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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

VITTORIO BACCELLI

PAGINE LIBERE
I MIEI ARTICOLI 2009 2009

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

In queste pagine ho voluto raccogliere alcuni dei miei articoli che a cavallo degli
anni 2008 – 2009 ho pubblicato su vari giornali e riviste:
– Il nuovo Corriere di Lucca e Versilia
– forum immoderato degli immoderati
– miei blog su splinder e my space
– Lo Schermo
– La Voce di Lucca
– La notizia

© Vittorio Baccelli 2008-9


Tesseratto Editore

Stampato nel maggio 2009 a Seville (E) dalla Lulu.com per Tesseratto Editore

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

dalla crisi all'aviaria

VERSO UN SISTEMA ECONOMICO-PRODUTTIVO ETICO?

La crisi è in arrivo e i primi prodromi cominciano ad affiorare. Sarà una crisi come le
centinaia che si sono già viste, o forse questa volta c’è un problema strutturale legato
al capitalismo globalizzato? Fino a poco tempo fa era di gran moda il Billionaire e
tutti i rampanti d’Europa facevano a gara per frequentarlo e per farsi immortalare dai
mass media nelle sue feste. Oggi invece non se ne sente più parlare, è passato di
moda e vi domanderete il perché. Perché in momenti di recessione, di vacche magre
in arrivo, di crisi economica insomma, ostentare ricchezze viene considerato out, di
pessimo gusto. Assieme al Billionaire stanno passando di moda i SUV, tanto grossi da
incutere soggezione per le strade, tanto grossi che ho (invano) proposto di bandirli dai
nostri centri storici. Moto a 4 ruote, motoscafi super veloci, barche super lusso,
stanno anch’essi passando di moda. E anche le Viareggio-Bastia e le Parigi-Dakar
sono quasi scomparse, mentre la F1 s’avvia a forti revisioni.
Alla gente comune dà sempre più fastidio lo spreco, la speculazione, il disordine, le
chiacchiere, l’azienda (poco importa se pubblico o privata) inefficiente. La gente
comune non ne può più di pagare tasse esose per aver in cambio servizi scadenti. C’è
una richiesta di semplicità, efficienza, regole chiare, risultati pratici e visibili. C’è un
rifiuto verso l’economia virtuale, falsa e fasulla, si cerca una economia legata alla
ricchezza effettiva e alla produzione reale. Su questa onda che rifiuta lo spreco e la
sua ostentazione stanno nascendo giovani imprese, nuove imprenditorialità. Nascono
boutique che offrono vesti e accessori diversi da quelli delle grandi distribuzioni e
anche dalle griffe globalizzate. In informatica, pubblicità e comunicazione, giovani
imprenditori stanno costruendo piccole imprese che creano nuovi prodotti e
sviluppano servizi di alta qualità a costi interessanti. Altri abbandonano le metropoli e
sviluppano aziende agricole specializzate in prodotti biologici e primizie non forzate.

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Prodotti per un consumatore sempre più diffidente nei confronti della grande
distribuzione e preoccupato per le periodiche notizie di sofisticazioni alimentari: dal
latte cinese al vinavil all’odierna carne irlandese alla diossina.
Altri hanno organizzato servizi di catering di ottimo livello e prezzi contenuti. C’è
poi chi si è gettato nelle energie alternative e rinnovabili e installa caldaie a biomasse
e pannelli solari. Nel campo delle scienze fioriscono i ricercatori indipendenti che con
modesti mezzi stanno ottenendo ottimi risultati.
Tutta questa nuova imprenditoria, in mano ai giovani, ha compreso che con la
recessione il consumatore diverrà sempre più esigente e non vorrà più buttar via i
propri euro in sciocchezze, e inutili porcherie,finora spinte dal consumo indotto.
Pretenderà invece prodotti e servizi ottimali a basso costo. È la fine dei prodotti
imposti dai media su bisogni artificiali inventati di sana pianta: è la fine del
consumismo indotto.
È su questi temi e su un sistema economico e produttivo etico, che si selezionerà la
nuova imprenditoria e la nuova classe dirigente. Forse tutti i mali non vengono per
nuocere.

I GIARDINI DEL THE DI VIRGILIO PAPINI

S'aggira per le strade lucchesi, introvabile e clandestino, l'ultimo libro di Virgilio


Papini dal titolo "I giardini del the" (...qui non è cambiato nulla).
Scritto con un misto d'irriverente cialtroneria e intelligenza, miscelando buone
capacità letterarie ad analfabetismo, questo testo fortemente brilla per la sua
originalità, come d'altra parte quasi tutti i testi di questo Autore, a tal punto che sorge
spontaneo il dubbio che la cialtroneria e l'analfabetismo siano stati piazzati qua e là a
bella posta per disorientare il lettore sprovveduto, cioè siano in sostanza un filtro teso
ad impedire il prosieguo a chi non sia munito di verace grano salis.
Il sottotitolo "qui non è cambiato nulla" la dice lunga sulle teorie che il Papini vuol
dimostrare in questa sua quasi-autobiografia che parte dai tardi anni sessanta e
prosegue come cavalcata irruenta fino agli anni novanta. Autobiografia e autoanalisi,
ma anche tetracapillectomia del giovanilismo lucchese con le sue implicazioni
riguardanti i dintorni. Alla fine degli anni sessanta a Lucca, giovani provenienti dalle
famiglie borghesi dominanti, giocarono a fare i rivoluzionari, indifferentemente di
destra o di sinistra. Animati dalle stesse pulsioni dettero vita ad un gioco di ruolo,

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scimmiottando l'altrove, che ci fa distinguere le due opposte fazioni solo dalla scelta
di campo. Gioco di ruolo che ha visto i propri reali martiri e dal quale sono uscite
sconfitte entrambe le squadre, perché chi determinava le regole del gioco, era altrove
a manovrare la politica degli opposti estremismi, per il perpetuare il potere
dell'estremismo di centro. Ma le famiglie che a Lucca comandavano allora,
comandano anche oggi, dunque a cosa è servito il gioco di ruolo? Ha solo rafforzato
in esperienza (o demenza) i figli di quelle stesse famiglie. Si accenna pure ai
collegamenti nazionali con trame oscure e retrive. Questo volume mette in berlina la
figura squallida del "militante rivoluzionario" dell'epoca e le sue analogie in stupidità
con l'attuale "militante politico" o "galoppino". Svela anche la vera faccia di una
borghesia piccola piccola da sempre dominante nella città murata col sostegno
clericale e perbenista: famiglie e logge massoniche strette in un abbraccio mortale
con la benedizione di DC, PCI e derivati. Viene poi evidenziato l'ininfluente ed
inutile gruppo anarchico lucchese, che tutto fu fuorché anarchico. Se c'è una carenza
nel percorso tracciato, riguarda la poca attenzione rivolta al movimento beat lucchese,
il C.13 che dette il via ad una nuova ventata di pensiero radicale che a Lucca ebbe
illustri precursori quali Benedetti, Vangelisti, Pannunzio. Pensiero radicale che in
quegli anni attraversò la parte più creativa di tutto quel movimento, anche coi giornali
"Noi la pensiamo così...e via", "Esperienza 2", "Fuck", "La rivolta degli straccioni", e
mille altri infiniti numeri unici sorti autonomamente. Eppure il Papini mai perse il
contatto con queste esperienze che alla luce del senno del poi, furono le uniche valide
e dettero il via ad eventi quali la Manifestazione anaoggettuale, l'occupazione di Villa
Bottini, che risultarono significativi per la città: esperienze radicali che hanno anche
oggi espressione in un pensiero compiuto alternativo al grigiore cittadino anche se
minoritario, che non è certo quello dei Bulckaen o degli Affatigato, ma casomai si
rispecchia nel pensiero di Vittorio Baccelli che pure è, con scarso seguito, erede di
queste esperienze. Un libro dunque da ricercare con gioia e da leggere con amore, ma
anche con la massima attenzione, perché contiene molte, fin troppe verità. Le
dimenticanze accennate sono sicuramente volute, così come pensiamo non sia un
caso la presenza nelle prime pagine di copia anastatica di parte della prima pagina del
numero uno di quello che fu il semi-mensile oltre l'underground diretto appunto dal
Baccelli: "La rivolta degli straccioni".

VERITA’ E PICCHETTAGGI

Vista la situazione “calda” nel panorama scolastico, ho deciso in questi giorni di non
mandare a scuola i miei figli, preferendo che rimanessero a casa. Ed è proprio in
questi giorni si che si è scatenato l’inferno contro Berlusconi, perché ha voluto
stabilire un punto fondamentale: chi vuol contestare è padronissimo di farlo, ma si
deve anche permettere a chi vuol entrare in classe di poterlo fare. Due sono gli aspetti
che saltano all’occhio. Il primo è che il decreto è stato combattuto con tutte le armi,

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anche con quelle illegittime che hanno visto i bambini trasformati in “quadri”
inconsapevoli della sinistra. Il secondo è che in molte scuole di fatto non era, e non è,
possibile proseguire con la didattica, costringendo così – anche chi non lo vorrebbe -
a far parte del popolo occupante.
Se da un lato c’è il giusto diritto al dissenso, dall’altro si nega il diritto al consenso e
alla legalità. Il tutto condito poi, da una serie di mistificazioni, tali da allarmare
studenti e famiglie con informazioni false sul tempo pieno – che rimane – e sugli
insegnanti – che non saranno licenziati –
C’è bisogno di riportare il confronto su un piano di normale dialettica permettendo a
chi vuol fare lezione di farla ed evitare monologhi di sinistra nelle scuole al fine che
l’informazione possa essere rispondente a verità. Il dissenso e il consenso possono e
debbono coesistere e la scuola deve restare aperta anche a chi decide di non
manifestare contro il decreto Gelmini. Sarebbe normale che l’opposizione contestasse
questo decreto partendo da ciò che nel decreto c’è, e non da slogan preconfezionati,
da picchetti realizzati, da incendi d’animi ottenuti con false informazioni,
dall’utilizzo dei bambini come “postini” di menzogne, dall’accusa a Berlusconi di
voler creare uno stato di polizia e al governo di emanare provvedimenti razzisti. La
verità è che la sinistra sembra aver perso di vista il fatto che gli studenti se vogliono,
hanno il diritto di entrare in classe per assistere alle lezioni. Quando si impedisce una
libertà, lo stato ha il diritto e il dovere d’intervenire per garantire a tutti pari diritti, e
il primo diritto che la democrazia impone è quello della verità. È ovvio che la sinistra
sconfitta dal popolo alle elezioni stia usando oggi la scuola come riscossa politica
strumentalizzando studenti e docenti. E più proseguiranno in questo gioco e più il
premier e il governo aumenteranno i consensi.

REGOLAMENTARE LA PROSTITUZIONE

La senatrice socialista Merlin, volle essere più realista del re, e fece ciò che i
democristiani non avevano, o non avevano voluto fare. I socialisti di allora volevano
dimostrare d’essere più cattolici degli stessi cattolici e meritarsi così il governo. La
chiusura delle case chiuse fu un’operazione di finto progresso, poiché lasciò un
pericoloso vuoto legislativo, che ancora non è stato colmato, ma i cui spazi sono stati
occupati dalla malavita.
La prostituzione, dopo la legge Merlin, si spostò nelle strade e mancando una
regolamentazione creò ovviamente situazioni incontrollabili di criminalità,
sfruttamento e degrado.
Ancora non si vuol capire che il proibizionismo e il vuoto legislativo rappresentano la
ricchezza per la malavita organizzata; pensiamo agli USA, il proibizionismo sugli
alcolici fu la fortuna finanziaria di Cosa Nostra.
Ora, che la prostituzione dalle strade vada tolta, è giusto e indispensabile anche per la
riqualificazione delle periferie, ma criminalizzare la prostituzione è un gravissimo

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errore, poiché questa va regolamentata e legalizzata attraverso una legge coerente,


aperta e soprattutto liberale.
Legalizzare la prostituzione per garantire la sicurezza degli operatori e degli utenti e,
anche e non ultima, la sicurezza e tranquillità sanitaria.
Legalizzare la prostituzione perché questa non sia un lavoro nero, criminalizzato e
ricattabile, ma un lavoro come gli altri, in piena trasparenza, anche fiscale.
Se il pontefice sostiene che occorrono più amministratori cattolici, io penso a Prodi e
Bottiglione e mi si accappona la pelle. Occorrono invece più laici e liberali in politica
e nelle amministrazioni, per attuare leggi veramente liberali e non liberticide. Una
legge per regolamentare e legalizzare la prostituzione, ritengo che sia oggi necessaria
e urgente.

REFERENDUM E OSPEDALE

Lucca - L’idea di indire un referendum sulla futura localizzazione del monoblocco


ospedaliero nella Piana di Lucca, sta conquistando nuovi consensi. Nessuno è
contrario a che i cittadini si esprimano. Ogni referendum, anche se consultivo, è
indice di democrazia. La gente si dimostra favorevole, ma non entusiasta. Forse
perché la problematica è meno importante del rilievo con cui la politica sta
affrontando questo tema. Molti pensano che i giochi sono già stati fatti anni fa, ma le
famiglie hanno necessità più impellenti, prime tra tutte, le difficoltà di far quadrare,
soprattutto a fine mese, il bilancio familiare.
Dunque il referendum sembra ben accolto ma senza eccessivo entusiasmo, e c’è chi
sostiene che debba essere allargato a tutta l’utenza ospedaliera della Piana. Oggi
ufficialmente è il centrodestra che vuol, costruire il monoblocco a Campo di Marte
facendolo restare nell’area ospedaliera; il centrosinistra invece, è per l’ubicazione a
San Filippo. Ma se andiamo indietro nel tempo di qualche anno, vediamo che il
centrodestra di allora era d’accordo con la Regione per la localizzazione a San
Filippo.
Io ritengo che i giochi furono definiti allora, quando si decise di dismettere l’area di
Campo di Marte, anche perché i proventi della dismissione verrebbero usati per la
nuova localizzazione del servizio sanitario nel territorio, compreso il monoblocco a
San Filippo.
Ritengo che il centrodestra di allora abbia fatto le scelte giuste, in sintonia, una volta
tanto, con la Regione. La mancanza di allora (destra e sinistra) fu quella di non
prendere in considerazione l’Ospedale Unico della Valle del Serchio, lasciando spazio
ai deleteri campanilismi della Valle che preferì due tronconi a un monoblocco
efficiente.
I giochi furono fatti allora, oggi, referendum o non referendum, è tardi per i
ripensamenti. Ma perché sono nati tardivi ripensamenti nel centrodestra? Perché la
coalizione attorno a Favilla ha recepito l’istanza di nuove forze aggregate che

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scandivano “no a San Filippo” istanza maturata nell’assenza politica quindicennale


di queste forze. Ma non vedo coerenza in questa scelta e penso che il monoblocco
sarà costruito a San Filippo, località designata dai tecnici e approvata dal centrodestra
di allora e dalla Regione.

III RASSEGNA DI CINEMA E CULTURA AFRICANA A LUCCA


Si cominciano ad accendere i riflettori sulla Rassegna di Cinema e Cultura Africana
della città di Lucca “Storie dell’altro mondo” giunta oramai alla sua terza edizione.
Fino al 30 novembre, infatti, prenderà il via una settimana ricca di appuntamenti con
mostre, dibattiti, grandi film e concerti che avranno come minimo comune
denominatore i fermenti culturali e artistici della società civile africana che si stanno
ponendo prepotentemente all’attenzione della comunità internazionale.
La rassegna si propone di offrire una finestra sul mondo dove l’esperienza
cinematografica può diventare un’esperienza formativa di educazione allo sguardo e
al pensiero multiculturale. In particolare si vuole puntare l’attenzione sul fenomeno
migratorio inteso come risorsa e non come minaccia. Educare la mente alla
“diversità” significa considerare ognuno di noi come portatore sano di “differenze”
perché contaminati da un’umanità portatrice di infiniti colori, infiniti volti, infinite
espressioni.
L’iniziativa è promossa dall’Associazione Amani Nyayo – Onlus – in collaborazione
con il Centro per la Cooperazione Missionaria della Diocesi di Lucca con il
patrocinio del Cesvot, cui si aggiunge il patrocinio e la collaborazione della Scuola
per la Pace della Provincia di Lucca, del Comune di Capannori, della Comunità
Montana della Garfagnana, del Comune di Montecarlo e con l’adesione del Comune
di Lucca, Porcari, Villa Basilica e la partecipazione del Cineforum Cinit Ezechiele
25,17 e dei Comics Lucca and Games.
La rassegna vuole rappresentare, peraltro, un’occasione per fare rete con tutte le
Associazioni che operano nel settore della cooperazione e che quotidianamente
affrontano temi legati al mondo dell’accoglienza e della solidarietà.
Da lunedì 24 a mercoledì 26 novembre, al cinema Italia saranno proiettati film per le
scuole medie e superiori con il commento e la testimonianza di personaggi africani.
La sera, poi, con inizio alle ore 21.30 al cinema Italia, in collaborazione con il
Cineforum Cinit Ezechiele 25, 17 saranno proposte 3 pellicole di registi africani
"Barakat" di Djamila Sahraoui (Miglior film africano al 16° Festival del Cinema
Africano d’Asia e America Latina.); La colère des Dieux"" del Burkinabé Idrissa
Ouedraogo e Moi et mon Blanc" di S. Pierre Yameogo. Ogni proiezione sarà
accompagnata da un dibattito con esperti africani.
Appuntamenti in libreria:
Lunedì 24 novembre Presentazione del libro "Darfur, geografia di una
crisi".Incontro con l'autore Diego Marani, già redattore della rivista Nigrizia. Si

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occupa della newsletter “Sudan: una pace da costruire” e scrive per le riviste
Altreconomia e Africa. Libreria Baroni
(Sintesi del libro: Darfur. Geografia di una crisi è il primo libro in Italia che spiega le
ragioni del conflitto. È stato curato da Diego Marani, profondo conoscitore della
realtà africana e già redattore della rivista Nigrizia, e ricostruisce gli avvenimenti
degli ultimi anni inserendoli all’interno di un contesto sconosciuto in Italia: la
lunghissima guerra civile tra Nord e Sud Sudan (durata dal 1955, anno
dell’indipendenza, al 2006), gli interessi economici e politici di vecchie -Francia e
Stati Uniti- e nuove potenze -la Cina-, l’allargamento del conflitto ai Paesi confinanti
(Ciad, Eritrea e Repubblica centroafricana), il ruolo delle Nazioni Unite e della
comunità internazionale.
Si perché il nome del Darfur è venuto a “significare -scrive l’inviato di Repubblica
Pietro Veronese nella prefazione- l’impotenza dell’umanitarismo internazionale”.
“Giovi almeno questa pubblicazione, che colma in Italia un vuoto intollerabile,
-conclude il giornalista di Repubblica- a ridurre il numero di quanti possono dire ‘non
sapevo’”.
Martedì 25 novembre African Camelot"con l’autrice Daniela Toschi e lettura di
poesie “Canti del vento del Kgalagadi"di Barolong Seboni con Marisa Cecchetti. I
due interventi saranno dedicati al poeta del periodo post coloniale docente di
letteratura inglese presso l’Università della capitale, Barolong Seboni ,
profondamente legato alla sua terra, si può considerare il simbolo della conciliazione
di passato e presente.
Giovedì 26 Presentazione del Libro "Kalami va alla guerra" incontro con l'autore, lo
scrittore e giornalista RAI Giuseppe Carrisi. Casermetta Piazza Santa Maria con la
collaborazione della “Cesare Viviani" e del Circolo sportivo del bridge. L’opera
affronta la terribile piaga costituita dall’incremento dell’utilizzo dei minori in contesti
di guerra . (Sintesi del Libro: Bambini, ragazzini, ragazzi, rapiti, picchiati,
terrorizzati. Costretti a imbracciare un fucile o un machete e a prendere parte alla
guerra. Trasfigurati dall’orrore, da vittime a carnefici spietati, terrore dei loro stessi
villaggi, delle loro stesse famiglie che essi stentano a riconoscere sotto l’effetto della
droga che viene loro somministrata e che li rende ancora più feroci. Genitori, parenti,
piccoli amici massacrati da bambini-combattenti, come esercizio coatto di fedeltà
all’esercito che li ha arruolati e non da scelta. Altrimenti: torture, amputazioni, morte.
È accaduto, accade nelle tante zone calde dell’Africa: Sudan, Ruanda, Uganda, Sierra
Leone, Congo lacerate da guerre tra eserciti e fazioni rivali.
Ragazzi usati, abusati per inermità e inconsapevolezza, allevati nell’ignoranza
dell’indottrinamento e immolati al sacrificio della guerra (santa), vestiti di bombe, o
mandati con l’inganno a testare la presenza di mine nei campi, mentre all’orizzonte,
un attore mercenario inscena il profeta che chiama in paradiso i suoi piccoli eletti.
Correndo, nell’entusiasmo della visione, centinaia di vite in sboccio sono esplose in
aria. È accaduto, accade in Medioriente, Iran, Afghanistan. Bambine, ragazzine,

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ragazze, vendute in cambio di qualche spicciolo, ridotte in schiavitù e avviate


forzatamente alla prostituzione. Una pratica che dall’Estremo Oriente arriva fino
all’Europa balcanica. “Mogli” di interi nuclei combattenti dell’Africa, ingravidate e
poi abbandonate perché “l’ingombro” rallenta la marcia. Altrove, invece, costrette a
gestire fino al parto il seme del loro stupratore. Matrici e incubatrici forzate di una
razza diversa ed ostile alla propria, sorvegliate a vista per impedire che si tolgano la
vita. Lo spettro di una tragedia che ancora aleggia sull’altra sponda dell’Adriatico.
Una delle tante spietatezze della guerra in Bosnia-Erzegovina. Questa infanzia
oltraggiata è il cuore, ferito, del libro di Giuseppe Carrisi. Una denuncia delle
violenze sui minori nelle zone di guerra, un’inchiesta, un dossier che fa il giro del
globo e invita la coscienza collettiva a tenere alta la guardia su atrocità intollerabili,
eppure perpetrate, nonostante risoluzioni e sanzioni internazionali; atrocità dietro cui
ci sono troppo spesso interessi politico-economici che smascherano la complicità
indiretta di paesi civili e industrializzati. Bambini di cui il libro si fa portavoce per
ricordare alla società civile e alle istituzioni che in varie parti del mondo centinaia di
migliaia di Kalami sono in guerra e da soli non possono uscirne. Neppure gli sforzi
delle organizzazioni non governative, delle missioni religiose, da soli, possono far
fronte all’immensità della tragedia. Incontri serali: Giovedì sera 27 novembre con
inizio alle ore 21.00 a Montecarlo ex Chiesa della Misericordia “Quale
cooperazione oggi? Pregi, difetti e ipocrisie ". Dibattito con Jean Christophe Servant
giornalista di "Le Monde diplomatique" introduce Enrico Cecchetti Fondazione
M.P.S. Nel corso della serata Visione dei film/documentari sulle Missioni in Burkina
Faso e Rwanda dal titolo “Irené, Wa Ka!” di Giulio Frugoli e “A/R Rwanda
Andata e Ritorno”di Matteo Marabotti. Lo stesso giorno a Massarosa, presso il
teatro della parrocchia di Pian di Mommio alle ore 20.00 Aperitivo/Incontro con lo
scrittore e giornalista RAI Giuseppe Carrisi a seguire la visione del
film/documentario "“Kidogo’ – un bambino-soldato” realizzato da Giuseppe Carrisi.
Il documentario racconta la storia vera di un piccolo Kidogò, nome di finzione di un
bambino soldato(oggi professore all’Università di Padova), che tanti anni fa ha
vissuto il dramma della sanguinosa guerra in Sierra Leone. La sua storia si intreccia
con quella di altri bambini e bambine che, come lui, la guerra l’hanno subita in
silenzio. Il film-documentario è stato presentato in anteprima al Giffoni Film Festival
2008.Venerdì 28 novembre alle ore 21.00 presso la Sala Rappresentanza della
Provincia di Lucca tavola rotonda dal titolo Africa: “L’Informazione" Diritti e
rovesci di un continente " animeranno l’incontro il giornalista di "Le Monde
Diplomatique" Jean Christophe Servant e lo scrittore e giornalista della RAI
Giuseppe Carrisi . In concomitanza a Castelnuovo Garfagnana con inizio alle
ore 21.00 visione del Film "Barakat!" Miglior film africano al 16° Festival del
Cinema Africano d’Asia e America Latina regia di Djamila Sahraoui. Dibattito con
Marco Vanelli. Saletta Suffredini del Comune di Castelnuovo Sabato
29 novembre grande chiusura al Circolo Culturale Il mattaccio di Capannoni, cena a

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buffet e incontro con il giornalista di "Le Monde diplomatique" Jean Christophe


Servant “La protesta dell’Africa a suon di Musica" a seguire "Dugu Tighì Nanà”
Gruppo senegalese di percussioni e danze africane che animerà la serata con i ritmi
africani.Massarosa c/o Agriturismo “La Ficaia” con inizio alle ore 21.00 Teatro
InBìliko rappresenta “Nero” tratto da "la casa di Bernarda Alba" di Federico Garcia
Lorca – Campagna “Fiocco Bianco”.

QUANDO JOERG HAIDER VENNE A LUCCA A COMPRARE UN PAIO DI


JEANS ROSSI E A VISISTARE PIAZZA DELL’ANFITEATRO…

Penso che sia interessante la testimonianza di Massimo Raffanti che ricorda quando
Jeorge Haider venne a Lucca: “Lì per lì, quando nel gennaio 2002 mi telefonarono,
segnalandomi la presenza di Joerg Haider in un noto negozio del centro città, mi
rivolsi all’interlocutore con la classica frase: Va bene, e io sono Napoleone. Ma da lì
a poco, mi resi subito conto di averlo davanti in carne ed ossa: era lui davvero, il
ragazzaccio austriaco, l’osannato e popolarissimo governatore della Carinzia, allora
trascinatore del Fpoe, un movimento di estrema destra che si batte tuttora contro il
centralismo della cosiddetta Europa dei burocrati e per il raggiungimento
dell’Europa delle regioni e delle patrie. Superata la sorpresa – prosegue Raffanti - lo
trovai lì di sfuggita, assieme a sua moglie e alle figlie: di alta statura, gentile ma
forte nell’espressione del volto, voleva acquistare un paio di pantaloni rossi, mi
dissero; poco dopo essermi qualificato nella sua lingua, mi salutò, aprendosi in un
largo e cordiale sorriso, allungando il passo ma non negandosi…”“La vostra è una
bella città –disse a Raffanti- raccontandogli che veniva spesso in Italia e che aveva,
fra l’altro buoni amici a Lucca: per questo dava sfoggio di un buon italiano, che
risaltava ancor più musicale per una sua innata eleganza comportamentale. Uscito
dalla boutique cittadina, Raffanti lo rincorse letteralmente per strada, cercando (forse)
di non disturbarlo troppo. Qualche battuta, due proclami e Raffanti fu tra i pochi
testimoni della visita in città di uno dei personaggi più discussi nell'Europa di
Maastricht. Dopo aver richiesto una taglia 31 di un bel paio di jeans rossi che,
appena acquistati volle subito indossare – disse il titolare del negozio- se ne uscì
così “nascondendo” il fisico da provetto alpinista in un giubbotto in pelle nera su una
sportiva T-shirt. Abbronzato come ogni buon "montagnard austriaco" dai modi
affabili ma decisi, salutò Raffanti stringendogli la mano in una morsa ferrea, e si
diresse verso l'Anfiteatro. Adesso sono in molti a chiedersi che cosa ci facesse a
Lucca, in quei freddi giorni di gennaio, il rappresentante dell'ultra nazionalismo
austriaco, noto per aver sfidato l' intera Europa politica per alcune sue posizioni
xenofobe contro i clandestini, per l'ordine e la sicurezza pubblica e per l'ampio
sostegno dato alle più veraci tradizioni austriache. Dopo le continue visite a Jesolo e
il provocatorio dono dell'albero natalizio al Papa degli anni scorsi, un po' tutti gli
ambienti politici si chiesero se, quella di Joerg Haider, fosse stata solo una visita

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turistica a Lucca o se fosse invece stata - come giurano altri- una prima visita di
risposta all'invito di un partito politico cittadino. Raffanti ben ricorda ancora che: -
nel suo rigido tedesco, mi fece ben capire di essere rispettoso delle religioni ma,
“totalmente intollerante contro “la falsa tolleranza degli intolleranti”, cioè dire contro
un Islam che“si serve della religione” per combattere i valori e la civiltà della nostra
Europa, negando di fatto una necessaria reciprocità - . Adesso che è morto, come
aveva sempre vissuto, col sorriso sulle labbra alla James Dean , permangono alcuni
dubbi sulla modalità della sua morte e c’è che grida all’attentato. Una morte
rivelatrice che ha svelato le sue ambigue tendenze sessuali, che molti già
immaginavano. Tendenze che l’hanno sicuramente reso ancor più umano. Una figura
controversa la sua, ma sicuramente carismatica che, alle elezioni del settembre
scorso, aveva fatto triplicare i consensi del suo neo-movimento, il Bzo che ,adesso –
paradossalmente - se si fondesse con l’altro gruppo del Fpoe, farebbe raggiungere una
quota politica del 30% alla destra austriaca.

PRODI ADDIO!!

Finalmente è caduto il peggior governo della nostra vita. Un governo che non
avrebbe dovuto neppure nascere, poiché non aveva vinto le elezioni. Vi era stato,
infatti, un sostanziale pareggio, con 24mila voti in più alla Camera per l’Unione, ma
con meno voti al Senato anche si qui si creava una risicata maggioranza con l’apporto
determinante – eticamente discutibile – dei senatori a vita.
Ma Prodi non ha accettato il pareggio con le conseguenti larghe intese e voto
anticipato, s’è autoconvinto d’aver vinto le elezioni costringendoci ad un governo,
nato solo in funzione antiberlusconiana, che ha creato solo tasse e ha gravemente
compromesso l’immagine dell’Italia in politica estera.
(Consentitemi, da radicale, una piccola nota: ma che ci facevano i radicali con Prodi,
visto che la loro politica economica è più liberista di quella di Berlusconi e, che la
loro politica estera è più filo USA e filo israeliana di quella di Fini?)
E così è caduto un governo che non aveva vinto le elezioni e che è subito precipitato
nei sondaggi, come mai nessuno era riuscito.
Ricapitolando: Prodi non aveva la maggioranza quando è stato eletto, adesso è sotto
di almeno 16 punti percentuali, ha portato la sinistra ai suoi minimi storici sia
percentuali che di credibilità.
Per queste motivazioni un Prodi bis è pura follia e pertanto inaccettabile. Unica
soluzione: elezioni subito!
E a Berlusconi auguro un felice e rapido ritorno.

PRIMARIE DEL CORRIERE

Se osserviamo la classifica dei candidati a Sindaco che questa testata ha lanciato,

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molte sono le osservazioni che possono venire in mente. Ovviamente occorre aver
presente che un sondaggio di questo tipo non può avere alcuna valenza scientifica,
ma permette ugualmente di conoscere ove vi siano situazioni conflittuali ed anche –
pur con tutte le riserve del caso – quali siano i contendenti: il Comune di Barga ne è
l’esempio.
Ho sottoposto la classifica dei candidati e ne ho parlato con Giuseppe Priolini,
dirigente UGL, che testualmente ha dichiarato: “ Vedo che sono quattro i dirigenti
UGL presenti in queste classifiche. Cominciamo con Giuncugnano ove Fabio Reali,
che è stato nostro RSU nella Comunità Montana della Garfagnana ed è attualmente
Sindaco a Giuncugnano, è l’unico sul quale in questo Ente siano state espresse
preferenze. Abbiamo poi Gino Masini (RSU Energia) in testa a Castiglione
Garfagnana e che la volta scorsa non passò Sindaco per una manciata di voti. Anche a
Castelnuovo il nostro dirigente sindacale (Scuola) Angiolo Masotti non passò alla
tornata elettorale solo per una manciata di voti. Ma questa volta sono sicuro che se
Masini e Masotti si ripresenteranno avranno ottime possibilità di vittoria. Dunque
come area UGL anche se non siamo ovviamente un partito politico, potremo aspirare
a esprimere tre Sindaci: Reali (confermato), Masini e Masotti. Questo ad ulteriore
dimostrazione come oggi l’UGL sia radicata ovunque nel territorio e come anche il
sindacato sia servito a formare quadri, non solo sindacali, ma anche amministrativi.
C’è poi Vittorio Baccelli che a sorpresa sta raccogliendo consensi nel Comune di
Capannori. Questa localizzazione è sicuramente da attribuire al fatto che per
trent’anni ha lavorato come dipendente proprio in quell’Ente e, forse anche alle
divergenze d’opinione avute anche recentemente con l’attuale Sindaco.”
Dopo le franche parole del dirigente UGL, è doveroso ricordare che questa
organizzazione sindacale ha già in passato avuto propri dirigenti, impegnati come
amministratori in numerosi Enti; in particolare a Lucca ove l’UGL ha espresso un
vicesindaco e amministratori alle municipalizzate. Almeno fino alla passata
amministrazione, oggi con il ritorno di antichi politici con idee certo un po’ datate
(passatisti li definirebbe F.T.Marinetti), l’UGL non è presente nella squadra degli
amministratori. Ed è giusto così, per un sindacato innovatore teso alla realizzazione
di un futuro migliore e diverso sia nel mondo del lavoro che nella qualità della vita
dei cittadini lavoratori.

PRESENTATATA L’ANTOLOGIA DELLA VIVIANI

Lucca – Presso la sala dell’Autorità di Bacino del fiume Serchio si è tenuta la


presentazione dell’Antologia 2007 di autori della Cesare Viviani. Presente il vice-
sindaco di Lucca Giovanni Pierami, gli autori hanno letto parte dei loro lavori durante
la consegna dell’Antologia. Il curatore Marco Vignolo Gargini ha illustrato il lavoro
svolto che ha portato alla stampa del volume che raccoglie opere di ventidue soci
della Viviani. Ha anche annunziato che è iniziato il lavoro che l’Associazione ha

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

messo in cantiere per la realizzazione di due nuove antologie che avranno come
titolo: “Antologia 2008- 2009 di Autori della Cesare Viviani” e “Fantastica Lucca 2”.
Per la selezione, le opere vanno consegnate all’Associazione che si riunisce tutti i
mercoledì alle 17 presso la Casermetta Santa Maria delle Mura Urbane.
L’antologia presentata ha il patrocinio del Comune di Lucca e può anche essere
richiesta direttamente all’editore alla pagina: http://stores.lulu.com/baccelli1
In cantiere anche un volume su “Il dialetto lucchese nel XXI secolo” e una disfida tra
autori dialettali lucchese e pisani.

PRELUDIO DI UN ADDIO

Lucca - Sabato 4 ottobre 2008 alle ore 17 presso il circolo culturale "L'agorà" in
Piazza dei Servi a Lucca si terrà la presentazione del libro Preludio di un addio di
Roberta Bergamini. Sarà presente l'autrice, letture critiche a cura di Vittorio Baccelli.
Roberta Bergamini vive nel comune di Barga, nella provincia di Lucca. Insegna alla
scuola Primaria di Gallicano. Da anni nutre la passione per la scrittura, passione che
si è realizzata nel 2006, anno in cui ha pubblicato il suo primo libro “Disconnettimi
il cuore”, una travagliata storia d’amore, arricchita da un’amicizia che si svolge tutta
sulla Rete, tramite la messaggistica istantanea. Visto il successo , almeno locale, di
“Disconnettimi il cuore”, l’autrice ha pubblicato nel dicembre del 2007 il suo nuovo
romanzo “Preludio di un addio”, ancora una storia d’amore, che tratta di un
abbandono. Esperienza questa, spesso sottovalutata, ma per chi la vive molto
dolorosa e prostrante. Disconnettimi il cuore (Tipografia Menegazzo, Lucca, 2006)
racconta la vicenda di Chiara, una insegnante elementare la cui vita scorre noiosa in
una sorta di gabbia dorata di provincia: è sposata con un facoltoso funzionario di
banca, abita in una bella casa, non le manca nulla dal punto di vista economico e,
apparentemente anche da quello affettivo, ma è profondamente insoddisfatta. Una
inquietudine non ben definita la pervade, che non le impedisce però di accettare
ugualmente il piano svolgersi di un’esistenza incapace di assicurarle alcuna vera
felicità. Fino al giorno in cui conosce Angelo Carmelo, un collega siciliano in
trasferta a Viareggio per una supplenza temporanea, di quindici anni più giovane di
lei. Nella stagnazione della vita familiare di Chiara (il marito non aveva mai voluto
avere figli, mentre la protagonista li avrebbe ardentemente desiderati), irrompe
dunque questo giovane bellissimo. Ne nascerà una travolgente storia di amore, prima
di scoprire una terribile verità sul conto di Angelo, mentre il destino riserverà a
Chiara il dolore più grande, dopo aver scoperto altresì il vero motivo per cui Marco
(il marito) non voleva figli. La Bergamini rivela nella sua opera prima una certa
capacità di osservazione della realtà in cui siamo immersi. Più che la trama,
abbastanza lineare e in cui compare a fare da pendant alle storie “vere” di Chiara

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

anche un internauta che comunque pure lui irromperà nella realtà della protagonista,
il motivo di interesse è costituito appunto dallo spirito di osservazione della scrittrice
lucchese. Emerge infatti una fotografia a tratti impietosa del cosiddetto ceto medio,
l’abbia o meno voluto l’autrice, anche con alcuni cliché certo, ma comunque
interessante laddove non si fanno tanti complimenti agli atteggiamenti più
volgarmente maschilisti e improntati al possesso, anziché ai sentimenti o per lo meno
al rispetto. Lavorando sullo stile (un linguaggio per lo più di uso comune ma con
alcune cadute in luoghi comuni), Roberta Bergamini potrà darci nelle prove
successive della sua vena narrativa degli spaccati interessanti su aspetti della vita sui
quali non sempre soffermiamo a dovere la nostra attenzione.
Preludio di un addio - (Edizioni Massarosa, Lucca, 2007) questo il titolo del suo
nuovo lavoro, racconta l’amore disperato di una giovanissima donna della provincia
lucchese per un ingegnere trentenne, che non sarà però capace di ripagare il trasporto
di Marta, la protagonista, se non con la crudeltà propria del dongiovanni. “Chi di noi,
almeno una volta nella vita, non è stato abbandonato da quella persona, che
significava tutto? Che era la personificazione della bellezza, della perfezione,
dell’amore? Chi non è stato mai abbandonato, non potrà mai capire le parole scritte a
fatica in questo libro”. Sono le parole dell’ultima di copertina che fanno da corona ad
un amore deluso, lacerato. Anche in questa seconda prova breve della scrittrice
lucchese, il tema dominante è quello dell’ideale d’amore che si scontra con gli
inganni e con l’arroganza maschili. Qui la protagonista è giovanissima: il suo ardente
desiderio di vita e di amore, sullo sfondo di una Lucca discreta, si infrange
trascinandola in un vortice di dolore e di annientamento. Non mancano figure di
uomini più comprensivi e in fondo almeno apparentemente onesti, come già in
Disconnettimi il cuore, ma l’impressione è quella di una perdita di fiducia
nell’universo maschile, dato che gli amici di Marta paiono ora avere un ruolo molto
più marginale. Come sottolinea il prefatore, il poeta Giangabriele Benedetti, la
protagonista “Pur intuendo una possibile sconfitta, va disperatamente in fondo nel
difendere il suo convinto, intenso, viscerale sentimento, arrivando pressoché a
ribellarsi anche alle persone, che veramente l’amano o che le donano sincera
amicizia”.
Vittorio Baccelli è presidente della Viviani, scrittore ormai noto al pubblico, dopo il
successo delle sue “Storie di fine millennio”di dieci anni fa, è di nuovo alla ribalta in
questo momento per i suoi libri su Nikola Tesla e su John Titor.

E’ FINITA LA RICREAZIONE

La sceneggiata che ha per tema la scuola, sta per finire. Il decreto Gelmini passerà tra
poche ore al Senato: i promotori hanno ampia maggioranza e sono legittimati dalle
urne a farlo. Il decreto è stato il pretesto per le sinistre, sconfitte elettoralmente, di

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essere di nuovo protagoniste usando la protesta (legittima) di decine di migliaia di


giovani che di fatto hanno bloccato la didattica di milioni di studenti. Inoltre la
protesta studentesca è stata gonfiata ad arte dai mass media: una non-notizia è stata
per settimane sbattuta in prima pagina. Si è scomodato pure il ’68: ma gli studenti del
’68 erano contro il potere accademico (come la riforma Gelmini), e contro una scuola
che perpetua solo se stessa. Invece l’attuale movimento anti-gelmini è profondamente
conservatore e reazionario nel voler mantenere lo status quo di una scuola solo di
stato, nel difendere l’operato dei rettori, nell’esser contro le fondazioni universitarie,
nel respingere la meritocrazia e l’insegnamento dell’educazione civica.
I pochi punti della riforma Gelmini mettono paura alla sinistra conservatrice, poiché
sono solo il presupposto per una riforma ben più ampia che dovrà portare la scuola
italiana a posizioni d’eccellenza nel mondo e farla cessare d’essere fanalino di coda.
Fortunatamente anche a sinistra vi sono molti su posizioni liberal e innovatrici, che
mi auguro diranno la loro dopo questa (quasi) inutile ventata di protagonismo
giovanilista piazzaiolo modello “centri sociali”. E si comincerà a parlare di cose
serie, cioè di scuola misto pubblico-privato, di fondazioni universitarie, di perdita del
valore legale dei titoli di studio. Di didattica d’eccellenza, insomma.

OBAMA E’ NATO POLITICAMENTE CORRETTO

Obama proviene da una povera famiglia, è di colore, è un democratico… è insomma


un personaggio politico che mi sembra “molto” politicamente corretto. Non mi piace
il politicamente corretto e lo ritengo fonte di avversità e dato che mi ritengo
politicamente scorretto, controtendenza tifo McCaine.
Il politicamente corretto piace ai mass media, piace alle casalinghe, agli immigrati e
ai radical chic, piace alle chiese e alle logge (illuminati). Piace agli studenti e agli
imprenditori, piace pure ai sindacalisti e alle banche. Tutti questi motivi mi portano
controcorrente a preferire McCaine; questo principe nero lo trovo distante e noioso,
inoltre mi sembra allevato fin dall’infanzia (come lo fu JFK) a fare il Presidente.
Scrive un suo fan d’eccezione, Peter Nicholas del “Los Angeles Times” che lo segue
da quasi due anni: “ E’ una stridente ironia che un uomo capace d’attrarre decine di
migliaia di persone ai suoi comizi, il cui carisma è paragonabile solo a quello di JFK,
nel quotidiano sia uno strazio. L’ho visto insegnare una azione calcistica alla figlia,
divorare schifezze a Philadelphia, pattinare a rotelle nell’Indiana, guidare
all’autoscontro, farsi catapultare a quaranta metri in un Luna Park. Sempre con
tenacia professionale, ma con spontaneità minima. Dopo tanto tempo passato con lui,
non so chi sia veramente.”
Mi ripeto, neppure JFK mi piaceva, tifo per McCaine.

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L’OBAMA-MANIA ANCHE A LUCCA

La vittoria dell’abbronzato Obama ha contagiato anche la nostra città. Infatti i


giovani americani che qui trascorrono l’estate o che si sono sistemati nelle nostre
campagne, tifavano tutti per Obama già da tempo, anche coloro che si sentivano
vicini ai repubblicani. In Obama c’è il cambiamento, la discontinuità, ripetevano e in
città per McCain erano rimasti fedeli solo gli amici di Rudolf Giuliani. E poi c’era il
fatto della continua alternanza politica tra i Presidenti americani: dopo due mandati ai
repubblicani era quasi scontato che toccasse ai democratici la vittoria.
Il contagio ha colto anche i lucchesi dell’area centrosinistra, e questo era ovvio, ma
pure molti che fanno riferimento al PdL, e questo era meno scontato.
Personalmente ho sempre avuto simpatie per McCain, dato che il suo avversario mi
sembrava e mi sembra, troppo politicamente corretto, anzi addirittura mi sembra
“nato” politicamente corretto. E il riferimento, per me in negativo, era con il tanto
osannato JFK. Con lui si rischiò la guerra mondiale per la crisi dei missili sovietici a
Cuba, con lui prese il via la mai dichiarata guerra in Viet Nam. Ma alla storia è
passato come martire e icona giovanile.
Ma dato che le differenze trai i due programmi elettorali erano proprio minime
(come da noi alle passate elezioni), voglio un po’ vedere come i nostri cittadini di
centrosinistra, tanto amanti di Obama, si comporteranno quando gli atti di Obama
saranno uguali (o simili) a quelli di Bush.
Seguito a non aver simpatico Obama, allevato quasi fin dalla nascita a divenire
Presidente (come JFK), devo però riconoscere che in questi giorni il primo atto
positivo s’è visto: in Africa le bandiere americano vengono sventolate con gioia e non
bruciate. E non è cosa da poco. Altri aspetti positivi sono rappresentati dalla
realizzazione del sogno americano: chiunque può divenire Presidente, anche se nero e
di famiglia povera. Ma qualcuno deve pur averlo scelto e finanziato.
Mi viene un dubbio, forse Obama non mi starà simpatico proprio per la sua
“abbronzatura”? Ma rifletto, e penso che ho sempre sostenuto e senza imbarazzo che
l’America sarebbe in futuro divenuta la più grande nazione nera del mondo. Penso
inoltre che se Condolezza Rice si fosse presentata tra i repubblicani e avesse vinto,
avrei fatto i salti dalla gioia. Eppure nera e donna! Meno male, non mi scopro
razzista, e mi sono levato un grave dubbio! E questo per me è un sollievo.

LA SANITA’ A LUCCA

Quando mi presentai al Senato nel 1996, nel mio programma vi erano dei punti che
ritengo tuttora attuali e fondamentali per la lucchesia. Quelli più noti riguardavano la
creazione di Lucca Provincia Autonoma, la riacquisizione della Valdinievole e
l’apertura di Casinò stagionali a rotazione tra Viareggio, Montecatini e Bagni di
Lucca. Ma nel mio programma si parlava anche di sanità: prevedevo tre nuovi

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ospedali attorno ai quali avrebbe ruotato l’intero servizio sanitario: Lucca, Versilia e
Valle del Serchio. Nuovi ospedali e non ristrutturazione dell’esistente, perché
l’innovazione e l’uso di nuove tecnologie in ambito ospedaliero sconsiglia anche
economicamente il recupero dell’esistente. Inoltre l’avanzare delle conoscenze
sempre più ci indirizza ad utilizzare in maniera diversa e più sicura l'ambiente
ospedaliero: occorre evitare che queste strutture divengano fonti di nuove e devastanti
infezioni, all’interno delle strutture sanitarie possono infatti svilupparsi agenti
patogeni d’estrema pericolosità, e questo va in tutti i modi evitato. L’ospedale diurno,
la riduzione dei tempi di degenza e molto altro ancora ci consigliano a preparare
nuove strutture dedicate ad hoc.
Se per la Versilia il progetto è stato realizzato, pur con varie carenze come spesso si
legge sulla stampa, a Lucca e nella Valle del Serchio il discorso cambia.
A Lucca si è perso tempo per dissapori sull’assegnazione dei lavori e sono sorte
divergenze sull’ubicazione del sito – e poi, c’è ancora chi sostiene l’inutilità del
progetto stesso. Sono comunque situazioni risolvibili col tempo.
Nella Valle del Serchio il discorso cambia completamente. Mi sono trovato sempre
solo (o quasi) a sostenere la validità di un nuovo ospedale in posizione mediana:
Mologno o Campia. Le Amministrazioni si sono sempre arroccate sulla difesa
dell’esistente e l’ASL e la Regione non hanno mai preso in considerazione l’esigenza
di una nuova struttura. Barga e Castelnuovo hanno subito depotenziamenti e si è
arrivati all’integrazione dei due vecchi ospedali che pur separati avrebbero
utopisticamente dovuto avere una funzione unitaria. Soluzione che nella pratica non
poteva soddisfare né l’utenza, né le amministrazioni, né il personale sanitario.
La Valle del Serchio è così rimasta senza il suo Ospedale Unico della Valle, e questo
invece a mio avviso è la priorità.
Il numero d’abitanti, la concentrazione delle imprese, la conformazione montana, il
rischio sismico, sono fattori che indicano l’indispensabilità d’un nuovo presidio
ospedaliero nella Valle del Serchio.

IL NUCLEARE

E' un'opzione che non mi convince. E per vari motivi. Leggo sulla stampa che
l'uranio si sta esaurendo e sarà finito del tutto tra una cinquantina d'anni, e che
occorrono 10/20 anni per mettere a regime le nuove centrali.
Che senso ha sostituire il petrolio con un altro minerale in via d'esaurimento? meglio
investire su tutte quelle energie, dette alternative, o rinnovabili, da la geotermia
all'eolico, dal solare all'idroelettrico, ecc.
Ho anche letto sulla stampa (Libero) che un ingegnere italiano ha già allestito in
Canada e Australia impianti che trasformano i rifiuti (l'80% è cellulosa) in benzine e

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che possiede brevetti analoghi per la trasformazione dei copertoni usati.


Poi c'è già stato un referendum e l'opzione nucleare ha perso: se ne facessero un altro
non credo che vi sarebbero variazioni sul responso.
Si cerca inoltre di spostare il nucleare in politica: chi è di destra è favorevole, chi è di
sinistra, contrario. Non è vero! Io sono di destra e sono contrario, mi ricordo, inoltre,
che un nutrito e combattivo gruppo di aderenti all'allora PCI, al tempo del
referendum, era favorevolissimo al nucleare.
Il nucleare è un'opzione perdente perché va troppo il la nel tempo, perché militarizza
il territorio, perché si basa su un minerale in esaurimento, perché il nostro è un paese
sismico... E le scorie? non siamo stati buoni a smaltire i RSU, figuriamoci le scorie
nucleari: certo la camorra saprebbe fare a gestire le scorie e a guadagnarci su alla
grande, col rischio che queste (le scorie) finiscano negli arsenali del terrorismo
islamico sotto forma di "atomiche sporche".
Un ultimo dubbio, la Westinghouse, non avrà mica qualche reattore da svendere?
rimasto sul groppone per il fatto che negli USA non sono previsti nuovi insediamenti
nucleari. E visto che non può certo venderli all'Iran (McCain li condannerebbe tutti a
morte, ma anche Obama!) l'Italia potrebbe risultare un mercato appetibile.

ARTE POSTALE

Era il marzo del 1977 ed era un periodo di occupazioni. A Lucca avevamo occupato
Villa Bottini e a Pisa la facoltà di Lettere e Filosofia.
Fu proprio all’ingresso di questa facoltà che piazzai un manifesto colorato dal titolo
ANAEXPLOSION ove, in aperta polemica col politichese e i militonti della sinistra
extraparlamentare, sinistra estrema che dominava incontrastata da 10 anni
quell’Università – proletari fasulli, figli delle migliori famiglie-bene toscane, che
giocavano a fare i rivoluzionari – in aperta polemica, dicevo, rivendicavo una
esplosione libertaria di massima creatività.
Il manifesto ANAEXPLOSION fece colpo! E molti furono i messaggi che accanto
ad esso furono piazzati.
Chi era d’accordo, chi invocava la giustizia proletaria contro di me, chi mi dava del
fascista.
A chi mi dava del fascista risposi che se mi davano dell’anarco-fascista marinettiano,

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

cioè neo-futurista, a me stava bene!


