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Glicerio Taurisano, 2018

Argomento estratto, rivisto e modificato, dal Volume,


G. Taurisano, Intelligence e Sistema di Informazione – Aracne
Editrice int.le, 2015 © 2018

CC BY-NC-ND . È consentito scaricare e condividere l’opera originale a


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e che venga attribuita la paternità all’autore nonché il riferimento
dell’Editore.
«Ogni scienza come ogni impresa
umana è ciò che è stata la storia,
le sue tappe evolutive, la sua
pratica di ricerca, i suoi studi
preferiti, i suoi problemi e le sue
questioni»

(Franco Ferrarotti, Guida alla nuova


Sociologia, 2003).
Una nuova scienza * Intelligence

Le idee sono modelli e questi sono gli astrattismi dei progetti che la
mente umana genera per una naturale funzione psico-cognitiva, e
ottenere così un soddisfacente risultato nella ricerca di probabili
adattamenti degli esempi che sono stati pensati, per strutture che a
loro volta vanno anch’esse procreate per la prima volta.

Questo compito però spesso è facilitato nel suo insieme, in quanto


su alcune cose che noi esseri umani “pensiamo” attraverso uno dei
tipi di intelligenza che possediamo – lo psicologo americano Howard
Gardner ne identifica una decina – ne esistono già ampiamente le
basi o le forme, sulle quali poi applicare i nostri esempi adattivi,
trasformativi o addirittura innovativi.

Ad ogni modo, qualsiasi forma di pensiero generiamo e qualsiasi


utilizzo desideriamo farne, occorre che esso abbia etica nei suoi
principi comportamentali e dunque possibilità di manifestarsi
senza invadere l’altrui libertà, nonché moralità, nella sua dialettica
e nel suo scegliere dove posizionarsi, sia questo un luogo naturale e
dunque attinente alle cose tangibili che culturale, propriamente
riguardanti cose umane.

In entrambi i casi è comunque una questione di scelta e di morale e


tutto si svolge in un ambiente che interessa l’uomo e la sua
equivalenza funzionale, per dirla con una teoria di Niklas Luhman,
nello spazio sociologico che a volta lo distingue prepotentemente da
quello scientifico e culturale.

Sono proprio questi spazi che indicano all’uomo dove, quando e


come far emergere i suoi paradigmi per i suoi sviluppi nella scienza
e nella tecnica, condizioni che però possono interessare,
rispettando anche il pensiero di Luhman, quelle scienze dette
naturali e non culturali; ma per poter eventualmente collocarvi
l’Intelligence paradigmatica e da qui poi definirne logica e
scientificità, occorrono sia le scienze naturali che tecniche, sia
culturali che umaniste.
Una nuova scienza * Intelligence

Una nuova strada o nuovi sentieri sul quale procedere evitando


imperfezioni etiche e morali, richiede dunque il coraggio delle idee e
con esse i paradigmi, i quali durante la creazione di un sapere
aude, che vada oltre l’Epistole di Orazio e l’adattamento filosofico di
Kant nell’Illuminismo, si dispongano con metodi e coordinamento
verso le possibilità di ricerca altresì complessa per definirla nel
contempo anche scienza:

«Un metodo non è valido se non include


complessità. Abbiamo bisogno di un metodo
che ci aiuti a pensare la complessità del reale,
invece di dissolverla e di mutilare la realtà»

Su questo suggerimento di Edgar Morin possiamo trovare diversi


punti inferenti un rapporto con l’Intelligence e con le sue possibilità
di esprimersi sia come arte che come scienza, ma non prima di aver
beneficiato di paradigmi, e quindi metodi di creazione di modelli,
che si lascino facilmente trasportare nella scientificità positivo –
costruttivista e non difettosa, incompiuta, come ebbe a suggerire il
De Augumentis Scientiarum del Bacone di Verulamio:

«Dello stato imperfetto delle scienze, conviene


aprire una novella strada, e procurar altri aiuti
perché possa la mente esercitare i suoi diritti sulla
natura delle cose»

quasi a voler indicare che tutto può diventare scienza se si


percorrono le strade giuste e si chiedono onesti aiuti. L’Intelligence
è dunque un’arte o una scienza?
Una nuova scienza * Intelligence

Se di essa ne vogliamo una scienza, diventa imperfetto quindi il


cercarne i paradigmi al’infuori di essa, in quanto questi sono già
per effetto di metodo risultati espliciti di azioni conducibili alla
scienza stessa, e dunque perdono la loro natura di prospettiva
teorica, per divenire verso un composito di soluzioni già esistenti
nella scientificità stessa. Oppure, se la vogliamo un’arte può essa
trasferire il suo metodo su paradigmi e infine sulla scienza?

