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Tesina Metodologia

dell'insegnamento
strumentale - Educazione
Musicale + Chitarra -
Conservatorio Musicale
Educazione musicale
16 pag.

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Triennio Accademico Chitarra - Terzo Anno
Docente: Marco Rossetti

Metodologia dell’insegnamento strumentale


Simone Farenza

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Una metodologia interessata all’insegnamento strumentale è fondamentale
per tutti coloro che intraprendono la carriera di insegnante. Una delle
primissime domande che ci si pone quando si inizia un percorso di
insegnamento verso un bambino è quella dell’età giusta per iniziare il viaggio
musicale. Esiste dunque la possibilità di far approcciare la musica al
bambino prima ancora della metodologia?

Propedeutica Musicale | Fase Ludica


La Propedeutica Musicale getta le basi musicali nel bambino attraverso il
gioco o attività simili. Distinguiamo l’età evolutiva in: Prima Infanzia (0 - 24
mesi); Seconda Infanzia (2 - 6 anni); Fanciullezza (6 - 11 anni) e
Adolescenza (11 in poi) e Fase Adulta. Tra i principali metodi che si
interessano di questa fase pre-strumento, troviamo il metodo Gordon, che
si occupa del bambino dai 0 ai 48 mesi con la cosiddetta “musica in culla”.
La musica attraverso questo metodo viene comparata al linguaggio parlato
ed i genitori hanno il compito di trasmettere la conoscenza musicale
attraverso attività quali il canto e il ballo. Troviamo, in seguito, il metodo
Orff, che si occupa del bambino dal terzo fino all’undicesimo anno di vita del
bambino. Questo metodo utilizza strumenti come percussioni e xilofoni per
far conoscere al fanciullo i suoni ed il ritmo. Anche in questo caso il
linguaggio musicale è paragonabile al linguaggio verbale. Anche il metodo
Suzuki è importante ed in questo caso l’approccio alla musica diventa un
“metodo di vita” con cui vivere insieme alla propria famiglia. Esso inoltre
pone lo scopo di far conoscere al bambino se stesso, il propio carattere e la
propria sensibilità.

Contesto culturale e sociale


Il contesto in cui vive il bambino in questa prima fase, che possiamo definire
come un limbo musicale, è fondamentale per lo sviluppo del bambino è
determina il la sua capacità nel suo primo approccio allo strumento.

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E se questi metodi non vengono utilizzati? Il bambino può conoscere la
musica in altri modi? Ovviamente, fino ad ora, abbiamo discusso di una
propedeutica musicale ideale allo sviluppo musicale del bambino.
Nonostante ciò il fanciullo può approcciarsi alla musica per, ad esempio, un
puro ascolto casuale che fa scattare la “scintilla musicale” (es. ascolto
casuale dei dischi del padre oppure concerto, …).

