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LA SCRITTURA MUSICALE ANTICA quida alla trascrizione dal canto gregoriano alla musica strumentale del xvi secolo 8772 MARIA NEVILLA MASSARO LA SCRITTURA MUSICALE ANTICA Guida alla trascrizione ‘Superare Vostacclo diretto della lettura delle musiche antiche in originale ‘Primo indispensabile passo verso la lettura critica e Wesecuzione delle medesime. Ora credo si possa dire che Varte della trascrizione delle musiche antiche sia stata fin poco fa quasi un “mestiere a parte”, affare di specialist vrebbe essere ~ salvo maggiore 0 minore approjondimento ~ normale bagaslio cculturale di ogni buon musicista. A parte cid, 'indagine sulla scrittura musicale antica & affascinante per la luce che ne deriva sulla viva sostanza musicale che ha animat le varie epoche; una specie di “romanzo” aterwverso i reperti archeologi storia musicale dei mordo. Questa guia ha pertanto lo scopo di consentire a tutti i musicisti - ed in particolare a organist, clavicembalisti e chitarristi - di possedere gli indispensabili ‘ferri del mestiere per consultare direttamente le fon'i musicali antiche ed affrontare i vari problemi conness' alla trascrizione, senza dover necessariamente ricorrere.slla consultazione e allo studio di opere specifiche non facili a reperire e spesso di con- tenuti parziall Lorganicitd della trattazione conferisce inoltre a questa pubblicazione caratteri di notevole inveresse didattico e storico. Wolfango Dalla Vecchia Si ringrazia Ia Mediaeval Academy of America (Cambridge - Massachusset) ee ditore G, Olms (Hildesheim - Germania} che ci hanno permesso la riproduzione di aleune tavole e trascrizieni da opere da loro edite. BMG RICORDI MUSIC PUBLISHING S.p.A. served CAPITOLO I LA NOTAZIONE DEL CANTO GREGORIANO Chiese romana, che ‘fiori fin dai pris (Pedieto di Milano, con cui Costantino concesse tutta Europa. -odici neumatici a ni snuti risalgono al ino dal punto di grado di determinare esattamente gli questo petiodo appartengono infati anche i quali Notker Balbulus 930), Oddone di Cluny che con le loro opere determinarono uf plicato nella prat eorici medioevali t. Amand (c. 84% ‘Arezzo (c. 995-1050), Imente cid che gia veniva ap ct petiodo sono dovuti risalire -ologi moderni per le restaurazione del canto e de ono adortate per queste melo: fine del quindicesimo secolo: diffuso gregoriano é que incirca dope il 1300 La restaurazione moderna si é sviluppata dalla seconda meta del- 10 ad opera dei Benedettini di Solesmes, che da Dom jvarono alla. pul , iniziata nel 18 a gregoriana. Sono di a numerose altre opere ontributi stot important i della musica ecclesiastica, peteriogregorano és ico, sono importanciss mi la maggior parce del lavoro paleograi centi sti a semiologia di Dom divert segni “per dedume 1 pring autentica ed oggett Cardine, D. Eugene, Semiologia gregoriana, Pontificio Istituto di Musica Sacra, Roma, 1968, pag. 4. 3 ORIGINI ED EVOLUZIONE DELLA SCRITTURA GREGORIANA La scrittura musicale gregoriana, fin dalle sue origini, si é servita di due tipi di notazione: a) alfabetica b) neumatica La notazione alfabetica ¢ la pitt antica. Gia usata nella teoria mu- sicale greca, poi tradotta in levtere latine, continua accanto a quella neu- matica come notazione strumentale (v. Notker in Gerbert, Script.) 0 con lo scopo di aiutare a decifrare i neumi (v. seriteura alfabetica di Guido @ Arezzo in “Micrologus”) Stretiamente imparentato con la notazione alfabetica 8 uso delle cosiddette lettere romaniche o “‘romaniane”, dal nome del cantore Roma- nus che nel IX sec. diede con esse una spiegazione dell"Antifonario di S. Gallo, scritto in caratteri neumatici: le lettere © combinazioni di esse -n- dicavano il vario modo di emettere la voce o V'interpretazione dei neuni (es. a=altius, irinferius, c=celeriter, etc.) (v.Tav. 6). Liapplicazione pitt diretta delle lettere alfabetiche @ il loro uso in funzione di chiave: quando i neumi cominciarono ad essere scritti sulle Tinee sorse la necesita di determinate il suono di ogni linea o di almexo una di esse: le pit usate furono la ‘‘C” indicante il DO, la “F” (il FA) etalvolta la “G" (i SOL), la “E" (il MI) ola “b” (il SI). Dalbevoluzio- ne