Un messaggio in particolare mi colpì: era di Vittore Baroni – lo conoscevo già per
nome dato che editava fogli alternativi – che mi invitava a partecipare ad una
rassegna di Arte Postale dal titolo Post-Scriptum che stava organizzando al Forte dei
Marmi all’interno della rassegna annuale di Satira Politica. C’era il suo numero di
telefono e ci incontrammo pochi giorni dopo all’università.
Nacque così la mia partecipazione alla mail art e il mio ingresso nel circuito.
Già ero collagista e poeta visivo, avevo avuto molteplici esperienze con la stampa
underground, avevo fatto parte del gruppo beatnik C.13, stavo editando FUCK e La
rivolta degli straccioni.
Oltre a partecipare nel circuito mail art, iniziai a organizzare mostre, aprii anche a
Lucca uno spazio artistico autogestito , il “Bureau de l’Art” e molti sono coloro che
videro le loro opere esposte da me, nell’indifferenza cittadina.
Tra le rassegne da me organizzate volgilo ricordare:
- millennium –
- rendez-vous Lucca-Giappone –
- luther blissett eXperience –
- Poesia Oggettuale –
E l’attuale “Andata & Ritorno”, iniziata nel 2002 e che non accenna ancora sintomi
di stanchezza.
La rassegna che più ha avuto successo è stata “millennium” che ha visto la
partecipazione di centinaia e centinaia di operatori e che ha generato un’infinità di
piccole mostre, allestite in situazioni più o meno incongrue, che vanno dal bar, al
negozio di dischi, dal ristorante alla libreria, dalla scuola alla biblioteca…

Un lavoro al quale sono rimasto particolarmente affezionato è la poem-machine, una


scatola esagonale di cartone rosso con l’adesivo ARTE sul coperchio che contiene
striscioline di rime poetiche. Uno pesca le striscioline e le mette una sotto l’altra, ed
ecco la Poesia sorta sotto l’egida di FLUXUS nel pieno rispetto della tradizione
DADA.
La poem-machine è stata esposta in vari luoghi del pianeta, anche a New York e…
miracolo!!! Ne sono tornato in possesso.
Altro lavoro al quale sono particolarmente affezionato è l’ Autopoesia, poesia

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oggetto realizzata durante una mia performance nel 1980, al Mercatino della Poesia
di Ravenna.

Avevo ricoperto di poesie e fogli poetico il mio maggiolino VW.

LE RIME DI GIGI

Presso la sede della “Cesare Viviani” è stato presentato dal dr. Dino La Selva, il libro
di Giangrandi Giovanni “Le rime di Gigi”. Ecco parte dell’intervento di La Selva sul
testo, che è stato seguito con estrema attenzione dai presenti: “Mi hanno sempre fatto
ridere, e mi hanno sempre irritato, i critici letterari che vivisezionano l’autore
cercando a tutti i costi nella sua opera le ascendenze e le derivazioni culturali. Forse
lo fanno solo per farsi belli della loro cultura. Io penso che ogni autore abbia la sua
personalità e che, nel bene e nel male, imiti solo sé stesso. Se si ritrovano accenti che
richiamano questo e quell’autore celebre, ciò è dovuto alla peculiarità del suo sentire,
non all’imitazione di questo o quello stereotipo. Ciò premesso devo dire che ho letto
con piacere le rime vernacole di Giovanni Giangrandi che mi hanno divertito e a
volte commosso. Ho trovato in esse tutta la vivezza e la spontaneità della buona
poesia dialettale. C’è in esse la rappresentazione della realtà quotidiana popolare, a
volte rozza e scurrile, ma sempre autentica, e nobilitata da tanto amore. Amore per la
sua famiglia, per la sua donna, per gli anziani, per le persone vessate e umiliate, per
gli animali. Potrei trovare riferimenti della sua formazione culturale nel messaggio
cristiano, in San Francesco, persino nello scoutismo… Il fatto è che Giovanni
Giangrandi è solo sé stesso. Ha un fondo culturale che forse si richiama a tali
concezioni di vita, ma le rielabora e la fa sue con la sua intelligenza, con la sua
sensibilità, con il suo DNA. Io ho conosciuto bene la sua famiglia d’origine dal lato
materno: gente d’intelligenza viva e estrosa, di profonda e operante fede cristiana,
profondamente radicata nella realtà popolare della sua comunità, a cominciare dal
nonno Giovanni, allo zio Beppe, alla madre Giovanna, donna d’intelletto e di cuore,
allo sfortunato fratello Andrea; una famiglia di cui andare fieri e che io definirei di
nobiltà plebea. È al suo DNA, alla sua ascendenza che Giangrandi deve le sue qualità
di schietto e genuino poeta vernacolo, intimamente radicato nella realtà umana e
sociale del suo popolo.”

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LA MORTE DI LUCIANO ORI

Il 26 aprile l'artista Luciano Ori, fondatore del movimento della ''Poesia Visiva'' con
Eugenio Miccini e Lamberto Pignotti, e' morto nella sua casa di Firenze all'età' di 80
anni. Da tempo soffriva di disturbi cardiaci. Negli anni Sessanta e Settanta proietto'
Firenze di nuovo sulla scena delle avanguardie artistiche. Nato a Firenze nel 1927,
Ori inizio' l'attività' professionale giovanissimo, a 12 anni, realizzando per il "Teatro
della Pergola" di Firenze i bozzetti per l'operetta "La Gran Via". Dopo aver tenuto la
prima mostra personale nel 1950, nel 1963 attuo' una radicale svolta teorico-formale:
usando materiali logo-iconici preesistenti (prelevati principalmente da quotidiani e
rotocalchi) ed elaborandoli con la tecnica del collage totale, Ori opero' all'interno
della poetica tecnologica della quale e' stato uno dei promotori a livello
internazionale. Luciano Ori e' quindi stato uno dei principali iniziatori e protagonisti
della ''Pittura tecnologica'' e della ''Poesia Visiva'', sulle quali ha scritto testi teorici
fondamentali.
L'artista fiorentino e' stato uno dei fondatori del Gruppo '70 e del Gruppo
internazionale della Poesia Visiva. Oltre ad avere tenuto numerose mostre personali,
Ori ha partecipato a collettive e manifestazioni nazionali e internazionali, tra le quali
quelle ai Musei di Bologna, Modena, Torino, Verona, Amsterdam, Dusseldorf,
Hannover, Bruxelles, Saarbrucken, Documenta di Kassel, le Biennali di Venezia e di
San Paolo del Brasile, la Quadriennale di Roma. Nel dicembre 1979 il Comune di
Firenze, Assessorato alla Cultura, lo incarico' di realizzare e curare la prima mostra
storica internazionale della ''Poesia Visiva''. Nel dicembre 1988 fu invitato come uno
dei fondatori, alla mostra "Firenze la storia, la Poesia Visiva un percorso
internazionale, 1963-1968", organizzata dall'Assessorato alla Cultura di Firenze.
Hanno scritto di lui Pierre Restany, Luciano Berio, Daniele Lombardi, Lara Vinca
Masini, Gillo Dorfles, Enrico Crispolti, Filiberto Menna, Silvano Bussotti, Marshall
Mc Luhan e Achille Bonito Oliva. Attivo anche nel circuito dell'arte postale, suoi
lavori sono stati presentati in collettive assieme a quelli del lucchese Vittorio
Baccelli e del viareggino Vittore Baroni.

LA LEGGE DI MURPHY COMPIE 60 ANNI

Lucca- Presso la sede della Cesare Viviani è stata ricordata la Legge di Murphy che
compie sessanta anni: infatti, la storia di questa Legge inizia nel 1949 con il pilota e
ingegnere aerospaziale americano Edward Aloysius Murphy. Laureato all’Accademia
Militare di West Point nel 1940, dotato di gran senso pratico, iniziò a lavorare nella
sezione “Ricerca e Sviluppo” dell’Aviazione Militare USA. Era il 1949 quando si
trovò a testare alcuni razzi a guida umana, ognuno dei quali possedeva 16

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

accelerometri e, ognuno di questi dispositivi poteva esser montato in due sole


maniere: o quella giusta o quella sbagliata. Puntualmente almeno uno dei tecnici
finiva per montare tutti quanti i 16 accelerometri nel modo sbagliato. L’episodio
spinse Murphy a coniare la celebre frase che in seguito divenne una Legge: “Se ci
sono due o più modi di fare una cosa, e uno di questi può condurre alla catastrofe,
allora qualcuno lo farà in quel modo.”
Il fatto venne riportato durante il corso di una conferenza stampa da un pilota di uno
di quei razzi, il maggiore John Paul Strapp, e da quella conferenza stampa, la Legge
di Murphy ha fatto il giro del mondo fermandosi sovente nelle librerie. Non solo, ma
da questa Legge è nata una vera e propria disciplina, anche se semiseria, la
“Murphologia”. A sistemarla scientificamente e letterariamente ha provveduto
l’umorista-scrittore USA, Arthur Bloch che ha pubblicato un gran numero di libri che
raccolgono le varianti più spassose della Legge, elaborate da lui stesso o da altri
seguaci di questa Legge. Infatti, molti sono i murphologi che per un motivo o per
l’altro si sono richiamati al pensiero di Edward Murphy. “Una ricerca abbastanza
lunga tenderà a confermare ogni teoria.”
Come derivazione abbiamo la legge di “Finangle”: “Tutto quello che può andar male,
lo farà e, nel peggior momento possibile”. Da rilevare altre applicazioni: “Quando si
va ad una cassa, la coda vicina è sempre più veloce” e “Per quanto ci sforziamo di
trovare un prodotto a buon mercato, dopo averlo comprato lo troviamo da un’altra
parte ad un prezzo inferiore”. Tra i corollari coniati dai murphologi, abbiamo: “I
cretini sono sempre più ingegnosi delle precauzioni che si prendono per impedir loro
di nuocere.” Sempre partorito dalla Legge, ecco il corollario: “Se le cose sembra
vadano meglio, c’è qualcosa di cui non stiamo tenendo conto” e “Le cose vengono
danneggiate in proporzione al loro valore”. Dunque con la Legge di Murphy abbiamo
una visione pessimistica, ma abbastanza reale e comica del nostro mondo. Per inciso,
invece di rimanere lusingato di tanta attenzione, Edward Murphy rimase infastidito
assai da tanta notorietà della sua Legge e criticò continuativamente le sue
interpretazioni letterarie fino alla sua morte (1990), ritenendole ridicole triviali e
sbagliate. Ovviamente per questo sessantesimo anniversario non risulta che siano in
cantiere festeggiamenti o rievocazioni, a meno di non voler considerare l’attuale crisi
economica dell’economia globalizzata, come risultato vincente dell’applicazione
della Legge di Murphy, ricordando ancora una volta che “Alla fine, se qualcosa può
andare storto, lo farà e, nel peggior momento possibile”.

IL SILENZIO DEI POETI

La traduzione del silenzio non si può stabilizzare in alcuna forma: il movimento della
scrittura conduce la frase ogni volta a strutturarsi e a disgregarsi. In quel culmine si
colloca per un momento la poesia. (Flavio Ermini)

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

Quante morti sono state annunciate, della letteratura, della pittura, dell'architettura,
fino ad arrivare ad affermare: Dio è morto! Ma della parola si è affermata la morte?
Forse, infatti, fin dagli ultimi anni '70, la problematica poetica, e non solo, si sposta
sul silenzio, sulla non-partecipazione, sull'astensione."Voler scrivere è volersi
distruggere", questo tema viene ulteriormente integrato e abbiamo anche "affidarsi al
silenzio in quanto rifiuto di parlare", e cioè ad un silenzio parlante, a un volersi
distruggere, e non solo in senso metaforico. Dei personaggi di Samuel Beckett,
esempi vivi di questo parlante rifiuto di parlare e di questo atteggiamento che
sembrerebbe ormai l'unico possibile, è stato detto che gli esseri umani sono la fase
costante del flusso interiore, ma le strutture del flusso variano poco da persona a
persona.
Tutte le strutture ripetono gli stessi impulsi umani: l'impulso a spiegare
l'inesplicabile, ad imparare a trovare un senso a ciò che ne è privo, l'impulso ad essere
costantemente attivi nella mente, ma anche nel corpo, meglio se in entrambi, e un
impulso a tentare inutilmente la fuga nella stasi, nel silenzio mortale , nel non essere.
In "Assumption" del '29, il primo racconto pubblicato di Beckett, l'Autore non
definisce con molti particolari il problema dell'esistenza umana, bensì descrive il
desiderio di sfuggire a questi problemi. L'anonimo protagonista disgustato dalla forza
vitale che fa pensare parlare e vivere, lui e gli altri, tenta di soffocare ogni suono,
ogni processo mentale e quindi prova a rinchiudersi in un silenzio avvolto dalla
carne, in una riserva d'energia vitale che, com'egli sente, minaccia di ribellarsi, di
esplodere, di distruggere lui stesso. Tutto il problema dei personaggi beckettiani da
Molloy a Murphy a Pim, consiste nel sapere che è possibile raggiungere il mondo
oggettivo, ma che nell'atto stesso in cui lo si raggiunge, lo si perde attraverso
l'incertezza trascendente dei concetti che immediatamente si stabiliscono su di esso.
Quasi un’ulteriore dimostrazione, se mai ce ne fosse bisogno, dell’asserzione zen: ciò
che si definisce subito muore. Bisognerebbe continuare ad accettare la certezza
prestabilita o trascendente e i suoi strumenti, o tacere. Altrimenti le parole divengono
lo stesso strumento visibile di frattura della coscienza soggettiva e oggettiva e quindi
strumenti dell'incertezza e dell'intollerabilità del vivere. Tacere come atto di semplice
omissione della parola può anche essere strumento visibile e udibile dell'incertezza e
dell'intollerabilità del vivere. Parlare dell'insufficienza delle parole con le parole è un
procedimento unilaterale, una frattura, un requiem, impotente di fronte all'edificio
logico-simbolico che l'essere umano ha costruito. È il silenzio reale ricercato da
Pasolini o da Mishima, ma è anche il silenzio vuoto di tutti a comunicare che stanno
comunicando. D'altro canto è il trionfo del pensiero zen di una mente che costruisce
lentamente e soggettivamente il proprio silenzio. Davanti all'impotenza della parola,
Ion Barbu scrive il suo capolavoro:

Giammai un albero
ha ucciso un albero.

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

Mai una pietra


ha testimoniato
contro una pietra.

Solo il nome albero


uccide il nome albero;
solo il nome pietra
uccide, testimoniando
sul nome pietra.

Mentre continuano a moltiplicarsi, anche se datati, gli informali alla Pollok, il


silenzio di Cage viene rappresentato nelle sale d'orchestra e i tagli di Fontana sono
esposti nei principali musei; c'è da registrare anche il silenzio che contiene la
coscienza soddisfatta del mondo e dell'io, il silenzio che non è più rifiuto di parlare,
ma è lo stato in cui il parlare diviene superfluo, nella terminologia beckettiana è il
silenzio che dura, o il vero silenzio. Ma la phoné di Carmelo Bene, malgrado la sua
morte fisica, coesiste con i muti giardini zen, veri e propri tangibili haiku, mentre la
ricerca anche letteraria, con rinnovata lena, continua.

VOLO IN MONGOLFIERA

Il primo embrione della storia del raduno aerostatico di Capannori risale al lontano
1984 quando il Comandante Enzo Cisaro ospitò a bordo del suo pallone a gas I-Cait
la contessa Maria Fede Caproni, diretta discendente della grande famiglia di
costruttori aeronautici e membro della Commissione Cultura della Federazione
Aerostatica Internazionale ed il giornalista lucchese Massimo Raffanti, già autore di
diversi articoli sull'avventura e di libri sul volo in particolare.
Finalmente, nell’estate 2005, il sogno di Raffanti si poté realizzare, grazie alla sua
intraprendenza e al vivo interesse manifestato dall'Amministrazione Comunale di
Capannoni che, su sua indicazione, ospitò due anni fa a Villa Mazzarosa una rara
collezione museale su Vincenzo Lunardi.
Giunto ormai alla quarta edizione, oggi il raduno di Capannori
(www.flyairevents.org) ha raggiunto notorietà anche in campo internazionale e vede
la presenza di piloti provenienti da tutta Europa.
Quest’anno, parteciperà alla Festa dell’Aria , anche la prima associazione sportiva
per il volo libero mai costituita a Lucca: si tratta del “Vincenzo Lunardi Lucca
Balloon Club” (www.luccaballoonclub.it ) che, proprio il concittadino Massimo
Raffanti ha voluto fondare assieme a Marco Mayrani, il curatore del Museo Storico
Gianni Caproni di Trento e l’ autore di "Aerostati", il libro italiano più completo
sull'argomento.

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

Ben tre equipaggi del Club, che ha già collaborato in alcune iniziative col Comune di
Lucca - fra cui a Murabilia- sfiderà dunque, a Tassignano, il resto dell’Europa,
nell’appassionante rush dei due prossimi week -end del 20/21 e del 27/28 Settembre.
Col simbolo del pallone storico di Vincenzo Lunardi sulle ceste in vimini ed i colori
lucchesi dunque, l'associazione solcherà i cieli capannoresi nella prossima Festa
dell’Aria, vantando l'adesione di ben 3 piloti professionisti ed altre figure storiche
del volo libero in mongolfiera: fra queste - dicevamo - la Contessa Caproni del
prestigioso Museo Aeronautico di Trento e diverse personalità, tra le quali il Prof.
Pietro Ferretti, noto alpinista e studioso di problematiche oculari in quota.
La nuova associazione, intitolata al grande pioniere lucchese Lunardi, che nel '700
strabiliò il mondo per le sue imprese leggendarie, è iscritta alla Federazione Italiana
di Aerostatica ed intende promuovere il territorio della Lucchesia, organizzando
eventi aerostatici internazionali e proponendo una collaborazione a enti, istituzioni
locali e privati, per la realizzazione di raduni, fiere o spettacoli suggestivi, tra i quali,
quello notturno del "Balloon Glow ma, anche animazioni in feste paesane o sagre.
Fanno parte del club lucchese di volo in mongolfiera: il Capitano Enzo Cisaro,
leggendario pioniere dell’aerostatica italiana, che ha partecipato a ben 7 campionati
del mondo col suo pallone a gas , Giulio Sbocchelli ed Antonio Lo Franco.

CULTURA AFRICANA

Lucca - Nella “3a Rassegna di cinema e cultura africana” titolata “Storie dell’altro
mondo” che si tiene nella nostra città organizzata dalla Diocesi e dalla Cooperazione
Missionaria con il patrocinio del CESVOT, una particolare menzione merita il libro
di Giuseppe Carrisi, “Kalami va alla guerra – i bambini soldato” che verrà presentato
in collaborazione con la Cesare Viviani, alla Casermetta Santa Maria delle Mura
urbane, giovedì 27 settembre alle ore 17.
L’opera affronta la terribile piaga costituita dall’incremento dell’utilizzo dei minori in
contesti di guerra .
E' un testo aggiornatissimo, completo di tabelle informative, fortemente improntato
su interviste e testimonianze inedite, dal taglio giornalistico; analizza aspetti del
fenomeno poco esplorati (la sorte delle “bambine soldato”, ancora peggiore di quella
dei loro “colleghi” maschi) o del tutto originali nella trattazione classiche del tema (i
bambini-kamikaze utilizzati dai terroristi islamici).
Bambini, ragazzini, ragazzi, rapiti, picchiati, terrorizzati. Costretti a imbracciare un
fucile o un machete e a prendere parte alla guerra. Trasfigurati dall’orrore, da vittime
a carnefici spietati, terrore dei loro stessi villaggi, delle loro stesse famiglie che essi
stentano a riconoscere sotto l’effetto della droga che viene loro somministrata e che li
rende ancora più feroci. Genitori, parenti, piccoli amici massacrati da bambini-
combattenti, come esercizio coatto di fedeltà all’esercito che li ha arruolati e non da

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

scelta. Altrimenti: torture, amputazioni, morte.


È accaduto, accade nelle tante zone calde dell’Africa: Sudan, Ruanda, Uganda,
Sierra Leone, Congo lacerate da guerre tra eserciti e fazioni rivali.
Ragazzi usati, abusati per inermità e inconsapevolezza, allevati nell’ignoranza
dell’indottrinamento e immolati al sacrificio della guerra (santa), vestiti di bombe, o
mandati con l’inganno a testare la presenza di mine nei campi, mentre all’orizzonte,
un attore mercenario inscena il profeta che chiama in paradiso i suoi piccoli eletti.
Correndo, nell’entusiasmo della visione, centinaia di vite in sboccio sono esplose in
aria. È accaduto, accade in Medioriente, Iran, Afghanistan.
Bambine, ragazzine, ragazze, vendute in cambio di qualche spicciolo, ridotte in
schiavitù e avviate forzatamente alla prostituzione. Una pratica che dall’Estremo
Oriente arriva fino all’Europa balcanica. “Mogli” di interi nuclei combattenti
dell’Africa, ingravidate e poi abbandonate perché “l’ingombro” rallenta la marcia.
Altrove, invece, costrette a gestire fino al parto il seme del loro stupratore. Matrici e
incubatrici forzate di una razza diversa ed ostile alla propria, sorvegliate a vista per
impedire che si tolgano la vita. Lo spettro di una tragedia che ancora aleggia sull’altra
sponda dell’Adriatico. Una delle tante spietatezze della guerra in Bosnia-Erzegovina.
Questa infanzia oltraggiata è il cuore, ferito, del libro di Giuseppe Carrisi. Una
denuncia delle violenze sui minori nelle zone di guerra, un’inchiesta, un dossier che
fa il giro del globo e invita la coscienza collettiva a tenere alta la guardia su atrocità
intollerabili, eppure perpetrate, nonostante risoluzioni e sanzioni internazionali;
atrocità dietro cui ci sono troppo spesso interessi politico-economici che smascherano
la complicità indiretta di paesi civili e industrializzati. Bambini di cui il libro si fa
portavoce per ricordare alla società civile e alle istituzioni che in varie parti del
mondo centinaia di migliaia di Kalami sono in guerra e da soli non possono uscirne.
Neppure gli sforzi delle organizzazioni non governative, delle missioni religiose, da
soli, possono far fronte all’immensità della tragedia.
Giuseppe Carrisi è giornalista di RAI International. Al di là dell’interesse
professionale per il tema di questo libro, collabora come volontario a progetti di
recupero per bambini soldato, dando vita a eventi di sensibilizzazione e raccolta fondi
e coordinando le attività in loco, soprattutto nell’area centroafricana.

A MONTECITORIO IERI PER ISRAELE

Si è svolta, organizzata dall'Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele, una


manifestazione dinanzi a Montecitorio nella forma di una maratona oratoria. Per la
prima volta, dall’interno del Parlamento – e da una organizzazione costituita da
componenti di tutti i gruppi parlamentari – ha preso le mosse una manifestazione di
piazza, alla quale erano stati invitati caldamente i cittadini, sulla parola d’ordine:

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

“Con Israele, per la libertà, contro il terrorismo”. Infatti, lungo il confine di Israele
passa una frontiera che è anche la nostra: quella che separa la democrazia dalla
violenza, la libertà dall’intolleranza.
Ho voluto ricordare questa notizia perché anche una delegazione di lucchesi ha
partecipato all'evento. Ma anche per testimoniare la mia piena solidarietà con il
popolo e la nazione ebraica. Una scelta di campo, la mia, ferma e decisa, avvenuta
non per motivi religiosi - grazie a Dio sono ateo - ma per motivi laici e culturali.
Israele, unico stato democratico del Medio Oriente, è il portavoce della nostra cultura
occidentale in questa martoriata regione. Lo stato di Israele ha tutto il diritto di
esistere e di difendersi dal terrorismo che minaccia la sua esistenza. Hamas, come
hezebollah, è un movimento terrorista e nel suo statuto è prevista la cancellazione di
Israele. Stati vicini come la Siria e l'Iran mettono costantemente in dubbio l'esistenza
di questa nazione. Con la road map si doveva arrivare nell'anno passato a due stati
sovrani. A Gaza in cambio di territorio si chiedeva la pace. Invece i palestinesi, prima
hanno inserito la sharia nella loro costituzione e poi hanno votato per hamas,
movimento terrorista. La sharia nella costituzione significa sottomissione della donna
e omosessualità come reato: entrambe le posizioni sono inaccettabili dal mondo
civile. Inoltre hanno trasformato la striscia di Gaza in una rampa per missili contro
Israele.
Da tempo vado sostenendo che tra i mussulmani si sta sviluppando una nuova forma
di nazismo, il nazislam, caratterizzata dall'antiamericanismo e dall'antiebraismo, non
ha caso dopo il Corano i libri più letti tra queste popolazioni sono il Mein Kampf di
Hitler e I Protocolli dei Savi di Sion.
Nella nostra città i “soliti” indicono fiaccolate e manifestazioni pacifiste: troppo
spesso ho visto usare la parola pace per difendere stati canaglia o posizioni
antiamericane. Ma la popolazione ha aperto gli occhi.
Questo è l’appello lanciato dall'Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele:
“Dopo 8 anni di attacchi missilistici e il rifiuto da parte di Hamas di rinnovare la
tregua, Israele ha deciso di fare ciò che qualsiasi altro stato avrebbe fatto da tempo:
difendere i propri cittadini, cercare di fermare il continuo attacco proveniente da
Gaza, cambiare la situazione sul terreno così da garantire il proprio diritto alla
sicurezza. Il conflitto è sempre doloroso: auspichiamo la fine delle sofferenze dei
civili innocenti da ambo le parti e sosteniamo l’Italia nel suo sforzo umanitario. Ma
non possiamo fare a meno di notare come questo scontro sia reso particolarmente
duro a causa dell’uso di civili come scudi umani da parte di Hamas. Resta in noi la
speranza che da questo conflitto possa uscire un Medio Oriente meno tormentato
dall’odio integralista e meglio predisposto alla pace. Hamas è un gruppo terroristico
particolarmente distruttivo, come riconosciuto dalla stessa Unione Europea. Esso non
rappresenta solo se stesso: i suoi stretti rapporti con l’Iran, la Siria e gli Hezbollah e
la presenza a Gaza di Al Qaeda, rendono questo confronto un episodio decisivo nella
guerra delle democrazie contro il terrorismo. Tutti noi speriamo che presto si ritorni a

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

una situazione di quiete, ma, proprio per questo, pensiamo che sia indispensabile
evitare che Hamas torni a bombardare i cittadini israeliani e che cessi la sua politica
di esportazione dell’odio e dell’intolleranza.”

PONTE A MORIANO E' SEMPRE SPARITO!!!

Lucca - Ci voleva l’assessore Azzarà per farci sapere che Ponte a Moriano come
località non esiste proprio. Infatti, un mese fa proprio nel bel mezzo della frazione di
Ponte a Moriano, sulla via del Brennero, è stato piazzato un assurdo cartello stradale
con il quale si dice che lì è finita la frazione di Saltocchio e ora inizia quella di San
Gemignano di Moriano. Da allora si sono susseguite proteste, giustificazioni assurde,
ma il risvolto kafkiano della faccenda è che quel pazzo cartello è sempre lì. È la
vittoria della follia burocratica sulla realtà! È una vergogna che quel cartello che
genera solo confusione non sia ancora stato rimosso. Ma la confusione toponomastica
che sembra aver colto il Comune di Lucca non si ferma qui. Dal lontano 2001 si è
concluso l’iter per titolare una strada al compositore Antonio Salieri, da sempre
bistrattato dalla storia e dal cinema, ed ora anche dal nostro Comune. I musicofili
cittadini, che hanno sponsorizzato questa titolazione, non sono per niente contenti,
infatti della via Antonio Salieri non c’è traccia, e sapete perché? Perché la
Commissione Viaria da anni non viene nominata, insomma, non c’è proprio più. E
così oltre a Ponte a Moriano e stata fatta sparire anche via Antonio Salieri: ma per
favore! Ed io che volevo proporre la titolazione di due vie: una a Nikola Tesla,
scopritore e l’altra a Filippo Tommaso Martinetti, futurista, a chi devo rivolgermi?

L’UGL E GLI INCONTRI SEPARATI

Lucca - “Pensavo che fosse finito il tempo degli incontri separati”, così ha dichiarato
Renata Polverini alla notizia dell’incontro di CISL e UIL con il governo. È infatti
inammissibile trascurare sia il primo sindacato italiano, la CGIL, che l’UGL che è il
terzo. Ma tutto il mondo è paese, infatti proprio a Lucca solo dalla stampa l’UGL ha
appreso che è stato firmato in Provincia un protocollo d’intesa volto alla raccolta, alla
preservazione e alla divulgazione delle “storie del lavoro”, delle vicende sindacali e
delle imprese locali in vista delle costituzione di un “Centro di documentazione sulle
memorie del lavoro e dell’impresa”. Detto accordo è stato sottoscritto da tutte le parti
sociali e dalla triplice per parte sindacale. Ci si domanda: come mai l’UGL, che è la
terza confederazione sindacale italiana coi suoi 2.400.000 iscritti dei quali un milione
donne, sia stata tenuta fuori da questo protocollo. L’UGL, erede della Cisnal è sempre
stata dal dopoguerra parte attiva della politica sindacale nazionale e locale. E anche

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

se andiamo alle nostre lotte storiche, dai cavatori di Arni alla SMI, alla Cantoni, allo
Iutificio Oliva, vediamo questo sindacato storicamente in prima fila assieme alle
altre confederazioni e alle volte in contrasto con esse. L’UGL non ha intenzione di
ignorare certe “dimenticanze” che potrebbero suonare come discriminazioni e ricorda
che ha il diritto-dovere di partecipare ad ogni trattativa, ad ogni tavolo, ad ogni
manifestazione che riguarda il mondo del lavoro. Per questa specifica dimenticanza,
l’UGL sta attendendo un atto riparatore da parte del Presidente della Provincia. Ma
non è finita qui: ancora dalla stampa i dirigenti lucchesi dell’UGL hanno appreso che
il Comune di Capannori ha firmato un accordo integrativo, ci sono le firme delle
RSU, dei sindacati di categoria della triplice, poi il DICCAP (che dopo le ultime
elezioni RSU non è più maggiormente rappresentativo – ma ben venga anche la sua
firma) e manca proprio l’UGL provinciale, che pure ha un suo RSU eletto nella
propria lista SULPM, che è una federazione aderente alla confederazione UGL.
Amara la considerazione dei dirigenti lucchesi dell’UGL: “Non è ancora finito il
tempo degli incontri separati”.

MATTEOLI RILANCIA LA VERSILIA MODENA

Il rilancio dell’ipotesi viaria Versilia Modena è questa volta da imputarsi ad Altero


Matteoli, che però pecca d’imprecisione nel definirla LU-MO. Ovviamente a questo
rilancio rispondono in negativo i soliti amministratori della Valle, progressisti nella
facciata, ma profondamente conservatori nella sostanza, che si oppongono da sempre
a questo progetto. Fortunatamente altri amministratori bipartisan la pensano
diversamente e chiedono collegamenti che dalla Valle del Serchio raggiungano sia la
Versilia che il modenese.
Ricordo che il progetto di massima al quale faccio riferimento fu quello depositato da
Berlusconi presso la Comunità Europea, e che nel 2000 fu presentato pubblicamente
a Castelnuovo Garfagnana dall’ing. Moutier, nella sala del Parco delle Alpi Apuane,
presenti e favorevoli anche alcuni Sindaci di giunte di sinistra del modenese.
Tutto questo spinge ad ulteriori riflessioni. Per parlare della Versilia Modena bisogna
andare indietro nel tempo fino a diverse decine d’anni fa. Fu allora presentato un
progetto di viabilità autostradale da Lucca a Modena da parte dell’Associazione
Industriali (che auspicava nuovi collegamenti per lo sviluppo economico della
provincia) e della SALT, ma questo progetto si attirò un’alzata generale di scudi -
cittadini, politici e ambientalisti - poiché era veramente irrispettoso dell’ambiente
essendo stato concepito su un modello autostradale assai discutibile, sul tipo della
bretella autostradale Viareggio-Lucca.
Passarono gli anni ed emerse un nuovo progetto più attento all’ambiente e per la
maggior parte del proprio tracciato in galleria (circa l’80%). Questo ebbe fin
dall’inizio un seppur timido consenso da parte di molti e, il percorso probabile fu

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

presentato anche al Parlamento Europeo. Questo progetto di massima fu inoltre, come


ho già detto, nel 2000 illustrato dall’ing. Moutier a Castelnuovo Garfagnana in
un’affollata riunione alla quale parteciparono anche amministratori del modenese. Più
che della LU-MO è giusto parlare della Versilia-Modena, anche perché il tracciato
viario dalla Versilia sbucherebbe in lucchesia, precisamente a Valdottavo.
Questo tracciato diverrebbe parte integrante di una delle più importanti autostrade
europee previste: l’asse Berlino-Palermo.
Si andrebbe a collegare il nord d’Europa a tutto il versante tirrenico, con importanti
ricadute per le nostre aziende e, per quelle dell’Europa settentrionale che potrebbero
così scegliere anche gli scali marittimi tirrenici e, cesserebbero d’essere obbligate ad
usare quelli dell’Adriatico come oggi succede. L’altro beneficio, più locale,
secondario e di riflesso, riguarderebbe l’alleggerimento del transito lungo la Valle del
Serchio – viabilità troppo spesso ingolfata da traffico pesante e dai pendolari -
recentemente compromesso da situazioni come la frana alla cava Maddaleni, dai
perpetui lavori in corso, dal movimento franoso di Bolognana, dalla strettoia dopo
Rivangaglio e dall’insufficiente e vetusta rete ferroviaria.
Oggi, al livello di viabilità locale si è raggiunto un importante accordo, che però
stenta a decollare per mancanza di fondi, mentre a livello nazionale si darà
sicuramente la precedenza alle grandi opere, nel nostro caso il Ponte sullo Stretto di
Messina. Ma l’asse Palermo-Berlino, per la sua realizzazione oltre al Ponte di
Messina prevede anche il tratto che c’interessa, pertanto in futuro, il progetto del
collegamento con Modena andrà sicuramente avanti. A questo punto è chiaro che man
mano che il tracciato diverrà cosa reale bisognerà prestare la massima attenzione alla
salvaguardia dell’ambiente, e qui occorrerà un ampio dibattito che veda la
partecipazione di tutte le forze politiche, sociali e ambientaliste. Il denigrare il
progetto da parte dei “soliti” in questa fase è partita presa solo strumentale.
Sì è vero le elezioni sono vicine, ma per quanto mi riguarda questo progetto l’ho
sempre sostenuto. Certo è che un cambiamento politico nella Valle è auspicabile per
poter attuare un rilancio concreto su questo tema, ma anche su altri come ad esempio
la riapertura del Casinò di Bagni di Lucca.

E I TAGLI?

Pensare che da inguaribile romantico ero per Lucca Provincia Autonoma, magari
allargata alla Valdinievole come dei desideri di molti abitanti di quella vallata e di
qualche nostrana forza politica. Un’ipotesi romantica, poetica e forse anche
storicamente credibile, ma oggi, in tempi di recessione, di tagli ai costi
amministrativi, decisamente improponibile. E così ho dovuto ricredermi. Ricordate il
periodo della passata campagna elettorale, con tutte quelle promesse di tagli e

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

accorpamenti? Via le Province, via le Comunità Montane, via i Consorzi di Bonifica,


via il PRA, via le Camere di Commercio, via le Circoscrizioni… E i piccoli Comuni e
le ATO e le ASL: parola d’ordine, accorpare!Anche le leggi dovevano essere
massivamente tagliate, a cominciare dalla formulazione del Testo Unico della
Pubblica Amministrazione: solo questo avrebbe fatto sparire un migliaio di leggi. Poi
si è ingranato la retromarcia: si è detto che le C.M. andavano bene se avevano l’80%
del territorio oltre gli 800 mt., le province si levano solo quelle delle aree
metropolitane e di azioni concrete non se ne sono viste. Dei piccoli comuni, del PRA,
delle Camere di Commercio, nessuno più ne ha parlato e tutto è rimasto come prima
o quasi. Anzi s’è visto un paio di Province in più. Passando alla Regione Toscana
sembrerebbe impossibile portare i rappresentanti da 65 a 50: eppure il risparmio
sarebbe di 4 milioni. La regione ha in totale 68 Enti e il Piano Martini si pone
l’obiettivo di tagliarne almeno 30, passando così a 38 Enti. Ma al momento sono solo
16 gli Enti tagliati, e di tagliarne altri non se ne parla proprio. Vediamo in dettaglio
gli Enti tagliati: Agenzia per l’energia, tre ATO rifiuti al posto di 10, 1 azienda per il
diritto universitario al posto di 3, fusione di Sistema Toscana, 1 ATO acque al posto
di 6, Sviluppo Italia Toscana, ARSIA. Allora non mi resta che un’ultima amara
considerazione, gli unici veri tagli che ho finora visto sono quelli attuati sui giorni di
assenza sui dipendenti pubblici in regolare congedo per malattia. Non ci siamo, non
ci siamo proprio.

IL POPOLANO LAPINI E GIACOMO PUCCINI

Lucca - Sicuramente in molti ricorderanno la figura del popolano Lapini che a Lucca
era considerato una fonte di simpatia e di amicizia. Il suo nome era Antonio, ma tutti

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

lo conoscevano come il popolano, era un politico libertario, ma anche poeta. E per


molte festività del 1° maggio, lui organizzava il proprio comizio, in piazza San
Michele, con il garofano rosso rigorosamente all’occhiello. Imbianchino di estrema
perizia, ma non solo, anche politico individualmente impegnato, amico di tutti anche
dei suoi avversari politici, attivo nel sociale. Nato nel 1895 tra le sue molteplici
amicizie ebbe anche quella di Giacomo Puccini. Così sfogliando il “Giornale del
Mattino” di martedì 25 marzo 1958, ho trovato un articoletto con tanto di poesia del
Lapini in merito alle commemorazioni di Puccini di quella data. E dato che le
commemorazioni pucciniane oggi sono in piena attività, l’articolo mi è sembrato in
sintonia coi tempi che corrono. L’articolo è titolato: “Puccini e … Lapini”.

Durante la nota discussione, al consiglio comunale, un consigliere tirò fuori il nome


di Lapini: del popolano Antonio Lapini. Non lo fece per vezzo d’ironia, ma sebbene
inquadrò quel nome in quanto si stava dicendo a proposito di lucchese che avrebbero
potuto commemorare Puccini senza dover andare a cercare troppo lontano. Una
commemorazione di ricordi e basta! Ora Lapini, il buon Lapini, che conobbe
Puccini, da giorni aveva stilato, con la sua semplice vena, questo breve
componimento poetico:

O Boheme, Butterfly, Fanciulla del west


o Manon, o altre gemme
delle tue sconfinate melodie
che i cuori dei miseri mortali
facesti palpitare
e per pochi attimi
le amarezze della vita scordare.

Dalle sette note musicali


traesti accordi, motivi
per rivestire le tue creature
umane e di sogni
coloristi con armonie paradisiache
le bellezze del creato
dal tuo genio alato.

E Lucca orgogliosa d’aver dato i natali


a colui che il tempo
non potrà annullare.

“Ci rivedremo alla stagion dei fiori”


Quei fiori che non mai diventeranno appassiti

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

Perché nutriti dell’eterni inviti.

PRIMARIE DEL CORRIERE

Se osserviamo la classifica dei candidati a Sindaco che questa testata ha lanciato,


molte sono le osservazioni che possono venire in mente. Ovviamente occorre aver
presente che un sondaggio di questo tipo non può avere alcuna valenza scientifica,
ma permette ugualmente di conoscere ove vi siano situazioni conflittuali ed anche –
pur con tutte le riserve del caso – quali siano i contendenti: il Comune di Barga ne è
l’esempio.
Ho sottoposto la classifica dei candidati e ne ho parlato con Giuseppe Priolini,
dirigente UGL, che testualmente ha dichiarato: “ Vedo che sono quattro i dirigenti
UGL presenti in queste classifiche. Cominciamo con Giuncugnano ove Fabio Reali,
che è stato nostro RSU nella Comunità Montana della Garfagnana ed è attualmente
Sindaco a Giuncugnano, è l’unico sul quale in questo Ente siano state espresse
preferenze. Abbiamo poi Gino Masini (RSU Energia) in testa a Castiglione
Garfagnana e che la volta scorsa non passò Sindaco per una manciata di voti. Anche a
Castelnuovo il nostro dirigente sindacale (Scuola) Angiolo Masotti non passò alla
tornata elettorale solo per una manciata di voti. Ma questa volta sono sicuro che se
Masini e Masotti si ripresenteranno avranno ottime possibilità di vittoria. Dunque
come area UGL anche se non siamo ovviamente un partito politico, potremo aspirare
a esprimere tre Sindaci: Reali (confermato), Masini e Masotti. Questo ad ulteriore
dimostrazione come oggi l’UGL sia radicata ovunque nel territorio e come anche il
sindacato sia servito a formare quadri, non solo sindacali, ma anche amministrativi.
C’è poi Vittorio Baccelli che a sorpresa sta raccogliendo consensi nel Comune di
Capannori. Questa localizzazione è sicuramente da attribuire al fatto che per
trent’anni ha lavorato come dipendente proprio in quell’Ente e, forse anche alle
divergenze d’opinione avute anche recentemente con l’attuale Sindaco.”
Dopo le franche parole del dirigente UGL, è doveroso ricordare che questa
organizzazione sindacale ha già in passato avuto propri dirigenti, impegnati come
amministratori in numerosi Enti; in particolare a Lucca ove l’UGL ha espresso un
vicesindaco e amministratori alle municipalizzate. “Almeno fino alla passata
amministrazione, ci dicono sempre all’UGL, oggi con il ritorno di antichi politici con
idee certo un po’ datate (passatisti li definirebbe F.T.Marinetti), l’UGL non è presente
nella squadra degli amministratori. Ed è giusto così, per un sindacato innovatore teso
alla realizzazione di un futuro migliore e diverso sia nel mondo del lavoro che nella
qualità della vita dei cittadini lavoratori”

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

UGL AL GIANNOTTI
Lucca – Esattamente un anno fa la confederazione UGL, che aveva la sede nel centro
storico in piazza San Frediano, decise di trasferirsi fuori dalle mura a causa delle
difficoltà lamentate soprattutto dagli utenti del patronato a raggiungere il centro
cittadino. La maggior parte infatti, di questi utenti è rappresentata da anziani e
pensionati che provengono dalle vicine frazioni e l’impossibilità di accedere con
l’auto impediva una loro facile presenza fisica.
Il trasferimento fu una decisione sofferta, anche perché dispiaceva ai dirigenti
sindacali di questa sigla che un altro Ente fornitore di servizi abbandonasse il centro
storico che già aveva visto la fuga di uffici, scuole, servizi. “Non volevamo anche noi
contribuire alla trasformazione del centro storico da realtà viva e vissuta a vetrina per
turisti stranieri” ci ha dichiarato un dirigente sindacale.
Ma le necessità economiche hanno avuto il sopravvento e così nel settembre dello
scorso anno, sia il sindacato UGL che l’ENAS con il proprio Centro Servizi si sono
trasferite in accoglienti locali in via Passaglia, proprio nel bel mezzo dell’industrioso
Borgo Giannotti.
Malgrado il dispiacere dell’aver dovuto abbandonare il centro storico, Borgo
Giannotti ha accolto questi nuovi uffici con simpatia, così che questi si sono
immediatamente integrati nella vita sociale ed economica di questo vivo Borgo. Così
agli utenti tradizionali che ben volentieri hanno seguito il patronato, trovando qui la
possibilità di raggiungere facilmente gli uffici con l’auto e di trovare quasi sempre un
parcheggio (anche se con il disco orario), si sono aggiunti nuovi cittadini e lavoratori
provenienti proprio dal quartiere, contenti di avere accanto a casa o al posto di lavoro,
un ufficio che può aiutarli al meglio sia nel disbrigo delle pratiche inerenti gli aspetti
della vita lavorativa, ma anche in tutti quegli adempimenti quali denunzia dei redditi,
pensioni, assegni familiari, vertenze…
Sportelli aperti anche per disoccupati e per i lavoratori extracomunitari. In definitiva,
questo trasferimento ha portato tutta una serie di servizi in più nell’operoso Borgo
Giannotti.

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L’ECONOMIA LUCCHESE NEL 2009

Questo inizio 2009 ad una lettura superficiale dell’economia lucchese sembrerebbe


presentare criticità nella norma, ma alcuni segnali risultano inquietanti. Nell’anno
passato c’è stato un incremento della cassa integrazione costante ed esponenziale. Dei
trentamila contratti a tempo determinato, ben ventimila scadono in questi giorni:
quanti saranno rinnovati? Spirano poi venti di crisi anche in alcuni comparti che da
sempre godevano di buona salute, come il metalmeccanico e la cantieristica. Anche
l’industria cartaria lamenta una carenza di liquidità. Per quanto riguarda il credito, in
primis non si riesce a stoppare la chiusura della sede lucchese della Banca d’Italia,
una chiusura che impoverisce ulteriormente la nostra zona. Le banche hanno stretto
troppo i cordoni del credito alle imprese e per quanto riguarda le famiglie non
mettono in atto forme di alleggerimento del debito che potrebbero e dovrebbero
invece usare.
Una situazione in apparenza normale – scrivevo – ma che normale non è a causa di
tutti quegli scricchiolii che ho appena elencato, ai quali va aggiunta la caduta della
qualità della vita nella nostra provincia registrata dalle annuali classifiche
giornalistiche. Plaudo per questo all’iniziativa dell’Amministrazione Provinciale che
già si è attivata per l’istituzione di un tavolo, teso, non solo a monitorare lo sviluppo
della situazione economica, ma anche a cercare di alleggerire le criticità in arrivo,
attraverso tutta una serie di strumenti istituzionali che le legislazioni nazionali e
comunitarie ci offrono. In periodi di crisi sono anche le opere pubbliche che riescono
a limitare gli impatti negativi. Nella nostra provincia c’è un accordo sulla viabilità
siglato da tutte le forze sociali e istituzionali, ma anche situazioni di novità non vanno
scartate, mi riferisco al traforo del monte Tambura e alle due proposte di legge
presentate dai senatori Baldini e Poli, tese ad ottenere Casinò regionali
rispettivamente a Viareggio e Bagni di Lucca. Proposte di legge che dovrebbero
essere unificate per chiedere in Toscana un Casinò regionale stagionale a rotazione tra
Bagni di Lucca, Viareggio e Montecatini.

LA MANIFESTAZIONE FLOP CONTRO L'OSPEDALE A SAN FILIPPO E


LO SCOLLAMENTO TRA AMMINISTRATORI LUCCHESI E CITTADINI

Lucca – Scollamento tra Giunta lucchese e i cittadini? Il terremoto sulle partecipate,


il voler mantenere l’Ospedale a Campo di Marte, la chiusura della biblioteca del
Teatro, le dichiarazioni del ministro Matteoli, la posizione dell’UGL su Ospedale e
partecipate, l’estromissione del gruppo Angelini, tutto questo e molto ancora sta
venendo fuori e modifica quegli equilibri che si sono voluti in campagna elettorale

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

con l’allargamento del centrodestra lucchese alla vecchia realtà ex democristiana. I


nodi arrivano al pettine.
Secondo Noi-TV erano 200 i partecipanti alla manifestazione contro la realizzazione
del nuovo monoblocco ospedaliero a San Filippo, 500 invece secondo altri
commentatori, ma il numero, pur sempre esiguo, poco importa, dato che c'erano solo
i politici e gli amministratori a questo corteo, il grande assente era il cittadino
lucchese. E tra questi pochi c’erano anche quelli di Fiamma Tricolore della Valle del
Serchio, che invece di chiedere l’Ospedale Unico della Valle… E c’erano anche
quelli di Italia Nostra di varie località della Toscana… ma dov’erano quando le ruspe
sono arrivate nella località Al Frascone? Comunque la stragrande maggioranza dei
lucchesi vuole che il monoblocco si faccia e, la scelta tecnica del luogo fu fatta anni
addietro, con un accordo generale (Enti Locali, ASL, Regione). Ciò che non si è
capito è perché alcuni in corso d'opera, abbiano cambiato opinione, mutando il loro
assenso iniziale. S'è cercato di spacciare questo mutamento con la politica di
centrodestra. E questo non è vero. Altri nel centrodestra hanno sempre sostenuto che
la scelta primaria condivisa fosse quella giusta e anche la recente presa di posizione
dell'UGL avrebbe dovuto suonare come un campanello d'allarme. Ma così non è
stato, e sordi a tutto questo, hanno dovuto ascoltare le parole del ministro Matteoli
che diceva le stesse cose: si rischia di perdere il finanziamento! Il fatto è che si
pretende di dare connotazione politica ad interventi pratici che coinvolgono la vita
del cittadino, e questo non mi stancherò di dirlo, è sbagliato. La tranvia di Firenze è
di sinistra, l'ospedale a San Filippo, pure. Il nucleare è di destra come la sicurezza e la
caccia allo storno. Ma per favore! Così si va avanti per luoghi comuni come la classe
operaia è a sinistra così come gli omosessuali. Per poi scoprire che la classe operaia
ha votato Lega al nord e AN nel resto d'Italia, che l'UGL alla Bicocca alle ultime
elezioni ha preso il 45% dei voti e che la maggioranza degli omosessuali alle ultime
elezioni ha votato per FI. Ma allora come la mettiamo!? Personalmente penso che
entrambi gli schieramenti debbano trar profitto da questi ragionamenti e smettere di
cadere in semplificazioni. Nel centrodestra lucchese, in particolare, c'è, la necessità di
andare verso il PDL con un ricambio gestionale TOTALE.
Totale, ma di difficile realizzazione, visto che per la scelta dei delegati al Congresso
di costituzione, ho cercato per i due week-end i gazebo per la votazione, ma nella
Valle del Serchio non ne ho trovati nessuno e uno era in Piazza Grande a Lucca, ma
sempre chiuso. E i delegati chi l'ha votati? Chi l'ha scelti? Io no! Prevedo comunque
grossi mutamenti nella gestione del Comune di Lucca.

BARGA

Barga - Grandi manovre nel centrodestra bargeo in vista della prossima scadenza
amministrativa. Sarà perché il successore designato all’attuale Sindaco non incontra il

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consenso di molti moderati, sarà perché la frazione di Fornaci esige un diverso peso,
sarà perché i tempi sono maturi per una staffetta dell’altro sesso come primo
cittadino, sarà perché nell’area del dopo Prodi matura una scarsa credibilità, sarà
perché si sente la necessità di sganciarsi da antichi e passate consorterie…
Sarà forse tutto questo e molto altro ancora, il motivo di tale fermento e dibattito
attorno ad un progetto condiviso di lista civica, sì ma con un occhio verso l’area del
Popolo delle Libertà. Molteplici le adesioni ottenute attorno a questo progetto,
provenienti sia dal solito mondo politico che dal paese reale. E il dibattito si svolge
sull’aspetto principale: cioè sul programma. Mentre un gruppo un gruppo di lavoro è
all’opera sullo specifico programma comunale, con interventi frazione per frazione,
c’è una particolare attenzione ai progetti che coinvolgono l’intera Valle. Dagli
sbocchi verso il mare a quelli verso Modena, ritenuti tutti indispensabili e
storicamente richiesti, alla riapertura del casinò di Bagni di Lucca, al potenziamento
della ferrovia in questi giorni di maltempo particolarmente mal funzionante,
all’Ospedale Unico. Si cerca una riqualificazione di tutta la Valle in senso ambientale,
culturale e turistico. Con un occhio all’occupazione e ai rimedi possibili e attuabili
nell’imminente crisi. E il candidato Sindaco? C’è una rosa di nomi – rispondono – e
la scelta sarà fatta al momento opportuno e sarà conseguente ai programmi che
verranno sottoposti al candidato. Insomma, si parla apertamente dei candidati
consiglieri, dei programmi locali, dei programmi per la Valle, ma sul Sindaco, bocche
cucite, almeno per ora.
Il dibattito intanto prosegue, i lavori sono in corso, anche in internet e questo per le
elezioni al Comune di Barga è una novità.

