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Capitolo 11

Le proprietà dei sistemi naturali

N ella prima parte del corso abbiamo considerato i sistemi e i pro-


cessi naturali da un punto di vista generale. Abbiamo tentato
così di comprendere la dimensione essenziale delle realtà naturali: che
cosa dobbiamo intendere per “sostanza materiale”, quale sia la causa
del suo carattere sostanziale, come si ordinano e compongono i sistemi
naturali, quale sia la radice della loro intelligibilità. In questa seconda
parte del corso ci occuperemo invece delle caratteristiche particolari dei
sistemi naturali, cioè delle loro proprietà. In termini della filosofia clas-
sica, studieremo ora gli aspetti accidentali della sostanza: spazio, tempo,
estensione, qualità, azione, ecc.

11.1 Le determinazioni accidentali della sostanza


Il mondo fisico, costituito da sistemi e processi naturali, si presenta
alla nostra esperienza come una realtà complessa. I molteplici sistemi Esperienza della
complessità: sistemi e
di cui il mondo è formato si presentano composti di parti o elementi; proprietà
ma inoltre, sia i sistemi che le loro parti presentano delle caratteristiche,
aspetti o proprietà, che, da una parte, servono a differenziarli fra di loro,
e dall’altra, li rendono da noi conoscibili. Possiamo identificare e com-
prendere i processi naturali osservando come mutano appunto queste
caratteristiche e aspetti dei diversi sistemi.
Questa esperienza, fondamentale ad ogni livello della nostra cono-
scenza, è all’origine delle nozioni di sostanza e accidente, necessarie
per comprendere nella riflessione filosofica la realtà materiale. La so- Composizione di sostanza
e accidente
stanza indica il soggetto o realtà essenziale delle cose, ciò che identifi-
chiamo come un “sistema naturale” in senso primario e fondamentale.
Abbiamo visto come essa indica da una parte l’essenza di ogni realtà
(“ciò che la cosa è”), e dall’altra, il soggetto reale e sussistente (“ciò
che è in se e non in altro”). Allo stesso tempo, la sostanza appare co-
me sostrato degli accidenti. Chiamiamo accidenti a ciò che “accade al-
la sostanza”: quelle caratteristiche della realtà che non appaiono come
“soggetti” completi, ma come aspetti che determinano la sostanza.

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136 Le proprietà dei sistemi naturali

L’accidente, modo di essere reale ma analogico Per Aristotele la di-


stinzione tra sostanza e accidente è conseguenza dell’analogia dell’ente.
La sua nota affermazione, “l’ente si dice in molti modi”, può essere ap-
plicata alle diverse “categorie” o predicamenti dell’ente: “l’ente (...) da
una parte significa l’essenza e sostanza, dall’altra il quale, il quanto e
ciascuno degli altri predicamenti”1 . Aristotele si oppone così, in primo
luogo, al monismo di Parmenide, per il quale “l’essere” poteva signifi-
Gli accidenti come modalità care soltanto “l’essere pieno e totale”. Aristotele riconosce invece come
reale di essere
possiamo applicare la nozione di ente sia ai soggetti completi e sus-
sistenti (un animale, per esempio), sia anche alle realtà che possiamo
predicare dei soggetti: la grandezza, il colore, la figura, ecc.
Allo stesso tempo la nozione aristotelica si distingue di un certo
platonismo esagerato, per il quale queste caratteristiche, in quanto cor-
rispondenti ad un “idea” potevano essere considerate come realtà piene,
L’accidente, entità allo stesso titolo della sostanza. Questa “sostantificazione”, in qualche
incompleta, non sostanziale
modo già presente nel pitagorismo e nel platonismo, diventerà esplicita
nel pensiero moderno, in cui le proprietà dei sistemi materiale verran-
no considerate, in alcuni casi, come realtà in sé: lo spazio, il tempo,
l’energia, ecc.
Nella visione aristotelica l’accidente poteva essere definito, come si
è già visto, come “ciò che è in altro”, cioè nella sostanza. Non è quindi
ente in senso pieno: soltanto la sostanza è propriamente ente in senso
pieno, cioè soggetto reale e sussistente. L’accidente può essere chiamato
ente in senso derivato, perché “partecipa” dell’essere della sostanza, in
quanto esso “accade” alla sostanza. La grandezza o la figura è un ente
reale (accidentale), in quanto la sostanza (un animale, un corpo) ha una
grandezza e una figura. La grandezza o la figura può essere considerata
in astratto (appunto come “grandezza” o “figura”), ma non esiste nella
realtà in quanto tale grandezza o tale figura, ma soltanto come “animale
grande” o come “corpo figurato”.

