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ACQUE DI

APPROVVIGIONAMENTO

L’OZONO NEL TRATTAMENTO


DELLE ACQUE AD USO UMANO

Ing. Michele Torregrossa

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La disinfezione con ozono nasce nei primi del
novecento in Francia, e da allora sono innumerevoli le
applicazioni nel mondo.

Gli impianti sono dedicati principalmente al


trattamento delle acque potabili, soprattutto per il
controllo degli agenti responsabili degli odori, dei
sapori e del colore.

Lo sviluppo di metodi e tecnologie hanno reso


competitivo il costo dell’ozono quale agente
disinfettante, sebbene controverse siano le
opportunità del suo utilizzo nel campo delle acque
destinate al consumo umano.

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In primo luogo l’ozono è un disinfettante che non
lascia “copertura”.
Pertanto è necessario aggiungere un disinfettante
persistente per garantire il residuo previsto dalla
legislazione vigente al punto di consegna.

In secondo luogo, sebbene l’ozono non rilasci


sottoprodotti della propria decomposizione chimica,
in presenza di talune specie chimiche, esso genera
sottoprodotti dannosi per la salute umana
(vedi ad esempio formazione di bromati in acque
grezze contenenti bromuri).

Infine, non indifferenti sono i rischi di esposizione ad


atmosfera contenente ozono anche in tracce.

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L’OZONO
In natura viene prodotto dalle scariche elettrostatiche (fulmini)

Negli impianti si installano


appositi generatori che simulano
quanto avviene in natura.
L’OZONO

L’ozono alle condizioni ambientali (T = 25°C e P = 1atm) è un gas instabile,


composto da tre atomi di ossigeno.
E’ un gas incolore dall’odore pungente, percepibile
nell’aria già a concentrazioni di 0,012 ppm.

Formula chimica: O3
Teb = -111,5 °C
Tfus = -250 °C

Allo stato solido si presenta come una massa cristallina di colore viola,
altamente instabile: è sufficiente un urto per causare una esplosione.
Allo stato liquido, compresso in bombole, è alto il rischio di autoaccensione
e di esplosione.
Allo stato gassoso è altamente instabile. Si decompone facilmente, e tale
tendenza cresce all’aumentare della temperatura.

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L’OZONO

La solubilità dell’ozono in acqua molto alta (lo è del 50% in più rispetto
quella dell’ossigeno), e dipende da alcuni fattori come la temperatura, la
presenza di sostanze disciolte e la pressione atmosferica.

A confronto con l’ossigeno, l’ozono è altamente più reattivo nella maggior


parte delle reazioni.
Nelle reazioni di ossidoriduzione, l’O3 si riduce dando luogo ad ossigeno
molecolare.

Ossidazione Fissa uno dei tre atomi di ossigeno


Ozonolisi Attacca un doppio o un triplo legame, creando un “ozonide”,
composto instabile che si decompone facilmente per scissione
omolitica
Catalisi Abbassa l’energia di attivazione delle reazioni con ossigeno,
favorendone la cinetica di reazione
Creazione di A seconda delle condizioni, si formano radicali idrossilici o
radicali idroperossilici, che sono altamente reattivi verso i composti
presenti nell’acqua

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L’OZONO

Rispetto ai reattivi in uso per il trattamento delle acque, è quello con il


potenziale standard di ossidazione più elevato:

Reattivo Formula Semireazione E° (V)


Ossigeno O2 O2 + 4e - + 4H+ = 2H2O +1,23
Cloro Cl2 Cl2 + 2e- = 2Cl- +1,39
Ipoclorito ClO- ClO- + 4H+ +5e- = Cl- + 2H2O +1,42
Biossido di cloro ClO2 ClO2 + 4H+ + 5e- = Cl- + 2H2O +1,50
Permanganato MnO4- MnO4- + 4H+ + 3e- = MnO2 + +1,68
2H2O
Perossido di H2O2 H2O2 + 2H+ + 2e- = O2 + 2H2O +1,77
idrogeno
Ozono O3 O3 + 2H+ + 2e- = O2 + 2H2O +2,07

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CHIMICA DELL’OZONO

Le reazioni di decomposizione dell’ozono possono descrivere


alcune delle caratteristiche del gas.

