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Il problema dell’empatia; La struttura della

persona umana…

Corpo
Continuando la riflessione, sempre nella conferenza Problemi della formazione delle ragazze oggi, la fenomenologa precisa
che per specie intende qualcosa di fisso che non muta, e che determina la struttura dell’individuo reale. Non è un oggetto
individuale, ma è qualcosa di generale; è un concetto universale. Essendo una nozione universale è equipollente alla
nozione di essenza, alla quale, la filosofa, dopo la lettura dell’opuscolo De Ente ed Essentia di Tommaso d’Aquino,
conferisce una consistenza metafisica.
La specie, quindi, si differenzia dal tipo perché quest’ultimo non è immutabile. Questa precisazione è importante onde
evitare fraintendimenti e confusione in ambito antropologico.
L’essere umano ha una struttura duale: si tratta di una differenziazione di carattere essenziale, che riguarda, cioè, l’essenza.
L’essenza è immutabile, per cui non è possibile passare dalla specie virile a quella muliebre e viceversa, mentre è possibile
passare da un tipo all’altro tipo: così come avviene nel processo evolutivo nel corso del quale si passa dal tipo fanciullo al
tipo giovane o dal tipo giovane al tipo anziano. Il tipo, dunque, è qualcosa determinato dall’esterno, vale a dire dalle
condizioni di vita, e dall’interno. Un simile processo non può avvenire per la specie maschile e femminile. Tuttavia,
mantenendo fisse le differenze fisiche (maschili e femminili), la Stein intravede la possibilità di una certa variabilità delle
differenze psichiche.
Forma = Specie

Per l’intera specie umana esiste una


doppia forma normale, che determina il
suo essere dall’intero.

«Tale forma normale non è unica per l’intera specie


umana: abbiamo infatti da un lato la doppia ‘forma’ del
maschile e del femminile».
E. STEIN, La struttura della persona umana, 47
«L’umanità ha inizio in una duplice forma, maschile e
femminile; gli individui appartengono, fin dalla nascita,
all’una e all’altra specie parziale (se così vogliamo
chiamarla). Anche il maschile e il femminile sono
qualcosa che deve svilupparsi in attualità solo nel corso
della vita; ciò avviene di nuovo sotto l’influsso
dell’ambiente, e così in ogni successivo stadio evolutivo
ciò davanti a cui ci troviamo di fronte e che designiamo
come tipo ‘maschile’ e ‘femminile’ è in realtà un tipo
sociale in cui è molto difficile distinguere ciò che è
‘condizionato dall’ambiente’ e lo ‘specifico’ che sta alla
base della ‘formazione’ sociale».
E. STEIN, La struttura della persona umana, 196-197.

Specie e tipo sociale


1. Questione femminile

2. Educazione delle ragazze


Fondamenti Biblici
La Stein è stata la prima a parlare, in ambito
filosofico, dell’essere umano come immagine di Dio.
I testi biblici sui quali poggia la sua riflessione sono
Gen 1,27 e Gen 2,18.
In Gen 1,27, si legge:

«E Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo


creò: maschio e femmina li creò».

Mentre Gen 2,18 così recita:

«E il Signore Dio disse: "Non è bene che l'uomo sia solo:


voglio fargli un aiuto che gli corrisponda"».
«Sono convinta che la “specie uomo” si articoli in
qualità di specie doppia [Doppel - Species], in
‘uomo’ e ‘donna’; che l’essenza dell’essere umano,
della quale non può mancare alcun tratto né
nell’uno né nell’altra, giunga a esprimersi in un
modo duplice; e che l’intera struttura essenziale
mostri l’impronta specifica».
E. STEIN, La donna. Questioni e riflessioni, p. 227.
«La specie, quella maschile come quella femminile, si esprime negli
individui in modo diverso. Anzitutto, essi sono realizzazioni più o meno
perfette della specie; inoltre, uno esprime con più forza un certo tratto
caratteristico, un altro esprime con più forza uno diverso. L’uomo e la
donna hanno nella loro essenza gli stessi tratti fondamentali umani, dei
quali di caso in caso gli uni prevalgono sugli altri, non solo secondo la
differenziazione dei sessi, ma anche secondo quella degli individui.
Perciò ci sono donne che possono presentare una forte
approssimazione alla specie virile, e viceversa. Questo può essere in
relazione con ciò a cui ciascuno è chiamato». La donna, 229.

«nessuna donna è solo donna; ciascuna ha le proprie inclinazioni


e i propri talenti naturali come gli uomini, e questi talenti la
rendono atta alle varie attività professionali di carattere artistico,
scientifico e tecnico. In linea di massima, la disposizione
individuale può orientare di preferenza verso qualsiasi campo,
anche quelli che sono di per sé lontani dalle caratteristiche
femminili».
E. STEIN, La donna. Il suo compito secondo la natura e la grazia, tr. it O. M. Nobile Ventura, a cura di A. ALES
BELLO, Città Nuova, Roma, 1995, 56.
Il tema dell’imago Dei, come categoria biblica fondamentale per la comprensione del rapporto uomo-donna
e della loro relazione con Dio, ricorre anche nella Mulieris Dignitatem.

• «L’immagine e somiglianza di Dio nell’uomo, creato come uomo e come donna […], esprime
pertanto anche l’ “unità dei due” nella comune umanità. Questa “unità dei due”, che è segno
della comunione interpersonale, indica che nella creazione dell’uomo è stata inscritta una certa
somiglianza della comunione interpersonale, (“communio”). Questa somiglianza è stata inscritta
come qualità dell’essere personale di tutt’e due, dell’uomo e della donna, ed insieme come una
chiamata e un compimento. Sull’immagine e somiglianza di Dio, che il genere umano porta in sé
fin dal “principio”, è radicato il fondamento di tutto l’ “ethos” umano: l’Antico e il Nuovo
Testamento svilupperanno tale “ethos”, il cui vertice è il comandamento dell’amore.
• Nell’“unità dei due” l’uomo e la donna sono chiamati sin dall’inizio non solo ad esistere “uno
accanto all’altra” oppure “insieme”, ma sono anche chiamati ad esistere reciprocamente “l’uno
per l’altro”».