TRE PASSI NEL DELIRIO

Lucca - Se consideriamo le due principali vie storiche che da Lucca si addentrano


nella Valle del Serchio, possiamo parafrasare il titolo del celebre film “Tre passi nel
delirio “, e non solo per l’infinita serie di lavori in corso di durata biblica che
ricordano il famoso galeone di Dylan Dog ma per tutta una serie di eventi che vado a
illustrare. Partiamo da Lucca e subito a San Pietro a Vico troviamo quello che era il
più grande molino d’Europa: fermo da decenni e inizia pure a perdere pezzi che
cadono nei piazzali sottostanti. Ancora pochi chilometri e notiamo nella
cartellonistica la sparizione di Ponte a Moriano sostituito da indicazioni del tutto
sballate delle frazioni vicine. Sparizione più volte segnalata sulla stampa, ma mai
sanata: ah! la follia cartellonistica!!! Lungo le due strade si snoda anche la storica
ferrovia, mai elettrificata e ad un solo binario. Molte sono le stazioni definitivamente
chiuse, e perché poi? Da Lucca a Castelnuovo ci si metteva lo stesso tempo 30 anni fa
e le carrozze erano più pulite. Stazioni abbandonate, lasciate al degrado e oggi in

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

parte restaurate, ma alcune senza che il treno si fermi e le altre senza biglietteria e
capostazione. E dopo Ponte a Moriano (che esiste alla faccia della cartellonistica)
troviamo la famosa strettoia ove tutti i pendolari s’incolonnano smadonnando, che si
è formata per la furia d’aprire il ponte. Una chicca la scopriamo al Piaggione con un
semaforo assurdo, kafkiano, piovuto lì o per caso o per un salto dimensionale, del
quale non si capisce il motivo della sua esistenza. E arriviamo ai fantasiosi limiti di
velocità che amministrazioni geniali hanno diffuso per le vie. Su questi voglio
spendere due parole: il Codice della Strada non viene utilizzato dalle
Amministrazioni per prevenire gli incidenti e razionalizzare il traffico, ma per
rimpinguare le casse comunali con tasse improprie e illegittime ricavate da multe per
divieti di sosta e dagli autovelox. Tagliasacchi, anni addietro, tirò fuori un’idea
semplice ma geniale: finirla coi limiti di velocità fantasiosi e mettere sull’intero
percorso delle due strade il limite di 70 km l’ora. Ma questa era una proposta
intelligente, pertanto come costume delle nostre amministrazioni, è stata accantonata.
Proseguendo sulle due vie troviamo i cartelli che “l’inceneritore per i fanghi di
cartiera proprio lì non si vuole”: il puzzo comunque c’è attorno all’Alce di Fornoli e
alla Cartiera Ania, e non all’impianto di bricchettaggio a Zinepri che secondo gli
ambientalisti doveva far scappare tutti turandosi il naso. Così si arriva a Diecimo e a
Borgo a Mozzano, ove geniali amministratori hanno scambiato le due
circonvallazioni per lo scorrimento veloce, per assi di sviluppo urbanistico, così
adesso occorrerebbero altre due circonvallazioni. E arriviamo al ponte Al Chitarrino
che non si capisce a chi e a che cosa serva e poi alla località Al Frascone, che era
bellissima e oggi ferve di lavori per trasformarla in un contenitore di capannoni
industriali dei quali se ne faceva proprio volentieri a meno.
Ma il meglio deve ancora venire, parlo della variante di San Donnino, che in piena
follia il Partito Democratico ha adottato in proprio, con manifesti e inserti pubblicitari
sui giornali che reclamavano questa opera, come se fosse cosa loro. Roba da matti!

DUE APPUNTAMENTI LETTERARI NELLA VALLE DEL SERCHIO

Valle del Serchio – Sabato 8 novembre alle ore 15.30 nella Sala Consiliare del
Comune di Gallicano, il poeta Mario Lena, presenterà il suo ultimo volume di poesie
“Chiralità”, edito dalla Pacini Fazzi in Lucca. Chiralità è in senso generale la
proprietà di avere un’immagine speculare non sovrapponibile a sé, come avviene
appunto, nel caso della mano. Un oggetto con questa proprietà è detto chirale. La
trasformazione geometrica che muta un oggetto nella sua immagine speculare è detta
enantiomorfismo. Parole difficili che vanno spiegate e ricostruite nei loro significati
per essere rese comprensibili. Allo stesso modo la poesia ha bisogno d’essere spiegata
e resa semplice, ma non semplificata e banalizzata. Così dispiega il suo senso più
profondo, la sua natura più umana, il suo sogno più riposto. Anche la poesia ha la

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

virtù di non essere imitabile, di non essere sovrapponibile da un’altra mano, da un


altro sogno. Ecco come l’autore, che da oltre un decennio ci ha abituato a queste
commistioni poetico-fisiche-matematiche, davanti alla sua ultima opera così ha
voluto spiegare la necessità provocatoria di questo titolo: “ E’ come quando per i
neutrini si è avvertita la necessità di apprendere la combinazione fra l’energia del loro
moto rettilineo, uniforme e l’energia del loro spin (rotazione). Questa combinazione è
stata chiamata dai fisici, chiralità, appropriandosi di un termine già usato dalla
chimica: una specie di equilibrio dinamico coinvolgente e coinvolto in questa più
intima conoscenza.”
Ma l’appuntamento con Lena, non è l’unico evento letterario della Valle del Serchio
in questo giorno. A Ghivizzano, alle ore 17.00 nella Sala Comunale, sarà presentato il
libro di Rita Bianchi e di Maria Ester Mastrogiovanni dal titolo “Il Dolce Acuto Mare
dello Scrivere”. Interverrà alla presentazione la prof. Gabriella Fiori.

BANDITO IL SECONDO PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA “PIERO


CERVETTI”

Coreglia Antelminelli – Dopo il successo della prima edizione del premio


internazionale di poesia “Piero Cervetti”, il circolo culturale “il soffio” ha bandito la
seconda edizione. Si partecipa con una sola poesia inedita a tema libero che dovrà
essere inviata a: “Premio di Poesia – CP.46 (ex132) 55100 LUCCA” entro il
31.12.2008. Non è prevista alcuna tassa di partecipazione. Le poesie vincitrici e
quelle selezionate verranno raccolte in una Antologia. L’Antologia della passata
edizione può essere ordinata alla pagina www.lulu.com o scaricata in formato PDF
alla pagina www.cesare-viviani.135.it . La premiazione avverrà la prossima
primavera a Ghivizzano. Per ulteriori informazioni: il soffio@email.it .

EROTICONARRANDO

Lucca- Per il ciclo “al bridge con l’Autore”, mercoledì 16 aprile alle ore 17
presso la Casermetta Santa Maria delle Mura Urbane si terrà un pomeriggio
letterario aperto a tutti dal tema “Eroticonarrando”. Un appuntamento questo che
periodicamente si ripete ormai da cinque anni e che ha visto gli autori lucchesi
cimentarsi su questo tema più o meno (dipenderà dagli interventi) a luci rosse.
Vittorio Baccelli condurrà l’evento.

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

La letteratura erotica privilegia nelle trame i valori sessuali facendone il fulcro


della vita individuale e collettiva. L’esaltazione-descrizione del piacere erotico
appare in tutte le culture antiche dal Kamasutra all’Ars amatoria ed è connessa di
volta in volta al rituale religioso, al culto esoterico, alle figurazioni simbolico-
allegoriche. Come affermazione di libertà “naturale”, l’erotismo nacque nell’età
della riforma, nel pensiero libertino e illuminista, da Diderot a Sade. Il mercato
culturale di massa, anche bibliografico, sviluppò la pornografia che venne all’inizio
considerata come sfruttamento del sesso, alla quale si contrapponeva l’erotismo
come “atteggiamento culturale élitario”, secondo Stendal o “vocazione estetica”
come sostenuto da Baudelaire e da D’Annunzio o, secondo Lawrence “vitalismo
neonaturalistico”. Oggi che le componenti élitarie o troppo ortodossamente culturali
sono cadute nel dimenticatoio e ci provocano solo una profonda noia, i distinguo tra
erotismo e pornografia restano indefiniti, i due generi s’intrecciano l’un l’altro,
generando talvolta interazioni estreme. Una cosa è certa: la ventata liberatoria del
sesso, l’infrangere i suoi tabù, in tutte le varianti, ci rallegra l’esistenza e ci colora
la vita.

ANCORA SU FACEBOOK

È un gran parlare, nel bene e nel male , di questo portale con le sue luci ed ombre.
Sono già stati ampiamente segnalati gli aspetti positivi, ma adesso vediamo insieme
quelli negativi. Molti utenti lamentano l’andazzo un po’ troppo perbenista e moralista
che si respira nel 98% delle pagine, fino a scrivere ”sembra d’essere in un convento
d’orsoline”, parafrasando ciò che Sgarbi disse alla Moratti riguardo alla sua gestione
di Milano.
Molti altri utenti, soprattutto politici (non a Lucca per ora), hanno visto cancellare il
proprio account senza motivazioni, o con la generica dizione, d’aver abusato dei
servizi. Cercare troppi amici o spedire troppi messaggi è forse un reato per facebook?
C’è stata poi la questione delle foto censurate, foto che ritraevano il seno di mamme
che stavano allattando. Una visione distorta della sessualità che ha fatto scambiare
immagini tenere e naturali per immagini hard. C’è stata poi la polemica, tuttora in
corso, delle pagine dedicate a noti mafiosi: Riina, Guadagno, ecc. che hanno
registrato numerosi fan e, facebook non è intervenuto per bloccarle. Eppure da noi la
mafia è ancora più pericolosa del terrorismo islamico, poiché è radicata in alcune
nostre sacche culturali e non si riesce mai a cancellarla del tutto. E adesso sono
costretto a segnalare un’altra chicca in negativo. Dopo i già citati gruppi dedicati a

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

Riina e Guadagno, abbiamo anche quello di Raffaele Tutolo, fondatore della Nuova
Camorra Organizzata. E non finisce qui: su facebook sono nati anche i gruppi delle
Brigate Rosse e dei NAR imbottiti di foto che vanno dal Che a Mussolini otre che da
immagini richiamanti la guerriglia. Truci anche i commenti che indicano “il colpo di
mano armato” come il toccasana per uscire dall’attuale crisi dei valori. Andiamo
bene! Anzi, non andiamo bene per niente.

COSA STA CAMBIANDO?

Il sindacato, conservatore nel suo complesso, sta ultimamente riservando, almeno a


livello locale, delle sorprese. Se le aperture verso il centro commerciale IKEA di
Migliarino sono partite dalla CGIL, seguita a ruota dell’UGL, le aperture verso il
traforo del monte Tambura sono partite dall’UGL seguita a ruota dall’UGL. In
entrambi i casi sono stati spiazzati i politici e gli amministratori che sull’IKEA (destra
e sinistra) tentennavano e svicolavano, mentre sul traforo del Tambura quelli di
sinistra, inveivano.
Queste aperture di segno liberista del sindacato, fanno ben sperare e, auspico che non
ci si trovi di fronte a due casi isolati, ma che proseguano anche su altri argomenti. C’è
bisogno di un maggior liberismo e di più apertura mentale da parte di tutti i soggetti
economici, politici, sindacali e istituzionali, se vogliamo sperare di superare indenni
la crisi in arrivo

MORTO IL PITTORE LUCCHESE LUIGI BELLORA

Ciao Gigi! Il pittore lucchese Luigi Bellora è passato in queste sere dal sonno
all’aldilà. Ribelle, infantile e narcisista, portava nei suoi dipinti il mondo dell’infanzia
e le tribolazioni dell’esistenza. Gli amici lo ricordano ancora quando ospitò Guccini
in una tre giorni alcolica nella sua casa a San Concordio, e venne quasi cacciato dai
suoi vicini. O quando in Villa Bottini distribuì gratis ai lucchesi libri di Enrico Pea, da
lui salvati dal macero. Sì, perché Enrico Pea era suo nonno e nelle foto giovanili dello
scrittore si somigliavano come due gocce d’acqua. Così come si somigliavano nel
loro carattere scivoloso, spigoloso e mutevole.
Voglio ricordarlo nelle sue feste che dava nella casa di Pelleria, feste che erano veri e
propri happening artistici, ove spesso gli invitati inconsapevoli ne rimanevano turbati
e interdetti. Instabile nella vita amorosa come nelle relazioni sociali, riversava tutte le
sue problematiche nei suoi intimistici disegni, ove erano sempre rappresentati e
mitizzati i suoi maestri e le donne della sua vita. Riuscii a coinvolgerlo più di una
volta in collettive di mail art, ma non restò a lungo nel circuito: lui era troppo mobile.

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Voglio ricordarlo, andando ancora più in la nel tempo, quando sua madre lo portava
tutti i pomeriggi verso le cinque, al Caffè Di Simo. Lei chiacchierava con le sue
amiche, prendendo il tè, Gigi era con gli amici nella saletta accanto, io con loro, e si
parlava anche della vita, di cosa ci avrebbe riservato da grandi. Ciao Gigi!

CANONE RAI

Canone RAI, tempo di pagamenti. Ma il canone RAI non c’è più, un ventennio fa un
referendum radicale l’ha cancellato con voto popolare: o canone o pubblicità.
Ma le risorse degli impositori sono infinite, e così per lasciare tutto com’era
inventarono “l’imposta sul possesso di apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle
radioaudizioni”. E così ho fatto un giro sul nuovo sito RAI che dovrebbe contenere
tutte le informazioni utili per il cittadino atte al pagamento dell’odioso balzello.
L’unica cosa che risulta chiara è che si deve pagare sempre e comunque: non solo chi
ha un televisore in casa e lo usa (magari solo per la Mediaset), ma anche chi dispone
di un computer, un videocitofono, un lettore MP3, un iPod, un cellulare, e chi ne ha
più ne metta. Questo perché tutti questi apparecchi possono o potrebbero essere
adattati per la ricezione della TV e pertanto rientrano nella casistica dell’imposta sul
possesso. Bisogna pagare anche se questi apparecchi non li usiamo e se non sono per
niente predisposti a guardare la TV o ascoltare la radio. Vorrei conoscere chi fa queste
cose col videocitofono! Da anni le associazioni dei consumatori si battono
inutilmente per l’abolizione del balzello, reputato ingiusto e sostanzialmente inutile,
dato che è la pubblicità la fonte di guadagno delle emittenti. Esistono anche sistemi
per evitare del tutto di pagare il canone, che consistono nel suggellare i dispositivi
che addirittura dovrebbero esser rinchiusi in sacchi di juta piombati da un Ufficiale di
Polizia Giudiziaria in modo che non possano esser usati: roba da matti!
Bene, a dispetto del referendum vinto, delle battaglie portate avanti dalle associazioni
dei consumatori, la RAI pretende che si paghi il canone, non solo, addirittura chiede a
gran voce che venga aumentato. Colpa di Bersani, che quando iniziò le
privatizzazioni, proprio dalla RAI avrebbe dovuto iniziare, oggi con Berlusconi la
cosa risulta assai più difficile, poiché i soliti salterebbero su col conflitto d’interessi,
ma Bersani aveva le mani più libere per farlo. Non si capisce perché lo stato debba
gestire in proprio l’emittenza radiotelevisiva, ritengo che ci si debba muovere in
fretta, non solo per togliere una assurda tassa, ma anche per evitare che la RAI faccia
la fine dell’Alitalia.
Vendiamo la RAI, liberalizziamola, mettiamola sul mercato e togliamo questa
ennesima tassa inutile e impropria che grava sulle già disastrate famiglie.

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CROLLO DELL'ECONOMIA VIRTUALE

La crisi è arrivata, la cronaca di molte aziende lo dimostrano. Sarà una crisi come le
centinaia che si sono già viste, o forse questa volta c’è un problema strutturale legato
al sistema economico globalizzato? Fino a poco tempo fa era di gran moda il
Billionaire e tutti i rampanti d’Europa facevano a gara per frequentarlo e per farsi
immortalare dai mass media nelle sue feste. Oggi invece non se ne sente più parlare, è
passato di moda perché in momenti di recessione, di vacche magre, di crisi
economica insomma, ostentare ricchezze viene considerato out, di pessimo gusto.
Assieme al Billionaire stanno passando di moda i SUV, tanto grossi da incutere
soggezione per le strade, tanto grossi che ho proposto di bandirli dai nostri centri
storici. Moto a 4 ruote, motoscafi super veloci, barche super lusso, stanno anch’essi
passando di moda. E anche le Viareggio-Bastia e le Parigi-Dakar sono quasi
scomparse, mentre la F1 s’avvia a forti revisioni. Negli ultimi vent'anni molti
sociologi erano convinti di aver identificato la tendenza evolutiva della nostra società:
questa da agricola è diventata industriale, poi post-industriale, e infine, virtuale. Nella
società ad economie virtuali, o post moderne come definite da altri, ci spiegavano,
spariscono non solo le ideologie ma tutte le certezze e lo stesso «principio di non
contraddizione» per cui non dobbiamo più decidere se è vero questo o quello, sono
veri entrambi. Un po' come nella fisica dei quanti, ma nella realtà le cose vanno un
po' diversamente. Realtà e illusione si confondono, non conta la realtà oggettiva ma
solo l' immagine, l' apparenza. Perde di importanza lo Stato nazionale come fonte di
certezze, non c' è più bisogno dello stato sociale. Idem per la religione. La gente si
raggruppa in tribù, attorno ad una squadra di calcio, ad un blog, ad un forum, ad un
logo. Secondo alcuni non si deve neppure più parlare di cittadini, ma di consumatori.
Non si guarda al futuro, l' azienda vuole risultati subito, meglio ieri. Non ci si
arricchisce facendo buoni prodotti, ma con azzardate operazioni finanziarie. Tutto è
provvisorio, liquido, virtuale. Si cerca il successo subito, la notorietà subito, il piacere
immediato, non importa come. Dominano l' individualismo e l' edonismo. Questa
diagnosi su cosa sia e dove stia andando la nostra società è stata insegnata come
dogma nelle scuole, nelle università, nei master, nei seminari, fino a ieri. Solo oggi
incominciamo a renderci conto che quella che veniva descritta come tendenza storica
era, in realtà, il sintomo di una grave malattia. Sono state proprio l' indifferenza al
futuro, l' incapacità di prevedere, la ricerca del profitto a breve termine, le
spregiudicatezze nelle operazioni finanziare tanto ammirate a scatenare la crisi
mondiale. No, l'economia virtuale non rappresenta il domani. Oggi ci rendiamo
tragicamente conto che continua ad esserci differenza fra reale e immaginario, fra
realtà e apparenza. Ci sono banche e imprese che falliscono realmente, ci sono
disoccupati veri, poveri veri, e occorrono investimenti veri, non immaginari. Il
principio di non contraddizione non è scomparso perché bisogna fare davvero delle
scelte, prendere davvero delle decisioni. Il consumatore non è più il re capriccioso di

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

ieri, deve fare i conti con precisione se vuol arrivare al fine mese. E tutti tornano a
guardare allo Stato, a chiedere aiuti e certezze dallo Stato, per prime le orgogliose
banche e le grandi imprese. Ciascuno di noi torna a progettare con accortezza, con
vigilanza. E non sopportiamo più il lassismo, il pressapochismo, le chiacchiere.
Chiediamo realismo, precisione, rigore, concretezza. Alla gente comune dà sempre
più fastidio lo spreco, la speculazione, il disordine, il blablabla, l’azienda (poco
importa se pubblico o privata) inefficiente. La gente comune non ne può più di pagare
tasse esose per aver in cambio servizi scadenti. C’è una richiesta di semplicità,
efficienza, regole chiare, risultati pratici e visibili. C’è un rifiuto verso l’economia
virtuale, falsa e fasulla, si cerca una economia legata alla ricchezza effettiva e alla
produzione reale. Su questa onda che rifiuta lo spreco e la sua ostentazione stanno
però nascendo giovani imprese, nuove imprenditorialità. Nascono boutique che
offrono vesti e accessori diversi da quelli delle grandi distribuzioni e anche dalle
griffe globalizzate. In informatica, pubblicità e comunicazione, giovani imprenditori
stanno costruendo piccole imprese che creano nuovi prodotti e sviluppano servizi di
alta qualità a costi interessanti. Altri abbandonano le metropoli e sviluppano aziende
agricole specializzate in prodotti biologici e primizie non forzate. Prodotti per un
consumatore sempre più diffidente nei confronti della grande distribuzione e
preoccupato per le periodiche notizie di sofisticazioni alimentari: dal latte cinese alla
carne alla diossina. Altri hanno organizzato servizi di catering di ottimo livello e
prezzi contenuti. C’è poi chi si è gettato nelle energie alternative e rinnovabili e
installa caldaie a biomasse e pannelli solari. Nel campo delle scienze fioriscono i
ricercatori indipendenti che con modesti mezzi stanno ottenendo ottimi risultati. Tutta
questa nuova imprenditoria, in mano ai giovani, ha compreso che con la recessione il
consumatore diverrà sempre più esigente e non vorrà più buttar via i propri euro in
sciocchezze, e inutili porcherie,finora spinte dal consumo indotto. Pretenderà invece
prodotti e servizi ottimali a basso costo. È la fine dei prodotti imposti dai media su
bisogni artificiali: è la fine del consumismo indotto. È su questi temi e su un sistema
economico e produttivo etico, che si selezionerà la nuova imprenditoria e la nuova
classe dirigente. Forse tutti i mali non vengono per nuocere. Non ci resta che tener
duro durante la crisi e fiduciosi prepararci al domani.

IL PRIMO LIBRO IN ITALIANO SU JOHN TITOR

Lucca - Mercoledì 28 gennaio presso la Casermetta Santa Maria delle Mura Urbane
alle ore 17.00, Vittorio Baccelli presenterà il suo libro “John Titor – crononauta”,
edito dalle Edizioni della Mirandola e stampato negli USA dalla Lulu.com. L’autore
in previsione di questo evento, tra l’altro segnalato anche su Facebook, ci ha
dichiarato: “Non amo particolarmente la tivù e la guardo solo per i telegiornali e per
qualche film che reputo interessante. Fu dunque un caso che il 19 maggio 2008,

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

scarrellando mi imbattei su Rai 2 ove stava andando in onda la trasmissione Voyager.


Così, per la prima volta, in notevole ritardo rispetto a molti internauti, sentii parlare di
John Titor. Il caso ha sempre avuto una funzione determinante nelle mie scelte. I due
fortunati libretti che ho scritto su Nikola Tesla traggono anch’essi un’origine casuale.
Quella volta non si trattò della tivù, ma di un articolo del Corriere della Sera. Si
citava l’Esperimento Philadelphia come un imbarazzante e pasticciato test che fu
condotto con superficialità dall’esercito statunitense, alla fine della seconda guerra
mondiale, e che aveva dato vita anche a due film ugualmente imbarazzanti e
pasticciati. Questo esperimento si basava sulle ricerche effettuate dall’ingegner
Nikola Tesla (1856 – 1943) riguardanti l’invisibilità, non solo radarica. Prima
dell’esperimento vero e proprio furono condotti alcuni test su scala ridotta con l’uso
anche d’animali. La contraddittorietà di questi tentativi ne scoraggiava la
prosecuzione, tra l’altro alcuni animali coinvolti scomparvero, altri restarono bruciati,
altri si incastonarono nelle strutture delle gabbie. Tesla sconsigliò di procedere oltre
nella realizzazione e si dissociò dall’esperimento che invece fu ugualmente realizzato
subito dopo la sua morte, ovviamente senza la sua autorizzazione e con l’utilizzo
d’esseri umani. Da ragazzo avevo visto al cinema questi due film su l’esperimento,
ma li avevo considerati due dei tanti film di SF di serie B. L’apprendere che questo
fatto, almeno nella sua principale sostanza, era veramente accaduto accese in me una
profonda curiosità e una voglia di sapere. Tornando a Titor, e al libro che ho scritto,
devo confessare che quella trasmissione mi incuriosì alla grande. Scrissi subito il
nome del temponauta su un foglietto che lasciai sulla scrivania del mio computer, in
ufficio. Quel foglietto è rimasto inevaso per una decina di giorni, poi ho iniziato la
ricerca. Mi sono anche reso conto che in italiano non è uscito fino ad oggi alcun libro
su Titor. Mi sono così dato da fare e tutto quello che nel testo trovate è stato da me
ricavato dalla bibliografia consultabile in fondo al libro. Per avere sott’occhio tutti i
post di Titor, potete consultare sul web, dal mio sito, nella traduzione di Antonella
Cutolo: http://baccelli1.interfree.it/titorpost.pdf “.
L’evento è organizzato dalla “Cesare Viviani” per il ciclo “al bridge con l’Autore”,
sarà presente l’autore, introduce marco Vignolo Gargini.

SACRA ROTA: QUANTO MI COSTI!

Divorzio ammesso dalla Chiesa! Possibile? Si, se si paga, ma non è proprio un


divorzio. La Sacra Rota, una sorta di tribunale “religioso” infatti non annulla i
matrimoni (”nessun uomo osi separare ciò che Dio unisce”) ma li rende mai avvenuti,
se si riesce a dimostrare che ci sia un vizio in uno o più requisiti della promessa.
Quando ci sposa il sacerdote fa tre domande:1) siete venuti a celebrare il matrimonio
senza alcuna costrizione, in piena libertà e consapevoli del significato della vostra
decisione? 2) siete disposti, seguendo la via del matrimonio, ad amarvi ed onorarvi

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

l’un l’altra per tutta la vita? 3) siete disposti ad accogliere con amore i figli che Dio
vorrà donarvi e a educarli secondo la legge di Cristo e della sua Chiesa?
Generalmente si risponde “si”, se però gli sposi si rendono conto che prima di
sposarsi avevano anche uno di questi dubbi e riescono a dimostrarlo al Tribunale
della Sacra Rota, allora il matrimonio è dichiarato “mai celebrato”. Si badi bene che
non è un divorzio perché quest’ultimo annulla ciò che c’è stato mentre la Sacra Rota
afferma che non c’è stato niente!” E’ per questo che poi è possibile risposarsi in
chiesa!… (l’ipocrisia… perbenista). Dai punti 1, 2 e 3 è facile capire che i motivi per
chiedere l’annullamento del matrimonio sono ben pochi. Facciamo un esempio:
l’annullamento lo si può’ chiedere per impotentia coeundi o impotentia generandi, dal
momento che per la Chiesa il matrimonio e valido solo se finalizzato alla nascita dei
figli. E se l’altro coniuge conosceva l’impossibilità ad averne,lo doveva dire prima…
altrimenti il matrimonio non è valido: per errore. Separarsi e divorziarsi davanti ai
Tribunali Civili costa, ma può’ anche non costare: se i redditi sono entro certo limiti
infatti si può essere ammessi al gratuito patrocinio. L’annullamento davanti la Sacra
Rota? “Il divorzio dei ricchi!”. Non lo si può fare gratuitamente. I motivi per cui
chiedere l’annullamento? “Chi paga, è risaputo, i motivi validi li trova anche se non
ce l’ha! Ergo: Una truffa, riservata a chi ha soldi da spendere, con tanto di
benedizione papale”. Alle nostre domande è un esperto matrimonialista a risponderci.
“Da molto si sa che la faccenda è una specie di farsa degna di un “Azzeccagarbugli”
di manzoniana memoria”. Dal momento che “l’acquirente” conosce benissimo i
dettagli di quello che compra e l’ammontare della cifra che paga, verrebbe da dire
“contento lui! Sennonché sorge un dubbio, ed è il nostro legale esperto che ce lo fa
notare: “se l’altro coniuge non è d’accordo? Il vero problema infatti riguarda l’effetto
civile che tali sentenze possono avere, grazie al nostro meraviglioso Concordato. In
merito alle conseguenze giuridiche, ma anche effettive, della nullità matrimoniale,
vanno sottolineate : la possibilità di contrarre un nuovo matrimonio religioso e
ricevere i Sacramenti, la possibilità che vengano a cessare gli obblighi di
contribuzione dell’assegno di mantenimento per il coniuge, l’estinzione dei diritti
ereditari a favore del coniuge”. Questi effetti diversificano la nullità di matrimonio
rispetto al divorzio. Infatti, mentre le sentenze di divorzio dichiarano la cessazione
degli effetti giuridici a partire dal momento in cui viene dichiarata la cessazione degli
effetti civili del matrimonio al coniuge divorziato ( a parte il diritto al mantenimento
e alla pensione di reversibilità che permangono, stanti certe condizioni, tra cui il non
risposarsi) , la dichiarazione di nullità del matrimonio, stabilendo che il matrimonio
stesso non è mai esistito, fa decadere gli effetti giuridici dall’inizio. . Quindi, tirando i
fili: mi sposo, ma il mio matrimonio non va assolutamente come speravo e mi
aspettavo. Mi separo e divorzio. Per la Chiesa sono un demone indegno di prender
l’ostia la domenica, nonché un nemico della pace visto che ho distrutto una famiglia.
Però…eh sì perché c’è sempre un però…e anche questo ce lo fa notare il noto legale
“Se mi rivolgo ad un uomo di fede, rappresentante di Dio sulla terra, e pagando una

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equa cifra, posso annullare tutto”. Scurdammuce o’ passat’, insomma! Si ridiventa


ben voluti nella casa di Dio, uomini o donne di pace, ci si può risposare nella casa del
signore e un nuovo mondo si apre davanti agli occhi. Come dire “rivedo la luce”.
Sacra Rota: quanto costa “l’annullamento” del matrimonio?: “Oscilla da quindicimila
a quarantacinquemila euro, con una media ormai attestata intorno ai trentamila euro,
sessanta milioni delle vecchie lire”. È questo il costo delle circa ottomila nullità di
matrimonio richieste ogni anno, con un processo non particolarmente complesso,
davanti ai diciannove Tribunali ecclesiastici, uno per regione, della Chiesa italiana,
abilitati alla trattazione delle cause matrimoniali. Questi i dati nazionali. Una buona
notizia per i portafogli però c’è: “ ad oggi, ed in previsione futura, il crescente
numero di prelati che “concede” i propri buoni auspici per la Sacra Rota è in costante
aumento, con conseguente abbassamento della tariffa per l’ottenimento
dell’annullamento (legge di mercato, facile…)”. Ma, dalle nostre parti, in
controtendenza ai dati nazionali, sono pochi i separandi coniugi che si rivolgono agli
avvocati esperti in diritto canonico. Forse per la scarsità di avvocati esperti nel ramo,
o forse per la “snellezza” del conto in banca, quello che è il boom di richieste di
nullità del matrimonio che si verifica da anni a livello nazionale, dove le richieste
sono raddoppiate nell’ultimo decennio e continuano a crescere, al ritmo del 20%
all’anno, a Viareggio e in Versilia, in questa terra di salmastro e coriandoli, non
cresce in modo esponenziale. Dal 1 gennaio ad oggi un solo caso a Viareggio, uno a
Massarosa, e nessuno negli altri.

REGOLAMENTARE LA PROSTITUZIONE

La senatrice socialista Merlin, volle essere più realista del re, e fece ciò che i
democristiani non avevano, o non avevano voluto fare. I socialisti di allora volevano
dimostrare d’essere più cattolici degli stessi cattolici e meritarsi così il governo. La
chiusura delle case chiuse fu un’operazione di finto progresso, poiché lasciò un
pericoloso vuoto legislativo, che ancora non è stato colmato, ma i cui spazi sono stati
occupati dalla malavita.
La prostituzione, dopo la legge Merlin, si spostò nelle strade e mancando una
regolamentazione creò ovviamente situazioni incontrollabili di criminalità,
sfruttamento e degrado.
Ancora non si vuol capire che il proibizionismo e il vuoto legislativo rappresentano la
ricchezza per la malavita organizzata; pensiamo agli USA, il proibizionismo sugli
alcolici fu la fortuna finanziaria di Cosa Nostra.
Ora, che la prostituzione dalle strade vada tolta, è giusto e indispensabile anche per la
riqualificazione delle periferie, ma criminalizzare la prostituzione è un gravissimo
errore, poiché questa va regolamentata e legalizzata attraverso una legge coerente,
aperta e soprattutto liberale.
Legalizzare la prostituzione per garantire la sicurezza degli operatori e degli utenti e,

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anche e non ultima, la sicurezza e tranquillità sanitaria.


Legalizzare la prostituzione perché questa non sia un lavoro nero, criminalizzato e
ricattabile, ma un lavoro come gli altri, in piena trasparenza, anche fiscale.
Se il pontefice sostiene che occorrono più amministratori cattolici, io penso a Prodi e
Bottiglione e mi si accappona la pelle. Occorrono invece più laici e liberali in politica
e nelle amministrazioni, per attuare leggi veramente liberali e non liberticide. Una
legge per regolamentare e legalizzare la prostituzione, ritengo che sia oggi necessaria
e urgente.

IL SILENZIO DEI POETI

La traduzione del silenzio non si può stabilizzare in alcuna forma: il movimento della
scrittura conduce la frase ogni volta a strutturarsi e a disgregarsi. In quel culmine si
colloca per un momento la poesia. (Flavio Ermini)

Quante morti sono state annunciate, della letteratura, della pittura, dell'architettura,
fino ad arrivare ad affermare: Dio è morto! Ma della parola si è affermata la morte?
Forse, infatti, fin dagli ultimi anni '70, la problematica poetica, e non solo, si sposta
sul silenzio, sulla non-partecipazione, sull'astensione."Voler scrivere è volersi
distruggere", questo tema viene ulteriormente integrato e abbiamo anche "affidarsi al
silenzio in quanto rifiuto di parlare", e cioè ad un silenzio parlante, a un volersi
distruggere, e non solo in senso metaforico. Dei personaggi di Samuel Beckett,
esempi vivi di questo parlante rifiuto di parlare e di questo atteggiamento che
sembrerebbe ormai l'unico possibile, è stato detto che gli esseri umani sono la fase
costante del flusso interiore, ma le strutture del flusso variano poco da persona a
persona. Tutte le strutture ripetono gli stessi impulsi umani: l'impulso a spiegare
l'inesplicabile, ad imparare a trovare un senso a ciò che ne è privo, l'impulso ad essere
costantemente attivi nella mente, ma anche nel corpo, meglio se in entrambi, e un
impulso a tentare inutilmente la fuga nella stasi, nel silenzio mortale , nel non essere.
In "Assumption" del '29, il primo racconto pubblicato di Beckett, l'Autore non
definisce con molti particolari il problema dell'esistenza umana, bensì descrive il
desiderio di sfuggire a questi problemi. L'anonimo protagonista disgustato dalla forza
vitale che fa pensare parlare e vivere, lui e gli altri, tenta di soffocare ogni suono,
ogni processo mentale e quindi prova a rinchiudersi in un silenzio avvolto dalla
carne, in una riserva d'energia vitale che, com'egli sente, minaccia di ribellarsi, di
esplodere, di distruggere lui stesso. Tutto il problema dei personaggi beckettiani da
Molloy a Murphy a Pim, consiste nel sapere che è possibile raggiungere il mondo
oggettivo, ma che nell'atto stesso in cui lo si raggiunge, lo si perde attraverso
l'incertezza trascendente dei concetti che immediatamente si stabiliscono su di esso.

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

Quasi un’ulteriore dimostrazione, se mai ce ne fosse bisogno, dell’asserzione zen: ciò


che si definisce subito muore. Bisognerebbe continuare ad accettare la certezza
prestabilita o trascendente e i suoi strumenti, o tacere. Altrimenti le parole divengono
lo stesso strumento visibile di frattura della coscienza soggettiva e oggettiva e quindi
strumenti dell'incertezza e dell'intollerabilità del vivere. Tacere come atto di semplice
omissione della parola può anche essere strumento visibile e udibile dell'incertezza e
dell'intollerabilità del vivere. Parlare dell'insufficienza delle parole con le parole è un
procedimento unilaterale, una frattura, un requiem, impotente di fronte all'edificio
logico-simbolico che l'essere umano ha costruito. È il silenzio reale ricercato da
Pasolini o da Mishima, ma è anche il silenzio vuoto di tutti a comunicare che stanno
comunicando. D'altro canto è il trionfo del pensiero zen di una mente che costruisce
lentamente e soggettivamente il proprio silenzio. Davanti all'impotenza della parola,
Ion Barbu scrive il suo capolavoro:

Giammai un albero
ha ucciso un albero.
Mai una pietra
ha testimoniato
contro una pietra.

Solo il nome albero


uccide il nome albero;
solo il nome pietra
uccide, testimoniando
sul nome pietra.

Mentre continuano a moltiplicarsi, anche se datati, gli informali alla Pollok, il


silenzio di Cage viene rappresentato nelle sale d'orchestra e i tagli di Fontana sono
esposti nei principali musei; c'è da registrare anche il silenzio che contiene la
coscienza soddisfatta del mondo e dell'io, il silenzio che non è più rifiuto di parlare,
ma è lo stato in cui il parlare diviene superfluo, nella terminologia beckettiana è il
silenzio che dura, o il vero silenzio. Ma la phoné di Carmelo Bene, malgrado la sua
morte fisica, coesiste con i muti giardini zen, veri e propri tangibili haiku, mentre la
ricerca anche letteraria, con rinnovata lena, continua.

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

EQUIPAGGI DELLA PRIMA ASSOCIAZIONE LUCCHESE PER IL VOLO


IN MONGOLFIERA, IL “VINCENZO LUNARDI LUCCA BALLOON
CLUB”, PARTECIPERANNO ALLA FESTA DELL’ARIA DI CAPANNORI.

Il primo embrione della storia del raduno aerostatico di Capannori risale al lontano
1984 quando il Comandante Enzo Cisaro ospitò a bordo del suo pallone a gas I-Cait
la contessa Maria Fede Caproni, diretta discendente della grande famiglia di
costruttori aeronautici e membro della Commissione Cultura della Federazione
Aerostatica Internazionale ed il giornalista lucchese Massimo Raffanti, già autore di
diversi articoli sull'avventura e di libri sul volo in particolare.
Finalmente, nell’estate 2005, il sogno di Raffanti si pote realizzare, grazie alla sua
intraprendenza e al vivo interesse manifestato dall'Amministrazione Comunale di
Capannoni che, su sua indicazione, ospitò due anni fa a Villa Mazzarosa una rara
collezione museale su Vincenzo Lunardi.
Giunto ormai alla quarta edizione, oggi il raduno di Capannori
(www.flyairevents.org) ha raggiunto notorietà anche in campo internazionale e vede
la presenza di piloti provenienti da tutta Europa.
Quest’anno, parteciperà alla Festa dell’Aria , anche la prima associazione sportiva
per il volo libero mai costituita a Lucca: si tratta del “Vincenzo Lunardi Lucca
Balloon Club” (www.luccaballoonclub.it ) che, proprio il concittadino Massimo
Raffanti ha voluto fondare assieme a Marco Mayrani, il curatore del Museo Storico
Gianni Caproni di Trento e l’ autore di "Aerostati", il libro italiano più completo
sull'argomento.
Ben tre equipaggi del Club, che ha già collaborato in alcune iniziative col Comune di
Lucca - fra cui a Murabilia- sfiderà dunque, a Tassignano, il resto dell’Europa,
nell’appassionante rush dei due prossimi week -end del 20/21 e del 27/28 Settembre.
Col simbolo del pallone storico di Vincenzo Lunardi sulle ceste in vimini ed i colori
lucchesi dunque, l'associazione solcherà i cieli capannoresi nella prossima Festa
dell’Aria, vantando l'adesione di ben 3 piloti professionisti ed altre figure storiche
del volo libero in mongolfiera: fra queste - dicevamo - la Contessa Caproni del
prestigioso Museo Aeronautico di Trento e diverse personalità, tra le quali il Prof.
Pietro Ferretti, noto alpinista e studioso di problematiche oculari in quota.
La nuova associazione, intitolata al grande pioniere lucchese Lunardi, che nel '700
strabiliò il mondo per le sue imprese leggendarie, è iscritta alla Federazione Italiana
di Aerostatica ed intende promuovere il territorio della Lucchesia, organizzando
eventi aerostatici internazionali e proponendo una collaborazione a enti, istituzioni
locali e privati, per la realizzazione di raduni, fiere o spettacoli suggestivi, tra i quali,
quello notturno del "Balloon Glow ma, anche animazioni in feste paesane o sagre.
Fanno parte del club lucchese di volo in mongolfiera: il Capitano Enzo Cisaro,

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

leggendario pioniere dell’aerostatica italiana, che ha partecipato a ben 7 campionati


del mondo col suo pallone a gas , Giulio Sbocchelli ed Antonio Lo Franco.
Chi volesse provare l'emozione di un volo libero o quello "vincolato" (le mongolfiere
sono legate a funi o cavi che permettono di salire solo fino a 40 metri di altezza) può
tesserarsi al Club, rivolgendosi a Massimo Raffanti -Presidente dell’associazione a
questi recapiti: maximo87@alice.it o Tel: al 348-69.47.140.

STORIE DELL'ALTRO MONDO

Lucca - Nella “3a Rassegna di cinema e cultura africana” titolata “Storie dell’altro
mondo” che si tiene nella nostra città organizzata dalla Diocesi e dalla Cooperazione
Missionaria con il patrocinio del CESVOT, una particolare menzione merita il libro
di Giuseppe Carrisi, “Kalami va alla guerra – i bambini soldato” che verrà presentato
in collaborazione con la Cesare Viviani, alla Casermetta Santa Maria delle Mura
urbane, giovedì 27 settembre alle ore 17.
L’opera affronta la terribile piaga costituita dall’incremento dell’utilizzo dei minori in
contesti di guerra .
E' un testo aggiornatissimo, completo di tabelle informative, fortemente improntato
su interviste e testimonianze inedite, dal taglio giornalistico; analizza aspetti del
fenomeno poco esplorati (la sorte delle “bambine soldato”, ancora peggiore di quella
dei loro “colleghi” maschi) o del tutto originali nella trattazione classiche del tema (i
bambini-kamikaze utilizzati dai terroristi islamici).
Bambini, ragazzini, ragazzi, rapiti, picchiati, terrorizzati. Costretti a imbracciare un
fucile o un machete e a prendere parte alla guerra. Trasfigurati dall’orrore, da vittime
a carnefici spietati, terrore dei loro stessi villaggi, delle loro stesse famiglie che essi
stentano a riconoscere sotto l’effetto della droga che viene loro somministrata e che li
rende ancora più feroci. Genitori, parenti, piccoli amici massacrati da bambini-
combattenti, come esercizio coatto di fedeltà all’esercito che li ha arruolati e non da
scelta. Altrimenti: torture, amputazioni, morte.
È accaduto, accade nelle tante zone calde dell’Africa: Sudan, Ruanda, Uganda,
Sierra Leone, Congo lacerate da guerre tra eserciti e fazioni rivali.
Ragazzi usati, abusati per inermità e inconsapevolezza, allevati nell’ignoranza
dell’indottrinamento e immolati al sacrificio della guerra (santa), vestiti di bombe, o
mandati con l’inganno a testare la presenza di mine nei campi, mentre all’orizzonte,
un attore mercenario inscena il profeta che chiama in paradiso i suoi piccoli eletti.
Correndo, nell’entusiasmo della visione, centinaia di vite in sboccio sono esplose in
aria. È accaduto, accade in Medioriente, Iran, Afghanistan.
Bambine, ragazzine, ragazze, vendute in cambio di qualche spicciolo, ridotte in
schiavitù e avviate forzatamente alla prostituzione. Una pratica che dall’Estremo
Oriente arriva fino all’Europa balcanica. “Mogli” di interi nuclei combattenti
dell’Africa, ingravidate e poi abbandonate perché “l’ingombro” rallenta la marcia.

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

Altrove, invece, costrette a gestire fino al parto il seme del loro stupratore. Matrici e
incubatrici forzate di una razza diversa ed ostile alla propria, sorvegliate a vista per
impedire che si tolgano la vita. Lo spettro di una tragedia che ancora aleggia sull’altra
sponda dell’Adriatico. Una delle tante spietatezze della guerra in Bosnia-Erzegovina.
Questa infanzia oltraggiata è il cuore, ferito, del libro di Giuseppe Carrisi. Una
denuncia delle violenze sui minori nelle zone di guerra, un’inchiesta, un dossier che
fa il giro del globo e invita la coscienza collettiva a tenere alta la guardia su atrocità
intollerabili, eppure perpetrate, nonostante risoluzioni e sanzioni internazionali;
atrocità dietro cui ci sono troppo spesso interessi politico-economici che smascherano
la complicità indiretta di paesi civili e industrializzati. Bambini di cui il libro si fa
portavoce per ricordare alla società civile e alle istituzioni che in varie parti del
mondo centinaia di migliaia di Kalami sono in guerra e da soli non possono uscirne.
Neppure gli sforzi delle organizzazioni non governative, delle missioni religiose, da
soli, possono far fronte all’immensità della tragedia.
Giuseppe Carrisi è giornalista di RAI International. Al di là dell’interesse
professionale per il tema di questo libro, collabora come volontario a progetti di
recupero per bambini soldato, dando vita a eventi di sensibilizzazione e raccolta fondi
e coordinando le attività in loco, soprattutto nell’area centroafricana.

PER ISRAELE

Si è svolta, organizzata dall'Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele, una


manifestazione dinanzi a Montecitorio nella forma di una maratona oratoria. Per la
prima volta, dall’interno del Parlamento – e da una organizzazione costituita da
componenti di tutti i gruppi parlamentari – ha preso le mosse una manifestazione di
piazza, alla quale erano stati invitati caldamente i cittadini, sulla parola d’ordine:
“Con Israele, per la libertà, contro il terrorismo”.
Infatti, lungo il confine di Israele passa una frontiera che è anche la nostra: quella che
separa la democrazia dalla violenza, la libertà dall’intolleranza.
Ho voluto ricordare questa notizia perché anche una delegazione di lucchesi ha
partecipato all'evento. Ma anche per testimoniare la mia piena solidarietà con il
popolo e la nazione ebraica. Una scelta di campo, la mia, ferma e decisa, avvenuta
non per motivi religiosi - grazie a Dio sono ateo - ma per motivi laici e culturali.
Israele, unico stato democratico del Medio Oriente, è il portavoce della nostra cultura
occidentale in questa martoriata regione. Lo stato di Israele ha tutto il diritto di
esistere e di difendersi dal terrorismo che minaccia la sua esistenza. Hamas, come
hezebollah, è un movimento terrorista e nel suo statuto è prevista la cancellazione di
Israele. Stati vicini come la Siria e l'Iran mettono costantemente in dubbio l'esistenza
di questa nazione. Con la road map si doveva arrivare nell'anno passato a due stati
sovrani. A Gaza in cambio di territorio si chiedeva la pace. Invece i palestinesi, prima
hanno inserito la sharia nella loro costituzione e poi hanno votato per hamas,

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

movimento terrorista. La sharia nella costituzione significa sottomissione della donna


e omosessualità come reato: entrambe le posizioni sono inaccettabili dal mondo
civile. Inoltre hanno trasformato la striscia di Gaza in una rampa per missili contro
Israele.
Da tempo vado sostenendo che tra i mussulmani si sta sviluppando una nuova forma
di nazismo, il nazislam, caratterizzata dall'antiamericanismo e dall'antiebraismo, non
ha caso dopo il Corano i libri più letti tra queste popolazioni sono il Mein Kampf di
Hitler e I Protocolli dei Savi di Sion.
Nella nostra città i “soliti” indicono fiaccolate e manifestazioni pacifiste: troppo
spesso ho visto usare la parola pace per difendere stati canaglia o posizioni
antiamericane. Ma la popolazione ha aperto gli occhi.
Questo è l’appello lanciato dall'Associazione Parlamentare di Amicizia Italia-Israele:
“Dopo 8 anni di attacchi missilistici e il rifiuto da parte di Hamas di rinnovare la
tregua, Israele ha deciso di fare ciò che qualsiasi altro stato avrebbe fatto da tempo:
difendere i propri cittadini, cercare di fermare il continuo attacco proveniente da
Gaza, cambiare la situazione sul terreno così da garantire il proprio diritto alla
sicurezza. Il conflitto è sempre doloroso: auspichiamo la fine delle sofferenze dei
civili innocenti da ambo le parti e sosteniamo l’Italia nel suo sforzo umanitario. Ma
non possiamo fare a meno di notare come questo scontro sia reso particolarmente
duro a causa dell’uso di civili come scudi umani da parte di Hamas. Resta in noi la
speranza che da questo conflitto possa uscire un Medio Oriente meno tormentato
dall’odio integralista e meglio predisposto alla pace. Hamas è un gruppo terroristico
particolarmente distruttivo, come riconosciuto dalla stessa Unione Europea. Esso non
rappresenta solo se stesso: i suoi stretti rapporti con l’Iran, la Siria e gli Hezbollah e
la presenza a Gaza di Al Qaeda, rendono questo confronto un episodio decisivo nella
guerra delle democrazie contro il terrorismo. Tutti noi speriamo che presto si ritorni a
una situazione di quiete, ma, proprio per questo, pensiamo che sia indispensabile
evitare che Hamas torni a bombardare i cittadini israeliani e che cessi la sua politica
di esportazione dell’odio e dell’intolleranza.”

L’UNIVERSITA’ OGGI

Se da un lato molte sono le polemiche sui tagli di spesa previsti nel Dl.112 per quanto
riguarda l’università, dall’altro in questi giorni sono apparsi sulla stampa molti
articoli assai critici sui costi delle università toscane.
Consideriamo che in molte località, anche piccole, negli ultimi anni, associazioni,
enti locali, privati e Camere di Commercio, hanno dato vita a dei comitati scientifici
atti a promuovere nuovi centri di studi universitari, anche di qualità (Alti Studi).
Dopo non molti anni, e dopo la realizzazione dei corsi, queste università di fatto,
hanno chiesto il riconoscimento da parte dello stato, al fine di ottenere anche lauti

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

finanziamenti. Cosa questa che si è verificata puntualmente nella quasi totalità dei
casi.
Quanto affermo è stato anche sostenuto in questi giorni sulla stampa da Giorgio
Cittadini, Presidente della Fondazione per la Sussidiarietà.
Non si sono create sedi distaccate delle grandi università vicine, se non in qualche
raro caso virtuoso, ma si è preferito premiare interessi solo localistici, che con la
didattica di qualità non hanno niente a che spartire.
Le spese per l’università, che già erano sostenute, si sono così parcellizzate in mille
rivoli, rendendo la situazione di non facile monitoraggio e controllo.
Si chiede da più parti la rinuncia al valore legale delle lauree. E molti pensano ad un
diverso modello universitario di tipo anglosassone, o alla variante americana, ove gli
atenei non sono finanziati in maniera prevalente dallo stato, divenendo così
preponderante la “qualità” dello studio proposto, al fine di reperire i finanziamenti.
Lo stato eroga invece borse di studio e prestiti per lo studio agli studenti, che sono
liberi di scegliere ove investirli e spenderli.
Anche le università italiane, potrebbero dunque, trasformarsi in fondazioni di diritto
privato, divenendo così autonome giuridicamente e finanziariamente, libere nella
ricerca di partner e sponsor privati, sganciate dall’appiattimento delle norme di
gestione del pubblico impiego e soprattutto libere di gestire la ricerca con
collaborazioni con altri enti e con i privati.
Pian piano l’università potrebbe procurarsi da sola i finanziamenti per la propria vita,
come accade oggi negli USA.
Solo così la qualità della didattica e della ricerca, saranno alla base del prestigio e
dell’operare accademico, con i conseguenti riflessi sulla qualità delle lauree rilasciate.

