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RICERCA DI SCIENZE

LE SPUGNE

Tullio Giulio
Torregrossa Daniele
Classe IVa - Scuola elementare “E. Forcellini”

PREMESSA
Le spugne sono animali che appartengono al gruppo degli
invertebrati.
Gli invertebrati sono caratterizzati dall’assenza della colonna
vertebrale (sostegno interno). Essi rappresentano più del 95 % di
tutti gli animali. Sono suddivisi in circa 30 phyla, ognuno dei quali è
caratterizzato da una diversa forma corporea.
Le spugne sono animali acquatici di varia forma. Appartengono al
pylum Porifera e sono considerate le forme animali pluricellulari più
semplici.
Come fossili, i poriferi risalgono al Cambiano (circa 570 milioni di anni
fa) ma non vi sono certezze sulla loro origine.
Già più di duemila anni fa, Aristotele classificò le spugne come
animali, ma la sua affermazione fu provata scientificamente soltanto
nel 1765.
Nel frattempo, gli scienziati rimasero convinti che le spugne, incapaci
di muoversi e spesso ramificate, fossero piante.

CARATTERISTICHE GENERALI

Le spugne hanno dimensioni variabili da meno di 1 cm a 2 m di


lunghezza. Possono avere forme ad albero, cespuglio, coppa, cilindro,
sfera, cuscino o tappeto, o essere semplici masse informi.

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Le spugne si distinguono dagli altri animali perché sono prive di
sistema nervoso, muscoli e tubo digerente. Le cellule non sono
organizzate in tessuti od organi, ma sono specializzate in alcune
funzioni come la raccolta del cibo, la formazione dello scheletro, la
digestione, la difesa. Le cellule possono migrare e trasformarsi da un
tipo all’altro.
Il loro corpo è formato da tre strati: quello esterno funge da
rivestimento; quello intermedio contiene delle strutture di sostegno
(spicole di carbonato di calcio o di silice a forma di aghetti rigidi) e
quello interno delimita una cavità ed è formato da cellule, i
coanociti, che provvedono al nutrimento inglobando particelle
elementari.
La cavità interna comunica con l’esterno per mezzo di un’apertura
superiore, l’osculo, e di tanti pori ( da cui il nome “poriferi”) sparsi
in tutto il corpo (figura 1).

Figura 1

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Si nutrono filtrando microrganismi dall’acqua: l’acqua entra
attraverso i minuscoli pori inalanti, passa in un sistema di canali dove
vengono trattenute le particelle alimentari e viene quindi espulsa
attraverso l’osculo. Le spugne si presentano con un’organizzazione a
diverso grado di complessità che vanno dal semplice ascon ai
complessi sycon e leucon (figura 2).

Figura 2. – Tipi di organizzazione: 1. Ascon; 2. Sycon; 3. Leucon (a,


osti; b, osculo; c, cavità gastrale; d, canale inalante; e, coanociti; f,
cameretta flagellata). Le frecce indicano il movimento dell’acqua.

Alcune spugne carnivore usano filamenti uncinati per catturare i


crostacei.
In base alla natura chimica delle spicole le spugne si dividono in due
grandi gruppi: le spugne calcaree (di solito sono piccole e poco
colorate) e le spugne silicee (note come spugne di vetro).

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Ma esiste anche un terzo gruppo di spugne, ben noto, le spugne da
bagno, il cui scheletro non è costituito da spicole mineralizzate, bensì
da una sostanza morbida: sono queste le spugne cornee (figura 3).

Figura 3

RIPRODUZIONE
La maggior parte delle spugne si riproducono per via sessuale: gli
spermatozoi vengono liberati e trasportati dall’acqua ad altre spugne
per la fecondazione Le larve, che si sviluppano dall’uovo fecondato,
nuotano liberamente per un breve periodo, poi si attaccano a un
substrato e si sviluppano nella forma adulta.

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Vi sono però alcune spugne che si riproducono per frammentazione o
per gemmazione: le nuove spugne crescono come piccole gemme e
poi si staccano. Alcune spugne espellono delle gemmale, insiemi di
cellule e particelle alimentari, che restano in stato quiescente e si
sviluppano quando le condizioni sono favorevoli.

ECOLOGIA
Le spugne sono per lo più marine e vivono fissate di solito a substrati
duri, in zone poco illuminate ( grotte, crepe).
Nei mari tropicali, le spugne, concorrono con le Madrepore, alla
costruzione di vere e proprie scogliere.
Nei loro pori e canali possono trovare ospitalità svariati animali di
piccole dimensioni, fra cui granchi, stelle di mare e altri invertebrati.
La forma esterna e il colore delle spugne variano a seconda
dell’ambiente di vita. In particolare, se la spugna si sviluppa in zone
con forti moti ondosi o correnti può assumere forma appiattita,
globosa o incrostante, in modo da ridurre la resistenza al moto
dell’acqua e non essere trascinata via. Al contrario, in acque più
tranquille le spugne crescono acquistando forme a coppa, a
candeliere o arborescenti.

DISTRIBUZIONE E CONSERVAZIONE

Sono note circa 9.000 specie di spugne, diffuse in tutti i mari e in


diversi laghi, suddivise in tre classi.
La pesca dei poriferi un tempo era molto diffusa. Le spugne venivano
utilizzate come spugne da bagno o per particolari applicazioni in
pittura, gioielleria o chirurgia.

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Una volta pescate, vengono liberate dalle parti molli attraverso un
processo di macerazione per utilizzarne l’impalcatura cornea di
spongina che è una sostanza proteica, elastica e flessibile.
La specie più apprezzata è la Euspongia officinalis nota come spugna
da bagno.
Attualmente la pesca delle spugne è in declino in quanto sono
preferite le spugne sintetiche.