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Capitolo 12

Quantità dimensiva

N el descrivere i sistemi naturali si è visto come essi possiedano


due caratteristiche fondamentali: una struttura spazio-temporale
e un dinamismo intrinseco e proprio. Queste due caratteristiche, insepa-
rabili e presenti necessariamente in ogni realtà naturale, ci hanno con-
dotti verso la scoperta delle dimensioni essenziali della natura, in par-
ticolare verso la struttura metafisica secondo la quale ogni realtà natu-
rale possiede una dimensione materiale e una dimensione formale che
costituiscono l’ente.

Dobbiamo ora esaminare gli aspetti accidentali degli enti naturali. E


quello più evidente riguarda da vicino la prima delle caratteristiche men-
zionate: la strutturazione spazio-temporale. Essa implica diversi aspet- La strutturazione implica
l’esistenza di grandezze
ti: estensione, grandezza, successività, ecc. Oggi di solito riassumiamo dimensive
queste due caratteristiche appunto nelle nozioni di spazio e tempo, poi-
ché, come si è visto nel capitolo precedente, spazio e tempo sono due
dei concetti basilari della teoria scientifica.

Questi due concetti, spazio e tempo, anche se fondamentali, richie-


dono un attento esame. Le nostre attuali nozioni di spazio e tempo,
fondamentalmente matematizzate, sono in certo senso risultato di una
complessa storia concettuale, attraverso la quale hanno assunto le carat-
teristiche che oggi attribuiamo loro. Basta ricordare come la teoria della
relatività di Einstein abbia portato ad un importante cambiamento nel-
l’uso scientifico dello spazio e del tempo. Ma le nozioni precedenti, che
provengono dalla meccanica newtoniana, avevano anche introdotto una
novità concettuale importante. Prima ancora, senza una strutturazione
matematica soddisfacente, potevamo trovare tuttavia questi due aspetti
in altri “accidenti” degli enti naturali: ubi e quando, nella terminolo-
gia scolastica, che corrispondevano a luogo e tempo. Alla base di que-
sti accidenti c’era però quello, ancor più fondamentale, della quantità
dimensiva, o estensione.

147
148 Quantità dimensiva

12.1 La nozione di quantità dimensiva


Tra i diversi significati che il termine quantità possiede, uno dei più
essenziali sembra essere quello che chiamiamo quantità dimensiva o
estensione. È quella caratteristica delle cose materiali per la quale esse
si presentano come aventi certe dimensioni: lunghezza, larghezza, pro-
fondità. . . , per la quale esse ci appaiono in qualche modo “distribuite”
nelle dimensioni spaziali, allo stesso tempo “coesistenti” ma “separate”.
Dobbiamo riconoscere che non risulta facile dare una definizione
Difficoltà per definire la precisa di questa nozione. Non è sorprendente, e ci siamo trovati già
quantità
prima in questa situazione: si tratta di un concetto così basilare che
non sembra possibile darne una definizione, poiché non sembra facile
ridurlo ad altri concetti più basilari.
D’altra parte, è facile notare come tale definizione non sia in realtà
necessaria. La nozione di estensione, di “dimensionalità”, è un concetto
così fondamentale della nostra esperienza, che comprendiamo immedia-
tamente il suo significato appena esso viene accennato. Comprendiamo
cosa significa l’essere esteso, dimensivo. E siamo certi che tutte le realtà
materiali hanno necessariamente questa caratteristica.
Ciò non toglie però che sia conveniente cercare di delimitare in qual-
Possibili descrizioni della che maniera questa nozione, in modo da poter capirla meglio. Sebbene
quantità
non sia possibile definirla o spiegarla in maniera logica (come abbia-
mo detto ciò richiederebbe altri concetti ancora più basilari di quello di
estensione, e meglio conosciuti, il che non sembra possibile), possiamo
tuttavia tentare di descriverla, cioè di mostrare il suo significato.
Ci sono infatti diversi modi in cui possiamo tentare di descrivere la
quantità dimensiva o estensione:

In relazione alla percezione sensibile Ogni nostra percezione sensi-


bile, sia essa visiva, uditiva, tattile (ma anche le altre in minor misura)
La quantità come “sensibile si dà sulla base di un aspetto comune, che è l’estensione. La vista ci
comune”
presenta delle impressioni visive distribuite in uno spazio esteso; anche
l’udito ci offre la dimensione estesa attraverso l’intensità e la direzione
delle impressioni sonore; il tatto ci offre direttamente la percezione del-
la spazialità delle cose. Possiamo descrivere allora l’estensione come un
sensibile comune ai diversi sensi esterni.

Attraverso esempi Aristotele definisce qualche volta l’estensione in-


dicando gli aspetti o caratteristiche che dipendono da essa: “ciò per cui
qualcosa si dice grande o piccola, di due o tre cubiti”1 . Questa è stata la
procedura che abbiamo seguito fino a questo momento: abbiamo cerca-
to di descrivere alcuni esempi che possano richiamare in noi la nozione
di estensione dimensiva.

1
Aristotele, Categorie, a cura di M. Gigante e G. Colli, Roma – Bari: Laterza, 1984,
4, 1b 28-29.
12.1. La nozione di quantità dimensiva 149

Attraverso alcune delle sue proprietà Possiamo infine mostrare la


quantità dimensiva attraverso gli aspetti più fondamentali dei corpi che
derivano da essa. In questa maniera diventiamo più consapevoli di quale
sia il contenuto della nostra nozione di estensione.
In questa linea possiamo indicare due “quasi-definizioni” della quan-
tità:

– Quantità dimensiva è ciò che può essere diviso in parti integranti,


le quali possono esistere separate.
Questa descrizione della quantità proviene da Aristotele2 . Una
realtà estesa può essere divisa, ed è possibile separare le parti
risultanti: un pezzo di legno, una pietra, un corpo animale, sono
sempre suscettibili di tale divisione, e il risultato (le parti in cui
vengono divisi) acquista un’esistenza separata.
Può essere utile confrontare questa nozione con altre, di tipo non
dimensivo, in cui malgrado possiamo osservare una certa compo-
sizione, tale divisione e separazione non è possibile. Un colore, Parti integranti, separabili
o una luce, possono possedere delle intensità o tonalità variabi-
li, che siamo in grado da distinguere e classificare. Tuttavia non
possono essere “divise” in questo senso: non posso dividere una
luce intensa in intensità minori. Altro è dividere la sorgente di tale
luce (un fuoco, per esempio) in piccoli fuochi, ma ciò è dovuto
appunto al fatto che tale fuoco possiede una certa estensione o
grandezza, e può essere diviso in parti (estese) minori.
Ciò significa che la separabilità implica in qualche modo la quan-
tità dimensiva, anche se potremo vedere come altri tipi di divisio-
ni sono possibile in relazione a diverse modalità di quantità.

