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LARRY SIEDENTOP

L’INVENZIONE
DELL’INDIVIDUO
LE ORIGINI
DEL LIBERALISMO OCCIDENTALE
pensiero libero
Larry Siedentop

L’invenzione dell’individuo
Le origini del liberalismo occidentale
larry siedentop
L’invenzione dell’individuo
Le origini del liberalismo occidentale

Pensiero libero: 1
978-88-6105-222-2
pp. 400, cm 15x21, brossura € 24,00

IN
LIBRERIA
A FEBBRAIO
2016

LUISS University Press


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Da dove vengono le idee sulle quali è stato costruito lo Stato moderno?


Qual è la vera origine di ideali come uguaglianza e libertà? In che pun-
to della nostra storia, e perché, abbiamo iniziato ad adorare la crescita
economica come se fosse una divinità? Con L’invenzione dell’individuo,
Larry Siedentop fa piazza pulita delle teorie storiche precedenti, e pre-
senta una nuova, radicale prospettiva sulle sorprendenti origini delle cre-
denze e delle convinzioni che ci hanno reso ciò che siamo. In un gran-
dioso racconto che attraversa 1800 anni di storia Europea, Siedentop pre-
senta un rifiuto netto del consueto resoconto sulle origini del liberalismo
occidentale - ossia sul suo emergere in opposizione alla religione nella
prima età moderna. L’invenzione dell’individuo racconta come un nuo-
vo ruolo sociale egualitario, l’individuo, sorse e prese gradualmente il po-
sto della famiglia, della tribù e della casta come base dell’organizzazio-
ne sociale.
Un lavoro intellettualmente provocatorio e una richiesta a ciascuno
di noi di ripensare e riconsiderare le idee stesse sulle cui basi le società
e i governi occidentali sono stati costruiti.

Larry Siedentop è un filosofo politico statunitense tra i più apprezzati.


Allievo di Isaiah Berlin, sotto la cui supervisione completò il suo Ph. D.
a Oxford, è stato Research Fellow al Nuffield College, University of Ox-
ford, e Professore alla Harvard University. Attualmente è Emeritus Fel-
low del Keble College, University of Oxford. È autore di numerosi volu-
mi e saggi, tra cui Democracy in Europe (2001), tradotto in 7 lingue, e in
italiano da Einaudi (La democrazia in Europa).
Ha ancora senso parlare di ‘Occidente’?
Le persone che vivono nelle nazioni che una volta
venivano descritte come parti della Cristianità
– quello che molti ora chiamerebbero
mondo post-cristiano – sembrano aver perso
i loro punti di riferimento morali.
Non abbiamo più una storia convincente
da raccontarci sulle nostre origini
e sugli sviluppi successivi
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Che cos’è l’Occidente?

Ha ancora senso parlare di ‘Occidente’? Le persone che vivono nelle na-


zioni che una volta venivano descritte come parti della Cristianità – quel-
lo che molti ora chiamerebbero mondo post-cristiano – sembrano aver
perso i loro punti di riferimento morali. Non abbiamo più una storia con-
vincente da raccontarci sulle nostre origini e sugli sviluppi successivi. C’è
poca portata narrativa nella nostra visione delle cose. Nel bene e nel male,
le cose sono semplicemente successe.
Alcuni potrebbero accogliere con favore questa condizione, consi-
derandola una liberazione da alcuni miti storici come la storia biblica del
peccato umano e della redenzione, o la fede nel progresso ‘garantita’ dal-
lo sviluppo scientifico. Altri sosterranno invece che una narrativa più in-
clusiva sulla globalizzazione ha reso non solo obsoleta, ma anche mo-
ralmente dubbia, qualsiasi cosa che si presenti come una narrativa oc-
cidentale.
Non sono d’accordo. Se guardiamo all’Occidente in relazione a uno
sfondo globale, l’aspetto sorprendente della nostra situazione è che, ci
piaccia o no, ci troviamo in un conflitto tra credenze.
La crescita del fondamentalismo islamico – e i movimenti terroristici
che a volte si ispirano a esso – ne è l’esempio più ovvio. Una visione del mon-
do in cui la legge religiosa esclude l’esistenza di una sfera secolare auto-
noma e in cui la subordinazione delle donne compromette la credenza nel-
l’eguaglianza umana è incompatibile con le intuizioni morali diffuse in Oc-
cidente. E questo è solo un esempio. La trasformazione del socialismo mar-
xista in un quasi-capitalismo nel più grande Paese del mondo, la Cina, è
un altro esempio. In Cina, il ruolo di ideologia dominante è stato assunto
da una forma rozza di utilitarismo che difende gli interessi della maggio-
ranza perfino a discapito della giustizia e della libertà umana. Anche que-
sto fatto contrasta con molte delle nostre intuizioni più profonde.
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Ma queste intuizioni vogliono dire che l’Occidente può ancora esse-


