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UNIVERSITA'

DEGLI STUDI DI BARI

Dipartimento di Scienze dell’Antichità

Dottorato di Ricerca
in Filologia Greca e Latina
XXI ciclo

Settore Scientifico Disciplinare: L-FIL-LET/05

Il commento di Eustrazio di Nicea al VI libro


dell’Ethica Nicomachea nella versione latina
redatta da Roberto Grossatesta
vescovo di Lincoln (m. 1253)

Dottorando: Coordinatore:
Michele Trizio Ch.mo Prof.
Luciano Canfora

Supervisore:
Prof.ssa Margherita Losacco

ESAME FINALE 2009


ii
Introduzione

In un prezioso articolo del 1956 il noto filologo e latinista Ezio


Franceschini scriveva a proposito della versione latina dei commenti greco-
bizantini dell’Ethica Nicomachea portata a termine dal Roberto Grossatesta
(†1253), Vescovo di Lincoln.

“A proposito di queste edizioni sia lecito esporre qui subito un criterio del
tutto personale. Ritengo preferibile giungere rapidamente ad edizioni serie
ed attendibili, anche se non rigorosamente critiche, piuttosto che lasciare
passare decenni per dare ad esse la perfezione che esige un testo critico nel
significato più severo della parola.”1.

Mai Franceschini avrebbe potuto immaginare che la risposta a quello che


appariva come un vero e proprio appello sarebbe stata così travagliata e
poco organica. Ancora oggi un’edizione completa della versione latina dei
commenti a tutti e dieci i libri di cui consta l’Ethica Nicomachea, assemblati in
un corpus unitario tra i secoli XI e XII a Costantinopoli, non è disponibile.
Restano ancora inediti i due brevi commenti al libro V di un anonimo
commentatore tardo-antico e di Michele di Efeso e soprattutto il
voluminoso commento al libro VI dell’opera aristotelica in questione
redatto dal vescovo bizantino Eustrazio di Nicea.
Nel presente lavoro intendiamo proporre un’edizione critica della
versione latina di quest’ultimo commento, al fine non solo di offrire agli
studiosi uno strumento di ricerca ancora non disponibile, ma anche di
coprire una lacuna esistente nella storia degli studi sulla figura di Eustrazio
di Nicea. Ecco perché l’edizione critica del testo latino di questo commento
verrà accompagnata da uno studio storico-dottrinale del testo greco e del
contesto in cui esso fu composto, oltre che da uno studio sulle principali
direttrici attraverso le quali si è sviluppata la ricezione latina del testo.
Nel rendere disponibile il testo di questo commento di Eustrazio in
forma critica ci serviremo, come ovvio che sia, degli studi e dei risultati
raggiunti da coloro i quali hanno intrapreso in passato i progetti di
esdizione critica della versione latina dei commenti greco-bizantini all’Ethica
Nicomachea. Si troverà nella sezione II, dedicata all’esposizione dei criteri
secondo i quali la presenta edizione è stata approntata, la ricostruzione della
storia degli studi sulla traduzione di questi testi realizzata da Grossatesta,
insieme a un’analisi critica di questi stessi studi e dei criteri editoriali
adottati dai precedenti editori di Eustratius cum aliis. Segnaliamo tuttavia che
tra gli studiosi che si sono occupati in passato della tradizione latina di

1 Cfr. E. FRANCESCHINI, Ricerche e studi su Aristotele nel Medioevo Latino, in Aristotele nella
critica e negli studi contemporanei, «Rivista di Filosofia Neoscolastica (Supplemento speciale)»
58 (1956), pp. 377-408, p. 146.

iii
questi commenti figurano, oltre al già citato Franceschini, anche studiosi
del calibro del Mercken e, soprattutto, del p. Gauthier, autore di una
monumentale edizione dell’Ethica Nicomachea nell’ambito del progetto
editoriale dell’ Aristoteles Latinus e di uno studio, le cui conclusioni sono
ancora largamente condivise, sulla tradizione manoscritta della traduzione
di Grossatesta.
Nel mondo latino questi commenti, e in particolare i commenti di
Eustrazio ai libri I e VI dell’Ethica Nicomachea, riscossero un grande
successo, tanto da garantire al loro autore il prestigioso titolo di
Commentator, titolo che egli condivise con l’altro grande commentatore di
Aristotele che influenzò notevolmente la scolastica latina del XIII secolo, e
cioè Averroè. Proprio questo dato sembra rappresentare un elemento
significativo nella storia degli studi su questo autore. Infatti, da un punto di
vista quantitativo gli studi sull’Eustrazio latino superano di gran lunga
quegli sull’Eustrazio, per così dire, greco.
Di Eustrazio la bizantinistica ha considerato per lo più la produzione
teologica e le vicende, anch’esse teologiche, in cui questo autore fu
coinvolto. L’attenzione su Eustrazio è sempre stata legata alla figura di
Anna Comnena (†1153), e proprio gli studi su questa nota principessa
bizantina hanno garantito una certa “celebrità” al nostro autore. Tuttavia,
poco o nulla è stato scritto sulla sua attività di commentatore, nonostante
questo autore, assieme ai commentatori degli altri libri dell’Ethica
Nicomachea, abbia attratto l’attenzione anche dello Schleiermacher2. Ecco
perché nel presente lavoro il lettore troverà una sezione introduttiva
relativa alle fonti e alle principali caratteristiche del commento di Eustrazio
al VI libro dell’Ethica Nicomachea, oltre ad un apparato critico in cui figurano
non solo le fonti esplicitamente menzionate dall’autore, ma anche quelle
implicite.
Riguardo questo punto, il lettore potrebbe chiedersi se un simile
apparato non sia una scelta in qualche modo obbligata per chi intraprenda
un simile progetto di edizione. Tuttavia, la questione è tutt’altro che
scontata. Se si consultano le edizioni critiche dell’Aristoteles Latinus e delle
versioni latine dei commentatori greci di Aristotele («Corpus Latinum
Commentariorum in Aristotelem Graecorum») si noterà come l’apparatus
fontium si limiti a registrare le fonti esplicitamente menzionate dall’autore
nel testo, nella convinzione ormai consolidata che spetti all’editore del testo
greco, e non a quello della traduzione latina, il compito di rilevare e
annotare le fonti dirette e indirette del testo oggetto di edizione. A sostegno
della nostra scelta poniamo, da un lato, ancora la necessità di fornire uno
strumento per chi intenda effettuare ricerche sulla matrice dottrinale di
questo commento, dall’altro, il carattere lacunoso dell’edizione del testo di

2Si veda F. SCHLEIERMACHER, Über die Griechischen Scholien zur Nikomachischen Ethik des
Aristoteles, in Sämtlichen Werken, III,2, pp. 309-321.

iv
Eustrazio edita da Heylbut nei Commentaria in Aristotelem Graeca (vol. 20),
che oltre a presentare limiti filologici legati ai criteri editoriali adottati nel
corpus dei Commentaria, si caratterizza proprio per l’insufficienza dei
riferimenti alle fonti, non solo implicite (come noto del tutto assenti), ma
anche di quelle esplicite (mal segnalate da Heylbut).
Come detto, il testo greco dell’edizione Heylbut è alquanto lacunoso.
Esso sostanzialmente riproduce il testo dell’edizione Aldina, supportato da
un altro manoscritto recensito da Heylbut come il più antico testimone a
noi giunto. Il risultato è quello di un testo a volte poco leggibile, che
sicuramente necessita di una nuova edizione critica, e appare a volte
emendabile proprio sulla base della versione latina. Tuttavia, rispetto ai
tentativi di edizioni del testo latino già editi, abbiamo controllato
direttamente il manoscritto usato da Heylbut e il testo dell’Aldina, senza
limitarci come fatto dai precedenti editori dell’Eustrazio latino a
confrontare il testo latino con quello greco edito nei CAG. Il risultato è ci
sembra migliorare l’attendibilità dell’apparato greco, altrimenti
compromesso dai numerosi errori commessi da Heylbut nella fase di
collazione.
Cercheremo di fornire del testo di Eustrazio non solo un
inquadramento dottrinale di base, ma anche una ricostruzione essenziale
del contesto intellettuale in cui il commento fu composto. Anche in questo
caso il presente studio si caratterizza per essere il primo tentativo di
ricostruzione della biografia intellettuale di Eustrazio di Nicea. Di questo
autore abbiamo cercato di raccogliere tutte le testimonianze a noi giunte
relative a vita e opere, e le abbiamo messe in relazione alle principali
vicende dottrinali e politiche del tempo. Ad emergere in maniera
abbastanza chiara, a nostro parere, è il profilo di un autore che, seppur
meno prolifico dal punto di vista della produzione letteraria e meno
influente dal punto di vista politico di una figura quasi contemporanea
come quella di Michele Psello, sembra dare prova di grande erudizione e
competenza filosofica.
Il commento al VI libro dell’Ethica Nicomachea è ricco di citazioni dai
testi di Proclo, ora citato direttamente, ora liberamente usato come una
sorta di repertorio terminologico a partire dal quale costruire la propria
interpretazione dell testo aristotelico di volta in volta oggetto di commento.
In questo, Eustrazio sembra porsi nel solco della tradizione pselliana. Era
stato Psello ad eleggere Proclo, e in generale la letteratura neoplatonica, ad
emblema di una letteratura di alto rango, destinata a lettori di alto livello
sociale, i philologoi menzionati da Eustrazio con grande enfasi retorica come
destinatari dei suoi commenti, dietro i quali, probabilmente, si celavano i
membri di un circolo intellettuale vicino agli ambienti della corte comnena.
Proprio la presenza in Eustrazio di motivi neoplatonici sembrerebbe
essere alla base della fortuna latina dei suoi commenti ai libri I e VI
dell’Ethica Nicomachea. La risposta di Eustrazio alle critiche aristoteliche nei

v
confronti della dottrina platonica del Bene ideale presenti nel I libro
dell’Ethica è costituita da una lunga difesa di Platone espressa con termini e
dottrine di derivazione procliana. Nel mondo latino questa accorata difesa
verrà interpretata come una replica al tentativo aristotelico di negare la
trascendenza del Bene, ormai identificato dai maestri latini con il Dio
cristiano. Il commento al VI libro fornisce poi a importanti figure della
scolastica latina, come Alberto Magno, la possibilità di ritrovare una
dottrina dell’intelletto che, fortemente ispirata da dottrine procliane, viene
vista in convergenza con le teorie dell’intelletto ereditate dalle
interpretazioni arabe di Aristotele, anch’esse dai toni neoplatonizzanti. Il
Proclo bizantino di cui Eustrazio è testimone viene associato dai maestri
delle Università Occidentali del secolo XIII al Proclo rinvenibile nei testi
provenienti dalla tradizione araba, come quel Liber de Causis che, in quanto
compendio arabo dell’Institutio theologica di Proclo, eserciterà grande influsso
sulla scolastica latina.
Le citazioni da parte dei maestri latini da questo commento di
Eustrazio sono a tal punto numerose da rendere impossibile analizzarle in
dettaglio una per una. Basterà dire che tutti i commenti latini all’Ethica
Nicomachea si servono costantemente dei commenti ai libri I e VI di
Eustrazio per l’esegesi del testo aristotelico. Fino alla nuova traduzione
latina di questi commenti redatta nel XVI secolo da Bernardo Feliciano, la
traduzione di Grossatesta resterà influente e autorevole. Oltre alla dottrina
dell’intelletto rinvenibile nel commento di Eustrazio, occorre ricordare
come ogni opera latina riguardante la nozione di prudentia rechi citazioni dal
commento di Eustrazio al VI libro dell’opera aristotelica in questione,
dedicata come è noto proprio alla prudentia. Questo dato giustifica una volta
di più l’importanza e la necessità di rendere accessibile questo testo nella
forma di una moderna edizione critica, destinata a confluire nel lungo
periodo nel progetto editoriale del «Corpus Latinum Commentariorum in
Aristotelem Graecorum», promosdo dal De Wulf-Mansioncentrum frlla
Katholieke Universiteit Leuven.

vi
SEZIONE I

Eustrazio di Nicea

La vita e le opere

vii
1. Biografia intellettuale di un commentatore di corte

1.1 La biografia di Eustrazio di Nicea

Della vita di Eustrazio di Nicea conosciamo pochi e frammentari dati.


L’unica ipotesi relativa alla data di nascita e di morte dell’autore che
nell’Occidente latino condividerà con Averroè il titolo di Commentator risale
a un contributo di Draeseke della fine del XIX secolo. L’autore ritiene di
poter approssimativamente collocare gli estremi biografici di Eustrazio tra
il 1050 e il 1120 circa3. A questa datazione sembra sostanzialmente
adeguarsi la storiografia, già a partire dal lemma “Eustratios Metropolit von
Nikaïa” curato dal Martini per la Paulys Realenenzyklopedie4. Non esistono
allo stato attuale altri elementi che possano mutare l’ipotesi del Draeseke,
nonostante nel 1962 Browning abbia definito la datazione proposta dal
Dreaseke come il frutto di una labile deduzione5.
Tuttavia, lo stesso Browning omette di produrre un’ipotesi alternativa
a quella che il Draeseke aveva proposto a titolo di datazione
approssimativa. Inoltre l’ipotesi di Draeseke ha ricevuto una conferma
indiretta da parte di Zèsès, il quale ha curato nel 1973 l’edizione critica di
una confutazione di Eustrazio composta da Niceta Seida e relativa agli
scritti teologici composti dallo stesso Eustrazio in occasione di un incontro
avvenuto a Filippopoli nel 1114 con una delegazione armena. Su questo
episodio avremo modo di tornare poco oltre; sarà sufficiente qui ricordare
come Zèsès abbia ritenuto di poter mostrare come, al tempo degli eventi di
Filippopoli, Eustrazio doveva avere la medesima età di Niceta, il che
conduce alla formulazione di una datazione degli estremi biografici del
nostro commentatore non dissimile da quella di Draeseke6.
Nonostante la penuria di documenti e fonti relativi alla vita e all’opera
di Eustrazio, le poche testimonianze a nostra disposizione restituiscono
l’idea di un personaggio ben inserito nei più alti ambienti della corte
imperiale, quando imperatore era Alessio I Comneno, al trono dal 1081

3 Cfr. J. DRAESEKE, Zu Eustratios von Nikäia, «Byzantinische Zeitschrift», 5 (1896), 319-


336.
4 Cfr. E. MARTINI, Eustratios Metropolit von Nikaia, in Paulys Realencyclopaedie, VI,1, 1907,

coll. 1490-1491. Sulla biografia di Eustrazio si veda anche M. CACOUROS, “Eustrate de


Nicée”, in Dictionnaire des Philosophes Antiques, publié sous la direction de R. GOULET, III,
Paris 2000, pp. 378-388.
5 Cfr. R. BROWNING, An Unpubblished Funeral Oration on Anna Comnena, «Proceedings of

the Cambridge Philological Society», 188, n.s. 8 (1962), 1-12, in part. 6-7: Con qualche
modifica, senza tuttavia un sostanziale cambiamento delle motivazioni alla base della
critica dell’ipotesi di Dräseke, questo articolo è stato pubblicato nuovamente in R. SORABJI
(ed.), Aristotle Transformed. The Ancient Commentators and their Influence, London 1990, 393-
406.
6 NICETA SEIDAE, Νικήτα Σεΐδου Λόγο κατὰ Εὐστρατίου, ed. Th. N. ZÈSÈS, Thessalonike

1973 (Ἐ πιστηµονικὴ Ἐ πετηρὶ Θεολογικῆ Σχολῆ 19 (Supplement), introd., pp. 7-9

viii
fino all’anno della sua morte, nel 1118. Di Eustrazio sappiamo infatti che
era Metropolita di Nicea, per quanto non conosciamo esattamente l’anno in
cui egli acquisì tale titolo. Prima ancora, vi sono alcuni elementi di grande
interesse che collocano questa figura all’interno di alcuni tra i più
importanti eventi della storia intellettuale di Bisanzio nel secolo XI. Il nome
di Eustrazio di Nicea compare infatti per la prima volta negli atti del
processo per eterodossia celebrato contro Giovanni Italo, il discepolo e
successore di Psello nella carica di console dei filosofi, il direttore della
scuola di filosofia che, apprendiamo dallo stesso Psello, doveva essere stata
costituita assieme alla scuola delle leggi – diretta inizialmente da Giovanni
Xifilino – grazie all’attività riformatrice dell’imperatore Costantino IX
Monomaco (†1055)7.
Il 20 e il 21 marzo 1082, preso atto del pittakion imperiale
(un’ordinanza con il quale l’imperatore, su richiesta del patriarca, entra
direttamente nella vicenda), la commissione giudicante si riunisce per
deliberare sui provvedimenti da adottare contro Italo8. La condanna,
soprattutto dopo il severo giudizio espresso da Alessio I (in cui l’imperatore
ricorda come Giovanni Italo avesse un grosso seguito di discepoli, benché
numerosi dei suoi insegnamenti avessero destato scandalo, in quanto

7 Sul rapporto tra Psello e Xifilino, si veda U. CRISCUOLO, Sui rapporti tra Michele Psello e
Giovanni Xifilino, «Atti dell’Accademia Pontaniana», XXIV (1975), p. 9; studi specifici sul
testo dell’epitafio e sulla corrispondenza tra Psello e Xifilino: R. ANASTASI, Sull'epitafio di
Psello per Giovanni Xiphilino, «Siculorum Gymnasium» 19 (1966), pp. 52-56; ID, Sulla fine
dell'epistola di Psello a Giovanni Xifilino, «Byzantion», 65 (1988); pp. 455-456 E. V. MALTESE,
Un nuovo testimone dell'epistola di Psello a Giovanni Xifilino (Paris, gr.1277), «Byzantion», 52/7
(1987), pp. 427-432; U. CRISCUOLO (ed.), Michele Psello, Epistola a Giovanni Xifilino, a cura di
Ugo Criscuolo. Seconda edizione riveduta e accresciuta («Hellenica et Byzantina
Neapolitana» 14), Napoli 1990. Non ci è giunto alcun documento ufficiale relativo alla
fondazione della scuola di filosofia di cui Psello sembra essere stato il primo direttore con
il titolo di “console dei filosofi”; per testimonianze su questa carica, si veda P. LEMERLE,
Cinq études sur le XIe siècle byzantin, Paris 1977, 224-225. Psello stesso ricorda la propria
nomina a console dei filosofi in un opuscolo databile attorno al 1156, ma riferentesi ad
eventi precedenti; cfr. MICHAEL PSELLUS, Orationes forenses et acta, or. 4,18-20 (ed. Dennis).
Riguardo invece la scuola di diritto, di cui Xifilino era nomofulax, “guardiano delle leggi”,
abbiamo una Novella promulgata dall’imperatore e redatta dal maestro di Psello, Giovanni
Mauropode. Per l’edizione del testo della Novella, si veda P. LAGARDE, Iohannis Euchaitorum
Metropolitae quae in codice Vaticano graeco 676 supersunt, Göttingen 1882. Il testo si trova
censito come documento ufficiale promulgato dall’autorità imperiale in F. DÖLGER,
Regesten der Kaiserurkunden des oströmische Reich von 565-1453, II Teil, Regesten von 1025-
1204, Munchen 1925, n. 863 (con riferimento alle altre edizioni del testo della Novella). Sul
testo della Novella, si veda anche R. ANASTASI, Filosofia e techne a Bisanzio nel XI secolo,
«Siculorum Gymnasium», 27 (1974), pp. 352-386; E. FOLLIERI, Sulla Novella promulgata da
Costantino IX Monomaco per la restaurazione della facoltà giuridica a Costantinopoli, in Studi in onore
di E. Volterra II, Milano 1971, pp. 647-664.
8
Cfr. J. GOUILLARD, Le Procès officiel de Jean l’Italien. Les actes et leurs sous-entendues, «Travaux
et Mémoires», 9 (1985), pp. 1-106; V. GRUMEL - V. LAURENT - J. DARROUZÈS, Les regestes
des actes du patriarchat de Constantinople, vol. I, fasc. III, Paris 1932, nn. 925, 926.

ix
manifestamente antitetici rispetto ai dogmi cristiani9) è particolarmente dura:
l’esilio e l’inserimento dei dieci articoli già condannati sotto Michele VII
Doukas, con l’aggiunta di un undicesimo ad opera dello stesso Alessio
Comneno, nel Synodikon dell’Ortodossia, a sancire un’eterna damnatio
memoriae10.
Delle vicende processuali che, come si è accennato, vedono un primo
intervento di Michele VII Doukas, e un successivo intervento del nuovo
imperatore Alessio I Comneno, daremo conto in seguito. Per il momento
può risultare di maggiore interesse notare come nei documenti relativi alla
seduta del 21 marzo 1082 si faccia riferimento all’estensione del
procedimento anche ai discepoli di Italo11. In un passo successivo vengono
riportati i nomi dei suddetti discepoli e il loro atteggiamento di fronte
all’inchiesta avviata nei loro confronti. I seguaci di Italo sono definiti
διάκονοι, il che mostra che tutti avevano già intrapreso una carriera
eclesiastica. Tra essi è menzionato un tale Eustrazio, già maestro della scuola
sita nel monastero di S. Teodoro nel quartiere di Τὰ Σφωρακίου12.
L’esplicito riferimento a Eustrazio ci permette di ricostruire qualche
notizia sulla figura del nostro autore; innanzi tutto, Eustrazio risulta
riconducibile all’insegnamento di Giovanni Italo, del quale dovette quindi
essere discepolo. Questo dato viene confermato dalla testimonianza
rinvenibile in uno scritto di Niceta, metropolita di Eraclea, datato
dall’autore dell’edizione critica del testo (Darrouzès) verso la metà del 1117
e relativo alla già citata partecipazione di Eustrazio alla delegazione
bizantina impegnata nel 1114 a Filippopoli in una disputa teologica con una
delegazione amena13. Niceta ricorda polemicamente, a riprova della
compromissione di Eustrazio con dottrine empie e eterodosse, il
precedente del processo di Giovanni Italo, quando l’ortodossia dell’allora
discepolo di Italo era stata posta al vaglio dell’autorità ecclesiastica14.
Questo dato, oltre a confermare che l’Eustrazio menzionato negli atti del
processo ai danni di Italo e l’Eustrazio metropolita di Nicea menzionato da
Niceta sono la stessa persona, testimonia che l’aver intrattenuto rapporti
con Italo doveva risultare compromettente, nonostante fossero passati

9 Cfr. GOUILLARD, Le procès cit., pp. 108-112


10
Sulla matrice politica del procedimento contro Italo, tra le altre cose al centro di una
forte tensione tra potere imperiale ed autorità ecclesiastica, cfr. GOUILLARD, Le proèes cit.,
pp. 167-169.
11
Cfr. GOUILLARD, Le procès cit., pp. 80-92.
12
Cfr. GOUILLARD, Le procès cit., pp. 159, 431-161, 463.
13
Cfr. J. DARROUZÈS, Documents inédits d’ecclésiologie byzantine. Textes édités, traduits et
annotés par J. Darrouzès, Paris 1966, pp. 54-65; 276-309 (Sur les hérésiarques). Testo
precedentemente edito anche in P. JOANNOU, Le sort des Évêques hérétique réconciliés. Un
discours inédit de Nicétas de serres contre Eustrate de Nicée, «Byzantion», 28 (1958), pp. 1-30.
14
Cfr. DARROUZÈS, Documents inédits cit., 304,4-15.

x
quasi quarant’anni dalle vicende relative al processo del successore di
Psello.
In secondo luogo apprendiamo che egli doveva essere stato in
passato, in quanto nel documento si trova il termine γεγονὼ, maestro
(proximos) presso la scuola sita nel monastero di S. Teodoro, nel quartiere di
Costantinopoli detto di Τὰ Σφωρακίου15. La scuola in questione doveva
essere piuttosto nota, se non rinomata, visto che alcune testimonianze
attestano la buona qualità dell’insegnamento ivi impartito, per quanto
questi documenti riguardino esclusivamente la pratica della schedografia,
che sappiamo essere parte dell’insegnamento di base16. In due
componimenti, Cristoforo di Mitilene sembra elogiare il proximos della
scuola di S. Teodoro, quello Stiliano menzionato in relazione alla
schedografia dalla stessa Anna Comnena17, e un maestro della stessa scuola,
tale Leone. Cristoforo di Mitilene sembra elogiare Stiliano per aver
garantito agli allievi della scuola la necessaria preparazione per affrontare
agoni grammaticali senza correre il rischio di essere sconfitti18.
Prima di seguire le vicende relative agli eventi successivi al processo
intentato contro Italo e, evidentemente, contro la sua scuola (se si tien conto

15
Su questa chiesa si veda R. JANIN, La géographie écclesiastique de l’empire byzantine. Première
partie: le siège de Constantinople et le Patriarcat Oecuménique. Tome III, Les églises et les
monastères (II ed.), Paris 1969, pp. 152-153.
16
Sulla schedografia a Bisanzio si veda S. G. MERCATI, Intorno agli σχδέη µυό, «Studi
Bizantini», 2 (1927), pp. 13-17, dove l’autore riporta il caso di due schede rinvenibili nel
manoscritto Vatic. Gr. 711, f. 80-82; ID., Giambi di Giovanni Tzetze contro una donna
schedografa, «Byzantinische Zeitschrift», 44 (1951), pp. 416-418; A. DEBIASI GONZATO ,
Osservazioni ad alcuni esercizi schedografici del cod. Marc. Gr. XI.16, f. 220, «Rivista di Studi
Bizantini e Neoellenici», 8-9 (1971-1972), pp. 109-125; L. MARCHESELLI-LOUKAS, Note
schedografiche inedite del Marc. Gr. Z 487=883, «Rivista di Studi Bizantini e Neoellenici», 8-9
(1971-1972), pp. 241-260 (si tratta di una schedografia sul De natura animalium di Eliano);
sempre a proposito di un codice Marciano, R. BROWNING, (‘Ο Μαρκιανὸ ἐλληνικὸ
χώδικα XI, 31 καὶ βυζαντινὴ σχεδογραφία, «Παρνάσσο», 15 (1973), pp. 508-519. La
pratica schedografica viene stigmatizzata da Anna Comnena, che in Alexias, 15,7,9,21-
15,7,9,29 (ed. Leib): Ταῦτα δὲ λέγω ἀχθοµένη διὰ τὴν παντελῆ τῆ ἐγκυκλίου παιδεύσεω
ἀµέλειαν. Τοῦτο γάρ µου τὴν ψυχὴν ἀναφλέγει, ὅτι πολὺ περὶ ταὐτὰ ἐνδιατέτριφα, κἂν,
ἐπειδὰν ἀπήλλαγµαι τῆ παιδαριώδου τούτων σχολῆ καὶ εἰ ῥητορικὴν παρήγγειλα καὶ
φιλοσοφία ἡψάµην καὶ µεταξὺ τῶν ἐπιστηµῶν πρὸ ποιητά τε καὶ ξυγγραφέα ᾖξα καὶ τῆ
γλώττη τοὺ ὄχθου ἐκεῖ θεν ἐξωµαλισάµην, εἶ τα ῥητορικῆ ἐπαρηγούση ἐµοὶ κατέγνων
τῆ [τοῦ] πολυπλόκου τῆ σχεδογραφία πλοκῆ. [«Queste cose le dico a causa della
sofferenza per la completa non curanza per l’educazione primaria poichè molto mi sono
occupata di queste cose, e dopo aver terminato con la scuola per l’infanzia, mi sono data
alla retorica, mi sono accostata alla filosofia, per poi passare alle scienze, sono grata ai
poeti ed agli storiografi; mi si perdoni, anzi, l’improprietà del mio languaggio, poichè per
quanto richiami a me l’ausilio della retorica, ho già condannato l’infinità complicatezza
della schedografia.»].
17
ANNA COMNENA, Alexias, 15,7,9,14-18 (ed. Leib).
18
CHRISTOPHORUS MYTILENAEUS, Carmina varia, 9,6-8 (ed. Kurtz). Cristoforo di Mitilene
dedica ai maestri della scuola di S. Teodoro due distinti componimenti poetici: essi sono
editi in E. KURTZ (ed.), Die Gedichte des Cristophoros Mitylenaios, Leipzig 1903, n. 9 e 10.

xi
dell’estensione del procedimento anche ai suoi discepoli), può essere
interessante soffermarsi sul modo in cui i discepoli di Italo si discolparono
dall’accusa di aver seguito il maestro negli errori a lui imputati. Tutti e
cinque i personaggi chiamati a rispondere della loro frequentazione con
Giovanni Italo rinnegano il proprio antico maestro prendendone
nettamente le distanze. Addirittura Michele di Matzô, secondo il documento
in questione, avrebbe sostenuto la propria estraneità rispetto
all’insegnamento di Italo, ricordando di essere stato effettivamente suo
discepolo, ma di averlo seguito solo per quanto riguarda l’insegnamento di
logica, evidentemente ritenuta innocua rispetto alle ben più pericolose
dottrine platoniche che, come vedremo, costituiscono l’architrave degli
anathemata rivolti contro Italo Quanto a Eustrazio e agli altri discepoli, il
documento ufficiale in questione afferma la loro assoluta innocenza; non
sarebbero dunque essi i destinatari dell’anatema a cui fa riferimento
l’undicesimo articolo aggiunto da Alessio I a quelli redatti sotto Michele VII
Dukas, quando a essere condannati sono Italo e i suoi seguaci19. Al
contrario, tutti i discepoli di Italo posti sotto indagine sarebbero usciti dal
procedimento “puri e indenni” da ogni sospetto di aver condiviso
l’eterodossia del loro maestro20.
Abbiamo già ricordato come Eustrazio fosse diventato ben presto
uomo di fiducia di Alessio I Comneno, il quale lo portò con sé a
Filippopoli in qualità di teologo di corte per condurre una serie di incontri
di natura teologica con una delegazione armena. Già nel 1112, tuttavia,
Eustrazio aveva preso parte a un incontro ufficiale con una delegazione
latina guidata da Pietro Grossolano21. Una fonte ben più tarda, il Thesaurus
Orthodoxae fidei del già ricordato Niceta Coniate, riporta la notizia secondo
la quale Eustrazio avrebbe difeso la tesi greca della processione dello
Spirito a solo patre in maniera incerta e non appropriata22.
Al di là di questa testimonianza posteriore e forse legata alle
successive traversie di Eustrazio, è un fatto che il nostro Autore partecipi a
un incontro teologico con l’armeno Sergio23. Siamo, come detto a
Filippopoli, nel 1114. L’episodio viene anche ricordato da Anna Comnena,

19
Cfr. J. GOUILLARD, Le Synodikon de l'Orthodoxie, «Travaux et mémoires», 2 (1967), pp. 45-
107, 243-246: Τοῖ παρὰ τὴν χριστιανικὴν καὶ ὀρθόδοξον πίστιν εἰσαχθεῖ σι παρά τε τοῦ
Ἰ ταλοῦ Ἰ ωάννου καὶ τῶν µετασχόντων τῆ ἐξ αὐτοῦ λύµη µαθητῶν αὐτοῦ ἑλληνικοῖ καὶ
ἑτεροδόξοι δόγµασι καὶ διδάγµασιν ἢ καὶ τῇ καθολικῇ καὶ ἀµωµήτῳ τῶν ὀρθοδόξων πίστει
ἐναντίοι, ἀνάθεµα.
20 Cfr. GOUILLARD, Le Procès cit., 461.
21 Cfr. V. GRUMEL, Autour du Voyage de Pierre Grossolanus archevêque de Milan à Constantinople,
en 1112. Note d’histoire et de littérature, «Échos d’Orient», 32 (1933), pp. 22-33.
22 NICETAS CHONIATES, Ex libro XXIII Thesauri Orthodoxae fidei, PG 140, coll. 135-138,

col. 136.
23 La cosa appare chiara dalla testimonianza di Niceta di Seida in una denuncia inviata

all’imperatore contro Eustrazio nel 1116, edita da Darrouzès nel 1966 e da Zèsès (op. cit.)
nel 1976; cfr. DARROUZÈS, Documents inédits cit., pp. 307-309.

xii
che nella sua Alessiade ricorda come Eustrazio avesse appunto seguito
l’imperatore Alessio I a Filippopoli per prendere parte a delle dispute di
natura teologica con una delegazione armena24. Su quello che accadde a
seguito di questo incontro la storiografia risulta già più ricca e articolata25. I
due testi presentati da Eustrazio nell’occasione non furono ritenuti
perfettamente ortodossi. Lo scalpore per la loro presunta eterodossia fu
tale che il Patriarca Giovanni IX Agapeto (1111-1134) fu costretto a indire
un sinodo per dirimere la questione. A segnalare e denunciare il fatto che
Eustrazio avrebbe sostenuto dottrine empie e eterodosse sarebbero stati gli
stessi armeni, come ricordato da Niceta Coniata26. Il 27 aprile 1117, alla
presenza dell’imperatore Alessio I e dello stesso Patriarca Giovanni, venne
letta una confessione di fede redatta dallo stesso Eustrazio, in cui il nostro
autore abiurò ufficialmente27.
Nonostante il Patriarca avesse pubblicamente invocato clemenza per
Eustrazio, la maggior parte dei membri del sinodo si espressero contro il
Metropolita di Nicea. Ancora nell’ultima sessione del sinodo, alla presenza
ancora di Alessio I Comneno, Niceta di Eraclea tenne un discorso
durissimo nei confronti di Eustrazio. Non ci sono giunti tuttavia gli atti e i
documenti diretti relativi all’esito del processo, che dovette chiudersi con
una condanna. La sola fonte che di fatto testimonia tale esito è tuttavia
ancora una volta Niceta Coniata, il quale ricorda come al termine della sua
vita Eustrazio avrebbe composto un’altra dichiarazione di innocenza (a noi
non pervenuta) a conferma della propria precedente abiura28. Niceta
doveva disporre senz’altro di fonti a noi non note; egli infatti riporta due
anathemata del Synodikon relativi al caso di Eustrazio che non risultano
diversamente attestati29.

24 ANNA COMNENA, Alexias, XIV,8,3-9,5 (ed. Leib).


25 Cfr. P. JOANNOU, Der Nominalismus und die menschliche Psycologie Christi. Das semeioma gegen
Eustratios von Nikaia (1117), «Byzantinische Zeitschrift», 47 (1954), pp. 369-378; ID.
Eustrate de Nicée. Trois pièces inédites de son proces (1117), «Revue des études byzantines», 10
(1952), pp. 24-34 ; ID, Le sort de l’évêques hérétiques réconcilié. Un discurs de Nicétas de Serres contre
Eustrate de Nicée, «Byzantion», 28 (1958), 1-30. Si segnala anche S. SALAVILLE, Philosophie et
théologie ou épisode scholastique à Bysance, «Échos d’Orient», 29 (1930), pp. 132-156, la cui
analisi del procedimento ai danni di Eustrazio risulta alquanto superata rispetto ai
contributi di Joannou prima menzionati e di Darrouzès (cfr. supra n. 11) Tutto il materiale
documentario relativo al processo ai danni di Eustrazio è catalogato in
GRUMEL/DARROUZÈS, Les regestes cit. vol. I, fasc. II-III, n. 1003 e in CACOUROS, Eustrate
cit., 378-388, 381.
26
NICETAS CHONIATES, Ex libro XXIII Thesauri Orthodoxae fidei, PG 140, 136-137.
27 Testo dell’abiura in JOANNOU, Der Nominalismus cit., p. 369-378.
28
NICETAS CHONIATES, Ex libro XXIII Thesauri Orthodoxae fidei, PG 140, 136-137; si veda
anche l’edizione del testo di Niceta curata da Tafel: NICETAS CHONIATES, Thesaurus
Orthodoxiae, 23, édition par Fr. Tafel, in Annae Comnenae supplementa historiam graecorum
ecclesiasticam saeculi XI et XII spectantia, Tubingen 1832, p. 54 n. 2.
29 I due anathemata sono riportati ancora in GRUMEL/DARROUZÈS, Les regestes cit. vol. I,

fasc. II-III, n. 1003. Le vicende relative al processo per eterodossia ai danni di Eustrazio

xiii
La condanna di Eustrazio venne comunque inserita nel testo del
Synodikon dell’Ortodossia. Sulle motivazioni reali che portarono alla
condanna possono essere fatte solo supposizioni; come spesso accade nella
storia ecclesiastica bizantina, tuttavia, le motivazioni dottrinali sono
difficilmente separabili da quelle politiche30. Sicuramente la rimozione di
Eustrazio dagli incarichi ecclesiatici, nonostante la sua abiura, nasconde una
questione tecnica di diritto canonico. Come ben ricostruito da Darrouzès
nell’introduzione all’edizione critica dell’atto d’accusa contro Eustrazio
redatto da Niceta d’Eraclea, l’imperatore e il Patriarca avrebbero
probabilmente preferito, nel caso di Eustrazio, una soluzione che
prevedesse il mantenimento della carica di Metropolita di Nicea, con una
sospensione temporanea dell’esercizio delle funzioni episcopali. Niceta fu
con ogni probabilità sostenitore di una posizione ancora più radicale, quella
della sospensione a vita dello stesso Eustrazio31. Sappiamo in effetti che, a
partire dal concilio di Costantinopoli del 787, le eresie inevitabilmente
comportavano la sospensione permamente dal sacerdozio. Tale posizione
più estrema deve alla fine aver prevalso, nonostante a rappresentare la
posizione più moderata vi fosse l’imperatore in persona; Coniata stesso per
altro riporta che anche l’imperatore avrebbe da ultimo ceduto, sostenendo
la condanna completa di Eustrazio32.
Non si può non notare come l’ultima delle 24 tesi attribuite ad
Eustrazio e condannate dal sinodo33 sia analoga a una proposizione
condannata nel processo di Giovanni Italo, di cui si dirà in seguito. In essa
viene condannata la pretesa di applicare i metodi della dialettica e della
logica alla spiegazione dei misteri della fede, i quali esulerebbero dalla
dimensione accessibile alle capacità argomentative propriamente umane. La
proposizione attribuita a Eustrazio e condannata consiste nell’affermazione
secondo cui nelle Sacre Scritture Cristo stesso si sarebbe espresso tramite
sillogismi aristotelici. Quello della possibilità e dei limiti
dell’argomentazione dialettica nella formulazione di un discorso teologico è
un problema di enorme portata all’interno della storia della teologia
bizantina, di cui non possiamo evidentemente occuparci in questa sede.
Nondimeno, viene alla mente come questa attitudine positiva nei confronti
della possibilità di costituire il discorso teologico su un impianto dialettico
sia attribuibile (o per lo meno tale risulta dalle fonti coeve) alla tradizione

sono riassunte in DARROUZÈS, Documents inédits cit., 57-60, con revisione della
ricostruzione data da Joannou nei contributi citati alla n. 23.
30 Si veda ad esempio JOANNOU, Le sort de l’évêques cit., p. 7, dove si suggerisce a titolo

puramente ipotetico il coinvolgimento di Eustrazio nelle vicende legate alla successione


imperiale immediatamente successive alla morte di Alessio I Comneno (1118).
31 DARROUZÈS, Documents inédits cit., p. 60.
32 DARROUZÈS, Documents inédits cit., pp. 61-62.
33 Le proposizioni sono elencate in JOANNOU, Eustrate de Nicée cit., pp. 32-34. La

proposizione n. 24 si trova a p. 34.

xiv
pselliana, cui Eustrazio può essere riportato in quanto discepolo di
Giovanni Italo34.
La questione si fa molto più complessa allorquando si cerchi di
indagare le possibili motivazioni politiche del procedimento ai danni di
Eustrazio. Egli era sostanzialmente un protetto dell’imperatore, che su
Eustrazio aveva puntato come teologo ufficiale di corte, per cui un attacco
rivolto contro quest’ultimo non poteva non avere un significato politico
anche per quel che riguarda lo stesso Alessio I. Tuttavia, emerge anche la
possibilità che motivazioni più strettamente personali abbiano giocato un
ruolo nella vicenda: quel Niceta di Eraclea che guida la requisitoria finale
nel procedimento ai danni di Eustrazio viene segnalato da Browning
dapprima come proximos della scuola di Chalkoprateia, famosa come si è
visto per la schedografia35, e in seguito come didaskalos tou evangeliou, una
posizione all’interno di una istituzione come l’Accademia Patriarcale
preposta essenzialmente alla formazione teologica. Si può allora ipotizzare
che Niceta – un teologo di professione, si potrebbe dire – abbia voluto
rivendicare per sé una posizione di prestigio presso l’imperatore? Difficile
da dirsi; resta il fatto che, come mostrato da Joannou36, i testi di Eustrazio
destinati alle discussioni teologiche con gli Armeni sono colmi di citazioni
di Cirillo di Alessandria, una scelta di per sé imprudente se si considera la
fortuna che Cirillo aveva riscosso presso le varie tendenze monofisite. È
anche possibile, dunque, che in quella circostanza fosse realmente emersa
per lo meno una certa improprietà di linguaggio da parte di Eustrazio.
Quel che conta per la nostra indagine, tuttavia, è il fatto che la
carriera eccelsiatica e allo stesso tempo politica di Eustrazio termina con il
processo ai suoi danni e la relativa condanna. Né Anna Comnena, nella sua
Alessiade, né Giorgio Tornikès, nell’orazione funebre per la principessa,
parlano degli eventi che segnarono la fine delle fortune di Eustrazio;
probabilmente, come è stato sostenuto da Browning37, per il fatto che una
tale menzione sarebbe stata in qualche modo compromettente; tuttavia,
come è stato invece sostenuto da Darrouzès38, questo silenzio potrebbe
essere interpretato anche come il segno di un ipotetico disaccordo di Anna

34 Cfr. G. PODSKALSKY, Theologie und Philosophie in Byzanz. Die Streit um d. theol. Methodik in
d. spatbyzantin. Geistesgeschichte (14.-15. Jh.), seine systemat. Grundlagen u. seine histor. Entwicklung,
Munchen 1977 («Byzantinisches Archiv», 15), pp. 107-124.
35 Infatti molte delle testimonianze relative ad opere di Niceta di Eraclea sono di natura

grammaticale, cfr. R. BROWNING, The Patriarchal School at Constantinople in the 12th. Century,
«Byzantion», 32 (1962), pp. 167-202; 33 (1963), pp. 11-40, in part. pp. 15-16.
36 Cfr. JOANNOU, Eustrate de Nicée cit., p. 25.
37 Cfr. R. BROWNING, An Unpublished Funeral Oration on Anna Comnena, «Proceedings of the

Cambridge Philological Society», 188 (n.s. 8) (1962), pp. 1-12 (ristampato in R. SORABJI,
Aristotle Transformed. The Ancient Commentators and Their Influence, Ithaca (N.Y.) 1990, pp.
393-206.
38 DARROUZÈS, Documents inédits cit., pp. 61-62.

xv
con il padre a proposito della scarsa risolutezza con cui quest’ultimo
avrebbe difeso Eustrazio.
Resta comunque il fatto che è la stessa Anna Comnena a ricordare,
come si è già detto, l’episodio per cui Eustrazio avrebbe seguito a
Filippopoli l’imperatore per seguire quelle trattative teologiche che gli
sarebbero costate la carriera politica ed ecclesiastica. D’altra parte, Anna si
sofferma lungamente nella sua Alessiade sull’impegno dell’imperatore suo
padre nel combattere e contrastare le eresie. Nel resoconto di Anna del
processo e della condanna del bogomilo Basilio (attorno al 1099) 39,
leggiamo infatti che la Panoplia Dogmatica di Eutimio Zigabeno sarebbe stata
composta proprio su ordine di Alessio I Comneno40. La stessa spedizione a
Filippopoli, in riferimento alla quale Eustrazio viene esplicitamente
menzionato dall’Alessiade, non viene citata da Anna in maniera accidentale.
Di quanto accadeva infatti a Filippopoli e dello stato in cui versava la città,
letteralmente ricolma di eretici, Anna Comnena fornisce un lungo e
dettagliato resoconto in lunghe sezioni del libro XIV dell’Alessiade41.
La tesi di Browning secondo cui il nome di Eustrazio non
comparirebbe nel testo dell’orazione funebre per la principessa in quanto
un simile riferimento sarebbe stato compromettente, vista la condanna
subita dallo stesso Eustrazio, può in prima istanza essere considerata
sufficientemente plausibile42. Tuttavia, Browning non dà conto del fatto
che, come è stato appena ricordato, è proprio Anna Comnena a ricordare
Eustrazio e l’episodio di Filippopoli, senza evidentemente curarsi, in questa
circostanza, delle conseguenze che un simile riferimento poteva avere. E se
è vero che Anna omette di ricordare che a seguito di quella spedizione
Eustrazio sarebbe stato condannato per eterodossia, è anche vero che – per
portare alle estreme conseguenze le ipotesi di Browning – il nome di
Michele di Efeso che, come vedremo, compare a chiare lettere nel testo
dell’orazione funebre per Anna Comnena, non viene neanche citato nella
Alessiade, per quanto la più che probabile estraneità di questo personaggio
alle vicende politiche e dottrinali del tempo non avrebbe dovuto, almeno in
linea teorica, costituire alcun ostacolo per una sua menzione da parte di
Anna Comnena.

1.2. Le opere

Conviene a questo punto ricordare quali sono le opere a noi giunte


attribuibili ad Eustrazio di Nicea. Si può tracciare a questo proposito una

39 Riguardo il caso del bogomilo Basilio, si veda A. RIGO, Il processo del bogomilo Basilio (1099
ca.): una riconsiderazione, «Orientalia Christiana Periodica», 58 (1992), pp- 185-211.
40 ANNA COMNENA, Alexias, XV,9,1 (ed. Leib).
41 ANNA COMNENA, Alexias, XIV,8,3-9,5 (ed. Leib).
42 Cfr. n. 35

xvi
divisione tra le opere a sfondo teologico, relative all’attività di Eustrazio
come teologo di corte, e le opere filosofiche, composte nella forma di
commenti o trattati su singole problematiche.
Le opere teologiche sono raccolte nella 'Εκκλησιαστικὴ Βιβλιοθήκη di
Demetracopoulos, pubblicata a Lipsia nel 1866, e riguardano diverse
questioni, come quelle relative all’iconologia, quelle relative alla cristologia e
connesse agli eventi di Filippopoli menzionati in precedenza e quelle relative
alla processione dello Spirito Santo ex solo Patre – una tesi difesa da
Eustrazio in occasione del soggiorno costantinopolitano dell’arcivescovo di
Milano, Pietro Grossolano, tra il 1112 e il 111343. Infine, si segnala un
trattatello che la tradizione manoscritta tramando sotto il titolo di
Definizione generale della filosofia di Platone, ma che in realtà tratta di
argomenti strettamente teologici, lasciando intravedere una forte dipendenza
dagli scritti di Giovanni Damasceno44.
Le opere filosofiche, come detto, si lasciano a loro volta dividere tra
commenti e trattati (in forma breve). Si segnala in quest’ultimo gruppo un
trattato di metereologia (edito dalla Schiavon) dedicato all’imperatrice Maria
di Alania (ca. 1050-1103), sposa dell’imperatore Michele VII Doukas
(†1090) e, successivamente, di Niceforo III Botaneiate (imperatore dal 1078
al 1081)45. Per quel che riguarda il primo gruppo, ci sono giunti invece i
commenti di Eustrazio al libro II degli Analitica Posteriora, e i commenti ai
libri I e VI dell’Ethica Nicomachea, tutti editi nella serie Commentaria in
Aristotelem Graeca46.

2. Il contesto intellettuale: Michele Psello, Giovanni Italo e le


condanne della filosofia

2.1 La condanna di Giovanni Italo

43 Il riferimento è a A. DEMETRACOPOULOS, 'Εκκλησιαστικὴ Βιβλιοθήκη, vol. 1, Leipzig


1866, pp. 127-160 (questioni di iconologia); pp. 160-198 (disputa con gli armeni); 47-127
(dispute con i latini). Riguardo gli scritti teologici, Leone Allacci (in De Eccl. Occid. et Orient.
perpet cons., II, x, col. 629) già segnalava ben sei scritti anti-latini attribuibili ad Eustrazio.
Quattro ne aveva ancor prima seganalti Niceta Coniata (cfr. JOANNOU, Eustrate de Nicée
cit., p. 25, n. 4).
44 Il testo è edito in P. JOANNOU, Die Defintion des Seins bei Eustratios von Niakaia. Die

Universalienlehre in der Byzantinischen Theologie im XI.Jh., «Byzantinische Zeitschrift», 47


(1954), pp. 358-368.
45 Cfr. P. POLESSO SCHIAVON, Un trattato inedito di meteorologia di Eustrazio di Nicea, «Rivista

di Studi Bizantini e Neoellenici», N.S. 2-3 (xii-xiii) (1965-1966), pp. 285-304.


46 G. HEYLBUT (ed.), Eustratii et Michaelis et Anonyma in Ethica Nicomachea commentaria, Berlin

1892 («CAG», 20); M. HAYDUCK (ed.), Eustratii in Analyticorum posteriorum librum secundum
commentarium, Berlin 1907 («CAG», 21,1).

xvii
Non è possibile richiamare nel dettaglio, in questa sede, le vicende relative
al processo di Giovanni Italo47, su cui per altro possediamo già importanti
e dettagliati contributi come quelli di Gouillard e Clucas, che hanno
permesso di ricostruire l’intero iter processuale e le sue conseguenze sul
piano della storia intellettuale48. Tuttavia, è forse opportuno ricordare
almeno i principali aspetti storico-dottrinali relativi alle vicende in
questione, per cercare di descrivere il contesto in cui si inscrive l’attività di
Eustrazio come teologo e commentatore di opere filosofiche. La cosa
appare ancora più necessaria alla luce del fatto, già segnalato, che Eustrazio
sembra essere stato discepolo di Italo.
Un primo procedimento ai danni di Giovanni Italo era stato già
avviato negli anni 1076-1077, sotto il patriarcato di Cosma I (1075-1081) e
la reggenza di Michele VII Doukas, imperatore dal 1071 al 1078. Non
possediamo testimonianze relative a questo primo procedimento; ne
possediamo invece alcune relative alla prima fase, consistente in una
diagnosis preliminare49, di un secondo procedimento contro Italo iniziato tra
il febbraio e il marzo 1082, con Eustrazio di Garida patriarca (1081-1084) e
Alessio I Comneno imperatore. Di quest’ultimo procedimento possediamo
il pittakion di Alessio I Comneno: apprendiamo da questo documento che
l’inchiesta condotta su iniziativa dell’allora imperatore Michele VII sarebbe
sfociata in una sorta di compromesso. Infatti, nonostante la questione fosse
stata sottoposta all’attenzione del patriarca e di un sinodo appositamente
riunito, il procedimento si sarebbe concluso con un’ambigua condanna di
una serie di proposizioni senza alcun riferimento personale (ἀπροσώπω) né
alla figura di Giovanni Italo né a quella di un qualche suo discepolo.
Come detto, gli articoli condannati già durante il processo sotto
Michele VII furono tutti inseriti nel Synodikon dell’ortodossia, e risultano in
effetti privi di un qualsivoglia riferimento ad personam, eccetto l’ultimo, che
costituisce un’aggiunta successiva proprio su ordine di Alessio I Comneno,
al termine del processo del 1082. Gli articoli sono in tutto undici50. Essi
ripropongono in maniera generica, nella forma di undici anathemata, lo
stereotipo della filosofia come causa di ogni eresia (art. 5), come insieme di
verità antitetiche rispetto alla fede cristiana (ancita dai padri della Chiesa
(art. 4, 8). Le tesi condannate sembrano essere genericamente ascrivibili alla
tradizione platonica (art. 8), e rappresentano un insieme standard di
posizioni in evidente contraddizione rispetto agli assunti metafisici propri
del cristianesimo, come per esempio il riferimento all’eternità del mondo
(art. 4) o alla metempsicosi (art. 8, 10). La vera natura delle accuse sembra

47 Su Italo si veda A. RIGO, “Giovanni Italo”, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 56,
Roma 2001, pp. 62-67.
48 J. GOUILLARD, Le Procès cit., 133-174; L. CLUCAS, The Trial of John Italos and the Crisis of

Intellectual Values in Byzantium in the Eleventh Century, Munchen 1981.


49 Si veda GRUMEL/DARROUZÈS, Les regestes cit., n. 923, 924.
50 GOUILLARD, Synodikon cit., 184-246.

xviii
tuttavia essere racchiusa principalmente nell’art. 7, dove viene
esplicitamente sostenuto che la causa dell’errore risiede nel non aver
circoscritto la considerazione di tali empie dottrine alla sola dimensione
dell’insegnamento/apprendimento.
Non è facile stabilire se Italo abbia o meno violato questo principio:
si tratta di una questione tuttora aperta. La storiografia moderna sembra
aver dato per scontato che sia così51, anche e soprattutto alla luce della
presenza di fonti neoplatoniche all’interno della serie di testi editi da
Joannou con il titolo, forse inappropriato (visto il riferimento chiaro alla
struttura di alcune dispute tipiche della scolastica latina del XIII secolo), di
Quaestiones quodlibetales, e che invece si trova tradito sotto il ben più
tradizionale titolo greco di Aporiai kai luseis52. L’attribuzione a Italo
dell’effettiva paternità, più ancora che delle tesi di stampo neoplatonizzante
presenti nel Synodicon, di un’attitudine generale nei confronti della filosofia
pagana non inscrivibile all’interno di una dimensione puramente
pedagogica né tanto meno all’interno di un tentativo di riconciliazione tra il
pensiero dei Padri e quegli aspetti della filosofia antica più in accordo con la
visione cristiana del mondo, è considerata dagli studiosi come parte di una
più generale tensione o polarizzazione tra i guardiani dell’ortodossia e chi,
dedicandosi allo studio dei saperi profani, avrebbe preteso per sé
prerogative indebite, pervenendo a invadere l’ambito delle verità di fede53.
Tracce di un simile fenomeno si ritrovano in diversi documenti di
questo periodo. Lo stesso maestro di Italo, Psello, aveva dovuto difendersi
dall’accusa di empietà e eterodossia con un’apologia (redatta attorno al
1055), che sembra poter essere messa in relazione ad un altro testo
composto da Psello proprio in difesa del suo discepolo Italo54. Che il nome
di Proclo, ma anche quello di Giamblico, fosse associato alla radice di ogni
eresia, sembra divenire nelle testimonianze anche di poco successive quasi
uno stereotipo generalmente accettato. Ne parlano gli atti del processo
contro Giovanni Italo, il quale viene ricollegato proprio a Proclo e

51
Gli esempi maggiormente rilevanti di questa tendenza storiografica sono i seguenti
studi: P. STEPHANOU, Jean Italos philosophe et humaniste, Rome 1949(«Orientalia Christiana
Analecta», 134); P. JOANNOU, Christliche Metaphysik in Byzanz I. Die Illuminationlehre des
Michael Psellos und Joannes Italos, Ettal 1956 («Studia Patristica et Byzantina», 3); J. GOUILLARD,
La religion des philosophes, in La vie religieuse à Byzance, London 1981, pp. 305-324.
52
JOHANNES ITALUS, Quaestiones Quodlibetales («Studia Patristica et Byzantina, 4»), ed. P.
Joannou, Ettal 1956 («Studia Patristica et Byzantina», 4).
53
Si veda ad esempio P. MAGDALINO, The Empire of Manuel I Komnenos, 1143-1180
Cambridge 1993, p. 386. La stessa dinamica, fondata sulla dialettica tra libertà intellettuale
e repressione, si trova già enucleata in R. BROWNING, Enlightenment and Repression in
Byzantium in the Eleventh and Twelfth Centuries, «Past and Present», 69 (1975), pp. 3-23.
54
L’autodifesa di Psello si trova pubblicata in A. GARZYA, On Psellos’Admission of Faith,
«EEBS», 35 (1966-1967), pp. 41-46. La difesa di Italo si trova in MICHAEL PSELLUS,
Oratoria Minora 19, ed. A.R. LITTLEWOOD, Michaelis Pselli oratoria minora, Leipzig 1985.

xix
Giamblico55, mentre un altro esempio rappresentativo di questo stereotipo
è costituito dall’orazione funebre scritta da Giorgio Tornikès per Anna
Comnena. Già quest’ultima, nell’incipit dell’Alessiade, aveva ricordato quasi
con fierezza la propria educazione filosofica fondata tanto sulle discipline
aristoteliche (ἀριστοτελικὰ τέχνα) quanto sui dialoghi di Platone (τοὺ
Πλάτωνο διαλόγου). Il testo dell’orazione fornisce chiarimenti su quale
fosse la reale attitudine della principessa nei confronti della filosofia. Che
ciò poi sia più frutto delle conoscenze dello stesso Giorgio, il redattore
dell’orazione, che della reale formazione di Anna Comnena, come
Browning sembra suggerire, poco toglie al significato generale di quanto si
può rinvenire nel testo in questione.
Con un abile stratagemma argomentativo, costituito dalla
contrapposizione tra due coppie di discepoli e maestri, il redattore
dell’orazione evidenzia come su problematiche quali la natura del Principio
Primo, l’anima e la provvidenza, Anna avrebbe preferito Dionigi e Ieroteo
a Proclo e Giamblico. L’assunto implicito è che vi sono degli aspetti della
tradizione filosofica greco-antica il cui insegnamento richiede una retta
disposizione d’animo da parte del discente, com’è ovviamente il caso di
Anna Comnena; senza tale disposizione, sembrerebbe suggerire Giorgio –
ovvero senza la consapevolezza dell’inconciliabilità di alcuni aspetti della
filosofia pagana con i dogmi cristiani – l’accesso ai testi filosofici non può
non venir visto con sospetto, come elemento di corruzione o addirittura
causa prima di ogni possibile eresia56.
Lo stesso zio di Anna Comnena, Isacco Sebastocrator, probabilmente
implicato nelle vicende legate al processo di Italo con l’intento di ottenerne
la condanna ufficiale, è autore di una rielabaorazione, dettata dall’esigenza
di corrispondere alle esigenze metafisiche proprie del contesto cristiano, di
uno dei cosiddetti Tria Opuscula di Proclo, il Περὶ τῆ τῶν κακῶν
ὑποστάσεω57. Questo movimento di opposizione e censura nei confronti
di indicazioni rinvenibili in testi propri della tradizione filosofica greco-
antica potenzialmente inconciliabili con la tradizione teologica cristiana che
sembra trasparire dagli articoli condannati nel 1076-1077 attribuiti a Italo,
trova forse la propria massima espressione nella confutazione
dell’Elementatio theologica procliana redatta da Nicola da Metone (†1166?)58.

55
Cfr. GOUILLARD, Le procès cit., 147,202.
56
GEORGIUS TORNICES, Orationes, 14,24-30, in J. DARROUZÈS, Georges et Dèmètrios Tornikès,
Lettres et Discours, Paris 1970.
57
Cfr. J. J. RIZZO, Isaac Sebastokrator’s Περὶ τῆ τῶν κακῶν ὑποστάσεω, Meisenheim am
Glan 1971.
58
Su Nicola da Metone, si veda J. DRÄSEKE, Nicholas von Methone, «Byzantinische
Zeitschrift», 1 (1892), pp. 438-478; ID., Zu Nicholas von Methone, «Zeitschrift für
wissenschaftliche Theologie, 41 (1898), pp. 402-411; G. PODSKALSKY, Nikolaos of Methone
und die Proklusrenaissance in Byzanz, «Orientalia Christiana Periodica», 42 (1976), pp. 509-
523; l’edizione della confutazione dell’Elementatio Theologica di Proclo è la seguente: Ath. D.

xx
L’opera di Nicola, pur in una prospettiva fortemente critica, offre una
preziosa testimonianza della rinnovata circolazione dei testi filosofici,
soprattutto neoplatonici, negli ambienti, ancora a noi poco noti, preposti
alla pratica dell’insegnamento superiore a Bisanzio; nulla di analogo a
quanto portato a termine da Nicola, e cioè una confutazione quasi letterale
del testo procliano, si era registrata dai tempi del De aeternitate mundi contra
Proclum di Giovanni Filopono. Sarà sufficiente richiamare solo alcuni
esempi della prospettiva da cui Nicola muove nella propria critica a Proclo.
Nel discutere la prop. 57 dell’Elementatio, in cui Proclo afferma il principio
della valenza demiurgico-produttiva del νοῦ nei confronti dell’Anima (la
quale risulta appunto causata dal νοῦ), Nicola restringe decisamente
l’ambito della potenza produttiva soo a Dio, sostenendo che, in termini
filosofici, si potrebbe al limite concedere all’Intelletto e all’Anima solo una
capacità produttiva nei confronti di realtà quali le virtù morali o il loro
contrario, che però non sono sostanze, ma solo determinazioni
accidentali59.
Non si tratta dell’unico segno dell’effetto negativo che la condanna di
Italo sembra avere sugli intellettuali bizantini che a diverso titolo si
occupano di testi filosofici; un contemporaneo di Nicola da Metone, e cioè
Teodoro Prodromo (commentatore di Aristotele), sente il bisogno di
inviare al patriarca Giovanni Agapeto una dichiarazione di intenti a scopo
precauzionale nei confronti di quella che era divenuta a tutti gli effetti una
prassi, quella dello studio della filosofia profana, giudicata evidentemente
pericolosa60. Teodoro Prodromo sembra qui cercare di dare prova in
anticipo della propria correttezza e coscienziosità nello svolgere tale attività;
ciò mostra chiaramente che vi erano aspetti della tradizione filosofica
greco-antica, come la teurgia (associata qui esplicitamente ai nomi di
Giamblico e Proclo), che non potevano non destare sospetto e diffidenza.
Teodoro, dopo aver dichiarato la propria estraneità e la propria purezza
rispetto agli aspetti maggiormente compromettenti degli oggetti del proprio

ANGELOU (ed), Nicholas of Methone’s Refutation of Proclus’ Elements of Theology, a critical


edition with an introduction on Nicholas’life and works by Athanasios D. Angelou, Leiden
1984 («Corpus Philosophorum Medii Aevi-Philosophi Byzantini», 1).
59
Cfr. NICOLAUS METHONAEUS, Refutatio institutionis theologicae Procli, p. 57,9-17 (ed.
Angelou): Καὶ ἐκ τῶν ἡµῖν εἰρηµένων φανερὸν τὸ ἡµέτερον πόρισµα ὡ οὐδενὸ τῶν ὄντων
παρακτικὴ αἰτία ψυχή, ἀλλ' οὐδὲ νοῦ, ἀλλ' ἢ ὁ πρῶτο καὶ µόνο καὶ ὑπέρνοο καὶ
ὑπερούσιο καὶ παναίτιο θεό, ὃ καὶ τὸ ἓν καὶ τὸ ἀγαθὸν παρ' ἡµῶν ὑµνεῖ ται, ὃ καὶ
στερήσεων καὶ ἁπλῶ τοῦ µὴ ὄντο ὑποστάτη ἐστί, καθὸ καὶ καλῶν τὰ µὴ ὄντα ὡ ὄντα
ὕµνηται. εἰ δ' ἄρα καί τινων, ἀρετῆ καὶ κακία µόνων, τῶν καὶ ἐφ' ἡµῖ ν κειµένων, αἰτιατέον
τὴν ψυχὴν καὶ τὸν ἄλλω ὑπὲρ αὐτὴν νοῦν, αἳ οὐχ ὡ οὐσίαι ὑφίστανται, ἀλλὰ συµβεβηκότα
καὶ ποιότητε λέγονται.
60
Su Prodromo si veda W. HÖRANDNER (ed.), Theodoros Prodromos: Historische Gedichte,
Vienna 1974 («Wiener byzantinistische Studien», v. 11), p. 59,474-483; A. KAZDHAN/S.
FRANKLIN, Studies on Byzantine Literature of the Eleventh and Twelfth Centuries, Cambridge-
Parigi 1984, pp. 87-114.

xxi
studio, invoca la benevolenza, la pietà e il sostegno del patriarca61.
Ancora Prodromo è autore di un componimento poetico a sfondo
satirico contro un certo Barys, reo di averlo definito eretico. A comparire in
questo caso sono i nomi di Platone e Socrate. Prodromo risponde
sarcasticamente a quella che viene presentata a tutti gli effetti come
un’accusa di eresia, sostenendo che se studiare Platone significa cadere
nell’eresia, allora egli stesso sarebbe certamente eretico, ma in compagnia di
Basilio, Gregorio di Nissa, Giovanni Crisostomo e Massimo il Confessore, i
quali avevano attinto a piene mani dal platonismo per la costruzione della
dottrina cristiana62.
La medesima strategia era stata adottata, in toni certamente non
satirici, da Psello in una sua nota lettera a Xifilino63, redatta probabilmente
attorno al periodo in cui i due avevano entrambi preso i voti monastici,
poco prima della morte di Costantino IX Monomaco (1054). In essa,
l’autore reagisce con sdegno alle accuse di essere sostanzialmente un
platonico, prima ancora di un cristiano, ricordando come il suo interesse per
Platone non fosse da considerare una forma di militanza filosofica, ma
rientrasse solo in un ambito di studi eruditi. Una giustificazione per tali studi
viene rintracciata da Psello nell’affinità sussistente tra alcuni aspetti del
platonismo e gli scritti dei Padri, che proprio del platonismo si erano serviti
per costruire l’impianto dottrinale propriamente cristiano. Sarebbe così
piuttosto Xifilino, questo sembrerebbe essere il senso della replica di Psello
all’amico (la cui lettera a Psello non ci è pervenuta), a collocarsi fuori dalla
tradizione64.
La professione di fede operata da Prodromo, in cui l’autore si mostra
consapevole del corretto ambito entro il quale inscrivere la propria attività di
lettore e commentatore dei testi filosofici, e la strategia messa in atto nel suo
scambio polemico con Barys, ci rimandano ad uno degli articoli presenti
nell’elenco redatto sotto Michele VII Doukas nel 1076-1077. L’articolo (in
cui non si trova, almeno nella compilazione originaria, il nome di Italo o di
qualcuno dei suoi discepoli) è indirizzato, come visto in precedenza, contro
coloro i quali si sarebbero applicati alle discipline profane al di là delle sole
esigenze di insegnamento, trasferendo lo studio della filosofia dall’ambito
puramente pedagogico a quello della professione di fede.

61
K MANAPHES, (ed.), Θεοδώρου τοῦ Προδρόµου λόγο εἰ τὸν πατριάρχην
Κωνσταντινουπόλεω Ἰ ωἀννην Θ´ τὸν Ἀγαπητόν, «EEBS», 41 (1974), pp. 226-242. Su
Teodoro Prodromo commentatore di Aristotele, si seganala la recente edizione critica del
commento di Prodromo al libro II degli Analytica Posteriora : M. CACOUROS (ed.), Théodore
Prodrome, Le commentaire au seconde livre des Analytique Postérieurs d’Aristote, editio princeps du
texte, étude de la tradition manuscripte et des sources de Prodrome, Thèse Université Paris IV-
Sorbonne, Paris 1992.
62
Per questo opuscolo di Prodromo, si veda MAGDALINO, The Empire cit., 390-391.
63
CRISCUOLO (ed.), Michele Psello cit., in part. 191-203.
64
Cfr. CRISCUOLO (ed.), Michele Psello cit., 191-203.

xxii
Il problema sollevato dal testo in questione sembra essere quello della
mancanza, per così dire, di una corretta deontologia professionale nella
pratica della lettura-insegnamento dei testi filosofici profani: in altri termini,
il problema non sarebbe stato rappresentato in sé dall’insegnamento della
filosofia (anche per quel che riguarda testi giudicati pericolosi come quelli di
Proclo) ma dall’indebita utilizzazione di questi scritti, al di là
dell’insegnamento, anche nel campo della professione di fede.
A questo punto si pone il problema di vagliare se effettivamente Italo,
o altri, abbiano nei propri scritti realmente compiuto tale sconfinamento. In
questo senso, la lettura delle Quaestiones Quodlibetales sembra riservare più di
una sorpresa. Sulla base di ciò che il testo suggerisce, l’immagine di eroe
negativo tracciata dai documenti ufficiali dei procedimenti in cui il console
dei filosofi viene coinvolto dovrebbe essere, se non ribaltata, almeno
fortemente sfumata: in più punti, Giovanni Italo si mostra cosciente dei
limiti intrinseci della filosofia profana in merito a quegli asserti metafisici –
su tutti l’eternità della materia e la sussistenza dell’Anima del mondo –
assolutamente inconciliabili con quanto rinvenibile nelle Scritture.
In almeno due passi Italo torna sulla questione della “deontologia
professionale” di chi si occupa di filosofia. In primo luogo, nella q. 93 Italo
afferma che in tutte le opinioni dei filosofi sulla Natura, non vi è nulla di
veramente convincente; l’unica fonte di verità è necessariamente costituita
dai detti dei Padri65. Una seconda testimonianza, ancora più interessante, è
quella rinvenibile nella q. 7, in cui Italo discute dello statuto di una realtà che
sia auto-costituita. Particolarmente significativo è in questo caso già il modo
in cui Giovanni intende discutere la questione:

∆εῖ οὖν τὴν τοιαύτην σηµασίαν διελθεῖ ν εἰ ὅσα τοῖ  Ἕ λλησιν
ἔδοξεν· οὗτοι γὰρ τῆ τοιαύτη ἐπιστήµη καθηγηταί· διὸ κατὰ δόξαν
ἐκείνοι τὰ ἀπορία λυτέον, εἰ καὶ πολλάκι τοῖ  εὐσεβέσι δόγµασιν
66
ἐναντιοῦται τὰ ἐκείνοι .

Sembra che in questo passo Italo non stia facendo altro che rivendicare la
possibilità di discutere alcune questioni rinvenibili nelle fonti filosofiche
della tradizione greco-antica a partire dai criteri interni agli stessi testi
considerati, ovvero di considerare e trattare le discipline filosofiche in se
stesse, anche quando le dottrine che esse presentano appaiono contrarie ai
detti dei Padri della Chiesa e agli insegnamenti delle Scritture67.
Le cosiddette Quaestiones Quodlibetales di Italo non sembrano dunque
corrispondere pienamente alla tetra immagine dipinta dal Synodicon. La

65 JOHANNES ITALUS, Quaestiones Quodlibetales, q. 93,10-13 (ed. Joannou).


66
JOHANNES ITALUS, Quaestiones Quodlibetales, q. 7, 6-9 (ed. Joannou).
67
Per un ottimo studio sulla reale attentibilità e consistenza delle accuse rivolte a Italo, e in
precedenza a Psello, a proposito della sua presunta eterodossia, si veda GOUILLARD, La
religion cit.., 305-324.

xxiii
stessa struttura della serie di testi da cui le Quaestiones sono costituite
sembrerebbe lasciar pensare più a una raccolta di materiale per
l’insegamento che all’esposizione di opzioni filosofiche personali
riconducibili allo stesso Italo. Tale struttura trova infatti piena
corrispondenza nella serie di trattati editi in due volumi prima da O’Meara,
poi da Duffy68, sotto il titolo di Philosophica Minora. Si tratta di scritti
composti nella forma di compendi di vario soggetto e genere. Troviamo ad
esempio trattati di psicologia (O’Meara: 1, 2, 3, 8, 9, 10, 11, 14, 16, 20, 20,
21, 23, 24, 27, 29), commenti a dialoghi o a dottrine platoniche (O’Meara:
4, 5, 6, 7, 33), trattati di etica (O’Meara: 32), testi relativi alla tradizione degli
Oracoli Caldaici (O’Meara: 38, 39, 40).
Il materiale impiegato da Psello consta di citazioni, ad esempio, tratte
da scritti di Aristotele (nel numero di 28), di Alessandro di Afrodisia (nel
numero di 22), di Giamblico (nel numero di 17), di Ammonio (nel numero
di 16), di Damascio (nel numero di 15), e in maniera ancor più massiccia di
citazioni tratte da Platone, Plotino e soprattutto Proclo. Minori per numero
sono quelle che potremmo considerare fonti più propriamente teologiche:
Dionigi viene citato solo otto volte, Gregorio di Nazianzo tre, Gregorio di
Nissa nove volte. Ancora troviamo affrontate da Psello questioni di fisica e
metereologia (Duffy: 16-31) e di logica (Duffy: 4-15), con riferimenti
prevalentemente, in questi due ultimi casi, a fonti aristoteliche e, per le
questioni di metereologia, al commento di Olimpiodoro ai Metereologica.
Il legame tra questa produzione pselliana e la prassi dell’insegnamento
appare chiaro allorquando si legge l’incipit di numerosi di questi trattati. A
conferma di una prassi didattica fondata sulle domande e sulle obiezioni
degli allievi troviamo numerose formule quali “mi domandi”, “a coloro che
hanno domandato” oppure “poiché mi hai domandato”, a cui segue la
trattazione dell’argomento, generalmente non troppo prolissa e mai
eccessivamente complessa, da parte di Psello. Questa stessa struttura
sembra, come si diceva, trovare riscontro nelle Quaestiones Quodlibetales
riconducibili a Giovanni Italo69.
Si tratta insomma di opuscoli in cui per ciascun argomento vengono
riassunte le opinioni filosofiche di maggior rilievo, spesso in ordine
cronologico. Scorgere in queste erudite e dotte dossografie le premesse per
un attacco al sistema dell’ortodossia appare eccessivo e non giustificato. A
ciò si potrebbero aggiungere alcuni elementi utili a comprendere il contesto
della condanna di Italo, rinvenibili per esempio nella Alessiade di Anna
Comnena, composta attorno alla metà del secolo XII. Anna non poté
essere testimone oculare degli eventi, essendo nata un anno dopo la

68
Per le moderne edizioni critiche di questi opuscoli pselliani, si faccia riferimento a D.
O’MEARA (ed.), Michael Psellus. Philosophica Minora, II, Leipzig 1989; J.M. DUFFY, Michaelis
Pselli philosophica minora, I, Leipzig 1992.
69
Cfr. supra n. 50.

xxiv
condanna definitiva di Italo (1082). Tuttavia, dell’affaire Italo l’Alessiade ci
offre un lungo e dettagliato resoconto, in cui il successore di Psello alla
carica di console dei filosofi viene presentato come una minaccia per l’unità
della chiesa, un individuo che, rispetto allo stesso Psello, possedeva una
formazione e una caratura intellettuale mediocre, di indole aggressiva e
astiosa, fino al punto da entrare in contrasto – ma di questo non abbiamo
altri riscontri – con lo stesso Psello70.
Di Italo ci viene detto che era di origine italica (normanna?), e che si
spostò in Sicilia assieme al padre per sostenere la rivolta antibizantina poi
sedata da Giorgio Maniace (1038-1041-1042)71; ripiegò nuovamente
nell’Italia meridionale bizantina per poi spostarsi – Anna non sa indicare
per quale ragione – a Costantinopoli72. La descrizione che segue dello stato
degli studi a Costantinopoli ai tempi di Italo sembra riecheggiare la
medesima descrizione operata da Psello, nella sua Chronographia,
relativamente al periodo di Romano III (†1034). Per di più, l’immagine
pselliana dei dotti del tempo di Romano III Argiro, incapaci di andare oltre
“l’anticamera di Aristotele”, ossia oltre quell’elementare livello
rappresentato dalle opere di logica dello Stagirita, viene in qualche modo
riferita da Anna allo stesso Italo, “incapace di penetrare la filosofia nella sua
profondità” 73.
L’immagine di Italo novello sofista, in grado di attrarre numerosi
studenti interessati all’insegnamento di Platone, Proclo, Porfirio e
Giamblico (e di Aristotele), pessimo maestro, tanto da aver lasciato
nell’ignoranza la maggior parte dei suoi allievi74 – alcuni dei quali Anna
sostiene di aver conosciuto di persona – riecheggia il pittakion di Alessio I
menzionato in precedenza. In questo passo dell’Alessiade compaiono inoltre
i nomi di alcuni esponenti del neoplatonismo pagano, la qual cosa
sembrerebbe mostrare che Anna ha qui come punto di riferimento testuale
gli atti del processo di Italo (senza dimenticare che, come detto in
precedenza, i nomi di Proclo e Giamblico compaiono nella stessa orazione
funebre per Anna Comnena, contrapposti ai nomi di Ieroteo e Dionigi
l’Areopagita).
Tra questi discepoli di Italo che dal maestro avrebbero ereditato la
vacuità del loro sapere, non doveva esserci Eustrazio di Nicea o, per meglio
dire, non era Eustrazio che Anna doveva avere in mente nel suo far
riferimento ai discepoli del successore di Psello alla cattedra di console dei

70
ANNA COMNENA, Alexias, V,8,3-4 (ed. Leib).
71
Su Giorgio Maniace si veda MICHAEL PSELLUS, Chronographia, VI,76-86 (ed. Renauld)
72
ANNA COMNENA, Alexias, V,8,1-2 (ed. Leib).
73
ANNA COMNENA, Alexias, V,9,4,12-13 (ed. Leib): ἦσαν γάρ τινε καὶ οὗτοι βραχεῖ , καὶ
οὗτοι µέχρι τῶν Ἀριστοτελικῶν ἑστηκότε προθύρων = MICHAEL PSELLUS, Chronographia,
III,3,1-3 (ed. Renauld): Βραχεῖ  γὰρ ὁ τηνικαῦτα χρόνο λογίου παρέτρεφε, καὶ τούτου
µέχρι τῶν Ἀριστοτελικῶν ἑστηκότα προθύρων.
74
ANNA COMNENA, Alexias, V,9,1,1-2,11 (ed. Leib).

xxv
filosofi, allorquando questi prese l’abito monastico (attorno al 1054). Infatti
è la stessa Anna ad elogiare Eustrazio nella sua Alessiade, descrivendo il
metropolita di Nicea come “uomo sapiente sia nelle cose divine che nelle
discipline profane, esperto nell’arte dialettica più degli stoici e dei membri
dell’Accademia”75.
Il modello retorico della descrizione della caratura intellettuale di
Italo e degli eventi relativi al suo rapido affermarsi sulla scena intellettuale
constantinopolitana è stato ampiamente descritto da un recente contributo
di Arabatzis76. Converrà in questa sede ricordare come tuttavia il resoconto
di Anna dell’attitudine manifestata da Italo nella propria attività di
insegnamento risente profondamente della comprensione bizantina del
termine “filosofia”. Le formule che ritornano incessantemente per buona
parte della storia intellettuale di Bisanzio e che esprimono il modo in cui il
cristianesimo comprendeva se stesso rispetto all’eredità culturale del
mondo greco, sono tutte comunque interne all’area semantica dello stesso
termine φιλοσοφι´α: in altri termini, la contrapposizione tra cultura filosofica
greco-antica e cristianità viene presentata come un’alternativa tra una
filosofia “estranea” e la “vera” o “nostra” filosofia. Inoltre, lo statuto della
filosofia intesa come complesso di verità costitutive del cristianesimo
sembra essere essenzialmente di natura pratica, più che teoretica. Occorre a
questo riguardo ricordare come di fatto siano due le figure a cui,
tradizionalmente, il termine φιλοσοφία viene associato come tratto
identificativo della cristianità: i monaci e i martiri77.
Anna costruisce così un vero e proprio elogio dell’autentica filosofia
– in contrapposizione al modello rappresentato da Italo, quello di
un’attitudine quasi sofistica che avrebbe distolto lo studio della filosofia dal
suo proprio fine (l’adesione alla sapienza cristiana) – richiamando l’esempio
dei propri genitori, e in particolare della propria madre. Seguendo un
modello analogo a quello adoperato da Psello nell’encomio redatto per sua
madre78, la cui devozione viene ricordata dalla stessa Anna Comnena79, la

75
ANNA COMNENA, Alexias, XIV,8,9,10-13 (ed. Leib).
76
Cfr. G. ARABATZIS, Blâme du philosophe, éloge de la vraie philosophie et figures rhétoriques: le récit
d'Anne Comnène sur Jean Italos revisité, «Byzantinische Zeitschrift», 95 (2002), pp. 403-415.
77
Cfr. J. LECLERQ, Etudes sur le vocabulaire monastique du Moyen-Age, Roma, 1961; ID., Pour
l’histoire de l’expression “philosophie chrétienne”, in Mélanges de Science Religieuse, IX, 1952, p. 221-
226; G. PENCO, La vita ascetica come “filosofia” nell’antica tradizione monastica, Montserrat 1960;
A.-M. MALINGREY, “Philosophia”. Etude d’un groupe de mots dans la literature grecque, des
Présocratiques au IV siecle après J. C., Paris 1961; F. DÖLGER, Zur Bedeutung von filovsofoı und
filosofiva in byz. Zeit, in Byzanz u. die europ. Staatenwelt, Darmstadt 1964 ; G. PODSKALSKY ,
Theologie und cit., pp. 12-37. P. MAGDALINO, The Byzantine Holy Man in the Twelfth Century, in
S. HACKEL (ed.), The Byzantine Saint, London, 1981, pp. 51-66; A. KALDELLIS, Hellenism in
Byzantium, Cambridge 2008, pp. 253-255; 315.
78
Il testo dell’encomio è edito in U. CRISCUOLO, Michele Psello: Autobiografia (Encomio per la
madre), Napoli 1989. Per un’ottima analisi del testo, soprattutto dei modelli retorici, si veda

xxvi
principessa dipinge la figura della propria madre come devota e pia, al
punto da portare con sé a colazione i libri dei santi padri, e in particolare
quelli del “filosofo e martire Massimo”80.
Ciò che sembra esser menzionato quasi incidentalmente da Anna, e
che non è invece da sottovalutare, è il riferimento ad un’ambasciata presso i
normanni affidata proprio ad Italo dall’imperatore Costantino IX
Monomaco. Ci viene detto che Italo avrebbe tradito il mandato affidatogli
e sarebbe fuggito a Roma, da cui avrebbe inviato lettere di supplica
all’imperatore perché lo riaccogliesse presso le proprie fila. Anna ricorda
rapidamente come quelle suppliche furono accettate e come Italo fece
ritorno a Costantinopoli, dove risiedette presso il monastero sito nella
Chiesta dei Quaranta Martiri81. Alle possibili motivazioni dottrinali della
disgrazia di Italo vengono così aggiunte motivazioni più strettamente
politiche. È quanto sembra suggerire appunto l’episodio dell’ambasciata di
Italoo, assieme alla stessa collocazione nell’Alessiade del resoconto dell’affaire
Italo all’interno della narrazione relativa alla guerra normanno-bizantina. Se
si pensa poi al fatto che l’intervento diretto di Alessio I Comneno nel
procedimento dottrinale ai danni di Italo segue cronologicamente la
fallimentare spedizione militare di Alessio I per rompere l’assedio
normanno di Durazzo (ottobre 1081)82, appare per lo meno plausibile la
possibilità di rileggere le vicende relative alla condanna di Italo alla luce
delle vicende politiche del tempo, specie per quel che concerne le relazioni
normanno-bizanine.
Ovviamente non si vuole ridurre l’intero fenomeno della circolazione
dei testi filosofici pagani ai tempi di Psello, Italo e Eustrazio a una
questione puramente politica. Se vi sono infatti testimonianze relative alle
difficoltà sollevate dallo studio e soprattutto dall’utilizzazione di dottrine e
testi non cristiani, evidentemente il problema doveva avere anche una
portata puramente dottrinale legata alla conciliabilità di queste stesse
dottrine con i dogmi cristiani. Ma la valenza politica delle vicende in
questione appare altrettanto innegabile; nel caso di Italo, ad esempio, ci si
potrebbe chiedere per quale motivo una vera e propria condanna dottrinale
sia toccata solo a lui, e non a tutti gli altri lettori bizantini di Platone,
Giamblico e Proclo. Si pensi al carattere spesso meramente dossografico –
e dunque tale da non rappresentare una qualsiasi forma di immediata
minaccia dottrinale – dei testi di Italo, e lo si confronti con posizioni come
quella di Giovanni Mauropode, che Psello identifica come il proprio

A. KALDELLIS, Mothers and Sons, Fathers and Daughters: The Byzantine Family of Michael Psellos,
South Bend (IN) 2006, pp. 29-49.
79
ANNA COMNENA, Alexias, V,8,3,8-11 (ed. Leib).
80
ANNA COMNENA, Alexias, V,9,3,5-9 (ed. Leib).
81
ANNA COMNENA, Alexias, V,8,5,1-13 (ed. Leib).
82
Per un resoconto degli eventi si veda ANNA COMNENA, Alexias, IV,1-7 (ed. Leib).

xxvii
maestro83, il quale in un componimento poetico si era rivolto a Cristo
chiedendo di salvare Platone e Plutarco, in quanto non lontani dalla legge
cristiana84. Si avrà l’idea di un fenomeno che certamente non doveva
riscuotere particolare simpatia presso i cosiddetti “guardiani
dell’ortodossia” di cui parla Magdalino (da identificare probabilmente in
quei monaci costantemente obbiettivo di riferimenti sarcastici da parte – ad
esempio – di Psello85), ma che alla fine resta in bilico tra passione erudita,
se non di maniera, e pratica di insegnamento – proprio quella pratica
chiamata in causa dal Synodicon nella parte relativa alla condanna di Italo86.
Ogni tentativo di vedere nella polymatheia cui Psello, per citare ancora il caso
più rilevante, si riferisce in rapporto alla propria attività e al modo di
concepire il proprio interesse per la letteratura profana, un momento di
conciliazione tra fede cristiana e cultura profana, o ancora peggio un
tentativo di sostituire la prima con la seconda, si scontra con la mancanza
di elementi tali da permettere di suffragare un’ipotesi tanto impegnativa.

2.2. Eustrazio e il cosiddetto “circolo filosofico” di Anna Comnena

Dopo aver ricostruito i pochi elementi utili ad inquadrare la vita e l’opera di


Eustrazio di Nicea, e il clima intellettuale generale determinato dai
procedimenti intentati contro Giovanni Italo, possiamo ora considerare più
da vicino ricostruzione l’ambito specifico in cui il nostro Autore si trovò ad
operare. Abbiamo per altro già ricordato come la figura di Eustrazio si leghi
indissolubilmente a quella del suo maestro, Giovanni Italo. Restano ora da
ricostruire il ruolo di Eustrazio come commentatore di opere di Aristotele e
i problemi relativi alla diffusione di opere di filosofia a Bisanzio tra i secoli
XI e XII.

83
MICHAEL PSELLUS, Orationes Panegyricae, or. 17,6-7 (ed. Dennis).
84
JOANNES MAUROPUS, Epigrammata, 42 (ed. de Lagarde): Εἴπερ τινὰ βούλοιο τῶν
ἀλλοτρίων/τῆ σῆ ἀπειλῆ ἐξελέσθαι, Χριστέ µου,/Πλάτωνα καὶ Πλούταρχον ἐξέλοιό
µοι·/ἄµφω γὰρ εἰσὶ καὶ λόγον καὶ τὸν τρόπον/τοῖ σοῖ  νόµοι ἔγγιστα προσπεφυκότε./εἰ δ'
ἠγνόησαν ὡ θεὸ σὺ τῶν ὅλων,/ἐνταῦθα τῆ σῆ χρηστότητο δεῖ µόνον,/δι' ἣν ἅπαντα
δωρεὰν σῴζειν θέλει. [«Se Tu volessi alcuni tra i pagani /della tua condizione degnare, mio
Cristo,/Platone e Plutarco scegli per me;/entrambi infatti sono sia nella parola che nel
costume/alle tue leggi assai vicini./E seppur ignorarono che Tu sei il Dio di tutte le
cose,/tuttavia solo occorre un gesto della tua benevolenza,/dono per il quale tutti gli
uomini desideri salvare.»].
85
Cfr. A. KALDELLIS, The Arguments of Psellos’ Chronographia, Leiden-Boston 1999, cap.
10-11. Una ricostruzione dell’opposizione antimonastica da parte di alcuni intellettuali
bizantini, si veda ID., Hellenism cit., cap. 4.
86
Sulla risemantizzazione del termine “filosofia” come “erudizione”, si veda J. DUFFY,
Hellenic Philosophy in Byzantium and the Lonely Mission of Michael Psellos, in K. IERODIAKONOU
(ed.), Byzantine Philosophy and its Ancient Sources, Oxford 2002, pp. 139-156, 151.

xxviii
In un articolo del 1926, L. Bréhier denunciava l’assenza di contributi
monografici relativi alla storia dell’insegnamento (e in particolare
all’insegnamento della filosofia) nei territori sotto la giurisdizione
dell’impero bizantino87. Nonostante già negli Anni Venti esistessero alcuni
interessanti monografie e articoli specifici sull’argomento, che lo stesso
Bréhier per altro cita, come quelli di Fuchs e di Andréadès (entrambi del
192688), e nonostante nei decenni successivi alcuni articoli e alcune opere
monografiche sull’argomento, come quelle di Hussey del 193789, di Lemerle
del 197190 e di Speck del 197491, abbiano gettato luce su numerosi aspetti
relativi alle istituzioni preposte all’educazione e alla formazione nell’Impero
bizantino, lo storico che volesse indagare i fenomeni intellettuali correlati
alla pratica dell’insegnamento, e in particolare allo statuto ed alla funzione
dello studio della filosofia all’interno di questo contesto, si trova di fronte
ad alcune difficoltà non facilmente aggirabili. Quella forse più delicata e
complessa è costituita dalla natura del materiale e delle fonti dalle quali
siamo costretti ad attingere notizie; non abbiamo un testo o una raccolta di
testi relativi allo statuto delle istituzioni culturali bizantine analogo, ad
esempio, al Chartularium dell’Università di Parigi92, e cioè a quel
fondamentale archivio documentario sulla base del quale è possibile
ricostruire nel dettaglio la storia della Facoltà delle Arti e di quella di
Teologia dell’Università parigina, i testi impiegati per l’insegnamento, le
norme che regolavano la vita accademica, i diritti e i doveri reciproci
sussistenti tra il corpo docente e gli studenti.
Una simile indagine di tipo archivistico appare perciò assai
problematica nel caso della storia della tradizione filosofica a Bisanzio.
Come avremo modo di verificare, il materiale disponibile a questo riguardo
appare profondamente disomogeneo. La questione è resa ancor più
complessa dal fatto che, nonostante abbiamo elementi che legano con
certezza Eustrazio ad una delle istituzione preposte all’insegnamento
pubblico, egli sembra aver operato anche all’interno di una dimensione per
così dire “privata”, legata a circoli di lettori eruditi. All’interno di questo
ambito possiamo collocare anche il cosiddetto “circolo filosofico” di Anna
Comnena, di cui cercheremo di analizzare da un lato le fonti e dall’altro le
principali interpretazioni storiografiche.