Distinzione reale tra sostanza e accidente Si può tuttavia parlare di


una distinzione reale tra la sostanza e gli accidenti. L’accidente si di-
stingue dalla sostanza, altrimenti si ricadrebbe nel monismo parmeni-
Sostanza e accidenti si deo. L’esperienza ci mostra invece come esista una distinzione reale, per
distinguono realmente
esempio attraverso l’esperienza del cambiamento accidentale. Un cor-
po può modificare le sue caratteristiche accidentali (grandezza, colore,
figura. . . ), mentre non può modificare la propria essenza.
Si tratta però di una distinzione diversa da quella che si dà tra due
soggetti reali, “tra cosa e cosa” (distinctio inter rem et rem). È invece
L’accidente si relaziona alla una distinzione tra atto e potenza. L’accidente costituisce una determi-
sostanza come l’atto alla
potenza
nazione della sostanza (grande o piccola, con queste o quelle proprietà),
e quindi rappresenta un certo atto che perfeziona (accidentalmente) la
sostanza. Da parte sua, la sostanza appare come il soggetto potenziale in
cui l’atto accidentale si dà. La sostanza ha la capacità di possedere certe

1
Aristotele, Metafisica, VII, 1, 1028a 10-13.
11.1. Le determinazioni accidentali della sostanza 137

caratteristiche accidentali, che possono essere o no attualizzate: un co-


lore o un odore, una particolare figura geometrica, durezza, elasticità,
ecc.
Gli esempi precedenti vengono presi dall’esperienza ordinaria, e
quindi si riferiscono a proprietà o aspetti accidentali sensibili. Ma se
consideriamo l’esperienza scientifica a livelli lontani dall’esperienza or-
dinaria (fisico-chimica o biologica, per esempio) la situazione è del tutto
simile, anche se le caratteristiche da considerare saranno altre. Una par-
ticola fisica può essere dotata di una velocità o accelerazione, essere in
una posizione o in un’altra. Il valore che le proprietà dei corpi assumono
in ogni momento, determinando il suo stato, sono determinazioni parti-
colari, e hanno quindi un carattere attuale; il sistema è invece il soggetto
capace di essere determinato, e quindi potenziale.

Proprietà necessarie e accidenti separabili È facile comprendere,


però, che le determinazioni accidentali possono avere diverso valore in
relazione alla sostanza. Aristotele distingue tra ciò che la sostanza ha
“come proprio” (καθ΄ αØτό) e ciò che ha “accidentalmente” (κατ¦ συµ-
βεβηκός). Nel primo caso parliamo di proprietà necessarie o accidenti Proprietà necessarie
propri delle cose: sono quelle caratteristiche che senza identificarsi con
l’essenza, sono necessarie per la sostanza. Questo è il caso, per esempio,
della massa o della carica elettrica di un elettrone, delle proprietà chimi-
che fondamentali di ogni sostanza (valenza, affinità chimica, ecc.), o di
alcune proprietà dei sistemi organici: il loro particolare tipo di metaboli-
smo, di riproduzione, ecc. Nessuna di queste proprietà esprime comple-
tamente l’essenza di questi sistemi, ma sono proprietà necessarie perché
essa sia specificamente tale sostanza.
Non tutti gli accidenti, però, presentano tale necessità. Altre caratte-
ristiche delle sostanze si presentano invece come contingenti e variabili.
Possiamo allora parlare di accidenti separabili. Questo è il caso, per Accidenti separabili
esempio, della posizione di una particella, il livello energetico dell’e-
lettrone, o le dimensioni esatte di un organismo. Queste sono caratteri-
stiche variabili, diverse da un individuo ad altro, e mutevoli nel tempo.
Non sono “proprietà” in senso stretto o etimologico: non sono aspetti
“propri” della sostanza in modo necessario. Possiamo tuttavia chiamar-
le “proprietà” in senso ampio, e questo è l’uso abituale di questo termine
nella scienza attuale.

