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262 Fluidodinamica

9. ONDE DI ESPANSIONE

9.1 Introduzione

Nel capitolo precedente si è visto che, quando una corrente


supersonica che fluisce su una parete devia per la presenza di un angolo
concavo della superficie, tale deviazione è resa possibile da un'onda d'urto
obliqua. In questo capitolo si analizzerà il comportamento di una corrente
supersonica nel caso in cui l'angolo formato dalla parete è convesso anziché
concavo.
Si supponga ancora, inizialmente, che la parete formi un angolo Fig. 9.1 - Rotazione infinitesima di una corrente supersonica
concavo ma di valore infinitesimo dδ (angolo di deviazione della corrente).
Dall'esame della Fig. 8.12 si nota che per δ → 0 sono possibili due soluzioni: Essendo per definizione M n = M sin µ = 1 , dalla Fig. 9.1 si ha:
un'onda d'urto normale (ε → 90°) ed un'onda di Mach (ε → µ = arcsin
1/ M 1 ). Poiché nel par. 8.6 è stato affermato che, in una situazione del tipo Vn Mn 1
descritto l'unica soluzione possibile è quella debole, si può concludere che la tan µ = = = (9.3)
Vt Mt M2 − 1
deviazione infinitesima della corrente è prodotta da un'onda di Mach.
L'onda di Mach, come già detto al par. 8.5, non produce alcuna
compressione finita della corrente; infatti le (8.39-43, 45) per M 1 sin ε = 1, Inoltre con riferimento alla stessa figura, poiché per quanto detto al
danno luogo a: paragrafo 8.5 la componente tangenziale delle velocità prima e dopo l'onda
deve rimanere la stessa, si ha:
M 2 = M1 ; δ =0 (9.1)
Vt = V cos µ = (V + dV) cos ( µ − dδ ) (9.4)
T2 ρ p p
= 2 = 2 = o2 = 1 (9.2) Ricordando che dδ è infinitesimo (quindi sin dδ ≅ dδ e cos dδ ≅ 1)
T1 ρ1 p1 po1
si può scrivere:
le quali confermano quanto già anticipato. cos (µ – dδ) = cos µ cos dδ + sin µ sin dδ = cos µ + dδ sin µ
L'ultima delle (9.2) e la (8.19) mostrano anche che l'onda di Mach è
isoentropica e, quindi, reversibile. per cui la (9.4), trascurando infinitesimi di ordine superiore, diventa:
L'onda di Mach, dunque, può produrre al più variazioni infinitesime
dello stato termofluidodinamico. Al fine di calcolarle si consideri la dV
= − tan µ dδ (9.5)
situazione rappresentata in Fig. 9.1 in cui una corrente supersonica (avente V
velocità V e numero di Mach M e supposta per semplicità inizialmente
orizzontale) è deviata verso l'alto di un angolo dδ, supposto infinitesimo e ed infine, tenendo conto della (9.3), si ottiene (si ricordi che M 2 ≥ 1 ):
positivo, attraverso un'onda di Mach (quindi inclinata dell'angolo µ rispetto
alla corrente stessa). dV
dδ = − M2 − 1 (9.6)
V
Onde di espansione 263 264 Fluidodinamica