87
L. BRÉHIER, Notes sur l’histoire de l’enseignement supérieur à Constantinople, «Byzantion», 3
(1926), pp. 73-94.
88
F. FUCHS, Die höheren Schulen von Konstantinopel im Mittelalter, Berlin-Leipzig 1926
(«Byzantinische Archiv», 8); A. ANDRÉADÈS, Le recrutement des fonctionnaires et les universités
dans l’empire byzantine, in Mélanges de droit roman dédiés à Georges Cornil, Paris 1926, pp. 17-40.
89
J. M. HUSSEY, Church and Learning in the Byzantine Empire, Oxford-London 1937.
90
P. LEMERLE, Le premier humanisme byzantin. Notes et remarques sur l’enseignement et culture à
Byzance des origines au X siècle, Paris 1971(«Biblioteque Byzantine», 6).
91
P. SPECK, Die Kaiserliche Universität von Konstantinopel, Munich 1971.
92
Chartularium Universitatis Parisienis, ed. H. Denifle-E. Chatelain, I, Paris 1899.

xxix
Nel prologo al proprio commento al libro VI dell’ Ethica Nicomachea,
Eustrazio spende parole di encomio per una principessa, definendola “pia,
amante della ragione, del bene e della bellezza” (βασιλὶ θεοσεβή, βασιλὶ
φιλολόγε, βασιλὶ φιλάγαθε καὶ φιλόκαλε)93; quasi certamente la principessa
cui Eustrazio dedica queste parole altri non è se non la stessa Anna
Comnena. Eustrazio, che si dichiara vecchio e stanco, ricorda la protezione
garantitagli dalla principessa per aver atteso ai propri obblighi ed aver
corrisposto alle sue richieste; alcuni anni prima (πρὸ χρόνου τινὸ), ricorda
Eustrazio, la principessa destinataria di questo breve encomio introduttivo
aveva già fatto richiesta di un commento relativo al I libro dell’Ethica
Nicomachea94. È probabile che il progetto di produrre commentari ai libri I e
VI del testo di Aristotele non sia stato così organico come Eustrazio
vorrebbe farci credere nel prologo al commento al VI libro; come
Mercken95 ha mostrato in maniera convincente, il riferimento ad una
richiesta di commentare il I libro dell’Ethica Nicomachea costituisce in realtà
un’interpolazione. Prova ne sarebbe il fatto che tale riferimento, introdotto

93
EUSTRATIUS, In VI EN, 256,3-8 (ed. Heylbut): Εὖ σοι γένοιτο, βασιλὶ θεοσεβή, βασιλὶ
φιλολόγε, βασιλὶ φιλάγαθε καὶ φιλόκαλε, ὅτι ψυχὴν καὶ σῶµα παραθεῖ σα πρὸ ἄλληλα καὶ
τὴν τούτων διαφορὰν ἐξετάσασα προσετέθη τῷ κρείττονί τε καὶ ὑπερέχοντι καὶ καλλωπίζειν
τοῦτο προῄρησαι τοῦ ὑφειµένου καταφρονήσασα, διὰ τοῦτο τέχναι σοι λόγων καὶ ἐπιστῆµαι
καὶ ἀρεταί, ἐξ ὧν τὸ <τῆ> ψυχῆ κάλλο συνίστασθαι πέφυκε, περὶ πολλοῦ καὶ διὰ σπουδῆ.
«Possa il bene accompagnarti, pia principessa, principessa amante della ragione, amante
della bontà e della bellezza, che tra anima e corpo, dopo aver colto le rispettive differenze,
ti accostasti a ciò che migliore e supremo, e di questo scegliesti di fregiarti, guardandoti da
ciò che invece risulta essere di poco conto; e per questo ti applicasti alle discipline della
retorica, alle scienze ed alle virtù con massimo zelo».
94 EUSTRATIUS, In VI EN, 256,22-257,31 (ed. Heylbut). L’identificazione della principessa

in questione con Anna Comnena sembra essere l’ipotesi maggiormente convincente. Tale
tesi è stata avanzata per primo in maniera argomentata da Browning (cfr. supra n. 35). La
pubblicazione del testo della orazione funebre redatta da Giorgio Tornikès è stata curata
nel 1970 da Darrouzès. Un tale strumento ha permesso di corroborare in maniera
importante la tesi di Browning, tanto che essa è oramai accettata ampiamente dalla
comunità scientifica; cfr. ad esempio A. C. LLOYD, The Aristotelianism of Eustratius of Nicaea,
in J. WIESNER (ed.), Aristoteles Werk and Wirkung, Mélanges P. Moraux, t. II, Berlin 1987,
pp. 341-351. L’unica possibile alternativa è costituita dall’ipotesi secondo la quale la
principessa in questione sia la stessa principessa cui è dedicato un trattato di metereologia
attibuito da P. Polesso Schiavon ad Eustrazio (cfr. supra n. 43). Sappiamo per certo che la
principessa in questione è Maria d’Alania, moglie di Michele VII Doukas (1071-1078), e
successivamente di Niceforo Botaneiate (1078-1081). Tuttavia, tale ipotesi sembra poco
credibile, nella misura in cui porrebbe problemi con il riferimento alla propria anzianità da
parte di Eustrazio nel prologo al commento al VI libro. Se accettiamo l’ipotesi di Draeseke
per cui la data della morte di Eustrazio andrebbe collocata attorno al 1120, allora
dovremmo dedurre che in questa data o poco prima sia collocabile l’opera di Eustrazio in
questione, visto che egli ricorda la propria avanzata età. È verosimile pensare che sia
passato troppo tempo dal periodo della dedica a Maria d’Alania e dalla stesura dell’opera di
metereologia in cui essa è contenuta.
95 H. P. F. MERCKEN, The Greek Commentators on Aristotle’s Ethics, in Aristotle cit., pp. 407-

443, p. 415.

xxx
da un genitivo assoluto che di fatto sembra rompere bruscamente l’incipit
del prologo, manca nella traduzione del Grossatesta e quasi certamente
anche nel manoscritto o nei manoscritti, non pervenutici, che egli doveva
aver utilizzato per la versione latina96. Ciò significa che inizialmente, come
sembra potersi evincere dal prologo espungendone la probabile
interpolazione, Eustrazio avrebbe probabilmente dovuto commentare
l’intero corpus dei libri costitutivi dell’Ethica Nicomachea; per motivi che
ignoriamo, il suo ruolo si sarebbe poi ristretto ai commenti ai libri I e VI, e
l’interpolazione in questione non sarebbe altro che un modo per
conformare l’incipit del commento al I libro con quello relativo al VI. In
effetti, se si prende in considerazione l’incipit del commento di Eustrazio al
I libro dell’Ethica Nicomachea, il testo sembra fare riferimento ad un progetto
complessivo di cui Eustrazio sarebbe stato unico protagonista.
L’interpolazione, sempre che il responsabile di essa sia effettivamente
Eustrazio, avrebbe invece la funzione di restringere, nel caso del commento
al I libro, l’ambito della propria opera ad un solo libro, sfumando appunto
ogni riferimento al progetto di portare a termine un commento integrale di
tutti i libri dell’Ethica.
Riguardo al progetto complessivo di costituire un corpus di commenti
all’Ethica Nicomachea di Aristotele, il testo dell’orazione funebre di Anna
Comnena fornisce per altro numerose, ma anche problematiche,
informazioni. La difficoltà è data in questo caso dall’abbondanza di stilemi
e registri di natura retorica, che ci obbliga ancora una volta a decifrare
rimandi ed elementi utili ai nostri scopi tra le righe del testo; ma anche dal
fatto che, alla lettera, non vi è qui alcun riferimento alla figura di Eustrazio.
La grande importanza del testo in questione, redatto probabilmente attorno
al 1155 (e dunque molto dopo la morte di Eustrazio), è stata enfatizzata per
la prima volta da R. Browning in un articolo del 196297, che fornisce
elementi in grado di permetterci di ricostruire quale fosse la natura di quello
che è stato definito il “circolo filosofico di Anna Comnena”98. Il testo in
questione parla esplicitamente dell’intenzione, da parte della principessa, di
raccogliere l’eredità del progetto portato avanti già dal padre, l’imperatore
Alessio I, di raccogliere presso la propria corte i maggiori intellettuali del
96 Il passo mancante è il seguente; EUSTRATIUS, In I EN, 1,13-23 (ed. Heylbut): τινὸ τῶν
µάλιστα λόγου ἀξίων ἡµᾶ πρὸ τοὖργον ἀνερεθίσαντο καί τινα ἐκθέσθαι σαφήνειαν τοῦ
πρώτου τῶν Ἀριστοτέλου Ἠ θικῶν Νικοµαχείων ἐντειλαµένου, ὃν οὐκ ἦν παραιτεῖ σθαι <διὰ
τὸ ἐν πολλοῖ  αὐτὸν ἀναγκαίοι εὑρεῖ ν ἡµᾶ εὖ ἐργασάµενονῥ ἀθετεῖ ν δὲ τὸν οὕτω πρὸ
ἡµᾶ διακείµενον καὶ παραιτεῖ σθαί> τι τῶν δυνατῶν ἐπιτάττοντα ἄγνωµον ἅµα καὶ
ἀφιλόσοφον. εἰ γὰρ τοὺ εὐεργέτα ἀξιοῦντα παραιτησόµεθα, πότε προῖ κά τισιν ὠφελεία
αἴτιοι φανησόµεθα, ἢ καὶ ἀγνῶτά τινα ὀνήσοµεν, τῆ θεία ἐντολῆ καὶ τοῖ  βλάπτουσιν
ἀπαιτούση ἑτοίµου πρὸ ὄνησιν γίνεσθαι, ἵ ν οὕτω εἴη καθ' αὑτὸ τὸ φιλάνθρωπον
κατορθούµενον, ἅτε καὶ πρὸ τὸν αἴτιον φέρον µίµησιν, ὃ καὶ τῆ ἀληθοῦ φιλοσοφία
οἰκειότατον µάλιστα Siffatta interpolazione era già stata rilevata da V. ROSE, Ueber die
griechischen Kommentare zur Ethik des Aristoteles, «Hermes», 5 (1871), pp. 61-113, p. 70.
97 Cfr. BROWNING, An Unpublished cit.
98 Cfr. BROWNING, An Unpublished cit., p. 6.

xxxi
tempo, concedendo loro onori e posizioni di potere nei quadri
dell’apparato burocratico-amministrativo dell’impero. Due sarebbero state,
in particolare, le categorie di intellettuali che avrebbero composto
l’organigramma di questo progetto; il testo parla, come già visto, di “filosofi
tali per scelta di vita”, e di una categoria identificata dall’espressione
φιλοσόφου καὶ ἄµα πολιτικοὺ, ossia “filosofi ed al tempo stesso politici”.
Tale denominazione, che potrebbe essere tradotta anche come “filosofi e
allo stesso tempo uomini di mondo”, in antitesi proprio alla filosofia come
scelta di vita evocata poco prima dall’autore dell’orazione funebre99.
Ciò che segue è ancor più interessante. Citiamo direttamente il passo
in questione.

Τεκµήριον τοῦ ταύτη φιλοµαθοῦ τὰ πρὸ αὐτὴν ἐκπεφωνηµένα τῶν παρ’


ἡµῖ ν φιλοσόφων πονήµατα, ἐφ’ οἷ  τῶν Ἀριστοτέλου µέχρι ἐκείνη
ὑποµνηµατισµοὶ µὴ συνεγράφησαν ἐξηγήσεων, ἀλλ’ ἐξ ἀκροάσεω ἡ τούτων
σαφήνεια διεδίδοτο παντοίω οὐκ ἀσφαλὴ οὐδ’ οὕτω φιλότιµο. Λόγων γὰρ
ἄσυλον ταµιεῖ ον αἱ βίβλοι καὶ νοηµάτων ἀκαθαίρετα µνηµεῖ α τὰ γράµµατα,
ἀκοὴ δὲ τὰ πολλὰ τῇ λήθῃ καθάπερ κλέπται σεσύληται100.

Il testo riporta la circostanza secondo la quale i molti filosofi raccolti da


Anna avrebbero esplicitamente dedicato alla stessa Anna Comnena le
proprie opere, cosa che sembra corrispondere pienamente alla dedica ad
una principessa pia e virtuosa che si ritrova nell’incipit del commento al VI
libro dell’Ethica Nicomachea redatto da Eustrazio. Questi filosofi avrebbero,
sotto il patrocinio della principessa, cercato di coprire il “buco” esistente
nella tradizione dei commenti tardo-antichi e bizantini alle opere di
Aristotele. Si tratta dello stesso gap rilevato da Praechter nel 1906 in una
celebre recensione dell’edizione di Hayduck del commento di Michele di
Efeso al De partibus animalium. Praechter individuava tre lacune specifiche
nella tradizione dei commenti ai testi di Aristotele, quelle relative alla
Politica, alla Retorica e alle opere di zoologia101. La stessa considerazione,

99 GEORGIUS TORNICES, In mortem Annae caesarissae, in DARROUZÈS, Georges et Dèmètrios


cit., p. 281,4-8.
100 GEORGIUS TORNICES, In mortem Annae caesarissae, p. 283,4-9
101 Cfr. K. PRAECHTER, Review of Hayduck 1904, CAG 22.2 (Michael Ephesii In Libros De

Partibus Animalium Commentaria), «Göttingische gelehrte Anzeigen», 168 (1906), pp. 861-
907. Per un elenco dei commenti tardo-antichi con relativa letteratura secondaria si veda J.
SELLARS, The Aristotelian Commentators: a Bibliographical Guide, in P. ADAMSON/H.
BALTUSSEN/M. STONE (ed.), Philosophy, Science and Exegesis in Greek, Arabic and Latin
Commentaries, v.1, London 2004, pp. 239-262; per un’elenco dei commenti bizantini ad
Aristotele si veda L. G. BENAKIS, Grundbibliographie zum Aristoteles-Studium in Byzanz, in J.
WIESNER (ed.), Aristoteles Werk und Wirkung, Mélanges P. Moraux, t. II, Berlin 1987, pp.
352-377; ID., Commentaries and Commentators on the Logical Works of Aristotle in Byzantium, in
R. CLAUSSEN/R. DAUBE-SCHACKAT, (ed.), Gedankenzeichen. Festschrift für Klaus Oehler,
Tübingen 1988, pp. 3-12; ID., Commentaries and Commentators on the Works of Aristotle (Except
the Logical Ones) in Byzantium, in B. MOJSISCH/B. PLUTA (ed.), Historiae Philosophiae Medii

xxxii
dunque, sembrerebbe venire attribuita ad Anna Comnena, la cui attività di
mecenate sarebbe stata finalizzata a coprire proprio la mancanza di
commenti alle opere di Aristotele appena menzionate. Il testo sembra
quindi farsi meno enigmatico; dopo una celebrazione della cultura libresca
– in cui Tornikès definisce i libri “monumento indistruttibile ed inviolabile
deposito”, mentre “la cultura orale è violata da oblio”102 – si assiste con un
abile artificio ad un cambiamento di registro. Prova di quanto appena detto
è il fatto che l’autore rimanda ad un proprio diretto ricordo personale:

Ἐ γὼ δὲ καὶ τοῦ ἐξ Ἐ φεσίων ἠκηκόειν σοφοῦ ταύτῃ τῆ τῶν ὀφθαλµῶν


ἀβλεψία τὴν αἰτίαν προσεπιρρίπτοντο, ὅτι παννύχοι σχολάσειεν
ἀϋπνίαι ἐπὶ ταῖ  τῶν Ἀριστοτελείων, κελευούση αὐτῆ, ἐξηγήσεσιν·
ὅθεν τὰ ἐλλύχνια τοῖ  ὀφθαλµοῖ  διὰ ξηρασίαν παθήµατα. [Io stesso ho
potuto ascoltare il sapiente di Efeso attribuire la causa della sua cecità
alla principessa, nella misura in cui avrebbe lavorato notti intere senza
riposo sui commenti di Aristotele ordinati dalla stessa principessa,
derivando da questo l’essicazione dei propri occhi dovuta alla luce
delle candele.] 103.

Il povero sapiente di Efeso avrebbe dunque confidato allo stesso Giorgio


Tornikès di aver perso la vista a causa delle richieste, da parte della
principessa Anna Comnena, di preparare commenti alle opere di Aristotele,
costringendolo a notti insonni sui manoscritti, a lume di candela, cosa che
avrebbe comportato un progressivo affaticamento della vista, fino alla
cecità.
Il sapiente di Efeso dovrebbe essere identificato con Michele di
Efeso, l’autore, nell’ambito del corpus dei commenti bizantini all’Ethica
Nicomachea, dei commenti ai libri V, IX e X. Tale testimonianza sembra
collocare l’attività di Michele di Efeso nella prima metà del XII secolo;
l’autore dell’orazione funebre per Anna Comnena, redatta come si è detto
attorno al 1155, sembra parlarne come se Michele fosse già morto. La tesi
di Praechter per cui Michele sarebbe vissuto ed avrebbe operato nella
prima parte del XI secolo non sembra infatti più accettabile104. La
principale argomentazione addotta da Praechter a sostegno della propria
ipotesi era stata la similarità tra il cosiddetto Anonymus Heiberg105, un
compendio di logica e delle discipline del quadrivium il cui manoscritto più

Aevi: Festchrift für Kurt Flasch, Amsterdam 1991, pp. 45-54. Per completezza e precisione si
segnalano le notizie curate da autori vari in relazione ai commenti ad Aristotele rinvenibili
in R. GOULET, Dictionnaire des Philosophes Antiques, Supplementum, Paris 2003, pp. 108-654
(“Aristote de Stagire”).
102
GEORGIUS TORNICES, In mortem Annae caesarissae, p. 283,7-9.
103
GEORGIUS TORNICES, In mortem Annae caesarissae, p. 283,9-12.
104
Cfr. K. PRAECHTER, Michael von Ephesos und Psellos, «Byzantinische Zeitschrift», 31
(1931), pp. 1-12.
105
J. L. HEIBERG (ed.), Anonymi Logica et Quadrivium cum scholiis antiquiis, Copenhagen 1929.

xxxiii
antico è datato attorno al 1040, e il commento di Michele di Efeso ai
Sophistici Elenchi, edito da Wallis nei Commentaria in Aristotelem Graeca (2,3).
Nel 1981 Sten Ebbesen ha mostrato come l’idea di Praechter secondo cui
l’Anonymus dipenderebbe dal commento di Michele dovrebbe piuttosto
essere rovesciata: sarebbe il commento di Michele a dipendere
dall’Anonymus, o al limite entrambi si troverebbero a dipendere da una terza
fonte non pervenutaci. Ciò che la tradizione ha definito Ps-Alessandro 1 e
2 in realtà non sarebbero altro che due differenti redazioni dello stesso
testo operate da Michele di Efeso106. Quest’ultimo, che nel commento al X
libro dell’Ethica Nicomachea si definisce concittadino di Eraclito,
confermando la propria origine efesina107, ci ha lasciato una lista di opere
già commentate ed una lista di opere aristoteliche che avrebbe avuto in
progetto di commentare in futuro. Tale lista si trova in un commento ai
Parva Naturalia108; qui Michele sostiene di aver già commentato il De partibus
animalium, il De motu Animalium, il De generatione animalium, il De incessu
animalium e la seconda parte (E-N) della Metaphysica109, promettendo inoltre
un commento allo spurio De coloribus. Nondimeno, Michele di Efeso è
l’autore dell’unico commento bizantino alla Politica, pervenutoci solo nella
forma di scholia rinvenuti in un manoscritto conservato a Berlino ed edito
da Immisch in appendice dell’edizione Teubner della Politica di Aristotele110.
Nell’elenco che Michele riporta nel proprio commento ai Parva
Naturalia non sono menzionati commenti che invece lo stesso autore
dichiara di aver redatto in un analogo elenco rinvenibile nel proprio
commento ai Sophistici Elenchi. Qui Michele di Efeso dichiara di aver
commentato l’Organon aristotelico, la Physica e la Rhetorica. Probabile dunque
106 Cfr. S. EBBESEN, Commentators and Commentaries on Aristotle’s Sophistici Elenchi. A study of
Post-Aristotelian Ancient and Medieval Writings on Fallacies, vol. I: The Greek Tradition, v.14,
“Michael of Ephesus”, Leiden 1981 («CLCAG», 7,1), pp. 268-285.
107 MICHAEL EPHESIUS, In X EN, 570,21.
108 CAG 22, I,149,8-16.
109 I commenti al De incessu animalium, al De partibus animalium, ed De motu sono editi in M.

HAYDUCK (ed.), CAG XII, 2 Berlin 1904; i commenti di Michele a queste due ultime
opere sono stati tradotti in inglese da Preus, in A. PREUS, Aristotle and Michael of Ephesus.
On the Movement and Progression of Animals. Translated with an Introduction and Notes,
Hildesheim-New York 1981, mentre il commento al De motu animalium è stato oggetto di
uno studio ad opera di Martha Craven Nussbaum, la quale sottolinea come il commento di
Michele sia il commento più lungo (assieme al De principiis motus progressivi di Alberto
Magno) all’opera aristotelica in questione in M. C. NUSSBAUM, Aristotle’s De Motu
Animalium. Text with Translation, Commentary, and Interpretative Essays, Princeton
1987. Il commento ai Parva Naturalia in P. WENDLAND (ed.), CAG 22,1, Berlin 1891. Il
commento al De generatione animalium si trova edito in M. HAYDUCK (ed.), CAG 14, 3,
Berlin 1903 (attribuito erroneamente a Filopono). Il commento alla Metaphysica (E-N) è
stato edito (attribuito ad Alessandro di Afrodisia), ancora da Hayduck, in M. HAYDUCK,
CAG 1.
110 Cfr. ARISTOTELES, Politica, ed. O. IMMISCH, Leipzig 1909 (II ed.) pp. 294-329. Gli

scholia di Michele sono stati tradotti in inglese da Barker, in E. BARKER, Social and Political
Thought in Byzantium, Oxford 1954, pp. 136-141.

xxxiv
che il commento ai Sophistici Elenchi e l’elenco ivi compreso dei nuovi
commenti redatti rimandi ad un periodo successivo alla redazione del
commento ai Parva Naturalia e dunque alla redazione dei commenti che
Michele, in questo commento, dichiara di aver già operato. Non sembrano
esservi menzioni esplicite, invece, dei commenti all’Ethica Nicomachea e di
quello alla Politica.
Riguardo al commento a Metaphysica E-N, si possono avanzare
considerazioni simili a quelle suggerite in merito alla questione
dell’attribuzione a Michele delle due versioni di quello che è stato edito
come Ps.-Alessandro 1 e 2, relativamente al commento ai Sophistici Elenchi.
Anche qui vi è un commento, quello appunto a Metaphysica E-N, edito
come Ps.-Alessandro; su basi filologiche, già Ravaisson111, Rose112, lo stesso
Praechter113 e Brandis114 avevano intuito a diverso titolo come Michele
potesse essere coinvolto anche nella redazione di questo commento.
Tuttavia, recentemente Tarán115 ha cercato di fornire valide
argomentazioni contro l’attribuzione di questo commento a Michele,
rimandando ad una possibile fonte antecedente al V secolo, periodo in cui
Siriano scrive il proprio commento alla Metaphysica. Il nome di Siriano viene
asssociato a quello dello Pseudo-Alessandro per il fatto che i due testi
presentano effettivamente delle affinità e dei parallelismi tali da permettere
di descrivere la relazione tra il commento alla Metaphysica di Siriano e lo Ps.-
Alessandro nei termini di dipendenza del primo dal secondo116. Siffatte
osservazioni sono state confutate brillantemente in un recente saggio di C.
Luna117, la quale sembra aver al contrario corroborato su basi più solide
quella che era stata l’intuizione del Praechter. L’affinità tra Siriano e lo Ps.-
Alessandro si spiegherebbe a questo punto nei termini di una dipendenza
del secondo dal primo, e non viceversa; in altri termini, Michele di Efeso
sarebbe l’autore del commento in questione, mentre il commento di Siriano
sarebbe la sua fonte privilegiata.

111 Cfr. F. RAVAISSON, Essai sut la Métaphysique d’Aristote, t. I, Paris 1837, p. 65, n.1.
112 Cfr. V. ROSE, De Aristotelis librorum ordine et auctoritate commentatio, Berlin 1854, p. 147.
113 Cfr. PRAECHTER, Review cit.
114 Cfr. C. A. BRANDIS (ed.), Scholia in Aristotelem, Berlin 1936, p. 734. Brandis è anche

l’editore di un commento attribuito a Michele di Efeso al De interpretatione e giuntoci in


forma frammentaria; C. A. BRANDIS, Aristotelis opera, vol. IV, Berlin 1836, 100a (nota),
102b (nota), 103b (nota), 105a (nota), 107b (nota), 112a (nota), 132a (nota), 133a (nota).
115 Cfr. L. TARÁN, Syrianus and Pseudo Alexander’s commentary on Metaph. E-N, in WIESNER

(ed.), Aristotelis cit., pp. 215-232.


116 Cfr. TARÁN, Syrianus cit., p. 231: «neither Ps.-Alexander nor Syrianus had access to

Alexander’s lost commentary on Metaph. E-N. For this commentary on books E-N
Syrianus made use of Ps.-Alexander’s commentary, wich he mistook for the work of
Alexander himself».
117 Cfr. C. LUNA, Trois études sur la tradition des commentaires anciens à la Métaphysique d’Aristote,

Leiden-Boston-Köln 2001, étude 1, pp. 1-71.

xxxv
Se riguardo ad alcuni aspetti filologici relativi all’attribuzione a
Michele di alcuni importanti testi, come il commento ai Sophistici Elenchi e
quello alla Metaphysica (continuazione dell’opera dello stesso Alessandro di
Afrodisia) sembrano essersi registrati negli ultimi anni significativi passi
avanti, appare ancora piuttosto complessa la questione del contesto
all’interno del quale l’attività di Michele si sarebbe collocata. Nei testi
riconducibili a Michele sembrano esservi tracce di un insegnamento orale,
cosa che lascerebbe aperta la possibilità che egli fosse di fatto un didaskalos
professionista presso una non identificabile istituzione preposta alla
formazione intellettuale118. Ciò potrebbe far pensare che almeno una parte
della produzione di Michele di Efeso rientri in un contesto diverso da
quello costituito dalla propria attività al servizio della principessa Anna
Comnena. Questa circostanza potrebbe essere confermata dal fatto che
l’autore dell’orazione funebre per Anna Comnena riferisce che Anna
avrebbe raccolto e messo insieme “i più eminenti rappresentanti delle
scienze logiche”, ed effettivamente alcune righe dopo viene citato proprio
Michele di Efeso e l’aneddoto relativo alla causa della sua prematura cecità.
Potrebbe darsi che Michele fosse già noto nell’ambito di una delle
istituzioni preposte alla formazione superiore, probabilmente nella stessa
Costantinopoli, e che abbia magari riutilizzato materiale già impiegato per
l’attività di insegnamento per la propria attività di commentatore ufficiale al
servizio della principessa.
L’altro grosso problema relativo alla comprensione dell’effettiva
dimensione del progetto attribuito ad Anna Comnena dall’autore
dell’orazione funebre è costituito dal fatto che questi, nel descriverne le
effettive proporzioni, parla di “numerose” personalità che avrebbero
operato al servizio di Anna Comnena; tuttavia, a fronte di questo
riferimento, il testo allude solamente a Michele di Efeso, come abbiamo già
visto, e ad una enigmatica “radiosa fiamma (φωστήρ) di Nicomedia”,
descritto come il mistagogo privato della principessa119. Come ricordato da
Browning, il termine “fiamma” associato ad un toponimo ne indica di
solito il metropolita120. A questo proposito, è interessante richiamare
l’attenzione su quanto riportato da un’importante personalità religiosa e
politica latina quale Anselmo di Havelberg121 a seguito di una sua visita a
Costantinopoli nel 1135 per prendere parte a discussioni di natura teologica
con una delegazione greca; il responsabile principiale (praecipuus) di tale
delegazione, composta da dodici didaskaloi, sarebbe stato un certo Niceta

118
Cf. PRAECHTER, Review cit., p. 903sq.
119
GEORGIUS TORNICES, In mortem Annae caesarissae, p. 299,30-301,2.
120
Cfr. BROWNING, An Unpublished cit., p. 8.
121 Su questo personaggio si veda: J.V. BRAUN, “Anselm von Havelberg”, in Lexicon des

Mittelalters, 1 , Stuttgart-Weimar 1999, coll. 678-679; S. SIGLER, Anselm von Havelberg,


Beiträge zum Lebensbild einers Politikers, Theologen und königlichen Gesandten im. 12 Jahrhundert,
Aachen 2005.

xxxvi
arcivescovo di Nicomedia. Anselmo lo descrive come competente nelle arti
liberali e nelle Sacre Scritture, responsabile di studia, forse nella stessa
Costantinopoli122.
La descrizione di Anselmo prosegue con l’attribuzione a Niceta di
una buona competenza teologica, letteraria e retorica (acerrimus ingenio,
cautissimus in dando et accipiendo responso)123. Tutto sembrerebbe lasciar pensare
che il Niceta di cui parla Anselmo sia la stessa “fiamma” di Nicomedia cui
l’autore dell’orazione funebre attribuisce la funzione di mistagogo
personale di Anna Comnena. Alla testimonianza di Anselmo di Havelberg
si può aggiungere quella di Ugo Eteriano, il quale ricorda nel proprio De
haeresibus Graecorum come in occasione di analoghe trattative teologiche
relative allo spinoso problema del Filioque un praesul Nicomediae avrebbe
operato una confutazione di un sillogismo latino. Se, come sembra
probabile, il praesul in questione era il nostro Niceta, la sua figura
acquisterebbe ancora più interesse, nella misura in cui Ugo riporta la notizia
della presenza, accanto a lui, di un tale Nicolaus vescovo di Methone124;
costui altri non è se non il Nicola da Methone autore di quella che – come
detto – costituisce dai tempi di Filopono la più importante opera
interamente dedicata alla confutazione di un’opera di neoplatonismo
pagano, e cioè dell’Elementatio theologica procliana.
Sono queste le poche notizie che abbiamo sull’altra personalità
menzionata dall’autore dell’orazione funebre. Il tentativo da parte di
Browning di collocare Niceta all’interno di una delle istituzioni preposte
alla formazione teologica, la cosiddetta “Accademia Patriarcale”, a titolo di
oikumenos didaskalos, sembra basarsi sulla stessa testimonianza di Anselmo di
Havelberg, e come tale non può che considerarsi come una semplice, per
quanto affascinante, congettura125.

122 ANSELMUS HAVELBERGENSIS, Dialogi, Patrologia Latina (=PL), 188, coll. 1139A-1248B,
col. 1141AB: «Conservavi autem quantum memoria subministrabat, tenorem dialogi quem
cum venerabili ac doctissimo archiepiscopo Nicodemiae Nechite in publico convento
apud urbem Constantinopolitanam habui, addens quaedam non minus fidei necessaria,
quam huic operi congrua. Fuit autem idem archiepiscopus Nechites praecipuus inter
duodecim didascalos, qui iuxta morem sapientium Graecorum, et liberalium artium et
divinarum Scripturarum studia regunt, et caeteris sapientibus, tanquam omnibus
preeminentes in doctrina, praesunt, et ad quos omnes questiones difficillimae referuntur,
et ab eis solutae deinceps sine retractatione et pro confirmata sententia tenentur et
scribuntur.».
123Ibid., 1162CD: «Valet profecto ad evidentiam huius quaestionis, ut disputationem quam

ego habui in urne regia Constantinopoli cum Nechite archiepiscopo Nicomediae, in unum
colligam, et sub dialogo distinguam, quatenus lectori evidentius appareat, quid vel
Graecus, vel Latinus de processione Spiritus Sancti sentiat. Praedictus namque
archiepiscopus cum esset magnus apud illos religionis typo, et acerrimus ingenio. Et
eruditissimus Graecarum litterarum studio, et facundissimus eloqui, et cautissimus in
dando et accipiendo responso...».
124 HUGO ETERIANUS, De Haeresibus Graecorum, PL 202, coll. 227A-397D, col. 237AB.
125 Cfr. BROWNING, The Patriarchal cit., p.40.

xxxvii
Allo stesso modo sembrerebbe non più di un’ipotesi quanto suggerito
da Browning126 e cioè che uno dei personaggi vicini ad Anna Comnena ed
al progetto a lei attribuito dall’autore dell’orazione funebre sia stato
Giacomo da Venezia, Iacobus Veneticus, membro di una delegazione latina
giunta a Costantinopoli nel 1136 per discussioni di ordine teologico127. Non
sappiamo infatti per certo se Giacomo da Venezia abbia anche solo
conosciuto Michele di Efeso, nonostante lo stesso Giacomo sia l’autore
della versione latina del commento di Michele di Efeso agli Elenchi Sophistici
– una traduzione ora perduta e spesso considerata dai latini come la
versione di un commento di Alessandro di Afrodisia128. Oltre agli Elenchi
Sophistici129, Giacomo tradusse in latino anche gli Analytica Posteriora, la
Physica e la Metaphysica; sarebbe fondamentale capire dove Giacomo abbia
reperito i manoscritti relativi a queste opere oggetto delle proprie
traduzioni. Certo Michele di Efeso non potrebbe essere considerato l’unico
tramite per il reperimento di manoscritti di Aristotele nella Costantinopoli
del XII secolo; inoltre, quand’anche si riuscisse a stabilire un ponte tra
Michele e Giacomo, questo non generebbe automaticamente un legame
con Anna Comnena, visto che il rapporto tra i primi due avrebbe potuto
essere anche strettamente privato, legato ad esigenze di Giacomo che
Michele avrebbe soddisfatto secondo modalità a noi ignote130.
Come si può dunque vedere, le notizie relative al “circolo filosofico”
di Anna Comnena, della cui esistenza Browning è stato il primo (e più
convinto assertore)131, sono tutt’altro che omogenee. Abbiamo solo alcuni
nomi di autori e personaggi che gravitavano attorno alla corte imperiale,
senza che nulla nei documenti autorizzi lo storico a trarre conclusioni certe
sulla possibile connessione e sull’inquadramento di tali personaggi. Il
problema principale di fronte al quale ci si trova allorquando si parla di un
“circolo filosofico” di Anna Comnena, o di un progetto relativo alla
costituzione di un corpus di commenti alle opere di Aristotele meno
commentate o ancora non commentate, è proprio quello di comprenderne
le proporzioni e di valutare il ruolo dei pochi personaggi che sembrano
essere chiaramente coinvolti in esso. Non solo: anche ammesso che un

126 Cfr. BROWNING, An Unpublished cit., p. 6.


127 Cfr. L. MINIO-PALUELLO, Iacobus Veneticus Grecus: Canonist and Translator of Aristotle,
«Traditio», 8 (1952), pp. 265-304.
128 Cfr. S. EBBESEN, Anonymi Parisiensis Compendium Sophisticorum Elenchorum, The Uppsala

Version, «Cahiers de l’Institut du Moyen Age Grec et Latin», 66 (1996), pp. 253-312.
129 Ma i Latini preferiranno la versione di Boezio; cfr. S. EBBESEN, Greek-Latin Interaction,

in K. IERODIAKONOU (ed.), Byzantine Philosophy and its Ancient Sources, Oxford 2002, pp.15-
30.
130 Per un bibliografia complessiva su Giacomo da Venezia, si veda M. CACOUROS,

Théodore Prodrome, Robert Grosseteste, Jacques de Venise et l’histoire d’une erreur interprétative dans
l’exégèse des Seconds Analytique II, 1-2, «Cahiers de l’Institut du Moyen Age grec et latin», 66
(1996), pp. 135-155, in part. pp. 150-151.
131 Cfr. BROWNING, An Unpublished cit., p. 6.

xxxviii
vero e proprio circolo esistesse in forma più o meno istituzionalizzata, resta
da definire in maniera più precisa quello che potrebbe essere il terminus ante
quem per l’inizio di un tale progetto. La questione è così complessa, in virtù
della problematicità del materiale documentario a nostra disposizione, che
un articolo che avrebbe dovuto essere pubblicato sull’argomento ad opera
di Mercken e Preus non ha mai visto la luce, a causa proprio
dell’impossibilità di rinvenire punti di partenza stabili e comunemente
accettati per l’analisi del fenomeno o dei fenomeni intellettuali che ruotano
attorno alla figura della principessa Anna Comnena132, a partire dal terminus
ante quem. Un passo dell’orazione funebre per la principessa redatta dal già
menzionato Tornikès, la cui carriera è stata ben ricostruita da Browning133,
fornisce in realtà a questo proposito un interessante elemento:

[Inoltre, la morte dell’imperatore suo padre divenne per lei


l’inizio di una filosofia dalla maggior perfezione, superiore; non
quella che impiega solo parole relative alla considerazione degli
enti o la scienza, bensì quella che permette di riconoscere se un
comportamento sia filosofico o meno, e riguardo l’anima, se
essa sia nobile o vile.]134.

A nostro parere tale testimonianza andrebbe considerata più atentamente di


quanto non sia stato fatto in passato. Innanzitutto la morte di Alessio I
Comneno, padre della principessa; essa è da collocarsi nel 1118. Il testo in
questione sembra chiaramente suggerire che il progetto di mecenatismo
attribuito ad Anna avrebbe preso piede a partire da questa data. Non solo;
quest’ultimo risultato, già raggiunto da Browning135, andrebbe completato
con un altro elemento che il testo sembra suggerire. Tornikès parla
esplicitamente dell’interesse della principessa per la dimensione pratica della
filosofia; ora, è chiaro che l’autore segue quello che appare un topos classico
nella letteratura antica, quello di far coincidere con la morte di un caro
l’intrapresa dell’apprendistato filosofico, in questo caso ai suoi livelli più
alti. Nondimeno, si può essere tentati di vedere nell’indicazione di Tornikès
un riflesso, e forse qualcosa di più, del progetto di costituzione di un corpus
di commenti bizantini all’Ethica Nicomachea.

132 Cfr. H. P. F. MERCKEN (ed.), The Greek Commentaries on the Nicomachean Ethics of Aristotle
in the Latin Translation of Robert Grosseteste, Bishop of Lincoln (†1253), Leuven 1991 («Corpus
Latinum Commentariorum in Aristotelem Graecorum», VI,3), p 18*.
133 Cfr. R. BROWNING, The Patriarchal cit., pp. 167-202. Tornikès fu didaskalos tou psalteros e

didaskalos tou evangeliou presso l’Accademia Patriarcale.


134 GEORGIUS TORNICES, In mortem Annae caesarissae, p. 271,18-21: Ἐ πὶ τούτοι ἡ τοῦ

βασιλέω αὐτῇ καὶ πατρὸ τελευτὴ φιλοσοφία ἀρχὴ καὶ τελεωτέρα καὶ κρείττονο γίνεται,
οὐ τῆ ἐν λόγῳ µόνον καὶ περὶ τὴν θεωρίαν τῶν ὄντων καὶ ἐπιστήµην, ἀλλὰ καὶ ὅση
φιλόσοφον ἐξελέγχειν οἶ δεν ἦθο ἢ ἀφιλόσοφον καὶ ψυχῆ εὐγένειαν ἢ δυσγένειαν.
135 Cfr. BROWNING, An Unpublished cit., pp. 6-7.

xxxix
Quello di Anna non è in realtà un ritiro volontario; su questo il testo
dell’orazione funebre nasconde volutamente un retroscena che mal si
sarebbe conciliato con il genere encomiastico proprio dell’orazione in
questione. La cronaca di Giovanni Zonara, che fu redatta secondo
Browning intorno alla metà del XII secolo e che termina proprio nel 1118,
riporta alcuni particolari che ci aiutiamo a ricostruire i tormentati e convulsi
momenti seguiti alla morte di Alessio I Comneno136. Anna avrebbe ordito
un complotto contro il fratello Giovanni II, legittimo successore alla
dignità imperiale, al fine di favorire l’ascesa al trono del marito, Niceforo
Briennio. Il complotto, scoperto e sventato, segna la fine dell’attività
pubblica e di corte per la principessa, cui le sanzioni più severe vengono
evitate al prezzo, appunto, del ritiro a vita privata, che sappiamo aver
trascorso probabilmente presso il monastero tês Kekharitômenês137. Tornikès
sembra sorvolare sull’episodio, fornendo anzi un ritratto di Anna in
onorevole lutto138; anche a questo proposito però sembra emergere
qualcosa di interessante: il fratello di Anna viene dipinto come tutto intento
a garantire la continuità imperiale, già quando il padre, l’imperatore Alessio
I, ancora doveva esalare l’ultimo respiro. Egli sarebbe immediatamente
uscito da palazzo lasciando il lutto ad Anna, a suo marito, il già citato
Briennio, e alla loro prole. Tale atteggiamento viene apparentemente
descritto come normale in situazioni in cui la continuità imperiale viene
prima di ogni cosa.
Tuttavia, allorquando Tornikès passa in rassegna il comportamento di
Anna, introduce una clausola di comparazione-opposizione (ἡ δὲ),
prendendo immediatamente di mira le malelingue per le quali Anna sarebbe
stata rivale del fratello per la successione imperiale, che avrebbe voluto per
proprio marito Briennio. Forse Tornikès ha in mente lo stesso Zonara,
sempre ammesso che quest’ultimo avesse omposto la propria Historia già
intorno al 1155, data di composizione dell’orazione funebre per Anna.
Anna viene invece dipinta come indifferente a qualsiasi aspirazione al trono
imperiale, in lutto, seduta vicina al padre in agonia. Interessante resoconto:
Giovanni II, per quanto giustificato dal suo ruolo di legittimo successore a
garantire l’immediata continuità dell’autorità imperiale, viene presentato
come preso dalla smania del potere proprio a partire dal contro-esempio di
Anna, la quale, estranea a qualsiasi aspirazione a subentrare direttamente o
indirettamente al fratello, come invece suggerito da Zonara, priva di smanie
di potere e di interessi personali, viene presentata in lutto, seduta sul
pavimento, il capo spoglio, a vegliare gli ultimi attimi di vita del padre.

136 JOANNES ZONARAS, Historia, p. 18,28-29 (ed. Dindorf). Si veda anche BROWNING, An
Unpublished cit., p. 4.
137
Per un’analisi approfondita delle fonti relative all’uscita della principessa dalla vita di
corte ed alla conseguente fine delle ambizioni politiche di Anna, si veda BROWNING, An
Unpublished cit., p. 4-5.
138
GEORGIUS TORNICES, In mortem Annae caesarissae, p. 269,8-18.

xl
Niceta Coniate, la cui Historia si colloca all’inizio del XIII secolo, riporta la
stessa versione di Zonara, aggiungendo però che Giovanni II avrebbe
impiegato un anno a debellare il fronte di opposizione interna139; non
sappiamo se e quanto questo fronte fosse capeggiato dalla stessa Anna, ma
è chiaro che la motivazione del ritiro a vita privata della principessa è da
ricondursi proprio alla rivendicazione di prerogative imperiali per sé e per
proprio marito Niceforo Briennio ai danni di Giovanni II.
La considerazione che ci sembra necessario porre è la seguente: da un
lato, tutto lascerebbe pensare che Anna abbia iniziato a dare vita al proprio
progetto di mecenatismo allorquando le traversie di natura politica, a cui si
è appena fatto cenno, l’avevano costretta al ritiro a vita privata, ovvero
intorno al 1118; dall’altro, l’unica ipotesi di datazione relativa alla morte di
Eustrazio è quella già menzionata di Draeseke, ossia il 1120. Se prendiamo
in considerazione questi due dati, ci viene da chiedere come sia possibile
considerare come attendibile la tesi che Browning ha sostenuto ancora nel
1991, anno in cui il fondamentale articolo del 1962, An Unpublished Funeral
Oration on Anna Comnena, venne pubblicato per la seconda volta. Browning
deduce dal fatto che l’Ethica Nicomachea non sia stato oggetto di un
commento interamente redatto da un solo studioso il fatto che il progetto
di costituzione di un corpus di commenti all’Ethica Nicomachea sia stato di
natura collettiva. Di un tale progetto, Eustrazio sarebbe stato ispiratore e
coordinatore140. A ciò si può obiettare in primo luogo che in realtà Michele
di Efeso è autore di un “doppio”, nel senso che egli è autore di un
commento al libro V141 che si affianca agli anonimi scholia sullo stesso libro
dell’Ethica Nicomachea: entrambi i commenti al V libro fanno parte del corpus
di commenti oggetto della traduzione latina del Grossatesta142. Non
sappiamo se la circostanza per cui ci sia giunto un ulteriore commento al
libro V dell’Ethica Nicomachea sia da interpretarsi come un abbozzo da parte
di Michele di Efeso di un vero e proprio rimpiazzo dei commenti antichi
con commenti “moderni”, di cui egli avrebbe dovuto farsi carico e che per
motivi ignoti non sarebbe riuscito a portare a termine.
In secondo luogo, in questo quadro interpretativo non sembra
rientrare il caso dell’enigmatico commento al VII libro, difficilmente
riconducibile a qualcuno degli autori antichi e bizantini degli altri

139
NICETAS CHONIATES, Historia, I, 3 (ed. Van Dieten).
140 Cfr. BROWNING, An Unpublished cit., p. 400 (citiamo dalla ristampa del 1991): «No part
of the Ethics was the object of comment by more than one of these scholars. This suggests
that their commentaries were all prepared as part of the same co-operative enterprise. It
may well be that Eustratius was the real inspirer of the whole project.».
141 Il testo è edito in CAG 22,3, pp. 1-72.
142 Cfr. H. P. F. MERCKEN, The Greek Commentaries on the Nicomachean Ethics of Aristotle in the

Latin Translation of Robert Grosseteste, Bishop of Lincoln (†1253), Leiden 1973 («Corpus
Latinum Commentariorum in Aristotelem Graecorum», VI,1), p. 3*-4*.

xli
commenti. Mercken143 ha riscontrato la disorganicità e l’imperizia
dell’autore di tale commento, collocandolo a titolo di ipotesi tra la fine del
XII e l’inizio del XIII secolo144.
Di fronte a questi due elementi la tesi del carattere organico e
pianificato del progetto relativo ai commenti all’Ethica Nicomachea sembra
passibile di revisione. Un terzo motivo, a nostro parere decisivo, ci spinge a
questa conclusione; se il terminus ante quem è costituito dal 1118 e la morte di
Eustrazio è collocabile intorno al 1120, dovremmo dedurre che il ruolo di
Eustrazio non solo non sarebbe mai potuto essere quello di supervisore o
coordinatore di un tale progetto, ma che in generale l’attività del
commentatore in questione si sarebbe ridotta a circa due anni, forse anche
qualcosa meno se consideriamo attendibile la testimonianza di Coniate
secondo cui l’opposizione a Giovanni II Comneno si sarebbe protratta per
un altro anno, con Anna probabilmente ancora coinvolta. Questo
spiegherebbe a nostro parere la grande discrepanza nella mole dei
commenti tra Eustrazio e Michele di Efeso.
Nel proprio commento al II libro degli Analytica Posteriora, Eustrazio
si dichiara commentatore non professionista, autore di un commento solo
per attendere ad una richiesta di colleghi o discepoli145; questo sembrerebbe
legare tale commento ad esigenze didattiche, forse nell’ambito dell’attività
di Eustrazio presso una delle istituzioni scolastiche attive nella
Costantinopoli di inzio XII secolo. Di fatto, Eustrazio si dichiara anziano
già all’epoca del commento al VI libro, alludendo genericamente alla
richiesta di commentare il I libro avanzata dalla principessa qualche “tempo
addietro”146, il che non lascerebbe presumere un lasso temporale
eccessivamente ampio tra il commento al I libro e quello al VI. Se
accettiamo il 1120 come data di morte di Eustrazio, si può ragionevolmente
sostenere che il nostro autore abbia composto i suoi commenti ai libri I e
VI dell’Ethica Nicomachea tra il 1118 e il 1120.
Certo, si potrebbe obiettare, tutte queste indicazioni rappresentano
dei topoi comuni nella letteratura bizantina del tempo, e la retorica di cui
questi testi sono ricolmi non può fornire basi solide per una ricostruzione
storica attendibile e completa147. Il riferimento di Eustrazio alla richiesta di

143 Cfr. MERCKEN (ed.), The Greek Commentaries cit., VI, I, p. 28*.
144 Tuttavia Elisabeth Fischer, della George Washington University, ha recentemente
mostrato, nel corso del secondo workshop biennale di filosofia bizantina tenutosi presso
l’università di Notre Dame (Indiana, USA), come i latinismi presenti nel commento al VII
libro, motivo principale della presa di posizione di Mercken a favore dell’imperizia
dell’anonimo autore di suddetto commento, siano in realtà piuttosto comuni nell’ambito
della letteratura bizantina del XII secolo.
145 EUSTRATIUS, In II A.Po., p. 123,24-31 (ed. Hayduck).
146 EUSTRATIUS, In I EN, p. 257,1 (ed. Heylbut).
147 Questa obiezione è stata posta, in modo intelligente e erudito, da E. DE VRIES-VAN DE

VELDEN, Théodore Méthochite. Une réévaluation, Amsterdam 1987, p. 111, n. 10, proprio a

xlii
colleghi come motivo per la composizione del commento al libro II degli
Analitici Secondi, la dichiarazione relativa alla propria età avanzata, e perfino
il fatto che l’autore dell’orazione funebre per Anna Comnena faccia
coincidere la morte dell’imperatore suo padre (1118) con il momento di
inizio della vita filosofica della principessa, sono tutti elementi
corrispondenti a precisi canoni retorici comuni e ricorrenti all’interno della
cultura letteraria bizantina. Tuttavia, non si può non notare come tutti le
fonti a nostra disposizione seguano i medesimi canoni, dietro i quali
tuttavia occorre individuare informazioni e dati non altrimenti accessibili.
D’altra parte l’esistenza di cerchie erudite durante e dopo l’età dei Comneni
è un dato di fatto acquisito148, e l’enfasi e gli stilemi retorici non sono
sempre un ostacolo per gettare luce su questi fenomeni. Per esempio, il
riferimento spesso effettuato da Eustrazio ai philologoi, ai lettori eruditi cui
chiedere venia per il carattere per esempio eccessivamente prolisso o
intricato del testo149, rappresenta anch’esso uno stilema ben consolidato,
una captatio benevolentiae lectoris; tuttavia, non è illecito vedere dietro i philologoi
un’effettiva cerchia di lettori eruditi di alto rango, in grado di fruire di un
prodotto letterario complesso come i commenti ad Aristotele composti dal
nostro autore. La questione è piuttosto quella di comprendere quale forma
avesse la cerchia entro cui e per cui Eustrazio lavorava, se quella di un
theatron, circolo privato di lettori di alto rango sociale, o quella di un circolo
dalla forma istituzionale più definita, operante nell’ambito di una corte,
sotto il patronato di una figura come quella della principessa Anna
Comnena150.
A questo interrogativo è in realtà difficile rispondere. Possiamo solo
cercare di mettere insieme i dati a nostra disposizione al fine di produrre
supposizioni coerenti e ragionevoli. Per tornare alla questione della
cronologia relativa all’attività di Eustrazio come commentatore di
Aristotele, la morte – questa è la nostra ipotesi – potrebbe aver impedito al
nostro autore di proseguire ulteriormente la sua opera. Potrebbe anche
essere verosimile che Michele di Efeso abbia iniziato in parallelo con
Eustrazio la propria attività di commentatore, ma nondimeno il fatto che
tutto il carico di lavoro sia poi andato a gravare sul primo, con la lunga serie
di commenti ad opere di Aristotele in precedenza menzionate, lascerebbe

proposito della tesi di Browning relativa all’esistenza del cosiddetto “circolo filosofico” di
Anna Comnena.
148 Si veda ad esempio M. MULLETT, Patronage in action, in R. MORRIS, Church and people in

Byzantium, Birmingham 1990, pp. 125-150; ID., Aristocracy and Patronage in the Literary Circles
of Comnenian Constantinople, in M. ANGOLD, The Byzantine aristocracy, Edinburgh 1984, pp.
173-201.
149 Per esempio in EUSTRATIUS, In VI EN, 294,25-28 (ed. Heylbut).
150 Sui theatra, si veda MAGDALINO, The Empire cit., pp. 352-353; G. CAVALLO, Sodalizi

eruditi e pratiche di scritture a Bisanzio, in J. HAMESSE (ed.), Bilan et perspectives des études
médiévales (1993-1998). Euroconférence. Barcelone, 8-12 juin 1999, Actes du IIe Congrès
International des Études Médiévales (Louvain-la-Neuve 2003), pp. 645-665.

xliii
intendere che sia stato Michele il vero motore del cosiddetto “circolo
filosofico” di Anna Comnena, sempre ammesso che di un vero e proprio
circolo si sia realmente trattato.
Un ultima considerazione sulla possibile attività congiunta di
Eustrazio e Michele di Efeso: per quanto siamo stati in grado di riscontrare
da una prima analisi testuale comparata dei commenti di Eustrazio e di
quelli di Michele, non sembrano sussistere tra essi relazioni interne, nel
senso che non sembrano emergere dipendenze testuali del secondo dal
primo. Michele sembrerebbe aver operato in totale indipendenza, almeno
sotto il profilo della redazione dei commenti ai libri dell’Ethica che egli si è
trovato a commentare, rispetto al lavoro di Eustrazio; da una prima, ancora
approssimativa, analisi del commento di Michele al libro V e degli anonimi
scholia allo stesso libro sembrano emergere numerosi elementi che
suggerirebbero piuttosto la possibilità che il commentatore bizantino abbia
operato una sorta di rilettura degli scholia antichi151. Sembra che l’attività
promossa da Anna Comnena si situi a tutti gli effetti all’interno di una
dimensione prettamente privata152; nessuno dei personaggi coinvolti ricopre
più a qualsiasi titolo mansioni di natura pubblica, tanto laica, quanto
ecclesiastica. Forse questo spiega perché non si sappia quasi nulla di
Michele di Efeso; egli non compare in nessuna fonte come titolare di
incarichi in strutture legate alla formazione intellettuale né nei vari offikia
ecclesiastici o amministrativi della burocrazia imperiale.
Se dunque ha senso parlare di “circolo” o “progetto” filosofico legato
ad Anna Comnena, occorre sempre rimarcarne la natura ristretta e privata,
probabilmente estranea tanto alla pratica dell’insegnamento in una delle
scuole della Constantinopoli della prima metà del XIII secolo, quanto alle
sedi in cui veniva esercitato effettivamente il potere, fossero esse laiche o
ecclesiastiche. L’idea di “circolo” che si ritrova in toni entusiastici nei
contributi di Browning, rischia di essere fuorviante, non solo perché essa
risente di una nozione di “circolo” spiccatamente moderna, ovvero tale da
definire un gruppo di intellettuali operanti nell’ambito di un medesimo
intento ideologico, ma anche perché si scontra contro la penuria di notizie
e fonti che possano dare testimonianza di un simile fenomeno intellettuale.
Abbiamo solo qualche nome, come quello di Eustrazio e Michele di Efeso,
ma nessuna prova che questi due personaggi abbiano ad esempio mai
collaborato tra loro. L’uno è menzionato da Anna Comnena solo
relativamente alla più volte ricordata spedizione imperiale a Filippopoli
(1114), ed è ricollegabile ad Anna solo sulla base del prologo al commento
al libro VI dell’Ethica Nicomachea, in cui Eustrazio celebra le virtù di una
principessa pia e amante della ragione la cui identificazione con Anna è più
151 L’evenienza in questione era stata già suggerita in H. P. F. MERCKEN (ed.), The Greek
Commetaries cit., VI, I, 25*.
152 In questo senso la nostra tesi è vicina a quella di Eva de Vries; cfr. EVA DE VRIES-VAN

DER VALDEN, Théodore Métochite. Une réévaluation, Amsterdam 1987, 111, n.10.

xliv
che probabile, ma non certa in maniera assoluta. L’altro – Michele di Efeso
– è menzionato solo dal testo dell’orazione funebre per Anna Comnena, e
la quantità di commenti a lui ascrivibile è tale da suggerire che egli abbia
lavorato da solo piuttosto che in un rapporto di collaborazione con uno o
più soggetti. Di altri nomi non abbiamo notizia; Niceta di Nicomedia,
citato da Tornikés, sicuramente doveva esser stato un personaggio vicino
alla principessa, ma né lui né altri personaggi sembrano associabili alla
produzione di commenti ad opere di Aristotele.
L’interpretazione del fenomeno della produzione di commenti ad
Aristotele di cui si ha traccia già dall’inizio del secolo XII resta dunque
un’impresa complessa. Abbiamo visto che l’autore dell’orazione funebre
per Anna Comnena, non senza enfasi retorica, aveva parlato di due
tipologie di filosofi, una legata a un’attività professionale, l’altra
(evidentemente più vicina alla comprensione cristiana del termine
“filosofia”) associata all’idea di una scelta di vita ascetica. Già in Psello si
trovano chiare tracce di questa distinzione, allorquando ad esempio egli
ricorda come l’imperatore Michele IV fosse solito circondarsi di filosofi:
qui il termine “filosofo” non indicherebbe “coloro che investigavano la
natura degli esseri e i principi dell’universo e che rigettavano i principî della
propria salvezza, bensì coloro che rifiutavano la dimensione mondana per
vivere in compagnia degli esseri sovranaturali”, riferendosi evidentemente
ai monaci e in generale ad una caratterizzazione della filosofia in termini
non strettamente speculativi153. Avevamo già incontrato questa distinzione
tra filosofia intesa come speculazione sugli enti e filosofia come pratica di
vita moralmente giusta, se non ascetica, nel testo dell’orazione funebre per
Anna Comnena154.
Al di là degli stilemi retorici all’interno dei quali si collocano queste
testimonianze, non sarebbe azzardato sostenere come probabilmente
l’attività di Eustrazio di Nicea possa essere collocata all’interno della prima
categoria menzionata dal testo dell’orazione funebre, ossia quella dei
filosofi di professione, individui di alto rango sociale che producevano testi
letterari destinati ad individui del medesimo rango e che dividevano la
propria attività tra l’insegnamento pubblico e un’alta erudizione di cui dare
prova nei circoli privati dei filologoi. Sembrerebbe suggerirlo lo stesso
Eustrazio, i cui commenti sono ricchi di citazioni erudite all’interno di una
struttura complessa e ricercata, in cui l’autore affianca all’esplicazione
letterale del testo lunghe e personali digressioni. In queste ultime, la
terminologia aristotelica viene reinterpretata alla luce del pensiero
neoplatonico proprio di quel Proclo più volte menzionato da testi e
documenti come primo tra gli eresiarchi. Ma il contesto sembra comunque
quello dell’attività erudita di un commentatore di corte piuttosto che quella

153
MICHAEL PSELLUS, Chronographia, 4,34,1-8 (ed. Renauld).
154
DARROUZÈS, 271,18-21.

xlv
di un filosofo sovversivo intento a promulgare forme di paganesimo
militante. La riprova di ciò sta nei riferimenti operati dallo stesso Eustrazio
ai destinatari dei suoi commenti, in particolare dei commenti ai libri I e VI
dell’Ethica Nicomachea. Al termine di una delle tante digressioni erudite
presenti nel testo, Eustrazio si scusa per il carattere eccessivamente prolisso
di essa, giustificandola con la necessità che il proprio commento soddisfi i
gusti dei filologoi, ossia degli eruditi amanti delle lettere155. Proprio in questo
senso potrebbe essere interpretato più in generale il cosiddetto “circolo
filosofico” di Anna Comnena; non tanto come centro di promozione
dell’aristotelismo a Bisanzio, come entusiasticamente sostenuto da
Browning, quanto come circolo di lettori eruditi interessati alla letteratura
filosofica di alto livello (anche perché non abbiamo alcuna prova che
l’Ethica Nicomachea di Aristotele avesse una qualsivoglia collocazione
all’interno del cursus studiorum delle scuole di filosofia nella Bisanzio del
tempo).
Alla fine della propria carriera, tanto politica quanto intellettuale,
vecchio e ormai stanco, Eustrazio opera lontano dalle luci della vita
pubblica e dall’attività di insegnamento in una delle scuole della
Costantinopoli della prima metà del XII secolo. Al servizio privato della
principessa, anch’essa in disgrazia e impossibilitata ormai a far valere
qualsiasi pretesa o prerogativa di ordine politico, Eustrazio probabilmente
sembra godere di una certa libertà intellettuale, quella stessa libertà di cui
Italo non aveva goduto, per motivazioni complesse ed eterogenee; la
pretesa di Italo di poter adoperare fonti neoplatoniche per la didattica
relativa all’insegnamento delle discipline filosofiche, ossia di poter operare
impiegando criteri interni alle stesse discipline oggetto di insegnamento, era
stata pesantemente messa in discussione, come visto, dalle condanne del
1077-1078 e del 1082. In quell’occasione Eustrazio aveva preso le distanze
dal proprio maestro, per ovvio timore delle conseguenze; sarà solo sotto
l’ala protettrice di Anna Comnena che il nostro commentatore, lontano dai
pericoli degli intrighi di corte, in un circuito privato e probabilmente privo
di nessi con la vita pubblica e con la gestione del potere, offrirà i propri
servigi di attento lettore e conoscitore della letteratura neoplatonica alla
propria mecenate, ricorrendo a quelle stesse fonti procliane che l’autore
dell’orazione funebre per Anna Comnena, Giorgio Tornikès, aveva invece
indicato come quell’eredità intellettuale da cui Anna avrebbe preso le
distanze a favore delle dottrine cristiane.

3. Il commento di Eustrazio al VI libro dell’Ethica Nicomachea

3.1 Il testo greco e le sue fonti principali

155
EUSTRATIUS, In VI EN, 294,25-28 (ed. Heylbut).

xlvi
Il testo greco del commento di Eustrazio di Nicea al VI libro dell’Ethica
Nicomachea ha ricevuto l’attenzione dei filologi, ben prima dell’edizione di
Heylbut del 1892 nei Commentaria, per un riferimento (In VI EN, 320,30-
321,1) operato dall’autore al Margite, poema comico attribuito, come noto, a
Omero. A ben vedere, le ragioni per un simile riferimento erano state
fornite dallo stesso lemma aristotelico oggetto del commento. In effetti,
Aristotele (EN, VI, 7,1141a15-16), cita proprio un passo dal Margite, al fine
di meglio presentare il concetto popolare di sapienza (la semplice eccellenza
in un’arte), per poi contrapporre questa stessa concezione comune della
sapienza con quella tecnica di “più perfetta tra le scienze”. “Costui”, riporta
Aristotele, “gli dèi non lo fecero né zappatore né aratore né sapiente in
qualche altra cosa”. Dunque il Margite156 viene chiamato in causa come
testimonianza letteraria della sapienza come abilità o capacità in qualcosa.
Nel suo commento Eustrazio cita una serie di autorità a sostegno
dell’autenticità del Margite, ovvero della possibilità di attribuire l’opera allo
stesso Omero. In maniera diligente, Eustrazio rimanda al I libro della
Poetica di Aristotele, dove appunto il Filosofo attribuisce il poema ad
Omero157. Tuttavia, aggiunge poi che a sostenere la paternità omerica del
poema vi sarebbero “anche Archiloco, Cratino e Callimaco negli
epigrammi” (ἀλλὰ καὶ ̓Αρχίλοχο, καὶ Κρατῖ νο καὶ Καλλίµαχο ἐν τῷ
ἐπιγράµµατι). Se il riferimento a Callimaco non crea problemi158, più
complessa appare la questione del riferimento a Archiloco, che ha sollevato
dubbi sulla sua attendibilità, sulla base forse del pregiudizio diffuso
secondo cui un poeta arcaico non avrebbe potuto nominare Omero,
attribuendogli per giunta un’opera non autentica159.
In virtù probabilmente di una considerazione di questo tipo il testo di
Eustrazio ha subito emendazioni prima ancora dell’edizione Heylbut del
1892. In questo senso il Ruhnken aveva addirittura proposto di correggere
̓Αρχίλοχο con ̓Αριστοφάνη, sulla base dello scoliaste Ad Aves 913

156 Per l’edizione del Margite, giuntoci in forma frammentaria, si veda M.L. WEST, Iambi et
elegi Graeci, vol. 2. Oxford 1971, pp. 72-73; 75-76. Si veda anche il recente Margite. Omero.
introduzione, testimonianze, testo critico, traduzione e commento a cura di A. GOSTOLI ,
Pisa-Roma 2007.
157 ARISTOTELES, Poetica, I,4,1148b28-1149a2.
158 CALLIMACHUS, fr. 397 (ed. Pfeiffer).
159 Si veda tra i contributi più recenti F. BOSSI, Studio sul Margite, «Supplemento al

Giornale filologico ferrarese», a. IX, 1 (marzo 1986), p. 40. L’idea che Omero non potesse
essere citato da autori più antichi di Simonide si trova in primis in M. SENGEBUSCH,
Homerica dissertatio posterior, in G. DINDORF, Homeri Odyssea, Lispiae 1856, p. 9, e in forma
più cauta in J.A. DAVISON, Quotations and Allusions in Early Greek Poetry, «Eranos», 53
(1955), pp. 125-140; ID., From Archilocus to Pindar. The transmission of the Greek Text, London
1968, p. 80-81; R. FOWLER, The Nature of Early Greek Liric: Three Preliminary Studies,
Toronto 1987, p. 113.

xlvii
(Μουσάων θεράποντε ὀτρηροί)160. Non è il caso qui di entrare nel dettaglio
delle ragioni alla base dell’emendazione proposta dal Ruhnken. Sarà
sufficiente ricordare come già Meineke, seguito poi dalla maggioranza degli
studiosi, avesse ritenuto tale correzione ingegnosa, ma non
sufficientemente fondata161. Meineke non si limitò ad escludere il
suggerimento di Ruhnken, ma produsse egli stesso un’ipotesi di
emendazione. La presenza del nome di Cratino tra le autorità citate da
Eustrazio suggeriva in effetti un riferimento non già all’Archiloco storico,
bensì agli Archilochi dello stesso Cratino. “Cratinus Homeri Margitem
fortasse in Archilochis commemoraverat”, scriveva Meineke nei Fragmenta
Comicorum Graecorum (vol. II,1, p. 188). Si avrebbe dunque un’emendazione
di questo tipo, formulata dal Bergk e citata da Heylbut nell’apparato
dell’edizione di Eustrazio: ̓Αρχιλόχοι Κρατῖνο162.
Sembra che l’emendazione Meineke/Bergk abbia riscosso una buona
fortuna tra gli studiosi, anche se nella IV edizione dei Poetae lyrici Graeci il
Bergk annotava proprio in relazione a quella correzione: “sed nihil omnino
tentandum”. Certo, l’ipotesi di Bergk presupporrebbe un ordine diverso dei
termini, del tipo Κρατῖ νο ̓Αρχιλόχοι, anche se l’ordine ̓Αρχιλόχοι
Κρατῖ νο potrebbe essere giustificato proprio dalla variante ̓Αρχίλοχο,
che giustificherebbe la sequenza Archiloco-Cratino in ordine cronologico.
Ma non vogliamo addentrarci oltre, per non allontanarci
eccessivamente dal testo del commento di Eustrazio. Infatti, sia che la
correzione del Bergk sia valida, sia che Eustrazio risulti, in quanto
testimone tardo, inattendibile su questo punto – vittima forse del
fraintendimento denunciato da West163 e Bossi164, dovuto all’identità tra il
fr. 201 (West) di Archiloco e il fr. 5 del Margite165 –ciò che sembra emergere
chiaramente è il carattere erudito del commento redatto da Eustrazio.
Nondimeno, la ricostruzione del dibattito intorno alla testimonianza di
Eustrazio è utile anche al fine di comprendere quanto poco la storiografia
si sia soffermata sul testo del commento al VI libro in quanto tale. La
maggior parte dei contributi relativi a questo testo si concentra infatti
proprio sulla testimonianza relativa al Margite, tralasciando il resto. Nella
sua Introdució a la Ilíada, Pórtulas ricostruisce la questione delle

160 Scholia in Aristophanem, Scholia in Aves, in J.W. WHITE, Aristophanes. The Scholia on the Aves,
Boston-London 1914, p. 175.
161 Cfr. A. MEINEKE, Fragmenta Comicorum Graecorum, II,1, Berolini 1839, p. 188. Si veda

anche C. CESSI, La critica letteraria di Callimaco, «Studi Italiani di Filologia Classica», 18


(1907), pp. 1-107, p. 18; GOSTOLI, Introduzione, in Margite. Omero cit., pp. 11-12.
162 Th. BERGK, Poetae lyrici graeci, Lispiae 1853, p. 570
163 L.M. WEST, Iambi et elegi graeci, vol. 1. Oxford 1971, (ad) fr. 303.
164 Cfr. BOSSI, Studio cit., p. 40.
165 Ma il ragionamento è stato ribaltato recentemente da GOSTOLI, Introduzione cit., p. 13,

senza dimenticare che anche Davison (in From Archilocus cit., p. 81) si chiede, riferendosi al
fr. 368 di Cratino citato da Eustrazio: “But Cratinus must have had some reason for
thinking that Archilochus was interested in the Margites”.

xlviii
testimonianze relative al Margite riferendosi ad Eustrazio come un “obscur
(sic!) comentador byzantí”166, a testimonianza di quanta poca attenzione
questo autore abbia ricevuto.
Lo Hierosolymitanus Sti Sep. 106 (f. 7v), il Vaticanus gr. 421 (f. 63) e il
Marcianus gr. 203 (f. 230r) sono tre manoscritti contenenti, tra le altre cose,
tre distinte liste liste di opere aristoteliche e di relativi commenti tardo-
antichi e bizantini167. In tutte e tre queste liste il nome di Eustrazio compare
regolarmente accanto a quello dell’Ethica Nicomachea di Aristotele.
Evidentemente i suoi commenti dovevano avere una buona circolazione,
anche se solo uno studio dei manoscritti greci, che comunque non rientra
negli scopi del presente lavoro, potrebbe aiutarci ad avere un’idea più chiara
relativa alla tradizione greca dei commenti di Eustrazio. Qui converrà
invece fornire alcuni elementi, al di là della considerazione della sola
tradizione manoscritta, utili per iniziare a tracciare alcune linee guida per la
ricostruzione della ricezione bizantina dei commenti di Eustrazio.
Uno degli aspetti più interessanti legato all’erudizione di Eustrazio è
rappresentato dall’ampio e selettivo uso di fonti neoplatoniche rinvenibile
nei suoi commenti ai libri I e VI dell’Ethica Nicomachea. La storiografia
sembra aver iniziato a delineare questi elementi in relazione soprattutto al
commento di Eustrazio al I libro dell’Ethica, dove Eustrazio produce una
strutturata difesa della dottrina platonica del Bene ideale, contro la critica
aristotelica di questo stesso principio168. A ben vedere, tuttavia, i motivi di
interesse in relazione a questo autore e alle fonti impiegate nei suoi
commenti non si riducono, come fin qui evidenziato dai pochi studi
attualmente disponibili, al commento al libro I del testo aristotelico169.
Infatti, proprio il commento al VI libro dell’Ethica Nicomachea, di cui qui si
intende presentare l’edizione critica nella versione latina, presenta elementi
di forte interesse, legati alle fonti da cui l’autore sembra attingere le
soluzioni esegetiche di maggior rilievo rinvenibili nei suoi commenti, e cioè
i commentatori neoplatonici di Aristotele e Proclo.
Nel proprio commento al I libro dell’Ethica Nicomachea, di fronte alla
critica aristotelica della teoria platonica del Bene ideale, Eustrazio aveva
appassionatamente difeso Platone richiamandosi all’opinione dei “seguaci

166 Cfr. J. PÒRTULAS, Introdució a la Ilíada. Homer, entre la Història i la llegenda, Barcelona 2008,
p. 423.
167 Le liste sono edite rispettivamente in P. WENDLAND, Alexandri Aphrodisiensis in librum

Aristotelis De sensu commentarium, Berlin 1902, («CAG», 3,1) XVII; M. HAYDUCK, Stephani in
librum Aristotelis de interpretatione commentarium, Berlin 1885, V («CAG», 18,3); H. USENER,
Interpreten dea Aristoteles, «Rheinisches Museum für Philologie», 20 (1865), pp. 133-136.
168
ARISTOTELES, Ethica Nicomachea, I,4,1096a11-1097a14.
169 Si veda in particolare K. GIOCARINIS, Eustratios of Nicaea’s Defense of the Doctrine of Ideas,

«Franciscan Studies», 24 (1964), pp. 159-204; Cf also LLOYD, The Aristotelianism cit., p. 350;
C. STEEL, Neoplatonic Sources in the Commentaries on the Nicomachean Ethics by Eustratius and
Michael of Ephesus, «Bullettin de Philosophie Médiévale», 44 (2002), pp. 51-57.

xlix
di Platone e Parmenide”170. Come scoperto da Steel, questa espressione è
una perifrasi dietro cui si cela un rimando ai commentatori neoplatonici al
Parmenide platonico, e in particolare al commento procliano a questo
dialogo platonico da cui sembra dipendere tutta la risposta di Eustrazio alle
argomentazioni antiplatoniche di Aristotele171.
Il testo del commento al libro VI dell’Ethica Nicomachea sembra allo
stesso modo recare tracce consistenti della presenza di Proclo. Eustrazio
sembra poco interessato ad affrontare direttamente il vero e proprio tema
del VI libro dell’opera aristotelica in questione, ossia lo statuto della
φρόνησι, preferendo lunghe digressioni sulla natura dell’intelletto umano e
sul funzionamento del processo conoscitivo. Come anticipato, la presenza
di Proclo sembra emergere chiaramente dalla stessa terminologia impiegata
da Eustrazio. Vediamo alcuni esempi.
Sono almeno tre i passi di maggior rilievo in cui Eustrazio espone
quella che a tutti gli effetti può essere considerata una dottrina dell’intelletto
coerente e organica. Questi passi, molto simili tra loro, si trovano in
303,19-25 e in 314,8-18 del testo edito da Heylbut, che qui andiamo a citare
e analizzare.

In VI EN, 303,19-25: ἡ γὰρ ψυχὴ ὡ µὲν ψυχὴ ἀνειλιγµένω ἐνεργεῖ ,


συλλογιζοµένη καὶ µεταβαίνουσα εἰ συµπεράσµατα ἐκ προτάσεων, ὡ δὲ
µετέχουσα νοῦ ἁπλῶ ἐπιβάλλει, ἔχουσα µὲν καὶ τὰ ἀρχὰ καὶ τοὺ ὅρου
ὡ νοῦ ἀπηχήµατα, γινοµένη δὲ καὶ τούτων ἐπέκεινα, ὅταν νοερὰ γένηται,
τοῖ  νοητοῖ  νοητῶ ἐπιβάλλουσα, εἰ καὶ µὴ ἀθρόω καὶ ὁµοῦ ὡ ὁ καθ'
ὕπαρξιν, ἀλλὰ καθ' ἓν περιεχοµένη τὰ πάντα καὶ νοοῦσα καθ' ἕκαστον, διὸ καὶ
ἡ τοιαύτη κατάστασι οὐ φύσι ἀλλὰ ἕξι τῆ ψυχῆ ὀνοµάζεται, ὡ ἔξωθεν
ἐπεισιοῦσα καὶ γινοµένη ἐπίκτητο.

In VI EN, 314,8-18: εἰ γὰρ καὶ νοερὰν λέγει τὴν ψυχὴν καὶ νοῦν ὑπάρχειν
φησὶν ἐν αὐτῇ, ἀλλ' οὐκ οὐσιωδῶ ὑπάρχειν ἐν αὐτῇ τὸν νοῦν τίθεται, ἀλλά γε
κτητὸν καὶ ὡ ἕξιν ἐπιγινόµενον, καθὰ καὶ πρότερον εἴ ρηται. διὰ τοῦτο καὶ
ταῖ  ἀληθευτικαῖ  ἕξεσιν αὐτὸν συνηρίθµησεν, ὁρῶν αὐτὸν καὶ κτώµενον
ἔξωθεν καὶ ἀποβαλλόµενον. καθαρὰ γὰρ γενοµένη καὶ ἐλευθέρα τῶν παθῶν ἡ
ψυχή, ἐλλάµπεται µὲν τῇ πρὸ νοῦν γειτνιάσει, δέχεται δὲ ἐκεῖ θεν τὸ νοερῶ
ἐνεργεῖ ν, καὶ οὕτω τὴν τῶν ὄντων προσλαµβάνει κατάληψιν ἁπλαῖ  ἐπιβολαῖ 
ἐφαπτοµένη αὐτῶν, οὐκ ἀθρόον ὡ ὁ κύριο νοῦ οὐδὲ πάντων ὁµοῦ, ἀλλὰ
καθ' ἓν ἕκαστον αὐτῶν τὸν νοῦν περιχορεύουσα καὶ ἐξ ἑτέρων τῶν ὑπ' αὐτοῦ
νοουµένων εἰ ἕτερον µεταβαίνουσα.

In VI EN, 317,19-27: ὁ µὲν γὰρ κατ' οὐσίαν νοῦ πάντα ἔχων ἐν ἑαυτῷ τὰ
γνωστὰ καὶ ἁπλαῖ  ἐπιβολαῖ  καὶ ἀθρόοι καταλαµβάνων αὐτὰ οὐδέποτε
ἐξίσταται ἀπ' αὐτῶν, ὁ δὲ ἐν ἡµῖ ν νοῦ καθ' ἕξιν ἔχων τὸ εἶ ναι, µόνα ἔχει ἐξ
ἀρχῆ τὰ κοινὰ ἐννοία οἰκεῖ α ἐνεργήµατα καὶ νοήµατα ἀπηχήµατά τινα ἐν
ἑαυτῷ τοῦ ἁπλῶ ὑπάρχοντο νοῦ, ὅταν δὲ τῆ τῶν παθῶν ἀπαλλαγῇ
συγχύσεω καὶ τῶν συνηρτηµένων ὑπεραρθῇ δυνάµεων καὶ τὸ τέλειον αὐτοῦ

170
EUSTRATIUS, In I EN, 49,8sq. (ed. Heylbut).
171
STEEL, Neoplatonic Sources cit., pp. 52-54.

l
ὑπολήψεται ἑαυτοῦ µόνου γενόµενο, τότε καὶ ἑκάστῳ τῶν νοητῶν ἁπλῶ
ἐπιβάλλειν δύναται, οὐκ ἀθρόον οὐδ' ἐν αἰῶνι ὡ ὁ κυρίω νοῦ
καταλαµβάνων αὐτὰ ἀλλὰ καθ' ἓν καὶ ἐν χρόνῳ καὶ µεταβαίνων ἀφ' ἑτέρου εἰ
ἕτερον, ὡ προείρηται.

I tre passi, come si diceva, presentano una forte affinità, e pertanto


possono essere analizzati come se formassero un’unità tematica. In essi,
Eustrazio delinea una distinzione relativa al modo di esistenza e operatività
tra un Intelletto Supremo, che è tale per essenza (κατ' οὐσίαν), sussistente
ed operante esclusivamente in virtù di se stesso, e un intelletto tale solo per
disposizione partecipata (καθ' ἕξιν), che sussiste ed agisce solo in virtù di
altro, e cioè, in particolare, dello stesso Intelletto Supremo. Si tratta di una
distinzione mutuata da un passo del commento procliano al Timeo, e
rinvenibile anche nel commento dello stesso Proclo all’Alcibiade, in cui
l’intelletto per disposizione è definito come quella disposizione che rende
l’Anima (del Mondo) intelligente172.
Eustrazio estende l’argomento in questione, che in Proclo riguardava
appunto essenzialmente la sola Anima del mondo, al caso delle anime
particolari, sulla base del fatto che ciò che è valido per l’Anima del Mondo
deve valere anche per le anime inferiori, come quelle particolari. Dopo aver
introdotto questi due termini, Intelletto Supremo e intelletto particolare o
anima intelligente, il nostro commentatore descrive (in termini che ancora
una volta ricordano alla lettera alcuni passi procliani) la diversa modalità
che caratterizza il possesso degli intellegibili nei due tipi di intelletti prima
distinti. L’Intelletto per essenza, dietro cui è lecito vedere il Nous della
tradizione neoplatonica, possiede tutti gli intellegibili in se stesso (πάντα
ἔχων ἐν ἑαυτῷ τὰ γνωστὰ), e coglie tali intellegibili in maniera diretta ed
immediata (ἁπλαῖ  ἐπιβολαῖ  καὶ ἀθρόοι καταλαµβάνων αὐτὰ), senza mai
distaccarsene (οὐδέποτε ἐξίσταται ἀπ' αὐτῶν)173. L’intelletto per
disposizione, al contrario, possiede inizialmente solo alcune nozioni
comuni (µόνα ἔχει ἐξ ἀρχῆ τὰ κοινὰ ἐννοία οἰκεῖ α ἐνεργήµατα),
proiezioni dianoetiche di intellegibili presenti nell’anima a titolo di eco
(νοήµατα ἀπηχήµατά τινα ἐν ἑαυτῷ τοῦ ἁπλῶ ὑπάρχοντο νοῦ) di un
Intelletto esistente in maniera semplice e assoluta, ovvero dello stesso
Intelletto Supremo174.

172PROCLUS, In Tim., 2,313,1-4 (ed. Diehl): τριχῶ γὰρ ὁ νοῦ· πρῶτο µὲν ὁ θεῖ ο, οἷ ο δὴ
καὶ ὁ δηµιουργικό, δεύτερο δὲ ὁ µετεχόµενο ὑπὸ τῆ ψυχῆ, οὐσιώδη καὶ αὐτοτελή,
τρίτο δὲ ὁ καθ' ἕξιν, δι' ὃν ἡ ψυχὴ νοερά ἐστιν. Si veda anche In I Alc., 65,19-66,6 (ed.
Westerink).
173 EUSTRATIUS, In VI EN, 317,19-21 (ed. Heylbut). Fonti di questo passo sono PROCLUS,

El. Theol., prop. 194 (ed. Dodds); In I Alc., 188,8-11.


174
EUSTRATIUS, In VI EN, 317,21-23 (ed. Heylbut). Su questo punto si veda D.J.
O’MEARA, Le problème de la métaphysique dans l'antiquité tardive, «Freiburger Zeitschrift für
Philosophie und Theologie», 33 (1986), pp. 1-14, in particolare pp. 12-13.

li
Interessante è il modo in cui Eustrazio caratterizza l’intelletto per
disposizione, e cioè nella fattispecie l’intelletto umano. È un argomento
ancora ispirato da alcune formulazioni procliane: di per sé, in quanto anima
(ὡ µὲν ψυχὴ), esso opera all’interno della dimensione dianoetico-
discorsiva, all’interno cioè della dimensione dell’argomentazione sillogistica
(ἀνειλιγµένω), in cui si passa dall’ordine delle premesse a quello delle
conseguenze (συλλογιζοµένη καὶ µεταβαίνουσα εἰ συµπεράσµατα ἐκ
προτάσεων); ma quando l’anima partecipa dell’Intelletto (ὡ δὲ µετέχουσα
νοῦ), allora trascende la dimensione meramente discorsiva per accedere ad
una conoscenza diretta degli intellegibili, anche se solo in modo discreto
(uno alla volta) e senza la simultaneità che caratterizza invece la conoscenza
di cui gode l’Intelletto Supremo175.
Quest’ultima particolare condizione dell’anima, che di fatto la abilita
ad una dimensione conoscitiva puramente intellettuale, non sarebbe
secondo Eustrazio una condizione naturale (οὐ φύσι), né rappresenta il
possesso essenziale di un carattere o di una proprietà. Al contrario, si tratta
di una condizione di carattere disposizionale (ἀλλὰ ἕξι), ossia di un habitus
che sopraggiunge nell’anima dall’esterno (ὡ ἔξωθεν ἐπεισιοῦσα), un
qualcosa che viene acquisito (γινοµένη ἐπίκτητο)176.
La descrizione dell’intelletto umano come acquisito (ἐπίκτητο), nei
termini di una disposizione (ἕξι), potrebbe suggerire al lettore un rimando
ad un passo del De anima di Alessandro di Afrodisia, in cui i termini
ἐπίκτητο e ἕξι occorrono in relazione alla caratterizzazione di quella
disposizione intellettuale acquisita per apprendimento segnata dal possesso
degli intellegibili, senza che questi siano attualmente pensati in atto177.
Tuttavia non sembra essere questo il caso di Eustrazio, il quale
esplicitamente considera l’espressione καθ' ἕξιν, “per disposizione”, come
equivalente all’espressione κατὰ µέθεξιν, “per partecipazione”178. La
terminologia impiegata da Eustrazio per caratterizzare la cesura (tanto
nell’essere, quanto nell’operare) sussistente tra l’Intelletto Supremo, tale in
virtù della propria stessa essenza, e l’intelletto per disposizione, acquisito

175
EUSTRATIUS, In VI EN, 303,19-25. Fonti di questo argomento sono PROCLUS, In Tim.,
1,246,5-7 (Diehl) (distinzione tra il logos operante ὡ µὲν όγο e il logos operante ὡ δὲ
νοῶν , ossia in quanto operante in maniera intellettuale); PROCLUS, In Parm., 808,12-14 (ed.
Cousin); In Parm., 1165,24-25 (ed. Cousin). Cfr. anche un analogo argomento in
EUSTRATIUS, In VI EN, 314,14-18 (ed. Heylbut).
176 Cf. EUSTRATIUS, In VI EN, 303,25-26 (ed. Heylbut); si veda anche 314,10.
177 ALEXANDER APHRODISIENSIS, De anima, 81,26-82,1 (ed. Bruns). Cfr. H.A. DAVIDSON,

Alfarabi, Avicenna, & Averroes, on Intellect. Their Cosmologies, Theories of the Active Intellect. &
Theories of Human Intellect, New York-Oxford 1992, pp. 10-12, 20; Una simile
caratterizzazione dell’espressione ἐπίκτητο riferita all’intelletto si trova anche in
THEMISTIUS, In Aristotelis libros de anima paraphrasis, 95,30-31 (ed. Heinze); 98,21-24; 100,2-
3 e in JOAHNNES PHILOPONUS, In Aristotelis libros de anima commentaria, 490,27 (ed.
Hayduck), con alcune eccezioni elencate in DAVIDSON, Alfarabi cit., p. 10, n. 22.
178 Cfr. EUSTRATIUS , IN VI EN, 303,16-17 (ed. Heylbut).

lii
per partecipazione, è filologicamente riconducibile a Proclo. I termini κατ'
οὐσίαν e καθ' ὕπαρξιν, opposti da Eustrazio ai termini ἐπίκτητο, καθ' ἕξιν e
κατὰ µέθεξιν si trovano ampiamente attestati in Proclo all’interno di un più
generale iato metafisico tra ciò opera ed esiste in virtù di se stesso e ciò che
opera ed esiste in virtù di qualcos’altro179. Addirittura le due espressioni
impiegate da Eustrazio per descrivere il carattere partecipato e avventizio
della capacità nell’uomo di operare in maniera autenticamente intellettuale,
ossia ὡ ἕξιν ἐπιγινόµενον180 e ὡ ἔξωθεν ἐπεισιοῦσα181, occorrono assieme
in un passo del commento procliano al Parmenide – commento ampiamente
impiegato da Eustrazio nel corso del proprio commento al I libro
dell’Ethica Nicomachea182 – per connotare i due tipi di molteplicità
riscontrabile tra gli esseri: la prima sarebbe per l’appunto “essenziale”
(οὐσιῶδε) e rinvenibile nell’ambito delle Forme, la seconda sarebbe invece
“proveniente dall’esterno e avventizia” (ἔξωθεν ἐπιγινόµενον
καὶ ἐπεισοδιῶδε), tipica di ciò che si trova a sussistere nella materia183.
Eustrazio dunque declina in senso noetico un più generale schema
metafisico procliano, con toni a volte cristianizzanti, come quando la
necessità iniziale della dimensione discorsiva, e prima ancora induttiva,
della conoscenza dell’anima umana viene legata alla perdita della
condizione prelapsaria da parte dell’uomo e al tema della caduta, evento
che nell’argomento adoperato da Eustrazio avrebbe segnato l’uomo
innanzitutto e per lo più da un punto di vista epistemologico, piuttosto che
morale o escatologico184.
Tuttavia, questi accenti cristiani sporadicamente presenti nel testo si
trovano ad essere inclusi all’interno di un sistema continuo di riferimenti a
Proclo. Il commentatore letteralmente assembla le proprie argomentazioni
a partire da espressioni e formule prese dai diversi testi di questo pensatore
neoplatonico. Ad un passo del commento procliano all’Alcibiade è
riconducibile il riferimento di Eustrazio alla riscoperta del proprio
autentico sé nel passaggio tra conoscenza discorsiva e conoscenza non
discorsiva, che di fatto viene a connotarsi in termini chiaramente
neoplatonici185. Citando ancora Proclo, Eustrazio enfatizza la necessità per
l’intelletto umano di partecipare di un principio intellettuale ad esso

179 Si veda ad esempio PROCLUS, In Remp., 1,28,17-20 (ed. Kroll); PROCLUS, In Tim.,
1,352,19-22 (ed. Diehl).
180
EUSTRATIUS, IN VI EN, 314,10 (ed. Heylbut).
181
EUSTRATIUS, IN VI EN, 303.26 (ed. Heylbut).
182 Cf. STEEL, Neoplatonic Sources cit., pp. 52-53.
183 PROCLUS, In Parm., 1187,41-1188,3 (ed. Cousin).
184 EUSTRATIUS, In VI EN, 297,16-40 (ed. Heylbut).
185 Cfr. EUSTRATIUS, In VI EN, 317,24-26 (ed. Heylbut) = PROCLUS, In I Alc., 224,8-9 (ed.

Westerink); 20,15-14.

liii
sovraordinato, partecipazione che prende forma tramite “la vicinanza con
l’Intelletto”(τῇ πρὸ νοῦν γειτνιάσει)186.
Eustrazio inquadra i differenti casi del Nous e dell’intelletto umano, e
le rispettive modalità di possesso degli intellegibili, all’interno di una
cornice marcatamente procliana, evidenziabile nei riferimenti operati dal
commentatore ad un sistema causale di tipo gerarchico. La prossimità
all’Intelletto viene giustificata dal commentatore ricorrendo all’idea della
necessaria unitarietà delle processioni degli enti dalla Prima Causa e
dell’intero processo causale in generale: diversi passi procliani sono qui
pertanto riassemblati da Eustrazio all’interno di un autonoma struttura
argomentativa187.

3.2. Brevi note sulla fortuna bizantina del commento di Eustrazio ai libri I e
VI dell’Ethica Nicomachea.

Come avremo modo di vedere, i commenti di Eustrazio ai libri I e VI


dell’Ethica Nicomachea godettero di notevole fortuna nell’Occidente latino.
Tale fortuna è anche alla base dell’ingente numero di studi sull’Eustrazio
latino, a fronte di una relativa penuria degli studi riguardanti tanto la
struttura e le fonti del testo greco, quanto la sua fortuna bizantina. Tuttavia
sarebbe erroneo ritenere che questi commenti siano stati ininfluenti o
scarsamente circolanti. In attesa che una nuova edizione critica del testo
edito cento anni fa da Heylbut faccia luce sulla storia della tradizione
manoscritta prendendo in esame i dati e gli elementi ricostruibili tramite lo
studio paleografico dei manoscritti, siamo comunque nelle condizioni di
presentare alcuni casi da noi individuati di ricezione e uso dei commenti di
Eustrazio a Bisanzio tra i secoli XIII e XIV.
Il Marcianus gr. 212 (f.1r-44r)188, manoscritto copiato da Bessarione,
contiene in forma frammentaria un commento di Giorgio Pachimere
(1242-ca. 1310) all’Ethica Nicomachea189.Questo commento è stato a lungo

186 Cfr. EUSTRATIUS, In VI EN, 317,28-30 = PROCLUS, Theol. Plat., 1,66,20-23 (ed. Saffrey-
Westerink).
187 Cfr. EUSTRATIUS, In VI EN, 317,30-32 (ed. Heylbut) = PROCLUS, El. Theol., 11,8; (ed.

Dodds); 21,15-18; 29,3-4; 132,29-30; PROCLUS, Theol. Plat., 5,103,5-6 (ed. Saffrey-
Westerink).
188 Cfr. E. MIONI, Bibliothecae Divi Marci Venetiarum codices graeci manuscripti I: Theaurus

antiquus Codices 1-299, Roma 1981, 326.


189 Come evidenziato da P. GOLITSIS, George Pachymère comme didascale. Essai pour une

reconstitution de sa carriere et de son enseignement philosophique, «Jahrbuch des Österreichischen


Byzantinistik», 58 (2008), pp. 53-68, 66, questo commento è contenuto anche nei
manoscritti Vaticanus gr. 1429 (f. 1r-76v) e nell’Escorialensis T. I. 18, f. 1r-74v. Per
quest’ultimo manoscritto, si veda P.A. REVILLA, Catalogo del los Códices Griegos de la Biblioteca
del El Escorial, I, Madrid 1936, pp. 449-450. Per il Vaticanus gr. 1429, si veda E.

liv
confuso con una sezione (libro XI) dell’opera di Pachimere tradita come
Philosophia190, che di fatto rappresenta una synopsis di filosofia aristotelica in
cui ciascun libro corrisponde al sunto di un’opera dello Stagirita191. L’incipit
del testo, di cui abbiamo consultato una versione in formato microfilm
presso la Katholieke Universiteit Leuven, è praticamente identico all’incipit
del commento di Eustrazio al I libro dell’Ethica Nicomachea192. La cosa è di
per sé indicativa di quanto sarebbe produttivo uno studio dettagliato delle
corrispondenze tra i due commenti. Un simile studio non rientra nei
propositi del presente lavoro, ma ci proponiamo di tornarci in seguito.
Sfortunatamente, e con ciò giustifichiamo almeno in parte la nostra scelta
di non approfondire il rapporto Eustrazio-Pachimere in questa sede, tutti i
manoscritti contenenti il commento di Pachimere si fermano all’inizio del
VI libro, per cui non avremmo comunque la possibilità materiale di vagliare
eventuali dipendenze testuali tra il commento di Pachimere e il testo del
commento al VI libro dell’Ethica Nicomachea di Eustrazio.
Un secondo caso di utilizzo dei commenti di Eustrazio, e questa volta
in particolare proprio del commento al VI libro, riguarda lo storico e dotto
Niceforo Gregora († ca. 1360). Nelle cosiddette Solutiones Quaestionum, edite
da Leone nel 1975193, Niceforo Gregora affronta, tra l’altro, la questione
della presenza o meno di sapienza negli animali non razionali. Gregora
sostiene che gli animali sembrano godere di una certa forma di razionalità,
per quanto essa sia di fatto solo apparente. Ciò che sembra poter essere
attribuito agli animali altro non è – per Gregora – se non l’azione causale
della provvidenza divina che agisce per tramite degli animali stessi, che di
fatto altro non sono se non suoi strumenti. Per esprimere questa idea
Gregora ricorre alla metafora dei marinai che, nel tentare di attraccare, per
quanto sembrino avvicinarsi al molo, in realtà sono mossi da altro, essendo
in balia delle onde194.

GAMILLSCHEG/D. HARLFINGER/P. ELEUTERI, Repertorium der griechischen Kopisten (800-


1600): 3. Handschriften aus Bibliotheken Roms mit dem Vatikan, Vienne 1997, no. 351 e 283.
190
Per l’edizione dell’opera in questione si veda: GEORGIUS PACHYMERES, Philosophia
(Φιλοσοφία): liber XI, Ethica Nicomachea (Τὰ Ἠ ϑικά, ἤτοι τὰ Νικοµάχεια), ed. K.
OIKONOMAKOU, Athens 2005 («Corpus Philosophoerum Medii Aevi. Philosophy
Byzantini», 3).
191 Il fraintendimento è rinvenibile in MIONI, Bibliothecae cit., 326; S. LAMPAKÈS, Γεώργιο

Παχυµέρη Πρωτέκδικο καὶ ∆ικαιοφύλαξ. Εἰσαγωγικὸ δοκίµιο, Athens 2004, p. 204 e 206.
Il fraintendimento nasce dal fatto che, come rilevato da D.B. BALTAS, Ἡ χειρόγραφη
παράδοση τῶν ἀνέκδοτων φιλοσοφικῶν ἔργων τοῦ Γεωργίου Παχυµέρη, «Ἑ ῷα καὶ
Ἑ σπέρια», 5 (2001-2003), pp. 63-67, che l’Escorialensis T. I. 18 contiene anche il libro XI
della Philosophia, dedicato all’Ethica Nicomachea.
192 Marcianus gr. 212, f.1r: Τῆ φιλοσοφία εἰ δύο διαρουµένη, εἴ τε θεωρητικὸν καὶ

πρακτικόν [...] Ἠ τικὴ δὲ κέκληται καὶ Νικοµάχεια ἡ αὐτή· Νικοµάχεια µὲν, διότι εἰ
Νικόµαχον τὸν ὑιὸν αὐτοῦ [...]. = EUSTRATIUS, In I EN, 1,5sq. (ed. Heylbut).
193 NICEPHORUS GREGORAS , Solutiones Quaestionum, in P.L.M. LEONE (ed.), Nicephori
Gregorae Antilogia et Solutiones Quaestionum, «Byzantion» 40 (1975), pp. 471–516.
194 NICEPHORUS GREGORAS, Solutiones Quaestionum, I, 490,65-69 (ed. Leone).

lv
Gregora non si limita solo a sostenere che la sapienza presente negli
animali altro non è se non un riflesso della provvidenza divina; egli opera
un paragone anche con il caso degli animali razionali, ovvero degli uomini.
Qui l’argomentazione di Gregora si tinge di pessimismo: rispetto agli
animali cosiddetti irrazionali, l’individuo umano dovrebbe per definizione
agire in maniera corrispondente alla propria essenza di animale razionale.
Eppure, a causa della sua debolezza e di un cattivo uso del proprio libero
arbitrio, egli si limita ad operare nell’ambito di quella che Gregora definisce
“vita secondo la sensazione”. In questo senso, gli animali sembrano essere
superiori agli stessi uomini; creati come irrazionali, essi agiscono almeno in
maniera corrispondente alla propria essenza, mentre nel caso degli individui
umani sembra darsi uno iato tra l’originaria essenza razionale e l’attuale
stato di degradazione in cui essi si trovano195.
Al fine di chiarire meglio il senso del proprio argomento, Gregora
fornisce una spiegazione di natura teologica, fortemente venata tuttavia di
elementi filosofici. L’argomento è in questo caso fondato su una particolare
interpretazione del tema della perdita della condizione adamica e della
successiva condizione post-lapsaria dell’uomo.

NICEPHORUS GREGORAS, Solutiones Quaestionum, I, 493,178-494,191: Εἰ µὲν γὰρ


ἐµένοµεν εἰ ὅπερ ἐπλάσθηµεν πρὸ Θεοῦ καὶ τὸ λογικὸν ὅπερ ἦµεν ἐτηροῦµεν
ἀκήρατον, ἐνικῶµεν ἂν καὶ κατ' αἴ σθησιν τῶν ἀλόγων φύσιν καὶ γνῶσιν. Ἀλλ'
ἐξόριστοι γεγονότε διὰ κακοβουλίαν ἐκεῖ θεν, τῆ λογικῆ τε ἐκπεπτώκαµεν
ζῷῆ εὐθὺ καὶ εἰ τὴν κατ' αἴ σθησιν ταύτην καὶ παρὰ φύσιν ἡµῖ ν
κατηνέχθηµεν καὶ ἐµὲν ἤδη οὐκ ἐν τῇ οἰκεία ἡµῶν φύσεω τάξει, ἀλλ' ὡ ἐν
ἀλλοτρία χῶρᾳ πάροικοί τινε καὶ ἐπήλυδε καὶ ἀλλότριοι µὲν ἐκείνη ἧ
ἐκπεπτώκαµεν, ἀλλόφυλοι δ' ἧ ἔχοµεν, λέγω δὴ τῆ κατ' αἴ σθησιν ταύτη
ζῳῆ, τούτ' ἐκεῖ νο πεπονθότε αὐτόχρηµα, ὅπερ ἂν καὶ ἐὰν ἰχθύε ἐκ τῆ
ὑγρᾶ καὶ κατὰ φύσιν διαίτη ἐ τὴν τῶν χερσαίων µετενεχθέντε
ἡµαρτηµένην ἀεὶ καὶ τοῦ ὀρθοῦ καθάπαξ ἀποπεφυκυῖ αν καὶ πόρρω βαδίζουσαν
τοῦ προσήκοντο ἐποίουν ἄν.

