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I.5 La scena raccontata.

L' autore inizia con l'analizzare le varie faccende che si possono intravedere
all'interno di un romanzo, sottolinea il fatto che si possa
ritrovare all'interno di più romanzi sempre lo stesso schema dei personaggi,
ambientazioni, vicende, anche se quest' ultime possono variare
a seconda dell'autore o essere addirittura una fonte interminabile di peripezie; allo
stesso modo ritoviamo simili caratteristche anche nella
commedia teatrale, e successivamente vedremo quanto l'epica sia unica rispetto a
questi due generi (l'autore apporta come esempio i libri di
Eliodoro).
Dopodichè troviamo come le Etiopiche racchiudano in se un trattato riguardante il
modo in cui si debba mettere in scena un racconto e di come
un narratore debba offrire al lettore la capacità di potersi immedesimare come se
fosse a teatro, dove suoni, colori e movimenti si percepiscono
con naturale immediatezza; vi sono inoltre interventi sull' uso delle digressioni e sul
miglior modo per ottenere la suspense.
In poche parole il buon narratore e il buon ascoltatore devono comportarsi come se
fossero a teatro.
Vi è abbondanza di immagini e metafore teatrali, soprattutto in Eliodoro,
Apuleio e Petronio; appunto per rendere l'opera più significativa.

Le nuove opere teatrali con argomento romanzesco tentano di arrivare ad un


pubblico vasto, troviamo mimi e pantomime con temi e argomenti rintracciabili
nei drammi classici.
Solitamente l'attenzione e l'importanza dell'opera si focalizzano sulle capacità
dell'attore (vd. Storie di Apollonio).
Apollonio crea una specie di osmosi tra mimi e romanzi, portando gli studiosi
moderni all'incertezza riguardo alla categoria alla quale appartengono questi
scritti papiracei.

I.6 Storie fantastiche e pseudostoria.

Cosa è vero di ciò che troviamo nei romanzi? Questa è la domanda principale
che l'autore si pone nei confronti di questi scritti, sostiene che ci sia un accordo
per il quale il lettore deve fidarsi e prendere per vero ciò che il secondo narra
solo per il temo limitato della lettura.
Vari proemi si rifanno alle opere storiche di Erodoto e Tucidide, mentre per
aumentare la credibilità molti autori si rifanno allo loro esperienza e il consueto
stereotipo di sostenere che le basi storiche si rifanno ad un romanzo storico
sperduto ritrovato dall'autore; spesso può capitare che il narratore lo spieghi
attraverso un personaggio, come fa Apuleio con Lucio per informare il lettore
su come sia venuto a conoscenza riguardo di determinati fatti.
[Gli autori dell'epoca costruirono ampi dibattiti su come inserire i discorsi
realmente pronunciati all'interno del romanzo per non abbassare il lavoro di
quei grandi uomini a quella che poteva essere definita un'operetta minore].
Apuleio ci fa ben intendere che possiamo fidarci di ciò che dice, anche se il
discorso contiene allusioni dotte e ironiche.
Spesso nei titoli non tradotti il lettore può rintracciare il fondamento storico
dell'opera, come per esempio nella Babyloniaká, nella Phoinikiká oppure
nell'Ephesiaká.
Oltre ai titoli e ai prologhi possiamo trovare fondamenti storici anche nei
personaggi e negli argomenti. Dunque più avanti in età ellenistica inizia una
specie di fusione tra i due generi, l'opera storiografica inizia a ricercare elementi
più particolari, come la vita di popoli sconosciuti, storie d'amore e digressioni
su vicende tragiche per cercare l'attenzione di un lettore; mentre il romanzo
inizia a sfruttare l'opera storiografica con una funzione di contorno.
Dunque una volta raggiunta l'unione di questi testi, come faccio a definirne
uno? Si possono trovare infatti vari elementi di divergenza in questi scritti,
come ad esempio la struttura narrativa, nel romanzo infatti troviamo un
andamento non lineare, salti cronologici e ricapitolazioni che mal si adattano ad
un testo storiografico e si avvicinano più all'epica.