della forma di queste levtere derivano le armali chiavi in uso (1) TRASPORMAZIONE DELLE LETTERE - CHIAVI CHIAVE DI 6 EPH EB Soe G) FA 7 7 z ®) (1) da Gasperini, G., Storia della semiografia musicale, Milano, Hoepli, 1905, ag. 119. Ila notazione alfabetica appartengono anche i segni di alterazione, le e bequadro. Come & ote i loro nome deriva dalluso del SI be. del Si naturale, detti rispettivamente 6 rotondo o molle e b » quadrato. Dal SI, mediante la trasposizione, le definizioni si usa- successivamente per indicare il semitono anche fra altre note. E’ da ¢ perd che mentre il molle ebbe sempre il solo significato di ab- re il suono, il & quadro ebbe quello di alzare il suono, con la doppia ne corrispondente ai nostri bequadro e diesis. Il termine neuma, derivanse da parola greca con significato non bene eterminato (respiro, — dal greco pneuma —, emissione di voce, ma an. cenno, gesto, richiamo), viene usato nel Medioevo genericamente nel "'segno musicale” Sull'origine della notazione neumatica le varie opinioni degli studio- (Combarieu, Fétis, Coussemaker, Riemann e altri) convergcno ormai lefinirla una derivazione dagli accenti greci usati dai grammatici ales- i: sermpliet (acuto-grave} € composti (circonflesso-anticirconflesso), con significato di rappresentazione grafica dell’andamento vocale, po alle “‘clausole” declamatorie: innalzamento o abbassamento del- lu voee. 1 primi segni neumatici, ritrovabili in documenti non anteriori al IX secolo, furono la virga e il punctum, corrispondenti rispettivamente allaccento acuto allaccento grave, dalle cui combinazioni sarebbero successivamente derivati tutti gli altri neumi, diversi peraltro nelle varie tegioni in cui fu coltivato il canto liturgico ed anche nei vari monasteri, ove i copisti assumevano sempre delle proprie caratteristiche calligrafi. che. Nel seguente esempio si pud vedere come la figura dei primi segni neumatici derivi dagli accenti grammaticali Aecenti Newmi semis J Ce \ . puncte composti Vv Vos Nel primo periodo i neumi venivano scritei in campo aperto, ovwero lungo una linea immaginaria, per eui solo la loro forma, enceea ede agli accenti grammatical (tanto che i paleografi i definiscone genset mente ‘“neumi-accenti") poteva indicare le sillabe su cui la voce danny 0. abbassava, ¢ Tundamento della melodia veniva indicato da gest della, mano? & questa la cosiddetta notazione chironomica(dal greco chéitos = Syimano). che non era altro che un appunto musicale mnemonico ser chi gid ben conosceva la melodia (per interpretate | manoseriad neang Ee questo tipo & necessario poterli confrontate con manoscit! po. steriori provvisti diigo) (Tav. 1.2.3). Quando i neumi cominceranno ad estere séritti pit in alto © pit in basso a seconde dell’andamento della melodia, si passa ad una ave tura diastematica (che indica cio T'intervallo tra un suono e Tit, to). 1 passaggio dalla scrittura adiastematica a quella diastematica non wv- Gene perd in uno stesso periodo nei vari paesi e nei vari “scriptoria”y a San" BiB conservatori mantennero a lungo i neumi “in campo aper £0" (Germania), altri passarono alla diastemazia pi rapidament cia, Inghilterra). La corzente diastematica perti probal git al principio del X sec., si sviluppd in Inghilterca verso la fine del oc golo, in Francia ec in Italia nell’X! sec. edivenne universal, Solo in Germania si diffuse pit tard Generalmente, in questi primi esemp: di scriteura diastematica (Tav. 45.6), veniva tirata una linea a secco (cioé senza inchiostro), lun- e la quale si scrivevano i neumi, che a loro volta cominclavane of uni- carsi nella forma, assumendo gradatamente il sistema a punt sourap. ost, tipo di scritzura intermedia tra i neami-accenti ¢ la notations quadrata, Questa prima linea, che generalmente indicava il FA, fu pid tardi colorata in rosso, e ad essa fi aggiunta un'alera linea supeciore ty diver- so colore per indicare il DO. In seguito il numero delle lince suments er meglio distinguerle l'una dall’altra si usb porre all'inizio le lertore chia, vi. L'uso della colorazione turtavia durd in alcune region! sceamare quel lo delle chiavi, anche fino al XII sec. (Tav. 7). Con il determinarsi del rigo in forma di