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4 Fluidodinamica

PREMESSA formulazione del problema, vengano introdotti tutti i parametri atti a


caratterizzare la fenomenologia in esame.
Nel contesto di questa trattazione si intende la Fluidodinamica come Il modo più efficace per raggiungere questi obiettivi consiste nel
disciplina che si occupa dell'evoluzione di sistemi fluidi, in particolare gas; è presentare la T.E. in modo deduttivo, cioè costruendola e sviluppandola a
quindi necessario, innanzitutto, caratterizzare e studiare le proprietà di questi partire da un certo numero di postulati iniziali. Questa presentazione varrà da
sistemi e, successivamente, considerare la loro evoluzione e svilupparne le complemento all'altra, di tipo induttivo, sviluppata a partire dalle osservazioni
problematiche inerenti. sperimentali della fenomenologia naturale e che segue l'evoluzione storica
Strumento essenziale per la caratterizzazione dei sistemi trattati è la della termodinamica.
Termodinamica nelle sue due branche fondamentali: la Termodinamica di Comunque presentata e sviluppata, la T.E. per la sua stessa natura
Equilibrio (T.E., o Termodinamica Classica) e la Termodinamica dei può, al massimo, fornire informazioni globali sull'evoluzione di un sistema
Processi Irreversibili (T.P.I.). La prima parte di queste note sarà pertanto tra due stati di equilibrio, ma non è sufficiente nè a descrivere sistemi non in
dedicata ad alcuni richiami di Termodinamica di Equilibrio e in seguito equilibrio, nè a caratterizzarne l'evoluzione. Entro certi limiti, che verranno
saranno presentati alcuni elementi di Termodinamica dei Processi chiariti in seguito, ciò può essere fatto con la Termodinamica dei Processi
Irreversibili. Irreversibili storicamente sviluppata successivamente alla Termodinamica di
Il lettore è già in possesso delle nozioni essenziali di Termodinamica Equilibrio e che in un certo senso la integra e la completa. I limiti di questa
Classica nella sua formulazione fenomenologica (che prescinde, cioè‚ dalla trattazione consentono di presentare solamente le nozioni fondamentali della
struttura particellare della materia); esse si compendiano in quattro leggi T.P.I..
fondamentali traducibili nelle seguenti relazioni (la I, la II ed il postulato di
Nernst validi per sistemi chiusi):
Legge zero T > 0
I legge dEt = δ Q − δ L
II legge dS = δ e S + δ i S ;
δ e S = δ Q/T ; δ i S ≥ 0
Postulato di Nernst lim S = 0
T →0
in cui: T è la temperatura assoluta misurata in Kelvin; E t è l'energia totale
del sistema; Q ed L rappresentano l'energia scambiata dal sistema con
l'esterno rispettivamente nel modo calore e lavoro; S è l'entropia del sistema.
La necessità di riprendere, completare ed affinare lo studio della
Termodinamica Classica deriva da tre ordini di considerazioni. Innanzitutto si
sente l'esigenza di tradurre in termini operativi sia alcuni concetti
fondamentali quali l'equilibrio termodinamico e la reversibilità, sia quei
simboli δ, δe e δi dei quali, come è noto, si sa solo che non sono dei
differenziali esatti. In secondo luogo, occorre precisare la nozione di modello
termodinamico e completare lo studio delle proprietà termodinamiche di un
sistema introducendo la nozione di stabilità termodinamica e studiandone le
proprietà, caratterizzazioni e conseguenze. Infine, si deve porre in evidenza
che è possibile estendere quanto espresso in Termodinamica, generalmente
solo per sistemi semplici, a qualsiasi tipo di sistema purché, nella
6 Fluidodinamica

1. INTRODUZIONE

1.1 Sistema termodinamico

Un sistema termodinamico Σ può essere definito in termini di un


volume di controllo V (formulazione euleriana) o di una massa di controllo M
(formulazione Langrangiana).
Nel primo caso (Fig. 1.1) il sistema termodinamico Σ è definito come
Fig. 1.2 - Formulazione lagrangiana
la materia occupante un dato volume di controllo V fisso nel tempo. Il
volume V può essere pluri o semplicemente connesso e la superficie D che lo Per convenienza, un sistema può essere sempre considerato come
delimita costituita, in generale, da un insieme di superfici chiuse che possono
composto da più sottosistemi; si dirà allora che il sistema composto Σ è
essere materiali o fittizie. La massa contenuta in V è, in generale, funzione
diviso nei sottosistemi Σ i dalle superfici Di (ideali o materiali). Sia nella
del tempo. Nel seguito verrà supposto che il volume di controllo V sia fisso
rispetto ad una prefissata terna inerziale. formulazione euleriana, che in quella Langrangiana, l'ambiente Σ' del sistema
Σ è definito come tutto ciò che non è Σ.
L'individuazione del sistema termodinamico non è un fatto arbitrario
in quanto deve essere fatta coerentemente con quanto si intende ricavare
dall'analisi dello stesso; comunque questa scelta non può, in generale, essere
univoca e si riflette anche sul numero delle ipotesi necessarie alla
formulazione del problema e, quindi, sull'economia della trattazione e sulla
classe dei risultati derivati.
Si consideri, ad esempio, un condotto cilindrico attraversato da un
fluido, (di cui è rappresentata nella Fig. 1.3 la sezione longitudinale) e si
Fig. 1.1 - Formulazione euleriana supponga di voler studiare l'evoluzione del fluido all'interno del condotto.

Nel secondo caso (Fig. 1.2) il sistema Σ è definito dalla massa di


controllo M la quale, in generale, occuperà un volume V le cui dimensioni,
forma e locazione varieranno nel tempo. Analogamente la superficie D
delimitante il volume V occupato dalla massa di controllo M , in generale,
varierà (in forma e dimensioni) nel tempo. Anche la connessione di V può
variare nel tempo. Si noti che in entrambe le formulazioni l'estensione del
sistema è fissa: nel caso euleriano l'estensione è fissata in termini del volume
del sistema; nel caso Langragiano in termini della massa del sistema.
L'estensione di un sistema può essere finita, o infinitesima. Nella Fig. 1.3 - Volume di controllo
formulazione euleriana il sistema infinitesimo è caratterizzato dall'intorno di
un punto dV anche detto volume elementare. In quella lagrangiana il sistema In questo caso, se le pareti del condotto sono rigide, può essere
infinitesimo è caratterizzato dalla massa elementare dM che, in conveniente una formulazione euleriana (sistema a volume costante). Nel
fluidodinamica, è anche detta particella elementare (o semplicemente caso specifico il sistema può essere ad esempio individuato nel volume di
particella). Non ha senso considerare sistemi ad estensione infinita.
Introduzione 7 8 Fluidodinamica

fluido delimitato da due superfici normali all'asse del condotto e dalla n


superficie interna del condotto stesso. .., n) che la grandezza G assume in ciascuno degli n sistemi: Gtot = ∑ Gi .
i=1
Sono grandezze estensive: il volume, la massa, il numero di moli, la quantità
di moto, l'energia cinetica, l'entropia, l'energia interna, etc..
Il concetto di distribuzione uniforme di una grandezza estensiva
rappresenta il grado di omogeneità con il quale la grandezza estensiva è
distribuita all’interno di un sistema.
Per fornire al lettore una definizione ingegneristica di uniformità, si
supponga di avere un sistema di volume V e di suddividerlo in un numero
arbitrario n di sottosistemi (con n intero positivo) ciascuno di volume ∆V =
V /n. Il valore di una qualsiasi grandezza estensiva G in ciascuno dei
sottosistemi sarà pari a ∆Gi (i = 1, .., n) ed in generale diverso da sottosistema
Fig. 1.4 - Massa di Controllo
a sottosistema. Indicando rispettivamente con ∆Gmax e ∆Gmin il valore
massimo ed il valore minimo degli n valori ∆Gi , la massima differenza tra il
D'altronde esistono casi in cui è più comodo scegliere una
valore di ∆Gi nei diversi sottosistemi potrà quindi essere rappresentata da:
rappresentazione di tipo lagrangiano. Un esempio della opportunità di
scegliere un sistema termodinamico a massa costante (formulazione
δ G = ∆ Gmax − ∆ Gmin
Lagragiana) è il seguente: si supponga di avere un palloncino di gomma
chiuso contenente una data quantità di gas (Fig. 1.4) la cui temperatura, e di
conseguenza il cui volume, vari nel tempo. In questo caso è conveniente L’uniformità del sistema sarà senz’altro assicurata se, qualunque sia il
scegliere un sistema a massa costante. La scelta del sistema può essere valore di n e la suddivisione fatta, è sempre verificata la condizione:
perlomeno duplice in quanto si può fissare come sistema il solo gas contenuto
nel palloncino, ovvero quello composto dai due sottosistemi: gas più δ G / ∑ ∆ Gi → 0
membrana che costituisce le pareti del palloncino.
in cui la tendenza a zero potrà essere definita da un punto di vista
ingegneristico in base ad una desiderata approssimazione fissata a priori.
1.2 Grandezze estensive, intensive, specifiche Una grandezza intensiva I è una grandezza il cui valore (in un sistema
uniforme) non dipende dall'estensione del sistema stesso. Quindi, se una
Una grandezza G si dice estensiva se il suo valore, in un sistema in grandezza intensiva è solo funzione di grandezze estensive, questa funzione è
cui è distribuita in modo uniforme, è linearmente proporzionale necessariamente omogenea di grado zero. La temperatura, la pressione e la
all'estensione del sistema stesso. Ne consegue che, se una grandezza velocità di un fluido sono esempi di grandezze intensive.
estensiva è funzione solo di altre grandezze estensive G = f(Gi ); (i = 1, 2, .., Una grandezza specifica è una grandezza estensiva riferita all'unità di
k), questa funzione è necessariamente omogenea di primo grado nelle G i(1). estensione infinitesima. È evidente che, in questo modo, data una grandezza
La G gode inoltre della proprietà di additività e cioè: dati n sistemi, il valore estensiva G essa si può rendere specifica rispetto a qualsiasi altra grandezza
di G relativo al sistema totale da essi formato è somma dei valori Gi (i = 1, 2, estensiva G' di riferimento che caratterizzi l'estensione; nella maggior parte
dei casi G' si identificherà con la massa o con il volume. Se la G è riferita
all'unità di massa si indicherà con g (densità massica di G), se riferita
(1)
Si ricordi che una funzione si dice omogenea di grado α se, moltiplicando le variabili da all'unità di volume con g+ (densità volumetrica di G). Con l'eccezione della
cui dipende per uno stesso fattore β > 0, essa risulta moltiplicata per β α ; ad esempio: densità volumetrica della massa, o più semplicemente densità di massa,
f(βx, βy) = β α f (x,y)
Introduzione 9 10 Fluidodinamica