O3 + H2O  HO3+ + OH-

HO3+ + OH-  2H2O2

O3 + HO2˙  HO˙ + 2O2

HO˙ + HO2˙  H2O + O2

I radicali formatisi possiedono un alto potere ossidante e


probabilmente rappresentano le forme attive del processo di
disinfezione.

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APPLICAZIONI DELL’OZONO

•Acque potabili

•Reflui urbani e industriali


– acque residue dell’industria cartaria

– acque residue di tintorie (tensioattivi e colore)

– trattamenti di affinamento per l’eliminazione delle


sostanze tossiche

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APPLICAZIONI DELL’OZONO

•Effluenti gassosi
– eliminazione di odori negli impianti di trattamento delle
acque di scarico, fonderie, industrie agroalimentari

•Applicazioni minori
– torri di raffreddamento
– impianti di aria condizionata
– itticoltura
– piscine pubbliche
– imbottigliamento delle acque
– settore alimentare
– settore medicale

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L’OZONO NEL TRATTAMENTO DELL’ACQUA
DESTINATA AL CONSUMO UMANO

L’ozono esercita una forte azione ossidante nei confronti


delle sostanze inorganiche ed organiche solubili, in
sospensione e/o eventualmente connesse ai microrganismi
presenti nelle acque grezze. Gli effetti sono:

1. Eliminazione del colore, dell’odore e del gusto


2. Eliminazione di ferro e manganese
3. Ossidazione di molecole non biodegradabili e
riduzione della materia organica
4. Miglioramento della chiariflocculazione
5. Disinfezione

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ELIMINAZIONE DEL COLORE

Il colore di un’acqua grezza è dovuto alla presenza di ioni metallici (ferro,


manganese) e di sostanze organiche (acidi umici e fulvici).
Nelle acque reflue industriali (cartiere e tintorie) anche per la presenza
di coloranti artificiali con doppio legame N=N.

L’ozono elimina il colore per:


a) ossidazione degli ioni metallici
b) attacco al doppio legame di acidi umici e coloranti artificiali.

Dosaggio tipico:
•Acque scarsamente colorate: < 2 ppm
•Acque molto colorate: > 2 ppm

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ELIMINAZIONE DEL COLORE

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ELIMINAZIONE DI FERRO E
MANGANESE

Le acque grezze possono contenere alte concentrazioni di


ferro e manganese disciolti nello stato di ossidazione +2,
generalmente complessati dalle molecole organiche.

L’ozono riesce ad abbattere energicamente sia il ferro


che il manganese disciolti per ossidazione.

Vengono infatti convertiti rispettivamente in idrossido e


ossido, insolubili già a partire da un pH di 6,5, che vengono
trattenuti a valle per filtrazione.

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ELIMINAZIONE DEL FERRO

La reazione di ossidoriduzione del ferro disciolto è così


rappresentata:

O3 + 2e- + 2H+ → O2 + H2O


2Fe2+ + 6H2O → 2Fe(OH)3 + 2e- + 6H+

O3 + 2Fe2+ + 5H2O → O2 + 2Fe(OH)3 + H2O

Stechiometria:
0.43 mg O3 : 1 mg Fe
ELIMINAZIONE DEL MANGANESE

La reazione di ossidoriduzione del manganese disciolto


è così rappresentata:

O3 + 2e- + 2H+ → O2 + H2O


Mn2+ + 2H2O → MnO2 + 2 e- + 4H+

O3 + Mn2+ + H2O → O2 + MnO2 + 2H+

Stechiometria:
Se la concentrazione di Mn disciolto è
0.88 mg O3 : 1 mg Mn superiore a 30 µg/l, questo verrà ossidato a
MnO4-, impartendo una colorazione rosa.

Pertanto è opportuno porre a valle i filtri a


carbone attivo, dove avverrà la reazione di
ossidazione:
MnO4- + C  MnO2 + CO2
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OSSIDAZIONE DI MOLECOLE
NON BIODEGRADABILI

L’ozono consente l’ossidazione di molecole non biodegradabili e la


trasformazione delle stesse in composti biodegradabili che, in
opportuni stadi di trattamento biologico, possono essere del tutto
eliminati.

