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Autore:Luigi Pulci

Cosa :Il Morgante


Quando:1478
Caratteristiche:Pulci inizia a scrivere il Morgante nel 1461. Nel 1482 ne circolano 3 versioni
divise in 23 cantari. Nel 1483 arriva la versione definitiva in cui l'autore aggiunge 5 cantari.
Dove:Italia
Movimento letterario:poema eroico/ poema epica-cavalleresco
Lingua:fiorentino
Il Morgante di Luigi Pulci: un poema tra comico ed eroico
La vicenda redazionale del Morgante è piuttosto lunga e complessa. Il Pulci inizia a scrivere
il suo poema nel 1461 e nel 1482 ne circolano tre versioni (la prima delle quali ci è
ignota) suddivise in 23 cantari; la versione definitiva viene pubblicata nel 1483 arricchita di
altri 5 cantari, per un totale di 28, che si distinguono dai precedenti per la ricerca di un
tono maggiormente eroico e meno comico. L’ultima versione del poema, in virtù del
maggior numero di parti, viene detta Morgante maggiore per distinguerla dalle precedenti
versioni.
Le avventure del paladino Orlando e del gigante Morgante –

Alla corte di Carlo Magno, oltre ai nobili e coraggiosi paladini, c'è anche Gano di Maganza,
che con le sue bugie e ruffianerie semina discordia tra i cavalieri; sdegnato da questo suo
comportamento, Orlando decide di abbandonare la corte per vagabondare nei territori di
Pagania, finché ad un certo punto incontra Morgante, un gigante che Orlando riesce a
convertire alla fede cristiana. Con il suo nuovo amico Orlando vive diverse
avventure combattendo i pagani e liberando la principessa Meridiana mentre anche
i cavalieri Dadone, Rinaldo e Ulivieri lasciano la corte dell'Imperatore per andare alla ricerca
di Orlando, che nel frattempo se n'è andato in Persia insieme al cugino Rinaldo mentre il
gigante Morgante, dopo aver incontrato il mezzo gigante Margutte, decide di rimanere con
lui per darsi a scherzi e grandi mangiate finché il povero Margutte non muore dalle risate
dopo aver visto una scimmia entrare nei suoi stivali. Allora Morgante decide di raggiungere
Orlando a Babilonia, aiutandolo nell'impresa di conquistare la città, ma muore poco per il
morso di un granchio. Nel frattempo, anche gli altri cavalieri di Carlo hanno raggiunto
Orlando e, con l'aiuto del mago Malagigi, riescono a tornare a Parigi dove Gano viene
definitivamente smascherato. 
La trama definitiva
Fin qui la trama del Morgante delle prime edizioni. In quella definitiva la storia di Orlando
si prolunga con una storia che prende piede sempre dalle macchinazioni del perfido Gano,
che stavolta convince la guerriera pagana Antea ad invadere il regno di Carlo. Persa anche
questa battaglia a causa degli incantesimi del mago Malagigi, Gano decide di attirare
Orlando in un’imboscata. Malagigi invoca il demone Astarotte e gli affida il compito di
andare in Egitto a recuperare Rinaldo e gli altri cavalieri per riportarli in Francia e,
durante il viaggio, educarli alla dottrina cristiana attraverso erudite argomentazioni
teologiche.
La battaglia di Roncisvalle --Nel frattempo Orlando e Carlo Magno sono diretti a Roncisvalle,
dritti nella trappola di Gano. La battaglia inizia, e le forze pagane sono molto più nutrite di
quelle cristiane che capiscono subito che la sconfitta è certa nonostante l’arrivo degli altri
paladini guidati da Astarotte. In punto di morte, Orlando suona il suo corno da guerra che
mette in fuga i nemici e, udito il quale, Carlo Magno comprende finalmente i tradimenti di
Gano, e decide di farlo imprigionare e giustiziare. Per quanto riguarda il povero Orlando,
morto sul campo di battaglia, a Carlo Magno non resta altro da fare che seppellirlo e
riconoscere il suo ardimento ed i suoi meriti.
Curiosità

La saga cavalleresca di cui Orlando è protagonista, e che lo vede eroicamente perire in uno scontro
contro le forze musulmane si ispira ad un fatto storico realmente accaduto: la battaglia di
Roncisvalle del 778. In realtà secondo gli storici questa battaglia, contrariamente al racconto epico,
fu un episodio marginale che vide la retroguardia dell'esercito carolingio cadere in un'imboscata di
alcuni predoni baschi (e quindi cristiani).
I Cantari del Pulci e la tradizione epica

Poemi cavallereschi medievali

Tradizionalmente i poemi cavallereschi medievali sono composti in ottava rima, un tipo di


strofa che si presta fortemente all'ambito narrativo e che conosce un largo utilizzo proprio
in ambito epico. 
Ambientazione

