere
sull'isola altre spedizioni con cibo e generi di prima necessità. Il presidente americano, Barack Obama,
ha deciso di inviare sull'isola anche 10 mila soldati americani che affiancheranno i soccorritori nelle
operazioni di ricerca e che contribuiranno a presidiare il territorio. Le Nazioni Unite, dal canto loro,
stanno decidendo se «dirottare» sulla capitale tutto il contingente della forza multinazionale di pace
attualmente sparso anche nelle altre aeree di Haiti, le meno colpite dal sisma. Anche i caschi blu
sarebbero utilizzati per il mantenimento dell'ordine pubblico

I SATELLITI DELLA NASA - La Nasa, nel frattempo, ha attivato i suoi satelliti, le sue attrezzature
scientifiche e la strumentazione spaziale per valutare i danni e contribuire agli sforzi di sostegno ad
Haiti, dopo il terremoto che martedì sera ha raso al suolo il Paese. L'agenzia spaziale statunitense ha
reso noto in un comunicato di aver messo in funzione due dei suoi strumenti spaziali ad alta risoluzione
per esaminare la zona colpita dal sisma: le immagini di prima e dopo il movimento tellurico potranno
essere utilizzate per valutare i danni e le necessità per il recupero del Paese.

Redazione online
16 gennaio 2010