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Di seguito una sintesi dell’analisi di contesto presentata da Emanuele Ranci

Ortigosa nel primo incontro del Gruppo Coesione sociale (24 gennaio),
inserita nello schema proposto per la relazione generale del Gruppo. Sono
stati utilizzati gli apporti di Paolo Peduzzi per la parte salute e di Francesco
Longo per la parte sui cluster sociali.

Benessere, salute, coesione sociale

1. Linee strategiche generali

2. La situazione e i suoi problemi


2.1 Chi sono i milanesi di oggi?
La popolazione residente nel Comune di Milano è in costante diminuzione; è infatti passata da
1 milione 700 mila all’inizio degli anni Settanta a 1 milione 370 mila all’inizi degli anni Novanta.
Negli ultimi due decenni, poi la popolazione è rimasta pressoché costante: oggi i residenti nel
capoluogo sono circa 1 milione e 300 mila.
La popolazione è sempre più anziana: un abitante su 4 ha più di 65 anni, e ci sono due anziani
ogni minore con non più di 14 anni. A Milano gli stranieri residenti sono il 14 percento del totale
della popolazione residente.
Sono soprattutto le famiglie giovani ad allontanarsi dalla città verso l’hinterland, a causa di un
costo della vita troppo elevato che viene solo parzialmente compensato dalla maggiore
presenza di servizi per la prima infanzia. I bambini “piccoli in fascia di età prescolare”(da 0 a 6
anni non compiuti) sono nel Capoluogo il 5,41 del totale della popolazione. Le famiglie sono
sempre più piccole, il numero medio è di 1,9 componenti, Una larga parte della crescita
demografica è ascrivibile ai flussi migratori: l’indice di fecondità è pari a 1,2 bambini per le
donne di nazionalità italiane, di 2,3 per le donne straniere.
Complessivamente i bambini nati con almeno un genitore straniero sono circa il 28 percento
del totale nel Comune di Milano, uno dei dati più alti fra i Comuni italiani.

Tab. 1 - Percentuali di famiglie per tipologia (dati da ultimo censimento)


Tipologia Comune di Milano Provincia di Milano
Uni personale 37,3 28
Coppia senza figli 23,1 23
Coppia con figli 27,2 37,3
Un genitore solo 8,5 8,5
Famiglie con due o più nuclei 0,4 1,7
Altro 3,5 2,6

Tab.2 - Percentuale di nuovi nati per nazionalità dei genitori

Tipologia di coppia dei genitori


Nati con almeno
padre italiano e padre e madre un genitore
padre e madre padre straniero e
madre straniera entrambi Totale (c) straniero (d)
entrambi italiani madre italiana (a)
(a) stranieri (b)
71,7 4,1 1,8 22,5 100 28,3

I principali cluster sociali

La distanza culturale, socio-economica e politica tra i diversi segmenti sociali che compongono le
moderne società si stanno progressivamente dilatando e il fenomeno è particolarmente acuto nelle
aree metropolitane più dinamiche e ricche, come Milano.
I cittadini e gli utenti di servizi appartengono a cluster sociali diversi per competenze nell’accesso
ai servizi, per empowerment, per risorse individuali o familiari, caratterizzati da mappe cognitive
profondamente diverse. Questo interroga e mette sotto tensione a fondo le istituzioni pubbliche e i
loro servizi. A fronte di bisogni fisici o materiali simili, ma inseriti in profili sociali di consumo
profondamente diversi, i servizi devono tendere all’uniformità o alla differenziazione? Ritenendo
necessaria la II strada per raggiungere lo stesso tasso di soddisfacimento di bisogni (a fronte di
bisogni concettualizzati ed espressi in modo diverso occorrono risposte differenziate), questa pone
il problema della valutazione dell’equità, non essendo questa più perseguita attraverso l’omogenità
dei servizi.
In particolare a Milano si possono enucleare i principali cluster sociali, partendo dalla
considerazione generale che su 1.300.000 residenti italiani, 400.000 hanno più di 60 anni, solo
700.000 sono i votanti in età tra i 20 e i 60 anni, mentre i restanti 200.000 sono minori e giovani
non votanti. A questi si aggiungono 200.000 stranieri, per un totale di 1,5 mil di milanesi.