– Quantità dimensiva è ciò per cui il corpo ha delle parti non com-
penetrate che si trovano l’una fuori dall’altra.
La filosofia scolastica condensava questa nozione nel concetto di
partes extra partes: parti fuori dalle altre parti. In definitiva, no-
tiamo che l’estensione implica l’esistenza di parti, l’esteriorità.
Ricorrendo nuovamente all’esempio dell’intensità luminosa, an- Partes extra partes
che se potrei affermare che in una luce intensa (diciamo di 1000
lumen) posso comprendere l’esistenza di intensità minori (500 e
500 lumen), non potrò in nessun modo considerare tali intensità
minori come “esteriori” l’una rispetto dell’altra.
Notiamo ancora che non siamo di fronte ad una definizione in
senso logico. Il concetto di partes extra partes implica necessa-
riamente che le parti siano a loro volta estese. Inoltre anche l’i-
dea di “esteriorità” implica già l’estensione. Ciò che vogliamo
comunque è notare che queste nozioni di parte ed esteriorità sono
qualcosa di basilare del concetto stesso di estensione.

2
Aristotele, Metafisica, V, 13, 1020a 7-8.
150 Quantità dimensiva

12.2 Carattere accidentale della quantità


dimensiva
Prima di esaminare le diverse proprietà e caratteristiche dei sistemi
materiali derivate dalla quantità dimensiva, dobbiamo considerare quale
sia la sua relazione con la sostanza.

La quantità dimensiva, accidente della sostanza Il primo aspetto


da notare è il suo carattere accidentale. Ciò significa, anzitutto, che la
quantità dimensiva non può essere concepita come una realtà di tipo
L’estensione è una realtà sostanziale. Non esistono delle “estensioni” sussistenti (si noti che la
non sussistente
sussistenza era una delle note caratteristiche fondamentali della sostan-
za), ma delle sostanze con quantità dimensiva o estensione. Una linea
o una figura, come un quadrato o un triangolo, non sono una realtà au-
tosufficiente ma un aspetto di qualche realtà o sistema materiale, che
possiede tale figura: un pezzo di carta, legno o metallo, ad esempio.
Per questo motivo, quando parliamo di estensione o quantità dimen-
siva facciamo sempre riferimento ad un aspetto dei corpi o sistemi ma-
teriali, e quindi a ciò che abbiamo chiamato “proprietà” o “accidente”.
L’estensione è sempre una determinazione accidentale di una sostanza
individuale e concreta.
Appartiene alla sostanza in Si tratta, inoltre, di un accidente intrinseco delle sostanze, cioè di
modo intrinseco
una determinazione che appartiene alla sostanza di per se, senza che si
deva far riferimento ad altri corpi o ad altre realtà.
La quantità dimensiva è certamente un accidente reale: non si tratta
L’estensione è un accidente di un modo di comprende la realtà, di una costruzione mentale attraver-
reale
so la quale cerchiamo di comprendere le cose, bensì di un aspetto dei
sistemi naturali che percepiamo come realmente esistente.
La realtà dell’estensione non è difficile di accettare. Di fatto, essa
viene considerata spesso come l’aspetto più fondamentale delle cose,
e viene perfino identificato con la materia, come accade nella filosofia
La quantità dimensiva nel meccanicista. In essa la realtà della quantità dimensiva viene in qualche
meccanicismo
modo esagerata. Ciò è accaduto in modo particolare nel meccanicismo
cartesiano. René Descartes riduce la sostanza materiale all’estensione:
si tratterebbe semplicemente di una res extensa, mentre le sostanze spi-
rituali dovrebbero essere definite come res cogitans. Nelle sue Principia
Philosophiæ scrive:
La natura della materia . . . non consiste nell’essere la cosa dura, o pe-
sante, o colorata . . . ma soltanto nell’essere la cosa estesa in lunghezza,
larghezza e profondità.

Appare così in modo evidente il presupposto di ogni meccanicismo:


la sostanza materiale (la “materia”) è considerata, in ultima analisi, co-
me qualcosa di puramente quantitativo, senza altre determinazioni. Sia-
mo di fronte ad una materia “indistinta”, “fondamentale”, che non può
essere descritta in nessun altro modo se non attraverso il concetto di
“pieno” di Democrito.
12.2. Carattere accidentale della quantità dimensiva 151

Primo accidente dell’ente corporeo La riduzione meccanicista del-


la sostanza materiale all’estensione, fa perdere il significato profondo
della sostanzialità (in particolare le sue dimensioni attuali e formali,
riducendola a pura passività inerte). Tuttavia, essa risulta in certo sen- Proprietà necessaria di ogni
sostanza materiale
so comprensibile, quando si considera che la quantità dimensiva è non
soltanto un accidente delle sostanze materiali, ma costituisce la sua ca-
ratteristica più radicale e necessaria: ogni sistema materiale possiede in
modo necessario l’estensione o dimensionalità.
Possiamo dire quindi che l’estensione è il primo accidente della so-
stanza materiale. In qualche modo esso entra nella stessa definizione di
sostanza materiale.
C’è però un altro senso in cui possiamo affermare che l’estensione
è il primo accidente: tutti gli altri accidenti determinano la sostanza at-
traverso la quantità dimensiva. Ogni altra proprietà dei corpi materiali Glia altri accidenti
ineriscono la sostanza
(massa, qualità, ecc.) si darà sempre in una sostanza estesa, e attraver- attraverso la quentità
so l’estensione. Consideriamo per esempio la massa, che la fisica ci
presenta come proprietà fondamentale dei corpi. La massa è definita e
misurata attraverso alcune operazioni fondamentali, come il peso del
corpo o l’inerzia. Ma questa determinazione dipende direttamente della
quantità dimensiva: se il corpo viene diviso, la massa risulta ugualmente
divisa. Possiamo dire in qualche modo che il corpo possiede la massa
attraverso la sua estensione o quantità.
Qualcosa di simile possiamo dire di tante altre proprietà. Il colore di
un corpo è il colore della superficie, ed è posseduto dalla sostanza, per
così dire, attraverso la sua estensione.
Questo implica riconoscere un certo “ordine” nelle determinazioni
accidentali della sostanza (certamente non si tratta di un ordine tem-
porale, ma logico o essenziale). Alcuni accidenti ineriscono la sostanza Ordine delle
determinazioni accidentali
attraverso altri accidenti. Possiamo allora dire che il primo accidente che
inerisce alla sostanza è la quantità. Tutti gli altri ineriscono attraverso di
essa.
Proprio per questa ragione possiamo comprendere che tutti gli al-
tri accidenti siano in qualche modo anche “quantitativi”: sono accidenti
della sostanza attraverso la quantità, e quindi sono anche soggetti ad
essa. La quantità dimensiva o estensione appare quindi come l’acciden-
te più “sostantivo”, in un certo senso. Non è quindi strano che volte la
quantità dimensiva sia stata “sostantivizzata”, e gli altri accidenti siano
stati ridotti all’estensione, come accade nel pensiero moderno da Ga-
lileo in poi: il suo carattere di primo accidente rende questa riduzio-
ne in parte possibile. Tuttavia, se vogliamo cogliere la natura nella sua
realtà, è necessario comprendere che l’estensione è sempre una realtà
accidentale, e non sostanziale.