Verso la metodologia e i metodi | Quali metodi adottare


Naturalmente la prima scelta da fare è quella di individuare l’età corretta per
iniziare lo studio della chitarra. Le caratteristiche da tenere in considerazione
per fare questa scelta sono la capacità di concentrazione e la capacità di
analisi. Queste due caratteristiche si distinguono quindi dagli aspetti ludici
espressi in precedenza. Individuare un anno preciso è molto difficile perché
le diversità nello sviluppo psico-fisico del bambino in questa età sono molto
pronunciate. Possiamo però restringere il raggio di età corretto dagli 8 agli
11 anni. Quando il bambino giungerà in questo raggio sarà dovere e
capacità dell’insegnante comprendere quale sia l’anno esatto in cui
cominciare l’imprinting chitarristico. Individuata l’età, l’insegnante si trova
davanti un’altra scelta fondamentale: quale metodo utilizzare per il primo
approccio alla chitarra? Negli ultimi anni sono stati pubblicati innumerevoli
metodi per l’insegnamento della chitarra, ma soltanto alcuni hanno le
caratteristiche valide per un giusto imprinting musicale. Il materiale di
questi metodi deve essere valido sia dal punto di vista musicale e quindi
della scelta del repertorio corretto e sia dalla parte della diteggiatura (in
primis quella della mano destra). All’interno del metodo inoltre è importante
trovare anche delle composizioni di insieme (elementari) in modo da far
comprendere la capacità di esecuzione e di ascolto all’allievo con una
soluzione sonora piacevole. Anche la scelta di brani popolari può essere una
scelta ottimale al fine di gratificare l’allievo in un momento delicato come
quello iniziale. Tra i metodi validi, prima di iniziare lo studio dei metodi
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classici veri e propri (Sor, Giuliani, …) troviamo “Fondamenti di chitarra”
della coppia chitarristica Tallini - Lepri dove è presente una struttura di
tetracordi per il primo approccio alla chitarra ed una teoria musicale che
non è svincolata dalla pratica. Anche questo aspetto è infatti
fondamentale. I primi metodi utilizzati devono avere all’interno anche nozioni
preliminari di solfeggio così da far comprendere all’allievo che tutto ciò che è
parte teorica si colloca contemporaneamente nella parte pratica: il solfeggio
è musica. In questo volume (Fondamenti di chitarra) inoltre sono presenti
esercizi che abituano fin dall’inzio l’allievo a coordinare i momenti delle dita
seguendo un preciso disegno ritmico. Altro metodo molto importante per
questo primo approccio alla chitarra è il Guitar Gradus di Ruggero Chiesa.
Esso è un riassunto generale della tecnica chitarristica. Inizia con corde a
vuoto, per poi passare alla scale due ottave. Chiesa inserisce semplici
melodie monodiche ma non mancano composizioni polifoniche più
elaborate, mischiando il repertorio classicheggiante con quello tradizionale.
Tra i capitoli fondamentali di questo volume c’è un capito sulle legature; uno
dedicato allo studio del barrè e l’analisi e lo studio di alcuni dei 120 arpeggi
di Giuliani. Ultimo, ma non meno importante, è il Metodo Muro che analizza
e propone all’allievo semplici brani tratti dalla musica Folk, intenti a divertire
lo studente di chitarra ed allo stesso tempo fargli comprendere la storia e le
origini di ogni piccolo spartito.

Biblioteca dell’insegnante
È consigliabile per l’insegnante di strumento “costruire” una sua biblioteca
musicale con brani già selezionati (tratti da antologie, brani singoli, …) e
revisionati secondo le proprie diteggiature. Egli inoltre, una volta selezionati i
brani, deve effettuare una catalogazione in base al livello di difficoltà. Tutto
ciò scaturisce dalla necessità di avere un repertorio che sia valido e allo
stesso tempo efficace per ogni singolo chitarrista.

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Progressività nell’apprendimento
Ciò che risulta importante al fine di fare un percorso progressivo che abitua
l’allievo a superare le difficoltà in modo graduale è la progressività nella
scelta dei brani. L’insegnante deve assegnare al bambino brani/esercizi che
siano alla sua portata. Deve inoltre capire le difficoltà dell’allievo e trovare
una soluzione al problema musicale. Una volta raggiunto poi un livello di
saturazione per cui il margine di miglioramento è quasi nullo (per quel
periodo) è opportuno fermare lo studio di un determinato esercizio e andare
avanti.

Scelta dello strumento | Dimensioni, forma e proporzioni


Il primo “imprinting” con la chitarra deve determinare una sensazione di
“sicurezza” e di “stabilità”. Questo vuol dire che l’approccio allo strumento
deve essere un approccio corretto così da evitare tutti gli errori possibili e
che se portati avanti nel tempo si possono trasformare in errori cronici. Il
primo parametro è quello delle dimensioni: la chitarra non deve
assolutamente essere un “ingombro” per il bambino. Essa deve
rappresentare uno strumento adatto alla sua dimensione fisica ed in grado di
essere utilizzato con facilità in modo assolutamente naturale. Lo strumento
deve essere come un abito su misura. La forma della chitarra, con
particolare riferimento, alle fasce e alla loro curvatura è essenziale per la
scelta dello strumento. Le proporzioni sono un altro parametro affinché
l’allievo possa muoversi con libertà all’interno del suo spazio musicale. Le
proporzioni determinano il “sentirsi naturali” nell’approccio allo strumento e
dipendono, ovviamente, dallo sviluppo fisico del bambino. Anche lo
spessore e la forma del manico, come la larghezza del capotasto, devono
essere congruenti con l’ampiezza delle mani dell’allievo.