a) Anziani soli o in coppia (400.000 dei 1.300.000 dei residenti). Essi rappresentano la
“maggioranza silenziosa” della città, anche se esclusi dalla sua identità rappresentata. La
città ha progressivamente diminuito i loro spazi di fruizione sociale o individuale, le
opportunità e i servizi, limitandosi a quelli riparatori di ultima istanza. Scarsi o nulli sono i
luoghi di aggregazione e i servizi di connessione o inclusione sociale. La maggior parte
sono proprietari di case, ma non tutti dispongono di un reddito sufficiente per il tenore di
vita imposto dalla città. La rilevanza della quota anziani (30% degli italiani residenti) spiega
la significativa maggiore presenza di donne rispetto ai maschi tra i residenti (680.000 vs.
620.000). Ricordiamo che la rilevanza di questo cluster sociale contribuisce a spiegare
come mai in città i cani domestici abbiano superato i bambini.

b) Young professional. Giovani ad inizio carriera professionale, di norma di origine esterna alla
città. Forme contrattuali spesso atipiche, significativi carichi di lavoro, vite familiari
dinamiche e scarsamente formalizzate, senza figli. In parte rappresentano lo stereotipo
romanzato della città, che usano e vivono, ma di cui si sentono poco responsabili, a partire
dal fatto che non vi hanno la residenza e quindi non votano.

c) Coppie con figli minorenni. Rappresentano una quota significativamente più modesta della
città rispetto alla norma, spostandosi la maggior parte delle famiglie, alla nascita dei figli
nella cintura, per l’eccesso dei costi residenziali. Coloro che rimangono con i figli minorenni
in città o hanno redditi significativamente oltre la media o hanno avuto rilevanti e decisivi
sostegni famigliari per la propria casa. Dal punto di vista economico rappresentano quindi,
di norma, classe media e medio-alta. Rispetto a questa categoria, che di norma è il fulcro di
ogni città, ma a Milano è in significativa riduzione, vale la pena chiedere se si riesce ad
immaginare politiche per il loro ritorno.

d) Studenti universitari. Milano ha 200.000 studenti Università, ma difficilmente si rappresenta


come città universitaria, per cui vi sono scarse o nulle politiche esplicite di valorizzazione di
questo patrimonio, che rappresenta una risorsa e un reddito per la città. La grande
maggioranza degli studenti sono pendolari o vengono da lontano e risiedono in città.
Similmente agli joung professional usano e vivono la città, ma non vi risiedono e quindi non
sono politicamente rappresentati.

e) Gli stranieri. Del milione di stranieri presenti in Lombardia, 200.000 risiedono a Milano e
sono per lo più regolari. Svolgono i lavori più umili e contribuiscono, insieme agli studenti, al
prezzo alto delle case, essendo costretti ad accettare piccoli appartamenti, spesso di
modesta qualità, a prezzi elevati, vivendoci in un numero importante di persone. Essi sono
fondamentali per l’economia della città, soprattutto per le funzioni di riproduzione sociale
(bambini, anziani, handicappati, conciliazione famiglia-lavoro). Anche essi non sono
politicamente rappresentati e non votano.

f) I lavoratori pendolari. Circa 600.000 (+ gli studenti), che usano intensamente la città e a
loro volta scarsamente si riescono a identificare con essa, non costruendo e non essendo
dotati di alcune rappresentanza politica.

I cluster sociali della città hanno percezioni profondamente diverse della città, dei suoi bisogni e
delle politiche necessarie. Coloro che hanno il diritto di voto rappresentano una minoranza rispetto
a coloro che vivono o usufruiscono in modo importante la città. Questo può spiegare il frequente
disallineamento tra le mappe cognitive collettive presenti e la rappresentazione politica. In
particolare il gruppo degli anziano soli o in coppia rappresenta una quota rilevante dei “pochi”
milanesi elettori (36% degli elettori). Questo propone un doppio registro di lavoro politico: quello
rivolto agli stakeholder della città e quello rivolto ai votanti, ma impone anche una riflessione sui
meccanismi di rappresentanza, se il 50% di coloro che usano la città non hanno diritto di voto
(stranieri, studenti, pendolari).