La (9.6) rappresenta l'equazione differenziale che governa il moto angolo ∆δ (Fig. 9.3), per cui l'effetto sulla corrente è quello che, da ciascun
cosiddetto alla Prandtl e Meyer. Essa mostra che, per angoli dδ positivi punto angoloso, partirà un'onda di Mach di compressione. Ovviamente si ha
(parete concava del tipo indicato in Fig. 9.1), la corrente subisce una n∆ δ = δ .
diminuzione (infinitesima) della sua velocità (dV < 0) e quindi del suo È facile convincersi che, in questo caso, le onde di Mach di
numero di Mach; si veda in proposito la (7.53). Viceversa, per angoli dδ compressione tendono a coalescere sia perché la parete ruota verso il fluido,
negativi (parete convessa), la corrente supersonica accelera (dV > 0) ed il suo sia perché l'angolo µ che esse formano localmente con la parete stessa tende
numero di Mach aumenta. Nel primo caso (decelerazione) la corrente è ad aumentare (si veda la (9.3) ad esempio) a causa della progressiva
soggetta ad una compressione (infinitesima), mentre nel secondo caso diminuzione del numero di Mach della corrente. Si ricordi, infatti, che una
(accelerazione) ad un'espansione. compressione dà luogo ad una decelerazione, e quindi ad una diminuzione del
Infatti ricordando che la trasformazione è isoentropica, vale la (7.38): numero di Mach della corrente, e che, dopo ogni rotazione della corrente
susseguente ad un'onda, l'angolo µ è misurato rispetto alla nuova direzione
γ
della velocità della corrente stessa corrispondente al numero di Mach a valle
po  γ − 1 2 γ −1
= 1 + M  (7.38) dell'onda.
p  2 

che, se differenziata logaritmicamente, dà luogo a:

−1
dp  γ − 1 2
= − 1 + M  γ MdM (9.7)
p  2 

La (9.7) mostra che i segni di dp e di dM sono tra loro opposti e,


avendo dM e dV lo stesso segno, che ad una decelerazione corrisponde una
compressione e viceversa. Allo stesso risultato si può giungere più facilmente Fig. 9.3 - Concavità a tratti rettilinei
mediante la (7.15) che è valida anche nel caso in cui il modello di gas non sia
più che perfetto, nella quale si trascuri il termine gravitazionale ρgdz In effetti, nel caso della Fig. 9.2, ad ogni rotazione infinitesima dδ
evidentemente ignorato in questa trattazione. della parete corrisponde un'onda di Mach e, poiché sono necessarie infinite
rotazioni infinitesime per dare luogo ad una deviazione finita δ, le onde di
Mach che si generano sono anch'esse infinite.
Ad una certa distanza dalla parete, così come rappresentato in modo
schematico nella Fig. 9.4, la coalescenza delle onde di Mach dà luogo ad
un'onda d'urto. Ovviamente nel caso in cui la parete risulti concava per la
presenza di un solo punto angoloso, le onde di Mach non saranno più presenti
e la configurazione sarà piuttosto quella già descritta nella Fig. 8.15a.
Fig. 9.2 - Concavità raccordata
Per il caso della Fig. 9.4 è importante notare che il fluido, che
attraversa le (infinite) onde di Mach (ciascuna delle quali devia la corrente di
Si consideri ora una parete concava con una curvatura continua che
un angolo infinitesimo dδ), è soggetto ad una trasformazione isoentropica
dia luogo ad una deviazione finita δ come quella indicata in Fig. 9.2. La
(perché ciascuna onda di Mach è isoentropica) mentre ciò non è vero per il
curvatura continua può essere approssimata da un numero n molto grande di
fluido che attraversa l'onda d'urto nella quale vi è produzione di entropia. La
piccoli tratti rettilinei ciascuno inclinato rispetto al precedente di un piccolo
superficie di contatto (meglio, zona di contatto), tratteggiata in Fig. 9.4,
Onde di espansione 265 266 Fluidodinamica

indica la superficie di separazione tra i due flussi. conseguente all'espansione (si veda ancora la (9.3) ad esempio). L'insieme
delle onde di espansione, che per una deviazione finita – δ sono ovviamente
infinite (in quanto ogni onda di Mach dà luogo ad una deviazione
infinitesima) si chiama ventaglio di espansione. La relativa evoluzione del
fluido, che è isoentropica perché ciascuna onda di Mach è isoentropica, viene
denominata espansione alla Prandtl e Meyer.
Nel caso della Fig. 9.6 in cui la parete è convessa per la presenza di un
solo punto angoloso, tutte le onde di espansione hanno origine in detto punto
angoloso. Inoltre, nel caso in cui sia M 1 = 1 , la prima onda di Mach che
incontra la corrente deve necessariamente essere ortogonale alla corrente
stessa, ciò perché il numero di Mach normale a questa onda deve essere
unitario.