«Se dell’Intelligence diciamo sia un’arte, in


quanto tale deve avere una scienza
corrispondente, ovvero le teorie che la
dirigono nella sua artistica impresa,
formandone i principi»

questa affermazione che qui abbiamo adattato alla circostanza,


sostituendo il termine “politica” con “intelligence”, del noto
sociologo Franco Ferrarotti, può salvarci dal formulare eventuali
altre domande: infatti, senza chiederci cos’è l’arte, scomodando il
Tolstoj, poiché tanto ampia è la sua accezione, diremo soltanto, per
farci un’idea più serena, che un Pittore tanto può avere la sua
naturale dote nel dipingere quadri e dunque esercita l’arte in
maniera naturale, tanto invece potrebbe aver appreso quest’arte
per mezzo dello studio e dunque applicandosi alla scienza della
tecnica, del disegno e dei colori.

Se ne potrebbero comunque fare diversi esempi, ma diremo anche


che l’arte per essere praticata necessita anche’essa, come la
scienza, di studi, applicazioni, modelli e forme:

«l’arte è conoscenza, è forma: non appartiene


al sentimento o alla materia psichica»
Una nuova scienza * Intelligence

sosteneva chiaramente Benedetto Croce, sulla cui affermazione


relativa all’Estetica seguiva il rifiuto di Luigi Pirandello sulla
dicotomia tra arte e scienza, per il quale la conoscenza intuitiva
non va staccata da quella intellettuale, sostenendo che ogni opera
di scienza è: scienza e arte e viceversa.

Inoltre, l’arte la troviamo in tante cose scientifiche: l’arte della


strategia e della guerra (nella quale vi sono presenti diverse
scienze), l’arte della pacificazione (che presume nelle attività
governative le scienze diplomatiche), l’arte del comunicare (con la
scienza della comunicazione), l’arte della politica (che suppone
anch’essa diverse discipline scientifiche) e così via, fino a sbarcare
nel porto frequentatissimo della dicotomia per l’intelligence tra
essere arte o scienza.

Ma filosofando su di esse non possiamo non accorgerci che


ambedue si compensano in un gioco di reciproca collaborazione e
interscambio di ruoli, e pare che tra le due non vi è quella
digressione più volte sostenuta; forse non tanto per distinguerle nel
loro concetto, ma evidentemente con scopi di allontanarle
profondamente da ogni probabile unione per effetto di dipendenze
concettuali storiche che si sono consolidate sia sull’arte che sulla
scienza.

Ebbene qui si vuole trattare l’arte e la scienza dell’intelligence (che


ci piace definirle come Razionalità ed Estetica) in maniera unita,
collaborativa e interattiva a seconda, ne è vero, della sua
condizione operativa in ambienti dove è possibile generare
paradigmi i quali non interessano solo lo spazio scientifico, ma
anche quello dell’arte e quest’ultima se vogliamo è anch’essa una
impresa dell’uomo.
Una nuova scienza * Intelligence

Quindi «ogni scienza come ogni impresa umana – per dirla ancora
con Ferrarotti – è ciò che è stata la storia, le sue tappe evolutive, la
sua pratica di ricerca, i suoi studi preferiti, i suoi problemi e le sue
questioni».

Anzi possiamo dire che sia la scienza che l’arte è il frutto


incondizionato di un processo evolutivo dell’uomo, della sua storia
e delle sue azioni e se queste si muovono nei contesti scientifici
possono lasciare tracce indelebili e circostanziale al metodo (quindi
arte) del suo cercare cose nuove per altrettanti nuovi sviluppi.

L’intelligence si presta generosa ad accogliere tali teorie poiché essa


stessa si confonde in maniera chiara in una combinazione di arte e
scienza, ne sono esempi i primordiali agire che venivano fatti con la
sola capacità “artistica” e le attuali e future attività che richiedono
sempre più metodi scientifici.
Paradigma e Metodo * Intelligence

Nella scienza, quel sistema che viene considerato teorico-


concettuale di base, dove i componenti fondamentali restano
principalmente indiscussi, almeno per un dato periodo, è inteso
come paradigma. Ovvero la prospettiva – possiamo dire filosofica? –
che dagli scienziati è riconosciuta al fine di indirizzare la ricerca,
sulla base di dati o informazioni precedentemente acquisiti, verso
studi e formule, nonché anche metodi e tecniche necessarie per
una ricerca mirata, specifica.