2.2. Punti di attenzione e focalizzazione
2.2.1 Disuguaglianza di reddito e povertà
Povertà e disuguaglianza sono due fenomeni, non sempre sovrapponibili ma direttamente
connessi. La povertà assoluta è la condizione di coloro si trovano a vivere in condizioni
economicamente inaccettabili, al di sotto di una condizione minima accettabile. La povertà relativa,
invece è la condizione di chi vive sotto il livello “medio” di benessere, ed include quindi il concetto
di disuguaglianza, perché vi è una linea che spacca la comunità, praticamente, in due gruppi: chi
vive in condizioni sotto la media, chi vive in condizioni al di sopra della media. Quanto questi due
gruppi sono numerosi e quanto sono grandi le loro differenze sono le variabili che determinano il
livello di disuguaglianza di una popolazione. Tra coloro che vivono sotto la media, ci sono poi i
gruppi sociali fortemente disagiati, poveri non in senso relativo ma assoluto, impossibilitati ad
approvvigionarsi dei beni ritenuti essenziali.
Milano è una città con una forte concentrazione della ricchezza nelle mani di alcuni ceti cittadini ed
una maggiore diffusione della povertà relativa, che riguarda il 17,3 percento delle famiglie (sono
l’11,1 percento a livello nazionale). C’è meno povertà assoluta, ma maggiore disuguaglianza.
Questo accade perché a Milano i consumi medi sono più elevati, e mentre l’Istat in Italia mette
l’asticella della soglia di povertà relativa per un nucleo di due individui a 986 euro mensili, questa
per Milano diventa di 1.400 euro.

Tab. 5 - La povertà relativa in Italia, Lombardia e nel Comune di Milano


Italia Lombardia Milano

Soglia di povertà relativa 999,67 € 1.212 € 1.398 €


(per una famiglia di 2
componenti)

Percentuale di famiglie che 11,1% 4,8% (soglia nazionale) 7,8% (soglia nazionale)
vivono sotto la soglia di 10 % (soglia regionale) 17,3% (soglia comunale)
povertà relativa

È significativo che a Milano il 42 percento dei lavoratori percepisca un reddito imponibile inferiore a
15mila euro annui, e che il 4 percento della popolazione generi 1/3 di tutto il reddito denunciato.
Le principali variabili che spiegano queste iniquità nella distribuzione delle risorse economiche
sono almeno quattro: la classe di età, la posizione professionale, il genere, la provenienza
geografica. Queste variabili sono direttamente connesse tra loro: la classe di età incide sulla
posizione professionale (dipendente/parasubordinato); la provenienza geografica incide sul livello
di formazione, sull’accesso alle risorse relazionali e quindi sulla posizione professionale e via
dicendo...
Tab. 6 - Le cifre della disuguaglianza a Milano
Disuguaglianza per classi di età
La spesa media mensile di coloro che hanno un’età compresa tra 35 e 64 anni è del 20% superiore a quella di coloro
che hanno meno di 34 anni ( i giovani appena entrati nel mercato del lavoro hanno difficoltà economiche).

Disuguaglianza per posizione professionale


• La metà dei lavoratori parasubordinati guadagna meno di 10 mila euro l’anno.

• I 2/3 dei lavoratori dipendenti percepiscono redditi inferiori ai 25mila euro.

Differenze di genere
• Le donne guadagnano mediamente, a parità di mansione, il 33 percento in meno degli uomini, e la differenza
cresce al crescere dell’età (e della carriera!)

Differenze per provenienza geografica


• Il reddito delle famiglie italiane è mediamente il triplo di quello delle famiglie immigrate.

Gli interventi pubblici


Gli interventi pubblici dovrebbero andare ad incidere sulle due dimensioni del problema: la povertà
assoluta (ovvero il vivere sotto i livelli minimi di sussistenza) e la disuguaglianza (che da
economica diventa di stile di vita).
I sostegni monetari per gli individui e le famiglie più fragili presenti sono diversi (contributi, buoni,
voucher etc etc), ma hanno per lo più natura spiccatamente selettiva: sono cioè destinati a
determinate famiglie o individui al di sotto di soglie di reddito che variano da misura a misura, e
categoriale, sono cioè destinati a soggetti appartenenti a categorie definite dalla posizione
occupazionale della persona di riferimento, dal tipo di configurazione familiare o da altre
caratteristiche ancora.
Accanto alle misure di carattere nazionale e regionale il Comune di Milano ha erogato nel corso
del 2008 circa 7500 sussidi economici, a circa 1200 adulti in forte disagio economico e 167 buoni
sociali a favore di 49 persone; a ciò si sommano poche migliaia di buoni e contributi erogati alle
famiglie con figli e agli anziani in difficoltà (si veda la tabella che segue, che riassume i dati tratti
dal Piano di Zona del Comune di Milano).

Tab. 7 - Sintesi dei principali interventi economici nel Comune


Maternità
Bonus bebè: il Comune concede un contributo mensile di 500 euro alle mamme che restano a casa ed il cui bambino
non frequenta il nido. L’Isee del nucleo non deve superare i 18mila euro. La residenza deve essere nel Comune di
Milano da 3 anni.