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Le prime lezioni sullo strumento | Le fasi
La prima fase è quella teorica: si presentano le varie parti della chitarra e la
loro importanza nello strumento. Nella seconda fase, l’allievo deve
imbracciare lo strumento e attraverso le indicazioni dell’insegnante assumere
una postura corretta1. Le indicazioni dell’insegnante devono essere poi
ripetute più volte con il fine di far memorizzare al bambino la giusta postura.
In questo modo il bambino sarà in grado di ripetere le operazioni
memorizzate anche a casa durante lo studio personale.

1Per una postura corretta Al fine di avere una postura corretta si deve elevare lo
strumento attraverso l’uso del poggiapiede o, ancora meglio, dell’ergoplay fino a quando
si ritiene corretto per la mano sinistra. Il braccio sinistro, infatti, dalla posizione di riposo
deve alzarsi in modo naturale ed il dito medio flesso deve raggiungere, nuovamente in
modo naturale, la nota “la” sulla terza corda. Trovata la giusta posizione si passa alla terza
fase.

Nella terza fase bisogna stabilire l’approccio della mano destra: è


fondamentale la posizione dell’avambraccio sulla fascia (non troppo avanti e
non troppo dietro). Fatto ciò, è opportuno svolgere i primi esercizi con il
tocco appoggiato in modo da garantire all’allievo una posizione più stabile.
Nella quarta fase si passa ai veri e propri esercizi con la mano destra
facendo attenzione alla produzione di suoni che siano ben misurati. Questo
vuol dire che i suoni devono essere della stessa intensità, ben regolati
tecnicamente e prodotti attraverso una giusta chiusura e apertura del dito.
Nei primi esercizi è importante l’utilizzo, nella mano destra, dell’indice-
medio-anulare per regolare il movimento della parte inferiore della mano e
per la parte superiore anche del pollice. Naturalmente i primi esercizi devono
essere svolti soltanto dalla mano destra e quindi suonando le corde a vuoto
in modo da comprendere al meglio il movimento delle dita della mano
destra. È consigliabile poggiare quindi la mano sinistra sulla fascia superiore
della chitarra. Una volta che la mano destra è ben impostata si può passare
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al lavoro sulla mano sinistra. Per cominciare è consigliabile, al contrario di
molti altri studi e metodi, iniziare con esercizi in quinta o settima posizione: in
queste posizioni, infatti, i tasti sono più piccoli, la posizione della mano è più
compatta e l’avambraccio è più vicino al busto. Stephen Dodgson e Hector
Quine, ad esempio, con il loro metodo consigliano di iniziare dalla quinta
posizione non solo per una facilità della mano sinistra ma per conoscere
prima di tutto le note in quelle posizioni. Tutti i metodi che abituano alla
prima posizione fanno infatti memorizzare le note solamente di quella
posizione portando il bambino alla non conoscenza di tutta la chitarra.
Anche il Gangi inizia in settima posizione (in questo caso senza la
conoscenza delle note ma per pure facilità di suonare).

Intervento del docente | Quando ci sono errori (postura, note, fraseggio)


Cosa deve fare il docente per risolvere gli errori che si presentano
nell’allievo? E, inoltre, gli errori sono sempre visibili? Entriamo nel vivo
dell’esperienza metodologica: il momento in cui l’insegnante si trova ad
affrontare alcuni problemi tecnico-musicali dello studente. Il docente, capace
di osservare la soggettività dello studente, deve coglierne anche gli aspetti
più nascosti proprio come uno psicologo con il suo paziente. Spesso gli
errori non sono visibili e la bravura dell’insegnate sta nell’andare in
profondità, scovare l’origine del problema e trovare una soluzione efficace.
Ora analizziamo quattro esempi di errori comuni in ambito chitarristico con le
varie ipotesi e soluzioni al problema. Naturalmente il docente agisce per far
comprendere le soluzioni allo studente. Egli, infatti, non deve negare la
libertà dell’allievo che deve pur sempre affrontare i problemi in modo
autonomo. Ecco perché diventa essenziale e fondamentale la spiegazione
del docente. Il docente agisce quindi in due modi: con autorevolezza (ad
esempio per regolare la postura) ed allo stesso tempo lascia spazio all’allievo
per renderlo indipendente. È molto importante che il docente si soffre
sull’origine del sintomo.