In questo passo Gregora sembra evidenziare come la perdita da parte


dell’individuo umano dell’originaria perfezione che lo contraddistingueva al
momento della creazione abbia riportato l’umanità ad una condizione di
strenieri in terra straniera (ὡ ἐν ἀλλοτρία χῶρᾳ πάροικοί τινε), come
Gregora sostiene citando Exodus 2,22196. Da un lato, abbiamo l’originaria
dimensione razionale e intellettuale che caratterizzava inizialmente la
condizione umana, dall’altro abbiamo la condizione presente, segnata dalla
vita secondo sensazione. Siamo come pesci fuor d’acqua, afferma
esplicitamente Gregora, condannati a vivere fuori dal proprio elemento
naturale197. Per questo motivo, paradossalmente, gli animali sembrano

195 Ibid., 494,195-198.


196 Ibid., 493,184-185.
197 Ibid., 493,188-191.

lvi
restare superiori agli uomini, “perché ciò che sussiste secondo natura e
sempre è comunque preferibile rispetto a ciò che sussiste contro natura,
proprio come la buona salute è preferibile alla malattia e la correttezza è
preferibile all’errore”198.
Questo argomento di Gregora sembra dipendere filologicamente da
un passo di Eustrazio, che presenta per altro motivi di assonanza con i tre
passi prima analizzati. Il passo è il seguente.

EUSTRATIUS, In VI EN, 297,16-31: τέλειο γὰρ ἐξ ἀρχῆ ὁ ἄνθρωπο παρὰ τοῦ


δηµιουργήσαντο πέπλασπλασται
πλασ καὶ µηδεµιᾶ λειπόµενο τῶν αὐτῷ
συµβαλλοµένων εἰ τελείωσιν ἕξεων. εἰ δὲ τοῦτο, δῆλον ὅτι καὶ σοφὸ καὶ οὐ
µόνον διανοητικῶ ἀλλὰ καὶ νοερῶ ἐνεργῶν κατὰ τὸ ἀνάλογον τῆ φυσικῆ
φυσι
αὐτῷ τάξεω.
τάξε τὸ δὲ νοερῶ ἐνεργεῖ ν τὸ ἀµέσω καταλαµβάνειν ἐστὶ τὰ
νοούµενα ἁπλαῖ  ἐπιβολαῖ  αὐτὸ ὑποβάλλοντα, εἰ µὲν οὖν µὴ τὴν τάξιν
ἐκείνην καὶ τὸν θεσµόν, ὃν ἐκ τοῦ κτίσαντο εἴ ληφε, παραβέβηκεν ἀλλὰ πρὸ
τὴν κρείττω ἑαυτὸ ἀνανεύων διέµεινε,
διέµεινε καὶ τῆ ἐκείνων ἀνενδότω ἐρῶν
ἀπολαύσεω, τὴν δὲ χειρόνων τοσοῦτον εἴ χετο, ὅσον προνοεῖ σθαι αὐτῶν κατὰ
τὰ ἀνάλογον τῆ προσηκούση αὐτῷ τάξεώ τάξε τε καὶ φύσεω,
φύσεω διέµεινεν ἂν
αὐτῷ καὶ τὸ τέλειον ἀπαράθραυστον. ἐπεὶ δ' ἐλιχνεύθη περὶ τὰ χείρονα καὶ τῆ
κατ' αἴ σθησιν ἀπολαύειν ζωῆζωῆ προτεθύµηκε τῆ πρὸ τὰ κρείττω
καταπεφρονηκῶ ἀνανεύσεω, διὰ τοῦτο καὶ τῆ οἰκεία ἐκπέπτωκε ἐκπέπτωκ
τελειότητο, γενέσει τε ὑπέπεσε καὶ φθορᾷ, καὶ τὸ νοερὸν αὐτῷ ὄµµα
συµµέµυσταί τε καὶ συγκεκάλυπται, τῆ παχυτέρα σαρκὸ καὶ θνητῆ
ἐπιθολωσάση αὐτό, ἐντεῦθεν καὶ τῆ αἰσθητικῆ δέδεκται γνώσεω...

Il legame tra i due testi sembra evidente. La struttura è uguale, nella misura
in cui Gregora riprende da Eustrazio la formula del periodo ipotetico
(Eustrazio: εἰ µὲν οὖν µὴ τὴν τάξιν ἐκείνην καὶ τὸν θεσµόν [...] ἀλλὰ πρὸ τὴν
κρείττω ἑαυτὸ ἀνανεύων διέµεινε = Gregora: Εἰ µὲν γὰρ ἐµένοµεν
ἐµένοµεν εἰ ὅπερ
ἐπλάσθηµεν πρὸ Θεοῦ). La stessa forma ἐκπεπτώκαµεν, usata da Gregora
per esprimere l’evento della caduta e della perdita della condizione adamica,
riflette l’analoga forma ἐκπέπτωκε che occorre in Eustrazio per esprimere la
medesima idea. Ancora: la nozione di φυσικῆ τάξι, a significare “l’ordine
naturale” che l’uomo avrebbe perso con la caduta, occorre in entrambi gli
autori, cosa che contribuisce a corroborare la nostra ipotesi di dipendenza
del passo di Gregora da quello di Eustrazio.
In questo passo Eustrazio utilizza alcune fonti cristiane, anche se nel
complesso dei commenti redatti da questo autore tali fonti sono meno
rilevanti rispetto a quelle neoplatoniche. L’espressione τῆ παχυτέρα
σαρκὸ καὶ θνητῆ che s’incontra nel passo di Eustrazio appena citato per
descrivere la condizione mortale e carnale propria dell’uomo nella sua
attuale esistenza terrena, ricalca fedelmente un’analoga espressione
rinvenibile nelle Orationes di Gregorio di Nazianzo199, mentre sempre a
Gregorio può essere riconducibile il nesso tra τάξι e θεσµό presente nel

198 Ibid., 494,199-201.


199 GREGORIUS NAZIANZENUS, Orationes, 38, Patrologia Graeca, 36, col. 324.

lvii
testo per descrivere la violazione dell’ordinamento e della legge divina
imposta all’uomo dal suo creatore200.
Resta così che una lettura attenta del testo di Eustrazio suggerisce
l’idea di un commento scritto per filolologoi e che nella posterità bizantina
esso circolò con ogni probabilità in circoli eruditi, passando per le mani di
altri filologoi, come il caso di Gregora sembra testimoniare. Se nel caso della
tradizione latina si può dire con certezza che i commenti di Eustratius cum
aliis circolarono in ambiente universitario, una nuova edizione critica del
testo greco di questi commenti, accompagnata da un dettegliato studio
paleografico, resta indispensabile per rispondere in maniera esaustiva alle
questioni relative alla circolazione di questi commenti nel mondo greco-
bizantino. Nel frattempo, i due casi di utilizzo di Eustrazio da noi
individuati possono contribuire, a titolo di esempi, a dare almeno un’idea
delle potenzialità di una simile prospettiva di ricerca.

3.3 L’introduzione dei commenti di Eustrazio nel mondo latino

Il filosofo e teologo Alberto Magno (†1280) commentò l’Ethica Nicomachea


in due distinte opere, a distanza di diversi anni l’una dall’altra201. Il primo di
questi commenti ci è giunto nella forma di una reportatio delle lezioni
sull’Ethica di Aristotele tenute da Alberto all’Università di Parigi [o allo
studium di Colonia?] subito dopo la metà del XIII secolo. Autore della
reportatio, che restituisce il testo nella forma di un commento letterale
corredato da diverse quaestiones, sarebbe stato Tommaso d’Aquino202.
Di fronte alla già citata critica aristotelica nei confronti della dottrina
platonica del Bene ideale, che si ritrova nel I libro dell’Ethica Nicomachea,
Alberto introduce perentoriamente l’autorità di un Commentator, il quale
avrebbe annullato di fatto le argomentazioni anti-platoniche di Aristotele.
“Ut dicit Commentator, sic planum est, quod rationes nihil valent”, sono le
parole di Alberto riprese anche dal teologo francescano Bonaventura da
Bagnoregio († 1274); il commentatore cui i due maestri fanno riferimento è
Eustrazio di Nicea203. La sua riproposizione della teoria neoplatonica delle

200 GREGORIUS NAZIANZENUS, Orationes, 1, Patrologia Graeca, 35, col. 732


201 A questo proposito si veda J. DUNBABIN, The Two Commentaries of Albertus Magnus on the
Nicomachean Ethics, «Recherches de Théologie ancienne et médiévale», 30 (1963), pp. 232-
250.
202 Cfr. A. PELZER, Le cours inédit d’Albert le Grand sur la Morale à Nicomaque, receuilli et rédigé

par S. Thomas d’Aquin, «Revue Néo-Scholastique», 24 (1922), pp. 333-361 e pp. 479-520.
203
ALBERTUS MAGNUS, Super Ethica Commentum et Quaestiones, Lib. I, lectio VI,27,40-45
(ed. W. Kübel): «Et hac quidem rationes Aristotelis necessario concludunt contra
Platonem, si ponebat unam ideam omnium bonorum, quae sit forma generis vel speciei, ut
supra expositum est, ut dicit Aristoteles; si autem intellexerit ideam unam, secundum quod
omnia descendunt exemplariter ab uno primo, quod formaliter efficit omnia bona, ut dicit
Commentator, sic planum est, quod rationes nihil valent». = BONAVENTURA, Collationes

lviii
forme platoniche come contenuti noetici presenti nel Nous viene letta
nell’Occidente Latino come la difesa dell’esemplarismo divino di matrice
cristiana contro il paganesimo di Aristotele204.
Il testo dei commenti di Eustrazio ai libri I e VI dell’Ethica Nicomachea
di Aristotele era stato tradotto poco prima della metà del XIII secolo dal
filosofo e teologo inglese Roberto Grossatesta († 1253)205, nell’ambito dei
suoi interessi per i testi filosofici, letterari e teologici greci. Sulla conoscenza
del greco da parte di Grossatesta e sulle sue traduzioni, che spaziano dal
lessico Suda fino agli scritti dello Pseudo-Dionigi Areopagita, conviene
rimandare agli studi di studiosi particolarmente autorevoli quali il
Franceschini e la Dionisotti206. Qui preme solo ricordare come sull’attività
del Grossatesta quale traduttore e sulla sua biblioteca molti interrogativi
siano ancora senza risposta.
Intanto, non è chiaro tramite quale canale il vescovo di Lincoln abbia
avuto accesso ai manoscritti greci di cui si servì per le sue traduzioni207. Si è
fatta l’ipotesi di un canale “francescano”, legato cioè alla presenza
francescana in Grecia a partire dal 1204, anno della conquista latina di
Costantinopoli, ma per quanto verosimile questa ipotesi possa essere, resta
pur sempre una congettura208.
In secondo luogo, sussiste un problema legato alle motivazioni di
fondo alla base dell’attività di traduttore del Grossatesta. La diversità delle
opere tradotte, dal Lessico Suda a Dionigi, per passare appunto all’Ethica
Nicomachea, lascerebbe pensare all’assenza di un vero e proprio disegno
legato ad un’ispirazione unitaria. Si prenda ad esempio proprio il caso della
traduzione latina di Eustratius cum aliis. La differenti opinioni sulla datazione
di questa imponente traduzione, che comunque oscilla tra il 1240 e il
1247209, non cancellano il fatto che la traduzione dell’Ethica e dei commenti

in Hexaemeron, VI,2,361 (ed. Quaracchi): «unde illas ideas praecipuus impugnat Aristoteles
et in Ethicis, ubi dicit, quod summum bonum non potest esse idea, Et nihil valent
rationes suae, et Commentator solvit eas». Per il riferimento alla difesa di Platone dalle
critiche aristoteliche operata da Eustrazio cfr. supra nn. 168-169.
204 Cfr. K. GIOCARINIS, Eustratios of Nicaea’s Defense cit., pp. 159-164.
205 Sulla vita e l’opera di Grossatesta si vedano i seguenti fondamentali studi D.A. CALLUS,

Robert Grosseteste, Scholar and Bishop, Cambridge 1955; J. MCEVOY, The Philosophy of Robert
Grosseteste, Oxford 1982; ID., Robert Grosseteste, Oxford 2000; R. W. SOUTHERN, Robert
Grosseteste: The Growth of an English Mind in Medieval Europe, Oxford 1986.
206 Cfr. E. FRANCESCHINI, Roberto Grossatesta, vescovo di Lincoln, e le sue traduzioni latine, «Atti

del Reale Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti», 93,2 (1933-1934), pp. 1-138
(ristampato in Scritti di filologia latina medievale, II, Padova 1976, pp. 409-544); A.C.
DIONISOTTI, On the Greek Studies of Robert Grosseteste, in A.C. DIONISOTTI/A. GRAFTON/J.
KRAYE (eds.) The Uses of Greek and Latin. Historical Essays, London 1988, pp. 19-39. Ancora
attuale è tuttavia S. Harrison THOMPSON, The Writings of Robert Grosseteste, Cambridge 1940.
207 Sulla biblioteca di Grossatesta, si veda DIONISOTTI, On the Greek Studies cit., pp. 36-39.
208 Ibid., p. 31; MCEVOY, Robert cit., pp. 113-120.
209 Si veda A. PELZER, Les versions latines des ouvrage de morale conservés sous le nom d’Aristote en

usage au XIII siècle, «Revue de Néo-Scholastique de Philosophie», 22 (1921), pp. 316-341;

lix
greco-bizantini, assieme poi al cosiddetto “corpus ethicum”210, si colloca
nell’ultima fase della vita di Grossatesta, quando egli doveva avere
all’incirca settant’anni. Cosa abbia portato il vescovo di Lincoln ad
imbarcarsi in un’impresa così ardua e imponente alla fine della propria vita,
è difficile da stabilire211. Ciò che è certo è che la sua versione latina del testo
di Aristotele e dei commentari greco-bizantini riscosse un grande successo,
praticamente immediato, come testimonia proprio il caso di Alberto Magno
citato in precedenza.
Se su Grossatesta e le sue traduzioni latine è stato scritto molto, nei
limiti comunque imposti dalla quantità e natura del materiale documentario
a noi giunto (manoscritti, testimonianze ecc.), la storia della ricezione della
traduzione latina dell’Ethica Nicomachea e dei commenti traditi assieme ad
essa è ancora tutta da scrivere. Più precisamente, sulla tradizione
rinascimentale si può in effetti disporre del monumentale studio del
Lines212, ma ancora manca uno studio che analizzi in maniera dettagliata e
complessiva la ricezione latina dell’Ethica e il ruolo dei commentatori greco-
bizantini, tra cui Eustrazio, per la formazione e costituzione dei dibattiti
propriamente medievali sulla morale aristotelica. Un aspetto legato alla
ricezione di Eustrazio è quello, a cui abbiamo fatto cenno in precedenza,
dell’interpretazione in chiave cristiana della sua replica alla critica di
Aristotele alla dottrina platonica del Bene ideale; esistono tuttavia altri
aspetti e temi su cui Eustrazio, in particolare proprio attraverso il
commento al libro VI dell’ Ethica Nicomachea, sembra aver esercitato
un’influenza piuttosto consistente. Ci limiteremo qui ad alcuni esempi.
Proprio alla dottrina dell’intelletto esposta nel commento di Eustrazio
al libro VI, di cui si è già parlato, sono legati alcuni motivi a base della

378-312 (ipotesi di datazione : 1240-1243); D. A. CALLUS, The Date of Grossateste’s


Translations and Commentaries on Pseudo-Dionysius and the Nicomachean Ethics, «Recherches de
Théologie ancienne et médiévale», 14 (1947), pp. 200-209 (ipotesi di datazione : 1246-
1247) ; MERCKEN, The Greek Commentaries cit., vol. VI,1, pp. 38*-42* (corrobora ipotesi
Callus).
210 Il Corpus Ethicum comprende la traduzione latina dell’Ethica Nicomachea di Aristotele,

quella dei commenti greco-bizantini all’Ethica Nicomachea (libri I e VI di Eustrazio, libri II-
V dell’anonimo greco, libri V, IX e X di Michele di Efeso, libro VII dell’anonimo
bizantino, libro VIII di Aspasio), le notulae o marginalia dello stesso Grossatesta ai
commenti ora menzionati, la Summa ethicorum (un insieme di sunti capitolo per capitolo del
testo aristotelico dell’Ethica), la traduzione latina dello pseudo-aristotelico De virtute e,
infine, la traduzione latina del De passionibus dello pseudo-Andronico. Sul corpus delle
cosiddette “notulae” di Grossatesta alla propria traduzione del testo dell’Ethica e dei
commentari, si veda S. Harrison THOMPSON, The “Notulae” of Grosseteste on the
Nicomachean Ethics, «Proceedings of the British Academy», 19 (1938), pp. 195-218;
MERCKEN, The Greek Commentaries cit., vol. VI,1, pp. 45*-54*.
211 La questione è ricostruita in MERCKEN, The Greek Commentaries cit., vol. VI,3, pp. 40*-

45*.
212 D.A. LINES, Aristotle’s Ethics in the Italian Renaissance (ca. 1300-1650): The Universities and

the Problem of Moral Education, Leiden 2002.

lx
fortuna latina di questo commentatore. In particolare, il nome di Eustrazio
di Nicea – assieme a quello dell’altro grande commentatore dell’Ethica
Nicomachea, Michele di Efeso (XI-XII sec.), autore dei commenti ai libri V,
IX e X – è stato recentemente fatto oggetto di un rinnovato interesse
storiografico legato alla discussione del tema della felicitas speculativa, e cioè
della natura e della dimensione della felicità umana nella sua più alta
forma213. La bibliografia al riguardo è già copiosa214, e anche se non è
possibile ricostruire qui nella sua interezza questa problematica, sarà
sufficiente ricordare come il crescente interesse per la ricezione latina dei
commenti di Eustrazio e Michele di Efeso si sia tradotto nella
formulazione dell’ipotesi di una derivazione o di un’ispirazione greca, e non
più esclusivamente greco-araba, di alcuni testi riconducibili ad autori
cosiddetti “averroisti”, e più in generale dell’idea che la felicità consista nel
suo massimo grado nella congiunzione con le intelligenze separate e, da
ultimo, con Dio215.
Si tratta di una problematica derivante dalle interpretazioni greco-
arabe di alcune indicazioni rinvenibili nel X libro dell’Ethica Nicomachea,
dove Aristotele individua nella contemplazione o teoresi l’attività che più
corrisponde all’essenza umana, e che per questo risulta essere la più nobile
e la più “divina”216. L’interpretazione di questo noto passo aristotelico,
prima da parte dei neoplatonici greci, e poi dei loro lettori arabi, restituisce
alla scolastica latina l’idea di una risalita anagogica dalla realtà sensibile sino
alle sostanze separate, ripercorrendo quella che è la struttura gerarchica del
cosmo tipica del neoplatonismo fino all’unico principio causa del tutto217.
I maestri latini del XIII secolo si mostreranno interessati e
appassionati lettori di questi testi, assimilando il neoplatonismo greco-arabo
all’interno di una visione dell’universo tutta cristiana. In questa prospettiva,
i termini del problema posti da Aristotele vengono confrontati con le

213 Si veda ad esempio A.J. CELANO, Boethius of Dacia: “On the Highest Good”, «Traditio», 43
(1987), pp. 199-214, p. 206. L. BIANCHI, Felicità intellettuale, «ascetismo» e «arabismo», in M.
BETTETINI/F.D. PAPARELLA, Le felicità nel medioevo, Atti del Convegno delle Società
italiana per lo Studio del Pensiero Medievale (S.I.S.P.M.), Milano 12-13 settembre 2003,
Louvain-la-Neuve 2005, pp. 1-34.
214 Per una ricostruzione storiografica di questo dibattito cfr. G. FIORAVANTI, La felicità

intellettuale: storiografia e precisazioni, in BETTETINI/PAPARELLA, Le felicità cit., 1-34.


215 Su questo tema conviene rimandare ai fondamentali A. DE LIBERA, Albert le Grand et la

philosophie, Paris 1990, pp. 246-251; ID., Albert le Grande le Platonisme. De la doctrine des Idées à
la theorie des trois états de l’universel, in E.O. BOS/P.A. MEIJER, On Proclus & His Influence in
Medieval Philosophy, Leiden-New York-Köln 1992, pp. 89-119, 105-106; C. STEEL, Medieval
Philosophy: An Impossible Project? Thomas Aquinas and the “Averroistic” Ideal of Happiness, in J.
AERTSEN/A. SPEER, Was ist Philosophie im Mittelalter? Akten des X Internationalen
Kongresses für mittelalterlichen Philosophie der Societé Internationale pour l’Étude de la
Philosophie Médiévale, 25 bis 30 August 1997 in Erfurt, voll. 2, Berlin-New York 1998
(«Miscellanea Mediaevalia», 26), p. 152-174, in part. 159;
216 Il riferimento è ad ARISTOTELES, Ethica Nicomachea, X,7,1177a13-1178a8.
217 Su questo punto si veda DAVIDSON, Alfarabi, Avicenna, & Averroes cit. (in toto).

lxi
esigenze tipiche della teologia cristiana. La stessa lettura della discussione
aristotelica sulla natura della felicità nel suo massimo grado viene
profondamente influenzata da questo processo interpretativo, in cui il
cristianesimo di fatto eredita e trasforma il patrimonio della filosofia greco-
araba. L’autore che più di tutti, anche in ordine cronologico, sembra
rendersi protagonista di tale processo è il già citato Alberto Magno. La
nozione chiave che Alberto eredita dalla speculazione peripatetica greco-
araba è quella di intellectus adeptus, quello stadio intellettivo raggiunto dopo
un lungo esercizio intellettivo (e pur sempre a partire dall’esperienza
sensibile) che permette all’individuo umano di elevarsi al rango delle delle
realtà più nobili, le sostanze separate e Dio218.
In due passi da due distinte opere, Alberto elenca una serie di
auctoritates a sostegno della nozione di “intellectus adeptus”. Oltre ai nomi
“classici” di pensatori arabi quali Avicenna e Averroè, compaiono anche i
nomi di Michele di Efeso e Eustrazio di Nicea. Alberto sostiene
esplicitamente che questi ultimi avrebbero coniato una nozione analoga a
quella di intellectus adeptus (associata in maniera esclusiva ai pensatori arabi)
che egli definisce “intellectus possessus”. Queste nozioni sono dette essere
equivalenti – adeptus, spiega Alberto, sarebbe il corrispondente “arabo” del
“greco” possessus – nella misura in cui significano il medesimo principio:
l’intellectus adeptus/possessus altro non è, in questo senso, se non una
disposizione proveniente dall’esterno (dallo stesso cosmo delle realtà
separate, da cui anche l’intelletto umano – neoplatonicamente – proviene)
in quegli individui che hanno già concluso un percorso di perfezionamento
intellettuale. Alberto può così esplicitamente sostenere che i commentatori
bizantini all’Ethica Nicomachea e gli interpreti arabi di Aristotele concordano
tra di loro nell’interpretazione della dottrina aristotelica dell’intelletto219.

218 Sulla nozione di “intellectus adeptus” in Alberto Magno si veda H. ANZULEWICZ,

Entwicklung und Stellung der Intellekttheorie im System des Albertus Magnus, «Archives d’Historie
doctrinale et littéraire du Moyen Age», 70 (2003), pp. 165-218; L. STURLESE, Vernunft und
Glück. Die Lehre vom „intellectus adeptus“ und die mentale Glückseligkeit bei Albert dem Großen,
Münster 2005 («Lectio Albertina», 7). Per una disamina sulle fonti greco-arabe della
dottrina albertina dell’intelletto, si veda D.N. HASSE, Das Lehrstück von den vier Intellekten in
der Scholastik: von den arabischen Quellen bis zu Albertus Magnus, «Recherches de Théologie et
Philosophie médiévales», 66 (1999), pp. 21-77.
219 I due passi sono ALBERTUS MAGNUS, De anima, III,3,11 («Et est digressio declarans

veram causam et modum coniunctionis intellectus agentis nobiscum»), ed. C. STROICK,


Opera Omnia VII, pars I, Münster 1968, 222,4-14: «Et hoc vocatur a philosophis moveri ad
continuitatem et coniunctionem cum agente intellectu; et cum sic acceperit omnia
intelligibilia, habet lumen agentis ut formam sibi adhaerentem, et cum ipse sit lumen suum,
eo quod lumen suum est essentia sua et non est extra ipsum, tunc adhaeret intellectus
agens possibili sicut forma materiae. Et hoc sit compositum vocatur a Peripateticis
intellectus adeptus et divinus; et tunc homo perfectus est ad operandum opus illud quod
est opus suum, inquantum est homo, et hoc est opus, quod operatur deus, et hoc est
perfecte per seipsum contemplari et intelligere separata. Et iste modus et ista coniunctionis
concordat cum Aristotele in X Ethicae, ubi gere dicit ista, et praecipue concordat Eustratio

lxii
A nostro parere le motivazioni che spingono Alberto a ipotizzare
questa forma di concordismo tra commentatori arabi e commentatori
bizantini risiedono proprio nel retroterra procliano che caratterizza il
commento di Eustrazio ai libri I e VI dell’Ethica Nicomachea. Si può infatti
ben comprendere come alcuni degli argomenti elaborati da Eustrazio
possano aver attratto l’attenzione di Alberto e di altri lettori latini proprio
se si pensa alla convergenza tra la terminologia impiegata dal nostro
commentatore e quella rinvenibile in fonti provenienti dalla tradizione
araba e ugualmente tradotte in latino, come il Liber de Causis, anch’esso di
chiara ascendenza procliana220.
Ciò può apparire più evidente se si prendono in esame la versione
latina di due dei passi precedentemente analizzati relativi alla dottrina
dell’intelletto di Eustrazio e le relative fonti221. Dietro al riferimento operato
da Alberto all’intellectus possessus dei commentatori bizantini si cela infatti
proprio la nozione di “νοῦ ἐπίκτητο”, che nei due passi che andiamo a
citare di seguito viene resa da Grossatesta proprio con il termine possessus.

EUSTRATIUS LATINUS, Eton College 122, f 110 ra = 303,19-27 (ed. Heylbut): «Anima
enim ut quidem involute operatur, syllogizans et transiens in conclusiones ex
propositionibus, ut autem participans intellectu simpliciter apponit, habens quidem
et principia et definitiones ut intellectus, facta autem ultra haec, cum intellectualis
fiat, intellectualibus intellectualiter congruens, si et non repente et simul ut qui
secundum existentiam <...> ut ab extra superveniens et ingrediens et facta
possessa.»222.

et Michaeli Ephesio, qui fere in hoc sensu exponunt Aristotelem ibidem.» ; ALBERTUS
MAGNUS, De XV problematibus, edd. A. HUFNAGEL/B. GEYER/J. WEISHEPL/P.
SIMON, Opera Omnia XVII,1, Münster 1975, 32,62-71: «Hoc igitur omnium
Peripateticorum antiqua est positio, secundum quod eam Alfarabius determinavit. Ex qua
sequitur intellectum possibilem intellegibilium omnium esse speciem et non omnino
potentiam esse materialem ad ipsa. Post hoc Graeci sapientes, Porphyrius scilicet et
Eustratius, Aspasius et Michael Ephesius et quam plures alii venerunt praeter Alexandrum,
qui Epicuro consentit, qui omnes intellectum hominis intellectum possessum et non de
natura intelligentiae existentem esse dixerunt. Et quem Graeci sapientes possessum,
eundem Arabum philosophi Avicenna, Averroes, Abubacher et quidam alii adeptum esse
dicebant, quia id quod possessum est, aliud est et alterius naturae a possidente.».
220 Influenza della tradizione neoplatonica greco araba, in particolare dello spurio Liber de

Cuasis, si veda H. ANZULEWICZ, Die Emanationslehre des Albertus Magnus: Genese, Gestalt und
Bedeutung, in Via Alberti. Texte - Quellen - Interpretationen, hrsg von L. HONNEFELDER/H.
MÖHLE/S. BULLIDO DEL BARRIO, Münster 2009, pp. 219-242.
221 Cfr. supra pp. 49-52.
222 In tutti i manoscritti latini del commento di Eustrazio questo passo (303,19-27) è

segnato da una lacuna alle ll. 25-26 (διὸ καὶ ἡ τοιαύτη κατάστασι οὐ φύσι ἀλλὰ ἕξι τῆ
ψυχῆ ὀνοµάζεται) Il termine ἐπίκτητο si riferisce in questo caso alla condizione
(κατάστασι) per cui l’anima diviene intelligente, cosa che per Eustrazio equivale di fatto
all’espressione νοῦ ἐπίκτητο. Il femminile latino possessa si può spiegare o in quanto
riferito appunto a κατάστασι (conditio?) - sempre che la lacuna non si trovasse nello

lxiii
EUSTRATIUS LATINUS, Eton College 122, f 112 va = 314,4-18 (ed. Heylbut): «Etsi
enim intellectualem dicit animam et intellectum existere ait in ipsa, sed non
substantialiter existere in ipsa intellectum ponit, sed possessum et ut habitum
supervenientem, quemadmodum et prius dictum est, propter hoc et veridicis
habitibus ipsum conumeravit, videns ipsum et possessum ab extra et depositum.
Pura enim facta et libera a passionibus anima resplendet ea quae ad intellectum
vicinitate, recipit autem illinc intellectualiter operari, et sic entium assumit
comprehensionem simplicibus appositionibus contingens ipsa, non repente ut
proprie intellectus neque omnia simul, sed secundum unumquodque ipsorum
intellectum circumambulans et ex alteris quae ab ipso intellectu intelliguntur in
alterum transiens».

Appare innegabile che dietro il riferimento ai commentatori bizantini


operato da Alberto in rapporto alla nozione di intellectus possessus si celano
proprio questi due passi di Eustrazio223. Tra l’altro, come si è detto, il νοῦ
ἐπίκτητο di Eustrazio altro non è se non una disposizione proveniente dal
Nous separato tipico del neoplatonismo greco-pagano, che agevola l’anima
nel suo passare dalla conoscenza sensibile e discorsiva a quella
propriamente intellettuale. Proprio questa curvatura neoplatonica di
Eustrazio doveva aver attirato l’attenzione di Alberto. Infatti, la descrizione
del νοῦ ἐπίκτητο operata dal nostro commentatore corrisponde
perfettamente a quella rinvenibile nello stesso Alberto, come esito della
rielaborazione albertina delle teorie arabe dell’intelletto. Se si pensa poi al
fatto che tanto Eustrazio quanto gli arabi si servivano della stessa fonte, e
cioè appunto di Proclo224, si ha chiaramente l’impressione che Alberto sia
stato lettore filologicamente attento di questo testi, e che sia stato in grado
di cogliere in maniera rigorosa la comune ispirazione delle due tradizioni –
quella bizantina e quella araba.
Il caso di Alberto Magno, che vede in Eustrazio sia un difensore della
teologia cristiana contro Aristotele, sia un sostenitore di una teoria
dell’intelletto più o meno direttamente ispirata al neoplatonismo procliano
e che egli non esita a legare anche al peripatetismo arabo, offre una riprova
di quanto interessanti e promettenti possano essere gli studi relativi alla
ricezione dei commenti di Eustrazio nell’Occidente Latino. L’edizione
critica che qui si presenta vuole rappresentare un primo passo per
ricostruire nel dettaglio la tradizione dell’Eustrazio latino, e per estendere
l’indagine non solo, come da noi fatto in questa introduzione, all’influenza
che la teoria dell’intelletto di Eustrazio ebbe sui pensatori latini, ma anche
all’influenza che il commento del nostro autore dovette esercitare sui temi

stesso manoscritto greco usato dal Grossatesta, come sembrerebbe probabile - o più
probabilmente riferito al termine anima.
223 L’espressione non compare in quanto tale nei commenti di Michele di Efeso ai libri V,

IX e X dell’Ethica Nicomachea.
224 Si veda il contributo di Hasse citato alla n. 216.

lxiv
propriamente etici, come quello delle virtù e quello del rapporto con le arti
e le scienze presenti proprio nel VI libro dell’Ethica Nicomachea.

lxv
SEZIONE II

La tradizione manoscritta dell’Eustrazio latino

e i criteri adottati per l’edizione critica

lxvi
1. I manoscritti greci del corpus dei commenti greco-bizantini
all’Ethica Nicomachea: lo status quaestionis.

Nel 1919 il cardinale Giovanni Mercati si preoccupava, in uno contributo


relativo ai commentatori greci di Aristotele, di recensire in maniera accurata
il volume 20 dei Commentaria in Aristotelem Graeca, edito come detto da
Heylbut e contenente il testo di Eustratius cum aliis225. Il giudizio di Mercati,
ripreso molti anni dopo dalla Dionisotti226, sembra poco lusinghiero.
Infatti, la sua analisi dell’edizione Heylbut segnalava problemi editoriali di
vario tipo, tra cui ricordiamo in particolare la scelta di collazionare il testo
sostanzialmente a partire da un solo manoscritto e dal testo dell’edizione
Aldina, e la presenza di numerosi fraintendimenti del testo e errori di
lettura di vario genere. Tra questi, ci preme ricordare tra i più significativi la
presenza della forma βουλόµενο invece che di βουλεύοµενο, il che nel
contesto di un’opera come l’Ethica Nicomachea rischia di compromettere la
comprensione del testo stesso.
Come spesso capita di fronte alle edizioni dei Commentaria in
Aristotelem Graeca, appare evidente come i criteri editoriali,
indipendentemente dalla perizia dell’editore, risultino piuttosto datati. Il
testo necessita di una nuova edizione critica, che non solo colmi oltre alle
lacune e alle imprecisioni causate da errori in fase di collazione, ma che
chiarisca e ricostruisca la storia della tradizione manoscritta del testo in
questione. Tale impresa non rientra ovviamente tra i compiti del presente
lavoro. Tuttavia è possibile operare alcune considerazioni relative ai
manoscritti recensiti da Heylbut nella breve introduzione all’edizione CAG
(pp. v-ix) e sulla stessa composizione del corpus dei commenti greco-
bizantini all’Ethica Nicomachea.
Il manoscritto su cui l’edizione Heylbut si basa è il Coislinianus 161. Di
questo manoscritto sappiamo che, assieme ad altri tre (Coislinianus 166;
Parisinus gr. 1921, Hierosolymitanus S. Sepulcri 150), è riconducibile alla mano
del cosiddetto “anonymus aristotelicus” studiato da Harlfinger227, la cui
identificazione con Neofito Prodromeno suggerita da Cacouros228 è stata
recentemente confutata dalla Mondrian, che di contro rimanda alla mano di

225 Cfr. G. MERCATI, Fra i commentatori greci di Aristotele, in Opere Minori, t.III, Roma 1937,
pp. 458-467 («Studi e testi», 78).
226 Cfr. DIONISOTTI, On the Greek Studies cit., p. 38.
227 Cfr. D. HARLFINGER, Die Textgeschichte der pseudo-aristotelischen Schrift Περὶ τῶν ἀτόµων

γραµµῶν, Amsterdam, 1971, pp. 55-57. Si veda anche M. RASHED, Die


Überlieferungsgeschichte der aristotelischen Schrift De Generatione et Corruptione, Wiesbaden
2001, p. 230.
228 Cfr. M. CACOUROS, Néophytos Prodromenos copiste et responsable ( ?) de l’édition Quadrivum-

Corpus Aristtelicum du 14e siècle, «Revue des études byzantines», 56 (1998), pp. 193-212. Su
Neofito si veda GAMILLSCHEG/HARLFINGER/ELEUTERI Repertorium cit., t. 2, Handschriften
aus Bibliotheken Frankreichs, Vienne 1989, p. 153, n. 411.

lxvii
un certo monaco Malachia229, copista operante nel XIV secolo
riconducibile ad ambienti vicini all’imperatore Giovanni Cantacuzeno
(†1390). Questo manoscritto contiene il testo oltre che dell’Ethica
Nicomachea, anche dei magna Moralia, della Politica e della Metaphysica con
relativo commento. Heylbut ci dice (p. v) che il testo dell’altro testimone
usato per l’edizione CAG, ossia il testo dell’edizione Aldina (Venetiis 1536),
sarebbe lo stesso del Coislinianus, con tuttavia diverse varianti che
introducono di fatto ritocchi peggiorativi rispetto al testo contenuto nel
manoscritto. Heylbut non sembra soffermarsi ulteriormente sulla cosa;
eppure da un confronto tra le varianti presenti nel testo dell’Aldina e la
versione latina redatta dal Grossatesta da noi edita emergono numerose
convergenze tra le varianti, tutt’altro che casuali, quasi a segnalare che la
sbrigativa affermazione di Heylbut secondo cui l’Aldina conterrebbe lo
stesso testo del Coislinianus andrebbe profondamente rivista e
ricontestualizzata alla luce di qualche altro testimone da cui l’Aldina
dipenderebbe interamente o in parte.
Come detto in precdenza, un simile studio non spetta all’editore del
testo latino. Diremo tuttavia qualcosa sulle corrispondenze e gli eventuali
legami tra la tradizione greca dei commenti di Eustratius cum aliis e quella
latina a breve, mentre il lettore potrà rendersi conto della corrispondenza
tra numerosi varianti contenute nel testo greco dell’Aldina e il testo greco
che Grossatesta doveva avere di fronte come modello per la propria
traduzione consultando l’apparato greco nel testo edito nel presente lavoro.
Qui conviene solo ricordare come tali varianti siano piuttosto significative,
al punto da includere omissioni e lacune che porterebbero ad escludere che
sia il Coislinianus 161, o un manoscritto appartenente alla medesima classe di
manoscritti del Coislinianus, l’esemplare rappresentativo della tradizione
greca su cui Grossatesta verosimilmente si trovò a lavorare per la propria
tradzuine latina.
Tra i manoscritti segnalati da Heylbut nell’introduzione all’edizione
CAG, figurano tre manoscritti che tuttavia meritano una certa attenzione230.
Il Laurentianus 85,1 è un manoscritto studiato e datato da Cacouros attorno
al 1265-1270231, contenente numerosi commenti ad opere aristoteliche e
frutto dell’iniziativa di un letterato erudito buon conoscitore di Aristotele,

229 Cfr. B MONDRAIN, La constituion du corpus d’Aristote et de ses commentateurs aux XIIIe-XIVe
siècles, «Codices Manuscripti», 29 (2000), pp. 11-43, in part. pp. 19-21; ID., L’ancien empereur
Jean VI Cantacuzène et ses copistes, in A. RIGO, Gregorio Palamas e oltre. Studi e documenti sulle
controversie teologiche del XIV secolo bizantino, Firenze 2004 («Orientalia Venetiana», 16), pp.
249-296.
230 Segnaliamo alcuni manoscritti non recensiti da Heylbut catalogati da A. WARTELLE,

Inventaire des manuscrits grecs d’Aristote et de ses commentateurs, Paris 1963 come contenenti
231
Cfr. M. CACOUROS, Le Laur. 85, 1 témoin de l’activité conjointe d’un groupe de copistes
travaillant dans la seconde moitié du XIIIe siècle, in I manoscritti greci tra riflessione e dibattito. Atti del
V Colloquio Internazionale di Paleografia Greca (Cremona, 4-10 ottobre 1998), a cura di
G. PRATO, Florence 2000, pp. 295-310 (et 3 pl) («Papyrologica Florentina», XXXI).

lxviii
forse occupante una cattedra in una delle istituzioni preposte alla
formazione intellettuale della Constantinopoli appena liberata
dall’occupazione latina. Come ricordato da Cacouros, si tratta di un
manoscritto di grande importanza, in quanto probabilmente questo
testimone è il più antico a noi giunto relativo al corpus dei commenti
greco-bizantini all’Ethica Nicomachea232.
Gli altri due manoscritti presentano motivi di forte interesse in
quanto testimoni di possibili punti di contatto tra la tradizione greca e
quella latina di questi commenti. Si tratta di due manoscritti copiati dalla
stessa mano (Oxoniensis Corporis Collegii Christi 106; Oxoniensis Collegi Novi
240/241), il noto copista greco di stanza in Inghilterra Giovanni
Servopoulos233. Prima di chiarire il motivo a base dell’importanza di questi
due manoscritti occorre operare alcune considerazioni preliminari sulla
composizione del corpus dei commenti greco-bizantini all’Ethica Nicomachea.
Non esiste una certezza assoluta sulla sua reale composizione. Per motivi
cronologici, i libri costitutivi della versione latina redatta da Grossatesta
poco prima della metà del XIII secolo possono costituire il modello base
per operare una classificazione dei manoscritti in base ai rispettivi contenuti
ed alle rispettive omissioni. Il contenuto risulta piuttosto etrogeneo;
abbiamo due commenti ai libri I e VI redatti da Eustrazio di Nicea,
anonimi scholia ai libri II-III-IV-V probabilmente risalenti al III secolo
d.c.234, i commenti ai libri V, IX e X redatti da Michele di Efeso (XII sec.),
un commento al libro VII anonimo, forse addirittura del tardo XII secolo,
infine un commento al libro VIII riconducibile al peripatetico del II secolo
d. c. Aspasio235.
232 Cfr. CACOUROS, “Eustrate de Nicée” cit., pp. 386-387.
233 Su Servopoulos si veda P. CANART, Scribes grecs de la Renaissance, Additions et corrections aux
répertoires de Vogel-Gardthausen et de Patrinélis, «Scriptorium», 16 (1963), n. 1, pp. 56-82, in
part p. 68; R. WEISS, Humanism in England during the Fifteenth Century, Oxford 1967, pp. 147-
148 ; HARLFINGER, Die Textgeschichte cit., p. 416; R.W. HUNT, The Survival of the Ancient
Literature, Oxford 1975, t. 52; I. HUTTER, Oxford Bodleian Library, III., Stuttgart 1982, p.
155; J. HARRIS, Greek Emigres in the West, 1400-1520, Camberley 1995, p. 148 ; ID.,
Greek Scribes in England: The Evidence of Episcopal Registers, in Through the Looking Glass:
Byzantium through British Eyes, ed. R. CORMACK and E. JEFFREYS, Ashgate 2000, pp. 121-6.
234 Su Aspasio si veda MERCKEN, The Greek Commentaries cit., VI,1, pp. *14-*22; VI,3, pp.

*8-*13. Gli scholia presentano sicuramente l’influenza di Adrasto di Afrodisia (I metà del II
secolo d.c.), cui Ateneo (Deipnosophistae, XV,15,12) attribuisce un commento all’Ethica
Nicomachea, ma non sono a lui attribuibili direttamente. Per una discussione di questi scholia
si veda P. MORAUX, Der Aristotelismus bei den Griechen von Andronikos bis Alexander von
Aphrodisias, vol. II: Der Aristotelismus im I. und II. Jh, n. Chr., Berlin-New York 1984.
235 Cfr. MORAUX, Der Aristotelismus cit., vol. II, pp. 226-293; cfr. MERCKEN, The Greek

Commetaries cit., VI,3, pp. *27-*33. Testo pubblicato in G. HEYLBUT (ed.), CAG 19,1,
Berlin 1889, 158-186. Recensione in G. MERCATI, Fra i commentatori greci di Aristotele, in
Opere Minori, t.III («Studi e testi», 78), Roma 1937, 458-467. Prima dell’edizione di Mercken
(1991), la versiona latina del Grossatesta relativa ai libri VIII e IX era stata edita in W.
STINISSEN, Aristoteles over de Vriendschap. Boeken VIII en IX van de Nicomachische Ethiek met de
commentatren van Aspasius en Michaël in de Latijnse verartaling van Grosseteste, Brussel 1963. Su

lxix
Gli unici due manoscritti greci che presentano esattamente la stessa
composizione rinvenibile nella versiona latina redatta da Grossatesta sono
proprio i due copiati da Servopoulos. I restanti manoscritti si dividono in
due classi: quelli che differiscono dal modello che Grossatesta doveva avere
di fronte per la sola omissione del commento anonimo al V libro, tra cui
proprio il Coisl. 161 collazionato da Heylbut; e quelli che presentano il
commento di Aspasio ai libri I-IV dopo il commento di Eustrazio al libro I,
in sostituzione degli scholia anonimi ai libri II-V, e il commento sempre di
Aspasio al libro VII subito dopo il commento dell’anonimo allo stesso
libro236.
Sulla base dell’identità tra la composizione del corpus dei commenti
all’Ethica Nicomachea presenti nei due manoscritti copiati da Servopoulos e e
la composizione dello stesso corpus presente in tutti (ed è bene precisarlo) i
manoscritti latini contenenti la versione redatta dal Grossatesta, una
studiosa del calibro della Dionisotti ha sostenuto la necessità di considerare
questi due manoscritti tanto come base per una futura edizione del testo
greco, quanto come base per implementare l’apparato greco nell’edizione
del testo latino237. Tuttavia, se è vero che la struttura della composizione
corrisponde, il testo resta differente, al punto da suggerire, pur con le
dovute cautele, che questi manoscritti non possano essere considerati
testimoni derivati direttamente dal modello di cui Grossatesta dovette
servirsi per la propria traduzione latina. Essi infatti contengono
quell’interpolazione precedentemente segnalata nella prefazione al
commento al I libro di Eustrazio (p. 1,13-23, ed. Heylbut) di cui si è parlato
in precedenza238. Inoltre, se in un certo senso l’assenza di quella prefazione
dedicatoria potrebbe essere spiegata (anche se in modo non convincente)
sulla base del fatto che Grossatesta potrebbe averla ritenuta superflua inn
quanto non di diretta pertinenza rispetto al testo aristotelico, una verifica di
questi manoscritti in formato microfilm da noi effettuata ha comunque
evidenziato altre lacune o varianti di una certa importanza rispetto al testo
tradotto da Grossatesta. Tra le più rilevanti, segnaliamo come in uno dei
passi del commento al VI libro di Eustrazio precedenetemente seganalati a
proposito del neoplatonismo di Eustrazio via siano due linee (303,25-26,
ed. Heylbut: ἀλλὰ καθ' ἓν περιεχοµένη τὰ πάντα καὶ νοοῦσα καθ' ἕκαστον,
διὸ καὶ ἡ τοιαύτη κατάστασι οὐ φύσι ἀλλὰ ἕξι τῆ ψυχῆ ὀνοµάζεται) che

Aspasio si veda la recente pubblicazione: A. ALBERTI/R. W. SHARPLES (ed.), Aspasius: The


Earliest Extant Commentary on Aristotle’s Ethics, Berlin-New York 1999. Di recente è stata
pubblicata una traduzione inglese dei commenti ai libri VIII e IX dell’Ethica Nicomachea
redatti da Aspasio, dallo sconosciuto ed enigmatico Eliodoro di Prusa e da Michele di
Efeso (libro IX); cfr. D. KONSTAN, On Aristotle’s Nicomachean Ethics 8 and 9. Aspasius,
Anonymus, Michael of Ephesus, Ithaca-New York 2001.
236 Cfr. MERCKEN, The Greek Commentaries cit., VI,1, pp. *3-*6.
237 Cfr. A. C. DIONISOTTI, On the Greek Studies cit., p. 38.
238 Cfr. supra n. 95.

lxx
invece mancano nella versione redatta da Grossatesta, a formare
evidentemente una lacuna239. Quelle linee sono invece presenti nei due
manoscritti copiati da Servopoulos, a testimonianza del fatto che l’identità
nella composizione del corpus dei commenti all’ Ethica Nicomachea non può
rappresentare da solo un elemento utile a rintracciare la classe di
manoscritti in cui sarebbe compreso il modello greco utilizzato dal
Grossatesta. Il confronto del testo, che comunque abbiamo effettuato sul
solo commento al libro VI, resta di fondamentale importanza.
Questi risultati, come detto, sono provvisori e comunque richiedono
uno studio non conciliabile con i propositi del presente lavoro. Nell’attesa
di una nuova edizione critica del testo greco, la versione redatta dal
Grossatesta può tuttavia contribuire, limitatamente a certe varianti e in
maniera comunque provvisoria, a correggere e emendare il testo greco
dell’edizione Heylbut, specie dove il testo è poco comprensibile, vuoi per
l’imperizia di Heylbut, vuoi per lacune presenti nel manoscritto. Nel
rinviare il lettore agli apparati critici per un confronto tra testo greco edito e
testo latino, ci apprestiamo ora a dare conto della storia delle tradizione
manoscritta della versione latina eseguita da Roberto Grossatesta.

2. La tradizione latina e lo stemma codicum

2.1 La recensione dei manoscritti.

Sono ventitre i manoscritti che contengono il corpus dei commenti greco-


bizantini dell’Ethica Nicomachea di Aristotele nella versione latina redatta da
Roberto Grossatesta. I manoscritti (tutti risalenti alla seconda metèà del
XIII sec.)sono i seguenti, elencati con le sigle relative alle due principali
recensioni effettuate, rispettivamente quella di Mercken e quella di
Gauthier, effettuata nell’ambito del progetto dell’Aristoteles Latinus240, e con
accanto (con la sigla AL=Aristoteles Latinus) il numero con cui essi sono

239Cf. supra pp. 62-63.


240
Mercken, nella sua introduzione al volume VI,1 del Corpus Latinum Commentariorum in
Aristotelem Greacorum, ne recensisce solo ventuno, omettendo il manoscritto Dublinensis, bibl.
Coll. S. Trinitatis, Cod. 2.8, che di fatto però contiene, peraltro in forma frammentaria, solo
parte del libro VII e del libro VIII. Il numero di ventidue manoscritti viene segnalato
anche da Gauthier nel 1974; cfr. ARISTOTELES LATINUS, Ethica Nicomachea, XXVI, 1-3, ed.
R.-A. Gauthier, Leiden-Bruxelles 1972, fasc. 1, clxxi-clxxii (da ora solo GAUTHIER). Nel
volume VI, 3, edito da Mercken nel 1991, vi è un’imprecisione alla pagine 53; nel riportare
le sigle dei manoscritti impiegate da Gauthier, al manoscritto Paris. Bibl. Ars., 698, che
Mercken cataloga come A, corrisponde Ks in Gauthier, e non Ko. Nell’elenco dei
manoscritti si noterà a volta la presenza della sola sigla attribuita dal Mercken. In questi
casi, Gauthier si limita a citare il manoscritto semplicemente con l’indicazione di città e
biblioteca.

lxxi
stati catalogati e descritti nel catalogo dei manoscritti latini di Aristotele e
dei commentatori nell’ambito dello stesso progetto241:

A (Ks) (AL n. 504) Parisinus, Bibl. Arsenalis, 698


B (Kt) (AL n. 692) Parisinus, Bibl. Nationalis, 16582
C (Cw) (AL n. 252) Cantabirgiensis, Bibl. Domus Petri, 116
D (Ku) (AL n. 714) Parisinus, Bibl. Nationalis, 17832
E (Eo) (AL. n. 281) Etonensis, Bibl. Collegii, 122
F (Ff) (AL n. 1318) Laurentianus, Plut. LXXIX,13
G (Fh) (AL n. 1408) Florentinus, Bibl. Naz. Centrale, Conv. Soppr. I. v.
21
H (AL n. 534) Parisinus, Bibl. Mazarinea, 3473
K (St) (AL n. 1701) Stockolmensis, Bibl. Regalis, V, a. 3
L (Ut) (AL n. 1859) Vaticanus lat. 2171
M (AL n. 1474) Montisprandonensis, Bibl. Conv. S. Iacobi de
Marchia, 15.
N (Na) (AL n. 1488) Neapolitanus, Bibl. Nationalis, VIII. G. 4
O (Ok) (AL. n. 348) Oxoniensis, Bibl. Coll. Balliol, 116
P (AL n. 584) Parisinus, Bibl. Nationalis, 6458
Q (Oq) (AL n. 374) Oxoniensis, Bibl. Coll. Omnium Animarum, 84
R (Rk) (AL n. 741) Remensis, Bibl. Municipalis, 876
S (Se) (AL n. 1186) Hispalensis, Bibl. Colombina, 82.1.5
T (Tc) (AL n. 1243) Toletanus, Bibl. Capituli, 95.14
U (AL n. 1815) Vaticanus, Urb. Lat., 222
V (Ue) (AL n. 1616) Marcianus, Lat. VI, 122
W (AL n. 108) Vindobonensis, Bibl. Nationalis, 2327
Z (Db) Dublinensis, Dublinensis, bibl. Coll. S. Trinitatis, C.2.8

La storia delle edizioni moderne dei commenti greco-bizantini all’Ethica


Nicomachea nella versione latina redatta da Roberto Grossatesta può essere
fatta risalire dalla già citata osservazione del noto latinista Franceschini,
datata 1956242. Con questa osservazione, che rappresenta un vero e proprio
appello alla comunità degli studiosi affinchè si lavorasse all’edizione critica
del corpo dei commenti greco-bizantini all’Ethica Nicomachea nella
versione latina del Grossatesta, si voleva sottolineare l’urgenza di garantire
alla comunità scientifica un testo che conciliasse l’attendibilità della
ricostruzione della tradizione manoscritta con, per così dire, la rapidità
delle’esecuzione della collazione, nella prospettiva di fornire agli studiosi in
tempi rapidi i necessari strumenti per il progredire degli studi relativi alla
tradizione dell’Aristoteles Latinus.

241 Si veda ARISTOTELES LATINUS, Codices, ed. G. LACOMBE, Pars Prior, Roma 1939; Pars
Posterior, Cambridge 1955.
242
Cfr. supra n. 1.

lxxii
L’appello del Franceschini venne raccolto da uno studioso operante
presso il De Wulf-Mansion-Centrum di Lovanio, lo Stinissen, il quale
pubblicò pochi anni dopo (nel 1963) un’edizione parziale dei commenti
greco-bizantini all’opera aristotelica in questione. Parziale perché ristretta ai
commenti ai libri VIII e IX, ad opera di Aspasio e Michele di Efeso, nella
forma, almeno nelle intenzioni dell’autore (come si evinc edal titolo della
pubblicazione di Stinissen), di fornire un contributo in qualche modo
esplicativo della dottrina aristotelica dell’amicizia, cui quei libri sono in
parte dedicati243.
In effetti il lavoro di Stinissen sembra accogliere in pieno l’appello di
Franceschini. La cosa è evidente se si consulta la (scarna) introduzione al
testo critico, redatta da Stinissen in fiammingo e latino, dove vengono
elencati i 22 manoscritti prima menzionati, senza che tuttavia vengano
chiariti in alcun modo i criteri secondo cui l’editore ha selezionato i
manoscritti da collazionare. Vengono collazionati 5 manoscritti (BCQTP),
senza che i criteri della selezione vengano chiariti; nella brevissima
introduzione, l’autore si riferisce genericamente a dei suoi studi senza
giustificarne in alcun modo i risultati, aggiungendo per giunta osservazioni
sulla difficoltà a giungere ad uno stemma codicum accurato (di cui infatti
questa edizione è privo)244.
Una svolta nella direzione di un’edizione accurata e fondata su criteri
critici moderni si registra nel 1973, quando Mercken pubblicò un’edizione
critica dei commenti ai libri I, II, III, IV all’interno della serie «Corpus
Latinum Commentariorum in Aristotelem Graecorum»245. La lunga introduzione
all’edizione costituisce un indispensabile strumento per la ricerca, oltre che
uno studio di valore sulla storia della tradzione manoscritta. I risultati
conseguiti da Mercken vengono confermati ed arricchiti da Gauthier, nel
1974, un anno dopo la prima edizione di Mercken, nell’ambito dell’edizione
della versione latina dell’Ethica Nicomachea per l’Aristoteles Latinus246. Questo
studio resta fondamentale per perizia e accuratezza. La tradizione latina del
testo viene ricostruita nella sua interezza. Viene prodotto un nuovo stemma
codicum che, pur non stravolgendo l’ipotesi di Mercken, aggiunge nuovi
preziosi elementi relativi alle relazioni sussistenti tra i manoscritti. Di
questo studio e dei risultati da esso conseguiti, Mercken si servirà in una
seconda edizione, questa volta relativa ai commenti ai libri VII, VIII, IX e
X, pubblicata per la stessa serie (Corpus Latinum Commentariorum in
Aristotelem Graecorum) nel 1991247.

243 Cfr. W. STINISSEN o.c.d., Aristoteles over de Vriendschap. Boeken VIII en IX van de
Nicomachische Ethiek met de commentaren van Aspasius en Michaël in de Latijnse vertaling van
Grosseteste, Brussel 1963.
244 Ibid., p. 12.
245 Per questa edizione cfr. supra n. 142 (Da ora solo MERCKEN, VI,1).
246 Per questa edizione cfr. supra n. 240 (Da ora solo MERCKEN, VI,3).
247 Cfr. supra n. 132.

lxxiii
Conviene ricostruire i risultati cui questi studiosi sono giunti sulla
base di una collazione di diverse e estese porzioni di testo. Nel 1973,
Mercken concluse che i diversi manoscritti non apparterrebbero di diverse
tradizioni, bensì ad una medesima tradizione unitaria caratterizzata da
diversi gradi di corruzione del testo. In questo senso, quattro sarebbero le
diverse famiglie in cui i manoscritti elencati in precedenza sarebbero
classificabili come BOV, DRW, FM, KT248. A queste quattro famiglie
Mercken affiancò quelle che egli considerò come testimoni indipendenti tra
loro, cioè i restanti manoscritti A, C, E, G, H, L, N, P, Q, S, U. Il Parisinus,
Bibl. Mazarinea, 3473 non è stato consierato da Mercken in quanto
contenente un frammento del testo di dimensioni eccessivamente ridotte
per permettere una sua collocazione precisa all’interno della tradizione
manoscritta249.
Lo studio di Gauthier del 1974, nell’ambito dell’edizione
dell’Aristoteles Latinus dell’Ethica Nicomachea, ha fornito maggiore
accuratezza all’individuazione delle famiglie operata da Mercken, tramite
l’eleborazione di uno stemma in cui appaiono molto più chiaramente i
rapporti di derivazione tra i manoscritti. Inoltre, lo studio di Gauthier evita
un inconveniente che, a nostro parere, segnava l’analisi delle varianti
operata dal Mercken; questi infatti ritenne in parte di poter determinare la
correttezza o meno di una variante sulla base della corrispondenza o meno
rispetto al testo greco dell’edizione Heylbut. Il problema è che, come si è
già ricordato, quel testo è fortemente deficitario e inattendibile, senza
dimenticare che probabilmente appartiene ad un ramo dela tradzione greca
del testo non correlato all’archetipo greco cui cui Grossatesta operò la sua
traduzione latina. Proprio per questo Gauthier evitò il confronto con il
testo greco, per concentrarsi più sulle relazioni tra i testimoni latini250. Le
conclusioni è giunto lo studio di Gauthier non invalidano quello di
Mercken, ma piuttosto lo corroborano su basi appunto più solide, come
evidente dalla circostanza per la quale tali conbclusioni sono esito di una
collazione ben più ampia di quella condotta dal Mercken e che era ristretta
a porzioni dai soli libri I-IV.
Dal fatto che i ventitre manoscritti in questione siano stati studiati da
Mercken e da Gauthier su diverse porzioni di testo relative a diversi libri
del corpus, e che i risultati cui i due studiosi sono giunti sono similari, si può
inferire che in generale il procedimento di collazione del testo sia per lo più
completo e approfondito. Vediamo nel dettaglio quali sono i risultati
conseguiti da questi due studiosi.

248 Da ora elenchiamo le sigle dei manoscritti ricorrendo esclusivamente al sistema di


citazioni adottato da Mercken (A, B, C etc.)
249 Cfr. MERCKEN, VI,1, *67-*125.
250 Si veda GAUTHIER, cxvc-cxix, dove comunque il Gauthier segnala speratamente

rispetto allo studio dei testimoni latini alcune corrispondenze con alcuni testimoni greci.

lxxiv
Mercken ha operato un sondaggio preliminare su tre sezioni del
commento anonimo al II libro dell’Ethica Nicomachea Esse corrispondono a
194,01-197,77; 207,73-209,15; 219,91-221,54 del testo edito da Heylbut
L’esito di questo sondaggio è stato il rinvenimento di quattro gruppi di
manoscritti accomunati da varianti comuni e di una serie di varianti
comuni. Un primo raggruppamento è costituito da quello che potremmo
chiamare gruppo BOV. Il sondaggio operato da Mercken sul II libro non
sembrerebbe evidenziare immediatamente l’esistenza di questo gruppo o
famiglia. Tuttavia tre varianti in particolare sembrano suggerirne l’esistenza
autonoma:
219,96 quidem multis] inv. BO.
220,45 sic] si BV.
233,92 observandum delectabile et delectationem] delectabile et
delectationem observandum O observandum] i.m. post delectationem V.

Queste tre “unità critiche” sembrano unire B con O, B con V e O con V251.
A corroborare questa intuizione subentra il fatto che in tutti e tre i
manoscritti in questione l’incipit presenta la medesima variante; mentre i
restanti manoscritti recano Philosophia in duas partes divisa, i manoscritti
raggruppati come BOV recano Philosophia in duas divisa partes. Un precedente
studio operato da Stinissen nel 1958 sul libro I sembra confermare
definitivamente i risultati cui Mercken è giunto a partire dallo studio di
dodici varianti rilevanti252:
82,8 quae ut] quae vel BOV
82,19 est eorum] eorum BOV
83,50 tributa est] tributa BOV
84,69 salvat] salvam BOV
84,86 mensura fit] fit BOV
87,83 antedantis] attendantis BOV
88,12 dat quod] dat quod non BOV
88,33 rebeneficationem] benefitationem BOV
88,39 quod] quae BOV
88,46 concedere] contradicere BOV
89,50 concedere] contradicere BOV
90,93 datione] donatione BOV

251
Per il termine “unità critica”, ossia la totalità di varianti relative ad una parola o ad un
gruppo di parole che costituiscono un’unità da un punto di vista critico, si rimanda a J.
BIDEZ – A. B. DRACHMANN, Emploi de signes critique. Disposition de l’apparat, Brusselles-Paris
1938, p. 28, n. 24.
252
Cfr. P. G. STINISSEN, Aspasius en Michael. Commentaar op de Nichomachische Ethiek (Boek
VIII en IX). Textuitgave met inleidende studie over de Expositio van Sint Thomas en zijn
verhouding tot de Griekse commentaren, Haasrode-Louvain, 1958; si tratta di una tesi di
dottorato pubblicata nel 1963 (cfr. supra n. 243).

lxxv
Gli studi di Stinissen e di Mercken sono stati corroborati dal sondaggio
operato da Gauthier sul testo della sola Ethica presente negli stessi
manoscritti collazionati e recensiti da Mercken. Riportiamo le varianti di
maggior rilievo:
142,18 autem] om. BOV
144,23 auditurum] auditarum BOV
145,1 in] et BV
145,4 autem dicamus] inv. BOV
145,5 vite] om. BOV
145,12-13 Adipiscuntur - Sardanapalo] vel sic: Sorciuntur – Sardanapalo
praem. BOV: Adipiscuntur autem racionem propter multos eorum qui in
potestate sunt similia paciuntur Sardanapalo.
145,14 Qui autem] Quia BV; Quia autem O.
146,8 quamvis] quam BOV
147,2 dieta] deita BV
147,8 in] et BOV
148,3 enim] autem BOV
149,27 et] om. BOV
150,9 felicitatem] facilitatem BV
150,19 est] et BOV
150,21 tectoris] + et OV
150,31 hoc] om. BOV
151,5 et] om. BOV
151,15 paucum] pactum BV
152,19 et] om. BV
153,2 enim] BOV secundum ipsam] BV Differt] Differet BOV
153,6 autem] +et BOV
153,8 non optimi et] et non optimi BOV

Lo studio di Gauthier sembra mostrare, correggendo in parte quello di


Mercken, come di fatto BOV costituiscano una famiglia a sé stante, ma BV
sembrerebbero presentare un grado di prossimità maggiore all’archetipo
rispetto a O253. Lo stemma relativo a questo gruppo di manoscritti sembra
essere il seguente:

Gli studi di Stinissen, prima, e di Mercken, poi, hanno permesso di


individuare un secondo gruppo di manoscritti, il gruppo DRW.

253
Cfr. GAUTHIER, CLXXXI-CLXXXII. L’autore ha anche segnalato la dipendenza del codice
Laudunensis 432 da BOV.

lxxvi
Stinissen si era limitato a rinvenire, su una base di un sondaggio
piuttosto limitato, l’affinità tra D e R:

82,11 aequalitatis] aequalitas DR


86,44 defecerunt ipsi] defecerunt DR
87,3 non quae] quae non DR
87,90 dicunt esse eum] dicunt esse DR
87,97 habes] habet DR
88,42 tamen quae] tamen DR
89,79 eorum] horum DR

Su alcuni passi del II libro, Mercken è stato di fatto in grado di associare a


DR anche W254:

194,10 eum] enim DR aut ei W


194,20 quaesitionem] quaestionem scr. sed postea corr. D quaestionem add. i.m
m.sec E quaestionem RW
195,24 euripides] erupedes D eruipedes R erudipedes scr. sed postea mut in
eripides per exp. W
195,33 consuetudo] revocantur add. et exp. R rivocantur add. et exp. W
195,33 Hthos] rithos DW rehtos R
219,92 et] om. DRW
219,96 uno] iter. et corr. D iter. RW
220,23 si] corr. ex sed D sed RW
220,36 utique igitur] inv. DRW
220,45 sic] sicut DW
232,64 determinatum] terminatum QRW
232,74 et] om. DRUW i.m.pr.m. F.

Lo studio di Mercken relativo al gruppo DRW è stato completato in


maniera assai rilevante dallo studio di Gauthier. Un sondaggio su di un’altra
porzione di testo (libri III-IV-V), operato sempre su DRW, ha portato a
conclusioni analoghe255:

141,10 in hiis+artificibus
155,6 optimum+ut felicitatem
165,9 stans+stabile
165,26 agrestes+rurali
170,3 proporcionem+non (ut Vind.) geometricam
174,15 in omnibus+curiose factis
174,25 bomolochos+bomos altare. lchos raptor. Ad similitudinem alius circa
(contra R) sacrificia rapit omnia verba.
175,1 agroicos+id est agresti
175,10 Nemesis+reprehensioris
181,18 operari+iram scilicet vel ebrietatem
183,1 cogitacionem+seu raciocinacionem

254
Cfr. MERCKEN, VI,1, *70-*71.
255
Cfr. GAUTHIER, CLXXVI-CLXXVIII.

lxxvii
241,12 pelicon+inperfectus
246,21 Iniustum pati+non habet principium activum in faciente
247,12 precipiente+domino
247,12-13 non iniustum (inv. Vind.) facit+quia principium accionis eciam in
ipso domino
248,4 conversus+fugiens
248,10 Hiis+scilicet virtutibus secundum Commentatorem
248,13 usque ad hoc+sunt (insunt D), scilicet alia utilia
252,8 aliis+est sciencialibus artificibus
255,3 Ilion+Troiam
255,6 Agathon+dixit
255,7 ingenita] non facta ingenita scilicet

L’elemento interessante seganalto dal Gauthier è la dipendenza di questi


manoscritti da un esemplare parigino perduto di cui tuttavia DRW
conservano ancora i numeri della divisione in peciae. Per questa ragione,
Gauthier attribuisce a quest gruppo una sigla unitaria: Lp.
Un altro gruppo o famiglia è rappresentata dai manoscritti NZ. Un
sondaggio effettuato da Gauthier sui libri VII e VIII dell’Ethica, sembra
provarlo a partire dalle varianti comuni rinvenibili in questi manoscritti. Ne
riportiamo alcunin esempi tratti dalla lista redatta da Gauthier256.

284,21 persequens delectationum] inv.


296,10 tristitia] tristizie
303,5 et] om.
312,1 etairum] etarium
314,1 polotie] politice
314,18 autem] om.
317,10 utique] autem utique
317,22 qui] quae
318,27 sola vel maxime] maxime vel sola

Da questi manoscritti dipendono anche tre manoscritti (Matritensis Bibl.


Nat., 6442; Vaticanus Urb. Lat. 1325; Ambrosianus D.103. Sup., f. 1-3), i quali
tuttavia non contengono il testo dei commenti greco-bizantini, ma solo il
testo dell’Ethica257.
I manoscritti KT formano un gruppo a se stante. Lo aveva già
mostrato Mercken, lo conferma anche Gauthier, come al solito sulla base di
un confronto sul testo dell’Ethica, e non sul testo dei commentari. Alcuni
esempi sono i seguenti:

142,30 similiter] simpliciter


144,1 plurimis] pluribus
144,12 fortassis] fortasse
145,12 qui] om.
146,17 autem] enim

256 Cfr. GAUTHIER, CLXXIX.


257 Ibid.

lxxviii
148,3 persequimur] persecuntur
148,18-19 non utique] inv.
150,4 natura] naturale
151,24 subiectam] om.

Aspetto importante relative a questo gruppo è che esso mostra chiaramente


come entrambi i manoscritti dipendono da un medesimo esemplare, per
quanto non direttamente. Questo dato, ignorato da Marcken, è provato, tra
le altre cose, dalla presenza di correzioni rinvenibili solo in K e non in T258.
Lo stemma relativo a questo gruppo potrebbe essere rappresentato
nel seguente modo:

Una menzione particolare meritano i manoscritti CEGL. Essi facevano


parte, nello studio di Mercken del 1973, dei manoscritti catalogati da questo
studioso come testimoni indipendenti, non associabili alle altre famiglie
prima menzionate, su cui gli studi di Mercken e Gauthier sembrano
sostanzialmente convergere. Tuttavia, Gauthier ritenne che CEGL allo
stesso modo formassero una famiglia o classe di manoscritti. Se Mercken
aveva concluso, sulla base di una considerazione puramente statistica
(legata alla minore quantità di errori), che CEGL fossero i migliori
testimoni per la selezione dei manoscritti utili per l’edizione critica del
testo, Gauthier pur concordando con Mercken su questo punto, prende le
distanze per quel che concerne la collocazione di questi testimoni nella
ricostruzione della tradizione manoscritta. Essi infatti non sarebbero
testimoni indipendenti, bensì strettamente correlati tra di loro259. Come
vedremo a breve queste ultime osservazioni del Gauthier sono importanti,
e hanno portato il Mercken, che aveva condotto la sua prima edizione (libri
I-IV) sulla base di CEGL, a modificare la selezione dei manoscritti
nell’edizione del 1991 (libri VII-X).
Per concludere la rassegna degli studi condotti da Mercken e
Gauthier al fine di determinare le relazioni tra i testimoni latini e di

258 La questione si trova ampiamente descritta in GAUTHIER, CLXXX-CLXXXI


259 GAUTHIER, CLXXIX.

lxxix
ricostruirne la tradizione, ricordiamo come anche i manoscritti FM formino
una famiglia o gruppo a se stante. Dal momento che questi manoscritti
sonoperò di minore interesse al fine della selezione dei manoscritti utili per
la collazione definitiva, ci appare inutile riproporre pe rintero la
dimostrazione dell’appartenza di Fe M ad una medesima classe di
manoscritti, per la quale rimandiamo volentieri il leottore allo studio ancora
dal Gauthier260.
Converrà invece ricordare, prima di presentare la proposta di stemma
codicum su cui si basa il presente studio, tra l’altro fondata sugli studi di
Gauthier e Mercken, che occorre distinguere tra il testo dell’Ethica e quello
dei commentari. Grossatesta non tradusse separatamente testo dell’Ethica e
quello dei commenti. Al contrario, Grossatesta quasi certamente operà le
due traduzioni simultaneamente, da un manoscritto greco contenente testo
greco dell’Ethica e commenti greco-bizantini. Sebbene dunque le tradizioni
dei due testi non siano separate, tuttavia, da buon traduttore medievale, nel
tradurre il testo dell’Ethica Grossatesta si servì di traduzioni precedenti, per
le quali rimandiamo ancora a Gauthier261. Questo vuol dire che per quanto
tanto il testo dell’Ethica quanto quello dei commentari appartenga ad una
medesima recensione, denominata da Gauthier “pura”, evidentemente i
due testi pongono problemi filologici differenti. Una seconda recensione
del testo dell’Ethica, senza commenti, compare all’incirca 30 anni dopo la
versione redatta dal Grossatesta. Essa è costituita da una revisione della
versione eseguita dal vescovo di Lincoln probabilmente ad opera del noto
traduttore medievale Guglielmo da Moerbeke262.
Presentiamo qui di seguito lo stemma su cui basiamo la nostra
edizione, che riprendiamo dalla proposta di Gauthier sui si è registrato negli
anni un ampio consenso.

260 GAUTHIER, CLXXXII-CLXXXIII.


261 GAUTHIER, XVI-CXXXVII.
262 Si veda E. FRANCESCHINI, La revisione Moerbekana della «Translatio Lincolniensis»

dell’Ethica Nicomachea, «Rivista di Filosofia Neo-Scolastica», 30 (1938), pp. 150-162; A.


MANSION, La version médiévale de l’Étique à Nicomaque. La «Translatio Lincolniensis» et la
controverse autour de la révision attribué à Guillaume de Moerbeke, «Revue Néoscolastique de
philosophie», 41 (1938), pp. 401-427.

lxxx
Come si può vedere, lo stemma in questione include anche manoscritti non
menzionati nell’elenco dei manoscritti censiti nel presente studio. Abbiamo
fatto menzione nello stemma di questi manoscritti per dovere di
completezza, nella misura in cui ci siamo proposti di riportare
integralmente lo stemma di Gauthier. Tuttavia, essi sono manoscritti
contenenti solo il testo dell’Ethica senza i commentari, e pertanto non sono
rilevanti per il presente lavoro di edizione.
Posto che, come detto, approntare l’edizione della versione latina del
commento di Eustrazio al libro VI dell’Ethica Nicomachea è un compito reso
agevole dagli studi fondamentali di filologi quali il Mercken e il Gauthier,
da noi ricostruiti nel dettaglio, passiamo ora a ricapitolare i risultati già
rqaggiunti da questi studiosi per poi trarre alcune conclusioni.
I ventitre manoscritti contenenti il testo latino dell’Ethica e dei relativi
commenti greco-bizantini sono stati recensiti e studiati da tre studiosi,
Stinissen, Mercken e Gauthier. Un primo studio di Mercken pubblicato nel
1973 giunse all’individuazioni di quattro famiglie o gruppi: BOV, DRW,
FM, KT e di tredici testimoni indipendenti. Tutti i manoscritti
testimoniano di una tradizione omogenea e unitaria, carraterizzata solo da
diversi gradi di corruzione. Nessuno dei manoscritti o delle diverse classi di
manoscritti sembra contenere un numero significativo di varianti
potenzialmente più vicine alle varianti originali rispetto invece alle varianti
presenti negli altri manoscritti o classi di manoscritti. Mercken produsse un
elenco dei manoscritti menzionati in base al numero di errori su una

lxxxi
determinata porzione di testo, giungendo alla conclusione che i manoscritti
CEGL si lasciano apprezzare per un numero minore di errori da un punto
di vista strettamente statistico. Proprio su CEGL Mercken condusse
l’edizione del 1973 relativa ai commenti ai libri I-IV.
Il successivo studio di Gauthier (1974) ha corroborato e precisato i
risultati ottenuti da Mercken. Intanto Gauthier ha precisato che DWR, cui
egli assegna la sigla Lp, dipenderebbero da un medesimo esemplare
parigino, come evidente dalla presenza su questi manoscritti della
medesima numerazioni in peciae in cui l’esemplare da cui BOV dipendeno
era diviso. Una simile precisazione viene operata dal Gauthier anche
relativamente alla stretta relazione sussistente tra CEGL, che Gauthier
ritiene provenienti da un medesimo archetipo, da cui si distanzierebbero
solo per diversi gradi di corruzione testuale. Mercken aveva considerato
invece CEGL come testimoni indipendenti selezionati per la collazione
definitiva sulla base del minor numero di errori emersi su base statistica.
CEGL, che anche Gauthier riconosce essere qualitativamente migliori dei
restanti manoscritti, proverrebbero dal medesimo scriptorium da cui
proviene E. Per questo Gauthier attribuisce a questa classe di manoscritti la
sigla L1. L’affinità tra CEGL era emersa nello studio di Gauthier sulla base
dell’estensione della porzione di testo collazionata da Mercken nel 1973
(relativa a porzioni tratte dai commenti ai libri I-IV).
Nel 1991 Mercken opera una scelta condivisibile ed adottata anche
per la presente edizione. Sulla scorta della precisazione operata dal
Gauthier, vengono tolti dai quattro manoscritti impiegati per la collazione
GL, e vengono inseriti KV, come migliori esemplari degli altri gruppi o
famiglie di manoscritti, nella prospettiva di ottenere un raggio
maggiormente rappresentativo delle varianti testuali e della tradizione
manoscritta, altrimenti ristretta (come nel caso dell’edizione di Mercken del
1973) ad un solo ramo della tradizione manoscritta263. Ci serviremo anche
noi dunque di CEVK, rispetto ai quali possiamo dire dalla nostra collazione
emergono gli stessi elementi segnalati dal Mercken e dal Gauthier.
Relativamente poco significative sono le varianti presenti nei quattro
testimoni selezionati per l’edizione, segno di una tradizione unitaria e
omogenea. Tra i quattro manoscritti appena menzionati, solo V si distingue
per un numero relativamente più alto di errori e fraintendimenti a volta
anche banali. Mai tuttavia la differenza nelle varianti sembra essere
realmente significativa e importante al punto da imporre un ripensamento
dei risultati su cui convergono Mercken e Gauthier, mentre E, per quanto
sia appartenente alla medesima classe di C, sembra presentare un numero
maggiore di errori indipendenti dallo stesso C. Una differenza rispetto ai
testi già editi da Mercken il lettore la potrà trovare relativamente

263 Cfr. MERCKEN, VI,3, *54-*58.

lxxxii
all’apparato greco, di cui ci apprestiamo a dare conto nell’esposizione dei
criteri editoriali adottati per la presente edizione.

3. Criteri editoriali e apparati critici

Il testo edito nel presente lavoro è accompagnato da tre apparati critici. Il


primo è l’apparatus fontium. A differenza delle edizioni fino ad ora pubblicate
del testo latino di Eustratius cum aliis, abbiamo esteso la ricerca delle fonti a
tutto il testo, e non solo agli autori citatidirettamente da Eustrazio. Questo
comporta che, accanto ai riferimenti alle opere di Aristotele, Platone,
Plutarco etc. cui il testo allude esplicitamente, abbiamo riportato, ove
possibile, tutte le fonti chiaramente individuabili chiaramente. Ovviamente,
anche per evitare di rendere prolisso l’apparato, abbiamo omesso di
segnalare espressioni o sintagmi ampiamente attestati dalla tradizione tardo-
antica, come, ad esempio, alcune espressioni di uso comune nella tradizione
dei commentatori antichi e tardo-antichi di Aristotele. In questi, come in
altri casi, ci siamo limitati a segnalare solo la prima fonte (o le fonti
principali) in cui essa si trova attestata, senza citare tutti gli autori in cui un
determinato passo occorre.
Il lettore potrebbe obbiettare che non dovrebbe rientrare nei compiti
dell’editore del testo latino una simile ricognizione delle fonti anche
implicite, cosa che in caso di traduzioni dal greco al latino spetterebbe
esclusivamente all’editore del testo greco. In effetti questo sembrerrebbe
essere il principale criterio editoriale impostosi negli anni, come appare
chiaro dalle stesse edizioni dell’Aristoteles Latinus e delle traduzioni latine dei
commenti tardo-antichi ad Aristotele, oltre che dalle traduzioni latine delle
opere di Proclo. Vista tuttavia la carenza dell’edizione CAG anche sotto
questo punto di vista, e la penuria di studi relativi alle fonti rinvenibili nel
testo, abbiamo ritenuto che un apparatus fontium dettagliato, e non limitato
semplicemente alle fonti esplicitamente menzionate da Eustrazio, potesse
costituire un utile strumento per ricerche future sul testo di Eustratius cum
aliis, e in particolare sul testo del commento di Eustrazio al libro VI
dell’Ethica Nicomachea.
Il secondo apparato è quello latino. Le abbreviazioni impiegate in
questo apparato e nel successivo, quello greco di cui parleremo a breve,
corrispondono sostanzialmente ai criteri editoriali rinvenibili in J. BIDEZ –
A.J. DRACHMANN264. Una nota su di una differenza di fondo che il lettore
potrà rinvenire tra la presente edizione e quelle già pubblicate da Mercken:
il sistema di riporto in apparato delle correzioni è stato leggermente
modificato al fine di rendere agile l’apparato stesso. Un esempio concreto:

264 Cfr. supra n. 251.

lxxxiii
in Mercken (1991)265 si può trovare decipientes] despicientes per s pr. et ci
exp. atque ci. superscr. ante p K. L’intero processo di correzione da parte della
mano del copista viene dunque ricostruito in dettaglio. A questo abbiamo
preferito sostituire la semplice diciture ante (o post) corr. La motivazione è
semplice. Spesso infatti non è possibile ricostruire, se non in maniera del
tutto congetturale, il processo di correzione. Abbiamo personalmente
verificato molte delle ricostruzioni operate da Mercken nell’apparato latino
delle edizioni da lui curate, e spesso non abbiamo trovato conferma di
queste ricostruzioni nei manoscritti stessi, oppure tali ricostruzioni erano
poco chiare o, ancora, ad esse se ne sarebbero potute affiancare a titolo
ipotetico molte altre. Non nasconderemo, inoltre, che Mercken ha
commesso diversi errori di distrazione nel riportare nel dettaglio le
correzioni rinvenibili nei manoscritti impiegati per le sue edizioni, il che ha
contribuito ulteriormente a convincerci a desistere dal seguire questo
sistema, per attenerci ad uno molto più semplice (e comune), ancora nella
direzione di non compromettere eccessivamente la consultabilità
dell’apparato stesso.
Un discorso a parte merita l’inserimento nell’apparato latino dei
marginalia. Come già segnalato 266, Grossatesta aggiunse alla sua traduzione
del testo dell’Ethica Nicomachea e dei relativi commenti un imponente corpus
di annotazioni personali, le cosiddette “notulae”. Esse sono di diverso tipo,
da note puramente grammaticali e sintattiche, a note esplicative di un passo
o di una sezione dle testo aristotelico. Nessun manoscritto dei ventitre a
nostra disposizione contiene l’esatto corpus di notulae degli altri. La grande
quantità di di queste note marginali, e il loro carattere spesso prolisso, ci
hanno portato a scegliere di tenere fuori questo materiale dall’apparato
latino. Abbiamo comunque scelto di inserire quelle note marginali o
interlineari relative al solo lemma dell’Ethica Nicomachea oggetto di
commento da parte di Eustrazio, mentre ovviamente tutte le note a
margine dei manoscritti da noi collzionati relative a correzioni del testo da
parte del copista sono state comunque inserite in apparato.
Il terzo apparato è quello greco. Qui abbiamo operato delle scelte ben
precise rispetto alle edizioni già a disposizione di Eustratius cum aliis. Come
si è detto, una studiosa del calibro della Dionisotti aveva posto alcune
riserve sull’apparato greco dell’edizione di Mercken del 1973, sulla base del
fatto che alcuni manoscritti avrebbero rappresentato una base più solida
per il raffronto tra testo latino e testo greco. Alla base di quelle
considerazioni vi era, come già ricordato, l’identità nella composizione del
corpus dei commenti all’Ethica Nicomachea tra la versione del Grossatesta e
quella rinvenibile in due testimoni greci copiati a Oxford da Giovanni
Servopoulos. Il fatto che tali manoscritti fossero stati copiati ad Oxford

265 MERCKEN (1991), p. 451, ll. 00.


266 Cfr. supra n. 210.

lxxxiv
aveva suggerito alla Dionisotti il legame con Grossatesta, che ad Oxford
visse e operò, e il testimone greco che dovette costituire il modello per la
versione latina. La questione, conviene ricordarlo, merita uno studio più
approfondito, ma pur con le dovute cautele abbiamo segnalato come i due
manoscritti copiati da Servopoulos presentino differenze importanti
rispetto al testo tradotto dal Grossatesta. Abbiamo pertanto scelto di non
confrontare il testo latino del vescovo di Lincoln con quello greco di questi
due manoscritti. A motivo di questa scelta adduciamo, oltre al fatto che una
simile operazione avrebbe basi troppo labili, visto che non siamo nelle
condizioni di poter stabilire con certezza i punti di contatto tra tradizione
greca e tradizione latina, anche la circostanza per la quale il testo latino non
sembra presentare differenze significative rispetto a quello greco del
Coislinianus 161 e dell’Aldina. Quasi sempre le varianti del testo latino
corrispondono al testo rinvenibile in uno dei due testimoni greci appena
menzionati. La mancanza di tale corrispondenza coincide quasi sempre con
piccole omissioni di proposizioni o congiunzioni, difficilmente con la
presenza di varianti maggiormente significative.
Tuttavia, a differenza di Mercken, che si limitò a confrontare il testo
di Grossatesta con l’apparato presente nell’edizione di Heylbut, abbiamo
scelto di collazionare direttamente il test del Coislinianus 161 (in formato
microfilm) e di consultare direttamente il testo dell’Aldina. Tali e tanti si
sono infatti rivelati gli errori di lettura da parte di Heylbut da rendere
l’apparato critico presente nell’edizione CAG assolutamente inaffidabile per
un raffronto tra testo latino e testo greco. Al contrario, la consultazione
diretta dei due testimoni greci usati da Heylbut per la propria edizione ha
permesso di migliorare notevolmente l’apparato greco rispetto ad esempio
alle due edizioni di Mercken. In questo senso, se in Mercken la dicitura om.
codd. significava semplicemente om. Heylbut, come giustamente segnalato
dalla Dionisotti, nell’apparato greco della presente edizione le due cose
sono evidentemente distinte. In questo senso om. Heylbut o scr. Heylbut
segnalano chiaramente due scelte ditoriali da parte dell’editore moderno, e
non varianti effettivamente presenti nei testimoni.
Qualche precisione è necessaria relativamente al raffronto tra il testo
greco dell’Ethica di Aristotele e quello latino da noi collazionato. Qui in
apparato abbiamo inserito anche le varianti presenti in altri manoscritti
greci contenenti il testo aristotelico. In questo senso ci siamo serviti
dell’edizione di Susemihl267, in virtù del fatto che essa contiene un più alto
numero di varianti rispetto ad ogni altra edizione. Utile si è rivelato anche
l’apparato greco presente nella già più volte citata edizione dell’ Ethica
curata da Gauthier per la serie dell’Aristoteles Latinus, strumento di cui ci
siamo serviti ampiamente.

267 F. SUSEMIHIL, Aristotelis Ethica Nicomachea, Leipzig 1880.

lxxxv
Il testo edito è diviso in lemmata, in maiuscolo, e commento. Questa
divisione, è opportuno chiarirlo, è la stessa rinvenibile nei manoscritti latini.
Tutti i manoscritti da noi collazionati presentano la medesima divisione per
lemmata, tutti identici tra loro. Lo stesso discorso vale per la divisione in
capitoli del testo dell’Ethica, che di fatto abbiamo interamente e
integralmente riprodotto nel testo della presente edizione.

* * *

Riguardo all’ortografia, ci si e’ attenuti all’uso di rendere il latino medievale


conforme agli standard del latino classico, per il quale abbiamo seguito il
modello del dizionario C.T. LEWIS/C. SHORT268. Dunque, nonostante i
manoscritti riportino sempre e, il lettore troverà i dittonghi ae o oe; lo stesso
dicasi per c, sostituita con t in termini quali accio (actio) o faccio (factio).
Termini rinvenibili nei manoscritti nella forma, ad esempio, di hiis o diis
sono stati ripristinati con his e dis. Altri casi generali riguardano termini
quali columpna, reso con columna, o adstruo reso con astruo. Ancora,
abhominan- con abominan-, oppure secuntur con sequuntur. Un elenco
maggiormente dettagliato delle principali tipologie di resa nel latino
classico, conformemente a quanto rinvenibile nei volumi contenenti le parti
dei commenti greco-bizantini all’Ethica Nicomachea già edite da Mercken,si
trova al termine di questa sezione269.
Un’importante eccezione rispetto ai criteri generali adottati per la
presente edizione è costituita da alcuni termini greci rinvenibili nel testo.
Essa non riguarda tanto l’abitudine dello stesso Grossatesta di traslitterare
termini greci, come nel caso del termine epieikeia con cui viene reso il
corrispondente greco ἐπιείκεια, oppure come nel caso dell’agevole
ripristino dell’accusativo greco ἀτεχνίαν in atechnian, quanto il ripristino
integrale di termini come τέχνη, che i manoscritti collazionati per la
presente edizione riportano come techn, ossia con caratteri greci e latini
nello stesso termine. In questo e altri casi simili, ci siamo limitati a riportare
integralmente la dizione rinvenibile nei manoscritti, piuttosto che rendere il
termine in questione come technh o technê, per evitare eventuali possibili
contraddizioni rispetto ai criteri generali di resa adottati nella presente
edizione. Si è dunque deciso di non adeguare al latino classico quei termini
presenti nei manoscritti che risultano essere il calco latino di un termine
greco; ad esempio, il termine οἰκονοµία viene reso da Grossatesta come
oichonomia (mentre l’aggettivo viene reso con oikonomica). Trattandosi in

268 C.T. LEWIS/C. SHORT, A Latin Dictionary Founded on Andrews’ Edition of Freund’s Latin
Dictionary, Clarendon Press, Oxford 1879.
269 Cfr. DIONISOTTI, On the Greek Studies cit., p. 38.

lxxxvi
questo caso di un calco dal greco, abbiamo preferito evitare di rendere il
termine in questione con il latino oeconomia270.
Elenchiamo di seguito alcuni casi rappresentativi di forme rinvenibili
nei manoscritti latini da noi collazionati che nel testo edito abbiamo deciso
di riportare secondo l’ortografia classica. Talora diversi manoscritti
presentano diverse forme relativamente al medesimo termine, e spesso un
medesimo manoscritto presenta diverse forme dello stesso termine. Nel
presente elenco ometteremo di dare conto di tutte le diverse forme di un
medesimo termine nei diversi manoscritti per evitare di appesantire l’elenco
stesso271. In generale, conveniamo sul fatto che lo studio di questo tipo di
varianti può anche fornire informazioni utili sulla storia della tradizione
manoscritta di un testo, e finanche può risultare essenziale per lo studio, ad
esempio, di questioni come il processo di latinizzazione di termini tecnici
greci. Tuttavia, posto che nel nostro caso lo studio delle varianti testuali (e
non solo ortografiche) ci ha già permesso di delineare in maniera
attendibile le linee della tradizione manoscritta, e che lo studio dei processi
di latinizzazione dei termini greci non rientra strettamente nei propositi del
presente lavoro, ometteremo di elencare tutte la varienti ortografiche di un
termine riscontrate, attenendoci solo per ogni termine alla variante più
comune272.

abominans] abhominans
abscessio] abcessio
adeptio] ademptio
admoneo] ammoneo
adquiro] acquiro
aedifico] eddifico
annuntio] anuncio seu adnuncio
appretio] aprecio
arithmetica] arismetica
Aristoteles] Aristotiles
chorda] corda
columna] colupna
coexercito] coexcercito
coruscationes] choruscaciones
cyclops] ciclops

270 Per simili problematiche legate alla presenza del greco nei manoscritti latini si veda S.
RIZZO, Il lessico filologico degli umanisti, Roma 1973.
271 In MERCKEN (1973) queste varianti ortografiche sono state elencate nello stesso

apparato critico. In MERCKEN (1991) le varianti sono scomparse dall’apparato, al fine di


alleggerire lo stesso (MERCKEN 1991, p. *59), per figurare (in misura meramente
paradigmatica) nell’elenco comparativo dei termini rinvenibili nella tradizione manoscritta
di Eustratius cum aliis e dei loro corrispondenti latini conformati al Lewis/Short.
272 L’adeguamento all’ortografia classica qui proposto vale, ovviamente, anche per le forme

derivate dei termini in elenco, ad esempio definitio è l’adeguamento di diffinitio, ma lo stesso


vale per le forme correlate definire o definiens. Ancora, pulchrum e’ l’adeguamento
corrispondente a pulcrum, ma la stessa modalità di resa vale per pulchritudo] pulcritudo.

lxxxvii
defectum] deffectum
deficio] defficio
definitio] diffinitio
dialecticus] dialeticus
difficillima] difficilima
dupliciter] duppliciter
exercito] excercito
factio] faccio
grammatica] gramatica
harmonia] armonia
hermeneia]Armenia (?)
homerus] omerus
imago] ymago
lydius] lidius
malevolus] malivolus
mathematica] matematica
oboedio] hoboedio
occupo] ocupo
orthogonium] ortogonium
oppugno] obpugno
peripateticus] peripatheticus
phantasia] fantasia
physica] phisica seu fisica
politeia] politia
politicus] polliticus
pulchrum] pulcrum
rhetoria] retoria
sphaera] spera
Stagirites] Stageirites
succumbens] subcumbens
syllogismus] sillogismus
terrestra] terestra

4. Sigle dei manoscritti citati in apparato

4.1 Libri Latini

C Cambridge, Peterhouse 116


E Eton College 122
K Stockholm, Kungl Bibl., Va.3 (saec. XIII)
V Marcianus Lat. VI,122
codd. consensus CEKV

4.2 Libri Graeci

B(P2) Coislinianus 161


a Textus commentatorum editio princes Aldina (1536)

lxxxviii
Kb Laurentianus 81,11
Lb Parisinus, bibl. nat. gr. 1854
Mb Marcianus gr. 213
Nb Marcianus, gr. Class. IV, 53
Ob Florentinus, bibl. Riccard., 46
Pb Vaticanus gr. 1342
P2 (B)
codd. consensus Ba
Arist. consensus Kb Lb Mb Nb Ob Pb P2

Il lettore noterà la presenza nell’apparato greco di un’ulteriore sigla, cioè


Eustr., seguita da un riferimento al numero di pagina dell’edizione Heylbut.
La cosa dipende dal fatto che una lettura del commento di Eustrazio
evidenzia come il testo dell’Ethica presente nei vari lemmata commentati
dal nostro autore traditi dal Coisl. 161 è differisce dal testo che Eustrazio
doveva avere sottomano. A volte è lo stesso Eustrazio a dichiarare di avere
a disposizione diversi manoscritti e a confrontare le diverse varianti tra di
loro. Altre volte, nel riportare parti del lemmata nel suo commento, al fine
di poterli commentare alla lettera, egli riproduce direttamente un testo
leggermente diverso da quello presente del lemma di partenza. Tutte le
varianti di cui Eustrazio è testimone sono, ad ogni modo, a noi note
tramite altri testimoni.

lxxxix
Bibliografia delle fonti primarie e secondarie

citate nelle Sezioni I e II

xc
1. Fonti Primarie

ALBERTUS MAGNUS,
- Super Ethica Commentum et Quaestiones, Opera Omnia, XIV, ed. W.
KÜBEL, Münster 1968-1970, 1987.