Sussidi economici per le famiglie


I fruitori di contributi dell’assistenza economica (di carattere emergenziale) sono stati 2202
3834 i fruitori di buoni sociali

Adulti in difficoltà
7431 sussidi a favore di 1198 individui
167 buoni sociali erogati, in tutto a 49 individui
670 i beneficiari della borsa lavoro

Anziani
Il Comune ha erogato complessivamente 1674 buoni sociali per anziani finalizzati al mantenimento dell’anziano non
autosufficiente al proprio domicilio.

Appare evidente esserci un sistema di protezione sociale caratterizzato da interventi non risolutivi,
ma soprattutto di carattere solo emergenziale, incapace di far fronte a disuguaglianze così
profonde, sicuramente acuite dapprima dalla precarizzazione del mercato del lavoro e poi dalla
crisi finanziaria ed economica. Il risultato è un insieme disomogeneo e incoerente di interventi,
spesso promossi da livelli di governo diversi, in alcuni casi con sovrapposizioni e ridondanze, in
altri con drammatici vuoti di protezione. Da un quadro di interventi così delineato emergono
chiaramente due esigenze:
• dare ordine e semplificare l’accesso agli interventi;
• intercettare l’area delle nuove fragilità, e sostenerle.

2.2.2. Disoccupazione e precarietà


….

2.2.3 La salute a rischio


Le condizioni di salute di una popolazione sono il prodotto, oltre che del suo patrimonio genetico,
di una serie di fattori ambientali, socio economici, culturali e comportamentali.
I principali aspetti meritevoli di attenzione per i rischi per la salute nella città di Milano sono:
- l’inquinamento atmosferico con particolare riferimento al superamento dei limiti di legge del
articolato fine (PM10) e dei livelli di PM 2,5 con effetti sulla mortalità e morbosità, in particolare per
patologie cardiovascolari, respiratorie e alcuni tipi di tumore;
- la presenza di aree degradate e di siti contaminati e la carenza aree verdi e spazi per l’attività
fisica;
- l’invecchiamento costante della popolazione, con un aumento atteso nei prossimi anni delle
persone molto anziane che si accompagna ad un accresciuto bisogno di servizi sanitari e un
aumento del carico assistenziale;
- l’alto numero di persone con basso reddito e di persone sole in presenza di un’associazione
lineare negativa tra reddito, deprivazione sociale e salute;
- i consumi di sostanze illegali superiori a quelli della media nazionale, con interesse particolare
per le fasce di età più giovani;
- abitudini di vita a rischio in fasce considerevoli della popolazione rispetto alla situazione
nutrizionale, all’attività fisica, al fumo di tabacco, al consumo di alcol: a Milano un adulto su tre è in
soprappeso o obeso, uno su due pratica attività fisica in quantità inferiore a quanto raccomandato,
uno su tre è un fumatore, uno su quattro è un consumatore a rischio di alcol;
- tassi di incidenza più elevati rispetto al resto d’Italia dei tumori: ogni anno a Milano si ammalano
di tumore 10.000 persone con un numero di casi prevalenti di 64.000 persone;
- l’infezione da HIV presenta i valori tra i più alti in Italia;
- nelle donne si assiste ad un trend in crescita per le patologie alcol e fumo correlate, in
controtendenza rispetto a quanto avviene nel sesso maschile.