I.7 Novella milesia, folklore e culti misterici.

In questo paragrafo l'autore inizia con il parlare di varie forme di narrazione


presenti già nell'antica Grecia, come novelle e racconti brevi, che, però,non
dettero via a forme autonome di letteratura, ma bensì si trovavano all'interno di
opere maggiori, come ad esempio il cantore Demodoco nell'Odissea che
racconta una storia con protagonisti divini.
Infatti le prime opere autonome di questo tipo furono scritte da Aristide, le quali
purtroppo abbiamo perso e sappiamo pochissimo.
Gli studiosi di folklore però sono riusciti in parte as tramandare alcune di queste
novelle, troviamo infatti analogie tra le linee narrative di antichi romanzi con
autori quali i fratelli Grimm.
Dunque adesso ci poniamo una domanda: i romanzi derivano dalle novelle?
Sono stati fatti svariati studi, tra i quali un certo critico Rhode che sostiene che
non vi siano collegamenti, poiché i romanzi sono opere realistiche e complesse,
mentre le novelle sono da lui definite semplici storie immorali che non hanno
niente a che fare con l'antico romanzo greco, la sua visione non è sostenuta da
gran parte della critica, alcuni sostengono che il romanzo dunque sia nato da
una complicazione e allungamento della vicenda narrata nelle novelle; ai giorni
nostri però la maggior parte degli studiosi ritiene che i lettori in età antiche non
si ponevano questo problema, perciò non cercarono di differenziarle o trovare
diverse terminologie per distinguerle anche se possiamo dire che con il tempo il
romanzo si è appropriato interamente del materiale e delle tecniche
novellistiche (vd. le Metamorfosi di Apuleio).
Durante lo sviluppo del romanzo in età antica iniziarono a svilupparsi anche
vari culti religiosi nelle zone più orientali del mondo conosciuto, molti
sfruttarono questa evoluzione letteraria per inserire all'interno di grandi opere
vari elementi del loro culto, come possiamo vedere anche nelle storie dei grandi
dei egizi; i temi principali spaziano dalla continua lotta tra bene e male fino
all'alternarsi della morte con la risurrezione, analogie riguardo questi temi si
possono ritrovare nel Lucio di Apuleio, più precisamente nel racconto della sua
caduta e successiva redenzione.
Con il tempo vari critici hanno tentato di interpretare tutti i romanzi antichi in
chiave religiosa, trovando però interpretazioni assai ardite che fanno più
violenza al testo che chiarirne il significato.

I.8 Olimpiade e il Faraone

Dunque quale è il collegamento tra i culti misterici e il romanzo, la risposta è


Egitto, sono strati trovati infatti papiri con una versione romanzata della vita del
faraone Nectanebo II (IV sec. a.C.), troviamo infatti una trama amorosa,
guerresca, un ripudio del destino avvertito dall'oracolo, la fuga e l'avventura.
Vi è l'uso della prosa, perciò si cerca un collegamento con la letteratura Greca,
anche se il tutto molto sottile, poiché come già definito prima non abbiamo
conoscenza del come e dove sia nato il romanzo.

I.9 Sofferenze d'amore

Il tema più ricorrente nei romanzi a noi pervenuti è quello amoroso, uno tema
da sempre dibattuto, con varie vicende che portano alla separazione e
successivamente al loro nuovo incontro come amanti, il problema dunque, per
la poesia ellenistica, risale alla ricerca di originalità in un romanzo a tema
amoroso.
Partenio di Nicea insieme all'amico Cornelio Gallo tentò di trasformare in
poesia la trama in prosa dei suoi romanzi amorosi.
L'autore dunque paragona il testo di Partenio con l'apuleiana Amore e Psiche
trovandovi all'interno lo stesso tipo di fonti, cosi come il Senofonte di Efeso e le
Heroides di Ovidio. Viene ricercato l'amore descritto da Saffo nelle sue poesie e
gli autori cercano di ricavarne una linea narrativa per i propri romanzi.

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