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Esempio 1: il suono prodotto con il tocco libero risulta strappato, la corda
una volta rilasciata sbatte sui tasti.
Ipotesi 1: l'altezza delle corde rispetto ai tasti risulta troppo esigua cosi da
non consentire la vibrazione senza contatto con le berrette.
Soluzione 1: verificare ed eventualmente modificare l'altezza delle corde
intervenendo sul capotasto e/o sull'osso del ponticello.
Ipotesi 2: l'angolo di attacco delle dita della mano destra rispetto alla corda
risulta tale da impedire una articolazione corretta obbligando ad un
movimento di trazione verso l'alto con conseguente eccessiva vibrazione
perpendicolare alla tavola da parte della corda nel momento del rilascio.
Soluzione 2: correggere l'angolo di attacco intervenendo o modificando il
punto di appoggio dell’avambraccio destro sulla fascio o aumentando
l'altezza del polso destro rispetto allo tavola covi da creare lo spazio
necessario e sufficiente per articolare le dita con un movimento verso
l'interno della mano che garantisca una vibrazione corretto della corda.
Ipotesi 3: le unghie, qualora presenti, sono troppo lunghe o non hanno una
forma corretta e tendono ad agganciare la corda come un "uncino",
obbligandoci ad esercitare una forza eccessiva al fine di sganciarci dalla
corda stessa.
Soluzione 3: verificare ed eventualmente modificare la forma e/o la
lunghezza delle unghie.

Esempio 2: il suono prodotto non risulta pulito, come si dice in gergo


“frigge”.
Ipotesi 1: il dito della mano sinistra preme troppo arretrato rispetto alla
berretta, quasi vicino a quella precedente.
Soluzione 1: spostare il dito in avanti, avvicinando il punto di pressione alla
barretta giusta (quella dove si trova il suono che stiamo cercando). In questo
modo si procede con un minimo sforzo per un suono migliore. Il fine tasto
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inoltre rappresenta così un punto di riferimento per tutte le dita (le distanze si
equivalgono).
Ipotesi 2: la forza impiegata dal dito della mano sinistra non é sufficiente a
fissare la corda.
Soluzione 2: verificare le modalità di pressione delle dita della mano sinistra,
soprattutto riguardo l’interazione fra il pollice e le altre dita, al fine di saper
distinguere tra forza di pressione (che serve per bloccare la corda) e forza di
tensione (che serve per aprire le dito).
Ipotesi 3: le corde sono troppo alte rispetto al piano della tastiera.
Soluzione 3: abbassare le corde intervenendo sull'osso del ponticello e/o sul
capotasto.
Ipotesi 4: il tipo di tasto usato dal costruttore/liutaio risulta troppo basso non
fornendo un punto preciso dove bloccare la corda e conseguentemente
rendendo necessaria una pressione maggiore.
Soluzione 4: far sostituire i tasti optando per un tipo di altezza media (molto
più funzionale anche per l'esecuzione dei legati e del vibrato).
Ipotesi 5: i tasti risultano troppo consumati.

Esempio 3 (uno dei problemi più difficili da affrontare e più importanti): i suoni
prodotti non risultano legati tra loro.
Ipotesi 1: le dita della mano destra attaccano la corda con eccessivo
anticipo fermando la vibrazione relativa al suono precedente.
Soluzione 1: controllare i modi e i tempi di attacco, limitando al minimo quelli
di stazionamento del dito sulla corda prima di pizzicarlo.
Ipotesi 2: le dita della mano sinistra premono o rilasciano la corda in anticipo
rispetto al momento dell'emissione del suono successivo determinando
l'interruzione del suono in essere.
Soluzione 2: controllare i tempi di pressione e rilascio.
Ipotesi 3: i movimenti delle dita delle due mani, pur corretti, non risultano
coordinati.
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Soluzione 3: migliorare la coordinazione, quando possibile, attraverso
specifici esercizi.