2.2.4 La difficoltà di trovare casa



• Fino al 1971, a Milano, più della metà del patrimonio immobiliare ad uso abitativo era in affitto.
Oggi, dopo quarant’anni, arriviamo al 30% (in Italia la media è scesa sotto al 20%).
• Nel 1968 l’edilizia pubblica rappresentava il 80% dell’attività edilizia complessiva nel Comune
di Milano. Nel 1995 lo Iacp alloggiava 330.000 inquilini, il Comune 70.000, in tutto 400.000,
poco meno di un terzo della popolazione. Oggi l’edilizia pubblica, con 35.000 alloggi del
Comune e 25.000 alloggi dell’Aler, rappresenta il 10% del patrimonio immobiliare cittadino. Il
patrimonio edilizio pubblico è stato ridotto a queste dimensioni per le vendite che avrebbero
dovuto finanziare nuove costruzioni che non sono quasi mai state effettuate. Ed è stato anche
ridotto in stato pietoso, come strutture e come ambiente, da una gestione lassista e
disastrosa:gli alloggi vuoti sono 4/5.000, la morosità al 15/20%, la mobilità annua aaal 5%,
circa 1.000 alloggi.
• Alla riduzione dell’offerta in locazione e in edilizia popolare corrisponde una fuga dalla città di
500mila abitanti, un’emorragia che fa passare Milano da 1.800.000 a 1.300.000 abitanti.
Nonostante l’attività edilizia (in particolare la nuova costruzione di residenze da vendere sul
libero mercato) non si sia mai arrestata, da più di dieci anni la città non riesce a recuperare
abitanti.
• Recuperare abitanti non è questione connessa all’incremento degli alloggi, quanto invece alla
presenza di un certo tipo di abitazioni: in affitto, a canoni accessibili. Se infatti consideriamo i
volumi residenziali che oggi pesano sul terreno milanese otteniamo una popolazione teorica di
più di 2 milioni di abitanti. Milano si presenta come una città di case senza abitanti e di
abitanti senza case (le stime parlano di 80mila alloggi inutilizzati, molti, probabilmente,
affittati in nero a popolazione immigrata e a studenti fuori sede).
• L’offerta che il mercato si ostina a produrre è fuori misura ed intercetta la domanda di
miglioramento (alloggi più grandi, in posizioni di maggior pregio) e la domanda di investimento.
Quest’ultima asseconda un processo di finanziarizzazione del mercato immobiliare i cui effetti
territoriali sono in larga parte ancora da capire, ma che tende a produrre la ‘città fantasma’, che
consuma territorio, riduce la densità abitativa e quindi si svuota, perde carica vitale e
potenzialità di sviluppo sociale ed economico.

La domanda di case senza risposta


• Quale domanda dobbiamo recuperare, a quali mondi dobbiamo prestare attenzione, in quale
direzione l’amministrazione pubblica deve guardare per organizzare il suo intervento e guidare
le azioni degli operatori privati se vogliamo che la città torni ad essere abitata, a rappresentare
una piattaforma competitiva, a costituire nuovamente un riferimento importante per il paese e
per la costruzione di nuove politiche di sviluppo?
• - innanzitutto i giovani, italiani e stranieri che in questa città arrivano per studiare, per meglio
qualificare il proprio profilo formativo, per avviare esperienze di lavoro, per trovare
occupazione, per esplorare nuovi mercati e avviare carriere professionali che meglio
rispondano al percorso di studi sostenuto. Si tratta di una domanda mobile che chiede
soluzioni molto economiche, segnate da elevata temporaneità;
• - le famiglie di nuova formazione già posizionate nel mercato del lavoro ma non ancora in
possesso di risparmi adeguati per potersi permettere l’acquisto di una casa in città (ne
tantomeno di stare in affitto ai canoni attualmente esistenti) e che necessitano di processi di
inserimento progressivo nel mercato della casa;
• - le famiglie mononucleari e monoparentali segnate da una condizione di incertezza, di
instabilità e di vulnerabilità sociale ed economica;
• - le famiglie numerose che sostengono costi complessivi già elevati e che richiedono
appartamenti di taglio adeguato ad un costo contenuto;
• - le persone e le famiglie che, per ragioni sociali ed economiche, si trovano in condizioni di
autonomia ridotta (anziani, famiglie con disabili a carico, ex detenuti, …) e rispetto alle quali è
necessario pensare alla casa come un ad ‘servizio tra altri servizi’, secondo un nuovo modello
di intervento capace di integrare differenti tipologie di risposta (abitativa, di accompagnamento
sociale, di inserimento territoriale, …).
• - le famiglie infine che, dopo aver vissuto per anni nelle case popolari ad affitti molto contenuti
ed essere state aiutate, potrebbero passare ad altri regimi di locazione ‘accessibili’ liberando
patrimonio pubblico che, al momento, è assolutamente bloccato (da anni non si realizzano
nuove case popolari e la mobilità interna al patrimonio è pari al 2%: ogni anno si liberano
mediamente 1.000 alloggi mentre le domande in graduatoria per l’assegnazione sono già più di
20mila)

2.2.5. Le situazioni di grave marginalità.


…..

Quali politiche. Le nostre scelte


3.1. Il governo, le risorse, l’organizzazione dei sevizi
…..

3.2 Bisogni, domanda sociale, (le risposte delle politiche


pubbliche)
(inserita solo la parte di analisi, non quella sulle risposte delle politiche pubbliche)

3.2.1. La salute


I rischi per la salute evidenziati richiedono lo sviluppo di politiche trasversali di prevenzione in
grado di intervenire sugli aspetti ambientali, sui comportamenti e gli stili di vita, sulle condizioni
sociali della popolazione. Di tali politiche i servizi sanitari sono una delle componenti, ma non la
principale, e il ruolo del Sindaco è essenziale.