- De anima, ed. C. STROICK, Opera Omnia VII, pars I, Münster 1968.

- De XV problematibus, edd. A. HUFNAGEL/B. GEYER/J.


WEISHEPL/P. SIMON, Opera Omnia, XVII,1, Münster 1975.

ALEXANDER APHRODISIENSIS
- De anima, I. BRUNS, Alexandri Aphrodisiensis praeter commentaria
scripta minora, Berlin 1887 («CAG», suppl. 2,1).

ANNA COMNENA,
- Alexias, ed. B. LEIB, Anna Comnène. Alexiade, 3 vols, Paris 1937,
943, 1945.

ANONYMUS HEIBERG
- Anonymi Logica et Quadrivium cum scholiis antiquiis, ed. J. L.
EIBERG, Copenhagen 1929

ANSELMUS HAVELBERGENSIS
- Dialogi, Patrologia Latina, 188, coll. 1139A-1248B.

ARISTOTELES
- Politica, ed. O. IMMISCH, Leipzig 1909 (II ed.).

- Poetica, ed. R. KASSEL, Aristotelis de arte poetica liber, Oxford 1965.

- Ethica Nicomachea, in Aristotelis Opera, ex recensione Immanuelis


Bekkeri, Berolini 1831; Aristotelis Ethica Nicomachea, ed. F.
SUSEMIHIL Leipzig 1880; ARISTOTELES LATINUS, Ethica
Nicomachea, XXVI, 1-3, ed. R.-A. GAUTHIER, Leiden-Bruxelles
1972.

- Scholia in Aristotelem, ed. C. A. BRANDIS, Berlin 1936.

BONAVENTURA
- Collationes in Hexaëmeron et Bonaventuriana quaedam selecta, ed.
Collegii S. Bonaventura, Quaracchi, Firenze 1938.

CALLIMACHUS

xci
- Callimachus, vol. 1, ed. R. PFEIFFER, Oxford 1949.

Chartularium Universitatis Parisienis, ed. H. DENIFLE-E. CHATELAIN, I, Paris


1899.

CHRISTOPHORUS MYTILENAEUS
- Carmina varia, in Die Gedichte des Cristophoros Mitylenaios, hrsg. von E.
URTZ, Leipzig 1903.

EUSTRATIUS NICAENUS
- Eustratii et Michaelis et Anonyma in Ethica Nicomachea commentaria, ed.
G. HEILBUT, Berlin 1892 («CAG», 20). [Lat. Transl.: The Greek
Commentaries on the Nicomachean Ethics of Aristotle in the Latin
Translation of Robert Grosseteste, Bishop of Lincoln (†1253), Leiden 1973
(«Corpus Latinum Commentariorum in Aristotelem Graecorum»,
VI,1)]

- Eustratii in Analyticorum posteriorum librum secundum commentarium, ed.


M. HAYDUCK, Berlin 1907 («CAG», 21,1)

- Orationes Theologicae, ed. A. DEMETRACOPOULOS, 'Εκκλησιαστικὴ


Βιβλιοθήκη, vol. 1, Leipzig 1866, pp. 47-190.

- Ὅ ρο καθολικὸ φιλοσοφία Πλάτωνο, in P. JOANNOU, Die


Defintion des Seins bei Eustratios von Niakaia. Die Universalienlehre in der
Byzantinischen Theologie im XI.Jh., «Byzantinische Zeitschrift», 47
(1954), pp. 358-368.

- Meteorologica, ed. P. POLESSO SCHIAVON, Un trattato inedito di


meteorologia di Eustrazio di Nicea, «Rivista di Studi Bizantini e
Neoellenici», N.S. 2-3 (xii-xiii) (1965-1966), pp. 285-304.

GEORGIUS PACHYMERES
- Philosophia (Φιλοσοφία): liber XI, Ethica Nicomachea (Τὰ Ἠ ϑικά,
τοι τὰ Νικοµάχεια), ed. K. OIKONOMAKOU, Athens 2005
«Corpus Philosophorum Medii Aevi. Philosophy Byzantini», 3).

GEORGIUS TORNICES
- In mortem Annae caesarissae, in J. DARROUZÈS, Georges et Dèmètrios
Tornikès, Lettres et Discours, Paris 1970, pp. 221-323.

GREGORIUS NAZIANZENUS
- Orationes, 1, Patrologia Graeca, 35.

xcii
- Orationes, 38, Patrologia Graeca, 36.

HOMERUS (ps.),
- Margites, ed. M.L. WEST, Iambi et elegi Graeci, vol. 2. Oxford 1971,
p. 72-73; 75-76; Margite. Omero. Introduzione, testimonianze, testo
critico, traduzione e commento a cura di A. GOSTOLI, Pisa-Roma
2007.

HUGO ETERIANUS
- De Haeresibus Graecorum, Patrologia Latina, 202, coll. 227A-397D.

JOANNES ITALUS
- Quaestiones Quodlibetales («Studia Patristica et Byzantina, 4»), ed. P.
oannou, Ettal 1956 («Studia Patristica et Byzantina», 4).

JOANNES MAUROPUS
-Iohannis Euchaitorum Metropolitae quae in codice Vaticano graeco 676
upersunt, edidit P. LAGARDE, Göttingen 1882.

JOANNES PHILOPONUS
- In Aristotelis libros de anima commentaria, ed. M. HAYDUCK, Ioannis
Philoponi in Aristotelis de anima libros commentaria, Berlin 1897 («CAG»,
15).

JOANNES ZONARAS
- Historia, in Ioannis Zonarae epitome historiarum, ed. L. DINDORF, 3
ols., Leipzig 1868, 1869, 1870.

Les regestes des actes du patriarchat de Constantinople, éd. par. V. GRUMEL - V.


LAURENT - J. DARROUZÈS vol. I, fasc. III, Paris 1932.

ISOCRATES
- Antidosis, in G. MATHIEU, Isocrate. Discours, vol. 3. Paris 1942 (repr.
966), pp.103-181.

LEO ALLATIUS
- De ecclesiae occidentalis atque orientalis perpetua consensione, Colonia
648.

MICHAEL EPHESIUS
- In Aristotelis metaphysica commentaria, ed. M. HAYDUCK, Berlin 1891,
(«CAG», 1).

xciii
- Eustratii et Michaelis et Anonyma in Ethica Nicomachea commentaria, ed.
G. HEILBUT, Berlin 1892 («CAG», 20). [Lat. trans.: The Greek
Commentaries on the Nicomachean Ethics of Aristotle in the Latin
Translation of Robert Grosseteste, Bishop of Lincoln (†1253), Leuven 1991
(«Corpus Latinum Commentariorum in Aristotelem Graecorum», VI,3)].

- Michaelis Ephesii in libros de generatione animalium commentarium, ed.


HAYDUCK, Berlin 1903 («CAG», 14,3).

- Michaelis Ephesii in parva naturalia commentaria, ed. P. WENDLAND,


Berlin 1903 («CAG», 22,1)

- Michaelis Ephesii in libros de partibus animalium, de animalium motione, de


animalium incessu commentaria, ed. M. Hayduck, Berlin 1904 («CAG»,
22,2). Traduzione inglese: A. PREUS, Aristotle and Michael of Ephesus.
On the Movement and Progression of Animals. Translated with an
Introduction and Notes, Hildesheim-New York 1981; M. C.
NUSSBAUM, Aristotle’s De Motu Animalium. Text with Translation,
Commentary, and Interpretative Essays, Princeton 1987

MICHAEL PSELLUS
- Chronographia, ed. par É. RENAULD, Michel Psellos. Chronographie ou
histoire d'un siècle de Byzance (976-1077), 2 vols. Paris 1926; 1928.

- Confessio Fidei, in A. GARZYA, On Psellos’Admission of Faith,


EEBS», 35 (1966-1967), pp. 41-46.

- Epistola a Giovanni Xifilino, a cura di Ugo Criscuolo. Seconda


edizione riveduta e accresciuta, Napoli 1990 («Hellenica et
Byzantina Neapolitana» 14).

- Michaelis Pselli oratoria minora, ed. A.R. LITTLEWOOD, Leipzig 1985.

- Encomio per la madre, ed. U. CRISCUOLO, Michele Psello: Autobiografia


(Encomio per la madre), Napoli 1989.

- Michaelis Pselli orationes forenses et acta, ed. G.T. DENNIS, Stuttgart


1994.

- Michaelis Pselli. Philosophica Minora, ed. D. O’MEARA, II, Leipzig


1989

- Michaelis Pselli philosophica minora, ed. J.M. DUFFY, Leipzig 1992.

xciv
- Michaelis Pselli orationes panegyricae, ed. G. T. DENNIS, Stuttgart
1994.

NICEPHORUS GREGORAS
- Solutiones Quaestionum, in P.L.M. LEONE (ed.), Nicephori Gregorae
Antilogia et Solutiones Quaestionum, «Byzantion» 40 (1975), pp.
71–516.

NICETAS CHONIATES
- Ex libro XXIII Thesauri Orthodoxae fidei, Patrologia Graeca, 139-140;
Thesaurus Orthodoxiae, 23, édition par Fr. Tafel, in Annae
Comnenae supplementa historiam graecorum ecclesiasticam saeculi XI et
XII spectantia, Tubingen 1832.

- Nicetae Choniatae historia, ed. J. VAN DIETEN, pars prior, Berlin 1975
(«Corpus Fontium Historiae Byzantinae. Series Berolinensis», 11,1).

NICETAS HERACLEENSIS
- Sur Les hérésiarques, in Documents inédits d’ecclésiologie byzantine. Textes
édités, traduits et annotés par J. Darrouzès, Paris 1966, pp. 54-
65; 276-309. Precedentemente edito in P. JOANNOU, Le sort des
Évêques hérétique réconciliés. Un discours inédit de Nicétas de serres contre
Eustrate de Nicée, «Byzantion», 28 (1958), pp. 1-30.

NICETAS SEIDAS
- Νικήτα Σεΐδου Λόγο κατὰ Εὐστρατίου, ed. Th. N. ZÈSÈS,
Thessalonike 1973 («Ἐ πιστηµονικὴ Ἐ πετηρὶ Θεολογικῆ
Σχολῆ», 19 (Supplement)).

NICHOLAUS METHONAEUS
- Refutatio institutionis theologicae Procli, in Nicholas of Methone’s Refutation
of Proclus’ Elements of Theology, a critical edition with an
introduction on Nicholas’life and works by Athanasios D.
Angelou, Leiden 1984 («Corpus Philosophorum Medii Aevi-Philosophi
Byzantini», 1).

PROCLUS,
- In Platonis Parmenidem, ed. V COUSIN, Procli philosophi Platonici opera
inedita, pt. 3. Paris 1863.

- Procli Diadochi In Platonis rem publicam commentarii, ed. W. KROLL,


Procli Diadochi in Platonis rem publicam commentarii, 2 vols., Leipzig
1899, 1901.

xcv
- In Platonis Timaeum commentaria, ed. E. DIEHL, Procli Diadochi in
Platonis Timaeum commentaria, 3 vols., Leipzig 1903, 1904, 1906.

- In Platonis Alcibiadem I, ed. L.G. WESTERINK, Proclus Diadochus.


Commentary on the first Alcibiades of Plato, Amsterdam 1954.

- Institutio Theologica, E.R. DODDS, Proclus. The Elements of Theology,


2nd edn., Oxford 1963.

- Theologia Platonica (lib. 1-6), ed. H.D. SAFFREY/L.G. WESTERINK,


Proclus. Théologie platonicienne, vols. 1-6. Paris 1968; 1974; 1978;
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Regesten der Kaiserurkunden des oströmische Reich von 565-1453, hrsg. von F.
DÖLGER, II Teil, Regesten von 1025-1204, Munchen 1925.

F. SCHLEIERMACHER
- Über die Griechischen Scholien zur Nikomachischen Ethik des Aristoteles,
in Sämtlichen Werken, III,2, pp. 309-321.

Scholia in Aristophanem, Scholia in Aves, in J.W. WHITE, Aristophanes. The Scholia


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WIESNER (ed.), Aristoteles Werk and Wirkung, Mélanges P.
Moraux, t. II, Berlin 1987, pp. 215-232.

H. USENER
- Interpreten dea Aristoteles, «Rheinisches Museum für Philologie», 20
(1865), pp. 133-136.

R. WEISS
- Humanism in England during the Fifteenth Century, Oxford 1967.

P. WENDLAND
- Alexandri Aphrodisiensis in librum Aristotelis De sensu commentarium,
Berlin 1902, V («CAG», 3,1).

L.M. WEST
- Iambi et elegi graeci, vol. 1. Oxford 1971.

cx
SEZIONE III

Il testo

cxi
IN SEXTUM MORALIUM H. 256

116 rb Bene tibi sit, regina deo venerabilis, regina amatrix rationis, 97 va K 98 vb
C regina amatrix bonitatis et amatrix pulchritudinis, quoniam E
5 79 va V
animam et corpus comparans ad invicem et horum
differentiam perscrutans, apposita es meliori et
superexcellenti et pulchrificare hoc preelegisti, infimum
contemnens, propter hoc artes tibi sermonum et scientiae et
virtutes, ex quibus animae pulchritudo consistere nata est, de 10
multo et per studium. Colores autem circumpositi et
pigmenta et monilia et torques et vestimentorum
magnificentia et si quid superplasmabile aliud et naturali
plasmationi et colorationi a mulierum pluribus adinventa
sunt, haec omnia verecundia digna iudicans, animae 15
pulchritudinem primam et solam curasti, divinam
pulchritudinem desiderans, cuius hominis anima secundum
similitudinem a principio a Conditore facta est. Propter quod
et perscrutaris ubique et quaeris, quid tibi conferet ad
desideratum et quis afferet ad te non margaritam neque 20
lapidem pretiosum, neque vas aureum vel argentum, variam
habens artificiositatem, non pulchram, non pretiosam, non
delectabilem ad sensum telam, sed sermones (sive rationes)
animae tribuentes profectum vel mendacium redarguentes
vel constituentes veritatem vel virtutem artificiose 25
inducentes et qualis secundum naturam et pulchritudinem
est docentes et qualiter animabus hominum advenire nata
est, malitiam rursus ut turpem et nocivam et fugiendam
redarguentes et tradentes qualiter ipsam homo fugiet. Quare,
et de nobis aliquod suspicans bonum, temptasti et a nobis 30
tribui aliquid conferens ad profectum, quamvis nos paucae
disciplinae et debiles et senectute et aegritudinibus incurvati
et mentis angustia induti et aliquid excellens exponere et
116 va dignum studio non potentes. Igitur, quia ante tempus H. 257
C
I,7 es] est V 12 pigmenta] pingmenta V 14 a] et C 17 hominis
(ἀνθρώπου codd. graec.)coni. (omnis codd. lat.) 22 artificiositatem]
artificiositem ante corr. E 31 tribui] vel congregari add. EK congregari vel
praem. V

1 titulusΕὐστρaτίου (τοῦ B) µητροπολίτου νiκaίa ἐξήγησi (eὐστρaτίου


B) eἰ τὸ ἕκτον τῶν ἀρiστοτέλου (om. B) ἠθiκῶν νiκοµaχeίwν (om. B)
12 circumpositi] πeρiτίθeτai a 16 sunt] κaὶ add. a 17 pulchritudinem
primam] κaλλονῆ κaὶ πρώτη a 20 tibi] om. a 21 neque] οὐ a 26 vel1]
κaὶ codd.
2

aliquid rogasti nos exponere manifestationem in primum ad 35


Nicomachum Aristotelis moralium, et nos, tibi oboedientes,
quod expetisti fecimus, existimavimus ex illo cognoscere te
nostram circa sermones et intellectus minorationem et non
adhuc apponere ad nos petitionem de tali aliquo. Sed, ut
videtur, superexcellens eius qui adest amoris disciplinae tuae 40
animae, suadet et parva et parvo sermone digna existimare ut
studiosa. Propter quod et nos, tuum de ratione sive sermone
sequentes desiderium, quod Deus tribuet apponere non
abnuemus. Quare, quia et sexti praesentis negotii a tuo
amore disciplinae expetitum est nobis possibile inveniri 99 ra E
manifestationem, temptabimus et hanc, Deo rationum
praeside, operari et incipiendum iam opus, intentionem libri
ante omnia ordinantes. Proponens Aristoteles in negotio
eorum quae ad Nicomachum moralium de virtutibus
omnibus docere, a principio quidem de politica felicitate 50
sermonem nobis tradidit, primum librum continuans in ipso
ut existente ipsa fine secundum hominem substantiae et
operationis et actionis. Sed, quia differentes animae potentiae
in homine sunt existentes, dico utique rationales et
irrationales, et irrationalium sunt quaedam rationi 79 vb V
oboedientes, ut et ipsas liceat hoc modo rationales nominari,
secundum quod aptae natae sunt ratione moderari et
secundum ipsam operari et in participatione has rationis fieri
secundum ipsas operantis directionem et practicas virtutes
perficientis, sunt autem et alterae virtutes, quas in anima 60
ratio dirigit solitaria ab irrationalibus potentiis et secundum
se ipsam operans et secundum speculationem perfectum
possidens, in quattuor post primam litteram de practicis
edocuit nos virtutibus, iram et concupiscentiam assumens
potentias animae irrationalibus animalibus existentes 65
communes, etsi non sic et in illis ut in nobis rationi
existentes oboedientes. Et tradens qualiter et ipsis utens 97 vb K
proprium ratio dirigere nata est, non potentibus per se ipsas
boni invenire ordinationem, sed indigentibus ex necessitate
rationis directione, ut imperare sortientis et dominari 70

35 aliquid] aliquod E 36 Nicomachum] Nichomacum E Nichomachum VK


37 quod] quid K 45 possibile] possibilem CK 49 Nicomachum]
Nichomacum E Nichomachum K 60 alterae] aliae V 62 operans]
operantis K 65 irrationalibus] irrationabilibus V 66 rationi] rationem E
69 invenire ordinationem] inv. V

4 circa sermones] πeρiλόγον a 10 sexti] τὸ ζ B 17 continuans]


δiηνυκῶ B 29 litteram] γράµµaσi codd.
3

ipsarum, docet nunc nos in praesenti littera de


intellectualibus et speculativis virtutibus, velut inconveniens
iudicans eas quidem quae cum deterioribus virtutes rationis
cognoscere nos, ignorare autem eas quae rationis secundum
se ipsam, ut utique non appetente bonum et secundum se 75
ipsam ratione et sortientes ipsa secundum irrationale, quod
et finis communis est qualecumque esse sortientibus
116 vb omnibus. Et dicens homini esse sufficiens ad perfectionem
C solum dirigere in operationibus, ignoravit, deteriorem
rationem irrationalibus faciens potentiis. Si enim usque ad 80
eam quae cum ipsis directionem bene esse ipsi et non
secundum propriam possessionem hoc sortienti, erit bonum
ipsi ex illis et secundum illas, vel ut non sit ipsam totaliter
dividi ab ipsis, siquidem non proprium habet boni H. 258
appetitum, vel sit quidem, inoperabilem autem et vanam a 85
bono excidentem, quae ambo secundum inconveniens
superexcedentia. Necessarium ergo et virtutem esse rationis
secundum se ipsam sine irrationalibus potentiis et homini
has cognosci quot et quae et quales sunt et ab ipso has
persecutas esse et quaerere ipsum secundum ambo habere 90
perfectum, dico autem secundum operationem et
speculationem, hanc quidem deorsum positam ut 99 rb E
principium et fundamentum et basim simpliciter subiectam
et fulcientem, hanc autem ut tectum et protectionem,
perfectum omni inferentem aedificationi, quia et practicae 95
propter speculationem esse ut propter tectum domus
fulcimentis. Ut enim ex continente nocumenta declinemus,
domus, quae autem sub ipsa ut famulantia sive fulcientia et
sustentantia, et practica virtus, ut passiones subordinentur et
ratio obvia sit his quae ex ipsis perturbationibus et propria 100
operetur, non ab aliquo impedita. Aliter vel deteriores
irrationales potentiae vel meliores ratione. Sed meliores
quidem has dicere inconveniens et irrationale. Vel erunt
rationalibus meliora irrationalia secundum ipsas rationalibus
existentia magis operantia. Irascibiliora enim irrationalium 105
plura et magis concupiscentia. Si autem melior ratio, qualiter
non erit et melior melioris virtus et perfectio? Quorum enim

76 et] s.v. CE 80 irrationalibus] irrationabilibus K 84 boni appetitum] inv.


V 88 irrationalibus] irrationabilibus V 89 cognosci] cognossci ante corr. V.
99 subordinentur] subordinantur K 103 quidem has] inv. C
105 Irascibiliora] irationabiliora V

2 et] ἤτοi codd. 11 et non] inv. codd. 13 vel ut] inv. codd. 17 virtutem]
ἀρeτὰ B 31 aliquo] τούτοi a 34 meliora] κρeίττου B
4

substantiae superponuntur, horum ex necessitate et


perfectiones superexcellunt. Et e converso, quorum 80 ra V
perfectiones minus habent, horum et substantiae 110
minorantur. Et multa utique aliquis dicet in plus constituere
volens quod dicitur, et ipsam habens rerum naturam et
ipsam operationem coadiuvantem. Propter hoc de cetero
Aristoteles de practicis sermones tradens prius et velut
praesupponens fundamentum ad speculativarum traditionem 115
transit, tamquam tectum fundamento superponens. Haec
quidem sic intentionem dicendorum sermonum diximus
perscrutantes, incipiamus autem iam dictionem neque hic ab
ea quae ad Deum recedentes spe, ut perveniatur ad
intellectum ab Aristotele dicendorum. 120

ARISTOTELIS MORALIUM AD NICOMACHUM


SEXTUM

Cap. I QUIA AUTEM EXISTIMUS PRIUS DICENTES


1138b QUONIAM OPORTET MEDIUM ELIGERE, NEQUE 5
18-20 SUPERABUNDANTIAM NEQUE DEFECTUM,
117 ra MEDIUM AUTEM EST UT RATIO RECTA DICIT,
C HOC DIVIDAMUS.

De practicis virtutibus in libris ante hunc dicens Aristoteles, 10


medietatem esse harum unamquamque posuit. Medietas
autem commensuratio. Quare neque superabundans neque H. 259
deficiens in operationibus et passionibus. Circa haec enim
practicae virtutes fiunt recta ratione mensurante singula.
Recta autem ratio, quae non errat, et imperversa, de qua 15
nunc vult docere nos et dirigere convenienter de hac 98 ra K
intelligentiam. Videtur enim confusum esse sic dictum.
Passiones quidem igitur ira et concupiscentia, appetitus
ambae irrationales, secundum quos anima movetur
appetibilium appetens aliquod. Ira quidem secundum 20
superbum (seu magnum) ipsius et elatum, ut vel gloria

7 prius] Aristoteles, Ethica Nicomachea, II,2,1104a11-27.

114 tradens] habens scr. sed exp. K A,7 ratio rectainv. K 12 superabundans]
scilicet virtus add. s.v. CK i.m. E 14 fiunt] et dub. add. E 19 quos] quas K
anima] ama ante corr. V 20 aliquod] aliquid K

5 habens] post operationem B 9 Haec] κaὶ praem B 19 nequeµὴ NbP2PbKb


κaὶ µήτe Mb κaὶ µὴ Lb 20 nequeµήτe Nb P2 Mb Lb µηδὲ Pb Kb Ob
24 practicis] πρaκτῶν B 25 medietatem] µeσότητe a 26 neque1 …
deficiens] µήτe ὑπeρβάλλeiν µήτe ἐλλeίπeν B
5

potiatur vel ulciscatur contristantem. Concupiscentia autem


secundum avidum sui ipsius, ut vel voluptuosum attingat
aliquod et delectabile sensibus vel in possessione fiat
aliquorum quae homines possidere nati sunt. Quia autem 99 va E
irrationales potentiae hae, irrationabiliter et patiuntur,
irrationabiliter et operantur, a passione primum incipientes.
Opus est igitur ipsis mensura secundum ambo, et secundum
pati et secundum operari, quod ipsae a se ipsis invenire non
possunt. Recta autem ratio, praestans (et praesidens), 30
mensurat ipsas secundum utraque , ut et commensurate
patiantur et commensuratas actiones et operationes
ostendant, secundum quae utique et virtutibus esse est. Dicit
utique commensurate pati et commensurate operari, cum in
habitu commensurationis horum homo fiat. Sed quia et 35
adhuc manifestatione indiget propositum ampliori,
tractabimus et aliter dicta. Ratiocinativum et irascibile et
concupiscibile partes dictae humanae animae, hoc quidem ut
rationalis existentis ipsius dicitur, haec autem ut coniunctim
habentis sibi ipsi irrationalem vitam et sensitivam. Ira enim 40
et concupiscentia communia et irrationalibus animalibus, et
propter hoc et irrationalia. Ratiocinatio autem (sive
cogitatio), quia rationale, propter hoc et soli rationali animae 80 rb V
adest, potentia existens praeceptiva et iudicativa
irrationalium ipsius partium vel potentiarum. Quare neque 45
commune hoc irrationalibus est. Quando igitur rationale
(sive ratiocinativum) et irascibile et concupiscibile dicimus,
secundum quod nata sunt sic ipsa nominamus, et appetitivae
dicuntur potentiae irascibile et concupiscibile, non in irasci et
concupiscere, sed innata esse secundum hoc pati et operari. 50
Cum autem appetitivum ab appetibili ut desiderato
moveatur, tunc motus qui intermedium moventis et moti, id
est appetibilis et appetitivi, passio vel operatio dicitur. Hoc
117 rb autem manifestum et ex definitionibus. Ira enim est fervor
C circa cor sanguinis propter appetitum recontristationis. 55
Semper enim sanguinis circa cor est, in quo eius quod est
irasci potentia iniacet, quae et irascibile dicitur. Non tamen
semper fervet neque semper reconstristare appetit, sed

30 autem] igitur V 33 quae] quod ante corr. K 38 dictae] dce scr. sed exp. V
41 irrationalibus] irrationabilibus ante corr. V 46 irrationalibus]
irrationabilibus V 47 et1] om. V 49 in] add. i.m. E 50 hoc] om. C

10 commensurate] συµµέτρου a 12 Dicit] λέγeτai codd. 18 coniunctim]


συνηρτηµένην B 19 sibi ipsi (ἑaυτῇ scr. Heylbut)ἑaυτῆ codd. 26 et
concupiscibile] om. codd. 29 et] ἢ codd.
6

quando ad hoc occasionem sumit. Similiter et


concupiscentia, appetitus existens usus voluptatis vel 60
desiderium necessarii vel desiderium eius quae secundum
voluptatem fruitionis vel tristitia in non secundum
potestatem existente beneplacito, non semper secundum H. 260
operationem consideratur. Neque enim semper voluptate uti
animal appetit neque tristari continue in absentia delectabilis, 65
neque aliquid tale patitur secundum continuum, sed quando
vel praesente delectabili in sensu praesentiae ipsius animal fit
vel in phantasia illud refigurat et ut ad praesens ipsum
movetur. Quare irascibile quidem et concupiscibile et
simpliciter appetibile et passivum secundum potentiam 70
dicitur, ira autem et concupiscentia et passio, quando
irascitur et concupiscit et appetit et patitur. Et sunt haec
nomina significativa passionum, et actus sunt secundum
haec operationes, ratiocinativo operante simul cum
passionibus, et vel imperante ipsis vel imperato ab ipsis. 99 vb E
Imperante quidem igitur et mensurante ut oportet, quando
ratio recta esse dicitur et directiones perficiuntur. Imperato
autem et deorsum tracto, quando ratio pervertitur et peccata
eorum quibus indigetur fiunt. Igitur ratiocinatio, in habitu
imperandi effecta, virtutes dirigit, et mensuram semper et 80
passionibus imponit et actibus, et in commensuratione et
passiones et actiones sunt, ut in mensura effectae. 98 rb K
Mensuram autem ipsis ratiocinativi imperatio (et dominatio)
et praeceptio dat. Propter haec virtutes circa passiones et
actus fieri dicuntur, ut habitus existentes ratiocinativi (sive 85
cogitativi), quod et intellectus practicus nominatur, et
ipsarum passivarum, dictarum potentiarum, irae dico et
concupiscentiae, huius quidem imperare consueti
irrationalibus motibus et appetitibus per multam
scrutationem et tritionem et ad passiones instantiam et 90
secundum consuetudinem hanc convenientem mensuram
ipsis tribuentis, horum autem imperari et oboedire meliori.
His ita dupliciter determinatis, ex ambobus tractatibus erit
utique, existimo, manifestum qualiter circa passiones et actus
virtutes fieri dicuntur. Sed redeamus iam ad propositam 95
dictionem Aristotelis. Ait ergo quoniam prius quidem
diximus in medietate actionum et passionum virtutes 80 va V

60 vel … 61 necessarii] om. V 62 in] et C 67 praesentiae] praesente V


83 ratiocinativi] rationaci ante corr. K 84 Propter] quae add. sed exp. K
86 et1] etiam E 89 multam] multa C 90 tritionem] tristationem V

14 patitur] πάσχῃ B
7

considerari. Passiones autem sunt secundum irascibile et


concupiscibile animae appetitus, et motus et actus ab his
117 va secundum electionem facientes operationem, irascibili 100
C quidem ad ultionem moto, concupiscibili autem ad
voluptatem, quorum oportet motus commensurare habere, si
debeat dirigi virtus. Commensuratio autem intermedium
mensurantis et mensurati est. Quod quidem igitur mensurat
ratio est animae, quae et ratiocinativum et ratiocinatio (sive 105
cogitatio) et intellectus practicus nominatur. Ratiocinatio
quidem (sive cogitatio) quoniam ratiocinatur (sive cogitat), id
est rationabiles facit secundum participationem sui ipsius
irrationales partes animae, irascibilem et concupiscibilem
aptas natas in homine oboedientes rationi fieri, et quoniam 110
iudicat et perscrutatur qualiter utendum motibus passivarum
harum potentiarum. Practicus autem intellectus, quoniam
rationalis existens et intellectiva potentia, quando passivas
potentias pertractat, tunc actus perficit. Actus autem sunt
secundum electionem rationis operationes. Mensuratum 115
autem passionum est motus et operatio. Oportet igitur
rationem habere recte, ut recte mensurans et sui ipsius H. 261
rectitudini passiones et actus iuxtaponens, medium inveniat
et commensuratum, et bonum dirigat, declinans quae
utrumque. Id est superabundantiam et defectum. Qualiter 120
autem utique recte habebit ratio in homine, ut mensura fiat
passionibus et operationibus? Vel primum quidem
desiderium accipienti boni et abominanti quidem
incommensurationes (et immoderationes) passivorum
motuum et appetituum, desideranti autem mensurate et ut 100 ra E
oportet operari secundum ipsos suasibiliter ad rationem et
oboedienter habentes. Deinde autem multa patienti et multa
laboranti et attendenti laboriose his quae secundum vitam
rebus et per multam experientiam discenti ubi et quando et
qualiter casus et directiones in passionibus et actionibus 130
fiunt. Sic enim in prudentia effectus, et rectam habebit
rationem et singula mensurantem recte, ut neque
superabundantia ipsum lateat neque defectus, quae fugiens
utraque circa medium et commensuratum stat,

118 iuxtaponens] iuxta ponens E 121 autem utique] inv. V 123 boni]
bonum ante corr. V | abominanti] abominati C 127 multa2] operanti et add. K
131 in] ut V

3 facientes] προϊοῦσai B | operationem] ἐνέργeiai codd. | irascibili] θυµοῦ B


8 ratiocinativum] λογiκὸν B 21 inveniat] eὑρίσκei a 23 utrumque] ἐφ'
ἑκάτeρa codd. 30 habentes] ἔχοντi a
8

intransmutabiliter hoc habens. Hoc autem scilicet hoc 135


dividamus dupliciter est accipere. Vel enim qualiter recta dicit
et determinat vel ipsam rectam rationem dicit. Hoc enim
scilicet recta ratio. Et est recta ratio et in operationibus et
speculationibus. Illic quidem, id est in operationibus, bonum
inveniens et perficiens eligibile esse ipsum (hoc autem est 140
medium et commensuratum), illic autem conducens verum
et in se ipsa habens ipsum et alteris tribuens. Vel hoc scilicet
dividamus pro "subtiliter dividamus". Quae enim
praeaccipiens de recta ratione dixit, grosse dicta sunt et
confuse. Nunc autem dividet eam quae in anima rationem in 98 va K
117 vb ratiocinativum et speculativum, et hoc rursus in eas quae
C sub ipsis species, et propriam unamquamque faciet de
unaque doctrina.

1138b IN OMNIBUS ENIM DICTIS HABITIBUS,


21b21- QUEMADMODUM ET IN ALIIS, EST QUODDAM 80 vb V
25 SIGNUM, AD QUOD RESPICIENS RATIONEM
HABENS INTENDIT ET REMITTIT, ET QUOD EST
TERMINUS MEDIETATUM, QUAS INTERMEDIUM 5
DICIMUS ESSE SUPERABUNDANTIAE ET
DEFECTUS, EXISTENTES SECUNDUM RECTAM
RATIONEM.

Dictos habitus ait de quibus iam docuit. Ipsi autem sunt 10


operativae virtutes, generaliter nominate quattuor, et quae
sub ipsas ut species relatae. Dicit igitur quoniam in omnibus
his signum est quoddam, quando quis secundum ipsas operatur.
Iste autem est rationem habens, iste autem est homo qui H. 262
rationalis existens et, ut mensura, quadam ratione in 15
operationusbus utens. Intendit quidem quando deficienter
habet id quod oportet ex passione proveniens motus, remittit
autem quando superabundat, puta si ulcisci oportet eum qui
peccavit, signum habet secundum commensuratum poni
ultionem. Ergo consequetur motui irae, sed minorabit 20
quidem ipsum. Si plus quam oportet exsuscitetur, augebit

135 hoc1] haec K 140 autem] quid K scripserit, non liquet | est] om. V
I,1 dictisscil. moralibus add. s.v. C 4 quodscil. signum add. i.m. CEV
5 quasmedietates add. s.v. C 11 nominate] operate scr. sed exp. V
21 exsuscitetur] exsucitetur V

1 hoc1] τούτου B 3 dicit] λέγeτai B 11 in2] et C 13 ipsis] aὐτὸ B


unamquamque] ἑκάστῳ codd. 16 inom. MbLbOb | habitibusπράξeσiν PbKb
26 generaliter] γeνiκaὶ codd.
9

autem rursus, si remissius quam oportet contendat, et sic


utrimque declinans superabundandtiam et defectum, in
medio stabit, et convenientem disciplinam inferet peccanti.
Idem autem et in concupiscentia utique fiet, puta si quis 25
cibum appetit sive potum, neque laxabit utique simpliciter
moralis vir et secundum rectam rationem operans
concupiscentiae motum, neque tamen ut contingit refrenabit
ipsum, sed rationis mensura utens, in medio statuet
appetitum, et comedet quidem quando oportet et ubi 30
oportet et in quantum oportet et qualiter oportet et quod
oportet et quaecumque altera observare in his nati sunt 100 rb E
homines. In his autem et leges (praesunt et) praestant et
mores gentium et civitatum, ut mensurae et ipsae positae
passionum et operationium. Hoc autem scilicet quemadmodum 35
et in aliis dictum est, quoniam non solum eorum qui
secundum virtutes habituum superabundantias et defectus
declinamus, dirigere volentes quod congruit, sed et in artibus
et scientiis. Aedificator enim et faber et statuifex studet
omnino commensuratum servare et in multitudine et 40
magnitudine et aliis, quibuscumque contingit vel naturam
imitans vel ad usum respiciens praeparati. Nihil autem minus
et in scientiis servatur commensuratum. Musicus enim vir
secundum unumquemque modum consonum ipsi studet
secundum mensuram, aliud quidem in dorico si contingit 45
118 ra modo, aliud autem in phrygio, et aliud in lydio, et in aliis
C similiter, ut in hoc quidem hanc remittere chordam, hanc
autem intendere, in hoc autem aliam, ut percussae
convenienter modo melos et cantum perficiant, perfectis
consonanter resonationibus secundum acumen et 50
gravitatem. Sed etsi commensuratum dices in scientiis non
mendax et verum, neque hoc inconveniens. Scientiis enim
nihil consonantius neque magis intendendum quoniam scire
verum per mediam causam rei. Tribus autem assumptis
secundum quae operationes animalium virtutum, 81 ra V
superabundantia et defectu et ea quae intermedium horum
medietate, medietates dixit solum secundum rectam esse 98 vb K
rationem. Extremitates enim, et si ab ipsa et ipsae iudicentur,
sed ut cognitae solum ab ipsa existentes iudicantur, non

28 concupiscentiae] concupiscentia ante corr. K 44 ipsi studet] inv. V


56 superabundantia] superabundantiam V | defectu] defectum V
57 medietate] intermediaum ante corr. V

23 studet] σπουδάσa a 32 quoniam] ὡ codd. 35 et1] om. a


10

tamen autem ut propriae neque ut eligendae, quia et praeter 60


ipsam sunt et extra ipsam, ut et omne extra mensuram
immensuratum.

1138b EST AUTEM DICERE QUIDEM SIC VERUM, NIHIL H. 263


25-32 AUTEM MANIFESTUM. ET ENIM ET IN ALIIS
STUDIIS, CIRCA QUAECUMQUE EST SCIENTIA,
HOC VERUM QUIDEM DICERE QUONIAM NEQUE
PLURA NEQUE MINORA OPORTET LABORARE 5
NEQUE NEGLIGERE SED MEDIA ET UT RECTA
RATIO. HOC AUTEM SOLUM HABENS UTIQUE
ALIQUIS, NIHIL UTIQUE SCIET AMPLIUS, PUTA
QUALIA OPORTET AFFERRI AD CORPUS, SI QUIS
DICAT QUAECUMQUE MEDICINALIS IUBET ET UT 10
QUI HANC HABET.

Quia dixit quid recta ratio est, quam habens homo et utens
ipsa operationes mensurat (et moderatur) et motus
passionum et medium invenit et ipsum dirigit, utrimque 15
superabundantias et defectus abiciens, et sic sibi ipsi
circumdat (et induit) eos qui secundum virtutes habitus. Erat
autem confusum sic dictum, et nequaquam manifestum erat
quae recta ratio et qualiter utendum ipsa sicut mensura, ut
secundum signum (et intentionem) operantes medium 20
inveniamus. Oportuit autem dividere et quod dictum est
facere manifestius. Propter hoc ait quoniam sic dicere, ut
diximus, verum quidem, non autem et manifestum, quia et aliis
studiis, circa quaecumque ratio quaedam artificialis vel scientialis
est, verum sic dicere ut neque sit laborare vel desudare a 25
commensurato minora vel plura, sed incepta operatione 100 va E
venire usque ad medium, nihil deficientes, ultra autem
apponere nihil, et quia commune hoc omnibus studiis et
curis quae secundum operationem et his quae secundum
solum intellectum, confusum est propter communitatem et 30
immanifestum est ad unumquodque studium propter neque
118 rb unius proprium speculari medium et commensuratum ex
C

E,4 quidemscilicet est scr. s.v. C 7 utique aliquisinv. V 8 ampliusaliquis scr.


sed exp. V | putascil. quaerenti scr. i.m C 10 dicatscil. respondeat scr. s.v. C
medicinalisscil. ars scr. s.v. C | etadd. s.v. E 15 et2] add. s.v. C post ipsum V
utrimque] utrumque E 16 sibi] om. E 22 dicere] docere E 23 et2] in add.
E 31 propter] hoc add. K

1 autem … propriae] om. codd. 5 verumµέν add. Arist. 6 etom. Arist. et a


14 dicat ὅτi add. Arist. 23 ipsa] post mensura codd. 30 incepta] ἀρχοµένου B
11

solo dicere sic. Quare oportet hanc rationem perfecte


habentes scire, dividentes et secundum unumquodque
studium quae propria ipsius est mensura et quod 35
commensuratum, et hoc signum habentes, ad ipsum studium
constituere. Quia autem multae passiones et multae
aegritudines hominibus accidentes, hae quidem corpora
praeter naturam disponentes, hae autem et ipsas animas
attingentes, ut et potentias ipsorum aliquando laedant, et 40
ipsae manifestae et manifestae et ipsis sensibus, propter hoc
ex medicinali inducit exemplum, manifestum faciens quod
dicitur, quoniam non est sufficiens communiter facere
traditiones, necessarium autem et secundum speciem partiri
secundum unumquodque studium quae dicuntur, ut sic ratio 45
manifestior fiat, unicuique concordans. Quod et ipse faciet
hic, de practicis virtutibus rectam rationem et medium 81 rb V
tradens. Studium autem nominat quasi famulatum et curam H. 264
et ad secundum naturam ductionem omnis rei, consequenter
exemplo secundum medicinalem nomen ponens. Si enim 50
aliquis, interrogante aliquo qualia oportet ad corpus afferri ut vel
praesentem sanitatem conservet sibi ipsi vel absentem
revocet, dicat respondens quoniam illa quaecumque medicinalis
iubet et sic ut iubet medicus qui hanc habet artem, puta sive
oportune commiscentes ipsa sive horam et regionem et 55
aetatem et aegritudinem attendentes sive quasdam 99 ra K
observationes alteras, non sufficit iste sermo ad sanitatem
corporibus, eo quod communis est omnibus et indistinctus.
Multiformia enim studia et subiectorum circa quae
unumquodque ipsorum oportet ostendi, multa et 60
multiformis differentia et alia et alia in unoquoque sunt et in
unoquoque utilia et ad eam quae boni et eius quod
secundum naturam directionem conferentia et indigent
concordante studio propria secundum singula.
65
1138b PROPTER QUOD OPORTET ET CIRCA ANIMAE
32-34 HABITUS NON SOLUM VERE ESSE HOC DICTUM,
SED ET DETERMINATUM ET QUAE EST RECTA
RATIO ET HUIUS QUIS TERMINUS.

39 naturam] natura K 46 faciet] facit ante corr. V 54 qui] quoniam C


56 aegritudinem] regionem scr. V 59 quae] om. K 61 et alia2] add. i.m. K
62 eam] ea K 63 indigent] indiget C P,2 vereid est verum in communi scr.
s.v. C 4 terminusid est definitio scr. s.v. C

12 necessarium] ἀνaγκaίοi a 29 unoquoque] ἑκάστη codd.


35 vereἀληθὲ Mb Pb Lb Ob
12

5
Et si verum, ait, sic dictum universaliter, sed quemadmodum
in exemplo secundum medicinalem non sufficit ad
medicinaliter operari dictum scire universaliter, sic neque in
animae habitibus non oportet solum scire quoniam verum
quod dicitur est, id est quoniam neque plura neque minora oportet 10
laborare neque negligere, hoc est remittere, sed media et ut recta
ratio, sed necessarium determinare et rectam rationem, quae
est assignantes, et quis terminus (id est quae definitio) ipsius.
118 va Hoc autem dupliciter est intelligere. Vel enim ut ex
C aequidistanti existens id ipsum ut idem existens scire et quae 15
recta ratio et quae definitio rectae rationis, vel hoc quidem
prius de recta ratione et definitione ipsius, hoc autem
secundo de medio, quod signum est (seu intentio) a recta 100 vb E
ratione assumpta et determinata. Et forte hoc utique
videbitur convenientius. Oportet enim, et rectam rationem 20
scire et medium quid est, utrumque in habitibus secundum
animam, sed et terminus quidam est intentio (et signum) ad
ipsum respicientis et circumterminans et statuens usque ad
se ipsum motum illius.
25
Cap. II ANIMAE AUTEM VIRTUTES DIVISIMUS, ET HAS
1138b QUIDEM ESSE MORIS DIXIMUS, HAS AUTEM
25-113 INTELLECTUS. DE MORALIBUS QUIDEM IGITUR
9a3 PERTRANSIVIMUS, DE RELIQUIS AUTEM, DE
ANIMA PRIMUM DICENTES, DICIMUS SIC. 5

Ante propositam dictionem enarrare Aristotelis, necessarium H. 265


dicere aliquid de rationis dispositione, quam in sexto
moralium ad Nicomachum Philosophus operatus est.
Proposuit quidem enim in ipso de intellectualibus virtutibus 10
docere, sufficienter nobis in eis qui ante hunc libris de
practicis tradens, ut utique sit ipsi perfectum de virtutibus
negotium, nullo deficiens convenientium ipsi. Sed quia, de

10 dicitur] dictum scr. sed exp. K 15 id] ad EK 18 est] post intentio K


22 signum] om. sed scr. i.m. K 23 ipsum] respicientes ante corr. E
A,1 virtutesscil. in fine primo scr. s.v. C 3 igiturscil. secundo libro scr. s.v. C
4 descil. dicemus hic scr. s.v. C 8 rationis] rationibus scr. sed exp. E
dispositione] depositione C 9 Nicomachum] Nichomacum EV
Nichomachum K

5 animae] ψυχiκῶν codd. 6 neque2] om. codd. 8 ratio] om. codd. 11 id] τί
codd. 18 quidam] τί codd. 19 et1] ὡ B ὥσπeρ (+ὀρίζwν) a 20 illius]
ἐκeίνwν B 22 autemδὴ Mb | divisimus (δieίλοµeν κaὶ NbP2)δieλόµeνοi cett.
26 dicimusλέγwµeν Kb 28 Ante] ἢ add. B
13

practicis virtutibus dicens ante hoc, rectae rationis multotiens


recordatus est, ut secundum ipsam et ab ipsa directis actibus 15
(non erat autem per se cognitum et quae recta ratio est et
qualiter secundum ipsam actus rectificantur et ab ipsa
diriguntur et qualiter animabus hominum haec advenire nata
est), necessario de hac sermo consecutus est. Propter hoc et
de prudentia docere proposuit, quae recta ratio est. Quia 20
autem intellectiva est prudentia virtus et unius generis sibi
ipsi habet et alteros animae habitus, consequenter docet et
de his. Ipsi autem sunt quattuor, ut sic dicamus perfectius:
ars, scientia, sapientia, intellectus. Primum quidem de recta
tradit ratione et prudentia, quia et multototiens de ipsa fecit 25
mentionem in his quae de practicis virtutibus assumpsit, et
rectam rationem nominans ipsam et prudentem virum
secundum ipsam operantem et agentem. Ut igitur quae 99 rb K
dicuntur continua existant et ad invicem et non amplius
simus sine intellectu rectae rationis cuius multototiens prius 30
mentionem fecit, docet primum de ipsa et sic deinceps de
reliquis intellectualibus habitibus, convenienti ordine in
omnibus utens. Aliter: quia et prudentia intermedium et
intellectualium et practicorum habituum, et quo quidem
ratiocinativum et rationabile nominatur, quo autem 35
118 vb intellectus practicus, illud quidem quoniam in mente et ex
C mente est, hoc autem quoniam circa operabilia fit et de
virtutibus syllogizat (id est conratiocinatur), oportuit et
mediam ordinari de hac doctrinam speculativorum et
operativorum habituum. Et haec quidem de dispositione qua 40
Aristoteles usus est, transcendens a practicis ad intellectuales
virtutes. Redeamus autem ad dictionem et dicamus de ipsa,
Deo dante quae conveniunt. Volens igitur se ipsum
immittere in eam quae de recta ratione doctrinam Aristoteles
et divisiva uti metodo, ad inveniendum quae ista est, recurrit 45
rursus ad prius dicta in secundo huius negotii, ubi divisit 101 ra E
virtutes animae in morales et intellectuales. Et morales
quidem dimittit nunc velut sufficienter de his dixerit,
proponit autem de reliquis docere, dico utique
intellectualibus. Quibus et prudentiam coniungit, quia ratio 50
quaedam est et ipsa et mens de operandis syllogizans et hoc

35 autem intellectus] inv. E 47 morales1] mortales ante corr. V 51 hoc] de


praem. sed exp. V

3 per se] aὐτὸ a 10 perfectius] ὁλwσχeρέστeρον B 16 existant] ὑπάρχei a


20 et2] ante quia codd.
14

vere virtus inveniens et modum per quem assumi nata est.


Quia autem et de anima dixit in secundo quaecumque erant
sufficientia de virtutibus ipsius perscrutantibus , rememorat H. 266
nunc nos in compendio et de illis. Illic quidem igitur divisit 55
animam in rationem habens et irrationale, hic autem
irrationale quidem relinquit, quia de ipso et de his quae
secundum ipsum virtutibus iam dixit, subdivisionem autem
rationem habentis facit et ait:
60
1139a3 PRIUS QUIDEM IGITUR DICTUM EST DUAS ESSE
-8 PARTES ANIME, ET RATIONEM HABENS ET
IRRATIONALE. NUNC AUTEM DE RATIONEM
HABENTE SECUNDUM EUNDEM MODUM
DIVIDENDUM. ET SUPPONATUR DUO RATIONEM 5
HABENTIA. UNUM QUIDEM QUO SPECULAMUR
TALIA ENTIUM QUORUM PRINCIPIA NON
CONTINGIT ALITER HABERE UNUM AUTEM QUO
CONTINGENTIA.
10
Et in prioribus libris dixit Philosophus dupliciter accipi et in
homine rationale: hoc quidem ut rationem habens et utens,
hoc autem ut rationi oboediens, ceu non habens ipsum
rationem propriam et propter hoc neque uti ratione potens
(qualiter enim deterius meliori utetur?), sed oboediens ut 15
deterius meliori et suasum et propter hoc non rationale, hoc
quidem secundum alterum modum, hoc autem secundum
alterum. Prius quidem igitur de (persuaso et) oboediente rationi
et his quae cum ipso directae sunt virtutibus a ratione docuit,
suadente ipsa et ad bonum et conferens et utile ducente, 20
nunc autem rationem habens subdividit animae et duas
119 ra accipit species, id est partes ipsius. Et harum dicit
C differentias esse divisivas secundum subiecta circa quae
propria quidem secundum alteram, propria autem secundum

2 in secundo] Aristoteles, Ethica Nicomachea, II,1,1103a14-15; Aristoteles,


Ethica Nicomachea, I,13,1101a26-28 10 prius...estAristoteles, Ethica
Eudemia, II,1,1219b26-1220a12; II,4,1221b27-32, Ethica
Nicomachea,I,13,1102a27-1103a3.

P,3 autemet add. V 5 supponatursupponantur C 13 ceu] seu V


24 propria2 … 508 alteram] om. per homoiotel. CK

1 virtus inveniens (ἀρeτὴ eὑρίσκουσa)aἱρeτὸν ἀνeυρίσκουσa B aἱρeτὴ a


8 rationem] λόγου codd. 10 igiturom. Kb Mb | esse partesinv. Lb Ob
11 partes...etom. N 16 quorumὅσwν Pb Kb Ob 25 rationale] λογiκὸ B
B

26 modum] τρόπwν B 31 harum] τούτου B τοῦτο a | dicit] λέγwν a


15

alteram partium adveniunt. Quia enim rerum hae quidem 25


necessariae, hae autem contingentes, hanc quidem esse ait
specierum vel partium circa necessaria, hanc autem circa
contingentia. Ut enim in animalis divisione secundum
differentes modos accipientes differentias est, ubi et
secundum habitationes secundum loca dividimus in species 99 va K
ipsorum, haec quidem animalium terrestra dicentes, haec
autem aquatilia, sic et in potentiis, id est partibus animae,
non inconveniens facere divisionem a genere in species vel
ab universaliori in particulariora secundum subiecta circa
quae operantur et circa quae fiunt. Ut enim quaedam locales 35
sunt habitationes subiecta potentiis, circa quae proprias
operationes ostendunt. Quia autem hoc non demonstrat, vel
evidentia rerum contentus vel ut multa ratione indigentem et
attrahentem ad praesens negotium tractatum 101 rb E
demonstrationis huius existimans, propter hoc supponatur, ait, 40
duo rationem habentia, puta accipiatur ut confessum. Quoniam
rerum enim haec quidem entia, haec autem fientia, et
factorum haec quidem necessario, haec autem contingenter
facta, manifestum omni ad parvum participanti intellectu. H. 267
Quoniam enim sunt quaedam intelligibilia et altera sensibilia, 45
omnino pauci ignoraverunt scientium res, quemadmodum et
quoniam sunt haec quidem necessario, haec autem
contingenter facta. Necessario quidem ut ortus et occasus
astrorum et quorumdam ex his appropinquationes et
recessiones ad terrae differentia climata, et horae anni et dies 50
et noctes ad invicem succedentes et quaecumque altera his
comproportionalia. Victoriae autem et victiones pugnantium
contingentes et ex alteris ad alteros transmutatae et
operationes et actiones humane et alia talia multa, quorum
superfluum erat enumerare unumquodque. Propter hoc 55
supponi haec dixit, ut non demonstratione indigentia ad eos
qui parvum disciplinae participant. Quoniam autem et
scientia perfectiore et maiore ea quae in sermonibus indigens
potentia de his constitutio et demonstratio, ut in

27 noctes … quaecumque] Johannes Philoponus, In de Gen. et Corr.,


289,20-24 (ed. Vitelli).

34 circa] om. E 38 rerum] verum K 39 tractatum] tractum CEV


41 Quoniam] concessum V 42 rerum] qui C | enim] verum V | enim haec]
inv. K 53 transmutatae] transmuctatae K

10 particulariora] µeρiκώτeρa a 14 evidentia (ἐνaργeίᾳ B) ἐνeργeίᾳ a


17 confessum] ὁµολογούµeνa B 24 contingenter] ἐνδeχόµeνa B | facta]
om. B 32 supponi (ὑποκeίσθai)ὑποκeίσθw codd.
16

speculationem ducens maiorem neque hoc immanifestum. 60


Propter haec igitur ambo quemadmodum gratiosam esse ipsi
de his confessionem petiit. Cognitionem autem tradit
necessariorum quidem non contingere aliter habere ipsorum
principia, contingentium autem nihil, sed solum nominat
ipsa contingentia. Hoc autem fecit ut manifesta omnibus 65
praeiacente cognitione contingentium, ceu et propriorum
119 rb existentium valde generabilibus nobis et corruptibilibus.
C Principia autem nominavit vel ea quae cognitionis vel ea
quae existentiae. Cognitionis quidem enim principia
definitiones et dignitates in necessariis, existentiae autem 70
factiva et finalia. Haec enim sola proprie causae, quoniam et
sola a causatis divisa sunt. Contingentium autem, et si non
ipse dixit, contingentia et principia cognitionis simul et
existentiae, cognitionis quidem probabiles propositionum,
existentiae autem quaecumque factivorum et finalium et non 75
esse et operari contingit aliquando, ut aedificatorem et
statuificem. Quae utique factiva sunt secundum quod haec
sunt. Si autem et specificae causae haec dicantur, nihil
inconveniens. Multotiens enim in idem ambo haec
concurrunt. Et medicus quidem et sanitas, hic quidem 80
factivum, haec autem finale. Hoc autem secundum eundem
modum dividendum dictum est, quia differentes modi divisionis,
puta a genere in species et a specie in individua et ab
aequivoca voce in differentia significata et alteri plures,
quorum unus est modus et totum in partes dividens. Quo et 85
hic usus est et prius et nunc, ut incorpoream totalitatem
compositam ex incorporeis partibus in ipsa speculatarum 101 va E
potentiarum animam dividens, quas utique animae quidem
partes vocamus. Communioris autem et generalioris
potentiae species ordinamus. Propter hoc et partes has et 90
potentias et species dicimus, ad aliud et aliud sumentes, quia
et ipsa simpliciter anima entelecheia prima (id est perfectio
prima) corporis dicta naturalis organi potentia vitam

12 Haec … sunt] Proclus, Elementatio theologica, prop. 75 (ed. Dodds).


24 puta … significata] David, Prolegomena Philosophiae, 69,28-29 (ed.
Busse)

61 haec] hoc K 62 autem] om. sed add. s.v. V | tradit] tradidit ante corr. K
66 ceu] seu V 71 enim] sunt add. K 87 incorporeis] incorpores C
corporeis ante corr. V 90 ordinamus] odinamus ante corr. C 92 prima … 94
entelecheia] om. sed add. i.m. V

2 gratiosam esse (χaρiσθῆνai B)χwρiσθῆνai a 25 aequivoca voce]


ὁµwνύµwν φwνῶν a 34 organi] ὀργaνiκοῦ codd.
17

habentis, ut scire dicitur entelecheia, quod est ut habitus sed 99 vb K


non ut speculari, quod est operari et agere. Sic enim et ipse H. 268
Aristoteles in secundo De anima nobis tradit. Habitus autem
ad simpliciter potentiam entelecheia dicitur, ad operationem
autem et actionem potentia, ut in dormiente geometra
geometria.
100
1139a8 AD EA ENIM QUAE GENERE ALTERA, ET ANIMAE
-11 PARTICULARUM ALTERUM GENERE AD
UTRUMQUE APTUM NATUM. SI QUIDEM
SECUNDUM SIMILITUDINEM QUANDAM ET
PROPRIETATEM COGNITIO EXISTIT IPSI. 5

Quoniam altera specie pars animae circa necessariorum


cognitionem negotians et altera circa eam quae
contingentium, hic ostendit. Cognoscentibus enim, ait,
cognitio cognitis assimulatur, ut sit necessariorum quidem 10
necessaria et cognitio, contingens autem contingentium.
Qualiter enim utique erit necessaria contingentium cognitio,
vel contingens necessariorum? Ut enim, si quis enuntiet
necessarium esse simpliciter contingens et si quis e converso
119 va simpliciter contingens mentitur, sic mentitur et cognitio 15
C quae necessarium ut simpliciter contingens cognoscit et
contingens ut necessarium. Veridicam enim cognitionem, ut
habet secundum modum res, oportet cognoscere ipsam. Vel
si non sic habet, verum dicet et qui non ens esse dicit et ens
non esse, quod impossibile. Ut enim in esse simpliciter 20
mendacium et veritas, sic et in qualiter esse, quod modus est
entitatis. Aliter et quemadmodum contactus quidam et
concordans fit cognoscentis et cogniti ad invicem, quando
quaedam perficitur cognitio alterius ad alterum, et
quemadmodum rectum ad curvum concordare impossibile 25

3 in … anima] Aristoteles, De anima, II,1,412b5- 6 5 dormiente … geometria]


Aristoteles, De generatione animalium, II,1,735a9-11; Joannes Philoponus,
In de anima, 204,9-12 26 verum … impossibile] Aristoteles, Metaphysica,
IV,7,1011b26-27 30 concordans … cogniti] Proclus, In Tim., 2,287,3-5 (ed.
Diels)

A,1 eascil. obiecta scr. s.v. C | enimscil. obiecta scr. s.v. C


2 particulariumparicularium ante corr. K 3 aptumscil. apta scr. s.v. C
4 similitudinemscil. ad hoc congruunt (?) scr. s.v. C 5 ipsiid est animae scr. s.v.
C 11 autem] et add. V 19 non sic] sic non ante corr. E

12 ipsi aὐτῶν pr.m. aὐτοῖ  cett. 22 simpliciter] om. a 24 ut1] om. codd.
necessarium] om. B 31 et] om. codd.
18

propter figurarum dissimile, sic impossibile concordem fieri


contingentem cognitionem ad necessariam existentiam
cogniti, ut e converso necessariam cognitionem ad
contingentem rei existentiam. Sic enim et apud Deum
dicimus nihil esse futurum rerum neque contingens, ut 30
cognitione ipsi secundum nunc existente et necessaria, nisi
quis dicat hoc quidem congruit intellectui et cognitioni
intellectuali. Primo autem aeternam esse cognitionem, ut
ipsum hoc uni et ut causae omnium superexpansae et
supersubstantiali et propter hoc omnia continenti et 35
superintelligibiliter et supersubstantialiter et entia et futura et
praeterita, ut et secundum Homerum dicam parum, et neque
saecula illic congruere secunda existentia et esse in
participando primo habentia. Qualiter autem particulas ait
esse animae quod circa necessaria negotiatur et quod circa 40
contingentia et rursus specie dicit differre ipsa ad invicem?
Erunt enim eadem et partes et species, et irrationale et 101 vb E
rationem habens, quae partes prius diximus animae, et quod H. 269
circa contingentia et quod circa necessaria negotiatur, quae
nunc ut animae sumimus particulas, partes dicentes esse ipsa 45
partis ipsius rationem habentis. Si enim specie differunt et ad
animam, ut illius entia assumuntur, species erunt animae. Vel
nihil inconveniens ad aliud et aliud accipientes ipsa ad hoc
quidem partes dicere vel particulas, ad hoc autem species. Ad
animam quidem enim partes vel particulae, ut complentes 50
huius totalitatem in compositione speculatae secundum
differentes potentias et operationes ipsius, ut autem res et ut
potentiae assumpta, specie differentia sunt. Altera enim
secundum speciem ab invicem rationale et irrationale, et
rursus altera specie quod circa necessaria negotiatur et quod 55

10 omnia … supersubstantialiter] Ps. Dionysius Areopagita, De divinis


nominibus, 189,4-5 (ed. Suchla); Eustratius, In Aristotelis Ethica
Nicomachea i commentaria, 40,6-7 (ed. Heylbut); In Aristotelis Ethica
Nicomachea vi commentaria, 303,24 (ed. Heylbut) 12 Homerum] Ilias,1,70
13 in … primo] Eustratius, In Aristotelis Ethica Nicomachea vi commentaria,
406,3- 4 (ed. Heylbut)

34 hoc] haec ante corr. K 37 ut] et praem sed exp. V 48 et] ad add. V
50 quidem enim] enim quidem ante corr. C 51 totalitatem] artotalitatem ante
corr. C 53 differentia] differentiae ante corr. V | Altera] aliter ante corr. V

7 congruit] ἐφaρµοττeῖ ν codd. 8 aeternam] ἑνiaίaν codd. (an legerit aἰώνiaν?)


16 et] om. codd. | specie dicit] eἴ δη λέγwν a 26 speculatae] θewρούµeνa B
27 ut1] κaὶ add. codd.
19

circa contingentia, ut et in scientiis est considerare. Partes


enim geometriae quae circa superficies speculatio et quae
circa firma (id est corpora), sed ut speculationes simpliciter
specie differentes. Et partes grammaticae lectivum,
119 vb narrativum, directivum, iudicativum, ut autem speculationes 60
C quaedam et cognitiones specie ab invicem differunt, sed et 100 ra K
simpliciter in his quae dissimilium partium partes existentes
partes totius specie ab invicem distant. Propter quod et quod
dissimilium partium totum dicitur, ut ex dissimilibus ad
invicem continuatis perfectum. Nihil ergo inconveniens, si 65
eadem quo quidem partes dicuntur alicuius, quo autem
specie ab invicem differentia, aliter et aliter sumpta.

1139a1 DICATUR AUTEM HORUM HOC QUIDEM


1-15 SCIENTIFICUM, HOC AUTEM RATIOCINATIVUM.
CONSILIARI ENIM ET RATIOCINARI, IDEM.
NULLUS AUTEM CONSILIATUR DE NON
CONTINGENTIBUS ALITER HABERE. QUARE 5
RATIOCINATIVUM EST UNA QUAEDAM PARS
RATIONEM HABENTIS.

Quia differentes existentes genere, id est specie, duas partes 82 va V


intellectivi, ostendit ex differentia subiectorum circa quae 10
negotiantur, ut necessarium ens assimulari cognitionem
unamquamque propriis cognitis, ponit ipsis et nomina, ut
utique et ex nominibus sint differenter ostensa. Et ait hoc
quidem opportunum esse scientificum nominari, hoc autem
ratiocinativum, quoniam hoc quidem ad stationem et 15
terminum ducit secundum ipsum intelligentem, hoc autem
quoniam propter ratiocinari et consiliari circa appetibile
invenit veritatem, ut non erretur circa ipsum neque appetatur
quod non oportet. Scientifici quidem enim motionis finis
veritas et non opus apponere in quaesito post ipsius 20
inventionem, nisi alicubi secundum accidens, ut cum sit

4 Et … iudicativum] Commentaria in Dionysii Thracis Artem Grammaticam,


Scholia Vaticana, 115,8-9 (ed. Hilgard)

56 et] om. E 57 geometriae] geometre ante corr. V D,1 horum] scil.


partium dictarum scr. s.v. C | hoc quidem] scil. quae speculatur necessaria scr.
s.v. C 2 hoc autem] scil. quo speculatur contingentia scr. s.v. C
ratiocinativum] rationativum ante corr. V 14 opportunum] perpetuumscr. sed.
exp. K

5 directivum] om. Ba 15 ratiocinativum] λογiκόν Mb Kb 26 ait] φaσὶ a


33 opus] χρeίa B
20

scientia assumpta ut in operationibus existens utilis,


quemadmodum kathetus in ducere ad rectos aedificata et
orthogonium trigonum ad statuere columnas in rectitudine
et geometria ad mechanica, eius autem motionis quae H. 270
ratiocinativi et consiliativi non sufficiens solum invenire 102 ra E
verum, sed oportet et eligere bonum recte operantem
studiosum. Et ipse enim Aristoteles ait, de morali negotio
dicere incipiens, quoniam finis ipsius non cognitio, sed operatio.
Manifestiorem autem differentiam faciens duarum harum 30
specierum intellectivi et scientifici, transumit ratiocinari in
consiliari ut manifestius, idem esse dicens ratiocinari et consiliari,
ut manifestum ens quoniam nullus de non contingentibus aliter
habere consiliatur. De his enim quae in nobis consiliationes et
quae disponere in nobis ut volumus. Et sic ex rerum 35
operatione traditio fit eius quod est esse genere, id est specie,
ad invicem altera scientificum et consiliativum. Quoniam
quidem enim natura consiliativus homo est, manifestum.
120 ra Quod non utique aliquis consiliabitur intellectum habens de
C rebus quae non aliter habere vel habitum ire contingit, puta 40
si est dies sole existente super terram vel sub terram rursus si
nox. Deinde inducit et conclusionem dictis ab ipso,
complacens ut naturae rerum consonantibus: quare
ratiocinativum est una quaedam pars rationem habentis. Si enim
rationem habens aliquando quidem circa necessaria operatur, 45
aliquando autem circa contingentia, et circa necessaria
quidem non est consiliari et ratiocinari (id est existimare), sed
circa sola contingentia, est pars intellectivi praeter
scientificum alterum, quod circa contingentia negotiatur.
Dubitabit autem utique aliquis convenienter, neque unam 50
necessitatem esse dicens in duo partiri rationem habens
animae a subiectorum differentia circa quae negotiatur, non

2 kathetus … aedificata] Ammonius, In Porphyrii Isagogen, 8,25-27 (ed.


Busse); Joannes Philoponus, In Aristotelis categorias commentarius,
10,21-22 (ed. Busse); Eustratius, In Aristotelis Ethica Nicomachea i
commentaria, 74,7 (ed. Heylbut); In Aristotelis Ethica Nicomachea vi
commentaria, 322,17-19 (ed. Heylbut) 4 geometria … mechanica]
Aristoteles, Analytica posteriora, I,9,76a23-24 8 finis … operatio]
Aristoteles, Ethica Nicomachea, I,3,1095a6 20 sole … Deinde] Aristoteles,
Topica, 142b3-6

23 kathetus] cat scr. sed exp. C 30 faciens] om. K 31 ratiocinari] rationari V


40 vel] om. V 48 praeter] et ratiocinativi scr. s.v. C 50 autem] om. CEV

14 in] om. codd. 15 operatione (ἐνeργeίa codd.)ἐνaργeίa scr. Heylbut


traditio (ἀπόδοσi)ἀπόδeiξi B 19 habitum ire] ἕξeiν codd. 20 est] ἔστai B
21

alteram quidem esse dicens partem circa necessaria


negotiantem et circa contingentia alteram, sed
quemadmodum sensus idem contrariorum est, puta albi 55
quidem et nigri visus et eorum quae intermedia, et auditus
similiter acuti et gravis et quaecumque horum sunt
intermedium secundum magis, et rursus arithmetica
superflui et perfecti, et in irrationalibus similiter, sic et 82 vb V
rationem habens animae contingit, unum existens et 60
indivisibile, negotiari circa secundum speciem differentia, 100 rb K
videlicet et necessaria et contingentia, et illic quidem
cognoscere ut semper entia similiter vel ut semper similiter
facta, haec autem ut contingentia et aliter esse vel fieri.
Quaestio quidem igitur haec. Est autem ipsius secundum 65
differentes modos invenire solutionem. Et primum quidem,
quorum operationes differentes, horum et potentiae
differentes, et quorum ambo haec altera, et substantiae
alterae. Quia igitur scientifici quidem ex necessariis proprium
syllogizare et necessaria habere quae ad posita sequuntur 70
ratiocinativi autem ex contingentibus et contingentia,
manifestum quoniam differentes scientifici et consiliativi
potentiae et operationes. Si autem hoc, et substantiae.
Differentes ergo secundum substantiam partes rationem 102 rb E
habentis animae, scientificum (sive scitivum) et 75
ratiocinativum. Hoc autem dicere de uno contrariorum H. 271
sensu vel scientia non est, et exercitetur in ipsis rebus qui
vult quod dicitur. Ut enim circa album visus operatur sive
intus suscipiens sive extramittens secundum diversas
opiniones de visiva philosophantium, et circa nigrum 80
similiter. Et geometrica scientia ut de rectilineis figuris
demonstrat semper medio causa utens rerum, sed non solum

3 sensus … et2] Aristoteles, De anima,II,9,422b23-25 6 arithmetica …


perfecti] Aristoteles, Analytica Posteriora, I,10,76b18 11 semper2 … facta]
Aristoteles, Physica,II,5,196b10-11 30 medio … conclusionis] Johannes
Philoponus, in Aristotelis analytica posteriora commentaria,369,22-23 (ed.
Wallies); Eustratius, In Aristotelis Ethica Nicomachea vi commentaria,
295,7 (ed. Heylbut)

57 sunt intermedium] inv. V 59 irrationalibus] irrationabilibus V 64 ut] et


K 67 differentes] scr. ante operationes sed exp. E 75 scitivum] sitivum V
79 diversas] duas scr. sed exp. et add. post operationes V 82 solum] ex graec.
suppl.

1 dicens] λέγοντa codd. 6 arithmetica (ἀρiθµητiκὴν scr.


Heylbut)ἀρiθµητiκὴν codd. 7 irrationalibus] ἄλλwν B in rasura 22 rationem]
λόγου codd. 24 de] ἐπὶ τῆ codd. 25 est] ἔνeστi codd.
22

120 rb conclusionis, sic utique et de curvilineis et de aliis similiter.


C Sed neque sic ut album et nigrum ab invicem distant et ut
rectlineum et curvilineum, necessarium et contingens. Illa 85
enim, et si ab invicem specie altera, sed genere eadem, haec
autem omnino ab invicem distant, cum et modum essendi
habeant differentem, ut et rationes quae de ipsis necessario
subcontrariae habeant, hae quidem ex necessariis et
necessario concludentes, hae autem ex contingentibus et 90
contingenter, ut necessarium sit et cognoscitivas potentias
differentes esse secundum speciem, quae differenter
secundum genus cognitis congruunt. Bene ergo Aristoteles
rationem habentis animae aliam at aliam dixit esse partem
circa necessaria negotiantem et circa contingentia. Erat et 95
alia dicere quaestionem solventem, sed sufficiunt haec, ut
non importune munifici esse videamur.

1139a1 SUMENDUM ERGO UTRIUSQUE HORUM QUIS


5-17 OPTIMUS HABITUS. HIC ENIM VIRTUS
UTRIUSQUE. VIRTUS AUTEM AD OPUS PROPRIUM.

Ostendens quoniam duae species intellectivi, ostendit nunc 5


quoniam necessarium est de utriusque dicere virtute.
Siquidem et de his quae secundum animam virtutibus et de
his quae secundum potentias ipsius praesens ipsi negotium
institit. Non enim secundum eo quod est de practicis
virtutibus dicere hoc scilicet et de intellectualibus 10
convenientia pertransire, si non et magis hoc primum et 83 ra V
principalius. Propter intellectualia enim indigemus practicis
ut, utique non a passionibus perturbati et obtenebrati,
impedimentum ipsa speculari volentes veritatem habeamus.
Vide autem quoniam et actus desiderantes dirigere, 15

5 autem … distant] Ammonius, in Aristotelis categorias commentarius,


31,19-20 (ed. Busse) 15 importune … esse] Plutarchus, Vitae parallelae,
13,2,1 (ed. Ziegler); Eustratius, In Aristotelis Ethica Nicomachea i
commentaria, 39,17-18 (ed. Heylbut) 29 a … perturbati] Ps. Dionysius
Areopagita, De divinis nominibus, 221,1-2 (ed. Suchla); Joannes Philoponus,
In Aristotelis analytica priora commentaria, 276,25-26 (ed. Wallies); In
Aristotelis ethica Nicomachea vi commentaria, 294,23 (ed. Heylbut)

88 rationes] rationis ante corr. E 93 congruunt] congruit V 97 importune]


inopportune V importuni K | videamur] videamus ante corr. E s,3 utriusque]
virtus ante corr. V 8 ipsi] sibi V 9 institit] insistit K | eo] id K 13 et] sed V

3 curvileum (πeρiφeρόγρaµµον)πeρiφeρόµeτρον a 6 habeant] ἔχei a et B


ante corr. 10 esse] om. codd. 28 indigemus] om. codd.
23

intellectivi operatione ex necessitate indigemus. Quare utique


necessarium optimum habitum invenire, quis est utriusque
partium intellectivi, quis est virtus utriusque. Quia enim duae
particulae intellectivi animae apparuerunt, oportet non 102 va E
contentos esse scientia sola eius quod est scire duas ipsas, 20
sed oportet et utriusque discere perfectionem quae est. Haec
autem est utriusque virtus, quam discentes oportet studere ad
possessionem ipsius. Hoc autem scilicet virtus ad opus proprium H. 272
hoc ostendit, quoniam virtus quidem habitus, habitus autem
non operans digne imperfectus. Quare oportet 25
unumquemque habitum operari proprium, ut habeat
pefectum. Habet autem dubitationem. Si enim
unamquamque potentiam oportet procedere in habitum, et 100 va K
unumquemque habitum in convenientem ipsi operationem,
ut sic habeat perfectum unumquodque, propter quid 30
punitione digni iudicantur intemperantes vel iniustum
facientes vel decipientes vel aliud quid tale operantes? 120 va C
Unusquisque enim, horum conveniente potentia utens et
operans secundum ipsam, in habitu fit et operatur quae
secundum habitum, et sic secundum potentiam assumit 35
perfectum, ut non sit ipsi vane adveniens potentia. Talia et
multos novi praetendentes malorum et opiniones tales
adversus Dei venerationes dominantes et in gentes expansas
tota die. Quaestio quidem haec. Si autem scientifice forte
ratio quae ad ipsam extendatur, aspernetur nullus. Mihi enim 40
zelus instare ad loquentes vana et gloriantes passionibus,
qualibus egomet differentibus modis locutus sum. Primum
igitur ex his quae animae incipiendum potentiis et ex his
statuendum, qualiter nihil habent rationale quae ab his qui
passibiliter sic habent et pravae dicuntur. Hominis enim 45
animae multae potentiae sunt, prima quidem in cognoscitivas
et appetitivas divisa, deinde utraque pars harum in rationales

31 multae … sunt] Johannes Philoponus, In Aristotelis de anima libros


commentaria, 38,33 (ed. Hayduck) | prima … irrationales] Johannes
Philoponus, In Aristotelis de anima libros commentaria, 1,9-13 (ed.
Hayduck)

17 utriusque] utrisque scr. sed exp. E 18 quis] qui K 29 ipsi] sibi K


38 expansas] expensas E 45 Hominis] homines ante corr. V

11 habeat] ἔχei a 13 unamquamque] ἑκάστη B | potentiam …


unumquemque] om. B 15 propter quid (δiὰ τί scr. Heylbut) δiότi codd.
18 conveniente] προσούσῇ B 21 adveniens] προσοῦσa codd. 24 tota die]
ὁλόκληρa codd. (an legerit ὁλοµeρῆ?) | scientifice] ἑπὶ µάκρον codd.
29 qualiter] ὡ codd.
24

et irrationales. Haec enim nobis communes et animalium


irrationalibus, has irrationales secundum se ipsas dicimus,
quoniam neque rationem propriam habere natae sunt. Et 50
primas cognoscitivas in medium assumamus. Et utique
inferius incipientibus prima est sensus et super ipsam
phantasia et ultra hanc opinio, deinde mens, et in omnibus
intellectus. Interrogo utique illa deliramenta dicentes, utrum
aequalis honoris omnes enumerate, vel est in ipsis invenire 55
melius et deterius in ad invicem comparari. Et quis non
utique dicet a rationalibus irrationales deficere et in esse et
operari et honorabilitate, et rursus rationalium meliorem
quidem existere intellectum, secundam autem mentem, et 83 rb V
opinionem post hanc, differentes ab invicem in essendo 60
opinionem quidem rationalis principium cognitionis vel
conclusiones mentis habentem, et quae mens cum causa
assumpsit, sine causa ipsam retinentem, vel ex his quae
secundum singula principia assumentem et commune illis
omnibus cognoscere facientem, et sic universale in se ipsa 65
substituentem, mentem autem ab aliquo in aliquid
transponentem, id est a propositionibus in conclusiones. Et 102 vb E
sic adimplere sui ipsius operationem, per propriam causam
quaesitum tenentem, et hinc superexcedere opinionem in eo
scilicet quod illa sine ratione, id est causa cognitionem habet, 70
et propter hoc non fixum et infirmum. Causa enim, media
posita extremorum amborum, quae in conclusione ad
invicem copulantur, vinculum quoddam ipsis ad H. 273
copulationem fit, quae insolubilis omnino, si et rei est causa,
non solum conclusionis, et necessario habens et predicata 75
120 vb praedicata et subiecta subiecta, vel solius conclusionis causa
C et contingenter habens praedicationes et subiectiones et hinc

1 nobis … irrationalibus] Johannes Italus, Quaestione Quodlibetales,


63,10-11 (ed. Joannou) 5 sensus … intellectus] Ammonius, in Porphyrii
isagogen sive quinque voces, 11,17 (ed. Busse); David, Prolegomena
philosophiae, 46,28-29 (ed. Busse) 19 mentem … conclusiones] Johhnnes
Philoponus, In Aristotelis de anima libros commentaria, 2,2-3 (ed. Hayduck)

49 irrationalibus] irrationabilibus V 50 natae] nati V 53 mens] om. C


57 rationalibus] rationabilibus V 59 secundam] secundum ante corr. C
61 rationalis principium] inv. EVK 62 mentis] mentes V 74 omnino] in
solutionibus ante corr. V

1 Haec] ὧν B | communes] κοiνwνeῖ B 2 irrationalibus] ἄλογa B 5 est]


om. codd. 18 cognoscere facientem] γνwρίσaσa a 19 substituentem]
ὑποστήσaσa a | ab] ὑπὸ a 20 transponentem] µeτaβάλλeiν codd.
22 tenentem] ἴ σχουσa a 27 quae] ἢ codd.
25

potentia solvi. Intellectum autem superexcellere, quoniam et


super causam cognoscibilium intus fit, immediatis
appositionibus assumens ipsa, quemadmodum per se videns 80
ipsa effectus et se ipso ipsis coniunctus nullo mediante.
Rationales quidem sic. Videamus autem et irrationales et
cognoscitivas, qualiter et in ipsis quae secundum
cognitionem operatio fit. Sensus quidem enim circa
singularia negotiatur, substantias quidem ipsorum non 85
assumens - hoc enim rationalibus congruit -, solas autem
qualitates vel quantitates vel aliud quid accidentium ipsis,
phantasia autem, sensui apparentium figuras et imagines in
ipsa inhabitare faciens, conservare ipsas intus nata est. Quae
utique tibi videntur esse meliores, rationales irrationalibus vel 90
e converso? Et quis contradicet ad prius secundum
concedens, si non et irrationalia praeponat rationalibus et 100 vb K
immaterialibus materialia et divinis naturalia et quae in
generatione et corruptione his quae semper manent in
identitate? Quae quidem igitur de cognoscitivis animae 95
potentiis haec, transeamus autem ad appetitivas. Dividuntur
enim et ipsae, secundum rationale et irrationale in quattuor
coordinatae: voluntatem et electionem, iram et
concupiscentiam. Quarum voluntas quidem et electio
rationales, quoniam solis rationalibus insunt, ira autem et 100
concupiscentia irrationales, quoniam et irrationalibus
communes, et quoniam illae quidem propriam habent
rationem, secundum ipsam proprias operationes perficiunt,
ipsae autem apud irrationalia quidem animalia omnino a
ratione recedunt, in hominibus autem neque in ipsis quidem 105
propriam habent rationem, alienae autem rationi oboedientes
aptae natae sunt fieri, cui et oboedientes dirigunt virtutes. Si
igitur irrationabiliter operantes, simpliciter irrationalibus

3 per … effectus] Origenes, Commentarii in evangelium Joannis,


6,49,253,12(ed. Blanc) 4 ipsis … mediante] Michael Psellus, Orationes
Hagiographicae, 1a396 (ed. Fisher) 7 Sensus … negotiatur] Aristoteles,
Analytica Posterira, II,1,81b9 19 Dividuntur … concupiscentiam]
Ammonius, In Aristotelis de interpretatione commentarius, 5,4-6 (ed. Busse);
David, Prolegomena philosophiae, 79,8ff. (ed. Busse)

90 vel] quid V scripserit, non liquet 96 Dividuntur] petitivas ante corr. V 97 et1]
autem V 98 voluntatem] coordinata K 101 quoniam] rationales E
irrationalibus] om. sed s.v. scr. V 102 communes] irrationabilibus V

1 potentia] δυνάµeνο codd. 22 et] om. B 23 rationales] λογiκή codd.


25 propriam] τὰ ἑaυτῶν codd. 31 operantes (ἐνeργοῦσai codd.)ἐνeργοῦσi
scr. Heylbut
26

similes fiunt. Quoniam quidem meliores rationales


irrationalibus et in cognoscitivis et appetitivis, nullus 83 va V
contradicit, nisi omnino sit a ratione alienus, neque quoniam
ipsae ad invicem subcontrariantur, neque quoniam
praecipiente quidem ratione irrationalibus appetitibus et sibi
ipsi ipsas subordinante directivus homo bonorum fit,
oboediente autem illis et motus illorum sequente ad malitiam 115
casus manifeste existimantur perfecti. Corporearum autem
voluptatum ex qualibus potentiis provenire appetitus natus
121 ra est et quae sunt potiri ipsis desiderantes? Nonne irrationales?
C Harum autem abstinentiam sive perfectam sive speculatam
secundum mensuram, in quibus invenimus? Nonne in 120
rationalibus? Si igitur in irrationalibus quidem ad voluptuosa H. 274
corporis vehementior motus, in rationalibus autem perfecta
dirigitur eupathia et cum mensura et ratione ad passiones 103 ra E
annuitio, qualiter non melior eupathia et mensura
immensurato ad passiones motu et annuitione? Immensurate 125
autem fieri ad mixtiones et indifferenter ad ipsas habere ut et
moechari et in viros insanire, irrationale omnino et
irrefrenatum. Qualiter ergo non habebit pessimum et a
ratione omnino recedet, ab hac autem recedens,
irrationalibus coordinatur? Vel si oportet vera dicere, et illa 130
secundum malitiam transcendit rationem subordinans
passionibus et melius natura deteriorum natura ostendens
servum, ut adinveniat semper quae illis sunt secundum
appetitum. Igitur, quis non utique dicat pessimum esse et
turpissimum legeponentem pessima et quae natura 135
rationalem recedentem a ratione deteriorem et irrationalibus
constituunt? Adhuc, quis non novit participantium
disciplina, tres esse secundum genus practicas virtutes:
fortitudinem, prudentiam, iustitiam, praelatione directas
aptae natae sapere potentiae et mensurantis motus irae et 140
concupiscentiae? Qualiter igitur est temperantia in quibus
concupiscentia rationis freno non subiacet? Non existente
autem temperantia, qualiter utique erit iustitia?
Concupiscentia rationis respuente frenum et neque sibi ipsi
neque illi conveniens habente servatum, sed illius ad ipsam 145

109 similes] irrationabilibus V 110 et1] irrationabilibus V 119 speculatam]


speculativam E 129 autem] enim V 130 vera] verum V 134 dicat] dicet
K 145 habente] habere scr. sed exp. V

3 contradicit] ὁ ἀντeρῶν codd. 8 autem] δὴ codd. 10 potiri] ἀπολaβeῖ ν a


17 immensurato (ἀµέτρου scr. Heylbut)ἀµeτρίa codd. 26 Igitur] λοiπὸν
codd. 31 prudentiam] σwφροσύνην codd.
27

naturalem dominationem abnegante et sui ipsius ad illam


servitutem et nuptiis alienis effossis propter ad in mulieres
insaniam insatiabile et natura laesa ipsa propter masculis uti
aequaliter et feminis? Apponam autem aliquid et ablatorum
aliis iuste propter ad pecuniarum possessionem insatiabile 150
appetitus. Sed et prudentia aufertur irrationalitate rationem
dominante et ipsam in deorsum ferente in indiscretionem et
insipientiam, deterioribus potentiis subductam. His autem sic
habentibus, ubi fortitudo apparebit, iram habens ratione
mensuratam, tali contrastante ratione et turpiter 155
succumbente passionibus et non potente neque ipsa uti
secundum naturam propter perdere eius quod secundum
naturam principii dignitatem? Sed neque ira utique sustinebit
subiacere ut dominatori succumbenti deteriori, superbiet 101 ra K
autem et ipsa et irrefrenata operabitur propria, vel 160
121 rb succumbet omnino propter superexcellens remissionis ex
C amore voluptatis. Et sic virtus nequaquam, neque homo 83 vb V
secundum operationem homo. Vel igitur confitentur virtutes
esse hominum eas quae numerate sunt, qui voluptuosam
vitam bonum ponunt et superexcedens eius quae secundum 165
ipsam voluptatis beatificant et ad se ipsos contrariantur,
virtutes esse confitentes et quae ad virtutes contraria,
virtutibus superelevantes vel esse virtutes negant et sint
contraria opinantes omnibus prudentibus et contrarii ad H. 275
recte sapere redarguti. Sed forte utique dicent quoniam et 103 rb E
cuius gratia Conditor irrationales potentias has hominibus
imposuit, si non et secundum has operari deberent et
intendere operationes, ut ipsae se ipsis ex intensione
perfectiores fiant. Ad quod dicimus quoniam dupliciter
operari potentiae ipsae natae sunt: vel rationi oboedientes, 175
vel ut eam quae ad ipsam subiectionem respuentes. Illo
modo quidem igitur operantes secundum participationem,
rationales fiunt et ut homini decens operationes ostendunt,
sic autem ad irrationalitatem declinantes, non solum
irrationali decenter operationes facientes redarguuntur, sed 180
et deteriores quam secundum irrationalia ostenduntur, ad

147 effossis] effossos V 151 rationem] rationi K 152 in2] om. sed s.v. scr. E
153 sic] iter. ante corr. C 155 contrastante] contristante V 156 passionibus]
rationibus scr. sed exp. C | potente] potentiae K 168 virtutibus] virtutes ante
corr. V 170 et] om. sed s.v. scr. E om. V 171 cuius] om. E | cuius gratia] gratia
cuius ante corr. C 173 intensione] intencione V 176 respuentes] respuens V
178 et] om. V | decens] dicens V

27 et1] om. B
28

propriam imprudentiam et ratiocinativum et prudens


deorsum ferentes et in profundum perditionis praecipitantes
et ministrum ipsum habentes ad excogitationem (et astutiam)
malorum. Adhuc, unumquodque perfectorum a meliore ipso 185
perficitur, relatum ad ipsum. Ratio autem melior
irrationalibus potentiis. Qualiter igitur deteriora perficientur
ad melius se ipsis non relata neque illi subordinata, sed illud
ad se ipsa deorsum ferentia et sibi ipsis subiicientia? Ut enim
rationalis anima non utique perfectum habebit aliquando, 190
non ad intellectum relata et per intellectum ad Deum et ab
ipsis ut melioribus clarificata et recipiens perfectionem, sic
neque ira et concupiscentia perfectum habebunt aliquando,
non ad rationem relata et ab ipsa meliorata et mensurata.
Non enim in operationis superabundantia ipsius perfectio, 195
sed in eo quod est rectae rationi ut mensurae et ponderi
supponi et secundum participationem rationalia fieri, ut et
rationalis anima in fieri intellectiva et divina, perfectum
recipit. Unumquodque enim quod natum est suscipere
melius se ipso hoc suscipiens, perfectum fit, non suscipiens 200
autem, manet in imperfecto, ad quod proficere natum est
non proficiens. Erravit ergo dicens irrationales perfici
potentias ex magis et magis illis irrationalitatem intendi.
Adhuc, si irrationalibus potentiis perfectio in intendi in plus
121 va irrationalitatem, erit ipsis imperfectio in oboedire rationi et 205
C irrationalitatem ipsarum corrumpi. Si enim contrario
contrarium, et contrario contrarium. Si autem hoc, melius
erit irrationalitas ratione. Per quod enim perfectio melius eo

2 in … perditionis] Gregorius Nazianzenus, Funebris oratio in laudem Basilii


Magni Caesareae, 11,3,7 (ed. Boulenger) 3 ad … malorum] Gregorius
Nazianzenus, Epistulae, 206,7,4 (ed. Gallay) 10 ab … clarificata] Simplicius,
Commentarius in Epicteti enchiridion, 88,7-8 (ed. Dübner); Eustratius, In
Aristotelis Ethica Nicomachea i commentaria, 107,3-4 (ed. Heylbut)
11 recipiens perfectionem] Proclus, In Platonis Timaeum commentaria,
2,288,12-13 (ed. Diehl) 25 contrario … contrarium2] Aristoteles, Topica,
IV,5,123b5-6

184 et2] om. V 194 rationem] relationem scr. sed exp. V 195 operationis]
operationes ante corr. V | superabundantia] et praem. sed exp. E 203 magis2]
malis C | intendi] ti praem. sed exp. E 204 in2] om. sed s.v. scr. C

13 ipsa] aὐτῶν B 14 ipsius] aὐτοῖ  B 16 supponi] ὑπeρβάλλeσθai a


24 in … rationi] ἐν τῷ τῷ λόγῳ ὑπeίκeiν B 25 ipsarum] aὐτῷ codd.
26 contrario contrarium] τῶ ἐνaντίw τὸ ἐνaντίον (sic) B τὸ ἐνaντίου (sic)
τῷ ἐνaντίῳ a sed τὸ ἐνaντίον τῷ ἐνaντίῳ scr. Heylbut
29

per quod imperfectio. Quid autem utique fiet irrationabilius


eo quod est irrationabilitatem rationi superponi? Erit enim et 210
rationali animae melius divinorum et Dei fruitione immorari
sibi ipsi et deterioribus. Et profectus existentibus existet ad 84 ra V
deteriora annuitio, ut via ascendentes obviare nos in
existimare incorporea omni substantia meliora corporum
extrema et extremam materiam Deo, qui est primum et 215
omnibus super comparationem superexcellens. Quo quid
utique erit insipientius et magis impium? Haec quidem dicta H. 276 | 103
sunt ex appetitivarum potentiarum motarum probationibus. va E
Circa passiones quidem enim et voluptuosa corporis sensus
et phantasia operantia sunt, forte autem et opinio perversa 220
intellectus autem et mens nequaquam, nisi in quantum
assumunt naturas ipsorum. Qualiter igitur erit melius
conversari rationalem existentem hominem secundum
irrationales cognitiones et deteriores, et hinc a ratione
deviare a melioribus et rationalibus recedentem? Adhuc, 225
intellectus quidem et scientia, id est mens, cognitio non
errans, phantasia autem et sensus cognitiones errantes. Qui
igitur secundum has vivit, secundum errorem vivit et
erroneus est. Erroneus ergo legis positor est qui secundum
has vivere provocat et his delectabilia persequi, et propter 101 rb K
hoc longe a Deo. Qualiter igitur propheta et qualiter ex Deo,
qui longe a Deo et erroris causa talis his qui persuadentur?
Quae autem et intentio Conditoris in copulari rationali
animae irrationalem vitam et plantativam perscrutemur,
utrum ut vivant irrationabiliter rationales et propriam 235
rationem servientem passionibus habeant, vel propter
colligationem animarum ad grossiorem (seu grassiorem)
hanc carnem et mortalem et asperam. Si quidem propter
prius, causa melioribus animabus Conditor ad deteriora
deorsum lationis redarguetur, ut coordinans peiora 240
melioribus et in corporibus colligans utraque. Sed hoc
inconveniens, et mendax suppositio cui inconveniens
consecutum est. Oportet ergo perscrutari causam eius quae
in hoc contrariorum colligationis, ut propria apparens

29 ad … asperam] Gregorius Nazianzenum, Orationes, 45, PG 36, 633,11-12;


Eustratius, In Aristotelis Ethica Nicomachea vi commentaria, 297,30-31 (ed.
Heylbut)

209 per quod] quod per ante corr. E 241 melioribus] meliora ante corr. E

1 imperfectio] τeλeίa codd. (an legerit ἀτέλeia?) 2 irrationabilitatem] ἀργίaν


B 19 errans … autem] γνώσei ἀπλaνeῖ  B | errantes] πλaνητίδη δὲ a
27 et] κaτὰ a 36 hoc] τaὐτῷ codd.
30

bonitatis Conditoris solvat dubitatum. Omnia enim 245


producens Deus propter ipsius bonitatem, quia et mortalia
haec et materialia et apta nata in substantiis laedi produxit,
121 vb non sustinuit non et haec participare bonitate simul et
C ratione et ordine. Propter hoc animas rationales producit
potentes copulari corporibus, quae ex contrariis 250
componuntur, complexionis autem possibilibus immediate
fieri, non potentibus corporibus sine medio aliquo ex
rationali anima bonificari et refulgentias ipsius recipere.
Propter hoc plantativa vita et sensitiva coniunguntur huic
mediantes ei quae rationalis animae et corporis 255
communicationi ad invicem propter eam quae ad ambo
cognationem et propriis operationibus carnis tribuentes
grossitiei eam quae ex ratione bonitatem, materialiores 84 rb V
quidem existentes rationali, immaterialiores autem carne.
Rationalis quidem enim anima, et substantia et operatione a 260
corpore separari apta nata est. Ipsae autem secundum ambo
haec a corporibus existentes inseparabiles, sola cogitatione ut
species separantur, materiales existentes et in subiectis
corporibus subsistentes. Propter quod et inseparabiles 103 vb E
entelecheias ipsas dixerunt qui circa haec studuerunt. 265
Principalis quidem ista intentio unionis. Ut autem non
ornare et bonificare sortiens, inornatum magis et
coniunctione laesum fiat, praecepta et leges (eduntur et)
exponuntur, quod secundum naturam conservantia meliori, H. 277
et deterioribus melioratio ex meliori fiat, ipsum autem 270
conservetur immaculatum et illaesum ad meliora quidem et
ipso superiora conversum, id est intellectum et Deum, et ab
ipsis perfectum, deteriora autem ducens et ferens ad se
ipsum et per se ipsum ad meliora per virtutum directionem,
quorum nihil pseudopropheta ille sciens omnium, legeposuit 275
turpissima. Iste enim est quem Arabes et Aegyptii et Persae

1 Omnia … bonitatem] Aclepius, In Aristotelis metaphysicorum libros A-Z


commentaria, 21,20 (ed. Heyduck) 18 sola … subsistentes] Joannes
Philoponus, In Aristotelis de anima libros commentaria, 532,13-15 (ed. M.
Hayduck) 20 inseparabiles … studuerunt] Proclus, In Platonis Timaeum
commentaria, 2,286,23-26 (ed. Diehl) 27 immaculatum … illaesum] Proclus,
In Platonis Timaeum commentaria, 3,303,15 (ed. Diehl)

253 recipere] accipere scr. sed exp. et i.m. scr. C 257 cognationem]
cognitionem ante corr. V 260 enim] om. sed s.v. add. V

7 possibilibus] δυνaτὸν codd. 13 et] om. codd. | propriis] ἑaυτῆ codd.