tetragramma (= igo di quattro linee) (Tav. 8), fu raggiunta anche una forma definitive det mec: mi con la serittura quadrata © guidoniana (dal nome del teorico Gods dArezz0, X sec:), che # quella adotcata dai Benedettini di Sclecwer per le edizioni ufficiali del Canto Gregoriano, del quale elenchereme bon ali elementi teorici, 65; TEORIA DEL CANTO GREGORIANO Segni musicali Le chiavi che si possono trovare jo del tetragrsmma sono due chiave di DO (trasformazione dell’antica lettera C chiave di FA (trasformazione della lettera F) La chiave di DO si pud rrovare sulla quarta e sul a mente sulla seconda: la chiave di FA. si pud trovare sulla terza e sulla secorda linea, raramente sulla quarta’ rza linea, rara- chiave di DO chiave di FA ervono nel gregoria stanghette che taglianc verticalmente il rigo s¢ g no ad indcase i frasegpio del testo ¢ della melodia. Esse ron hanno quindi nulla in comune con Ia stanghetta della notazione moderna. Vi sono quat- tro tipi di stangherca: ; 2) il quarto d stangheta, che indica fine dt un inciso musicale: i pub respirare ma senza sospendere il canto; i by [a toes eearghewes, Su indice Te fine da tmembro musicale, com- "posto da due-o pitt incisi: si pud prendere sufficieatemente respi ma senza dar luogo a pause; c) In stangheteaintera, che indica la fine di una fase musicale, compo- sta da incisi e membri: si fa una pausa della durata di un tempo: ls doppia stanghera ha le steso sigifcato music’ della sanghet- ta intera ¢ si usa alla fine di un brano, All'interno del brano indi Valeernarsi degli esecutori (1 2 4) Fue fm emcees che som exer na boene wil cee ent Teal eadcamente rots Sn cua ls ake Tenuate ewe Sag 28 ¢ 42) ps gua smono am valve Gata ben Stee inet, mene gui come dcr, le stangheweindicanod anepfio ela, Se 13 dlls eventule sospensione del canto ¢affidata al gusto ed al nso musicale daesecutore (ee anche le nore onserarion! sul itt del canto gregoriano a pag. 13-14 Le alterazioni sono due e si trovano sempre e solamente davanti alla nota SI. Esse sono: il bemolle ed il bequadro. Leffetto del bemolle viene annullato: — dal cambiamento di parola; = dal bequadro; = da qualsias ipo di seangherta (quarto, meaza, ince). 1 bemolle non si trova mai in chiave. Allla fine di ogni rigo si trova una piccola noticina codata all'insi: le guida che ha la funzione di indicare la prima nota del rigo successivo. § ud trovare anche a meri del rigo nel caso vi sia un cambio di chiave sempre per indicare la nota successiva. L'asterisco @ un segno che non appartiene alla notazione ma indica lungo il testo, le eventuali norme di esecuzione. Liasterisco semplice (*) serve innanzitutto ad indicare fino a dove spetta cantare all'intonatore e dove avviene la ripresa del coro: si pud tro vare poco dopo T'inizio del brano, tra i versetti del Graduale e dell’Alle. luja, o alla fine del Tratto. Allulsima invocazione del Kyrie, quando ¢ divisa in pitt frasi, si usa anche Vasterisco doppio (**): il 1° coro canta fino allasterisco semplice. il 2 coro da qui ail’asterisco doppio, poi i due cori si riuniscono. Classificazione dei neumi Diamo qui di seguito una classificazione dei neumi gregoriani nella loro forma definitive in notazione quadrata, basandoci in. particolare sulle tavole dei Monumenti Vaticani pubblicati a cura di E. Marriot Bannister nel 1923. I neumi si dividono in: neonit princi | Ldi 3 note [flexi neumi dervat | subpunctad LLresupint Ad essi vanno aggiunti pli “elementi neumatici complementari” e i “segni di liquescenza applicati ai neumi La seguente tavolaillustrera meglio i neumi principali | oe © pedis (se monk anon \ ee wearin evils a a Pr aon 13 ‘© pid suoni discencen ee = a ror a vaso ww S73 La virga e il punctum romboidale sono usati, nella notazione Vatica- na, sempre in combinazione, per formare un neuma composto: per indica- re la nota isolata é usato solo i punctum quadrato. Climacus e scandicus sono nomi generici ¢ non definiscono il numero delle note che costitui- scono il neuma, il primo in particolare si pud anche considerare una virga subpunctata. . Aggiungendo altre’ note 2 questi neumi principali si hanno “‘neumi derivac!” — neumi flexi (aggiungendo un suone grave ai neumi che terminano