Tutti i cittadini, ma in particolare le fasce più fragili della popolazione (anziani, malati cronici,
bambini) hanno bisogno di una rete diffusa di cure primarie in grado di garantire la presa in carico
dei loro problemi e l’accompagnamento nei percorsi di diagnosi, cura e assistenza. Gli attuali criteri
di attribuzione degli incarichi dei medici di medicina generale e dei pediatri di famiglia non
garantiscono in modo equo tale bisogno su tutto il territorio cittadino, lasciando scoperti alcuni
quartieri e non assicurando la copertura dell’assistenza del pediatra di famiglia per tutti gli assistiti
in età pediatrica.
Accanto al ruolo del proprio medico di fiducia, il cittadino, e in particolare quello
multiproblematico, ha bisogno di semplificare i propri percorsi per accedere all’insieme delle
prestazioni di cui ha bisogno. Le politiche richiamate dalla regione di assicurare punti unici di
accesso non devono pertanto limitarsi alla dichiarazione ma essere assicurate per la città di
Milano.
La frammentazione delle aziende ospedaliere e tra aziende ospedaliere e specialistica
ambulatoriale sul territorio non facilita i percorsi di presa in carico e di continuità di cura tra
ospedale e territorio.
La solitudine e la cronicità rappresentano sia per le cure territoriali che per le cure ospedaliere un
problema da affrontare con lo sviluppo politiche sinergiche tra servizi sanitari e servizi sociali, che
superino la frammentazione delle risposte, promuovendo anche l’umanizzazione dell’assistenza e
valorizzando l’impegno del volontariato.
I dati dell’accesso ai servizi evidenziano per le donne una penalizzazione nell’accesso alle cure
con conseguente maggiore mortalità per le patologie cardiovascolari.

3.2.2. Famiglie, minori, giovani


Una città amichevole nei confronti della famiglia è una città che pone al centro la questione della
cura: della necessità di riceverla e di darla.
Il tema famiglia, è un tema trasversale all’interno del quale si collocano, ed assumono un peso, i
servizi di cura per bambini, persone fragili o non autosufficienti, e le politiche dei tempi, attente ai
bisogni di chi ha responsabilità familiari e al contempo obblighi lavorativi. A tal proposito è
importante riprendere il tema delle "politiche della città" (una migliore sincronizzazione o
desincronizzazione degli orari dei trasporti e dei servizi pubblici, ed anche una negoziazione con
altri settori per semplificare i tempi dei genitori- scuola ecc.).
Una città amichevole nei confronti della famiglia è anche una città che sostiene l'autonomia dei
giovani, ad esempio con politiche abitative che favoriscano l'affitto e con strumenti come il prestito
d'onore e i sostegni economici per le famiglie in forte disagio.

I servizi per la prima infanzia


Gli asili nido, e più un generale i servizi per i bambini piccoli, in fascia di età prescolare, sono
essenziali per garantire pari opportunità, in due direzioni: di sviluppo cognitivo e sociale a bambini
di diversa estrazione sociale, che possono, attraverso questi servizi trovarsi in un ambiente di
crescita variegato e con educatori qualificati; pari opportunità per le madri che, poiché i nidi
rappresentano innegabilmente il primo strumento di conciliazione dei tempi per le donne che
lavorano (fuori e dentro casa). Non sono solo quindi servizi di custodia, ma essenziali strumenti di
integrazione sociale, più facile nelle primissime fasi della vita.
Il sistema dei nidi nel Comune di Milano comprende asili nidi pubblici a gestione diretta, asili nido
privati accreditati, asili nido privati non accreditati.
I posti in convenzione in asili nido privati accreditati sono assimilati completamente ai posti negli
asili nido pubblici. Infatti le famiglie, nel momento in cui presentano la domanda di iscrizione al nido
possono indicare quattro opzioni di scelta, indifferentemente tra strutture pubbliche e private
accreditate. La graduatoria è unica, in base al polo territoriale di riferimento, ed il bambino può
trovare indifferentemente posto in una struttura pubblica o in una privata accreditata.
Il funzionamento e la vigilanza sulle strutture private accreditate e convenzionate, oltre che
ovviamente su quelle pubbliche, è quindi cruciale, in termini di garanzia per gli utenti e di
implicazioni organizzative e strategiche per l’amministrazione comunale e per i produttori pubblici e
privati di servizi.
Tutti i servizi accreditati, sia pubblici che privati, hanno l’obbligo di rispettare i requisiti
organizzativi, strutturali e funzionali fissati da Regione Lombardia, ed è allora essenziale la
capacità di monitorare, al di là degli adempimenti formali, il rispetto dei requisiti e la qualità
del servizio. Un’ulteriore questione riguarda i servizi privati non accreditati, in relazione ai quali il
monitoraggio della qualità risulta ancora più spinoso, perché essi non rientrano nella sfera di
competenza del servizio pubblico.
Nel Comune di Milano sono presenti più di 12 mila posti disponibili in asili nido e micronidi (11.454
in asili nido e 632 in micronidi), che garantiscono una copertura sulla popolazione tra 0 e 36 mesi
del 33,2%. Gli asili nido privati, garantiscono una copertura del 19,7% (a fronte di una copertura
pubblica del 13,55%).
La tabella che segue evidenzia il numero di posti in asili nido e micro - nidi ogni 100 bambini con
meno di 36 mesi, in tre Comuni del Nord: Milano, Torino e Genova.