Accidente derivato dalla materia Le diverse caratteristiche della quan-


tità dimensiva che abbiamo finora considerato corrispondono ad ogni
sostanza materiale. Non si tratta di caratteristiche derivate da un modo La quantità dimensiva non
deriva da un modo di
essere particolare
152 Quantità dimensiva

di essere particolare, cioè di certi tipi di sostanze, ma si presentano ne-


cessariamente in ogni sostanza materiale. Questo significa che la quanti-
tà dimensiva, con le caratteristiche che ne derivano, non è un accidente
proprio di un modo di essere particolare tra le cose materiali, quindi
di una particolare “formalità”, ma dello stesso essere “materiale” delle
sostanze.
Possiamo dire quindi che la quantità dimensiva o estensione deri-
va dalla materia, oppure che essa inerisce la sostanza in ragione della
La quantità dimensiva materia. Se derivasse invece dalla forma, sarebbe un accidente presente
inerisce la sostanza in
ragione della materia
soltanto in certi tipi di sostanze: quelle di una particolare specie o di
un particolare genere, per esempio. Così, il “ferromagnetismo” appare
come la proprietà (qualità) di certi materiali, perché derivata dalle ca-
ratteristiche di alcune specifiche strutture atomico-molecolari, e quindi
di una certa “specie naturale”.
Se siamo, invece, di fronte a delle caratteristiche proprie di ogni
corpo o sistema materiale, possiamo concludere che derivano da ciò che
tutti i corpi hanno in comune, cioè della materia.
Notiamo inoltre che non è possibile ritenere che esso possa derivare
dalla stessa “ragione di ente” delle cose (dal loro essere), poiché siamo
di fronte ad una caratteristica propria soltanto dalle cose materiali. Gli
enti puramente spirituali, in quanto tali non possiedono estensione, in
quanto non possiedono materia.

12.3 Quantità e continuità


Abbiamo presentato come caratteristica principale della quantità di-
mensiva quella di dar luogo a delle parti diverse nel corpo materiale:
partes extra partes, parti non compenetrate, esterne le une dalle altre,
che possono distinguersi e nelle quale il corpo materiale può essere
diviso. L’esistenza di queste parti quantitative porta però ad una que-
stioni fondamentale nella comprensione della quantità: il problema del
rapporto fra le parti e il tutto.

12.3.1 Unità e molteplicità nell’estensione


Siamo qui di fronte ad un nuovo aspetto della questione dell’uni-
tà e molteplicità dell’essere, già considerata in relazione ad altri aspetti
Il corpo materiale è uno ma della conoscenza del mondo materiale. Ogni corpo è considerato come
costituito da parti
un’unità, ma dal punto di vista dell’estensione esso è costituito da una
molteplicità di parti. Come possono essere conciliati questi due aspetti?
Il corpo, in quanto sostanza, deve necessariamente essere uno: deve pos-
sedere un’unità fondamentale, unità formale e sostanziale. Ma il corpo
è quantitativo, esteso, e ciò implica l’essere appunto costituito da una
molteplicità di parti, poiché appunto così abbiamo definito l’estensione:
ciò che ha partes extra partes. In che modo tale molteplicità può dare
luogo ad un’unità?
12.3. Quantità e continuità 153

Da un certo punto di vista si tratta di una riproposizione del proble-


ma dei paradossi di Zenone. Anche se lo scopo di questi paradossi era La quantità dimensiva e i
paradossi di Zenone
quello di mostrare l’impossibilità del moto, alla radice troviamo un’in-
comprensione fondamentale dell’unità e molteplicità della quantità di-
mensiva.
Consideriamo ad esempio il paradosso della dicotomia. Secondo
Zenone non saremo mai in grado di raggiungere l’estremità di uno sta-
dio, poiché prima di percorrere una distanza A dovremo aver percorso la
metà, A/2, ma prima ancora, la metà della metà A/(2 × 2), e così via all’infi-
nito. E quindi, non saremo mai in grado di cominciare a muoverci, per-
ché prima di percorrere qualsiasi distanza dovremmo aver già percorso
infinite distanze minori.

A A A A A
16 8 4 2

Figura 12.1: Unità e molteplicità: il paradosso della dicotomia

Notiamo che il problema fondamentale è quello di capire come una


quantità (in questo caso, una distanza) possa essere un’unità, se è allo
stesso tempo composta di parti, anzi, di infinite parti. Zenone considera
le parti come reali e separate ( e inoltre infinite in numero), e non può
così cogliere la realtà unitaria del tutto.
La risposta a questo problema si trova nel concetto di continuità.
La quantità dimensiva è una, e allo stesso tempo possiede molteplici
parti, appunto perché si tratta di parti continue. La nozione di continuità
consente ad Aristotele risolvere i paradossi di Zenone.