L’unione tra sostanza e accidente Da quanto si è detto dovrebbe ap-


parire in modo chiaro l’unità reale tra sostanza e accidente. Anche se tra
di essi esiste una distinzione reale, essa non è, come si è detto, una di-
stinzione inter rem et rem, bensì tra due aspetti della realtà. Come nel ca- Ciò che esiste realmente è
il composto di sostanza e
so della composizione ilemorfica, anche nella composizione di sostanza accidente
e accidente soltanto il composto ha esistenza reale. Possiamo attribuire
tale esistenza alla sostanza, sempre però che consideriamo questa come
138 Le proprietà dei sistemi naturali

la sostanza individuale concreta, includendo tutte le sue determinazioni


accidentali.
Sostanza e accidente sono quindi inseparabili. L’accidente esiste
soltanto nella sostanza; la sostanza, che esiste “in se” (è sussistente),
esiste soltanto determinata dalle sue proprietà e dai suoi accidenti con-
tingenti e separabili. La sostanza considerata come “distinta degli acci-
denti” è quindi soltanto un’astrazione.

La conoscenza della sostanza e degli accidenti Non sarebbe possibi-


le ottenere una comprensione adeguata delle proprietà dei sistemi natu-
Non si deve perdere di rali se si dimentica il loro rapporto con la sostanza. Affrontare lo studio
vista il rapporto degli
accidenti alla sostanza
dello spazio, per esempio, come esso costituisse una realtà indipendente
in se stesso, come si è fatto a volte nella storia della filosofia, potrebbe
impedire una corretta comprensione del suo significato all’interno della
natura.
Gli accidenti aiutano a Ma il ragionamento opposto è anche vero. Cercando di comprendere
conoscere la sostanza
meglio la realtà e il significato degli aspetti accidentali o proprietà dei
sistemi naturali, si cerca anzitutto di capire meglio la stessa sostanza.
Non è possibile capire la sostanza materiale senza cercare di cogliere il
significato dei suoi aspetti accidentali.

11.2 Lo studio delle proprietà naturali nella


filosofia e nella scienza
Le ultime considerazioni hanno particolare importanza per quanto
riguarda lo studio delle proprietà dei sistemi fisici nella filosofia della
natura. Le diverse scienze sperimentali studiano con particolare atten-
zione le diverse proprietà dei sistemi naturali: dimensioni quantitative,
misurazioni spaziali e temporali, determinazione delle diverse proprietà
sensibile dei corpi, come la massa, le proprietà termiche o elettroma-
gnetiche, proprietà chimiche, ecc. Si pone nuovamente il problema, già
apparso da un punto di vista generale all’inizio del corso, del rapporto
tra la conoscenza filosofica e la conoscenza scientifica delle proprietà
naturali.

Il ruolo della conoscenza scientifica delle proprietà naturali nella


filosofia Sembra evidente, da una parte, che la filosofia della natura
dovrà tener conto di ciò che le scienze sperimentali ottengono, ad esem-
Le scienze studiano le pio, sulla natura dello spazio e del tempo (matematica, fisica, cosmo-
proprietà dei sistemi naturali
logia), sulle proprietà sensibili dei corpi (fisiologia della sensazione),
sulle proprietà strutturali della materia (fisico-chimica).
Ci sarebbe allora la possibilità di considerare sufficiente lo studio
dell’uso che la scienza fa di queste proprietà, senza cercare una mag-
gior comprensione del loro significato e del loro rapporto con i sistemi
naturali.
11.2. Lo studio delle proprietà naturali nella filosofia e nella scienza 139

Si tratta di una posizione molto frequente nella considerazione filo-


sofica della natura. È importante, tuttavia, notare che questa posizione
non risulta sufficiente. Ciò richiede riflettere sul ruolo che nella scienza La riflessione filosofica sugli
accidenti è anche necessaria
hanno le proprietà dei sistemi naturali, e in quale modo esse collega-
no l’esperienza con la teoria scientifica. Anche se non risulta possibile
esaminare ora in profondità la questione del metodo della scienza, è
necessario fare almeno qualche cenno.