VERSILIA-MODENA

L’intesa raggiunta a livello provinciale sulla viabilità, recentemente siglata in


Provincia e che ha visto la sottoscrizione unanime d’amministratori, politici e parti
sociali, non osta con il progetto di viabilità Versilia Modena, del quale da qualche
tempo se ne parla. Le altrettanto recenti prese di posizione di Sindaci della Valle del
Serchio ad un collegamento con Modena, avvalorano il convincimento che le ostilità
a questo progetto non provenissero da una parte politica, ma da posizioni fiorentino-
centriche, avvallate dalla Regione, per le quali ciò che non passa (o non nasce) da
Firenze, non va bene.
Ricordo che il progetto di massima al quale faccio riferimento fu quello depositato da
Berlusconi presso la Comunità Europea, e che nel 2000 fu presentato pubblicamente
a Castelnuovo Garfagnana dall’ing. Moutier, nella sala del Parco delle Alpi Apuane,
presenti e favorevoli anche alcuni Sindaci di giunte di sinistra del modenese.
Anche nel recente passato abbiamo assistito a convegni realizzati ad hoc e a prese di
posizione di gruppi di cittadini pro e contro il progetto Versilia Modena (o LU-MO),

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

anche nell’ottica di un presunto alleggerimento del traffico pesante dai centri abitati
della Valle del Serchio.
Tutto questo spinge ad ulteriori riflessioni. Per parlare della Versilia Modena bisogna
andare indietro nel tempo fino a diverse decine d’anni fa. Fu allora presentato un
progetto di viabilità autostradale da Lucca a Modena da parte dell’Associazione
Industriali (che auspicava nuovi collegamenti per lo sviluppo economico della
provincia) e della SALT, ma questo progetto si attirò un’alzata generale di scudi -
cittadini, politici e ambientalisti - poiché era veramente irrispettoso dell’ambiente
essendo stato concepito su un modello autostradale assai discutibile, sul tipo della
bretella Viareggio-Lucca.
Passarono gli anni ed emerse un nuovo progetto più attento all’ambiente e per la
maggior parte del proprio tracciato in galleria (circa l’80%). Questo ebbe fin
dall’inizio un seppur timido consenso da parte di molti e, il percorso probabile fu
presentato anche al Parlamento Europeo. Questo progetto di massima fu inoltre, come
ho già detto, nel 2000 illustrato dall’ing. Moutier a Castelnuovo Garfagnana in
un’affollata riunione alla quale parteciparono anche amministratori del modenese. Più
che della Lucca-Modena è giusto parlare della Versilia-Modena, anche perché il
tracciato viario dalla Versilia sbucherebbe in lucchesia, precisamente a Valdottavo.
Questo tracciato diverrebbe parte integrante di una delle più importanti autostrade
europee: l’asse Berlino-Palermo.
Si andrebbe a collegare il nord d’Europa a tutto il versante tirrenico, con importanti
ricadute per le nostre aziende e, per quelle dell’Europa settentrionale che potrebbero
così scegliere anche gli scali marittimi tirrenici e, cesserebbero d’essere obbligate ad
usare quelli dell’Adriatico come oggi succede. L’altro beneficio, più locale,
secondario e di riflesso, riguarderebbe l’alleggerimento del transito lungo la Valle del
Serchio – viabilità troppo spesso ingolfata da traffico pesante e dai pendolari -
recentemente compromesso da situazioni come la frana alla cava Maddaleni, dai
perpetui lavori in corso, dal movimento franoso di Bolognana, dalla strettoia dopo
Rivangaglio e dall’insufficiente e vetusta rete ferroviaria.
Se questo tracciato fosse già in essere non avremmo assistito alle recenti emergenze
viabilità. Per tutti questi motivi, più volte nel corso degli ultimi anni ho tentato
inutilmente di far inserire questo progetto ai tavoli di concertazione provinciale.
Oggi, al livello di viabilità locale si è raggiunto l’accordo del quale ho parlato
all’inizio, mentre a livello nazionale si è dato la precedenza alle grandi opere, nel
nostro caso il Ponte sullo Stretto di Messina. Ma l’asse Palermo-Berlino, per la sua
realizzazione oltre al Ponte prevede anche il tratto che c’interessa, pertanto in futuro,
il progetto del collegamento con Modena andrà sicuramente avanti. A questo punto è
chiaro che man mano che il tracciato diverrà cosa reale bisognerà prestare la massima
attenzione alla salvaguardia dell’ambiente, e qui occorrerà un ampio dibattito che
veda la partecipazione di tutte le forze politiche, sociali e ambientaliste. Il denigrare il
progetto in questa fase è stato solo strumentale.

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

Concludendo, non mettiamo in soffitta questa ipotesi, poiché esistono molti aspetti
favorevoli di questo progetto, rilevabili dalle ricadute economiche di portata europea
e dal (di riflesso) concreto miglioramento della viabilità nella Valle del Serchio.
La futura realizzazione e il completamento di quest’asse stradale rappresenterà un
indiscutibile vantaggio all’economia europea e alla viabilità locale, vantaggi di cui
beneficeremo in molti, non è logica dunque la strumentalizzazione politica che fino
ad oggi ha bloccato il tutto, ed è auspicabile una presa d’atto da parte delle
opposizioni e una loro collaborazione ad un progetto comune.

LA “CESARE VIVIANI”

Da decenni, Lucca è una delle capitali italiane dell’Associazionismo e,


l’associazionismo culturale è sempre stato sinonimo di qualità. Gli stimoli culturali
della nostra terra hanno sicuramente avuto una loro importanza nel creare
aggregazioni di questo tipo. Sono così nati musicisti, poeti, scrittori, compositori,
pittori e scultori di rilevanza nazionale e mondiale. Tutto ciò, non solo nell’ambito
della cultura ufficiale del tempo, ma anche negli eventi di contestazione culturale e
sociale, si va ad esempio dalla moda dei cicisbei (Boccherini) al più recente Gruppo
beatnick C.13. Arte ufficiale dunque, ma anche contestazione e mode.
Iniziando una serie d’interventi sulle associazioni culturali oggi operanti nella nostra
Provincia, cominciamo da una delle più presenti, che fornisce alla cittadinanza una
serie di appuntamenti settimanali fin dalla sua nascita. L’associazione di cui parliamo
è la “Cesare Viviani” che fu fondata nel 1992 dallo scrittore Bartolomeo Di Monaco e
dallo stesso Cesare Viviani. All’inizio era un anonimo sodalizio d’amici scrittori, che
editava una rivista dal titolo “Racconti e Poesie” di soli autori lucchesi, diffusa
gratuitamente in alcune edicole e librerie della nostra zona. Iniziarono in quel primo
periodo le presentazioni di libri e di autori alla libreria “Lucca Libri”. Dopo la morte
di Cesare Viviani, noto commediografo, poeta e scrittore dialettale, l’associazione
prese il suo nome. L’associazione nei suoi sedici anni di attività ha tenuto incontri
letterari settimanali, ha bandito e collaborato a concorsi, ha svolto attività nelle
scuole, ha pubblicato libri dei propri soci e ben nove antologie, ha collaborato con
Enti e Associazioni al fine di mantener vivo il ricordo del dialetto lucchese, delle
tradizioni popolari del nostro territorio e di esser presente nell’elaborazione culturale,
letteraria e poetica, nel panorama italiano. Oggi la Viviani è conosciuta in tutta Italia
e, numerosi sono gli autori che da altre regioni desiderano presentare le loro opere
negli incontri letterari settimanali.
Incontri settimanali che si sono tenuti dalla Lucca Libri all’Emeroteca, ad alcune
stagioni presso l’antico caffè Di Simo, e sono oggi ospitati al Circolo Sportivo del
Bridge di Lucca, sulle Mura Urbane. Ultimamente l’associazione ha presentato opere
e autori anche a Pisa, Porcari, Capannori, Ghivizzano, Bagni di Lucca, Calci,
Calcinaia, Borgo a Buggiano, Firenze, Milano, Montecarlo, ecc. e non

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

dimentichiamoci Aix en Provence e Bruxelles ove con Gavorchio (Domenico


Bertuccelli) è stata portata sia l’associazione che il dialetto lucchese.
Pomeriggi di approfondimento sul Gruppo Beatnik C.13, su Dario Bellezza (con il
Patrocinio della Regione Toscana), su Carmelo Bene, su Giovanni Marini e su Pier
Paolo Pasolini sono stati segnalati anche dalla stampa nazionale. L’associazione
possiede una pagina web www.cesare-viviani.135.it dalla quale è possibile scaricare
gratuitamente (in PDF) oltre settanta e-book di autori lucchesi. Sono stati ospiti
dell’associazione anche: Luzi, Saviane, Fremura, Di Mizio, Battaglia, Giani-
Luporini…
Bartolomeo Di Monaco ha aperto sul web una rivista telematica “Parliamone” di
buon spessore che vede la partecipazione costate di Giorgio Barberi Squarotti.
In questi anni si sono susseguiti alla Presidenza: Bartolomeo Di Monaco (Presidente
onorario), Claudio Villani e Vittorio Baccelli. Sono attualmente vice-Presidenti:
Marco Vignolo Gargini e Mario Pellegrini.

CERCHIAMO UN NUOVO NOME PER L’ASSOCIAZIONE E UNO


SPONSOR PRIVATO!

Lucca - Tempo di bilanci per l’associazione culturale Cesare Viviani che opera dal
1992 nel panorama culturale-letterario della nostra provincia e che sempre più spesso
è intervenuta nel più ampio contesto nazionale. Restando fermi nel solco delle
tradizioni locali, abbiamo spaziato in tutti i campi della letteratura, dal vernacolo alla
poetica sperimentale, dalla commedia alla tragedia, dalle traduzioni al meta-romanzo
fino a giungere alla poesia-visiva, senza trascurare aspetti di nicchia quali:
saggistica, letteratura erotica, fantastica, umoristica e gialla.
Tra le molte, tre sono le attività che più ci hanno dato soddisfazione:
il poter seguire il lavoro degli esordienti, dalla nascita dell’opera fino alla sua
pubblicazione;
la presentazione di opere, come tappa lucchese di una promozione nazionale;
il nostro sito web (www.cesare-viviani.135.it ) che è una vera e propria libreria dalla
quale possono essere scaricati gratis oltre 70 testi dei nostri soci.
Sono stati pertanto intensificati i rapporti con autori, riviste letterarie, concorsi,
associazioni letterarie e case editrici, sì che la nostra associazione oggi è conosciuta
in tutta Italia e il nostro lavoro intellettuale di promozione alla lettura è ovunque noto
e apprezzato. Tutti questi motivi, e altri ancora, ci spingono ad un ulteriore salto di
qualità che sarà sia formale che sostanziale, che riguarderà l’organizzazione e la
titolazione. Contenti dei patrocini che sempre hanno garantito la qualità dei prodotti
culturali da noi offerti, siamo però orientati verso uno sponsor privato, pur restando
gelosi della nostra produzione.
Salto di qualità che stiamo preparando per il prossimo anno; intanto proseguono le

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

nostre iniziative pubbliche: questa settimana avremo un pomeriggio letterario alla


Casermetta Santa Maria delle Mura Urbane: mercoledì 14 alle ore 17, Domenico
Riccio presenterà il suo ultimo libro “L’Eros negli scacchi” edito dalla LULU.com
(USA).
ISLAMOFASCISMO O NAZISLAM?

In questi ultimi tempi numerosi sono i libri e gli interventi di più autori che
utilizzano il termine islamofascismo, riferito all’estremismo islamico e il termine IV
guerra mondiale, riferito alla lotta globale contro il terrorismo.
Tra questi autori: Magdi Allam, Norman Podhorez, Fouad Ajami, Johon R.Bolton,
Max Boot, R. James Woolsey, James Q. Wilson, e altri.
Sono perfettamente d’accordo sul termine IV guerra mondiale, essendo stata la III, la
guerra fredda, vinta questa dall’Occidente.
Proprio con il titolo “La IV guerra mondiale” nel 2004 pubblicai un testo, reperibile
anche oggi in PDF da qualche parte sul web. Guerra che ha avuto i suoi punti di
massima visibilità con l’attacco alle Torri Gemelle e con l’occupazione
dell'Afghanistan e dell’Iraq.
È il termine islamofascismo che non condivido, infatti, l’estremismo integralista
islamico niente ha a che fare con il fascismo.
Il termine corretto è, a mio avviso, nazislam, vediamo perché.
Il fascismo fu una forma di socialismo autoritario che in parte mantenne una radice
anarchica ereditata dal sindacalismo nazionale rivoluzionario, maturato nell’USI con
motivazioni iniziali irredentiste, prima della I guerra mondiale ed ebbe come
esponenti di spicco Corridoni e Mussolini. Con l’anarco-fascista Martinetti, il
futurismo ebbe poi forte rilevanza nelle avanguardie artistiche dell’epoca e anche
nelle avanguardie di oggi.

Se in Russia il comunismo (anch’esso socialismo autoritario) assunse al ruolo di vera


e propria chiesa, arrivando a mitizzare lo stato e a deificare i propri capi, il fascismo
pur possedendo questa tendenza, non riuscì a far emergere il mito stato, né a creare
una propria mistica credibile, né a deificare il proprio Duce, questo anche per la
troppo forte concorrenza della religione cattolica.
Il nazismo invece fu un movimento a pieno titolo neo-pagano, teso a scardinare
cristianesimo ed ebraismo, per sostituirli con il pantheon nordico. Analogie evidenti

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

con la politica dell’integralismo islamico che vuole l’avvento del regno di Allah.
Il fascismo non fu mai razzista, molti i suoi gerarchi d’origine ebrea; le leggi razziali
furono imposte dall’alleato scomodo e di malavoglia accettate.
Razzista invece fu il nazismo come adesso lo è l’islam.
Il fascismo non fu mai antiamericano (anti-inglese, sì) e molti furono i camerati in
sofferenza quando gli USA entrarono in guerra contro l’Asse: il nazismo e l’islam,
sono o sono stati antiamericani.
Durante la II guerra mondiale, Hitler si alleò con l’islam, con il Gran Muftì di
Gerusalemme, e le truppe arabe, sotto l’insegna della “svastica tra due foglie di
palma” combatterono a fianco dell’armata nazista. La prima intifada, al Cairo, fu
finanziata dal partito nazional socialista tedesco.
Antiamericanesimo e antiebraismo, sono e sono stati i collanti dei vecchi e nuovi
nazismi e integralismi islamici.
Odino e Allah avrebbero dovuto dominare il mondo spartendoselo, ma la sconfitta
dell’Asse ha lasciato il campo libero ad Allah: ecco perché io parlo di nazislam.
Tra l’altro ho raccolto tutti i miei scritti editi su questa IV guerra mondiale, dalle Torri
Gemelle ad oggi, in una pubblicazione titolata per l’appunto NAZISLAM,
facilmente reperibile in rete, anche come PDF gratuito.

MARIO LENA

Bagni di Lucca – Sabato 20 settembre alle ore 16.30 presso il teatro Accademico di
Bagni di Lucca sarà presentato il libro di poesie “Chiralità” di Mario Lena, Maria
Pacini Fazzi editore. Letture di Marco Vignolo Gargini.
L'Autore, che per molti anni è stato Sindaco di Bagni di Lucca, tratta nei suoi poemi i
temi dell'esistenza, del divenire e dell'essere. Le concezioni scientifiche si
sovrappongono costantemente alla sua poetica. Emblematici i titoli di alcune sue
silloge: "La striscia di Moebius", "L'effetto farfalla" e il "Rasoio di Occam". Questo
perché le inquietanti scoperte scientifiche - che hanno spostato i limiti della
conoscenza - lasciano una tangibile traccia nella sua poetica. La geometria frattale, la
matematica quantistica, la meccanica delle matrici, il principio d'indeterminazione,
l'effetto farfalla, entrano nella nostra realtà e la poetica più avvertita come può non
risentirne? Pensiamo al nastro di Moebius: una superficie bidimensionale in un
contesto tridimensionale. C'è di che riflettere! E così l'Autore trae stimolo dall'ultima
fisica, geometria e matematica e miscelando il tutto in quel suo poetare colto e
lineare, si apre all'amore, al pacato impegno non ideologico ma scaturito dai desideri
dettati dal cuore: quelli più veri. Una poetica che talvolta ci riporta a Luzi, ma nella
maggior parte dei casi denota una sua valida originalità. Una poetica che taglia frasi
inutili, retoriche e ridondanti, confuse o barocche. Un rasoio di Occam è dunque tra le
sue mani. Il risultato non è quello d'una poetica innamorata di se stessa, ma rivela un
verseggiare piano, sensibile, aperto ai grandi interrogativi che l'umanità da sempre si

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

pone, aperto a tutto ciò che attorno accade, vigile ad ogni avanzare delle scienze.
Mario Lena è nato e vive a Bagni di Lucca. La sua attività letteraria, sviluppatasi a
fianco e ai margini del suo lungo impegno di lavoro nel campo educativo,
amministrativo e culturale, si riassume principalmente in queste pubblicazioni:
1950-1956: Collaborazione (nella narrativa) alla pagina letteraria del Nuovo Corriere
sotto la direzione di Romano Bilenchi. 1968-1969: Scritti per Inghilterra e Toscana
nell’Ottocento e per La difesa della natura in Italia, La Nuova Italia editrice, Firenze.
1973: Resistere, poesie, Rebellato Editore, Padova. 1978: Cammina ragazzo, poesie,
Rebellato Editore, Venezia. 1986: Salvare un coleottero, poesie, Cultura Editrice,
Firenze. 1993: Un gallo ad Asclepio, poesie, Maria Pacini Fazzi Editore, Lucca.
1995: 21 Poesie e incontri, Maria Pacini Fazzi Editore, Lucca. 1996: L’orizzonte
degli eventi . 34 poesie allo specchio, Maria Pacini Fazzi Editore, Lucca. 1997: Il
Tempio di Érato, Maria Pacini Fazzi Editore, Lucca. 1998: La striscia di Möbius
(Maria Pacini Fazzi Editore, Lucca) 1999: L’effetto farfalla (Maria Pacini Fazzi
Editore, Lucca). Ha poi proseguito la sua notevole produzione poetica pubblicando
una silloge ogni anno. E' stato tra i fondatori della Cesare Viviani.
Ha fondato l'associazione "L'occhio di Erato" che propone ogni anno presso il Casinò
di Bagni di Lucca un ciclo conferenze poetiche di ottimo livello.

MARIO LENA

Bagni di Lucca – Anche quest’anno si sono rinnovati al Teatro Accademico di Bagni


di Lucca, l’affetto e la stima che il pubblico degli estimatori delle liriche di Mario
Lena esprime ad ogni presentazione di una sua nuova opera poetica. In platea si sono
visti amici e amministratori della Provincia e dei comuni vicini, sindacalisti e poeti
che, confusi tra il pubblico non potevano mancare a questo importante evento
culturale. Presente anche una delegazione di Longarone guidata da alcuni
amministratori.
“Chiralità” è il diciottesimo libro edito da Mario Lena, ma è anche un punto d’arrivo,
ove la sua poetica si libera in parte di tutta la componente “fisica, geometrica e
matematica” che finora l’ha sostenuta, per potersi mostrare sotto rinnovate spoglie,
forse più pure, forse più leggibili, ad un pubblico ormai abituato a questa positiva
crescita poetica dell’Autore, che anno dopo anno, con gentilezza ci offre.
Dopo l’indiscusso successo della presentazione a Bagni di Lucca, l’opera sarà
nuovamente proposta al pubblico di Longarone e nei primi mesi del prossimo anno,
come consuetudine, alla Casermetta Santa Maria di Lucca.

TECNICA DELL’AFFRESCO

Lucca - Mercoledì 10 settembre alle ore 17 presso la Casermetta Santa Maria delle

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

Mura Urbane, si terrà la prima delle conferenze organizzate per il Settembre


Lucchese dalla “Cesare Viviani”. Il pittore pisano Enrico Fornaini intratterrà il
pubblico su “Tecnica dell’affresco dal Rinascimento ad oggi”. Prima dell’inizio della
conferenza, Bartolomeo Di Monaco ricorderà la figura dell’indimenticabile amico
della Viviani, Carlo Gabrielli Rosi. Enrico Fornaini è nato a Pisa nel 1944 e
appartiene alla Scuola della realtà. Nel periodo 1960/64 si è formato nelle varie
tecniche pittoriche nella bottega dei maestri Annigoni e Stefanelli. Dal 1964 partecipa
a mostre personali e collettive presso le più importanti gallerie italiane ed
internazionali. I suoi affreschi si possono ammirare nella Cattedrale di San Martino a
Lucca e nelle chiese di Filettole, Madonna dell'Acqua, S. Martino Ulmiano,
Calcinaia, Vetriano, Camaiore, Staffoli, Lappato, Chianni, Pagani. Picciorana. Altri
affreschi si trovano a Genova, La Spezia, Pontremoli, Cascina, Santa Croce e presso
il Circolo Ufficiali della 46a Aereobrigata di Pisa. Ha dipinto la tavola di S. Martino
nella omonima Chiesa di Pisa e il Cristo delle Sorgenti a Casciana Terme. In
occasione dei Mondiali di Calcio del 1990 ha rappresentato l'Italia al Concorso "Il
Mondiale Artistico" con l'opera " Calcio come incontro"Il suo olio "Tramonto in
Garfagnana" è esposto nella Sala dei giornalisti al Museo Villa Cilea a Varazze (GE)
di proprietà della Siae. Ha eseguito numerosi ritratti; tra i personaggi più importanti
ricordiamo i Vescovi di Pisa Matteucci e di Lucca Agresti, Vittorio Bachelet, Edoardo
De Filippo, Papa Giovanni XXIII, Giovanni Paolo II e Maria Teresa di Calcutta.

OLIMPIADI E DINTORNI

Era il lontano 10 agosto del 490 a. C. quando al termine della battaglia nella piana di
Maratona, il messaggero Filippide fu inviato ad Atene per annunziare la vittoria dei
greci sui persiani. Ed è proprio a quest’avvenimento che s’ispira la gara-simbolo delle
Olimpiadi moderne: la maratona.
Ma se nell’antica Grecia nello svolgersi delle Olimpiadi le guerre cessavano, oggi
vediamo, dalle ultime notizie dal mondo, che purtroppo non è così.
Una delle medaglie d’oro che già abbiamo conquistato è quella del judo, e questa
disciplina, non è solo uno sport, ma qualcosa d’altro, di più essenziale e profondo. È
un’arte marziale che affonda le sue radici in una Tradizione che conosce il respiro del
sacro. Le Olimpiadi non rappresentano solo un evento-competizione di prove
agonistiche, ma dovrebbero rappresentare anche il simbolo della fratellanza
universale. Nella Grecia antica erano un evento sacro. Erano la rappresentazione più
seguita e popolare delle forze della luce che sconfiggevano le forze delle tenebre e,
gli atleti che avevano l’onore di salire sul podio, erano rivestiti da un’aura divina.
Il simbolismo della fiaccola, portata attraverso il mondo da staffette di atleti, suggella
ancora una volta la Tradizione che non deve morire, che ciclicamente si ripresenta
sulla Terra, legando inscindibilmente il passato al presente, e ci parla della Tradizione
antica e spirituale di questo rito, delle nostre radici pagane.

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

E attraverso il mondo la fiaccola è arrivata stavolta in Cina, seguita da un mare di


polemiche, in una Cina in cui la Tradizione è stata recentemente sradicata, cancellata
e annientata. Lo stesso senso del sacro è stato cassato da un’ideologia politica
totalizzante. Voglio ricordare l’eliminazione anche fisica dei maestri d’arti marziali,
visti come nemici del progresso, ordinata da Mao Tze Tung durante la Rivoluzione
Culturale. Mao fu responsabile anche dell’abbattimento di molti monasteri buddhisti.
La fiaccola si è accesa in una nazione ove i diritti umani sono un optional e i monaci
tibetani, testimoni di una sapienza religiosa e marziale, vengono ancor oggi, come ai
tempi di Mao, arrestati, puniti, colpiti, incarcerati.
Il Tibet non chiede l’indipendenza, ma vuole una propria autonomia e la cessazione
del genocidio culturale della sua Tradizione. Il Dalai Lama ha affermato che le
Olimpiadi non devono essere boicottate, ma sono l’occasione per portare la causa
tibetana davanti agli occhi del mondo intero. Così è stato fatto: anche nella nostra
provincia ci sono bandiere tibetane affisse ai davanzali, e anche alle finestre di
qualche ente pubblico. La stessa sede della regione Toscana a Firenze era tappezzata
di bandiere tibetane. Sostenere questo popolo è sostenere le libertà di tutti i popoli
oppressi.
Torniamo al judo che nasce dalla via del Bushido e che dal suo fondatore Jigoro Kano
(uno degli ultimi guerrieri della Tradizione) fu definito non solo uno sport, ma un
principio di vita e di arte.
E nella Cina di oggi i principi della vita e dell’arte non sono attuali: il Tibet non è
libero, le religioni sono appena tollerate e controllate, esistono i campi di
rieducazione per i dissidenti, esiste ed è praticata a livello industriale la pena di
morte, i diritti sindacali sono ignorati, l’ambiente è scarsamente rispettato, internet è
fortemente censurato.
Le Olimpiadi sono un’occasione unica per portare davanti agli occhi del mondo la
causa tibetana, altrimenti relegata a pochi addetti ai lavori, un’occasione per far sì che
le contraddizioni di questo vasto paese siano pronte per una maturazione in senso
democratico e di diritti civili. La Cina ha dovuto aprirsi al mondo, prima con
l’economia, adesso con lo sport: gli studenti sono stati i primi a ribellarsi ad un
regime chiuso, adesso i tibetani rivendicano la loro autonomia e la salvaguardia della
loro cultura, mentre i lavoratori iniziano un difficile processo di sindacalizzazione e
gli ambientalisti si sono anch’essi, se pur timidamente, fatti sentire.
Il processo di democratizzazione sta lentamente avanzando e ritengo che le Olimpiadi
stiano contribuendo in maniera determinante.
E dopo queste riflessioni auguriamo ai nostri atleti di conquistare molte medaglie da
riportare in Italia, e se riusciamo a trovarla, esponiamo la bandiera del Tibet da un
finestra della nostra casa.

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

DOPO AGOSTO A FORNACI

L’edizione 2008 di Agosto a Fornaci ha chiuso con successo. Sono bastate poche
idee, ma buone e qualificanti, la chiusura del traffico sulla provinciale e la complicità
del bel tempo. Sono così confluiti a Fornaci cittadini delle varie frazioni della Valle
del Serchio, ma anche turisti che fino a tarda notte hanno contribuito allo “struscio”
tipico dei centri commerciali delle città.
Il centro commerciale naturale ha dunque dimostrato la sua vitalità, con gran
soddisfazione degli abitanti e dei commercianti che come tutti gli anni, hanno
organizzato questo evento, ma Fornaci ha bisogno d’essere rivitalizzata anche negli
altri mesi dell’anno.
Il Parco Menichini è da decenni luogo di aggregazione di giovani e anziani
provenienti dalla Valle, ma oggi avrebbe bisogno di un nuovo smalto, in dettaglio:
Alcune aiole sono polverose e prive di verde; d'altronde che mai le ha annaffiate?
C’è un gioco da qualche mese rotto e nessuno ha provveduto a toglierlo o a ripararlo.
I rettangoli di conglomerato nell’aiola dei giochi, sono ormai da tempo usciti dalle
loro sedi e vagano tra il ghiaino dell’aiola stessa.
La staccionata a lato del Parco che lo separa dalla strada, non è stabile e se ci si
appoggia, talvolta cede con pericolo per il malcapitato utente. Non sarebbe forse
meglio sostituirla con una siepe?
Il parco rosso nelle notti d’estate degli anni passati era sempre pieno di ragazzi che
giocavano a calcetto. Oggi è desolatamente vuoto perché mancano le luci e le porte
sono state portate via. Nel buio oggi circolano personaggi equivoci (tossici?).
Altre carenze le ritroviamo al sottopasso ferroviario, tra l’altro inaugurato di recente:
è privo di illuminazione e deturpato da scritte.
Della pista ciclabile tra Fornaci e Ponte all’Ania, da tempo se ne parla, ma nessun
progetto finora s’è visto.
Un’ultima cosa: perché Opera Barga e Barga Jazz non decentrano almeno un
concerto a Fornaci?
S’è inoltre chiuso con successo il ciclo di presentazioni letterarie a Barga, che ha
visto la presenza di una casa editrice di prestigio (Prospettiva), e la partecipazione di
autori noti a livello nazionale (Rocchi, Vignolo Gargini) e internazionale (Baldacci),
perché non si è dirottata qualche presentazione a Fornaci?
Queste sono solo alcune proposte, che giriamo agli amministratori, per render
migliore e più viva la frazione di Fornaci.

L’OPERA DELLE MURA

Lucca - Dieci anni prima che l’allora sindaco Fazzi costituisse l’Opera delle Mura,
avevo attraverso la stampa locale lanciato l’idea di creare un organismo che si

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

occupasse esclusivamente di tutti gli aspetti legati alle Mura Urbane, dalla loro
salvaguardia alla manutenzione corrente, dai lavori strutturali di recupero e restauro
alla loro pubblicizzazione turistica e accademica, anche attraverso strutture
universitarie e di Alti Studi. Mentre la stampa cittadina reagì favorevolmente dando
ampio spazio all’idea, da parte dei politici e degli amministratori d’allora, vi fu un
silenzio totale. A loro proprio la cosa non interessava minimamente, ricordo che un
importante politico dell’epoca sollecitato sull’argomento, di malavoglia rilasciò una
dichiarazione assai simile a quella rilasciata in questi giorni da un amministratore
della Valle del Serchio riguardo alla mia proposta del Comune Unico: ”Noi facciamo
le cose possibili e ci impegniamo su quelle realizzabili”.
Il tempo mi fu galantuomo anche questa volta e dopo dieci anni, Pietro Fazzi realizzò
l’organismo, anche se con due aspetti diversi riguardo al mio progetto.
L’avevo chiamata “Fabbrica delle Mura” sulla falsariga della “Fabbrica del Duomo”
di Milano. Le fu dato invece il nome di “opera delle Mura”.
Prevedevo che in questo organismo il CISCU ne venisse inglobato, ma questo non fu
fatto (siamo sempre in tempo).
Oggi comunque mi sembra doveroso riparlare di questa Opera, per tutta una serie di
motivi che vanno dalla mancanza della nomina del Presidente e del Consiglio, alla
necessaria sostituzione di oltre duecento alberi oggi malati, al mancato incasso di tre
anni degli accessi alle Torri – con rilevante danno economico – e ultimo fatto, non in
ordine d’importanza, la vicenda dei cartelli in lingua straniera tutti sbagliati – con
rilevante danno d’immagine.
Tutte queste situazioni assieme, stanno portando l’Opera delle Mura alla deriva ed
ecco che da subito occorre che l’amministrazione comunale operi nomine certe:
presidente, Consiglio e recupero crediti.
Piccola nota personale: questo organismo da me teorizzato, nei suoi periodici rinnovi
di presidenza e consiglio che nel tempo si sono succeduti, mai ha visto la mia
presenza (nomina), non dico a presidente, ma neppure a consigliere. Mi sembra
ingeneroso, ma me ne faccio una ragione, così va il mondo, a Lucca.

ANCORA SULLA SCUOLA

Eravamo alla fine degli anni '60 o ai primi degli anni '70, quando per caso mi trovai
in un'aula dell'Università di Firenze a partecipare ad una assemblea indetta da un
periodico fiorentino dell'ultrasinistra diretto allora da un certo Melis. Uno dei relatori,
molto seguito e che mi sembrò di prestigio, rilasciò alcune dichiarazioni che nel corso
degli anni, spesso mi sono tornate in mente. Dopo una dotta analisi sul sistema
borghese dominante in Italia, individuò due punti su cui il movimento marxista-
leninista rivoluzionario, sarebbe dovuto intervenire: la scuola e la magistratura. La
scuola poiché rappresenta l'anello debole della catena con cui l'ideologia borghese
perpetua se stessa e si riproduce e, la magistratura, testuali parole, “così ci pariamo il

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c...”
Ho fatto questo preambolo-ricordo per tornare a parlare della scuola, visto che oggi,
anche nella nostra provincia, amministratori e politici, tutti di sinistra, si scagliano
con veemenza e continuità contro le pur timide riforme della Gelmini, in maniera
palesemente strumentale e di principio: un ministro di destra, come osa toccare un
feudo della sinistra?
Invece voglio continuare a porre e a pormi riflessioni su quanto si va dicendo: c'è chi
auspica che le famiglie possano concorrere alla formulazione delle valutazioni di
merito degli insegnanti. Così i genitori avrebbero la possibilità di indicare per ogni
materia una preferenza per il docente da assegnare ai propri figli. Sarebbe una misura
positiva che non si presterebbe a giochetti o furberie di sorta. I presidi
acquisterebbero così dati significativi sul gradimento dei docenti e potrebbero più
facilmente premiare l'eccellenza senza punire la normalità. La Gelmini non deve farsi
intimorire dai soliti intellettuali di sinistra che gridano al razzismo su certe
dichiarazioni sull'impreparazione degli studenti e di molti docenti meridionali, tra
l'altro leggendo i blog si ha quasi la certezza che quanto affermato sia vero. Occorre
ridimensionare i poteri degli organi collegiali che limitano l'autonomia
dell'insegnante e sono da decenni assemblee tipo soviet in mano a sindacalisti
dell'ultrasinistra. Il ministro ha sostenuto che negli ultimi anni la scuola ha
accumulato un numero impressionante di precari che non è in grado di assorbire in
tempi ragionevoli. Non credo che la soluzione sia quella di attingere per anni alle
graduatorie fino al loro esaurimento: al contrario, deve essere data alla scuola la
possibilità di scegliere gli insegnanti che meglio sanno fare il loro mestiere e
privilegiare finalmente l'eccellenza. Le altre soluzioni portano solo al perpetuarsi di
una scuola con insegnanti demotivati e studenti ignoranti. Ai miei tempi bastava un
solo maestro, anche perché alle elementari sono sufficienti nozioni “elementari” che
anche un diplomato dalle nostre scuole odierne, deve essere in grado di trasmettere.
Non serve un'intera batteria di maestri per insegnare nozioni di base. Le scuole
elementari non sono il collocamento della mano d'opera femminile disoccupata.
Abbiamo il più alto numero di insegnanti di ogni ordine e grado anche perché molti
di loro godono di distacchi sia sindacali che come amministratori. In realtà la scuola è
uno stipendificio, più del 90% delle risorse vengono spese in stipendi. Il tutto a fini
elettorali e frutto di uno statalismo vetero-politico. C'è ancora molto da cambiare per
giungere ad una scuola moderna: dall'autonomia degli istituti e degli atenei,
all'abolizione del valore giuridico del titolo di studio, alla funzione dei testi scolastici,
al trovare risorse da investire nella ricerca, al raggiungimento dell'eccellenza, alla
creazione di università-fondazioni, all'aggiornamento continuo dei docenti. Il
dibattito continua, nelle scuole, nelle strade, nelle famiglie, sui giornali, in internet...
e questo è un bene, se vogliamo mettere alle corde i conservatori e se vogliamo
finalmente rinnovare la scuola in un'ottica e in uno spirito autenticamente liberale.

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IL C.13

Lucca - Mercoledì 8 ottobre alle ore 15 presso la Casermetta Santa Maria delle Mura
Urbane, si terrà la quarta conferenza prevista per il Settembre Lucchese
dall’associazione culturale “Cesare Viviani”; dopo le tecniche sull’affresco di Enrico
Fornaini, dopo l’introduzione a Remo Teglia di Bartolomeo Di Monaco e l’incontro
sul cinquantenario de “Il Gattopardo” tenuto da Marco Vignolo Gargini, è la volta di
Vittorio Baccelli con una conferenza sul tema: “Da Carconia a Villa Bottini – letture
sul beat a Lucca”.
Era, infatti, il 1966 quando a Lucca apparvero sulle panchine di via Cenami i primi
“capelloni”. Destarono curiosità e furono considerati solo i seguaci di una nuova
moda. Ma non era così. Il Gruppo beatnick C.13 aveva contatti con Londra (il
filosofo Bertrand Russell), con Milano (Fernanda Pivano e Mondo Beat). Presto si
confrontarono coi situazionisti (Cesarano), con i genovesi di ANA-ETCETERA, con
i Provo di Amsterdam e con la redazione di Re Nudo. E tra lo stupore generale
organizzarono concerti, manifestazioni, comizi, stamparono volantini e giornali.
Dirottarono a Lucca la marcia della pace di Danilo Dolci.
Il mito beat nell’arco di pochi anni si dissolse come neve al sole in tutto il mondo
lasciando però dietro di sé tutta una scia di “prodotti” culturali di indubbio valore. La
beat generation entrò a far parte della storia dell’arte e della cultura mondiale. Da noi
in Italia le colorate schiere beat furono travolte da un’onda politica d’ultra sinistra che
dette poi vita ai tragici anni di piombo. Ma gli eredi dell’esperienza beat
continuarono ad operare a Lucca nella creatività non violenta fino al 1977 quando,
con l’occupazione di Villa Bottini segnarono un'altra tappa vincente alla loro
particolare storia .
Il titolo della conferenza di cui stiamo parlando trae origine da libro di Bruno
Lugano, Enzo Guidi, Nello Cattalini e Joško dal titolo “Carconia” edito dalla Pacini
Fazzi in quegli anni e dall’occupazione di Villa Bottini (1977) che portò
all’acquisizione e al restauro la Villa da parte della Regione Toscana e alla successiva
cessione al Comune di Lucca . L’acquisizione e la fruizione della Villa da parte dei
lucchesi e la sua trasformazione nel salotto buono della città è stato il compimento
dell’ultimo desiderio del gruppo beat lucchese.

I BEAT A LUCCA

Lucca – La quarta conferenza organizzata per il Settembre Lucchese


dall’associazione culturale “Cesare Viviani” si è tenuta presso il Circolo sportivo del
bridge alla presenza di un attento pubblico. Era la volta di Vittorio Baccelli che è

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intervenuto sul tema “Da Carconia a Villa Bottini – letture sul beat a Lucca”. Il
relatore dopo un prologo su Tista Meschi e sul Popolano Lapini, è passato a narrare la
storia del gruppo lucchese Beatnick C.13 così come proposto da vari autori: Pablo
Echaurren, Claudia Salaris e Enzo Guidi. Sono seguite letture di Francesco Petri
(Franz), Nello Cattalini, Bruno Lugano, Mauro Petroni, Pier Paolo Pierucci e Virgilio
Papini. La narrazione, a tratti avvincente s’è snodata dalle cantine lucchesi alle
panchine di via Roma, dalla tendopoli sul fiume Serchio, allestita dai fuggiaschi
milanesi di Barbonia City, alla casa di Barabba (Domenico Livolsi), dalle
manifestazioni pubbliche ai comizi in piazza San Michele, dai concerti per strada del
Perigeo e di Cino Ardinghi, a quelli nel teatro del Giglio. Si è parlato poi delle mostre
di arti figurative e della “Manifestazione anaoggettuale con happening” che si tenne
nella sala Salvemini del Partito Socialista e che scatenò non poche polemiche. La
narrazione passando anche dalle manifestazioni non violente “viva gli eserciti che
non esercitano” a patrie galere (San Giorgio), si è conclusa in Villa Bottini con
l’occupazione che ne consentì l’acquisizione e il restauro.
La colorata ventata beat lucchese, passata dai salotti milanesi della Pivano alla
redazione di Re Nudo, dal congresso anarchico di Carrara agli accoglienti ambienti di
San Giorgio, da piazza Dam ad Amsterdam al quartiere latino di Parigi, è giunta poi
sui libri di storia del costume e dell’arte.
Sempre più testi sono dedicati alla controcultura di quel periodo, e la citazione del
gruppo C.13 è sempre più evidente. Il relatore ha proseguito spiegando come a questo
movimento che in tutto il mondo fece spirare un’aria di libertà, subentrò da noi una
ventata di follia nei gruppi giovanili che estremizzando il pensiero politico portò al
terrorismo degli anni di piombo. La relazione è terminata con la sottolineatura degli
aspetti positivi di questo movimento in contrapposizione ai valori negativi
manifestatisi negli anni successivi. L’ideologia del “buco” e l’AIDS erano alle porte e
falcidiarono molti degli amici del gruppo.
Chiuderà questo fortunato ciclo di conferenze, Marisa Cecchetti che mercoledì 22
ottobre alle ore 17, sempre presso il Circolo del bridge, parlerà su “Passato e
presente, rifiuto delle ragioni del male nella produzione letteraria di Guglielmo
Petroni”.

UN QUESTIONARIO POLITICO (SEMISERIO)

Sei di destra o di sinistra? - Premetto che il presente questionario non ha alcuna


validità scientifica ed è del tutto opinabile. Anche in politica, come del resto in ogni
aspetto della nostra quotidianità, ci sono delle sfaccettature che non si incasellano
bene in un ordine prestabilito: sono quegli aspetti che in politichese si chiamano
trasversali. Ci sono delle posizioni che dovrebbero essere di destra, e altre di sinistra.
Ma iniziamo col nostro questionario.

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Berlusconi – gli antiberlusconiani sono di sinistra e i berlusconiani di destra (ovvio,


no?).
Nucleare – questo dovrebbe essere il cavallo di battaglia della destra e trovare la
sinistra contraria. Ma io ricordo che al tempo del referendum, un’agguerrita schiera di
sinistra (ex PCI) sosteneva la costruzione di nuove centrali.
Caccia – qui c’è l'ex F.I. che in Regione Toscana tenta invano e disperatamente
d’allargare la caccia a storno e fringuello (ciao Dinelli!). Perché la destra debba
essere favorevole e la sinistra contraria è una cosa che L’Arci-Caccia mi dovrebbe
spiegare.
Marijuana – per la destra è una droga-demonio, mentre la sinistra è più possibilista.
Ma chi me lo viene a raccontare che a destra gli spinelli (o le canne come si dice
oggi) non si sono mai viste?
Prostituzione – la destra la vuol criminalizzare, mentre la sinistra è più possibilista su
una legalizzazione. Ma perché allora proprio la sinistra socialista Merlin chiuse i
casini creando un vuoto legislativo?
Maestro unico – alle elementari la destra lo vuole solo, la sinistra ne preferisce tre o
quattro.
E adesso passiamo alle “cose” locali.
La tranvia fiorentina – per la sinistra un’occasione per sostenere il traffico cittadino,
per la destra uno scempio.
L’antifascismo versiliese – la sinistra antagonista s'è scagliata contro tre bulloni
rimossi, contro il regista Spike Lee e contro un vecchio lampione che ha la colpa
d’avere un fascio littorio d’annata scolpito. La destra tace.
Il monoblocco lucchese ospedaliero – la sinistra lo vuole a San Filippo, la destra
prima non lo voleva per niente, adesso lo vuole in Campo di Marte.
Ospedale Univo della Valle del Serchio – non lo vuole nessuno e si spende e si
rispende nei due vecchi mezzi ospedali della valle.
Allora avete visto? Ci ho fatto un questionario, un po’ per burla, ma un po’ anche per
riflettere seriamente e per sfatare “luoghi comuni”.
Do il buon esempio rispendendo io per primo: Berlusconi SI (destra) - Nucleare NO
(sinistra) – Caccia NO (sinistra) – Marijuana SI (sinistra) – Prostituzione SI (sinistra)
- Maestro unico SI (destra) – Tranvia fiorentina SI (sinistra) – Antifascismo versiliese
NO (destra) – monoblocco ospedaliero SI (sinistra) – Ospedale Unico della Valle del
Serchio SI (ma questo non conta perché non lo vuole nessuno).
Poffarbacco! Mi ritrovo con la sinistra vincente nella mia testa per 6 a 3: ed io che
pensavo d’essere un berlusconiano di ferro!!!

LA SANITA’ A LUCCA

Le cronache cittadine abbondano in questi ultimi mesi d’interventi sulla sanità


lucchese. Oltre alle endemiche carenze e alle ventilate soluzioni di queste da parte del

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politico di turno, ciò che sembra appassionare è il dibattito sul nuovo costruendo
Ospedale della Piana di Lucca.
Alcune decine d’anni fa, in tempi non sospetti (ero allora dirigente sindacale degli
Enti Locali dell’UIL e Presidente del disciolto Comitato Diritti Civili) all’interno del
dibattito che anche allora si era aperto sulla razionalizzazione della sanità lucchese,
lanciai una proposta così articolata. Una unica ASL nel territorio provinciale,
nell’ottica di una più snella organizzazione e nel risparmio di gestione. Individuavo
poi la necessità di tre nuovi moduli ospedalieri: Ospedale Unico della Versilia,
Ospedale Unico della Valle del Serchio e Ospedale della Piana di Lucca.
La costruzione di nuovi moduli monoblocco sarebbe stata più pratica ed economica
delle eterne razionalizzazioni, rifacimenti e messe a norma delle vecchie e, in qualche
caso, fatiscenti strutture.
Monoblocchi che vedono una diminuzione complessiva dei posti letto a causa del
minor tempo d’ospedalizzazione del paziente e di tutta una serie di strutture sanitarie
diffuse nel territorio che avvicinano ancor più il cittadino alla sanità pubblica. E
anche una diffusione sempre crescente del day hospital che abbatte i costi di gestione
e migliora e tutela la qualità della vita del paziente.
L’Ospedale Unico della Versilia divenne per primo una realtà operante, anche se non
privo di difetti (rintracciabili facilmente attraverso gli articoli apparsi sulla stampa)
essendo stato il capofila.
Partì poi l’iter per il nuovo Ospedale di Lucca, e qui abbiamo assistito alle polemiche
di coloro che non volevano che l’ospedale nuovo nascesse. Una volta stabilita la
volontà della costruzione del nuovo ospedale, sono iniziate altre polemiche sulla sua
localizzazione.
Il sottoscritto non ha mai preso posizione sulla localizzazione dell’Ospedale della
Piana di Lucca, perché ritenevo e ritengo che devono essere i tecnici della Sanità e
degli Enti Locali ad essere investiti nella ricerca della localizzazione sul territorio più
razionale e idonea. Sono però sempre stato contrario alla costruzione del nuovo
ospedale nell’area ove sorge il vecchio adesso. Quest’area a mio avviso dovrà essere
sfruttata dalla città nell’ottica di un suo sviluppo: è una piccola città a ridosso del
centro storico. Nell’area di Campo di Marte vedo insediamenti commerciali, uffici,
abitazioni, punti di aggregazione, laboratori artigianali.
Ma la nota più dolente è rappresentata dall’Ospedale Unico della Valle del Serchio,
rimasto scritto solo nel libro dei sogni, a causa di campanilismi, scarsa
imprenditorialità e paura di uscire dalla conservazione. Su questo ospedale, da tempo
ho indicato un’area mediana nella Valle: tra Campia e Mologno (nei Comuni di Barga
e Gallicano).
L’Ospedale Unico della Valle del Serchio è una necessità dovuta all’habitat collinare
e montano, alla zona sismica, alla massiccia presenza di insediamenti industriali e
artigianali, ad una sempre più vasta presenza di ospiti soprattutto nel periodo estivo,
ad una viabilità precaria. Solo ultimamente si sono sviluppate timide aperture verso

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

l’Ospedale Unico anche a livello istituzionale. Ma di creare un’unica ASL a livello


provinciale - malgrado si sprechino gli interventi sui minori costi della P.A. – ancora
non se ne parla.

IL SINDACATO CAMBIA – CAMBIAMO IL SINDACATO

Oggi, in tempi di Brunetta – che ha portato alla guarigione quasi il 40% degli statali -
quanto mai risulta importante poter fare delle serie riflessioni sul movimento
sindacale in Italia. Movimento sindacale che rappresenta e ha rappresentato, milioni
di lavoratori e di pensionati, movimento che sempre ha avuto a cuore la tutela dei
diritti dei lavoratori. Però molte sono anche le critiche che il sindacato si è attirato nel
corso degli anni, e queste sono quasi sempre dovute ad atteggiamenti conservatori
presi dal sindacato stesso.
È indubbia la funzione insostituibile del sindacato, nella tutela dei lavoratori e del
lavoro, e su questa i due sindacati maggiori, CISL e CGIL hanno sempre operato;
esiste però un’ala sindacale, pur minoritaria, che rifiutando il conservatorismo, si è
impegnata per l’innovazione a tutti i livelli.
Ma partiamo dalla politica oggi: la politica è cambiata e le ultime elezioni ne hanno
sancito il mutamento. Se i ceti medi si sono rivolti a Berlusconi, classe operaia e il
proletariato in genere hanno preferito la Lega al nord e A.N. nel resto d’Italia.
Con il Partito Democratico sono rimasti sopratutto i garantiti dalla politica, i
conservatori, i radical-chic.
Ma se la politica è cambiata, oggi deve mutare anche il sindacato. Che i
metalmeccanici torinesi abbiano sostenuto la Lega, non meraviglia, anzi va incontro a
quanto ho sopra sostenuto. Mutazioni profonde anche in Confindustria, oggi molto
più in sintonia di ieri, con il governo.
Cambia la politica, cambia Confindustria, cambia anche il sindacato, i cui mutamenti,
non sono un fatto nuovo, ma vengono da lontano. Anche se l’innovazione sindacale è
stata in mano a frange di questo movimento, questo non significa che la sua
importanza non sia stata rilevante.
Se andiamo ai primi del ‘900 troviamo Filippo Corridoni nell’USI (c’era anche
Benito Mussolini) : con lui il sindacato rivoluzionario diviene nazionale e
interventista. L’USI era composta in prevalenza da socialisti e anarchici, su posizioni
rivoluzionarie e internazionaliste, Corridoni creò all’interno dell’USI un componente
nazionalista e interventista, che dette poi vita al sindacato unico fascista. Sindacato
Unico che essendo di regime, non poté avere quella combattività necessaria che le
sue origini promettevano. Ma all’interno del sindacato di regime vi furono frange che
si ritrovarono alleate ai futuristi marinettiani, che collaborarono alla diffusione di
“Lacerba” e che a Carrara siglarono accordi sotterranei e battaglie sindacali, con gli
anarchici dell’USI, anche se questo sindacato era allora fuorilegge.
Nel ’70 a Reggio Calabria, Ciccio Franco della CISNAL recepirà le istanze sociali

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

legate al territorio. “Boia chi molla!” sarà la sua parola d’ordine, ben conosciuta
anche adesso.
Sempre nel filone dell’innovazione sindacale giungiamo a Giorgio Benvenuto
dell’UIL negli anni ’80; con lui la modernizzazione e la laicità della società italiana
in evoluzione entrano nelle istanze della politica sindacale: tutti i referendum radicali
di quel periodo ebbero il sostegno dell’UIL.
Erede di tutto questo, oggi troviamo l’UGL di Renata Polverini, divenuto con i suoi
2.400.000 iscritti (1 milione donne), il terzo sindacato confederale italiano.
L’UGL aggancia le dinamiche del mondo del lavoro e le immagini dei media alle
rivendicazioni sindacali, e la Rosy Mauro del Sindacato Padano, fonde le aspettative
locali della Padania alle esigenze del mondo del lavoro.
Concludendo, le liberalizzazioni in atto nel mondo del lavoro e le istanze territoriali
dovranno oggi esser mediate con le posizioni della destra (e anche della sinistra)
sociale.
Da questa mediazione potrà scaturire la carta vincente per una vera mutazione sia del
sindacato che delle politiche del mondo del lavoro. Un po’ più di liberismo,
all’interno del sindacato è indispensabile alla modernizzazione del mondo del lavoro
in Italia e in Europa.

