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MASSIMILIANO FRANCI

La perdita dei markers delle categorie nominali in egiziano:


invito ad una analisi tipologica

baz tti lat a rafa abuna wlos*


L’egiziano è una lingua che copre nella durata della sua esistenza circa cinque
millenni, nel corso dei quali evidenzia diverse fasi, più o meno palesi muta-
menti, evoluzioni interne, caratteristiche peculiari. Tutti questi elementi mo-
strano come la lingua si sia evoluta in base a spinte regionali, centrali e perfi-
no esterne, che raggiungono il loro culmine nelle differenziazioni dialettali
del copto.1
Una suddivisione sommaria della lingua può essere la seguente:
1) egiziano antico, che copre una fase compresa tra il 3000 a.C. e il 1300
a.C., ed attestato in alcuni testi religiosi fino al III secolo d.C.;
1.1) antico egiziano, attestato tra il 3000 e il 2000 a.C., ovvero la
lingua dell’Antico Regno (dalla IIIa alla VIIIa dinastia) e del Primo Pe-
riodo Intermedio (dalla VIIa all’XIa dinastia);
1.2) medio egiziano o egiziano classico, attestato tra il 2000 e il
1300 a.C., all’incirca verso la fine della XVIII dinastia; comprende quin-

*
Men like my father cannot die. They are with me still, real in memory as they were in flesh,
loving and beloved forever. How green was my valley.
1 Anche sulla corretta valutazione dei dialetti copti si sta sviluppando una diversa scuola di
pensiero che vi vede dei tentativi di creazione di una lingua letteraria più che delle differen-
ze regionali (Orlandi 1995). In altra sede si parla di “…differenti forme assunte dalla lingua
copta, alcune delle quali opportunamente chiamate dialetti, altre (saidico e boairico) vere e
proprie lingue…”, cfr. Orlandi 1997: 45, nota 19. Queste indicazioni mostrano quindi quan-
to siano interessanti e quanto ancora abbiano da dire gli studi dialettologici. Si veda già Po-
lotsky 1970: 559–561.
398 Massimiliano Franci

di il Medio Regno (dall’XIa alla XIVa dinastia), il Secondo Periodo In-


termedio (dalla XVa alla XVIIa dinastia);
1.3) tardo medio egiziano, chiamato anche egiziano di tradizione,
attestato dal Nuovo Regno (dalla XVIIIa alla XXa dinastia, 1570–1070
a.C.) alla fine della storia egiziana, in relazione di diglossia con la fase
dell’egiziano tardo;
2) egiziano tardo, attestato dal 1300 a.C. fino al 1300 d.C.
2.1) tardo egiziano, attestato dal 1300 al 700 a.C., dalla seconda
metà della XVIIIa dinastia alla XXVa dinastia;
2.2) demotico, dal VII secolo a.C. al V secolo d.C. comprendente il
Periodo Tardo egiziano (dalla XXVIa alla XXXa dinastia), il periodo
greco, il periodo romano e quello bizantino;
2.3) copto, dal IV al XVII secolo d.C.2
Tra i diversi fenomeni fonologici che hanno contribuito a modificare la
lingua nel corso dei millenni, uno dei più interessanti è quello della perdita
dei fonemi e sillabe finali, con conseguenze anche sul piano morfologico. È
utile fare alcune considerazioni partendo proprio dal punto di vista privilegia-
to del copto.

Fonologia: dall’egiziano al copto3


Il sistema fonologico del copto mostra delle profonde differenze rispetto a
quello dell’egiziano antico: dei 26 fonemi egiziani in copto saidico ne restano
solo 16.4 Questa riduzione è causata da alcuni fenomeni linguistici, messi in
evidenza grazie alla comparazione con il semitico e l’afroasiatico, e soprattut-
to grazie alla documentazione copta, che ne mostra in maniera chiara la con-
clusione.5 Le principali mutazioni fonetiche sono sei e coprono sia il periodo
proto-storico che quello documentario. Tuttavia la sequenza non è rigidamen-
te lineare: alcune iniziano in un periodo e si completano in quello successivo;
altre sono contemporanee; altre ancora non sembrano coinvolgere tutte le par-

2 Loprieno 1995: 5–8.


3 Per un approfondimento con un taglio più comparativo si rimanda a Franci 2007.
4 , , sono presenti solo nei prestiti greci. Corrispondono alle rispettive consonanti egizia-
ne, scomparse ormai in copto, solamente quando le relative consonanti egiziane sorde ven-
gono sonorizzate in presenza di n.
5 Per la comparazione afroasiatica si veda Takács 1999.
La perdita dei markers delle categorie nominali in egiziano 399

ti del lessico, facendo presupporre un’origine dialettale. 6 Nel periodo pre-


documentario il sistema fonologico è il seguente:
BILABIALI DENTALI PALATO- PALATALI VELARI UVULARI FARINGALI LARINGALI
ALVEOLARI

OCCLUSIVE p /p/ [ph] t /t/ [th] / / [ h] k /k/ /q/ ///


b /b/ d /d/ / / [kh]
g /g/
FRICATIVE f /f/ s /s/ š /š/ /ç/ / / / / h /h/
z /z/ / /
NASALI m /m/ n /n/
VIBRANTI r /r/ [|] < > /R/
LIQUIDE < > /l/
SEMI- w /w/ y /j/
CONSONANTI