14 grossitiei] πάσχeiν codd. (an legerit πάχei?) 20 Propter quod] δiὰ τaῦτa a
25 conservantia] συντηροῦντe B
31

et quicumque secundum vitam his assimulantur prophetam


proprium sui et legis positorem praedicant, hominem
turpissimum et luxuria repletum et neque quae Sodomitis et
Gomorrhaeis acciderunt verentem (et timentem), ut fama est 280
combustis igne, quoniam talia qualia iste legeposuit
operabantur, ut et terra combureretur ipsa et in cinerem
decideret, quem in ipsa habitantes superascendebant
luxuriantes. Et quid oportet et adhuc apponere his quae dicta
sunt, sufficientibus existentibus iam dictis ad redarguitionem 285
irrationalitatis dogmatis, quia neque de hoc nobis a principio
intentio. Resumamus autem rursus ab Aristotele dicta et
horum, ut possibile est, faciamus manifestationem.

Cap. TRIA AUTEM SUNT IN ANIMA DOMINATIVA


122III
ra ACTUS ET VERITATIS: SENSUS, INTELLECTUS,
1139a1
C APPETITUS. HORUM AUTEM SENSUS NEQUE
7-20 UNIUS PRINCIPIUM ACTUS. MANIFESTUM AUTEM 101 va K
EO QUOD BESTIAE SUNSUM QUIDEM HABENT, 5
ACTUM AUTEM NON COMMUNICANT.

Adhuc de altero rationem habentium, quod circa


contingentia negotiatur, hoc autem est rationale (sive
ratiocinativum), docet nos. Quia sensitiva cognitio quidem 10
participat aliqualiter et ipsa eo quod circa materialia et alibi
aliter habentia iudicio, numerat et ipsam et ait tria esse in
anima principalia (et dominantia) actus et veritatis: sensum,
intellectum, appetitum, non quoniam et sensus habet quamdam
participationem in actibus ut praestantem ipsis, sed quoniam 15
cognitionis et ipse species quaedam est et verum dicere in
quibusdam potest in eo quod est circa materialia et
contingentia operari, circa quae et practicus intellectus.
Intellectus autem, simpliciter quidem assumptus, in
contingentia et in necessaria sui ipsius partitur operationem, 84 va V
agens quidem circa contingentia, speculans autem
artificialiter quidem sciet circa contingentia, scientifice autem
circa necessaria et firma. Appetitus autem quemadmodum
minister est et sensus et ratiocinativi, id est practici

277 quicumque] quaecumque V t,2 actus] actus hic dicitur operacio


rationalis seu secundum electionem operatio scr. i.m. C 13 sensum] et add. V
14 intellectum] post appetitum K | appetitum] et add. K

2 proprium sui] ἑaυτῶν codd. 4 ut fama est (ὡ θρυλeῖ τai)] θeηλάτw B
θρυλλᾶτai a 9 sufficientibus] ἱκaνῶ codd. 11 intentio] ante a principio B
Resumamus] ποiησόµeθa a 14 autem] δ' codd. sed δὴ scr. Bywater
32

intellectus, huius quidem proponentis appetibilia et fugienda 104 ra E


et materiam proponentis ipsi delectabilia et tristia, huius
autem iudicantis quae oportet eligere et fugere et mensuram
ponentis convenientem fugis et electionibus. Quoniam
autem sensus non est causa actus alicuius manifestum facit ex eo
quod bestiae, id est irrationalia animalia, sensum habentia, non H. 278
communicant actum. Haec enim sententia delectabilia et tristia,
quae subiacent sensibus, renuunt quidem tristia apta nata vel
fugere ipsa vel resistere vel abiicere, appetunt autem
delectabilia et vel attrahunt ad se ipsa vel persequuntur ipsa.
Actus autem in ipsis neque unus, quia neque ratio. Actus 35
anim in quibus consiliari et sic eligibile concludi et sic ad
ipsum appetitum extendi. Neque unius ergo sensus principalis
(et dominus) actionis, sed dominium omne ipsius intellectus
habet et appetitus. Hic quidem iudicans et inveniens eligibile
ex consiliatione, appetitus autem factivus illius, quod 40
intellectus esse melius concludebat. Quare in irrationalibus
quidem appetitus cognitioni et iudicio ambobus
irrationalibus ministrat, in rationalibus autem rationi et
intellectui practico. Bene ergo dictum est quod neque unius
actus principium sensus, quia et in rationalibus, cum sensui 45
delectabilia apparentia persequatur appetitus, rationis
122 rb iudicium otiatur et ut irrationalis natura rationalis operatur
C et irrationalibus assimulatur secundum sensum vivens,
cognitionem existentem irrationalem. Tales qui ad gloriam
insaniunt, qui divitias amant, qui voluptuosa patiuntur et 50
amant voluptuosa, sola sensibilia appetentes, intellectus
autem comprehensibilia non curantes.

1139a2 EST AUTEM QUOD IN MENTE AFFIRMATIO ET


1-22 NEGATIO, HOC IN APPETITU ET PERSECUTIO ET
FUGA.

Rationem nobis tradit, quam habent ad invicem in actibus 5


mens et appetitus, et horum differentiam, mentem nominans
practicum intellectum, id est speculationem operantem
quando quis iudicat de eligendo. Omnis quidem enim mens

27 eligere] diligere scr. sed exp. K 31 sententia] scientia V 41 irrationalibus]


irrationabilibus V 45 rationalibus] rationabilia V 48 irrationalibus]
irrationabilibus V e,5 actibus] om. sed. post appetitus add. V

3 et1] ἃ (haec) add. codd. 19 irrationalibus] om. codd. 21 cum (ὅτaν)ὄντa a


22 persequatur] κaτaδiώκei a 23 otiatur (ἀργeῖ )ἀργὴ codd. 30 quod]
ὣσπeρ codd. 31 et1] om. Arist. et B
33

de vero quaerit et mendacio, ut hoc quidem redarguat, hoc


autem constituat. Appetitus autem circa persecutionem boni 10
et fugam mali negotiatur. Quando igitur de operando aliquo
questio erit si bonum est sive non, mens syllogizat et
custodit bonum, fugit autem malum et recedit ab ipso. 101 vb K
Quemadmodum igitur servi rationem habet ad mentem
appetitus ut dominatorem, vel et discipuli ad doctorem, 15
expectans quid praecipiet vel quid docebit mens, ut utique
vel eligat bonum vel fugiat malum. Propter hoc ait quoniam
quod in mente affirmatio et negatio, hoc in appetitu et persecutio et fuga,
hoc est quoniam, quemadmodum mens apparens ipsi 84 vb V
bonum ex syllogizare affirmat esse bonum, sic appetitus 104 rb E
persequitur ens bonum quod illi tale esse conclusum est, et
quemadmodum mens abnegat, non esse bonum dicens,
quod conclusum est non esse bonum, sic appetitus fugit non
ens bonum. Haec autem dicimus de viventibus viris cum
ratione et iudicio. 25

1139a2 QUARE, QUIA MORALIS VIRTUS HABITUS H. 279


2-26 ELECTIVUS, ELECTIO AUTEM APPETITUS
CONSILIATIVUS, OPORTET PROPTER HAEC
QUIDEM RATIONEM VERAM ESSE ET APPETITUM
RECTUM, SI QUIDEM ELECTIO STUDIOSA, ET 5
EADEM HANC QUIDEM DICERE, HUNC AUTEM
PERSEQUI.

Iste sermo ex praeassumente adhuc constituitur et illi


consequitur. Quia enim appetitus ad mentem respicit et ab 10
ipsa contingit accipere occasionem eius quod est persequi vel
fugere propositum, propter hoc ait quoniam virtus quidem
habitus electivus est. Est enim habitus et scientia, sed non
electivus. Non enim circa contingentia neque de quibus
consiliatio, sed circa necessaria et quae similiter habent 15
semper, et si nihil aliquis in ipsis negotietur. Et cognoscere
quidem finem ipsorum, id est verum in nobis, non sic autem

17 fugiat] fugat E 18 et2] om. V q,1 quia] et C 2 appetitus] om. V 3 haec]


id est electionem scr. s.v. C 6 hanc] id est rationem scr. s.v. CK | autem] scil.
appetitum scr. s.v. C 9 praeassumente] corr. ex preassumpte E 13 et scientia]
electivus scr. sed exp. V

5 custodit bonum (ἀµφiπολeῖ τai ἀγaθόν)ἀντiποieῖ τai aὐτοῦ codd. 6 servi]


ὑπηρέτη a 7 discipuli] µaθητὴ a 13 illi] ἐκeίνη codd. 21 propter …
quidem] δὲ τaῦτa µὲν Kb δiὰ µὲν τaῦτa Lb µὲν δiὰ τaῦτa Γ δiὰ τaῦτa Mb
23 si … studiosa] om. codd. 24 hanc] τὰ codd. sed τὸν corr. Heylbut ex Arist.
35 finem] τέλeiον a
34

habere ipsum vel non, non in nobis. Et a natura quidem


122 va multi habitus nobis, ut et sensus. Sed non talis virtus, sed in
C nobis et secundum electionem, ut ex electione possessa et 20
studio nostro. Determinat autem et electionem, appetitum
hanc esse dicens consiliativum. Appetitiva quidem enim
potentia electio, et propter hoc appetitus. Consiliativus
autem, quia precedente consiliatione operatur proprium,
melius praehonorans deteriori. Tria enim habentur haec in 25
actibus considerata: voluntas, electio, consiliatio. Voluntas
quidem boni simpliciter appetitus, haec in divinis quidem
substantiis speculata, comprehensionem habet boni certam,
quod et secundum se appetit, non indigens consiliatione,
propter totaliter divina non deficere prudentia, propter esse 30
secundum hanc sine indigentia. Anima autem, colligata
corpori, et oculum ipsius generatione turbatum habens,
ignorat multa, propter quod et indiget prudentia, volente
quidem bonum, timente autem ne errorem aliquem sustineat.
Quare et consiliatur et, hinc inveniens bonum, eligit ipsum a 35
non bono et fit apud ipsum media voluntatis et electionis
consiliatio, inveniens quidem voluntate appetibile, quod illa
confuse appetit, hoc ipsa determinate in proposito operando
exercens, provocans autem electionem eligere ipsum. Quare
duo haec oportet concurrere, et rationem veram esse, quam 40
mens constituit, sive bonum bonum sive pravum pravum
concludens, et appetitum rectum, ut non, perversus existens,
hic non appetat illud quod mens persequibile esse
concludebat, sed ad contrarium moveatur. Multotiens enim
in passibilibus hoc fit, puta utique et Medea, sciens quidem 104 va E
ex ratione quoniam prava erant quae operatura erat, ab H. 280
appetitu tamen secundum iram victa, operata est illa quae 85 ra V
ratio esse prava ostendit. Qualiter autem utique erit appetitus
rectus? Si electio studiosa est, hoc est virtutem habens et
praeponens melius deteriori. Appetitus enim, existens 50
consiliativus, quemadmodum dictum est, si et studiosus sit,
illud appetit quod ut verum bonum consiliatio conclusit.

9 Voluntas … appetitus] Aristoteles, Topica, VI,8,146b37-38; Rhetorica,


I,10,1369a2-3

23 potentia electio] inv. K 24 consiliatione] consilio ante corr. V 27 boni


simpliciter] inv. sed corr. V 38 ipsa] autem V 41 bonum2] om K
44 contrarium] invicem scr. sed. exp. et i.m. V 45 Medea] media CV 48 esse]
post ostendit K

10 haec] om. a 26 appetat] ὀρέγeτai a 30 tamen] δὲ codd.


35

Quare quod ratio affirmavit bonum esse, hoc persequitur


studiosus existens consiliativus appetitus.
55
1139a2 HAEC QUIDEM IGITUR MENS ET VERITAS 102 ra K
6-29 PRACTICA. SPECULATIVAE AUTEM MENTIS ET
NON PRACTICAE NEQUE FACTIVAE, BENE ET
MALE VERUM EST ET FALSUM. HOC ENIM EST
OMNIS INTELLECTIVI OPUS. 5

Quia in duo divisit mentem, et hoc quidem ipsius dixit circa


contingentia negotiari, hoc autem circa necessaria, et hoc
122 vb quidem nominavit ratiocinativum, hoc autem scientificum,
C dicens proprietatem ratiocinativi, dicit nunc et eam quae 10
scientifici. In illo quidem enim non usque ad speculationem
erat finis, ut sufficiens sit invenire veritatem, sed oportuit et
appetitum consequi, persequentem quod conclusum est et
actum dirigentem bonum, quoniam quidem et in nobis
possessio illorum. Contingente enim existente et nostro 15
indigente studio ad ipsius perfectionem (talia enim
temperata), propter hoc et practica species mentis illa et
veritatis nominata est. Quae autem speculativae neque practicae
neque factivae. Bene et male usque ad speculari habet, bene
quando invenit verum, male autem, quando errat et falsum 20
dicit, puta si quis de figura quaerat terrae, sive sphaerica sive
secundum tympani speciem sive ad speciem lenticulae. In
hoc enim inveniens quis verum, quoniam sphaericae formae,
contentus est, sed non opus erit ipsi sphaeram facere vel
terram vel aliud quid in veritatis inventione operari. 25
Coniunxit autem practicae factivam, ut et ipsam operantem
circa contingentia et circa quae in nobis habentem quod fit,
cuius gratia et secundum rationem intentio ipsi facta est, ut
in tectonica et fabrili et talibus. Dicens autem de speculativa
quoniam bene ipsi et male, verum ipsi et falsum intulit. Hoc enim 30
est omnis intellectivi opus, ut communi existente veri inventione
vel et errare circa falsum ambobus particulis intellectivi,
propter quod et inducit:

1139a2 PRACTICI AUTEM ET INTELLECTIVI, VERITAS


9-31 CONFESSE HABENS APPETITUI RECTO.

h,13 consequi] sequi ante corr. V p,2 appetitui] appetitu sed appetitui in
comm.V

17 quidem] γe codd. 21 neque] κaὶ µὴ a et Arist. 38 practici...rectout partem


commentarii praebent codices
36

In intellectivo enim non usque ad invenire veritatem stante,


sed et operari aliquid expetente secundum consiliativum 5
appetitum, id est electionem, non est bene et male usque ad H. 281
verum et falsum, sed et actum consequi secundum
studiosum vel pravum. Habet igitur veritas in tali specie
intellectivi confesse, id est consonanter, appetitui recto. Sic enim
dirigitur bonum, veritate inventa quoniam practicum bonum 10
bonum est, et appetitu habente recte, ut non eligat 104 vb E
contrarium eius quod conclusum est rationali mente, sed
illud quod vere conclusum est.

1139a3 ACTUS QUIDEM IGITUR PRINCIPIUM ELECTIO,


1-33 UNDE MOTUS, SED NON CUIUS GRATIA.
ELECTIONIS AUTEM APPETITUS ET RATIO QUAE 85 rb V
GRATIA ALICUIUS.
5
In practicis virtutibus et secundum ipsas operationibus, quae
et actus proprie dicuntur, tria haec considerantur: mens quae
et ratiocinatio proprie nominatur, electio, appetitus. Dicit
123 ra igitur quam tria haec rationem habent ad invicem, et
C electionem quidem ait causam actus et causam non finalem 10
(haec enim est cuius gratia), sed factivam. Unde enim motus
factiva est causa. Ex electione enim actus generatur.
Eligentes enim quod a mente demonstratum est bonum a
contrario ipsius operamur et agimus ut attingamus ipsum.
Electionis autem rursus causam appetitum ait et rationem eam 15
quae gratia huius, quamvis prius appetitum simpliciter ut
genus electionis assumpsit et rationem ut differentiam
constitutivam, quoniam electionem definivit esse appetitum 102 rb K
consiliativum. Qualiter igitur nunc causas factivas ait
electionis? Magis enim utique dicet aliquis haec vel ambo 20
materialia, ut partes existentes eius quod ex ipsis totius (quod
enim ut ex partibus totum, species est, ut in materia
speculata his ex quibus componitur partibus) vel hoc quidem
materiam, hoc autem speciem. In definitionibus enim
materiei quidem genus proportionatur, speciei autem 25

5 expetente] exspectante K 6 est2] om. V 8 vel] et C 10 bonum1] rectum


scr. sed. exp. K a,1 actusge. ca s.v. CEK 9 quam] quid C scripserit, non liquet
11 enim est] inv. V

18 In] ἐπeὶ a 25 Eligentes] προaiρουµένη a 30 quoniam] ὅτe B


32 electionis] ὀρέξew B 36 materiam] ὕλη codd. 37 proportionatur]
ἀνaλογῦν a
37

differentiae. Videbitur autem utique in his non consequi sibi


ipsi Aristoteles. Vel illic quidem simpliciter appetitum
electionis genus assumpsit ut communem existentem
irrationalibus et rationalibus et speciem ipsius electionem,
ordinavit, ut solorum existentem rationalium, propter quod 30
et consiliativa est, hic autem factivam causam electionis ait
appetitum, quoniam proposito aliquo appetibili, oportet
praecedere appetitum, desiderium existentem appetibilis
simpliciter et sine ratione, deinde rationem retinere huius
motum, ut syllogizet ipsa et ostendat si digne hic appetivit, H. 282
et sic electio consequatur, principium assumens ab appetitu,
et ratione hoc verum circa appetibile demonstrante. Et sic
habebit apud se ipsam electio appetitum quidem ut genus,
rationem autem ut differentiam, non amplius quaerentem et
syllogizantem quale appetitui factum appetibile (hoc enim 40
iam invenit, et propter hoc et electio consecuta est), sed
consiliantem qualiter ipso potiatur. Eis quidem enim quae
sub animalem substantiam potentiis extra materiam
existentibus, non opus est consiliatione, illa consiliantibus
quae ex necessitate et possunt et in quibus non est 45
simpliciter contingens, animae autem colligatae materiae et
corpori et potentias irrationales habenti copulatas ipsi et
dubitatio et ignorantia adest et contingens consequitur in
actibus. Propter quod et periclitatur in indigentiam ire
multotiens prudentiae. Quare opus est ipsi et consiliatione 105 ra E
propter hanc indigentiam modum perscrutante, per quem
123 rb simpliciter vel facilius appetibili potiatur. Dicens autem
C quoniam electionis principium appetitus et ratio est, inducit quod
gratia alicuius, ut ostendat rationem et mentem in operabilibus
congruentem, quae est non usque ad veritatem stans 55
conclusionis, sed syllogizans gratia actionis et eius qui

21 materiae … habenti] Eustratius, In Aristotelis Ethica Nicomachea vi


commentaria, 279,23 (ed. Heylbut) 22 copulatas … dubitatio] Proclus, In
Platonis Alcibiadem, 224,9 (ed. Westerink); Eustratius, In Aristotelis Ethica
Nicomachea vi commentaria, 317,24 (ed. Heylbut)

29 rationalibus] irrationabilibus V 30 propter] existentium ante corr. V


quod] irrationalium V 31 causam] factivana ante corr. V 36 principium] om.
V 42 consiliantem] constituta ante corr. V | enim] potitur ante corr. E
43 extra] animam ante corr. et ab anima scr. s.v. C i.m. K 45 quibus] p9ai (?) V
48 consequitur] non abest scr. sed. exp. V 53 appetitus] scr. ante autem sed exp.
E 55 stans] utique scr. sed exp. V

8 appetibilis] ἔφeξiν a 10 ut] ἐπiσχῆ B | hic] ἕξew a 17 potiatur]


βουλόµeνον a | quae] τοῦ B
38

secundum ipsam finis, quae et contingentibus congruit, his


quae secundum actionem et factionem. Scientifica enim
mens non gratia alicuius alterius apud se ipsam verum 85 va V
demonstrat, sed habet per se sufficiens sibi ipsi usque 60
adinvenire veritatem, quemadmodum et iam dictum est. Est
igitur videre ex dictis quoniam duplex appetitus et ratio
duplex in operabilibus bonis. Primus quidem appetitus qui
ante rationis iudicium et ante demonstrare si dignum appeti
propositum, qui et nequaquam rationalis dicitur appetitus. 65
Secundus autem appetitus qui cum ratione, qui et electio
nominatur et post demonstrationem eius quod est dignum
esse appetitu propositum advenit. Ratio autem prima quidem
quae bonum esse syllogizat secundum appetitum factum,
quae et praecedit electionem. Secunda autem quae modum 70
invenit per quem eo quod in electione factum est potiatur
eligens.

1139a3 PROPTER QUOD NEQUE SINE INTELLECTU ET


3-35 MENTE, NEQUE SINE MORALI EST HABITU
ELECTIO. BONA ACTIO ENIM ET CONTRARIUM IN
ACTIONE, SINE INTELLECTU ET MENTE ET MORE
NON EST. 5

Credere facit per haec quod dictum est, quoniam principium


factivum electionis est appetitus et ratio quae aspicere ad
actionem ut finem syllogizat. Ostendit autem ex posteriori
prius, coniecturalem rationem faciens. Quoniam enim, ait, 10
appetitus et ratio causae factivae electionis, manifestum ex H. 283
eo quod sine intellectu et mente et morali habitu non est electio. 102 va K
Nisi enim appetitus moveatur ad appetibile et intellectus
practicus concludat de ipso quod dignum eligi ipsum, electio
aliter neque operatur neque fit. Intellectum enim et mentem 15
de appetibili concludentem rationem nominavit. Nominatur
enim et mens intellectus ut intellectus imitatio. Quod enim
proprie intellectus simplicibus appositionibus cognoscere

27 Quoniam enim] Simplicius, In Aristotelis physicorum libros


commentaria, 1279,23 (ed. Diels) 34 enim proprie] Syrianus, In Aristotelis
metaphysica commentaria, 20,32 (ed. Kroll)

p,8 ratio] om. K 9 Ostendit autem] in fine V 11 causae] ratio scr. sed exp. V
15 fit] non V

12 advenit] om. B 20 bona] om. B 21 et more] om. Arist.


39

natum est, hoc medio utens mens proprio rei explicite


comprehendit. Hoc autem scilicet sine morali habitu (sive 20
more) de appetitu dictum est, quoniam appetitui recte
operari vel non ex more advenit, ut bono existente ipso
rectus sit et appetitus, malo autem perversus. Quare oportet
concurrere ad invicem in electione mentem et appetitum,
hunc quidem recte appetentem, hanc autem vere 25
123 va syllogizantem et concludentem. Bene enim et non in actibus 105 rb E
C sine his ambobus non fit, bene quidem habentibus recte,
contrarium autem a bene perverse.

1139a3 MENS AUTEM IPSA NIHIL MOVET, SED QUAE


5-b5 GRATIA HUIUS ET PRACTICA. HAEC ENIM ET
FACTIVAE PRINCIPATUR. GRATIA ENIM HUIUS
FACIT OMNIS FACIENS ET NON FINIS
SIMPLICITER, SED AD ALIQUID ET ALICUIUS 5
FACTUM, SED NON ACTUM. BONA ACTIO ENIM
FINIS, APPETITUS AUTEM HUIUS. PROPTER QUOD
VEL APPETITIVUS INTELLECTUS ELECTIO VEL
APPETITUS INTELLECTIVUS, ET TALE
PRINCIPIUM HOMO. 10

Dixit quidem et praeassumens iam differentiam duarum


mentis specierum, tradit autem adhuc et nunc. Facit autem et
subdivisionem eius quae circa contingentia intellectualis,
dividens ipsam in practicam et factivam, et ait has differre 85 vb V
ad invicem, hanc quidem in stando usque ad practicum (id
est activum) finem, hanc autem, scilicet factivam, in habendo
aliquem finem ultra operationem quae secundum ipsam, ut
gratia huius operantem et finem ipsius ad alterum relatum
habentem, ut quam rationem habet practica ad scientiam, 20
eamdem habeat factiva ad practicam. Ut enim in illis
scientifica quidem mens finem habet invenire veritatem et

1 natum est] Plotinus, Enneades, 6,3,18,12 (ed. Henry-Schwyzer); Hermias,


In Platonis, Phaedrum scholia, 85,6 (ed. Couvreur); Proclus, In Platonis
Alcibiadem, 247,5- 6 (ed. Westerink); In Platonis Parmenidem, 704,32 (ed.
Cousin); Ammonius, In Aristotelis analyticorum priorum librum i
commentarium, 3,18 (ed. Wallies); Joannes Philoponus, In Aristotelis
analytica posteriora commentaria, 48,14 (ed. Wallies);

m,7 autem] om. V 18 ultra operationem] iter. K

12 movet] om. Kb | sed] aὕτη Kb Lb 13 Haec] τiνο B 17 bona actio]


ἀλλὰ κaὶ Mb ἀλλὰ Kb (ἀλλ'οὗ corr.) Lb Ob 24 tradit] δiaφορὰ B
29 ipsam] om. codd. 30 et] ἐπέκeiνa add. codd.
40

ultra nihil apponit, practica autem invenit quidem et ipsa


verum, non autem usque ad hoc stat sed opus est et ipsi et
operatione ut attingat appetibile de quo et ratiocinata est, sic 25
factiva, finem propriae operationis quem perficit habens,
non usque ad hoc stat, sed refert hoc ad alterum magis
intendendum et perfectius, puta aedificativa finem quidem
habet aedificare domum, domo autem magis intendendum et
perfectiorem salutem in ipsa habitantium et repositorum. Et 30
videtur secundum rationem consecutum fuisse proprietati
humanae animae. Quia enim nata est ipsa et divisibilis esse a H. 284
corpore et a copulatis ipsi vitis in eo quod consideratur cum
corpore et complexa est his propter ipsis usu conferentia
operari cum ipsis et per ipsa in exterius, ut quidem divisibilis 35
ab his habet et super ipsa operationem inveniens verum
secundum sui ipsius secundum se ipsam perfectionem et
nihil indigens apponere ut nihil veritate habens perfectius, ut
autem ad ipsa operans et haec ad melius ducens et suadens
haec sequi ipsi secundum quod unicuique ipsorum possibile 40
habet post veritatis intentionem fines alteros, ipsi quidem 102 vb K
sufficienter et hic ad se ipsam invenire veritatem, illis autem
non sufficientibus ad propriam perfectionem in sola
123 vb inventione veri sed indigentibus et operibus alteris et
C actibus, ut sic sequantur meliori et non inquinatum ipsi 45
aliquod et maculatum adiungant, ipsius nobilitatem ad
deteriora inclinatione iniurians. Ut autem materialibus
existentibus natura complexis meliori et indigentibus propter
hoc multis eorum quae exterius, propter hoc et actus et fines
et actuum differentia secundum genus. Haec sunt cuius et 50
quo. Hinc artes multae utilia praeparant, ut est videre in 105 va E
factivis artibus, in quibus ut cuius quidem gratia finis qui
artis opus et apotelesma, ut autem quo, id est propter quod
necessitas eius quae secundum nos mortalis naturae multis
indigens ad consistere et non corrumpi et ad repletionem 55
vacuitatum et ad non laedi ab aliquo advenientium exterius,
puta pistoria finem quidem habet ut cuius panem, ut autem
quo nutrire hominem, fabrilis autem ut quidem cuius vas,
eius quae secundum ipsam operationis existens apotelesma,

23 ipsa] om. V 24 verum non] inv. V | ad] quidem praem. V 27 refert hoc]
adeo ante corr. K 32 ipsa] ipsas ante corr. K 36 ipsa] habens ante corr. V
43 ad] a C 45 inquinatum] in quantum V 46 nobilitatem] voluntatem V
53 apotelesma] opetelesma V 54 mortalis] moralis V

3 ut attingat] om. codd. 6 puta … perfectiorem] om. B 24 adiungant]


προσάγwσi B 37 eius] τὴν a
41

puta ollam vel lebetem, ut autem quo quoniam homini utile, 60


et aedificativa ut quidem cuius domum, finem existentem
eius quae secundum ipsam operationis et actus, ut autem
quo humanam utilitatem, in repulsionem factam eorum quae
ex aere nocumentorum vel et aliis quibusdam quae utique 86 ra V
accidentia exterius nocumenta quaedam nata sunt inferre. 65
Haec quidem quae dicta sunt intentionem in brevi
propositae continent dictionis. Videamus autem secundum
partem et dictionem ipsam. Mens autem ipsa, ait, nihil movet, sed
quae gratia huius et practica. Dixit quoniam actus principium
factivum electio, electionis autem appetitus et ratio quae 70
gratia huius, rationem nominans practicam mentem (id est
intellectum). Ut igitur nullus existimet quoniam omnis
mentis finis gratia huius est et omnis mens habet aliquid
quod movet ad finem alterum ultra veritatem, ait quoniam
mens simpliciter ipsa secundum se ipsam non habet aliquem 75
finem veritate magis intendendum, ut aliquid ad illum
moveat et principium ipsa eius qui ad illum sit motus, sed
assumens operari et agere practica mens fit et tunc movet
electionem ut operetur et attingat appetibile de quo et
veritatem conclusit. Propter hoc ait quoniam non simpliciter H. 285
mens motiva est, sed quae gratia huius et practica, id est quae
apud se ipsam verum propter aliquem finem ab ipso vero
alterum concludit, quae et practica dicitur propter post veri
inventionem operationem expetere et movere ad ipsam
124 ra electionem, ut aliquem attingat finem qui est praeter 85
C conclusionem quam assumens conclusit. Haec enim, ait, et
factivae principatur. Practica mens, quae et ratiocinatio et
ratiocinativa mens dicitur, principium est et factivae mentis,
factiva autem est quae opus ut finem alterum praeter
operationem habet, quales omnes factivae nominatae artes, 90
quarum statuifactiva, aedificativa, fabrilis et tales, quarum
unicuique finis est praeter operationem alter, huic quidem
statua, huic autem domus, huic autem lectus vel sedile vel
mensa vel aliquid tale alterum. Gratia enim huius facit omnis
faciens et non finis simpliciter sed ad aliquid. Et alicuius factum sed 95
non actum. Bona actio enim finis, appetitus autem huius. Finis ait 105 vb E

61 finem existentem] inv. sed corr. V 64 et] ex ante corr. V | utique] nocumenta
exterius add. V 67 Videamus … 1390 ipsam] om. K 69 quae] scr. s.v. K
86 enim] enit (?) ante corr. C 88 mens] om. C | est] esse ante corr. E

1 ollam … lebetem] χύτρai ἢ λέβητe B 12 nominans] δὲ add. a 23 se


ipsam] ἑaυτὸ B ἑaυτῷ a sed ἑaυτῇ scr. Heylbut 26 praeter] πeρὶ a
33 huic...huic...huichuic … huic2] τὸ...τὸ...τὸ B
42

factivae, id est opus et apotelesma, propter quod operatio


non est simpliciter, id est non est a se ipso et usque ad se
ipsum stans, sed in habitudine consideratur et ad alterum
refertur ut perfectius, quod et est et dicitur ut propter illum 100
factum. Quemadmodum aedificationis finis existens domus
non habet per se perfectum sed ad utilitatem respicit
hominis et illius est ut propter illum factum, et sic in
omnium facta re. Non talis autem et practicae finis, sed
sufficit solum ut finis bona actio, et appetitus ex principio 105
huius est, ut bene agat qui appetit et appetens bene ex
principio et demonstrans bene et recte consilians et
operationem ipsius concludens secundum quod oportet.
Propter quod vel appetitivus intellectus electio vel appetitus intellectivus, 103 ra K
et tale principium homo. Quia ait, electio ab appetitu quidem 110
incipit, intellectum autem habet, ratiocinativum videlicet et
practicum, superstantem appetitui et primum quidem
perscrutantem et syllogizantem si bene appetitus appetiit, 86 rb V
deinde eligentem et consiliantem qualiter appetito potiatur,
propter hoc electio vel appetitivus intellectus utique dicetur 115
ut tempore praeassumentem appetitum habens, intellectum
autem superiudicantem, vel appetitus intellectivus. Idem
enim ostendunt utraque vel intellectu posito ut genere et
appetitu ut differentia apposita ad distinctionem speculativi,
vel appetitu ordinato ut genere et intellectivo ut differentia 120
illata ad distinctionem eius qui simpliciter appetitus, qui et
irrationalibus natus est fieri, ut sint habitudine assignati tres
termini electionis differentes, subiecto autem iidem. Magis
autem primus et tertius dictione sola differunt. Quod enim
in primo consiliativum, hoc in tertio intellectivum. Appetens 125
124 rb enim intelligit ut habitum habens finem cuius gratia et H. 286
C intelligit et syllogizat et consiliatur, finem habens non
cognitionem sed actum. Hoc autem scilicet tale principium
homo talem habet intelligentiam. Quia enim haec quidem
operantium super electionem operantur quaecumque super 130
rationem humanam, ut Deus et quaecumque intermedium

35 intermedium … animae] Plotinus, Enneades, 2,9,1,58-59 (ed.


Henry-Schwyzer)

97 quod] et add. K 113 perscrutantem] superscrutantem V | appetiit] appetit


ante corr. V 116 ut] per add. E in scr. V 119 distinctionem] definitionem V
131 rationem] ordinationem V | intermedium] ut add. V

4 quod] ὧ B sed οὗ scr. Heylbut | est] eἶ νai codd. | est … dicitur] eἶ νai κaὶ
λέγeτai codd. sed. eἶ νai λέγeτai scr. Heylbut | illum] ἐκeίνου a 20 habens]
ἔχουσaν B 23 ad] ὡ a 25 ad] om. a
43

intellectus et animae ultra secundum ipsam ordinatam


potentiam (eligens enim omne consiliatur, consilians autem
omne ab indigentia prudentiae consiliatur. Neque autem
Deus neque intellectus indigens prudentia neque apud se 135
ipsos aliquid contingens habent, sed necessaria omnia et
firma, haec autem deficiunt ab electione quaecumque et a
ratione deficiunt, solus autem homo operari secundum
electionem natus est, et principium et causa perfectorum ex
hac), propter hoc ait opinioni huic complacens, quoniam 140
primum principium et causa secundum electionem
operationum homo est, neque ante ipsum neque post ipsum
habens aliquid electione utens in operationibus. Ut enim 106 ra E
dictum est, eligens et consiliatur, et consilians autem et
rationabiliter operatur et circa contingentia facit 145
consiliationem.

1139a5 NON EST AUTEM ELIGIBILE NIHIL FACTUM, PUTA


-9 NULLUS ELIGIT ILION CAPTAM FUISSE. NEQUE
ENIM CONSILIATUR DE FACTO, SED DE FUTURO
ET CONTINGENTI, FACTUM AUTEM NON
CONTINGIT NON FIERI. 5

De subiectis electioni ait hic, quoniam contingentia sunt


haec et futura. Neque enim de necessariis consiliatur aliquis
neque de iam factis, et quia de talibus non est consiliari,
neque est aliquid talium eligibile. Omnis enim eligens 10
consilians eligit, quia et consiliativus appetitus electio
secundum quod assignatur. Qualiter igitur est eligibile de quo
non est consiliari, et ad quid opportunum consiliabitur
utique aliquis de re iam facta vel de aliquo quod est
necessarium fieri et nullo consiliante de ipso, ut sit in talibus 15
inanis et vana consiliatio? Non ergo de factis neque de
necessariis consiliabitur utique aliquis prudens. Quare neque
eliget aliquid tale. Si enim ubi electio, illic et consiliatio, ubi
non consiliatio illic neque electio. Adhuc si de 86 va V
contingentibus et in nobis electio, factum autem non 20

5 necessaria … firma] Eustratius, In Aristotelis Ethica Nicomachea vi


commentaria, 277,33 (ed. Heylbut)

144 et2] om. VK n,1 nihil] id est aliquid, quia una negatio in more greco
superfluit i.m. CE s.v. K 11 quia] s.v. K 18 tale] aliquis K 19 neque] ibi K

1 ordinatam] τeτaγµένa B 13 et2] om. codd. | autem] om. codd.


15 consiliationem (βούλeυσiν)ούλησiν scr. Heylbut
44

contingit non fieri, id est ut non factum sit, propter hoc


neque utique erit eligibile quod factum est. Ponit autem et
eius quod dicitur exemplum captum fuisse. Quis enim est
nunc eligens captum fuisse quod ante plurimos captum fuit
annos? 25

1139b PROPTER QUOD RECTE AGATHON "SOLO ENIM 103 rb K


9-11 | IPSO, ET DEUS PRIVATUR, INGENITA FACERE H. 287
124 va QUAE UTIQUE SUNT FACTA".
C
Tragicus poeta Agathon et recordatur ipsius hic ut consona 5
dicentis ipsi. Propter quod et laudat dictionem ipsius ut
dicentis recte. Quia enim, ait, sic habent haec, propter hoc et
Agathon recte dixit quoniam tantum necesse est non factum
fuisse quod iam factum est, ut sit dicere audere et de Deo
quoniam, etsi omnia ipsi possibilia ut omnium causae, sed 10
hoc solo privatur et ipse scilicet eo quod est facere ingenita
quae iam operata sunt. Vel ille causa et eius quod factum est
ut omnium causa quae sunt vel facta sunt, et fieri factum
auferens auferet et esse ipsum causam, vel non causa
simpliciter facti existens non omnium erit causa, quae ambo 15
impossibilia.

1139b UTRARUMQUE UTIQUE INTELLECTIVARUM


12-14 PARTICULARUM VERITAS OPUS. SECUNDUM
QUOS IGITUR MAXIME HABITUS VERUM DICIT
UTRAQUE, IPSI VIRTUTES AMBABUS. INCIPIENTES
IGITUR SUPERIUS RURSUS DE IPSIS DICAMUS. 5

Divisit quidem iam in duo eum qui secundum nos


intellectum, in practicum et theoricum. Et dicens differre
ipsos ad invicem secundum subiecta, quoniam hic quidem
circa contingentia habet, hic autem circa necessaria, 10
assumpsit proprie practicum, secundum quem et recta
considerantur ratio et prudentia, et pertransivit de ipso
quaecumque suffecerunt manifestare eam quae secundum 106 rb E

7 solo] Agathon, Fragmenta, fr. 5 (ed. Snell)

p,8 dixit quoniam] inv. V 9 et] audire VK 12 et] causea ant corr. V
14 auferet] aufert V u,1 utrarumque] ‡utraque E 7 quidem] autem K

7 quod … ] ‡ut partem commentarii praebent codices 10 ] om. Kb


24 intellectivarum] νοητiκῶν Ba 26 maxime habitus] inv. a | verum dicit
(ἀληθeύei [NbPbLbOb])ἀληθeύσei Ba et cett. 28 rursus] post de ipsis Arist.
45

ipsum intelligentiam. Proponit autem nunc dicere de


omnibus intellectivis habitibus, qui omnes referuntur sub 15
simpliciter intellectum. Et propter hoc et assumit omnibus
his existens commune ut finem ipsorum, quod et opus
nominavit. Ait igitur quoniam in duo diviso eo qui
secundum nos intellectu, in theoricum et practicum (id est
speculativum et activum), utriusque horum veritas finis est. 20
Oportet utique igitur accipere secundum quos habitus verum
dicet maxime particularum intellectus utraque, qui et virtutes
utrarumque particularum sunt, et de ipsis dicere omnibus.
Quare et incipientes superius dicamus rursus de ipsis. Habet autem
dubitationem, qualiter particulas rationalis nominat animae 25
existentis unius per se incorporeorum, quae utique et
separabilia a corporibus sunt. Si igitur secundum se
incorporeum anima, manifestum quoniam et impartibile; si
autem impartibile, qualiter particulas dicimus ipsius? Vel ut
ad corporis rationem impartibilis anima et quaecumque alia 30
incorporea post primum sunt, quoniam quidem secundum
124 vb se ipsa in compositione considerantur et ex differentiis ut ex
C partibus constituuntur vel componuntur, et si divinitas
dicatur in ipsis, participative habere divinitatem dicuntur. Et
nihil ipsorum sic Deus ut ipsum ens Deus et nihil alterum. 35
Unus autem Deus qui hoc ipsum Deus et aliud nihil, et si 86 vb V
omnia secundum causam simul, eorum autem quae post
ipsum si quod Deus esse dicatur, aliud quid existens
secundum existentiam, secundum participationem Deus esse
dicitur, ut sit simul deificatum et deitate participans et 40
participatum. Et ecce compositio et propter hoc et H. 288 | 103
particulae ex quibus totum componitur. Si igitur et quae ultra va K
animam praeter primum composita sunt omnia, multo magis
anima. Quare nihil inconveniens et particulas dicere ipsius.
Non enim secundum distantiam neque ut continuae sed 45
secundum modum secundum quem incorporalia componi
nata sunt. Incipientes igitur superius rursus de ipsis dicamus. Quia,
ait, prior uniuscuiusque substantia ipsius perfectione, dicens
iam de substantia quantum sufficiens erat ad praesens
duarum animae particularum, dico utique ratiocinativae et 50

19 in] et C 20 veritas finis] inv. sed corr. K

4 existens] ὑπάρχeiν codd. (an legerit ὑπaρχόν?) 7 utriusque] ἑκάτeρον a


8 accipere] κaὶ add. B 9 dicet] ἀληθeύσei Ba et cett. 18 quidem] γe codd.
22 nihil alterum] οὐδέτeρον ἕτeρον B 27 deitate participans] θeότητa κaὶ
µeτέχον codd.
46

speculativae, apponit docere nunc et de ambarum harum


perfectione. Propter hoc et resumit sermonem ut de ipsis
rursus factum, id est particulis intellectivi. Hoc enim hoc
scilicet superius et hoc scilicet rursus suggerit intelligere. Quae
enim de virtutibus utriusque ipsarum et perfectione 55
traduntur de ipsis utique erunt dicta.

Cap IV SINT UTIQUE QUIBUS VERUM DICIT ANIMA


1139b AFFIRMANDO VEL NEGANDO QUINQUE
15-18 SECUNDUM NUMERUM. HAEC AUTEM SUNT ARS,
SCIENTIA, PRUDENTIA, SAPIENTIA,
INTELLECTUS. SUSPICIONE ENIM ET OPINIONE 5
CONTINGIT FALSUM DICERE.

Uniuscuiusque existentium vel factorum substantia quidem 106 va E


secundum ex factiva causa consideratur egressum, perfectio
autem secundum ad illam reversionem desiderii ad illam facti 10
et illam secundum mensuram imitari studentis, ut sicut illa
perfecta, sic et ipsum perfectum secundum ipsi congruentem
perfectionem fiat. Propter quod et animae et particulis ipsius
necessarium ad illam facere reversionem et illam imitari
bonis habitibus et operationibus. Ut igitur substantiam 15
didicimus intellectivi animae, quoniam hoc quidem
speculativum, hoc autem ratiocinativum, et quoniam hoc
quidem circa necessaria, hoc autem circa contingentia
negotiatur, sic oportet et habitus illorum scire, secundum
quos operantia fiunt perfecta et causam imitantur 20
perfectione et sic adispiscantur boni fruitionem. Propter hoc
enim et in esse habuit egressum. Numerat igitur habitus,
125 ra quot sunt, et dicit hos esse quinque secundum numerum, quos et
C nominatim tradit. Quoniam autem tot sunt secundum
numerum nunc sermone proposita et neque superabundant 25
neque deficiunt, manifestum nobis dividentibus fit. Quia
enim intellectivum in duo divisum est, in circa necessaria
negotians et circa contingentia, quod quidem circa
contingentia subdivisum in duo dividitur haec, practicum et
factivum, quorum hoc quidem prudentia, hoc autem ars 30

51 nunc] unum V | harum perfectione] inv. sed corr. V 52 et] est scr. sed. exp.
K s,2 vel] et C 9 perfectio] secundum praem. sed exp. V 10 secundum] a
praem sed. exp. V | reversionem … illam2] om. sed. i.m. add. K 12 secundum]
om. C 26 dividentibus] de videntibus V 29 practicum] in praem sed. exp. K

26 oportet] δὴ a 28 boni] τἀγaθοῦ B 30 quos] ‡ἃ a 31 nominatim


(ὀνοµaστί)ὀνοµaστὸν codd. 33 neque] µὴν add. codd.
47

nominatur, quod autem in necessaria in tria divisionem


recipit, quorum hoc quidem scientia, hoc autem sapientia
vocatur, hoc autem intellectus. Et non est aliquid invenire 87 ra V
ultra haec. Quid autem horum unumquodque et quid differt
a reliquis, procedens sermo ostendet. Haec quidem sic dicta H. 289
sunt. Videamus autem et secundum partem dictionem. Sint
utique, ait, quibus verum dicit anima affirmando vel negando quinque
secundum numerum. Quia primus Aristoteles de intellectivo
animae perscrutans haec dixit quinque, in quae extrema
ipsum dividitur, propter hoc sint, ait, confidenter praecipiens 40
ab ipso disciplinatis, hoc autem scilicet quibus verum dicit anima
negando vel affirmando ad contradivisionem dictum est eius
quae secundum sensum, forte autem et opinionis ipsius.
Etenim recte opinativus et recte imaginans vel sentiens
simpliciter habentes verum dicere dicentur, tamen non ut 103 vb K
enuntiantes sed ut proprie existentia cognoscitivi dispositi, in
sermone autem et intellectu veritas negatione utitur et
affirmatione, et enuntiat vere secundum unum modum
enumeratorum. Hoc autem scilicet suspicione enim et opinione
contingit falsum dicere apposuit, quoniam ipsorum quinque 50
quidem unumquodque in propria manens neque aliquando
falsum dicere natum est, suspicio autem simpliciter et opinio
falsum dicit aliquando, puta si quis suspicatur vel opinatur
pedalem solem vel si quis lunam circuitum terrae
illuminantem a se ipsa habere existimat omnem splendorem. 55
Est autem dubitare ad ea quae hic dicuntur. Primum quidem
qualiter verum dicit animam affirmare vel negare
quemadmodum contingens et secundum aliam aliquam 106 vb E
speciem orationis veritatem fieri. Et tamen non contingit
neque deprecationem neque praeceptionem neque 60
vocationem neque interrogationem veri esse vel falsi

24 pedalem solem] Aristoteles, De anima, III,3,428b3 30 neque1 …


interrogationem] Ammonius, In Aristotelis de interpretatione commentarius,
42,14-16 (ed. Busse)

31 in1] om. sed. i.m. add. K | divisionem recipit] inv. K 32 sapientia] om. sed
i.m. add C 33 vocatur] nominatur V 36 Sint] sunt K 48 et] ut V 51 in
propria] scil. perfectione s.v. CEK 52 natum] nata ante corr. V | est] evum (?)
ante corr. C 54 vel] ex graec. suppl. 57 negare] id est negando dicere s.v. K
59 orationis] rationis ante corr. K

3 aliquid] τούτwν add. codd. 4 quid] δὲ add. codd. 15 simpliciter


(ἁπλῶ)ἀπλaνῶ B 17 sermone] λέξei a 30 praeceptionem] πρόστaσiν a
31 vocationem (κλήσiν)om. codd. sed vide Ammonius, In Aristotelis de
interpretatione commentarius, 42,14-16 (ed. Busse)
48

receptiva, sed vel solam enuntiationem. Deinde qualiter


inducit quinque habitus simul veridicos hos esse ex
necessitate ut nequaquam falsum dicant. Scientia quidem
enim et sapientia et intellectus circa necessaria negotiatum 65
intransgressibile et firmum verum habent, ars autem et
125 rb prudentia, quia contingentia sibi ipsis subiecta habent,
C qualiter ex necessitate erunt verum dicentes? Si enim in
sermone veritas rei entitati consequitur, et entitas rursus rei
veritati quae in sermone, quare quibus esse firmum et 70
permanens, firma et de his veritas, si autem non, non. Et e
converso. De necessariis ergo speculantibus necesse et
verum dicere, quando de ipsis enuntiant; de contingentibus
autem non necessarium, quare videtur Aristoteles non
consonanter rebus artem coordinare et prudentiam 75
simpliciter verum dicentibus habitibus. Quid igitur dicemus
ad haec nos? Vel quod utique tribuet prima veritas. Primam
quidem igitur dubitationem sic solvendum. Est quidem enim
veritas et in sermonibus et rebus. In rebus quidem, quando
unumquodque quod est semper et similiter, in sermonibus 80
autem, quando de ente ut est enuntiamus. Differunt autem
ab invicem veritates ipsae, quoniam haec quidem sincerum
habet verum, haec autem in sermonibus et enuntiationibus H. 290
habet aliquid et non verum, quoniam ex simplicibus vocibus
componitur. Nihil autem verum vel falsum ostendere 85
simplici voce aptum natum est. Propter hoc contradividens 87 rb V
eam quae in sermonibus veritatem ab ea quae in rebus, dixit
verum dicere animam secundum hos habitus affirmando vel
negando ut de rebus perscrutantem et enuntiantem de ipsis
inventum verum. Vel forte non ut contradividens ad aliud 90
aliquid affirmare vel negare Aristoteles dixit, sed ipsum
manifestavit ens ut non contingens aliter verum dicere quam
solum in enuntiando. De eo autem quod est verum dicere
simpliciter negotiantes habitus circa contingentia hoc
dicemus, quod non habitus falsi causae, quando finem ipsi 95
non attingunt, quem a principio sibi ipsis proposuerunt

5 intransgressibile … firmum] Didymus Caecus, Fragmenta in Psalmos,


fr.893,8 (ed. Mühlenberg)

62 receptiva] repetitiva V 70 quibus] in praem. sed. exp. K


83 sermonibus … enuntiationibus] enuntiationibus et sermonibus CEV
86 contradividens] contrarium ante corr. V

2 quinque] τὰ πέντe τaύτa codd. 4 negotiatum] κaτaγiνόµeνa scr.


Heylbut 5 habent] ἕξουσi codd. 26 sermonibus] λόγῳ a
49

facientes vel agentes, sed naturae rerum materiale et


infirmum, puta ut in medicinali, quae coniectativa aegrotanti
negotiatur sanitatem. Si enim nihil contingentium relinqueat
qui sanitatem scrutatur, sed omnia pertranseat secundum 100
quod oportet, accidat autem aegrotantem non curationem
invenire, non medicus est qui falsum dicit, sed natura
materialis, et propter materiale instabilis, et manifestum
quoniam recte iudicantibus non medicus causatione dignus,
quoniam non finem invenit quem a principio evenire 105
coniciebat, sed instabilitati naturae defectionis causam 107 ra E
copulabunt. Sic in aedificativa, sic in fabrili. Idem autem
125 va utique dices et in politicis de prudentia. Intendit quidem
C enim et prudens et recte et vere corratiocinatur, excidit
autem a fine multotiens quem proposuit a principio, non ut 110
ipse falsum dicens, sed ut subiectis ipsi commutatis et
transcidentibus. Non igitur ille vituperandus, quoniam fine 104 ra K
non potitus est, sed laudandus quidem,quoniam bene
ratiocinatus est, causa autem non coniecturationis non apud
ipsum, sed apud naturam contingentis instabilem. Et ars 115
ergo et prudentia habitus secundum se ipsos veridici. Falsum
autem quandoque consequi consiliationibus non habituum
est, sed instabilitatis contingentis. Propter hoc et
Demosthenes accusatus quoniam futuro non est potitus, sic
sui ipsius instruxit causam: nullus, dicens, de futuro firmiter 120
consiliatur, futuri instabilitate onerans vituperatione dignum.
Opinio autem et specialiter dicta de ipsa suspicio propter se
ipsas, non propter aliquid alterum mentiuntur quando
mentiuntur, a se ipsis habentes errare, ut verum ignorantes et
contrarie ipsi suspicantes et opinantes, ut remum videns in 125
aqua submersum et motu aquae visum habens divaricatum et
confractum ipsum existimans ex visu deceptus et sic habere
opinans et suspicans ipsum. Negotiantes quidem utique circa
necessaria cognoscitivi animae habitus utrimque verum et ex
subiectis ipsis et secundum ipsos enuntiationibus habent, ut H. 291

23 Demosthenes] loc. non inv. 29 remum … confractum] Joannes


Philoponus, In Aristotelis libros de anima commentaria, 502,14.

101 accidat] accedat ante corr. V 102 natura materialis] inv. sed corr. V
104 causatione] casationem ante corr. V 105 evenire] invenire C 108 utique
dices] inv. V 123 quando] quoniam ante corr. V 125 contrarie] contrarium
ante corr. V 130 ipsos] scil. habitus s.v. CE i.m. K

1 materiale] eὔκολον B 21 consequi] ἐπaκολουθeῖ B 25 onerans]


ἀποφορτίσa B 27 aliquid] om. B 33 necessaria (ἀνaγκaῖ a)ἀνθρώπiνa
B | et1] om. codd.
50

sit ipsis in sermone veritas rerum existentiae concurrens.


Circa contingentia autem habentes vere quidem et ipsi
enuntiare et syllogizare habent, subiectorum quidem ipsis
natura sui ipsius instabilitate e contrario accidit ipsis
quandoque ad eam quae secundum prudentiam et artem 135
veritatem.

1139b SCIENTIA QUIDEM IGITUR QUID EST HINC


18-20 MANIFESTUM, SI OPORTET CERTIFICARE ET 87 va V
NON SEQUI SIMILITUDINES.

Hinc incipit facere de unoquoque enumeratorum sermonem, 5


quid unumquodque ipsorum docens et quid differt a reliquis.
Sed quia cognata existentia haec habent et quandam
similitudinem ad invicem et contingit circa certam horum
comprehensionem confundi intellectum velut ignoret
differentias et aliud pro alio suspicetur ipse, propter hoc, ait, 10
si oportet certificare et non sequi similitudines. Quemadmodum
enim columbae domesticae et columbae silvestris est quidem
similitudo, sed non propter hoc oportet dicere idem esse
columbam silvestrem et columbam domesticam, distinguere
autem ipsas ab invicem his quae assunt differentiis, sic et si 15
ars et scientia ad invicem habent similitudinem, quoniam et
causas ab ipsis operatorum assignant et quoniam ordine
125 vb utuntur circa disciplinam, sine quo ipsas dirigere
C impossibile, forte autem et secundum alia quaedam, non
propter has communicationes oportet unam et eandem 107 rb E
existimare esse artem et scientiam, sed et differentias
ipsarum perscrutantes, alteras esse specie dicere ipsas. Sic et
in reliquis. Vide autem quoniam enumerans quidem quinque
haec artem ordinavit primam, deinde scientiam, et tertiam
prudentiam, post autem sapientiam et intellectum, 25
pertransiens autem rationes uniuscuiusque a prima incepit
scientia, quoniam illic quidem sui ipsius servavit

21 columbam1 … domesticam] Aristoteles, Historia animalium,


VII,3,593a16-17; Ammonius, In Aristotelis de interpretatione commentarius,
260,17-19 (ed. Busse)

132 ipsi] ipsae V 134 e] scr. sed. exp. et in s.v. K | accidit] cadit K
s,9 ignoret] ignorans ante corr. K 12 enim] om. CEV 13 dicere idem] inv. K
15 si]‡ ex graec. suppl. 24 haec] b ante corr. K 25 autem] om. sed s.v. add. C
26 incepit] incipit V

3 habent] om. codd. 6 veritatem] ἀλήθeia a 17 ipse] aὐτῶν a 22 si] om. a


26 secundum] om. codd. 30 enumerans] ἀπaρiθµούµeνa a
51

consuetudinem, ex imperfectiore incipiens, arte, deinde ad


scientiam ut perfectiorem ascendens, prudentiam autem
sapientiae et intellectui coordinavit propter cognationem et 30
communicare prudentiam intellectui secundum nomen.
Practicus enim intellectus prudentia nominatur , circa
conferentia vitae hominum negotians, ut sit et in his
prudentia praeordinata ut minor sapientia et intellectu,
sapientia autem ante intellectum, quoniam intellectus 35
supremum et sapientiae generativum. Sunt autem qui et
prudentiam simpliciter entium cognitionem nominant, sed
de his quidem dimittatur nunc. Faciendum autem sermonem
consequenter Aristoteli. In tradendo autem de unoquoque
ipsorum quinque scientiam arti praeordinavit ut certiorem et 104 rb K
perfectiorem et circa entia negotiantem vel et circa ea quae
necessario fiunt, arte circa contingentia omne ponente
studium, quia et entia natura priora his quae fiunt sunt et H. 292
operationes sunt sine eo quod potentia, contingentia in eo
quod potentia habent esse nequaquam ab ipso permutata. 45
Etenim et quando in operationem procedit operatione ens,
hoc potentia est oppositum. Et Aristoteles autem ipse quae
super generationem genitis praepones in Peri Hermeneias (id
est De interpretatione) libro, potentia priorem operationem
dixit, operationem nominans ingenita et aeterna, potentiam 50
autem generationi subiecta et corruptioni propter quam
causam et perfectiorem expositionem faciens propositionum
in quarta divisione necessarium est aliis praeordinavit, ut per
se contradictioni ut natura praecedenti aliarum
contradictiones sequantur. 55

1139b OMNES ENIM SUSPICAMUR QUOD SCIMUS NON


20-24 CONTINGERE ALITER HABERE. CONTINGENTIA
AUTEM ALITER, CUM EXTRA SPECULARI FIANT,
LATENT SI SUNT, VEL NON. EX NECESSITATE
ERGO, EST SCIBILE. AETERNUM ERGO. EX 87 vb V

9 qui] loc. non inv. 21 Peri Hermeneias] Aristoteles, De interpretatione,


c.13,23a25 26 in … divisione] Joannes Philoponus, In Aristotelis categorias
commentarium, 68,6-7 (ed. Busse)

31 communicare] coordina scr. sed exp. et communicavit ante corr. V


42 contingentia] contingente ante corr. V 50 potentiam] potentia V

6 et1 … his] κἀντaῦθa B 7 praeordinata] πρaττοµένην codd. sed


προτaττοµένην scr. Heylbut 16 natura] φησὶ a 17 contingentia] δὲ (autem)
add. codd. 19 et] om. B 21 praepones] προτiθeµένwν codd.
25 propositionum] πρότwν codd. sed προτάσewν scr. Heylbut
52

NECESSITATE ENIM ENTIA SIMPLICITER, OMNIA


AETERNA, AETERNA AUTEM, INGENITA ET
INCORRUPTIBILIA.

126 ra Credere facit autem per haec maximam esse secundum 10


C subiecta differentiam ad invicem artis et scientiae, communi
utens conceptione ad propositi constitutionem. Communis
enim, ait, conceptio omnibus hominibus nobis est
impossibile aliter habere quod secundum scientiam
cognoscimus. Quaecumque autem aliter habere contingit, 15
tantum habent ad esse infirmum, ut lateant si et totaliter sunt,
vel non, cum extra speculari fiant. Hoc autem scilicet extra
speculari dupliciter assumemus. Vel enim speculari pro videre,
ut sit quod dicitur tale, quoniam potentia entia et
contingentia tunc esse suspicamur, cum in operationem 20
veniant et videantur sensibiliter ut praesentia, cum autem 107 va E
sint in eo quod potentia, latet, si totaliter habent
expressionem ad esse, et omnino non existentibus
assimulentur tunc, simpliciter autem necessaria non sic, sed
et nullo vidente sunt. Vel igitur sic, vel speculari pro 25
intelligere et perscrutari sumendum, ut necessariis quidem
existentibus, et si speculetur quis de ipsis et perscrutetur et si
non, et contingentibus latentibus, si totaliter sunt, si non quis
perscrutetur de ipsis. Hoc autem fit propter labile et debile
esse ipsorum, potentiae mixtione, quae contingentibus 30
inseparabiliter coadest, apponente intellectui et ipsorum
obtenebrante entitatem. Ex appositione igitur amborum ad
invicem necessariorum et contingentium conducit
necessarium esse scibile et aeternum. Quod enim non
contingit non esse, hoc necessarium esse; quod autem 35
necessarium esse, hoc non est quando non est; quod autem H. 293
sic habet, hoc aeternum, ut sint quae simpliciter ex
necessitate omnia aeterna. Simpliciter autem dicimus ex
necessitate quaecumque non secundum suppositionem ex
necessitate, puta sedere aliquem usque quo sedeat sedens, ex 40
necessitate esse dicimus sedere ipsum, sed non simpliciter,

o,10 facit autem] inv. K 11 subiecta] subiectam C 12 constitutionem]


conceptionem ante corr. K 13 enim] autem praem. sed. exp. E 18 pro videre]
provvidere ante corr. E 25 sic] om. V 28 contingentibus] ex graec. suppl.
35 autem necessarium] om. V

13 pro] ἐκληψόµeνον B 15 in] ἐνδeχόµeνον B 27 obtenebrante


(ἀπaµaυρούση)ἀπaυγaζούση B 31 est1] ἔστai a
53

ex suppositione autem. Aeterna autem, ingenita et incorruptibilia. 107 vb E


Non enim contingit aliter aeterna esse ipsa, nisi sint ingenita 104 va K
et incorruptibilia. Illud enim est semper, quod non
secundum tempus habuit esse, sed super tempus est. Quod 45
autem super tempus et super generationem. Omnis enim
generatio in tempore. Quod autem super generationem et
super corruptionem. Si enim sub corruptionem ingenitum, in
126 rb quid corrumpetur? Vel enim in ingenitum vel in genitum. Si
C quidem enim in ingenitum factum est corrupto ingenito, 50
ingenitum, et sic factum est ingenitum ut sit idem genitum
simul et ingenitum; si autem in genitum, transmutavit rursus
in genitum ingenitum, et sic rursus non erit ingenitum
ingenitum, sed et aptis natis transmutare ingenitis non erit
aliquid super generationem. Omnes autem opinamur non 55
sola esse ingenita, sed haec quidem neque proprie entia,
semper autem fientia et deficientia, vere autem neque
aliquando entia secundum circa Platonem Timaeum, esse
autem proprie entia semper secundum eadem et similiter
habentia, quia et primum principium immobile omnino et 88 ra V
intransmutabile. Et ab ipsi similioribus necessarium ipsum
factionem incipere, in saeculo faciens et non in tempore
saecularia et aeterna, secundo autem constituens
generationem et quae sub ipsam; aliterque, quia quae hic non
proprie entia et sunt, et dicuntur, ad quae comparata non 65
proprie esse dicuntur? Vel omnino ad quae proprie. Quae
autem quae proprie vel esse firmum habentia? Haec autem
semper similiter habentia. Haec autem et aeterna et ingenita
et incorruptibilia. Ante temporalia ergo aeterna, ante genita
ingenita, ante corruptibilia incorruptibilia. Adhuc quae 70
proprie esse aliquid dicuntur cum gaudio quodam proprie
esse quod sunt dicuntur, participans autem ente participat
aliquo. Quare erit vere et proprie ens et secundum
existentiam ante non proprie et secundum participationem
ens. Priora ergo ex necessitate aeterna et saecularia et super 75
generationem et corruptionem his quae in tempore et

18 secundum] Plato, Timaeus, 28a

47 super] autem K 53 non … ingenitum2] inv. K 54 ingenitum … ingenitis]


om. per homoiotel. sed add. i.m. K 56 sed] enim V 57 deficientia] propria C
63 saecularia] id est aeterno s.v. C scilicet aeterno s.v. E i.m. K 70 ingenita …
71 dicuntur] om. sed add. i.m. K 72 esse quod] inv. K

1 ex … autem1] ἀλλ' ἐξ ὑποθέσew B 8 Vel] ὑπὲρ codd. 11 si … ingenitum]


om. B 15 ingenita] ἀλλὰ κaὶ τὰ γeνητά add. B 30 cum gaudio (µeτὰ
χaρᾶ)µeτοχῆ B 31 ente participat] ἢ ὄντο ὄντw µeτέχον a
54

generabilibus et corruptibilibus. Rursus quia haec quae in


generatione manifesta ex operatione sunt, quoniam
corruptioni supponuntur, corruptio autem uniuscuiusque
malum uniuscuiusque est, quoniam excessus est ab esse 80
quod est, hoc autem proprium ipsius bonum, in malo ergo et
cum malo sibi ipsi sunt corruptioni subiecta, neque esse
ipsum neque bonum sincerum habentia, sed contrario
immixtum. Unde utique his esse sic habentibus? Vel enim ex
aliquo vel non aliunde. Sed si non aliunde, erunt incausata et 85
casualia. Ex se ipsis enim esse impossibile. Essent enim H. 294
utique per se sufficientia et se ipsis boni capacia et non
utique corruptioni supponerentur. Sed si casualia, unde ipsis
consequentia et ut in plus ordo et idem, si non haec quidem
ex causa bona, quod autem ut in minus inordinatum, ex 90
materia dominante bono et in ordinem et terminum
inordinatum ducente, et si illud semper sufferre ordinem et
126 va terminum non possit. Casuale autem ut in minus, non ergo
C ex casu, sed neque ex aliquo altero praeter bonum. Non
enim utique sic subiiceretur et in boni fruitionem duceretur 95
in plurimum potiens ipso, si ab aliquo altero in esse praeter
bonum duceretur. A bono ergo haec omnia in esse ducuntur,
bono autem propriissimum maxime ex similibus factionem
incipere. Haec autem sunt sincere bona et quibus malitia
corruptionis impermixta. Prima ergo aeterna et quibus esse 100
super tempus et super generationem et a quibus corruptio
remotissima et quae secundum substantiam transmutatio, ut
per ipsa media in quae hic incedat factio et providentia usque
ad extrema perveniens. Quia autem et umbrae quae hic
propter pertransire dicuntur, omnis autem umbra ad 105
archetypum refertur, manifestum hinc est ut ex communi
testimonio quoniam sunt alia perfecta et vera, ad quae haec
ut ad archetypa illorum entia umbrae referuntur. Sunt ergo
intelligibilia et sincere bona et horum archetypa et intellectu
solo comprehensibilia existentia. Et a modo autem 110
cognitionis ipsius est accipere illorum entitatem et quantum 104 vb K

77 corruptibilibus] incorruptibilibus E 81 ergo] autem K 82 esse] enim V


83 contrario] e contrario ante corr. K 86 casualia] causalia V | enim utique]
inv. sed corr. E 88 utique] boni add. V | corruptioni supponerentur] inv. V
90 ex1] in K | ex materia] iter. C 94 praeter] propter ante corr. V 105 omnis]
omnes ante corr. V 106 archetypum] archiepum scr. sed exp. V | refertur] ante
ad scr. sed corr. V

6 sibi ipsi] ἑaυτῶν B 9 incausata] ἐνaντίa a 11 capacia


(χwρητiκὰ)χορηγὰ B 15 dominante] ἐπiκρaτοῦντa a 20 si] om. a
29 omnis … umbra] πᾶσai δὲ σκiaὶ B
55

superexcedunt ea quae hic, si haec quidem sensu et 88 rb V


phantasia comprehensibilia, illa autem mente et maxime
intellectu a passionum remoto turbatione et in puro stante et
primo illuminato lumine et immobilibus illis intrepide 115
accedente. Et forte utique aliquis ad nos ut superfluos 108 ra E
improperabit quoniam recedentes a proposito tantum
sermonem extendimus, sed nobis desiderium occasionem
accipiens ex Stagyritae (id est Aristotelis) dictis, has
intelligentias peperit utilitatem tribuentes amatoribus 120
rationis.

1139b ADHUC DOCIBILIS OMNIS SCIENTIA VIDETUR


25-28 ESSE, ET SCIBILE DISCIBILE. EX PRAECOGNITIS
AUTEM OMNIS DOCTRINA, QUEMADMODUM ET
IN ANALYTICIS DIXIMUS. HAEC QUIDEM ENIM
127 vb PER INDUCTIONEM, HAEC AUTEM SYLLOGISMO. 5
C
Alteram scientiae apponit cognitionem, quoniam et ipsa per
doctrinam nobis traditur omnis, et subiectum ipsi per
doctrinam cognoscitur. Dixit autem hoc et Posteriora Analytica
inchoans, ubi et hoc apposuit quoniam oportet aliquid H. 295
semper praecognoscere scientiam edoceri debentem, non
quodcumque omnino sed quod ad disciplinam propositi
confert. Ut autem non in infinitum videatur procedere haec
praecognitio, stare facit convenienter eum qui secundum
hanc ascensum, dicens: haec quidem per inductionem, haec autem 15
syllogismo. Scientia quidem enim quodammodo et
principiorum comprehensio, scientia autem et ex principiis
constituta demonstratio, medio causa utens rei et per ipsum
constituens conductum, sed aliter quidem principiorum
comprehensio fit, aliter autem ex ipsis cognitio 20
conclusionum nobis advenit. Et differentiam inducit ipse, sic
dicens:

15 in analyticis] Aristoteles, Analytica Posteriora, I,1,71a1ss.

113 phantasia] phantasio E 120 tribuentes] tribuens V a,8 subiectum]


nobis praem. sed exp. V 11 non] et scr. sed exp. et s.v. add C 13 infinitum]
finitum ante corr. V 21 ipse] om. sed s.v. add. V

1 superexcedunt] ὑπeρέχον a 3 remoto] ἀπaλλaττοµένῃ codd. sed


ἀπaλλaττοµένῳ scr. Heylbut 4 illuminato] κaτaλaµποµένῃ codd. sed
κaτaλaµποµένῳ scr. Heylbut 5 accedente] ἐπiβάλλοντa B 7 nobis] ἡµᾶ
B 15 diximus] λέγοµeν Mb Pb 21 oportet … semper] χρὴ τe ἀeί τi B χρὴ
τi ἀeί τὸ a sed χρὴ ἀeί τi scr. Heylbut 22 scientiam] ἐπiστήµονa a
56

1139b INDUCTIO QUIDEM UTIQUE PRINCIPIUM EST ET


28-29 CREDULITAS UNIVERSALIS, SYLLOGISMUS
AUTEM, EX UNIVERSALIBUS.

Differentiam ut in his constituit modi qualiter quidem 5


scientia principiorum advenit, qualiter autem quae ex
principiis demonstratorum. Principia quidem enim, ait, per
inductionem nobis in cognitionem veniunt, credentibus
nobis universalia ex singularibus, universalibus autem
confessis, accipientes ut iam confessa haec, componimus 10
syllogismum et facimus quaesiti demonstrationem.
Quoniam quidem enim quae ipsi aequalia et ad invicem
aequalia, et simpliciter quoniam quae secundum aliquid
eadem uni alicui et ad invicem sunt eadem, multa inducentes
singularia et uni apponentes cuicumque et ei quae ad illud 15
identitati, et ad invicem entia eadem constituentes, et in
differentibus rebus hoc sic habens invenientes universale
credere facimus, hoc autem accipientes et in maiori distantia
ponentes, ad invicem esse aequalia ostendimus quaesita. Et
in aliis principiis idem, ut sit differens species scientiae 20
utraque, id est principiorum et ex principiis demonstratorum.
Propter quod et inducit, concludens:

1139b SUNT ERGO PRINCIPIA EX QUIBUS


29-31 SYLLOGISMUS, QUORUM NON EST SYLLOGISMUS. 25
INDUCTIO ERGO.

Hoc ad fideifactionem dictum est eius quod est esse et 105 ra K


alteram scientiam praeter eam quae per syllogismum factam,
quae et demonstratio dicitur, et est haec a demonstratione 108 rb E
alterius modi, congruens principiis ex quibus syllogismus. Et 88 va V
confirmatur ex hoc esse principia et non existere
necessitatem eius qui est in infinitum ascensus demonstrare
debentibus, sufficiente existente inductione, ex sermonis
claritate universale credere facere. Dignum autem dubitare 35

i,3 ex] om. sed. add. s.v K 5 Differentiam] autem add. E | modi] quid V
scripserit, non liquet 12 ad … 13 aequalia] om. sed. add. i.m. K 15 cuicumque]
unicuique scr. sed. exp. V 18 distantia] 28 eius quod] iter. C 34 existente
inductione] inv. sed corr. K

1 nductio … universalis] ut partem commentarii praebent codices | principium]


ἀρχῆ Lb 2 credulitas (πίστwσiom. B et Arist. | syllogismus …
universalibus] om. Ba 16 entia] ὅτaν a 35 claritate (ἐνaργeίa)ἐνeργeίa
codd.
57

qualiter non erit melior scientifica sensibilis cognitio, si ex


sensu principia scientiae constitutionem habent. Si enim ex
singularibus inductio, haec autem principiorum existit
firmitas, ex sensu ergo principiorum firmitas, principia
127 ra autem scientiae et demonstrationis causae. Quare et sensus 40
C demostrationis et scientiae causa, causa autem melior eo H. 296
cuius causa, melior ergo scientia sensus et irrationalibus
existens ut et irrationalibus communis. Est autem
inconveniens rationalibus meliora irrationalia referri. Sed si
quidem ut factiva et generativa scientiae causa huius 45
diceretur, haberet utique rationem et meliorem scientia
sensum dici. Si autem ut minister ipsius et servus et famulus
utilis est hic ad constitutionem, qualiter utique melius dicetur
quod servit eo cui servire et ministrare natum est? Quia et
serrativa ars, serva existens tectonicae quoniam ipsa 50
materiam bene operabilem ponit, non dicetur aliquando
melior tectonica, quemadmodum neque metallica fabrili vel
argentifabrili vel aurifabrili, quoniam materiam ipsis
supponit. Quia igitur sensus ex sibi ipsi cognitis ut materiam
propositiones demonstrativae et scientificae supponit, 55
claritatem sermonum habens cooperantem ad
constitutionem universalis, minister utique dicetur, non
causa generativa scientiae et demonstrationis. Ecce quoniam
et materia est in demonstratione et scientia quod assumptum
est a sensu. Materia enim propositiones ad conclusionem, 60
quam accipiens ut bene operabilem factam per universalis
constitutionem, per inductionem perfectam speciem ipsi
imponit, quae est conclusio. Qualiter igitur generativam
causam speciei minorem dicemus ministrante potentia ad
materiam bene operabilm fieri? 65

36 melior] om. V | sensibilis] senssibilis ante corr. V 42 cuius] est add. K


44 irrationalia] irrationalibus V 45 huius] om. sed add. s.v. K 46 utique] et
add. sed exp. V | et] om. C 48 melius dicetur] inv. K | dicetur] diceretur V
51 operabilem] operantem V opinabilem ante corr. K 52 vel]‡ frabili CE
54 supponit] ipsius V | ut] cognitivus V 55 demonstrativae] proponens V
56 sermonum] quia igitur sensus iter sed. exp. V 60 propositiones]
proponens V 62 ipsi] sibi V

8 irrationalibus] λογiκοῖ  a 11 meliorem … dici] κρeίττwν - ἡ aἴ σθησi


codd. sed κρeίττw - τὴν aἴ σθησiν scr. Heylbut ex Vat. 1622 16 non] ἂν add.
codd. 21 claritatem (ἐνάργeiaν)ἐνέργeiaν codd. 23 quoniam] δ' add. codd.
24 assumptum est] ὑποβaλλόµeνον B 25 propositiones] πρότaσi scr.
Heylbut ex Vat. 1622 26 factam] γeνοµένη codd. sed γeνοµένην scr. Heylbut ex
Vat. 1622
58

1139b SCIENTIA QUIDEM ERGO EST HABITUS


31-33 DEMONSTRATIVUS, ET QUAECUMQUE ALIA
DETERMINAVIMUS IN ANALYTICIS.
70
Haec conclusio dictorum est, quoniam duo sunt modi
scientiae, hic quidem per syllogismum, qui habitus
demonstrativus est ex his quae per se et secundum quod ipsum
et primis et causis conclusionis perfectus. Haec enim sunt
quae in Analyticis determinantur. Sic dicente Aristotele, 75
oportuit assignare partitionem, ut sit et dictio manifestior.
Assignatio autem erat ut sic diceretur, inductio autem, quae
universalium est ex singularibus constitutio. Hoc autem non
sic fecit, sed hoc quidem ut manifestum ens ex dictis,
reliquit, alterum autem quoddam intulit, per quod firmatur 80
scientiam esse et universalem virtutum cognitionem
constitutam ex singularibus. Ait autem: 108 va E

1139b CUM ENIM ALIQUALITER CREDITA ET COGNITA


33-34 IPSI SINT PRINCIPIA, SCIT. 85

127 rb Hoc est quod dicit, quoniam quia modus est et hoc fidei et 88 vb V
C certitudinis immutabilis ex inductione ire in
comprehensionem universalis et cognita sic principia fiunt,
ex necessitate utique et hoc scientia dicetur. H. 297

1139b SI ENIM NON MAGIS CONCLUSIONE, SECUNDUM 105 rb K


34-35 ACCIDENS HABEBIT SCIENTIAM.

Hoc ad credulitatem maiorem dictum est eius quod est recte


et hoc scientiam nominari. Si enim non syllogismus est, sed 5
inductio id ex quo credulitatem principia recipiunt, quoniam
magis conclusione ex inductione principiis credulitas fit quam ex
syllogismo conclusioni. Si enim non magis conclusione scit

3 analyticis2] Aristoteles, Analytica Posteriora, I,1,71b17-25

68 demonstrativus] demonstracio ante corr. C 71 dictorum est] inv. K


76 oportuit assignare] inv. K 88 certitudinis] certitudine K

1 scientia … demonstrativus] ἡ µὲν ἀποδeiκτiκή ἄρa ἐπiστήµη ἐστὶν ἕξi


codd. 2 et … analyticis] om. a 3 determinavimus] προσδiορiζόµeθa Arist.
5 dictorum est] inv. codd. 9 dicente Aristotele] eἰπόντa τὸν 'Αρiστοτέλη B
14 reliquit] πaρέλeiπeν a 15 virtutum (ἀρeτῶν)ἀρχῶν B 16 ait (φησί )loco
aliqualiter (πῶ) B 18 aliqualiter (πῶ)φησί B | credita] πiστeύῃ Arist et
codd. 26 si...scientiamut partem commentarii praebet B om. a 29 est2] om. codd.
31 quoniam] δῆλον praem. Heylbut
59

principia qui scit quae utique ex inductione manifesta facta


sunt, non utique habebit proprie scientiam conclusionis, nisi 10
secundum accidens. Quare per aequaliter immanifesta
cognoscens immanifestum. Quia enim ex declaratione ipsa
rerum principiorum manifestatio fit, qualiter non utique
erunt principia magis manifesta ea quae per syllogismum
conclusionis cognitione? Omnem enim nivem esse albam, 15
cognitione ens immediata comprehensum et simplici
appositione cognoscentis ad cognitum, credibilius omnino
est mediata et cum compositione cognitione. Et non est
omnino novum quod dicitur neque primae plasmationi
hominis inconsonum. Perfectus enim a principio homo a 20
Conditore formatus est et neque uno deficiens ipsi
conferentium ad perfectionem habituum. Si autem hoc,
manifestum quoniam et sapiens et non solum ratiocinative
sed et intellectualiter operans secundum proportionale
naturalis ipsi ordinis. Intellectualiter autem operari, 25
immediate assumere est intellecta simplicibus appositionibus
ipsis approximantem. Si quidem igitur non ordinem illum et
legem quam ex Creante assumpsit transgressus esset, sed ad
ordinem meliorem sui ipsius aspiciens et annuens
permansisset et illius irremisse desiderans fruitionem, a 30
deteriorubus autem tantum abstinuisset quantum
praecognovisset ipsa secundum proportionale convenientis
ipsi et ordinis et naturae, permansisset utique ipsi et
perfectum inconcussum. Quia autem avidus fuit circa
deteriora et ea quae secundum sensum frui vita 35
praeconcupivit, eam quae ad meliora negligens annuitionem,
propter hoc et a propria excidit perfectione et generationi
succubuit et corruptioni, et intellectualis ipsi oculus gravatus
est et convelatus, grossiori carne et mortali perturbante
ipusm. Hinc et a sensibili ligatus est cognitione, immediate 40
127 va quidem operante circa propria cognoscibilia, exsuscitante
C autem ipsum quemadmodum generatione obdormientem et
ex quibus ipsa cognoscit singularibus occasionem ipsi ad
universalis supponente constitutionem et ex immediata 108 vb E
operatione sua, quam circa particularia ostendit, largitionem 45
ipsi tribuente communes conceptiones inductive constituere,
ex quibus immediatis existentibus quoniam et ex immediatis

s,12 ex] ex graec. suppl. 28 esset] est scr. sed exp. V

4 declaratione] ἐκ praem. Heylbut ex Vat. 1622 6 ea quae] om. codd.


11 plasmationi (πλάσei)plasmationi] πλάνῃ a 19 quidem] τὴν B 22 illius]
ἐκeίνwν codd. 34 autem] κaὶ add. codd.
60

occasionibus ipsas intellectus congregavit, scientificas 89 ra V


conducit conclusiones. Hinc et ignorantiae deponit velum, et
sui ipsius fit et a ponderoso passibilitatis exoneratus, aspicit 50
et annuit ad meliora et ad ipsum Factorem. Si enim non et H. 298
ipse intellectus sub corruptionem secundum substantiam
cecidit, sed quidem secundum substantiam coniugatus
corruptibilibus, corruptus est et ipse secundum operationem,
non potens neque in imperfectis servare perfectum neque in 55
corruptis omnino incorruptum. Consequenter ergo ei quae
ex principio intellectivi animae perfectioni et ei qui postea
casui inductio dignitatum in scientiis superaccidit constitutio.

Cap. V DE SCIENTIA QUIDEM IGITUR DETERMINATUM


1139b SIT SECUNDUM MODUM HUNC; CONTINGENTIS
35-114 AUTEM ALITER HABERE EST ALIQUID ET
0a2 FACTIBILE ET ACTIBILE.
5
Post sermonem de scientia transit ad artem, manifestans et 105 va K
ipsam et quid est et quid differt ab aliis habitibus qui
enumerati sunt. Quemadmodum autem in scientia fecit,
ipsius proponens subiectum et manifestans ipsius
proprietatem, sic et in arte facit, assumens contingens et 10
dividens hoc in factibile et actibile. Et factibile quidem arti
assignat, actui autem actibile. Et hinc actum et artem
ostendens quid ab invicem differunt, et sic propria artis ut ad
actum eligens et ipsam definiens incipit quidem sic
sermonem: contingentis autem aliter habere est aliquid et factibile et 15
actibile. Congruentem rationem assignans scientiae et
constituens ipsam, hinc de arte facit sermonem. Et quia circa
contingentia ars negotiatur, contingentia autem duplicia
specie, ut haec quidem arti subiaceant, haec autem actui,
tradit prius contingentium differentiam, ut utique 20
manifestum fiat qualia horum actui et qualia arti subiacent, et
sic determinat artem.

50 et] om. C 51 et1] iter. C 53 cecidit … substantiam] om. sed. i.m. add. K
55 in1] om. C | imperfectis] perfectis K 56 quae] qui C 57 intellectivi]
intellectui V | qui] quae K d,2 sit] scit ante corr. V 13 ostendens]
ostendemus V 19 haec1] hic K 21 arti] artui (actui?)ante corr. E

4 non et] inv. B


61

1140a2 ALTERUM AUTEM EST FACTIO ET ACTIO.


-3 CREDIMUS AUTEM DE IPSIS ET EXTERIORIBUS
RATIONIBUS.

Assumens ut confessum altera esse ab invicem factionem et 5


actionem (sive actum), firmat hoc ex communi opinione et
127 vb dicit credibilem esse horum differentiam ex quibus omnes
C de ipsis communiter opinantur homines. Exteriores autem
nominat rationes quas extra rationalem traditionem
communiter multitudines aiunt, propter quod et apponit, 10
communibus rationibus contentus, velut concludens.

1140a3 QUARE ET CUM RATIONE HABITUS ACTIVUS


-5 ALTERUM EST AB EO QUI CUM RATIONE
FACTIVO HABITU.

Aliud practica (id est activa) et aliud praxis (id est actio sive 5
actus) et aliud factiva et aliud factio. Practica enim et factiva
habituum nomina, actio autem et factio operationum (id est 109 ra E
motionum ab habitibus). Quia igitur operationes (id est ab
habitibus motiones) habitibus promptiores et paratiores et
manifestiores, propter hoc ex operationum (id est motionum 10
ab habitibus) alteritate alteros esse et habitus cognoscimus.
Operationes quidem enim manifestas existentes et 89 rb V
multitudines comprehendunt, et aliud dicunt esse actionem H. 299
et aliud factionem, et neque factum actum nominant, neque
actum factum, sed factionem et factum quod factum est, et 15
actionem et actum quod actum est. Ex his autem et habitus,
unde operationes proveniunt, alteros esse ab invicem
invenimus. Propter hoc et ut concludens inducit quod, quia
actio et factio altera, manifestum quoniam et cum ratione activus
alterum ab eo qui cum ratione factivo habitu. Oportet autem 20
subaudire habitum in utrisque. Assumpsit autem hoc scilicet
cum ratione in ambobus, ut enumeratione cum ratione
assumente habitus vel potentias. Non enim qualemcumque

a,5 confessum] effectum scr. sed exp. et concessum scr. V 6 firmat] affirmat V
7 credibilem] credibile V 9 rationalem] communem scr. sed exp. V
ratiocinalem ante corr. K q,6 et aliud2] sive V 9 paratiores] parationes E
10 manifestiores] manifestatiores E | operationum] actionum V
15 factum2] et add. V 22 enumeratione] e praem sed exp. E

1 alterum...rationibusut partem commentarii praebent codd. 2 credimus …


rationibus] om. a 13 quare...habituut partem commentarii praebent codd. | habitus]
om. codd. 27 et actionem] om. B 30 inducit] ἐπήγaγeν codd.
62

activum et factivum oportet intelligere hic, sed eos qui cum


ratione. Ipsi enim et verum dicere nati sunt . 25

1140a5 ET NEQUE CONTINENTUR SUB INVICEM ACTIO


-6 ET FACTIO. NEQUE ENIM ACTIO FACTIO NEQUE
FACTIO ACTIO EST.

Et nullus existimet, ait, quod sic ab invicem sunt alterae, ut 5


haec quidem contineat, haec autem contineatur, puta ut in
generibus habet et speciebus. Altera enim ad invicem et
species et genera. Non enim utique aliter superabundarent a
generibus species in habendo plures generibus substantiales
differentias, sed actio et factio non sic ab invicem altera. 105 vb K
Neque enim actio continet factionem, neque factio
actionem.

1140a6 QUIA AUTEM AEDIFICATIVA ARS QUAEDAM EST,


-10 ET QUOD HABITUS QUIDAM CUM RATIONE
FACTIVUS, ET NULLA NEQUE ARS EST QUAE NON
CUM RATIONE FACTIVUS HABITUS EST, NEQUE
TALIS QUAE NON ARS, IDEM UTIQUE ERIT ARS ET 5
HABITUS CUM RATIONE VERA FACTIVUS.

128 ra Post comparare ad invicem activam et factivam et ostendere


C has alteras ab invicem et tantum ut non subiaceat altera
alteri, vult nunc definire artem. Assumit autem ad 10
manifestationem aedificativam, unam et ipsam artium, et
ostendit per ipsam propriissimam arti assignatam
definitionem, ut et convertibilem cum ipsa. Ait enim quia
autem aedificativa ars quaedam est, id est species simpliciter artis,
et propter hoc habitus quidam cum ratione factivus, id est 15
definitionem sic dicentem recipiens secundum quod ars est
et species artis (non enim simpliciter ars aedificativa, sed
quaedam ars, ut species simpliciter artis) et propter hoc habitus
quidam cum ratione factivus, ut et particulariter definitionem
artis recipiens eo quod species est ipsius. Hoc autem scilicet 20

24 activum … factivum] actum et factum V e,2 factio1] passio scr. sed exp. et
factio i.m. scr. V 6 contineat] contineant ant corr. V 8 superabundarent]
superabundarunt K 12 actionem] in praem. C q,2 quod] nominaliter i.m.
CK 14 quaedam est] inv. sed corr. C 20 ipsius] eius scr. sed. exp. V

4 et...estut partem commentarii praebent codd. | actio … factio1] om. Arist.


10 invicem] ἄλλa B 11 aliter] om. codd. 12 generibus1] eἰδῶν B 26 ad] δiὰ
B 30 quaedam] om. codd. | est1] κaὶ eἶ δο τέχνη a
63

quod ad ostendendum ponitur substantialiter praedicari de


aedificativa artem et definitionem ipsius, ut si quis dicat 109 rb E
hominem quoddam animal esse, et quod substantia quaedam
animata sensibilis, propter et partem esse animalis hominem H. 300
ut speciem ad genus animal relatam. Unaquaeque enim 25
specierum quod quid est genus ipsius, hoc ipso quod
ostendente substantialem praedicationem generis de specie,
et ut idem est dicere quod quoddam animal esse hominem et
quod quamdam substantiam animatam sensibilem, sic et
aedificativam idem dicere esse artem quamdam et quod 89 va V
habitum quemdam cum ratione factivum, ut definitione hac
exaequante ad artem et convertente. Haec de aedificativa
dicens transit ad universale et ait et nulla neque ars est quae non
cum ratione factivus habitus est, neque talis quae non ars, quare idem
utique erit ars et habitus cum ratione vera factivus. Et est totum tale 35
quoniam, quia non solum aedificativa recipit hanc
definitionem sed et omnis ars, et nulli alteri congruit ista
ratio, quod non ars est, erit utique solius artis et omnis et
convertitur utique ad ipsam, quod et proprium definitionis,
dico utique neque aliquid definiti relinquere exterius neque 40
continere aliquid eorum quae natura aliena sunt ab ipso.
Dicere enim nulla ars est quae non cum ratione factivus habitus est
idem est ei quod est dicere quoniam omnis ars talis habitus
est. Hoc autem scilicet vera commune omnibus enumeratis.
Haec enim quinque sunt, secundum quae cum ratione et 45
intellectu verum dicere homo natus est, quia et canis nare
sagax verum dicet utique absconditi knodali faciens
scrutinium, non autem et ratio ipsi et intellectus adest, sola
autem quaedam naturalis aptitudo ad quaesitionem et
inventionem. 50

1140a1 EST AUTEM ARS OMNIS CIRCA GENERATIONEM


0-13 | ET ARTIFICIARE ET SPECULARI QUALITER
128 rb UTIQUE FIAT ALIQUID CONTINGENTIUM ET
C ESSE ET NON ESSE ET QUORUM PRINCIPIUM IN
FACIENTE, SED NON IN FACTO. 5

29 et] ex graec. suppl. 31 cum] quae scr. sed. exp. V 32 ad] a ante corr. V | de]
et praem. V 35 utique erit] inv. V 37 et1] om. V 39 utique] om. K
43 habitus est] inv. V 49 aptitudo] appetitudo V e,2 artificiare] resume
circa s.v. CK

2 ipsius] aὐτοῖ  B 26 et] om. a 32 generationem] κaὶ φθορὰν (et


corruptionem) B
64

Assignans artem quid est, dicit et rursus de subiecto ipsi, ut 106 ra K


perfectius ipsum comprehendamus. Ait enim quoniam
omnis ars circa generationem est, generationem nominans
contingentia, propter non manere in eodem. In eodem enim 10
mansio et firmitas necessariorum et super generationem
proprium, circa quae scientia. Ars autem circa contingentia.
Artificiat enim et speculatur, hoc est a se invenit propria
ratione utens, qualier utique fiat aliquid contingentium et esse et non
esse. Aliquando enim eius quod est fieri hoc ab arte contingit 15
fieri et non fieri, et post fieri contingit et abesse. Quare et esse
et non esse ab arte factum contingit. Et necessarium ipsi
nequaquam aliter, nisi secundum suppositionem, velut non
contingens simul secundum idem esse et non esse, ut non
contradictio simul verum dicat, de iam facto et recedente H. 301
dicto non esse aliquando quando, est. Hoc autem scilicet
quorum principium in faciente, sed non in facto ad distinctionem 109 va E
posuit eorum quae natura fiunt. Est enim videre et naturam
circa generationem operantem, sed natura quidem intus
existens et per corpora incedens sic in ipsis operatur, ars 25
autem non sic, sed extra corpora existens circa quae
negotiatur sic in ipsis operatur et sic ipsis artificiales species
imponit. Stauifactiva enim extra aes et tectonica extra
lignum, in artificibus autem existentes et ambae sic movent
subiecta, propter quod et extra ipsa secundum superficiem 30
species circumponunt. Quare factiva causa in artificialibus in
artificialiter operante est, non in facto, id est in subiecto et
recipiente factionem.

1140a1 NEQUE ENIM DE HIS QUAE EX NECESSITATE


4-16 SUNT VEL FIUNT, ARS EST, NEQUE DE HIS QUAE
SECUNDUM NATURAM, IN SE IPSIS ENIM HABENT
HAEC PRINCIPIUM.
5
Propter hoc, ait, circa generationem dicimus et circa
contingentia artem negotiari, quia non est ars eorum quae ex
necessitate sunt vel fiunt. Non solum enim entia ex necessitate 89 vb V
sunt, sed sunt et facta ex necessitate. Entia quidem

7 ipsi] ipso ante corr. E 9 ars] om. K | est] om. C 13 Artificiat] artificat VK
15 contingit] contincit ante corr. V 31 in2] et scr. sed exp. et in s.v. V 32 id est]
om. sed. s.v. add. V n,7 negotiari] negotari ante corr. C

9 aliquando (ποτὲ codd.)πρό τe scr. Heylbut | eius] τὸ a 20 existens] om. a


22 tectonica] τeκτονiκοῦ a 27 recipiente (δeχοµένῳ Bἐνδeχοµένῳ a
29 necessitate] ἀνaγκaίwν B
65

immateriales substantiae et incorporeae et coelestes sphaerae 10


et elementorum totalitates (manent enim et ipsa a Conditore
contenta), facta autem motus coelestium sphaerarum et
horae anni et talia, secundum naturam autem animalia et
plantae. A necessariis quidem igitur in non necessaria
essendo arti subiecta differunt, ab his autem quae secundum 15
128 va naturam, quoniam haec in se ipsis habent principium motus.
C
1140a QUIA AUTEM FACTIO ET ACTIO ALTERUM,
16-20 NECESSARIUM ARTEM FACTIONIS, SED NON
ACTIONIS ESSE. ET SECUNDUM MODUM
QUEMDAM CIRCA EADEM EST FORTUNA ET ARS,
QUEMADMODUM ET AGATHON AIT "ARS 5
FORTUNAM DILEXIT ET FORTUNA ARTEM".