IL NUCLEARE

Nei giorni 8 e 9 novembre del 1987 l’Italia votò sui tre referendum che riguardavano
il nucleare e, il responso delle urne fu netto: quasi l’80% dei votanti si espresse
contro il proseguimento della politica energetica nucleare. Anche nella nostra
provincia le percentuali oscillarono attorno alle medie nazionali, con qualche punto in
più.
Oggi si riparla di centrali nucleari per risolvere la crisi energetica in atto e per
sganciarci dal petrolio.
“Riequilibrare il mix energetico fortemente sbilanciato a favore degli idrocarburi,
ridurre la dipendenza dall’estero dell’Italia su energia, diminuire le emissioni di CO2
e garantire al paese importanti ricadute industriali.” Queste sono le parole usate dal
presidente dell’Enea durante la presentazione del “Rapporto 2007 Energia e
Ambiente”. Più avanti nel rapporto si legge che nuove centrali in Italia sarebbero
pronte tra 20 anni e che il costo dell’uranio è aumentato negli ultimi sette anni, dal
2001 al 2008, passando dal 13 a 190 dollari il chilo. Sempre dal rapporto si legge che
le riserve d’uranio (4,6 milioni di tonnellate) saranno sufficienti per 85 anni.
Altri studi però sostengono che tra 60 anni l’uranio sarà esaurito.
Siamo dunque sicuri che il nucleare sia la scelta giusta? Ad una prima lettura del
dibattito che si sta svolgendo sul nucleare, sembrerebbe che sia favorevole tutta la
CDL e contrario tutto il centrosinistra. Ricordo che al tempo del referendum una

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

nutrita schiera di combattivi personaggi, trai quali alcuni scienziati, vicini alle
posizioni dell’allora PCI, sostennero a spada tratta le ragioni del programma nucleare.
Perché credere che oggi esistano posizioni riconducibili in maniera omogenea alle
due aree politiche, e non che, come allora, si stia assistendo a due schieramenti
trasversali? Personalmente, io che sono di destra, il nucleare non mi convinse allora
al tempo del referendum e men che mai mi convince adesso.
Capisco che il rilancio in pompa magna del nucleare possa essere un’arma per la
contrattazione del prezzo del petrolio, ma di qui a realizzare nuove centrali nucleari,
ce ne corre.
Negli USA è da 30 anni che non si costruisce una centrale: il dato dovrebbe far
riflettere. Ma la Westinghouse le centrali le costruisce, dunque ha bisogno di
venderle: ma proprio in Europa?
In Francia, le centrali hanno un guaio dopo l’altro, ma forse prima, quando non
facevano notizia, le piccole fughe di vapore non assurgevano all’onore delle
cronache. Informandoci si legge che le nuove centrali saranno pronte tra 20 anni,
mentre le scorte d’uranio dureranno ancora per una cinquantina d’anni. Le due notizie
prese separatamente informano e basta, prese insieme danno un quadro inquietante.
Come è pensabile sostituire una fonte energetica, il petrolio, in esaurimento con
un'altra, l’uranio, anch’essa in esaurimento?
C’è poi il problema, per niente secondario, delle scorie. Abbiamo visto tutti cosa è
successo a Napoli e dintorni, con i rifiuti da decenni gestiti dalla camorra e oggi
abbandonati per le strade. Ci siamo mai chiesti quante nelle nostre Amministrazioni
abbiano per decenni smaltito i rifiuti nelle discariche del casertano? Fino al collasso
delle discariche stesse.
Berlusconi ha risolto il problema ripulendo il napoletano sommerso dai rifiuti. Ma se
non siamo stati capaci per decenni di smaltire correttamente i rifiuti, neppure i RSU,
chi ci garantirà dalle scorie nucleari? Berlusconi tra 20/30 anni non potrà più essere al
governo e non potrà certo garantirci: e allora?
Le discariche furono gestite dalla camorra, vi immaginate cosa potrebbe succedere se
le scorie nucleari finissero in mano a questi signori? Sicuramente ci guadagnerebbero
molto di più di quanto non incassarono coi RSU e con quelli speciali. E con quali
rischi: pensiamo al terrorismo e alla facilità di costruire ordigni sporchi con scorie
radioattive.
Meglio pensare ad altro, ad altre fonti energetiche. Qualche mese fa ho letto sulla
stampa che un ingegnere italiano ha già allestito, su suo brevetto, in Canada, e ha in
costruzione in Australia, impianti che trasformano i rifiuti (l'80% è cellulosa e
plastiche) in benzine e che possiede brevetti analoghi per la trasformazione dei
copertoni usati. Alla domanda del giornalista se avesse presentato in Italia i progetti,
l’ingegnere ha risposto che ha presentato da più parti i progetti, ma non ha avuto
alcun riscontro.
Ancora sulla stampa leggo che l’impianto eolico di Scansano produrrebbe meno

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energia del previsto, un po’ meno della metà di un impianto nucleare. E allora, mi
chiedo, ma se con l’eolico i rischi non ci sono, perché contestare questi impianti?
È vero, non saranno un granché belle le pale che girano, e occupano pure troppo
spazio, ma producono energia (anche se meno del previsto) e non inquinano. Perché
tanto scandalo?
Pensate, se si trovasse il petrolio qui da noi, in Toscana, sarebbe tutto un fiorire di
trivelle e pompe, modello Texas, alla faccia delle viti, delle pievi e degli ulivi!
Cerchiamo dunque di investire in fonti energetiche alternative, dall’eolico alla
geotermia, dall’idroelettrico al solare; utilizziamo le maree o i rifiuti…
E il nucleare lasciamolo perdere perché è pericoloso, inquinante, militarizza il
territorio, mal s’adatta alle zone sismiche e da grossi problemi con le scorie.
Sono anche sicuro di una cosa: vogliamo fare un nuovo referendum? L’80% direbbe
di nuovo no al programma nucleare, ne sono certo.
Sulla fusione nucleare il discorso cambia: investiamo in questa ricerca.

ALMIRANTE

Il Presidente della fondazione della Versiliana ha dichiarato: “Nessuna resa a chi usa
la violenza politica e l’intolleranza come arma per impedire il confronto e la libertà di
espressione, piuttosto un gesto dettato dal senso di responsabilità nei confronti della
Versiliana, della sua storia, delle sue peculiarità di luogo d’incontro e di dialogo
aperto a tutti”.
Questa dichiarazione segue la decisione di rinviare la presenza di Donna Assunta
Almirante, nell’incontro programmato per il prossimo 30 agosto dedicato al ’68, che
avrebbe dovuto partecipare al dibattito dedicato proprio al marito nel ventennale della
scomparsa (19 agosto).
Ma facciamo un passo indietro: la presentazione di un libro su Giorgio Almirante
avvenuto nei giorni scorsi alla Versiliana, è stato il pretesto per alcuni attivisti
dell’estrema sinistra, per effettuare prima un volantinaggio di protesta e
successivamente, entrare all’interno dello spazio in cui era in corso l’evento
contestato: la scelta degli organizzatori di dedicare una serata alla figura di Giorgio
Almirante. Ne è nato un parapiglia, fortunatamente senza conseguenze fisiche. Sono
poi nei giorni successivi apparse a Pietrasanta scritte murali contro il Presidente della
Fondazione e una scritta “Almirante Boia” con tanto di stella a cinque punte.
In sintesi questi i fatti, ove il “fascismo rosso” ancora una volta si è scagliato contro
la libertà di opinione e di pensiero.
Questi fatti – di per sé di scarsa rilevanza, anche se indici di una intolleranza e di un
malcostume fortunatamente ristretto ad esigue fasce minoritarie – hanno riportato alla
mia memoria le conversazioni che ebbi proprio con Almirante nei primi anni ’60. Ero
in quel periodo segretario della Giovane Italia e iscritto alla Cisnal quando Almirante
venne alcuni giorni a Lucca. Tenne un comizio, visitò alcune sedi e, successivamente

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

volle fare un giro per la Garfagnana e la Media Valle, per conoscere meglio la realtà
del partito in quelle zone.
Il MSI in quel periodo vedeva come Federale lucchese (sì, il segretario provinciale
veniva chiamato proprio così) Rino Nissim di famiglia ebrea e la Cisnal aveva come
Segretario Foffo (Adolfo Cesari); io ero l’unico fra tutti che avesse un’auto nuova,
una 500 blu nuova fiammante. E così Almirante fu caricato sul mio cinquino – dietro
la colonna delle auto scassate degli altri “camerati”– e lo scarrozzai in lungo e in
largo per la Valle del Serchio. In questo viaggio parlammo un po’ di tutto e da lui
sentii solo elogi per la democrazia, una democrazia ancora non compiuta ma che lo
sarebbe stata a breve, quando la riconciliazione nazionale sarebbe divenuta un
patrimonio di tutti, non solo a parole ma nei fatti. Era insomma un convinto e sincero
democratico, sicuramente molto più democratico del resto del MSI di allora. Ricordo
che quando parlava pubblicamente si rivolgeva in primis “Ai cortesi avversari
politici”, che poi tanto cortesi verso di lui, non lo erano e non lo sono stati ancora per
molti anni a venire. Vedeva il futuro della politica italiana basato sulla dialettica fra
due raggruppamenti opposti, ma di pari dignità e intercambiabili. Il MSI avrebbe
dovuto far parte di una coalizione di destra moderna, innovatrice, non conservatrice e
soprattutto non restauratrice.
Solo su un punto, nelle nostre discussioni, non si mostrò democratico: nei confronti
della RAI, che in quei giorni almeno, avrebbe voluto smantellare.
Ho comunque sempre mantenuto un buon ricordo di quelle conversazioni con
Almirante, un personaggio a mio avviso importante per la democrazia italiana, che ha
saputo traghettare fasce un tempo pericolosamente nostalgiche verso orizzonti di sana
democrazia. Un personaggio che già allora ha indicato quel percorso che oggi il
centro-destra ha imboccato. Forse la nostra città farebbe buona cosa nel titolare una
piazza o una strada alla sua memoria, proprio per il contributo da lui dato alla
normalizzazione e alla buona armonia della vita quotidiana. E anche nell’ottica di un
ulteriore rafforzamento della conciliazione nazionale, cosa questa che è già un fatto
concreto e consolidato, non certo inficiato dal comportamento irresponsabile di
esigue frange estreme. Anche il Parlamento proprio in questi giorni ha voluto
ricordare la figura di Giorgio Almirante con la presenza di 200 parlamentari
provenienti da ogni raggruppamento politico.
Prima di concludere voglio aggiungere una breve nota molto personale: nell’UGL ho
l’ufficio del Pubblico Impiego; nel settembre passato il sindacato si è trasferito dal
centro storico al Giannotti. Durante il trasferimento – travagliato e laborioso – è
saltata fuori una foto a colori, incorniciata, proprio di Giorgio Almirante. Nessuno
sapeva da dove fosse uscita, e neppure nessuno la voleva, così, anche in ricordo
proprio di quelle antiche conversazioni, oggi la foto la trovate appesa a una parete del
mio ufficio. Da poco ho saputo che il proprietario era l’ex vice-sindaco Domenico
Riccio, che mi ha detto di tenerla pure.

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NO ALLA CACCIA – NO ALLE PREAPERTURE

È dagli anni ’70 che mi batto contro la caccia e soprattutto contro le preaperture. Le
battaglie che ho condotto nel passato mi hanno visto attivo e partecipe assieme alla
L.A.C. (Lega Abolizione Caccia) Toscana e ad Eugenio Baronti (oggi assessore
regionale). Molti mi criticavano per queste mie prese di posizione, è una battaglia
contro i mulini a vento – mi dicevano – le lobby dei cacciatori sono troppo forti.
Però man mano che gli anni passavano, mi accorsi che questa era una battaglia vinta:
non oggi, ma in prospettiva. Infatti, nella gente stava passando il discorso che il
divertimento ad uccidere animali, non era certo una cosa “in” ma una cosa molto
“out”, da non farsi, fuori moda, insomma.
Inoltre le normative europee sulla caccia, erano sempre più restrittive, e in Italia gli
oneri sempre più gravosi. In base a tutto ciò, di anno in anno, il numero dei cacciatori
va costantemente diminuendo, e l’età media è sempre più alta.
Certo, ogni volta che assisto ad una preapertura, e le doppiette mi svegliano, un senso
d’angoscia mi prende assieme ad una forte solidarietà nei confronti di animali che
vengono uccisi solo per puro divertimento. Come non può che rattristarmi la lettura
di prese di posizione di personaggi politici che per quattro voti di fucilatori, si
scagliano contro piccioni e storni, rei solo di esistere. Ancor più penoso è, quando a
scagliarsi contro le specie animali sono esponenti del partito di maggioranza relativa,
che a mio avviso dovrebbero avere ben altre cose a cui pensare.
Ma diamo un’occhiata più scientifica e meno etica alla caccia oggi in Italia: secondo
la legge nazionale sulla caccia (n. 157 dell'11 febbraio 1992, articolo 18) il periodo di
caccia va dalla terza domenica di settembre al 31 gennaio. Le regioni, in relazione
alle situazioni ambientali delle diverse realtà territoriali, possono modificare tali
termini che devono comunque essere contenuti tra il 1° settembre ed il 3 gennaio,
rispettando sempre l'arco temporale previsto dalla legge per le diverse specie. Fa
eccezione la caccia agli ungulati che può iniziare il 1° agosto, sempre nel rispetto del
predetto arco temporale.
La direttiva comunitaria sulla conservazione degli uccelli selvatici (n. 79/409/CEE
del 2 aprile 1979) all'articolo 7 obbliga gli stati membri a far sì che gli uccelli non
siano cacciati durante il periodo della nidificazione né durante le varie fasi della
riproduzione e della dipendenza. Quando si tratta di specie migratrici, la direttiva
obbliga gli stati membri a vietare la caccia anche durante il ritorno ai luoghi di
nidificazione.
Il motivo di tali divieti risiede nella necessità di proteggere le generazioni future,
infatti, è chiaro che se si uccide un uccello che si accinge a riprodursi, oltre ad esso si
perderà anche la sua prole potenziale, e inoltre l'uccisione di un uccello che sta
allevando dei piccoli porta con sé verosimilmente la morte dei piccoli stessi.
Inoltre le anatre verso la fine dell'estate compiono la muta, e in tale occasione per
alcuni giorni sono incapaci di volare e cadono quindi facilmente preda dei cacciatori.

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

La caccia in questo periodo può trasformarsi in una vera e propria strage.


Vi è un altro motivo per cui la caccia non dovrebbe protrarsi oltre la metà dell'inverno
(convenzionalmente fissata il 31 gennaio). Vi sarebbe, secondo queste teorie, a causa
della limitatezza delle risorse, un numero massimo di individui che possono
sopravvivere durante l'inverno. Pertanto, se la caccia viene esercitata in autunno o
all'inizio dell'inverno, la mortalità provocata dalla caccia sarebbe compensata da una
minore mortalità per cause naturali.
Che tale compensazione esista è tuttora una questione dibattuta, ma secondo la
maggioranza dei ricercatori vi sarebbe almeno una compensazione parziale. Nessuna
compensazione è però possibile se la caccia avviene dopo la metà dell'inverno,
quando la mortalità naturale è in gran parte già avvenuta.
Secondo gli esperti, tra le specie cacciabili in Italia, allodola e tordo bottaccio
iniziano la migrazione prenuziale già nella seconda decade di gennaio; alzavola,
canapiglia, codone e germano reale l'iniziano nella terza decade di gennaio;
marzaiola, mestolone, moretta e moriglione l'iniziano nella prima decade di febbraio;
beccaccino, cesena, combattente, folaga, frullino, gallinella d'acqua, merlo,
pavoncella, porciglione e tordo sassello l'iniziano nella seconda decade di febbraio; il
fischione l'inizia nella terza decade di febbraio. Inoltre il colombaccio inizia la
deposizione delle uova già nella seconda decade di febbraio, mentre la folaga e il
merlo l'iniziano nella terza decade di febbraio. Pertanto, già la caccia nel mese di
gennaio interferisce con la migrazione prenuziale di alcune specie di uccelli, e questa
interferenza si estenderebbe a molte altre specie ed alla deposizione delle uova, se la
caccia dovesse essere estesa anche al mese di febbraio, con gravissimi danni
riguardanti la grandezza delle rispettive popolazioni.
Inoltre, l'apertura della caccia il 1° settembre anziché la terza domenica di settembre,
applicata da molte Regioni italiane, tra le quali purtroppo la Toscana, sebbene sia
consentita dalla legge, tuttavia è dannosissima per alcune specie di uccelli che ai
primi di settembre sono ancora in fase di deposizione delle uova o di dipendenza.
Concludo auspicando che sempre un numero maggiore di cacciatori, si decida ad
amare veramente la natura e cessi di uccidere per divertimento specie animali.

RIAPRONO LE SCUOLE

Riaprono le scuole con novità che vengono da lontano: grembiuli, voti chiari e voto
in condotta. È solo un inizio, ma a mio avviso si comincia bene, ripristinando la
correttezza dei rapporti nella scuola tra tutte le sue componenti, alunni e docenti in
particolare. Senza questa base è impossibile e poco credibile il rilancio di qualsiasi
discorso culturale. Ottimo il ritorno al maestro unico e al voto che è molto più chiaro
dei fumosi giudizi, vecchi, pretenziosi, ipocriti e incomprensibili: il trionfo della
burocrazia al posto della meritocrazia. Grosse responsabilità vi sono state nella scuola

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

da parte di molti (politici, amministratori e sindacalisti) che n’avevano fatto il luogo


prediletto per lo smaltimento della disoccupazione femminile, senza riguardo alle
conseguenze: basso livello d’istruzione, orari disastrosi, assorbimento in stipendi del
98% delle entrate finanziarie per la scuola, ed anche smisurata importanza del libro di
testo che viene così a supplire la mancanza di cultura, di tempo e d’approfondimento
e, inoltre svuota le tasche dei genitori.
Tutto questo ha creato una finta uguaglianza, in pratica l’attestarsi su un libello
medio-basso di profitto, con conseguente forte disadattamento degli studenti più
intelligenti, divenuti i più frustrati e pertanto inclini alle rivolte giovanili.
La scuola deve ancora cambiare molto, fino a divenire una vera e propria fondazione
capace di ricevere doni dalla riconoscenza dei propri concittadini.
Nelle ultime olimpiadi sette medaglie d’oro su otto sono state vinte da militari, in
altre parole da giovani abituati alla disciplina e all’autocontrollo. Dalla scuola e
dall’Università non è venuto nulla, e anche questo è un forte sintomo della povertà
del nostro sistema educativo. Perché lo sport è espressione dell’organizzazione
disciplinata della società e dell’individuo, misura la sua capacità di porsi una meta e
di raggiungerla. È da quaranta anni che il nostro sistema educativo, dalla famiglia alla
scuola, ha avuto una sola preoccupazione: evitare ai giovani ogni trauma, ogni fatica,
ogni frustrazione, ogni cambiamento. Nessuno ancora è riuscito a modernizzare la
riforma Gentile e ogni variazione attuata finora ha rimandato solo indietro
l’istituzione scolastica.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti, quanto è stato negativo insegnare ai nostri
ragazzi che sono sempre bravi, adorabili, che è accettabile qualsiasi sciocchezza
facciano e che non dovranno mai pagare per i propri errori. Nessuno ha mai insegnato
loro che l’intelligenza si sviluppa e s’affina solo affrontando i problemi, che il
carattere si plasma accettando le sfide, che per comprendere appieno il valore delle
cose, occorre meritarle. E quanto ci è regalato senza alcun merito, ci indebolisce e
non ci fa capire il valore del regalo stesso. Pensiamo alla democrazia e a quanti
sacrifici ci è costata, ai nostri giovani viene oggi “regalata” e ne hanno così perso il
senso; e ciò che ci viene offerto gratis, non si difende, e si rischia così di perderlo. Per
tutti questi motivi è positivo il ripristino dell’ora di educazione civica.
Poche righe di riflessioni queste, a quanto ci sia ancora da lavorare nella scuola.

TERRA DI CONFINE

Quale sviluppo per la Garfagnana, terra di confine?


Con questo titolo apprendo dalla stampa che è stato organizzato dal Comune di
Castelnuovo Garfagnana e dalla Comunità Montana una giornata di studi, sabato, su
questo tema alla quale sono state invitate le istituzioni e le parti sociali. Tra queste
CGIL-CISL-UIL, ma l’invito all’UGL non l’ho visto. Perché? Eppure coi suoi
2.400.000 iscritti, l’UGL è la terza confederazione sindacale italiana. Tra i relatori

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

vedo anche esponenti del passato e sfiduciato governo.


A parte che come UGL abbiamo in Garfagnana iscritti eccellenti che penso vorranno
partecipare, tra questi un Sindaco (Fabio Reali), ex candidati a Sindaco (Gino Masini
e Angiolo Masotti), alcune RSU (trai i quali Adelio Masini), vorrei porre
all’attenzione alcune mie personali riflessioni.
In passato ho partecipato a tavoli per lo sviluppo della Valle. Tavoli che spesso sono
stati disattesi. Basti ricordare che l’ipermercato di Gallicano e l’impianto di
bricchettaggio sono spuntati al di fuori dei piani.
Comunque linee di sviluppo certe, non si sono mai viste. Così abbiamo aree PIP
adiacenti a zone coltivate, accanto a case, il tutto circondato da viabilità precaria –
soprattutto per i mezzi pesanti –
E proprio sulla viabilità non si è mai assistito ad interventi risolutivi, ma ad eterni
lavori in corso. Se la regione Toscana parlando di area vasta, lanciò a suo tempo
l’idea della metropolitana di superficie che avrebbe dovuto collegare Piazza al
Serchio a Pisa e Viareggio, eliminando il pendolarismo dalle strade, di questa idea se
ne è persa ogni traccia.
Anche l’indispensabile collegamento con Modena è sempre stato osteggiato
facendolo passare come progetto di parte. Questo perché l’idea non era partita da
Firenze – e qui più che di terra di confine, parlerei di colonialismo regionale.
Riguardo al collegamento con Modena, tra le varie proposte, io privilegerei la
Versilia-Modena.
Per l’intera Valle, non si è mai avuto il coraggio di privilegiare l’aspetto turistico,
naturale, sportivo, agricolo e culturale. Abbiamo così assistito non al proliferare
d’impianti turistici sportivi e culturali, ma al proliferare di capannoni che hanno
trasformato le aree adiacenti a quelle urbanizzate a periferie degradate prive di città.
Capannoni che poi faranno la fine di quelli della Piana, ove sono ospitati: rifiuti, sale
bingo, club privée, e nella migliori delle ipotesi magazzini ove alla merce proveniente
dalla Cina si appiccica l’etichetta €. Un esempio eclatante di miopia turistica lo
ritroviamo in località “Al Frascone” nella quale c’è la più bella vista della Pania.
Cosa si sta facendo qui? Campi da golf? Maneggi? Piscine?Un agriturismo? Un
albergo? Campi da tennis? NO!!! Si stanno costruendo capannoni! Uno spreco, una
vera e propria follia! Nella miopia classica del verdi. Andare a vedere per credere.
E i parchi? Dovrebbero essere occasione di sviluppo e di turismo. Vengono invece
osteggiati, non per la loro gestione politica, ma perché sono d’ostacolo alla caccia.
C’è poi il problema della sanità ove s’è perso il treno a suo tempo dei tre nuovi
presidi ospedalieri. (Versilia fatto, Lucca in costruzione, Valle del Serchio?) Ci si
ritrova così con un ospedale – unico al mondo – diviso in due tronconi a 15
chilometri di distanza l’uno dall’altro.
Tirando le somme, gli indirizzi economici avrebbero dovuto privilegiare: turismo,
agricoltura, valorizzazione delle bellezze naturali artistiche monumentali e storiche,
impianti sportivi e ricreativi. Cioè più alberghi, più agricoltura, più agriturismo, più

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

piscine, più campi da golf, più ristoranti, più campeggi, più manifestazioni culturali,
musicali, teatrali…
E anche da un punto di vista amministrativo, in un momento in cui si cerca di snellire
l’apparato, perché troppo costoso per il cittadino, si ventila di chiusura della
Comunità Montane, o come vorrebbe la Lega chiusura della Province, dei PRA, delle
Camere di Commercio, occorre fare una riflessione.
La Media Valle ha 35mila abitanti, la Garfagnana 30mila. Con questi numeri non ci
sarebbe forse spazio per un solo Comune? Magari diviso in due circoscrizioni.
Quanti Sindaci, assessori, consiglieri comunali, presidenti di C.M., segretari
comunali, dirigenti, il cittadino deve mantenere?
Mi si dirà che gli accorpamenti dei servizi sono già iniziati. È vero, ma su questo
aspetto e per far chiarezza, c’è ancora molto la lavorare.
Ho toccato solo alcuni aspetti, spero utili al dibattito e alla riflessione:
Sviluppo: privilegiare quello turistico legato all’ambiente, all’agricoltura, allo sport e
alla cultura.
Viabilità: collegamento stradale con Modena – ferrovie per trasporto su rotaia-
metropolitana di superficie.
Sanità: Ospedale Unico della Valle del Serchio.
Istituzioni: Consorzio di Comuni – Servizi associati.

IL PENSIERO DEBOLE (UNICO) DELLA VALLE

Era ovvio che le amministrazioni della Valle dal Serchio, progressiste nella facciata,
ma profondamente conservatrici nella sostanza, dicessero picche ad una mia pur
timida apertura verso un comune unico della Valle; apertura timida la mia com’è
stata quella dei sindaci della Versilia.
Ma nella Valle vige il “pensiero unico” e chi come il sottoscritto lancia libere idee, è
colpevole di “lesa maestà”.
Andiamo indietro nel tempo: per la Valle del Serchio, che ho sempre definito la verde
Svizzera italiana, ho sempre ipotizzato uno sviluppo legato alle proprie bellezze
naturali, culturali, artistiche, ad uno sviluppo cioè ti tutte quelle attività legate al
turismo, alla cultura, alla gastronomia locale, alla storia. Vedevo il fiorire di alberghi,
ristoranti, camping, maneggi, campi sportivi, palestre, piscine, campi da tennis, campi
da golf… E invece si è assistito al moltiplicarsi di capannoni e di aree PIP, sorte
anche nelle zone più belle della Valle. Anche i parchi naturali sono stati mal digeriti
poiché visti soprattutto come un freno alle attività venatorie.
E nei piani di sviluppo che si sono susseguiti nel tempo, a mio avviso si è troppo
trascurato l’ambiente, non solo, ma progetti veramente importanti sono nati al di fuori
di questi piani: impianto di bricchettaggio e ipermercato.
Quando proposi l’Ospedale Unico della Valle, tutti gli amministratori si schierarono
immediatamente contro la mia idea “folle”, salvo poi decenni dopo, rivedere le

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

proprie posizioni: a parole, perché i due mezzi ospedali coi costi sempre sulle prime
pagine dei giornali, restano ancora così come sono.
Quando proposi per la prima volta la Versilia-Modena stessa solfa: strada inutile,
costosa, improponibile. E anche qui dopo un decennio, alcuni amministratori hanno
iniziato a porsi la necessità di un collegamento tra la Valle e il modenese.
Dunque il tempo mi è galantuomo, e visti i precedenti non mi resta che far trascorrere
anni, solo allora forse qualcosa si muoverà nel senso di un Comune Unico.
Parlavo prima del pensiero unico diffuso nella Valle, legato strettamente ad una
visione conservatrice della politica e delle scelte amministrative e, ad un controllo
totale, anche dell’informazione: questo pensiero unico sta scricchiolando, ovunque se
ne avvertono i prodromi, e per verificare questo basterà aspettare le prossime
amministrative. Scommettiamo?

IL CASINO’ DI BAGNI DI LUCCA

Bagni di Lucca – Quando si parla di sviluppo della Valle del Serchio, quasi mai si
parla del Casinò di Bagni di Lucca e di una sua riapertura.
Eppure, costruito fra il 1838 e il 1839, fu la prima casa da gioco pubblica in Europa e
il centro della vita mondana del tempo. Oltre alle sale da gioco, offriva anche un gran
salone dove venivano organizzate sfarzose serate danzanti per il pubblico
internazionale allora presente.
Come prima casa da gioco in Europa avrebbe dovuto avere tutte le carte in regola per
tornare alle sue funzioni da tempo, ma così non è stato ed è stato scavalcato da molte
altre realtà. Perché?
Perché si è lasciata la battaglia per la riapertura ai soli politici e amministratori di
Bagni di Lucca, con solo qualche rara eccezione. Al di fuori di questi nessuno si è
impegnato seriamente in questa vicenda, per un malinteso moralismo che vede ancora
in queste strutture, luoghi di perdizione. Ricordo che quando nel 1996 fui candidato
al Senato, ai primi punti del mio programma misi: una nuova regolamentazione della
prostituzione in senso più liberale e la riapertura del Casinò di Bagni di Lucca.
Questo secondo punto era soprattutto legato ai benefici economici che da una sua
riapertura sarebbero ricaduti sull’intera Valle, ma si sa, i piccoli politici locali da
sempre privilegiano le aree PIP e i capannoni!
Avevo anche lanciato l’idea di aperture stagionali a rotazione tra: Bagni di Lucca,
Viareggio e Montecatini. Ipotesi questa che seguito a ritenere funzionale a tutto un
rilancio dell’economia dell’intero comprensorio. In passato varie sono state le
manifestazioni di sensibilizzazione su questo argomento organizzate dagli
amministratori di Bagni di Lucca, in particolare le aperture simboliche hanno attirato
l’attenzione dei madia nazionali, ma hanno anche fatto rischiare pesanti multe ai
primi cittadini.

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

Credo che per il rilancio dell’economia locale, per far ritornare Bagni di Lucca,
centro di cultura come in passato fu, occorra oggi rilanciare con forza questa
proposta: penso che i tempi siano finalmente maturi.

REMO TEGLIA

Lucca – Dopo il successo della “lezione” tenuta dal pittore pisano Enrico Formaini,
sulle tecniche dell’affresco dal Rinascimento ad oggi, seguita da un numeroso e
attento pubblico, mercoledì 17 è la volta di Bartolomeo Di Monaco che intratterrà i
convenuti su: “Remo Teglia, uno dei migliori scrittori della nostra terra”. È questa la
seconda conferenza organizzata dalla “Viviani” per il Settembre Lucchese. Remo
Teglia, scrittore altopascese, è poco noto al pubblico italiano e anche da noi, nella sua
terra, è stato quasi dimenticato. Bartolomeo cerca così di ripristinare il valore
letterario, non di poco conto di questo Autore.
Bartolomeo Di Monaco, scrittore e Presidente onorario della “Viviani”, nasce a San
Prisco in provincia di Caserta il 14 gennaio del 1942, ma si trasferisce a Lucca da
giovanissimo. Tuttora abita a Montuolo, frazione di campagna nella zona sud della
città, rivolta verso i monti pisani.
Una delle sue prime esperienze impegnative in letteratura risale agli anni novanta,
quando fonda e dirige dal 1992 al 1999 il quadrimestrale "Racconti e poesie"; il
periodico riscuote ampio consenso da parte dei lettori e dei molti collaboratori, tanto
da rappresentare la scintilla da cui ha origine l’associazione letteraria intitolata a
Cesare Viviani, tutt'oggi in piena e feconda attività.
Successivamente, dopo le prime pubblicazioni con la Maria Pacini Fazzi, casa
editrice locale, Di Monaco sottoscrive un contratto con la Prospettiva Editrice, presso
cui nei primi anni 2000 escono i seguenti romanzi: "Mattia e Elenora", Caro papà,
caro figlio", "Celeste" e per quanto riguarda il genere noir "Giulia", "Le tre sorelle",
"Lo sconosciuto" e "Gigolò". Queste opere rappresentano il risultato di molti anni di
lavoro, portato avanti parallelamente agli impegni familiari e maturato attraverso
letture e lunghe riflessioni sulla narrativa contemporanea.
Il 2004 è l'anno del salto di qualità: convocato da Marco Valerio, editore in Torino in
cerca di nuovi talenti, Di Monaco dà alle stampe il suo romanzo "La scampanata",
che viene distribuito a livello nazionale. Non molto dopo riceve una proposta di
collaborazione dallo scrittore Giulio Mozzi per la rivista Vibrisse, diffusa on line,
sulla quale il letterato lucchese pubblica tuttora le sue recensioni. La sua attività come
critico è costante e di buon livello, tanto che si accorgono di lui anche i redattori di
Nuovi Argomenti, che nel numero 34 pubblicano un suo saggio sullo scrittore di
Altopascio, Remo Teglia.
Ha recentemente aperto sul web un interessate periodico, dal titolo “Parliamone”.

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

VALORE LEGALE DEI TITOLI DI STUDIO

Luigi Einaudi, scrisse a suo tempo che per modernizzare l’Italia e rilanciare
l’istruzione era fondamentale lasciare libero “il datore di lavoro, pubblico o privato,
di preferire l’uomo vergine di bolle”. Più avanti aggiunse che il valore legale del
diploma non poteva essere “condizione necessaria per conseguire pubblici o privati
uffici” a meno che non volessimo realizzare una società decadente ed estranea alla
verità e alla realtà.
Tanti anni sono passati da questi scritti e siamo in una società in cui tutti si dicono, a
parole, liberali, ma niente è cambiato e il pensiero “il merito vale più del pezzo di
carta” resta per l’appunto solo un pensiero, dato che è una vita che a parole si parla
dell’abolizione del valore legale del titolo di studio, mentre nella realtà, cioè in
concreto, niente s’è fatto.
Il valore legale, secondo l’attuale normativa, dovrebbe essere una misura egualitaria
per impedire discriminazioni tra lauree e diplomi di serie A e di serie B, garantendo
così l’accesso ad alcune professioni e concorsi. Dovrebbe, ma non è proprio così, il
valore legale d’un titolo di studio s’è nei fatti dimostrato un disincentivo nei confronti
della qualità della preparazione, cosicché la laurea è retrocessa al classico “pezzo di
carta”, di cui non frega niente a nessuno, ma tutte le madri d’Italia dicono in coro ai
propri figli: “Devi prenderla, se no, non trovi lavoro!”
Così le università, da tempio dello studio e della conoscenza, sono divenute
parcheggio per giovani disoccupati. Ancora peggio, la laurea conseguita nel miglior
ateneo italiano, vale quanto quella ottenuta nel peggiore: se la differenza non c’è,
perché darsi da fare per cercare il meglio? Conseguente a questo è stato anche il
degradarsi della ricerca.
E una laurea conseguita in una prestigiosa università straniera? Magari non conta
perché l’università è privata, o manca il burocratico riconoscimento del titolo da parte
d’analoga istituzione italiana. Liberalizzazione, autonomia e concorrenza stanno alla
base di una vera riforma universitaria. Sicuramente l’abolizione del valore legale
della laurea è un provvedimento che preso da solo non basta a svecchiare il sistema
accademico, ma è certamente un requisito indispensabile per riformare questa
istituzione in profondità. E c’è una cera urgenza nella riforma del nostro intero
sistema scolastico se da parte di molti si scrive: “Siamo di fronte a una nuova forma
d’analfabetismo di ritorno. Basta leggere alcune circolari della Pubblica
Amministrazione, incomprensibili e di difficile interpretazione, per rendersi conto
delle gravi carenze del settore. Oppure avventurarsi nell’esame d’alcune sentenze di
magistrati, che un tempo, addirittura, dettavano attraverso i loro scritti le regole per
l’uso corretto della lingua italiana, per comprendere come la conoscenza della lingua
di Dante sia oggi un optional”.

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

SERGIO FINI

Lucca – Si è chiusa in questi giorni con buon successo di pubblico e di critica, la


personale del pittore della Valle del Serchio, Sergio Fini, che si è tenuta nel centro
storico nei locali della Consulta Giovanile in corte dell’Angelo. Pittore e poeta assai
noto nella nostra provincia, ma anche da molte altre parti d’Italia, finalista tra l’altro
proprio del Premio di Poesia “Piero Cervetti”, la cui premiazione è prevista in questi
giorni. La rassegna pittorica presentata ha come titolo “Il pozzo dell’anima”, messa in
mostra per la prima volta a Gallicano, dopo Lucca toccherà altri centri della
provincia. Dice di lui la scultrice Rosalba Maccianti: “Paesaggi incantati, il colore è
unico e irripetibile. Negli ultimi lavori riflette la campagna, vette di castelli e chiese
antiche, fiumi che scorrono lenti in un suggestivo movimento, un Fattori moderno
che fa rivivere la vita della terra. Sergio Fini si muove con colori, lettere, alberi,
figure umane, in una ricerca di vento che porti amore e calore, l’albero come linfa
vitale del mondo. La vita è colore, ogni colore ha una sua anima e Sergio Fini è al
colore come il colore è alla luce o alle tenebre”.
Lo stesso autore testimonia: “Questi ultimi dieci anni d’informale hanno pesato in
modo determinante dandomi la possibilità di vedere il pozzo dell’anima, sono stati
realizzati in stato di trans meditativa ove i colori venivano posti sul quadro
direttamente dal tubetto, ed eventualmente lavorati con le dita; nella serie
metamorfosi si ha uno sdoppiamento della personalità, appunto il primo segmento
rielabora e ritorna ad una figurazione primitiva e personale, mentre nella seconda solo
il sentire dirige il pennello per creare paesaggi fantastici, emozioni che corrono tra le
pennellate per poi lasciar cadere e risorgere il lavoro. Questa seconda parte è quella
che sento più vicina spiritualmente e dove posso liberarmi nel mio mondo senza
remore”.
Abituati da tempo alle sue composizioni informali alla Pollok o ai sui lavori esoterici
con le rune, è quasi una sorpresa questo ritorno, se pur timido, ad un figurativo mitico
e al contempo attuale, molto permeato dalle sue precedenti esperienze

VINCENZO LUNARDI BALLOON CLUB

Tra le associazioni lucchesi è giusto ricordare questo Club che, anche se nato
recentemente, ha ultimamente partecipato a varie manifestazioni che hanno attirato su
di sé l’attenzione del pubblico. Poter viaggiare in mongolfiera è, infatti, un sogno che
in molti oggi possono sperimentare, grazie all’intraprendenza di questi organizzatori.
Il "Vincenzo Lunardi Lucca Balloon Club" è la prima associazione sportiva che è
nata a Lucca per rendere fruibile a tutti il volo in mongolfiera. Il "Vincenzo Lunardi
Lucca Balloon Club" intende continuare a promuovere il territorio lucchese e quello
delle vicine città d'arte, organizzando eventi aerostatici internazionali, proponendo
altresì una collaborazione con enti ed istituzioni locali per realizzare eventi originali,

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fra cui raduni, sagre, feste, matrimoni, fiere o spettacoli suggestivi, quali quello
notturno del "Balloon Glow."
La nuova associazione, titolata al grande pioniere lucchese Vincenzo Lunardi, che
nel '700 strabiliò il mondo per le sue imprese leggendarie, ha sede nel capannorese e
annovera fra i suoi soci fondatori il dott. Marco Majrani, giornalista, scrittore e
curatore del Museo Storico Gianni Caproni di Trento. Il "Vincenzo Lunardi Lucca
Balloon Club" è impegnato nel diffondere l'aerostatica dal punto di vista sportivo e
culturale e si riserva per il prossimo futuro, di arrivare alla creazione di piloti locali in
questa specialità. L'associazione lucchese, che vanta l'adesione di tre piloti
professionisti e di figure storiche del volo libero in mongolfiera nazionale, ha come
Presidente onorario la Contessa Caproni, direttrice del prestigioso Museo
Aeronautico "Gianni Caproni" di Trento e diverse personalità lucchesi, tra le quali, il
prof. Pietro Ferretti, noto alpinista e studioso di problematiche oculari in quota.
Per chi volesse provare l'emozione di un volo libero o "vincolato" (le mongolfiere
sono legate a funi o cavi che le permettono di salire solo fino a 40 metri di altezza)
può contattare Massimo Raffanti, Presidente dell'Associazione - maximo87@alice.it -
Tra i fondatori del Club troviamo l’attuale Presidente, Massimo Raffanti che
ricordiamo come autore del libro "Altro Sport: l'avventura nella natura" (pagg.176
-24 tavole a colori - Pacini Editore- 1988,
Pisa).
Nel testo, che fra l'altro ha la singolarità di essere uno dei pochi libri sulle discipline
sportive di rischio mai scritte da un giornalista che le ha sperimentate in prima
persona, vengono analizzate attività "en plain air" quali il paracadutismo sportivo,
l'alpinismo, lo sci-alpinismo, la subacquea e il volo in mongolfiera. Massimo Raffanti
ha anche introdotto in lucchesia, assieme ad un pugno di sportivi alternativi, pratiche
quali il parapendio e la discesa fluviale in kayak, vivendo queste discipline, oggi
molto popolari, da vero e proprio pioniere, approdando poi al suo vero amore: il volo
in mongolfiera.
Il giornalista capannorese, impegnato da anni nel settore della divulgazione turistica
e, collaboratore in passato della RAI e di vari quotidiani, fra i quali La Nazione,
Metropoli e Radio 2000, per i quali si è occupato d’attualità, ambiente, politica e
cultura, attualmente è direttore di periodici e collabora attivamente alla rivista
"Toscana Qui", testata della Bonechi di Firenze, oltre che ad una serie di giornali
esteri. Inoltre Raffanti, ha presentato nel 1995 - in lingua tedesca - all’Istituto Italiano
di Cultura di Colonia la prima guida turistica alle colline capannoresi e al trekking sui
Monti Pisani, quando ancora la zona non conosceva il fenomeno dell’agriturismo e
delle case vacanza. Da sempre promuove su giornali europei le peculiarità artistiche,
naturalistiche, storiche ed eno-gastronomiche di Capannori: " Toskana:
Compitesegebiet und Pisaner Berge" - Editore Pezzini – Viareggio – pagg.142 – foto
40. Ha inoltre organizzato all’estero mostre di artisti locali.
Altro fondatore del Club è Marco Majrani, nato a Milano il 13 maggio 1952.

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Laureato in Scienze Naturali con il massimo dei voti presso l'Università degli Studi di
Milano. Fotografo professionista e giornalista, da oltre venticinque anni esercita la
sua attività di giornalista scientifico e divulgatore, con particolare impegno nel campo
geografico-ambientale e nel campo turistico ed eno-gastronomico, collaborando con
testi e fotografie a riviste quali: Natura Oggi, Airone, Oasis, Itinerari e luoghi, Focus,
Bell'Italia, Scienza & Vita, Ville e Giardini, Civiltà del bere, Viaggi e Sapori, Qui
Touring e molte altre.
Il suo archivio fotografico, che condivide con il fratello Alberto, è costituito da oltre
350.000 diapositive a colori di tutto il mondo, circa 100.000 delle quali riguardanti
l'Italia. Ha partecipato, in qualità di geografo e giornalista, a sette spedizioni
scientifico-alpinistiche nelle Ande e in Himalaya, compiendo anche ascensioni su
cime inviolate, e ha organizzato dieci spedizioni naturalistico-esplorative in Cile,
Argentina, Messico, Costa Rica, Islanda, Australia e Nuova Zelanda. Da alcuni anni
vola con i palloni ad aria calda e partecipa a meeting e campionati nazionali e
internazionali con il ruolo di tattico e navigatore. Ha realizzato quattro volumi
dedicati al volo aerostatico tra cui il più recente "Aerostati" considerato il libro
italiano più completo sull'argomento. Ha partecipato come ospite a diversi programmi
televisivi (RAI Uno Mattina, Jonathan, Terra, ecc.), ed è tra gli autori e ideatori della
trasmissione di Canale 5, "Paese che Vai", dedicata alla natura e alla geografia
italiana.
Concludendo, la panoramica che abbiamo fatto su questo Club, crediamo che riuscirà
a colpire l’interesse e l’immaginazione del lettore, a prescindere dalla fascia d’età. Se
per i più giovani è un sogno realizzabile l’ascensione silenziosa col pallone, agli altri
si vuol dare la possibilità della guida nel cielo e anche, di non minor conto, la visione
del volo di questi stupendi mezzi, che pure da terra offrono uno spettacolo di una
bellezza ineguagliabile.

BRUNETTA!!!

Certo che gli statali sono proprio fortunati: hanno un posto fisso, uno stipendio fisso
e… un salute di ferro!
L’ottavo nano (Brunetta) è rappresentato nel sito del Ministero della Pubblica
Istruzione, davanti a una Biancaneve dormiente, e dice: - Sveglia Biancaneve! Se no
ti licenzio!
A parte gli scherzi, riformare la pubblica amministrazione può sembrare l’idea d’un
folle, invece è una drammatica e realistica necessità. Per giunta urgente. E chi nel
passato recente ci ha provato (Berlinguer) ha dovuto fare precipitosamente macchina
indietro. Nei mercati globali non competono solo le piccole aziende, ma i Sistema-
Paese: chi resta indietro, perde terreno e s’impoverisce. Noi italiani siamo quelli che
in questo momento, purtroppo stanno crescendo di meno. Perdiamo ogni giorno di
competitività e tutto ciò è dovuto alle nostre arretratezze strutturali, tra le quali una

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

pubblica amministrazione elefantiaca, burocratica, costosa e inefficiente.


Assimilare tout court i dipendenti pubblici ai “fannulloni” è una generalizzazione,
ma anche un’ingiustizia. Questa generalizzazione è commessa da tutti coloro che
s’oppongono a che sia premiato il merito, l’impegno e la competenza. La commette
chi chiede che gli stipendi siano tutti uguali, chi vede la carriera come funzione
esclusiva dell’anzianità, la commette chi abolisce i concorsi e assume solo per
sanatorie successive, chi distribuisce incentivi a pioggia, chi sgancia la retribuzione
dalla produzione. Le prime vittime di questo andazzo sono proprio i dipendenti seri e
onesti, così come i cittadini che hanno diritto a servizi efficienti e, non bisogna
trascurare le aziende che sono costrette a sopportare pesi e costi burocratici superiori
a quelli di altri concorrenti esteri. La fannullocrazia che fino ad oggi ha purtroppo
imperato è la nemica di tutti ed è buona solo per chi ne ha finora approfittato.
I costi degli apparati politico burocratici sono anch’essi da tagliare e varie proposte
sono nate in questo campo. Dal taglio delle Comunità Montane che non siano
veramente montane, alla chiusura delle Province, delle Camere di Commercio, del
PRA, una revisione degli enti locali a statuto speciale e un accorpamento del piccoli
Comuni… Molte le proposte venute da più parti politiche e sul tavolo di Brunetta,
che mi auguro sappia scegliere e con criterio decidere senza tentennamenti e senza
marce indietro; ne va dell’economia del nostro Sistema-Paese, della correttezza
amministrativa e del recupero di credibilità del dipendente pubblico.

VALLE DEL SERCHIO

Valle del Serchio: finalmente sarà possibile voltare pagina? Così sembrerebbe,
almeno nell’area PdL, ma ritengo che le scelte di sviluppo di una zona debbano
essere condivise, se vogliono veramente incidere i maniera positiva su lo sviluppo di
un territorio. Così sembrerebbe, almeno a leggere i resoconti sugli ultimi interventi
avvenuti durante recenti incontri politici in area moderati. E per favorire
ulteriormente il dibattito ricordo i punti che da tempo vado enunciando sia sulla
stampa che sul web.
Viabilità: la Versilia-Modena attraversando l’intera vallata con accettabile impatto
ambientale, circa l’80% in galleria, risolverebbe molti problemi di viabilità locale e
attuerebbe un veloce collegamento con la Versilia.
La riapertura del Casinò di Bagni di Lucca: con ricadute economiche ben
positivamente quantificabili, con conseguente riqualificazione del rilancio turistico di
tutta la Valle. Con l’ipotesi poi del Casinò Stagionale aperto a rotazione tra Bagni di
Lucca, Viareggio e Montecatini, le ricadute avverrebbero in un’area vasta.
Ospedale Unico della Valle: si farebbe così finita di giocare sugli sprechi su due
mezzi ospedali dalle messe a norma impossibili e infinite. Monoblocco da costruire in
area mediana nella Valle, con efficienza nelle prestazioni erogate e con facilità

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

d’accesso.
Prodotti tipici: valorizzazione massima della loro produzione, lavorazione e vendita
diretta con sinergie coi centri commerciali naturali, che ne risulterebbero
avvantaggiati e ancor più qualificati.
Agriturismo: strettamente legato al punto 4 e anche alle strutture ricreative e sportive,
con creazione e riqualificazione di nuovi sentieri, di nuove piste ciclabili, pedonali e
percorribili a cavallo. Trekking, nuoto, equitazione, golf e tanti altri sport eseguibili
nella Valle. Creazione di un parco fluviale facilmente percorribile e marciapiedi
pedonali per congiungere e unire frazioni: Fornaci- Ponte all’Ania in primis.
I Parchi: una diversa gestione di questi, che non penalizzi il territorio, ma al contrario
lo esalti nel rispetto dell’ambiente e della natura. Una diversa gestione per renderli
sempre più fruibili e fonte di guadagno da reinvestire in ampliamento dei parchi, in
posti di lavoro e nel miglioramento dello stesso ambiente.
Istituzioni: c’è poi l’aspetto istituzionale su cui riflettere. Un aspetto e un dibattito per
porre le basi di un nuovo assetto futuro: il Comune Unico della Valle. Un Comune di
65mila abitanti con un solo Sindaco, un solo Consiglio Comunale, una sola squadra
di Assessori, un solo Segretario Comunale. Accentramento amministrativo e risparmi
di gestione. Punto questo legato al superamento del campanilismo come d'altronde lo
è anche l’Ospedale Unico.
Sette punti, per un autentico cambiamento, contro la conservazione, comuni agli
interessi di tutta la Valle sui quali possono innestarsi tutti quegli aspetti
particolaristici e locali capaci di creare nuovi posti di lavoro e di migliorare la qualità
della vita, del lavoro e dello stesso ambiente che nella Valle, malgrado i vari
maltrattamenti subiti, resta pur sempre un’oasi di qualità di forte valenza turistica.