Tab. 3 – Copertura degli asili nido sulla popolazione 0-36 mesi a Milano, Torino e Genova
Città Copertura totale Copertura pubblica Copertura privata
Milano 33,23 13,55 19,68
Torino 25,00 16,9 8,1
Genova 22,60 15,3 7,3

A Milano la disponibilità di posti è notevolmente al di sopra della media nazionale, ed in linea con
l’obiettivo di Lisbona, ma ciò nonostante vi sono ancora lunghe liste di attesa, perché nelle grandi
città la domanda di nidi è più elevata. Del resto l’orientamento strategico del Comune è stato quello
di puntare alla quantità, equiparando pubblico e privato. Tuttavia, che il bambino frequenti un nido
pubblico o un privato accreditato, non è propriamente indifferente né per la famiglia, ne per i servizi
sociali del Comune.
La famiglia ha, per come è attualmente strutturato il sistema, nel nido pubblico maggiore
trasparenza, maggiori garanzie sulla continuità educativa e sulla formazione degli operatori, sulla
relazione educativa. I principali rischi rispetto ai nidi privati sono i seguenti:
a) Gare al ribasso
Le convenzioni con le cooperative che gestiscono i nidi privati accreditati sono spesso annuali. Le
gare per la gestione del servizio sono spesso fatte al ribasso, il che si traduce spesso in un alto
turn-over delle educatrici, anche dovuto a forme contrattuali che non sono paragonabili con quelle
delle strutture pubbliche.
b) Poca efficacia e continuità nei controlli negli asili nido privati
Al Comune costa meno servirsi delle strutture accreditate: un bambino in un nido pubblico costa al
Comune circa 900 euro mensili, in una struttura privata accreditata costa circa 600 euro. Ma negli
asili nido privati manca un controllo sulla qualità strutturato. Da più parti viene richiesta l’istituzione
di una commissione di controllo. Verificheremo costantemente lo stato delle ispezioni, la
qualità negli asili nido totalmente privati, che sono esclusi anche da questa forma di
controllo.

Due criticità, invece, sembrano emergere rispetto all’equità e all’efficacia del sistema di accesso:
a) Lista d’attesa La lista d’attesa permane e non accenna a ridursi, soprattutto nei nidi
comunali. Complessivamente la lista d’attesa nei servizi alla prima infanzia del Comune di
Milano è pari al 13,6 percento.
b) Fasce di contribuzione. Per determinare il livello di contribuzione degli utenti negli asili
nido comunali sono previste quattro fasce di reddito, in particolare

Tab. 4 - Valore I.S.E.E. e contributo di frequenza

I.S.E.E fino a 6500 6500,01-12500 12500,01-27000 da 27000,01


Contributo Gratuito 103 232 465

Quattro fasce di reddito sono poche (ad esempio nel Comune di Torino le fasce di contribuzione
sono venti. Sette nel Comune di Genova). Ciò determina iniquità nell’accesso soprattutto per la
cosiddetta fascia grigia, troppo ricca per aver diritto alle esenzioni, troppo povera per pagare più di
200 euro al mese. La fascia di gratuità è abbastanza ampia, superiore a quella di molti Comuni
italiani (tra quelli che forniscono un numero di posti significativo).
Colpisce che la fascia massima parta da 27.000 euro* (secondo certificazione Isee) e che non ci
siano fasce superiori. Il maggior introito realizzato sulle fasce alte e altissime potrebbe concorrere
a compensare il ridotto o nullo introito dalle fasce più basse.