Ostendens altera ab invicem actionem et factionem, assumit


hoc nunc ut confessum et ait artem factionis esse artem sed non
actionis, quia et fines artis opera sunt post artificalem 10
operationem permanentia, actionis autem sufficiens finis
eupraxia (id est bona actio), sufficiens habentis usque ad
bene ut finem obviare ipsius operationem. Apponit autem et H. 302
hoc scilicet secundum quemdam modum circa eadem esse fortunam
et artem, et huius rursus inducit testem poetam Agathonem, 15
amicas ad invicem fortunam inducentem et artem in eo quod
dicit ars fortunam dilexit et fortuna artem. Oportet autem
perscrutari modum secundum quem ipse Aristoteles circa
eadem esse ait utrasque ipsas et Agathon diligere ad invicem,
et erit utique quoniam utrisque subiectarum rerum causa 106 rb K
exterius et quoniam ambae alterum praeter operationem
opus habent. Artificians enim movet materiam ab extra
existentem ipsius, a fortuna autem adipiscens aliquam rem
sive bonam sive malam ab extra entem illius et operans 109 vb E
altera et intentionem habens ad altera, adipiscitur quod a 25
fortuna, puta si quis ad balneum abiens ut lavetur librum
adipiscatur quaesitorum, vel in vinea fodiens inveniat
thesaurum, vel vadens ad domum ad lapidem offendens

13 agathon] Agathon, Fragmenta, fr.6 (ed. Snell) 23 rursus] Aristoteles,


Ethica Nicomachea, VI,2,1139b10

10 immateriales] in materiales V 11 ipsa] ipse ante corr. V 13 secundum]


circa praem. sed exp. V 15 essendo] circa praem. sed exp. E q,10 opera sunt]
iter. K 25 altera] alteram E

6 essendo] ἀνάγκη B 12 eadem] τaῦτ' MbKb 32 entem] ὢν B


66

pedem laedat. Haec igitur omnia qui operatur ab extra, et


secundum accidens extra operationem perfectum est quidem 30
praeter operantis intentionem, est autem et apotelesma
alterum praeter ipsius operationem. Et secundum haec
fortuna et ars ad invicem assimulantur, differunt autem,
quoniam arti quidem secundum intentionem artificis finis ut
in plurimum, fortunae autem praeter intentionem operantis 35
finis et ut in minus.

1140a2 ARS QUIDEM IGITUR, UT DICTUM EST, HABITUS


128
0-23
vb QUIDAM CUM RATIONE VERA FACTIVUS EST,
C ATECHNIA AUTEM E CONTRARIO CUM RATIONE
FALSA FACTIVUS HABITUS, CIRCA CONTINGENS
ALITER HABERE. 5

Dicens sufficienter quaecumque oportuit de arte circa


propositum negotium assignat et contrarium ipsi, quod
atechnia est (quam nos inartificialitatem sive
inartificiositatem possumus dicere). Propter quod et inducit 10
rursus definitionem artis, ut velut ex comparatione ostendat
atechnian quid est. Si enim technH (id est ars) habitus cum 90 ra V
ratione vera factivus erit, atechnia e contrario factivus habitus
cum ratione falsa. Alia quidem enim secundum eadem ars et
atechnia, differunt autem secundum rectum et perversum et 15
verum et falsum. Sunt autem ambae et circa contingentia
aliter habere. Non enim utique in errorem et in mendacium
ars excideret et atechnian haberet operantem circa ipsi
subiecta, nisi aliter et aliter habere ipsa contingeret.
20
Cap. DE PRUDENTIA AUTEM SIC UTIQUE ASSUMAMUS, H. 303
VI SPECULANTES QUOS UTIQUE DICIMUS
1140a2 PRUDENTES. VIDETUR AUTEM PRUDENTIS ESSE
4-28 POSSE BENE CONSILIARI CIRCA IPSI BONA ET
CONFERENTIA, NON SECUNDUM PARTEM, PUTA 5

30 perfectum] perfectam scr. sed. exp. E 33 assimulantur] assimulantut ante


corr. V a,2 quidam] quidam V 3 atechnia] atechenia V 9 atechnia]
atechenia V | inartificialitatem] inartifialiatem ante corr. V 15 atechnia] scil.
operantus i.m. E 18 ipsi subiecta] inv. sed corr. et secundum ante subiecta sed.
exp. V d,3 videtur … 2292 prudentis] om. per homoiotel. C 4 ipsi] ipsa V

21 atechnian] ἀποτυχίaν a 31 utique (δὴ NbP2) om. 32 autem] δὴ (οὖν


Lb) | prudentis] φρονίµου a 33 ipsi (aὐτῷ NbP2Lb) aὑτῷ (om. Mb)
67

QUALIA AD SANITATEM VEL FORTITUDINEM,


SED AD BENE VIVERE TOTUM.

Quinque existentibus veridicis habitibus, quos hic


enumeravit de scientia et arte dicens, ordinat nunc tertiam 10
prudentiam, magis propriam existentem ipsis quattuor
morali et politicae speculationi. Ipsius enim recta ratio
mensura existit et pondus actionum, per quod et medium et
commensuratum in ipsis invenitur, et per ipsam mediam de
intellectivis habitibus traditio ad praeassumpta 15
continuationem recipit, quia et communicat utrisque
speciebus, intellectivis et practicis. Intellectivi enim existens
et ipsa, promptitudinem facit in actionibus ipsa praestans
ipsis et mensurans ipsas. Propter hoc et media hic ordinata
est, ante se ipsam quidem artem et scientiam habens 20
traditam, post se ipsam autem sapientiam et intellectum. 110 ra E
Intellectum autem dicimus hic non eum qui simpliciter et 106 va K
secundum existentiam, sed eum qui secundum habitum et
secundum participationem. Non enim utique veridicis
habitibus coordinaretur, nisi ut hoc significans assumeretur. 25
Anima enim ut quidem anima involute operatur, syllogizans
et transiens in conclusiones ex propositionibus, ut autem
participans intellectu simpliciter apponit, habens quidem et
principia et definitiones ut intellectus resonationes, facta
autem et ultra haec, cum intellectualis fiat, intellectualibus 30
intellectualiter congruens, si et non repente et simul ut qui
secundum existentiam, ut ab extra superveniens et ingrediens
et facta possessa. Proponens igitur definire prudentiam, ait
quoniam oportet incipere de ipsa speculationem ab his in
quibus consideratur existens, id est a subiectis in quibus ut 35
habitus est. Isti autem sunt prudentes. Manifestiores enim ad

26 non … simul] Proclus, In Platonis Parmenidem (ed. Cousin), 1165,24-25

6 sanitatem] poenitentiam scr. sed exp. V 16 utrisque] specibus ante corr. C


23 secundum2] operationem scr. sed. exp. V 27 propositionibus]
propositiones ante corr. V 29 resonationes] scil. anima s.v. C 31 ut] scil.
intellectus i.m. EK | qui] scil. intellectus i.m. C

1 qualia] οὐ praem. a | vel (ἢ NbP2 sed vide Eustratius, 303,36) vel] πρὸ Kb ἢ
πρὸ cett. 2 sed] ποῖ a add. MbPbKbOb | totum] ὅλw P2 (sed ὅλον in comm.
Eustratii) MbLb (vide Eustratius, 304,4-5) om. Kb 6 ipsis] τῶν codd.
25 intellectualibus] νοητοῖ  (intelligibilibus) codd. 26 congruens
(ἐφaρµόζουσa) congruens] ἐπiβάλλουσa (apponens) codd. 27 secundum]
ἀλλὰ κaθ' ἓν πeρieχοµένη τὰ πάντa κaὶ νοοῦσa κaθ' ἕκaστον, δiὸ κaὶ ἡ
τοiaύτη κaτάστaσi οὐ φύσi ἀλλὰ ἕξi τῆ ψυχῆ ὀνοµάζeτai add. codd.
68

nos et evidentiores habitibus sunt qui habitus habent. Et


129 ra assumit communem de ipsis opinionem ut confessum
C principium. Videtur enim prudentis proprium hominis posse
bene consiliari circa ipsi bona et conferentia. Quia autem multa talia 40
sunt et contingit esse aliquem directivum circa unum aliquid
bonorum et conferentium ipsi, contingit autem et circa plura
et circa omnia, propter hoc ait non secundum partem, puta qualia
ad sanitatem vel ad fortitudinem, sed ad bene vivere totum sive
totaliter. Non enim, si quis sciens quae ad sanitatem ipsi H. 304 | 90 rb
corporis vel quae ad fortitudinem, de his recte consiliataur, V
simpliciter utique ipsum bonum consiliatorem et prudentem
dicemus, sed ad omnia quae in totum vivere ipsi conferentia,
sive animalia sint haec sive corporalia sive exteriora. Si autem
et pro hoc scilicet totum "totaliter" quis accipiat, ut in quodam 50
transcriptorum invenitur, sed ad eamdem utique
intelligentiam dictiones utraeque ferunt, et si differre forte
videantur. Totum quidem enim expressionem habet ut
totalitatem quamdam faciens bonam vitam et partes ipsius
singularia, quae in moralibus considerantur actionibus et 55
operationibus, qualia sunt quae secundum virtutes et in
corporalibus consistentiis et in supervenientibus ab extra,
quaecumque horum et in nobis et contingentia, quorum est
unumquodque et servare et eligere. Hoc autem scilicet
totaliter simpliciter et universaliter ostendit. Ut ille esse 60
videatur omnibus prudens, non qui circa aliquid bonus
consiliator, sed qui simpliciter et circa omnia quae in nobis.
Ut sit figura intelligentiae differens, potentia autem eadem.

1140a2 SIGNUM AUTEM QUONIAM ET CIRCA ALIQUID


8-31 PRUDENTES DICIMUS, QUANDO AD FINEM
ALIQUEM STUDIOSUM BENE RATIOCINABUNTUR,
QUORUM NON EST ARS. QUARE ET TOTALITER
UTIQUE ERIT PRUDENS CONSILIATIVUS. 5

Et si non simpliciter, ait, prudens qui circa aliquid bene


consiliatur, sed qui simpliciter circa omnia ex quibus bene

38 assumit] assumunt ante corr. V 40 multa] m praem. sed. exp. V 52 ferunt]


fiunt V | si] d praem. sed. exp. E 57 corporalibus] operationibus scr. sed. exp. V
59 et1] om. K s,2 quando] quoniam ante corr. V

5 directivum] κaτορθwτiκὰ codd. 8 sive totaliter] om. codd. 14 quodam] τiσi


B 15 utique] om. codd. 16 intelligentiam] ἄνοiaν B 21 supervenientibus
(ἐπiσυµβaίνουσiν)supervenientibus] ἐπiβaίνουσiν a 22 contingentia]
ἐνδeχοµένην a
69

vivere homini constituitur, partibile ens et multifarium et


varium, sed igitur qui in omnibus bene consiliatur prudens, 10
erit cognitionem accipere a bene consiliatis singularibus.
Prudentes enim secundum singula dicimus eos qui ad finem
aliquem bonum bene ratiocinantur. Quare universaliter erit
utique prudens consiliativus. Ut enim circa unumquodque
prudens dicitur qui finem bonum proponit et bene ad frui 15
ipso consiliatur, et simpliciter utique erit prudens qui
universaliter finem bonum proponit et circa fruitiones ipsius
bene consilia et intentiones facit. Ut enim omnino singularia
129 rb ad nos universalibus sunt notiora, propter hoc et inductive
C ex singularibus universalia credere facimus. Hoc autem 20
scilicet quorum non est ars dictum est, quia est et de 110 rb E
artificialibus bene consiliari et eos qui non talia proponunt.
Haec autem arti et non prudentiae congruebant. Ostendit
autem iam alteras esse ab invicem artem et prudentiam. Si
autem et ex probabilibus facit constitutiones dictorum, non 25
oportet turbari. Dicebamus enim a principio quoniam
contingentia proposita et non oportet de talibus ex
necessariis ostensionem expetere. Consiliativum autem
nominavit aptum ad consiliari. Iste autem est qui bene
consiliatur. 30

1140a3 CONSILIATUR AUTEM NULLUS DE H. 305 | 106


1-33 IMPOSSIBILIBUS ALITER HABERE, NEQUE NON vb K
CONTINGENTIBUS IPSI AGERE.

Ad assignationem iam definitionis prudentiae paratus est ut 5


sic constituta, et distinguatur quidem ab ambabus scientia et
arte, de quibus iam sermonem fecit, convertere ad ipsas.
Interim autem igitur hic dicta a scientia dividunt prudentiam.
Quia enim consiliativus habitus prudentia, nullus autem de
impossibilibus aliter habere consiliatur, id est necessariis 10
(necessaria enim sunt quae aliter habere impossibile), sed
neque de non contingentibus ipsi agere, quae sunt
impossibilia vel simpliciter vel huic alicui. Simpliciter 90 va V

9 et1] om. K 10 bene] om. sed. s.v. add. V 20 facimus] faciamus ante corr. V
22 artificialibus] artifialibus V 24 iam] ex (?) ante corr. K c,2 impossibilibus]
impossibiliter ante corr. V 5 assignationem] assignandam ante corr. V
11 habere] haec praem. sed. exp. V 13 Simpliciter] alicui add. sed. exp. E

13 quorum] ὃ B 17 constitutiones (συσστάσei) constitutiones] στάσei a


35 non] om. a
70

quidem ut in uno momento in Thracia existentem in


Aegyptum venire, huic alicui pauperem existentem et 15
peregrinum et omnibus incognitum principari maximae
civitati in qua talis continetur. Si igitur consiliativa prudentia,
nullus autem de necessariis vel impossibilibus consiliatur, qui
in habitu ergo prudentiae neque necessaria habet neque
impossibilia habitui ipsius subiecta. Sic dicens de prudentia 20
et ea quae secundum ipsam operatione, necessaria et
impossibilia extra ponens, inducit ostendens alteram esse
secundum rationem a scientia prudentiam et ait:

1140a3 QUARE SI SCIENTIA QUIDEM CUM 110 va E


3-b2 DEMONSTRATIONE, QUORUM AUTEM PRINCIPIA
CONTINGUNT ALITER HABERE, HORUM NON EST
DEMONSTRATIO, OMNIA ENIM CONTINGUNT ET
ALITER HABERE, ET NON EST CONSILIARI DE HIS 5
QUAE EX NECESSITATE SUNT, NON UTIQUE ERIT
PRUDENTIA SCIENTIA NEQUE ARS.

Ex suppositione quidem ad invicem differentiam ostendit


scientiae et prudentiae. Tria autem sunt coniuncta in 10
syllogismo assumpta. Unum quidem quoniam cum
demonstratione scientia, alterum autem quoniam quorum principia
contingunt aliter habere, horum non est demonstratio, et tertium
quoniam non est consiliari de his quae ex necessitate. Quia autem
duo quidem horum superius ostensa sunt, primum scilicet et 15
129 va tertium, de his neque assumptione indiguit neque alia ratione
C aliqua ad constructionem, construxit autem solum secundum
statim inducens hoc scilicet omnia contingunt et aliter habere.
Videtur autem ut inducere hoc sermoni sequens opposito ad
secundum coniunctum. Coniunctum enim sic habet: quorum 20
autem principia contingunt aliter habere, horum non est demonstratio,
hoc est quorum problematum propositiones contingentes
sunt, horum demonstratio non est. Omnium enim
demonstrationum propositiones necessariae. Huic autem
oppositum, quoniam quorum principia contingentia, horum 25
est demonstratio, cui sequitur hoc scilicet omnia contingunt et H. 306
aliter habere. Quod videbitur utique sequi ut inconveniens
dicenti sermoni, contingentium esse demonstrationem. Si

14 in2] et CV 17 Si] sic (sit?) E 21 ea] eam CEK q,4 et] om. V
7 prudentia scientia] inv. V 11 cum] in V 18 contingunt] contingit V
26 est demonstratio] inv. E 28 dicenti] dicentis ante corr. K

6 habet] σχήµaτa codd. 12 quare (ὥστe)ὡ P2 29 contingunt] ἐνδέξeτai B


71

enim demus ex contingentibus principiis fieri


demonstrationes, omnia erunt contingentia et nihil 30
necessarium. Potest autem et aliter intelligi hoc scilicet omnia
contingunt et aliter habere quemadmodum conclusionibus dictis
ex contingentibus conductis principiis, ut talem habeant
intelligentiam quae dicuntur, quoniam per haec non est
demonstratio quorum principia contingunt aliter habere, quia omnes 35
ex contingentibus principiis conductae conclusiones
contingunt et aliter habere. Hoc autem non est demonstratio.
Demonstrative enim conclusa aliter habere non contingunt.

1140b SCIENTIA QUIDEM, QUONIAM CONTINGIT


2-6 ACTIBILE ALITER HABERE, ARS AUTEM QUONIAM
ALIUD GENUS ACTIONIS ET FACTIONIS,
RELINQUITUR ERGO IPSAM ESSE HABITUM 107 ra K
VERUM CUM RATIONE ACTIVUM CIRCA HOMINIS 5
BONA ET MALA.

Per dicta quidem a scientia divisit prudentiam, non autem et


ab arte, dicens scientiam ex necessitate syllogizare et 90 vb V
concludere necessaria, prudentiam autem ex contingentibus 10
et contingentia, et hinc rursus quoniam scientia quidem non
est consiliativa. De necessariis enim esse vel non esse nullus
consiliatur. Circa haec autem scientia. Prudentia autem
consiliativa et non est scientia. Quia autem concludens et
artem cum scientia divisit a prudentia, propter hoc haec 15
apponit, assignans causas de ambabus per quas et ab arte et a
scientia dividitur. Et neque scientia prudentia neque ars est. 110 vb E
Scientia quidem enim non est, quoniam activa est et circa
actibilia fit. Omne autem actibile contingit aliter habere,
scibile autem non. Non ergo scientia prudentia, ars autem 20
non erit quoniam altera specie actio et factio, quod et iam
praeassumens dixit. Haec sic dicens prudentiae definitionem
constituit sic inducens: relinquitur ergo ipsam esse habitum verum
cum ratione activum circa homini bona et mala. Hoc quidem scilicet
habitum verum cum ratione commune assumens scientiae et artis 25
129 vb et prudentiae (omnes enim hic enumerati habitus sunt vere
C

32 et] ante omnia V 37 et] om. sed. s.v. add. C s,5 activum] actvum ante corr.
V 17 est] om. K

6 haec] τοῦτο B 13 actibile] πρaκτiκὸν a 15 esse habitum] inv. Arist. et


Eustratius, 306,29 16 hominis (ἀνθρώπου Nb sed vide Eustratius
306,36)ἀνθρώπiνa M ἀνθρώπῳ cett. 30 actibilia] πρaκτiκὰ a 36 verum]
b

ἀλητῶ codd. 37 omnes … prudentiae] om. B


72

cum ratione), hoc autem scilicet activum ut quidem ad dictos


proprium prudentiae, commune autem et practicis artium,
hoc autem scilicet circa homini bona et mala hoc ut proprium
ponit prudentiae et perficit definitionem ad ipsam 30
convertentem. Circa homini enim bona et mala prudentia
negotiatur, ut haec quidem ipsorum inveniat ut eligat et
qualiter ad ipsa attingat consilietur, haec autem inveniat ut
fugiat et qualiter ipsorum perscrutabitur fuga ipsi adveniat. H. 307
Ambo enim haec prudentiae directiones et invenire 35
subiectarum rerum qualitates et de modis consiliari
secundum quos adeptio et fuga ipsorum aderit.

1140b FACTIONIS QUIDEM ENIM ALTERUM FINIS.


6-7 ACTIONIS AUTEM NON SEMPER, EST ENIM IPSI
EUPRAXIA FINIS.

Quia ad artem differentiam prudentiae tradens factivas 5


assumpsit artes, et in hoc dixit differre ad invicem artem et
prudentiam, in eo videlicet quod ars factum aliquod habet ex
ea quae secundum ipsam operatione perfectum, ut
aedificativa quidem domum, statuifactiva autem statuam et
unaquaeque factivarum quae sui ipsius, prudentia autem tale 10
nihil, sunt autem et artes practicae quaedam alterae praeter
factivas, quarum fines non factiones sed quaedam altera eis
quae secundum ipsas operationibus sequentia, ut exercitus
ductivae quidem operationi sequitur victoria sicut ei quae
aedificativae vel negotiativae domus vel divitiae, et alii fines 15
hi praeter operationes sunt, conveniens erat prudentiam
unam opinari practicarum artium. Propter hoc haec apponit,
ut et a practicis artibus ostendat alteram existentem
prudentiam. Omnis enim artis alterum praeter operationem
finis, sive factivae sive practicae, factivae quidem ut domus 20
vel statua vel aliquid alterum, practicae autem sive activae est
aliquod alterum operationi sequens praeter ipsam
operationem, ut victoria ei operationi quae exercitus

27 ad dictos] scil. habitus s.v. C i.m EK 31 homini enim] inv. VK sed


hominum K 33 attingat] contingat V f,5 ad] ab ante corr. V 6 ad] ab V
17 opinari] operari K 21 vel1] sive V

8 ipsorum] aὐτὸν B 14 semper (ἀeί P2Mb)ἂν eἴ η cett. | ipsi (aὐτῇ


N P )aὕτη M K O aὐτὴ PbLb
b 2 b b b 21 aedificativa] οἰκοδοµiκὴν a
statuifactiva] ἀνδρiaντοποiητiκὴν a 22 factivarum (ποiητiκῶν)πολiτiκῶν a
32 sive2 … quidem] om. codd. | ut] ὅτi τὸ τέλο ἕτeρον φaνeρόν ποίηµa γάρ
ἐστiν praem. codd. 33 est] eἰ κaὶ µὴ (om. a) ποίηµa τὸ τέλο praem. codd.
73

ductivae. Differt igitur et a factivis et a practicis artibus


prudentia, quoniam et ipsa practicus existens habitus ipsum 25
habet finem agere bene. Si autem et gloria multotiens et 91 ra V
laudes sequuntur bene operantibus, sed non fines haec
prudentiae. Esset enim utique prudens placens, non bonum
habens finem habitus ipsius, quod eupraxia est, sed placere
laudatoribus. Nunc autem nihil tale vere prudens curavit in 111 ra E
actionibus, sed qualiter bene dirigat in ipsis. Propter hoc
dixit quoniam factionis quidem alterum finis, actionis autem non
semper. Omnis enim factio habet factum ex necessitate
130 ra perfectum alterum existens praeter factionem, quae est
C factivi artificis operatio. Non autem et omnis actio habet 107 rb K
finem praeter actionem alterum, sed quaedam quidem ut
artes practicae habent et ipsae finem actionum, quaedam
autem ut prudentia practica ipsam eupraxiam habet finem et
nihil alterum praeter ipsam. Si autem et intellectivis
virtutibus coordinatam prudentiam practicam nominavimus H. 308
hic, nihil sermoni inconveniens sequitur, quia et practicus
intellectus nominatur quoniam et circa operabilia negotiatur.
Intellectiva igitur est, quoniam in mente est et ex mente
procedit, practica autem, quoniam in operabilibus sive
actibilibus operatur. 45

1140b PROPTER HOC PERICLEA ET TALES, PRUDENTES


7-11 EXISTIMAMUS ESSE, QUONIAM IPSIS BONA ET
ALIIS POSSUNT SPECULARI; ESSE AUTEM TALES
EXISTIMAMUS DISPENSATIVOS ET POLITICOS.
5
Dicens in definitione prudentiae, quoniam circa homini bona
et honesta practica (id est activa) est prudentia, constituit hoc
a communi conceptione. Quia enim, ait, circa talia prudentia,
propter hoc Periclea et eos qui secundum Periclea prudentes esse
existimamus, quoniam homines existentes possunt speculari quae 10
sibi ipsis bona et quae aliis hominibus secundum quod
homines sunt. Existimamus autem esse tales dispensativos et
politicos. Etenim dispensativi tales sunt quod possunt
speculari sibi ipsis et cohabitantibus bona, et politici similiter
quae sibi ipsis et concivibus, ut haec quidem eligantur, haec 15

44 sive] om. C p,14 similiter quae] inv. E

1 ductivae] κaὶ <τῇ> τῆ οἰκονοµiκῆ (scr. Heylbut, sed οἰκοδοµiκῆ codd.)
κaὶ τῇ τῆ χρηµaτiστiκῆ ὁ πλοῦτο add. codd. 19 et] om. codd. 26 aliis]
ἀνθρώποi Arist. et codd. sed ἄλλοi (aliis) ἀνθρώποi in Eustratio, 308,13-14
29 quoniam (ὅτi) ὅτe a 30 honesta (κaλά)κaκὰ codd.
74

autem abiiciantur, illi quidem in minorationem, isti autem in


maiorationem habitum ostendentes. Propter quod et politici
oikonomicis (id est dispensativis) admirabiliores. Quare et
quando sapientes divinum prudens nominant, ut ex illis
dispensativis et politicis viris ad archetypum illud prudentiae 20
nomen transferunt, cum ratione et ordine et concordia
disponens et salvans eam quae ex ipsis omnem factionem.
Oportet ergo recte dispensare et cum civibus conversari
volentes ad illud facere imitationem cum plurima
praeceptione et attentione, ut cum bono dispensantes et cum 25
civibus conversantes se ipsos et totas domos et civitates
salvent et ad facientem Deum referant.

1140b HINC ET TEMPERANTIAM HOC APPELLAMUS


11-16 NOMINE VELUT SALVANTEM PRUDENTIAM.
SALVAT AUTEM TALEM EXISTIMATIONEM. NON
ENIM OMNEM EXISTIMATIONEM CORRUMPIT
NEQUE PERVERTIT DELECTABILE ET TRISTE, 91 rb V
PUTA QUONIAM TRIGONUM DUOS RECTIS
AEQUALES HABET VEL NON HABET, SED EAS 111 rb E
QUAE CIRCA OPERABILE.

130 rb Adhuc idem firmat per temperantiae nomen (quod in graeco 10


C est sophrosinH), dico autem hoc scilicet quoniam circa
homini bona vel mala habitus est prudentia (quae graece
dicitur phronHsis). SophrosinH enim dicta est a sozein H. 309
phronHsin (id est a salvare prudentiam). Post etymologizare
igitur sophrosinHn transumit phronHseos (id est prudentiae) 15
nomen in existimationem generaliorem existentem
prudentia. Existimationes enim et opinio et scientia et
prudentia, ut ad genus relatae existimationem, et ait 107 va K
sophrosinHn talem existimationem salvare solam, circa
homini bona negotiantem vel mala. Sed non omnem 20
simpliciter. Et ostendit hoc ex contrario, dico utique ex non
temperatum esse, quod est delectabilis et tristis dominatio.

19 divinum] id est Deum s.v. CK i.m E | prudens nominant] inv. sed corr. K
h,13 phronHsis] phronisis V 15 sophrosinHnsophosinHn C talem
existimationem salvare solam add. sed exp. V (cf. ll. 5) | transumit] transeunt K
21 hoc] quod add. E

8 dispensare] οἰκονοµiκοὺ B 14 hinc (ἔνθeν)ὅθeν LbOb | appellamus]


προσaγορeύουσi B 15 velut] om. MbKb 17 corrumpit] σώζei B 19 duos]
δύο B 26 a] πaρὰ codd. 27 etymologizare] ἑτοiµολογῆσai a 31 ut] om. a
33 omnem] πᾶσa a
75

Neque enim hoc perdit omnem quam utique aliquis dicat


existimationem, puta ut si quis dicat quoniam delectabile et
triste dominantia in aliquo corrumpunt et pervertunt eam 25
quae de trigono existimationem, ut et vero existente hoc
scilicet duos rectis aequales esse angulos ipsius, existimet
quoniam non habent sic, sed possunt esse tres recti vel aliud
aliquid quod inducit negationem eius quod est duos habere
rectos trigonum. Neque unam enim habet 30
communicationem secundum sensum delectabile et triste,
circa quae temperantia negotiatur, ad talia theoremata et eas
quae de ipsis existimationes, sed corruptae ab ea quae
secundum sensum delectatione circa operabilia
existimationes sunt. Operabilia autem sunt, quae operantes 35
et tractantes vel dirigimus vel peccamus, hoc quidem cum
prudentia salvetur, quod et sophronein (id est temperatum
seu sobrium esse) est, hoc autem cum ipsa non salvetur,
quod est non sophronein. Dicitur autem sophronein quasi
sozein phrenas, id est salvare sensus. Et salvatur quidem, 40
cum neque a levitate delectationis ratio vincitur neque a
tristitiae asperitate, perditur autem cum ratio coniugatae
irrationalitati annuit, ut delectationem quidem seu
voluptatem persequatur propter delectationem, otium et
remissionem, tristitiam autem fugiat propter tribulativum et 45
laboriosum. Quod in multis hominum est videre factum
propter delectationem quidem turpiter vivere eligentes,
propter tristitiam autem vivere studiose declinant. Haec
dicens Aristoteles videbitur utique usque ad sophrosinHn (id
est temperantiam) statuere et usque ad operabilia secundum 50
ipsam operationem recti rationis et prudentiae. Delectabile
enim et triste soli videntur subiacere temperantiae, et his
130 va dominante ratione dirigi ipsam, victa autem ab ipsis,
C incontinentiam et intemperantiam habebit turpem animabus
advenire. Sed ubi ponemus fortitudinem et iustitiam, si 111 va E
temperantia sola salvat prudentiam? Vel enim alium
quemdam habitum praeter prudentiam in duobus his

32 theoremata] theoremta ante corr. E 36 peccamus] tractamus scr. sed. exp.


V | cum] est E 38 sobrium] sorbrium C | esse] iter. E 41 a1] om. K
45 tribulativum] tribalativum ante corr. C 50 statuere] stare K 51 rationis]
ex graec suppl.

2 puta … existimationem] om. B | ut si] ἵ νa a om. B 3 dominantia]


ἐπiκρaτοῦντο a sed ἐπiκρaτοῦντa scr. Heylbut 9 secundum] aὐτὸ praem. B
17 Dicitur … sensus] om. codd. 19 a levitate] τὴν λeiότητa a
22 delectationem] om. codd. 25 eligentes (aἱρούµeνοi codd.)eligentes]
aἱρουµένοi scr. Heylbut 29 rationis] om. a 35 praeter] πeρὶ a
76

quaeremus, quae ducet animas et ad horum directionem, vel


omnes temperantiae dicentur, et erit una practicarum
virtutum dominium omnium habens, sed non tres erunt 91 va V
secundum genus, quemadmodum traditum est. Dico utique
fortitudo, iustitia et temperantia. Quid utique ad haec
dicimus? Primum quidem quoniam sorores ad invicem
virtutes et multam ferunt ad invicem similitudinem. Quare et
ad invicem conferri confessae sunt, et nihil admirabile si de H. 310
una ipsarum ratio inducit et reliquas. Secundo quoniam
multiformia delectabilia et tristia et non omnia omnibus
subiacent, cum specifice ipsarum unaquaeque assumatur,
simpliciter autem delectabilia et tristia dicimus et delectatio
et tristitia omnibus subiacent. Propter hoc et universaliter 70
Aristoteles, ut et prius dictum est, dixit: «propter
delectationem quidem enim prava eligimus, propter tristitiam
autem a bonis recedimus». Dicit autem et Plato in Legibus:
«Ergo unum quidem nostrum ipsorum unumquemque
ponamus, duos autem possessos in eodem consiliarios 75
contrarios et insipientes appellatos delectationem et
tristitiam», velut delectatione et tristitia passionibus
existentibus communibus et consequentibus in actione omni,
insipientibus quidem vocatis propter irrationale, consiliariis
autem homini existentibus propter velut subiici ubique 80
homini hanc quidem eligere, hanc autem abiicere. Tertio
autem in his non specifice temperantiam hic Aristoteles
dixit, sed et de communi dictam in omnibus virtutibus.
Specifica quidem enim temperantia ut una assumpta
practicarum virtutum, non simpliciter circa omnia 85
delectabilia et tristia negotiatur, sed circa sola ea quae
secundum gustum et tactum. Sunt autem altera delectabilia et 107 vb K
tristia, circa quae fortitudo. Si enim et terribilia et ausibilia
subiecta huic dicuntur, sed quidem et his delectationes et

14 propter … recedimus] Aristoteles, Ethica Nicomachea, II,3,1104b9-11


17 Ergo … tristitiam] Plato, Leges, I,644c

58 ducet] dicet ante corr. V | horum] eorum V 62 et] om. V 65 conferri]


conferre ante corr. V | confessae] confessa ante corr. K 67 multiformia]
multiforma E 68 specifice] specivice ante corr. V 74 unum quidem] inv. sed
corr. V 76 insipientes] inspientes E 77 delectatione] passione scr. sed. exp.
V | passionibus] del scr. sed exp. 87 sunt...delectabiliaiter. K | autem altera] inv.
sed corr. C

1 quaeremus] ζητήσwµeν a 6 dicimus] φaτέον a 7 ferunt (φέρουσi


a)φέρουσai B 23 velut] πaντaχοῦ praem. codd. 29 negotiatur … tristia] om.
B
77

tristitiae coapparent. Audemus enim invenire delectabilia 90


sperantes, timemus autem tristia suspicantes, sed neque
iustitia sine delectabilibus et tristibus. Iniustum facit enim
iniustum faciens in distributionibus et commutationibus,
delectabile aliquid sibi ipsi adquirere concupiscens, et
machinatur non aufferri aliquid praesens et omnem tristitiam 95
declinans quam praesentis ipsi adquirit ablatio. Iustus autem
solum iustum agere finem sibi ipsi ponens vitae omnia talia
130 vb delectabilia et tristia vile existimans, solum iustum assumit.
C Qui quidem igitur in omnibus simpliciter delectabilibus et
tristibus ratiocinativae particulae animae naturalem servat 100
dominationem, ut neque ab una delectatione vel tristitia ipsa
superetur, erit utique iste simpliciter temperatus ut sanam 111 vb E
habens prudentiam et virtutibus omnibus ornatus, specifice
autem utique dicetur temperatus qui secundum gustum et
tactum delectabilibus nequaquam subiectus est et ipse haec 105
ratiocinativo supponens et ipsorum semper subordinans
ignobilitatem, ut utique nequaquam aliquid ipsorum
nobilitatem inquinet melioris. Quare Aristotelis hic
temperantiam non specificam assumpsit sed communem et
in omnibus exauditam virtutibus. Et non solum in 110
temperantia commune et specificum invenimus assumptum,
sed est hoc et in aliis invenire. Iustitia enim dicitur quidem
specifice quae in commutationibus directiva et
distributionibus. Dicitur autem et communiter, non solum
apud Aristotelem sed et apud alios sapientes, quae et H. 311
legalitas nominatur, de omnibus virtutibus servans positiva et
legalia et naturalia simul et politica. Servare enim proprium
uniuscuiusque particularium animae, ut rationem quidem 91 vb V
habere passionibus dominantem et propriam sic servantem
nobilitatem, iram autem rationi quidem oboedientem ut 120
domino et regi, concupiscentiam autem subordinanti et
suadenti cooboedire ipsi fortienti regnare ex natura
simpliciter iustitiae, iuste utique aliquis ponat proprium
maxime. Sequitur autem tali habitui et circa politica iusta ex
necessitate diligentia et directio. Sed et fortitudinem qualiter 125

95 aufferri] om. K 96 praesentis] praesentes ante corr. V 99 delectabilibus]


delectationibus V 102 iste simpliciter] inv. V 108 nobilitatem]
ignobilitatem C 110 exauditam] id est subauditam s.v. CK i.m E
121 subordinanti] subordinananti K

17 subordinans (ὑποτάσσwν a)πaρaτάσσwν 27 de] πaρὰ B


32 subordinanti et suadenti (ὑποτάσσοντi κaὶ πeίθοντi)πaτάσσοντa κaὶ
πeίθοντa B 34 ponat] θῆ τὸ a 35 autem] δὴ a
78

non utique aliquis dicet communiter et proprie dignum dici?


Simpliciter enim ad omnes passiones viriliter instare et
aspicere irreverberate animae oculo ad omnes et omnimodos
ipsarum insultus, sed et ipsam necessariorum indigentiam
pro nihilo existimare et vitae non parcere, ut nulli 130
irrationalium succumbat, qualiter non est bonae audaciae
propriissimum valde et eius quae secundum animam
virilitatis. Hinc existimo et consequens ad invicem de ipsis
dictum est. Recte ergo Aristoteles communis hic sumens
temperantiam, salvantem ipsam prudentiam dixit, ut sui 135
ipsius directione liberum servantem et non excidens
particularum animae a meliori. Vide autem quoniam et
dicens non omnem existimationem pervertere delectabile et triste, sed
eas quae circa operabile, universaliter hoc dixit. Non enim
secundum specificam temperantiam operabile solum 140
131 ra operabile est, sed secundum omnem practicam virtutem
C directa operabilia bona communiter et sunt et nominantur.

1140b PRINCIPIA QUIDEM ENIM OPERABILIUM, QUOD


16-21 CUIUS GRATIA OPERABILIA. CORRUPTO AUTEM
PROPTER DELECTATIONEM VEL TRISTITIAM,
CONFESTIM NON APPAREBIT PRINCIPIUM,
NEQUE OPORTERE HUIUS GRATIA, NEQUE 5
PROPTER HOC ELIGERE OMNIA ET OPERARI. EST
ENIM MALITIA CORRUPTIVA PRINCIPII. QUARE
NECESSE PRUDENTIAM HABITUM ESSE CUM
RATIONE VERA CIRCA HUMANA BONA 108 ra K
OPERATIVUM. 10

Ostendit qualiter temperantia circa delectationes effecta et


tristitias animae salvat, et ait quod principia operabilium finales 112 ra E
sunt causae. In haec enim aspicientes et haec nobismet ipsis
ut appetibilia proponentes prius, sic conamur in actiones. 15
Operabilia autem (sive actibilia) ait directa per actiones
opera, quorum unumquodque propter aliquem finem
operatum est, vel simpliciter bonum vel apparentem bonum.
Cui igitur hominum ratio a delectatione vel tristitia superata
corrupta est, quemadmodum oculus existens animae a 20

131 audaciae] bene ante corr. C 132 et] vale ante corr. C 140 operabile]
differentiam scr. sed. exp. V p,2 corrupto] corruptio V 18 apparentem]
appetentem C 19 Cui] cu ante corr. E

22 confestim] om. B | apparebit (φaνeῖ τai NbP2Pb)φaίνeτai cett.


31 tristitias] τὴν φρόνησiν add. Heylbut
79

dominante caecatur passione et non videt principium confestim,


id est finalem causam, sed opus est ipsi meditatione, ut
evigilet a passione et sine errore aspiciat ad bonum. Prohibet H. 312
autem et ab hoc passibilis dispositio pigrum faciens ab hac
superatum ad perscrutationem, quare et erronee habet circa 25
appetitum et aliud pro alio appetit et succumbit deteriori.
Hoc autem scilicet neque oportere huis gratia neque propter hoc
eligere omnia et operari oportet intelligere subaudientes hoc
scilicet non apparebit. Propter delectationem enim vel tristitiam
corrupto intellectum neque principium apparet, id est finalis 30
causa, neque oportere gratia huius finis et propter hoc omnia eligere et
operari, ut vere bono fine potiamur. Malitia enim corruptiva 92 ra V
finis, id est absconsiva quaedam, faciens neque esse videri
bonum praeter passibile per passionem ut tenebram
profundam ipsum exterminans. Haec dicens, inducit rursus 35
definitionem prudentiae ut conclusionem constantis
probationis, ex temperantiae nomine ut necessario sequente
hoc scilicet prudentiam habitum esse cum ratione vera circa humana
bona operativum (sive activum). Cum ratione quidem, quoniam
omnis actio hominis cum ratione. Coest enim ratio homini in 40
omnibus actionibus. Vel magis ratio agens est, quia et
secundum rationem homo. Passiones enim communes et
irrationalibus. Tamen ibi quidem servatur prudentia
temperato existente operante, vera et ratio, ceu et iudicans de
fine recte, ubi autem non servatur, mendacium, quoniam et 45
131 rb errans non bonum eligit ut bonum. Propter hoc et hoc
C scilicet cum ratione hinc scilicet vera apposuit, ut mendaci
existente ratione apud errantem. Practicum autem (id est
activum) propter electionem. Opus est enim electione ut
actio fiat. Sine enim electione speculans ratio verum 50
speculativa solum est, non practica (id est non operativa sive
activa).

1140b SED TAMEN ARTIS QUIDEM EST VIRTUS,


21-22 PRUDENTIAE AUTEM NON EST.

21 videt] vi ante corr. E 25 erronee] eronee ante corr. V 27 neque1] in ante


corr. V 29 delectationem] dilectionem ante corr. V 35 dicens] ducens ante
corr. V 43 irrationalibus] irrationabilibus V 44 ceu] seu VK | et2] om. sed s.v.
add. K 49 est] om. C 50 enim electione] inv. E

13 finis] τέλο a
80

Altera probatio, distinguens et ipsa ab arte prudentiam. Per


quae quidem enim dixit prius, eam quae ad scientiam ipsius 5
constituit alteritatem. Per quae autem post illam dicit, eam
quae ad artem differentiam ipsius manifestat. Potentia igitur
hoc ait quoniam prudentia quidem virtus, ars autem non. 112 rb E
Non ergo ars prudentia. Unde autem quoniam non virtus ars
et quoniam prudentia virtus? Quoniam artis quidem est virtus, 10
prudentiae autem non est. Virtus autem artis et artificis bene
artificiativum et circa propria opera et actiones directivum
indigentium. Est enim peccare artificem vel propter
negligentiam vel propter desidiam quae circa artificialia vel
propter non perfectum esse circa quae operatur et agit, H.313
prudentis autem peccatum secundum quod prudens non est,
propter hoc secundum quod autem malitia. Quare neque
virtus prudentiae, sed ipsum hoc prudentia virtus. Virtutem
autem virtutis esse non contingit, sicut neque motionis
motionem, neque generationis generationem, ut non in 20
infinitum progressio fiat.

1140b ET IN ARTE QUIDEM VOLENS PECCANS,


22-25 ELIGIBILIOR, CIRCA PRUDENTIAM AUTEM,
MINUS, QUEMADMODUM ET CIRCA VIRTUTES.
MANIFESTUM IGITUR QUONIAM VIRTUS
QUAEDAM EST, ET NON ARS. 5

Adhuc idem construit, quoniam altera genere ad invicem 108 rb K


prudentia et ars, ut prudentia quidem sit virtus, ars autem
non. Si autem altera genere, et altera specie ex necessitate.
Quae enim genera altera et specie altera. Ratio autem talis: in 10
arte quidem, si quis volens peccat, eligibilior nolente peccante,
puta si pictor vel statuifex vel aedificator directivus existens
circa propriam artem peccat, volens et inartificiose vel male
artificiose proprium opus operatur, contemptive vel
negligenter ipsum pertransiens vel propter mercedis forte 15
privationem vel aliquid tale alterum. Eligibilior enim utique
erit iste eo qui propter inartificiosiotatem involuntarie non 92 rb V

2 prius] Aristoteles, Ethica Nicomachea,VI,4,1140b2-6

s,5 prius] om. sed. s.v. add. K 6 dicit] dixit V 11 prudentiae] pudentia ante
corr. prudentia post corr. C 13 enim] om. sed. s.v. add. V 14 desidiam] desidam
E desidiem V 15 et] om. K 20 ut] et K e,7 Adhuc] ad hunc C
14 contemptive] conceptive K

3 illam] ἐκeῖ νa B 4 manifestat] πaiστᾶνai a 8 artis … artificis] τέχνη κaὶ


τeχνίτην a
81

attingit. Electionem enim aliquis accipiens, quo utique velit


131 va quis utrorumque in proprium opus uti, nequaquam utique
C praeiudicabit seu praeferet artificioso inartificiosum, sed 20
praeiudicans et praeferens bene artificiativum utetur utique
ipso bene, contemptus auferens causam, et suadebit utique
ipsum recte arte utentem et dirigentem opus perficere. Et in
arte quidem sic, circa prudentiam autem non sic. Ut prudens
enim operans, deinde volens peccans, vel ad contrarium finis 25
annuit pro bono malum eligens vel modum adquisitionis
derelinquens ad contrarium ducentem viam praeappretiavit,
et erit utique utrimque malus et malivolus, et propter hoc
fugiendus, non eligendus. Hoc autem et circa omnes virtutes.
Quare prudentia virtus, quoniam virtutum proprium ipsi 30
adest, ars autem non virtus, quoniam neque secundum
ipsarum proprium ipsis communicat. Virtus ergo, non ars
prudentia. Hoc autem scilicet minus vel pro hoc scilicet
nequaquam assumptum est, ut dictionis ostendit
manifestatio, vel pro hoc ipso minus, velut contingat 35
aliquando et prudentem esse eligibilem voluntarie
peccantem, puta ut cum ex alteris aliquis genus habens in
alteros et alienos teneatur captivus, deinde prudens et virilis 112 va E
apparens recipiat a detinentibus principatum in bello
adversus familiares et voluntarie victionem detinentium 40
machinetur. Erit enim utique iste peccans eligibilior his qui
unius generis, quibus voluntarie victoriam concessit.

1140b DUABUS AUTEM ENTIBUS PARTIBUS ANIMAE H. 314


25-28 RATIONEM HABENTIUM, ALTERIUS UTIQUE ERIT
VIRTUS, OPINATIVAE OPINIO ENIM CIRCA
CONTINGENS ALITER HABERE EST, ET
PRUDENTIA. 5

Quid quidem igitur est prudentia et quid differt ab arte et


scientia, dixit sufficienter. Differentibus autem particulis vel
potentiis existentibus animae, tradit hic in quali harum
prudentia subsistit. Dividit utique rationem animae in duo, 10
intellectivum et opinativum, ut intellectu ente ultra animam.

20 artificioso inartificiosum] artificiosum inartificioso V 27 ducentem]


ducens V 28 utique] om. V 30 prudentia] et praem K 37 puta] om. V
40 voluntarie] voluntate K d,10 utique] itaque scr. sed. exp. V
11 intellectivum] in praem. V

28 alterius] θάτeρον a 30 est (ἐστὶ NbP2Pb a)om. cett.


82

Et si enim intellectualem dicit animam et intellectum existere


ait in ipsa, sed non substantialiter existere in ipsa intellectum
ponit, sed possessum et ut habitum supervenientem,
quemadmodum et prius dictum est, propter hoc et veridicis 15
habitibus ipsum connumeravit, videns ipsum et possessum
ab extra et depositum. Pura enim facta et libera a passionibus
anima resplendet ea quae ad intellectum vicinitate, recipit
autem illinc intellectualiter operari, et sic entium assumit
comprehensionem simplicibus appositionibus contingens 20
ipsa, non repente ut proprie intellectus neque omnia simul,
131 vb sed secundum unum unumquodque ipsorum secundum
C intellectum circumambulans et ex alteris quae ab ipso
intellectu intelliguntur in alteram transiens. Ostendit igitur in
opinativa parte animae prudentiam fieri ex eo quod utraeque 25
hae, opinio scilicet et prudentia, circa contingentia negotiantur,
opinio quidem ut pars animae, prudentia autem ut habitus. 108 va K
Negotians enim anima secundum ipsius opinativum circa
contingentia et in eis quae circa haec operationibus
temporaliter et diutius perseverans, ex ea quae in his multa 92 va V
experientia in habitum vadit prudentiae et dirigit
contingenter quae dirigit, propter quod et neque semper
attingit propositos fines, sed est ubi et non attingit.
Sufficiens enim circa contingentia negotiantibus potentiis et
habitibus animae et ut in plurimum attingere proposita, 35
scientificum autem, quia circa necessaria facit operationem,
propter hoc et necessarios habet fines et intransgressibiles.

1140b SED TAMEN NEQUE HABITUS CUM RATIONE


28-30 SOLUM. SIGNUM AUTEM QUONIAM OBLIVIO
TALIS QUIDEM HABITUS EST, PRUDENTIAE
AUTEM NON EST.
5
Scientiam quidem et prudentiam per pauca ab invicem
divisit, ut subiectis utrisque ipsis in multum differre ad H. 315
invicem, sufficientibus existentibus et habituum harum
manifestare differentiam. Quia autem prudentia et ars ambae
circa contingentia negotiantur, homogenes (id est unigenum) 10

19 et] ut ante corr. K | entium] in praem. K s,10 unigenum] unigenitum ante


corr. V

1 existere (ὑπάρχeiν scr. Heylbut)ὑπάρχei codd. 4 veridicis (ἀληθeυτiκaῖ 


B)ἀρiθµητiκaῖ  a 10 repente (ἀθρόw a et Proclus, In Platonis Timaeum
commentaria, I,495,1-2 (ed. Diehl))ἀθροόν B 30 talis quidem (τῆ µὲν
NbPbP2)inv. cett.
83

subiectorum multam facit confusionem distantiae habituum.


Propter hoc et pluribus ipsi sermonibus opus erat ad
ostendere harum differentiam, in quo et ante assignationem 112 vb E
definitionis prudentiae multas ostendit dissimilitudines
existentes ipsis, apponit autem et adhuc post definitionis 15
assignationem. Commune quidem enim ait habebunt ambo
habitus esse cum ratione, sed prudentia non hoc solum habet,
sed est adhuc et circa humana bona activa, quod solius ipsius
proprium sed non et arti commune, cui sequitur et altera
cognitio differentiae harum artis quidem oblivionem fieri 20
animae, prudentiae autem non. Hoc autem fit propter secundum
artem quidem non semper operari, secundum prudentiam
autem oportet semper. Subiecta enim prudentiae semper
praeiacent homini, et oportet ipsum convenientibus uti
modis ut prudentem semper, ut potiatur ipsis. In virtute 25
enim vivere semper est naturae hominum debitum et ubique
et in omnibus operationibus et omnibus passionibus. Extra
quae omnia aliquando fieri secundum vitam naturae
hominum impossibile, in quibus omnibus opus est
132 ra prudentia. Propter hoc artis quidem fit oblivio, non autem et 30
C prudentiae, propter secundum prudentiam quidem operari
semper, secundum artem autem non. Propter quod et
multotiens diutius artifex ab arte recisus vel omnino vel in
parte ipsius obliviscitur.
35
Cap QUIA AUTEM SCIENTIA DE UNIVERSALIBUS EST
VII EXISTIMATIO ET EX NECESSITATE ENTIBUS,
1140b SUNT AUTEM PRINCIPIA DEMONSTRABILIUM ET
31-114 OMNIS SCIENTIAE, CUM RATIONE ENIM
1a3 SCIENTIA, PRINCIPII SCIBILIS NEQUE UTIQUE 5
SCIENTIA ERIT NEQUE ARS NEQUE PRUDENTIA.
SCIBILE QUIDEM ENIM DEMONSTRABILE, HAE
AUTEM SUNT EXISTENTES CIRCA 108 vb K
CONTINGENTIA ALITER HABERE. NEQUE
UTIQUE SAPIENTIA HORUM EST. SAPIENTIS ENIM 10
DE QUIBUSDAM HABERE DEMONSTRATIONEM
EST.

15 ipsis] ipsius V 21 prudentiae] prudentia ante corr. K 30 Propter]


secundum add. C | artis] autem scr. sed. exp. V 32 artem autem] inv. sed corr. C
inv. V 33 multotiens] diu ante corr. V q,11 habere] dicere V
84

De tribus veridicis habitibus docens iam Aristoteles, arte,


scientia, prudentia, proponit nunc tradere nobis de duobus 15
residuis, id est sapientia et intellectu. Et facit principium eius
quae de his doctrinae a scientificis principiis, ut ex his 92 vb V
manifestet nobis propositorum habituum intelligentiam.
Axiomata enim (id est dignitates) principia existentes
scientiarum resonationes sunt intellectus. Operatur enim 20
circa haec anima intellectiformiter. Hoc est secundum
imitationem eius qui proprie intellectus simplicibus et non
syllogisticis appositionibus ipsis apponens, et super
syllogismum omnem ipsorum faciens comprehensionem.
Quoniam quidem igitur de universalibus scientia, 25
manifestum hinc. Sensus enim circa singularia in subiecto H. 316
existens, communi sensitivo et organis utens, per quae ad
unumquodque proprie sensibilium operatur, scientia autem
secundum mentem (sive intellectum) habitus est, alterum
autem a sensu mens (sive intellectus), et multum ab invicem 30
ipsa distant. Si igitur sensus circa singularia, scientia non
circa singularia. Si autem non circa singularia, circa 113 ra E
universalia ergo. Omnis enim assumpta res vel ut universale
assumitur vel ut singulare, et intermedium horum nihil est.
Quia et cum de solitariis sive unicis scientia perscrutetur, 35
puta forte sole et luna si deficiunt vel propter quid deficiunt,
non ut de uno aliquo demonstrationes facit, sed ut sic
demonstrato habente, et si decies mille essent lunae et si
decies mille soles. Quoniam autem et de his quae ex
necessitate sunt scientia, et hoc dictum est prius, quoniam 40
autem et principia demonstrabilium, id est per
demonstrationem constitutarum conclusionum et omnis
132 rb scientiae, neque hoc immanifestum. Omnis enim doctrina et
C disciplina intellectiva ex praeexistenti fit cognitione, ut et
ipse Posteriora Analytica incipiens dixit. Sunt autem 45
principia definitiones et dignitates. Hoc autem scilicet cum
ratione enim scientia in praeparationem dictum est eius quod
est esse principium omnis scientiae. Principia enim causas
praebent demonstratorum, quae rationes sunt. Dicens autem
demonstrabilium et apponens hoc scilicet et omnis scientiae vel ex 50
aequidistanti idem dixit, ut demonstrabilibus per scientificam

15 scientia] id quod V scripsit, non liquet sed scientia add. i.m. 17 ut] om. K
20 sunt] sub V 22 imitationem] mitationem ante corr. V 28 scientia]
scientiae ante corr. C | autem] enim V 30 sensu] sensuo ante corr. V 32 Si …
singularia2] om. per homoiotel. K 35 perscrutetur] pescrutatur ante corr. V
36 vel … deficiunt2] om. per homoiotel. V 37 ut2] et add. V 38 demonstrato]
demonstratio E 43 immanifestum] manifestum C
85

cognitis cognitionem, quae cum ratione est et causae rei


comprehensio, vel ut demonstrabilibus quidem entibus
conclusionibus, scientia autem toto exitu totius syllogismi.
Sunt enim principia et demonstrabilium et scientiae demonstrabilium 55
quidem ut statuant quae secundum mentem, scientiae autem
ut utente hac ipsis ad demonstratorum firmitatem. Haec
dicens infert quoniam principii scibilis neque scientia erit, neque
ars, neque prudentia, non negotians circa huius
comprehensionem. Deinde dicit et causam propter quam 60
neque ars neque prudentia neque scientia principii est demonstrabilium.
Scientia quidem non est ipsius, quoniam scientia scibilis
scientia. Scibile autem demonstrabile, principium autem non
demonstrabile sed demonstrativum, ut demonstrationi
existens causa eius quod est constitui ipsam. Neque autem ars 65
neque prudentia principii, quoniam ipsae quidem circa
contingentia aliter habere sunt. Principium autem scientiae
necessarium. Sic quidem ostendit neque unam esse trium
secundum scientias principiorum, deinceps autem ait neque
sapientia horum est. Sapiens enim non simpliciter habet non 70
proprium sui ipsius demonstrare, sed est ubi utitur et
demonstrationibus. Si autem hoc, specie priora et sapientis
operatione principia demonstrationum, non enim utique 93 ra V
uteretur ipsis ut principiis et ipse ad demonstrare aliqua ipsi
cognitorum. 75

1141a3 SI UTIQUE QUIBUS VERUM DICIMUS ET H. 317


-8 NEQUAQUAM MENTIMUR CIRCA NON
CONTINGENTIA VEL ET CONTINGENTIA ALITER
HABERE, SCIENTIA ET PRUDENTIA EST ET 109 ra K
SAPIENTIA ET INTELLECTUS, HORUM AUTEM 5
TRIUM NULLUM CONTINGIT ESSE. DICO AUTEM
TRIA, PRUDENTIAM, SCIENTIAM, SAPIENTIAM, 113 rb E
RELINQUITUR INTELLECTUM ESSE
PRINCIPIORUM.
10

52 cognitis] cogentis V 53 quidem] quibus scr. sed exp. C 54 toto] ab ea s.v.


CK 55 et2 … demonstrabilium2] om. per homiotel. K 57 ad demonstratorum]
inv. V 59 non] ex graec. suppl. 61 neque scientia] ante neque prudentia V
64 demonstrationi] demonstrationem C 67 Principium] principia ante corr. V
73 demonstrationum] demonstrativum ante corr. C

27 circa...contingentia2 (τὰ µὴ ἐνδeχόµeνa ἢ κaὶ (om. Mb) ἐνδeχόµeνa


P M P K ) τὰ µὴ ἐνδeχόµeνa Nb τὰ µὴ ἐνδeχόµeνa ἢ κaὶ µὴ ἐνδeχόµeνa
2 b b b

LbOb 32 scientiam sapientiam] inv. codd.


86

Propositum erat in his de intellectu et sapientia dicere, quae


erant residua ex quinque veridicis habitibus. De tribus enim,
scientia et arte et prudentia, dixit sufficienter ut ad praesens
negotium. Assumpsit igitur in medium principia scientiarum,
ut hinc occasionem sumeret constituere nobis de intellectu 15
132 va intelligentiam. Ostendit igitur scientificorum principiorum
C neque scientiam existentem ut ipsorum comprehensivam
secundum quod scientia est, neque artem, neque prudentiam,
deinde neque sapientiam. Quia autem quinque existentibus
omnibus habitibus secundum quos verum dicimus, 20
secundum nullum quattuor horum comprehensio nobis
advenit principiorum, relinquitur ergo intellectum esse per
quem cognitionem ipsorum assumimus, et hinc manifestat
nobis intellectum esse secundum quem venimus in
cognitionem scientificorum principiorum et differre 25
intellectum a reliquis veridicis habitibus, quoniam nullus
illorum principia habet scientiarum sibi ipsi subiectum sed
vel solus intellectus. Secundum substantiam quidem enim
intellectus omnia habens in se ipso cognoscibilia et
simplicibus appositionibus et repentinis comprehendens 30
ipsa, nequaquam recedit ab ipsis qui autem in nobis
intellectus, secundum habitum habens esse, solas habet a
principio communes intelligentias proprias operationes et
intellectiones resonationes quasdam in se ipso simpliciter
existentis intellectus, cum autem a confusione passionum 35
abscesserit et coniunctas superexcesserit potentias et
perfectum ipsius assumpserit sui ipsius solius effectus, tunc
et unicuique intelligiblium simpliciter apponere potest, non
repente neque in aeternitate ut principaliter intellectus
comprehendens ipsa, sed secundum unum et unum et in 40
tempore et transcendens ab alteris in alterum, sicut
praedictum est. Oportet enim animam ea quae ad
intellectum vicinitate habere aliquid intellectuale eo quod
super ipsam ordinato participantem, ut et entium egressus a
prima causa secundum ordinem fiant, semper supposito 45
coniuncto ei quod ante ipsum et quamdam ad illud

32 praedictum] Eustratius, In Aristotelis Ethica Nicomachea vi


commentaria, 314,16-18 (ed. Heylbut)

s,13 et1] om. V 15 occasionem] circa scr. sed exp. C 36 abscesserit]


abcescerit V 41 transcendens] an scrib. transiens? 44 ipsam] ipsa C
ordinato] in praem. C ordinatio ante corr. K 46 ei] coniuncto add. sed exp. V

27 ipsius1] ἑaυτοῦ B | assumpserit (ὑπολaβήτai)assumpserit] ὑπολήψeτai


codd. 30 et unum] om. codd. | in] οὐ a 31 alteris] ἑτέρου B
87

possidente similitudinem, ut et post rationalem animam non


natura confestim et corpora, sed vitae quaedam alterae, quas
entelecheias aiunt esse inseparabiles existentes a corporibus
et proprie ipsorum advenientes complexionibus et his 50
dissolutis coabscedentes. Quibus et cognitione participat
sensibili et phantastica, imaginem ferentibus rationalis 93 rb V
cognitionis, ex qua ipsis et cognitionis participatio inest
propria tradente refulgentia, et nullus expetat animae H. 318
profectum in tantum procedere ut in intellectus proveniat 55
perfectam operationem, ut non et in substantiam
transponatur ipsius. Animali enim substantia manente, 113 va E
impossibile operationem in hoc venire, ut exaequetur ei
operationi quae est naturae super illam, ut non, causata
existens operatio substantiae, ulterius generantis causa fiat, 60
quod impossibile. Mensura enim unicuique profectus
132 vb proportionalis substantiae nata est fieri. Qualiter autem hic
C concludens sermonem et eos qui de intellectu habitus
dividens principiorum, tres quidem enumeravit, prudentiam
dico et scientiam et sapientiam, artem autem siluit? Vel propter 65
quod circa homogenea (id est ea quae unius generis) ipsae
utraeque. Circa contingentia enim et aliter habere ars est et
prudentia. Siluit igitur ipsam ut cum prudentia subauditam
eo quod circa homogenea negotiatur. Qualiter autem et
artem et prudentiam veridicis habitibus coordinatur? Scientia 70
quidem enim et sapientia et intellectus verum dicere ex
necessitate nata sunt, quoniam ipsis necessaria subiecta. Ars
autem et prudentia aliqualiter veridicae circa contingentia et
aliter habere negotiantes, quamvis et ars et prudentia non
attingunt finem quandoque et a vero decidunt. Si enim non, 75
erunt et ipsis necessaria subiecta. Hoc quaesitum est quidem
et superius, et quadam conveniente solutione ordinatum est, 109 rb K
gratia autem huius quod est et altera sortiri ordinatum est hic
et sortiatur et altera. Verum dicere enim et his ut in plus.
Eorum enim quae ut in plus omnis ars et prudentia similiter. 80
Quare propter hoc veridicae et ipsae, quoniam ut in plus

47 non] in E 51 coabscedentes] coabcedentes V coadscendentes K


52 phantastica] phantatisca K 54 refulgentia] refulgenteia ante corr. E
expetat] exptat ante corr. K 56 ut] et V 57 transponatur] subponatur ante
corr. V | manente] remanente V 58 exaequetur ei] inv. K 65 et1] om. V
propter] ex graec. suppl. 66 quod] quia K 70 coordinatur] coordinat K
72 Ars] hoc quaesitum est quidem et superius, et quadam conveniente
solutione praem sed. exp. V 75 enim non] inv. V

6 et phantastica] om. B | ferentibus] φeρούσa B 9 intellectus (νοῦ


codd)νοῦ scr. Heylbut 14 generantis (γeννώση B)γνώσew a
88

verum dicere ipsis sed neque aequaliter verum dicere et


falsum dicere, neque verum dicere in minus. Oportuit igitur
superare quod in plus illud quod ut in minus et veridicos
habitus et hos nominari. 85

Cap. SAPIENTIAM AUTEM IN ARTIBUS CERTISSIMIS


VIII ARTES ASSIGNAMUS, PUTA PHEIDIAN LATOMUM
1141a9 SAPIENTEM POLICLEITON STATUIFICEM. HIC
-16 QUIDEM IGITUR NIHIL ALIUD SIGNIFICANTES
SAPIENTIAM, QUAM QUONIAM VIRTUS ARTIS EST, 5
ESSE AUTEM QUOSDAM SAPIENTES
EXISTIMAMUS TOTALITER, NON SECUNDUM
PARTEM NEQUE ALIUD QUID SAPIENTES,
QUEMADMODUM HOMERUS AIT IN MARGITE:
"HUNC AUTEM NEQUE UTIQUE FOSSOREM DII 10
POSUERUNT, NEQUE ARATOREM, NEQUE ALITER
QUID SAPIENTEM".

De tribus docens veridicis habitibus, scientia, arte, prudentia,


quia futurus erat immittere in doctrinam eam quae de 15
sapientia et intellectu, intulit in medium sermonem
quemdam de scientificis principiis , quaerens qualis quinque H. 319
veridicorum habituum horum est principiorum inventivus et
scientiis haec tradens, et ostendens ex inductione quoniam
neque una quattuor est, reliquit ipsis intellectum ut ex ipso 20
partis et scientiis attributis. Et suffecit in praesenti tanta 93 va V
dicere de intellectu, quia qui de ipso sermo, si debet nunc
133 ra tradi, multa diligentia indiget et perscrutatione. Quae autem
C dixit hic de ipso, solum, intelligentiam quamdam ostendunt 113 vb E
obscuram ex quadam operatione manifestata ipsius, videlicet 25
ea quae circa communes conceptiones, quas dicimus
dignitates, circa quas operans noster intellectus
intellectualem operationem ostendit simplicem existentem
appositionem circa cognoscibilia, id est immediatam et
insyllogizabilem, ut non indigentem definitione media ad 30

82 ipsis] et ipsae praem. V | neque] non V 83 dicere2] om. per homoiotel. K


Oportuit] oportet C 84 ut] plus C om. sed s.v. add. K s,1 certissimis] scil.
artificibus s.v. K 2 pheidian] peidian V 8 quid] om. E 10 utique] ante
autem V 25 ex] et K | manifestata] ab casu feminini genitivo s.v. C
manifesta ante corr. et ab casu feminini genitivo i.m. E manifesta V
26 conceptiones] opiniones scr. sed. exp. V | dicimus] diximus ante corr. V

27 nunc (τέw a) τeλέw B 30 manifestata (ἐµφaiνοµένη a)ἐµφaiνοµένην


B 33 simplicem (ἁπλaνῆ B)ἁπλὴν a (ut Joannes Philoponus, In Aristotelis
libros de anima commentaria, 2,11-12 (ed. Hayduck))
89

intellectorum comprehensionem. Transit autem ad


sapientiam et perscrutatur de ipsa. Incipiens autem de
sapientia sermonem, assumit communem de ipsa hominum
opinionem et ait quoniam sapientiam et in artibus assumimus,
assignantes huius nomen certissimis artificum, puta Pheidian 35
latomum sapientem. Iste enim lapidum incisor existens et
imitationes rerum in lapidibus faciens possibilem
certitudinem in lapidibus fieri circa ab ipso factas ostendit
imitationes, animalium figuras imitans et plantarum et
aliorum quorumdam, ut et Polycleitus statuifex sapiens 40
nominabatur, certas et ipse imitationes in lapidibus
secundum possibile subiectis faciens. Haec dicens de ea quae
in artibus sapientia, docet differentiam assignatae artibus
sapientiae et vere sic dictae sapientiae, et ait quoniam in illis
quidem dicitur sapientia ut virtus existens artium, et illic 45
dictus sapiens, directivus existens in propria arte et
contingentem secundum ipsius subiectum dirigens
certitudinem, sic sapiens dicitur, et est quidam sapiens ut in
hac aliqua materia et hoc aliquo subiecto certum attingens, 109 va K
in quantum materiae natura recipit, et haec sapientia virtus 50
est, huic alicui arti congruens ut perfectionem eam quae
secundum artem superhabens, et ipsa est quam diximus
prius, quando differentia artis et prudentiae tradita est,
quoniam virtus quidem artis est, prudentiae autem non. Ut
prudentia virtute existente ipsa, non quidem et recipiente se 55
ipsa virtutem. Aliam autem, ait, esse sapientiam totaliter, non
secundum partem, hoc est non secundum hanc aliquam
materiam vel hanc, sed simpliciter et universaliter. Credere
facit autem et hoc ex communi opinione. Esse enim, ait,
sapientes existimamus totaliter, non secundum partem neque aliud quid 60
sapientes. Et attende qualiter hoc ipsum totaliter et hoc ipsum
aliud quid hic dicitur. Ut enim substantia quidem ens
simpliciter, quae autem in substantia et circa substantiam
non simpliciter entia, sed aliquid ens unumquodque horum
dicitur, et aliquid substantiae ens, puta quantitas substantiae 65
vel qualitas substantiae vel habitudo vel positio, ut iacere et

31 autem] om. sed. s.v. add. E 35 artificum] artificium ante corr. V


37 rerum … lapidibus] inv. et ante imitationes V 39 figuras] om. K 50 natura]
naturae ante corr. C 58 et] vel K 59 et] om. sed s.v. add. V | Esse] autem (ut in
Arist.) add. sed exp. E | enim … 60 totaliter] existimamus ait sapientes ante corr.
ait existimamus sapientes post corr. V 60 partem neque] om. V | aliud] aliquid
scr. sed. exp. V | quid] om. E 62 quid] om. E 63 in] et scr. sed. exp et i.m. E

12 τῷ ὑποκeiµένῳ B 23 quando (ὅτe post corr. B)ὅτi a


90

stare et recumbere vel in loco esse substantiam vel in H. 320


tempore vel aliud aliquid novem praedicamentorum, sic et 114 ra E
133 rb artium unaquaeque, quia substantiae subiectae in substantia
C et circa substantiam operatur aliquid, illius est cognoscitiva, 70
quod et operatur et quod in substantia et circa substantiam
imponit. Hoc autem est secundum artem species, quae in
propria materia artis ab artifice perficitur. Hoc autem est
accidens et propter hoc quid ens non simpliciter, et propter
hoc quaedam sapientia, quae secundum ipsum perfectio et 75
virtus. Sapientia autem simpliciter, circa entium cognitionem
negotians, id est substantiarum, non quoddam ens cognoscit 93 vb V
sed simpliciter ens, id est non accidens quod quoddam ens
est, sed substantiam quae simpliciter ens est. Ut igitur in
generationibus accidentis quidem ex non esse generationem 80
non simpliciter generationem sed quamdam generationem
dicimus, substantiae autem generationem totaliter sed non
quamdam, propter totaliter vere esse generationem, ut et
ipse Aristoteles nobis tradidit, sic et cognitionem et
sapientiam accidentium quidem uniuscuiusque cognitionem 85
quamdam, et sapientiam quamdam et secundum ipsam
sapientem quid sapientem et quemdam sapientem,
secundum substantias autem sapientem et secundum ipsum
substantiis sequentia totaliter sapientem et simpliciter
sapientem, omnium autem in amplius in sapientia optimum 90
circa principaliora entium negotiantem et sapientiam
optimam scientiam ipsius, quae est theologia. Substantia
autem triplex secundum eos qui circa Platonem, haec
quidem physica, haec autem mathematica, haec vero
theologica. Si enim et Aristoteles circa ea quae ex ablatione 95
dicit mathematicam negotiari, sed hoc non placuit Platonice
circa hoc opinantibus, quia quae ex ablatione sensibilibus
sunt et naturalibus deteriora, ut ex ipsis generationem
habentia et posterius generatione ipsorum subsistentia. Et
inconveniens esse aiunt animam, multo meliorem existentem 100
natura et singularibus et naturalibus habere in se ipsa
rationes subsistentes, sed non habere ante sensibilia species
et rationes proprias ipsi rationabiliter et animaliter
inhaerentes, meliores existentes et natura priores

69 subiectae] et add. V 71 et1] om. V 72 autem] secundum idem add. C


secundum] quod praem. V 74 quid] ex graec. suppl. quod s.v. V 79 est (ἐστiν
codd.)est2] del. Heylbut 80 accidentis] accidens V 82 dicimus] ut praem. K
87 quid] om. E 94 quidem] vero V | vero] quidem V

13 est2 (ἐστiν codd.)canc. Heylbut 19 uniuscuiusque] ἑκάστῳ a 35 et1] ἐκ B


91

materialibus et sensibilibus et singularibus, et si ex principio 105


ignorans has propter vinculum generationis utitur sensu et
ablatis a materia speciebus et rationibus, ut accendatur ex
ipsis in ipsa cognitionis vividus calor, qui ex propria natura et
Conditore existens ipsi confunditur eis quae ex generatione
passionibus, et indiget repurgatione ad manifestationem, ut 110
in cinere absconditum ignibile, quod utique disperso cinere
apparet et manifestatur et apprehendens materiam in
flammam multotiens reaccenditur. Adducit autem in
133 va testimonium eius quod est esse totaliter sapientem alterum 114 rb E
C praeter quemdam sapientem et quamdam poesim margiten 115
nominatam Homeri. Recordatur autem ipsius non solum
ipse Aristoteles in primo de Poetica, sed et Archilochus et
Kratinus et Callimachus in epigrammatibus, et testificantur H. 321
esse Homeri poema. Dicens igitur Aristoteles quoniam 109 vb K
secundum artes sapientium dictorum unusquisque dicitur 120
sapiens, ut virtutem habens in arte ipsius directivam eius
quod secundum ipsam bene, et dicitur iste secundum quid
sapiens, ut ostendat quoniam non talis est sapientia nunc ab
ipso dicta, inducit quoniam existimamus quosdam sapientes
totaliter, non secundum partem, neque aliud quid sapientes, id est 125
proprie et principaliter et non quo et secundum quid
sapientes. Quid autem ostendit ipsi hic hoc ipsum totaliter et
non secundum partem, diximus iam sufficienter ut inerat.
Homerus autem, dicens in Margite: hunc autem neque utique 94 ra V
fossorem dii posuerunt neque aratorem neque aliter quid sapientem, de 130
sapiente dicit totaliter ente et proprie sapiente, et non
secundum quid sapiente, ut dirigentes circa artes. Est enim et
fossorem foedere opus habentem directivum esse circa hoc et
propter hoc sapientem nominari, et aratorem similiter circa
arare existere sapientem, et alium circa aliud et alterum circa 135
alterum. Sed horum unusquisque quid sapiens, totaliter
autem sapiens ab his alter. Haec dicens inducit concludens:

13 in … Poetica] Aristoteles, Poetica, I4,1448a30 | Archilochus] frg. 153


Bergk 14 Kratinus] frg. 332 Kock | Callimachus] frg. 74 a Schneider

107 ablatis] alblatis ante corr. V 108 ipsa] scil. anima s.v. C i.m EK 109 eis]
ipsis K 110 manifestationem] manifestatione E 112 in] ut C
115 quamdam] quemdam K | margiten] margeiten ante corr. E 117 primo]
poe scr. sed exp. V 120 sapientium] sapientiam K 125 sapientes] quid autem
ostendit ipsi add. sed. vacat s.v. | id … 127 sapientes] om. K 127 ipsi hic] inv. K
129 autem2] utique V 130 quid] om. E 135 circa2] ante alterum1 sed exp. C

5 existens] ὑπῆρχeν B 14 epigrammatibus] τῷ ἐπiγράµµaτi B 18 bene (eὖ


a)om. B
92

1141a1 QUARE MANIFESTUM QUONIAM CERTISSIMA


6-17 UTIQUE SCIENTIARUM ERIT SAPIENTIA.

Unde igitur haec conclusio conducitur? Ex eo quod est


secundum unamquamque artem sapientem dici eum qui 5
secundum ipsam certus est. Consequenter enim et secundum
totaliter cognitionem sapiens erit qui circa totaliter
sapientiam certus. Haec autem est quae non solum ex
principiis ostensorum cognitio est, sed et ipsorum
principiorum, ut et circa ipsa veridica. Quid autem est verum 10
dicere circa principia vel habere rationes in quibus contingit
et de ipsis? Sunt enim quaedam principiorum, quae ratione
indigentia credere faciente ipsa non ex necessitate rationem
assignatam habent a scientibus secundum unamquamque
scientiam, sed ipsi quidem confessa ipsa accipiunt et ex ipsis 15
ea quae secundum ipsorum scientias demonstrant, sapiens
autem certior ens ipsis secundum cognitionem et horum
rationes assignat, si quo indigebit. Principia enim scientiarum
in tria dividuntur: dignitates, suppositiones, petitiones.
Dignitates quidem ut hoc, quae eisdem aequalia et ad 20
invicem aequalia. Dicuntur enim dignitates quaecumque et
discenti cognita et secundum se ipsa credita, manifestatione
133 vb forte sola ea quae secundum dictionem indigentia, verbi 114 va E
C gratia quod dictum est. Quando autem non habet quidem
intelligentiam dicti per se creditam audiens, ponit autem 25
tamen et concedit assumenti, tale suppositio. Esse enim
circulum figuram talem, secundum communem quidem
intelligentiam seu conceptionem non praeassumimus sine
doctrina, audientes autem concedimus sine demonstratione.
Quando autem rursus et incognitum est quod dicitur et non 30
concedente assumente tamen assumitur, tunc petitionem H. 322
vocamus, puta hoc omnes rectos angulos aequales ad
invicem esse. Ostendunt autem de aliqua suppositionum
negotiari studentes, ut non in entium secundum communem
conceptionem, discenti, ut Ptolomaeus terminum perfecti 35
corporis demonstravit habentem bene, signum supponens et

q,4 est] om. V 10 verum] vere scr. sed exp. E 14 a] om. E 15 accipiunt]
accipiuntur V 25 autem tamen] inv. sed corr. K 26 assumenti] assumpti ante
corr. V 31 tamen] non C 34 studentes] studentis ante corr. E | in entium]
inventium (?) V 35 Ptolomaeus] ptbolomaeus V 36 signum] id est
punctum s.v. CK i.m. E

9 quae] om. B 15 a (πaρὰ B)a] πeρὶ a 24 ea] om. B


93

in tria ostendens factum fluxum ipsius, hunc quidem


secundum longitudinem, hunc autem secundum latitudinem,
hunc autem secundum profundum, et quia non contingit ex
eodem signo plures tribus intelligere fluxus factos, 40
manifestum quod neque plures tribus contingit distantias
fieri. Et sic ostenditur perfectus ens terminus corporis qui 94 rb V
dicit esse corpus quod tripliciter distat. Est quidem igitur
totaliter sapientem et sic intelligere ut diximus, est autem et
aliter accipi tale. Quia enim prima philosophia, quae est 45
theologia, ars artium dicitur et scientia scientiarum, propter
hoc haec dicuntur, quia artificiat artes et scientificat 110 ra K
scientias, indemonstrata ipsarum principia, ubi convenit
manifestans et tradens his ipsa et praeparans has, ex traditis
ab ipsa proprios dirigere fines, puta ut in fabrili et 50
aedificativa cathetus est et corda et orthogonium trigonum,
quod amphadum apud aedificatores et fabros nominatur.
Cathetus quidem enim in usu existens aedificatori hoc solum
habet apud ipsum cognitum quoniam dirigitur per ipsam
cathetum quod aedificatur. Quae autem causa eius quod est 55
cordam (seu funem) appensum sibi ipsi plumbum habentem
aedificativae conferre ad rectificationem, ignoratur ab artifice
secundum quod artifex est quidam artis, sapiens autem
assignans causam propter quam cathetus rectificationi muri
confert, principium aedificativae constituit, et causa arti 60
constitutionis fit. Quia enim appensum cordae plumbum
grave corpus, gravia autem corporum inclinationem habent
ad universi centrum, secundum rectos angulos ducitur corda
recte, cui plumbum appensum est, et sic aedificativa recte
refertur sequens funis rectitudini. Rursus corda (seu funis) 65
secundum rectum utrimque ad extrema ligni extenta facit
134 ra lignum rectificari ablatis ab ipso ex omni parte superfluis,
C quae obliquitatem faciunt, ut recta linea causa existente ligno
ex appositione eius quod est rectificari. Rursus orthogonium 114 vb E
trigonum appositum erectis in altum columnis causa fit 70
stationi ipsarum rectitudinis, quia et ducta recta ad perficere
rectum angulum secundum cathetum ducitur, et sic
unicuique arti rationes et regulas sapientia tradens datrix ipsi

37 factum] id quod V scr., non liquet 51 orthogonium] et add. C 56 funem]


finem C 59 propter] causam add. C 62 corpus] corus scr. sed exp. V
63 universi] universum C 65 refertur] confertur ante corr. K
69 appositione] appossitione ante corr. C 73 rationes] rationis ante corr. E

8 sapientem] σοφῶν B 9 accipi (ἐκλaβέσθai B)ἐκβάλλeσθai a 18 apud


ipsum (πaρ' aὐτῷ a)πaρ' aὐτοῦ B 32 obliquitatem (λόξwσiν B)ξυλώσiν a
94

artificiositatis fit. Hoc autem ipsum inveniens et in scientia.


Geometra enim terminum (seu definitionem) signi recipiens 75
et lineae et superficiei et corporis nihil multum negotiatur de H. 323
ipsis, sed ut principiis ipsis utens quae ex ipsis demonstrat,
tres quidem assumens distantias, latitudinem, longitudinem
et profundum, ex quibus corpus constituitur, duas autem
longitudinem et latitudinem, ex quibus superficies, unam 80
autem sine latitudine distantiam, quae est linea, cuius
terminus utrimque signum est, impartibile determinatum seu
definitum. Sapiens autem primum quidem ostendit, ut
praeccipientes diximus, tres solas existentes distantias et
perfectam entem magnitudinem quae tripliciter distat, deinde 85
accipiens dignitatem manifestam quoniam omne terminans
terminato simplicius et necessarium esse deficere terminans a
terminato secundum distantiam. Qualiter enim utique erit
terminus se aequale ens terminato secundum distantiam vel
ipso in ampliora distante habet hinc ostensum, quoniam 90
terminans corpus superficies deficit ab illo secundum
distantiam, ut distante tripliciter corpore, ipsam secundum
duo distare, id est secundum longitudinem et latitudinem, 94 va V
similiter quia linea terminus superficiei est, necessarium
ipsam deficere a superficie secundum distantiam, ut sit linea 95
distans secundum unum, signo autem quia terminus ipsum
est rectae lineae, necessarium neque unam adesse distantiam,
deficienti omnino distantia, quoniam ab ipso terminatum
unam solam habet distantiam. Et sic demonstrati sunt omnes
demonstrati termini magnitudinum et sine magnitudine signi 100
habentes bene. Secundum quem igitur modum in his ostensa
est principia sapientia tradens, secundum eumdem et in aliis
artibus et scientiis perscrutans inveniet aliquis ipsam
inventivam principiorum. Propter hoc non quid sapiens, sed
totaliter sapiens primus philosophus dicitur, qui theologus 105
est. Propter hoc totaliter sapiens vocatus, quia et aliis
artificibus et scientificis, quorum unusquisque quid sapiens
causa est eius quod est esse sapientes.

1141a1 OPORTET ERGO SAPIENTEM NON SOLUM QUAE 100 rb K


134
7-18
rb EX PRINCIPIIS SCIRE, SED ET CIRCA PRINCIPIA
C VERUM DICERE.

75 definitionem] definitioni (?) E 76 negotiatur] negotiabitur V 89 se] si


CK 101 habentes] habentis ante corr. V o,3 verum] ante principia sed exp. E

16 se] om. codd. 20 id est (ἤγουν B)id est] ἢ a 21 quia (ἐπeὶ B)quia]
ἐποίησeν a 27 sine magnitudine (ἀµeγέθου)sine magnitudine] µeγέθου B
95

Haec conclusio est dictorum, habitu existente sapientia 5


manifestans simul quidem ipsius operationem, simul autem
et differentiam quam habet ad scientiam, scientia quidem
enim circa ea quae ex principiis veritatem habet principiis
utens ad ipsius inventionem, de principiis autem secundum 115 ra E
quod scientia est nequaquam perscrutans, sapientia autem et 10
circa principia veridica constituens et ipsa secundum sui ipsius
ad scientiam superexcellentiam.

1141a1 QUARE ERIT UTIQUE SAPIENTIA INTELLECTUS


8-20 ET SCIENTIA, ET QUEMADMODUM CAPUT
HABENS SCIENTIA HONORABILISSIMORUM.

Hoc quemadmodum porisma est dictae sequens conclusioni, 5


et ostendit sapientiam compositum existentem habitum ex H. 324
intellectu et scientia. Intellectus quidem enim cognitionem
habet veritatis principiorum, scientia autem, largita (seu data)
ipsa, assumens ex intellectu demonstrat propria problemata.
Quare, quia sapientia et principia habet ut intellectus et quae 10
ex principiis ut scientia, erit utique intellectus simul et
scientia. Propter hoc et capitis rationem in scientiis retinet.
Quoniam scientia honorabilissimorum est. Honorabilissima
autem principia. Si enim causae ipsa earum quae apud
scientias conclusionum, qualiter non utique erunt his quae in 15
scientiis honorabiliora? Capita igitur principia in scientiis
speculatorum, caput autem et sapientia scientiarum quae haec
largitur scientiis. Vel si velit quis, dicendum et sic capitulum
habens, quoniam quia scientiae non ex se ipsis habent
principia sed ex sapientia largita, dicentur utique huius gratia 20
et akephalae. Sapientia autem, quia per se perfecta et ex se
ipsa habet principia, propter hoc et scientia dicitur cum
capite, ut habens caput, quod est principia. Est autem,
existimo, non superfluum quaerere et de his, qualiter non
habitus solum veridici, vel et quattuor enumerantur, sed et 25
intellectus ut quintus apponitur. Sapientia enim intellectus est et
scientia. Solum quidem ens sciens ab ea quae secundum 94 vb V

7 ad] ante habet sed exp. C 12 superexcellentiam] superexcellentis ante corr. V


q,5 porisma] porismea ante corr. V 13 Quoniam] et add. K 21 autem]
akepbalae ante corr. K 27 ea] faciens scr. sed. exp. V

5 principiis2] ἀρχῆ codd. 12 et2] om. MbKb 13 scientia] ἐπiστήµην P2Mba


20 quae] om. a 26 honorabiliora (τiµiώτeρa a)honorabiliora] κυρiώτeρa B
29 quia] om. a 34 quaerere] κaὶ praem. B 35 vel (ἢ)aἳ codd.
96

sapientiam deficit perfectione, accipere habens solum


principia largita ab intellectu, non quidem et circa haec
habens veritatem, perficiens autem ad sapientiam iam habet 30
et intellectum et circa principia verum dicere. Qualiter igitur
intellectum in sapientia contentum ut praeter ipsam alterum
enumerat existentem? Vel quia composita sapientia ex
intellectu et scientia, oportuit primum esse ut partes ipsius
existentes, et sic ipsam ex utrisque ipsis componi, adhuc 35
134 va autem magis si et ab invicem contingit haec separari
C simpliciter et secundum se ipsa existentia prius, deinde
convenientia et sapientiam perficentia. Contingit enim
aliquem sine scientia intellectualem factum eam quae circa
principia habere veritatem, non quidem esse et scientem, ex 40
principiis demonstrata non cognoscentem. Propter hoc
neque sapientem a partium sapientiae altera deficientem, ut
et scientem non esse intellectualem contingit eam quae circa
principia nequaquam possidentem veritatem, quando autem
ambas concipit veritates et eam quae circa principia et ea 45
quae circa ea quae ex principiis, tunc et intellectualis est ut 115 rb E
theologus, et sciens (sive scientificus), ut quae ex principiis
per principia edoctus. Quare necessarium proprie
unumquemque veridicorum habituum de se ipso sermonem
(seu rationem) recipere. Ne forte autem honorabilissima 50
divina dicit et super generationem circa quae principaliter
prima philosophia negotiatur, quae et principia omnium
genitorum, ut vere entia et intellectu solo comprehensibilia, 110 va K
et propter hoc et honorabilissima , ut principalissima omnis H. 325
generationis, ex quibus recipitur sapientia et secundum 55
intellectum hominum operatio et circa principia scientiarum
verum dicere, accensum illinc lumen in viae deductionem
habens et in scientiis principiorum comprehensione, animae
oculo clarificato et immediatam unitionem terminorum
conspiciente, ex quibus immediatae propositiones 60
componuntur. Verum dicere autem circa principia ut
proprium dixit sapientiae, non quoniam scientiae accipientes

33 quia] quid (?) K 36 et] om. sed. s.v. add. K 45 principia et] om. E | ea] eam
K 46 circa … quae2] om. E 53 ut] et scr. sed exp. et s.v. add. E 54 et2] om. V
ut principalissima] om. C 55 generationis] om. K 56 hominum operatio] inv.
K 57 illinc] illic K | in] ut scr. sed. exp. et s.v. add. E 58 comprehensione]
cognitione scr. sed. exp. V

17 principia (ἀρχὰ a)principia] ἀληθeίa B 20 ut] κaὶ a 26 et …


comprehensibilia] om. B 28 sapientia (σοφίa)φiλοσοφίa a
31 comprehensione (κaτaλήψei a)κaτaλήψewν B
97

haec non verum dicunt secundum ipsa, sed quoniam circa


ipsa veritatem sapientia et scientiis tribuit, ipsa primo huius
faciens comprehensionem. 65

1141a2 INCONVENIENS ENIM SI QUIS SCIENTIAM


0-22 POLITICAM VEL PRUDENTIAM STUDIOSISSIMAM
EXISTIMAT ESSE, SI NON OPTIMUM EORUM QUAE
IN MUNDO, HOMO EST.
5
Per proxime quidem dicta ostendit differentiam quam habet
ad scientiam sapientia, per praesentia autem ostendit ipsam
differentem a prudentia. Confudit autem sermonem sive
rationem, hanc coniunctionem enim accipiens pro autem,
quod est invenire ipsum facientem in multis. Accepit autem 10
politicam in medium et scientiam ut coassumptam ab ipso ad
ostendendum alteritatem prudentiae et sapientiae. Ait igitur
inconveniens esse opinari scientiam politicam vel prudentiam 95 ra V
studiosissimam. Videamus utique qualiter ambo haec conferunt
ipsi ad propositum. Politicam quidem enim inconveniens esse 15
134 vb dicere scientiam, ut sequente inconveniente in dicere
C sapientiam esse prudentiam. Sapientia quidem enim ex
intellectu et scientia componitur, prudentia autem politica.
Dicens igitur sapientiam esse prudentiam sequens habet
inconveniens, dicere scientiam politicam. Sed hoc 20
inconveniens propter quid? Quoniam scientia quidem circa
necessaria negotiatur, politica autem circa contingentia.
Quare impossibile has ad invicem convenire, sic differentes
secundum subiecta. Non ergo sapientia prudentia. Studio
quidem enim digna et prudentia, sed non maxime primo et 25
principali, ut sapientia. Quoniam autem prudentia non est
studiosissima, ostendit hinc, prudentia circa homini
conferentia negotiatur. Si igitur erat homo eorum quae in mundo
optimum, erat utique et prudentia studiosissima. Sed quidem
hoc non est, ut ipse ostendit procedens. Non ergo sapientia 30
prudentia.

1141a2 SI UTIQUE SANUM QUIDEM ET BONUM H. 326 | 115


2-28 ALTERUM HOMINIBUS ET PISCIBUS, ALBUM va E
AUTEM ET RECTUM IDEM SEMPER, ET SAPIENS

i,11 medium] multis V 12 ostendendum] ostendendam V 15 ipsi] sibi V


29 et] om. V

5 scientiam] om. Arist. 7 existimat esse] inv. a et Arist. vulg. 12 Confudit]


συνέχei codd. 14 invenire ipsum] inv. a
98

IDEM OMNES UTIQUE DICERENT, PRUDENS


AUTEM ALTERUM. CIRCA SE IPSUM ENIM 5
SINGULA QUOD BENE SPECULANS DICERENT
UTIQUE ESSE PRUDENS ET HUIC CONCEDERENT
IPSA. PROPTER QUOD ET BESTIARUM QUASDAM
PRUDENTES AIUNT ESSE, QUAECUMQUE CIRCA
IPSARUM VITAM VIDENTUR POTENTIAM HABERE 10
PROVISIVAM.

Altera probatio de differentia sapientiae et prudentiae ex 110 vb K


diverso et eodem. Et inducit in medium velut exemplum
diversi quidem sanum et bonum, eiusdem autem album et 15
rectum. Sanum quidem enim his quae sunt diversi generis
alterum et alterum, et bonum similiter, puta hominibus et
piscibus. Cibus enim sanus vel diaeta vel aliud quid tale aliud
quidem hominibus, aliud autem piscibus, quia et complexio
altera et conferentia secundum complexionem diversis ad 20
sanitatem altera omnino. Et bonum similiter alterum.
Bonum autem hic non commune ait et simpliciter, sed
proprium unicuique. Bonum enim hominibus secundum
quod hominibus et terrestribus existentibus animalibus in
terra manere, piscibus autem aquatilibus existentibus morari 25
in aqua, album autem et rectum non his quidem est album et
rectum, his autem non, sed utrumque horum semper idem.
Sic et sapiens quidem idem utique dicerent omnes, ut non his
quidem sapiens apud hos autem non. Prudens autem non
idem omnibus, sed alterum et alterum. Illud enim prudens 30
135 ra quod speculator et invenit et eligit proprium bonum et aptat
C recte illius compositionem et hoc utique diceret prudens
iudicantium unumquodque, et si futurum est ipsi concedere
alicui sui ipsius salutem, huic utique concederet, quod utique
cognosceret sui ipsius cognoscens bonum, et sibi ipsi illud 35
procurans, ut sicut sibi ipsi salutem procurat sui ipsius 95 rb V
speculans bonum, sic et illi procuret. Et sic quidem omnis

s,4 dicerent] dixerunt V 5 enim] autem V 7 esse prudens] om. K 17 et2]


om. V | bonum similiter] inv. V 19 hominibus] homines ante corr. V | aliud]
aliut V 22 non] om. sed. s.v. add. K 36 sicut] sic V 37 illi] id quod C scr., non
liquet

3 quod bene (τὸ eὖ)eὖ P2Mb | dicerent (φaῖ eν Lb Mb)φησὶν cett.


4 concederent (ἐπiτρέψeiaν N P M a)ἐπiτρέψeieν LbOb ἐπiτρέψei PbKb
b 2 b

5 propter … provisivam] om. codd. 7 ipsarum (aὐτῶν NbP2Mb)aὑτῶν a et cett.