(massa riferita all'unità di volume) che si indica con ρ, tutte le grandezze introdotta tra poco, richiede preliminarmente un breve discorso sulle
specifiche termodinamiche riferite all'unità di massa si indicheranno con la grandezze scalari, vettoriali e tensoriali.
lettera minuscola corrispondente a quella (maiuscola) con la quale si indica la
grandezza estensiva. Se esse, invece, sono riferite all'unità di volume, alla
lettera minuscola si pone l'apice +. Ad esempio, la grandezza estensiva 1.3 Grandezze scalari, vettoriali, tensoriali
entropia si indica con S, l'entropia per unità di massa con s e quella per unità
di volume con s+. Valgono ovviamente le relazioni: Una grandezza scalare (o, più semplicemente, uno scalare) è
descritta e caratterizzata in modo completo, in un prescelto sistema di unità
1 di misura, da un numero (positivo o negativo); essa è essenzialmente
g+ = g ρ ; g = v g+ ; v = (1.1) associata all'ente geometrico punto e più precisamente al punto in cui si vuole
ρ
conoscere, o si assegna, il valore della grandezza stessa. Dualmente, una
grandezza descritta in modo completo da un numero è una grandezza scalare.
dove con v si è indicato il volume specifico. Le grandezze scalari sono invarianti rispetto ad una qualunque
Se una grandezza specifica è solo funzione di grandezze estensive, trasformazione del sistema di coordinate di riferimento. Esempi sono: la
questa funzione deve essere omogenea di grado zero. massa, il volume, la temperatura, la densità, il volume specifico, la pressione
Tutto ciò presuppone che sia valida l'ipotesi di continuità del sistema in un fluido in quiete etc.. Uno scalare è anche definito come un tensore di
considerato, cioè la possibilità di definire in modo univoco il limite: ordine zero.
Una grandezza vettoriale (o, più semplicemente, un vettore) è
∆M descritta e caratterizzata completamente da un valore numerico e da una
lim =ρ (1.2)
∆V → 0 ∆V direzione orientata; essa è associata contemporaneamente agli enti geometrici
punto e retta orientata. Quest'ultima, in uno spazio a tre dimensioni, si può
con ∆V → 0 su di un piano macroscopico. Più correttamente deve essere esprimere come combinazione lineare di tre direzioni orientate prefissate,
∆V → ∆Vo con ∆Vo >> λ 3 dove λ è il cammino libero medio arbitrarie e non complanari, sicché la grandezza vettoriale può essere
considerata, in una rappresentazione particolare, come somma di tre vettori
molecolare definito al par. 1.6. In pratica, ∆Vo è il più piccolo volume che
diretti secondo le tre direzioni di riferimento, le cui intensità vengono
può essere considerato come continuo e cioè che contiene un numero molto chiamate componenti della grandezza stessa. Se le direzioni prefissate sono
elevato di molecole. Si vedrà ad esempio che un cubo di aria di lato λ costanti per ogni punto dello spazio, il sistema di riferimento si dice
contiene, in condizioni normali, circa diecimila molecole. cartesiano e, se in particolare queste direzioni sono mutuamente ortogonali, il
Le dimensioni di una grandezza specifica sono: sistema viene detto cartesiano ortogonale. Dualmente, tutte le grandezze
rappresentabili da un valore numerico ed una direzione orientata sono
[g ] ≡ [G ]
[ G]
[g+ ]
grandezze vettoriali.
; ≡ (1.3) Una grandezza vettoriale è detta assoluta se essa è invariante rispetto
M L3
al sistema di riferimento; non saranno ovviamente tali le sue componenti.
Le grandezze specifiche g e g+ conservano lo stesso ordine tensoriale Esempi di grandezze vettoriali, non necessariamente assolute, sono: le forze
delle grandezze dalle quali vengono derivate. La densità, il volume specifico, applicate, la velocità, l'accelerazione, la quantità di moto, la velocità angolare,
l'energia cinetica, per unità di massa o per unità di volume del fluido, sono etc.. Un vettore è anche definito come un tensore di ordine uno e viene
esempi di grandezze specifiche. generalmente indicato con una sottolineatura.
Una delle caratteristiche più essenziali (ai fini termodinamici) delle Una grandezza tensoriale del secondo ordine (o, più semplicemente,
grandezze estensive è che esse (e solo esse) possono fluire (possono cioè un tensore) è una grandezza fisica associata agli enti geometrici punto,
essere scambiate tra il sistema e il suo ambiente). La nozione di flusso, direzione orientata e giacitura orientata (ovvero punto e due direzioni
Introduzione 11 12 Fluidodinamica

orientate, potendosi rappresentare la giacitura con la direzione normale alla Nella definizione di flusso è insito il concetto di trasporto di una
giacitura stessa). In un sistema di riferimento cartesiano i tensori si possono grandezza, e quindi di velocità, come può del resto dedursi dalle dimensioni
rappresentare (così come avviene per i vettori) in termini delle loro stesse del flusso. Infatti moltiplicando e dividendo le dimensioni di Φ G per
componenti rispetto al sistema di riferimento. Poiché‚ in uno spazio a 3 una lunghezza si ottiene:
dimensioni ci sono 3 giaciture indipendenti (piani coordinati), il tensore ha
tre componenti vettoriali (non assolute) associate a ciascuna delle tre [ G] L
giaciture. Alternativamente, poiché in uno spazio a 3 dimensioni ci sono 3 × [Φ G ] ≡ 3
Lt
[ ]
≡ g + [V ] (1.5)
3 = 9 coppie indipendenti di direzioni di riferimento (coppie coordinate), il
tensore ha nove componenti scalari (anche esse non assolute), associate a
ciascuna delle coppie coordinate. Dualmente, tutte le grandezze associate ad [V] ≡ dimensioni di una velocità
un punto ed a due direzioni orientate sono grandezze tensoriali del secondo
ordine che vengono indicate con una doppia sottolineatura. Dalla rappresentazione dimensionale suindicata si può dedurre che il
Analogamente a quanto detto per i vettori, il tensore assoluto è una flusso può essere comunque espresso come prodotto della densità
grandezza invariante rispetto al sistema di riferimento, ma non sono tali le volumetrica della grandezza G per una opportuna velocità W:
sue componenti (nè le vettoriali, nè le scalari). Esempi di tensori sono gli
sforzi superficiali, i momenti di inerzia etc.. Esistono anche tensori di ordine ΦG = g+ W = ρ g W (1.6)
superiore al secondo ma non interessano questo contesto.
Va qui posto in evidenza che, per motivi di economia di trattazione, le relazione che mette bene in evidenza la direzionalità associata alla nozione di
grandezze tensoriali sono state introdotte con una definizione euristica. Su flusso.
basi più rigorose, esse vanno introdotte e definite in base alle loro proprietà di Si riconoscerà in seguito come questa interpretazione non è
invarianza, o varianza, rispetto alle trasformazioni del sistema di riferimento. semplicemente formale ma può anche diventare operativa.
Il flusso dipende, in generale, dal sistema di riferimento. Come indica
la relazione precedente, i flussi di grandezze scalari si trasformano come le
1.4 Flusso di una grandezza estensiva velocità (in un ambito non relativistico) nel passare da un sistema di
riferimento ad un altro. Le leggi di trasformazione per flussi tensoriali (cioè
Si definisce flusso ΦG di una grandezza estensiva G in un punto, la flussi di grandezze vettoriali) sono più complesse e, peraltro, non
grandezza che dà, in intensità e direzione, la quantità di G che fluisce per indispensabili in questo ambito.
unità di superficie e per unità di tempo. Associata al concetto di flusso è
quindi una direzione orientata riconoscibile dalla direzione secondo la quale
la grandezza fluisce; pertanto se la grandezza G è un tensore di ordine k, ΦG 1.5 Produzione di una grandezza estensiva
è un tensore di ordine k + 1.
Ad esempio il flusso di massa è un vettore (tensore di ordine uno) Una grandezza estensiva, oltre a fluire (e quindi a poter essere
essendo la massa uno scalare (tensore di ordine zero), il flusso di quantità di scambiata tra sistemi termodinamici attraverso le loro superfici) può, in
moto è un tensore del secondo ordine essendo la quantità di moto un vettore e generale, essere prodotta (in senso algebrico), cioè può essere creata o
così via. Le dimensioni del flusso ΦG sono: distrutta. Si pensi, ad esempio, ad un sistema sede di reazioni chimiche, in
questo caso sono distrutti, nella presente terminologia, i reagenti e creati i
prodotti della reazione.
[ G]
[ΦG ] ≡
L2 t
(1.4) La produzione di una grandezza estensiva può, ovviamente, variare da
punto a punto del sistema ed, in ogni punto, da istante a istante.
La sua caratterizzazione va pertanto fatta riferendosi all'unità
Introduzione 13 14 Fluidodinamica