Il ruolo delle proprietà naturali nella teoria scientifica Come ope-


ra la scienza? Una delle sue caratteristiche essenziali, così come oggi
la comprendiamo, è quella di avere come base l’esperienza. Le cono-
scenze “scientifiche” (leggi e teorie) debbono essere in qualche modo
controllate nell’esperienza. Nei momenti iniziali della scienza si è pen- Le teorie scientifiche si
fondano sull’esperienza
sato spesso che di fatto, leggi e teorie venivano direttamente ricavate delle proprietà
dall’esperienza: essa indurrebbe in noi dei chiari concetti scientifici,
quantitativi e misurabili, detti grandezze, attraverso i quali sarebbero
espresse le diverse proprietà del mondo materiale: spazio, tempo, mas-
sa, temperatura, ecc., e ci consentirebbe di scoprire le relazioni esistenti
fra le diverse grandezze, che generalizzate costituirebbero appunto le
leggi della natura.
Ora, l’evoluzione della scienza nell’ultimo secolo ha chiaramente
mostrato l’ingenuità di tale immagine. Le rivoluzioni scientifiche (in La scienza “interpreta” le
proprietà dei sistemi
particolare la relatività e la meccanica quantistica, ma pure altre ancora)
hanno costituito delle vere e proprie rivoluzioni concettuali: non sono
soltanto le “leggi” che hanno cambiato, ma anzitutto gli stessi concet-
ti su cui si pensava che esse si fondassero in maniera diretta e imme-
diata. È stato proprio l’abbandono dei concetti di spazio e tempo usati
dalla fisica newtoniana, ad esempio, a consentire ad Albert Einstein di
formulare la teoria speciale della relatività.
Qual è allora il valore dei concetti su cui leggi e teorie scientifi-
che vengono formulate? Certamente essi procedono in qualche modo
dall’esperienza, e si spera siano in grado di rispecchiarla in maniera
sufficientemente corretta. Ma la scienza, anche se vorrebbe certamente
arrivarci, non è in grado di assicurare tale corrispondenza. Deve invece
riconoscere che questi concetti sono, almeno inizialmente, risultato di
una costruzione interna alla teoria.
Vediamo un caso concreto. Quando Newton ha definito lo spazio
e il tempo come entità assolute, indipendenti da ogni altra realtà, egli
tentava senz’altro di “cogliere” ciò che realmente sono queste due di-
mensioni della realtà materiale. Tuttavia tale formulazione dipendeva
della sua particolare visione del mondo fisico, che egli concepiva co-
me presente in un ricettacolo senza origine né fine, in cui ogni entità si
trova ed evolve. Si tratta, in definitiva, di qualcosa simile al “vuoto” di
Democrito, condizione per il moto degli atomi. Inversamente, Einstein
considererà spazio e tempo soltanto come misure relative fra i sistemi
fisici. Non avrà l’esigenza di considerarli come realtà a sé, ritenendo in-
140 Le proprietà dei sistemi naturali

vece che sia sufficiente considerale come misure. Siamo così di fronte a
due “costruzioni” diverse delle nozioni di spazio e tempo.
La riflessione filosofica non può limitarsi a dar notizia dei concet-
La filosofia deve riflettere ti della scienza che cercano di rappresentare le proprietà della natura,
sul senso delle proprietà in
relazione alla sostanza
ma dovrà riflettere su di esse, cercando di andare oltre. Non certamente
per dare un’altra formulazione, in concorrenza con quelle già propo-
ste dalla scienza, ma per capire il valore delle diverse “costruzioni” e il
significato di queste proprietà.

11.3 Diversi schemi classificatori delle proprietà


dei sistemi naturali
La grande molteplicità di aspetti e proprietà delle cose, che ci por-
tava a riconoscere la nostra esperienza fondamentale del mondo fisico
come l’esperienza di una molteplicità, anche se dotata di unità, rende
impossibile dare un elenco esaustivo degli accidenti della sostanza na-
turale. È possibile tuttavia stabilire delle classificazione nei generi o tipi
principali di accidenti. Queste classificazioni, tuttavia dipenderanno del
contesto in cui vengono elaborate. Le proprietà e caratteristiche rile-
vanti per la nostra conoscenza dei sistemi naturali dipenderà, infatti, di
quale sia l’ambito dell’esperienza preso in considerazione: l’esperienza
ordinaria, un particolare tipo di indagine scientifica, ecc.
Considereremo ora tre classificazioni o sistematizzazioni diverse
delle categorie accidentali: quella aristotelica, quella offerta solitamente
dalla filosofia moderna, e quella utilizzata generalmente nella scienza
attuale.