Esempio 4: un passaggio del brano non riesce mai.


Ipotesi 1: la diteggiatura è errata o poco efficace (di entrambe le mani).
Soluzione 1: verificare la diteggiatura della mano sinistra e della mano destra
e optare per lo studio a parti singole (mano destra e mano sinistra) in modo
da non compromettere il fraseggio (tra gli errori di diteggiatura più comuni
troviamo ad esempio: dita invertite, ribattute, salti delle dita, movimenti
bruschi).
Ipotesi 2: alcune note sono ribattute con lo stesso dito.
Soluzione 2: verificare l’utilizzo corretto della dita e prendere consapevolezza
di quel passaggio musicale suonando forte e lento.
Ipotesi 3: errori ritmici.
Soluzione 3: Solfeggiare le parti incomprese con lo studente.

Metodo | Significato del termine | Cos’è la metodologia?


Metodo, dal greco methodos, è un termine composto da due parti: Metà e
Odòs. Metà vuol dire in cerca di, verso, in direzione e Odòs significa
sentiero, via, cammino. Metodo significa dunque “strada dell’agire” oppure
“regole e principi da adottare per acquisire una conoscenza” (in questo caso
la conoscenza dello strumento) oppure ancora “criterio razionale e
progressivo per costruire un sapere”. La presenza di una serie numerosa di
metodi e studi non implica l’esistenza di una metodologia. Il problema della
maggior parte degli studenti di chitarra può essere quello di aver a
disposizione moltissimi metodi ma non una metodologia per servirsene. Ciò
è compito dell’insegnante che indica la strada migliore. Una metodologia
non rappresenta solamente dei metodi, ma i vari procedimenti eseguiti
attraverso l’applicazione di tali metodi e specifiche tecniche strumentali. La
metodologia è dunque conoscenza e applicazione dei metodi. La
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metodologia della musica affronta i problemi davanti ai quali si trova lo
strumentista, problemi relativi alla comprensione, all’interpretazione di un
brano e alla sua realizzazione pratica (esecuzione). È necessario sviluppare,
per il chitarrista, due tipi di tecnica: una musicale ed una meccanica. La
musicale renderà lo strumentista in grado di decifrare la musica scritta, di
immaginarla interiormente, di analizzare la forma; quella meccanica gli
consentirà di tradurre in maniera sonora sullo strumento ciò che
p re c e d e n t e m e n t e h a a n a l i z z a t o . Q u e s t ’ u l t i m a v i e n e d e fi n i t a
convenzionalmente tecnica.

Tecnica Musicale
Premessa | Categoria 0
1. Conoscenza del quadro storico musicale dell’epoca in cui appartiene il
brano. Per comprendere sul piano estetico compositivo i fattori interni al
brano, sono di importanza non trascurabile anche quei fattori esterni tra i
quali dobbiamo considerare innanzitutto quello degli eventi storico
concomitanti. Essi hanno infatti spesso rappresentato la causa profonda
delle condizioni esistenziali dalle quali il compositore ha ricevuto stimoli e
motivazioni per il suo fare compositivo.

2. Cenni biografici: il periodo di vita dell'autore, le opere contemporanee al


brano ed i loro tratti stilistici.

3. Processi che hanno generato l’opera: Il cosiddetto processo pre-


compositivo. Es. Barrios ispirato dalla maestosità della cattedrale
Montevideo compone i movimenti del brano. Altro esempio è l’Homenaje
di De Faya in onore di Debussy.

4. Realizzazioni provvisorie, versioni differenti e modifiche.

Le Categorie Musicali Fondamentali


In generale la tecnica musicale è basata sull’analisi; quest'ultima riguarda
diverse categorie musicali fondamentali.

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1. La melodia: significa conoscere il tema, le sue caratteristiche intervallari,
la sua altezza (bisogna metterla in rilievo rispetto l’intera partitura
optando per una melodia dal suono più forte ed una parte non melodica
dal suono più debole).

2. L'armonia: significa individuare le triadi, le cadenze e le modulazioni, lo


stato dell’accordo, i raddoppi perché influenzano sulle dinamiche. La
dinamica è il rapporto intimo con l'evoluzione della tensione armonica
caratterizzante un brano musicale.