Per il periodo proto-storico è stata ipotizzata l’aspirazione delle sorde


che attraverso il passaggio di k, p, t e rispettivamente a kh, ph, th, h,7 crea una
nuova opposizione sorda aspirata/sonora. Questa aspirazione è comprovata
dai seguenti fatti: le egiziane k, p, t e sono rese in greco rispettivamente con
, , e ,8 a cui si aggiunge la trascrizione latina TH di t; in boairico le sorde
delle serie bilabiale, velare, dentale e delle palatalizzate sono aspirate rispetto
al saidico (km “nero” > S ,B ; pt “cielo” > S , B ; tk “bruciare”
S B S
> , ; sw “signore” > ,B ); l’uso dell’egiziana <d> per
la semitica <t> nelle trascrizioni egiziane di parole semitiche spiegato comu-
ne mancanza di aspirazione dei due fonemi.9 Infine al momento della desono-
rizzazione delle sonore egiziane non si assiste ad una perdita di opposizione
tra sonore e sorde che si mantiene grazie all’esistenza di un altro carattere di-
stintivo: l’aspirazione delle sorde. Nella serie bilabiale a causa della presenza
della spirante f il fenomeno non sembra aver avuto particolari conseguenze in

6 Per un approfondimento sulla dialettologia si rimanda a Franci 2010.


7 Per altri studiosi l’aspirazione delle sorde è originaria e creerebbe un’opposizione tra sorde
aspirate e sorde eiettive. L’aspirazione coinvolgerebbe tutta la serie delle sorde ad esclusio-
ne della serie labiale, nella quale la sorda /p/ si opporrebbe alla sonora /b/, cfr. Loprieno
1999: 14. Per la palatale sorda si è preferito mantenere la trascrizione fonetica classica in
luogo di .
8 Cfr. Loprieno 1995: 34.
9 Cfr. Loprieno 1977: 138.
400 Massimiliano Franci

quanto, benché ph potesse confondersi con f, si assiste solamente a normali


oscillazioni di p > f, di f > p, e di f > b; ed infatti il copto conserva la f
La palatalizzazione è già presente in fase proto-storica ed è in continuo
sviluppo nella fase dell’egiziano antico. Coinvolge principalmente le velari kh
e g verosimilmente davanti a vocali palatali, creando nuovi suoni e segni h e
. Quest’ultima è inoltre il risultato della palatalizzazione di :10 infatti ori-
ginaria si ritrova nel copto / /. Collegati con la palatalizzazione sono anche
i fonemi š e : il primo è considerato come il risultato della palatalizzazione
di *s;11 il secondo sia di e di ,12 che della stessa š.13 Lo scambio di questi
due fonemi in alcuni termini (es. š t ~ t “corpo”) è dovuto alla loro realiz-
zazione foneticamente vicina (entrambe palatali fricative).14 come in sai-
dico passa a (ovvero confluiranno nella fricativa laringale h > : mhw “tom-
ba” > , hnw “coppa” > ); in boairico /x/. Inoltre è attestata sia
come sia come : mr t “recipiente” > , m t “bilancia” > .
Differentemente š non crea difficoltà e si mantiene come in tutti i dialetti
copti.
La cosiddetta depalatalizzazione (o dentalizzazione) determina il pas-
saggio di h > t,15 di > d,16 di > e la conseguente perdita delle rispettive
opposizioni h <> t,17 <> d, <> . Esempi:18 i pronomi suffissi 2 sing.
femm.- >-t > - e 2 pl. - n > -tn > - , n r “dio” > ntr > , sn r “incen-
so” > sntr > “resina”, f “sputare” > tf > , sn “abito” > snt >
; n “ali” > dn , rt “mano” > drt, m y “mejai” > md y, f t “cesto”

10 Cfr. Rössler 1971: 304.


11 Takács 1999: 267. Diversamente Rössler 1971: 303–304.
12 Vergote 1992 b: 25.
13 Rössler 1971: 303; Roccati 2001: 2.
14 Edel 1955: 53.
15 Per tutti Roccati 2001: 1.
16 Vergote 1992 b: 20.
17 È importante notare che per quanto riguarda la prima opposizione > t, la palatale divenuta
foneticamente dentale, nel Medio Regno si sentì ancora il bisogno di distinguere quando la
palatalizzazione si era conservata, per motivi interpretati dagli studiosi in maniera differen-
te: o il grafema < > poteva rendere sia / / che /t/, o seguendo Vergote e Loprieno tra la fine
del Medio Regno e nel Nuovo Regno si assiste ad un fenomeno di ipercorrettismo per il
quale parole con d e t primitive vengono trascritte con e . In ogni caso al geroglifico
durante l’XI Dinastia fu aggiunto un tratto diacritico per distinguere il valore origina-
rio .
18 Cfr. Edel 1955, § 121: 54, ed anche Callender 1975: 10.
La perdita dei markers delle categorie nominali in egiziano 401

> fdt; m “piano” > m , t “corpo” > t > , b “nuca” > b, pn


“grasso” > pn > (subachmimico), tt “lino” > tt > (boairico). Si
tratta di un fenomeno antico e già attestato nei Testi delle Piramidi (2400
a.C.) dove assistiamo per alcuni lessemi al passaggio h > t.19 Il parallelo pas-
saggio di > d è invece documentato in medio egiziano;20 ma dovrebbe esse-
re analogamente all’altro già in atto. La depalatalizzazione si esaurisce nel
Nuovo Regno,21 dove sembra influenzare anche il passaggio > g, ma non
coinvolge tutte le parole che presentano . In demotico è presente ancora la :
t t “esaminare” > . Il copto conserva il fonema palatale nel quale
sono confluite le originarie e h (sottolineiamo originarie in quanto sia che
h
erano passati a ). Questo fonema ha quindi realizzazione sorda, come di-
mostra la corrispondenza con la combinazione + , benché sia indicato
spesso come sonoro a causa della riforma della pronuncia fatta sulla falsariga
dell’arabo egiziano.22
L’assordimento (o desonorizzazione) coinvolge le occlusive sonore g >
k; > ; b > p; d > t; ma l’opposizione fonematica con le sorde è in una certa
misura conservata poiché quelle originarie erano aspirate. A prova di ciò
prendiamo spunto dalla comparazione con il semitico: nelle trascrizioni a *b
semitica l’egiziano risponde con b. Quando anche l’aspirazione cadrà allora i
fonemi si confonderanno del tutto. A livello grafemico per quanto riguarda il
periodo più antico raramente l’egiziano fornisce indicazioni di un qualsiasi
accadimento. È di nuovo la comparazione con il semitico che fornisce prove
evidenti: nei cosiddetti Testi di Esecrazione egiziani – tre raccolte di nomi di
luogo e di persona straniere risalenti all’inizio del II millennio a.C. che co-
prono un arco di circa 120 anni – il toponimo Biblo è scritto <kbn>, poi sia
<kpn> che <kbn>; ed infine con l’inserimento di un ulteriore bilittero kp co-
me complemento fonetico per indicare la nuova pronuncia. In egiziano tardo
l’assordimento è riportato anche a livello grafemico e quindi può essere con-
siderato un fenomeno iniziato in un’area marginale che nel corso del tempo
ha interessato un’area sempre più maggiore: gr “notte” > kr , gs “piegarsi”
> k s; b s “ciotola” > p s; d d “lussurioso” > t t , db “ippopotamo” > tb, dm
“conficcare” > tm. In demotico ormai d e t sono passate a t. Nelle sibilanti
l’assordimento della sonora z porta al contrario alla perdita dell’opposizione