Tali stadi si realizzano ad opera dei batteri che si sviluppano


all’interno del materiale filtrante: sabbia, biolite e carbone attivo
granulare.
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MIGLIORAMENTO DELLA
CHIARIFLOCCULAZIONE

La preossidazione ha come conseguenza diretta il


miglioramento del processo di chiariflocculazione:

1. Diminuzione del flocculante da utilizzare:

– l’idrossido di ferro (III) e il biossido di manganese


(IV) fungono da coagulanti e migliorano il processo di
chiariflocculazione nei confronti della materia in
sospensione
2. Minore torbidità dell’acqua chiarificata.
3. Eliminazione dei precursori dei THM.

IL DISINFETTANTE DI COPERTURA PUO’ ESSERE


IPOCLORITO ANZICHE’ BIOSSIDO DI CLORO
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DISINFEZIONE

Il meccanismo di distruzione dei batteri sembra cominci con


l’attacco delle membrane batteriche, seguito dalla disattivazione
degli enzimi contenenti siti solfidrici.

Enterococchi
Escherichia coli K12

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DISINFEZIONE
Sui virus l’azione dell’ozono riguarda
la componente proteica della
capsula dei vibrioni, con liberazione
del materiale genetico che viene
danneggiato per ossidazione.

Virus influenzali, l=100 nm

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DISINFEZIONE
L’interesse per l’ozono è cresciuto in seguito a studi che ne
hanno dimostrato l’efficienza di eliminazione di protozoi
molto resistenti ad altri ossidanti quali Giardia lamblia e
Cryptosporium parvum.

In particolare, l’E.P.A. (Enviromental Protection Agency) nel


1989 ha effettuato delle ricerche per valutare l’efficacia
dell’ozono nei confronti del Giardia lamblia e effettuare un
raffronto con gli altri disinfettanti in uso in America.

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DISINFEZIONE

Disinfettante pH <1°C 5°C 10°C 15°C 20°C 25°C

Cloro libero a 6 165 116 87 58 44 29


2 mg/l 7 236 165 124 93 62 41
8 346 243 182 122 91 61
9 500 353 265 177 132 88
Ozono 6-9 2.9 1.9 1.4 1.0 0.7 0.5

Biossido di cloro 6-9 63 26 23 19 15 11

Clorammine 6-9 3800 2200 1850 1500 1100 750

Fattore C x T (concentrazione mg/l x tempo min), per l’inattivazione del


99.9% di cisti di Giardia Lamblia.
EPA, 1989

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DISINFEZIONE

Il potere disinfettante dell’ozono nei confronti del


protozoo Giardia lamblia risulta:
• indipendente dal pH
• crescere all’aumentare della temperatura.

Tuttavia si deve considerare che la solubilità dell’ozono


in acqua diminuisce all’aumentare della temperatura, per
cui la resa del trattamento diminuisce al crescere della
temperatura.

Sono utili in questo caso correlazioni resa di


trattamento-temperatura riscontrabili in letteratura.

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APPLICAZIONI DEL TRATTAMENTO CON OZONO

Intermediate
Pre- Ozone Chemicals
Ozone

Flocculazione Sedimentazione Filtrazione su sabbia

Post-
Ozone

Vasca di contatto ozono


Clear Well
AZIONE DELL’OZONO: FATTORI DI
INFLUENZA

Il pH e la temperatura e composti organici presenti


nell’acqua di partenza, influenzano il tempo richiesto
affinchè l’ossidazione sia completa.

All’aumentare di pH e temperatura si favorisce la


decomposizione naturale dell’ozono.

All’abbassarsi del pH della soluzione, aumenta la


reattività dell’ozono ma ne diminuisce la solubiltà.

I costruttori degli ozonatori raccomandano di mantenere un tasso


d’ozono residuo nell’acqua di 0.4 mg/l per 4 minuti, c x t = 0.4 x 4 =
1.6.
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PRODUZIONE DELL’OZONO

L’ozono in natura si forma per:


a) irradiazione dei raggi ultravioletti del sole
b) scariche elettriche durante i temporali

Artificialmente viene prodotto sottoponendo l’aria o l’ossigeno a


scariche elettriche o ad effluvio.

A causa della sua alta


instabilità, l’ozono deve
essere sempre prodotto
in prossimità del luogo di
utilizzo.