Fig. 9.4 - Campo di moto sulla concavità

Se ora, viceversa, si considera una parete convessa avente una


curvatura continua, la rappresentazione approssimata delle onde di Mach di
Fig. 9.3 si modifica in quella di Fig. 9.5. Le onde di Mach sono onde di
espansione poiché i piccoli angoli ∆δ sono negativi e quindi, in base alla
(9.6), la corrente tende ad accelerare.

Fig. 9.6 - Convessità concentrata

Infine, occorre osservare che dalla (9.6) si ottiene che un'onda di


Mach di espansione (dV > 0) dà luogo ad un dδ negativo per cui la corrente
tende (sia pure con una rotazione infinitesima) ad allontanarsi dall'onda.
Viceversa, per un'onda di Mach di compressione (dV< 0), il dδ è positivo e
la corrente tende ad adagiarsi sull'onda così come avviene nel caso più
generale di un'onda d'urto obliqua. È facile verificare che l'allontanamento
della corrente a valle di un'onda di Mach di espansione giustifica l'asserzione
Fig. 9.5 - Convessità a tratti rettilinei fatta al par. 8.8 cioè che le onde di Mach di espansione si riflettono su una
superficie piana come tali.
Di nuovo, è facile convincersi che, in questo caso, le onde di Mach di
espansione sono divergenti tra loro sia perché la parete ruota allontanandosi 9.2 Espansione alla Prandtl e Meyer in un gas più che perfetto
dal fluido, sia perché l'angolo µ che esse formano localmente con la parete
stessa tende a diminuire a causa del progressivo aumento del numero di Mach Per un gas più che perfetto si può scrivere la relazione:
Onde di espansione 267 268 Fluidodinamica

V 2 = M 2 a 2 = M 2γRT (9.8) in cui la costante di integrazione può essere determinata assegnando un valore
di δ per un determinato valore di M.
che differenziata logaritmicamente dà luogo a: Occorre ora osservare che le onde di Mach sono presenti in una
corrente solo in condizioni non subsoniche e cioè per M ≥ 1 ; solo in tal
dV dM dT caso, infatti, può accadere che la componente del numero di Mach, normale
2 = 2 + (9.9) all'onda, sia pari ad 1. Oltretutto, la (9.12), per valori di M < 1 , non dà
V M T
luogo a soluzioni nel campo dei numeri reali cosicché essa è valida solo per
M ≥ 1 . Risulta allora conveniente porre δ = 0 per M = 1 da cui si
Differenziando logaritmicamente la (7.34), anche essa valida per una
ottiene c = 0.
trasformazione omoenergetica di un gas più che perfetto, si ottiene:
Con tale posizione, l'espansione in serie arrestata al II termine della
−1 (9.12) per M 2 → 1 conduce a:
dT  γ −1 2 
+ (γ − 1) MdM  1 + M  = 0 (9.10)
T  2 
(
δ ≅ − M 2 −1 )3/2
(k − 1) / 3k (9.13)
per cui, sostituendo la (9.10) nella (9.9), si ha, infine, per un moto
omoenergetico: e cioè a valori negativi di δ (in quanto k è maggiore dell'unità). Inoltre, per
M 2 → ∞ dalla (9.12) si ottiene:
−1
dV  γ − 1 2 dM
= 1 +
V  2
M 
 M
(7.53)
δ lim = −
π
2
( )
k −1 < 0 (9.14)