In effetti, l'ambientazione scelta da Pulci per tessere le sue variopinte storie di cavalieri,


giganti, imprese ardimentose e battaglie all'ultimo sangue ed il richiamo diretto alle
imprese di Orlando ed agli intrighi di Gano sono un collegamento inequivocabile e diretto
alla chanson de geste francese. 
Cantari in ottava rima
L'autore però sceglie come forma di componimento quella dei cantari, che nascono in
ambito popolare e si diffondono principalmente come stile d'ambito giullaresco destinato
alla recitazione in pubblico, e che ha l'intento di creare storie che stupiscono l'uditorio e lo
catturano con un rapido susseguirsi di eventi, senza soffermarsi nella ricerca degli aspetti
interiori dei personaggi. 
Stile narrativo del Morgante
In questo senso il Morgante è un'opera che rispetta appieno la vena narrativa popolaresca,
con il suo continuo susseguirsi di eventi e la continua creazione di situazioni grossolane,
stupefacenti e magnifiche: dal filone che si sviluppa attorno al personaggio Morgante,
insaziabile di cibo e scherzi, oppure con le varie imprese di Orlando e degli altri paladini, o
i prodigi del mago Malagigi. Quando poi l'azione rallenta è per lasciare spazio alla
descrizione di quei particolari che potevano creare meraviglia nell'ascoltatore, come ad
esempio i ricchi arredi dei castelli o la foga dei duelli.
Riformulazione del tema eroico
In linea generale l'eccezionalità del Morgante sta proprio nella riformulazione del tema
eroico attraverso l'utilizzo di uno stile non basso ma certamente accessibile e godibile,
finalizzato alla creazione di una narrazione disimpegnata che aveva nel meraviglioso il suo
principale scopo.
Linguaggio
Ma la novità reale dell'opera di Pulci è riposta nella qualità della sua scrittura. Se a livello
stilistico si nota un enorme utilizzo delle iperboli, è nella ricerca sul linguaggio che il
Morgante arriva alle soluzioni più originali, e ben si intende come Pulci possa essere posto
tra gli eredi diretti del Burchiello (e lo è sicuramente), è anche vero che la novità del Pulci
sta nel deviare sia dal linguaggio popolare che da quello eroico, creando giochi verbali basati
sulla pluralità e l'ambiguità di significato delle parole che, a volte, prendono il sopravvento
sulla stessa narrazione.
Tecnica narrativa
Nella sua ricerca innovativa l'autore non trascura nemmeno l'utilizzo di registri espressivi
gergali, dialettali o particolari, come il “furbesco”, cioè il gergo della malavita.
3Il Morgante alla Corte dei Medici
Clima culturale alla corte medicea
Quello del Pulci è quindi un riuscito esperimento letterario che aveva l'intenzione di
coniugare la tradizione cavalleresca con la narrativa poetica popolare. L'esperimento dello
scrittore fiorentino si inserisce, alimentandola, nella polemica culturale che si sviluppa
all'interno della corte medicea dei primi anni e che presentava, essenzialmente, due
correnti: una più marcatamente popolaresca, di cui faceva parte Pulci, ed una seconda che,
direttamente collegata all'umanesimo, puntava allo sviluppo della letteratura latina e della
filosofia neoplatonica.
Supremazia dei Medici
Per capire meglio la portata di questa diatriba occorre contestualizzarla. Piero de'
Medici aveva di fatto trasformato Firenze in una signorìa, imponendo la sua supremazia sul
resto di quel ceto nobiliare di cui era parte anche la sua famiglia, tant'è che era sposato con
un'importante esponente di quel mondo, Lucrezia Tornabuoni.
Cultura umanistica e tradizione fiorentina
Nella prospettiva di Piero e del padre Cosimo lo sviluppo di una cultura dal carattere
umanistico e aulico, era quello che avrebbe dovuto caratterizzare la corte
medicea marcandone ancora di più il definitivo distacco dalle altre famiglie nobiliari. Al
contrario, il poema di Pulci che era saldamente ancorato alla tradizione fiorentina, doveva
rappresentare un segnale di continuità non solo culturale ma anche politico: è questo il
motivo per cui la Tornabuoni, che proveniva dalla vecchia aristocrazia fiorentina,
incoraggiò la scrittura del Morgante.
L’arrivo di Lorenzo e il predominio della corrente umanistica
Nonostante Pulci fosse stato per lungo tempo un cortigiano pienamente interno alla corte
medicea, l'arrivo di Lorenzo segna il definitivo imporsi di una cultura di corte impostata
sulla filosofia neoplatonica di Marsilio Ficino e sull'umanesimo di stampo filologico
di Angelo Poliziano, che provoca la progressiva emarginazione di Luigi Pulci dall'ambiente di
corte, innescando velenose polemiche tra il Pulci e i due nuovi alfieri della cultura ufficiale
medicea a cui dedicò dei sonetti violentemente polemici.
Concetti chiave
 Il Morgante: un poema tra comico ed eroico
o Il Morgante è un poema scritto da Luigi Pulci tra il 1461 e il 1483. Suddiviso in
cantari, conosce diverse edizioni ciascuna composta di 23 cantari; la versione definitiva dell'opera
(1483) ne conta 28.
o L'opera narra delle avventure del paladino Orlando e del gigante Morgante.
L'intera opera si sostanzia dell'intreccio di numerosi momenti narrativi, fino alla conclusiva
battaglia di Roncisvalle.
 I cantari del Pulci e la tradizione epica
o Per la redazione dell'opera il Pulci si serve dei 'cantari' in ottava rima, un tipo di
componimento poetico usato un ambito giullaresco e funzionale alla narrazione.
o L'originalità del Morgante risiede nella mescolanza di uno stile letterario
tipicamente comico e popolare per il racconto di imprese i cui protagonisti sono i paladini della
tradizione cavalleresca.
 Il Morgante alla Corte dei Medici
o Pulci era un cortigiano mediceo. All'interno della corte medicea c'erano due distinte
correnti intellettuali: una di stampo umanistico e filologico, l'altra più tradizionalmente
fiorentina alla quale apparteneva anche il poeta, sostenuto dalla Tornabuoni.
o La signorìa di Lorenzodetermina il predominio della corrente umanistica che,
anche a livello politico, segna il definitivo distacco della famiglia Medici dal resto della nobiltà
fiorentina.