re definito in termini di credenze condivise? Esso può presentare credenze
abitualmente descritte come ‘liberali’. Qui però incontriamo subito un pro-
blema, dal momento che agli occhi dei fondamentalisti islamici, e dun-
que agli occhi di non poche persone che vivono in Occidente, il liberali-
smo ha finito per rappresentare una ‘non-credenza’, cioè indifferenza, per-
missivismo, se non proprio decadenza. Perché è successo? E l’accusa ha
qualche fondamento?
Questo libro è un tentativo di rispondere a queste domande. Il suo
argomento si basa su due assunzioni. La prima è che, se dobbiamo capire
la relazione tra credenze e istituzioni sociali – cioè comprendere noi stes-
si – dobbiamo assumere una prospettiva molto ampia. Ci potrebbe essere
bisogno di secoli prima che trasformazioni morali profonde, cioè cam-
biamenti riguardanti le credenze, comincino a modificare le istituzioni
sociali. È sciocco aspettarsi che le abitudini popolari e gli atteggiamen-
ti cambino all’improvviso.
Il secondo presupposto, che un tempo era molto più diffuso di oggi,
è che le credenze siano importanti. Nel Diciottesimo secolo si è avuta una
duratura contesa tra concezioni ‘idealiste’ e ‘materialiste’ del cambiamento
storico. In questo confronto, i materialisti sostenevano che l’ordine so-
ciale si basa non tanto su credenze condivise, come direbbero gli idea-
listi, ma sulla tecnologia, sull’interdipendenza economica e su un’avan-
zata divisione sociale del lavoro. Perfino la crisi del marxismo alla fine
del Ventesimo secolo non ha messo in dubbio questa concezione. Anzi,
in una curiosa vita dopo la morte, il marxismo si è infiltrato nel pensie-
ro liberale creando un’ulteriore tentazione a ridurre l’importanza del ruo-
lo delle credenze. Questa tentazione è diventata tanto più forte a causa
della prosperità senza precedenti di cui l’Occidente ha goduto dopo la Se-
conda guerra mondiale. Siamo arrivati fino al punto di pregare al tem-
pio della crescita economica.
Al contrario, questo libro tratterà le credenze morali il più seria-
mente possibile, considerando, nel corso di un periodo di circa due mil-
lenni, una serie di ‘momenti’ in cui le credenze morali hanno comin-
ciato ad avere un impatto sulle relazioni sociali. Ciò non equivale a so-
stenere che le credenze siano state l’unico fattore all’opera. La storia
dello sviluppo occidentale non è né semplice né unilineare. Nessun fat-
tore ha dominato tutte le epoche storiche. Tuttavia, mi sembra che le
credenze morali abbiano dato una chiara ‘direzione’ complessiva alla
storia occidentale.
Possiamo ancora definire l’Occidente in termini
di ‘credenze e valori condivisi’, nello specifico
credenze e valori “liberali”?
Ecco il cuore del problema: agli occhi
dei fondamentalisti islamici e, peraltro,
di non pochi occidentali, ‘liberalismo’ è uguale
a ‘non-credenza’ – o peggio – a ‘indifferenza’,
‘permissività’, se non ‘decadenza’.
Come è successo? E l’accusa ha qualche fondamento?
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Dunque, racconto una storia su come l’ ‘individuo’ sia diventato il ruo-