UN SOLO COMUNE PER LA VALLE DEL SERCHIO

Durante una delle tante manifestazioni avvenute nell’estate alla Versiliana, alcuni
Sindaci della Versilia hanno firmato un documento per un comune unico per tutti i
comuni della Versilia.
Il dibattito si è aperto ufficialmente con le “dimissioni” simboliche da primo cittadino
dei sindaci presenti: Massimo Mallegni (Pietrasanta), Luca Lunardini (Viareggio),
Fabrizio Larini (Massarosa) e Umberto Buratti (Forte dei Marmi).
Questo il documento firmato davanti al pubblico della Versiliana e di Giorgio
Guazzaloca (ex sindaco di Bologna): “Rinunciare alla carica di primo cittadino e
impegno per istituire il Comune Unico della Versilia”.
Una proposta tesa ad una volontà istituzionale, ma anche ad uniformare e unificare
tanti aspetti della vita quotidiana dei cittadini della costa, dalla sicurezza alle
iniziative culturali. Tutto ciò per offrire migliori servizi alla cittadinanza e ai molti
turisti che in estate affollano questi lidi, e anche per un considerevole risparmio

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

nell’erogazione dei servizi.


Questo atto ha favorevolmente colpito molti cittadini della nostra provincia, al punto
che il Presidente del Consiglio Provinciale, ha in questi giorni rivolto ai Sindaci
interessati la domanda: ma vogliamo farlo sul serio? Se sì, mettiamoci al lavoro.
Sono tra coloro che è rimasto favorevolmente colpito da questo atto e, pensando alla
Valle del Serchio, mi sono domandato se sia giusto mantenere tutto com’è, o se
occorra trovare nuove soluzioni istituzionali.
La Media Valle ha 35mila abitanti, la Garfagnana 30mila: 65mila abitanti in tutto, il
numero giusto per fare un solo Comune di media grandezza, magari organizzato in
due circoscrizioni (Media Valle e Garfagnana) al fine di mantenere viva la memoria
storica della Valle. Troppi Comuni e due Comunità Montane costellano oggi l’intera
Valle, e gravano sui cittadini: quanti Sindaci, quanti consiglieri, quanti assessori,
quanti segretari e dirigenti (o facenti funzioni) in meno ci sarebbero con un unico
Comune? E amministratori e dirigenti in meno significa notevole risparmio.
I risparmi amministrativi dunque sarebbero notevoli, e vi sarebbe anche una miglior
organizzazione dei servizi: a miglior qualità e minor costo.
Perché non seguire l’esempio dei Sindaci della Versilia e non farci un pensierino?

UGL AL BIVIO

Che il monopolio della triplice si fosse incrinato, fu evidente due anni fa, quando i
dati degli iscritti ai sindacati, furono con l’occasione dei Congressi, resi di pubblico
dominio. L’UGL presentò così il proprio portafoglio di 2.400.000 iscritti, dei quali un
milione donne (fonte wikipedia), divenendo così il terzo sindacato confederale
italiano, scavalcando l’UIL ferma a 1.900.000 iscritti. L’ulteriore salto di qualità si
ebbe con la vittoria del Congresso da parte di Renata Polverini, prima donna a
guidare un sindacato confederale. Se a questo s’aggiungono le capacità mediatiche
della Polverini, superiori addirittura a quelle che furono di Benvenuto (UIL), si
comprende come l’UGL sia potuta giungere ai successi attuali. Mentre in alcune
categorie la triplice si rifiuta ancora, pazzescamente, di sedersi con l’UGL al tavolo
delle trattative e mentre l’ARAN, a mio avviso su posizioni conservatrici e
ultrasinistre, crea da sempre ostacoli alla rappresentatività piena dell’UGL nel
Pubblico Impiego, in questi giorni abbiamo visto l’UGL tra i protagonisti della
vicenda sindacale italiana per eccellenza, il salvataggio cioè, dell’Alitalia. Vorrei
aggiungere anche come la quasi totalità degli amministratori di centro-destra
privilegiano sempre la CISL e non l’UGL: ma anche questo viene dato per scontato.
Mentre sinistre sindacali e politiche remavano contro la soluzione della crisi Alitalia,
salvo poi tardivamente ricredersi, l’UGL con il fronte della ragionevolezza e della
consapevolezza, è stata attrice di primo piano. E adesso questo sindacato è al bivio: o
entrare a far parte in modo organico della quadruplice (non più triplice) sindacale, o
mantenere vive le differenze, la propria storia e continuare con il rafforzamento di

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

una confederazione sindacale attiva, propositiva e innovativa, mantenendo e


rafforzando i distinguo da una triplice (trimurti, come la chiama Pannella)
conservatrice, statalista, assistenzialista e nella sostanza profondamente reazionaria.
Essere sempre più alternativa alla triplice, insomma.
Io privilegio la seconda ipotesi, anche perché tutti i quadri UGL hanno in breve
tempo compiuto un’evoluzione gigantesca che li ha portati dalla vecchia e romantica
concezione CISNAL “sindacato come testimonianza sul posto di lavoro”, alle nuove
concezioni di presenza, radicamento, attività, comprensione e lotta in ogni posto di
lavoro e con la capacità di mostrare, attraverso l’uso dei mass media, la qualità delle
lotte per migliorare innanzi tutto la qualità della vita dei lavoratori, con un occhio ben
attento nei confronti delle dinamiche della società civile, degli immigrati, dei
disoccupati, delle pari opportunità e degli studenti.

DELITTO IN CASA GOLDONI

Lucca – Mercoledì 15 ottobre alle ore 17.00 presso la Casermetta Santa Maria delle
Mura Urbane, per il ciclo “al bridge con l'Autore”organizzato dall'associazione
“Cesare Viviani” con il patrocinio del Comune di Lucca, Stelvio Mestrovich
presenterà il suo ultimo romanzo “Delitto in casa Goldoni, Carabba Editore. Stelvio
Mestrovich è nato a Zara nel 1948.Esordisce nella narrativa nel 1992 con il romanzo
“Suor Franziska”. Tre anni dopo pubblica il suo secondo romanzo “Il diario di Lucida
Mansi”.Ora si dedica alla narrativa gialla e alla musicologia. A proposito di
quest’ultima, nel 2006 esce il suo libro “Wolfgang Amadeus Mozart, il Cagliostro
della Musica”, edito da Portaparole di Roma. Mestrovich ha fatto porre, nel 2000, una
lapide sulla facciata della casa in Goettweihergasse n. 1 a Vienna, in ricordo di
Antonio Salieri, di cui è un accreditato studioso. Ha fatto poi intitolare il ridotto del
Teatro ‘G.Verdi’ di Trieste al direttore d’orchestra Victor de Sabata. Nel corso del
2005 ha presentato tre opere di Salieri al Konzerthaus di Vienna, riscuotendo
consensi. Come giallista ha pubblicato il romanzo “Venezia rosso sangue” (Dario
Flaccovio Editore, 2004, Palermo), creando la figura dell’ispettore capo di Polizia
Giangiorgio Tartini della squadra omicidi di Venezia.
Nel 2008 è uscito il giallo “Delitto in Casa Goldoni”, pubblicato da Carabba Editore.
Questo ultimo romanzo tratta di un’indagine che parte dalle edizioni anastatiche delle
commedie del Goldoni e si dipana attraverso la penisola, da Venezia fino alla
lontanissima Cefalù. Giangiorgio Tartini, Ispettore Capo della Squadra Omicidi di
Venezia, è niente di meno che uno dei discendenti, anzi, l’unico erede, del
celebre compositore Giuseppe Tartini; si cimenta con il violoncello, usa come
suoneria del cellulare una composizione di Mozart e si lancia con le donne in
romantici amplessi che hanno a volte la cadenza sincopata di un Bolero, a volte la
languida sensualità di un Minuetto. Dalle pagine di questo romanzo esce una Venezia
decadente e aristocratica, vecchia e decrepita negli anni, ma altera e sussiegosa come

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

una dama d’altri tempi.


Stelvio Mestrovich è inserito nel “Dizionoir” (a cura di Mauro Smocovich,
prefazione di Carlo Lucarelli), edito da Delos Books, Milano,2006.
I suoi racconti e i suoi articoli sono inseriti in diverse antologie italiane, austriache,
tedesche, bulgare, spagnole e serbe.

PARLIAMONE – UNA RIVISTA LUCCHESE

Molte sono le riviste culturali che vengono pubblicate in Italia, e sono anche molte
quelle che vedono la loro presenza sul web. Una di queste è la rivista lucchese
“Parliamone” (www.rivistaparliamone.it) che è nata il 17 agosto 2007 e che vede la
collaborazione di numerosi autori conosciuti a livello nazionale.
Il pomeriggio di quell’estate del 2007 Bartolomeo Di Monaco incontrò a casa sua, a
Montuolo, Vittorio Baccelli e Marco Vignolo Gargini, rispettivamente presidente e
vice-presidente dell’associazione culturale “Cesare Viviani” ed espose loro l’idea di
voler fondare una rivista, chiedendo se l’Associazione fosse disposta a collaborare.
Con l’assenso ricevuto, la rivista avviò la sua attività, facendosi presto conoscere. Vi
sono stati pubblicati articoli di Giorgio Bárberi Squarotti, Vincenzo Pardini, Gaetano
Cappelli, per fare solo i nomi dei più noti.
Alla data del 15 settembre 2008, sono stati pubblicati ben 920 articoli. I visitatori
hanno raggiunto anche la punta di quasi 4.000 al mese. Unica nel suo genere per
l’ampio spettro delle materie trattate, si divide nelle seguenti sezioni: Arte, Cinema,
Favole, Fumetti, I Maestri, Incipit, Leggende, Letteratura, Mi presento, Musica,
Pittura, Storia.
In particolare: nella sezione Incipit sono pubblicati gli incipit delle opere letterarie in
uscita, corredate dalla scheda del libro e dai dati biobibliografici dell’autore; nella
sezione Mi presento (nuova: avviata il 19 settembre 2008) sono ospitati gli autori che
vogliono presentarsi e presentare le loro opere; nella sezione I Maestri sono
pubblicate vere e proprie ghiottonerie rappresentate da scritti del passato di autori

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

famosi; nella sezione Storia è in corso la pubblicazione di articoli tratti dal


Conciliatore Toscano dell’anno 1849, e vi si parla della Prima guerra d’indipendenza.
Vi è anche una voce dedicata alla pubblicazioni di Romanzi e Testi a puntate.

E’ NATA L’AGENZIA PER LA SICUREZZA NUCLEARE

In questi giorni, nel quasi totale silenzio della stampa, è passata in commissione la
costituzione dell’Agenzia per la sicurezza nucleare. Agenzia indispensabile per
imboccare la via al nucleare civile. Ma se guardiamo bene, ci accorgiamo che i
commissari del PD si sono astenuti in commissione, favorendo così questa nascita, e
se andiamo ancora più a fondo scopriamo che questa agenzia è sollecitata proprio dal
PD. Ma le sinistre non erano contrari al nucleare?
Se sfogliamo il programma elettorale sempre del PD leggiamo che l’approccio al
nucleare civile dovrà essere “non ideologico”.
Andiamo indietro nel tempo: nei giorni 8 e 9 novembre del 1987 l’Italia votò sui tre
referendum che riguardavano il nucleare e, il responso delle urne fu netto: quasi
l’80% dei votanti si espresse contro il proseguimento della politica energetica
nucleare. Anche nella nostra provincia le percentuali oscillarono attorno alle medie
nazionali, con qualche punto in più.
Oggi si riparla di centrali nucleari per risolvere la crisi energetica in atto e per
sganciarci dal petrolio.
“Riequilibrare il mix energetico fortemente sbilanciato a favore degli idrocarburi,
ridurre la dipendenza dall’estero dell’Italia su energia, diminuire le emissioni di CO2
e garantire al paese importanti ricadute industriali.” Queste sono le parole usate dal
presidente dell’Enea durante la presentazione del “Rapporto 2007 Energia e
Ambiente”. Più avanti nel rapporto si legge che nuove centrali in Italia sarebbero
pronte tra 20 anni e che il costo dell’uranio è aumentato negli ultimi sette anni, dal
2001 al 2008, passando dal 13 a 190 dollari il chilo. Sempre dal rapporto si legge che
le riserve d’uranio (4,6 milioni di tonnellate) saranno sufficienti per 85 anni.
Altri studi però sostengono che tra 60 anni l’uranio sarà esaurito.
Siamo dunque sicuri che il nucleare sia la scelta giusta? Ad una prima lettura del
dibattito che si sta svolgendo sul nucleare, sembrerebbe che sia favorevole tutta la
CDL e contrario tutto il centrosinistra. Ricordo che al tempo del referendum una
nutrita schiera di combattivi personaggi, trai quali alcuni scienziati, vicini alle
posizioni dell’allora PCI, sostennero a spada tratta le ragioni del programma nucleare.
Perché credere che oggi esistano posizioni riconducibili in maniera omogenea alle
due aree politiche, e non che, come allora, si stia assistendo a due schieramenti
trasversali? La nascita dell’Agenzia per la sicurezza nazionale, voluta dal PD e
passata con l’astensione dei membri del PD, dovrebbe farci riflettere. Personalmente,
io che sono di destra, il nucleare non mi convinse allora al tempo del referendum e
men che mai mi convince adesso.

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

Capisco che il rilancio in pompa magna del nucleare possa essere un’arma per la
contrattazione del prezzo del petrolio (ma con la crisi in atto il prezzo è in costante
discesa), ma di qui a realizzare nuove centrali nucleari, ce ne corre.
Negli USA è da 30 anni che non si costruisce una centrale: il dato dovrebbe far
riflettere. Ma la Westinghouse le centrali le produce, dunque ha bisogno di venderle:
ma proprio in Europa? Proprio in Italia?
In Francia, le centrali hanno un guaio dopo l’altro, ma forse prima, quando non
facevano notizia, le piccole fughe di vapore non assurgevano all’onore delle
cronache. Informandoci si legge che le centrali di nuova generazione saranno pronte
tra 20 anni, mentre le scorte d’uranio dureranno ancora per una cinquantina d’anni.
Le due notizie prese separatamente informano e basta, prese insieme danno un quadro
inquietante. Come è pensabile sostituire una fonte energetica, il petrolio, in
esaurimento con un'altra, l’uranio, anch’essa in esaurimento?
C’è poi il problema, per niente secondario, delle scorie. Abbiamo visto tutti cosa è
successo a Napoli e dintorni, con i rifiuti da decenni gestiti dalla camorra e poi
abbandonati per le strade. Ci siamo mai chiesti quante nelle nostre Amministrazioni
abbiano per decenni smaltito i rifiuti nelle discariche del Casertano? Fino al collasso
delle discariche stesse.
Berlusconi ha risolto il problema ripulendo il napoletano sommerso dai rifiuti. Ma se
non siamo stati capaci per decenni di smaltire correttamente i rifiuti, neppure i RSU,
chi ci garantirà dalle scorie nucleari? Berlusconi tra 20/30 anni non potrà più essere al
governo e non potrà certo garantirci: e allora?
Le discariche furono gestite dalla camorra, vi immaginate cosa potrebbe succedere se
le scorie nucleari finissero in mano a questi signori? Sicuramente ci guadagnerebbero
molto di più di quanto non incassarono coi RSU e con quelli speciali. E con quali
rischi: pensiamo al terrorismo e alla facilità di costruire ordigni sporchi con scorie
radioattive.
Meglio pensare ad altro, ad altre fonti energetiche. Qualche mese fa ho letto sulla
stampa che un ingegnere italiano ha già allestito, su suo brevetto, in Canada, e ha in
costruzione in Australia, impianti che trasformano i rifiuti (l'80% è cellulosa e
plastiche) in benzine e che possiede brevetti analoghi per la trasformazione dei
copertoni usati. Alla domanda del giornalista se avesse presentato in Italia i progetti,
l’ingegnere ha risposto che ha presentato da più parti i progetti, ma non ha avuto
alcun riscontro.
Ancora sulla stampa leggo che l’impianto eolico di Scansano produrrebbe meno
energia del previsto, ancor meno della metà di quello di un impianto nucleare. E
allora, mi chiedo, ma se con l’eolico i rischi non ci sono, perché contestare questi
impianti?
È vero, non saranno un granché belle le pale che girano, e occupano pure troppo
spazio, ma producono energia (anche se meno del previsto) e non inquinano. Perché
tanto scandalo?

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

Pensate, se si trovasse il petrolio qui da noi, in Toscana, sarebbe tutto un fiorire di


trivelle e pompe, modello Texas, alla faccia delle viti, delle pievi e degli ulivi!
Cerchiamo dunque di investire in fonti energetiche alternative, dall’eolico alla
geotermia, dall’idroelettrico al solare; utilizziamo le maree o i rifiuti…
E il nucleare lasciamolo perdere perché è pericoloso, inquinante, militarizza il
territorio, mal s’adatta alle zone sismiche e da grossi problemi con le scorie.
Sono anche sicuro di una cosa: vogliamo fare un nuovo referendum? L’80% direbbe
di nuovo no al programma nucleare, ne sono certo.
Sulla fusione nucleare il discorso cambia: investiamo in questa ricerca.
Caro lettore a questo punto sei proprio sicuro che il PDL voglia il nucleare e che il
PD sia contro?

LA SCUOLA DELLE BUGIE

Questa settimana la sinistra ha intensificato il suo attacco contro le misure per


cambiare la scuola introdotte dal governo. Stiamo assistendo a mobilitazioni ovunque
dalle piazze alle università, anche con occupazioni. I politici della Valle del Serchio si
stanno distinguendo per il loro accanimento contro questa legge, che mi sembra non
dispiaccia molto neppure al Presidente della Repubblica e anche l’ex ministro
Berlinguer mi è sembrato molto possibilista. Stefano Baccelli poi dalle righe di
questo giornale, si scaglia anche contro l’ipotesi di creare sezioni apposite per la
preparazione all’inserimento degli stranieri nelle classi normali. Eppure sembrerebbe
logico che il ragazzo straniero entri nella classe definitiva, conoscendo almeno la
nostra lingua, per imparare poi anche la nostra cultura.
Il metodo per controbattere la legge è sempre lo stesso: si attribuisce al decreto
intenzioni che non ha (abolizione tempo pieno e bimbi a casa alle 12.30,
licenziamento insegnanti, riduzione insegnanti di sostegno, ecc.), queste balle
vengono spacciate per realtà al fine di terrorizzare le famiglie e vengono usate per
mobilitare la "tradizionale" massa di manovra composta degli studenti delle superiori
e delle università, felici di protestare e di far festa per ogni motivo (quando s’era
studenti noi, non si ragionava nello steso modo?). E quando, l'anno prossimo, si vedrà
che il tempo pieno è rimasto, che è stato potenziato grazie alla ridistribuzione degli
insegnanti, che nessuno è stato licenziato e che i posti di sostegno sono gli stessi,
diranno che è stato merito loro e della loro battaglia contro il governo e si
inventeranno qualcosa d'altro per continuare a usare la scuola come campo di
battaglia politica. La scuola è un feudo loro, guai a chi la tocca.
Cercano di recuperare a scuola il consenso che non hanno più nel Paese, con ogni
mezzo. Da qui l'accusa al centrodestra di essere razzista, dopo la mozione approvata
alla Camera a proposito delle classi di inserimento per far imparare l'italiano ai
bambini stranieri prima di includerli nelle classi ordinarie. Sono queste una serie di
misure di buon senso, già in vigore per esempio in Germania, Francia e Spagna e che

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

tutelano in primo luogo i bambini: eppure la sinistra e i media compiacenti le hanno


usate e le usano per polemiche e accuse infamanti.
Tutto ciò avviene proprio nei giorni in cui il premier Berlusconi e il ministro
Tremonti confermano il ritrovato ruolo guida dell'Italia in Europa e nel rapporto con
gli USA. Lo hanno dimostrato i risultati delle conferenze internazionali degli ultimi
otto giorni. Autorevole sulla scena internazionale nella scelta delle misure condivise
per fronteggiare la crisi finanziaria globale, sul fronte interno il governo ha
predisposto in una settimana due decreti legge per tutelare i risparmi delle famiglie,
l'attività delle imprese grandi e piccole, la stabilità del sistema bancario italiano: c'è
chi è al lavoro per costruire e chi invece continua solamente a cercare di distruggere.
Ma anche gli ultimi sondaggi danno sia il premier che il governo in ascesa nel
pubblico consenso, a ulteriore dimostrazione che le bugie non pagano.

GUGLIELMO PETRONI

Lucca - Chiuderà il ciclo di conferenze organizzate dall’associazione Cesare Viviani


per il settembre Lucchese, Marisa Cecchetti che mercoledì 22 ottobre alle ore 17,
sempre presso il Circolo del bridge, parlerà su “Passato e presente, rifiuto delle
ragioni del male nella produzione letteraria di Guglielmo Petroni”.
Guglielmo Petroni è nato a Lucca il 30 ottobre 1911 ed è scomparso a Roma, 29
aprile 1993. Nato da famiglia povera e autodidatta, la sua formazione è da lui
raccontata nel libro Il nome delle parole (premio Selezione Campiello 1984). Grazie
alle prime poesie entra in contatto col mondo letterario fiorentino dell'epoca, quello
delle Giubbe Rosse. È con Alessandro Bonsanti tra i fondatori di Letteratura.
Malaparte lo inviterà a lavorare a Roma. Da quella esperienza nascerà il suo libro di
narrativa più noto, Il mondo è una prigione. Vince il Premio Strega nel 1974 col
romanzo La morte del fiume. Petroni ha una formazione culturale fuori dai canoni:
semianalfabeta fino all'adolescenza, comincia a lavorare a Lucca nella bottega
paterna di scarpe all' età di 10-11 anni. Scopre quasi per caso la pittura, alla quale si
dedicherà per anni incoraggiato da Rosai, Carrà e Carena; ed è attraverso la pittura,
l'arte, che arriva alla poesia. Ad una delle sua primissime poesie viene assegnato, nel
1934, il premio La Cabala, il primo di poesia istituito in Italia, giudici tra gli altri,
Bontempelli, Ungaretti, Marinetti, Betti e l'Aleramo. É questo che favorirà il suo
inserimento nel mondo letterario, nella Firenze delle Giubbe Rosse con Montale,
Gadda, Palazzeschi, Vittorini, Bonsanti, Landolfi, Luzi e tanti altri. Fu così tra i
fondatori di Letteratura diretta da Bonsanti, oltre che collaboratore con scritti e
disegni de Il Selvaggio di Mino Maccari, e de L'Italiano di Leo Longanesi. La sua
prima raccolta di poesie Versi e memoria, del 1935 fu salutata, da critici quali
Giuseppe De Robertis e Walter Binni, come una delle voci più nuove di quegli anni.
Nel 1938 pubblica un volume di racconti Personaggi d'elezione e, nello stesso anno,
invitato da Malaparte, si trasferisce a Roma per dirigere la redazione di Prospettive.

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

Durante la guerra, con M. Alicata, G. Briganti, C. Muscetta, A. Trombadori, fa parte


del comitato di redazione de La Ruota diretta da M.A. Meschini. Nella primavera del
1944 è arrestato e consegnato alle SS, chiuso nel carcere di via Tasso, torturato e
condannato a morte, viene trasferito al terzo braccio di Regina Coeli. Verrà salvato in
extremis dall'arrivo degli alleati. Il suo primo libro, pubblicato subito dopo la
liberazione e nato da quella esperienza, fu Il mondo è una prigione, che per Natalino
Sapegno resta una delle prove più alte della letteratura di quel periodo. Tra i molti
libri di questo genere nati dall’esperienza della guerra - ha scritto Geno Pampaloni
nella Storia della Letteratura di Garzanti - a nessuno come a questo è riuscito di
restituire con altrettanto sobria intensità il senso che accomuna l’abiezione della
tirannia ad una tragedia umana. Nel dopoguerra è redattore de La Fiera Letteraria
diretta allora da Cardarelli. Si occupa anche di critica letteraria e critica d'arte. Negli
anni ‘50 lavora alla rinascita del Terzo Programma Radio della RAI, contribuendo a
dargli la sua impronta culturale e tecnica. Per alcuni anni lavora poi a fianco di
Ignazio Silone come segretario della Associazione per la Libertà della Cultura. Negli
anni 60 torna alla RAI come giornalista, al giornale radio, dove diviene caporedattore
Spettacolo e Cultura, fino al momento di andare in pensione. Si è però soprattutto
dedicato alla poesia, alla narrativa, alla saggistica, pubblicando vari libri, soprattutto
romanzi. A proposito dei suoi versi Giovanni Raboni ha parlato di straordinaria
coerenza di una vicenda singolare e appartata, ma tutt'altro che marginale rispetto alle
linee ufficiali di sviluppo della poesia italiana del '900 (...) di una pronuncia poetica
alonata di concretezza, addirittura virtuosistica nel far vibrare all'unisono gli
strumenti della tradizione letteraria e quelli, non meno antichi e preziosi, di un parlato
quotidiano ricco di misteriosa trasparenza e saggezza. Ha avuto molti premi, ma
teneva in particolare alla laurea Honoris Causa a riconoscimento della sua attività,
ricevuta nel 1985 dall'Antica Università di Sassari.

RITANNA ARMENI E RENATA POLVERINI A LUCCA

Lucca - Il prossimo 4 dicembre, ormai è definito, la nota giornalista Ritanna Armeni e


la Segretaria Nazionale dell’UGL Renata Polverini saranno a Lucca all’auditorium di
San Romano per dibattere sulle problematiche legate alle pari opportunità, in un
evento voluto dalla Commissione Pari Opportunità della Provincia e dal Consiglio
Provinciale. Questo evento mi da l’occasione per intervenire nuovamente sul
sindacato in generale e sull’UGL in particolare.
Che il monopolio della triplice si fosse incrinato, fu evidente due anni fa, quando i
dati degli iscritti ai sindacati, furono con l’occasione dei Congressi, resi di pubblico
dominio. L’UGL presentò così il proprio portafoglio di 2.400.000 iscritti, dei quali un
milione donne, divenendo così il terzo sindacato confederale italiano, scavalcando
l’UIL rimasta a 1.900.000 iscritti. L’ulteriore salto di qualità si ebbe con la vittoria del
Congresso da parte di Renata Polverini, prima donna in Europa a guidare un

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

sindacato confederale. Se a questo s’aggiungono le capacità mediatiche della


Polverini, superiori addirittura a quelle che furono di Benvenuto (UIL), si comprende
come l’UGL sia potuta giungere ai successi attuali.
Anche se alcune discriminazioni sono sempre in atto: la triplice in alcuni casi locali, e
per fortuna sempre più rari, si rifiuta di sedere al tavolo con l’UGL – le
Amministrazioni alle volte si dimenticano questa organizzazione – l’Aran crea da
sempre ostacoli alla rappresentatività piena dell’UGL nel Pubblico Impiego – il
centrodestra (singoli e amministratori) privilegia, non si capisce perché, la CISL.
Malgrado queste note dolenti l’UGL è stata tra i protagonisti della vicenda sindacale
italiana per eccellenza, il salvataggio cioè, dell’Alitalia.
Mentre sinistre sindacali e politiche remavano contro la soluzione della crisi Alitalia,
salvo poi tardivamente ricredersi, l’UGL con il fronte della ragionevolezza e della
consapevolezza, è stata attrice di primo piano. E adesso questo sindacato è al bivio: o
entrare a far parte in modo organico della quadruplice (non più triplice) sindacale, o
mantenere vive le differenze, la propria storia e continuare con il rafforzamento di
una confederazione sindacale attiva, propositiva e innovativa, mantenendo e
rafforzando i distinguo da una triplice rimasta ancora conservatrice.
I quadri UGL hanno in breve tempo compiuto un’evoluzione gigantesca che li ha
portati dalla vecchia e romantica concezione CISNAL “sindacato come testimonianza
sul posto di lavoro”, alle nuove concezioni di presenza, radicamento, attività,
comprensione e lotta in ogni posto di lavoro e con la capacità di mostrare, attraverso
l’uso dei mass media, la qualità delle lotte per migliorare innanzi tutto la qualità della
vita dei lavoratori, con un occhio ben attento nei confronti delle dinamiche della
società civile, degli immigrati, dei disoccupati, delle pari opportunità e degli studenti.
Oggi, in tempi di Brunetta – che ha portato alla guarigione quasi il 50% degli statali -
quanto mai risulta importante poter fare delle serie riflessioni sul movimento
sindacale in Italia. Movimento sindacale che rappresenta e ha rappresentato, milioni
di lavoratori e di pensionati, movimento che sempre ha avuto a cuore la tutela dei
diritti dei lavoratori. Però molte sono anche le critiche che il sindacato si è attirato nel
corso degli anni, e queste sono quasi sempre dovute ad atteggiamenti conservatori
presi dal sindacato stesso. È indubbia la funzione insostituibile del sindacato, nella
tutela dei lavoratori e del lavoro, e su questa i due sindacati maggiori, CISL e CGIL
hanno sempre operato; esiste però un’ala sindacale, pur minoritaria, che rifiutando il
conservatorismo, si è impegnata per l’innovazione a tutti i livelli.
Se la politica è cambiata, oggi deve mutare anche il sindacato. Che i metalmeccanici
torinesi abbiano sostenuto la Lega, non meraviglia, anzi va incontro a quanto ho più
volte sostenuto. Mutazioni profonde sono avvenute anche in Confindustria, oggi
molto più in sintonia di ieri, con il governo. Cambia la politica, cambia Confindustria,
cambia anche il sindacato, i cui mutamenti, non sono un fatto nuovo, ma vengono da
lontano. Anche se l’innovazione sindacale è stata in mano a frange di questo
movimento, questo non significa che la sua importanza non sia stata rilevante.

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

Se andiamo ai primi del ‘900 troviamo Filippo Corridoni nell’USI (c’era anche
Benito Mussolini): con lui il sindacato rivoluzionario diviene nazionale e
interventista. L’USI era composta in prevalenza da socialisti e anarchici, su posizioni
rivoluzionarie e internazionaliste, Corridoni creò all’interno dell’USI un componente
nazionalista e interventista, che dette poi vita al sindacato unico fascista. Sindacato
Unico che essendo di regime, non poté avere quella combattività necessaria che le
sue origini promettevano. Ma all’interno del sindacato di regime vi furono frange che
si ritrovarono alleate ai futuristi marinettiani, che collaborarono alla diffusione di
“Lacerba” e che a Carrara siglarono accordi sotterranei e battaglie sindacali, con gli
anarchici dell’USI, anche se questo sindacato era allora fuorilegge.
Nel ’70 a Reggio Calabria, Ciccio Franco della CISNAL recepirà le istanze sociali
legate al territorio: “Boia chi molla!” sarà la sua parola d’ordine, ben conosciuta
anche adesso. Sempre seguendo il filone dell’innovazione sindacale giungiamo a
Giorgio Benvenuto dell’UIL negli anni ’80; con lui la modernizzazione e la laicità
della società italiana in evoluzione entrano nelle istanze della politica sindacale: tutti i
referendum radicali di quel periodo ebbero il sostegno dell’UIL. Erede di tutto
questo, oggi troviamo l’UGL di Renata Polverini, divenuta il terzo sindacato
confederale italiano. L’UGL aggancia le dinamiche del mondo del lavoro e le
immagini dei media alle rivendicazioni sindacali, e la Rosy Mauro del Sindacato
Padano, fonde le aspettative locali della Padania alle esigenze del mondo del lavoro.
Le liberalizzazioni in atto nel mondo del lavoro e le istanze territoriali dovranno oggi
esser mediate con le posizioni della destra (e anche della sinistra) sociale. Da questa
mediazione potrà scaturire la carta vincente per una vera mutazione sia del sindacato
che delle politiche del mondo del lavoro. Un po’ più di liberismo, all’interno del
sindacato è indispensabile alla modernizzazione del mondo del lavoro sia in Italia che
in Europa.
L’UGL NON CI STA’

Solo dalla stampa l’UGL ha appreso che è stato firmato in Provincia un protocollo
d’intesa volto alla raccolta, alla preservazione e alla divulgazione delle “storie del
lavoro”, delle vicende sindacali e delle imprese locali in vista delle costituzione di un
“Centro di documentazione sulle memorie del lavoro e dell’impresa”. Detto accordo
è stato sottoscritto da tutte le parti sociali e dalla triplice per parte sindacale. Ci si
domanda come mai l’UGL, che è la terza confederazione sindacale italiana coi suoi
2.400.000 iscritti dei quali un milione donne, si stata tenuta fuori da questo
protocollo. L’UGL, erede della Cisnal è sempre stata dal dopoguerra parte attiva della
politica sindacale nazionale e locale. E anche se andiamo alle nostre lotte storiche, dai
cavatori di Arni alla SMI, alla Cantoni, allo Iutificio Oliva, vediamo questo sindacato
storicamente in prima fila assieme alle altre confederazioni e alle volte in contrasto
con esse. L’UGL non ha intenzione di ignorare certe “dimenticanze” che potrebbero
suonare come discriminazioni e ricorda che ha il diritto-dovere di partecipare ad ogni

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

trattativa, ad ogni tavolo, ad ogni manifestazione che riguarda il mondo del lavoro.
Per questa specifica dimenticanza, l’UGL sta attendendo un atto riparatore da parte
del Presidente della Provincia.

CAPANNORI TRENT'ANNI

Capannori - Bene ha fatto Gianfranco Battaglia a protestare contro la discriminazione


attuata durante i recenti festeggiamenti del trentennale dello spostamento della sede
comunale a Capannori. Infatti gli ex dipendenti, oggi pensionati, non sono stati
invitati a questi festeggiamenti. Eppure sono proprio loro gli artefici del trasloco che
vide finalmente gli uffici comunali capannoresi aprire i propri sportelli nel territorio
di Capannori e abbandonare la città di Lucca quando trent’anni fa fu sanata una
anomalia che vedeva la sede comunale sita in un altro comune.
A questo punto propongo che i sindacalisti storici del Comune assieme ad un
altrettanto storico segretario comunale, per l’anno prossimo, dopo le elezioni che è
auspicabile sanciscano un cambiamento dell’attuale amministrazione, organizzino
una vera festa che coinvolga anche i dipendenti e gli amministratori di allora.
Per sindacalisti storici del Comune intendo Vittorio Baccelli, Gianfranco Battaglia e
Paolo Rabassini; il segretario comunale non può essere che Palmiro Bini.
Un’idea questa per il prossimo anno e per rendere omaggio a tutti coloro che per una
vita hanno lavorato nell’Ente.

IL CROLLO DELL'ECONOMIA VIRTUALE

La crisi è arrivata, la cronaca di molte aziende lo dimostrano. Sarà una crisi come le
centinaia che si sono già viste, o forse questa volta c’è un problema strutturale legato
al sistema economico globalizzato? Fino a poco tempo fa era di gran moda il
Billionaire e tutti i rampanti d’Europa facevano a gara per frequentarlo e per farsi
immortalare dai mass media nelle sue feste. Oggi invece non se ne sente più parlare, è
passato di moda perché in momenti di recessione, di vacche magre, di crisi
economica insomma, ostentare ricchezze viene considerato out, di pessimo gusto.
Assieme al Billionaire stanno passando di moda i SUV, tanto grossi da incutere
soggezione per le strade, tanto grossi che ho proposto di bandirli dai nostri centri
storici. Moto a 4 ruote, motoscafi super veloci, barche super lusso, stanno anch’essi
passando di moda. E anche le Viareggio-Bastia e le Parigi-Dakar sono quasi
scomparse, mentre la F1 s’avvia a forti revisioni. Negli ultimi vent'anni molti
sociologi erano convinti di aver identificato la tendenza evolutiva della nostra società:
questa da agricola è diventata industriale, poi post-industriale, e infine, virtuale. Nella
società ad economie virtuali, o post moderne come definite da altri, ci spiegavano,
spariscono non solo le ideologie ma tutte le certezze e lo stesso «principio di non
contraddizione» per cui non dobbiamo più decidere se è vero questo o quello, sono

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

veri entrambi. Un po' come nella fisica dei quanti, ma nella realtà le cose vanno un
po' diversamente. Realtà e illusione si confondono, non conta la realtà oggettiva ma
solo l' immagine, l' apparenza. Perde di importanza lo Stato nazionale come fonte di
certezze, non c' è più bisogno dello stato sociale. Idem per la religione. La gente si
raggruppa in tribù, attorno ad una squadra di calcio, ad un blog, ad un forum, ad un
logo. Secondo alcuni non si deve neppure più parlare di cittadini, ma di consumatori.
Non si guarda al futuro, l' azienda vuole risultati subito, meglio ieri. Non ci si
arricchisce facendo buoni prodotti, ma con azzardate operazioni finanziarie. Tutto è
provvisorio, liquido, virtuale. Si cerca il successo subito, la notorietà subito, il piacere
immediato, non importa come. Dominano l' individualismo e l' edonismo. Questa
diagnosi su cosa sia e dove stia andando la nostra società è stata insegnata come
dogma nelle scuole, nelle università, nei master, nei seminari, fino a ieri. Solo oggi
incominciamo a renderci conto che quella che veniva descritta come tendenza storica
era, in realtà, il sintomo di una grave malattia. Sono state proprio l' indifferenza al
futuro, l' incapacità di prevedere, la ricerca del profitto a breve termine, le
spregiudicatezze nelle operazioni finanziare tanto ammirate a scatenare la crisi
mondiale. No, l'economia virtuale non rappresenta il domani. Oggi ci rendiamo
tragicamente conto che continua ad esserci differenza fra reale e immaginario, fra
realtà e apparenza. Ci sono banche e imprese che falliscono realmente, ci sono
disoccupati veri, poveri veri, e occorrono investimenti veri, non immaginari. Il
principio di non contraddizione non è scomparso perché bisogna fare davvero delle
scelte, prendere davvero delle decisioni. Il consumatore non è più il re capriccioso di
ieri, deve fare i conti con precisione se vuol arrivare al fine mese. E tutti tornano a
guardare allo Stato, a chiedere aiuti e certezze dallo Stato, per prime le orgogliose
banche e le grandi imprese. Ciascuno di noi torna a progettare con accortezza, con
vigilanza. E non sopportiamo più il lassismo, il pressapochismo, le chiacchiere.
Chiediamo realismo, precisione, rigore, concretezza. Alla gente comune dà sempre
più fastidio lo spreco, la speculazione, il disordine, il blablabla, l’azienda (poco
importa se pubblico o privata) inefficiente. La gente comune non ne può più di pagare
tasse esose per aver in cambio servizi scadenti. C’è una richiesta di semplicità,
efficienza, regole chiare, risultati pratici e visibili. C’è un rifiuto verso l’economia
virtuale, falsa e fasulla, si cerca una economia legata alla ricchezza effettiva e alla
produzione reale. Su questa onda che rifiuta lo spreco e la sua ostentazione stanno
però nascendo giovani imprese, nuove imprenditorialità. Nascono boutique che
offrono vesti e accessori diversi da quelli delle grandi distribuzioni e anche dalle
griffe globalizzate. In informatica, pubblicità e comunicazione, giovani imprenditori
stanno costruendo piccole imprese che creano nuovi prodotti e sviluppano servizi di
alta qualità a costi interessanti. Altri abbandonano le metropoli e sviluppano aziende
agricole specializzate in prodotti biologici e primizie non forzate. Prodotti per un
consumatore sempre più diffidente nei confronti della grande distribuzione e
preoccupato per le periodiche notizie di sofisticazioni alimentari: dal latte cinese alla

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

carne alla diossina. Altri hanno organizzato servizi di catering di ottimo livello e
prezzi contenuti. C’è poi chi si è gettato nelle energie alternative e rinnovabili e
installa caldaie a biomasse e pannelli solari. Nel campo delle scienze fioriscono i
ricercatori indipendenti che con modesti mezzi stanno ottenendo ottimi risultati. Tutta
questa nuova imprenditoria, in mano ai giovani, ha compreso che con la recessione il
consumatore diverrà sempre più esigente e non vorrà più buttar via i propri euro in
sciocchezze, e inutili porcherie,finora spinte dal consumo indotto. Pretenderà invece
prodotti e servizi ottimali a basso costo. È la fine dei prodotti imposti dai media su
bisogni artificiali: è la fine del consumismo indotto. È su questi temi e su un sistema
economico e produttivo etico, che si selezionerà la nuova imprenditoria e la nuova
classe dirigente. Forse tutti i mali non vengono per nuocere. Non ci resta che tener
duro durante la crisi e fiduciosi prepararci al domani.

KME

Fornaci di Barga – Una situazione annunziata quella che sta investendo lo


stabilimento KME di Fornaci di Barga, con i 130 esuberi ventilati. La mobilitazione è
stata immediata e ha coinvolto sindacati, amministratori forze politiche: tutti compatti
stavolta, senza alcuna defezione. Verrebbe da dire che è proprio questo il
comportamento da tenere quando crisi di questo tipo coinvolgono, non solo l'azienda
e i suoi lavoratori, ma tutto il tessuto sociale e produttivo di una intera zona. Luca
Mastronaldi del PDL interviene dicendo: “Riguardo alla situazione in cui versa la
KME,vorrei fare alcune considerazioni. Sono soddisfatto che le forze politiche siano
tutte coese,nel risolvere questo annoso problema, il rischio concreto di licenziamenti
è un fatto assai gravoso per l'intera economia della Valle. Pieno appoggio quindi agli
operai e alle forze sindacali,con la speranza che tutto si possa risolvere nel minor
tempo possibile. Il ricorso alla cassa integrazione può essere sicuramente un tampone
alla situazione,ma non la soluzione del problema. Purtroppo le prime avvisaglie ci
sono state già con la Luvata e i sindacati sono anni che denunciano una situazione
disastrosa! Come mai solo adesso si organizzano riunioni nelle piazze e non si è
intervenuti quando i buoi erano sempre nel recinto? Diceva mia nonna che a pensare
male si fa peccato,ma spesso si indovina. Tutti in piazza quindi a difendere quel
diritto sacrosanto sancito dalla costituzione che è il lavoro,ma dove erano tutti quando
il problema era affrontabile e in tono più contenuto? Eravamo anni luce dalle elezioni
comunali e allora l'urlo di quegli operai non raggiungeva ne i vicini colli ne le sedi
regionali e romane. Prepariamoci quindi,all'ennesima sfilata di gente in doppio petto
che prodiga di consigli saprà,come il più degno dei luminari trovare la cura giusta!
Con la speranza che il malato che chiedeva aiuto da tempo sia ancora vivo!“
Anche l'UGL in una sua nota parla di malessere aziendale più volte annunciato e che
forse, malgrado gli avvertimenti da parte sindacale, è passato sotto silenzio, fino a
giungere alla situazione odierna, ove la crisi aziendale già da tempo in atto si somma

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

al momento di recessione globale, facendo temere situazioni sempre più a rischio.


Comunque siano andate le cose la gravità della situazione è sotto gli occhi di tutti e la
risposta immediata data dagli Enti, al fine di difendere sia i singoli posti di lavoro,
che il presidio industriale stesso, è la strada giusta, già imboccata e da percorrere fino
in fondo. Augurandoci di giungere ad una soluzione o positiva, o di minor impatto
economico-occupazionale possibile.

SCIE CHIMICHE IN LUCCHESIA

Lucca – Il fenomeno delle scie chimiche in questi ultimi giorni si è reso sempre più
evidente in tutta la lucchesia, in particolare nella Valle del Serchio da Ponte a
Moriano a Gallicano. Molte sono le persone che si sono fermate a scrutare il cielo
attraversato da queste bianche scie che si incrociano e s'intersecano in angoli sempre
diversi e fantasiosi. Ma di cosa si tratta? Le scie degli aerei, anche chiamate "scie di
condensazione" o "contrails", sono un fenomeno del tutto naturale. I gas caldi (mix
tra vapore acqueo e gas combusti) che fuoriescono dai motori degli aerei venendo a
contatto con l'aria fredda dell'atmosfera innescano il processo della condensazione: il
vapore acqueo si trasforma in piccoli cristalli di ghiaccio soggetti all'evaporazione.
Per la loro natura, le scie di condensazione si dissolvono in circa 30-50 secondi (in
casi particolari posso permanere nell'aria per pochi minuti) e pertanto non possono
essere lunghe. Essendo un fenomeno del tutto naturale, le scie di condensazione
seguono determinate leggi fisiche, le quali si possono riassumere in tre principali
condizioni fondamentali:- quote superiori agli 8000 metri;- umidità relativa non
inferiore al 70%;- temperatura inferiore ai -40 °C. Vedendo una scia bianca nel cielo
si pensa subito che sia una normale scia di condensazione che segna il passaggio di
un aereo di linea. Osservando attentamente, però, sorgono alcuni dubbi, soprattutto
se si confrontano le scie presenti nei nostri cieli oggi e quelle che vedevamo 20 anni
fa. Le scie degli aerei a cui eravamo abituati 20 anni fa si dissolvevano in pochi
minuti e pertanto erano corte e strette. Le scie di oggi, invece, sono molto diverse:
larghe, persistenti anche per ore e si espandono trasformandosi in uno strato
biancastro. Le scie che potevamo osservare 20 anni fa solcavano i nostri cieli poco
frequentemente ed erano tutte uguali. Le scie di oggi, invece, sono molto più
frequenti e sono talmente diverse le une dalle altre che è possibile suddividerle per
tipologia: lunghe, corte, che si espandono, che non si espandono, a "trattini", a
"fusillo", a "filamenti", poco persistenti, molto persistenti. Alcune scie si dissolvono
in alcuni tratti ma permangono in altri. Altre hanno un aspetto fibroso mentre altre
sembra che contengano al loro interno scie di consistenza diversa. Inconsueto e
improbabile fenomeno se si trattasse di semplice vapore acqueo. In alcuni giorni si
possono contare nell'arco di un'ora decine e decine di scie e in altri giorni si può
assistere alla formazione di veri e propri reticolati nel cielo. Queste scie sono state
avvistate anche fuori dalle rotte degli aerei di linea, a quote improbabili per gli aerei

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

di linea e in spazi aerei non consentiti al traffico civile e/o commerciale. Tra l'altro,
mentre le scie dei normali aerei sono composte da vapore acqueo, le scie che solcano
i nostri cieli hanno una composizione assai più complessa con la presenza anche di
sostanze metalliche. Un dibattito aperto che non è per niente risolto, c'è chi le ha
messe in relazione con il progetto HAARP, d'ispirazione Nikola Tesla, che si suppone
teso a controllare le contenere le variazioni climatiche del globo. Ma vi sono anche
delle ipotesi fantascientifiche che vedono l'inseminamento della nostra atmosfera
come frutto di un accordo tra noi e una razza aliena, che dovrebbe contenere le
possibilità di catastrofe globale quando nel 2012 vi sarà (forse)l'inversione della
polarità del campo magnetico terrestre. Lasciando perdere le ipotesi, limitiamoci ad
ammirare il cielo azzurro di questi giorni, solcato e intrecciato da queste misteriose
scie.

LA CORNICE CULTURALE DEL PDL


Lucca – La partecipata assemblea tenutasi alla Pia Casa aveva un tema intrigante:
“Disegnare la cornice culturale del Pdl”. Al di la della solita carrellata d'interventi
d'addetti ai lavori, il tema è emerso più volte. Ecco i punti caratterizzanti la cornice
culturale del Pdl nel suo iniziale percorso che vede due anime, quella laica e quella
cattolica, dibattere, convivere e trovare sintesi. Punto fondamentale del programma è
il richiamo alla libertà dell'individuo, alle sue scelte, senza le quali non c'è sviluppo
per l'uomo. Ma non sempre l'uomo riesce a realizzarsi se viene lasciato solo a
sviluppare le sue potenzialità. Esistono delle differenze di partenza che se non
rimosse possono mantenere le persone in una situazione di disagio. Ecco perché un
partito moderno, che voglia esser tale, deve conciliare il liberalismo con la dottrina
cristiana e anche con alcuni aspetti del socialismo democratico e con la laicità. Con la
nascita del Pdl si concretizza quel cambiamento di politica, invocato da decenni.
Questo processo sta avvenendo mentre il centrodestra è al governo e in un momento
di emergenza globale che costringe a scelte difficili e a soluzioni condivise e
ragionate. L'appuntamento delle elezioni europee darà la reale portata ideale di questo
processo. Il Pdl sarà la più grande forza dei Popolari Europei, a cui spetterà il
compito di guidare la battaglia per sconfiggere il sinistrismo endemico che che sta
uccidendo l'anima degli europei. Il Pdl è già una realtà tra la gente, è la macchina
politica che è indietro nei tempi e in questo momento sta cercando di colmare le
differenze. Quando dal predellino, Berlusconi lanciò l'idea del partito unico del
centrodestra, molti si aspettavano questa intuizione, la nascita di un partito – che
definirlo tale è riduttivo – che lasciando alle spalle le vecchie ideologie,
s'incamminasse con pragmatismo sul sentiero delle idee. La nascita non deve essere
una semplice fusione, ma un concretizzarsi del nuovo, in una cornice sempre più
rispettosa dell'individuo anche nel confronto tra le diverse ipotesi. La differenza
sostanziale tra il PD e il Pdl è che il primo si trascina dietro il fardello di due
ideologie contrapposte senza addivenire ad una sintesi, mentre il secondo lasciando

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

alle spalle le ideologie, si confronta in modo pragmatico con la realtà.

MATTEUCCI E CAPANNORI
Capannori – In tanti si sono dati appuntamento in via del Popolo per l'apertura della
nuova sede elettorale del candidato Sindaco, Matteucci. Il taglio del nastro,
accompagnato da uno scrosciante applauso, è avvenuto mentre nella piazza accanto il
gazebo de la Destra diffondeva materiale pubblicitario a sostegno della candidatura di
Matteucci. Intorno a questo candidato si sono coalizzate molte forze politiche, da
Capannori Insieme e altri gruppi civici alla Lega, dai Monarchici agli Innovatori,
passando per la Santanchè che in questi giorni al candidato sindaco ha tenuto
pubbliche riunioni in suo sostegno. E proprio gli Innovatori, per garantire l'appoggio
pieno a Matteucci, sono usciti da Italia moderata, ave erano anni addietro confluiti,
avendo questo movimento stretto un accordo elettorale con l'UDC. Gli Innovatori,
comunque, non presenteranno una propria lista, ma inseriranno un loro candidato
nella lista del Pdl e un altro in Capannori Insieme. Tra non molto sul territorio
capannorese assisteremo all'apertura di altri “Matteucci Point”. In questa tornata
elettorale è molto attivo il movimento pro Matteucci sul web, dai portali dei vari siti
all'utilizzo di facebook. E anche la “Matteucci mobile” ha toccato la fantasia di
coloro che l'hanno incrociata e le foto di questa auto trasformata in una icona pop
girano sui giornali e nei siti.