La formula precedente, che coincide con la (7.53) ricavata per altra


via, rappresenta (per un moto ad H = cost) il legame tra il dM ed il dV nel anch'esso valore negativo (per γ = 1.4 si ha δ lim = − 130.45° ). In effetti la
caso di un gas più che perfetto. Si noti che dM e dV hanno lo stesso segno per (9.12), con la posizione c = 0, dà luogo a valori di δ sempre negativi.
cui ad un aumento del numero di Mach corrisponde un aumento della velocità Poiché, in questo contesto, le situazioni di interesse sono quelle del tipo
e viceversa. Questo è stato visto anche alla fine del par. 8.3 rappresentando i rappresentato nelle Figg. 9.5 e 9.6, e cioè con valori negativi di δ , è
punti a monte ed a valle di un'onda d'urto sul piano h-s (o T-s). Dalla (7.53) si conveniente porre nella (9.12) v = − δ trattando, quindi, solo valori positivi
rileva anche che, per M ≠ 0 , la quantità dM/M è sempre maggiore di dV/V. di v:
La (7.53) sostituita nella (9.6) conduce all'equazione differenziale del
moto alla Prandtl e Meyer per un gas più che perfetto v = k artan (M 2
)
− 1 / k − artan M 2 − 1 (9.15)
−1
 γ − 1 2 dM L'angolo v è chiamato angolo di Prandtl e Meyer ed è diagrammato
dδ = − M 2 − 1 1 + M  (9.11)
 2  M nella Fig. 9.7 per tre diversi valori di γ e quindi di k. Ovviamente il risultato
dell'espansione in serie per M 2 → 1 data dalla (9.13) ed il valore limite per
Posto k = (γ + 1) / (γ − 1) > 1 (perché per la stabilità M 2 → ∞ della (9.14) sono ancora validi per v purché sia cambiato il loro
termodinamica è γ > 1 ), l'integrale della (9.11) conduce a: segno.
Per come è stato ricavato (v = 0 per M = 1), l'angolo di Prandtl e
δ = − k artan (M 2
)
− 1 / k + artan M 2 − 1 + cost (9.12) Meyer ha il seguente significato fisico rappresentato in Fig. 9.8. Si supponga
di avere una corrente sonica che fluisca parallelamente ad una parete AB.
Onde di espansione 269 270 Fluidodinamica

Fig. 9.8 - Espansione a partire da M = 1

La condizione innanzi posta v < − δ lim = vlim deriva dal fatto che
per v = v lim si ha M → ∞ e di conseguenza p → 0 ; la corrente non può,
quindi, espandere ulteriormente al di là di v lim . Se comunque la geometria
della discontinuità è tale che, come rappresentato in Fig. 9.9, l'angolo di
convessità della parete è maggiore di v lim , la corrente si separa dalla parete a
valle dello spigolo e l'ultima onda di Mach ha la stessa direzione della
corrente poiché per M → ∞ si ha M sin µ = 1 e quindi µ → 0 . La Fig.
9.9 è solo indicativa poiché il rapporto tra l'area di passaggio del flusso a
M → ∞ e quella a M → 1 , dalla (7.55) risulta pari ad infinito.
Se ora si considera una corrente supersonica, avente numero di Mach
M 1 > 1 , che è soggetta ad una deviazione pari a ∆ (di convessità), per
determinare il numero di Mach a valle della deviazione M 2 , occorre
Fig. 9.7 - Angolo di Prandtl e Meyer v per diversi valori di γ
sommare al valore dell'angolo di Prandtl e Meyer v1 , corrispondente a M 1 ,
L'angolo v, dato dalla (9.15), è quello di cui bisogna ruotare la parete l'angolo ∆. Si otterrà così il valore di v2 = v1 + ∆ ed il valore M 2 sarà
(formando una convessità) perché la corrente passi dal numero di Mach facilmente calcolabile come quello corrispondente a v 2 . Quanto esposto è
sonico che aveva sulla parete AB al numero di Mach supersonico M sulla stato schematicamente rappresentato nella Fig. 9.10. Partendo da M = 1, si
parete BC. Alternativamente, se una corrente sonica fluisce su di una parete e può arrivare alle condizioni corrispondenti a M 2 sia con l'unica espansione
questa parete ruota (formando una convessità) di un angolo v < − δ lim , la derivante da una rotazione della parete pari a v2 , sia con una prima
corrente raggiungerà un numero di Mach ricavabile dalla (9.15). Logicamente espansione dovuta ad una rotazione pari a v1 (che porta la corrente a M 1 )
tutto ciò accade se nella zona a valle del ventaglio di espansione esistono le seguita da una successiva espansione dovuta alla rotazione pari a ∆ = v 2 − v1
condizioni adatte di pressione date dalla (7.38).
(che porta la corrente a M 2 ). È chiaro che tutto ciò è possibile in quanto,
Nella Fig. 9.8, la prima onda di Mach BD del ventaglio di espansione
è ortogonale alla corrente (sonica); l'ultima onda di Mach BE è inclinata essendo l'espansione di Prandtl e Meyer isoentropica, è possibile applicare
alle diverse espansioni il principio di sovrapposizione degli effetti.
rispetto alla direzione locale della corrente dell'angolo µ = arcsin (1/M).
Onde di espansione 271 272 Fluidodinamica