lo sociale strutturante in Occidente – cioè come la società civile, che noi
diamo per scontata, sia emersa con la sua tipica distinzione tra pubbli-
co e privato e la sua enfasi sul ruolo della coscienza e della scelta. È una
storia sui lenti, discontinui e difficili passi che hanno condotto al rico-
noscimento pubblico e alla protezione della capacità morale di agire del-
l’individuo, insieme all’eguaglianza davanti alla legge e all’affermazio-
ne di diritti ‘fondamentali’ azionabili.
Una trasformazione fondamentale riguardante le credenze morali ha
dato forma al mondo in cui viviamo. Ciò non equivale ad affermare che
coloro che hanno introdotto o promosso questa trasformazione abbiano
previsto o voluto le conseguenze sociali che poi sono state prodotte. La
storia che qui racconto riguarda, in parte, le conseguenze involontarie
di questa trasformazione di credenze. Rintracciare queste conseguenze
è una parte importante della storia del liberalismo occidentale.
Oggi molte persone in Occidente si definiscono cristiane senza an-
dare regolarmente in chiesa o senza avere neppure una conoscenza ele-
mentare della dottrina cristiana. Si tratta solo di ipocrisia e di ignoran-
za? Probabilmente no. Questo potrebbe indicare che le persone hanno
la sensazione che il mondo secolare in cui vivono – e che per gran par-
te approvano – sia un mondo plasmato da credenze cristiane. Se così fos-
se, descrivendosi in questo modo, costoro starebbero rendendo omaggio
alle origini delle loro intuizioni morali.
Il fatto che il secolarismo liberale si sia sviluppato nell’Occidente cri-
stiano è solo una coincidenza? Questo libro rappresenta un tentativo di
rispondere a questa domanda. Narrare una storia sullo sviluppo di un con-
cetto nel corso di due millenni è un’impresa quantomeno fuori moda. Com-
prensibilmente gli storici, considerando i danni prodotti dalle teorie sto-
riciste del ‘progresso’ proposte nel Diciottesimo e Diciannovesimo seco-
lo, sono diventati timorosi nei confronti di qualsiasi cosa somigli a un ar-
gomento teleologico. Ho cercato di evitare questo pericolo.
Ci sono però altri rischi. La divisione intellettuale del lavoro e la sem-
plice accumulazione di conoscenza comportano un rischio per chiunque
cerchi di scegliere un percorso attraverso un periodo così lungo. Gli spe-
cialisti tendono ad avere delle riserve, rilevando omissioni e distorsioni,
se non proprio errori veri e propri. Tuttavia, dobbiamo abbandonare il
tentativo di identificare e seguire linee più lunghe nello sviluppo stori-
co? A mio avviso sarebbe un prezzo troppo alto da pagare.
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La laicità è nata cristiana*


di Marco Ventura

C’è la laicità liberale al cuore dell’Occidente. È il principio per cui ogni


individuo, in quanto dotato di coscienza e di volontà, è libero ed egua-
le. Il principio per cui la sfera privata, presidiata dai diritti fondamentali,
è distinta dalla sfera pubblica. È la convinzione che libertà ed eguaglianza,
diritti e doveri, privato e pubblico, siano in grado di produrre una società
civile capace di nutrire solidi vincoli comunitari. È questa la laicità libe-
rale, il liberal secularism, di Larry Siedentop. È questa l’eredità del pro-
cesso plurisecolare attraverso il quale l’Occidente ha «inventato l’indi-
viduo».
S’intitola proprio “L’invenzione dell’individuo” l’ultima opera del set-
tantottenne filosofo della politica americano. Il libro è stato pubblicato
a inizio 2014 in Inghilterra e nell’ottobre dello stesso anno negli Stati Uni-
ti. Le quattrocento pagine dell’opera sono una dichiarazione d’amore e,
insieme, un grido d’allarme. Nella laicità liberale l’autore celebra un cre-
do ancora vivo, largamente e profondamente radicato e tuttavia Siedentop
esprime la sua inquietudine per un Occidente distratto, inconsapevole,
ignorante. Per una laicità liberale svuotata da due «eresie liberali». Da
un lato la libera scelta degenera in mercato senza giustizia, in interesse
cieco: è l’eresia utilitarista. Dall’altro l’individuo si isola, non va oltre i le-
gami familiari e amicali evaporano lo spirito civico e l’impegno politico:
è l’eresia individualista.
Le due eresie privilegiano la libertà a scapito dell’eguaglianza, sa-
crificano la capacità di vedere noi negli altri e gli altri in noi. Sicché il prin-
cipio s’indebolisce, perde il suo «duraturo valore morale». Se ciò avvie-
ne, secondo Siedentop, è perché abbiamo smarrito la genealogia della
laicità liberale soprattutto, perché non ne comprendiamo più il fonda-