19 Per tutti Roccati 2001: 1.


20 Vergote 1992 b: 20.
21 Almeno per quanto riguarda la , e per analogia possiamo ipotizzarlo concluso anche per la
corrispondente sorda, cfr. Loprieno 1977: 127–129.
22 Cfr Vergote 1992 a: 14.
402 Massimiliano Franci

fonematica s < > z, ed allo scambio continuo dei due grafemi,23 i quali in cop-
to si fonderanno entrambi in : zp “volta” > , b zt > , ms ”cocco-
drillo” > , ms “generare”> ; è presente solo in prestiti greci o nel-
la sonorizzazioni della rispettiva sorda in presenza di n: t nt sb w “scuola” >
> . Questo fenomeno interessa ovviamente anche quelle so-
nore derivate da depalatalizzazione: mn “seno” > *mnd > mnt > ,m y
“soldati” > mdy > mty > , rw w “amministratore” > *rwdw > rt > .
I fonemi palatalizzati si congiungono nella palatale : “portare” > , b
“piatto”> b > , d “dire” > , “testa” > . Il boairico distingue
ancora e confluendo rispettivamente in e in (entrambe comunque sor-
de), salvo casi particolari, considerando la come l’equivalente aspirato di .
Intorno al VI secolo a.C. avviene una altra mutazione consonantica detta
disaspirazione per cui le sorde aspirate kh, ph, th, h perdono la loro
aspirazione. Assieme all’assordimento delle sonore queste evoluzioni fanno si
che alla coppia di fonemi sordo/sonoro originaria corrisponda un solo fonema
in copto.24 Questo non conserva quindi gli originali fonemi sonori: , e
come abbiamo detto sono presenti solo in prestiti greci o nelle sonorizzazioni
delle rispettive sorde in presenza di n (es. – “io”). Le sonore sono
quindi passate a sorde: gzr “tingere”, , g š “canna”, , gmy
“giunco” > , g t “naos, scrigno” > a cui possiamo aggiungere anche
gli esempi con : yt “campo” > , bt “seno” > ; n “essere
25
grasso” > ; zwt “frumento” > , zft “coltello” > ; dy “qui” >
, dwn “sdraiarsi” > , p d “ginocchio” > , mdw “parlare” >
; dbr “santuario” > . Fa eccezione che solo in sillaba chiusa
diviene : es. dib “corno” > , dp “assaggiare” > ; altrimenti si
conserva: es. b “spirito” > , nbw “oro” > . Per quanto riguarda le
velari è il fonema palatale che conservando nella quasi totalità dei termini
l’originaria g (a volte k, in dei casi e ), mantiene anche una distinzione
rispetto alla velare e alla palatalizzata : sg “irrigidirsi” > , wg “asse”

23 Cfr. Edel 1955: 51–52.


24 See Vergote 1992 b: 18–20. Solo in boairico l’aspirazione si conserva a seconda della posi-
zione e del valore originario del fonema, cfr. Loprieno 1995: 42–43.
25 Questo passaggio può essere dovuto a diversi motivi. L’alternanza di con g e k è ritenuta
comune in tutto l’afroasiatico. In neo egiziano (egiziano tardo secondo il nostro schema)
l’opposizione tra k e in alcuni casi si neutralizza del tutto, Korostovtsev 1973: 41. Ed an-
cora passa a g in determinate condizioni, cfr. Loprieno 1995: 41, che a sua volta è passata
a k, e quindi lessemi con sono resi in copto anche con .
La perdita dei markers delle categorie nominali in egiziano 403

> , wgp “rompere” > ; knmty “le pleiadi” > , kk


“cucinare” > ; nqt “birra”, copto ; rt “scorpione” > .
Riduzione delle laringali. In egiziano tardo si concludono i passaggi di
r < > a , divenendo la aleph propriamente detta, e di < > a . è ancora
distinta in tardo egiziano ed in demotico ma si fonde poi con la . Questa
lascia tracce solo nel vocalismo tendendo a 0: nk “io” , b “piatto”> b
> , “opprimere” > , m “luogo” > , m t “armonia” > ;o
raddoppiando la vocale su cui si appoggia: db “sigillare”> d b > ,
mš j “camminare” > mš j > , s n “far vivere” > .
Il resto dei fonemi ha una corrispondenza precisa, salvo quelle eccezioni
dovute a leggi fonetiche, a fenomeni diversi e ai mutamenti sopra descritti: f
, m , n , r . Inoltre, come in tutte le fasi dell’egiziano tardo, in copto si
differenziano graficamente la vibrante r e la liquida l con: il nesso <n>+<r>
utilizzato in tardo egiziano; il piccolo segno diacritico sul segno di <r(w)> per
ottenere <l(w)> in demotico; i grafemi greci e in copto.
Il sistema fonetico copto-saidico, compresi i fonemi greci, risulta essere
quindi il seguente:26
BILABIALI DENTALI PALATO- PALATALI VELARI LARINGALI

ALVEOLARI
h h h h
OCCLUSIVE /p/ [p ] /t/ [t ] / /[ ] /k/ [k ]
/b/ /d/ /g/
j
/k /
FRICATIVE /f/ /s/ /š/ /h/
/z/
NASALI /m/ /n/
VIBRANTI /r/
LIQUIDE /l/
SEMI- ( ) /w/ ( ) /j/
CONSONANTI

Si può meglio comprendere queste spinte evolutive dalla seguente tabella


diacronica con esempi di evoluzione fonetica di alcuni lessemi attraverso le
differenti mutazioni fonetiche (in * le ipotesi ricostruttive).