dettate dalla (7.38). Qualora ciò non fosse vero, e cioè la pressione fosse
maggiore di quella indicata dalla (7.38), l'espansione si arresterebbe a detto
valore di pressione e la corrente di conseguenza si separerebbe dalla parete.
Chi comanda è la pressione a valle e ciò sarà esplicitamente esaminato nel
caso di efflusso da un ugello nel prossimo capitolo.

Fig. 9.10 - Espansione a partire da M 1 > 1

9.3 Riflessione di onde su superfici libere

Nel seguito si intenderà per superficie libera, quella superficie che


separa due correnti aventi velocità diverse. Una superficie di questo tipo è
Fig. 9.9 - Espansione da M = 1 fino a M → ∞ necessariamente vorticosa. Per semplicità si supporrà che una delle due
correnti sia supersonica e che l'altra sia subsonica (o al limite a velocità
Alla luce di quanto suesposto occorre precisare meglio quanto già nulla). Anche in questo paragrafo si trascureranno gli effetti viscosi.
detto relativamente ai campi di moto derivanti dalle geometrie delle Figg. 9.3 Come rappresentato nella Fig. 9.11, si consideri la regione 1 costituita
e 9.5. Essendo le rotazioni ∆δ finite e non infinitesime, le onde di da una corrente supersonica (M 1 > 1) e separata dalla regione 4 (nella quale
compressione della Fig. 9.3 sono in effetti delle deboli (per la piccolezza di
M 4 < 1 ) dalla superficie libera indicata con la linea tratteggiata. Poiché le
∆δ ) onde d'urto oblique quasi-isoentropiche. Viceversa le onde di espansione
della Fig. 9.5 sono di fatto tanti piccoli ventagli di espansione, comunque linee di corrente nelle due regioni (a cavallo della superficie libera) sono
ciascuno costituito da una infinità di onde di Mach. rettilinee e parallele, le rispettive pressioni statiche debbono essere tra di loro
Inoltre, con riferimento al campo di moto in prossimità della parete uguali: p1 = p4 .
(quindi solo attraverso le onde di Mach) di Fig. 9.4, esso può ancora essere Si supponga ora che nella regione 1 esista un'onda d'urto obliqua, del
calcolato mediante la (9.15), sottraendo al valore di v corrispondente al tipo rappresentato in figura, che dia luogo ad una deviazione δ 1 della
numero di Mach a monte della prima onda i valori delle rotazioni (di corrente nella regione 2 ed un numero di Mach M 2 > 1 . Poiché l’onda
concavità) della parete. d’urto obliqua darà luogo ad una compressione p2 > p1 e poiché sulla
Infine deve essere rimarcato che, come già detto, situazioni del tipo di
superficie libera i valori della pressione nelle due regioni ad essa adiacenti
Figg. 9.8 e 9.10, e cioè corrente a valle del ventaglio di espansione parallela
devono necessariamente essere uguali tra loro, ne consegue che dal punto di
alla parete, sono possibili solo se ivi esistono le condizioni di pressione
intersezione tra l’onda d’urto e la superficie libera deve partire un ventaglio
Onde di espansione 273 274 Fluidodinamica

Mach di espansione cioè come un ventaglio di espansione). In questo caso, le


due deviazioni δ 1 e δ 2 saranno ovviamente infinitesime anche se nello stesso
verso, come in Fig. 9.11.
Qualora, invece, l'onda incidente sulla superficie libera sia un'onda di
Mach di espansione, essa si rifletterà come un'onda di Mach di compressione
così come rappresentato nella Fig. 9.12. Anche in questo caso le due
deviazioni saranno infinitesime, ma entrambe nel verso opposto a quello dei
due casi precedenti.
In conclusione le onde di Mach si riflettono su una superficie libera
come onde di tipo opposto (compressione → espansione, espansione →
compressione).