in acute); -9- ~ Reumi subpunctati (aggiungendo ai neumi che terminano in suoa0 acuto due o pili punti romboidali discencenti); _neumi resupini (ageiungendo un suono acuto ai neumi che termina no in suono grave} Es.: - scandicus flexus a ~ ving subpuncrara (0 climacus) Sigg ~ torculus resupinus —y—— Gli “elementi neumatici complementari” sono: ~ Apostropha, distropha, tristropha —¥—¥S—¥aw — Oriscus Se Quilisma = = L'apostropha, lk distropha e la tristropha devono il loro nome al fat to che originariamente venivano scritti in modo molto simile ad un apo- strofo, in quanto indicavano una specie di sfuratura vocale; ora, nell'edi zione Vaticana, essi vengono scritti come semplici punti. L'oriscus ¢ sem: pre congiunto con la fine del neuma precedente ed era una nota cantata pid leggermente delle altre. 11 pressus consiste nella fusione di due note alla stessa altezza, appartenenti o no allo stesso neuma. Per quilisma si in fende una nota quadrata dentellata da eseguire con una fioritura di voce (Vietus ritmico si sposta alla nota precedente, che viene quindi aliunga ta), . Ai neumi si postono applicare i“segni diliquescenza’’ che nella scrit. tura quadrata viene indicate con una nota molto piccola. La liquescenza ~ 10 - indicava nella pronunzia latina un effetto di suono smor- jo che permetteva di far sentire separatamente tutte le sillabe vis Hquescente {0 cephalicus, = —==— torculus liquescente SS porreetus liquescente _—— In Tav. 9 riepiloghiamo Je principal figure neumatiche nei loro due ti fondamentali: neumi-accenti ¢ neumi in notazione quadrata, con corrispondente trascrizione in notazione moderna. Tempo e ritmo L’urita di misura della musica gregoriana & data dal tempo semplice ne nllanotazone& rappresenrate da uns sola not, sia ext! punctam, virga ¢ il rombo, e che in serittara moderna viene convenzionalmente raseritto con il valore di 1/8 (9 ) Il cempo semplice @ indivisible e pote’ quindi avere dei multipli, mai dei sortomultipli. Esso potra essere allungato da iI puntino a destra della nota (mora voeis = allungamento della voce), che ne raddoppia il valore ( J ) Tepisema orizzontale, che & un trattino sopra o sotto la nota con va- lore espressivo: allunga leggermente il suono ma non ne raddoppia ilvalore ($)}: la “posizione della nota nel contesto melodico-ritmico (ad es. & al lungata la nota che precede il quilisma e quella di conclusione della frase 0 del brano, ma di questo ei oceuperemo meglio parlando del- la trascrizione). Dal punto di vista ritmico ci sono notevoli divergenze tra gli studio- si circa i criteti di interpretazione dei segni e delle lettere dei codici gre- goriani. Le principali correnti sono: sostenitori di precisi valori di misura (Dechevrens e 1) i mensuralist D. Jeanni 2) pl cccentualiti sostenior el ritmo libero oratorio, de pricipa fe esponente & D. Pothier; 3) gli equalisti, sostenitori del ritmo libero musicale, che fanno capo 1 D. Mocquereau: E* da ricordare ancora la tesi di Peter Wagner che sostiene la distin- zione di un'interpretazione ritmica per i canti sillabici ed una metrica per quelli melismatici. La tesi generalmente accettata oggi (sulla quale baseremo anch: i nostri criteri di trascrizione), @ quella di Dom Mocquereau, basata es- senzialmente sui seguenti principi = il ritmo gregoriano 2 libero, cio’ non misurato, in quanto basato su un’unita di tempo di valore sempre uguale e indivisibile, che si organizza in una libera successione di ritmi binari e ternari: = ill ritmo rimane legato alla declamazion? oratoria solo in quanto deriva la sua musicaliti da quella della parola, ma I'ictus o appog- gio ritmico & essenzialmente musicale e non ha significato di suc. cessione di tempi forti e debol come acento latino non in: dica intensita, ma dipende dalla quantith della sillaba (lunga o bre- ve), Lictus ritmico serve quindi a delimitare gli clementi ritmici (tempi composti, incisi, membri e frasi) e, secondo li teoria di D. Mocquereat, = su tutte le note lunghe, sia per natura che per posizione o per lal lungamento del puntino {mora vocis): — sulla prima nota di ogni neuma. Nelle edizioni di Solesmes le note ittiche sono indicate dall’epi sema verticale ( Sistema modale