3.2.3. Gli anziani


Tutti gli indicatori demografici mostrano una popolazione molto anziana e questo chiaramente
determina una necessità di porre maggiore attenzione ai servizi per questa fascia di popolazione.
Oltre al dato demografico che determina anche un impatto sulle condizioni di salute della
popolazione (aumenta il numero medio di anni passati “non in buona salute”) le principali criticità
della vita in età anziana, sono legate all’inserimento nel contesto sociale di riferimento, e sono
riconducibili principalmente a tre fattori: la perdita del ruolo familiare, la perdita del ruolo sociale
collegata all’età del pensionamento e la conseguente perdita economica, dovuta alla diminuzione
del reddito legato al pensionamento o alla conclusione della attività lavorativa autonoma. Spesso,
gli anziani, sono costretti a vivere soli a causa della morte del coniuge. Molti gli anziani
completamente o in parte non autosufficienti.

I servizi pubblici: pochi e costosi


I posti disponibili in RSA nella città di Milano sono complessivamente 6.500 (dato al 2008), che
garantiscono una copertura sulla popolazione over 75 enne del 4,4%. La copertura dei CDI (centri
diurni integrati) sulla popolazione ultra 75 è solo del 0,4%. Anche lì assistenza domiciliare
sociosanitaria e sociale è del tutto inadeguata.
La retta per gli utenti delle RSA nel capoluogo è più elevata sia della media regionale che della
media provinciale, divenendo spesso insostenibile per le famiglie. La retta media giornaliera in
RSA a Milano è di 70 euro, valore che scende a 61 euro in provincia. E quindi chi sostiene le
famiglie milanesi nell’ottemperare ai propri oneri di cura? .

Le assistenti familiari: una risorsa per le famiglie


Anche nel Comune di Milano la presenza di assistenti familiari si è ormai consolidata, radicandosi
in modo consistente nel territorio. Si può dire che esse sono in larga misura la risorsa di cura più
utilizzata dagli anziani in condizioni di fragilità, dopo la famiglia. I servizi pubblici, anche per la
scarsità di risorse, in molti casi riescono a far fronte solo alle situazioni di conclamato e forte
disagio e problematicità. Secondo recenti stime sono circa 26 mila le assistenti familiari nel solo
Comune di Milano, un esercito di donne vario ed eterogeneo (italiane, straniere regolari e non,
giovani e meno giovani, preparate o meno a questo ruolo).
Tuttavia questa risorsa, presenta anche dei rischi, spesso legati all’irregolarità nel mercato del
lavoro di cura che porta a rischi di sfruttamento, ma anche ad un supporto all’anziano spesso
poco qualificato e discontinuo.

Uno strumento da potenziare: lo sportello badanti per favorire l’incontro di


domanda e offerta
Per far fronte a questo fenomeno, i servizi sociali dei Comuni si sono in alcuni casi attrezzati
compreso il Comune di Milano che ha costruito uno sportello per le assistenti familiari. E’ uno
strumento utilissimo anche per favorire l’emersione della dimensione irregolare del lavoro di cura e
supportare le famiglie. Quindi uno strumento da potenziare e supportare.
3.2.4. I disabili
È necessario considerare il tipo di disabilità di cui si parla (mentale, fisica, sensoriale) e la fascia
d’età. All’incrocio di queste si collocano problematiche diverse che attengono ad aree di intervento
che il Comune decide di fare proprie, naturalmente fissando delle priorità. Ad esempio:
• Abitazione (barriere, inserimenti temporanei/definitivi)
• Salute (controlli periodici, riabilitazione)
• Scuola
• Lavoro
• Mobilità in città
• Turismo
• Socializzazione (vedi frequenza ai Centri diurni)
• Cultura.
In particolare all’area mobilità sono riferiti degli strumenti/interventi che valorizzino la componente
della rete e i privati (es. cooperative che offrono trasporto, taxi, società come IBM e negozi ICT,
programmi commerciali e di formazione dei produttori auto - come VW Mobility - installatori ausili,
imprese edili, ecc.) e integrino quanto offerto dal pubblico (contributi a persone con disabilità -
contributi provinciali per i disabili sensoriali).
Nello spirito dei Progetti di vita indipendente va promossa l’elaborazione di un Piano
Assistenziale Individualizzato, in collaborazione con i servizi ASL, che individui un case
manager e una rosa di interventi/servizi coordinati. Per garantire sostenibilità all’azione sulla
mobilità si può studiare un sistema di compartecipazione al costo di alcuni servizi sulla base di un
indicatore della situazione economica familiare.

3.2.5. Situazione di grave marginalità

3.2.5 Povertà economica e precarietà