3. Il ritmo: analisi metrica, sincopi, accenti, contrattempi ecc.

4. Agogica: fluttuazioni ritmiche dovute ad esigenze formali, o di fraseggio.


Ad esempio quella iniziale: andante, allegretto; quella interna: più mosso,
ritenuto, allargando oppure quella finale.

5. Intensità: analisi delle dinamiche, ad esempio la dinamica del motivo e le


varie sfumature del brano.

6. Forma: procedimenti formali dei diversi periodi storico musicali: dal


barocco al 900.

7. Microstrutture formali: dall'incenso alla semi-frase, dalla frase al


periodo.

8. Timbro: varie funzioni del timbro in modo esplicito (al tasto oppure al
ponticello). Ad esempio l'effetto a terrazze: due frasi uguali espresse con
timbri e dinamiche diverse.

9. Stile del compositore: Tecniche compositive adottate dal compositore


(canone, contrappunto, melodie accompagnate).

10. Fraseggio: per l'indagine sulla struttura di un brano è importante


utilizzare un modello di analisi “fraseologica". In questo modo si può
istituire un parallelismo con la fraseologia del linguaggio letterario per
ben individuare il senso di un fraseggio appropriato (attraverso delle
legature di frase, Archi, respiri, punti di cesura). Spesso si può sostituire
per meglio comprendere fraseggio una parola o le sillabe di una parola

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ad una specifica parte del brano. Il fraseggio permette al musicista di
essere più comprensibile all’ascoltatore.

Tecnica Meccanica
La tecnica meccanica è il risultato di un concorso tra elementi fisici ed
elementi psichici. È necessario disporre di un repertorio di movimenti
fisicamente organizzati. Ogni fenomeno sonoro sullo strumento (ogni nota)
deve essere la conclusione di un processo che inizia nella psiche e si
concretizza attraverso un'azione delle dita. Spesso lo studio della meccanica
produce effetti alienanti e tende a far perdere di vista l'importanza della
partecipazione della psiche, la quale, tende ad assopirsi in uno stato di
contemplazione inerte dei movimenti delle dita. Gli esercizi di tecnica
generalmente proposti nei metodi, mettono lo studente nella condizione di
conoscere limiti e attitudini personali: valutando in primo luogo le difficoltà
del contatto tra dita e corde si giunge nel corso della pratica a definire il
proprio rapporto con lo strumento. Questi esercizi cercano di analizzare tutti i
principali movimenti richiesti dalle dita nell'esecuzione, sviluppando quella
stretta unione tra pensiero e precisione di azione, per cui la tecnica risulti
solo un mezzo per la piena espressione della propria idea musicale.

Metodi | Analisi dei Trattati


Alcuni metodi sono maggiormente discorsivi con annesse molte parti
teoriche e didascaliche in cui si specificano gli obiettivi che si vogliono
raggiungere e viene, inoltre, spiegato il modo corretto di eseguire un
determinato esercizio. Spesso nelle Prefazioni (parte introduttiva del metodo)
gli autori introducono l'argomento della metodologia in modo più o meno
approfondito.

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Metodi dell’800 e Studi | Differenze e Compositori Principali
Gran parte della tecnica odierna è riconducibile ai metodi dell'Ottocento.
Poco dopo la metà del Settecento, la chitarra assume gradualmente le
sembianze e lo spirito dello strumento moderno abbandonando la vecchia
accordatura barocca delle corde doppie per assumere quella a sei corde
semplici e adottando la notazione in chiave di sol al posto dell’Intavolatura.
Bisogna però fare una necessaria distinzione tra metodi e studi. I metodi
affrontano le difficoltà tecniche più evidenti e più importanti. Tra i metodi più
rilevanti di questo periodo troviamo il Metodo Carulli (arpeggi, scale,
legature) integrato poi da diversi studi; il Metodo Sor (bicordi, timbrica, ecc.);
il Metodo Carcassi; il Metodo Aguado; il Metodo Molino ed il Metodo Giuliani
(op. 1). Soffermiamoci su quest’ultimo: esso non contiene al suo interno delle
premesse sulle teorie musicali e viene diviso in quattro parti.