Se un qualsiasi metodo scientifico sarà privo di paradigma, la


scienza stessa non avrà modo di pronunciarsi, ma ancor più
orientarsi verso i giusti criteri di scelta; poiché in tal caso le
tecniche e le incognite si presenteranno tutte rilevanti, di uguale
importanza e dunque difficilmente distinguibili, nel panorama delle
regole severe che una qualsiasi disciplina chiede per sviluppare
nuovi metodi, modelli o idee.

Il paradigma è quindi uno schema, una guida, un imput che aiuta


lo scienziato ad edificare un modello scientifico, in esso egli trova le
indicazioni, i parametri e le prime teorie per potersi muovere verso
una visione scientifica certa, elaborata e soprattutto applicabile.

Il ricercatore deve avere credo in questi principi se vuole attivare il


processo scientifico, quasi a conciliare scienza e fede, come
sosteneva S. Tommaso d’Aquino (1225 – 1274), anche se per il
filosofo francescano, Guglielmo di Ockham (1288 – 1349), tra le
due cose vi è una sostanziale differenza e vanno tra loro tenute
separate:

«la scienza è frutto di esperienza sensibile, dunque


riconducibile all’uomo, la fede deriva da un’esperienza
ultrasensibile, non appartiene alla razionalità
dell’uomo».
Paradigma e Metodo * Intelligence

Ad ogni modo, per l’intelligence, ci occorrono entrambi le


affermazioni: quella razionale del Guglielmo ispiratore del Il Nome
della Rosa di Umberto Eco e quella squisitamente teologica del
doctor angelicus S. Tommaso.

Entrambe però filosoficamente apprezzabili in quanto la razionalità


nel metodo scientifico, seppure si confronta con teorie e ipotesi,
costituisce l’affermazione del metodo nell’ambiente di studio e
quella divina che ci conforta nell’avviarci verso obiettivi i quali
presumono anche una sorta di religiosità, nel prosieguo del
percorso che ogni cosa nel mondo deve sostenere, per magnificarsi
della sua essenza.

Cosa e soprattutto quanto l’intelligence può sviluppare in questi


ambiti come interessi paradigmatici e in seguito scientifici? È essa
stessa un paradigma o si è già definita come scienza?

Se l’intelligence elabora informazioni, cioè trasforma queste in dati


dandogli una forma, già solo questo processo, basterebbe a farci
avvicinarci molto al concetto “scientifico dell’intelligence” e se così,
dunque, è anche propensa a nuovi paradigmi.

È l’intelligence stessa che si presta a metodi, tecniche e regole,


tanto che forse potremmo dire che essa è un’arte scientifica e non
per mero diplomatico addivenire verso la soluzione di pacificazione,
tra chi la vuole arte e chi scienza, ma per effetto
sorprendentemente naturale della sua estendibilità epistemologica
della quale, se l’intelligence ne viene privata, riduce sensibilmente il
suo effetto produttivo.
Paradigma e Metodo * Intelligence

Un ragionamento che forse la porta ad essere considerata più come


attratta da metodi scientifici e dunque qui dovremmo parlare di
scienze applicate all’intelligence, in quanto deve rispondere a
specifiche domande utilizzando materie esterne al suo contesto,
anziché come una disciplina scientifica di base, anche se
quest’ultima per esprimersi comprende molte azioni che
l’intelligence esegue durante la sua attività, tra cui:

osservazione,
curiosità,
analisi,
controllo empirico sulle teorie,
conclusioni.

Inoltre possiamo dire che l’intelligence, o meglio i metodi scientifici


che consentono ad essa di elaborare paradigmi, esprimono in
maniera continuativa l’equazione

problemi – risoluzioni,

alla quale devono rispondere teorizzando strumenti (che possono


essere anche di natura scientifica), metodi o formule, che ben si
adattano alla pianificazione e ripianificazione, all’osservazione, alla
valutazione e all’interagire con le sue complessità, al fine di
ottenere un paradigma che sia totalmente espressione della sua
profondità o prospettiva teorica.
Paradigma e Metodo * Intelligence

Il ragionamento epistemologico che interessa l’intelligence nei


parametri della scientificità, probabilmente non è, e non deve
essere, considerato con il criterio metodologico di Karl Popper, il cui
scopo (epistemologico) è quello di trovare un metodo razionale al
fine di produrre sapere scientifico, bensì, adottando la regola
inversa:

“deve essere esaminato secondo il principio del


cercare ragionevoli metodi, per mezzo del sapere
scientifico, atti a produrre schemi utilizzabili per
nuove strategie di intelligence”.