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LA REAZIONE CHIMICA DI GENERAZIONE

1) e - + O-

2) O - +
Per avviare la reazione è necessario fornire
energia in modo da decomporre la molecola
di ossigeno.

Questa operazione, nella maggior parte dei


casi si effettua creando un campo
elettromagnetico

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L’ozono è prodotto per azione di una scarica elettrica sull’ossigeno
contenuto nel gas di alimentazione.
Il generatore di ozono consiste in un insieme di contenitori cilindrici
contenenti tubi dielettrici calibrati, la cui superficie interna costituisce
l’elettrodo di alta tensione.
Il diametro interno del tubo di acciaio e quello esterno del dielettrico
sono tali da lasciare un interspazio, preciso e continuo lungo tutta la
lunghezza del tubo.

La tensione applicata tra


l’elettrodo di terra e quello
di alta tensione produce una
scarica elettrica silente
nell’inter-spazio. Una parte
dell’energia elettrica è
trasformata in calore,
rimosso con acqua di
raffreddamento.

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Il campo elettromagnetico – gli elettrodi

HV
Elettrodo ad alta
tensione (acciaio inox) Tubo dielettrico

O2 + O3 O2

Spazio di
scarica
Terra

Raffreddamento
ad acqua Elettrodo in acciaio
inox

All’esterno dei tubi scorre liquido refrigerante (acqua)


che asporta il calore pro-dotto dalla scarica.
O3 Gas prodotto
Elettrodo ad alta Elettrodo di terra
tensione
X
X
X Materiali:
X
Mesh X  (HV) elettrodo tubolare
X
X in acciaio inox
X Acqua di
Dielettrico in vetro X raffreddamento  tubo in vetro
X
Spazi di scarica
 maglia in acciaio inox
 ripartitore in acciaio inox
Ripartitore portata  componenti addizionali in
acciaio inox
O2
/Aria
UV ozono
test di ricrescita batterica dopo la disinfezione
(+ 7 giorni)
I grandi ozonatori si presentano generalmente come grandi
cilindri di acciaio ad asse orizzontale, con estremità bombate
munite di oblò di controllo.
Batteria di generatori di ozono in parallelo
Manutenzione di un generatore di ozono
Potabilizzatore “Gabriele”
Potabilizzatore “Gabriele”
Potabilizzatore “Gabriele”
Potabilizzatore “Gabriele”
Esempi di generatori

Tipo GSA/GSO
Capacità 200-1000 g/h
Capacità 200 - 1000 g/h

Tipo PDA/PDO
Capacità 15>15
Capacità: –250
...250kg/h
...250 kg/h

Tipo SMA/SMO
Capacità 200 –17.000
Capacità 200 g - 17 kg/h
g/h
Schema generale di un processo utilizzante ozono:

Water

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MODALITA’ DI DOSAGGIO E DI EROGAZIONE

E’ un gas che viene fatto gorgogliare in acqua: O3 →O2 + O


MODALITA’ DI DOSAGGIO E DI EROGAZIONE
L’impianto per la produzione ozono è composto da cinque sezioni:
1. Unità produzione aria secca/Alimentazione ossigeno
2. Generatore di ozono
3. Quadro elettrico e sistema di controllo
4. Sistema di contatto
5. Sistema di
distruzione
Introduzione
Alimentazione
ozono ozono
Aria / Ossigeno

fornitura acqua di
raffreddamento

Fornitura generazione
potenza
ozono Distruttore
e
sistema di Ozono
controllo PLC residuo

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UNITA’ DI PRODUZIONE ARIA SECCA

Di tutte le sezioni, la preparazione del gas di alimentazione è


la più complessa e presenta un maggior numero di scelte per il
progettista e di conseguenza opportunità di commettere
errori.
Tale sezione assorbe dal 15 al 40% del consumo totale di
energia di tutto il sistema di generazione ozono.

Lo scopo è fornire gas in quantità sufficiente per il processo,


alla idonea pressione di esercizio del generatore, tale da
vincere le cadute di pressione a valle.

Deve inoltre e deve essere priva di umidità, polveri,


idrocarburi.