I. Degli arpeggi, Esercizio per la mano destra (120)


II. Per il portamento della mano sisistra (16)
III. Della tenuta del suono (11)
IV. 12 Studi

Nello stesso periodo furono scritti diversi studi con finalità simili ai metodi
citati in precedenza: si ritrovano i principi fondamentali di tecnica sebbene
non condensati in un metodo. Tra questi studi troviamo: Sor (op. 44 e op. 60)
di questi Chiesa ne ha fatto una revisione in tre volumi (elencati dal più
difficile al più semplice); Giuliani (op. 48, 111, 50, 98, 100); Carcassi (op. 60 -
25 Studi) e Coste (25 Studi).

Metodi principali odierni | (Metodi Moderni)


Tra i metodi principali che si sono sviluppati nell'era della chitarra moderna
troviamo: Abel Carlevaro ed il suo Metodo; Emilio Pujol; Mario Gangi e
Ruggero Chiesa. Soffermiamoci su quest'ultimo: importante ricordare è dal
punto di vista biografico, la sua collaborazione con la casa editrice Suvini-
Zerboni iniziata nel 1965. Altro elemento fondamentale è la fondazione della
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rivista chitarristica “Fronimo” datata 1972. Dobbiamo ricordare come autore
principale di metodi moderni Ruggero Chiesa non solo per i libri basati sulla
tecnica E quindi facciamo riferimento al Guitar Gradus, ma anche a tutto il
lavoro di edizione critica e revisione. Quando si parla di edizione critica si fa
riferimento al lavoro dell'autore in ambito di recupero, revisione e confronto.
Egli infatti va a recuperare tutte le edizioni e tutte le fonti originali facendone
così un confronto generale ed una revisione dettagliata. Il lavoro di revisione
inoltre si può racchiudere in tre punti essenziali: la polifonia viene notata con
più chiarezza; la diteggiatura della mano destra della mano sinistra viene
specificata dopo uno studio approfondito sullo strumento; le legature sono
tratteggiate (elemento facoltativo nella revisione). Bisogna evidenziare che
Chiesa ha revisionato non solo la gran parte delle repertorio dell'Ottocento
ma anche opere di alcuni autori e compositori del Novecento: citiamo quindi
Tarrega, Castelnuovo Tedesco, Brescianello, Regondi, Aguado. Il metodo
fondamentale sviluppato da Ruggero Chiesa è il Guitar Gradus: un
riassunto di tutta la tecnica chitarristica generale. Il Guitar Gradus si può
dividere in due sezioni che riguardano la tecnica musicale e la tecnica
meccanica. Troviamo 3 volumi di tecnica:

Le scale: troviamo un’esposizione delle scale in modo graduale e


progressivo con esercizi preparatori frammenti di scale dove la mano è ferma
in posizione con limitati cambi. Poi troviamo le scale a due ottave, e le scale
di massima estensione (qui è preferibile utilizzare le scale di Segovia per il
lavoro sulla diteggiatura), le scale doppie e sei esercizi fondamentali.

Le legature: troviamo un'esposizione delle legature in moto ascendente e


discendente con studi sulle legature ripresi dalla repertorio dell'ottocento e
studi sulle legature doppie.

Gli accordi: per quanto riguarda l'esposizione degli accordi Chiesa utilizza
due tecniche caratteristiche. La prima è l'andamento accordare, utilissimo
per la mano destra e sviluppato per blocchi armonici. La seconda è

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l’arpeggio con rapidi cambi di posizione, la mano sinistra viene coinvolta
muovendosi sulla tastiera.

Come si differenziano i metodi moderni dai metodi dell’800? Cosa


cambia sostanzialmente? Fondamentalmente i metodi moderni si
differenziano dei metodi dell’Ottocento per l'uso armonico e completo della
mano destra, in particolare l'uso dell’anulare. Un esempio è la suite 997 di
Bach nella quale fondamentale una tecnica chitarristica che comprenda
l'utilizzo armonico delle prime quattro dita della mano destra. Altro elemento
che pone una differenza tra il mondo chitarristico dell’Ottocento e quello del
secolo successivo è il timbro: la posizione della mano destra rispetto le
corde per ottenere un timbro migliore e profondo.

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