12.3.2 Nozione di continuità


Vediamo in primo luogo qual è il significato di questo termine. Esso
ha a che fare con la relazione tra le parti in quanto estese. Ma richiede la
considerazione dell’atto e la potenza. Aristotele, nei libri V e VI Fisica
considera che il rapporto fra le parti dell’estensione può essere triplice3 :

Parti consecutive Chiamiamo due realtà consecutive quando non esi-


ste fra di loro “niente dello stesso genere”. Ciò significa che stiamo Due enti sono consecutivi
se fra di loro non esiste
considerando un insieme nel quale possiamo distinguere delle parti o niente dello stesso genere
elementi, tra cui è possibile stabilire un certo ordine: le persone che for-
mano una fila, oppure i mattoni di un muro. La contiguità indica este-
riorità e ordine relativo. Tra due persone che formano una fila non c’è
nessun’altra persona; tra due mattoni consecutivi di un muro non c’è
nessun mattone. La contiguità è ovviamente relativa a ciò che conside-
riamo come elementi dell’insieme (le persone o i mattoni), senza consi-

3
Aristotele, Fisica, V, 3, 226b 34 – 227a 15; VI, 1, 231a 21–26
154 Quantità dimensiva

derare invece altre realtà che possano essere frapposte tra gli elementi:
uno spazio, l’aria, il cemento che separa i mattoni.

Parti contigue Due realtà sono contigue, invece, se fra di loro non
Due enti sono contigui se c’è nessun altra realtà. Possiamo dire che sono contigue se i loro estre-
fra di loro non esiste niente
in assoluto
mi sono in contatto, sono immediati l’una all’altra. Si tratta certamente
di una nozione di esperienza ordinaria o macroscopica. A livello micro-
fisico la nozione di contiguità risulta difficilmente applicabile. Tuttavia
ha un significato sempre valido: si tratta di due realtà diverse e distin-
te attualmente, che dal punto di vista fisico si trovano in uno stretto
contatto.

Parti continue Per ultimo, diciamo che due parti sono continue quan-
do non c’è fra di esse nessun limite reale che le divide; le due parti for-
mano un’unica entità. Possiamo certamente distinguere le parti, ma non
c’è fra di esse una reale separazione. In altre parole, la loro separazione
o divisione non è attuale, ma soltanto potenziale.

(i) (ii) (iii)

Figura 12.2: Parti consecutive (i), contigue (ii) e continue (iii)

Arriviamo così a poter definire la continuità: è continuo ciò che è


Due realtà sono continue indiviso in atto ma diviso in potenza. Questo permette comprendere in
se sono divise in potenza
ma indivise in atto
quale modo sia compatibile l’unità con la molteplicità: si tratta di una
unità attuale, nella quale si dà però una molteplicità potenziale.
Queste considerazioni si riferiscono propriamente ai corpi materia-
li realmente esistenti: possiamo parlare di “corpi” consecutivi o conti-
gui, mentre possiamo affermare che un corpo particolare è “continuo”,
perché unitario e non formato da altri corpi più o meno separati. Ma in
questo ultimo caso possiamo certamente considerare le parti di cui è for-
mato, e dovremo riconoscere che sono parti reali, anche se non separate;
cioè, non sono attualmente separate, anche se lo sono potenzialmente.
Ogni corpo materiale è potenzialmente divisibile nelle sue parti, anche
se talvolta la divisione non sarà realmente possibile per cause fisiche.

12.3.3 Continuità della quantità dimensiva


Le riflessioni precedenti ci possono aiutare a comprendere meglio la
Le parti della quantità natura della quantità dimensiva o estensione. Possiamo affermare che la
dimensiva sono divise solo
potenzialmente
sua caratteristica fondamentale è quella di essere continua. Le “partes
extra partes” che caratterizzano l’estensione devono essere comprese
come parti continue, che possono dare origine ad una divisione attuale,
12.3. Quantità e continuità 155

e non come una molteplicità di elementi attuali. Sono quindi delle parti
che non si trovano separate, o divise, ma che possono essere divise.
Sono delle parti indivise in atto, ma potenzialmente divisibili.
Risulta così possibile risolvere il problema di Zenone. Se le parti
estese fossero attualmente divise, sarebbe infatti impossibile compren-
dere l’unità di un estensione (il percorso seguito dalla freccia). Prima di
raggiungere una delle parti dovrei aver già raggiunto e superato altri in-
finite parti. Sarebbe come dover salire una scala con un numero infinito
di gradini: prima di raggiungere uno concreto ne avrei dovuto raggiun-
gere e superare infiniti. La soluzione aristotelica sta invece nel notare
l’unità dell’estensione, poiché le parti non sono attuali ma potenziali.
È possibile dimostrare la continuità della quantità dimensiva? Cer-
tamente non in senso proprio: si tratta di un concetto fondamentale che
non può essere “dedotto” da altri più basilari. Tuttavia risulta possibi- Dimostrazione della
continuità della quantità
le dimostrare la continuità della quantità dimensiva (al meno fino a un dimensiva
certo punto) per riduzione all’assurdo.
Infatti, se ci fosse una qualche reale discontinuità nella quantità di-
mensiva, dovremo ammettere che tra due parti dimensive (due parti este-
se) esiste una qualche “cesura” o divisione, che non è a sua volta una
parte dimensiva (é però necessario considerare che ora non ragioniamo
sui corpi estesi, ma sull’estensione in quanto tale).
Questo ci pone davanti a due possibilità:

– che si tratti di una “parte non estesa”: una realtà priva di estensio-
ne; questo implicherebbe l’esistenza di una realtà materiale non
quantitativa o non estesa, il che è contrario alla nostra percezio-
ne fondamentale di ogni sistema naturale come costituito da una
strutturazione spazio-temporale;
– oppure che tra le due parti che stiamo considerando ci sia un
“vuoto ontologico”, un nulla assoluto, il che non è possibile: il
“nulla” non ha esistenza reale.

Potremo tentare di risolverlo con una terza possibilità: la “cesura


o divisione” è a sua volta una parte estesa. Ma allora il problema si
ripresenta nella separazione fra i due estremi di questa nuova parte, e
gli altri due.
Possiamo concludere che dal punto di vista della quantità non si
può dare una mera consecuzione discreta (non continua), e neppure una
contiguità che non sia continua. Soltanto è ammissibile la continuità:
tutte le parti della quantità dimensiva (dell’estensione) sono continue,
senza cesura, divisione o limite alcuno.