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UNITA’ DI PRODUZIONE ARIA SECCA

Dati di progetto:
A. Contenuto di umidità
B. Particolato ed altri inquinanti
C. Concentrazione di ossigeno
D. Temperatura
E. Pressione
F. Portata

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UNITA’ DI PRODUZIONE ARIA SECCA

A. Contenuto di umidità

Il gas di alimentazione deve avere una bassa temperatura di


rugiada (temperatura alla quale il vapore in esso contenuto
condensa).

Eccessi di umidità potrebbero ostacolare la produzione di ozono


e reagire con gli ossidi di azoto all’interno del generatore
formando acido nitrico e causando danni al generatore.

NO2 + H2O → HNO3

E’ pratica corrente progettare sistemi per una temperatura di


rugiada tra -80°C e -60°C.

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UNITA’ DI PRODUZIONE ARIA SECCA

L’essiccatore è generalmente del tipo a


setacci molecolari, contenuti in due
colonne funzionanti in parallelo ed alter-
nativamente:
mentre una colonna è in fase di
assorbimento, l’altra è in fase di
rigenerazione.

Le polveri di prodotto assorbente,


eventualmente trasportate dal flusso di
aria essiccata, sono trattenute
dall’apposito filtro polveri.

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UNITA’ DI PRODUZIONE ARIA SECCA

B. Particolato ed altri inquinanti

Il particolato può costituire problema per molte delle parti del sistema
per la produzione di ozono, quali:

il compressore: le particelle potrebbero graffiare le


superficie dei lobi e dei rotori, diminuendo
la tenuta;
l’essiccatore polvere e idrocarburi potrebbero bloccare
i pori dell’essiccatore;
il generatore che funge da precipitatore elettrostatico per
particolato e idrocarburi, che si
attaccherebbero alla superficie del
dielettrico, causando la generazione di
punti caldi con conseguente lesione del
dielettrico;
i diffusori il particolato potrebbe occludere i pori.

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I filtri sono il miglior mezzo per
controllare il particolato.
Sono idonei a bloccare particelle con
diametro superiore o uguale a 0.3 µm.

Filtri assorbi-carbonio catturano e


rimuovono vapori di idrocarburi, previa
azione di coalescenza.
Filtri installati all’ingresso di un
compressore

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UNITA’ DI PRODUZIONE ARIA SECCA

C. Concentrazione di ossigeno

Poiché la generazione di ozono è la


conversione di ossigeno molecolare in
ozono, aumentando la concentrazione di
ossigeno nel gas di alimentazione si
incrementerà la produzione di ozono.
Una più alta concentrazione di ozono si
può raggiungere attraverso
l’integrazione o la totale sostituzione di
aria con ossigeno attraverso:

Ossigeno liquido
approvvigionato e stoccato in serbatoi
termorefrigerati al 95-99% di ossigeno.
Serbatoi ossigeno
Ossigeno gassoso
generato direttamente in situ.

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UNITA’ DI PRODUZIONE ARIA SECCA

D. Temperatura
La temperatura del gas di alimentazione deve essere
relativamente bassa per non favorire la decomposizione
dell’ozono appena prodotto.

E’ pratica corrente alimentare gas sotto i 32°C.


L’acqua di raffreddamento nel generatore assolve lo scopo di
rimuovere temperatura.

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UNITA’ DI PRODUZIONE ARIA SECCA

E. Pressione
Per dimensionare l’impianto è opportuno considerare tutte le
cadute di pressione dal punto di alimentazione sino alla vasca di
contatto.

In primo luogo deve essere garantita la pressione di progetto alla


quale il costruttore ha ottimizzato l’ozonatore.

In secondo luogo si devono valutare le perdite attraverso le


valvole, la condotta, i diffusori, il livello statico dell’acqua sopra i
diffusori.

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UNITA’ DI PRODUZIONE ARIA SECCA
F. Portata
Il sistema di preparazione del gas deve essere dimensionato per
garantire la produzione di ozono per la concentrazione di
progetto. La massa oraria è la seguente:

M gas alim = MO3/CO3

dove M gas alim = Kg/ora di gas alimentato


MO3 = Kg/ora di ozono prodotto
CO3 = % ozono prod./gas introd.

Poiché il volume specifico di un gas aumenta con l’aumentare della


temperatura, nel dimensionare i compressori si terrà conto della
temperatura massima raggiunta in estate nel sito di interesse.