11.3.1 Le categorie accidentali di Aristotele


Il quadro aristotelico degli accidenti dipende fondamentalmente dal-
l’esperienza ordinaria della realtà fisica: stabilisce quindi una classifica-
zione degli accidenti in relazione agli aspetti più comuni della nostra
esperienza e uso delle cose materiali.
È utile tener presente, d’altra parte, che Aristotele presenta gli acci-
denti del mondo naturale all’interno di un contesto che oggi potremmo
Le categorie o predicamenti chiamare “linguistico”. Egli tenta di presentare le categorie, cioè i modi
di predicazione che possiamo utilizzare. Quando nel nostro discorso ci
riferiamo ad una realtà, possiamo riferirci ad essa come ad una sostan-
za (e questa sarà la prima categoria, quella sostanziale), oppure come a
qualcosa che senza essere sostanza è un aspetto di una sostanza. Elenca
così le nove categorie accidentali:

– quantità: possiamo dire di qualcosa che è molto o poco, gran-


de o piccolo, attribuendo ad essa quindi un certo aspetto quan-
titativo. L’estensione e il numero sono due aspetti fondamentali
dell’accidente quantità.
11.3. Diversi schemi classificatori delle proprietà dei sistemi naturali 141

– qualità: le cose presentano numerose qualità: aspetti intrinseci


che ci descrivono come la cosa è. Tutte le proprietà di tipo sensi-
bile, come i colori, l’aspetto tattile, ecc., come anche tutte le di-
verse proprietà fisico-chimiche, possono essere considerate come
aspetti qualitativi.
– azione: le realtà naturali hanno delle potenzialità attive: la ca-
pacità di agire in un modo determinato, muoversi, esercitare un
influsso su un altro corpo, ecc. Nel mondo della vita esse pos-
sono essere complesse; nel mondo inanimato esse corrispondono
fondamentalmente alle proprietà attive fisico-chimiche.
– passione: allo stesso modo le cose naturali hanno delle potenziali-
tà passive: la capacità di subire o ricevere l’influsso di altri corpi.
Questo è l’aspetto che possiamo chiamare “passione”
– relazione: tra le realtà fisiche possono stabilirsi numerose rela-
zioni, a volte di tipo geometrico o meccanico, altre volte di tipo
intrinseco, come ad esempio l’essere vicino a, relazioni di origine,
ecc.
– luogo: (lat. ubi) una delle relazioni principali dei corpi naturali
riguarda la loro natura quantitativa o estesa. Per questo motivo i
corpi sono in un qualche luogo. Anche se questo accidente sarà
studiato più avanti, è utile notare che per questo motivo il luo-
go non va semplicemente confuso o identificato con lo spazio; il
luogo dice riferimento ad altri corpi e alla loro posizione.
– tempo: (lat. quando) nell’accezione aristotelica, il tempo o quan-
do è il riferimento temporale in relazione ad altri corpi o eventi.
– posizione: (lat. situs) si riferisce alla disposizione tra le parti di un
corpo (seduto, in piede, verticale, ecc.)
– abito: riguarda ciò che viene posseduto da un corpo. Ovviamente
trova applicazione principalmente negli esseri viventi.

Il quadro aristotelico degli accidenti può sembrare oggi poco adatto


per descrivere la natura dal punto di vista scientifico. Infatti, bisogna
ricordare che si tratta di una descrizione degli aspetti delle cose naturali
utile principalmente nel contesto dell’esperienza ordinaria.

11.3.2 Qualità primarie e secondarie nella filosofia


moderna
A partire dalla rivoluzione scientifica dei ss. XVI-XVII la visione
della natura subisce un notevole cambiamento. La comprensione aristo-
telica della realtà naturale lascia il passo, in molti pensatori, sia scienzia-
ti che filosofi, ad una descrizione nuova della natura: una descrizione di
tipo fondamentalmente meccanicista. In questa prospettiva gli acciden-
ti vengono generalmente suddivisi in due gruppi fondamentali: qualità
primarie e qualità secondarie. È importante avvertire che ora “qualità”
142 Le proprietà dei sistemi naturali