12.3.4 Continuità quantitativa ed eterogeneità della


sostanza
Forse è necessario notare ancora che nelle precedenti considerazio-
ni ci siamo riferiti alla quantità dimensiva in quanto tale, non ai corpi
156 Quantità dimensiva

materiali estesi. Se invece consideriamo i corpi reali, risulta evidente


che tra di essi si può dare anche ciò che abbiamo chiamato consecutivi-
tà e contiguità, oltre alla continuità (se si tratta di corpi diversi, però, la
continuità è esclusa, poiché la divisione è attuale e non solo potenzia-
le). L’estensione dei corpi, tuttavia, deve essere necessariamente conti-
nua, sia che consideriamo un corpo singolare, sia che consideriamo un
insieme di corpi.
Allo stesso modo, se consideriamo un corpo concreto, la continuità
della quantità dimensiva non implica la continuità di tutte le altre carat-
La continuità quantitativa è teristiche che lo definiscono. L’estensione continua è compatibile con la
compatibile con la
discontinuità qualitativa
discontinuità a livello qualitativo o ad altri livelli. Si può dare così un’e-
terogeneità nella sostanza: gli organi di un vivente, per esempio, sono
diversi ed eterogenei: sono parti, possiamo dire, qualitativamente diffe-
renziate e separate. Ma sono anche quantitativamente continue: la loro
estensione è necessariamente continua. Qualcosa simile possiamo dire
sui diversi minerali che compongono una roccia, o altri esempi simili.
La distinzione è importante. Quando parleremo di continuità quanti-
tativa non intendiamo negare la diversità fra le parti, e neanche una cer-
ta discontinuità fra i componenti. Si vuole però affermare che sotto tale
discontinuità qualitativa esiste un’attualità determinante dei corpi mate-
riali — l’estensione o quantità dimensiva — che costituisce un modo di
essere (accidentale) caratterizzato dalla continuità.
Dal punto di vista delle scienze sperimentali e matematiche la conti-
nuità della quantità dimensiva è stata costantemente riconosciuta, anche
se alle volte è stata interpretata in modi diversi. Il meccanicismo ve-
niva generalmente associato ad una visione discontinuista della realtà
fisica, di tipo atomista. Ciò però non implica una discontinuità della
quantità dimensiva, che dal punto di vista matematico veniva sempre
presupposta. In alcuni casi (Descartes) materia ed estensione venivano
identificate. Il concetto cartesiano di materia sottile voleva garantire sia
la continuità dell’estensione, sia la possibilità del moto in un universo
meccanico in cui il vuoto non esiste. Nella concezione atomista, invece,
l’estensione è identificata con lo spazio, e resa indipendente dei corpi
materiali, in modo da garantire la sua continuità.
Dal punto di vista matematico le difficoltà inerenti al carattere con-
Il calcolo infinitesimale tinuo dell’estensione e del moto vengono superate grazie allo sviluppo
risolve i problemi
concettuali della continuità
del calcolo infinitesimale, da parte di Isaac Newton (1642–1727) e Gott-
dal punto di vista fried Wilhelm Leibniz (1646–1716). I paradossi di Zenone scompaiono
matematico grazie alla capacità che il calcolo differenziale e integrale ci offre per
manipolare le variazioni continue inerenti al problema del moto. Il cal-
colo infinitesimale presuppone, infatti, la natura continua della quantità
dimensiva, attraverso l’uso di funzioni continue.

12.3.5 Unità sostanziale e continuità dimensiva


La continuità della quantità dimensiva ci permette di comprendere
meglio il problema dell’unità e della molteplicità delle cose materia-
12.4. Altre caratteristiche dell’ente quantificato 157

li. Poiché le dimensioni quantitative sono continue, le parti quantita-


tive o spaziali non debbono essere considerate come parti attuali, ma
potenziali. L’unità della sostanza risulta così garantita.
Conviene però riflettere ora, alla luce di ciò, sui livelli livelli di unità
presenti nei sistemi materiali.
Da quanto abbiamo visto nella prima parte del corso, dobbiamo am-
mettere che ogni ente naturale possiede, anzitutto, un’unità sostanziale:
quella che proviene dall’essere della sostanza, cioè dalla sua propria
forma sostanziale. Ma l’unità sostanziale, come si è visto, ammette tan- Le sostanze spirituali hanno
un grado maggiore di unità
ti gradi diversi. Più perfetta è una sostanza, e più avrà in sé una mag- sostanziale
gior unità. Le sostanze spirituali avranno quindi un’unità maggiore di
quella delle sostanze materiali. Dio possiede la massima unità (“Unus
omnino”).
L’unità delle sostanze materiali sarà di un grado molto minore. È
questa minore unità si manifesta anche nella dipendenza che la loro
unità sostanziale avrà dall’unità dimensiva propria del continuo esteso.
In un certo senso possiamo dire che si tratta del grado minore possi-
bile di unità. Tuttavia, essa è condizione per l’unità sostanziale dei corpi La continuità dimensiva è
condizione dell’unità
materiali. Possiamo ricordare infatti come uno dei criteri di sostanzia- sostanziale dei corpi
lità individuale era la continuità spazio-temporale. La perdita dell’unità materiali
dimensiva implica la perdita della sostanzialità.
Possiamo vedere qui una manifestazione della povertà ontologica
della sostanza materiale. Essa è una, ma divisibile; per il fatto di es-
sere materiale, essa è estesa, ed è quindi una in atto ma molteplice in
potenza. Essa è, da una parte, divisibile, e quindi suscettibile di perde-
re il proprio essere. Ma senza dover ipotizzare la perdita attuale del-
la sua unità, la sostanza materiale estesa possiede già in se stessa una
certa rottura dell’unità: l’unità della sostanza materiale si trova come
“divisa”, “dispersa” nelle sue parti quantitative. Possiamo dire che sia
l’aspetto “potenziale” della materia a conferirle questo particolare stato
ontologico.

12.4 Altre caratteristiche dell’ente quantificato


La continuità è la caratteristica fondamentale dell’estensione, e quin-
di dell’ente quantificato. Dobbiamo però esaminare le altre caratteri-
stiche della quantità dimensiva. Vedremo infatti come esse dipendono
sempre in qualche misura dalla continuità dimensiva.