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UNITA’ DI PRODUZIONE ARIA SECCA

I sistemi di produzione aria secca sono classificati in funzione delle


condizioni operative di pressione:

Bassa pressione < 103 kPa


Media Pressione da 103 a 448 kPa
Alta Pressione > 65 kPA

Gli schemi di processo sono differenti.

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Sistema a bassa pressione

Nel sistema a bassa pressione, l’aria ha una alta capacità a trattenere


umidità, per cui è necessario togliere umidità a monte e a valle del
separatore.
Gli essiccatori possono essere soltanto di tipo termico.
I compressori (soffianti) sono generalmente a lobi.
Il sistema è idoneo laddove le cadute di pressione sono molto basse e si
operi a volume costante. La manutenzione: ridotta.
Post-
raffreddatore
Raffreddatore

Ozonatore
Soffiante Separatore

Essiccatore

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Sistema a media pressione

E’ idoneo laddove si vuole lavorare anche in cattive condizioni operative


(filtri sporchi, essiccanti vetusti, diffusori sporchi).
Possono essere usati soltanto essiccatori termici. Il compressore non può
essere del tipo a lobi.

Serbatoio di
compenso

Raffreddatore

Ozonatore
Compressore
Separatore

Essiccatore

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Sistema ad alta pressione

Il vantaggio di lavorare ad alta pressione consiste nel fatto che le


operazioni di rigenerazione sono ridotte e che i volumi in gioco sono più
piccoli.

Riduttore di
pressione
Raffreddatore Filtro a
Filtro coalescenza

Filtro
Ozonatore
Compressore
Separatore

Essiccatore

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SISTEMA DI CONTATTO

Principali tipi di dispositivi per il mescolamento dell’ozono con l’acqua:

- Miscelatori statici

- Insufflazione di bolle fini

- Iniettori

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MODALITA’ DI EROGAZIONE: Dosaggio in mixer statico
MODALITA’ DI EROGAZIONE: Insufflazione di bolle fini
MODALITA’ DI EROGAZIONE: Immisione tramite iniettori
SISTEMA DI CONTATTO

Laddove è necessario disporre di una portata di ozono variabile, è


necessario disporre di una vasca di contatto, in cui l’ozono viene
intimamente mescolato con l’acqua da trattare.

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SISTEMA DI CONTATTO: vasca di contatto

influente
effluente

Ozono-gas
Regole per l’uniformità di distribuzione dell’ozono
e per l’ottimizzazione del contatto:
- profondità immersione diffusori H = 6-7 m;
- rapporto portata gas-portata acqua : 0,05 < r < 0,20;
- minima portata di gas per unità di superficie: 0,037 m3/min/m2;
- diffusori distanti non più di 0,90 m tra loro.
SISTEMA DI CONTATTO: vasca di contatto

influente
effluente

l L W ≈ 2/3 D ≈ 4 m

D
≥ 4 Poiché D≥6÷7 m ⇒ l≤1,50 m
l

V= Q · T ⇒ ma T deriva dalla C·T = k


SISTEMA DI CONTATTO
Il dimensionamento della vasca di contatto è concepito in modo da favorire
la migliore dissoluzione della miscela aria/ozono in acqua.
A tal scopo è necessario che l’acqua fluisca in controcorrente rispetto al
flusso gassoso e che questo abbia il tempo di propagarsi secondo un cono di
diffusione per un altezza di circa 6 metri.
I diffusori ceramici vengono disposti sul fondo della vasca per ottimizzare
la distribuzione del gas all’interno di ogni camera.
La sezione di postozonazione prevede generalmente due camere di
contatto.
Nella prima camera viene effettuato un elevato dosaggio di gas, in modo da
ottenere in breve il valore di concentrazione ozono disciolto stabilito.
La seconda camera si dimensiona per mantenere un valore costante di
concentrazione di ozono in acqua, considerando le perdite dovute alla
dissoluzione dell’ozono per la sua reazione con i composti presenti in acqua.
Talvolta viene realizzata una terza camera, senza diffusori, per consentire
il degasaggio dell’acqua.
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SISTEMA DI CONTATTO

Vasca di post
ozonazione

66
SISTEMA DI CONTATTO

Vasca di
preozonazione

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FINE

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