infinitesima di volume (o di massa) ed all'unità di tempo. grandezza G da cui sono derivate.


Si definisce così produzione g& + di una grandezza estensiva G in un Si noti che, per quanto detto, il flusso ha insito il concetto di
punto la quantità di G che si crea o si distrugge per unità di volume e per direzione; non così la produzione. Si definisce infatti la produzione in un
unità di tempo nel punto considerato. Se la produzione di una grandezza è punto e non secondo una direzione. Sempre in un ambito non relativistico, la
sempre identicamente nulla, si dice che la stessa si conserva o, produzione è una proprietà intrinseca del sistema e pertanto indipendente dal
equivalentemente, che la grandezza è conservativa. sistema di riferimento.
Nella presente impostazione le grandezze conservative vengono
postulate tali. Ad esempio si postulerà che sia la massa totale che l'energia
totale sono grandezze conservative, ossia non è possibile nè crearle nè 1.6 Il cammino libero medio molecolare e l'ipotesi del continuo
distruggerle. È ben noto come questi postulati non siano più adeguati quando
si vogliano invece studiare fenomeni relativistici. Il lettore dovrebbe essere familiare con il concetto che la materia, pur
Le dimensioni della produzione g& + sono: apparendo macroscopicamente continua, è di fatto costituita da un numero
elevatissimo di particelle discrete che si chiamano molecole. È qui molto
istruttivo ricordare quanto riportato da sir J. Jean nel suo famoso libro sulla
[ G]
[ g& + ] ≡
L3 t
(1.7) teoria cinetica dei gas, pubblicato nel 1940.
Un uomo, ogni volta che inspira o espira, scambia con l'ambiente
circa 400cm3 di aria; come si vedrà successivamente, ogni singolo respiro
Attenzione: Si fa esplicitamente notare che g& + è soltanto un simbolo contiene circa 1022 molecole. È stato stimato che tutta l'atmosfera della terra è
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che esprime la produzione di G, perciò il punto non sta affatto ad indicare una costituita da circa 10 molecole, per cui una molecola sta, rispetto al numero
derivazione rispetto al tempo. di molecole contenute in un respiro, nello stesso rapporto in cui queste ultime
Si può definire anche la produzione di G per unità di massa ed unità stanno rispetto al numero di quelle contenute in tutta l'atmosfera.
di tempo che sarà indicata con g& .Valgono le seguenti relazioni analoghe alle Se supponiamo che l'ultimo respiro (e cioè, in tutti i sensi,
(1.1): espirazione) di Giulio Cesare, al giorno d'oggi, si sia completamente disperso
nell'atmosfera, statisticamente un individuo ogni volta che inspira, immette
g& + = ρ g& ; g& = v g& + (1.8) nei suoi polmoni una molecola di esso. Poiché i polmoni di un uomo
contengono circa 2 litri di aria, verosimilmente ognuno di noi ha nei suoi
A titolo di esempio si noti che la produzione della quantità di moto ha polmoni circa 5 molecole dell'ultimo respiro di Giulio Cesare!
le dimensioni: Un gas, macroscopicamente continuo, è quindi costituito da un
elevatissimo numero di molecole, in generale abbastanza distanti tra loro (la
M [V ] loro distanza per l'aria in condizioni normali è pari a circa 10 volte il loro
≡ [ρ ][a ] diametro equivalente) se si è relativamente lontani dal punto di liquefazione
L3t del gas. Esse si muovono continuamente piuttosto indipendentemente l'una
dall'altra salvo che negli istanti in cui urtano tra loro. A causa degli urti che
(dove con [a] sono state indicate le dimensioni di un'accelerazione) per cui subisce, una molecola cambia continuamente sia la direzione che il modulo
essa ha le dimensioni di una forza per unità di volume. della sua velocità. Tuttavia, in prima approssimazione, la sua traiettoria tra
La produzione di una particolare specie di massa M i presente in un due urti consecutivi può essere considerata alquanto rettilinea poiché le forze
sistema termodinamico è interpretabile come velocità di creazione della intermolecolari (tra le molecole) sono molto deboli salvo che durante gli urti.
massa M i per unità di volume (M i può essere ad es. la massa di un Per convincersi ulteriormente che il numero di molecole è veramente
componente in una reazione chimica). grande basta ricordare che una mole di gas (e cioè una massa di gas in
Le dimensioni tensoriali di g& e g& + sono le stesse di quelle della grammi pari al numero che esprime la massa molecolare del gas) contiene N
Introduzione 15 16 Fluidodinamica

23
= 6.023 × 10 molecole (numero di Avogadro) e che a temperatura e semplicità inizialmente ferme) con una velocità media c ; essa percorrerà nel
pressione normali (T = 0°C; p = 1ata) una mole occupa circa 22.4 litri. Ad tempo ∆ t una traiettoria di lunghezza pari a c ∆ t che certamente non sarà
esempio 4.003g di elio, ovvero 28.01g di azoto, ovvero 32g di ossigeno, diritta, ma che comunque può essere rettificata per lo scopo attuale. Nel
23
contengono ciascuno N = 6.023 × 10 molecole ed occupano lo stesso percorrere questo spazio la molecola entrerà in collisione con tutte le altre
volume alle stesse temperatura e pressione. 400cc di aria alla temperatura di molecole contenute nel volume da essa spazzato π d 2 c ∆ t , le quali, se si
20°C contengono quindi (0.4 × 273 × 6.023 × 1023) / (22.4 × 293) ≅ 1.00 × indica con n il numero di molecole presente per unità di volume, risultano
22
10 molecole, come prima affermato. pari a nπ d 2 c ∆ t ; questa ultima quantità rappresenta ovviamente anche il
Il fatto che un volume elementare, ma macroscopicamente continuo, numero di urti subiti dalla molecola. Il rapporto tra lo spazio percorso ed il
contenga un elevato numero di molecole deriva da quanto esposto al par. 1.2, numero di urti rappresenta il cammino libero medio della molecola λ a , qui
cioè che deve essere possibile applicare l'ipotesi del continuo. Questa ipotesi
stimato con l'approssimazione che tutte le altre molecole siano ferme:
richiede che nel sistema esista comunque un volume ∆V o molto più piccolo
del volume di controllo in esame ( ∆V o << V ) , ma molto più grande del 1
λa =
( 3
)
cubo del cammino libero medio molecolare ∆V o >> λ . Ciò garantisce, π d 2n
infatti, che in ∆V o sia presente un elevato numero di molecole e che in V
esista un numero elevato di ∆V o . È questo il caso, di fatto, di un elettrone libero che si muove in un gas
con il quale è in equilibrio. In questa circostanza, la quantità d può essere
Il cammino libero medio molecolare è definito come la distanza
stimata come media del diametro dell'elettrone e della molecola del gas, cioè,
media percorsa dalla molecola tra due urti consecutivi. Esso può essere
in pratica, con il raggio della molecola.
stimato con buona approssimazione nel modo seguente. Se si indica con d il
Nel caso di collisioni molecolari, un'analisi più accurata, che tenga
diametro equivalente delle molecole (supposte per semplicità sferiche e tutte
conto anche del moto delle molecole urtate, indica che la velocità media
eguali tra loro), due molecole entrano in collisione quando i loro centri si
trovano a distanza d e quindi, come rappresentato in Fig. 1.5, la sezione relativa tra le molecole è pari a 2 c per cui la più esatta espressione del
d'urto di ciascuna molecola rispetto ai centri delle altre molecole risulta cammino libero medio molecolare è la seguente:
uguale a π d 2 . 1
λ = (1.9)
2π d 2 n

che, nell'ambito delle approssimazioni fatte, a parità di massa e di volume,


mostra che λ è indipendente da c e cioè dalla temperatura del gas.
Per l'aria in condizioni normali, e cioè T = 0°C e p = 1ata si ha:

1000
no = × 6.023 × 10 23 = 2.69 × 10 25 molecole/m 3
22.4

che è anche detto Numero di Loschmidt e, tenendo conto che il diametro


-
medio delle molecole dell'aria è d ≅ 3.4 × 10 10m, la (1.9) conduce a:
Fig. 1.5 - Sezione d'urto
-
λ ≅ 7.2 × 10 8 m = 0.072 µm
Si supponga che una molecola si muova rispetto alle altre (ritenute per
Introduzione 17 18 Fluidodinamica

per cui il cammino libero medio molecolare, in tali condizioni, è un po’ più π
piccolo di un decimo di micron, ed in particolare circa 210d. La distanza aL = c γ (1.14)
8
media tra le molecole risulta invece ∆ = 1 / 3 no = 3.34 × 10 −9 m ≅ 10d .
Ora, un volume pari a λ 3 conterrà un numero di molecole pari a nλ 3 : (dove γ è il rapporto tra i due calori specifici c p e cv definito al par. 2.11), la
(1.10) diventa:
3 4
N = nλ ≅ 10 molecole
M
Kn ≅ 1.26 γ (1.15)
che, già per un sistema di volume uguale solo a λ 3 , risulta molto elevato. Re
Il cammino libero medio molecolare λ consente di introdurre un
dove sia il numero di Knudsen che quello di Reynolds sono basati sulla stessa
numero adimensionale (in quanto rapporto di due lunghezze), chiamato
lunghezza caratteristica.
numero di Knudsen Kn, definito come:
Se il numero di Reynolds è relativamente elevato, si preferisce
considerare nella (1.10) quale lunghezza caratteristica lo spessore dello strato
Kn = λ /L (1.10) limite δ, mentre nel numero di Reynolds, definito dalla (1.11), la quantità L
rappresenta la distanza dal bordo di attacco da cui lo strato limite incomincia
dove L è una lunghezza caratteristica del campo di moto. Il valore del numero a svilupparsi. Nel caso di strato limite laminare si ha:
di Knudsen determina il tipo di regime di moto con riferimento alla continuità
nel mezzo fluido. δ 1
Di seguito si introducono il numero di Reynolds: ∝ (1.16)
L Re
ρ VL Dalla (1.15), tenendo conto della (1.16), si ottiene allora per numeri di
Re = (1.11)
µ Reynolds relativamente elevati (ma non troppo altrimenti lo stato limite non è
più laminare):
(dove V è la velocità del fluido e µ il suo coefficiente di viscosità dinamica)
ed il numero di Mach, di cui si parlerà più estesamente in seguito: L λ M
Knδ = Kn = ∝ (1.17)
δ δ Re
V
M = (1.12)
aL dove il numero di Knudsen Knδ è riferito a δ mentre quello di Reynolds ad L.
-
Per Knδ < 10 2 il moto può essere considerato continuo, nel qual caso
(dove a L è la velocità del suono laplaciana). La teoria cinetica dei gas mostra
la velocità del fluido in prossimità della parete risulta uguale a quella della
(si veda il par. 1.10) che per gas monoatomici: - -
parete stessa. Viceversa, per 10 2 < Knδ < 10 1, si può continuare a
considerare il moto continuo, ma la velocità del fluido alla parete può essere
µ ≅ 0.499 ρ c λ (1.13) -1
diversa da quella della parete (slip flow). Per 10 < Knδ < 3 il regime di
(dove c è il valore medio delle velocità peculiari delle molecole) e poiché moto è detto di transizione ed infine per Knδ > 3 si passa al regime di
come si vedrà nel paragrafo successivo: molecole libere. In quest'ultimo regime, gli effetti degli urti tra le molecole e
la superficie solida di un corpo sono predominanti rispetto a quelli dovuti agli
urti tra le molecole stesse.
Introduzione 19 20 Fluidodinamica

1.7 La distribuzione maxwelliana delle velocità peculiari delle La distribuzione dettata dalla (1.18) è mostrata, in forma
molecole in un gas macroscopicamente in quiete adimensionale, in Fig. 1.6 nella quale sono anche indicati i valori di alcune
velocità particolari che saranno poi definite. Innanzitutto, dalla figura si nota
In un gas macroscopicamente in quiete il moto delle molecole è che non tutte le molecole del gas si muovono alla stessa velocità. Si ricordi
puramente casuale. Dato il grande numero di molecole presenti nell'intorno che, per ciascuna molecola, la velocità cambia frequentemente in dipendenza
continuo di un punto (V. par. 1.6), si può immaginare che, per ogni molecola degli urti cui essa è soggetta e che, per ogni valore del modulo, qualunque
che ha un determinato vettore velocità, ne esiste un'altra che ha la stessa direzione del vettore velocità è ugualmente possibile. Inoltre le probabilità di
velocità vettoriale ma con verso opposto. incontrare molecole molto lente (c → 0), ovvero molecole molto veloci (c →
Il moto caotico delle molecole di un gas macroscopicamente in quiete ∞) sono molto scarse (ϕ → 0). La quantità ϕ ( c) dc rappresenta la probabilità
è detto anche moto peculiare e le relative velocità, velocità peculiari. di avere una molecola il cui modulo della velocità è compreso tra c e c+dc e
Il lettore dovrebbe essere familiare con la cosiddetta distribuzione quindi la ϕ (c ) è la corrispondente densità di probabilità. La somma di tutte le
maxwelliana delle velocità peculiari delle molecole. Quest'ultima stabilisce
probabilità per 0 ≤ c ≤ ∞ deve ovviamente assumere valore unitario.
che la funzione di distribuzione del modulo di queste velocità è data da:
Infatti è facile verificare che:

4  m 
3/ 2
 m c2 
ϕ (c ) =   c 2 exp  −  ∞

∫ ϕ (c ) d c = 1
(1.18)
π  2kT   2 kT 
  o

dove: m è la massa di una molecola, k la costante di Boltzmann, T la come d'altronde deve essere per una qualunque funzione di distribuzione.
temperatura assoluta alla quale si trova il gas e c il modulo del vettore La velocità più probabile c pp si ottiene derivando la (1.18) rispetto a
velocità peculiare della molecola.
c, uguagliando la derivata a zero e risolvendo in c. L'espressione per c pp è la
seguente (in parentesi sono indicati i valori per l'aria in condizioni normali, T
= 273.15K = 0 °C, p = 1 ata = 1.013 × 105 N/m2):

2kT
c pp = ; (396 m/s) (1.19)
m

che risulta ovviamente coincidente con la posizione del massimo della curva
di distribuzione riportata in Fig. 1.6.
La velocità media c di tutte le molecole si ottiene dall'integrale:


c =
∫ o
ϕ (c ) c dc

che risolto dà luogo a:

2 2k T
Fig. 1.6 - Distribuzione maxwelliana dei moduli delle velocità peculiari c = ≅ 1.128 c pp ; (447 m/s) (1.20)
delle molecole π m
Introduzione 21 22 Fluidodinamica

Come si vedrà in seguito, dal punto di vista della fluidodinamica dei


La velocità quadratica media c 2 , che risulta importante ai fini moti compressibili, di tutte le velocità dianzi definite, la più importante è la
energetici, risulta definita da: a L che rappresenta la velocità di propagazione dei piccoli disturbi di
pressione (suono) ossia la velocità con la quale le molecole, mediante urti tra

c2 =
∫ o
ϕ (c ) c 2 dc loro, trasportano piccoli aumenti e/o piccole diminuzioni di pressione.
Pertanto in prima approssimazione si può pensare, a questo fine, che tutte le
molecole, piuttosto che quelle indicate dalla distribuzione di Fig. 1.6,
la cui soluzione conduce a: posseggano una velocità di modulo pari ad a L o meglio che la funzione di
distribuzione diventi una funzione di Dirac. Si deve in ogni caso ricordare
3kT che, per quanto detto prima, la direzione del vettore velocità può essere
c2 = ≅ 1.225 c pp ; (485 m/s) (1.21) comunque orientata per cui tutti gli estremi superiori dei vettori velocità
m
giacciono sulla superficie di una sfera di raggio a L (una specie di
Nella Fig. 1.6 è stata altresì riportata la velocità del suono laplaciana porcospino). Beninteso, tutti gli estremi inferiori coincidono con il centro
a L che come si vedrà in seguito (V. par. 3.2 e 3.3), per un gas almeno
perfetto, risulta pari a:

a L = γ RT (1.22)