12.4.1 Divisibilità
Nel cercare di definire la quantità dimensiva si è già fatto accenno
ad una delle sue caratteristiche fondamentali: la divisibilità. Abbiamo
infatti cercato di descrivere la quantità a partire dall’esistenza, in ogni
entità estesa o quantitativa, di parti che “posso esistere separate”, o di
“partes extra partes”. E poi, nel considerare la continuità dell’estensione
158 Quantità dimensiva

si è visto come l’ente esteso è uno in atto ma molteplice in potenza. Esso


è, quindi, divisibile in parti quantitative.
La divisibilità però può essere considerata in due sensi. Da una par-
te, come divisibilità del corpo materiale esteso. Attraverso tale divisione
Divisione del corpo l’ente può diventare molteplice. Tra i corpi non viventi la divisione in
materiale esteso
parti è, si potrebbe dire, un modo particolare di “generazione e corruzio-
ne” all’interno della specie: attraverso la divisione otteniamo più entità
simili. Inoltre, l’analisi chimica (per esempio la divisione della molecola
di acqua negli atomi di ossigeno e idrogeno) produce, allo stesso modo
che la sintesi o combinazione chimica, nuove sostanze. La generazio-
ne per divisione dà anche nei viventi più elementari, come le cellule, le
piante e persino alcuni animali.
Possiamo considerare inoltre la divisibilità in un altro senso: co-
Divisibilità della quantità me divisibilità dell’estensione quantitativa. Si tratta, in questo caso, di
dimensiva o estensione
una nozione in un certo senso astratta: poiché l’estensione non è una
realtà sussistente, ma si dà soltanto nella sostanza, anche la sua divisibi-
lità richiede, perché sia attualmente operata, la divisione della sostanza.
Tuttavia, allo stesso modo che affermiamo che la quantità dimensiva è
un’accidente reale, essa risulta anche realmente divisibile. Si può allora
dire che la divisibilità della quantità dimensiva è principio della divi-
sibilità (fisica) dell’ente materiale. Infatti esso è divisibile perché ma-
teriale ed esteso. Senza questa proprietà non sarebbe possibile dividere
l’ente. Gli enti puramente spirituali, ad esempio, non potranno essere
considerati come divisibili.

Divisibilità infinita dell’estensione Se considerato dal punto di vista


dell’estensione, sarebbe possibile dire che ogni ente materiale è divisibi-
le. Si tratta di una conseguenza necessaria della sua estensione (o quan-
tità dimensiva): esso ha delle parti quantitative potenzialmente separa-
bili, e ciò significa che è divisibile. Tuttavia, è importante nuovamente
considerare la distinzione tra l’ente materiale esteso e l’estensione come
tale.
La divisione dei corpi materiali ha sempre un limite. Non sarà pos-
Anche se il corpo non è sibile dividere fisicamente, né chimicamente, le sostanze elementari. Ad
fisicamente divisibile, esso è
sempre divisibile
esempio, alcune delle particelle elementari, come l’elettrone, forse an-
quantitativamente che il protone, non sono fisicamente divisibili. Tuttavia, anche se es-
so non è più divisibile fisicamente, esso continuerà al essere divisibile
quantitativamente. Cioè, continuerà ad essere un ente esteso, compo-
sto di “partes extra partes”, e quindi potenzialmente divisibile in queste
parti quantitative. Soltanto un ente inesteso sarebbe quantitativamente
indivisibile; ma gli enti materiali sono sempre estesi.
Questo ci permette di concludere che la quantità dimensiva o esten-
La quantità dimensiva è sione è infinitamente divisibile: può sempre essere divisa in parti ulte-
infinitamente divisibile
riormente divisibili. Nella divisione della quantità (altro è nella divi-
sione fisica, come abbiamo appena visto) mai arriveremo a delle parti
indivisibili.
12.4. Altre caratteristiche dell’ente quantificato 159

L’infinita divisibilità della quantità dimensiva procede dal caratte-


re continuo che come si è visto essa possiede. Se nell’estensione fosse Rapporto tra continuità e
infinita divisibilità
possibile determinare delle “parti attuali” realmente esistenti, potremo
ipotizzare che una volta arrivati alla divisione dell’estensione in queste
parti ultime l’estensione non sarebbe più divisibile. Quelle parti sareb-
bero allora forse contigue, ma non propriamente continue. La continuità
invece implica che ogni parte risultante della divisione dell’estensione è
a sua volta estesa (anche se piccola), e quindi anche a sua volta continua:
possiede delle parti potenzialmente divisibili.

Divisibilità e parti della quantità dimensiva Non possiamo arriva-


re, attraverso la divisione del continuo, a delle parti puntuali o inestese.
Ciò darebbe origine ad una specie di “atomismo quantitativo”, secondo Il continuo non è formato
da infinite parti
il quale l’estensione sarebbe costituita da un insieme infinito di enti-
tà basilari (“punti”) che però non sarebbero estesi. Il continuo sarebbe
allora formato da infinite parti, il che ci avvicinerebbe alla posizione
di Zenone. La divisibilità infinita significa, invece, che non c’è limite
(potenziale) alla possibilità di dividere l’estensione. Ma dopo ogni di-
visione il numero di parti risultanti sarà sempre finito (anche se molto
grande), e le parti risultanti saranno sempre estese (anche se molto pic-
cole). Potremo dire quindi, con più precisione, che le parti della quan-
tità dimensiva sono potenzialmente infinite. Si tratta quindi di ciò che
chiameremo un infinito potenziale, non un infinito attuale.
La matematica classica riesce a manipolare il continuo attraverso
il calcolo infinitesimale, appunto sulla presupposizione della continuità Il problema dell’infinito in
matematica
e dell’infinita divisibilità dell’estensione. Tuttavia, nel s. XIX verranno
sviluppati nuovi approcci alla comprensione della quantità dimensiva,
che sollevano nuovamente il problema del continuo, presentando l’e-
stensione come composta da infinite parti. Il problema si collega con
la comprensione della natura del numero e dell’infinito, motivo per la
questione sarà affrontata in un capitolo successivo.
Dal punto di vista filosofico l’impossibilità di concepire l’estensio-
ne come composta da “punti”, cioè da elementi ultimi non estesi, può
essere argomentata in maniera aporetica. Potremo chiederci quale do- Aporia delle parti inestese
vrebbe essere il rapporto quantitativo dei punti di cui la quantità dimen-
siva sarebbe formata. Se essi sono coincidenti, allora il risultato sarebbe
no-esteso. Se invece fossero separati da una certa distanza, sarebbe im-
possibile costruire il continuo. Questo indica che il concetto di “parti
attuali inestese” è in se stesso contraddittorio.