non ha più il senso che possedeva nella filosofia aristotelica; viene usa-
ta piuttosto in un senso molto più generale, come “proprietà” (potremo
parlare dunque di “proprietà primarie” e “proprietà secondarie”).
Le qualità primarie saranno tutte le proprietà di tipo quantitativo,
cioè tutte le proprietà che possono essere misurate, a cominciare dalle
Qualità primarie: aspetti nozioni di spazio e tempo. Qui c’è già una differenza: non parleremo più
quantitativi della realtà
di luogo e quando ma di spazio e tempo. A partire da Cartesio abbiamo
a nostra disposizione un modo chiaro di misurare lo spazio: la geome-
tria analitica, che attraverso delle coordinate mi permette di attribuire
con esattezza un valore ad ogni punto dello spazio. E qualcosa simile
accade con il tempo: il tempo non sarà il semplice “quando” (domani,
ieri, fra tre ore), ma un tempo anch’esso quantificato, inteso come una
dimensione temporale che ci consente di attribuire un valore preciso ad
ogni istante.
Oltre allo spazio e il tempo rientrano tutte le altre proprietà che
sono misurabili: proprietà come peso, massa, movimento, figura... so-
no aspetti geometrici che posso misurare e ridurre ad una funzione
matematica.
Quali siano le qualità primarie dipende in un certo senso da ogni
autore. Inizialmente soltanto spazio, tempo e alcune altre poche pro-
prietà, come la massa, venivano accettate come le autentiche proprietà
fondamentali della realtà. Poi, la scoperta di nuove proprietà porterà ad
allargare l’ambito delle qualità primarie.
Le qualità secondarie sono invece tutte le altre caratteristiche di
Qualità secondarie: aspetti tipo sensibile: tutto ciò che percepiamo con i sensi, come ad esempio, il
sensibili
colore, il sapore, la durezza, ecc.
Nella filosofia moderna questa classificazione va accompagnata da
una tesi molto importante. Si ritiene che le qualità primarie siano rea-
li, siano le autentiche proprietà delle cose, mentre le qualità secondarie
vengono considerate come soggettive. Vengono viste come un effetto
La soggettività delle qualità nel soggetto (nella mia sensibilità) delle qualità primarie. Galileo sarà
secondarie
uno dei primi ad affermare la soggettività delle qualità secondarie. Le
qualità primarie sono, secondo lui, necessarie per comprendere la real-
tà. Quando penso a un corpo, dirà Galileo nel Saggiatore (1623), ne-
cessariamente lo penso come grande o piccolo, pesante o leggero, qua
o là, ecc. Ma che sia colorato o saporito, o dolce o salato, questo non
sembra necessario: sembra essere effetto delle qualità primarie. Nella
concezione atomistico-meccanicista si comincia a pensare che gli ato-
mi agendo sugli organi della nostra sensibilità, ci fanno percepirli come
duro o morbido, dolce o salato. La “dolcezza” non sarà una proprietà
reale degli atomi; l’interazione con il mio palato produce in me la sen-
sazione di dolcezza. Galileo paragona queste qualità al “solletico”, che
non è una proprietà dell’oggetto che produce il solletico (una piuma, per
esempio), ma degli organi che ricevono l’azione (la pelle).
11.3. Diversi schemi classificatori delle proprietà dei sistemi naturali 143

11.3.3 Le proprietà fisiche nella scienza attuale


Nella scienza attuale la conoscenza delle proprietà o caratteristiche
delle cose è molto più dettagliata di quanto lo era in passato. Le pro- Molteplicità di livelli nelle
proprietà naturali
prietà si danno in molti livelli: le proprietà di ordine superiore (proprie-
tà derivate) possono essere spiegate a partire di altre più fondamentali
(proprietà basilari), senza che ciò significhi che debbano essere consi-
derate come soggettive. La temperatura dei corpi, ad esempio di un gas,
è certamente una qualità oggettiva e reale di quel sistema fisico, anche
se può venir spiegata a partire dall’energia di agitazione delle molecole
di cui il gas è formato.
Oggi riconosciamo tre gruppi di proprietà fondamentali:

– Dimensioni spazio-temporali: la struttura fondamentale dei corpi


acquista necessariamente una configurazione spaziale e tempora-
le. Spazio e tempo (o meglio ancora, lo spazio-tempo) sorgono
come caratteristica fondamentale dei sistemi naturali, e dipende
intrinsecamente da essi (a differenza dello spazio e tempo new-
toniani, che erano considerati come assoluti e indipendenti delle
cose).
– Interazioni o attività: ogni realtà fisica è essenzialmente attiva:
ha delle proprietà per le quali il corpo è attivo, ha dei dinamismi.
Quest’attività si manifesta nelle forze o interazioni fondamentali:
gravitazionale, elettromagnetica, nucleare debole e nucleare for-
te. Tutte le altre attività e forze che i corpi manifestano dipendono
da queste, sopratutto da quelle elettromagnetiche, responsabili di
quasi la totalità delle forze di tipo fisico-chimico, come durezza,
elasticità, coesione molecolare, forze superficiali, ecc.
– Cariche o qualità: i corpi presentano anche delle “qualità” fonda-
mentali, che oggi vengono conosciute come cariche fondamentali
dei corpi: carica elettrica, massa, spin, numero barionico, ecc.

Relazione fra le diverse proprietà delle sostanze La nostra visione


delle proprietà del mondo fisico oggi è molto più ricca di quella che
aveva Aristotele. Non ci basta presentare alcune poche categorie acci-
dentali, ma abbiamo una struttura di proprietà fondamentali e derivate
molto complesse. A partire dalle “proprietà fondamentali” che abbia- Complessità delle proprietà
derivate
mo appena indicato, i sistemi naturali presentano una complessa strut-
tura di proprietà. Queste “proprietà derivate” sono però considerate co-
me ugualmente reali. Il riduzionismo della visione meccanicista dell’età
moderna non è più considerato come accettabile. Possiamo distinguere,
per esempio, alcuni tipi di proprietà:

– Proprietà geometriche: proprietà che sorgono come risultato del-


la struttura geometrica dei corpi (una figura, le relazioni spazio-
temporali)
144 Le proprietà dei sistemi naturali

– Proprietà additive: proprietà il cui valore è uguale alla somma


delle proprietà dei componenti (ad esempio la massa: la massa di
un mucchi di pietre è uguale alla somma della massa di tutti gli
elementi del sistema).
– Proprietà meccaniche: risultato del dinamismo meccanico dei com-
ponenti: il movimento di un orologio, o di una macchina, risulta
dall’interazione meccanica dei componenti
– Proprietà emergenti: son invece proprietà che appaiono come no-
vità: non sono presenti negli elementi, ma “emergono” in un par-
ticolare livello di realtà. Il colore, ad esempio, appare come pro-
prietà di una superficie macroscopica come risultato della strut-
tura molecolare della superficie; tuttavia le molecole di cui è for-
mata non possiedono “colore”. Nei sistemi viventi l’emergenza
diventa sempre più importante: ogni nuovo sistema presenta delle
proprietà emergenti che rappresentano un’autentica novità.

11.4 Dimensioni quantitative e qualitative


In tutti e tre gli schemi osserviamo una distinzione fondamentale —
anche se il valore che gli si dà sarà diverso in ogni caso — tra due ambiti
di proprietà: le dimensioni quantitative e le dimensioni qualitative.
Nello schema aristotelico la distinzione è presente anzitutto nelle
due prime categorie accidentali: appunto quantità e qualità, che appa-
Qualità e quantità come riranno come le due fondamentali. Di fatto, i restanti accidente ven-
accidenti intrinseci dell’ente
naturale
gono considerati come in qualche modo derivati da questi due ambiti.
La quantità si manifesta nell’estensione, dalla quale deriva la localizza-
zione, ma anche il movimento che implica anche la temporalità. Dalle
qualità, invece, derivano le relazioni (che negli altri schemi hanno poca
o nulla importanza), ma soprattutto azione e passione (che invece viene
ricuperata con ruolo fondamentale nello schema attuale).
Lo schema moderno ripete ancora la distinzione tra quantità e quali-
tà, sebbene in questo caso il primato spetta indiscutibilmente alla quan-
tità, essendo vista la qualità soltanto come effetto soggettivo della prima.
La scienza attuale, invece, riscopre il carattere irriducibile della qua-
lità, come proprietà essenziale di ogni entità fisica, e sopratutto nel-
l’interazione. Tuttavia la quantità mantiene il suo ruolo fondamenta-
le, attraverso il riconoscimento di una struttura fondamentale di tipo
spazio-temporale comune a ogni realtà fisica.
Le caratteristiche quantitative e qualitative non sono dimensioni com-
Relazione tra aspetti pletamente separate. Ogni aspetto qualitativo (forze, colori, ecc.) pos-
qualitativi e quantitativi
siede anche una dimensione quantitativa: appare come appartenente ad
una realtà quantitativa (estesa in una superficie, ad esempio), oppure
con diversi gradi di intensità, ecc. E d’altra parte ciò che comprendiamo
come quantitativo non è mai separato da aspetti qualitativi. Non potre-
mo percepire delle superficii, ad esempio, se non fosse per il fatto che
possiedono qualche caratteristica che le rende distinte le une delle al-
11.4. Dimensioni quantitative e qualitative 145

tre (colori o altre proprietà visive o tattili). Non esiste nessuna realtà
concreta e materiale che sia pura estensione o pura quantità.