(dove R è la costante del gas e γ il rapporto dei calori specifici). Ricordando


che:

Ro Nk k
R = = = (1.23)
(m) N m m

(in cui Ro = 8313.5 J/kmoleK è la costante universale dei gas ed (m) la massa Fig. 1.7 - Velocità peculiari di un gas fermo
molecolare dello stesso), la a L può essere posta nella forma:
della sfera. Nella Fig. 1.7 è raffigurata la sezione di questa sfera
(rappresentativa dei vettori velocità) con un piano contenente il centro della
γ kT γ
aL = = c ≅ 0.837 c pp ; (331 m/s) (1.24) sfera. Dato l'alto numero di molecole presenti nell'intorno continuo, ogni
m 2 pp direzione del vettore velocità è ugualmente probabile.

dove il valore riportato all'ultimo membro, rappresentato in Fig. 1.6, si


riferisce al caso di γ = 1.4, cioè al caso di gas biatomici a temperatura non 1.8 Il gas macroscopicamente in moto ed il numero di Mach
molto discosta da quella ambiente.
È opportuno poi ripetere che quanto detto sopra si riferisce al solo È ora opportuno cercare di introdurre anche il significato fisico del
modulo della velocità della molecola, la cui direzione cambia in numero di Mach che tanta importanza riveste nella fluidodinamica dei moti
continuazione per il numero elevato di urti (in condizioni normali, circa 50 compressibili.
miliardi al secondo) cui essa è soggetta. Innanzitutto è necessario definire la velocità di massa di un gas che
Introduzione 23 24 Fluidodinamica

non si trovi più ad essere macroscopicamente fermo, bensì si muova rispetto Ad un osservatore che si muova rispetto al sistema di riferimento con
ad un prefissato sistema di riferimento. In questo caso il moto delle molecole la velocità di massa V , il gas apparirà ovviamente macroscopicamente
non è più completamente casuale. Dato un piccolo intorno continuo ∆V o di fermo. In questo nuovo sistema di riferimento, nell'ipotesi semplificativa fatta
un punto Po (del tipo definito al par. 1.2), che contenga comunque un elevato al paragrafo precedente di distribuzione alla Dirac, si può quindi concludere
numero N di molecole, ciascuna di massa mi e dotata di velocità c i che le molecole dell'intorno avranno, tutte lo stesso modulo del vettore
velocità a L , così come già indicato nella Fig. 1.7. Se a tutte le velocità a Li si
all'istante t o , si definisce velocità di massa del gas nel punto Po all'istante t o
somma la velocità di massa V , si ottengono i vettori velocità ci delle singole
la grandezza vettoriale:
molecole, così come rappresentato in Fig. 1.8.
N N N
V = ∑m c /∑m = ∑m c
i =1
i i
i =1
i
i =1
i i / ∆M (1.25)

che, nell'ipotesi in cui tutte le molecole abbiano la stessa massa mi = m ,


diventa:

N
V = ∑ ci / N (1.26)
i =1

La massa ∆ M , contenuta nell'intorno ∆V o di Po all'istante t o ,


costituisce, come già detto al par. 1.1, una particella elementare e quindi la Fig. 1.8 - Velocità peculiari per M < 1
(1.25), o la (1.26), rappresentano la velocità di questa particella.
Ovviamente se si applicano le relazioni (1.25), o (1.26), ad una I vettori velocità ci delle singole molecole si possono quindi ricavare
situazione del tipo indicato in Fig. 1.7, e cioè ad un gas in quiete, risulta tracciando il vettore velocità di massa V , riportando a partire dall'estremo
V =0. superiore di questo una sfera di raggio a L ed infine unendo l'estremo
Dall'esame della (1.25) è facile verificare che la velocità di massa V è inferiore di V con tutti i punti che giacciono sulla superficie della sfera.
definita come la velocità con la quale si muove il centro di massa delle N
molecole, cioè il centro di massa della particella di fluido considerata.
La posizione vettoriale del centro di massa della particella, costituita
dalle N molecole, è infatti definita come:

N N
r cm = ∑mi =1
i ri / ∑mi =1
i (1.27)

(dove r i , funzione del tempo, è il vettore posizione di ciascuna molecola)


per cui derivando rispetto al tempo, ed essendo le mi indipendenti da t, si
ottiene: V = V cm . Fig. 1.9 - Velocità peculiari per M > 1
Introduzione 25 26 Fluidodinamica

Dall'esame della Fig. 1.8 è facile convincersi che, nell'ambito di Poiché la velocità del suono a L rappresenta la velocità con la quale si
questo semplice modello di moto delle singole molecole, per il caso propagano i piccoli disturbi di pressione, per moti subsonici (V < a L ; M < 1 )
rappresentato in figura ( V < a L ) esistono alcune molecole che riescono a le molecole riescono mediamente a risalire la corrente e, quindi, a portare a
risalire la corrente (a tornare indietro rispetto al verso di moto macroscopico monte le informazioni connesse con detti piccoli disturbi di pressione, mentre
del fluido). Viceversa, nel caso in cui si verifichi V > a L (vedasi in proposito nel caso in cui il gas abbia una velocità di massa supersonica
la Fig. 1.9) ciò non accade. Si può quindi concludere che, in questo caso, il ( V > a L ; M > 1 ), ciò non è possibile.
fluido a monte non risente i piccoli disturbi di pressione provenienti da valle. La velocità a L sarà calcolata al par. 3.2. Nel capitolo 8 si vedrà che i
Come già indicato al par. 1.6 il numero di Mach di un fluido, che si grandi disturbi di pressione viaggiano in un mezzo in quiete ad una velocità
muove macroscopicamente con la velocità di massa V rispetto ad un sistema maggiore di a L e si tratterà il problema di cosa accade nel caso di una
di riferimento, è definito, rispetto allo stesso sistema di riferimento, da: corrente supersonica che investe un corpo, mentre nei capitoli 7 e 10 si
esaminerà il problema di una corrente all'interno di un condotto.
V È interessante notare che, poiché il rapporto tra i calori specifici a
M = (1.12)
aL pressione costante ed a volume costante γ , come si vedrà, varia entro limiti
molto ristretti ( 1 ≤ γ ≤ 1.66 ), le velocità definite al par. 1.7, ed in
Moti per i quali M < 1 vengono detti subsonici, mentre moti a
particolare la velocità del suono, dipendono, come indicato dalla (1.23), oltre
M > 1 supersonici. Se il moto è caratterizzato dall'essere M = 1 esso
che dalla temperatura assoluta del gas considerato, soprattutto dalla sua massa
viene denominato sonico.
molecolare (m).
Nella tabella 1 sono riportati i valori di (m), R, γ ed a L per alcuni gas.
Tabella 1
In particolare i valori di a L sono valutati alla temperatura di 0°C.
Dalla tabella si può notare come un oggetto, che si muova ad una
Fluido (m) [kg/kmole] R [J/kgK] γ a L [m/s] velocità pari alla velocità del suono nell'aria, si viene a trovare in regime di
basso subsonico ( M ≅ 0.26 ) nell'idrogeno ed in regime decisamente
supersonico ( M ≅ 3.9 ) se si muove in vapori di esafluoruro di uranio.
Idrogeno 2.016 4124 1.405 1258