12.4.2 Misurabilità
La conoscenza della quantità avviene principalmente attraverso la
misurazione. Misurare significa conoscere la quantità di qualcosa pa-
ragonandola con altre quantità. Questo è infatti l’unico modo di co- Nozione di misurazione
noscere la quantità, poiché essa non ha altre proprietà o caratteristiche
formali (non è sostanza, né qualità). Posso conoscere la quantità di qual-
160 Quantità dimensiva

cosa soltanto tentando di stabilire un rapporto tra la quantità che voglia-


mo misurare (per esempio, una distanza) e una concreta unità di misura,
che è a sua volta un quantità ben conosciuta: un metro, un miglio...
Il risultato della misura è quindi un rapporto, che possiamo esprime-
La misura esprime re numericamente. La quantità dimensiva (ma anche altri tipi di quan-
numericamente il rapporto
tra due quantità
tità, secondo lo schema che abbiamo visto precedentemente) ammette
un più e un meno, e da origine a relazioni quantitative come maggiore,
uguale o minore. La ragione ultima di ciò sta nella divisibilità in parti,
che implicano una molteplicità numerabile, ma allo stesso tempo una
relazione numerica tra le diverse parti e insiemi.
Soltanto ciò che è quantitativo può essere direttamente numerato o
misurato, poiché soltanto in questo caso risulta possibile stabilire una re-
lazione fra le diverse grandezze. Questo è il caso dell’estensione (nelle
sue diverse dimensioni), il tempo, la molteplicità. Alcune proprietà qua-
litative potranno essere anche sottoposte a misurazione in quanto sono
delle proprietà additive o meccaniche, in qualche modo riducibili a no-
zioni estese. Un chiaro esempio è la massa di un corpo. Altre invece, in
quanto che ammettono una certa quantità intensiva, potranno essere mi-
surate in modo indiretto, per esempio attraverso dei i loro effetti. Questo
punto sarà considerato in particolare nello studio delle qualità.
Possiamo considerare alcune caratteristiche della misurabilità:

– L’unità di misura è sempre una parte della quantità che si desidera


misurare. Non è quindi una misura assoluta, ma sempre relativa:
l’estensione viene misurata dall’estensione, il tempo dal tempo.
– L’unità di misura è in se stessa convenzionale. Misuriamo in rela-
zione ad una quantità scelta arbitrariamente: possiamo scegliere
come unità di distanza il centimetro, oppure il pollice, e non c’è
nessun motivo per cui un’unita possa essere preferita ad un’altra,
tranne ché ragioni di consuetudine, o di comodità.
– Deve ricordarsi sempre che la misura è, in se stessa, un modo
di conoscere la quantità. Molto spesso la quantità misurata vie-
ne confusa o identificata con la sua misura. Anche se general-
mente ciò non dovrebbe occasionare nessuna confusione, talvol-
ta può essere necessario tenere presente tale distinzione. Nella
scienza sperimentale l’uso sistematico delle unità di misura e del-
le “dimensioni” fa si che non possano sorgere conflitti, ma a li-
vello intuitivo talvolta è necessario ricordarlo, per evitare delle
confusioni importanti.
– Il risultato della misurazione viene sempre espresso in numeri.
Per questo motivo l’uso della matematica nella scienza sperimen-
tale risulta sempre necessario.
12.4. Altre caratteristiche dell’ente quantificato 161

12.4.3 Individualità
Come si è già considerato, la materia prima è, nella filosofia ari-
stotelica, principio di individuazione degli enti corporei. La forma so-
stanziale, principio che determina il modo di essere specifico di ogni
sostanza, è di per sé universale. L’ente concreto è individuale perché la
forma è ricevuta nella potenzialità della materia prima. Tuttavia, è ovvio
che il concetto di materia prima, pura potenzialità, non basta per com-
prendere l’individualità. La materia prima non può essere considerata La materia quantitate
signata come principio di
come principio attivo o “causa” dell’individuazione dell’ente corporeo. individuazione
Così, la filosofia scolastica identifica il principio di individuazione, in
senso proprio e immediato nella materia quantitate signata, cioè nella
materia in quanto determinata dalla quantità dimensiva.
L’esame ora fatto della quantità dimensiva può consentire di appro-
fondire il ruolo attribuito alla quantità nel principio di individuazione.
Possiamo definire l’individuo come ciò che è indiviso in sé e diviso dagli
altri, cioè quello che si distingue dalle altre realtà, dalle quali è separato,
mentre possiede un’unità interna, propria. Il principio di individuazio-
ne degli enti materiali sarà quindi ciò da cui dipende la separazione o
divisione tra gli enti, e che permette allo stesso tempo che ogni ente
possa essere considerato come indiviso. La quantità dimensiva, infatti, La divisione potenziale
operata dalla quantità
ha queste due caratteristiche. Ciò che è proprio della quantità dimensiva dimensiva è la radice
è l’avere “partes extra partes”, parti potenzialmente divise, che possono dell’individuazione degli enti
quindi essere separate. D’altra parte, la continuità rende attualmente “in- materiali

divisa” ogni parte della quantità, e rende quindi possibile che il soggetto
esteso sia anche indiviso.
Possiamo dire quindi che la materia prima è principio d’individua-
zione, benché la causa di tale individuazione si trovi sempre nella forma,
che dà l’essere alla materia e alla sostanza, l’individuazione è resa pos-
sibile proprio dall’individualità delle parti quantitative o dimensive in
cui la materia viene attualizzata.

12.4.4 Dimensionalità
Finora abbiamo usato indistintamente i termini “estensione”, “quan-
tità estesa” o “quantità dimensiva”. Ciò è dovuto al fatto che l’estensio-
ne si manifesta anzitutto attraverso ciò che chiamiamo le dimensioni dei
sistemi materiali. Infatti, ricordiamo anche come Tommaso d’Aquino
definiva il corpo, inteso come sostanza materiale, come ciò che ha tre
dimensioni4 .
Si tratta ovviamente di una caratterizzazione fondamentale di ciò
che denominiamo estensione: l’avere lunghezza, larghezza, profondi-
tà. . . Possiamo tuttavia tentare di analizzare lo stesso concetto di dimen- Nozione di “dimensione”
sione, cercando di comprendere meglio così la natura dell’estensione.