26 Loprieno 1995: 40.


404 Massimiliano Franci

FORMA ASPIRAZIONE PALATALIZZAZIONE DENTALIZZAZIONE ASSORDIMENTO / ALTRO ESITO

ORIGINARIA DISASPIRAZIONE COPTO

*gw > w > dw thw > tw >


“montagna”
*k b > *kh b > b >
“piatto”
*mng > mn > mnd mnth > mnt >
“seno”
*gbt > bt > bt > *dbt > *tbt >
“mattone”
*gb > b > b > db > tb >
“dito”
*gb t > b .t > b .t > *db t > tbt >
“scrigno”

Caduta delle finali

Come abbiamo detto uno dei fenomeni che ha più conseguenze, non solo da
punto di vista fonetico ma soprattutto morfologico, è quello della caduta del-
le finali. In egiziano tardo il forte accento tonico delle sillabe finali porta alla
perdita dei fonemi dentali t e r e delle semiconsonanti w e y, parallelamente al
processo di lenizione di sempre in finale di sillaba che passa a 0 a fine paro-
la: tr > ti > “tempo”, ptr > pti, pri (dem.) > “vedere”, rm “uomo”
> rmt > ; rnpt “anno” > ; sbt “giunco” > ; snt “sorella” >
; mr “amare” > ; m t “armonia” > , n r “dio” > (nb. la r
ritorna nel plurale ), pr “divenire” > . Questo si aggiunge alla ri-
duzione a 0 delle vocali brevi in sillaba aperta in posizione postonica che già
era avvenuta nelle prime fasi della lingua egizia. La caduta delle sillabe finali
portatrici di informazione morfologica crea quindi alcuni problemi
nell’identificazione delle varie parti del discorso; e all’uso di altri elementi
grammaticali per poter indicare quella serie di informazioni morfologiche in-
dividuate attraverso i markers finali. Questo fenomeno deve essere stato per
lo meno parallelo se non conseguentemente causato dal fatto che la flessione
nominale si fosse ridotta già nella fase più antica, con la perdita delle desi-
nenze nominali. Comunque alcuni studiosi sostengono che l’egiziano non ab-
bia mai avuto i casi;27 ma non è chiaro se anche in proto-egiziano si rispecchi
la stessa situazione, poiché alcune prove del loro utilizzo e della loro esisten-

27 Cfr. Satzinger 1999: 237.


La perdita dei markers delle categorie nominali in egiziano 405

za si troverebbero nel comportamento dei sostantivi.28 È probabile che in pro-


to-egiziano sia esistito il caso assoluto in -a opposto all’agentivo (e al locati-
vo) in -u.29
Tuttavia è proprio nella morfologia del nome che si notano le conse-
guenze di questo fenomeno e si possono ritrovare i fossili delle precedente ca-
tegorie nominali. Il copto, come l’egiziano, presenta solo alcune categorie
obbligatorie nel sistema morfologico: non si trova documentazione della di-
stinzione nominativo/accusativo e la distinzione di genere animato vs. inani-
mato è visibile solo nei presiti greci.30

Le categorie nominali: il genere


Per quanto riguarda il genere la lingua egizia ne riconosce due: il maschile e
il femminile in -t, suffisso derivato dal comune AA *-(a)t. Ma anche in que-
sto caso la caduta delle sillabe finali rendeva difficile la loro distinzione,31 co-
sicché in egiziano tardo il genere femminile si ottiene con l’aggettivo dimo-
strativo femminile t3y, l’articolo possessivo femminile t3y.f, l’articolo defini-
to femminile. In copto la distinzione si rileva principalmente dall’articolo de-
terminativo: per il maschile p > - > -; per il femminile t > - > -.
L’originaria -t del femminile ritorna tal volta nello stato costrutto, es. taro
egiziano ps .t.f “la sua Enneade”, “occhio” < rt, st.cs. = “il suo oc-
chio”. Sempre per il copto si possono comunque notare alcuni dati particolari.
Il maschile è spesso caratterizzato da una consonante finale. Il femminile vie-
ne talvolta indicato dalla vocale breve - (- in boairico), ad esempio
“giunco”, “arpa”, “febbre”, “testa”; o da una vocale lun-
ga, es. < b kt “serva” (maschile < b k); “regina” (maschile <
pr- ); “straniera” (maschile “straniero” < šm ). Si tratta di di-
stinzioni particolari non applicabili per analogia a tutto il lessico poiché sono
maschili alcuni termini con vocale breve come “medicina”,
“campo”, o in vocale lunga: “asino”, “capello”. Sono poi con-
servate alcune parole che documentano una distinzione di genere dovuta an-
che alla differenza vocalica interna, a quanto sembra unica sopravvivenza del

