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Il potere in sé non è né buono né cattivo, è uno strumento che, alla stregua degli
altri, può essere utilizzato in modo utile, inutile o dannoso, rispetto alla propria
crescita. Come ciascuno strumento, il potere non dovrebbe essere fine a se stesso,
in quanto rappresenta una possibilità da utilizzare allo scopo di raggiungere uno o
più obiettivi. E' come un martello: lo acquisto e lo impugno per piantare un chiodo
nel muro. L'uso che la maggior parte delle persone fa del potere è, se osservato
da un'ottica un po' ingenua, assolutamente folle, in quanto il potere viene usato
per scopi assolutamente diversi da quelli solitamente dichiarati: per sfoggiare una
bella immagine di sé, per perpetuare lo stesso potere, o per guadagnarne altro
(pensate al potere politico). E' come comprare un martello solo per sfoggiarlo a
coloro che entrano in casa, o per cominciarne una collezione.
Ciò porta subito nel vivo del discorso: la gestione o il controllo del potere?
Gestire un potere è l'unico modo per raggiungere gli ob iettivi che ci si pone:
soprattutto se si tratta di obiettivi elevati, non è possibile pensare di raggiungerli
senza potere. Nella pratica dello Yoga, ad esempio, fin dall'inizio è chiaro che
senza disciplina è impensabile ottenere il benché minimo risulta to: se non pratico
con costanza, otterrò ben poco, come pure se medito muovendo la schiena di
continuo, o pensando alla cena da preparare, difficilmente incontrerò particolari
benefici. La disciplina, in questo caso, è un potere nei confronti di me stesso.
Gestire un potere significa anche stabilire un rapporto equilibrato con esso e ciò
significa vincere la prima tentazione offerta dal potere: l'attaccamento. Gestire un
potere significa, per esempio, utilizzare il martello quando serve e poi riporlo, o
prestarlo se è necessario. In questo caso, attaccarsi al potere significa ammirare il
martello tutti i giorni, lucidarlo a volontà, profumarlo e vietare a chiunque di
toccarlo.
Se utilizziamo il martello come esempio, è chiara l'assurdità, ma se al sostitui amo il
martello con l'automobile, la casa, il denaro, il cellulare, o i vestiti, l'assurdità si
camuffa in una dimensione definibile la "Assurda quotidianità", che cela la propria
follia nella automaticità con cui le persone solitamente vivono l'attaccamen to


         
  

 
 
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quotidiano alle cose. Quindi, una bella automobile, o un bel cellulare, non servono
per spostarsi velocemente o per parlare al telefono, ma per attrarre l'attenzione (e
l'invidia) degli altri e, quindi, a colmare un vuoto invece di esplorarlo, nutrendo al
tempo stesso, la stessa modalità nelle altre persone. La gestione di un potere è
possibile solo se riesco ad essere distaccato dal potere stesso: gestire un potere
vuol dire utilizzarlo, senza farsi usare dal potere stesso. La gestione del potere
richiede una certa consapevolezza ed una chiarezza nella direzione.
Il controllo del potere è esattamente il contrario della gestione: è possibile solo se si
possiede una buona dose di inconsapevolezza e non si sa dove si sta realmente
andando. Sono assolutamente convinto che se le persone vedessero realmente
dove stanno andando, smetterebbero immediatamente di controllare il loro
potere. Purtroppo, la maggioranza delle persone non ama il potere di Vedere
realmente la direzione della propria vita, ma si contenta di poteri ben più miseri.
Nella gestione c'è un contatto reale col potere, perché esiste un centro
sufficientemente robusto da non lasciarsi abbindolare dalle illusioni che
provengono da ogni tipo di potere. Nel controllo, invece, il potere assume un ruo lo
di importanza eccezionale e ciò produce la nascita di una forte paura a perderlo,
con la fiorente ricaduta di tutte quelle manovre destinate a creare prigioni, sia
interne, che di relazione, per mantenerlo.