4
«Corpus enim, secundum quod est in genere substantiae, dicitur ex eo quod habet
talem naturam, ut in eo possint designari tres dimensiones; ipsae enim tres dimensiones
designatae sunt corpus, quod est in genere quantitatis» De ente et essentia c. 1.
162 Quantità dimensiva

In una prima accezione, legata alla nostra esperienza comune, pos-


siamo definire una dimensione come una certa “direzione”, e la tridi-
mensionalità sembra quindi far riferimento al fatto che la realtà mate-
riale sembra presentare tre direzioni fondamentali o indipendenti. Nel-
l’esperienza comune questa nozione proviene certamente di quella di
movimento verso qualcosa; è quindi relativa al luogo, e in definitiva al-
la quantità estesa. Ma risulta chiaro che l’idea di “indipendenza” delle
tre dimensioni può essere ancora considerata in relazione a concetti più
basilari di tipo matematico.
Le dimensioni come Possiamo ricorrere ad esempio al concetto di limite e divisione. Il
conseguenza della divisibilità
punto è inesteso, e quindi senza dimensioni (era questa appunto la pri-
ma definizione degli Elementi di Euclide). Non può quindi essere diviso.
Se consideriamo invece una linea ci accorgiamo che essa ammette la di-
visione. Ma una volta effettuata tale divisione non possiamo procedere
ulteriormente: il suo limite è il punto, che ormai risulta indivisibile. Per
questo motivo affermiamo che la linea è unidimensionale. Una superfi-
cie, invece, ammette due successive divisioni, essendo quindi chiamata
bidimensionale. Il volume invece ne ammette tre, e per ciò affermiamo
che è tridimensionale.
Possiamo allora dire che la tridimensionalità significa che il conti-
nuo quantitativo degli enti reali ammette soltanto tre successive divisio-
ni prima di ottenere come limite un punto indivisibile.
Dal punto di vista della matematica, è possibile esprimere la tri-
dimensionalità dell’estensione anche considerando che ogni elemento
del continuo esteso può essere descritto per mezzo di tre parametri nu-
La dimensionalità nella merici. Nella geometria analitica, introdotta da Cartesio, le dimensioni
geometria analitica
vengono rappresentate attraverso le coordinate chiamate, appunto, “car-
tesiane”: tre assi in direzioni ortogonali. Le coordinate cartesiane ren-
dono esplicita la derivazione della tridimensionalità appena presentata.
Non sono, tuttavia, l’unica parametrizzazione possibile dell’estensio-
ne. Invece dalle coordinate cartesiane (x, y, x) è possibile utilizzare, ad
esempio, delle coordinate polari (r, ρ, θ).

(x, y, z) (r, ρ, θ)
r
θ

y ρ

Figura 12.3: Coordinate cartesiane e coordinate polari

Una caratteristica della dimensionalità dell’estensione quantitativa


12.4. Altre caratteristiche dell’ente quantificato 163

sembra essere l’apparente omogeneità delle tre dimensioni. Anche se


nell’esperienza comune esse si presentano come chiaramente differen-
ziate, ciò è dovuto al fatto che descriviamo le dimensioni dei sistemi ma-
teriali in relazione alla nostra situazione fisica nel mondo. Ad esempio, Omegeneità delle
dimensioni dell’estensione
le relazioni sotto/sopra dipendono dal nostro habitat geografico con-
creto sulla Terra: l’attrazione gravitazionale distingue i due sensi della
direzione verticale. Anche se nelle nozioni cosmologiche antiche sem-
brava avere una qualche oggettività propria, essa veniva sempre riferita
al centro della Terra (identificato con il centro del mondo). Le relazioni
davanti/dietro, d’altra parte, fanno riferimento al senso di movimento
di un organismo vivente, e quindi sono relative alla nostra costituzione
organica. La terza dimensione invece, destra/sinistra, anche se riflette la
simmetria bilaterale del corpo umano, non sembrava avere una valenza
particolare di tipo fisico. Ci sono tuttavia dei fenomeni fisici in cui i due
sensi sembrano manifestare anche una certa distinzione, legata alla “chi-
ralità” di alcune leggi naturali nelle quali in senso “destrogiro” appare
diverso del senso “levogiro” (in particolare, la cosiddetta “violazione
della parità” delle interazioni nucleari deboli).

12.4.5 Proprietà geometriche


Concludiamo l’esame delle caratteristiche della quantità dimensiva
considerando alcune altre caratteristiche che possiamo chiamare “geo-
metriche”. In realtà si tratta di caratteristiche che riguardano anche qual-
che aspetto formale dei corpi estesi, ma danno origine a delle nozioni
che possiedono un aspetto principalmente geometrico.

Delimitazione La quantità dimensiva implica necessariamente una cer-


ta finitezza. Ciò significa che ogni corpo possiede un termine della pro-
pria estensione, entrando allora in contatto con altri corpi: un limite.
Ogni corpo esteso è quindi un corpo delimitato.
I limiti dei corpi naturali possono risultare a volte difficili da cono-
scere con precisione. La conoscenza spontanea può a volte idealizzare
il limite dei corpi naturali, e considerarlo come una realtà in se stessa:
una “superficie” o un’entità geometrica ben definita e perfettamente de-
limitata. L’esperienza scientifica ci indica oggi che tale precisione è il
più delle volte ideale. A livello atomico il limite appare oggi come una
regione in cui non è possibile conoscere altro che una certa probabili-
tà. Si trova inoltre soggetta a dinamismi e interazioni che la renderanno
sempre mutevole e variabili. Ciò ha comunque poca rilevanza dal punto
di vista dell’esperienza quotidiana, dove i corpi si presentano, in molti
casi, come ben delimitati.
È importante tener presente la distinzione tra “parte” dell’estensione
e “limite”. Il limite non è una parte, cioè non costituisce a sua volta una
realtà estesa, ma soltanto un aspetto formale di tipo geometrico. Esso
può essere a volte idealizzato in una figura precisa e determinata. Nella
realtà però può essere un limite di grande complessità e variabile.
164 Quantità dimensiva

Figurabilità Si tratta di una conseguenza della delimitazione dal pun-


to di vista della nostra conoscenza. Il limite di un corpo può essere visto
come una determinazione accidentale del corpo, che denominiamo fi-
gura. Come abbiamo appena ricordato, dal punto di vista empirico si
tratta di un’astrazione geometrica, attraverso la quale rappresentiamo la
delimitazione di un sistema. Dal punto di vista filosofico possiamo dire
che si tratta di una sua determinazione accidentale, anche in questo caso
non necessariamente esatta né stabile.

Relazioni di ordine L’insieme di relazioni che possono essere stabi-


lite fra le parti di un tutto quantitativo è ciò che conosciamo come “or-
dine”. Le relazioni procedenti dall’ordine fra le parti quantitative della
realtà sono assai numerose: si riferiscono alla distanza, alla posizione,
al contatto, e così via.
Si tratta di relazioni, e quindi non possiedono in nessun caso un va-
lore intrinseco in relazione alle sostanze né alle loro parti. In assenza
di altre parti con cui stabilire una relazione, non avranno nessun valo-
re. Tra gli errori più frequenti nella comprensione della natura si trova
appunto quello di interpretare le relazioni di ordine come caratteristiche
intrinseche de corpi. Esamineremo più avanti un caso particolarmente
importante: le relazioni spaziali e temporali.