* Articolo apparso su La Lettura, «Corriere della Sera», 14 settembre 2014


C’è la laicità liberale al cuore dell’Occidente.
È il principio per cui ogni individuo, in quanto
dotato di coscienza e di volontà, è libero ed eguale.
Il principio per cui la sfera privata, presidiata
dai diritti fondamentali, è distinta dalla sfera
pubblica. È la convinzione che libertà
ed eguaglianza, diritti e doveri, privato e pubblico,
siano in grado di produrre una società civile
capace di nutrire solidi vincoli comunitari.
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mento cristiano. L’invenzione dell’individuo risponde con una corsa at-


traverso i millenni, in cerca delle svolte che hanno mutato il modo di cre-
dere nella storia, negli eventi, nell’uomo. Tutto comincia con il monoteismo
ebraico. Agli dei greco-romani, scrive Siedentop, si sostituisce un Dio che
corrisponde «all’esperienza di genti soggiogate da Roma», e cioè «un Dio
singolo, remoto e imperscrutabile». La legge cessa di essere logos, ragione.
È comando che scende dalla volontà assoluta dell’unico Dio, datore del-
la legge. Al tempo ciclico della religione greco-romana si sostituisce il tem-
po lineare della storia della salvezza, più appropriato a un popolo nomade
nel deserto, «che ha familiarità con l’esperienza del vento che soffiando
sulla sabbia trasforma il paesaggio da un giorno all’altro». Anche i re e
i potenti devono sottostare alla legge di Dio: «La volontà divina è come
il vento che sposta la sabbia del deserto», spiega Siedentop, e «nulla può
resisterle».
Il Dio cristiano rompe ulteriormente con gli schemi dell’antichità. Il
Cristo crocifisso e risorto porta Dio dentro ciascuno, elevando così «l’azio-
ne morale dell’individuo». Non ci sono più giudei e pagani, schiavi e li-
beri. L’immortalità è accessibile a chiunque rinasca col battesimo.
«L’eguaglianza morale sostituisce la diseguaglianza naturale» dell’anti-
chità greco-romana, scrive Siedentop: «L’identità dell’individuo non si esau-
risce più nel suo ruolo sociale». È in questo spazio che si afferma la nuo-
va libertà, la libertà della coscienza, mentre scongiurano il rischio di anar-
chia gli obblighi morali derivanti dal fatto che tutti gli uomini sono figli
di Dio.
L’autore sottolinea il ruolo di san Paolo, forse «il più grande rivolu-
zionario della storia». È decisiva la fatica di Paolo con quei cristiani che
resistono al mutamento di paradigma. Nella corrispondenza con le chie-
se che ha fondato, scrive Siedentop, «Paolo combatte contro abiti men-
tali che dal suo punto di vista ricreano forme di asservimento, che tra-
scurano la carità a vantaggio delle regole, e che attribuiscono a “princi-
pati e potestà” competenze improprie».
I meriti delle Chiese nell’edificare un habitat sociale e istituzionale
favorevole alla responsabilità individuale occupano un posto centrale nel
volume. Creando un diritto della Chiesa distinto dalla teologia e dal di-
ritto civile, distinguendo la sovranità del Papa da quella dell’imperato-
re, fondando la soggettività giuridica, i canonisti medievali creano la lai-
cità. Al telefono dalla sua Oxford, l’autore ribadisce a «la Lettura» la con-
vinzione che si debba proprio ai canonisti, in particolare all’inizio del se-
condo millennio, il contributo cruciale. Il loro modo di ragionare per pro
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e contro, dice Siedentop, è stato «straordinariamente positivo per la men-


te occidentale». Le comunità cristiane, tuttavia, sono anche incubatrici
dei fallimenti e dei conflitti da cui si sprigiona quella che Siedentop chia-
ma la «guerra civile non dichiarata» tra laicità liberale e cristianesimo.
Di questa guerra civile l’autore racconta lo sviluppo storico. Da un lato,
la distorsione di prospettiva in forza della quale l’Umanesimo e l’Illumi-
nismo hanno cercato nel mondo grecoromano quella fondazione della
laicità liberale che stava invece nel Medioevo cristiano dall’altro lato, lo
scontro, specialmente in Europa, tra movimenti antireligiosi e Chiese au-
toritarie, schiave dei propri privilegi.
Ma all’autore interessa anche il presente della guerra civile. Il filosofo
critica i cristiani fondamentalisti, soprattutto americani, e la loro offen-
siva contro quella libertà di scelta di cui dovrebbero essere orgogliosi cri-
tica persino Benedetto XVI per aver invocato un’alleanza tra religioni con-
tro la laicità. Simmetricamente, Siedentop censura chi in nome della lai-
cità combatte la religione che quella laicità ha prodotto. La dichiarazio-
ne d’amore e il grido d’allarme di Larry Siedentop convergono proprio
qui: il principio liberale che il cristianesimo ha «inventato» è ormai una
fede nell’uomo senza fede in Dio. Sollecitato in proposito da «la Lettu-
ra», Siedentop afferma: «Siamo per metà cristiani, che lo si sappia o no».
Già, ma quanto vale questa metà? Che valore ha l’individuo di Sieden-
top in una società occidentale in cui si è ridotto lo spazio di Dio? Quan-
to conta comprendere che i nostri princìpi hanno radici cristiane se poi
non abbiamo fede nel Dio cristiano, e tanto meno nelle Chiese? Non dob-
biamo sottovalutare il valore del nostro «credo profondo» nell’eguaglianza
e nella libertà, replica la voce sottile e tenace del filosofo. Sarebbe tra-
gico ridurre la laicità liberale ad «assenza di credo, indifferenza e ma-
terialismo». Indipendentemente dalla nostra fede nel Dio cristiano, sug-
gerisce Siedentop, «dobbiamo essere orgogliosi della cultura nata da quel-
la fede, una cultura in cui i princìpi vengono prima delle regole».
Indipendentemente dalla nostra fede
nel Dio cristiano, suggerisce Siedentop,
«dobbiamo essere orgogliosi della cultura
nata da quella fede, una cultura in cui
i princìpi vengono prima delle regole».
Dalla stampa internazionale