Elio 4.003 2077 1.667 972


1.9 La pressione e la temperatura in un gas
Aria 28.97 287.0 1.400 331
Si consideri un gas contenuto in un serbatoio supposto, per semplicità,
parallelepipedo retto di lati a, b e c. Si supponga poi che il gas sia
Anidride carbonica 44.01 188.9 1.289 258
macroscopicamente in quiete e, quindi, che le sue molecole siano dotate di
sole velocità peculiari. Si supponga altresì, per immediatezza, che le
Ottano 114.2 72.9 1.044 144
molecole del gas non collidano tra loro ma solo con le pareti del serbatoio e
Freon 12 120.9 68.8 1.138 146 che le collisioni sulle pareti siano speculari (angolo di incidenza uguale a
quello di riflessione e modulo del vettore velocità uguale, prima e dopo la
Freon 13 B1 149 55.8 1.143 132 collisione).
Nessuna di queste due ipotesi è vera (si ricordi ad esempio quanto
Esafluoruro di 352 23.6 1.1 84 detto ai par. 1.6 ed 1.7) ma, dal punto di vista che qui interessa, è come se lo
uranio fossero entrambe. Ciò deriva dal fatto che, in un gas macroscopicamente in
Introduzione 27 28 Fluidodinamica

quiete, non esiste alcuna direzione preferenziale, né alcun valore particolare quantità di moto in una collisione, che risulta essere pari a:
del modulo delle velocità peculiari delle molecole.
Pertanto, se si considera l'intorno macroscopicamente continuo di un (− mi c xi ) − mi c xi = − 2mi c xi
punto, per ogni molecola che viene deviata mediante un urto dalla sua
velocità originaria, ne esisterà un'altra che, in conseguenza di un urto proprio, ed il tempo intercorrente tra due collisioni successive sulla stessa parete che
si troverà a possedere questa stessa velocità. Ai fini pratici è quindi come se vale:
la prima molecola proseguisse indisturbata nel suo cammino.
Lo stesso dicasi in prossimità di una parete. Per ogni molecola che 2 a / c xi
impinge su di essa con una determinata velocità peculiare, ne esisterà un'altra
che abbandonerà la parete con velocità speculare, cosicché è come se la prima La forza ∆Fi esercitata dalla parete sulla molecola risulta pertanto
molecola venisse riflessa specularmente. uguale a:
Sulla scorta di queste ipotesi, in una rappresentazione di tipo
bidimensionale sul piano x - y, il moto di una molecola può essere raffigurato
così come mostrato in Fig. 1.10. Nella figura non è possibile ovviamente ∆Fi = − mi c xi2 / a
rappresentare il moto in direzione z e la componente c zi perché normale al
piano. Dovrà essere comunque: ed ha ovviamente segno negativo perché orientata in verso opposto alle c xi
positive (si veda la figura).
ci2 = c xi
2
+ c 2yi + c zi2 . Il corrispondente contributo ∆pi alla pressione (forza per unità di
superficie) esercitata dalla molecola interessata sulla parete presa in esame,
che ha area b × c , risulta essere quindi opposto alla ∆Fi , perciò:

∆Fi m c2 m c2
∆pi = = i xi = i xi
bc abc V

dove V = a × b × c rappresenta il volume del serbatoio.


Supponendo ora che il gas sia costituito da una miscela contenente un
numero di molecole N, ciascuna di massa mi ed avente modulo della velocità
ci , la pressione esercitata dalle N molecole è pari a:

N N

∑ ∑m c
1 2
p = ∆pi = i xi (1.28)
V
i =1 i =1

Fig. 1.10 - Rappresentazione schematica del moto della molecola sul piano x – y ovvero:

La forza esercitata dalla parete su una molecola di massa mi è uguale N


alla variazione di quantità di moto per unità di tempo di quest’ultima [si veda
ad esempio la (5.20)] conseguente ad un urto. Per la parete verticale a destra
pV = ∑m ci =1
i
2
xi (1.29)

nella figura, essa può essere ottenuta come rapporto tra la variazione di
Introduzione 29 30 Fluidodinamica

La relazione precedente deve essere valida qualunque sia la parete del ipotizzata la presenza di una sola specie, valeva cioè mi ≡ m .
serbatoio considerata per cui, scrivendo la (1.29) per tutte e tre le direzioni Poiché l'energia cinetica associata alla traslazione delle molecole è
coordinate e facendo la media tra di esse, si ha: pari a:

∑ (
N
)
N


1 1 N

∑m c
2
p = mi c xi + c 2yi + c zi2 = mi ci2 (1.30) Etr =
1 2
=
1
M c2 (1.34)
3V 3V 2
i i
2
i =1 i =1
i =1

Si introduce, ancora una volta (si veda il par. 1.7), la velocità


la (1.30) si può anche scrivere come:
quadratica media delle molecole della miscela, definita in questo caso
mediante una sommatoria anzichè attraverso un integrale poiché qui si tratta 2
una descrizione discreta al posto della descrizione continua del par. 1.7, nella pV = Etr (1.35)
3
forma:
L'equazione precedente può essere paragonata alla (1.33) ottenendo il
N N
risultato che, per la massa M , l'energia totale di traslazione delle molecole è
∑m c
i =1
2
i i ∑m c
i =1
2
i i pari a:
c2 = N
= (1.31)
M
∑m
3
i Etr = M RT (1.36)
2
i =1
Nell'ipotesi in cui le molecole possano assorbire energia unicamente
(dove M è la massa totale della miscela). La (1.30) diventa allora: nel modo traslazionale (ipotesi valida a temperatura e pressione ambiente per
i soli gas monoatomici), la Etr rappresenta nient'altro che l'energia interna
1
pV = M c2 (1.32) termodinamica del gas U.
3 Dalla (1.36) e dalla I legge della termodinamica si ricava inoltre che il
calore specifico a volume costante per un gas monatomico vale:
che, ricordando l'equazione di stato per i gas perfetti:
1  ∂Q  3
cv =   = R (1.37)
pV = M R T (1.33) M  ∂T V 2

(dove R è la costante della miscela) conduce alla seguente espressione per la e, poiché per una miscela di gas perfetti è c p − c v = R , si ricava anche:
velocità quadratica media elevata al quadrato:
1  ∂Q  5
pV cp =   = R (1.38)
c 2
= 3 = 3 RT M  ∂T  p 2
M

L'espressione precedente è perfettamente identica [si veda in proposito Le (1.37) ed (1.38) mostrano che il rapporto tra i calori specifici a
la (1.23)] a quanto già trovato per la distribuzione maxwelliana delle velocità pressione ed a volume costanti γ , nel caso di gas monoatomici è pari a:
peculiari e cioè alla (1.21). Per la validità della (1.21) era stata in effetti
Introduzione 31 32 Fluidodinamica

cp 5 quantità N j = M j / (m j ) rappresenta il numero di moli della stessa specie


γ = = ≅ 1.67
cv 3 presenti nella miscela. Ricordando la (1.23) e tenendo presente che il numero
di molecole della specie j-esima è uguale a N j = N j N , per la singola
Ritornando alla (1.30), se la miscela di gas è costituita da n specie che molecola si ha:
occupano ciascuna tutto il volume V a disposizione ed in particolare da N1
molecole della specie 1, N2 molecole della specie 2 e così via, la (1.30) ~ 3
e jtr = k T (1.44)
stessa può essere scritta come: 2

N1 N2 Nn dove k rappresenta ancora la costante di Boltzmann.


∑ ∑ ∑
1 1 1
p = m1c12 + m2 c22 + ... + mn cn2 (1.39) La (1.44) mostra che il suo secondo membro è indipendente dal
3V 3V 3V pedice j per cui è possibile concludere che, quando diverse specie di gas sono
i =1 i =1 i =1
tra loro mescolate alla stessa temperatura, se ciascuna di esse occupa tutto il
Ogni termine presente al II membro della (1.39) ha ovviamente la volume a disposizione (ipotesi di Dalton) l'energia cinetica media delle loro
stessa forma del III membro della (1.30), per cui ciascuno di questi termini molecole è la stessa. Ne consegue che, ad esempio, la velocità quadratica
può essere riguardato come una pressione parziale della specie ad esso media (e quindi la velocità) delle specie più leggere sarà maggiore di quella
relativa, calcolata considerando che detta specie occupa tutto il volume del delle specie più pesanti ed in particolare sarà comunque:
serbatoio:
c 2j ml
p = p1 + p 2 + ... + p n (1.40) = (1.45)
c l2 mj
La (1.40) esprime la legge di Dalton sulle pressioni parziali per una
miscela di gas perfetti. Per ciascuna specie j, (j = 1, 2 … n) deve Ad esempio (si veda la Tabella 1), a parità di temperatura, le molecole
naturalmente valere la (1.35), quindi: di idrogeno avranno una velocità quadratica media pari a 352/2 = 13.2
volte quella delle molecole di esafluoruro di uranio.
2 Il valore di questo rapporto non è molto dissimile da quello del
p jV = E jtr (1.41)
3 rapporto tra le due velocità del suono che risulta circa 15.
La somma delle n relazioni del tipo (1.42) per le n specie di gas,
e, poiché deve essere valida anche l'equazione di stato (1.33), nell'ipotesi che tenuto conto della (1.40) conduce a:
tutte le specie della miscela abbiano la stessa temperatura T, si ha:
n n
p jV = M j R j T (1.42) pV = ∑ j =1
M j R jT = T ∑M R
j =1
j j = M RT

in cui M j e R j sono rispettivamente la massa e la costante del gas j-esimo.