La teoria musicsle del canto liturgico riportata dai pid antichi teori ci (dall'VIMI al IX sec.) si fonda su_un sistema di 8 modi, 4 autentici ¢ 4 plagali, cos rspettivamente dallunione di un pentacordo con un tetracordo (es.: RELA + LA-RE) 0 di un tetracordo con un penta cordo (es: LARE + RE-LA): il plagale infatti inizia alla 4” inferiore del relativo autentice (v. Oddone in Cluny in Gerbert) (1). Le note ca- ratteristiche del moda sono: — ~ la finalis, nota fondamentale del modo, in comune tra l'autentico ed il relativo plagale, cosi chiamata perché con essa deve terminare i brano; = Ia repercussio, rota intorno alla quale si muove la melodia, con (3) Sulorgine della odalits greporiana & da ricordare Ia recente teoria delle cor de-madei iJ. Case, Bbloge 1 ione simile alla nostra dominante. Essa si trova: finalis nel I - Ve VII modo aduna ” nel Ile VI modo aduna * nel IT modo aduna ” nel IV e VIII modo. MODI GREGORIANI PROTUS Oo = Sinalis == repercussio In alcuni trattati antichi gli otto modi gregoriani vengono chiamati con il nome dei modi greci: 1, dorico; If, ipodorico; IM, frigio; IV, ipo- frigio; V, lidio; VI, ipolidio; VI, misolidio; VIN, ipomisolidio. -13 Nel tardo Medicevo compaiono altri due modi lagali, sempre con denominazione tratca dall X, iporolio; XI, ionico; XI, spondenti praticamente ai hostri no elenc: teorica greca: nico, T nuovi modi, cor inore naturale e maggiore, si treva trattato di Heinrich Loris, detto il Glareano (Dodeca- x1 © = repercussio 1 modi gregorian ltando diversi pe: l'este i dei semironi, V'aspetto autentico o plagal percussio, acqustaro un carattereestetico “prop fedioevo erano ritenuti in grado di produrre a (Aureliano di Reomé attribui ad. ognun peck di damne la definizione). Da un punto di vista pratico, per ricotoscere il modo di una me- Jodia gregoriana bisogna: 1) trovare la tonica, che & sempre la nota fn: invece quella con cui esso int 2) osservare Vestensione della melodia: s+ essa sale dalla tonica alla , se invece sale fino ad una 5° tonics il modo & plagale; : ia: in generale se essa inizia con IV 9 lV ado ed insste molto nel suo corso su queste nove, modo & autentico, se inizia con note basse e non sale lere la 5° della tonica, il modo plagale. ae NB. M1 Grego doef @, la successione posto de tanto che ‘olari sentimerti jognuno uno speciale carattere e tend ale del brano, non semp:e sua ottava, il modo @ auter 6°e scende di una 3°- 4” sott 3) iano presenta talvolta la modulazione (ovviamente melodica) tra un mo- REGOLE PRATICHE DI TRASCRIZIONE DEL GREGORIANO Le melodie gregoriane possono trascriversi nella notazione mo- wnco sempre la chiave di SOL (g ) Tutti stanghetta (quarto, mezza, intera, doppia) vanno f come sono, con d significato quindi di fraseggio dela melodia ‘na, aon con quello di misura della notazione moderna. gai nota, sia isolata che inclusa in un neuma, si trascrive con hanao valore di 1/4 solo le noze allunga- jone (v. regola n. 4). Si devono inoltre re sempre i raggruppament o al punctum ¢ alla virga corrispondono note isolate (} ): i due © pili suoni corrispondono gruppi di crome unite (I nei neami subpunctati anche i punti romboidali hanno valore di 1/8 ¢ tutte le note vengono trascritte in un unico gruppo seen TT torculus resupinus viene trascritto separando la prima nota dalle eseventi (es: N= NTT): il quilisma si ponendo ll gruppetto (~~) nota reale; Jo ta notina pit pic- le note Hiquescenti si uniscono a! gruppo seri cola (9 =f). Nel trascrivere la melodia & importante seguire anche le sillabe esto. tutte le note ed i neumi sovrapposti ad una stessa sillaba vanno uni- ticon ana legatura; se due note successive alla stessa altezza appartengono anche alla stessa sillaba si uniscono con una legatura di valore (versa eseguita un’unica nota allungata) Tuleima nota di ogni membro o frase (antecedente tipo di stanghetta) viene allungata al valore di 1/4 ( J tltime due note appartengono alla stessa sllaba e formano una ca- denza, vengono allungate ambedue: SSE Je ultime due note vengono ugealmente allungate se corrispondono a due sllabe langhe nel testo ) T-due esempi sono tratti dall’Antifona scritto di Laon n. 239 (Graduale Vaticanum, pag. 127). 1s -