28 Cfr. Loprieno 1995: 55.


29 Cfr. Satzinger 1999: 238. Per il sistema ergativo si rimanda all’ottima analisi in Satzinger
2007: 68–69.
30 Shisha-Halevy 2002: 438. Per la stessa problematica in afroasiatico si rimanda a Satzinger
2007 e Blažek 2006.
31 In egiziano tardo il suffisso femminile è spesso omesso, cfr. erny–Groll 1993: 51.
406 Massimiliano Franci

cambiamento vocalico interno causato dall’aggiunta del morfema -t ai sostan-


tivi maschili:
MASCHILE FEMMINILE FEMMINILE EGIZIANO ANTICO
“fratello” “sorella” < sn-t
“figlio” “figlia” < šr-t
“cavallo” “giumenta” < tr-t
“suino” “scrofa” < rr -t
“serpente” “serpente” < f w-t
“dio” “dea” < n r-t
“leone” “leonessa” < m -t
“bello” “bella” < nfr-t
“cattivo” “cattiva” < b n-t
“saggio” “saggia” < sb w-t
“piccolo” “piccola” < šr-t
Questi esempi portano ad ipotizzare che almeno in copto ed in tardo egi-
ziano il genere non sembra essere più una proprietà del lessico ma una pro-
prietà grammaticale, che pare aver perduto la sua motivazione naturale già in
tardo egiziano.

Le categorie nominali: il numero


In egiziano antico la categoria nominale del numero è espressa dalla triade
singolare~duale~plurale; e anche in questo caso la caduta delle sillabe finali
portatrici di informazione morfologica favorisce l’utilizzo dell’articolo de-
terminativo come marcatore di pluralità: n > - > -. In egiziano antico la
formazione del plurale maschile si otteneva mediante l’aggiunta al lessema di
uno dei due morfemi suffissi *-w o *-aw,32 con conseguente modifica della
quantità (se non anche della qualità) vocalica del lessema: t š “provincia” >
, t šw “province” > ; t “padre” > , t w “padri” > .33
In tardo egiziano la situazione è abbastanza eterogenea: in alcuni casi il plura-
le è documentato nella sua forma tradizionale w; qualche volta il determinati-
vo plurale è scritto due volte. In generale il suffisso plurale w si perde. In cop-
to, laddove la connotazione vocalica è indicata a livello grafico, parallelamen-

32 Usualmente ricostruito come *-aw e *-waw, cfr. Loprieno 1999: 16.


33 Questi due suffissi non sembrano essere complementari essendo attestati con le stesse paro-
le, ad esempio plurale in *-w ed in *-aw da “mese” < bd, ed ancora in *-
w ( ) ed in *-aw da “dio” < n r.
La perdita dei markers delle categorie nominali in egiziano 407

te all’utilizzo dell’articolo definito come marchio di genere e numero, si nota


anche l’uso di schemi plurali basati sulla distinzione apofonica interna, e non
solo, tra singolare e plurale:34
SOSTANTIVI MASCHILI SOSTANTIVI FEMMINILI
SINGOLARE PLURALE SIGNIFICATO SINGOLARE PLURALE SIGNIFICATO
( ) DONNA

SIGNORE

VIA

FIANCO

ANIMALE DOTTRINA
/ TESTA

ACQUA

NOTTE

OGGETTO

ANNO

CAVALLO

In alcuni termini questa diversa vocalizzazione è solamente interna alla


parola e non mostra di essere il residuo di una suffissazione; per questo viene
di solito interpretata come plurale interno o “fratto”:35 ~ “mesi”,
~ “ossa”, ~ “città”, ~ “giuramento”,
“sangue” ~ , “popolo” .36
Questa definizione deve molto alla vicinanza con la formazione del plu-
rale “fratto” semitico (che infatti si distingue dal singolare per l’adozione di
un diverso schema vocalico), con la differenza che in egiziano, nella quasi to-

34 Cfr. Loprieno 1995: 61.


35 Cfr. Chaine 1933: 99, per il quale il sostantivo femminile “volpe” mostrerebbe il
“plurale fratto” ; Plumley 1948: 36; ed infine Steindorff 1951: 69. Ma bisogna ri-
cordare che la caduta delle finali potrebbe aver già riguardato questo tipo di lessemi, facen-
do cadere il suffisso del plurale.
36 È giusto sottolineare che può sempre trattarsi della modifica seguita all’aggiunta delle desi-
nenze plurali egiziane antiche in seguito cadute.
408 Massimiliano Franci

talità dei casi, questa variazione vocalica è sempre accompagnata dal suffisso
del plurale. Tale fatto non permette chiaramente di considerare queste due ti-
pologie di formazione del plurale come distinte, almeno per quanto riguarda
la fase dell’egiziano antico. Se non altro sembra possibile affermare che a li-
vello tipologico la categoria nominale del numero è anche proprietà del lessi-
co e non solo della grammatica.
L’antico plurale femminile si presentava in due forme: la prima, a causa
della trascrizione geroglifica, non mostra nessuna differenza col singolare
terminando anch’essa in -t; la seconda utilizza il suffisso -wt (*-wat). Tutta-
via, come abbiamo già detto, a causa della caduta delle sillabe finali pochis-
sime forme femminili sono chiaramente documentate in copto. Esempio rnpt
“anno”, plurale rnp-wt “anni”, plurale copto .
Il duale (-wj, -j) è sempre indicato e spesso in tardo egiziano a livello
grafemico raddoppiando il determinativo (come per il plurale). In copto ri-
mangono pochissimi esempi legati, come già in egiziano antico, a duali natu-
rali: “labbra” < sp.ty, “due” < sn.wy. Per quanto residuo di una
antica tipologia grammaticale è innegabile la sua importanza nella prima fase
della lingua egiziana in quanto sono documentati anche pronomi duali il cui
uso non è attestato in copto.