Fig. 9.11 - Riflessione di un'onda d'urto su una superficie libera


9.4 Il metodo urto-espansione
di espansione che riporti la pressione al valore p3 = p1 = p4 . Questo Una interessante applicazione delle teorie dell'onda d'urto obliqua e
ventaglio di espansione ovviamente darà luogo ad una ulteriore deviazione dell'espansione di Prandtl e Meyer è quella relativa alla determinazione della
della corrente δ 2 nello stesso verso della deviazione δ 1 . portanza e della resistenza di profili alari bidimensionali supersonici con il
metodo cosiddetto urto-espansione. Questo metodo consente di calcolare
queste due quantità ma non permette di valutare la resistenza viscosa del
profilo. Va comunque osservato che la conoscenza della distribuzione di
pressione sul profilo, cui il metodo conduce, è il primo passo per la
determinazione della resistenza viscosa.
Si consideri il profilo alare bidimensionale rappresentato nella Fig.
9.13. Il punto A del profilo è chiamato bordo d'attacco mentre il punto B
bordo di uscita. Il segmento AB rappresenta la corda c del profilo e l'angolo
α , che esso forma con la corrente indisturbata avente velocità V∞ , si chiama
angolo di attacco del profilo rispetto alla corrente, che, nel caso rappresentato
in figura, risulta positivo per convenzione. La superficie superiore del profilo
da A a B si chiama dorso, mentre quella inferiore ventre del profilo.
È anche convenzione scomporre la forza F che la corrente esercita sul
profilo nelle sue due componenti R, la resistenza nella direzione di V∞ , e P,
la portanza in direzione normale a V∞ . Portanza e resistenza sono considerate
positive quando hanno il verso indicato in Fig. 9.13. La resistenza è di per sè
Fig. 9.12 - Riflessione di un'onda di Mach su una superficie libera sempre positiva mentre la portanza può risultare anche negativa cioè diretta
verso il basso (profilo deportante).
Nel caso in cui l'onda che separa le regioni 1 e 2 non sia un'onda È poi convenzione porre portanza e resistenza nella forma:
d'urto ma un'onda di Mach di compressione (onda d'urto isoentropica), è
chiaro che essa si rifletterà come una sola onda di Mach di espansione (nel
caso precedente invece l'onda d'urto si rifletteva come una infinità di onde di
Onde di espansione 275 276 Fluidodinamica

1 Il motivo per cui si introducono i coefficienti di portanza e di


P = ρ ∞ V∞2 c C p (9.16)
2 resistenza risiede fondamentalmente nella necessità di poter confrontare le
prestazioni di profili alari aventi dimensioni e quota di volo (pressione
1 ambiente) diverse tra loro. Infatti, profili aventi geometrie simili, ancorché di
R = ρ ∞ V∞2 c C r (9.17) dimensioni diverse, ad uguale angolo di attacco e allo stesso numero di Mach,
2
trascurando gli effetti viscosi, hanno gli stessi C r e C p ma, evidentemente,
in cui l'area in pianta dell'ala è rappresentata dal prodotto c × 1 (cioè essa è diversa portanza e resistenza. I coefficienti, difatti, non dipendono dalla corda
riferita all'unità di apertura alare del profilo, nella direzione normale al foglio) né tanto meno dalla quota di volo, bensì, fissato l'angolo di incidenza α, solo
e le quantità C p e C r sono rispettivamente dette coefficiente di portanza e dai numeri di Mach e Reynolds.
Si consideri ora come profilo alare una lastra piana, di spessore
coefficiente di resistenza del profilo. Si ricordi quindi che, sia P che R, sono
infinitamente sottile (Fig. 9.14), posta ad un angolo di attacco positivo α
riferite all'unità di apertura alare.
rispetto ad una corrente supersonica avente numero di Mach pari a M ∞ . Si
supponga inoltre che α sia minore del δ max corrispondente a M ∞ (si veda
in proposito il par. 8.5) e si trascurino gli effetti viscosi.