Dalla (1.41) ed (1.42) si ricava: per cui la costante della miscela R risulta essere pari a:

∑M R
3 3 Ro 3
E jtr = M jRj T = Mj T = N j Ro T (1.43) j j
2 2 (m j ) 2
j =1
R = (1.46)
M
dove con (m j ) si è indicata la massa molecolare della specie j-esima e la
Introduzione 33 34 Fluidodinamica

1.10 Coefficienti di trasporto cui nella (1.25) il risultato della media vettoriale è nullo, le molecole di
vapore d'acqua tenderanno a muoversi dalle zone ove sono più numerose (a
Nei paragrafi 1.2, 1.7 ed 1.9, è stato considerato che esistesse una maggiore concentrazione, vicino al calzino) a quelle in cui scarseggiano.
distribuzione delle grandezze estensive nel sistema fluido preso in esame di L'annullarsi della (1.25) sarà possibile perché molecole di aria muoveranno in
tipo uniforme (si veda in proposito il par. 1.2). Nella realtà la distribuzione verso opposto rimpiazzando quelle di acqua che si allontanano dal calzino.
uniforme è di scarso interesse ingegneristico ed, in pratica, essa si incontra Analogamente si supponga di avere una superficie calda (per
raramente in fluidodinamica. semplicità rivolta verso il basso per evitare fenomeni di convezione naturale e
Di maggiore interesse risultano, viceversa, le distribuzioni di tipo non quindi considerare la velocità del fluido nulla) in contatto con aria ambiente.
uniforme che, come si vedrà nel par. 2.1, corrispondono a situazioni di Le molecole in prossimità della superficie avranno una temperatura più
assenza di equilibrio termodinamico del sistema. In queste situazioni il moto elevata e quindi, per la (1.21), una velocità quadratica media maggiore di
peculiare delle molecole dà luogo a particolari fenomeni addizionali ai quali quelle più distanti dalla superficie stessa. A causa delle loro velocità
nel par. 4.2 verrà dato il nome di flussi diffusivi, dove per flusso si intende peculiari, le molecole più calde (a maggiore c 2 ) tenderanno a muoversi verso
quanto già definito al par. 1.4.
In effetti, uno di questi flussi diffusivi è quello trattato nel paragrafo le zone fredde (a minore c 2 ) e viceversa. Si avrà pertanto uno scambio di
precedente, e cioè la pressione, che ovviamente può essere presente anche nel energia dalla zona a temperatura maggiore a quella a temperatura minore.
caso di distribuzione uniforme (di equilibrio del sistema). Per questo motivo I flussi diffusivi sono quindi una conseguenza della non uniforme
essa rappresenta un particolare flusso diffusivo detto reversibile e non distribuzione delle grandezze estensive (sarebbe meglio dire specifiche) che
rientrerà nella definizione di equilibrio che verrà data al par. 2.1, così come in vengono scambiate a causa del moto peculiare delle molecole.
questa stessa definizione non rientrano i flussi cosiddetti convettivi che Poiché la trattazione di seguito sviluppata è di tipo introduttivo ed
saranno introdotti successivamente. elementare, si ipotizza che la disuniformità abbia luogo solo nella direzione y
In particolare, la pressione termodinamica rappresenta il flusso e non si terrà conto della natura tensoriale del flusso. In tal caso, i modelli
diffusivo di quantità di moto (nella sua parte reversibile) e quindi verrà macroscopici più semplici per il trasporto delle grandezze estensive di
esclusa da questo contesto nel quale si esamineranno solo flussi cosiddetti interesse, specie di massa A, quantità di moto ed energia interna, possono
irreversibili, flussi che saranno comunque trattati più estensivamente in essere rispettivamente modellati con le leggi di tipo scalare:
seguito.
Ai flussi diffusivi (esclusa quindi la pressione) si dà il nome di d cA
J A = −DA (Legge di Fick) (1.47)
fenomeni di trasporto, sottintendendo l'aggettivo diffusivo in quanto esiste dy
anche un trasporto convettivo. Questi fenomeni di trasporto danno luogo,
come conseguenza del moto peculiare (a livello microscopico) delle du
molecole, all'instaurarsi (a livello macroscopico) di uno scambio di grandezze τ = µ (Legge di Newton) (1.48)
dy
estensive tra zone adiacenti di fluido. Essi, come si vedrà al cap. 6, sono
anche responsabili della produzione di entropia. Al contrario, la pressione dT
non dà luogo ad una produzione di entropia ed è quindi, come già detto, un q& = −λ (Legge di Fourier) (1.49)
dy
flusso reversibile. Di particolare rilevanza in questo contesto sono gli scambi
di specie di massa, di quantità di moto e di energia.
Nelle (1.47-49) il primo membro rappresenta il flusso (diffusivo) della
Se si appende un calzino ad asciugare, la concentrazione di vapore
grandezza estensiva considerata, cioè la quantità di grandezza estensiva che
acqueo (numero di molecole di vapore acqueo diviso il numero totale di
fluisce per unità di superficie e di tempo in forma diffusiva (si veda in
molecole, aria più vapore acqueo) in prossimità della superficie del calzino
sarà molto elevata e, senz'altro, maggiore che ad una certa distanza dallo proposito il par. 4.2). I coefficienti D A , µ e λ si chiamano coefficienti di
stesso. Anche se il fluido (aria atmosferica più vapore acqueo) è fermo, per trasporto ed, in particolare, di diffusività di massa, di viscosità dinamica e di
Introduzione 35 36 Fluidodinamica

conducibilità termica, rispettivamente. Essi, come si vedrà, sono funzione l'ultimo urto. Si indichi con g~ ( y o − ∆y ) il valore medio della grandezza g~
unicamente dello stato termodinamico del sistema. I flussi sono proporzionali trasportata nella direzione delle y positive da una molecola che proviene dal
alle variazioni in direzione y delle grandezze specifiche considerate. Infatti, la basso, e con g~ ( y o + ∆y ) quello della stessa grandezza, per una molecola
c A rappresenta la massa della specie A per unità di massa totale, la u è la
che viene dall'alto, trasportata nella direzione delle y negative.
quantità di moto specifica (per unità di massa) in direzione x e la T, a meno In prima approssimazione la quantità ∆y rappresenta la distanza
del calore specifico, rappresenta l'energia interna specifica (anch'essa per
media dal piano y = yo del punto in cui le molecole hanno subito l'ultimo
unità di massa). La (1.47) rappresenta uno dei diversi modi in cui è possibile
enunciare la legge di Fick. urto prima di attraversare il piano stesso. Essa è quindi proporzionale al
Con una semplice trattazione, si vogliono ora determinare i cammino libero medio molecolare nel gas, ∆y = α g~ λ , dove α g~ è una
coefficienti di trasporto utilizzando la teoria cinetica dei gas nel caso in cui il costante di proporzionalità di ordine di grandezza unitario, in generale
gas stesso sia ad un sol componente (composto cioè da tutte molecole eguali funzione della particolare grandezza g~ trasportata.
tra loro). Con la stessa approssimazione, il numero medio di molecole che
attraversa il piano y = yo per unità di superficie e di tempo, sia dal basso
che dall'alto, è proporzionale ad nc dove n e c hanno lo stesso significato
del par. 1.6. Infatti, sia raddoppiando il numero di molecole per unità di
volume n, ovvero raddoppiando la loro velocità media c , si ottiene
intuitivamente un raddoppio del numero di molecole che attraversano il piano
y = yo . Sia n che c possono essere valutati, senza ledere la generalità della
trattazione, ad y = yo .
La quantità media netta della grandezza g~ , trasportata nella direzione
delle y positive per unità di superficie e di tempo, risulta allora data da:

[ ( ) (
J g~ = ϕ g~ n c g~ yo − α g~ λ − g~ yo + α g~ λ )] (1.50)

dove ϕ g~ è una costante di proporzionalità in generale funzione della


grandezza trasportata.
Nella (1.50) è stato dato il segno positivo al contributo che genera un
Fig. 1.11 - Rappresentazione schematica per il calcolo dei fenomeni di trasporto flusso nello stesso verso della y ed il segno negativo all'altro contributo.
Poiché anche la grandezza α g~ λ è, senz'altro, dello stesso ordine di
Si consideri ad esempio il piano x-y indicato in Fig. 1.11a in cui è
grandezza di λ e quindi, nell'ipotesi del continuo, molto piccola, è possibile
definita una delle grandezze specifiche considerate che sarà indicata con la
lettera g~ . Nella fattispecie la specificità è resa riferendosi alla singola espandere la (1.50) in serie di Taylor arrestandola al primo termine in α g~ λ ,
molecola. Ad esempio, la g~ potrà rappresentare l'energia interna di una ottenendo quindi:
molecola. Per quanto detto in precedenza la quantità g~ è solo funzione della
dg~
coordinata y, è cioè g~ = g~ (y) così come indicato in Fig. 1.11b. J g~ = − β g~ n c λ (1.51)
dy
Quando una molecola attraversa il piano y = yo , essa trasporta con
sé il valore medio della grandezza g~ relativo al punto in cui è avvenuto in cui β g~ = 2ϕ g~α g~ è la nuova costante di proporzionalità, funzione della
Introduzione 37 38 Fluidodinamica

grandezza trasportata g~ , e la quantità dg~ /dy rappresenta l'unica componente du