Aspetti della dimensione quantitativa Quantità però è un termine


molto ampio. Si tratta di un aspetto della realtà che appare in molti modi
diversi, e sempre come qualcosa di radicale, di fondamentale. Le cose Molteplicità di aspetti
quantitativi della realtà
sono molte: si possono contare, numerare; sono estese, ed è possibile
misurarle, hanno grandezza e dimensioni; le cose possono cambiare di
luogo, muoversi più o meno, e più o meno velocemente; possiedono
quindi più e meno in tanti aspetti diversi del loro essere.
Sono questi aspetti molto diversi, che però si manifestano come
diversi sensi di una nozione basilare, che è quella di quantità.
Quantitas viene da Quantum: concetto relativo a grandezza, misu-
ra, numero (nelle lingue neolatine il termine è rimasto come domanda:
“quanto zucchero resta?” Perciò nella filosofia medievale e moderna si Significato originale del
termine “quantità”
parlava dell’ente materiale come ens quantum (molti trattati venivano
intitolati De ente quanto), che noi tradurremo come L’ente quantitativo
o Ente quantificato. Potrebbe dirsi allora che la quantità è la proprietà
per la quale l’ente materiale è un ens quantum.
Abbiamo detto però che ciò si manifesta in tanti modi: nel concetto
di quantità ci sono tanti significati diversi. Possiamo cercare di stabili-
re uno schema, anche se per il momento non tenteremo di giustificare
questa divisione. Possiamo dire che si tratta di uno schema possibile dei
sensi in cui usiamo il termine quantità.
Anzi tutto possiamo far riferimento alla quantità “in se stessa” o
“per se”, oppure in un senso derivato (“per accidens”). Nel primo caso Quantità per se e quantità
per accidens
intendiamo studiare (ovviamente in modo astratto) i concetti puramen-
te quantitativi (numero, grandezza, ecc.). Nel altro ci riferiamo, invece,
ad una realtà che si dà in gradi maggiori o minori: quantità di tempera-
tura o di forza, per esempio. Si tratta quindi della quantità di qualcosa
che, almeno inizialmente, ci appare come qualitativo. Possiamo indicare
questo secondo caso più propriamente come intensità di una qualità.
Nel primo caso, quantità per se, possiamo far riferimento alla mol-
teplicità, per la quale numeriamo le cose (2 cavalli, 3 cani) — quantità Quantità discreta e quantità
continua
discreta o numero — oppure alla quantità continua, che si può misurare
ma non contare (dovremo approfondire ancora questi concetti).
In questo ultimo caso — quantità continua — possiamo ancora di-
stinguere due sensi: quella dimensiva (estensione) e quella successiva Quantità dimensiva e
quantità successiva
(temporalità).
Arriviamo così al seguente schema, ora nell’ordine inverso:

  (
  Dimensiva — estensione
 Continua


 

 Per se 

 Successiva — durata
Quantità  

 Discreta



 — numero
 Per accidens

— intensità
146 Le proprietà dei sistemi naturali

C’è uno fondamentale, tra questi sensi? La filosofia aristotelica con-


sidera come fondamentale l’estensione, o quantità dimensiva. La ragio-
ne sta nel fatto che essa è forse la prima che si presenta all’esperienza.
(Presenza delle cose, e presenza mia fra le cose)
Altre volte, invece, si è considerato come più fondamentale il nu-
mero, la quantità numerica. Questa sarebbe forse una linea più “ra-
zionalista”, seguendo Pitagora e Platone, mentre la prima sarebbe più
“empirista”.
Non ci interessa comunque la discussione. Cercheremo di presen-
tare le diverse componenti, lasciando il problema della priorità ad una
visione ontologica finale.

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