Fig. 9.13 - Profilo alare bidimensionale ad angolo di attacco α

Poiché nel caso di gas più che perfetto è possibile scrivere:

ρ ∞ V∞2 = ρ ∞ a∞2 M ∞2 = γ p∞ M ∞2

le definizioni dei coefficienti di portanza e di resistenza risultano essere


rispettivamente:

2P 2P Fig. 9.14 - Lastra piana in una corrente supersonica


Cp = = (9.18)
ρ ∞ V∞2 c γ p∞ M ∞2 c
Poiché sul bordo di attacco A del profilo la corrente supersonica trova
una convessità nella parte superiore ed una concavità in quella inferiore, è
2R 2R
Cr = = (9.19) chiaro che dal bordo d'attacco partiranno una espansione di Prandtl e Meyer
ρ ∞ V∞2 c γ p∞ M ∞2 c verso l'alto ed un'onda d'urto obliqua debole verso il basso. Il risultato di tutto
ciò sarà una diminuzione della pressione sul dorso del profilo (regione 2) ed
Onde di espansione 277 278 Fluidodinamica

un aumento della stessa sul ventre (regione 3); quindi il profilo avrà una p 2 = p3 = p ∞ . In generale, le quantità p2 / p∞ e p3 / p∞ dipenderanno,
portanza positiva oltre che una resistenza anch'essa ovviamente positiva. invece, da γ , M ∞ ed α . Come detto in precedenza e come si può notare
Le due correnti supersoniche nelle regioni 2 e 3 avranno, pertanto, la
dalle (9.22) C p e C r risultano indipendenti dalla corda e dalla pressione
stessa direzione ma due diverse pressioni ( p3 > p2 ) . Risulta quindi
ambiente.
necessario che dal bordo di uscita B del profilo partano un'onda d'urto verso
Di seguito si considera il caso di un profilo alare a sezione
l'alto (che faccia aumentare la pressione) ed un ventaglio di espansione verso
quadrilatera (vedasi Fig. 9.15) del quale si suppongono note le caratteristiche
il basso (che la faccia diminuire), in modo che le due correnti che
abbandonano il profilo, ancorché con velocità tra loro diverse in modulo ma geometriche c ,ϕ 1 , ϕ 2 , ϕ 3 e ϕ 4 , posto in una corrente supersonica
uguali in direzione, raggiungano la stessa pressione ( p4 = p5 ) . Anche in (caratterizzata da γ e M ∞ ) ad un angolo di attacco α . Gli angoli ϕ i sono
questo caso esisterà una linea di slip e per risolvere completamente il considerati positivi nei versi mostrati in figura.
problema (determinazione dell'inclinazione dell'onda d'urto obliqua tra le L'onda d'urto in basso a destra potrebbe essere, in alcuni casi (si veda
regioni 2 e 4, dell'ampiezza del ventaglio di espansione tra le regioni 3 e 5 e anche la Fig. 9.14), sostituita da un ventaglio di espansione.
quindi dell'inclinazione della linea di slip) occorrerà procedere per tentativi in
modo analogo alla procedura indicata al par. 8.10 nel caso di onde d'urto
oblique. Al fine, però, di determinare la portanza e la resistenza sul profilo,
detta risoluzione non è necessaria perché condizionerà solo ed unicamente gli
stati termofluidodinamici nelle regioni 4 e 5 poste a valle del profilo stesso.
In questo semplice caso, la portanza e la resistenza per unità di
apertura alare saranno date da:

P = ( p 3 − p 2 ) c cos α (9.20)

R = ( p3 − p 2 ) c sin α (9.21)