Gli stati del nome


In copto il nome a seconda dell’uso morfologico può avere tre stati: assoluto,
pronominale, nominale. Lo stato assoluto, è la forma con cui il nome compa-
re normalmente, utilizzata anche come voce nei dizionari. Lo stato nominale,
è la forma abbreviata e diversa rispetto allo stato assoluto che il sostantivo as-
sume quando è seguito da un aggettivo o da un altro sostantivo in stato asso-
luto. Viene indicato convenzionalmente con il segno – . Si veda qualche
esempio: “foglia (assoluto ) d’ulivo”, “giorno
(assoluto ) di nascita” > “compleanno”, “vento (assoluto
) del sud”, “signore (assoluto ) della terra”,
“voce (assoluto ) del cielo” > “tuono”; e con aggettivi: lett.
“odore (assoluto ) di buono” > “profumo”, “anno (assoluto
) di piccolo” > “siccità”, A “cavallo (assoluto ) di
bianco”. Lo stato pronominale, è la forma particolare che il nome assume
quando ad esso si aggiunge un pronome suffisso, con valore quindi di posses-
sivo. Viene indicato convenzionalmente con il segno =; es. = “il suo oc-
chio”, = “la sua bocca”, = “il tuo piede”, = “il tuo (f.) occhio”,
= “la tua (f.) mano”, = “nel suo cuore”, = “sulla mia
testa”, = “il nostro viso”, = “il vostro viso”, = “il loro pie-
La perdita dei markers delle categorie nominali in egiziano 409

de”.37 Il possesso viene indicato normalmente dal “nesso genitivale”. Come


già in tardo egiziano i sostantivi non verbali che hanno lo stato pronominale
sono pochi, ed in tardo egiziano ed in copto indicano nella maggioranza parti
del corpo:38
EGIZIANO ASSOLUTO NOMINALE PRONOMINALE SIGNIFICATO
r.t = “mano”
= “testa”
r = “bocca”
r = “viso”
s = “fianco”
t = “ventre”
ty = “cuore”
r.t = “occhio”
*rd > rd.wy = “piede”
šrt = “naso”
tw t “gamba” = “seno”
rw = “voce”
t = “parte anterio-
re”
n = “seno”
n = “bellezza”
rn - = “nome”
swn.t = “valore”
Questa differenziazione sembra dimostrare o che l’informazione morfo-
logica persa con la caduta delle sillabe finali viene data dalla variazione del
tema vocalico, oppure che si dovesse rispettare una forma di isocronismo sil-
labico.

Le categorie nominali: la determinatezza


Lo sviluppo dell’articolo determinativo dalla grammaticalizzazione del
pronome dimostrativo è una figura comune in Afroasiatico.39 Si tratta di un
processo lungo e instabile che si conclude in copto quando gli usi
dell’articolo determinativo aumentano. Questo sviluppo, probabilmente

37 Cfr. Plumley 1948: 21–24.


38 Cfr. erny–Groll 1993: 59–66.
39 Heine-Nurse 2000: 244.
410 Massimiliano Franci

causato dall’assenza dei suffissi di genere e numero, si può riassumere in tre


fasi. Nei documenti dell’XI dinastia è attestato in alcuni casi l’uso anaforico
diretto e indiretto dei pronomi p , t , n che sono apposti ad un sostantivo che
è già stato indicato all’interno dell’enunciato; durante il II Periodo Intermedio
p , t , n , hanno sia il valore dimostrativo, sia quello di articolo, ed
accompagnano il sostantivo già evidenziato nel testo. Dalla metà della XVIII
dinastia sono legati a sostantivi citati per la prima volta nel discorso. In tardo
egiziano l’articolo determinativo ha due principali funzioni: la prima
definisce i sostantivi che indicano cose e persone note a livello generale. In
questo caso l’articolo ha la funzione di “caratterizzare” un titolo che precede
un nome proprio (es. p -sš n pr- “lo scriba del faraone”). La seconda rende
definiti i nomi che designano cose e persone già menzionate nel testo o
chiaramente conosciute dal parlante. Lo sviluppo dell’articolo continua nel
tempo arrivando ad indicare in copto la determinazione, il genere ed il
numero. I sostantivi copti possono quindi essere determinati o indeterminati.
L’articolo determinativo al singolare distingue il maschile ed il femminile
, al plurale ha la forma comune . Se la parola che segue inizia per
consonante allora l’articolo viene vocalizzato in -. Si può utilizzare con i
nomi stranieri, con il nome di dio e con il vocativo. L’articolo indeterminati-
vo ha una forma comune al singolare - “un/una” ed al plurale -
“alcuni/alcune”:40 - “un miele”, - “uno spirito”, -
“una colomba”; - “alcune cavallette”, - “alcuni
cammelli”, - “alcuni pescatori”. La forma singolare è documentata
dalla XIX dinastia e deriva dal numerale “uno” w > . Tuttavia ancora in
demotico la distinzione tra le due valenze è labile, e solo in copto assumerà la
sua funzione di indeterminazione. 41 La forma plurale deriva dal pronome
indefinito “alcuni”, derivato a sua volta secondo l’opinione comune
dal tardo egiziano nh y n “qualcosa di” > demotico hynw. Come abbiamo
visto questa particolare categoria nominale si sviluppa in una fase abbastanza
recente della lingua egiziana trovando compimento nel copto. La tipologia
insegna che esistono tre possibilità: 1) la coppia determinato-indeterminato,
2) il solo determinato, in questo caso l’assenza di articolo indica anche
l’indeterminatezza, 3) il solo indeterminato. Nella fase iniziale dell’egiziano
la determinatezza di un sostantivo era espressa attraverso il possessivo, il
dimostrativo e l’aggettivo nb,42 e ipoteticamente da un sistema di casi. Con la

40 Si tratta di una figura comune in afroasiatico, cfr. Heine-Nurse 2000: 243.


41 Cfr. erny–Groll 1993: 66–67.
42 Cfr. erny–Groll 1993: 53.
La perdita dei markers delle categorie nominali in egiziano 411

caduta dei suffissi indicanti le categorie nominali l’originaria opposizione


determinazione vs. indeterminazione fu sostituita da quella tra articolo deter-
minativo vs. articolo indeterminativo. Il caso egiziano conferma l’ipotesi
tipologica di una correlazione negativa fra le categorie del caso e della
determinazione, non una esclusione totale “…ma un insieme di proprietà
graduate nello spazio”.43