22 autem] om. a 25 ut non] οὐ πaρὰ B ὡ πeρὶ a 26 apud (πaρὰ B)apud]
πeρὶ a 32 illud] ἐκeίνῳ B 33 procurat] πeρiποῖ το B 34 et illi (κἀκeίνῳ
B)κἀκeίνο a
99

speculatio dictionis, et facta sunt iam manifesta secundum


integritatem quae dicuntur. Videamus autem secundum
partem sicubi indiget explanatione quadam. Si utique sanum 40
quidem et bonum alterum hominibus et piscibus. Volens ostendere
sapiens quidem apud omnes ens idem, prudens autem
alterum, et hinc remanifestare sapientiae differentiam ad
prudentiam, ut ostendat sui ipsius sermonem nullum quid
novum inducentem, propter hoc assumpsit sanum et bonum 45
ut apud altera secundum naturam entia altera, album autem et
rectum non commutata ad naturarum alteritates, sed apud
omnes entia eadem. Si igitur in illis, ait, sic habet, nihil
novum si et sapientia et prudentia ab invicem differunt. Et H. 327
sapientia quidem sic habet semper, prudentia autem 50
transcidit, simul commutata unicuique utilibus et 115 vb E
conferentibus. Sapientia quidem enim scientia
honorabilissimorum est, et ut subiectorum ipsi naturae non
permutantur et in altera trascidunt, sed proprias servant
proprietates, sic neque horum cognitio in aliquid aliud 55
transponitur, sed eadem est semper, prudentia autem, quia
conferens unicuique intendit et utile, haec autem apud alios
alia sunt, propter hoc et prudentia altera et altera apud
alteros et alteros est. Quare sapiens quidem idem utique
dicerent omnes, nihil alterum ens quam entia ut entia scire et 60
principia universorum quorum principia sunt, prudens autem
alterum et alterum propter utilium et conferentium
permutationem. Si enim et communius dicentes ut unum
conferens et utile nominamus, sed secundum speciem
perscrutantes multam utilium et conferentium invenimus 65
differentiam. Hoc autem scilicet circa se ipsum singula bene
speculans dicerent esse prudens sic coordinandum, singula enim
rerum aliquod prudens perscrutantia, dicerent utique esse
prudens illud speculans, id est assumens (et comprehendens)
bonum circa ipsum et ut continens a se ipso habere utilis et 70
conferentis cognitionem, apponerent utique quae sui ipsius

49 ab] ad C 51 transcidit] transibit V 59 utique dicerent] inv. V


64 secundum speciem] inv. sed corr. E 65 utilium] utilibus ante corr. V
conferentium] conferentibus ante corr. V 66 Hoc] haec E 69 illud] id scr.
sed. exp. C | assumens] assumans ante corr. E | et] om. C i.m. K 71 conferentis]
conferens V | apponerent] id est concederent i.m. CEK | ipsius] cognitionem
add. sed. exp. V

14 unicuique (ἑκάστῳ a)ἑκάστwν B 29 bene (eὖ P2Mb)bene] τὸ eὖ (quod


bene) codd. et Arist. cett. 33 habere (ἔχeiν τὴν a)ἔχον (ἔχην ante corr.) τῆ B
ἔχον τὴν scr. Heylbut
100

et suam salutem illi. Hoc autem scilicet singula neutraliter


dixit, ut ultra homines extendens intellectum, ut coassumens
et comprehendens in eodem et irrationalia. Et illa enim,
135 rb quod utique dicat quis in ipsis prudens, huic se ipsa 75
C concedunt, et ipsi sequuntur et ad ipsum coannunt, ut per
ipsum salutem invenientia. Propter hoc feminina masculos
sequuntur et voce ipsorum et statione et motione suspensa
sunt. Propter quod et bestiarum quasdam prudentes aiunt esse, 111 ra K
quaecumque circa ipsarum vitam videntur potentiam habere provisivam. 80
Credere facit sermonem ex communi opinione quoniam
prudentia habitus est eius quod est speculari unumquodque
sui ipsius bonum. Communior iste sermo est prudentia in
omnibus pertransiens quaecumque habentia videntur potentiam
provisivam. Ubique enim ubi communem invenimus 85
hominum opinionem de aliqua re, ut firma hac ad
quaesitorum credulitatem utimur. Ait igitur quoniam tantum
est natura prudentiae proprium speculari unumquodque sui
ipsius bonum, ut et in bestiis hoc homines dicant. Et 95 va V
bestiarum enim quasdam aiunt esse prudentes. Quas has? 90
Quaecumque circa sui ipsarum vitam videntur habentes potentiam
provisivam. Bestias autem nominat simpliciter irrationalia. In H. 328
his enim invenimus quaedam natura providentia sibi ipsis et
quae ad propriam salutem aptantia et adinvenientia, non
solum magnitudine et robore praevalentia, sed et brevia et 95
debilia. Ursa enim foveas invenit et speluncas hiemis
occultationem et quae ad cibum reponit, ut cum
improcessibilis ex frigore permaneat, habeat vivere ex quibus
reposuit. Haec autem sunt glandes et mala et nuces et si quid
tale alterum ad cibum ipsi aptum. In hieme enim animalia 100
venari vel rapere forte non habens, illis contenta est quae
reposuit. Et apis et formica similiter. Haec quidem mel in 116 ra E
alveariis reponit, haec autem fructus in propriis confert
foveis sibi ipsi, et sic habere cibum providens, quando non

76 ipsum] ipsam ante corr. V 77 feminina] femina E corr. K 80 vitam]


quaedam praem. C 81 Credere] autem add. C 85 provisivam] provisam C
87 credulitatem] crudelitatem V 90 enim] quidem V | aiunt] post prudentes
(ut in Arist.) K 92 irrationalia] irratiocinalia E 93 natura] naturae V
98 improcessibilis] improcessibilibus ante corr. V 99 glandes] glande C
grandes V 100 ipsi aptum] inv. V

1 suam salutem (τὴν σφeτέρaν σwτeρίaν a)τῆ σφeτέρa σwτeρίa B | illi]


om. B 9 ipsarum (aὐτῶν NbP2Mb)aὑτῶν a et Arist. cett. | habere] ante
videntur (φaίνeτai) a et Arist. 10 Credere] δὲ add. a | sermonem] τὸν βίον B
17 natura] om. a 22 invenimus] om. B 29 ipsi] om. a
101

est ipsi exterius abundare cibo. Et aranea telam praeparat, ut 105


venetur parva animalia ad cibum sibi ipsi conferentia. Hoc
autem scilicet videntur dixit et hoc scilicet potentiam, quia non
proprie ipsis neque ratio est neque providentia, sed naturales
quaedam proprietates, velut quaedam rationis resonationes
natura advenientes ipsis. 110

1141a2 MANIFESTUM AUTEM UTIQUE ERIT QUONIAM


8-33 NON UTIQUE ERIT SAPIENTIA ET POLITICA
EADEM. SI ENIM EAM QUAE CIRCA UTILIA IPSIS
DICUNT SAPIENTIAM, MULTAE ERUNT
SAPIENTIAE. NON ENIM UNA CIRCA OMNIUM 5
BONUM ANIMALIUM, SED ALTERA CIRCA 111 rb K
SINGULA, SI NON ET MEDICINALIS UNA DE
OMNIBUS ENTIBUS.

135 va De eodem et rursus ait, non solum prudentiam distinguens 10


C et dividens a sapientia, sed et ipsam simpliciter politicam. Est
quidem enim prudens et civis, sui ipsius quaerens utilia ut
homo. Est autem prudens et politicus, id est civis
praepositus et vel leges ponens vel perscrutans et constituens
communiter civitati conferentia et utilia. Si enim sapientiam 15
dicunt politicam, quoniam communiter civitatis speculatur
utilia, erunt multae sapientiae, quoniam et unaquaeque natura
animalium secundum sui ipsius proprietatem propria habet
utilia. Quia et proprium bonum quod secundum naturam
unicuique, ut et medicinalis alia et alia secundum 20
unamquamque naturam propter et complexionem esse
animalium aliam et aliam et quod secundum naturam
unicuique speciei alterum et alterum. Videbitur autem utique
eiusdem esse potentiae ei quae ante ipsam praesens probatio,
solum autem differre secundum commune et proprium, 25
quoniam illic quidem particularius prudentiam assumpsit, hic
autem communius et civilius.

105 est] ex nōo (?) corr. E | telam] araneam ante corr. E 107 scilicet1] om. C
M,13 politicus] om. sed. s.v. add. V 14 vel1] om. sed. s.v. add. V
17 unaquaeque] id quod V scripsit, non liquet

8 autem...erit (δ' ἂν eἴ η)δὲ κaὶ MbPbKb δ' eἴ η P2 δ' NbLbOba 9 sapientia]


om. codd. 10 ipsis (aὐτοῖ  NbKbLb)τὰaὑτοῖ  Arist. cett. 20 prudens]
πολίτη τὰ ἑaυτοῦ ζητῶν ὠφέλiµa, ὡ ἄνθρwπο, ἔστi δὲ φρόνiµο κaὶ
ὁ add. a 24 natura (φύσi)φύσei B
102

1141a3 SI AUTEM QUONIAM OPTIMUM HOMO ALIORUM H. 329


3-b2 ANIMALIUM, NIHIL DIFFERT. ET ENIM HOMINE
ALIA MULTUM DIVINIORA SECUNDUM NATURAM,
PUTA MANIFESTISSIMA EX QUIBUS MUNDUS
CONSTAT. 5

Oppositionem quamdam fert ad se ipsum. Quia enim in 95 vb V


praeassumptis ex eodem et diverso differentiam ostendit
sapientiae et prudentiae, sapientiam quidem dicens apud
omnes esse eamdem, utilium autem et conferentium 10
speculationem, quae est prudentia, non eamdem sed
secundum unamquamque naturam alteram et alteram, ut et
medicinalem, propter hoc infert haec opponens ad illa,
deinde autem et solvens oppositionem. Illic enim prudentiae
alteritatem ad se ipsam secundum differentias ostendit 15
animalium, alia et alia dicens unicuique naturae utilia, quare
et differre iuvativos ipsorum habitus secundum
unamquamque speciem animalis, ut secundum differens
naturarum et utilium differentium et habituum qui haec
persequuntur. Infert igitur ut forte, si quis dicit optimum esse 116 rb E
aliorum animalium hominem, et hinc esse manifestum quoniam
melior omni habitu alteris animalibus intendente utile
intendens hominibus utilitatem ferentia. Erit utique igitur et
sapientia prudentia, ut intendens omnibus meliora, quae sunt
meliori aliis naturae hominum utilia. Dicit igitur quod nihil 25
differt hoc, hoc est non conveniens est ad ostendere non
alteras existentes ad invicem sapientiam et prudentiam. Si
enim et eorum quae in communi cognitione animalium
melior homo, sed sunt alia in existentibus homine multum
secundum naturam diviniora. Et qui quidem circa Platonem 30
135 vb heroas aiunt et demones et alteras naturas et ipsa caelestia
C corpora meliora esse quam secundum nos, iste autem sola
assumit ad hoc manifestissima ex quibus mundus constitutus est.
Haec autem sunt caelestia corpora. Dant enim Graeci horum
unicuique animam et rationem et intellectum et prudentiam, 35
et hinc adiungunt ipsis et cognitionem unicuique ipsorum
boni et desiderium ipsius et providentiam et studium circa
ipsum, quod prudentiae proprium, velut esse et aliam praeter

s,2 homine] hominum ante corr. V 7 enim] autem praem. sed exp. E 9 dicens]
om. sed. i.m. add. K 17 differre] differentiae K 21 esse] est E
22 animalibus] habitibus scr. sed exp. K 25 Dicit] dicitur V 30 secundum] d
scr. sed. exp. C 38 velut esse] supple verum sit CK scil. verum sit E

3 multum] τiνa P2
103

eam quae hominum horum prudentiam diviniorem et


meliorem. Sed non propter hoc sapientiam neque ipsam, 40
quoniam sapientia, scientia existens et intellectus
honorabilissimorum natura, eadem est apud omnes in quibus
est. Si enim et commutatur quodammodo secundum intendi
et remitti, sed eadem secundum naturam est, ut album
remissum et intensum. Prudentia autem alia et alia est 45
propter esse aliud et aliud unicuique proprium bonum, quod
speculari repromittit. Hoc in sapientia non est videre. Natura
enim honorabilissima, quae ipsi ad cognitionem subiacent,
eadem apud omnes sunt, et si magis et minus cognoscunt
secundum differentiam eorum qui in cognoscentibus H. 330
habituum vel naturarum. Esse autem circulo latorum
corporum meliorem prudentiam et providentiam et
uniuscuiusue illorum bonum quam quae in hominibus
perscrutamur, ex corporali substantia in aliis ostendit, ex
nobis manifestioribus rationes faciens, divinissima quidem 55
dicens illorum corpora et corruptione superiora et
generatione, et hinc esse manifestum quoniam oportet haec 116 va E
et animata esse et rationali anima et intellectuali participantia
et prudentia. Et haec meliora quam secundum hominem, 96 ra V
velut inconveniens participantibus anima deterioribus 60
corporibus meliora anima non participantia, si quidem et
deterius corpore animato inanimatum et alia quaedam plura
his ulterius qui caelestia corpora et ipsorum potentias nostris
opinantur meliora, de quibus perscrutari nunc superfluum.
65
1141b EX DICTIS UTIQUE MANIFESTUM QUONIAM 111 va K
2-3 SAPIENTIA EST ET SCIENTIA ET INTELLECTUS
HONORABILISSIMORUM NATURA.

Prius quidem ostendit eum qui in nobis intellectum alterum a 5


prudentia et scientia ex ipsum quidem esse noscentem
principiorum, non alteram autem ex illis. Deinde de sapientia
dicere incipiens ostendit et ipsam alteram quidem existentem
a scientia et prudentia, simul autem existentem et
principiorum, scientem ostensa ex ipsis. Nunc autem 10

43 quodammodo] quo (?) praem. K | secundum] secundi V 53 bonum


quam] inv. V 56 corpora] eorum V 63 caelestia] non participantia si
quidem et deterius corpore iter. V e,6 noscentem] noces scr. sed. exp. V
9 a … existentem] om. per homoiotel. K

10 quae] πaρ' add. codd. | ipsi] aὐτὰ B 18 superiora (ἀνώτeρa B)ἀνwτέρa


a 24 alia] δὲ add. a 29 et1] om. P2LbOb et Eustr. 330,20
104

assignat et definitionem ipsius, conducens ex dictis ipsam et


136 ra dicens manifestum esse ex illis quoniam sapientia scientia est et
C intellectus honorabilissimorum natura, ut quidem principiorum
existens veridica intellectus, ut autem quae ex principiis
demonstrans ex ipsis principiis scientia. Superextollens 15
autem ipsam ei quae simpliciter scientiae, honorabilissimorum
esse natura ait scientiam, vel principia dicens honorabilissima,
ut ad ex ipsis demonstrata, ut causas existentia illis eius quod
est esse et cognosci, vel honorabilissima dicens divina ut
incoroporea entia et immaterialia et secundum se ipsa 20
subsistentia sine potentia. Per se operationes enim illa, quae
sunt semper entia et nequaquam a quo sunt transmutantia in
alterum, quod est videre in unoquoque eorum quae in
generatione. Quae enim in generatione et corruptione,
potentia semper consequens ipsis habentia, nequaquam stant 25
in eodem, sed semper fluunt et ad ultimum ex quo sunt in
alterum transmutantur a materia, quae potentia est,
nequaquam in eo quod habet perseverante. Non enim utique
custodiret proprium, si in uno aliquo staret, sed semper ad
alterum tendente desiderium, quoniam secundum se ipsam 30
potentia est, sed non operatio. Quae autem ab hac separata
ipsum hoc entia operationes nequaquam transponuntur ab
esse quod sunt. De quibus sapientia assumens intellectus et
scientia dicitur honorabilissimorum natura. Intellectus quidem ut H. 331
intellectualiter operans et intelligibilium, ut possibile homini 35
faciens comprehensionem, scientia autem ut mediatam 96 vb V
colligens cognitionem et proponens et hanc, quando indiget
per syllogismum manifestare cognoscibilia. 116 vb E

1141b PROPTER QUOD ANAXAGORAM ET THALEM ET


3-9 TALES SAPIENTES QUIDEM, PRUDENTES AUTEM
NON AIUNT ESSE, CUM VIDEANT IGNORANTES
CONFERENTIA SIBI IPSIS, ET SUPERFLUA QUIDEM
ET ADMIRABILIA ET DIFFICILIA ET 5
INTELLECTUALIA SCIRE IPSOS AIUNT, INUTILIA

11 conducens] concens (?) E 15 Superextollens] quod honorabilissimum


divinum dicitur i.m. C 18 ipsis] princi scr. sed exp. E 20 ipsa] ipsam K
24 Quae … et] om. per homoiotel. V 30 desiderium] id est appetitum s.v. CE
i.m. K | quoniam] quod scr. sed exp. V | secundum] om. V 32 hoc] id quod E
scripsit, non liquet 33 sunt] esse scr. sed exp. V 34 natura] a praem. sed. exp. E
36 mediatam] coniectari ()...facit ma () add. V sed enim ()...ma () del. (va-cat
s.v.) 38 cognoscibilia] gnoscibilia (?) E

1 ipsam (aὐτὸν codd.)aὐτῷ scr. Heylbut 6 ipsam] aὐτὰ B 11 quae (ἅπeρ


a)ὅπeρ B 32 aiunt] φaµeν P2 35 aiunt] φaµeν P2
105

AUTEM, QUONIAM NON HUMANA BONA


QUAERUNT. PRUDENTIA AUTEM, CIRCA HUMANA
ET DE QUIBUS EST CONSILIARI.
10
Ostendit quod dictum est, quoniam altera a prudentia
sapientia, et in amplius per quamdam alteram communem
opinionem. Circa viros autem confessos sapientes
Anaxagoram et Thalem. Ecce enim isti sapientes quidem 111 vb K
dicuntur, prudentes autem non, quia ignorant conferentia sibi 15
ipsis. Circa ea enim quae super vitam hominum et
communem ipsorum conversationem superelevantes se
ipsos, ea quae secundum vitam conferentia despexerunt. Isti
enim, ait, sciunt difficilia et daimonia (quae nos transtulimus
136 rb intellectualia) et superflua et admirabilia. Superflua quidem, 20
C quoniam extra conferentia sunt ad praesentem vitam,
admirabilia autem ut ultra hominibus cognita et ut in minus in
scientia natura ipsorum venientia, difficilia autem, quoniam
labore indigent plurimo ad directionem, daimonia autem,
quoniam animabus alienatis a corpore secundum 25
habitudinem, cui natura colligantur sic in cognitione, natae
sunt fieri, quoniam et daimonicis (id est intellectualibus)
assimulantur naturis factae super hominem. Haec autem sunt
naturalia et mathematica et adhuc magis theologica. Talia
autem sunt a sapientibus cognita, inutilia quidem humanae 30
vitae. Et quaerentes ipsa sapientes non humana bona
quaerunt, sed quae super hominem. Talia autem quaerere
non est prudentiae, de qua ipse hic sermonem fecit. Haec
enim prudentia circa humana bona negotiatur, quae et
consiliationi subiacent, contingentia entia et ad utrumque se 35
habentia circa directionem. Oportet autem non latere
quoniam invenimus veteres multotiens prudentiam et
cognitionem simpliciter nominantes, et ipsorum
honorabilissimorum natura, ubi et in Deum hanc ferunt. Ut
autem et Chaironeus Plutarchus non enim argento, ait, et auro 40
beautum divinum neque tonitruis et coruscationibus forte, sed scientia et
prudentia. Alia quidem enim Deus quibus indigent homines dat,

34 Plutarchus] De Iside et Osiride, 1,351D (ed. Sieveking)

p,11 dictum] quoniam V 23 difficilia] difficilis ante corr. E 32 Talia … 3688


fecit] om. C 33 est] om. V | ipse hic] inv. V 39 ferunt] fecerunt V 40 non]
non scr. sed exp. et add. E

1 autem quoniam (δ' ὅτi Arist.)δὲ δiότi B 2 prudentia … humana] om. P2


8 quidem] κaὶ a 17 venientia] ἐρχοµένwν a 36 homines] ἀνθρώποi B
106

intellectum autem et prudentiam non tradit propriis usus his et utens.


Et nequaquam haec dicens sic sapiens consiliativum habitum
de his quae utilia hominibus ostendit, sed quamdam H. 332 | 96 vb
cognitionem entium, secundum quam in se ipso prima causa V ra E
117
omnia et antequam essent praeassumpsit.

1141b PRUDENTIS ENIM MAXIME HOC OPUS ESSE


9-12 DICIMUS BENE CONSILIARI. CONSILIATUR
AUTEM NULLUS DE IMPOSSIBILIBUS ALITER
HABERE, NEQUE DE QUIBUSCUMQUE NON FINIS
ALIQUIS EST; ET HIC OPERABILE BONUM. 5

Adhuc de eodem ostendit, dico autem de eo quod est non


esse idem sapientiam et prudentiam. Et prius quidem ex
subiectis utrique, prudenti et sapienti, ostendit quaesitum.
Alteris enim entibus subiectis circa quae sapientia et 10
prudentia negotiatur, alteri ex necessitate et habitus qui circa
ipsa, ut in geometria habet et arithmetica. Quia enim et
alterum numerus et alterum magnitudo, alterae ex necessitate
et ad invicem sunt et arithmetica et geometria, quoniam haec
quidem circa numeros, haec autem circa magnitudines 15
negotiantur, quia et aliter et aliter habentia sunt circa utraque
speculata subiecta. Si enim circa idem genus scientiae
136 va negotiantes alterae sunt ad invicem, cum apud hanc quidem
C aliter habens, apud hanc autem aliter assumatur, multo magis
erunt alterae, cum et simpliciter sint subiecta altera. Quid 20
autem est quod dicit, manifestum ex arithmetica et musica et
geometria et astronomia. Arithmetica enim et musica circa
numeros negotiantur, sed haec quidem ut secundum se ipsos
consideratos, haec autem ut in habitudine assumptos.
Superfluum enim et perfectum, et perfecte superfluum et 25
superflue perfectum secundum se ipsum, si vis autem, et
primum et incompositum et secundum et compositum, et
talia, diatessaron autem et diapente et diapason ad aliquid. 112 ra K
Hoc enim secundum sexquitertiam habitudinem numeri, hoc
autem secundum sexqualteram, hoc autem secundum 30
duplam. Eodem igitur existente numero utrisque, alterae ad
invicem sunt arithmetica et musica propter solum hoc

p,7 est non] inv. V 16 et1] om. K 19 aliter habens] inv. sed corr. E 24 ut] om.
V 25 enim] om. C 29 Hoc] haec E 30 sexqualteram] sexqualterara (?) C

1 autem] om. B 3 quamdam] ἑνiaίaν codd. 10 quibuscumque] ὅσον a


18 et2] om. B 25 assumatur (λaµβάνητai scr. Heylbut)assumatur] λaµβάνeτai
codd. 30 consideratos] θewρουµένη B 35 hoc … numero] om. B
107

scilicet secundum se ipsum et in habitudine. Sic et geometria


et astronomia circa idem quidem genus scilicet quantum
utraeque, sed haec quidem circa quod in mansione et 35
statione, haec autem circa quod in motu est. Propter hoc ad
invicem alterae. Et sic quidem superius differentiam fecit
sapientiae et prudentiae. Haec autem probatio ex utrisque
est, et subiecto et operatione. Consiliari quidem enim
operatio prudentis, contingere autem aliter habere et non 40
contingere ex subiectis quae subiiciuntur habitibus
assumitur. Est autem sic syllogizare propositum, prudentis
maxime opus aimus bene consiliari. Sapiens quidem secundum
quod sapiens est, non consiliatur. Sapiens ergo necessario 97 ra V
non est prudens secundum quod sapiens est. Vel e converso, 45
prudens non est sapiens secundum quod prudens est. Est H.333
enim utrumque ex assumptis propositionibus conducere in
secunda figura. Quoniam autem sapiens non consiliatur, sic
ostendit. Sapiens circa impossibilia aliter habere negotiatur. 117 rb E
De impossibilibus aliter habere nullus consiliatur. Sapiens ergo non 50
consiliatur. Hoc autem scilicet quibuscumque non finis est et
hoc scilicet operabile bonum alterius syllogismi est propositio,
et oportet apponere et alteram propositionem, ut et hic
syllogismus fiat. Et est sic dicere, circa quaecumque sapiens
negotiatur horum non est finis operabile bonum. Circa 55
quaecumque prudens negotiatur, horum unicuique est finis
operabile bonum. Sapiens ergo non est prudens, manifestum
autem quoniam secundum quod sapiens est. Contingit enim
eumdem utrosque habere habitus, et esse sapientem et
prudentem, sed videlicet secundum alium et alium habitum. 60
Non enim unus est propter hoc quoniam in eodem et uno
136 vb inveniuntur aliquando et utrique. Quemadmodum neque si
C geometria et arithmetica sunt simul, unam et eamdem
utrasque dicemus scientias, quoniam in eodem inveniuntur,
nisi alicubi secundum accidens. Hoc autem scilicet neque 65
quibuscumque finis aliquis est et hoc scilicet operabile bonum, hoc
ostendit quoniam est quidem et sapienti finis speculationis et
studii, si quidem non vane ipsi labor omnis vera perscrutanti,
sed finis sapientis speculatio veritatis est et entis
comprehensio, non autem aliquod operabile bonum. 70

33 ipsum] ipsam ante corr. E 52 bonum] circa quaecumque prudens


negotiatur add. V 53 et3] om. V 65 scilicet] om. C

11 secundum quod (ᾖ B)κaθὸ µὲν a 12 necessario] ἀνaγκaίw a


17 ostendit] δeίκνυτai a 18 De] δὲ add. B 19 finis] aliquis (τi) Arist.
22 circa … bonum] om. B 32 utrasque] ἀµφοτέρai a
108

Operabile enim est bonum quod per actionem dirigitur,


speculatio utique ab actione altera.

1141b SIMPLICITER AUTEM BONUS CONSILIATOR


12-14 OPTIMI HOMINI OPERABILIUM CONIECTATIVUS
SECUNDUM RATIOCINATIONEM.

De prudentia dicens et quoniam prudentis proprium 5


consiliari, et hoc bene, et quoniam circa contingentia et aliter
habere prudentia, et ex his a sapientia altera, quoniam illa
circa necessaria et de quibus consiliari non contingit,
consequenter definit et simpliciter bonum consiliatorem quid
est, quoniam optimi homini operabilium coniectativus secundum 10
ratiocinationem. Hoc quidem coniectativus ordinans ut genus,
reliqua autem ut differentias. Et hoc idem genus dividit
prudentiam ab intellectu et sapientia et scientia. Coniectari
enim meditari est et intendere et ratiocinari qualiter erit
propositum directum, quorum nullum tribus illis congruit 15
habitibus. Circa necessaria enim illi, circa contingentia autem
coniectari. Optimum autem homini, ut differentia positum in
definitione, a perfectis secundum artem dividit prudentem 97 rb V
et prudentiam. Bona quidem enim et bonarum artium
existunt apotelesmata, sed nihil ex illis existit homini 20
optimum. Domus enim et thronus et mensa et vestimentum H 334
et talia bona quidem homini ut expedientia et utilia, nihil
autem ipsorum homini optimum, sed hoc est supponere
rationi passiones et dominam ipsam et dominatricem 112 rb K
irrationalitatis facere. Operabilia autem dicuntur bona quae 25
per actionem diriguntur, puta in bello viriliter agere, a 117 va E
concupiscentia debellatum continere, et quaecumque talia.
Quorum omnium optimum et excellentissimum
impassibilitas et extra fieri a carne, secundum electionem
adhuc natura ligatum. Hoc autem scilicet secundum 30
ratiocinationem assumptum est, quoniam hoc pars est animae
quae in talibus dirigit, quod et ipsum cum aliis dividit
prudentiam a dictis tribus veridicis habitibus, quoniam in illis
non practicus intellectus, qui ratiocinatio est, operans est, sed

s,1 consiliator] secundum praem. sed exp. E 20 sed] et K 24 irrationalitatis]


‡irrationabilitatis V 32 dirigit] diriget V

5 homini] ἀνθρώπου a 15 hoc idem] aὐτίκa codd. 24 mensa …


vestimentum] τράπeζai...ἱµάτia B 33 adhuc (ἔτi a)ἐπὶ B 34 hoc pars]
τοῦτο τὸ µέρο (haec pars) codd.
109

speculativus. Recte igitur utique definitur bona consiliatio 35


137 ra habitus coniectativus secundum ratiocinationem optimi
C homini operabilium, et vir bonus consiliator, cui talis adest
habitus. Ipse autem eum cui habitus adest pro habitu
definiens, sic assignavit. Quemadmodum autem bona
consiliatio prudentiae est extremum, sic optimus consiliator 40
in omnibus prudentium est extremus.

1141b NEQUE EST PRUDENTIA UNIVERSALIUM SOLUM,


14-16 SED OPORTET ET SINGULARIA COGNOSCERE.
ACTIVA ENIM. ACTIO AUTEM, CIRCA
SINGULARIA.
5
Altera hoc differentia sapientiae et prudentiae. Sapientia
quidem enim circa universalia semper, prudentia autem circa
operabilia negotians, habet quidem universales regulas
morales et politicas, secundum quas oportet ducere et cum
civibus conversari. Perscrutatur autem et singularia circa 10
quae et actiones ostendit omnis enim actio in singularibus.
Non solum autem in regulis universale et particulare, illud
quidem ut speculatum et dictum, hoc autem ut operatum et
actum, sed est hoc et in rebus. Oportere enim non altercari
(vel inter se bellare) eos qui sunt eiusdem tribus bonum 15
universale est, et hoc opinans et dicens universale et opinatur
et dicit, non altercari autem sive bellare hos ad hos, puta sive
eas quae in Athenis plebes ad invicem sive Athenienses aut
Lacedaemonios, singulare.
20
1141b PROPTER QUOD ET QUIDAM NON SCIENTES, H. 335
16-22 QUIBUSDAM SCIENTIBUS MAGIS ACTIVI, ET IN
ALIIS EXPERTI. SI ENIM SCIAT QUONIAM LEVES
BENE DIGESTIBILES CARNES ET SANE, QUALES
AUTEM LEVES IGNORAT, NON FACIET 5
SANITATEM, SED SCIENS QUONIAM QUAE
VOLATILIUM LEVES ET SANAE FACIET MAGIS. 97 va V
PRUDENTIA AUTEM ACTIVA. QUARE OPORTERE
AMBAS HABERE, VEL HANC MAGIS.

35 Recte] id quod K scripsit, non liquet 37 adest] est scr. sed. exp. E 38 cui2] qui
ante corr. C n,9 ducere] id est conversari i.m. CE s.v. K 13 ut2] o praem. sed
exp. V 15 bellare] bella V

1 bona consiliatio] eὐβούλου a 5 sic assignavit] om. a 22 oportere enim (τὸ


γὰρ δeῖ ν)τὸ γὰρ eἶ νai B τὸ γὰρ a 30 quibusdam (ἐνίwν NbP2)ἑτέρwν
Arist. cett. 36 oportere (δeῖ ν N P )δeῖ Arist. cett.
b 2
110

10
Construit et per haec quod dictum est, dico utique
prudentiam circa singularia maxime negotiari. Ex causato
autem construit causam, quia enim circa singularia magis
prudentia, propter hoc et quidam non scientes universalia, 112 va K
quod artis magis proprium, quibusdam scientibus universalia, 15
magis bene probati sunt in actionibus, experimentativi enim 117 vb E
ignorantes quidem universalia, pertranseuntes autem
singularia, magis activi sunt, id est magis concordes et
congruentes in actionibus. Scientes autem dixit rationales et
artifices, quia causas cognoscunt factorum, experimentativis 20
ignorantibus ipsas. Bene autem diximus ex causato causam
hic construi. Huius quidem enim scilicet quosdam non
scientium, id est experimentativorum, quibusdam scientibus, id
137 rb est universales rationes sine experientia habentibus, magis
C activos esse, causa hoc scilicet prudentiam circa singularia 25
fieri. Credere autem facit ex priori secundum propter ad nos
esse causatum causa manifestius, manifestum ens ex operatis
singularibus. Hoc autem scilicet et in aliis experti in
testimonium et fidem attulit, universale hoc credere faciens
quoniam omnino in actionibus magis necessaria experientia. 30
Bonum quidem enim ambo habere operari volentem, et cum
causa rationem, quae et universalis est, et experientiam
particularium et singularium, eorum autem qui habent
horum alterum experimentativus eligibilior. Deinde fert et
exemplum, non adhuc politicum sed medicinale, ostendens 35
non solum in prudentia, virtute existente politica, sed et in
omnium actione verum quod dicitur, dicens quoniam, si quis
sciat simpliciter quoniam leves carnes bene digestibiles et sanae, quales
autem leves ignorat, non faciet sanitatem, quoniam simpliciter
quidem novit sanas esse leves carnes, ignorans autem quales 40
leves, ignorat qualibus, ut levibus, ad sanitatem utetur. Et vel
neque totaliter utetur carnibus propter ignorantiam, timore
eius quod est non uti quibus non oportet, vel forte, ut leves
graves assumet, sed particularius ex experientia sciens, puta
quae volatilium leves et sanas, faciet sanitatem. Usque ad hoc 45
maior propositio, constituens ex singularibus quoniam
actionibus universali magis necessarium singulare, deinde

p,19 rationales] rationes V 27 manifestum] om. V 32 experientiam]


experientia K 34 horum] unum K 37 dicitur] dicit V 43 ut] vel V
44 experientia] experienecia ante corr. V

2 dico] λέγwν codd. 10 Scientes] eἰδότwν a 20 attulit (προσήνeγκe


aπροήνeγκe B
111

infert minorem, scilicet prudentiam activam esse et in


actionibus apparere. Deinde inducit conclusionem, iniuriari
rationem parcens, et ambo dicens habere prudentem, H. 336
universale et singulare, id est rationem et experientiam, vel
hanc magis scilicet experientiam, ut singularium existentem 97 vb V
cognoscitivam et actionibus congruentem ut existentibus
singularibus. Nihil autem superfluum forte si secundum
figuram et rationem syllogisticam complexionem 55
resolvamus. Prudentia activa et in actionibus apparet. Omnis
actio in particularibus et singularibus consideratur operans.
Prudentia ergo in particularibus et singularibus consideratur
operans. Hoc ostenso proponamus adhuc ut propositionem
confessam quod conductum est iam assumentes. Prudentia 60
in particularibus et singularibus consideratur operans. In
omni habitu operante in particularibus et singularibus utilior 118 ra E
ratione experientia. Prudentiae ergo utilior ratione
experientia. Et sunt ambo syllogismi per tertium modum
primae figurae terminantes. 65

1141b ERIT AUTEM ET POLITICA QUAEDAM ET HIC


22-23 ARCHITECTONICA.

137 va Quia prudentiam dixit rationem negotiantem circa singularia


C in actionibus operationem ostendentem, ratio autem 5
abstrahitur a singularibus, propter hoc ait esse et hic, id est in
actionibus, architectonicam, ostendens ex hoc quam rationem
habet ratio et universale ad experientiam et singularia, scilicet
rationem architectonicam. Universale enim et ratio
experientiam non habens coexistentem ipsi architectonice 112 vb K
disponet solum et determinabit, non quidem et operabitur
propter inexperientiam. Coexistente autem ipsi et experientia
ambo apprehendet et determinabit et aget et erit simul et
architectonica et activa.
15
Cap. EST AUTEM ET POLITICA ET PRUDENTIA IDEM
IX QUIDEM HABITUS, ESSE QUIDEM NON IDEM
1141b IPSIS.
23-24

50 rationem] et experientiam add. sed exp. V 60 est] om. V 63 Prudentiae] id


est in prudentia i.m. CK s.v. E e,1 eritest autem et politica et prudentia idem
quidem habitibus del. (va-cat s.v.) V 10 ipsi … 12 Coexistente] om. V

5 singularium] τὰ κaθ' ἕκaστa (ἕκaστον B) a 7 si] κaὶ add. B


20 erit...architectonicarhesis usque aὐτaῖ  (1141b24) a
112

Eadem quidem est politica et prudentia secundum quod 5


utraeque habent opus bene consiliari et optimum homini
operabilium coniectari secundum ratiocinationem. Quia
autem prudentia quidem secundum se ipsum prudentis est et
coniectantis sibi ipsi optimum operabilium, politica autem
communiter civitati optima coniectat, propter hoc differunt 10
ad invicem ratione. Est enim et politica prudentia
coniectativa, sed conferentium civitati communiter. Non
politica autem prudentia sed moralis proprie uni optima
coniectat. Quare ipsa quidem civis prudentia, illa autem
politici. Quia et civis quidem unus eorum qui in civitate 15
utilium sibi ipsi coniectativus et sibi ipsi soli politicas virtutes
dirigere curam faciens, vel oboediendo prudentioribus vel
discendo et rationes habendo eorum quae agit et operatur,
ducentium ad eam quae secundum hominem perfectionem.
Politicus autem habens quidem et artem qualiter oportet 98 ra V | H.
cum civibus conversari, curam agens autem et communiter 337
omnis civitatis, ut utique in omnibus qui in ipsa dirigatur
melius. Sic enim et a principio nos Aristoteles docuit.
Propter hoc ait non idem esse utrisque ipsis. Quorum enim
habituum subiecta differunt, ex necessitate et ipsi differunt. 25

1141b EIUS AUTEM QUAE CIRCA CIVITATEM HAEC


24-27 QUIDEM UT ARCHITECTONICA PRUDENTIA,
LEGIS POSITIVA; HAEC AUTEM UT SINGULARIA,
COMMUNE HABET NOMEN POLITICA. IPSA
AUTEM ACTIVA ET CONSILIATIVA. SENTENTIA 5
ENIM OPERABILIS, UT EXTREMA.

Dividens prudentiam in specialem et communem, et


specialem quidem nominans communi nomine, politicam
autem communem ut communiter de urbanitate 10
coniectativam, subdividit hanc in universale et singulare, et
hanc quidem nominat architectonicam et legis positivam, 118 rb E
137 vb huic autem commune nomen ponit, politicam vocans.
C Quemadmodum enim superius rationem sine experientia

e,6 opus] ex graec suppl. | homini] hominis ante corr. V 8 ipsum] om. K
13 optima] optime K 16 coniectativus … ipsi2] om. per homoiotel. V
21 civibus] viribus scr. sed. exp. V e,9 specialem] communem E 11 in
universale] iter. C

6 coniectat] στοχάζeσθai B 12 sibi ipsi1] ἑaυτοῦ B 14 discendo] aὐτὸν


add. codd. 26 ipsa (aὐτὴ)ipsa] aὕτη Arist. | ipsa … consiliativa] om. Mb 27 et]
om. KbLbP2a
113

habentem prudentiam architectonicam dixit ut singularibus 15


operantibus praecipientem, sic et hic legis positivam
universales regulas ponentem, secundum quas debent
operari singuli politica peragentes, architectonicam nominat
ut praecipientem quidem operantibus, ipsam autem
secundum quod ipsa est non peragentem actiones. Haec 20
autem singularia, ait, commune habet nomen vocatam politicam,
quae et iudicativa dicitur. Propter quid autem commune ipsi
proprie nomen impositum est? Quia ipsa est civiliter
conversans et operans singularia, ut sit haec quidem legis
positiva politica nominata, quoniam causa urbanitati est 25
constitutionis. Communes enim habentes leges et harum
communicatione ad invicem convenientes et congregati, sic
cives et politici dicuntur. Proprie autem politica et iudicativa,
quia talis est secundum operationem, melius autem politicam
hanc quam iudicativam dici, quia non solum vindictas et 30
iudicia, sed consilia et concilia et altera talia urbanitati 113 ra K
propria peragit. Et enim principatus et plebeiae solemnitates
et rhetoriae et praesidiatus et altera talia propria sunt
politicae, est autem ipsa et activa consiliativa, quia consilians
operari singularia ad positas leges et consuetudines reducens 35
operata. Sententia enim operabilis ut extrema. Recte dictum est et
hoc, quoniam sententia est quod ultimum iudicans vel
consilians enuntiavit quid oportet fieri in proposita
quaestione, non ut universale apparens, sed ut extremum et
singulare. Universale enim actioni non supponitur. 40

1141b PROPTER QUOD CIVILITER CONVERSARI HOS H. 338


28-29 SOLUM DICUNT. SOLI ENIM OPERANTUR ISTI, 98 rb V
QUEMADMODUM CHEIROTECHNAE.

Ex hoc manifestum quoniam bene nobis dictum est proprie 5


politica singularia civilia peragens et operans propter hoc
ipsum quoniam hoc peragit. Vide enim quoniam et nunc a
Philosopho dictum illis aequaliter potest. Civiliter conversari
enim legis positores non dicimus propter non operari

21 commune] communem ante corr. K 22 iudicativa] iudicativam ante corr. V


28 cives] civives V 31 altera] ante concilia sed exp. V 33 rhetoriae] rectoriae
EK 37 ultimum] est add. sed exp. K 39 ut1] om. V p,8 dictum] est add. V
9 legis] lel ante corr. C

15 melius] κρaτeῖ B 18 plebeiae] δηµοκρaτeῖ ai a 19 talia] ἄττa B 22 ut


extrema] om. B 29 solum (µόνον NbMbKb)µόνου P2PbLbOb
30 quemadmodum (ὥσπeρ)ὡ P 2
114

civiliter, secundum quod legis positores sunt, sed solum 10


regulas qualiter civiliter conversandum exponere. Soli autem
operantes sic nominantur, quia soli politica (id est civilia)
operantur. Si autem aliquis forte erit et legis positor, et
operatur ut quidem legis positor, erit architectonicus
politicis, ut autem operans, politicus quia et cheirotechnae qui 15
secundum artes operantur, non autem qui operantibus
secundum ipsas praecipiunt. Si autem aliquis sit et
praecipiens et activus, architecton quidem ut praecipiens
138 ra dicetur, cheirotechnes autem ut operans et singularia
C peragens. 20

1141b VIDETUR AUTEM ET PRUDENTIA MAXIME ESSE 118 va E


29-33 QUAE CIRCA IPSUM ET UNUM; ET HABET IPSA
COMMUNE NOMEN PRUDENTIA. ILLARUM
AUTEM HAEC QUIDEM OICHONOMIA, HAEC
AUTEM LEGIS POSITIO HAEC AUTEM POLITICA, 5
ET HUIUS HAEC QUIDEM CONSILIATIVA, HAEC
AUTEM IUDICATIVA.

De prudentia adhuc diligenter ratiocinatur et habitibus


coordinatis ipsi, dico autem oikonomica, legis positiva, 10
politica. Coordinatae enim ipsae omnibus ad invicem, quia et
omnibus ipsae consiliativae et circa homini optima
negotiantur. Differunt autem ad invicem, quoniam prudentia
quidem videtur maxime esse, ut ipse ait, quae circa eundem et
unum studium habet et ipsi utilium coniectativa. Propter 15
quod et commune habet nomen, prudentia vocata. Et si
autem et alias prudentias dicat, nullum inconveniens, quia et
illae circa contingentia et consiliabilia et hominibus utilia
negotiantur, sed quia multitudine differentia ea quibus sunt
utilia quae utilia et accidit haec differentia esse et ad ipsam 20
prudentiam et ad invicem, ut hinc differentes secundum
subiecta, convenienter et differentia ex subiectis nomina
hereditaverunt. Haec quidem oikonomica dicta, quoniam

11 exponereapponere CEV 13 autem] om. C 15 politicus] om. V


cheirotechnae] cheiroteschnae ante corr. C 19 cheirotechnes] cheirotech iter.
C chirotechnes K | autem] om. E v,4 oichonomia] vel ica i.m. E seu
oichonomica s.v. K 17 nullum] dicit V 20 utilia et] om. V | ad] om. sed s.v.
add. E 23 dicta] oikononica V

1 secundum quod (κaθὸ B)κaθὼ a 10 dicetur (ῥηθeίη scr. Heylbutῥηθῆ


codd. 14 ipsa (aὐτὴ Mb)aὕτη Arist. cett. 18 consiliativa] συµβουλeυτiκὴ B
23 ipsae] πᾶσiν a 24 ipsae] πᾶσiν a 32 utilia et] om. codd.
115

circa oikon (id est domum) et inhabitantes in ipsa


operationem possidet, haec autem circa hos qualiter civiliter 25
conversandum et universales regulas exponit, haec autem
circa civitatem et in ipsa civiliter conversantes se ipsam
ostendit. Propter hoc haec quidem oikonomica, haec autem
legis positiva, haec autem politica dicitur. Dividit autem et 113 rb K
politicam in duo, consiliativam et iudicativam. Haec enim H. 339
maxime in urbanitatibus principaliora, haec quidem de
conferentibus quaerens et perscrutans, haec autem coronans
dirigentes et dirigens peccantes.

1141b SPECIES QUIDEM IGITUR QUAEDAM UTIQUE 98 va V


33-114 ERIT COGNITIONIS SIBI IPSI SCIRE, SED HABET
1a2 DIFFERENTIAM MULTAM; ET VIDETUR QUAE
CIRCA SE IPSUM SCIENS ET EXERCITANS
PRUDENS ESSE. POLITICI AUTEM, 5
POLYPRAGMONES.

Differentiam docet per haec secundum se ipsum prudentis


ad oikonomicum et politicum. Et ait quoniam unicuique
quidem horum et cognitio est et prudentia, tamen habent 10
differentias ad invicem, genere quidem forte entia eadem,
differentia autem multum his ad reliqua, et tantum ut et
138 rb videatur sciens quae circa se ipsum et circa ipsa exercitans
C prudens esse, politicus autem non prudens sed polypragmon
(id est studiosus et circa multa negotians) ut quae extra se 15
ipsum quaerens et perscrutans. Haec quidem dictionum
potentia. Videamus autem et secundum partem dictorum
unumquodque. Igitur quaedam quidem transcriptorum
habent species quaedam utique erit cognitionis, quaedam autem
species quae utique erit prudentiae. Hoc quidem igitur scilicet 118 vb E
cognitionis dicere dividentis est ab hinc eam quae circa se
ipsum et unum prudentiam ab aliis, velut ipsi soli congruente
nomine prudentiae, secundum cognitionis nomen solum
communicantibus aliis ipsi. Si autem pro cognitionis prudentiae

28 quidem] q praem. V 31 in] om. K 32 perscrutans] om. V 33 peccantes]


dirigentes V s,1 utique … 2 erit] inv. EV 6 polypragmones] polypragiones
V 8 secundum] hoc V 9 et] ikonomicum C ioikonomicum ante corr. E
14 politicus] politica C 19 utique erit] inv. V 21 dividentis] dividens V | ab]
ad scr. sed. exp. V

2 hos] πaρὰ post corr. B 13 sibi ipsi (τὸ aὑτῷ P2PbKb pr.m Ob)τὸ τὰ aὑτῷ
Lb τὸ τὰ aὑτοῦ Mb τὸ aὑτὸν aὑτῷ Nb τὸ aὑτὸν Kba 15 circa] om. Ob
21 quidem] ἑκάστο B 27 quaerens] ἑaυτῆ a 30 habent] ante cognitiones
codd.
116

accipimus, commune iam ponimus omnibus his nomen 25


prudentiae, dicimus autem differre ab invicem secundum
subiecta et alia quae procedens sermo ostendet. Hoc autem
scilicet sibi ipsi scire defective dictum est, et oportet subaudiri
utile vel conferens vel optimum, ut sit totum sibi ipsi scire utile
vel conferens vel optimum sive bonum. Sed habet differentiam 30
multam, ait. Si enim et species cognitionis sibi ipsi utilis et
conferentis cognitio, sed habet differentiam multam ad
oikonomicam et politicam, et magis ad politicam.
Oikonomica enim appropinquat cognitioni ei quae proprii
conferentis unius alicuius. Domus enim dominus eos qui 35
secundum domum et proprium conferens procurans,
communiter conferens omnibus his qui secundum domum
intendit, ceu et intus se ipsam omnes habens et communia
faciens utilia. Et videtur quae circa se ipsum sciens prudens esse.
Hoc scilicet videtur hic ut commune opinatum assumitur. 40
Manifestat autem quod dicitur, quoniam et superius
cognitionis magis proprium dicere quam prudentiae. Vide
enim ea quae circa se ipsum scientem et circa ipsa
discernentem hunc esse prudentem dicit secundum
opinionem communem. Politici autem polypragmones, vel 45
philopragmones, scilicet videntur. Dupliciter enim in
trascriptis assumitur. Credere facit autem hoc, dico utique
prudentem esse circa sibi ipsi utilia negotiantem, eum autem H. 340
qui circa politica polypragmonem vel philopragmonem velut
amantem pragmata (id est res sive negotia) et circa multa 50
pragmata negotiantem, et non unum ut prudens. Multa 98 vb V
enim et varia quae civitati congruunt. Et tragicum Euripidis
adducens in testimonium sic dicentem in Philoktetae.

1142a2 PROPTER QUOD ET EURIPIDES. QUALITER


-6 AUTEM UTIQUE PRUDENS ESSEM, CUI ADERAM
INNEGOTIOSE IN MULTIS NUMERATUM MILITIA 113 va K
AEQUALI PARTICIPARE? SUPERFLUOS ENIM ET
ALIQUID OPERANTES AMPLIUS. 5

25 omnibus his] inv. sed corr. K 27 alia] aliia (aliis?) ante corr. V 31 Si … 32
cognitio] om. C 32 cognitio] o praem. sed exp. V 33 et2 … politicam2] om. K
43 ipsa] se praem. sed exp. E 46 enim] ut add. V 50 multa] om. K
p,1 euripides] eupides C euripedes ante corr. K

20 dicit] λέγwν codd. 21 opinionem (ὑπόληψiν)opinionem] ἀπόληψiν a


31 propter...euripidesom. B
117

Ex his iambicis Euripidis dictiones solas invenimus


138 va dividentes prudentiam ab oikonomica et politica, res autem
C vel non omnino vel obscure. Hoc enim scilicet, qualiter autem
utique prudens essem, cui aderam innegotiose in multis numeratum 10
militia aequali participare ostendit dicentem se ipsum
dividentem a prudente, quoniam possibile ens ipsi sine rebus
quae sibi ipsi perscrutanti et de proprio meditanti conferente
vivere et sic prudentem esse, inferens autem se ipsum in
communia et politica superfluus pro prudenti fiet, 119 ra E
superfluus autem propter multitudinem curarum quas recipit
homo civiliter conversari subinduens, id est operari
communia. Ut igitur dictum est, ex Euripidis iambicis hoc
solum fere didicimus quoniam alius prudens et alius
politicus. Si autem aliquis et res in medium adducet circa 20
quae horum uterquae negotiatur, sciet ex ipsis perfectam
horum differentiam. Differt autem prudentia ab oikonomica
et politica non solum secundum subiecta, quoniam illa
quidem uni entia prudenti intendit convenientia (et
congruentia), oikonomica autem quae domui et omnibus qui 25
in ipsa, politica autem quae civitati et in ipsa civiliter
conversantibus omnibus, secundum quod concives sunt et
communia secundum urbanitatem conferentia habent, sed
utique et secundum speciem, quoniam et specie differunt ab
invicem quae uni proprie congruunt et quae domui et his qui 30
secundum domum et quae civitati et civiliter conversantibus.
Prudens quidem enim de propriis curam habens propria et
de proprio corpore curabit et de anima, qualiter habebit ipsi
bene utraque secundum naturam habens utrumque, ut et
corpus consistat et sanum sit et anima bene habeat rationem 35
et actiones et passiones. Oikonomica autem qualiter habebit
domus non solum munitissima et manente constitutione, sed
et bona spiratione et bona aeritate bene disposita ad frigora
et calores secundum aliquod inhabitantium utile, et qualiter
ipsam circumdabit custodia et firmitas ad opera et sermones, 40
et qualiter conviventibus sufficienter habebit quae ad vivere, 99 ra V
neque laesis ab aliquo neque aliquem laedentibus, et qualiter H. 341
cohabitantium unusquisque proprium (et conveniens)
habebit sibi ipsi secundum propriam qualitatem animae et

7 Euripidis] euripedes K 13 conferente] conferre V 18 Euripidis]


euripedis K 19 fere didicimus] ferendi discimus E 27 concives] cives EV
29 et] qui C 30 proprie congruunt] inv. sed corr. C 34 utraque] nec quam (?)
V 40 custodia] nominativus casus s.v. CK 41 conviventibus
(conventientibus codd.)conviventibus] ex graec. coni.
punitionibus] punitionitionibus scr. sed. corr. V
118

corporis et secundum aetatem et secundum genus, dico 45


autem masculus et femina, et secundum imperare et imperari
et quaecumque talia in domibus videmus ad invicem
differentia, et usque adinventiones ipsas operimenti et cibi et
potus. Politica autem de legibus intendet qualiter erunt
optimae et utiles et secundum mores civiliter conversantium 50
ad invicem et positionem terrae in qua civitas disponitur, et
secundum approximantes et secundum eos qui longe
138 vb quidem, inimicabiliter autem vel amicabiliter civitati
C dispositos, et secundum ea quibus opus est (et utilia), et unde
et secundum quales modos conferentur, qualiter habebunt 55
muri civitatis, qualiter erit purgatio intus, non solum ad
sanitatem civibus conferens, sed et ad non maculari et
inquinari, et de aquis autem non minus et lavacris, et eo
quod secundum singula lucro emptitiorum, et de aliquo
eorum quae ad cibum et potum non minus curabit, et de 60
bello et pace et ad quos et a quibus inimicitiam et amicitiam 119 rb E
accipiet et quaecumque talia altera civiliter conversantibus
consilia et conquisitiones tribuunt, ed de iustis et iniustis et
punitionibus et honoribus et artibus et scientiis quas cives
discent et a quibus abstinebunt, et in quibus et usque ad quae 65
unaquaeque utentur et de talibus alteris, et ante omnia de
sanctitate et eo qui in Deum et divina honore. Attende igitur
haec omnia quae tribus subiacent his, et cognosce quoniam
differente secundum speciem indigent et experientia et cura 113 vb K
et cognitione et modo transitus. Si autem haec specie 70
diversa, qualiter non et ipsae secundum speciem?
Universaliter enim quarum artium et scientiarum diversa
secundum speciem subiecta, et ipsae ad invicem secundum
speciem diversae, si autem et quaedam inveniantur quae
videntur communia tribus, sed modus transitus eius quod est 75
proprie et communiter differens apud ipsa, et ipsa disponit
qualis et sanctitas est. Dico autem sanctitatem Deo et divinis
habitum convenientem. Oportet enim omnino omnes
homines Deum venerari et colere proprie et communiter.
80
1142a7 QUAERUNT ENIM SIBI IPSIS BONUM ET
-8 EXISTIMANT OPORTERE OPERARI.

De prudentibus et hoc ait pluraliter sic dicens, et si superius


singulariter prudentem assumpsit. Sibi ipsi enim bonum 5

67 honore] honorem V 76 et ipsa] om. V 77 sanctitatem] quid sanctitas


i.m. CE
119

quaerere et existimare illud operari nihil superfluum


adinvenientem neque rebus multis se ipsum immittentem
prudentis dictum est proprium. Quare et si multi essent
servantes hoc proprium, prudentes utique essent, non tamen
politici, sed forte cives, ut et in primo libro huius negotii H. 342
dictum est. Et moralis ipsa nominata est, secundum quam 99 rb V
unus quis ens singulis se ipsum solum servabit in meliori vel
oboediens prudentioribus vel et ipse disciplinam assumens et
a se ipso rationes rerum sciens, non tamen sufficiens existens
civitati praeesse et praesidere et communes procurare res et 15
communia negotia ut et politicus nominetur.

1142a8 EX HAC IGITUR OPINIONE VENIT HOS


-10 PRUDENTES ESSE. QUAMVIS FORTE NON EST
139 ra HOC IPSIUS SINE OIKONOMIA NEQUE SINE
C URBANITATE.
5
Dicit et adhuc unde venit hoc scilicet prudentes illos dici qui
quaerunt sibi ipsis bonum solum, quoniam ex dicta opinione
communi. A principio enim hoc opinantes trasmittunt
opinionem his qui deinceps. Quod autem infert videbitur
utique manifestare se ipsum non complacentem in hac 10
opinione. In dicendo enim forte non est hoc ipsius sine oikonomia
neque sine urbanitate manifeste est transmittens intendentem
sui ipsius solum bonum oikonomico et politico, velut non
potentem a se ipso scire, sed indigentem illorum aliquo, ut ex
illo hoc addiscat. Prudentior enim ens oikonomicus 15
unoquoque eorum qui in domo docebit unumquemque 119 va E
ipsorum, quid utile ipsi. Hoc autem faciet et politicus ad
unumquemque eorum qui in civitate. Propter hoc dixit
quoniam sine oikonomia vel sine politeia (id est urbanitate) non
est sui ipsius bonum unicuique, velut indigente unoquoque 20

5 in … negotii] Aristoteles, Ethica Nicomachea, I,1,1094a27

q,12 ens] eens scr. sed corr. E 15 procurare] procuratore K 16 et] ante ut ante
corr. V e,3 hoc ipsius] inv. C | oikonomia] oikonomica ante corr. K
4 urbanitate] seu politica i.m. C seu politia (politica ante corr.) s.v. K
10 manifestare] uti praem. sed. exp. V 11 oikonomia] oikonomica K 12 sine]
om. V 17 ipsorum … 18 eorum] om. V 18 eorum] ipsorum K
19 oikonomia] oikonomica K | politeia] politica C

13 hos prudentes esse (τὸ τούτου φρονίµου eἶ νai NbP2MbLbOb)hos …


esse] τὸ τούτου φρονίµουKb τὸ πeρὶ τοὺ φρονίµου Pb 15 hoc ipsius
(τὸ aὐτοῦ)hoc ipsius] τὸ aὑτοῦ P2LbOb τὸ aὑτοῦ eὖ PbKb 23 in dicendo
enim (τῷ γὰρ λέγeiν a)In … enim] τὸ γὰρ λέγeiν B | forte] ὅτi praem. B
120

ad scientiam proprii boni oikonomica arte vel politica,


potentioribus existentibus ambabus morali et intendente
quod sui ipsius uniuscuiusque entis unius, quamvis a
principio quidem forte hoc necessarium non impossibile
autem per tempus aliquod discentem et disciplinatum per se 25
sufficientem esse ut et sibi ipsi adquirat necessaria. Vel igitur
sic, vel quoniam, quia communicativum homo natura et
sociale, sequens Philosophus tali naturae hominis ait quod
non utique dicemus prudentem secundum se ipsum virtutem
dirigere proprium pertranseuntem bonum neque in domo 30
facientem directionem, neque in civitate, sed secundum se
ipsum degentem et in communicantem hominibus
existentem. Sic enim vivere vel divinum ut super hominem
vel deficiens hominis ut bestiale et agreste.
35
1142a1 ADHUC AUTEM QUAE IPSIUS QUALITER
0-11 OPORTET DISPONERE, IMMANIFESTUM ET
INTENDENDUM.

Et haec probatio ostensiva est eius quod est ex necessitate 5


oportere in communicatione esse prudentem. Quia enim H. 343
oportet ipsum disponere sui ipius bonum, id est dirigere et 114 ra K
deducere et rectificare, qualiter autem oportet hoc facere,
immanifestum. Quare indiget intentione ut inveniatur
immanifestum. Intentioni autem opus est communicante, 10
communicatio autem vel oikonomica vel politica. Bene ergo
dictum est quoniam sine oikonomica vel sine politeia non
possibile scire prudentem sui ipsius bonum.

1142a1 SIGNUM AUTEM EST EIUS QUOD DICTUM EST ET 99 va V


1-13 QUIA GEOMETRICI QUIDEM IUVENES ET
DISCIPLINATIVI FIUNT ET SAPIENTES TALIA,
PRUDENS AUTEM NON VIDETUR FIERI.
5
139 rb Credere facit quod dicitur et a signo, testimonium faciens
C operationem. Quoniam enim, ait, verum quod dicimus
quoniam non est prudentem fieri aliquem sui ipsius bonum
intendentem et hoc invenientem, nisi cum hominibus
prudentibus conversetur et communicans cum ipsis fiat 10

21 politica] poletica ante corr. E 25 per1] hoc praem. sed. corr. K 29 ipsum …
32 ipsum] om. sed. i.m. add. V a,11 oikonomica] oikonomia V | politica]
politeia E 12 oikonomica] E S,7 dicimus] diximus C

2 intendente] σκοποῦσa a 6 Vel] eἰ a


121

actionum et experientiam habeat hominum, manifestum et


ab hoc, quoniam iuvenes hominum prudentes esse non
possibile, quia non tempus ipsis sufficiens largitum est ad
experientiam assumere earum quae secundum singula
actionum, quae in ea quae ad invicem hominum 15
communicatione et conversatione fieri natae sunt. Ut autem
nullus tempori soli causam ascribat eius quod est non esse
prudentes iuvenes, non autem et inexperientiae rerum, ut
nequaquam aptis natis iuvenibus prudentes esse propter
aetatem, eam quae secundum scientias profert operationem, 20
quoniam geometras et simpliciter mathematicos iuvenes esse 119 vb E
contingit, incursum habente natura et in aetatis novitate ut et
difficile dirigere ipsos speculationem eam quae in
mathematicis, et esse manifestum quod aetatis paucum
tempus ipsum secundum se ipsum non est animali incursui 25
impedimentum, sed quoniam prudentia ex experientia multa
singularium et sensui subiectorum nobis advenit,
operantibus multa et patientibus, in quibus singularia
peragimus, et sic ex videre multa et audire facta et dicta et
simpliciter operata et tristitias ferre et infortunia 30
consequentia in rerum consumationibus, in habitum
venimus eius quod est prudentes esse et invenire nobis ipsis
bona et haec eligere et tribuere nobis ipsis per modos
convenientissimos rebus consumatissime pertraseuntes ipsas.
Haec autem non aliter nobis aderunt, nisi per tempus 35
longum et eam quae ad homines communicationem et
conversationem et cooperationem, attendentibus semper
alicui acto vel simpliciter operato, quid consecutum est non
solum nobis sed et alteris, quos videmus operantes vel
loquentes audimus. 40

1142a1 CAUSA AUTEM QUONIAM ET SINGULARIUM EST H. 344


4-16 PRUDENTIA, QUAE FIUNT COGNITA EX
EXPERIENTIA. IUVENIS AUTEM EXPERTUS NON
EST. MULTITUDO ENIM TEMPORIS FACIET 45
EXPERIENTIAM.

Causa, ait, eius quod est mathematicum quidem fieri


iuvenem, prudentem autem non, haec mathematica quidem
scientialia esse, scientialia autem universalia et intelligibilia, 50
talia autem facile rationali animae adesse et non indigere

20 aetatem] esse add.. C 30 infortunia] infortuna ante corr. E 44 iuvenis]


iuvenes ante corr. V 49 haec] hoc C 50 scientialia1] scienstialia ante corr. E
122

tempore longo animam ad horum comprehensionem.


Prudentia autem circa singularia, quae fiunt cognita ex experientia
(vel sicut habet aliud trascriptum: quae fiunt prudentia ex 99 vb V
139 va experientia) hoc est quae prudenter singularia perficiunt ex 55
C eo quod est experientiam habere multam hominem
singularium actionum. Propter hoc iuvenis prudenter
dirigere talia non potest, nequaquam habens experientiam
propter nequaquam tempus perficere secundum vitam
tantum per quantum sufficiens in experientia fieri multorum 114 rb K
factorum et dictorum singularium. Multitudo enim temporis
faciet, ait, experientiam. Hoc scilicet faciet secundum futurum
tempus dictum est. Quemadmodum enim iuvenem ad
possessionem prudentiae provocans ut studeat et festinet
ipse per tempus experientiam multarum rerum accipere et 65
advenire in habitum prudentiae.

1142a1 QUIA ET HOC UTIQUE ALIQUIS INTENDET


6-20 PROPTER QUID MATHEMATICUS QUIDEM PUER
FIET UTIQUE, SAPIENS AUTEM VEL PHYSICUS,
NON. VEL QUONIAM HAEC QUIDEM PER
ABSTRACTIONEM SUNT; HORUM AUTEM 5
PRINCIPIA, EX EXPERIENTIA; ET HAEC QUIDEM
NON CREDUNT IUVENES. SED DICUNT; HORUM 120 ra E
AUTEM QUOD QUID EST NON IMMANIFESTUM.

De prudentia dicens et abnegans iuvenis ipsam ut 10


indigentem tempore longo et rerum multa experientia,
quibus iuvenis nondum potitus est, et quoniam iuveni ad
mathematicum quidem esse tempus vitae sufficit, ad
prudentiam autem non, propter pluri indigere tempore ad
possessionem ipsius, infert ad alterum huic simile, et ait et 15
ipsum esse intentione dignum, ut et ipsius causam quis
assignet. Hoc autem est mathematicum quidem puerum contingere
fieri, sapientem autem vel physicum non. Et assignat huius duas
causas. Unam quidem quoniam mathematica per abstractionem
assumuntur, sapientiae autem et physicae ex experientia 20
principia. Est autem quod dicitur tale, quoniam mathematica

54 prudentia] om. sed add. i.m. E 56 experientiam] experentiam ante corr. C


64 prudentiae] prudentia C q,8 immanifestum] manifestum ante corr. K
15 possessionem] possessione C 17 est] om. C 20 assumuntur] assumitur
V

18 propter quid (δiὰ τὶ NbP2)δiὰ τὶ δὴ MbPbKb τὶ δήποτe LbOb


20 non] om. M Kb 29 mathematicum] µaθηµaτiκῷ B
b
123

quidem imaginabilia et intellectualia et in imaginatione et


mente habent consistentiam, in imaginatione quidem
figurata, a mente autem perscrutata. Talia autem ex
abstractione assumimus, id est excerpentes ipsa et auferentes 25
a subiectis in quibus substiterunt et figurantes ipsa in
imaginatione immaterialiter et incorporaliter recipiente haec H. 345
a sensu, qui immediate similiter sensibilibus existens et in
subiecto menti et imaginationi apponens, trasmittit
imaginationi figuras et formas ipsorum, haec autem in se ipsa 30
has recipiens et conservans quemadmodum quaedam tabula
supponit menti ipsas, haec autem ut oculus animae ipsis
congruens et quod decet apponens, perscrutatur de ipsis et
consequentibus ad ipsa. Et invenit haec et rationes ipsorum
assignat. Hoc autem fit in numeris et magnitudinibus, quae 100 ra V
subiecta mathematicis scientiis sunt. Geometria enim et
139 vb astronomia circa magnitudines habent et ea quae in his
C figuras scilicet plana et corpora (plana quidem trigonos et
tetragonos et circulos et talia, corpora autem sphaeras,
cylindros, cubos, pyramides et similia), astronomia similiter 40
circa magnitudines et ipsa; sed illa quidem circa immobiles
magnitudines, astronomia autem circa motas. Quaecumque
enim figurae circa caelum et caelestia, has astronomia
intendit et ut cum motu speculatas perscrutantur ipsas.
Similiter autem et arithmetica circa numeros negotians et 45
discretum quantum, ut secundum se ipsos speculatos
perscrutatur ipsos. Musica autem circa numeros quidem et
ipsa, sed ut in habitudine existentes hos assumit,
sexquinoctavam enim rationem numeri ad numerum et
sexquintertiam et sexqualteram et duplam et talia altera habet 50
perscrutata ab ipsa, quorum nullum quidem substitit sine
subiecto. Utuntur autem ipsis scientiae abstrahentes propria 120 rb E
ab his quae subiecta sunt ipsis, et ipsa secundum se ipsa
intelligibiliter perscrutantes et sequentia ipsis adinvenientes. 114 va K
Propter hoc igitur puer mathematicus quidem fit, abstrahere 55
magnitudinem et figurarum species a subiectis potens et de
ipsis sequentibus ad ipsas speculari. Sapiens autem vel physicus

25 excerpentes] excerpendes V 28 et] om. sed s.v. add. K 50 sexquintertiam]


sed ut in habitudine existentes add. sed del. (va-cat s.v.) V | sexqualteram]
sequalternam V 57 Sapiens] sapientia ante corr. V

7 qui (ἥ)ἢ (vel) codd. | existens] οὖσia B sed οὖσi scr. Heylbut 8 menti …
imaginationi] aὐτοῖ  B aὐτaῖ  a 9 figuras … ipsorum] τοὺ τύπου
aὐτῆ codd. | haec] ὁ B 19 et] om. a 32 propria (ἴ δia a)eἴ δη B
35 magnitudinem] µeγeθῶν codd.
124

non, propter hos habitus principia sumere ex experientia.


Qualiter autem hoc est et qualiter sapiens et physicus ex
experientia sumunt principia, non bene manifestum existimo 60
et quibuscumque. Sapientem autem hic theologum ait, circa
divinas et immateriales species et per se subsistentes studium
et quaesitionem habentem, physicum autem eum qui circa
materialia et quorum existentia non sine secundum locum
mutatione vel in continua speculatorum latione secundum 65
particulas. Et si secundum totalitates loca non permutant, vel
quo quidem quiescentium, quo autem motorum et non
secundum ipsas totalitates, et propter hoc dictorum
physicorum omnium, ut principium habentium quietis et
motus, quod physis est (id est natura). Primum igitur 70
dicamus propter quid et qualiter indiget mathematica quidem
speculatio circa ea quae ex abstractione negotiari et unde
abstrahuntur abstracta. Neque autem quae sapientiae neque
quae physicae subiecta sunt ex abstractione sunt. His enim
inquisitis bene, forte nobis lumen accendetur ad 75
speculandum recte quae ab Aristotele dicuntur. Ex
abstractione quidem igitur mathematica dicuntur, numeri
existentia et magnitudines, id est figurae magnitudinum, H. 346
quoniam quanta quidem sunt et qualia, et in subiectis
substantiis subsistentiam habent, sine subiectis secundum 100 rb V
140 ra actum, subsistere non potentia, abstrahuntur autem
C secundum intellectum ex subiectis in quibus substiterunt et
ut in imaginatione subsistentia a mente perscrutationem
recipiunt de sequentibus ad ipsa. Abstrahuntur autem,
quoniam non unum aliquod genere subiectum habent, sed in 85
differentibus subiectis possunt fieri. Unusquisque enim
numerus in differentibus subiectis subsistere potest,
corporibus et incorporeis, puta decem numerus, mensurans
et in decem corporibus et in decem animabus potest inesse,
et numeroroum unusquisque similiter, si quidem et unum 90
corpus potest esse et multa et una anima et multae et
intellectus similiter unus et multi et simpliciter multitudo non

61 et] in add. s.v. C 63 quaesitionem] quaestionem (?) scr. sed exp. V


72 negotiari] negotioa (negotione ante corr.) scr. sed exp. C 74 physicae]
phsicae ante corr. E 75 ad] a scr. sed exp. et s.v. add. C 85 non] om. sed s.v. add.
E 92 non] om. sed. s.v. add. K

3 bene manifestum (eὔδηλον a)ἄδηλον (ut Aristoteles, Ethica Nicomachea,


1142a19)B 14 indiget (δeῖ a)δὴ B 16 quae sapientiae neque (τὰ τῇ σοφίᾳ
οὔτe codd.)om. Heylbut 23 habent (ἔχουσi scr. Heylbut)habent] ἔχουσa codd.
26 a] πeρὶ a 35 intellectus] κaὶ νόe add. codd.
125

determinata est, sed et in paucioribus potest et pluribus


sumi. Et figurae autem similiter. Neque ipsarum enim
unaquaeque determinatum habet genere subiectum. Sphaera 95
enim non solum in universi subsistens considerata est
corpore, ut non in alio aliquo potens subsistere, sed potest
hanc et lignum et lapis et aurum et argentum et aes et 120 va E
ferrum recipere et circulus non in caelo describi solum, sed
et omnimodis corporibus. Similiter et alterae figurae, firmae 100
simul et planae. Propter hoc quemadmodum ab una quadam
specie corporali figurarum quaecumque abstracta in altero
potest fieri, sic et ex omnibus abstracta secundum
intellectum in imaginatione ut in subiecto quodam scribitur
et secundum mentem indagatur et mathematica haec 105
dicuntur, quia secundum mathesim (id est disciplinam) et
intellectum horum abstractio fit, non potentium operatione
(sive actu) sine subiecto aliquo subsistere. Quare et
definiuntur sine omni subiecto, non coassumpto aliquo in
rationibus ipsorum. In dicendo enim quoniam circulus est 110
figura plana ab una linea contenta, ad quam ab uno signorum
intra figuram iacentium omnes accidentes rectae aequales ad
invicem sunt, nullum assumitur subiectum, sed ipsa
secundum se ipsam figura definitur sine omni subiecto. Sic
et reliquae figurae et numeri similter. Numerus enim 115
mensurans collectio unitatum dicitur, definitione nullum
assumente subiectum, et unusquisque numerus similiter,
puta denarius unitatum decem coacervatio, et sic omnes, ut
solum numeri assumpti sine subiectis assumuntur et
omnimodis numerabilibus congruere possunt. Substantiales 120
autem species non sic habent, sed immateriales entes et per
se subsistentes substantiae sunt immateriales et a nullo
subiecto sunt separatae secundum intellectum, quoniam 114 vb K
neque in aliquo subiecto resident, sed ipsae sibi ipsis sunt
140 rb sedes, ut puri intellectus et rationales animae. Et ipsae enim, 125
C quando cum corporibus assumuntur, non in corporibus
sedent, sed magis in ipsis illa resident et illae ipsa continent, H. 347
ut et ex ipsis separata immobilia sint et inoperabilia, et neque
propriam definitionem potentia recipere, quae ipsis
congruebat, corporibus coniunctis animabus non ut 130

100 et2] om. K 101 Propter] plane iter. sed. exp. V 104 intellectum] om. C

4 subsistens] ὑφiστaµένῳ codd. 17 sine] post subiectum (ὑποκeiµένῳ) codd.


omni] ἅπaντa B 19 signorum] σηµeίου τῶν codd. 27 numeri] ἀρiθµὸν a
36 ipsis] ἑaυτῶν B 38 corporibus] ἐκeίνai codd. | coniunctis]
συνeζeυγµένa a
126

corporibus simpliciter, sed ut talibus corporibus, id est 100 va V


proprie habentibus ad animas quibus coniuncta existebant;
vel materialia existentia imperfecta quidem sunt ut in
speciebus, quasi subiectis indigentia quibus firmabuntur,
perficientia autem tamen subiecta propter stabilitatis 135
cuiusdam ipsis condignae fieri causas, qua stabilitate
privabantur antequam species ipsas reciperent. Propter hoc
et substantialia sunt et naturalia, ut naturam principium
habentia, quod subiecta speciebus adaptavit et species
subiectis proprias effecit. Hae autem sunt irrationales vitae et 140
naturales, et si qua his species analoga altera, sed et natura sic
habet ipsa, speciem materialem existens et ipsa et a subiecto
inseparabilis et cum materia definita. Propter hoc neque ipsa
ex abstractione, sed neque conveniens habent nominari
neque priora. Illa quidem enim quoniam per se perfecta sunt 145
et per se firma et stabilia et non subiecto aliquo ad stabiliri 120 vb E
indigentia, ut ex illo abstrahantur secundum intellectum.
Haec autem quoniam in subiecto speculata a subiecto sunt
inseparabilia et concrete subiecto definitionem recipiunt.
Animal enim irrationale hinnibile equus existens et 150
subiectum in ratione habet coassumptum, et homo
secundum utrumque simul assumptus, secundum quod
utique et naturaliter definitur, et subiectum habet secundum
assignationem concretum. Animal enim rationale mortale
intellectus et scientiae receptibile est. Et hoc ipsum animal 155
sub corpus animatum, quod ut materia animae supponitur,
hoc ipsum mortale corporis naturae et naturales omnes
definitiones concreta subiecta speciebus habent naturaliter
assignatae, ut sine subiectis imperfectae sint assumptae ipsae,
quemadmodum definitio quae dicit iram appetitum esse 160
reconstristationis, et usque ad hoc stat imperfecta est,
quoniam non simul comprehendit subiectum. Et
manifestum quoniam neque convertitur, quod necessario
definitioni debetur. Contingit enim aliquem appetentem
reconstristare secundum irascibile quiescere, non relaxante 165
passione. Si autem debet converti definitio et assumere
perfectum, oportet sic definiri iram: calorem circa cor
sanguinis propter appetitum recontristationis. Est enim hoc

132 animas] id quod V scripsit, non liquet 133 in] ex graec. suppl.
158 speciebus] quod ut materia add. per homoiotel. sed exp. V

1 corporibus1] σώµaτa B 7 privabantur] ἐστέρητai a 11 species] om. B


12 ipsa2] aὐτὸ B 13 ipsa … per] om. codd. 38 Est … ex] om. B
127

quidem scilicet calor (seu fervor) circa cor sanguinis ex


materia assumptum, hoc autem scilicet propter appetitum 170
reconstristationis ex specie. Sanguis enim in corde
140 va supponitur quidem et febri, praeter naturam enti calidae
C aegritudini, supponitur autem et irae, passioni enti
appetitivae et natura animali inest. Propter haec utique quae
dicta sunt substantiales species, sive perfectae sive 175
imperfectae sunt, neque sunt ex abstractione aliquando,
neque dicuntur. Haec quidem dicta sunt ad cognitionem eius
quod est mathematicae quidem scientiae ex abstractione esse
subiecta, naturali autem et primae philosophiae, quae et H. 348
secundum excellentiam sapientia vocatur, non. Qualiter 180
autem ex experientia principia sapientiae et naturali adhuc
docere relinquitur. Existimo utique experientia hic non 100 vb V
secundum conseuetum significatum assumptum est ut
irrationalem significet attritionem, sed pro negotiosa et
secundum convenientem appositionem cognitione. Haec 185
enim species cognitionis et ad mathematicam cognitionem
contradividitur, circa ea quae ex abstractione existentem, ut
dictum est. Circa naturalium igitur specierum cognitionem
operari volens, ut hinc incipiamus, circa ea quae a natura
fiunt studium ostendere vult. Haec autem sunt materialia et 190
singularia. Non enim simpliciter hominem natura facit sed
aliquem, et equum similiter et naturalium unumquodque.
Quare qui non logice sed physice perscrutari naturalia
proponit, ex singularibus principia cognitionis assumet. Haec
autem sensibilia. Quare et ratio physico hinc incipiens, 195
propriam speculationem et scientiam materialiter operans et 121 ra E
cum materia de speciebus faciens intelligentiam, et
rationalibus methodis circa materialia utens ut sint ipsi
appositiones circa materialia et sensibilia maxime prima
quibus inferat universale sic habere, propriam artem vel 115 ra K
scientiam constituit. Ex quodam enim homine incipiens et
unumquemque sic habere opinans in omnibus communiter
speculatum universale operatur et articificiale perficit
sensibile et scientiale, appropriata ratione speculative, quae
ipsi experimentialiter ex sensu supposita sunt. In physica 205

174 appetitivae] appetivae ante corr. V 176 abstractione] esse subiecta add.
sed exp. V 182 experientia] ex praem. E 184 attritionem] attractionem V
187 contradividitur … 188 cognitionem] om. per homoiotel. V 202 opinans]
opinanti CE 203 speculatum] speculativa K | articificiale] artificile ante corr.
V

1 circa cor (πeρὶ κaρδίaν B)πeρiκaρδίου a 20 Circa] πaρὰ a


128

quidem igitur sic, in sapientia autem qualiter dicamus, non


existentibus sensibilibus subiectis ipsi, sed divinis et
immaterialibus et super sensum? Vel et in hac quae ad nos
prima principia comprehensionis fiunt, non quae natura
existunt priora. Natura quidem enim priora in divinis vel 210
derivans derivato est vel perficiens perfecto vel
conservativum conservato, vel purgativum purgato vel
illuminativum illuminato et simpliciter superexcedens
superexcesso. Sed nobis non est confestim a principio
comprehendere priora, et ex ea quae ad illa appositione (seu 215
140 vb congruentia) de secundis rationes assignare, sed manifesta
C primo nobis extreme illinc perfecta. Haec autem in
corporibus speculata, quae sunt sensibilia et singularia,
quibus apponentes et horum varietatem et constitutionem et
continuitatem et deductionem stupefacti (et admirantes), 220
semper ad proximam per rationalem et intellectualem
speculationem recurrimus causam, usquequo per media
disposita ad primum et unum principium obviemus. Ut sit et
hic principium cognitionis ex sensibilibus et singularibus ex
experientia principiatis. Hoc autem scilicet et haec quidem non 225
credunt iuvenes sed dicunt talem habere intelligentiam, ut iuvenes
de naturalibus et divinis audientes, quia nequaquam
conveniente ipsis experientia potiti sunt, tempore indigentes
pluri et attritione (seu exercitatione), dicere quidem et per os H. 349
proferre quae in propriis auditibus de ipsis subceperunt 230
possunt, comprehensionem autem habere non possunt in
rebus. In mathematicis autem non solum rationes et
sermones proferunt, sed et quod quid est sciunt propter non
multo indigere tempore ad scire et definitiones ipsorum. 101 ra V
Hoc enim scilicet non credunt hoc manifestat, quoniam non in 235
credulitate et certitudine rerum consistunt. Iuvenes autem
nominat hic pueros, quoniam et a principio circa pueros
quaestionem proposuit, propter quid mathematicus quidem puer
fiat utique, sapiens autem vel physicus non, puerum nominans forte
eum qui prope iuventutem vel iam iuvenescentem vel et post 240
iuventutem parum.

32 a principio] Aristoteles, Ethica Nicomachea, I,1,1095a2

208 Vel] velut scr. sed. corr. K 211 vel2] om. K 212 conservativum
conservato] om. sed. i.m. add. K 217 primo] in praem. sed exp. V
232 mathematicis] mathematis E 235 enim] quidem praem. V
240 iuventutem] invenientem C

5 priora1] προτέρον a 10 priora] προτέρον a 12 extreme] ἐκeῖ θeν a


25 de (πeρὶ scr. Heylbut)πaρ' codd.
129

1142a2 ADHUC PECCATUM VEL CIRCA UNIVERSALE IN


0-23 CONSILIANDO, VEL CIRCA SINGULARE VEL ENIM 121 rb E
QUONIAM OMNES PONDEROSAE AQUAE
PRAVAE, VEL QUONIAM HAEC ALIQUA
PONDEROSA. 5

Hoc ad superiora est, quoniam opus est scientiae proprii


boni ea quae communis boni cognitione, velut indigeat sibi
ipsi prudens oikonomico vel et ipso politico. Consilians enim
vel peccavit, circa consiliationem vel bene coniecit. Bene 10
conicere autem et peccare in utroque fieri possunt, in
universali scilicet et singulari. Quare ambo oportet
prudentem habere, et eam quae universalis boni
cognitionem, et eam quae singularis. Universale autem
bonum dicit et singulare commune et proprium. Est autem 15
proprium quidem proprie prudentis, commune autem
oikonomici. Quare opus est proprie prudenti oikonomico et
politico, ut non solum eius quod proprie boni habeat
scientiam, sed et communis, ut bene consilietur secundum
utrumque. Exemplum autem posuit universalis quidem et 20
communis boni omnes ponderosas aquas pravas esse, particularis
141 ra autem et singularis quoniam haec aliqua aqua ponderosa.
C Peccans autem circa usum aquarum indifferenter aquis
utetur et delectabitur secundum pravas ut non participantes
pravitate vel simpliciter vel secundum singula. Ut igitur male 25
consilians de aquis et universaliter et in parte et secundum
pravas et pravam delectabitur et peccanter ipsis utetur, sic et
de bono consilians vel universaliter peccabit vel secundum
singula. Et quia perfectius commune singulari ut 115 rb K
contentivum ipsius, perfectior erit prudens communis 30
possidens scientiam. Opus est ergo proprie prudenti
oikonomico et politico, ut communiter utilium habentibus
comprehensionem.

1142a QUONIAM AUTEM PRUDENTIA NON EST H. 350


23-24 SCIENTIA, MANIFESTUM. EXTREMI ENIM EST,

a,2 singulare] consiliare scr. sed. exp. E 5 ponderosa] ponderoso E 9 ipso]


ipsi K 19 et] om. E 20 quidem] om. C 22 aqua] om. sed s.v. add. K 26 et3]
om. V

18 oikonomici] κaὶ ἔτi τοῦ πολiτiκοῦ add. B 20 et] om. codd. 30 singulari]
κaθέκaστa B
130

QUEMADMODUM DICTUM EST. OPERABILE ENIM


TALE.
5
Hoc ut porisma proximo dictis consecutum est. Ostendit
quidem enim et superius differentiam scientiae et prudentiae.
Quia autem et nunc impossibile ostendit per proximo dicta
prudentem esse iuvenem, quia experientia opus est ad
prudentiam, qua iuvenis expers, operabilia autem circa quae 10
prudentia singularia sunt, singularia autem ex experientia
assumuntur, hoc quidem ipsi consummationem fecit ad
ostendendum non posse esse iuvenem prudentem.
Consecutum est autem ex necessitate hinc et manifestum 101 rb V
fieri esse alteras ad invicem scientiam et prudentiam, si 15
quidem scientia quidem circa universalia, prudentia autem
circa singularia, et aliter quoniam iuvenis sciens esse potest,
iuvenis quidem existens, prudens autem non, propter
indigere longo tempore et multa experientia prudentiam.
20
1142a2 OPPONITUR QUIDEM UTIQUE INTELLECTUI.
5-30 INTELLECTUS QUIDEM ENIM TERMINORUM
QUORUM NON EST RATIO, HAEC AUTEM
EXTREMI CUIUS NON EST SCIENTIA, SED SENSUS,
NON QUI PROPRIORUM, SED QUALI SENTIMUS 5
QUONIAM IN MATHEMATICIS EXTREMUM 121 va E
TRIGONUM. STABIT ENIM ET ILLIC. SED ISTE
MAGIS SENSUS PRUDENTIA. ILLAE AUTEM ALIA
SPECIES.
10
Quemadmodum scientiae per dictum porisma differentem a
prudentia ostendit, appositionem hoc faciens in prius de
differentia ipsarum dictis, sic et haec apponit, in quibus prius
de prudentia dixit et intellectu, ostendens et ab ipso
prudentiam differentem. Opponi enim, ait, prudentiam et 15
intellectui secundum subiectum, ut et scientiae. Et enim
scientia circa universalia negotiante, differt ab ipsa prudentia,
quoniam circa singularia, sic et ab intellectu differt prudentia,
quoniam hic quidem terminorum est cognoscitivus, quorum

q,11 ex] om. V 18 non] om. K o,14 dixit] post intellectu V

9 experientia] ἐκ πeίρa κaὶ ἐµπeiρίa add. codd. 19 opponiturἀντiληπτiκοὶ


Pb ἀντiληπτiκὸν Kb ἀπτiκοὶ O2B2 22 cuius] om. a et KbMbPb 23 quali] οἵ a
ᾗ MbKb 26 prudentia (ἡ φρόνησi)ἢ φρόνησi P2Kb | illae (ἐκeίνη NbP2 et
Eustr. 352,22 et 37 )ἐκeίνη Arist. 29 differentem a (δiaφορὰν πρὸ
a)δiάφορον B
131

non est ratio. Terminos autem, ait, vel definitivas rationes 20


141 rb quibus utuntur mathematici, unusquisque secundum sui
C ipsius scientiam, puta arithmeticus quidem quid est numerus
simpliciter vel quid est superfluus numerus vel quid
perfectus et reliquas, geometra autem quid punctus, quid est
linea, quid est superficies, quid corpus, quid circulus, quid 25
trigonum et figurarum unaquaeque et quaecumque altera
definitive illic assumuntur vel simpliciter prima principia.
Omnia enim principia scientiarum termini aliqualiter sunt,
quia resolutione utentes, usque ad ipsa ascendentes,
quiescimus, quaerentes quod principiorum specialius. Quia H. 351
igitur hoc sic et dupliciter assumptum est. Et hoc scilicet
quorum non est ratio dupliciter intelligetur, vel ratio quae quod
quid erat esse, vel causae assignatio et syllogismus.
Secundum utrumque enim non erunt principia principia.
Quare et in infinitum ascendent neque scientias esse scientias 35
accidet. Ostendit autem hic alteram ab intellectu prudentiam
propter intellectum quidem primorum esse, quae sunt
definitiones, prudentiam autem extremorum, quae sunt
sensibilia et singularia. Quare et haec differunt secundum
subiecta, quia impossibile est unum existere et idem 115 va K
secundum speciem et quod circa prima factum et quod circa
extrema. Vide autem quoniam ambobus subiecta, prudentiae
et intellectui, communicant secundum inscientiale. Neque 101 va V
enim definitionum scientia neque sensibilium et singularium,
sed illic quidem propter superponi scientiae definitiones, hic 45
autem propter deficere a scientia subiecta prudentiae,
sensum autem esse haec cognoscentem. Qualiter autem in
subiecto quidem intellectui plurali usus est numero, in
subiecto autem prudentiae singulari, quamvis singularia plura
universalibus numero? Universale quidem enim 50
unumquodque unum, singularia autem plura entia in unum
proximum universale reducuntur, ut simul comprehensa sub
ipso. Vel quoniam prudentia quidem in operationibus
semper unum aliquid assumit numero de quo intendit et
meditatur directionem, intellectus autem universale semper, 55
universale autem comprehensum plurium. Quare unum
intellectus multa comprehensione. Propter hoc illic quidem

25 circulus] cir scr. sed exp. et circulus scr. V 29 usque] utique scr. sed exp. V
30 specialius] ex speca corr. V 34 principia2] om. V 46 a] et V 47 esse] se
(ex sensu per homiotel.?) scr. sed corr. V 54 assumit] sumit scr. sed as s.v. add. K

5 quid1] ἐστi add. Heylbut 10 resolutione] ἀνaλογίa B 14 causae] aἰτίa a


17 alteram] κaὶ praem. a 20 haec] τaύτῃ B 27 a scientia] ἐπiστήµην a
132

pluraliter dixit, hic autem singulariter. Sensum autem, ait, non 121 vb E
qui propriorum, sed quali sentimus. Non sic, ait, sensum
dicimus operantem circa subiectum prudentiae, sicut dicimus 60
in unoquoque genere sensibilium proprium esse sensum
operantem circa ipsum, ut circa colores quidem visum, circa
sonos autem auditum, circa odores autem olfactum, circa
sapores autem gustum et tactum circa tangibilia, sed
simpliciter circa singularia et in quibus sensitiva cognitio 65
operari nata est. Si enim aliquis de hac aliqua pace vel hoc
141 va aliquo bello consiliatur si oportet fore vel non et, si erit,
C qualiter erit et propter quid erit et, si non erit, similiter, non
ut de proprio uni alicui sensuum consiliabitur, sed de
simpliciter et singulari sensibili. Ponit autem et exemplum 70
eius quod dictum est mathematicis extremum trigonum. Si enim
mathematicae scientiae est demonstrare de his quae
secundum se insunt trigono, et universalis demonstratio fit,
sed extremum trigonum, id est individuum et singulare
secundum quod tale est, non scientiae sed sensui supponitur, 75
non ut color neque ut sonus neque ut aliud aliquid quod ab
aliquo uno sensuum iudicatur, sed quoniam singulare.
Quoniam autem sensibile hoc ostendit ex eo quod dicit stabit
enim et illic. Quoniam enim, ait, sensibile extremun trigonum,
manifestum hinc. Descendens enim utique aliquis ab H. 352
universalibus et continentibus ad particularia et contenta
stabit ad extremum, ut et in aliis fit, quando aliquis ab
universalibus descendit. Stat enim descendens, veniens ad
ultima. Duo enim habitus cognoscibilium potentiarum
extremi, primi et ultimi. A deorsum quidem ascendentibus 85
nobis intellectus extremus (sive ultimus), quoniam usque ad
ipsum et ad ea quae ab ipso cognita ascensio, sensus autem 101 vb V
primus, quoniam ab hoc ascensum incipimus. Si autem a
superiori motum facimus et motionem ab intellectu primo, a
cognoscitivis incipimus habitibus, et prima et principia quae 90
ab ipso cognoscuntur ponimus, in extremum autem
obviamus sensum et ea quae ab ipso cognosci nata sunt.
Haec autem particularia et singularia. Et quando sic dicimus,
non unum aliquem assumimus eorum qui secundum partem
sensuum, puta visum vel auditum vel alium aliquem 95
coordinatorum, sed simpliciter communem. Opus est enim

60 sicut] sic C 67 fore] fieri K 68 si] non praem. sed exp. V 69 sed] et add.
V 79 enim1 … illic] illic et enim V

14 trigonum] om. codd.


133

impartibili extremo aliquo, quod iudicat contraria in


sensibilibus et heterogenea (id est altera genere), puta ut
velut in exemplo dicamus visus, lux quidem enim operatur in
aera et ipsum secundum species visibilium disponit, hic 100
autem transmittit has pupillae, haec autem sensitivo spiritui,
hic autem simpliciter sensui, qui impartibilis existens et
contraria assumit et quid ad invicem differunt iudicare
potest. Sic in audibilibus, sic in olfactibilibus, sic in omnibus
sensibilibus fit, ut possit communis sensus, impartibilis 122 ra E
existens, et contraria et heterogenea iudicare ad invicem quid
differunt. Sed iste magis sensus prudentia, illae autem alia species.
Quia de operabilibus et consiliabilibus dixit et haec esse
singularia et sensibilia, et circa haec prudentiam negotiari, ut
sit quod ratiocinatur continue ab ipsis tactum, 110
141 vb quemadmodum comparationem facit eius quod est
C translative sentire singulare et eius quod est simpliciter, id est
secundum communem sensum. Hoc enim scilicet quali
sentimus hoc ostendit, id est communi sensu, secundum quem
nobis adest sentire, qui unus est et communis ad omnia 115
operans sensibilia. In quinque enim divisio secundum
sensibilia fit, quibus opus est communi sensu, ut velut
organis utente ipsis, differentibus secundum genus apponat
per ipsos sensibilibus. Ille autem unus et idem est, et 115 vb K
quemadmodum qualitatem quamdam hanc communitatem 120
simpliciter adaptans sensui. Non dicimus, ait, sensum eum
qui propriorum sensibilium aliquem, qui per sensitivum
instrumentum aliquod operatur, sed talem dicimus
qualicumque sensu simpliciter et communiter sentimus. Ait,
autem, hunc magis esse sensum, eum qui cum prudentia, 125
quoniam cum ratione et praeceptione, ille autem irrationalis
et impraeceptivus. Quantum igitur quod cum ratione melius
eo quod sine ratione, tanto melior sensu prudentia, proprio H. 353
videlicet sensu sensibilis. Propter quod et alia species ille 102 ra V
sensus ab hoc sensu, ut et rationale ab irrationali alterum. 130

Cap. X QUAERERE AUTEM ET CONSILIARI, DIFFERUNT.


1142a3 CONSILIARI ENIM, QUAERERE QUODDAM EST.
1-32

97 in sensibilibus] in sensibus scr. sed. exp. V 106 heterogenea] heterogena E


111 comparationem] operationem E 117 opus] om. E

1 impartibili] ἀµeρῶ B 2 ut] om. B 5 sensitivo (aἰσθητῷ a)aἰσθητῷ B


14 continue] προσeχῆ B 16 translative (µeτaφeροµένw B)µeτὰ
φρονήσew a 26 aliquem] τῇδe ἢ τῇδe B τῇ ἢ τῇ a 27 instrumentum] om.
codd. | operatur] ἐνeργeῖ B
134

Docens sufficienter iam de quinque habitibus, dico utique


prudentia, arte, scientia, sapientia, intellectu, secundum quos 5
verum dicere hominibus est, proponit et de alteris
quibusdam habitibus docere, qui et ipsi natura hominum
considerantur facti operantium secundum rationem.
Oportuit enim, ut in practicis operationibus sine defectu
doctrinam operatus est, sic facere et in intellectivis. Et 10
primum tradit de eubulia (id est bona consiliatione). Facit
autem et hic doctrinam consimilem priori, distinguens
quidem unumquemque horum habituum ab aliis, ad quos
habet quamdam similitudinem, assignans rationem ipsius
appropriantem et convertentem ad ipsum. Quia autem de 15
prudentia dixit proximo, proprium autem prudentiae bene
consiliari, propter hoc et de eubulia primum sermonem facit.
Sed quia simpliciter consiliari contentivum eius quod est
bene hoc facere vel non, huius gratia dicit aliquid primo
parvum de consiliari. Sed et quaesitivus homo ut et 20
consiliativus, et assimulantur ad invicem quaesitio et
consiliatio. Propter hoc ponit prius differentiam eius quod
est quaerere et eius quod est consiliari, et dicit universalius 122 rb E
esse quaerere eo quod est consiliari. Omnis enim consilians
quaerit, non tamen et omnis quaerens consiliatur. Consiliatio 25
quidem enim de operandis est quaesitio, est autem et
142 ra quaesitio circa altera speculativa, non operanda, existentia.
C Quarere enim si commensurabilis vel incommensurabilis
diametros costae, vel si luna umbrae incidit terrae, vel non,
non operabilium sunt, sed speculabilium. Propter hoc 30
quaedam quaesitio consiliatio, ut species existens
quaesitionis, et quoddam quaerere consiliari.