Fig. 9.15 - Profilo alare a sezione quadrilatera


in cui le quantità c cos α e c sin α rappresentano le due proiezioni della
superficie alare in direzione normale alla portanza e normale alla resistenza
Il teorema dei seni, applicato ai due triangoli in cui è possibile
rispettivamente.
scomporre il quadrilatero diviso dalla corda, conduce a:
Sostituendo le (9.20) e (9.21) rispettivamente nelle (9.18) e (9.19) si
ottengono i coefficienti di portanza e resistenza del profilo:
sin ϕ 2 sin ϕ 1
l1 = c ; l2 = c (9.23)
 p3 sin (ϕ 1 + ϕ 2 ) sin (ϕ 1 + ϕ 2 )
2 p 
Cp =  − 2  cos α sin ϕ 4 sin ϕ 3
γ M ∞2  p∞ p∞  l3 = c ; l4 = c (9.23)
sin (ϕ 3 + ϕ 4 ) sin (ϕ 3 + ϕ 4 )
(9.22)
2  p3 p 
Cr =  − 2  sin α = C p tan α La configurazione fluidodinamica per α < ϕ 1 è quella rappresentata
γ M ∞2  p∞ p∞  nella Fig. 9.15 in cui le due onde d'urto oblique che partono dal bordo di
attacco A del profilo sono dovute alla deviazione della corrente verso l'alto
che ovviamente si annullano entrambi per α = 0 in quanto in questo caso della quantità (ϕ 1 − α ) ed a quella verso il basso di (ϕ 3 + α ) . I due ventagli
Onde di espansione 279 280 Fluidodinamica

di espansione che partono dai punti C e D sono dovuti alle due convessità ivi Ovviamente, nel caso in cui α > ϕ 1 , l'onda d'urto obliqua che parte dal
presenti e le due onde d'urto che partono dal bordo di uscita B sono dovute ad bordo di attacco A del profilo verso l'alto deve essere sostituita da un
una situazione analoga a quella rappresentata in Fig. 8.35. ventaglio di espansione perché la concavità che la corrente ivi incontra per
La portanza e la resistenza della sola superficie 1 sono date da: α < ϕ 1 viene rimpiazzata da una convessità.

P1 = − p1 l1 cos (ϕ 1 − α ) ; R1 = p1 l1 sin (ϕ 1 − α )

ed analogamente per le altre superfici:

P2 = − p 2 l 2 cos (ϕ 2 + α ) ; R2 = − p2 l 2 sin (ϕ 2 + α )

P3 = p 3 l 3 cos (ϕ 3 + α ) ; R3 = p3 l3 sin (ϕ 3 + α )

P4 = p4 l4 cos (ϕ 4 − α ) ; R4 = − p4 l4 sin (ϕ 4 − α )

in cui p1 , p 2 , p3 , e p4 sono le pressioni sulle superfici di lati l1 , l 2 , l3 , ed l4


rispettivamente.
Sostituendo le relazioni precedenti nelle (9.18) e (9.19) e tenendo
conto delle (9.23) si ottiene infine:

2  1  p1 p 
Cp = −  sin ϕ 2 cos (ϕ 1 − α ) + sin ϕ 1 cos (ϕ 2 + α ) 2  +
? M ∞2  sin (ϕ 1 + ϕ 2 )  p∞ p∞ 

1  p3 p 
+  sin ϕ 4 cos (ϕ 3 + α ) + sin ϕ 3 cos (ϕ 4 − α ) 4  
sin (ϕ 3 + ϕ 4 )  p∞ p∞  

2  1  p1 p 
Cr =   sin ϕ 2 sin (ϕ 1 − α ) + sin ϕ 1 sin (ϕ 2 + α ) 2  +
γ M ∞2  sin (ϕ 1 + ϕ 2 )  p∞ p∞ 

1  p3 p 
+  sin ϕ 4 sin (ϕ 3 + α ) − sin ϕ 3 sin (ϕ 4 − α ) 4  
sin (ϕ 3 + ϕ 4 )  p∞ p∞  

Ancora una volta si può notare che C p e C r non dipendono dalla


corda né da p∞ .