SUL WEB APERTA LA CACCIA ALL'ORSI


Ricordate Ferrara e le sue prese di posizione estreme sull'aborto? Sono state bocciate
clamorosamente dall'elettorato proprio perché erano estreme e andavano a toccare
una legge che è stata frutto d'equilibri e mediazioni. E proprio perché rappresenta la
sintesi di questi equilibri è oggi dalla società accettata e ben digerita. Che poi si
cerchi di migliorarla e di far diminuire sempre più gli aborti con l'informazione e la
prevenzione, questo è positivo, logico ed ovvio. Nella caccia si sta verificando una
situazione analoga a quella creata da Ferrara. Il sen. Orsi s'è fatto paladino d'un
progetto di legge per una caccia estrema, selvaggia, che colpisce nuove specie, che
allunga il calendario venatorio e che da la licenza d'uccidere animali ai quindicenni. Il
sen. Orsi con le sue improvvide uscite, sta turbando un equilibrio che si era verificato
con l'accettazione da parte di tutti, cacciatori e anticaccia, delle restrizioni previste
dalle normative europee. Andare in deroga a queste significa rompere una non
belligeranza di fatto e riaprire un fronte di lotte che era (quasi) chiuso. Meraviglia che
una simile proposta destabilizzatrice provenga da parte di un esponente del Pdl, forza
politica che dovrebbe essere l'espressione dei moderati per antonomasia. E l'Orsi
moderato certo non è, è un cacciatore estremo che dovrebbe o cambiar idea o cambiar
aggregazione politica. Riaprire le ostilità tra cacciatori e anticaccia oggi non serve a

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

nessuno: l'avventurismo di Ferrara dovrebbe insegnar qualcosa. Inoltre oggi la caccia


è sempre più out, demodé, il divertimento ad uccidere non è più sostenibile e per di
più la caccia è destinata ad estinguersi: per vecchiaia. Ogni anno, anche in Italia, il
numero dei cacciatori diminuisce di qualche migliaio, dunque è solo questione di
tempo.
LUK
Lucca – Dopo un lunga attesa è uscito l'ultimo numero di LUK, la rivista della
Fondazione Ragghianti contenente come consueto, saggi, contributi e relazioni sulle
attività espositive e storico-artistiche più rilevanti avvenute in città negli ultimi mesi.
L’interesse verso le forme innovative della scultura è la premessa e, ad un tempo, il
motivo della pubblicazione, sull’ultimo numero di “LUK”, del testo inedito di una
conferenza che Pier Carlo Santini tenne al Centre Pompidou di Parigi nel 1989, dal
titolo “Nuova vita e cultura del marmo: il lungo cammino dalla cava all’oggetto”.
Vittorio Fagone ci ricorda nella sua nota introduttiva che l’inedito è, “un autentico
panegirico del valore storico e della perenne attualità del marmo apuano”, ed è stato
di recente recuperato negli archivi della Fondazione Ragghianti, a conferma del “vivo
interesse” della Fondazione verso la scultura: un interesse ben testimoniato anche
dalla vasta collezione di opere esposte al pubblico nel “Chiostro monumentale di San
Micheletto” che costantemente attraggono numerosi visitatori. Fra gli articoli ,
Gigetta Dalli Regoli disserta sull'esposizione delle opere della collezione della
Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca; Silvia Meloni Trkulja e Patrizia Giusti
Maccari sul Museo Nazionale di Villa Guinigi . La mostra delle opere della
Fondazione Cassa di Risparmio, svoltasi tra la primavera e l’estate del 2008,
dimostra, secondo la Dalli Regoli, “come una saggia politica di acquisizione e
conservazione di dipinti, sculture, oreficerie e arredi possa giovare a costruire un
rapporto fruttuoso tra una fondazione bancaria, da un lato, una comunità e un
territorio dall’altro”. Né potevano mancare, nella rivista della “Ragghianti”, un
approfondimento sulle mostre di Jonas Mekas (Elena Marcheschi), “Pittura tra
parentesi” (Mauro Lovi) e “Pasega a Villa Guinigi” (Silvestra Bietoletti). Questo
numero si chiude con una serie di articoli sulla clip art di Ugo Nespolo (Franco
Moretti), sulla “metarealtà di Luciano Pera” (Vittorio Fagone), sulla critica
ragghiantiana (Simona Scattina) e sull’attività didattica della Fondazione Ragghianti.
Nato per offrire un resoconto dettagliato delle iniziative del Centro Studi, ”LUK” dà
conto anche degli avvenimenti artistici più importanti della vita culturale lucchese e
si rivolge con occhio sempre attento ai lavori dei giovani studiosi d'arte. Due
interessanti articoli, infine, sono dedicati ai “primi quarant’anni del Museo di Villa
Guinigi” (Silvia Meloni Trkulja) e, sempre in questa sede, alle nuove sale sulla
cultura artistica lucchese (Patrizia Giusti Maccari). Quest’ultimo, in particolare,
descrive i pregi dell’allestimento, che, a detta dell’autrice, costituisce un’ulteriore
conferma della necessità e della qualità dell’operazione di riordino e di rinnovamento
dell’intero percorso museale finanziata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

Lucca e intrapresa già da qualche tempo da Maria Teresa Filieri, direttore dei Musei
Nazionali di Lucca. Ovviamente non potevano mancare i molti riferimenti alla mostra
su Batoni e,come unica unica perdonabile dimenticanza è doveroso segnalare la
rassegna “Grazie dei fiori” di Gian Marco Montesano, che è stata ospitata dalla
galleria Poleschi nel pieno centro cittadino. E Montesano rappresenta oggi, assieme a
Cattelan l'aspetto più intrigante dell'arte figurativa contemporanea europea.

LE RESTRIZIONI NELL'USO DI INTERNET? UNA FOLLIA!


L'aver saputo che amministrazioni stanno limitando l'uso di internet dei dipendenti e
che oltretutto presentano al pubblico queste idee per far vedere come sono bravi, mi
ha fatto all'inizio ridere su tanta ignoranza, ma poi mi ha intristito vedere quanta non
conoscenza ci sia ancora sull'argomento. Andiamo indietro nel tempo e cerchiamo di
far mente locale. Quando furono messi sul mercato i videoregistratori, fu tollerata la
diffusione delle videocassette hard poiché spianavano la strada all'uso diffuso del
nuovo (allora) strumento. Più recentemente c'è stata negli USA una battaglia portata
avanti dallo stesso Bill Gate contro le aziende che toglievano i giochi dal pacchetto
dei programmi destinati ai PC dei dipendenti. Bill Gate sosteneva che sono i giochi
quelli che fanno acquisire dimestichezza, familiarità ed esperienza nell'uso del
computer. Ed è per questo che sono inseriti anche oggi in tutti i pacchetti dei
programmi. Come amministratore io vorrei il dipendente, non ignorante, ma sempre
ben aggiornato, e sarei felice se prima d'iniziare il lavoro, sfogliasse almeno un
giornale, per essere sempre più in sintonia con ciò che accade nel mondo, e non solo
in quello del lavoro. Un dipendente aggiornato, ne vale due, specie poi se è a contatto
col pubblico. Un dipendente ignorante, fornisce un lavoro dequalificato. Impedire
l'uso del computer in alcune delle sue funzioni, equivale ad impedire al dipendente di
aggiornarsi, di sperimentare, di essere intraprendente. Nessun datore di lavoro
normale, vuole dipendenti stupidi. Tra l'altro sempre più sono i programmi e i sistemi
operativi gratuiti scaricabili dal web, che permettono di ottimizzare le risorse del
computer stesso: perché impedire al dipendente di conoscerli, provarli, sperimentarli?
Il pericolo virus: altro discorso da incompetenti, dato che è il datore di lavoro che
deve provvedere a fornire la rete di adeguate protezioni: con firewall e antivirus
efficienti e aggiornati i rischi sono minimi e divengono nulli se l'utente sa come
navigare e se sa come tenere sotto controllo i pacchetti in entrata e in uscita dalle
varie porte del suo PC. Esperienze queste che si raggiungono solo con l'uso, la
sperimentazione e la conoscenza. Concludendo, il datore di lavoro, poco importa se
pubblico o privato, che limita l'uso del computer da parte dei dipendenti, non
favorisce l'ottimizzazione del lavoro, ma al contrario impedisce al dipendente un
arricchimento professionale, e oltre tutto lo rende insoddisfatto dell'uso del suo
mezzo di lavoro. Ma che gli amministratori, nella stragrande maggioranza dei casi,

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

siano degli ignoranti informatici, è risaputo. Basti pensare agli assurdi decreti che i
governi hanno pubblicato al fine di rendere, secondo loro, più razionale e sicuro, il
web. Decreti che sono stati tutti accantonati, anche in Italia, per la loro totale
inapplicabilità.

SODDIFAZIONE PER EQUITALIA? MA PER FAVORE!

Desta stupore la pubblicazione dell'indagine Eurisko su Equitalia, dalla quale


risulterebbe una soddisfazione generalizzata per lo standard del servizio offerto dagli
sportelli di equitalia. Nella realtà, le famiglie sono terrorizzate quando vedono
arrivare una lettera da equitalia, nella quale si sa già vi sono solo cartelle da pagare. E
trattasi sempre di cartelle di pagamento di difficile comprensione e alle volte del tutto
inintelligibili, non c'è mai la sicurezza del debito, ogni cartella deve sempre essere
controllata più volte, spesso occorre recarsi agli sportelli per la decifrazione,
comunque tocca sempre all'utente-suddito dimostrare che il pagamento è già
avvenuto, o è ineseguibile e la cartella neppure doveva esser emessa. Se poi vi sono
state sentenze tese ad annullare il debito, è sempre l'utente suddito a dover informare
equitalia della sentenza stessa. Per non parlare poi della pratica del fermo
amministrativo dei mezzi, attuata anche per cifre irrisorie. Inoltre, in caso di ricorso,
equitalia invece di congelare il credito con la sospensiva, prosegue imperterrita nel
suo iter vessatorio, con tutto quello che ne consegue: more, fermo amministrativo,
ecc. Dunque soddisfazione da parte di chi? Forse di chi ha commissionato e di chi ha
effettuato l'indagine: solo loro. Tutto questo mi ricorda quando l'anno passato
ATO/GAIA commissionarono un'indagine sul gradimento del loro servizio.
Incredibile! Risultò che il servizio fornito era “sufficientemente svolto”! Lascio ogni
commento ai lettori.

SHOCK EMOZIONALE

Spinti dai mass media e dal passaparola i social forum come facebook, ma non solo
quello, stanno attraversando il loro momento di gloria. Milioni di utenti sparsi per il
mondo comunicano tra loro scambiandosi anche immagini e suoni. Sono utili come
contatto tra amici, ma anche come contatto professionale e sembra proprio che in
questo momento il mondo intero non ne possa far a meno. Eppure tutto ciò non è una
novità, per chi era già abituato a navigare con una certa dimestichezza, tutti i servizi
offerti dai social forum, erano già a disposizione. Ma adesso il fenomeno è di massa e
per tutti c'è la possibilità di andare alla ricerca di parenti scomparsi per il mondo o di
vecchi compagni di scuola o di amici dei quali si erano perse le tracce. È semplice

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

consultare elenchi di ricerca. E così l'utente si ritrova i volti attuali di amici


d'infanzia, lo zio disperso nelle Americhe, la prima ragazza che dai banchi di scuola
gli faceva girar la testa, la sua prima cotta, insomma. Bello, ma tutto ciò comporta
uno shock emozionale, un impatto al quale non tutti sono preparati. I rischi possono
essere al di là del prevedibile, nel mondo reale le emozioni positive e negative si
depositano, si stratificano nel tempo, la nostra mente ci permette di elaborarle e
digerirle pian piano. Nei nuovi network, no. Qui tutto viaggia velocemente, tutto
avviene in tempo reale, il PC non dà il tempo di digerire con calma l'input appena
arrivato. E anche le notizie giungono in presa diretta, ancor prima dei telegiornali e
della stampa. Questa velocità applicata alle emozioni può farci trovare impreparati di
fronte alla realtà globale che ci circonda, e anche a tutto ciò che capita nel nostro
gruppo di contatti che è allargato, non solo agli amici, ma anche gli amici degli amici.
Complica il tutto il fatto che i contatti non si limitano a quelli della nostra vita reale,
alle persone che fisicamente ci circondano, ma includono gli amici degli amici e
anche i fantasmi del passato, dalla ragazzina di cui eravamo innamorati ai colleghi
del nostro primo lavoro, a chi frequentavamo all'università, passando per tutta una
serie di persone che abbiamo incrociato nella nostra vita. L'unione della velocità agli
amici a-temporali con i loro amici, può dunque creare un'onda emozionale alla quale
non siamo ancora pronti. Il mondo virtuale è fantastico ma solo con la dovuta
coscienza possiamo apprezzarne i vantaggi e minimizzare i problemi che potrebbe
causarci. Limitare il web? Assurdo e impossibile, è il singolo che deve comprenderlo
e affrontarlo.
UGL – LA STAGIONE DEI CONGRESSI
Lucca – Lunedì 30 alle ore 16.00 presso la sede dell'UGL in via Passaglia 109, si
terrà una importante riunione provinciale alla quale sono invitati tutti i dirigenti
sindacali della sigla. Questo evento segna l'ingresso dell'OS nella fase
precongressuale, infatti è stata stabilita la data del Congresso Nazionale che si terrà il
10 marzo del prossimo anno; di conseguenza a settembre si svolgeranno i Congressi
di categoria e a dicembre il Congresso Provinciale che permetterà di uscire dalla fase
di commissariamento della struttura. La crisi globale le cui ripercussioni cominciano
a farsi sentire anche nella nostra provincia hanno spinto questo sindacato a darsi una
struttura più snella e funzionale. Dunque il dibattito precongressuale s'intreccerà con
la nuova organizzazione e con gli strumenti per fronteggiare la crisi. La carta vincente
– secondo gli organizzatori – è quella di una sinergia tra le varie categorie, quelle del
pubblico e del privato, avvalendosi anche della collaborazione di molti pensionati che
hanno offerto la loro disponibilità. Anche l'uso di nuove forme di comunicazione
rende più facile il contatto con gli iscritti e permette di intervenire in tempo reale nel
verificarsi di criticità. Oggi l'UGL, che è il terzo sindacato confederale, mantiene una
presenza costante in tutti i posti di lavoro ed è orgoglioso di avere come Segretario
Generale, una donna, Renata Polverini, la prima donna a raggiungere il vertice di una
confederazione sindacale in Europa. Nel corso nella riunione verrà tracciato un

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

quadro delle attività che in crescendo nella nostra provincia hanno subito
un'impennata dal gennaio ad oggi. Ma che il salto di qualità fosse nell'aria, s'era
intuito due anni fa nel corso delle elezioni delle RSU nel pubblico impiego.

LA VALLE DEL SERCHIO (o ciò che ne resta)

Lucca – Proprio ieri mi è arrivato dal Comune di Lucca un avviso per una
contravvenzione che mi è stata elevata a mezzo autovelox al Piaggione, mentre
andavo alle folle velocità di 55 Km l'ora. Come mai a quella velocità i solerti vigli
non siano riusciti a fermarmi è una cosa che mi dovrebbero spiegare. Inoltre non
ricordo d'aver visto postazioni autovelox al Piaggione negli ultimi mesi: ciò significa
che la postazione era nascosta, e c'è stata una recente sentenza che dice che quando
l'autovelox è nascosto, si configura la truffa. Riflettiamo sui fantasiosi limiti di
velocità che amministrazioni geniali hanno diffuso per le due vie della Valle. Su
questi voglio spendere due parole: il Codice della Strada non viene utilizzato dalle
Amministrazioni per prevenire gli incidenti e razionalizzare il traffico, ma per
rimpinguare le casse comunali con tasse improprie e illegittime ricavate da multe per
divieti di sosta e dagli autovelox. L'ex Presidente della Provincia Tagliasacchi, anni
addietro, tirò fuori un’idea semplice ma geniale: finirla coi limiti di velocità fantasiosi
e mettere sull’intero percorso delle due strade il limite di 70 km l’ora. Ma questa era
una proposta intelligente, pertanto come costume delle nostre amministrazioni, è stata
accantonata. Voglio proseguire con le mie riflessioni, se consideriamo le due
principali vie storiche che da Lucca si addentrano nella Valle del Serchio, possiamo
parafrasare il titolo del celebre film Tre passi nel delirio, e non solo per l’infinita serie
di lavori in corso di durata biblica che ricordano il famoso galeone di Dylan Dog ma
per tutta una serie di eventi che vado a illustrare. Partiamo da Lucca e subito a San
Pietro a Vico ci troviamo davanti a quello che era il più grande molino d’Europa:
fermo da decenni e inizia pure a perdere i pezzi che cadono nei piazzali sottostanti.
Ancora pochi chilometri e notiamo nella cartellonistica la sparizione di Ponte a
Moriano sostituito da indicazioni del tutto sballate delle frazioni vicine. Sparizione
più volte segnalata sulla stampa, e sapete come l'hanno sanata? Mettendo dei piccoli
cartelli indicanti la località, su fondo marrone, quelli per le indicazioni turistiche.
Cioè Ponte a Moriano non è più un Centro, ma una semplice località turistica: mah?
Lungo le due strade si snoda anche la storica ferrovia, mai elettrificata e ad un solo
binario. Molte sono le stazioni definitivamente chiuse, e perché poi? Da Lucca a
Castelnuovo ci si metteva lo stesso tempo 30 anni fa e le carrozze erano più pulite.
Stazioni abbandonate, lasciate al degrado e oggi in parte restaurate, ma alcune senza
che il treno si fermi e le altre senza biglietteria e capostazione. E dopo Ponte a
Moriano (che esiste come centro, alla faccia della cartellonistica) troviamo la famosa
strettoia ove tutti i pendolari s’incolonnano imprecando, che si è formata per la furia

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

d’aprire il ponte. I lavori con un anno di ritardo sono in corso, speriamo in bene. Una
chicca la scopriamo al Piaggione con un semaforo assurdo, kafkiano, piovuto lì o per
caso o per un salto dimensionale, del quale non si capisce il motivo della sua
esistenza. Proseguendo sulle due vie vediamo in bella mostra i cartelli che dicono
che l’inceneritore per i fanghi di cartiera proprio lì non si vuole , il puzzo comunque
c’è attorno all’Alce di Fornoli e alla Cartiera Ania, e non all’impianto di
bricchettaggio a Zinepri che secondo gli ambientalisti doveva far scappare tutti
turandosi il naso. Così si arriva a Diecimo e a Borgo a Mozzano, ove geniali
amministratori hanno scambiato le due circonvallazioni per lo scorrimento veloce,
per assi di sviluppo urbanistico, così adesso occorrerebbero altre due
circonvallazioni. Arriviamo al ponte Al Chitarrino che non si capisce a chi e a che
cosa serva visto che pure i camion della Metallurgica seguitano a passare per Fornaci,
e poi alla località Al Frascone, che era bellissima e utilizzabile a fini turistici e
residenziali, mentre oggi ferve di lavori per trasformarla in un contenitore di
capannoni industriali dei quali se ne faceva proprio volentieri a meno.
Ma il meglio deve ancora venire, parlo della variante di San Donnino, che in piena
follia pre-elettorale il PD ha adottato in proprio, con manifesti e inserti pubblicitari
sui giornali che reclamavano questa opera, come se fosse cosa loro. Vizio che non è
stato perso al consiglio straordinario sulla KME ove per i sindacati è stata invitata la
sola CGIL. Così va il mondo, nella nostra ridente Valle del Serchio.

SI RIUNISCONO GLI STATI GENERALI DELL'UGL

Lucca - Gli stati generali dell'UGL provinciale si riuniscono lunedì 30 alle ore 16.00
presso la sala riunioni della sede in via Passaglia 109, per discutere sulla svolta da
dare all'organizzazione per renderla aderente alle attese del nuovo millennio. In una
situazione politica ed economica in costante mutazione, anche il sindacato deve
dimostrarsi all'altezza di saper gestire i mutamenti in atto nella società. Così anche
l'organizzazione lucchese subirà notevoli cambiamenti sia nei propri dirigenti che
nelle modalità operative. Cambiamenti legati strettamente alle esperienze passate.
Nuovi volti, nuovi moduli organizzativi saranno dibattuti in una riunione-evento che
segna l'ingresso dell'OS nella sua fase precongressuale. Infatti è stata stabilita la data
del Congresso Nazionale che si terrà il 10 marzo del prossimo anno; di conseguenza a
settembre si svolgeranno i Congressi di categoria e a dicembre il Congresso
Provinciale che permetterà anche di uscire dalla fase di commissariamento della
struttura. La crisi globale le cui ripercussioni cominciano a farsi sentire anche nella
nostra provincia hanno spinto l'UGL a darsi una struttura più snella e funzionale.
Dunque il dibattito precongressuale s'intreccerà con la nuova organizzazione e con gli
strumenti per fronteggiare la crisi. La carta vincente – secondo gli organizzatori – è
quella di una sinergia tra le varie categorie, quelle del pubblico e del privato,

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avvalendosi della collaborazione di molti pensionati che hanno offerto la loro


disponibilità. Anche l'uso di nuove forme di comunicazione rende più facile il
contatto con gli iscritti e permette di intervenire in tempo reale nel verificarsi di
criticità. Oggi l'UGL, che è il terzo sindacato confederale, mantiene una presenza
costante in tutti i posti di lavoro ed è orgoglioso di avere come Segretario Generale,
una donna, Renata Polverini, la prima donna a raggiungere il vertice di una
confederazione sindacale in Europa. Nel corso nella riunione verrà tracciato un
quadro delle attività che in crescendo nella nostra provincia hanno subito
un'impennata dal gennaio ad oggi. Ma che il salto di qualità fosse nell'aria anche a
Lucca, s'era intuito due anni fa nel corso delle elezioni delle RSU nel pubblico
impiego.

GRAZIE PER TUTTO IL PESCE

Lucca – Mercoledì 1 aprile alle ore 17.00 presso la Casermetta Santa Maria delle
Mura Urbane, organizzato dall'associazione “Cesare Viviani” si terrà un inconsueto
evento letterario. Essendo un pomeriggio dedicato alle libere letture e cadendo
proprio il primo di aprile, quale miglior occasione per unire le due cose e dalla loro
sinergia far uscire dal cappello letterario il famoso romanzo di Douglas Noel Adams
(1952 2001) “Addio e grazie per tutto il pesce”? Romanzo facente parte della trilogia
della“Guida galattica per gli autostoppisti” e precursore del genere umoristico
fantascientifico. “Addio, e grazie per tutto il pesce “(1984) è il quarto libro della
Guida galattica per gli autostoppisti, "trilogia in cinque parti" scritta da Douglas Noel
Adams. Il titolo è il messaggio lasciato dai delfini al loro abbandono del pianeta
Terra, poco prima che questo venisse demolito per costruire una superstrada spaziale,
come viene descritto nel primo romanzo della serie “Guida galattica per gli
autostoppisti”. Alcuni fan di fantascienza hanno adottato la frase come modo
umoristico di dire "arrivederci". Il libro inizia con Arthur Dent che, facendo l'autostop
a casaccio per la galassia, arriva nell' "ultimo posto nell'Universo in cui si sarebbe
aspettato di trovare qualcosa ma che 3.976.000.000 di persone troveranno
stranamente familiare" - in breve sulla Terra, che continua ad esistere esattamente
come prima della sua distruzione (a parte il fatto che i delfini sono scomparsi).
Rientrando alla sua casa, miracolosamente non distrutta, Arthur scopre che in sua
assenza ha ricevuto una montagna di posta pubblicitaria, e una boccia per pesci rossi
con incise le parole "Addio e grazie per tutto il pesce". Attraverso le vicende del
libro, Arthur incontra altre persone che hanno ricevuto una vaschetta simile, fra cui
una ragazza di nome Fenchurch, che è forse l'unica persona sul pianeta a ricordare la
distruzione della Terra, e Wonko Il Perfettamente Equilibrato, che ha deciso da tempo
che il mondo era impazzito e che gli ha costruito un muro intorno, con "fuori"
nient'altro che se stesso e una spiaggia della California particolarmente bella. Nel
frattempo Ford Prefect scopre che la voce "Terra" da lui redatta per la Guida Galattica

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

degli Autostoppisti è misteriosamente ricomparsa e, essendo appunto Ford, usa questa


inesplicabile opportunità per un elaborato scherzo a un funzionario commerciale della
Società Cibernetica Sirio. Arthur e Fenchurch si innamorano, e, avvicinando la boccia
all'orecchio, scoprono perché la Terra è tornata. Veniamo a sapere che la nuova Terra
è un "pianeta ombra", probabilmente prelevata da una linea temporale alternativa, e
portata in questo universo dalla "Campagna per il salvataggio degli umani", a cura,
appunto, dei delfini. Al termine della vicenda Arthur lascia nuovamente la Terra,
assieme a Fenchurch e Ford, per cercare il Messaggio Finale di Dio al Creato, il cui
indirizzo gli era stato fornito nel libro precedente da Prak. Al loro arrivo incontrano il
robot Marvin, ormai agonizzante, e lo aiutano a leggere il messaggio, che si rivelerà
essere un laconico "CI SCUSIAMO PER IL DISTURBO". Il libro ha un tono diverso
dai precedenti. In parte questo è dovuto al fatto che tratta di una storia d'amore, e in
parte perché è stato scritto, a detta dell'autore, in fretta. Alla fine del libro l'editore di
Adams, Sonny Mehta, si trasferì a casa dell'autore per assicurarsi che questo
rispettasse i termini contrattualmente definiti (e che erano già stati più volte
prolungati). Adams si dichiarò non completamente soddisfatto dell'opera, che
contiene diversi interventi da parte dell'editore, che l'amico e collega Neil Gaiman ha
descritto come "commiserevoli e ingiusti". Il libro riflette inoltre un cambiamento
notevole nelle opinioni di Adams sui computer. Nei libri precedenti i computer sono
rappresentati in modo piuttosto negativo, secondo le opinioni dell'autore. Fra la
stesura de "La vita, l'universo e tutto quanto" e "Addio e grazie per tutto il pesce"
Adams venne portato ad una fiera di computer, si innamorò dell'ultimo computer
Apple, e questo fu l'inizio di una lunga "storia d'amore" con quella marca (sosteneva
di aver acquistato il secondo Apple Macintosh del Regno Unito - il primo era stato
comprato dal suo amico Stephen Fry). Infatti il volume postumo “Il salmone del
dubbio” è stato realizzato utilizzando vari frammenti e abbozzi rinvenuti nei vari
computer Apple di Adams, sia nel portatile che in quelli delle sue abitazioni in
Inghilterra e in California. Il capitolo 21 è una digressione umoristica sul
giornalismo, il progresso culturale e la sessualità, in cui Adams usa l'esempio di
Brequinda, nel Reame di Avalars, patria dei mitici Draghi di Fuoco di Furlonis.
Durante lo svolgimento della storia, Arthur Dent racconta un episodio accadutogli al
bar di una stazione ferroviaria. Aveva comprato un pacchetto di biscotti e si era
seduto in attesa del treno. Un uomo, che era già seduto al tavolo, aprì il pacchetto di
biscotti e ne mangiò uno. Arthur ne prese uno, senza commentare, e così
continuarono, nel più totale silenzio, fino alla fine del pacchetto. Dopo che l'uomo se
ne fu andato, Arthur alzò il suo giornale e scoprì il "suo" pacchetto di biscotti.
Douglas Adams sostiene che la storia gli sia accaduta personalmente, benché una
leggenda metropolitana simile fosse in circolazione già da anni. La versione
dell'accaduto di Adams è riportata nel suo contesto originario ne Il salmone del
dubbio. Da questa serie fortunata, che ha visto anche in Italia numerose edizioni, ne è
stato tratto un film, è inoltre riportata come voce su wikipedia e “pesce traduttore” ha

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

assunto gran fama sì che il mitico traduttore di Yahoo porta il nome di Babel Fish.
Un pomeriggio, dunque, veramente imperdibile.

L'UGL AFFRONTA LA CRISI E LA FASE PRECONGRESSUALE

Lucca – Si è tenuta a Lucca una partecipata riunione dei dirigenti sindacali


provinciali dell'UGL. Erano presenti le categorie: metalmeccanici, terziario e
commercio, vigilanza privata, pensionati, cooperative sociali, sanità, partecipate, enti
pubblici, enti locali, trasporti, scuola e statali. Si è affrontato lo stato di crisi che sta
colpendo anche l'economia locale e i moduli d'intervento che l'UGL ha già messo in
atto. Si è ricordato l'accordo ottenuto alla Trasea, l'impegno per la KME, e gli ultimi
successi ottenuti come numero di RSU eletti. È stato presentato all'assemblea il
nuovo coordinatore della Versilia, Antonelli e la neonominata al Coordinamento
Nazionale per le Pari Opportunità, Maria Luisa Livi. Numerosi gli interventi che
hanno sottolineato come la crisi sembra essere solo all'inizio, si è parlato del
preoccupante aumento esponenziale del ricorso alla cassa integrazione, e anche della
cantieristica versiliese che presenta situazioni a rischio così come la non certo buona
notizia della mancanza di liquidità nel settore cartario. Soddisfazione per la conferma
della Soprintendenza e preoccupazioni per la sorte della filiale lucchese della Banca
d'Italia. Il dibattito ha toccato anche le forme della nuova occupazione quali si
verificherebbero con l'apertura del Casinò di Bagni di Lucca, il cui iter sembra
proprio a buon punto, la possibilità di nuovi insediamenti Ikea, e le possibilità
occupazionali che s'aprirebbero con la cantierabilità dei lavori al monte Tambura. S'è
poi aperta la fase precongressuale con l'indicazione di nuovi volti per le categorie,
proprio in questo senso è stata indetta una riunione degli iscritti alla sanità per la
settimana prossima. Sempre per quanto riguarda l'organizzazione interna, un plauso è
andato al Commissario Raffaella Gragnani, per aver permesso la soluzione della crisi
finanziaria in cui versava l'UTL. È in costruzione un nuovo servizio per gli iscritti:
uno sportello di consulenza e di supporto alla richiesta di mutui e finanziamenti con
le banche. Tra circa un mese gli stati generali dell'UGL si riuniranno di nuovo per
valutare l'impatto con la realtà lavorativa delle nuove strutture che il sindacato si è
dato anche a livello locale.

SE ATENE PIANGE SPARTA NON RIDE

Barga – Sembra proprio che la candidatura a Sindaco che tutti aspettavano nell'area
di centro-destra, sia proprio svanita, con il ritorno in auge delle proposte iniziali, che
vedevano il dr. Oriano Bartolomei come possibile aspirante alla poltrona di primo

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

cittadino. Eppure questa candidatura attesa, sembrava andare incontro a molte delle
esigenze locali quali: una donna alla guida dell'Ente, un maggior riconoscimento di
Fornaci, uno sganciamento dai vecchi equilibri. Ma se da un lato molti dei moderati
del centrosinistra non si riconoscevano nella candidatura proposta dal PD, anche nell'
avverso settore i mugugni non si contano. Se Atene piange, Sparta non ride. Gli
insoddisfatti da una parte e dall'altra sembrerebbero raggiungere una cifra
ragguardevole, anche se da una parte i giochi sono fatti e dall'altra ancora no. E
proprio su questo malcontento serpeggiante tra le due file, stanno prendendo corpo
candidature alternative, mentre a sinistra c'è chi da già per sicura una nuova lista della
sinistra antagonista, nell'area di centrodestra contatti si stanno muovendo tra gli
Innovatori, gli ex radicali e La Destra. Se qualcosa dovesse maturare lo sapremo nei
prossimi giorni - prima di Pasqua – ci dicono i meglio informati delle due parti. Tutto
ciò a dimostrazione che il bipolarismo, tanto osannato dai due schieramenti, spesso
alla prova dei fatti, risulta impraticabile.

VARCHI TELEMATICI E PIAZZA SAN FRANCESCO


Lucca - Non passa giorno che sulla stampa qualcuno si senta investito dal diritto di
chiedere: perché non entrano in funzione varchi telematici? L'altra domanda è:
quando si riqualifica piazza San Francesco chiudendola al traffico? Ma perché la
riqualificazione di piazza San Francesco debba passare con tanto di chiusura alle
auto, è tutto da dimostrare. E questo in molti si domandano, a cominciare dai
negozianti cittadini che vedono ancor più penalizzato il loro lavoro nel centro storico.
In effetti le troppe chiusure e i posteggi a pagamento hanno portato ad un
allontanamento dei servizi dal centro e ad un successivo svuotamento degli abitanti.
Se i servizi sono fuori di porta, perché venire in città? È questo ciò che si dicono gli
abitanti della periferia; e a tutto ciò si aggiunge il pericolo di prendere multe. Se poi
si mettessero in funzione i varchi telematici il disastro sarebbe totale: ancor meno
gente sarebbe invogliata ad entrare in città. Sì perché i varchi telematici non
garantiscono la sicurezza, servono solo a far multe! Grazie alla politica di chiusura
indiscriminata e al balzello sui parcheggi, la città si è svuotata, e ben lo si vede dopo
le venti quando tutte le attività lavorative cessano. La città è vuota e l'ambiente ben si
presta alla criminalità, non a caso i furti sono in espansione. Meno abitanti, meno
controllo: quando sono in giro i cittadini onesti, non c'è bisogno di ronde. Si pone ora
il problema della sicurezza ed ecco che le telecamere sono utili nei punti strategici,
quelli a rischio criminalità, totalmente inutili nei varchi. E sempre più si fa strada un
ripensamento sull'eccessiva chiusura, ed anche un ripensamento sulla gratuità di
alcuni parcheggi strategici per il commercio. È il momento d'invertire la rotta. Le
città che da tempo hanno attuato i varchi telematici spesso sono nelle cronache delle
cosiddette “multopoli”: vogliamo finirci anche anche noi? già a ci fanno multe per
eccesso di velocità a 55km orari (con vigili assenti e autovelox nascosto) figuriamoci

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

gli accidenti all'amministrazione con i varchi! Ma forse l'amministrazione questa


volta qualcosa ha capito, e i varchi non si mettono in funzione. Meno male.

SUPERCINEMA

Capannori - L'idea di trasformare il Supercinema di Capannori in un luogo atto ad


accogliere la Biblioteca Comunale, lanciata da uno dei candidati della aggregazione
che fa capo a Matteucci Sindaco, mi sembra ottima e da prendere in seria
considerazione. Infatti molti cittadini hanno storto il naso quando hanno saputo che
l'idea dell'attuale Sindaco era quella si spostare la biblioteca al Mattaccio. Questa
amministrazione ha dato un taglio troppo di parte alla gestione della cultura, basti
pensare che uno dei primi atti di Del Ghingaro al momento del suo insediamento, fu
quello di togliere la collaborazione dell'associazione Cesare Viviani - della quale mi
onoro di esserne Presidente dal 2004 - al Concorso di Poesia che era stato ideato
proprio dalle sinergie Comune/Viviani, per darne la gestione ad amici sinistrorsi a lui
allineati. Proprio in un'ottica liberal ritengo che la cultura debba esser non di parte,
ma aperta ad ogni soggetto e, tornando al Supercinema, proprio la sua struttura
spaziale lo renderebbe idoneo alla consultazione di libri, ad emeroteca e a molteplici
postazioni internet. Perché oggi un centro di lettura non è più come un tempo,
semplice ricerca e prestito libri, ma diviene un centro multimediale, ove la presenza
dei giornali si somma a quella dei libri e delle postazioni internet, e tutti questi media,
nella loro sinergia danno la possibilità di vero studio e vere ricerche.

CHIRALITA'

Lucca – Mercoledì 8 aprile alle ore 17, presso la Casermetta Santa Maria delle Mura
Urbane, per il ciclo letterario “al bridge con l'Autore” organizzato dalla “Cesare
Viviani” con il patrocinio del Comune di Lucca, sarà dall'autore presentato il libro
“Chiralità” di Mario Lena. Letture critiche di Marco Vignolo Gargini. Nel
diciottesimo libro di Mario Lena dal titolo "Chiralità". Ancora una volta, un tema
scientifico diviene poesia. "Il passato e il futuro e, in mezzo, questo nostro costante
bisogno di esistere e lavorare nel presente, stando in equilibrio sopra il rapporto e la
combinazione di questi due indispensabili riferimenti per la vita. È come quando, per
i Neutrini (le particelle invisibili più misteriose e più incomprensibili che affollano e
attraversano, al ritmo di miliardi al secondo, ogni piccola porzione dell'Universo) si è
avvertita la necessità di apprezzare la combinazione fra l'energia del loro moto
rettilineo uniforme e l'energia dei loro Spin (con rotazione oraria e antioraria). Questa
combinazione è stata chiamata dai fisici Chiralità (come scrive Lederman),
appropriandosi di un termine già, per altri versi, usato dalla chimica: una specie di

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

Equilibrio Dinamico coinvolgente e coinvolto in questa più intima conoscenza.


Chiralità, quindi, per questo tipo di motivazioni, anche per noi: per il nostro sentire, il
nostro ragionare, il nostro volerci esprimere, in termini di approfondimenti, verso
bilanciamenti di più naturale armonia."L'Autore, affermato poeta noto in tutta Italia,
che per molti anni è stato Sindaco di Bagni di Lucca, tratta nei suoi poemi i temi
dell'esistenza, del divenire e dell'essere. Le concezioni scientifiche si sovrappongono
costantemente alla sua poetica. Emblematici i titoli di alcune sue silloge: "La striscia
di Moebius", "L'effetto farfalla" e il "Rasoio di Occam". Questo perché le inquietanti
scoperte scientifiche – che hanno spostato i limiti della conoscenza - lasciano una
tangibile traccia nella sua poetica. La geometria frattale, la matematica quantistica, la
meccanica delle matrici, il principio d'indeterminazione, l'effetto farfalla, entrano
nella nostra realtà e la poetica più avvertita come può non risentirne? Pensiamo
al nastro di Moebius: una superficie bidimensionale in un contesto
tridimensionale. C'è di che riflettere! E così l'Autore trae stimolo dall'ultima
fisica, geometria e matematica e miscelando il tutto in quel suo poetare colto e
lineare, si apre all'amore, al pacato impegno sociale, non ideologico ma scaturito dai
desideri dettati dal cuore: quelli più veri. Una poetica che talvolta ci riporta
a Mario Luzi, nelle sue assonanze, ma nella maggior parte dei casi denota una sua
valida originalità. Una poetica che taglia frasi inutili, retoriche e ridondanti, confuse o
barocche. Un rasoio di Occam, come il titolo di uno dei fortunati suoi libri, è dunque
tra le sue mani. Il risultato non è quello d'una poetica innamorata di se stessa, ma
rivela un verseggiare piano, sensibile, aperto ai grandi interrogativi che l'umanità da
sempre si pone, aperto a tutto ciò che attorno accade, vigile ad ogni avanzare delle
scienze.
Mario Lena è nato e vive a Bagni di Lucca. La sua attività letteraria, sviluppatasi a
fianco e ai margini del suo lungo impegno di lavoro nel campo educativo,
amministrativo e culturale, si riassume principalmente nei suoi diciotto libri poetici.
E' stato tra i fondatori della Cesare Viviani. Ha inoltre fondato l'associazione
"L'occhio di Erato" , associazione culturale che propone ogni anno presso il Casinò di
Bagni di Lucca un ciclo conferenze poetiche di alto profilo.

ELEZIONI A BARGA

Barga – Anche se mancano le conferme ufficiale, sembra proprio che a Barga i


giochi siano fatti anche nel raggruppamento di centrodestra. C'è dell'amaro in bocca
per aver visto sfumare una candidatura che poteva essere la soluzione alle esigenze di
buona parte dell'elettorato: un primo cittadino donna, uno sganciamento dai poteri
forti e un maggior peso della frazione di Fornaci. E così si assiste al ritorno in auge
della proposta iniziale del centrodestra che vede il dr. Oriano Bartolomei, sganciato
dai partiti ma, si dice, vicino alla Lega, come possibile aspirante alla poltrona di

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

primo cittadino. Con tutta probabilità avremo dunque una lista ed una candidatura
forte nell'area centrosinistra e una lista di peso più modesto nel centrodestra, questo
ad una prima lettura, ma le cose non sempre sono così semplici come sembrano. Il
candidato di centrosinistra non piace a molti moderati che lo percepiscono come
imposto, e si da per certa una lista anche della sinistra antagonista, anche se al
momento non è ancora uscita allo scoperto. Nel centrodestra, sembra non essere
andata in porto una ipotesi alternativa che vedeva La Destra protagonista, ma al
contrario ad alcuni piace l'idea di affrontare e sfidare un candidato voluto e sostenuto
da tutti i cosiddetti “poteri forti” con una lista più dimessa. Quasi uno scontro tra
David e Golia, che la storia c'insegna, riservò delle sorprese.

IL CENTRODESTRA A CAPANNORI PARLA DELLA CRISI


Capannori – Sicuramente di spessore l'incontro avvenuto a Capannori organizzato dai
consiglieri regionali del Pdl che ha affrontato il tema “Dall'Europa agli Enti Locali
contro la crisi – Proposte per il mondo del lavoro”. Ampia la partecipazione dei
cittadini e qualificati gli interventi che si sono susseguiti: Paolo Bartolozzi, Maurizio
Bianconi, Maurizio Dinelli, Giuliana Baudone, Vanda Cervelli , Salvadore
Bartolomei e il candidato a sindaco Lorenzo Matteucci che ha concluso l'assise. Di
particolare interesse l'intervento di Paolo Bartolozzi, parlamentare europeo, che ha
illustrato come l'assise europea si stia muovendo per affrontare una crisi che non è
stata presa sottogamba, e come già si siano trovati i primi finanziamenti per le
emergenze. Dinelli e Baudone, entrambi consiglieri regionali, hanno parlato di come
la Regione Toscana si stia muovendo nell'affrontare la crisi e come il centrodestra
giudichi insufficienti le manovre proposte e, si stia muovendo perché la Regione si
ponga in maniera più incisiva a redimere le situazioni di maggior criticità. Hanno
anche parlato dei provvedimenti governativi che sono in questi giorni in cantiere.
Interessante la conclusione di Matteucci, che ha tirato le fila degli interventi.
“Il comune – ha detto Lorenzo Matteucci – deve tornare ad essere vicino alle
esigenze e ai bisogni della gente, in maniera diametralmente opposta a ciò che è stato
in questi ultimi cinque anni. Si deve offrire concretezza a chi attende risposte che,
con l’attuale amministrazione, non sono arrivate. Più politiche di sostegno alle
famiglie, per la casa, per il lavoro, per la sicurezza. Un attenzione alle infrastrutture
come stimolo ad una ripresa economica che stenta a ripartire. Basta con la politica
dell'immagine – ha proseguito – fatta di spot pubblicitari senza contenuti, alle enormi
spese inutili, che non servono alla collettività ma pesano enormemente sulle tasche di
un cittadino, spogliato nei servizi. Il nostro programma dovrà innanzitutto fissare la
propria attenzione ad una migliore gestione delle risorse, perché le entrate
economiche siano reinvestite in modo utile e costruttivo”. È necessario a mio avviso
– ha concluso Matteucci – una revisione del Patto di Stabilità, attraverso un principio
semplicissimo e cioè premiare chi amministra bene e penalizzare chi spreca il

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

denaro”. Ai più addentro ai lavori è dispiaciuta l'assenza (giustificata) di Deborah


Bergamini, che era stata apprezzata nel recente incontro alla Pia Casa di Lucca per la
sua lucida esposizione su come dovrà essere la cornice culturale del nuovo Pdl,
cornice tesa al superamento di vecchie concezioni politiche e capace, attraverso il
superamento dei vecchi schemi partitici, di creare quel qualcosa di nuovo: il Popolo
della Libertà, che definire partito è riduttivo.

L'UGL SANITA' SI E' RIUNITA A LUCCA

Lucca – Nella fase precongressuale dell'UGL si stanno attivando con assemblee le


varie categorie. Dopo i metalmeccanici che hanno visto l'elezione a coordinatore di
Enzo Antonelli, è stata la volta della Sanità che ha eletto coordinatore il dr. Siamak
Barahmandpour. Nel corso dell'assemblea è stato anche elaborato un documento che
in pratica ripropone le posizioni “storiche”dell'UGL Sanità. Le cronache cittadine
abbondano in questi ultimi mesi d’interventi sulla sanità lucchese. Oltre alle
endemiche carenze e alle ventilate soluzioni di queste da parte del politico di turno,
ciò che sembra appassionare è il dibattito sul nuovo costruendo Ospedale della Piana
di Lucca. Alcune decine d’anni fa, in tempi non sospetti, all’interno del dibattito che
anche allora si era aperto sulla razionalizzazione della sanità lucchese, l'UGL lanciò
una proposta così articolata. Una unica ASL nel territorio provinciale, nell’ottica di
una più snella organizzazione e nel risparmio di gestione. Individuava poi la necessità
di tre nuovi moduli ospedalieri: Ospedale Unico della Versilia, Ospedale Unico della
Valle del Serchio e Ospedale della Piana di Lucca. La costruzione di nuovi moduli
monoblocco sarebbe stata più pratica ed economica delle eterne razionalizzazioni,
rifacimenti e messe a norma delle vecchie e, in qualche caso, fatiscenti strutture.
Monoblocchi che vedono una diminuzione complessiva dei posti letto a causa del
minor tempo d’ospedalizzazione del paziente e di tutta una serie di strutture sanitarie
diffuse nel territorio che avvicinano ancor più il cittadino alla sanità pubblica. E
anche una diffusione sempre crescente del day hospital che abbatte i costi di gestione
e migliora e tutela la qualità della vita del paziente. L’Ospedale Unico della Versilia
divenne per primo una realtà operante, anche se non privo di difetti (rintracciabili
facilmente attraverso gli articoli apparsi sulla stampa) essendo stato il capofila.
Partì poi l’iter per il nuovo Ospedale di Lucca, e qui abbiamo assistito alle polemiche
di coloro che non volevano che l’ospedale nuovo nascesse. Una volta stabilita la
volontà della costruzione del nuovo ospedale, sono iniziate altre polemiche sulla sua
localizzazione. L'area di Campo di Marte per il sindacato dovrà essere sfruttata dalla
città nell’ottica di un suo sviluppo: è una piccola città a ridosso del centro storico.
Nell’area di Campo di Marte l'UGL vede futuri insediamenti commerciali, uffici,
abitazioni, punti di aggregazione, laboratori artigianali. Anche la proposta di Picchi
del “Campus di Marte” è presa in seria considerazione. Nuovi monoblocchi
ospedalieri e non ristrutturazione dell’esistente, perché l’innovazione e l’uso di nuove

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tecnologie in ambito ospedaliero sconsiglia anche economicamente il recupero.


Inoltre l’avanzare delle conoscenze sempre più ci indirizza ad utilizzare in maniera
diversa e più sicura l’ambiente ospedaliero: occorre evitare che queste strutture
divengano fonti di nuove e devastanti infezioni, all’interno dei padiglioni sanitari
possono infatti svilupparsi agenti patogeni d’estrema pericolosità, e questo va in tutti
i modi evitato. L’ospedale diurno, la riduzione dei tempi di degenza e molto altro
ancora suggeriscono di preparare nuove strutture dedicate ad hoc. Se per la Versilia il
progetto è stato realizzato da tempo, a Lucca e nella Valle del Serchio il discorso
cambia. A Lucca si è perso tempo per dissapori sull’assegnazione dei lavori e sono
sorte divergenze sull’ubicazione del sito. L'UGL aveva accettato il sito che i tecnici
(Regione, ASL e Comuni) avevano indicato nel 2003, quando tutti erano d'accordo.
Dunque a San Filippo, località che fu accettata allora e che anche oggi l'UGL ritiene
non solo valida, ma l'unica soluzione. Nella Valle del Serchio il discorso cambia
completamente. L'UGL si è trovata sempre sola (o quasi) a sostenere la validità di un
nuovo ospedale in posizione mediana: Mologno o Campia. Le Amministrazioni si
sono sempre arroccate sulla difesa dell’esistente e l’ASL e la Regione non hanno mai
preso in considerazione seriamente l’esigenza di una nuova struttura. Barga e
Castelnuovo hanno subito depotenziamenti e si è arrivati all’integrazione dei due
vecchi ospedali che pur separati avrebbero utopisticamente dovuto avere una
funzione unitaria. Soluzione che nella pratica non poteva soddisfare né l’utenza, né le
amministrazioni, né il personale sanitario.
La Valle del Serchio è così rimasta senza il suo Ospedale Unico della Valle, e questo
invece per l'UGL è la priorità. Il numero d’abitanti, la concentrazione delle imprese,
la conformazione montana, il rischio sismico, sono fattori che indicano
l’indispensabilità d’un nuovo presidio ospedaliero nella Valle del Serchio. L’Ospedale
Unico della Valle del Serchio è una necessità dovuta all’habitat collinare e montano,
alla zona sismica, alla massiccia presenza di insediamenti industriali e artigianali, ad
una sempre più vasta presenza di ospiti soprattutto nel periodo estivo, ad una viabilità
precaria. Solo ultimamente si sono sviluppate timide aperture verso l’Ospedale Unico
anche a livello istituzionale. Ma di creare un’unica ASL a livello provinciale -
malgrado si sprechino gli interventi sui minori costi della P.A. – ancora non se ne
parla.

CHIRALITA'
di Mario Lena, Maria Pacini Fazzi Editore, Lucca 2008.

Nel diciottesimo libro di Mario Lena dal titolo "Chiralità" ancora una volta, un tema
scientifico diviene poesia. Il passato e il futuro e, in mezzo, questo nostro costante
bisogno di esistere e lavorare nel presente, stando in equilibrio sopra il rapporto e la
combinazione di questi due indispensabili riferimenti per la vita. È come quando, per

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i neutrini (le particelle invisibili più misteriose e più incomprensibili che affollano e
attraversano, al ritmo di miliardi al secondo, ogni piccola porzione dell'Universo) si è
avvertita la necessità di apprezzare la combinazione fra l'energia del loro moto
rettilineo uniforme e l'energia dei loro spin (con rotazione oraria e antioraria). Questa
combinazione è stata chiamata dai fisici chiralità (come scrive Lederman),
appropriandosi di un termine già, per altri versi, usato dalla chimica: una specie di
equilibrio dinamico coinvolgente e coinvolto in questa più intima conoscenza.
Chiralità, quindi, per questo tipo di motivazioni, anche per noi: per il nostro sentire, il
nostro ragionare, il nostro volerci esprimere, in termini di approfondimenti, verso
bilanciamenti di più naturale armonia. L'Autore, affermato poeta noto in tutta Italia,
che per molti anni è stato Sindaco di Bagni di Lucca, tratta nei suoi poemi i temi
dell'esistenza, del divenire e dell'essere. Le concezioni scientifiche si sovrappongono
costantemente alla sua poetica. Emblematici i titoli di alcune sue silloge: "La striscia
di Moebius", "L'effetto farfalla" e il "Rasoio di Occam". Questo perché le inquietanti
scoperte scientifiche – che hanno spostato i limiti della conoscenza - lasciano una
tangibile traccia nella sua poetica. La geometria frattale, la matematica quantistica, la
meccanica delle matrici, il principio d'indeterminazione, l'effetto farfalla, entrano
nella nostra realtà e la poetica più avvertita come può non risentirne? Pensiamo
al nastro di Moebius: una superficie bidimensionale in un contesto
tridimensionale. C'è di che riflettere! E così l'Autore trae stimolo dall'ultima
fisica, geometria e matematica e, miscelando il tutto in quel suo poetare colto e
lineare, si apre all'amore, al pacato impegno sociale, non ideologico ma scaturito dai
desideri dettati dal cuore: quelli più veri. Una poetica che talvolta ci riporta
a Mario Luzi nelle sue assonanze, ma nella maggior parte dei casi denota una sua
valida originalità. Una poetica che taglia frasi inutili, retoriche e ridondanti, confuse o
barocche. Un rasoio di Occam, come il titolo di uno dei fortunati suoi libri, è dunque
tra le sue mani. Il risultato non è quello d'una poetica innamorata di se stessa, ma
rivela un verseggiare piano, sensibile, aperto ai grandi interrogativi che l'umanità da
sempre si pone, aperto a tutto ciò che attorno accade, vigile ad ogni avanzare delle
scienze. Mario Lena è nato e vive a Bagni di Lucca. La sua attività letteraria,
sviluppatasi a fianco e ai margini del suo lungo impegno di lavoro nel campo
educativo, amministrativo e culturale, si riassume principalmente nei suoi diciotto
libri poetici. È stato tra i fondatori della Cesare Viviani. Ha inoltre fondato
l'associazione "L'occhio di Erato" , associazione culturale che propone ogni anno
presso il Casinò di Bagni di Lucca un ciclo conferenze poetiche di alto profilo.