Per strategie di intelligence non dobbiamo esclusivamente intendere


le tattiche o le tecniche, bensì anche e soprattutto le attente
valutazioni ed osservazioni che possiamo impiegare su nuove
teorie, come ad esempio: moderne capacità di analisi (tra l’altro è
proprio su questa fase che vengono proposti più paradigmi), evolute
metodiche osservative e comparative delle informazioni, impiego di
scienze tecnologiche a supporto delle analisi, e così via.

Fino a determinare in quali e quanti spazi teorici possa dunque


muoversi un novello concetto di paradigmi e metodi: la logica del
ragionamento unitamente alla mentalità e al sapere scientifico,
ecco il perché è preferibile, quando di parla di intelligence, rivolgere
attenzione alla conoscenza pluridisciplinare.

Infatti il metodo scientifico, con annessi paradigma, in un tale


ambiente, deve dimostrare qualcosa (pertinente alla teoria stessa)
in un tempo relativamente breve che ha necessità di pronunciarsi
in uno spazio eccessivamente ampio, ma comunque definito e
circoscritto nonché soggetto a diversi indicatori, per una
determinata necessità.
Paradigma e Metodo * Intelligence

Il relativismo e il quantico (che potremmo chiamare anche realismo


e teoria scientifica, Cfr. K. Popper) qui si scontrano in maniera
esagerata, tuttavia però, si alternano nelle sequenze del
ragionamento scientifico a volte togliendo verità scientifica, e
dunque mettendo in discussione l’assoluta soluzione (anche i
paradigmi e i metodi scientifici sono interessati da una ciclicità di
azioni e laddove abbia a verificarsi una non sostanzialità produttiva
occorre riformulare le teorie), certe altre invece elaborando e
assumendo valori teorici determinati .

L’intelligence formula continuamente problemi (nel processo


elaborativo delle informazioni) ai quali deve rispondere con efficacia
e istantaneità; teorizza dunque soluzioni adatte a far si che le
necessità si trasformino in risultati trattabili; semplifica
quest’ultimi per valutare ed osservare le migliori risposte.

Tutto ciò però avviene già in maniera naturale, cioè sono


comportamenti questi i quali si possono definire nell’attività stessa
dell’intelligence e quindi azioni di operatività nella ricerca e nelle
analisi delle informazioni.

Una probabile teoria, i paradigmi e se vogliamo i metodi scientifici,


devono essere applicati all’intelligence con una metodologia di
verifica molto più intima, considerando e rapportandosi a diverse
scienze (ricordando qui lo studio pluridisciplinare).

Inoltre l’osservazione e la verifica di una teoria sono possibili per


mezzo della dimostrazione del loro contenuto verso il vero, che
abbia effetti successivi, anche se questi, sempre secondo Popper,
nella teoria sono infinite.
Paradigma e Metodo * Intelligence

Ma è proprio tale condizione che nell’intelligence può consentire la


possibilità dei paradigma e con essi i metodi scientifici e, senza
liberare un pensiero libertino, anche una scientificità nella ricerca
di nuovi modelli, seppure questi affini a determinate azioni (o se
desideriamo rispolverare il nostro vecchio Intelligence Cycle: su
specifiche fasi).

Sono dunque le illimitate conseguenze che una teoria può


sviluppare che deve interessare il metodo scientifico nell’intelligence
o i suoi paradigmi, altrimenti viene meno quel suo dimostrare cosa
e dove, quando e come, nello spazio e nel tempo della sua
accettabilità come strumento, attività o conoscenza, può usufruire
di determinate argomentazioni teoriche-scientifiche.

Lo storico e filosofo statunitense Thomas Samuel Kuhn (1922 –


1996) parla dei paradigmi come

«conquiste scientifiche»

ovviamente che siano universalmente riconosciute e che


restituiscano a loro stesse la possibilità di fornire modelli e
soluzioni accettabili. Ebbene, per l’intelligence, di paradigmi ne
sono stati azzardati, in alcune parti del mondo anche in maniera
profonda, allora ciò significa che molte conquiste scientifiche sono
state fatte.