Le preposizioni
A livello tipologico le preposizioni hanno universalmente la funzione di col-
legare i sintagmi e sono strettamente legate alla categoria connettiva dei casi.
Le preposizioni possono essere seguite sia da un sostantivo sia da un
pronome: assumono quindi una forma diversa, non visibile nella grafia
dell’egiziano antico, ma chiaramente evidenziata nel copto.
Le preposizioni sembrano svilupparsi parallelamente alla caduta del si-
stema desinenziale, in egiziano avvenuta verosimilmente già in epoca pre-
documentaria; anche se è ipotizzabile una coesistenza dove le preposizioni se-
lezionano un caso specifico: ad esempio in tardo egiziano ed in copto alcune
di esse assumono una funzione del caso: m> -/ m> = “oggetto”, n> -
/> = “dativo”, r> -/> = “dativo, m-di> -/ > = “genitivo”, m-
nw> -/( – =) “locativo”.
Tuttavia la tipologia ci indica che esiste una precisa relazione tra ordine
sintattico e uso di preposizioni o posposizioni: le prime sono in rapporto
all’ordine VO, mentre le seconde con l’ordine OV.44 Questo fatto porterebbe
a ipotizzare una presenza costante delle preposizioni, ed un loro ulteriore svi-
luppo nel corso del tempo.
Già in egiziano antico è possibile distinguere due tipi di preposizioni an-
che se spesso la distinzione non è chiara: primarie, di solito monosillaibiche,
proclitiche e prive di autonomia lessicale e sintattica, ed avverbiali, dotate di
un proprio accento lessicale e con una autonomia sintattica (in quanto avver-
bi). Nel caso della funzione prettamente avverbiale la preposizione può assu-
mere una forma particolare: m>jm, mj>my, r>jrj, accanto a tp, r, t non uti-
lizzate come avverbi.45 È poi possibile distinguere delle locuzioni preposizio-
nali composte da una preposizione seguita da un sostantivo (m t “davanti

43 Nocentini 2002: 140–142.


44 Su questa particolare analisi tipologica si veda Nocentini 2002: 135. Sull’ordine sintattico
delle parole in egiziano ed in copto si veda Loprieno 2000.
45 Cfr. Allen 2010: 85–89.
412 Massimiliano Franci

a”), infinito (r b “invece di”), avverbio ( rw r “eccetto”).46 Infine l’egiziano


attesta la funzione di congiunzione (subordinativa?) della preposizione poiché
introduce le frasi verbali sostantivate.47
Ma cosa erano in origine? Alcune preposizioni erano originariamente
unità diverse con funzioni differenti, divenute tali attraverso un processo di
grammaticalizzazione. Per preposizioni come hr e tp, raffigurate con un volto
di prospetto la prima, una testa di profilo la seconda, è il dato grafemico che
conserva il valore originale: sostantivi che indicavano la “faccia” e la “testa”,
perdendo il significato originario hanno acquisito la funzione locativa della
preposizione “in”, partendo dall’indicazione spaziale originaria: faccia > ver-
so, testa > sopra.

I pronomi
A livello tipologico alla perdita del sistema dei casi la lingua risponde
mantenendone traccia nel sistema pronominale: questo fatto si evidenzia nella
distinzione di pronomi per indicare il soggetto delle frasi transitive e l’oggetto
delle frasi intransitive. È possibile trovare traccia di questo fenomeno anche
in egiziano? In egiziano antico abbiamo tre tipologie di pronomi personali:
indipendenti, dipendenti, suffissi. I pronomi indipendenti o accentati erano
utilizzati in prima e seconda persona come soggetto nelle frasi nominali,
come soggetto focalizzato e come soggetto di frasi avverbiali nei documenti
più antichi.48 In egiziano tardo sono utilizzati come primo membro della frase
nominale, per esprimere la possessione. Sono composti da tre morfemi: la
particella n- connessa con il marker n che introduce il soggetto nell’antica
costruzione ergativa; 49 un elemento deittico k o t; un pronome suffisso. I
pronomi dipendenti o enclitici riducono il loro uso nel tempo fino a
scomparire in copto. In egiziano antico erano utilizzati come complemento

46 Cfr. Allen 2010: 89–90.


47 Cfr. Loprieno 1995: 199, 201.
48 La cosiddetta Cleft Sentence è una frase nominale con l’ordine sintattico invertito (dal non
marcato Predicato-Soggetto al marcato Soggetto-Predicato), dove il soggetto viene ulte-
riormente enfatizzato (se è un nome si utilizza la particella n, residuo dell’ergativo), dive-
nendo il focus dell’espressione e creando una relativa autonomia tra di esso ed il predicato,
cfr. Loprieno 1995: 133 e sgg. In particolare per la sua funzione in copto si veda Polotsky
1962: 294–313 ed ancora Polotsky 1970: 565.
49 Le lingue ergative sono quelle che distinguono il soggetto a seconda che il verbo sia transi-
tivo o intransitivo: nel primo caso si assegna il caso ergativo, nel secondo il cosiddetto caso
esso è trattato come l’oggetto di un verbo transitivo e declinato all’assolutivo.
La perdita dei markers delle categorie nominali in egiziano 413