UNIVERSITA’ LUCENSE

Se da un lato molte sono le polemiche sui tagli di spesa previsti nel Dl.112 per quanto
riguarda l’università, dall’altro in questi ultimi sono apparsi sulla stampa molti
articoli assai critici sui costi delle università toscane. Consideriamo il fatto diffuso

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

che in molte località, anche piccole, negli ultimi anni, associazioni, enti locali, privati
e Camere di Commercio, hanno dato vita a dei comitati scientifici atti a promuovere
nuovi centri di studi universitari, anche di qualità (Alti Studi). Dopo non molti anni, e
dopo la realizzazione dei corsi, queste università di fatto, hanno chiesto il
riconoscimento da parte dello stato, al fine di ottenere anche lauti finanziamenti. Cosa
questa che si è verificata puntualmente nella quasi totalità dei casi. Quanto affermo è
stato anche sostenuto recentemente sulla stampa da Giorgio Cittadini, Presidente
della Fondazione per la Sussidiarietà. Non si sono create sedi distaccate delle grandi
università vicine, se non in qualche raro caso virtuoso, ma si è preferito premiare
interessi solo localistici, che con la didattica di qualità non hanno niente a che
spartire. Le spese per l’università, che già erano sostenute, si sono così parcellizzate
in mille rivoli, rendendo la situazione di non facile monitoraggio e controllo. Si
chiede da più parti la rinuncia al valore legale delle lauree. E molti pensano ad un
diverso modello universitario di tipo anglosassone, o alla variante americana, ove gli
atenei non sono finanziati in maniera prevalente dallo stato, divenendo così
preponderante la “qualità” dello studio proposto, al fine di reperire i finanziamenti.
Lo stato americano eroga invece borse di studio e prestiti per lo studio agli studenti,
che sono liberi di scegliere ove investirli e spenderli sul libero mercato universitario.
Anche le università italiane, potrebbero dunque, trasformarsi in fondazioni di diritto
privato, divenendo così autonome giuridicamente e finanziariamente, libere nella
ricerca di partner e sponsor privati, sganciate dall’appiattimento delle norme di
gestione del pubblico impiego e soprattutto libere di gestire la ricerca con
collaborazioni con altri enti e con i privati. Pian piano l’università potrebbe procurarsi
da sola i finanziamenti per la propria vita, come accade oggi negli USA. Solo così la
qualità della didattica e della ricerca, saranno alla base del prestigio e dell’operare
accademico, con i conseguenti riflessi sulla qualità delle lauree rilasciate. Una delle
aspirazioni lucchesi è quella di avere un proprio ateneo. La situazione è parcellizzata
con IMT, Campus e sedi distaccate di facoltà che talvolta in maniera effimera
appaiono, senza dimenticarci l'Università Cattolica del Sacro Cuore che un tempo a
Lucca aveva una fiorente attività. Perché non riunire insieme tutte queste attività
accademiche e creare una vera e propria fondazione che dia il via all'Università
Lucense? L'idea di Picchi del Campus di Marte ben potrebbe fondersi con questa
ipotesi.

CON LORENZO MATTEUCCI A CAPANNORI

L'idea di trasformare il Supercinema di Capannori in un luogo atto ad accogliere la


Biblioteca Comunale, lanciata da uno dei candidati della aggregazione che fa capo a
Lorenzo Matteucci Sindaco, mi sembra ottima e da prendere in seria considerazione.
Infatti, molti cittadini hanno storto il naso quando hanno saputo che l'idea dell'attuale

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

Sindaco era quella si spostare la biblioteca al Mattaccio. Questa amministrazione di


sinistra ha dato un taglio troppo di parte alla gestione della cultura, basti pensare che
uno dei primi atti dell'attuale Sindaco , fu quello di togliere la collaborazione
dell'associazione Cesare Viviani - della quale mi onoro di esserne Presidente dal 2004
- al Concorso di Poesia che era stato ideato proprio dalle sinergie Comune/Viviani,
per darne la gestione ad amici più politicamente allineati. Perché oggi un centro di
lettura non è più come un tempo, semplice ricerca e prestito libri, ma diviene un
centro multimediale, ove la presenza dei giornali si somma a quella dei libri e delle
postazioni internet, e tutti questi media, nella loro sinergia danno la possibilità di vero
studio e vere ricerche. Comunque è ufficiale: gli Innovatori, dei quali faccio parte,
sosterranno la candidatura a Sindaco del Comune di Capannori, di Lorenzo
Matteucci, ritenendolo la persona giusta, proveniente dal mondo civile, per poter
sconfiggere l'attuale amministrazione. Non sarà presentata una lista propria, ma gli
Innovatori appoggeranno un candidato della lista Capannori Insieme e un
“innovatore” in altra lista. In Capannori Insieme vi sarà Leonardo Gennai, con un
passato di consigliere provinciale e di sindacalista UIL. Dice Amerigo De Cesari,
leader degli Innovatori: ”Abbiamo chiesto al centrodestra di inserire in una loro lista
il vice-coordinatore degli Innovatori, Vittorio Baccelli, scrittore, opinionista, dirigente
sindacale di primo piano nell'UGL, ex dipendente per trenta anni proprio del Comune
di Capannori e Presidente dell'associazione culturale Cesare Viviani. E proprio
Baccelli, in merito a questa proposta di candidatura ha dichiarato di volersi candidare
e che per essere nuovamente presente a Capannori ha rinunziato a Barga e a Livorno
ove è candidato Taradash per il Pdl, con il quale fu assieme candidato alla Camera
del Deputati, per il P.R. nel lontano 1978. La scelta di Capannori è dovuta ad un suo
amore per questa terra maturato negli anni di lavoro, e anche dal ricordo lasciato da
suo nonno, il Maestro Dante Baccelli, amico di Puccini e fondatore della storica
banda lucchese “Guido Monaco”, che fu per anni direttore delle bande di San
Gennaro e di Segromigno. Come sindacalista UGL ha assistito alla chiusura nei suoi
confronti della attuale amministrazione ed anche, come Presidente della Viviani
all'allontanamento della Viviani stessa dal concorso di Poesia Città di Capannori, a
vantaggio di amici della sinistra. La sua presenza dunque nelle liste di Capannori, è
anche volta al recupero di ciò che all'UGL e alla Viviani è stato tolto. Ritiene infine il
suo ex collega Matteucci, la persona più idonea a riconquistare il Comune e gli porge
i suoi più sinceri auguri di vittoria”. Ho lasciato parlare gli Innovatori anche di me,
attraverso un loro comunicato, ma vorrei un po' ampliare il discorso per far
comprendere i veri motivi della mia scelta di propormi candidato a sostegno di
Matteucci. Vediamo assieme la sua biografia: ingegnere, 57 anni, sposato con tre figli
vive a Segromigno in Piano. Si è laureato in ingegneria nel 1979 presso l’Università
degli Studi di Pisa ed è iscritto all’Albo degli Ingegneri della Provincia di Lucca. Per
sedici anni ha ricoperto l’incarico di ingegnere presso l’Ufficio Tecnico Comunale di
Capannori e, successivamente, di responsabile dell’Ufficio Ambiente presso lo stesso

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

Ente. È stato successivamente Direttore Generale e Direttore Tecnico della Società


Aquapur Multiservizi. Accettando di passare ad Aquapur ha dimostrato capacità
imprenditoriali in un periodo che in molti non avrebbero mai fatto il passaggio da un
posto pubblico ad uno privato (o semi) ed erano le prime esperienze di questo tipo.
Ricordo che come sindacalista allora facemmo includere una clausola di garanzia per
tutto il personale transitato ad Aquapur. Dal 2002 al 2004, ha ricoperto l’incarico di
Direttore Generale e Direttore Tecnico della Società di Ingegneria Acque Ingegneria.
Dal 2004 è divenuto Direttore Generale della società Ascit Servizi. Non si è mai
occupato di politica attiva, pur vantando una lunga esperienza negli Enti pubblici. È
stato socio fondatore e tesoriere dell’AISF Onlus Italia (Associazione Idraulici Senza
Frontiere), che opera nel campo della cooperazione internazionale per la
realizzazione di opere di ingegneria idraulica quali pozzi, reti acquedotto, impianti di
depurazione liquami e gestione rifiuti solidi, con progetti effettuati in Brasile,
Burkina Faso, Congo, Ghana, e Senegal. Sostenuto dalle forze del centrodestra
Lorenzo Matteucci è il volto nuovo della politica capannorese. Candidato a Sindaco,
alla sua prima esperienza politica, ha lavorato per molti anni con le amministrazione
comunali, compresa quella attuale per quello che riguarda la raccolta differenziata
"porta a porta". Non si fa forte di una lunga carriera strettamente politica, ma di un
vita passata a conoscere il territorio comunale. Questa è la descrizione che ne danno
tutte le forze politiche. Come egli stesso ha dichiarato, l'attività svolta gli ha
permesso di «conoscere profondamente il territorio, le sofferenze ma anche le
ricchezze e le potenzialità del comune». E in lucchesia numerose sono le voci critiche
nei confronti sia dei politici in generale che in quelli del centrodestra, in particolare
coloro che hanno guidato questo schieramento, sono stati , a detta di molti, compreso
il sottoscritto, particolarmente inadeguati. Si sono parzialmente riscattati a Capannori
con la scelta fatta su Matteucci. Personalmente Matteucci non ha mosso critiche
particolari all'attuale amministrazione, tant'è che ha anche chiarito come abbiano in
realtà lavorato per molto tempo gomito a gomito, soprattutto per quanto riguarda il
progetto della raccolta differenziata "porta a porta". Il candidato a Sindaco ha
delineato alcuni punti base del programma, tutt'ora in fase di studio, che si fonderà su
tre pilastri: casa, famiglia e infrastrutture. Per il centro destra, sarà fondamentale il
confronto con i cittadini, che saranno infatti chiamati ad ampliare il programma
stesso attraverso incontri attualmente in corso nelle quaranta frazioni del comune di
Capannori. «Intendo avvicinare i cittadini alla politica - ha spiegato Lorenzo
Matteucci - ma soprattutto al Sindaco. Vicinanza che si è persa in questi cinque anni
di amministrazione di centrosinistra». Uno dei punti di forza di Matteucci è
sicuramente la sua somiglianza culturale ed umana a Ilio Micheloni: come lui non si
era mai esposto in una politica attiva, come lui era profondamente moderato nelle sue
idee, come lui conosce il territorio e i suoi abitanti, come lui ha una profonda
conoscenza della vita delle corti, come lui è simpatico, colto, cordiale e benvoluto da
tutti. Queste sono le caratteristiche fondamentali che fecero vincere Micheloni, a

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

maggior ragione queste saranno le caratteristiche fondamentali che porteranno alla


vittoria di Matteucci, considerando anche che lo schieramento che lo presenta è
maggioritario sul territorio.

NOTIZIE STORICHE E CRONOLOGICHE SUL QUARTIERE DI S.ANNA

Lucca – Mercoledì 15 aprile alle ore 17.00 presso la Casermetta Santa Maria delle
Mura Urbane, per il ciclo “al bridge con l'Autore” organizzato dalla Cesare Viviani
con il patrocinio del Comune di Lucca, sarà presentato il volume “Notizie storiche e
cronologiche sul quartiere di S.Anna – Lucca, Seconda edizione (dal 1900 ai giorni
nostri), a cura di Ciro e Michele Citarella, edito dalla Circoscrizione 3 del Comune di
Lucca, Lucca 2008. La presentazione sarà a cura di Michele Citarella, introdurrà
Daniele Marchi. Fatti di cronaca, dibattiti culturali, manifestazioni religiose e
sportive, scelte politiche e amministrative avvenute a S.Anna dal 1900 ad oggi: nelle
pagine di questo libro è raccontata come era e come si è trasformata la vita del
popoloso quartiere, così vicino alla città, nel XX secolo. La vita della comunità di
S.Anna è descritta sotto lo sfondo dei principali avvenimenti storici quali: l'omicidio
di re Umberto I, la I guerra mondiale, il fascismo, la guerra civile del 43 che registrò
episodi anche in questa terra, il boom economico legato alla ricostruzione, e
l'espansione edilizia. Si inizia con il dibattito sull'apertura della nuova porta a S.
Anna, con i pro e i contro che a dispregio la definivano il buco. Queste pagine
mettono in risalto lo stile di vita, i problemi e gli interessi della comunità e il loro
mutare repentino nel corso degli anni. Dalla civiltà delle corti ai palazzoni, dai campi
coltivati ai supermercati, da una popolazione dedita alla pastorizie a all'agricoltura ad
una comunità moderna. Emerge con prepotenza il cambiamento nel modo di vivere la
religiosità. Se in passato i santannini erano alimentati da un forte spirito religioso
d'appartenenza e condivisione e mostravano la propria fede con imponenti
processioni e funzioni religiose, negli anni più recenti si sono modificate
sostanzialmente le consuetudini e si sono formate numerose associazioni e gruppi di
volontariato, molto attente ai problemi della società contemporanea. E dal passato
emergono anche i primi problemi legati all'inquinamento: il bottino fornito
dall'ospedale per i campi sembrava contenere anche resti umani! Nella parte finale
del libro sono riportate interviste a persone anziane che narrano le loro esperienze di
quartiere, in particolar modo vengono affrontati i trascorsi della II guerra mondiale.
La cronologia dal 1900 al 1999 è tratta dalla stampa di testate giornalistiche edite in
lucchesia, tra le quali: L'Azione, Il Baluardo, La Democrazia (che era un foglio
anticlericale) e L'Esare. E anche dalle cronache dei quotidiani La Nazione e Il
Tirreno. Un testo questo fondamentale, poiché colma una lacuna storica sulla vita di
questa frazione adiacente al centro storico cittadino.

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

PARCO FLUVIALE
Lucca – In queste festività pasquali il Parco Fluviale è stato preso d'assalto da
famiglie appiedate e torme di ciclisti che hanno percorso questo bel tratto di
lungoserchio sicuramente con piacere. Anche perché le giornate, contrariamente alle
previsioni, sono state belle e assolate. Ma se il Parco migliora anno dopo anno, c'è
pur sempre qualche neo da sistemare. Proprio all'inizio, dopo gli impianti sportivi,
occorrerebbe un ingresso più razionale ed accogliente, inoltre il primo sbarramento
agli autoveicoli è vanificato da una catena alla quale è stato tolto il lucchetto, col
risultato che autisti maleducati imboccano il sentiero in velocità alzando nubi di
bianca polvere, certo non in armonia con l'ingresso ad un parco fluviale. Più avanti,
all'altezza del distributore del gas troviamo una discarica con elettrodomestici, mobili
e pezzi d'auto. E purtroppo dobbiamo registrare un'altra discarica abusiva all'altezza
della Betonval Del Debbio, questa volta di scarti di fabbrica di calzature. Anche il
passaggio della cartiera ex Ricci, non è certo dei migliori e andrebbe ridisegnato.
Poche pecche, ma che stonano col resto del Parco che dovrà esser prolungato e
sempre ben tenuto, e anche migliorato sia nel verde che nell'alberatura e nella
viabilità pedonale. Un parco sempre più frequentato da chi ama l'ambiente, la natura
e le sane passeggiate dovrà essere ancor più ben tenuto dall'amministrazione e
divenire un altra passeggiata, anche per turisti, oltre le Mura. Ricordo che alcuni
decenni fa, quando nelle riunioni politiche si iniziò a parlare del Parco Fluviale, molti
erano scettici; penso che oggi, in molti si siano ricreduti.

PARCO FELICE MENICHINI

Fornaci di Barga – Se per pasquetta il Parco Fluviale del Serchio era affollato, sul
Ponte del Diavolo raramente s'erano viste tante persone. E la gente, sopratutto ragazzi
e ragazze, ma anche famiglie con bambini, affollavano il Parco Felice Menichini di
Fornaci. Se all'adiacente Parco Rosso i lavori d'ammodernamento sono iniziati,
all'area Menichini la situazione è tale e quale la denunziammo su queste pagine,
circa un anno fa. La staccionata è pericolosa, guai ad appoggiarvisi, le siepi sono
malmesse, la potatura degli alberi è approssimativa (c'è un bel ramo caduto in mezzo
al parco), il verde delle aiuole è devastato, i rettangoli della piattaforma in tartan
nell'aiuola centrale vagano a vista nel ghiaino, il gioco rotto un anno fa non è stato
ancora sostituito, il boccaglio d'ottone della fontana scomparso vari anni addietro non
è stato ancora ripristinato. E nel frattempo due alberi sono caduti e una panchina è
scomparsa. Non è certo bello vedere così ridotto un parco che è meta di bimbi,
giovani coppie e anziani provenienti da tutta la Valle e oltre. Tra l'altro s'avvicina la
festa del Primo Maggio a Fornaci e si spera che al Parco vengano risparmiati altri
oltraggi.

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

SUL QUARTIERE DI S.ANNA

Lucca – Al Circolo del Bridge ha destato molto interesse la presentazione del libro
“Notizie storiche e cronologiche sul quartiere di S.Anna – Lucca, Seconda edizione
(dal 1900 ai giorni nostri), a cura di Ciro e Michele Citarella, edito dalla
Circoscrizione 3 del Comune di Lucca, Lucca 2008. Dopo una introduzione di
Daniele Marchi, ha preso la parola il coautore Michele Citarella che ha raccontato la
nascita del testo, iniziato da suo padre Ciro. Fatti di cronaca, dibattiti culturali,
manifestazioni religiose e sportive, scelte politiche e amministrative avvenute a
S.Anna dal 1900 ad oggi: nelle pagine di questo libro è raccontata come era e come si
è trasformata la vita del popoloso quartiere, così vicino alla città, nel XX secolo. La
vita della comunità di S.Anna è descritta sotto lo sfondo dei principali avvenimenti
storici quali: l'omicidio di re Umberto I, la I Guerra Mondiale, il fascismo, la guerra
civile del 43 che registrò episodi anche in questa terra, il boom economico legato alla
ricostruzione, e l'espansione edilizia. Si inizia con il dibattito sull'apertura della nuova
porta a S. Anna, con i pro e i contro che a dispregio la definivano il buco. Queste
pagine mettono in risalto lo stile di vita, i problemi e gli interessi della comunità e il
loro mutare repentino nel corso degli anni. Dalla civiltà delle corti ai palazzoni, dai
campi coltivati ai supermercati, da una popolazione dedita alla pastorizie a
all'agricoltura ad una comunità moderna. Emerge con prepotenza il cambiamento nel
modo di vivere la religiosità. Se in passato i santannini erano alimentati da un forte
spirito religioso d'appartenenza e condivisione e mostravano la propria fede con
imponenti processioni e funzioni religiose, negli anni più recenti si sono modificate
sostanzialmente le consuetudini e si sono formate numerose associazioni e gruppi di
volontariato, molto attente ai problemi della società contemporanea. E dal passato
emergono anche i primi problemi legati all'inquinamento: il bottino fornito
dall'ospedale per i campi sembrava contenere anche resti umani! Nella parte finale
del libro sono riportate interviste a persone anziane che narrano le loro esperienze di
quartiere, in particolar modo vengono affrontati i trascorsi della II guerra mondiale.
La cronologia dal 1900 al 1999 è tratta dalla stampa di testate giornalistiche edite in
lucchesia, tra le quali: L'Azione, Il Baluardo, La Democrazia (che era un foglio
anticlericale) e L'Esare. E anche dalle cronache dei quotidiani La Nazione e Il
Tirreno. Un testo questo fondamentale, poiché colma una lacuna storica sulla vita di
questa frazione adiacente al centro storico cittadino. Moltissime sono state le
domande che sono state poste all'autore dal pubblico presente, così ci si è soffermati
sulla trasformazione edilizia, a S.Anna come nel resto d'Italia, riportando la frase
dell'architetto Massimiliano Fuksas che definisce l'Italia una “villettopoli”, ed anche
su la figura, amata e controversa di Romolo Motroni, priore.

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

IN GIRO PER PASQUETTA


Lucca – La tradizione della passeggiata del giorno dopo Pasqua sembra essere stata
rispettata: infatti le vie del centro storico erano zeppe di turisti, e anche la Versilia e le
località della Valle del Serchio. Certo, i tempi sono cambiati e così pure le usanze:
quando ero ragazzo, la maggior parte dei cittadini partivano per le colline attorno a
Monte San Quirico e si passava tutta la giornata passeggiando e mangiando al sacco.
In particolare in queste festività il Parco Fluviale è stato preso d'assalto da famiglie
appiedate e torme di ciclisti che hanno percorso questo bel tratto di lungoserchio
sicuramente con piacere. Anche perché le giornate, contrariamente alle previsioni,
sono state belle e assolate. Ma se il Parco migliora anno dopo anno, c'è pur sempre
qualche neo da sistemare. Proprio all'inizio, dopo gli impianti sportivi, occorrerebbe
un ingresso più razionale ed accogliente, inoltre il primo sbarramento agli autoveicoli
è vanificato da una catena alla quale è stato tolto il lucchetto, col risultato che autisti
maleducati imboccano il sentiero in velocità alzando nubi di bianca polvere, certo
non in armonia con l'ingresso ad un parco fluviale. Più avanti, all'altezza del
distributore del gas troviamo una discarica con elettrodomestici, mobili e pezzi
d'auto. E purtroppo dobbiamo registrare un'altra discarica abusiva all'altezza della
Betonval Del Debbio, questa volta di scarti di fabbrica di calzature. Anche il
passaggio della cartiera ex Ricci, non è certo dei migliori e andrebbe ridisegnato.
Poche pecche, ma che stonano col resto del Parco che dovrà esser prolungato e
sempre ben tenuto, e anche migliorato sia nel verde che nell'alberatura e nella
viabilità pedonale. Un parco sempre più frequentato da chi ama l'ambiente, la natura
e le sane passeggiate dovrà essere ancor più ben tenuto dall'amministrazione e
divenire un altra tradizionale passeggiata, anche per turisti, oltre le Mura. Ricordo che
alcuni decenni fa, quando nelle riunioni politiche si iniziò a parlare del Parco
Fluviale, molti erano scettici; penso che oggi, in molti si siano ricreduti. Se per
pasquetta il Parco Fluviale del Serchio era affollato, sul Ponte del Diavolo raramente
s'erano viste tante persone. E la gente, sopratutto ragazzi e ragazze, ma anche
famiglie con bambini, affollavano il Parco Felice Menichini di Fornaci. Se
all'adiacente Parco Rosso i lavori d'ammodernamento sono iniziati, all'area Menichini
la situazione è tale e quale la denunciai sulla stampa, circa un anno fa. La staccionata
è pericolosa, guai ad appoggiarvisi, le siepi sono malmesse, la potatura degli alberi è
approssimativa (c'è un bel ramo caduto in mezzo al parco), il verde delle aiuole è
devastato, i rettangoli della piattaforma in tartan nell'aiuola centrale vagano a vista
nel ghiaino, il gioco rotto un anno fa non è stato ancora sostituito, il boccaglio
d'ottone della fontana scomparso vari anni addietro non è stato ancora ripristinato. E
nel frattempo due alberi sono caduti e una panchina è scomparsa. Non è certo bello
vedere così ridotto un parco che è meta di bimbi, giovani coppie e anziani provenienti
da tutta la Valle e oltre. Tra l'altro s'avvicina la festa del Primo Maggio a Fornaci e si
spera che al Parco vengano risparmiati altri oltraggi.

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

CAPANNORI PROPOSITIVA
Capannori – Non c'è niente di peggio, in un clima pre-elettorale, che la
contrapposizione preconcetta tra gli schieramenti, o peggio ancora lo scontro tra
personalismi. Sopratutto se si tratta di elezioni amministrative, e Capannori in questi
giorni si è lanciata in una spirale propositiva: nuove idee, nuovi progetti, tra i quali
alcuni veramente interessanti. E su questi si è aperta la discussione: sulla stampa, in
internet e tra la gente. Se continua così, la campagna elettorale si prospetta
veramente produttiva, anche perché sicuramente nuovi progetti e nuove idee
usciranno anche dai programmi dei singoli candidati. Voglio iniziare con il progetto
di un campo da golf, realizzazione interessante perché si affianca alle presenze nelle
Ville Storiche e negli agriturismi. Certo il golf non è uno sport di massa, ma non è più
neppure uno sport di nicchia, dato che in lucchesia sta coinvolgendo sempre più
appassionati e sono anche sorti negozi per l'abbigliamento dedicato. Altra idea, quella
di trasferire la biblioteca al Supercinema di Capannori. Proprio la sua struttura
spaziale lo renderebbe idoneo, con spese modeste,alla catalogazione, alla
consultazione di libri, ad emeroteca e a molteplici postazioni internet. Sì perché oggi
una biblioteca non è più il luogo ove si conservano, si prestano o si leggono i libri,
oggi la biblioteca è un centro multimediale di studio e di ricerca. I libri non solo si
conservano, si prestano e si leggono, ma anche si fanno interagire col web, con la
stampa periodica, con gli archivi. Sempre restando in ambito letterario, interessante e
quasi doverosa è la ripresa del Concorso di poesia con la collaborazione della “Cesare
Viviani” e sempre con questa associazione rilanciare la presentazione letteraria nel
territorio capannorese. La mongolfiera: perché non far gestire la manutenzione e la
promozione dall'associazione capannorese, invece di utilizzarne un'altra fuori
territorio? E anche si è aperta la discussione su chi considera i costi troppo elevati
rispetto alla resa di immagine. Altra valida idea è quella di creare un campo wireless
per poter usare gratuitamente internet anche con postazioni mobili. È un andare
incontro ai giovani al business e alle famiglie. Dunque idee e proposte su cui
dibattere, e ne siamo sicuri a queste se ne affiancheranno anche altre. La partenza mi
sembra veramente buona.

LA MORTE DI GIANO ACCAME


Ricordata la figura di Giano Accame all'ultimo pomeriggio letterario indetto a Lucca
dall'associazione culturale “cesare Viviani”.Giano Accame, giornalista, studioso,
direttore del Secolo d'Italia, deceduto il 15 scorso, è stato uno degli intellettuali di
primo piano della destra italiana. Morto a Roma - avrebbe compiuto 81 anni il 30
luglio - aveva un record unico tra i giovani di Salò: si arruolò la mattina del 25 aprile
1945: "la sera ero già in galera. Non ho mai fatto il miles gloriosus anche per questo.

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

Avevo 16 anni", disse in una recente intervista. Accame, nato a Stoccarda ma


cresciuto a Loano, ha avuto un percorso molto particolare nella destra. Fu tra i
relatori al convegno sulla Guerra Rivoluzionaria nel '65, dirigente del Movimento
Sociale Italiano fino al '68, tra i più stretti collaboratori di Randolfo Pacciardi, padre
del presidenzialismo italiano, nell'esperienza effimera dell'Unione democratica per la
Nuova Repubblica, anticipatrice del dibattito sulla repubblica presidenziale.
Redattore delle più importanti riviste della destra - da Il Borghese, al Fiorino e
L'Italia settimanale - collaboratore de Il Sabato, Lo Stato, Pagine Libere, Letteratura,
La meta sociale, è stato direttore de Il Secolo d'Italia, tra il 1988 e il 1991. Durissima
fu in principio la sua critica a Gianfranco Fini che parlava del fascismo come 'male
assoluto' ma Accame negli ultimi tempi leggeva gli avvenimenti politici e la
confluenza con Forza Italia nel Pdl come un necessario fatto imposto dai tempi e la
accettava, anche se non ne era entusiasta. Collocava questa svolta nell'orizzonte del
superamento delle ideologie, "oltre la destra, oltre la sinistra - disse ricordando lo
slogan sempre caro alla destra sociale del Msi - il vero ambito in cui si muove questa
fusione è quello della de-ideologizzazione, una scelta che è positiva ma che impone
nuove analisi, nuovi modi di essere, nuove sfide. Lo globalizzazione non è stata quel
fenomeno negativo che oggi si tende a raffigurare". Mi piace ricordarlo per la sua
vicinanza culturale al futurismo, del quale in questo anno si festeggia il centenario. E
proprio il futurismo lo legava a Pablo Echaurren che ha dichiarato: “Per me Giano è
stato come un padre. Mi ricordo ancora la sua prima telefonata, era il 1988. Era
appena uscita la mia biografia a fumetti di Filippo Tommaso Marinetti – Sono Giano
Accame, direttore de Il Secolo d'Italia, possiamo fare un'intervista? - E così ci siamo
sentiti, poi visti, non ci siamo più lasciati.” Nelle parole di Echaurren c'è più che
affetto, c'è molto di più – C'è riconoscenza – spiega - era diventata un'amicizia
parentale fondata sulle stesse sensibilità culturali, un compagno di viaggio splendido.
Devo a Giano la scoperta intellettuale profonda, di Ezra Pound. Mi ha accompagnato
in mondi sconosciuti. Possedeva una curiosità infinita a 360°: parlava di un,libro, di
un quadro, di un film, intrecciando con spontaneità più livelli”. Amicizie vere e
trasversali quelle di cui Giano s'era circondato, in omaggio ad una cultura vera che è
il superamento delle barriere. Vicino all'UGL, amico d'Alemanno, era tra coloro che
apprezzavano il Pound economista, riscoperto anche recentemente dai giovani di
Casa Pound. Un pensatore "eretico" dunque, considerata la sua appartenenza politica,
per le posizioni controcorrente. Basti pensare alle critiche avanzate alla politica di
Gianfranco Fini .Stimato anche dalla sinistra, non solo italiana. Si avvicinò alla
scienza economica di Ezra Pound stimolato anche da Antonio Pantano, presidente
dell'Istituto di studi poundiani, che curò numerose manifestazioni del centenario della
nascita del Poeta. Criteri poundiani che furono riproposti in manifestazioni e
convegni cui anche Giano Accame partecipò con Antonio Pantano, e confluirono poi
nella didattica della scuola "eretica", per laureati, di "Valori giuridici e monetari"
diretta da Giacinto Auriti all'università statale di Teramo, cui Accame collaborò per

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

un anno nel 1997 nella sede di Atri. Scuola che ebbe risonanza mondiale, e fu anche
"visitata" ed apprezzata dall'allora cardinale Joseph Ratzinger, e tra i molti, da Beppe
Grillo che da essa ha attinto elementi basilari per le sue virulente polemiche
mediatiche.

IL SOSTITUTO DI DIO
Lucca – Il nuovo libro, “Il sostituto di Dio", di Giuseppe Dovichi, Marco Del
Bucchia Editore, sarà presentato mercoledì 22 aprile alle ore 17.00 alla Casermetta
Santa Maria delle Mura Urbane, per il ciclo “al bridge con l'Autore” organizzato
dall'associazione Cesare Viviani con il patrocinio del Comune di Lucca. L'ultimo
romanzo di Dovichi, scrittore nato a Camigliano (LU), è una vicenda fantastica
proiettata nel futuro, in una civiltà prossima ventura dai risvolti inquietanti, dove il
protagonista, Franco, si trova a vivere e a partecipare direttamente al degrado umano
che la globalizzazione ha causato. In un futuro nemmeno troppo lontano, il rapido
disfacimento della società globalizzata, è visto attraverso gli occhi di Franco, il
protagonista, un anziano signore che, nato negli anni facili del consumismo,
invecchia e muore con il mondo stesso, partecipe e protagonista, suo malgrado, di
vicende molto più grandi di lui. Giunto all'età della pensione fa il giramondo per
l'Europa su una vecchia auto e la ritrovata libertà gli dilata il tempo. Racconta la sua
storia ad un gruppetto di ragazzini e a una donna, quasi una nomade sopravvissuta
con loro, che vive in una zona di mare attaccata da colpi di cannone, in un'Italia
irriconoscibile, in mano alla pirateria. Naviga tra avventure umane segnate dalla sua
famiglia dispersa, da una amica grassottella che lavora con due gay, dalla malavita
che semina morte e poi l'assolve. E' un'umanità decaduta e senza speranza quella che
descrive Dovichi nel suo libro. Storia fitta che parla di un mondo futuro, lontano solo
pochi decenni, dove la legge non ha più valore e dio è assente. Allora arriva questo
personaggio, il sessantenne arrabbiato e deluso, solo, che regola i conti da sé, che si
mette a sfidare la camorra, a proteggere i deboli, a uccidere con disinvoltura per fare
giustizia; in assenza di dio, lui rozzamente lo sostituisce. Cambia paese più volte,
cercando di far perdere le proprie tracce. Mai toccato da un ripensamento, ormai
caduta ogni remora morale. E' una visione estrema della società e della vita, risposta
disperata alla caduta delle aspettative in mezzo a questo nostro malessere, in una
storia dove l'immaginazione galoppa. Alla sua morte, toccherà a Paco, un ragazzo
adottato e suo erede virtuale, partire alla riconquista di un mondo e di una civiltà che
sembrano irrimediabilmente perduti. L'introduzione all'incontro con l'autore, alla
presentazione del libro e le letture sono a cura di Marco Vignolo Gargini. In
introduzione al pomeriggio letterario vi sarà un ricordo di Giano Accame, scrittore e
giornalista recentemente scomparso.

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

GRISSOM A LUCCA
Lucca – Da tempo noi lucchesi siamo abituati a convivere coi vip, i quali possono
tranquillamente passeggiare in via Fillungo senza problemi, al massimo qualcuno si
volta più volte a guardarli. Per non parlare poi dei maggiori disegnatori sia italiani
che mondiali che durante i Comics si vedono e si sono visti: dalle sorelle Giussani, a
Stan Lee, da Silver a Bonvi, da Hugo Pratt a Folon, da Moebius a Pazienza e la lista
sarebbe proprio troppo lunga. Alcuni vip hanno avuto la loro casa proprio in
lucchesia, da Mina a Villaggio, da Mastroianni Chet Becher. Mastroianni addirittura
tante volte era seduto in piazza Grande ad aspettare la sua ex moglie che abitava sulla
via per Camaiore. E ancora di recente abbiamo visto Sting fare spese in città, ed
anche Jeorge Haider alla ricerca di un paio d'occhiali da sole, e Guccini carico di
pacchetti, fermo a prendere il sole in piazza San Michele. Al Di Simo c'è stato un
periodo che Salvatores e Abatantuono venivano tutti i giorni alle cinque a prendersi
non il tè, ma un caffè. Dunque nessuna meraviglia ad incrociare vip, ma l'ultimo ha
destato vero interesse: è stato William Petersen, cioè Grissom! Sì proprio Grissom di
“C.S.I. Las Vegas” noto ora alle cronache mondiali perché sta lasciando il telefilm,
stanno andando in onda proprio le ultime due puntate che negli USA sono già state
programmate. Alla domanda del perché avesse voluto lasciare un telefilm così di
successo mondiale, l'attore ha risposto che Grissom lo stava prendendo sempre di più.
Veramente troppo, aveva cominciato a ragionare come lui, a comportarsi come lui.
Ma perché era a Lucca il nostro Petersen/Grissom? Perché ha sposato Gina Cirone, a
Petrognano nel 2003, insegnante lucchese di biologia. E lui stesso ha dichiarato di
amare Lucca e di esserci stato già più volte. Prepariamoci perciò ad incontrarlo di
nuovo. O forse si trasferirà da noi? Anche Rudolf Giuliani voleva farlo, ma poi
successe di tutto, dalle torri gemelle ad una giovane moglie ed è rimasto a New York.

FINALMENTE APRE IL CASINO' A BAGNI DI LUCCA !


Bagni di Lucca - Quando si parla di sviluppo della Valle del Serchio, quasi mai si
parla del Casinò di Bagni di Lucca e di una sua riapertura che adesso è proprio
imminente. Costruito fra il 1838 e il 1839, fu la prima casa da gioco pubblica in
Europa e il centro della vita mondana del tempo. Oltre alle sale da gioco, offriva
anche un gran salone dove venivano organizzate sfarzose serate danzanti per il
pubblico internazionale allora presente. Come prima casa da gioco in Europa avrebbe
dovuto avere tutte le carte in regola per tornare alle sue funzioni da tempo, ma così
non è stato ed è stato scavalcato, fino ad oggi, da molte altre realtà. Perché? Perché si
è lasciata la battaglia per la riapertura ai soli politici e amministratori di Bagni di
Lucca, con solo qualche rara eccezione. Al di fuori di questi nessuno s'era impegnato
seriamente fin'ora in questa vicenda, per un malinteso moralismo che vede ancora in
queste strutture, luoghi di perdizione. Ricordo che quando nel 1996 fui candidato al
Senato, ai primi punti del mio programma misi: una nuova regolamentazione della

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

prostituzione in senso più liberale e la riapertura del Casinò di Bagni di Lucca.


Questo secondo punto era soprattutto legato ai benefici economici che da una sua
riapertura sarebbero ricaduti sull’intera Valle, ma si sa, i piccoli politici locali da
sempre privilegiano le aree PIP e i capannoni! Avevo anche lanciato l’idea di aperture
stagionali a rotazione tra: Bagni di Lucca, Viareggio e Montecatini. Ipotesi questa che
seguito a ritenere funzionale a tutto un rilancio dell’economia dell’intero
comprensorio. In passato varie sono state le manifestazioni di sensibilizzazione su
questo argomento organizzate dagli amministratori di Bagni di Lucca, in particolare
le aperture simboliche hanno attirato l’attenzione dei media nazionali, ma hanno
anche fatto rischiare pesanti multe ai primi cittadini. Ho sempre ritenuto che per il
rilancio dell’economia locale, per far ritornare Bagni di Lucca, centro di cultura come
in passato fu, occorresse rilanciare con forza questa proposta: e il tempo è stato
galantuomo. E ora è ufficiale, la febbre del gioco contagia, in senso positivo, l'Italia e
in estate apriranno quattro casinò. Dopo anni di sterili polemiche, finalmente, l'Italia
si prepara a cavalcare l'onda del gioco d'azzardo. Un passo avanti per la laicizzazione
dello stato e un plauso ai parlamentari Poli e Baldini che hanno sostenuto l'apertura di
casinò regionali. Apriranno a Salsomaggiore, a Fasano in Puglia, ad Acqui Terme in
Piemonte e finalmente a Bagni di Lucca. Si chiameranno “Kursaal” e saranno
all'interno di strutture di almeno 1000 metri quadri messe a disposizione dai comuni.
L'investimento previsto per ogni casinò è quantificabile tra 1,5 e 3,5 milioni di euro.
Saranno gestiti dai Comuni in società con aziende private. Oltre ai giochi classici, i
casinò offriranno le roulette elettroniche multi postazione, il blackjack con il croupier
virtuale, le corse di cavalli elettroniche e altre attrazioni inedite per l'Italia come i
tornei di poker che finora avevamo visto (semilegali) solo sul web. Il poker live,
infatti, è stato legalizzato dal Parlamento, che ha posto la condizione che le puntate
siano basse, e le cifre esatte saranno specificate a breve con apposito decreto. Questa
voglia di offrire gioco d'azzardo, contrasta con la situazione economica dei quattro
casinò attivi in Italia (Venezia, Sanremo, Campione e Saint Vincent), che hanno
chiuso il bilancio del 2008 in rosso. Il deficit però, non sarebbe dovuto alla
diminuzione dell'utenza, ma ai costi di gestione troppo alti, lo stipendio di un
croupier può superare i 100mila euro netti all'anno, e alla mancanza di un'offerta
differenziata dal gioco. All'estero infatti, i casinò offrono anche concerti, mostre,
incontri sportivi e altre forme di intrattenimento, sono impegnati nel gossip e nella
cultura. A Salsomaggiore, Fasano, Acqui Terme e Bagni di Lucca, assicurano che
l'intrattenimento, culturale e artistico, sarà un aspetto fondamentale delle nuove
strutture. Anche se il casinò a rotazione tra Bagni, Viareggio e Montecatini, mi
sembrava una ipotesi più intrigante, sopratutto per l'economia di un'area vasta attorno
a noi, non mi resta che plaudire a quanto finalmente e con cinquant'anni di ritardo,
deciso.

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

IL MARCHIO DELLA BESTIA


Lucca - Mercoledì 29 aprile alle ore 17.00 preso la Casermetta Santa Maria delle
Mura Urbane, per il ciclo “al bridge con l'Autore” organizzato dalla “Cesare Viviani”
con il patrocinio del Comune di Lucca, si terrà un pomeriggio letterario che vedrà una
doppia presentazione: il libro di poesie “Il marchio della bestia” di Luca Franceschini
e “Vianesca", rivista di poesia e racconti, entrambi editi da Marco Del Bucchia
Editore in Massarosa . A introdurre "Il marchio della bestia" ci sarà, oltre all’autore e
all'editore, Emiliano Galigani, autore, regista e produttore teatrale. Su “Il marchio
della bestia”, il testo poetico di Luca Franceschini, è stato scritto: “Istinto e
riflessione. Sguardi cinici ed esistenzialisti sulla società e sul comportamento
dell'uomo. Quanto critica e negativa è l'analisi iniziale, tanto forte è la successiva
esortazione all'azione, all'attività, alla ricerca della soluzione. Dopo il "taglio" crudele
e disincantato, arriva finalmente la luce della speranza da perseguire attraverso mille
difficoltà e, proprio per questo, ancora più affascinante. Il marchio della bestia
rappresenta quell'istinto di ricerca che è in fondo ad ognuno di noi e che ci spinge a
fare, semplicemente perché sentiamo di dover fare.” Luca Franceschini è nato a
Lucca, dove ancora oggi risiede. Laureatosi in filosofia all'università di Pisa,
collabora con testate giornalistiche e free press, è appassionato di ogni forma di arte e
di cultura, si è dedicato, oltre che alla scrittura, anche alla musica. “Il marchio della
bestia” è la sua opera prima. Cura con impegno la rivista di poesia e racconto
“Vianesca”.
Per Vianesca interverranno alcuni degli autori presenti nella rivista.
Vianesca è una “Rivista di poesia e racconto” e il suo primo numero è dell'autunno
2008 a cura di Luca Franceschini, con contributi di Marco Del Bucchia, Enrico Dei,
Adolfo Lippi, Roberto Carifi. La rivista, diretta da Luca Franceschini, si propone con
periodicità semestrale: l'uscita del prossimo numero, a cui stanno già lavorando, è
prevista per la primavera 2009. In copertina (come poteva essere altrimenti, benché
alcuni editori in passato si siano permessi di pubblicare libri di Viani affidando
l'immagine di copertina non al viareggino) un quadro di Viani commentato all'interno
da Enrico Dei. Per il primo numero è stata scelta "La moglie del marinaro" (1912). E
il Viani pittore finisce qui. Da lì in poi il Viani scrittore, ma soprattutto (in
consonanza con l'idea portante dell'estrema attualità della figura di Viani) molte
poesie e tanti racconti di autori contemporanei, autori che hanno pubblicato con
Marco Del Bucchia. Entrando nello specifico, dopo l'editoriale e le "pagine
vianesche" (che in questo primo numero sono occupate, oltre che dalla presentazione
della copertina ad opera di Enrico Dei, da un breve ma intenso saggio sulla letteratura
di Viani firmato da Adolfo Lippi) segue un'intervista che Luca Franceschini ha fatto a
Roberto Carifi, uno dei più importanti poeti toscani viventi. Un'intervista ad un
personaggio toscano legato al mondo della poesia sarà presente su ogni numero: tra i
prossimi nomi Mario Francesconi, Carlo Monni, Attilio Lolini, Elisa Biagini. Nomi
molto differenti tra loro: poeti "classici", ma anche personaggi meno "ortodossi",

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Vittorio Baccelli Pagine libere – i miei articoli 2008 2009

giovani e meno giovani in sintonia con quello che può rappresentare Viani: valori
autentici e freschi, mai paludati. Dopo l'intervista, molte poesie e tanti racconti di:
Franco Galletti, Valerio Innocenti, Manuela Benigni, Ornella Tomei, Moira Berti,
Manuel Esposito, Romano Morotti, Armando Mancini, Alessandro Mazzoncini,
Riccardo Cardellicchio, Carlo Da Prato, Fiorenzo Martinelli, Lamberto Giannecchini,
Ruri Baroncelli, Enrico Bertuccelli, Matteo Mancini, Antonio Palumbo, Alessandro
Daquino, Stefano Grotti, Daniele Poletti, Cristina Zappelli, Cristiano Mazzanti,
Beatrice Baroni. A chiudere una carrellata di recensioni sui libri di poesia e racconto
pubblicati da Marco Del Bucchia (fra questi spicca "Crepuscolo prima del giorno", un
racconto di Luca Ghiselli, contemporaneo di Viani e grande amico del pittore Mario
Marcucci), ma ovviamente anche sui libri di e su Viani. Un pomeriggio letterario
dunque, variegato e interessante che pone il lettore lucchese davanti alla complessa
attività culturale che questa casa editrice versiliese offre.

ROBA VECCHIA
Un libro di pagine bianche? roba vecchia, fritta e rifritta: inutile cercar di volgerlo sul
culturale, le rimasticature sono sempre rimasticature. Negli anni '70 io e altri, nel
circuito di mail art facemmo le stesse esperienze: libri con testo in bianco, il "grupo
texto poetico" (spagna) fece un bel libro che s'apriva con due specchi, sempre io
assemblai un libro con fogli di giornale tagliati casualmente, Daniel Daligand
(francia) scrisse "Le temp que passe", cinquanta pagine di "tic tac tic tac tic tac...",
Isgrò cancellava i testi, mentre Rotella strappava i manifesti affissi, ma nell'80 i
reduci lucchesi del C13 stamparono "Salta giù nel bidone", un libro con prefazione
alla prima edizione, prefazione alla seconda, introduzione e postfazione. C'era tutto
meno che il libro! Dalla versilia ultimamente arrivano cloni in ritardo di 30 anni
come i lavori del Gruppo BAU, che ricalcano quanto il Barbablù di Lolini, e non era
originale, ma solo il più bello, fece.

IL PRIMO MAGGIO, IL POPOLANO LAPINI, GIACOMO PUCCINI E


ALTRO ANCORA

Lucca – I dirigenti nazionali dei sindacati, hanno rinunciato alle megafeste del 1°
Maggio e saranno tutti, proprio tutti UGL compresa, all'Aquila, a portare la loro
solidarietà concreta a quelle popolazioni e a devolvere all'amministrazione regionale
ciò che si sarebbe speso per i festeggiamenti. Un atto veramente da apprezzare, ma
tornando a Lucca, sicuramente in molti ricorderanno la figura del Popolano Lapini
che in città era considerato una fonte di simpatia e di amicizia. Il suo nome era
Antonio, ma tutti lo conoscevano come il Popolano, era un politico libertario, ma
anche poeta. E per molte festività del 1° Maggio, lui organizzava il proprio comizio,

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in piazza San Michele, con il garofano rosso rigorosamente all’occhiello.


Imbianchino di estrema perizia, ma non solo, anche politico individualmente
impegnato, amico di tutti anche dei suoi avversari politici e attivo nel sociale. Il
primo Maggio del Popolano Lapini era un evento atteso da molti lucchesi DOC che
lo aiutavano nell'allestire il palco e nel propagandarlo nelle vicine frazioni. Anche il
C.13, il famigerato gruppo beat lucchese finito oggi nelle cronache culturali, un anno
lo aiutò ad organizzarlo e Mauro Petroni, boss del C.13, lo immortalò su pellicola.
Lapini era nato nel 1895 e tra le sue molteplici amicizie ebbe anche quella di
Giacomo Puccini che a Lucca era nato il 22 dicembre del 1858. Così sfogliando il
“Giornale del Mattino” di martedì 25 marzo 1958, ho trovato un articoletto con tanto
di poesia del Lapini in merito alle commemorazioni di Puccini per il centenario della
nascita. E dato che le commemorazioni pucciniane per il 150esimo anniversario della
nascita si sono appena svolte, l’articolo mi è sembrato in sintonia coi tempi che
corrono. L’articolo è titolato: “Puccini e… Lapini”.
Durante la nota discussione, al consiglio comunale, un consigliere tirò fuori il nome
di Lapini: del Popolano Antonio Lapini. Non lo fece per vezzo d’ironia, ma sebbene
inquadrò quel nome in quanto si stava dicendo a proposito di lucchesi che avrebbero
potuto commemorare Puccini senza dover andare a cercare troppo lontano. Una
commemorazione di ricordi e basta! Ora Lapini, il buon Lapini, che conobbe
Puccini, da giorni aveva stilato, con la sua semplice vena, questo breve
componimento poetico:

Nel centenario della nascita di Giacomo Puccini


i lucchesi si preparano a celebrare
le glorie del grande concittadino
che nelle note musicali fu divino.

O Boheme, Butterfly, Fanciulla del west


o Manon, o altre gemme
delle tue sconfinate melodie
che i cuori dei miseri mortali
facesti palpitare
e per pochi attimi
le amarezze della vita scordare.

Dalle sette note musicali


traesti accordi, motivi
per rivestire le tue creature
umane e di sogni
coloristi con armonie paradisiache
le bellezze del creato

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dal tuo genio alato.

E Lucca orgogliosa d’aver dato i natali


a colui che il tempo
non potrà annullare.
“Ci rivedremo alla stagion dei fiori”
Quei fiori che non mai diventeranno appassiti
Perché nutriti dell’eterni inviti.

E questo a dimostrare che mai la tendenza alla parsimonia dei lucchesi è venuta
meno, anche se sulla mostra di Batoni ci sarebbe molto da ridire. Per quanto riguarda
il Popolano, il Comune molti anni dopo la sua morte editò un piccolo libro che fu
composto con amore da Luca Pontrandolfo.

L'AVIARIA

E così con almeno cinque anni d'anticipo avevo in un mio racconto titolato
Wunderwaffe tratto dalla raccolta “La cavalletta non si alzerà più” anticipato la
mutazione che il virus dell'aviaria avrebbe avuto per giungere fino all'uomo. Avevo
solo sbagliato località, prevedevo il passaggio nel sud est asiatico invece si è
verificato in sud america. Con un motore di ricerca potete facilmente trovare sia il
racconto che l'intera raccolta: vi dico subito che il mio racconto è, tutto sommato,
ottimista.
Ma leggiamo insieme quanto andai a scrivere:
”Ecco comunque l'ipotesi che al momento del disastro fu la più accreditata: in molte
località orientali nei posti ove si coltivava il riso, lasciavano nelle risaie libere le
anatre che mangiavano le erbe infestanti e non toccavano le pianticelle di riso.
Quando poi il riso era giunto a maturazione, le risaie venivano prosciugate, le
anatre erano richiuse nei propri alloggiamenti e nelle risaie prosciugate venivano
mandati i maiali che nutrendosi dei chicchi di riso rimasti sul terreno,
s'ingrassavano ben bene ed erano così pronti per la macellazione. Anatre e maiali se
ne stavano così a stretto contatto nei loro stalli. Una buona rotazione agro-
zoologica, molto ecologica e naturista che evita l'uso di fitofarmaci direte voi, e così
si diceva anche in quei giorni. Ma c'era un problema: il virus influenzale dei polli
colpì pure le anatre e da queste modificandosi passò ai maiali. Dai maiali all'uomo
con un'ulteriore piccola mutazione, nella quale i virus sono maestri, il passo fu breve
e inevitabile. Così questo nuovo virus inaspettato - inaspettato soprattutto dalle
difese immunitarie umane che si dimostrarono inadeguate - cominciò a diffondersi
trai nostri simili. “

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E così la mutazione è avvenuta e, stando ai vari libri di fantascienza e film


sull'argomento, non c'è da stare molto allegri.

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