Pur vero è che non basta un semplice ipotizzare modelli per


conquistare scientificità, ma altrettanto vero è che se vogliamo
considerare l’idea che l’Intelligence debba evolversi in maniera
continua non possiamo, specialmente con i pregiudizi (avverso la
possibilità di considerarla come scienza) ostacolarne il cammino,
ancor più quello teorico-scientifico.
Paradigma e Metodo * Intelligence

Anzi, occorre che anche le idee nell’eccentricità dell’uomo, che


spesso vive la recondita soluzione sulle cose più complesse, sia
nell’eccentrico pensiero scientifico; che molte volte può celare la
spiegazione risolutiva ad un problema, oppure ad una domanda: «le
migliori idee non vengono dalla ragione, ma da una lucida,
visionaria follia» secondo un aforisma di Erasmo da Rotterdam.

Ma le idee non sono solo scientifiche, tutt’altro, sovente esse sono


spalmate su piattaforme che celebrano interessi sostanziali e
accomodanti al personale scopo e non per un beneficio scientifico
collettivo.

Tuttavia però se queste idee, anche se a volte bizzarre, si


manifestano con mentalità scientifica – strumento insostituibile che
consente al pensiero razionale di prendere forma – probabilmente
potranno essere trattate anche con probabilità di interesse.

Il perché occorre una visione e una mentalità scientifica nel


proporre applicazioni e metodi scientifici all’intelligence è proprio
perché ciò consente al pensiero razionale di prendere forma,
estraniandosi da concetti e supposizioni vaghe, personali, per
escludere, anche in quei progetti di paradigmi che in prima istanza
possono apparire come insufficienti o addirittura folli, le
impossibilità di una loro considerazione, anche se queste sono
incerte o confuse.

È all’infallibilità di un concetto che dobbiamo dare osservanza; se


l’intelligence si presta naturalmente alle evoluzioni nei contesti
sociali e istituzionali, guardando con sempre più interesse alle
diverse scienze.
Paradigma e Metodo * Intelligence

Oltre tutto è essa ormai parte integrante di studi universitari, ed è


stata già attinta da molte materie culturali (vedesi ad esempio i
momenti in cui l’intelligence ha acquisito nuovi settori, discipline o
fonti, come la Masint, l’Osint, il Sigint, etc.) dalle corrispondenze
scientifiche, affinché potesse beneficiare di nuovi metodi.

Allora è molto interessata ai criteri scientifici e per di più ai


paradigmi, dove questi esercitano una notevole forza teorica sulla
ricerca del nuovo e dell’utile.

L’intelligence deve avere un’istruzione e una divulgazione


scientifica, impegnando la razionalità come strumento di scelta e
come conduttore, nonché portatore di un pensiero scientifico
applicato alle fasi e alle valutazioni degli ambienti in cui genera
modelli strategici e capaci di evolversi.

Immaginarci una restrizione, da parte dell’intelligence, ad


accogliere i suggerimenti, gli studi e le ipotesi scientifiche,
equivarrebbe a staticizzare la stessa sua attività compromettendone
quei dinamismi più volte richiamati, se vogliamo una Intelligence
futuristica, la quale assolutamente non può o potrà essere
sufficientemente in grado di sostenere e meglio ancora confrontarsi
con le nuove sfide, qualora non guardasse con profondo interesse
alla ricerca scientifica.

Essa, deve essere considerata come un contenitore nel quale, per


causa ed effetto di una “strana” legge di attrazione, convergono
tutte le discipline scientifiche, a volte ordinatamente certe altre in
forma caotica, che scontrandosi e raffrontandosi con le teorie
paradigmatiche sollevano un unico interesse di massa conoscitiva.
Paradigma e Metodo * Intelligence

Detta conoscenza, consapevole della propria forza rigeneratrice per


modelli già precedentemente proposti e produttrice di nuovi
modelli, si eccelle in un diacritico valore “differenziale” tra l’assenza
di questa e la propensione ad accettarla come stile culturale.

Tale formazione nonché diffusione scientifica, al fine della loro


presenza e stabilità nel panorama di ricerca di nuovi modelli, deve
provenire dalla profonda volontà politica e istituzionale,
innanzitutto a rimuove gli ostacoli di natura refrattari a considerare
l’evoluzione o se vogliamo la “rivoluzione scientifica” per dirla
ancora una volta con Thomas Samuel Kuhn, e a considerare, con
posizione e condivisione sempre più ferma, le università italiane
come laboratori di nuove idee scientifiche per l’intelligence italiana.
Argomento proposto
Ricerca Scientifica per l’intelligence
tra sociologia e filosofia
Anno 2018

Questi e altri argomenti sono disponibili nel volume

Intelligence e Sistema di informazione


Storia, Cultura, Evoluzione e Paradigmi

Edito da Aracne Editrice int.le, Roma 2015