«L’invenzione dell’individuo è un magnifico lavoro di storia intellettuale, psicologica e


spirituale. È difficile decidere cosa sia più notevole, se la profondità dello studio che
trasuda da ogni pagina, il contagioso entusiasmo dell’autore che permea l’intera ope-
ra, l’avvincente originalità della tesi centrale o il potere emotivo e la forza con cui è espo-
sta. Siedentop ci conduce in un viaggio lungo 2000 anni che inizia dalle quasi incon-
cepibilmente remote città-stato del mondo antico e che porta fino al Rinascimento. Nel
corso del viaggio, [Siedentop] sfata in buona parte, se non per intero, le idee precon-
cette che oggi vanno per la maggiore – e che io stesso davo per scontate prima di leg-
gere questo libro. L’invenzione dell’individuo non è un arido esercizio di “antiquaria-
to”, né tantomento una rivisitazione “pop” del passato a uso e consumo del presente.
L’obiettivo di Siedentop ha in sé una grandiosità che toglie il fiato: spingerci a chiede-
re a noi stessi chi siamo e dove stiamo andando mostrandoci da dove siamo venuti.»
(David Marquand, New Statesman)

«Magistrale, senza tempo eppure perfettamente adatto a questo tempo, splendida-


mente scritto… Siedentop ha ottenuto un risultato straordinario. Con questo lavo-
ro a un tempo erudito, sottile, godibile e accessibile, l’autore ci restituisce una ver-
sione corretta di noi stessi, ottenendo il risultato di spiegare noi stessi a noi stessi.»
(Douglas Murray, Spectator)

«Oltremodo avvincente e profondamente convincente… considerata l’enormità del


materiale a disposizione e l’audacia della tesi esposta, L’invenzione dell’individuo è mi-
rabilmente ricco di sfumature… Formidabile. Un libro scritto con grandissima luci-
dità.»
(Jeffrey Collins, The Times Literary Supplement)

«L’invenzione dell’individuo cerca risposte alla seguente domanda: ‘È solo una coinci-
denza che il secolarismo liberale si sia sviluppato nell’Occidente cristiano?” Sieden-
top, con argomenti convincenti, sostiene di no, e presenta un avvincente e precisa sin-
tesi che affonda le radici fin nell’antichità classica per spiegare la sua tesi… Se dove-
te scegliere solo un libro da leggere la prossima stagione, fate in modo che sia que-
sta coraggiosa, brillante e splendidamente scritta difesa delle tradizioni occidentali.»
(Paul Lay, History Today)

«Un avvincente lavoro fatto di idee… Illuminante, splendidamente scritto e rigoro-


samente argomentato.»
(Kenan Malik, Independent)

«Uno dei libri di teoria politica più stimolanti apparsi da molti anni a questa parte.»
(John Gray, Literary Review)
“Possiamo ancora definire l’Occidente in termini
di ‘credenze e valori condivisi’, nello specifico credenze
e valori “liberali”? Ecco il cuore del problema:
agli occhi dei fondamentalisti islamici e, peraltro,
di non pochi occidentali, ‘liberalismo’ è uguale
a ‘non-credenza’ o peggio - a ‘indifferenza’, ‘permissività’,
se non ‘decadenza’. Come è successo?
E l’accusa ha qualche fondamento?
dalla prefazione dell’autore

“Un atto d’amore e un grido di allarme


a favore della libertà”
Marco Ventura, la lettura – corriere della sera

“Magistrale, senza tempo, splendidamente scritto…


Siedentop ha ottenuto un risultato straordinario:
spiegare noi stessi a noi stessi”
douglas Murray, spectator

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