oggetto nelle frasi verbali transitive, soggetto nelle frasi aggettivali e come
oggetto delle particelle introduttive delle frasi verbali e avverbiali. In egiziano
tardo venivano usati come oggetto diretto, come soggetto nelle frasi negative
e come soggetto nella costruzione ny-sw.
Pronome assoluto, corrisponde al pronome personale indipendente
egiziano; può essere usato in due funzioni diverse: 1) allo stato assoluto come
rafforzativo, 2) allo stato nominale, ovvero lo stato costrutto, e si utilizza per
fare una frase nominale, es. pron. ass. II sing. masch. “tu sei il
re”. NB: il copto utilizza in questa costruzione solo i pronomi di prima e
seconda persona; per la terza persona usa il pronome dimostrativo - , - , -
, suffisso.
Pronome suffisso, si utilizza 1) con il nome, dove indica il possessivo
(come già detto, sono in realtà pochi sostantivi molti dei quali indicano le
parti del corpo, che in molte lingue del mondo conservano residui arcaici, e si
trovano in stato pronominale es. = “la sua bocca”, = “il tuo (di lei)
occhio”, = “le loro mani”, = “il suo seno”, dove si osservi
ritorna la t del femminile); 2) con il pronome dimostrativo che in questo caso
assume la forma dello stato pronominale: =, =, = e forma il
pronome possessivo, dove si trovano le forme irregolari: iI femm. sing. -
= “con chi?” e I sing. = ; 3) con le preposizioni, che si trovano quindi
allo stato pronominale; es. - “a lei”, dove indica il dativo, - “lui”, il
complemento oggetto, - = “con noi”, - = “con lui”, -
“verso di lui”; “la madre prese lei”; 4) con una serie
di verbi arcaici, che si coniugano con i suffissi finali, ed in questi casi il
pronome suffisso indica il soggetto, 50 tra i più frequenti troviamo -
= “dire”, forma particolare del verbo “dire”, derivata dalla
grammaticalizzazione della costruzione relativa egiziana p ,51 es. “egli
disse”; con gli infiniti, dove indica l’oggetto, e l’infinito si trova allo stato
pronominale: “l’orecchio ha udito ciò”, “noi
abbiamo conosciuto te”. I pronomi suffissi in egiziano antico erano utilizzati
anche per indicare il soggetto nelle forme verbali, l’agente nelle forme non
finite ed il paziente nelle forme non finite dei verbi transitivi. In egiziano
tardo oltre che per esprimere il genitivo dopo un nome, come complemento
oggetto di preposizioni, come soggetto nelle formazioni verbali ed infine
come agente delle forme non finite.

50 Cfr. Orlandi 1983: 13.


51 Cfr. Plumley 1948: 78.
414 Massimiliano Franci

Pronomi prefissi e mediani. I pronomi prefissi sono quelli che indica-


no il soggetto nella frase bipartita: esempi, - “io ascolto”, - -
- “essi lo chiameranno”. Il pronome mediano indica il soggetto
nelle frasi tripartite, - - “egli gettò”. Questi pronomi richiamano i
corrispettivi suffissi; ma dato che non abbiamo una completa corrispondenza,
è necessario suggerire alcune linee evolutive. Come abbiamo detto l’uso dei
pronomi dipendenti si riduce. In egiziano tardo e in demotico si forma una
nuova serie di pronomi dalla grammaticalizzazione dell’unione tra il morfema
tw e i pronomi suffissi; serie che viene utilizzata per indicare il complemento
oggetto. La stessa informazione morfologica che in copto viene invece
espressa tramite la preposizione m apposta al sostantivo o al pronome suffisso
( - ). Anche in copto si forma una nuova serie di pronomi (solo per la
prima e seconda persona, proclitici e quindi non solo utilizzati come soggetto
nelle frasi avverbiali), sviluppatisi anch’essi dalla grammaticalizzazione della
particella s > t “mentre”, seguita dai pronomi suffissi: ad esempio per la pri-
ma persona singolare *tj-wj > twj > -. Ed è proprio in questa nuova serie che
si trovano i prolegomeni dei pronomi prefissi, benché non tutti questi prono-
mi mostrano di aver avuto la stessa origine. Nel caso della terza persona sin-
golare, sia maschile che femminile, sono utilizzati i rispettivi pronomi suffissi
-, -, - -, - -. Per la seconda persona singolare maschile, in entrambe le tipo-
logie -, - -, l’origine non sembra essere quella con il morfema tw, ma è evi-
dentemente il rispettivo pronome suffisso. Lo stesso si può dire per la terza
plurale, dove al suffisso sn si sostituisce la forma w, in realtà un’alternanza
già presente fin dalla fine della XVIIIa Dinastia, e che si ritrova nella dicoto-
mia tra pronomi prefissi ( -) e mediani (- -, - -). Negli altri casi la diffe-
renza tra mediani e prefissi può essere dovuta alla caduta della t-morfologica
causata all’affissazione della particella; altrimenti è accettabile l’uso delle
forme dei pronomi suffissi.
Come si può notare il comportamento e l’uso dei diversi pronomi in tutto
il corso della storia della lingua egizia sembra riflettere l’eredità di un antico
(pre-documentario) sistema dei casi. Tuttavia nell’egiziano documentato i pa-
radigmi dei pronomi personali non corrispondono in maniera univoca ad una
distinzione dei casi.52

52 Cfr. Satzinger 1999: 238.


La perdita dei markers delle categorie nominali in egiziano 415

Conclusioni
Non è chiaramente possibile confermare o meno la presenza di un sistema di
casi in proto-egiziano. Certo, la tipologia insegna che alla caduta delle finali,
evidentemente portatrici di informazioni morfologiche, la lingua deve svilup-
pare altri elementi che possano supplire a quella perdita di informazioni per
garantire la comunicazione linguistica, e che parallelamente dia impulso allo
sviluppo di un sistema preposizionale. Tuttavia tali esempi non possono esse-
re considerati definitivi. È invece interessante seguire gli sviluppi nelle cate-
gorie nominali del genere, del numero e dell’indeterminatezza accanto ad un
impiego delle preposizioni sempre più complesso fino alla modificazione del-
le frasi verbali, quali funzionali risposte a questa scomparsa di informazione.
Si apre un campo di indagine fruttuoso sia a livello di grammatica storica, sia
a livello di comparazione tipologica, non limitando la ricerca alla sola fase
descrittiva ma passando a quella interpretativa, facendo interagire, come nor-
malmente viene fatto per la fonologia e per il lessico, anche le categorie
grammaticali con le dimensioni sociali, areali e soprattutto diacroniche.

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