1142a3 OPORTET AUTEM ASSUMERE DE EUBULIA QUID


2-34 EST, UTRUM SCIENTIA QUAEDAM, VEL OPINIO, 116 ra K
VEL EUSTOCHIA, VEL ALIUD QUODDAM GENUS.

q,4 Docens] autem add. V 10 in] om. V 13 unumquemque] unumquodque


V 20 ut] om. E 25 et] om. sed. s.v. add. K 26 quaesitio] qui ante corr. V
est2 … 27 circa] om. per homoiotel. V 29 vel2] om. E 30 non] onon ante corr. E
o,1 eubulia] eubilia ante corr. K

5 hominum] om. B 12 assignans] et praem. B 18 de] πaρὰ codd. sed πeρὶ scr.
Heylbut 32 assumere (δiaλaβeῖ ν NbP2Pb)λaβeῖ ν MbKb λaβeῖ ν κaὶ LbOb
34 vel eustochia] om. P2
135

De prudentia docenti necessarium erat et de eubulia (id est 5


bona consiliatione) dicere, quia prudentiae necessarium est
recte consiliari. Propter hoc de prudentia docens
consequenter et eubulian quid est tradit, primum quidem
quid non est dicens et dividens ipsam ab habitibus quorum
decens videri unum ipsam his qui non cum diligentia (et 10
certitudine) intendunt, quos et exponit.

1142a3 SCIENTIA QUIDEM UTIQUE NON EST. NON ENIM H. 354


4-b2 QUAERUNT, DE QUIBUS SCIUNT. EUBULIA
AUTEM, CONSILIUM QUODDAM. CONSILIANS
AUTEM, QUAERIT ET RATIOCINATUR.
5
Ante alia a scientia eubulian dividit, sic syllogizans. Scientia 102 rb V
non quaerit, eubulia quaerit. Eubulia ergo non est scientia.
Et est syllogismus in secunda figura. Et construit quidem
maiorem propositionem sic. Sciens scit scibilia, de quibus
aliquis scit non quaerit. Sciens ergo non quaerit, de 10
scibilibus. Et ista ratio in prima figura. Minorem autem
propositionem sic. Eubulia consilium quoddam. Consilians quaerit.
Eubulia ergo quaerit. Bule enim (id est consilium) et buleusis
(id est consiliatio) idem. Alterum autem bulesis (id est
voluntas), praeter bulen et buleusin. Illic enim non est 15
quaesitio, sed solum appetitus desideratae rei. Hoc autem
scilicet et ratiocinatur medius terminus est ad ostendendum
quaerentem eum qui consiliatur, ut talis ratio fiat. Consilians
ratiocinatur. Ratiocinans quaerit. Consilians ergo quaerit.
Dixit autem non enim quaerunt de quibus sciunt, ad scientes 20
remittens sermonem, ut fit sic intellectum quod dicitur,
quoniam autem non est scientia eubulia manifestum ab eo
quod est scientes non quaerere de quibus sunt scientes.
Transumpsit autem sermonem a scientia ad scientes propter
scientiam quidem abscondi in anima, scientes autem esse eos 25
qui manifeste operantur extra.

5 docenti] bona consiliatione add sed del. K | eubulia] eubilia ante corr. K
8 eubulian] eubuliam K 10 decens] dicens ante corr. C s,3 consilium]
consilia E 6 eubulian] eubuliam K 11 ista ratio] est dicta scr. sed exp. V
12 consilium] consilia ante corr. E 13 consilium] consiliatio ante corr. K
buleusis] bulensis ante corr. K 15 Illic] id est voluntatis s.v. scr. C 18 eum]
om. sed s.v. add. C | Consilians] consiliatur per homoiotel. C 20 enim] solum scr.
sed exp. V

11 quoddam] ἐστίν add. a


136

1142b SED TAMEN NEQUE EUSTOCHIA. SINE RATIONE


2-5 ENIM ET VELOX QUID EUSTOCHIA.
CONSILIANTUR AUTEM MULTO TEMPORE; ET
AIUNT OPERARI QUIDEM OPORTERE VELOCITER,
CONSILIATA; CONSILIARI AUTEM, TARDE. 5

142 rb Quia conicere habet quamdam communicationem ad 122 va E


C consiliari, secundum quod utraque ante rem fiunt ad quam
respiciunt et consilians et coniciens, decens erat opinari
aliquem idem esse conicere et consiliari, et propter hoc idem 10
et bene operari secundum utrumque. Distinguit igitur et ab
eustochia (id est bona coniectatione) eubuliam, distinctio
autem secundum tempus, et ait eustochiam quidem sine ratione
esse, id est sine ea quae secundum rationem meditatione et
intentione et in tempore brevi. Consilians autem meditatur et 15
multo tempore consiliatur, indigens ens conferente ad rem
prudentia et ignorans a principio qualiter ipsi consiliatum
perficietur. Haec autem ad invicem differentia. Fert autem et H. 355
plebeum proverbium in testimonium, consiliantem in
longum quidem consiliari, velociter autem operari consiliatum, 20
velut consilio quidem longo quoddam indigente tempore, ut
et modum constituat adeptionis rei, actione autem velocitate,
ut non permutato consiliabili inconvenienter habeat ad
ipsum meditatus modus adeptionis, quod est instabilitatis
contingentium. Utitur autem proverbio hoc et Isocrates in 102 va V
his quae ad Nikoclea suppositionibus. Hoc autem scilicet
consiliantur autem multo tempore defective dictum est, et
oportunum apponi hoc scilicet consiliantes.

1142b ADHUC SOLLERTIA ALTERUM ET EUBULIA. EST


5-6 AUTEM EUSTOCHIA QUAEDAM, SOLLERTIA.

Altera probatio, altera ostendens ad invicem eubuliam et 116 rb K


eustochiam, ex parte vel ex specie eustochiae (id est bonae 5
coniectationis) habens constitutionem. Confessum enim
accipiens sollertiam eustochiam esse quamdam, ostendit per
hoc quod non idem eubulia et eustochia. Si enim erat idem,

25 Isocrates … suppositionibus] Isocrates, In Demonicum, 34

s,1 sine] dum (?) E 5 tarde] tade scr. sed exp. E 24 meditatus] medietatus
ante corr. K a,6 constitutionem] om. V

22 velocitate] τaχύτητa B 28 consiliantes] βουλeυόµeνο codd. sed


βουλόµeνο scr. Heylbut
137

oportuit et sollertiam, quia eustochia quaedam est, esse et


eubuliam quamdam. Sed tamen non est eubulia quaedam 10
sollertia. Non ergo idem eubulia et eustochia. Quoniam autem
non est sollertia eubulia manifestum ex definitione sollertiae.
Sollertia enim est sine intentione (seu perscrutatione)
assignatio medii. Medium autem dicimus causam per quam
in conclusione praedicatum inest subiecto, quando 15
interrogatus aliquis propter quid hoc huic inest sine
intentione et impraemeditate assignat causam, ut sollers hoc
facere dicitur, puta si contingit, si quis interrogatus sit
propter quid per talem descriptionem circulorum perfectum
trigonum aequilaterum est, dicat sine intentione (seu 20
perscrutatione) quia duo latera uni sunt aequalia. Sic enim
142 va dicens secundum sollertiam assignavit. Assignatio autem
C sine intentione impraemeditata. Eubulia autem consiliatio
bona. Omnis autem consiliatio meditatio et intentio est.
Omnis autem meditatio et intentio (seu perscrutatio) per 122 vb E
longum tempus generationem recipit. Quare et eubulia per
longum. Qualiter igitur quod sine intentione (et
imperscrutatum) et inconsiliatum sub intentionem reducitur
et consiliationem? Quoniam autem sollertia eustochia,
manifestum. Velociter enim sollertia cum recta coniectatura 30
medium assignat. Non enim qui quodcumque assignat, iste
sollers est sed qui proprie causam rei sine intentione (seu
perscrutatione) assignat. Non in solis autem consideratur
speculabilibus sollertia, sed nihil minus et in operabilibus.
Rationem ponens enim in actionibus rationes expetitur 35
actorum. Si igitur habet has promptas et bene ipsas assignat,
sollers nominatur. Propter hoc oportet cum ratione H. 356
conversari in vita desiderantem rationes habere semper
operatorum bene habentes, et paratum esse, si quis ipsum
noxas expetat actionum, assignare rationes ipsarum, ut se 40
ipsum conservet innoxium. Aliter enim studiosum esse
impossibile.

11 autem non] inv. V 20 seu perscrutatione] s.v. add. C 24 et … 25


meditatio] om. per homoiotel. V 28 et consiliationem] om. E 30 coniectatura]
coniectura scr. sed exp. V 33 in] enim. scr. sed exp. V 37 oportet] om. E
39 expetat] expectat K 41 impossibile] est add. K

13 duo latera] τῶν δύw πλeυρῶν ἑκάτeρa ex corr. B 24 assignat] ἀποδiδῷ B


29 cum ratione] µὲν λόγον a
138

1142b NEQUE UTIQUE OPINIO EUBULIA NEQUE UNA.


6-12 SED QUIA QUI QUIDEM MALE CONSILIATUR
PECCAT, QUI AUTEM BENE, RECTE CONSILIATUR,
MANIFESTUM QUONIAM RECTITUDO QUAEDAM 102 vb V
EUBULIA EST. NEQUE SCIENTIAE AUTEM NEQUE 5
OPINIONIS. SCIENTIAE QUIDEM ENIM NON EST
RECTITUDO. NON ENIM PECCATUM. OPINIONIS
AUTEM RECTITUDO, VERITAS. SIMUL AUTEM ET
DETERMINATUM EST IAM OMNE, CUIUS OPINIO
EST. 10

Ostendit per haec eubuliam ab opinione existentem, et


scientia alteram. Dicens autem quoniam non est opinio
neque una eubulia, et debens et scientiam opinioni
coordinare et simul a duabus his distinguere eubuliam, 116 va K
inducit quoddam in medio eubuliae proprium, cuius opinio
et scientia sunt incommunicantes. Hoc autem est rectitudo
quam ostendit eubuliae inesse ex contrario ipsi, kakobulia (id
est mala consiliatione). Kakobulia enim et eubulia contraria
ad invicem et peccatum et rectitudo. Igitur, si kakubulia 20
peccatum, rectitudo eubulia. Si enim contrario contrarium, et
contrario contrarium. Quoniam quidem igitur rectitudo
eubulia manifestum iam factum est. Quoniam autem neque
scientiae neque opinionis est rectitudo, ostendit sic. Scientiae
quidem, quoniam non est peccatum scientiae quare neque 25
rectitudo. Contraria enim circa idem subiectum vel specie vel
142 vb genere. Genere quidem, ut album et nigrum in corpore
C (omnis enim color in corpore), specie autem, ut sanitas et
aegritudo in animalis corpore. Quare si erit scientia receptiva
rectitudinis, erit utique receptiva et peccati. Quia autem non 30
est peccati receptiva, neque rectitudinis ergo. Ipsum quidem
enim hoc rectitudinem esse diceremus utique scientiam ex
his quae secundum ipsum et secundum quod ipsum et
primis et causis conclusionis cognitionem existentem et
propter hoc necessariam et non contingentem aliter habere, 123 ra E
receptivam autem rectitudinis non. Si enim hoc demus, erit
rectitudo rectitudinis, et sic erit et motionis motio et

n,2 peccat … consiliatur] om. sed. i.m. add. V 3 recte consiliatur] inv. V
6 rectitudo] scil. eubulia s.v. C 7 peccatum] scil. in scientia s.v. C 13 est] est
scr. sed exp. V 27 ut] om. sed. s.v. add. K 28 in] om. E

4 quaedam] post eubulia MbKb 5 scientiae] ἐπiστήµη Lb | opinionis] δόξa Lb


6 non] οὐδὲ Arist. 7 autem1] om. MbKb
139

generationis generatio, quae impossibilia ab ipso Aristotele in


Physicis ostenduntur. Rectitudo autem existens neque
peccati erit receptiva. Non enim contingit contrarium 40
subiacere contrario ad existentiam. Quoniam neque opinio
sic ut eubulia rectitudinem recipit, ostendit sic, quoniam
opinionis rectitudo veritas est. Recte opinativus enim vere
opinans est et dicitur. Quare et opinio recta veritas. Bene
autem consilians non ex necessitate verum dicens est. Est 45
enim aliquando recte consiliantem et de ipso mendacio H. 357
consiliari, ut apte mentiatur ad aliquem vel inimicum
existentem, ut fallat ipsum (seu laedat), vel amicum, ut
abscindat ipsum a malo. Et horum exempla in historiis
multa, et sunt talia consilia et ambo eubuliae, ut in utilitatem 50
existentes consiliantium et rectae propter hoc existentes. 103 ra V
Recta autem opinio mendax nequaquam. Dicens autem neque
utique opinio eubulia induxit hoc scilicet neque una, quoniam
differentia genera opinionum. Hae quidem enim ipsarum
conclusiones mentis sunt, quae et ex necessariis 55
propositionibus conclusae verae et necessariae existunt, sunt
autem et ex sensu et imaginatione ortae, quae et falsae
multotiens sunt, ut opinari in aqua remum fractum,
inconfractum existentem et sanum, visu existente fracto
motione aquae. Multi enim errores imaginationibus et 60
sensibus fiunt, et ex ipsis errantibus opiniones exortae
errantes sunt et ipsae et falsae. Propter hoc autem scientiam
opinioni coordinavit, in ostendendo ipsas differentes ab
eubulia, quia multae opiniones scientiarum sunt
conclusiones, et propter hoc communicant scientiis. Simul 65
autem et determinatum est iam omne, cuius opinio est. Altera
differentia opinionis ad eubuliam. Opinio quidem enim vel
143 ra affirmatio est vel negatio completa iam et ordinata. Hoc
C enim ostendit hic hoc ipsum determinatum esse, scilicet
completum esse et ordinatum esse, id est in termino obviare 70
et fine. Eubulia autem quaesitio est recte facta et ad aliquid
procedens, nequaquam aliqua res perfecta.

1 in Physicis] Aristoteles, Physica, IV,2,225b15.

46 consiliari] Bene autem consilians iter. per homoitel. sed del. (va-cat s.v.) C
48 ipsum] eum V | abscindat] abscindit V 54 ipsarum] ipsorum E 55 et]
om. V 56 autem] au scr. sed exp. V 59 visu] usque scr. sed exp. V

4 Quoniam] δὲ (autem) add. B 13 eubuliae] eὐβουλίa a 33 fine] πeράσei a


140

1142b SED TAMEN NEQUE SINE RATIONE EUBULIA.


12-14 INTELLECTU ERGO DEFICIT. IPSA ENIM
NEQUAQUAM ENUNTIATIO. ET ENIM OPINIO
NON QUAESITIO, SED ENUNTIATIO QUAEDAM
IAM. 5

Eiusdem habetur intellectus et haec probatio, et si secundum 116 vb K


alterum modum pertractetur. Manifestat enim et haec,
eubuliam quidem nequaquam completam esse, opinionem
autem iam esse completam. Assumit autem rationem 10
communem existentem eubuliae et opinionis, et ait non sine 123 rb E
ratione quidem esse eubuliam, quia non completa est. Deficit
ergo intellectu. Et ponit hoc conclusive quemadmodum
syllogizans. Eubulia non est ratio perfecta, intellectus (sive
mens) ratio perfecta. Eubulia ergo non est intellectus (seu 15
mens). Tunc enim intellectus (seu mens) dicitur ratio, cum
completa sit, propriam assumens conclusionem. Eubulia
autem in eo quod est poni habet esse, propter hoc nequaquam
enuntiatio eubulia, sed ad enuntiationem incedens, id est
affirmationem vel negationem, nequaquam autem aliquid tale 20
existens. Quando autem aliquid horum fit, tunc non adhuc H. 358
consilium (propter hoc neque eubulia (id est bona
consiliatio), omnis autem eubulia bule (id est consilium)), sed
oportet incedere iam ad opus de quo consiliatum est, quare
neque opinio est. Opinio enim non quaesitio, sed enuntiatio 25
quaedam iam, vel affirmatio vel negatio, propter hoc deficit 103 rb V
quidem intellectu eubulia ut generatio quaedam et motio et
hinc imperfecta operatio, intellectu finem habente secundum
rationis operationem. Neque autem opinio est, ut et
opinione perfectum habente secundum enuntiare, quod 30
eubuliae non adest, ut multotiens dictum est.

1142b CONSILIANS AUTEM SIVE BENE SIVE ET MALE


14-15 CONSILIETUR, QUAERIT ALIQUID ET
RATIOCINATUR.

s,1 sine ratione] id est imperfecta s.v. C | intellectu] seu mente i.m. CEK
2 ipsa enim] scilicet eubulia s.v. C 4 iam] om. V 15 est] om. E 24 opinio
est] om. per homoitel. V c,1 et] om. sed. s.v. add. E

2 ipsa (aὐτὴ)aὕτη Arist. 7 alterum] ἑκάτeρον codd. 12 quia] δὲ add. B δὴ


add. a 13 quemadmodum] ὡ πeρὶ a 18 poni] γίνeσθai B 21 horum]
τοiοῦτον a | tunc non adhuc (τότe οὐκέτi a)οὐκέτi B 26 intellectu]
ἐχούση κaτὰ praem. a 28 finem] τέλeiον B 33 et] om. LbOb
141

Ab eubulia ad consilium pertransit, volens genus ostendere 5


eubuliae consilium, cuius apponens et substantiales
differentias complebit eubuliae definitionem. Et enim quae
dixit de eubulia usque et hoc ut genus ipsius quaerens dixit,
prohibens quidem forte opinantes genera esse ipsius, puta
eustochiam, scientiam, opinionem, quaerens autem invenire 10
secundum certitudinem sub quod vere ut sub genus
reducitur. Facit rationem continuam his quae dicta sunt,
143 rb distinguens et genus eubuliae ab opinione. In dicendo enim
C quoniam consilians, sive bene sive male consilietur, quaerit aliquid et
ratiocinatur, consilium ab opinione distinguit. Simul autem et 15
dividit consilium in bene consiliari et male, id est eubuliam et
kakobuliam, et dicit commune esse ipsis aliquid quaerere et
ratiocinari, proprium ens generis ipsius scilicet consilii, quod
ab opinione alienum, enuntiatione existente, ut dictum est, et
vel conclusa vel inconclusa, sed non in quaerere adhuc 20
speculata in ratiocinari. Sunt igitur divisivae et differentiae
consilii et constitutivae specierum ipsius, eubuliae et
kakobuliae, bene et male consiliari. Dictum est igitur iam
genus eubuliae pure et indubitanter.
25
1142b SED RECTITUDO QUAEDAM EST EUBULIA
16-17 CONSILII. PROPTER QUOD CONSILIUM
QUAERENDUM PRIMUM QUID ET CIRCA QUID.

Dicens differentias consilii esse bene et male consiliari, 123 va E


attribuit nunc eubuliae alteram differentiarum, quae est bene
consiliari et, ait, duabus existentibus differentiis, haec scilicet
bene eubuliae est, ut et nomen ostendit (dictum ab eu, quod
est bene, et bule, quod est consilium). Hoc enim scilicet recte
idem est ei quod est bene. Eubulia igitur rectitudo quaedam est 10
consilii. Sic enim habebit bene consilium, si recte fiat. Quia
igitur consilium genus eubuliae, oportet quaerere primum de 117 ra K
consilio, quid est et circa quid negotiatur, ut finem eubuliae H. 359
determinantes habeamus iam cognitum quod quid eubuliae,
id est substantiam et genus ipsius. Uniuscuiusque enim 15
speciei quod quid genus ipsius est, differentiae autem

8 et] ad E 14 sive2] et (ut in Arist.) om. codd. | consilietur] consiliatur K


20 vel inconclusa] om. V s,5 attribuit] eattribuit ante corr. C 7 differentiis]
differentias ante corr. E 9 scilicet] om. C 15 Uniuscuiusque] unusquisque V

3 eubuliae] κaὶ praem. B 16 inconclusa] πέρaτο B | in] κaὶ a


18 eubuliae … kakobuliae] eὐβουλίa τὲ κaὶ κaκοβουλίa a 27 quae] ὅ B
34 finem] γένο B
142

qualitates sunt, circa substantiam quale determinantes. Bene


autem et hoc scilicet circa quid quaerit, nihil minus conferens 103 va V
ad comprehensionem consilii. Ex subiectis enim maxime
circa quae negotiantur animae habitus comprehenduntur et 20
operationes. Bene autem dixit et hoc scilicet rectitudo quaedam
est, quia est rectum dici consilium et in bono et pravo, sicut
ipse dicet deinceps.

1142b QUIA AUTEM RECTITUDO MULTIPLICITER,


17-20 MANIFESTUM QUONIAM NON OMNIS.
INCONTINENS ENIM ET PRAVUS QUOD
PROPONIT OPORTERE EX RATIOCINATIONE
ORDINABIT. QUARE RECTE ERIT CONSILIANS, 5
MALUM AUTEM MAGNUM ASSUMENS.

In genere eubuliae, quod erat consilium, convenientes


specificas differentias eligens et coniungens ad invicem ipsas,
ut perficiat definitionem, primam confestim post genus 10
ordinavit rectitudinem. Quia autem aequivoca rectitudo (vel
enim bonus propositus consilianti finis et consilium rectum
143 va propter hoc ut ad bonum referens, vel finis quidem non
C bonus, proprie autem et convenienter consilians fini
consiliatur, ut secundum bonam coniectationem ad finem 15
ducentibus consiliatis ab ipso, et propter hoc rectum
consilium, quoniam ad finem festinans dicit), non quidem
rectum sic quoniam utile, et exemplum ponit incontinentem
et pravum simpliciter. Quod enim incontinens et simpliciter
pravus proponit ut finem videre (sic enim habet aliud 20
transcriptum), id est intendere, ut ipso potiatur secundum
quod incontinens et pravus, non erit utile, si quidem
appetitus ipsius ex malo procedens habitu proprium habet
habitui appetibile, ordinabit quidem ex ratiocinatione finis, ut
festinanter ad ipsum ratiocinans, et secundum hoc erit 25
consilians recte. Malum autem magnum ex consiliato accipiet, ut
finem sui ipsius intentioni proponens malum. Quia ex malo
habitu appetitum praeposuit, non ergo simpliciter rectitudo

18 nihil minus] inv. sed corr. C 22 et pravo] om. E | dicet deinceps] inv. K
q,5 erit] rerit ante corr. C 8 convenientes] conveniens ante corr. V
9 differentias] om. E 10 confestim] om. K 18 et] ut ante corr. V
21 potiatur] patiatur V 27 ex] om. E

12 oportere (δeῖ ν EO2)ἰδeῖ ν Arist. 13 ordinabit (τάξeτai))τeύξeτai Arist.


14 assumens (eἰληφῶ)ὑπeiληφώ ObO1EO2 16 genere] λέγeiν τὸ γένο a
20 rectum] om. B 26 utile] οὐκ praem. a 32 finis] τeλeίου B
143

consilii eubulia est, sed oportet aliquid apponi, ut sit


manifestum qualis rectitudo consilii eubulia sit.. 30

1142b VIDETUR AUTEM BONUM QUODDAM BENE


20-22 CONSILIARI. TALIS ENIM RECTITUDO CONSILII, 123 vb E
EUBULIA, QUAE BONI ADEPTIVA.

Hoc praeparativum eius quod est non et ad malum finem 5


ducentem rectitudinem consilii eubuliam esse. Confitetur
enim bonum quoddam esse bene consiliari, quoniam et hoc ipsum
bene in bono apud omnes assumitur. Quare talis rectitudo
consilii eubulia est, quae ad boni finis deducit adeptionem.
10
1142b SED EST ET HOC FALSO SYLLOGISMO SORTIRI, ET H.360
22-26 QUOD QUIDEM OPORTET FACERE, SORTIRI; PER 103 vb V
QUOD AUTEM, NON, SED FALSUM MEDIUM
TERMINUM ESSE. QUARE NEQUE IPSA
ALIQUALITER EUBULIA, SECUNDUM QUAM 5
QUOD OPORTET QUIDEM ADIPISCITUR; NON
QUIDEM, PER QUOD OPORTUIT.

Posuit rectitudinem consilii et ostendit non existentem 117 rb K


eubuliam omnem consilii rectitudinem, sed oportere et de 10
bono fine fieri consilium, si debet eubulia existere. Quia
autem et adhuc deficit, apponit et alterum. Hoc autem est
143 vb hoc scilicet et convenientem esse modum per quem finis
C adeptus erit. Quia autem duobus terminis existentibus
extremis, appetibili re et appetente ipsam, medius terminus 15
modus est per quem extrema ad invicem coniunguntur,
appetibile scilicet et appetens, adducit hoc ut in facto
syllogismo, cuius conclusio quidem vera, medius autem
falsus, id est falsum vel subiectum vel praedicatum, sive
negative sive affirmative secundum qualemcumque figuram 20
et modum. Ut enim in syllogismo contingit veram esse
conclusionem, medio assumpto falso, sive secundum unam
sive secundum ambas distantias, sic contingit et per pravum

v,5 est] om. K | non] om. C s,3 medium terminum] inv. sed corr. K 10 sed] et
add. V 11 bono] bonae V 14 terminis] om. E 17 appetens] appedens V
ut] om. V

4 quoddam] eἶ νai add. LbOb 14 sortiri] τούτου add. LbOb 17 ipsa] aὕτη
MbKb 19 adipiscitur (MbPbKb)τυγχάνeiν cett. 32 falsum vel subiectm vel
praedicatum (ψeυδὲ ἢ ὑποκeίµeνον ἢ κaτηγορούµeνον)ψeυδὴ ἢ
ὑποκeίµeνο ἢ κaτηγορούµeνο B
144

modum finem advenire utilem, puta si quis inops adulterans


ex hoc abundavit vel captivatus liberetur. Quia enim quando 25
divitiae videntur bonum ditanti et libertas captivo, videbitur
utique bonum esse adulterari utrique. Sed hoc falsum. Quare
bonum de medio, id est adulterio, praedicatum falsam faciet
propositionem. Videbitur autem utique forte impossibile
falsum esse medium in complexione syllogismi per quod 30
bonum extitit abundanti, sive ditanti divitiae sive
captivitatem commutanti libertas, sed medium quidem
modum accipi, veras autem esse et propositiones. Si enim
verum quoniam inops moechatus est et propter hoc
abundavit, qualiter erit medius falsus, de hoc quidem vere 35
praedicatus, huic autem vere subiectus? Idem autem utique
dices et in liberato a captivitate per adulterium. Qualiter
igitur dicemus? Si non hoc, ait, falsum esse medium, vel ut
quoniam operatum est vel ut quoniam per ipsum bonum
operanti advenit, sed in hoc falsum, quoniam bonum et 40
medium, bono existente quod per ipsum accidit. Quare et
secundo facto syllogismo hoc falsum concluditur, non in
secundo syllogismo medio posito modo, sed extremo 123 ra E
quidem et minori, maiori autem et contentiva falsa in aliquid
assumpta propositione, puta ut quis dicat:: ille per H. 361
adulterium bonum invenit. Omne per quod quis bonum 104 ra V
invenit bonum est. Adulterium ergo bonum est. Et ecce
falsus illic medius invenitur, minus quidem extremum hic
assumens, per aliquod medium universalius et communius
falsum inveniens subiici maiori. Quia enim contingit bonum 50
aliquod possideri per modum et bonum et malum, falsa in
aliquid maior propositio, quae dicit omne per quod quis sibi
ipsi tribuit bonum, hoc bonum esse. Bene ergo dictum est ab
Aristotele quoniam medius falsus per quem vera conducta
est rei existentia, quando prava adinventio per quam 55
appetibile ens bonum accidit. Non enim ut existens falsum
medium nominatur, sed ut bonum dictum, quoniam bonum
ipsi consecutum est. Vel igitur sic, vel quoniam quia

25 ex] ex graec suppl. 27 utrique] utique V 29 autem] id quod E scr., non liquet
30 syllogismi] syllogismum E 32 medium] modum scr. sed. exp. V 36 huic]
de hoc scr. per homoiotel. sed exp. K 38 medium] modum K 39 operatum]
operatus ante corr. K 44 contentiva] contiva scr. sed exp. V 51 modum]
bonum per homoiotel. sed exp. V 55 prava] pura V

4 adulterari] κaὶ aἰχµaλwτiσθῆνai add. B 13 praedicatus] κaτηγορούµeνον


a 19 in (ἐν τῷ)aὐτῷ B 21 falsa] ψeυδῶ a 32 rei (πράγµaτο
B)συµπeράσµaτο a 35 vel igitur (ἢ οὖν scr. Heylbut)eἰ οὖν codd.
145

appetibile bonum et oportuit sortiri ipso per modum


aliquem, si quidem per opportunum accidit modum, vere 60
opportunum de modo praedicabitur, si autem appetibile
quidem opportunum,·sortitus est autem quis ipso per
modum non opportunum, falso de modo medio ente
opportunum dicetur, puta si alicui divitiis opus est, si quidem
agriculturam vel negotiationem vel aliud quid tale 65
adinveniens divitiis potitus est. Opportunum et modus et
conveniens, si autem furtum vel latrocinium, et hinc
abundavit, falso opportunum de tali modo dicetur. Quare
144 ra adeptio quidem opportunae rei facta est, per modum autem
C pravum et non opportunum, et sic medius falsus, falso 70
habens de ipso opportunum praedicatum. Falsa igitur et hic
maior propositio quae dicit: omne per quod quis adipiscitur
opportunum, opportunum et illud est, si quidem est
opportuno aliquo sortiri non solum per modum
opportunum, sed utique et non opportunum, puta si quis 75
dicat, syillogizans de eo qui per furtum vel latrocinium 117 va K
ditatur vel aliquam aliam pravam adinventionem: ille divitiis
sortitus opportuna sortitus est re. Omnis sortitus opportuna
re per opportunum modum sortitus est ipsa. Ille ergo per
opportunum modum divitiis sortitus est. Sortitus est autem 80
per furtum. Opportunum ergo furtum. Hoc autem falsum,
quod consecutum est per falsum ad aliquid assumi maiorem
propositionem. In secundo autem syllogismo, est autem iste:
ille opportuna re scilicet divitiis per furtum sortitus est.
Omne per quod quis opportuna re sortitur, opportunum 85
illud est. Furtum ergo opportunum. Hoc ipsum autem
opportunum hic conferens dictum est et utile. In primo 104 rb V
quidem igitur syllogismo inesse operabile bonum 123 rb E
conductum est operanti per medium modum, per quem
assumit, et ut verae propositiones assumptae sunt, in 90
secundo autem medius ut minus extremum positus est et
continens ipsum medium positum est, et quia falso maiori
subordinatur, et conclusionem falsam perfecit.

60 si] sed ante corr. K | opportunum] inopportunum K 61 si...appetibileiter.


per homoiotel. K 65 aliud quid] aliquid C 66 adinveniens] adveniens E
67 furtum] for scr. sed exp. V 69 rei] re C 71 Falsa] falso per homoiotel. E
74 solum] post modum V 78 opportuna1] opportunum per homoiotel. V
81 furtum ] frutum scr. sed exp. E 83 iste] est (?) E 88 syllogismo]
1

syllogissmo ante corr. E 90 propositiones] propositionis V 91 secundo]


subiecto C | et … 92 est] om. K

4 quis] τῆ B 25 secundo] πρότῳ a 34 falso] ψeυδῆ B


146

1142b ADHUC EST MULTUM TEMPUS CONSILIANTEM H. 362


26-28 SORTIRI, HUNC AUTEM VELOCITER. IGITUR
NEQUE ILLA ALIQUALITER EUBULIA, SED
RECTITUDO QUAE SECUNDUM UTILE ET CUIUS
OPORTET ET UT ET QUANDO. 5

Quia nequaquam sufficientia quae dicta sunt ad


complementum definitionis eubuliae, apponit et deinceps.
Quod autem appositum est mensura temporis quae convenit
consilio quod de aliqua re, ut congruat ipsi eubuliam esse. 10
Est enim et per plus tempus et minus perfici consilium. Si
igitur per minus perfici opportunum, per plus perficiet opus
consilians, secundum praeassumpta quidem forte habebit
bene, plus autem tempus opportuno conterens in consiliari
impedietur bene. Quare neque per plus quam oportet 15
tempus perfectum consilium est aliqualiter eubulia. Multi enim
hominum, vel propter pigritiam (seu imbecillitatem) naturae
vel timiditatem animae vel aliam aliquam passionem
pigritantius dispositi circa consiliationes, plus tempus
necessario consumunt, et hinc vel omnino a finibus recidunt 20
vel non perfecte ipsos attingunt vel cum periculis
adipiscuntur. Et ipsum autem hoc simpliciter, plus
opportuno tempus consumere in consiliationibus,
vituperabile et non bene consiliativum. Haec dicens
reassumit dicta et ait quoniam illa rectitudo eubuliae est eubulia, 25
144 rb quae et utile habet finis et modi laudabile, quod manifestat
C hoc ipsum ut, et tempus sufficiens, quod manifestat hoc
ipsum quando, utile autem et cuius oportet ex aequidistanti est
idem ut sit tale quod dicitur secundum utile et quod oportet
desiderare. Vel hoc scilicet cuius oportet pro hoc scilicet quo 30
opus est ut conferente er expediente.

1142b ADHUC EST SIMPLICITER BENE CONSILIARI ET 117 vb K


28-33 AD QUEMDAM FINEM. EA QUIDEM UTIQUE

a,3 aliqualiter] enim (?) add. sed exp. V 8 complementum] completatum C


et] om. V 11 minus] per praem. sed exp. K 12 perficiet] perfici et K
15 impedietur] impedit ante corr. E 18 aliam aliquam] inv. E
23 consiliationibus] consiliationnibus ante corr. E 25 reassumit] reassumens
K | eubuliae] illa praem. K 27 ut … 28 ipsum] om. K (ficiens pro sufficiens
ante corr.) | tempus] tempore (?) V 28 aequidistanti] aequidistandi K a,2 ea]
scilicet eubulia i.m. CE s.v. K

26 eubulia] βουλῆ B 34 est] κaὶ add Arist.


147

SIMPLICITER, QUAE AD FINEM QUI SIMPLICITER


DIRIGENS. QUAEDAM AUTEM, QUAE AD
QUEMDAM FINEM. SI UTIQUE PRUDENTIUM 5
BENE CONISILIARI, EUBULIA ERIT. UTIQUE
RECTITUDO QUAE SECUNDUM CONFERENS AD
QUEMDAM FINEM, CUIUS PRUDENTIA VERA
SUSPICATIO EST.
10
Definitionem quidem eubuliae videbitur utique iam 104 va V
assignasse, rectitudinem quidem consilii ut genus existere
ponens, reliqua autem ut differentias ipsius complentes
perfectionem, velut nequaquam existente eubulia, cum
dictorum aliquo deficiat, sive fine non ente opportuno qui 15
proponitur, sive modo per quem finis attingitur, sive
tempore longiori quam oportet consumpto per quantum
consiliatio fit. Quia autem finis dupliciter assumitur, et qui H.363
simpliciter et ad quem omnia quae secundum partem
referuntur directa ab hominibus, et quem appetens homo et 123 va E
attingens perfectus ut homo fit, qui est felicitas, tota
quaedam existens directio et finis ex secundum partem
directis compositus, et est et ad hunc hominem bene
consiliari et non, hoc quidem vere felicitatem felicitatem esse
suspicantem et ad ipsam ferentia recte et concorditer 25
adinvenientem, hoc autem circa finem ipsum errantem et
non entem finem ut finem existimantem et vana quaedam ut
ad ipsum ferentia perstranseuntem. Est autem et secundum
partem de relatis partibus ad opinatam felicitatem appetibilia
quaedam proponi et de ipsorum adeptione consiliari bene et 30
ut aliter. De hoc nunc tradit, differentiam nobis manifestans
de ea quae secundum felicitatem eubulia, quae simpliciter
eubulia est, ut ad simpliciter finem ducens, et de ea quae
secundum partem, quae est ad unamquamque partem
felicitatis consiliantem referens. Quoniam autem et de 35
simpliciter fine, id est felicitate, est et recte opinari et
erronee, et de his qui secundum partem finibus, manifestum
hinc. Qui enim divitias felicitatem existimant vel voluptatem
carnis vel sanitatem vel aliud tale a veritate deciderunt, et
quaecumque utique sibi ipsis adquirere student, intentionem 40

4 quaedam] scilicet eubulia i.m. C s.v. K 5 quemdam finem] inv. K


8 quemdam] quamdam V | prudentia] finem per homoiotel. sed exp. V
12 rectitudinem] rectituditnem ante corr. V 17 quantum] id quod K scr., non
liquet 28 perstranseuntem] perstransentem E

5 ad … finem] πρὸ τὸ τέλο Kb 6 cuius (οὗ ἡ)ἡ ου ante corr. Kb ἢ οὗ Pb


148

144 va sui ipsorum vitae et finem proponentes, vane laborantes


C sunt et inania consiliantes. Qui autem operationem animae
secundum virtutem in vita perfecta humanum finem existere
ponunt, isti videlicet et de fine recte suspicati sunt et
convenientia ad ipsum secundum partem omnia appetibilia 45
sibi ipsis proponentes, simpliciter et universaliter existunt
eubuli (id est boni consiliatores), si autem et in his quae
secundum partem sunt custodientes eubuliae observationes,
erunt utique et in his quae secundum partem consiliabilibus
eubuli. Propter hoc ait haec, differentiam nobis supponens 50
intelligere et communis finis ad quem secundum partem
utilia afferunt omnia et ipsorum secundum partem finium, et
communis eubuliae et earum quae secundum partem
eubuliarum, velut hac quidem ad communem respiciente
finem, harum autem unaquaque ad unumquemque eorum 55
qui secundum partem. Apponens autem hoc ipsum adhuc in
principio propositi intellectus, non parvum impedimentum 104 vb V
posuit praeassumptae ab ipso intelligentiae ad dictorum
comprehensionem. Videtur enim ut et alteram quamdam
differentiam apponere definitioni volens sic dicere, 60
quemadmodum habito intellectu iam dictorum. Existimo
autem quoniam neque sic habet, sed definitionem perficiens
eubuliae, alterum huic inducit theorema, simpliciter eubulum
distinguens ab eo qui secundum partem. Scrutandum autem 123 vb E
et ipsam dictionem Aristotelis et dicendum quae conveniunt 65
et in ipsa. Adhuc est et simpliciter bene consiliari et ad quemdam
finem. Simpliciter bene consiliari de communi fine est, hoc autem
scilicet ad quemdam bene consiliari de quodam fine est, qui est et
ipse bonus, pars existens communis et ad illius H. 364
complementum conferens. Est igitur simpliciter quidem 70
eubulus, qui sine errore simpliciter finem sciens et recte
adinveniens ad ipsum ferentia, ad quemdam autem eubulus,
qui quoddam utile sibi ipsi ut finem proponens et eubuliae
custodiens observationes in consiliando de tali. Si utique
prudentium bene consiliari, eubulia erit, utique rectitudo quae 75
secundum conferens ad quemdam finem, cuius prudentia vera F} 118 ra K
suspicatio est. Usque ad hoc quidem secundum expositionem
dicta est congruere usque ad hoc Aristotelis verbis de

49 partem] saec (?) praem. sed exp. V 54 hac] ha scr. sed exp. V 56 adhuc] om.
sed add. s.v. K 59 ut] om. K 62 neque] om. E 63 eubulum] eubulia ante corr.
E 66 et1] iter. sed exp. E | et3 … 67 consiliari] om. sed i.m. add. V 69 pars]
autem add. sed exp. E 71 errore] erronee ante corr. C

24 distinguens] χwρίζwν a 33 proponens] προθέσθai a


149

universaliter bene consiliari dictis, quae autem deinceps


videntur definitioni congruere eius quae secundum partem 80
eubuliae. Quia enim de operandis proprie omnis consiliatio
operanda autem singularia, circa singularia ergo omnis
consiliatio. Propter quod et opportunum apponi definitioni
144 vb eubuliae hoc scilicet ad quemdam finem. Quia autem et
C prudentium bene consiliari, oportet et prudentiam in definitione 85
assumi, et sic erit perfecta eubuliae definitio exposita sic, ut
hic Aristoteles exposuit, id est rectitudo quae secundum conferens
ad quemdam finem, cuius prudentia vera suspicatio. Rectitudo
quidem ut genus opposita existens ad perversionem, quae est
inconvenientia ad propositum finem et ad adipiscendum 90
quaesitum. Hoc autem scilicet secundum conferens ad eam quae
in malum respicit et inconferens consiliationem, ad quam
rectitudo quidem esse potest consilii, ut ad adeptionem
conferens nocivi, puta ut si quis de furto alienarum rerum
consilietur, et convenientem ad hoc modum adinveniat. Hoc 95
enim rectitudo quidem est propter ducere ad finem circa quem
consilium, non tamen et eubulia, quoniam neque bonum
illud circa quod ipsum consiliari. Hoc autem scilicet ad
quemdam finem propter illud quod circa universale consilium.
Hoc autem scilicet cuius prudentia vera suspicatio est 100
quemadmodum ultima quaedam est in definitione eubuliae
differentia convertens ad eubuliam, ut in definitione hominis
hoc scilicet intellectus et scientiae receptivum. Omnis enim 105 ra V
eubulia finem habet talem, cuius prudentia vera suspicatio est et
omne consiliabile cuius prudentia vera suspicatio est eubuliae finis 105
est. Quia enim prudentia sine errore habet circa appetibilia et
consiliabilia, omnia ipsi ad meditationem adeptionis
proposita opportuna sunt et utilia et modi opportuni et
finibus concordantes per quos adeptiones adveniunt, ab
habitu bono adinveniente a prudentia. Oportet ergo 124 ra E
eubuliae et hanc apponi differentiam, ut substantiale
quoddam proprium dividens ipsam ab habentibus quidem
habitibus priorem differentiam, deficientibus autem
prudentia verum suspicante de fine ipsius. Et forte propter
hoc in principio intellectus hoc ipsum adhuc praeordinatum 115
est, ut adhuc appositione indigente de eubulia sermone, ut

79 dictis] om. sed i.m. add. V 89 opposita] apposita K 90 ad2] om. V


adipiscendum] adipisdendum K 93 ad] om. VK 101 eubuliae] om. C
110 adinveniente] adinventae VK

5 apponi (προστίθeσθai)προτίθeσθai codd. 7 in] om. B 27 eubuliae]


eὐβουλίa a 38 adhuc … a] om. B
150

definitio ipsius assignetur, dividens ipsam a simpliciter


eubulia, quae eius qui simpliciter finis est, sed de singularibus H. 365
propositis hominibus, ad quaesitionem utilibus entibus et per
modos opportunos dirigentes et per tempus conveniens. 120
Hoc scilicet ad quemdam igitur finem, in praesenti definitione
ipsius assumptum, dividit ipsam ab ea quae circa simpliciter
finem facta eubulia. Et propter hoc erat necessarium sic
definiri ipsam. Sic quidem nobis per haec assumpta est
145 ra universalis eubulia et quae secundum partem, ut de 125
C simpliciter consiliabili et secundum partem consiliabilibus
facta ratione. Si autem aliquis velit, assumatur quidem
universale ut contingente et universaliter consiliari et in
parte, ut quodam quidem ente semper circa quod
consiliamur, omni autem quodam ad universale reducto, ut 130
sit et quoddam consiliabile sub simpliciter consiliabile
relatum. Tantum sic universale nequaquam erit operatio,
neque tamen consilium de universali consiliabili, quia
operantes et consiliantes eorum quae singularia, et quae
operantur et circa quae consiliantur omnia eorum quae 135
singularia. Quem autem dicimus simpliciter finem et
simpliciter consiliabile non sic simpliciter est ut
intellectivum, sed ut totum quoddam, et singularia
consiliabilia ut in totum partes reducuntur in ipsum, si cum
prudentia sunt appetibilia et prudentia est adeptiones 140
dirigens ipsorum.

CAP. EST AUTEM ET SYNESIS ET ASYNESIA,


XI SECUNDUM QUAS DICIMUS SYNETOS ET
1142b ASYNETOS. NEQUE TOTALITER IDEM SCIENTIA
34- VEL OPINIO. OMNES ENIM ERANT SYNETI. 118 rb K
1143a6 NEQUE ALIQUA UNA EARUM QUAE SECUNDUM 5
PARTEM SCIENTIARUM, PUTA MEDICINALIS, DE
SANIS ENIM UTIQUE ERAT, GEOMETRIA CIRCA
MAGNITUDINES. NEQUE ENIM DE SEMPER 105 rb V

117 ipsius assignetur] inv. K 119 ad quaesitionem] adquisitionem V


120 dirigentes] suple ad finem s.v. C 129 quidem] quidam C
131 consiliabile] consibi scr. sed exp. V | sub simpliciter] om. C 135 circa]
cons scr. per homoiotel sed exp. K 139 si] sic CK 140 adeptiones] adeptionis
ante corr. C e,1 asynesia] asinesia K 4 erant] id est essent i.m. C s.v. K
8 semper] sup (supra?) scr. sed exp. V

7 eubulia] eὐβουλίa a 29 scientia] ἐπiστήµῃ Kb 30 opinio (δόξa)δόξῃ Kb


δόξη cett. | erant] ἂν ἧσaν 33 enim … erat] om. PbKb | geometria (ἡ
γewµeτρίa K )ἢ γewµeτρίa cett. 34 magnitudines] µeγέθου Lb | neque
b

enim] γάρ οὔτe P2Mb


151

ENTIBUS ET IMMOBILIBUS SYNESIS EST, NEQUE


DE FACTIS CUICUMQUE, SED DE QUIBUS 10
DUBITABIT UTIQUE ALIQUIS, ET CONSILIABITUR.

Sicut et in practicis virtutibus generales diximus virtutes


fortitudinem, temperantiam, iustitiam, assumpsimus autem
et alteras specialiores, liberalitatem, magnificentiam, 15
magnanimitatem, sic et prudentia, virtus existens intellectiva
et generalis, habet sub ipsam relatas deinceps hic assumptas
eubuliam, sollertiam, synesin, syggnomin, de quibus
Aristoteles hic docet, has quidem iam tradens et definiens, 124 rb E
de his autem demonstrationes deinceps faciens. 20
Quemadmodum igitur de eubulia docens divisit ipsam a
scientia et opinione et eustochia et alteris generibus, H.366
differentem ostendens ipsam ab unaquaque illarum, deinde
genus ipsius inveniens et congruentes ipsi constitutivas
differentias congregans et congruenter has generi 25
componens propriam definitionem ipsius assignavit, idem
facit et in synesi. Quoniam autem est synesis et contraria ipsi
asynesia, ostendit ex participantibus ipsa, quos ex ipsis
denominative synetos et asynetos vocamus. Quales enim
synetus et asynetus, a synesi et asynesia nominati, non utique 30
autem sic ex ipsis quales nominarentur, nisi qualitates essent
145 rb synesis et asynesia. Sic ostendens quoniam sunt, quaerit
C deinceps quid est synesis, et ante hoc ostendit quid non est,
ut a tribus segregans ipsam generibus, proprium et
proximum coadaptet ipsi, et sic proprias differentias 35
inducens perfectum ipsius assignet quod quid est, quod et in
eubulia fecit. Ait igitur quoniam neque totaliter idem scientiae vel
opinioni synesis. Si enim idem essent, essent utique omnes
syneti quidam vel scientes vel opinantes vel totaliter et
universaliter sciens vel opinans existeret synetus, neque aliqua 40
una earum quae secundum partem scientiarum. Scientias autem hic
communi ratione et artes ait. Propter quod et medicinalem
ut scientiam assumpsit. Est enim quaedam definitio scientiae

9 immobilibus] mobilibus ante corr. C 14 fortitudinem] et add. C


16 magnanimitatem] magnimitatem C 18 syggnomin] syggniamin ante corr.
K 28 asynesia] a synesia K 30 et1] om. V 35 proximum] in praem. sed exp.
C 36 quod quid] et quid E 41 Scientias] sciens K

2 cuicumque (ὁτwοῦν LbOb)ὁτουοῦν cett. 5 practicis] πρaκτῶν B 16 ipsi]


aὐτῆ B 19 quoniam (ὅτi a)τί B 23 nominarentur] ὀνοµάζοντai a
27 proximum] προσeχῶ a 28 assignet] ἀποδίδwσi a 31 opinantes] οἱ
δοξάζοντe a
152

secundum quam et artes scientiis coordinantur. Ista autem


est quae dicit quoniam scientia est quae primorum et 45
secundorum ordinem habet. Omnis enim ars et omnis
scientia ordinem habet eorum quae apud ipsam traduntur, ut
haec quidem prima ordinentur, haec autem post ipsa, non
potentibus secundis dirigi non praeenarratis prioribus.
Ostendit autem quoniam neque ars neque scientia est synesis 50
ex his quae subiecta sunt artibus et scientiis. Si enim esset 105 va V
medicinalis, tractaret utique de sanis et aegris et neutris, sive
corporibus, sive diaetis, sive pharmacis, sive aliis aliquibus
talibus de quibus tractat medicinalis. Si autem geometria,
circa magnitudines utique negotiaretur. Circa haec enim 55
geometria, quorum haec quidem semper entia sunt et 118 va K
immobilia, id est secundum substantiam intransmutabilia,
qualia caelestia corpora, ut ipse in eo libro qui De coelo
ostendit. Haec enim et si secundum locum moventur, sed
secundum substantiam similiter semper, ait, habent. Et 60
secundum locum autem mota non totaliter mota, sed
secundum particulas. Secundum autem totalitates in eodem
manent, loca non permutantia. Negotiatur igitur geometria 124 va E
circa magnitudines et plana et firma, plana quidem ut
circulos et trigonos et tetragonos et reliqua figurarum, quae 65
magnitudines entia considerantur secundum superficiem,
non habentia perfectum in magnitudine. Tria enim omnia et
tres omnino et secundum tria distans omnino distans et
magnitudine perfectum, ut ipse in eo qui De caelo sed et de H.367
hoc assumpsit, et circa firma autem, puta sphaeras, cylindros, 70
cubos, conos, pyramides et his coordinata, quae secundum
tres considerata distantias firma nominantur, longitudinem,
145 va profundum et latum habentia. Quorum caelestia quidem
C similiter habere semper ait et secundum substantiam esse
immobilia. Sunt autem horum quae et fiunt et corrumpuntur, 75
qualia magnitudines in generabilibus et corruptibilibus

15 De coelo] Aristoteles, De coelo, I,3,270a14sqq.

45 est1] om. V 53 diaetis] diebus (?) scr. sed exp. C 54 talibus] talis ante corr.
E 63 manent] maneat ante corr. V 65 tetragonos] tretragonos E
66 superficiem] superficiam (?) ante corr. K 67 Tria] tertia ante corr. V 69 eo]
ante ipse sed exp. V 71 pyramides] pyramidis ante corr. V 73 profundum]
profundi V 74 similiter habere] inv. K | habere] enim add. sed exp. V
substantiam] substantia K 76 generabilibus] generalibus K

12 negotiaretur] κaτaγίνeτai a 20 manent] ἐξaλλάττοντai a


26 magnitudine] µeγέθη a 31 habere] ἔχei a 33 qualia] οἷ ον a
153

substantiis factae, de quibus neutro modo speculationem


facit synesis, sed de quibus dubitabit utique aliquis et consiliabitur.

1143a6 PROPTER QUOD CIRCA EADEM QUIDEM 80


-11 PRUDENTIAE EST. NON EST AUTEM IDEM
SYNESIS ET PRUDENTIA. PRUDENTIA QUIDEM
ENIM PRAECEPTIVA EST. QUID ENIM OPORTET
AGERE VEL NON, FINIS IPSIUS EST. SYNESIS
AUTEM, IUDICATIVA SOLUM. IDEM ENIM SYNESIS 85
ET EUSYNESIA. ET ENIM SYNETI, ET EUSYNETI.

Causae quidem utique secundum virtutes habitus ex ipsis


procedentium operationum et natura priores, si quidem
causae, ut autem ad nos, priores habitibus operationes, 90
quoniam et sensu assumuntur. Operationes autem in rebus
sunt circa quas negotiantur, res autem sensibiles. Propter hoc
res nobis cognoscibiliores habitibus fiunt, circa quas habitus
operationem possident. Propter quod et in synesi res assumit
circa quas synesis negotiatur, ut ex ipsis nobis cognoscere 95
faciat synesim. Circa illa ait igitur ipsam negotiari, de quibus
dubitabit utique aliquis et consiliabitur. Haec autem sunt quae in
nobis, quae et aequaliter contingentia dicuntur propter non
minus sive magis contingere ipsa esse vel non esse. De his 105 vb V
enim dubitamus et quaerimus et consiliamur. Quare 100
communicat synesis prudentiae secundum subiecta, si
quidem et prudentia circa sic contingentia facit operationes.
Neque enim de necessariis utique aliquis consiliabitur
synetus vir, neque de contingentibus quidem, ut in multum
autem vel ut in minus (sic quidem enim habent vel habebunt, 105
et si consilietur quis et si non consilietur) puta de diem esse,
si sol super terram est, vel de eo quod est post ver aestatem
fieri, neque de hoc si futurum puerum accidet quinque
digitos habere, neque si non quinque digitos. Talia enim
omnia divinae providentiae et naturae et nihil horum in 110
nobis. De illis autem aliquis et quaerit et consiliatur, quae ex
ipsius quaesitione et consiliatione advenire contingit ut ipse 125 vb E

86 eusyneti] euseyneti ante corr. V 94 et] om. E 95 ex] om. V 96 ait igitur]
inv. E 97 utique aliquis] inv. K 98 aequaliter] qualiter K 101 communicat]
non praem. per homoiotel. sed exp. E 104 contingentibus] quibus add. V
106 si1] sic V | consilietur1] consiletur ante corr. E | quis … consilietur2] om. per
homoiotel. V 110 divinae] providentia praem. sed exp. C

10 et2 … syneti] κaὶ συνeτοὶ MbOb om. Kb 29 autem] om. B


154

consiliatur. Circa talia igitur synesis. Sic quidem igitur ipsam


proprio subiecto instituit et ab aliis divisit habitibus,
quicumque circa talia non negotiantur. Quia autem circa 118 vb K
talia est prudentia, dividit et ab hac synesin, secundum
differentem habere has utrasque circa eadem operationem,
quod invenire est et in scientiis multototiens et artibus. Est H. 368
145 vb enim et scientias invenire circa idem quidem existentes
C subiectum, differentes autem ad invicem in eo quod est aliter 120
et aliter fieri circa ipsum operationem, et artes similiter.
Scientias quidem, ut circa magnitudines astronomia et
geometria, haec quidem ut circa immobiles, haec autem ut
circa mobiles, et arithmetica et harmonica ad numeros, sed
haec quidem secundum se ipsos ipsos, haec autem ut in 125
habitudine speculatos ad invicem. Artes autem, ut in
picturativa et textrina. Circa colores enim utraeque, sed haec
quidem ut pingat et formet imagines, haec autem ut telis vel
lanis vel sericis texturis vel et talibus alteris differentes
colores imponat, et circa lutum keroplastica et vasifactiva, 130
sed haec quidem ut animalium imitationes operetur, haec
autem ut vasa ad usum hominibus. Prudentiam quidem igitur
praeceptivam esse ait, finem habentem hunc scilicet quid oportet
operari vel non. Operandum enim et non operandum ex
quaesitione adinveniens, hoc quidem operari praecipit, ab 135
hoc autem recedere et abstinere. Synesis autem iudicativa solum,
id est comprehendens et iudicans quod intentum et
praeceptum est a prudentia, ut necessarium sit primum
quidem prudentiam quaerere et invenire opportunum et
conferens et utile et de ipso praecipientem enuntiare, synesin 140
autem post haec iudicare quod praeceptum est eorum 106 ra V
comprehendentem et assumentem, ut habet bene quae de
ipso consiliatio et ipse finis et modus per quem directum est.
Hoc autem scilicet idem enim synesis et eusynesia propter ad haec
differentiam dictum est consilii et eubuliae. Sicut enim in 145
illis, ait, ut genus erat consilium, eubuliam continens et
kakobuliam (id est malam consiliationem), sic et hic genus

113 talia] om. C | Sic] si V 114 habitibus] habentibus V 118 et1] om. VK
scientiis] sententiis V 120 autem] om. V 124 arithmetica … harmonica]
harmonica et arithmetica V 127 picturativa] puturativa V 133 scilicet]
habere scr. sed exp. K 134 operari] agere Arist. 135 quaesitione] quisitione V
142 comprehendentem] comprehendens scr. sed exp. V 147 kakobuliam]
continens add. per homoiotel. V

5 differentem] δiaφορὰν B 29 haec] τοῦ πράγµaτο τeλeσθέντο add. B


30 assumentem] κaτaλaβοῦσa a
155

synesis eusynesiam et asynesiam continens. Sed quia non


contingit synesim esse pravam, bonus autem habitus omnis,
synesis recte omne comprehendens et iudicans consiliatum 150
et praeceptum, sive bene consiliatum est et praeceptum est a
prudentia, sive ab imprudentia male, non contingit aliquando
ipsam communicare pravitate. Ostendit autem idem esse
eusynesiam et synesin ex participantibus ipsa. Et enim syneti,
ait, et eusyneti, ut non contingens aliquando virum synetum 125 ra E
existere kakosynetum.

1143a1 EST AUTEM NEQUE HABERE PRUDENTIAM


1-18 NEQUE SUMERE SYNESIS. SET QUEMADMODUM
DISCERE DICITUR SYNIENAI QUANDO UTITUR
SCIENTIA, SIC IN UTI OPINIONE IN IUDICARE DE
QUIBUS PRUDENTIA EST, ALIO DICENTE ET 5
IUDICARE BENE. EU ENIM EI QUOD EST BENE,
IDEM. ET HINC VENIT NOMEN SYNESIS,
146 ra SECUNDUM QUAM EUSYNETI, EX EA QUAE IN
C DISCERE. DICIMUS ENIM DISCERE SYNIENAI
MULTOTIENS. 10

Circa eadem negotiari dicens synesin et prudentiam, ostendit


ad invicem specie differentes in eo quod est aliter et aliter H. 369
ipsas circa idem negotiari, hanc quidem ut quaerentem et
invenientem opportunum et circa ipsum praecipientem, hanc 15
autem ut iudicantem eam quae illius operationem. Cui
sequitur et secundum tempus differentia. Haec quidem enim
ante actionem et finem, prudentia, haec autem post actionem
et finem. Quia autem alterum assumere prudentiam et 119 ra K
alterum habere ipsam, ostendit quod neutrum horum est 20
synesis. Assumere quidem enim prudentiam in eo quod fieri
animae est prudentia dictum est, nequaquam existente in ipsa
prudentia. Si enim sit aliquid, et non est. Quia igitur in
praeceptionibus et apotelesmatibus prudentiae synesis
infertur, si bene habent iudicans, qualiter utique erit synesis 25
hoc scilicet sumere prudentiam, quod est prudentiae generatio
et prius tempore prudentia, quoniam nequaquam prudentia?
Sed neque hoc scilicet habere prudentiam synesis. Esset enim
utique idem prudentiae, quamvis quoniam alterum ostensum

148 synesis] senesis CE 153 Ostendit] ostendet scr. sed exp. V


156 kakosynetum] kakosinetum V e,4 sic] et add. V 26 sumere
prudentiam] inv. V 28 neque] in V

8 ait] φaσi a 25 ipsum] aὐτὴν B 34 apotelesmatibus] κeλeύσµaσi B


156

est. Adhuc habere prudentiam simul prudentiae et neutrum 30


neutro neque prius neque posterius. Synesis autem, iudicium 106 rb V
existens operationis et finis prudentiae, posterius, hoc est
prudentia, id est propria operatione et fine, habitus autem his
prior. Si igitur idem habere prudentiam et synesis, erit synesis
simul prudentiae. Quare erit synesis simul prudentiae et 35
posterius prudentia. Sed hoc impossibile. Non ergo idem et
prudentia hoc scilicet habere synesin. Adhuc omnis habitus
causa eius quae ex ipso operationis. Quare et prudentia. Si
igitur synesis operationi prudentiae infertur, prior prudentiae
operatio synesi. Quare si ex ipsa multo prior synesi est. 40
Ostensum est autem simul huic esse habere prudentiam,
multo ergo prius synesi et habere prudentiam. Si autem
aliquis his quae dicuntur instet quoniam habitus synesis
quemadmodum utique et prudentia, et ut habitus quaeritur si
idem habere prudentiam vel sumere prudentiam, hic 45
operatio syneseos ad operationem assumitur et finem
prudentiae (oportuit autem habitum assumi. Hoc enim
placebat in quaesitionem), ad hoc aimus quod, si operatio 125 rb E
syneseos posterior natura operatione est et fine prudentiae,
manifestum quoniam et habitus habitu et eo quod est habere 50
et eo quod est assumere prudentiam. Quorum enim
habituum operationes natura aliquo posteriores, et habitus
ipsi videlicet illo posteriores. Si enim habitus vel simul vel
146 rb prius, operationes autem posteriores, vel operabuntur simul
C cum sunt ut non vanum habeant existentiae, vel vane erunt, 55
quae ambo impossibilia. Posteriores ergo habitus illis
habitibus quorum operationes, operationibus et finibus
posteriores, sed et eo quod est habere priores habitus et eo
quod est assumere ipsos, quoniam autem et habere
prudentiam aliud praeter prudentiam, manifestum erit ex H. 370
singularibus, manifestiore assumpta praedicationum. Haec
autem est quae manifestiorem animabus sui ipsius tribuens
comprehensionem. Igitur ut in substantiis alterum aurum et
habere aurum, et alterum vestimentum et habere

34 erit synesis] om. V 35 Quare … prudentiae2] om. per homoiotel. K 41 huic]


scil. prudentiae s.v. CK | prudentiam] prudentia E 42 multo] multi E 48 in
quaesitioneminquisitionem V 49 prudentiae] om. E 54 operabuntur]
operabantur V 55 vane] adverbium s.v. C 57 habitibus] et add. V 58 sed]
id quod K scr., non liquet 61 manifestiore] manifestoriore ante corr. V
praedicationum] praedicationi ante corr. E 63 et] vel C

3 hoc … prudentia] om. B 11 si ex (eἰ ἐξ a)ἡ ἕξi B 16 hic] δὲ add. a


28 operationes] κaὶ add. a
157

vestimentum, et alterum equus et habere equum, et in 65


omnibus similiter, sic et in habitibus et reliquis, quaecumque
in subiectis substantiis subsistentiam sumpserunt, alterum
scientia et habere scientiam, et alterum virtus et habere
virtutem, et alterum numerus et habere numerum. Hoc
quidem enim manifestat rem simpliciter quae subiecto ad 70
existentiam indiget, hoc autem ipsam rem et quoniam in
subiecto est ut et in substantiis possessionem et
possessorem, puta aurum vel equum vel vestimentum et qui
ipsa possidet. Sed redeundum ad priora. Dicens Aristoteles
quae dicta sunt, deinceps facit manifestiorem circa synesin 75
intelligentiam, scientiam assumens et disciplinam. 106 va V
Quemadmodum enim, ait, quando docens utitur scientia, ab ipso
dicta discipulum dicimus synienai, pro discere synienai
assumentes, sic quando prudens praecipit de fine vel modo
actionis ducentis ad finem et sit aliquis propria opinione 80
utens recte et ut opportunum, dicimus synieinai ipsum et ab
alio dicta et praecepta iudicantem bene. Eu enim ei quod est
kalos (id est bene) idem. Hoc apposuit propter esse eumdem
synienta (sive synetum) et eusynetum, et hinc ait assumi
syneseos nomen, ex discere scientem synienai sic synienta. Et 85
hic enim in prudentia et synesi quemadmodum quaedam
doctrina et disciplina fit, prudente quidem dicente et 119 rb K
praecipiente, syneto autem vel in dicere illum syniente vel
post operatum esse et perfectum esse et iste recte, quoniam
bene et consiliatum est et operatum est et perfectum est. 90
Quia et si ipse est synetus qui praecipitur et operatur
quemadmodum praeceptus (sive imperatus) est ex synienai
quae praeceptus est, synesis utique et sic dicetur, et si alio
operante ipse syniesi (hoc est intelligat sive discernat) 125 va E
posterius, quoniam bene prudens praecepit et bene actio 95
operata est et opus consecutum est, nihil utique et sic minus
146 va dicetur synesis. Quare vide et ex his qualiter posterior natura
C synesis et ipsa prudentia et eo quod est habere et eo quod est
sumere prudentiam, si quidem prudens quidem doctori
proportionatur, synetus autem discipulo, et prior et natura et 100
tempore sciens discipulo, secundum quod sciens et

68 habere1] om. per homoiotel. E 69 virtutem] p praem. sed exp. V


74 redeundum] reddendum C 76 scientiam] om. E 77 docens] dicens V
88 dicere] discere E 91 qui] quae V

10 priora] πρότeρον a 17 ab] πeρὶ a 18 iudicantem] κρίνοντai a


19 eumdem] aὐτὸ B 20 et2] om. B 23 doctrina] δiδάσκaλο a 25 iste
(οὗτο B)οὕτw a
158

discipulus, et sumere scientiam et habere scientiam priora et


ipsa disciplina. Quoniam autem consequenter doctrinis et
disciplinis syneseos nomen et in his ponitur, arguit ex dici
discere synienai multotiens. 105

Cap. VOCATA AUTEM GNOME, SECUNDUM QUAM H. 371


XII EUGNOMONAS ET HABERE AIMUS GNOMEN,
1143a1 EPIEIKEOS EST IUDICIUM RECTUM.
9-20
Est autem et gnome una quaedam earum quae circa ipsa 5
negotiantur, circa quae et prudentia, id est singularia et
contingentia et quae in nobis, quemadmodum eubulia et
synesis. Propter hoc de prudentia et recta ratione docens nos
et eubulia et synesi, docet nunc et de gnome simul et
syggnome, definiens et harum utramque. Quia enim et 10
gnomen habere dicuntur a quibusdam homines et
eugnomonas quosdam et syggnomonicos dicimus
nominatos, quando de alteris operantibus iudicant recte et
proprie personis et rebus, oportuit et de his convenientem
nos assumere cognitionem de virtutibus perscrutantes. Unde 15
Aristoteles de prudentia et recta ratione speculationem
tradens neque haec dimisit imperscrutata, consona entia hic
propositae doctrinae, ut non propositus sermo deficiat
aliquo convenientium ipsi. Ait, igitur, quoniam vocata gnome,
secundum quam eugnomonas dicimus quosdam, secundum quam 20
habere gnomen aimus, epieikeos rectum iudicium est. Quoniam 106 vb V
quidem est gnome ostendit a dicere nobis quoniam utimur
gnomes nomine. Et manifestum ex dicere eugnomona esse
et gnomen habere hominem de hac aliqua re. Non enim
utique sic gnomes nomen vanum proferetur ab hominum 25
ore, si non esset aliquid et res, cui imponeretur nomen.
Quare esse gnomen ex communi usu nominis ostendit.
Assignat autem et quod quid erat esse, inferens confestim
quoniam epieikeos iudicium rectum. Genere quidem enim
iudicium et gnome et synesis. Quia autem iudicium iudicantis 30
iudicium, oportet in definitione assumi et iudicantem, ut sit

102 et2 … priora] om. per homoiotel. V v,1 gnome] gonome (?) V
7 quemadmodum] quemdamodum ante corr. V 8 Propter] prudentia scr. sed
exp. V 11 gnomen] gnome V 23 esse] est E 28 Assignat] scil. gnomae i.m.
C 29 quidem enim] inv. K

1 et1 … disciplina] om. B 7 eugnomonas] συγγνώµονa MbKb 18 de] πaρὰ


B 24 quoniam] om. a 27 nobis] ἡµᾶ B 31 ore] στόµaσiν codd.
36 assumi] πeρiλaµβάνeσθai a
159

ex hoc manifestum quid differt gnome a synesi. Synetus


enim secundum quod synetus vel non iudicat secundum
epieikeian, sed secundum synesin. Synesis autem erat
consideratio operationis et finis prudentiae, quare contingens 125 vb E
146 vb assumere quoniam laudabile, et modum per quem dirigatur,
C quoniam digne de fine et (convenienter et) proprie
adinventum est. Hoc autem scilicet rectum pro verum dictum
est. Contingit enim epieikea errantem aliquando circa rei
existentiam non recte enuntiare. Quis autem epieikes et quae 40
epieikeia dixit sufficienter Philosophus in eo qui ante hunc
libro, in quo et de iustitia docuit. Videbitur autem utique
forte adhuc immanifestum esse quid ab invicem differunt 119 va K
synesis et gnome, iudicia existentes et ambae operationum et
finium prudentiae. Ipse quidem enim Aristoteles, assumens 45
epieikea in definitionem gnomes et prudentiae, et plus
aliquid non apposuit quam solum quoniam demonstravit ex H. 372
illatis qualiter gnome iudicium est epieikeos. Sed videtur
synesis quidem hoc iudicare solum, qualiter habet bene finis
quem sibi ipsi proposuit in directionem et recte et 50
consequenter ad ipsam modus adiniventus est et recta et ad
finem praeceptio. Epieikeia autem non simpliciter prudentiae
operationibus infertur, sed cum dubitatio quaedam adest si
perfectum habet bene vel hoc ipso deficit, puta ut in duce
exercitus qui, adversariis supervenientibus civitati et his qui 55
in ipsa bellatoribus obviam quidem exeuntibus illis, non
perseverantibus autem ad oppugnationem sed confidentia
civium civitatis relaxantibus et suam propriam salutem ipsis
curantibus intus, deinde subvertit muros et hoc modo
contrario cogit instare viriliter ad inimicos et perfecte ipsos 60
avertere. In hoc enim epieikes, accusato duce exercitus
quoniam muros subvertit, iudicabit utique ipsum quod
necessario hoc fecit, velut non ens possibile aliter ab alio
inimicos avertere, si non occasionem timiditatis auferat
oppugnamenti civium. In talibus utique secundum epieikeian 65
habitus animae manifestatur, siggnomonice dispositus ad ea
quae videntur accidere inconsiliabilia in eligibilium finium 107 ra V
directionibus, synesi nihil tale habente, sed solum iudicante

37 fine] fines E 40 enuntiare] nuntiare ante corr. K 58 suam] sua V


61 epieikes] mas. ge. s.v. C apieikes K 67 eligibilium] ἀρeτῶν a

2 vel] om. codd. 6 convenienter et] om. codd. 8 circa] πaρὰ B 12 forte
(ἵ σw)om. B 19 et1] ὅτi add. B τὸ a 23 vel hoc] οὔ τουτέστiν B κaτά τi a
eἴ τi add. Heylbut 27 civium] om. a 32 ab alio] πeρiλaβόντwν B
προσλaβόντa τοὺ a πeρiλaβόντa τοὺ scr. Heylbut
160

quae pure a prudentia diriguntur. Et videbitur utique gnome


et syggnome concreta quaedam esse et composita, assumens 70
quidem et quae prudentia operata est et laudans quidem et
directiones, condescendens autem et ex necessitate quadam
accidentibus minorationibus. Bene autem et concorditer et
ordo habet traditionis habituum horum, dico utique
prudentiae, eubuliae, syneseos et gnomes. Prudentia quidem 75
147 ra enim rebus praestitit et agones qui circa has subinduit,
C eubulia autem quemadmodum quaedam cooperatrix est
ipsius et coadiutrix, synesis autem et gnome quemadmodum 126 ra E
quaedam sunt speculatrices, facta iudicantes et operata, haec
quidem simpliciter ut assumens, haec autem et aliquid 80
assumptis superducens et in melius ex deteriori transfert ab
amatoribus causarum detracta.

1143a2 SIGNUM AUTEM. EPIEIKEA ENIM MAXIME AIMUS


1-24 ESSE SIGGNOMONICUM, ET EPIEIKES HABERE
CIRCA QUAEDAM SIGGNOMEN. SIGGNOME
AUTEM EST IUDICATIVA EPIEIKEOS, RECTA
AUTEM VERI. 5

Gnome quidem simplex, syggnome autem compositum


quantum secundum vocem . Simplicior enim gnome vox H. 373
quam syggnome. Assumit igitur compositum ad
ostensionem simplicis, quia et manifestiora ad nos 10
simplicibus composita, et si secundum naturam habet e
contrario. Quoniam enim epieikeos iudicium gnome est,
manifestum ex communi opinione. Aimus esse syggnomonicum
epieikea et epieikeian dispositionem in hominis anima habere
de unoquoque syggnomen operatorum, operatorum quidem 15
ab aliis hominibus prudentibus, iudicatorum autem ab
epieikeibus et existentibus syggnomonibus, ubi quidem
videtur ipsis aliquid attingere causationis tribuens
occasionem hominum non epieikeibus. Quaedam autem
transcriptorum pro hoc scilicet circa singula circa quaedam 20
habent. Et videtur esse secunda haec consequentior
scriptura, quoniam neque de omnibus epieikes iudicium facit

71 laudans] ἐπiνοοῦσa a 78 synesis] seynesis ante corr. E s,2 epieikes] neu.


ge s.v. CK 3 quaedam] vel singula s.v. CK 12 epieikeos] epieikes EV
14 epieikeian] epieikeiam V epieikean ante corr. K 18 causationis]
causationibus scr. sed exp. V 20 singula] singularia ante corr. E

18 quaedam (ἔνia)ἕκaστa corr. P2 utramque lect. praeb. Eustr., p. 373, 6 et 10.


19 est] γνώµη praem. Arist. 23 gnome] γνώµη B
161

et sui ipsius syggnomonicum ostendit, sed de illis solis


quaecumque habent opportuni negatione et aliquid 119 vb K
immixtum, cui quaedam causatio infertur. Infert autem 25
necessario et definitionem syggnomes, syggnomen esse dicens
gnomen iudicativam epieikeos rectam. Epieikes enim propter
universaliter poni leges et non posse legis positorem in
legem ponendo omnia pertransire singularia et quae accidere
consueverunt in operantibus et rebus, sortitur multotiens 30
quibusdam accidentibus quae non oportet sic terminare ut
universale assumere, sed minorare quandoque a legis 107 rb V
positore enuntiata, quod utique gnomes et syggnomes est.
Recte igitur iudicans de talibus epieikes minorat iustum,
quod legis positor determinavit universaliter enuntians, et 35
propter hoc gnomen habere et sygginoskein (id est veniam
dare) peccantibus dicitur, puta si lex sit forte morti subiacere
eum qui proprium patrem percutit, percussit aliquis patrem
obvians nocte, furem esse putans eum cui obviat
ascendentem in domum, de tali legis positor nihil apposuit 40
147 rb de patricida determinans. Minorabit igitur iustum epieikes et
C non sinet occidi eum qui percussit patrem suum, quoniam 126 rb E
secundum ignorantiam peccavit. Oportet autem non latere
quoniam syggnome quidem de his qui epieikeia utuntur solis
dici consuevit, ut dictum est, gnome autem dicitur quidem et 45
de his, dicitur autem aequivoce et de alteris multis, puta de ea
quae secundum voluntatem scientia, ut, si alicuius servus
operatus est aliquod inconveniens, perscrutamur si quidem
cum gnome domini hoc operatus est, dicimus gnomen et
uniuscuiusque consiliatorum in eodem de aliquo consiliorum 50
bene placentiam. Unde et expetimus unumquemque horum
de dubitatis rebus sui ipsius gnomen in medium inferre, ut
de re ducta per consilium in hoc aliquo bene placente. Et de
aliis multis est invenire assumptum hoc nomen gnome. Haec
autem praepositio syn videtur huic nomini gnome componi 55
in solis dispensatis secundum epieikeian, ut epieikee iudicato
condescendente et quemadmodum cum ipso cognoscente H. 374
quoniam non secundum legis positoris enuntiationem ab
ipso factum et ut accusationem videri operatum est. Propter
quod oportere vel omnino ipsi dimitti accusationem vel 60
moderatam quamdam inferri transgressionem. Sic enim

39 nocte] note ante corr. C 42 eum] om. K 44 utuntur] utuntunr ante corr. V
46 alteris] his scr. sed exp. K 49 cum] om. C 56 epieikeian] epieikeiam V
epieikee] epieikec E 59 factum] factio ante corr. V

7 pertransire] ὑπeξέρχeσθai a 10 assumere] δiaλaµβάνei B


162

dicimus et compassionem et concessionem (sive veniam), ut


ipso offendenti patiente aliquid iudicante et cedente cum
ipso, hoc quidem propter miserum, hoc autem propter
moderationis condescensionem. 65

Cap SUNT AUTEM OMNES HABITUS RATIONABILITER


XIII IN IDEM TENDENTES. DICIMUS ENIM GNOMEN
1143a2 ET SYNESIN ET PRUDENTIAM ET INTELLECTUM
5-29 IN EOSDEM, INFERENTES GNOMEN HABERE ET
INTELLECTUM IAM ET PRUDENTES ET SYNETOS. 5
OMNES ENIM POTENTIAE HAE, EXTREMORUM
SUNT ET SINGULARIUM.

De prudentia et synesi, adhuc autem gnome et syggnome


dicens quid ab invicem differunt, quia ut communicantes ad 10
invicem has ab invicem divisit, differentias ipsarum
assignans, dicit nunc et quid ipsis commune, secundum quod
convenientes ipsas in hoc ostendit ab invicem differentes, et
ostendit quoniam subiecto sunt eaedem, in quo
considerantur ut praedicatae de ipso. Hoc enim est hoc 15
scilicet in idem tendentes. Gnomen enim, ait, et prudentiam et 107 va V
synesin et intellectum in eosdem homines ferimus. Intellectum
autem dicit hic practicum. Qui enim circa singularia
intellectus practicus est, qui et ratiocinatio dicitur, ut
ratiocinans (et aestimans) et mensurans operatorum 120 ra K
147 va unumquodque. Prudens igitur ut bene disponens et dirigens
C ad finem ipsa prudens dicitur, ut autem iudicans quoniam
bene directa sunt et ut oportuit finem attigerunt, synetus et 126 va E
eusynetus nominatur, ut autem secundum congruum et
conveniens subiectis personis et rebus, causis et modis 25
iudicia faciens, eugnomon dicetur. Propter hoc eumdem et
prudentiam habere, id est intellectum practicum, et synesin
et gnomen dicimus, ut secundum ipsas operantem operata.
Hoc autem scilicet iam apposuit ei quod est intellectum
habere. Intellectum habere iam dicens, ostendit quoniam post 30

65 condescensionem] condescendentem K s,4 habere] om. sed s.v. add. K


5 intellectum iam] inv. C | synetos] synetes V 6 potentiae] prudentiae per
homoiotel. K 10 differunt] divisit V | differunt … 11 invicem2] om. sed i.m. add.
(auferunt pro differunt)V 15 est] om. C 16 et prudentiam] post et synesin
Arist. 17 synesin] synesim V | homines] om. C 18 autem] audi scr. sed exp. V
28 est] om. E

20 hoc (τοῦτο)τaὐτὸ B aὐτὸ a 24 bene disponens (δieυθeτῶν)δiaθeτῶν


cood. 27 attigerunt (ἐφίκeτο scr. Heylbut)ἐφίκοiτο codd. 32 operantem]
ἐνeργούµeνa B | operata] πeρὶ praem codd.
163

rerum multam experientiam circa operabilia intellectus


animae advenit, et iam intellectum habere dicitur multa videns et
patiens et per longum tempus hunc recipiens. Infert autem
et causam propter quam potentiae hae in eundem dicuntur.
Quia enim, ait, hae omnes extremorum sunt et singularium, eadem 35
dicens ex aequidistanti extrema et singularia, circa quae et
prudens et practicum habens intellectum negotiatur.
Potentias autem hic dixit quas praeassumens habitus dixit, H. 375
secundum secundum videlicet significatum potentiae, quae
sic ad operationem nominatur. 40

1143a2 ET IN EO QUIDEM QUOD IUDICATIVUS EST DE


9-32 QUIBUS PRUDENS, SYNETUS ET EUGNOMON VEL
SIGGNOMON. EPIEIKEA ENIM COMMUNIA
BONORUM OMNIUM SUNT IN EO QUOD AD 45
ALIUM.

De differentia rursus et mentionem facit et syneseos et


gnomes ad prudentiam, quoniam tempore ab illa differunt.
Sciunt quidem enim eadem et circa eadem negotiantur. Haec 50
autem sunt quae in nobis et operabilia et singularia, de
quibus consiliamur et negotiamur. Sed prudens quidem
scrutatur prius haec secundum convenientem modum fines
attingens, post haec autem epieikes iudicat haec, synesi
quidem utens ut comprehendens ipsa, cum eugnomosine 55
autem vel et syggnome quandoque, in posterius iudicans ipsa
secundum conveniens subiectis, secundum quod et prius
dictum est. Communis enim epieikeia, et ab epieikeia
iudicata omnium sunt bonorum quae a prudente diriguntur, ad
alium epieikeos propriam ostendens operationem. Quae 60
enim alter ex prudentia dirigit, haec epieikes iudicat recte,
gnome utens et syggnome. Eadem enim sunt subiecta, ut 107 vb V
praedictum est, prudenti et epieikei. Sed prudens quidem ut
ipsa operans et dirigens habet ad ipsa, epieikes autem ut alio
operante ipse iudicans cum gnome et syggnome. Nihil autem 65
novum si in idem ducimus gnomen et syggnomen, quoniam
idem voces ipsae possunt, et si haec quidem simplex vocum

32 autem] a scr. sed exp. V 33 ait] om. K 37 secundum2] om. K 42 epieikea]


epieika ante corr. V 44 rursus et] inv. K 45 et1] ante rursus sed exp. E 56 et
ab] post enim sed exp. E | et … epieikeia2] om. per homoiotel. V 63 ipse] om. per
homoiotel. V 65 quoniam] post gnomen sed. exp. E

3 in … dicuntur] τῶν aὐτῶν λέγοντai B τὸν aὐτὸν λέγeτai a | Quia] δiότi


(propter quod) B 27 ab] πeρὶ B 29 Quae] τaῦτ' a 32 ipsa1] aὐτὰ a
164

147 vb existat, haec autem composita, quod et prius in synesi et


C eusynesia Aristoteles fecit.
70
1143a3 SUNT AUTEM SINGULARIUM ET EXTREMORUM
2-35 OMNIUM OPERABILIA. ET ENIM PRUDENTEM 126 vb E
OPORTET COGNOSCERE IPSA, ET SYNESIS ET
GNOME CIRCA OPERABILIA.
5
Illa, ait, operamur quae sunt omnium extrema et singularia,
de universalibus enim neque consiliatur aliquis neque operari
ipsa conatur, sed quaecumque in nobis sunt, de ipsis
consiliamur et circa illa actiones ostendimus, quae sunt
contingentia et singularia et temporis futuri. Quis enim 10
utique et consiliabitur umquam de universalibus vel de
necessariis vel de praeteritis vel de his quae ut in multum
contingunt vel ut in minus, puta de horis anni vel de eo H. 376
quod est futurum puerum quinque digitos habentem fieri vel
sex digitos habentem? Necessaria quidem enim et quae ut in 15
multum divinae providentiae opera vel naturae, quam et
ipsam providentia generationis praestituit, quae autem ut in
minus fortunae forte vel casus. Electionis autem horum 120 rb K
nihil, neque in nobis. Praeterita autem iam facta sunt et non
sunt. Et quis utique erit tantum vanus, ut et vane de non 20
entibus consilietur? Sed et de entibus ut futuris consiliari
inane et prudentis non proprium, nisi quis forte manentium
factorum post generationem, qualiter in posterium
permaneant consilietur. Et hoc rursus de eo quod deinceps
est consiliari et de futuro, et prudens autem propter hoc 25
cognoscit ipsa, propter in experientia fuisse multorum et
possedisse visum et intellectum circa singularia,
diiudicativum existentem et futuri. Circa eadem autem et
synesis et gnome prudenti sunt et de his facienti iudicia, quia
et harum utraque ex singularium multa experientia advenit. 30

Cap. HAEC AUTEM EXTREMA ET INTELLECTUS


XIV EXTREMORUM IN UTRAQUE. ET ENIM PRIMORUM
1143a3
5-b6
s,2 operabilia] operabilium ante corr. K 14 ut] om. CE | fieri … 15 habentem]
om. sed i.m. (vel om. ante corr.) add. V 25 intellectum] et add. V 30 et] om. sed.
s.v. add. K h,2 secundum demonstrationes] inv. sed corr. K

1 sunt] eἰ LbOb 5 omnium] πάντa LbOb 9 operamur] πρaττόµeνa a


23 consilietur] βουλeύτai a 31 facienti] ποiοῦντai B 33 utraque]
ἀµφοτέρwν MbLb 36 hic] κaὶ add. MbLb κaὶ ὁ λόγο Pb
165

TERMINORUM ET EXTREMORUM INTELLECTUS


EST ET NON RATIO. HIC QUIDEM SECUNDUM
DEMONSTRATIONES IMMOBILIUM TERMINORUM 5
ET PRIMORUM, HIC AUTEM IN PRACTICIS
EXTREMI ET CONTINGENTIS ET ALTERIUS
PROPOSITIONIS. PRINCIPIA ENIM EIUS QUOD EST
CUIUS GRATIA, IPSAE. EX SINGULARIBUS ENIM,
UNIVERSALE. HORUM IGITUR OPORTET HABERE 10
SENSUM. HIC AUTEM EST INTELLECTUS.

Volentem scire aliquod cognoscibile habens principia, 108 ra V


necessarium cognoscere principia cognoscibilis, ut non
possibile aliter ipsi cognitionem advenire propositi, nisi prius 15
principia ipsius cognoscat, sicut et ipse Aristoteles dixit De
148 ra naturalibus principiis negotium inchoans, sic dicens: quia scire
C et intelligere contingit circa omnes methodos quorum sunt principia vel
causae vel elementa, ex eo quod est haec cognoscere (tunc enim
existimamus cognoscere unumquodque, cum causas cognoscimus primas 20
et principia prima et usque ad elementa) manifestum quoniam et eius
quae de natura scientiae temptandum primum determinare principia. 127 ra E
Quia igitur duplex intellectus, hic quidem circa universalia
negotians, hic autem circa singularia, et hic quidem circa
universalia est, secundum quem scientiae nobis adveniunt, 25
qui et speculativus nominatur, hic autem circa singularia et
operabilia, qui et practicus dicitur, sunt autem principia H. 377
operabilium quorum cognitio nobis maxime confert ad
comprehensionem et directionem operabilium, proponit
nunc de his dicere, et qualis potentia est quae haec assumit et 30
qualiter ipsorum comprehensio fit. Haec autem extrema ait, id
est operabilia vel principia practici intellectus, extrema dicens
singularia. Ab universalibus enim incipientes et in ea quae
deinceps procedentes, obviamus in singularia, ultra progredi

15 quia … principia] Aristoteles, Physica, I,1,184a10-16

3 terminorum] om. per homoiotel. V 5 principia] prudentia V 8 horum] hoc


ante corr. V 15 principiis negotium] negotiis principium K 18 est] sunt E
21 scientiae] scientiaentiae V 27 nobis] om. C 31 autem … 33 singularia]
om. sed i.m. add. V 32 ea] enim add. sed exp. C | deinceps] inceps ante corr. E

5 ipsae (aὐτaὶ)aὗτai Arist. | universale] τὰ κaθόλου MbPbKb 6 igitur] δὲ


Mb om. Kb | oportet habere] inv. NbP2KbLbOb et Eustr. p. 378,37 17 vel] κaὶ a
| cognoscimus (γνwρίζwµeν codd.)γνwρίσwµeν Arist. (Phys. 184a13)
19 primum determinare (πρῶτον δiορίσaσθai codd.)inv. Arist. (Phys. 184a15)
principia (τὰ ἀρχά codd.)τὰ πeρὶ τὰ ἀρχά Arist. (Phys. 184a15-16)
21 universalia (τὰ κaθόλου a)κaθόλου B
166

non habentes. Non enim utique essent extrema, si et post 35


ipsa rursus altera invenirentur. Dicit autem quoniam et
intellectus extremorum in utraque, extrema nominans nunc
speculativa principia et practica. Quia enim quae naturae
quidem priora nobis posteriora in his quae cognoscuntur
sunt, nobis autem priora naturae posteriora, a nobis quidem 40
prioribus incipientes et in ea quae naturae priora, quae et
principia sunt scientiarum et demonstrationum
indemonstrabilia, a naturae autem prioribus incipientes et
procedentes, in ea quae deinceps obviamus in extrema nobis
priora, quae et principia actionum sunt et circa operabilia 45
operationum, ut sint principia et extrema utrimque et
dicantur eadem secundum aliud et aliud principia et 120 va K
extrema, haec quidem videlicet ad naturam, haec autem ad
nos. Dicit igitur quoniam intellectus extremorum est in utraque, et
in ea quae naturae et quae nobis prima et extrema. Et enim 50
primorum terminorum et extremorum intellectus est et non ratio.
Primos et extremos terminos ait ad naturam sic habentes,
non ad nos ut primis et extremis proprie et principaliter
debentibus dici his quae ad naturam habent sic, et si ad nos
aliter habent, propter esse nobis ex principio quae sensui 55
manifestiora priora. Dicit igitur quoniam extremorum in utraque
148 rb intellectus est et non ratio cognoscitivus, intellectum nominans
C immediate cognoscentem potentiam, rationem autem eam
quae per medium et syllogistice, quae est dianoia (quae mens
sive discretio potest interpretari). Intellectum autem ait 108 rb V
eumdem quidem substantia, alterum autem et alterum
operatione. Qui enim in nobis intellectus, se ipsum quidem
speculans et quae secundum ipsum et quae meliora,
speculativus est, ab ipso autem dependentia et deteriora
mensurae dans et dirigens et operans, practicus est et 65
nominatur. Illo quidem igitur modo scientias constituit, sic 127 rb E
autem circa operabilia negotiatur. Et illo quidem modo
verum adinvenit, sic autem bonum dirigit. Vide enim quid
ait: hic quidem secundum demonstrationes immobilium terminorum et

36 enim] post naturae V 38 autem] om. V 39 nobis2] q. praem. sed exp. V


et1] procedentes add. V | cognoscuntur … 41 et2] om. per homoiotel. sed i.m. add.
V 40 sunt scientiarum] ante quae sed. del. C 41 autem] ex graec. suppl.
48 utraque] uni scr. sed exp. V 57 quae] iter. V 61 substantia … 62 quidem]
om. (per homoiotel.?) V 63 dependentia] dependitia E de prudentia V

5 incipientes] ἀρχόµeνο a 14 in utraque (ἐπ' ἀµφότeρa scr. Heylbut ex.


Arist.)ἐστὶν ἀµφότeρa B ἐστὶν ἀµφοτέρwν a 17 non] ὁ a 20 priora]
πρότeρον a 21 extremorum] ἑκάστwν B
167

primorum, hic autem in practicis extremi et contingentis et alterius 70


propositionis. Immobiles termini sunt prima principia
scientiarum, ut firmum et intransmutabile ex se ipsis
habentia, ceu et operatione entia intellectus resonationes
animae, secundum quod et intellectualis anima dicitur.
Rationalis quidem enim est, quoniam rationem habet 75
propriam, qua utitur, secundum quam et discernit et
syllogizat, intellectualis autem, quoniam participatione eius H. 378
qui simpliciter intellectus terminos habet et principia
scientiarum, immediate ipsos cognoscens et per hos imitans
intellectum, immediatis appositionibus intelligibilibus 80
apponentem, ex quibus et motas scientificas concludit
cognitionum. Haec dicens, inducit et de practico: hic autem in
practicis extremi et contingentis et alterius propositionis. Speculativus
quidem, ait, intellectus sic habet, primos terminos assumens
et demonstrationes faciens. Est autem et altero modo 85
intellectus, qui in practicis speculatur habitibus, qui est
principaliter extremi et contingentis. Dictum est enim
quoniam circa ea quae in nobis actiones et consiliationes,
quae sunt contingentia, circa quae et prudentia et synesis et
gnome. Alteram autem propositionem ait particularem. Ipsa 90
enim est ad singulare, ut remotiore existente universaliore.
Et particularem magis practicus intendit ut propinquam
singulari. Propter quod et rhetores, politici existentes et
practici, particularem assumentes propositionem circa
syllogizare sufficienter habere existimant. Hoc enim scilicet 95
ille nocturnus errat, fur ergo est, ex una ens propositione
sermo particulari et minori, sufficienter habere videtur
inducenti rhetori. Principia enim eius quod est cuius gratia ipsae.
Ex singularibus enim universale. De particularibus
148 va propositionibus hoc ait, velut opportunum has scire ante 100
C universales et per ipsas ad illas ascendere, et sic per
universales firmiores particulares operari, ut et Demosthenes
suadens Atheniensibus non confoederari Philippo ad
nocendum, ostendit ipsum ex singularibus quae operatus est

27 ille … est] Joannes Philoponus, In Aristotelis analytica priora


commentaria, 316,21; Michael Psellus, Opuscula logica, physica, allegorica,
alia, 14,77 33 Demosthenes] Demosthenes, Philippica, 3,17,10-11

76 terminos] et praem. V 78 intelligibilibus] intelligibibilibus ante corr. E


85 principaliter] principialiter ante corr. E 98 Principia] prudentia V 99 Ex]
et E

9 apponentem] ἐπiβάλλοντο a 12 practicis] om. codd. 20 remotiore]


πορρwτέρa a 27 ens] ὢν B
168

Atheniensium insidiatorem et inimicum. Et ex his ad 105


commune ascendens, universalem propositionem enuntiavit,
dicens: qui enim, quibus utique ego comprehensus sum, haec operatur
et construit, hic mihi oppugnat, et si nequaquam mittat neque sagittet. 108 va V
Si enim et ut particularis videatur secundum figuram
dictionis propositio induci, sed secundum intellectum 110
universaliter profertur quoniam omnis operans et construens 127 va E
ea per quae aliquem comprehendat, iste illi oppugnat, et si
nequaquam actu mittat neque sagittet. Hoc autem scilicet
principa enim eius quod est cuius gratia ipsae de particularibus et
minoribus ait propositionibus, quoniam de proposito et ad 115
quod cura et studium minores et particulares propositiones
sunt. Ex operato enim ab aliquo politicus assumens 120 vb K
occasionem, convenientem rationem constituit, ut furem
esse de nocte errantem ex hoc ipso scilicet de nocte errare
ipsum, et Demosthenes rursus ex quibus Philippus operatus 120
est inimicum esse Atheniensium Philippum. Horum oportet
habere sensum, hic autem est intellectus. Singularium operatorum
oportet, ait, habere sensum, id est rationem, in urbanitate operari H. 379
volentem bona et iusta. Sensum enim ait hic cognitionem
singularium, hic autem est intellectus. Quid per haec ab 125
Aristotele ostensum? Quoniam oportet maxime expertum
esse virum secundum rectam rationem in urbanitate operari
consiliantem, multa