J qm = − β qm n c λ m = −τ (1.54)
del gradiente di g~ valutata sul piano y = yo . L'equazione (1.51) rappresenta dy
l'equazione generale del trasporto diffusivo della grandezza g~ che occorre
ora particolareggiare per le tre grandezze estensive che si considerano. È facile convincersi che il flusso diffusivo J qm ha le dimensioni di
uno sforzo superficiale (forza per unità di superficie), infatti esso rappresenta
Specie di massa A lo sforzo tangenziale (in direzione x) sul piano y = yo . Se ora si considera il
diagramma della Fig. 1.11b come distribuzione della u lungo y, è chiaro che il
In effetti si dovrebbe qui analizzare la miscela di almeno due gas, uno flusso di quantità di moto sul piano y = yo , rimuovendo la porzione
costituito dalla generica specie A e l'altro dalla generica specie B. Invero, se le
molecole delle due specie sono molto dissimili tra loro, il cammino libero sovrastante, si avrà dall'alto (maggiori u) verso il basso (minori u) cioè sarà
medio molecolare e la velocità media delle specie differenti sono molto negativo. In tal caso però, lo sforzo tangenziale è positivo e cioè orientato
diversi tra loro e la (1.51) non risulta più strettamente applicabile. come la x di Fig. 1.11a. Quindi flusso e sforzo tangenziale hanno segni
Per questo motivo si considera il caso più semplice di due specie di opposti e risulta pertanto giunto quanto scritto nella (1.54): τ = − J qm . A
massa con molecole abbastanza simili tra loro sia per forma che per massa questo punto, il confronto tra la (1.48) e la (1.54) conduce a:
molecolare. Tale è, ad esempio, il caso dell'azoto molecolare e del monossido
di carbonio, di azoto ed ossigeno, ovvero dell'autodiffusione, cioè della µ = β qm n m c λ = β qm ρ c λ (1.55)
diffusione di un gas in se stesso.
La grandezza che deve essere trasportata in questo caso è la specie di formula già anticipata al par. 1.6 con la (1.13). Dalla (1.9) ed (1.55) si nota
massa A (nella miscela costituita da A + B) la cui grandezza specifica per che:
molecola risulta g~ = n A /n in cui n A è il numero di molecole della specie A
per unità di volume. Per l'ipotizzata simiglianza delle masse molecolari delle m
due specie, si ha anche n A /n ≈ c A per cui la (1.51) diventa: µ ∝ c ∝ T (1.56)
d2

dn A dc e cioè che la viscosità risulta indipendente dalla densità del gas, previsione
J A = − βm c λ = − βm n c λ A (1.52)
dy dy abbastanza prossima alla realtà. La (1.56) mostra inoltre una dipendenza
lineare della µ dalla c che per la (1.20) dipende dalla radice quadrata della
Il confronto della legge macroscopica (1.47) con quella microscopica temperatura assoluta. In effetti, il coefficiente di viscosità dinamica nei gas
(1.52) dà luogo alla seguente espressione per il coefficiente di diffusività di varia più rapidamente di quanto dettato dalla (1.56). Questa differenza è
massa: imputabile soprattutto alla variazione dell'importanza delle forze
intermolecolari durante gli urti al variare della velocità media delle molecole
DA = β m n c λ (1.53) che fa variare il loro diametro apparente.
Una migliore approssimazione della dipendenza della viscosità dalla
Quantità di moto temperatura, che tiene conto della variazione delle forze intermolecolari, è
espressa dalla formula di Sutherland:
La grandezza da trasportare è la quantità di moto per molecola nella
direzione x, e cioè risulta: g~ = m u(y), dove m è ancora la massa della µ T 1 + X To
= (1.57)
molecola ed u è l'unica componente della velocità secondo la direzione x. La µo To 1 + X T
(1.51) diventa quindi:
Introduzione 39 40 Fluidodinamica

che stabilisce una variazione più rapida con la T. Nella (1.57) le costanti µ o , realtà. Nessuna estrapolazione è possibile per molecole più complesse di
To e X devono essere valutate empiricamente. quelle monoatomiche per le quali i valori di β qm e β q sono decisamente
diversi.
Energia interna (energia cinetica disordinata)
Energia cinetica ordinata
Si supponga di avere un gas fermo costituito da una sola specie di
massa, una grandezza che può essere trasportata è l'energia cinetica Un gas in moto, oltre a possedere energia cinetica microscopica
disordinata media associata al moto caotico delle molecole che viene disordinata (misurata da un osservatore che si muove solidamente alla
identificata, su un piano macroscopico, con l'energia interna. Sempre su un particella considerata), possiede anche energia cinetica ordinata associata
piano macroscopico, il flusso diffusivo corrispondente altro non è che il proprio al moto macroscopico delle particelle. Anche questa quantità può
flusso termico (di calore) q& . La grandezza specifica (per molecola) da fluire diffusivamente ed il suo flusso può essere identificato, a livello
trasportare vale g~ = m cv T in cui cv è il calore specifico a volume costante macroscopico, come lavoro scambiato per unità di superficie e di tempo.
La grandezza specifica da trasportare è l'energia cinetica ordinata per
(si veda in proposito il cap. 3). Il flusso risultante dalla (1.51) risulta quindi
pari a: molecola, cioè la quantità m u 2 2 dove la u è sempre l'unica componente
della velocità in direzione x. La (1.51) diviene quindi:
dT
J q = q& = − β q n m cv c λ (1.58) du
dy J l = − β l n c λ mu (1.60)
dy
ed il raffronto con la (1.49) dà luogo a:
Nell'ipotesi verosimile in cui β l = β qm , trattandosi di grandezze
λ = β q n m cv c λ = β q ρ cv c λ (1.59) trasportate della stessa natura, dal confronto tra la (1.54) ed (1.60) si ricava la
relazione:
La determinazione mediante la teoria cinetica dei gas delle costanti
Jl = − τ u (1.61)
β m , β qm e β q è molto complessa ed i loro valori dipendono dalle ipotesi di
partenza. Ad esempio, uno dei modelli più sofisticati per gas monoatomici dà
nella quale il prodotto di una forza per unità di superficie per una velocità ha
luogo a:
le stesse dimensioni di una potenza per unità di superficie e quindi quelle di
un flusso di energia.
5
β qm = 0.499 ≈ 0.5 ; βq = Se l'energia del fluido può essere scambiata nei due soli modi calore e
4 lavoro, come nei casi che qui interessano, dalla (1.58) e (1.61) il flusso
diffusivo di energia totale J Et risulta pari a:
da cui risulta che il numero di Prandtl, definito come (si veda il par. 5.12):

cpµ J Et = q& − τ u (1.62)


γ cv µ
Pr = =
λ λ
La distinzione tra flussi diffusivi (in un mezzo macroscopicamente in
in cui c p è il calore specifico a pressione costante, per gas monoatomici quiete) e flussi convettivi (associati al trasporto di materia) sarà fatta al par.
4.2.
( γ = c p /cv = 5/3 ) risulta pari a 2/3 = 0.6 6 , valore abbastanza vicino alla
Introduzione 41

Tabella 2

3
Gas T(K) ρ ( kg/m ) c p ( J/kg K ) µ (kg/ms ) λ (W/mK ) Pr
−3
× 10 × 10 5
× 10 2

300 0.0819 14.31 0.896 18.2 0.706


H2 400 0.0614 14.49 1.086 22.8 0.690
500 0.0492 14.51 1.264 27.2 0.675
255 0.1906 5.200 1.817 13.5 0.70
He 366 0.1328 5.200 2.305 16.9 0.71
477 0.1020 5.200 2.750 19.7 0.72
400 0.5542 2.014 1.344 2.01 1.04
Vapor
d'acqua 500 0.4405 1.985 1.704 3.39 0.996
600 0.3852 2.026 2.067 4.22 0.986
300 1.1421 1.041 1.784 2.62 0.713
N2 400 0.8538 1.046 2.198 3.34 0.691
500 0.6824 1.056 2.570 3.98 0.684
300 1.1774 1.006 1.983 2.62 0.708
Aria
400 0.8826 1.014 2.286 3.36 0.689
500 0.7048 1.030 2.671 4.04 0.680
300 1.3007 0.920 2.063 2.68 0.709
O2 400 0.9755 0.942 2.554 3.46 0.695
500 0.7801 0.972 2.991 4.17 0.697
300 1.7973 0.871 1.496 1.66 0.770
CO2 400 1.3424 0.942 1.932 2.46 0.738
500 1.0732 1.013 2.326 3.35 0.702

Nella tabella 2 sono riportate, per masse molecolari crescenti, le


proprietà termofisiche di alcuni gas a pressione atmosferica.
Attenzione: Il calore specifico a pressione costante c p dell'idrogeno a
300K è pari a 14310J/kgK perché nella tabella è riportato che
c p × 10 −3 = 14.31 , analogamente la sua viscosità è pari a
0.896 × 10 −5 kg/ms .